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Giacomo “Non ti porterà a niente”. “Che cosa?” disse Giacomo al suo eterno amico “Non lo so. Pensavo a me, a te, alla vita” “Hai bevuto?” rispose Michele “No, ma sono stanco e sfinito” replicò stizzito il quarantenne di origini di Silva, un piccolo paese nella Toscana, paese che si risveglia solo d'estate, quando il suo ruscello si riempie di pescatori. Come i due amici che specialmente da giovani si dilettavano tra pesca e sesso con belle (si fa per dire) fanciulle vicino al fiume. “Di cosa?”. Michele che era più riflessivo non capiva. In realtà stordito dalla sua vita da ingegnere si era estraniato dalla vita di paese. Pensava solo ai soldi e alle sue costruzioni di strade in Africa. Anche l'aspetto fisico lo rendevano goffo: capelli bianchi, camicia a quadri, scarpe della Clark marroni, abbinamento agghiacciante. Ma era felice specialmente dopo il matrimonio. “Guardati intorno, ti sembra il nostro paese?” “Sì” Michele replico. Continuava a non capire. Giacomo capiva meglio i cambiamenti del suo paese che aveva perso il fascino Medievale, il vino che era diventato di pessima qualità e del pensiero dei suoi compaesani. Da paese contadino si era trasformato in un villaggio per olandesi e tedeschi. Questo, proprio, a Giacomo non andava giù. Era attaccato alle tradizioni. Nella Seconda Guerra Mondiale, il nonno partigiano, aveva combattuto contro i tedeschi e perseguitato dai fascisti era stato costretto a vivere la notte. I contadini del posto gli lasciavano da mangiare nei loro orti. Tanto “Renzino”, così si chiamava il nonno di Giacomo, sarebbe passato a prendere qualcosa per sfamare la famiglia: la moglie e quattro figli. Secondo Giacomo, per esempio, ora suo nonno sarebbe morto. Perché? Le persone avevano perso l'anima, il paese aveva perso l'anima. Un paese senza anima, è come una casa senza un cane. Non vive. “Le tradizioni, sono tradizioni, si diceva Giacomo” Ora, il biondo e alto silvinese, non aveva più una fede politica. Aveva la sua caccia, il torneo di carte il venerdì al Circolo di Beppe, l'unico rimasto a come era nato: sia lui che il suo circolo. Giacomo faceva il postino e aveva due figli, Valeria e Giulia, che si erano trasferite in città e avevano costruito la loro famiglia. Giacomo no, voleva rimanere lì. Ma perché vi domanderete? Per il circolo di Beppe. Quella sera Michele e Giacomo si lasciarono, ormai troppo diversi, non si capivano più. Michele vedeva il suo grande amico come un alieno. Uno che non sa progredire, che non sa apprezzare la vita. Michele tornò a casa, baciò sulla bocca Cinzia, la spogliò, la buttò sul letto, ci fece sesso selvaggiamente, si sentiva realizzato. Non sapeva come sarebbe stato il suo risveglio. Arrivò Giacomo, il postino, con una lettera dai capi di Michele. Giacomo non aprì la lettera ma disse solamente: “Mi dispiace amico io”. Michele pensò che come al solito Giacomo non capiva, era sicuramente una lettera di aumento. Licenziato. Senza preavviso. Ditta fallita. Michele baciò dolcemente Cinzia e la piccola Sofia e si diresse verso il fiume. Giacomo staccò prima dal lavoro e lo seguì, come solo un grande amico sa fare. Michele tornò da Beppe, prese un caffè, era felice e salutò tutti. Anche il vecchio Giuliano, grande giocatore di carte con il quale Michele aveva trascorso l'infanzia. Poi arrivò nel punto dove era arrivato la sera prima con Giacomo, si accorse che tutto era cambiato ma lui non poteva capire, era cambiato come il suo paese. “Ho fallito – pensò- non posso dirlo a Cinzia”. Si voleva buttare nel fiume, in quel momento arrivò Giacomo con due canne da pesca, lui sapeva cosa stava per accadere ma non disse nulla. “Ho visto delle trote gialle e nere, in quella pozza là, le esche le ho prese io”.


Michele non disse nulla, passò una giornata bellissima con Giacomo. Non presero un pesce ma non sembrava, era felice. Tornò a casa la sera, Cinzia aveva preparato una cena buonissima. Michele le disse tutto, lei lo rassicurò, avevano ereditato due ettari di terreno. Michele tornò al suo Paese, a “viverlo”, lo trovò cambiato ma lui era quello di 30 anni prima. Divenne un agricolture , il suo ottimo Chianti venne distribuito in America. Ora è un imprenditore di successo, e Giacomo il suo migliore amico. Anni dopo Giacomo chiese a Michele? “Trovi che il nostro paese sia cambiato” “Puo' darsi e forse mi piace. Senti ho portato una bottiglia di vino, ubriachiamoci e domani andiamo a pesca”.


Giacomo