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Sono Lorenzo, un sognatore, un perfezionista, un ricercatore della verità che si cela dietro ogni ostacolo, un curioso. Credo nel duro lavoro nella perseveranza e nel sudore che fa da cornice alla soddisfazione di un progetto ben fatto. Credo nell’architettura, nell’equilibrio che deve perpetrare nel tempo con il contesto. Credo che un idea trasformata in disegno possa realmente risolvere dei problemi. Credo nell’importanza che un edificio ricopre quando è vissuto attivamente dalle persone e penso spesso a nuovi modi di sorprendere. Sono sicuro che la vita riserva grandi cose; la loro grandezza dipende da quanto impegno tirerò fuori.


LORENZO GIACOMINI Dottore magistrale in architettura 12 febbraio 1992 via Aldo Zelli 11, Piombino 57025, Li +39_3389488112 lorenzogiacomini2012@gmail.com dal 2011 al 2017 Scuola di Architettura magistrale cu, Unifi, 110 e Lode, con riconoscimento della Dignità di Pubblicazione dal 2006 al 2011 _concorsi e attività

istituto tecnico per geometri Cecina (Li), voto 100/100

nel 2017 Finalista del concorso di idee LIBERTY MUSEUM NEW YORK: Freedom to the people promosso da Archasm nel 2016 Finalista del concorso internazione “Poveglia University Island” promosso da Yac nel 2016 Vincitore di borsa per attività come Tutor di Progettazione nel 2016 Tirocinante nello studio Mimesi62 Architetti nel 2015 Vincitore di borsa per attività parziali all’interno dell’Unifi nel 2015 Selezionato per un workshop al convento della Tourette per l’anniversario della morte di Le Corbusier con la partecipazione di Manuel Aires Mateus nel 2013 Vincitore di borsa di studio per un viaggio in Brasile per partecipare ad un concorso internazionale sul caso della Favelas di Florianopolis (House for Change) dal 2009 al 2011 Bagnino a Baratti, Piombino (Li)

Lingue straniere Inglese: competenza media del parlare e nello scrivere, buona lettura (B2)

iOS Autocad Rhinoceros Windows Archicad Indesign Cinema4D+Vr Sketchup Costruzione Photoshop Vectorworks di modelli architettonici


Tesi di Laurea _Continuum un nuovo centro culturale per Roosevelt Island, NYC

Nuova Torre di Berta e museo di Piero della Francesca Sansepolcro, Arezzo Lab. Progettazione V - Prof. F. Arrigoni

Cantina a Coverciano “Centro diVino� Firenze Lab. Progettazione IV - Prof. F. Rossiprodi


Nuova scuola a Scandicci Firenze Lab. Progettazione III - Prof. F Capanni

Luxury eco housing in Santiago de Surco Lima, PerĂš Lab. Prog. Ambientale - Prof. M. Sala

Memorial acontestualizzato Concorso Velux PROGETTO FINALISTA


Poveglia University Island Venezia Concorso di idee di Yac PROGETTO FINALISTA

Liberty Island Museum New York Concorso di idee di Archarm PROGETTO FINALISTA

Social Housing a San Piero a Sieve Firenze Lab. Progettazione II - Prof. Manfredini

Rilievo, ridisegno e studio del Quadraturismo Volta biblioteca di Sesto Fiorentino


Progetto di restauro dell’Abbazia di Sant’abbondio Costafabri, Siena

Allestimenti Mostra temporanea di plastici per l’inaugurazione della nuova ala della sede di Santa Teresa. Scuola di Architettura 3+2


Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Woody Allen, Manhattan 1979 

Nel trambusto incessante della quotidianità newyorkese, che aliena e rende l’essere umano vittima della macchina del lavoro e dell’innovazione, esiste un’isola lontana dal caos ma al centro di tutto, dove il traffico, la vita frenetica e la soggezione data dagli infiniti grattaceli riecheggiano come una eco lontana che mai la investirà. Per raggiungere Roosevelt Island da Manhattan si può prendere la funivia che si libra sopra il fiume e la città. Si oltrepassa la nuova, modernissima Cornell Tech University e ci si addentra in un ampio parco ben curato e abitato da anatre e scoiattoli. Qua riecheggia la rovina dello Smallpox Hospital abbandonato dagli anni ’50 e l’imponente monumento di Khan dedicato a Franklin Delano Roosevelt. Questo il contesto dentro il quale il progetto di un nuovo centro culturale prende forma. Un complesso costituito da tre corpi di fabbrica distinti ed aggregati attraverso una grande piazza ed un sistema di percorsi e comode rampe. Mentre il museo e la biblioteca formano due lati di un recinto guidando il visitatore verso il memoriale e celando la vista su Manhattan, l’auditorio controbilancia in volumetria il tutto elevandosi sopra la piazza mantenendo però una fascia di rispetto verso lo Strecker Laboratory, l’altra preesistenza insieme all’ospedale. Questi edifici si relazionano sia con la pesantezza, la monumentalità e i materiali dell’opera di Khan, sia con l’architettura di stampo tecnologico del recente plesso universitario. La morfologia del progetto, insieme alle suggestioni che genera l’isola, trasporta il visitatore in un immaginario diverso da quello che egli nota oltre l’Hudson, si erige come punto di contatto tra le due realtà prospicienti così diverse: lo sviluppo imperturbabile della metropoli e l’isola sottovalutata ed emarginata per troppo tempo.


_vista a volo di uccello _vista della piazza

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_pianta piano terra _vista da Manhattan


_vista dell’auditorium di scorcio

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_vista sala permanente _vista del giardino segreto


_vista sala temporanea _vista hall biblioteca

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_vista hall biblioteca _vista hall museo


_vista sala lettura _vista lobby auditorium

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_sezione e pianta museo _prospetto del museo


_spaccato assonometrico

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_particolare della sezione e del prospetto della biblioteca _plastico in scala 1:500 del lotto


_assonometria del lotto con monumento di Khan e Smallpox hospital _vista della caffetteria

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TRA LE MAGLIE DEL TEMPO: Sansepolcro, Italy Da sempre luogo d’incontro e di commerci, Piazza della Torre di Berta è in virtù della sua spazialità e del suo carattere architettonico un’eccezione all’interno di un tessuto urbano caratterizzato piuttosto dall’assenza di piazze e dagli stretti percorsi. L’incarico progettuale prevede di reinserire all’interno di questa emergenza, una torre di dimensioni e posizione analoghi a quelli dell’antica Torre di Berta, struttura medievale venuta meno alla fine della Seconda Guerra a causa di una rappresaglia dell’esercito tedesco. Unitamente, viene predisposta la realizzazione di una struttura museale ipogea, volta ad ospitare una delle maggiori opere del rinascimento italiano, il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca. Si configura dunque un intervento diretto a restituire a Sansepolcro alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi, venuti meno o allontanatisi nel corso della storia, ma certamente ancora vivi nella memoria collettiva della cittadina toscana. Punto cardine del progetto è dunque il “ripristino”, ma non inteso come atto di ricostruzione pedissequo e gratuito, poiché anche un’operazione del genere comporterebbe inevitabilmente una perdita: la perdita della memoria storica dell’assenza e delle ragioni, o delle non ragioni, che l’hanno causata. Si configura perciò il progetto di una torre-rovina, un “nuovo relitto” che svetta sulla piazza quasi faticosamente, come a rammentare lo sforzo di ricostruire qualcosa che, se non fosse per la follia distruttrice umana, non sarebbe mai stato necessario ricostruire. Questo effetto è raggiunto realizzando un paramento murario lacunoso, con l’omissione di laterizi, o parti di essi, che si incrementa con l’accrescersi della quota. Tale trattamento esterno si riflette internamente in una serie di punti di vista frammentari del panorama esterno, che si chiarificano mano a mano che si risale il manufatto, fino ad arrivare ad una terrazza panoramica che sintentizza i frammenti e le impressioni ricavati durante la salita. La struttura portante metallica lasciata a vista e le scale in griglia trasparente, mirano inoltre a suscitare un senso di precarietà e inquietudine nel visitatore, che viene coinvolto empaticamente nelle vicende della torre. Accanto alla torre prende vita l’accesso al museo sottostante; modulato secondo le dimensioni della torre stessa, ma collocato in posizione orizzontale, va progressivamente inabissandosi nella pendenza naturale della piazza, col risultato di lasciare ancora una volta traccia della distruzione dell’antica torre, ma consentendo al contempo di percepire l’unitarietà della piazza, evitando di frammentarla, grazie alla bassa elevazione che si raggiunge in tal modo. La struttura museale interrata è progettata in modo tale da immergere quanto più possibile le opere in un contesto neutrale, tale da non distogliervi l’attenzione dello spettatore. L’assenza di colori, l’utilizzo di forme pure, la geometrica modularità del controsoffitto e la luminosità diffusa che sfuma le ombre quasi cancellandole dal pavimento, concorrono alla creazione di un ambiente rigido ma sospeso, quasi privo di peso che ricorda i quadri di Piero della Francesca. Alla rigidità formale, corrisponde tuttavia una certa fluidità dell’esperienza di visita: l’assenza di un percorso ben definito e l’impossibilità di vedere gli ingressi alle sale espositive ad un primo colpo d’occhio sono volti a incoraggiare un atteggiamento di ricerca e di scoperta come avviene quando si riporta alla luce un frammento dalla storia.


_esploso assonometrico _planimetria

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_render vista esterna _pianta sala espositiva ipogea _sezione trasversale


_render sala espositiva ipogea

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_scale di accesso alla torre _particolare ingresso _sala del quadro


_scale di accesso al museo _sezione e prospetto torre

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CENTRO DIVINO A COVERCIANO Firenze, Italy

L’idea di progetto propone un percorso enogastronomico per la promozione enologica, in simbiosi con il territorio e con la cultura del vino, generando un sistema attrattivo legato al paesaggio vitivinivolo. Il progetto si pone dunque come obiettivo quello di creare un complesso di edifici che non siano solamente annessi alla lavorazione del frutto, ma anche un grande punto di interesse e di snodo per i professionisti del settore e non. Il concept nasce dal disegno planimetrico dei filari di vite: il risultato è questo complesso costituito da quattro edifici distinti e separati che sembrano rincorrersi senza mai toccarsi, uniti da un unico basamento. La massa in cemento degli edifici viene tagliata da un piano inclinato e scavata internamente per essere abitata e rivestita dal legno, come il vino dentro le botti. L’artificio umano protegge la natura. Al “borghetto” si accede tramite gli spazi tra gli edifici, che creano allo stesso tempo degli scorci sul paesaggio circostante. Così gli edifici, chiusi esternamente, si aprono sulla corte attraverso grandi vetrate, creando un luogo d’incontro e socializzazione; la valorizzazione e la promozione del vino viene così messa al centro dell’attenzione. La sala degustazione è l’unica eccezione al complesso che con una grande apertura verso la campagna regala il panorame delle colline fiesolane che spiccano a nord del lotto di progetto e collega idealmente i sentori delle degustazioni al luogo di coltivazione.

grow

refine

taste

combine

business


_ortofoto delle vigne _concept _vista a volo di uccello

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_vista sulle vigne _pianta piano terra _pianta piano primo


_vista dalle vigne _sezione prospettica

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_esploso assonometrico _schemi illustrativi


_vista dell’entrata _vista della corte

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Nuova scuola di Scandicci Firenze, Italy

L’uomo è per natura un animale sociale Aristotele Le armi dell’uomo sono la socializzazione e il linguaggio. Sta all’uomo conoscersi e accettarsi in questa dimensione perché il cervello a differenza delle zanne degli artigli è un’arma pericolosa, Proprio perché le azioni dei pensieri che alimentano il cervello si sviluppano all’interno dell’ambiente scolastico. La scuola è un luogo di riferimento, di incontro e confronto. Il progetto si pone dunque come obiettivo quello di creare un complesso di edifici che non sia solamente un contenitore per l’insegnamento ma che sappia motivare e ispirare sia gli studenti che gli insegnanti. A tale scopo il concetto di agorà è stato reinterpretato, contrapponendo al grande spazio sul fronte, luogo di raccolta pubblica, una piazza a pianta quadrata che funge dal luogo di incontro privato. La piazza quindi non risulta più essere uno spazio pubblico racchiuso all’interno di un centro abitato, ma uno spazio privato racchiuso all’interno del sistema degli edifici destinati alla scuola. I due ambienti dialogano grazie la presenza di un edificio filtro, a destinazione sia pubblica che privata, Aperto fino a sera destinato alle funzioni di auditoriumCaffetteria biblioteca e palestra. Si affaccia però una finestra sul grande spazio frontale: la vetrina, spazio in cui i ragazzi possono esporre ai passanti i loro lavori. Pur risultando il complesso costituito da quattro edifici distinti e separati, che sembrano rincorrersi senza mai toccarsi,Il progetto risulta essere un’unica entità grazie ad un collegamento su tre livelli, circondante la corte e ad un ritmo continuo dato da setti di cemento a tutta altezza che conclude l’effetto centrifugo. La luce filtra dall’alto attraverso pause costruttive che disegnano la copertura nell’intradosso. La copertura della biblioteca e delle officine fanno si che la luce modelli l’architettura consentendo di percepire il volume assai pesante ma allo stesso tempo sospeso in aria.


_piante piano primo _sezioni

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_vista esterna _vista della palestra


_vista del fronte principale _vista della corte

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_vista del corridoio _planimetria


_libreria _sezioni

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Luxury eco housing in Santiago de Surco Lima, Perù Lab. Prog. Ambientale - Prof. M. Sala

Il distretto di Santiago de Surco è un distretto del Perù che appartiene geograficamente e politicamente alla provincia e dipartimento di Lima. È ubicato a sud della capitale peruviana la quale si trova in una valle scavata dal fiume Rímac in riva all’oceano Pacifico sulla costa centrale del Perù. Il luogo sul quale verrà edificato il progetto si trova appunto nel distretto di santiago del surco su un terreno che si trova in posizione adiacente al parco Casuarinas sur. La singolare morfologia del terreno, particolarmente scosceso e in pendenza ha portato ad una progettazione basata soprattutto su questa caratteristica, facendo della pendenza della collina uno dei punti di forza del progetto dell’ housing luxury. Grande importanza ha avuto anche il clima particolare del luogo, un clima singolare caratterizzato da alta umidità ma scarsa pioggia, in cui le temperature non sono mai particolarmente basse influenzando la progettazione anche per quanto riguarda il pacchetto murario del fabbricato stesso. Tutto il progetto dell’eco luxury housing si basa principalmente sulla conformazione del terreno in cui si trova; La forte pendenza e la limitata estensione del terreno hanno portato ad ideare due edifici composti da 3 piani ciascuno, posizionati uno dietro l’altro, il primo nella parte più bassa della collina, l’altro in quella più alta, così da poter sfruttare in maniera totale tutto lo spazio disponibile, ma allo stesso tempo creare spazi privati per ogni famiglia che abita il volume. I due fabbricati si trovano in posizione panoramica, guardano entrambi verso nord, ovvero verso il golfo della città di lima, così da aggiungere valore all’intero complesso. Il concept del progetto si basa sullo studio di una moneta tradizionale antica, della cultura peruviana, dalla quale è stato ripreso il simbolo principale ed è stato ripetuto come base in tutto il progetto; Analizzando gli elaborati si nota che tale simbolo è riconoscibile sia in prospetto che in pianta, in cui due C si alternano dando vita sia agli spazi interni, tracciati dentro la regolarità della struttura, che agli spazi esterni ai quali è stato dato un movimento sfalsando e specchiando l’appartamento centrale. Per quanto riguarda l’esterno, è appunto caratterizzato da grandi vetrate panoramiche aggettanti, che non solo danno un punto di vista all’esterno, ma funzionano da copertura per l’appartamento sottostante, creando un’ampia zona coperta e riparata, sia dal sole che dagli agenti atmosferici. Sempre parlando del prospetto, i materiali utilizzati sono: in parte intonaco, ma in parte pietra locale, così da mantenere vivo il collegamento e il contatto con il luogo. La grande pendenza e i 2 volumi comunicano tra di loro tramite una lunga scala che collega il tutto e da un ascensore quasi verticale, che in un certo modo fa aumentare la singolarità del luogo. Dal punto di vista interno invece gli appartamenti sono molto ampi e formati da un grande spazio di soggiorno, luminoso e spazioso, unito alla zona cucina così da creare un unico spazio comunicante. La zona notte e la zona giorno sono divise da un disimpegno lungo e stretto lungo il quale si articolano le altre stanze della casa: camere e bagni.


Laboratorio di Progettazione Ambientale - PROF. ARCH. MARCO SALA PROF. ARCH. FERNANDO RECALDE Collaboratori: Giuseppina Alcamo A.A. 2014 - 2015 - Eco housing Luxury, LIMA Studenti: Vittorio Galvagno, Lorenzo Giacomini, Antonio Giannetti, Chiara Giunti [4G]

Pianta piano Terra quotata Scala 1:50

_pianta _vista frontale

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_sezione _salotto


_bagno _matrimoniale

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Memorial no place Concorso Velux

ASCENSIONE Il monumento funebre da me progettato e a me destinato, nasce dall’idea di un percorso, che l’uomo compie sulla terra, ascendendo dal peccato verso la purificazione dell’anima; tutto inserito nei canoni, nella monoliticità e nella perfezione della trinità. La grande apertura a tutta altezza, cela un canale che sarà visibile interamente solo quando la persona vi entra, e si lascia immergere dalla struttura. Il visitatore, in procinto di entrare, viene “schiacciato” dal muro interno e del controsoffitto, come se fosse oppresso dal turbamento del peccato. Proseguendo verso un piccolo bagliore alla fine delle tenebre, viene accompagnato dall’altro muro laterale, retto, che suggerisce la via verso la purificazione. Una volta svoltato l’angolo, l’anima è come se si confessasse. Lo sguardo si sposta verso l’alto dove la luce zenithale irradia nel buio. Lo spazio si decomprime e si espande. Il visitatore vede la Luce e la insegue. Le va incontro per raggiungerla. L’uomo, mortale, inizia la scalata verso il cielo. Gli scalini, disegnati sul profilo di un’iperbole che non raggiunge mai la perfetta verticalità, si restringono progressivamente, e le alzate si dilatano man mano che si avanza con la gravità della pendenza. In quel punto il corpo si ferma e lascia librare verso il divino l’anima, che è la sola a poter giungere in cima, lassù dove risplendono i bagliori. La Luce che plasma il progetto, divide il percorso dell’uomo in due ambienti. Il primo genera angoscia perché la luminosità che si percepisce alle spalle si allontana progressivamente, aggravata dal comprimersi dello spazio; la seconda si dilata dando un senso di redenzione, pace e lode verso il divino. In particolare la scala disegna una sfumatura di ombre che salendo è sempre più fievole arrivando al culmine dell’ascesa.


_pianta _seczione _foto del modello

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University Island Poveglia, Venezia Concorso YAC progetto finalista

Nuova vita per l’isola di Poveglia Questa piccola isola nella parte meridionale della laguna veneta è sempre stata utilizzata nel coros dei secola: prima come avanposto difensivo nelle guerre navali contro Chioggia e le Repubbliche marinare, poi come isola di quarantena per i mercanti provenienti dalle indie, poi come zone di saline, poi come lazzeretto durante il periodo della peste nel 1630 ed infino come ospedale psichiatrico e per malati di vaiolo ed altre epidemie simili. Abbandonata nel 1963, dopo gli anni dell’attività come ospedale psichiatrico e centro anti tubercolosi ad oggi si presenta come una grande rovina inghiottita nella vegetazione rampicante. Il concorso propone la progettazione di un polo universitario di qualunque indirizzo che si possa adeguare al maggior numero di tipologie di aula e di insegnamento. La nostra proposta nasce dallo studio della storia dell’isola e dalla morfologia delle isole vicine come ad esempio il Lazzeretto Vecchio. Le briccole, i pali piantati nella laguna che delimitano le rotte nautiche dei pescatori, ci hanno fornito il concept per lo schema planimetrico e morfologico della struttura. La serialità e il percorso che le briccole delineano hanno fatto si di ideare un sistema lineare di setti in cemento armato che collegano tutti gli ambienti e le classi. Come un’autostrada lagunare, come una collana fatta da tante perle di varie dimensioni così il corridoio multiforme di setti è visto come un filo conduttore che lega i vari ambienti creando piccole piazze e gruppi di classi che sviluppano la socializzazione e lo studio collettivo. I prospetti interni sono molto aperti per favorire il ricircolo d’aria e di idee, ma consentono anche di prevenire l’introspezione. Esternamente il complesso appare un fortino, essendo molto chiuso e compatto per rievocare il carattere che aveva durante le guerre e le epidemie. La luce naturale rieccheggia dentro le costruzioni liberate e bagna le pareti facendo riaffiorare le rovine per stringerle in simbiosi con i nuovi ambienti e con la natura maestosa dell’isola.


“And then, in groups, similar elements appear everywhere, as scattered nuclei of stilts, at the very beginning; the stilts that then will be hidden to become a basement oand a throne for the compactness of the monument, and yet they remain sensible throught its structure. It echoes everyehere, the theme of a mast, of a stilt if you wish, a measure and a support, so safe but then sometimes naive in its clumsy thinness, and always an indication of a triangulation movement. They are like sentinels, so dear to men, so close to winds and seas, like little points for the routes to chose [...].�

External statement. The classrooms views. | Inside view. The exhibition space. | Inside view. The library.

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_plant _section _model photo

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La Statua della Libertà è un simbolo. A volte i simboli celebrano il raggiungimento di un fine, o l’ispirazione a raggiungerlo. Negli Stati Uniti dove il populismo la xenofobia e la promessa della costruzioni di altri muri, la statua della libertà può sembrare un simbolo di falsità, un monumento a qualcosa che non esiste, una pietra miliale di un concetto di libertà nato dall’unione di popoli confrontandosi con la loro diversità. Il Freedom Museum è il seme piantato per fare crescere questo cambiamento. Il complesso è composto da tre padiglioni, ognuno diverso dagli altri per proporzioni e forma i quali ospitano diverse funzioni. Essi rappresentano le differenze tra le culture e le tradizioni dei popoli che trovano una congiunzione nel quarto padiglione, una grande stanza sotterranea, nel quale ognuno può accedere. La grande stanza espositiva è il simbolo dell’unità e della fratellanza delle culture. Tre grandi rampe trovano il loro accesso alla hanno scendendo in maniera diversa sotto terra. Il corpo di fabbrica più grande è un grande Guggheniem quadrato con una rampa continua sulla quale sono esposte le opere d’arte che hanno ispirato le rivoluzioni sociali e i grandi uomini del passato che le hanno concretizzate. Gli edifici all’esterno sono bagnati da una luce zenitale, che cerca quasi di scavarne la coscienza ed hanno una copertura curvilinea con la parte più alta verso l’esterno, come se tre individui di etnia diversa si tenessero per mano coprendosi le spalle a vicenda per affrontare insieme il futuro.


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Social Housing in San Piero a Sieve Firenze, Italy Nell’eterogenea periferia fiorentina, un fazzoletto di terra occupante la vecchia scuola elementare di San Piero a Sieve, viene riprogettato per dare nuova vita al quartiere. L’area irregolare costeggia edifici popolari del secondo dopoguerra, vecchi stabili industriali e il nuovo complesso dell’ipercoop di Scandicci. La lottizzazione ecosostenibile si propone di ristrutturare alcuni isolati preservandone il carattere dell’edilizia storica fiorentina, mentre altri immobili sono demoliti per fare spazio a una progettazione moderna ed ecosostenibile ma che conservi i canoni del contesto, quindi allineamenti storici antropomorfi e naturali e la classica tipologia a corte residenziale, chiusa esteriormente e aperta nelle logge interne. L’edificio in questione si struttura in un piccolo condominio di tre piani con al piano terra una zona per parcheggio, giardini con orti urbani e ai piani superiori il residenziale. Gli appartamenti sono tutti su due livelli: i proprietari accedono da due angoli al piano terra in una stanza privata chiusa per salire con scale o ascensore al primo piano; quì un ballatoio riparato collega tutti gli alloggi che si affacciano tutti sulla corte interna. Esternamente i paramenti murari nascondono delle logge private che regalano privacy ai proprietari non concedendo l’introspezione dei passanti. Ogni alloggio ha un doppio volume nella zona giorno con sala e cucina; qui tramite una scala interna privata si accede alla zona notte. Ogni appartamento è diverso dall’altro sia per la strana forma dell’isolato dovuta agli allineamenti stradali, sia per garantire un ventaglio di proposte ai futuri inquilini con metrature da 50 a 120 mq. Il mattone che riveste l’edificio è stato ripreso dalle vecchie costruzioni preesistenti e da una fabbrica vicina al lotto: lo spessore molto pronunciato e lo spazio di filtraggio delle logge esterne e interna garantisce un’ottima coibentazione all’isolato.


_pianta _sezioni _corte interna

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La villa Ginori e la biblioteca “Ernesto Ragionieri”

Tra le mura dell’attuale biblioteca, per duecentoventi anni, è stata attiva una delle più antiche e gloriose manifatture europee di porcellana : la fabbrica Ginori di Doccia. L’impresa pionieristica di Carlo Ginori comincia in un territorio rurale che, soprattutto a partire dalla metà dell’Ottocento, la fabbrica contibuirà a trasformare profonadmente. L’edificio è sempre stato oggetto di restauri volti alla valorizzazione della famiglia che via via lo acquistava. La sala della volta è quella piu importante del coomplesso e da quando la villa è stata acquistata dal comune di Sesto per inserire la nuova biblioteca, svolge la funzione di mediateca e sala conferenze. Noi abbiamo svolto un rilievo integrato: per realizzarlo vengono combinati tra loro diversi metodi. Abbiamo utilizzato il LASERSCAN per l’elaborazione di una nuvola di punti con il programma Cyclone. Successivamente abbiamo fotografato la stanza e la volta con oltre 250 foto ad alta risoluzione e l’abbiamo caricate sul programma PHOTOSCAN, che ha costruito un modello 3D leggermente errato per quanto riguarda la scala e le proporzioni. Qui abbiamo unito i due modelli 3D per correggere tutti gli errori e abbiamo sezionato il tutto con dei piani secanti che hanno permesso l’esportazione delle geometria in proiezioni parallele e quindi lo studio delle geometrie prospettiche del quadraturismo. Abbiamo ricalcato con molta attenzione tutto l’affresco ricostruendo le forme e le linee che il tempo aveva cancellato e che l’umidità (soprattutto della parete nord) aveva cancellato.

Laserscan

Reflex

Postazioni foto

Snapshot Cyclone


_foto delle biblioteca _successione logica del lavoro

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_fotopiano


_fil di ferro

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Abbazia di San’Abbondio Costafabbri, Siena Le origini dell’abbazia di Sant’Abbondio e Sant’Abundanzio sono avvolte in un alone di mistero che solo le leggende pos- sono raccontare. Nel 801 AD il re Pipino glio di Carlomagno si era accampato con le sue truppe a Siena nel luogo delle attuali Porta Tu e Porta Romana (che saranno costruite nel 1300) in attesa di tornare a Roma dopo la vittoria contro gli ungheri e gli avari. Qui rimase a ascinato dal paesaggio senese e decise di far sorgere una chiesa monastero (un sacro asilo per le vergini) che potesse accogliere le reliquie dei santi Abbondio e Abbundanzio, donategli da Papa Leone III per ricompensa dell’aiuto che aveva chiesto nel 799 AD. Adesso la leggenda prende una piega trascendentale descrivendo la comparsa delle pietre

e del materiale da costruzione in cima alla collina del monte Soratte dove tutt’ora sorge l’abbazia. Esso doveva essere avvenuto grazie all’aiuto degli angeli che spostarono le pietre dalle pendici no al culmine della collina. Lo stato in cui si presenta apparentemente non frammentario e la continuità con il tessuto edilizio potrebbero far pensare ad un recupero di forme arcaiche attuato in piena età romanica secondo un atteggiamento di cui non mancano esempi nel territorio senese. Ma la collocazione isolata e apparentemente casuale, potrebbe suggerire un reimpiego da parte dei costruttori romanici di un pezzo appartenente ad una più an- tica chiesa, magari quella del monastero fondato, come vuole la leggenda, dal glio di Carlomagno nell’anno 801 AD. I primi documenti ufficiali risalgono al 1006, quando Papa Giovanni XVIII conferma la proprietà dell’abbazia di Sant’Abbondio all’abate Gisalberto del monastero di Sant’Eugenio (nel 1000 Sant’Abbondio era già citato nella pergamena del fondo di Passignano). Del maggio 1175 conosciamo una bolla papale di Alessandro III per l’abbassa madre. Del giugno 1176 la conferma dello stesso papa delle pro- prietà di S.Eugenio dove nella lista c’è anche SantAbbondio. Nel 1177 il documento del Cartulario della Berardenga, rilasciato a Sant’Abbondio, descrive la vendita di parte del terreno da parte della badessa Mingarda Successivamente nel 1207 papa Innocenzo III conferma ancora la proprietà di S.Eugenio Dopo il rientro delle suore nel 1565 iniziano dei lavori alla struttura di cui abbiamo poche testimonianze. Una svolta epocale la diedero beato Giovanni Colombini pioniere dei Gesuati e sua moglie (morti nel 1367-71), che stanziarono la soprelevazione della navata centrale con delle capriate. Come sostiene l’ordine dei Gesuati: nel 1363 morì il figlio di Colombini, Pietro, così egli dona tutti i propri beni all’ospedale della Scala, al monastero dei SS. Abbondio e Abundanzio, detto di S. Bonda, e alla Congregazione di Maria Vergine, preoccupandosi però di lasciare una rendita annua alla moglie Biagia; affda la figlia tredicenne Agnolina (Guccia) alle


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benedettine di S. Bonda. Anche la nipote di Giovanni, Caterina, si unì al convento e condusse vita religiosa per 21 anni, no alla morte. Giovanni con le sue idee sulla vita in povertà fece avvicinare molti fedeli alla chiesa e fu una figura di spicco della Siena del tempo aiutato anche dalla grave crisi che si era creata per colpa della peste del 1348. 1 Maggio 1464: Papa Enea Silvio Piccolomini, Pio II, Viene a Siena al Monastero di S. Bonda per visitare e baciare le Reliquie del Beato Giovanni Colombini, e loda assai la sua Santa Vita... Alla sua dipartita lascia un’ampia e perpetua indulgenza. A Colombini, che fondo l’ordine dei gesuaiti, venne intitolata anche in suo onore la chiesa di Tuscania di Santa Maria dell’Olivo. Il nome è da attribuirsi, oltre al fatto che i Gesuati amavano ornarsi il capo e portare in mano dei ramoscelli di ulivo, al fatto miracoloso che avvenne presso il convento di Sant’ Abbondio e sant’ Abbundanzio (detto di Santa Bonda). Si suppone che l’abbazia da questo momento sia utilizzata da una ottantina di monache e che aumentò di importanza tan- to da diventare indipendente dal monastero di Sant’Eugenio, grazie alla decisione di Papa Urbano V. Le successive notizie delle monache risalgono all’assedio di Siena del 1530 quando le sorelle si rifugiarono nel vicino convento di Santa Marta lasciando l’abbazia nelle mani del nemico. Agli inizi del 1800 l’abate Ambrogio Cantucci fece un elenco delle abbattesse di Sant’abbondio che iniziò dalla n del X secolo, confermando che esisteva gia nella seconda metà del secolo. Non vi sono altre notizie della chiesa no alla sua chiusura nel 1810 ad opera dell’editto reale di Napoleone e della vendita all’asta alla famiglia Mugnaini come testimonia l’epigrafe attaccata alla parete del monastero.


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_fotopiano


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