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Regione Siciliana Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali e P.I. Dipartimento Beni Culturali e Ambientali ed E.P.

SocietĂ  Cooperativa Sociale

ECOSFERA

Aliscafo SVALAN La Rondine

sotto il patrocinio di

ARSENALE MILITARE MESSINA Col gradimento del Direttore Amm. Gianfrancesco Cremonini 08/12/2011

Autori: Domenico Majolino Santi Cavallaro Daniele Cotogno Vincenzo Annuario

In

collaborazione con

Marina del Nettuno - Messina AFS Associazione Ferrovie Siciliane


Società Cooperativa Sociale ECOSFERA Via Lanterna, ex Area Tiro a Volo 98164 – Torre Faro, Messina (ME) Tel. +39.328.841.78.84 Fax.+39.090.57.31.065 Email: majodomi@tiscali.it

Presentazione Continua il proficuo rapporto di collaborazione tra la Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali del Mare e la Società Ecosfera di Messina. Oggetto di indagini storiche e verifiche subacquee è stavolta il relitto dell’aliscafo ―Svalan‖, affondato a seguito di un attentato di probabile matrice dolosa, che fonti giornalistiche del tempo hanno supposto collegato alla delicata situazione politica mediorientale. Al di là del particolare evento storico, la circostanza che il relitto sia sostanzialmente integro e in buone condizioni, nonché ancora equipaggiato con parte delle dotazioni di sicurezza occorrenti per la navigazione, induce a riflettere come la relativa inaccessibilità di un sito d’immersione, perché posto all’imboccatura di un grande porto commerciale e militare o sottostante ad un’areale marino oggetto di concessione demaniale marittima, possa costituire un deterrente efficace ai fini della tutela dei beni culturali subacquei, ma non un aiuto per la loro salvaguardia. Si confida che l’attività istituzionale di valorizzazione, che anche con la presente pubblicazione curata dalla Soc. Ecosfera si intende perseguire, possa costruire, un passo per volta, una nuova consapevolezza negli appassionati di relitti subacquei, affinché quei residuali comportamenti predatori che ancora albergano in sedicenti appassionati, possano essere interamente sostituiti da sentimenti di rispetto e buon senso. Claudio Di Franco, Funzionario Direttivo della Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali del Mare

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SVALAN GPS (WGS84): N 38 11.952

E 015 33.54

DMS(gradi°minuti’secondi"): 38° 11´ 57.156" N 15° 33´ 32.4" E

L’aliscafo Svalan che significa Rondine in svedese, fu costruito nei Cantieri Navali Rodriquez di Messina nel 1965 e varato il 20 Giugno 1965 su commissione sella società armatrice svedese Svenska Rederi AB Oresund di Malmö(Svezia) o Svenska Rederiaktiebolaget. L’imbarcazione di 132 tons di stazza appartiene alla classe PT 50 ed il numero di costruzione è (Yard No: 92), il suo numero identificativo era IDNo: 49403.

―Rodriquez - Volare sul mare‖, autore Adele Fortino, edizioni Sellerio. 3


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Un manifesto pubblicitario dell’800 della compagnia svedese di navigazione/spedizione che effettuava servizio di collegamento passeggeri e spedizione merci tra Malmö e Cöpenaghen.

Sopra la bandiera armatoriale. Nel 1977 lo Svalan viene ceduto alla compagnia di navigazione svedese ―Ab Sundfart‖, mantenendo lo stesso nome e rimanendo sempre sulla stessa tratta. Nel 1980 passa alla compagnia ―Scandinavian Ferry Line, (Helsingborg).‖ Nel 1983 viene venduto insieme al gemello Tarnan alla compagnia cipriota ―Svalan Lines Ltd, Limassol‖, lasciando il porto di Malmö giorno 11-111983 diretto a Cipro. Arriva nel porto Cipro il 5 febbraio 1984 dopo un lunga traversata di cui parleremo più avanti.

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SCHEDA:

Dettagli Tecnici:

Nome:

SVALAN

Modello: PT50

IDNo:

49403

Lunghezza fuori tutto: 29.10 mt

Yard No: 92 - Cantieri Rodriquez di Messina Anno di Costruz.:

Navali

1965

Tipo: aliscafo trasp. passeggeri Data Varo: 20 Giugno 1965

Larghezza max al ponte: 6,11 mt Larghezza max sulle ali: 10,71 mt Pescaggio max in disl.: 3,50 mt Pescaggio in navigaz.: 1,50 mt Dislocamento: 62 ton. DWT(Deadweight Tonnage): GRT(Gross 132

Register

Motori:

2 x 1350cv

Velocità:

30 - 38 kn/h.

-Tonnage):

Autonomia: 700 Km

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Una rara fotografia dello Svalan, da poco arrivato in Svezia, durante dei lavori di manutenzione. Data la livrea dei colori armatoriali originale (bianco con una banda blu) si tratta quasi sicuramente di una foto degli anni 70.

Svalan nella sua ultima livrea, blu, rosso e bianco databile attorno al 1983, prima di lasciare la Svezia diretto a Cipro.

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Schema di Progetto del SUPRAMAR PT50 Questo piano generale è analogo a quello dello Svalan costruito nei Cantieri Navali Rodriquez di Messina.

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Dal periodico Classic Fast Ferries – Dicembre 2001 – numero 8 Editor&Publisher Tim Timoleon – cff@email.dk Traduz. Simona Ratti

Nel novembre 1983 due aliscafi scandinavi PT.50 andarono incontro ad una fine prematura. Commissionato dalla Svenska Rederi AB Øresund - SRØ - di Malmö (Svezia), lo Svalan fu consegnato a Messina dalla Rodriquez Cantieri Navali con una cerimonia, nel Giugno 1965. L’aliscafo, il primo ad essere costruito dalla Rodriquez per questo armatore, salpò per la Svezia il 30 giugno con i propri motori. Le 3000 miglia nautiche del viaggio furono percorse in appena 10 giorni, passando per Bizerta (Tunisia); Algeri; Oran (Algeria); Gibraltar, Lisbona; La Coruña, (Spagna); Brest, (Francia) e Dover (GB) ed infine Elbe(Germania) prima di entrare nel Canale di Kiel a Cuxhaven. Il famigerato Golfo di Biscaglia fu attraversato in 11 ore.

Il 15 Luglio 1965 il battello prese servizio tra Malmö(Svezia) e Copenhagen (Danimarca), unendosi ad altri due PT.50, uno dei quali apparteneva alla controparte danese della SRØ, la Dampskibseelskabet Øresund (DSØ) e l’altro era stato noleggiato dalla Westermoen Hydrofoil, in Norvegia, che era anche l’azienda costruttrice dei suddetti due aliscafi. Nota del Redattore: La Westermoen Hydrofoil fu fondata nel 1961 da Toralf Westermoen (fondatore anche della Westermoen Båtbyggeri og Mek Verksted). Il Cantiere Navale iniziò dal 1961, appunto, la costruzione di aliscafi sotto licenza della Italiana SUPRAMAR.- Fine Nota.

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Verso la fine dell’anno 1965 la SRØ commissionò alla Rodriquez un altro PT.50, il Tartan (NdR il nome corretto è Tärnan, sterna in svedese il giornalista commise un errore), da consegnarsi per il Giugno 1966. La consegna doveva avvenire nella stessa maniera della nave gemella, Svalan, ma questa volta il viaggio non fu così facile. Le condizioni meteo erano difficili, in particolare nell’Atlantico, ma l’aliscafo si comportò incredibilmente bene e il viaggio da Messina a Malmö fu completato in appena due settimane. Alla consegna Svalan e Tartan (Tärnan NdR) sfoggiavano la classica livrea di colori dell’epoca: tutto bianco con solo una linea blu sullo scafo sotto i finestrini: ordinario forse, però molto attraente. Successivamente, un'altra banda blu fu aggiunta attorno alle finestrature del salone sottocoperta di poppa. Nel 1983 dei nuovi colori armatoriali, blu, rosso e bianco, furono adottati per la flotta degli aliscafi SRØ/DSØ e dei catamarani Westermaran. Il design non era bello per nulla. Soprattutto sugli aliscafi, il blu molto scuro sullo scafo era un disastro. Proprio in quel periodo (1983) gli aliscafi SRØ/DSØ furono messi in vendita (per essere sostituiti dai catamarani) e in breve i due PT.50 furono venduti a Cipro, per 135.000 USD ognuno. Il compratore richiese che i due aliscafi giungessero al luogo di consegna (Cipro NdR) navigando autonomamente con i loro motori. Si stimò che il viaggio sarebbe durato tre, quattro settimane. Ri-bandierate, ma mantenendo il loro nome, Svalan e Tartan(Tärnan NdR), ognuno con sei uomini di equipaggio, tutti svedesi, lasciarono, per l’ultima volta, le acque scandinave l’11 novembre 1983 con condizioni meteo calme e soleggiate. Il tempo cambiò quando i due natanti raggiunsero il Mare del Nord a Cuxhaven, dove le severe condizioni imposero di continuare in modalità hull-borne (scafo dislocante). Si decise di fare una sosta non programmata per la notte a Den Helder, Olanda. Il porto successivo era Dover ma, nell’attraversare il Canale inglese, lo Svalan accusò la rottura del timone e dovette essere ispezionato e riparato dai sommozzatori – operazione che durò più di una settimana. Proseguendo il viaggio verso sud, il Golfo di Biscaglia si presentò all’altezza della sua reputazione i due aliscafi dovettero tornare nel porto francese di Brest per tre volte nel tentativo di attraversare il golfo, finché, al quarto tentativo, riuscirono a raggiungere la Spagna e Gijon. Una volta raggiunta Lisbona, il tempo non sembrava migliorare, anzi il contrario, così i comandanti decisero che sarebbe stato il caso di fermarsi per quindici giorni durante le vacanze di Natale. Il nuovo anno venne festeggiato a Gibraltar. Da qui il Algeri e cipriota ispezionò

viaggio continuò per Messina, con soste per il rifornimento ad in Tunisia. Fuori da Palermo, gli aliscafi battenti bandiera attirarono l’attenzione della Guardia Costiera Italiana che le navi dall’albero alla chiglia. 9


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A Messina, le navi fecero un check up nel cantiere Rodriquez prima dell’ultima tappa per Cipro, lungo la rotta Pireo - Rodi. Alla fine, quasi tre mesi dopo la partenza da Malmö, il 5 Febbraio 1984, Svalan e Tartan(Tärnan NdR) raggiunsero la loro destinazione, Larnaca (Cipro). I nuovi proprietari, sulla cui identità sono state fatte alcune speculazioni, avrebbero acquistato i due aliscafi ad un prezzo veramente stracciato. Considerata la difficoltà e la lunghezza, del viaggio per la consegna, con i 12 marinai svedesi di equipaggio, alla SRØ/DSØ deve essere costato una cifra quasi pari al prezzo di vendita. C’è da dire inoltre che poco prima della vendita, lo Svalan fu ampiamente rinnovato, era infatti in condizioni migliori rispetto agli altri aliscafi e catamarani rimasti alla SRØ/DSØ. Ma la triste storia non finisce qui. Non si sa se gli aliscafi siano mai entrati in servizio a Cipro – ma, se così fosse, hanno mantenuto i loro nomi originali. Quello che è certo è che ad un certo punto i due aliscafi furono portati a Messina e ormeggiati vicino al cantiere Rodriquez. Qui sono affondati in seguito ad un’esplosione a bordo, nelle prime ore del 30 Gennaio 1986. Almeno una delle due navi, il Tartan(Tärnan NdR), è stato successivamente recuperato ma non ha mai più ripreso servizio.

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La Storia dell’affondamento: - 31 gennaio 1986 - pagina 13 - sezione: CRONACA MESSINA, ATTENTATO ALL' ALBA COLANO A PICCO DUE ALISCAFI MESSINA - La prima esplosione è stata sentita alle 5.30. Dieci minuti dopo gli ha fatto eco un altro boato a poco meno di quattro chilometri di distanza. Erano le bombe che hanno colato a picco, proprio mentre si diffondeva la prima luce del giorno, due aliscafi che battevano bandiera cipriota e che si trovavano ormeggiati a Messina, presso i Cantieri Rodriquez, per delle riparazioni. Un attentato compiuto da specialisti, come dimostra la sincronia quasi perfetta degli scoppi, e che ha avuto un solo neo: una delle bombe non è esplosa e adesso i sommozzatori tenteranno di recuperarla per permettere ai periti di studiarne la composizione. Difficile, per il momento, stabilire chi e perchè ha messo le bombe. Una sola cosa è certa: gli attentatori avevano come obiettivo i due aliscafi "Svalan" e "Tarnan", di proprietà della "Tarnan Lines", una società controllata da un libanese che ha sede a Limassol, nella zona turca di Cipro. Un particolare, dunque, che farebbe escludere un' estorsione ai danni dei Cantieri Rodriquez, un' impresa all' avanguardia nella costruzione di aliscafi con un notevole giro di affari in tutto il mondo. Infatti, gli attentatori hanno trascurato altre imbarcazioni, tra cui un super-aliscafo "jumbo", per piazzare le bombe a bordo dello "Svalan" e del "Tarnan". Non solo, ma per portare a termine il loro piano hanno anche corso notevoli rischi, visto che le imbarcazioni erano ormeggiate in due moli distanti tra loro. Le prime esplosioni si sono verificate a bordo dello "Svalan", ormeggiato sul lungomare davanti alla Batteria Masotto. Con la chiglia squarciata, l' imbarcazione è colata a picco adagiandosi sul fondale che, in quella zona, è di circa trenta metri. Piazzate le bombe sul primo aliscafo, gli attentatori hanno percorso, via mare, il paio di miglia marine che li separava dall' altro obiettivo, ormeggiato proprio dentro i Cantieri Rodriquez, in contrada San Raineri. Malgrado l' esplosione di una sola delle due bombe piazzate sotto la linea di galleggiamento, il "Tarnan" è affondato. In quel punto, però, la profondità dell' acqua è di appena un paio di metri e così l' aliscafo è rimasto semisommerso con l' albero fuori dall' acqua. A compiere i primi rilievi sono stati i sommozzatori dei vigili del fuoco e dei Carabinieri che hanno riscontrato due squarci sullo "Svalan" e hanno trovato, attaccata alla chiglia del "Tarnan", l' altra bomba, racchiusa dentro un sacchetto impermeabile. Non è stata ancora recuperata. Si tratta, con ogni probabilità, di ordigni a tempo. Costruiti tra il 1965 e il 1975 dai cantieri messinesi, i due aliscafi erano stati venduti ad una compagnia svedese che li aveva, dopo qualche anno, ceduti alla "Tarnan Lines". Lunghi ventotto metri, con motori da 13


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1350 cavalli, capaci di trenta nodi all' ora, erano stati adibiti al collegamento tra Larnaca e Junieh, una cittadina che si trova nella zona cristiana del Libano. di GUGLIELMO TROINA

- 31.01.1986 - numero 26 Minati due aliscafi ciprioti nel porto di Messina. Giallo nei cantieri di riparazione: terrorismo o vendetta? MESSINA — Due boati nella notte, due aliscafi che affondano quasi contemporaneamente sabotati da ignoti dinamitardi. Sulle banchine del porto di Messina, sferzate dal vento freddo dello Stretto, polizia e carabinieri sono di fronte a un difficile rebus: vendetta, intimidazione, attentato terroristico? Tre ipotesi per un. «giallo» dalle connessioni internazionali. I due aliscafi, infatti, battono bandiera cipriota ed appartengono alla stessa società armatrice, la «Tarman Lines Limited» di Limasson, sulla costa meridionale dell'isola di Cipro. In questi ultimi tempi; facevano la spola tra Cipro e il Libano. I due natanti erano a Messina per alcuni lavori di manutenzione presso i cantieri Rodriquez dove furono costruiti una ventina di anni fa. Adesso entrambi sono fuori uso: uno, lo «Svalan», è adagiato a trenta metri di profondità nello specchio di mare antistante i padiglioni della fiera campionaria; l'altro, il «Tarman», affiora di fronte alle banchine del cantieri navali, nella zona di San Ranieri, dove i fondali piuttosto bassi hanno impedito che andasse completamente a picco. Il duplice attentato è stato messo a segno fra le 4,30 e le 5 di ieri mattina. Le due navi, gemelle nella progettazione, sono lunghe 28 metri e possono trasportare 125 persone alla velocità di 32 nodi l'ora. Erano ad almeno un chilometro di distanza, in due punti distanti del porto. Fra le Ipotesi, regge poco o nulla quella di un attentato diretto a colpire esclusivamente l'Impresa Rodriquez. Gli attentatori avrebbero potuto scegliere due aliscafi vicini, visto che nel molo antistante i cantieri erano ormeggiate altre imbarcazioni Più verosimile pensare a un'azione contro la società armatrice. Polizia e carabinieri cercano da ieri di mettersi in contatto con il responsabile della «Tarman Lines Limited», Afifi Wael, 32 anni, nativo di Biserta, in Tunisia. Fu lui, nel giugno scorso, a consegnare i due aliscafi ai cantieri per le necessarie riparazioni; da quel momento in poi nessuna notizia. C’è poi l'ipotesi di un atto terroristico, riconducibile al contrasti etnici e politici esistenti nell'isola di Cipro, per metà turca e per meta greca. di NINO AMANTE - 18.02.1986 - numero 41 Gli aliscafi ciprioti affondati da Israele, lo afferma il Time MESSINA — «Non ne so nulla». Con tono deciso, quasi a non ammettere repliche, il sostituto procuratore della Repubblica, Rocco Sisci, commenta le rivelazioni del settimanale americano «Time» secondo cui l'affondamento dei due aliscafi ciprioti «Svalan» e «Tarnan» sarebbe 14


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opera dei servizi Segreti israeliani anche la Farnesina e il Ministero della Difesa rifiutano di rispondere. L'inchiesta sul duplice sabotaggio, portato a compimento all'alba del 30 gennaio nel porto di Messina, può basarsi fino a questo momento su un solo elemento d'indagine: una delle quattro cariche esplosive usate per l'attentato, inesplosa e recuperata dopo un palo di giorni da esperti della Marina militare giunti da La Spezia, che hanno chiesto due mesi di tempo per pronunciarsi sulla sua natura e sulla sua provenienza: la bomba, infatti non assomiglia a nessuno degli ordigni industriali in circolazione. -In attesa dei risultati di questo esame non abbiamo niente di concreto su cui lavorare — sottolinea il il dott. Sisci — nessun elemento per dire se le rivelazioni del settimanale americano abbiano o meno un fondo di verità». Molta attenzione, si sa, viene riservata alle ricerche dell'armatore, scomparso dalla circolazione dopo aver consegnato i due aliscafi ai cantieri Rodriquez per alcuni lavori di manutenzione. Afifi Wael (ammesso che sia questo il suo vero nome, visto che possiede almeno due passaporti, uno tunisino l'altro libanese) sarebbe collegato al movimento armato palestinese. I due aliscafi affondati a Messina erano stati utilizzati a lungo per i collegamenti fra l'isola di Cipro e il Libano. Adesso — sempre secondo il .Time — avrebbero dovuto essere ristrutturati armati e utilizzati per scopi bellici. Ma sulla ―natura‖ dei lavori loro commissionati dall'armatore, avvenuta a Messina lo scorso autunno, i dirigenti della Rodriquez sono categorici: solo manutenzione, revisioni degli scafi e delle parti meccaniche. Ciò non esclude, naturalmente, che l'armamento e il corazzamento dei due aliscafi dovesse avvenire altrove, una volta che lo «Svalan» ed il «Tarnan». fossero stati messi in condizione di navigare. In tutti i casi le rivelazioni del settimanale «Time» qui a Messina non costituiscono una sorpresa. Piuttosto suonano conferma alle ipotesi, fatte subito dopo il duplice sabotaggio, di un collegamento fra l'azione dei misteriosi dinamitardi e la difficile situazione mediorientale. Ipotesi basate su due considerazioni fondamentali: l'enigmatica figura dell'armatore, uomo chiave di questo giallo Internazionale; l'alto grado di professionalità necessaria per sabotare lo «Svalan» e il «Tarnan» ci dice che fu necessario, quasi certamente, l'intervento di «uomini rana». I due aliscafi, uno ormeggiato dinnanzi ai cantieri Rodriquez. l'altro dirimpetto al lungomare alla Fiera campionaria, erano infatti irraggiungibili. di NINO AMANTE

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Tratto da: ―La Gazzetta del Sud‖ 31.01.1986 Estratto della Gazzetta del Sud: « … Nella mattina di ieri i cantieri navali ―Rodriquez‖ sono stati meta continua di investigatori che hanno raccolto tutti gli elementi necessari per l’avvio delle indagini. I due aliscafi, costruiti nel 1965 (lo Svalan) e nel 1966 (il Tarnan) dai cantieri Rodriquez, erano stati acquistati da una società svedese che li aveva impegnati per alcuni anni sulla linea Malmoe-Copenaghen. Nel 1984 erano stati ceduti a due compagnie cipriote, la Tarnan Lines Limited e la Svalan Lines Limited, entrambe con sede a Limassol (nella parte greca di Cipro) e di proprietà dell’armatore libanese Vael Afifi, 35 anni. Per un anno hanno svolto servizio passeggeri e merci sulla linea Larnaka-Junieh (Libano) una località a nord di Beirut, un enclave cristiana nel territorio popolato da islamici e filosiriani. I due battelli erano giunti a Messina il 24 luglio scorso al rimorchio di un cargo cipriota, la ―Lady Queen‖ per lavori di riparazioni urgenti. Da allora però non si sono avute più notizie dell’armatore libanese… »

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―Giornale di Sicilia‖ del 01.02.1986

Foto da: ―La Sicilia‖ del 31.01.1986 - La freccia indica il punto di affondamento dello Svalan

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Corriere della Sera del 31 gennaio 1986 – foto del Tarnan affondato nei cantieri Rodriquez.

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I Cantieri Navali costruttori dello Svalan: I Cantieri Navali Rodriquez furono fondati nel 1887 da Leopoldo Rodriquez, dapprima come stabilimento di opere in ferro e sedie con sede nel piano della Mosella (attuale viale San Martino) per poi trasferirsi alla fine della Prima Guerra Mondiale zona falcata del porto di Messina dove tuttora si trovano. Da qui si attrezzò un piccolo Cantiere Navale di riparazione cessando dopo qualche anno l’attività precedente. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale vide l'espansione dell'attività con la divisione ferroviaria per la riparazione di materiali rotabili delle Ferrovie dello Stato. Carlo Rodriquez, che aveva ereditato l'attività dal padre Leopoldo, venuto a conoscenza di un piccolo aliscafo in legno operante nei laghi svizzeri si interessò al progetto. Conclusa la guerra, assunse contatti con la Supramar, società elvetica di progettazione navale, proprietaria dei brevetti internazionali, convincendo l’ingegnere F. Löbau, a trasferirsi a Messina per svilupparne gli studi a scopi commerciali. Gli studi portarono alla realizzazione dell'aliscafo Freccia del Sole che, varato nel 1956, fu il primo esemplare di aliscafo commerciale ad essere costruito. Questo rivoluzionario battello fu rapidamente seguito da una ragguardevole serie di aliscafi del tipo PT20 e PT50, per un totale di 45 del primo tipo e 33 del secondo, cifre queste che hanno portato in giro in tutto il mondo il marchio Messinese. Negli anni settanta si produssero aliscafi completamente stabilizzati e di miglior confort a bordo, come il modello RH 160 che utilizzava un sistema di controllo elettronico dell'assetto. Negli anni novanta i Cantieri svilupparono traghetti veloci e catamarani come il tipo TMV 101 Aquastrad, in grado di raggiungere la velocità di oltre 40 nodi. Ad oggi dopo vari passaggi societari il Cantiere è ancora di attività. Una Curiosità E’ esistito un altro Svalan dopo il nostro, ed era un catamarano. Fece servizio di linea tra il 1995 e il 2002, anch’esso, tra Malmö e Copenaghen. Nel 2002 fu venduto alla SNAV e prese il nome di SNAV Aurora. E’ probabile che per un breve periodo abbia svolto servizio nello Stretto. Anche altre unità veloci della stessa Compagnia che hanno svolto servizio tra Malmö e Copenaghen sono ―passati‖ nelle acque dello Stretto come lo Springeren diventato Star Capricorn, il Westfoil poi Freccia di Lipari, e per finire anche un traghetto Hamlet in servizio per la Meridiano Lines di Reggio Calabria.

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Le Immersioni Ottenute le necessarie autorizzazioni (Nulla osta della Regione Siciliana - Soprintendenza del Mare prot.n.841 del 23/11/2011; Autorizzazione della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Messina n.87/2011 del 01/12/2011; Autorizzazione per quanto di competenza da parte di ―Marina del Nettuno”) e predisposti tutti i presidi di sicurezza, che peraltro le stesse autorità ci hanno indicato, abbiamo effettuato diverse immersioni sul relitto dello Svalan, nei giorni 1, 2 e 3 Dicembre 2011, con almeno due squadre di sommozzatori che si sono immerse a turno. Le condizioni meteo ottimali, il mare calmo, assenza di corrente e le ottime condizioni di visibilità e di luce, ci hanno consentito di visitare il relitto cogliendone gran parte degli aspetti più interessanti. Il relitto si trova adagiato, in assetto di navigazione, su un fondale di circa 30 mt. con la prua rivolta verso est, la sua parte più alta ossia quella della plancia di comando si trova a circa 22 mt. dalla superficie. Le condizioni generali delle lamiere sono buone, in alcuni punti è ancora visibile la vernice originale. Seguendo una delle molte cime di ancoraggio dei pontili galleggianti, giungiamo sopra il relitto, quasi subito avvistiamo una vasta fessura sulla murata di sinistra, sull’opera morta, forse causata da una delle tante catenarie presenti. Seguendo il primo istinto proviamo ad inserirvi la fotocamera per realizzare qualche scatto. Appaiono i sedili del locale passeggeri ancora intatti; estratta la fotocamera, non senza difficoltà, proseguiamo la nostra ispezione; il salpa ancora è leggermente deformato, poi due boccaporti di cui uno aperto scorrono veloci alla nostra attenzione, appare quindi la plancia di comando, offrendoci un vero spettacolo: le sedute, la strumentazione, le manette, un telefono di bordo, i mezzi antincendio ci appaiono lì ancora al loro posto velleitariamente pronti all’uso a dispetto del tempo che però è evidentemente trascorso. Dando uno sguardo alle murate sono visibili due fregi sui quali scorgiamo ancora dei resti di vernice azzurra e gialla, con tutta probabilità sono ciò che resta dei fregi propri dell'armatore, similmente a quanto è visibile dalla foto del gemello Tärnan tirato in secca dopo l’esplosione che ne provocò l’affondamento contemporaneamente allo Svalan (cfr. pagina 11 di questo documento). Avvistiamo poi il bocchettone per l’imbarco del carburante ed una targhetta che indica la tipologia dei sistemi per il ricircolo dell’aria della sala macchine. Spostiamo quindi la nostra attenzione nella zona poppiera dove notiamo le sedi dei mezzi di salvataggio ed uno di essi è ancora al suo posto, notiamo quindi un boccaporto chiuso con un lucchetto; ci inoltriamo ancora di più verso poppa alla ricerca delle eliche ma niente non riusciamo a scorgerle. Solo dopo una più attenta ricognizione riusciamo ad individuarle, insabbiate ma ancora al loro posto.

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Intanto il desiderio di capire, di vedere, come questo relitto sia diventato tale, cresce in noi, sempre di più. Con questo sprone individuiamo, proprio a centro nave, al centro della carena, tra i due motori, un profondo e vasto squarcio con le lamiere piegate verso l’interno che ci fanno immediatamente comprendere come per lo ―Svalan‖ non vi sia stata possibilità alcuna, in pochi minuti la sua storia di nave ha avuto termine. Per un momento restiamo lì a guardare questa distruzione senza reagire, un po’ ci rattrista, ma meglio proseguire subito verso la parte prodiera. L’ala di portanza sinistra è leggermente danneggiata forse a causa del violento urto sul fondale sabbioso al momento dell’affondamento. Nonostante la limitata profondità la nostra permanenza sul fondo sta per finire, già siamo riusciti ad accumulare 15 minuti di deco, prima però abbiamo il tempo di dedicare qualche foto al faro che serviva ad illuminare la parte posteriore della nave durante le manovre di attracco notturne. Grazie ―Svalan‖ per le emozioni che ci hai regalato! Considerazioni: Lo squarcio causato dall’ordigno che ha provocato l’affondamento è situato centralmente allo scafo proprio sotto i locali macchine. Le lamiere sono tutte ritorte verso l’interno, segno questo che l’ordigno fu probabilmente applicato esternamente allo scafo. I segni dell’esplosione sono percettibili fin sopra l’opera morta. Le ali di portanza sono ancora in sede ed integre tranne quella anteriore sinistra che appare un po’ danneggiata. Il nome dell’aliscafo che era verniciato sulla parte superiore delle fiancate vicino alla passerella d’ingresso e alle spalle della plancia di comando non è più visibile in quanto le lamiere sono in quella zona completamente divelte.

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Didascalie delle foto 1. Prua1 2. Prua2 3. Ala anteriore dx 4. Squarcio ordigno 1 5. Alberi di trasmissione eliche ed opera viva 6. Ali posteriori 7. Prua con murata dx 8. Stemma armatoriale 9. Plancia di comando 10.

Sistema di estrazione (aria) sala macchine

11.

Bocchettone ingresso carburante

12.

Squarcio

ordigno

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notare

il

danno

provocato

anche

alle

strutture superiori. 13.

Interno spazio passeggeri, le poltroncine.

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Fonti internet : http://en.wikipedia.org/wiki/Westermoen_Hydrofoil http://www.simplonpc.co.uk/Oresund2.html#anchor98646 http://www.simplonpc.co.uk/Oresund2.html#anchor99535 http://www.simplonpc.co.uk/Oresund2.html#anchor107940 http://www.classicfastferries.com/ http://kommandobryggan.se/oresund/svalan.htm http://www.mareud.com/postcard/rab_oresund_about.htm http://www.kwmosgaard.dk/ferries/svalan_1965.htm

Testi : ―Rodriquez - Volare sul mare‖, autore Adele Fortino, edizioni Sellerio.

Fotografie: Le foto sono tratte dai siti internet riportati tra le fonti e dai quotidiani regionali/nazionali dell’epoca: La Gazzetta del Sud,

La Repubblica

La Sicilia

La Stampa

Il Giornale di Sicilia.

Il Corriere della Sera

Fotografie Immersioni sul Relitto: Le foto numerate da 1 a 7 sono di Marco Giuliano, Le foto numerate da 8 a 13 sono di Domenico Majolino

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Ringraziamenti: Guardia Costiera - Capitaneria di Porto di Messina Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali del Mare - Palermo Marina del Nettuno - Messina Biblioteca Regionale Universitaria Giacomo Longo di Messina in particolare l'Emeroteca di Via Consolare Pompea, 59 Vill. S.Agata Messina Operatori video: Alessandro Gheza per le riprese esterne, Filippo Mallamaci per le riprese in immersione. Per la collaborazione, la partecipazione ed il supporto alle immersioni Giuseppe Staiti, Matteo Calarco e Salvatore Platania. Un ringraziamento particolare va a Lidia Ramorino e Laura Soraci per la fattiva collaborazione svolta nelle ricerche effettuate presso l’emeroteca della Biblioteca Regionale Universitaria Giacomo Longo di Messina. Il responsabile del centro Immersioni ―Ecosfera‖ Dott. Domenico Majolino

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Aliscafo Svalan