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Ispirati dallo spettacolo “Fuori misura, su Giacomo Leopardi, visto al teatro Leonardo da Vinci, alcuni alunni della CLASSE 3 C si sono cimentati con tre testi, un po’ “fuori dagli schemi”, sul grande letterato italiano, immaginando ipotetici personaggi: un giovane insegnante di Lettere, Silvia (la ragazza della casa di fronte), un’alunna di classe terza, impegnata in una verifica.


“PENSIERI e PAROLE” ovvero di un giovane insegnante impegnato nella difficile impresa di spiegare Leopardi alla sua classe di Massimiliano Varisco

PAROLE: “Leopardi … ragazzi, oggi vi presento Giacomo Leopardi!”. BOATO GENERALE DI DISAPPROVAZIONE PENSIERI: Ho appena iniziato la mia lezione e probabilmente ho già creato una situazione di sconforto e disagio nell'animo dei miei alunni. Solitamente gli studenti fanno proprio l’immaginario collettivo che descrive il poeta come uno SFIGATO. Bè, dal loro punto di vista non hanno tutti i torti. Un uomo di 1.39 cm, gobbo, non propriamente un modello di bellezza, insomma, con una sfrenata passione per lo studio, che comprometterà gran parte della sua vita, aumentando il grado di scoliosi del dorso e sforzando i poveri occhi azzurri, negli anni dello “studio matto e disperatissimo”, al punto tale da renderli quasi inservibili. CONTINUO PAROLE: " Il poeta, nato a Recanati nel giugno del 1798, è tra i massimi esponenti della letteratura italiana e uno dei più grandi autori del Romanticismo.


Una figura tanto piccola, minuta, debole, cresciuta in un ambiente soffocante, sotto la sorveglianza oppressiva di Adelaide Antici, madre che ai nostri giorni sarebbe definita come una sorta di agente della Gestapo o qualcosa del genere, per la rigidità e l’inesistente affetto con cui educava la sua prole". PENSIERI: Dopo 2 minuti e 29 secondi, Francesco mette i piedi sulla sedia di Armando, il quale lo sta puntellando ripetutamente con il suo compasso, nella speranza che il compagno sposti le sue scarpe dalla manica del giubbotto e/o che io non mi accorga della situazione. Arianna e Gennaro chiacchierano allegramente. Quando la “signorina” si accorge di essere fissata da tutti i compagni e da me, in assoluto silenzio, ha anche la faccia tosta di alzare la manina, ornata da ben 7 anelli, alcuni dei quali incredibilmente tamarri, e chiedere: “Prooof, posso andare in bagno?”. Cosa faccio? Ma sì dai, in fondo è una ragazza intelligente e avrà dei motivi particolari. Le concedo l'uscita e rimango piuttosto deluso quando vedo che con la destra sposta il telefono dalla tasca sinistra, per infilarlo in un’apertura della felpa, in modo che io, secondo lei, stupido e particolarmente ingenuo, non me ne accorga. Vabbè mi dico, proseguirò senza di lei. PAROLE: Giacomo trascorre la maggior parte della sua vita da adolescente tra le mura della biblioteca del conte Monaldo, padre del poeta, fornita di oltre 20000 volumi, i quali raccolgono quasi tutto ciò che si possa pensare di studiare. Ma non aveva nulla di meglio da fare? PENSIERI: La conclusione di questa spiegazione ha suscitato una fragorosa risata e anche sulla bocca di Loris, 15 anni, rimandato due volte per i voti di condotta insufficienti, compare un sorriso flebile. Sono però preoccupato: i ragazzi non riusciranno a seguire tutta la lezione se non inserisco qualcosa di spiritoso.


PROSEGUO PAROLE: “In questo periodo di studio, che definirei terrificante, Giacomo impara lingue dimenticate da tempo e acquisisce una tale conoscenza, diviene così colto che il suo maestro, uno dei maggiori dotti e sapienti delle Marche, si licenzia, e come scusante presenta al padre una lettera nella quale scrive che Giacomo lo supera da tutti i punti di vista e il suo insegnamento risulta perciò inutile. PENSIERI: Niente, a quanto pare a Samuele non interessa la lezione; è intento a finire un altro livello di quel nuovo gioco, divenuto di tendenza pochi giorni fa. Mi avvicino in punta di piedi, con uno scatto degno del re della foresta, ritiro il dispositivo, lo appoggio sulla cattedra e urlo. PAROLE: “C'è qualcun altro?!” PENSIERI: L’effetto desiderato è stato ottenuto, la classe è ammutolita quindi proseguo la spiegazione. PAROLE: “Tutte le poesie che Leopardi scriverà nella la sua vita prenderanno il nome di Canti. Giacomo produce testi di incredibile qualità, trascurando sempre la condizione fisica nella quale si trova e il paese nel quale soggiorna, che continuerà a cambiare fino al termine della sua esistenza, il 14 giugno 1837. L’ ultima poesia dell'autore è “Il tramonto della Luna” che ha composto mentre alloggiava a Napoli nel suo ultimo anno di vita, funestato da incredibili dolori e atroci sofferenze, sia fisiche che psichiche. PENSIERI: I 55 minuti a mia disposizione sono quasi esauriti. Mi accorgo anche che l'interesse dei ragazzi è cresciuto incredibilmente nella parte conclusiva della lezione, mi accorgo anche del silenzio, della meravigliosa atmosfera che regna in classe: sono estasiato, troppo felice, questi momenti costituiscono la gratificazione di un insegnante, una soddisfazione che, secondo il mio parere, non ha eguali.


Concludo la lezione in questo modo PAROLE: “Giacomo Leopardi è proprio uno sfigato! Talmente sfigato da essere presente nei libri di letteratura e nelle antologie, così sfigato che ancora oggi, dopo circa 200 anni, vengono studiate da ragazzi come voi poesie come “Il sabato del villaggio” o “L’Infinito”, probabilmente, tra i versi più famosi al mondo. Già questo piccolo uomo italiano forse non era poi tanto uno sfigato”. PENSIERI: I ragazzi applaudono, io saluto, senza assegnare alcun compito, come di consueto, sollevo la borsa di pelle marrone e con passo svelto varco la soglia della classe, dirigendomi a spalle dritte verso l’uscita della scuola.


“A Giacomo... Silvia rimembra ...” Testo e disegno di Alice Simionato

Sono nata nel 1797, un anno prima di Giacomo Leopardi e come lui a Recanati. Ci differenzia il ceto sociale: io sono figlia di un cocchiere, mentre lui è il primo figlio del conte Monaldo. il mio nome è Silvia e, come ogni donna di umili origini, passo le mie giornate a


lavorare in casa e cucire. Giacomo vive di fronte alla mia casa, ho potuto osservare la sua vita e voglio raccontarla.

Ăˆ nato il 28 giugno 1798, da una famiglia nobile e benestante, ma molto complicata. La madre, la signora Adelaide Antici, è apatica e scontrosa e non mostra il minimo affetto nei confronti dei figli; il padre è un uomo molto severo e serio, che impone delle regole e vuole che siano rispettate con ossessivo rigore.


Giacomo ha una sorella e un fratello, anche loro costretti a una vita non diversa. Fin da bambino Giacomo si è dedicato allo studio, quasi in modo disperato. Si dice in paese che conosca perfettamente lingue sconosciute come l’inglese, il latino, il greco, l’ebraico e persino l’aramaico.

Adesso oltre a leggere, scrive tantissimo. Scrive poesie e tiene un diario. Lo vedo sovente dalla finestra della stanza in cui cucio: lui è lì nella sua biblioteca, a volte mi guarda e crede che io non lo noti, ma in realtà la sua presenza intrattiene me, come la mia intrattiene lui.


Vorrei tanto conoscere le sue poesie, chissà, magari ne ha dedicato una a me.

Io purtroppo però non so leggere, perché le donne come me non sono destinate all’istruzione. Leopardi è sicuramente un individuo unico e può essere tutto, fuorché bello. È alto poco più di un metro e trenta, ha la gobba, probabilmente dovuta allo studio frenetico, credo abbia anche una malattia alla spina dorsale, e deve soffrire molto per un’affezione agli occhi, perché per un po’ l’ho visto sdraiato a letto, invece che sui libri, portando una benda


Un giorno di primavera le finestre del suo studio erano aperte e l’ho udito recitare una poesia, “L’Infinito”; il linguaggio era così difficile che non ho compreso tutte le parole, ma ho ascoltata rapita dall’incanto delle parole. Parlava di una siepe su un colle, di spazi infiniti, silenzi immensi, un mare in cui naufragare è dolce, e io mi sono persa in quella magia.

Giacomo ha spesso un’aria triste e pensierosa. Non so se sia dovuta alla sua situazione familiare, al suo aspetto o a qualcos’altro a me ignoto. È il 1818 e mi sono ammalata di tisi, anche Giacomo non se la passa bene. Credo stia escogitando una fuga da Recanati e spero molto per lui che abbia buon fine, che se ne vada da questa triste cittadina, che esplori il mondo, che vada a Milano, Roma, Pisa, Firenze, Bologna e Napoli, che venga apprezzato per quel che vale, per le sue magnifiche poesie e che trovi l’amore. Auguro a lui una vita lunga e serena; sento invece che la mia si interromperà presto, ma anche se è stata breve e umile , ho avuto l’onore di incontrare un uomo unico, coltissimo, un genio, forse tra i più grandi al mondo.

TERESA FATTORINI (SILVIA)


DI SARA RADAELLI

Giorno di verifica d’Italiano. Il tema è su Giacomo Leopardi, finito da poco di studiare, e delle 4 tracce io scelgo questa:

Scrivi il commento della poesia “L’Infinito” o della poesia “Il sabato del villaggio”, presentando brevemente anche l’autore.

Comincio dalla vita dell’autore.


Giacomo Leopardi è nato il 28 giugno del 1798 a Recanati, nelle Marche e fin da piccolo si mostra curioso e molto dotato. Educato da religiosi, col passare del tempo, stando sempre a studiare, piegato sui libri, si ammala di una malattia alla schiena, la scoliosi, poi subentra la tubercolosi ossea.

Leopardi ha scritto tante poesie, però in classe ne abbiamo letto due “l’Infinito” e “Il sabato del villaggio”. Il poeta usa un linguaggio antico e moderno, per questo le poesie sono state difficili da comprendere.


Presento “Il sabato del villaggio”

La poesia racconta che tutti i cittadini di un borgo aspettano che arrivi la domenica e la sera prima del giorno tanto atteso, tutte le persone sono felici.

Quando arriva il “giorno di festa”, il tempo sembra che trascorra più veloce e finisce presto, portando malinconia e tristezza, al pensiero che il giorno dopo si tornerà al lavoro.


Passo a “L’Infinito”

“L’Infinito” come “Il sabato del villaggio” è difficile da comprendere, ma molto bella. Leopardi in questa poesia ricorda il “colle solitario” e “la siepe”, dove immagina di vedere spazi ampi e infiniti.

Termino il tema Giacomo Leopardi è morto a Napoli il 14 giugno del 1837.

Il mio giacomo  
Il mio giacomo  
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