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Abitare è essere ovunque a casa propria, diceva Ugo La Pietra. È una frase che destabilizza il nostro paradigma di riferimento: la casa per come la intendiamo noi, civiltà umana con il livello culturale che abbiamo sviluppato nel 2019, è un posto unico e ben definito, apparentemente incompatibile con il concetto di “ovunque”. Se osserviamo l’evoluzione dell’essere umano da un punto di vista zoo-antropologico, scopriamo però di essere diventati una specie sedentaria da un periodo di tempo relativamente brevissimo. Considerando che il nostro corpo ha assunto questa forma circa 300.000 anni fa e i primi insediamenti fissi si sono manifestati circa 10.000 anni fa, la parte in cui siamo stati nomadi è circa 30 volte maggiore rispetto a quella in cui abbiamo vissuto in luoghi fissi. Il nomadismo è quindi qualcosa di molto bene inciso nel nostro patrimonio genetico e non è ancora stato interamente sovrascritto dallo stare in un luogo. Il nostro fisico ha bisogno della variazione, dell’inserimento di elementi destabilizzanti nel panorama, semplicemente di cambiare aria, perché è nato così. Abbiamo un rapporto molto speciale con i luoghi che abitiamo: sono in grado di influenzare le nostre emozioni e nello stesso tempo noi siamo in grado di proiettare emozioni su di essi. Nonostante i nostri comportamenti continuino a mantenerci legati a un certo luogo, ogni volta che ne abbiamo la possibilità cerchiamo di evadere. E così abbiamo i grandi esodi delle vacanze. Il concetto di vacanza è del tutto particolare: ci vede impegnati in attività finalizzate al recupero dalle attività consuete. Ognuno sceglie un posto per riprendersi dalle fatiche del lavoro, per rigenerarsi si potrebbe dire. Il rapporto che ciascuno ha col luogo che sceglie è qualcosa di

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estremamente intimo e ancestrale, complicatissimo da analizzare e inaspettato nei suoi fenomeni. What’s Left vuole indagare ciò che accade a livello intimo quando siamo in un luogo in cui siamo andati per distenderci, per cambiare aria. Dove si sofferma il nostro sguardo e quali sono le parole che useremmo per descrivere ciò che ci rimane?

Entriamo in risonanza con lo spazio o è solo una relazione univoca? Assumendo che l’ambiente può sostenere il nostro benessere, i luoghi d’incontro, quelli dove lavoriamo, le nostre case, le scuole e gli asili per i bambini, gli ospedali, possono essere capaci di ridurre l’affaticamento mentale, migliorare la produttività, i processi di ragionamento, l’umore? Allo stesso modo possono essere dannosi per la salute?

Possiamo parlare di esperienza rigenerativa?

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Ogni vita ha uno sfondo. Ogni sfondo ha tante vite.

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1984 Winter Olympics a lasting bright spot in Sarajevo’s past.

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La luce ha dei modi tutti suoi per entrare.

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Il vuoto che avverto mi ricorda quando da piccoli, d’estate, nelle giornate in cui il sole era pieno, si costruivano quelle capanne con gli ombrelli in cui mi sentivo al sicuro.

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Sentire il peso della presistenza entrando nelle sue viscere.

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Alla fine il cielo non è altro che una forma di tetto.

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Pace e concentrazione.

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Tutti in fila.

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Quando penso ad una gioia, penso sempre a una partenza.

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Lungo l’Aurelia una sosta in un bar della riviera, quelli che d’inverno salvano i pomeriggi di pioggia con un quotidiano vecchio, la slot machine e il caffè cattivo. Dalla finestra un panorama qualunque, eccentrico. Di una malinconica incoerenza.

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Chiedere un aiuto alla roccia. Corsica, bella e aspra.

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I luoghi che ci creiamo per abitare dipendono dalle condizioni in cui ci troviamo. Se alcuni cercano di emergere, altri preferiscono sprofondare.

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La ricerca di pause silenzione nel ritmo veloce del nostro percorso è forse indispensabile per realizzare quella distanza necessaria a conferire il peso appropriato alle scelte, a mettere in fila le priorità , a scatenare direzioni di ricerca non utili, a capire da che parte guardare.

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D’una città non godi le sette o settantasette metaviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.

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Spesso sono le persone a rendere speciali i luoghi.

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Il vuoto di una perdita, il peso dell’emozione: un luogo infinito.

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L’unita di misura dei miei luoghi sono le tracce.

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A Bruxelles c’è una piazza disegnata dagli uomini per gli uomini. Ogni dettaglio è pensato. Le facciate degli edifici hanno tutte un ritmo armonico. Perfino gli alberi hanno un disegno razionale e rigido. Molti uomini pensano che la razionalità sia la perfezione in contrapposizione alla spontaneità della natura. In realtà l’uomo stesso è spontaneità della natura.

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Restoratioveness L’Attention Restoration Theory (ART) di Rachel e Stephen Kaplan (1989), contrappone due tipi di attenzione; una diretta e una indiretta. La prima avviene in modo consapevole, richiede uno sforzo cognitivo e un impiego di risorse; la seconda si manifesta nel soggetto senza alcuno sforzo e si basa su un interesse spontaneo. Un uso prolungato di attenzione diretta, ad esempio lavorare a lungo ad un incarico, porta ad affaticamento mentale, mentre essere impegnati in attività che stimolano l’attenzione indiretta ha degli effetti rigenerativi sulla psiche. Secondo la teoria, l’esposizione ad ambienti naturali è il principale mezzo di attivazione dell’attenzione indiretta, favorendo così il recupero delle risorse personali, mentre trovarsi in ambienti che richiedono l’attivazione di attenzione diretta porta ad un affaticamento e ad un consumo di energia. L’assunto è che l’ambiente abbia un’influenza attiva sulle capacità attentive dell’uomo.

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Secondo ART, ci sono quattro componenti chiave che caratterizzano un ambiente rigenerativo:

Fascination – Indica la presenza di eventi e/o oggetti che attirano spontaneamente l’attenzione.

Being-away – Ambiente distinto fisicamente o concettualmente da quelli ordinari, consiste in un allontanamento dalla routine quotidiana.

Extent – Senso di coerenza tra gli stimoli presenti in un dato ambiente che genera immersione e invita all’esplorazione del luogo stesso.

Compatibility – L’affinità tra il luogo e le inclinazioni personali dell’individuo.

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Skyline di fine estate.

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In David’s mind.

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Tutto proviene e torna alla Madre.

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Simmetrie imperfette.

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Scorcio di serenitĂ .

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Almanecer en Habana vieja.

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Porta di casa dove è nata mia nonna.

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Color Palette Series: blu majorelle, yellow, green.

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Su di un mare di olio.

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Timidezza.

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Vorrei imparare dal vento a spostare le cose dalla cascata a cadere - summary of an amazing day - suggestions - organicintersection.

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A sud.

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What’s left is a memory of a memory of happiness.

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Quei famosi mille coloriâ&#x20AC;Ś <3

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Integrazione a Palermo.

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Per l’uomo non è possibile sopravvivere mentalmente in uno spazio fisico che sia privo di luogo, di scala e di significato. Abitiamo il mondo fisico strutturandolo all’interno di uno spazio mentale, convertiamo uno spazio naturale infinito e uniforme in luoghi definiti e attribuendo a essi significati culturali e mentali. L’interpretazione dello spazio può essere decifrata attraverso dati quantificabili, il luogo, invece, è un’entità unica, insita di storia e significato, che muta in base a come l’osservatore si rapporta alla tangibilità. È una realtà che si rivela mediante il valore che gli è stato attribuito nel tempo.

Ogni immagine e idea del mondo è composta da esperienze personali, apprendimento, immaginazione, memoria. I luoghi nei quali viviamo, quelli che visitiamo e attraverso cui viaggiamo, i mondi di cui leggiamo e che vediamo nelle opere d’arte, e i regni dell’immaginazione e della fantasia, tutto ciò contribuisce alle nostre immagini della natura e dell’uomo. Tutti i tipi di esperienza, da quelli legati più strettamente al nostro mondo quotidiano a quelli che sembrano spinti più lontano, si uniscono per creare la nostra immagine individuale della realtà. Non c’è ambiente fisico che non sia inserito e profondamente connesso con una componente sociale: la realtà e il percepente fanno parte dello stesso processo, vengono considerati un’unità, entrambi parte integrante del sistema stesso, in continua relazione.

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Paesaggio lunare in terra, Etna.

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Milano a mare - Nonluogo ed etnologia della solitudine.

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Spazi multifunzionali.

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Ciò che resta.. Mediterraneo!

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Buonuscita

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Matera-Lucania - CittĂ

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Matera-Lucania - Casa

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Cambio pelle.

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Da unâ&#x20AC;&#x2122;altra prospettiva. Piccolo paradiso nel mezzo tra oceano e deserto visto da un piccolo Cessna.

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Certe cose non possono aspettare.


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Un’indagine collettiva “Non importa che sia Parigi o la taiga siberiana, il paesaggio è ciò che abbiamo intorno, ciò che è fuori da noi: i grandi scrittori sono capaci di renderlo vivo, di costruire una relazione tra quel fuori e la propria personalità, la propria storia, indagando sé stessi insieme all’anima di un luogo […] Lo sguardo interroga, il paesaggio risponde o rimane muto; la scrittura del paesaggio è trascrizione di questo dialogo.” Le parole di Paolo Cognetti comunicano la compresenza di due dimensioni nello spazio: ciò che è dentro di noi e ciò che è fuori. Tutto quello che è la nostra vita si svolge nel rapporto tra queste due dimensioni. Lo scopo di What’s Left è indagare cosa sia questo rapporto, e intendiamo farlo in modo trasversale ed empirico. Se i grandi narratori del nostro tempo sanno comunicare e descrivere perfettamente questo rapporto, a noi interessa restituire la percezione di chi non è solito fare del racconto il proprio mestiere. Chi ha partecipato a questo esperimento non sapeva esattamente di cosa si sarebbe trattato poiché la richiesta di documentare ciò che rimane dell’esperienza di un luogo è un tema estremamente ampio. Quello che ne emerge è un’indagine collettiva inconsapevole, che aspira a esplorare il rapporto percettivo inconscio tra il soggetto e il luogo. Una ricerca che mira a trovare un sistema in grado di analizzare quanto emerso e restituirlo in chiave univoca, alla ricerca di un terreno percettivo che accomuni tutti noi.

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Per approfondire • •

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Baroni, M. (2008). Psicologia ambientale. Bologna: Mulino. Berto R., Barbiero G., The Biophilic Quality Index. A Tool to Improve a Building from “Green” to Restorative. Visions for Sustainability 8: 38-45, 2017 Bonnes, M., Secchiaroli, G. (1992). Psicologia ambientale. Introduzione alla psicologia sociale dell’ambiente. Roma: NIS. Giulia Nota G., Marian R., Callegari G., Berto R., Barbiero G., When Biophilic Design Meets Restorative Architecture: the Strambinello Project. Visions for Sustainability 8: 46-58, 2017 Ittelson et al., An introducion to environmental psychology, Holt, Rinehart & Wiston, New York, 1974, p.92 Lowenthal D., “Geography, experience and imagination: towards a geographical epistemology”, Annals of the Association of American Geographers, 51, 1961, n. 3, pp. 241-260. Neisser U., Conoscenza e realtà: un esame critico del cognitivismo, tr. it. Maria Bagassi, Bologna, Il Mulino, 1981. Nousiainen M., Lindroos H., Heino P., Valta M., Häkkinen J., Restorative Environment Design. Kymenlaakso University of Applied Sciences publications. Series A. Nr 76, Kouvola 2016. Proshansky, H.M., Ittelson, W., & Rivlin, L.G. (1970). Environmental Psychology: Man and His Physical Setting. New York: Holt, Rinehart & Winston. Sarah Robinson, Nesting. Fare nido, Safarà editore Pordedone, 2011, p. 11 Tuan Yi—Fu, Space and Place, The perspective

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What's Left - Ciò che resta  

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