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C O N T A N O

L’anima indaga su di sé Tra i tanti quesiti che affliggono la mente umana, c’è senza dubbio il problema del conoscersi, l’eterna domanda: “Chi sono io?”. Ma perché è cosi importante sapere chi si è?

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K Pasquale Merolla Classe IV H, Liceo Scientifico Tarantino, Gravina di Puglia. 84

onoscere se stessi significa anche e soprattutto sapersi costruire e progettare. Diventa, quindi, una ricerca necessaria ai fini del nostro ruolo nel mondo lungo il corso della vita. Uno scopo che senza conoscerci non potremmo raggiungere. Prima di affrontare il discorso della conoscenza di sé, credo sia opportuno approfondire le definizioni di “conoscenza” e di “se stesso”. Secondo una definizione generale, conoscere significa saper definire, controllare e discutere qualcosa che può essere a sua volta definito come ‘“oggetto” della conoscenza. E se esiste l’oggetto su cui l’atto del conoscere si configura, chi è che compie l’azione di conoscere? L’uomo, il soggetto. Risulta plausibile pensare che senza l’oggetto, la ricerca fatta dal soggetto non avrebbe inizio e che, quindi, la conoscenza non è altro che il nostro voler definire ciò che si presenta dinanzi alla nostra mente o ai nostri sensi. Per sé, invece, è comune intendere quella parte di noi che rimane tale, anche lungo il corso della nostra esistenza. Potremmo metaforicamente immaginare noi stessi come un oggetto circolare il cui nucleo rappresenta il “se stesso”, mentre la superficie, esposta a cambiamenti di ogni sorta, rappresenta la nostra esistenza e l’esperienza che attraverso essa facciamo del mondo. Ma da cosa ha origine la sfera, se non dal suo nucleo? L’identità gestisce il nostro essere, rap-

portato sia a noi stessi sia alla società che ci circonda. Creare un’identità è un compito importante quanto difficoltoso, ma pur sempre necessario. Il dilemma sorge spontaneo: cosa accade quando l’oggetto della conoscenza coincide con il soggetto? Ciò che dobbiamo conoscere è quella parte di noi che ci è estranea ma che è comunque legata al soggetto attraverso un rapporto di appartenenza e causalità. Il soggetto sa dell’esistenza, al suo interno, dell’oggetto da conoscere ma la sua presenza non è constatabile con i sensi. Proprio questo rende la ricerca di sé complessa, in quanto è una conoscenza probabile e non tangibile, a differenza di quella scientifica che segue l’osservazione della natura secondo la teoria quantistica. Tuttavia, conoscere implica far riferimento a nozioni ed informazioni in qualsiasi contesto e situazione e, quindi, il concetto stesso di conoscenza si configura come possibilità di educazione e formazione. Per cui, se per conoscenza intendiamo il processo e i contenuti che ci permettono di definire e cogliere l’oggetto, con autoconoscenza ci riferiamo essenzialmente all’autoformazione, poiché obiettivo sottostante è scoprire ed indagare le parti estranee all’essere costituendole come proprie. La ricerca filosofica dell’io è una riflessione necessaria su ciò che di noi non conosciamo e che, nel suo essere complessa, poiché strutturata da varie azioni autoconoscitive interne, è anche utile a fornire interrogativi sul nostro

DIOGENE N. 28 Settembre 2012


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senso nel mondo e su chi siamo (rappresentando un ampio argomento su cui pensare e dibattere in ambito filosofico). L’anima indaga su se stessa L’uomo è libero di costruirsi? Sì, lo è, ma sceglie di essere schiavo all’interno di una società in cui l’essere accettati dalla massa diventa unica ragione di vita e il conformismo regna sovrano. Il camaleonte che si riduce ad automa viene spazzato via dalla non distinzione, dall’essere simile ma non uguale, dal non avere libertà di pensiero e di espressione poiché questa è avvertita come pericolo di emarginazione e annichilimento sociale. Ne deriva che l’unico rimedio al cosciente annullamento di se stessi è l’anticonformismo che tuttavia comporta alcuni svantaggi. Questo difficile riemergere da un mare sociale inquinato dalle stesse ambizioni di un’intera popolazione, se ostentato o forzato, rischia di essere conforme a ciò che tutti vorrebbero: l’essere diversi non per essere individui con un sé pensante, ma per essere semplicemente notati e distinti dalla massa che di per sé non costituisce il raggiungimento di alcun obiettivo. La degenerazione dell’anticonformismo è detta “conformismo di nicchia” e consiste nel comportarsi come il gruppo o la minoranza impone di fare. L’individuo, quindi, perde la propria essenza, il proprio “io” per non essere solo, per potersi rifugiare in un luogo sicuro, circondato da altra gente che costruisce la sua identità attraverso uno stampo. Indossando una maschera, allo stesso tempo imposta e scelta, l’uomo non agisce attraverso se stesso, ma attraverso i ruoli altrui. Se agire significa anche pensare, con il conformismo l’uomo nega palesemente l’affermazione cartesiana dell’io (cogito ergo sum e ego sum ego existo). L’io perde identità e valore se non prende in considerazione il suo essere una “sostanza pensante”, gettandosi nella mischia, ignorando le sue stesse opinioni e i suoi pensieri. Ma, allora, la libertà esiste davvero? E se esiste, perché continuiamo a evitarla, a non amarla? Ognuno è libero di pensare che la libertà sia solo un’illusione e che quindi, evitandola, evita di illudersi

DIOGENE N. 28 Settembre 2012

Hypnos e Thanatos trasportano il corpo di Sarpedonte, cratere a figure rosse, 515 a.C., Villa Giulia, Roma.

e di far del male a se stesso. Chi sceglie di annullare il proprio individualismo, indossando la maschera del conformismo, non sceglie anche di non illudersi di essere libero? Sì, ma ha pur sempre effettuato una “libera” scelta. Allora in cosa consiste la libertà se non nella nostra capacità di compiere una scelta? La libertà esiste e ci appartiene a tal punto che la rendiamo un’illusione quando scegliamo di non seguirla. L’uomo, quindi, è libero di costruirsi e di realizzare spontaneamente la propria personalità e, avendo la capacità di scegliere, deve essere responsabile delle sue azioni e di quello che è. Che ruolo occupa la società nella conoscenza di se stessi? Citando Edoardo Boncinelli, “non esisterebbe l’io senza il collettivo, i due inesplorabili si tendono la mano”. L’aiuto del collettivo e l’aiuto di ognuno di noi che si costruisce, che ricerca, ama e vive la libertà. Gli altri ci aiutano a riflettere sul nostro io, ma che cosa è l’io? Secondo il precetto delfico e socratico del ‘“conosci te stesso”, la persona coincide con l’io e la sua conoscenza è di fondamentale importanza. Se la conoscenza del proprio io è un intimo dialogo con se stessi, la felicità risiede dentro di noi e l’unica via per

raggiungerla è, appunto, conoscersi. La ricerca della felicità Nella ricerca della felicità, quindi, non siamo soli, ma ci sono gli altri nella socialità che ci aiutano a definire chi possiamo divenire. Allora cosa può diventare l’uomo? Per la nostra stessa capacità di essere liberi, noi possiamo diventare qualsiasi cosa progettandoci volta per volta. Si è discusso su chi è e cosa può diventare l’uomo, ma non si è parlato della sua interiorità. L’uomo è il suo io consapevole, cioè la sua anima. Lungo l’evoluzione della storia greca, molti hanno cercato di dare una definizione di anima. Omero parla di psychè come quella parte di noi che, al momento della morte, vola via dal corpo diretta verso l’Ade. Anassimene discute dell’origine come aria che crea tutte quante le cose, dilatandosi e condensandosi. L’aria, essendo vicina all’incorporeo, è asòmatos cioè non-visibile, non-palpabile e priva di densità, divenendo quindi infinita. Secondo Eraclito, l’anima, estendendosi all’infinito, ha delle caratteristiche ben diverse da quelle assunte dalle cose fisiche. 85


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Democrito pensa che sia l’anima che il dero valide”. L’anima avverte il presnostro stesso non-sapere. All’uomo non corpo provengano dall’incontro di sante bisogno di una verità più alta. Seresta altro che fare professione di queatomi. Gli atomi dell’anima sono “più condo questo ragionamento l’uomo sta sua ignoranza e porsi delle domande. perfetti” rispetto a quelli del corpo e continua ad interrogarsi sul proprio saChi crede di sapere di più, infatti, non sono detti quindi “divini”. pere, attività che lo porta in seguito a è capace di domandare. Per poterlo fare Gorgia, invece, tende a far risiedere facapire che ciò che sa, in realtà, è probisogna voler sapere e, quindi, affercoltà intellettive ed emotive interaprio di non-sapere. mare prima di non sapere. mente nella psychè. Il ruolo delle domande è quello di far Con la sua definizione di anima, SoVerità e conoscenza di sé conoscere se le cose stanno in un modo crate dà alla cultura occidentale un conSi tratta di una conseguenza del prooppure in un altro. Ma è più difficile cetto che si è successivamente cesso domandare o rispondere? Alcuni filoaffermato come punto cardine nella sofi sottolineano che la domanda defistoria della filosofia. Egli distinnisce l’ambito e la direzione della gue ciò che l’uomo è in sé e risposta, di conseguenza, porre doper sé da ciò che ha. La mande è un compito più arduo prima riguarda del saper dare delle risposte l’anima, la seconda i alle stesse. beni materiali da La risposta alla domanda noi posseduti. iniziale “come si conoSecondo Sosce se stessi?” è stata crate, gli uodata e consiste nel mini si domandare. La cocurano noscenza è il maggiorfrutto succoso mente di dell’albero della ciò che nostra continua h a n n o, ricerca. A chi trascuspetta il dovere rando la di tenere l’all o r o bero rigoglioso e anima, in continua crep u r scita? Può semavendo brare una maggior contraddizione, valore. ma l’uomo è semL’uomo è pre solo nella sua riquindi ciò cerca. Gli altri ci che assoggetta aiutano a capire chi al proprio copossiamo essere, non chi mando il suo siamo. Ogni individuo è i. corpo: l’anima è una rig perso nei propri pensieri riPa lc , facoltà essenziale delguardanti sé e il mondo per ad vre av ou lL e re l’uomo. poter aiutare il prossimo nel suo e d de seo l fi u Se l’uomo è il soggetto della indagare. glio ., M A.C Mem conoscenza e l’anima ha la funGibran sosteneva che “la visione di un -450 none 0 0 5 , , coppa ateniese a figure rosse zione di dominare le azioni umane, è uomo non presta le proprie ali a un proprio l’anima che dirige la conoper cui, se altro uomo”. Le verità, se pur tristi, ci scenza di sé essendo essa stessa il sé di vogliamo davvero conoscere il vero, aiutano nella formazione dei rami della ogni uomo. La mia coscienza si interdobbiamo lavorare su noi stessi. Con nostra conoscenza. Sono basi solide e riroga su se stessa, essendo l’anima il mio “conosci te stesso” Socrate spronava cavate da noi stessi. La conoscenza di sé io consapevole. l’interlocutore nel raggiungere la radice è anche la conoscenza di ciò che è vero, Perché l’anima domanda? più profonda della sua comprensione e non c’è uomo, sulla Terra, che non Jeanne Hersh traduce il “so di non sadel vero, scoprendo debolezze, lacune e aspiri a conoscere la verità. Ognuno di pere” socratico come: “Ho stimolato il la propensione che ognuno ha nel farsi noi sa che la ricerca di se stesso non mio senso del vero a tal punto che la ingannare da se stesso. La conoscenza di potrà mai essere ostacolata: è una mia esigenza di verità non si accontenta sé ci esime dal vivere in un mondo fitgrande certezza, è una grande verità. K più delle apparenze che talvolta consitizio, nel quale l’illusione è creata dal i

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