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Dossier La seconda sessione sinodale dedicata all’ambito del Laicato

Anno XXXII n° 1 30 gennaio 2009

Redazione: piazza Duomo, 12 Brindisi E-mail: fermento@diocesibrindisiostuni.it tel. 340.2684464 | fax. 0831.524296

editoriale

Una Chiesa in cammino verso Roma Angelo Sconosciuto

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l Santo Padre Benedetto XVI ci aspetta: mercoledì 18 febbraio prossimo la Chiesa che è in Brindisi-Ostuni sarà in pellegrinaggio a Roma. È, a tutti gli effetti, una «Peregrinatio ad Petri sedem» e - dice sito internet della’Arcidiocesi - «vuole essere un modo per ricambiare la Visita del Santo Padre Benedetto XVI alla nostra Chiesa diocesana. Essendo l’anno paolino - si aggiunge - è previsto il pellegrinaggio, oltre che nella Basilica Vaticana e sulle tombe dei papi, anche presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura». La Santa Messa nella Basilica di San Pietro alle 7,30 e l’udienza con il Papa nell’aula Paolo VI alle ore 9 saranno i momenti pubblici e significativi di un’esperienza che segna davvero questo nostro cammino di Chiesa in sinodo. Chiesa che ascolta e chiesa che cammina insieme, mai tradendo il significato originario del termine, ci apprestiamo dunque non ad un semplice viaggio, ma ad una verifica in cammino. Ecco: la sessione sinodale la celebriamo nei diversi pullman e vogliamo celebrarla senza tanti fronzoli, ma ricordando ciò che il Papa ci ha detto a Brindisi, durante la celebrazione a Sant’Apollinare. «Sul binomio “santità-missione” - la santità è sempre forza che trasforma gli altri - la vostra Comunità ecclesiale, cari fratelli e sorelle, si sta misurando in questo momento, impegnata com’è nel Sinodo diocesano. Al riguardo, è utile riflettere che i dodici Apostoli - aggiunse - non erano uomini perfetti, scelti per la loro irreprensibilità morale e religiosa. Erano credenti, sì, pieni di entusiasmo e di zelo, ma segnati nello stesso tempo dai loro limiti umani, talora anche gravi. Dunque, Gesù non li chiamò perché erano già santi, completi, perfetti, ma affinché lo diventassero, affinché fossero trasformati per trasformare così anche la storia. Tutto come per noi. Come per tutti i cristiani». Una «lectio magistralis» in poche battute. E poi: «Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la sintesi dell’apostolo Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8). La Chiesa è la comunità dei peccatori che credono all’amore di Dio e si lasciano trasformare da Lui, e così diventano santi, santificano il mondo». Coraggio, dunque, in cammino verso Roma.

€ 1,00

Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96

All’interno del giornale ❑ primo piano La Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani Servizi a pag.

«Abitare la laicità da cristiani nella Chiesa per il mondo»: è stato il tema della lectio magistralis tenuta presso Santa Maria del Casale il 9 gennaio scorso. Le linee di riflessione proposte da Adriano Roccucci della Comunità di Sant’Egidio, insieme alle indicazioni proposte da don Alberto Diviggiano, hanno introdotto la sessione sinodale dedicata al protagonismo dei laici cattolici.

Alle pagine 7, 8 e 9

❑ diocesi Ultima tappa del nostro viaggio tra le aggregazioni laicali

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Servizi a pag.

❑ arte & cultura Chiese e opere d’arte. Alla scoperta dei nostri tesori

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Speciale a pag.

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La famiglia fonte di vita

Nella foto un momento dell’incontro mondiale delle famiglie (Città del Messico 14-18 gennaio 2009) © SIR

L’incontro mondiale per ribadire il ruolo insostituibile della famiglia

«O

ggi più che mai sono necessari la testimonianza e l’impegno pubblico di tutti i battezzati per riaffermare la dignità e il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e aperta alla vita, così come della vita umana in tutte le sue fasi». Lo ha detto il Papa intervenendo in collegamento video dal Vaticano nel pomeriggio di domenica 18 gennaio, durante la celebrazione della messa conclusiva del VI Incontro mondiale delle famiglie al santuario della Madonna della Guadalupe, in Messico, presenti oltre un milione di persone. Benedetto XVI ha particolarmente sottolineato l’esigenza di un sostegno alla famiglia, nell’attuale contesto socio-culturale che tende a metterla in discussione. Ha infatti affermato «che bisogna promuovere allo stesso modo provvedimenti legislativi e amministrativi che sostengano le famiglie e i suoi diritti inalienabili, necessari per poter far fronte alla sua straordinaria missione». Nel messaggio videoregistrato, diffuso allo Stadio Azteca di Città del Messico sabato 17 gennaio, in occasione della “Festa delle testimonianze”, Benedetto XVI aveva espresso una particolare «raccomandazione: quella della preghiera in famiglia», in particolare quella «di

ascolto che è più gradita al Signore di quella di domanda». Aveva anche auspicato che «la preghiera con la lettura e la meditazione dei testi biblici si diffonda largamente nelle famiglie cristiane», esortando anche «i responsabili della pastorale a farsene promotori convinti e perseveranti». Nello stesso messaggio aveva aggiunto che «la famiglia può portare la testimonianza vissuta e la professione esplicita della fede nelle relazioni ordinarie che intrattiene con i parenti, i vicini di casa, gli amici, i colleghi di lavoro, i referenti delle sue attività». In questo modo la famiglia diviene «soggetto di evangelizzazione nel proprio ambiente». Nel suo intervento di sabato 17, Benedetto XVI aveva anche affermato che «secondo il disegno di Dio, ogni persona deve nascere ed essere educata all’interno di una famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna. Generazione ed educazione costituiscono un unico processo». Al termine del collegamento audio-video Benedetto XVI ha annunciato che sarà la città di Milano ad ospitare, nell’anno 2012, il VII Incontro mondiale delle famiglie. Il tema del prossimo incontro sarà “La famiglia, il lavoro e la festa”.

Benedetto XVI: “Le famiglie cristiane siano luoghi di preghiera e meditazione dei testi biblici. Essa deve diventare sempre più soggetto di evangelizzazione nel proprio ambiente”


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Vita Diocesana

30 gennaio 2009

La famiglia, pilastro iniziative Intenso calendario di attività per le coppie della diocesi della nostra società

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a famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna ha un ruolo basilare nella società. Essa è il modello di convivenza ancora prevalente a livello sociale e svolge in-

sostituibili funzioni di trasmissione della vita, di formazione e di promozione della persona, di trasmissione di valori culturali e religiosi, di socializzazione, di educazione alla solidarietà. Per questo, la Costituzione italiana le riconosce importanza e diritti, impegnando lo Stato ad agevolarne sia la formazione sia l’adempimento dei compiti. Per promuovere e salvaguardare i valori e i diritti della famiglia, ma anche per aiutare la famiglia a maturare la consapevolezza del posto che le spetta nella vita politica, è sorto nel nostro Paese il Forum delle Associazioni Familiari, che finalmente, da alcuni giorni, è presente nella nostra Provincia. Il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari intende, in particolare, incidere positivamente sulla vita delle nostre città elaborando e proponendo agli Enti locali forme di politica familiare nei campi del lavoro, del fisco, della sanità, dei servizi sociali e scolastici, che valgano a promuovere e difendere la famiglia, sostenendola nelle difficoltà. In tal modo, opportunamente rappresentata, la famiglia potrà diventare, coerentemente con la concezione che di essa ha delineato la Costituzione, interlocutrice nel confronto politico ed istituzionale, soggetto attivo del welfare locale, attivandosi perchè la spesa sociale per la famiglia raggiunga, nei nostri Comuni, i livelli di quelli del Nord, di modo che le nostre città siano città a misura di famiglia , con un welfare sussidiario. E’ del tutto evidente, si legge nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, che il bene delle persone ed il buon funzionamento della società sono strettamente connessi “con una felice collocazione della comunità coniugale e familiare” (Gaudium et spes, 47).

Lorenzo Maggi

Nato il Forum provinciale delle Associazioni Familiari

La famiglia di Nazareth, modello di accoglienza e disponibilità Nella foto di Gianni Di Campi i partecipanti al campo estivo per le famiglie della diocesi

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ome è ormai consuetudine, la terza domenica di Avvento, la commissione famiglia diocesana ha proposto alle coppie un incontro di approfondimento e di riflessione su una tematica molto attuale quale l’affido. Le coppie della diocesi, si sono ritrovate il 14 dicembre presso i Rogazionisti di Oria dove Padre Nicola Mogavero ha sviluppato il seguente tema: L’ accoglienza di Gesù, affidato da Dio alla famiglia di Nazareth. Siamo stati sollecitati a riflettere sul fondamentale ruolo di testimonianza che le famiglie cristiane devono rivestire riguardo alle problematiche sociali quali nello specifico è l’affido. Padre Nicola, con un mirato confronto, ha voluto guidarci, come famiglie cristiane, nella riflessione, sollecitandoci a non avere timore di far conoscere Gesù con quello che siamo e in ciò intendeva le nostre paure e le nostre debolezze. Non ha voluto dirci molte parole, ma ci ha coinvolti nella visione del film “Cuore sacro ”. La storia, molto attuale, ha guidato alla riflessione sia sui ruoli che la società costringe ad assumere, inglobando nelle so-

vrastrutture da essa imposte soprattutto nelle relazioni tra persone con la conseguenza di essere considerati per ciò che si ha e non per ciò che si è; sia a quanto, a volte, pur circondati da tante persone, possiamo essere soli e ciò accade soprattutto quando perdiamo di vista i veri valori della vita. Alla fine del film il personaggio principale è sembrato sia stata un novello Francesco, spogliandosi di tutto, ma nuovamente “fuori” dalle regole agli occhi di chi si omologa. Attraverso l’esempio dei Santi siamo chiamati a diventare consapevoli che nei rapporti con Dio non ci sono mezze misure. Quando il Signore attraversa la nostra storia fa in modo di farsi vedere e di farci capire il senso della sua chiamata e se ci trova disponibili saremo in grado di partecipare alla costruzione del Suo regno sulla terra. Il Signore chiama, lo fa con modalità diverse, ma la prima reazione che si ha è di paura, poi si comincia a ragionare, ma pur sempre come uomini, non fidandoci di Dio. La Vergine Maria, la “chiamata” per eccellenza, la prescelta, anch’ Ella passò attraverso queste emozioni,

Maria, la donna “chiamata”, esempio per ogni famiglia

ma pronunciò il suo “eccomi” che ci valse la salvezza, perché ebbe fede. Anche la silenziosa figura di Giuseppe che pur in ombra, agisce ed opera per accogliere un figlio, a prescindere da tutto e da tutti, ci deve essere di esempio poiché a suo modo ha pronunciato il suo “ eccomi!”. Ciò di cui dobbiamo essere sicuri è la certezza che Dio promette e ciò che promette realizza, non abbandona mai. Così come i genitori di Gesù, anche le famiglie cristiane devono essere capaci di darsi disponibili agli altri ed accogliere fidandosi ed affidandosi, rinnovando così come Maria il proprio “sì” quotidianamente. Sulla scia della fiducia e della consegna, sempre come pastorale della e per la famiglia, all’inizio del nuovo anno, un nutrito gruppo di famiglie provenienti da tutta la diocesi si è ritrovato a trascorrere un fine settimana in Calabria presso il centro “Madonna Pellegrina” e “la Consolata” del villaggio Serrisi. È stato piacevole continuare le festività in un clima di condivisione fraterna. Infatti, ogni qualvolta ci ritroviamo insieme si è sempre pronti a condividere le proprie esperienze e questa è stata la volta di gioire per la prima neve della stagione invernale. Così alle grida di gioia e di meraviglia dei ragazzi nello scorgere le prime vette e i boschi innevati, si è

sommata la gioia dei grandi e il tutto accresceva nei cuori l’ emozione, nell’ attesa di potere finalmente godere della neve. Sulle piste di Lorica si sono annullate tutte le differenze di età; tutti, infatti siamo ritornati bambini e davanti alla magica distesa bianca solo pochi hanno resistito, tutti gli altri, slittino, paletta e addirittura un canotto in prestito e via giù in picchiata con frenate carambolesche o “catastrofiche”. E per deliziarci ancora di più è giunta l’incantevole nevicata che ha imbiancato, seppur per poco, Serrisi. Non è mancato veramente niente: ottima compagnia; ottima cucina (preparata e servita da noi, a turno!). Momenti forti sono state le celebrazioni che sottolineavano lo stile semplice dello stare insieme e il collegamento con le nostre comunità di appartenenza in una unione spirituale; con la sua famiglia ha voluto condividere la sua esperienza don Mimmo Muscogiuri, delicata e gioiosa presenza. Alla fine di queste giornate così spensierate è bello sentirsi pieni della gioia di stare insieme e pronti a voler ripetere esperienze così arricchenti altre volte ancora. Concetta Rita Tamborrino

formazione Gli incontri sono tenuti dal Vicario generale

Un percorso di riflessione sulla bioetica I

n data 15 gennaio 2009 è stato costituito in Brindisi il Forum Provinciale delle Associazioni Familiari. Sono stati eletti gli organi sociali: Presidente, l’avv. Lorenzo Maggi; Vice Presidente, i signori avv. Salvatore Amorella ed Arturo Destino; Componenti del Consiglio Direttivo, i signori: Dr.ssa Giovanna Martina, Carmela Balestra Bruno, Liliana Falcone, Prof.ssa Giovanna Lamacchia, Giuseppe Summa, Angela La Stella e Adriana Leo; Tesoriere, il sig. Pasquale Legrottaglie. Il Forum ha come principale fine istitutivo l’impegno per la tutela della famiglia, attraverso la elaborazione di progetti di politiche familiari da proporre alle Istituzioni nel campo della organizzazione del lavoro, del fisco, della sanità, dei servizi sociali e scolastici, di modo che la famiglia assuma il ruolo di soggetto attivo del welfare locale e sia incentivata la spesa sociale per essa, anche con forme di sostegno alle famiglie in difficoltà. L.M.

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l 18 ottobre scorso presso la Parrocchia Madonna della Consolazione in Leverano, il nostro Padre Arcivescovo, mons. Rocco Talucci ha aperto il nuovo anno pastorale incontrando le famiglie della diocesi e consegnando loro le linee di lavoro per il corrente anno, incentrate sul ruolo delle Associazioni professionali e di categoria. L’Arcivescovo ha ribadito l’auspicio che ogni categoria professionale abbia la sua identità cristiana in un’associazione di ispirazione cristiana che li rappresenti, affinché queste associazioni diventino «autentici cenacoli per una vibrante esperienza di preghiera e fucine di ardore missionario». Di particolare interesse sono gli incontri di formazione sulla bioetica, presentati nel corso della serata, che mons. Giuseppe Satriano, con la sua competenza, sta portando avanti da qualche mese. Il primo incontro in questione, ha avuto luogo il 30 novembre scorso sul tema “Vita umana tra sacralità e qualità della vita”. Tutta la relazione è stata incentrata sul concetto di persona che nel suo essere ha una dignità intangibile ed indispensabile che viene prima di ogni

altra concettualizzazione. Il credente non può disporre della sua vita e di quella del prossimo a suo uso e consumo. La vita propria e degli altri è un dono da salvaguardare con massima diligenza e da restituire a Dio e per questo va tutelata e custodita. Il secondo incontro si è svolto il 18 gennaio scorso, anch’esso presso l’Aula Magna di Piazza Duomo a Brindisi sul tema “Il mito del figlio perfetto (diagnosi prenatale, …)”. Mons. Satriano in questo incontro ha presentato le tecniche usate per la diagnosi prenatale dividendole tra invasive e non invasive per la madre e per il feto. È partito dalla domanda se il figlio è un dono di Dio che si accoglie o è un prodotto che si fabbrica. Oggi c’è un forte individualismo che da un lato esaspera la ricerca di una vita felice e dall’altro lato spinge alla paura della solitudine: tutto si gioca sul concetto se l’embrione è persona. La risposta per noi cristiani è affermativa e ci viene data dal profeta Geremia 1,5 (Prima di formarti nel grembo materno, già ti conoscevo). Le due testimonianze, tenute da due coppie, sono state fortemente incentrate su come

Le famiglie sulla neve © G. Di Campi

ogni figlio è un dono di Dio e che le tecniche terapeutiche possono anche sbagliare a svantaggio della vita umana. Le due coppie hanno così comunicato la gioia di abbandonarsi completamente alla volontà del Signore, sicuri che Egli è sempre Padre e Amore. Antonella Durante


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Pastorale della Famiglia

20 febbraio 2009

La vita va difesa. terza edizione Celebrata anche quest’anno la Festa della Promessa Sempre

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a XXXI Giornata per la vita ha visto protagoniste, il 1° Febbraio scorso presso la sala della Parrocchia S. Vito in Brindisi, le organizzazioni nazionali e locali che hanno come obiettivo la salvaguardia della vita in tutte le sue manifestazioni. L’incontro, patrocinato dall’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni e condotto dal Dr. Antonio CARETTO, presidente del Movimento per la Vita , ha dato voce alle testimonianze di coloro che quotidianamente operano a favore delle fasce più deboli e bisognose. Sono intervenuti nell’ordine: Luigi RUSSO, psicologo responsabile del Centro Rieducativo “Ambarabà” di Lecce e presso la “Nostra Famiglia” di Ostuni, che ha fornito un’attenta lettura psicologica della sofferenza, impreziosita da un preciso excursus biblico ed evangelico sul “valore” delle esperienze dolorose; Anna ROSATO, responsabile vicariale per la pastorale della Salute di Locorotondo e Ministro straordinario della Santa Comunione, affiancata dalla Sig.ra Luisa, visitatrice degli infermi, che ha comunicato quali siano oggi le maggiori sofferenze degli anziani; Giovanna MARTINA, direttrice del Consultorio Familiare Diocesano e Presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Brindisi, che ha testimoniato alcune tra le sue più for-

ti esperienze sulla sofferenza delle donne che affrontano un aborto; Maria Rosa INTIGLIETTA, componente del Consiglio direttivo dei Medici Cattolici della Provincia di Brindisi, che ha illustrato la posizione della propria Associazione contraria a qualsiasi forma di eutanasia ed accanimento terapeutico; la sorella Maria CARROZZO, della Croce Rossa Italiana, che ha fornito notizie sull’organizzazione e compiti di detto Istituto. Le toccanti testimonianze di coloro che attivamente promuovono e tutelano il dono della vita, si sono alternate su un palcoscenico ove le voci dei due lettori, Antonio MASSARO e Lucio SCONOSCIUTO, hanno declamato brani tratti dal Messaggio dei Vescovi per la Giornata Nazionale per la Vita. Una citazione particolare meritano anche gli altri componenti dell’Associazione “Teorema Group”, che coordinati dal Direttore Artistico, Stefania SALAMINA, hanno costituito la colonna sonora dell’evento: Maria Antonietta ROMANO, Margherita TONDO, Marco MASSARO e Gianni MANCA, voci del gruppo; Antonio PERRUCCI, addetto alla regia, luci ed audio; il Presidente Vincenzo GATTO. Al termine della serata, S.E. Rev.mo Mons. Rocco TALUCCI è intervenuto con un messaggio di speranza e di incoraggiamento, ricordando ai numerosi partecipanti che la vita è il più prezioso dei doni divini e come tale va difesa.

Dora Errico

I vescovi italiani e la famiglia

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iamo profondamente grati al card. Bagnasco per aver voluto rilanciare l’allarme per l’incombere di una crisi che rischia di travolgere le famiglie italiane»: lo ha detto Giovanni Giacobbe, presidente del Forum delle Associazioni Familiari dopo l’intervento del presidente dei vescovi italiani in apertura del Consiglio permanente (26-29 gennaio). «Provvedimenti come social card e bonus familiare sono positivi, - ha aggiunto Giacobbe - ma richiedono adeguate modifiche per evitare che si rivolgano contro le stesse famiglie (come nel caso del Bonus dal quale, come nota il card. Bagnasco “le famiglie con figli a carico rischiano ancora una volta di essere le più penalizzate»)”. Secondo Giacobbe «la richiesta di un fisco a misura di famiglia che oltre un milione di cittadini hanno sottoscritto nei mesi scorsi e che ora i vescovi italiani rilanciano potrebbe rivelarsi la soluzione giusta per avviare una stagione nella quale prendano corpo ‘le strategie più innovative e ad un tempo effettivamente più incisive».

Fidanzati, cioè chiamati ad amare S

ono circa le cinque del pomeriggio. È domenica (15 febbraio). Il cielo non promette nulla di buono, fa freddo. Molto freddo. È proprio una di quelle giornate in cui uno se ne starebbe rannicchiato vicino al fuoco, magari a vedere un bel film, con la curiosità di sapere ogni tanto i risultati delle partite di calcio. Il cielo sembra indeciso, non sapendo se lasciare spazio a minacciosi nuvoloni o a qualche tenace raggio di sole, da tardo pomeriggio. In questa indecisione, invece, il vento ha le idee ben chiare. Io mi trovo a Brindisi e sono con Francesca, la mia fidanzata, all’ingresso della chiesa di S. Maria del Casale. Non so esattamente quante persone possano entrare in questa chiesa, ma certamente siamo in tanti, tantissimi: coppie di fidanzati, i loro animatori, molti parroci. La diocesi ha voluto organizzare anche quest’anno la Festa della Promessa, il raduno per i fidanzati che seguono nella propria parrocchia il cammino in preparazione al matrimonio. Ricostruendo questo pomeriggio domenicale, non mi va tanto di fare la cronaca dei vari momenti previsti dal programma, quanto invece di ricordare i volti, alcune frasi, e le sensazioni provate alla fine di un “bel pomeriggio insieme”. Fin dall’ingresso è stato come se ci trovassimo in una grande famiglia, a guardarsi curiosamente attorno, sapendosi accanto. Già, perché quando ad un certo punto si sceglie di fare sul se-

Un momento della Festa dei fidanzati © L. Cataldo

rio, volendo raggiungere una tappa importante qual è il proprio matrimonio, si crede facilmente di essere soli, che come al solito per gli altri è più facile. Il colpo d’occhio sull’assemblea, invece, ci fa pensare che la nostra coppia, come tutte le altre, è solo all’inizio di una grande avventura, tutta da scoprire. La prima scoperta? Aver saputo dalla testimonianza di due fidanzati che esiste una “vocazione” al matrimonio. Vale a dire: non è cosa semplice,

«La mano che ogni giorno stringo a me è un tesoro da proteggere e custodire»

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i chiamiamo Antonio e Claudia, rispettivamente di 34 e 30 anni. Una coppia come tante altre in Brindisi con un lavoro da operaio in una delle ditte, pagamenti irregolari, un piccolo mutuo da pagare per una casa minuscola, mancanza di certezze lavorative; Claudia, casalinga, con un lavoro precario che ha dovuto abbandonare alla nascita del primo figlio , attualmente di due anni. Nel mese di giugno dello scorso anno scopriamo di aspettare un secondo figlio. Immediate discussioni tra di noi. La nostra condizione economica non ci permette la presenza di un altro figlio e poi Claudia contava di riprendere a lavorare con l’avvio alla scuola materna del nostro primo fi-

ma è il Signore che ci ha chiamati, come a voler chiedere il nostro aiuto per poter dipingere questa bellissima tela, grande quanto la nostra stessa esistenza. Chiamati ad amarci. Non certo ad amare un’idea, di lui o di lei, bensì i suoi occhi, le sue fragilità; ascoltare il suo respiro per capire i suoi affanni, la sua presenza, le sue assenze. Sapere, ogni giorno, che la mano che stringo a me è un “tesoro, conservato però in uno vaso di creta”, perciò da proteggere e custodire tenacemente. E giungere un giorno, magari, a poter ringraziare il Signore con l’ammirevole e disarmante semplicità di Cristina, fiera di poter testimoniare cinquant’anni

di matrimonio, quattro figli e nove nipoti. Le sue parole sanno di vera vita vissuta, “fondata sulla roccia”, guidata dall’unica ricetta che vuole donarci: “affidatevi ogni giorno al Signore, lui sa come guidarci!”. Alla conclusione di un bel pomeriggio vissuto “in famiglia”, l’immagine più lieta e più confortante è forse quella di noi coppie, tutte al centro della navata, in fila, a consegnare nelle mani del nostro arcivescovo “il nostro progetto” di vita insieme. Simbolicamente, per affidare al Padre e alla materna tenerezza di Maria la nostra umanità, i nostri sogni…la nostra futura famiglia. Massimo Ligori

Il grazie di una giovane coppia ai volontari del Centro Aiuto alla Vita glio. Cominciamo a litigare, la soluzione migliore in questo momento è l’aborto. Ci rivolgiamo al consultorio della A.S.L., il certificato per l’I.V.G. è pronto, la data fissata, tutto è pronto per liberarci di questo problema inaspettato. La psicologa del Consultorio cerca di convincerci a tenere questo figlio, Claudia comincia ad avere qualche perplessità, ma è decisamente più semplice eliminare il problema. Inaspettatamente, la provvidenza arriva con un incontro casuale, proprio in quei giorni, tra la psicologa del Consultorio e una delle volontarie del Centro di aiuto alla Vita, Giovanna. Dopo il primo incontro cominciamo a sentirci non più soli, c’è un gruppo di persone che ci accompagnerà, ci

aiuterà, sarà con noi ad affrontare le difficoltà, forse saremo sostenuti. Ancora discussioni, alla fine decidiamo e possiamo comunicarlo alle nostre famiglie: Aspettiamo un altro figlio! Al momento della nascita, avvenuta un mese fa, Claudia piange quando si ritrova il bambino tra le braccia, non era accaduto per il primo, grande è anche la mia emozione. Questo è un figlio, strappato alla morte dalla tenacia degli operatori del Centro Aiuto alla Vita che sono stati accanto a noi e che continuano a sorreggerci economicamente e affettivamente. Noi pensiamo che questo figlio non è stato voluto solo da noi due.

riflessioni La famiglia al centro dei lavori sinodali

La famiglia è vera esperienza di sinodo R

iferire la realtà della famiglia nell’esperienza umana della comunione e scoprire una dimensione vitale del nostro essere Chiesa, significa afferrare che la famiglia è una permanente esperienza di sinodo. Sinodo significa camminare insieme, e niente più della realtà familiare esprime questo significato, in famiglia, infatti, si sta insieme, si cammina insieme, si condivide insieme le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce, ci si sollecita insieme a raggiungere la meta dell’amore, ma anche a guardare la misericordia e l’amore di Dio. Il tema della famiglia è stato oggetto di accenni e citazioni durante i lavori sinodali. In essa sono stati messi in evidenza tutte le contraddizioni in cui si trova a vivere oggi la famiglia. Quale famiglia annunciare oggi al mondo moderno e come annunciare il vangelo della famiglia? A parere di don Giancarlo Gozzi, che durante la prima sessione sinodale dedicata alla Pastorale Organica ha tenuto la lectio magistralis, è decisiva l’attenzione alla vita di famiglia. Essa

è il luogo fondamentale privilegiato dell’esperienza affettiva. Di conseguenza deve essere anche il soggetto centrale della vita ecclesiale. Nelle parrocchie dove si è cominciato a percorrere la strada della catechesi familiare nelle sue diverse modalità e livelli, ci si accorge che non poche famiglie si lasciano coinvolgere con serietà in percorsi formativi; Per molti la preparazione al matrimonio e alla famiglia è occasione di contatto con la comunità cristiana dopo anni di lontananza. Deve diventare un percorso di ripresa della fede, di approfondimento dei suoi contenuti, ma anche un’occasione per promuovere relazioni e per dar inizio ad accompagnamento di cui anche la coppia oggi ha maggiormente bisogno. Per questo il cammino di preparazione deve trovare continuità per poi avere cura del momento della nascita dei figli, per sapere cogliere la richiesta di catechesi e dei sacramenti dei propri figli, per essere vicino quando sopraggiungano momenti difficili della vita sponsale e familiare sia a causa di malattie o lutti, ma anche a causa di situazioni di irregolarità.

© L. Cataldo

“L’adulto (famiglia) oggi si lascia coinvolgere in un processo di formazione e in un cambiamento di vita soltanto dove si sente accolto e ascoltato negli interrogativi che toccano le strutture portanti della sua esistenza: gli affetti, il lavoro, il riposo “ La famiglia infatti, è il luogo qualificato nel quale si diventa uomini e si può essere preparati a essere cristiani. Entrare a far parte della comunità cristiana è un passo successivo, che nasce dalla fede e dal battesimo. G.R.


6 Sempre più urgenti politiche per la famiglia

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econdo l’insegnamento sociale cristiano la famiglia, lungi dall’essere solo oggetto dell’azione politica, può e deve diventare soggetto di tale attività. La famiglia, infatti, è il fondamento del sistema sociale dello Stato. Attingendo al diritto naturale, la Costituzione italiana la configura come società fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna. E le riconosce le capacità e le competenze necessarie per lo svolgimento di compiti che altri non può assumere e che, peraltro, sono di vitale importanza per la comunità politica: trasmettere la vita, formare la persona, educare alla solidarietà. Di qui, da un lato, l’interesse e il dovere dello Stato di tutelare la famiglia e di agevolarne lo svolgimento del ruolo naturale e, dall’altro lato, il diritto-dovere della famiglia di partecipare alla vita sociale e politica, con una presenza propositiva ed attiva nella elaborazione e nell’attuazione delle cosiddette politiche familiari. Per questo si richiede una forte sinergia tra Istituzioni pubbliche e famiglia, tale da produrre progetti, iniziative, leggi ed interventi che salvaguardino i valori della famiglia “dalla promozione dell’intimità e della convivenza familiare al rispetto della vita nascente, alla effettiva libertà di scelta nell’educazione dei figli”, come riportato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, e che sostengano le famiglie, specialmente quelle che sono nel bisogno nonché quelle che sono ormai vicine alla soglia della povertà. Prevedere, allora - da parte dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali, di concerto con l’associazionismo familiare, nel contesto di pro-

Famigliando

15 marzo 2009

LORETO 1 Le famiglie della diocesi in pellegrinaggio alla Santa Casa

Cronaca di un viaggio d’amore I

l pellegrinaggio è un viaggio interiore ed esteriore, un fenomeno non solo religioso, ma anche sociale che giustamente raffigura l’evoluzione del costume, della cultura, dello stile di vita. Il sentimento religioso si materializza e si esprime con ritualità singole e di gruppo che, con il pellegrinaggio, prendono forme e coralità particolarmente forti ed espressive. L’iniziativa, di questo reportage di impressioni e/o pensieri, intende fare luce su questi sentimenti, su queste forme, su queste modalità che investono la sfera intima e personale e si mettono prepotentemente a nudo, rappresenta incisivamente ed emozionalmente volti, sguardi, azioni che gli stessi pellegrini hanno prodotto e realizzato con un verismo ed una puntuale capacità di cogliere quella realtà concreta e spirituale, drammatica e gioiosa che si esprime nel giungere alla meta. In passato, il pellegrinaggio ha sempre avuto una connotazione penitenziale, legata al sacramento della riconciliazione. Oggi il pellegrinaggio assume significati diversi a seconda delle mete degli stessi, dei luoghi e delle intenzioni personali e comporta sempre il partire, il lasciare le proprie case, la propria famiglia, le proprie attività e percorrere un viaggio affrontando anche alcuni piccoli disagi. Ognuno poi decide di compierlo per qualche motivazione particolare: un’esigenza di conversione, un’esigenza di penitenza,

Il gruppo delle coppie partecipanti al pellegrinaggio © F. Destino

un’intenzione di preghiera, una richiesta di grazia e il ringraziamento per una grazia ricevuta. Con questi sentimenti, per il quinto anno consecutivo e senza segni di stanchezza, si è svolto nel weekend 28 Febbraio-1° Marzo il pellegrinaggio a Loreto organizzato dalla pastorale della Famiglia, al quale hanno preso parte circa 70 famiglie, 154 pellegrini della diocesi di Brindisi-Ostuni. La giornata di sabato mattina ac-

compagnati da un bellissimo sole tutto il gruppo ha iniziato la stupenda esperienza di Loreto che si è svolta seguendo lo stile di un vero e proprio ritiro spirituale con diversi momenti di preghiera comunitaria alternati alla preghiera e alla meditazione personale: le confessioni personali, la sosta nella santa casa dell’Annunciazione, la santa Messa concelebrata dal vicario mons. Giuseppe Satriano, da don Massimo Alemanno e don Cosimo Rolli.

Dopo l’intensa giornata, la serata è stata dedicata all’adorazione del Santissimo Sacramento. Tanti i momenti che hanno rafforzato il senso di unità: il segno più evidente è stato suscitato dalla presenza del nostro padre e pastore l’arcivescovo monsignor Rocco Talucci che ha condiviso i diversi momenti adorazione, celebrazione e la stessa tavola. Gennaro e Teresa Romano

LORETO 2 Giornate intense tra spiritualità e convivialità

Eucarestia alimento delle famiglie cristiane L

grammi pluriennali e con una chiara definizione delle priorità - contributi alle famiglie con più di due figli, prestiti e mutui agevolati alle famiglie, sostegni per l’accesso alla prima casa, riduzioni dei costi di tariffe e servizi proporzionate al numero dei componenti familiari, agevolazioni di imposte per le famiglie, un redditometro (isee) più equo per famiglie con tanti figli e con situazioni di disabilità o non autosufficienza, sostegni alle famiglie con anziani o disabili o che svolgano servizi di cura, sostegni alla territorialità e domiciliarità degli interventi di cura, sostegni ai genitori per la scelta del progetto educativo ritenuto più adeguato ai figli, potenziamento dei servizi per i compiti generativi ed educativi, servizi per la prevenzione o la cura delle crisi coniugali: queste alcune tra le politiche familiari più urgenti. Attese anche le angoscianti diagnosi economiche degli ultimi tempi, che impongono maggiori sensibilità e attenzioni al disagio economico sociale di un numero purtroppo sempre crescente di famiglie. Lorenzo Maggi

a prima parte di sabato 28 febbraio è stata vissuta all’insegna della riconciliazione; ci siamo ritrovati nella Santa Casa dove i nostri sacerdoti hanno celebrato la Santa Messa insieme ad un’assemblea in grande raccoglimento. Nel pomeriggio, finalmente, il momento della riflessione guidata da don Giuseppe Satriano: dalla lettera di San Paolo agli Efesini il brano da cui attingere la riflessione. Ciò che è stato colto è che la lettura a primo impatto può risultare un po’ lontana dalla nostra realtà, ma la Parola ci ha svelato il suo mistero ed è emerso che il brano ben si adatta ad una rilettura “moderna”. Le immagini suscitate ci hanno permesso di cogliere le seguenti riflessioni: due sono i rapporti fondamentali che costituiscono una famiglia; il primo quello tra i coniugi dal quale dipende il secondo, genitori-figli. Si coglie nel brano la diversità dei ruoli di marito-moglie/padre-madre, verso cui siamo chiamati, una diversità che vissuta pienamente ci permette di interiorizzare completamente e compiutamente la nostra identità di coniugi. Del mio essere IO in funzione del TU e del completarsi nell’essere un NOI rispetto ai figli. Ciò presuppone che alla base ci sia così come sottolineato da S. Paolo un aspetto importantissimo, quello del rispetto nel senso più alto del termine, inteso come capacità di rispecchiarsi e riconoscersi nell’altro/a. Se come coniugi siamo in grado di essere aperti al dialogo, siamo capaci di reciprocità e si può essere genitori. La reciprocità in questo caso prende il sopravvento si è consapevoli che l’uno è al servizio dell’altro e insieme si condivide un cammino, ma in questo, ognuno deve anche lasciarsi amare rendendosi disponibile all’altro e

agli altri. Questo tipo di relazione è quella che più si avvicina al mistero dell’ Amore di Cristo, il mistero che culmina sulla Croce laddove Dio ha espresso il suo Amore per l’umanità senza condizioni. Anzi ad una unica e suprema condizione: la misericordia. È questa la logica immensa di Gesù, il suo stile, dal quale dobbiamo attingere quotidianamente per riempirci di Grazia ed essere rilanciati “dentro” giorno per giorno. La “ricarica” quotidiana la otterremo quando riuniti in famiglia riusciamo a fare della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio un vero bisogno, realizzando la piccola chiesa domestica. Nell’Adorazione Eucaristica, guidati da don Massimo, si è affrontato il tema delle tentazioni. Le domande forti e motivanti ci hanno sollecitati a riflettere su quelle che sono le tentazioni nel vissuto di ogni coppia domande che sono per lo più latenti in ognuno di noi: “L’uomo cerca pane e vita ed è una cosa giusta, ma da questo desiderio buono si può arrivare a cercare solo il proprio star bene. La vita non è ciò che si possiede, non è nemmeno limitata allo star bene. C’è un altro pane.” Da quale delle tentazioni dei beni materiali ci sentiamo più attratti come coppia? Il potere non è malvagio ma lo può diventare quando è assolutizzato, quando diventa un idolo. Ecco la scorciatoia : comandare, decidere, dimenticare il dialogo, il confronto, la fatica di camminare insieme. Da quale delle tentazioni del potere ci sentiamo più attratti come coppia? È la voglia di miracoli, di segni forti , di un Dio interventista che lancia fulmini sui cattivi. Non coinvolgerlo nelle tue rabbie o vendette. Da quale tentazione “religiosa” ci sentiamo più at-

tratti come coppia? Questi gli interrogativi sui quali ogni coppia è stata invitata a confrontarsi, ma soprattutto l’invito è stato quello di fare “deserto ” in ciascuno e a cogliere l’opportunità che ci viene data proprio dalla Quaresima, periodo che ci chiede di prepararci, per essere pronti ad essere ricondotti verso il Padre. Significative e pregne di affetto paterno le sollecitazioni che padre Arcivescovo ci ha voluto donare in queste giornate incoraggiandoci come famiglie a fortificarci nella fede consolidando il sacramento, il nostro matrimonio quotidianamente, attingendo alla fonte della speranza: l’Eucaristia rendendoci sempre più degni e anche orgogliosi di essere famiglia cristiana.

Concetta Rita e Franco Lanzillotti

Paolo parla ancora alle famiglie del nostro tempo P

er celebrare i 2000 anni della nascita di S. Paolo, le Comunità Parrocchiali di Veglie e l’Istituto secolare S. Famiglia hanno organizzato dal 6 al 12 marzo 2009 la Settimana Paolina. Durante questa settimana è stata allestita nei locali della biblioteca comunale una mostra che ripercorre, attraverso 12 pannelli, i principali eventi della vita dell’apostolo Paolo, presi dagli Atti degli Apostoli, dalle Lettere e dai contenuti del suo messaggio. La mostra ha offerto l’opportunità di mettere particolarmente in evidenza il grande impegno di Paolo nel diffondere il Vangelo a tutte le genti. La serata dell’8 Marzo

ha visto come protagonista la famiglia. L’incontro sul tema: “Famiglia:casa sulla Roccia” è stato caratterizzato dalla presenza e dalla partecipazione di tantissime coppie e famiglie ed è stato particolarmente intenso e significativo. Ad introdurre il tema sono stati i coniugi Arturo e Anna Maria Destino, responsabili della Pastorale Familiare Diocesana che hanno presentato la famiglia come Chiesa domestica, come comunità che annuncia, celebra e testimonia il Vangelo e come luogo primario dell’educazione ai valori umani e alla fede cristiana. In seguito sono intervenuti i coniugi Pino e Isa Monta-

naro di Ostuni che hanno dato testimonianza della loro vita coniugale attraversata, come nella maggior parte delle coppie, da un periodo buio e di crisi, superato grazie all’aiuto della preghiera e dello Spirito Santo che li ha sempre sostenuti compiendo un cammino di fede. La loro storia insegna che una famiglia che prega insieme sarà una famiglia unita. Non sono, infatti, gli interessi economici né quelli culturali o ideologici a mantenere la famiglia nell’unità di amore, bensì la forza che viene da Dio e che si ottiene con la preghiera. A concludere il dibattito è stato Don Massimo Alemanno, assistente

Diocesano della Pastorale Familiare che ci ha ricordato come i primi educatori alla fede sono i genitori e luogo insostituibile della catechesi è la famiglia. I genitori non solo devono preoccuparsi dei figli sul piano economico, sociale e culturale, ma soprattutto sul piano della fede. Il dono più grande che i genitori possano fare ai loro figli è la comunicazione dei primi germi della fede e lo sviluppo di essi. Le nostre famiglie, come quella di Nazareth, devono essere animate dalla comunione che trova la sua forza di coesione nella partecipazione alla carità di Dio.


12 Paolo parla ancora alle famiglie del nostro tempo A causa di una non ottimale qualità della stampa, l’articolo dal titolo “Paolo parla ancora alle famiglie del nostro tempo”, pubblicato a pagina 6 del precedente numero (n° 3 del 15 marzo 2009), è risultato di difficile lettura. Scusandoci con i lettori e con gli autori, lo riproponiamo integralmente.

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er celebrare i 2000 anni della nascita di S. Paolo, le Comunità Parrocchiali di Veglie e l’Istituto secolare S. Famiglia hanno organizzato dal 6 al 12 marzo 2009 la Settimana Paolina. Durante questa settimana è stata allestita nei locali della biblioteca comunale una mostra che ripercorre, attraverso 12 pannelli, i principali eventi della vita dell’apostolo Paolo, presi dagli Atti degli Apostoli, dalle Lettere e dai contenuti del suo messaggio. La mostra ha offerto l’opportunità di mettere particolarmente in evidenza il grande impegno di Paolo nel diffondere il Vangelo a tutte le genti. La serata dell’otto marzo ha visto come protagonista la famiglia. L’incontro sul tema: “Famiglia: casa sulla Roccia” è stato caratterizzato dalla presenza e dalla partecipazione di tantissime coppie e famiglie ed è stato particolarmente intenso e significativo. Ad introdurre il tema sono stati i coniugi Arturo e Anna Maria Destino, responsabili della Pastorale Familiare diocesana che hanno presentato la famiglia come Chiesa domestica, come comunità che annuncia, celebra e testimonia il Vangelo e come luogo primario dell’educazione ai valori umani e alla fede cristiana. In seguito sono intervenuti i coniugi Pino e Isa Montanaro di Ostuni che hanno dato testimonianza della loro vita coniugale attraversata, come nella maggior parte delle coppie, da un periodo buio e di crisi, superato grazie all’aiuto della preghiera e dello Spirito Santo che li ha sempre sostenuti compiendo un cammino di fede. La loro storia insegna che una famiglia che prega insieme sarà una famiglia unita. Non sono, infatti, gli interessi economici né quelli culturali o ideologici a mantenere la famiglia nell’unità di amore, bensì la forza che viene da Dio e che si ottiene con la preghiera. A concludere il dibattito è stato don Massimo Alemanno, assistente diocesano della Pastorale Familiare che ci ha ricordato come i primi educatori alla fede sono i genitori e luogo insostituibile della catechesi è la famiglia. I genitori non solo devono preoccuparsi dei figli sul piano economico, sociale e culturale, ma soprattutto sul piano della fede. Il dono più grande che i genitori possano fare ai loro figli è la comunicazione dei primi germi della fede e lo sviluppo di essi. Le nostre famiglie, come quella di Nazareth, devono essere animate dalla comunione che trova la sua forza di coesione nella partecipazione alla carità di Dio. I Responsabili dell’Istituto Santa Famiglia di Veglie

Famigliando

12 aprile 2009

spiritualita’ Una giornata intensamente vissuta ad Ostuni

Quando la famiglia guarda alla croce S

i è svolta il 29 marzo scorso in Ostuni alla presenza dell’arcivescovo Mons. Rocco Talucci la Giornata Diocesana di Spiritualità per le famiglie, organizzata dalla Commissione Diocesana per la Famiglia presieduta da don Massimo Alemanno. Nel lungo percorso quaresimale, quando la liturgia cristiana impone il digiuno e l’astinenza, è necessario darsi un tempo per leggersi e leggere, perché nell’atto del leggerci noi possiamo approfondire la nostra fede e recuperare l’integrità della nostra persona, spesso sopraffatta dalla schizofrenia del quotidiano, vincere la paura del pensare e aprirci ai doni e alle novità della vita. All’interno della vita familiare è importante, inoltre, non solo leggere se stessi ma saper leggere l’altro, (il proprio coniuge e i propri figli) con le sue esigenze, le sue attese ed i suoi progetti perché molto frequentemente capita che sovrapponiamo le nostre scelte e i nostri desideri ai suoi. La famiglia è invece il luogo in cui ognuno deve essere se stesso nella fiducia che l’altro ci accolga nonostante tutto. Non ci possono essere omologazioni in una famiglia perché questo significherebbe che qualcuno sta perdendo e la ricchezza, che nasce dalle diversità, diverrebbe motivo di incomunicabilità. Con queste riflessioni di fondo continuiamo a credere alla famiglia e a tutte le occasioni che ci permettono di farla crescere nella consapevolezza e nell’amore. Ringraziamo, pertanto, l’Ufficio diocesano della Pastorale Familiare per aver fornito alle nostre famiglie un momento di riflessione per ritrovarci, re-incontrarci alla presenza di un ospite d’eccellenza: Gesù Cristo. Sulla presenza continua di questo ospite nella nostra vita familiare si è svolto il primo momento di spiritualità tenuto da don Massimo, che ha commentato il brano del vangelo di Giovanni delle nozze di Cana: Gesù invitato al matrimonio di

Le famiglie rivivono la via crucis nel centro storico di Ostuni © F. Destino

questi due giovani sposi, dà dignità alla loro relazione e rende loro la vita piena e gioiosa. Non sempre siamo consapevoli dell’azione di grazia che il Signore svolge nella nostra vita familiare, eppure egli contribuisce a fornirci energia per accogliere i figli e la vita nelle sue diverse manifestazioni, per reagire alle insidie del consumismo, dell’infedeltà, della monotonia. Gli sposi, nell’episodio del Vangelo di Giovanni non si accorgono che il vino è finito, ma c’è chi vede ed intercede perché la gioia sia piena e addirittura capovolge la tradizione dei banchetti dove si usava servire il vino meno buono alla fine. Nel banchetto di Cana il vino è sempre buono: Gesù con squisita umanità difende questa sua famiglia sin dal suo nascere, la solleva dalle difficoltà, la introduce in un’esistenza significativa e feconda, dove le relazioni non si deteriorano, se vissute

Non sempre siamo consapevoli dell’azione di grazia che il Signore svolge nella vita familiare

nella continua tensione all’Amore. Le riflessioni individuali e di coppia sono state oggetto di offerta e preghiera durante la celebrazione eucaristica nella Chiesa della Madonna del Pozzo presieduta da don Massimo e da don Piero Suma parroco della stessa Chiesa. Il momento della condivisione del pranzo è sicuramente un’esperienza forte in questa giornata di spiritualità: mangiare insieme non è solo nutrirsi, ma occasione di convivialità ed armonia e ci richiama a dare significato anche a quei pasti che spesso consumiamo in famiglia senza vera condivisione, nella fretta e nel silenzio o nell’incomunicabilità. L’umanità di Gesù ci ricorda che il Padre vuole salvare tutta l’umanità nella sua fame di spiritualità e di pane nelle sue relazioni tra uomini e donne, tra genitori e figli. La giornata ha trovato il suo momento culminante nella celebrazione della Via Crucis: una processione

di famiglie si è snodata tra le viuzze del centro storico di Ostuni a seguito della Croce: il Mistero insondabile della sofferenza non risparmia nessuno, neppure chi sceglie di amarsi per tutta la vita. Seguire la Croce significa accettarla nella sua nudità e follia: non ce la scegliamo, ci viene imposta, vorremmo allontanarla, ma sappiamo che le politiche sociali non danno spazio alla famiglia, lo stato assistenziale non sempre garantisce servizi e dignità ai disabili, gli egoismi personali non danno spazio al perdono, i pregiudizi non permettono l’accoglienza. La famiglia pertanto è il luogo in cui si fa l’esperienza della Croce, ma la Croce che oggi noi adoriamo è anche luogo di salvezza, strumento di perdono, di Resurrezione. Maddalena e Giuseppe Notarnicola

formazione Prosegue il ciclo di incontri sui temi della bioetica

L’embrione e la sua dignità, interrogativi vicini alla sensibilità del cristiano

N

ell’ambito degli incontri di formazione rivolti agli operatori di pastorale familiare relatore e tenuti da mons. Giuseppe Satriano, domenica 15 marzo scorso è stato affrontato il tema “Fecondazione in vitro e fecondazione artificiale (i tanti perché ,… problematiche riguardanti l’embrione)”. La dignità della persona umana è posta al centro della riflessione intorno alla ricerca biomedica. Ci si domanda se un figlio sia un diritto o un dono. Già la Istruzione Donum vitae del Magistero della Chiesa venti anni fa è stata considerata importante nel rispondere a questa domanda in modo moderno, ma oggi c’è stata una ulteriore Istruzione, la Dignitas personae che ha rappresentato un opportuno aggiornamento. La ricerca sugli embrioni, l’uso di cellule staminali per fini terapeutici, ci fanno domandare, come cittadini e come cristiani, cosa sia giusto e accettabile secondo i nostri principi. Gli stessi organi istituzionali sono sollecitati a prendere decisioni in materia e spesso lo devono fare in fretta, o sulla spinta dei media, o secondo la volubilità dell’elettorato, Per questi motivi, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha elaborato un testo dottrinale, la Dignitas personae. In questo è stata supportata dalla Pontificia Accademia per la Vita ed ha tenuto conto, nella ricerca, non solo della fede ma anche della ragio-

ne, perché la Chiesa non è contraria alla ricerca scientifica in quanto tale, ma innanzitutto vuole che i progressi scientifici siano a disposizione dell’intera umanità e non vuole offrire solo un conforto, ma anche una speranza ed una luce. Anche la malattia ha un senso, e la morte un significato per noi credenti. Fintanto che la ricerca medica serve a curare le malattie è condivisibile, ma quando usa mezzi che portano alla eliminazione di esseri umani o calpesta la dignità umana, è inaccettabile sia da un punto di vista etico che religioso. Il corpo umano non si può ridurre ad un insieme di cellule. Su ogni essere umano che viene al mondo, esiste un progetto divino molto prima che egli nasca. La vita umana trascende la corporeità, essa è la prima meraviglia, l’essere umano è la parte più nobile della creazione che prende vita da una cellula uovo fecondata. L’originalità di ogni uomo prende forma già dal concepimento. Questo è il più grande miracolo. Ora, la Chiesa non definisce persona l’embrione, ma considera che “esiste una indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana”. Ci si domanda: “Può un individuo umano non essere considerato persona?” Questo individuo, se io l’osservo nella sua evoluzione, fin dal concepimento, mi viene spontaneo chiamarlo il piccino e non il feto. Ci chiediamo

perché. Siamo sicuri che non esiste nessuna differenza tra il prima ed il dopo, è solo una questione di evoluzione, ma certamente non avviene una trasformazione, per cui non possiamo assolutamente affermare che prima non era persona e dopo lo sia. La vita umana inizia nel contesto di una unione tra un uomo ed una donna che, solo attraverso il matrimonio religioso, arrivano alla procreazione responsabile. Dio ha pensato al matrimonio per realizzare con esso il suo progetto di amore sull’uomo. Senza la garanzia della presenza divina dal giorno del matrimonio non può esserci un amore genuino ed aperto alla procreazione responsabile. Questa deve essere favorita con l’aiuto dei “metodi naturali, ossia metodi di programmazione delle nascite basati sull’identificazione delle fasi fertili e non fertili del ciclo mestruale, in modo che la coppia sappia quando un rapporto sessuale può favorire o evitare l’instaurarsi di una gravidanza,…escludendo qualunque mezzo meccanico, chimico o chirurgico. L’atto sessuale tra i coniugi non è solo un’occasione di incontro fisico, ma rappresenta di fatto momento di sintesi dell’unione affettiva, spirituale, progettuale, che caratterizza la realtà della

vita a due”. La Chiesa non interviene sulla scienza medica, ma richiama tutti gli interessati alla responsabilità etica e sociale del loro lavoro ricordando che bisogna rapportare il valore dei risultati scientifici al rispetto dovuto ad ogni essere umano. Per questo, le tecniche di aiuto alla fertilità devono tenere conto di tre principi: 1. il diritto alla vita fin dal concepimento e fino alla morte naturale 2. l’unità del matrimonio che comporta di diventare padre e madre mediante l’atto coniugale tra i coniugi 3. il figlio deve essere frutto dell’atto coniugale specifico dell’amore tra i coniugi La Chiesa non accetta che l’atto coniugale sia sostituito dalla fecondazione artificiale fuori dal contesto uomo-donna, marito-moglie. Non si può sostituire l’intimità del rapporto coniugale con niente di lontanamente simile. Il desiderio di avere un figlio non può essere anteposto alla dignità dell’essere umano. Mirella e Nicola Distante


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Famigliando

15 maggio 2009

INCONTRO MATRIMONIALE

I

ncontro Matrimoniale è un movimento di volontari nato in Spagna nel 1967 e attualmente diffuso in 90 paesi del mondo. E’ giunto in Italia nel 1978 e nel 1993 è approdato in Puglia, grazie ad una coppia di ostunesi. Incontro Matrimoniale ha come obiettivo il riscoprire i sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine attraverso un richiamo ed un sostegno a viverli con uno stile di relazione fatta di vera apertura e maggiore responsabilità. Si impegna, anche, a vivere meglio, così come evidenziato nel proprio simbolo, il messaggio di Gesù: “Amatevi come io ho amato voi”. In questa missione Incontro Matrimoniale investe il suo specifico carisma che fa vivere alle persone una quadruplice esperienza: - di essere accolto e rispettato e quindi amato, - di conversione nei confronti di se stesso, degli altri e di Dio, - di entrare in contatto con il proprio sogno più profondo, per scoprire che è anche il progetto di Dio per noi, - dell’importanza degli altri nella propria vita. Per questo possono parteciparvi coppie di qualsiasi età e cultura, ma anche sacerdoti e religiosi/e per essere, reciprocamente, un segno di unità per la Chiesa e nella Chiesa. Infatti, una prerogativa importante di Incontro Matrimoniale, sin dalle sue origini, è stato, e lo è tuttora, il Team Ecclesiale, cioè una coppia ed un sacerdote chiamati a lavorare insieme nella vigna del Signore. L’esperienza di Incontro Matrimoniale inizia con un fine-settimana (dal venerdì sera alla domenica pomeriggio). In questo weekend vengono presentate, in modo sintetico e dinamico, tutte le tematiche che il movimento affronta. In seguito si dà la possibilità di approfondire, diluiti in un arco di tempo maggiore, gli stessi temi. Si parte dall’incontro con sé, poi si passa all’incontro con l’altro o con l’altra, o con la comunità per i religiosi, per arrivare all’apertura delle coppie agli altri, in particolare attraverso la Chiesa. A condurre il weekend ci sono un sacerdote e tre coppie che “spezzano il pane” della loro vita e lo offrono agli altri, che vengono poi invitati a condividere in coppia sugli stessi punti. Mina ed Enrico Moccia enricoemina@alice.it

associazione famiglie numerose Festa regionale 2009 a Ostuni

Famiglie aperte al dono della vita Nella foto accanto un momento della festa regionale svoltasi presso Villa della Speranza in Ostuni

L’associazione Famiglie Numerose è prettamente a-politica e a-religiosa, associa famiglie che hanno più tre figli e hanno accettato di essere aperti alla vita come dono del Signore. È una associazione dove le persone che hanno tanti figli posso confrontarsi, darsi una mano e poter dire non siamo soli. È una associazione che in primo luogo dà voce alla famiglia, una famiglia fondata sul matrimonio cristiano, sia in campo politico che in quello sociale cercando di convogliare tutte le forze per una politica familiare vera. Ne fanno parte anche persone che non frequentano nessun cammino di fede, ma che sono aperte ad un progetto di vita che Dio ha su di loro ed altri, sempre laici, impegnati in cammini nei quali hanno detto il loro sì sempre alla vita.

S

i è svolta presso “Villa della Speranza” ad Ostuni, il 19 aprile scorso, la seconda festa regionale dell’Associazione Famiglie Numerose con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e della provincia di Brindisi. E’ stata l’occasione per fare il punto sulle politiche locali e soprattutto sul programma regionale di interventi a favore delle famiglie numerose inserito nel Piano di azione “Famiglie al futuro” varato di recente dalla Regione Puglia, che riserva 5,5 milioni di euro ai Progetti di sperimentazione di iniziative di abbattimento dei costi dei servizi per le famiglie con 4 e più figli. Spetterà ai Comuni attivarsi per dar vita a questi progetti, pertanto più che opportune sono state le precisazioni del sindaco di Ostuni avv. Dome-

retrouvaille Un percorso per una guarigione reciproca

Un servizio e un aiuto alla coppia in crisi R etrouvaille è una parola francese che significa ritrovarsi. E’ un servizio che viene offerto da coppie e preti cattolici a coppie in gravi difficoltà di relazione, che sono in procinto di separarsi o già separate o divorziate, che intendono ricostruire la loro relazione rimettendo insieme i cocci del loro matrimonio ferito o lacerato. Il programma si sviluppa attraverso un fine settimana che inizia venerdì sera, e si conclude con la Santa Messa nel pomeriggio della domenica e si svolge in varie località d’Italia. La fase successiva al fine settimana, prevede un impegno di circa 4 mesi. Questi incontri, chiamati del Post week-end, si svolgono prevalentemente nella regione di provenienza di ciascuna coppia. Per tutti gli incontri è garantita la massima riservatezza. Il programma offre alle coppie partecipanti l’opportunità per riscoprirsi reciprocamente e per rivedere la loro vita in un modo nuovo e positivo attraverso il dialogo tra marito e moglie. Non è un ritiro spirituale, nè una consulenza matrimoniale o un gruppo di mutuo/auto aiuto. Durante il week end non ci sono né dinamiche di gruppo né discussioni di gruppo. Non è un momento per continuare a ferirsi, è il momento per pensare alla guarigione reciproca. Durante la fase del fine settimana (weekend), un team di tre coppie guida e un sacerdote si alternano nel presentare le fasi

del programma, attraverso la condivisione della propria vita, stimolando le coppie partecipanti a sperimentare un dialogo più profondo ed intimo, riscoprendo i valori originali della loro relazione, ridando fiducia al proprio coniuge ed incoraggiando ad aprirsi al perdono. Retrouvaille è un’esperienza cristiana:offre la possibilità di ritrovare una vita di fede proponendo e valorizzando il sacramento del matrimonio vissuto dentro una comunità cristiana dove conta il sostegno di un gruppo di coppie che crede al valore del matrimonio, e della preghiera. Retrouvaille vuol diventare un servizio della chiesa locale ampliando e consolidando la collaborazione con le Diocesi, è di orientamento cattolico, ma è aperta a tutte le coppie sposate, senza differenza di affiliazione religiosa, o sposate civilmente o conviventi con figli; vuole tendere una mano e offrire un cammino di speranza, per rimettere in moto il “sogno” che le ha accompagnate e fatto credere nel matrimonio e nella famiglia. Tutti i contatti sono tenuti nella massima riservatezza. Per iscriversi occorre telefonare al numero verde gratuito 800 123958 (da numero fisso) oppure 3462225896 (da cellulare). Per conoscere maggiori dettagli: www.retrouvaille.it oppure inviare una e-mail a: info@ retrouvaille.it Antonietta e Angelo Frumento.

nico Tanzarella che dopo aver tracciato le linee d’intervento locale si è confrontato anche con le famiglie presenti in sala, nel corso di un interessante dibattito. Sussidiarietà e politiche familiari sono stati i temi affrontati anche dall’on. Loren-

E’ un’associazione di famiglie che hanno più di tre figli. Ne fanno parte anche persone che non frequentano nessun cammino di fede, ma che sono aperte ad un progetto di vita che Dio ha su di loro zo Cirasino, assessore allo sviluppo della provincia di Brindisi. La collaborazione dell’ANFN con il Forum delle Associazioni Familiari, rappresentato dal Presidente provinciale avv. Lorenzo Maggi, ha dato e continuerà a dare buoni frutti e nell’imminente futuro vedrà impegnate tutte le associazioni aderenti al Forum in una cam-

pagna di sensibilizzazione che mette al centro la famiglia, rivolta ai candidati sindaci delle amministrative 2009. Dopo un momento di agape fraterna negli ampi spazi della struttura “Villa della Speranza”, i coniugi Pasquale e Adriana Legrottaglie, referenti della Provincia di Brindisi dell’Associazione, hanno aperto l’assemblea regionale dei soci. L’assemblea è stata molto animata a testimonianza che le famiglie numerose pugliesi hanno voglia di mettersi in gioco e partecipare attivamente e responsabilmente alla costruzione di politiche a misura di famiglia. Alla fine è stato rivolto l’invito ai partecipanti a ritrovarsi all’Assemblea nazionale dell’Associazione al “Fiuggi Film Festival”che si svolgerà nel mese di luglio prossimo. Nonostante il tempo, non troppo clemente, tutto è andato per il meglio anche grazie all’efficiente macchina organizzativa e alla calda ospitalità di chi ha promosso l’iniziativa che ha coinvolto ed entusiasmato oltre 200 persone. Il 25e 26 aprile invece, tutti i coordinatori regionali si sono riuniti a Loreto, per fare il punto sul lavoro svolto in quest’anno. E’ stato un incontro speciale perché sono venuti anche i coordinatori dell’Aquila che ci hanno raccontato come il terremoto ha tolto loro completamente tutto e di come le famiglie associate di tutta l’Italia li hanno aiutati a recuperare la speranza. Questa è ANFN, una famiglia di famiglie che accolgono e che si donano gratuitamente, guidati dall’amore per l’Altro. Pasquale e Adriana Legrottaglie

Opera Madonnina del Grappa

L’

Opera Madonnina del Grappa è stata fondata dal Servo di Dio Padre Enrico Mauri. Il carisma dell’ Opera è la nuzialità: irradiare il mistero dell’amore nuziale di Cristo e della Chiesa in ogni stato di vita. L’Opera comprende le nubili, le vedove e le spose; l’associazione degli Sposi nel Signore e gli Amici della Madonnina. L’Associazione Sposi nel Signore, della quale facciamo parte, cerca di trasmettere la bellezza del Sacramento del Matrimonio insegnandoci ad amare Cristo e in Lui lo

sposo/a terreno. Padre Mauri rammenta che la vita nuziale è vita d’amore e la vita d’amore è vita nuziale. L’Opera propone programmi, iniziative, attività, convegni per vivere e rinnovare l’incontro con il Signore. Noi utilizziamo delle schede (da analizzare), partecipiamo a degli incontri mensili e d’estate ad un convegno nazionale che si svolge a Sestri Levante, sede centrale dell’Opera Madonnina del Grappa. Gruppo Sposi nel Signore Brindisi


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Famigliando

15 giugno 2009

formazione Quest’anno nella festa della famiglia spazio ai temi dellea bioetica

Dignità del nascere, dignità del vivere A

conclusione del ciclo di incontri di formazione per le famiglie della diocesi, si è tenuto a Brindisi, nell’auditorium del Palazzo Arcivescovile, il quarto ed ultimo incontro di formazione sul tema “Dignità del nascere e del vivere”. Erano presenti Padre Arcivescovo, mons. Rocco Talucci, il Vicario generale, don Giuseppe Satriano, in qualità di formatore, e due esperti che sono stati i relatori, la dott.ssa Grazia Bellanova, specializzata in genetica medica presso l’Ospedale di Acquaviva, ed il Prof. Vito Piepoli, esperto in Consultori familiari. Introducendo i lavoro, il Vescovo, ha affermato che «al centro del territorio c’è la famiglia e al centro della famiglia l’amore» e che «questa affermazione vale sia per i cristiani che per i non cristiani»; e «per ritrovare l’amore» - ha sottolineato mons. Talucci «bisogna ritrovare Dio». Facendo riferimento alle famiglie dei separati cristiani che si chiedono cosa fare, Sua Eccellenza ha poi ricordato che esiste l’associazione tra i “separati fedeli” che vivono una situazione che comunque li fa sentire parte della Chiesa ed ha invitato le coppie sposate presenti e tutti quanti ad accogliere le famiglie di separati. Inoltre, ha parlato delle “sfide educative” di oggi, affermando che l’assenza di educazione è un problema sia civile che ecclesiale, aggiungendo che i consultori familiari sono centri educativi molto importanti e solidi e che l’urgenza educativa ci spinge a muoverci per tenere vivo il fuoco della comunione verso le famiglie dei separati. Molto interessante e toccante è stato l’intervento della dottoressa Bellanova la quale ha parlato della sua esperienza di genetica medica: «Qualche volta succede che ci troviamo di fronte a famiglie cristiane che apprendono che il nascituro ha una patologia e non accettano la difficoltà» – ha esordito la relatrice. «Come mai noi non siamo in grado di comunicare un messaggio di speranza? La vita va accolta sempre, altrimenti non siamo coppie cristiane» . Dunque, emerge che ogni uomo ha la dignità, cioè ha il diritto al rispetto di tutti. Invece, oggi siamo spesso orientati verso la conservazione e lo sviluppo della nostra esistenza, verso la riproduzione della specie, ed infine a vivere in società non come esseri spirituali e dotati di ragione. Ci dobbiamo chiedere: «Se io fossi stato quel nascituro, sapendo di avere delle patologie, avrei voluto che mi sopprimessero?… se fossi stato la mamma, avrei voluto la stessa cosa? E se fossi stato il medico, o il giudice, che cosa avrei voluto?». Oggi riceviamo tante informazioni, ma abbiamo anche tanta confusione da esse. Si sta delineando una terza cultura, che consiste nella concezione che tutto ciò che si può fare sia buono e che noi non siamo altro che il nostro corpo, il nostro DNA. Corpo e basta, niente altro che corpo. E quindi, ne deriva che il corpo deve essere perfetto, deve essere di qualità. come un prodot-

to che per essere competitivo deve valere, deve avere qualità. Ne consegue che, secondo questa cultura, non si possono mettere al mondo soggetti con patologie o prodotti non di qualità. La coppia di fronte al feto si pone delle domande del tipo: Quali figli? Quanti figli? Senza figli? Il figlio è un dono o un diritto? E’ soggetto o oggetto? Quale è il confine tra verità e bene? Tra bene e male? Tra aborto e vita?. L’embrione umano deve essere considerato un ottimo direttore d’orchestra, ha una sua identità genetica, è unico, ha autonomia biologica. Noi spesso lasciamo gli embrioni in una grande solitudine, nei nostri atteggiamenti viviamo come in un film. Dobbiamo chiederci quali sono i nemici dell’embrione. Sono il relativismo, l’utilitarismo, il soggettivismo, il riduzionismo, l’aria di fiction, l’aria del mondo virtuale. E che dire poi della tecnica della manipolazione genetica che suggerisce di mettere al mondo un figlio sano e manipolato il cui corpo sia compatibile con il fratello nato malato, per poterlo curare? Si sbaglierebbe due volte: la prima vota nella manipolazione dell’embrione e la seconda nello scartare gli embrioni non compatibili. A margine di tutto ciò, a parere della dottoressa Bellanova va fatta una semplice osservazione: «ci dimentichiamo che tutti quanti gli esseri umani hanno quattro geni patogeni,

quindi nessuno è perfetto». La relatrice, infine, ha sottolineato il fatto che in una sua sentenza «la Suprema Corte italiana ha sancito il diritto a nascere sano» da parte degli essere umani, nella misura in cui ha sentenziato che «deve affermarsi, stante la soggettività giuridica della persona nata con malformazioni, il diritto della stessa a nascere sano». Questa sentenza è in netto contrasto con quanto affermato da Benedetto XVI: «E’ ingiustificabile l’interruzione della gravidanza, la disabilità non può essere motivo di aborto perché essa è voluta e apprezzata da Dio». E qui è iniziata la parte più commovente ed interessante dell’intervento della dottoressa Bellanova, quando ha fatto riferimento ad uno dei tanti casi umani realmente accaduti nella sua carriera professionale, la storia di Giona, un bambino che era stato diagnosticato con pochissime probabilità di nascere sano e di sopravvivere (feto teminale), ma che, poi, non solo è stato accolto ugualmente dai genitori a prescindere dalla patologia, ma che dopo pochi mesi di cure è guarito quasi completamente. Quello che occorre sottolineare è non tanto il miracolo, quanto la dura realtà di una mamma e di un padre che erano e volevano rimanere coerentemente cristiani e che volevano accogliere il figlio fino al compimento della sua storia,

Concluso il ricco percorso di formazione, le famiglie si preparano a vivere, anche quest’anno,il tradizionale campo estivo, dal 21 al 24 luglio, a Campitello Matese

comunque fosse andata a finire, sia che fosse sano e salvo, sia che morisse, sia che nascesse con malformazioni gravi, o che si salvasse con qualche sofferenza e qualche problema futuro, come poi è stato. La madre, di fronte all’invito di tutti a medici all’aborto terapeutico, ha resistito essendo credente ed ha fatto queste considerazioni: Dio è mio padre e mi ama, la Croce si affronta con la preghiera, la sofferenza ha un valore che ci fa crescere spiritualmente. Ha contattato il professor Noia della Università Cattolica di Roma e questi ha rappresentato per lei una voce di speranza, di accoglienza e di compassione. Sabrina (la mamma del bambino) è andata avanti nella gravidanza… sette giorni, dieci…ventitre giorni… una nuova ecografia ed il liquido amniotico non stava più come prima in modo compromettente ma in modo giusto. Da qui il nome del bambino: Giona, il profeta salvato dalle acque. Il bambino è nato, ha avuto diverse infezioni e problemi, ha ancora problemi ai reni che sono stati compromessi durante la gravidanza, però è nato e vive in mezzo agli uomini di questo mondo, La madre ha fondato, insieme ad un’altra mamma con una storia analoga, una Onlus dal nome La quercia millenaria che rappresenta un punto di accoglienza per quelle mamme che si sentono disperate e sole nell’affrontare una gravidanza in cui il feto presenta delle patologie, per accompagnare il feto fino alla fine, intesa in qualsiasi senso. A questo punto don Giuseppe Satriano ha ringraziato la relatrice per la ricca e viva testimonianza che ci ha dato ed ha passato la parola al prof. Piepoli introducendolo con la affermazione che una mano ad andare contro corrente rispetto alla cultura diffusa della interruzione della gravidanza, quando si presentano delle patologie, la possono dare, e la danno oggi, i consultori familiari. Il prof. Vito Piepoli, Presidente della Federazione dei consultori familiari cristiani della Puglia ed esperto in materia, ha riferito sull’ultimo corso residenziale dei consultori (ASL e cristiani) della Puglia tenutosi a Torre a Mare (Bari) nel gennaio scorso dal titolo “Ripensare i consultori familiari in Puglia”. I Consultori familiari esistono dal 1975, cioè da quando c’è una legge sul diritto di famiglia che ha introdotto una nuova normativa per regolare la famiglia nucleare che ha preso il posto della famiglia patriarcale. Ed oggi, che la famiglia non si può definire neppure nucleare ma isolata, occorrono ancora di più dei centri a cui rivolgersi, per aiutarla e darle sostegno. Purtroppo, fin dalla loro nascita, la dignità dei consultori è stata ridimensionata dalla legge sulla interruzione volontaria della gravidanza del 1978 ed essi devono essere ripensati per accogliere ed accompagnare meglio le famiglie. Mirella e Nicola Distante

convegno Primo appuntamento pubblico per il neonato forum provinciale

Le politiche familiari al servizio della città N

ell’aula magna dell’Istituto Alberghiero di Brindisi, venerdì 22 maggio scorso, si è svolta una conferenza dal titolo “Le politiche familiari al servizio della città”. Il convegno è stato organizzato e promosso dal neonato Forum delle associazioni familiari che già esiste in tutta Italia ma che mancava nella provincia di Brindisi. Il forum raccoglie tutte le associazioni ecclesiali che si occupano della famiglia o che con essa hanno contatti (quindi non solo quelle che gestiscono consultori familiari o trattano temi etici di interesse familiare, ma anche quelle che operano nel mondo della scuola, del diritto, della medicina ecc.). A Brindisi è nato all’inizio del 2009 (dopo una prima riunione preparatoria nella tarda primavera del 2008) ed ha come presidente l’avv. Lorenzo Maggi. Lo scopo del forum è quello di promuovere sul territorio provinciale politiche familiari che siano poste al reale servizio della famiglia intesa come società naturale fondata sul matrimonio e che prevedano incentivi fiscali, materiali, giuridici soprattutto a beneficio delle famiglie numerose. Nell’incontro del 22 maggio hanno ritenuto di assicurare la loro

presenza anche alcuni candidati alla carica di sindaco e di presidente della provincia, che hanno dichiarato quali scelte di politica familiare intendono perseguire ed hanno sottoscritto un documento, contenente le indicazioni del forum nazionale delle famiglie sulle politiche familiari. La relazione sul tema fondante del convegno è stata tenuta dall’Avv. Maria Laura Basso, vice-presidente regionale del forum, nonché docente di istituzioni di diritto privato all’Università di Bari, sede staccata di Taranto. La relatrice è stata introdotta dall’Avv. Lorenzo Maggi che, a sua volta è intervenuto dopo un breve discorso d’apertura del Padre Arcivescovo, a cui sono state affidate anche le conclusioni del convegno. La relatrice ha illustrato, alla luce della Costituzione, come l’unica famiglia che trovi pieno riconoscimento giuridico è quella cosiddetta legittima, cioè fondata sul matrimonio (civile o religioso) tra un uomo ed una donna (art.29) ed ha sottolineato che la stessa Costituzione, all’art.31, impone allo Stato di agevolare con misure economiche e altre provvidenze (anche fiscali) la formazione della famiglia e

l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Non sempre, purtroppo, le istituzioni pubbliche hanno dato reale attuazione a questo disposto costituzionale, tanto che oggi è sotto gli occhi di tutti la difficoltà delle giovani coppie a metter su famiglia, come le stesse difficoltà economiche sono sofferte dalle famiglie numerose. In conclusione, la prima uscita ufficiale del forum brindisino, non a caso posta nell’imminenza delle elezioni amministrative, ha raggiunto l’obiettivo di vincolare i politici a precisi impegni verso la famiglia, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica, ed i credenti in particolare, verso una tematica che concerne l’intera società.

Salvatore Amorella


Dossier Sinodo La parrocchia comunica il Vangelo mediante i presbiteri e i consacrati

Redazione: piazza Duomo, 12 Brindisi Anno XXXII n° 7 E-mail: fermento@diocesibrindisiostuni.it Luglio-Agosto 2009 tel. 340.2684464 | fax 0831.524296

❑ caritas in veritate Pubblicata la prima enciclica sociale di Papa Benedetto XVI Servizi a pag.

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Con la lectio magistralis di Mons. Mario Rollando si è aperto, il 3 giugno scorso, l’ambito del “Clero e Vita Consacrata”. Sul tema “La parrocchia comunica il Vangelo mediante la ricchezza e la testimonianza dei presbiteri e dei consacrati”, il relatore ha dato avvio alla riflessione che proseguirà, dopo la pausa estiva, nei lavori di fine agosto.

€ 1,00

Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96

❑ aPULIA 2009 Il pellegrinaggio dei giovani della Regione fa tappa a Brindisi Speciale alle pagg.

4-5

Lectio magistralis alle pagine da 6 a 10

❑ attualità Estate e sicurezza Intervista con il Questore di Brindisi Morelli a pag.

❑ arte & cultura Chiese aperte anche di sera a turisti e visitatori

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editoriale

Vademecum per l’uomo del XXI secolo

Buone vacanze

Angelo Sconosciuto

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a presentazione ufficiale a ridosso del G8 dell’Aquila ha subito fatto dire che l’enciclica Caritas in veritate, firmata da Benedetto XVI il 29 giugno scorso non poteva essere pubblicata in un momento più opportuno, quasi fosse un pro memoria per i grandi del mondo, che si riunivano nel tentativo periodico di affrontare alcune questioni vitali per il futuro del mondo. La circostanza è vera, ma sarebbe deludente il risultato di ridurre queste pagine ad uno dei tanti documenti ufficiali indirizzato ai grandi. Invece, no: leggendo le prime righe ci si accorge che questo vademecum, queste pagine interpellano tutti, al pari della «fonte» principale da cui esse prendono origine: il Vangelo, che è scrigno prezioso, dal quale attingere linfa vitale per scelte da fare in vista del bene comune. Un bene comune che è difficile immaginare senza quel respiro di ultraterreno, che deve necessariamente animarlo. «La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli», osserva il Papa, che non si tira indietro nel chiamare con il loro nome i problemi di questa società, richiamando tutti i documenti precedenti del magistero, visto che non è possibile pensare ad una dottrina sociale della Chiesa «pre» e «postconciliare», ma ad un unico insegnamento coerente e sempre nuovo, proprio dettato dalla lettura del mondo contemporaneo attraverso il Vangelo. È l’enciclica che affronta «le questioni della crisi economica, della povertà, del governo dei popoli, della famiglia», è stato scritto. Papa Benedetto dice essere soprattutto l’enciclica sullo «sviluppo umano integrale nella carità e nella verità». Non affronta quindi solo la crisi economica, ma la crisi dell’uomo che «senza Dio non sa dove andare», dopo aver preso coscienza di una società relativista, che poggia su basi non solide quali l’autosufficienza della tecnica, l’ateismo alimentato da indifferenza e dalla onnipotenza degli strumenti. «Un altro mondo è possibile», dice questo Papa nella sua terza enciclica e la base è solidissima ed non di nuova invenzione: quella Caritas in veritate, testimoniata visibilmente da Gesù Cristo.

Tutor diocesani a pag.

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La Parola del Papa FAMIGLIA Prosegue la rubrica che, a distanza di un anno dalla storica visita, vuole aiutarci a riflettere su alcune parolechiave pronunciate dal Papa a Brindisi.

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L’Arcivescovo ai turisti: «Curate la preghiera quotidiana e la partecipazione alla Messa domenicale Cari turisti, benvenuti in terra salentina e nella Chiesa diocesana di Brindisi-Ostuni. Siete venuti qui a riposarvi dopo la fatica del lavoro, non per rimanere nella pigrizia ma nella contemplazione delle cose belle e delle cose buone. Voi turisti e villeggianti siete i contemplativi della bellezza e della bontà che si manifestano nelle meraviglie che si impongono al vostro sguardo. Sono belle e buone le espressioni dell’uomo: le città e i monumenti d’arte, le chiese e i musei ed anche le manifestazioni culturali e solidali. Sono ancora più belle e buone le manifestazioni di Dio: il mare e i colli, il

cielo e il sole, la luna e le stelle. Ancora di più l’amore che proviene da Dio e permea i cuori degli uomini. L’uomo stesso è immagine di Dio, e quindi capace di progettare immagini di bellezza (la famiglia) e gesti di bontà (solidarietà). L’uomo che si riconosce tale è capace di costruire una società bella e una comunità buona con apertura alla speranza. Nelle vacanze voi cercate il riposo del corpo. Cercate insieme il riposo dell’anima. Cercate la quiete della persona, la cui dignità si esprime nell’obbedienza del corpo all’anima, e nell’adesione della persona al Creatore, che è Dio

Amore. Voi sarete persone “belle” quando vi rivestirete di amore e di verità nella luce della coscienza, dove noi siamo più veri, capaci di correggerci e di migliorarci. Buone vacanze, allora, nella “pienezza” del vostro essere in pace con voi e con gli altri. Vi invito in questo tempo a curare la preghiera quotidiana e la partecipazione alla Santa Messa domenicale per elevarvi alla Bellezza che non tramonta. Auguri, nella mia paterna benedizione. + Rocco Talucci Arcivescovo

opo «giovani», tra le parole pronunciate dal Papa a Brindisi c’è «famiglia». Essa è valore radicato per la nostra gente. Nell’incontro di sabato 14 giugno, Benedetto XVI dice testualmente: «Fra i valori radicati nella vostra Terra vorrei richiamare il rispetto della vita e specialmente l’attaccamento alla famiglia, esposta oggi al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla». Da qui l’invito perché «tutte le persone di buona volontà si impegnino a salvaguardare la famiglia, solida base su cui costruire la vita dell’intera società!», la quale ha bisogno anche di una forte «fede cristiana». In nuce sembra quasi vedere anticipato uno dei concetti fondamentali espressi in questa giorni dall’enciclica Caritas in veritate. La famiglia, però è anche chiesa domestica e papa Benedetto, nell’omelia di domenica 15, pensando al seminario afferma che esso «ci fa considerare che la Chiesa è, in senso lato, un grande “seminario”, incominciando dalla famiglia», quella stessa che, proprio dal seminario attende di ricevere «animazione religiosa», perché Chiesa e famiglia respirano con gli stessi polmoni.

Fermento va in vacanza Appuntamento a settembre La redazione ricorda che è possibile inviare lettere, riflessioni articoli e materiale entro il 5 settembre


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Vita Diocesana

15 settembre 2009

campo scuola estivo Una esperienza itinerante di formazione e di comunione

La preghiera nella coppia e nella famiglia abbiamo vissuto delle giornate intense

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L’incontro con il vescovo di Sulmona © G.Di Campi

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Il gruppo partecipante al campo © G.Di Campi

l campo scuola delle famiglie quest’anno si è svolto nel Molise ed ha avuto come tema la preghiera nella coppia e nelle famiglia. Oltre ai momenti di spiritualità abbiamo vissuto delle giornate gaie e spensierate, guidati dalla consueta capacità organizzativa di don Massimo Alemanno ed Arturo ed Annamaria Destino. Ora vogliamo trasmettere alle altre coppie e famiglie quanto abbiamo ricevuto attraverso le parole pronunciate da don Massimo e dal Vescovo di Sulmona Mons. Angelo Spina. La preghiera è un cammino, un atto di onestà verso noi stessi, non chi sta chiedendo qualche beneficio al Signore sta pregando, la preghiera è un atto di umiltà che ci cambia, è un dono. Nella preghiera si entra nella dimensione della intimità con la fede, il corpo entra nella preghiera, bisogna dunque trovare il tempo per pregare come lo si trova per mangiare. si deve entrare nel mistero di Dio, per questo ci vuole silenzio, così come Gesù invita i discepoli a pregare, allo stesso modo nella coppia si deve invitare l’altro a pregare insieme per sentire meno dolorose le angosce e le sofferenze che si stanno vivendo. Bisogna mettere da parte le parole e offrire il cuore a Dio. Diversi sono gli ostacoli alla preghiera: la cattiva volontà (le cose da fare a volte sono tante e si rinuncia a pregare); il silenzio insufficiente (si cercano luoghi isolati per pregare); le mani vuote (penso sba-

Le famiglie percorrono la Via Matris © G.Di Campi

gliando che non posso offrire la mia stanchezza a Dio); la stanchezza (si potrebbe offrire la stanchezza a Dio); il pressappochismo (stare con il Signore ma non offrirgli il meglio di sé); la tiepidezza (colui che vuole solo fare bella figura non sa pregare); la ricerca di gratificazione (occorre che impariamo a prendere quello che il Signore ha preparato per noi). La preghiera di Gesù è stata autentica e dialogica con il Padre che cerca lo stesso dialogo con noi. Pregare significa offrire la sofferenza al Signore, e trasformarla in Amore. La famiglia che prega unita resta unita. La mancanza di relazioni significative spesso porta i figli al bullismo, all’alcool, alla droga. Le relazioni familiari e di coppia talvolta sono poco durature. Spesso si sente dire: “Non sento più niente per lui, non provo più niente per lei”. Allora occorre la convinzione, la fede, non andare alla ricerca della novità, il nuovo lo teniamo dentro.. La convinzione è la fede. La fede è l’ascolto. Non solo Dio c’è, ma lo ascoltiamo, La preghiera è risposta ad un Dio che parla, è un atto di amore tra due innamorati. Gesù insegnava agli altri a pregare, si affidava al Signore, non diceva solo le preghiere, si affidava al Padre suo dicendo: “Tu sai quello che devi fare, portaci dove tu vuoi portarci, sia fatta la tua volontà, non la mia volontà”. La preghiera è il respiro dell’anima, è l’ossigeno che entra nel sangue dalla bocca e lo rigenera, pregare insieme è spezzare il

pane, è condivisione. L’esperienza della preghiera nella famiglia è importante per valutare l’esperienza della relazione che le persone hanno con Dio. In famiglia si coglie l’altro come un dono, i figli sono figli ma non sono tutti uguali, in famiglia dobbiamo chiedere perdono al Signore nel mentre chiediamo perdono agli altri componenti della famiglia. I nostri familiari ci vogliono bene per quello che siamo, non per quello che vogliamo apparire. La preghiera trasforma la nostra stessa vita, occorre programmare la nostra giornata per il tempo della preghiera. Non occorre recitare formule vuote ed in fretta. La preghiera non è un rifugio nelle formule, non è un dovere né tanto meno un portafortuna. Come dice l’evangelista Matteo, dobbiamo “entrare nella camera”, ossia nella propria dimensione, creare un contatto vero, spontaneo, di poche parole, usare la tecnica del respiro, si può pregare anche scrivendo. Il verbalismo è un cancro che non si cura con le iniezioni, ma affidandoci a Dio, se ci affidiamo a Dio e lo ascoltiamo preghiamo bene, non è importante chiedere qualcosa a Dio, ma entrare in relazione con Lui, realizzare l’incontro con Dio. Pregare è un’arte difficile, costa fatica, non è un dovere per un cristiano, ma un bisogno.. Due innamorati non si incontrano per dovere ma per bisogno.

l campo famiglie diocesano di quest’anno è stato breve, ma intenso da ogni punto di vista; facendo il bilancio dell’esperienza si può affermare che ogni giorno ci ha portato un dono speciale. Il primo giorno, la visita a Pietrelcina abbiamo visitato i luoghi della vita di San Pio prima che arrivasse a San Giovanni Rotondo e primo dono. Ebbene sì, si può parlare di dono poiché rivedere la semplicità, l’angustia di quei luoghi non può non far riflettere sul “tanto” e sul superfluo che c’è nella nostra vita che ci allontana dal percepire la vera essenza delle cose e ci distrae dalla preghiera. Il secondo giorno abbiamo visitato le bellezze artistiche e storiche di Campobasso. Prima di tutto la Cattedrale con alcuni degli altari abbelliti dagli affreschi del Trivisonno, tra cui “L’ultima cena” e “la battaglia di Lepanto”. Qui abbiamo avuto la possibilità di conoscere Don Armando, il quale nonostante l’età e gli acciacchi ci ha meravigliato con la carica della sua personalità. Ciascuno di noi si è lasciato coinvolgere dall’entusiasmante modo di sviluppare una catechesi sulla famiglia partendo dall’analisi delle opere d’arte. Anche questo un dono! Abbiamo visitato il santuario della Madonna Addolorata dalla cui bellezza tutti siamo stati colpiti anche perché immerso nel verde del dorso di un monte laddove si diparte una suggestiva “Via Matris” che culmina nel luogo dell’apparizione della Madonna Addolorata. Qui abbiamo incontrato Suor Margherita, figlia di S. Dorotea, che per molti anni ha operato nella nostra diocesi. Significativo è stato l’incontro con Mons. Angelo Spina, vescovo di Sulmona il quale con semplicità, partendo da un’analisi accurata della tipologia delle relazioni che si esprimono e vivono nelle nostre realtà sociali e familiari, ha saputo farci riflettere sull’importanza della preghiera nella vita di ciascuno e in famiglia. Anche questo un dono che abbiamo condiviso come in una grande famiglia. L’ultimo giorno la visita all’antica abbazia di San Vincenzo, un altro incontro prima con la natura, in una calda giornata d’estate, subito dopo con la “ricchezza” di cultura e storia espresse dai resti segno evidente di quello che poteva essere lo splendore di un tempo di questo posto. Infine un incontro, per noi dono: la madre badessa della piccola comunità di suore benedettine lì presenti, la quale brevemente ci ha detto quelle che erano le loro attività di sostentamento, e ci ha fatto un’importante richiesta: pregare per le vocazioni. Ciò che ha più meravigliato tutti è stato che la madre badessa era americana. Anche questo deve farci riflettere! E quando tutti eravamo ormai convinti che l’esperienza volgeva al termine e non ci sarebbero stati altri momenti impegnativi ecco venirne fuori un altro: la caccia al tesoro. E’ stata un’esperienza che ha visto recuperare al massimo la goliardia e l’entusiasmo represso da scout dei partecipanti. Così tutti siamo stati chiamati all’impegno giocoso e così abbiamo condiviso l’entusiasmo da “ragazzi” sentendoci insieme in famiglia. E che dire … anche questo è stato un grande dono!

Concetta Rita e Franco Lanzillotti

Mirella e Nicola Distante

Diaconato, una vocazione per l’annuncio della Parola e per il servizio ai fratelli

«I

loro impegni saranno l’annuncio della Parola, in collaborazione con il vescovo ed i sacerdoti, e la sollecitudine per le necessità dei fratelli». Con queste parole si è aperta la solenne celebrazione, martedì 8 settembre nella basilica cattedrale, per l’ordinazione diaconale degli accoliti Claudio Galizia e Andrea Mingolla e di diaconato permanente di Franco Lanzillotti. Una chiesa gremita di gente, una emozione fortissima per tutti i presenti e soprattutto per gli ordinandi e le loro famiglie. Un momento tanto atteso, un momento giunto e da vivere in pieno. La Santa Messa, animata dal coro polifonico arcivescovile “San Leucio”, si è aperta con il canto “Popolo Regale”. Le note e le voci dei coristi hanno scandito i passi della processione dei ministranti, sacerdoti, diaconi della diocesi al completo, dell’Arcivescovo e soprattutto di Andrea, ClauIl diacono Franco Lanzillotti dio e Franco. Le lacrime

sono scese da subito sui volti di molti ma certamente di gioia e commozione per l’importante “si” al Signore che a breve sarebbe stato pronunciato. «La mia vocazione, la mia chiamata – racconta Franco Lanzillotti il neo diacono appartenente alla parrocchia di Santa Maria Assunta in cielo di Carovigno – risale agli anni ’96, ’97. Il parroco, allora don Giovanni Calò mi chiese se volevo diventare un ministro istituito. Nel ’99 presi il ministero dell’accolitato e da allora iniziai a frequentare gli ammalati che mi hanno dato sempre forza e carica per andare avanti». «In seguito ho frequentato l’Istituto di Scienze Religiose di Brindisi ed il 21 dicembre 2008 ho preso il lettorato, quindi sono giunto a questa importante tappa del mio cammino: il diaconato permanente». «Voglio sottolineare che la mia famiglia, composta da mia moglie e dalle mie tre figlie, mi è stata accanto vivendo con me ogni istante e sostenendomi giorno per giorno, condividendo e rinforzando la mia vocazione». «I diaconi vivono la diaconia di Gesù Cristo – continua Franco – quella del servizio. Portiamo la parola ed il Suo corpo a chi è impossibilitato a muoversi, a chi è lontano, a chi è ammalato e questa è una delle nostre missioni». «Come ha fatto Lui fate anche voi – ha detto il vescovo nell’omelia - ed è per questo motivo che non soltanto la vostra famiglia ma tutta la comunità diocesana è accanto a voi, non solo per congratularsi di un gesto o di un avvenimento forse estemporaneo della nostra vita.

Questa comunità cristiana che vi circonda è accanto a voi perché voi diventate ministri di Dio. Perché nonostante la debolezza siete stati scelti per rendere presente il Signore. Perché facendovi guidare dallo spirito santo di Dio che oggi vi arricchisce della sua forza voi sappiate fare grandi cose per la chiesa e davanti agli uomini. La vergine Santa accompagni me e voi in questo evento e il nostro cuore non sappia mai dubitare come Maria del Signore perché queste grandi cose che oggi si realizzano sia un grande testimonianza per la Chiesa e per il mondo». Nella Chiesa antica il diaconato veniva conferito sia a coloro che sarebbero rimasti diaconi (diaconi permanenti) sia a quanti erano destinati a diventare presbiteri (diaconato transeunte). A partire dal Medioevo il diaconato viene inteso solo come una tappa sulla via verso il sacerdozio presbiterale ed episcopale. Chi lo riceveva era destinato a diventare sacerdote. Ci sono state poche eccezioni di diaconi permanenti tra cui san Francesco d’Assisi. Il suo ripristino non va attribuito alla carenza di vocazioni presbiterali, ma alla teologia del Concilio Vaticano II che ha permesso il recupero di una dimensione teologica e pastorale della Chiesa, rendendo possibile la rinascita del diaconato. Si tratta di un evento importante, un dono dello Spirito alla sua Chiesa in questo avvio del terzo millennio. Il diaconato è un dono nuovo e insieme antico. «La sera dell’ordinazione diaconale – racconta

I tre nuovi diaconi appena ordinati

il 59enne Franco Lanzillotti – l’emozione è stata indescrivibile, sono stato toccato intimamente e non è facile trovare le parole, anzi davvero non ne ho a parte che la celebrazione è stata bellissima e si vive diversamente quando se tu a dire il “Si” al Signore. Quel “si” che i nostri genitori e padrini dicono per noi al battesimo, quel “si” che ho detto il giorno del mio matrimonio ed ora in quello dell’ordinazione. E’ un consenso alla chiamata di Dio che nel tempo viene rinnovato». Il diaconato è una vocazione. Non è un attestato di merito, non è la ratifica ufficiale di responsabilità pastorali già assunte, non è neppure il conferimento solenne di un mandato. È molto di più. È un ministero fondato sulla grazia sacramentale della Ordinazione. Si diviene dunque Diaconi solo se si è chiamati ad esserlo. E questo discernimento serio e sereno è affidato alla Chiesa. Antonella Di Coste


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Famigliando

15 ottobre 2009

riflessioni Scavando nei ricordi e guardando alle questioni di attualità

Scuola e famiglia: una storia tormentata U N N U OVO S US S I D I O P E R I G RU P P I FA M I G L I A

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M

entre il Santo Padre non perde occasione per ribadire la centralità della famiglia nel processo di costruzione di una società fondata sul rispetto, sull’impegno personale, sulla solidarietà e sulla condivisione delle gioie e delle sofferenze della vita - e forse proprio per questo - la famiglia stessa vive un momento di grande sbandamento che ha il suo osservatorio privilegiato nel mondo della scuola. Ricordo che quando ero studente (non un secolo fa) i miei genitori avevano un’unica preoccupazione: che io studiassi con impegno e mi comportassi bene quando ero a scuola. Quando non l’ho fatto - ed è successorammento ancora le punizioni subìte. I miei genitori conoscevano i docenti ad uno ad uno, si informavano sempre sull’orario dei colloqui, partecipavano alle riunioni degli allora neonati organi collegiali. Oggi i genitori sono i sindacalisti dei propri figli, animati da preoccupazioni alquanto distanti da quelle dei miei: ciò che conta è ottenere “il pezzo di carta”, non incontrare ostacoli di nessun genere nel soddisfacimento dei desideri dei pargoli che devono

essere avviati assai più alla socializzazione che alla conoscenza. Tutto questo, paradossalmente, in una società che sta diventando sempre più competitiva, in cui il tasso di specializzazione cognitiva è enormemente elevato; la conseguenza è che i giovani si trovano completamente impreparati ad affrontare le sfide del mercato del lavoro, maturando, in una sorta di spirale perversa, l’errata convinzione che studiare non serva ai fini della futura occupazione. La crisi del modello familiare, spesso caratterizzato da separazioni e contrasti educativi, si traduce in crisi esistenziale giovanile, in sballi notturni in discoteca, tragici incidenti stradali, depressioni più o meno latenti. Purtroppo, anche i decisori politici, per evidenti ragioni di cattura del consenso, hanno assecondato la voglia di smobilitazione delle famiglie con provvedimenti e forme di tolleranza che hanno allentato il rigore e la serietà degli studi, salvo poi accorgersi che si era andati veramente oltre la decenza. Ma tornare indietro è difficile, quando si è abituati troppo bene. I docenti ed i dirigenti scolastici, da parte loro, visto l’andazzo, si sono adeguati: da questo na-

sce la crisi della scuola (che è anche crisi della società), molto più che dalla mancanza di risorse economiche. Il peso negativo di questa rassegnazione ricade, poi sulle famiglie più deboli, socialmente ed economicamente, poiché il genitore ricco troverà sempre il modo di avviare privatamente i propri figli verso studi seri (e costosi). In quest’ottica, per esempio, fa molto male vedere la diffusione di e-book, bignamini del sapere editi in odio alle case editrici con il plauso e la benevolenza di famiglie, docenti, ministri e perfino del Presidente della Repubblica. Bisogna quindi recuperare subito e con fermezza il senso dell’impegno e del rispetto per il lavoro altrui, abbandonando l’idea che la scuola sia divisa fra studentigenitori da una parte e docenti-dirigenti dall’altra e che bisogna difendersi e proteggersi da angherie di operatori scolastici e case editrici, che hanno solo il “demerito” di voler diffondere la cultura in una società che pensa di poterne farne a meno, costruendo il suo futuro e la sua felicità sulla ricchezza ed il successo mediatico.

A Brindisi il Centro Risorse per le Famiglie

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l 28 settembre scorso, presso l’ex Ipai in via Primo Longobardo 23 al rione Casale a Brindisi, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del Centro Risorse per le Famiglie, istituito dalla Provincia di Brindisi. Alla inaugurazione ha partecipato il nostro Vicario Generale, mons. Giuseppe Satriano. Il Centro Risorse per le Famiglie costituisce, a livello provinciale, un luogo di osservazione delle dinamiche evolutive familiari, un laboratorio partecipato per la definizione, programmazione e realizzazione, concertata ed integrata, di efficaci politiche di promozione e sostegno delle famiglie e nodo strategico ed attivo della potenziale rete di attori sociali, e di Servizi pubblici e privati che, operando a vario titolo, abbiano quale mission gli interventi ed i servizi per la famiglia. Il Centro intende essere punto di elaborazione, informazione, sostegno e aiuto per le famiglie per affrontare i problemi e le difficoltà, conciliare gli impegni e i tempi di lavoro, sostenere giovani coppie, famiglie numerose, famiglie monoparentali e immigrate. Nello specifico il Centro risorse per la famiglia della provincia di Brindisi promuove, di intesa con gli Ambiti Territoriali Sociali, la ASL e gli attori pubblici e privati coinvolti, azioni che con-

vergono sulla famiglia; azioni che sostengano e accompagnino le responsabilità genitoriali soprattutto in famiglie multiproblematiche e in aree urbane degradate; promuove la maternità e la paternità responsabile; strategie per sostenere e realizzare l’affido; servizi per la prima infanzia. Inoltre provvederà a definire una vera e propria carta dei Sevizi per la famiglia; creare uno sportello sociale specifico sui diritti e sui servizi per la famiglia; realizzare un servizi di consulenza e sostegno mediativo nella conflittualità di copia o nell’iter di separazione; implementare gli spazi di ascolto; promuovere una cabina di regia provinciale e un forum permanente . Nell’ambito del Centro Risorse, è inoltre istituito un Ufficio di Mediazione Civile e Penale, chiamato ad operare d’intesa con l’Autorità Giudiziaria. Esso interviene nella gestione dei conflitti, sia che questi si realizzino nei rapporti di vicinato, nelle relazioni familiari, nell’integrazione interetnica, che, nel contesto penale, tra autore e vittima di reato, favorendo la ricostruzione della relazione interpersonale e del legame sociale, e promovendo dialogo e comunicazione. Il Centro Risorse sarà diretto da Fernanda Prete, dirigente del servizio sicurezza sociale.

Salvatore Amorella

amiglia diventa ciò che sei. Il dono e il compito di essere sposi nel Signore. Questo uno dei punti nodali e che presenta, in sintesi, il contenuto del sussidio, a cura della Commissione famiglia diocesana, che a breve verrà consegnato tra le mani delle coppie ed i gruppi famiglia delle vicarie. Una raccolta di proposte e suggerimenti operativi, il punto sulla nascita dei gruppi e sull’evolversi di essi, sulla crescita e formazione, dove non manca un sostegno tecnico per la programmazione; punto nodale sono gli itinerari. L’apertura del sussidio, che quest’anno sarà in casa delle famiglie che hanno intrapreso da tempo il cammino, così come in quelle novelle o interessate ad iniziarlo, sottolinea come atto primordiale la nascita. “L’iniziativa può nascere da un gruppo di coppie o famiglie sensibili, dal sacerdote […] ciò che è importante, al di là dell’iniziativa che la proposta trovi accoglienza nel Consiglio Pastorale e poi venga portata a conoscenza di tutta la comunità. Gli obiettivi, quelli di impostare il gruppo, creare un clima di amicizia e di fiducia, chiarire le finalità proprie del gruppo cercando di provocare una «domanda», un bisogno di formazione, che non sia solo per se stessi, ma che abbia la gioia di esserne araldo testimone e annunciatore della nuzialità e dell’amore”. Poi la figura importante della coppia coordinatrice, del sa-

cerdote visto come ricchezza per il gruppo per poi arrivare alla programmazione vera e propria dell’attività. “La prima tappa di un cammino efficace è la programmazione che riguarda gli obiettivi, i contenuti, il metodo, il calendario degli incontri, i momenti forti, la verifica”. Poi l’attenzione alle persone: “E’ importante che la programmazione nasca non solo dallo studio dei sussidi ma prima di tutto dall’ascolto preciso dei bisogni delle persone e delle situazioni che vivono. Se l’efficacia della formazione è legata all’incontro tra il messaggio e la vita delle persone, è basilare che si tenga conto di questo vissuto per non passare sopra le teste delle persone” e l’itinerario di fede fino a giungere all’organizzazione vera e propria (calendario, sede, orari, verifica). Alla Commissione Famiglia fu chiesto nell’anno 2002 – 2003 dal Consiglio Pastorale Diocesano, di enucleare alcune riflessioni che potessero interessare sia i fidanzati che le coppie nel loro percorso; da qui sono stati individuati ed inseriti nel sussidio alcuni punti nodali sui quali riflettere seriamente e che sono fulcro di queste pagine: “Famiglia diventa ciò che sei. Il dono e il compito di essere sposi nel Signore”; “Chiamati alla santità nel matrimonio e nella famiglia. Introduzione alla spiritualità coniugale e familiare”, “La famiglia in dialogo con la Chiesa e la società”; “La famiglia e il ministero educativo”. Antonella Di Coste

calendario pastorale della famiglia 18 ottobre 2009

Inaugurazione Anno Pastorale

15 novembre 2009

1° Incontro di formazione (ore 16-18,30)

6 dicembre 2009

Ritiro di Avvento

2-5 gennaio 2010

Giornate di fraternità

24 gennaio 2010

2° Incontro di formazione (ore 16-18,30)

7 febbraio 2010

Giornata per la Vita

14 febbraio 2010

Festa della Promessa (fidanzati)

20-21 febbraio 2010

Weekend di spiritualità

7 marzo 2010

3° Incontro di formazione (ore 16-18,30)

21 marzo 2010

Incontro di spiritualità

30 maggio 2010

4° Incontro di formazione (ore 16-18,30)

Visita il sito

www.diocesibrindisiostuni.it


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Famigliando

15 novembre 2009

l’evento Inaugurato il nuovo anno formativo 2009/2010

Vocazione, una chiamata da accogliere in famiglia FA M I G L I A I E VO C A Z I O N E

l 18 ottobre u.s. si è svolto in Seminario l’incontro inaugurativo del nuovo anno formativo 2009-2010 della Pastorale Familiare sul tema Vocazione e Famiglia. La simpatia di don Massimo Alemanno unitamente alla premurosa organizzazione dei coniugi Destino e la calorosa accoglienza dei giovani seminaristi hanno reso bello e significativo il momento che abbiamo vissuto insieme. La presenza dell’Arcivescovo e il suo saluto iniziale hanno dato un tocco di diocesanità all’evento. È significativo che le famiglie abbiano scelto il Seminario come luogo di incontro e di confronto su un tema che ci vede tutti coinvolti nella Chiesa: la vocazione. Se tradizionalmente la vocazione viene intesa come una chiamata da parte di Dio, il chi-amato deve educarsi a d ascoltare tale invito per poter rispondere in piena libertà. Ecco allora che si delinea uno degli aspetti fondamentali della relazione: l’ascolto. Educarsi ad ascoltarsi in famiglia può aiutare il giovane a saper ascoltare se stesso e gli altri, essere meno superficiale e soprattutto imparerà a saper discernere la voce di Dio tra le voci degli uomini. Un cattivo ascolto dell’altro si riflette inevitabilmente su una cattiva preghiera e ciò vuol dire una difficile comprensione della propria vocazione. Vocazione è il progetto che Dio ha su ogni persona. Vocazione è seguire la propria strada in piena libertà, senza paura del “per sempre”. Nel campo delle vocazioni la libertà umana svolge un ruolo importante “e la libertà umana è condizionata dalle condizioni effettive, sociali e culturali, nelle quali viene esercitata” (J. Galot). Per realizzare la propria vocazione e vivere responsabilmente la propria vita occorre discernere nei desideri della persona e soprattutto occorre essere consapevoli che una vocazione va coltivata in famiglia. La famiglia è “la prima sede dove si comprende il significato dell’esistenza. In

AMORE A P R I M A V I S TA

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un mondo in cui prevalgono i valori del profitto, della ricchezza, del piacere, la cultura dell’accoglienza mira a coltivare i valori del servizio e del dono” (N. Galli). La vocazione si coltiva in famiglia attraverso quello che viene spesso definito il “principio vocazionale”: la scoperta, cioè, che la vita è un dono, un bene immeritato che i genitori hanno dato ai figli e che i figli a loro volta donano ad altri. In questa visione la “vocazione equivale a volersi spendere per restituire il bene ricevuto, mettendosi a servizio di obiettivi “alti”, in una professione, in una vita di coppia o di consacrazione” (A. Cencini). La crisi delle vocazioni oggi riguarda la crisi dei genitori che non riescono più a trasmettere ai figli l’idea che la gratitudine per il dono della vita diventano responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. Purtroppo oggi si pensa al proprio futuro più nella logica della “sistemazione” che non della responsabilità per questo, forse, “il nostro è un tempo in cui non ci si sente progettati ma gettati nella mischia” (C. Dotolo). Come rendere, allora, la famiglia accogliente e rispettosa nei confronti di una vocazione? Tre verbi sintetizzano la missione dei genitori riguardo alla vocazione dei figli (cfr. M.O. LLa-

nos, Servire le vocazioni nella Chiesa, LAS): • Rispettare, ossia non ostacolare o imporre una scelta vocazionale; • Condividere, indica la partecipazione familiare alla vita vocazionale dei figli, di qualunque vocazione si tratti; • Accompagnare si riferisce al compito di assistenza, di responsabilità familiare, e di no delega dei compiti educativi, neanche dopo l’eventuale ingresso in u cammino vocazionale, perché genitori si è fino alla morte. • La Famiglia deve nutrire la coscienza di essere un “vivaio di vocazioni” e a buona ragione può chiamarsi primo seminario. I genitori sono per i figli i primi educatori della fede, li formano con la parola e l’esempio, “li aiutano con prudenza nella scelta della loro vocazione e favoriscono, con ogni diligenza, la sacra vocazione eventualmente in essi scoperta” (Concilio Vaticano II, Apostolicam Actuositate,11). Occorre allora sviluppare nelle nostre comunità una cultura vocazionale che insieme alla preghiera crei il terreno favorevole alla risposta perché tutti, ci ricorda il Vangelo, abbiamo una responsabilità nei confronti delle vocazioni. don Cosimo Zecca

La famiglia cristiana , primo seminario di tutte le vocazioni

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n una cornice molto familiare domenica 18 ottobre presso il Seminario arcivescovile di Brindisi, per la prima volta da quando è stato inaugurato, si è svolto l’incontro di apertura dell’anno pastorale delle famiglie della Diocesi. Ad esso hanno preso parte, con immenso piacere da parte nostra, Padre Arcivescovo S.E. mons. Rocco Talucci, i seminaristi e numerose famiglie. In apertura, il rettore don Alessandro Luperto ha invitato i giovani seminaristi a presentarsi, dopodiché ha invitato le famiglie ad accompagnarli nel fare il percorso della loro vocazione, in quanto esse hanno un ruolo privilegiato all’interno della grande famiglia della Diocesi. Nel discorso inaugurale S.E. l’arcivescovo ha affermato che è nelle famiglie che nascono tutte le vocazioni, poiché in esse nascono anche i futuri sacerdoti, quindi le famiglie sono «culle delle cose più belle» e il seminario è il primo luogo di tutte le vocazioni. Quindi ha invitato le famiglie a ritornare con un mandato nelle proprie Parrocchie per portarvi il respiro delle esperienze diocesane. La relazione dell’incontro è stata tenuta da don Cosimo Zecca, padre spirituale dei seminaristi, sulle note della canzone di Renato Zero “La vita è un dono”. Don Cosimo ci ha ricordato che, nonostante tutto, la famiglia rimane fondamentale nelle scelte dei giovani. Essa è comunque oggetto nella e della società. In un contesto in cui conta solo l’individuo con le sue scelte di libertà, oggi la famiglia si sta basando più su di un contratto che sul patto biblico. La secolarizzazione della famiglia e nella famiglia, oggi, non è più intesa come separazione tra una visione

religiosa contrapposta ad una laica, quanto nel senso di “poter fare a meno” di Dio. Un altro aspetto negativo della famiglia di oggi è la denatalità la quale si presenta in tre modalità: la paura del figlio (non voglio avere figli), il culto del figlio unico (si fa quello che vuole lui e basta), infine, la confusione dei ruoli (la mamma o il papà che scimmiottano il figlio). Allora ci si chiede: “La famiglia ha ancora un ruolo oggi? Ha ancora un ruolo vocazionale?” Essa sta venendo meno al suo ruolo di generare vocazioni: cala la natalità, cambiano le relazioni tra genitori e figli. Quali sono, allora, le difficoltà, nelle vocazioni al sacerdozio? Innanzitutto le aspettative di genitori spesso traditi dalle scelte dei figli, poi gli interrogativi dei genitori stessi sulla probabile durata delle vocazioni, infine, la castità. Molti ragazzi, addirittura, trovano la forza di abbandonare la propria famiglia quando questa non accetta la loro scelta vocazionale. Concludendo, i giovani si devono domandare: «Come facciamo ad essere sicuri della nostra vocazione?». Nel momento in cui i giovani capiscono che i loro genitori hanno donato loro la vita, allo stesso modo realizzano che anche essi devono donare la vita agli altri, o formando una famiglia, o svolgendo una professione al servizio degli altri, oppure ancora facendosi sacerdoti. Purtroppo, invece, nella odierna società si pensa più a “sistemarsi”che ad essere responsabile verso gli altri. Mirella e Nicola Distante

er noi del Seminario, il 18 ottobre è stata una domenica molto speciale perché, nella nostra aula magna “Regina degli Apostoli”, si è svolto il primo incontro della Commissione Famiglia Diocesana, per il nuovo anno pastorale. È stata una bella esperienza accogliere in Seminario tanti amici che credono negli ideali e nel compito di educazione della famiglia odierna. Il tema dell’incontro è stato il rapporto tra “famiglia e vocazione” e quindi la famiglia vista come il nucleo principale della vocazione di ogni persona. A partire dalla famiglia ciascuno di noi si rende conto del fatto che Dio ha un disegno specifico per tutti, attraverso di essa capiamo quale sia quello “su nostra misura” e, di conseguenza, ci diamo da fare per realizzare quel “progetto del Padre”. Certo, nel nostro tempo, conseguentemente ad una crisi della famiglia si è notata anche una lenta crisi delle vocazioni, poiché se vengono meno o se mancano del tutto le fondamenta su cui costruire il futuro, è logico che nessun giovane si butta a capofitto in un’esperienza a cui non è stato mai educato e preparato. Ciò non sta a significare che Dio non chiami più o lo faccia di meno, no: Dio chiama tuttora gli uomini a seguirlo e a fidarsi di Lui, la sola cosa che è cambiata è la risposta che gli uomini danno a Dio, perché a volte non sono disposti a sacrificare le proprie comodità o i propri beni per il Sommo Bene. La prima parte dell’incontro è stata caratterizzata da una riflessione tenuta da don Cosimo Zecca, che ha tracciato in modo molto approfondito il legame che esiste tra la dimensione vocazionale della vita e la cura della famiglia. Poi ci siamo radunati in Chiesa per celebrare i Secondi Vespri della domenica, presieduti da don Alessandro Luperto: è stato bello poter condividere la preghiera anche con i genitori e i famigliari di noi seminaristi. Abbiamo sperimentato che è la preghiera che ci tiene uniti e aiuta le famiglie ad accogliere i semi di vocazione che lo Spirito pianta nel cuore dell’uomo e, in questo caso, dei figli. È la preghiera il nutrimento e il sostentamento di tali semi, che se ben curati diventeranno uno splendido albero capace, a sua volta, di produrre frutti e di essere strumento con cui lo Spirito suscita nel cuore dei giovani il desiderio di seguire il Signore e di affidare a Lui tutta la propria vita. Perciò, chi può pregare più intensamente per la vocazione del proprio figlio se non i genitori stessi? La preghiera in famiglia, con la famiglia e per la famiglia è fondamentale e necessaria sia per le vocazioni al sacerdozio, sia per le vocazioni al matrimonio o alla vita consacrata. La serata si è conclusa con un momento gioviale di agape fraterna nella sala da pranzo del Seminario, dove abbiamo gustato insieme le prelibatezze che le tante mamme presenti avevano preparato con amore. Sentiamo il bisogno di dover dire il nostro “grazie” a don Massimo Alemanno, ad Arturo e ad Annamaria Destino e a tutte le famiglie della diocesi per averci dato la possibilità di respirare, in un clima di vera cordialità, la bellezza di essere Chiesa, cioè la famiglia dei figli di Dio.

Matteo Notarnicola


AU G U R I D I BU O N NATAL E

S E D I O AB I TA L’ I N T E R I O R I TA’ D I C O P P I A

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arissime famiglie, la festa del Natale che si avvicina allieta le nostre case e il mondo intero: l’Onnipotente che nessun luogo avrebbe potuto contenere si è fatto Uomo con un impensato gesto di amore, ridonandoci la luce della creazione: “sia la luce” (Gn 1,1) “nella pienezza del tempo” (Gal 4,4). Oggi, come i pastori, avvolti di luce (cf. Lc 2,9), con il cuore colmo di gratitudine, vorremmo condividere con voi, il Natale, festa della Luce, che porta con se gioia e realizza il sogno di Dio: “pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14). Il Natale infatti non è una festa come le altre, riesce a coinvolgere l’animo di ogni uomo e di ogni donna e a renderlo più buono, trasalendo di esultanza indicibile all’annuncio dell’angelo: “Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutta la vostra famiglia. Oggi vi è nato … un salvatore, che è il Cristo Signore” (cf. Lc 2,10-11). Perciò il compito delle famiglie cristiane non è quello della lagnanza, ma della testimonianza di una vita intrisa di doni che superano la materia. Il Card. Angelo Bagnasco nel suo messaggio di Natale , infatti, afferma: «Sarà un Natale più ristretto, come è noto a tutti, ma proprio per questo … mi auguro, che sia un Natale più ricco di bontà, perché più attento a chi, vicino a noi, ha più bisogno di noi, di un intervento, di una parola, di un gesto di attenzione, di amore, di comprensione, di presenza, e che tutto questo possa tradursi in un Natale più bello in modo particolare per le famiglie, i bambini, i malati, coloro che, specialmente in questi giorni di festività, purtroppo sentiranno maggiormente il peso della solitudine e anche di ristrettezze economiche aggiunte». Perciò, come famiglie credenti, “senza indugio” (Lc 2, 16) abbiamo il compito di innervare questi valori nella società e nella famiglia, perchè ogni famiglia è in grado di esprimere un tratto della ricchezza dell’amore di Dio ed ha il potenziale di rendere presenti questi doni. Nelle nostre famiglie, infatti, la nascita di un figlio è un’esperienza forte per ogni mamma e papà: per chi attende con speranza un bambino, per chi è ormai anziano e risente in cuore la tenerezza della vita offerta ai propri figli, per ogni figlio che ringrazia i genitori per il dono dell’esistenza. Ma anche a chi non ha più i propri cari o vive situazioni di famiglia difficili, a chi vive solo, non ha famiglia o ce l’ha nel proprio Paese …a tutti è annunciata la gioia. Come i pastori, usciamo dalle tenebre dell’egoismo che ci tengono prigionieri, dalle comodità dei nostri recinti, dalle sicurezze dei nostri affetti e “senza indugio” (Lc 2, 16) corriamo verso la Luce che ci ha avvolti perché insieme abbiamo un Figlio da festeggiare, un Bambino da accogliere e da amare, un dono prezioso da scoprire nel profondo del cuore. Gesù, il Figlio di Dio, il Figlio di Maria, nostro fratello appartiene a tutte le nostre famiglie. L’augurio a tutti e a ciascuno è che, come scrisse don Tonino Bello “i pastori vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi”. Anna Maria, Arturo e don Massimo

lle coppie di sposi che hanno avuto la sensibilità di accogliere l’invito, don Lorenzo Elia, delegato vescovile per la Pastorale della famiglia nella Diocesi di Oria, ha donato, con gioiosa delicatezza e luminosa profondità, un momento di preghiera in occasione dell’Avvento. L’annunciazione, brano tratto dal vangelo di Luca, è stata oggetto della riflessione dell’incontro, promosso dalla Commissione Famiglia della nostra Diocesi e svoltosi presso l’auditorium della scuola elementare don Lorenzo Milani, in S. Vito dei Normanni il 6 dicembre 2009. L’analisi del testo mirata a riscoprire gli elementi fondamentali del brano ed a metterne in luce numerosi altri che il lettore comune, privo di preparazione non coglie, ha messo in evidenza come Dio, pur scegliendo luoghi e persone sconosciuti e agli occhi del mondo privi di importanza, ha «coniugato l’ordinario della nostra vita con lo straordinario dell’annuncio di Dio». L’incipit del brano: “Al sesto mese…”, che ci rimanda al sesto giorno della creazione in cui Dio creò l’uomo, manifesta la volontà di dare all’uomo un’altra possibilità nella sua grande bontà. E la condizione di verginità che nel mondo antico era privo di valore, viene da Dio resa preziosa, poiché una situazione di momentaneo vuoto da colmare, viene trasformata per Maria, l’Arca dell’alleanza, in un momento di attesa nella fede, nella speranza, quindi, delle cose che non si vedono. Dio si “contamina” con l’uomo donando a Maria una verginità feconda, gratuita, sorridente, affettuosa. “Rallegrati”, il saluto che l’arcangelo Gabriele rivolge a Maria, entrando nel suo cuore, è un invito alla gioia, la stessa gioia donata agli sposi: essi si uniscono per rallegrarsi, completando l’uno la vita dell’altro. E Dio, pieno

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di grazia e di gloria dona questa sua ricchezza a Maria colmando di grazia ogni sua vuotezza e consegnando a Lei per sempre, ed anche a noi, la sua compagnia. Dio, attraverso l’angelo (“Non temere…”), rassicura Maria che, pur restando turbata, non dubita, si chiede solo “come” avverrà ciò che le è stato annunciato. Maria viene invasa da Dio che fa riposare la sua presenza in Lei diventando carne: è la tenerezza di Dio, che l’uomo cerca nella propria umanità e che abita in tutti. Quando l’angelo dice “Lo Spirito santo scenderà su di Te… la potenza dell’Altissimo Ti coprirà con la sua ombra”, Dio si consegna a Maria (quindi, a noi) e Lei dona a Lui la sua stessa libertà consegnandosi come serva. Si compie così l’inizio della salvezza ed il termine delle promessa: noi siamo in Maria. Dobbiamo vivere l’aspetto ordinario e straordinario del matrimonio, conservando la verginità del cuore cercando ogni giorno di scoprire e riscoprire l’altro senza pregiudizi vedendo in lui o lei il completamento della propria vita. Nulla è impossibile a Dio, e noi, uomini, solo se ci vestiamo della sua umiltà potremo diventare grandi come Lui ci vuole e Maria è l’esempio cui quotidianamente possiamo e dobbiamo attingere. La riflessione di don Lorenzo ha avuto delle risonanze che egli ha opportunamente approfondito e riversato nella nostra vita di famiglia aiutandoci a leggere sempre più il nostro amore alla luce della Parola di Dio, giacché Lui abita la nostra interiorità di coppia. La serata si è conclusa con un momento di condivisione nei locali della parrocchia S. Rita: famiglie provenienti da diversi città della diocesi che si sono ritrovate per vivere insieme la gioia dell’attesa, come Maria. Maria Pennella

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e perciò possono essere condivisi. Queste sofferenza comune ci porta a pregare per i nostri figli e sperare, perché la vera speranza, quella che salva è un dono della fede, che ci viene fatto da Dio, attraverso il suo unico Figlio Gesù. Con questo spirito anche quest’anno con l’Associazione vittime della strada, ci siamo ritrovati per la celebrazione della S. Messa in suffragio dei nostri figli. Per noi importante è stata anche la presenza di Padre Arcivescovo che ancora una volta non ci ha lasciati da soli con il nostro dolore, ma continua a guidarci e a sostenerci con la sua parola, rafforzando nei nostri cuori la fede, la speranza e l’amore». Infatti, Padre Arcivescovo ha accarezzato i cuori afflitti dei presenti con parole forti e tenere allo stesso tempo, lasciando messaggi di speranza. La presenza di Dio si avverte nel dare speranza a chi perde un figlio e si sente solo e disperato. E’ proprio in questi momenti che l’uomo si domanda: “Dove era Dio?”, non comprendendo che Dio non è laddove c’è il male, non è la causa del male, non vuole il male. Egli è presente nel Bene ed interviene per il Bene, misericordioso e consolatore della sofferenza dei genitori, i quali devono pensare “Dio non mi ha abbandonato, Dio abita in mio figlio”. Perciò, pur nel dolore cresce la speranza e si rafforza l’amore che ognuno di noi ha verso la persona cara che ha perduto che è un amore che sopravvive alla morte, perché amare vuol dire “Tu non morirai!”.

omenica 15 novembre 2009, riprendendo il cammino dell’anno passato, si è svolto il 1° incontro di formazione sulla Bioetica, animato da don Giuseppe Satriano, sul tema: “La fine della vita e la dignità del vivere e del morire.” Come sempre l’interessante tema che ha sottolineato due aspetti quali l’eutanasia e l’accanimento terapeutico, già dall’anno scorso, ha portato ad una ricca partecipazione la maggior parte dei presenti: coppie accompagnatrici dei percorsi in preparazione al matrimonio e responsabili dei gruppi famiglia di tutta la nostra Diocesi. In questo primo incontro è stata presentata la visione del film Million Dollar Baby che ci ha fatto comprendere come la sofferenza, quando ci visita, chiede di essere accolta, ci sradica dalla nostra realtà e dalle relazioni che ci coinvolgono. Il film si presta a molte interpretazioni, ma non è un inno all’eutanasia e offre interessanti spunti di riflessione. Million Dollar Baby, in prima istanza, presenta l’eutanasia come una scelta umanamente possibile. Forse anche come un atto di amore. Un atto però sicuramente portatore di infelicità. La felicità è ciò per cui la pugile Meggie ha lavorato sodo per tanti anni per raggiungere il suo sogno di vincere il titolo mondiale. Ma quale felicità? Poiché molti sono i problemi che ostacolano il cammino verso la felicità. E per i protagonisti di Million Dollar Baby, i problemi (situazioni) della vita sono oggettivamente grossi. Ma il problema vero, sembra dire il finale del film, non sono le difficoltà in sé stesse, ma il modo con cui si affrontano. Il problema, sembra suggerire il film, non sono “i problemi”, cioè la disabilità nel caso di Meggie. Infatti, subito dopo l’incidente, Frank continua a frequentare la palestra e cura amorevolmente Meggie. Dopo l’eutansia, però Frank non mette più piede in palestra e lo si intravede solo dietro il vetro di un bar nella foresta, davanti a una fetta di torta al limone di cui Meggie era ghiotta. Ma il luogo della felicità, il dolce rifugio in cui aveva agognato di ritirarsi con Meggie è ora un luogo desolato, in cui Frankie è un’ombra solitaria avvolta dalle nebbie della morte. Con questa conclusione, il film suggerisce che chi fa il bene è lieto anche nelle difficoltà. Perché ciò che condanna l’uomo, ciò che gli rovina la vita, è l’accettazione del male e il conseguente convivere con i sensi di colpa, non l’affrontarlo. La cultura del benessere brucia i bisogni marginali molto più in fretta di quanto provveda a soddisfarli, negandoci nello stesso tempo, ogni giorno di più, la soddisfazione dei bisogni reali e veri, elementari, indispensabili, come l’aria da respirare, l’acqua da bere, un cibo sano e genuino. L’eutanasia è uno dei temi di bioetica che ci verranno proposti in maniera specifica negli incontri che seguiranno, ci ha detto don Giuseppe Satriano. Nel dibattito subito dopo il film tanti sono intervenuti proprio sull’eutanasia, ma l’emotività non può far propendere per una scelta – il dare la morte -, spesso spacciato come l’unico gesto d’amore possibile. In realtà è solo la scelta più immediata, la più spiccia, che ignora il problema, il male.

Mirella e Nicola Distante

Teresa e Gennaro Romano

Un ricordo particolare

a Pastorale Familiare, solidale con ogni famiglia, attenta ad ogni situazione, con spirito di carità e speranza viva cerca “nel Dio di ogni consolazione, la consolazione con cui consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio” (cfr. 2Cor 1,3-5). Ogni anno sulle strade italiane si contano migliaia di morti in incidenti stradali, spesso causati da altri. Molte di queste vittime sono giovani o giovanissimi. Inoltre, ci sono tanti altri giovani che perdono la vita per cause diverse. Per tutti questi giovani, come diocesi abbiamo offerto una solenne celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Rocco Talucci l’ultima domenica di novembre nella Chiesa di San Benedetto in Brindisi. Alla celebrazione hanno preso parte numerose famiglie ascritte nei gruppi Genitori in cammino e familiari delle vittime della strada, tra questi i componenti del gruppo Genitori in Cammino della Parrocchia SS Resurrezione di Brindisi, da cui scaturisce la testimonianza di Dorina Laneve, mamma di un giovane vittima della strada: «Molteplici sono le riflessioni che scaturiscono dopo anni di esperienza all’interno del gruppo dei Genitori in cammino, ma il comune denominatore, il filo rosso che unisce noi genitori e che ci dà la forza di continuare a vivere, è la consapevolezza che tutti i sentimenti che noi proviamo riguardo a questo terribile dolore non sono di natura individuale, ma appartengono a tutti coloro che si trovano nella stessa condizione

L’A M O R E G I US T I F I C A L A V I TA


Famigliando 2009