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N.433 - LUGLIO/AGOSTO 2017 € 3,50 Poste Italiane Spa - Sped. A.P. D.L. 353/03 Art. 1, Cm. 1, DCB MI EDIZIONE ITALIANA with ENGLISH TEXTS

ISSN 1123-9719

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9 771123 971072

IN EDICOLA DALL’ 11 LUGLIO 2017

ARCHITECTURAL DIGEST. LE PIÙ BELLE CASE DEL MONDO

Summer Spirit INTERNI IN LIBERTÀ

NUMERO D’ESTATE!

GRANDI STORIE FIRENZE, CATANIA, ISOLA D’ELBA, MYKONOS, ZANZIBAR, MESSICO: DOVE VINCE IL NEO-ECLETTISMO LUDICO. EDIZIONI CONDÉ NAST


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La più amata dagli Italiani


Editoriale.

S

ui colli fiorentini la contaminazione contemporanea resuscita e riformula la storia di un edificio colonico, a Catania tante epoche si affollano con DISCIPLINATA CASUALITÀ nella dimora di una creativa. In Messico, a Punta Mita, sono le forme e i colori a mettere ordine e armonia nell’eterogeneità delle ispirazioni, all’Isola d’Elba e a Mykonos tale compito è affidato al bianco, alla pietra, alla luce. È infine la STR ATIFICAZIONE di tante differenti fonti decorative esotiche a dettare il fascino di una villa a Zanzibar. Dal mood allegro e solare, al mare o in campagna, anche in città ma immerse in giardini esuberanti che assomigliano alla foresta pluviale, in dialogo disteso con ciò che le sta attorno, le case raccontate in questo numero di AD sono il risultato di un pensiero progettuale e decorativo che fa capo a un ECLETTISMO LUDICO , a un divertissement combinatorio caso per caso assai differente, colto ma che mai si prende sul serio. Ciò che impressiona visitandole è il SENSO DI LIBERTÀ che vi si respira, la facilità di abitarle e di viverle che suggeriscono. Interni liberi, come recita lo strillo di copertina, nei quali l’aggettivo non si rifà tanto alla teoria della pianta libera di Le Corbusier, ma piuttosto a una disposizione d’animo, a uno spirito, a un genius refrattari a regole estetiche troppo strette e cogenti anche là dove la precisione sembra dominare. Dicono di un approccio fatto di LEGGEREZZA ED EQUILIBRIO , che sa combinare gli elementi della decorazione e quelli dell’architettura secondo una metrica quasi impercettibile, ma efficacissima: esattamente ciò che serve ad ACCORDARE LE DIFFERENZE . Vengono in mente certe

parole di Friedrich Nietzsche a proposito degli ambienti in cui vive il suo “spirito libero”: “Ricchi di purezza, moderazione, mitezza, carattere, apportatori di felicità e irradianti felicità gli consentiranno di sperimentare una gioia nutrita da grandezza, calma, solarità”. La stessa ricerca di leggerezza e di poesia ci ha spinto a esplorare, nel FOCUS, i riflessi che hanno le culture del LONTANO ORIENTE sul design contemporaneo: a giudicare dai tanti designer e dalle aziende che se ne sono lasciate contagiare, traendone notevole arricchimento, più che una tendenza, questo è un fenomeno ben consolidato destinato a svilupparsi ulteriormente. Anche perché i progettisti del Far East sono a loro volta affascinati dalla creatività e dal saper fare italiani. Alle SEDUTE studiate per stare, da protagoniste, dentro la casa e negli spazi outdoor è dedicato il PORTFOLIO, mentre DISCOVERIES dà un flash sull’arte grande di Manolo Valdés. Nelle STORIE si seguono, sulla scorta di un libro appena uscito, le vicende della "palazzina romana", un archetipo edilizio che ha segnato nel bene e nel molto male l’architettura della Capitale; si ricostruisce il mito della FIAT 500 che quest’anno festeggia i 60 anni con una nuovissima versione che riprende da vicino l’originale, e infine, attraverso l’obiettivo di Maria Mulas, si sfoglia una specie di album di famiglia di coloro, architetti, designer e creativi vari, che più hanno marcato il nostro tempo. Buona estate a tutti!

ETTORE MOCCHETTI

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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N° 433 — LUGLIO-AGOSTO 2017

SOMMARIO. «L’ornamento di una casa sono gli amici che la frequentano». R ALPH WALDO EMERSON

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DISC OV ERIES .

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START — Il buen retiro della stilista ALESSANDR A LANVIN su un’isola nel cuore del Mediterraneo.

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EVENT/2 — A Milano, un incontro sul ruolo del MOSAICO nell’interior design.

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TALENTS/1 — Le atmosfere e i paesaggi del Giappone evocati nei lavori di VITO NESTA .

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AGENDA — Una selezione delle MOSTRE più originali, dai gioielli d’arte a Murakami.

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FOOD DESIGN — Le creazioni dello chef MEHMET GÜRS , inventore della Nuova Cucina Anatolica.

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AUCTIONS — Tra commode del ’700 e gioielli, si fa strada il collezionismo legato all’ER A SPAZIALE .

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ARCHITECTURE — Piccole astuzie progettuali per arredare una CABANE sull’oceano di 12 metri quadrati.

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WATCH —

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ARTE E PROGETTO — Sono evanescenti come ologrammi le strutture ideate da EDOARDO TRESOLDI.

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TALENTS/2 —

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OSPITALITÀ — Dopo un accurato restauro, ha riaperto l’HOTEL EDEN , un’istituzione romana.

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LA MOSTR A — La storia dell’arte è un’ispirazione ininterrotta per le opere di MANOLO VALDÉS .

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INNOVAZIONE — Tecnologia e aspetto scultoreo per i R ADIATORI domestici di nuova generazione.

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EVENT/1 — È un torneo all’insegna la POMMERY GOLF CUP 2017.

PREVIEW YACHT — Le anteprime dal mondo NAUTICA , in attesa dei grandi Saloni.

della

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Alta complessità per A. LANGE & SÖHNE e suggestioni di gusto vintage per ORIS .

Oscilla tra scultura e design la poetica di DUCCIO MARIA GAMBI .

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

del lifestyle

In copertina. Tra la foresta e il mare di Punta Mita, sulla costa ovest del Messico, una villa modernista che sembra annullare il confine tra interno ed esterno. Pouf Roy di Alessandro Mendini per Kartell. 170 €.


SOM M ARIO.

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

MALIA D’AFRICA — Gusto etnico rivisitato per una villa piena di colore e di energia sull’isola di ZANZIBAR . LONTANO DALLA PAZZA FOLLA —

A MYKONOS , ambienti minimalisti e una splendida vista sul mare delle Cicladi.

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OGGETTI RITROVATI — In una casa di CATANIA dei primi del ’900 prendono vita le creazioni artistiche di Stefania Boemi.

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MESSICO ZEN — Perfetta simbiosi con il paesaggio per una spettacolare residenza costruita di fronte all’oceano.

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LE DUE ANIME —

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EDEN CON VISTA — Un originale dialogo tra epoche in una dimora sulle colline che circondano FIRENZE .

I colori del mare e le sfumature dell’entroterra convivono in un’abitazione sull’ISOLA D’ELBA .

GIORGIO BARONI. MASSIMO LISTRI

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SOM M ARIO.

STORIE .

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CON QUELLA FACCIA UN PO’ COSÌ — A Milano, gli scatti di MARIA MULAS dedicati a personaggi dell’arte e della cultura.

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COME NASCE UN MITO — Sessant’anni fa debuttava il primo modello della FIAT 500 , icona pop a quattro ruote.

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LA PIÙ AMATA — Un libro documenta l’evoluzione della tipologia edilizia della PALAZZINA ROMANA .

PORT FOL IO.

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ESTATE DA TOCCARE — TAPPETI con i colori del mare e del sole e ARREDI VERSATILI , da utilizzare anche all’aperto, per vivere con stile i mesi più caldi.

FOCUS.

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TENDENZA ESTREMO ORIENTE —

Gli stili e le culture sviluppate in ASIA nel corso dei secoli diventano preziose ispirazioni per i designer occidentali di oggi.

BACK STAGE .

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ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

DENTRO AD —

Curiosità, approfondimenti, novità, anteprime: cercando suggestioni e ispirazioni dietro le quinte del numero di LUGLIO-AGOSTO.


In questo numero. MASSIMO LISTRI Fiorentino, ha iniziato a fotografare molto giovane. Nel 1981 fonda, con Franco Maria Ricci e Vittorio Sgarbi, FMR. Ha pubblicato più di sessanta libri di fotografia. La sua ultima mostra è “El esplendor de la Roma papal” al Museo Nacional de San Carlos a Città del Messico.

Il suo museo messicano preferito? «Il Museo di Antropologia di Città del Messico per la sua incredibile collezione di reperti aztechi».

GIORGIO BARONI Bergamasco di Caravaggio, specializzato in fotografia di interni, si è formato alla School of Visual Arts di New York. Collabora con le principali riviste di arredamento e design.

L’architettura più fotogenica? «Sono molto affascinato dall’architettura razionalista e monumentale del periodo fascista, come l’Eur».

PIETRO DEL VAGLIO Inizia nell’87 l’attività di designer per diverse aziende. Nel ’91 si trasferisce a Firenze e si dedica anche all'interior design. Come progettista lavora negli Stati Uniti, in Russia e in Bulgaria.

GINEVRA VISCONTI Giornalista, nata in Italia, e “cresciuta” tra Argentina e Uruguay. Ha studiato Interior Design alla Inchbald School of Design di Londra. La sua più grande fonte di ispirazione sono la natura e la campagna, dove vive, scrive e alleva cavalli. Sogna di restaurare case country.

Uno store imperdibile di home décor? «Nilufar e Rossana Orlandi a Milano. A New York basta avventurarsi per Brooklyn alla ricerca di nuovi designer».

Un luogo d’arte in Toscana da non perdere? «Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Garavicchio, vicino a Capalbio (Grosseto). Per perdercisi».

CLAIRE BÉTAILLE E BRUNO MOINARD

Un posto del cuore a Roma? «Villa Medici, a due passi da piazza di Spagna, con i suoi magnifici giardini e architetture. Da qui si possono scoprire i tetti della città».

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FILIPPO BAMBERGHI Vive tra Milano e San Paolo in Brasile. Collabora con Vogue America, Casa Vogue Brasil, AD. Collezionista compulsivo, è ambientalista militante e fotografo per vocazione.

L’artigianato siciliano più interessante? «Le ceramiche di Alessandro Iudici a Caltagirone, di Krete a Vittoria, i dipinti di Alice Valenti a Catania e gli abiti di Cool de sac a Ortigia».

GIORGIO BARONI. TADEO JONES

Interior designer e storica dell’arte, è partner dell’agenzia 4BI fondata da Bruno Moinard, architetto d'interni, scenografo e designer. Ha firmato il design della Fondazione e delle boutique Cartier, e gli hotel Dorchester.


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Ci accontentiamo semplicemente del meglio e creiamo i migliori prodotti editoriali. Per questo abbiamo AD, che da oltre 30 anni racconta le più belle case del mondo, La Cucina Italiana, da oltre 90 anni la guida più autorevole nel mondo del gusto e della tradizione italiana, e Traveller, viaggi straordinari accompagnati da eccezionali reportage fotografici per viaggiare comodamente dalla poltrona di casa. Tradotto in una parola, Qualità. In due parole, Condé Nast. Direttore Responsabile

ETTORE MOCCHETTI Art Director GIUSEPPE PINI Caporedattore Attualità MARIO GEROSA Caporedattore, RUBEN MODIGLIANI Caporedattore ELENA DALLORSO Caposervizio, ALESSANDRA VALLI Caposervizio Impaginazione FRANCESCA MARINO Vice Caposervizio, MICHELA BUZZONI, MARGHERITA CARRARA Segreteria di Redazione MARIA GRAZIA CECCONELLO Responsabile, FEDERICA CLARI Photo editing Project Consultant RICCARDO BIANCHI New York CHRISTINA NICASTRI Segreteria e Redazione Parigi FRANÇOISE GUITTARD Segreteria e Redazione Hanno collaborato: EVA BATLOGG, SONIA S. BRAGA, ANTONELLA COTTA RAMUSINO, PAOLO MATTEO COZZI, NICOLETTA DEL BUONO, FIAMMETTA FADDA, UMBERTA GENTA, GIAMPIERO NEGRETTI, REMO NODARI, GLORIA PASQUINELLI, GAIA PASSI, BERNARDO RIZZATO, FRANCA ROTTOLA, GINEVRA VISCONTI. DAVIDE BASSOLI elaborazione fotografica, MAURO GATTI illustrazioni, STEPHEN PICCOLO traduzioni, STUDIO DIWA revisione testi. Fotografie di: FILIPPO BAMBERGHI, GIORGIO BARONI, MASSIMO LISTRI.

Direttore Editoriale LUCA DINI Divisione GQ, L’Uomo Vogue, Wired, AD, Condé Nast Traveller Direttore STEFANIA VISMARA Publisher CARLO CLERICI, Advertising Manager CRISTINA RONCAROLO Direttore Vendite GIANCARLO ROPA Digital Sales Director: CARLO CARRETTONI Moda e Oggetti Personali: MATTIA MONDANI Direttore. Beauty: MARCO RAVASI Direttore Grandi Mercati: MICHELA ERCOLINI Direttore. Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta: MATTIA MONDANI Area Manager Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche: LORIS VARO Area Manager Toscana, Umbria, Lazio e Sud Italia: ANTONELLA BASILE Area Manager Uffici Pubblicità Estero - Parigi/Londra: ANGELA NEUMANN. New York: ALESSANDRO CREMONA. Barcellona: SILVIA FAURÒ Monaco: FILIPPO LAMI. Digital Marketing: MANUELA MUZZA. Social Media: ROBERTA CIANETTI EDIZIONI CONDÉ NAST S.p.A. Presidente e Amministratore Delegato GIAMPAOLO GRANDI Direttore Generale FEDELE USAI Vicedirettore Generale DOMENICO NOCCO Vice Presidente GIUSEPPE MONDANI, Direttore Digital MARCO FORMENTO Direttore Centrale Consumer Marketing e Audience Development MASSIMO MONZIO COMPAGNONI Direttore Comunicazione LAURA PIVA, Direttore Circulation ALBERTO CAVARA Direttore di Produzione BRUNO MORONA, Direttore Risorse Umane CRISTINA LIPPI Direttore Amministrativo ORNELLA PAINI, Controller LUCA ROLDI, Direttore Branded Content RAFFAELLA BUDA Sede: 20121 Milano, piazza Castello 27 - tel. 0285611 - fax 028055716. Padova, via degli Zabarella 113 - tel. 0498455777 - fax 0498455700. Bologna, via Carlo Farini 13, Palazzo Zambeccari - tel. 0512750147 - fax 051222099. Roma, via C. Monteverdi 20 - tel. 0684046415 - fax 068079249. Parigi, 4 place du Palais Bourbon - 75007 Paris - tel. 0033144117885 - fax 00331-45569213. New York, 125 Park avenue suite 2511 - New York NY 10017 - tel. 212-3808236 - fax 212-7867572. Barcellona, Passeig de Gràcia 8/10, 3° 1a - 08007 Barcelona - tel. 0034932160161 - fax 0034933427041. Monaco di Baviera, Eierwiese 5b - 82031 Grünwald - Deutschland - tel. 0049-89-21578970 - fax 0049-89-21578973. Redazione: 20121 MILANO - piazza Castello 21 - tel. 0285611 - fax 0285612698


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DISCOVERIES.

LUIS RIDAO

CAFFÈ TURCO. Alessandra Lanvin nel salone ottomano della sua casa sull’isola di Limanagzi, in Licia. Tra i cuscini ricamati ci si ritrova per prendere il caffè e chiacchierare.


DI S C OVE R I E S .

HOME

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A sud della Turchia, su un’isola (quasi) irraggiungibile, ALESSANDRA LANVIN ha il suo rifugio. Tra legno di cedro, antiche maioliche e calce.

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Genius loci. in alto a sinistra: cruches per l’acqua dei villaggi anatolici tagliate da un unico pezzo di legno. in alto: il salone ottomano. I cuscini sono ricamati da donne dei villaggi di montagna circostanti. a sinistra: sulla parete in calce, dipinto di ginestre. Piatti Kutahya. pagina seguente in alto: un altro angolo del salone. pagina seguente in basso: in cucina, armadio a parete e pavimento di maioliche antiche.

LUIS RIDAO

Nel cuore antico del Mediterraneo

lessandra Lanvin è una vera cosmopolita. La stilista milanese, che ha trascorso lunghi periodi a Istanbul, a Ginevra e a Zurigo, ha un background composto da tante strade che si uniscono in un’unica direzione, attraverso un affascinante mix di culture. Ha studiato storia dell’arte e scienze politiche a New York, poi a Parigi e infine a Londra, prima di stabilirsi definitivamente nella capitale francese, dove vive insieme al marito Hubert e al figlio Victor, e dove ha dato l’avvio alla sua linea di scarpe. La passione per l’arte l’ha ereditata dalla madre turca, collezionista d’arte e musa di molti talenti, vicina a Dalí come


«IN VIAGGIO DI NOZZE SU UN KAYAK, I MIEI GENITORI SI SONO INNAMORATI DI QUEST’ISOLA». al fotografo Ara Güler e allo scrittore Yasar Kemal. Il padre, torinese di nascita, le ha trasmesso il gusto per il viaggio. «Occupandosi di risorse naturali, petrolio e gas, ha vissuto dappertutto, dall’India all’America Latina», racconta la stilista, mentre cammina tra le buganvillee della sua dimora turca, nell’isola di Limanagzi, un’oasi di profumi mediterranei e di silenzio non così semplice da raggiungere. Da Istanbul, bisogna arrivare ad Antalya, quindi proseguire per tre ore in auto fino a Kas, e prendere infine un battello che in mezz’ora circa conduce all’isola. Ma vale sicuramente la pena fare questo tragitto. «I miei genitori, in viaggio di nozze su un kayak, si sono innamorati di quest’isola e hanno acquistato il terreno vicino al mare. Oggi la zona è protetta, siamo rimasti praticamente solo noi», spiega Alessandra Lanvin mentre sale le scale dell’ambar, una casetta di legno di cedro, «realizzata come un Lego, senza viti». Queste costruzioni, tipiche della zona, erano utilizzate per conservare il grano nei villaggi di montagna. «L’abbiamo smontato e rimontato vicino a casa e oggi si utilizza per conservare le terrecotte». Lavorare nel settore del lusso e della moda ha permesso ad Alessandra di circondarsi di bellezza ed eccellenza, qualità che si riflettono nel suo stile elegante, colorato, comodo, come lo è il suo rifugio turco. «L’arte è la mia principale fonte di ispirazione: Pollock per i materiali, Picasso e Mondrian per i colori, Lovegrove per le strutture, Sottsass per la 

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DI S C OVE R I E S .

HOME

LA CASA È STATA REALIZZATA INTEGRALMENTE CON ELEMENTI LOCALI.

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sua reinterpretazione di geometrie e colori». Il suo brand, Aperlaï, prende il nome da un’antica città della Licia a sud della Turchia, le cui antiche rovine sono state sommerse dal mare. È proprio in questo paradiso del Mediterraneo, dove regna una pace assoluta, che si trova la sua casa, in cui il tempo sembra essersi fermato. Semplice e naturale, costruita nella pietra, la dimora è stata realizzata circa quarant’anni fa, ristrutturata negli anni ’90 da Peter Marangoni, architetto italiano con base a New York. In totale armonia con l’ambiente, la residenza, che si compone di cinque casette/dépendance, si fonde perfettamente con la natura circostante. Rustica e senza troppe pretese, l’abitazione è stata realizzata integralmente a partire da elementi locali: pietre recuperate sull’isola e maioliche antiche. I kilim, i letti antichi in ottone, le sedie di paglia riecheggiano la cultura del luogo. Le fresche terrazze in pietra, inondate dalle coloratissime bougainvillee, e il salotto ottomano, ricco di bellissimi cuscini ricamati a mano dalle donne del villaggio, sono gli ambienti preferiti da Alessandra, che trascorre qui la maggior parte delle sue giornate. I mattoni e il cotto, scoloriti dal tempo, sono ricchi di storia poiché recuperati da un antico monastero del XVIII secolo. Sono gli stessi monaci che hanno costruito una cisterna nella montagna, dove ci si rifornisce di acqua potabile. Il tempo qui si è proprio fermato. □ GINEVRA VISCONTI

Totale armonia. sopra: sulla terrazza, cuscini dipinti a mano, provenienti dal Turkmenistan. sopra a sinistra: in una delle stanze, letti inglesi antichi in ottone del 1800, acquistati in Inghilterra. sotto: la sala da bagno, interamente dipinta a mano da un artista locale. sotto a sinistra: il pozzo, il primo punto d’acqua creato quando è stata comprata la casa nel 1978.


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TALENTS/1

Oriente immaginato. per la carta da parati Kazumi, disegnata per Texturae, Vito Nesta ha utilizzato fotografie d’epoca. in basso, al centro: da due simboli del Giappone, l’ombrello da sole e la carpa, nasce l’idea del tappeto Koi, un’autoproduzione.

a destra:

Memorie di viaggio I lavori di un giovane designer evocano un GIAPPONE sognante, fascinoso, fuori dal tempo. E reinventato con creatività.

WHO’S WHO Nato in Puglia, laurea in Interior design alla facoltà di Architettura di Firenze, Vito Nesta vive a Milano. Il suo lavoro è una sintesi di molte competenze: designer, art director, decoratore di interni, artigiano. Tra le aziende con cui collabora: Riva 1920, Roche Bobois, Bagutta, Karpeta e Cadriano.

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Ci sono viaggi che sai dove iniziano ma non sai dove ti portano. Come quello che Vito Nesta, designer dalla vena poetica e pervasa di spirito pop, ha fatto in Giappone. Il suo è stato anche un percorso di immagini: paesaggi, atmosfere, città. Ma anche vecchie fotografie cercate con passione. «Appena arrivato in Giappone ho iniziato a scorgere paesaggi con una vegetazione mai vista, che hanno evocato in me immagini di un mondo che non c’è più», racconta. Girando poi per le città e i mercati ha iniziato a trovare e ad acquistare vecchie stampe fotografiche, in bianco e nero o colorate all’acquerello come si usava un tempo. Questo materiale visivo si è lentamente s e d i me nt a t o , ha iniziato a lavorare sulla sua immaginazione. E, al rientro, si è cristallizzato in idee. Sono nate

così due carte da parati, disegnate per Texturae, e un tappeto realizzato in autoproduzione. «Le due carte sono un omaggio alle donne», continua Nesta. «In Masami, che vuol dire bellezza, tante figure femminili emergono da un fogliame fittissimo. Kazumi (eleganza) invece è come una stuoia di giunco attraversata da sguardi di donna». Mentre Koi, il tappeto, ha la sagoma di un ombrello da sole nel quale nuotano delle carpe (da qui il nome) e galleggiano ninfee. A questi progetti si è aggiunto l’allestimento, presentato ad aprile per la Milano Design Week, di uno spazio all’interno della boutique Imarika: aironi in volo, tigri, paesaggi lacustri su poltrone e carte da parati. Un Oriente distillato, evocato da accenni. Come il ricordo di un sogno.

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F O O D D ES I G N Grande ricerca. Marinature, lunghe cotture e profonda ricerca degli ingredienti e delle cucine tipiche del Mediterraneo firmano lo stile dello chef.

New mixed style Influenze armene, greche, ottomane compongono un arazzo di sapori nella cucina del PIÙ CARISMATICO CHEF TURCO , creatore della Nuova Cucina Anatolica. di FIAMMETTA FADDA

A Istanbul in luglio e agosto tra le 8 e le 10 di sera sul Bosforo si disegnano tre fasce di blu: quello cupo dell’acqua, quello turchese a ovest dove è tramontato il sole e quello tempestato di luci della città. Il punto d’osservazione migliore per contemplarle è la terrazza del Mikla, il ristorante al diciottesimo piano del Marmara Pera Hotel. Dopo aver alzato lo sguardo sul panorama, lo si abbassa su “Octopus”, una delle creazioni dello chef Mehmet Gürs. Chiuso nel cerchio del piatto ecco lo stesso paesaggio: le tre fasce di blu, la fondina mossa come un’onda, i rif lessi di una conchiglia approdata sulla tovaglia. Al centro, l’emozione sale: il tentacolo del polpo è nero di umori marini; la salsa tarhana, acida e piccante, è rosso-lava; i piccoli vegetali e le erbe conducono

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all’orto. Ognuno proviene da una ricerca che ha selezionato i prodotti di 250 contadini e artigiani armeni, turchi, greci e mappato le ricette della tradizione per “onorarle sconvolgendole”, come dichiara Mehmet, interprete di una cucina che si potrebbe battezzare, come un cocktail un po’ complicato, Istanbul-Helsinki-Rhode IslandIstanbul, perché il quarantasettenne chef, di padre turco, madre finlandese, know-how statunitense, è l’ideologo della New Anatolian Kitchen, che mescola con mano potente le cucine mediorientali e le reinventa. Lenticchie verdi di Malkara, olive halhali, noci del Mar Nero, polpo del Nord Egeo, salsicce di cammello. Vale la pena di assaggiare. www.miklarestaurant.com The Marmara Pera Mes rutiyet Caddesi 15 34430, Beyoglu, Istanbul.

WHO’S WHO 47 anni e un palmarès di successi. Mehmet Gürs, cuoco e imprenditore, approdato a Istanbul dopo il training negli Usa, spazia tra ristoranti di diverso livello. Mikla è il locale di punta; Numnum Café & Restaurant è la catena giovane e informale; Terra Kitchen guarda ai sapori locali; Kronotrop Coffee Bar & Roastery guida il movimento di rinascita del caffè turco.


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AUCTIONS

Un passo avanti. a sinistra: fotografia autografata di Buzz Aldrin sulla Luna, 1969 (Sotheby’s). sotto: Vostok 1, modello di navicella spaziale di Npo Energia, stimato 9.000-10.600 euro (Sotheby’s).

LOTTI STELLARI I memorabilia delle ESPLOR AZIONI SPAZIALI sono sempre più ricercati dai collezionisti, che possono contare su vendite a tema. di UMBERTA GENTA

Di moda. sopra: borsa Lady Dior in pelle e borchie, stimata 1.100-1.700 euro (Christie’s). a destra: una commode Luigi XVI intarsiata, attribuita all’ebanista francese Pierre-Antoine Foullet, stimata 68.000-101.600 euro (Christie’s).

Dai grandi capolavori letterari fino ai più recenti film di successo le avventure nello spazio continuano ad affascinare generazioni di appassionati. Negli ultimi anni, poi, il collezionismo di cimeli spaziali è cresciuto e i reperti più rari, quelli certificati dalla Nasa o firmati da astronauti famosi, raggiungono in asta cifre da record. È il caso della “Lunar Sample Return”, contenitore di materia lunare utilizzato da Neil Armstrong durante la prima spedizione sulla Luna, quella dell’Apollo 11, nel 1969. La borsa potrebbe raggiungere 1,8-3,5 milioni di euro ed è la star dell’asta “Space Exploration”, organizzata da Sotheby’s a New York il 20 luglio, anniversario dell’approdo sulla Luna dell’Apollo 11. Tra modelli di navicelle spaziali, mappe e libri firmati, spiccano fotografie iconiche, come quella di Buzz Aldrin che cammina sulla Luna, scattata da Neil Armstrong e stimata

2.600-4.000 euro. Dalle stelle dello spazio a una stella dell’high society inglese: tra arredi rifiniti in bronzo dorato e accessori haute couture, il 13 luglio va all’incanto da Christie’s a Londra la collezione di Lady Raine Spencer, (“The Collection of Raine, Countess Spencer”), figlia della scrittrice inglese di romanzi rosa Barbara Cartland, e moglie, in seconde nozze, di John Spencer (padre di Lady Diana).

11-14 LUGLIO

18 LUGLIO

19 LUGLIO

20 LUGLIO

25-26 LUGLIO

• IL PONTE via Pitteri 10, Milano Decorazione d’interni, Arte Moderna.

• CAPITOLIUM ART via Carlo Cattaneo 55, Brescia Modern & contemporary.

• ARTCURIAL Hotel Hermitage, square Beaumarchais, Monte Carlo Hermès Summer collection.

• DOROTHEUM Palais Dorotheum, Dorotheergasse 17, Vienna Gioielli.

• BONHAMS Montpelier Street, Londra

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Home and Interiors.


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BEIJING Latitude N 39° 55’ 44” Longitude E 116° 23’ 18”

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DI S C OVE R I E S .

A RC H I T E C T U R E Ogni cosa al suo posto. a sinistra: la piccola “cabane” sulla roccia ridisegnata da Guillaume Aubry. sotto: l’interno è stato studiato per ottimizzare al massimo gli spazi. In questa foto, la zona pranzo e il soppalco ricavato sotto il tetto. in basso: un piccolo ma confortevole soggiorno affacciato sull’oceano.

MINIMAL CON VISTA e qualche astuzia per una dimora piccola ma superaccessoriata. Con terrazza panoramica. 12 METRI QUADR ATI

di EVA BATLOGG

Come tutte le più belle storie, anche questa è iniziata per caso, tre anni fa. Questa casa di pescatori nel Cotentin, in Normandia, corrispondeva perfettamente a ciò che cercava Guillaume Aubry, architetto, fondatore dello studio parigino Freaks: un piccolo spazio in una posizione insolita. Così è nato un amore subitaneo per questa “cabane” costruita su una roccia, di fronte al mare, con una grande terrazza orientata verso ovest, nel punto in cui cala il sole. Un luogo che appare ancora più suggestivo se si tiene conto degli interessi del proprietario, che da anni studia l’influenza dei tramonti

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nell’arte, dai primi dipinti impressionisti di Monet alle sperimentazioni di Olafur Eliasson. Quando ha ideato il progetto, il padrone di casa ha pensato a una dimora completamente aperta sulla terrazza di roccia e sul paesaggio marittimo, grazie alle sue ampie finestrature. «La costruzione è molto diversa da come l’ho trovata», spiega Aubry. «Era un blocco di cemento con una tettoia in lamiera ondulata costruita negli anni ’50. Non era agganciata alla rete elettrica e idraulica, non era isolata, non c’erano finestre vetrate né il soppalco. Abbiamo dovuto ripensare e immaginare tutto». L’idea? Sistemare in 12 metri quadrati un letto matrimoniale, una cucina, un piccolo bagno, un divano, un tavolo per otto persone e una libreria. L’architetto, che ha tra i suoi modelli l’architettura giapponese e il design nordico, è riuscito abilmente a far stare tutto, in grande armonia, in questo piccolo spazio. Tra gli accorgimenti, una libreria dallo spessore minimo, dove i libri vengono astutamente sistemati di faccia e alcune sedie della linea Sóley dell’architetto islandese Valdimar Hardarson, trovate in una vendita all’asta. Ovviamente pieghevoli.

JULES COUARTOU/MILK/VEGAMG

WHO’S WHO Guillaume Aubry, 35 anni, è architetto e artista. Con il suo studio Freaks ha realizzato molti progetti di varia scala, dal pubblico al residenziale. In ambito artistico è noto per le sue installazioni.


ROSS & RHEAL GROUP MILANO •

MIRAGE outdoor

Collezioni & punti vendita S I T A P. I T


DI S C OVE R I E S .

WATC H Edizione limitata. a sinistra: il movimento del Tourbograph Perpetual con il dispositivo cronografico rattrapante, sotto cui si trova il conoide, la cui catena è composta di 636 parti. sotto: l’orologio con il disco in oro blu della fase lunare di precisione (un giorno di errore in 122,6 anni); il pulsante a ore 10 è quello che aziona la lancetta rattrapante.

Scienza esatta Prende il nome da un’onorificenza prussiana l’orologio in cui A. LANGE & SÖHNE sperimenta la massima complessità. di GIAMPIERO NEGRETTI

Anche quest’anno con il Tourbograph Perpetual A. Lange & Söhne ha arricchito la sua collezione di vertice Pour le Mérite, il cui nome è quello di un’antica onorificenza prussiana per meriti speciali in ambito scientifico. E di scienza orologiera nel modello se ne trova molta, a cominciare dal tourbillon − che compensa gli errori di marcia dovuti alla gravità e agli attriti − per finire con il cronografo rattrapante, che permette, quando si effettua una misurazione, di registrare diversi tempi intermedi senza arrestare il conteggio generale. Due specialità abbinate ad altrettante di grande rilievo, come il calendario perpetuo e, soprattutto, come il conoide, in cui la trasmissione della forza motrice accumulata dalla molla di carica avviene mediante una microscopica catena e una vite senza fine così da mantenere sempre costante la spinta fornita dalla molla mentre si scarica. Con la cassa (43 mm) in platino

e un movimento di manifattura a carica manuale, l’orologio mostra sul quadrante in argento massiccio il calendario perpetuo con tutte le varie indicazioni a lancetta, eccetto la fase lunare di precisione che è visualizzata con un disco rotante. Al pari della complessità meccanica sono di altissimo livello anche le finiture del movimento (inciso a mano) quali, per esempio, castoni in oro avvitati e due diamanti come pietre di controperno sull’asse del bilanciere. Realizzato in soli 50 esemplari numerati e con caratteristiche e qualità costruttiva che pochi altri orologi possono vantare, il Tourbograph Perpetual Pour le Mérite costa indicativamente 480.000 euro.

a sinistra: il nuovo Big Crown 1917, replica del primo orologio da polso per piloti realizzato da Oris.

Le dimensioni degli orologi pubblicati in questa pagina sono quelle reali.

TOP GUN Era l’orologio che portavano i “primi temerari sulle macchine volanti”. Oggi ORIS ne riproduce una replica.

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PIÙ VINTAGE DI COSÌ. Il nuovo modello Big Crown 1917 è la replica notevolmente fedele di quello che probabilmente è stato il primo orologio da polso per piloti realizzato da Oris nel secolo scorso. La cassa (40 mm) in acciaio è impermeabile fino a 50 metri e il movimento, a differenza dell’originale, è a carica automatica. Identica invece la struttura del quadrante. A testimonianza dell’accuratezza della ricostruzione c’è il piccolo pulsante a ore 2: solo premendolo e agendo sulla corona si può regolare l’ora, proprio come sul predecessore. In tiratura limitata e numerata di 1917 esemplari, viene fornito con una custodia da viaggio e un secondo cinturino in pelle (sopra): 2.300 euro.


OUTDOOR LIVING

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A RT E E P RO G E T TO

RICAMI D’ACCIAIO Hanno un carattere scenografico e visionario le installazioni ideate da EDOARDO TRESOLDI , realizzate con un ordito metallico che si libra nello spazio e fa pensare a un ologramma. di SONIA S. BR AGA WHO’S WHO Hanno fatto il giro del mondo le sculture in rete metallica create da Edoardo Tresoldi (1987), inserito dalla rivista Forbes tra i trenta artisti under 30 più influenti al mondo nella categoria “Arts”. Lo appassiona sperimentare inediti crossover disciplinari. Tra i suoi riferimenti ci sono Michelangelo, Borromini, Bernini, Palladio, la Land Art e il pensiero di Christian Norberg-Schulz.

Definisce le sue opere ambientali «disegni nello spazio», crea spettacolari installazioni di rete metallica eteree come la trama di un ologramma, con un approccio olistico nei confronti del paesaggio. Edoardo Tresoldi, 29 anni, un passato da scenografo per il cinema, è considerato uno degli artisti più promettenti della scena internazionale, uno scultore visionario che ama contaminare diverse discipline. Per realizzare il suo ultimo progetto è volato con la sua équipe ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove ha messo a punto un immaginifico intervento indoor su invito della famiglia reale. Dal titolo evocativo, Archetipo è una scenografia tridimensionale giocata sulle trasparenze, un leggerissimo ricamo d’acciaio e di luce che reinterpreta gli elementi dell’architettura classica con gusto onirico, proiettando l’antico nella dimensione metafisica dell’incanto e della meraviglia. L’idea era quella di ricre-

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are «un giardino assoluto», romantico e cosmico, sintesi armonica di natura e artificio. Da sempre affezionato all’urban art, quindi a una creatività vissuta «come linguaggio comprensibile e diretto», Tresoldi è a suo agio nei progetti outdoor per gli spazi pubblici: li ridisegna traendo ispirazione dal genius loci e dalla memoria del territorio. In Puglia, nei pressi di Manfredonia, si trova l’opera che l’ha reso famoso in tutto il mondo: un ordito metallico alto 14 metri concepito per la basilica paleocristiana di Santa Maria di Siponto. Una struttura architettonica che materializza lo scorrere del tempo e instaura, in un’atmosfera di rarefatta magia, un inedito connubio tra patrimonio archeologico e arte contemporanea. Dal 21 al 23 luglio parteciperà a Derive, il festival multidisciplinare che animerà la zona di Santa Croce a Sapri, cittadina campana affacciata sul golfo di Policastro.

ROBERTO CONTE

Spettacolare. sopra e in alto: l’installazione Archetipo, realizzata in collaborazione con Designlab Experience di Dubai, copre 7.000 metri quadrati all’interno del National Exhibition Center di Abu Dhabi. Alcune opere saranno reinstallate separatamente in università, musei e parchi della capitale degli Emirati Arabi Uniti.


Marco Pagnoncelli - 2015

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TA L E N TS/2

WHO’S WHO Duccio Maria Gambi è nato a Firenze nel 1981. Studi di design dell’arredo: prima a Firenze, poi al Politecnico di Milano. Formativo anche il periodo presso Atelier Van Lieshout, a Rotterdam. Che lo indirizza verso il fatto a mano, all’architettura come forma di scultura.

Mano & mente La lezione del DESIGN R ADICALE , la bellezza di creare con le proprie mani: il lavoro di un progettista italiano di talento, a metà strada tra design e scultura. di RUBEN MODIGLIANI

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Geometrie. Resina e cemento per il coffee table Complemento Liquido. in basso a sinistra: tavolino Retrostorico, realizzato in pietra di Luserna e laminato plastico e vincitore del premio “Cedit per Object” nell’ambito della passata edizione di Miart.

Lo scorso aprile, alla fiera d’arte Miart, un oggetto catturava l’attenzione: un parallelepipedo quadrettato (esplicita citazione della serie Quaderna progettata dal gruppo Superstudio nel 1970, longevo e felice manifesto del design radicale) che, sotto i colpi di uno scalpello, rivelava un’inattesa anima di pietra. Cortocircuito dalle diverse possibilità di lettura: tra design e arte, tra natura e artificio, tra storia e contemporaneità, tra creazione e distruzione. Un lavoro che ha ricevuto il premio istituito da Miart insieme a Cedit ed è stato donato al Triennale Design Museum. E che ha dato una (ulteriore) spinta verso la notorietà al suo autore, il fiorentino Duccio Maria Gambi, nome fino a oggi un po’ sottotraccia ma in realtà molto apprezzato nel circuito internazionale delle gallerie di design. Il suo ambito è quello di una creazione “non industriale”, dove la manualità gioca una parte importante. «Già alla discussione della mia tesi di laurea la commissione era perplessa: “Ma tu vuoi fare l’artista o il designer?”», ricorda. Una perplessità dettata da una visione schematica e poco adatta a catalogare un percorso come il suo: dopo

MACIEK POZOGA. MICHAEL DEPASQUALE. PEPE FOTOGRAFIA. MSTUDIO–MENZANI-MAJONCHI

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Architetture da camera. sopra: cemento (piano e base) e acciaio verniciato per il tavolo Infra Struttura, dalla linea architettonica, realizzato su commissione. qui sotto: Petrografico, oggettoscultura in pietra di Luserna e smalti (presentato all’edizione 2016 di Operae, a Torino).

un primo periodo di studi di ingegneria edile («seguendo la mia attrazione nei confronti dell’architettura»), si sposta sul design dell’arredo. Ai corsi dell’Università di Firenze studia con Gianni Pettena, architetto, artista e critico, personaggio di spicco nel movimento italiano dell’architettura radicale degli anni ’70. «Una figura carismatica, che mi ha mostrato un approccio diverso al disegno industriale», prosegue Gambi. «Un discorso che è proseguito al Politecnico di Milano, col suo approccio molto teorico, dove l’indagine sul progetto era non solo pratica ma soprattutto sul senso, sul significato». Una terza fase di questo percorso di formazione è quella dell’anno passato a Rotterdam, dove lavora presso l’Atelier Van Lieshout. «Qui mi ha colpito l’approccio, dove architettura e scultura erano due aspetti di uno stesso processo. Ma soprattutto il concetto di atelier, di fatto a mano».

Uscito dallo studio si mette a sperimentare col cemento. Fa una prima mostra in uno showroom milanese (Lago), poi – per il Salone del 2013 – la galleria Luisa Delle Piane lo include in una collettiva: «Il tema era proprio il cemento, cascai a fagiolo», ironizza Gambi. Da lì si è sviluppato un percorso di ricerca condotto sulla linea di confine che separa (ma li separa davvero?) scultura e design, fatto di pezzi unici o in serie superlimitata. Ma cosa lo attira del produrre su scala così piccola? «La possibilità di sperimentare. Non hai minimi da raggiungere, non devi piacere a tutti. Così la ricerca è più ampia. Tutto più veloce: in tre giorni hai un pezzo fatto. E poi quando sei tu a realizzare le cose hai margine per la scoperta». Progetti per il futuro? «Disegno molto, ma non mostro mai questo aspetto del mio lavoro. Mi piacerebbe metterlo un po’ in luce».

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OS P I TA L I T À

Verde privato. a sinistra: la terrazza dell’Aurora Terrace Suite, amata da Ingrid Bergman, può ospitare a pranzo e a cena fino a dieci persone. sotto: il foyer della Sala Borghese, nel mezzanino. Questo ambiente si affaccia sulla biblioteca e il secret bar tra soffitti dorati e affreschi di Gio Bressana.

Splendida cornice Le grandi finestre della famosissima terrazza dell’ HOTEL EDEN , riaperto al pubblico dopo un restauro totale, sono come quadri sul cielo di Roma. Per gli ospiti, ma anche per chi vuole una vista unica sulla città in cui vive. di ELENA DALLORSO

DOLCE VITA L’Hotel Eden, in via Ludovisi 49 a Roma, ha 98 tra camere e suite, un ristorante informale (Il Giardino) e uno stellato (La Terrazza). Il prezzo va dai 700 euro ai 15mila della Bellavista Penthouse Suite (dorchestercollection.com).

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Qui hanno dormito re (Umberto II, Costantino II di Grecia e Juan Carlos di Spagna), grandi artisti (la Callas, Ingrid Bergman, che viveva nell’Aurora Terrace Suite, Hemingway, Orson Welles). Federico Fellini rilasciava interviste sulla famosissima terrazza, Freud scrisse in quest’albergo il suo saggio sul Mosè di Michelangelo. L’Eden, della Dorchester Collection, è un’istituzione romana, prima ancora che un hotel a cinque stelle: «Volevamo continuare a far vivere l’albergo ai romani (ma non solo a loro) come in passato, farlo tornare a essere un luogo dove incontrarsi e godere di un’esperienza unica», spiega il direttore Luca Virgilio. Per restaurarlo molti milioni e 18 mesi di cantiere, durante i quali i dipendenti hanno continuato a percepire lo stipendio. Risultato: un perfetto connubio tra stile romano e francese, antico e contemporaneo, frutto del lavoro dell’architetto Claire Bétaille e dell’interior designer Bruno Moinard di 4BI &Associés, assieme a Patrick Jouin e Sanjit Manku di Jouin Manku. I materiali, prodotti esclusivamente per l’hotel, rimandano a un lusso classico: marmi bianchi del Pakistan (ma lavorati dagli artigiani di Carrara), tessuti da parete, vetri di Murano, nella palette di oro, nero, grigio con tocchi di 


Foto: Luigi Cirio. Stylist: Paola Citterio Thanks to

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ALWAYS TIME FOR YOU


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OS P I TA L I T À

Panorama eterno. sopra: il ristorante La Terrazza, che ospita fino a 49 persone. Riservato a 8 ospiti è il Tavolo dello Chef, dove si può mangiare ammirando Fabio Ciervo e la sua brigata all’opera. sotto, a sinistra: il living della Bellavista Penthouse Suite, con le finestre basculanti che si aprono totalmente. sotto, a destra: la camera da letto matrimoniale della Bellavista Penthouse Suite, la più grande dell’hotel (202 metri quadrati).

rosso e verde. Nella ristrutturazione è diminuito il numero delle stanze (da 121 a 98), a vantaggio della loro dimensione. Soffitti alti, grandi finestre che incorniciano scorci di Roma, ma anche alta tecnologia, come il controllo personalizzato di luci e climatizzazione, Wi-Fi ad alta velocità, televisori HD Bang & Olufsen e impianti audio con connessione Bluetooth. Le sale da bagno, in marmo pakistano, sono decorate con mosaici posati a mano. Uno studio, un soggiorno, una camera da pranzo e una camera matrimoniale affacciata su Villa Malta, compongono la Bellavista Penthouse Suite (con ascensore privato), un tempo sede dei meeting fra Louis Vuitton e Bulgari. New entry anche la Spa, dove provare, nelle quattro cabine-suite, i trattamenti di Sonya Dakar, visagista di Leonardo Di Caprio e Gwyneth Paltrow.

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«VOLEVAMO CHE L’ALBERGO FOSSE ANCHE DEI ROMANI, UN LUOGO DOVE INCONTRARSI E GODERE DI UN’ESPERIENZA UNICA». LUCA VIRGILIO Al sesto piano, con vista sui giardini di Villa Medici, la ragione per cui l’Eden è amato e frequentato anche dai romani: Il Giardino Ristorante & Bar, con la parete “verde” di vetro e foglie in metallo e le piante di olivo (aperto dalle 7 del mattino all’una di notte) e il ristorante La Terrazza (aperto solo la sera, con le creazioni dell’Executive chef Fabio Ciervo), progettato da Jouin Manku. L’atmosfera è teatrale, grazie all’illuminazione soffusa e al muro di vetro affrescato di Philippe David, realizzato con una serie di strati di vetro trattato: satinato, laccato, cesellato e a specchio, a dare profondità all’ambiente.


Nicolò Parsenziani photographer

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L A M OST R A

Arte per arte Fino al 30 novembre la Galleria Contini di Venezia ospita una monografica di MANOLO VALDÉS . Che trae ispirazione, per i suoi lavori, dalle opere di altri artisti, in un continuo rimando e omaggio ai grandi del passato. di GAIA PASSI

1 Ritratti al femminile. 1. L’opera Perfil I (2013), collage di carta. 2. Dama a caballo (2008) in legno dipinto. 3. Retrato de una dama (2014), olio su tela di juta. 4. La scultura in legno dipinto Cabeza con Mariposas (2016) raffigura una testa di donna circondata da farfalle. 5. L’allestimento della mostra “I Dettagli Luminosi” alla Galleria Contini di Venezia; in primo piano a sinistra la scultura in alluminio El Caballero (2012), sul fondo il dipinto Odalisca sobre fondo Azul (2016), sulla destra l’opera in legno dipinto Blue Table (2016).

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2 MAURO GATTI

«Ci sono artisti che amano ritrarre un paesaggio, o un volto. I miei soggetti, al contrario, sono sempre ispirati ad altri dipinti. Io osservo la natura attraverso la cultura, è questa la mia deformazione: se mi piacciono i girasoli è perché li ha dipinti Van Gogh, se un volto mi colpisce è perché somiglia a un quadro». In queste parole c’è l’universo creativo di Manolo Valdés: al maestro spagnolo la Galleria Contini di Venezia, fino al 30 novembre, dedica un’importante monografica. La mostra “I Dettagli Luminosi”, curata dallo storico dell’arte Kosme de Barañano, porta in Laguna 54 opere tra pitture, collage e sculture in alluminio, bronzo, ferro, legno, alabastro. «Valdés è uno degli artisti più significativi del XXI secolo, ospitare una sua personale è un sogno che si avvera», racconta il gallerista Stefano Contini. Punto di partenza per il lavoro di Valdés sono i grandi capolavori del passato: «La mia scommessa è riuscire a realizzare un quadro, o una scultura, partendo da un altro quadro. I miei lavori sono ispirati ad artisti che amo: le mie riproduzioni sono sempre encomiastiche, mai critiche». Motivo fondamentale sono i dettagli, che isolati dal contesto assumono un significato e una bellezza autonomi. «Valdés non è uno storico dell’arte che interpreta


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WHO’S WHO Manolo Valdés (a sinistra) con il gallerista Stefano Contini. Fino al 30 novembre la Galleria Contini di Venezia (San Marco 2288, Calle Larga XXII Marzo) ospita la monografica “I Dettagli Luminosi”, a cura di Kosme de Barañano. In esposizione 54 opere dell’artista valenziano.

«RIFIUTO L’ARTE CHE ABBIA BISOGNO DI LUNGHE SPIEGAZIONI». quadri o immagini di quadri altrui», spiega il curatore. «È un pittore che iconizza i dettagli di altre opere. È uno scultore capace di trasformare “una figura dipinta” di Velázquez, o una modella di Matisse in un’icona scultorea senza tempo». Così avviene nella serie Las Meninas, ispirate alla celebre opera di Velázquez o nella Dama a caballo, che ricrea un’immagine della pittura spagnola del Siglo de Oro. Nell’opera di Valdés la storia dell’arte si mescola a suggestioni più attuali. Impossibile, per il pittore, stabilire una supremazia tra arte antica e contemporanea: «L’arte non è come la scienza, in cui ogni nuova scoperta toglie valore a quelle precedenti. Nella pittura le diverse correnti coesistono Ω il barocco e il romanico, il cubismo e l’astrattismo Ω ed è un bene che ci sia questa varietà». A volte, i temi di Valdés sono ispirati anche alla quotidianità. Ogni dipinto, ogni scultura, è caratterizzato da una straordinaria immediatezza espressiva: «Rifiuto l’arte che abbia bisogno di lunghe spiegazioni. L’artista ha l’obbligo e il diritto di fare ciò che vuole finché un’opera si trova nel suo studio. Una volta conclusa, tocca allo spettatore dare la sua interpretazione. Quando un quadro esce dallo studio non ti appartiene più».

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ST Y L E

LA NASCITA DI ANDROID Alla guida di Antrax It è Alberico Crosetta. Del progetto Android dice: «È stata una sfida ambiziosa che ha messo a dura prova sia lo studio tecnico Antrax che lo studio Libeskind. Il risultato è però notevole, un perfetto esempio di radiatore ecosostenibile di alta efficienza termica, modulare e flessibile».

Calore scultoreo Due prodotti innovativi ribadiscono la vocazione dell’azienda trevigiana ANTR AX IT a creare radiatori di avanzatissima tecnologia e dall’aspetto artistico. Protagonisti in ogni ambiente.

Da sempre la strategia di Antrax It, giovane e propositiva azienda del settore dei caloriferi e dei caminetti, è quella di dare forma al calore. Per l’azienda trevigiana, che ha come criterio fondante la qualità eccellente, questo significa dare ai radiatori una veste artistica da accoppiare alle più avanzate termo-tecnologie. In tale prospettiva ha allacciato feconde collaborazioni con designer di fama internazionale tra i quali si contano Andrea Crosetta, Dante O. Benini e Luca Gonzo, Francesco Lucchese, Massimo Iosa Ghini, Matteo Thun e Antonio Rodriguez, Simone Micheli, Peter Rankin, Victor Vasilev e Daniel Libeskind. Proprio di Libeskind è Android, recentissimo prodotto ad alta intensità estetica insignito del prestigioso premio Red Dot e adatto sia al bagno che al living. Come dice lo stesso progettista: «Realiz-

zare questo progetto è stato come creare una scultura, è un opera d’arte ma questa opera d’arte ha anche un importante aspetto tecnico». Nel disegnarlo con il suo caratteristico tratto spezzato, Libeskind si è ispirato a un classico stilema rinascimentale, cioè il profilo, e grazie a tale approccio ha saputo incrementare la superficie radiante senza modificare la superficie complessiva del manufatto. Ingegnoso. Anche Pioli, radiatore in guisa di scala dal tocco industriale ideato da Andrea Crosetta, ha vinto il Red Dot Award: due staggi in acciaio al carbonio estensibili fino a 207 cm a cui sono saldati pacchetti da tre pioli radianti. Si posiziona a terra o a parete e si ancora mediante appositi fissaggi in acciaio inossidabile. Come Android anche Pioli può essere realizzato in oltre numerosissime varianti colore.

Premiati. in alto: Android è un radiatore progettato da Daniel Libeskind (sopra la foto in alto, il suo schizzo del profilo). a sinistra: è su progetto di Andrea Crosetta il radiatore-scaldasalviette Pioli. Entrambi hanno vinto il Red Dot Award, Android si è aggiudicato anche il Muuuz International Award 2017.

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COURTESY ANTRAX IT

di BERNARDO RIZZATO


MEDA - MILANO - ITALIA www.ceppistyle.it

N E W

C O L L E C T I O N

D É C O


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E V E N T/ 1

GREEN TOUR La POMMERY GOLF CUP 2017, prestigioso torneo che è sinonimo di lifestyle, anche quest’anno si è svolta in alcuni dei percorsi più suggestivi d’Italia. di UMBERTA GENTA Sport e bollicine. sopra: Carlo Clerici, publisher di AD, e Mimma Posca, Ceo Vranken-Pommery Italia. sotto: la buca sponsorizzata da AD lungo il percorso del Donnafugata Golf Resort & Spa, seconda tappa della Pommery Golf Cup. a sinistra: Lorenzo Pagniello, uno dei vincitori della terza tappa della Pommery Golf Cup. in basso, a sinistra: lo chef Dario Guidi all’opera nell’area AEG/Electrolux. in basso, a destra: due hostess di Air France. La compagnia aerea francese è tra i partner del torneo.

AFFINITÀ DI GUSTO Nelle giornate del torneo lo champagne era protagonista: Royal Blue Sky di Pommery nel pomeriggio, Champagne Summertime per il cocktail. Al Circolo Golf Villa d’Este la cena prevedeva specialità liguri abbinate a Champagne Demoiselle Vranken Brut Rosé Grand Cuvée e Champagne Pommery Brut Apanage Rosé. E poi praline di T’a Milano e Champagne Demoiselle Vranken Sweet.

Si è disputata il 24 giugno, sul green del Circolo Golf Villa d’Este (Como), la terza sfida della Pommery Golf Cup 2017, il torneo di golf istituito dalla Maison francese di champagne Vranken Pommery. Un elegante lifestyle è il motivo conduttore di questa competizione, che attraverso i percorsi più prestigiosi d’Italia dedica agli appassionati di golf una giornata sportiva all’insegna dell’arte del bien vivre. Alla quarta edizione, il torneo ha preso l’avvio il 20 maggio all’hotel resort Sheraton Parco de’ Medici di Roma, per proseguire il 10 giugno al Donnafugata Golf Resort

& Spa (Ragusa), e si è concluso il 1° luglio al Circolo Golf e Tennis di Rapallo. Quello del Circolo Golf Villa d’Este era uno dei percorsi più suggestivi: immersi nella natura rigogliosa delle colline comasche che dominano il lago di Montorfano, i concorrenti e gli ospiti della terza tappa del torneo hanno brindato con champagne Pommery all’ombra dei gazebo allestiti nel “Villaggio Ospitalità” dai partner dell’evento, realizzato in collaborazione con Martino Crespi Events, AEG, La Rinascente, Air France, Electrolux, T’a Milano, AD e Traveller. Ad accompagnare le bollicine, le specialità stagionali preparate da Dario Guidi, membro dei JRE (Jeunes Restaurateurs) e chef dell’Antica Osteria Magenes (Barate di Gaggiano, Milano). Dopo la premiazione, il programma prevedeva un cocktail di brindisi e una cena con menù gourmet a cura del ristorante del Circolo Villa d’Este. In autunno, i vincitori di ogni tappa saranno i protagonisti di un’altra Experience Pommery, a Milano: una giornata nel nome del buon gusto, che contempla degustazioni di vini Vranken-Pommery, piatti di alta cucina e una visita presso una delle istituzioni artistiche più autorevoli della città, da definire.

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bontempi.it


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E V E N T/2

NOME COGNOME, NOME COGNOME

CARLO ALBERTO TAGLIABUE MARCELLO BONDAVALLI E NICOLA BRENNA

sopra: a fine serata i progettisti presenti hanno firmato un pannello musivo preparato ad hoc a ricordo dell’evento. sotto, a destra: per Sicis non solo mosaici ma pure tessuti.

MOSAICO: QUALE FUTURO? A Milano, organizzata da Sicis e AD, una vivace TAVOLA ROTONDA tra architetti e produttori sulla decorazione musiva contemporanea e le sue novità. ARIANNA CROSETTA E SARAH RAMPAZZO

GILIOLA CONT E CARLO CLERICI

SVETLANA BEZUS

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GIULIA SOVICO, NICOLA BORSATO E DORA RENZULLI

i recente lo showroom milanese di Vranken-Pommery in piazza Pio XI ha ospitato un incontro per approfondire il ruolo del mosaico nell’interior design. A parlarne, davanti a una scelta platea di architetti e interior designer, sono stati Maurizio Leo Placuzzi, patron di Sicis, gruppo leader nel settore musivo, Ettore Mocchetti, direttore di AD, e Alessandro Ubertazzi, studioso di storia dei materiali, il quale ha ricordato i mosaici che più hanno marcato le vicende di questo mezzo espressivo. Mocchetti invece si è intrattenuto sull’impiego del mosaico “d’arte” quale arricchimento della scena domestica, mentre Placuzzi ha raccontato come la sua azienda abbia rivitalizzato il mosaico inventandone nuove tipologie come il “doppio indiretto” e la vetrite. Esempi del genio e della mano intelligente italiani, essi ampliano la gamma delle possibili applicazioni musive come hanno ben testimoniato gli interessanti interventi degli architetti in sala. A chiudere, la firma, a ricordo della riuscita serata, di un pannello mosaicato da parte dei professionisti presenti e un brindisi con lo squisito champagne Royal Blue Sky, novità Pommery.

a sinistra: dedicato alla collezione Diamond con tesserine romboidali e 3D, uno dei ben oltre cento volumi finora pubblicati da Sicis. in alto: da sinistra, Ettore Mocchetti, direttore di AD, Leo Placuzzi, fondatore e presidente di Sicis, e Alessandro Ubertazzi, esperto di design e materiali.

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AG E N DA

L’arte addosso A Parigi una mostra racconta l’evoluzione stilistica e culturale del GIOIELLO , proponendo una lettura trasversale che va dai monili medievali alle creazioni d’autore, passando per i medaglioni dei rapper. di SONIA S. BR AGA

IDEALE CLASSICO Sir John Soane’s Museum, Londra

f ino al 23 settembre Marc Quinn colleziona opere d’arte e antichità. Nasce da queste passioni All About Love, la nuova serie di sculture esposta in anteprima mondiale nella mostra “Marc Quinn: Drawn from Life”. Modellate sui calchi del suo corpo e su quello della partner, la ballerina Jenny Bastet, rendono omaggio alla poetica del frammento, in dialogo con le raccolte del museo.

RIFLESSI PREZIOSI Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Parigi

fino al 5 novembre Il dibattito sul ruolo del gioiello, tra antropologia e storia del costume, è al centro della mostra “Medusa. Bijoux et tabous”. Sono talismani o sculture da indossare? Ornamenti o opere d’arte? Il percorso espositivo fa dialogare epoche e culture attraverso 400 pezzi creati da prestigiose Maison orafe, da artisti come Calder e Fontana, ma anche da autori anonimi che hanno creato catene per i rapper e spille per i punk.

©ROBIN HILL COURTESY AND ©MARC QUINN STUDIO

Iconiche. in alto: la spilla Ruby Lips di Henryk Kaston ispirata a un’opera di Salvador Dalí, 1970-80. Oro, rubini, perle. a destra: le sculture All About Love “Eternal” e All About Love “Shake” di Marc Quinn, 2016-17.

MUR AKAMI SUPERSTAR AICA Andrea Ingenito Contemporary Art, Capri

dal 9 luglio al 31 agosto Tradizione giapponese, cultura pop, personaggi ispirati al linguaggio dei manga e dei videogame sono l’universo di Takashi Murakami, uno dei grandi nomi dell’arte di oggi (a destra Murakami-Kun, 2009). Le serigrafie della mostra “Murakami. Jap Pop in Capri” raccontano le influenze del suo percorso creativo. A confronto con i talenti nipponici che ne reinterpretano lo stile. 66

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AG E N DA FORME DEL MODERNO

Hamburger Bahnhof - Museum für Gegenwart, Berlino

f ino al 17 settembre Visionarie, oniriche, teatrali le opere di Rudolf Belling (1886-1972), uno dei più importanti artisti tedeschi del ’900. La retrospettiva “Sculture e architetture” riscopre il suo talento anticonformista con sculture, disegni, bozzetti, video e fotografie suggerite dai linguaggi d’avanguardia, su tutti Futurismo e Costruttivismo.

OBIETTIVO D’AUTORE The Metropolitan Museum of Art, New York

A cent’anni dalla nascita, la retrospettiva “Irving Penn: Centennial” ripercorre la carriera del fotografo americano, tra le firme più celebri di Vogue. In mostra, oltre alla tenda da teatro usata dall’artista come fondale, 200 scatti che celebrano il suo genio poliedrico, dai ritratti delle star del cinema ai reportage etnografici, dai nudi artistici alle immagini per la pubblicità (sopra, Glove and Shoe, 1947).

CAPOLAVORI ALLO SPECCHIO Museo Nazionale del Bargello, Firenze

fino al 1° ottobre Il focus della mostra “La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue” è un confronto tra le porcellane eseguite nell’opificio di Doccia e le opere che le ispirarono. Tra i pezzi esposti, due celebri sculture della collezione Richard Ginori: la Venere dei Medici del 1748 (qui a destra) e il monumentale camino del 1754.

Verso il futuro. in alto: Skulptur 23 di Rudolf Belling, 1923. a destra: un bozzetto per l’avveniristica Ville Spatiale di Yona Friedman.

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VISIONI URBANE MAXXI, Roma

f ino al 29 ottobre È noto dagli anni ’50 per il Manifeste de l’architecture mobile e per le megastrutture. La mostra “Yona Friedman. Mobile Architecture, People’s Architecture” racconta con modelli, bozzetti, animazioni la filosofia dell’architetto di origini ungheresi, autore di Utopie realizzabili. Tra i progetti, la Ville Spatiale e nuovi immaginifici disegni.

©BPK/NATIONALGALERIE, SMB/REINHARD FRIEDRICH/VG BILD-KUNST, BONN 2016. ©CONDÉ NAST. COURTESY MARIANNE POLONSKY COLLECTION/YONA FRIEDMAN

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P R E V I E W YAC H T

Un mare di novità Creati da tre dei più prestigiosi CANTIERI ITALIANI, Baglietto, Riva e Sanlorenzo, scendono in acqua altrettanti fuoriclasse della nautica da diporto. di REMO NODARI

Settembre è in vista e il mondo della nautica è in fermento pensando agli appuntamenti fieristici che l’attendono. Molte le novità di cui si parlerà approfonditamente nel dossier”Yacht” previsto per il prossimo numero. Qui ne anticipiamo tre cominciando con Riva che è sempre Riva: il nuovo open Riva 56’ Rivale ne interpreta perfettamente lo spirito innovatore, ma con eleganti richiami all’eredità del brand, soprattutto a quella maturata negli ultimi tre anni. L’imbarcazione, che sfoggia uno scafo tutto nuovo dalle linee filanti e aggressive, nasce dalla collaborazione tra Officina Italiana Design di Mauro Micheli e Sergio Beretta, Comitato Strategico di Prodotto e Direzione Engineering di Ferretti Group, e si fa notare per la potenza e la manovrabilità, per gli interni di ricercato razionalismo, le nuance cromatiche e i materiali di gran pregio declinati alla perfezione in ogni singolo particolare: mogano lucido per gli interni, teak naturale all’esterno, e poi lacca, acciaio inox, specchi, cristalli e cuoio. Evoluzione del 46 metri, l’ultima costruzione di Baglietto si chiama Andiamo ed è un 48 metri con scafo dislocante in acciaio e alluminio disegnato dallo studio di Francesco Paszkowski (per gli interni ha collaborato con l’architetto Margherita Casprini). Lo stile Baglietto resta riconoscibile, ma le novità non mancano a iniziare dalla timoneria “rovesciata” a prua che amplia la visibilità dal ponte

ASPETTANDO I SALONI Dal 12 al 17 settembre si tiene il Cannes Yachting Festival con oltre 150 imbarcazioni in anteprima (cannesyachtingfestival.com). Subito dopo, dal 21 al 26 settembre, a Genova c’ è il 57° Salone Nautico, il più visitato del Mediterraneo (salonenautico.com).

di comando, per proseguire con la poppa che propone un ampio beach club alle spalle del garage. Generosi i volumi con 140 metri quadrati per il ponte sole con piscina a sfioro e 340 per gli interni organizzati intorno a una suggestiva scala a chiocciola. Infine l’SX88 di Sanlorenzo, un 27 metri che inaugura una nuova linea. Scafo in vetroresina e sovrastruttura in carbonio, interni firmati da Piero Lissoni che si è inventato un meraviglioso flybridge trasformabile in salone coperto grazie a grandi vetrate a saliscendi. Comodi e veloci. in alto: Riva 56’ Rivale in azione: raggiunge i 35 nodi di velocità. sopra: Andiamo di Baglietto ha due motori MTU 12V. a sinistra: il flybridge “chiudibile” dell’SX88 di San Lorenzo.

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PORTFOLIO. Estate da toccare Scenari domestici che invitano al relax: con tappeti versatili, preziosi, ma anche in versione outdoor; e arredi confortevoli, resistenti, belli fuori e dentro casa. Servizio di ALESSANDR A VALLI Elaborazione fotografica di DAVIDE BASSOLI

TRA GLI ABISSI. Sedia della collezione Cala, di Doshi Levien per Kettal, 1390 ¤. Il tappeto St. Barth fa parte della Marina Collection di Illulian. Da 500 ¤ circa al metro quadrato.


PORTFOLIO.

Collezioni componibili, adatte anche a terrazzi e giardini.

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PORTFOLIO.

EFFETTO GREEN. pagina precedente: Il divano Plus di Francesco Rota per Lapalma. Integrabile con i pannelli divisori Screen, che fungono da schienale. Anche in versione outdoor. Da 6.700 ¤ circa. Tappeto in seta e lana New Summertime, capsule collection UnderwaterLife di Sahrai, 4.800 ¤.

TRA LE STELLE. Clea di Matteo Nunziati per Coro, con struttura in acciaio e rivestimento tecnico per esterni, ha un prezzo che parte da 2.196 ¤, mentre la seduta Kilt (a sinistra) di Marcello Ziliani per Ethimo, in corda e alluminio, costa 440 ¤. Anche in teak (464 ¤). Tappeto in polipropilene per outdoor, Dafne di Sitap, da 80 ¤.

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PORTFOLIO.

GUARDANDO L’OCEANO. pagina seguente: divano con baldacchino della collezione Cleo Alu di Talenti, il prezzo è circa 4.425 ¤. Il tappeto fa parte della serie in edizione limitata Corals I e Corals II: il design è di Ettore Mocchetti per Moret. In seta e lana pregiata, con dimensioni personalizzabili, da 11.000 ¤.

SEDUTA CON VISTA. Il day bed Arena di Gordon Guillaumier per Roda, in acciaio inox, è disponibile nelle finiture bianca e nera; milk e nera. Prezzo su richiesta. Il tappeto dagli effetti tridimensionali Ginger, in lana neozelandese e seta, è di Sitap: da 1.850 ¤.

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PORTFOLIO.

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PORTFOLIO.

Intrecci di fibre e sinuose figure acquatiche: il riposo è avvolgente.

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PORTFOLIO.

GUARDA CHE MARE. pagina precedente: divano InOut 622 disegnato da Paola Navone per Gervasoni, in kubu rattan intrecciato a mano, con rivestimento sfoderabile e cuscini: 3.221 ¤. ll tappeto Posillipo fa parte della Marina Collection di Illulian. Da 500 ¤ circa al metro quadrato.

IL BELLO DEL LEGNO. Da sinistra, la sedia della serie Ilios di Coco-Mat ha un prezzo che parte da 289 ¤. La poltrona della collezione Cicala in teak e acciaio verniciato è di Tectona e costa 490 ¤. Tappeto Arrow, disegnato da RoombyRoom: della Prestige Collection di Besana Moquette. 335,50 ¤ al metro quadrato.

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PORTFOLIO.

LE FORME DELL’OUTDOOR. Da sinistra, resina fiberglass per la panchina Net Bench di Raffaello Galiotto per Nardi, con finitura mat, 2074 ¤. La sedia architettonica è Vertex, di Karim Rashid per Vondom, 130 ¤. Tappeto serie Travel di Scavolini Living in lana, lavorato a mano, prezzo su richiesta.

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La stagione delle meraviglie LONDRA (DOVE HA APPENA APERTO UN NUOVO SPAZIO), PARIGI, FIRENZE: PER ROBERTAEBASTA, GALLERIA D’ARTE E DI DESIGN, I PROSSIMI MESI SARANNO UN VERO GRAND TOUR.

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entre il mondo pensa a organizzare le vacanze estive, i grandi galleristi hanno già pronto il programma per i mesi del rientro, quelli dei grandi appuntamenti internazionali. «La fortuna aiuta le menti preparate», scriveva lo scienziato Louis Pasteur. Uguale preparazione sta dietro anche al lavoro di personaggi come Roberta Tagliavini, titolare di Robertaebasta, vivace drappello di gallerie basato a Milano e specializzato in arti decorative, design e arte. Un mondo che spazia dagli esordi del gusto moderno, con l’Art Nouveau a fare da apripista, e arriva fino al contemporaneo. Per Robertaebasta, in realtà, quella estiva è tutto tranne che una pausa: a luglio infatti partecipa a “Masterpiece London” (29/65/7), appuntamento fieristico di caratura internazionale. «Londra è una piazza fantastica, a dispetto della Brexit», spiega Roberta Tagliavini. «Tanto che nella capitale britannica

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abbiamo appena aperto anche un nostro spazio, il primo fuori dall’Italia. Una piccola casa all’85 di Pimlico Road, su quattro piani, dove ogni livello ospita un ambiente: salone, sala da pranzo, camera da letto... C’è anche un delizioso giardino sul retro, dove esporremo arredi outdoor e che faremo vivere con eventi». Parliamo di gusto: quali sono i periodi che domineranno il mercato? «Il pubblico contemporaneo ha un gusto eclettico, ma soprattutto è bene informato», prosegue la gallerista. Gli oggetti che riscontrano maggior favore sono quelli di alta fattura, che si tratti di stile Liberty o di Art Déco: ci sono sul mercato pezzi stupendi e il pubblico segue, capisce. In più sta emergendo il design moderno e del Dopoguerra. Questo ci spinge sempre più a integrare la nostra proposta di arredo con pezzi d’arte contemporanea, che esaltano in modo sorprendente il design d’epoca, conferendogli ancora più valore». Settembre e ottobre, poi, saranno ancora on the road: dall’11 al 17 settembre l’impegno è su Parigi, con la partecipazione alla Biennale des Antiquaires. Mentre dal 23.9 fino all’1.10 la scena si sposta a Firenze per un’altra Biennale, la BIAF («L’unico grande evento in Italia, a cui partecipiamo per la prima volta: un grande onore», spiega Roberta Tagliavini). Da Londra a Firenze, è già pronta una lista dei protagonisti: Gabriella Crespi, Franco Albini, Vittorio Introini, Gio Ponti, Osvaldo Borsani, Guglielmo Ulrich. Con pezzi fuori serie, unici o rarissimi. Una stagione di grandi emozioni. www.robertaebasta.com


3 in queste pagine: alcuni tra i pezzi di

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grande importanza storica che la galleria Robertaebasta porterà nelle fiere europee d’autunno. 1. Mobile progettato da Gio Ponti per ospitare l’opera omnia di d’Annunzio. Struttura in radica, decori e dettagli “alla pompeiana” in ottone. Esemplare unico. 2. La Vittoria, maschera in bronzo di rarefatta espressività che si staglia su una lastra in marmo giallo: un’opera di Adolfo Wildt, realizzata tra il 1918 e il 1919. 3. Pharoah di Alexander

Calder, un lavoro del 1974: c’è tutta la solare energia dell’artista americano in questa sua gouache e inchiostro su carta di grandi dimensioni (cm 110 x 76). 4. Ancora Gio Ponti per questa cornice creata in un materiale particolare: è realizzata infatti in cartapesta su supporto di legno. Esecuzione Enrico Dal Monte, Faenza, circa 1946-1947. 5. Un’importante credenza italiana anni ’30. In palissandro, ha le ante rivestite in pergamena con dettagli in bronzo dorato.

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UNA TENDENZA RACCONTATA ATTRAVERSO OGGETTI, STORIE E LUOGHI.

FOCUS. Tendenza Estremo Oriente: nel design domestico, sia grazie ai progettisti asiatici sia per merito della creatività internazionale, che attinge a piene mani alle ispirazioni di mondi e stili poetici e millenari. Che trionfano anche nel food, nell’ospitalità, nell’arte.

ANDREA FERRARI

Il paravento Nebula Poissons di Pearson Lloyd, con disegno di Jean Dunand, per Tacchini, da terra o sospeso, da 1.228 ¤.

servizio a cura di NICOLETTA DEL BUONO e ALESSANDR A VALLI


FOCUS.

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VENTO D’ORIENTE

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i dice tendenza, ma oggi la presenza dell’Estremo Oriente nella cultura del progetto va oltre il senso del termine: è un fenomeno vero e proprio. Non si tratta più dell’irrompere sulla scena del design di qualche pezzo isolato che fa il verso ad adusati stilemi giapponesi o cinesi come le lacche o certe squadrature. Qui ora c’è di più: si cerca di carpire il senso profondo di quelle civiltà, il fattore poetico, ma anche quello pratico. La componente seriale come istanza decorativa, come pure l’esuberanza di certi dettagli. E poi l’essenzialità zen che va al di là del Minimalismo perché contiene un nocciolo illuminante, lirico, ineffabile. Il bello di questa immersione è però che anche l’Oriente si sta facendo affascinare dallo stile occidentale e soprattutto, guardando all’Italia, dalla nostra abilità e flessibilità realizzativa onde ogni idea può essere trasformata in realtà. Il fenomeno Oriente è dunque biunivoco: arricchisce noi e anche i progettisti all’altro capo del mondo. A vantaggio delle nostre case.

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MONICA SPEZIA

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1 – Tappeto Turquerie Blue di Vito Nesta per Les-Ottomans, 8.540 ¤. 2 – Cabinet Sushi Divine, di Luísa Peixoto, con decori di Joana Rêgo, 14.800 ¤. 3 – Di Mauro Lipparini per Visionnaire, la console bar Equinox, in onice verde intarsiato. Prezzo a richiesta. 4 – L’installazione Learning from Hong Kong: Compact living A global Phenomenon di Gary Chang, alla mostra “Confluence 20+”, che riflette il panorama multidisciplinare della vivace metropoli. Tappe dopo Milano: Seoul, Hong Kong, Chicago.


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Celeste Impero 1 – Di Kartell, i vasi Shanghai sono in pmma con finitura metallizzata; di Mario Bellini, costano 218 l’uno. 2 – Guerrieri cinesi riprodotti a mosaico: Xi’an di Carlo Dal Bianco per Bisazza, prezzo a posa. • 3 – Seduta Suit Single Sofa, di Frank Chou Design Studio: sposa Oriente e Occidente. Prezzo da definire. • 4 – Coppia di mono secrétaire accostabili dal sapore orientale, in mdf, acero, avorio nero e tanganika con ricami a rose, maxinappe e maniglie dorate. Di Lucia Damerino e Antonella Chiaro per Estemporaneo, collezione Xo, 23.000 € la coppia. 5 – Tavolo Deframe di Luca Casini per DAA, in metallo tagliato al laser e saldato a mano, con piano in cedro carbonizzato, 5.900. 

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1 – Realizzata nella versione laccata bianca o in teak, la libreria Accademia di Afra e Tobia Scarpa per Meritalia (1995) è ora anche bicolore. Questa versione costa 3.800. • 2 – Tessuti Ming e Travaux de la Manufacture di Pierre Frey in puro cotone e in 2 varianti di colore, 235 e 181 € al metro. • 3 – In porcellana con decoro Labirinto ispirato a Gio Ponti, i vasi Ming e Impero di Richard Ginori, 460 € e 850 €. 4 – Contenitore Ziqqurat di Driade Lab, in bilaminato con decoro floreale a stampa digitale. Il suo prezzo è 6.050 €.

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MERAVIGLIE SUL MARE Ospitalità a 7 stelle: comfort SULL’ACQUA, e creazioni per scoprire il mondo degli abissi.

Riserva sorprese, l’Hay Tang Wan Mongrove Hotel dell’isola di Sanya, nel Mar della Cina meridionale: come una chiesa sottomarina, per matrimoni insoliti, e il Diamond Bar, con soffitto di vetro per ammirare il cielo. A ospitare la clientela, 29 ville, con arredi di design per esterno firmati Vondom. E ancora vari ristoranti, spa, business centre, wrestling club, per soggiornare fra mille attività, senza muoversi dall’hotel. Info: press@ vondom.com □ a sinistra: la piscina del Mongrove Hotel, con lettini Rest di Vondom.


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1 – Lampade Oops! di Yuue Design in vendita da Mamamoon, shop online con assortimento di design, prezzi su richiesta. • 2 – Tavolo Van Dyck di Rodolfo Dordoni per Minotti, nella versione per outdoor, in metallo e pietra del Cardoso, 5.990 ¤. • 3 – In-Between Cabinet è il mobile della giovane designer di Shanghai Fang Gao (sotto), ispirato alla natura, alle sensazioni di vedo-nonvedo di quando si passeggia in una foresta. 4.500 ¤.

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Nasce da una storia millenaria, e arriva in Italia, il LIQUORE 24K , il più amato dagli imperatori. Scelto dalla corte della dinastia Tang Guo Shi Bu, e dunque il più venduto in patria, il liquore 24K ora nella versione Jinjiannan, erede del più noto Jiannanchun, è un blend di cinque tipi di grano fermentato in botti secolari per anni. Presentato a Tuttofood, il neonato della multinazionale Jnc mantiene l’antico sapore e la sua formula segreta.

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sopra: packaging prezioso per il liquore 24K Jinjiannan, costa circa 38 ¤.

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1 – Tappeti Cold Cut Coasters, in edizione limitata, di Chen Chen & Kai Williams per Tai Ping, prezzi a richiesta. • 2 – Richiami orientali e Retour d’Égypte per il secrétaire di Ceppi Style, con intarsi e particolari in bronzo dorato e foglia d’oro. Prezzo a richiesta. 3 – Poltrona Milo, dell’azienda thailandese Plato, per Host & Home, 1.100 ¤. • 4 – Set creato per ‘Wu’: five Oolong Teas from Taiwan, evento presentato con il ministero della cultura di Taiwan, da Native&Co, studio londinese di design e negozio di oggetti orientali.

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RICORDI E PROGETTI In occasione della Biennale di Venezia, una mostra riflette sul passato della Cina: MEMORIA ARTISTICA , culturale, spirituale.

sopra: Qiu Zhijie, a “Memory and Contemporaneity. China Art Today”. Fino al 26 novembre.

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Evento collaterale alla Esposizione Internazionale d’A rte nella città della laguna, “Memory and Contemporaneity. China Art Today” è una mostra dalla struttura complessa, che mette in comunicazione Oriente e Occidente: con le opere di 17 artisti cinesi contemporanei, e le creazioni in tema di noti designer italiani. Arsenale Nord-Tese 98-99, a Venezia. □

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VIETNAM A TAVOLA A Milano le delizie indocinesi, in atmosfera coloniale: appuntamento al RISTOR ANTE Saigon.

Aperto da Luca Guelfi, appassionato di cucina asiatica, ecco Saigon, tempio di moderne prelibatezze vietnamite. Il locale è situato in un ex magazzino industriale, 300 metri quadrati in via Archimede 53, arredato con riferimenti al periodo coloniale, dai ventilatori d’epoca ai vetri anni ’30 e ’40 di Venini. lucaguelficompany. com/saigon-ristorante-vietnamita. a destra: da Saigon, a

Milano, la cucina è aperta dalle 19 alle 24.

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1 – Il mobile contenitore Forcola di Rubelli Casa. • 2 – Lampada Disarmante della linea Unplugged di Gio Tirotto per Secondome, con telaio in ottone tranciato o rifinito a mano e inserti in fusione di ottone e vetro soffiato satinato. Edizione limitata, 9.150 €. 3 – Di Stefano Giovannoni per Paolo Castelli, la poltrona Pagoda è alla mostra “Memory and Contemporaneity. China Art Today”, alla 57a Biennale di Venezia (fino al 26 novembre). Da 3.500 €. • 4 – Tavolini Tay in legno di eucalipto, con piani nella stessa essenza o in marmo, di Massimo Castagna per Flou. Da 1.550 ¤.

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LE MANI SUL MONDO Il Giappone fra i protagonisti del DESIGN : saper fare e fantasia dei giovani talenti dal Sol Levante.

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Sostenuto da Promote Design, l’evento espositivo Din - Design In è un appuntamento annuale, che consente ai designer di tutto il mondo, che producono le proprie creazioni, di avere una piattaforma di grande rilievo. Come si è visto a Milano in occasione dell’ultimo Salone del Mobile.

a destra: dettaglio

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di un pezzo della designer Yukiko Izumi, in lavorazione.

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1 – Ispirata al Giappone, la porta scorrevole Daimon, di Giuseppe Bavuso per Rimadesio, in alluminio e vetro. Da 1.475 ¤, nella misura fino a 215x50 cm. 2 – Poltroncina della collezione Siam di Sicis, in legno laccato e velluto, costa 5.800 ¤. • 3 – Di Provasi, il mobile bar in palissandro con finitura miele e base in argento platino. Prezzo a richiesta. • 4 – Piatto Vortigo di Buzzo-Lambertoni, in vetro laccato con tecnica Urushi da Maruyoshi Kosaka, per Hands on Design, 190 ¤. 5 – Vaso doppio Mondrian: in vetro di Murano, di Armani /Casa, 2.350 ¤. 

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1 – Paravento Pincette, per consentire privacy, negli ambienti di lavoro, ma non solo. Di Luciano Dell’Orefice per True Design, in legno, cemento e tessuto, costa 1.501 ¤. • 2 – Tavolo Origami di Natisa, con piano di rovere naturale massiccio o in vetro fumé. Costa 2.621 ¤ nella versione in rovere. 3 – Si chiama Off-Inn il mobile con cassetti in legno laccato di Luísa Peixoto Design, con intervento artistico di Ricardo Alevizos, il prezzo è 8.400 ¤. 4 – La lampada Aled è l’evoluzione del modello Bonbo, ideato da Toshiyuki Kita nel 2011. In metallo, con tecnologia led, viene prodotta da Neel per Seiko SCM Corporation e costa 450 ¤, nel modello da tavolo.

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MAESTRI DI SCENA A Roma: la capitale si prepara a omaggiare il lavoro di HOKUSAI . “Hokusai. Sulle orme del Maestro” è il titolo dell’esposizione, curata da Rossella Menegazzo, che la capitale dedica all’artista giapponese (17601849) raccontando e confrontando la sua produzione con quella di alcuni dei suoi allievi, attraverso circa 200 opere. Al Museo dell’A ra Pacis di Roma, dal 12 ottobre fino al 14 gennaio 2018.

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− lungo la strada sotto: La cascata di Ono di Kiso, 1830-32, silografia di Katsushika Hokusai. Kawasaki Isago no Sato Museum.

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CASE. Questo mese AD visita una villa di ZANZIBAR traboccante di gioia di vivere, racconta una dimora di MYKONOS immersa nel sole delle Cicladi, descrive una casa di CATANIA in cui prendono forma oggetti d’arte memori della tradizione. E poi esplora una residenza dallo spirito zen sulla costa del MESSICO, un’abitazione dalle due anime all’ISOLA D’ELBA e una casa colonica sulle colline di FIRENZE che mette in luce inedite affinità tra arredi di differenti epoche storiche.

GIORGIO BARONI

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Tavolo Lou Lou di Serralunga, table set di Mario Luca Giusti, cuscini e sgabelli InOut di Gervasoni e scultura in terracotta smaltata L’Attesa di Pagliccia.


Semplicità e fascino. In primo piano due “ville” con le suite per gli ospiti e, sul fondo, il corpo centrale della casa delineano, affacciato sulla piscina, uno spazio comune, una sorta di soggiorno all’aperto sotto un tetto di paglia e foglie di palma che i proprietari chiamano “makuti” dalla parola swahili che significa paglia.

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Malia d’Africa CREDITI

Sulla costa orientale dell’isola di ZANZIBAR una villa piena di vita che si integra perfettamente nel paesaggio e nella quale si respira un’atmosfera conviviale da cui non ci si vorrebbe mai staccare. interior design di NOVELLA BENINI — testo di RICCARDO BIANCHI fotografie di GIORGIO BARONI ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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Relax nel verde. La piscina è delimitata da una lussureggiante vegetazione e da un muro a secco caratteristico dell’architettura locale. pagina seguente: un angolo relax nel giardino progettato e piantumato dagli stessi proprietari.

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a casa è iniziata senza la casa. «Da un piccolo antiquario avevamo trovato nove bellissime antiche porte intarsiate zanzibaresi», raccontano con un sorriso i proprietari, un noto sportivo del mondo del calcio e la sua compagna, «ora ci voleva un posto dove utilizzarle! Così è nata l’idea di questa casa. D’altronde per la cultura locale le porte costituiscono il primo elemento posato nella costruzione di un’abitazione. Be’, in realtà le cose sono un po’ più complicate». Piccolo inciso: siamo a Zanzibar, culla della cultura swahili, al margine del villaggio di Jambiani sulla costa orientale dell’isola, la meno battuta dal turismo, più attratto dai ritmi di Stone Town, la parte vecchia della capitale. La narrazione ricomincia: «Qui ci sono un asilo e una scuola di cui si prende cura una onlus con la quale collaboriamo. Siamo venuti a prestare il nostro aiuto molte volte per realizzare un allacciamento idrico e ci siamo innamorati della gente e del posto. E ci è venuta voglia di creare un nostro nido dove però potere ospitare le persone a cui vogliamo bene». C’era già, chiediamo, un abbozzo di costruzione? «No, siamo partiti da zero. Abbiamo comprato il terreno e poi abbiamo redatto il progetto. Un corpo di fabbrica centrale, due specie di

Una casa piena di colore che sprizza dappertutto gioia di vivere. Il suo centro di gravità è il living open sotto un grande tetto di paglia. torrette più avanzate, ciascuna a due piani con terrazzo e con un piccolo dehors, come un chiostrino riparato dagli sguardi. A collegare il tutto un grande spazio aperto, sormontato da un tetto a spioventi di legno e paglia, che ormai è per tutti il “makuti” che in swahili significa, appunto, paglia. Noi abitiamo nell’elemento centrale, i due parallelepipedi, che sono indipendenti e, per creare un “cuscinetto” d’ombra rinfrescante, hanno le porte-finestre arretrate rispetto al filo facciata, sono per gli ospiti. La vita della casa si svolge però in gran parte sotto il makuti dove c’è sempre una piacevole ventilazione e un bel senso di comunità. E poi lì c’è anche la piscina». Il complesso dà l’idea di essere lì da sempre, di far parte del paesaggio tanto è ben integrato nella natura del posto e, nelle forme, assimilabile alla locale architettura spontanea. «Adesso chi costruisce qui lo prende a modello, una bella soddisfazione. Comunque realizzarlo è stata una vera odissea. Sull’isola c’è davvero ben poco di ciò che serve per costruire, molti materiali abbiamo dovuto farli venire da fuori, anche dall’Italia. Per avere un elettricista, se così si può chiamare, occorre aspettare mesi. Ogni giorno c’era un problema da risolvere, un “tatizo” come si dice sull’isola. Per completare il tutto ci sono voluti due anni pieni. Due anni pieni di vita, però. Ci siamo divertiti». Dentro, la casa è piena di luce, di colori, di vita, trasmette energia positiva da ogni angolo. «Ha pensato a tutto lei», dice il proprietario. «Però», interviene la sua compagna, «molti

oggetti li abbiamo cercati e trovati insieme. Il nostro fornitore principale è stato uno straordinario negozio di Stone Town, Curio Shop, una specie di piccola bottega delle... meraviglie. È lì che abbiamo comprati i letti, tante suppellettili etniche e anche il tavolo a forma di coccodrillo per la zona pranzo, non trova che è favoloso?». Davvero da fiaba giunglesca, alla Rudyard Kipling. E i quadri? «Li ha dipinti Olimpia Benini, una brava artista fiorentina». Si va in giardino, c’è il baobab («l’unica pianta che c’era prima che arrivassimo, tutto il resto è lavoro nostro»), ci sono palme e una magnifica vaniglia. Si sta d’incanto, appena oltre un cancelletto ecco la spiaggia. Non c’è nessuno, mare di zaffiro, al largo passa qualche vela lenta, silenziosa, la marea intona la sua musica. «Anche per questa calma ci è piaciuto il posto e abbiamo voluto qui la nostra casa». Una casa tanto allegra quanto rilassante, dove si viene volentieri e dalla quale mai si vorrebbe andarsene. «È la sua unica pecca», scherzano i proprietari. FINE

L’ambiente più amato. pagina precedente: il Makuti sormontato da un tetto di paglia in cui ci si ritrova con amici e familiari. Sedie risistemate e verniciate da Olimpia Benini, cuscini rivestiti con stoffe khanga, quelle che le donne locali usano per i propri vestiti. Nel disegno, dice la proprietaria, “sono nascosti messaggi segreti per comunicare in modo silente ma esplicito”. in alto: nel makuti, l’accesso del chiostrino di una suite degli ospiti. In primo piano una magnifica vaniglia.

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Sotto la paglia. La zona pranzo nel Makuti, poltroncine rivestite in stoffa khanga, tavolo in legno di mango, antica porta intarsiata zanzibarese. pagina seguente: la cucina in muratura, tavolo in legno di dhow, lavagna di Olimpia Benini.

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Etnico rivisitato. pagina precedente: salottino della master suite, letto indiano, quadro Africa di Olimpia Benini, oggetti di artigianato locale, cuscini rivestiti in stoffa khanga. sopra, a sinistra: angolo relax del giardino. sopra, a destra: un rustico cancelletto conduce alla spiaggia. sotto: la sala da bagno di una suite per gli ospiti. Lo specchio è stato acquistato da Curio Shop a Stone Town, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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Visioni mediterranee. La villa si trova ad Aleomandra, nella zona sud-ovest dell’isola di Mykonos. Si estende su una superficie di mille metri quadrati ed è stata costruita su diversi livelli, rispettando la conformazione naturale del terreno.

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LONTANO DALLA PAZZA FOLLA A MYKONOS , in una posizione defilata dal cuore mondano dell’isola, una villa propone un riuscito confronto tra mobili di design e una fisionomia che segue i principi della tradizione locale. progetto di VASSILIS MATSAIDONIS e CHRISTOS NIKOLAOU testo di GAIA PASSI — fotografie di MASSIMO LISTRI


Titolo didascalia. a sinistra: unSit ilissin rehenis apelis que nem dolor re, iderferspel eossima gnatem eserum net labo. Nam es perspid ignienia vid qui ommos et quias vid que nonem aut haribus as quos ex etum evenest aborepr ovidige ntiandam nobitatiam doluptae ni sumendis ipsae eum ipsandigenis alia il inihili quuntibusam, ut oditas aliquam ea dolupta tempeli gendistrum ercim comnis et exceaquis simi, opti atiossi nobit audionsequi dissequat

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Sfumature di bianco. a sinistra: il salotto principale con divani B&B Italia. Chaise longue LC4 di Le Corbusier, prodotta da Cassina. Nell’angolo in fondo a destra un mobile bar chiuso, la cui superficie è dipinta in resina. La casa, realizzata nella tipica architettura cicladica dalle linee morbide e arrotondate, è arredata con mobili di design moderno.

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Camere con vista. sopra: un altro angolo del salotto con divano B&B Italia e una decorazione di Rarity Gallery. Dalla finestra s’intravede l’isola di Delos. pagina seguente: una camera da letto al primo piano. Le porte sono state realizzate in legno di castagno, lo stesso delle travi del soffitto. Poltrona Barcelona di Mies van der Rohe prodotta da Knoll International, tavolo Miss Balù di Philippe Starck per Kartell. Il dipinto è dell’artista greco Solounias.

«Abbiamo disegnato questa casa ispirandoci al paesaggio circostante e all’architettura senza architetto tipica dell’isola».

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a pietra di un bianco abbagliante, il blu profondo del mare, le infinite sfumature della vegetazione mediterranea, i bagliori dorati del sole: le isole greche ti accolgono così, con il loro splendore sofisticato e selvaggio. Siamo ad Aleomandra, la punta più a sud dell’isola di Mykonos, regina delle Cicladi. In un pezzo di terra proteso sul mare Egeo, una grande casa sembra sorgere direttamente dalla roccia: «L’abbiamo disegnata ispirandoci al paesaggio circostante e all’architettura senza architetto tipica dell’isola, con le sue linee morbide,

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arrotondate», racconta Vassilis Matsaidonis, che insieme a Christos Nikolaou ha realizzato il progetto undici anni fa, su richiesta di un’amica. «Alcuni elementi, come le finestre, richiamano le architetture di Le Corbusier». Vassilis Matsaidonis e Christos Nikolaou sono due figure di spicco nella vita culturale di Mykonos: sono infatti i proprietari della Rarity Gallery, una rinomata galleria d’arte del centro storico che dal 1995 espone i più importanti artisti contemporanei a livello internazionale. «Volevamo che gli spazi della casa somigliassero a quelli della galleria, con ambienti ampi e minimalisti», spiega Matsaidonis. L’abitazione, che ha un’estensione di mille metri quadrati, è suddivisa su diversi livelli, che rispettano i terrazzamenti del terreno. È circondata da un giardino «grande ma semplice»: tra i cactus spuntano anfore di terracotta che fanno pensare ai fasti della Grecia antica. All’interno della villa dominano le sfumature di bianco: le pareti candide, il pavimento di un beige luminoso, i soffitti delle camere in legno di castagno chiaro. Qua e là mobili di


design dai colori accesi, come il divano blu marino in soggiorno o la poltrona di Mies van der Rohe, rosso fuoco, in una delle dieci camere da letto. Pochi pezzi d’arredo ben scelti donano a ogni stanza un aspetto elegante e al tempo stesso funzionale, come si addice a una dimora estiva, immaginata per abbandonarsi alla contemplazione e alla pace dei sensi. Ciò che rende davvero unico questo posto è la vista, che abbraccia l’arcipelago delle Cicladi: dalle vetrate lo sguardo si tuffa direttamente nel mare. Dalle terrazze, come da un salotto a cielo aperto, si ammira Delos, patrimonio dell’umanità Unesco: in questa minuscola isola sacra, che secondo la mitologia greca diede i natali al dio Apollo, dal V secolo avanti Cristo è proibito nascere e morire. Poco distante si staglia il profilo dell’isola di Tinos, meta di pellegrinaggi religiosi, la cui bellezza è ancora in gran parte incontaminata. La piscina a sfioro, una vasca d’acqua cristallina profonda tre metri circondata da pergole in legno, è il punto privilegiato da cui godere dello straordinario panorama. I designer hanno trasformato l’acqua in un elemento di collegamento tra

l’esterno e l’interno: nel punto in cui la piscina entra in casa la luce cambia e l’atmosfera diventa ovattata, intima, come in una grotta marina. «Da qui il tramonto è uno spettacolo incredibile», nota Matsaidonis. Aleomandra è il luogo ideale in cui rifugiarsi dalla vita sfrenata dell’isola più mondana dell’arcipelago: quassù il clamore dei locali, il rombo dei motorini e il vociare dei turisti sono soltanto un brusio di sottofondo che si confonde con le raffiche del Meltemi, il vento amato dai surfisti. Vassilis Matsaidonis e Christos Nikolaou vivono sull’isola da aprile a ottobre. Negli altri mesi dell’anno abitano ad Atene e girano il mondo, ma è solo qui, negli spazi della Rarity Gallery e nelle case da loro disegnate, che il loro senso estetico trova piena espressione. Vassilis ci spiega che ci sono molti modi per vivere Mykonos: «Da una parte c’è la bellezza dell’architettura, le case bianche, le piccole strade di pietra, le spiagge meravigliose, dall’altra il jet set internazionale, i locali, l’ottima cucina. È una piccola isola con la vitalità di una capitale internazionale. E anche se siamo in Grecia è come trovarsi in un altro pianeta». FINE

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Blu dipinto di blu. sopra: una terrazza della villa, da cui si può ammirare l’isola di Tinos. Poltrone Bubble Club disegnate da Philippe Starck e prodotte da Kartell. sotto: la piscina a sfioro e il leggero pergolato di legno, che si integra perfettamente nella struttura della villa. pagina precedente: la piscina, profonda tre metri, si trova per metà all’interno e per metà all’esterno della casa.

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Oggetti ritrovati In una casa a pochi metri dal mare di CATANIA , vive, immagina e crea un’artista e artigiana siciliana. Che ha trasformato in lavoro la sua passione per le cose “vissute” che affollano le sue stanze. testo di ELENA DALLORSO – fotografie di FILIPPO BAMBERGHI

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In & Out. Sul divanetto Liberty, uno dei Capezzali di Stefania Boemi, cuscini realizzati con copriletti di fine ’800. A destra, antica stazione della Via Crucis. Sulla cassapanca, una Testa monocroma. La Crocifissione di inizio ’800 proviene da un antiquario di Ostuni. pagina precedente: la terrazza con una delle poltroncine della collezione Kamule, ritappezzata con un coprialtare di fine ’800 e biancheria femminile.

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Passione. sopra: in sala da pranzo, tavolo e sedie anni ’60 di famiglia, riverniciati in nero. La piantana arancione, anni ’60, arriva da un mercato delle pulci. Chandelier realizzato da Stefania Boemi con cristalli riciclati e ridipinti. Accanto alla finestra una Buattina, bambolina assemblata con materiali vintage. pagina seguente: sul mobile anni ’60, reinventato dipingendo a mano le geometrie e fornendogli nuovi appoggi sferici, una Testa monocroma. Il pavimento è stato creato secondo l’antica tradizione artigianale locale, con cemento e scaglie di marmo.

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«Non ho voluto intaccare il fascino tipico delle case inattuali, dai muri scrostati e intrisi di storie di altre vite che le hanno vissute».

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uando si dice il caso. Perché è esattamente per caso che Stefania Boemi, quarantatreenne catanese che nella vita “seria” fa la fisioterapista e si occupa di neuroriabilitazione, ha, da poco più di un anno e mezzo a questa parte, cominciato in modo professionale una seconda vita “ludica”, fatta dei bellissimi oggetti che lei crea dando nuova vita a vecchie cose: bamboline, cristalli, copriletti, santini, pizzi, pupi siciliani. Galeotta fu una delle sue teste di moro, tipiche della tradizione regionale, ma, nella sua personale versione, monocrome o dipinte con pattern modernissimi, che un architetto dello studio Lissoni vide e volle per il ristorante che lo studio

stava progettando per Filippo La Mantia a Milano (dove ora Stefania Boemi ha un intero corner, oltre allo spazio online sulla piattaforma Artemest.com di Ippolita Rostagno). Scelto definitivamente il part time, ha trasformato la sua casa vicino al porticciolo di San Giovanni Li Cuti (un villaggio nel centro della città) nel suo atelier. «L’ho acquistata nel 2004, ci ho messo un anno intero a ristrutturarla, perché era in stato di abbandono», racconta Boemi. «È una casa “terrana” dei primi anni del Novecento, a un solo piano, indipendente e con uno spazio esterno con terrazza, cisterna, giardino e tre cantine in pietra lavica come quelle eoliane. Questo spazio, pieno di alberi da frutto e che confina con altri giardini incolti e abbandonati, per me, cresciuta in campagna, è stato di certo determinante nella scelta dell’acquisto. Le stanze sono tutte comunicanti e disposte circolarmente, asimmetriche e con i tetti alti a volta, affacciate sulla terrazza e il giardino. Amore a prima vista fu!». L’architettura rimane quella originale, così come quasi tutte le finiture, che nella maggioranza dei casi sono state ripristinate, secondo la tradizione artigianale, come per esempio i pavimenti in cementine colorate e pezzetti di marmo, o create “verosimili”, come le maioliche della cucina, realizzate a mano da un artigiano locale riproducendo i motivi di un’antica coperta siciliana particolarmente cara alla padrona di casa. «Non ho voluto intaccare il fascino tipico delle case inattuali, di epoche che ormai sembrano lontanissime e che a me piacciono tanto. Quelle case dai muri scrostati e intrisi di storie di altre vite che le hanno vissute», spiega Stefania Boemi, accumulatrice seriale. E nuova vita e nuova identità Stefania dà agli oggetti, smontando e rimontando, accostando, mescolando, con un’incredibile manualità: amache e grandi cuscini ornamentali realizzati con antichi copriletti, chandelier ricavati da altri lampadari e arricchiti da cristalli dipinti a mano e santini, che lei colleziona fin da quando era bambina. «Non ho alcuna preparazione artistica accademica», dice. «La mia creatività segue l’istinto e una capacità manuale che mi porto dietro dall’infanzia e che mi ha trasmesso mia madre, capace di fare tutto: cucire un abito su misura, riparare una sedia rotta, piastrellare una stanza, ricamare, insomma trovare soluzioni pratiche per ogni necessità. Solo per le Teste, ho seguito per un po’ degli amici ceramisti. Ma le mie sono in argilla dipinta, mentre quelle tradizionali sono ceramizzate». Così, per adattarle alla sua casa eclettica, Stefania Boemi le ha reinventate. FINE

Vero e falso. sopra: in camera da letto un antico armadio da sacrestia; la valigia blu contiene preziose coperte utilizzate per la realizzazione delle amache chiamate Nake. Lo chandelier è stato assemblato riutilizzando antichi cristalli. pagina seguente: cassettiera scandinava con design ispirato al Barocco e ricolmo di vecchie bottiglie da profumiere, statuine, candelieri e altri oggetti collezionati. Specchio dei primi del ’900.

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Nuova vita. sopra, a sinistra: nella sala da bagno, cornici di varie dimensioni ed epoche ritrovate nei mercatini delle pulci. sopra, a destra: Stefania Boemi mentre lavora una delle sue Teste, vasi che riprendono quelli tradizionali siculi ma reinventati in tinte unite o con decori astratti. sotto: in terrazza, sedia balinese, cassapanca e poltroncina a fagiolo. Lo specchio era stato abbandonato per strada. pagina seguente: due maschere scolpite sulla pietra lavica e appoggiate sull’antica panca del giardino.

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Messico zen Sulla costa del PACIFICO una grande villa di fronte alle Islas Marietas mescola suggestioni classiche con la tradizione dell’architettura e dell’artigianato locale. E ogni soluzione è un riferimento alla spiritualità indigena e al suo potere di guarigione.

progetto di MANOLO MESTRE NORIEGA interior design di KAREN COLLIGNON testo di ELENA DALLORSO fotografie di MASSIMO LISTRI

CREDITI

Orizzonti aperti. a sinistra: si cena con vista sull’Oceano Pacifico e l’infinity pool in questa villa messicana a Punta Mita, davanti alle Islas Marietas. Gli alberi sono mancinelle, o alberi della morte, così detti per via dei frutti velenosi che assomigliano a piccole mele.

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Classicismo caraibico. sopra: l’entrata della villa, con l’ipostilo classico sostituito dalle palme. sotto: la “capanna”, living esterno della casa. Tutti gli arredi sono su disegno. Sul tavolino, una maschera dello Stato di Guerrero e piatti Tzintzuntzán in ceramica verde. Lampade a sospensione artigianali. pagina precedente: nella zona living, tavolo Centipede di Héctor Esrawe, come le sedie (Pirwi). Lampade in resina di Monica Calderón.

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ove l’Oceano Pacifico incontra il mare di Cortés si trova Punta de Mita, nel punto più settentrionale della baia di Banderas: barriera corallina, spiagge di sabbia bianca, un golf frequentato da milionari statunitensi e, all’orizzonte, le Islas Marietas. Puerto Vallarta è vicino, ma questo spicchio di costa è pressoché incontaminato ed è qui che Manolo Mestre ha ideato, per una coppia con figlie ormai grandi, una casa delle vacanze che fosse allo stesso tempo molto pratica, secondo il funzionalismo americano, ma anche molto scenografica e messicana. Su un terreno deserto, il cui confine marino è segnalato da un filare di manzanillas (ovvero mancinelle o alberi della morte, così detti per via dei frutti velenosi che assomigliano a piccole mele), è sorta una villa che interpreta in senso contemporaneo il forte spirito del luogo. I riferimenti alla mitologia azteca iniziano subito, una volta varcato il cancello d’ingresso: muri di pietra abbracciano, come un vero e proprio invito a entrare, la fontana circolare, il cui décor è costituito dal simbolo dell’infinito e dal cerchio azteco, che significa protezione. «Volevo una casa che comunicasse un senso di pace, in cui entrando si avesse la sensazione di iniziare un rituale di purificazione», spiega Manolo Mestre. Il mare, la fontana, le piscine a sfioro. Dappertutto si sente il suono dell’acqua e si percepisce il suo potere di guarigione. «Questa è un’architettura in cerca dell’anima». Molto zen, e insieme molto messicana. Le due infinity pool sono come due corpi d’acqua a sé. La più piccola, che circonda una delle camere da letto, è quasi un suo prolungamento, pensato per nuotate privatissime nella villa. Lì vicino, un bancone bar ottenuto da una vecchia tavola da surf e un focolare per il barbecue sulla terrazza con il pavimento di sabbia ribadiscono la vocazione vacanziera della casa. Evidenti anche i riferimenti all’architettura locale, a partire dalla palapa, cioè la tipica capanna con il tetto di foglie di palma che assomiglia a un sombrero («per andare alla spiaggia si indossa un cappello, no?») e che funge da living all’aperto, con grandi e comode sedute custom e lampade a sospensione in midollino intrecciate a mano dagli artigiani che fabbricano le nasse per la pesca. Artigianale anche il grande tavolo da pranzo in legno tropicale per cenare davanti al tramonto. Sui tavolini, oggetti provenienti da altri Stati messicani, come la maschera zoomorfa a testa di tigre di Guerrero, i piatti nella tipica ceramica verde Tzintzuntzán o i cuscini ricamati di Oaxaca. Classicheggiante, ma totalmente plausibile, anche la citazione dell’entrata: al posto di un ipostilo di colonne, un doppio filare di palme di fronte ai muri color ocra, ottenuti mescolando i pigmenti con la calce, secondo l’antica tecnica veneziana. Altre pareti sono in pietra, così come i pavimenti delle sale da bagno, realizzati 

Acqua azzurra. a destra: la piscina circonda la “capanna” living coperta da un tetto di paglia. Sull’acqua si affaccia una delle due camere padronali della villa, che si intravede in fondo.

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Il mare, la fontana, la piscina. Dappertutto si sente il suono dell’acqua e si percepisce il suo potere di guarigione. Questa è un’architettura in cerca dell’anima.

Paradiso privato. sopra: una delle camere padronali. Sul tappeto marocchino, tamburo rituale africano. Il televisore esce dalla cassapanca ai piedi del letto. Sedie esterne Miguelito. a sinistra, in alto: la camera padronale. Lampada a sospensione di Kenneth Cobonpue, tavolini di Debora Creel. Copriletto artigianale. a sinistra, in basso: nella sala da bagno tutto è realizzato in pasta di cemento. Il cerchio indio con le piume ha funzione protettiva.

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in modo da fornire un massaggio naturale ai piedi scalzi. Delle zone di montagna sono i tetti che ricoprono tutti i piccoli edifici da cui è costituita la casa, tranne la palapa. Sono separati, o meglio collegati, da giardini, in modo che in ogni momento del giorno e della notte la brezza dell’oceano possa entrare nelle stanze. Gli interni, suddivisi tra sei camere da letto, i servizi (la zona fitness è nei sotterranei) e l’area dining e living sono stati ideati da Karen, figlia di Juan Collignon, l’architetto che ha collaborato al progetto con Manolo Mestre. Local ed ecosostenibili gli arredi, in legni tropicali, come il tavolo che nella sala imita una sezione d’albero (custom), o il famoso Centipede del designer Héctor Esrawe, le sedie Pirwi o le lampade in resina di Monica Calderón. Nelle stanze vige la regola della praticità: pavimenti

in pasta di cemento, pochi mobili etnici (messicani ma anche orientali) o di design locale, come i tavolini di Debora Creel. Gli split dell’aria condizionata sono coperti da una gabbia in legno, quasi un’opera d’arte, per amalgamarli esteticamente con il resto. A scomparsa anche il televisore, che esce da una scatola lignea che ricorda gli antichi bauli da viaggio, ai piedi del letto. L’essenzialità del décor è confermata da un antico tamburo rituale africano che funge da coffee table e dal semplice tappeto marocchino tessuto a mano. Niente, in nessuna parte di questa casa, distrae dall’idea di fondo, e cioè che questo è innanzitutto un luogo dove rigenerarsi, trovare la pace, ammirare, dalle terrazze e dalle vetrate, l’azzurro dell’oceano. Un luogo dell’anima. FINE

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All’aria aperta. sopra: all’entrata, i simboli dell’infinito e il cerchio azteco circondano la fontana. pagina precedente: una delle camere padronali, aperta sul mare. La casa è divisa in tanti piccoli edifici collegati da spazi verdi per garantire luce e brezza agli ambienti. sotto: il passaggio dalla camera alla piscina. Il pavimento, in pietra, è realizzato in modo da massaggiare i piedi. Pouf Roy di Alessandro Mendini (Kartell).

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Mediterraneità. L’esterno della villa con l’ingresso e un porticato coperto con “pergola” in cristallo. Nelle nicchie, sculture di Tania Scotto D’Aniello. Vasi Ming di Serralunga, elementi illuminanti di Viabizzuno. pagina seguente: in terrazza, poltrone Clover di Driade e Tibidabo di Varaschin; divano in teak InOut di Gervasoni, come i tavolini-pouf in ceramica bianca. Tappeto di Paola Lenti, vasi di Serralunga, scultura in terracotta smaltata di Stefano Pagliccia. Il pavimento è in pietra serena.


Le due anime

A tu per tu con il mare dell’ELBA , una candida villa esprime la doppia identità dell’isola, marina e terragna insieme. E vive al ritmo del giorno e delle stagioni esaltandosi nei mutamenti di luce e di colori. interior design di PIETRO DEL VAGLIO testo di NICOLETTA DEL BUONO — fotografie di GIORGIO BARONI

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ietro Del Vaglio fa parte dei progettisti logici. Un razionalista, allora? Non necessariamente, anzi per nulla, visto che l’estetica minimale non gli è per nulla congeniale: il fatto è che le sue scelte sono sempre il frutto di un pensiero profondo, mai banale e tanto meno accidentale. Scaturiscono da un tenace ragionamento funzionale e insieme empatico, da un continuo interrogarsi, davanti al foglio bianco, su di sé e sui suoi committenti, almeno per come si presentano a lui. Non c’è pericolo di una scivolata nello scontato, ragione e sentimento sono da sempre i punti cardinali che lo guidano e che cerca chi si affida a lui. Lo dice anche la candida casa vis-àvis del mare che ha da poco terminato sull’Isola d’Elba 

Open space. sopra: nella sala da pranzo, credenza di Del Vaglio, sculture di Stefano Pagliccia, dipinto di Simone Chiorri. a destra: soggiorno e zona conversazione su 2 livelli. Divano Matisse di Minotti, poltrone Archibald di Poltrona Frau e pouf di Paola Lenti. In fondo: sedute Era di Normann Copenhagen. Scultura di Pagliccia, dipinti di Chiorri.

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«Dato che i committenti vivono sull’isola, ho cercato di progettare una casa sul mare adatta a essere abitata tutto l’anno e non solo per il tempo della vacanza». per una coppia di amici, Franco e Sonia, e i loro due figli. La casa c’era già, ma è stata completamente reinventata dallo studio Del Vaglio+: il tetto a falde rimosso e sostituito da un piano, il corpo modificato in modo radicale nel layout, ripiantumato, ridisegnato e reso umbratile il giardino dal quale si accede alla villa con una “passeggiata” di lastroni di pietra serena in lenta ascesa per minimizzare lo stacco tra indoor e outdoor. Spiega Del Vaglio: «I miei amici vivono sull’isola tutto l’anno, il loro lavoro è qui. Questo mi ha fatto pensare a una costruzione che, per quanto solare e mediterranea, non desse l’idea della vacanza, ma piuttosto suggerisse un senso di stanzialità. Doveva “cambiare” al ritmo delle stagioni e del giorno. Mi sono fatto ispirare dal tempio greco, una casa dentro la casa». Il guscio esterno è ritmato da una sorta di peristilio, pilastri che sostengono una “pergola” di cristalli per catturare il sole zenitale– realizzata dai fratelli Carannante – e creano un gioco di vuoti e di pieni, di ombre e di luce dando movimento all’illuminazione. «Un altro effetto positivo di tale elemento», osserva Del Vaglio, «è la sua influenza sulla climatizzazione. Accelerando, l’aria rende la casa fresca anche nelle rare giornate d’afa. E poi c’è un’impagabile vista sul mare, così vicino che sembra di toccarlo. Un vera stanza in più dove si può vivere per due terzi dell’anno, cullati dalla melodia delle onde che si sfaldano sulla sabbia». All’interno si è optato per grandi spazi liberi che invitano a un vivere informale e easy. Centro di gravità è il grande living a forma di U dove le differenze funzionali sono segnalate solo da uno sfalsamento di quota dei pavimenti: più rilevati i bracci dove ci sono la zona pranzo e un salottino per conversare, ribassato il soggiorno. La continuità visiva è data dal rivestimento in lastre di pietra serena e quarzite, appositamente disegnate da Del Vaglio, mentre l’anima duale dell’Elba, che è mare e insieme anche montagna – il Monte Capanne tocca i 1.018 metri e quest’anno si è pure imbiancato di neve – è espressa dal contrasto tra gli azzurri e gli oggetti marinari, e il calore della boiserie o la pietra che ricorda le miniere e le asprezze terragne e silvane dell’entroterra. Al piano superiore la zona notte dispensa spazi generosi e sale da bagno eleganti con sanitari scultorei disegnati ad hoc 

Arte e design. pagina precedente: tavolo Lou Lou di Serralunga, tableset di Mario Luca Giusti, cuscini e sgabelliI In Out di Gervasoni, e scultura in terracotta smaltata L’Attesa di Pagliccia. a destra in alto: la cucina disegnata da Del Vaglio e realizzata con tranciati Alpi e Okite da MobilSesti. a destra: nella zona pranzo campeggia il tavolo progettato da Del Vaglio per MobilSesti come la console; sedie di Anxie di Prorada, lampade a sospensione di Modoluce.

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Zona notte. sopra: nella camera del figlio, letto Tiramolla di Tumidei, lampada Tizio di Artemide, sedia Bertoia di Cassina, dipinto di Chiorri. sotto: il bagno padronale in pietra moka con vasca Idro di Teuco. pagina seguente: l’angolo trucco. Armadi, piano e specchiera realizzati con tranciati Alpi su disegno di Del Vaglio. Poltrona Cloe di Porada, lampada Taj di Kartell, opere di Chiorri.

come il rivestimento integrale in lastre di quarzite. Una porzione del piano è dedicata a una sorta di dépendance con ascensore proprio e un ingresso separato dal giardino. E l’arredamento? «Mi sono divertito a curarne ogni aspetto, ho progettato molti mobili e l’intera cucina. Ho scelto e collocato i pezzi di design e gli artefatti sia per l’interno sia per gli spazi esterni, le sculture sono di Pagliccia e della giovane Tania Scotto d’Aniello, i quadri li ho commissionati all’amico Simone Chiorri, un artista emergente su cui scommetto, che è venuto sull’isola per assorbirne lo spirito “separato” che la contraddistingue: il tutto cercando di creare un’atmosfera chiara, leggibile, ordinata ma non cogente, rilassata e rilassante, dove il senso energizzante della vacanza che è un po’ implicito nell’immaginario del mare, si coniugasse con la voglia di riposo, di stare insieme agli amici, di fare famiglia. In tutto questo percorso Sonia e Franco mi hanno lasciato fare, d’altronde ci conosciamo fin da piccoli e ho la presunzione di sapere cosa vogliono. Certo non sono mancati i contrasti, ma alla fine sono serviti per migliorare il progetto». Il quale, a nostro avviso, ha introdotto, senza strepiti, altra bellezza nella bellezza dell’Elba. FINE

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EDEN CON VISTA Sulle colline intorno a FIRENZE , una vecchia casa colonica è oggetto di un progetto di recupero fatto di misura ed eleganza. Dove la storia dialoga col presente. progetto di BARBAR A MONICA — interior design di MONICA LUPI testo di RUBEN MODIGLIANI — fotografie di GIORGIO BARONI

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La piscina, con esterno in pietra naturale e interno antracite. Ricavata sfruttando una zona del terreno con una marcata differenza di quota, ospita, subito sotto, gli spogliatoi e un appartamento di servizio.


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olci, morbide, perfette: le colline intorno a Firenze sono uno dei grandi tesori della città toscana. Pochi minuti di strada e dai palazzi del Rinascimento si è in un altro mondo, dove l’ulivo è il protagonista e la città è solo una macchia rossa di tetti all’orizzonte. Un paesaggio che da decenni attira i cittadini, e dove nel tempo le architetture rurali sono state trasformate in case moderne, molto spesso perdendo la loro identità. «Quando abbiamo visitato l’edificio la prima volta ci siamo trovati davanti una struttura snaturata: sembrava di essere in un condominio anni ’70», racconta Barbara Monica,

cofondatrice dello studio Rosso19, che ha firmato il progetto di ristrutturazione che mostriamo in queste pagine. «Era stato rifatto tutto: scale, pavimenti, solai. Il primo obiettivo per noi è stato quello di recuperare la connotazione colonica che era andata perduta. Il risultato mi rende orgogliosa: sembra che sia così da sempre». La ristrutturazione è stata condotta distaccandosi appena da un modello di recupero filologico: se per tutti i solai sono stati usati solo legni di recupero, e quindi l’effetto è di totale autenticità, per i pavimenti sono state scelte piastrelle di cotto campano (terra d’origine dei padroni di casa) anziché toscano, più scuro. Anche la disposizione degli spazi è pensata per rispondere allo stile di vita contemporaneo: i locali al 

Arte e design. in alto: nel living, mix di arredi di epoche diverse e d’arte. Tappeto berbero, tavolo con base in ottone piano in marmo (Spagna, anni ’60), divani su disegno. Posate sui tavolini in lacca, due lampade anni ’70. Alle pareti opere di Ottone Rosai e di Gualtiero Nativi. nella pagina seguente: sul tavolo francese metà ’800, con piano in ardesia, una collezione di vasi tedeschi anni ’50. A parete un lavoro di Alessandro Nocentini.

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L’edificio negli anni era stato snaturato. Era stato cambiato tutto. I solai sono stati ripristinati con legni di recupero, ottenendo un effetto di totale autenticità . E per i pavimenti è stato scelto il cotto campano, terra d’origine dei padroni di casa.


Panorami. La sala da pranzo, affacciata su una veranda e sul parco, si apre anche su un altro paesaggio: quello dell’olio di Giovanni Colacicchi, Dalla terrazza (1948). pagina precedente: nella torretta è ricavato uno spazio pensato per i figli dei padroni di casa, con divani in muratura che all’occorrenza diventano letti. A parete una tela di Ruggero Sargentini del 1939.

L’arredamento è giocato sul mix di epoche: imbottiti realizzati su disegno, tappeti berberi, mobili dell’Ottocento e del Novecento. E tutto è pensato per dialogare con la collezione d’arte. ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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Spazi di vita. sopra: piani in cemento (tranne la penisola, in legno massello) e ante in ferro anticato per la cucina, realizzata su disegno. sotto, da sinistra: la palestra, con vecchie palle mediche in cuoio e, a parete, un lavoro di Paolo De Cuarto; piani in cemento anche per il bagno padronale; sportelli in legno e parete di specchi francesi anni ’40. pagina seguente: letto su disegno rivestito con antiche canape per la stanza padronale. A parete un acquerello di Alessandro Nocentini, Fiume Pesa notturno, del 2013. Le tende, come in tutta la casa, sono in lino.


piano terra, quelli dedicati al giorno, fluiscono gli uni negli altri attraverso grandi aperture, tagli netti nelle pareti; la cucina è aperta su una zona pranzo informale, da cui è separata da una “penisola” con piano in legno massello. Uno spazio che nella bella stagione si prolunga all’esterno in una grande veranda affacciata sul panorama. La casa, circa 700 metri quadrati, è articolata su più livelli: cantina, piano terra, primo piano (dove sono collocate le camere) e una torretta, pensata come living informale con divani in muratura che all’occorrenza diventano letti (lo spazio preferito dai figli e dai loro amici). In un corpo di fabbrica annesso ma più basso sono ricavati una palestra e un appartamento per gli ospiti. L’arredamento, curato da Monica Lupi, è giocato sul filo del dialogo tra epoche. «I padroni di casa sono due collezionisti d’arte», spiega la progettista. «Abbiamo giocato proprio sull’idea di mix per creare armonia». Un ambiente-simbolo potrebbe essere il living: per rivestire gli imbottiti, quasi tutti realizzati su disegno, sono stati scelti tessuti i cui colori riprendessero quelli dei quadri nella stanza; a un tappeto berbero è stato accostato

un tavolo basso anni ’60 proveniente dalla Spagna, e due tavolini in lacca ospitano una coppia di lampade anni ’70. Il filo conduttore di tutti gli spazi è quello di una elegante matericità: le pareti sono imbiancate a calce, che crea una texture appena percepibile; gli spigoli dei muri sono smussati per dare charme; anche nei locali più tecnici come bagni e cucina è stato usato un massello di cemento lisciato e idrorepellente che sembra pietra. La stessa attenzione è stata rivolta all’esterno, su cui la casa si apre con moltissime finestre e che è parte integrante di questo spazio da vivere. «Il rapporto col verde è stato uno dei punti focali del progetto», prosegue Barbara Monica. «La piscina è stata ricavata sfruttando una zona del terreno dove c’era una marcata differenza di quota (questo ha permesso di realizzare, subito sotto, gli spogliatoi e un appartamento di servizio). Il grande uliveto, che permette ai padroni di casa di produrre il loro olio, è stato valorizzato al massimo; per i camminamenti nel verde abbiamo usato terra stabilizzata, una miscela drenante di ghiaia, terra, sabbia e resine dall’aspetto totalmente naturale». Un tocco di raffinatezza. E di grande rispetto. FINE

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SUGGERIMENTI, INDIRIZZI, CURIOSITÀ, DETTAGLI: DIETRO LE QUINTE DI AD.

BACKSTAGE. PAG. 132 In essenze di foresta a gestione sostenibile, Centipede è una panca disegnata da Héctor Esrawe per il brand messicano Pirwi. 1.795 €.

PAG. 142 PAG. 106 Legno riciclato e vernice cerata a effetto vintage per la seduta a dondolo da esterno Calanque di Maisons du Monde. 299 €.

Iconica seduta Getsuen di Masanori Umeda per Edra, in acciaio a stampo e pioppo, con rivestimento in velluto. Da 4.510 €.

VOGLIA DI EVASIONE Sognare con AD: come viaggiare intorno al MONDO , restandosene comodamente seduti in poltrona (di design ma anche no...). Suggestioni marine, esotici richiami agli stili Hamptons, caraibico, coloniale, bretone o atlantico; avventurosi viaggi oltreoceano, sogni di animali immaginari, echi dell’eleganza della Serenissima; e però anche tante citazioni e omaggi al bel design e poi... il divertissement, la voglia di giocare, di vivere l’estate con leggerezza e allegria, sdrammatizzando gli eccessi. Nulla è impossibile, sfogliando la sezione centrale di questo numero si troveranno spunti a non finire da copiare subito. E tutti gli indirizzi giusti. NICOLETTA DEL BUONO

PAG. 142 Scolpito a mano nel legno, il pesce soprammobile di Maisons du Monde ha base in acciaio brunito e costa 87 €.

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PAG. 132 Tappeto Fire Walk With Me di Antonio Cagianelli per Edizioni Galleria Colombari, in pura lana, ispirato al circo e a David Linch. Pezzo unico, 5.000 €.


PAG. 116 Pergola bioclimatica Med Varia di Gibus, illuminata a led e dotata di chiusure laterali integrate: garantisce al suo interno temperature ottimali. Prezzo a installazione.

PAG. 116 Un classico sempre attuale: lampada a sospensione Falkland disegnata da Bruno Munari per Danese nel ‘64. Ideale per un ambiente informale. Con h 165, 243€.

PAG. 124 MADRE & FIGLIA (da pag. 142)

Tate reinterpreta in chiave contemporanea il lampadario veneziano del XVIII secolo. Lo produce Panzeri. Da 2.562 €.

PICCOLI VIZI CRESCONO Pagine di storia del design: quando un’ICONA si fa mini…

PAG. 106 Colori vivaci, marinari, il pouf Cupcake di Woouf ha il rivestimento in poliestere e assomiglia a un pasticcino. Prezzo di 89 €.

Piace tantissimo ai bimbi per le sue forme tondeggianti, perché sembra uscita dalla casa di Topolino: è la Baby Vanity Fair di Poltrona Frau, la versione junior, nata nel 2007, della celebre poltrona 904 inventata da Renzo Frau nel 1930, un’icona tra le icone, di tutti i tempi. Due terzi esatti dell’originale, proporzioni riadattate, stesso faggio stagionato per la struttura, stessa pelle pieno fiore, stessi chiodini, stesso fascino di sempre. NdB Versione kids. sopra: Vanity Fair di Poltrona Frau, in versione ARCHITECTURAL maxi e mini (1.940 € la• ITALIA mini). 159 DIGEST


STORIE.

Salvatore Ala e Keith Haring nel 1986. La foto appartiene alla sezione “Amici artisti” della mostra ÒObiettivo Milano. 200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas” a Palazzo Morando a Milano fino al 6 settembre.

D’ARTE: UNA LEGGENDA CHE VIVE: ABITARE ALLA ROMANA: 1 SCATTI 2 3 200 ritratti nella mostra 60 anni fa debuttava Fiat Un libro racconta l’avventura

che Palazzo Morando dedica a Maria Mulas e al suo sguardo empatico: Milano raccontata con le foto dei protagonisti della scena culturale.

500: un best seller che ha cambiato il volto dell’Italia. Poi nel 2007 esce la Nuova 500 ed è di nuovo boom. Due storie, due magie del design italiano.

architettonica della palazzina, dagli esperimenti di inizio ’900 alla deriva delle periferie incongrue e brutte. Per conoscere e conservare i gioielli edilizi della capitale. ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA 161


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Con quella faccia un po’ così Memoria visiva del periodo dagli anni ’70 al 2000, grande ritrattista del Novecento, ha fotografato artisti, attori, scrittori, editori. Ora una mostra espone 200 scatti del suo sterminato archivio. In cui Milano è sempre l’epicentro di tutto.

MARIA MULAS

di ELENA DALLORSO

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siste certamente una predisposizione genetica e di genere all’empatia. Forse non ne è stata ancora studiata l’influenza sulla produzione artistica, ma i ritratti firmati da Maria Mulas potrebbero rappresentarne l’evidenza scientifica. Fino al 6 settembre 2017 Palazzo Morando a Milano ospita “Obiettivo Milano. 200 fotoritratti dall’archivio di Maria Mulas” (a cura di Maria Canella e Andrea Tomasetig con Antonella Scaramuzzino e Clara Melchiorre), una mostra che prima di tutto parla di empatia. La complicità tra Mulas e i suoi soggetti è infatti dichiarata, sia che si tratti di foto posate o rubate: realismo, ironia, naturalezza, artificio, quotidianità ed

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eccezionalità sono le cifre della sua ricerca, ben raccontata nelle sale. Ritratti durante gli allestimenti di mostre, alla Biennale di Venezia come a New York, alle inaugurazioni, in veste ufficiosa e rilassata, oppure anche in studio, sono stati gli artisti ad accorgersi per primi del talento di Maria Mulas per la verità. Sette le sezioni del percorso espositivo: la prima, “Coda rossa” con macchina fotografica, è dedicata agli autoritratti e alle fotografie scattate all’artista dai fratelli Ugo e Mario Mulas e dal pittore e scrittore Emilio Tadini. Si prosegue con le foto agli “Amici artisti”, “La città del design”, “Il mondo della moda”, “Le arti dello spettacolo”, “I borghesi sono gli altri” e “Scrittori,

MARIA MULAS

L’ironia di uno sguardo. 1. Gilbert e George (1990). 2. Bruno Munari (1980). 3. Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti e Andrej Voznesenskij (1982). 4. Andy Warhol con i frati (1987). Nel tondo nella pagina seguente, Autoritratto allo specchio (1981).


WHO’S WHO Maria Mulas inizia come pittrice a Milano nel 1956 per continuare, a metà degli anni Sessanta, nella fotografia (come il fratello maggiore Ugo). Del 1976 è la sua la prima personale alla galleria Diaframma, con i ritratti di artisti e attori del tempo. 2

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giornalisti, editori”. E poi disegni, dediche, cartoline, scritti e documenti che raccontano il legame della fotografa con i protagonisti dei suoi ritratti. Achille Castiglioni affacciato alle sue finestre di piazza Castello, Magistretti in un momento di tranquillità davanti alle sue sedie, Max Vignelli in salotto con tutta la famiglia, come per una foto ricordo. E poi ancora, nella sezione “I borghesi sono gli altri”, volti e rituali sociali della città, catturati con estrema ironia: Lo sceicco bianco del 1971, Cappello con signora del 1970, dame meneghine in giardino, a teatro, al buffet. «La fotografia è il mio pensiero», ha detto Maria Mulas, spiegando quel suo particolare modo di pensare attraverso lo

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sguardo e di esprimere affetto in ogni scatto. Dietro a tutto, come un filo conduttore, Milano, di cui Maria Mulas ha saputo descrivere i diversi volti, catturando i ritratti di artisti, galleristi, critici, designer, architetti, stilisti, scrittori, editori, giornalisti, registi, attori, intellettuali, imprenditori e amici che con la città hanno avuto uno stretto rapporto. L’elenco è infinito, l’archivio è infatti di più di 20mila foto: Marina Abramovic, Christo, Keith Haring, Andy Warhol, Gae Aulenti, Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Jorge Luis Borges, Günter Grass, Nanda Pivano. E Gio Ponti, che nel 1976 le scriveva: «Suo sincerissimo ammiratore». FINE

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ppuntamento il 4 luglio. È la data del debutto sia per la prima Fiat 500 che per quella più moderna rieditata nel 2007, cioè esattamente 50 anni più tardi rispetto alla prima. Con i suoi sessant’anni di storia e quasi 6 milioni di vetture vendute dal 1957 a oggi, Fiat 500 è molto più di un’auto: è un’autentica icona pop, un simbolo dello stile italiano che non conosce confini e nei decenni non è mai passato di moda. Tutto ha inizio negli anni ’50 quando l’automobile coincide con il sogno degli italiani di superare la soglia delle “mille lire al mese”. E se nel dopoguerra sono le due ruote della Lambretta di Cesare Pallavicino e della Vespa di Corradino D’A scanio a far muovere un’intera generazione, un decennio più tardi ci si sposta sempre più spesso su quattro ruote. Le automobili fanno la loro parte, sono testimoni di un tempo di profonda trasformazione del costume, ma anche e soprattutto il mezzo per lasciarsi alle spalle la tragedia della guerra. Per costituire un 

Dante Giacosa è fra i maestri della scuola motoristica italiana: ingegnere, designer, è il papà della Topolino 1936 e, fra le altre, della 600 e della 600 Multipla, della sportiva Dino e dell’ammiraglia 130. Per la 500 ha vinto nel 1959 il Premio Compasso d’Oro.

Come nasce un mito Fiat 500 compie 60 anni. Dieci, se consideriamo solo la versione più recente: il modello CAMPIONE DI VENDITA in tutto il mondo, fortemente voluto da Lapo Elkann e disegnato da Roberto Giolito nel 2007 sulla falsariga, contestualizzata e contemporanea, dell’originale firmato nel 1957 da Dante Giacosa. Un’ icona di stile intramontabile, SIMBOLO di quel design made in Italy capace di scaldare i cuori con un semplice tratto, inedito, funzionale, efficace.

GETTY IMAGES. COURTESY FIAT

di PAOLO MATTEO COZZI

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sopra:

è il 1957. Le pagine dei giornali dell’epoca si riempiono di immagini della debuttante Fiat 500. Una vettura pensata soprattutto per i giovani (per la famiglia c’è già la 600). La campagna pubblicitaria ricorre a immagini come questa che sottendono come sulla “vetturetta” piaccia viaggiare anche alle teenager tipo Sandra Dee, l’icona della fanciulla acqua e sapone (ma con un pizzico di malizia) dell’epoca. pagina precedente : l’anteriore della 500 diventa un mobile: su disegno di Lapo Elkann e del suo staff, Meritalia l’ha trasformata nel sofà Panorama.

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futuro vitale, emancipato, che fila sulla via della modernità. Il boom economico travolge tutti: la domenica si lasciano le città in direzione dei laghi o della Riviera, in agosto si percorre l’Autosole per ribadire che il peggio è finalmente passato. La prima autostrada nazionale unisce il Paese da nord a sud, collega Milano a Napoli e l’Italia a un decennio felice. Tra il 1957 e la rivoluzione culturale del 1968 le nascite crescono da 850.000 a 1.050.000 (c’entrerà qualcosa la 500, la macchina dei fidanzatini?) prima di dimezzarsi nei rampanti anni ’80. Sono gli anni della vittoria degli Azzurri di Bearzot al Mundial di Spagna (1982), degli yuppies e dell’edonismo reaganiano. Dell’io sopra il noi, del Muro che cade e si porta via un’intera stagione lunga mezzo secolo. Allora il Cinquino, come viene affettuosamente ribattezzato, è ancora per molti l’auto di famiglia, quella dei ragazzi. La prima auto, l’auto della prima volta. Solo negli anni ’90 cambia volto, fra il 1991 e il 1998 la seconda generazione si chiama Cinquecento, prima di dominare la seconda metà dei Duemila con la terza generazione. Nel 2006 l’Italia conquista Berlino ed è di nuovo Campione del

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LO STILE DI LAPO Dopo gli studi in Francia e Inghilterra e l’esperienza maturata al fianco di Henry Kissinger, Lapo Elkann (sopra su una 500 d’epoca) lavora in Fiat come Brand Promotion manager guidando lancio e promozione di nuovi modelli di autoveicoli, tra cui la Fiat Punto e la nuova Fiat 500. Nel 2007 fonda il marchio di stile Italia Independent e, successivamente, diverse brand extension come il Garage Italia Customs. Nel 2011 sviluppa con Meritalia la linea Fiat 500 Design, impiegando il “muso” in lamiera del Cinquino per realizzare il sofà Panorama (pagina precedente) e il tavolo o la console Cin Cin.


Mondo, il Diavolo veste Prada, a Torino Lapo Elkann accende il semaforo verde per il progetto di una nuova Fiat 500 disegnata da Roberto Giolito. Il suo endorsement è determinante. Arriverà il 4 luglio del 2007, l’anno del primo iPhone. Cabrio, elettrica, griffata con i nomi illustri della moda italiana: il successo è subito planetario, con il 75% della produzione esportata in 83 Paesi dove il made in Italy continua a spopolare fra cibo, moda, motori e fuoriserie e city car inimitabili. Proprio come Fiat 500. FINE Evoluzione nella tradizione. in alto e pagina precedente in alto: retro e musetto dell’ultima versione della Nuova 500: una serie speciale dedicata al 60esimo del modello originale disegnato da Dante Giacosa, che presenta la rilettura contemporanea di alcuni stilemi classici, come la plancia in vinile, il logo vintage sul musetto tra i baffi cromati e la cromatura sul cofano anteriore. È ordinabile e in edizione limitata. Il listino prezzi in Italia parte da 22.050 euro per la versione 1.2 a benzina da 69 CV. a sinistra: 1957: una parata di 500 fa passerella in piazza San Carlo a Torino: è il lancio di una novità che farà epoca. Per il 60° anniversario della 500 Fiat ha promosso una grande campagna multimediale impostata sul claim “Forever young”.

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La più amata Né esclusiva come un villino né popolare come un fabbricato, la PALAZZINA è la tipologia edilizia preferita dalla borghesia romana. Figlia di un piano regolatore di espansione, terreno di sperimentazione di grandi architetti, ma anche riserva di caccia di costruttori senza scrupoli, è la protagonista di un nuovo libro che ne racconta l’avventura, per preservarne l’unicità. di ELENA DALLORSO

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e c’è un anno zero nella storia della palazzina romana è da individuarsi nel 1909, ovvero la data del primo Piano Regolatore firmato da Edmondo Sanjust di Teulada (sindaco l’illuminato Ernesto Nathan) che distingueva le tipologie abitative della nuova capitale in espansione tra fabbricati e villini. Che però non rispecchiavano le necessità della folta utenza borghese: troppo popolari i primi, troppo aristocratici i secondi. È così che nacque, unicum architettonico locale, la palazzina, in tal modo battezzata da Marcello Piacentini, espressione dell’individualismo e di una timida attitudine

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democratica del ceto medio romano: tre, quattro piani al massimo per 9/12 appartamenti, che non obbligassero a eccessivi scambi sociali (non è un caso che a Milano si sia diffuso invece il condominio, spazio di civile convivenza tra molti). La storia di questo edificio, dei suoi momenti di gloria e della sua decadenza, la racconta Alfredo Passeri, professore di Estimo alla facoltà di Architettura Roma Tre, in La palazzina romana … irruente e sbadata (dei Merangoli Editrice). «Con questa tipologia ebbe inizio la più straordinaria avventura edilizia che Roma possa annoverare tra le occasioni architettoniche della sua storia


Esperimenti. pagina precedente: Silvio Radiconcini e Bruno Zevi, palazzina in via Giuseppe Pisanelli 1 (1950-52), disegno originale, prospettiva di una prima soluzione. sopra: Adalberto Libera, Villino “tipo B” in via Capo Corso 1 a Ostia (1936-37) dopo il restauro terminato nel 2009. sotto a sinistra: il Piano Regolatore di Roma di Edmondo Sanjust di Teulada del 1909. In rosso i nuovi quartieri in costruzione, in verde le aree destinate ai villini.

IL LIBRO A cura di Alfredo Passeri, dell’Università Roma Tre, La palazzina romana … irruente e sbadata (dei Merangoli Editrice, 45 €) raccoglie i contributi di architetti e ingegneri (ma anche di scrittori) sulla palazzina d’autore come bene che appartiene alla cultura della città. urbana, con caratteri di originalità incondizionati e illimitati», scrive Passeri. Ma, insieme, la nascita e la proliferazione di una figura professionale nefasta, quella del palazzinaro. Alberto Statera, quasi 40 anni fa, ne fornì un identikit perfetto: «Uomini ignoti alle folle e al fisco, sempre incerti fra il condizionale e il congiuntivo, ma valutati prudenzialmente dal Banco di Roma 500 miliardi, forse mille. Erano i palazzinari, quella ruvida razza romana di imprenditori naïf, versata al piagnisteo e all’accomodamento, ma capace di durezze inaudite; dedita alla bustarella e soprattutto alla rapina fondiaria». 

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LA BORGHESIA ROMANA VOLEVA IDENTIFICARSI NELLA PALAZZINA. Epoche. 1. Paola Rossi, Massimo Fagioli, “Palazzetto Bianco”, via di San Fabiano 28 (progetto del 1991 realizzato nel 2006). 2. Luigi Moretti, “Palazzina Il Girasole” in viale Bruno Buozzi 64 (1950). Dal ’51 al ’65 vi abitò Totò. 3. La “Palazzina Nebbiosi” di Giuseppe Capponi sul Lungotevere Arnaldo da Brescia 9 (1926-29). 4. Giuseppe Capponi, “Palazzina Nebbiosi”, disegno originale, locandina.

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Furono loro a cementificare la capitale, a creare periferie urbane brutte e incongrue e per questo si guadagnarono la nomea di costruttori senza scrupoli. Nonostante realizzassero, rispondendo a precise regole di mercato, i sogni abitativi dei romani. «Nata con il Piano Regolatore del 1909, la palazzina visse il suo momento migliore nel secondo dopoguerra», spiega Passeri. «Fu allora che fu terreno di sperimentazione architettonica pura, raggiungendo, nella seconda metà degli anni ’50, l’apice della

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complessità qualitativa grazie a progettisti come Libera, Moretti, Luccichenti. Uscita dalla guerra e in pieno boom economico, era come se Roma avesse bisogno di identificarsi in questa tipologia edilizia e per questo sceglieva architetti e ingegneri capaci di confrontarsi su diverse forme articolate e armoniche allo stesso tempo». Non a caso in ogni foto d’epoca di palazzina è sempre presente anche la macchina di moda al momento, a sottolineare la realizzazione del sogno di benessere borghese. FINE


Ticket Office La Versiliana Festival Ore 10.00/13.00 e 17.00/22.30 Tel 0584 265757 Biglietti on line sul sito www.ticketone.it oppure in tutti i punti vendita Ticket One in tutta Italia

Caffé Chantant AREA SPAZIO CAFFÉ

ore 21.30

Dal 03 luglio al 31 agosto Tutti i giorni dalle 17:00 alle 19:30

Dall’ 8 luglio al 31 agosto Tutti i giorni ore 18:30 Spazio Romano Battaglia

Responsabile redazione Marco Ventura

Nei week ende la trasmissione integrale degli incontri sarà trasmessa da TGCom 24 Repliche di tutti gli incontri su NOITV

LABORATORI E ATTIVITÀ Tutti i giorni INGRESSO GRATUITO ARENA SPETTACOLI Nei giorni di spettacolo € 5,00 SOGNANDO S'IMPARA

tra sogno e realtà

Dal 11 luglio al 31 agosto Martedì e giovedì ore 17:00

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA Nei giorni di programmazione Area Spazio Caffè ore 21:30

Info programmazione www.versilianafestival.it Tel 0584 2657577

Dal 5 luglio al 30 agost Martedì e giovedì ore 17,00 Percorso con guida ambientale su sentieri battuti per adulti e bambini, durata 2 ore circa Informazioni e prenotazioni: tel 0584 265757

Fondazione Versiliana - Viale Morin, 16 - 55045 Marina di Pietrasanta (LU) Tel. 0584 265757 TICKET OFFICE VERSILIANA FESTIVAL Acquista il tuo biglietto on line sul sito www.ticketone.it oppure in tutti i punti vendita Ticket One in tutta Italia ore 10.00/13.00 e 17.00/22.30 www.versilianafestival.it - info@versilianafestival.it


ENGLISH TEXTS. THIS MONTH AD VISITS A VILLA IN ZANZIBAR BURSTING WITH JOIE DE VIVRE, A HOUSE ON THE ISLAND OF MYKONOS AGLOW WITH THE SUNLIGHT OF THE CYCLADES, AND A HOME IN CATANIA WHERE ART OBJECTS TAKE FORM WITH AN EYE ON TRADITION. WE THEN EXPLORE A RESIDENCE WITH A ZEN SPIRIT IN MEXICO, A DWELLING WITH A DUAL SPIRIT ON THE ISLAND OF ELBA, AND A FARMHOUSE IN THE HILLS OF FLORENCE THAT REVEALS UNEXPECTED AFFINITIES BETWEEN FURNISHINGS FROM DIFFERENT HISTORICAL PERIODS. p.106

Spellbound in Africa

ON THE EAST COAST OF THE ISLAND OF ZANZIBAR A VILLA FITS PERFECTLY INTO THE LANDSCAPE, WITH A CONVIVIAL SPIRIT THAT MAKES YOU NEVER WANT TO LEAVE.

are by Olimpia Benini, an artist from Florence. The baobab in the garden was already there, joined now by palm trees. The beach is just outside the gate.

words RICCARDO BIANCHI – photos GIORGIO BARONI

It all began with the doors, nine inlaid beauties found at a local antique store by the owners, a famous athlete and his companion. As in the local tradition, in which the first parts of a house to be installed are the doors. Though perhaps that is a bit too simple. We are in Zanzibar, the cradle of Swahili culture, at the edge of the village of Jambiani on the east coast of the island, where there are fewer tourists (who like the faster pace of Stone Town, the old part of the capital). The owners explain: «We work with a non-profit organization that has a daycare facility and a school here, so we wanted to have our own place, a place to invite our friends». The couple did not renovate an existing structure. «We started from scratch, buying the land and preparing the design. A central volume, two small turrets, each on two levels with a terrace and a small outdoor area, with a sense of privacy. All connected by a large open space with a pitched roof in wood and thatching. We live in the central volume, while the two blocks, which are independent, are for guests. To create a “buffer zone” of cool shade, the glass doors are set back from the facade. But much of the life of the house happens in the shaded outdoor space. And then there’s the swimming pool». The house looks as if it had always been there, blending with nature and with the local spontaneous architecture. «People seem to be taking it as a model now. But building it was a real odyssey. We had to import many materials, even from Italy. Finding an electrician here, so to speak, takes months. Every day there was another problem to solve. It took two full years of work. But it has been fun». The house is full of light, colors, life, positive energy. The dining table in the form of a crocodile came from an interesting store in Stone Town, the Curio Shop. The paintings 172

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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Far from the madding crowd

IN MYKONOS, HIDDEN FROM THE SOCIAL WHIRL, A VILLA COMBINES DESIGNER FURNISHINGS WITH AN IMAGE BASED ON THE LOCAL TRADITION. words GAIA PASSI – photos MASSIMO LISTRI

Dazzling white stone, deep blue sea, infinite botanical hues, golden sunlight: the sophisticated splendor of the Greek islands. We’re in Aleomandra, the southernmost tip of the island of Mykonos. The large house seems to spring directly from the rock: «We designed it by looking at the surrounding landscape, and the typical architecture without an architect of the island, with soft, rounded lines», says Vassilis Matsaidonis, who did this project for a friend with Christos Nikolaou ten years ago. «Certain features, like the windows, suggest the architecture of Le Corbusier». Vassilis Matsaidonis and Christos Nikolaou are outstanding figures in the cultural life of Mykonos: they are the owners of the Rarity Gallery, a wellknown art gallery in the historical center, showing leading international contemporary art since 1995. «We wanted the house to resemble a gallery, with large, minimalist spaces», Matsaidonis explains. With over 1,000 square meters of space, the various levels adapt to the terracing of the land. The garden is «big but simple»: cacti, earthenware urns. Inside, shades of white adorn pale walls, while the floor is in luminous beige, with light chestnut wood for the ceilings in the bedrooms. The design furnishings have bright hues, like the marine blue of the sofa in the living area, or the bright red of the Le Corbusier armchair in one of the ten bedrooms. Well-chosen pieces give every room an elegant look and functional quality. The view


takes in the archipelago of the Cyclades, with windows gazing directly at the sea. From the terraces you can see Delos, with its amazing ruins that reveal a civilization of the distant past. Nearby stands the silhouette of Tinos, a place of religious pilgrimage, of mostly uncontaminated beauty. The infinity pool is a perfect spot to enjoy the extraordinary panorama. The designers have made water into an element of indoor-outdoor connection: the pool enters the house to create a soft, intimate atmosphere. And Aleomandra is an ideal place to get away from the bustle of the island.

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Re-found objects

want to ruin the typical charm of an old house, of an epoch that now seems very distant from our reality. I love houses with encrusted walls, vibrant with the stories of other lives, other experiences», Stefania Boemi says. And she gives new life and new identity to objects, taking them apart, mixing them, with incredible manual skill: hammocks and big ornamental cushions made with antique bedspreads, chandeliers composed of other lamps, with the addition of handpainted crystals and votive objects. Her heads are made in painted clay, without the traditional fired glaze.

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Mexican zen

IN A HOUSE VERY CLOSE TO THE SEA IN CATANIA, A SICILIAN ARTIST/ARTISAN LIVES, IMAGINES AND CREATES. TRANSFORMING HER PASSION FOR “EXPERIENCED” THINGS INTO WORK.

ON THE PACIFIC COAST A LARGE VILLA FACING THE ISLAS MARIETAS MIXES CLASSIC TONES WITH THE LOCAL TRADITION OF BUILDING AND CRAFTS. EVERY SOLUTION MAKES REFERENCE TO NATIVE SPIRITUALITY AND ITS HEALING POWERS.

words ELENA DALLORSO – photos FILIPPO BAMBERGHI

words ELENA DALLORSO – photos MASSIMO LISTRI

By chance, as they say. But it was really by chance that Stefania Boemi, 43 years old, from Catania, physiotherapist by profession, began – about a year and a half ago – to practice a second, “playful” profession based on beautiful objects she creates to give new life to old things: dolls, crystals, holy pictures, lace, Sicilian puppets. The first success was one of her moor’s heads, typical of the regional tradition, but monochrome in her personal interpretation, or painted with very modern patterns. An architect from Studio Lissoni saw it and bought it for the restaurant the firm was designing for Filippo La Mantia in Milan (where Stefania Boemi now has a whole corner, as well as her online space at the Artemest.com platform of Ippolita Rostagno). She decided to shift to a part-time job, transforming her home at the port of San Giovanni Li Cuti (a village in the city center) into an atelier. «I bought it in 2004, and it took a year to renovate the place, which had been in a state of abandon», Boemi says. «It is a “terrana” house from the early 20th century, with one level, independent, and an outdoor space with a terrace, a cistern, a garden and three cellars in volcanic stone. This space full of fruit trees, bordering on other wild gardens, was a decisive factor for the purchase. The rooms are all communicating and arranged in a circle, asymmetrical, with high vaulted ceilings, facing the terrace and the garden». The architecture and nearly all the finishes have been left intact, simply restoring them in keeping with the local crafts tradition, like the floors with colored composite tiles made with pieces of marble. Other features have been created to be “plausible”, like the majolica in the kitchen, made by hand by a local craftsman with the motifs of an antique Sicilian bedspread cherished by the owner. «I didn’t

At Punta de Mita, Manolo Mestre has created a vacation home for a couple with grown-up children. A place that is practical in the American sense of the term, but also very theatrical and Mexican. The villa interprets the strong spirit of the place in a contemporary way. The references to Aztec mythology start right after the entrance gate: stone walls embrace a circular fountain, decorated with the infinity sign and the Aztec circle, which stands for protection. «I wanted a peaceful place of purification», Mestre says. The two infinity pools are bodies of water in their own right. The smaller one wraps around one of the bedrooms, for a very private setting. Nearby, a bar made with an old surfboard and a BBQ area speak the language of vacation. References to local architecture include the palapa, a typical shelter with a canopy of palm thatching, featuring comfortable custom seating and handmade wicker suspension lamps. The big dining table in tropical wood for outdoor meals was also made by hand. The interiors, with six bedrooms, services (the fitness room is in the basement), and a dining-living area, have been designed by Karen Collignon, the daughter of Juan, who did the project together with Mestre. The furnishings are local and ecological, in tropical wood, like the custom table that imitates the cross-section of a tree, the famous Centipede by the designer Héctor Esrawe, the Pirwi chairs or the resin lamps by Monica Calderón. Practicality is a must: cement floors, a few ethnic furnishings (Mexican but also oriental) or items by local designers, like the tables by Debora Creel. The outdoor parts of the air conditioners are covered by a wooden cage, almost an art work, while the television set is also concealed in a box like an old steamer trunk at the foot of the bed. Nothing distracts you from the basic idea: a place to relax, regenerate, to find peace, and to gaze at the blue splendor of the ocean.  ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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ENGLISH TEXTS. p.142

Two souls

IN CLOSE CONTACT WITH THE SEA OF ELBA, A VILLA INTERPRETS THE DUAL SPIRIT OF THE ISLAND, SEA AND LAND. REFLECTING THE CHANGING HOURS AND SEASONS WITH SHIFTS OF LIGHT AND COLOR. words NICOLETTA DEL BUONO – photos GIORGIO BARONI

Pietro Del Vaglio is one of those logical designers. A rationalist? Not necessarily. The minimal look is not for him. But his choices are always carefully thought out, never accidental. Never a banal moment. Just look at this seaside residence on the island of Elba, designed for a couple with kids. It was already there, but it has been totally reinvented, removing the pitched roof and putting on a flat one, radically changing the layout, adding plants for a shady garden reached by means of a promenade made with slabs of pietra serena. Del Vaglio: «The clients, friends of mine, live here year round. So I thought about a sunny, Mediterranean house that would not convey a sense of vacation, but one of settlement. It had to adapt to the rhythm of the days, the seasons». Inside, large open spaces encourage informal habits. The large U-shaped living area signals its various functions only with shifts in the floor level: the dining and conversation spaces, in the arms of the U, are higher, while the living area is recessed. Visual continuity is ensured by the floors in slabs of pietra serena and quartzite. Upstairs, the bedroom zone offers ample spaces and elegant bathrooms, with custom sculptural fixtures in quartzite. This level also contains a sort of annex with its own elevator and a separate entrance from the garden. The architect has designed many of the furnishings and the whole kitchen, and added sculptures by Tania Scotto D’A niello, and paintings done for the occasion by Simone Chiorri.

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Eden with a view

ON THE HILLS AROUND FLORENCE, AN OLD FARMHOUSE HAS BEEN RENOVATED WITH STYLE AND ELEGANCE. HISTORY IN A DIALOGUE WITH THE PRESENT. words RUBEN MODIGLIANI – photos GIORGIO BARONI

The popularity of the hilly zones around Florence is a matter of beautiful landscapes. Over time, however, rural structures have been transformed into modern houses, often losing their identity completely. «When we visited the place for the first time we saw a structure that had lost its nature: it seemed like an apartment house from the 1970s», says Barbara Monica, co-founder of the studio Rosso19, which handled the renovation. «Everything had been rebuilt: staircases, floors, attics. Our first goal was to recreate the sense of 174

ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

a farmhouse. We avoided a philological approach: while only salvaged wood has been used for the structural beams, for an effect of authenticity, the floors are now in earthenware from Campania, which is darker than the Tuscan version. The layout has also been revised for a contemporary lifestyle: the living spaces on the ground floor flow into each other with large openings; the kitchen opens onto an informal dining zone, separated by a “peninsula” with a solid wood worktop. A large outdoor veranda faces the panorama, for use in the summer». The house has an area of about 700 m2, on multiple levels. An annex contains a gym and a flat for guests. The decor by Monica Lupi focuses on a dialogue of eras. «The owners are art collectors», she explains. «We played with mixtures to create a sense of harmony». The living area features custom upholstered pieces whose covers pick up on those of the paintings. The leitmotif of all the spaces is an elegant approach to textures and materials.

from p. 161

Stories.

1. THE LOOK, THE FACE, THE SOUL. AN EXHIBITION PRESENTS 200 IMAGES FROM MARIA MULAS’ BOUNDLESS ARCHIVES. words ELENA DALLORSO

Empathy is a matter of genes, and gender. The portraits of Maria Mulas might just be scientific proof. Until 6 September 2017, Palazzo Morando in Milan hosts “Obiettivo Milano. 200 portraits from the archives of Maria Mulas” (curated by Maria Canella and Andrea Tomasetig with Antonella Scaramuzzino and Clara Melchiorre), an exhibition with an accent on empathy. The understanding between Mulas and her subjects is clear, whether the pictures are posed or candid: realism, irony, natural ease, artifice, the ordinary and the exceptional. Portraits made during the hanging of exhibitions, at the Venice Biennale or in New York, at openings, or in the studio. Artists, in fact, were the first to notice the talent of Maria Mulas for revealing truth. The show is divided into seven sections: the first, “Coda rossa con macchina fotografica”, features self-portraits and images of Maria’s brothers, Ugo and Mario Mulas, as well as the painter and writer Emilio Tadini. Next come the “Artist friends”, “The city of design”, “The fashion world”, “The performing arts”, “The others are bourgeois” and “Writers, journalists, publishers”. And then drawings, postcards, writings, documenting the relationship between the photographer and her subjects. Achille Castiglioni at his window on Piazza Castello, Magistretti in a quiet moment with his chairs, Max Vignelli with the whole family. The section “The others are bourgeois”


presents visages and social rituals of the city, intercepted with great irony: Lo sceicco bianco in 1971, Cappello con signora in 1970, Milanese ladies in the garden, at the theater, at the buffet. «Photography is my way of thinking», Maria Mulas said. And the red thread is Milan, with all of its intellectual and artistic fauna. The list of celebrities is endless, in an archive of over 20,000 shots: Marina Abramovic, Christo, Keith Haring, Andy Warhol, Gae Aulenti, Giorgio Armani, Gianni Versace, Miuccia Prada, Giorgio Strehler, Liz Taylor, Jorge Luis Borges, Günter Grass, Nanda Pivano, and Gio Ponti.

where Made in Italy continues to spread its appeal in food, fashion, luxury, and with an inimitable city car. The Fiat 500. 3. THE BEST LOVED. NOT EXCLUSIVE, LIKE A SMALL VILLA, NOR AS DEMOCRATIC AS A LARGE APARTMENT HOUSE, THE PALAZZINA IS THE FAVORITE HOUSING MODEL OF THE ROMAN BOURGEOISIE. OFFSPRING OF A MASTER PLAN OF EXPANSION, THEME OF EXPERIMENTATION OF GREAT ARCHITECTS, BUT ALSO A HUNTING GROUND FOR UNSCRUPULOUS SPECULATORS, IT IS NOW THE PROTAGONIST OF A NEW BOOK. words ELENA DALLORSO

2. HOW MYTHS GET STARTED. THE FIAT 500 TURNS 60. OR MAYBE 10, IF WE CONSIDER ONLY THE LATEST VERSION. A TIMELESS ICON OF STYLE AND A SYMBOL OF DESIGN MADE IN ITALY. words PAOLO MATTEO COZZI

The 4th of July. The day of the debut of the first Fiat 500 as well as its modern counterpart, in 2007, which came exactly 50 years after the original. With 60 years of history and almost 6 million units sold since 1957, the Fiat 500 is much more than just a car: it is an authentic pop icon, a symbol of Italian style that never goes out of fashion. It all began in the 1950s, when the automobile coincided with dreams of a new lifestyle for Italians. Just after the war the two-wheelers of the Lambretta by Cesare Pallavicino and the Vespa by Corradino D’A scanio granted mobility to an entire generation. One decade later, people were ready to switch to vehicles with four wheels. The economic boom swept away the tragic past: on Sundays motorists left town, headed for the lakes or the seaside. The first national motorway, the A1, connected north and south, Milan and Naples. Between 1957 and the cultural revolution of 1968 the birth rate rose from 850,000 to 1,050,000 before being reduced by half in the ambitious 1980s. Those were the years of the Italian victory at the World Cup in Spain (1982), of yuppies and “Reaganite hedonism”, the Fall of the Wall and the demise of the old ideologies. The 500 was still a family vehicle, the car for the kids. The first car, the place where people did things for the first time. It didn’t change its look until the 1990s, and from 1991 to 1998 the second generation was called Cinquecento, prior to the revival in the middle of the 2000s, with the third generation. In 2006 Italy was again victorious, this time in Berlin, The Devil wore Prada, and in Turin Lapo Elkann gave the green light to the project of a new Fiat 500 designed by Roberto Giolito. The new model was ready for its debut on 4 July 2007, in the year of the first iPhone. Convertible, electric, styled by big names of Italian fashion: it was an immediate planetary success, with 75% of production exported to 83 countries,

If there is a year zero in the history of the Roman palazzina, or the smaller and sometimes luxurious variety of the apartment house, it might be 1909, the date of the first master plan signed by Edmondo Sanjust di Teulada (under the enlightened mayor Ernesto Nathan), which divided housing in the new areas of expansion of the capital into apartment blocks and villas. This formula didn’t match the ambitions of the burgeoning bourgeoisie: villas were too aristocratic, apartment blocks too humble. So a local compromise was born, the palazzina, so christened by Marcello Piacentini: three or at most four levels, 9 to 12 flats, no need for too much social interaction (while in Milan the condo building was all the rage, a space of civil coexistence of many tenants). The history of this typology, its glory and decline, is narrated by Alfredo Passeri, a professor of Appraisal at the Department of Architecture Roma Tre, in La palazzina romana… irruente e sbadata (Merangoli Editrice). «This type marked the beginning of the most extraordinary adventures of edification of which Rome can boast, among the architectural opportunities of its urban history», Passeri writes. But it also led to the birth and spread of an unsavory professional figure, that of the palazzinaro (speculator). Alberto Statera, almost 40 years ago, provided a perfect profile: «Men unfamiliar to the public and the tax collectors, always hesitant about their grammar, but conservatively estimated by Banco di Roma to have accumulated 500 billion, maybe a trillion. They were the palazzinari, a rugged Roman race of ignorant businessmen, well-versed in complaint and compromise, but also capable of remarkable ruthlessness; inclined to offer bribes, and above all skillful practitioners of real estate extortion». They created ugly districts of cement, defacing the outskirts of the capital. But they also made the habitat dreams of Romans come true. «The palazzina went through its best phase after World War II», Passeri explains. «It became a terrain of pure architectural experimentation, reaching an apex of qualitative complexity in the second half of the 1950s, thanks to designers like Libera, Moretti, Luccichenti». THE END ARCHITECTURAL DIGEST • ITALIA

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AD.

INDIRIZZI

DISCOVERIES da pag. 35: A.LANGE & SÖHNE, alange-soehne.com; ANTRAX.IT, antrax.it; APERLAÏ, aperlai.com; ARTCURIAL, artcurial.com; BAGLIETTO, baglietto.com; BONHAMS, bonhamscom; CAPITOLIUM ART, capitoliumart.it; CHRISTIE’S, christies.com; CONTINI GALLERIA D’ARTE, continiarte.com; DOROTHEUM, dorotheum. com; DUCCIO MARIA GAMBI, ducciomariagambi.com; EDOARDO TRESOLDI, edoardotresoldi.com; HOTEL EDEN, dorchestercollection.com/it/rome/ hotel-eden/; IL PONTE, ponteonline.com; ORIS, oris.ch; RIVA, riva-yacht. com; SANLORENZO, sanlorenzoyacht.com; SICIS, sicis.com; SOTHEBY’S, sothebys.com; VITO NESTA, vitonesta.com

PORTFOLIO da pag. 73: BESANA MOQUETTE, besanamoquette.com COCO-MAT, coco-mat.com; CORO, coroitalia.it; ETHIMO, ethimo.com; GERVASONI, gervasoni1882. com; ILLULIAN, illulian.com; LAPALMA, lapalma.it; MORET, moret.it; NARDI, nardigarden.com; TALENTI, talentisrl.com; TECTONA, tectona.net; RODA, rodaonline.com; SAHRAI, sahrai.com; SCAVOLINI LIVING, scavolini.com; SITAP, sitap.it; VONDOM, vondom.com

FOCUS da pag. 85: 24K jnc-corp-co; ARMANI/CASA, armanicasa.com; BISAZZA, bisazza. com; CEPPI STYLE, ceppistyle.it; DAA ITALIA, daaitalia.com; DRIADE, driade.com; ESTEMPORANEO, estemporaneo.com FANG GAO, fang-gao. com; FRANK CHOU DESIGN STUDIO, frankchou.com; GARY CHANG edgedesign.com.hk; HANDS ON DESIGN, handsondesign.it; KARTELL, kartell.com; LES OTTOMANS, les-ottomans.com; LUISA PEIXOTO DESIGN, luisapeixotodesign.com; MAMAMOON, mamamoon.com; MERITALIA, meritalia.it; MINOTTI, minotti.com; NATIVE&CO, nativeandco.com; NEEL, scm-neel.com; PAOLO CASTELLI, paolocastelli.com; PLATO, platoform.com; PIERRE FREY, pierrefrey.com; PROVASI provasi.com; RICHARD GINORI 1735, richardginori1735.com; RIMADESIO, rimadesio.it; RUBELLI CASA rubelli.com; SECONDOME, secondome.biz; SICIS, sicis.com; TACCHINI, tacchini.it; TAI PING, houseoftaiping.com; TRUE DESIGN, truedesign.it; VISIONNAIRE, visionnaire-home.com; YUKIKO IZUMI, behance.net/yizumi31

BACKSTAGE da pag. 158: DANESE, danesemilano.com; EDIZIONI GALLERIA COLOMBARI, galleriacolombari.com; EDRA, edra.com; GIBUS, gibus.com; MAISONS DU MONDE, maisonsdumonde.com; PANZERI, panzeri.it; PIRWI, pirwi.com.mx; POLTRONA FRAU, poltronafrau.com; WOOUF!, woouf.com

In the USA: Condé Nast Chairman Emeritus: S.I. Newhouse, Jr. President & Chief Executive Officer: Robert A. Sauerberg, Jr. Artistic Director: Anna Wintour In other countries: Condé Nast International Chairman and Chief Executive: Jonathan Newhouse President and Chief Digital Officer: Wolfgang Blau Executive Vice President and Chief Operating Officer: James Woolhouse Executive Committee: Wolfgang Blau, Nicholas Coleridge, Moritz von Laffert, Jonathan Newhouse, Xavier Romatet, Elizabeth Schimel, James Woolhouse President, New Markets and Editorial Director, Brand Development: Karina Dobrotvorskaya Director of Finance and Strategy: Jason Miles Director of Acquisitions and Investments: Moritz von Laffert Vogue Digital Director: Jamie Jouning Global President, Condé Nast E-commerce: Franck Zayan The Condé Nast Group of Brands includes: US Vogue, Vanity Fair, Glamour, Brides, Self, GQ, GQ Style, The New Yorker, Condé Nast Traveler, Allure, AD, Bon Appétit, Epicurious, Wired, W, Golf Digest, Golf World, Teen Vogue, Ars Technica, The Scene, Pitchfork, Backchannel UK Vogue, House & Garden, Brides, Tatler, The World of Interiors, GQ, Vanity Fair, Condé Nast Traveller, Glamour, Condé Nast Johansens, GQ Style, Love, Wired, Condé Nast College of Fashion & Design, Ars Technica France Vogue, Vogue Hommes International, AD, Glamour, Vogue Collections, GQ, AD Collector, Vanity Fair, GQ Le Manuel du Style, Glamour Style Italy Vogue, L’Uomo Vogue, Vogue Bambini, Glamour, Vogue Sposa, AD, Condé Nast Traveller, GQ, Vanity Fair, Wired, Vogue Accessory, La Cucina Italiana, CNLive Germany Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Myself, Wired Spain Vogue, GQ, Vogue Novias, Vogue Niños, Condé Nast Traveler, Vogue Colecciones, Vogue Belleza, Glamour, AD, Vanity Fair Japan Vogue, GQ, Vogue Girl, Wired, Vogue Wedding Taiwan Vogue, GQ Mexico and Latin America Vogue Mexico and Latin America, Glamour Mexico and Latin America, AD Mexico, GQ Mexico and Latin America, Vanity Fair Mexico India Vogue, GQ, Condé Nast Traveller, AD Published under Joint Venture: Brazil: Vogue, Casa Vogue, GQ, Glamour, GQ Style Russia: Vogue, GQ, AD, Glamour, GQ Style, Tatler

ERRATA CORRIGE: A pagina 22 dello Speciale AD Watch, allegato al numero di giugno 2017, nell’articolo “Sfide di qualità”, la foto grande dell’interno si riferisce al negozio Pisa Orologeria in via Verri, a Milano. Qui sopra, un’immagine del negozio Verga in corso Vercelli a Milano. Nell’articolo “Hi-tech in aiuto del corallo” pubblicato nelle pagine 84-87 di AD Watch, allegato al n. 432 di AD, i prezzi degli orologi sono i seguenti: Oris Valtteri Bottas L.E. 4.250 €; Oris Staghorn Restoration L.E: con cinturino di caucciù 1.900 €, con bracciale 2.100 €. A pagina 120 di AD di giugno, nel servizio “Il mare in una stanza”, le sedie nella sala da pranzo non sono di Vittorio Bonacina.

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