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THOMAS LI VIGNI

Book Accademico 2006

2011


Accademia Albertina di Belle Arti di Torino

THOMAS LI VIGNI Book Accademico 2006

2011


Docenti accademici del piano di studio conseguito:

Ajani Elisabetta

-

Scenografia cinematografica

Avondoglio Laura

-

Tecniche pittoriche

Belgioioso Paolo

-

Illustrazione scientifica

Berardinelli Paolo

-

Linguaggi audiovisivi

Cembalo Venceslao

-

Teoria e metodo dei Mass Media

Ciliento Bruno

-

Beni Culturali

Costagliola Gianfranco

-

Storia del cinema

Cottino Alberto

-

Storia dell’arte moderna

De Luca Iginio

-

Installazioni multimediali

Di Mauro Edoardo

-

Critica dell’arte

Falletti Vittorio

-

Economia dell’arte

Fanti Roberta

-

Computer graphics

Farinella Gian Alberto

-

Estetica

Febbraro GianFrancesco

-

Incisione

Ferrero Danilo

-

Litografia

Fortunato Antonio

-

Modellistica

Galbusera Renato

-

Pittura triennio

Ghisellini Cristian

-

Metodologia della progettazione

Girardi Leonardo

-

Tecnica del disegno

Giudice Cristina

-

Storia dell’arte contemporanea

Lazzarini Maria Grazia

-

Pedagogia dell’arte

Melotti Massimo

-

Etica della comunicazione

Pieroni Claudio

-

Pittura biennio specialistico

Rizzi Gianfranco

-

Pittura primo anno

Rovero PierPaolo

-

Arte del fumetto

Saccomandi Monica

-

Tecniche della decorazione

Santarcangeli Anna

-

Assistente di anatomia artistica

Tartaglino Fernanda

-

Anatomia artistica

Villa Roberto

-

Web design

Curto Guido

-

Direttore dell’ Accademia


SCUOLA LIBERA DEL NUDO Esercitazioni


A FIOR DI PELLE - PROGETTAZIONE Pittura digitale Photoshop

Il mio progetto si basa sull’idea di scomporre il corpo umano dividendolo in vari piani. Per rimanere in linea con il quadro di Calderini, ho quindi progettato un installazione in cui l’opera viene suddivisa in quattro tavole sovvrapponibili: sfondo del quadro, parte osteologica, parte miologica e pelle.

In conclusione l’idea è quella di stampare i realizzati su lastre di plexiglass in modo da esaltare le trasparenze tra i vari livelli e evocare pienamente quel che è lo spirito della mostra “a fior di pelle”.

Questo progetto infine verrà collocato in un’evento collaterale della grande biennale di Istanbul

2011.


A FIOR DI PELLE Installazione e relative tavole illustrative


12. İstanbul Bienali Paralel Etkinliği - 12° Biennale di Istanbul Evento Parallelo - 12th Istanbul Biennial Parallel Event

17 X 2011 – 26 XII 2011

Torino Albertina Güzel Sanatlar Akademisi Ustalar ve Genç Sanatçılar Maestri e Giovani Artisti dell’Accademia Albertina di Torino Masters and Young Artists of Turin Academy of Fine Arts Albertina Akademi hocaları ve öğrencileri İstanbul Marmara Üniversitesi Güzel Sanatlar Fakültesi Sergi Salonunda eserlerini sergiliyorlar Gli artisti docenti e gli allievi dell’Accademia Albertina espongono le loro opere negli spazi espositivi della Facoltà di Belle Arti dell’Università Marmara di Istanbul Professors and Scholars of Turin Academy of Fine Arts Albertina Exhibit at Istanbul Marmara University Marmara Üniversitesi Güzel Sanatlar Fakültesi Spazi espositivi della Facoltà di Belle Arti della Università Marmara di Istanbul Exhibition Space Marmara University Fine Arts Faculty Istanbul Küçükçamlıca Acibadem 34660 Kadikoy İstanbul Hocalar, Maestri, Masters Elisabetta Ajani, Giorgio Auneddu, Laura Avondoglio, Ermanno Barovero, Paolo Belgioioso, Salvo Bitonti, Gianni Busso, Giuseppe Catalano, Sergio Cervietti, Ottavio Coffano, Gianfranco Costagliola, Riccardo Danesi, Paola De Cavero, Iginio De Luca, Marilena De Stefano, Radu Dragomirescu, Claudia Esposito, Franco Fanelli, Roberta Fanti, Gianfrancesco Febbraro, Tiziana Fornero, Antonio Fortunato, Daniele Gay, Leonardo Girardi, Franco Marchisio, Luciano Massari, Valeria Piasentà, Claudio Pieroni, Francesco Preverino, Gianfranco Rizzi, Ornella Rovera, Monica Saccomandi, Anna Lea Santacargeli, Paolo Serrau, Claudia Tamburelli, Laura Valle, Massimo Voghera, Roberto Zanon Genç Sanatçılar, Giovani artisti, Young Artists Daniele Accossato, Stefano Allisiardi, Silvia Allocco, Marco Altavilla, Mirko Andreoli, Francesca Arri, Luca Bancone, Bao (Valentina Basso, Chiara Bonotto, Guglielmo Castelli, Deborah Gallo, Carola Rivetti, Giulia Zucca), Elena Barberis, Stella Barile, Luca Benatello, Paolo Bertino, Ovidiu Boc, Giulia Bossone Rosania, Dimov Branislav, Lucia Bricco, Donato Canosa, Bruno Carraro, Tania Chenal, Riccardo Chiara, Marzia Civitillo, Corina Cohal, Stefania Como, Cristina Coppo, Matteo Del Peschio, Magali De Maistre, Gianmario De Stefanis, Eleonora Diana, Vito Di Martino, Cinzia Donvito, Giordana Victoria Espinosa de los Monteros, Alessandro Falanga, Federica Flores, Federica Fontana, Gruppo Radici (Federica Beretta, Giulia Gallo, Enrico Partengo, Alejandro Tamagno, Angela Angel Viora) Anna Guazzotti, Corinna Guglieminotti, Hong Sang Hee, Soogyeong Kim, Francesca Lai, Andrea Lauda, Silvana Li Pira, Thomas Li Vigni, Franco Marino, Elena Martire, Valentina Menegatti, Serkan Özçal, Marco Patrucco, Stefania Portaluri, Maria Pia Petrini, Federica Peyrolo, Valentina Psenner, Serena Racca, Ciro Rispoli, Chiara Russo, Veronica Santia, Antonino Sanacore, Alice Serafino, Massimo Spada, Studio Gaga (Edoardo Cinalli, Giovanna Esposito, Arianna Merlo, Giulia Nota, Antonino Salemi Garigliano), Margherita Tomatis, Mauro Torchio, Elena Tortia, Ambra Tullini, Aşir Can Turuthan, Valeria Vaccaro, Vittoria Valeri, Alina Valiante Moguel, Chiara Ventrella, Elisabetta Vezza, Marco Vignola, Trung Ann Vu

media sponsor

POSTER DELLA MOSTRA GSF Marmara University

Istanbul 2011


OPERA ESPOSTA

‘A Fior di Pelle’

Istanbul 2011


EUROPA

Olio su legno 180x75cm

2007


EROE

Biro su cartoncino telato 42x28cm

2008

SENZA TITOLO

Tecnica mista 50x22cm

2008


SENZA TITOLO

Olio su TELA 60x40cm

2008


VENERE NERA

Olio su tela 55x87cm

2008

IBRIDO

Olio su tela 88x55cm

2009


SENZA TITOLO

Olio su tela 157x86cm

2009


NAHUA

Olio su tela 176x95cm

In collaborazione con Angelo Spatola - 2009


MITLA

Olio su tela di yuta 30x30cm

2009

Ano 1523

Olio su tela 220x153cm

2009


STUDIO DELLA LINEA

Acqua forte in progressione 13x17,5cm

2008


SENZA TITOLO

Acqua forte in progressione 27x17,5cm

2008


LA VENTANA

Acqua forte in progressione 20x11cm

2009


CAPULLI

Acqua forte in progressione 21x27cm

2009


OMAR

Acqua forte in progressione 27x18cm

2009


AUTORITRATTO

Acqua forte in progressione 13x29cm

2009


PROGETTI SUL CRANIO E LA SUA ESTETICA


ESERCIZIO SULLE SAGOME RICOSTRUZIONE DI UNA SAGOMA A PARTIRE DA IMMAGINI DI RIFERIMENTO


ESERCIZIO GRAFICO RIPRODUZIONE AL TRATTO


ESERCIZIO SULLE SFUMATURE RIPRODUZIONE A MATITA


ESERCIZIO FINALE SIMULAZIONE DI UNA COPERTINA NATIONAL GEOGRAPHIC


KIT KAT KLUB LIFE IS A CABARET GH SERENA 2008


DRACULA Scenografia e cambi scena GH SERENA 2008


BOLERO GH SERENA 2008

WINX POWER SHOW GH SERENA 2008


HAIRSPRAY Scenografia e cambio scena GH SERENA 2008


TRIBAL Scenografia e luci varie SERENE’ 2010


CATS SERENE’ 2010


THE LEGEND MICHAEL JACKSON SERENE’S TRIBUTE Scenografia e cambio scena SERENE’ 2010


THE SCOURGE


THE SCOURGE


THE SCOURGE ATTILA


THE SCOURGE AETIUS


OMAGGIO AD O’NEILL ILLUSTRATOR - PHOTOSHOP


MOTOCICLETTA FUTURISTA POLISTIROLO E CARTONE


SIRINGA NUTRI X4 AUTODESK 3D STUDIO MAX - MAXON CINEMA 4D


ESERCITAZIONE ZBRUSH - TESTA DI DRAGO ZBRUSH 4


ALIENO ZBRUSH 4


LA PANCHINA DEI 3 BABBEI ZBRUSH 4 - PHOTOSHOP


LE AVVENTURE DI EUGENIO

animazione 2D - durata : 00m 53s

2006


SENZA TITOLO

video art - durata : 05m 33s

In collaborazione con Mattia Morelli - 2007

Questa video art tratta il problema del consumismo, della sovrapproduzione e della gestione dei rifiuti.

Nel video si nota una composizione fatta di cibi vari, tutti diposti in maniera simmetrica ed estetica, quattro mani appaiono e lentamente cominciano a schiacciare e tritare tutto quello che trovano sul loro passaggio.

Alla fine del video il cibo è ridotto ad una poltiglia assomigliante ad un rigurgito umano, le mani, soddisfate, lasciano la scena come se niente fosse.

Già Marx aveva individuato nel capitalismo una tendenza al consumo che aveva chiamato feticismo della merce.

Nella teoria marxiana del valore le merci, da pure

e semplici cose, prodotto del lavoro umano, assurgono al ruolo di rapporto sociale, e in modo simmetrico, i rapporti sociali fra gli uomini assumono l’aspetto, nello scambio, di rapporti tra cose.

Per vedere il consumismo come fenomeno

di massa bisognerà aspettare circa un secolo.

Negli anni sessanta, l’economia degli Stati Uniti e dei paesi dell’Europa occidentale attraversò un periodo di espansione. di leggi che, ispirate dal

Questo fenomeno, unito alla promulgazione

Welfare state britannico, ebbero l’effetto di diminuire

le diseguaglianze economiche, fece raggiungere ai paesi occidentali un grado di prosperità fino ad allora sconosciuto.

Vi fu un arricchimento generale, testimonia-

to dall’aumento della domanda di generi alimentari e dei beni di consumo.

I rifiuti infine sono tutto quanto risulta di scarto o avanzo alle più svariate attività umane.

La Comunità europea, con la Direttiva n.2008/98/Ce del 19 novembre 2008

(Gazzetta Ufficiale Europea L312 del 22 novembre 2008) li definisce sottoprodotti, e, in particolare, qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi.


pubblicitĂ  puma

animazione 2D - durata : 01m 15s

2005 - 2007


OBSIDEO

Cortometraggio 16:9 - durata : 11m 09s

2010

Obsideo (ovvero ‘ossessione’ in latino), è il racconto di un uomo affetto da disturbi compulsivi che gli impediscono di portare a termine la sua giornata, tornando continuamente sui suoi passi.

Al progetto hanno partecipato Federica Rava, Marcello Biundo e

Pierpaolo Pappalardi.

La sintomologia ossessiva è caratterizzata da ossessioni che vengono in mente all’improvviso, contro la volontà del paziente e gli causano un forte disagio (ansia, paura, vergogna, ecc..).Quando l’ossessione si presenta, essa cattura l’attenzione ed è molto difficile pensare ad altro.

Anche se si riesce a ditrarre dall’ossesione, il sollievo è solo momentaneo perchè le ossessioni si ripresentano continuamente.

Le ossessioni sono avvertite come incon-

trollabili e il loro contenuto spesso è molto lontano dai valori, dalle convenzioni morai o dalla personalità stessa del paziente.

Le compulsioni poi riguardano

i comportamenti o le azioni mentali che la persona mette in atto, nel film per esempio quando si lava le mani, apre e chiude la porta di casa o ancora quando conta i suoi passi per strada.

Esistono diversi tipi di diturbo ossessivo compulsivo (d.o.c), il protagonista del cortometraggio è affetto sopratutto da quello di ripetizione e conteggio, di lavaggio e pulizia, di ordine e simmetria.

Questo cortometraggio in bianco e nero vuole sopratutto ritrarre con una forte teatralità la sensazione di ansia e di smarrimento che provano i soggetti affetti da questa patologia.


OBSIDEO Copertina DVD

BUD POWELL - L’EXIL INTÉRIEUR Copertina DVD


MICHAEL JACKSON

THE LEGEND

THE LEGEND Copertina DVD

CATS Copertina DVD


STUDIO

della T ecnologia nella sua E stetica

Prima di iniziare la fase progettuale, ho cominciato col fare una ricerca iconografica di tecnologie innovative che avrei potuto studiare per capire meglio gli effetti visivi generati dai vari ingranaggi, bulloni, cavi o altri elementi caratterizzanti. il braccio bionico del

La mia attenzione si è focalizzata su due invenzioni in particolare,

R.I.C e la mano bionica chiamata I-Limb.

La mano bionica progettata dalla Touch Bionics è stata giudicata dalla Royal academy britannica l’invenzione più intelligente del

2008. La protesi più evoluta in commercio ha già cambiato la vita a oltre 200 persone

ed è stata usata anche dai soldati americani che hanno perso gli arti nella guerra in Iraq.

La mano può essere indossata, senza l’intervento del chirurgo. Un’invenzione davvero straordinaria, che ha permesso a numerose persone di ricominciare a compiere movimenti che per molto tempo sono stati impossibili.

I-Limb è stata messa a punto dalla Touch Bionics, un’azienda con sede a Mid Calder, città della Scozia. Somiglia in tutto e per tutto ad una mano vera. E la cosa incredibile è che non bisogna andare dal chirurgo per impiantarla perchè può essere facilmente indossata.

La protesi in questione è stata premiata dalla prestigiosa Royal academy of engineering inglese come la più evoluta fra tutte.

Migliore quindi di quelle della Nasa e della Darpa, che stanno perfezionando ancora

le loro creazioni in laboratorio. riconoscimento: il

Per questo la mano bionica dell’azienda inglese ha ricevuto un’importante

MacRobert award.

“Touch Bionics ha cambiato lo standard di protesi accettabile”, ha detto Geoff Robinson, presidente del

MacRobert Award Judging Panel, alla cerimonia di premiazione a Londra. Questa mano bionica

è il frutto di

40 anni di studi, iniziati con un progetto avviayo in Scozia nel 1963.

L’iniziativa è cominciata con lo scopo di aiutare i “figli della talidomide”, vale a dire i bambini nati senza arti o focomelici da madri che avevano assunto quel medicinale usato come anti-nausea e ipnotico prima che venissero alla luce i terribili effetti collaterali.

La mano realizzata dalla Touch Bionics è costituita da un materiale plastico molto resistente e, nello stesso tempo, leggero.

Funziona grazie ad un meccanismo molto semplice, come spiega Stuart Mead,

Ceo di Touch Bionics: “Due elettrodi attaccati alla pelle rilevano i segnali mioelettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli del corpo e vengono usati dal computer all’interno della mano, che interpreta questi


segnali e controlla i movimenti”.

Una fra le persone ad aver impiantato la mano artificiale è Ray Edwards, presidente della Uk Limbless Association, colpito in passato dal linfoma di gli arti superiori.

Hodgkins. Nel 1987, dopo una setticemia, i medici gli hanno amputato

E dopo poco tempo Edwards ha deciso di provare i-Limb. Con grande soddisfazione, come

testimoniano le sue parole:

“Mi ha aiutato soprattutto dal punto di vista psicologico: per la prima volta in 21

anni ho visto la mia mano muoversi.

Mi sono sentito di nuovo Ray.

Nonostante il successo la Touch Bionics non si accontenta. Infatti sta lavorando per migliorare il design della mano, per renderla ancora più simile a quelle reali.

Esistono già invece le protesi del polso, del gomito

e della spalla.

Il braccio del RIC invece è un braccio bionico a neuro-controllo, e permette al paziente di muovere il dispositivo come un braccio vero, semplicemente pensando. Il braccio permette ai pazienti moviemnti più naturali, un ampio raggio di motilità e il recupero delle funzioni perse: utilizzando le conoscenze chiave ricavate dal primo impianto di un braccio bionico, eseguito nel

Tennessee su Jesse Sullivan, il Dr. Kuiken e il suo team

hanno compiuto significativi avanzamenti nell’area della risposta sensoriale, cosicchè il paziente può attualmente ‘sentire’ anche se sta toccando oggetti caldi o freddi.

“E’ gratificante per un fisico e uno scienziato raggiungere un livello di ricerca tale da produrre un impatto positivo sulla vita degli amputati, inclusi soldati e soldatesse del nostro esercito”, dice il

Dr. Kuiken.

“il mio team ed io consideriamo un grande onore servire il nostro paese e i cittadini disabili di tutto il mondo”. Per fornire il RIC del movimento neuro-controllato, i nervi nella spalla del braccio amputato vengono ‘reindirizzati’ e connessi con i muscoli sani del torace: questa operazione è chiamata “reinnervazione mirata del muscolo” e permette di dirigere i segnali nervosi direttamente al braccio bionico, come se si trattasse del braccio naturale.Le attuali braccia artificiali hanno solo

3 motori:

Il Braccio bionico RIC include un sistema a 6 motori, sviluppato in collaborazione con i laboratori di ricerca di tutto il mondo: utilizza diverse parti della protesi simultaneamente, con l’obiettivo di ricreare i movimenti naturali del braccio.

Ms.Mitchell di Ellicott City è un ufficiale dell’esercito U.S. che ha perso il suo braccio sinistro durante un incidente in moto nel

2004. Dopo aver letto di Mr.Sullivan,il primo ‘impiantato’ su una rivista,

Ms Mitchell si è messa in contatto con il Dr.Kuiken, che l’ha giudicata un valido candidato e poi messa in lista per l’operazione avvenuta nel

2005.

Grazie al Braccio Bionico, Ms.Mitchell riesce ad avere una vita più completa: svolge attività di sostegno ad altri amputati dell’Esercito al

National Naval Medical Center and Walter Reed Army Medical Center:

attraverso i suoi sforzi come volontaria, condivide con gli altri il suo personale messaggio di gratitudine e speranza ai soldati che tornano dall’Iraq con ferite gravissime..

“Prima dell’intervento dubitavo di poter riavere indietro la mia vita”, dice Ms.Mitchell. “Questo braccio bionico e il

Rehabilitation Institute of Chicago mi hanno restituito un’esistenza più gratificante di quanto avessi

mai immaginato.

Sono felice, fiduciosa e indipendente: come veterano militare, spero che la tecnologia Bionica

fornisca benefici a tutti i reduci di guerra con amputazioni.”


Queste due prodezze della tecnologia mi hanno molto colpito e sopratutto mi hanno convinto sulle tematiche della mia tesi.

Quel che fino a qualche decina di anni fa era considerata fantascienza, è oggi realtà.

Dopo aver individuato diverse fotografie rappresentando queste tecnologie, ho voluto capirne l’estetica. Le ho così riprodotte a mano con la tecnica della tempera su un supporto in legno. Questa fase di studio e di riproduzione mi ha permesso di entrare meglio nell’ottica dei prossimi progetti, capendo l’essenza della tematica che stavo per trattare.

braccio bionico del R.I.C Tempera su legno - 20x11cm

mano i - limb Tempera su legno - 20x11cm


EMBRIONE

LHC

Con il mio primo progetto volevo concentrarmi sul tema di base della tesi, come l’uomo si evolve insieme alla macchina.

Dopo alcune ricerche mi è sembrato evidente accostare l’evoluzione umana, così eccezionale,

all’evoluzione di una macchina altrettanto eccezionale.

L’LHC del CERN di Ginevra era l’impresa tecnologica più rivoluzionaria al momento della mia ricerca ed è stata un’evidenzia sceglierlo come tema centrale di questo progetto.

L’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (in inglese European Organization for Nuclear Research, in francese cronimo

Organisation Européenne pour la Recherche Nucléaire), comunemente conosciuta con l’a-

CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Si trova al confine tra Svizzera

e

Francia alla periferia ovest della città di Ginevra. La convenzione che istituiva il CERN fu firmata

il

29 settembre 1954 da 12 stati membri. Oggi ne fanno parte 20 stati membri più alcuni osservatori, compresi

stati extraeuropei.

Scopo principale del CERN è quello di fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie.

Questi sono principalmente gli acceleratori di particelle, che portano nuclei ato-

mici e particelle subnucleari ad energie molto elevate, e i rivelatori che permettono di osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di queste particelle.

Ad energie sufficientemente elevate, i prodotti di queste reazio-

ni possono essere radicalmente differenti dai costituenti originali dei fasci, e a più riprese sono state prodotte e scoperte in questa maniera particelle fino a quel momento ignote.

Gran parte del lavoro che viene svolto attualmente al CERN è incentrato sul Large Hadron Collider (LHC) (grande collisore di adroni) e agli esperimenti collegati. L’LHC è stato messo in funzione il 10 settembre

2008, ma la parte sperimentale è stata interrotta pochi giorni dopo a causa di un guasto tecnico.

L’LHC è il più grande acceleratore al mondo, è un gigantesco anello lungo 27km sepolto a circa 100m di profondità.

Al suo interno vengono immessi vari fasci di protoni in direzione opposte, che accelerando rag-

giungono la velocità della luce.

Si scontrano poi in quattro punti prestabiliti e producono fino a 600 milioni


di collisioni al secondo, ricreando così un piccolo big bang.

Il progetto è nato per studiare le proprietà fondamentali della materia, e i principi di base su cui si fonda l’universo.

Una sfida costata finora 10 miliardi di franchi svizzeri e ci vorrano ancora 4 o 5 anni per conoscere

i risultati significativi delle varie rivelazioni.

Gli obiettivi sono molteplici, il principale è quello di dimostrare l’esistenza del Bosone di Higgs, cosìdetta particella di dio, una particella finora prevista solo nella teoria, che permetterebbe di spiegare la massa delle particelle elementari che costituiscono la materia. Il

Bosone di Higgs praticamente sarebbe in grado

di dare forma alle altre particelle, avrebbe la proprietà di dare la materia alle altre particelle.

Ma si potrebbe anche capire l’origine della materia oscura che non vediamo ma che costituisce buona parte del nostro universo.

Potremmo avere delle risposte rivoluzionarie sulla materia nucleare di cui si è compo-

sto l’universo subito dopo il big bang.

Potrebbero giungere anche delle verifiche sull’esistenza di dimensioni

sconosciute o di universi paralleli.

Le nostre conoscenze sull’inizio dell’universo sarebbero arricchite da importanti scoperte. L’LHC rappresenta un’altro dei quesiti della mia tesi, fin dove siamo pronti a spingerci? Fin dove si può spingere la scienza? Ci sono limiti alla ricerca o tutto è permesso? Partendo da questi presupposti ho pensato di vedere nascere l’uomo insieme al tunnel dell’LHC. Il feto si evolve al ritmo dei lavori del CERN. Il tutto rappresentato in sei banconote quadrate universali, poichè le grafiche sono prese da banconote di vari paesi del pianeta. è essenziale perchè senza i

Questo sfondo ‘economico’

10 miliardi l’LHC non avrebbe mai visto la luce del giorno, e perchè come

ho evidenziato nella tesi, tutta la società ruota attorno al sistema economico, in questo caso quindi è come se l’ovulo in cui l’embrione si evolve fosse proprio il sistema economico.

Nella prima banconota l’LHC è ancora un piano geometrico e l’essere umano un embrione, nell’ultima invece, l’essere umano è diventato un feto pronto per la nascita e l’LHC è finalmente assemblato pronto per l’immissione dei protoni.

La vita viene così associata alla macchina, la collisione delle particelle permetteranno

la nascita del feto umano.


embrione LHC - stadio #1 Stampa digitale su Kapaline - 50x50cm


embrione LHC - stadio #2 Stampa digitale su Kapaline - 50x50cm


embrione LHC - stadio #3 Stampa digitale su Kapaline - 50x50cm


embrione LHC - stadio #4 Stampa digitale su Kapaline - 50x50cm


embrione LHC - stadio #5 Stampa digitale su Kapaline - 50x50cm


embrione LHC - stadio #6 Stampa digitale su Kapaline - 50x50cm


FAMIGLIA

H omo T echnologicus

Questo secondo progetto invece è caratterizzato da un sentimento molto più ironico. Ho voluto ideare quella che potrebbe secondo me essere l’ibridazione uomo-macchina, la nascita della razza Homo Technologicus, esagerando però sui vari connotati. Ipotizzando un mondo colpito da guerre nucleari, dove l’inquinamento ha ormai raggiunto livelli atronomici, l’Homo

Sapiens, abituatosi a portare costantemente maschere anti-gas per poter respirare, col passare

dei secoli si è evoluto fondendo la maschera sul suo volto.

Oltre alla maschera si è equipaggiato di protesi

bioniche alle braccia e alle gambe anch’esse totalmente fuse col suo corpo.

Queste protesi hanno come riferimento il braccio bionico del R.I.C e la protesi ‘Cheetah’ usata da Oscar Pistorius (atleta sudafricano paraplegico che, grazie a queste protesi di carbonio a forma di zampa di ghepardo, ha raggiunto record di velocità, riuscendo la scommessa di correre con atleti non paraplegici e raggiungendo i loro stessi tempi).

Ne risulta così una specie di mostro molto lontano da noi ma che in qualche modo ci assomiglia ancora un pò.

La maschera anti-gas gli permette di non respirare l’ossigeno ormai putrido che riempie l’aria,

ma in cambio toglie ogni tratto somatico, ogni personalità, non lascia trasparire emozioni, nasconde le vie orali, come una punizione inflitta a se stesso.

La protesi Cheetah, ispirata alla zampa del ghepardo rende la sagoma di questo essere ancora più bizarra, quasi animalesca.

Infine il fatto che le protesi siano dissimulate sotto la pelle dà l’idea di un essere totalmente ibrido. Mi sono chiaramente ispirato alle opere Post Human ma ho voluto anche evidenziare tematiche politiche come il nucleare o ancora ecologiste tramite l’uso della maschera anti-gas.


Ho quindi realizzato cinque esemplari di Homo Technologicus, componendo così una piccola famiglia. Le figure sono in posa ma non guardano necessariamente lo spettatore, lo sfondo grigio neutro allude chiaramente all’ambiente putrido che li circonda.

La famiglia è composta dalla madre, dal padre, dalla sorella, dal figlio e dalla nonna. La madre, incinta, rappresenta nell’opera lo spiraglio di speranza che questo tipo di evoluzione non accada. Proprio perchè visibilmente incinta, significa che la sua fecondazione è avvenuta nel suo proprio ovulo e non in un ovulo artificiale; simbolicamente il nascituro ancora nel grembo di sua madre rappresenta lo spettatore, non ancora consapevole di ciò che lo spetta una volta uscito fuori dall’ovulo, quel cocon di confortevolezza che ci rende totalmente inattivi e pigri di fronte al disastro.

Il tutto è stato infine stampato su lastre di alluminio e montate su supporti per quadretti fotografici da tavolo.

Sono esposte non come quadri ma come quadretti di famiglia su un piano.

famiglia homo technologicus Pittura digitale e Stampa diretta UV su Alluminio - 15x30cm


famiglia homo technologicus - la sorella Pittura digitale e Stampa diretta UV su Alluminio - 15x30cm


famiglia homo technologicus - il padre Pittura digitale e Stampa diretta UV su Alluminio - 15x30cm


famiglia homo technologicus - la madre Pittura digitale e Stampa diretta UV su Alluminio - 15x30cm


famiglia homo technologicus - il figlio Pittura digitale e Stampa diretta UV su Alluminio - 15x30cm


famiglia homo technologicus - la nonna Pittura digitale e Stampa diretta UV su Alluminio - 15x30cm


LABIRINTO

E lettronico

Come terzo ed ultimo progetto ecco un un lavoro di scenografia eseguito durante il corso di Scenografia cinematografica di

Elisabetta Ajani.

A carattere fortemente sperimentale, il corso prevedeva un lavoro di ricerca contemporanea borderline. Il lavoro di screening del biennio, si innesta in quel tessuto ormai senza confini di relazioni inter-attive, tra la scenografia virtuale del cinema, il vj, l’arte contemporanea, in una connessione di nuova generazione, di linguaggi paralleli. Il tema prevedeva quindi lo studio del concept di un ‘ambiente ecosistema’ interpretato in chiave borderline per uno spazio immaginario tra scenografia virtuale, land art, arte contemporanea, vj.

Il progetto del mio ecosistema segue quel che è il tema del mio percorso pittorico di quest’anno. Il tema riguarda l’evoluzione intesa come degrado; paradossalmente più l’uomo si evolve e nel contempo più degrada se stesso e il suo habitat.

Seguendo il percorso iniziato con “la famiglia homo technologicus”

ho pensato di ricreare l’ecosistema subito prima del disastro ambientale irreversibile.

Il mio ecosistema quindi ripercorre le tematiche elencate precedentemente. Mi sono avvicinato al concetto di labirinto studiando i labirinti naturali realizzati dall’uomo nei giardini dei castelli settecenteschi. In quei giardini, la natura, completamente rielaborata e manipolata dall’uomo perdeva totalmente la sua anima selvaggia diventando un elemento di decoro estetico.

Elaborando questo concetto in chiave moderna, questi labirinti diventano elettronici: lo spettatore si addentra nel labirinto elettronico vedendo come unica uscita al termine del labirinto tre teli con su proiettate immagini della natura al microscopio di quanto lo spettatore si avvicina. scomparso.

. La natura si riempia di petrolio e catrame a seconda

La natura quindi non è che un’illusione, uno spiraglio di luce in realtà già

Allo spettatore non resta che tornare indietro sui suoi passi, nella realtà in cui vive, un labirinto

elettronico fatto di tecnologia e informatica.


Ho elaborato tre versioni di labirinto elettronico ma il terzo concept è stato la mia scelta definitiva:

In questo primo concept il labirinto è classico e ricorda i giardini del settecento; diventa elettronico perchè costruito in plexiglas è illuminato da

LED interni

che lampeggiando

simboleggiano l’energia elettrica che ci circonda.

L’altezza dei muri essendo di soli 40cm, lo spettatore non perde di mira quellla che è la meta da raggiungere alla fine del percorso: la natura.

Nel settecento i labirinti erano usati per gioco, per i rapporti amorosi dove gli amanti si perdevano o ancora per nascondersi.

Partendo da questi presupposti,

il la-

birinto di quest’installazione è rappresentato dal labirinto del celebre video gioco degli anni

80, Pacman. Lo spettatore diventa

entrando nel labirinto lo stesso pacman e deve

raggiungere l’uscita (la natura) senza farsi prendere dai mostricciattoli grigi (l’inquinamento).

Tutto viene proiettato sul suolo e il sistema interattivo si attiva non appena

lo spettatore entra nel labirinto.

Quest’ultimo diventa parte integrante di un sistema

elettronico interagendo con esso: il videogioco.

In questo terzo concept ho approfondito il discorso elettronico facendo diventare labirinto un circuito elettronico gigante proiettato a terra o costruito grazie a tubi di plastica trasparenti con all’interno dei led. concettuale che voglio trasmettere.

Questa proposta raggiunge l’apice del messaggio


Labirinto elettronico Concept di un ‘installazione multimediale


Accademia Albertina di Belle Arti di Torino


Academic book