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LAURA VERONI

Foto di Cristina Dei Poli Intervista di Nicoletta Romano

UNA SCRITTRICE DA…PAURA Figlia d’arte? Quasi. L’autrice varesina del momento appartiene alla stirpe dei Veroni, fratelli che per decadi furono stimati librai in città movimentando la vita culturale con la loro ricchissima scelta di opere. Un humus intellettuale che seppur in maniera subliminale deve aver accompagnato e nutrito l’adolescenza di questa scrittrice che ha da poco pubblicato il suo terzo romanzo, “Varese non avere paura”.

Conosciuta sul set del mio corto “Dolcezze Mortali” realizzato dal regista Alessandro Damiani, mai avrei immaginato di riscoprirla nel ruolo, più che ragguardevole, di talentuosa scrittrice. Una rivelazione made in Varese partita in tromba con una vena creatrice che pare inesauribile. Dopo il trionfo del suo primo romanzo, “ I delitti di Varese” ecco susseguirsi, a distanza di pochi mesi, una sua seconda, quindi una terza, fatica letteraria. “Ho iniziato a scrivere storie fin da bambina, poi a 18 anni partorii un tipico romanzetto adolescenziale. Gli studi universitari mi distolsero dalla scrittura che ripresi dopo la laurea in pedagogia, sempre sul filone dei gialli che scrivevo per me stessa. Allora esisteva solo la macchina da scrivere, io li davo a mia madre da riporre in soffitta e così andarono persi. Poi iniziai a partecipare ai concorsi. Ambretta Sanpietro mi spinse a partecipare a Giallo Stresa vincendo il premio della scrittura femminile. L’anno seguente mi pubblicarono un racconto horror, “L’albergo”, bello, truculento e in un anno i miei racconti vinsero per otto mesi di seguito. A proposito, la vita è davvero strana, uno di questi è ambientato nella villa dove hai girato il tuo corto nel quale recitavo la parte della moglie di Gianni, stesso nome di uno dei personaggi del racconto, eppure noi due non ci conoscevamo ancora… Quando scrissi Thanathos, pubblicato sul web, l’editore genovese Frilli mi contattò proponendomi di scrivere un giallo ambientato a Varese. Per il ruolo d’investigatore creai il personaggio di Elena Macchi, donna intrigante, dalla doppia personalità che piacque molto all’editore. Mentre ero in vacanza “I delitti di Varese” andò a ruba, il primo giorno di uscita furono vendute 200 copie. Ricordo che la Libreria del Corso, che era ancora nella sua sede sotto i portici e allestiva vetrine strepitose me ne dedicò una. Mio figlio mi telefonò: mamma la gente si ferma a guardare e poi entra a comprare il tuo libro! Quasi contemporaneamente, attraverso un’altra autrice, conobbi l’editore di Autdafè collana improntata sul sociale che mi chiese di scrivergli un libro “Il ruolo” che abbiamo presentato insieme alla Galleria Ghiggini.”

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