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L ITALIANO SABATO 28 NOVEMBRE 2009 - Anno III - Numero 217 QUOTIDIANO DELL’ITALIA NEL MONDO

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La Biblioteca del Palazzo Apostolico sarà oggi la cornice di un evento davvero straordinario. Benedetto XVI riceverà infatti insieme due capi di Stato, entrambe donne: le presidenti di Argentina e del Cile, hanno chiesto di celebrare così i 25 anni della pace fra i due paesi dopo una controversia territoriale nella quale fu mediatrice la Santa Sede. La crisi risale al 1978, quando lo scontro armato sembrò imminente ma fu evitato dalla preziosa mediazione di Giovanni Paolo II che agì attraverso i suoi canali diplomatici alla pag. 4

alla pag. 4

KIRCHNER-BACHELET: ABBRACCIO IN VATICANO QuiArgentina

ItalianinelMondo

Vertice Unasur in Ecuador: è subito polemica. La Colombia diserta e nasce un caso

Interrogazione del Senatore Di Girolamo sullo scottante caso Giacchetta

alla pag. 4

QuiItalia Napolitano dice basta alle polemiche e tensioni fra le istituzioni e avverte la magistratura: “Si attenga alle sue funzioni”.

a pag. 2

QuiItalia HIV: aumentano i sieropositivi.

alla pag. 5 Attualmente, nel nostro Paese sono

circa 170-180 mila le persone contagiate, 22 mila quelle con Aids conclamato pag. 3

Sport Tempo di bilanci e di riflessioni in casa Inter dopo la sconfitta di Barcellona. Moratti non fa drammi ma Mourinho perde “punti” alla pag. 8


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Lʼappello del Quirinale NAPOLITANO: “BASTA CON QUESTA CRESCENTE DRAMMATIZZAZIONE DELLE TENSIONI TRA ISTITUZIONI” BERSANI: “IL PARLAMENTO TORNI CENTRALE”

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POLITICA ITALIANA

L’ITALIANO SABATO 28 NOVEMBRE 2009

Nell’interesse dell’Italia è necessario fermare la spirale di tensioni e polemiche tra parti politiche e istituzioni. È l’appello accorato, lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che al termine dell’udienza con l’Anmil (Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi del lavoro) al Quirinale, ha letto ai giornalisti una dichiarazione ufficiale. “Sento il bisogno di dire qualcosa in questo momento particolare” ha spiegato Napolitano ai cronisti presenti. E poi ha letto: “L’interesse del paese - che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale - richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali”. Dice ancora il capo dello stato: “Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare”. È dunque “in-

GIORGIO NAPOLITANO

dispensabile” secondo il presidente Napolitano “che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all'esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione”. Un richiamo, quello di Napolitano, che chiama in causa anche il

ruolo del Parlamento al quale “spetta esaminare, in un clima più costruttivo, misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia”. Proprio su questo punto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, si è soffermato commentando le dichiarazioni del presidente della Repubblica che definisce “un richiamo forte ed energico

al quale tutti devono corrispondere”. “In particolare – dice Bersani - da ogni passaggio delle parole del presidente, emerge ancora una volta la centralità del Parlamento. Di questo siamo consapevoli e convinti. È quella la sede nella quale deve condursi un confronto trasparente e leggibile dai cittadini tra le diverse posizioni politiche sia in termini di riforme sia per quel che riguarda le grandi scelte economiche e sociali”. Posizione condivisa dalla capogruppo del Pd al Senato Angela Finocchiaro che definisce quelle di Napolitano “parole chiare e forti sui corretti rapporti che ci devono essere tra le istituzioni del nostro Paese” ma soprattutto un richiamo “alla responsabilità politica” che “è fatta di sobrietà, misura e rispetto delle istituzioni”. “Io mi auguro – ha detto Finocchiaro - che l'esortazione del Capo dello Stato serva a svelenire il clima e a riportare nel giusto alveo, quello parlamentare, il confronto tra le forze politiche. E' li e solo li che si può costruire quel percorso di riforme che servono al nostro Paese. Il Pd in questo ha sempre creduto e continuerà a farlo”.

IL MINISTRO

“Stop alla spirale di polemiche” Sacconi: “Sciogliere il nodo politica-giustizia” Dice di condividere “le parole sagge del Presidente Napolitano” il parlamentare del Pdl e vice presidente del Senato Domenico Nania che le definisce “parole sante, in questo momento in cui il self control dovrebbe essere il faro per svelenire il clima e far ripartire un confronto più sereno”. “La riforma della giustizia – dice ancora Nania deve essere pensata per dare tempi certi a tutti i cittadini e il disegno di legge, in discussione in commissione giustizia al Senato va in questo senso”. Secondo Nania il disegno di legge “non è un testo blindato” ma “un disegno di legge su cui si può discutere purché il presupposto del dialogo non venga meno quando una proposta arriva dalla maggioranza” perché, spiega ancora Nania in quel caso “subito viene aprioristicamente bollata come un 'inciucio', mentre se a metterla in campo è la sinistra, di questa si può e si deve di-

IL MINISTRO SACCONI

scutere”. 'Ha ragione il Presidente, noi abbiamo bisogno di un clima più sereno per governare questa grande trasformazione che noi, come tutto il mondo, stiamo vivendo''. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, riferendosi alle parole del presidente della Repubblica. Secondo Sacconi, ''il clima deve riguardare anche il rapporto tra le istituzioni, nel senso che deve essere sciolto un nodo anticamente non risolto, quello dei rapporti tra magistratura e politica''.

Gandus incompatibile, Ghedini annuncia l’impedimento La notizia di un filmato con Fiore di Forza Nuova

Mills, processo al premier con giudici nuovi. Salterà l’udienza del 4 dicembre Riprenderà a Milano il 4 dicembre il processo che vede Silvio Berlusconi imputato di corruzione nei confronti dell'avvocato inglese David Mills ma l'udienza quasi certamente salterà: il legale del premier, Niccolò Ghedini ha infatti già annunciato che quel giorno ci sarà "un legittimo impedimento in quanto è impegnato nel Consiglio dei ministri". Ieri mattina l'udienza di 'assegnazione’, si è aperta col giudice Nicoletta Gandus che ha comunicato, contemporaneamente, la decisione del presidente del tribunale, Livia Pomodoro, di dichiarare l'efficacia di tutti gli atti compiuti dai giudici della decima sezione penale fino alla sospensione determinata dal

lodo Alfano e la propria incompatibilità a giudicare, insieme agli altri giudici della stessa sezione, Silvio Berlusconi. La corte infatti è la stessa che aveva condannato David Mills a quattro anni e sei mesi di carcere. Ma è sugli atti ritenuti validi che promette subito battaglia Ghedini: "Il fatto che il tribunale abbia dichiarato che gli atti compiuti prima della sospensione per il lodo Alfano siano efficaci, non vuol dire anche che saranno utilizzabili. Servirà il nostro consenso per la loro utilizzabilità e decideremo di volta in volta se darlo". E a rincarare la dose è l'altro legale del premier, Piero Longo: "Il Collegio presieduto da Nicoletta Gandus separò la posizione di Sil-

Mussolini: “Video hard? Non so se ridere oppure arrabbiarmi” SILVIO BERLUSCONI

vio Berlusconi da quella di David Mills quando entrò in vigore il lodo Alfano, per non assolvere il premier. Le dichiarazioni rese da Mills in istruttoria non potevano essere utilizzate perchè non è mai venuto in aula a confermarle, quindi, per utilizzarle, ci sarebbe stato bisogno del nostro consenso". "Siamo tranquilli - ha però aggiunto Ghedini - se troveremo un giudice sereno ci sarà l'assoluzione". Si annuncia quindi una ripresa ‘calda’ del processo aggiornato davanti ai nuovi giudici, sempre della X sezione penale.

“Non so se incazzarmi o ridere”: Alessandra Mussolini replica così all'articolo apparso ieri sulla prima pagina de 'il Giornale’ che, sopra un grande primo piano della parlamentare, titola “Ricatto hard alla Mussolini. L'ultimo veleno della politica del gossip: voci di un video usato per incastrare l'onorevole del Pdl”. Si tratterebbe, rilancia il quotidiano, di un video che ritrae la parlamentare insieme al leader di Forza Nuova, Roberto Fiore: “Non so - ribadisce la parlamentare - se incazzarmi o ridere. Allora: vendono su Ebay i frammenti di cervello di mio nonno; tre giorni fa ho ricevuto una chiamata dalla Polizia che mi infor-

mava del fatto che Gino Paoli mi ha denunciato per ciò che dissi sulla canzone “Il Pettirosso”. Io eccepii sul fatto che questo brano trattasse di pedofilia, un messaggio grave. Oggi poi uscirà un film dove mi si dà della puttana e dell'assassina e ora leggo queste cose... Che cosa devo dire? Non lo so più. Sono incerta tra l'incazzatura e il mettermi a ridere. Perché? Ormai facessero quello che vogliono...”. La notizia di un video hard, oggi interpretata dal quotidiano milanese come 'ricatto’, circola in realtà su internet dallo scorso 20 novembre e indica proprio ne ‘il Giornale’ uno dei media che ha visionato il filmato.

ALESSANDRA MUSSOLINI


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ATTUALITA’

Hiv, in aumento i sieropositivi Aumenta il numero di sieropositivi nel nostro paese: attualmente sono 180.000 le persone Hiv positive, di cui circa 22.000 con Aids conclamato, ma un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto. Un aumento dovuto a due fattori: da un lato le nuove terapie che garantiscono una sopravvivenza notevolmente più elevata (mentre in termini assoluti si infetta un numero minore di persone rispetto a 20 anni fa, circa 4.000 l’anno), dall’altro l’incremento inquietante dei malati che non sanno di esserlo, frutto di un progressivo (e pericoloso) calo di attenzione verso il virus. Un dato parla chiaro: dei 22.000 malati di Aids conclamato in Italia, addirittura il 60 per cento ha scoperto di essere sieropositivo troppo tardi, cioè ha fatto il test quando ormai la malattia era divenuta effettiva, vanificando di fatto i progressi terapeutici dei farmaci antiretrovirali che possono impedire per lunghi anni il passaggio dalla sieropositività all’Aids conclamato. Sono i dati dell’Istituto Superiore di Sanità presentati al Ministero della Salute in concomitanza con il varo di una nuova campagna informativa. “In Italia - ha spiegato il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio - abbiamo un’incidenza medio-alta: nel 2008 sono sta-

EUROPA

Istituto Superiore di Sanità SONO 180MILA NEL NOSTRO PAESE LE PERSONE CONTAGIATE, MA UNO SU QUATTRO NON LO SA E IL 60% DEI MALATI LO SCOPRE TROPPO TARDI

Barroso nomina i commissari Tajani all’industria e turismo

ANTONIO TAJANI

FERRUCCIO FAZIO

ti diagnosticati 6,7 nuovi casi di Hiv positività ogni 100.000 residenti. Ma dal 1996 a oggi è calata moltissimo la percezione del rischio, tanto che nel ‘96 solo il 21 per cento dei malati erano ‘inconsapevoli’, oggi siamo al 60’. E negli anni è cambiato notevolmente anche l’identikit del

sieropositivo: “Oggi l’età media si è alzata - sottolinea Fazio - arrivando a 38 anni per gli uomini e 34 per le donne, e sono aumentati notevolmente i casi di contagio per trasmissione sessuale, mentre diminuiscono i contagi legati alla tossicodipendenza”. Proprio per contra-

stare il calo di attenzione il Ministero ha messo a punto la campagna informativa ‘Aids-la sua forza finisce dove comincia la tua. Fai il test!’ con uno spot con protagonista Valerio Mastrandrea e la regia di Ferzan Ozpetek, che dal primo dicembre sarà su tv, radio e periodici.

Il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, ha presentato i nomi dei nuovi commissari europei. All’italiano Antonio Tajani è stato affidato il portafoglio di commissario all’industria e al turismo. Tajani attualmente era commissario ai Trasporti (portafoglio che ora dovrebbe andare alla svedese Cecilia Mallstrom), mentre il portafoglio dell’industria era finora appartenuto al tedesco Gunter Verheugen. All’olandese Neelie Kroes, finora capo dell’Antitrust Ue, andrebbero le Tele-

comunicazioni, appartenute alla lussemburghese Viviane Reding. Quest’ultima andrebbe invece agli affari interni. Allo spagnolo Joaquin Almunia, finora guardiano dei conti pubblici europei, sarebbe stato invece assegnato il portafoglio della concorrenza. Mentre gli affari economici e monetari sono andati al finlandese Olli Rehn. Tra le new entry della Commissione, al tedesco Gunther Oettinger va all’energia e alla danese Connie Hedegaard il nuovo importantissimo portafoglio sul clima.

Il Papa in occasione della Giornata del Rifugiato del prossimo 17 gennaio: “Chi emigra è una persona umana da salvaguardare”

Benedetto XVI: “Rispettare i diritti dei migranti” “Il migrante è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”. E’ il messaggio forte che il Pontefice Benedetto XVI, lancia al mondo cattolico e non solo, in vista della Giornata del Migrante e del Rifugiato che sarà celebrata il prossimo 17 gennaio. Una celebrazione che, dice il Papa “mi offre nuovamente l’occasione di manifestare la costante sollecitudine che la Chiesa nutre verso coloro che vivono, in vari modi, l’esperienza dell’emigrazione”. La Giornata 2010 avrà come tema “I migranti e i rifugiati minorenni”, un aspetto che, sottolinea Benedetto XVI “i cristiani valutano con grande attenzione, memori del monito di Cristo, il quale nel giu-

dizio finale considererà riferito a Lui stesso tutto ciò che è stato fatto o negato a uno solo di questi più piccoli”. Si domanda, Benedetto XVI “come non considerare tra i più piccoli anche i minori migranti e rifugiati?” e ricorda che “Gesù stesso da bambino ha vissuto l’esperienza del migrante perché, come narra il Vangelo, per sfuggire alle minacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria”. Un fenomeno quello dell’immigrazione, che “impressiona” scrive il Pontefice “per il numero di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e quella interna-

PAPA BENEDETTO XVI

zionale”. Il Papa ribadisce dunque l’importanza di prendersi cura dei migranti, soprattutto dei più vulnerabili, i minorenni.

“Ai figli degli immigrati deve essere data la possibilità di frequentare la scuola e inserirsi nel mondo del lavoro” scrive Be-

nedetto XVI, che continua: “Auspico di cuore che si riservi la giusta attenzione ai migranti minorenni, bisognosi di un ambiente sociale che consenta e favorisca il loro sviluppo fisico, culturale, spirituale e morale”. Un obbligo di tutela, quella dei minorenni rifugiati, che è sancito anche dalle norme internazionali. Come ricorda anche il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti mons. Antonio Maria Vegliò che presentando il messaggio del Papa ha ricordato come “un minore non accompagnato non può essere rimpatriato”, anche se ammette “purtroppo tale diritto, come molti altri, non è sempre rispettato”. Il segretario del dicastero, arcivescovo Agostino Mar-

chetto, spiega poi che “i minori non accompagnati e quelli separati dalle loro famiglie molto spesso vivono ancora in ambienti a rischio di abusi e di sfruttamento, come per la tratta di esseri umani o il reclutamento per fini militari” e lamenta che spesso “i membri della società civile agiscono e reagiscono secondo stereotipi, preconcetti e pregiudizi all’arrivo dei rifugiati, mentre le politiche ufficiali guardano al miglior interesse del minorenne”. “Questo comportamento di discriminazione, xenofobia e finanche razzismo va affrontato - aggiunge - con politiche atte a salvaguardare, rinforzare e proteggere i diritti dei rifugiati e delle persone sfollate all’interno del proprio paese”.


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QUI ARGENTINA

L’ITALIANO SABATO 28 NOVEMBRE 2009

il vertice del Consiglio di Difesa dell’Unasur si è aperto a Quito (Ecuador) con una assenza polemica destinata a lasciare il segno: quella di una delegazione di alto livello della Colombia. Uno dei due temi iscritti nell’agenda del vertice - che riunisce i ministri degli esteri e della Difesa dei dodici paesi dell’area (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e Venezuela) - era proprio l’accordo militare tra Stati Uniti e Colombia

Vertice Unasur: è subito polemica DALLA REDAZIONE

QUITO - Convocato per risolvere le tensioni e costruire il dialogo nella regione, il vertice del Consiglio di Difesa dell’Unasur si è aperto a Quito (Ecuador) con una assenza polemica destinata a lasciare il segno: quella di una delegazione di alto livello della Colombia. Uno dei due temi iscritti nell’agenda del vertice - che riunisce i ministri degli esteri e della Difesa dei dodici paesi dell’area (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Guyana, Ecuador, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e Venezuela) - era proprio l’accordo militare tra Stati Uniti e Colombia. Un patto che diversi governi della regione, in testa, Venezuela hanno denunciato come una indebita cessione di sovranità all’esercito stelle e strisce, nonché fonte di insicurezza per il subcontinente. Bogotà già nella serata di ieri aveva annunciato la sua

La Kirchner e la Bachelet incontrano oggi Papa Ratzinger a Città del Vaticano

defezione, rendendosi indisponibile ad ascoltare “gli insulti” che sostiene avrebbero atteso i ministri. Il governo di Alvaro Uribe ha rimesso le contestazioni del caso - il congelamento delle relazioni commerciali da parte di Caracas, le minacce di ricorrere alle armi fatto da Hugo Chávez, gli episodi di interruzione dei collegamenti stradali operate dal Venezuela - agli organismi internazionali. Ma Bogotà ribadisce di non essere disposta ad accettare ulteriori inge-

renze sulle proprie scelte strategiche in campo militare. E le dichiarazioni venezuelane della vigilia, sulla scoperta di presunte trame spionistiche colombiane contro Caracas, Quito e l’Avana, hanno definitivamente spinto Bogotà a sottrarsi alla contesa. Un “errore gigantesco, un gesto di disprezzo verso l’Unasur”, ha detto il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro censurando la mancata partecipazione dei ministri colombiani. Il secondo tema in

agenda è l’analisi della proposta di riduzione delle spese militari e la firma di un patto di non aggressione, temi messi sul piatto dal governo peruviano. Una proposto che Lima ha presentato nei giorni scorsi in un tour “promozionale” che ha raccolto l‘adesione di alcuni partner regionali, ma che passa ora al vertice di Quito per un esame più dettagliato. I lavori dell’attuale Consiglio erano stati proclamati nel vertice dell’Unasur tenutosi a Bariloche (Argentina) a fine agosto, con l’obiettivo di aumentare l’interscambio di informazioni tra le Difese e l’analisi di strategie per la pacificazione della regione. L’auspicio, già messo sotto scacco, era quello di trasformare il Consiglio di Difesa in uno strumento di compensazione proprio sui temi più caldi dell’America Latina. Rimane fuori dall’agenda, per esplicita richiesta dei protagonisti, la “spy-story” tra Cile e Perù. Lima aveva denunciato la presunta operazione di intelligence compiuta da un sottoufficiale dell’esercito peruviano a favore del Cile, innescando un’altra polemica in auge negli ultimi giorni. I due paesi sono impegnati in un altro contenzioso, quello sottoposto alla Coprte internazionale di giustizia e relativo ai diritti di sovranità su 35mila chilometri quadrati di territorio. Motivo che deve aver suggerito alle cancellerie di non aumentare la portata delle tensioni tra le due capitali.

Acli, un incontro per crescere in Argentina ROMA - La Biblioteca del Palazzo Apostolico sara' oggi la cornice di un evento davvero straordinario. Benedetto XVI ricevera' infatti insieme due capi di Stato, entrambe donne: Cristina Kirchner e Michelle Bachelet, le presidenti dell' Argentina e del Cile, hanno chiesto di celebrare cosi' i 25 anni della pace fra i due paesi dopo una controversia territoriale nella quale fu mediatrice la Santa Sede. La crisi risale al 1978, quando lo scontro armato sembro' imminente ma fu evitato dalla mediazione di Giovanni Paolo II che agi' attraverso i suoi canali diplomatici.

BAIRES - Giovani aclisti crescono in Argentina. La delegazione delle Acli in missione in America Latina ha incontrato i giovani argentini della provincia di Buenos Aires. Figli e nipoti di italiani, seconde ma anche quarte generazioni, decisi a spendere nel proprio Paese il loro impegno sociale e la loro voglia di futuro. “I tempi – annunciano i giovani in Argentina - sembrano maturi per la nascita di un soggetto associativo autonomo ma sempre legato alla realtà delle Acli”. Il modello quindi potrebbe essere mutuato dall'esperienza italiana di Ga, l'associazione dei Giovani delle Acli che proprio in queste settimane ha festeggiato i suoi 60 anni di storia. Presenti all'incontro il presidente delle Acli Argentine Alfonso Grassi, il responsabile della Rete mondiale aclista Michele Consiglio, il presidente delle Acli e della Fai Andrea Olivero, hanno assicurato tutti il loro sostegno a questo progetto portato avanti dai giovani argentini di origine italiana.


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ITALIANI NEL MONDO

INTERROGAZIONE DEL SEN. NICOLA DI GIROLAMO AL MINISTRO DEGLI ESTERI

Caso Giacchetta: le firme ed i timbri del Consolato erano veri o falsi? INTERROGAZIONE DEL SEN. NICOLA DI GIROLAMO AL MINISTRO DEGLI ESTERI Per sapere - premesso che: diverse decine di famiglie italiane residenti in Svizzera si trovano in gravi difficoltà economiche in seguito ad una truffa perpetrata da Antonio Giacchetta, funzionario del patronato INCA di Zurigo; - il quotidiano L’Italiano ha pubblicato la seguente cronologia della vicenda: 17 luglio 2008 - Il signor Andrea Gianelli riceve una lettera dalla sua Cassa pensionistica in cui gli si comunica che il suo fondo pensionistico integrativo di oltre 308.000 franchi svizzeri è stato depositato su un conto corrente della banca AKB di Bremgarten intestato a INCA – Giacchetta. Il signor Gianelli blocca subito il trasferimento . Si informa presso la Cassa pensionistica e viene a sapere che c’è stato un mandato di pagamento firmato da lui e dalla moglie e recante timbri consolari. 21 agosto 2008 - I coniugi Gianelli vanno in Consolato e dichiarano che le loro firme sono state falsificate, che mai si erano recati in Consolato per fare autenticare le loro firme e che, alla data riportata, erano in ferie in Italia. 23 ottobre 2008 - Il Consolato

Generale d’Italia a Zurigo provvede a trasmettere alla Procura della Repubblica di Roma un esposto contro Andrea Gianelli.

18 gennaio 2009 – Il patronato INCA interrompe il rapporto di lavoro col Giachetta. 19 gennaio 2009 – Il patronato

Inca segnala i fatti alla Procura di Zurigo. Aprile 2009 – La Procura di Zurigo blocca i conti del Giacchetta. Luglio 2009 – Giacchetta è tratto nel carcere di Kloten. - qualora la suddetta cronologia risponda al vero, per quali motivi il Consolato Generale d’Italia ha provveduto a trasmettere alla Procura della Repubblica di Roma un esposto contro Antonio Giacchetta solo 2 mesi dopo essere stato informato dai due cittadini italiani che la loro firma, autenticata con timbri consolari, era falsa; - se ad un anno e quattro mesi dall’inizio del caso è dato sapere, con inequivocabile certezza, se le firme ed i timbri del Consolato erano veri o falsificati, anche perché si presume che in questo lungo lasso di tempo il Consolato abbia provveduto a predisporre le necessarie perizie.

Da New York in Abruzzo per aiutare i terremotati NEW YORK - L’on. Amato Berardi dà il benvenuto a Roma a Joe Leone, un italiano di terza generazione che con la sua iniziativa è riuscito a toccare i cuori degli italo/americani che vivono negli Stati Uniti. Joe, sbarcato questa mattina all’aereoporto di Roma “Leonardo da Vinci”, insieme alla sua famiglia, è venuto in Italia, terra d’origine dei suoi nonni, per una nobile missione, aiutare la popolazione d’Abruzzo colpita dal drammatico sisma del 6 Aprile 2009. Ad accoglierlo a Roma c’è anche l’Onorevole Amato Berardi, Deputato al Parlamento Italiano per la Circoscrizione America Settentrionale e Centrale e rappresentante alla Camera per gli Italiani residenti negli States, insieme al maresciallo Giorgio Cucca ed al brigadiere Rocco Bozzo dell’Associazione Nazionale Carabinieri, reduci da Nassirja, i quali accompagneranno Joe all’Aquila dove incontreranno il Presidente della Regione, Giovanni Chiodi, che rappresenterà l’intera popolazione d’Abruzzo alla quale Joe Leone vuole donare l'”Italian Tribune Humanitarian Award”, onorificenza da lui ricevuta il 9 ottobre a New York in occasione della festa di Cristoforo Colombo nell'ambito della Comunità Italoamericana. Il viaggio di Joe proseguirà poi fino a Villa Oda a Silvi Marina, in provincia di Teramo, dove vivono 34 bambini e 12 suore della Casa Famiglia Immacolata Concezione delle Suore Zelatrici di San Gregorio (AQ), obbligati dopo il terremoto del 6 aprile scorso ad abbandonare l’immobile in cui vivevano. Per loro Joe, giovedì 26 Novembre, oltre a portare aiuti concreti, preparerà il pranzo del giorno del Ringraziamento, festa nazionale americana, e spiegherà loro l’importanza di questa ricorrenza negli Stati Uniti. “La storia di questi bambini mi ha colpito molto - dice Joe - sono bambini con gravi problemi sociali familiari che sono rimasti senza una casa in cui vivere, spero, con il mio piccolo contributo di alleviare un po’ il loro disagio”. “Non volevo solo inviare denaro e lavarmene le mani, volevo fare qualcosa di più - spiega Joe - ed è per questo che ho deciso di recarmi personalmente nelle zone terremotate per portare un po’ di aiuto e conforto”. Come hai raccolto tutti questi aiuti che poi ha portato in Abruzzo? “Mi sposto ogni fine settimana tra le varie ''Little Italy'' delle città degli States e dormo in una tenda allestita per strada per far capire alla gente la difficile condizione ed il disagio di chi sta vivendo in Abruzzo dopo il terremoto”. Da cosa nasce questo impegno così forte e questa voglia di aiutare l’Abruzzo? “Tantissimi americani di origine italiana come me, hanno avuto molto successo negli Stati Uniti e mi sono reso conto che fra tutti si poteva fare davvero qualcosa per quella gente che fa parte della nostra cultura, senza preoccuparsi di quale delle venti regioni italiane si trattasse.” Joe ha esposto fuori dai suoi negozi grandissime bandiere americane e italiane sulle quali ogni persona, dopo aver donato una piccola o grande somma, può scrivere il proprio nome e la zona di origine in Italia.

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Unione Stampa Periodica Italiana

F.U.S.I.E.


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ESTERI

L’Agenzia per l’Energia atomica LʼAIEA HA VOTATO UN RISOLUZIONE DI CENSURA PER LʼURANIO ARRICCHITO IN SEGRETO. INTANTO È SCONTRO DIPLOMATICO CON LA NORVEGIA

L’ITALIANO SABATO 28 NOVEMBRE 2009

Nucleare, sanzioni per l’Iran Il Consiglio dei Governatori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha votato una risoluzione di censura all’Iran per aver costruito in segreto il sito per l’arricchimento dell’uranio, nei pressi della città di Qom, e ha chiesto di congelare immediatamente il progetto. La risoluzione, approvata a stragrande maggioranza (25 voti a 3, con 6 astensioni) è la prima in quattro anni, da parte dell’organismo, in cui siedono i rappresentanti di 35 Paesi; e con l’inusuale appoggio di Russia e Cina, è un chiaro messaggio dell’irritazione internazionale per il comportamento degli ayatollah. Non è chiaro però se il voto, appoggiato dalle sei potenze del cosiddetto 5+1 (il gruppo che conduce i negoziati con Teheran), si tradurrà nell’appoggio di Russia e Cina a eventuali nuove sanzioni a Teheran. Replica immediata di Teheran: “L’adozione di questa risoluzione”, ha detto l’ambasciatore Ali Asghar Soltanieh, “non solo è inefficace per migliorare la situazione attuale, ma comprometterà l’ambiente produttivo assolutamente necessario per il successo dei negoziati a Ginevra e Vienna, che dovrebbero portare a una comune comprensione”. Nel comunicato diffuso subito dopo il voto, il diplomatico iraniano dice che la risoluzione è un passo “frettoloso e eccessivo” imposto da un ristretto numero dei Paesi rappresentanti nell’organismo direttivo. L’inviato Usa all’Aiea ha detto che la pazienza con l’Iran “si sta esaurendo” e che non si può continuare in round di colloqui, che si succedono uno dopo l’altro, senza alcun risultato. La risoluzione di censura all’Iran ha aggiun-

IRAN SANZIONATA PER IL NUCLEARE

L’AMBASCIATORE ALI ASGHAR SOLTANIEH, A LATO, L’AMBASCIATORE AMERICANO DELL’AIEA GLYN DAVIES

to il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, è “il segnale più forte possibile” inviato a Teheran. “La risoluzione approvata oggi dal Consiglio dei Governatori dell’Aiea è il più forte segnale possibile all’Iran che le sue azioni e le sue intenzioni rimangono un elemento di grave preoccupazione internazionale”, si legge in una nota del Foreign Office. Intanto l’Iran ha respinto le accuse della Norvegia circa la confisca del premio Nobel per la pace assegnato nel 2003 all’avvocatessa Shirin Ebadi. “Siamo sorpresi nel vedere le autorità norvegesi prendere una posizione tendenziosa, ignorando leggi e regole che sono da tutti rispettate”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Ramin Mehmanparast citato dall’agenzia semiufficiale Mehr. Le autori-

tà norvegesi hanno convocato l’incaricato d’affari iraniano a Oslo per protestare contro la confisca del premio Nobel attribuito dal comitato norvegese a Shirin Ebadi nel 2003, come denunciato di recente anche dalla stessa avvocatessa iraniana. Il ministero degli Esteri norvegese ha precisato di aver convocato l’incaricato d’affari iraniano a Oslo per protestare contro l’atteggiamento delle autorità iraniane e manifestare preoccupazione per la sorte di Shirin Ebadi e la sua famiglia. Diversi collaboratori dell’avvocatessa, che al momento non risiede nel Paese, e suo marito, sono stati arrestati e hanno subito maltrattamenti negli ultimi mesi in Iran. Nella reazione odierna Teheran non ha fatto alcun riferimento a questa ultime accuse.

Dopo la crisi del colosso emirato torna la paura economica

Continua l’effetto Dubai World In difficoltà i colossi asiatici Prosegue l’effetto Dubai sulle borse europee. Per la situazione delle banche italiane rassicurazioni arrivano dal direttore generale di Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni. Le banche hanno, ha detto, un’esposizione “molto limitata” nei confronti di Dubai World. Anche il presidente della Consob Lamberto Cardia ha affermato che “al momento, siamo

totalmente tranquilli”. Il colosso bancario cinese Bank of China fa sapere di non avere esposizioni nei confronti di obbligazioni emesse dal colosso degli Emirati Dubai World. Mercoledì scorso Dubai World che ha debiti per 59 miliardi di dollari ha rivelato di aver chiesto una moratoria di 6 mesi sul pagamento dei debiti. In difficoltà l’altro colosso

bancario asiatico Standard Chartered Bank, la quale informerà i mercati sulla sua esposizione nei confronti di Dubai World. La banca britannica Royal Bank of Scotland invece è il principale intermediario finanziario di Dubai World e Hsbc è la banca più esposta. È quanto rivela JP Morgan Chase, secondo l’agenzia Bloomberg. Rbs fino al

gennaio 2007 gestiva 2,28 miliardi di dollari di investimenti finanziari per conto della società degli Emirati e Hsbc, alla fine del 2008, aveva un’esposizione di 17 miliardi di dollari. JP Morgan cita i dati dell’associazione bancaria degli Emirati, secondo la quale l’esposizione totale con le banche estere alla fine del 2008 era di 47 miliardi di dollari.

PAURA PER IN BORSA PER L’EFFETTO DUBAI WORLD


PAGINA L’ITALIANO SABATO 28 NOVEMBRE 2009

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SPORT

Parla il boemo LʼEX ALLENATORE DI ROMA E LAZIO: “ERO UNO DEGLI ALLENATORI PIÙ FAMOSI E PAGATI, DA QUANDO HO PARLATO DI FARMACI NON HO PIÙ AVUTO CHANCE” “Non ho fatto dichiarazioni, ho solo risposto alle domande che il Pubblico Ministero mi ha posto riguardo alle cose di cui sono a conoscenza”. Così Zdenek Zeman parla della sua deposizione nell’aula del tribunale di Napoli dedicata al processo di Calciopoli. “L’ostilità di Moggi è stata decisiva nello svolgimento della mia carriera dato che è dal ‘98 che non riesco più ad allenare. Prima ero considerato tra i migliori allenatori e guadagnavo più di tutti, non perché andavo a chiedere i soldi con la pistola ha commentato ironico ma perché mi venivano offerti”. Zeman ricorda poi che tale ostilità “è nata nel ‘98, quando ho detto che del calcio di allora non mi piacevano i farmaci e il fatto che ci fosse troppa economia. Parlavo prima di farmaci, poi è stato dimostrato che era un vero problema di doping”. “Anche allora erano risposte, non erano dichiarazioni”, ha sottolineato. Quanto al termine “economia” ha spiegato: “Le società allora erano fuori budget come sono oggi, anche se oggi hanno due miliardi di debito totale: penso che così una società non si gestisca bene”. Alla domanda di Antonello Piroso se Moggi sia a suo parere ancora influente nel calcio at-

FORMULA UNO

Zeman: “Moggi ha ostacolato la mia carriera” La Bmw vende il team a Peter Sauber La Bmw ha dato l’ok, cederà il team di Formula 1 a Peter Sauber, fondatore della squadra, a condizione che partecipi al prossimo Mondiale al posto della Toyota. La casa automobilistica tedesca ha quindi precisato che la trattativa per il passaggio della squadra alla Qadbak Investment Ltd. non verrà completato. “Siamo molto felici di questa soluzione - ha detto Klaus Drager, compo-

nente del board della Bmw -. Garantisce un futuro roseo al team”. Sauber ha fondato il team nel 1993 guidandolo fino quattro anni fa, quando la Bmw ha preso il controllo. “Sono davvero sollevato per aver trovato questa soluzione e sono convinto che il nuovo team avrà un gran futuro in Formula 1. Il nostro staff - ha aggiunto Sauber - è molto competente e motivato”.

ZDENEK ZEMAN

tuale, ha replicato: “Penso ci sia ancora, anche se ha dichiarato che con il calcio ha chiuso”. “Calcio più pulito?Andate a vedere cosa si dice in giro. Dovrebbe essere pulito. Ma se si è parlato tanto di sistema - ha proseguito l’ex allenatore di Roma e Lazio - vuol dire che in tanti erano coinvolti. E chi ha partecipato prima secondo me c’è ancora”. E conclude: “Non so perché non sto allenando. Penso ci possano essere tanti motivi, forse perché pensano che ho già fatto troppo, sono tante 800 panchine. Oppure perché

si pensa che sono scomodo, anche se io mi sento sempre e solo un allenatore e sul campo penso sia difficile esserlo”. Niente estero però, almeno per ora: “Mi hanno fatto proposte per delle panchine fuori, ma per ora non vado, non mi va. Preferisco fare il pensionato. Ho avuto due esperienze non positive all’estero e non per i risultati, ma capirsi con i turchi è difficile. Anche se vogliono entrare in Europa - dice ancora Zeman - penso sia tutto un altro mondo”. Zeman poco entusiasta del gioco delle romane e in

L’Udinese contro gli amaranto in campionato

generale delle squadre di serie A: “Oggi sono solo uno spettatore. Purtroppo vivo a Roma, vedo la Lazio e la Roma e in questo momento non danno grandi soddisfazioni. E invece vorrei andare al campo e vedere qualcosa di bello. È difficile trovare una squadra che mi piaccia. Ci sono delle belle partite, e queste le possono fare il Genoa, l’Udinese e la Fiorentina”. Quanto ai calciatori che lui reputa dei fuoriclasse, non ha dubbi: “Totti, Baggio e Rivera. Poi - conclude Zeman - ci sono anche degli ottimi giocatori come Del Piero”.

PETER SAUBER

Il reintegro sembrava vicino, il giocatore rifiuta le scuse

Marino: “Con il Livorno Ledesma ci ripensa la gara della svolta” e fa causa alla Lazio “Tutte le partite sono importanti. Contro la Juventus è stato un match equilibrato: la squadra ha dato tutto quello che aveva. Ora, contro il Livorno, mi attendo 90 minuti di grande intensità: è la partita che può cambiar volto alla nostra stagione”. È il pensiero di Pasquale Marino alla vigilia della sfida con i toscani di Serse Cosmi: un’occasione importante per ritrovare quei risultati che nelle ultime partite sono mancati. “Se, malgrado quanto abbiamo fatto, i risultati non ci soddisfano, allora significa che dobbiamo dare tutti di più - afferma il tecnico dell’Udinese in conferenza

PASQUALE MARINO

stampa -. Modifiche tattiche o di giocatori? Non ho ancora deciso nè la formazione, nè il sistema di gioco. In settimana abbiamo provato varie soluzioni, anche per cambiare even-

tualmente a partita in corso e non farci trovare impreparati, ma non ho preso ancora alcuna decisione”. Marino, poi, preferisce non sentir parlare di tabelle: “Non riesco ad andare al di là della partita di domani. Al momento le tabelle non servono: meglio vivere partita per partita, anche perchè quando abbiamo stilato progetti a lunga gittata, siamo venuti meno ai nostri obiettivi”. Secondo l’allenatore siciliano è “meglio guardare avanti” perché “se ci nascondiamo dietro una serie di situazioni che non hanno funzionato al meglio, rischiamo di trovare degli alibi”.

Cristian Ledesma ha deciso di fare causa alla Lazio, seguendo così le orme del compagno Goran Pandev. Dopo mesi di incomprensioni ed incontri per cercare di evitare la rottura definitiva ed essere quindi reintegrato nella rosa dei titolari, stamattina il centrocampista argentino ha deciso di chiedere la rescissione del contratto con la Lazio ed il risarcimento dei danni. Nei giorni scorsi si pensava che tra Lazio e Ledesma potesse tornare presto il sereno: il procuratore del giocatore, Vincenzo D’Ippolito, infatti, aveva incontrato il ds Tare e sembrava che tra il cal-

ciatore ed il suo club la bufera fosse ormai passata. Ma al presidente Lotito evidentemente non bastavano le parole di Ledesma e del suo procuratore per chiudere il caso; il patron della Lazio pretendeva dal giocatore argentino una lettera di scuse pubbliche, come quella inviata dall’altro ‘dissidente’ Stendardo, poi reintegrato la scorsa settimana e titolare a Napoli. Ledesma, però, ha rifiutato la proposta della lettera di scuse ed ha deciso così di chiedere al Collegio arbitrale della Lega calcio la rescissione del contratto con il risarcimento dei danni. “Lede-

sma era disposto ad essere reintegrato in rosa anche senza sottoscrivere il rinnovo del contratto (in scadenza nel 2011, ndr) ha spiegato il suo procuratore, Vincenzo D’Ippolito -. Ma, quando il presidente ha preteso le scuse, il ragazzo, non ravvisando alcun motivo anche piccolo per farlo, ha deciso di far partire il ricorso. Lo ha fatto per una questione di dignità personale e professionale. Lui spera davvero in un reintegro, ma non nel modo farsesco in cui è stato fatto saltuariamente negli ultimi mesi, durante i quali non ha mai avuto un rapporto con l’allenatore”.


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CONTROCOPERTINA - SPORT

L’ITALIANO SABATO 28 NOVEMBRE 2009

Dal Barcellona una lezione di calcio Per l’Inter in Europa è ancora notte fonda MARA DE GAETANO

MILANO - Cosa vuoi che ti dica?», ha sussurrato il presidente Massimo Moratti un quarto d’ora dopo la schienata del Camp Nou. Non era una domanda, era già una risposta. Poi se n’è andato, non era neanche di fretta, nella scaletta personale del presidente probabilmente c’era la voglia di fermarsi qualche minuto in più a parlare della sua Inter e di questa bella Europa. Adesso sembra il giorno dopo Anfield oppure Old Trafford, stesso inferno, il Camp Nou non ha decretato la cacciata ma l’aria è irrespirabile. In Catalogna ci sono rimasti peggio, non sapevano come titolare, Marca ha trovato una sintesi avvilente: «Guardiola ha capito che, per così poca Inter, Messi e Ibra non servivano». Non riesce neppure una difesa d’ufficio, è svenevole, un maldestro tentativo di impietosire. Lo zero a zero di Kazan aveva decretato un altro finale, nessun verdetto al termine di questa giornata, tutto si sarebbe deciso all’ultima e qualcuno ha ordinato un piatto di naccare. Il presidente ha pensato fosse una buona occasione per celebrare nuovamente la sua fraterna amicizia con Laporta, con Eto’o libero di folleggiare fra gli avversari ma prima della partita, per baciarli e salutarli mentre i suoi nuovi compagni stavano svolgendo il riscaldamento. Teoricamente era un’opportunità irripetibile, fuori Yaya Touré, Messi e Ibra, ma quei good fellas in maglia nerazzurra non se la sono sentita di inflig-

gere una lezione memorabile ai camp i o n i d’Europa, non era educato, hanno preferito

farsela dare. Così Thiago Motta ha camminato per il campo per un’ora e mezzo, Douglas Maicon ha girato la schiena a quel piccoletto di

Pedro sul raddoppio, Cambiasso un cencio volante, Chivu un mistero. Quando Josè ha deciso di metterci il suo carico e chiudere in dieci chiamando Quaresma, erano già trequarti d’ora che l’Inter aveva scagliato in porta l’unico tiro della partita, un destro dai trenta metri di Diego Milito. Chiamiamolo tiro, rimasto l’unico. Se il crollo fosse di un paio di giocatori ci sarebbero più indizi, quando è totale si parla di mentalità. Qualcuno un

giorno ne chiarisca il significato nel football, quando non si vede un contrasto in novanta minuti, oppure uno a caso che tenti di tirare una stecca, magari uno scatto d’ira in simili circostanze sarebbe accolto con soddisfazione, perfino il dialogo da manicomio fra Maicon e Ayroldi al Dall’Ara sarebbe stato un segnale nella partita inesistente. Allora si va da Josè Mourinho e si ricomincia con la storia del motivatore che non sa allenare. Ha detto: «Alcuni miei gioca-

tori non sono in grado di disputare impegni ravvicinati». Ma allora questa che squadra è? Li faccia ricoverare se sono cagionevoli. Ha accennato questa sua teoria a Moratti? C’è da aspettarsi una cosa del tipo anche domenica con la Fiorentina? La sua Champions è deficitaria anche nei confronti del Mancio. Josè ha detto che il Barça in Europa è una scuola, con la stessa sincerità Josè ci dica se questa Inter in Europa è un asilo.

Moratti vuole voltare pagina «Martedì serata surreale» MILANO - Dopo Javier Zanetti, anche Massimo Moratti interviene sui fastidiosi cori contro Balotelli che si sono sentiti dalla tifoseria juventina sia in campionato contro l'Udinese, lo scorso fine settimana, che mercoledì nella partita di Champions League contro il Bordeaux. "È una cosa gravissima anche se non capitasse alla Juve, anche se si trattasse del Peretola. L'affronterei con maggiore serietà rispetto a quanto è stato fatto. I dirigenti della Juventus hanno fatto dichiarazioni giuste nei confronti del razzismo. Hanno risposto con signorilità a questa situazione, mi aspetto che facciano lo stesso nei confronti del giocatore". Intervenuto all'aperitivo del Winterstore, il negozio nerazzurro aperto nel periodo natalizio nel centro di Milano, il numero uno dell'Inter ha spiegato che fra due settimane non sarà a Torino per la delicatissima partita contro la Juventus: "Meglio non essere a Torino tra due domeniche, meglio non andarci ancora. Se ritirerei la squadra per i cori razzisti? Penso che lo farebbe il capitano". "SERATA SURREALE" — Moratti poi è tornato a parlare della sconfitta di martedì a Barcellona: "Obiettivamente i risultati non ci sono del tutto in ambito europeo. Martedì non è stato un incubo ma una cosa surreale, che si cancella un po' da sola, visto che non è un esempio da seguire o che ti può spaventare. Faremo in modo che non accada più". Martedì Moratti era al fianco del collega Laporta "e al suo Barcellona avrei tolto più di una cosa. Loro hanno messo tutto, l'Inter non c'era, è stata qualcosa di strano. Non è giudicabile". Tornando all'argomento Mourinho, Moratti conferma di aver parlato con il suo allenatore: "Ci siamo detti sinceramente il dispiacere di tutti e due e il desiderio di andare avanti. Mourinho - continua - è una persona responsabile e un professionista serio che sa rispondere alle sue responsabilità. Capisce e risponderà ai suoi doveri". Se non ha dato la dimensione europea che il patron nerazzurro si auspicava ingaggiandolo, lo Special One ha però avuto "continuità e crescita di gioco in ambito italiano, che spero si possa esprimere anche in ambito europeo". Un timore Moratti ce l'ha, e cioè che la squadra possa diventare insicura dopo una partita giocata così male. "Questo sì, potrebbe essere un rischio. Per questo - conclude - è bene pensare al giorno prima del Barcellona e quello che abbiamo saputo esprimere fin lì. Se baratterei una sconfitta con la Juve per battere il Rubin? Sinceramente no, non sono baratti che nel calcio esistono". SNEIJDER CONTA I GIORNI — Intanto Wesley Sneijder conta i giorni che lo separano dal ritorno in campo. Per ora non ci sono date certe, ma per il centrocampista olandese dell'Inter ormai è questione di pochi giorni. "Mi sento meglio, non sono ancora a posto ma sto lavorando ogni giorno per migliorare - ha detto ai microfoni di Sky Sport -. Non so se potrò giocare domenica, tornerò quando sarò al 100%". Infortunatosi a inizio novembre con la Nazionale olandese, il trequartista dell'Inter non vuole comunque forzare i tempi: "Juventus o Rubin Kazan? Ho bisogno di un po' di tempo, non voglio focalizzarmi solo su una partita. Tornerò quando starò bene". La sua assenza a Barcellona si è fatta sentire: "Anche con me in campo non penso che sarebbe cambiato granchè. Si vince e si perde insieme", conclude l'ex Real Madrid.

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