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ALGUNO DICE QUE NO! El programa nr 1 de la comunidad italiana en la Argentina. De lunes a viernes de 11 a 12 hrs. Por AM990 Radio Spendid Conduccion: Tullio Zembo

L ITALIANO

ANNO III - NUMERO 124 - MARTEDI’ 7 LUGLIO 2009 • QUOTIDIANO PER GLI ITALIANI NEL MONDO • WWW.LITALIANO.IT • ITALIA 0,50 • ARGENTINA $ 1

Continuano le scosse a L'Aquila a 24 ore dall'inizio del G8. Tre nella notte tra domenica e lunedì: la prima alle 4.10 con magnitudo 2.1, la seconda con la stessa magnitudo dopo pochi minuti, alle 4.22. L'epicentro per entrambe è stato localizzato tra Barete, Pizzoli e Scoppito, nella zona del capoluogo ALLA PAG. 3

er replica alle indiscrezioni sulle nuove foto LIERE: “LA SPAZZATURA E LE CALUNNIE FANNO NEPPURE IL SOLLETICO” EMA TORNA A PREVEDERE LE “SCOSSE”

POLITICA ITALIANA

L’ITALIANO MARTEDÌ 7 LUGLIO 2009

ABRUZZO VERSO IL G8: MA LA TERRA TREMA ANCORA

QuiPolitica

QuiArgentina

QuiMondo

Il Cavaliere replicaho alle nullaUsa-Russia: ha inizio una usconi: “Non da temere” indiscrezioni sulle nuove nuova era? Medvedev apre PAGINA

Summit al Cremlino tra Obama e Medvedev I DUE PRESIDENTI PER “APRIRE UNA NUOVA PAGINA”: “CʼEʼ LA POSSIBILITAʼ DI PRENDERE DECISIONI IMPORTANTI ED ESSENZIALI SU TUTTI I TEMI IN AGENDA”

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L’ITALIANO MARTEDI’ 7 LUGLIO 2009

ESTERI

IL MONITO

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ALGUNO DICE QUE NO! Il programma nr 1 della collettività italiana in Argentina Da lunedì a venerdì dalle 11 alle 12. Am990 Radio Splendid Conduce: Tullio Zembo

foto apparse sulla stampa leI porte vescovi:del “Il Cremlino libertinaggioa non è affare privato” straniera: «Sono tranquillo» Obama: segnali Usa-Russia: provedididistensione disgelo alla pag. 2

DMITRI MEDVEDEV E BARACK OBAMA

Prove di disgelo tra Russia e Stati Uniti. Ricevendo Barack Obama al Cremlino, il presidente

dell'ambiente, tra Usa e

mo straordinari progres-

Sport

Chelsea: inizia l’avventura di “Mister” Carlo Ancelotti sulla panchina dei alla pag. 6 blues. Nel giorno della presentazione “frecciatine” a Mourinho pag. 7

Lo sfoggio di un ''libertinaggio gaio e irresponsabile'' a cui oggi si assiste, non deve far pensare che ''non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori'': lo ha detto il segretario generale della Con- MONSIGNOR CROCIATA ferenza episcopale italiana, mons.Mariano Crociata, in deve pensare che in questo una omelia pronunciata a campo non ci sia gravità di Le Ferriere di Latina in oc- comportamenti o che si casione di una celebrazio- tratti di affari privati - ha ne in memoria di Santa aggiunto il segretario delMaria Goretti. ''Assistiamo la Cei - soprattutto quanad un disprezzo esibito nei do sono implicati minori, confronti di tutto ciò che cosa la cui gravità grida dice pudore, sobrietà, au- vendetta al cospetto di tocontrollo - ha detto Dio''. Secondo Crociata, si mons.Crociata condan- è di fronte a un paradosso, nando la ''sfrenatezza e essendo oggi arrivati ''ad temi in agenda". E la con- nei progressi". "Su tutteagire le gneremo e lavoreremo citato quelli economici, sregolatezza'' come a parlare conhasfronferma è arrivata dall'an- questioni, come sicurezza, sodo nei prossimi giorni, la sicurezza mondiale e la nuncio che è stato trovaeconomia, penso che raggiungereportamenti sessuali in energia, op- tutela tatezza senza limitiriduzione di cuidegli armamenti to un accordo per la di-

L’emergenza influenza suina non smette di far paura: adesso però il Governo dopo il “mea culpa” vuole correre davvero ai ripari a pag. 4

strategici. Il colloquio si è

Sport Valentino Rossi allunga in classifica. Nel gp degli Usa a Laguna Seca vince a sorpresa Pedrosa, Casey Stoner sempre più in crisi De Gaetano a pag. 8 giornata autunnale di Mosca. Un primo passo concreto dovrebbe arrivare dalla firma di un accordo


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L’ITALIANO MARTEDÌ 7 LUGLIO 2009

POLITICA ITALIANA

Il premier replica alle indiscrezioni sulle nuove foto IL CAVALIERE: “LA SPAZZATURA E LE CALUNNIE NON MI FANNO NEPPURE IL SOLLETICO” MA DʼALEMA TORNA A PREVEDERE LE “SCOSSE”

"Non ho nulla da temere. La spazzatura e le calunnie non mi fanno neppure il solletico". Silvio Berlusconi, in un'intervista, assicura che non si lascerà condizionare dall'annuncio, fatto domenica dal Sunday Times, di nuove foto scattate a Villa La Certosa che saranno pubblicate alla vigilia del G8 di L'Aquila. E la maggioranza fa quadrato attorno al premier, attaccando Massimo D'Alema per la nuova previsione di 'scosse' che agiteranno l'esecutivo. Afferma il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone: "Quanto accade è ormai chiaro sotto gli occhi di tutti, ci sono un gruppo editoriale straniero e un gruppo editoriale italiano che hanno precise ragioni di ostilità nei confronti di Silvio Berlusconi, e non si fanno scrupolo di dare vita a una campagna violenta, senza esclusione di colpi, sostanzialmente priva di precedenti rispetto a un primo ministro". Per il ministro Gianfranco Rotondi "D'Alema sfiora il ridicolo: Berlusconi dovrebbe mollare perché la sinistra italiana è ridotta a commentare le sue feste?", mentre per Fabrizio Cicchitto "è evidente che l'onorevole D'Alema punta a riconquistare la guida dell'intero schieramento di centrosinistra e anche favorire Bersani nella conquista della segreteria del Pd cavalcando la tigre delle

IL MONITO

Berlusconi: “Non ho nulla da temere”

IL PREMIER SILVIO BERLUSCONI

armi improprie nello scontro politico, che va dall'uso della giustizia a quello delle fotografie ritoccate e altro ancora". L'Idv, invece, condivide l'analisi svolta domenica da D'Alema, che ha parlato di "inizio del declino" di Berlusconi che porterà a "scenari im-

prevedibili": "Le crepe che già con ogni evidenza danneggiano la struttura del governo - afferma Leoluca Orlando - sono rappresentate per noi dal palese tentativo di limitare la libertà di stampa e dalle vergognose cene del premier con i giudici della

Consulta che tra pochi mesi dovranno pronunciare parere di costituzionalità sul Lodo Alfano. Ci chiediamo - conclude Orlando - quale altro elemento debba venir fuori per stabilire che questo governo è sulla via del declino".

I vescovi: “Il libertinaggio non è affare privato” Lo sfoggio di un ''libertinaggio gaio e irresponsabile'' a cui oggi si assiste, non deve far pensare che ''non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati, soprattutto quando sono implicati minori'': lo ha detto il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mons.Mariano Crociata, in una omelia pronunciata a Le Ferriere di Latina in occasione di una celebrazione in memoria di Santa Maria Goretti. ''Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo - ha detto mons.Crociata condannando la ''sfrenatezza e sregolatezza'' nei comportamenti sessuali in opposizione alle virtù della santa - e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall'antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista; salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere''. ''Nessuno

MONSIGNOR CROCIATA

deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati - ha aggiunto il segretario della Cei - soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio''. Secondo Crociata, si è di fronte a un paradosso, essendo oggi arrivati ''ad agire e a parlare con sfrontatezza senza limiti di cui si dovrebbe veramente arrossire e vergognare'', mentre si arrossisce - aggiunge citando San Paolo per tutto quello che ''è vero, nobile e giusto''.''Qui non è in gioco - conclude un moralismo d'altri tempi, superato'' ma ''è in pericolo il bene stesso dell'uomo''. ''Dobbiamo interrogarci tutti - ha detto ancora - sul danno causato e sulle conseguenze prodotte dall'aver tolto l'innocenza a intere nuove generazioni''.

Il leader del Pd: “L’ex pm non coinvolga il Quirinale”

Colloquio tra i presidenti italiano e cinese

Ddl intercettazioni: è scontro tra Di Pietro e Franceschini

Napolitano a Hu Jintao: “Sviluppo non dimentichi i diritti umani”

''Signor Presidente, lei sta usando una piuma d'oca per difendere la Costituzione dall'assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti''. Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, nel suo blog, critica Giorgio Napolitano rimproverandogli di aver aperto la strada, con il suo incontro con il ministro della Giustizia Alfano, a semplici a ''modifiche di facciata'' al ddl sulle intercettazioni. Secondo Di Pietro, invece, il disegno di legge deve essere ritirato, anche a costo di arrivare allo scontro con il governo.

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese Hu Jintao è stato accolto ieri al Quirinale da Giorgio Napolitano, nel cortile d'onore dove ha ricevuto gli onori militari di un drappello di corazzieri a cavallo in alta uniforme e di reparti dei vari corpi delle forze armate. Dopo l'esecuzione degli inni nazionali i due capi di Stato si sono ritirati a colloquio. Con questo incontro ha inizio la visita di stato del presidente cinese in Italia. La precedente risale a 10 anni fa. Era stato Jang Zemin a venire a Roma. Du-

''Oramai - sottolinea il leader dell'Italia dei Valori non è più possibile evitare lo scontro con un governo che ha agito esclusivamente nell'interesse di pochi, spesso di una sola persona, a colpi di fiducia, di cene carbonare, di vili attacchi verbali, negando la realtà, la crisi del Paese, insultando la dignità dei cittadini ed usando la menzogna come strumento sistematico di propaganda”. In una legge, “dove il 90% del testo è da rifare”, continua l’ex pm, “non si può parlare di ritocchi”. A Di Pietro ha però risposto il

ANTONIO DI PIETRO

segretario del Partito Democratico Dario Franceschini affermando che è “intollerabile che il leader dell'Idv coinvolga il Presidente della Repubblica nella polemica politica. Il Presidente sta svolgendo con intelligenza la sua funzione di garante delle regole e degli equilibri istituzionali. Di questo l'intero paese deve essergli grato''.

rante il colloquio a porte chiuse al Quirinale e poi davanti ai giornalisti Giorgio Napolitano ha posto al presidente della Repubblica Popolare Cinese il problema di affrontare in Cina la questione dei diritti umani. ''Abbiamo concordato - ha detto Napolitano prendendo la parola al fianco del presidente cinese - che lo stesso sviluppo e il progresso economico e sociale che si stanno realizzando in Cina pongono nuove esigenze in materia di diritti umani, una questione che l'Italia ha sempre affrontato e

GIORGIO NAPOLITANO

intende affrontare nel massimo rispetto delle ragioni cinesi, e dell'integrità e autonomia di decisione della Cina e delle sue istituzioni rappresentative''.


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Nuove scosse a LʼAquila a poche ore dal G8 INTANTO I CITTADINI SFILANO IN CORTEO PER CHIEDERE CHE LE INDAGINI FACCIANO IL LORO CORSO E CHE SIANO ACCERTATE LE RESPONSABILITAʼ L’ITALIANO MARTEDI’ 7 LUGLIO 2009

CORTEO DEGLI ABITANTI DELL’AQUILA

alla casa dello studente il 6 aprile 2009. Firmato, Comitato famigliari vittime Casa dello studente”. E proprio presso la Casa dello studente di via XX settembre ha avuto luogo uno dei momenti più intensi della manifestazione: dopo che la fiaccolata – partita poco dopo mezzanotte dalla Fontana Luminosa – ha raggiunto via Stinella e la Villa Comunale, una delegazione dei familiari delle vittime, accompagnata dai vigili del fuoco, ha raggiunto l’edificio – dove hanno perso la vita gli 8 universitari – deponendo un mazzo di fiori. La commemorazione delle vittime è avvenuta invece in piazza Duomo, alle 3.32, nell’ora esatta del sisma del 6 aprile scorso. Intanto, in vista del G8 – che si terrà dall’8

al 10 luglio – già da domenica L’Aquila è una città completamente blindata: sono considerate ‘zone rosse’ la statale 80 – una delle principali arterie di collegamento che attraversa il capoluogo abruzzese – come altre 16 strade, nonché tutte le alture dalle quali è possibile osservare con teleobiettivi la Scuola della Guardia di finanza di Coppito, che ospiterà i grandi della Terra. Alla sicurezza dell’Aquila e di altre zone limitrofe – nel novero delle forze messe in campo con l’operazione “Giotto 2009”, 2500 militari di Esercito, Marina e Aeronautica coordinati dal Comando della Forza (Comfor) -, contribuiscono anche 350 alpini del 9° reggimento che dallo scorso 3 maggio con-

ducono l’operazione “Strade Sicure”, per prevenire atti illeciti nelle zone cittadine colpite dal sisma. La componente aerea impiegherà invece velivoli F16, EF2000 e MB339 nonché elicotteri HH3F in configurazione “Slow Mover Interceptor”, con un radar Matra per la scoperta di target alle basse e bassissime quote, mentre un assetto Uav (Unmanned air vehicle) garantirà in tempo reale il monitoraggio delle aree maggiormente sensibili. La difesa aerea sarà supportata anche da un velivolo per la sorveglianza aerea Nato Awacs. Una componente sanitaria polispecialistica opererà all’interno della scuola della Gdf di Coppito a diretto sostegno delle delegazioni del G8.

IL DOLORE

Abruzzo: la terra trema ancora A poche ore dall’inizio dei lavori del G8 la terra continua a tremare in provincia dell’Aquila: l’ultima scossa si è registrata alle 9.02 di ieri mattina, di magnitudo 3.0, con epicentro nelle località di Pizzoli, Barete e Cagnano Amiterno. Nel corso della notte di ieri sono state avvertite altre tre scosse, alle 4.10 e alle 4.22 – entrambe di magnitudo 2.1 – e un’altra alle 5.34, di magnitudo 2.6. Ma nel capoluogo abruzzese è stata anche una notte – esattamente a tre mesi dal sisma che si verificò alle 3.32 del 6 aprile – all’insegna del ricordo e della commemorazione: oltre 2000 persone hanno dato vita a una fiaccolata – organizzata da comitati di cittadini sorti spontaneamente dopo il terremoto, tra cui il 3 e 32, Epicentro Solidale, Ara e Colta - per ricordare le vittime del terremoto. Si è trattato di un lungo e pacifico corteo, in cui i cittadini hanno chiesto che le indagini facciano il loro corso e che siano accertate le responsabilità. “Verità e giustizia” lo slogan apparso su uno striscione, mentre un altro recitava: “Dopo il dolore, la rabbia e la necessità di verità e giustizia per Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Alessio Di Simone, Francesco Esposito, Hussein Hamade (Michelone) e Luca Lunari. Assassinati

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ATTUALITA’

Strage di Viareggio: oggi i funerali Già prima che si aprissero le porte del Palazzetto dello sport di Viareggio, erano in tanti ad aspettare di poter entrare nella camera ardente allestita per l’ultimo saluto della cittadinanza alle 15 vittime italiane del disastro ferroviario avvenuto la sera del 29 giugno. Le salme delle altre sette vittime, tutte di nazionalità marocchina, sono state rimpatriate l’altro ieri notte, mentre il cinquantenne Andrea Falorni risulta ancora disperso. Alla vigilia dei funerali solenni che verranno celebrati stamattina alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano, ieri nella cittadina toscana è tornato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che ha visitato la camera ardente, incontrando poi alcuni parenti presenti al Palasport. Bertolaso, che era accompagnato dal sindaco di Viareggio Luca Lunardini, dal prefetto di Lucca Carmelo Aronica e dal questore Francesco Nicola Santoro, si è trattenuto davanti alle bare dei due bambini, Luca e Lorenzo Piagentini, soffermandosi a confortare il nonno e la zia dei piccoli. “È un dolore profondo che si avverte chiaramente, ma molto composto e questo è commovente” ha sottolineato il sindaco della città, commentando la sfilata di per-

OGGI LE ESEQUIE DELLE VITTIME

sone giunte per omaggiare i feretri con mazzi di fiori. Sempre Lunardini ha poi spiegato che le condizioni dei 22 feriti ricoverati nell’ospedale della Versilia e in altre strutture per grandi ustionati del centro e nord Italia rimangono stabili, anche se in alcuni casi molto gravi. E proprio i feriti riceveranno oggi, al termine dei funerali, la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per le esequie, a cui parteciperà in rappresentanza della Commissione europea anche il vicepresidente Antonio Tajani, sono attese, secondo le stime del comune, almeno 30 mila persone. All’esterno dello stadio verrà quindi montato un maxischermo per consentire a coloro che non riusciranno a entrare nella struttura di seguire comunque la cerimonia, mentre l’area intorno al Palasport sarà chiusa al traffico e saranno attive navette da e per il centro di Viareggio.

In carcere 21 esponenti dei centri sociali per gli scontri del 18 maggio scorso: dure proteste in tutte le università

Arresti fra gli studenti: l’Onda occupa gli atenei La procura di Torino ha ordinato ieri 21 arresti tra gli esponenti dei centri sociali per gli scontri del 18 maggio scorso a Torino in occasione del G8 dell'Università. I reati contestati sono violenza, resistenza,lesioni, danneggiamenti. L'emissione delle misure è giunta in seguito alle indagini della Digos della Polizia di Torino, coordinata dalla direzione centrale della Polizia di Prevenzione. "Hanno usato una violenta paramilitare premeditata", ha detto Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino. "Hanno usato mazze e picozze. Ci sono prove video e fotografiche inconfutabili. Il provvedimento non vuole colpire singoli gruppi politici e controculturali,

ma anzi difendere il diritto a manifestare pubblicamente qualsiasi opinione, purché in modo pacifico. Non è stata un'indagine contro questo o quel gruppo, contro questo o quell'orientamento politico, ma contro reati e violenze commesse da un numero minoritario di manifestanti. È anche un'operazione - ha concluso - in difesa di chi manifestava liberamente”. Gli arresti sono stati eseguiti tra Torino, Padova, Bologna e Napoli. La risposta degli studenti non si è fatta attendere: sono infatti stati occupati rettorati delle università di Napoli, Milano e Pisa. A Roma, 200 attivisti dell'Onda hanno occupato il rettorato della Sapienza. "L'Università

TENSIONE ALL’UNIVERSITÀ

deve dare una risposta precisa agli arresti di questa notte", dicono i manifestanti. “Liberi tutti e tutte” e “L'onda perfetta non si arresta” sono gli striscioni che gli studenti hanno appeso fuori dalle finestre del rettorato. Gli studenti hanno chiesto al Rettorato un gesto di solidarietà verso la loro occupazione e il Rettorato ha risposto con una nota in cui ricorda che "questa università è da sempre rispettoso dei diversi ambiti di competenza istituzionale e, per quanto direttamente lo riguarda, da sempre garantisce a tutte le componenti universitarie libertà di espressione e di aggregazione che considera indispensabili per una democratica convi-

venza civile". Una presa di posizione del tutto insoddisfacente per gli studenti: "La libertà di espressione e di aggregazione è garantita dalla Costituzione - hanno ricordato - e non c'è bisogno che sia ribadita dal prorettore. Ci aspettavamo molto di più e per questo intendiamo continuare nella protesta". Proteste anche alla Ca' Foscari di Venezia dove una quarantina di aderenti all'Onda hanno protestato davanti agli uffici del rettore. Picchetti anche al rettorato di Bologna. Proteste e striscioni pure a Napoli, alla Federico II. A Torino gli studenti hanno spiegato: “Continueremo come sempre, inesorabili, a riprenderci i nostri spazi”.


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L’ITALIANO MARTEDI’ 7 LUGLIO 2009

QUI ARGENTINA

Una donna è morta lo scorso 1 luglio a Rosario a causa del virus dell'influenza A. Con questo decesso, di cui si viene a conoscenza solo oggi, salgono a 44 le vittime del virus in tutto il Paese (29 nella provincia di Buenos Aires) e i media iniziano a denunciare la mancanza di dati aggiornati da parte del ministero della Salute che però adesso dopo le innegabili defaillance vuole correre ai ripari

Governo, avanti tutta contro l’emergenza influenza suina SALVATORE GIUFFRIDA

BAIRES - A causa dell'espansione dell’influenza nel paese, il governo mobiliterà il personale delle forze armate: in particolare si metteranno a disposizione per il trattamento dei casi d’influenza, i diversi ospedali militari di Campo de Mayo, Bahía Blanca, Mar del Plata e Punta Indio, oltre l’ospedale militare mobile d’Ezeiza. A loro volta, i centri di assistenza sanitaria trasferiranno diversi medici e infermieri agli ospedali più impegnati. Considerato l’inarrestabile espansione del virus influenzale A H1N1, il governo annuncerà che utilizzerà le Forze Armate (FFAA) per lottare contro le malattie, convocando medici e infermieri, e mettendo a disposizione ulteriori ambulanze e ambulatori, così come tende e ospedali di campo per controlli sanitari della popolazione. Inoltre i militari metteranno a disposizione un magazzino con “caratteristiche speciali” per lo stoccaggio dei medicamenti e materiali necessari per impedire la propagazione dell’epidemia. Il costo di questa operazione sarà a carico del ministero della salute, che la

scorsa settimana ha annunciato uno stanziamento di $ 1.000 milioni per la lotta contro l'influenza A. da parte sua il ministro della salute, Juan Manzur, ha confermato che in Argentina ci sono 60 morti confermati per causa dell’influenza A, mentre il numero di casi è salito a 2485. Tuttavia, varie autorità sanitarie sottolineano che ci sono già 65. Oggi, si riuniscono i ministri

della sanità di tutte le province. Nel corso di dichiarazioni televisive, Manzur ha aggiunto che “ci sono state molte persone in contatto con il virus. Molte di queste sono state asintomatici mentre alcune mostravano dei sintomi dell’influenza. Tra queste, una piccola percentuale si sono recati in ospedale ed di queste ultime

soltanto un piccolo gruppo sono peggiorati”. Il ministro ha anche detto che oggi alle 14 si riunisce il Consiglio federale della sanità, che comprende tutti i ministri provinciali. Secondo Manzur, nel corso di tale riunione sarà reso noto quali sono le diverse realtà regionali e suggerirà di fare una relazione tecnica dettagliata per individuare lo sviluppo del virus nel paese. A sua volta, si parlerà per prendere in considerazione nuove misure sanitarie così come si valuterà l'efficacia delle decisioni prese negli ultimi giorni per contenere l'epidemia dell’influenza A. Nel frattempo, tutte le scuole e le università del paese così come le attività giuridiche, da oggi, rimangono inattive a causa della pausa invernale prolungata come determinato dalle autorità sanitarie nazionali e provinciali per tentare di ridurre la diffusione dell'influenza A. In particolare le autorità hanno stabilito dei meccanismi in modo tale che gli studenti possano svolgere i compiti in questo periodo tramite la consegna dei materiali, attraverso il costante contatto e-mail con gli insegnanti e l’accesso a testi disponibili su Internet.

La decisione di sospendere le classi non è però univoca in tutte le province: alcune hanno deciso di aggiungere due settimane di pausa nel mese di luglio, mentre altre lezioni sono state sospese per una set-

timana e poi riprendere l'attività e quindi iniziare le vacanze. Quel che c’è di univoco è quindi solo una cosa: la paura diffusa che l’epidemia del virus A non abbia ancora concluso il suo picco di morte.

La CGT sul piede di guerra per l’aumento del 25% dei salari BAIRES - I camionisti sotto la guida di Pablo Moyano sono sul piede di guerra: i trasportatori minacciano di proclamare uno sciopero totale per raggiungere l’obiettivo di conseguire un aumento del 25% del loro stipendio. In particolare funzionari delegati della sigla sindacale avranno una riunione per decidere le misure e la portata della protesta, ma soprattutto per decidere se è il caso di portare avanti lo sciopero come manifestazione estrema di malcontento oppure no. Uno sciopero che se approvato sarebbe di 48 ore. Ma gli animi sono esagitati: “la richiesta di aumento sarà accettata con le buone maniere o con le cattive”, dicono dal sindacato, e lo ha ribadito il capo della CGT. Secondo cui “l’attività del settore non è stata danneggiata dalla crisi, non ci stati licenziamenti, quindi gli imprenditori sono in grado di dare questo aumento”. Parole di Pablo Moyano. Il quale ha poi detto che la riunione con il segretario dei trasporti Juan Pablo Schiavi. “Non ci ha chiamati nessuno, ma ad ogni modo l’aumento è una cosa che riguarda le imprese”.

Hanno raddoppiato la produzione, dimostrando che l’industria può essere gestita dai lavoratori. E ora, non solo in Patagonia, tanti inseguono il sogno anti-crisi della Fábrica Sin Patrones.

L’utopia concreta anti-crisi: dall’Argentina il modello della “Fábrica Sin Patrones BAIRES - File di camion carichi di merci, che sfrecciano sulla superstrada. Di fronte, una distesa di terra rossiccia, disseminata di alberi e cespugli rinsecchiti dal sole. Oltre, le gigantesche fabbriche del Parque Industrial Neuquén. Un cartello indica quella della Zanon. “Ceramica Fasinpat. Fábrica sin patrones, Zanon bajo control obrero”. Dietro, un giardino con eucalipti e pini e, più in fondo, l’edificio color terra. Due signori seduti nella guardiola accolgono i visitatori: uno di loro è un cinquantenne monumentale con capelli ricci e lunghi da rockstar, l’altro è un tipo gioviale, più vecchio di una decina d’anni, che si chiama Angel. “Qui siamo tutti uguali”, dice. “Siamo tutti operai, e tutti lavoriamo”. Indica la costruzione che fa da sfondo alla nostra conversazione. “I giovani sono la maggioranza, Ma ci sono anche i vecchi, come me”. La fabbrica Zanon: Scommessa industriale - Fasinpat, sta per Fábrica sin patrones, Fabbrica senza padroni. Settemila metri quadrati a pochi chilometri dalla città di Neuquén, nel nord della Patagonia argentina, che comprendono gli uffici e la fabbrica in cui si producono piastrelle in ceramica. Per l’esattezza, 350mila metri quadrati di piastrelle al mese. Dal marzo 2002 la fabbrica è gestita dagli operai: formalmente come cooperativa, in realtà sotto control obrero. Controllo operaio. Roba d’altri tempi? Non proprio, se si considera il successo dei risultati ottenuti. Da azienda modello. Vengono a visitarla da ogni parte del mondo, questa “fabbrica degli operai”. “Abbiamo fatto tutto da soli, e dimostrato al mondo che gli operai possono governare le imprese. Con profitto”. La Fasinpat non è il solo esempio di control obrero in Argentina, ma il più famoso, quello con la storia più sofferta. “Ma la nostra non è retorica”, spiega Francisco Morillas, 53 anni, presidente della cooperativa. “Abbiamo risultati e numeri da esibire, soprattutto la qualità dei nostri prodotti, apprezzati ovunque”. C’era una volta Zanon - La storia, dunque. Fino al 2001 Fasinpat si chiama Zanon ed è la rinomata azienda di proprietà dell’omonima famiglia veneta che produce piastrelle. Poi però comincia a non pagare i dipendenti e a trascurare le regole di sicurezza, finché, nel mese di settembre, chiude. Improvvisamente. Effetto della crisi argentina, dicono. Paro patronal, si chiama. Dipendenti senza lavoro, fabbrica bloccata. Qualcuno cerca un altro impiego ma la maggior parte dei dipendenti - circa 260 operai - si accampano all’esterno della Zanon. “Chiedevamo che la fabbrica riaprisse, nient’altro. E che ci pagassero i nostri stipendi arretrati e i contributi per la pensione che non versavano da un anno”. Nessuno diede loro retta. Così, dopo cinque mesi decidono di rompere i lucchetti e rientrare in fabbrica. Accendono le macchine e ricominciano a lavorare: tre turni di otto ore al giorno. Il primo mese producono 15mila metri quadrati di piastrelle. Un’inezia, se paragonati ai 700mila dei tempi Zanon. Però. Si organizzano e in pochi anni la produzione decolla. Formano squadre di venditori, amministrativi. E una che si occupa degli acquisti. Acquirenti militanti - Non c’erano più le categorie di impiegati e operai: a turno tutti svolgevano le stesse mansioni. “Siamo tutti uguali”. Francisco Morillas ripete il mantra di Angel, il guardiano. “Ognuno deve lavorare in tutti i settori, in modo da conoscere l’intera struttura produttiva”. E in quasi otto anni di autogestione, i risultati sono evidenti. Quasi il doppio (450) di lavoratori, per uno stipendio mensile di 2.800 pesos (589 euro), ovviamente uguale per tutti. Ci sono anche tre medici (fanno parte della cooperativa), e consulenti esterni. Per esempio, un amministratore d’impresa e vari ingegneri legati all’Università Nazionale del Comahue, l’ateneo locale. Anche i clienti sono cambiati, con il tempo. All’inizio dell’occupazione erano soltanto acquirenti militanti, di sinistra, che compravano i prodotti Fasinpat per sostenere l’azienda e la lotta. Poi però quegli articoli hanno conquistato un po’ tutti, finanche i più conservatori. Macchinari obsoleti e ceramiche moderne - Oggi le piastrelle Fasinpat pavimentano e decorano gli appartamenti popolari così come le sale riunioni di uffici importanti, stazioni di servizio e saloni di vendita: in tutto, una gamma di ottanta modelli, dai “porcellanati purissimi” (64 pesos, ovvero 12 euro al metro quadro) ai più modesti porfidi (15 pesos, meno di 3 euro). Hanno nomi evocativi, come obrero gris e obrero beige (operaio grigio e beige). Oppure mapuche, l’etnia che abitava originariamente questa zona e che in parte si mescolò con gli europei; furono loro ad aiutare gli operai della Fasinpat, nei primi mesi di autogestione, portando l’argilla che serviva per costruire le piastrelle. Quella stessa che, conservata in grandi mucchi, circonda la fabbrica insieme ai sacchi di sabbia e al materiale riciclato. Tutto serve per realizzare le piastrelle, spiegano i giovani operai, mostrandoci con orgoglio le varie tappe del processo di produzione. Che prevede una infinità di operazioni: dall’atomizzazione dell’argilla, che da liquida diventa secca, alla confezione delle ceramiche, attraverso gli stadi di colorazione e decorazione. Dentro la fabbrica, centinaia di macchinari producono un rumore infernale. “Macchinari italiani e di ottima qualità, anche se vecchi. Ma non abbiamo i soldi per comprarne di nuovi”, urla José Marihuan, segaligno operaio di origine mapuche. Eccolo, il punto debole della Fasinpat: macchinari obsoleti che consumano molta energia, incidendo sui costi di produzione. Insomma qualoosa da sistemare c’è...


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ITALIANI NEL MONDO

A PROPOSITO DEI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

L’allegra brigata in gita scolastica PARIGI - La stucchevole discussione sulla ristrutturazione consolare in corso tra esponenti del governo attuale, del precedente,ed i rappresentanti degli italiani all’estero, é una di quelle commedie che ci fa capire, una volta di più, come sia urgente una profonda riforma delle nostre istituzioni. Guardo con una certa invidia alla Francia dove esiste un sistema semipresidenziale e dove i rappresentanti all’ « Assemblea Nazionale » (che sono solo 500 contro i nostri 930) sono eletti con un sistema maggioritario a doppio turno. In questo modo esiste una scrematura della classe politica e si evitano i paradossi italiani. Molti vorrebbero interdire l’accesso al Parlamento ai condannati. Io, molto più modestamente, porrei come requisito la conoscenza della lingua italiana e basi minime di cultura generale. Non so quanti supererebbero il test d’ammissione ! I rappresentanti degli italiani all’estero, poi, stanno dando uno spettacolo che ci deve far riflettere sulla necessità di riformare l’istituto del voto. Questa allegra brigata di miracolati, cresciuta all’ombra dei patronati e del sottobosco dei palazzi romani, da l’idea una scolaresca gaudente in gita premio. Sono talmente contenti di essere scampati a ben più umili mestieri,che non passa giorno che non mostrino la loro gratitudine ai loro miracolatori. Hanno l’aria talmente gaia che manca solo che organizzino un picnic serale, seduti in cerchio ( magari davanti a Montecitorio) con tanto di falò e chitarra. Tra fumosi comunicati sullo scibile umano, tanto da rendere attuale la famosa espressione di Ernesto Rossi « aria fritta », proposte stravaganti come la lotta contro la persecuzione dei cristiani nel mondo o il finanziamento dei terremotati dell’Abruzzo, tramite… la soppressione del CGIE, stanno facendo di tutto per mettersi in mostra, anche a costo di apparire come l’ubriaco che parla al lampione o il cane che abbaia alla luna. Sulla ristrutturazione della rete consolare poi, stiamo assistendo ad una rissa tra chi, prendendosi per Quintino Sella, vuole fare una lotta senza quartiere agli sprechi risparmiando, otto dicasi otto milioni di euro, e chi fa le barricate in difesa dei presunti interessi degli italiani all’estero. Io, da semplice cittadino residente all’estero, da quindici anni, mi limito

a dire che il disservizio di questi consolati, pullulanti di funzionari tanto inefficienti quanto scortesi é arrivato ad un livello tale, da rendere necessari ben altri interventi da quelli annunciati ! Ma il discorso é molto più ampio ; la lotta agli sprechi é sacrosanta ma va fatta seriamente e senza reticenze. E finché non saranno fatte le tanto auspicate riforme istituzionali per spezzare una volta per tutte il legame tra politica e clientelismo, avremo provvedimenti sporadici e frammentari che non risolveranno i problemi di fondo. L’Italia ha un debito pubblico pari al 120 % del Pil, la Francia solamente del 70%. Ma mentre in Francia ad un debito pubblico a cui corrispondono servizi ed amministrazioni efficienti, comprese le reti consolari, in Italia all’aumento incontrollato della spesa, non corrisponde un miglioramento dei servizi resi ai cittadini. Si spendono oltre 700 milioni di euro all’anno per i finanziamenti alla stampa ; ma anziché favorire chi veramente produce cultura, come i portali on-line, si finanziano carrozzoni come « Il Secolo d’Italia » o « Liberazione » che, nonostante vendano poco più di tremila copie al giorno, con tassi di resa superiori al 90% delle copie stampate (e conseguente inquinamento ambientale), ricevono più di tre milioni di euro all’anno di sovvenzioni ! I finanziamenti per la lotta contro la fame nel mondo rappresentano poi un’altro capitolo di sprechi e di disservizi al punto che il premio Nobel

per l’economia Gunnar Myrdal ha chiesto di cessare l’aiuto pubblico allo sviluppo. Pullulano una miriade di enti governativi e intra-governativi che costano centinaia di milioni ai contribuenti, che non servono a nulla, ma rappresentano un’occasione troppo ghiotta per i partiti per sistemarvi i propri cortigiani e porta-borse ; sono solamente macchine da consenso. Un esempio per essere chiari ; chi sa dirmi a cosa serve l’ente internazionale O.I.V. vale a dire « organismo internazionale del vino e della vigna »? La verità é che l’Italia paga oltre quarant’anni di consociativismo tra vecchia Dc e vecchio Pci e l’intreccio perverso tra cultura cattolica e marxista ha affossato la coscienza repubblicana. La creazione del Pdl, vuole essere per noi l’occasione per dare vita ad un vero e proprio soggetto riformatore che possa trasformare profondamente la qualità della politica ; non vogliamo certo creare una brutta copia della vecchia Dc e proseguire le politiche perverse del passato. Noi vogliamo un soggetto capace di farsi portatore di una visione di alto profilo capace di riformare profondamente la società italiana. Dai deputati eletti all’estero poi, ci aspettiamo ben altro spessore politico ! Ci aspettiamo una valorizzazione delle risorse umane, ma devo constatare,con grande amarezza, che alle elezioni europee si é persa un’occasione storica. In Francia queste elezioni sono state

l’occasione per aprire un dibattito, in seno alla società francese, sull’Europa e sulle sue istituzioni. In Italia non é stato così ; per giunta, contrariamente ad ogni altro paese in Europa, si é voluto reintrodurre l’istituto della preferenza. E da qui si può capire la mancanza di logica della classe politica italiana sempre in balia di ricatti di minoranze rissose e velleitarie. Alle elezioni politiche, dove le circoscrizioni sono più ristrette e dove é importante un radicamento con la realtà locale, si é votato senza preferenze, con le famose liste « bloccate ». Alle europee, dove le circoscrizioni erano molto più ampie e dove, più che il radicamento locale, serviva la conoscenza dell’Europa, hanno reintrodotto le preferenze ! Poteva essere l’occasione per valorizzare gli italiani, che residendo all’estero hanno accumulato esperienza internazionale e conoscenza delle lingue straniere. E invece no ! Abbiamo visto candidature di portaborse, di riciclati, di star della televisione e di ragazzine petulanti. Mentre le forze politiche francesi presentavano ai loro elettori liste in cui spiccavano personalità internazionali come Michel Barnier, Rachida Dati, Jean Marie Cavada, Daniel Cohen-Bendit, in Italia si replicava con Debora Serracchiani, Emanuele Filiberto di Savoia e Iva Zanicchi ! Dato il carattere tragi-comico delle candidature italiane non si capisce perché non si siano presentati anche Massimo Boldi , Diego Abatantuono e « Er Cipolla ». Da notare che l’astensione tra gli italiani all’estero a queste consultazioni europee, é stata pari al 94 % ! E non c’é da stupirsi. I rappresentanti degli italiani nel mondo potevano farsi sentire per contrastare queste scelte scellerate, ma avevano altro da fare. Per fortuna che Nicola Di Girolamo ha infine preso un’iniziativa importante. Parlo dell’associazione ItaliaTurchia, per lo sviluppo delle relazioni tra i due paesi ; un’iniziativa seria, ben argomentata che spero sia l’inizio di un cambiamento di tendenza nella politica dell’italianità nel mondo. Non più pizza e mandolino e pacche sulle spalle ma interventi puntuali su temi di attualità internazionale. Un plauso convinto dunque al senatore Di Girolamo. ANDREA VERDE

Chiusura consolati: la nota del Ctim di Stoccarda ROMA - A nome dell'Esecutivo della Federazione di Stoccarda del CTIM-Bruno Zoratto e di tutti i suoi iscritti, esprimo la mia più convinta, piena solidarietà a quelle comunità coinvolte direttamente nel piano di smantellamento della rete consolare. Questa penalizzazione ci tocca tutti: la rappresentanza consolare non é un optional, ma il servizio pubblico che avvicina il cittadino allo Stato e deve essere caso mai rafforzato, cambiando strategie, come ad esempio l'assunzione di personale in loco al posto dell'impiegato metropolitano. Considerando che il costo di un impiegato assunto localmente è di parecchio inferiore a quello di un impiegato di ruolo inviato da Roma, in quanto verrebbero a mancare le indennità di servizio all'estero (indennità di sistemazione, contributo spese abitazione estera, aumenti per situazione di famiglia, rimborsi spese viaggio, trasloco, ecc.), risulta evidente che il risparmio sarebbe enorme. Ci si chiede perché a pagare siano sempre i cittadini residenti all'estero, costretti a dei disagi non indifferenti, come le giornate di tempo perse per via delle grandi distanze nel raggiungere il consolato più vicino. La chiusura dei Consolati non è certo la maniera più idonea per tagliare spese in esubero: le conseguenze sarebbero drammatiche, non solo per le comunità interessate, ma anche per gli interessi dello Stato italiano (vedi scambi politici, culturali, ecc.) Il CTIM di Stoccarda aderisce pienamente all'azione incisiva, al di sopra delle parti politiche, promossa dal suo Segretario Generale On. Mirko Tremaglia, che ha preso una posizione ben chiara e definita contro questo proposito così dannoso per la nostra comunità all'estero, e apprezza e condivide qualsiasi azione democratica, atta a fermare la chiusura di consolati, facendosi esso stesso promotore di tali iniziative - vedi Norimberga. Consapevoli che questa nostra rimostranza va al di là delle convinzioni politiche, gridiamo la nostra protesta contro tutti coloro che si stanno rendendo responsabili di una decisione così miope, sollecitandoli a rivedere le loro posizioni e progetti, trovando una soluzione equa che possa soddisfare l'utente italiano all'estero e, nel contempo, ridurre il deficit nella spesa pubblica: proposte valide ed efficaci ve ne sono!

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Unione Stampa Periodica Italiana

F.U.S.I.E.


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L’ITALIANO MARTEDI’ 7 LUGLIO 2009

ESTERI

Summit al Cremlino tra Obama e Medvedev I DUE PRESIDENTI PER “APRIRE UNA NUOVA PAGINA”: “CʼEʼ LA POSSIBILITAʼ DI PRENDERE DECISIONI IMPORTANTI ED ESSENZIALI SU TUTTI I TEMI IN AGENDA”

Usa-Russia: prove di disgelo

DMITRI MEDVEDEV E BARACK OBAMA

Prove di disgelo tra Russia e Stati Uniti. Ricevendo Barack Obama al Cremlino, il presidente russo Dmitri Medvedev, ha auspicato che il summit possa "aprire una nuova pagina"' nella storia della relazioni bilaterali e ha sottolineato che c'è la possibilità di "prendere decisioni importanti ed essenziali su tutti i

temi in agenda". E la conferma è arrivata dall'annuncio che è stato trovato un accordo per la dichiarazione congiunta sul disarmo nucleare con cui i due leader si impegneranno in vista della scadenza del trattato Start, a dicembre. Il presidente americano si è detto sicuro che si potranno raggiungere "straordinari

progressi". "Su tutte le questioni, come sicurezza, economia, energia, tutela dell'ambiente, tra Usa e Russia ci sono molte più cose in comune rispetto a quelle che ci dividono", ha assicurato Obama. Si potrà "avanzare nella direzione tracciata a Londra", al G20 di aprile sulla crisi mondiale, ha insistito il presidente e, "se ci impe-

gneremo e lavoreremo sodo nei prossimi giorni, penso che raggiungeremo straordinari progressi". Medvedev ha auspicato che "i colloqui a tutto campo" permettano di chiudere "alcune pagine difficili nella storia della relazioni russo-americane" e di aprire "una nuova pagina". Tra i problemi "da risolvere insieme"

ha citato quelli economici, la sicurezza mondiale e la riduzione degli armamenti strategici. Il colloquio si è svolto nel salotto rosso del Gran palazzo del Cremlino, in compagnia delle rispettive mogli, Michelle e Svetlana, al loro primo incontro. "Il tempo favorisce il nostro lavoro", ha scherzato il presidente russo alludendo alla

giornata autunnale di Mosca. Un primo passo concreto dovrebbe arrivare dalla firma di un accordo che getta le basi per il negoziato di un trattato di riduzione delle armi nucleari. Il trattato, che entrambe le parti sperano di concludere per la fine dell'anno, sostituirà l'attuale Start del 1991, che scade a dicembre.

Pechino reprime nel sangue la rivolta dell’etnia turcofona dello Xinjiang

Cina: pugno di ferro contro i musulmani uighuri 140 morti, più di 800 feriti, centinaia di arresti Sono sfociate nel sangue le proteste dei musulmani uighuri nello Xinjiang. Pechino ha usato il pugno di ferro ed è stata una carneficina, la peggiore da Tiennanmen: almeno 140 morti, più di 800 feriti, centinaia di arresti. Ma il bilancio potrebbe anche essere più pesante. Il governo cinese accusa gli uighuri, un'etnia turcofona di religione musulmana, di aver fomentato le violenze: l'indice è puntato su Rebiya Kadeer, una dei leader in esilio, candidata al premio

Nobel in diverse occasioni. Ma gli uighuri - che da sempre accusano il governo centrale di assimilazione forzata e negazione di una loro identità culturale - dicono che Pechino ha represso una manifestazione pacifica con "violenza feroce". Le proteste sono avvenute nel pomeriggio di domenica a Urumqi, capitale della regione autonoma dello Xinjiang. La rivolta era iniziata in maniera pacifica, con una marcia di giovani uighuri, che manifestavano per la mor-

te di due membri dell'etnia in una fabbrica di giocattoli a Canton, nel sud della Cina, linciati perché un rumor li accusava di aver violentato una giovane. Per disperdere la marcia sono intervenute le forze di sicurezza, che hanno subito avuto ragione dei manifestanti. Ma a quel punto sono cominciati gli scontri in varie zone della città. Le immagini mostrate dalla tv pubblica Cctv la folla che rovesciava e dava alle fiamme auto e bus, che rompevano vetri, una donna

presa a calci mentre era riversa a terra, auto date alle fiamme. Dopo il coprifuoco imposto a Urumqi, in varie zone della città sono stati creati posti di blocco, mentre agenti in assetto anti-sommossa presidiavano le strade. Lo Xinjiang è una spina nel fianco del gigante asiatico. Il governo cinese da decenni governa con il pugno di ferro la minoranza uighura (circa 10 milioni di persone delle 20 che abitano nello Xinjiang) e accusa i gruppi indipendentisti di terrorismo.

CARNEFICINA NELLO XINJIANG CINESE


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SPORT

Presentato a Londra il nuovo tecnico dei blues “STO STUDIANDO LʼINGLESE, PRESTO MIGLIOREROʼ SONO QUI PER VINCERE LA CHAMPIONS LEAGUE MOURINHO? NON PARLO DEGLI ALTRI ALLENATORI”

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L'inglese è ancora da perfezionare ma l'entusiasmo per la nuova avventura in Premier League ha già cancellato ogni nostalgia del passato: nella sua prima conferenza stampa da allenatore anzi manager, all'inglese del Chelsea Carlo Ancelotti indica nella Champions League il suo primo obiettivo. E augura ''good luck'' al suo vecchio Milan. Sorridente, rilassato, Ancelotti ha dribblato con mestiere tutte le domande sul mercato, scacciando ogni paragone con José Mourinho, senza peraltro risparmiarsi una mezza stoccata, sempre col sorriso sulle labbra: ''I don't know who is the Special One''. Una battuta seguita da una spiegazione più seria: ''Non voglio fare paragoni con altri allenatori. Rispetto e mantengo buoni rapporti con tutti ma voglio fare alla mia maniera''. Nel pomeriggio il primo incontro con la squadra, con la quale promette che comunicherà senza interprete. ''Sto studiando inglese, sono sicuro che nel giro di due mesi parlerò meglio. Non è facile ma è importante avere un buon rapporto con tutti, giornalisti compresi''. Allo Stamford Bridge molte le domande sulla campagna acquisti del Chelsea che proprio oeri ha ufficializzato l'acquisto di Yuri Zhirkov: più di 20 milioni di euro al CSKA Mosca, contratto di

IL TECNICO DEL CHELSEA CARLO ANCELOTTI

tre anni con opzione per il quarto. In precedenza erano arrivati il giovane attaccante Daniel Sturridge dal Manchester City e il portiere del Middlesbrough Ross Turnbull. Tutto da decifrare il futuro di Deco e Ricardo Carvalho, mentre è reale l'interessamento per Andrea Pirlo, più complicata la trattativa che porterebbe ad Alexander Pato. Il nome dell'ultima ora è Edin Dezko, centravanti del Wolfsburg, vanamente inseguito dal Milan. ''Il Chelsea ha una rosa molto valida, lo dimostrano le cinque semifinali di Champions League negli ultimi sei anni. Se qualche giocatore vorrà andarsene, ne dovrà parlare con la società e poi decideremo. Pato e Pirlo? Sono giocatori del Milan, preferisco non parlarne. Il mercato comunque si concluderà a fine agosto, stiamo monitorando, c'è tem-

po per intervenire''. Ancelotti ha anche smentito che John Terry possa lasciare lo Stamford Bridge nonostante la sontuosa offerta di 45 milioni di euro ricevuta dal Manchester City: ''E' il simbolo di questa squadra, come era Maldini per il Milan. Per Terry non c'è prezzo, resterà il capitano del Chelsea per sempre''. Ancelotti è il quinto allenatore del Chelsea negli ultimi due anni, ma l'interessato, che ha firmato un contratto di tre anni, non ne è preoccupato. ''In questo momento sono solo felice. Mi piace il mio lavoro e non vedo l'ora di iniziare questa nuova esperienza. Spero di restare qui per molto tempo. Vengo da una buona esperienza, otto anni con il Milan. Come giocherà il mio Chelsea? Se la squadra gioca bene, con una propria identità, ha più possibilità di vincere.

Vedremo in ritiro come sfruttare al meglio le qualità dei giocatori''. Per puntare alla Champions, obiettivo dichiarato del nuovo Chelsea. ''Ma anche il campionato è importante. Siamo il Chelsea, abbiamo il dovere di giocare per vincere. La Champions League è il torneo più importante al mondo, è molto difficile, ma sono qui per conquistarla. Basta solo un piccolo passo''. Inevitabile un pensiero al Milan, e agli auguri che gli ha rivolto in settimana Silvio Berlusconi. ''Non è facile parlare del Milan in questo momento. Voglio ringraziare la mia ex società e augurare loro buona fortuna. La partenza di Kakà? E' un grande giocatore ma quando partono i campioni accade che altri giocatori possano dare qualcosa di più. Leonardo? E' un amico, per lui si tratta di una grande opportunità e con l'aiuto di Tassotti può fare bene''. In Inghilterra, oltre a Gianfranco Zola, allenato brevemente ai tempi di Parma oggi manager del West Ham, ritroverà anche Fabio Capello. ''E' stato il mio allenatore nell'ultimo anno al Milan. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto, penso che resterà così''. Per Andry Shevchenko, infine, si va verso la risoluzione del contratto: ''Per il momento verrà in ritiro con noi, poi decideremo per il bene di tutti''.

AS ROMA

Chelsea: inizia l’avventura di “special” Carlo Mexes: “Siamo uniti abbiamo voglia di riscatto”

PHILIPPE MEXES

"Vogliamo dimostrare che l'anno scorso abbiamo sbagliato tante cose, adesso vogliamo far vedere che siamo la Roma e vogliamo tornare ai nostri livelli". Il centrale difensivo della Roma Philippe Mexes suona la carica e dal ritiro di Riscone di Brunico, all'indomani della conferenza stampa di capitan Totti, promette riscatto. Parla a titolo personale, ma è sicuro di interpretare il desiderio di tutta la squadra. Il francese, dunque, rimane a Roma e vuole

farlo da leader: le sirene che lo vorrebbero da altre parti al momento devono rassegnarsi. "Mi fa piacere che qualche squadra mi cerchi, ma io sto qua, sto bene qua. Ho fatto la peggiore stagione dei cinque anni in cui sono stato qui, non ce l'avrei fatta ad andare via così, quindi è il momento del riscatto sia per me che per la squadra. Voglio rimanere qui e dimostrare il nostro valore" ha detto Mexes che non è voluto entrare nel merito delle vicende societarie. "Non so niente, io cerco di fare la mia preparazione senza problemi, faccio il calciatore, questo è il mio lavoro, poi quello che succede succede, ci adegueremo. Noi dobbiamo pensare a cercare di ritrovare il nostro livello, non subire i gol dell'anno scorso altrimenti non si può andare lontano, poi faremo di tutto per fare bene, abbiamo voglia di riscatto. Però dire adesso che possiamo lottare per scudetto o per i primi posti è tanto, dobbiamo solo giocare gara dopo gara e valuteremo la situazione mentre si evolve”.

Gli ultras non hanno digerito la cessione di Kakà

L’ad rossonero risponde alle critiche dei supporter

Milan, tifosi in rivolta contestata la società

Ma Galliani è sereno: Nessuno ha nostri “tituli”

Contestazione al Milan, nel giorno del raduno. Mentre i giocatori rossoneri fanno il loro ingresso nel centro di Milanello, un folto gruppo di ultras protestano per la cessione di Kakà e la campagna acquisti al risparmio: alcuni fumogeni sono stati lanciati fuori dal centro sportivo rossonero, e sotto il controllo delle forze dell'ordine i tifosi sono stati fatti arrivare fino all'ingresso di Milanello, ma divisi da una transenna. Non c'è esattamente un clima di festa nel centro sportivo di Milanello per il primo giorno di raduno del Milan che ieri è tornato ad allenarsi

Dando il via alla ventiquattresima stagione del Milan targato Silvio Berlusconi, Adriano Galliani ha sottolineato tutti i successi raccolti nelle 23 precedenti e, facendo un po' il verso all'allenatore dell'Inter José Mourinho, ha osservato che ''nessuno ha vinto tanti tituli quanto il Milan in Europa e nel mondo''. Quanto alle contestazioni e ai malumori dei tifosi, Galliani ha detto: ''E' giusto che qualcuno contesti perché nella vita è ammesso. Rispetto all'anno scorso c'è stato un calo di abbonamenti solo del 20%, che era ampiamente prevedibile. Ciò

TIFOSI ROSSONERI IN AGITAZIONE

dopo la pausa estiva. Circa 300 tifosi si sono ritrovati fuori dai cancelli per esprimere tutto il loro disappunto per la cessione di Kakà e per il mancato arrivo di altri giocatori al suo posto. ''Senza compromessi: prima pensa al Milan poi

ai tuoi interessi'' è il testo di un lungo striscione chiaramente rivolto a Silvio Berlusconi appeso fuori dal centro sportivo. I tifosi hanno acceso alcuni fumogeni e fatto esplodere un paio di petardi, oltre ad intonare cori contro la dirigenza.

ADRIANO GALLIANI

- ha concluso - significa che l'80% dei tifosi è d'accordo con la società''. Con a fianco il nuovo allenatore, Leonardo, e il nuovo capitano, Massimo Ambrosini, l'amministratore delegato rossonero ha ammesso l'importanza di perdere tre colonne come Maldini, Ancelotti e Kakà, ma ha ribadito che ''il Milan non smobilita: è un momento di rinnovamento, vogliamo avere più attenzione ai bilanci e sterzare sui giovani. Ma - ha aggiunto - finché Silvio Berlusconi ne sarà il proprietario o il presidente, il Milan continuerà a essere il Milan''.


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CONTROCOPERTINA - SPORT

L’ITALIANO MARTEDI’ 7 LUGLIO 2009

Motogp: a Laguna Seca vince Pedrosa Valentino Rossi, “solo” secondo, allunga però in classifica MARA DE GAETANO

ROMA - Trionfare così è ancor più bello. Salire sul gradino più alto del podio, mettendo a tacere chi non ci avrebbe scommesso davvero nulla, deve aver reso ancor più dolce il sapore della vittoria per Daniel Pedrosa. Ha sonnecchiato per quasi tutto il week-end, colpa anche di una Honda che pareva essere in gravi difficoltà, ma in gara tutto è cambiato. Spesso infatti, quanto dimostrato in prova, non è sufficiente per aspettarsi una corsa dall'esito scontato, ed il primo posto di Pedrosa ha confermato come le cose possano cambiare inesorabilmente. Una sfida bella, bellissima, quella offerta dallo spagnolo e da Valentino Rossi, giunto poi secondo al termine di una gara vissuta sul filo dei centesimi. Che il Gp di Laguna Seca avrebbe portato bene al pilota della Honda, lo si era capito sin dai primi giri. Prima la partenza esemplare, con il solito scatto preciso e puntuale, poi una tenuta di gara a ritmi esagerati, che gli ha permesso, al 12° giro, di avere già ben due secondi di vantaggio sugli inseguitori: “Sono troppo felice - ha detto Pedrosa al termine del gran premio - non dico che non me l'aspettassi, ma in parte sono sorpreso anch'io. La moto ci aveva dato dei problemi durante le prove, ma siamo stati bravi ed abbiamo lavorato bene. Questo risultato ripaga me e la mia squadra di tutti gli sforzi che abbiamo fatto negli ultimi giorni”. Soddisfazione che traspare anche dalle parole di Valen-

tino Rossi, giunto secondo ed abile a conquistare punti preziosi in previsione Mondiale: “ All'ultima curva l'ho visto molto vicino ed ho provato ad infilarmi, ma era comunque troppo pericoloso. Ad ogni modo, pensiamo a concentrarci sul campionato”. Un gran premio, quello degli Stati Uniti, condizionato come di consueto, dall'incertezza delle prove. Nessun pilota infatti, è riuscito a trovare una messa a punto della moto sufficientemente convincente, lo hanno testimoniato le numerose cadute che hanno caratterizzato la giornata di sabato. Una su tutte, quella accorsa a Jorge Lorenzo, dato per favorito e presentatosi invece al via con i postumi di un infortunio piuttosto serio. Nonostante una prima sci-

volata lo avesse messo in guardia da una pista non troppo affidabile, il pilota spagnolo si è reso protagonista di uno spaventoso incidente, che gli ha provocato la lussazione della clavicola destra ed una microfrattura al piede destro. Tutto ciò, lo ha pertanto costretto a correre in condizioni piuttosto precarie, che ne hanno inevitabilmente compromesso la gara. Il suo terzo posto quindi,

assume proporzioni ben più importanti, e se il tentativo disperato di sorpasso a quattro giri dalla fine, fosse andato a buon fine, probabilmente si sarebbe ritrovato a salire su un secondo gradino del podio che avrebbe avuto del miracoloso.

Chi invece, sembra ormai aver perso tutte le speranze di riuscire ad essere protagonista così come nelle stagioni passate, è un Casey Stoner ormai palesemente sottotono. La sua debolezza cronica, dovuta ormai ad un male che sembra davvero essere misterioso, gli ha fatto perdere ulteriormente terreno dalla testa della classifica. Già a Barcellona ed Assen, Casey aveva dovuto accon-

tentarsi del secondo posto, mentre a Laguna Seca, è finito addirittura fuori podio, a causa della scarsa forma fisica che ne ha decisamente limitato il rendimento. In settimana si sottoporrà ad una serie di esami clinici, per cercare di venirne a capo una volta per tutte. Buona finalmente la prestazione del sempre atteso, e mai convincente fino in fondo, Nicky Hayden, giunto quinto, mentre Andrea Dovizioso è stato protagonista di una caduta per il secondo Gp consecutivo.

«E’ un mondiale molto tosto, anche con Stoner l’anno scorso è stato bello, ma quest’anno è tiratissimo»

Valentino: «Quest’anno è come lottare nella seria A di calcio» ROMA - «Quest’anno è come giocare in serie A sempre contro la Juve o l’Inter o il Milan. Non c’è mai la volta che si gioca con la Reggina». L’analisi di Valentino Rossi sulla stagione 2009 è più che mai calzante. «Non bisogna mai perdere la concentrazione - continua Rossi - a Laguna Seca si poteva anche vincere. Si tratta di un mondiale molto tosto, anche con Stoner l’anno scorso è stato bello, ma quest’anno è tiratissimo». Talmente sono incerte le cose che non bastava essere in tre a lottare per il mondiale, alla fine ci si è messo anche lo spagnolo Dani Pedrosa, che Valentino ha provato a passare alla fine, forse troppo tardi. «Non mi aspettavo di arrivare così sotto a Pedrosa nell’ultima curva - conferma Rossi - quando l’ho visto vicino a me, mi ha colto impreparato. Ce l’ho avuto davanti tutta la gara, in effetti, ma non credevo di poterlo passare. Ero già impegnato abbastanza con Lorenzo a tenerlo dietro e quando l’ho visto rallentare così tanto mi sono detto: e adesso cosa faccio?? Ero un pelo troppo lontano per provare. Arrivavo forte ma era troppo lontano per inventarmi qualche cosa, ma c’era anche Lorenzo dietro e sarebbe stato molto rischioso, però cavolo che gara!!» Di stagioni come questa in effetti non se ne vedevano da un bel pezzo. E Rossi non ha vita facile, dopo otto gare ha solo 9 punti di vantaggio sul compagno di squadra, Jorge Lorenzo e 19 sul ducatista Stoner. Che sia arrivato il momento per i comprimari di sferrare l’attacco alla torre dorata del Dottore? Di sicuro, questa volta, chi corre contro Rossi ha tutta la determinazione che serve per provarci, quello che manca ancora è l’esperienza e la salute. Sia Lorenzo che Stoner, non sono a posto. Il primo ha avuto la sfortuna di cadere e farsi male nel momento meno opportuno della stagione. Ora per rimettere a posto le conseguenze della lussazione alla clavicola, Jorge dovrà stare molto attento per arrivare alla prossima gara, al Sachsenring in Germania tra due settimane, nella giusta forma. Per Stoner si tratta di uno dei momenti più bui della sua carriera. L’australiano sta male ma non si sa cos’abbia. «Alla fine della gara - racconta il pilota della Ducati - mi sentivo meno sfinito rispetto alle due precedenti ma sicuramente non sono ancora a posto. Negli ultimi giri facevo davvero fatica a mantenere la concentrazione, mi sentivo un pò stordito. Il braccio sinistro tra l’altro da metà gara si è intorpidito, probabilmente messo molto sotto sforzo dal fatto che questa pista ha molte curve a sinistra e il polso operato non mi consente di fare tutto il movimento necessario. Mi spiace tantissimo, senza tutti questi problemi avremmo potuto fare decisamente meglio». Nonostante tutto il week end a stelle e strisce non è finito così male per la Ducati. Con Stoner ad un passo dal podio (quarto alla bandiera a scacchi) e ancora terzo in classifica e l’americano Nicky Hayden quinto al traguardo, la casa di Borgo Panigale limita i danni. Chi l’incubo sembra averlo finito per il momento è il redivivo Dani Pedrosa. Il fantino di casa Honda non sembrava poter competere con i primi tre del campionato, almeno fino a Laguna Seca. «È la fine di un incubo - ha detto Pedrosa non appena tagliato il traguardo - il periodo nero era iniziato nel 2008 al Sachsenring, quando sono caduto mentre ero al comando sul bagnato. Senza quella caduta sarebbe stata, forse, la mia gara più bella ed invece ». Forse la più bella è stata questa, il Gran Premio degli Stati Uniti. Un successo inatteso.«Anche per me - conferma Pedrosa - mi sono subito reso conto infatti di riuscire a tenere un ritmo che non avevo mai affrontato nel corso delle prove. La cosa mi ha innervosito perchè temevo che le gomme non fossero in temperatura, poi ho visto che il vantaggio saliva, ma non sono mai riuscito comunque a rilassarmi». Ma il campionato è lungo per rilassarsi e per vivere altri colpi di scena di tempo ce n’è, almeno fino a novembre.

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