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ALGUNO DICE QUE NO! El programa nr 1 de la comunidad italiana en la Argentina. De lunes a viernes de 11 a 12 hrs. Por AM990 Radio Spendid Conduccion: Tullio Zembo

L ITALIANO

ALGUNO DICE QUE NO! Il programma nr 1 della collettività italiana in Argentina Da lunedì a venerdì dalle 11 alle 12. Am990 Radio Splendid Conduce: Tullio Zembo

ANNO III - NUMERO 112 - VENERDI’ 19 GIUGNO 2009 • QUOTIDIANO PER GLI ITALIANI NEL MONDO • WWW.LITALIANO.IT • ITALIA 0,50 • ARGENTINA $ 1

Fumata nera alla riunione di ieri del Ppe per la presidenza dell’europarlamento, cui è candidato anche Mario Mauro. Lo ha fatto intendere il primo ministro polacco Donald Tusk. «Spero che arriveremo a una soluzione a luglio», ha spiegato al termine della riunione. A luglio quindi si andrà alla votazione per il candidato del Ppe alla guida dell’assemblea di Strasburgo. ALLA PAG. 6

L’ITALIANO VENERDI’ 19 GIUGNO 2009

ATTUALITA’ ʼauto italiana SSICURA IL GOVERNO E RICEVE La cerimonia QuiArgentina EL PREMIER: CI ANCORA SARÀ SOFFERENZA PER LʼECONOMIA ITALIANA: QuiAttualità QuiEconomia L’Argentina diventa ufficialmente ONE MA NON CHIUSURA IL PIL A FINE ANNO DOVREBBE TOCCARE QUOTA -4.9% paese osservatore dell’Unione Le rassicurazioni di Ancora sofferenza per ha comunicato ieri POSTI DI LAVORO IN AUMENTO DALLA METÀAfricana. DELLo2010 il Ministero degli Esteri Marchionne alle parti sociali: l’economia italiana: «Giù a pag. 4 «Fiat resterà in Italia e non Pil e occupazione». Lo dice QuiArgentina XVI: depl le vittime della febbre chiuderemo gli stabilimenti». il centro studi di Confindustria Salgono a quattroBenedetto suina. L’Argentinaièpreti uno dei infedeli paesi alla v L'economia italiana alla pag. 2 alla pag. 3 POLITICA ITALIANA

EUROPARLAMENTO: FUMATA NERA PER MAURO quest'anno continuerà a soffrire con un pil che a fine anno dovrebbe registrare una contrazione del 4,9%. I primi segnali di ripresa arriveranno con il 2010 quando si vedrà una timida crescita (+0,7%). Sono le stime del Centro studi di Confindustria che delineano problemi anche sul fronte occupazionale: in due anni (20082010), infatti, si perderanno circa un milione di posti di lavoro. Alla luce di tutto questo, il presidente

IL COMMENTO

sta italiana e non taglia Confindustria, giù pil e occupazione Mantovano: “Forse all’estero diamo fastidio”

VATICANO

L’ITALIANO VENERDI’ 19 GIUGNO 2009

più colpiti. Morti una neonata, un 28enne e due minorenni pag. 4

Sport Viaggio nell’olimpo del basket e nel successo dei Los Angeles Lakers dove brilla la stella di Kobe Bryant, talento indiscusso dell’Nba De Gaetano alla pag. 8


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L’ITALIANO VENERDI’ 19 GIUGNO 2009

Il successo dellʼauto italiana MARCHIONNE RASSICURA IL GOVERNO E RICEVE I COMPLIMENTI DEL PREMIER: CI SARÀ RAZIONALIZZAZIONE MA NON CHIUSURA

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POLITICA ITALIANA

Non si può immaginare Fiat senza forti radici in Italia: con queste parole l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, ha rassicurato governo, sindacati e Regioni al tavolo di palazzo Chigi, incassando i "complimenti al signor Fiat" del premier Silvio Berlusconi. E dal Lingotto è arrivata soprattutto la garanzia che tutti aspettavano: lo stabilimento di Termini Imerese non verrà chiuso ma sarà mantenuto con produzioni diverse da quella automobilistica e per questo si dovrà rivedere l'accordo di programma. Confermata la produzione di Ypsilon fino al 2011, Marchionne ha confermato che a Pomigliano verrà mantenuta "la produzione Alfa 159 Berlina fino al 2010 e Alfa 147 e Gt. Quindi successivamente sarà assegnata una nuova piattaforma con uno o più modelli. Confermiamo - ha aggiunto l'ad - le produzioni negli altri stabilimenti. Fiat non intende nascondersi dietro il paravento della crisi, ma i grandi traguardi non si raggiungono da soli. Stiamo gestendo - ha concluso una situazione drammatica in modo assolutamente responsabile". L'ad del Lingotto ha parlato di una necessaria razionalizzazione. "La crisi

IL COMMENTO

Fiat resta italiana e non taglia Mantovano: “Forse all’estero diamo fastidio”

ALFREDO MANTOVANO SERGIO MARCHIONNE

dei mercati internazionali - si legge in una nota del Lingotto - ha aggravato ancora di più il problema della sovraccapacità produttiva, che da anni caratterizza l'industria dell'auto mondiale. Si prevede che in Europa, nel 2009, la percentuale di utilizzo degli impianti scenda a circa il 65%". Marchionne ha assicurato al tavolo che Fiat non ha denunciato eccedenze occupazionali strutturali e che sta facendo sforzi per limitare le conseguenze, usando tutti gli ammortizzatori possibili. L'obiettivo è quello di

creare i presupposti per il mantenimento degli equilibri occupazionali tra mantenimento di ecoincentivi europei, riconoscimento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, la sostenibilità finanziaria di alcune iniziative produttive, la riduzione del conflitto sociale, la riduzione dei costi produttivi. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha garantito un tavolo permanente al ministero dello Sviluppo economico in sinergia con il ministero del Welfare. Soddisfatti i sindacati. Il

segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha espresso apprezzamento per l'accordo con Chrysler ma ha chiesto di "mantenere in parallelo lo sviluppo in Italia". Il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, ha auspicato invece "un patto tra governo, aziende e sindacati" per non depotenziare gli stabilimenti meridionali. Dal canto suo, il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha insistito sulla necessità di "non ridurre le produzioni in Italia e avere forme di incentivazione per l'azienda".

Il presidente del Consiglio “cerca di rendere l'Italia protagonista su vari fronti”, mostrando “segni di una rinnovata vitalità che, inevitabilmente, danno fastidio a molti”. È il commento di Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, alle notizie sull'inchiesta di Bari, per le quali parla di “trappola”. Intervistato dal Giornale, Mantovano risponde alle domande sulla possibilità che Berlusconi possa dare fastidio anche all'estero. “Non voglio imputare di complotto Zapatero, ma che la Spagna non sia felice di rivedere i clandestini sulle sue coste mi

pare sia certo. Come è certo che El Pais (il quotidiano che ha pubblicato le foto a Villa Certosa) è uno dei principali giornali filogovernativi spagnoli” e abbia un “legame stretto” con Repubblica. Sul collegamento ipotizzato tra le notizie sull'inchiesta e le “scosse” di cui ha parlato Massimo D'Alema domenica scorsa, Mantovano afferma che l'esponente del Pd “non può nascondersi dietro un dito, sia per le sue parole inequivocabili che per le sue frequentazioni baresi. Che D'Alema abbia buoni rapporti con gli uffici giudiziari baresi è un fatto”.

Ghedini: “L’inchiesta di Bari non riguarda il presidente”

Cicchitto: “Uso politico del caso”

Berlusconi insiste “Su di me soltanto rumors infondati”

Il Pd pensa ad altro “I veri problemi riguardano la crisi”

L'inchiesta della procura di Bari sulle presunte feste a palazzo Grazioli infiamma il mondo politico, con il centrodestra schierato a difesa del presidente del Consiglio e l'opposizione all'attacco. E Berlusconi, che mercoledì aveva parlato di "spazzatura" pubblicata sui giornali, durante un incontro a palazzo Chigi sulla Fiat torna sulla questione: “Ognuno di noi farà la sua parte avrebbe detto il premier secondo quanto riferito da fonti sindacali e di governo - non date retta a questi rumors su Draghi e Tremonti con i quali c'è un buon rapporto, tanto che

Se Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl a Montecitorio, parla di "uso politico" dell'inchiesta barese nei riguardi di Silvio Berlusconi, l'opposizione attacca: per Marina Sereni, vice capogruppo del Pd alla Camera, "mentre un milione di italiani, in due anni, ha perso il lavoro o è andato in cassa integrazione, mentre la crisi, nonostante i lievi segni di ripresa, si preannuncia ancora lunga e difficile, il Paese è bloccato sulla vita privata del presidente del Consiglio e sulle accertate o presunte feste di Casoria, villa Certosa, palazzo Grazioli". "Siamo molto pre-

con Tremonti c'è un rapporto di affetto. Questi rumors sono infondati: la stabilità del governo è fuori discussione”. Per il deputato del Pdl e legale di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, l'inchiesta non riguarda in alcun modo il premier che "non ha bisogno di pagare ragazze per andare con lui". L'indagine, aggiunge, è "nei confronti del Tarantini, mica di Berlusconi. Il presidente non c'entra nulla", dice Ghedini al 'Corriere della sera’. "Secondo lo schema della D'Addario, che a noi non risulta corretto, Berlusconi sarebbe soggetto inconsapevole", ha conti-

SILVIO BERLUSCONI

nuato Ghedini, "se io vado a casa del presidente e per fare bella figura, presentandomi con una bella donna, pago un'accompagnatrice è difficile che lui possa saperlo". E se anche poi vi fossero rapporti, lui "continuerebbe a non sapere e quindi non può avere nessuna implicazione né giuridica né morale". Dunque, "non c'è alcuna

possibilità di collegamento tra il presidente e questa indagine", ha aggiunto. Quanto a Patrizia D'Addario, "dice cose prive di fondamento, a quanto mi è dato di sapere" e "la situazione è risibile: il presidente Berlusconi, che è dedicato al lavoro h24, è un uomo ricco di denari e ricco di simpatia e voglia di vivere".

MARINA SERENI

occupati, dalla ricattabilità del premier - conclude Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera - dalla vita spericolata e dalle frequentazioni quantomeno ambigue e dalla perdita di prestigio e credibilità internazionale che tutto ciò comporta".


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ATTUALITA’

Confindustria, giù pil e occupazione L'economia italiana quest'anno continuerà a soffrire con un pil che a fine anno dovrebbe registrare una contrazione del 4,9%. I primi segnali di ripresa arriveranno con il 2010 quando si vedrà una timida crescita (+0,7%). Sono le stime del Centro studi di Confindustria che delineano problemi anche sul fronte occupazionale: in due anni (20082010), infatti, si perderanno circa un milione di posti di lavoro. Alla luce di tutto questo, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, avverte: senza riforme ci vorranno 5 anni per uscire dalla crisi. Quest'anno, evidenziano le stime, si chiuderà "con una perdita del 4,9% del Pil. Questa perdita si è ormai già tutta realizzata per l'eredità negativa ricevuta dal 2008 (-2,1%) e la contrazione del primo trimestre (-2,6%; totale 4,7%)". Nella seconda parte dell'anno - secondo l'ufficio studi di Viale dell'Astronomia - è atteso un leggero aumento (+0,5% annualizzato sul primo semestre). Nel 2010 - si legge ancora - ci sarà un incremento dello 0,7%. L'export trainerà l'economia italiana fuori dalla recessione (+2,5% in volume dopo il -17,3% di quest'anno), grazie soprattutto al maggior dinamismo dei Paesi emergenti che da soli spiegheranno

VATICANO

La cerimonia ANCORA SOFFERENZA PER LʼECONOMIA ITALIANA: IL PIL A FINE ANNO DOVREBBE TOCCARE QUOTA -4.9% POSTI DI LAVORO IN AUMENTO DALLA METÀ DEL 2010

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Benedetto XVI: deploriamo i preti infedeli alla vocazione

PAPA BENEDETTO XVI CONFINDUSTRIA, DATI NEGATIVI SULL’ECONOMIA ITALIANA

quasi tutta la crescita globale dell'anno venturo, con un effetto temporaneamente amplificato della ricostruzione delle scorte. Il deficit pubblico nel 2009 si attesterà al 4,9% del Pil e sarà in lieve diminuzione il prossimo anno al 4,7%, mentre il debito pubblico salirà al 114,7% del Pil e al 117,5% nel 2010, dal 105,7% del 2008. "L'aumento del debito pubblico è attribuibile al peggioramento del deficit e, in misura contenuta, agli interventi di sostegno al sistema bancario", spiega il Csc. Per quanto riguarda l'occupazione totale, quest'anno

registrerà una perdita del 2,7% e il tasso di disoccupazione salirà all'8,6%. "Il deterioramento del mercato del lavoro si accentuerà nel secondo trimestre del 2009 (-1,1% strutturale), ma rallenterà progressivamente nei mesi successivi". "L'occupazione - secondo il rapporto di Viale dell'Astronomia - ricomincerà a crescere dal secondo trimestre 2010 anche se registrerà una flessione annua dello 0,6% per effetto trascinamento". I numeri per il 2010 supportano tali previsioni: una contrazione dell'occupazione totale (in termini di unità

di lavoro standard, Ula) dello 0,6% mentre, sempre il prossimo anno il tasso di disoccupazione salirà al 9,3% dall'8,6% previsto per l'anno in corso. "Complessivamente, le unità di lavoro perse a causa della recessione dal primo trimestre del 2008 e il primo trimestre del 2010 sono stimate prossime al milione, una perdita inferiore a quella del 1992-1993 (1,2 milioni), nonostante la più intensa caduta di attività nell'attuale crisi. Il rischio dello scenario - chiarisce l'Ufficio studio della Confindustria - è di una caduta più accentuata".

Le “infedeltà” dei sacerdoti non sono “mai abbastanza deplorate”: è “la Chiesa stessa a soffrirne” ed “è il mondo a trarne motivo di scandalo e di rifiuto”. Ma, ricorda il papa chiamando tutti i preti cattolici a una “forte e incisiva testimonianza nel mondo di oggi”, ci sono anche tanti preti veri e non “è tanto la puntigliosa rilevazione delle debolezze dei suoi ministri che può giovare alla Chiesa”. Benedetto XVI ricorda così la “fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione”. Nella lettera

che ha indirizzato a tutti i sacerdoti del mondo in occasione dell'anno sacerdotale che inaugurerà oggi, papa Ratzinger ha sottolineato anche “le numerose situazioni di sofferenza in cui molti sacerdoti sono coinvolti, sia perché partecipi della esperienza del dolore nella molteplicità del suo manifestarsi, sia perché incompresi dagli stessi destinatari del loro ministero: come non ricordare - scrive il papa - i tanti sacerdoti offesi nella loro dignità, impediti nella loro missione, a volte anche perseguitati fino alla suprema testimonianza del sangue?”.

Il presidente della Camera al convegno su ‘nazione, cittadinanza, costituzione’: “Le Istituzioni tengano alta la tensione morale”

Fini: “Manca la mentalità da democrazia matura” “Le Istituzioni hanno il dovere di tenere sempre alta la tensione morale della società”: è quanto ha dichiarato il Presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo intervento di apertura del convegno, a Montecitorio su “nazione, cittadinanza, costituzione”, sottolineando che proprio l’amore per i valori e i principi della Costituzione e “l’educazione al patriottismo costituzionale inteso come moderno amor di Patria”, rappresenta “ uno degli strumenti privilegiati per promuovere un moderno sentimento di unità del Paese”. Il patriottismo costituzionale, spiega Fini “inseparabile dall’ideale democratico e sociale” contribuisce “a preservare l’idea di Patria dalle dege-

nerazioni nazionalistiche e razziste che hanno funestato la storia del Novecento e che purtroppo tendono a riaffacciarsi in Europa come reazione impaurita, regressiva e nichilista ai processi di globalizzazione e alle grandi migrazioni”. Ricorda infatti il presidente della Camera che “una delle pulsioni che più ci caratterizza si traduce nel paventare l’aggressione di chissà quale nemico, interno od esterno”, un’ansia che Fini paragone a quella descritta da Dino Buzzatti nel “Deserto dei Tartari”, dove si racconta come “asserragliato nella Fortezza Bastiani, il tenente Drogo vive nella perenne attesa dei “barbari”. E quando i Tartari effettivamente verranno, egli non li vedrà,

GIANFRANCO FINI

perché avrà consumato la propria giovinezza in una tensione vana e sfibrante”. Una mentalità da “emergenza continua” quella diffusa in Italia che secondo

Fini dà agli italiani l’errata sensazione di “essere sempre all’ultima spiaggia” mentre “non si tratta in realtà di questioni molto diverse da quelle che in-

teressano qualsiasi altro Paese europeo”. “Eppure – spiega Fini – la tenuta complessiva della nostra società, la sua interna coesione, la sua convinzione di avere un futuro migliore del presente appare perennemente precaria. Stenta ad affermarsi una mentalità da democrazia matura. E’ debole la percezione dei valori e degli interessi che uniscono gli italiani” anche a causa, sottolinea Fini del “frequente ricorso alla delegittimazione reciproca tra avversari politici”. E’ dunque compito delle stesse Istituzioni, secondo Fini, favorire “la coesione” del Paese che trova “il suo fondamento nella solidità del patto di cittadinanza e nei valori che fondano l’etica civile dei cittadini” e

deve inoltre essere quello “di far sentire l’Italia come patria anche a coloro che vengono da Paesi lontani e che sono già o aspirano a diventare cittadini italiani”, non tanto chiedendo loro di identificarsi totalmente con la storia e i costumi italiani ma chiedendo loro “di partecipare attivamente e lealmente alla vita collettiva, di fare propri i valori della Repubblica, di condividere gli obiettivi di fondo della nostra società e di contribuire alla loro realizzazione. Si può e si deve suscitare passione civile e patriottismo nei nuovi italiani, anche promuovendo la conoscenza non solo della nostra lingua e delle nostre leggi ma anche della nostra storia, specie quella politico-costituzionale più recente”.


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QUI ARGENTINA

L’ITALIANO VENERDI’ 19 GIUGNO 2009

L’ingresso nella principale organizzazione sopranazionale africana, cui sono iscritti 53 Stati, rappresenta per Buenos Aires un’occasione per “rafforzare le relazioni politiche, culturali, economiche, commerciali e di cooperazione con i paesi del continente”

L’Argentina “osservatore” dell’Unione africana Lo ha reso noto ieri il Ministero degli Esteri Benigni agli italiani d’Argentina: «Emigrazione arricchisce l’Italia»

DALLA REDAZIOONE

BAIRES - L’Argentina diventa paese osservatore dell’Unione africana. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri del paese latinoamericano sottolineando la decisione come parte della “strategia di proiezione internazionale in altre regioni del mondo”. L’ingresso nella principale organizzazione sopranazionale africana, cui sono iscritti 53 Stati, rappresenta per Buenos Aires un’occasione per “rafforzare le relazioni politiche, culturali, economiche, commerciali e di cooperazione con i paesi del continente”. A novembre dello scorso anno la “presidenta” argentina Cristina Fernández Kirchner, accompagnata dal ministro degli Esteri Jorge Taiana, aveva compiuto un viaggio in Africa del Nord. Il titolare della diplomazia argentina aveva sottolineato le “tante opportunità d’affari” che la missione in Algeria, Tunisia, Egitto e Libia aveva aperto agli imprenditori latinoamericani. Significativo fu il passaggio in Algeria, dove il ministro per la pianificazione Julio De Vido e il ministro dell’Energia Chakib Khelil hanno siglato un patto di cooperazione per lo sviluppo e l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare.

BAIRES - Uno strepitoso Roberto Benigni, ricevendo la cittadinanza onoraria di Buenos Aires davanti alla commozione di migliaia di italo-argentini, ha parlato dell’immigrazione come qualcosa di “ineluttabile”. “È inevitabile - ha dichiarato il comico toscano - il fatto che ci si arricchisca toccandosi, stando insieme, accettando tutto ciò che arriva, sono doni del cielo”. Benigni, a margine della cerimonia, ha parlato dell’esperienza italiana “pensa che roba se l'Argentina avesse detto no all'immigrazione...”, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un raffronto sull'accoglienza degli stranieri in Italia e quanto è avvenuto anni fa in Argentina. “Se il nostro imperialismo politico è stato un po’ ridicolo, il nostro imperialismo culturale è una delle cose più grandi di tutti i tempi”, ha aggiunto Benigni in Argentina per presentare “Tutto Dante”, ultima tappa della sua tournée internazionale. In Argentina vivono “650 mila italiani”, ha ricordato, rilevando che “quello italiano è un popolo che amo strenuamente. Conosce la fatica, la morte, le miserie e la ricchezza dei doni che ha elargito in silenzio, senza dire niente a nessuno”.

Febbre suina: i morti salgono a 4 BAIRES - Sono 4 le vittime dell'influenza confermate in Argentina. Lo ha reso noto il ministero della Salute. Altre 12 persone, contagiate dal virus, sono in gravi condizioni. In Cile, intanto, un altro parlamentare e' stato contagiato: e' il terzo politico colpito dal virus in pochi giorni. Le vittime argentine sono un ragazzo di 28 anni e 2 minorenni, che si aggiungono alla bambina di 3 mesi morta 3 giorni fa.

Cresce la preoccupazione nell’intera America Latina per le nazionalizzazioni “targate” Chavez BAIRES - In Argentina una delegazione di parlamentari ha trasmesso al governo di Cristina Fernández de Kirchner la richiesta di intervenire contro le nazionalizzazioni delle imprese portate avanti dal governo di Hugo Chávez. Buenos Aires - spiegando che ciascun paese, Venezuela compreso, ha diritto di organizzare come meglio crede le attività economiche interne - ha comunque rivendicato la decisione di ottenere il massimo in termini di risarcimento per le imprese argentine. Non si spengono intanto le eco delle politiche di Caracas nelle aule dei paesi del “cono sud”. La Camera dei deputati cilena ha licenziato un testo nel quale chiede al governo di manifestare al Venezuela e alla dirigenza dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) “la preoccupazione” per il “grave degrado della democrazia e dei diritti umani” nel paese caraibico. La risoluzione, proposta da dieci deputati di maggioranza e opposizione, ha ottenuto 40 voti favorevoli, sei contrari e una astensione. Il testo chiede inoltre alla comunità internazionale “misure concrete per ristabilire i diritti soppressi in Venezuela”. Si tratta del secondo testo che la Camera cilena produce in un mese nei confronti di Caracas. Il 3 giugno i deputati avevano chiesto al ministero degli Esteri di intervenire sulle sorti di 80 milioni di dollari appartenenti a imprese cilene e che il governo venezuelano avrebbe congelato. Il Venezuela attende inoltre la decisione delle Aule di Paraguay e Brasile sul suo ingresso nel Mercosur, l’area economica che raggruppa anche Argentina e Uruguay. Hugo Chávez sarà il prossimo mese in Cile per prendere parte al vertice dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur).

Droga: Gatica avrà adesso una guardia del corpo BAIRES - E’ attiva da oggi la custodia da parte della polizia per un intendente di Cordoba che ha denunciato un gruppo di trafficanti di droga. E così Marcelino Gatica , sovrintendente di Jesùs Maria, dovrà andare in giro scortato dalla polizia. Tutto questo per aver fatto il suo dovere, cioè aver denunciato l’esistenza di alcuni piani da parte di criminali coinvolti nel traffico di droga, ma non solo: il sovrintendente aveva anche rivelato che il traffico di droga sta dietro all’aumento repentino dei furti in città. Ieri l’ordinamento federale ha accordato la guardia del corpo. In particolare Gatica aveva inoltrato già venerdì scorso una richiesta ufficiale al procuratore federale di Cordoba, Enrique Senestrari. Nella documentazione allegata, Gatica ha assicurato che potrebbe essere vittima di un attacco o aggressione di qualsiasi tipo da parte di persone che potenzialmente sarebbero vincolate con lo spaccio di droga. Non solo: il sovrintendente ha poi detto che sarebbero pronti nuovi piani per aggredire esponenti delle forze dell’ordine. Positiva, dunque, la risposta del procuratore. “Si tratta di provvedimenti dovuti all’urgenza del caso – ha detto infatti Senestrari – che sono stati presi proprio per garantire la sua incolumità. Tuttavia, credo che per ragioni di competenze, bisogna che sia l’ordinamento giudiziario provinciale ad analizzare il caso. SALVATORE GIUFFRIDA

Sul caso Lavezzi-Napoli interviene Julio Grondona BAIRES - Offeso dalle parole di De Laurentiis («Un atleta non fa le quattro del mattino, non beve e non va con le prostitute»), Lavezzi non ha replicato al presidente del Napoli. «Mi godo mio figlio e le vacanze». Intervistato dal quotidiano argentino «Olè» sulla possibilità che il Pocho sporga querela nei confronti del produttore cinematografico per quelle dichiarazioni, l’avvocato Edoardo Rossetto, uno dei due procuratori dell’attaccante, ha detto: «Per ora il giocatore è in vacanza, valuteremo insieme cosa fare». Nella vicenda, intanto, è intervenuto Julio Grondona. Da trent’anni presidente della Federcalcio argentina, vice presidente della Fifa e leader del calcio sudamericano, l’autorevole dirigente ha risposto sul caso che scuote il Napoli e Lavezzi. Ha ricordato al Pocho che i contratti si rispettano e lui ne ha uno con De Laurentiis fino al 2013. «Le decisioni sulla questione spettano al giocatore e al club. Io potrei muovermi, con una raccomandazione o un suggerimento, soltanto se questo intervento fosse nell’interesse della Nazionale. E solo nel caso che il giocatore venisse nuovamente convocato dal nostro staff tecnico», ha detto Grondona. Infatti, Lavezzi non è stato selezionato dal commissario tecnico Maradona per le ultime due partite del girone di qualificazione ai Mondiali 2010, disputate nelle scorse settimane. Chiaro il punto di vista del presidente dell’Afa sul rispetto degli accordi: «I contratti che firmano una società e un calciatore, conformemente alle norme dettate dalla Fifa, devono essere rispettati, dato che così è stato stabilito. In caso contrario, dovrà esistere un accordo tra le parti». Grondona si è dichiarato sicuro che la vicenda Lavezzi non pregiudicherà i rapporti tra il calcio argentino e il Napoli, eccellenti da anni: «In nessun modo questo accadrà. Le relazioni tra la Federcalcio argentina, le federazioni affiliate alla Fifa e i club che da esse dipendono sono ottime. E, quando si crea un certo tipo di situazione tra le parti, la dirigenza di questa Casa è sempre disposta a cercare la soluzione». Da Lavezzi alla Seleccion. Grondona è certo che l’Argentina supererà questa fase difficile e sarà protagonista ai Mondiali: «Vincere è il massimo desiderio di tutta la dirigenza del calcio argentino e di tutti i tifosi. Devo, però, ricordare che stiamo disputando le gare del girone di qualificazione. Quindi, anzitutto dobbiamo conquistare il posto ai Mondiali. Fiducioso su Maradona? Se non lo pensassi, non sarebbe stato messo sotto contratto».


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ITALIANI NEL MONDO

Il Direttore della Società Dante Alighieri è intervenuto al convegno “Nazione, Cittadinanza, Costituzione”

Masi: «Gli italiani all’estero sono una nuova frontiera per la nostra nazione, un patrimonio» ROMA - In termini linguistici e culturali, si può dire davvero che gli italiani nel mondo rappresentino una nuova frontiera della Nazione? Sì, per Alessandro Masi, direttore della Società Dante Alighieri intervenuto ieri pomeriggio al convegno "Nazione, Cittadinanza, Costituzione" svolto alla Sala della Lupa della Camera promosso dal presidente Gianfranco Fini. "I confini di un Paese – ha detto, infatti, Masi – non dipendono solo dalla geografia, ma si allargano lì dove arriva la sua cultura. Come scrisse Carducci, "la Patria non è tutta dentro i confini materiali di uno Stato. Ovunque suona un accento della lingua nostra, dovunque la civiltà nostra ha la sua tradizione; ove sono i fratelli nostri che vogliono e debbono rimanere tali, ivi è un pezzo della Patria che non possiamo dimenticare". Parole scritte nel 1889 da Carducci nel Manifesto degli Italiani che è il Manifesto di fondazione della Dante Alighieri presentato e letto in Campidoglio nel luglio di 120 anni fa". "120 anni – ha proseguito Masi – in cui la Dante ha insegnato la nostra lingua a milioni di immigrati e di straieri. Oggi, certo, il panorama è cambiato. Il primo censimento degli immigrati in Italia è di 40 anni fa: allora erano poco più di 100 mila a e tali sono rimasti, più o meno, fino agli anni 80. Ora, dalle stime del Dossier Immigrazione Caritas Migrantes risulta che sono quasi 3 milioni le persone straniere che vivono in Italia; di questi il 51,9% arriva dall’Europa, il 23,8 dall’Africa, il 13.1 dall’Asia, il 10,9 dalle Americhe e lo 0,3 dall’Oceania. Risiedono soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro Italia e solo 782mila occupano un posto di lavoro, poco più di 94 mila di questi sono titolari di un’impresa commerciale o artigiana". In Italia, ha proseguito Masi, c’è dunque "un intreccio di lingue, razze, religioni, modi di essere, di pensare che convivono talvolta con le nostre ansie e paure, spesso infondate, talvolta meno, ma che nella maggior parte sono il simbolo di una pacifica e laboriosa convivenza che fornisce generosamente un sostegno alla forza produttiva del nostro Paese, con una crescente incidenza sul Pil". "Degli immigrati, del loro ingresso nel Paese e della loro partenza, si occupano diverse organizzazioni internazionali e nazionali, così come numerosissimi enti e società. Tra loro anche la Società Dante Alighieri

fondata nel 1889 con lo scopo di sostenere la presenza degli italiani all’estero. Oggi – ha sottolineato Masi – la dante è uno strumento fondamentale della politica estera del nostro Paese per lo studio e la diffusione della lingua e cultura italiana, oltre ad essere un utile supporto alle politiche migratorie del Governo per la formazione linguistica degli immigrati. È nell’ambito delle tante attività didattiche della Società che rientra la certificazione, un utilizzo riconosciuto dal Consiglio d’Europa per l’insegnamento certificato dell’italiano, strumento utile per i lavoratori migranti che vengono in Italia". In questo ambito, ha voluto ricordare il Direttore della Dante, "la Società ha fatto e farà tanto per integrare gli immigrati che vengono qui a lavorare, visto che la conoscenza della lingua è il primo fondamento per una civile integrazione, sociale e culturale, nonché nesso imprescindibile per una convinta adesione alla nostra Carta Costituzionale, come ebbe a dire il Presidnete Ciampi nel settembre 2004, in occasione della consegna dei nostri diplomi al Quirinale, e come di recente riconfermato dal Presidente Napolitano". "Molto di quanto fatto fino ad oggi – ha aggiunto – è stata opera di volontariato e delle risorse della Dante messe a frutto grazie al supporto delle

scuole, delle università e delle istituzioni locali e nazionali, grazie alle quali si è potuto procedere ad un’ampia e completa attuazione dei programmi didattici. E qua vorrei ricordare quanta importanza è stata data ai nostri connazionali all’estero soprattutto nell’ultima legislatura". Masi ha quindi sottolineato che "la Dante Alighieri, in forza della politica attuata dalla presidenza dell’Ambasciatore Bottai, è stata una delle prime istituzioni ad avviare corsi per i lavoratori che fin dagli anni 90 sono venuti qui in Italia, prima a nelle regioni del Sud, porta di ingressi dei flussi provenienti dal Mediterraneo, e poi direttamente all’estero nelle comunità di partenza di quei migranti, grazie ai nostri Comitati di Tunisi, Chisianu, Colombo, Sofia, Ucraina, Algeria, Marocco e Filippine. Ciò, lo ricordo, grazie al sostegno e al lavoro di squadra che comprende specialisti come glottodidatti, linguisti, storici della lingua che sono la base operativa della Dante". "Il successo di questa iniziativa – ha ricordato Masi – ha spinto l’amministrazione centrale della Società a chiedere ai suoi 423 Comitati sparsi nel mondo di aumentare il proprio impegno su questo fronte, rivolgendosi anche alla rete estera dei Consolati. Con la stipula di una seconda e più ampia convenzione con il Ministero del Lavoro, dal 26 dicembre 2002 si è dato

vita ad un secondo piano dell’insegnamento primario dell’italiano con rilascio di certificato per stranieri". "La consapevolezza del rapido trasformarsi dell’assetto sociale del nostro paese, dovuto alla crescente offerta e conseguente domanda di lavoro per immigrati, e la richiesta di un nuovo quadro normativo che ne regolamenti la posizione giuridica – ha rilevato il Direttore della Dante – hanno posto l’uso della conoscenza dell’italiano in una posizione quasi dominante rispetto ad altre pur fondamentali esigenze, come il parallelo processo di revisione del ruolo storico della Dante Alighieri e il profondo riassetto dei programmi di formazione del corpo insegnante. I corsi destinati agli immigrati extracomunitari sono divenuti un punto di riferimento anche per il Legislatore. Per tutti i lavoratori è stato previsto, prima dell’iscrizione ai corsi dei vari livelli, una prova di ingresso per verificare la competenza non solo linguistica, ma di compartecipazione alla nostra Costituzione". "Da Chisianu e Colombo – ha puntualizzato Masi – hanno posto il problema della formazione degli insegnanti per i quali sono stati predisposti specifici programmi di formazione con l’inserimento di materie culturali, giuridiche e sociali, tra cui figura la fondamentale conoscenza della Costituzione. Questo capitolo della formazione degli insegnanti – ha sottolineato – preoccupa non poco l’Amministrazione centrale della Dante sia per la scarsa disponibilità di fondi a fronte di crescente domanda di partecipazione a corsi di formazione, sia per la crescente necessità di reclutamento del corpo insegnante all’estero, con termini di valutazione seri e rigorosi. Grazie a questo progetto, si può dire che tutti gli stranieri hanno avuto informazioni culturali, linguistiche e sociali sul nostro Paese prima di partire per raggiungerlo". "In questo modo è stata data loro la possibilità di una nuova occupazione, ma anche una diversa opportunità di confronto con l’altrui identità, base per una civile convivenza e fondamento per la costruzione di una nuova civiltà multietnica. Forse per questo – ha concluso, sarcastico – ci è stato tolto il 23% del micro-contributo che abbiamo dal Governo". AISE

La sicurezza degli operatori umanitari nelle aree di crisi: lunedì il convegno promosso dal Mae ROMA - "La sicurezza degli operatori umanitari delle organizzazioni internazionali e delle Ong nelle aree di crisi" è il tema dell’incontro in programma lunedì prossimo, 22 giugno, dalle 10.30 alla Farnesina. Promosso dal Ministero degli esteri, l’incontro sarà presieduto da Carlo Maria Oliva, vice segretario generale vicario del Mae. Ad aprire i lavori sarà invece Fabrizio Romano, capo dell’Unità di Crisi, con un intervento su "Aree di intervento e Paesi a rischio: misure da adottare a tutela della sicurezza degli operatori umanitari". Quindi, il vice direttore generale della Cooperazione allo sviluppo, Mario Sammartino, interverrà su "L’impegno della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo nelle aree di crisi", mentre il Capo di Stato Maggiore del Centro Operativo Vertice Interforze, Rinaldo Veri, porterà il suo contributo su "Quadro di sicurezza e contesto operativo nelle aree a rischio. Cooperazione tra Coi e Unità Crisi". I lavori proseguiranno con "Sistemi di sicurezza adottati dalla Fao in aree di crisi", intervento del Direttore della divisione operazione e riabilitazioni di emergenza della Fao, Thomas Laurent. Quindi seguiranno gli interventi di Antonio Kamil, responsabile della sicurezza dell’International Fund for agricoltural development, su "Procedura di sicurezza Ifad in contesti a rischio"; Sergio Arena, Medical Officer del World Food Programme, su "Esperienza WFP in aree di crisi"; Nino Sergi, dell’associazione delle Ong italiane, su "Interpretazione del concetto di sicurezza in contesti a rischio. Esperienze sul campo degli operatori appartenenti alle Ong". Dopo il dibattito, verrà presentata la pubblicazione "I principi del dialogo – la gestione della sicurezza degli operatori all’estero" a cura dell’Unità di crisi e dell’Associazione delle Ong Italiane.

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Unione Stampa Periodica Italiana

F.U.S.I.E.


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ESTERI

I giochi di Bruxelles IL PORTOGHESE SI APPRESTA A ESSERE RICONFERMATO ALLA PRESIDENZA DELLA COMISSIONE EUROPEA BERLUSCONI SPINGE MAURO PER IL PARLAMENTO

L’Europa verso il Barroso bis L'Europa in mezzo al guado della crisi finanziaria si prepara a varare il 'Barroso bis'. L'ultimo Consiglio europeo sotto presidenza ceca che si è aperto ieri a Bruxelles è infatti chiamato a sciogliere il nodo della riconferma del presidente della Commissione europea. Nella cena dei leader dei Ventisette si è configurato un accordo politico per il bis dell'ex premier portoghese, sostenuto dal Ppe e da diversi leader socialisti. Le incognite sono rappresentate da Francia e Germania, che aspettano di sentire Barroso esporre il suo programma per i prossimi 5 anni, e da chi vorrebbe aspettare il referendum irlandese sul Trattato di Lisbona, in programma a ottobre. In una lettera ai leader europei Barroso ha chiarito i sei punti chiave che caratterizzeranno il suo nuovo mandato: le risposte per far fronte alla crisi economica, gli interventi a favore dell'occupazione, la ristrutturazione dei mercati finanziari, la lotta ai cambiamenti climatici in vista della conferenza di Copenaghen, l'immigrazione clandestina e il nodo del Trattato di Lisbona, con le garanzie giuridiche da offrire all'Irlanda in vista del nuovo referendum di ottobre. "È più che mai il momento per agire - ha scritto Barroso -. Il mondo non aspetterà l'Europa". "Credo - ha proseguito - che in momenti di crisi c'è biso-

JOSÈ BARROSO

gno più che mai di un Europa e di una Commissione europea forti". Nonostante i sondaggi sul calo di popolarità di Barroso è ormai quasi scontato che il presidente della Commissione Ue ottenga comunque il sostegno dei Ventisette per poi essere confermato all'Eu-

roparlamento nella votazione a Strasburgo del 15 luglio. Nel consueto vertice del Ppe che precede il Consiglio, il premier italiano Silvio Berlusconi ha incontrato il capogruppo dei popolari Joseph Daul e il premier polacco Donald Tusk con cui ha affrontato il tema della pre-

sidenza europea a a cui aspirano Mario Mauro e il polacco Jerzy Buzek. "Credo che questa volta tocchi a noi. Non faccio scommesse, come sempre siamo leali" ha detto il premier. "La nostra - ha spiegato Berlusconi arrivando al vertice - è una candidatura che mettiamo

sul tavolo. Mauro è stimato e l'Italia è un socio fondatore dell'Europa. L'Italia non ha la presidenza del parlamento europeo dal 1979". Sul tavolo dei leader anche le misure per la crisi: una "exit strategy" che permetta di ridurre al più presto i deficit e i debiti

pubblici e il via libera alla riforma della vigilanza finanziaria. Ci sarà anche una discussione sull'immigrazione clandestina, sollecitata dall'Italia, in cui i Ventisette dovranno valutare provvedimenti immediati per allentare la pressione sugli Stati membri del Mediterraneo.

Sabato in programma una nuova manifestazione, convocati i candidati

Iran, corteo nel giorno del lutto Presto il riconteggio dei voti Non si ferma la protesta che in Iran chiede l'annullamento delle elezioni presidenziali, mentre il Consiglio dei guardiani della Costituzione ha convocato per sabato i candidati usciti sconfitti secondo i risultati ufficiali. Dopo aver dato la disponibilità a un rinconteggio dei voti, il supremo organo del Paese ha accettato di analizzare le 646 violazioni segnalate dai tre candidati, Mir Hossein Moussavi, Mehdi Karroubi e Mohsen Rezaei. Il più votato dei tre, Moussavi, continua a guidare la mobilitazione della piazza

e parteciperà personalmente alla nuova iniziativa chiesta ai suoi sostenitori: indossare abiti neri con fascia verde, il colore del candidato moderato, recarsi nella moschea più vicina per ricordare i sette morti della manifestazione di sabato e confluire poi nel centro di Teheran in quella deve essere ricordata come la giornata del lutto. Intanto, l'Associazione dei religiosi combattenti, che riunisce l'Associazione del clero riformatore, ha chiesto l'autorizzazione per organizzare sabato una grande marcia con l'intervento

il candidato uscito sconfitto dalle elezioni presidenziali in Iran. Da parte sua il governo non sta a guardare. La milizia popolare dei pasdaran ha chiesto di partecipare alla preghiera del venerdì a Teheran che sarà condotta dalla Guida suprema Ali Khamenei, esortando a "dissociarsi dai rivoltosi". Le forze di sicurezza continuano ad arrestare le voci contrarie. L'ultimo illustre finito in manette è Ebrahim Yazdi, una delle voci liberali dell'Iran, presidente del movimento per la libertà, arrestato mentre si trovava in

ospedale per sottoporsi ad esami allo stomaco. Yazdi è stato ministro degli esteri nel primo governo rivoluzionario iraniano nel 1979. Il Movimento per la libertà è una delle formazioni politiche che più si battono per le aperture democratiche nel Paese. In una intervista dopo il voto di venerdì e la proclamazione dei risultati, aveva dichiarato che questa è la crisi più grave degli ultimi trent'anni. Il suo collaboratore ha riferito che sono sette in tutto i membri del Movimento tratti in arresto.

ANCORA TENSIONE POST-ELETTORALE IN IRAN


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SPORT

Calciomercato SARÀ UN MERCATO ʻPOVEROʼ PER LA FIORENTINA: IL DIRETTORE SPORTIVO SPIEGA CHE LʼOBIETTIVO SARÀ TENERE I PREZZI PREGIATI “Non voglio creare illusioni: la società mi ha ribadito che, come è giusto che sia, non avrò un ulteriore budget a disposizione, quindi quest'estate farò il ministro senza portafoglio”. Con questa battuta il direttore sportivo della Fiorentina Pantaleo Corvino ha confermato quanto aveva già dichiarato in altre occasioni, ovvero che in questa sessione di mercato non avrà a disposizione fondi per rinforzare la squadra. “Anche perché - ha aggiunto - l'anno scorso la società mi ha concesso due budget da 20 e 15 milioni di euro e io li ho utilizzati tutti, aggiungendone ulteriori 15, che ho poi recuperato a gennaio con le cessioni di Pazzini e Osvaldo”. Questo vuol dire che per rinforzare eventualmente la rosa il ds viola dovrà “dare sfogo alla fantasia, anche se in questi due mesi cercheremo sicuramente di migliorare, perché questa squadra ha bisogno solo di pochi ritocchi mirati”. Se la società non vuole spendere, è altrettanto vero che non ha nessuna intenzione di vendere i suoi pezzi pregiati, come ha confermato Corvino: “Noi non andiamo sul mercato col cartello vendesi: il nostro mercato sarà prevalentemente improntato nel trattenere i pezzi miglio-

MILAN

Viola, Corvino ministro... ma senza portafoglio Sfuma l’affare Cissokho “Al momento più no che sì”

PANTALEO CORVINO

ri. Questa società vuol fare i sacrifici per tenere i giocatori, se poi qualcuno vuole andare via non lo si può tenere controvoglia, ma ce lo deve venire a chiedere. Chi rimane dovrà dimostrare molto entusiasmo, perché sarà un anno da paura: quando si vince uno scudetto, come abbiamo fatto noi arrivando quarti, è difficile ripetersi e lo si può fare solo avendo motivazioni importanti. Io invece ho paura che qualcuno possa perderle”. Proprio per valutare le motivazioni dei suoi giocatori, Corvino ha deciso di introdurre, con l'ok della società, le clausole rescissorie,

proponendo una svolta epocale per il calcio italiano: “Ho già iniziato a contattare i procuratori dei miei giocatori più importanti, che si sono dimostrati disponibili, e comincerò ad introdurre le clausole proprio da loro. Se un giocatore mi chiederà di andare via cercheremo di sostituirlo, chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto. In questo modo ci sarà più chiarezza per tutti: il desiderio di andar via lo esprimerà il giocatore e tutti lo sapranno, anche se per ora nessuno me lo ha chiesto”. Corvino ha poi messo un freno agli obiettivi della Fiorentina: “È sba-

La storica società emiliana di basket verso una svolta

gliato pensare che ci stiamo avvicinando al Milan perché ha venduto Kakà, noi dobbiamo guardarci alle spalle, perché il Napoli, ad esempio, ha già speso 35 milioni per rinforzarsi”. In caso di superamento dei preliminari di Champions League, però, il ds viola ha lasciato aperto uno spiraglio su eventuali operazioni di mercato: “A intuito, conoscendo la nostra proprietà che i sacrifici li ha sempre fatti e continuerà a farli, se dovessimo superare i preliminari ci può stare che mi faccia utilizzare i soldi in più che entrerebbero. Ma parlo a titolo personale”.

ADRIANO GALLIANI

Sembra complicarsi la trattativa che dovrebbe portare all'annuncio ufficiale di Cissokho al Milan. Lo staff medico del Milan ha riscontrato alcuni problemi sulle condizioni fisiche del calciatore del Porto e ieri l'ad rossonero Adriano Galliani ha fatto chiarezza: "È successo che visite mediche i nostri medici hanno trovato un problema a bocca e denti spiega il dirigente del Milan - problemi che provocano guai msucolari che ha e che potrebbero peggiorare. Ho fatto una proposta al Porto: non più acquisto diretto ma

prestito oneroso con diritto di riscatto. Lo terremo qui, lo curiamo e gestiamo e se va a posto lo prendiamo fra un anno. Il Porto ha accettato il prestito ma non l'entità. Stiamo negoziando. Se il Porto non accetta queste cifre purtroppo rinunceremo. I medici confidano di rimetterlo in sesto. Direi che ad oggi la trattativa è più no che sì, almeno in questo momento. Il Porto ha accettato il concetto ma vuole un prestito troppo alto: siamo d'accordo sul totale, c'è ancora una notevole differenza fra prestito e diritto di riscatto".

Tennis, la finale è in programma il 7 e 8 novembre

Virtus Bologna in vendita Fed Cup, Italia-Usa C’è un’offerta d’acquisto a Reggio Calabria C'è un'offerta di acquisto per la Virtus Pallacanestro Bologna. Lo ha reso noto la società con un breve comunicato al termine del consiglio di amministrazione che ieri mattina ha preso in esame la proposta giunta nei giorni scorsi nelle mani del patron Claudio Sabatini, giudicandola “in linea con le proprie richieste”. “Entro le ore 13 di domani (oggi, ndr) - si legge nella nota diffusa dalla Virtus - la società attende il primo versamento di 6.000.000 di euro, elemento fondamentale per la definizione dell'accordo”. Sabatini aveva messo in

VIRTUS BOLOGNA IN VENDITA

vendita la squadra, rilevata nel 2003 dopo il fallimento della gestione Madrigali, subito dopo l' eliminazione nei quarti di finale playoff contro la Benetton Treviso. Deluso dai risultati e dai pochi abbonamenti rinnovati per la seconda fase del campionato, il patron bianconero aveva così annunciato la voglia di farsi da parte o, almeno, di ridimensionare di molto il suo impegno economico. Secondo alcune stime, ai sei milioni richiesti entro oggi, il potenziale acquirente dovrebbe aggiungerne almeno altri tre per completare l'operazione.

La finale della Fed Cup 2009 fra Italia e Stati Uniti, in programma il 7 e l'8 novembre prossimi, si disputerà a Reggio Calabria. Lo ha deciso la federazione internazionale, su designazione della Federazione italiana tennis. “Sebbene vadano ultimate alcune procedure tecnico-amministrative”, la Fit - informa un comunicato - ha assegnato l'incarico di organizzare l'incontro, che assegnerà il titolo mondiale femminile per squadre Nazionali, al Circolo che vanta più soci nel Paese, il 'Rocco Polimenì. Si giocherà all'aperto e sulla terra battuta.

FRANCESCA SCHIAVONE


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CONTROCOPERTINA - SPORT

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Protagonista assoluto nella finale vinta 99-86 con Orlando, Kobe conquista il decimo titolo personale e mette a tacere gli storici rivali. Adesso nella storia dell’Nba insieme a Shaq e Jordan c’è anche lui

Quindicesimo titolo per i Lakers Bryant sempre più Re d’America MARA DE GAETANO

LOS ANGELES - Una finale vissuta a ritmi vertiginosi, quella che ha decretato la vittoria di una squadra che sembra non avere davvero rivali in questo momento. Dopo 7 anni, Los Angeles si riappropria del titolo più prestigioso al mondo, facendo suo un campionato stellare grazie quindi ai numeri di

giocatori dalla bravura aliena. I giganti del basket d'oltreoceano possiedono quella capacità in più che ti permette di sognare, perché vederli letteralmente alzarsi in volo o tirare da distanze siderali quel pallone che tra le loro mani sembra diventare piccolo piccolo, lascia davvero a bocca aperta. Nba nel segno dei Lakers quindi, ma soprattutto, nel se-

gno di Kobe Bryant. Per lui decimo titolo personale in carriera e una prestazione al limite della perfezione. 30 punti, 5 assist, 6 rimbalzi e 4 stoppate in una gara 5 vissuta da assoluto protagonista. Numeri da brivido, che fortunatamente per lui, hanno finalmente messo a tacere le voci che lo davano insistentemente l'eterno secondo. Ora giornalisti e tifosi la smetteran-

no finalmente di domandargli perché lui non abbia mai vinto un titolo senza Shaquille O'Neal, ed è finito il tempo in cui il divino primate, doveva reggersi da solo sulle spalle il peso della sua squadra. Ora il protagonista assoluto è lui, ed i complimenti

Bargnani non ha dubbi: «Il mio futuro è ancora qui a Toronto, sono da Nba» Il “gigante” romano in vacanza in Italia si racconta MILANO - «Beh, potremmo fare due chiacchiere tra le 12 e le 13…». «Niente da fare: dalla mattina fino alle 13 Andrea è in palestra ad allenarsi.. Magari dieci minuti nel pomeriggio, prima della sessione d'allenamento pomeridiana, che ne dici?». Il pressing del cronista d'assalto stavolta non paga; la responsabile delle relazioni esterne è cortese ma inflessibile. Altro che vacanze, quelle di Andrea Bargnani in Italia! Il Mago, rientrato nel Belpaese dopo la sua terza stagione Nba, si aggira in questi giorni per Treviso e dintorni, godendosi i playoff nostrani, quelli Nba via tv e lavorando sodo per gli impegni in azzurro dell'estate. E allora eccolo, in una breve pausa tra pesi e lavoro tecnico, per fare il punto sull'annata appena trascorsa e quello che sarà il futuro più prossimo. «È stata davvero una stagione contraddittoria. Prima il cambio d'allenatore, con Jay Triano al posto di Sam Mitchell, poi il mancato ingresso nei playoff. Con Triano sono diventato titolare fisso, mi sono sentito più tranquillo e ho fatto bene (oltre 15 punti di media a partita, con 5 rimbalzi, n.d.r.), ma è chiaro che quello che conta è il risultato della squadra, che non può lasciarmi soddisfatto». «Sono molto felice che Jay resti con noi, con lui mi trovo benissimo e credo che potremo così raccogliere quanto seminato nella seconda parte di quest'anno. L'esperimento dei tre lunghi voluto da Mitchell? Francamente, mi era sembrato subito poco attuabile in campo…». «A Toronto e nella squadra mi trovo molto bene, sia dentro che fuori dal campo. Da parte mia nessun dubbio, quindi. Ma è chiaro che può sempre succedere di tutto: qui nell'Nba possono scambiarti con altri giocatori da un giorno all'altro…Io intanto continuo a lavorare duro su tiro da 3 e gioco in post basso, il mio vero punto debole». Infine due parole sulla nazionale e sul sogno che si chiama Europeo. «Lavoreremo duro per farcela. Il nostro avversario diretto è la Francia, ma non possiamo sottovalutare nessuno. Comunque sono molto felice di esserci. Il futuro di Recalcati in azzurro? Bisogna chiedere al presidente federale Meneghin. Noi giocatori dobbiamo pensare a far bene in campo, d onorare la maglia azzurra dell’Italia».

piovono da più parti, a cominciare proprio da Shaq: “Te lo meriti, Kobe, hai giocato alla grande”, così come dal coach Phil Jackson il quale, anni fa lo definì “giocatore egoista”, e che invece, questa volta, gli ha regalato parole molto belle: “Ha imparato ad essere il leader che incoraggiare

gli altri, conscio di dover dare per poter ricevere”. La partita con Orlando è durata 10 minuti esatti, il tempo necessario agli sconfitti per divertirsi un po' e quello occorso ai vincitori per scaldare un po' la mano; poi, non c'è stata storia. Lakers praticamente perfetti, canestri di precisione millimetrica, rimbalzi sempre puntuali, assist ubriacanti, hanno permesso loro di forgiarsi di un titolo meritato al 100%. E chissà se la storia sarebbe stata la stessa senza di lui. A giudicare dalla prestazione da incorniciare di Kobe, verrebbe da dire proprio di no. Una Nba, che con il tramonto di Jordan, sembrava non aver ancora trovato un degno sostituto, un giocatore completo che fosse all'altezza del più grande di sempre ma che ora, ha individuato in Bryant l'erede che tutti vorrebbero. Che fosse una testa calda lo si sapeva già, che amasse fumarsi un bel sigaro piuttosto che allenarsi o che dovesse tirarsi fuori da intricate vicende giudiziarie ( una su tutte, le accuse di stupro di una cameriera nel 2003), è ormai cosa nota, ma il talento innato non è qualcosa che può smarrirsi per strada, è un dono al quale aggrapparsi per rialzarsi e volare sul tetto del mondo. Forse non tutti ricorderanno che in lui c'è anche un po' d'Italia; qui infatti, precisamente a Rieti, frequentò le elementari, iscrivendosi ad un minibasket, a detta dei più, praticato fra l'altro in modo neanche troppo esaltante. Qui iniziò a tifare Milan, fino a quando suo padre Joe, giocatore giramondo, lo portò con sé oltreoceano per lanciarlo nel firmamento del basket americano. Perché altro non gli si potrebbe dire, ad una vera star qual è Bryant, capace di segnare, tutto solo, 81 punti in una stessa partita. Una cosa è certa, Kobe dovrà ringraziare e non poco anche il suo tecnico, soprannominato da tutti lo Zen per la sua grande capacità di tenere a bada ed amministrare al meglio una squadra di giganti ribelli. Parliamo di Phil Jackson, l’uomo che ha vinto alla guida dei Chicago Bulls negli anni d’oro di Jordan e Pippen, un altro predestinato. Gli ha fatto abbassare la testa, lo ha tenuto a bada più volte per poi farlo esplodere nel firmamento del campionato più bello del mondo. E lui è stato di parola, ripagandolo con un titolo che entrambi faranno fatica a dimenticare per tutta la vita.


L'ITALIANO