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L ITALIANO MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010 - Anno IV - Numero 16 (844 dall’inizio) QUOTIDIANO DELL’ITALIA NEL MONDO

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Italia 0,50 euro - Argentina 1 peso

Il delitto è stato commesso il 17 gennaio scorso, non lontano dalla città di Cordoba. Il presunto assassino, la cui colpevolezza rimane ancora da dimostrare, è stato identificato dagli inquirenti come Luis Alberto Diaz, fermato mentre entrava a casa del padre ALLE PAG. 4

ARRESTATO IL KILLER DI VICUNA MACKENNA QuiItalia

Emigrazione

Sport

L’emigrazione delle prime famiglie bolognesi in America: storia di malaria e di schiavitù

Il dopo-derby: il Milan fa mea culpa, indignato dagli errori di Leonardo e dallo stile Inter

alla pag. 5

Bologna nel caos dopo l’annuncio delle dimissioni del sindaco Delbono: ora si attende l’intervento del Viminale. Forse elezioni anticipate

a pag. 2

QuiItalia Favara: dolore e rabbia. Una folla

alle pag. 8 commossa ai funerali delle sorelline

morte nel crollo. Il sacerdote: «Chi ha il potere guardi agli umili» pag. 3

QuiMondo Afghanistan: Berlino cambia rotta. La Germania propende adesso per “il passaggio di responsabilità” e dice sì all’aumento delle truppe alla pag. 6


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POLITICA ITALIANA

Città felsinea nel caos dopo lʼannuncio di Delbono SCADUTI I TEMPI PER ACCORPARE LE COMUNALI ALLE REGIONALI DI FINE MARZO, LA PALLA AL VIMINALE CHE SI DICE DISPOSTO A INTERVENIRE

L’ITALIANO MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010

Elezioni in primavera avanzata, magari insieme alle regionali, facendo slittare i termini delle dimissioni già scaduti; elezioni in estate-autunno, con una 'finestra' aperta ad hoc dal Viminale per Bologna; commissariamento per un anno con elezioni, quindi, nella primavera del 2011. Sono questi i possibili scenari che si aprono su Bologna dopo l'annuncio di dimissioni del sindaco Flavio Delbono, travolto da una indagine giudiziaria per peculato, abuso d'ufficio e truffa aggravata in relazione a missioni compiute con la sua ex compagna-segretaria quando era vicepresidente della Regione. Delbono, dopo aver cercato di 'resistere' all'onda che saliva contro di lui in seguito agli sviluppi dell'inchiesta, spinto dalle pressioni dei suoi stessi sponsor tra i quali in particolare Romano Prodi, ha annunciato lunedì pomeriggio la decisione di dimettersi. Lo farà probabilmente sabato prossimo, dopo l'approvazione del bilancio prevista per venerdì. A quel punto scatterebbe il commissariamento, considerato che i termini (21 gennaio scorso) per le dimissioni che avrebbero consentito le elezioni nella prossima primavera sono già scaduti. Per evitare "l'onta" del commis-

FONDO MONETARIO

Bologna: voto anticipato?

IL MINISTRO DELL’INTERNO ROBERTO MARONI

sariamento e le elezioni nel 2011 la 'palla' passa allora al governo, con alcune ipotesi: potrebbe o varare un provvedimento ad hoc per consentire il voto a Bologna dopo l'estate; o spostare in avanti il limite scaduto del 21 gennaio per le dimissioni dei sindaci italiani in genere e dunque per consentire il voto insieme alle regionali. Intanto, i partiti si organizzano nell'evenienza di un voto in tempi ravvicinati che tutti, almeno a parole, auspicano, da destra e da sinistra. E circolano i primi nomi di possibili

candidati. Intanto sulla questione è intervenuto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ieri a Prato per stipulare un Patto per la sicurezza che prevede l'invio di venti nuovi agenti tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza a contrasto dell'immigrazione clandestina. Sulle possibile dimissioni del sindaco di Bologna, ha detto, "non c'è discrezionalità ma una legge che prevede tempi precisi. Il termine ultimo per votare il 28 marzo è scaduto il 21 gennaio. Ad oggi non mi risulta che le dimissioni

siano state formalizzate". Lo ha detto. "Qualcuno - ha sottolineato il ministro - ha chiesto un provvedimento d'urgenza per votare anche il 28 marzo o in autunno. E' stato fatto in passato anche per L'Aquila. Io non sono contrario, ma prima ci devono essere le dimissioni. Io sono disponibile a fare un provvedimento d'urgenza, ma in una situazione così delicata voglio il consenso di tutte le parti politiche. Altrimenti - ha concluso non ci sarà un provvedimento autonomo del governo".

Fmi: ripresa c’è ma è lenta l’Italia in crescita dell'1% La ripresa globale "è partita prima e più forte del previsto" ma sarà "lenta rispetto alle precedenti esperienze" e soprattutto procederà a velocità e intensità diverse nelle diverse regioni. La diagnosi è del Fondo monetario internazionale che ha aggiornato al rialzo le sue previsioni economiche. In particolare, l'istituto di Washington prevede ora che il Pil mondiale crescerà quest'anno del 3,9%, con un miglioramento dello 0,8% rispetto ai numeri diffusi a ottobre scorso. La stima per il 2011 sale invece dello 0,1% al 4,3%. Per l'Italia l'Fmi ritiene possibile una crescita dell'1% nel 2010 (+0,8%) e dell'1,3% nel 2011 (+0,6%). Nel complesso, il prodotto delle economie avanzate è previsto aumentare del 2,1% (+0,8%) quest'anno e del 2,4% (0,1%) il prossimo. Gli Stati Uniti dovrebbero mettere a segno una crescita rispettivamente del 2,7% (+1,2%) e del 2,4% (0,4%). L'Eurozona dovrà invece accontentarsi di un +1% (+0,7%) nel 2010 e di un +1,6% (+0,3%). Al

suo interno spicca la performance tedesca (+1,5% e +1,9% nei due anni). Mentre non sembra volerne di ripartire l'economia spagnola, che si contrarrà dello 0,6% quest'anno per poi risalire dello 0,9% il prossimo. A trascinare l'economia mondiale saranno i Paesi emergenti. La Cina, innanzitutto (+10% e +9,7%=. Ma anche l'India (+7,7% e +7,8%). In generale, le nazioni in via di sviluppo sono previste crescere a un ritmo del 6% nel 2010 e del 6,3% nel 2011. Insomma, le condizioni migliorano ma il malato non è ancora guarito del tutto e "ci sono significativi rischi verso il basso nelle prospettive". Primo fra tutti "una prematura e incoerente uscita dalle politiche di sostegno". Per questo il Fondo invita le autorità di Governo e monetarie a continuare a sostenere la ripresa, pur senza dimenticarsi di cominciare a studiare un'exit strategy e di comunicare sin d'ora cosa intendono fare quando il paziente sarà in grado di rimettersi a camminare sulle sue gambe.

I due partiti d’opposizione verso l’alleanza

L’esponente del Pdl attacca la giunta Vendola

Bersani e Di Pietro: “Insieme per una alternativa al Pdl”

Cicchitto: “La sinistra non può più agitare la questione morale”

"A questo stadio dei lavori in corso per le regionali sono contento di poter dire che su 11 delle 13 regioni in ballo noi, cioè il Pd e l'Idv, abbiamo consolidato, realizzato un'alleanza che costituisce una base molto solida. Con l'eccezione di Campania e Calabria abbiamo stretto ovunque coalizioni e già lavoriamo sui particolari". Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro fanno, in una conferenza stampa congiunta a Montecitorio, una ricognizione sullo stato dell'alleanza. Bersani ci tiene subito a sottolineare due punti di condivisione: "L'esigenza - spiega - che

si allestiscano alleanze larghe, democratiche, di progresso per allestire schieramenti competitivi nei confronti del centrodestra". E poi, sottolinea, "un'idea di fondo". "L'idea che l'appuntamento delle regionali diventi, sia sotto il profilo dei contenuti che degli schieramenti un passo avanti verso l'alternativa". E quando si parla di contenuti, aggiunge il segretario del Pd, "i temi sono lavoro, occupazione, istruzione, i temi che interessano la gente". Di Pietro raccoglie il testimone e dice subito che "l'Idv e il Pd ritengono necessario impostare un

PIERLUIGI BERSANI

lavoro di programma per una coalizione aperta non solo ai due partiti ma a tutte le altre formazioni (laiche, cattoliche) interessate a battere la destra”: "Questo - scandisce Di Pietro - è l'impegno che l'Idv prende nei confronti del Pd, per non lasciare questo paese nelle mani di chi toglie ai poveri per dare ai ricchi e che inganna continuamente i cittadini.

''La comunicazione mediatica ha andamenti paradossali, ma il successo ottenuto da Vendola nelle primarie della sinistra non può cancellare e far dimenticare il fatto che la sua Giunta è stata pessimamente amministrata ed è anche al centro di una serie di scandali gravissimi soprattutto nel settore della sanità'', afferma Fabrizio Cicchitto capogruppo del Pdl alla Camera. ''Solo per fare alcuni esempi ricordiamo che nei conti della sanità della Regione Puglia è stato accumulato un debito che supera il miliardo di euro e, soprattutto per questo

motivo, per ben due anni l'amministrazione Vendola ha dovuto aumentare le tasse (Irpef, Irap, accisa sulla benzina, tassa sui rifiuti); a ciò si aggiunge il blocco di tutte le grandi opere pubbliche; infine c'è una paralisi burocratica-amministrativa che ricorda quella presovietica descritta da Gogol. Insomma - prosegue - una regione in ginocchio. Quello che è accaduto in Puglia, così come prima in Liguria, in Toscana, in Campania, in Calabria, indipendentemente dagli aspetti penali, dimostra che ormai tutto può fare la sinistra meno che agitare

FABRIZIO CICCHITTO

la questione morale. Dalla Campania, alla Puglia, alla Calabria, la sinistra aggiunge ai suoi fallimenti politici e culturali anche quelli dei governi regionali e locali. Per dimenticare tutto ciò, specialmente dopo il disastro politico del PD in Puglia, Bersani cerca di ubriacarsi con l'acqua di Lete: per raggiungere l'oblio si può fare di tutto''.


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Ieri i funerali delle sorelline morte nel crollo IL SACERDOTE: “CHI HA IL POTERE GUARDI AGLI UMILI” IL PREFETTO: “IL DEGRADO E LA MISERIA REGNANO IN TROPPI LUOGHI DELLA SICILIA”

Favara: il giorno del lutto ''Favara è un luogo generoso ma disgraziato. A chi ha il potere chiediamo di guardare in basso, a chi nel popolo fa una fatica incredibile anche se con estrema dignità, alla famiglia Bellavia chiediamo di guardare in alto, a Cristo crocifisso''. Sono le parole pronunciate dall'arciprete di Favara, Mimmo Zambito nella sua omelia davanti alle centinaia di persone che affollano la Chiesa Madre. L'Arciprete, con la voce rotta per la commozione, ha invitato tutti a pregare per Mariannna e Chiara Pia, le due sorelline di 14 e tre anni, morte nel crollo della palazzina fatiscente, nel centro storico della cittadina. Nelle prime file Giuseppe Bellavia e Giuseppina Bello, i genitori delle due vittime hanno seguito l'omelia sorretti da amici e parenti. La madre, straziata dal dolore ha più volte baciato le due bare, sistemate davanti l'altare. Carabinieri e uomini della protezione civile hanno chiuso i cancelli della Chiesa, stracolma in ogni ordine di posto, con tanta gente in piedi e decine di bambini, tra cui compagni di classe di Marianna. ''Quanto accaduto a Favara – ha commentato il prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione – fa purtroppo tornare alla ribalta le condizioni in cui si trovano molti luoghi della Sicilia, che sta venendo fuo-

TRENTO

ATTUALITA’

Mezzolombardo: evacuato ospedale pericolante

IL GOVERNATORE DEL TRENTINO LORENZO DELLAI

I FUNERALI DELLE SORELLINE DI FAVARA

ri da anni di degrado e di miseria, con la mafia che ha fatto pressioni sulle amministrazioni comunali''. Il prefetto ha letto in chiesa i messaggi inviati dal presidente del Senato, Renato Schifani, e del presidente della Camera, Gianfranco Fini che hanno espresso vicinanza alla famiglia Bellavia. Il prefetto ha anche letto il messaggio del Capo dello Stato. ''Partecipo al dolore della famiglia Bellavia - ha scritto il presidente Giorgio Napolitano - e spero che il piccolo Giovanni possa riprendersi presto. Ho seguito con attenzione e trepidazione le operazioni di soccorso,

apprendendo con dolore quanto accaduto''. ''Cordoglio alla famiglia Bellavia - ha scritto invece il presidente Schifani - con animo commosso di padre''. ''Auguri di pronta guarigione, oltre al cordoglio per la grave perdita delle due bambine, ha scritto, infine, il presidente Fini - per il piccolo Giovanni''. Poi è toccato ad una compagna di classe di Marianna, che frequentava la terza H della scuola media leggere un messaggio degli studenti: ''Eri una ragazza timida ed introversa, una persona che non faceva trasparire i suoi reali problemi. Ti chiediamo scu-

sa per non averti capita, per non averti dato le attenzioni che meritavi e ti diciamo grazie per quanto hai saputo darci. Il tempo cancella i ricordi, ma noi non ti dimenticheremo''. Infine ha preso la parola la catechista di Marianna, che ha parlato a nome della comunità del Carmine: ''Avevi 8 anni quando il Signore ti ha affidata a me. Adesso ti accingevi a ricevere il sacramento della Cresima, ma ora hai raggiunto la piena conoscenza di Dio e stai contemplando il suo volto. Sarai sempre nei nostri cuori, così come la tua sorellina Chiara''.

Il governatore del Trentino Lorenzo Dellai ha firmato ieri mattina un ordine di sgombero dell'ospedale di Mezzolombardo dopo che una perizia ne aveva indicato potenziali pericoli statici. I trenta pazienti del nosocomio, che si trova ad una ventina di chilometri a nord del capoluogo trentino, sono stati trasferiti all'ospedale Santa Chiara di Trento. E' una fortuna aver individuato il rischio - recita un comunicato della Provincia autonoma di Trento prima che i timori potessero tramutarsi in una triste realtà. Sotto accusa la scarsa qualità del calcestruzzo, armature in fase di degrado, muratura debole, parte della copertura che tende ad aprirsi. “L'analisi dei calcestruzzi nei solai hanno evidenziato un degrado a

causa della cattiva conservazione e del degrado del legno”, ha detto il responsabile del Servizio tecnico dell'Azienda provinciale sanitaria, ing. Mauro Trentinaglia. “I ferri di armatura presentano vaste zone a vista pregiudicando la capacità portante. Nella muratura, costituita in parte con malta farinosa e piccoli inserti di mattoncini, è statarilevata una scarsa capacità di resistenza alla rottura. Un terzo della copertura in latero-cementi tende ad aprirsi e il solaio non ha capacità portante''. Tutti questi elementi negativi riscontrati nel corso delle analisi, hanno costretto i tecnici a rifiutare la certificazione di idoneità statica dell'edificio, risalente alla fine dell'800 e rimaneggiato più volte.

Giornata della memoria: 650 tra studenti, lavoratori e pensionati hanno viaggiato da Milano al famigerato lager polacco

“Auschwitz ricorda il valore del diverso” ''Auschwitz-Birkenau è un inno alla memoria dei diversi, è uno stimolo a cercare le nostre certezze altrove che da noi stessi, a credere fino in fondo nel valore intrinseco dell'altro, del diverso e del distante''. E' il messaggio che il sindacato lancia alle giovani generazioni con l'obiettivo di contrastare la crescita dei ''segnali di un appannamento di quei valori alla base della lotta contro i totalitarismi che generano la Shoah''. Con queste parole il segretario regionale della Cisl della Lombardia, Osvaldo Domaneschi, si è rivolto ai 650 tra studenti, lavoratori e pensionati che hanno viaggiato da Milano ad Au-

schwitz sul treno della memoria per visitare i luoghi dello sterminio e che ripercorrono a ritroso il viaggio come i pochi superstiti di una tragedia che, nel lager polacco, ha visto distruggere la vita di 1,2 milioni di persone, secondo le stime degli storici. ''Abbiamo visto con i nostri occhi le tracce di una testimonianza - ha spiegato -, gli ultimi segni concreti dei milioni di persone scomparsi in questo campo, abbiamo ascoltato con le nostre orecchie i racconti di ciò che avvenne ed il silenzio che rimarrà per sempre, abbiamo sentito nel nostro corpo il freddo e il vento dell'inverno polacco''. La temperatura

L’INGRESSO DEL CAMPO DI AUSCHWITZ

durante la visita ai campi ha raggiunto i 20 gradi sotto lo zero e, il 27 gennaio del 1945, quando arrivarono i russi, trovarono 8 mila superstiti a combattere con i meno 35 gradi vestiti con una sola casacca di cotone in baracche non riscaldate. Lo spettacolo desolante di Birkenau, un campo costruito appositamente per contenere fino a 200 mila ebrei, è la prova tangibile dell'applicazione della fredda razionalità umana al più spietato sentimento di odio verso i diversi. I 650 pellegrini italiani hanno toccato con mano l'inferno del campo di concentramento con le prove che la Shoah non è un'invenzione, ma il

risultato di un vero e proprio terrore scientifico che ha raggiunto una dimensione industriale. Nonostante il tentativo dei nazisti di cancellare i segni di orrore bruciando le baracche di Birkenau ed eliminando molti dei beni sequestrati agli ebrei, sono ancora visibili matasse di stoffa composta da capelli umani, quintali di scarpe, migliaia di valigie con il nome e l'indirizzo del proprietario e soprattutto latte vuote dello zyclon B, il gas disinfettante che, nelle dosi sperimentate sui primi prigionieri russi, ha consentito ai nazisti di attuare la cosiddetta ''soluzione finale della questione ebraica''.


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QUI ARGENTINA

L’ITALIANO MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010

Il delitto è stato commesso il 17 gennaio scorso, nel distretto di Vicunia Mackenna. Il presunto killer, la cui colpevolezza rimane ancora da dimostrare, è stato identificato dagli inquirenti come Luis Alberto Diaz, fermato mentre entrava a casa del padre

Cordoba: violenta la sua vicina di casa poi la brucia viva Formula Uno: Lopez sponsorizzato dal governo BAIRES - E' l'argentino Jose Maria Lopez, 26 anni, il primo pilota per il Mondiale 2010 di F1 della Us F1, il team statunitense con sede a Charlotte che esordirà nel prossimo Mondiale di Formula 1. L'annuncio è stato dato in una conferenza stampa presso la Casa Rosada, il palazzo presidenziale di Buenos Aires, alla presenza del ministro degli Interni argentino Florencio Randazzo. IL CONTRIBUTO - "Il governo augura buona fortuna a Lopez e al team per la stagione 2010", le parole di Cristina Kirchner, presidente argentino. "La Presidente - ha spiegato Randazzo - ha deciso di accompagnare 'Pechito' in questa avventura grazie all'aiuto finanziario dell'Automobile club argentino, un'istituzione con oltre 100 anni di storia". Il contributo dello Stato ammonterà a 12 milioni di dollari (8,5 mln di euro, circa un quarto del budget totale) per permettere a Lopez di partecipare al Mondiale 2010. Il resto, secondo la stampa, arriva da importanti investitori locali. GIORNO MEMORABILE - "E' un giorno memorabile per me, la mia famiglia e l'Argentina - ha detto Lopez -. Qualche tempo fa sembrava una pazzia pensare che un pilota argentino potesse tornare a correre in Formula 1, ma con lo sforzo di tanti adesso siamo in grado di farlo".

Armi “paralizzanti” in dotazione alla polizia: è polemica CORDOBA - Ha prima violentato una donna, la sua vicina di casa, poi l’ha uccisa appiccando un incendio alla sua abitazione. Ora è in manette con accuse pesantissime. Il fatto criminale è avvenuto a Cordoba, dove un uomo ha abusato sessualmente della sua vittima e poi ha acceso un rogo all’interno dell’abitazione di quest’ultima. Un atto di una brutalità infinita. Responsabile del crimine un giovane di 26 anni, arrestato dagli agenti di polizia questo lunedì nel dipartimento cordovese di Rio Cuarto: è

accusato di aver violentato e bruciato viva una donna e dopo aver simulato un incendio. Il delitto è stato commesso il 17 gennaio scorso, nel distretto di Vicuna Mackenna. Il presunto killer, la cui colpevolezza rimane ancora da dimostrare, è stato identificato dagli inquirenti come Luis Alberto Diaz, fermato mentre entrava a casa del padre. Secondo quanto detto dagli inquirenti, Diaz era già ricercato per l’assassinio di Marisa Del Valle Borbolla, di 28 anni, che è stata trovata ustionata nella sua casa di

Vicunia Mackenna. E nonostante le indagini in un primo momento avessero ipotizzato che a uccidere la donna fosse stato un incendio, in un secondo momento si è scoperto che la donna era stata colpita, violentata, asfissiata e quindi bruciata in seguito a un rogo intenzionale: al momento del crimine, la donna era sola in casa dato che il figlio si trovava nell’abitazione dell’ex marito e padre del piccolo. Un altro inquietante dettaglio: Diaz era il vicino della donna. SALVATORE GIUFFRIDA

BAIRES - Si accende, improvvisa, una nuova polemica con il corpo di polizia capitolina. Tutto a causa dell’uso delle armi cosiddette “paralizzanti”. Per la precisione, la fazione di “Pino” Solanas sostiene che le armi usate dagli agenti sono impiegate in realtà come mezzi di tortura, dal momento che trasmettono una scarica di energia ad alto voltaggio. “È come uno schock elettrico”, ha detto ieri il movimento “Progetto Sud” della legislatura capitolina, riferendosi alle nuove armi con le quali il sindaco Macrì vuole equipaggiare gli agenti in strada. E difatti già a partire dal mese di febbraio i poliziotti potrebbero perlustrare le strade di Buenos Aires con la TaserX26, considerata un mezzo di tortura dal comitato contro la tortura e le armi delle Nazioni Unite, così come reso noto da Fernando “Pino” Solanas. Non solo l’Onu, però: anche Amnesty International ha effettuato un appello ai governi di tutto il mondo affinché “vengano poste serie restrizioni e limitazioni all’utilizzo di armi come Taser e in generale all’impiego di armi paralizzanti simili a Taser”. Dal canto suo, il ministro di giustizia e sicurezza di Buenos Aires, Guillermo Montenegro, ha rifiutato le critiche e le polemiche sulle armi nuove in dotazione dal mese di febbraio, quindi ha segnalato che “abbiamo comprato solamente cinque armi con queste caratteristiche, e dunque si può considerare in realtà come una prova”. Non solo: Montenegro ha poi concluso affermando che “è confermato da specialisti che queste armi,ad ogni modo, non causano alcun danno alle persone”. S.G.

Ancora follie dei tifosi argentini: 56enne ucciso dopo aver esultato per un gol del River Plate BAIRES - Ha esultato al gol del River Plate nel “super classico” contro il Boca Juniors e lo hanno ucciso: è successo a San Miguel, vittima un uomo di 56 anni, che è stato assassinato da un ragazzo di 22 anni. I due hanno inizialmente discusso in modo molto animato subito dopo la rete dell’attaccante “milionario” durante la partita della scorsa domenica. Una discussione che è tragicamente degenerata: l’episodio è avvenuto proprio domenica scorsa, nella via Zuviria al numero civico 3.000, nella località capitolina di San Miguel. Il giovane ha ucciso l’uomo, chiamato Victor Villagra, con un colpo di pistola alla testa, dopo che il 56enne aveva gridato ed esultato per il gol messo a segno nel corso della partita più importante del campionato d’estate nazionale, disputato nella città di Mendoza. Dopo aver sparato, il giovane killer si è dato alla fuga e ancora risulta libero; gli agenti ad ogni modo gli stanno alle calcagna. Tutto è successo all’improvviso, quasi come in un raptus di follia: subito dopo l’esplosione di gioia del 56enne, il ragazzo ha impugnato una pistola calibro 22 e ha sparato a bruciapelo. La vittima è caduta colpita a morte in un lago di sangue: a nulla sono valsi i soccorsi, giunti immediatamente, né il trasporto all’ospedale. La polizia, secondo le ultime informazioni, sta sulle orme del luogo dove si nasconde in questo momento il giovane killer. Il quale è stato individuato grazie ai dati forniti dai testimoni del delitto: in tutta la zona di San Miguel continuano infatti le operazioni di ricerca e perquisizioni da parte degli agenti. L’assassino si potrebbe nascondere in una abitazione qualsiasi della zona nordorientale della provincia.


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ITALIANI NEL MONDO

L’emigrazione emiliana in America: storia di malaria e di schiavitù BOLOGNA - I medicinesi, ma non solo loro anche altri emiliano-romagnoli, trattati come gli schiavi d'America. Come Kunta Kinte e le sue «radici», lo zio Tom e la capanna. L'immagine, inedita nella storia dell'emigrazione della nostra zona, sta emergendo dal lavoro di Lorenza Servetti, professoressa in pensione del liceo Giordano Bruno di Budrio, ricercatrice dell'Istituto storico Parri, già autrice del fortunato libro «Vado nella Merica. E' lì di là dalle colline» edito da Marsilio. Servetti sta preparando un altro saggio, tema l'emigrazione delle famiglie di Medicina, Budrio, Molinella, Castenaso e Castel Maggiore, il periodo è sempre quello tra il 1880 e il 1912, e uscirà con il titolo «Trenta giorni di nave a vapore». Sono circa 600 le persone partite dai comuni sopra citati. Il 13 gennaio scorso la studiosa era all’Auditorium di Medicina per raccontare il suo lavoro e cercare altre storie, altri nomi, da allacciare al filo della memoria. Tra il pubblico, molta gente con foto e domande sui parenti che un giorno partirono e poi... chissà. Per noi, cresciuti a pane e cinema americano, l'emigrante italiano era quello che mostrava passaporto e denti a Ellis Island, con la Statua della Libertà all'orizzonte, ritrovandosi con un cognome storpiato, magari trasformato nel suo paese natale (celeberrimo il caso dei Corleone). Erano quelli che al cinema finivano a fare a botte con gli irlandesi nei vicoli di New York o a suonare nostalgici il mandolino in qualche osteria di Little Italy. Valige di cartone, povertà e sudore sono solo parte della storia. La maggioranza degli emigrati italiani, però, non ebbe una vita da romanzo. Alcuni, per carità, ebbero fortuna, anche immensa, e, di fatto, costruirono l’America. Ma ci sono anche i dimenticati. Molti medicinesi, ad esempio, finirono a lavorare nelle piantagioni di cotone del Mississippi o nelle fazende dell'America del sud. Tratti con l'inganno, proprio come accade agli schiavi moderni che attraversano il Mediterraneo per approdare nei campi di pomodoro del sud dell’Italia, la gente della nostra zona veniva imbarcata su pescherecci sovraffollati (le foto di allora e di oggi sono quasi sovrapponibili) e attraversava l'Oceano per finire a raccogliere cotone, semplicemente presero il posto dei neri ormai affrancati. Vennero pressoché «venduti» dalle compagnie di navigazione e dalle agenzie di emigrazione. Non sapevano che una volta arrivati in America non avrebbero avuto più i soldi per ritornare indietro. Anche questo ha scoperto Servetti nella sua ricerca. «Ho trovato circa 333 medicinesi che si recarono in Brasile. Perché proprio laggiù? Ma perché la schiavitù fu abolita solo nel 1888 e il Governo si trovò all'improvviso ad avere bisogno di manodopera a basso costo. Puntò sull'Italia perché era la nazione europea allora maggiormente

EDITORE Cooperativa Editoriale L'Italiano Soc. Coop. a mutualità prev. Srl P.Iva 09341041003 REGISTRAZIONE Tribunale di Roma: 492007 del 02.03.2007 ROC: 15506 DIRETTORE Gian Luigi Ferretti VICEDIRETTORI Tullio Zembo - Edizione Sud America DIRETTORE RESPONSABILE Salvatore Santangelo COLLABORANO Italia: Stefano Pelaggi, Eugenio Balsamo, Simone Nastasi, Pasquale Campolo, Mara De Gaetano Francia: Carlo Erio Germania: Alessandro Chiodo Svizzera: Antonio Zulian Principato di Monaco: Fabrizio Carbone USA:Luigi Solimeo, Nino Antonelli

colpita dalla crisi economica. Così il Governo brasiliano fece delle leggi apposite per favorire l'immigrazione italiana. Istituì a Genova veri e propri uffici con uomini che “battevano” le campagne alla ricerca di famiglie indigenti. Si presentavano all'uscita della messa o davanti alle osterie e promettevano un viaggio gratuito, un lavoro assicurato nelle fazende che producevano il caffè e soprattutto la possibilità in poco tempo di avere un lotto di terra da comprare». A Medicina l'agente dell’immigrazione era tal Enrico Bertoni. L’incarico ufficiale da parte del questore risulta nell'Archivio di stato. Lavorava per la compagnia navale «La Veloce». In pratica il Governo brasiliano pagava una quota per ogni emigrato che le compagnie riuscivano a portare in Brasile. Gli italiani erano una vera e propria merce, come gli schiavi. Quel che capitava una volta in Brasile ben pochi tornavano per raccontarlo. Servetti nel primo libro cita una donna di Budrio che vide morire, nel duro lavoro in una fazenda, il marito. Una volta ritornata in Italia, grazie alla colletta dei parenti rimasti a casa, fissò a lungo la statua di Cristoforo Colombo nel porto di Genova e in dialetto disse: «Accidenti a te Cristoforo Colombo e a quando hai scoperto l'America». Una volta a Budrio, non ne volle più parlare dell'America. La ricercatrice stessa è stata invitata in Argentina a presentare il suo libro. «Ricordo una famiglia di Cordoba che mi ospitò a cena, non parlavano il nostro dialetto, ma si esprimevano con suoni simili. Si capiva bene quello che dicevano solo quando voleva-

no “tirare un accidente” a qualcuno che era: “Ti auguro un viaggio con la Ligure”, il nome della linea che da Genova li aveva portati in Brasile». Veniamo ai medicinesi. «Partirono in 200 circa per gli Stati Uniti. Alcuni ebbero una storia tragica, altri fecero fortuna. Anche in quel caso fu l'abolizione della schiavitù a creare il bisogno di manodopera. C'erano Stati come il Mississippi, l'Arkansas e la Louisiana che avevano bisogno di lavoratori a basso costo (e zero diritti, ndr)». Gli italiani erano conosciuti come contadini molto bravi e ci sono tracce delle connivenze tra il consolato italiano e il sindaco di Roma Emanuele Ruspoli nell’organizzare una vera e propria «colonizzazione dell'Arkansas». Cosa fanno? La stessa cosa che aveva fatto il Brasile: arruolano gli italiani pagandoli il viaggio, sventolandoli davanti un contratto da mezzadro e promettendo a tutti che entro tre anni avrebbero avuto i soldi necessari per ritornare a comprarsi il loro pezzo di terra a Medicina. Ma il sogno americano si trasformò presto in un incubo. Un incubo con uno strano senso dell'ironia, dato che la cittadina dell'Arkansas nella quale molti finirono si chiamava Sunnyside, il posto assolato. Niente a che vedere con il sospirato «posto al sole». Sunnyside era una palude non bonificata. Molta acqua, poca terra e tanto cielo, fin troppo simile alla Bassa bolognese, per di più piena di zanzare infette di malaria. Più di cento, soprattutto bambini, morirono durante il primo anno di lavoro. Ben presto i medicinesi capirono di aver preso il posto dei neri nella scala gerarchica dell’organizzazione

della piantagione. Sul gradino più alto stavano i bianchi, poi i neri liberati dalla schiavitù e infine i «negri-bianchi», cioè gli italiani. «Scoprirono che non potevano neppure tornare in Italia perché dovevano restituire il prezzo del biglietto, circa 800 euro a persona (e allora le famiglie erano numerose), in più dovevano comprare gli attrezzi per lavorare, semi e cotone nel magazzino della piantagione a prezzi tre o quattro volte superiori a quelli di mercato – spiega Servetti –. Inoltre, non vendevano direttamente il loro prodotto, ma lo faceva il fattore, quindi non sapevano mai se ricevevano compensi equi. Impossibile per anni e anni, avere una minima rendita, né tantomeno tornare a casa». E l’ironia diveniva pure una tragica beffa, dato che Servetti ha trovato note dei consoli locali che elogiavano le coltivazioni degli italiani, che erano quelle con i filari fatti meglio, i lavoratori più assidui. Ma il debito delle famiglie nei confronti della compagnia cotonifera, aumentava invece di calare, a causa delle inondazioni frequenti del Mississippi che rovinavano il raccolto e per il bisogno di comprare sempre nuovi attrezzi. Chi non pagava i debiti finiva in galera, veniva messo ai lavori forzati o rischiava il linciaggio. Alla fine, per la pressione dei consoli italiani, che ad un certo punto vietarono perfino le emigrazioni verso alcuni Stati, venne fatta un'inchiesta dal Governo federale americano e le cose migliorarono un poco. Ma molti italiani, medicinesi, sono ancora là, sotto alle zolle di terra di un campo di cotone abbandonato, a sognare da morti qualcosa che per loro non c'è stato.

ITALIA Redazione: Palazzo Patrizi Montoro Piazza San Luigi de’ Francesi, 37 00186 Roma Tel.: 0664760600 redazione@litaliano.it Stampa: Telestampa Centro Italia Srl Località Casale Marcangeli Oricola (AQ) EDIZIONE SUD AMERICA Redazione: Uruguay 239 piso 7 apt D C1015ABE Buenos Aires Tel.: 4372-6111 zembot@fibertel.com.ar Stampa: Diario del Viajero Av. de Mayo 666 C1084AAO Buenos Aires Distribuzione: Antonio Felix De Bonis Estados Unidos 1788, 3°piso - 2, Buenos Aires Collaborano: Argentina: Daniel Bellicoso, Salvatore Giuffrida. Brasile: Adriano Bonaspetti, Stefano Andrini Paraguay:Elisabetta Deavi, Antonio Fossati

Unione Stampa Periodica Italiana

F.U.S.I.E.


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ESTERI

La Germania verso il “passaggio di responsabilità” LA MERKEL VUOLE UN AUMENTO DELLE TRUPPE, PIUʼ IMPEGNO NELL'ADDESTRAMENTO DELLE FORZE DI SICUREZZA E PIUʼ FONDI PER LA RICOSTRUZIONE

L’ITALIANO MERCOLEDÌ 27 GENNAIO 2010

Afghanistan: Berlino cambia rotta Un aumento delle truppe, un maggiore impegno nell'addestramento delle forze di sicurezza e maggiori fondi per la ricostruzione e per il reinserimento dei talebani nella società: sono questi i ''pilastri'' principali della nuova strategia del governo tedesco in Afghanistan, che segna l'inizio del ''passaggio della responsabilità'' della sicu-

rezza del Paese al governo di Kabul. Ad annunciare il pacchetto per l'Afghanistan che Berlino porterà a Londra in occasione della conferenza internazionale di domani è stata la cancelliera tedesca, Angela Merkel. La strategia e stata messa a punto dalla stessa Merkel nel corso di un vertice tenuto lunedì sera in cancelleria con i ministri de-

SOLDATO TEDESCO IN AFGHANISTAN

gli Esteri, della Difesa, dell'Interno e dello Sviluppo. ''Questa è una nuova tappa che inizia il passaggio della responsabilità (della sicurezza del Paese) al governo afghano'', ha detto la Merkel durante una conferenza stampa a Berlino. La nuova strategia della Germania in Afghanistan si basa su ''diversi pilastri'', ha spiegato: ''La ricostruzione del Paese, il reinserimento dei talebani nella società, l'addestramento delle forze di sicurezza locali e l'impegno militare''. E la Germania prevede un maggiore impegno in ciascuna di queste aree. Sul piano militare, il piano prevede 850 soldati in più rispetto all'attuale tetto di 4.500 unità. Per aumentare il limite massimo alle forze che possono essere impiegate in Afghanistan, il governo dovrà chiedere il nullaosta al Bundestag. E sembra che la Merkel abbia già cominciato la sua opera di persuasione: la Germania, ha commentato, ''può essere fiera'' di questo pacchetto. Sul totale di 850 soldati aggiuntivi (attualmente sono impegnate nel Paese circa 4.300 truppe), 500 verranno inviate in Afghanistan e altre 350 serviranno da ''riserva flessibile'' per un eventuale impiego futuro. Per quanto riguarda l'addestramento delle forze di sicurezza afghane, la Germania porterà il numero di poliziotti assegnati a questo compito

LA CANCELLIERA TEDESCA ANGELA MERKEL

dalle attuali 123 unità a quota 200. Con queste forze, Berlino si propone di addestrare altre 15mila reclute entro la fine del 2012. Nello stesso momento, i fondi destinati alla ricostruzione aumenteranno dagli attuali 220 a 430 milioni di euro.

Questo obiettivo, secondo il settimanale Der Spiegel, verrà raggiunto entro il 2013. A questi aiuti, si aggiungeranno 50 milioni di euro in cinque anni destinati a un fondo internazionale di 500 milioni di dollari per il reinserimento nella società delle

''forze moderate'' dei talebani, ha detto la Merkel. La Germania, ha commentato la cancelliera, è ''ben preparata'' per la conferenza di Londra, alla quale parteciperà il vice cancelliere e ministro degli Esteri, Guido Westerwelle.

Una missione parlamentare chiede di mettere al bando l’indumento

“Il burqa è contro i valori della repubblica” Parigi attacca il velo integrale islamico Una missione parlamentare dell'Assemblea nazionale francese ha raccomandato alla Francia di pronunciarsi solennemente per il divieto del velo islamico integrale e ha chiesto di adottare una serie di misure per bandirlo dalle amministrazioni e dai trasporti pubblici. E' quanto si legge in un rapporto adottato ieri dai deputati francesi e i cui contenuti erano stati anticipati nei giorni scorsi dai media francesi. Al termine di 200 audizioni, la missione parlamentare chiede l'adozione di una prima ri-

soluzione parlamentare che proclami come sia tutta la Francia a ''dire no al velo integrale e chiede che questa pratica sia vietata sul territorio della repubblica''. ''La pratica del velo integrale, è la punta dell'iceberg. Dietro al velo integrale si nascondono pratiche scandalose'', ha commentato il deputato comunista Andre Gerin, presidente della missione parlamentare composta da deputati di diverso colore politico. Oltre alla risoluzione parlamentare (una dichiarazione solenne del Parlamento che

però non è vincolante), la missione presenta una serie di ''proposte''. In particolare, l'adozione di una ''disposizione che vieti di nascondere il volto nei servizi pubblici'', come ospedali, uffici delle poste, ma anche amministrazioni e trasporti. Per i deputati della missione, burqa e niqab sono infatti ''contrari ai valori della Repubblica''. Il rapporto sottolinea inoltre che ''non esiste unanimità per l'adozione di una legge generale assoluta sul velo integrale nello spazio pubblico''. Una norma che vieterebbe l'uso

del velo integrale anche per strada. In particolare, i membri socialisti, hanno annunciato la loro astensione, puntando il dito contro ''un dibattito inquinato da quello sull'identità nazionale'', a sua volta lanciato lo scorso ottobre dal ministro dell'Immigrazione Eric Besson. Il presidente Nicolas Sarkozy ha detto più volte che il burqa ''non può avere posto in Francia''. Un Paese che conta circa 6 milioni di musulmani. Mentre sono meno di 2.000 le donne che indossano il velo integrale.

PARIGI SI SCHIERA CONTRO IL BURQA


PAGINA L’ITALIANO MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010

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Il tecnico del Palermo parla dellʼargentino LʼEX LAZIALE: “UN MIO RITORNO A ROMA? DEVONO PRIMA CAMBIARE CERTE COSE BELLISSIMO VEDERE UN PANDEV COSIʼ”

SPORT

"Zarate è un diamante grezzo, il talento si vede subito, ma va razionalizzato". Parole di Delio Rossi nel giorno del suo 50esimo compleanno. In collegamento telefonico con Radio Radio, il tecnico rosanero parla anche del suo passato recente, di una Lazio che ha guidato per 4 anni portandola alla vittoria nell'ultima edizione di Coppa Italia completata da Ballardini con il trionfo della Supercoppa italiana contro l'Inter. "Lui - ha continuato Delio Rossi parlando dell’argentino – è un ragazzo fantastico e un professionista esemplare, secondo me va aiutato dalle persone che gli stanno vicino e qualcuno del suo entourage non lo sta aiutando". Al Palermo Delio Rossi ha ritrovato Sabatini, ex ds della Lazio con cui all'inizio ha avuto un rapporto difficile. "Al primo incontro abbiamo litigato, poi siamo diventati amici e ci siamo messi a remare dalla stessa parte per il bene della Lazio". Detto di Sabatini, Rossi dribbla con eleganza la domanda sul presidente Lotito. "Non potrei dare un giudizio sincero e schietto, quindi preferisco astenermi. Un ritorno alla Lazio? Non lo so, sicuramente se non cambiano le situazioni credo sia impossibile, sono andato via perché secondo me era fi-

COLLEGIO ARBITRALE

Delio Rossi: “Zarate? E’ un diamante grezzo” Vittoria della Lazio: Ledesma deve restare

IL TECNICO DEL PALERMO DELIO ROSSI

nito un ciclo e non c'erano più i presupposti per andare avanti. Un futuro alla Roma? In tempi brevi non mi ci rivedrei sulla panchina giallorossa". "Non mi aspettavo di vedere la Lazio in questa situazione di classifica spiega Rossi -, i valori tecnici dicono altro; li abbiamo affrontati pochi giorni fa in Coppa Italia (Lazio-Palermo 2-0, ndr) e ho visto una squadra che stava bene, che ha fatto una buona partita". Secondo Rossi, è probabile che i problemi non siano tecnici e qualcosa era successo già nello scorso

campionato. "Ho le mie idee, ma me le tengo per me, anche perché certi rimedi non sarebbero praticabili. L'anno scorso nel girone d'andata abbiamo fatto 31 punti, nel ritorno solo 19; nella mia carriera è sempre successo il contrario, quindi o mi sono rimbambito o è successo qualcosa che non ha nulla a che fare con il fatto tecnico. Bisognava intervenire su certe cose, non si è voluto farlo, pazienza". Rossi parla anche dei casi Pandev e Ledesma. "Mi dispiace - ha concluso - perché queste cose non hanno nulla a

che vedere con il calcio. La mia soddisfazione è vedere uno come Pandev, che hai preso da ragazzino, decidere il derby di Milano, fare la differenza tra i grandi, queste cose mi gratificano più di uno scudetto". Alla Lazio le soddisfazioni non sono mancate. "Mi sono trovato bene, all'inizio non c'era molta sintonia con squadra e società, poi i risultati hanno riportato la gente allo stadio e vincere la Coppa in un Olimpico pieno è stato stupendo, sono riuscito a ricompattare l'ambiente e questo è molto gratificante".

CHRISTIAN LEDESMA

''Il lodo è stato ritenuto inammissibile''. Così il legale del giocatore argentino della Lazio, Christian Ledesma, ha replicato ai cronisti che gli chiedevano un commento sull'esito del collegio arbitrale nella sede della Lega Calcio. Il legale e il giocatore, lasciando la sede milanese, non hanno aggiunto altro. Ledesma e il suo avvocato erano giunti in Via Rossellini intorno alle 11,15; circa un quarto d'ora prima, invece, era giunto il

presidente della Lazio, Claudio Lotito, insieme ai legali della società biancoceleste. ''Il lodo è stato dichiarato inammissibile nel merito: la Lazio si era comportata correttamente”, ha spiegato dal canto suo il legale della Lazio. All'uscita dalla sede della Lega Calcio, nonostante la 'vittoria' riportata, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, non ha voluto rilasciare alcun commento ai tanti giornalisti presenti.

Proseguono i contatti con il tecnico del Liverpool

L’allenatore e l’ad avevano duramente criticato l’arbitro

Juve: c’è Benitez nel dopo Ferrara

L’Inter e i sospetti: deferiti Mou e Paolillo

"Rafael Benitez alla Juventus? Nel calcio mai dire mai". Manuel Garcia Quillon, agente dell'attuale tecnico del Liverpool, non se la sente di escludere la possibilità che lo spagnolo si trasferisca a Torino per occupare quel posto che adesso, e forse ancora per poco, è di Ciro Ferrara. Le dichiarazioni rilasciate al quotidiano inglese, The Times, dal procuratore di Benitez, sono molto prudenti, ma lasciano intendere che qualche contatto c'è già stato, anche se l'eventuale arrivo del manager dei Reds slitterebbe alla prossima stagione. "Bisogna dire ha continuato Quillon -

RAFA BENITEZ

che Benitez è una figura molto importante ad Anfield Road, gli idoli dei tifosi sono Gerrard, Torres e appunto Benitez. Io non

so cosa succederà fra 4-5 mesi, nel calcio le cose cambiano velocemente, ma al momento l'unica cosa certa è che Benitez ha ancora quattro anni di contratto con il Liverpool". Il Times ricorda che la Juventus ha cercato anche Guus Hiddink, ma la richiesta del tecnico olandese di un ingaggio da 6 milioni a stagione ha fatto saltare tutto. Benitez guadagna 4 milioni di sterline l'anno (circa 4.6 milioni di euro), un ingaggio comunque alto, ma secondo il "Times" John Elkann è convinto che con tre milioni netti a stagione Benitez sarebbe pronto a trasferirsi in Italia.

L'allenatore dell'Inter José Mourinho e l'amministratore delegato e legale rappresentante del club nerazzurro Ernesto Paolillo sono stati deferiti dal procuratore federale alla Commissione Disciplinare Nazionale per avere espresso dubbi sulla regolarità del campionato dopo il derby di domenica. Mourinho e Paolillo, spiega una nota della Figc, sono stati deferiti ''per avere espresso entrambi, mediante dichiarazioni pubblicate su organi di informazione, giudizi e rilievi lesivi di persone e di organismi operanti nell'ambito federale idonei a ledere direttamente o indi-

JOSE’ MOURINHO

rettamente il prestigio e la credibilità delle Istituzioni Federali, adombrando altresì dubbi sulla regolarità del campionato''. Per responsabilità diretta e oggettiva è stata deferita anche la società. Mourin-

ho aveva detto fra l'altro ''hanno fatto di tutto per non farci vincere'' e ''per non farci vincere dovevano lasciarci in sei'', Paolillo aveva aggiunto ''c'è una volontà non leale di riaprire il campionato''.


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CONTROCOPERTINA - SPORT

L’ITALIANO MERCOLEDI’ 27 GENNAIO 2010

Milan indignato dagli errori di Leo e dallo stile Inter Evidenziati complesso d’inferiorità e limiti strutturali. Fastidio per il comportamento di alcuni vip nerazzurri MARA DE GAETANO

MILANO - Al Milan conoscono la regola numero uno: chi perde ha sempre torto. Torto marcio, bisognerebbe aggiungere in questo caso. Perciò ieri silenzio assoluto sull’esito mortificante del derby stesso e sulle polemiche targate Inter. Quest’ultimo è da definire un silenzio «sdegnato», recitato a stento dallo stesso Adriano Galliani che avrebbe avuto voglia, una voglia matta, di cantarle a Leonardo e alla sua panchina per la gestione della sfida, ma anche di suonarle a Moratti, Paolillo e Mourinho, per tacere di Abete rimasto finora sempre in disparte, quasi fosse del

movimento, «sputtanato» a più riprese dal portoghese, non il garante assoluto, il presidente cioè ma un semplice osservatore dell’Onu, uno che ascolta e fa spallucce insomma come se Mourinho parlasse male degli arbitri portoghesi e Moratti del calcio polacco. Allo sdegnato silenzio, si può e si deve aggiungere il fastidio personale tradito per il comportamento tenuto da alcuni vip e taluni dirigenti interisti presenti in tribuna d’onore a San Siro. «Siamo inorriditi» la confessione di un componente della delegazione rossonera. E non si tratta solo dei gesti finiti in tv, i «vaffa» di Moratti, le pantomime di Mourinho, la «pagliacciata»

finale di Materazzi. «Hanno preso di mira noi dopo ogni fischio dell’arbitro» l’altra confessione. Purtroppo, non è la prima volta: ci sono precedenti in materia. Né è possibile procedere a una separazione forzata: la gestione, in consorzio, di San Siro, costringe i due club a vivere sotto lo stesso tetto. VERO E PROPRIO COMPLESSO D’INFERIORITÀ La regola numero due, per un club abituato a vincere in Europa e nel mondo, è la seguente: riconoscere i propri limiti. Quelli del Milan sono stati smascherati al volo, dalla partenza arrembante dell’Inter: i rossoneri sembravano la fanteria scozzese che marciava in gonnel-

lino suonando tamburi e cornamuse contro l’esercito nemico durante la guerra dei sette anni. Sono entrati in soggezione, hanno patito l’aggressività altrui, sono stati presi a pallate (Sneijder che scheggia il palo, due-tre tiri deviati dalle sagome rossonere) e quando è venuto il tempo di comandare la sfida non sono riusciti a tirar fuori

Leonardo, polemiche lontane «Nel derby ho visto cose buone» MILANO - Nessuna replica alle polemiche dei cugini interisti. Pensa solo agli aspetti tecnici del derby Leonardo. Il tecnico del Milan preferisce non soffermarsi sul polverone innescato dalle accuse dei dirigenti nerazzurri contro l'arbitraggio di Rocchi. Ma si limita al già difficile compito di analizzare la pesante, soprattutto a livello psicologico, sconfitta con l'Inter. "Sto tranquillo, non dico niente e penso solo alle cose tecniche che accadono in campo. Non credo che ci sia un complotto. Il polverone c'è quasi sempre ma è inutile aggiungere altre parole", risponde Leonardo ai cronisti che gli chiedono un commento sulle polemiche post-derby, negando poi che i rapporti tra Milan e Inter siano attualmente al livello più basso ("in 110 anni di storia il rapporto è sempre stato buono, con alti e bassi"). RIMANE L'AMAREZZA DELLA SCONFITTA - Si parla allora di quello che è successo in campo. Secondo Leonardo non è il momento di dare sentenze definitive sul divario esistente tra Inter e Milan. "Rimane l'amarezza della sconfitta - spiega l'allenatore brasiliano -, le sconfitte sono sempre pesanti e soprattutto quelle in un derby. Ma fino a oggi abbiamo avuto tanti motivi per essere tranquilli e positivi e abbiamo fatto tante cose belle". "Ho rivisto il derby due volte e abbiamo fatto tante cose nel modo giusto - dice ancora Leo - . È stato fondamentale per noi non trovare il gol ad inizio secondo tempo. Divario tra Milan e Inter? Loro vincono da cinque anni e quest'anno si sono rinforzati. Questo è un dato di fatto. Noi siamo comunque competitivi e siamo secondi in classifica". PENSIAMO ALL'UDINESE - Ora occorre concentrarsi sull'impegno con l'Udinese. "Abbiamo una Coppa Italia da giocare e una Champions League che ci aspetta e non dimentichiamo che siamo secondi due punti sopra la Roma". Tornare già in campo domani sera è un aiuto in più a dimenticare il derby "anche perché i quarti di finale di una competizione sono importanti". Sarà anche l'occasione di vedere in campo i giocatori finora meno utilizzati, a partire da Filippo Inzaghi che domani giocherà probabilmente dal primo minuto. E proprio sul momento particolare di Superpippo Leonardo è chiaro: "Inzaghi? Nel mio ruolo non si possono fare favori, devo pensare al bene della squadra e a vincere". MATERAZZI? EPISODIO SCHERZOSO - Non si parla delle polemiche post-derby. C'è spazio però per un commento sul caso Materazzi. Il difensore nerazzurro è stato ammonito dal giudice sportivo "per avere, al termine della gara, indossato una maschera carnevalesca con l'effige del Presidente del Consiglio dei Ministri, entrando sul terreno di giuoco per festeggiare la vittoria con i compagni di squadra". Leonardo smorza i toni: "Materazzi? Non credo volesse offendere nessuno, è stato un episodio scherzoso". L’ATTESA DI ROONEY - Le sirene spagnole suonano forte. E i debiti del Manchester United sono lì, enormi, a ricordare che il sacrificato potrebbe essere lui. Ma Wayne Rooney a casa sua, tra la sua gente, con quella faccia da ragazzino, resta umile. Soprattutto quando tra i momenti chiave della sua fantastica carriera mette al primo posto gli insegnamenti di Collin Harvey dello staff dell’Everton, che lo ha tirato su fin da bambino: «I suoi consigli quando avevo 15 anni, il farmi capire il talento che avevo, cosa avrei potuto fare nella vita ha dato una svolta alla mia testa». E proprio con quella testa che a Liverpool tante volte ha fatto le bizze, ora dà i suoi consigli ai ragazzini: «Bisogna lavorare, lavorare, lavorare. Il sudore e l’allenamento di tutti i giorni prima o poi pagano. La mia energia è il lavoro. Non bisogna arrendersi, mai». Il Milan non porta molta fortuna al suo Manchester: due eliminazioni nel 2004-05 e 2006-07. Chi tra i rossoneri fa più paura? "Seedorf. Probabilmente è il giocatore più forte contro il quale abbia mai giocato. Raramente ho visto fare quello che fa lui in campo. Non si può tenerlo fuori. E poi Pirlo e Beckham: il Milan è davvero grande. Giocare a San Siro è speciale". La sorprende Ronaldinho tornato su questi livelli? "È incredibile, ha un talento fantastico. Sui calci da fermo, può risolvere la partita in qualsiasi momento". Tra tutti i suoi gol, 117 in 263 gare con il Manchester United, 99 in Premier League, 25 in 56 partite con l’Inghilterra, qual è quello da ricordare per sempre? "Quello contro la Croazia che ci ha dato la qualificazione: una piccola, grande vendetta".

gli artigli. LIMITI STRUTTURALI - I limiti del Milan senza Kakà sono noti a tutti, agli interessati, ai tifosi e ai critici. Solo qualche buontempone può aver sopravvalutato il secondo posto e la striscia dei successi 2010. Abate e Antonini hanno mostrato le rispettive insufficienze e fin qui non c’è la notizia, francamente. La mancanza di alternative a disposizione della panchina (Zambrotta ko, Jankulovski non particolarmente versato per difendere e con una gamba non ancora collaudata) marca la maggiore differenza rispetto all’Inter che può rimpiazzare la partenza per un mese di Eto’o con Pandev. Piuttosto sono le performances dei capo-classe che han lasciato l’amaro in bocca: Ronaldinho per cominciare, i centrocampisti azzurri per finire. GLI ERRORI DI LEO - La regola numero tre rispettata in casa Milan è questa: i panni sporchi si lavano in famiglia. E infatti le prossime ore serviranno a fare un bel bucato a Milanello (c’è il caso Inzaghi: lui si lamenta in privato, i giornali scrivono e lo spogliatoio si destabilizza), non solo in vista della coppa Italia ma anche per far crescere il tecnico brasiliano e per ottenere dal gruppo una risposta autorevole e autoritaria in campionato. Perché se il capitolo scudetto non è mai stato aperto per chi avesse avuto occhi per guardare non solo ai numeri, è ancora tutto da giocare il duello rusticano con la concorrenza che avanza alle spalle, Roma e Napoli. A Leonardo si possono mettere nel conto gli errori commessi nella seconda frazione del derby. Prendiamo quelli specifici, tattici. La difesa schierata ancora a 4 nonostante l’Inter fosse con il solo Milito davanti, è un sintomo di mancanza di sicurezza. Con Ambrosini fuori fase, con Gattuso poco utile e Beckham fuori dal coro, ha preferito far scaldare Seedorf invece che lanciare nella mischia Huntelaar che è l’unico in grado, per forza fisica e determinazione, di dare una mano a Borriello stritolato nella morsa di Samuel e Lucio. Quando l’olandese è entrato, i giochi erano fatti...


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