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L ITALIANO SABATO 16 GENNAIO 2010 - Anno IV - Numero 9 (837 dall’inizio) QUOTIDIANO DELL’ITALIA NEL MONDO

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Italia 0,50 euro - Argentina 1 peso

Il giorno dopo la firma della tregua con Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi sceglie di dedicarsi alle candidature regionali in vista dell’ufficio di presidenza del Pdl, previsto per la prossima settimana. Riunione da cui dovrebbe uscire la lista completa dei candidati in corsa per le elezioni di marzo. Ma il premier ne approfitta con gli interlocutori che si susseguono a palazzo Grazioli per ritornare sull’incontro avuto ieri con l’ex leader di An. Che il pranzo non sia andato troppo bene è noto, tant’è che lo stesso cavaliere non ne avrebbe fatto mistero con i suoi fedelissimi. E nella girandola di riunioni a via del Plebiscito, Berlusconi è tornato a lamentarsi dei difficili rapporti con il presidente di Montecitorio ALLA PAG. 2

BERLUSCONI-FINI: LA TREGUA VACILLA QuiItalia

QuiArgentina

ItalianinelMondo

Scioli attacca l’ex governatore della banca centrale Redrado: «Ha offeso la nazione e l’autorità presidenziale»

Haiti dice addio a “Mamma Gigliola Martino”, 70 anni, a pag. 3 nata a Port au Prince QuiMondo da genitori irpini Haiti: dolore e rabbia. Ritardi negli

alla pag. 4

Conti pubblici: male ma non troppo. La situazione è in leggero peggioramento, ma gli altri stati della zona euro non stanno certo meglio

alle pag. 5 attesi aiuti internazionali, si scava

ancora sotto le macerie. Mancano all’appello diversi italiani pag. 6

Sport Coppa d’Africa: la Costa d’Avorio è già nei quarti con i gol di Drogba. Le sorprese si chiamano Angola e Algeria alla pag. 8


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L’ITALIANO SABATO 16 GENNAIO 2010

POLITICA ITALIANA

Dialogo nella maggioranza ARIA NUOVA NEL PDL DOPO IL VERTICE TRA I LEADER LA RUSSA: “PROBLEMI VERSO LA SOLUZIONE” CAMPANIA, COSENTINO FA UN PASSO INDIETRO

Nel Popolo della libertà è alla prova la cosiddetta tregua raggiunta tra i cofondatori, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Non risparmia il suo consiglio il direttore del Giornale, Vittorio Feltri: "È nostra convinzione profonda che in un momento delicato come questo, Fini dovrebbe contribuire a salvare il premier dagli attacchi politici di certa magistratura, e della sinistra forcaiola, piuttosto che rivendicare una maggiore considerazione nel partito e nella gestione degli affari di governo. Se dovesse prevalere il principio della lealtà, Gianfranco e Silvio sarebbero una coppia formidabile in grado non soltanto di calamitare consensi, ma anche di dare una spinta propulsiva alle attività governative". Per il coordinatore Pdl e ministro della Difesa, Ignazio La Russa, "l'incontro tra Berlusconi e Fini è stato veramente positivo. Non si sono minimamente nascosti che esistevano delle questioni da affrontare. Non era un incontro ‘a tarallucci e vino’, ma nemmeno da dire ‘siamo a Yalta’, non c'era nulla da spartirsi. Certo un incontro non può essere chiarificatore per sempre delle questioni che in politica si determinano, però si sono avviate a soluzione quelle esistenti". Sul fronte delle regionali il sottosegretario, Nicola Cosentino, a più riprese indicato come candidato governa-

IL COMMENTO

Berlusconi-Fini, prove di tregua

SILVIO BERLUSCONI

tore per il centrodestra in Campania, annuncia: "Faccio un passo indietro, nell'interesse del Pdl e del centrodestra per sgomberare il campo da ogni strumentalizzazione e non offrire alla sinistra un'arma in più" e a proposito del possibile nuovo candidato osserva: "Non ho mai pensato né su Caldoro né su altri di poter esercitare una sorta di diritto di veto. Certo non c'è solo Caldoro ma il profilo di Stefano, che è stato un buon ministro, è

quello che corrisponde all'identikit che ha tracciato la base del partito". In tema di riforme, dopo il nuovo monito del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, sostiene: "La maggioranza ha teso e tenderà la mano alla minoranza sulle riforme. Ma ora sta all'opposizione essere coraggiosa e dare seguito al monito del Capo dello Stato: il Pd non può illudersi di avere un diritto di

veto (che non ha e non avrà), ma deve mettere gli estremisti dell'Idv in condizione di non nuocere politicamente, e deve prepararsi a collaborare al percorso riformatore". Secondo il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: "Il Pdl vuole il confronto e si augura la condivisione delle scelte tra le parti per le riforme della Costituzione. Cercheremo la condivisione, ma le riforme andranno fatte in ogni caso".

Napolitano: “No a riforme a colpi di maggioranza” "Faccio appello alla consapevolezza che non dovrebbe ormai mancare tra le forze politiche e sociali della assoluta necessità di lavorare e di riformare, anche per l'Università, in un'ottica di lungo periodo e non sulla base di impostazioni contingenti, asfittiche, di corto respiro, cui corrispondano conflittualità deleterie". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto a Bari alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2009-2010 dell'Università degli Studi con l'intitolazione dell'Ateneo ad Aldo Moro. Il presidente Napolitano, elogiando la scelta di intitolare ad Aldo Moro l'Ateneo barese, ha ricordato che "in lui cultura e politica si fondevano naturalmente, senza residui" e rilevato quanto disse lo statista nell'Assemblea costituente che: 'i principi dominanti della nostra civiltà e gli indirizzi supremi della nostra futura legislazione' andassero sanciti in norme costituzionali per 'sottrarle all'effimero gioco di semplici maggioranze parlamentari'. Il Capo dello Stato ha inoltre definito l'Assemblea Co-

GIORGIO NAPOLITANO

stituente una "splendida stagione per il nostro paese". Tempi in cui "una generazione giovane, ricca di interessi culturali e di idealità, faceva irruzione nella politica, prendeva posto nel Parlamento che rinasceva per stendere la Carta dei principi e delle regole della Repubblica Italiana". La necessità di procedere alle riforme è per il Presidente "particolarmente necessaria nel e per il Mezzogiorno, in questa parte del paese che l'Università di Bari ha servito e può ancor meglio servire, sviluppando le sue diverse vocazioni, umanistiche e scientifiche".

Si attenderà la sentenza della Corte di Cassazione

Il Partito democratico si prende ancora del tempo

Mills, processo al premier sospeso fino al 27 febbraio

Bersani: “Una settimana per tutti i candidati alle Regionali”

I giudici della decima sezione penale del Tribunale di Milano hanno sospeso il processo a carico di Silvio Berlusconi fino al 27 febbraio, in attesa che la Cassazione decida nel processo a carico dell'avvocato David Mills. I giudici hanno ritenuto che la sentenza nei confronti di David Mills potrebbe avere effetti sulle richieste di prova che saranno presentate dalle parti e, quindi, sulle decisioni del tribunale stesso. Contestualmente anno dichiarato interrotti i termini di prescrizione. E' ''condivisibile'' per Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Silvio Berlusconi, la

DAVID MILLS

decisione dirinviare il processo. Ghedini ritiene, infatti, che la decisione del-

le sezioni unite della cassazione consentirà di ''far ripartire il processo con maggiori elementi e con più cognizione di causa. Abbiamo interesse a sentire dei testimoni per arrivare a un'assoluzione nel merito perché siamo convinti che Mills sarà assolto nel merito''. ''Non abbiamo, infatti - ha proseguito - nessun intento dilatorio dal momento che noi stessi abbiamo chiesto la sospensione dei termini di prescrizione. Una cosa non necessaria dal momento che l'opportunità di attendere la cassazione era stata sollevata dallo stesso tribunale''.

Il Pd completerà entro la settimana prossima la mappa di tutti i candidati alle regionali. Ad assicurarlo è stato il segretario del partito Pier Luigi Bersani, al termine della conferenza dei segretari regionali e provinciali. "La prossima settimana avremo tutti i candidati e gli schieramenti", ha detto, "e con un certo anticipo rispetto a 5 anni fa quando alcune situazioni si chiusero una settimana prima" del voto. Dunque, ha insistito, pur "in una situazione non semplice verrà fuori una forza, la nostra, in grado di avere uno schieramento allargato".

PIER LUIGI BERSANI


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ATTUALITA’

Conti pubblici male...ma non troppo Peggiorati ma meno che negli altri Paesi dell'Euro: nel Bollettino mensile la Banca d'Italia fotografa così la situazione dei conti pubblici italiani. "Nel 2009 l'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche dovrebbe avere superato il 5% del PIL, dal 2,7 del 2008, nelle stime della RPP esso dovrebbe raggiungere il 5,3%; l'aumento del disavanzo è significativamente inferiore a quello atteso per l'area dell'euro. L'incidenza del debito pubblico sul prodotto crescerebbe di circa dieci punti". Secondo le rilevazioni di via Nazionale "gli effetti sul disavanzo pubblico del peggioramento del quadro congiunturale sono stati attenuati dalla flessione della spesa per interessi. Gli interventi volti a ridurre i costi sociali della crisi e a sostenere la domanda, complessivamente stimati nell'ordine di un punto percentuale del prodotto, hanno trovato copertura in riduzioni di precedenti stanziamenti e con l'introduzione di imposte sostitutive una tantum". Infatti, secondo quanto scrive palazzo Koch, "la legge finanziaria prevede per il 2010, oltre alla proroga di interventi già avviati, alcuni aumenti di spesa corrente. La copertura delle misure è, anche in questo caso, prevalentemente affidata alla

BIOETICA

La condizione economica dello Stato LA SITUAZIONE È IN PEGGIORAMENTO, MA MENO RISPETTO AGLI ALTRI STATI DELLA ZONA EURO: LO DICE IL BOLLETTINO DELLA BANCA D’ITALIA Il Papa: “La legge morale vale anche per chi non crede”

PAPA BENEDETTO XVI

CONTI ITALIANI IN ROSSO, MA C’È CHI STA PEGGIO

riduzione di stanziamenti disposti in precedenza e a interventi temporanei sulle entrate che dovrebbero avere limitate ripercussioni sull'attività economica; si tratta soprattutto

dello scudo fiscale, i cui effetti sul disavanzo sono stati in larga misura spostati all'anno in corso mediante la riduzione della misura dell'acconto dell'Irpef dovuto alla fine del

2009. Nel complesso, la manovra lascia invariato il saldo di bilancio e determina un aumento netto sia delle entrate sia delle spese di 0,2 punti percentuali del prodotto".

La legge morale naturale, dalla quale la Chiesa fa derivare le proprie convinzioni in materia di bioetica, “non è esclusivamente o prevalentemente confessionale”, ma è “iscritta nel cuore di ogni uomo” e “interpella ugualmente la coscienza e la responsabilità dei legislatori”, anche se non credenti. Lo ha affermato Benedetto XVI ricevendo i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ciò vale - ha premesso il pontefice - per temi “delicati ed attuali” quali quelli riguardanti la procreazione e le nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell'embrione e del patrimonio genetico umano”. La “leg-

ge morale naturale”, - ha detto il Papa - “non è esclusivamente o prevalentemente confessionale, anche se la Rivelazione cristiana e il compimento dell'uomo nel mistero di Cristo ne illumina e sviluppa in pienezza la dottrina”. “Fondata nella stessa natura umana e accessibile ad ogni creatura razionale, la legge morale naturale costituisce così la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini che cercano la verità e, più in generale, con la società civile e secolare. Questa legge, iscritta nel cuore di ogni uomo, tocca uno dei nodi essenziali della stessa riflessione sul diritto e interpella ugualmente la coscienza e la responsabilità dei legislatori”.

Da ieri in vigore la normativa anche per la Pubblica Amministrazione: prime azioni contro i ministeri della Salute e dell’Economia

Class action, ecco i primi ricorsi contro lo Stato Al via le prime tre class action contro la Pubblica amministrazione. Lo rende noto il Codacons comunicando di aver notificato ieri - data di entrata in vigore della normativa relativa alla P.A. - tre azioni collettive contro altrettante amministrazioni statali. Ieri infatti l'Ufficiale giudiziario ha notificato le tre diffide, previste dalla legge, cui seguirà dopo 90 giorni il ricorso al Tar del Lazio per la condanna delle amministrazioni ove non ottemperino alla diffida. Con la prima class action spiega l'associazione - si chiede al Ministero della salute, al Ministero dell'Economia e al Direttore Generale della sanità Fabrizio Oleari di risolvere subito il contratto con le industrie farmaceutiche

relativo alla fornitura di vaccini contro l'Influenza A per il nostro paese. L'azione mira a far ottenere agli utenti del Ssn (oltre 60 milioni di cittadini) i soldi già pagati dall'Italia per l'acquisto di 24 milioni di dosi del vaccino, soldi che rappresentano una spreco immane vista la scarsa adesione alla vaccinazione e l'allarme legato al virus H1N1 che fin dall'origine, non sussistendo i presupposti di una "pandemia" come definita dall'OMS, era del tutto infondato ed esagerato. Il risarcimento è pari ai 186 milioni di euro spesi per l'acquisto dei vaccini inutilizzati e corrispondente alla somma della frazione di spettanza per ciascuno degli iscritti al Ssn (fonte Istat: 60.067.070 persone) del-

CLASS ACTION, PIOGGIA DI RICORSI

l'importo di 3 euro circa, oltre a 50 euro di risarcimento "simbolico" per

ogni iscritto, per un totale di oltre 9,3 miliardi di euro. Con la seconda class

action si chiede al responsabile del Dipartimento della Protezione Civile, ai

Sindaci, alle Province e alle Regioni interessate di mettere in sicurezza, entro 90 giorni, alcune zone a rischio frana già individuate dalle pubbliche autorità (Roccaraso, Noli, Civitanova del Sannio, Erice, AciCastello, Santa Marinella, Mandatorriccio, San Lorenzo Maggiore, Gavazzana), e di disporre un risarcimento in favore degli abitanti di questi comuni a rischio, per i pericoli corsi ancora oggi a causa del dissesto del proprio territorio. La misura del risarcimento stimata dal Codacons è pari a 100.000 euro a famiglia, e i cittadini interessati sono oltre 75.000, per un totale di circa 7,5 miliardi di euro, oltre ai costi sostenuti per "mettere in sicurezza" da soli la propria casa.


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QUI ARGENTINA

L’ITALIANO SABATO 16 GENNAIO 2010

Il Governatore della provincia di Buenos Aires critica senza mezzi termini le parole dell’ex governatore della Banca Centrale che da pochi giorni ha lasciato il suo incarico dopo i contrasti con la Kirchner. «Le sue parole rischiano solo di destabilizzare il paese che sta attraversando un momento davvero delicato»

Scioli attacca Redrado: «Ha offeso la nazione e l’autorità presidenziale» pensare alle proprie posizioni e interessi personali”. Scioli ha poi continuato affermando che “questa è una provocazione bella e buona anche per il luogo dove è stata pronunciata la frase. La situazione che stiamo vivendo è molto delicata e al momento di parlare occorrerebbe osservare prudenza e rispetto. Parlare in questo modo (come Redrado, ndr) significa sfidare in modo consapevole”. Dello stesso avviso

Francisco De Narvaez, il deputato nazionale oppositore del peronismo. Il quale ha accusato Redrado di “trincerarsi nelle sue posizioni” e ha raccomandato di “abbandonare il sentiero delle provocazioni e delle aggressioni estemporanee”. De Narvaez, insomma, concorda pienamente con Scioli, anche se (sicuramente) i due leader non si sono consultati prima di commentare le frasi dell’ex titolare della banca centrale

argentina. Il deputato ha anzi definito “poco felici” le parole dell’economista, che per di più faceva chiaro riferimento a una frase (“loro credono che mi stanno eliminando ma in verità si stanno suicidando”) in voga negli anni settanta e che faceva riferimento appunto alla morte e al suicidio. “Non è opportuno trincerarsi dietro le proprie posizioni, così si creano solo tensioni controproducenti per la nazione”. SALVATORE GIUFFRIDA

Buenos Aires fucina e fogna

BAIRES - A entrare in polemica nella delicata questione delle dimissioni forzate di Redrado, ormai ex numero uno della Banca centrale Argentina, è il governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli che accusa Redrado senza mezzi termini di essersi espresso in maniera provocatoria nei confronti della nazione. Nel corso del programma radiofonico di Radio 10, il governatore di Buenos Aires ha apertamente e duramente criticato Redrado per aver

pronunciato le seguenti parole: “Loro pensano di avermi ucciso ma al contrario io penso che siano loro quelli che si stanno suicidando. Io sono più duro di quanto si possa pensare”. Ma Scioli non ne ha solo per Redrado, bensì anche per Julio Cobos, che è stato accusato di “Non aver fatto fino a in fondo il suo dovere né rispettato le sue responsabilità istituzionali”. Ma secondo Scioli Redrado, dopo aver pronunciato quella frase, si è macchiato di responsabilità ancor più gravi:

“Mi hanno colpito le sue parole – ha detto il governatore – sono una aperta provocazione e costituiscono niente di meno che una sfida all’autorità presidenziale. È una imprudenza. Quello che dovrebbe prevalere è il senso patriottico e rispettare ciò che dice il presidente”. Il governatore provinciale sostiene che “coloro che gestiscono un ruolo di potere politico e istituzionale e che quindi ricoprono una posizione di responsabilità, hanno anche il dovere di sostenere e non, invece, di

Maradona presenta la sua televisione BAIRES - È stato presentato ieri sera a Città del Messico '10eTV', il canale televisivo di Diego Maradona, che dovrebbe andare in onda dagli inizi di giugno, in pratica a ridosso dei Mondiali in Sudafrica, per Internet e diffuso da canali via cavo di una ventina di Paesi, tra i quali l'Italia. Nel corso dell'evento, diffuso con un video dal sito Mediotiempo, è intervenuto Rodolfo Cavalcanti, uno dei gli ideatori del progetto, che ha mostrato anche un filmato di un messaggio dello stesso ct della Nazionale argentina. «Quest'anno me la gioco alla grande», ha sostenuto Maradona, che ha anche aggiunto: «Possono dire tutto quello che vogliono di me, ma non che non rischio. Vi aspetto nel mese del mio Mondiale». «10eTV sarà il primo canale di intrattenimento del mondo sportivo diretto all'intera gamma dell'audience», ha anche enfatizzato Diego. Gli ideatori del progetto non hanno comunque precisato dove e quando Maradona lancerà ufficialmente l'iniziativa, anche se sarà probabilmente la capitale messicana. Gli internauti che vorranno partecipare all'evento possono già contattare un sito, dove verranno informati sulla quota da pagare per ottenere la password ed accedere così al canale quello stesso giorno. Gli ideatori di '10eTV' sperano di radunarne almeno 1,2 milioni.

BAIRES - E’ uscita presso Einaudi, preceduta da un'importante prefazione di Ernesto Franco, la nuova traduzione integrale del capolavoro argentino Sopra eroi e tombe: autore Ernesto Sábato. Sábato ha ormai novantanove anni, e la sua vita, in gran parte da lui narrata in un libro malinconico, dal titolo significativo Prima della fine. Racconto di un secolo (trad. di Paola Tomasinelli, Einaudi) risulta intrecciata alla sua opera in modo davvero singolare. Tanto per cominciare, abbiamo qui uno scrittore in parte italiano, come tanti personaggi del suo grande romanzo, perché nato da madre calabrese a Rojas, vicino a Buenos Aires, nel 1911. Precocemente e drammaticamente si è incarnato in molte vesti: laureato in fisica, dirigente del Partito Comunista che poi abbandona, passa in Europa, a Parigi viene in contatto con l'esistenzialismo e soprattutto con il surrealismo. Nel 1940 è di nuovo in Argentina, insegna fisica all'Università de la Plata di Buenos Aires, ma abbandona l'insegnamento e si avvicina alla famosa rivista Sur e al gruppo di Victoria e Silvina Ocampo, di Bioy Casares, e anche di Borges. Profondamente diverso da quest'ultimo, tuttavia, che appartiene a una generazione più giovane e tuttavia compare in veste lusinghiera in Sopra eroi e tombe. Prendono forma qui, nel 1960, in questo romanzo immenso, di tante voci e di tanti destini, incubi politici contraddittori e premonitori che l'autore vivrà in prima persona, prendendo una strada personale quando gli incubi si faranno realtà. Si apre infatti l'epoca della dittatura dei generali che Sábato vive attraverso minacce continue a lui e alla sua famiglia. Poi, con il trionfo in Argentina della democrazia, avendo accettato di presiedere la Commissione incaricata di studiare le infamie di quegli anni, la raccolta di 52.000 pagine di documenti, torture, orrori, assassini si trasforma, come ha detto lui stesso, in «un vero viaggio all’inferno». Tale da far sì che, dopo la morte della moglie e del figlio, questo grandissimo romanziere lasci da parte lo scrivere e si limiti in questi ultimi anni a dipingere e ricordare. «Un romanzo non va spiegato», ha detto Sábato a proposito della sua grande opera. Più che spiegato, infatti, Sopra eroi e tombe va sentito, vissuto, sofferto. Si tratta, innanzi tutto, e questa è l'impressione fondamentale, del romanzo di Buenos Aires, di una «città implacabile», una megalopoli, fucina o fogna di problemi morali e sociali, coacervo di persone di origini diverse, lì approdate per destini anch’essi implacabili, che non possono essere dimenticati. Nel romanzo esiste una trama, in certo senso abbastanza gracile, che si carica però di significati atroci: che ogni persona abbia in sé il proprio destino è infatti convinzione di Sábato, ereditata, come ricorda Ernesto Franco, non solo dall'esistenzialismo di Camus, ma da Dostoevskij e dai grandi russi nei quali l'autore argentino riconosce «il vero magistero romanzesco». Asse portante di tutta la vicenda è l'amore tra Martín e Alejandra, due protagonisti giovanissimi, poco più che adolescenti. Essi si incontrano, e potrebbero amarsi, anzi brevissimamente si amano, se il ragazzo, fondamentalmente normale, appena segnato dal ricordo della propria madre, che non l'aveva mai voluto, non intuisse invece in Alejandra un segreto, una ferita atroce. Alejandra è, infatti, l'ultima discendente di un'antica famiglia dove s'incontrano rovina e orgoglio di stirpe. Tra gli antenati degli Olmos c'è quell'alfiere che trasportò il cadavere del generale Lavalle, all'epoca del tiranno de Rosas, nella fuga verso la Bolivia. Inoltre, come se non bastasse, nella vecchissima villa di famiglia, tra i superstiti ormai fuori di testa, si conserva tuttora la testa del generale. E' questo, dunque, il mondo dei vecchi eroi e delle vecchie tombe che punteggiano, indimenticabili, le tensioni del presente e imputridiscono perfino la bellezza giovane di Alejandra. A complicare la trama Sábato introduce un testo così importante da costituire quasi un romanzo a sé stante e tuttavia intimamente legato al destino dell'amore dei due ragazzi: è il Rapporto sui ciechi. Ne è protagonista il padre di Alejandra, Fernando Vidal, che, per la sua influenza sulla figlia a cui è legato da un possibile incesto, ne determinerà la fine: Alejandra morirà suicida in un incendio. I testimoni di questa tragica storia sono dunque tanti, e ciascuno con il proprio ruolo. Ma forse il vero testimone rimane la stessa Buenos Aires, con la sua atmosfera impalpabile ma indimenticabile, le sue stagioni, attese, colori, quartieri, pervasa da una commozione profondamente umana.


L’ITALIANO SABATO 16 GENNAIO 2010

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ITALIANI NEL MONDO

Haiti dice addio a “Mamma Gigliola Martino” 70 anni, nata a Port au Prince da genitori irpini, è la prima vittima italiana del tremendo terremoto che ha distrutto Haiti. E’ spirata nell’unico ospedale della capitale sfuggito al sisma per le gravi ferite riportate nel crollo della sua abitazione. Il figlio, Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie PORT-AU-PRINCE - Gigliola Martino, 70 anni, nata a Port-auPrince da genitori italiani, è la prima “vittima italiana” del tremendo terremoto che ha distrutto Haiti. E’ morta nell’unico ospedale della capitale sfuggito al sisma, per le gravi ferite riportate nel crollo della sua abitazione. Il figlio Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie: l’ambasciata francese, l’hotel Cristoph, la sede distaccata della Minusta, le residenze dei Caprio, dei Martino, dei Riccardi, dei Cianciulli, dei De Matteis, dei Vitiello, non esistono più. Gigliola Martino viveva da sola con due persone di servizio, una badante e un garzone. «Siamo scappati subito da lei, viviamo vicini e il nostro primo pensiero è stato quello di raggiungerla- racconta tra i singhiozzi Riccardo, commerciante - Arrivati sul posto abbiamo cominciato a chiamarla, e solo dopo numerosi tentativi abbiamo sentito la sua voce. Un sollievo. Era sotto le macerie, in prossimità della porta, stava scappando quando il tetto è crollato. Abbiamo cominciato a scavare con bastoni, pale, con le mani. A fatica siamo riusciti ad estrarla dalle macerie. Le sue condizioni erano gravissime, aveva perso un braccio e la gamba destra era dilaniata. L’abbiamo portata subito all’ospedale. Ma non ce l’ha fatta». Figlia di Aida Fiore e Nicola Martino, Gigliola non aveva voluto lasciare il paese. Neppure all’indomani della morte del marito Guy, barbaramente assassinato da quella stessa banda di delinquenti che il 7 Agosto del 2006 l’aveva rapita all’alba, nella sua casa. Un sequestro a scopo di estorsione, ad opera di gang che ancora oggi infestano l’isola caraibica. Aveva resistito a tanti dolori Gigliola, prima la morte del figlio primogenito, scomparso per una malattia, poi quella del fratello Nicolas e infine l’uccisione del marito. Aveva resistito e non voleva lasciare il suo paese. Si occupava, dei suoi affari, nonostante l’età avanzata. Insieme con il figlio Riccardo, infatti, era proprietaria di un’impresa di pulizie. Conosciutissima nella comunità francese ed haitiana, Gigliola era una delle ultime italiane di Haiti. Un’italiana vera che continuava a parlare la lingua di Dante. Che faceva ancora la pasta in casa, che cucinava il ragù la domenica. Esponente di una delle due famiglie di oriundi più importanti dell’isola caraibica, i Caprio e i Martino presenti ad Haiti da oltre un secolo. Arrivarono insieme a Port-AuPrince ai primi del 1900, Ernesto Caprio e Gennarino Martino. Dalla lontanissima Teora, piccolo centro della provincia di Avellino. E ad Haiti, insieme, hanno costruito fabbriche, hanno aperto banche, hanno dato lavoro a migliaia di haitiani contribuendo fortemente al progresso economico e culturale del paese. I Caprio e i Martino da

Teora, inseparabili. Teora, proprio quella stessa zona, tragica fatalità, martoriata da un altro terribile terremoto quello che distrusse l’Irpinia nel 1980. I Martino hanno negozi di scarpe e pelletteria sulla Grand Rue, arteria principale di Port-au-Prince. I loro magazzini, confinano con quelli dei Riccardi e con quelli dei Fiore e dei Cappuccio. I Caprio, invece, posseggono una finanziaria con gli uffici sempre li, sulla Grand Rue. Due famiglie intrecciate, inseparabili, che hanno fatto la storia italiana di questo paese. Nicolas Martino, fratello di Gigliola, è stato un industriale tra i più importanti di Haiti. Lavorava con il Pcv, produceva tubi in plastica e bicchieri. Fu tra i primi ad Haiti a regolamentare l’orario di lavoro, a costruire mense e scuole per i suoi impiegati. Nelle sue fabbriche lavoravano più di 5mila operai. Il figlio Nikky anche lui italiano, vive a Port-auPrince con la famiglia. Ha ereditato le fabbriche del padre. Sono scampati al terremoto miracolosamente. Lui, la moglie Alessandra, Nicolino e Chiara i due figli più piccoli. Le più grandi, Silkia e Marika studiano all’università di Miami. Nikky aveva aperto, da due anni una fabbrica di prodotti di plastica proprio a Carfour, il quartierebidonville epicentro del terremoto. Anche della sua fabbrica non si hanno notizie. «Siamo salvi, e anche la casa ha retto, per fortuna», ha raccontato al telefono satellitare alla figlia Marika a Miami. Mario Caprio, medico e cognato di Gigliola Martino, è ricordato per essere stato un benefattore. Professore universitario, tra i fondatori della scuola di medicina haitiana, Mario Caprio era un chirurgo conosciutissimo tra la popolazione. La sua clinica a Lalue, quartiere a ridosso di Bourbon, era considerato il “rifugio dei poveri”. Visitava gratuitamente e curava donne, bambini, anziani. Da giovane, oltre al servizio presso l’ospedale Canapè-Vert, proprio quello ormai crollato sotto le macerie, Mario Caprio, insieme con un ane-

stesista e un infermiera partiva ogni mese con un piccolo ospedale da campo verso il Nord del paese. Operava e visitava gli ammalati in una regione dove ospedali e strutture sanitarie erano inesistenti. Alla sua morte, la Cattedrale di Port-au-Prince era gremita dei suoi malati, gente del popolo, semplici e disgraziati. Piangevano disperati il loro dottore. Gli italiani, nella piccola isola dei Caraibi, erano una comunità grande e compatta. Le storie dei loro capostipiti lo dimostrano. I Martino, i Vitello, i Caprio, i Riccardi i De Matteis, i Salimbene, i Cappuccio, figli dell’emigrazione dei primi del novecento hanno rappresentato infatti un punto di riferimento per gli haitiani. Sono un centinaio oggi, tutti con il passaporto italiano. Ma la maggior parte di loro, figli e nipoti tanto per intenderci, anche se conservano gelosamente il passaporto italiano vivono fuori Haiti, a Miami, in Canada, a New York, qualcuno anche in Italia. E gli elenchi dell’Aire non sono aggiornati perché sono in pochi che si sono iscritti. Oggi, accanto a storie di morte e disperazione, arrivano in maniera frammentaria anche buone notizie di connazionali residenti nell’isola. Raggiunta al telefono dove risiede momentaneamente, Cristìa Riccardi ci ha raccontato di come la madre, Colomba Riccardi sia scampata miracolosamente al terremoto. «Era in macchina, aveva da poco chiuso l’UNILAB- il Laboratorio di Analisi situato a Petionville di cui è proprietaria - e stava tornando a casa. Si è salvata per miracolo», racconta Cristìa. Colomba Riccardi è figlia di un’altra importante famiglia di italiani residenti ad Haiti. Anche loro come i Caprio e i Martino vivono da anni nell’isola e hanno messo radici, pur mantenendo la cittadinanza italiana. I fratelli di Colomba, Leone Riccardi e Giovanni Riccardi sono sopravvissuti alla tragedia. Giovanni e i suoi figli vivono da anni a Miami mentre Leone Riccardi, commerciante, non ha

mai lasciato l’isola. I suoi negozi, situati in Rue de Fon Fort, offrono prevalentemente prodotti alimentari e sono rimasti intatti salvo qualche danno minore. Degli Sperduto purtroppo non si hanno notizie certe. Michele Sperduto, commerciante di prodotti alimentari e Rodolfo Sperduto, medico si spera che siano vivi, ma i familiari a tutt’oggi non sono riusciti a mettersi in contatto con loro. Antonio Sperduto invece, è dato per disperso, travolto dalle macerie del Caribbean Market, negozio di alimentari andato completamente distrutto, di cui era il responsabile. Gli altri italiani di Haiti, quelli di seconda e terza generazione, insomma, come la schiatta Salimbene, i cui componenti esportano il caffè haitiano in tutto il mondo, sono ormai una sparuta pattuglia. Poche famiglie composte dai vecchi patriarca che non hanno voluto abbandonare Haiti, la loro seconda patria. «L’Italia ci ha abbandonato ecco perché siamo andati via, pur mantenendo passaporto e residenza in Haiti – spiega Francesco – L’Italia ha abbandonato l’isola da anni. Qui, una volta c’erano ambasciatore e console, ed una residenza che faceva invidia al Palazzo Presidenziale. Si trova ancora a Bourdon, la residenza dalla nostra ambasciata, una villa ed un parco meravigliosi. Ma andate a vedere cosa è rimasto, oggi, un cumulo di macerie». Il sisma che ha investito Haiti lascia atterriti e sconsolati. Palazzi, monumenti, case, non c’è più niente. I pochi sopravissuti tra italiani e haitiani lasceranno il paese che non c’è più. Molti si sono già messi in cammino per raggiungere la frontiera con Santo Domingo. Non ci sono più scuole, né negozi né ospedali, e passerà molto, molto tempo prima che si ricominci a vivere normalmente. L’economia è distrutta. E’ questo il dramma più grande. Il mostro, con i suoi sussulti di morte ha cancellato la storia e anche il futuro della piccola perla delle Antille.

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F.U.S.I.E.


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ESTERI

Le conseguenze del terremoto PROCEDONO A RILENTO GLI INTERVENTI DELLA COMUNITÀ MONDIALE, LA POPOLAZIONE PER PROTESTA ELEVA BARRICATE FATTE DI CADAVERI UMANI

Aiuti nel caos, rabbia a Haiti

RABBIA E CAOS A HAITI

Monta la rabbia a Haiti dove a tre giorni dal devastante terremoto di martedì stentano a decollare le operazioni di soccorso. I sopravvissuti hanno cominciato a elevare barricate con i cadaveri impilati per protestare contro i ritardi. Shaul Schawrz, un fotografo della rivista statunitense Time, ha raccontato di aver visto almeno due

blocchi stradali formati con resti umani e pietre: "Stanno cominciando a bloccare le strade con i cadaveri, è terribile". L'Onu ha fatto sapere che nelle aree colpite dal sisma vivevano tre milioni e mezzo di persone, un terzo della popolazione del Paese caraibico, e solo a Port au Prince in 300mila non hanno più un tetto. Da una prima ricognizione

aerea del coordinamento per gli aiuti umanitari è emerso che in alcune zone sono stati distrutti metà degli edifici. In particolare, oltre alla capitale Port au Prince, le maggiori distruzioni si sono verificate a Jacmel e Carrefour. Gli aiuti stentano a decollare. L'Onu ha fatto sapere che la distribuzione dei pasti è ancora limitata a 9mila al

giorno. Il governo cubano ha autorizzato il sorvolo degli aerei Usa per portare aiuti ed evacuare i feriti. Le squadre di soccorso inviate da Washington stanno portando le vittime bisognose di cure nell'ospedale militare di Guantanamo ma alcuni devono arrivare in Florida. Sorvolando Cuba, gli aerei possono accorciare il tradizionale tragitto di circa 90 minuti. Intanto è arrivata la notizia della prima vittima italiana (è Gigliola Martino, un'oriunda che viveva sull'isola da più di 70 anni, ma continuava a parlare italiano) e rimane la preoccupazione per la sorte degli italiani che erano presenti sull'isola al momento del sisma. La Farnesina è riuscita a contattare più di 150 italiani, ma di una quarantina non si hanno ancora notizie. E per la sorte di cinque o sei si nutre particolare preoccupazione. Tra le vittime c'è anche il ministro della Giustizia, Paul Denis, e un esponente dell'opposizione, Michel Gaillard. La Cooperazione italiana ha stanziato 1 milione di euro, di cui 500 mila euro per la Federazione internazionale della Croce Rossa che fornirà aiuti di prima necessità, alloggi d'emergenza, acqua potabile e medicinali, per 100 mila haitiani. Gli altri 500 mila euro sono stati dati al

CADAVERI ANCORA TRA LE MACERIE

Programma Alimentare Mondiale (Pam) per far fronte alle necessità alimentari sul posto. Su richiesta dell'Organizzazione mondiale della Sanità, sono stati consegnati 10 trauma kit della Cooperazione per un valore complessivo di circa 80 mila euro, idonei alla cura di 500 persone traumatizzate per un periodo di tre mesi. Un primo

Tutti gli Stati allertati per cercare propri concittadini dispersi

La Francia dichiara 6 vittime Morta una coppia spagnola Tutto il mondo continua a cercare i suoi morti e dispersi a Haiti dove si teme che il terremoto che ha devastato l'isola abbia fatto circa 100.000 vittime. Tra i paesi che hanno già confermato il maggior numero di morti la Francia. Il Quai d'Orsai ha annunciato di aver trovato senza vita 6 connazionali e di aver perso le tracce di una sessantina di francesi residenti nel Paese. "Non ne usciremo con meno di una decina di morti - ha affermato l'ambasciatore a Haiti, Didier Le Bret". Intanto 54 francesi sono riusciti a rientrare a Parigi atterrando all'aeroporto di Orly dove sono stati accolti dal ministro degli Esteri, Bernard Kouchner. I francesi pre-

senti a Haiti sono circa 1400 di cui 1200 nella capitale. Per quanto riguarda la Spagna il ministero degli Esteri ha confermato la morte di una coppia i cui cadaveri sono stati identificati dai figli. Intanto 87 spagnoli sono invece stati localizzati e sono in salvo. Resta disperso invece un funzionario della delegazione della Commissione europea. La colonia spagnola a Haiti è di circa 111 persone. Mentre il ministero degli Esteri dell'Olanda ha fatto sapere di essere "seriamente preoccupato" per nove cittadini che si trovavano in uno degli Hotel crollati. Gli Usa hanno confermato la morte di un diplomatico. Mentre si cercano ancora circa 190 funzionari dell'Onu. Il ter-

remoto ha ucciso in tutto 36 dipendenti delle Nazioni Unite. Il Portogallo non ha più notizie di due cittadini, mentre la Polonia sta cercando di rintracciare uno studente disperso nel Paese caraibico. Pesante al momento il bilancio della Cina che hanno perso 4 peacekeepers e cerca altri 4 connazionali. Il Canada ha perso un membro dello staff Onu e non ha più tracce di un altro. La Nuova Zelanda crede che rimasta uccisa un'intera famiglia. Le Filippine cercano 3 peacekeepers mentre il Senegal cerca di rintracciare due poliziotti che lavoravano per l'Onu. La Thailandia cerca un suo cittadino che lavorava del ministero degli Esteri.

TUTTI GLI STATI CERCANO PROPRI CONNAZIONALE A HAITI

volo, inviato d'intesa con la Protezione Civile, Unità di Crisi della Farnesina e ministero della Difesa, è arrivato a Port-au-Price con a bordo un Advanced Team con il compito, tra gli altri, di identificare le prime necessità in vista di un volo umanitario che la Cooperazione intende organizzare per la prossima settimana.


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SPORT

Formula Uno, si avvicinano i test IL BRASILIANO TORNA PIÙ CONVINTO DI PRIMA DOPO L’INCIDENTE DI BUDAPEST: VUOLE IL MONDIALE NONOSTANTE LA CONCORRENZA SIA AGGUERRITA

Dall'arrivo alla Ferrari di Alonso al ritorno con la Mercedes dell'amico Schumacher. Messosi ormai alle spalle il terribile incidente nel Gp d'Ungheria il pilota brasiliano della Ferrari, Felipe Massa, ammette di non essersi mai sentito meglio ed è pronto ad affrontare le nuove sfide della stagione 2010 con in testa l'obiettivo numero uno di vincere finalmente il suo primo Mondiale. “Io sto benissimo, il recupero è stato molto buono, ho fatto già tante cose e sono messo anche meglio di prima dell'incidente. Ho fatto dei test ed è andato tutto bene, sono molto, molto motivato”. Mai pensato al ritiro dopo Budapest? “Volevo tornare a correre subito, ho dovuto lottare con mia moglie, volevo già correre a Valencia. Dicevo che in un paio di settimane sarei tornato a posto. Non ho mai pensato che non sarei riuscito a tornare a correre. L'incidente è stato sicuramente grave, ma io non mi ricordo nulla, l'ho visto in tv e sono stato deluso di quello che è successo. Penso di avere più esperienza e sono pronto per tornare a combattere. L'incidente non ha modificato la mia vita, ma mi ha dato semplicemente più esperienza”. Una stagione che comincia con due grandi novità, Schumi in Mercedes e Fernando Alonso come compagno di squadra al posto di Kimi Raikkonen passato ai Rally. “Che effetto farà vedere Schumi in un altro box? È un amico, è stato importante essere suo compagno per arrivare ad alti livelli, ma ora corriamo contro, può essere nelle gare è un avversario ma fuori l'amicizia continua. Arrivargli davanti può essere importante e interessante”. I tifosi hanno dato del traditore a Schumacher, che ne pensi? “È difficile pensare di non correre più, la sua carriera è stata perfetta e incredibile. Non ha mai

FELIPE MASSA

smesso di correre ed è voluto tornare, è una scelta sua che se io fossi al suo posto e mi manca qualche cosa nella vita forse farei lo stesso. Certo è un pò strano vederlo correre in un'altra squadra, è anche vero che la Ferrari aveva già due piloti ed era difficile che tornasse a correre con la Ferrari”. E se il sette volte campione del mondo fosse riuscito a guidare al tuo posto come sarebbe andata? “Era una macchina difficile da guidare, sono sicuro - spiega Massa - che avrebbe avuto anche lui problemi. Eravamo già concentrati sullo sviluppo 2010, sono sicuro che anche lui avrebbe avuto dei problemi”. Da Schumacher a Raikkonen ed ora Alonso come compagno alla Ferrari. “Dovremo lavorare insieme - sottolinea il pilota brasiliano nel giorno di chiusura del press ski meeting Wroom a Madonna di Campiglio - altrimenti non sarebbe positivo per il team e sappiamo che dobbiamo lavorare insieme, personalmente credo che non ci saranno problemi, poi in pista io vorrò stare davanti a lui e lui davanti a me, ma questo è lo sport.

Nel 2007 - ricorda Massa - abbiamo discusso in Germania, gli ho fatto i complimenti e lui mi ha detto che non ero stato onesto e poi mi ha chiesto scusa. Tutto è passato, abbiamo già parlato tanto, forse ho già parlato più con Fernando che tre anni insieme a Kimi (Raikkonen, ndr), penso che sia un bene e potremo avere un ottimo rapporto”. Per Massa il 2010 sarà il primo Mondiale da papà. “Ad essere onesti quando sono in macchina non mi ricordo di avere una famiglia o un figlio, solo quando torno ai box mi ricordo di essere padre, ho visto piloti come Schumacher vincere campionati con due figli”. Più difficile cambiare un pannolino o fare la messa a punto? “Sono due cose difficili perché all'inizio col pannolino non avevo idea di cosa fare, poi dipende da cosa devo fare con il n.1 o il n.2... sono due cose difficili”. Incoraggerai a diventare pilota tuo figlio? “Sì ma non lo spingerò, dovrà capire se sarà la cosa giusta per lui entrare in questo settore, se vedrò che avrà del talento lo aiuterò ma non lo spingerò a diventare pilota”. Infine Massa ricorda il campionato sfumato nel 2008 e la vicenda del crashgate di Singapore che influì sul risultato finale di quel campionato: “Non cerco vendetta dopo il campionato sfiorato nel 2008, in Brasile feci una gara fantastica. Certo è stato frustrante, ma dobbiamo pensare che queste cose non accadano più, spero di poter diventare prima o poi campione del mondo”. Hai mai parlato con Nelsinho Piquet del falso incidente? “Ho parlato di Singapore e lui ha riso e non ha voluto dirmi la verità, dopo un mese è uscita la storia sulla stampa. Ne ho parlato anche con Flavio in Bahrain ma mi ha detto che era impossibile e ha ridacchiato. Ma ormai è una storia passata”.

AUSTRALIAN OPEN

Massa è pronto a sfidare Schumi e Alonso Seppi sfida lo spagnolo Ferrer Schiavone con Chakvetadze

FRANCESCA SCHIAVONE

Sono cinque i tennisti in campo maschile e sei tra le donne al via degli Australian Open, primo Slam del 2010 che comincia lunedì a Melbourne. Andreas Seppi affronterà all'esordio lo spagnolo David Ferrer, testa di serie numero 17. Simone Bolelli sarà opposto al francese Marc Gicquel (in un eventuale secondo turno potrebbe sfidare il britannico Andy Murray, numero 5 del tabellone). Per Fabio Fognini c'è lo statunitense Taylor Dent. Infine Potito Starace e Paolo Lorenzi affronteranno rispettivamente il francese Stephane Robert e il cipriota Marcos Baghdatis, quest'ultimo finalista agli Australian Open nel 2006.

In campo femminile, in attesa della conclusione delle qualificazioni, sono sei le azzurre ammesse direttamente al tabellone principale degli Australian Open. Flavia Pennetta, testa di serie numero 12, esordirà contro la russa Anna Chakvetadze. Francesca Schiavone, numero 17 del seeding, Roberta Vinci e Tathiana Garbin affronteranno rispettivamente la francese Alize Cornet, la tedesca Anna Lena Groenefeld e la russa Elena Vesnina, quest'ultima testa di serie numero 28. Per Alberta Brianti c'è la statunitense Varvara Lepchenko, mentre Sara Errani affronterà la ceca Klara Zakopalova.

Il montenegrino: “Non so cosa era successo alla Roma”

Il tecnico portoghese elogia la sua squadra e scuote Santon

Vucinic: “Serve grinta, con Ranieri aria nuova”

Mourinho: “La mia Inter ha una grande mentalità”

Domenica comincia il girone di ritorno. E la Roma, dopo il pessimo avvio, è di nuovo in lotta per un posto in Champions, ma adesso viene il difficile. Mirko Vucinic lo sa ma la fiducia è tanta perché da quando è arrivato Ranieri la Roma ha cambiato volto. Le due sconfitte nelle prime due gare di campionato e l'addio di Spalletti sono un lontano ricordo, "si respira un'aria nuova grazie al mister - riconosce l'attaccante montenegrino ai microfoni di Sky Sport - ci ha messo in testa di crederci per tutti i 90 minuti, di non mollare mai. Cosa ci era successo prima? Non so dare una

MIRKO VUCINIC

spiegazione, la cosa più importante è che ne siamo usciti". In dubbio per la sfida col Genoa ("ho un fastidio al flessore, spero che mi passi il prima possibile"), Vucinic è stato, due anni fa, l'autore del gol

a Catania che sembrava poter regalare il tricolore alla Roma prima che a Parma si svegliasse Ibrahimovic. "Era una cosa molto bella - ricorda - siamo stati campioni d'Italia per un'ora, ma l'importante è giocare come stiamo facendo adesso, cercare di stare il più in alto possibile in classifica". L'obiettivo, ovviamente, è tornare in Champions League. "Ma arrivare tra le prime 4 è difficile - avverte - altre squadre ci puntano, per questo è importante cercare di scendere in campo con una certa grinta, voglia di lottare e di sacrificarsi, poi viene tutto più facile".

“Santon è un giocatore che deve recuperare e per farlo non deve pensare al Mondiale. Deve pensare all'Inter e a giocare nell'Inter. E poi potrà pensare anche al Mondiale. Ma il fatto che la società e l'allenatore, dopo l'infortunio di Chivu, non cerchino sul mercato un altro terzino sinistro, gli deve far capire che abbiamo grande fiducia in lui". Lo ha detto in conferenza stampa il tecnico dell'Inter, Josè Mourinho, alla vigilia della sfida del "San Nicola" contro il Bari, "una squadra molto difficile da affrontare e molto veloce, che gioca molto bene in contropiede e ha un alle-

natore che fa rendere i giocatori che ha e che si merita il posto in classifica che occupa". Gli chiedono se si aspettava una Juventus così staccata dalla vetta, Mourinho risponde che "non penso ai punti della Juve, ma ai nostri. I 45 punti che abbiamo sono proprio quelli che mi aspettavo a inizio campionato e mi aspettavo di essere primo". Sono stati recuperati Cambiasso, Muntari e Materazzi: "Questa partita vale tre punti, gli stessi della partita con il Milan. Non siamo in condizione di proteggere qualcuno, siamo pochi. Con tutti i problemi che abbiamo, c'è la felici-

tà di avere giocatori con una mentalità speciale, che hanno fatto tutto per recuperare, per esserci e per dare il loro contributo - ha aggiunto l'allenatore portoghese -. Quello che ha fatto Materazzi è assolutamente fuori dal normale, perchè dopo un intervento, anche se piccolo (artroscopia al ginocchio, ndr), è in condizione di giocare e questo è fantastico. Anche Cambiasso e Muntari, senza allenarsi tanto, sono riusciti a recuperare e a essere in condizione di recuperare. Continuano i problemi ma continua anche una mentalità di squadra speciale".


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CONTROCOPERTINA - SPORT

L’ITALIANO SABATO 16 GENNAIO 2010

La Costa d’Avorio vince nel segno di Drogba Gli Elefanti superano senza entusiasmare 3-1 il quotato Ghana e ottengono la qualificazione ai quarti di finale della Coppa d'Africa. Gol dell’astro nascente Gervinho, Tiene e del bomber del Chelsea, sempre più leader MARA DE GAETANO

CABINDA (Angola) - La Costa d’Avorio soffre, delude, picchia duro ma batte 3-1 il Ghana e passa ai quarti di finale. Gli Elefanti, finalisti nel 2006 e semifinalisti nel 2008, dopo lo 0-0 col Burkina Faso erano praticamente obbligati a vincere e lo hanno fatto. Oltre al risultato però non possono portare con se alla fase successiva molto altro: la squadra di Halilodzic è apparsa legata, spessa, incapace di creare gioco in maniera rapida e convincente nonché eccessivamente nervosa e violenta a tratti. Fino al 90’, quando ha segnato il 3-0, l’attesissimo Drogba era apparso solo per battere tre punizioni, e non era stato un bello spettacolo. Nel gruppo orfano del Togo (omaggiato dal portiere ivoriano Barry, pronto a srotolare un mini-striscione di supporto ad ogni gol dei suoi) con una vittoria il Ghana si sarebbe già trovato ai quarti di finale. Con la sconfitta martedì sarà costretto a battere il Burkina Faso per non essere eliminato. GIOVANI STELLE — Nelle Stelle Nere Muntari, Appiah, John Mensah, Laryea Kingston e Pantsil, 5 titolari fissi, sono rimasti in Europa infortunati. Così "Milo" Rajevac da spazio a 4 giovani che in ottobre hanno battuto il Brasile nella finale del mondiale Under 20: "Dede" Ayew, il figlio di Abedì Pelé in campo col fratello Rahim, poi Inkoom, Opoku Agyemang (preferito al milanista Adiyiah) e l’udinese Agyemang Badu, schierato al posto di Essien acciaccato e arrivato in Angola due giorni fa. Nella Costa d’Avorio un solo cambio rispetto all’esordio: Kalou per "Baky" Koné. CONTROPIEDE PERFETTO — La Costa d’Avorio comincia col freno a mano tirato, contratta, preoccupata. Unica risorsa, i tiri da fuori di "Maestro" Zokora che prova le scarse risorse di Kingson, portiere che non è titolare in campionato dal 2003. Il Ghana sembrava più sciolto, spensierato e pericoloso. Al 23’ la svolta: un potente tiro di Opoku sbatte contro un compagno e in contropiede con quattro tocchi gli Elefanti vanno in gol: Gervinho scappa via e scarica su Yaya Tourè che con un passaggio alla Xavi p e s c a Kalou (in sospetto fuorigioco) alle spalle della difesa ghanese sorpresa, cross

perfetto che Gervinho, capocannoniere del campionato francese, spinge alle spalle di Kingson. È l’unica fiammata degli arancioni d’Africa, che devono ringraziare Barry per una gran parata sull’altro ragazzo dell’Udinese, Kwadwo Asamoah, al 39’ e l’arbitro sudafricano per non aver fischiato un rigore dello sciagurato Ebouè su Opoku Agyemang. L’ATTESO ESSIEN Nell’intervallo il ct Rajevac toglie Narry

e "Dede" Ayew per far entrare Essien e Asamoah Gyan ma a diventare protagonista è il nervosismo degli ivoriani: prima un calcio da di Zokora a dietro Agyemang Badu viene punito con un giallo generoso, poi un’entrata criminale di Ebouè su Opoku Agyemang costa al giocatore dell’Arsenal un’espulsione sacrosanta. Era il 55’, e due minuti dopo Amoah ha preso il palo con una voleé spettacolare. Il fortunato Halilodzic richiama Gervinho per mettere il terzino Demel ma a trarlo d’impaccio è un altro difensore, Siaka Tiene, che al 66’ fulmina Kingson con una punizione magistrale da 32 metri calciata da posizione defilata sulla destra. La Costa d’Avorio respira e al 90’ un gran colpo di testa di Drogba arrotonda il risultato che 3 minuti dopo cambia ancora quando Asamoah Gyan batte Barry trasformando quindi un rigore regalato al Ghana. Con passo pesante gli Elefanti vanno avanti.

Volano i padroni di casa dell’Angola. Bene l’Algeria LUANDA - Impossibile fare pronostici in questa edizione della Coppa d'Africa. E’ una grande prova d'orgoglio quella compiuta dai padroni di casa dell'Angola che possono finalmente festeggiare la prima vittoria in questa competizione, vincendo 2-0 sul Malawi. Stessa grande prova d'orgoglio è quella dell'Algeria contro il Mali che a Luanda vince per 1-0 riscattando la brutta sconfitta della prima partita contro il Malawi. Intrecci e capovolgimenti di fronte in questo girone, quindi. Il Mali aveva dato l'idea di possedere un carattere notevole rimontando quattro gol all'Angola nella partita precedente ma questa volta la conferma di quel carattere non è arrivata. Le "Aquile" maliane partono bene proponendosi in più di una occasione dalle parti del portiere algerino Chaouchi, ma la spinta va sempre più affievolendosi con il passare dei minuti e i magrebini prendono fiducia dimostrando quella notevole intelligenza tattica nella gestione dei ritmi che li ha contraddistinti nel corso delle qualificazioni mondiali. Il gol arriva per l'Algeria allo scadere del primo tempo con un preciso colpo di testa del difensore Halliche ispirato da un morbido cross su punizione (45'). Il Mali si spegne nel secondo tempo e anche Sissoko viene sostituito al 66'. Migliore in campo Ziani, centrocampista in forza al Wolfsburg ma è stata notevole anche la prova dell'italiano Ghezzal, centravanti del Siena. Grande festa anche per l'Angola. Le "Antilopi Nere" portano a termine una grande prova contro il Malawi, che aveva umiliato per 3-0 l'Algeria, trionfando per 2-0. La spinta del bellissimo pubblico ha fatto la differenza. Un primo tempo molto equilibrato in cui i Malawiani hanno sapientemente gestito la palla curando la manovra e i ritmi, sfiorando anche il gol in pi? occasioni. Nel secondo tempo le antilopi caricano e chiudono la partita in 6'. Prima con un preciso colpo di testa di Flavio Amado su cross di Djalma (48') poi con Manucho (53'), lestissimo a rubare un pallone depositato alle spalle di un incolpevole Sanudi, migliore in campo per il Malawi. C’è anche l'esordio dell'idolo di casa Pedro Mantorras, ottimo attaccante che milita nelle fila del Benfica che fa il suo ingresso al 63' e sfiora anche il gol. Migliore in campo per l'Angola l'infaticabile Djalma. I padroni di casa possono festeggiare insieme a tutti i tifosi il primato nel girone e ora c’è la voglia di sperare in qualcosa in più del passaggio del turno a dispetto dei pronostici che qui in Angola, ormai si sa, non trovano più davvero spazio. La Costa d’Avorio favoritissima quindi adesso ha una rivale in più per la vittoria finale della Coppa D’Africa 2010.


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