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L ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009 - Anno III - Numero 231 QUOTIDIANO DELL’ITALIA NEL MONDO

www.litaliano.it

Italia 0,50 euro - Argentina 1 peso

Un incontro tra funzionari dei governi di Argentina e Brasile, a San Paolo, ha segnato nei giorni scorsi un passo avanti verso la soluzione dello scontro in atto sul fronte delle limitazioni imposte agli scambi commerciali dai due Paesi. alla pag. 4

ARGENTINA-BRASILE, AVANTI VERSO SOLUZIONE CRISI COMMERCIALE QuiArgentina

ItalianinelMondo

Le riserve della banca centrale per pagare i debiti dello Stato: l’annuncio arriva dal Governo

Il testo della riforma del Comites e del Cgie approda alla Commissione Esteri del Senato

alla pag. 4

QuiItalia La Finanziaria ottiene la fiducia della Camera. Bossi chiarisce la sua posizione: «Io sto con il Governo, sempre»

a pag. 2

QuiItalia Il messaggio di Benedetto XVI ai

alla pag. 5 fedeli: «L’azione del mondo politico

non sia mai sganciata dalla verità dell’uomo»

pag. 3

Sport Schumacher vicinissimo ad un accordo con la Mercedes. E’ la fine del grande amore con la Ferrari

alla pag. 8


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POLITICA ITALIANA

Approvato il pacchetto LA MANOVRA HA LʼOK DELLA CAMERA (307 SÌ-271 NO) IL MINISTRO BOSSI: “IO STO CON IL GOVERNO, SEMPRE” TREMONTI: “TRA ME E FINI RAPPORTO OTTIMO”

L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

Il governo ha ottenuto alla Camera la fiducia sulla Finanziaria. È la ventisettesima da inizio legislatura. I sì sono stati 307, i no 271 e due gli astenuti. Da 30 a 247 commi: la Finanziaria 2010 nel corso dell’esame parlamentare si è allungata e ha fatto spazio a un pacchetto corposo di misure, dal rifinanziamento dell’università e della scuola all’introduzione della Banca della Sud, senza tralasciare anche micro-norme come la salvaguardia del Prosciutto doc. Varata dunque dal Consiglio dei ministri a fine settembre in versione ultra-light la manovra è dunque cresciuta strada facendo ma è stato soprattutto il passaggio alla Camera che ha fatto lievitare il provvedimento mettendo in moto risorse per circa 9 miliardi. Umberto Bossi intanto non ha dubbi se si tratta di scegliere tra il ministro dell’Economia e il presidente della Camera. “Io sto con Tremonti, e con la maggioranza”. Il leader lumbard, parlando con i giornalisti alla Camera, si mostra fiducioso sulla possibilità di ricomporre i contrasti interni alla maggioranza: “Spero che si risolva tutto”. “Se mettono la fiducia - sottolinea evidentemente è perché ci

FINANZIARIA, LA CAMERA HA DETTO SÌ

sono dei dubbi che succedano dei pasticci... Ma - ribadisce - sono cose che si superano”. Lo stesso Tremonti ha comunque spiegato che “con Fini i rapporti sono sempre buoni. Non sono queste le cose che causano divisioni. Assolutamente”. Prima della votazione, Fabrizio Cicchitto aveva spiegato che il voto di fiducia che il governo ha chiesto sulla Finanziaria era “coerente con il vincolo che lega costituzionalmente esecuti-

vo e Parlamento, non è un atto deplorevole, ma un’assunzione di responsabilità”. Secondo Cicchitto “il Parlamento non è affatto umiliato, ma richiamato ad una verifica sull’attività del governo”. Cicchitto, che ha difeso l’impianto della manovra, ha aggiunto che in un periodo di crisi economica il governo “ha saputo mantenere i nervi saldi, non si è arreso e non si è piegato di fronte al catastrofismo e l’avventurismo di

chi voleva aumentare deficit e debito, altrimenti avremmo spento ogni barlume di ripresa e avremmo fatto come la Grecia”. “L’economia italiana si muove in un contesto difficile con la palla al piede del debito pubblico - ha aggiunto - ma fino ad oggi non abbiamo sbagliato” e “la Ue ha già espresso apprezzamenti”. Nel provvedimento ci sono “sgravi per il Mezzogiorno e maggiori riforme per imprese e welfare, così come risorse per la sicurezza” e si è proceduto “senza dare orecchio alle richieste demagogiche”. Questa legge finanziaria - ha concluso completa l’azione fin qui svolta dal governo”. Duro però il giudizio di Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori. “Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che questa non sia una finanziaria ma, piuttosto, un ‘carnevale’ degli evasori fiscali”. “È una finanziaria di cartone - aggiunge Di Pietro - verso la quale questo governo ha dovuto chiedere la fiducia perché neppure i suoi membri credono di poter giustificare il ricorso agli evasori fiscali per sistemare i conti dello Stato”. “Se sono evasori - conclude Di Pietro - non penseranno certo allo Stato ma solo agli affari loro”.

IL MINISTRO

La Finanziaria ottiene la fiducia Tremonti: “Dallo scudo almeno 80 miliardi” Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti si mantiene prudente sull’entità dei capitali rientrati attraverso lo scudo fiscale e indica la cifra di 80 miliardi. “È stato giusto spiega - mettere a bilancio un euro e poi salire fino ad 80 miliardi”. Poi aggiunge di non conoscere precedenti di un rimpatrio “di 5 punti di Pil in tre mesi”. In ogni caso dati più precisi si avranno quando “ci saranno i dati stile exit poll e nei prossimi giorni quelli ufficiali”. Dalle ultime indicazioni che arrivano dal settore finanziario e da fonti di maggioranza il rimpatrio sarebbe in realtà più corposo assestandosi a 100-110 miliardi. Tremonti ricorda che “in bilancio avevamo messo un euro. Quindi se avessimo incassato due euro sarebbe stato un successo al 100%. Poi è stato ipotizzato che fossero rientrati intorno agli 80 miliardi tanto che la copertura addizionale della Finanziaria è stata di 3,7 miliardi”. Ma come impiegare il gettito extra di

un’eventuale riapertura? “Saremo prudenti - spiega Tremonti - anche perché si tratta di entrate una tantum. In ogni caso dice il ministro ai giornalisti - non scambiate il dito con il cielo: quello che conta non è quanto incassa lo Stato ma soprattutto cosa rientra in Italia”. Parlando della precedente versione dello scudo fiscale Tremonti racconta: “l’altro scudo è stato fatto in un contesto diverso: c’erano i paradisi, non c’era l’incertezza politica degli anni passati...”. Inoltre con la precedente versione “la cosa strana è che entrò quasi tutto da Piemonte e Lombardia. Era vecchio capitalismo, erano i nipoti di chi negli anni aveva accumulato capitali dall’estero. Ora l’impressione è che siano presenti quasi tutte le regioni”. In ogni caso: “il tempo dei paradisi è over”. “C’è inoltre una nuova politica europea e rivendica il ministro - il mandato a gestire la ministeriale Ocse del 2010 il G20 l’ha dato all’Italia”.

Il ministro dell’Interno: non ci saranno leggi speciali

Il capogruppo Pdl alla Camera replica al quotidiano

Maroni: “Web e cortei, nessuna censura e nessuna forzatura”

Cicchitto a Repubblica “Mistificazione in atto, noi non taceremo”

“La questione è oggettivamente controversa anche se non capisco alcuni commenti e polemiche. Comunque, è sicuro che non ci sarà alcuna legge speciale per il web e che nessuno l’ha mai pensata. Né che verranno creati reati specifici. Altrettanto certo è che non ci sarà alcuna censura”. Roberto Maroni anticipa i paletti in vista del Cdm di oggi che dovrà discutere delle misure per evitare apologia di reato via web e garantire la sicurezza nelle manifestazioni politiche. Il ministro dell’Interno sottolinea più volte “non voglio forzature, specie in un momento come questo” e che dunque la via del disegno di legge è preferibile a quella del decre-

to, anche perché consentirebbe di agire contemporaneamente sui due filoni, mentre per decreto bisogna ‘dedicarsi’ a ciascuna misura singolarmente. “Lavoriamo - spiega Maroni - a un intervento della magistratura che è il soggetto che decide se c’è un reato o meno, in questo caso di apologia o di istigazione. Accade sempre così e quindi non ci sarà una censura del governo. Problema è prosegue - dotare la magistratura degli strumenti per intervenire: non si tratta solo di trovare il colpevole ma di come far cessare il comportamento delittuoso. Se lo compio in una trasmissione televisiva, quando si spengono le telecamere è finito. Se lo compio

ROBERTO MARONI

su un giornale, il giorno successivo è finito. Sul web invece rimane, anche se lo tolgo dal sito. Quindi dobbiamo studiare gli strumenti perché i gip possano intervenire”. Il tutto “ricorrendo alle previsioni dei reati ordinari, anche se commessi via web o a mezzo stampa”. “Nessuna legge speciale per il web né intervento censorio da parte del governo”, ribadisce il ministro dell’Interno.

“Non abbiamo fatto altro che ricordare quello che tutti gli italiani i quali leggono i giornali e guardano la televisione hanno avuto sotto gli occhi quotidianamente: una campagna di odio e di disprezzo contro Berlusconi che ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno portato al gesto di Tartaglia, alla sua esaltazione su facebook da parte di migliaia di estremisti. Non vediamo perché avremmo dovuto tacere su tutto questo nel dibattito parlamentare, mentre Berlusconi è ancora in un letto di ospedale, con il volto ferito”. Con queste parole Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera replica all’editoriale

del direttore de ‘La Repubblica’, Ezio Mauro, titolato “Il dovere di un giornale”. “Tacere tutto ciò - prosegue Cicchitto sarebbe stato coprire quello che è avvenuto, cosa che forse qualcuno avrebbe gradito. Noi ci siamo limitati a questo e abbiamo anche indicato una via d’uscita rivolgendoci a due forze politiche di opposizione, l’UDC e il PD di Bersani, indicando quella che riteniamo l’unica via d’uscita possibile per ritornare ad una lotta politica normale: fine dell’uso politico della giustizia, una grande riforma istituzionale, la riforma della giustizia, il federalismo”. Capiamo come dopo quello che è accaduto “c’è chi ha

la coscienza sporca ed è alla ricerca di un alibi e quindi di un altro bersaglio”.”Nessuna intimidazione e anche nessun ‘fuoco amico’ - sottolinea - ci chiuderà la bocca. D’altra parte, invece, avremo la massima disponibilità e apertura verso chi avrà atteggiamenti costruttivi. Detto tutto questo, l’evocazione dell’attacco alla libertà di stampa è l’ennesima mistificazione: una catena editoriale sviluppa contro un leader politico, il suo partito, il suo governo una forsennata campagna di stampa, ma se qualcuno osa rispondere allora la medesima catena editoriale grida all’attentato alla libertà di stampa. Sulla base di questa logica ‘Repubblica’ - conclude - ha licenza di attacco e coloro che sono oggetto di esso dovrebbero solo accettare, riverenti, insulti e scomuniche e poi ringraziare per l’onore ricevuto”.


PAGINA L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

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Vaticano, il monito del Pontefice IL MESSAGGIO AI FEDELI DI PAPA BENEDETTO XVI: “LʼAZIONE SOCIALE E POLITICA NON SIA MAI SGANCIATA DALLA VERITÀ DELLʼUOMO”

“No alla dittatura del relativismo”

PAPA BENEDETTO XVI

“L’azione sociale e politica non sia mai sganciata dalla verità sull’uomo”. Queste le parole del Papa in occasione dell’udienza generale di ieri, in un’aula Nervi gremita da novemila fedeli. Benedetto XVI ha proseguito il suo discorso spiegando che “esiste una verità oggettiva e immutabile, accessibile alla ragione umana e che riguarda l’agire pratico. Le autorità politiche e religiose debbono ispirarsi ad essa per promuovere il bene comune”. Il riferimento è alla “legge natu-

rale caratterizzata da una proprietà che Giovanni chiama equità, cioè l’attribuzione ad ogni persona dei suoi diritti. Da essa discendono precetti che sono legittimi presso tutti i popoli, e che non possono in nessun caso essere abrogati”. “Il tema del rapporto tra legge naturale e ordinamento giuridico-positivo - ha sottolineato -, mediato dall’equità, è ancor oggi di grande importanza” perché “nel nostro tempo, soprattutto in alcuni Paesi, assistiamo a uno scolla-

mento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i valori etici legati alla dignità della persona umana, e la libertà, che ha la responsabilità di accoglierli e promuoverli”. Per il Papa, quindi, sono “conformi all’equità”, solo quelle leggi che tutelano “la sacralità della vita”, “la dignità del matrimonio tra uomo e donna”, che “si ispirano a una corretta salvaguardia della libertà religiosa” e che perseguono “la sussidiarietà e la solidarietà a livello nazionale e internazionale”. A tale

proposito, Ratzinger ha ribadito la condanna della Chiesa su temi quali l’aborto e l’eutanasia, e ha messo in guardia dal pericolo di quella “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo” e che “lascia come ultima misura solo l’io”. Proprio per scongiurare una simile deriva il Pontefice ha chiesto che le leggi si ispirino “a una corretta laicità dello Stato che comporta la salvaguardia religiosa”. Nel suo lungo discorso la massima autorità della Chiesa ha citato anche Giovanni di Salisbury, teologo di “una delle scuole filosofiche e teologiche più importanti del Medioevo”, quella della cattedrale di Chartres, in Francia. Papa Ratzinger ha giudicato “molto attuale” un insegnamento tratto da una delle sue opere, in cui Giovanni “elogia la cultura, l’autentica filosofia, l’incontro cioè tra pensiero forte e comunicazione, parola efficace”. Per il teologo, infatti, “una sapienza senza parola può giovare a confronto della propria coscienza”, ma “raramente e poco giova alla società”. “Oggi - ha osservato quella che Giovanni definiva eloquenza, cioè la possibilità di comunicare con strumenti sempre più elaborati e diffusi, si è enormemente moltiplicata. Tuttavia, rimane urgente la necessità di comunicare messaggi dotati di sapienza, ispirati cioè alla verità, alla bontà, alla bellezza”.

BANKITALIA

ATTUALITA’

Famiglie italiane meno ricche E crescono gli squilibri

FAMIGLIE ITALIANE MENO RICCHE

È diminuita la ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2008. E risulta anche sempre più concentrata: il 10% più ricco ne detiene il 44%, mentre la metà più povera arriva appena al 10%. Alla fine del 2008, segnala la Banca d’Italia, la ricchezza netta per famiglia ammontava complessivamente a circa 348 mila euro. A prezzi costanti si tratta di un calo del 6,5% (-3,5% a prezzi correnti), tale da riportare il dato sui livelli di inizio decennio. La ricchezza netta pro capite ammontava invece a circa 138 mila euro: a prezzi correnti è scesa del 2,6% sul 2007, a prezzi costanti del 5,6%. Nel complesso, la somma delle attività reali e finanziarie al netto delle passività finanziarie risultava alla fine dell’anno scorso pari a circa 8.284 miliardi di euro. Il calo a

prezzi correnti è pari all’1,9% (161 miliardi), come risultato di una rilevante riduzione delle attività finanziarie (8,2%) e di un aumento delle passività (+3%), mentre la dinamica delle attività reali è risultata positiva benchè meno sostenuta (3%) di quella degli anni precedenti. A prezzi costanti, la riduzione della ricchezza complessiva rispetto al 2007 è risultata pari al 5% (circa 433 miliardi del 2008). Secondo stime preliminari, nel primo semestre 2009, la ricchezza netta delle famiglie sarebbe rimasta sostanzialmente invariata. Alla fine del 2008 le attività reali rappresentavano circa il 69% della ricchezza netta (5.715 miliardi), le attività finanziarie circa il 41% (3.374 miliardi) e le passività finanziarie circa il 10% (805 miliardi).

Nella terzultima giornata della Conferenza Onu di Copenaghen Rasmussen sostituisce la presidente, cortei e scontri in città

Tensione al vertice clima, arrestati anche italiani Si è alzata la tensione a Copenaghen nella terzultima giornata dei negoziati. I no global e i movimenti ambientalisti sono scesi di nuovo in piazza e hanno tentato di marciare verso il Bella Center, il centro-congressi teatro del summit: migliaia di manifestanti hanno assaltato la ‘zona rossa’ con l’intenzione di entrare nella sede del vertice e sono stati caricati dalla polizia. Oltre 250 persone sono state fermate, tra cui anche diversi italiani. Intanto, nella terzultima giornata del vertice, il premier danese, Lars Lokke Ra-

SCONTRI A COPENAGHEN

smussen, ha sostituito Connie Hedegaard alla presidenza. Un cambio di guardia, hanno spiegato gli organizzatori, mosso semplicemente da ragioni protocollari (considerato che a Copenaghen stanno arrivando capi di Stato e di governo da tutto il mondo); ma che ha fatto subito pensare alle difficoltà del negoziato e anche alle critiche ricevute da ‘lady clima’ da parte dei Paesi africani, convinti che nelle trattative la Hedegaard abbia favorito i Paesi ricchi. Intanto il caos e la congestione negli accessi sono diventati un motivo di

ostacolo in più al già difficile negoziato e hanno già provocato le proteste di Brasile e India. L’Onu aveva accreditato inizialmente alla conferenza circa 46.000 persone, nonostante lo spazio del Bella Center, teatro del summit, potesse ospitare non più di 15.000 persone per motivi di sicurezza. Ma da lunedì, con la partecipazione di circa cinquanta delegazioni ministeriali, le restrizioni d’accesso si sono moltiplicate; e ieri, con l’arrivo dei capi di Stato e di governo nella capitale danese, le code e le proteste sono aumentate vertiginosamente.


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QUI ARGENTINA

L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

La Kirchner aveva chiesto a Lula di cambiare atteggiamento sul fronte economico

Argentina-Brasile, avanti verso soluzione crisi commerciale DALLA REDAZIONE

BUENOS AIRES - Un incontro tra funzionari dei governi di Argentina e Brasile, a San Paolo, ha segnato ieri un passo avanti verso la soluzione dello scontro in atto sul fronte delle limitazioni imposte agli scambi commerciali dai due Paesi. L'arrivo nella regione latinoamericana della crisi economico-finanziaria mondiale aveva visto i governi di Cristina Kirchner e Luiz Inacio Lula da Silva ricorrere a misure di stampo protezionistico per tutelare i propri produttori, creando non poche tensioni nel rapporto bilaterale. Il primo passo, lo scorso 18 novembre, era stato compiuto dai due capi di Stato, che avevano concordato il rispetto dei tempi previsti dall'Organizzazione mondiale del commercio (60 giorni) per la concessione delle licenze non automatiche di importazione, uno dei principali strumenti utilizzati per limitare l'ingresso di prodotti nel territorio nazionale. Nel corso della riunione di ieri tecnici e funzionari dei due Paesi avrebbero trovato un'intesa sulla riduzione dei prodotti sottoposti a questa misura, agevolando quindi il flusso di merci alla frontiera. Il sottosegretario al Commercio estero brasiliano Welbar Barral e il sottosegretario all'Industria argentino Eduardo Bianchi, presenti alla riunione, hanno evidenziato il carattere positivo dell'incontro pur sottolineando come rimanga una differenza di vedute di fondo sulla questione. Brasilia punta all'eliminazione delle licenze non automatiche, mentre Buenos Aires, che al momento le impone su 350 diversi prodotti, ritiene che vadano fatte delle distinzioni

Le riserve della banca centrale per pagare i debiti dello Stato

per settore merceologico. L'esito della riunione, secondo i comunicati successivamente diffusi dai due governi, si presta a due letture: secondo il Brasile “c'è l'impegno a ridurre la quantità di prodotti soggetti a questo meccanismo”, mentre l'Argentina si limita a dichiarare che “la Commissione ha deciso di avviare un'analisi sulla possibilità di ridurre il numero dei prodotti”.

L'incontro di ieri può essere letto come un segnale positivo, dopo che la stessa “presidenta” argentina aveva fatto chiesto velatamente al Brasile di cambiare atteggiamento sul fronte commerciale in occasione del vertice del Mercosur, che si è tenuto all'inizio della settimana in Uruguay. La stampa dei due Paesi ha speculato molto sul fatto che, al termine del duro

discorso della Kirchner (il cui obiettivo non era solo Brasilia ma anche il funzionamento e le prospettive del Mercosur), Lula abbia deciso di lasciare Montevideo senza partecipare al pranzo ufficiale. Un'ipotesi che il capo di Stato argentino ha definito “uno scherzo”, sottolineando che la partenza anticipata del suo omologo brasiliano era già prevista.

BAIRES - Il governo argentino ha annunciato che accantonerà una parte delle riserve in valuta estera della banca centrale in un fondo ad hoc, che servirà per coprire le spese connesse al debito pubblico dal Paese. Un’operazione - riferisce il Wall Street Journal necessaria anche per placare le preoccupazioni degli investitori, che temono la possibilità di un nuovo clamoroso default. Complessivamente gli stanziamenti previsti ammontano a 6,57 miliardi di dollari, che consentiranno - nelle intenzioni del governo di Buenos Aires - di far fronte anche alla crescita dei bond argentini dovuta alle nuove tempeste finanziarie provenienti da Dubai e dalla Grecia. Ma gli analisti già storcono il naso, spiegando che la creazione del fondo alimenta i dubbi sulle possibilità di controllo della spesa sul lungo periodo. Il tasso di crescita delle uscite statali è infatti arrivato al 30% (in termini nominali), mentre le entrare sono cresciute solamente del 10%. Il ministro dell’Economia Amado Boudou ha spiegato che la quota che sarà sottratta dalle casse della banca centrale è solamente una frazione delle riserve complessive in valuta estera, che ammontano a 47,54 miliardi.

America Latina, Hillary Clinton: Flirtare con l’Iran? Una pessima idea BAIRES - Stringere legami troppo stretti con gli Usa “è davvero una pessima idea”. Lo ha detto la segretario di Stato degli Usa Hillary Clinton commentando i rapporti che alcuni paesi dell’America latina - Venezuela e Bolivia in primis - stanno stringendo con Teheran. “Possiamo solo dire che è davvero una pessima idea per i paesi coinvolti”, ha spiegato Clinton nel corso di una conferenza stampa indetta per fare il punto sulle posizioni di Washington sul subcontinente. L’Iran, ha sottolineato l’ex first Lady, è il principale “fautore, promotore ed esportatore di terrorismo nel mondo” e coloro i quali vogliono “flirtare” con Teheran dovrebbero prendere in esame “le conseguenze che potrebbero esserci. E ci auguriamo che ci pensino due volte”. nel mese di novembre il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è recato in visita in Sud America incontrando il presidente brasiliano Inacio Luis Lula da Silva, il capo di Stato venezuelano Hugo Chávez e il boliviano Evo Morales. Un giro che ha permesso al leader iraniano di rafforzare i legami con Caracas e La Paz e di aprire un discusso canale di comunicazione con Brasilia. Clinton ha poi definito la risposta di Washington alla crisi honduregna è stata ispirata a un approccio “multilaterale”, “pragmatico”, diretto al ripristino della democrazia nel paese. Diversi paesi della regione, tra i quali Argentina e Brasile, hanno contestato la decisione di Washington di riconoscere il voto che ha permesso l’elezione di Porfirio Lobo a nuovo presidente honduregno senza che fosse risolta la questione del reintegro di Manuel Zelaya in patria. Clinton ha richiamato “con fermezza” alcuni paesi della regione - Venezuela e Nicaragua in primis - a “rimanere nel cammino della democrazia”. La democrazia non vive solo di leaders ma di “istituzioni robuste”. “I buoni leaders vanno e vengono”, ha detto Clinton ricordando che “ovviamente”, anche gli Usa hanno vissuto momenti simili. La segretario di Stato ha poi detto di augurarsi, “in un futuro non troppo lontano di poter vedere la democrazia a Cuba”, evento che “sarebbe straordinariamente importante per la regione”.


L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

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Riforma Comites-Cgie alla Commissione Esteri del Senato ROMA - Nella seduta di ieri pomeriggio è stato presentato in Commissione Affari Esteri del Senato il testo unificato sulla riforma di Comites e Cgie (vedi Aise di oggi h.12.35) elaborato dal Comitato ristretto costituito nel giugno scorso, che ha avuto il compito di sintetizzare nell’articolato i diversi disegni di legge presentati in merito dai senatori Micheloni (Pd), Tofani e Bevilacqua (Pdl), Giai (Maie), due di Randazzo, di cui una presentata con il collega Di Giovan Paolo (Pd), Pedica (Idv). Alla presenza del sottosegretario agli esteri, Alfredo Mantica, il senatore Tofani, relatore, ha illustrato la proposta del testo sottolineando che nella elaborazione dello stesso il Comitato ha tenuto conto sia dei ddl, ma anche delle audizioni svolte in questi mesi. Trentacinque gli articoli del testo, diviso in due Parti: la prima (articoli 1-23) dedicata ai Comites; la seconda (articoli 2433) al Cgie. gli ultimi due articoli riguardano l’abrogazione delle leggi 286/2003 e 198/1998, e la previsione del regolamento di attuazione, che dovrebbe essere emanato entro 90 giorni dall’approvazione di questa nuova legge. "L'articolo 1 – ha spiegato Tofani – concerne l'istituzione dei Comitati degli italiani all'estero e individua differenti soglie minime di consistenza delle collettività italiane nel mondo, necessarie per procedere alla formazione di detti organismi. Con l'articolo 2 – ha precisato – mediante il sistema dei Comitati non elettivi, viene assicurata la rappresentanza anche delle comunità più piccole. L'articolo 4 ridefinisce le funzioni e i compiti dei Comitati. In particolare il comma 8 indica i contenuti della relazione annuale che ciascun Comitato è chiamato a redigere, per dare conto degli interventi effettuati dalle autorità ed enti italiani a favore della collettività italiana nel proprio territorio di riferimento, nonché sullo stato della stessa collettività. Il comma 10, inoltre, stabilisce che le relazioni sono sottoposte al Capo della rappresentanza diplomatica locale, il quale deve rispondere agli eventuali quesiti in essa contenuti". L’articolo 5, ha proseguito Tofani, "stabilisce che in ciascun Paese in cui è formato più di un Comitato, è istituito un Comitato dei Presidenti, detto "Intercomites", mentre l'articolo 6 riguarda il bilancio preventivo dei Comitati e l'articolo 7 disciplina la composizione dei Comitati, la cui consistenza numerica varia da 9 a 18 membri, in relazione alla consistenza della comunità italiana di riferimento" e cioè da nove membri per le comunità composte da un massimo di cinquantamila residenti, dodici membri per quelle composte da più di cinquantamila e meno di centomila residenti; diciotto membri per quelle composte da più di centomila residenti. "L'articolo 9 – ha proseguito il senatore – stabilisce la durata in carica dei componenti del Comitato, pari a 5 anni, e la decadenza dalla carica in caso di mancata partecipazione non giustificata ai lavori del Comitato per tre sedute consecutive, mentre il 10 riguarda la partecipazione ai Comitati, per cooptazio-

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ITALIANI NEL MONDO

ne, di cittadini stranieri di origine italiana che hanno contribuito a conferire particolare prestigio alla comunità italiana. L'articolo 12 riguarda il sistema elettorale dei Comitati, mediante il voto di lista e individua al comma 8 le categorie di soggetti che non possono essere candidati". A questa categoria appartengono i dipendenti dello Stato italiano che prestano servizio all'estero, coloro che detengono cariche istituzionali e i loro collaboratori salariati, i soggetti che rivestono cariche rappresentative presso gli Istituti di Patronato e di assistenza sociale, nonché i funzionari di uffici consolari di seconda categoria e i corrispondenti consolari. E ancora, sono ineleggibili gli amministratori e i legali rappresentanti di enti gestori di attività scolastiche che operano nel territorio del Comites, gli amministratori e i legali rappresentanti dei comitati per l'assistenza che ricevono finanziamenti pubblici e gli editori di testate di informazione quotidiana e periodica, nonché i legali rappresentanti di emittenti radiofoniche e televisive che a qualunque titolo ricevono finanziamenti o contributi da parte dello Stato italiano. "L'articolo 14 disciplina la stampa e l'invio del materiale elettorale, il comma 6 specifica le modalità di reinvio delle schede elettorali da parte degli elettori, con modalità che tendono a impedire il verificarsi di abusi e disfunzioni, mentre il 15 – ha spiegato ancora Tofani – concerne l'espressione del voto e costituisce una proposta su di una materia rispetto alla quale il relatore manifesta ampia disponibilità ad accogliere suggerimenti ed ulteriori riflessioni. L'articolo 21 regola poteri e funzioni dell'Esecutivo che ciascun Comitato elegge al proprio interno. In particolare, uno dei due Vice presidenti è rappresentativo della minoranza del Comitato. L'articolo 22 riguarda le sedute del Comitato e la validità delle deliberazioni e stabilisce, al comma 5, che alle sedute possano partecipare, senza diritto di voto, i parlamentari italiani, e non solamente quelli eletti nella circoscrizione Estero o appartenenti alle Commissioni affari esteri o ai Comitati per le questio-

ni degli italiani all'estero dei due rami del Parlamento". Passando alla seconda parte, dedicata al Cgie, Tofani ha sottolineato che essa "intende tenere conto dell'introduzione del sistema di rappresentanza parlamentare degli italiani residenti nella circoscrizione Estero. L'obiettivo della riforma è anche quello di delineare un organismo che si ponga quale anello di congiunzione tra istanze centrali e prerogative delle regioni e degli enti locali in materia di raccordo con le comunità italiane nel mondo". All’articolo 24 si modifica il nome del Consiglio che da Cgie diventa Cie, cioè Consiglio degli italiani all'estero. Composto dal 82 consiglieri, del Cie farebbero parte di diritto "i presidenti degli Intercomites, i presidenti o gli assessori con delega all'emigrazione delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonché i presidenti dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI) e dell'Unione delle Province d'Italia (UPI). A questo proposito – ha sottolineato Tofani – è importate il coinvolgimento degli esponenti di rango politico espressivi delle istanze delle comunità locali". I rimanenti membri del Consiglio sarebbero eletti dagli Intercomites. "L'articolo 27 individua gli organi del Consiglio e l'articolo 32, al comma 2, prevede che possano essere invitate a partecipare ai lavori delle Assemblee plenarie del Consiglio, con solo diritto di parola, fino a 10 personalità competenti sui temi all'ordine del giorno". Il presidente della Commissione Esteri, Dini, ha quindi proposto che il testo venisse adottato quale "testo base" per il prosieguo dei lavori della Commissione. Proposta rigettata dal senatore Pedica (idv) che nel suo intervento al dibattito ha detto di "apprezzare il lavoro del relatore", ricordando poi che il suo ddl "si muove in senso nettamente differente soprattutto per il Cgie, organo di cui ritengo opportuna la soppressione e non un semplice riassetto". Pedica ha quindi "preso distanza" dal testo unificato e anticipato che presenterà emendamenti.

Senatore del Pd eletto in Europa, Claudio Micheloni ha osservato come "la proposta del relatore sia frutto di una approfondita analisi ed opera di mediazione tra i diversi disegni di legge" e quindi fatto presente che alcune parti del testo siano "meritevoli di ulteriore riflessione", come ad esempio quelle sulla individuazione delle circoscrizioni elettorali e sugli effetti prodotti dalla prevista riduzione del numero dei Comites. "Credo – ha proseguito – che meriti particolare attenzione anche la prevista coincidenza della carica di presidente di Intercomites e di componente del Consiglio degli italiani all'estero per non accentrare eccessivi compiti e responsabilità in capo allo stesso soggetto, il quale, lo ricordo, svolge attività prettamente volontaristica". Micheloni si è quindi detto "perplesso" sulla presidenza del Cie, che non viene più affidata al Ministro degli affari esteri. "Anche le modalità di voto per l'elezione dei Comites – ha aggiunto – andrebbero valutate anche alla luce dell'esperienza e delle ipotesi di riassetto del sistema previsto per le elezioni politiche nella circoscrizione Estero" nel senso che "il voto per corrispondenza andrebbe accompagnato da cautele per evitare fenomeni di malfunzionamento o abuso". Concludendo, il senatore Pd ha auspicato che la Commissione "possa disporre di un adeguato termine per la formulazione di proposte emendative, onde dar modo a tutti i senatori, eletti in Italia e all'estero, di intervenire. Concludo sottolineando come la proposta di testo unificato predisposta da Tofani tenda ad esprimere in una sintesi unitaria le istanze di rappresentanza e di collegamento al territorio delle comunità italiane nel mondo". Il sottosegretario Mantica ha invece richiamato l'attenzione sulla proposta di un sistema elettorale per i Comitati che prevede la presentazione di liste con una presenza minima di un terzo per genere e di un terzo per candidati di età inferiore ai 35 anni. "Il Governo – ha annunciato – si riserva di valutare la presentazione di proposte emendative, ma già da ora ribadisco che è necessario che il Consiglio generale degli italiani all'estero possa svolgere una funzione di raccordo tra politiche statali e politiche delle regioni e degli enti locali a favore delle comunità italiane all'estero". Quanto al rinnovo dei Comites – le cui elezioni sono state rinviate all’anno prossimo – Mantica ha confermato che le stesse dovrebbero tenersi "entro la fine del prossimo anno o, al più tardi, nei primi mesi del 2011, secondo un nuovo sistema elaborato dal Parlamento". La Commissione ha infine deliberato – con il voto contrario del senatore Pedica - di adottare la proposta di testo unificato illustrata dal relatore (la cosiddetta bozza-Tofani) quale testo base per il prosieguo dei lavori e deciso di fissare il termine per la presentazione di emendamenti per giovedì 28 gennaio 2010.

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Unione Stampa Periodica Italiana

F.U.S.I.E.


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ESTERI

Trattativa storica WASHINGTON CONFERMA CHE I PRESIDENTI OBAMA E MEDVEDEV SONO PROSSIMI A RAGGIUNGERE UN ACCORDO SUL DISARMO NUCLEARE

L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

Usa-Russia, vicino il nuovo Start L’obiettivo era quello di giungere ad un nuovo accordo entro la fine del 2009, una scadenza resa inevitabile dal fatto che il vecchio START-1 scadeva il 5 dicembre scorso. Russia e Usa hanno comunque concordato di estendere la validità del vecchio accordo in attesa di firmare il nuovo. “Pensiamo di essere giunti molto vicini ad un accordo - ha detto martedì pomeriggio il portavoce del dipartimento di stato P.J. Crowley - Il nostro traguardo è quello di chiudere i negoziati entro la fine dell’anno e continueremo a valutare la situazione giorno per gior-

no seguendo la evoluzione dei colloqui”. Ma tutto lascia pensare che le due squadre di negoziatori siano ormai vicini a chiudere la partita con un accordo dopo che Obama e Medvedev, nell’incontro del luglio scorso a Mosca, avevano già concordato la cornice della intesa: una riduzione delle testate nucleari dislocate nella gamma tra 1500 e 1675 e una riduzione dei vettori nella gamma tra 500 e 1100. La decisione di Obama di rinunciare al progetto dello scudo antimissile nell’Est Europa ha contribuito a riportare un clima più disteso nei rapporti tra Russia e

Stati Uniti. Un risultato concreto ottenuto da Obama, grazie al reset con Mosca, è stato quello di ottenere dalla Russia una maggiore cooperazione sul fronte delle misure da prendere nei confronti dell’Iran. La firma del nuovo accordo nucleare consentirà ad Obama, criticato per avere ricevuto il Nobel per la Pace senza molti successi da vantare, di poter mettere in mostra un risultato concreto della sua nuova politica di cooperazione multinazionale e di ripudio dell’unilateralismo del suo predecessore George W. Bush.

OBAMA E MEDVEDEV

Stati Uniti e Russia appaiono “molto vicini” a raggiungere un accordo sul disarmo nucleare destinato a sostituire il vecchio START-1, è stato confermato a Washington. La Casa Bianca ha affermato martedì che per il momento una firma dell’accordo non è in programma al vertice sul clima di Copenaghen dove sia il presidente americano Barack Obama che

quello russo Dmitri Medvedev saranno domani per partecipare al vertice sul clima. Ma in realtà anche questa dichiarazione del portavoce Robert Gibbs appare una componente della strategia usata da Mosca e Washington durante i negoziati giunti adesso ad un passo dalla conclusione. I negoziati erano cominciati dopo il primo incontro nello scorso

aprile a Londra tra Obama e Medvedev, che aveva fatto scattare il ‘reset’ nei rapporti tra Washington e Mosca dopo un lungo periodo di tensione nel periodo finale della presidenza Bush a causa dell’intenzione americana di dislocare in paesi dell’Est Europeo (Polonia e Repubblica Ceca) le basi dello scudo anti-missile e di incoraggiare la espansione a est della Nato.

Nuova sfida di Teheran all’Occidente, mentre per Larjani “ci sono prove di sedizione, noi sappiamo tutto”

L’Iran testa il missile a lungo raggio e il governo minaccia l’opposizione Nuova sfida di Teheran all’Occidente. La televisione di stato iraniana ha infatti annunciato che il regime ha testato con successo un missile a lungo raggio, il Sejil-2, in una versione migliorata rispetto alle precedenti. Al Alam, la televisione satellitare in lingua araba, ha riferito che la versione aggiornata del Sejil ha un raggio d’azione maggiore dello Shahab, il missile in grado di raggiungere Israele e le basi militari Usa nel Golfo a 2.000 chilometri di distanza. Il lancio coincide con il riacutizzarsi delle

TEHERAN PROVA MISSILI A LUNGO RAGGIO

tensioni tra Teheran e l’Occidente sul controverso programma nucleare iraniano. Finora né Israele né gli Stati Uniti hanno mai escluso l’opzione militare se dovesse fallire la strada diplomatica; e Teheran ha sempre minacciato di reagire con fermezza a ogni eventuale attacco. Nel frattempo il capo della magistratura iraniana, l’ayatollah Sadeq Larijani, ha avvertito i leader dell’opposizione che il sistema giudiziario potrebbe decidere di agire in ogni momento contro di loro, avendo raccolto le prove

del loro ruolo “sedizioso”. “Avverto i capi della sedizione - ha detto l’ayatollah Larijani, fratello del presidente del Parlamento Ali Larijani, citato dall’agenzia Fars - che la magistratura è in possesso di abbastanza dossier su di loro, e se l’establishment è clemente nei loro confronti, ciò non significa che non sappiamo o capiamo”. Nei giorni scorsi era stato diffuso sui siti dell’opposizione un allarme per i possibili arresti di Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, leader delle proteste degli ultimi sei mesi.


PAGINA L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

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Il gioiello biancoceleste LʼATTACCANTE ARGENTINO SI DICE LEGATO AL CLUB NONOSTANTE IL BRUTTO PERIODO: “A MILANO SEGNA ROCCHI. TOTTI? IO NON SONO COME LUI...”

SPORT

CALCIOPOLI

Zarate: “Alla Lazio con orgoglio, riscattiamoci” Della Valle è sereno “Nulla da nascondere”

DIEGO DELLA VALLE

MAURO ZARATE

Nella Lazio con orgoglio, di serie B non voglio sentire parlare, nella 2010 vedrete una Lazio diversa e sugli avversari non la penso come Totti. Mauro Zarate ha voluto dire la sua a 360 gradi rilasciando un’intervista esclusiva al nuovo portale di informazioni www.radioradio.it. “Ai tifosi dico di stare tranquilli e di starci vicino - le parole dell’attaccante argentino - Io ho scelto la Lazio per voi, con orgoglio. È vero, sarei potuto andare alla Roma, ma sono felice di indossa-

re la maglia della Lazio: questo club è il primo dove voglio rimanere per tanti anni. Totti dice che non sono un campione? Degli altri non parlo, parlo solo di me stesso. Io sono uno che fa tutto per la sua squadra, amo il calcio e non sono uno che vuole farsi odiare dai romanisti, anzi quando mi incontrano mi fanno i complimenti, per Totti con i laziali non è così. Dite che con lui avrei potuto formare una coppia mondiale? Secondo me Pandev-Zarate sarebbe stata

più forte”. Il fuoriclasse sudamericano torna anche sulla stracittadina persa per 1-0: “È vero, ho sofferto molto per il risultato del derby, volevo fare gol, ma non ci sono riuscito. Il derby è una partita speciale: quando sono arrivato credevo che fosse una partita come tutte le altre, invece è la partita più importante”. Sul futuro della squadra di Ballardini, che domenica ha interrotto il lungo digiuno battendo il Genoa, Zarate ha pochi dubbi: “La Lazio è una buona

squadra, abbiamo un buon gruppo, tra di noi parliamo spesso”.”Lo abbiamo fatto e lo facciamo ancora oggi per uscire da questa situazione difficile: è un mezzo anno orribile, disastroso, ma le cose certamente cambieranno”. Il posticipo del Meazza con l’Inter incombe ma Zarate predica ottimismo: “A Milano è una partita segnata? Credo proprio di no, ce la giocheremo, anzi sono convinto che finirà 11 e segnerà Tommaso Rocchi: il nostro capitano ha bisogno di questo gol”.

“Non abbiamo nulla da temere, da nascondere”: così Diego Della Valle sul processo Calciopoli. “Bisogna portare rispetto ai tribunali - ha aggiunto - I processi vanno fatti nei tribunali, che sono l’unico posto dove, con una sentenza d’assoluzione o di condanna, si può toccare la dignità della persona. Altrimenti diventa un gioco al massacro, diventa una mattanza. Non la consiglio, non la auguro a nessuno”.Della Valle parla del pranzo a Firenze con l’allora designatore arbitrale Paolo Bergamo e l’allora vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini, incontro fini-

to nell’inchiesta calciopoli: “Incontrai il signor Bergamo perché, non tenendo i rapporti, venivamo considerati arroganti; bisognava frequentare la gente. Perché in questo processo che si basa solo su intercettazioni non c’è l’intercettazione di quella colazione? Forse non piaceva? Bastava tirarla fuori e avrebbe dato sollievo a tanti tifosi viola”. Il patron della Fiorentina aggiunge che “la lettura delle intercettazioni va fatta in modo non caricato. E non c’è parola dove si richieda nulla”. “La Fiorentina - ha concluso Della Valle - ha voglia di vincere con serietà e onestà”.

La scuderia francese resta nel circus col nuovo partner

Il presidente del Coni insiste sul ripristino del meccanismo

F1, Renault avanti con Genii Capital

Petrucci: “Necessario il finanziamento automatico”

La Renault proseguirà a gareggiare in Formula Uno ma gestirà il suo team insieme a Genii Capital, società con sede in Lussemburgo specializzata in nuove tecnologie. Un primo accordo in questa direzione dovrebbe essere concluso a inizio del 2010. “Renault ha deciso di mantenere il suo impegno in Formula 1 e accoglie con favore la prospettiva di una partnership strategica con Genii Capital, un gruppo basato a Lussemburgo specializzato in nuove tecnologie”, afferma il costruttore in un comunicato diffuso a Parigi. “I due partner - si prosegue

nella nota - opereranno insieme nel Team. La lettera di intenti firmata dai due gruppi dovrebbe essere conclusa a inizio 2010”. Nonostante la

compartecipazione di Genii Capital, il Team Renault manterrà “il suo nome, la sua identità e le sue caratteristiche essenziali”.

LA RENAULT RESTA IN FORMULA UNO

“Sul ripristino del meccanismo automatico di finanziamento allo Sport italiano, che rappresenta la base del principio di autonomia, si è per ora registrata un’unanimità di consensi da parte di tutte le forze politiche e anche il presidente della Repubblica lo ha più volte sostenuto, ma concretamente stenta ad essere messo in atto, nonostante non comporti ulteriori oneri per il bilancio statale”. Lo ha dichiarato il presidente del Coni, Gianni Petrucci, nel corso della riunione del Consiglio Nazionale, tornando sulle parole pronunciate dal Capo dello Stato, Giorgio

GIANNI PETRUCCI

Napolitano, in merito all’importanza del ritorno al finanziamento automatico dello sport. “Il nostro auspicio - ha detto Petrucci - è che finalmente il Parlamento affronti questo problema la cui soluzione

darebbe certezze e serenità per la programmazione della nostra attività. Il tema del finanziamento - ha aggiunto il numero 1 del Coni - è stato al centro della nostra attenzione in queste ultime settimane soprattutto in relazione alla necessità di pervenire al disaccantonamento dei 24 milioni e 710 mila euro relativi al finanziamento Coni del 2009, resi indisponibili dalla finanziaria 2007. Siamo comunque grati al governo Berlusconi per i 450 milioni stanziati - ha concluso Petrucci-, ma un ritorno al finanziamento automatico dello sport è fondamentale”.


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CONTROCOPERTINA - SPORT

L’ITALIANO GIOVEDI’ 17 DICEMBRE 2009

LA SCELTA

Schumi, essere o non essere? Ha vinto Gran premi e mondiali più di tutti, ha messo via oltre 500 milioni di euro, eppure... Tradisce la Ferrari e piloterà la Mercedes: a 41 anni cerca l’ebbrezza. Ma c’è una ragione? MARA DE GAETANO Perchéunuomochehamessoviaoltre500milionidieuro, un uomo che all’apice della carriera guadagnava uno virgola otto milioni all’ora e che ha vinto più Gran premi di tutti (91) e più mondiali di tutti (7) e ottenuto più pole di tutti (68) dovrebbea41 anniallungarelebracciasul tavoloverdedella

vitaperspingereepuntaresuunsolonumerolefichesdiuna vita? Ammettiamolo:nonc’èunperché.Amenochenonlosivada acercareneimeandrineuraliingrigiti,nelleintristitesinapsi di chi è stato campione e non lo è più, di chi vuole tornare ad esserloperchédallavitanormale,famigliacompresa,nonriesce a cavar fuori soddisfazioni che solo assomiglino un poco

all’ebbrezzadavittoria.Aquantopare,inquestohannofallito anche la moglie, frau Corinna, e i figli, Gina Maria e Mick jr. Nullahannopotuto.Ancheperchéinattesadellaferaleufficializzazione del ritorno in F1 con la Mercedes e del definitivo tradimentodellaFerrari,Michaelèstatodatoinquestigiorni quaelàagirareinpista,sukart,auto,persino-èunavoce-su una vecchia Ferrari F1 di un collezionista. Roba triste.

PERCHÉ TORNA IN FORMULA UNO

E PERCHÉ NON DOVREBBE TORNARE

La famiglia non basta ama solo box e brividi

Avrà contro due belve È via da troppo tempo

È UN UOMO GUIDA - Kaiser Michael è in assoluto megliodireera-l’unicopilotacheassiemealpiedone pesante porta in dote alla squadra - meglio dire portava-lamaniacale eossessivae calvinisticacura per ildettaglio. In Ferrari arrivò al punto di dormire, avolte,neilocalichefuronodiEnzoFerraridentroil circuito di Fiorano. Perché al mattino bastavano un po’di latte bianco e muesli perinfilare casco e tuta e tuffarsi in pista a provare, provare e provare.

TROPPI TRE ANNI FUORI - Michael ha fondato la propria forza sull’abnegazione per il lavoro e la capacità di catalizzare gli sforzi della squadra, dagliingegneriaimeccanici, sullasua monoposto. Ma la F1, in tre anni, è profondamente cambiata e la Mercedes gli darà retta ma fino ad un certo punto: sa che il suo futuro è Rosberg. ROSBERG NON È BARRICHELLO - Rosberg è pronto a vendere l’anima per giocarsi le carte. Ha già detto: «Fiero di averlo accanto, ma non sarò il numero 2. Non lo sono mai stato».

È AMICO FRATERNO DI BRAWN - Insieme, Michael e Ross hanno costituito una coppia invincibile. Con BrawnalmurettoFerrari,capodellestrategie,Schumihadatoilmeglio.Nonacasofuproprioiltedesco a volerlo in rosso portandolo con sé dalla Benetton. E ora la coppia si ricongiunge con Ross addirittura

LE REGOLE SONO CAMBIATE - Era il mago delle strategie. Ha fondato il proprio dominio su di esse più che sui sorpassi. Un orologio nel ritmo

I MIGLIORI Sarà al fianco di Ross Brawn, il boss con cui ha formato una coppia invincibile. Sa di trovare il team più forte e di faticare meno che sulle rosse

I PROBLEMI Era il re delle strategie ma oggi servono meno. E Rosberg non accetta di essere il suo n˚2. Troppa differenza d’età con i piloti che contano

gran capo di un team che solo un mese fa portava il suo nome.

gara che garantiva al team la possibilità di adottare, nelle soste, svariate tattiche che lo rispedivano in pista davanti a tutti. Problema: dal 2010 non ci saranno più i rifornimenti. Però era anche uno stakanovista dei test. Problema: ora i test sono pochi e contingentati.

È SICURO DI AVERE IL MIGLIOR TEAM - Sembra che quando a fine estate disse prima di sì e poi di no a sostituireMassainfortunato,nonfuperilcolloscricchiolantebensìperlascricchiolantefiducianelledotidellacomplicataF60.EBadoereFisichellainsegnano... Mentre la Mercedes è la Brawn Gp campione delmondo,ovverolasquadradabattere.Insomma, Michael sa che dovrà faticare meno che in Ferrari.

NON È STATO CORTEGGIATO - Contrariamente a quelchesicrede,nonètantolaMercedesadaverlo volutocomepilota,quantoluistessoadessersiproposto. L’aveva chiesto alla Ferrari, ma la Rossa gli aveva risposto picche, «abbiamo Alonso e Massa, nelcasocifosseunaterzavettura...»questoilsenso. LaMercedes,invece,l’hacorteggiatosoloperstrapparloaMaranello come uomoimmagine,ma luisi è imposto: «Voglio tornare a correre».

A CASA SI ANNOIA - Si diceva che Schumi non avessealtriinteressisenonlaF1elafamiglia.Sbagliato:non haaltriinteressisenonlaF1elecorseel’aria insalubre dei box. La famiglia? Viene dopo. NON È STEWART, NON È LAUDA, NON È IRVINE DopoilritiroSirJackyhacostruitounimpero,Lauda harifondatounacompagniaaerea; Irvineèpiùricco adessodiprima,veroreimmobiliareedellediscotecheedellemodelle.Schumi?Dopoilritiroharischiatolapelleinmoto,siègettatocolparacadute,hanuotatofralebalene,hacorsoconikart.Percuiocchiose avete una motoretta parcheggiata fuori casa... Se la vede sono guai e impennate.

HA 41 ANNI - Parla l’età. Rosberg ne ha 24, Massa 28, Alonso 28, Hamilton 25. Va bene l’esperienza, ma non è che gli altri siano verginelle dei motori...

41 ANNI Michael Schumacher (7 mondiali in carriera) compirà 41 anni il 3 gennaio

RISCHIA CON ALONSO ED HAMILTON - Schumi non haideadicherazzadibelvasiaHamilton.Dall’altra belva,FernandoAlonso,-ricordiamolo-nel2005e 2006lehaprese.Certo,laRossanonerapiùilmissile degli anni precedenti. Forse neppure lui. Forse.

Schumi-Ferrari: della serie nulla è eterno. Finisce un amore MILANO - Ci sono momenti nella storia di un uomo nei quali le parole pesano più delle montagne. E quelle rivolte da Luca di Montezemolo a Michael Schumacher («È solo un caro amico, non un membro del team... ») sono la pietra tombale sulla storia d’amore tra la Ferrari e il tedesco. Schumacher, ormai lo si è capito, ha voglia di tornare a correre e per farlo è pronto a mettersi alle spalle tutto. Ferrari compresa. La quale Ferrari, del resto, non ha fatto nulla per trattenerlo a sé, compreso il preferirgli (comprensibilmente, aggiungiamo noi) il più giovane Fernando Alonso nella passata estate, quando Schumi si propose per sostituire Massa e per affiancarlo nel 2010 una volta giubilato il triste Raikkonen. Ma la Ferrari era già in parola con Fernando. Nasceva da lì la pazza idea montezemoliana della terza vettura da affidare proprio al tedesco. Una volta incassato il niet della Fia, però, per la Ferrari e per Schumi è scattato il tempo delle scelte. RITORNO ALLA GRANDE - Così siamo qui a raccontare del rientro quasi certo del sette volte campione del mondo, che il prossimo 3 gennaio compirà 41 anni. Lo farà, anche questo è noto, con la Mercedes. Come d’abitudine anche questa volta Schumi è deciso a fare le cose in grande. Il sito della Bild racconta di un piano d’azione per preparare il ritorno. Tutto ruota intorno alla figura di Johannes Peil, medico della “Bad Nauheim Sport Clinic” che da quattro mesi sta sottoponendo Schumacher a un trattamento intensivo per risolvere i problemi al collo derivanti dall’incidente in moto del febbraio scorso. Secondo le indiscrezioni fatte trapelare dal manager personale Willy Weber, le condizioni di Michael sono nettamente migliorate, tanto che per completare la preparazione è previsto anche un periodo d’allenamento in montagna, stile “Rocky”. Ad attenderlo in Mercedes (oltre a Nico Rosberg) troverebbe anche il suo vero talent scout, Ross Brawn che lo scoprì vedendolo girare nel kartodromo di Kerpen. Insieme i due hanno vinto sette titoli mondiali prima alla Benetton (1994 e 1995), poi alla Ferrari (cinque consecutivi dal 2000 al 2004). La coppia s’intendeva alla perfezione: Brawn al muretto faceva le strategie; Michael al volante le rendeva possibili anche quando non lo sembravano. Ora la storia potrebbe ripetersi. Ma è proprio qui che si deve sciogliere il primo nodo. La Mercedes vuole garanzie sullo stato di salute di Schumi; il tedesco ne vuole a sua volta sulla reale forza del team. Per questo si sta lavorando all’organizzazione di un test che potrebbe svolgersi prima di Natale.


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