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foglio periodico di informazioni dal mondo Listone Giordano. Azienda, prodotto, punti vendita.

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periodical magazine with information on the Listone Giordano world. Company, product, outlets.

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architectural

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“ Non è un anno come gli altri.

“ This year is not like others.

Il Padiglione Italia alla

The Italian Pavilion at the

13. Mostra Internazionale di

13th International Architecture

Architettura della Biennale

Exhibition, the Venice Biennale,

di Venezia deve porsi al centro

must put itself at the centre of

di questa differenza e diventare

this difference and become an

un’occasione per riflettere

occasion for reflecting on the

sul rapporto tra crisi economica,

relationship between economic

architettura e territorio,

crisis, architecture and land. It

deve essere uno spazio in

must be a space where a project

cui immaginare un progetto

for our country’s growth can be

di crescita del nostro Paese,

imagined, the ‘common ground’

il “common ground” deve

must be translated into a solid,

tradursi in un progetto concreto

visionary project in which

e visionario, in cui cultura

culture and economy enter into

ed economia scrivano

a new agreement.’’

un nuovo patto.’’

Luca Zevi


Speciale Venezia - 13. Mostr Exclusive - Venice the 13th International Architecture Exhibition.

le quattro stagioni al Padiglione italia / Architetture del “Made in Italy”, da Adriano Olivetti alla Green Economy Il racconto descrive le “quattro stagioni” dell’architettura del Made in Italy lungo un percorso accidentato e fecondo, mirato alla ricerca di un rapporto virtuoso tra architettura, crescita e innovazione. Il Padiglione si apre proprio con questo racconto perché la visione olivettiana - che tiene insieme architettura, economia e territorio - può diventare il punto chiave sul quale cominciare a riscrivere il futuro del paese. Negli ultimi quindici anni

alcune imprese del Made in Italy - caratterizzate da una “tipologia olivettiana” quanto a dimensioni e produzione specializzata - hanno scelto di costruire i propri stabilimenti e i propri centri direzionali secondo un progetto architettonico d’eccellenza. é proprio in questo contenitore che si colloca il progetto del magazzino automatizzato Margaritelli progetto dello Studio ABDR di Roma. Il ‘fare impresa’

virtuoso anche nell’immaginazione dei luoghi di produzione e commercializzazione sta contribuendo a creare nuovi paesaggi. La promenade espositiva si trasforma in un percorso di scoperta, conoscenza e riflessione sulle emergenze architettoniche e insediative del Made in Italy. É nel loro agire il senso della prospettiva: l’industria che all’architettura chiede la traccia dei luoghi, della quotidianità, della sua stessa identità.


ra internazionale di Architettura

mostra / exhibition

The Four seasons at the Italian Pavilion / Architecture for the “Made in Italy” system, from Adriano Olivetti to the Green Economy The story describes the ‘four seasons’ of architecture for the ‘Made in Italy’ system along its bumpy and fertile pathway, in search of a virtuous relationship between architecture, growth and innovation. The Pavilion opens with this story because Olivetti’s vision - which kept architecture, economics and the land together - may become the key point on which to begin rewriting the future of the country.

In the last 15 years some ‘Made in Italy’ companies - marked by an ‘Olivetti typology’ in dimension and specialised production - have decided to build their factories and head offices to first class architectural designs. This is the framework harbouring the Margaritelli’s automatized warehouse project designed by Rome based architects firm ABDR. Doing ‘virtuous’ business also in

imagining the production places and marketing is helping to create new landscapes. The exhibition is transformed into a pathway of discovery, knowledge and reflection on architectural and planning works for the ‘Made in Italy’ system. The sense of the perspective lies in their action: industry that asks architecture for the outline of the places, the everyday, its own identity.

Per info e approfondimenti/For info and feedback: redazione@listonegiordano.com

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Speciale Venezia - 13. Mostr Exclusive - Venice the 13th International Architecture Exhibition.

Stabilimento di Miralduolo e sistemazione ambientale / L’edificio del magazzino automatico sorge a conclusione dell’insediamento edilizio che nel corso degli anni, e in modo ordinato, si è sviluppato nel tratto di pianoro esistente tra le colline di Brufa e la strada provinciale Ponte S. Giovanni - Torgiano. Il progetto ha come programma attuativo principale l’ottimizzazione e la migliore efficienza del sistema di stoccaggio e, unitamente a questo, il miglioramento degli aspetti relativi alla sicurezza sul lavoro. Il corpo principale, quello che contiene il vero e proprio stoccaggio dei pallet, di forma rettangolare ha il suo asse prevalente posto in parallelo a

quello dei capannoni esistenti e ne ripete l’impronta planimetrica fino a concludere il disegno dell’intero insediamento industriale. Il corpo secondario, quello dove avvengono le operazioni di carico e scarico delle merci, di forma quadrata e di ridotte dimensioni, è posto ai piedi del corpo principale e si inserisce nell’invaso formato dal muro di sostegno ligneo e dalla nuova collina arborea. La “prima pelle” del grande volume dell’edificio principale è, nella sua parte strutturale e di rivestimento esterno, interamente realizzata con pannelli prefabbricati di alluminio istallati su una sostruzione

parzialmente emersa di cemento armato. Una “seconda pelle” lignea sovrapposta a quella strutturale in alluminio da la misura architettonica alla anonima scatola prefabbricata. Il rivestimento ligneo e il sistema metallico che lo sostiene sono quindi, nella loro costituzione e tramatura, gli elementi attraverso i quali la scrittura architettonica troverà la sua partitura. L’insieme degli accorgimenti formali e materiali utilizzati, unitamente alla trama naturale che verrà data dalle nuove alberature, renderanno ottimale l’inserimento del magazzino automatico nel contesto ambientale esistente.


ra internazionale di Architettura

mostra / exhibition

the Miralduolo Building and Landscaping / Automated Storage Warehouse and Landscaping in Miralduolo, Torgiano The building of the automatic warehouse is located on the border of the settlement which developed in a linear way over the years in the plain between the Brufa hills and the provincial road Ponte S. Giovanni Torgiano. The project’s main implementation program is the optimization and the efficiency improvement of the storage system and, together with this, the improvement of work safety issues. The main building, containing the effective pallets’ stock rooms, is a rectangular volume with the

main axis parallel to that of the existing sheds. The new building repeats the planimetric layout of the sheds completing the design of the whole industrial plant. The secondary building, the one for loading and unloading operations of goods, has a small size square shape. It is placed at the foot of the main building and is inserted in the reservoir formed by the wooden retaining wall and the new hill with trees. The “first skin” of the large volume of the main building is entirely made, in its structural part and its outer enclosure, of aluminum prefabricated panels installed on a concrete partly

emerging substructure. A second wooden skin superimposed on the main one in aluminum gives architectural measure to the anonymous prefab box. The wooden cladding and the metallic system that supports it are therefore, in their constitution and texture, fundamental elements of the architectural quality of the project. The system of formal choices and used materials, together with the natural texture enhanced by the new trees, will create the perfect conditions for the placement of the automatic warehouse in the existing environment.

Magazzino Automatico e Sistemazione ambientale Luogo: Miralduolo, Torgiano (PG), Italia Tipologia: Industriale Progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva: ABDR Superficie: 3.000 m2 Anno: 2001 Automated Storage Warehouse and Landscaping Place: Miralduolo, Torgiano (PG), Italy Typology: Industrial Preliminary, definitive and executive design: ABDR Surface: 3.000 m2 Year: 2001

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Speciale Venezia - 13. Mostr Exclusive - Venice the 13th International Architecture Exhibition.

Produrre nella natura - Opus naturalis nella filosofia del gruppo Margaritelli / Al concetto di costruzione, impresa, produzione realizzata in sintonia con le leggi della natura, si ispira la filosofia di lavoro del gruppo Margaritelli. In coerente sintonia con tale proposito, i siti ove si svolge il lavoro dell’uomo - gli impianti aziendali e il magazzino ne è testimonianza architettonica - si configurano come realtà fisiche perfettamente collocate all’interno del paesaggio naturale, realizzati in sintonia con esso e corrispondenti ai migliori parametri di benessere e serenità per gli uomini. Collocato nel cuore della campagna umbra, nasce come esempio illuminato della coniugazione tra le esigenze strutturali e funzionali di un moderno impianto industriale e il rispetto dell’ambiente naturale che lo circonda. Nato come progetto finalizzato a minimizzare, per quanto possibile, la cesura tra ambiente naturale e ambiente costruito, esso sviluppa la propria organicità accogliendo i suggerimenti offerti dal paesaggio circostante e coniugandoli in un discorso architettonico elegante e non invasivo. La coniugazione e integrazione del comparto vitivinicolo con il precedente comparto industriale Listone Giordano, offre il segno di un’idea/base fondante, che intende riunificare e far convergere i diversi generi della produzione in un concetto unico di produzione umana.

Su quali idee-cardine si basa il tuo progetto relativo allo sviluppo dell’insediamento industriale Margaritelli di Perugia? C’è da dire che il progetto ha preso forma e corpo negli anni, attraverso interventi settoriali dal momento che in maniera non unitaria si sono sviluppate le funzioni. All’inizio c’era solo lo stabilimento che produceva il parquet e l’attività agricola era marginale, non ancora inserita all’interno di un pensiero produttivo complessivo del Gruppo. Per intenderci, l’impianto del vigneto è nato pochi anni fa, mentre lo stabilimento esiste oramai da qualche diecina di anni. Quindi gli interventi sono sempre stati”di rincorsa” rispetto alle necessità e la pianificazione è avvenuta in tempi e spazi diversi. Il primo lavoro di ricucitura della

struttura industriale con il territorio è nato dalla necessità di realizzare il magazzino automatico. A tale proposito si è operato su due settori fondamentali: quello relativo al rivestimento della struttura, con un materiale e con una forma che andassero oltre all’idea essenziale

di magazzino,cioè il legno, e quello relativo all’ambientazione dello stesso, risolta interrandolo di parecchi metri per diminuirne l’impatto visivo e creando la collina artificiale alberata sul fronte strada, ad ulteriore ottimizzazione del problema visivo.


ra internazionale di Architettura

intervista / interview

To produce in a natural environment The philosophy of the Margaritelli Group / In this building concept, inspired by the philosophy of the Margaritelli Group, the company and production live in harmony with the laws of nature. In keeping consistent with this purpose, the sites where the work is done man - the company plants - are configured as physical realities perfectly placed within the natural landscape, made in tune with it and parameters corresponding to the best of comfort and serenity for men who work there and produce. Located in the heart of the Umbrian countryside, it began as enlightened example of the conjugation between the structural and functional requirements of a modern industrial system and respect for the natural environment that surrounds it. Born as a project in progress aimed at minimizing as much as possible, the gap between the natural and built environment, it develops its own organic accepting the suggestions offered by the surrounding landscape and combining them in an elegant architectural discourse and non-invasive. The conjugation and integration of the agricultural sector (wine production) with the previous industry (Listone Giordano), provides the sign of an idea/base foundation, which aims to reunify and bring together the different kinds of production in a unique concept of human production.

Which is the key idea behind your plan for the development of the Margaritelli industrial plant in Perugia? It must be said that not a single project because it comes in time

through sectarian interventions since in a non-unitary developed functions. At first there was only the factory that produced the parquet and farming was marginal, not yet included in a thought overall production of the Group. To be

clear, the planting of the vineyard was born a few years ago, while the factory there is now some ten years. So the action have always been “run-up” of their needs and planning took place in different times and places. The first work of mending the industrial structure with the territory he was born from the need to implement the automated warehouse. In this respect it is operated on two key areas: one concerning the coating of the structure, with a material and with a shape that go beyond the key idea of stock, ​​ ie the wood, and that relating to the setting of the same, resolved burying several meters to reduce its visual impact and creating the artificial hill with trees on the street, further optimization of the visual problem.

Per info e approfondimenti/For info and feedback: redazione@listonegiordano.com

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Speciale Venezia - 13. Mostr Exclusive - Venice the 13th International Architecture Exhibition.

Foto di Enrica Scalfari / AGF. Photo by Enrica Scalfari / AGF.

© Enrica Scalfari

Focus: ABDR Architetti associati /

Nuovo Teatro dell’Opera (cultura) Concorso per il Parco della Musica e della Cultura,Firenze (Italia, 2007) Presidenza del Consiglio dei Ministri primo classificato, progettazione definitiva, esecutiva, realizzato New Opera House (culture) Competition for the “Culture and Music Park”, Florence (Italy, 2007) Presidenza del Consiglio dei Ministri first prize, definitive design, construction drawings, built

Maria Laura Arlotti, Michele Beccu, Paolo Desideri, Filippo Raimondo, svolgono attività professionale associata dal 1982. ABDR ha sede in Roma e svolge attività progettuale e di ricerca frequentemente documentata sulle principali pubblicazioni italiane e internazionali. Gli associati hanno tenuto conferenze sulla propria attività progettuale su invito di numerose scuole di architettura nazionali ed estere. ABDR ha partecipato alla XVI “Triennale” di Milano del 1995 ed alle selezioni della Biennale di Venezia del 1996, del 2004 e del 2006. Nel 1997 ha esposto il proprio lavoro nella mostra monografica alla galleria AAM di Milano, nel 2007 nella mostra monografica all’Académie Royale di Bruxelles a cura l’Istituto Italiano di Cultura e nel 2010 nell’EXPO di Shanghai “Alto design, alta tecnologia Italiana” al World Trade Center. Nel 2003 lo studio ABDR ha vinto il premio “Eurosolar” per l’architettura bioclimatica e nel 2010 il premio “2010 Europe&Africa Property Awards”. Dal 2008 ABDR è iscritta all’OICE.

Maria Laura Arlotti, Michele Beccu, Paolo Desideri, Filippo Raimondo, started their architectural collaboration in 1982. ABDR is a Rome based office carrying out design and research activities that have been widely published in major Italian and international publications. ABDR has been invited to present its design work by several italian and international architectural schools. ABDR has participated to the 1995 XVI Milan Triennale and to the 1996, 2004, and 2006 editions of theVenice Biennale. In 1997 ABDR’s main projects were shown in the monographic exhibition at AAM gallery in Milan; in 2007 in the personal exhibition at the Académie Royale in Brussels by the Italian Cultural Institute in Brussels and in 2010 at The Shanghai World EXPO in the personal exhibition “Alto design, alta tecnologia Italiana” at the World Trade Center. ABDR was awarded the “Eurosolar” prize for Bioclimatic Architecture in 2003, and the “2010 Europe&Africa Property Awards” prize in 2010. From 2008 ABDR joined the OICE.

Foto di Luigi Filetici. Photos by Luigi Filetici.

Tre Nuove Stazioni della Metropolitana Linea B1 (infrastrutture) Concorso per le Stazioni del prolungamento della Linea B1, Roma (Italia, 2004) Roma Metropolitane primo classificato, progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, in corso di realizzazione Three New Stations of the Subway Line B1 (infrastructure) Competition for the Stations of the B1 Line extension, Rome (Italy, 2004) Roma Metropolitane first prize, preliminary and definitive design, under construction Foto di Romolo Ottaviani per Roma Metropolitane. Photos by Romolo Ottaviani for Roma Metropolitane.

Nuova Stazione Alta Velocità “Roma Tiburtina” (infrastrutture) Concorso per la nuova Stazione Alta Velocità “Roma Tiburtina”, Roma (Italia, 2001) Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. primo classificato, progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, realizzato New High Speed Train Station “Roma Tiburtina” (infrastructure) Competition for the New High Speed Train Station “Roma Tiburtina”, Rome (Italy, 2001) Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. first prize, preliminary and definitive design, construction drawings, built Foto di Moreno Maggi / Studio Maggi. Photos by Moreno Maggi / Studio Maggi.


© Studio Maggi /Moreno Maggi

© Studio Maggi /Moreno Maggi

© Studio Maggi /Moreno Maggi

© Romolo Ottaviani

© Romolo Ottaviani

© Romolo Ottaviani

©luigifiletici

©luigifiletici

©luigifiletici

ra internazionale di Architettura intervista / interview

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Festarch 2012 Festarch 2012

Listone Giordano a Festarch 2012 /

Perugia ha ospitato la seconda edizione del Festival Internazionale d’architettura e noi abbiamo risposto costruttivamente all’appello... La città nella città richiama il moltiplicarsi di luoghi urbani che nascono all’interno delle nostre città come sistemi sociali ed economici chiusi, sospesi tra le condizioni di autosufficienza e l’esclusione sociale e spaziale. Ogni anno, ogni mese molte nuove città nascono nel grembo delle città consolidate. Slums, favelas, townships e “baraccopoli” ma anche distretti sanitari, tecnologici e culturali. Da San Paulo a Roma, da Mumbai a Mosca, da Pechino a Nairobi, il fenomeno degli insediamenti informali si dirama capillarmente su tutto il territorio urbanizzato. Le città, d’altra parte, crescono anche in maniera pianificata e si esprimono attraverso sistemi autosufficienti, architetture introverse, infrastrutture perimetrate - stazioni, aeroporti, parcheggi - recinti commerciali, aree militari e grandi riconversioni capaci di modificare gli equilibri consolidati.

Esiste anche un’altra via, rappresentata dalla capacità della città di rigenerarsi all’interno dei propri confini: una via necessaria in Europa e ancora di più in Italia, territorio costituito di piccole e medie realtà urbane costrette a ripensarsi e ad attualizzare il proprio patrimonio per far fronte alle esigenze del vivere attuale. E in tutto questo parlare di città che ruolo giocano le foreste... che spazio possono ricoprire le “architetture” forestali, gli insediamenti verdi... le oasi naturali? Listone Giordano si interroga e riflette attraverso i due progetti firmati “This is my Forest” e allo stesso tempo interroga i protagonisti internazionali del mondo della progettazione. Brevi ma significative testimonianze e qualche segreto... sul “luogo del cuore” degli intervistati!

guarda le foto watch the photos


evento / event

Listone Giordano at the International Architecture FestivaL by Abitare 2012 / Perugia has hosted the second annual International Festival of architecture and we have responded constructively to the call... The city within the city calls the proliferation of urban places that are born in our city as a social and economic systems closed, suspended between the conditions of self-sufficiency and social and spatial exclusion. Each year, every month many new cities were born in the lap of the consolidated city. Slums, favelas,

townships and “slum” districts but also health, technological and cultural. From Sao Paulo to Rome, from Mumbai to Moscow from Beijing to Nairobi, the phenomenon of informal settlements branches widely throughout urbanized. There is also another way, represented the city’s ability to regenerate itself within its

boundaries: a necessary way in Europe and even more in Italy, the territory consists of small and medium-sized urban realities forced to rethink and modernize its assets to meet the needs of the living present. And all this talk of cities that play the role of forests... that space can play the “architecture” forestry

settlements... the green oasis of nature? Listone Giordano wonders and reflects through the two projects signed This is my Forest and at the same time questioning the protagonists of the international design world. Brief but significant examples and a few secrets... on the “place of the heart” of the respondents!

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Festarch 2012 Festarch 2012

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evento / event

Focus: Lectio magistralis michele de lucchi / La storia professionale

The professional history

di un grande nome del

of a great name in Italian

design italiano attraverso

design through an exciting

un racconto emozionante

and fascinating story

e affascinante dei suoi

of his “horrible wonderful

“orribili meravigliosi clienti”.

customers.”

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This is my Forest This is my Forest.

videoINSTALLAZIONE THIS IS MY FOREST / Reportage fotografico “This is my Forest” a cura di Nicolò Lanfranchi Un nuovo progetto di Comunicazione per raccontare il viaggio di un giovane fotografo e la sua macchina fotografica attraverso le insidie e gli scenari mozzafiato del Sud America: tra Brasile e Bolivia per indagare due modi diametralmente opposti di relazione tra uomo e foresta. Un progetto che nasce dall’impegno decennale di Listone Giordano nel prendersi cura delle foreste e di conseguenza del pianeta nel suo significato più profondo, mosso da una visione e da uno spirito proprio a molti. Il progetto prevede la creazione di un contenitore animato da una videoinstallazione curata dall’artista, interattivo ed aperto a tutte le iniziative le iniziative singole o collettive di chi si prende cura del “proprio” mondo, della propria foresta del cuore. This is my Forest enfatizza e rilancia lo spirito, tramite il

linguaggio della narrazione partecipata, riscontrabile in tutti gli atti di appropriazione e cura di un contesto, fin anche domestico, privato, così come pubblico o collettivo. Il reportage fotografico “This is my Forest” è un progetto nato dalla collaborazione del fotografo Nicolò Lanfranchi con Andrea Margaritelli e Listone Giordano. In linea con il tema le città nella città della nuova edizione di Festarch, all’interno della Rocca Paolina di Perugia è stata presentata un’installazione con foto e video, una sorta di “scatola nella scatola” ispirata a Le Città Invisibili di Calvino. Al centro dell’obiettivo, il fascino misterioso delle foreste dell’Amazzonia brasiliana e della Bolivia. Appunti silenziosi di un viaggio alla scoperta della fragile bellezza di questi luoghi maestosi, sacri e selvaggi, gli scatti in mostra definiscono lo scenario di quella che per l’autore è l’ultima frontiera rimasta per l’uomo.


installazione / installation

THIS IS MY FOREST videoINSTALLAtion / Video Installation “This is my Forest” created by Nicolò Lanfranchi A new project of communication to tell the journey of a young photographer and his inseparable camera through the pitfalls and the breathtaking scenery of South America between Brazil and Bolivia to investigate two diametrically opposed ways of relation between man and forest. A project that was born from decades of Listone Giordano in taking care of forests and the planet as a consequence of deeper meaning, driven by a vision and a proper spirit to many. The project involves the creation of a container by an animated video installation edited by the artist, interactive and open to all initiatives of the individual or collective efforts of those who take care of “their” world, their forest of the heart. “This is my Forest” emphasizes and raises the spirit, through the shared language of the narrative, found in

all acts of ownership and care of a context, since even domestic, private, as well as public or collective. The photo reportage -”This is my Forest” is a project generated from the collaboration of photographer Nicolò Lanfranchi with Andrea Margaritelli and Listone Giordano. Attuned with the theme of the city within the city of the new edition of Festarch, the historical fortress of the Rocca Paolina in the heart of Perugia hosted the video installation, a sort of “box in a box” inspired by the idea of Calvino’s Invisible Cities. The focus was on the mysterious fascination of the Brazilian Amazon and Bolivian forests. Visual memories of a silent journey across the fragile beauties of these majestic places, sacred and wild shots captured on camera by the author as the ultimate frontier of mankind.

Foto per gentile concessione di Nicolò Lanfranchi. Courtesy of the photos by Nicolò Lanfranchi.

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This is my Forest This is my Forest

conferenza stampa THIS IS MY FOREST / Racconto fotografico sulla wilderness del Norbotten, due toscani alla scoperta della foresta più antica d’Europa. Listone Giordano chiama alla partecipazione i tanti che ancora amano guardare oltre, conoscere, condividere e diffondere il valore del prendersi cura di ciò che è più caro e vitale per la nostra esistenza. This is my Forest è il racconto di luoghi ed esperienze, testimonianze di impegno e documentazione finalizzato ad un’opera di autentica condivisione. Un’esperienza che ha avuto il suo inizio nel 2011 con la coppia di giovani designer austriaci Mischler’ Traxler, in cui si esplorano nuove frontiere del design contemporaneo, ponendo al centro dell’attenzione non una ricerca di belle forme, ma il senso del tempo e tutta la poesia della generazione naturale. Quest’anno il racconto si sposta al Nord della Svezia con: Andrea Barghi e Veronica Bernacchioni, due toscani nella wilderness del Norbotten, alla scoperta della foresta più antica d’Europa. Sabato 9 Giugno sono stati proprio loro a raccontare per la prima volta in Italia al pubblico di Festarch 2012 la

loro ricerca fotografica sulle selvagge foreste di Norbotten, una regione patrimonio dell’UNESCO all’estremo nord della Svezia. Pensata in occasione dell’Anno Internazionale delle Foreste 2011, in perfetta sintonia con il progetto This is my Forest promosso da Listone Giordano, la pubblicazione a tiratura limitata con introduzione di Ban Ki-moon (ONU) è un omaggio semplice e diretto alla natura svedese, percepita dall’occhio attento e vivace di due italiani che hanno scelto quest’area incontaminata come loro habitat naturale. Un libro di grande impatto visivo che celebra la bellezza disarmante della natura e la necessità da parte dell’uomo di preservarla. L’incontro-conversazione, aperto al pubblico, è stato presentato dal sindaco di Perugia con la partecipazione di Andrea Margaritelli in qualità di Direttore della Fondazione Giordano, che ha patrocinato il progetto fin dalle sue origini.

Focus: Un significativo supporto e contributo da parte di Antonella Pulci del WWF a sostegno di questo progetto / A significant support and contribution by Antonella Pulci of the WWF to this project /


conferenza / conference

THIS IS MY FOREST press conference / A photographic research on the boundless wilderness of Norbotten, two Tuscans in the oldest forest in Europe. Listone Giordano summons up the many who are still interested in looking beyond, having knowledge, sharing and spreading the value of taking care of what is precious and essential in our life. This is my Forest is the tale of places and experiences, stories of commitment and documentation aiming at being truly shared. A story to be told , which started off in 2011 with the young couple of Austrian designers Mischler’Traxler, who conceived a project installation, exploring new boundaries of contemporary design. The focus is not quite on the search of beautiful shapes, but rather on the meaning of time and the poetry of a natural generation. This year the story moves to the north of Sweden to follow on the footsteps of the discovery of the oldest forest in Europe, with Andrea Barghi and Veronica Bernacchioni, two Tuscans in the boundless wilderness

of the far north of Sweden, tell for the first time in Italy to the public in 2012 Festarch their photographic research on wild forests Norbotten, a UNESCO World Heritage region in the far north of Sweden.Designed for the International Year of Forests 2011, in perfect harmony with “This is my Forest” project sponsored by Listone Giordano, publishing a limited edition with an introduction by Ban Ki-moon (UN) is a simple and direct homage to the Swedish nature perceived by two attentive and lively Italians who have chosen this as their unspoilt natural habitat. A great-looking book that celebrates the disarming beauty of nature and the need to preserve it by mankind. “Norrbotten, the oldest forest in Europe” will be introduced by the Mayor of Perugia and presented by Andrea Margaritelli as Director of the Giordano Foundation, which supported the project.

Foto per gentile concessione di Andrea Barghi e Veronica Bernacchioni. Courtesy of the photos by Andrea Barghi e Veronica Bernacchioni.

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Foto per gentile concessione di Andrea Barghi, Veronica Bernacchioni e Nicola Barghi. Courtesy of the photos by Andrea Barghi, Veronica Bernacchioni e Nicola Barghi.

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Confronto con gli esperti Meeting the architects

Yung Ho Chang, AIA (Pechino, Cina, 1956) ha studiato negli Stati Uniti, dove ha ottenuto il Master in Architettura della Berkeley University. Nel ‘93 ha fondato in Cina l’Atelier Feichang Jianzhu (FCJZ). Ha ricevuto numerosi premi tra l’87 e il 2006. Ha pubblicato libri e monografie. Ha partecipato a numerose mostre internazionali di arte e architettura, tra le quali ricordiamo la Biennale di Venezia, cui ha partecipato cinque volte dal 2000. é stato professore e direttore di dipartimento del Graduate Center of Architecture alla Peking University dal ‘99 al 2005, ha tenuto la Kenzo Tange Chair a Harvard nel 2002 e la Elie Saarinen Chair nel Michigan nel 2004. Dal 2011 è membro della giuria del premio Pritzker. Yung ho Chang, AIA (Beijing, China, 1965) educated in the US, he received a Master of Architecture degree from the Berkeley University. In ‘93 he established in China the Atelier Feichang Jianzhu (FCJZ). He has won a number of prizes between ‘87 and 2006. He has published books and monographs. He participated in many international exhibitions of art and architecture, including five times in the Venice Biennale since 2000. He was a Professor and Founding Head of Graduate Center of Architecture at Peking University from ‘99 to 2005, he held the Kenzo Tange Chair at Harvard in 2002 and the Eliel Saarinen Chair at Michigan in 2004. Since 2011 he is a member of Pritzker Prize Jury.

Yung Ho Chang / Possiamo dire che il suo lavoro si ispira alla natura? Direi di sì, in Cina c’è una filosofia millenaria che interpreta uomo e natura come una cosa sola. In primo luogo ciò significa che gli esseri umani sono parte integrante della natura, quando l’uomo e la natura sono in armonia la qualità della vita è migliore. Questo è essenziale. Assistiamo anche in Cina ad un ritorno alla natura e ai materiali naturali in architettura? Spero di sì. Anche se leggo due tendenze opposte: da un lato c’è gente che pensa di poter crescere economicamente senza pagare alcun tipo di pegno nei confronti del patrimonio naturale. Si ritiene che la natura, in qualche modo, possa prendersi cura di se stessa. Ma non è così. Inoltre penso che a soffrire di questa mancanza di rispetto, alla fine, non sia solo natura, ma le persone che vivono in un ambiente terribile. Ma molto lentamente, la gente comincia a pensare che vivere meglio, sia tanto importante quanto fare soldi. In caso contrario, a cosa serve il denaro? Non ha alcun senso. Il suo ufficio è una fattoria dove coltiva verdure, ortaggi. Possiamo dire che è la sua piccola foresta? Quando guardo fuori non vedo alcun edificio, non sono disturbatore da altre persone o da elementi architettonici, così posso concentrarmi al meglio sul mio lavoro

Can we describe your work as inspired by Nature? Yes, there is a philosophy in China for thousands of years which understand that man and nature are as one. Firstly it means that humans are part of nature, again mostly it means that when man and nature are in harmony you have a good life. This is important. Is architecture turning to nature and natural material in China as well? I hope that’s the case. Though I see two tendencies in China; on one hand people still think they can develop the economy without paying much respect to nature. They think nature will somehow take care of itself. But that’s not the case. Also I think what suffers in the end is not only nature but people living in a terrible environment.. But very slowly people start to think that living better is at least as important as making money. Otherwise what do you use your money for? It doesn’t make any sense. Your office is a farm house where you grow your own vegetables etc. Can we say it’s your small “forest”? When I look outside I don’t see any building, I’m not disturbed by other people or architecture, so I can focus on my own work.


intervista / interview

Minsuk Cho / é possibile far coesistere architettura, città e foresta? Penso che la Corea, in un certo qual modo, sia fortunata perché il programma di protezione e salvaguardia della natura ha davvero resistito. Seoul è un centro importante, contiene metà della popolazione complessiva: dei 50 milioni, quindi 23 vivere lì. Su meno dell’1% di tutto il territorio, questo è davvero notevole. La densità estrema della città, ha permesso di lasciare intatto spazio verde. Io credo che, anche se la città puù essere claustrofobica e soffocante in un certo senso, siamo in grado di sopravvivere proprio grazie alle foreste e alle montagne intorno. Anche lavorare sul tema dell’alta densità e grattacieli non significa necessariamente sottrarre natura. Il nostro percorso è fatto di tentativi, a volte sofisticati altre a basso costo, per portare il tema del verde all’interno dell’architettura. La foresta del cuore? Anche se sono nato e cresciuto a Seoul, mi considero un “ragazzo di montagna”. Ho sempre vissuto in case vicino alle montagne. Non riesco a fare i conti con la pianura... é per questo che a Perugia, con le sue viuzze labirintiche, salite e colline mi sento molto più a casa.

How can architecture, city and forest co-habit? I think Korea is fortunate in a way because the program to protect nature really resisted. Seoul is an important area, it contains half the population of 50 million, so 23 live there. Less than 1% of the entire land, this is quite remarkable. The extreme density of the city let the other green land intact. I believe that even though the city is suffocating in a way, but we are able to survive because of the forests and mountains around. Even density and high-rise building does not necessarily mean take away nature. We have made attempts, sometimes sophisticated or other times low-budget, to bring the green to the building. The forest close to your heart? Even though I was born and raised in Seoul, I’m a “mountain boy”. I was brought up in houses always close to the mountains. I cannot deal with flatness... So in Perugia, with its labyrinth and slopes, I feel much more at home.

Minsuk Cho (Seoul, Corea del Sud, 1966) si è laureato nel 1989 in Architettura presso la Yonsei University (Seoul, Corea) e nel 1992 ha conseguito un master presso la Columbia University (New York, USA). Dopo diverse esperienze in diversi studi, tra cui OMA, nel 1998 ha aperto con James Slade lo studio Cho Slade Architecture a New York. Nel 2003 è tornato in Corea dove ha fondato il suo studio Mass Studies. Ha ricevuto moltissimi premi tra il 1994 ed il 2010. Le sue opere Dalki Theme Park e Different but Same Houses sono state esposte alla Biennale di Venezia del 2010, e negli anni ha partecipato a numerose mostre. Minsuk Cho (Seoul, South Korea,1966) graduated in Architecture in 1989 from the Yonsei University (Seoul, Korea) and in 1992 received a master’s degree from the Columbia University (New York, USA). After some experiences in different studios, including OMA, in 1998 he opened with James Slade the Cho Slade Architecture Studio in New York City. In 2003, he came back to Korea to open his own firm, Mass Studies. Between 1994 and 2010 he has received many awards. His works Dalki Theme Park and Different but Same Houses were exhibited at the Biennale di Venezia in 2010 and he participated in numerous exhibitions during the years.

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Confronto con gli esperti Meeting the architects

Italo Rota (Milano, Italia, 1953) diplomato al Politecnico di Milano. Trasferitosi in Francia negli anni ‘80 realizza il progetto del Cour Carrée nel Museo del Louvre a Parigi, ed il progetto sulle condizioni infrastrutturali nonchè stradali a Nantes. Nel 1996 torna in Italia e fonda lo Studio Italo Rota&Partners. I progetti del suo studio cambiano per soggetto, dimensione e tipologia - dal museo alla chiesa, dal casinò all’auditorium ed interventi urbani - sempre riscoprendo un approcio globale che riporta esperienze da installazioni, eventi e strutture contemporanee. Dal 2010 è il Direttore del dipartimento della Scuola del Design, della Nuova Accademia di Belle Arti a Milano. Italo Rota (Milan, Italy, 1953) graduated from the Polytechnic of Milan. During the ‘80s he moved to France where he realized the project of the Cour Carrée in the Louvre Museum in Paris and the infrastructural and road condition project of the city of Nantes. In 1996 he decided to come back to Italy, where he founded Studio Italo Rota & Partner in Milans. The works of his office changed for subject, scale and typology - from museum to church, from casino to auditorium and urban intervention - always detecting a global approach which results from the experience of installations, events, and temporary structures. Since 2010 he has been appointed director of the School of Design department at the New Academy of Fine Arts of Milan.

ITalo Rota / é possibile far coesistere architettura, città e foresta? Io da molti anni cerco di sottoscrivere contratti con gli altri viventi, con i vegetali ma anche gli altri animali. Penso che senza queste sottoscritture non andremo avanti. Purtroppo il problema è sempre quello di occupare spazio del pianeta. Penso che questo derivi da una mancanza di immaginazione e di libido da parte di architetti e costruttori. Da ora in avanti la prima questione da porci è se possiamo risolvere il tema che ci offrono senza costruire, e lì dentro c’è anche nuova creatività. Design o architettura? Il design è più vitale, ha anche più rapidità e una leggerezza per risolvere problemi contemporanei, che l’architettura non ha. Il design può occuparsi della città mentre l’architettura non riesce più ad occuparsi della vita, dei luoghi dell’abitare e delle persone. La foresta del cuore? LA natura non è da proteggere, segue il suo corso. Potrei dirle solo una cosa: che con lo scioglimento dei ghiacci gli orsi bianchi andranno nelle foreste oscure e siccome non avranno nemici rimarranno bianchi. E molti di noi vorranno farli marroni o verdi. Il dramma è pensare che l’uomo governi la natura.

How can architecture, city and forest co-habit? For many years I’ve been trying to sign contracts with other living beings, vegetables, but other animals as well. I think that without these “agreements” we won’t go very far. Unfortunately, the focus is always on eating up space on the planet. I think this problem comes from a lack of imagination and libido by architects and builders. From now on the issue to tackle is how not to build, and in this challenge lays a new creativity. Design or Architecture? The design is vital, it brings rapidity and lightness in solving contemporary problems that architecture does not have. Design can take over the city whilst architecture is not able anymore to deal with life, of living places and people. The forest close to your heart? THE nature is not to be protected, it is on its way. I can tell you only one thing: that with the ice melting the polar bears will go into the dark forests and since they won’t have enemies they will stay white. And many of us will want them to be brown or green. The tragedy is that man thinks to rule nature.


intervista / interview

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Confronto con gli esperti Meeting the architects

Mohsen Mostafavi (Iran) architetto, è il preside della Harvard University Graduate School of Design e professore di Design dell’Alexander and Victoria Wiley University. é stato preside della Facoltà di Architettura, Arte e Progettazione presso la Cornell University e presidente della Architectural Association School of Architecture di Londra. Ha insegnato in numerose istituzioni, tra cui l’University of Pennsylvania, la Cambridge University e l’Accademia di Belle Arti di Francoforte. Fa parte del comitato direttivo del premio Aga Khan per l’Architettura e del consiglio di amministrazione del Van Alen Institute, e ha fatto parte dei comitati del London Development Agency (LDA) e del RIBA Gold Medal. Ha pubblicato numerosi libri e monografie. Mohsen Mostafavi (Iran) architect, is the rector of the Harvard University Graduate School of Design and professor of Design of the Alexander and Victoria Wiley University. He was rector of the Faculty of Architecture, Art and Design at the Cornell University and president of the Architectural Association School of Architecture of London. He has taught in many institutions such as the University of Pennsylvania, the Cambridge University and the Art Academy of Frankfurt. He is a member of the Committee of the prize Aga Khan for Architecture and of the board of directors of the Van Alen Institute and he was a member of the Committees of the London Development Agency (LDA) and of the RIBA Gold Medal. He has published books and monographs.

Mohsen Mostafavi / é possibile far coesistere architettura, città e foresta? Uno dei fenomeni più interessanti a cui assistiamo è la demolizione di aree urbane in alcune città, ad esempio, Detroit. Questo ha reso possibile la nascita di spazi aperti e di una diminuzione dei livelli di densificazione delle città. In altri luoghi del mondo, come Mumbai, e molte città dell’India o Cina accade l’opposto. é in atto una massiccia migrazione con conseguente sviluppo di nuove aree urbane ad alta densità. Nel panorama di città europee, così come di molte città americane, assistiamo invece a un fenomeno di “disurbanizzazione”, che significa far entrare fattorie e spazi verdi al centro delle città. Cosa impensabile fino a 50 anni fa. Possiamo immaginare lo sviluppo di nuovi spazi di natura, come elementi complementari a un nuovo piano urbano. Se si studia, a esempio, la pianta della città di Londra, si nota un’area definita green belt letteralmente “cintura verde”, che rappresenta la distinzione tra città e campagna delimitando nel contempo la crescita urbanistica. La foresta del cuore? Hampstead Heath, circa 800 ettari a nord di Londra, facilmente raggiungibile da una qualsiasi zona urbana. é un luogo molto amato e ben preservato, come lo sono molti parchi di Londra: spazi verdi nel cuore della città.

How can architecture, city and forest co-habit? One of the things that’s interesting is the way in which there is more and more demolition of urban areas that’s happening in some cities, for example the city of Detroit. This made it possible for open spaces to become available and for the city to, in a way, become “di-densified”. This is the opposite of many places in the world, like Mumbai, and many cities in India or China where there is a massive migration and development of new urban areas as dense spaces. So in the context of some historic European, also many American cities, we see this phenomenon of “disurbanization”. Disurbanization means also that farm, green, open spaces are now becoming possible in the middle of the cities that we never thought it possible 50 years ago. If you study the plan of London, there was a concept called “green belt” and the idea of green belt is to restrict the development and try to define a distinction between the city and the countryside. The question is that resources and limited and forests are valuable; this endless extension should not be allowed. We have to think how to develop the city together with Nature. The forest close to your heart? Hampstead Heath, about 800 acres north of London, that anyone can reach from the urban area. It’s very cherished and protected like many parks in the city of London.


intervista / interview

Giancarlo Mazzanti / é possibile far coesistere architettura, città e foresta? Per me non esiste una vera differenza tra natura e città, direi che alla fine sono uguali. Noi siamo interessati a pensare a un collegamento tra le cose umane e non umane, a come poter fare degli accordi tra animali, foresta, piante, uomini, compagnie petrolifere. A come si possono costruire le relazioni tra alcuni e “tutti”, come comporre la vita di tutti gli attori. Noi siamo interessati a lavorare intorno a questi temi. Soprattutto a lavorare intorno all’ideale è che l’architettura possa essere elemento di benessere e di incontro sociale. La foresta del cuore? Il bosco tropicale. La relazione tra architettura, paesaggi e natura parte da un’idea e da un continente, quello americano, dove il paesaggio e la natura sono più importante della storia stessa. L’architettura moderna tra molti anni sarà ancora costruita intorno ai paesaggi, sarà fatta più dal paesaggio cha dall’architettura stessa.

How can architecture, city and forest co-habit? For me there is no real difference between nature and city, I would say that in the end they are the same. We are interested in thinking about the link between human and non-human things, how to make the agreements between animals, forest, plants, men, oil companies. Interested in how you can build relationships between some and “all”, how to compose the life of all the characters. We are interested in working on these issues. In particular to work around the ideal that architecture can be source of well-being and social crossroad. The forest close to your heart? The tropical forest. The relationship between architecture, landscape and nature starts with an idea and a continent: the U.S., where the landscape and nature are more important than history itself. Modern architecture will still be built around the landscape for many years to come; the landscape will become more important than architecture itself.

Giancarlo Mazzanti (Barranquilla, Colombia, 1963) ha studiato architettura alla Universidad Javeriana de Bogotá e ha conseguito un diploma post laurea in Storia e Teoria dell’Architettura e Design all’Università di Firenze. Ha fondato lo studio El Equipo de Mazzanti a Bogotà. Lavora da anni per la sua città, Bogotà, e la sua esperienza professionale comprende diversi interventi pubblici di grande scala. Mazzanti ha vinto numerosi concorsi per la realizzazione di edifici pubblici in Colombia; ha vinto il primo premio nella categoria Progetto Urbano e Paesaggio alla X Biennale di Architettura di Venezia (2006), e nel 2008 ha vinto il premio per la miglior opera alla VI Biennale di Architettura e Urbanistica Ibero-Americana. Giancarlo Mazzanti (Barranquilla, Colombia, 1963) studied architecture at the Universidad Javeriana de Bogotá and earned a postgraduate degree in History and Theory of Architecture and Industrial Design at the University of Florence, Italy. He has founded the studio El Equipo de Mazzanti in Bogotà. He has worked for years for his city, Bogotà, and his architecture covers a wide range of programs. Winner of several Colombian competitions for the construction of public buildings, in 2006 he capped first prize in the Urban Design and Landscape category of the 10th Venice Biennale of Architecture awards, and in 2008 he won the award for Best Work at the 6th Ibero-American Biennial of Architecture and Urban Planning.

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Confronto con gli esperti Meeting the architects

Michael Maltzan (Levittown, U.S.A, 1959) ha studiato Architettura alla Rhode Island School of Design e ha conseguito con lode il Master of Architecture presso la Graduate School of Design di Harvard. Nel 1995 ha fondato a Los Angeles il suo studio Michael Maltzan Architecture. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Da sempre pubblicato in numerose riviste nazionali e internazionali, lui stesso ha scritto No More Play: Conversations on Urban Speculation in Los Angeles and Beyond (Hatje Cantz e University of Southern California, 2011). I suoi lavori sono stati esposti in tutto il mondo, dal Museum of Modern Art al Canadian Centre for Architecture, dalla Biennale di Venezia alla Harvard Graduate School of Design. Michael Maltzan (Levittown, U.S.A, 1959) studied Architecture at Rhode Island School of Design and he received a MA with honors from the Graduate School of Design of Harvard. In 1995 established his studio Michael Maltzan Architecture. He received many awards. Numerous national and international magazines have always spoken highly of him; he wrote No More Play: Conversations on Urban Speculation in Los Angeles and Beyond (Hatje Cantz, and University of Southern California, 2011). Exhibitions of his work have been held all over the world, from the Museum of Modern Art to the Canadian Centre for Architecture, from the Venice biennale to the Harvard Graduate School of Design.

Michael maltzAn / Esiste un ruolo della foresta in architettura? Domanda interessante. A Los Angeles, da dove provengo, il paesaggio delle foreste rappresenta una parte profonda della psicologia, della cultura e della storia di quei luoghi. La vera questione, credo sia, in luoghi come la parte Ovest degli Stati Uniti, il punto di equilibrio tra quei paesaggi naturali straordinari e storici e le città. Che tipo di rapporto si può instaurare tra loro due? A Los Angeles, molti edifici sono realizzati con prodotti derivanti dal legno e questo esercita una certa pressione sulle foreste. C’è necessità di ripensare il significato in termini della cultura della sostenibilità.

Does the element of forest has a role in architecture? Interesting, coming from Los Angeles, the landscape of forests are a deep part of the psychology, the culture and history of those places. The real question, I think is, in places like the West of United States the balance between those extraordinary historical landscapes and the cities. What type of relationship merges from the connection between the two of them? In Los Angeles a lot of buildings are made with wood products and this put pressure on the forests. The culture of sustainability needs to be thought about and preserved.

La foresta del cuore? Le foreste della mia gioventù: rappresentano qualcosa di molto profondo ed emozionale. Sono rimaste sempre molto presenti e vive nella mia memoria.

The forest close to your heart The Forests of my Youth: they represent something very deep and emotional. They’re still very present in my memory.


intervista / interview

Hu Li / é possibile far coesistere architettura, città e foresta? é un sogno, spero che diventi una realtà. é la mia missione altrimenti non c’è futuro. La terra sta sparendo. Se vado in India vi è un diverso tipo di rapporto con la natura. In Cina il territorio è in via di estinzione. “Ma non è il modo in cui siamo cresciuti”. Voglio recuperare quel tipo di rapporto con la terra e riconsegnarlo alla gente. La foresta del cuore? Amo la natura, gli alberi, le piante e l’erba. Ho molte piante e alberi a casa mia. Adoro ascoltare il canto degli uccelli. Sono rimasto sorpreso nel vedere a Perugia specie di alberi mai viste in Cina.

How can architecture, city and forest co-habit? It’s a dream, I hope it becomes a reality. It’s my mission otherwise there is no future. There is very few soil left. If I go to India there is a different kind of relationship with nature. In China soil has disappeared. But it’s not how we grew up. I want to bring it back and give it back. The forest close to your heart? I love nature, trees, plants and grass. I’ve got lots of plants and trees at my house. Birds singing. But I’m surprised, in Perugia I’ve seen trees and species I’ve never seen in any part of China.

Hu Li è il fondatore dello studio OPEN Architecture e il direttore dello Studio-X Beijing della Columbia University GSAPP. Dopo la laurea in Architettura alla Tsinghua University di Pechino e un master alla Rice University di Houston, Li Hu ha iniziato a lavorare presso lo studio Steven Holl Architects nel 2000. Nel periodo allo SHA, ha fondato e diretto la sede di Pechino. É stato responsabile per lo studio di influenti progetti urbani in Asia. Nel 2005 è diventato partner dello studio SHA, che ha lasciato nel 2011 per concentrarsi sull’attività dello studio OPEN Architecture con il socio Wenjing Huang. Li Hu è Visiting Teacher presso la Columbia University e la HongKong University. Nel 2002 ha fondato con Steven Holl e Yung Ho Chang la rivista indipendente 32: Beijing / New York. Hu Li is the founder of OPEN Architecture and the director of Columbia University GSAPP’s Studio-X Beijing. After the Bachelor of Architecture at Tsinghua University in Beijing and the Master of Architecture at Rice University, in 2000 he started to work at Steven Holl Architects. During his time at SHA, he founded and led the firm’s Beijing Office. He was responsible for the firm’s influential urban projects in Asia. In 2005 he became a partner of the SHA, and left the partnership in 2011 to focus on the practice of OPEN Architecture with his partner Wenjing Huang. He is a Visiting Teacher for Columbia University and the University of Hong Kong. In 2002 he co-founded the independent magazine 32: Beijing/New York together with Steven Holl and Yung Ho Chang.

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“Architecture isn’t about the materials, the spatia


size. It’s about the ideas, al energy invested in it.� Steven Holl

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Realizzazioni prestigiose / High-end projects


approfondimento / focus

“L’architettura non riguarda le dimensioni. Significa piuttosto idee, materiali, e l’energia spaziale che viene investita in essa.” Steven Holl

Daeyang gallery and house Luogo: Seoul, Korea Prodotti: Listone Giordano 90, Rovere Noir, Cabreuva Vermehla Produzione dedicata Architetto: Steven Holl Architects Superficie: 1760 m2 Anno: 2012

Daeyang gallery and house Place: Seoul, Korea Products: Listone Giordano 90, Oak Noir, Cabreuva Vermehla Customized production Architect: Steven Holl Architects Surface: 1760 m2 Year: 2012

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Realizzazioni prestigiose / High-end projects


approfondimento / focus

Foto per gentile concessione di Iwan Baan. Courtesy of the photos by Iwan Baan.

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Speciale Venezia - 13. Mostra internazionale di Architettura