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Prendete nota Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Stagione da Camera

Alexander Lonquich pianoforte Alessandro Carbonare clarinetto Alessio Allegrini corno Carlo Maria Parazzoli violino Gabriele Geminiani violoncello


Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Fondazione Bruno Cagli Presidente-Sovrintendente Antonio Pappano Direttore Musicale Ciro Visco Maestro del Coro e del Coro di Voci Bianche Consiglio di amministrazione Bruno Cagli Presidente Michele dall’Ongaro Vicepresidente Consiglieri Luigi Abete Paolo Astaldi Flavia Barca Giovanni Carli Ballola Fulvio Conti Giuseppe Cornetto Bourlot Matteo d’Amico Vittorio Di Paola Ivan Fedele Gianni Letta Maurizio Tarquini Collegio dei revisori dei conti Giovanni Sapia Presidente Andrea Pirrottina Antonio Simeoni


Š Cecopato Photography


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Accademia Nazionale di Santa Cecilia

Stagione da Camera Auditorium Parco della Musica Sala Sinopoli

Alexander Lonquich

VenerdĂŹ 4 aprile 2014 ore 20.30

Alessandro Carbonare

pianoforte clarinetto

Alessio Allegrini corno

Carlo Maria Parazzoli violino

Gabriele Geminiani violoncello

Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Telecom Italia presentano PappanoinWeb in streaming live e on demand su telecomitalia.com #pappanoinweb


Š F.elix Broede

Johannes Brahms al pianoforte in un disegno di Willy von Beckerath


Programma

Johannes Brahms (Amburgo 1833 – Vienna 1897) durata 28’ circa

Trio per pianoforte, violino e corno in mi bemolle maggiore op. 40 Andante Scherzo (Allegro) Adagio mesto Finale: Allegro con brio

durata 20’ circa

Sei pezzi per pianoforte op. 118 Intermezzo (Allegro non assai, ma molto appassionato) Intermezzo (Andante teneramente) Ballata (Allegro energico) Intermezzo (Allegretto un poco agitato) Romanza (Andante) Intermezzo (Andante largo) __________________

durata 25’ circa

Trio op. 114 per clarinetto, violoncello e pianoforte in la minore op. 114 Allegro, alla breve Adagio Andantino grazioso Finale: Allegro

Il concerto è registrato da Rai Radio 3 per successive trasmissioni


Š luke Ratray

Brahms in una fotografia del 1892


Brahms da camera di Anna Cepollaro

Benché fin da giovane Johannes Brahms abbia scritto per organici formati da pochi strumenti, senza peraltro terminare o pubblicare le sue prime composizioni, è solo verso i trent’anni che il musicista si dedica con una certa regolarità alla musica da camera. Alla fine, le pagine per piccoli ensemble saranno nel numero quasi quanto quelle dedicate alla musica per pianoforte. Il momento della maturità coincide, quindi, con l’interesse del compositore verso la musica per quartetto d’archi, un genere non affrontabile a cuor leggero, visto il modello beethoveniano così difficile da equiparare. Ma il musicista riesce, percorrendo un cammino che dall’ardore giovanile lo porterà a un atteggiamento più maturo e consapevole, a trovare un suo proprio personalissimo gusto nel mettere insieme timbriche strumentali, così nei quartetti con pianoforte, come nelle sonate per violino o violoncello o clarinetto e pianoforte, nei sestetti a corde, nei trii, quartetti e quintetti per ensemble diversi, componendo, infine, per ogni tipo possibile di organico cameristico. Non vi sono innovazioni sostanziali dal punto di vista formale. Ma, mentre la forma-sonata rimane tangenziale a quella beethoveniana, l’idea di base e le fonti d’ispirazione se ne discostano per necessità espressive che rispettano in ogni caso l’attenzione alle tecniche d’esecuzione di ogni strumento. L’emozione comprende, nella creatività brahmsiana, il sapore popolare di certi accenti zigani, così come la scia di incontri con il mondo femminile e le sue passioni finite, le esperienze familiari. A parte, poi, la testimonianza della vicinanza e del sostegno di personalità artistiche Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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dello spessore del violinista Josef Joachim e del clarinettista Richard Mühlfeld. La produzione cameristica di Brahms è, nella totalità dei casi, capace di mediare fra impeto spontaneo e rigore formale, nel rispetto delle regole compositive, considerato dal compositore una condizione necessaria al raggiungimento proprio di quella ricercata libertà stilistica. Libertà anche di creare silenzi, zone d’ombra nelle quali la narrazione si sospende per dar vita a un sapore di nostalgia, di necessità di pace, prima di riprendere il racconto. Trio per pianoforte, violino e corno op. 40 «Non hanno capito questo lavoro così ispirato e interessante, benché il primo tempo trabocchi di insinuanti melodie e l’ultimo, di vitale freschezza, parta sparato come da una pistola. Anche l’Adagio è splendido, però arduo da capire al primo ascolto». Così si esprime circa il Trio op. 40 Clara Schumann, da sempre amica e primo giudice di ogni composizione di Brahms. Ed è con Clara che il compositore visita per la prima volta, nel 1862, Lichtenthal, nella Foresta Nera, vicino alla città termale di Baden-Baden. Lì Clara aveva acquistato un cottage, e Brahms vi soggiorna con il suo amico Anton Rubinstein. Dopo di allora, il musicista vi torna spesso e, nell’estate del 1864, trova alloggio all’Hotel Bären, dove trascorre giorni felici in compagnia di molti musicisti e artisti importanti come Turgenev, Rubinstein, Johann Strauss e due uomini che dovevano diventare in seguito suoi cari amici, Hermann Levi e Julius Allgeyer. È un periodo particolarmente produttivo. La combinazione tra bellezza dell’ambiente naturale e piacevole compagnia si rivela estremamente favorevole al processo creativo: Brahms completa il Quintetto per pianoforte in fa minore op. 34, lavora al Secondo Sestetto per archi ed altro ancora. Anche l’estate successiva torna nella Foresta Nera, ma, sebbene ami ormai quel luogo, quanto accaduto nei mesi precedenti gli procura grande tristezza. In febbraio, il compositore aveva vissuto per 8

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LIBRI Maurizio Giani Johannes Brahms Palermo, L'Epos, 2011 Johannes Brahms Lettere a cura di Hans Gal Fiesole, Casilini 2008 Andrea Grassi Fräulein Klarinette. La genesi e il testo delle opere per clarinetto di Johannes Brahms Pisa, ETS 2006

la prima volta l’esperienza della perdita di un familiare: la madre Christiane. Il fratello Fritz lo aveva informato con un telegramma delle gravi condizioni in cui la donna versava, ma, sebbene il musicista fosse partito immediatamente, al suo arrivo a Amburgo la madre era già morta. Naturalmente, Brahms è profondamente addolorato, ma mantiene un atteggiamento composto: il suo dolore si esprime nella musica, e dopo solo un paio di mesi dall’evento, manda a Clara due movimenti per coro e orchestra destinati a un Requiem tedesco. Nell’arco dell’anno, l’unico altro pezzo cui lavora è il Trio per corno. La presenza del ricordo della madre si può intuire in alcuni momenti: dal movimento lento marcato mesto alla possibilità che il tema che appare negli ultimi due movimenti sia basato su una melodia popolare che la madre gli aveva insegnato da bambino. È anche possibile che la perdita abbia influenzato l’inusuale scelta dell’organico, essendo il corno, il pianoforte e il violino tutti strumenti che Brahms aveva studiato da ragazzo. La genesi del lavoro la racconta egli stesso all’amico Albert Dietrich, durante una passeggiata nei dintorni di Baden-Baden: «Una mattina camminavo, e ad un certo punto il sole si mise a brillare tra i tronchi degli alberi: l’idea del primo tema del Trio mi balenò d’improvviso in mente». Che sia stato l’ambiente bucolico e tranquillo o la morte della madre a ispirare queste pagine è una questione ancora aperta. E, d’altra parte, sebbene non sia possibile ignorare alcuni aspetti profondamente emozionali e legati a una memoria familiare, aggiungendo a quelli già menzionati il fatto che il corno era lo strumento suonato dal padre, ciò che qui interessa sottolineare è che è proprio l’utilizzo del corno naturale (senza chiavi) ad aggiungere al pezzo quel senso di evocazione e a farne una pagina dai colori eccezionali, almeno nell’ambito della musica da camera tedesca del periodo. La partitura del Trio viene terminata nella primavera del 1865 e pubblicata da Fritz Simrock alla fine dell’anno successivo. L’editore insiste perché Brahms inAccademia Nazionale di Santa Cecilia

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Caspar David Friedrich Due uomini che contemplano la luna (1819) Berlino, Alte Nationalgalerie

troduca una parte per violoncello come sostituto del corno, e Brahms lo concede, pur non essendo convinto della resa timbrica. Più tardi, poi, il compositore scrive una parte per viola adatta ad essere impiegata al posto del corno, parte pubblicata nel 1884. Nel 1891, infine, viene data alle stampe una seconda edizione del Trio. La sua strumentazione è particolare per la speciale combinazione dell’organico, quasi sconosciuta prima che Brahms componesse questo Trio. Il suo successo è evidente se si considera il proliferare di Trii per corno scritti da allora, sebbene le composizioni successive differiscano da questa pagina in modi estremamente importanti. Brahms specifica chiaramente che nel-

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l’esecuzione deve essere usato il corno naturale, non quello con le valvole che, a quel tempo, è in linea di massima accettato in Germania e Austria. Una decisione talvolta letta come dettaglio minore, anzi come un problema che limita le scelte possibili nel comporre per questo strumento. Ma, in realtà, è proprio questa scelta a indirizzare al vero contenuto del pezzo: il corno naturale aiuta a determinare il materiale musicale a ogni livello, dai temi al colore locale, all’udibilità della grande struttura formale. Il pezzo, nella sua vera essenza e non solo nella sua strumentazione, è un pezzo per corno naturale. La prima esecuzione ha luogo il 28 novembre 1865 a Zurigo, con Brahms al piano, Hegar al violino e Gläss al corno. Il compositore lo esegue di nuovo a Karlsruhe il 7 dicembre dello stesso anno, nel foyer dell’Hoftheater, in un concerto privato con due membri dell’Orchestra Ducale, il violinista Ludwig Strauss e il cornista Segisser. Per niente tradizionale, il primo movimento ha una fattura originale, scomposta in vari episodi. Un succedersi nuovo e libero, in cui la parte principale, Andante, viene ripetuta tre volte, e si circonda di due episodi vivaci. Libertà d’invenzione, ma anche esigenze legate all’uso del corno, preparato dall’alternanza dei movimenti, ad entrare con il tema principale marcato dolce espressivo, creando un clima onirico e malinconico. Il secondo tema, più leggero e caloroso, lo accompagna il Poco più animato. Il secondo movimento, Scherzo. Allegro, vigoroso, potente e con una punta di umorismo, è in forma-sonata a due temi, il primo ritmico, il secondo melodico. Un unico tema di sapore popolare abita il Trio, Molto meno allegro, dopo di che lo Scherzo viene ripetuto testualmente. Come nel movimento iniziale, nell’Adagio mesto Brahms adotta il principio dell’alternanza dei motivi: il sentimento dominante sembra essere quello di un’inquietudine nella quale alcuni hanno visto l’espressione del lutto per la morte della madre. Ombroso, raccolto, il clima del movimento è espresso dagli efAccademia Nazionale di Santa Cecilia

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fetti sonori dello strumento a fiato, cui si contrappone il pianoforte con una scrittura armonica abbondante e precisa. Due i temi suddivisi in quattro sezioni, di cui l’ultima allude, come una premonizione, al tema principale del finale. Il Finale (Allegro con brio) segue quasi senza soluzione di continuità e porta con sé rimembranze di battute di caccia e cavalli al galoppo. Sei pezzi per pianoforte op. 118 Brahms è un pianista e le sue prime composizioni sono dedicate al pianoforte. Ma nel tempo, le possibilità pressoché infinite della tastiera si rivelano un felice mezzo per intraprendere una scrittura di più ampie proporzioni. L’inizio di questa nuova fase è segnato dal Concerto per pianoforte e orchestra n. 1, che il compositore aveva già immaginato come una sinfonia e come una sonata per due pianoforti. Dedicati a Clara Schumann, eseguiti la prima volta a Londra, St. James’s Hall, il 7 marzo 1894 e editi da Simrock a Berlino nel 1893, i Sei pezzi per pianoforte op. 118 sono composti tra il 1891 e il 1893 a Bad Ischl, dove Brahms, negli ultimi anni della sua vita, trascorre le vacanze estive. Nei Klavierstücke i diversi pezzi sono semplicemente disposti a creare un insieme efficace. Come molte delle successive pagine scritte per pianoforte, queste miniature sono semplici solo esteriormente, ma nascondono una densità motivica e una complessità tipiche dello stile più maturo del compositore. Inoltre, anche se è generalmente accettata la ritrosia di Brahms nel mostrare apertamente le proprie emozioni attraverso la sua musica, appare qui quella malinconia introspettiva che caratterizza la maggior parte delle sue ultime opere. Dopo la morte dell’amata sorella Elise, un senso di agitazione e di perdita si intuisce nei suoi pezzi, anche se quasi sempre tormento e dolore si trasformano negli opposti sentimenti di serenità e fiducia. L’Intermezzo. Allegro non assai, ma molto appassionato in la minore che apre la successione dei pezzi 12

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CD Brahms: Trio op. 40 Franck: Sonata per pianoforte e violino Itzhak Perlman violino Barry Tuckwell corno Vladimir Ashkenazy pianoforte Decca 2007 “Brahms. Complete Quartets. Quintets. Sextets” Trio per clarinetto op. 114 e altri brani di Brahms Christoph Eschenbach pianoforte Karl Leister clarinetto Georg Donderer violoncello DGG 2003 (5 cd) Sei pezzi op. 118; Quattro pezzi op. 119 Variazioni Händel op. 24; Rapsodie op.79 Murray Perahia pianoforte Sony classics 2010 “Brahms. Late Piano Pieces” Sei pezzi op. 118; Fantasie op. 116; Quattro pezzi op. 119 Hélène Grimaud pianoforte Erato 1995 Sei pezzi op. 118; Sette Fantasie op. 116; Tre Intermezzi op. 117 Wilhelm Kempff pianoforte DGG 1992

brevi è in forma-sonata ben inquadrata, e serve, insieme all’ultimo Intermezzo, a dare un senso circolare e unitario a tutto l’insieme. Come se a introdurre il discorso musicale fossero non le note ma i ricordi, questo primo brano è pervaso da una preoccupazione significata dall’armonia ambigua, che lascia un senso di domanda che avrà la sua risposta solo alla fine dell’intera raccolta. Il dolce tema principale porta un’atmosfera instabile fatta di picchi e profondità. Al contrario, la musica nella sezione centrale sale verso l’alto e guadagna potenza e un senso di luce che emerge da nuvole grigie, anche se non riesce a rasserenare del tutto. Torna il tema iniziale, le note discendenti raggiungono una tranquilla ambivalenza e la pagina finisce. Segue l’Intermezzo. Andante teneramente in la maggiore che è una sorta di notturno ternario: qui il genio contrappuntistico di Brahms fa sfoggio senza fatica in efficaci canoni, che rendono profondamente commovente soprattutto la parte centrale. Una delle più belle pagine per pianoforte del compositore, il cui lirismo starebbe ugualmente a suo agio anche nel genere liederistico. Si comincia con una melodia che scorre in modo sereno, ma che presto viene contraddetta da un particolare procedimento armonico, sul quale poggia la potenzialità della tastiera. Nelle parti esterne, la musica è lussureggiante e romantica, le sue linee principali scorrono signorili, le sue armonie calde sono sempre fantasiose. La sezione centrale presenta un altro avvenente tema, che però porta una certa tensione, mentre progredisce con meno sicurezza del primo. Eppure, prima che la musica possa oscurarsi, rientra il tema principale a confortare. Per la prima volta dalla sua giovinezza, Brahms adopera il titolo Ballata per l’Allegro energico in sol minore che segue. Si tratta di un risoluto brano, eccezionalmente bello e sereno nella parte centrale. Si apre con un tema forte i cui accenti orgogliosi e vivaci danno l’idea di descrivere un personaggio eroico, ma un po’ crudele. Intuizione rafforzata dal secondo tema. La sezione centrale è costituita da variazioni Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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Johannes Brahms e la pianista Henriette Hemala fotografati all’ingresso di Villa Miller-Aichholz


tenui su entrambi i temi ed è lunga quasi la metà dell’intero brano. La maggior parte degli Intermezzi di Brahms tendono ad essere lenti e dolci nel carattere. Ma alcuni dei più tardi rimandano a una sensazione di instabile ansia. È il caso di questo in fa minore, Allegretto un poco agitato, costruito, nelle sezioni esterne, su una complicata scrittura contrappuntistica, mentre nella parte centrale si fa simile a un corale sviluppato nel grave della tastiera. Il pezzo si apre con un tema inquieto, che però si tranquillizza ben presto offrendo un successivo passaggio che porta sollievo e che lentamente afferma il tema. La calma si rivela effimera e la musica esplode improvvisamente in uno scoppio: la dissonanza è come l’umore, incerta fino alla fine, dove raggiunge la quiete. Per il pezzo successivo, Brahms torna a un altro titolo dal sapore antico, quello di Romanza. Questo Andante in fa maggiore bitematico con variazioni è uno dei pochi pezzi che non parla di conflitti esteriori o sotterranee inquietudini: ha un carattere caldo e romantico, e comincia con un tema tranquillo e rilassante. Nella sezione esterna presenta una sorta di corale, con la melodia raddoppiata all’ottava. Il tema della sezione centrale è una meravigliosa creazione con i suoi trilli graziosi, i suoi arpeggi e quel modo di danza. Una Berceuse, una ninna-nanna composta da varie affermazioni della melodia su un accompagnamento ostinato. Il tema principale ritorna in una veste più trionfante e conclude il brano. Infine, l’Intermezzo. Andante, largo e mesto chiude l’opera in un’atmosfera afflitta. Pare che questo pezzo fosse stato concepito per una scrittura orchestrale, forse per essere inserito in una sinfonia, ma che abbia poi trovato la sua forma ideale per il solo pianoforte. Questa teoria sarebbe avvalorata dal tono tragicamente grandioso ed epico, con la sezione esterna disegnata da una melodia lamentosa sostenuta da un’armonia diminuita, e la parte centrale in forma di marcia ampia e nobilmente tragica.

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Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114 «Pensavo che per tutta la vita ero stato abbastanza diligente, che avevo raggiunto abbastanza, che avevo una vecchiaia senza guai e che ora potevo goderla tranquillamente. E questo mi appagava tanto, che d’improvviso ebbi un ritorno di fiamma», confessa Johannes Brahms circa la sua decisione di scrivere il Trio con clarinetto op. 114, che nasce a Bad Ischl nell’estate del 1891. Edito da Simrock a Berlino l’anno successivo e spesso considerato come uno studio preparatorio al contemporaneo Quintetto op. 115, il lavoro fatica un po’ ad affermarsi, ottenendo inizialmente una considerazione minore rispetto al suo effettivo valore. La prima esecuzione ha luogo a Meiningen il 24 novembre 1891, con Brahms al pianoforte, Mühlfeld al clarinetto e Hausmann al violoncello. Poi, il trionfo in una prova generale a Berlino il 10 dicembre successivo, prima del debutto ufficiale alla Singakademie Unter den Linden, due giorni dopo. Era stato proprio l’incontro con Richard Mühlfeld, musicista della cappella di corte di Meiningen dal 1873 al 1907, a motivare Brahms affinché scrivesse per clarinetto e a lui si devono le ultime composizioni per questo strumento. «Oltre alle mie sinfonie e, per esempio, le Variazioni su tema di Haydn, in questi giorni Tu avresti potuto ascoltare anche il bellissimo Concerto in fa minore per clarinetto di Weber, non si può suonare meglio il clarinetto di come lo suona il signor Mühlfeld», scrive Brahms il 17 marzo 1891 a Clara Schumann. Il musicista conosceva le doti virtuosistiche di Mühlfeld fin dal 1880, quando l’Orchestra di Meiningen aveva suonato il suo Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 e, in anteprima, la sua Quarta Sinfonia. Ma solo nel marzo 1891, durante un soggiorno di una settimana presso la corte di Meiningen, chiede a Mühlfeld di esibirsi in privato per lui. Brahms ne rimane affascinato, e, tornato a Ischl in luglio, scrive ancora: «La baronessa Heldburg Ti avrà detto di un Trio per pianoforte, violoncello e clarinetto e di un Quintetto per quartetto 16

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d’archi e clarinetto. Sono felicissimo al pensiero di sentire questi due brani a Meiningen. Non hai idea di un clarinettista di lì di nome Mühlfeld. È il migliore strumentista a fiato in assoluto che io conosca». In novembre Brahms torna a Meiningen con due nuove opere, il Trio per clarinetto, violoncello e pianoforte op. 114 e il Quintetto per clarinetto e archi op. 115. Il Trio è un esempio dello stile sobrio e concentrato delle opere successive di Brahms. Tipica è la divisione in quattro movimenti, che non offre nulla di straordinario o inusuale, tranne che nella sua costruzione lucida e calorosamente romantica. Non c’è dubbio che questo lavoro, come le successive pagine per clarinetto, sia stato scritto con tale strumento in mente; l’alternativa della viola è un’aggiunta del primo editore. La composizione si apre con l’Allegro, alla breve in forma-sonata. Chiaro e vigoroso appare il primo tema, che subito incontra due idee secondarie le cui linee sono affidate all’abilità del clarinetto. La prima idea accessoria si riaffaccia per condurre verso il secondo tema che disegna una sorta di canone, invertendo il primo, al quale risponde un terzo motivo confinante. L’atmosfera lirica viene introdotta dal terzo tema, che chiude l’esposizione. Lo sviluppo è breve, giusto il tempo di esporre la melodia iniziale che non si riascolterà nella riesposizione, nella quale non vengono utilizzati molto neanche gli altri due temi, ma piuttosto i motivi secondari variati. Poco meno allegro è segnata la coda che conclude il movimento. Anche nell’Adagio Brahms non si dedica ad allargare lo sviluppo, costruito su due episodi di poche battute che incorniciano una sezione centrale ancora più breve. Qui timbri gravi e lievi alimentano una sensazione di sogno che vive tra il dolore e il conforto, e mentre il pianoforte li sostiene con arpeggi, il clarinetto e il violoncello dialogano su una melodia enigmatica. L’atmosfera cambia e si fa solare nell’Andantino grazioso in forma di Minuetto con Trio. Un unico tema melodico fa da apertura. Clarinetto e violoncello riprendono il loro discorso, prima che un Trio entri a Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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Richard Mühlfeld (1856 Salzungen - 1907 Meiningen) è stato il più acclamato clarinettista dei suoi anni. Dopo gli studi di pianoforte e violino si dedicò – da autodidatta – al clarinetto. Nel 1873 entrò a far parte della Hofkapelle di Meiningen come violinista, e poco dopo fu nominato Primo clarinetto. Nel 1876 prese parte alla prima esecuzione integrale del Ring al Festival di Bayreuth, dove si esibì regolarmente dal 1884 fino al 1896 diretto da Hermann Levi, Felix Mottl e Richard Strauss. Nel 1891 conobbe Johannes Brahms che lo considerava “il migliore strumentista per fiati che io conosca”, come scrisse egli stesso. Brahms compose per lui il Trio op. 114, il Quintetto op. 115 e le Due Sonate per clarinetto e pianoforte op. 120. Mühlfeld eseguì le due Sonate in più di venti concerti, con Brahms al pianoforte, fino al 1895, un anno prima della 18 Alexander Lonquich morte del compositore.


passo di danza. Breve la ripresa della prima parte, che porta a una coda marcata Un poco sostenuto. Infine, dopo tanta melodia e armonie “corali”, il ritmo la fa da padrone nell’ultimo movimento, Finale. Allegro. Un gioco di domanda-risposta, un contrappunto ideale tra pianoforte e violoncello costituisce il tema principale, che anima un movimento di terze vivacemente accentuato. E i temi si moltiplicano e si scindono in molti rivoli, dando vita a ben quattro idee secondarie. Anche questa volta, lo sviluppo ha solo la preziosa funzione, dopo aver esposto di nuovo il tema principale, di far giungere un’altra idea accessoria, che per un attimo oscura gli animi nel registro grave del clarinetto. Ma, dopo un ponte che porta alla riesposizione basata sulle quattro idee secondarie precedenti, finalmente il tema principale si impone per annunciare l’importante coda che chiude movimento e opera.

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Alexander Lonquich pianoforte

Alexander Lonquich è nato a Trier, in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei. Ha collaborato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski e Juraj Valčuha. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto con Sándor Végh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore e solista. Un importante ruolo svolge inoltre la sua attività nell’ambito della musica da camera. Alexander Lonquich, infatti, nel corso degli ultimi anni ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Christian Tetzlaff, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Jörg Widmann, Boris Pergamenschikov, Heinz Holliger e Frank Peter Zimmermann e ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il “Diapason d’Or“ nel 1992, il “Premio Abbiati“ nel 1993 e il “Premio Edison“ in Olanda nel 1994. Nel 2003 ha formato, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico che si esibisce in Italia, Austria, Svizzera, Germania e Norvegia. Inoltre nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin. Nel ruolo di direttore-solista, Alexander Lonquich collabora stabilmente con l’Orchestra da Camera di Mantova - con cui tra il 2004 e 2007 ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento sull’integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart – e, tra le altre, con l’Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la 20

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Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano. Si esibisce regolarmente per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale dalla stagione 2011/12 collabora anche come direttore-solista. Negli ultimi anni Alexander Lonquich è apparso in tutte le più importanti sale da concerto italiane: il Teatro Carlo Felice di Genova, il Conservatorio e il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio di Parma, il Conservatorio di Torino e molti altri. Dopo aver effettuato incisioni per EMI dedicate a Mozart, Schumann e Schubert, ha iniziato una collaborazione con la ECM registrando musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn e un cd di musica pianistica francese dell’inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen. Recentemente ha inciso, sempre per ECM, Kreisleriana e la Partita di Holliger. Ai numerosi impegni concertistici, Alexander Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti e Australia. Ha collaborato inoltre in forma stabile con l’Accademia Pianistica di Imola e la Hochschule für Musik di Colonia. Alexander Lonquich, convinto che il sistema educativo in campo musicale sia da integrare e in parte da ripensare, si è impegnato intensamente nella conduzione di laboratori teatrali/musicali avvalendosi della collaborazione di artisti provenienti da linguaggi artistici diversi. Tra le altre, particolarmente cara gli è stata l’esperienza del laboratorio Kinderszenen dedicato all’infanzia. È ospite abituale dei concerti di Santa Cecilia. Accademia Nazionale di Santa Cecilia

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Alessandro Carbonare clarinetto Primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia dal 2003, Alessandro Carbonare per 15 anni ha occupato il posto di Primo clarinetto solista all’Orchestre National de France. Nello stesso ruolo ha avuto anche importanti collaborazioni con i Berliner Philharmoniker. Alessandro Carbonare si è imposto nei più importanti concorsi internazionali: Ginevra, Praga, Tolone, Monaco di Baviera e Parigi. Dal suo debutto con l’Orchestre de la Suisse Romande si è esibito come solista con tutte le più importanti orchestre del mondo. Recentemente ha collaborato come Primo clarinetto con la New York Philharmonic Orchestra e con la Chicago Symphony Orchestra. Ha registrato gran parte del repertorio per Harmonia Mundi e JVC Victor e ha dato grande impulso alla musica contemporanea per clarinetto, commissionando nuovi concerti a Ivan Fedele, Salvatore Sciarrino, Luis De Pablo e Claude Bolling. Su personale invito di Claudio Abbado, Alessandro Carbonare ha accettato il ruolo di Primo clarinetto nell’orchestra del Festival di Lucerna e nell’Orchestra Mozart. www.carbonare.com

Alessio Allegrini corno Il percorso artistico di Alessio Allegrini inizia all’età di 23 anni, quando viene scelto da Riccardo Muti come Primo corno solista presso il Teatro alla Scala di Milano. Negli anni successivi svolge il ruolo di Primo corno ospite in prestigiose orchestre quali i Berliner Philharmoniker, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e Mahler Chamber Orchestra. Attualmente è Primo corno solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della Lucerne Festival Orchestra e dell’Orchestra Mozart. È stato diretto in numerosi concerti solistici da celebri direttori quali Abbado, Muti, Chung, Tate e Antonio Pappano. Nel 2008 ha eseguito con l’Orchestra di Santa Cecilia, diretta da Pappano, la “prima” europea del Concerto per corno di Elliott Carter e nel 2013, con la Kammerakademie Potsdam, la première di “Out…” di Riccardo Panfili. Recentemente “Amadeus” ha pubblicato il debutto discografico di Allegrini nelle vesti di direttore, con brani di Lebrun, Salieri e con il Concerto per oboe e orchestra di R. Strauss eseguito da Francesco Di Rosa.

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Carlo Maria Parazzoli violino Dal 1999 è Primo violino solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con la quale ha suonato nelle più prestigiose sale e con i più grandi direttori. Nato a Milano, si è diplomato presso il Conservatorio della sua città. In seguito ha conseguito presso il Conservatorio di Ginevra il “Premier Prix de Virtuositè”. È stato Primo violino solista dell’Orchestra Stradivari fondata e diretta da Daniele Gatti. Ha collaborato come violino di spalla con tutte le maggiori orchestre italiane. È stato Primo violino del Quartetto “Guido Chigi”, gruppo ufficiale dell’Accademia Chigiana di Siena. Nel 2006 ha eseguito il Doppio Concerto di Brahms con l’Orchestra di Santa Cecilia diretta da Nagano. Come camerista si è esibito con grandi musicisti quali Sawallisch, Lonquich, Chung, Pappano, Kavakos e Lang Lang. Nel 2012 ha eseguito la Sinfonia Concertante di Haydn sotto la direzione di Pappano, il Triplo Concerto di Beethoven con Lonquich e il Quintetto di Schumann con Martha Argerich. Suona un violino Nicola Amati del 1651 della Fondazione “Il Canale”.

Gabriele Geminiani violoncello Nato a Pesaro, si è diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione d'onore. Ha suonato in veste di solista con diverse orchestre tra le quali l'O.R.T., l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, I Pomeriggi Musicali, sotto la guida di direttori quali Chung, Pappano, Poppen e Nagano. Ha inoltre eseguito in prima esecuzione italiana il Concerto per violoncello e orchestra di HK Gruber diretto dallo stesso compositore e la prima esecuzione a Santa Cecilia del Concerto per violoncello e fiati di Friedrich Gulda con la direzione di Krjstian Järvi. Nel 1997, al concorso internazionale "Rostropovič" di Parigi, ha conseguito il premio speciale per la migliore esecuzione del brano Spins and Spells di Saariaho. Dal 1999 è Primo violoncello dell’Orchestra di Santa Cecilia; inoltre è Primo violoncello dell'Orchestra Mozart, dal 2011 - su invito di Claudio Abbado - membro della Lucerne Festival Orchestra e ha collaborato come Primo violoncello con l'Orchestra Filarmonica della Scala, con la Symphonica d'Italia e con la Mahler Chamber Orchestra.

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Per acquistare gli arretrati dei programmi di sala rivolgersi al Servizio Cortesia: servizio_cortesia@santacecilia.it Accademia Nazionale di Santa Cecilia Ufficio Marketing e Comunicazione Responsabile Giovanna Maniezzo Programmi di sala Responsabile Emanuela Floridia Collaborazione Clemens Wolken Progetto grafico originale Venti caratteruzzi Produzione e stampa Marchesi Grafiche Editoriali SpA - Roma L’Accademia di Santa Cecilia è a disposizione degli aventi diritto per quanto riguarda i crediti fotografici non individuati. www.santacecilia.it € 4,00



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