Cultural Dialogue 2

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cultural dialogue

What is Intercultural Dialogue?

Cos’è il dialogo interculturale?

During the last years, many experts discussed different concepts of intercultural dialogue, noting that there is currently no universal definition. The following definition was developed and combines elements of different approaches: “Intercultural dialogue is a process that comprises an open and respectful exchange or interaction between individuals, groups and organisations with different cultural backgrounds or world views. Among its aims are: to develop a deeper understanding of diverse perspectives and practices; to increase participation and the freedom and ability to make choices; to foster equality; and to enhance creative processes.”* In this second issue of Cultural Dialogue we try to have a look at the different organizations which are actively involved in promoting intercultural dialogue in our area, and we do also from the perspectives of our EVS volunteers. And we hope in the future many others will join us in the struggle for building a society in which citizens are “all different, all equal” or, as the European Union’s motto says, “United in diversity”.

Negli ultimi anni, molti esperti hanno discusso diverse concezioni di dialogo interculturale, notando che non esiste una definizione universalmente valida. È stata comunque sviluppata la seguente definizione che combina diversi elementi e diversi approcci: “Il dialogo interculturale è un processo che comprende uno scambio aperto e rispettoso o l’interazione tra individui, gruppi e organizzazioni con diverse formazioni e visioni del mondo. Tra i suoi obiettivi: sviluppare una comprensione più profonda delle differenti prassi e prospettive; aumentare la partecipazione, la libertà e la capacità di scelta, favorire l’uguaglianza e rafforzare i processi creativi.”* Con questo secondo numero del nostro giornale Cultural Dialogue, proviamo a dare uno spaccato delle realtà associative che operano nel nostro territorio per la promozione del dialogo interculturale, anche attraverso lo sguardo dei nostri volontari EVS. E speriamo che in tanti decidano, nei prossimi mesi, di unirsi a noi nella diffcile impresa di costruire una società in cui i cittadini siano “tutti diversi, tutti uguali” o, come dice il motto dell’Unione Europea, “Uniti nella diversità”.

*www.interculturaldialogue.eu

Birgit (Austria) e Iman (Egitto) durante il seminario IDEMA, Altamura, Agosto 2008 Birgit (Austria) and Iman (Egypt) during the seminar IDEMA, Altamura, August 2008


settembre 2008 | september 2008 · CD in EVS, un progetto dell’associazione culturale Link | CD in EVS, a project of Link cultural association

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Tolbà Rights and solidarity Diritti e solidarietà

Tolbà is an organisation located in Matera that has been running since 1992. The organisation works with immigrants and helps them to integrate with the Materan community. Tolba makes it possible for immigrants to change their current situation, because their lives have been in danger in their own countries. Tolba helps immigrants to integrate with the local community and teaches them that they can become part of Italian culture and support themselves better. They do this by providing Italian language courses, legal permits and documents, jobs, accomodation, support in schools and workshops with children, as well as providing protection for the refugees. Upon arriving at the Tolba office, we were greeted by the staff who work with the immigrants, then Francesca Canterino, co-worker of Tolbà, took us on a scenic tour of the old city. We then went to their other office, in the old town of Matera (where Mel Gibson’s “Passion of The Christ” was filmed), where she explained about how Tolbà works. She explained that Tolba keeps immigrants motivated to find jobs and accomodation. Tolbà hosts 30 immigrants in the organisation, providing 7 apartments for them to use whilst also encouraging and supporting them to find new accomodation. However, jobs and accomodation can be difficult for them to find because the locals do not always trust them; therefore, Francesca feels it is necessary to teach in schools about multiinterculturality, and also feels it is necessary to change the political system to allow these people accomodation. Francesca told us about how Tolbà held fundraisers to raise money to build small hospitals in Kosovo for the injured of the Kosovo & Bosnian war. Tolbà keeps in contact with Italian soldiers in Kosovo so that they are able to contact Tolbà and organise their return with Kosovo children. This is a fairly new project that has only been running for 1 year. Tolbà supports itself by making and selling books; the organisation also welcomes donations. Artists provide Tolbà with stories and pictures, which Tolbà then uses in its books. These intercultural books help to educate the local community about other cultures and also helps them to be more compassionate towards the immigrant’s situation. Francesca showed us one of these books. It was very colourful and easy to read which meant it would attract readers of all ages. Tolbà also helps to introduce other cultures into the Materan community by letting the refugees organise parties, where they have the opportunity to express their own culture using food, music, dance etc. Francesca said that the young, Materans are very interested when these events take place. We met one refugee called John, who told us of his experiences since moving from Nigeria to Italy. He said his life before coming to Matera was difficult, and that initially, it was a challenge to integrate into the local community. Now however, he is well accustomed to Italian life, and his children have also settled well. Overall, Tolba provides immigrants with another opportunity to lead a strong and meaningful life. The immigrants are happy to be in Italy because their children can go to school and people are friendly. We think that this is important because without organisations like this one, immigrants would have no other help and the Materan community would not be familiar with them. Thanks to the team of Tolbà and special thanks to Francesca Canterino, for without her input, it would not have been possible to write this article. Antonia Manson & Steven Craddock

www.associazionetolba.org

Tolbà è una associazione che opera a Matera dal 1992 e che lavora con gli immigrati, aiutandoli ad integrarsi con la comunità locale. Tolbà fa in modo che gli immigrati possano migliorare la loro situazione, dopo che la loro vita è stata in pericolo nei Paesi di provenienza. L’associazione aiuta gli immigrati ad integrarsi con la loro nuova comunità e gli insegnano a diventare parte integrante della cultura italiana. E questo lo fanno attraverso corsi di lingua italiana, fornendo supporto legale per i permessi e altri documenti, nella ricerca del lavoro e di una casa, o organizzando diversi laboratori e fornendo supporto didattico nelle scuole. E, ancora, offrendo protezione ai rifugiati. Appena arrivati nella sede di Tolbà, siamo stati accolti dal gruppo, quindi Francesca Canterino, ci ha accompagnato a fare un giro panoramico nella città vecchia, fino ad arrivare all’altra sede dell’associazione, passando attraverso quello che fu il set de “La passione di Cristo” di Mel Gibson. Giunti a destinazione, Francesca ci ha spiegato qualcosa in più sull’associazione. Innanzitutto ci ha spiegato che Tolbà si prende cura di immigrati motivati a trovare una casa e un lavoro. Ne ospita circa 30, divisi in 7 appartamenti, ma nel contempo li incoraggia a trovare una casa propria. In effetti, trovare casa per un immigrato è difficile, in quanto gli italiani non sempre si fidano. Per questo Francesca è convinta dell’importanza di insegnare nelle scuole la multi-interculturalità, ma anche della necessità di un cambiamento del sistema politico, per permettere loro di avere accesso alla casa. Francesca ci parla anche di come Tolbà ha lavorato per raccogliere fondi per la costruzione di piccoli ospedali in Kosovo per curare feriti di guerra. Tolbà ha anche rapporti con i militari italiani, i quali tornando in Italia hanno portato con loro bambini bisognosi di cure. Si tratta di un progetto abbastanza nuovo, che va avanti da circa un anno. Tolbà si sostiene con la produzione e la vendita di libri, ma anche le donazioni sono ben accette. Alcuni artisti forniscono all’associazione delle storie e delle immagini, e con questi materiali si crea un libro. Si tratta di libri interculturali che aiutano ad educare la comunità locale sulle altre culture, e ad essere più comprensivi verso gli immigrati. Poi Francesca ci mostra alcuni di questi libri: molto colorati e facili da leggere, capaci di attirare lettori di tutte le età. Tolbà si impegna anche affinchè la comunità materana conosca altre culture, aiutando gli immigrati ad organizzare feste ed eventi in cui questi abbiano la possibilità di mostrare la loro cultura attraverso il cibo, le danze, la musica, ecc. Eventi a cui, ci dice Francesca, i giovani materani sono molto interessati. Abbiamo anche incontrato un immigrato proveniente dalla Nigeria, di nome John, che ci ha raccontato la sua storia. Prima di arrivare a Matera la sua vita era difficile e all’inizio l’integrazione non è stata facile. Adesso, comunque, si è abituato abbastanza alla vita in Italia e anche i suoi figli si sono ambientati bene. In definitiva, Tolbà fornisce agli immigrati un’opportunità per dare un senso e forza alle loro vite. Gli immigrati sono felici di essere in Italia, perché i loro bambini possono andare a scuola e la gente è amichevole. Pensiamo che questo sia importante, perché se non ci fossero organizzazioni come questa, gli immigrati non avrebbero nessun altro aiuto, e la comunità materana non sarebbe così vicina e solidale. Un ringraziamento al team di Tolbà e in particolare a Francesca Canterino, senza la quale non sarebbe stato possibile scrivere questo articolo.


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cultural dialogue

Carthage: one town, many cultures

Carthage: una città, tante culture

Since the topic of this newspaper is about intercultural dialogue, we feel that it is necessary to write about the association: Carthage, which is important for Altamuran immigrants. This association started in 1998 and provides help for immigrants involving them in activities which facilitate their intergration in the local community. They also participated in the festival called La notte bianca (see the first edition of CD). They arranged stands with tasty traditional food from their own countries. The idea of creating an association initially started in 1993 when a group of Altamurans met some immigrants by chance. After some years, in 1998, they felt the need to form Carthage as the immigration issue was getting bigger and bigger. Angela, Rosa and Bechir were the main three people that started Carthage and they are still central in it. They were doing Arabic classes for children and adults, organising different exhibitions about the topic of interculturality and they also created, in those years, a multi-ethnic library. We were interested about how the relationships are between Carthage and the immigrants, so we asked Angela. It depends on the immigrant, as Angela explaned, of course they have a friendly contact, but it is always important to keep a certain distance, so that they can maintain friendly, yet professional relationships. This is also important because some of the immigrants may find it difficult to explain their pasts. We thank Angela for giving her time for the interview, and we, who are also foreigners in this city, can say that the work Carthage is doing is really important for the city, for the immigrants and for giving people a better chance in life.

Dato il tema del giornale, il dialogo interculturale, abbiamo ritenuto necessario scrivere un articolo sulle attività dell’Associazione Carthage di Altamura, una realtà molto importante per gli immigrati in città. L’associazione, fondata nel 1998, è tutt’ora promotrice di attività volte a facilitare l’integrazione degli extracomunitari nella communitá locale. Carthage ha infatti recentemente partecipato all’evento La Notte Bianca, occupandosi di allestire stand sulle tradizioni culinarie delle comunità straniere presenti ad Altamura: indiani, albanesi, rumeni, marocchini, tunisini ecc., evento di cui ci siamo occupati nel numero precedente di questo giornale. “L’idea di creare un’associazione”, ci dice Angela Siciliano, una delle responsabili dell’associazione, “era già forte nel 1993 in seguito ad un incontro di un gruppo di altamurani con un gruppo di ragazzi stranieri. Dopo qualche anno, nel 1998, lo stesso gruppo ha sentito la necessità di creare un’associazione, Carthage appunto, proprio per la costante crescita di extracomunitari nella città e del supporto che questi richiedevano in termini di formazione linguistica, consulenza generale, orientamento, integrazione.” Tra i membri fondatori, appunto, Angela, insieme a Rosa e Bechir, che ancora oggi rappresentano il punto di forza della squadra. Alcune delle attività con le quali l’associazione ha intrapreso il lavoro con gli immigrati sono state: corsi di lingua araba per bambini e adulti, attività ludiche per i più piccoli, diverse mostre sul tema dell’interculturalità e la realizzazione di uno “scaffale” multietnico di libri. Alla domanda “Che rapporto c’è tra voi e loro?” Angela ci ha risposto che esiste un contatto sempre stretto e molto aperto, però è molto importante, sia per il team che per gli immigrati, mantenere una certa distanza, per garantire uno svolgimento professionale del lavoro. In effetti ognuno di loro ha una storia da raccontare, un’esperienza forte da condividere nella quale facilmente si è coinvolti emotivamente e non sempre, poi, si è in grado di ristabilire un rapporto di lavoro sereno e disinteressato. Inoltre, come è possibile immaginare, non tutti sono diposti a raccontare del loro passato. Ringraziando Angela e Rosa per la loro disponibilitá, noi, anche stranieri in questa cittá, possiamo dire che Carthage svolge veramente un buon lavoro per l’integrazione degli immigrati nella cittá e per offrire loro nuove opportunitá.

The proof of what we wrote? Talk directly to them, the albanians, the rumenians, the indians, maybe you would find out so many interesting things that even the TV, the radio, the newspapers would never be able to tell you, believe us! Leah Smith and Klaudia Polaska

www.carthage.it

La prova di quello che abbiamo scritto? Parlate direttamente con loro, gli albanesi, i rumeni, gli indiani, magari scoprirete tantissime cose interessanti che la TV, la radio e i giornali non potranno mai raccontarvi, credeteci!


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Exotic culture in your hometown

Una cultura esotica nella tua città natale

Have you ever heard about Sikhism? Do you know why Sikh people wear turbans? Or maybe why they wear a bracelet on their right wrist?

Avevate mai sentito parlare del Sikhismo? Sapete perché i suoi fedeli indossano i turbanti? O magari perché portano un bracciale sul polso destro?

Many people are unaware of what Sikhism means, for example we did not know a great deal about it. To shed light on this fascinating subject we arranged, thanks to Carthage, a meeting with Harbhatan and Gurpreet Singh who are living in Altamura. After this meeting we can say that we have a clearer idea about what Sikhism is! Mister Singh gave us the pleasure to tell us many interesting stories about his culture and especially about his religion. We found out that Sikh people are really religious and they have five symbols for their belief, which are: their turban to cover their hair, a bracelet on their right wrist, a special underwear, a comb they always have to have with them and… the soul. Additionally they never eat meat and they believe in the power of meditation. He explaned to us that Sikh people are recognised by their surname: Singh. The most visible symbol is their turban. Mister Singh explaned that the reason they wear the turban is to respect their hair. They believe that god gave them hair and it is not right to change it, so because of this they never cut any hair. We asked him if there is any reason which would make him cut his hair. He told us about a situation when he was asked to cut his hair for his job, of course he refused, because his belief is his priority. We discovered that the reason why Sikh people wear a bracelet on the right wrist is to show that they belong to the Sikh community. It was good to hear his philosophy on life as he was very focused on equality and freedom. A great phrase he said was: “We all fill our stomachs with different tastes, but our blood is still red.” Six years ago Mister Singh came to Altamura and, like he told us, he felt that the people in Altamura were not used to other cultures. “They were staring at me, but it was not their fault. They were not used to seeing people with turbans.” He explaned to us, that at the beginning he had quite a lot of intercultural problems, but after some small efforts to help the people to understand his culture it got better. Now, he says, he has a lot of friends and feels happy in Altamura. For us it was very interesting having a direct conversation with someone from a completely different culture. We are happy we got the opportunity to replace stereotypes with truth and facts. In this way we think that the idea of practising intecultural dialogue worked out well and we hope it will continue to educate people about cultures they may not be aware of. Many thanks to Harbhatan and Gurpreet Singh.

Molti non conoscono il significato di Sikhismo e, a dire il vero, neanche noi sapevamo molto fino a poco tempo fa. Per fare luce su questo affascinate argomento, infatti, abbiamo organizzato, grazie a Carthage, un incontro con due indiani, Harbhatan e Gurpreet Singh, padre e figlio, che vivono ad Altamura. Dopo l’incontro possiamo dire di avere un’idea quanto meno più chiara del significato di Sikhismo! Il Sign. Singh ci ha raccontato diverse storie molto interessanti sulla sua cultura e in particolare sulla sua religione. Abbiamo scoperto, ad esempio, che i Sikhisti sono veramente religiosi e, cosa più curiosa, hanno cinque simboli che racchiudono il loro credo: il turbante che copre i capelli, un bracciale sul polso destro, un particolare indumento intimo, un piccolo pettine e… l’anima. Secondo la loro fede i Sikhisti devono portare questi simboli con loro ogni giorno. Inoltre, non mangiano carne e credono nel potere della meditazione. Un altro aspetto interessante della loro cultura è rappresentato dal fatto che tutti i fedeli sono riconoscibili dal cognome che portano: Singh. La caratteristica più visibile è il loro turbante. Il Sign. Singh ci ha spiegato che lo indossano per rispettare i capelli, donati da Dio e che loro lasciano crescere sin dalla nascita e non tagliano mai. Ci ha detto, infatti, che in passato rifiutò un lavoro pur di non rinunciare ai suoi capelli. Il bracciale, poi, è segno di appartenenza alla comunità Sikh. È stato veramente interessante ascoltare la sua filosofia di vita, soprattutto per i suoi principi di uguaglianza e libertà. Una frase molto saggia che ha pronunciato a fine incontro è: “tutti noi riempiamo lo stomaco con cibi diversi, ma il nostro sangue è sempre rosso”. Giunto ad Altamura sei anni fa, il Sign. Singh ha subito notato che la gente per strada lo guardava con curiosità, ma lui già sapeva che sarebbe successo. Lui stesso non nascondeva il fatto di essersi imbattuto in alcuni problemi legati alla diversità culturale. Come ci ha spiegato, non era colpa di nessuno; le persone non erano abituate alla vista del turbante. Man mano che la gente ha conosciuto la sua cultura, la situazione è migliorata. Ci ha confessato di essere felice ora, di avere molti amici e di star bene qui, ad Altamura. Dalla nostra parte è stato molto interessante avere un contatto diretto con delle persone appartenenti ad una cultura così lontana e diversa dalla nostra e al tempo stesso andare oltre gli stereotipi e conoscere la storia, i fatti. Ancora una volta lo strumento del dialogo interculturale è stato fondamentale e speriamo vivamente che possa continuare ad esistere per permettere a tutti di conoscere altre culture, storie, tradizioni e perché no, leggende. Un ringraziamento speciale ad Harbhatan e Gurpreet Singh.

Steven Craddock Birgit Atzl

Harbhatan and Gurpreet Singh meeting the volunteers at home Harbhatan e Gurpreet Singh in visita a casa dei volontari


cultural dialogue

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Link, il dialogo e altre storie

Link, the dialogue and other stories

Il giornale che state leggendo e il progetto di cui è parte, vengono da lontano. Oggi parliamo di Dialogo Interculturale, perché l’Unione Europea ha dedicato a questo tema l’anno in corso, ma l’associazione Link opera per la promozione del dialogo e dell’apprendimento non-formale dal 2003, anno in cui è stata fondata. Vogliamo ripercorrere, pertanto, le principali tappe di un cammino che in questi cinque anni ha avvicinato la nostra comunità locale all’Europa e viceversa. Solo dopo pochi mesi dalla nascita dell’associazione, questa ospitava il suo primo scambio giovanile internazionale. Shadows ha visto protagonisti giovani italiani e giovani provenienti da Svezia, Francia, Tunisia e Palestina di un intenso lavoro, attraverso l’utlizzo della tecnica delle ombre, sul tema dei diritti umani. Sempre dal 2003, l’associazione è stata accreditata presso l’Agenzia Nazionale per i giovani, come organizzazione di invio e di accoglienza nel quadro del Servizio Volontario Europeo, una straordinaria occasione per molti giovani di esercitare la propria cittadinanza attiva e di apprendere altre culture. Negli anni l’attività si è intensificata, fino ad inviare, nel 2008, circa 50 giovani (prevalentemente pugliesi) in diversi progetti di volontariato in vari Paesi Europei, di durata variabile da poche settimane ad un anno. E ad ospitarne quasi altrettanti in progetti di volontariato nella nostra città. Nell’ultimo anno, l’associazione ha ospitato progetti di grande importanza per la promozione del dialogo interculturale. Tra gli altri ricordiamo IDEMA (Intercultural Dialogue in Euro-Med Area), un seminario a cui hanno partecipato 25 organizzazioni dall’Europa e dall’area del Mediterraneo, per la creazione di nuovi progetti rivolti ai giovani per favorire lo scambio culturale tra le due sponde del Mediterraneo. Il nostro impegno per il Dialogo continua anche dopo la fine di questo progetto. Nei prossimi mesi, infatti, Link animerà un nuovo progetto, dal titolo Shots of Dialogue, che prevede un corso di formazione internazionale sull’uso degli audiovisivi come strumento per favorire il Dialogo e un festival internazionale di cortometraggi sullo stesso tema. Il progetto, che si svolgerà in parte ad Altamura e in parte in Francia, gode del supporto del Consiglio d’Europa e del programma “Europa per i cittadini” dell’Unione Europea.

This newspaper and the project which it is a part of, is the newest stage in a long series of projects. Today we are talking Risorse intern et about Intercultural Dialogue because the European Union has dedicated the Associazione Li nk current year to this topic, but Link, www.linkyouth. org is committed to the promotion of intercultural dialogue and non formal Programma Giov entù in Azione learning since 2003, the year when the Youth in Action Programme organization was established. We www.gioventuin azione.it would like to give an overview the main steps of a path which, during the last Programma Euro pa per i Cittad ini 5 years, has brought our community Europe for Citi zens Programme and Europe closer. Only a few months eacea.ec.europ a.eu/citizensh ip after the organization was born, we hosted our first international youth Consiglio d’Eu ropa exchange. Shadows involved young Council of Euro pe participants from Sweden, France, European Youth Foundation Tunisia and Palestine, in intense work www.eyf.coe.in t/fej/ on the topic of human rights, using light theatre as a means of expression. Progetto Shots of Dialogue Still since 2003, Link is accredited (under construc tion) by the Italian National Agency for www.shotsof.eu youth, as a sending and hosting organization in the frame of the European Voluntary Service, a great Mediterranean oportunity for young people between 18 and 30 years old to practice their active citizenship and learn countries, with the aim of creating new projects for youths to promote intercultural exchange about other cultures. During the years this chapter between both sides of the Mediterranea Sea. Our has become bigger and bigger. In 2008 alone we have commitment to Dialogue will not be finished after sent about 50 young people (mainly from Puglia the end of this project. In fact in the next months, region) on several projects of volunteering in many Link will run a new project, Shots of Dialogue, European countries. Project lengths vary from a few which is articulated in two phases: an international weeks to several months. At the same time we have hosted dozens of young volunteers from abroad in our training course for youth workers, about how to use audiovisuals as a tool to promote intercultural town. In the last year, the organization has hosted dialogue, which will take place in Altamura (Italy) projects which are quite important for the promotion next January and an international Short film of intercultural dialogue. Among the others we festival, which will happen in France in Spring 2009. want to mention IDEMA (Intercultural Dialogue in The project is supported by the Council of Europe and Euro-Med Area), a seminar which has involved 25 the European Program “Europe for Citizens”. different youth organizations form Europe and from

Mino Vicenti


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Was wüst ham?

Austria

Saudi Arabia

Auf die Frage ob Deutsch und Österreichisch nun zwei verschiedene Sprachen sind oder nicht, kann ich nur antworten: JEIN! Ja, ich komme aus Österreich, ja ich spreche deutsch, doch nein, ich spreche eigentlich österreichisch, hm wie nun? Geschichtlich gesehen ist Österreichisch eine “Untersprache” des Hochdeutschen. (Wurzel/Entwicklung: Germanische Sprache → Deutsch → Hochdeutsch → Österreichisch) Seit der Zweiten Republik Österreich ist Österreichisch zwar keine eigenständige Sprache, jedoch staatlich genormt. Österreichisch ist eine Art von Dialekt, der sich jedoch überall in Österreich anders geformt hat. Auch innerhalb Österreichs spricht man verschiedene Dialekte, in Wien spricht man anders als in Tirol. Auf die Frage, ob der Österreicher nun Probleme mit der Sprache in Deutschland hat, kann ich euch ein schönes Beispiel erzählen. Nämlich das meiner Freundin Nathalie als sie mit der Schule in Berlin war. Sie erzählte mir: Als wir am Berliner Hauptbahnhof ankamen hatte ich einen rießen Hunger und steuerte direkt auf einen Bäckerstand zu und sagte zur Verkäuferin: “A Kas Semmel bitte!” Diese hat mich aber nur komisch angesehen und verwundert noch einmal gefragt was ich denn haben will. “Ja eine Käse Semmel, bitte!!” Nach einigen Sekunden Pause fragte sie mich schießlich: “Oh sorry, what do you want?”

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Birgit Atzl

Che cosa vuoi? Alla domanda se le lingue tedesca e austriaca sono uguali, posso rispondere: SINO! Si, io vengo dall’Austria, si io parlo tedesco, però no, io parlo austriaco, allora com’è? Dal punto di vista storico l’austriaco è una lingua che deriva dall “tedesco alto”. (radice/origine: linguaggio germanico → tedesco → alto tedesco → austriaco). Quando si è formata la Seconda Repubblica Austriaca, l’austriaco è stato standardizzato, però non è una lingua propria. L’austriaco è un tipo di dialetto, però non è uguale in tutta l’Austria, a Vienna si parla diversamente che nel Tirolo. Alla domanda se poi un cittadino austriaco può avere un problema in Germania con la lingua, posso rispondere raccontando una esperienza della mia amica Nathalie. Nathalie è andata in gita con la scuola a Berlino. Mi raccontava: – Quando siamo arrivati alla stazione centrale di Berlino avevo una fame incredibile e sono andata ad un stand che vendeva panini. Ho chiesto: “Un panino con formaggio, prego! / A Kas Semmel bitte!” La comessa mi ha guardato strano e mi ha chiesto di ripetere. Ho detto di nuovo che volevo un panino con formaggio, già un po’ arrabbiata, perche avevo fame. Dopo tre secondi la commessa mi ha detto: “oh, sorry, what do you want?”: Scusa, cosa vuoi? –

Und zur Info - dieser Artikel ist in Deutsch geschrieben :D

My experience in cultural differences

Le differenze culturali, secondo me

I have lived most of my life in my home country: England. However, I have been lucky enough to experience different cultures and ways of life. For example at the age of nine, I moved to Saudi Arabia with my parents. I lived in Abu-Dhabi for one year, then in Kuwait for another year, before moving back to England. I think that this experience was one of the best things that could have happened to me, especially at a young age, because I grew up with other children from a variety of different races, cultures and backgrounds. I learned to read, write and speak Arabic. Not only did I learn about this fascinating culture, I integrated with it, and it quickly became a way of life. In general it is good for children to see other ways of life. Because it stays with them as they grow up, making them more open minded towards different cultures in later life. While I was there I made many good friends from other countries and cultures. I had friends from Finland, Poland, Scotland, the local community and from surrounding countries. I think that this is a fantastic example of how people from different countries and cultures can see past their differences and work and live together.

Sono stato quasi tutta la mia vita nel mio Paese, l’Inghilterra. Comunque sono stato fortunato, perché già da piccolo ho potuto vivere esperienze a contatto con altre culture e altri modi di vivere. Per esempio, all’età di nove anni, io e la mia famiglia, ci siamo trasferiti in Arabia Saudita. Ho abitato lì per un anno, e dopo un anno in Kuwait prima di ritornare in Inghilterra. Penso che questa esperienza sia stata una delle più belle che potevano capitarmi, specialmente a quella età. Perché cosi sono cresciuto insieme ad altri bambini di altre razze, culture e storie. Lì ho imparato a scrivere, leggere e parlare in arabo. Non solo ho conosciuto questa cultura affascinante, ma ho anche imparato ad integrarmi e questa nuova cultura è diventata velocemente parte della mia vita. In generale è positivo per i bambini conoscere altri modi di vita, perché questa esperienza rimane dentro di loro quando crescono e li rende più aperti verso le altre culture nel futuro. Durante il periodo in cui ho vissuto in Arabia Saudita, ho trovato tanti amici di altre Paesi e altre culture. Ho conosciuto gente dalla Finlandia, Polonia, Scozia, della comunità locale e dei Paesi vicini. Credo che questo sia un bell’esempio di come persone di Paesi e culture diverse possono “dimenticare” le loro differenze e lavorare e vivere insieme. Steven Craddock


cultural dialogue

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R H N X Q V I G H A G N U L T

E G L G E W P A X P E X L Q D

I B I P S P F T T B X D S T Z

N B V Z B V W H V E T D M P K

C G M I M T F D X O O P U P M

A G A S E O U L R A M A D A N

R D G M N L U R M N L A G S T

N C I M O J H Y B C Q J T I B

A O S P R D W T Z A X X M N B

Z G Z H A C R T W Q N B G A H

I W O F H I G I U D A T S G M

O C N K N S D V Z D G B E O Y

N P K I B Q U G N D E U S G N

E O T M O S C H E A G X A A M

G A P H O R P P E B R E I Q H

Something about us Qualcosa su di noi

Cosa sai sulle religioni? 1. Dio in tre persone. 2. Candelabro a sette luci per gli ebrei. 3. Termine greco per “luogo di riunioni” nella religione ebraica. 4. Rinascita nel buddhismo. 5. Tradì Gesù. 6. Non ammette l’esistenza di entità superiori 7. Lo indossano gli indiani sul capo. 8. Erano tre in visita alla nascità di Gesù. 9. Luogo di culto per i musulmani. 10. Per loro “hanukkah” è una festività. 11. Periodo di digiuno diurno per i musulmani.

Special thanks to our sending organization partners Grazie alle organizzazioni di invio partners www.everythingspossible.org (uk) www.efm.org.pl (poland)

Antonia Manson

Steven Craddock

My name is Antonia Manson. I am 18 years old and

My name is Steven Craddock, I am 19 years old

come from England. My hobbies are acting, singing,

and Liverpool is my hometown. I really like music,

music and latin american culture. I am in Altamura

languages and writing. I have already learned a lot

as part of this project, exploring cultural differences.

about different cultures and I am enjoying learning

I am really enjoying my time here and have learnt a

italian. I am having a great time here and will never

lot from the Italian culture which i hope to practice

forget the people I have met here!

when I return to England.

Mi chiamo Steven Craddock, ho 19 anni e Liverpool è la

Mi chiamo Antonia Manson. Ho 18 anni e vengo

mia cittá. Mi piacciono tanto la musica, le lingue e adoro

dall’Inghilterra. I miei hobby sono la musica, la cultura

scrivere. Ho giá appreso tanto sulla diversità delle culture,

latino americana e mi piace molto cantare. Sono ad

e sto anche imparando l’italiano che mi piace tanto. Mi

Altamura come parte di questo progetto, esplorando le

sto diverdendo e non dimentcherò mai le persone che ho

differenze culturali. Sono veramente contenta del tempo

conosciuto qua!

che sto trascorrendo qui: ho già imparato molte cose sulla cultura italiana che spero di mettere in pratica quando ritorno in Inghilterra.

Leah Smith

Klaudia Polańska

My name is Leah Smith. I am 17 years old and I also

Klaudia Polańska is my name and I come from

come from England. Drawing, poetry and dancing

Poland. My interests are dancing, photography

are my favourit free time activities. The time here in

and travelling. I am glad that I am a part of this

Altamura has been one of the best experiences of my

project, because I am really interested in different

life, and one i will never forget!

cultures. I hope many people will learn a lot from

Mi chiamo Leah Smith. Ho 17 anni e vengo anch’io

this newspaper.

dall’Inghilterra. La poesia e la danza sono le mie attivita

Klaudia Polańska é il mio nome e vengo dalla Polonia.

preferite; amo disegnare. L’esperienza ad Altamura è

Ho 20 anni e studio fotografia. I miei interessi sono la

stata una delle cose piú belle della mia vita, e non la

danza, la fotografia e viaggiare. Sono felice di far parte di

dimenticherò mai!

questo progetto perché trovo le differenze culturali molto interessanti e spero che tanti possano apprendere da questo giornale.


CD Cultural Dialogue è stato reso possibile grazie a: CD Cultural Dialogue was made possible thanks to: Birgit Atzl Steven Craddock Lucia Creanza Cosimo Giordano Massimo Incampo Teresa Manicone Antonia Manson Sante Perrucci Klaudia Polańska Roksana Sroka Leah Smith Mino Vicenti Associazione culturale Link viale Regina Margherita, 22 70022 Altamura (Ba) www.linkyouth.org Graphic design Michele Colonna Supplemento di (8) Direttore responsabile: Ivan Commisso. Vico Saverio Mercadante, 70022 Altamura (Ba). Stampa: Grafica & Stampa, via Varese 26, Altamura (Ba). Reg. Trib. Bari n. 5/04 del’11/02/2004 - giugno 2006

Con il sostegno di

Youth

Città di Altamura Assessorato alla cultura

Nell’ambito di

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Petilia

L’Elettrodomestico & Co di Martimucci Antonia

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