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Editoriale

NON SIAMO AL SICURO I

ncendio doloso o colposo? E’ questa la domanda alla quale gli abitanti del quartiere San Secondino cercano di dare una risposta dopo lo scoppio dell’incendio avvenuto la notte tra il 16 e il 17 febbraio a Troia. L’incendio è divampato poco dopo le 2,30 e lo scoppio di tre macchine ha svegliato il quartiere nel cuore della notte. Provvidenziale l’intervento dei vigili del fuoco di Lucera e di Foggia che sono riusciti a domare tempestivamente le fiamme. Tre macchine bruciate, alcune abitazioni danneggiate, nessun ferito, ma tanto spavento è il bilancio dell’accaduto. Sono in corso le indagini che stabiliranno la natura dell’esplosione. Il caso è posto all’attenzione dei lettori poiché rappresenta una fattispecie insolita nella tranquillità del nostro paese. L’avvenimento offre elementi importanti per riflettere sulla considerazione che anche in realtà piccole e felici come la nostra possono verificarsi degli eventi pericolosi che, paradossalmente, possono sembrare lontani o riferirsi a città più grandi. Il caso fortuito può far sì che episodi efferati si verifichino anche a casa nostra. La stessa zona da un paio di mesi è interessata da numerosi furti sia in abitazione che in esercizi commerciali. Questi atti vandalici vengono commessi anche in pieno giorno e la cosa genera paura e angoscia; talvolta possono essere fatali, come

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< PANORAMA DI TROIA Fotografia di Concetta Curci. il recente omicidio avvenuto a Borgo Segezia a causa di una tentata rapina. E anche a Troia c’è chi non vede e non sente. Non siamo al sicuro. Con il presente articolo si vuole mobilitare la popolazione ad unirsi per chiedere maggiori controlli. Si chiede una maggiore presenza delle Forze dell’Ordine e più attenzione da parte dei cittadini. Si dovrebbe stabilire un rapporto di collaborazione tra autorità, cittadini e vicini di casa: questi ultimi dovrebbero segnalare tempestivamente alle Forze dell’Ordine movimenti sospetti di auto e presenza di persone sconosciute che incutono sentimenti di allarme. Da qualche giorno è nato su Facebook il gruppo “Vogliamo di nuovo la tranquillità a Troia”. Noi di L!NK insieme ad Attiv@mentis, UGT e altri cittadini, siamo pronti ad accogliere questa voce e ad organizzare anche attraverso le pagine del nostro giornale “SV’GLIAM’C!”, ossia una mobilitazione cittadina domenica 21 marzo. La giornata sarà scandita in 2 momenti: la mattina si raccoglieranno le firme per l’appello che pubblichiamo di seguito; nel pomeriggio si terrà un’assemblea pubblica alla presenza delle Istituzioni e delle Forze dell’ordine per sensibilizzare, rassicurare e chiedere consiglio. Solo lavorando in sinergia si possono stroncare sul nascere eventi gravi come quelli dei giorni scorsi.


APPELLO “SV’GLIAM’C” - GIOVANI PER UNA CITTADINANZA ATTIVA -

Le cause a cui molti ricorrono frettolosamente per spiegare questo fenomeno sono molteplici: la crisi economica, la presenza di immigrati stranieri o il non adeguato lavoro delle forze dell’ordine nelle strade. Tuttavia crediamo che non sia utile generalizzare e nasconderci dietro facili qualunquismi. C’è il rischio che si ingeneri un clima di indifferenza, intolleranza verso il diverso, diffidenza verso l’altro e divisione sociale. Per questo come ragazzi e ragazze di L!NK, At-

tiv@mentis, UGT e cittadini tutti, ci proponiamo di diffondere e far nascere una nuova cultura della coesione, della legalità e dell’accoglienza per combattere la dilagante paura ed incontrarci in un unico senso comune di convivenza civile. Lanciamo questo appello a tutta la cittadinanza, insieme alle famiglie, le associazioni, le istituzioni, i partiti e i movimenti, le parrocchie, i giornali e i blog d’informazione e tutte le attività economiche­, affinché ognuno si senta parte attiva di questo nuovo cammino di partecipazione e consapevolezza sociale che vorremmo intraprendere. Vogliamo organizzare una mobilitazione in piazza, giornate di sensibilizzazione contro la criminalità ed esprimere la nostra solidarietà alle vittime: questi sono solo i primi passi verso un cambiamento che insieme possiamo rendere concreto e condiviso. ATTIV@MENTIS, L!NK, UGT e cittadini troiani.

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Da alcuni mesi a questa parte si sta verificando uno spaventoso incremento dell’attività criminale a Troia. Roghi sospetti di auto, furti in appartamenti, rapine a mano armata in pieno giorno e lettere minatorie: questo è il triste scenario, del tutto inedito, a cui il nostro paese sta assistendo con sconcerto. Abbiamo sempre ritenuto la nostra cittadina piuttosto estranea alla malavita organizzata e a forme di delinquenza che ormai diventano sempre più radicalizzate e quotidiane.

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POLITICA

SPECIALE ELEZIONI REGIONALI 28-29 marzo 2010

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al “premio di maggioranza”. Anche per queste elezioni ci sarà una uno sbarramento al 4% che consiste nel limite da superare per una lista per avere dei seggi in Consiglio.

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lessandro Volpe > alessandro.volpe@live.it Come si vota?

Ciascun elettore può, con un unico voto, votare per un candidato alla carica di Presidente e per una delle liste a esso collegate, tracciando un segno sul contrassegno di una di tali liste. Nel caso in cui l’ elettore tracci un unico segno sulla scheda a favore di una lista, il voto s’intende espresso anche a favore del candidato Presidente a essa collegato. Ciascun elettore può esprimere inoltre un solo voto di preferenza per un candidato della lista da lui votata, scrivendone il cognome sull’apposita riga posta a fianco del contrassegno. È ammesso il voto disgiunto: si può votare un candidato presidente e, contemporaneamente, anche una lista e un candidato consigliere che fanno parte di un’altra coalizione. Qualora l’elettore esprima il voto a favore di un candidato Presidente e la preferenza per più di una lista a esso collegata viene ritenuto valido il voto al candidato Presidente e nulli i voti di lista. Non è previsto il ballottaggio. INFO: www.voxpopuligroup.it/wordpress/elezioni-regionali-puglia-2010

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bbiamo sentito la necessità di dedicare uno speciale del nostro mensile alle elezioni regionali che si terranno in tutti i comuni della Puglia il 28 e 29 marzo, avendo un dovere civico e morale di divulgazione delle informazioni sulle elezioni e sui candidati. Queste regionali pugliesi sono nella fase attuale tra le più importanti, se non proprio le più importanti, a livello nazionale. In Puglia si gioca una competizione decisiva fra quattro candidati: Nichi Vendola, governatore uscente della Regione, Rocco Palese, capogruppo negli ultimi cinque anni del Pdl in Consiglio regionale, Adriana Poli Portone, senatrice ed ex sindaco di Lecce e Michele Rizzi, lavoratore precario e coordinatore regionale del Partito d’Alternativa comunista. Gli elettori chiamati alle urne saranno circa 3 milioni e 500 mila, con una previsione di affluenza attestata sul 71%. Il sistema elettorale è separato per l’elezione del Presidente e l’elezione del Consiglio reegionale: per la prima elezione il sistema sarà maggioritario, ovvero il candidato che raggiunge il maggior numero di voti vince, senza alcun ballottaggio, per la seconda elezione vigerà il sistema proporzionale, le liste avranno un numero di seggi proporzionali ai voti ottenuti, la lista che otterrà più voti avrà diritto

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www.giannicola.it


locale

una sfida di famiglia N

on s’è fatto attendere lo squillo di tromba che come in ogni competizione elettorale sancisce il pubblico inizio della corsa alla poltrona a suon di ‘seipertre’ (di berlusconiana memoria), manciate di materiale, volantini svolazzanti e manifesti (di ogni taglia) in sovrabbondanza, che prendono d’assalto ogni libero spazio rimasto. Ne avremo per molto dei faccioni sornioni, degli slogan ammiccanti e delle facili promesse fritte e rifritte. Ed è così che si scatenerà la peggiore lotta all’ultimo voto da qui fino al 28 e 29 Marzo quando i cittadini pugliesi (insieme a quelli di altre 12 regioni) dovranno scegliere il proprio presidente e i cinquantasei inquilini-consiglieri che dovranno sedere tra i banchi di via Capruzzi. Anche Troia non si sottrae alla fiera, ma anzi è entrata a pieno ritmo nei giochi, ed oltre le strade e le cassette della posta infestate di propaganda, si presenta con una sfida tutta ‘interna’ , che vedrà una contesa anche simbolica attorno ad un cognome che ha segnato così come in passato la storia politica troiana e locale: De Leonardis. I due candidati troiani, Giovanni (o Giannicola ) e Giuseppe, sotto il segno della G, si dovranno saper spartire e conquistare oltre che i consensi, curiosamente anche l’immagine di un’identità che in qualche modo nella diversità li accomuna. Il primo comunque è figlio di Donato, colonnello democristiano in Capitanata, eletto per cinque legislature alla Camera dei Deputati, amico e stretto collaboratore di Aldo Moro. Il secondo è figlio di un ‘soviet’ del PCI

troiano, Vincenzo, cresciuto a pane e rose, con la tessera della FGCI ad 11 anni. Figli quindi allevati in due scuole diverse, sezioni Dc e case del popolo, ma uniti da una passione che certamente ha scandito le loro vite : Giovanni infatti è impegnato nel mondo delle imprese di Capitanata, ha conseguito una laurea alla ‘LUISS’ , un diploma in California, è consigliere regionale uscente e per replicare il successo della volta scorsa corre nell’UDC a sostegno della lady di ferro Adriana Poli Bortone; Giuseppe invece ha ricoperto da sempre diversi incarichi nelle istituzioni (dopo la sua prima esperienza a 21 anni come assessore comunale, e fino al 2008 come assessore provinciale), è stato dirigente ARCI, schierato con ‘Sinistra Ecologia e Libertà’, tenta di varcare per la prima volta la soglia dell’assise regionale e riconfermare l’esperienza del rivoluzionario gentile Nichi Vendola. Due personaggi con un minimo comune denominatore che oggi si ritrovano a disputare una partita sullo stesso campo all’ombra del rosone, con casacche di colori diversi. Dovranno sapersi conquistare a piene mani la fiducia di un territorio aduso spesso a vedersi incartato in confezioni di voti al soldo di talune alchimie politiche e che dovrebbe invece poter vedere finalmente rappresentate le proprie ragioni e i propri bisogni, oltre ogni campanilismo e ogni cognome.

A

ntonio Jr. Ciarmoli > compagnoanthos@hotmail.it

SCRIVI A L!NK

La redazione è APERTA a quanti abbiano voglia di mettere nero su bianco le proprie idee, segnalare un evento, difendere una causa, alzare la voce, incazzarsi o anche semplicemente raccontare un aneddoto o condividere un’esperienza...

redazione.link@gmail.com 6


speciale ELEZIONI

BASTA CHIACCHIERE, E’ PALESE

www.roccopalese.it

L

o “stakanovista” Rocco Palese, grande amico di Raffaele Fitto, è nato ad Acquarica del Capo, in provincia di Lecce, il 31 dicembre 1953. Medico, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari. Direttore sanitario dell’Ospedale di Gagliano del Capo dal 1993 al 1995, è autore di 51 pubblicazioni chirurgiche. E’ stato vice-Sindaco dal 1990 al 1993 della suo paese natìo e successivamente Consigliere nello stesso comune. Eletto per la prima volta consigliere regionale nel 1995 in area cattolica. Si è iscritto a Forza Italia dal 1999; vicepresidente della Giunta Regionale Distaso, con delega al Bilancio, fino al 2000. Da Raffaele Fitto è nominato assessore al Bilancio ed alla Programmazione dal 2000 al 2005. Nel corso della legislatura di Nichi Vendola è stato il “capo” dell’opposizione essendo stato Presidente del Gruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale. A fine gennaio 2010 il premier Silvio Berlusconi lo designa come candidato del centrodestra alle elezioni regionali. Le liste che sostengono la sua candidatura sono sei: PDL, La Puglia Prima di tutto, Udeur, Pensionati, I Pugliesi, Alleanza Pli-Dc-Caccia.

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ORGOGLIOSAMENTE TERRONA L

www.adrianapolibortone.eu

a “donna del Sud” Adriana Poli Bortone è nata a Lecce il 25 agosto 1943. Docente liceale di lettere classiche presso il “Palmieri” di Lecce e poi professore ordinario nel 1985 di Letteratura Latina presso l’Università di Lecce. Oggi è in pensione. Nel 1967 viene eletta consigliere comunale del capoluogo salentino nella lista del Movimento Sociale Italiano. Da allora è stata sempre riconfermata fino alla elezione a Sindaco nel 1998. Nel maggio del 2002 viene rieletta con un grande consenso popolare. Più volte deputato, el 1994 viene eletta Vicepresidente della Camera dei Deputati nominata, successivamente, Ministro delle Risorse agricole, alimentari e forestali del primo Governo Berlusconi. Nel luglio 2005 il presidente di An, Gianfranco Fini la nomina Coordinatrice regionale del partito in Puglia. Nel maggio 2007 termina il suo secondo mandato di Sindaco di Lecce e viene eletta consigliere comunale con 2240 preferenze. A luglio 2007 è la vice-Sindaco e Assessore alla Cultura, Politiche Comunitarie e Fascia Costiera. Nel 2008 abbandona An per fondare il proprio movimento “Io Sud” con cui si candida a Presidente della Provincia di Lecce senza essere eletta. La sua candidatura oggi a Presidente della Regione è sostenuta da due liste: Io Sud-MPA e UDC.


speciale ELEZIONI

LA POESIA E’ NEI FATTI I

www.nichivendola.it

l governatore uscente Nichi Vendola è nato a Terlizzi, in provincia di Bari il 26 agosto 1958. Cresciuto in una famiglia cattolica e comunista, si iscrive giovanissimo nella Federazione Giovani Comunisti Italiani. Si laurea alla facoltà di Beni Culturali dell’Università di Bari e si attiva come giornalista dell’Unità, come promotore dell’Arcigay e della Lega italiana per la lotta contro l’AIDS. Contrario allo scioglimento del PCI nel ‘91, è tra i fondatori del Partito della Rifondazione comunista. Eletto alla Camera dei Deputati nel 1992, fu sempre rieletto fino al 2005, quando si candida a Presidente della Regione Puglia dopo la sua inaspettata vittoria alle primarie del centro-sinistra battendo con il 50,8% dei voti il biscegliese Francesco Boccia. Alle elezioni regionali pugliesi di quell’anno trionfa sconfiggendo il candidato del centro-destra Raffaele Fitto e diviene Presidente della Regione. Nel 2008 lascia Rifondazione per costituire il Movimento della Sinistra e successivamente Sinistra Ecologia Liberta di cui è portavoce nazionale. Nel 2010 vincendo ancora una volta su Francesco Boccia alle primarie si riconferma candidato unitario del centrosinistra sostenuto da sette liste: PD, IDV, SEL, Federazione della Sinistra (Prc-Pdci) - Verdi, Moderati per Vendola e Lista Bonino-Pannella.

PRECARIO ANTISISTEMA

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utente facebook: Michele Rizzi

l “rivoluzionario trotskista” Michele Rizzi è nato a Barletta. Ex dirigente nazionale del Partito della Rifondazione comunista, ne fuoriuscì prima dell’entrata del Partito nel Governo Prodi. E’ stato tra i fondatori del Partito d’Alternativa comunista, scissione trotskista di Rifondazione, di cui è attualmente coordinatore regionale. Di professione lavoratore precario in un call-center, si è già presentato come candidato Presidente alle elezioni provinciali della BAT. Nel comunicato stampa del suo Partito che annuncia la sua candidatura a Presidente della Regione Puglia definisce Rizzi come «un candidato antisistema, anticapitalista e rivoluzionario che parlerà delle lotte degli operai della Bar.s.a. di Barletta, dell’Adelchi messi sul lastrico dal padronato, dei cittadini di Modugno che stanno combattendo contro la centrale a turbogas». La sua campagna elettorale è incentrata su tre impegni fondamentali: salvare i lavoratori in cassaintegrazione, disoccupati e in condizione di precariato. La sua candidatura è sostenuta dal Partito d’Alternativa comunista.

“RIACCENDIAMO TROIA” ii EDIZIONE

TRADIZIONALE “FAL0’ DI S.GIUSEPPE”

VENERdi’ 19 marzo - h20.00 via aldo moro - troia(FG) 8


ATTUALITA’

nucleare sì, ma NON NEL MIO GIARDInO N

el panorama politico regionale locale si insinua lo spettro dell’energia nucleare e di centrali che trovano la loro migliore collocazione proprio dietro le nostre case non solo al sud Italia, ma proprio in Puglia! Notizia tecnica e inopinabile è il via libera del Consiglio dei Ministri al decreto legislativo sul nucleare. Il provvedimento disciplina la localizzazione, la realizzazione e l’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi. Il provvedimento detta le regole per individuare i siti e assicura incentivi sotto forma di sgravi sulla spesa energetica, ma anche sulle imposte, alle popolazioni che accoglieranno le centrali. Sono anche previste campagne informative. Il decreto, ha detto il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola « si caratterizza per la trasparenza e il rispetto assoluto della sicurezza delle persone e dell’ambiente ». Scajola ha sottolineato che «individuato il percorso per il riavvio del nucleare, i primi lavori nei cantieri partiranno dal 2013 e la produzione di energia elettrica dal 2020». Il Governo, dunque, preme l’acceleratore sul piano di ritorno in Italia dell’energia nucleare. Il provvedimento, che era stato esaminato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri del 22 dicembre, ricevuto il via libera delle commissioni parlamentari competenti, ha registrato il parere positivo anche del Consiglio di Stato. All’appello manca però il parere delle Regioni, questo ad

oggi. Nello scorso Consiglio dei Ministri, il Governo ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. In realtà, però, il no al piano nucleare è venuto, anche se non per via normativa, da quasi tutte le Regioni tranne la Lombardia, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, sull’onda dei ricorsi alla Corte Costituzionale presentati da 11 amministrazioni (Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana), che hanno rilevato profili di incostituzionalità nelle procedure previste per la definizione dei siti e per i processi autorizzativi delle centrali. Altre 4 (Veneto, Campania, Sardegna e Sicilia), hanno dato il loro sostegno. In Sicilia, per esempio, l’assemblea regionale ha detto no al nucleare con un ordine del giorno, approvato all’unanimità, con l’appoggio anche del governatore Raffaele Lombardo. Il fatto più interessante è che le Regioni del Nord Italia rappresentate dai loro parlamentari e ministri si sono rese disponibili in Parlamento al voto favorevole alle centrali nucleari ma, come emblematicamente fa il ministro leghista all’agricoltura Zaia quando gli si chiede se è favorevole al nucleare nella sua regione, risponde: ”Sì al nucleare ma non in Veneto”.

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edazione > redazione.link@gmail.com

AMBARADAM pub

by Zinghillo

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V ia S.Benedetto, 11 71029 T roia (Fg)


ambiente

FERMARE LA NATURA. O L’UOMO? S

antiago, Cile - violentissimo sisma di magnitudo 8,8 gradi (scala Richter), allarme tsunami. Maierato, Calabria - frana un intero lato della montagna a ridosso del centro. Tutti i 2.300 abitanti hanno lasciato le proprie case. Messina - un nubifragio causa frane e smottamenti. Oltre 400 gli sfollati, 18 le vittime. L’Aquila, Abruzzo - terremoto fino a magnitudo 6.3. 1600 feriti , 308 le vittime. Haiti - 15km dalla capitale Port-au-Prince, terremoto di magnitudo 7.0. Un terzo della popolazione colpita, più di 100.000 vittime. Questi sono alcuni dei recenti disastri naturali. Ma credete davvero che la Terra sia incapace di agire, costretta a subire i colpi dell’uomo e a restare ferma, pur girando sempre su se stessa? Dai fatti non si direbbe proprio. La Natura continua ogni giorno a farsi sentire manifestando la sua attività incontrastabile e incessante. Negli ultimi tempi l’equilibrio Terra-Uomo non ha tenuto e si sta pian piano sbilanciando, come dimostrano le ultime catastrofi quali terremoti, maremoti, frane ecc. E’ come se l’intero globo avesse voluto rimarcare con tutto questo gli errori commessi dall’uomo, a suo stesso rischio e

l ! nk

mensile indipendente In attesa di registrazione

Editore Centro Sociale e Culturale ITALSUD “AMBARADAM” Via S.Benedetto, 11 71029 Troia (Fg) C.F. 94055080710

pericolo, nei confronti della Natura. La domanda che molti si pongono è: si può prevedere un evento simile? L’uomo è convinto o meglio si illude di essere capace di governare e sfidare la Terra. E’ una sfida persa in partenza: più che prevedere bisogna - ed è possibile! - prevenire. Progettare edifici antisismici sicuri con criteri, materiali e in siti adeguati; organizzare e gestire gli spazi non edificando ovviamente in zone “rosse” come la gola di una montagna, il pendio di un vulcano, aree franose o comunque non idonee... tutto ciò di certo non eliminerebbe i danni, ma almeno potrebbe limitarli di gran lunga. La Terra che ci dà vita è lei stessa ricca di energia e carica di una forza ingovernabile, è per questo che spesso solo l’uomo è la causa di errori scatenanti ingenti sciagure. Ridurre gli effetti rovinosi di eventi simili e operare in modo corretto è possibile e doveroso. Ma di fronte ad una Natura imprevedibile, possiamo solo rimanere a guardare.

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iambattista Ciarmoli > jamby.ciarmoli@hotmail.it

In redazione - Troia

Grafica&Web Mario Beccia Piergiorgio Aquilino, Mario Beccia, Maria Rosaria Catallo, Antonio Jr. Vignette Luigi Iannelli Stampa Tip. Mauro - Troia Ciarmoli, Giambattista Ciarmoli Tiratura 1.500 copie Antonio Amodio, Giovanni Villani, Diffusione Alessandro Volpe Free press distribuito porta a porta a Troia e in oltre 50 luoghi di riCollaboratori di redazione trovo della provincia di Foggia. Lorenza Guadagno In redazione - Foggia

Hanno collaborato Michele Curci

Direttore responsabile

Direzione grafica & pubblicità

Marisa Donnini

GLAM staff - glamstaff@ymail.com

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LETTURE

I TRENI DELLA FELICITA’ E’

il libro di Giovanni Rinaldi, esperto di comunicazione e organizzazione culturale (www. giovannirinaldi.info), che racconta della singolare situazione nell’Italia meridionale degli anni ’50 e ’60 del dopoguerra in cui, in teoria, la nuova Costituzione doveva essere già attuata ed operativa. All’art. 4 è scritto: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Niente di quello che accadeva: i lavoratori continuavano a guadagnare lo stretto necessario per sopravvivere o spesso neanche quello. Tale realtà di povertà in cui la popolazione versava portò ad una serie di rivolte a sfondo sociale appoggiate e gestite dai partiti di sinistra (P.C.I.) e dai sindacati. In genere si leggono i libri di storia pensando che “le storie” scritte siano distanti da noi nel tempo e nello spazio e dal nostro orizzonte di conoscenze. Nel marzo 1950 proprio nella vicina San Severo ci fu una delle tante sommosse con le quali i cittadini lavoratori rivendicavano i propri diritti e pertanto l’attuazione delle promesse sancite dalla Costituzione. Molti nostri conterranei ne furono i protagonisti. La storia di Carmine Cannelonga spicca sopra tutte: fu capo spontaneo dei tumulti, dei continui scioperi di quei giorni, durante i quali qualcuno perse anche la vita affinché fossero domati. Il 23 marzo Carmine si recò al commissariato per avvertire la polizia dello stato di cose e per invitarla ad intervenire. Per tutta risposta (per sbaglio?) fu arrestato e con lui altri 180, tra uomini e donne. I bambini indifesi ed innocenti, che non meriterebbero i dolori delle guerre, sono coloro che invece li scontano più di tutti: le nuove vittime di questa lotta sociale furono circa 70 bambini, che, rimasti senza genitori ne parenti, pochi giorni dopo la rivolta partirono

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< IL LIBRO

L’immagine è presa dalla copertina del libro edito da Ediesse. Sotto: braccianti davanti alla sede della CGIL a Sansevero (Fg) in una foto d’epoca.

nei treni (diventati proverbialmente della felicità) da San Severo per le mete più svariate dell’Italia centro-settentrionale. Tra questi un bambino di 6 anni, Severino Cannelonga, figlio di Carmine, venne accolto da una famiglia abruzzese di sinistra. Lo scorso 26 febbraio Severino ha incontrato i ragazzi del Liceo Scientifico “Volta” di Foggia ai quali ha raccontato appassionato i suoi ricordi: “Mi è rimasto impresso nella mente il latte che nella mia “famiglia adottiva” bevevo tutti i giorni e che invece potevano darci a San Severo solo quando eravamo influenzati, diventando causa d’invidia da parte di chi invece stava bene in salute!”. La famiglia che lo ha accolto – racconta – lo ha trattato come un figlio e dopo aver fugato la paura dei “comunisti che mangiano i bambini” iniziò a sentirsi a casa sua, amato. Il 5 aprile del 1952, dopo 62 udienze, la Corte d’Assise di Lucera emise la sentenza di assoluzione per gli imputati Cannelonga, Colaneri, D’Onofrio e Berardi; 49 persone venivano condannate a pene varie per reati minori; rimanevano in carcere 12 imputati si 110. Per i piccoli sanseveresi erano trascorsi in fretta due anni, all’insegna della spensieratezza e di quella sana ingenuità propria dei bambini: alcuni decisero di rimanere nelle famiglie che li avevano ospitati, spallucce e ginocchia troppo fragili per reggere il peso della povertà e degli stenti. Severino tornò a casa, ma non ha mai dimenticato la famiglia “compagna” che lo ha ospitato – con la quale è tuttora in contatto - e il gelato della domenica.

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aria Rosaria Catallo > marycatallo@gmail.com


spettacolo

ITALIA AMORE MIO “L

o dico io da musicista. Questa non è una canzone. E’ una fetecchia!”. Così si esprime Nino D’Angelo. Un giudizio pesante, rilasciato in un’intervista di Giletti al programma l’Arena: “Il principe non è un cantante. Andasse a fare l’Isola dei Famosi!”. Anche quest’anno milioni di telespettatori (per la precisione picchi di 15,6 milioni e 65% di share - da AGI online) hanno assistito al grande festival della canzone italiana tenutosi a Sanremo. Presentato dall’ormai affermata Antonella Clerici, la 60° edizione della più famosa competizione canora a livello nazionale ha visto 16 artisti in gara, tutti desiderosi di vincere. Purtroppo la sorte (o forse sarebbe più giusto dire “il televoto”) ha voluto che fra questi sia stato solo uno a portare il trofeo con palma e leone: il giovanissimo Valerio Scanu, vincitore anche di Amici, di appena 19 anni. Questa edizione però ci ha regalato colpi di scena veramente inaspettati. Appena il videoclip ha annunciato l’esclusione di Malika Ayane, subito si è scatenata una vera e propria ribellione: “L’orchestra ha protestato come non mai. Sia la ritmica che la sinfonica sono arrabbiatissime! Non ho mai visto l’orchestra buttare via gli spartiti!” Queste sono le parole preoccupate della Clerici durante l’ultima serata, mentre il pubblico gridava accanito: “Venduti, venduti!”. I “colpevoli” della sommossa sono da ricercare nel trio formato da Pupo (al secolo Enzo Ghinazzi), il principe Emanuele Filiberto di Savoia e il tenore Luca Canonici. Una canzone, uno scandalo. Quasi tutti gli orchestrali avrebbero voluto la vittoria di Malika, ma purtroppo per loro il televoto sovrano ha preferito eliminarla piazzando invece al secondo posto “questi patetici tre”. Sin dalla prima puntata avevano diviso il pubblico in sala con la loro canzone “Italia amore

< IL PALCO

La scenografia della 60a. edizione del Festival di Sanremo. In basso: i “risultati” del televoto sul podio dei vincitori.

mio”: c’era chi li apprezzava (e questi a dir la verità erano in pochi) e chi invece non li poteva sopportare, tant’è vero che appena hanno messo piede sul palco dell’Ariston, senza che nessuno avesse mai ascoltato la canzone, sono partiti fischi ed urla. Dal quel momento tantissime critiche sono state mosse in generale verso di loro, ma in particolar modo verso il principe di Savoia. Su di lui (e non “su di noi” come direbbe Pupo) ne abbiamo sentite veramente di tutti i colori: che sia stonato, che non sia un cantante, che abbia una voce nasale... e ancora, chi più ne ha, più ne metta. Sicuramente uno dei motivi per cui sono stati tanto criticati è stata la presenza di Marcello Lippi nella terza puntata. Oltre che aver modificato il testo della canzone durante l’esibizione - cosa che secondo il regolamento del festival non si potrebbe fare, ma secondo Pupo era già stabilita col regista fin dall’inizo - i tre si sono praticamente “ruffianati” il CT della nazionale di calcio italiana il quale ha fatto un’oggettiva pubblicità gratuita. Ora a chiunque interessi, è possibile deliziarsi su YouTube digitando la frase “Italia amore mio + Over the rainbow”; oppure per i fan di Elio e le storie tese vedere l’immancabile parodia. Per concludere, proprio il giorno dopo il festival sono stati intervistati tutti e tre sempre all’Arena, e Pupo, dobbiamo riconoscerlo, si è difeso davvero bene contro le varie critiche che gli sono state mosse: “Ve lo voglio dire con tutta sincerità: se si continueranno a fare polemiche, ne sono sicuro, questa canzone diventerà un successo mondiale!”.

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iovanni Villani > elephantgioppy@hotmail.it

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sensus vivendi

18 FEBBRAIO, SAREBBERO STATI 70

”Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento Dio di misericordia vedrai, sarai contento.” a Fabrizio De Andrè, cantore di vita.

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orenza Guadagno > sensusvivendi@gmail.com


CASA MANGIeddormi TESORO, QUALCOSA NON VA? NON HAI APERTO BOCCA TUTTO IL GIORNO!

QUALCOSA NON VA?! PAPA’ HO SCOPERTO CHE IL MIO RAGAZZO SI DROGA!

MIO DIO! COME PUO’ FARE UNA COSA SIMILE...? E’... E’ INCREDIBILE!

GIA’... DAVVERO

STUPEFACENTE!

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uigi Iannelli > ginovanta@hotmail.it

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RACCONTI

NELLA PANCIA DELLA BESTIA

- S E C O N D A parte -

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i sono momenti in cui scegliamo il male sapendo che è sbagliato, pretendendo poi di avere la facoltà di poter piangere sui nostri terribili sbagli, pentendoci sempre quando è troppo tardi. La verità amara, le nostre colpe, sembrano addolcite da questa ipocrita farsa contro noi stessi ma tutto rimane sempre al suo posto, immobile, come una onnipresente e perpetua ferita aperta, da cui sgorga il sangue delle menzogne che uccidono il bene. I miei compagni, raggomitolati come gatti randagi, sulle sponde di quel vallo improvvisato, erano talmente rapiti dal sonno che sembravano essersi dimenticati di essere nel punto più basso dell’Ade, circondati dal nemico e nel pieno di una guerra. E sinceramente, il peso delle loro vite sulle mie spalle, cominciava a farsi sentire. Ma ancora mi mancava il coraggio di farla finita. Niente vietcong, e ormai erano le sei. Cominciavo a credere che sarebbe stato meglio tentare di salvarsi da soli, senza aspettare che arrivassero altri elicotteri per il recupero. Inoltre, ero assolutamente certo che nessuno di noi avrebbe superato un’altra notte come quella appena trascorsa. Verso le sette e mezzo circa, scoprimmo che la mancata veglia, il freddo umido e l’assenza di medicine avevano procurato la morte di Rutgers e McEllis. Thomson, per sua sfortuna, li vide per primo. Questo lo scosse in modo profondo, anche se all’inizio nessuno si accorse dell’entità che quella visione tragica rappresentò per il giovane caporale. Passarono dieci minuti dalla scoperta dei corpi esanimi, e successivamente decidemmo di seppellire i loro corpi qui nella giungla. Li avremmo lasciati nella trincea e coperti con la terra. Non potevamo portare con noi i cadaveri, ci avrebbero rallentato. Ramirez e Fortune afferrarono prima McEllis e con una goffa e impacciata dolcezza, cercarono di adagiare il cadavere del soldato sul fondo del budello melmoso, ancora invaso dall’acqua stagnante. Stessa sorte toccò a Rutgers. Fui io, però, a dare il tocco finale a quel funerale improvvisato, che tuttavia non riusciva a rinunciare ad una solenne ceri-

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moniosità, nemmeno nel bel mezzo del posto più ostile del pianeta. Il mio elmetto aveva cucita sopra una grossa toppa, raffigurante la nostra bandiera, accompagnata da uno slogan beffardo e ruggente, quanto inutile: “Born to be wild, born to be free”. Afferrai allora il mio coltello e presi a strappare la toppa dalla stoffa su cui aderiva, e lo feci con tanta di quella rabbia da sembrare un pellerossa che faceva scalpi. Staccai quella piccola e insignificante bandierina dai bordi sfrangiati e la lanciai sui corpi ormai rigidi dei miei compagni defunti. Nessuno disse una parola. Non un misero fiato riuscì a far sibilare alcun alito articolato , nemmeno biascicato o rotto dall’emozione. Era il nulla. La toppa vorticò leggera come un fazzoletto al vento e si andò a posare sulla pancia di McEllis. Rimasi a fissare l’elmetto, e le parole dipinte su di esso. Non ero nato per essere selvaggio, e la paura terrificante di questa giungla mi segnerà per sempre; non ero nato per essere libero, perché sono diventato schiavo della democrazia che volevo proteggere, dei miei stessi ideali e del terribile flagello della guerra. Non vi è niente di giusto in queste parole, e non vi è niente di giusto in quello che ho fatto. In me, il desiderio di morire si fa sempre più grande ma la paura mi astiene ancora dal gesto estremo che voglio compiere. Prego che la giungla mi porti via per sempre. Vivere dopo questa notte, sarà peggio della morte, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni dannato secondo. Finisco di scrivere questa prima lettera… cercando di dimenticare le urla disumane che Thomson lanciò quando salimmo sul mezzo che ci ha riportò al campo base. Dopo tutto quel silenzio tombale, i suoi nervi scatenarono tutto il disprezzo per la bestialità di quella giornata passata nel pantano. Le sue grida risuonano ancora nella mia mente stanca e spesso mi privano del sonno. Gesù, mai in vita mia avrei creduto che un uomo potesse struggersi e scapigliarsi al punto da emettere urla capaci di spodestare Iddio Onnipotente in persona dall’alto dei cieli. “Danny caro… allora… cosa ne pensi? Questo


è quello che ha scritto tuo padre, sul fronte… che… cosa… credi… adesso? Vuoi ancora davvero andare in guerra, figliolo?” – “Sarebbe una follia ancora più grande se non partissi oggi stesso per l’Iraq… mamma… il mio paese ha bisogno di me… ognuno di noi è importante. Perché non capisci?” Per quanto le circostanze possano variare nel corso del tempo, ci saranno sempre cose che mai muteranno nel mondo: la stupidità dell’uomo e la mostruosità del flagello che ha creato per compiacere la sua ambizione.

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< I SOLDATI AMERICANI Il racconto verte sulla guerra condotta dagli Stati Uniti in Vietnam alla fine degli anni ‘60.

ntonio Amodio > toninoamodio@libero.it

LETTERE VS CHAT: 1-0 “C

iao che fai?” Classica domanda di chi è in chat … “Secondo te che faccio, sto al computer!..” “Ciao tutto bene?” Classica domanda di chi non sa cosa dire in chat... Se mi avessero detto dieci anni fa che avrei parlato con il mio migliore amico tramite computer o tramite sms avrei pensato che fosse impossibile. Eppure è cosi: questo è l’attuale realtà! Ormai sono molti gli utenti che ogni giorni si scambiano miliardi di sms, e-mail e quanto offre la tecnologia che avanza. Non è che sia contrario, anzi, ma a volte mi chiedo perché invece di utilizzare le nuove forme di comunicazione non si faccia uso delle vecchie e sempre care lettere. Ovviamente non intendo sostituire completamente le forze di comunicazione che il progresso ci offre con mezzi che possono sembrare “antichi” e superati. Internet ha ormai compiuto vent’anni (quindi è diventato maggiorenne), i progressi sono stati enormi, l’intento di chi l’ha inventato era quello di comunicare in tempo reale con gli amici e di incontrare nuova gente e magari di alleviare la solitudine che in certe persone è davvero cronica, quindi accorciare le distanze. Certo è che tutto ciò è stato risolto: si comunica in tempo reale e ci si sente più vicini, ma mandare sms o e-mail ad amici e parenti ci ha fatto diventare un pò tutti schiavi dato che ogni volta che li si manda si ha sempre il desiderio di mandarne un altro ed un altro ancora e di sentire il rassicurante suono dell’arrivo di un messaggio, senza del quale si rischia di diventare matti! La nuova tecnologia compor-

scrivi @ L!NK

ta in certe persone (e non sono rari i casi) vera e propria dipendenza, cosa che non avviene certo nello scrivere una lettera sia essa d’amore, sia essa di saluti, sia essa di lavoro. Perché l’essenza stessa della lettera possiede in sè sempre qualcosa di romantico ed al tempo stesso regala sensazioni uniche che un sms o un e-mail non donano affatto. Infatti scrivere una lettera implica una prima fase importante: concentrazione; poi la stesura: cercare le parole giuste e soprattutto scrivere in una buona calligrafia. Poi sentire il profumo della carta, dell’inchiostro, della penna e sentire la persona a cui è destinata la lettera più vicina, affidare a quelle parole un obiettivo specifico e conservare nel cuore l’emozione che si prova nello scriverla. Una volta terminata la lettera non ne scrivi subito un’altra perché tutto ciò che provavi l’hai affidato a lei e resti in attesa della risposta. Per concludere posso dire questo, personalmente non sono contrario alla nuova tecnologia perché io stesso ne sono un fruitore, ma al contempo penso che scrivere una lettera sia una cosa unica, indimenticabile, emozionante. Per dirlo in gergo sportivo, lettere vs chat/sms: 1-0. Quindi cari ragazzi e ragazze qualche volta invece di mandare un sms/e-mail fermatevi un attimo e scrivete una lettera a chi vi è più caro e sveglierete nuove sensazioni che pensavate di non poter mai provare. Soddisfatti o rimborsati!

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ichele Curci > redazione.link@gmail.com

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Marzo 2010  

Anno I - num.4 - Marzo 2010

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