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mensile Anno 4 n°42 dicembre 2015 € 0,00

a v o Nu I Ricatti del mercato Filippo Gambetta Festival “La zampogna” Pifferi, muse e zampogne Riccardo Marasco Giuliano Gabriele

a s u M

Steampunk e Abney Park Malanova Whisky Trail Les Nuages ensemble Francesca Blanchard Voyage sonore


Sommario

n. 42 - Dicembre 2015

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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I Ricatti del mercato

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Pifferi, muse e zampogne

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Simone Carotenuto e i Tammorrari del Vesuvio

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Filippo Gambetta

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Un ricordo di Riccardo Marasco

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Dallo steampunk al dark cabaret

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Festival “La zampogna”

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Quartaumentata

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Barabàn

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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ove eravamo rimasti? Mi verrebbe questo da dire, soltanto a sentire tutti i discorsi “strampalati” che si fanno in giro... Peccato che a fare questi discorsi, il più delle volte siano autorevoli personaggi che masticano musica da diversi decenni. Dove siamo diretti? Questa è la logica domanda che devo, e dovete farvi, ascoltando i discorsi “strampalati” che questi autorevoli personaggi mettono in circolazione (non solo su facebook!). E così fu che il gestore del più storico negozio di dischi di Genova che festeggia i suoi 50 anni di attività, qualche giorno prima dell’evento, alla mia domanda se era arrivato qualche disco di musica folk mi disse candidamente “la musica folk è morta”... sono rimasto annichilito, al punto da decidere di non volergli rispondere con una sola sillaba. Mi perdonerete (non lui) se adesso, da buon “opinionista ligure”, mi sfogo su queste pagine... lo so, sotto Natale dovremmo essere tutti più buoni e perdonare, ma chi mi cerca mi trova.

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Andiamo avanti: un noto gestore di bar genovese, dopo aver minacciato più volte pubblicamente, su facebook (guardacaso), che non farà più concerti nel suo locale, decide di attuare l’intento, sempre su facebook... a me invece aveva detto che quelle serate musicali erano l’unica occasione in cui riusciva a riempire il locale, abitualmente semideserto. Sta di fatto che attualmente sembra che organizzi “random” un paio di concerti, prevalentemente folk, alla settimana!!! Questi concerti improvvisati (ammesso che abbiano luogo) li annuncia su facebook, che è la piattaforma ideale per accogliere personaggi poco attendibili. Noi di Lineatrad pensiamo di fare cosa buona e giusta se in futuro snobberemo tutti coloro che piangendo miseria sfruttano la musica, anche folk. Tornando al dischivendolo, mi piace ricordare che per festeggiare i suoi 50 anni di attività ha invitato a suonare una manciata di musicisti... folk, per intenderci. Uno di questi era Filippo Gambetta, che ha presentato il suo

FIM Fiera di Genova

Editoriale nuovo album, di cui abbiamo l’intervista in esclusiva. Tanto per ribadire alcuni concetti, la nostra vita è intrisa di musica folk, la società moderna è intrisa di musica folk, le trasmissioni televisive della RAI e di Mediaset sono intrise di musica folk, che fanno da colonna sonora di molteplici programmi (Onda verde, Sereno variabile) ieri sera una rubrica RAI dedicata all’economia finlandese aveva come colonna sonora alcuni brani delle Värttinä, il folk-gruppo finnico che per primo ho presentato in Italia quando erano ancora ragazzine sconosciute, proprio sulle pagine di Folk Bulletin. Il concerto natalizio di Mediaset è stato allietato da Hevia, il cui celebre spot pubblicitario per la nota industria automobilistica non è stato un caso isolato, visto che una nota robiola italica ha recentemente usato un brano tradizionale bretone, repertorio di Tri Yann, per la sua campagna pubblicitaria; e potrei andare avanti all’infinito, annoiandovi ulteriormente, sicuramente più dell’ineffabile


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Massimo Ferrante Lingalad

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Giuliano Gabriele Whisky Trail

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Le due visioni di Francesca Blanchard

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Malanova

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Mescarìa Les Nuages ensemble

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Voyage Sonore di Francesco Landucci

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

negoziante di dischi, che bontà sua è ben supportato da altri negozianti che “non vedono” o meglio “non vendono” più la obsoleta musica folk! Per fortuna esistono ancora dischivendoli che al folk ci credono. Allora mi perdonerete se perderò un po’ di tempo parlando di quelle etichette discografiche che insistono a pubblicare titoli folk, mi perdonerete se continuerò ossessivamente a parlare di quei musicisti che “vorrebbero” vivere di musica folk, e mi perdonerete se qualche volta, come adesso, mi verrà voglia di precisare nei confronti di chi manipola la musica folk... dopotutto non sono un imbellettato “giornalista presentatore” iscritto all’Albo, ma solo un freelance opinionista, dopotutto scrivo ogni mese una vagonata di necrologi sulla musica folk: esattamente come fanno ben più celebrate testate giornalistiche specializzate che si occupano esclusivamente di quei generi musicali che vendono! Buon Anno Nuovo e arrivederci alla grande nel 2016! ❖

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www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 4 - N. 42 - Dicembre 2015 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it

PROSSIMAMENTE SUI VOSTRI SCHERMI

Hanno collaborato in questo numero: Luca Ricatti, Jessica Lombardi, Aldo Coppola Neri, Eleonora Molinari, Gaia Rosetta, Stefania Rossi, Synpress 44 Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti I RICATTI DEL MERCATO di Luca Ricatti

ulla metropolitana di Roma, la tipologia del viaggiatore medio cambia a seconda della fascia oraria. E le persone più interessanti si incontrano nel primo mattino. Interessanti, va da sé, per un curioso osservatore dell’umanità come il sottoscritto, sempre a caccia di spunti per una canzone o un articolo. Alle prime luci dell’alba, a salire sui vagoni della metro è la massa insonnolita della classe proletaria: muratori, addette alle pulizie, magazzinieri di supermercati. Hanno già le facce stravolte. Intuisci alla prima occhiata che la notte è stata troppo corta, che dopo dodici ore di lavoro pesante sono andati a casa a pulire, cucinare, lavare i piatti, mettere a nanna i bimbi, contare i soldi per la rata del condominio. Qualche mattina fa, erano quasi le sette, sulle scale mobili della fermata di Piazza di Spagna, mi è caduto l’occhio su una donna di mezza età. Un po’ sovrappeso, abbigliamento ordinario. Infilate nelle maniche del cappotto aveva almeno due borse piene zeppe di roba. Una di queste era una sacca da shopping. C’era su scritto: I am Naomi Campbell. Troppo facile fare ironia. Il punto è: io sono così diverso dalla signora? Ovvio che non sogno di essere Naomi Campbell, ma forse vorrei essere, che so, Pierre Bensusan o Tony McManus, fare concerti in giro per il mondo, avere millemila fan e preoccuparmi solo di suonare bene la chitarra. Noi che prendiamo la metro in orari antelucani sogniamo tutti una vita diversa. E non solo noi, credo. I personaggi di successo hanno successo anche perché incarnano i sogni delle masse. Quello che gli esperti di marketing definiscono con l’infelice termine di personal branding, forse consiste proprio in questo: essere quello che altri vorrebbero essere. Ci sono limiti oggettivi a questa cosa, perché è difficile convincere il pubblico di essere l’incarnazione di un sogno, suonando in un pub di periferia il martedì sera, davanti a tre persone. E questo è uno dei modi con cui le major tengono le redini del mercato discografico: vendere al pub-

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blico sogni che solo loro hanno i mezzi e i soldi per realizzare. Ma c’è anche un risvolto, per così dire, psicologico. Non possiamo proiettare un’immagine contraria a quella che abbiamo di noi stessi. Voglio dire che se noi artisti siamo venditori di sogni, almeno un po’, dobbiamo essere il sogno che vogliamo vendere. Allora forse dovremmo sforzarci ogni giorno di essere la persona che sogniamo. Non ho scritto sembrare, ho scritto essere. E questa, tutto sommato, potrebbe essere una bella massima di vita. ❖


Interviste Intervista in occasione della presentazione del suo nuovo album “Otto baffi” davanti al negozio Disco Club di Genova

FILIPPO GAMBETTA di Loris Böhm

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n’occasione quasi grottesca per intervistare un musicista che presenta il suo nuovo album di musica folk... la festa del cinquantenario di vita di un negozio di dischi che, per esigenze di sopravvivenza, da anni ha rinnegato il folk, vendendo solo quei prodotti commerciali richiesti dai clienti... ben distanti dalla musica folk. Così vanno le cose nel delirio imprenditoriale genovese, ma questa è un’altra storia. Come dichiarato nell’editoriale, noi di Lineatrad preferiamo soffermarci su coloro che invece sono i paladini della musica folk, su coloro che ci credono. Filippo Gambetta è un esempio di carriera votata alla musica folk, sulla scia di suo padre Beppe, e può essere considerato, al pari di suo padre, il portabandiera della città di Genova nel mondo per questo genere musicale. Questo formidabile disco, che finalmente vede il nostro “depositario” di uno stile inconfondibile, è la conferma ai massimi livelli artistici internazionali di Filippo, orgoglio cittadino.

Filippo sembra un’orchestra di organetti... l’espressione che fotografo dal vivo è simile al disco!

Filippo, “Ottobaffi” o “Ottobassi”, questo è stato un gioco di parole sulle note musicali?

la prima era di collegare otto mie immagini con otto tipi diversi di baffi, ma mancava il riferimento all’organetto, allora pensando a varie formule ci siamo chiesti “perchè non pensare ad un baffo che si trasforma in organetto?” ed alla fine è uscita questa copertina che trovo molto carina e originale.

Da lì è nata anche l’immagine della copertina?

Qual’è la cadenza delle tue produzioni discografiche?

Inizialmente pensavo di intitolare il disco “Ottobassi” però era un titolo un po’ troppo serioso e banale, allora chiacchierando con Michel Balatti, dei “Liguriani” che mi dice “come va il tuo disco ottobaffi”, mi è piaciuta questa definizione.

L’immagine è nata dalla collaborazione con una grafica che si chiama Carola Zerbone, di Barcellona, e le ho spiegato che mi sarebbe piaciuto che ci fosse in copertina un collegamento tra l’organetto che suono e i baffi, dunque sono saltate fuori delle idee:

Diciamo che ero un po’ fermo con il discorso delle mie composizioni e dele mie musiche: è del 2009 l’uscita del disco precedente “Andirivieni”, e sono comunque passati sei anni. Devi sapere che esistono tantissimi tipi di organetto... c’è chi ha uno strumento a tre file con una

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certa intavolatura e altri con tantissime altre intavolature e piante note diverse. Questo fattore rende difficile la comunicabilità delle melodie tra un organettista e un altro: io ho composto le melodie sul mio organetto a tre file ma si trova un musicista o un allievo che vuole imparare il pezzo che dice che ha un organetto diverso dal mio e non può eseguire il brano, allora col passare del tempo mi sono detto che sarebbe carino fare un disco per gli otto bassi che almeno è quello più diffuso e più o meno usano tutti, e si parte da quello... ho fatto un discorso di massimizzazione, un disco che sia fruibile, interpretabile da tanti suonatori e da principianti che vogliano studiare. Io sono considerato abbastanza severo nella critica discografica, temuto da certi noti musicisti (anche di organetto) e devo dirti che i primi due dischi “Stria” e “Pria Goaea” non mi avevano entusiasmato tanto non per il loro valore reale, ma perchè ci si aspetta sempre di più da un “figlio d’arte” e penso ti abbia un po’ pesato ad inizio di carriera.

Eh... come ti posso rispondere... sicuramente faccio un genere di

Interviste

musica diverso da quello di mio padre perchè lui è nella musica folk americana ed io nella tradizione europea, a parte il mio progetto “Chocochoro” che riguarda la musica brasiliana per cui il fatto di es-

sere figlio d’arte mi ha dato modo di distinguermi in un genere diverso per cui i paragoni tra quello che fa il mio babbo e quello che faccio io sono diversi. Comunque tra di voi ci sono state compartecipazioni in alcuni album e una specie di gemellaggio artistico...

Lui era presente in un brano del disco “Andirivieni” ed io ho suonato in qualche suo disco, ma in questo nuovo lavoro le sonorità non hanno nulla a che fare con il mondo della musica americana... è molto radicato nelle tradizioni europee, ci trovi bourèe, una tarantella, ad eccezione di un brano brasiliano un po’ rock. Torniamo al discorso precedente: non ero rimasto troppo entusiasta dei primi due dischi perchè secondo me esploravi tante sonorità diverse ma eri ancora acerbo per esprimere un tuo stile: tanta ispirazione dalle sonorità folk ma poca interpretazione dalla tua personalità. Dopo Filippo Gambetta, l’Orchestra Bailam, altro importante gruppo folk genovese

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Su alcune cose sono d’accordo. Nel primo disco alcuni brani erano


Interviste

molto arrangiati. Quello che potrei dirti è che una scottish o una mazurka come io l’avevo suonata in “Stria” nel 2000, ora nel 2015 la suonerei in una maniera completamente diversa perchè col passare del tempo ho studiato di più certe cose e ho capito come andare a fondo nei linguaggi. In “Stria” mi piace l’atmosfera cameristica, alcuni temi larghi con violoncello e violino, mi sembrano ben riusciti. Chiaramente era il disco di esordio con i suoi limiti. Invece Pria Goaea lo considero un disco complessivamente abbastanza riuscito, anche perchè ci sono valenti musicisti. Quello che mi ha piacevolmente impressionato in Otto Baffi è che finalmente ho trovato quello stile inconfondibile che mancava prima: la tua mano è libera da schemi e influenze esterne, padrona dei propri mezzi.

Ti ringrazio, mi fa piacere, ci ho lavorato tanto in questo disco: è un disco fatto molto di cuore, molto meno di testa, dipende dal fatto stesso di averlo registrato in casa mia, autoprodotto, si investe filtrando da un mastering e il suono

finale è curato perchè passato attraverso delle buone mani. E’ stata una mia scelta perchè attualmente il mercato del disco è in crisi... (risata)... siamo davanti ad un negozio di dischi

...alla fine mi sono detto: mi organizzo autonomamente con Amazon e iTunes e in più rifornisco alcuni negozi personalmente e riuscirò ad ottenere un risultato simile. Oggi può essere la scelta giusta. Quando tu prima hai detto che ti piaceva il disco volevo aggiungere questo fatto che registrando in casa ti dà la possibilità di non avere delle scadenze impellenti. Quando ti capita di dover andare in uno studio di registrazione che hai fissato in agenda, magari il giorno prima non stavi bene o non stava bene un altro musicista, o avevi un problema improvviso che complicava tutto. Ci sono tante variabili che influiscono sulla registrazione in studio. Ma i contatti con i musicisti invitati sono stati decisi in precedenza a tavolino o sul momento?

e poi mi sono detto: “in questa traccia ci starebbe bene un quartetto di clarinetti” così ho scritto le parti e li ho invitati; poi in questa traccia potrebbe starci bene il contrabbasso di Federico Bagnasco piuttosto che il contrabbasso di Riccardo Barbera piuttosto che un basso di un bassista canadese (David Woodhead), per darti un esempio, non te li dico tutti e ventidue che sono tanti ma il disco è stato tutto un work-in-progress per cui è partito ad ottobre fino febbraio-marzo per cui mi sono preso tutti i tempi comodi, senza fretta, anche perchè oggi o fai un disco che te lo godi e ti soddisfa o se lo fai sotto la pressione tempistica di una casa discografica, le sue scelte sulla grafica... insomma ho voluto fare da me, mi sono buttato in questa scelta coraggiosa, e speriamo di venderne un po’. Da Amazon arrivano clienti giapponesi e americani... su Spotify ho rinunciato causa i proventi bassi che offre.

Va bene Filippo, ti ringraziamo e In parte sul momento. Ho regi- ti auguriamo successo per questo strato la maggior parte delle tracce nuovo album! ❖

Locarno, 10 dicembre 2015

LocarnoFolk Festival al Parco di Orselina - Entrata libera

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al 2016 il LocarnoFolk Festival si sposta nel Parco di Orselina che, oltre ad offrire una cornice mozzafiato ai concerti, è anche dotato di buone infrastrutture ed è facilmente raggiungibile da Locarno. La nuova sede consente un ulteriore sviluppo della manifestazione, che beneficia del sostegno congiunto del Comune di Orselina e della Pro Orselina. Inoltre, per rispettare la tradizione delle manifestazioni gratuite del Parco, il festival non fisserà più un biglietto d’ingresso, ma sarà ad offerta libera.

In sintonia con l’atmosfera mediterranea della sua nuova sede, il LocarnoFolk Festival celebrerà le tradizioni musicali del Sud Italia organizzando una Notte della Taranta dal 18 al 20 agosto 2016, proprio durante la “vera” Notte della Taranta del Salento. Saranno invitati alcuni dei gruppi più ambiti della scena folk italiana, ma anche nuove scoperte, e saranno organizzati dei workshop di pizzica e di tamburo a cornice. Nato dalla volontà di arricchire l’offerta culturale del Ticino con una manifestazione estiva dedicata alle

musiche tradizionali, il LocarnoFolk Festival si tiene annualmente a Locarno dal 2012. Dopo una prima edizione in Piazza S. Antonio di Locarno e in altri luoghi della città, il giardino del Teatro Paravento lo aveva ospitato dal 2013. Giunto al quinto anno di vita, il Festival si vuole rinnovare nei contenuti e nella forma per continuare a svolgere al meglio la sua missione. ❖ Per ulteriori informazioni, rivolgersi a Barbara Knopf, 078 882 47 42

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Eventi FESTIVAL “LA ZAMPOGNA”

XXIII Edizione 16 – 17 gennaio 2016 Maranola/Formia (LT) Comunicato Stampa

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i rinnova a gennaio l’appuntamento con uno dei festival più importanti in Italia nel panorama della musica popolare e della world music: La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale. Giunto alla XXIII edizione, e in programma a Maranola e Formia i prossimi 16 e 17 gennaio, il Festival coinvolgerà un gran numero di studiosi, musicisti, liutai e un appassionato pubblico, confermando quanto sia forte ed in costante aumento, l’attenzione verso questo fondamentale strumento della tradizione popolare italiana. Molti sono gli artisti e gli artigiani che affolleranno le strade del paese e integreranno il programma di concerti e seminari e tra questi, in particolare, i tanti suonatori tradizionali di zampogna della zona degli Aurunci, Ausoni e delle Mainarde. Musicisti giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri. Ma il Festival sarà anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. La mostramercato di liuteria tradizionale di Maranola è considerata infatti tra gli appuntamenti più rilevanti del settore. Costituisce un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso pastorale legati al mondo della zampogna e degli zampognari.

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NOTE SUL PROGRAMMA Per l’edizione 2016 un focus sarà dedicato al Salento e vedrà fra i protagonisti alcuni tra i musicisti più importanti del folk salentino. Tra questi il trio formato dal percussionista Claudio Cavallo, dalla straordinaria voce di Anna Cinzia Villani e dal polistrumentista Giovannangelo De Gennaro. Altri ritmi dal Capo di Leuca con il gruppo Kalascima, in questa occasione in quartetto, nella loro versione acustica. Uno speciale laboratorio di costruzione sarà dedicato al nay, il flauto arabo di canna. Appositamente da Tunisi arriverà infatti uno dei più rinomati costruttori dell’area maghrebina – Slaheddine Manaa - che coordinerà un laboratorio aperto a tutti gli appassionati. Tra i Seminari di studi, di grande rilevanza la presentazione al pubblico del primo Catalogo Strumenti della Liuteria Montecassino, centro di costruzione di strumenti musicali della tradizione che sotto l’abile guida di Marco Tomassi sta ottenendo grandi risultati professionali. Il liutaio Alfonso Toscano curerà invece la Mostra “Festa, farina, forma” dedicata all’artigianato nella tradizione agropastorale nell’area cilentana. E molti i musicisti ospiti invitati a formare il programma dei concerti con zampogne, pive e ciaramelle che ar-

riveranno da tante regioni italiane per ricreare quel volano di energia e cultura che da sempre caratterizza l’evento maranolese. Oltre al Premio Speciale Artista, che riserverà come sempre una grande sorpresa, novità importante dell’edizione 2016 è il Premio per giovani musicisti attraverso il quale il Festival, intende promuovere ragazzi e ragazze interessati agli strumenti musicali della tradizione popolare. Il Premio è promosso dall’ACEP e dall’Unemia e vede l’importante Patrocinio della SIAE. Tutto questo e molto altro al Festival “La Zampogna”: un evento assolutamente da non perdere. ❖ Per maggiori informazioni www.lazampogna.it info@lazampogna.it


Eventi FORMIA - 16 Gennaio Teatro Remigio Paone - h. 18.30 CONCERTO di APERTURA ZAMPOGNARI & MUSICANTI - I suoni del buon cammino Maranola - 16 Gennaio Piazzale Torre Cajetani - h. 21.00 CONCERTO SAPORITO LE VIRTU’ & LE BIFERE - Canti e balli con degustazione di prodotti tipici Maranola - 17 Gennaio Mostra-Mercato di Strumenti Musicali - Percorsi enogastronomici Piazza A. Ricca - h. 10.00 MUSICA del BUON MATTINO Musiche di Processione con Zampogne & Ciaramelle Madonna degli Zampognari – h. 10.30 CANTI VOTIVI Salento mistico con Anna Cinzia Villani

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL “LA ZAMPOGNA”

Sala Abaducesare - h. 11.00 LABORATORIO La costruzione del Nay a cura di Slaheddine Manaa Centro Studi ”A. De Santis” Torre Cajetani - h. 11.00 PROIEZIONI Storie di cibo. Introduzione a cura di Alfonso Toscano L’immagine capovolta. Videoracconti dal Salento Unisono. Il filmato di Seminaria 2015 Villa Comunale - h. 13.00 ALBERI DI CANTO Cerimonia di Piantumazione a cura di Salamandrina Centro Studi ”A. De Santis” Torre Cajetani - h. 14.30-17.00 SEMINARI DI STUDI Ciaramelle a braccio a cura del Festival di Borbona Liuteria Montecassino a cura di Marco Tomassi Musette e Sordelline a cura di Eric Montbel La storia di Ragno a cura di Erasmo Treglia Chiesa S. Luca Evangelista - h. 15.00-17.30 CONCERTI KALASCIMA “Acustico” VILLANI-CAVALLO-DE GENNARO “Tambureddhu a uce” Chiesa SS. Annunziata - h. 18.00 GRAN CONCERTO IL BORDONE SONORO - Zampognari dei Monti Aurunci, Ausoni, Mainarde Premio Giovani Musicisti (a cura di ACEP-Unemia) Premio Speciale Artista “LA ZAMPOGNA 2016” Piazzetta S. Antonio Abate - h. 19.30 CONCERTO DI CHIUSURA Zampogne di Maranola Centro Studi ”A. De Santis” Torre Cajetani MOSTRA Festa, Farina, Forma a cura di Alfonso Toscano (Cilento) Chiesa S. Maria ad Martyres MOSTRA Pastori in cammino a cura dell’Ass. Maranolanostra Un progetto di Ambrogio Sparagna e Erasmo Treglia per ARCHIVIO AURUNCO Dedica speciale a Sergio Torsello

in collaborazione con

COMUNE DI FORMIA - EUROPEAN FORUM OF WORLD MUSIC FESTIVALS - PUGLIA SOUNDS - AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA ENTE PARCO REGIONALE MONTI AURUNCI - ACEP/UNEMIA - XVII COMUNITA’ MONTANA - XIX COMUNITA’ MONTANA SALAMANDRINA RE.FO.LA. RETE DEL FOLKLORE NEL LAZIO - SISTEMA BIBLIOTECARIO SUD PONTINO - TRIVIO AMICI

Edizione gemellata con

FESTIVAL “CANTO A BRACCIO” (Borbona-RI) – VILJANDI FOLK MUSIC FESTIVAL (Viljandi-Estonia) FESTIVAL “LOLLAS” (Villaputzu-CA) – FESTIVAL “FLAUTO E ARTI BEDUINE” (Bouarfa-Marocco)

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Cronaca PIFFERI MUSE E ZAMPOGNE VENTENNALE AD AREZZO

Un evento folk caratteristico del periodo natalizio, alla ribalta

di Loris Böhm

L’

Associazione Culturale Musicanti del Piccolo Borgo insieme al Circolo Aurora festeggiano il ventennale del festival “Pifferi Muse Zampogne”, organizzato da Silvio Trotta ad Arezzo nello storico spazio del Circolo Culturale Arci con due serate all’insegna degli strumenti a fiato protagonisti della musica popolare italiana. La particolare ambientazione conviviale del Circolo Aurora permette agli artisti e ai spettatori di stare a contatto, un po’ come succede nei folk-club. Il repertorio dei quattro gruppi che si sono alternati Venerdì e sabato 5/6 dicembre dalle ore 22  come è giusto che sia in questo periodo dell’anno, ha dato

Prima dei concerti

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La cena dei musicisti. In primo piano Aldo Coppola Neri per l’etichetta Radici Music

ampi spazi a tematiche natalizie: gli strumenti ad ancia nella tradizione sono pur sempre quelli più usati per esternare il calore del clima natalizio. L’accoglienza che Lineatrad ha ricevuto è commovente, sancita da una partnership non solo virtuale. La lunga tavolata che ci ha visto uniti per due serate dove a ricche conversazioni si è abbinato ottimo cibo e vino. Arezzo poi durante il periodo natalizio è una cittadina affascinante, al pari dei dintorni. Veniamo alla musica… Venerdì ha iniziato un gruppo che si è recentemente costituito: “Zampogneria Fiume Rapido” e come dice il nome, valorizzano il più importante strumento a sacca italiano: la zampogna. I suoi componenti, Marco


Cronaca

Zampogneria Fiume Rapido, e a destra particolare della zampogna

Luigi Vitullo (Nuova Musa) al pianoforte

Tomassi, Marco Iamele e Giorgio Pinai vantano una pluridecennale esperienza concertistica a livello internazionale. Di particolare rilievo la loro attività di ricerca organologica e liuteria che li ha portati alla ricostruzione di antichi strumenti nella “Liuteria Montecassino” di Marco Tomassi. La loro ricerca studia le possibilità organologiche proprie degli strumenti del XVI e del XVII secolo presenti nei repertori di musica antica e classica italiana ed europea, ricostruisce gli strumenti ormai quasi scomparsi che nella loro musica

risorgono e costruiscono nuovi repertorio per la zampogna con brani di musica sacra, da concerto e da danza. Gli “Zampogneria Fiume Rapido” dimostrano particolare sensibilità al sociale, coerenti con l’umiltà nobile dei loro strumenti, e scelgono spesso di suonare in ambienti dedicati a persone in difficoltà. Il secondo gruppo viene dal Molise, i Nuova Musa, sono una rifondazione del magnifico gruppo Ecletnica Pagus, che nel 2006 ci ha lasciato un disco di pregevole fattura, oggetto di culto tra colle-

zionisti. La nuova formazione vede Piero Ricci alla zampogna, Luigi Vitullo al pianoforte, Ernest Carracillo all’organetto, Morris Capone al contrabbasso, Paolo Zampogna al fagotto e Antonello Iannotta alle percussioni. L’energia si è moltiplicata con la sostituzione dell’arpa di Tiziana Tamasi con il potente piano di Luigi, e anche con la sostituzione di oboe e corno con il fagotto e il contrabbasso. La celebre zampogna di Piero Ricci, reduce da una operazione ai polmoni, è sempre protagonista nonostante la visi-

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Cronaca

Antonello Iannotta al tamburello

Tutta la grinta e sofferenza di Piero Ricci

La premiazione di Piero Ricci

bile sofferenza del valoroso artista, che al termine dell’esibizione sarà premiato dall’organizzatore Silvio Trotta con una meritata targa. Piero Ricci, artista e ricercatore strumentista eclettico, compositore, musicista polivalente, è considerato tra i migliori suonatori di zampogna al mondo. E’ stato incluso in formazioni di musica classica tra cui quella dei “Solisti Aquilani”, l’orchestra Scarlatti, l’Orchestra Regionale del Molise, la Princeton Orchestra (U.S.A.) e del

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Espressività di Elvira Impagnatiello

l’orchestra del “Teatro alla Scala” di Milano sotto la direzione del Maestro Riccardo Muti. Piero Ricci punta sugli strumenti classici come la zampogna, suonando quanto più possibile senza amplificazione per esaltare ancora di più il suono reale. L’anno prossimo è atteso il loro primo album, e sarà un evento che non ci perderemo sicuramente. Sabato 5 dicembre si è passati dal sud al nord con il gruppo modenese “Pivenelsacco” e con i

“Musicanti del Piccolo Borgo”, formazione molisana per nascita ma quasi aretina per adozione. La serata è iniziata con il suono coinvolgente e fascinoso delle pive emiliane di Fabio Bonvicini. Il repertorio del gruppo affonda le proprie radici nella ricerca rigorosa delle fonti popolari dell’Appennino Tosco-Emiliano ma anche in quelle storiche, colte, rinascimentali e barocche, del cinquecento e seicento italiano. Abbiamo davvero assaporato l’originale bellezza


Cronaca

Pivenelsacco

con passione. I loro concerti sono l’espressione di un amore viscerale verso la loro terra, il Molise, ma soprattutto verso una musica che non invecchia perché nutrita dalla certezza che la musica popolare è cultura e come tale deve essere tramandata e vissuta fino in fondo. Hanno scelto di celebrare il loro quarantennale all’interno del ventennale del festival che loro stessi organizzano: una doppia festa! Al termine del loro concerto, che chiudeva tutta la manifestazione, spazio alla mega torta, offerta a tutto il pubblico presente, e al relativo brindisi generale che ha sancito l’unione tra pubblico, musicisti e organizzatori, una unione che si ripeterà di anno in anno, ne siamo certi. ❖

I Musicanti del Piccolo Borgo

delle gighe, bergamasche, spagnolette scoperto il fascino delle corti italiane del rinascimento ma anche la solenne semplicità della musica popolare appenninica del centro nord. E infine i Musicanti del Piccolo Borgo, gruppo di “ragazzi” attivo già dal 1976 portando a nuova vita un patrimonio culturale di un valore immenso fatto di storie, ninnenanne, racconti più o meno epici di briganti e storie d’amore che sanno d’antico… lo fanno da quarant’anni

...infine la festa può avere inizio!

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Argomenti UN RICORDO DI RICCARDO MARASCO

Il 18 dicembre ci ha lasciato

di Jessica Lombardi

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l 18 dicembre 2015 abbiamo perso Riccardo Marasco. Cantante di musica popolare colto e raffinato, ha rappresentato per Firenze e la Toscana tutta, una voce unica e irripetibile. Non vorrei, in questa sede, raccontarvi la sua vita artistica (che peraltro trovate riassunta nel riquadro), e non sto scrivendo per esprimere il mio grande e personalissimo dolore per questa perdita. Vorrei solo condividere con i lettori di Lineatrad alcuni ricordi che lo riguardano, perché chi si occupa di musica tradizionale italiana, per lavoro o per passione, non dimentichi certi artisti. Riccardo era famoso per essere irriverente sul palco, il suo repertorio spaziava dagli stornelli toscani a canzoni d’autore (sue, di Spadaro e di molti altri) fino a toccare il repertorio sacro delle laudi mariane. Il grande pubblico lo conosceva per brani allegri dai testi coloriti come La Teresina o La Lallera, ma nella vita privata, con i collaboratori, con gli amici e con i parenti non era mai neanche lontanamente volgare, era alc contrario elegante nell’esprimersi e sensibile nel relazionarsi. Quando nel 2000 suonammo insieme per la prima volta, io, cresciuta ascoltando con le amichette nel garage di casa i sui dischi, mi trovai davanti un uomo raffinato e ricco di una cultura tutta rinascimentale, un signore d’altri tempi, insomma. Come un vero cantante popolare capiva più la gente dei politici, si sapeva rivolgere al pubblico come un ammaliatore e si crogiolava di queste doti, ma soffriva i rapporti con “quelli che contano” perché Riccardo era vero, un

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Riccardo e Jessica


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menestrello autentico e irriverente, non si piegava mai. In macchina, tornando dai concerti, cantava per noi musicisti. Prima dei concerti, Silvio Trotta che lo ha seguito per vent’anni con il suo mandolino, doveva ricordargli di accordare la chitarra e insieme lo pregavamo di non cambiare la scaletta sul palco ma lui lo faceva sempre, e poi ridendo, sempre sul palco, si scusava. Aveva ragione, sapeva bene che era sul momento, con il suo pubblico, che avrebbe costruito lo spettacolo migliore! Ha insegnato molto a chi lo ha accompagnato, sia per ciò che riguarda la professione che, più rilevante, per quel modo tutto suo di prendere la vita, come un’artista, come un leone. Facevamo le prove nella sua grande sala a Bagno a Ripoli tra quadri, chitarre e molto altro c’era una foto che mi piaceva tanto: una foto di famiglia con lui, la sua bellissima moglie e i suoi tre figli, tutti maschi. La foto li ritraeva sorridenti al mare, uniti gli uni agli altri in una catena di sorrisi affettuosi. Lì, in quell’immagine si riassumeva la forza di Riccardo e trapelava un grande amore per la sua famiglia, quell’amore che ha accompagnato la sua carriera e lo ha reso più ricco anche come artista. Addio Riccardo, leone toscano. Per riquadro informativo: Riccardo Marasco (Firenze,  29 ottobre 1938 – Bagno a Ripoli, 18 dicembre 2015) è stato un cantautore italiano, menestrello  vernacolare  fiorentino, acculturato ed irriverente. Conoscitore e reinventore della tradizione popolare non solo toscana, è noto soprattutto per le canzoni sboccate e ironiche (L’alluvione; La lallera; La Teresina; La Wanda;Vassallo, cavallo, gallo); tuttavia nel suo repertorio si trovano anche canzoni popolari e canti religiosi. Anche nei contesti più vicini al cabaret, Marasco rivela un

amore per la storia della propria terra, come nel caso deL’ammucchiata, una lunga descrizione di un’orgia a cui partecipano i più grandi nomi del potere fiorentino e della cultura rinascimentale. Biografia Riccardo Marasco nasce il 29 ottobre 1938 nel cuore di Firenze. A otto anni frequenta le prime lezioni di pianoforte con Bruna Venturini, a cui seguono quelle di chitarra con Giulio Giannini e Otello Mori e i seminari di musica antica di Andrea von Ramm. Gli anni sessanta segnano l’inizio della sua carriera artistica, divisa fin dal principio tra musica e teatro. Durante più di quarant’anni Riccardo Marasco ha dato vita ad una forma di teatro musicale che ha toccato gli elementi più disparati della musica italiana, dagli antichi canti popolari toscani del Quattrocento a quelli patriottici del periodo risorgimentale, passando per le laudi religiose dedicate a Maria Vergine. Marasco è pure appassionato conoscitore e interprete dell’opera di Odoardo Spadaro, di cui è considerato l’erede naturale. Tutto questo è valso a Marasco dei riconoscimenti a livello nazionale, ma anche una serie di collaborazioni di prestigio, tra cui troviamo i nomi di Oreste Lionello, Domenico Modugno, Franco Graziosi.

Musica L’album d’esordio, dal titolo Firenze sboccata è datato 1969 e nasce dalle registrazioni dall›omonimo spettacolo presentato al Teatro degli Artigianelli di  Firenze  lo stesso anno. Nel 1972 esce il suo secondo LP  Il porcellino  che lo proietta come il nuovochansonnier fiorentino tra musica e cabaret. L›anno 1974 è quello del suo terzo album dal titolo Canti popolari toscani seguito dal quarto album del 1975 Un po’ di Toscana vera. L’anno successivo incide il quinto album intitolato L’ammucchiata,

che segna il ritorno di un Marasco irriverente con una satira fantastorica sui costumi della Firenze rinascimentale. Nel 1977 pubblica il suo primo libro, accompagnato da una musicassetta, Chi cerca trova. Vita e canti di Toscana. Ispirato dal Campionato mondiale di calcio di quell’anno, nel 1982 esceAlé Viola, descrizione ironica del mondo del calcio e della tifoseria viola. Nel 1985 pubblica Vecchia Toscana, raccolta di antichi canti popolari ancora inediti. Il 1989 è l’anno della celebre Firenze bottegaia che viene inserita nel suo ottavo LP  Ma Firenze… la cognoschi?. Nel  1990  viene pubblicato  70 mi da tanto fo 90, riedizione su CD dei suoi sei maggiori successi discografici. Nel  1997  torna a lavoro per  … Pace non più guerra!, raccolta di canti natalizi della tradizione popolare italiana dal 1200 al 1700 interpretati insieme al gruppo Musici di Acanto. Nel 2005 presenta al Teatro Puccini di Firenze il suo ultimo lavoro Un bacione a Spadaro. Teatro Marasco porta in scena, prima nei teatri fiorentini e poi in quelli romani e milanesi, la sua poliedrica essenza di cantastorie, cabarettista, musicista, comprimendola in un unico momento artistico. Gli innumerevoli spettacoli teatrali del cantautore toscano possono essere considerati a partire dalle loro tematiche: il Marasco-ricercatore mette in scena una serie di recital che hanno l’obiettivo di riportare in vita il repertorio musicale italiano, dal Medioevo a oggi; tra questi spettacoli vanno citati Musica proibita, storia della serenata nei secoli, in scena al Teatro del Rondò di Bacco di Firenze sul finire degli anni sessanta; il teatro  Romano La Scaletta  fa da sfondo a  Arie di corte e di cortile, spettacolo di canti medioevali e rinascimentali del 1986; al Piccolo Teatro di Milano invece, Marasco presenta a

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fianco di Franco Graziosi un recital di liriche rinascimentali e barocche dal titolo Amor che a nullo amato amar perdona nel 1991; un altro spettacolo degno di nota è poi quello che apre la stagione teatrale 96-97 al Teatro di Rifredi di Firenze dal titolo  Dal cupolone ho visto il Vesuvio, raffronto tra due culture musicali molto diverse come quella fiorentina e quella partenopea e ultimo, in ordine temporale, il recital Libertà va cercando… che riporta alla luce i canti patriottici del periodo risorgimentale. Un altro filone del teatro di Marasco è quello che racchiude tutti gli omaggi all’opera di Odoardo Spadaro: in due spettacoli del 1995, il primo al Teatro Eliseo di Roma, il secondo al Teatro Verdi di Firenze arricchito da un’orchestra sinfonica di trenta elementi e da una scenografia di rara bellezza. Marasco ha anche l’animo del cabarettista impertinente e sfrontato. Da queste premesse nascono recital come Firenze sboccata  del  1969,  Mali detti toscani nel 1979, Canti erotici e carnascialeschi nel 1986. Il legame con la sua città è profondo e spesso la cornice delle piazze più suggestive di Firenze diventa quasi necessaria per la piena riuscita delle sue esibizioni, una serie di spettacoli dal titolo L’Arno canta, durante i quali Marasco si esibisce su un antico barcone da renaioli, insieme al suo fedele collaboratore Silvio Trotta, mentre il pubblico segue lo spettacolo dalle rive e dai ponti. Marasco compie anche un tour attraverso le province toscane intitolato Un giullare in piazza che si conclude in Piazza della Signoria dove Marasco canta dalla Loggia dei Lanzi. Altro Agli inizi degli anni settanta una lunga tournée in Australia lo vede partecipare a diverse rubriche televisive e radiofoniche, in una delle quali si trova a fianco del popolare comico statunitense Jerry Lewis.

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Nel 1988 si ritrova alla corte del regista Jonathan Ripley per inserire alcune delle sue interpretazioni di antichi canti toscani nel film Spirit. Nel 1992 partecipa al film Caino e Caino  di  Alessandro Benvenuti. Due anni dopo è tra i rappresentanti dell’Italia negli  Stati Uniti  durante l’Italian National Day diFiladelfia, proseguendo verso Pittsburgh e San Diego con una serie di concerti. La successiva visita di Marasco in territorio americano è datata 1998 quando vola a San Francisco per l’Adif (Amici d’Italia Foundation) in occasione del galà annuale dell’associazione a sostegno della diffusione della cultura italiana. Una delle tournée più importanti della sua carriera è sicuramente quella in Giappone, paese in cui Marasco torna due volte. La prima nel 1995 quando si esibisce durante il Festival Internazionale Hello Gifu  – Hello World ‘95  come rappresentante artistico della vocalità italiana rinascimentale in una rassegna al Nagaragawa Convention Center di Gifu; la seconda visita è del 2004 in occasione del 25º anniversario del Patto di Amicizia che lega Firenze e Gifu, in cui Marasco si esibisce in veste di ambasciatore culturale della Città di Firenze. Riccardo Marasco ha accompagnato la fase conclusiva del rito di nozze di Courtney Ross, proprietaria della  Warner Bros., tenutosi a Firenze nel maggio 2000, esibendosi accanto a Patty Austin,  Andrea Bocelli  e con la partecipazione straordinaria di Steven Spielberg nella veste di testimone di nozze. Vanno citate anche una serie di partecipazioni alla Bussola di Sergio Bernardini a Le Focette, Marina di Pietrasanta. Premi e riconoscimenti Nel 1974 riceve il Perseo d’oro per lo spettacolo con cui viene definito «il nuovo Odoardo Spadaro”, cui segue nel 1994 il Fiorino d’oro «…

per aver dato con il suo impegno e la sua voce nuova vita e diffusione alla cultura e allo spirito del popolo fiorentino». Nel 2003  riceve il  Premio Valentino Giannotti  consegnato a Marasco dal Lions Club Firenze con la seguente motivazione: «… per aver fatto conoscere e riscoprire, in modo eccelso, a Firenze, in Italia e nel mondo, la lunga vicenda delle parole cantate, espressione viva dell’identità di un popolo, ricco per antica civiltà. In quaranta anni di indefesso impegno di ricerca, di selezione, di poesia, di canto, ha rappresentato la voce antica e nuova di Firenze e della Toscana coinvolgendo i suoi concittadini nella passione per quanto, dal tredicesimo secolo ad oggi, nelle osterie e nelle campagne, nelle logge e nei giardini di delizia, l’animo umano ha espresso con un arte popolare, unica per bellezza e veracità». ❖ Discografia 1969 - Firenze sboccata 1969 - Sulle rive dell’Arno (riediz. di “Firenze sboccata”) 1971 - Recital di canzoni - Le più ridiculose e dilettevoli che vanno oggi per Fiorenza 1974 - Canti popolari toscani 1975 - Un po’ di Toscana vera 1976 - L’ammucchiata 1977 - C hi cerca trova. Vita e canti di Toscana (libro + audiocassetta) 1979 - I ’ Bacchino  (reincisione di “Firenze sboccata”) 1982 - Alé Viola 1985 - Vecchia Toscana 1989 - Ma Firenze... la cognoschi? 1990 - 70 mi da tanto fo 90 (compilation) 1995 - Il porcellino (reincisione di “Recital di canzoni”) 1997 - Pace non più guerra 2001 - Viva Fiorenza - Inno del Calcio Storico Fiorentino (brano inciso per il Comune di Firenze con Narciso Parigi, Aleandro Baldi, Paolo Vallesi) 2005 - Bacione a Firenze – Riccardo Marasco canta Spadaro 2012 - La mia Toscana


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QUARTAUMENTATA: THE BEST OF Comunicato Stampa

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Quartaumentata sono nati nel 1998 dall’unione di talentuosi musicisti della locride che, filtrando i rispettivi gusti e le rispettive esperienze artistiche, sono riusciti a imprimere alla band un sound originale ed inconfondibile. La musica dei Quartaumentata è un mix di generi musicali che oscillano dal funky, al reggae, dal blues al jazz, fino a sonorità popolari. Proprio queste multiple contaminazioni mescolate al sapiente uso della scrittura d’autore, collocano i Quartaumentata nella ampia e affascinante sfera della Word Music. Alternando l’uso della lingua italiana e di quella vernacolare locale, i Quartaumentata compongono testi e brani coinvolgenti e innovativi, affrontando temi intimisti che raccontano dei problemi e delle speranze della gente del Sud, senza tralasciare momenti di autoironia ed un pizzico di sana spensieratezza. The Best of Quartaumentata, racchiude il meglio della produzione artistica della storica band calabrese. Ritmi differenti dal sapore tradizionale, pop, rock, funky, si intrecciano e si inseguono in uno straordina-

rio concerto che segna la maturazione professionale di un gruppo sempre teso alla sperimentazione e offre al loro pubblico un album di grande energia e qualità artistica. Registrato dal vivo in stile anni ‘70, il live in studio, ha dato nuova forza a canzoni cult come: Vai, Non mi Vogghju Maritari, Pumadora a Prunu, Santu Nzertu, Quandu Amuri è, e alle più recenti e trascinanti Omini di panza e Calabria sona. Arrangiati con nuove sonorità, i tredici brani, scelti in una produzione discografica che conta cinque CD in sedici anni di carriera, ripercorrono l’espressione musicale del gruppo che dagli inizi arriva sino alla dirompente affermazione sulla scena della World Music internazionale. ❖ TRACKLIST 1. Bella balla, 2. Vai, 3. Pumadora a prunu, 4. Non mi vogghjiu maritari, 5. Quandu amuri è, 6. Ostinatamente, 7. La morte apparente, 8. Comu mi piaci, 9. Omini di Panza, 10. Santu nsertu, 11. Calabria sona, 12. U mundu balla, 13. Abballamu cu ventu

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Recensioni SIMONE CAROTENUTO & I TAMMORRARI DEL VESUVIO: VIENT ‘E TAMMURRIATA

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imone Carotenuto è la tammorriata. Figlio della tradizione è oggi uno dei maggiori rappresentanti di questa antichissima forma di comunicazione che è musica, è danza, è canto. La sua è una delle voci più calde del panorama musicale campano, uno degli ultimi grandi cantatori di “Fronne” paradigma e simbolo del canto su tamburo; è dotato di un istrionismo e di una verve particolarissima che gli permettono in ogni situazione di avere un rapporto di grande complicità con il suo pubblico. La ricerca continua sul campo è la radice della sua formazione musicale. Ed è intorno a questa forte personalità che nasce il gruppo i Tammorrari del Vesuvio. La ricerca e la sperimentazione unite al grande amore per la tradizione sono confluiti in un’antologia della musica popolare

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campana, il loro album “Aizamme sta Tammorra” li ha consacrati come uno dei gruppi musicali più importanti e rappresentativi della folk music italiana. Sono seguiti poi altri due lavori di primo piano, l’album “Gentes” e il doppio Cd “Live” entrambi presentati con grande successo ai microfoni di Radiorai1. Il loro viaggio partito dai luoghi simbolo della tradizione campana ha allargato lo sguardo sul mondo e sui popoli, i Maestri Tammorrari sono attualmente impegnati nella sperimentazione e nella contaminazione di suoni e di pensieri che sono i battiti e i pensieri del Mediterraneo tutto ma anche di mondi suggestivi e af-

fascinanti come quello Balcanico o quello Andaluso. “La tradizione non è mai stata un complesso di cose ferme nel tempo. La tradizione si è sempre attualizzata di volta in volta, di generazione in generazione. In questo nuovo progetto discografico la musica è il fuoco centrale, dalle forme più tradizionali a quelle più elaborate, dalla semplicità contadina alla contaminazione globale. Il nostro viaggio musicale insieme parte dalla tradizione campana per arrivare a sonorità world. Un viaggio umile e ambizioso allo stesso tempo, attraverso il quale abbiamo voluto allargare il cerchio, unendo più forze, più gente. La tradizione non si è persa, semplicemente si sta evolvendo, contaminandosi.” Con queste parole Simone Carotenuto presenta il suo ultimo lavoro discografico, Vient’e Tammurriata edito da iCompany. L’album è una raccolta di brani della trazione campana riarrangiati e rivisti dai Tammorrari del Vesuvio. Nel disco anche due inediti: Tammuriata Balcanica e Tammurriata Contaminata dove Simone Carotenuto sperimenta e mescola la musica della terra da cui proviene a nuove sonorità, nell’intento di dare una nuova vita a una tradizione in evoluzione. ❖ Tracklist

1 Alli Uno, 2 Mattacino & Tarantella del ‘600, 3 Aizamm’ sta tammorra, 4 Tammurriata dell’Agro Nocerino Sarnese, 5 Marronn’ ell’Arco, 5 Vient’ e Tammurriata, 6 Tammurriata per Montevergine, 7 Tarantella del Gargano, 8 Tammurriata Balcanica, 9 Salta la Pizzica, 10 Tammurriata alla Madonna dei Bagni, 11 Tammurriata Contaminata, 12 Tammurriata Nera

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Argomenti DALLO STEAMPUNK AL DARK CABARET

La musica folk si evolve, contamina qualsiasi sonorità attraverso nuovi artisti americani come “Abney Park” e dintorni... di Loris Böhm e Aldo Coppola Neri

gni genere musicale esistente trae linfa vitale dalle tradizioni del mondo e dalla musica folk, e gli artisti che ne sono fautori utilizzano addirittura strumenti etnici in simbiosi con quelli elettronici moderni. Certo, non aspettatevi qualcosa di banale, scontato e prevedibile... se avete in mente i nuovi esponenti della musica folk avanguardistica come il gothic folk, folk metal, pagan folk, tanto per intenderci, siete fuori strada... lo steampunk non è nulla di simile. Nato alla fine degli anni ottanta come movimento letterario e cinematografico, solo agli inizi del duemila ha abbracciato anche la musica. Ha un largo seguito in America, ed è qualcosa di più di una semplice moda o di un look, ma è uno stile di vita che richiede tanto spazio per essere spiegato a fondo.

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Robert e Derek in azione con gli Abney Park

Mi limiterò a definire il movimento musicale in questo modo: “ogni musicista che evochi suggestioni vittoriane in un culto della estetica tendente a reinterpretare anacronisticamente il futuro, ovvero come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima”... vi sembra una descrizione troppo complicata? Ascoltando e guardando i video relativi a questa musica, appare evidente che loro non vogliono essere rassicuranti: sono ammiccanti e tenebrosi, sornioni e inquietanti, magnetici e scandalosi; stupefacenti insomma. Abney Park, fantastico look steampunk

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Abney Park, a Mosca durante il loro tour “sold out” del 2014

Un gruppo di punta è considerato Abney Park, e nonostante sia un gruppo davvero moderno, utilizza una strumentazione a noi molto familiare; qui di seguito la formazione: Capitan Robert Brown (cantante) voce, darbuka, fisarmonica diatonica, armonica; Kristina Erickson - sintetizzatore, pianoforte; Derek Brown - basso; Mitchel Drury - violino; Carey Rayburn - tromba; Jake Sele - trombone. Tanto per rendere l’idea fate una ricerca sul video youtube Tribal Nomad - Official Video - Abney Park: questo brano tratto dal loro diciannovesimo e ultimo CD “Nomad” potrebbe essere la colonna sonora della nostra vita, è di una bellezza semplicemente disarmante, comunque tutti i video di questo gruppo sono curati in maniera maniacale, come accade in genere quelli di tutti i gruppi steampunk, al punto che si possono considerare vere opere d’arte.

Diamo uno sguardo alla definizione su Wikipedia: Originariamente concepito per descrivere la fantascienza ambientata in epoca vittoriana, “steampunk” è diventato un termine di uso comune per molte altre forme analoghe di narrativa fantastica (o speculative fiction) ambientate in secoli anche successivi all’Ottocento, o in mondi diversi dalla Terra, ma pur sempre con fortissimi riferimenti al Lungo XIX Secolo, alla rivoluzione industriale e al romanzo scientifico ottocentesco. Dalla fine degli anni novanta l’etichetta di “steampunk” ha valicato i confini del regno della fantascienza vera e propria per essere applicata ad altre forme di fantastico, finendo con l’essere applicata anche a storie fantasy o con influssi horror. È spesso definita genericamente steampunk fantasy ogni opera di

genere fantastico che combini la magia con la tecnologia del vapore o l’ingegneria meccanica. Talvolta si usa il termine steamfantasy per indicare uno steampunk fantasy dove la tendenza fantasy è più importante che nello science-fantasy delle prime opere steampunk. I maggiori esponenti di questo sottogenere sono China Miéville e Michael Swanwick; inoltre il termine è stato usato per numerosi videogiochi e giochi di ruolo. Sono state sviluppate anche delle forme di musica steampunk.

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A questo punto è inutile fare una lunga lista di gruppi e musicisti che si sono votati a questo genere; se vi siete incuriositi, è facile sondare il terreno su internet... Un discorso a parte merita il genere dark cabaret, totalmente differente da quello sopracitato, anche per il fatto che nasce subito come genere musicale, già negli anni ottanta, e poi sviluppatosi influenzando o addirittura creando nuove sfaccettature come neoburlesque, gothic ragtime, apocalyptic folk, neofolk, psych folk... tutti di matrice folk, come potete notare, che sarebbe troppo lungo descrivere singolarmente su queste pagine, e contrariamente allo steampunk, orientato all’utilizzo di strumenti acustici. Allora se qualcuno vi dice che la musica folk è morta, o è disinformato e ha voglia di scherzare, oppure, se è convinto di quello che dice, si è bevuto il cervello. Per il dark cabaret in particolare, possiamo vantare degli artisti seguaci persino in Italia, ad esempio gli Ataraxia. Si tratta di trasposizione musicale ed estetica di generi teatrali come il cabaret tedesco, il vaudeville ed il burlesque. Gli elementi distintivi

Francesca Nicoli, del gruppo Ataraxia

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Denni Meredith, Matt Swayne ed Elizabeth Reid, gruppo Brillig

del dark cabaret sono il pianoforte utilizzato in un modo trainante ed incisivo e voci maschili o femminili estremamente basse. In alternativa, la musica può essere incentrata su strumenti come il violoncello, il violino, la fisarmonica o la tromba. Tra i migliori esponenti di questo genere troviamo il trio australiano Brillig, di Adelaide. Con l’ausilio della chitarra acustica / elettrica, arpa, banjo, ukulele, fisarmonica, armonica e basso elettrico ci propongono folk ballads, canti di marina e country like, con quel particolarissimo allucinato stile dark cabaret ricco di ammiccanti movimenti. Mi rendo conto che l’argomento è quantomai intrigante e sviluppabile: interessante individuare i punti di incontro tra le molteplici derivazioni della musica folk, nel tempo e nello spazio (mondo), ma per poter trattare esaurientemente ogni tema ne riparleremo sui prossimi numeri Lineatrad. ❖


Recensioni Autoproduzione (ACB/CD21) distribuzione Felmay

BARABÀN: VOCI DI TRINCEA di Loris Böhm

dei militari si mescola simbolicamente con il canto e la strumentazione di questo grande gruppo per una emozione che non dovrà mai avere fine, per un ricordo che dovrà sempre essere presente nei nostri pensieri. I balli, i valzer o le polche per un soldato sono un pretesto per sentirsi vivo, ancor più che un canto di protesta, ma in questo disco sono i canti di protesta che prevalgono. Ogni brigata adattava a propria misura le composizioni dei cantastorie dell’epoca, e in questo sta la diversità rispetto ad altre versioni presentate da altri ensemble tradizionali. I Barabàn sono ritornati per questo scopo: ci sono voluti giusto una decina di anni di registrazioni sul campo per realizzare questo album commemorativo non solo della Grande Guerra ma anche della stessa carriera del gruppo. Allora ben tornati! Sarà un prezioso antipasto per potervi rivedere dal vivo! ❖ Lista brani

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ono passati precisamente dieci anni da quando il gruppo storico lombardo Barabàn ci ha proposto “25 d’Aprile”, incentrato sui canti della resistenza partigiana... se invece ci riferiamo alla musica tradizionale gli anni sono ben tredici, dall’uscita di “Terre di Passo”, davvero tanti, e tanta è stata la nostra attesa per rivederli in studio di registrazione, con un prodotto di registrazioni dal vivo, dedicato a tutti coloro che non sono tornati dalla Grande Guerra. Questa autoproduzione ripercorre gli ultimi anni di concerti dal vivo del gruppo, ormai consolidatosi in tematiche belliche più che tradizionali, e siamo oltremodo ansiosi di riascoltarli, seduti su una poltrona. Non dobbiamo aspettarci da loro delle composizioni ma una sapiente rilettura di brani tradizionali raccolti negli anni Sessanta da Aurelio Citelli e Giuliano Grasso, molti dei quali piuttosto rari, che comunque che hanno fatto la storia d’Italia. Nulla a che vedere con i classici cori alpini, sfruttati più a chiave turistica che per tramandare la memoria storica ricca di dolore, speranza e rabbia... un segno per far capire come il popolo, pur non avendo voluto la guerra, l’abbia però fortemente, e tristemente, cantata. I Barabàn ci propongono ben quindici brani carichi di splendente ardore... il fuoco dei fucili e le grida

1. Regiment Piemonte / Curenta / Balet 2. Gorizia 3. Fanfara dij partent 4. Fuoco e mitragliatrici / Valzer dei disertori 5. La tradotta che parte da Novara 6. Mamma perché piangi 7. Mazurca dau pien d’Alas 8. Sul ponte di Bassano, bandiera nera 9. Pulca veglia 10. La ragazza e i soldati/ Valzer del Lento 11. Monte Nero 12. Ocarina suite (Era una notte che pioveva / Il capitan della compagnia / Di qua, di là del Piave) 13. La guerriera 14. Valzer di Leffe 15. Il general Cadorna / Polche di Paluzza

Barabàn

Vincenzo Caglioti: organetto diatonico, fisarmonica, ocarina, cori Aurelio Citelli: voce solista, tastiere, fisarmonica, bouzouky, basso elettrico, mandolino, ocarina Giuliano Grasso: violino, mandolino, cori Diego Ronzio: clarinetto, sax soprano, tastiere, percussioni, armonica a bocca, ocarina, cori Paolo Ronzio: chitarra, mandolino, piffero, ocarina, cori Alberto Rovelli: contrabbasso, basso elettrico, percussioni con Donata Pinti: voce solista in Mamma perché piangi Emanuele Salis: basso tuba in Fanfara dij partent e Pulca veglia Lorenzo Toscanini: trombone in Fanfara dij partent e Pulca veglia studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “F. Besta” (Milano): coro in Il general Cadorna

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Recensioni MASSIMO FERRANTE: POPULAJ KANTOJ (Felmay fy8234) di Loris Böhm

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roveniente da tanti anni di esperienze musicali, avendo iniziato negli anni Novanta con la West Coast, il gospel e il blues, per poi approdare alla tradizione della sua terra, la Calabria. Dopo una proficua collaborazione con Daniele Sepe, per la pubblicazione del disco “Vite perdite”, continua a collaborare con altre formazioni tradizionali, fino agli anni duemila. Nel 2005 finalmente il suo primo album solista per la Felmay, seguito dal secondo e nel 2009 dal terzo. Sempre per la Felmay finalmente ci riprova con questo Populaj Kantoj,

un disco inciso in studio, di solare bellezza, pieno di ballate e canti in dialetto, ben diciotto, assai vivaci e passionali come lo sono i calabresi. Il resto lo fa Massimo: talento naturale nell’interpretazione, assecondato da una schiera di valenti musicisti e cantanti tra cui lo stesso Daniele Sepe... a seconda delle necessità del brano presentato. Un grande assortimento di tradizionali, composizioni di Profazio, Balistreri, lo stesso Ferrante, ecc. Un libretto, come consuetudine Felmay, ricco di testi, però mancano fotografie, davvero peccato, ma non

ci preoccupiamo troppo inquanto l’ascolto del disco ci riserva continui cambi di scena, tra tarantelle, ballate, ninne nanne, serenate, e continui cambi di strumenti. Prendete nota per l’acquisto... oltre un’ora di ottima musica, grafica e sostanza, passione e fremiti elargiti a profusione, non possiamo davvero chiedere di più. ❖

LINGALAD: CONFINI ARMONICI

(Locanda del Vento LDV011) di Loris Böhm

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affinata produzione, sotto l’egidia della collaudata Synpress44, agenzia che sta continuando a mettere sul mercato una serie di prodotti discografici senza fallire un colpo. Anche in quest’occasione, ci troviamo di fronte ad un lavoro di indiscutibile valore. Non li conosco, allora mi documento: hanno iniziato l’attività nel 2001 e questo è il loro sesto disco, inoltre hanno prodotto due DVD video contenenti documentari con alcune loro composizioni come colonna sonora. Niente male davvero... ma andiamo oltre: si dedicano espressamente a descrivere la natura in tutti i suoi aspetti, elogiandone le bellezze, denunciandone lo sfruttamento indiscriminato, indicando infine la ricetta giusta per una pacifica convivenza.

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Con questo nuovo album hanno raggiunto la finale al Festival Internazionale SeeYouSound quest’anno con il video del singolo “Occhi d’ambra”, molto bene! Ottima confezione cartonata, tante belle foto nel libretto dove troviamo soprattutto tutti i testi, da leggere uno per uno per assaporare meglio tutta la poesia, raccogliere gli anatemi e infine condividerne i sentimenti. Strumentazione rigorosamente acustica, essenziale e rudimentale, per generare una sinfonia in perenne bilico tra cantautorato e folk, in uno stato perpetuo di calma apparente. Ho detto calma apparente, perchè ogni disco da loro prodotto vuole essere una specifica accusa, una specifica narrazione del rapporto tra l’uomo e la natura circostante... ne fanno quasi una missione i Lingalad.

Al termine di questa loro sesta “escursione” in chiave musicale, resta la soddisfazione di aver scoperto un gruppo di artisti davvero singolare, originale, anticonvenzionale. Quaranta minuti in grado di farti assaporare l’essenza della vita, e li ringraziamo per questa esperienza che ci mancava. Li ringraziamo uno per uno... Giuseppe Festa (voce e flauti) Giorgio Parato (batteria) Andrea Denaro (strumenti etnici) Luca Pierpaoli (chitarra acustica) Dario Canato (basso) ❖


Recensioni (Radici Music record RMR165)

MALANOVA: SANTULUBBIRANTI di Loris Böhm

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pasmodica attesa per questo terzo episodio discografico dei Malanova (se si escludono demo e partecipazioni). Sul precedente numero di Lineatrad avevamo dettagliatamente commentato la presentazione ufficiale del disco, avvenuta in terra siciliana. Tutta la produzione di questi artisti è concepita per stupire, per raggiungere vette sempre più elevate, e per valicare nuove frontiere. Tanto mi aspettavo da questo Santulubbiranti, non poteva essere diversamente. Tanta è stata la mia meraviglia dal dover constatare, dopo una scrupolosa disamina del prodotto in questione, che il traguardo che il gruppo Malanova “doveva” raggiungere, viene abbondantemente superato... Mamma mia, non so da dove iniziare! Una autentica esplosione di voci, suoni, ritmi, una sublimazione interpretativa della tradizione siciliana. Andiamo con ordine: meravigliosi disegni non solo in copertina ma anche nel libretto interno, che raffigurano situazioni in bilico tra mitologico e fantastico, fotografie, testi, racchiusi in una pregiata e costosa confezione cartacea, tutto l’oggetto è stato concepito senza badare a spese, prerogativa della Radici Music, esasperata dalle esigenze non comuni del gruppo in questione.

Solo un commento mi viene in mente: “esagerati!”. Esuberante è la partecipazione di musicisti invitati per ognuno dei dodici brani del disco, che dura un’ora... ne contiamo tredici, più l’ensemble vocale Cantica Nova in tre pezzi. La formazione dei Malanova è un continuo divenire di partecipanti, in cui nemmeno sul sito ufficiale si percepisce concretamente la sostanza. Mi faccio coraggio e leggo i tanti elementi. Menzione particolare alla voce tagliente e ammaliante di Saba, abbiamo altri dieci strumentisti che imbracciano tutti, proprio tutti, gli strumenti tradizionali di quest’isola generosa di suoni e ritmi, e altri classici e di altre tradizioni, proviamo a elencarli: tamburello, flauti etnici, friscaletti siciliani, ciaramelle, clarinetto, chalumeàu, violino, flauto traverso e dolce, djembè, darbuka, cajon, tamburi a cornice, fisarmonica, organetto, mandolino, lira, frauti a paru, zampogna a paru, bifare, marranzàni, basso acustico, chitarre acustiche, bouzouki, laùd, mandola, chitarra battente... e scusatemi se mi sono dimenticato qualcosa! Giovanni Ragno, Gabriella Fugazzotto, Nunziatina Mannino, Davide Campagna,Pasquale Manna, Marcello Ulfo, Gemino Calà Scaglitta, Salvatore Spanò, Antonio Bonaccorso, per finire con il leader Pietro Mendolia. Esagerati sotto tutti gli aspetti, non si riesce ad immaginare un limite alle loro ambizioni. La tradizione siciliana con loro esce definitivamente allo scoperto, si propone al mondo con un indice di qualità sonora, organizzativa, compositiva (ebbene sì, è tutta farina del loro sacco, Pietro Mendolia firma sia i testi che la musica, al 100%). L’associazione culturale che porta il loro nome unita alla meticolosa ricerca sul campo, miscelata ad una geniale sperimentazione, aromatizzata con una spolverata di contaminazione di tradizioni territorialmente limitrofe, producono la magìa, producono Santulubbiranti. Gioia di vivere, esigenza di narrare, esplosione di sensi, senza nulla trascurare, ma senza eccedere in quelle sterili autocommemorazioni, presenti, ahimè in certi noti musicisti. Non è un consiglio, il mio, è una intimidazione: chiunque sia minimamente interessato alla musica tradizionale, all’arte del suono, è obbligato categoricamente ad avere in casa questo disco, fisicamente. Non sono tollerate dimenticanze o scuse di sorta. ❖

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Recensioni GIULIANO GABRIELE: MADRE

(iCompany ICWM1501) di Loris Böhm

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ll’età di dieci anni si avvicina per la prima volta alla musica Iniziando lo studio dell’organetto (fisarmonica diatonica) seguendo l’esempio del bisnonno e perfezionandosi con alcuni dei più importanti organettisti sia in Italia che all’estero, Marc Perrone, Riccardo Tesi, Ambrogio Sparagna, Norbert Pignol, Kepa Junkera, Sharon Shannon. Il grande interesse verso la musica etnica lo porta ad approfondire il repertorio della tradizione popolare del Centro-Sud Italia studiando non solo l’organetto ma anche canto Popolare, zampogna, tamburo a cornice e chitarra battente.

Questo è quanto si legge nel suo curriculum, ma solo nel 2012 pubblica il suo primo album da solista, non a caso gli abbiamo dedicato una pagina intera sul numero 16. Nell’attesa di questo secondo CD Giuliano vince diversi premi, e questo disco “Madre” uscito da poco sta già scalando le classifiche europe di world music. Appunto la collaborazione con molteplici star della world music mondiale contribuisce al nostro valente artista di crescere in maniera esponenziale dal punto di vista compositivo. “The hypnotic Dance’s time” è il sottotitolo assegnato dall’autore, per descrivere undici capolavori pieni di intensità e sostanza: non

ci aspettavamo niente di meno da Giuliano Gabriele, e niente di meno lui ci propone, segno di professionalità e totale dedizione al lavoro. Vale il discorso fatto per Malanova, tanti ospiti a rotazione per ciascun brano, tanti strumenti della tradizione inseriti alla bisogna, per un risultato moderno, attuale, con rispetto di tradizioni etniche. Il super management della prestigiosa “iCompany”, che gestisce i migliori artisti del sud Italia, è poi garanzia di successo. ❖

WHISKY TRAIL: CONCERTO 2015

(Materiali Sonori 99124) di Loris Böhm

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er festeggiare i 35 anni di attività, i Whisky Trail producono il loro quindicesimo disco, un disco che nasce dall’esigenza di mettere dentro la forma classica del ‘concerto’ (Andante, Moderato, Vivace, Presto), di origine italiana, per dare un ulteriore prestigio a quella musica irlandese che loro sono abituati ad elaborare da una vita. Ecco il motivo per cui il disco è una suite di cinque lunghi brani dove il quinto è un omaggio a San Frediano, irlandese appunto. In verità il disco non dura tanto, solo 33 minuti, ma dipende da esigenze concertistiche. Sta di fatto che si ascolta tutto d’un fiato con estremo godimento.

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La classica strumentazione irlandese, arpa in testa, viene valorizzata da questo gruppo di cui tanto si è detto in tanti anni, e davvero poco c’è da aggiungere per descrivere la bravura di Massimo Giuntini, Giulia Lorimer, Stefano Corsi, Vieri Bugli e Luca Busatti, che hanno raggiunto il top già da molto tempo. Nell’ambito della musica irlandese sono ben pochi i gruppi italiani che potrebbero competere in maestria con quelli originali, ma i Whisky Trail davvero nulla hanno da imparare dai maestri nordici. Originali e imprevedibili nell’esecuzione di queste suites, si pongono ancora una volta all’attenzione della critica discografica.

Ed ora che sono passati 40 anni riascoltiamo assai volentieri lo spettacolo proposto dal vivo, e leggiamo avidamente il libretto interno bilingue, chiaramente occhieggiante al mercato anglosassone, considerando le recensioni positive riportate nel libretto opera delle principali testate specializzate. Il super management della prestigiosa “iCompany”, che gestisce i migliori artisti del sud Italia, è poi garanzia di successo. ❖


Recensioni MESCARÌA

(Materiali Sonori 99125) di Loris Böhm

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izziche e tarantelle condite da un pizzico di gipsy, elargite a gogò, irresistibili e sfrenate, questo è quello che i Mescarìa ci propongono in questo loro primo album. Arianna Romanella, voce e chitarra; Modestino Musico, fisarmonica; Vieri Bugli, violino e mandola;

Gabriele Pozzolini, percussioni, sono gli intrepidi musicisti autori di questa incisione dedicata ad un pubblico amatoriale. Tutti i brani sono appartenenti alla tradizione della Grecia Salentina, arrangiati con sobrietà e gusto dai nostri. Il libretto di due antine è piuttosto avaro di notizie e dati, concepito sicuramente in regime di economia, ma nel suo complesso il lavoro prodotto dai Mescarìa è tutt’altro che disprezzabile, pur se rivolto ad appassionati del genere. Gravitando nell’area fiorentina, vale il discorso fatto a suo tempo

per i Bizantina (oltretutto tra i ringraziamenti figura pure Rocco Zecca che era percussionista dei Bizantina), cioè sarebbe opportuno verificare il loro talento dal vivo, perchè spesso in studio questo tipo di gruppi “on the road” non riescono ad ottenere lo stesso impatto che producono dal vivo. Il nostro incitamento è di continuare su questa strada, che è quella giusta, magari cercando di comporre qualcosa di originale per il secondo album, dove dovranno confermare il giudizio positivo testè espresso. ❖

LES NUAGES ENSEMBLE: MAZEL TOV!

(Felmay fy8224) di Loris Böhm

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a Felmay ha il vizietto di sorprenderci sempre con le sue produzioni discografiche. Allora eccoci davanti ad un ensemble di musica klezmer tutta al femminile, siamo pronti per essere sbalorditi dal quartetto. Anna Paraschiv strizza il suo violino, Lucia Marino strapazza il suo clarinetto, Alessandra Osella scoppia la sua fisarmonica e Elisabetta Bosio fa altrettanto con il suo contrabbasso... e pazienza se nel libretto appare la nuova violinista Annarita Crescente, che equivale

alla dimissionaria Anna Paraschiv nell’economia del suono, ma evidentemente il disco è stato prodotto in una fase intermedia. Formatisi nel 2007 e reduci da una prima incisione del 2010 che aveva ben impressionato, dotate come sono di una forza comunicativa innata, hanno raccolto stime da tutto l’ambiente ebraico, e soprattutto dai colleghi maschi, che finora monopolizzavano la scena klezmer. Finalmente si viene a colmare una lacuna abbastanza grave: la carica emotiva che una donna riesce a sprigionare nel canto e la sensibilità che possiede nel suonare, unito all’esperienza di questo quartetto, fanno presagire che ot-

terranno grandi soddisfazioni dalla carriera artistica. Dei tredici brani racchiusi nel disco, per un’ora circa di ascolto, fa piacere ricordare la rivisitazione vocal-strumentale del Cantico dei Cantici, in mezzo a Opa Cupa,Sherazade e una Dona Dona, resa famosa negli anni Sessanta da famosi artisti, rivisitata assai intelligentemente dalle Nuages, ma ogni pezzo si fa ascoltare e in se racchiude qualcosa di magico... Allora non mi resta che chiudere gli occhi e immaginare di vederle esibirsi dal vivo... sicuramente una esperienza che non deve mancare, per poter gustare appieno l’immensa carica che sanno esternare. Che spettacolo sia! ❖

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Eventi

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Interviste LE “DUE VISIONI” DI FRANCESCA BLANCHARD di Eleonora Molinari, Gaia Rosetta, Stefania Rossi

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rancesca Blanchard è una giovane cantautrice franco-americana i cui testi e le melodie riflettono la sua educazione bilingue e multiculturale. Nata nel sud della Francia, dove la sua famiglia risiedeva fino a quando lei aveva dieci anni, Francesca ricorda nelle sue canzoni la sua infanzia sul Mediterraneo al seguito dei genitori che hanno lavorato per le agenzie umanitarie internazionali in tutto il mondo. Aiutata dal cantautore e produttore canadese Gregory Douglass, Francesca ha registrato il suo primo EP di 6 tracce, Songs on an Ovation, nel 2011. Tra le sue appa-

rizioni va ricordata quella alle prestigiose FrancoFolies di Montreal nel 2013 e 2015. Si arriva così alla pubblicazione di “Deux visions” nel 2015, il primo vero album in studio di Francesca, fatto di dodici canzoni, sei inglese e altrettante in francese. Lineatrad ha invitato tre croniste a dialogare con lei. Come ti sei appassionata alla musica e quando hai deciso di dedicarti a essa?

La musica è sempre stata presente nella mia vita. E’ una di quelle sensazioni inspiegabili. I miei genitori amavano e apprezza-

vano molto la musica quindi sono cresciuta sempre a contatto con quella che loro ascoltavano (Diana Krall; Elton John; Eric Clapton; Lokua Kanza; Manu Chao e molti altri). Ho deciso di dedicarmi alla mia carriera dopo aver registrato un EP nel 2011. Ho iniziato a comporre canzoni con la chitarra dopo aver imparato Blackbird dei Beatels (mia mamma la suonava sempre e ne ero ossessionata); poco dopo fui notata da Jacob Edgar, fondatore dell’etichetta musicale Cumbancha, con sede nella cittadina di Charlotte, VT. Con il suo aiuto e incoraggiamento crebbe la fiducia nelle

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Interviste

Cosa hai provato la prima volta che sei salita sul palco? Raccontaci la tua esperienza.

La prima volta che mi esibii con le mie canzoni fu snervante e spaventosa. Suonavo con un’amica di famiglia armonizzando nelle sue canzoni e ogni tanto mi lasciava suonare un paio delle mie. Ho sempre trovato difficile guardare il pubblico cantando, mi ricordo che chiudevo gli occhi per tutto il tempo (cosa che faccio tutt’ora, ma meno). Hai avuto momenti difficili nel portare avanti la tua passione?

Assolutamente si, spesso. Rendere l’arte una carriera è difficile e non ci sono garanzie. Hai altri hobby oltre la musica?

Amo recitare. Ho studiato teatro all’università di Boston. È un modo completamente diverso di stare sul palco, un’esperienza totalmente diversa. Qual è il tuo sogno più grande?

mie capacità di composizione e da quel momento lavoro con lui. Da chi ti sei ispirata e qual è il tuo genere preferito?

Ho molte fonti di ispirazione ma le principali sono Tracy Chapman; Nora Jones; Melody Gardot; Francoise Hardy. Difficile dirlo, dipende dal mio umore. Per quanto riguarda il genere tendenzialmente ricado sempre sul folk acustico dei cantautori. C’è qualcosa di profondamente personale e vulnerabile in tutto ciò. Cosa ne pensano i tuoi genitori della tua carriera musicale? Ti hanno supportata dall’inizio?

Si, i miei genitori mi hanno sempre supportata e incoraggiata. Che Dio li benedica! Come mai ti sei trasferita negli Stati Uniti? Quali cambiamenti ha portato nella tua vita?

Ci siamo trasferiti negli USA perché era ora. Mia mamma ha

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vissuto in Francia per 16 anni ed era pronta a tornare nel suo Paese d’origine. Trasferirsi è sempre stata un’esperienza dolceamara: per me è sempre nuovo ed eccitante. Mi ha fatto diventare una persona più aperta, capace di adattarsi e crescere in un contesto diverso ma mi ha anche privato di un piccolo pezzo del mio senso di appartenenza. Il trasferimento negli Stati Uniti è stato un gran cambiamento sociale e accademico ma ero giovane e mi sono adattata facilmente. Trasferirsi più avanti diventa più complicato perché crescendo la vita si complica, inevitabilmente. Parlaci di un ricoro particolarmente significativo.

Continuo a creare nuovi ricordi. Spesso penso al mio esordio e lo paragono a dove sono arrivata adesso. Voglio ricordare a me stessa perché amo questa carriera e quanto sono cresciuta negli ultimi 4 anni.

Potrebbe sembrare strano ma è essere felice in ciò che faccio ed essere fiera del mio lavoro. Da cosa trai ispirazione per i tuoi testi?

Principalmente dalle delusioni d’amore. Io sono ciò che la gente definirebbe una romantica senza speranza per cui esse mi colpiscono profondamente. Traggo ispirazione per i miei testi anche dall’esperienza e dall’immaginazione, giorno per giorno. A chi è dedicata “Mon Ange”?

Mon Ange è dedicata alla giovane me di 5 anni e mezzo fa. L’ho scritta come incoraggiamento in un periodo in cui le cose erano molto difficili ed ero molto sola. Mi ricordo mentre la scrivevo nella mia cameretta, guardando fuori dalla finestra che dava su un vicoletto di Brooklin, sempre illuminato dal sole. Parla della depressione e della volontà di voler ricominciare, dimenticando il passato. ❖


Argomenti VOYAGE SONORE: UN ALTRO VIAGGIO DI FRANCESCO LANDUCCI Comunicato Stampa

chiave rock del brano “Inside Lotus” è stata inclusa anche nella compilation Buddha Rock Sound N° 1 distribuito da Believe digital per Tilakmusic.

Compositore, musicista, amante della sperimentazione e ricerca sonora. Compone musiche per varie case editrici musicali internazionali tra cui Rai Trade, Fridge/Goodfellas, Soundiva, APbeat, GBmusic, ed alcuni suoi brani sono stati inclusi in compilation stampate in Giappone, Ibiza ed in Italia in allegato a note riviste musicali, Acid Jazz, Hit Mania Dance. Fondatore di “Archeologia Sonora Sperimentale” dove concretizza la sua passione per gli Etruschi costruendosi gli strumenti musicali (lyra, Cithara, Aulos etc..) artigianalmente. Fondatore altresì dei “Tilak” con cui ha tenuto performance live nazionali e internazionali. Nel 2014 partecipa a “Indygenie” un progetto discografico e live di confine tra world music e contaminazione, distribuito da Materiali Sonori. Suona strumenti di varia natura e provenienza come ad esempio Sitar, Saz, Krar, Bouzouki, suonati in maniera non tradizionale, ma facendo particolare attenzione ad una ricerca timbrica e sonora. Attualmente è fonico del Poderino Recording Studio, struttura musicale dove ha potuto collaborare con artisti di calibro internazionale ed ha fondato la DigitalLabel Tilakmusic distribuita da Believedigital.

Vocalist, compositrice, direttore di coro, ricercatrice didattica. Di madre francese, che scelse la costa etrusca come migliore habitat, nasce vive e lavora in questa bellissima riserva naturale. Dopo un lungo percorso di studi e ricerche, cerca di cucire con un sottile filo esperienze diverse e apparentemente inconciliabili: tecnica vocale classica, tecniche strumentali jazz, timbriche world music, danza moderna, energia rock, meditazione reiki, psicoterapia gestalt, socialità del gospel. Concerti e insegnamento sono le sue principali attività dal 1985. Nel 1993 inizia a collaborare come solista nell’insieme vocale a cappella Jubilee Shouters di Gianna Grazzini con arrangiamenti di Mauro Grossi. Nel febbraio 2000 fonda la Tribù Vocale Patchworld il primo coro world- music in Italia di cui è direttrice e arrangiatrice. Nel 2003, inizia una collaborazione con la prestigiosa Materiali Sonori Edizioni con cui ha inciso diversi Cd come solista (Liberté Creativité Feminité), con la tribù (Frammenti dal Mondo, Lesamoré) e con l’Ensemble Multietnico Cantierranti (Senza Padrone) diretti da Giampiero Bigazzi. Nel 2014 incide infine un CD con il compagno Mario Manetti dal titolo Indygenìe ed un videoclip dal titolo Gango per la regia di Antonio Meucci. Inizia altresì una collaborazione con l’etichetta indipendente Tilak di Francesco Landucci per numerosi progetti tra cui il cd Freakson, Libraries per colonne sonore RAI, Archeologia Sonora Sperimentale, concerti e lezioni-concerto world music. ❖

Informazioni più dettagliate su www.francescolanducci.com anche su Facebook e su Youtube.

www.materialisonori.it www.patchworld.it/sabina anche su Facebook e su Youtube.

Tilakmusic http://tilakmusic.believeband.com Voyage Sonore http://player.believe.fr/v2/3614596417752

FRANCESCO LANDUCCI:

Francesco Landucci: strumenti dal mondo ed elettronica, Sabina Manetti: voce e loop Un progetto discografico uscito per la digital label Tilakmusic, distribuito da believedigital. World Music Acustica e Tecnologica per un sound miscelato e meticcio. Un viaggio sonoro che ci avvicina a mondi lontani ed esplora geografie interiori con una “sottile leggerezza dell’essere”. Una musica che evoca sinestesie e ci riconnette al proprio corpo, per accendere le sue capacità ricettive, sensoriali, emozionali. Una musica allo stesso tempo sacra perché ci riconduce al nostro tempio interiore, custode di tesori inesplorati, misteriosi, magici, come del resto lo è la vita. Nato dalla passione di Francesco Landucci per la miscelazione tra musica etnica ed elettronica già concretizzata in varie formazioni e progetti tra cui Tilak e Archeologia Sonora Sperimentale e la ricerca vocale trentennale di Sabina Manetti, jazzista eclettica, docente e fondatrice della Tribù Vocale Patchworld. Inside Lotus è l’EP che anticipa l’uscita dell’album prevista per marzo 2016. Sono 5 brani più un brano registrato live con ospite il percussionista Matteo Scarpettini alle tabla. Una versione in

SABINA MANETTI:

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Lineatrad 42-2015  

I Ricatti del mercato Filippo Gambetta Festival “La zampogna” Pifferi, muse e zampogne Riccardo Marasco Giuliano Gabriele Steampunk e Abney...

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