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mensile Anno 1 n° 8 agosto 2012 € 0,00

Giordano dall’Armellina

Servizio speciale Folkest I festival di fine estate Kukerpillid: 40 anni folk! Il Fondo Alberto Cesa

La musica della terra Toorama, dalla Mordovia I Liguriani sono marziani? Celebrare un poeta può essere reato


EVENTI

n. 8 - Agosto 2012

Sommario

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Umbria Folk Festival

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Intervista a Erki Pruul Responsabile P.R. Folk Festival Viljandi

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I liguriani sono marziani?

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La Macina: quando onorare un poeta diventa un reato

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Folkest! Intervista a Roberto Sacchi

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La musica della terra

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L’ineguagliabile magìa del Folk Festival di Viljandi

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Comunicato finale Folkest Intervista ad Andrea Del Favero

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Kukerpillid: 40 anni folk!

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

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na provocazione? Forse, o forse no. Giordano dall’Armellina, un nostro stimato collaboratore, in copertina, potrebbe indurre il lettore a pensare che usiamo far favoritismi alla cerchia di persone che lavorano per la nostra rivista, ma non è così. Giordano ha presentato un progetto musicale a luglio, al festival Folkest in Friuli, e considerando il suo curriculum come ricercatore, studioso e musicista dal 1980 ad oggi, possiamo considerare la copertina “un premio alla carriera”. Questa per lui sarà una sorpresa, ma se la merita. Largo spazio ai festival questo mese, poichè tutti i collaboratori sono in ferie, nonostante la crisi, alla faccia del governo italiano che ci toglie oltre ai risparmi anche l’anima. Resoconti di festival finiti e programmi degli ultimi sussulti estivi concertistici... questo e poco altro ci propone il numero di agosto. A dimostrare che la cultura musicale italiana, immensa, indescrivibile, va a scontrarsi quando si tratta di proporla dal vivo... in que-

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sti momenti (che rischiano di durare a lungo) di crisi finanziaria. Ecco che tutte le nuove produzioni discografiche, parto della fantasia e dell’inventiva di una moltitudine di musicisti folk italiani, non ha la possibilità di essere espressa nel modo più naturale che si può: in concerto. Troppo costoso allestire uno spettacolo di musica, anche folk: troppe attrezzature, licenze, permessi, promozioni pubblicitarie da mettere in atto... cose che costano una cifra, ed ecco che in molti si accontentano di suonare nei vicoli (quando non vengono cacciati dai solerti vigili urbani che spesso tollerano la presenza dei venditori ambulanti senza licenza!!!!) ...e mi torna in mente Viljandi e tanti posti in Europa dove non è reato suonare sulle pubbliche vie... da noi la musica folk è considerata “inquinamento acustico” mentre invece furoreggiano i “rave party” droga-inclusa. Vi rimando alla cronaca del festival di Viljandi per rendervi conto della differenza tra la loro e la nostra civiltà.

Argomenti

Editoriale E mentre siamo qui a contare solo sulle nostre forze, a contare i danni che il governo nostrano ha procurato alla cultura popolare italiana, a non contare nulla per il resto d’Europa, volgiamo con un pizzico d’invidia lo sguardo verso quelle nazioni dove ancora si può fare cultura, dove l’improvvisazione e la fantasia non sono un reato, e chiudendo gli occhi sognamo che un giorno anche da noi si possa arrivare a tanto. Non attapiratevi, forse sono io che “pretendo” troppo. In questo numero abbiamo dedicato ampio spazio ai festival italiani, come Folkest, che hanno comunque mantenuto le promesse di grande spettacolo per un grande pubblico, e le interviste confermano che l’intenzione è quella di andare avanti nonostante la crisi, nonostante la pressione fiscale del governo, insensibile alla promozione della cultura musicale di un popolo, quello italiano, che eccelle in merito. Forse l’anno prossimo qualcosa cambierà in meglio, magari grazie all’aiuto della linea di Lineatrad... ❖


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Eire! Il festival

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Il Fondo Alberto Cesa

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Monsano Folk Festival

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Premio Womex 2012 alle finlandesi Värttinä

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Midsummer Jazz Festival

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Notizie flash sulla Mordovia

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www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad N. 8 - AGOSTO 2012 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova

21° FESTIVAL MUSICALE DEL MEDITERRANEO a Genova

Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Giordano Dall’Armellina, gli Uffici Stampa dei Festival citati

date da confermare dal 12 al 18 settembre cambio di location, nel centro storico

Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Eventi

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Eventi

UMBRIA FOLK FESTIVAL 2012 “LA FESTA DELLA TERRA”

Orvieto, Piazza del Popolo 21-26 agosto Un viaggio appassionante attraverso la musica, le tradizioni popolari,  i prodotti tipici, i luoghi storici, le culture diverse 

Tra gli artisti in programma GORAN BREGOVIC, ALESSANDRO MANNARINO, AMBROGIO SPARAGNA, FRANCESCO DE GREGORI, PEPPE BARRA,  NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE…

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i è svolta lunedì 23 luglio, presso il Ridotto del Teatro Mancinelli, la conferenza stampa di presentazione della VI edizione diUMBRIA FOLK FESTIVAL, manifestazione di musica, cultura e gastronomia che si svolgerà da Orvieto, in Piazza del Popolo, dal 21 al 26 agosto. Moltissimi gli interventi per illustrare e commentare il fittissimo programma di appuntamenti musicali e non solo: tra i relatori, il Presidente di Umbria Folk Festival Raffele Ferrazza, il Presidente del Consiglio Comunale di Orvieto Marco Frizza, l’ Assessore alla Cultura del Comune di Orvieto Marco Marino, il Direttore di Isoradio Aldo Papa, il Direttore di Confagricoltura Orvieto Paolo Maiolini, il conduttore de La7 Pino Strabioli, il responsabile delle attività culturali di Umbria Folk Festival Valentino Paparelli, i membri dell’Associazione Umbria Folk Festival Enrico Paolini, Lucia Gismondi, Sandro Paradisi… La straordinaria kermesse, organizzata dall’Associazione Umbria Folk Festival, è divenuta uno degli appuntamenti più importanti dell’estate musicale su territorio umbro e nazionale, legando musica, enogastronomia, tradizioni popolari e culture diverse in una formula ormai collaudata e vincente. Dopo il traguardo delle oltre 30.000 presenze dello scorso anno, Umbria Folk Festival ora punta ancora più in alto e arricchisce il proprio calendario con appuntamenti musicali ed eventi cul-

Goran Bregovic

turali di grande livello che avranno come scenario il magnifico centro storico di Orvieto. Si parte martedì 21 agosto  alle 20 con gli JUREDURE’, mentre alle 21 sul palco arriva l’ORCHESTRACCIA, definita “gruppo itinerante delirante folk-rock romano” composto da attori, bloggers, cantautori, musicisti e performers. Seguirà poi l’attesissimo concerto di GORAN BREGOVIC, impegnato in una delle tappe italiane di  CHAMPAGNE FOR GYPSIES TOUR. Brillante musicista, geniale esponente della musica balcanica, mescola sonorità di una fanfara zigana, polifonie tradizionali bulgare, chitarra elettrica e percussioni tradizionali con accen-

tuazioni rock dando vita ad una musica che sembra istintivamente di riconoscere alla quale è difficile resistere. L’originalità di Champagne for Gypsies - il titolo del nuovo disco di Goran Bregovic, che rappresenta la seconda parte del progetto Alkohol - è costituita dalle numerosissime collaborazioni tra il compositore balcanico ed altri noti musicisti internazionali gitani. Sul palco insieme alla sua Wedding & Funeral Band (fiati gitani e voci bulgare), Bregovic evocherà suggestioni che lasceranno incantato il pubblico di Umbria Folk Festival, trascinandolo in frenetiche danze. Il  22 agosto  sarà poi la volta di AGILLA & TRASIMENO, ORGANICANTO e CANTAMAGGIO FICULLE,

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Eventi Nuova Compagnia di Canto Popolare

che alle 21.30 si esibiranno in tradizionali canti e balli umbri mentre a seguire AMBROGIO SPARAGNA dirigerà  l’ORCHESTRA GIOVANILE DI MUSICA POPOLARE di Umbria Folk Festival. Costituitasi dopo una serie di audizioni nell’ambito del Progetto “Alla ricerca delle tradizioni popolari”, sostenuto dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’Orchestra propone una serie di canti tipici della tradizione umbro-laziale elaborati da Ambrogio Sparagna. Partecipano al concerto una delle più significative e importanti cantanti di musica popolare d’Europa, Lucilla Galeazzi, e Raffaello Simeoni, abile polistrumentista dalle straordinarie capacità vocali. Il 23 agosto alle ore 21.30 a salire sul palco toccherà ad ALESSANDRO MANNARINO. Dopo aver ricevuto il premio dalla SIAE come “Miglior giovane compositore italiano”, il cantautore romano arriva ad Umbria Folk Festival con  SUPERSANTOS TOUR. Da stornellatore moderno e cantautore metropolitano Mannarino torna ad entusiasmare il suo pubblico con musiche di confine, eclettiche e contaminate. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica popolare italiana, condisce il proprio mondo con elementi di musica balcanica e gitana, citazioni felliniane e evoluzioni circensi.

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Protagonista del 24 agosto sarà, alle ore 21.00, PEPPE BARRA, le cui canzoni, intrise di magia e di folclore, custodiscono in maniera indiscutibile l’intero patrimonio culturale partenopeo. A seguire, salirà sul palco la NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE, storico gruppo musicale napoletano formatosi con il preciso intento di diffondere gli autentici valori della tradizione del popolo campano. L’ORCHESTRA GIOVANILE DI MUSICA POPOLARE di Umbria Folk Festival diretta da Ambrogio Sparagna salirà di nuovo sul palcoscenico il 25 agosto alle 21 con un’esibizione che precede l’attesissimo concerto Vola Alessandro Mannarino

Vola Vola Canti popolari e canzoni che vedrà protagonisti AMBROGIO SPARAGNA e L’ORCHESTRA POPOLARE ITALIANA e la partecipazione straordinaria di FRANCESCO DE GREGORI. Guidato dagli innumerevoli organetti del suo fondatore e direttore, questo ensemble di giovani musicisti - zampogna, ghironda, ciaramella, viola e violino a tromba, scacciapensieri e percussioni di ogni tipo - riproporrà e rivisiterà  in una continua festa sonora (e al di fuori di ogni manierismo accademico) suoni e ritmi che da sempre appartengono alla nostra sensibilità e alla cultura della nostra terra. In questo contesto di assoluta  contemporaneità non deve stupire la partecipazione straordinaria di Francesco De Gregori, che si è avvicinato spesso nel suo percorso artistico alle suggestioni  della musica popolare italiana: Francesco proporrà nel corso dello spettacolo alcune delle sue canzoni più belle e meno conosciute, duetterà a tratti con Ambrogio, si cimenterà in una breve rilettura Dantesca  al ritmo della pizzica. Per ribadire il suo carattere di concerto “aperto”, VOLA VOLA VOLA vedrà anche la presenza dell’incredibile voce di Maria Nazionale e del Coro Popolare diretto da Annarita Colaianni. Il  26 agosto, giornata dedicata alla musica e alla cultura occitana, alle ore 21 spazio alla danza con il Gruppo Danza Escarton/Beatrice


Eventi

Ambrogio Sparagna

Pignolo che precederà il concerto dei GAI SABER, gruppo che unisce la tradizione della musica di danza occitana e dei brani dei trovatori medioevali con le sonorità della musica di oggi. Umbria Folk Festival si arricchisce per questa edizione di una serie di eventi culturali, tra cui LEZIONI DI FOLK  a cura di Valentino Paparelli (Piazza del Popolo, Chiesa di San Leonardo, 21, 23, 24 e 25 agosto ore 18), workshop e tavola rotonda sulla Cultura Occitana a cura di Aldo Papa (Piazza del Popolo, Chiesa di San Carlo, 26 agosto ore 9-12 e 16-19), workshop sulle Danze Occitane a cura di Beatrice Pignolo (Piazza del Popolo, 26 agosto ore 17-19), workshop sulle danze tradizionali umbre a cura di Agilla & Trasimeno (Sala Etrusca del Palazzo del Popolo dal 22 al 25 agosto). Novità di questa edizione an-

che il FOLKTREKKING  (22 agosto ore 19) a cura di Ambrogio Sparagna, ovvero una passeggiata attorno alla rupe di Orvieto con musica itinerante dell’Orchestra Giovanile di Musica Popolare di Umbria Folk Festival diretta da Sparagna e soste animate in alcuni siti archeologici. Troveranno spazio ad Umbria Folk Festival anche 5 band emergenti under 35 del folk italiano, che dal 22 al 26 agosto si esibiranno in uncontest nazionale a cura di MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti) in collaborazione con Isoradio. Per quanto riguarda i piaceri del palato, si rinnova l’appuntamento con la TAVERNA FOLK, spazio per degustazioni in linea con i prodotti tipici gestito dal Ristorante Al San Francesco - Gruppo Cramst, e la III edizione di FOLKFIERA Mercato della Terra e delle Arti, che riunisce tutte le eccellenze enogastronomiche regionali e dell’artigianato tipico, organizzato in Piazza del Duomo e Piazza della Repubblica, dal 23 al 26 agosto, dalla Soc. Itinera in collaborazione con Vola Service.  In programma invece come novità, dal 22 al 26 agosto all’ora di pranzo,  FOLKDOC  degustazioni in musica di prodotti enogastronomici. All’ora di cena, invece, FOLKCENA in Piazza del Popolo. Per info e prenotazioni www.cramst.it   338.6671201. Si rinnova inoltre l’appuntamento con la mostra fotografica e delle tradizioni contadine nelle chiese di San Rocco e di San Leonardo, mentre troveranno spazio per la prima volta ad

Umbria Folk Festival le favole della tradizione popolare ed un laboratorio di giochi popolari rivolti ai bambini. Confermando l’impegno per il terzo anno consecutivo, La7 e La7d saranno media partner di UMBRIA FOLK FESTIVAL. La rete di Telecom Italia Media seguirà infatti l’evento con 2 speciali - condotti da Pino Strabioli e Sara Sartini - in onda su La7 e La7d il 25 e il 26 agosto. In diretta su Isoradio, inoltre, alcune iniziative in programma per il 26 agosto, giornata dedicata alla musica e alla cultura Occitana. INFO CONCERTI: I concerti a pagamento sono quelli di Goran Bregovic e Alessandro Mannarino (Posto in piedi 10 euro + prevendita 2 euro fino al giorno prima dei concerti, 15 euro il giorno dei concerti. Per posto a sedere numerato aggiunta di 8 euro al costo del biglietto). Per i concerti di  Peppe Barra, della Nuova Compagnia di Canto Popolare e per quello di Ambrogio Sparagna/Orchestra Popolare Italiana con la partecipazione straordinaria di Francesco De Gregori l’ingresso è libero, ma sono previsti anche biglietti per posti a sedere numerati al costo di 8 euro + prevendita 2 euro. Prevendite sul circuito TicketOne www.ticketone.it. Inoltre è possibile acquistare i biglietti presso il Caffè del Teatro Mancinelli di Orvieto (dal martedì al sabato ore 10 – 18, la domenica ore 16 - 20). Il giorno dei concerti i biglietti saranno disponibili presso il Caffè del Teatro e, a partire dalle ore 17, presso la biglietteria di Piazza del Popolo. Sul sito www.umbriafolkfestival.it  il programma completo del festival e tutte le relative info. ❖ INFOLINE: 0763 340422 - 0763 340493 327.6846395 Ufficio Stampa: Maurizio Quattrini  maurizioquattrini@yahoo.it 338.8485333 Felici&Talenti di Alessandra Carnevali felicietalenti@gmail.com  +39-393.6629682 Associazione TeMa: Rita Provenzani promozione@teatromancinelli.it 0763.340422  338.9795570

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Argomenti LA MACINA: QUANDO ONORARE UN POETA DIVENTA REATO

Lo scandalo della mancata pubblicazione del doppio CD su testi del poeta Franco Scataglini, decretata dagli eredi, applicando una legge assurda che di fatto cancella un lavoro quasi decennale rivolto alla commemorazione del grande poeta anconetano di Loris Böhm

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uando la stupidità applicata alla legge compiacente (perché non saprei definirla in altro modo), può cancellare il lavoro compositivo musicale quasi decennale di un noto gruppo di musica folk come La Macina, rivolto esclusivamente a commemorare e onorare un altro lavoro compositivo, quello dei testi poetici di Franco Scataglini, allora si raschia proprio il fondo del barile. Quanta amarezza in questo episodio, tanto inqualificabile quanto irrisolvibile... personalmente non sono a conoscenza (ne mi interessa esserlo) di tutti i dettagli della vicenda (e del grave crimine) per cui il gruppo di ricerca e canto popolare La Macina sia stato “scippato” di un omaggio musicale dedicato al poeta Franco Scataglini... doveva essere uno scandalo a livello nazionale, invece nessuno ne ha parlato, tutto è stato messo a tacere, nell’italietta pallonara in cui l’unica cosa che fa notizia e riempie le pagine dei cosiddetti “quotidiani” sono le medagliette olimpiche e i farmaci proibiti che diversi atleti assumono per “guadagnarsi” quelle medagliette. Signori, qui si tratta invece della fatica, dell’impegno lavorativo e compositivo, del genio, di un affermato gruppo di musica popolare, da tempo immemorabile dedito alla ricerca sul campo... di un gruppo di artisti che con la propria bravura e capacità ha per decenni illuminato la scena musicale italiana, mica dell’exploit settimanale di un atleta “dopato”... eppure questo merito viene annullato da una sentenza di tribunale che gli vieta la pubblica-

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zione di un doppio disco che aveva sicuramente finalità molto più nobili dei prezzolati atleti olimpici. Dov’è finita l’opinione pubblica? Ripeto: non mi interessa sapere il motivo per cui si è verificato questo fatto, ma il buon senso e l’amore che rivolgo verso l’arte (sotto qualsiasi veste questa si manifesti), mi inducono a ribellarmi a questo stato di cose, a questo appiattimento culturale cui ormai siamo abituati noi italiani. Siamo ormai soggiogati e ammaliati solo da false promesse elettorali e interessati solo alla divisione del potere amministrativo, alle ruberie di politicanti che noi stessi abbiamo eletto, e ci disinteressiamo a queste vicende che compromettono la carriera artistica di un gruppo musicale. Vergogna! Ormai siamo diventati fatalisti, noi italiani, come il celebre capitano che ha detto: vabbuò, stiamo affondando, sono cose che succedono!! E invece no! Sono cose che non devono succedere in una nazione civile, in una nazione che ha dato al mondo (in tempi passati) inventori, geni, scienziati, ricercatori e ha forgiato la stessa civiltà moderna come noi la intendiamo. Chiunque voglia dare un’occhiata al sito del centro studi dedicato al poeta Scataglini: http://www.scataglini.it/MAIN/su.htm può notare che non c’è traccia del prezioso lavoro del gruppo La Macina: anche se contestato, a mio avviso avrebbe potuto figurare di diritto in quella lista (e si noti che quel centro studi attualmente non sta facendo nulla per il citato poeta... dichiara di aver

La copertina del disco inedito

sospeso l’attività “momentaneamente”... scusate, ma ha tanto l’aria di una presa per i fondelli!). Non voglio dilungarmi troppo e vi propongo un estratto dal sito internet del gruppo La Macina, che illustra i commenti di noti esponenti della cultura su questo fatto. “La mancata pubblicazione del Cd Macina/Scataglini è un delitto, per te, per Scataglini e soprattutto per chi ama la poesia”. Alessio LEGA*, da una lettera scritta a Gastone Pietrucci, Milano, 14 Maggio 2010. * cantautore e vincitore della Targa “Tenco Opera Prima”, 2004 “”Gent.mo Gastone Pietrucci / La Macina [...] ho trascorso la fine del vecchio anno in compagnia del doppio CD con le 24 liriche di Franco Scataglini. E nei giorni a seguire sono spesso ritornato all’ascolto di questa poesia della poesia che ha dato nuova misura e nuova forza a versi che non hanno mai terminato di gridare il loro pathos inconcluso. La musica riesce più direttamente a comunicare il complesso modo scatagliniano in quanto, senza prevaricarne l’intima naturalità linguistica, ne sottolinea con forza l’elementarietà (apparente) e l’esemplarità. Grande lavoro di tessitura melodica e di cadenza ritmica che implica una sicura capacità di lettura testuale ed intepretativa. E poi il suo straordinario


Argomenti

timbro vocale che precisa le sospensioni sciolte della metrica di settenari e senari fabulatori, con una inquietante immediatezza: è una cadenza e uno strumento aggiunto alle cadenze e agli strumenti. Starei per dire: un canto altro da quello del pentagramma. Non posso che complimentarmi per questa operazione di alta cultura e di alto sapere con La Macina al completo, alla quale sin da ora offro ogni mia totale collaborazione, se mai ne avesse bisogno. Comprendo a pieno la sua amarezza per gli insensati divieti opposti dalla famiglia alla diffusione di questo decennale impegno, augurando un cosciente ravvedimento in favore dell’Arte. Con ogni cordialità”. Giarmando DIMARTI,* da una lettera scritta a Gastone Pietrucci e a La Macina, Macerata, 25 Gennaio 2011. * uno dei più significativi ed importanti poeti marchigiani “[...] ho finalmente avuto il tempo di ascoltare il doppio cd che mi hai mandato [...] I dischi che mi hai regalato hanno riattizzato in me l’amore che ho sempre avuto per La Macina. Ti confesso che per me che sono ‘esule’ in Umbria, la musica della Macina è qualcosa che mi ravviva il senso delle radici, anche se soltanto nella nostalgia e nella malinconia. Una cosa mi è risultata chiara, fin dal primo ascolto del disco ‘scataglianiano’: i tuoi pezzi sono, nella loro bellezza peculiare e inconfondibile, una cosa nuova, diversa, rispetto alle poesie di Scataglini. Non inferiori o superiori, ma una cosa diversa, nuova. Questo, io credo è inevitabile, perché un conto è leggere un testo poetico aspettando che siano la propria immaginazione e voce interiore a dare volto e voce alla parola poetica che risuona dentro di noi e un conto è che la tua voce e la tua musica, Gastone, dotino di un senso, inevitabilmente altro , le stesse parole. Avviene la stessa cosa quando qualcuno che non siamo noi recita una poesia che conosciamo bene e ci pare che essa, per effetto della diversità della voce recitante, acquisti luce e significato nuovi: tanto più con la musica, che è un mezzo espressivo diverso dalla parola e che è carico di un suo fortissimo senso peculiare. Cosa sono diventate allora, le liriche di Scataglini dentro la musica e il canto de la Macina? Sono diventate quella particolarissima forma d’arte che viene genericamente classificata come ‘canzone d’autore’. In questo senso il fatto che accanto ai titoli delle liriche scatagliniane compaiano tra parentisi anche il tuo nome e quello degli altri che hanno contribuito a creare quest’ opera collettiva è la conferma di ciò che ti scrivo. Le poesie di Scataglini rilette e interpretate (nel duplice senso, teatrale e letterario) dalla Macina, mi sono apparse come un bellissimo lavoro dialogico: da una parte stanno i testi di Scataglini, che per un momento hanno perso la loro autonomia significante; dall’altra la musica e la voce della Macina, che a sua volta ha ceduto al suo interlocutore poetico parte della propria autonomia musicale. Il risultato è un prodotto osmotico, per cui il testo di Scataglini, penetrato dal suono della

vostra musica e dal timbro inconfondibile della tua voce, manifesta soprattutto certe armoniche della poesia del poeta di Ancona, quelle più legate all’humus dialettale e popolare; mentre la musica della Macina assorbe in parte le atmosfere popolari e in parte anche quelle medioevali, colte, arcaiche, attraverso l’uso di certi melismi arcaici e anche di strumenti come il violino. La musica della Macina riesce sempre esattamente a entrare in sintonia con lo spirito delle liriche di Scataglini, sia quando vuole essere elegiaca e contemplativa, come in Tuto è corpo d’amore, sia quando assume movenze ironiche come La via della Gabella, o ancora, quando assume i connotati della ballata tragica (Quindici Giugno, Carta Laniena), oppure si impregna di profonde atmosfere mediterranee arcaiche, che ricordano quelle di Creuza de ma, come Carcere demolito. E’ dunque un impasto originalissimo, che per un verso ci riporta alla sintassi comune della musica d’autore italiana (e francese): Ciampi, De André, Brassens. Per un altro verso però, questa musica suona nuovo perché inedite nel panorama della musica d’autore sono le parole di Scataglini e nuova suona la musica della Macina a contatto con questi testi. E qui si colloca il secondo lato del rapporto tra la vostra musica e i testi poetici: se è vero che la musica e la voce inevitabilmente connotano le parole scatagliniane è altrettanto vero che la forma poetica profonda che le strutture si comunica nella sua essenza intatta alla musica, obbligandola, in un certo senso, a esprimere la musicalità implicita che c’è in essa. Così, in questo rapporto triangolare tra testo poetico, musica, voce il tuo lavoro consegue l’originalità. Per originalità io ho sempre inteso, bada bene, non il capriccio individualistico di chi scrive, dipinge, compone ecc., ma la capacità dell’artista di coincidere con lo Spirito storico collettivo. Nel caso della Macina, l’originalità consiste nel dare forma musicale appropriata al substrato folklorico peculiare delle nostre care Marche, in una forma che chiaramente non è più quella del popolo ma è spiritualizzata dal tuo lavoro interpretativo. Un’altra perla da aggiungere alla corona! [...]”. Giovanni FALSETTI *, da una lettera scritta a Gastone Pietrucci, Perugia, 23 Giugno 2011. * uno dei più importanti e significativi poeti e scrittori marchigiani. “[...] E’ inutile che ti dica che ho apprezzato il lavoro tuo e dei tuoi compagni de ‘La Macina’, sia per quanto avete fatto sul campo, sia per questa operazione su Scataglini [...] lavoro vitale, interessante e meritorio che allarga e sposta il modo di leggere e di godere di questo poeta. [...] prima di tutto ti sono grato per avermi fatto conoscere un poeta così straordinario e che non conoscevo. Alcune delle poesie che avete musicato, mi hanno folgorato per la loro bellezza, per questa lingua rinventata e concreta, di una forza oscrura e primigenia. “La madre che mi tolse” o il finale di “Su la rena” sono poesie da memorizzare e ricordare tra le grandi del nostro paese oggi. Il problema che ti ponevo, nella mia lettera dimenticata, riguardava la vostra loro traduzione in un linguaggio musicale popolare. Ad essa va

prima di tutti riconosciuta la dignità e la pensosità delle scelta che avete fatto di legare la tua voce di chansonnier colto a una musica che si radica nella tradizione folclorica locale a testi solo in apparenza dialettali, ma in relatà di raffinata fattura letteraria. Certo questo dialetto marchigiano, molto personalizzato, questa carnalità delle parole e questa sofisticata aura localistica spiega la vostra scelta [...] Emilio JONA,* da una lettera scritta a Gastone Pietrucci, Torino 4 gennaio 2012. * uno dei più importanti scrittori italiani. Studioso di canti popolari, poeta, romaziere, autore di saggi e libretti d’opera “ [...] Per me e La Macina è motivo di particolarissimo orgoglio esserci accostati alla voce di uno fra i maggiori autori del Novecento. Ogni passo compiuto è stato nella dignità e nel riguardo di un’opera che impreziosisce il nostro repertorio e lega il senso popolare e aristocratico della poesia di Scataglini proprio là dove egli la indicava nel giusto verso e nel suo contrario (angelo e animale, pidocchio e dio) [...]”. Gastone PIETRUCCI-LA MACINA, La Macina e Franco Scataglini, dalla prefazione al libretto di sala: “Tuto è corpo d’amore (Il canzoniere di franco Scataglini musicato ed interpretato da La Macina), 2005. “[...] E così ora, questo piccolo corpus di liriche di Franco Scataglini che La Macina ha musicato, oltre che leggere, si potrà anche cantare, acquistando con la musica, una nuova dimensione, un nuovo pathos, una nuova “vita”, in un connubio inedito, “quasi” naturale. Come scrive acutamente Massimo Raffaeli: “Gastone e La Macina si limitano appunto a porgere e trslare a cadenza testi che sarebbe per chiunque temerario voler ‘interpretare’. Perciò si tartta di una loro specialissima offerta; anzi un omaggio di cuore” [...] E così parafrasando Franco, “all’ imbrunire, quando si addormentano le immagini, e si destano i suoni”, La Macina inizierà, con l’affetto della memoria, il suo speciale Concerto del Tramonto in un suo omaggio, ed in omaggio alla “sua” musica ed alla sua grande poesia. [...]”. Gastone PIETRUCCI, La Macina ancora su Franco Scataglini, dalla prefazione al libretto di sala: “El vive d’omo” (Dal canzoniere poetico di franco Scataglini musicato ed interpretato da La Macina), 2007. “ [...] Tuto è corpo d’amore, canzone fra l’altro bella e degna quella che ho sentito [...]” Giovanna MARINI, Roma 29 gennaio 2011 “ [...] Tuto è corpo d’amore è molto bella e non si può capire il perché di una simile cosa [...]. Credo che il povero Franco Scataglini non potrebbe che essere strafelice di quello che hai fatto e nel “grande dubbio del nulla o del qualcosa” certamente la tua / vostra energia, che definerei carezzevole, si sommerà a quella di Franco Scataglini ed il lavoro sbocciato anche per questo non va assolutamente buttato [...]” Massimo LIBERATORI, Spello 3 febbraio 2011 ❖

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Cronaca L’INEGUAGLIABILE MAGÌA DEL FESTIVAL DI VILJANDI

Dalla curiosità allo stupore il passo è più breve di quanto si possa immaginare: tutto questo è Viljandi Folk Music Festival, Estonia di Loris Bohm

Inaugurazione del festival con la scuola di musica tradizionale di Viljandi

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ono partito dall’Italia con un carico di valigie e di curiosità verso questa nazione che vanta, unica in Europa, un debito pubblico pari a zero, e, cosa non meno importante, un folkfestival di cui nessuno parla (almeno in Italia) ma che promette tanto ...e tanto regala allo spettatore che decide di intraprendere il viaggio; più di quanto ci si possa immaginare.

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Tengo a precisare che non ho nessun tipo di sudditanza verso questa manifestazione, anzi a dirla tutta sono partito aspettandomi già grandi cose (altrimenti non sarei nemmeno partito). Basta leggere l’elenco degli artisti che si esibiscono, pubblicati sul precedente numero di luglio, per rendersi conto che andiamo incontro a suoni e ritmi a noi sco-


Cronaca

I Black Umfolosi, Zimbabwe, con il pubblico festante

nosciuti o quasi. È rappresentata naturalmente in grande spolvero l’Estonia con la maggior parte dei migliori gruppi in circolazione, dai nomi che a noi non diranno assolutamente nulla, ma dal rendimento assolutamente di qualità. Tutte le nazioni confinanti sono ben rappresentate, ma si va oltre, con gruppi dalle Fiandre, dalla Corsica, dall’Irlanda, dagli USA, dalla Mongolia e dallo Zimbabwe. I Black Umfolosi, gruppo di punta di quella nazione africana, sul palco hanno manifestato pubblicamente la felicità di aver partecipato al miglior festival europeo, nella nazione più bella ed ospitale in Europa, nonostante abbiano dovuto sopportare ben cinque scali aeroportuali per giungere in Estonia... una dichiarazione commovente che è stata sottolineata con una autentica ovazione del pubblico estone che ha stipato l’enorme anfiteatro del

© Jelena Rudi

palco principale in ogni ordine di posto. Davvero uno spettacolo nello spettacolo. Ma andiamo per ordine... il primo giorno vengono proposti per inaugurare il festival, alle 14 di giovedì, un maxigruppo composto da giovani allievi della locale scuola di musica tradizionale, che annovera tanti giovani talenti che saranno il futuro della musica di tradizione estone. Si nota un grande affiatamento e un impatto sonoro notevole nell’esecuzione dei classici trad locali. Una scuola che sta dando ottimi frutti. Perchè in Italia non è possibile creare una scuola nazionale di musica folk? Da queste parti (in Estonia) non esiste nessun divieto, nessuna preclusione, nessun ostacolo per chi vuole esercitare pubblicamente l’arte del musicista... ed ecco che all’interno dell’area del festival nascono come funghi gruppetti di

musicisti e solisti che si esibiscono ostentando un contenitore per le offerte, dimostrando un’abilità non inferiore ai gruppi professionistici che si esibiscono sui palchi e figurano nel programma ufficiale. Per i cosiddetti gruppi da strada esiste un bel palco riservato solo a loro... basta inserire il nome del gruppo e l’orario in cui intendono esibirsi (rimasto libero) e il gioco è fatto, il concerto è garantito, con la conseguente possibilità di vendere i propri compact. Tutto questo fa parte dell’ingresso libero che costa un paio di euro al giorno. Se si vuole assistere ai concerti importanti invece si può pagare il singolo spettacolo (da due euro a un massimo di quindici per il miglior gruppo), ma sono in vendita anche abbonamenti giornalieri e per tutto il festival: in prevendita si può risparmiare tantissimo sul loro acquisto.

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I Black Umfolosi, Zimbabwe

© foto Jelena Rudi

Torniamo al programma. Dopo l’inaugurazione del gruppo locale abbiamo subito il gruppo Fluxus dal Belgio. Davvero una rarità riuscire a sentire un loro concerto; non amano molto le esibizioni dal vivo anche se hanno prodotto diversi CD pregevoli. Ci sanno fare, e la dolce magìa dei suoni delle Fiandre apre ufficialmente il festival. Salto a piè pari il programma pomeridiano: mi riposo gironzolando

Dimitar Gougov dei Violons Barbares

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tra gli stand gastronomici che offrono ogni prelibatezza possibile, lo stand di dischi (davvero introvabili!) e gli stand etnici con oggetti incredibili in esposizione... tanto che mi importa, i concerti sono tutti bissati nei giorni successivi. Trovo modo di rimanere incantato di fronte a due bambine (non nomadi) ben al di sotto dei dieci anni che si esibiscono al kantele e cetra, con vocina convinta e un fazzoletto

© foto Jelena Rudi

per raccogliere gli spiccioli dei passanti: non posso fare a meno di offrire qualcosa. Il loro sorriso e la loro piccola, convinta esibizione mi ripagano con gli interessi. Tutto questo è Viljandi: il luogo dove la musica folk inizia in tenera età e non finisce più. Alle 20 il gruppo L’Alba dalla Corsica e i canti maschili incominciano a delineare il tema di questa edizione 2012: Mehe laul ovvero il canto maschile. Ma non solo canto maschile ascolterò in questi quattro intensissimi giorni. La serata propone i Paabel, gruppo locale new age folk-rock molto seguito dagli appassionati. Un sax, cornamusa ritmi basso e chitarra ad alternare dolci melodie a pesante jazz-rock che secondo me rimane un po’ troppo distante dal contesto... globalmente però la varietà proposta li rende apprezzabili, poi la stanchezza ha il sopravvento, il resto del programma sarà bissato allora bisogna riposarsi per un venerdì ricco. Iniziano alle 14 il coro locale Liinatsuraq, con le cantilene tipiche tessute su intrecci vocali ben calibrati, a seguire il duo russo


Sergei Starostin e Andrei Kotov... mentre scrivo già hanno messo su youtube il video di quell’esibizione incantevole voci ghironda, esempio http://www.youtube.com/ watch?v=U7EMBXLHGPg e altri ancora: merita un collegamento. Anche flauto, cetra e chitarra acustica per il duo russo che canta con sentimento le storie del popolo. Purtroppo mi perdo l’unico concerto degli acclamatissimi estoni Oort, per il semplice fatto che il teatro è già stracolmo di gente e non fanno entrare. Sono davvero coinvolgenti con il loro suono folk ipnotico... i loro numerosi CD prodotti testimoniano grande verve compositiva, suoni acustici ed elettrici li amalgamano in maniera molto personale e gradevole. Non resta che ristorarmi con un gigabicchiere di sidro freddo alla spina, esclusivamente di pere, bevuto ancor più della birra alla spina dalla gente del posto che sa bene quanto sia dissetante e rinfrescante... due euro e l’afa estiva è un ricordo. Non mi demoralizzo e assisto a lezioni di canto ed esibizioni estemporanee nei numerosi luoghi del festival, sparsi nella cit-

Il palco dove si esibiscono gli artisti “da strada”

Cronaca

Il gruppo fiammingo Fluxus

© foto Renee Altrov

tadina di Viljandi, adibiti allo scopo. Tutto perfetto, pulito, la gente non fuma, sono ottimi bevitori ma non amano eccedere... dopo mezzanotte le strade sono strapulite, il casino, la sporcizia e i gruppi di ubriachi che disturbano nei festival in Germania, Danimarca e Francia sembrano solo un lontano ricordo. Ma perchè parlare di altri festival? Ora sono qui, in Estonia, dove la gente se anche ti arrabbi per qualche motivo, ti sorride quasi incre-

dula e ti fa star bene con la serenità che la contraddistingue, ma cosa vedo? Olde Hansa! Uno stand del celebre ristorante medievale di Tallinn rappresentato da un carro in legno dove ragazzine vestite da damigelle medievali offrono con cucchiai di legno mandorle allo zenzero ai passanti... il dolce tipico del posto. Solo un assaggio... fa troppo caldo per apprezzare e dovrei bere altro sidro, non che la cosa mi dispiaccia, ma ci sono tante cose da fare e da vedere qui, e il tempo è tiranno. Al teatro Ait trovo posto per lo spettacolo successivo, gli irlandesi The Begley’s, che con scarna strumentazione di concertina, chitarra e gran voce ti riportano alla più mistica terra d’Albione... un canto gaelico che risuona ancora nelle mie orecchie per un pubblico estasiato. Dopo sul palco Kultrahoov il trio Knihv composto da due virtuose violiniste che duettano assecondate da un batterista... davvero un risultato singolare. Il resto del programma lo recupererò domani. Si torna al bed&breakfast. Possibile che non riesca a trovare una sola pecca a questa manifestazione?? Ecco, non ho la macchina e gli autobus passano ogni due ore, ma ci sono taxi che con tre euro ti portano da un estremo all’altro del pa-

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La squadra canto estone “impronunciabile” liinatsuraq © foto Renee Altrov

Il gruppo estone Knihv

© foto Renee Altrov

ese... dopo mezzanotte tariffa notturna ovviamente: tre euro e venti centesimi!! Singolare che quando parti il tassametro è azzerato. Siamo a sabato, e alle 14 iniziano sul secondo palco i georgiani Tbilisi, che con divise austere e coltellacci ai fianchi propongono canti militari con enfasi e maestria innegabili. Affascinante! A ruota, alla tenda A Le Coq’i non sono da meno il gruppo Toorama, di cui parleremo a parte. Provengono dalla repubblica di Mordovia (alzi la mano chi sa dov’è!), e ti stupiscono con cori ritmati da strumenti antichi con un risultato strabiliante, arcaico ma trascinante, diverso dalla ripro-

Chi sa dare un nome ai due piccoli che con caparbietà suonavano per racimolare qualche monetina?

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posizione della tradizione russa dei paesi confinanti. Davvero da ascoltare (e su youtube ci sono molti video a loro dedicati...). Dopo andiamo al secondo palco, il Kirsimäe Lava dove suonano il gruppo estone-ucraino Svjata Vatra, simpaticissimo e molto comunicativo... il leader si mescola alla folla con microfono al seguito e danza con tutti, bambini, adulti, anziani, risale sul palco con un bimbo in ostaggio e lo volteggia in aria come un giocoliere, con grande ilarità del piccolo che poi viene riconsegnato ai genitori... mentre il resto del gruppo esegue trascinanti ritmi di danza ucraini. Non si può seguire tutto. Perdo il gruppo vocale polacco Monodia con canti prevalentemente religiosi, e altri gruppi locali, forse meno importanti ma sicuramente meritevoli di esser visti. Neanche il tempo di riprendermi che sul palco principale ci sono gli africani Black Umfolosi dallo Zimbabwe e i loro cori solari col loro selvaggio abbigliamento meravigliano la marea di ascoltatori. Una pausa nel secondo palco con i locali Zetod della regione Setomaa, molto acclamati e amati dal pubblico locale, sinceramente per i miei gusti sono troppo elettrici e hard, pur con momenti per me più “orecchiabili”. Preferisco darmi una pausa alla Jaani Kirik, la chiesa luterana metodista, per assistere all’esibizione del gruppo locale Ütsiotsö in canti delle varie regioni, rilassante. L’adrenalina invece sale alle stelle quando si passa al clou del festival sul palco principale, con i Violons Barbares, un trio Francia-Bulgaria-Mongolia a rappresentare un mix di tradizione balcanica e mongola dall’impatto esplosivo. L’eccitazione del pubblico sale al massimo perchè siamo già ben oltre la mezzanotte e il concerto è appena iniziato. Gruppo di recente costituzione, hanno prodotto un solo album ma siamo sicuri che anche il secondo sarà un capolavoro. La serata non poteva finire nel migliore dei modi... la notte è magica qui al festival. Tranquillità ma grande


Cronaca

L’acclamato gruppo locale, Paabel

© foto Jelena Rudi

nare a piedi scalzi... tutte le pozzanghere che si formano sarebbero un bell’impiccio per le calzature! E gli spruzzi diventano un passatempo estivo! Il secondo concerto opto per i Wimme. Wimme Saari è una leggenda vivente del popolo Sami finlandese, e i suoi canti sciamani fanno correre brividi lungo la schiena; anche se l’improvvisazione moderna che imprime in alcuni brani sinceramente non la capisco e non la trovo caratterizzante. Comunque è stata una memorabile esibizione.

La formazione di canto georgiana Tbilisi

© foto Renee Altrov

animazione di gente, una persona un po’ alticcia sbanda e rovescia un cassonetto della spazzatura... unica nota un po’ stonata ma poi tutto ritorna normale, solo musica, niente urla e frastuoni. La domenica riserva una giornata tranquilla (si fa per dire) con un progetto misto Estonia-Norvegia-Danimarca al palco Kultrahoov nel centro città alle 14. Oggi il sole è implacabile e tutti cercano riparo all’ombra, dopo quattro giornate di sole. A proposito, mi risulta che negli anni in cui ci sono state piogge la gente di Viljandi, considerando che tutta l’area è un prato, ama girare a piedi scalzi e suo-

Una delle tante jam-session di artisti lungo le strade del festival

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I cantori locali Ütsiotsõ

I strumenti più strani nell’area del festival... la nota esce a sfioramento!

Altro gruppo locale, Ro:Toro © foto Ülar Mändmets

Gli irlandesi The Begley’s

Il finale del festival vede sul secondo palco gli americani Water Tower Bucket Boys: trionfo di bluegrass, country e old time music con gli strumenti a corda che imperversano a ritmo vortiginoso. Nessuno riesce a star fermo e le danze contagiano tutta la marea umana. Il ritorno al bed&breakfast pur malinconico lascia la convin-

zione di aver assistito ad un evento unico in Europa. Facciamo due conti: il viaggio in aereo Ryanair Bergamo-Tallinn diretto costa circa 200 euro a testa, tutto compreso, il treno per Viljandi (consigliatissima la prima classe) costa circa 8 euro (150 km, 2,40 ore viaggio), il bed&breakfast costa circa 35 euro

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© foto Ülar Mändmets

© foto Renee Altrov

per due persone a notte, il festival pass completo in prevendita costa 45 euro, nell’area festival un piatto con carne assortita costa circa 5 o 6 euro, pasta “indiana” 4 euro, una bibita un euro, birra media o sidro di pere due euro, fate due conti e ditemi se vale la pena farci un pensierino... crisi economica permettendo, naturalmente! ❖


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Il gruppo ucraino, Svjata Vatra... una tromba davvero esplosiva!

Ecco gli incredibili Toorama, della Mordovia

Š foto Jelena Rudi

Š foto Renee Altrov

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Altro gruppo locale quasi impronunciabile, Tuulelõõtsutajad © foto Ülar Mändmets

Il mongolo dei Violons, Dandarvaanchig Enkhjargal © foto Ülar Mändmets

http://www.folk. ee/festival/et/ pildid-2012

Il celebre cantante lappone Wimme Saari © foto Jelena Rudi

Ultima foto, ma non certamente ultimi, gli americani Water Tower Bucket Boys © foto Renee Altrov

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Interviste INTERVISTA A ERKI PRUUL Responsabile Relazioni Pubbliche Viljandi Folkfestival di Loris Bohm

Ciao Erki, dovrei farti alcune domande sul festival di Viljandi. Si può considerare questo festival il più importante del nord Europa (Paesi baltici, Olanda, Belgio, Danimarca)... Vorrei sapere in modo approssimativo quanti spettatori hanno assistito, quanti sono stati gli abbonati.

Abbiamo avuto circa 22.000 spettatori paganti quest’anno. Se intendi dire i nostri “abbonati fedeli”, grosso modo penso che abbiamo l’80% di pubblico che viene al nostro festival tutti gli anni. Rispetto agli anni passati il pubblico cresce o diminuisce, considerando la crisi economica europea?

Il numero degli spettatori è aumentato un po ‘anche quest’anno. Penso che la crisi economica non ci tocca più di tanto, perché la gente ha bisogno un buon intrattenimento anche in tempi difficili. Quante persone lavorano nello staff del festival?

Abbiamo avuto 200 volontari e 100 persone come rappresentanti ufficiali, quindi in tutto 300. Consideriamo che il primo festival (1993), abbiamo avuto in tutto 200 spettatori ... Personalmente ho un ricordo entusiasmante di quei giorni. Pubblico estremamente educato e civile anche dopo mezzanotte (eppure il caldo fa consumare molta birra e sidro), grande pulizia di tutta l’area, concerti spettacolari, grande organizzazione in definitiva.

Grazie!

Siete in definitiva soddisfatti di questa ventesima edizione del festival?

Sì! E ‘stato difficile preparare il festival quest’anno, perché rispetto al passato abbiamo organizzato in maniera totalmente differente l’area del festival. Gli anni precedenti abbiamo avuto tutta l’area all’aperto (tranne le sale da concerto, ovviamente), così la gente era libera di visitare la zona pranzo e tutti gli altri posti in giro per le colline del castello. Lo stesso sistema è stato usato per tutti i 19 anni precedenti, ma non funzionava più, perché i visitatori (e non intendo solo i visitatori dei concerti) è aumentato di numero, al punto che a volte di notte abbiamo avuto dei piccoli problemi con la sicurezza e la spazzatura. Così abbiamo do-

vuto cambiare - abbiamo fatto un perimetro e investito i soldi per muri e guardie di sicurezza. Ma non tutti erano contenti di questo. Ora posso dire che questo sistema ha funzionato bene e il feedback è stato prevalentemente positivo e di sostegno. Anche tu hai fatto i complimenti per le persone educate e l’area pulita, nel festival, ma non è stato tutto così positivo negli anni precedenti. Ho girato quasi tutti i festival in Europa ma in nessun posto mi sono trovato così a mio agio. Quali progetti avete per il futuro? Secondo voi ci sono degli aspetti da migliorare?

Così come abbiamo fatto grandi cambiamenti quest’anno, penso che continueremo con lo stesso sistema per cercare di migliorarlo e renderlo ancora più confortevole per i nostri visitatori. Ma naturalmente, il nostro pensiero principale è ancora la musica, quindi cominciamo a lavorare duramente ancora una volta e studiamo quale potrà essere il prossimo tema del festival e cerchiamo di trovare gli interpreti “musicisti” giusti in grado di soddisfare le nostre esigenze. C’è un gruppo in particolare che mi ha impressionato, i Toorama. Provengono da una nazione di cui non si conosce nulla della tradizione locale. Sono residenti in Estonia, grazie ai patti di collaborazione bilaterali tra Estonia e Mordovia, di sicuro prossimamente faremo loro un’intervista per capire meglio la storia del loro Paese. Ti ringrazio per la collaborazione.

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Interviste FOLKEST! INTERVISTA A ROBERTO SACCHI

Anche quest’anno, nonostante la crisi, grande successo del festival musicale Folkest di Giordano Dall’Armellina

Premiazione dei Decalamus con Ita Cesa e Roberto Sacchi

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l 30 di luglio, con il bel concerto di Alice a Spilimbergo (Friuli) si è conclusa la trentaquattresima edizione di Folkest. Punti di forza del programma i concerti di Alan Stivell a Trieste, degli Area a san Vito al Tagliamento, di Roberto Vecchioni a Gemona, Ambrogio Sparagna con France-

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sco de Gregori a Udine. Si è esibito anche Neri Marcoré a Spilimbergo che, per quanto si senta che non è un vero cantante, ha saputo intrattenere il pubblico in maniera piacevole. Nella stessa serata è stato assegnato il premio alla carriera di cantautore a Claudio Baglioni. L’edizione di Folkest di quest’anno


Interviste

La premiazione...

era infatti dedicata in particolar modo ai cantautori. Come regalo ci ha cantato una canzone quasi inedita del suo repertorio. Altri momenti importanti: la consegna del premio Alberto Cesa al gruppo vincitore della selezione di gruppi emergenti per suonare a Folkest, vinta dai Decalamus, un gruppo ciociaro che ha saputo dare allegria e forza all’intera serata. La premiazione è stata preceduta da un mini concerto di Giordano Dall’Armellina che ha cantato quattro brani del repertorio di Alberto Cesa, il grande ricercatore e musicista, fondatore del gruppo di riproposizione piemontese Cantovivo, che ci ha lasciato nel 2010. La sorella di Alberto, Ita, ha consegnato la targa ricordo per il premio.

Decalamus

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Interviste

Kiana (Hawaii)

Il ricordo di Alberto Cesa è poi proseguito la sera seguente con un concerto dedicato alle ballate ed eseguito sempre da Giordano Dall’Armellina con il friulano Lino Straulino e i veronesi Ensemble Righi: un concerto ben accolto dal numeroso pubblico. Alla fine della manifestazione abbiamo intervistato Roberto Sacchi che insieme a Andrea Del Favero è il “deus ex machina” dell’organizzazione di Folkest.

corso e meglio riusciamo a proporre cose nuove al nostro pubblico. Come giudichi il livello artistico? Ci sono stati gruppi che ti hanno sorpreso più favorevolmente?

Molte sono state le sorprese. In particolare quelle relative al concorso “Suonare a Folkest” che organizziamo ogni anno nel periodo invernale. Abbiamo notato, aldilà dei generi, che sia punk folk suonato da bande giovanili o canzoni d’autore, che il livello si è molto al-

“Come è andato quest’anno Folkest rispetto agli anni passati?”

“Diciamo che facendo un confronto con le edizioni precedenti si è notata una contrazione del pubblico per i concerti a pagamento. E’ un dato che riguarda noi e tutte le altre manifestazioni artistiche di questa estate. La gente ha meno soldi e la cultura ne soffre particolarmente. Di converso è aumentato il numero degli spettatori dei concerti liberi anche nei luoghi decentrati. Di questo non possiamo che essere soddisfatti. Folkest ha portato musica in molti comuni che sono stati contenti della qualità proposta. Questo è garanzia per l’anno prossimo e per il futuro. Più comuni si associano al nostro per-

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Klezmatics

zato. Ti faccio un esempio: al concerto di Bettelli su Woody Guthrie c’erano cinque musicisti di Modena che l’accompagnavano e tanta era la loro professionalità che credevo fossero americani. Invece erano tutti italiani! Non si può certo definire Fabio Treves una sorpresa, semmai una conferma. Quello che ho notato è che sui palchi di Folkest gli artisti si trovano a loro agio; tutto funziona come dovrebbe e l’artista è portato a dare il meglio di sé. Di questo siamo orgogliosi. Non che tutto sia stato perfetto al cento per cento ma di sicuro ce l’abbiamo messa tutta. I disagi sono stati dovuto al tempo atmosferico. Talvolta ha piovuto prima del concerto, altre dopo. Comunque (incredibile per una regione piovosa come il Friuli) mai durante i concerti. Nessun concerto è stato annullato o rimandato. C’è stata anche un po’ di fortuna ma tutto il personale di Folkest, dal presidente alla segreteria all’ultimo dei facchini ha lavorato per la riuscita dell’evento. So che hai visto il concerto di Vecchioni, che te ne è parso?

Sicuramente uno dei migliori che abbiamo proposto nei 34 anni di


Interviste

Neri Marcorè

Folkest. Fa a gara con l’indimenticabile concerto di De André nel 1999, uno dei suoi ultimi purtroppo per lui e per noi. Il concerto di Vecchioni a Gemona mi ha convinto per l’emozione che è riuscito a creare sia con le parole, sia come entertainer. E’ un grande affabulatore e poi gli arrangiamenti erano affidati ad una band coi fiocchi guidata da Lucio Fabbri. Va da sé che si è trattato di uno spettacolo praticamente perfetto.

Alan Stivell

Altri concerti che ti hanno colpito?

Mah, ci sono stati molti gruppi stranieri di buon livello medio che noi avevamo prima ascoltato su YouTube che hanno dato il meglio grazie proprio al fatto di sentirsi a loro agio nella nostra organizzazione. Penso agli zingari serbi che hanno aperto il festival a Cassacco il 5 luglio, i Kal. Ci sono stati 64 concerti e alcuni mi sono rimasti più impressi come quello della cantautrice romana Elvira Impagniatello che ha impressionato

anche gli addetti ai lavori. Un concerto di rara suggestione. Saranno i luoghi, è una specie di magia che si ripete anno dopo anno. In particolare quest’anno ho notato una comunicativa maggiore fra gli artisti e il nostro pubblico. Quando parlo di “nostro pubblico” mi compiaccio particolarmente perché in questi 34 anni abbiamo contribuito a far crescere un pubblico, che come tutti i pubblici d’Italia è sensibile agli specchietti per le allodole del grande business musicale ma che sa ritagliarsi degli spazi per ascoltare le nostre “provocazioni” che possono andare da uno spettacolo sulle ballate alla musica urbana più estrema. Cose che o le ascolti qui...o le ascolti qui! Questa è la cosa alla quale teniamo particolarmente. Poi è chiaro che su 64 concerti ci deve stare di tutto anche la strizzatina d’occhio al mercato. Però quello che non verrà mai meno a Folkest è la volontà di “osare”, qualche volta andando avanti, qualche volta indietro, sempre cercando di muoversi nella qualità. Questo la gente lo capisce e ne siamo molto, molto soddisfatti. Prospettive per l’anno prossimo?

Abbastanza buone per quanto riguarda l’adesione dei comuni. Noi girando per le varie realtà locali abbiamo già raccolto adesioni verbali da parte di comuni che già hanno partecipato o di altri comuni che vorrebbero concerti nel loro comprensorio. Abbiamo raccolto attestati di stima e almeno 4 o 5 nuovi comuni entreranno a far parte della lista del prossimo anno. Altri comuni vorrebbero almeno due concerti e ciò ci conforta molto perché questa è la nostra linfa vitale tenendo conto che la situazione economica è quella che è e dagli sponsor privati è lecito aspettarsi che stringano un po’ i cordoni della borsa. Comunque sia siamo certi di poter organizzare Folkest anche l’anno prossimo! ❖

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Interviste FOLKEST 2012, COMUNICATO FINALE INTERVISTA AD ANDREA DEL FAVERO a cura dell’Ufficio Stampa Folkest

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i sono appena spenti i riflettori sui palchi di Folkest 2012, ed è già tempo di bilanci. La trentaquattresima edizione, conclusasi con il trionfale concerto di Alice in piazza Duomo a Spilimbergo (ma quanti fans in adorazione ha la grande interprete friulana d’adozione!?!), ha in effetti già lasciato spazio ai progetti per il futuro, che sono tanti e dei quali parleremo in chiusura del comunicato. Ma intanto ascoltiamo dalla viva voce di Andrea Del Favero, direttore artistico e anima della manifestazione, le sue prime valutazioni. “L’edizione di quest’anno –dice Andrea- ha fatto respirare molta aria nuova sia dentro sia attorno a festival: mi riferisco al successo che hanno avuto le nostre incursioni nella canzone d’autore e nel mondo dell’etnomusicologia, al rinnovato clima di collaborazione con altre realtà regionali (Nei Suoni Dei Luoghi, CinemaZero, Coop. Itaca solo per citare qualche esempio), all’importanza che –anno dopo anno- va assumendo il concorso “Suonare@Folkest-Premio Alberto Cesa”, che fa arrivare sui nostri palchi la linfa nuova del folk italiano che si rinnova. Ma non va dimenticata la conferma di quelle qualità che nel corso degli anni hanno caratterizzato Folkest: la capacità organizzativa, innanzitutto, che nonostante qualche bizza meteorologica ci ha consentito di non cancellare nessuno dei concerti in programma, sia nel decentramento, sia nelle giornate di FolkestInFesta”.

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l’Ensemble Righi di Verona, il friulano Lino Straulino e il milanese Giordano Dall’Armellina

E da un punto di vista artistico, di cosa vai maggiormente orgoglioso? “So che qualche critica mi è stata mossa per la presunta scarsa rappresentatività dal mondo celtico. A parte che artisti come Guidewires, Alan Stivell e Paul Bradley sono tutt’altro che di secondo piano, c’è tanta di quella buona musica nel mondo che si potrebbero confezionare due o tre Folkest di grande livello, anche soltanto al femminile… Cosa mi dite di Né Ladeiras dal Portogallo, o di Jenny Sorrenti da Napoli o di Carrie Rodriguez dal Texas? O Saba Anglana da Mogadiscio?

Chi le ha ascoltate non le dimenticherà in fretta…”. Note negative? “A parte l’attesa diminuzione di presenze nei concerti a pagamento, direi nessuna. L’affetto con cui il pubblico ci ha seguito ci ricambia ampiamente degli sforzi sostenuti. Le cifre? Nella media degli ultimi anni: oltre 50mila persone in regione, con diverse migliaia a Capodistria per Klezmatics e Vecchioni”. Comunque, la formula di FolkestInFesta a Spilimbergo funziona sempre…


Interviste Dave Alvin & The Guilty Ones Texas

all’altro e anche da un ambiente pubblico all’altro. Questo ci aiuta a mantenere alto il senso della festa, grazie anche alla disponibilità di tutti gli esercenti del centro (e non solo). Per non parlare dell’Amministrazione Comunale, che ci è molto vicina: non capita tutti i giorni di avere praticamente l’intera giunta comunale presente tra il pubblico e insieme a noi nel back-stage, a familiarizzare con gli artisti del festival”. E per il futuro? “Quasi tutti i comuni che hanno aderito alla fase decentrata hanno manifestato l’intenzione di rinno-

“Il progetto di FolkestInFesta è stato letteralmente costruito sulla cittadina del mosaico, immaginandolo e incastonandolo nei due spazi lungo il centrale corso Roma, per poi sfociare nella gotica piazza Duomo. Una struttura privilegiata che ci ha permesso di completare il percorso con un mercatino del disco e dell’artigianato e una mostra di liuteria d’alto livello. La gente circola, passeggia, si sposta liberamente da uno spazio

Elvira Impagnatiello Premio “Una vita per la musica” a Claudio Baglioni

vare l’impegno, qualcuno addirittura pensando di organizzare più di un evento sul proprio territorio. Tutto questo ci fa ben sperare per l’edizione 2013”. Qualche anticipazione? “Sì, una c’è, anche se non musicale: per celebrare degnamente il 35mo compleanno di Folkest pubblicheremo un libro per ripercorrere insieme l’epopea del festival. Imperdibile!”. ❖

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Cronaca I LIGURIANI SONO MARZIANI? rassegna stampa a cura di Associazione Corelli

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o, sono un nuovo gruppo folk ligure che non abbiamo potuto commentare due anni fa perchĂŠ noi ancora non esistevamo... loro nel frattempo hanno raccolto successi e recensioni eccellenti attraverso le piĂš importanti riviste di musica folk del mondo. Queste le piĂš significative... Sono: Fabio Biale: Voce, violino, chitarra, pianoforte Michel Balatti: Flauto traverso in legno Fabio Rinaudo: Musette Bourbonnaise Filippo Gambetta: Organetto diatonico, mandolino Claudio De Angeli: Chitarra acustica

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Argomenti ...se la pecora canta e le canne suonano

LA MUSICA DELLA TERRA di Pietro Mendolia*

Amore e passione, unici antidoti all’oblio Poi un bel giorno arriva il progresso e trascina via tutto quanto. I piani regolatori comunali disegnano nuovi scenari, dove non trovano più posto le casette di antica costruzione e i loro umili cortili, dove la storica piazza del paese lascia il posto al cantiere per la costruzione di un più moderno e funzionale parcheggio e dove finanche gli uliveti di compare Vanni

cedono il passo al sorgere del nuovissimo, coloratissimo, centro commerciale. In casi del genere, si sa, la toponomastica non è la sola materia ad essere interessata dall’avanzare incontrastato della modernità. Spesso ad essere (s) travolti sono anche usi, costumi e tradizioni di una comunità che necessariamente deve rivedere i propri standard di vita: cambiano i rapporti umani, si perdono abitudini e consuetudini (ritrovarsi in piazza a discutere, ad esempio)

spariscono quasi del tutto alcune classiche figure (fruttivendoli e pescivendoli a domicilio, tra questi), le botteghe dei salumieri e dei barbieri tracollano, nuovi insediamenti urbani favoriscono l’arrivo al paese di gente nuova e nuovi linguaggi si diffondono mescolandosi, integrandosi e, talvolta, sostituendosi del tutto agli idiomi locali. Ma c’è una categoria di persone che in ogni epoca, ad ogni latitudine, è sempre sopravvissuta al mutare dei tempi. Mi riferisco ai

* Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.

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“sognatori”, o se volete, alla specie degli illusi, visionari, utopisti. Persone, cioè, che hanno sempre cercato di seguire la propria strada, percorrendola, il più delle volte, in “direzione ostinata e contraria” pur di realizzare i propri progetti, le proprie “fantasie”, infischiandosene delle mode e di quant’altro il progresso (cosiddetto) imponesse loro di fare o non fare. E di sognatori, per fortuna, ne sono sempre esistiti di vari tipi. Vorrei qui parlarvi del singolare genere dei “sognatori musicali”. Di quattro di essi, in particolare: Antonio Putzu, Giacomo Calà Scaglitta (detto Gemino), Giovanni Ragno e Pinello Drago. Pinello, Giovanni, Gemino e Antonio, vivono in Sicilia, a spasso tra i Nebrodi e i Peloritani, e sono musicisti, polistrumentisti, ricercatori, che amano suonare curiosi strumenti, da loro stessi costruiti mediante l’utilizzo di materie prime davvero insolite: pelli di pecora, canne, rami d’albero ed altre diavolerie ancora. Si tratta di strumenti rudimentali della tradizione agro-pastorale siciliana che sono entrati a far parte, di diritto, della ristretta cerchia degli strumenti caratterizzanti la musica popolare dell’isola: u friscalèttu i canna, a ciaramèdda, a bìfira, etc... Strumenti considerati “poveri” quanto ai materiali impiegati per la loro costruzione, ma di una infinita ricchezza, per quanto concerne la varietà dei suoni e la bellezza delle melodie che sono in grado di riprodurre. Ho conosciuto personalmente Giovanni, Pinello, Antonio e Gemino e con alcuni di loro ho anche condiviso musica e buona tavola. Trovandomi a riflettere sullo “stato di salute” della musica popolare in Sicilia e sui motivi che hanno portato, spesso, i suoi musicisti ad abbandonare la pratica della musica tradizionale abbracciando altre forme musicali contemporanee, mi sono chiesto perché questi miei

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Giovanni Ragno col friscalettù i cànna incanta il pubblico durante un concerto di Malanova

amici, che hanno affrontato e meravigliosamente superato, (talvolta a costo di enormi sacrifici), esami su esami di conservatorio (Antonio ha brillantemente conseguito il diploma in clarinetto presso il Conservatorio di musica “Vincenzo Bellini” di Palermo, Giovanni è diventato Maestro di clarinetto col massimo dei voti presso il “Francesco Cilea” di Reggio Calabria, Gemino ha ottenuto la lode in cla-

rinetto e musica jazz presso l’”Arcangelo Corelli” di Messina) e che hanno poi trovato spazio e grande considerazione nel sempre più affollato panorama della musica italiana, hanno deciso di profondere i loro sforzi e offrire le loro grandi capacità in favore della rivalutazione della musica della (propria) terra. Le ragioni di tutto questo hanno radici assai lontane e due comuni denominatori: amore e passione.

Gemino Calà con l’allegria della Ciaramèdda contagia le musiche dei Discanto Siculo


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Pinello Drago durante un concerto dei Kàlamos, regala le note magiche dello strumento che porta il nome del suo gruppo.

Giovanni all’età di otto anni, curiosando tra i giochi di un compagno di scuola, scopre un “friscalèttu i canna”, costruito da un grande suonatore di inizio ‘900: U Zù Mìcu Salvia. Ne rimane folgorato, comincia a ricavarci dei suoni e non se ne separa più. Raccogliendo la pesante eredità lasciata al paese dal grande friscalettàru del passato, (tanto che riceve in dono, dai figli d’u Zù Micu, alcuni degli stupendi strumenti da lui stesso costruiti), Giovanni diventa, a sua volta, costruttore e suonatore straordinario di questo e altri strumenti della tradizione popolare siciliana, pure grazie agli insegnamenti di papà Nicola, anch’egli abile costruttore. L’amore per la sua terra e la curiosità continua di ricercare nelle radici della musica tradizionale, portano Antonio ad analizzare a fondo tutto quello che si nasconde dietro l’arte della costruzione del flauto siciliano. Spronato e supportato dal padre costruttore, Pietro Paolo, dedica la tesi di laurea

in Discipline della Musica, proprio a questo straordinario strumento di canna. Dal flauto siciliano alla Zampogna “a paru” del messinese e alla “Bifara”, il passo è breve. Non capita tutti i giorni di presen-

tarsi, da esaminando, al cospetto della commissione giudicatrice per conseguire un diploma di Jazz con un flauto diritto di canna, ovvero il tradizionale “friscalèttu”. La singolare prova musicale svoltasi al conservatorio “Corelli” di Messina, ha avuto come felice protagonista da dieci e lode Gemino, il quale vivendo in un paese di zampognàri intraprende, successivamente, l’attività di ricerca sulle tradizioni popolari, specializzandosi nella conoscenza, costruzione ed uso di vari strumenti popolari tradizionali siciliani: la Zampogna “a paru”, “’u friscalèttu” ed altri. Nel 2001 pubblica un metodo musicale per “friscalèttu” dal titolo “Lo Zufolo”, (edito da Armenio Editore) con cui il friscalèttu, inizialmente legato all’ambito agro-pastorale e poi all’ambito della tradizione popolare, assume una nuova dignità diventando strumento nobile. A Pinello, invece, la passione per la musica popolare è nata a seguito dell’esperienza maturata nell’ambio del gruppo di musiche e danze popolari Qa’lat. Successivamente inizia ad appassionarsi all’uso degli strumenti

Antonio Putzu “danza” con la Bìfara sulle musiche di un concerto della Taberna Mylaensis.

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Pinello Drago nel suo laboratorio. Giovanni Ragno e le sue “creature”. Gemino Calà abbracciato alla sua ciaramèdda. Antonio Putzu tra i suoi strumenti.

agro-pastorali diventando un importante punto di riferimento per ciò che riguarda la costruzione della zampogna e degli strumenti ad ancia semplice e a becco (doppi flauti, tripli flauti, clarinetti semplici e doppi). Sarà stata la magia che ha colpito U Zù Micu, Nicola e Pietro Paolo ai loro tempi, ad aver “contagiato” Giovanni e Antonio, mentre le scelte musicali di Gemino e Pinello avranno, certamente, risentito delle frequentazioni, delle amicizie e delle esperienze maturate nei luoghi d’origine. E’ grazie a queste cose, dunque, se i nostri quattro ragazzi, anziché “partire” per le destinazioni musicali più diverse,

Flàutu à pàru (Doppio Flauto) Il doppio flauto è un aerofono pastorale, formato da una coppia di flauti di canna di lunghezza diseguale. Alle due canne vengono riconosciute funzioni musicali diverse: quella più lunga, con tre fori anteriori ed uno posteriore, svolge una funzione di accompagnamento, mentre sull’altra, con quattro fori anteriori ed uno posteriore, viene intonata la melodia. La disposizione dei fori nelle due canne ed i conseguenti suoni prodotti consentono al doppio flauto di replicare lo stesso schema d’intonazione della zampogna a “paru”; le melodie eseguite al doppio flauto sono pertanto definite ‘ciaramiddati’, cioè ad imitazione di quelle che vengono intonate alla zampogna. La denominazione dialettale è “flautu a paru”.

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Triplo flauto. Strumento ricostruito sulla base di fonti iconografiche del cinquecento. In particolare, ispirandosi ad una iconografia (una Natività) esposta presso il Museo di Cultura e Musica Popolare dei Peloritani di Villaggio Gesso (ME) in cui figura un suonatore di triplo flauto. Pinello ha realizzato tale strumento, riportando le misure in scala in modo da renderlo il più fedele possibile alla rappresentazione iconografica.


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hanno preferito “restare” nei posti dove sono nati, mettendo a disposizione tutto il loro bagaglio di conoscenze ed il loro sconfinato talento, per la rinascita della musica di tradizione popolare, favorendone la sua divulgazione nel mondo e contribuendo, tra l’altro, alle fortune di gruppi quali Taberna Mylaensis, Discanto Siculo, Kàlamos, Malanova e altre ensemble di musica popolare delle quali hanno fatto parte. Follie di questo tipo, credo, hanno molto a che vedere con la poesia. Non sono né un mago né un indovino, ma vi posso assicurare che fino a quando esisteranno, nel mondo, persone come queste, le tradizioni dei popoli della terra potranno considerarsi salve dall’oblio. E a quanti di voi, che leggendo questo scritto si sono chiesti se l’esercizio di queste attività permette a Gemino, Antonio, Giovanni e Pinello di vivere dignitosamente e “campare le famiglie”, rispondo che: “certamente no!” “Chi glielo fa fare, allora?!” Ma ve l’ho detto prima…. sono dei sognatori! ❖

Ciaramèdda (Zampogna a “paru”) La zampogna è un aerofono con varianti organologiche e morfologiche in relazione all’area geografica e culturale di utilizzo. Caratteristica del territorio siciliano è la zampogna a “paru”, chiamata in dialetto ciaramèdda, la cui denominazione è riferita all’eguale lunghezza delle due canne principali (appunto a paru). Tra gli strumenti pastorali siciliani, essa rappresenta la massima espressione del sapere musicale, inteso sia come insieme delle norme tecnologiche riguardanti la prassi costruttiva, che come codice linguisticomusicale, propagato nello spazio e nel tempo in virtù delle interpretazioni dei suonatori.

Friscalèttu (Flauto diritto di canna) è stato lo strumento più diffuso in Sicilia nel passato e tuttora è ampiamente utilizzato in diversi contesti di musica tradizionale. La denominazione dialettale è friscalèttu. Pinello e Gemino costruiscono e utilizzano il modello diffuso su tutto il territorio nebroideo, caratterizzato da sette fori anteriori e due posteriori, che permettono un’estensione di circa due ottave; Giovanni e Antonio costruiscono e suonano l’altro modello, diffuso principalmente nella Sicilia centrooccidentale, costituito da sette fori anteriori ed uno posteriore.

Kàlamos (Doppio Clarinetto) è costituito da due segmenti di canna; la canna suonata con la mano destra, che può avere incisi fino a sette fori anteriori ed uno posteriore è quella su cui viene intonata la melodia, mentre l’altra, che in genere possiede tre fori anteriori ed uno posteriore può svolgere due distinte funzioni: una di accompagnamento, se lo strumento viene suonato a mani divise sulle due canne (in questo caso ripropone lo stesso impianto di esecuzione della zampogna) e una di bordone se la melodia viene eseguita con entrambe le mani sulla canna melodica. Il Kàlamos è un doppio clarinetto realizzato in ramo di fico e canna, caratterizzato da un bordone basso e da una canna melodica con l’estensione di un’ottava in cui diteggiano entrambe le mani. Esso prende il nome dal gruppo musicale di Pinello, appunto Kàlamos.

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Gemino Calà ha realizzato e brevettato un modello di “Friscalèttu” con una chiave, denominato “Friscalèttu Cromatico”, che consente di ottenere anche la doppia tonalità dello strumento stesso. Questa caratteristica permette al “Friscalèttu” l’utilizzo di linguaggi e possibilità musicali finora inesplorati. Giovanni Ragno e Antonio Putzu realizzano lo strumento principe della musica etnica siciliana: u friscalèttu i canna. Pinello Drago è l’inventore di un doppio clarinetto in ramo di fico e canna che ha chiamato Kàlamos.

Bìfira (o Bìfara). La bìfira, o bìfara, ad ancia semplice è caratterizzata da un segmento di canna avente sei o sette fori anteriori, più uno posteriore. Sulle canne si inseriscono delle ance semplici, chiamate in dialetto zammale, aventi una lamella vibrante scissa su un fianco della stessa ancia. All’interno della lamella vengono poi introdotti dei fili di canapa per regolare l’insufflazione e quindi l’accordatura.

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Recensioni KUKERPILLID: 40 ANNI FOLK!

Un concerto dei Kukerpillid al folkfestival di Viljandi

Pubblico durante un concerto dei Kukerpillid al folkfestival di Viljandi

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ukerpillid, gruppo estone di danza folk, compie quest’anno quarant’anni di esistenza... provate ad andare in questo Paese nordico senza sapere chi sono, e una risata in risposta è il minimo che vi può capitare. In questi giorni tutti i quotidiani del posto riservano almeno una pagina pubblicitaria che ricorda l’evento, e i loro manifesti sono appesi in modo capillare in tutte le citta estoni. Una autentica istituzione in Estonia e in tutti i Paesi Baltici, festeggiano così, con un doppio CD commemorativo che racchiude nel primo i brani più particolari della loro carriera, e nel secondo una raccolta di brani eseguiti da diversi artisti e gruppi locali per commemorare questi simpatici Kukerpillid. La loro prima apparizione risale al 1972, dove inizia la lunga carriera nello show televisivo “Ervin Abel sou” il primo di aprile. Il nome della band è stato coniato da Heino Mikiver. Il loro repertorio comprende i canti popolari estoni, rivisitati con sapore country, rock and roll, rockabilly. Hanno presentato in quarant’anni un gran numero di brani originali uniti alla ricerca di vecchie canzoni dimenticate. I Kukerpillid inoltre sono stati coinvolti nella realizzazione di programmi per bambini e hanno

realizzato musica per il teatro e la televisione. Su internet non è difficile trovare una quantità di video a loro dedicati, che naturalmente sono visionati prevalentemente dagli appassionati del nord, inquanto la critica internazionale “stranamente” non si è mai occupata molto di questo storico gruppo folk. Vogliamo in questa sede colmare questa lacuna, e questa ci sembra l’occasione giusta. Confido che molti di voi abbiano curiosità di ascoltarli, magari andando ad acquistare questo nuovissimo disco. Sono loro stessi che vengono incontro ai loro fans, considerando che la loro produzione discografica riguardante i primi dieci anni è praticamente introvabile, essendo stata pubblicata in periodo sovietico dall’etichetta di Stato “Melodija”... per cui vi basta accedere al loro sito internet www.kukerpillid.ee, per trovare le registrazioni audio complete di tutti i primi dischi, liberamente scaricabili. Davvero un’iniziativa encomiabile! Superfluo dire che la loro discografia è lunghissima! Per il doppio CD in questione, l’unica risorsa è acquistarlo via web al negozio di Tallinn www.lasering. ee, dove si possono trovare anche altri gruppi locali. Il nostro augurio: continuate così, a far ballare, e fatevi vedere anche dalle nostre parti, più a sud! ❖

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Eventi Festival Internazionale di musica irlandese 24 - 25 - 26 Agosto 2012 Bondeno (Ferrara)

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n festival musicale che si presenti con il nome di confermato il gemellaggio con l’Ennis Trad Festival, “Eire! - Festa dei suoni d’Irlanda” la dice lunga il più importante festival di musica tradizionale irlansull’obiettivo che gli organizzatori si prefiggono di dese, il cui presidente John Rynne, con il proprio staff raggiungere: creare un momento di incontro tra mu- organizzativo, sarà nuovamente presente a Bondeno sicisti, appassionati e semplici neofiti della musica e per selezionare alcuni musicisti di casa nostra da insedella cultura irlandese, avvicinare il pubblico, in modo rire quali ospiti internazionali al festival irlandese. quanto più possibile Con questa terza edispontaneo e naturale, ad zione di “Eire!” prende una tradizione musicale corpo anche una fattiva appassionante e coinvolcollaborazione con la stogente come quella che ci rica “Irlanda in Musica” giunge dall’isola di smedi Bobbio (PC), maniferaldo. stazione presentata sullo Nonostante l’evento siscorso numero della rismico che ha sconvolto la vista, e da questo nuovo terra emiliano-romagnola, connubio sono attese ime che ha tenuto in forse portanti novità per il prosquesta terza edizione simo futuro. del festival, “Eire! 2012” La Repubblica d’Irandrà regolarmente in landa conferma il suo scena dal 24 al 26 agoAlto Patrocinio, insesto 2012, colorando di rendo la manifestazione suoni, di colori, di sapori nel calendario ufficiale e di magiche atmosfere le Diversi momenti di stages e sessions con giovanissimi appassionati di irish degli eventi culturali del vie e le piazze del centro songs 2012, così come il “Comstorico di Bondeno, con la panion Irish Music” di sola eccezione di Piazzetta Costa, tradizionale ribalta Fintan Vallely, l’annuario mondiale della musica irlandei concerti di maggior caratura, inagibile dopo il ter- dese. remoto. Il programma delle tre giorni ferrarese è estremaMelodie di flauti, violini, bodhran e cornamuse irlan- mente articolato, con stages, conferenze, sessions e desi invaderanno gioiosamente la cittadina ferrarese, ovviamente concerti, coinvolgendo numerosi locali permeando il tessuto urbano e umano di quella par- pubblici che ospiteranno, negli spazi antistanti i propri ticolarissima dimensione di vita e di spirito che solo esercizi commerciali, una moltitudine di eventi, a col’irish sound riesce a creare e trasmettere. minciare da metà mattina per proseguire sino a notte Workshop, sessions, recitals condotti da riconosciuti fonda. maestri del genere, costituiscono una delle princiI numeri saranno certamente inferiori (pur previsiopali attrattive per moltissimi musicisti e appassionati nando un’affluenza, nei tre giorni, che si spera possa di tutta Europa, con ungheresi, tedeschi, belgi e an- giungere alle 20.000 unità), ma l’atmosfera che si crea glosassoni in prima fila, che possono fruire di una to- è quella tipica che si può respirare al FIL - Festival Intale interattività con gli artisti presenti, facendo così di terceltique de Lorient, in particolare lungo il viale che “Eire!” non un semplice irish-fest ma un momento di conduce al porto, con i tanti pub e gli altrettanti allefruizione della musica come attivi protagonisti. stimenti musicali, in grado di soddisfare ogni esigenza A dare ulteriore significato culturale all’evento viene dello spettatore.

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Data l’indisponibilità di piazzetta Costa, i concerti serali si concentreranno, con due distinte pedane, alle estremità di piazza Garibaldi, pedane anziché palchi giusto per dare un taglio ancor più intimo e diretto alle performances musicali. Tra gli eventi di maggior rilievo segnaliamo l’apertura di venerdi 24 luglio sulla pedana Municipio, con la Innisfree Ceili Band, classica orchestra irlandese da ballo, preceduta dalla performance di Ramada, giovane quartetto modenese che ha fatto dell’irish strumentale più puro il proprio cavallo di battaglia, e seguita dai Deuce, ovvero Daniele Bicego e Daniel Ponte, per l’occasione in compagnia di Clara Tarp Lydom e Snorre Solem. Sulla pedana Repubblica andrà invece in scena l’irish punk dei La chiusura domenicale ferraresi Folk U cui farà vedrà una grande session seguito l’esibizione dei a Municipio, con Innisfree salernitani Deep Green e molti altri musicisti, e Light con il loro irish contra questi Oisin Mac Ditaminato, armonie trad armada, uno tra i migliori ma arrangiamenti decisagiovani e talentuosi intermente energici. preti del violino, mentre Il giorno successivo Repubblica ospiterà ancambio di location per cora le grandi ballate irish gli Innisfree che da Reproposte dai Wide Range pubblica daranno vita al Ballad Band. Gran Ballo d’Irlanda, preCome già nelle due preceduti dai romani Marco cedenti edizioni, anche Fabbri & The Red Pack; Eire! 2012 vedrà l’allestila serata lato Municipio si mento di pub e birrerie, aprirà invece con i tedeil mercatino etnico che schi Wide Range Ballad si snoderà tra via Turati Band, a metà strada tra e via De Amicis, e infine Dublin City Ramblers e la ristorazione curata dall’associazione “I CiuDubliners, ma con in più ciùn dl’Usdàl”; da non basso e fisarmonica, che dimenticare la navetta proporranno un alternarsi circolare che collegherà i delle loro tipiche e struggenti ballate trad con Diversi momenti di stages e sessions con giovanissimi appassionati di irish vari spazi del Festival con le strutture ricettive fuori canzoni da pub. songs dal centro di Bondeno. Un paio d’ore dopo la Per ogni ulteriore notizia circa la manifestazione, band teutonica darà il cambio ai Deep Green Light, le opportunità di soggiorno e per il programma uffichiamati per l’occasione ad aprire le danze al Mociale dell’evento è possibile consultare il sito internet squito Summer Cafè; sempre a Municipio la serata www.eirelafesta.com proseguirà con i giovani bolognesi The Drunk Butcher con le loro ballate tradizionali trainate però da una im- o contattare direttamente il direttore artistico del feportante sezione ritmica. stival, Umberto Bisi su info@eirelafesta.com. ❖

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27° MONSANO FOLK FESTIVAL GEMELLATO DA QUEST’ANNO CON CIVITELLA ALFEDENA FOLK FESTIVAL (AQ) 4-18 AGOSTO 2012 Fare un Festival, di questi tempi, ha un valore anche politico. Perché è un modo di combattere, non solo la crisi, ma anche il silenzio”. Amedeo Fago

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itorna anche quest’anno, con la ventisettesima edizione il Monsano Folk Festival (Rassegna internazionale ed itinerante di Musica Popolare originale e di revival), allargata a dodici comuni (di cui ben dieci dell’ anconetano). Il Festival, voluto dal Comune di Monsano (An), con il contributo ed il patrocinio della Provincia di Ancona e della Regione Marche, dell’Assemblea legislativa delle Marche, della Fondazione Pergolesi-Spontini, curato da La Macina e dal Centro Tradizioni Popolari, per la direzione artistica di Gastone Pietrucci, si svolgerà da sabato 4 a sabato 18 Agosto, in forma itinerante, tra i Comuni di Monsano (con tre giornate), e Camerata Picena, Corinaldo, Jesi, Montemarciano, Polverigi, Rosora, Senigallia, Serra de’ Conti, Isola del Piano (P-U) e per la prima volta quest’anno, Mondavio (P-U) ed (tutti con una giornata), mentre San Marcello, interverrà, ospitando in caso di maltempo, il Concerto di Chiusura di sabato 18 agosto.. Il Monsano Folk Festival, si caratterizza, nel vasto panorama italiano, per la sua particolare formula di rapporto, di scambio, di confronto-“scontro”, tra la musica originale degli autentici portatori della tradizione e quella dei vari gruppi ed interpreti del folk-revival, in un accostamento di pari dignità, di notevole interesse e di grande valore scientifico. Un Festival singolare, che per la “libertà” e la spontaneità con cui viene organizzato e vissuto, si distingue nettamente dall’attuale, sconfortante panorama di falsificazione e di massificazione operate sulla cultura tradizionale e sulla civiltà popolare. Un Festival, che alla forza della tradizione lega esperienze innovative: un Festival per tutti

si, ma anche per spettatori anomali, curiosi, “vivi”, cacciatori di sorprese. Inoltre anche quest’anno il Festival ha un’aggiunta significativa, implacabile ed “inevitabile”, nel suo sottotitolo, quello di “...ancora in tempo di crisi” , e direi anche “resistente”, essendo un Festival condizionato (e purtroppo ancora una volta limitato) dal momento economico decisamente non favorevole, nel quale si dibatte l’Italia, ma soprattutto tutto ciò che significa cultura in questo nostro Bel Paese ! “La cultura, per definizione, non vale niente se non per i suoi frutti umani e sociali. Un paese che se ne dimentica è un paese che non crede più in se stesso”, ha scritto lucidamente ed amaramente Michele Serra su la Repubblica (Anno 35-Numero 128 di martedì 1 giugno 2010). Quindi, nonostante il “feroce”, “selvaggio” dimezzamento del già esiguo ed imbarazzante budget, abbiamo cercato anche quest’anno di presentare un Cartellone più che dignitoso, ringraziando ancora tutti gli artisti, al loro mettersi in gioco e soprattutto al loro entusiasmo ed alla loro innata bravura, alla loro voglia di “aiutare” e di “arricchire” ulteriormente un Festival, (unico nel suo genere) un “piccolo-grande” Festival, che ha basato da sempre la sua identità e la sua autorevolezza, nella sua “testa”, nel suo “cervello”, nelle sue “idee”, nel suo continuamente inventarsi e reinventarsi, piuttosto che nell’adagiarsi, nel “portafoglio”, nei “soldi”, nei grandi contributi pubblici e privati, che a dire il vero in tutti questi ventisette anni, hanno sempre latitato alla grande! Quindi dando largo spazio ai “grandi solisti” ed ai grandi progetti (come quello realizzato tra Gastone Pietrucci e tre tra

Gastone Pietrucci

i più importanti e significativi musicisti della scena jazz marchigiana ed internazionale, Samuele Garofoli, tromba, Gabriele Pesaresi, contrabbasso, Roberto Zechini, chitarra elettrica e la partecipazione straordinaria del batterista e percussionista de La Macina, Riccardo Andrenacci che a Polverigi (domenica 12/8, ore 22,00) presenteranno in prima nazionale “La Macina incontra il jazz” . La musica popolare e in particolare alcune delle più belle canzoni dello sterminato repertorio de La Macina, in un esperimento inedito ed estremamente interessante, con la “voce scura e torturata” di Gastone Pietrucci a fare da contraltare all’inventiva dei tre jazzisti, dei loro intensi, suggestivi ed innovativi arrangiamenti, trasportando ed evolvendo la musica popolare in un altro linguaggio, quello della sperimentazione di due mondi musicali così lontani, ma straordinariamente così vicini ed in fondo così simili e così complementari. Il gruppo “Mantice” del Lazio inaugurerà a Monsano, (sabato 4/8, ore 22,00) la ventisettesima edizione del Monsano Folk Festival, dove tra l’altro avverrà ufficialmente la cerimonia ufficiale di gemellaggio con il Civitella Alfedena Folk Festival, alla presenza dei due rispettivi sindaci, Luca Fioretti di Monsano e di Flora Viola, di Civitella Alfedena (Aq). Maurizio Martinotti, leader e fondatore di due gruppi storici piemontesi ed Enrico Negro, due grandi protagonisti del folk revival italiano a Serra de’ Conti (mercoledì 8/8, ore 22,00). Il Super Gruppo Macina-Gang, le due ormai veterane e “storiche” formazioni marchigiane, quella del folk revival de La Macina di Gastone Pietrucci e quella rock dei Gang dei mitici fratelli Marino e Sandro Severini, nello ormai celebre ed

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Il Gruppo Mantice, dalla Svizzera

acclamato concerto comunitario “Nel tempo ed oltre cantando” a Senigallia (venerdì 17/8, ore 22,00). L’astro emergente della musica popolare italiana, il polistrumentista Alessandro Tombesi, insieme al padre Roberto Tombesi, leader e fondatore del Gruppo veneto dei “Calicanto”in un suggestivo concerto acustico per voci e strumenti, all’interno della Corte del Castello del Cassero di Camerata Picena (sabato 11 /8, ore 22,00), che vedrà anche la partecipazione straordinaria di Gastone Pietrucci, leader e “voce” de La Macina. Ad Isola del Piano (P-U-domenica 5/8, ore 19,00) uno dei due Concerti del Tramonto, nella suggestiva cornice della Canonica di Castelgagliardo: “Du’ chiacchiere e du’ canzoni” con Gastone Pietrucci e Marino & Sandro Severini, che narreranno e canteranno la storia del loro grande sodalizio Macina-Gang, con la partecipazione straordinaria di Roberto Picchio e Marco Gigli de La Macina. Il Festival quest’anno approderà per la prima volta a Mondavio, splendido e suggestivo paese del pesarese ricco di storia e di arte, dove (venerdì 10/8, ore 22,00), Gastone Pietrucci-La Macina, presenteranno il loro concerto antologico: “La trilogia dell’aedo”. Tre interessanti giovani Gruppi, si esibiranno rispettivamente a Montemarciano (giovedì 9/8, ore 22,00) i primi

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due, entrambi del panorama musicale emergente marchigiano, i Funkastigo Acoustic Trio e Lu trainanà, ed il terzo a Corinaldo (lunedì 13/8, ore 22,00), i Dioniso Folk Band, una indiavolata, grintosa formazione di giovani musicisti della grande tradizione napoletana. Due importanti e doverose riprese di due lavori che hanno riscosso un grande successo di critica e di pubblico, nell’edizione dell’anno scorso e che quest’anno verranno ampliamente rinnovate ed effettuate, la prima a Jesi (giovedì 16/8, ore 22,00) con Marino Carotti-Giuseppe Ospici-Gastone Pietrucci (tre grandi protagonisti in vari periodi della più che quarantennale attività de La Macina) che ripresenteranno il loro “Insieme”(questa volta arricchito nella parte finale del concerto con la presenza di tutto l’attuale ensemble de La Macina). La seconda ripresa, chiuderà alla grande, con il Concerto di Chiusura a Monsano (sabato 18/8, ore 22,00) questa ventisettesima edizione del Folk Festival, con la grande “voce popolare di Jesi” Mugia Bellagamba, e con Gastone Pietrucci & La Macina che, presenteranno il potente (e per chi l’ha già visto) indimenticabile lavoro su i ricordi e su i canti della filanda jesina: “La filanda è ‘na galera..... Infine i due appuntamenti “popolari” del Festival: la continuazione della serie

di Foglie d’Album : due concerti monografici il primo a Monsano (lunedì 6/8, ora 19,00) ed il secondo a Rosora (martedì 7/8, ore 22,00) incentrati entrambi su due grandi “informatrici” di Gastone Pietrucci e de La Macina: rispettivamente Cesira Zenobi Gigli & Adelaide Tassi Pietrucci, “Le amiche del cuore” (a Monsano) e Concerto Omaggio per Cesira & Adelaide (a Rososra). Prerogativa del Festival è stata sempre quella di essere oltre che una Rassegna internazionale ed itinerante di folk-revival, anche e soprattutto di musica popolare originale. Così infatti aggiunge Gastone Pietrucci, Direttore del Festival, ricercatore, studioso della tradizione orale marchigiana, nonché anima e “voce” de La Macina: “Sino ad ora sono riuscito (come ricercatore e come direttore artistico a far partecipare in tutte queste ventiquattro edizioni i cosiddetti informatori e a farli conoscere personalmente al grande pubblico con concerti e partecipazioni memorabili e fondamentali. Ora purtroppo questo grande patrimonio umano, piano piano va inesorabilmente e fisiologicamente scomparendo. Quindi mi sono posto il problema (una volta privi di questo incommensurabile patrimonio umano della memoria) come continuare la linea principale dell’ “originalità” del Festival, senza snaturarlo né andando fuori tema. Allora ho deciso che sarò io, (quando non avrò più a disposizione i principali informatori, magistralmente definiti da Guido Festinese, “gli alberi di canto”) a sostituirmi a loro, nel raccontare a mia volta, i miei fortunati incontri, le mie registrazioni con loro, prestando la mia voce, i miei ricordi, per far rivivere le loro storie, le loro vite, i loro canti e tutto il loro bagaglio di umanità, di tenerezza, di “amore” che in questi più che quaranta anni di ricerca sul campo, mi hanno donato”. Tutti i concerti sono ad Ingresso Libero. Per ulteriore approfondimento del programma www.macina.net Per informazioni: La Macina: 0731 4263 lamacina@libero.it ❖


Cronaca Stresa 20-21-22 Luglio 2012

JAN GARBAREK, TRILOK GURTU, BRAD MELDHAU, ABDULLAH IBRAHIM: CRONACA DEL MIDSUMMER JAZZ FESTIVAL di Agostino Roncallo

Abdullah Ibrahim

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(foto Danilo Donadio)

uella di Venerdì 20 Luglio era una serata assai temuta dagli organizzatori del Midsummer Jazz Festival. Le previsioni indicavano il rischio di temporali e il dubbio era se confermare il concerto all’aperto oppure optare per la sala Tiffany dell’Hotel Regina, in grado però di contenere un numero ristretto di persone. Alla fine prevale la prima ipotesi e, sotto un cielo plumbeo, il pubblico avverte le prime gocce proprio qualche minuto prima l’inizio del concerto, previsto per le ore 21. Era destino. Quando si scatena

Jan Garbarek

(foto © Andrea Sacchi KS)

il temporale mi ritrovo proprio davanti al palco che garantisce un minimo di copertura ai presenti. Assisto così, a distanza ravvicinata, a un concerto della durata di due ore e mezzo, senza pause, intenso e ipnotico nello stesso tempo. Garbarek ha sviluppato uno stile lieve ed evocativo che utilizza toni acuti e lunghe note sostenute, insieme a una grande capacità di usare le pause e i silenzi. Insieme a lui sono sul palco Rainer Brüninghaus (pianoforte e tastiere), Yuri Daniel (basso) e Trilok Gurtu (percussioni). Brüninghaus è un pianista in grado di dare accenti energici, maltrattando lo Steinway e premendo i tasti con mano aperta e pugni chiusi, e altri più lenti, infinitamente poetici. Il bassista Yuri Daniel rivela a sua volta grande tecnica ma è certamente Trilok Gurtu a suscitare impressione per la capacità di dialogare con gli altri musicisti e di far suonare una pluralità di strumenti, compreso un secchio pieno d’acqua. Ma è anche l’uso della voce che contraddistingue la sua arte: attraverso delle vocalizzazioni egli riesce ad ampliare le sonorità delle percussioni creando un suggestivo effetto loop. La seconda parte del concerto è incoraggiata da un tempo che decide di fare il clemente e permette ai musicisti di esibirsi in un lungo e applaudito bis.

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Cronaca

Jan Garbarek

(foto © Andrea Sacchi KS)

La sera successiva si presenta sul palco il trio di Brad Meldhau. Il tempo si è messo finalmente al bello e ammirare dal Lungolago Palazzolo le isole illuminate è sicuramente un bello spettacolo. Altrettanto non si può dire dell’esordio del concerto che ha risvolti drammatici. Brad è costretto a interrompere l’esecuzione del primo pezzo a causa di un fastidioso rientro del basso sul monitor. L’invito ai tecnici al mixer non sorte gli effetti sperati e il problema si ripresenta nell’esecuzione successiva, il pianista inizia a questo punto a dare segni di insofferenza. Poi quando il problema appare superato, una nuvola di insetti si abbatte sul palcoscenico, evidentemente attirata dalle luci. Il disorientamento è tale che Brad, al momento di spiegare al pubblico l’origine dei brani, non ricorda più neppure il titolo di una sua composizione. Ma dopo mezz’ora l’artista inizia a macinare musica: schiena rigida piegata in avanti sul pianoforte e gomiti leggermente arretrati, inizia a snocciolare composizioni delicatissime alternate a ritmi sincopati dalla forte valenza ritmica. L’intesa con il contrabassista Larry Granadier e il percussionista Jeff Ballard è davvero forte, affinata da una collaborazione ormai lunga quindici anni. Alla fine ci saranno due bis di fronte a un pubblico in piedi, osannante. Testimonianza della sensibilità di cui si diceva, è proprio il secondo dei bis, in cui Meldhau prolunga un finale inseguendo le note più basse del contrabbasso e creando un improvvisato contrappunto dai suggestivi effetti. Il terzo e ultimo appuntamento del festival è quello con il pianista sudafricano Ibrahim Abdullah, noto negli anni settanta col nome di Dollar Brand. Il suo nome originale è in effetti Adolphe Brand, quello attuale inizia a comparire solo dopo il 1968, anno della sua conversione all’islam. Già nel momento in cui si presenta sul palcoscenico, si ha la sensazione di trovarsi in presenza di un vero e proprio guru del jazz, scoperto da Duke Ellington e da quest’ultimo portato a New York dopo che egli fu costretto a lasciare il suo

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Jan Garbarek

(foto © Andrea Sacchi KS)

paese a causa della politica dell’apartheid. Tra le sue numerose collaborazioni va ricordata quella con Miriam Makeba. Si presenta con una lunga tunica grigio scuro e unisce le mani, quasi in segno di preghiera, per salutare il pubblico e ringraziarlo della sua presenza. Poi si siede al piano: il concerto è un’unica suite, senza interruzioni, durante la quale l’artista fonde nelle sue note un profondo misticismo alla curiosità di un bambino. La mano sinistra suona una melodia, la destra crea, si muove alla ricerca di nuove sonorità. Nella sua musica c’è anche un profondo legame tra il jazz americano e le radici della cultura africana e, ascoltando il concerto, ho desiderato fare un salto indietro nel tempo per ritornare al 1994, anno nel quale Abdullah Ibrahim ha suonato per Nelson Mandela, in occasione della cerimonia di insediamento alla presidenza sudafricana. Il tempo del concerto è stato il tempo di un respiro, di un unico flusso di coscienza: mi è parso di breve durata ma, quando guardo l’orologio, mi rendo conto che il tempo in realtà è volato. In ritardo mi alzo allora pure io, per un sentito applauso. ❖

Abdullah Ibrahim

(foto Danilo Donadio)


Cronaca IL FONDO ALBERTO CESA ALL’ISTITUTO ERNESTO DE MARTINO

A

lla fine del mese di aprile sono arrivati all’Istituto Ernesto de Martino 26 scatoloni: è il materiale raccolto nel corso della sua vita da Alberto Cesa ed esso ha costituito la sua formazione culturale, musicale e politica. In primo luogo c’è l’intera produzione discografica edita da Alberto e dal suo “Cantovivo”; ci sono i tanti libri della sua ricca biblioteca personale (storia, politica, filosofia, antropologia culturale e musica popolare, e non solo); c’è la sua preziosa collezione di dischi: circa 600 vinili e cd di musica popolare e canzone politica italiana, ma soprattutto internazionale, a dimostrazione di quanto la cultura di Alberto avesse attraversato ambiti diversi e vari territori e culture. Il Fondo Cesa è arrivato al nostro Istituto per scelta di Ita Cesa, sorella di Alberto, che in una lettera ci ricorda che “Alberto aveva una grande considerazione della storia dell’Istituto, grande stima di Ivan Della Mea e di tutti coloro, storici, musicisti e collaboratori” che lo hanno tenuto in vita da oltre 40 anni. Sono parole che ci riempiono, insieme, di orgoglio e

di responsabilità. A Ita, ai familiari di Alberto e a tutti i compagni dell’Associazione “Cantovivo” va il nostro più commosso ringraziamento e la nostra promessa di fare presto: abbiamo già iniziato a sistemare il materiale nei nostri scaffali e presto sarà catalogato e messo a disposizione di tutti coloro che fossero interessati a consultarli. Infine vogliamo pubblicare ampi stralci di uno scritto di Alberto Cesa dal titolo “Annotazioni per una biografia”. Alberto è morto il 6 gennaio del 2010. Dopo la sua morte le Edizioni Nota di Udine hanno pubblicato due bei lavori di natura autobiografica ideati da Alberto: “Con la ghironda in spalla” e “Il Canzoniere del Piemonte” entrambi con due cd allegati. Stefano Arrighetti

ALBERTO CESA - Folk singer, cantastorie, cantautore, suonatore di ghironda e altri strumenti popolari - Fondatore (1974) e direttore artistico di “Cantovivo” - 2000 concerti Alberto Cesa è nato non molto dopo la fine della seconda guerra mondiale... Da piccolo ha suonato i fili d’erba, le foglie, le noci svuotate, le zucche tagliate, ha inseguito invano il sogno-proibito di una fisarmonica per avviarsi infine clandestinamente al tormentato viaggio dei suonatori autodidatti. Ha cantato in italiano, piemontese, occitano, francese, spagnolo. E’ stato maestro di canto e di ghironda. Ha girato il mondo, dall’Europa a Cuba...

esibendosi in circoli, osterie, fabbriche, piazze, teatri, conservatori, stadi (a Monaco di Baviera per esempio), folkfestival e raduni internazionali come il Paleo di Nyon, St. Chartier, Dranouter, Monaco, Vienna, Edimburgo, Praga, Stoccolma, Lisbona e così via... passando per radio e televisioni locali e internazionali, la Rai e l’Eurovisione... Ha lavorato su decine di dischi, suoi, del Cantovivo e di altre produzioni, guadagnandosi riconoscimenti di prestigio nazionale e internazionale [...] Ha diviso la scena con Fabrizio De André,   Francesco Guccini, Paolo Conte, Ivan Della Mea, Gang, Paolo Rossi, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Alan Stivell, Inti Illimani, Miriam Makeba e altri artisti internazionali. In quasi quarant’anni di fatiche e divertissement, ha avviato decine e decine di ragazzi e adulti alla conoscenza e alla pratica del folk, ha portato musicisti, dilettanti e professionisti a prendersi applausi prima sconosciuti, a ridere, bere, amare, sognare, in ogni angolo d’Europa e del mondo... Ha cantato (e canterà) fino all’ultima goccia di energia, per il “Mondo migliore che verrà”!

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Istituto Ernesto de Martino Villa San Lorenzo al Prato Via degli Scardassieri, 47 50019 Sesto Fiorentino (FI) Tel: 055 4211901 - Fax: 055 4211940 Web: www.iedm.it Skype: istituto.ernesto.de.martino Ita Cesa ita.cesa@immagina.net - www.immagina.net +39 3358006846 ❖

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Cronaca IL PREMIO WOMEX 2012 AL GRUPPO FINLANDESE VÄRTTINÄ

WOMEX è orgogliosa di annunciare il vincitore del Premio Artist 12 WOMEX: Värttinä dalla Finlandia Si esibiranno nella mattinata di Domenica 21 Ottobre, 2012, durante la cerimonia di premiazione WOMEX accompagnata da una colazione al Networking WOMEX, aperta solo ai delegati Womex. La laudatio sarà offerta da Fiona Talkington (UK), presentatrice della BBC Radio. Torniamo indietro di quasi 30 anni in una piccola città della Carelia nella Finlandia orientale, dove una madre sta insegnando alle sue giovani figlie, la poesia antica della Carelia e le canzoni con l’accompagnamento del kantele, simile ad una cetra. Presto si aggiungono altri bambini del posto portando la loro propria gamma di strumenti e di idee, fisarmoniche, sassofoni, chi-

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Le nostre beniamine, cui abbiamo dedicato la copertina della rivista in occasione del loro nuovo album di quest’anno, ottengono un giusto riconoscimento

tarre, basso, violini e flauti. Quello che era cominciato come una missione semplicemente di far rivivere antiche tradizioni raccolte, con energia, queste canzoni e poesie hanno sviluppato una nuova vita nelle mani di giovani di enorme talento e fantasia. Pochi anni dopo avevano una reputazione nazionale e sono stati nominati “Band of the Year” al prestigioso Festival Folk di Kaustinen, il primo di quello che doveva rivelarsi un intero catalogo di premi e riconoscimenti. Sono diventati una band di strumentisti perennemente in tournee nel mondo, compositori e arrangiatori a fronte di tre cantanti che ci irretiscono con le loro armonie accattivanti, voci che sembravano così innovative, così diverse da qualsiasi altra cosa, e la cui presenza scenica è stata resa brillantemente senza compromessi. Sono diventati tra i

più importanti ambasciatori finlandesi nel mondo, suonando a migliaia di festival e locali in tutto il mondo, costruendo una base massiccia di fan, ispirando il pubblico, altri musicisti, registi e produttori, tra cui AR Rahman con il quale hanno lavorato sulla musica per la versione teatrale di “Il Signore degli Anelli”. Hanno pubblicato 14 album, hanno ricevuto premi per Miglior Album in diversi paesi. Eppure Värttinä è molto più di tutto questo. Hanno sempre guardato alle loro radici, portato la loro musica in molte direzioni diverse, senza paura di testare le loro tradizioni contro nuovi scenari musicali confrontando le loro idee con i suoni provenienti da nuovi Stati che sono già entrati nel corso degli anni. Ma loro sono sempre rimasti semplicemente Värttinä, una band che ha lanciato il suo antico incantesimo sui nostri cuori per 30 anni. ❖


Recensioni Per capire la musica tradizionale di un gruppo folk bisogna conoscerne la sua Patria d’origine

NOTIZIE FLASH SULLA MORDOVIA, PATRIA DEL GRUPPO TOORAMA

C

on una ricerca, non priva di difficoltà, abbiamo recuperato su un sito estone dedicato alla cultura ugro-finnica qualche informazione riguardante la Repubblica di Mordovia, patria del gruppo Toorama che ha tanto impressionato il sottoscritto al Folkfestival di Viljandi. Riporto di seguito la traduzione. La Repubblica di Mordovia, è uno stato della Federazione russa situato nella parte europea della Russia, rientra nella Confederazione Privolzhskiy okrug (regione). Saransk è la capitale. Il 10 gennaio 1930, la repubblica è stata costituita come autonoma Mordovia oblast (provincia), e il 20 dicembre 1934, è stato riorganizzato nella Repubblica socialista Mordova sovietica autonoma (ASSR). Nel 1994 è stata ribattezzata come Repubblica di Mordovia. Il 30 marzo 1995, l’Assemblea dello Stato (Sobranie) della Mordovia ha autorizzato l’emblema di Stato e la bandiera della repubblica. Il 21 settembre 1995, l’Assemblea Costituzionale (Sobranie) della Repubblica di Mordovia ha adottato la nuova Costituzione. La Repubblica di Mordovia abbraccia 22 distretti, 3 centri dello stato repubblicano (Saransk, Rouzaevka, Kovilkino). La popolazione è di 850.000 persone. La capitale della Mordovia, Saransk, è una città pulita, ordinata con buone strade e luoghi bellissimi di ricreazione. Impressiona le persone che hanno visto tante città europee. Saransk è entrata, per diversi anni consecutivi, nelle tre capitali più confortevoli della Russia.

La copertina dell’ultimo disco dei Toorama presentato a Viljandi, intitolato Shkanj sjulmot, uscito nel 2010, dove si nota una grande componente vocale e una strumentazione mai invasiva ma votata a enfatizzare l’armonicità dei brani. Eccellente produzione discografica, merita di essere ascoltata.

Saransk è diventata sede di festival internazionali. Le canzoni nazionali e le danze sono presentate da molti artisti famosi della musica popolare tradizionale, come “Toorama” fondato nel 1990 da Vladimir Romashkin, e il gruppo folk “Mordance”, sperimentando combinazioni di antiche tradizioni musicali e la musica moderna. Le ansembles “Umarina” e “kelu”, i partecipanti regolari di festival musicali internazionali, presentano i loro repertori della repubblica ai festival dedicati alla

cultura ugro-finniche in Russia e all’estero. Mordovia è una nazione famosa per la sua tolleranza e l’amicizia della gente, per secoli non aveva rilevato alcun conflitto sul suolo nazionale o per motivo confessionale. Tutto questo rende la Mordovia un luogo confortevole per vivere in pace. Per adesso è tutto. Torneremo a parlare dei Toorama in occasione della già annunciata intervista in programma per i prossimi numeri di Lineatrad. ❖

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Lineatrad 8-2012  

Servizio speciale Folkest I festival di fine estate Kukerpillid: 40 anni folk! Il Fondo Alberto Cesa La musica della terra Toorama, dalla Mo...

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