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mensile Anno 4 n°41 novembre 2015 € 0,00

i t t e l rcel

o c S tta

di u i G I Ricatti del mercato Festival Interceltique di Lorient Santulubbiranti Eugenio Bennato Zamballarana No globalizzazione! No Facebook! Orchestra Popolare delle Dolomiti

Tony Mc Manus Ruben Giuditta Scorcelletti Tama Trio Speciale Felmay record Marina Mulopulos Area


Sommario

n. 41 - Novembre 2015

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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I Ricatti del mercato

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45° Festival Interceltique Lorient

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Eugenio Bennato

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No globalizzazione! No Facebook!

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Santulubbiranti ballando dentro le favole

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Giuditta Scorcelletti

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La coscienza di Zena

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Ruben

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Area

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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ravamo in procinto di pubblicare il numero di novembre, quando ci è piombata sulla testa la notizia dei gravi atti terroristici a Parigi, anche in un locale dove si organizzavano concerti di musica. Questi tristi eventi ci colpiscono maggiormente appunto perchè si sono verificati in una nazione che ha sempre valorizzato la cultura multietnica, la musica tradizionale propria e di ogni continente, attraverso festival di cui noi di Lineatrad ci onoriamo di esserne portavoce. Nessun’altra nazione in Europa può vantare queste caratteristiche, tantomeno l’Italia, dove purtroppo la musica folk avanza come un pugile “suonato”, snobbata da organizzatori, televisioni, agenzie giornalistiche... Non è tollerabile che proprio la Francia debba sopportare questo affronto da parte di criminali organizzati che hanno come unico scopo annientare la cultura sotto qualunque forma. Non è tollerabile essere soggetti al coprifuoco serale per non incorrere nel rischio di cadere vittima di attentati.

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La vita offre già pochi motivi di soddisfazione, pochi momenti in cui ci si può realizzare culturalmente, poche occasioni di assistere a concerti di qualità... è intollerabile dover rinunciare ad uscire di casa per paura di agguati o azioni terroristiche. Ci sono già tante ingiustizie in questo mondo, tante prevaricazioni da parte di lobby di potere che annientano la volontà di sopravvivenza di ogni artista portavoce di cultura... dove andremo a finire di questo passo? È già difficile cercare di divulgare e propagandare la musica tradizionale e folk, bistrattata da tutti i media appunto perchè la stragrande maggioranza di interpreti non ha i mezzi per far conoscere il proprio talento. Purtroppo i “talent show” non esistono per questo genere musicale, e i rarissimi premi organizzati non hanno nessuna risonanza a livello mediatico in grado di far decollare una carriera, e rimane l’unica soddisfazione all’artista di aggiungere un trofeo alla collezione. Anche noi di Lineatrad abbiamo iniziato ad attribuire dei premi quest’anno,

FIM Fiera di Genova

Editoriale ma siamo consapevoli dello scarso significato che rappresentano. Vorremmo fare di più, vorrei fare di più, ma le forze da mettere in campo non lo consentono, e gli anni anagrafici incominciano a pesare al pari della mancanza di fondi economici. Nonostante ciò, in qualche modo, questo numero di novembre è uscito, con un interessante reportage sul festival di Lorient, un attesissima e appassionante carrellata di novità discografiche della Felmay, una chicca dalla Sicilia, il ritorno di Eugenio Bennato, e altro ancora. Magari non è tanto, ma in questo mese freddo c’è poco di nuovo di cui parlare... oltretutto sembra ormai diventata una moda (piuttosto assurda) rivolgersi a Facebook per propagandare ogni evento live, piuttosto di usare i mezzi classici come le radio o i notiziari tipo Lineatrad... ma ne parliamo diffusamente all’interno. Anche questo fatto ci fa riflettere su come poter contrastare questi nuovi impropri mezzi di comunicazione,


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Tama Trio

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Orchestra Popolare delle Dolomiti

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Guo Gan Anne-Mari Kivimäki

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Marina Mulopulos

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Banda Piazza Caricamento Yuan Deng

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Tony Mc Manus

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Zamballarana

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Saba Anglana La Frontera

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Lineatrad Television

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

offerti da impalpabili multinazionali senza scrupoli, che hanno unico scopo quello di monopolizzare tutta l’informazione con un pretesto “social” che non ha altro scopo che quello di creare un caos tra opinioni, notizie fasulle, notizie riportate di decima mano, e per finire l’annuncio di un concerto modificato tre volte nell’arco di una giornata, e gestito da due o tre fonti diverse... nessuna delle quali autorevole. Bella roba! Facebook è nato come uno strumento per pettegolezzi ed esternazioni più o meno deliranti, dove ognuno può dire tutto e il contrario di tutto, non per essere una agenda di appuntamenti o peggio ancora un surrogato di rivista. Noi siamo nati a questo scopo, dare informazioni corrette, e nessuno ci può togliere questa esclusiva. Anche questa volta lo spazio è tiranno, la vostra curiosità dovrebbe essere cresciuta, non resta che augurarvi buona lettura... augurandoci che sappiate usare con parsimonia e diffidenza certi social network, e con fiducia e passione, Lineatrad! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 4 - N. 41 - Novembre 2015 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Hanno collaborato in questo numero: Luca Ricatti, Gloria Berloso, Giustino Soldano, Muriel Le Ny, Pietro Mendolia, Synpress 44

LINEATRAD SI LEGGE PROPRIO IN TUTTE LE PIAZZE

Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti I RICATTI DEL MERCATO di Luca Ricatti

icono che l’era del possesso della musica è finita, che è iniziata quella dell’accesso. Dicono che ormai alla gente non interessa più acquistare album e canzoni, preferisce ascoltarli in streaming direttamente online. Infatti pare che stia morendo persino in download illegale, perché scaricare musica pirata è comunque più complicato che ascoltare canzoni direttamente da Youtube, che oltretutto non inietta virus nei computer. Però dicono anche che meno di un americano su dieci è disposto a pagare per un abbonamento a un servizio di streaming musicale. Dicono infatti che il tanto decantato Spotify navighi nei debiti, proprio per lo scarso numero di utenti abbonati alla versione a pagamento; sono in troppi a preferire la versione gratuita, che dovrebbe reggersi sulla pubblicità ma che di fatto non riesce a far quadrare i conti. La gente vuole lo streaming e lo vuole gratis, ma l’industria non può permetterselo. Forse c’è una strategia calcolata dietro tutto questo, ma ho il sospetto che i magnati del mercato musicale stiano brancolando nel buio e continuino a prendere gli spigoli con la fronte. E allora dico questo. Noi appassionati di musica quanti siamo? Per appassionati intendo: gente che prima di canticchiare una canzone e dire che è bella si fa due domande, che spulcia internet in cerca di cose nuove e particolari, che gli viene lo sconforto quando ascolta una radio commerciale, che, quando esistevano i negozi di dischi, poteva passarci dentro pomeriggi interi. Siamo quattro gatti. Ma siamo quelli che la musica continuano a comprarla. Abbiamo bisogno di comprare musica perché abbiamo gusti troppo difficili per accontentarci di quello che passa in radio, perché siamo collezionisti e pure un po’ feticisti, perché quando ci piace un gruppo o un cantante vogliamo entrare nel suo mondo. Siamo così perché siamo i romantici, i maniaci, gli ultimi giapponesi, ma anche perché non ci facciamo infinocchiare dal martellamento poppettaro delle major. Se una canzone non ci piace non ci facciamo convincere neanche se ce la fanno ascoltare un milione di

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volte, neanche se ci propinano il video con le donnine nude o i maschioni depilati. Siamo la percentuale che sfugge alle statistiche, siamo l’errore calcolato. Per non parlare poi di noi amanti delle tradizioni folcloriche, che siamo la niccha della nicchia. Noi rompipalle siamo gli unici ancora disposti a spendere soldi per la musica. Se i signori dell’industria del disco avessero puntato su di noi fin dall’inizio, se avessero cercato da sempre di favorire la produzione di musica intelligente e ricercata, di far crescere il pubblico e stimolarne il senso critico; se avessero cercato di educare e sensibilizzare le masse, oggi avrebbero molti più appassionati disposti a spendere per acquistare incisioni e biglietti dei concerti. Invece no, volevano il popolo ignorante a cui vendere spazzatura. L’hanno ottenuto, ma il popolo, per quanto ignorante, almeno una cosa la capisce: che se la spazzatura può averla gratis non è proprio il caso di pagarla. ❖


Argomenti L’importanza di consultare una fonte attendibile per conoscere il mondo della musica folk, i dischi, i concerti, i comunicati stampa ufficiali, che non esistono sui social network generalisti

NO GLOBALIZZAZIONE! NO FACEBOOK! di Loris Böhm

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n matematica e logica, l’unicità di un elemento nel soddisfare una certa proprietà sta nel fatto che qualunque oggetto che soddisfi tale proprietà è uguale all’elemento di partenza. In altre parole, non possono esistere due elementi differenti che soddisfano questa proprietà. Tuttavia, dimostrare l’unicità di un elemento non è una condizione sufficiente per dedurre a priori l’esistenza dell’elemento. (cit. Wikipedia) Il termine “unico”, “only” in inglese, sul numero agosto-settembre Lineatrad a pag. 32, è stato causa di una mia “reprimenda” a proposito del ricorrente slogan della celebre rivista Froots che si autoproclamava “unica rivista di musica folk, roots e world indispensabile”. Probabilmente non siamo stati i soli a notare questo fatto, sicuramente abbiamo risvegliato l’orgoglio di altre testate giornalistiche tirate in ballo da quell’inopportuno slogan pubblicitario, sta di fatto che nei successivi comunicati Froots, il termine “only” è magicamente scomparso. Ora loro sono “soltanto” (si fa per dire) indispensabili. Beh, ho fatto rettificare l’offesa, l’arroganza monopolizzatrice persiste, ma sono già contento così. Facebook si dimostra uno strumento ricco di insidie, totalmente inutile e inaffidabile per le informazioni dirette agli utenti. Non è raro infatti imbattersi su annunci di concerti organizzati in maniera approssimativa, che poi vengono annullati all’ultimo momento dai gestori di questi locali.

Rivendico la funzione di Lineatrad che, contrariamente a Facebook che racchiude una quantità di post irrilevanti e contraddittori, è nato appositamente per dare informazioni corrette e attendibili sugli eventi di musica folk, e rivendico lo stesso diritto di esistenza di Lineatrad come fonte di informazione e strumento pubblico. Su Lineatrad non c’è bisogno di avere centinaia di amici o iscriversi a decine di “gruppi di discussione” per avere una panoramica del mondo folk. Nessun social network è in grado di dare ai propri lettori una garanzia di attendibilità riguardo i milioni di utenti che a vario titolo inseriscono annunci di presunti concerti, perchè non possono controllare l’attendibilità della fonte... noi questa garanzia la offriamo filtrata da comunicati stampa ufficiali. Se l’organizzatore non è una persona di provata serietà, ci asteniamo dalla pubblicazione, a salvaguardia del lettore. Ribadisco ancora una volta che il nostro lavoro è svolto senza alcun tipo di compenso in denaro, con pura e genuina passione, e il sacrificio aumenta con l’importanza della mansione all’interno della redazione. Nel mio caso oltre al massimo sacrificio corrisponde anche la massima responsabilità sul controllo del prodotto finale attraverso il lavoro di ogni singolo collaboratore e reporter. Fare tutto questo senza scopo di lucro è quantomai pesante, se solo penso che in diversi casi mi sono offerto di aiutare musicisti in diffi-

coltà, per poi vedermi negato l’aiuto dagli stessi quando ho avuto io bisogno di loro, con la scusa che “non avevano tempo”... allora io, tra i denti, potrei anche dire “va bene, ma quando eri tu ad aver bisogno del mio aiuto, il tempo l’ho trovato da dedicare alla tua causa!!”. Immagino che dopo questa mia ennesima esternazione da “opinionista ligure” mi sarò giocato le residue speranze di ricevere un premio alla carriera, considerando che sono più di trent’anni che mi occupo di musica folk, ma pazienza, tanto i premi li ricevono solo i professionisti che ci guadagnano fior di denaro! Parliamoci chiaro: se adesso sto valutando altre soluzioni per continuare a pubblicare di musica folk (esempio la web-tv) non è solo per spirito di innovazione “alla Steve Jobs”, ma soprattutto per trovare un sistema per avere un introito pubblicitario che mi permetta di sopravvivere, come fanno tutti gli esseri umani di questo pianeta... e se qualcuno ha qualcosa da eccepire nella mia filosofia me lo venga a dire, magari aprirò una tavola rotonda su Lineatrad, dove tutti potranno commentare a piacimento, ma allora forse non ci sarà spazio sufficiente per parlare di altro. Chiaramente Lineatrad, lo dico da sempre, essendo senza fini di lucro e senza sovvenzioni di sponsor, è destinato a sparire: e questo evento dipenderà dal fatto che non avrò più un solo centesimo da investire, in qualità di esodato, ma questa è un’altra storia. ❖

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Eventi La coscienza di Zena... di Loris Böhm

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bbiamo saltato la pubblicazione di ottobre per mancanza di spazio, ma ne valeva la pena. Questa situazione sconcertante meriterebbe una intera puntata sul programma “Striscia la notizia”, e chissà che non succeda veramente! A Genova esistono una quantità di situazioni grottesche, nonostante che da diversi anni la città stia riscoprendo una vocazione turistica che le compete di diritto. Come al solito alla base di tutto è la mancanza cronica di fondi delle amministrazioni pubbliche che dovrebbero garantire i servizi alla comunità e far funzionare gli impianti di loro competenza. In questo caso si tratta di un intero “sistema di impianti”: le fortificazioni intorno a Genova... si vocifera che, in quanto a maestosità e magnificenza, al mondo sono seconde solo alla grande muraglia cinese, senonchè godono di ben altra attenzione rispetto alle fortificazioni cinesi! Val la pena raccontare brevemente la storia di questa fortificazione, unica ad essere stata ristrutturata negli anni ‘90, di tutte quelle appartenenti alla cinta difensiva cittadina, ma mai utilizzata dal demanio e attualmente in stato di abbandono. Il mese scorso è stato aperto un giorno per farlo conoscere alla cittadinanza, purtroppo il concerto di trallallero è stato programmato alle 10,30 di mattina con una manciata di spettatori, arrivati in gran numero dopo mezzogiorno per gli eventi del pomeriggio. Davvero peccato. Il comunicato stampa dell’8 ottobre scorso, che pubblichiamo in fondo, parla chiaro, e dopo l’immobilismo degli ultimi anni, il Comune di Genova deve dare un segno tan-

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gibile di volontà per far rinascere un patrimonio dell’umanità che sta andando in rovina. Si tratta di un impegno estremamente gravoso ma fondamentale per la città. Noi di Lineatrad vogliamo monitorare la situazione e fornire un resoconto periodicamente, per valutare quali possibilità esistono per organizzare eventi di musica folk o addirittura per gestire uno dei tanti spazi coperti all’interno del fortino.

Comunicato stampa

Sono stati firmati, a Genova, l’accordo di valorizzazione del Sistema dei Forti della città e il primo atto di trasferimento a titolo gratuito dallo Stato al Comune relativo a Forte Begato, che tornerà ad essere nuovamente fruibile da parte di tutta la cittadinanza. Le firme si inseriscono nell’ambito del federalismo demaniale culturale e avviano un’operazione di riqualificazione del Sistema difensivo seicentesco e delle fortificazioni esterne attraverso un piano di recupero, salvaguardia e tutela che mira a rilanciare lo sviluppo del turismo locale. L’accordo - firmato da Marco Doria, sindaco della città, Ernesto Alemanno, direttore della Direzione Regionale Liguria dell’Agenzia ed Elisabetta Piccioni, segretario generale MiBACT Liguria - consente il trasferimento dallo Stato al Comune di un primo importante gruppo di beni compresi nel Sistema Centrale dei forti: Forti Belvedere, Crocetta, Tenaglie, Begato, Sperone, Puin e dell’Ex Torre Granara. Il primo bene ad essere trasferito è Forte Begato che si appresta a diventare tra i più grandi contenitori di eventi della Città di Genova e, insieme a Forte Crocetta e Forte Tenaglie, il nucleo di partenza per la valorizzazione dell’intero sistema. Domenica 11 ottobre il Forte Begato aprirà le sue porte al pubblico in occasione della “Giornata nazionale del

camminare”.“La valorizzazione e il recupero del Sistema dei Forti – ha dichiarato Ernesto Alemanno, direttore regionale Liguria dell’Agenzia - è frutto di una grande sinergia tra i diversi livelli di governo che consente di restituire al territorio un patrimonio dal grande pregio storicoartistico”. “Questo accordo – prosegue Alemanno - è la dimostrazione dell’attenzione dello Stato ai processi di valorizzazione dei beni pubblici di pregio, in un’ottica di sviluppo e promozione delle realtà locali”. “La sottoscrizione di questo accordo per il trasferimento dei forti genovesi dal Demanio all’Amministrazione civica – ha aggiunto il sindaco Marco Doria – è un’occasione preziosa per la città e corrisponde e due scelte di fondo dell’amministrazione comunale: da una parte la riconquista di spazi pubblici per i genovesi (in cui rientrano anche i percorsi per la ex caserma Gavoglio e l’ex Op di Quarto) e, dall’altra la valorizzazione del notevolissimo patrimonio storico della città. I Forti costituiscono infatti – insieme al centro storico, ai musei e ai beni architettonici di Genova – uno degli elementi su cui puntare per consolidare il rilancio della nostra città come meta del turismo culturale e verde”. “Al termine di un lungo percorso condiviso – ha sottolineato Elisabetta Piccioni, segretario generale MiBACT Liguria - si giunge oggi alla firma di un importante accordo. Dal punto di vista strategico è previsto il passaggio al Comune dell’intero sistema fortificato di Genova mentre da subito sarà il sistema centrale dei forti a entrare nel patrimonio comunale. Il fine è quello di promuovere la valorizzazione dei grandi manufatti difensivi, per incrementarne la fruizione da parte di cittadini e visitatori.” (csg)


La foto 1 scattata in occasione dell’apertura straordinaria dell’11 ottobre scorso, dove in primo piano ci sono la squadra trallallero dei Canterini della Val Bisagno e dietro i piloni di illuminazione, che circondano tutta l’area interna, dobbiamo rilevare che pur essendo perfettamente funzionanti, non possono essere utilizzati perchè sono finiti i fondi a disposizione e non sono stati allacciati con la rete elettrica. Nel corso degli anni, considerando l’abbandono dei manufatti appena restaurati, le porte, le vetrate e ovviamente l’arredo interno sono stati danneggiati dai vandali e dai nomadi che vi trovavano riparo: davvero una situazione penosa. Nella foto 2 abbiamo una vista del maestoso fortilizio, con la vastissima arena in cui potrebbero svolgersi i concerti più importanti, mentre nella foto 3 si vede il lungo camminamento panoramico intorno alle mura esterne: tutta la città, le valli laterali e il porto in una vista mozzafiato. Nella foto dall’alto della locandina invece si può notare il suggestivo anfiteatro dove potrebbero trovare spazio eventi di ogni tipo... il tutto in un contesto esclusivo attrezzato, facilmente raggiungibile e senza il rischio di provocare inquinamento acustico. Sarebbe un plusvalore turistico, artistico, culturale, in grado di procurare ottimi guadagni all’imprenditore che vorrà investire nella sua valorizzazione. Considerando le poche risorse comunali, ottenere tutte le concessioni e autorizzazioni per impiantare un’attività a Forte Begato dovrebbe essere oltremodo semplice, e ricco di agevolazioni fiscali. ❖

Eventi Foto 1

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Cronaca 45° FESTIVAL INTERCELTIQUE DI LORIENT

7-16 AGOSTO 2015 Anno della Cornovaglia e dell’Isola di Man

di Giustino Soldano e Muriel Le Ny (foto © Giustino Soldano salvo dove diversamente indicato)

La mappa dei siti del Festival - © Festival Interceltique de Lorient

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gni anno il F.I.L. (Festival Interceltique de Lorient) nomina come invitato d’onore, uno dei Paesi dell’area celtica. Per la prima volta nella storia del Festival sono state designate due nazioni contemporaneamente: la Cornovaglia (Britannica) e l’Isola di Man. La Cornovaglia di cui sopra non va confusa con la Cornovaglia francese: la “Cornouaille” che è una regione della Bretagna la cui capitale storica è Quimper. Qualche informazione e curiosità sui due Paesi ospiti: L’Isola di Man non fa parte del Regno Unito né dell’Unione europea, ma è una dipendenza della Corona Britannica, ha una superficie di circa 570 km² e una popolazione di 76.000 abitanti; la capitale è Douglas. L’isola ha dato i natali a tre dei fratelli Gibb che, dopo il trasferimento della famiglia in Australia,

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hanno fondato il gruppo musicale dei Bee Gees e al ciclista Mark Cavendish. Nell’Isola sono stati girati vari film tra cui “Svegliati Ned” e “Miss Potter” con Renée Zellweger; invece il film “The Manxman” del 1929, di Alfred Hitchcock, di cui parleremo più avanti, è ambientato nell’Isola di Man, ma fu girato in Cornovaglia. Ogni anno si svolge sull’Isola il celebre Tourist Trophy, gara di moto a cui ha partecipato in passato anche Giacomo Agostini. La Cornovaglia ha una superficie di 3 500 km2 e 536 000 abitanti circa; la capitale è Turo; la lingua assomiglia al bretone. In Cornovaglia sono vissuti la cantante Brenda Wootton e gli scrittori D.H. Lawrence e Virginia Woolf. Le scene del film Cane di paglia con Dustin Hoffman sono ambientate in Cornovaglia. Numerosa quest’anno è stata la partecipazione di artisti e gruppi

provenienti sia dall’Isola di Man: otto, tra cui i Barrule, i Mec Lir e Ruth Keggin che già ben conosciamo; sia quelli dalla Cornovaglia, sempre 8, tra cui il cantautore inglese, nato in Cornovaglia, Charlie Winston.

Le novità di questa edizione 2015

Tutti gli anni il Festival Interceltique presenta alcune novità. Ne citiamo alcune. Utilizzo di un nuovo spazio: il “Breizh stade” vicino al Moustoir, lo stadio principale di Lorient, in cui si sono svolti numerosi spettacoli tra cui: la premiazione del Championnat National des bagadoù, un’istituzione del Festival; l’Interceltique Riding Day, raduno di moto e scoo-


Cronaca

Tra le cosiddette “têtes d’affiche” previste Charlie Winston, cantautore inglese, nato in Cornovaglia, riconosciuto nel 2010 come “Miglior artista inglese in Europa” dalla giuria dell’European Border Breakers Award. Nel 2012 ha collaborato con il musicista Saule nel brano Dusty Men, raggiungendo una discreta notorietà anche in Italia, in quanto il brano è stato utilizzato per una campagna pubblicitaria di una nota compagnia telefonica. Carlos Núñez

La Celticash

ter d’epoca, e numerosi sport tradizionali bretoni. Anche quest’anno sono stati numerosi gli spettacoli completamente gratuiti o con accesso possibile tramite l’acquisto di un badge, valevole per tutti i dieci giorni, che però è passato dai 3 EU dell’anno scorso ai 5 EU attuali. Variazione del percorso della “Grande Parade” con arrivo allo Stade du Moustoir come negli anni prima del 2013. Impiego, in via sperimentale, di una carta elettronica ricaricabile, la “Celticash”, per pagare, al posto dei contanti, cibi e bevande, limitatamente per quest’anno al Village Celte. Ogni anno poi non mancano le sorprese, con proposte musicali di artisti di fama internazionale, la cui scelta suscita sempre discussioni da parte dei puristi del “celti-

camente corretto”. In effetti l’appartenenza alla tradizione celtica di alcuni artisti, o delle musiche che propongono, a volte sembra tirata per i capelli e viene giustificata dalle origini di questi artisti in uno dei Paesi dell’area celtica o che fanno parte della “diaspora celtica”. Non entriamo volutamente nelle polemiche, ma è comunque evidente che certi artisti propongono musica di alto livello e attirano un pubblico talmente numeroso da portare spesso al tutto esaurito già diversi giorni prima degli spettacoli.

Zachary Richard

Simple Minds, gruppo musicale scozzese, considerato uno dei più rappresentativi e influenti degli anni ottanta e novanta. In oltre trent’anni di carriera hanno venduto circa 60 milioni di album. Zachary Richard, cantautore nato in Louisiana nel 1950, con venti dischi all’attivo, rappresentante della musica cajun, molto apprezzato in Francia, è conosciuto anche in Italia in quanto ospite di Angelo Branduardi nel disco “Si può fare” del 1992. Si è sempre battuto per rafforzare i legami tra Cajuns e Acadiens e per il riconoscimento ufficiale e la diffusione della lingua francese in Louisiana. Carlos Núñez, il “gaitero” galiziano che è ritornato dopo 5 anni al Festival Interceltique.

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Cronaca

Julien Vrigneau dei Lunch Noazh

I luoghi principali in cui si sono tenuti gli spettacoli sono stati come per le precedenti edizioni: l’Espace Marine, un tendone installato appositamente durante il F.I.L.; il Quai de la Bretagne, altro spazio allestito appositamente per il F.I.L.; il Palais des Congrès e il Grand Théâtre, sedi anche durante l’anno di numerosi spettacoli e manifestazioni culturali; lo Stade du Moustoir dove si giocano le partite del campionato di calcio e, nelle vicinanze del suddetto stadio Come nelle edizioni precedenti, gli artisti e i gruppi bretoni che si sono esibiti al Festival sono stati i più numerosi, pari a circa il 60% di

tutti i partecipanti. Tra questi il conosciutissimo e amatissimo Denez Prigent. Da sottolineare che tutti gli anni, oltre agli artisti di fama, viene dato ampio spazio ad artisti meno conosciuti, ai quali viene data l’opportunità di utilizzare la loro partecipazione al F.I.L. come trampolino di lancio. È il caso dei concerti di apertura del venerdì sera al Quai de la Bretagne, a cui partecipano i gruppi bretoni che sono stati selezionati come “Lauréats du Grand Prix du disque produit en Bretagne”. Quelli del 2015 sono stati: i Lunch Noazh nella categoria “Jeune arti-

ste”; Le Bour - Bodros Quintet per la “Musique bretonne”; Brieg Guerveno per il “Prix Coup de coeur” Altra occasione è quella del “Trophée de musique celtique Loïc Raison” a cui partecipano giovani gruppi provenienti dai vari Paesi di area celtica. I vincitori guadagnano, oltre ad un premio in denaro, il diritto a partecipare all’edizione del F.I.L. dell’anno successivo. Qualche considerazione sugli spettacoli che abbiamo seguito. Lunch Noazh, gruppo formato da elementi tanto giovani quanto talentuosi, che si è esibito venerdì 7 agosto al Quai de la Bretagne; il complesso, capitanato egregiamente dal sassofonista Julien Vrigneau, ha proposto brani tratti dal loro CD “Breudeur ha c’hoarezed” (Fratelli e sorelle) alternandosi bene tra musica jazz, funk e pop. Bravi anche gli altri membri: Victor Simon al basso; Maela Le Badezet arpa e canto, la cui voce, ancora acerba, speriamo migliori nel tempo; Maël Guego alla chitarra; Xavier Garabedian alla batteria e Pauline Hublet violoncellista, molto solare e comunicativa, di cui abbiamo notato la bravura e la professionalità, acquisite certamente dalla sua esperienza nella musica classica. Abbiamo anche constatato qualche influenza ska nel modo di suonare del sassofonista e del bassista, membri in passato anche del gruppo degli “IMG”.

Ballerine della Cornovaglia durante la Grande Parade

Alcuni componenti dell’Isola di Man durante la Grande Parade

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Nuit Interceltique. Dopo alcuni anni abbiamo voluto rivedere questo spettacolo la sera di sabato 8 agosto. È una rappresentazione che dura più di due ore, da ascoltare e vedere almeno una volta, per coloro che vogliono gustare un cocktail con molti degli artisti, dei balletti, delle band e molto altro dei vari Paesi celtici, che si svolge su un palco al centro del campo sportivo dello stadio ed è accompagnato da numerosi video proiettati su megaschermi sullo sfondo. La serata viene conclusa dai classici fuochi d’artificio. Lo spettacolo prevede cinque repliche ed è sempre molto frequentato da famiglie, turisti e appassionati. Noi l’abbiamo seguito solo in parte poiché conoDenez Prigent

Cronaca

La bagad Cap Caval festeggia la vittoria del Championnat des Bagadoù

scevamo già gli artisti e i gruppi che si sono esibiti; inoltre il palco era troppo lontano per poter osservare bene i particolari e in più c’era uno schermo inclinato sotto il palco con luci e riflessi un po’ fastidiosi che impedivano, almeno dalla nostra postazione, di prendere foto decenti. Esperienza e sensazioni diverse per la Grande Parade, che si svolge la prima domenica mattina del F.I.L., durante la quale sfilano 3000 persone abbigliate con i costumi tradizionali dei vari Paesi e il cui arrivo è tradizionalmente programmato, salvo eccezioni, allo Stade du Moustoir. Questa manifestazione, anche se già vista tutti gli anni, è sempre affascinante e mostra

ogni volta qualcosa di nuovo, nei costumi, nelle danze, nelle musiche e nei partecipanti. Per esempio quest’anno erano presenti le fanfare dell’Isola di Man e della Cornovaglia con i tipici ottoni. Notevole come sempre l’affluenza di pubblico; gli organizzatori hanno stimato 70.000 spettatori quest’anno. Un altro appuntamento immancabile per noi e migliaia di appassionati è la premiazione, nella serata del primo sabato del Festival, del Championnat National des Bagadoù. Al F.I.L., che non dimentichiamo è nato proprio come competizione tra bagadoù (le bande musicali bretoni composte principalmente da cornamuse, bombarde e percussioni), si svolgono, dopo una prima manche effettuata durante l’inizio dell’anno, le finali che premiano le migliori bagadoù, suddivise in più categorie. Quest’anno il vincitore della prima categoria è stata la bagad Cap Caval che è riuscita a prevalere su quella di Quimper vincitrice dei precedenti quattro campionati. È impressionante vedere, durante la proclamazione dei vincitori, l’entusiasmo e l’emozione dipinte sui volti dei musicisti appartenenti alle varie bagadoù e dei vari sostenitori.

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Cronaca

Alain Pennec

A proposito di emozioni, queste non sono certo mancate assistendo al concerto del 9 agosto all’Espace Marine con Denez Prigent. Avevamo già apprezzato in passato la sua bravura e avevamo ascoltato più volte il suo ultimo album “An enchanting garden - Ul liorzh vurzhudus”. In questo spettacolo ha dimostrato ancora una volta notevoli carisma e capacità comunicative. La sua voce, unica nel suo genere, sembra provenire dall’intimo e non solo dalle corde vocali. Durante il concerto ha interpretato oltre a brani del suo ultimo album, anche canzoni del vecchio repertorio, accompagnato da musicisti molto validi tra cui l’onnipresente Alain Pennec all’organetto diatonico e, durante un brano anche al binioù, la cornamusa bretone. Denez Prigent, mancava da qualche anno dal Festival e il suo ritorno è stato evidenziato da una prestazione eccezionale. Il nostro giudizio positivo potrebbe sembrare eccessivo, ma al di là delle nostre impressioni soggettive, sta di fatto che l’artista è stato calorosamente accolto dal pubblico, rimasto più volte incantato dalla performance del cantante e, per concludere, anche gli articoli apparsi sui giornali, hanno confermato le nostre impressioni.

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Lunedì 10, all’Espace Marine c’è stato lo spettacolo: Grande Nuit de la Cornouailles et de l’Ile de Man. Tantissimi artisti si sono alternati sul palcoscenico, a rappresentare i due Paesi, i Barrule, i Mec Lir e Ruth Keggin (Isola di Man) e i 3 Daft Monkeys, i Dalla, gli Aggie Boys Choir e la cantautrice Kezia (Cornovaglia). Quest’ultima, giovanissima e con un paio di occhiali che le davano l’aspetto di una liceale, con l’aria un po’ timida, si è dimostrata molto brava e la sua esibizione è stata parecchio applaudita. Molto bella la coreografia dello spettacolo con ricca presenza di ballerini: i Ny Fennee (Isola di Man) e i Keskowethyans (Cornovaglia) e delle due fanfare: la Rushen Silver Band e la Camborne Town Band (rispettivamente dell’Isola di Man e della Cornovaglia).

Sullo sfondo troneggiava un fantoccio raffigurante Manannàn, il dio del mare della mitologia celtica. Applauditissimo il finale con tutti i ballerini dei due Paesi che hanno danzato insieme e mescolandosi tra loro sul palco. Interessante la serata di martedì 11, sempre all’Espace Marine, che prevedeva in cartellone il gruppo irlandese dei Kila e che ci ha permesso di scoprire il gruppo gallese dei Calan che si è esibito in prima serata. I Calan formano un quintetto composto da Angharad Sian Jenkins al violino, Bethan WilliamsJones alla fisarmonica e al canto, Patrick Rimes al violino, flauti e cornamuse, Sam Humphreys alla chitarra e al basso e Llinos Eleri Jones all’arpa. In questa serata purtroppo non c’era molta gente: la platea era riempita solo a metà, ma il pubblico presente è stato molto partecipativo ed ha apprezzato il concerto dei Calan e la performance della Williams-Jones, vestita con colori sgargianti e cappello tipo bombetta, che a un certo punto si è esibita in una Clog Dancing, non poteva di sicuro passare inosservata ed ha raccolto parecchi applausi. Calan pieni di energia, molto comunicativi e com-

Una raffigurazione di Manannàn

Tim Ashton dei 3 Daft Monkeys


Cronaca Il gruppo dei Kila

Il gruppo dei Mànran

plessivamente bravi, nonostante la piccola arpa suonata dalla Eleri non si sentisse e la voce della Williams-Jones, in alcuni brani, non fosse proprio cristallina e intonata; forse per l’emozione della serata o chissà per quale altro motivo. Invece nell’ultimo album “Dinas” che abbiamo ascoltato, la voce è molto gradevole. Nella seconda parte della serata si è tenuto, come dicevamo prima, il concerto dei Kila. Anche in questo caso molti consensi da parte del pubblico. Bravi e indubbiamente molto professionali i Kila, ma a nostro avviso ci sono sembrati

meno “frizzanti” del gruppo che li ha preceduti e ci è parso che i Calan abbiano avuto più consensi dai presenti. Mercoledì pomeriggio siamo andati al Palais des Congrès in occasione dell’”Après-midi Folk”. Erano in programma il gruppo scozzese dei Mànran e il trio galiziano dei Talabarte. Ci tenevamo particolarmente a seguire dal vivo i Mànran, gruppo formato da Norrie MacIver chitarra e voce, Gary Innes all’accordeon, Ewen Henderson al violino e cornamuse, Ryan Murphy alle uilleann pipes e flauti, Ross Saunders al basso

e Mark Scobbie alle percussioni, per aver più volte ascoltato i loro brani a Radio France Bleu Breizh Izel e ci erano piaciuti. Le nostre aspettative sono state abbastanza rispettate. La loro musica è risultata molto varia spaziando dal tradizionale, al jazz, al rock e ben interpretata, ma al di là della loro bravura, la loro esibizione non ha entusiasmato tutta la platea ed è sembrato che mancassero un po’ di smalto; forse il contesto del Palais des Congrés non ha dato abbastanza merito alla loro esibizione. Di genere completamente diverso il trio galiziano dei Talabarte formato da Pedro Pascual all’organetto diatonico, Quim Farinha (ex componente dei Berrogüetto) al violino e Kin García al contrabbasso. Oltre ad essere dei musicisti d’alto livello, hanno messo molta passione nel suonare, districandosi abilmente tra ritmi vari come il jazz, il tango e le danze tradizionali, permettendosi anche alcune improvvisazioni, in perfetta sintonia con i loro strumenti e il loro trasporto nell’interpretazione dei brani ha avuto un largo consenso. Nella serata dello stesso giorno e di nuovo nella sala concerti del Palais des Congrés, abbiamo assistito ad un cine - concerto durante il quale Alain Pennec all’organetto, in compagnia del chitarrista Soïg Siberil, del percussionnista Sylvain Fabre e della cantante mannese Cairisiona Dougherty, hanno sottolineato musicalmente la proiezione del film muto di Alfred Hitchcock “The Manxman” (“L’isola del peccato” nella versione italiana). È stata un’esperienza molto singolare e affascinante e un esempio, tra tanti altri, di come il F.I.L. non sia imperniato solo sulla musica. Come abbiamo scritto all’inizio dell’articolo il film, ambientato nell’Isola di Man, fu girato in Cornovaglia: un’altra occasione per celebrare i due Paesi ospiti di quest’anno. Molto atteso e con i posti esauriti da tempo, il concerto di Carlos

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Cronaca Il gruppo dei Talabarte

Núñez del 13 agosto in cui l’eclettico artista galiziano si è esibito all’Espace Marine attorniato da parecchi musicisti, suddivisi tra l’Orchestra Sinfonica di Bretagna, la Bagad di Lorient e diversi ospiti. A parte qualche brano conosciuto interpretato in modo diverso e l’esecuzione emozionante del “Concerto di Aranjuez” e nonostante il gran consenso del pubblico, affascinato abilmente dall’esecuzione dell’immancabile an-dro, saremo un po’ controcorrente, ma noi abbiamo percepito una ricerca di consensi eccessiva da parte dello “show man” Carlos Núñez, come a far notare la sua bravura peraltro ineccepibile. Anche la presenza al

suo fianco del violinista e danzatore canadese Jon Pilatzke, che in passato ha suonato anche coi Chieftains e che sul palco si è prodotto in numerose gag, alla lunga ci è sembrato troppo ripetitivo e spossante. Tra gli invitati ci è invece particolarmente piaciuta Sheila Friel, una delle The Friel Sisters, alla uilleann pipe. Molto professionale, infine, l’apporto musicale dell’Orchestra. Bella serata quella di venerdì 14 all’Espace Marine all’insegna di “Célébrons l’Acadie”, che ha presentato in prima serata il gruppo dei Vishtèn formato dalle sorelle Emmanuelle e Pastelle Leblanc e da Pascal Miousse, trio polistrumentista. Oltre a brani del loro nutrito Jon Pilatzke

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repertorio, hanno suonato anche brani del loro nuovo album “Terre Rouge”. Avendoli già ascoltati a Quimper l’anno scorso, conoscevamo bene il loro modo di suonare e non ci ha stupito se a Lorient hanno infiammato il pubblico. Pur essendo solo in tre ad esibirsi su un grande palco che può ospitare normalmente una serie innumerevole di musicisti, i Vishtèn sono stati bravissimi nel muoversi da una parte all’altra della scena, passando indifferentemente da uno strumento all’altro, senza mai apparire dispersi. Siamo contenti che siano tornati al Festival dopo tanti anni di assenza, perché la loro bravura merita di essere apprezzata più spesso. Nella seconda parte della serata c’è stato il concerto di Zachary Richard di cui abbiamo scritto più sopra. Per il cantautore questa era la prima volta al Festival. Abbiamo apprezzato la sua musica piacevole, con influenze rock e blues e ovviamente cajun, sottolineata da una voce calda e graffiante allo stesso tempo. La musica forse non proprio “celtica” che ci ha portato in un viaggio ideale dall’altra parte dell’Atlantico, ha concluso positivamente la serata. Passiamo ad un altro avvenimento molto atteso: il “Concert 45e anniversaire” svoltosi il sabato 15 all’Espace Marine con ospiti d’onore i Simple Minds, con i posti esauriti già da qualche giorno prima. Nella prima parte dello spettacolo, iniziato per l’occasione mezz’ora prima del solito, in prima serata The Celtic Social Club, gruppo formato da tre musicisti del gruppo bretone dei Red Cardell: Jean-Pierre Riou voce e chitarra, Manu Masko percussioni e Mathieu Péquériau armonica e washboard, a cui si sono affiancati Ronan Le Bars virtuoso suonatore di uilleann pipe e cornamusa, Pierre Stephan violinista, Richard Puaud bassista e Jimme O’Neill cantante e chitar-


Cronaca Winston McAnuff

rista scotto - irlandese leader des Silencers. Per i Celtic Social Club la serata a Lorient costituiva una delle tante tappe del loro tour in Bretagna e all’estero. La loro musica prevalentemente rock, sconfina nel pop e nel reggae, rivisitando brani della tradizione bretone, scozzese, irlandese e asturiana. Sul palco, insieme a loro sono stati invitati Steven Bodénès, suonatore di bombarda e penn-soner (capo orchestra) della Bagad Kemper e la coppia formata dal cantante reggae giamaicano Winston McAnuff e dal fisarmonicista francese Fixi. Concerto pieno di energia e molto trascinante il loro, con Jean-Pierre Riou e Jimme O’Neill che rimbalzavano da una parte all’altra. Seguivano i tanto attesi Simple Minds. Un po’ perché sono straconosciuti, un po’ per l’impossibilità di prendere foto: l’accesso alla “fossa” del sottopalco era limitato ad un ristrettissimo numero di fotografi professionisti, autorizzati a scattare foto solo per i primi tre brani e tra l’altro, come abbiamo saputo dopo, disturbati dalle luci dei proiettori “sparate” contro loro e anche per il volume troppo alto della musica, abbiamo preferito intrattenerci in piacevoli conversazioni con i vari componenti dei Celtic Social Club nei locali del retroscena e comunque la musica si

poteva sentire anche lì a all’altro, tenendo un bastone tra le livelli sonori accettabili. mani, lo tirano verso di sé; vince Come abbiamo scritto chi riesce a trascinare l’avversario prima, il F.I.L. non è solo dalla sua parte o a fargli lasciare il occasione di concerti e bastone. Numerosi i partecipanti di di altri eventi musicali. entrambi i sessi e facenti parte di Al Festival si possono diverse federazioni sportive. seguire anche manifeIl raduno di moto e scooter d’estazioni di altro genere poca che sono sfilate per le vie come conferenze, partite della città per arrivare poi al Breizh di football gaelico, sport stade per: l’”Interceltic Riding Day“ bretoni, esposizioni di co- accompagnati dalle musiche di alstumi, strumenti, quadri, cune bande. sculture, libri e sfilate di Nel complesso il bilancio di quemoda come quella a cui sta edizione del Festival è semabbiamo assistito come la brato ancora una volta positivo; la “Défilé de mode Gwenn- manifestazione è stata seguita da Ha-Du” di Pascal Jaouen, una marea di visitatori, 750.000 tenutasi martedì pomeriggio al Pa- secondo le prime stime e ha prelais des Congrés. Pascal Jaouen è sentato parecchi spettacoli inteun creatore di moda, bretone. Au- ressanti, alcuni dei quali risultati todidatta, specializzatosi giovanis- completi. Un successo, a conti simo nella “broderie”, una sorta di fatti, anche se l’impressione, non ricamo molto complesso e sfarzoso solo nostra, ma anche di quella che orna i costumi tradizionali bre- raccolta dalle diverse persone con toni, è diventato uno stilista affer- cui abbiamo conversato, è che il mato, conosciuto per ispirarsi nella F.I.L. diventi una macchina semcreazione dei suoi vestiti proprio a pre più grande e orientata a dare quei ricami, rivisitandoli in chiave più importanza al lato economico moderna. Ha anche fondato delle e al business, perdendo nel tempo scuole di broderie. Aveva già pre- la dimensione umana e festiva che sentato una sua collezione “Au fil aveva in passato. des 3 éléments” al F.I.L. del 2010, Il Paese d’onore dell’anno prosriscuotendo un notevole successo. simo sarà l’Australia, che era stata È ritornato quest’anno proponendo invitata la prima volta nel 2006. la sua nuova creazione di moda ispirata ai colori bianco e nero: Gwenn-HaDu, della bandiera bretone e ad uno dei suoi simboli: l’hermine. La sfilata, seguita da un folto pubblico è sta accompagnata dalle musiche, in sottofondo, dei Red Cardell e la Bagad Kemper. Altre manifestazioni che ci sono piaciute: Gli sport bretoni, tra cui il campionato di tiro alla corda; il lancio in alto di una balla di fieno, la prova di forza col bastone corto, dove due concorrenti seduti per terra uno di fronte Steven Bodénès

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Cronaca

Karim Essemiani Presidente di GwenneG

Concludiamo con un argomento extra che esula un po’ dal contesto musical culturale, ma che riteniamo interessante e che meriti uno spazio in questo reportage. Tra i vari siti del Festival ce ne è uno particolare, che non è propriamente dedicato agli spettacoli: è il Club K, uno spazio riservato ad imprenditori, direttori d’azienda, funzionari o a chi ricopre incarichi importanti sia nel pubblico che nel privato. Un giorno siamo stati invitati ad assistere ad una conferenza stampa tenuta dalla GwenneG: una Società che si occupa di finanziamento collettivo, il cosiddetto crowdfunding, esclusivamente per imprese situate in Bretagna. Dopo aver illustrato la storia, gli obiettivi e i risultati acquisiti della Società e in che modo sono stabiliti i criteri per accedere ai finanziamenti. Karim Essemiani, il Presidente della GwenneG ha invitato alcune persone che sono riuscite a realizzare i loro progetti grazie al crowdfunding. Tra queste ci ha particolarmente colpito, per la sua determinazione e la sua cordialità, Marie Eloy, ex giornalista di Radio France International, che grazie alle sovvenzioni è

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riuscita a realizzare il sito www.femmesdebretagne.fr un social network dedicato alle donne bretoni che vogliono creare una nuova impresa o migliorarne una esistente. Marie Eloy laureata in Diritto e Giornalismo, specializzata nel campo dell’educazione, ha viaggiato parecchio all’estero e nel 2010 ha creato una Scuola Montessori in Bretagna. In tale occasione aveva preso atto che creare una scuola è come creare un’azienda, con tutte le difficoltà del caso, ma era stata aiutata da parecchie persone tra cui molti genitori che avevano voluto portare le proprie esperienze e si era resa conto della forza che possono avere certe forme di solidarietà. Queste considerazioni l’hanno Marie Eloy responsabile creatrice del sito www. spinta a creare una rete sociale su femmesdebretagne.fr internet per aiutare le imprenditrici bretoni attuali o future. In Bretagna poiché ha potuto conoscere le ima capo di alcune aziende ci sono prenditrici degli altri Paesi dell’aanche delle donne, ma nel caso rea celtica ed avere scambi di opidi imprese con più di dieci per- nioni con loro. ❖ sone ci sono maggiormente gli uomini come responsabili. Uno degli È vietata ogni riproduzione anche parziale delle e delle immagini, senza l’espressa autorizscopi del sito “femmesdebretagne” foto zazione della Redazione di Lineatrad o della Direè quello di aiutare le imprenditrici zione del Festival Interceltique di Lorient. che vogliono ampliare le loro aziende o le donne che vogliono aprirne una nuova, a realizzare i loro progetti, assistendole a elaborare bene le richieste di crowfounding prima di presentarle alle commissioni che le valuteranno ed evitare che tali progetti siano rifiutati. Il sito web esiste da dieci mesi ed è stato progettato da un’Agenzia specializzata. Mantenere il sito, che è in costante evoluzione, richiede degli sforzi anche economici e gli aiuti pubblici non sono sufficienti, per cui si è costantemente alla ricerca di sponsor privati. Marie Eloy si avvale anche della collaborazione di studentesse, pensionate o di qualsiasi donna che abbia del tempo libero e la voglia di essere d’aiuto. È inoltre stata contenta Locandina del cine-concerto di essere stata invitata al F.I.L. © Festival Interceltique de Lorient


Cronaca Kezia

Il direttore del F.I.L. con l’adesivo del Festival 2016 Una ballerina dei Ny Fennee - Isola di Man

La Camborne Town Band

Jimme O’Neill

Un musicista della Rushen Silver Band

Due danzatrici dei Keskowethyans – Cornovaglia

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Cronaca

Sheila Friel

Bethan Williams-Jones dei Calan

Il trio Vishtèn

Jean-Pierre Riou

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Ronan Le Bars


Cronaca

Pascal Jaouen con una modella che indossa un abito Fixi della collezione Gwenn-Ha-Du

Mathieu Péquériau

Due ragazze nella prova di forza col bastone corto

Il campionato di tiro alla corda

Il lancio in alto di una balla di fieno

L’Interceltic Riding Day

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Argomenti SANTULUBBIRANTI BALLANDO DENTRO LE FAVOLE

La nuova avventura musicale di Malanova è un viaggio attraverso storie, leggende e racconti della tradizione popolare siciliana di Pietro Mendolia*

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u così che avvenne, che il sogno diventò realtà. Quel che all’inizio sembrava impossibile, come per incanto, prese a realizzarsi poco a poco. L’idea arrivò osservando la copertina di un vecchio disco di Orazio Strano, sulla quale erano raffigurate le immagini delle scene cantate dal poeta. Che meraviglia! Nacque, dunque, come una sorta di omaggio agli antichi

cantastorie, il modo di rappresentare questa ennesima avventura musicale. Così andammo alla ricerca di dodici artisti del disegno e della pittura che fossero disposti a realizzare le tavole delle altrettante canzoni dedicate alle storie/tradizioni/leggende del nostro “piccolo fazzoletto di terra”, accettando, in contropartita, solamente la nostra riconoscenza. Certo, non fu sem-

plice “scovarli”, ma fede e passione non ci abbandonarono mai, nemmeno per un istante, per fortuna! Così Esmeralda Sciascia, Filippo de Mariano, DèSanti, Luigi Ferrigno, Walter Piconese, Rosaria Costantino, Andrea Pirani, Saba, Luigi Pu, Susan Dutton, Alessandro Maio e Maria di Maio disegnarono e ci regalarono i 49 quadri per le dodici nuove canzoni.

“Supramàri” racconta della leggendaria impresa di Ulisse nella grotta di Polifemo, in Milazzo. “Katàbba” rievoca la festa di campane e tamburo, in Monforte San Giorgio, per la liberazione della città dal dominio saraceno. “A Cona” parla del miracolo dell’acqua operato, in San Filippo del Mela, dal Beato Antonio Franco, abate di Santa Lucia del Mela.

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Argomenti

Assieme ai suoni degli innumerevoli strumenti acustici della tradizione musicale popolare siciliana suonati da Malanova (Saba, Giovanni Ragno, Nunziatina Mannino, Gabriella Fugazzotto, Marcello Ulfo, Davide Campagna, Gemino Calà,

Salvo Spanò, Antonio Bonaccorso, Pasquale Manna e Pietro Mendolia), accogliemmo nel disco le note delle ghironde dal Piemonte (Silvio Caudera e Francesco Giusta), della lira e della chitarra battente dalla Calabria, delle launeddas e dell’or-

ganetto dalla Sardegna (Andrea Pisu e Vanni Masala). Cantica Nova, una ensemble vocale siciliana composta da oltre trenta cantori, venne a impreziosire, con splendide voci, alcune delle canzoni. E poi, tanti altri amici ancora…

“A Ballàta i Pascàli Brunu” canta dell’ingiustizia subita da Pasquale Bruno, ragazzo vissuto a Bauso, odierna Villafranca Tirrena. “A fammacìa” ricorda la bontà di Don Gregorio Bottàro, mecenate, che, donando alla città di Roccavaldina la sua pregiatissima collezione di albarelli, favorì la nascita della farmacia in città. “L’orsu” descrive la cattura dell’orso ad opera dei cacciatori del Principe Alliata di Saponara, ricordata ancora oggi nel giorno del martedì grasso.

La originalissima copertina del disco fu opera di Marco Soldi che, tra un fumetto di Julia e uno di Dylan Dog, trovò il tempo per incantare noi tutti, disegnando i personaggi delle nostre storie/

tradizioni/leggende i quali, abbandonando per un attimo differenti epoche, luoghi e situazioni, si ritrovarono tutti insieme, come “vecchi compagni di scuola”, a testimoniare, con forza, quanto

splendore esiste qui, dove siamo nati…. (se solo avessimo occhi per poterlo ammirare)… I commenti di Giovanni Chiara resero prezioso ogni racconto del libro.

“Amùri chi veni cantànnu” ripropone, in musica, l’antico rito del “Muzzùni”, la festa più antica d’Italia, che si celebra ogni anno ad Alcara Li Fusi. “Scacciùni” è la storia dei coraggiosi contadini di Cattafi, odierna frazione di Pace del Mela e di San Filippo del Mela, che riuscirono a “scacciare” gli invasori turchi e a far loro riprendere la via del mare; spiega, inoltre, della comparsa degli Scacciuni nella Maschera Cattafese che ogni anno nel tempo del Carnevale torna in strada per le vie del paese. “Ciùri di ggessumìnu” cita Antonino Giunta, poeta, medico, soldato, magistrato di Spadafora ed è un manifesto musicale contro tutte le guerre.

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Con Pippo Faranda, Angelo Bartuccio, Piero Pirrone e Domenico Denaro trascorremmo intere giornate (anche notti), senza sosta, a curare i particolari, i dettagli, dei suoni, delle immagini, della grafica del disco e del libro nella

Argomenti

consapevolezza di stare facendo qualcosa che potesse servire a fare apprezzare, ai nostri giovani, bellezza e bontà di una terra, la Sicilia, che è la terra dove sono nati e nella quale possono costruirsi il loro futuro, diventando essi stessi

“ponte”, liberandosi (e liberandoci), una volta per tutte, da quel certo stereotipo dell’atavismo che ha voluto i siciliani costretti con lo sguardo per terra… trovando le ragioni che li facciano guardare in alto e oltre.

“L’omu sabbàggiu” riporta alla memoria le gesta di Ruggero d’Altavilla e la battaglia intrapresa con il saraceno per liberare Santo Stefano Medio, che ancora oggi si rivive con la splendida pantomima de “U camìddu e l’omu sabbàggiu”. “Palummèdda” è un canto dedicato alla memoria di Candelora Calderone, cantastorie di Santa Lucia del Mela, storica interprete del modo di cantare “A Santaluciòta”. “Evviva Maria” ripercorre la tradizione dell’Evviva Maria e dei canti devozionali alla “Madonna del Sabato” che vengono riproposti ancora oggi a Sant’Andrea, frazione di Rometta.

Mimma Gattaino e Clare James acconsentirono con gioia a tradurre, in lingua italiana e in lingua inglese, tutti i testi dal dialetto, per dare alle

storie un “respiro” più ampio, il Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani dell’Università di Palermo, accolse con favore l’idea di

Monforte San Giorgio. Chiesa di Sant’Agata. Per il video di “Kàtabba”.

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sostenere “filologicamente” l’intero progetto e Aldo Coppola Neri di RadiciMusic si impegnò alla sua pubblicazione.

Milazzo. Castello. Per il video di “Supramàri”.


Argomenti

Così, arrivò il gran giorno… e non piovve. Dentro a quel meraviglioso Museo che è Parco Jalari, arrivarono tutti: gli artisti, i pittori, i musicanti, i poeti... E arrivò la gente… tanta, molta, moltissima, da ogni parte...

Fu quando cominciò la musica che i miti, le leggende e i personaggi delle fiabe, come d’incanto, si materializzarono, uno ad uno… Omero col suo lungo bastone si sporse dalla balconata, Circe, ammaliatrice, danzò, il Conte Ruggero

coi Soldati Normanni sfilarono tra la folla, il Beato Antonio Franco affacciò dal balcone. Mentre corde di chitarre e di violini vibravano l’aria, giunse Pasquale Bruno con sottobraccio la dolce Teresa; al suono delle ghironde apparve Don

Gregorio Bottaro con in mano due vasi dell’Antica Farmacia. Oh, avreste dovuto vedere alcune facce quando l’Orso, ruggendo, irruppe nella piazza, trattenuto a stento dalle corde del Domatore.

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Grande fu lo stupore di tutti, quando le Ragazze con le spighe di grano e i fiori rossi in mano, portarono sull’altarino U Muzzùni, ma la sorpresa si tramutò in meraviglia

quando, al ritmo vertiginoso della tarantella siciliana, gli Scacciùni si catapultarono nella piazza, fendendo l’aria con i loro nerbi di vitello e i nastri multicolori dei loro

altissimi cappelli. Antonino Giunta raccontò le sue poesie, U Camiddu e l’Omu Sabbaggiu giocarono di spada e Candelora cantò per il ballèttu di Margherita e Ugo.

Finì che in molti si alzarono dalle loro sedie e quasi senza accorgersene cominciarono a muovere i piedi e ballare assieme all’Orso, agli Scacciùni, all’Omu Sabbàggiu e a tutti gli altri… e nessuno credeva ai propri occhi… che una

cosa come questa stesse accadendo… sospesi, come erano, tra sogno e realtà…. Allo stesso modo come nessuno credeva che questa Sicilia, sospesa in mezzo al mare, potesse destarsi dalla propria diffi-

cile condizione e conquistarsi il ruolo che le spettava di diritto, di terra meravigliosa al centro del Mediterraneo. Ma i ragazzi ballavano dentro le favole quella sera… e nell’aria si respirava fiducia… e speranza! ❖

(Le fotografie sono opera di Greta Bartuccio e Angelo Letizia che ringrazio affettuosamente)

* Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.

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Recensioni RUBEN: LA VITA ALLE SPALLE di Gloria Berloso

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more e morte sono temi che presentano le più varie sfumature e coprono una vasta gamma di toni: cruenti, appassionati e sensuali, ma anche intimi e familiari. L’autore qui ci regala i suoi canti ma non il suo nome. Lui vive i personaggi come un morto nella sua tomba, lontano dalla curiosità, dall’indifferenza, dalla malvagità. Ascoltare queste canzoni mi tornano in mente altri momenti, facendomi rivivere in certi tratti i colori di una giornata di novembre al Père Lachaise di Parigi in altri momenti sospesi dentro un loro denso elemento particolare che è come il tempo ma che esiste fuori di esso. Dopo l’introduzione di “Ogni ora finisce”, titolo ispirato al film “Le Deuxieme Souffle” di Jean-Pierre Melville del 1966, si sentono le vibrazioni di ogni morte, caratterizzate dall’essere uomo in terra con i propri profondi sentimenti, le sue brame spirituali, le speranze, le paure e le verità personali. Sette storie, dieci canzoni e sette personaggi che rendono visibili le caratteristiche di identità e che vedono ogni umano, una persona uguale e diversa dagli altri. Il puttaniere, il giocatore, una ragazza qualunque, un pseudo-artista, un porno divo, un cantautore, un pigmalione, difronte alla morte, acquistano molto più interesse lasciandosi la vita alle spalle. Queste canzoni sono una raccolta di una esperienza creativa e diventano veri e propri ritratti psicologici. La voce di Ruben, limpida, pulita, vitale ma velata da una punta di malinconia ha valorizzato tutte le canzoni scritte da lui, variando tonalità nell’interpretare la morte. La musica di P. Coppolella e quella dei tre brani strumentali (introduzione, intermezzo e finale) di Carmelo Leotta non nascono per caso ma diventano i passi e non solo dei personaggi descritti. In particolare in “Pavel” il suono della pedal steel è essenziale e vibrante, come lo sono la chitarra acustica e l’organo in “Me la sono goduta”. La cosmica musica italiana di Ruben è la miscela perfetta, è quasi un vino proibito della musica d’autore che deve essere ancora assaporato durante una mesta cerimonia di mezzanotte. Il suo viaggio, la sua missione consiste nel trasportare gli ascoltatori verso questa dimensione, cullarli con la sua voce e poi scappare via sull’onda

lunga di una pedal steel, di un organo, una chitarra elettrica, una tromba o un violino ubriaco. Da lunga riflessione e lungo lavoro è nato questo disco, per me un vero gioiellino. Tre personaggi sono realmente esistiti: Hina, Nerone, Pavel. Gli altri quattro sono forse nella mente dell’autore. Il Cd non è stampato e chi volesse acquistarlo dopo aver letto la mia recensione può richiederlo solo a Ruben P. Coppolella nel suo profilo Facebook. ❖ La canzone è quella che è (Morte di un cantautore) Ho visto un corvo che volava lì in alto, sopra di te Ho visto un topo che correva di lato, vicino a me Ho visto un merlo che cantava intonato, ma senza un perché Ho visto un piolo piantato in un prato, un confine per me Ho visto cose che volevo vedere, sapendo perché Ho detto cose che volevo scolpire proprio dentro di te Ho visto un foglio senza un rigo tracciato, sotto di me Ho visto un viso camminare sbiancato e gli ho chiesto “Com’è?” Ho visto un padre che chiamava suo figlio vicino a sé E poi una madre che chiamava il suo bimbo “vita per me” Ho visto cose che volevo vedere, sapendo perché Ho detto cose che volevo scolpire proprio dentro di te Ho fatto cose per il gusto di fare, per il gusto che c’è Sentito musica da bere, mangiare e ballare con te Adesso è ora di andare a dormire, ma senza un perché Adesso è ora di iniziare a capire cosa non va con me Ho visto cose che volevo vedere, sapendo perché Ho detto cose che volevo scolpire proprio dentro di te Ho iniziato cose che volevo finire per rispetto per me Ho rinunciato a cose che volevo fare, fare proprio con te E la canzone qui potrebbe finire, anche se penso che Poteva essere un poco migliore, ma è quella che è Poteva essere anche un poco migliore, ma è quella che è Poteva essere un poco migliore, ma è quella che è Hanno suonato: Ruben (P. Coppolella) – voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, chitarra solista nella traccia 10, armonica Simone Marchioretti – batteria, percussioni Carmelo Leotta – basso elettrico, contrabbasso, fuzz bass Carlo Poddighe – chitarra acustica, chitarra elettrica, pedal steel, mandolino, bouzouki irlandese, fisarmonica, organo hammond Luca Tacconi – chitarra elettrica, chitarra acustica Andrea Squassina – glockenspiel, vibrafono, shaker Daniele Richiedei – violino Alberto Martinelli - violino Monica Vatrini - viola Sara Conti - violoncello Paolo Degiuli – tromba

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Argomenti EUGENIO BENNATO: “MON PÈRE ET MA MÈRE”

il nuovo videoclip di Eugenio Bennato la storia di un incontro

Comunicato Stampa

“Mon père et ma mère”, il nuovo video del brano di Eugenio Bennato, è la storia di un incontro, quello tra il musicista e Enric, un giovane africano che, con pochi versi scritti di suo pugno, gli da l’input per un nuovo brano carico di empatia e fratellanza. In Camerun è usanza associare al nome di battesimo di un neonato un aggettivo che rappresenta un’intuizione immediata sulla sua comparsa nel mondo o un buon augurio per la sua vita futura. Enric nasce a Douala, capitale del Camerun, e l’aggettivo che gli viene assegnato è “Parfait”. Enrico Perfetto, come tanti giovani dell’Africa subsahariana, decide di partire e compiere l’impervia traversata del deserto, verso nord, verso il miraggio dello splendente Mediterraneo. Eugenio Bennato lo incontra a Tangeri, luogo in cui la sponda europea sta lì separata solo da un braccio di mare, eppure è irraggiungibile per una poderosa barriera della burocrazia intercontinentale. Enric Parfait si trova ad ascoltare la chitarra del cantautore partenopeo e, con tutti i pensieri che deve avere nella testa, non rinuncia ad avvicinarsi al musicista e a porgergli un foglietto con quattro versi scritti a mano: “Mon père et ma mère se sont connues dans la galère comme heritage ils m’ont laissé m’ont laissè dans la misère”

(Mio padre e mia madre si son conosciuti in galera in eredità mi hanno lasciato mi hanno lasciato nella miseria)

“Questi versi sono il punto di partenza di questo brano - racconta Eugenio Bennato – scritto di getto per rappresentare lo squilibro contemporaneo tra un nord ovest veloce e potente e un sud lento e sognante nel suo affannoso cammino della speranza, e per evidenziare la fresca ricchezza che i padri e le madri, con la forza delle loro radici, riescono comunque a trasmettere alle nuove generazioni”. Per “Mon père et ma mère” Eugenio Bennato si avvale della collaudata collaborazione di musicisti come Stefano “Mujura” che ha curato la stesura del brano, Ezio Lambiase, Sonia Totaro e Chiara Carnevale. Nel brano c’è anche la vocina esordiente della figlia del cantautore Eugenia, francofona doc, che con infantile spontaneità ha voluto dare un contributo originale

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al brano. Il videoclip è stato realizzato da Loredana Antonelli, giovane videomaker che con le sue immagini ha dato un’impronta di elegante modernità al brano di Bennato. Il videoclip è stato girato nel centro sociale Je so pazzo ex OPG (Ex Ospedale Pscichiatrico-Giudiziario), un posto dove in passato ha regnato solo oppressione, autorità e reclusione, ed è diventato uno spazo di condivisione, socialità e libertà. ❖ Credits:

Testo e Musica: Eugenio Bennato Produzione: Taranta Power Produzione Artistica: Mujura Regia: Loredana Antonelli

Tarantapower 0812293515 - info@tarantapower.it Progetto in collaborazione con:

viale Giuseppe Mazzini, 123 – 00195 Roma via Quintiliano, 41 – 20138 Milano tel. 06.902 74741 tel. 06.877 70540 fax 06.877 68076 ufficio stampa iCompany Erica Gasaro - erica@parlesia.com - tel. 342 5325397


Recensioni GIUDITTA SCORCELLETTI: THE NIGHTINGTALE di Loris Böhm

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volte le belle favole si avverano. Ed ecco che Giuditta, cantante di estrazione folk che fino al 2013 aveva interpretato brani della tradizione toscana con la sua incantevole voce, realizzando diversi album sia come solista che insieme ad Alessandro Bongi, si ritrova a gareggiare per ricevere il Grammy Award come miglior album di musica folk... Certamente questo sogno non si sarebbe mai potuto realizzare in condizioni normali, ed ecco allora che nell’estate del 2013 durante un suo concerto in terra toscana, viene notata dal noto produttore discografico e compositore Michael Hoppé, scopritore di artisti del calibro di Vangelis e J.M. Jarre, che ne rimane estasiato. Dal primo contatto, segue un reciproco scambio di messaggi e attestazioni di stima, che sfociano in un accordo per realizzare un disco di composizioni di Hoppé e i testi di David George, dove Giuditta ci mette la voce, e il suo fido collaboratore Alessandro Bongi lo strumento. Da questo sodalizio dopo un anno di gestazione, nasce Nightingale, e considerando lo spessore artistico dei progettisti sopra citati, non poteva risultare men che un capolavoro di equilibrio, meraviglia di emozioni, poesia allo stato puro, insomma un valido pretendente per quest’ultimo Grammy. Per la prima volta Giuditta si cimenta a cantare in inglese, e lo fa con innata semplicità, lasciando intendere agli ascoltatori che quella appena intrapresa era la strada giusta per il successo, la svolta tanto agognata che, improvvisamente e magicamente si è concretizzata, come nelle più belle favole. Non sono certo il primo a parlare di questo disco, ma non per questo motivo è troppo tardi per porre rimedio. Il mercato discografico è così vasto che lo analizziamo per quello che ci giunge in sede, e si rischia in questo modo di non essere tempestivi nelle comunicazioni; non esiste rivista specializzata in grado di recensire tutte le produzioni mondiali senza saltarne

qualcuna, ma in questo caso sarebbe stato davvero un delitto imperdonabile. Questo lungo album di quasi un’ora, contiene sedici gemme sonore estremamente equilibrate, con la voce di Giuditta che raggiunge davvero livelli sublimi di armonizzazione e drammaticità. I compagni della sua voce sono, come detto, Alessandro Bongi alla chitarra classica ed elettrica, sepler e tastiere, Silvio Risaliti e Andrea Beninati al violoncello, Ettore Bonafè alle percussioni e tabla, Ferruccio Scorcelletti all’armonica, Pierpaolo Sicuro al whistle e flauto, Marco Marzo all’oud, Duccio Limberti per i controcanti, il Coro Giovanile Clara Harmonia di Poggibonsi diretto da Tanja Kustrin. Auguriamo dunque che il sogno di questa meravigliosa artista toscana riesca a realizzarsi con un Grammy Award ampiamente meritato. ❖

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Eventi AREA OPEN PROJECT TOUR 2015 Comunicato Stampa

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rea Open Project TOUR è la prosecuzione dell’esperienza del Reunion Tour, incominciato nel 2010 e conclusosi nell’’estate 2014 e che ha annoverato numerosi concerti in tutta Italia, Europa, USA e Giappone. Open Project Tour significa più spazio alla creatività, all’esecuzione di nuovi brani e alla frequentazione di un repertorio insolito, ma non per questo meno esaltante, come i brani del mitico album Chernobyl 7991. Niente paura, comunque non mancheranno i brani classici! Open Project Tour significa anche apertura a musicisti nuovi, ospiti speciali e collaborazioni stabili. A partire dalla partecipazione di Marco Micheli al basso elettrico. Saldamente alle tastiere, più sintetiche che mai, troviamo Patrizio Fariselli; al suo fianco c’è sempre Paolo Tofani che imbraccia la Tri-

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kanta veena, chitarra‐sitar a tre manici creata dallo stesso Tofani, e un numero imprecisato di Ipad! Infine, Walter Paoli, batterista degli AREA dall’inizio del Reunion Tour, è pronto a stupirci con groove e poliritmi infernali. Si apre quindi una nuova fase creativa per gli AREA, un’evoluzione rispetto all’esperienza degli ultimi anni, sempre in linea e coerente con la propria identità musicale di laboratorio artistico e umano, culturale e politico. ❖ AREA International Popular Group Official Web Page

www.area‐internationalpopulargroup.com

Ascolta il nuovo CD “Live2012” su ITunes Videografia Official AREA Video Channel on You Tube http://www.youtube.com/user/ AREAvideochannel?feature=watch


Recensioni TAMA TRIO: VOGLIO UN CHILO DI PANE Comunicato Stampa

Questo progetto è stato realizzato grazie al sostegno della PF Association fondata nel 2010 e che da allora ha sostenuto ed organizzato progetti ed eventi con lo scopo di produrre e diffondere cultura in Italia e all’estero.

TAMA TRIO Nando Citarella, Mauro Palmas e Pietro Cernuto “Voglio Un Chilo Di Pane” Tre maestri del folk italiano per un disco denso di suggestione e poesia

Nato dalla collaborazione tra Nando Citarella (tamburi a cornice e voce), Mauro Palmas (mandola e liuto cantabile) e Pietro Cernuto (ciaramedda a paru, friscalettu), il progetto TaMa Trio è l’incontro di tre eccezionali strumentisti che hanno incrociato i rispetti background artistici, dando vita ad un originale percorso di ricerca sonora che prende le mosse dalle tradizioni musicali del Sud Italia per toccare ora la canzone d’autore, ora i suoni speziati del Mediterraneo. Le eleganti trame sonore intessute dal liuto cantabile e dalla mandola di Mauro Palmas, i suoni antichi degli aerofoni di Pietro Cernuto, e il ritmo percussivo dei tamburi a cornice di Nando Citarella, condurranno il pubblico in un suggestivo viaggio sonoro “a voce, a corde, a pizzico, a fiato e a percussione” tutto giocato sugli intrecci tra le tradizioni dell’Italia Meridionale con la tradizione partenopea che si stringe in un abbraccio a quella sarda e poi ancora a quella siciliana. Le magnifiche architetture sonore si fondono, così, in un magico incontro ora con la voce potente e istrionica di Citarella, ora con quella passionale ed intimista di Cernuto, nell’alternarsi tra intensi canti d’amore, travolgenti tammuriate, e spaccati poetici di rara bellezza.

Treno a vela (L. Dalla), Danza in Minore (M. Palmas), St’Ammuri D’Unni Veni (Trad./arr. P.Cernuto), Ballittu Messinisi (P.Cernuto), Filuchè (trad./G. Ledda/N.Citarella/M.Palmas), O Nici (trad./P. Cernuto), Tamapizzicà (trad./N. Citarella), Carmela (S. Bruni), Luna Piena (M. Palmas), I Tre Cumapari (N. Paone) Registrato dai tre cumpari (studio Posalaquaglia) - Mix e Mastering: Michele Palmas presso S’Ardmusic Studio Cagliari (luglio 2015) - Prodotto da Mauro Palmas, la Paranza e PFAssociation - Foto di copertina di Roberto Boni Progetto grafico: giancarlomurgia.it

Nando Citarella, musicista, attore, cantante e studioso delle tradizioni popolari, teatrali e coreutico-musicali mediterranee, è considerato oggi uno dei più grandi interpreti della cultura partenopea. Nel corso della sua straordinaria carriera artistica ha studiato e collaborato con Eduardo De Filippo, Dario Fo, Lindsay Kemp, Roberto De Simone, Ugo Gregoretti, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, il Teatro Marrucino di Chieti, l’Accademia nazionale di Santa Cecilia, l’ Orchestra Nova Philarmonia, Romaeuropa Festival, RAI international, RAI1, RAI3, RADIO1, RADIO3, Radio 3 Belgique, Radio 2 France ORFF Austria, ZDF Germania. Nel 1994 fonda “I Tamburi del Vesuvio”, gruppo di musica popolare napoletana, con il quale svolge un’intensa attività concertistica. Protagonista di opere buffe, commedie musicali e concerti in Italia ed all’estero, partecipa ad alcuni film per la regia di Mario Monicelli, Luigi Magni, Cristina Comencini e Franco Zeffirelli. È direttore artistico della Compagnia “La Paranza” con la quale produce opere quali: La Cantata Streveza, Briganti, Malmantile e Ionica con testi di Tonino Guerra. E’ stato direttore artistico del festival Interethnos di Grottaferrata e della sezione Musica e Teatro del Festival del cinema del Mediterraneo. Collabora con Il giornalista e scrittore Giandomenico Curi per il coordinamento artistico del Festival “Marcina Etnica” a Vietri sul Mare ed è Consulente Artistico del comune di Gerace con il dott Pasquale Migliaccio. È docente presso l’I.s.f.o.m. (ist di formaz. per operatori musicoterapisti) di Napoli, presso la Scuola di Arti e Terapie della seconda Università di Roma Tor Vergata (Terapia e Folclore), l’Istituto di Arti e Terapie di Lecce; collabora con il DSM di Frascati e Velletri, con il Conservatorio di musica U. Giordano di Foggia per conto dell’ISMEZ e della CONFIAM, con “Diverse Abilità” nel Progetto HORIZON della Comunità Europea. Dal 2000 tiene Laboratori sul Canto Popolare Italiano e sulle Danze del Sud-Italia presso il distaccamento del Conservatorio di Vienna e Puchberg. E’ ideatore e direttore artistico di “ETNIE” con l’Accademia Musicale Interamnense (laboratori sulle tradizioni popolari del Mediterraneo). Ha fondato il Coordinamento Nazionale del Diritto alla Musica di cui è presidente dal 2008. Per l’impegno nella ricerca sulla musica tradizionale e il teatro popolare del Sud Italia, nel 2003 è stato nominato socio onorario dell’Albo degli Scrittori e degli Artisti Italiani ed Europei per la Commissione Italiana dell’Unesco. ❖

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Recensioni

Mauro Palmas compositore, polistrumentista e mandolista nasce a Cagliari. Inizia la sua carriera giovanissimo leader della formazione cagliaritana “Nuova Generazione”, gruppo di ricerca e recupero storico e critico della musica popolare. Nel 1977 fonda il gruppo Suonofficina che rivolge la sua attenzione alla musica sarda e mediterranea. Il suo interesse si rivolge allo studio dei ritmi del ballo creando una tecnica che gli permette di applicare il linguaggio delle antiche “nodas” delle launeddas sulla mandola. Dopo l’esordio discografico con “Pingiada” Fonit Cetra 1979 - che viene accolto favorevolmente dalla critica e dal pubblico con “Suonofficina” inizia un intensa attività concertistica che non gli impedisce di avviare una serie di collaborazioni con: Maria Carta in vari concerti in Italia e Svizzera e nel disco Umbras “Polydor 1980”, Mauro Pagani e Alia Musica nel disco : musica iberica del XIII secolo “Polygram 1981; e Piero Marras nel disco Stazzi Uniti EMI 1982 . Nel 1987 partecipa a “Italian project” di Enrico Rava presentato al teatro dell’Opera di Berlino. Nel 1988 è coautore assieme ad Elena Ledda e Alberto Balia della produzione di Teatro musicale “Far Away Wave”, realizzata ed eseguita in Australia in occasione dei festeggiamenti del Bicentenario. Nel 1979 l’incontro fondamentale con la cantante Elena Ledda con la quale condividerà scelte e progetti che sfoceranno in una intensa e fruttuosa attività concertistica e discografica: Ammentos - Durium 1979, Is Arrosas Playgame music 1984, Suonofficina Iandimironnai Key Records 1980. Sonos Playgame Music (Italia) Vollton Musikverlag (Germania) 1989, Incanti - Silex (Francia) Felmay (Italia) 1994 Maremannu - Vollton Musikverlag (Germania) Felmay (Italia) 2000 - Amargura marocco music 2005. Nel 1985 compone le musiche per il film prodotto dalla RAI “Nel Paese di Eleonora” con la regia di Roberto Olla. Nel 1995 per la Cineteca Sarda-Società Umanitaria in collaborazione con la Cineteca del Friuli compone le musiche per la riedizione del film di Gennaro Righelli “Cainà” (1922). Nel 1995 partecipa ed è coautore delle musiche dirette da Paolo Fresu del film, presentato alla Biennale di Venezia: “Sonos de Memoria” film di montaggio con la regia di Gianfranco Cabiddu (Istituto Luce). Nel 1996, sempre per la Cineteca Sarda-Società Umanitaria, compone le musiche per la riedizione del film con Eleonora Duse “Cenere”, nel 1999 compone le musiche per l’originale radiofonico di Mariangela Sedda “Ti abbraccio forte forte” prodotto da “RAI International”. Dal 2000 partecipa allo spettacolo teatrale musicale del Teatro Manzoni di Pistoia “Acqua, foco, vento son tre cose che fan spavento” direzione musicale di Riccardo Tesi regia di Angelo Savelli. Nel 2002 scrive e realizza le musiche per il Film di Piero Sanna “La Destinazione” e per il film “Venti di jazz” della PCM di Roma. Nello stesso anno partecipa alla produzione discografica e teatrale di Antonio Placer “Pan de Harapo” (produzione Teatro di Grenoble). Nel 2004 Scrive a quattro mani con Gavino Murgia la colonna sonora del progetto audio video dedicato a Fiorenzo Serra “ L’Ultimo pugno di terra”. Sempre in questo anno scrive le musiche per il testo teatrale di Mariangela Sedda “Scavi – Storie di Miniera”. Nel 2006 scrive le musiche per il cortometraggio “Filo di Seta” regia di Paolo Fondato. Nel 2007 presenta la produzione “Visioni di Sardegna” progetto con la regia di Rodolfo Roberti costruito attorno alle pellicole, restaurate dalla Cineteca Italiana, relative a quattro

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film curati da Gavino Gabriel nel 1930. Premio Maria Carta 2007. Nel 2008 scrive le musiche, assieme a Maurizio Camardi, della colonna sonora del romanzo “Cristiani di Allah” di Massimo Carlotto edizioni EO. Nel 2009 La sua attività lo porta a collaborare con artisti di varia provenienza ed estrazione: Don Cherry, Lester Bowie, Don Moye, Enrico Rava, Paolo Fresu, Antonello Salis, Noa, Gabriele Mirabassi, Antonio Placer,Rita Marcotulli, Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi ,Amelia Muge, Mauro Pagani, Andrea Parodi. E’ direttore artistico del festival “Mare e Miniere”. Pietro Cernuto, prezioso suonatore di ciarammedda a paru e di friscaletto, cordone ombelicale con le “timpe” peloritane. Diplomato in sassofono col massimo dei voti al Conservatorio“A. Corelli” di Messina sotto la guida del Maestro Vito Soranno, vincitore di trentadue Primi Premi in vari concorsi musicali nazionali e internazionali, attualmente primo sax tenore della Banda dell’Esercito Italiano diretta dal Maestro Fulvio Creux. Dall’età di dieci anni si dedica con passione e costanza allo studio della zampogna a paro messinese e del friscaletto siciliano. Vincitore di numerose gare per zampogna, rassegne di musica popolare, che si svolgono regolarmente in Sicilia e fuori dallo stretto, nel 2002 vince il premio “Zampogna D’oro” nella Rassegna Internazionale di Musica Popolare di Erice (TP). Attualmente fa parte di diverse formazioni di musicali: Unavantaluna Compagnia di musica siciliana, Tamburi del Vesuvio, Carosonando, Triacorde, Sonantiqua. Collabora con artisti come Mauro Palmas, Elena Ledda, Nando Citarella, Francesco Loccisano, Giuliana De Donno, Patric Vaillant, Alessandro Mazziotti, in un’intensa attività concertistica sia in Italia che all’estero. Con gli Unavantaluna si aggiudica il “Premio Andrea Parodi” nell’ultima edizione novembre 2013. Dal 2006 è direttore artistico del “Raduno della zampogna” dedicato alla memoria del decano degli zampognari messinesi: ”Nino Cannistrà”. Da alcuni anni si dedica con passione alla costruzione del flauto di canna e della zampogna a paro. Tiene corsi e stage di friscaletto siciliano e zampogna a paro in Italia e all’estero. ❖ Contatti tamapizzica@yahoo.it - www.facebook.com/tamatrio?ref=hl UFFICIO STAMPA Foolish Promo: foolishpromo@icloud.com


Eventi Quando la lingua greca fa capolino nel panorama musicale italiano

“DISTICHÓS”: IN USCITA IL 20 NOVEMBRE IL PRIMO ALBUM DA SOLISTA DI MARINA MULOPULOS Comunicato Stampa

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il 20 novembre 2015 la data scelta dalla Marocco Music per la pubblicazione di “Distichós”, album d’esordio di Marina Mulopulos, artista che si affaccia per la prima volta da solista nel panorama musicale italiano con una particolare proposta che rende omaggio alla terra natia di suo padre e della cultura mediterranea: la Grecia. Nonostante le premesse, però, “Distichós” non è un ritorno alle origini, bensì voglia di ripartire dalle tradizioni, di abbattere l’attuale binomio “Grecia-crisi”, che sbiadisce la purezza di valori etici, culturali, politici di una terra tutt’oggi generosa. Preponderanti nel lavoro, per questo, il concetto di una bellezza offuscata dal presente e la volontà di controtendenza che con coraggio si traduce in dieci brani musicali cantati in greco. Partendo dal concetto di identità, Marina Mulopulos riflette sulle melodie della cultura ellenica, rielaborando un sound che poggia le sue basi sulla tradizione della musica greca e che al contempo la rinnova.

«“Distichós” vuole essere di richiamo al risveglio dell’essere umano e della sua coscienza, una sorta di preghiera e di auspicio per un mondo migliore», afferma Marina Mulopulos, la cui voce - unitamente all’abilità musicale del musicista Paolo Del Vecchio – è in grado di evocare profumi, suoni, odori di un passato in grado, e in dovere, di cristallizzare il presente. E di rendergli omaggio. A chiudere il lavoro, una straordinaria interpretazione di Cogli la mia rosa d’amore di Rino Gaetano. Il disco, distribuito da iCompany, è disponibile in tutti gli stores digitali e nei negozi di dischi. Marina Mulopulos è una cantante italo-greca. Artista poliedrica - scenografa, attrice, esperta pedagogica in Belle Arti - è dotata di un talento raro: riesce a padroneggiare in maniera esemplare, anche lavo-

rando su di essa sperimentalmente utilizzandola come uno strumento, la sua voce. É con quest’ultima che tratteggia con la precisione di un pennello paesaggi mediterranei, rievoca mondi antichi, graffia o culla dolcemente, racconta gioie e dolori, emozioni e suggestioni che ognuno custodisce nella propria anima. Canta e scrive sia in greco che italiano, Marina, e nei suoi lavori si fondono in totale unità la forza della sua terra d’origine, la Grecia, il suo vissuto in Italia, il blues di tutto il mondo che ha ascoltato. Ha all’attivo svariate collaborazioni, tra cui quelle con Almamegretta, Autobam, Acustilak, Malfunk, Neem, con i quali ha realizzato dischi e concerti in Italia e all’estero. Tiene regolarmente laboratori vocali a Pisa – città nella quale vive e lavora – e in tutta la Toscana. ❖

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Recensioni ZAMBALLARANA A LA CLAQUE IN AGORÀ

Il formidabile gruppo corso il 24 ottobre presenta a Genova in un memorabile concerto il nuovo disco “Carnevale” di Loris Böhm

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roprio non me lo aspettavo, ma questi Zambalarana con questo nuovo disco hanno davvero dimostrato di poter rinnovare la musica folk-world corsa attraverso molteplici contaminazioni, facendo sempre capo alle loro voci caratteristiche. Un melange di klezmer, sapori provenzali, un retrogusto balcanico, un sapiente uso di sevdalinka, quel particolare blues bosniaco assai coinvolgente ma altrettanto difficile da eseguire con sapienza per chi vive al di fuori dell’area geografica originaria del “movimento”. I Zamballarana non si scompongono affatto, sul palco sono qualcosa di strepitoso... nel caratteristico

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locale “Claque in Agorà”, dotato di ottima sonorità, davanti a un nutrito pubblico che ha riempito la sala fino all’ultimo tavolino, si è davvero assistito a qualcosa di unico. Fanfara, fisarmonica, sax, clarinetto, basso, batteria, per far saltare tutti dalle sedie. Jérome Casalonga, Laurent Barbolosi, Nicolas Debelle, Anton Giulio Galeandro e Jérémy Lohier non hanno nessuna difficoltà a far cantare il pubblico, assai divertito dal feeling del gruppo. Sarà perchè noi liguri abbiamo tante affinità alle tradizioni corse, sarà per i motivi citati sopra, sta di fatto che è obbligo per chi ha assistito al concerto di cercare una copia del disco all’ingresso. Il disco è appena uscito, ed oltre che a essere un bel ricordo della serata, rappresenta pure un fondamentale pezzo da collezione, da ascoltare in ogni momento. Chapeau! ❖


Recensioni Ass. Cult. Atelier Calicanto OPDD001

ORCHESTRA POPOLARE DELLE DOLOMITI: CONCIER DI TESTA di Loris Böhm

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he meraviglia! La semplice visione di questo album procura sensazioni forti... un mini-libro di oltre cento pagine formato CD, confezionato con materiale cartaceo di grande pregio, arricchito di un archivio fotografico notevole e la storia completa di tutti i quindici brani proposti nel CD inserito in fondo al massiccio libro-cofanetto. La cura con cui è stato prodotto questo album distribuito da Felmay lascia davvero senza fiato, ma andiamo con ordine. Il merito di questa meraviglia è di Roberto Tombesi, Francesco Ganassin e Tommaso Luison, autori delle trascrizioni di tutti i brani di questo progetto sulle Dolomiti pensato dall’associazione Atelier Calicanto. Il “vecio” Tombesi colpisce ancora, non contento di assestare colpi al cuore con le produzioni del suo gruppo Calicanto, spazia nell’arco alpino per produrre un’opera predestinata come caposaldo della musica da danza alpina. Ebbene sì, l’Orchestra Popolare delle Dolomiti nasce da un importante ritrovamento di manoscritti riguardanti danze popolari del Cadore, denominata “Monti Pallidi”, nel 2012, e finalmente sfocia in questa realizzazione sonora, assolutamente imperdibile per gli appassionati di musica da danza, oltrechè documento esaustivo di valore.

È davvero un piacere mettere nel lettore questo disco, per assaporarne (anche da seduto) il contenuto sonoro: oltre un’ora di ascolto! Un repertorio montanaro quasi completamente inedito, presentato da questo super-gruppo che racchiude ben 25 musicisti dei seguenti gruppi: Abies alba (Trentino), Altei (Belluno), Bandabrian (Veneto), Calicanto (Veneto), Compagnia del fil de fer (Trentino), Mideando String Quintet (Veneto), Pasui (Alto Adige/ Südtirol), Quartetto Neuma (Trentino), Zephyros (Veneto). L’orchestra dispone di una sezione di plettri e corde: mandolini, mandole, chitarre, arpa e zither; una sezione di archi: violini, violoncelli e contrabbasso; una sezione di fiati: traverso, ottavino, schwegelpfeife, cornamuse, flauti dritti, ocarine, clarinetto e tromba; organetto diatonico e armonium; percussioni tradizionali e domestiche; voci. Si sente palpabile l’esperienza derivante da mezzo secolo di studio del “vecio” Tombesi, assecondato da tantissimi musicisti di prim’ordine che meriterebbero di essere citati uno per uno, ma purtroppo lo spazio è tiranno. Consiglio di visitare il loro sito per qualsiasi dettaglio: www.orchestrapopolaredelledolomiti.it, un sito davvero ben costruito e completo, dove ogni appassionato potrà togliersi tutti i dubbi residui sulla bontà di questo progetto artistico. Ecco l’elenco dei brani: 1. Gavotte 2. Suite Titta della Scola e Toni Perarola 3. Antica Marcia e Monferrine 4. La pastora 5. El pegoraro 6. Concier di testa 7. Ponte de Priula / Inglesina 8. Suite Jodler 9. Suite di Valzer 10. Agnoleti a uno a uno 11. Suite di Balletti 12. Suite in sei ottavi 13. L’uselin dal bosch 14. Stelutis alpinis 15. Ratapatà (bonus track).

Va da sè che l’accuratezza del prodotto in questione, la registrazione superba del disco, meritano di essere approfonditi con un’audizione dal vivo... allora terremo le antenne ben puntate in attesa di un concerto di questa incredibile orchestra, ben consapevoli che un siffatto schieramento di musicisti può essere invitato solo in circostanze particolari e in particolari festival; ma noi non ci demoralizziamo per questo, sapremo attendere, e vi promettiamo fin d’ora che seguiremo il progetto sui prossimi numeri di Lineatrad, con interviste e approfondimenti. Adesso, signori, non state a perdere ulteriore tempo e andate a cercare il disco da Felmay senza indugiare un attimo: trattasi di un capolavoro che esce fresco di stampa proprio in questi giorni di metà novembre! ❖

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Recensioni LA BANDA DI PIAZZA CARICAMENTO: IL SESTO CONTINENTE (Felmay fy8221) di Loris Böhm

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el 2014 viene prodotto questo Cd, nato da un progetto culturale del 2007, teso a valorizzare la multi etnicità di Genova, i forti contenuti sociali dove sono

uniti i diversi stili musicali e le tradizioni degli immigrati residenti in questa città, diretti da Davide Ferrari e prodotti da Echo Art, attraverso un filtraggio che rende moderni e fruibili tutti i brani presentati. La Banda di Piazza Caricamento nasce come un progetto artistico in cui i giovani attuano la convivenza, la non violenza, la creatività tradottasi anche in due precedenti album. Singolare il fatto che Lineatrad, pur essendo genovese di sede, non sia stato considerato come organo di informazione... ne avremmo parlato volentieri, avremmo seguito volentieri questo originale percorso artistico di integrazione e comu-

YUAN DENG: IL FIUME E LA MONTAGNA

nione culturale con diverse etnie, e non per colpa nostra ce ne occupiamo solo ora. Terminato lo sfogo, c’è da sottolineare che la Banda ha numerose attività (come si può apprendere dal comunicato stampa) e Tournée in Italia, Francia, Croazia, Svizzera, Bosnia. Progetti musicali e sociali nelle banlieue francesi come nelle scuole, nelle carceri, nelle piazze e nelle periferie delle nostre città. Questi 45 minuti di ascolto non fanno che confermare la capacità professionale e la spiccata tendenza alle moderne sonorità applicate a suoni antichi. Da ascoltare assolutamente. ❖

(Felmay fy8225) di Loris Böhm

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li appassionati di world music hanno scoperto il Sol Levante solo in tempi recenti, ma non è facile reperire materiale audio, soprattutto a prezzi ragionevoli... ecco che ci viene incontro la Felmay con la produzione

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del primo CD di Yuan Deng, una giovane virtuosa dello strumento gu zheng (una sorta di arpa cinese). Troviamo nel cd dei brani classici della tradizione cinese, suonati con il solo strumento citato. La musica cinese classica, è ispirata da fenomeni naturali e/o scene di vita quotidiana, tratte dal repertorio di musica popolare delle minoranze etniche del Paese... illustrano lo spirito delle loro comunità rurali attraverso la celebrazione con il canto e la danza per simboleggiare un inno universale alla vita. Il gu zheng (antico zheng), dicevamo, è un arpa. Gli strumenti ad arpa sono molto comuni e diffusi nelle culture musicali in Asia orientale, un’area che comprende

Cina, Corea e Giappone e sono strumenti molto simili gli uni agli altri. Tra le varie derivazioni, meritano una citazione particolare il cinese gu zheng, il gayageum coreano e il koto giapponese, tutti strumenti con caratteristiche comuni. La spiritualità e la serenità che è in grado di elargire quest’opera, vale sicuramente il tempo e la spesa che dovremo sostenere per il suo acquisto; si tratta di un genere musicale che non richiede all’ascoltatore una grande preparazione, una particolare predisposizione oppure tendenza, tuttalpiù richiede la disponibilità di volersi rilassare attraverso pensieri positivi... e di questi tempi ne sentiamo proprio il bisogno. ❖


Recensioni SABA ANGLANA: YE KATAMA HOD (THE BELLY OF THE CITY)

(Felmay fy8229) di Loris Böhm

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obbiamo considerare Saba Anglana come una nuova star della world music, in virtù di questo nuovo album di questa cantante e cantautrice nata in

Somalia con le radici etiopi, che ora vive in Italia. Conturbante, ispirata, ossessiva e a volte aggressiva, ma sempre sorprendente, Saba Anglana non finisce di stordire l’ascoltatore con la sua presenza, ti cattura e ti trasporta esattamente dove vuole... alle origini del suono e del tempo, sontuosamente, epicamente, con uno stile personalissimo e unico. Ye Katama Hod parla della nostalgia di luoghi e tradizioni costantemente cancellati dal progresso (Tizita), racconta il problema della non appartenenza (Abebech) e la difficoltà di riconoscere se stessi (Ma Celin Karo); la risultante so-

LA FRONTERA: MISTRAL

matizzazione individuale (Gabriel), la perdita e riacquisizione di innocenza (Makaan Yara). La sua musica vive per scoprire l'elemento umano, attraverso i suoi sentimenti, vive per difendere le diversità, il diritto di dire e di resistere. Musicalmente il disco scava nelle strutture tradizionali di scale pentatoniche su base acustica, con contrabbasso, batteria, fisarmonica e talvolta viola. L’intimismo esplosivo della struttura dei brani, crea una colonna sonora personale ideale per combattere questa era fatta di globalizzazione e profondi cambiamenti. Assolutamente... totalmente... imperdibile! ❖

(Felmay fy8223) Comunicato Stampa

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a frontera, nel Medioevo, era il nome dato al confine reale e metaforico fra il mondo cristiano e quello arabo. Oggi, La Frontera è un ensemble di musicisti che da dodici anni svolge un intenso studio delle tradizioni musicali del

Mediterraneo alimentando un proprio repertorio in continua evoluzione con brani originali e classici delle tradizioni flamenco, araba, ottomana, andalusa e sefardita. Il quartetto si distingue per il suo caratteristico sound: fisarmonica, chitarra e voce flamenca, viola e violino, percussioni, suoni acustici che creano una miscela unica e inconfondibile. I concerti de La Frontera sono un’affascinante esperienza sonora caratterizzata dalla forte presenza scenica della fisarmonicista e cantante francese Miranda Cortes, il pathos della chitarra flamenco di Michele Pucci, la viola e il violino del cantaor flamenco Michele Sguotti, le variegate percussioni di

Lorenzo Abu Gasperoni, il cui ingresso, avvenuto nel 2012, ha arricchito ulteriormente il sound del gruppo creando nuove possibilità espressive. Mistral, la nuova produzione discografica, è il frutto di tre anni di intenso lavoro ed è la naturale evoluzione dei tre album precedenti: La musica dei Popoli (2001), Mar Bianco (2004) e Ferme tes yeux (2008). Lo scopo è la creazione di una identità sonora personale, in cui composizioni originali e brani tradizionali ispirati dalla musica arabo-andalusa nata fra i secoli IX ed XV durante l'occupazione araba dell'Andalusia nell’estremo sud della Spagna, si fondono in un coinvolgente continuum sonoro. ❖

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Recensioni GUO GAN - LOUP BARROW: THE KITE

(Felmay fy8228) di Loris Böhm

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n duo davvero ben assortito, questo tra Guo Gan e Loup Barrow: analogie e diversità si completano per produrre un disco di qualità. I dieci brani presentati, della durata di oltre 50 minuti, sono il compendio del loro lavoro. Brani di composizione con

un occhio attento alla tradizione cinese quindi, possiamo ascoltare in perfetta simbiosi con i protagonisti. L’incontro insolito e inaspettato tra il tradizionale "erhu" di Guo Gan (violino cinese di due corde) e gli strumenti rari e non convenzionali di Loup Barrow (Dulcimer, Hangpan, Din Pah, mbira cromatica, Cristal Baschet, Arpa) provocano la giusta alchimia per il raggiungimento dell’estasi dell’ascoltatore. Strumenti misteriosi, a volte più esotici come l'erhu cinese, fonte di suoni ancestrali, ricchi di fascino contemporaneo in grado di contestualizzare in modo univoco non solo le tante composizioni originali, ma anche i pezzi classici della tradizione cinese. Il programma del CD include infatti un repertorio che spazia da brani di musica classica cinese a brani originali composti dai due artisti. La musica effettivamente produce un profondo contatto emotivo verso gli ascoltatori, che vengono accompagnati su territori inesplorati ridondanti di echi attraverso suoni classici e contemporanei. Al pari di Yuan Deng, un’opera che potrebbe interessare non soltanto gli appassionati di tradizioni orientali ma anche gli amanti di musica folk. ❖

ANNE-MARI KIVIMÄKI: LAKKAUTETTU KYLÄ

(Kihtinäjärvi records - album 007) di Loris Böhm

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ersonaggio eclettico, attaccato alle tradizioni della sua terra, la Finlandia, quanto attratta sensibilmente alla sperimentazione di suoni quasi ipnotici, ottenuti con la sua fisarmonica, sulla scia dei due lavori precedenti di cui abbiamo parlato sui numeri precedenti di Lineatrad, per un risultato davvero intrigante. Questa volta si fa aiutare da una nutrita schiera di musicisti: dieci, con violino, lira, clarinetto, basso, armonica, kantele, chitarra e voci. A parte due interventi vocale che per noi sono incomprensibili, considerando le scarse note di copertina, possiamo dire che si tratta di un ottimo lavoro, coinvolgente, dall’incedere epico, con alcuni brani davvero trascinanti. Peccato che dalle note incluse non si riesca a saperne di più, comunque per tutte le info invitiamo a scorrere il suo sito www.annemarikivimaki.fi. Buon ascolto! ❖

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Eventi Lo potremo ascoltare insieme a Beppe Gambetta nel concerto organizzato dalla Geo Music a Gandino (BG) il 21 novembre prossimo

TONY McMANUS Comunicato Stampa

“Il miglior chitarrista celtico del mondo”

John Renbourn

“Il più raffinato chitarrista che la Scozia abbia mai prodotto”

BBC Radio Scotland

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rovare una voce unica su di uno strumento così versatile come la chitarra acustica già non è facile; riuscire a farlo con una lingua vecchia di secoli in cui tale strumento non faceva parte della storia è ancor più degno di nota. In poco più di dieci anni da musicista professionista Tony McManus (nato nel 1965) si è fatto conoscere in tutto il mondo come chitarrista di primo piano nella Musica Celtica. Sin dalla prima infanzia le sue due ossessioni ‘gemelle’ per la musica tradizionale e la chitarra acustica hanno lavorato insieme alla produzione di un approccio originale a quest’antica arte. Nelle mani di Tony la complessa ornamentazione normalmente associata a violini e cornamuse viene accuratamente trasferita alla chitarra, preservando l’integrità e l’impatto emozionale della musica. Autodidatta sin dai primi passi, prima di tutto grazie all’ascolto della collezione di dischi di famiglia, McManus abbandona gli studi intorno ai vent’anni per dedicarsi a tempo pieno alla musica. La scena delle session di Glasgow e Edinburgo fa da sfondo ai primi concerti in Scozia, mentre una registrazione di studio per la radio della BBC, frequentemente riproposta, comincerà a far girare la voce delle sue qualità. Col convinto supporto dell’etichetta Greentrax, McManus si fa

conoscere coi primi due album, quello intitolato Tony McManus del 1996, e Pourquoi Quebec del 1999, ben oltre i confini scozzesi. Ma è con la registrazione di Ceol More nel 2002 che la statura di Tony come musicista di prima classe raggiunge un nuovo e più elevato livello. Dopo aver ascoltato il suo lavoro di studio in vari album di altri artisti, la Compass Record di Nashville (USA) pubblica nell’America del Nord Ceol More, accolto da una critica entusiastica, che puntualizza la qualità della musica dall’inno ebraico Shalom Aleichem all’ingegnoso arrangiamento del brano di Charles Mingus Goodbye Pork Pie Hat. Nominato ‘Musicista dell’anno’ sia nei BBC Folk Awards che nei Scottish Traditonal Music awards, nel 2002 Ceol More viene premiato come ‘Album dell’anno per la critica’ dalla rivista Acoustic Guitar, aggiudicandosi poi il “Live Ireland Awards” anche qui come disco dell’anno. In un tempo relativamente breve la musica di Tony è arrivata a definire un nuovo ruolo per la chitarra nella musica celtica, facendone uno dei più importanti rappresentanti di musica celtica nel mondo chitarristico, con regolari apparizioni a eventi specifici per detto strumento in contesti dove solo qualche anno fa non ci si sarebbe mai immaginati di ascoltare jigs e reels. Invitato annualmente al Chet

Atkins Festival di Nashville, ha partecipato al festival chitarristico di Soave e Pescantina, in Italia; Frankston, in Australia; Issoudun, in Francia; Kirkmichael, in Scozia; Bath e Kent, in Inghilterra; Bochum e Osnabruck, in Germania. Ha poi insegnato in cinque Steve Kaufman’s Acoustic Kamps a Maryville, nel Tennessee. Di recente ha partecipato alla famosa “All Star Guitar Night” al Ryman Auditorium di Nashville, in compagnia di artisti come Steve Morse, Bryan Sutton, Muriel Anderson, Béla Fleck e Victor Wooten, capitanati dal leggendario Les Paul. La sua abilità gli permette di arrivare a un pubblico magari lontano

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dalla musica tradizionale, e si trova a proprio agio pure in manifestazioni di tipo ‘classico’ come i festival chitarristici di Dundee Derry (tra tutt’e due ci è stato sei volte) e il festival internazionale di chitarra di Bogotá, dove ha suonato dopo il virtuoso Eduardo Fernandez. Oggi il suo lavoro dal vivo va dalle intimistiche esibizioni soliste agli spettacoli in duo con gli amici Alain Genty, Bruce Molsky e Alasdair Fraser fino al quartetto Men of Steel (coi fidi chitarristi Dan Crary, Beppe Gambetta e Don Ross). Collabora attivamente sia come leader che accompagnatore con Dougie McLean, Phil Cunningham, Mairi MacInnes, Liam O’Flynn, Martin Simpson, Kevin Burke, Alison Brown, Martyn Bennett, Natalie MacMaster, Patrick e Jacky Molard, Mairead ní Mhoanaigh and Dermot Byrne, la Nashville Chamber Orchestra, John Jorgenson, Jean Michel Veillon, Catriona Macdonald, Seikou Keita, Xosé Manuel Budiño, Ewen Vernal e Andy Irvine, solo per citarne alcuni. È anche molto richiesto come musicista di studio: in tale veste ha lavorato a più di 60 dischi. Aldilà della dimensione solista, ha collaborato sia con cantanti che strumentisti, offrendo le sue caratteristiche sonorità a molti progetti di successo. Negli ultimi anni si è dedicato pure alla produzione: lo stupefacente Thunderstruck di Gordon Duncan e il riflessivo Suil air Ais di Cathy-Ann Macphee (entrambi per la Greentrax) hanno ottenuto grandi riconoscimenti per le idee a livello di arrangiamenti e il suo sottile tocco. Ovunque venga chiamato, Tony sa portare una carica emotiva e di immaginazione che permettono agli artisti di brillare. Sul palco, in sala di registrazione o dietro un banco di regia, Tony McManus porta con sé un profondo rispetto per la musica tradizionale. Ovunque lo porti il suo viaggio, possiamo stare sicuri che si tratterà di

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Eventi

un percorso di crescita e passione. Nel gennaio del 2009 esce The Maker’s Mark (The Dream Guitar Sessions). Il disco nasce da un’idea scaturita nel 2007 al Swannanoa Gathering negli Stati Uniti, dove Tony e il proprietario della Dream Guitars Paul Heumiller si incontrano per la prima volta e parlano di quanto gli strumenti costruiti oggi siano i migliori di sempre. Paul suggerisce a Tony di fare un disco utilizzando le diverse chitarre prodotte dalla Dream. Un’idea che piace a McManus che registra l’album (utilizzando solo strumenti Dream) agli studi della Compass Records di Nashville, mischiando come sempre musica celtica, americana e jazz. ”Essere lasciato in una stanza con chitarre da 175,000 dollari è un po’ come essere nel negozio di caramelle per un bambino, ma ne ho fatto buon uso...” ha dichiarato Tony. Nel luglio del 2013 esce, sempre per la Greentrax, Mysterious Boundaries: dopo aver ascoltato Mike Marshall suonare al mandolino il Preludio in Mi maggiore di Bach, come se fosse stato scritto per quello strumento, Tony ha cominciato un viaggio che lo sfida ad affrontare la musica che ha a lungo apprezzato senza però prenderla in considerazione. Certo il tragitto era pieno di ostacoli non essendo un musicista di formazione classica, e il suo modo di percorrere questa strada non poteva essere dei più convenzionali. La sua speranza è che, qualunque siano il sentiero e la destinazione, il contenuto emotivo della musica rimanga lo stesso. Di questo album di pezzi classici, Tony dice che “Forse i confini tra i generi sono più permeabili di quanto possa sembrare a prima vista”. Nel luglio del 2014, Tony pubblica il DVD didattico, dunque una lezione vera e propria a chi voglia approfondire la chitarra e il fingerpicking, Not Necessary Celtic che,

sin dal titolo, dimostra la voglia di uscire da un cliché che, evidentemente, gli sta da sempre piuttosto stretto. Non solo celtica in questo lavoro dunque, ma una proposta di temi (potremmo dire i suoi (”cavalli di battaglia”) che gira in lungo e in largo nel tempo e nello spazio, dal Medio Oriente di Shalom Aleichem all’africana N’Kosi Sikelele, passando per standard intramontabili come Wonderful World e Goodby Pork Pie Hat, senza dimenticare la musica classica con una “aria” dalle bachiane Variazioni Goldberg. Nel 2015 McManus ritrova anche a livello discografico, l’amico italiano di lunga data, con cui ha condiviso i palchi di tutto il mondo col formidabile quartetto Men of Steel. È infatti col genovese Beppe Gambetta che esce per l’etichetta canadese Borealis Round Trip, un’opera ancora poliedrica col gusto di mescolare le carte nell’intrecciare le rispettive radici. Giusto per dare un’idea, dall’Italia possiamo ascoltare La Bergamasca e il Valzer per un Amore, Deus Ti Salvet Maria e una Ligurian Bells Melody. Dall’immenso patrimonio celtico arrivano invece Bonnie Mulligan’s e una Sleeping Tune, Doherty’s e The Manitoulin Set. Nell’album, i due bravissimi musicisti mettono assieme le proprie abilità per creare una serie di duetti che dimostrano, non solo l’individuale virtuosismo, ma pure l’innata capacità di fondere numerose tradizioni e stili musicali per produrre una musica nuova e affascinante. ❖ Discografia: Tony McManus, 1995 Pourquois Quebec, 1998 Ceolmore, 2002 The Maker’s Mark, 2009 Mysterious boundaries, 2013 TONY McMANUS & ALAIN GENTY Singing Sands, 2005 BEPPE GAMBETTA & TONY McMANUS Round Trip, 2015


Argomenti Sogni, visioni, prospettive, fantasie, o fantascienza? Potrebbe essere il futuro di Lineatrad, se si concretizzassero certe situazioni...

LINEATRAD TELEVISION Comunicato Stampa

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otrebbe... siamo d’accordo, tra il dire e il fare c’è di mezzo qualcosa ... che noi genovesi vediamo tutti i giorni, qualcosa che non basta un cucchiaino per svuotare, qualcosa che ti può travolgere e sommergere senza che tu possa neanche battere le ciglia, ma anche qualcosa che, se affrontato con i giusti mezzi e con adeguata esperienza, può darti immense soddisfazioni. Allora: per quanto riguarda l’esperienza siamo a buon punto, per quanto riguarda i mezzi, ci stiamo attrezzando... Non voglio lanciare proclami prematuramente, visto la miseranda fine che ha fatto il progetto “Live Underground”, affossato più per la mancanza di entusiasmo degli operatori cui era rivolto, che per la mancanza di idee del sottoscritto, tengo a ribadire! Ebbene, un giusto compendio, una giusta soluzione per il futuro di Lineatrad, che non potrà continuare “solo” in questa veste, consiste in questa idea della web-tv che ho progettato. È partito tutto con un accordo preventivo sulla strategia con il direttore di Teleliguria, Verdiano Vera, cui oltretutto siamo suoi media-partner per la Fiera Internazionale della Musica di Genova. La dichiarazione di intenti prevede uno spazio sulle frequenze di questa emittente, con fascia oraria da stabilire, che sarà a disposizione di Lineatrad per un notiziario di musica folk, eventi dal vivo, novità discografiche, e via dicendo... insomma sul tipo della trasmissione di Massarini su RAI5, ma in chiave folk. Ho già pronte due sigle televisive con colonna sonora creata da me stesso (le prime due immagini dall’alto rappresentano i fotogrammi finali), le due immagini in basso invece rappresentano lo studio virtuale da dove partiranno gli annunci, le interviste, i servizi ecc.. Le scritte sono esattamente quelle che si vedranno sullo schermo!). Bello vero? Da quello che potete vedere, sembra che siamo già a buon punto, ma non voglio illudere ne dare i tempi precisi di realizzazione. Potrebbe essere tra un mese o tra un anno o forse mai, ma ci stiamo lavorando, cerchiamo collaboratori smaliziati. Se proprio volete che vi dica “tra i denti” come la vedo io, spero che si verifichi la prima ipotesi, poi, chi vivrà vedrà... Lineatrad television! ❖

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Media Partner:

RadiciMusic

www.radicimusicrecords.it

Lineatrad 41-2015  

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