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mensile Anno 3 n°31 luglio 2014 € 0,00

l e t a n v a o h en

S

iG d q

u S l a

Festival Suq a Genova

Lilith Festival Locarno Folkfestival Sconfinandinporto a La Spezia Mare e Miniere in Sardegna Milano a Memoria Francesca Incudine

Uaragniaun Alambig Elektrik Riccardo Tesi: Maggio Elliott Murphy John Renbourn Bella Ciao revival a Milano Serena Finatti


Sommario

n. 31 - Luglio 2014

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Sconfinando a Sarzana e Sconfinandinporto a La Spezia

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Milano a Memoria

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John Renbourn

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Locarno Folkfestival

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Bella Ciao revival a Milano (e interviste)

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Voci per la libertà Amnesty International

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Mare e Miniere a Iglesias

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Elliott Murphy

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Lilith Festival a Genova

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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o tratto ispirazione, per questo editoriale, da una mia esternazione su facebook piuttosto “lapidaria”, ma le ultime vicende mi hanno convinto a “vuotare il sacco”, ben consapevole che questo gesto potrà essere biasimato dagli interessati. Ecco il testo: Bello schifo tutto questo proliferare di concorsi e premi in ambito musicale. Io non farò più parte di nessuna giuria, se non altro per rispetto di chi lavora per far musica. Non si possono assegnare premi con un margine di uno o due voti di differenza… La carriera, un artista o un operatore deve viverla dentro, essere lui stesso convinto di quello che fa senza cercare consensi o approvazioni di giurati compiacenti! ESISTE APPAGAMENTO SOLO DAL PROPRIO PUBBLICO!! In alcuni casi con la scusa del premio si ottiene l’esibizione “gratuita” di chi vince… Sulla mia rivista Lineatrad non compariranno più notizie di questi eventi, a puro beneficio di chi vorrà promuovere il proprio lavoro senza “secondi fini”!!!

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In sostanza mi sono chiesto: “cosa mi arroga il diritto di decidere delle sorti di tanti artisti?” “possono bastare una trentina di anni di militanza tra gli operatori di musica folk per avere la presunzione di decidere chi avrà successo e chi avrà fallito?”... La risposta è: NO, nessun giudice (o giurato) può decretare con assoluta certezza chi ha talento e chi non ce l’ha; è una questione soggettiva, e solo il grande pubblico ha questa facoltà decisionale... conservando l’anonimato. La situazione grottesca di queste “selection” è che ci si ricorda solo di chi vince, mentre per tutti gli altri dal secondo all’ultimo posto, non c’è nessuna valorizzazione. La cosa più grave è che il musicista è istigato a fare il furbetto, evitando di dare risalto nel curriculum sul suo scarso riscontro di vendite discografiche o sulla pochezza di spettatori ai suoi concerti, come il buon senso dovrebbe dettare, per evidenziare la quantità di coccarde, trofei, coppette che riesce a racimolare in questi pseudo “contest”.

FIM Fiera di Genova

Editoriale Un riconoscimento “automatico” come un “Grammy award” per le vendite non può essere equiparato a nessun altro riconoscimento esistente, e i pochi che se ne possono fregiare certamente non ostacolano la carriera di chi è emergente... Eppure ho assistito a una conferenza in cui un discografico “esperto” di cui non faccio nome, ha addirittura affermato che certi musicisti si comprano i bollini SIAE dei dischi per ricevere il grammy senza aver venduto realmente il prodotto. Se anche così fosse, cosa che dubito fortemente, perchè non dovremmo domandarci quali siano i fini di tutti questi contest? Capita che un media come Lineatrad, ultimamente sia considerato, da certi artisti e certe etichette, prevalentemente quando si è in vista di “premiazioni”... piuttosto che per promuovere una fresca novità discografica: una situazione demenziale, innaturale, che fa capire quanto questi musicisti (tramite agenzie collegate) tengano soprattutto a griffare il proprio curriculum con una onorifi-


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Il Suq a Genova

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Uaragniaun

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Francesca Incudine

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Musica W Festival

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Alambig Elektrik

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Majarìa Trio

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Serena Finatti

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Din Dùn - Rita Botto Cantierranti

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Maria Giaquinto

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30 (chiusura estiva)

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva cenza posticcia piuttosto che ottenere un significativo riscontro tra il pubblico di appassionati tramite le recensioni sui media. Se certi musicisti preferiscono azzardare la lotteria del contest pensando “almeno se mi eliminano la cosa finisce lì, non ho la recensione negativa che mi macchia la carriera” si sbagliano di grosso: una recensione serve a indirizzare l’ascoltatore a scegliere quello che fa al caso suo, e non bisogna averne timore. Lineatrad non sarà più un veicolo per propagandare vittorie in concorsi, noi non abbiamo bisogno di “selezionare” ciò che pubblichiamo sulla base di presunti “meriti”. Ogni musicista dovrebbe ottenere il successo che merita e ogni ascoltatore avere l’appagamento dei suoi sensi con una corretta informazione sulle scelte musicali. Stop. Tornando alla rivista, a luglio abbiamo come annunciato diverse cronache oltre che programmazioni di folkfestival imminenti. Sarà un caso, per carità, ma il fatto che una microscopica regione come

la Liguria sia all’avanguardia nella programmazione di musica folk in quest’anno, richiama automaticamente la politica della “genovese” Lineatrad di supporto alle organizzazioni dei festival regionali. Tanto lavoro aggiuntivo per il sottoscritto, ma risultati concreti entusiasmanti e soddisfazione generale per questo boom di eventi. Attualmente abbiamo diverse richieste di collaborazione da parte di locali e teatri addirittura per la compilazione del programma artistico dell’anno… un risultato che solo pochi mesi fa sembrava un miraggio. Finalmente è crollata la diffidenza, più che naturale e giustificata, sul marchio Lineatrad; e tanti addetti ai lavori, radio comprese, ci cercano con sempre maggior insistenza. Una sinergia a tutto tondo che non può fare altro che bene a tutto l’ambiente musicale, con continui scambi di opinioni: per questo motivo Lineatrad è una rivista all’avanguardia… diffidate delle imitazioni!! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 3 - N. 31 - Luglio 2014 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Fulvio Porro, Giustino Soldano, Muriel Le Ny, Pietro Mendolia, Giordano Dall’Armellina Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Eventi Festival Internazionale di Musica & Dialoghi dal Mondo 23.ma edizione www.sconfinandosarzana.it

SCONFINANDO SARZANA FESTIVAL 2014

Comunicato Stampa

SCONFINANDO SARZANA FESTIVAL A SARZANA dal 12 al 26 LUGLIO Fortezza Firmafede (Centro Storico) - Parco Naturale del Fiume Magra - Palazzo Comunale

&

PORTO DELLA SPEZIA “SCONFINANDINPORTO” il 27 LUGLIO Molo Garibaldi -Traghetti gratuiti da Passeggiata Morin

Ideazione, progetto, direzione artistica e organizzativa : CARMEN BERTACCHI

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rande ritorno a Luglio di SCONFINANDO SARZANA FESTIVAL con eventi di rilevanza nazionale e internazionale! Un Viaggio lungo 23 anni, nelle Culture artistiche del Mondo. Un evento che dedica i suoi progetti in esclusiva al viaggio dell’uomo nell’arte, nella vita, nel tempo. Si riconferma una delle poche manifestazioni italiane in cui la qualità artistica dei progetti vince sempre sulla mancanza di fondi adeguati a tali finalità.. A Sarzana, piccolo e vivace centro storico di confine, ospiti e progetti speciali in esclusiva con: Giovanni Lindo Ferretti, Peppe Barra con Fabrizio Trampetti, Alfio Antico, Marzouk Mejiri, Alex Gadea, Ramon Ibarra con la Compagnia 611 Teatro di Madrid, New York Ska Jazz Ensemble, Trio Sorelle Marinetti e l’evento di chiusura Festival presso il Porto di La Spezia con SCONFINADINPORTO2014: Transglobal Underground, Natasha Atlas, Baba Zula, Fanfara Tirana! Voci & suoni dal Mediterraneo! La rassegna è dedicata ai linguaggi musicali e creativi che escono dai binari della consuetudine, partendo sempre comunque dalla tradizione dei Popoli ed è proprio per la sua trasversalità ed ecletticità che è riconosciuto

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come uno dei Festival più amati dai musicisti e artisti invitati in tanti anni di programmazione. Sconfinando Sarzana Festival è un contenitore culturale dove musica di eccellenza, progetti speciali, drammaturgia contemporanea e arti performative, oltre al Premio giornalistico Montale/Sconfinando. A Sarzana, piccolo e vivace centro storico lungo l’antica Via Francigena, è appunto attivo da 23 anni, questo evento estivo considerato uno dei festival storici italiani di particolare connotazione artistica, caratteristica questa che lo ha portato subito sulla ribalta nazionale ospitando spesso progetti con grandi nomi della grande musica internazionale, ma anche proponendo progetti molto affascinanti legati a Tradizioni di terre lontane e sconosciute in uno speciale viaggio della mente e il simbolico, filo conduttore centrale del progetto, con occhi, cuore e testa rivolti verso i più suggestivi Dialoghi dal Mondo. Sconfinando è un progetto che ha il suo punto di forza nel proporsi da sempre fuori da mode commerciali, ma anticipando tendenze, senza utilizzare costose campagne promozionali. Lo fa con il cuore e la testa garantendo uno spazio di libertà a chi fa della qualità e originalità il motore della propria ricerca.

L’appuntamento culturale che in tanti anni ha veicolato migliaia di appassionati di Tradizione e Contemporaneità, proponendosi come un grande osservatorio artistico che “sconfina” tra Jazz/World/Classica/Teatro/Danza/ Performances Danza Butoh, Giornalismo d’Autore. Sconfinando Sarzana Festival, da 23 anni un contenitore culturale nella cornice di una delle Fortezze Medicee più belle d’Europa, a Sarzana, dove la passione forte per un progetto, riesce ad arginare i molti ostacoli legati alla scarsa considerazione che il nostro Paese ha per la Cultura. Il Festival è riconosciuto come un appuntamento di rilevanza nazionale e internazionale per i nomi e i progetti che ha presentato in questi 23 anni di costante lavoro in cui il lavoro della direzione artistica è riuscito a mantenere sempre una alta qualità artistica, seppur dovendo mediare con finanziamenti non idonei alle proprie potenzialità creative. Molte sono le richieste di adesione a questo Festival da parte di artisti italiani e stranieri, a testimonianza della necessità di luoghi di eccellenza con cui poter lavorare, in una Italia sempre più alla deriva per quanto riguarda l’attenzione a progetti culturali che esulino da un discorso prettamente commerciale.


… “L’importanza di questo festival sta nella particolarità della programmazione che, muovendosi in quel territorio situato tra il jazz e la world di fatto ne ha sempre anticipato nelle scelte i tempi, fino dalle sue prime edizioni”… (da una recensione del giornalista musicale Antonello Oliva, nelle due pagine della rivista mensile nazionale Suono, dedicate a SconfinandoGennaio 2007). Molto ricca la Rassegna Stampa del festival e le interviste a cura di Radio RAI in tutti questi anni di programmazione, riviste specializzate, RAI TV etc. La critica giornalistica nazionale ha dato rilievo al Festival già dal primo anno, così i mass-media principali (RAI TV nazionale e regionale, e riviste specializzate; presenti all’iniziativa giornalisti ed osservatori, far i quali alcuni produttori discografici stranieri, in occasione di eventi e produzioni speciali ed in esclusiva, che, ogni anno, il Festival propone. Sconfinando, fin dai suoi esordi, si è distinto per la particolare connotazione artistica, inserendosi fra gli appuntamenti più importanti, a livello nazionale del settore della World Music: appuntamento molto atteso dal pubblico di diverse Regioni limitrofe alla Liguria oltre che dalla provincia di La Spezia, è una vetrina interessante anche per i diversi produttori musicali del genere precedentemente indicato. Nel 2004, ha avuto una menzione speciale per meriti culturali, dalle Autorità dello Stato del Lussemburgo, in relazione ad un progetto speciale che ha visto in prima assoluta, a Sarzana, l’incontro musicale fra la grande leggenda del Jazz Charlie Mariano e il canto Polifonico Ligure “Trallalero” con i “Canterini del Val Bisagno” Questo concerto, dopo il debutto a Sconfinando 2004, è stato scelto per la serata di gala del COMITES e Ambasciata del Lussemburgo nel Mese di Settembre 2004, alla

Eventi

presenza delle autorità più importanti del Comitato per GENOVA 2004-Capitale Europea della Cultura. Programma Festival 2014: tutti eventi in esclusiva per Sconfinando!

domenica 27 Luglio 2014 ore 21,30 presso il Porto di

La Spezia /Molo Garibaldi

ESCLUSIVA NAZIONALE Appuntamento alle partenze dei Traghetti in Passeggiata Morin ore 20 (servizio gratuito)

Traghettiamoci in Porto verso la grande Musica del Mondo SCONFINANDINPORTO2014 Evento di world music internazionale con: Natasha Atlas, Transglobal Underground, Fanfara Tirana, Baba Zula (Egitto-India-InghilterraAlbania-Turchia) Il Porto gente che va, gente che viene. Luogo di incontri e di addii. Quale posto migliore per fare incontrare musiche e mondi distanti fra loro? Questo è un progetto in perfetta linea artistica con la “filosofia” di Sconfinando Sarzana Festival: il gotha della musica “senza confini” con la grande e indiscussa performer egiziana Natasha Atlas insieme con la grandissima band Transglobal Underground di cui fu a voce, i Baba Zula della nuova scena musicale contemporanea turca e gli ottoni stratosferici della Fanfara Tirana. Una grande festa musicale con un finale sorprendente con DJ Set insieme ai TGU Sound Systeme DJ -Pravda & Chef Berna direttamente dal palco allo spettatore. Il Porto della Spezia si trova al centro dell’arco costiero che va da Genova a Livorno e serve i mercati della pianura padana, della Svizzera e dell’Austria, arrivando fino alla Baviera. Il porto della Spezia è direttamente collegato alla rete

autostradale e a quella ferroviaria. L’attività crocieristica del porto della Spezia si svolge presso il terminal de La Spezia Cruise Facility. Per l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri la società utilizza una piattaforma galleggiante situata direttamente sul waterfront cittadino, di fronte ai giardini pubblici della città e a soli 4/5 minuti dall’ancoraggio della nave in rada. Un servizio tender trasferisce i passeggeri dalla piattaforma alla banchina(e viceversa), da dove il centro città è raggiungibile, attraversando i giardini pubblici, con una piacevole passeggiata di cinque minuti. Ufficio Stampa del 23° Sconfinando Sarzana Festival: Maria Rosaria De Luca mail: mariarosaria.deluca@libero.it cell. 334-74014077 Luciano Ferone luciano.ferone53@gmail.com cell. 338-3042008

QUI di seguito solo alcuni dei moltissimi e importanti artisti ospiti del festival dal 1991 ad oggi…

…..Jan Garbarek Wim Mertens, Dee Dee Bridgewater, Sarah Jane Morris, Franco Battiato, Teresa De Sio, Peppe Barra, Dhol Foundation, Arlo Guthrie, Joe Zawinul Syndacate, Farafina, Trilok Gurtu Omou Sangare, Frank London & Klezmer Orchestra, Boban Markovic Orchestar, Monaci Tibetani, Agricantus, Voci Atroci, Radio Tarifa, Roberto Ciotti, Massimo Bubola, Luis Bacalov, Charlie Mariano, Avion Travel, Dervisci Roteanti, Sabri Mahmood, Solis String Quartet, Coro Polifonico Di Tirana, Fratelli Mancuso, Orchestra Arabo-Andalusa Di Tangeri, Robero Cacciapaglia, Hector Zazou, Armenian Navy Band, Mike Seeger, Roland Van Straten, Babik Renhardt, Taraf Da Metropulitana, Martin Hayes, Daniele Sepe, Alfio Antico Quartet, E Zezi Di Pomigliano D’arco, Musicisti Del Nilo, Albert Kuvezin &Yat-Ha, Guo-Yue & Joji Hirota, Alda Merini & Giovanni Nuti E L’orchestra Dei Virtuosi Italiani, Angelique Kidjo, Piero Pelu’, Bollywood Brass Band, Tinariwen, Orchestra Di Piazza Vittorio, Franco Battiato, Winton Marsalis & Jazz At Lincoln Orchestra, Jovanotti, Venditti, Vladimir Luxuria, Caravan Now & Nomadic Orchestra Of The World&Nuove Tribu’ Zulu, Barbara Alberti, Carlo Freccero, Rassegna Danza Di Confine “Butoh”, Enzo Avitabile, Ginevra Di Marco, Mauro Macario, Brad Mehldau Trio, Buran Ocal & Istanbul Oriental Richard Galliano Latin Quartet, Orchestra Di Hilgen, Gianna Nannini, Vanoni E Paoli, Orchestra Buena Vista Social Club, Marcio Rangel, Flavio Boltro, Giovanni Allevi, Antonello Venditti, Jovanotti…. ❖

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Eventi

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Eventi

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Eventi TERZA EDIZIONE DI LOCARNOFOLK FESTIVAL 21-23 AGOSTO 2014 Comunicato Stampa

Il gruppo Lariba

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a terza edizione di LocarnoFolk si svolgerà dal 21 al 23 agosto, sempre nel suggestivo giardino del Teatro Paravento a Locarno. Beppe Gambetta aprirà la rassegna con un omaggio a Pete Seeger (21.8.), deceduto all’inizio di quest’anno. Maestro della chitarra flatpicking, il Genovese ci porterà lungo gli itinerari musicali che hanno scandita la sua carriera di Italiano in America, e ci proporrà in prima europea brani composti a quattro mani con Pete Seeger. Suo figlio Filippo Gambetta all’organetto e Pietro Bianchi al violino saranno i suoi ospiti, come pure Alcide Bernasconi che commenterà il concerto. Filippo Gambetta sarà protagonista del concerto di venerdì sera (22.8.) con il gruppo Liguriani che, salpando dalla lanterna di Genova, ci farà viaggiare attraverso antiche istantanee di Liguria. Destinazione Istanbul per la seconda parte della serata: Kolektif Istanbul ci offrirà una fusione tra le malinconiche me-

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lodie dell’Anatolia e le fanfare travolgenti dei Balcani, intrecciate con ritmi funk e improvvisazioni jazz. Il concerto di sabato mezzogiorno (23.8.), che inizierà nella Chiesa Sant’Eugenio accanto al Teatro

Kolektif Istanbul


Eventi

Tango Tinto

Paravento, sarà dedicato al corno delle Alpi: l’Alphorn Group ci proporrà un percorso dal repertorio dell’antica tradizione musicale alpina agli arrangiamenti di autori classici fino a nuove sonorità. Il festival si concluderà sulle sonorità calde e le atmosfere sensuali di una “noche latina” (23.8.). Tango Tinto interpreterà i grandi classici del tango argentino, dai brani della “guardia vieja” a quelli contemporanei, mentre Moreno Orsatti e Manuela Stuki (Casa del Tango) danzeranno il ballo della passione. Gli aficionados saranno

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Eventi Alphorn Group

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invitati a imitarli. Seguirà un cocktail esplosivo tra rumba, salsa, hip hop e reggae, il mix avvolgente del gruppo Lariba (Cuba/Brasile/Svizzera). Oltre ai concerti, il festival propone due workshop, uno di percussioni con il fondatore della band Lariba David Stauffacher, e uno di danze argentine con Moreno Orsatti e Manuela Stuki, come pure la proiezione di due film (“Crossing the bridge – The sound of Istanbul” di Fatih Akin, e “Tango” di Carlos Saura). Le degustazioni di vini e birre, una novità, si abbineranno alla cucina di Nicola Rizzo. ❖


Eventi

Beppe Gambetta

I Liguriani

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Eventi MARE E MINIERE 2014 GONNESA (CI) DAL 24 AL 27 LUGLIO 2014

Seminari di musica, canto e danza popolare con la direzione artistica di Mauro Palmas e l’organizzazione dell’Associazione Elenaledda vox di Fulvio Porro

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a Sardegna torna alla ribalta della scena musicale popolare con una importante e articolata proposta di seminari di musica, canto e danza popolare, i cui protagonisti (docenti come discenti) per quattro giorni animeranno gioiosamente il paese marinaro di Gonnesa, in provincia di CarboniaIglesias, a poco più di 60 km da Cagliari. L’evento è inserito nella programmazione più complessiva di “Mare e Miniere”, la rassegna musicale itinerante che da anni caratterizza l’estate gonnesina e che con il 2014 giunge alla sua settima edizione. A supporto dell’iniziativa, in parte ancora in fase di programmazione, e organizzata dall’Associazione Elenaledda Vox con la direzione artistica di Mauro Palmas, si sono schierate la Fondazione Banco di Sardegna, il Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna e la Regione autonoma di Sardegna. Gonnesa, con i suoi circa cinquemila abitanti, è posta al centro di un interessante territorio disseminato di affascinanti villaggi minerari, ormai quasi tutti dismessi, che unisce mare e spiagge incontaminate, una flora rigogliosa, una fauna assai caratteristica, importantissimi siti archeologici, domus de janas (strutture sepolcrali preistoriche costituite da tombe scavate nella roccia), complessi nuragici, numerosi percorsi ciclabili e cavalcabili immersi nelle verdi colline dell’Iglesiente. I seminari si articolano su ben sette aree tematiche, tutte presi-

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diate da artisti di assoluto rilievo, che metteranno a disposizione il proprio talento, la propria preparazione e l’indubbia esperienza maturata in lunghi anni di attività, sia a musicisti già formati, che vorranno quindi approfondire specifiche tematiche, come a neofiti che per la prima volta intendono avvicinarsi all’affascinante mondo della musica tradizionale e popolare. Un seminario di canto popolare in terra sarda non poteva certo esimersi dal presentare due tra le più significative interpreti di territorio, Elena Ledda, in veste anche di organizzatrice dell’evento, e Simonetta Soro. Elena Ledda, cagliaritana, è da considerarsi come la più prestigiosa icona della cultura isolana e faro internazionale della tradizione sarda; Simonetta Soro, attrice di teatro e cantante lirica, docente di canto rinascimentale e barocco, non disdegna affatto prestare la propria voce al sostegno della propria cultura di radici. Il seminario di canto illustrerà il miglior utilizzo dell’apparato fonatorio per parlare, recitare e cantare, evidenziando come l’emissione e la pronuncia di ogni singolo suono contribuiscano alla formazione della parola e come quest’ultima a sua volta si liberi divenendo musica e canto. Saranno presi in esame il controllo della respirazione, le qualità vocali, l’impostazione e l’emissione

Nando Citarella e le percussioni: un viaggio tra i ritmi più tipici del sud Italia, ma non solo ...

classica e popolare, la tecnica polivocale del canto popolare con particolare attenzione a quello sardo. La musica d’insieme potrà invece avvalersi di un’altra coppia di docenti di assoluto rilievo, i fratelli cuneesi Simone e Nicolò Bottasso, il primo virtuoso dell’organetto diatonico e il secondo di violino, entrambi anche alla direzione artistica della Folkestra, un interessante ensemble di una quarantina di musicisti esponenti del modo folk piemontese. Per l’occasione i due artisti proporranno ai loro corsisti (di qualsiasi provenienza ed esperienza musicale) la creazione di uno o più brani orchestrali partendo da una solida base di melodie tradizionali, italiane piuttosto che di world music europea, esplorando e studiando congiuntamente diverse tipologie di arrangiamento, in relazione anche alle possibilità timbriche degli strumenti presenti (tutti ammessi). Riccardo Tesi, uno tra i nostri maggiori esponenti e interpreti a


Eventi

Elena Ledda, prestigiosa icona della cultura isolana e faro internazionale della tradizione sarda

livello internazionale dell’organetto diatonico, fondatore e leader ormai da oltre un ventennio di Banditaliana, e i suoi fidi strumenti di lavoro, saranno invece gli artefici della terza proposta corsista, fondamentalmente indirizzata a strumentisti già in possesso della tecnica di base, anche se privi di conoscenza della teoria musicale. Agli allievi verrà proposta l’esecuzione di brani tradizionali e originali, rispetto ai quali si esamineranno sia aspetti più strettamente tecnici, come l’uso del mantice, la tecnica lineare e quella incrociata, la diteggiatura e la coordinazione, sia di natura interpretativa, dall’ornamentazione all’espressione, dallo staccato al legato. Ancora sul versante strumentale, anche il bandoneon (e per diretta conseguenza il tango) e le percussioni trovano la loro miglior collo-

cazione nella programmazione di Mare e Miniere 2014 Docente di bandoneon sarà Fabio Furia, concertista di fama internazionale, compositore ed arrangiatore, considerato dalla critica uno dei migliori interpreti europei dello strumento, mentre le percussioni (tamburello e tammorra in particolare), si avvarranno della preziosa collaborazione di Nando Citarella. Per il bandoneon, stante il taglio formativo, non è richiesto alcuna specifica conoscenza dello strumento, mentre si rende necessaria quella degli elementi basilari della teoria musicale. Il percorso verterà sia sulla “fisica” dello strumento (elementi strutturali e funzionamento meccanico), la disposizione delle note nelle due tastiere ed i vari sistemi di approccio (argentino, francese, italiano, etc), favorendo l’apprendi-

mento dell’impostazione corretta dell’uso dello strumento e del mantice, con particolare attenzione alla postura ed alle diverse posizioni in uso per l’esecuzione. Verranno infine forniti alcuni elementi di base di prassi esecutiva del tango. Nando Citarella, poliedrico artista che spazia con innata naturalezza dal canto alla recitazione, dall’esecuzione musicale allo studio di ciò che è “popolare e tradizionale”, proporrà ai propri allievi la conoscenza e l’apprendimento di voci, ritmi e danze della tradizione popolare del sud Italia e dell’area mediterranea più in generale. Dall’incontro tra la cultura arabo-andalusa con quella peninsulare, si spazierà dalla Tammurriata vesuviana e dell’agro-nocerino alla Tarantella carnascialesca di Montemarano, dal Saltarello laziale alla Pizzica Tarantata, dalla Moresca ai ritmi e alle danze processionali. “Dalla piazza alle piazze: il ballo sardo nella contemporaneità”; questo il leit-motiv che Giuseppe Molinu, un “ impiegato del ballo al servizio di appassionati e curiosi” come si può leggere su alcuni siti, cercherà di percorrere e sviluppare nei quattro giorni di seminario. Nativo di Buddusò, Molinu è da sempre un attento osservatore e un apprezzato interprete della miglior tradizione isolana del ballo popolare, nonché attivo promotore della lingua sarda a tutti i livelli. Oltre che momento di apprendimento diretto e di miglioramento della propria tecnica di base, gli incontri vorranno anche essere momenti d’incontro, di considerazioni, di scambio culturale sulla pratica coreutica di alcuni balli iso-

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Eventi

lani: su passu campidanesu, su passu torrau, su dillu, sa dantza, sa “logudoresa” e su ballu tundu. Ultimo capitolo della proposta 2014, il laboratorio di esecuzione e costruzione di flauti di canne o pastorali (friscaletto siciliano e sulitu), che avrà nel siciliano Pietro Cernuto, poliedrico polistrumentista il suo referente di progetto. Il friscaletto siciliano, conosciuto anche come flauto di canna, zufolo, farauto, o più semplicemente friscaletto, pur da sempre legato alla danza popolare, non disdegna, grazie alle notevoli capacità espressive, un suo utilizzo diretto in ambiti musicali assai diversi, dalla musica classica alla new age al pop. Il corso intende far conoscere ed apprezzare le straordinarie qualità e le molteplici possibilità di questo stru- Riccardo Tesi, fondatore e leader di Banditaliana, il “signore” degli organetti mento, per lunghi anni trascu(con note tecniche circa i mate- appositamente studiati per l’occarato o talvolta proposto al pubriali in uso), per terminare con un sione. blico in maniera non appropriata. Tutta la programmazione semiIl friscaletto verrà dapprima pre- incontro diretto e personale con lo strumento, durante il quale i cornariale sarà ospitata presso edisentato da un punto di vista storico, sisti verranno avviati ad una serie quindi si passerà all’esplicitazione ficio scolastico Giorgio Asproni di delle principali fasi di costruzione di esercizi di difficoltà crescente, Gonnesa, monumento storico dei primi del ’900; le serate saranno poi happening memorabili in cui insegnanti e allievi interagiranno in grandi feste di musica e danze. Le quattro giornate rappresentano anche una interessante e particolare opportunità di vivere intensamente momenti di studio ma anche di vacanza tra musica, cultura e straordinarie bellezze naturali. I corsisti potranno trovare ospitalità in accoglienti e caratteristici bed and breakfast convenzionati. Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’organizzazione all’indirizzo seminari.elenaleddavox@gmail.com, oppure visitare la pagina Facebook www.facebook.com/pages/Mare-e-miniereI fratelli piemontesi Bottasso, docenti ai seminari di musica d’insieme: a sinistra Nicolò (violino), a 2014-musica-teatro-danza-cidestra Simone (organetto diatonico) nema/247868995400441 ❖

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Interviste A Milano è nato da pochi mesi un nuovo locale per le esibizioni di musica folk

“MILANO A MEMORIA”: IL NUOVO “DERBY”? di Giordano Dall’Armellina

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opo la scomparsa del Derby Club a Milano, che rimase aperto dagli anni ‘60 fino al 1985, vi furono altri tentativi per tenere in vita il cabaret e la musica tradizionale. Proprio sulla musica tradizionale si basò l’apertura del Folk-Club Ponte delle Gabelle (aperto dal sottoscritto il 4 aprile 1981, presente Nanni Svampa, e chiuso 10 anni dopo per ristrutturazione e mai più riaperto con gli stessi intenti). Lì si esibirono gruppi e artisti che faranno la storia del folk italiano come i Baraban, La Ciapa Rusa, I Re Niliu, Zitiello e tanti altri, non dimenticando la mitica jam session fino alle 2 di notte con Alan Stivell. Altri locali contribuirono, più che altro con la riproposizione delle danze popolari, al revival “folk”. Ricordiamo il Folkaos e i vari circoli ARCI (in particolare “il Bellezza”). Se a Torino c’è il Folk Club e a Roma il Circolo Gianni Bosio, a Milano non si è più formato un locale dove regolarmente si potessero esprimere “le anime del folk”. Val la pena ricordare che al Derby si esibivano Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Franco Visentin, Diego Abatantuono, Enrico Beruschi, Claudio Bisio, Cochi e Renato, i Gufi, Enzo Iachetti, Paolo Rossi, Teo Teocoli, Walter Valdi (giusto per citarne alcuni). Il locale era nato nel lontano 1959 quando gli zii di Diego Abatantuono lo aprirono per lanciarlo come Derby Club nel 1962. Era frequentato da politici (in particolare Bettino Craxi) e da calciatori come Rivera e donne e uomini di spettacolo. Era insomma un luogo di ritrovo che funzionava sette giorni su sette ed era sempre pieno. Il declino comincia negli anni ‘80 quando anche la televisione propone cabaret e gli artisti che animavano il Derby si riciclano in TV. Da ottobre 2013 è in atto un tentativo di far rivivere in parte le atmosfere che i cantori del Derby e del Folk Club Ponte delle Gabelle ci hanno lasciato in eredità. Questo luogo si chiama “Milano a Memoria” e si trova in Piazza Diaz 7 a Milano, a due passi dal Duomo. La location è ideale ma oggi un locale “dedicato” alla musica tradizionale ha poche possibilità di sopravvivere sopratutto se si deve pagare un affitto in una zona centrale. Milano a Memoria è, per forza di cose, un ibrido in cui convivono una sala cinema in 5 D e la sala per spettacoli (massimo 99 posti). E’ in quest’ultima che, quasi ogni settimana da ottobre

Foto in bianco e nero: personaggi del Derby: Diego Abatantuono, Enzo Jannacci, Mauro di Francesco, Giorgio Porcaro, Massimo Boldi e Giorgio Faletti

2013, si sono succeduti artisti più o meno legati al vecchio Derby, in particolare Franco Visentin. Molti degli artisti non ci sono più e spetta agli ultimi rimasti passare il testimone alle nuove generazioni per riproporre il repertorio delle vecchie osterie e del cabaret. Un plauso dunque a Milano a Memoria! Il locale è gestito da Pietro Pedone, ingegnere in pensione che invece di godersi il meritato riposo, ha investito il suo tempo e denaro in questa avventura sfruttando anche le foto in 3d sulla vecchia Milano di inizi ‘900 che gli ha lasciato suo nonno, primo in Italia ad usare il 3d per le foto. Il locale infatti si propone, già con il nome Milano a Memoria, di far rivivere la storia della città attraverso i secoli con filmati d’epoca, musica e libri (c’è una libreria all’interno con libri su Milano) con uno sguardo sulla Milano di oggi e al futuro EXPO. Non può mancare al plauso l’Associazione La Conta, diretta e animata dall’indomito Mario Toffoli che da anni è sulla scena milanese con proposte culturali uniche per la città di Milano, che ha redatto il cartellone degli spettacoli. E’ attraverso la sinergia di questi due personaggi che “la cosa” ha visto la luce. Parliamo di questo locale con Franco Visentin alla fine del suo spettacolo su Jacques Brel il 7 giugno di quest’anno. Franco è un “reduce” e testimone dei bei tempi che fu al Derby:

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Interviste

Franco Visentin durante il suo spettacolo

E’ riproponibile oggi ripercorrere il cammino che fece il Derby o sono cambiati i tempi e si può solo fare un rifacimento nostalgico a Milano a Memoria?

“Quando si parla di Derby senti nominare i vari Svampa, Gaber, Jannacci ma dopo non c’è stato un vero ricambio generazionale. Anche questa sera la maggior parte del pubblico era composta da gente che ricorda quello che ha vissuto. A me piacerebbe raccontare queste cose anche ai meno giovani. Quello che ci differenzia col Derby rispetto a qui è che là si facevano spettacoli tutte le sere. Io sono rimasto al Derby per dieci anni e non c’era giornata di riposo. Eravamo sempre in scena. Creavamo spettacoli e cose nuove. Cosa faceva il proprietario del locale che era lo zio di Diego Abattantuono? Man mano che noi crescevamo come età, lui aveva già dei personaggi più giovani e loro lavoravano per la loro generazione. Ma c’era pubblico tutte le sere. Adesso chi fa del cabaret lo fa, secondo me, in maniera sbagliata. C’è qualche ristoratore che mette una pedanina per l’artista sperando di attirare più pubblico per la cena ma in realtà non gliene importa nulla di fare del cabaret. In questo posto (Milano a Memoria) è chiaro che si deve combattere un po’, ma avendo pazienza si può creare qualche cosa di valido.” Tu sei dunque ottimista sul fatto che si possa riprendere a fare qualche cosa?

“Si, ma bisogna fare delle cose mirate, non buttate lì così. Qui può essere “il posto”. Trovo tuttavia inutile fare degli spettacoli su Giorgio Gaber o su Jannacci. Erano dei personaggi così particolari. O sei veramente bravo o così fuori di testa e riesci a farli, sennò sei un duplicante perché hai davanti a te queste due colonne dello spettacolo e sei perdente, sempre, fin dall’inizio. Mentre, per esempio, quello che fai tu con la tua ricerca sulle ballate che riproponi al pubblico è qualcosa di unico e originale. Anch’io “rifaccio” Brel

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ma propongo traduzioni di canzoni che Gino Paoli o altri non hanno mai fatto. Bisogna ricreare o trovare dei personaggi che siano originali che facciano delle loro cose, belle o brutte che siano, ma che siano loro e che abbiano una personalità perché io, personalmente, non mi muovo da casa per sentire uno che rifà Jannacci. Me lo ascolto a casa in versione originale. Oppure fai uno spettacolo e racconti la vita di Enzo e allora fai uno spettacolo teatrale e vai incontro ai tuoi rischi e sai che ci sono. Ma almeno tenti di fare qualcosa di originale. Io e te (anch’io sono salito sulla pedana nell’intervallo per proporre un paio delle mie ballate) siamo originali pur proponendoci in maniera diversa al pubblico. Io sono più “gigione” e tiro l’applauso, tu sei più serio e culturale, ma in entrambi i casi c’era attenzione proprio perché siamo originali. Quindi o regaliamo delle emozioni anche attraverso le canzoni che tu fai e allora il pubblico è appagato, altrimenti, per sentire dei replicanti, le gente preferisce starsene a casa. Perciò Milano a Memoria potrebbe diventare il salotto di Piazza del Duomo; però bisogna lavorare, cercare delle persone che hanno voglia di esprimersi, di misurarsi con se stessi. Ricordo che quando proposi le mie canzoni al Derby non andò molto bene. Alla terza

Pietro Pedone e Mario Toffoli all'interno del locale

canzone mi hanno gridato “basta!” perché erano abituati ad una pedana di comici con una comicità intelligente che faceva ridere la gente. Io facevo quello che “rompeva” e se non trovavo quel proprietario che ha voluto insistere, io andavo a lavorare in fabbrica. Dopo due mesi mi chiesero tre bis e rimasi al Derby dieci anni ma ogni anno con l’obbligo di cambiare spettacolo, di scrivere cose nuove, così ti facevi un repertorio. Oggi c’è lo Zelig dove ci sono personaggi che sono arrivati in alto ed altri che si sono persi. Devi arrivare davanti al pubblico con delle sensazioni. Se il pubblico


Interviste

Ingresso, e interno (a destra) di “Milano a Memoria”

se ne impossessa hai vinto, sennò no. In questa città, musica dal vivo, tutti suonano jazz. Ma il jazz non è nella nostra cultura, è in quella americana. Qualunque sia il locale è musica indistinta perché non sono tutti Franco Cerri. Cioè non c’è una novità. In questa città che ha inventato tutto dal punto di vista artistico musicale, che è sempre stata all’avanguardia, oggi non c’è assolutamente niente. Voglio dire, c’è tanto come

offerta, ma poco di qualità. A questo posto (Milano a Memoria) devi dargli una particolarità altrimenti la gente non viene. Quando poi queste particolarità sono capite il progetto parte.” Auguri dunque a Milano a Memoria, un luogo bello e accogliente che merita una visita per tutti quelli che arrivano a Milano. E’ a meno di 100 metri da Piazza Duomo e vale la deviazione. ❖

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Argomenti BELLA CIAO: REVIVAL A MILANO DOPO LO STORICO CONCERTO 50 ANNI FA A SPOLETO

(con intervista a Riccardo Tesi)

di Giordano Dall’Armellina

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o assistito al revival dello spettacolo intitolato Bella Ciao dopo 50 anni dalla prima storica edizione del 1964 a Spoleto. L’evento si è svolto alla Camera del Lavoro di Milano dove un pubblico entusiasta ha seguito per quasi due ore il gruppo musicale formato per l’occasione da Riccardo Tesi con l’aggiunta di Alessio Lega, unico “milanese” del gruppo. Il coordinatore e ideatore dell’evento è stato lo storico musicista degli Stormy Six Franco Fabbri che al convegno tenutosi il 17 giugno all’Università Statale di Milano, riguardante il periodo nel quale si è svolto lo spettacolo originale, ha spiegato come ebbe l’idea del concerto. Il tutto cominciò nell’ottobre del 2013 dopo incontri tenutesi a Milano al Circolo Arci Bellezza (si ricordi che la Cooperativa l’Orchestra, di cui gli Stormy Six facevano parte, ebbe i natali proprio in quel circolo con il sostegno di Roberto Leydi, Ivan Della Mea e Michele Straniero). Dopo varie vicissitudini l’idea si trasformò in realtà anche grazie all’attenzione posta dall’assessore della cultura Del Corno della giunta Pisapia. Franco Fabbri è ora docente di Popular music e Storia della musica contemporanea presso l’Università di Torino e ha sottolineato come lo studio del concerto del 1964 rientri nel suo ambito di ricerca universitaria. Al convegno erano presenti il docente di antropologia della musica e etnomusicologia Nicola Scaldaferri, che ha coordinato l’evento, Filippo Crivelli (organizzatore dello storico festival di Spoleto del ‘64) e critici

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e storici quali Dante Bellamio, Giuseppe Morandi, Luigi Pestalozza. Di spessore anche l’intervento di Alessio Lega che ha rievocato il clima del primo concerto del ‘64.

Più che riportare gli interventi, che occuperebbero diverse pagine, mi sembra più opportuno, prendendo spunto anche da ciò che hanno detto i relatori, capire il


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durante lo spettacolo Bella Ciao

senso della rievocazione dopo 50 anni. E’ dunque necessario ritornare a quel 21 giugno del 1964 a Spoleto. Lo spettacolo Bella Ciao (titolo inventato dal discografico Nanni Ricordi, lo scopritore di cantautori come Paoli e Tenco) fu un punto di arrivo di ricerche svolte negli anni precedenti, almeno dal 1953, da intellettuali e musicisti quali Michele Straniero, Fausto Amodei, Italo Calvino, Franco Fortini, Gianni Rodari, Giacomo Manzoni, Fiorenzo Carpi, giusto per citarne alcuni, legati da un gruppo chiamato Cantacronache. Straniero e Amodei mettevano in musica i testi prodotti dal gruppo, testi che erano di carattere sociale e in netta contrapposizione ai banali e spesso insignificanti testi delle canzoni del festival di San Remo.

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Alla fine degli anni ‘50 Cantacronache venne a contatto con il nascente Nuovo Canzoniere Italiano il cui esponente più preminente era Roberto Leydi. Scopo del Nuovo Canzoniere Italiano era quello di valorizzare il nostro patrimonio musicale tradizionale che era parte integrante della cultura delle classi subalterne. Grazie anche all’arrivo di Alan Lomax in Italia (importantissime le sue registrazioni sul campo riprodotte su Dischi Albatros), che collaborò con Leydi, si diede maggior impulso alla preservazione del nostro patrimonio folclorico che rischiava di scomparire senza lasciare traccia. Con Leydi, oltre alla moglie Sandra Mantovani, vi erano altri cantanti e intellettuali fra i quali non posso non citare Gianni Bosio che diede inizio ai famosi Dischi del Sole, ancora oggi fondamentali

archivi del canto sociale e popolare italiano. Fu così che la collaborazione fra i due gruppi partorì Bella Ciao al Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1964. Roberto Leydi lo pensò, Filippo Crivelli ne fu il regista e personaggi del calibro di Franco Fortini e Gianni Bosio figurarono come co-autori. Lo spettacolo passò alla storia sia perché rilanciò Bella Ciao che da allora divenne famosa, prima in tutta Italia e poi nel mondo, tanto che tutt’oggi si cantano versioni di Bella Ciao in decine di lingue straniere (personalmente ho raccolto una versione turca e una nepalese) e poi per l’incidente legato alla canzone Gorizia, denuncia cantata delle nefandezze compiute dagli ufficiali italiani durante la Grande Guerra che mandavano migliaia di soldati al massacro senza alcuno


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Elena Ledda, Lucilla Galeazzi, Ginevra Di Marco

scrupolo. Il maggior responsabile di tale ingiustificabile carneficina fu il generale Luigi Cadorna, un criminale fra i peggiori che la storia abbia conosciuto e al quale sono state dedicate vie e piazze in tutta Italia (sarebbe ora di fare una petizione perché si rimedi a tale vergognosa scelta). Per capire “l’incidente” riproduco qui il testo per intero.

dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu.

La mattina del cinque d’agosto, si muovevan le truppe italiane, per Gorizia, le terre lontane e dolente ognun si partì.

Cara moglie che tu non mi senti, raccomando ai compagni vicini, di tenermi da conto i bambini, che io muoio col suo nome nel cuor.

Sotto l’acqua che cadeva al rovescio [variante: che cadeva a rovesci], grandinavan le palle nemiche; su quei monti, colline e gran valli, si moriva dicendo così:

Traditori signori ufficiali, che la guerra l’avete voluta Scannatori di carne venduta

“O Gorizia tu sei maledetta, per ogni cuore che sente coscienza,

O vigliacchi che voi ve ne state con le mogli sui letto di lana, schernitori di noi carne umana, questa guerra ci insegna a punir. Voi chiamate il campo d’onore, questa terra di là dei confini. Qui si muore gridando assassini, maledetti sarete un dì.

[altra versione: ‘Schernitori di carne venduta’]

E rovina della gioventù

[altra versione: ‘Questa guerra ci insegna così’].

O Gorizia tu sei maledetta,

per ogni cuore che sente coscienza, dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu.”

La canzone doveva essere cantata da Sandra Mantovani che si ammalò prima del concerto. Si decise allora di affidare il brano a Michele Straniero che conosceva una versione raccolta in Puglia da Cantacronache che conteneva una strofa che Sandra non avrebbe cantato, ovvero “Traditori signori ufficiali, che la guerra l’avete voluta, scannatori di carne venduta” e“Traditori signori ufficiali, rovina della gioventù.” A queste parole un ufficiale dell’esercito presente in sala si alzò contestando i versi e abbandonò lo spettacolo seguito da una ventina di “patrioti”. Il giorno dopo si gridò allo scandalo per vilipendio delle forze armate alle quali

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Volantino del folk festival di Torino

il direttore del festival Menotti si precipitò a chiedere scusa. I missini (ovvero gli squadristi fascisti guidati da Caradonna) cercarono di impedire le repliche dello spettacolo ma l’intervento degli operai di Terni, pare sollecitati dal comunista Pajetta, sventarono il tentativo e lo spettacolo andò in scena con discreto successo tanto da essere replicato successivamente a Milano. Ed è a Milano che, 50 anni dopo, si è tentato di far rivivere quel magico 21 giugno 1964. La domanda che gli studiosi e i conoscitori del vecchio 33 giri Bella Ciao (tutt’oggi il più venduto in Italia di musica folk) si sono posti è stata se il gioco valeva la candela. Una prima risposta l’ha data il pubblico che ha assistito con entusiasmo all’evento. Ma andiamo con ordine e torniamo al concerto che ho seguito fin dalle prove e con il privilegio di aver ospitato Lucilla Galeazzi per i tre giorni del suo soggiorno a Milano. Le tre voci femminili (la fiorentina Ginevra Di Marco, la sarda Elena Ledda e l’umbra Lucilla Galeazzi) sono state le colonne portanti del concerto con l’accompagnamento mai invasivo e quasi in punta di piedi di Riccardo Tesi all’organetto diatonico e la su-

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perba chitarra di Andrea Salvatore anche lui arrangiatore dei pezzi insieme a Riccardo. Poi il simpaticissimo batterista Matteo Scarpettini, che fa parte di Banditalia, il gruppo di Tesi, che ha accompagnato le esecuzioni senza mai uscire dalle righe. Alessio Lega ha sopperito con l’entusiasmo alla non eccelsa voce (d’altra parte il confronto con le tre voci femminili sarebbe stato arduo per chiunque). Il concerto è iniziato, come a Spoleto, con la registrazione dei canti dei lavoratori del marmo delle Alpi Apuane sullo sfumare della quale è iniziata la versione delle mondine di Bella Ciao cantato splendidamente da Lucilla Galeazzi seguita dalla versione partigiana cantata da Alessio Lega. L’interpretazione che più mi ha emozionato è stata quella di Elena Ledda quando ha cantato Ave Maria che ha in parte la stessa melodia di Barones Sa Tirannia, l’inno dell’indipendentismo sardo. Notevole anche l’interpretazione di Maremma da parte di Ginevra Di Marco. Molto originale l’arrangiamento di Porta Romana da parte di Riccardo Tesi. Lo spettacolo non ha seguito il disco, sul quale d’altra parte non erano state incluse

tutte le registrazioni (le tracce mancanti sono presso il Centro di dialettologia e etnografia di Bellinzona donate da Roberto Leydi insieme alla sua biblioteca e ricerche), quindi già dall’inizio un confronto si rendeva improponibile. Gli arrangiamenti “morbidi” e melodiosi di Tesi hanno reso più attuali e più ascoltabili i canti per un pubblico non più avvezzo ai veri canti tradizionali eseguiti con le sole voci e talvolta con qualche strumento occasionale. Tuttavia anche a Spoleto c’erano solo le voci autentiche di Giovanna Daffini, vera mondina, e il Gruppo Padano di Piadena. Gli altri, a cominciare da Giovanna Marini con i suoi studi classici e appartenente ad una famiglia borghese, erano un bel gruppo di ricercatori che proponevano quello che oggi chiamiamo folk revival. Bei nomi come Sandra Mantovani, Caterina Bueno, Silvia Malagugini, Maria Teresa Bulciolu, Michele Straniero che rifacevano, con loro arrangiamenti, ciò che avevano raccolto nelle loro ricerche. Negli anni sessanta, anni del boom economico e dell’industrializzazione, nel nome del modernismo, già iniziato negli anni ‘50, si tendeva a disprezzare il mondo contadino con le sue tradizioni. Si buttavano via le cose vecchie (che oggi sarebbero d’antiquariato) per avere il nuovo. Il mondo contadino e le tradizioni popolari ricordavano la miseria, le emigrazioni e i canti delle mondine la fatica e le zanzare, tutte cose che gli italiani volevano mettersi dietro le spalle il più rapidamente possibile. La fabbrica, incontro di operai, spesso ex contadini, provenienti dall’Italia intera, omologava tutti e la nascente televisione proponeva canzonette strappalacrime e sentimentali in italiano, contribuendo alla distruzione del patrimonio folclorico locale. Il Nuovo Canzoniere Italiano ha avuto il merito di battersi perché le nostre radici culturali non fossero recise in nome di una cultura omologata


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Giordano Dall'Armellina, Riccardo tesi e Giordano Casiraghi

e sterile, facendo in modo che la musica “colta” incontrasse quella popolare. Durante il convegno sono state proiettate diverse immagini del periodo e in una che qui riproduciamo si vede come nomi del calibro di Gino Paoli, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo si mescolino con Milly, Otello Profazio e Maria Monti nella scaletta di un Folk Festival a Torino nel 1965. Da questi incontri fra musica colta e popolare, col tempo, nacquero poi i canti operai, nuova espressione popolare, che trovò le sue radici in canzoni e ballate più antiche. Il merito di questi cantori è stato quello di valorizzare la nostra cultura popolare di origine contadina e allo stesso tempo di non fermarsi a guardare indietro ma di adattarsi alle nuove esigenze che si materializzavano nelle lotte operaie e studentesche. Gli stessi fautori dello spettacolo Bella Ciao si cimenteranno poi in composizioni che rimangono nella storia di quegli anni come Morti di Reggio Emilia di Fausto Amodei eseguito anche dagli Stormy Six e da Milva, I Treni per Reggio

Calabria di Giovanna Marini, Cara Moglie probabilmente la più bella canzone di Ivan Della Mea e Contessa di Paolo Pietrangeli. A questo proposito vorrei ricordare l’importanza fondamentale, per chi voglia saperne di più su quel periodo e il nostro passato di canti e ballate popolari, dell’Istituto Ernesto De Martino sito a Sesto Fiorentino dove è raccolta la storia dello spettacolo Bella ciao e del Nuovo Canzoniere Italiano a cura di Cesare Bermani (Una storia cantata. 1962-1997: trentacinque anni di attività del Nuovo Canzoniere Italiano/Istituto Ernesto de Martino, Milano, Jaca Book.). C’è da rilevare, amaramente, che la cronica mancanza di fondi (e da qui si capisce come anche oggi si sottovaluti la cultura popolare e la cultura in genere nel nostro paese) impedisca, per mancanza di personale, una più puntuale catalogazione dell’immenso materiale sonoro e cartaceo che molti ricercatori hanno lasciato all’istituto (da ultimo i dischi e i libri del compianto Alberto Cesa che erano ancora negli scatoloni l’ultima volta che sono andato a Sesto Fiorentino). Il convegno lascia aperte diverse domande: ha senso riproporre oggi, in un contesto sociale totalmente diverso, lo spettacolo Bella Ciao o è solo un “ripassare la storia per quelli che già un po’ la sapevano”? E poi, si è trattato solo di un revival di quel folk revival? E infine si può affermare che lo spettacolo ha un messaggio sempre valido da proporre con la speranza che siano i giovani ad ascoltarlo e non solo i nostalgici ultracinquantenni alla ricerca di vecchie emozioni lasciate assopite nei cassetti della memoria? A queste domande risponde Franco Fabbri nella sua conclusione al convegno e Riccardo Tesi nell’intervista che gli feci il giorno dopo lo spettacolo. Franco Fabbri ci ha rivelato che cercò di convincere Giovanni Marini a partecipare all’evento ma che alla fine declinò

l’invito non convinta che l’operazione fosse per lei fattibile. Pensava che per l’allestimento di questo spettacolo il Comune avrebbe dato il Piccolo Teatro ma si dovette accontentare della Camera del Lavoro dove un grande salone fa da teatro con un’acustica non propriamente all’altezza. E tuttavia lo spettacolo ha avuto un grande successo, a detta di Fabbri, “di spessore internazionale e chi ha partecipato ha sentito la necessità di riproporre quelle canzoni come qualcosa che ha significato ancora oggi”. Riccardo Tesi rivela che furono Alessio Lega e Franco Fabbri a cercare di convincerlo a riproporre lo spettacolo. Dice Riccardo: “Ho accettato anche perché sono cresciuto in una casa dove mio padre aveva un solo disco, quello di Bella Ciao. Poi ho conosciuto Caterina Bueno e sono divenuto musicista grazie a lei e quindi non potevo dire di no. Poi è coinciso con la morte di mio padre ad aprile e mi sembrava logico dire di sì a patto di poter scegliere le mie cantanti preferite”. Il tuo organetto si è sentito, per così dire, in punta di piedi, come mai? “L’aspetto musicale in questo spettacolo è stato secondario poiché era incentrato sulla voce. Oltre alle tre cantanti da me scelte mi serviva un chitarrista come Andrea Salvatore, che conosco da tanti anni e col quale ho lavorato molto, e un batterista/cantante che conoscesse i dialetti del nord come Matteo Scarpettini”. “In concomitanza di questo spettacolo esce il tuo nuovo cd intitolato Maggio con una bella copertina piena di rose con diversi pezzi scritti da te e altri tradizionali. Sarà ben distribuito?” “Tieni presente che ormai i dischi non si vendono quasi più nei negozi. La maggior parte dei dischi si vendono ai concerti sull’onda dell’emozione. Poi c’è la rete che permette una vendita

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Copertina del disco di Riccardo Tesi “Maggio”

internazionale. Il nostro cd, così come i nostri dischi passati, sono tutti in rete e lì acquistabili. La distribuzione è quindi mondiale.” “Passiamo al contenuto. Nel cd figura anche la famosa Rosamunda, un liscio degli anni ‘30, come mai? “Questo è il quinto disco come Banditalia dal 1992 e ognuno ha avuto un tema che abbiamo sviluppato. Il primo era sul ballo liscio, poi ne abbiamo fatto uno dedicato ai canti delle Appennini Pistoiesi, poi Crinali, dedicato all’Appennino Bolognese, poi ancora Suffragette di Firenze dedicato a Caterina Bueno. Quindi ci diamo un tema e reinterpretiamo alla nostra maniera brani conosciuti. In questo cd ci sono nostri pezzi con i testi scritti da Maurizio Geri, poi molta musica strumentale nella quale sono sfociate tutte le nostre tendenze dal folk al jazz. Il risultato è il suono di Banditaliana e fra queste cose a noi non dispiace il liscio, però riletto alla nostra maniera. Il ballo

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liscio fa parte della cultura italiana e al di là dello stereotipo da Raul Casadei, è una musica che ha una grande storia e bellissime melodie. Dipende da come le interpreti. Secondo me è ora di far pace con questa parte della cultura italiana.” “Come mai non canti mai nei tuoi dischi”? “Perché non so cantare, quindi meglio che lo facciano altri!” Che dire di Maggio dopo l’ascolto? Di sicuro che la tradizione popolare, non solo italiana ma mediterranea, incontra l’innovazione. Riccardo volge lo sguardo indietro per poi divagare con lo sguardo in uno spazio nuovo senza frontiere. Si racconta di viaggi e d’emigrazione, come la tradizionale Merica, brani strumentali dove la sonorità del nostro sud è rivisitata con inventiva “contemporanea” e brani di Tesi, sapienti fusioni di tradizione e innovazione che toccano il jazz e il progressive (come in Scaccomatto o in Taranta samurai). La polka Rosamunda, scritta dal compositore

ceco Jaromìr Vejvoda nel 1927, è molto divertente e mantiene lo “sfavillio” che ha sempre accompagnato questo brano nei suoi arrangiamenti (divenne persino l’inno non ufficiale della marina americana nella Seconda Guerra Mondiale). Il liscio ha poi la sua consacrazione in Valzers dove ancora una volta vi è un misto di tradizione e innovazione. A me piace sottolineare in particolare la prima traccia derivante da un canto tradizionale, Maggio del crinale, per la sua dolcezza e il solito inconfondibile tocco dell’organetto di Riccardo, un tocco che riconoscerei fra molti perché solo i grandi artisti si riconoscono in mezzo agli altri. Il cd scorre piacevolissimo all’ascolto alternando pezzi strumentali a brani cantati. Riccardo Tesi: organetto diatonico, Claudio Carboni: sassofoni, Maurizio Geri: chitarra, chitarra battente, voce, Gigi Biolcati: percussioni, kalimba, voce. Inoltre una dozzina di eccellenti ospiti. Distributore del disco: Materiali Sonori. Ricordo che Riccardo Tesi ha partecipato a brani di Anime Salve, l’ultimo disco di Fabrizio de André, a tre dischi di Ivano Fossati, al penultimo di Giorgio Gaber, giusto per citarne alcuni. Un artista internazionale a tutto tondo il cui talento è riconosciuto anche all’estero. ❖


Eventi BERGAMO – Green Village (Via Statuto 22 angolo Via Grataroli) 
 25 Luglio 2014 – 0re 21,30 – Ingresso libero

ELLIOTT MURPHY & OLIVIER DURAND Comunicato Stampa

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lliott Murphy è sicuramente uno dei più grandi songwriter che l’America del rock ci ha regalato. Il suo primo album Aquashow è del 1973, e da allora le uscite discografiche a suo nome hanno ormai superato la trentina. Inizialmente vezzeggiato dalla stampa quale “nuovo Dylan”, negli anni ha saputo dimostrare una personalità che non necessita di paragoni, nemmeno con l’amico Springsteen con cui vanta un’antica e solida amicizia. La sua scrittura, i temi trattati, la voce e l’approccio chitarristico ne fanno un campione del palcoscenico, particolarmente amato dal pubblico italiano che ne apprezza la carica emotiva che sprigiona da ogni sua canzone, dalle ballate intimistiche ai brani più robusti e scoppiettanti, per non parlare degli ormai tradizionali bis a base di classici del rock’n’roll. Da anni residente a Parigi, Elliott ha sviluppato un longevo e proficuo sodalizio con musicisti francesi, in particolare, con Olivier Durand, fido compagno d’avventure che ricama col suo chitarrismo a tutto rock le trame tessute dal biondo menestrello che tanta importanza ha avuto, e continua ad avere, nel rock americano e in quello di tutto il mondo.
Il loro concerto a Bergamo il 25 luglio, presso il Green Village, uno spazio estivo allestito per dar luogo ad eventi musicali e dove c’è la possibilità di ristorazione, nell’ambito di un ennesimo mini tour in Italia. A Bergamo Elliott vanta un pubblico molto numeroso che apprezza sempre con moltissimo calore le sue performance. L’evento nell’ambito delle rassegna Andar per Musica, giunta alla 30a edizione e Bergamo Estate 2014. ❖ ELLIOTT MURPHY-chitarra e voce 
 OLIVIER DURAND-chitarra

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Eventi JOHN RENBOURN Il mito della chitarra folk, dai Pentangle ad oggi

28 Luglio 2014 Almenno San Salvatore (Bergamo) Cantine dell’azienda agricola Lurani Cernuschi Via Convento, 3 Comunicato Stampa

Il Maestro della chitarra folk, il grande leader dei mitici Pentangle. L’icona vivente del folk revival britannico e il grande studioso dell’acustica, dal medioevo ai giorni nostri!

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ohn Renbourn nasce l’8 agosto 1944 a Marleybone, Londra. Chitarrista e compositore, è noto, oltre che per il suo lavoro solista, per la collaborazione con Bert Jansch e col gruppo di folk progressivo dei Pentangle, per quanto abbia mantenuto una carriera personale sia prima che durante e dopo il periodo di esistenza della band (1967-1973). Per quanto echittato come musicista folk, i gusti e gli interessi musicali di Renbourn spaziano dallam musica medievale a quella classica, dal blues alla world music. Non a caso, uno dei suoi dischi più conosciuti, Sir John Alot (1968), lo vede alle prese con canzoni del Medio Evo. John Renbourn ha studiato chitarra classica a scuola, ed è lì che ha comninciato a interessarsi alle sonorità più antiche. Negli anni Cinquanta, come molti altri, ha poi subito importanti influenze dalla bizzara ondata dello “Skiffle”, che lo porterà poi a esplorare il lavoro di artisti come Leadbelly, Josh White e Big Bill Broonzy. Negli anni Sessanta sarà il Rhythm and Blues a contaminare la musica popolare, nel suo caso grazie all’impatto di Davey Graham. Nel 1961 Renbourn è in tour con Mac MacLeod, e così sarà nel

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1963. Suona per un breve periodo in una band di R’n’B mentre prosegue gli studi al Kingston College of Art di Londra. Nonostante già allora andasse sviluppandosi il ‘Folk Revival’, la maggior parte dei folk club continuavano a guardare alle canzoni tradizionali, spesso prive di accompagnamenti particolari, e i chitarristi non erano sempre i benvenuti. Ma la Roundhouse di Londra aveva un’attitudine molto più tollerante, ed è lì che John Renbourn si unisce alla cantante di Blues e Gospel Dorris Henderson, che accompagnerà alla chitarra registrando insieme due album. Tra i più noti locali del circuito folk contemporaneo dei primi Sessanta a Londra c’era il Les Cousins di Greek Street, a Soho, che diventerà il punto d’incontro più importante per chitarristi e cantautori del nuovo folk, sia inglesi che americani. Attorno al 1963, Renbourn si mette col chitarrista bert Jansch, che arrivava a Londra da Edinburgo, e insieme sviluppano un intricato stile in duo che sarà rinomato come “folk barocco”. Il loro album “Bert and John” è un pttimo esempio di quel che sanno fare. Renbourn registrerà molti dischi per la Transatlantic nel corso degli anni sessanta. Due diquesti, “Sir John Alot” e “Lady And The Unicorn” rappresentano al meglio il modo di suonare di John e il materiale da lui prodotto all’epoca. “Sir John Alot” mette insieme il jazz/ blues/folk con lo stile classico/medievale. “Lady And The Unicorn” è pesantemente influenzato dall’interesse di John per la musica antica.

Negli stessi anni, Renbourn comincia a suonare anche con Jacqui McShee, che cantava canzoni tradizionali britanniche. Assieme a Bert Jansch, al bassista Danny Thompson e al batterista Terry Cox, daranno vita ai Pentangle, gruppo che raggiungerà un considerevole successo, con tanto di tour americano nel 1968 con concerti alla Carnegie Hall e al Newport Folk Festival. Renbourn continuerà a registrare album solisti per tutti gli anni settanta e Ottanta. Gran parte della sua musica si basa su materiale tradizionale con una certa influenza celtica, sempre interagendo con altri stili. Ha anche collaborato col chitarrista americano Stefan Grossman verso la fine dei Settanta, registrando con lui due album, che sembrano riproporre i giorni del duo con Bert Jansch. A metà degli anni Ottanta Renbourn torna all’università per acquisire una laurea in composizione, e da allora ha focalizzato la propria attività principalmente sulla musica classica, pur continuando a esibirsi con un repertorio folk. Continua a registrare e girare in tour. Nel 2005 è stato in Giappone (per la quinta volta in questo paese) con Tokio Uchida e Woody Mann. Nel 2006 ha suonato un po’ ovunque in Inghilterra, a volte con Jacqui McShhe e Robin Williamson, altre col riformato John Renbourn Group. Ha collaborato con Clive Carroll alla colonna sonora del film Driving Lessons diretto da Jeremy Brock. Nel 2011, a più di dieci anni di distanza dall’ultimo Traveller’s


Prayer (1998), esce il tanto atteso nuovo album, che ancora uno volta dimostra l’amore dell’artista per il nostro paese. Si intitola infatti Palermo Snow, quella neve di Palermo che tanto l’ha colpito in uno dei suoi concerti siciliani. Dieci brani in cui ai soli chitarra fanno compagnia i suoni del clarinetto e del clarinetto basso. Secondo lo stesso John “direi che è molto più armonico – e romantico! – di quanto mi sia mai capitato di fare nel passato. Il dipinto in copertina è dell’artista belga Valerius de Sadeleer, sono felicissimo di aver potuto utilizzare questa sua visione di Palermo sotto la neve…” Così ne parla invece il prestigioso Los Angeles Times “Straordinaria, inventiva e raffinata fusione di stili… qui le barriere musicali semplicemente svaniscono”.

Eventi

DISCOGRAFIA DISCHI SOLISTI John Renbourn (1965) Another Monday (1967) Sir John A Lot of Merry Englandes Musyk Thynge and ye Grene Knyghte (1968) The Lady and the Unicorn (1970) Faro Annie (1972) So Clear (1973) Heads and Tails (1973) The Guitar of John Renbourn (1976, released 2005, aka The Guitar Artistry of John Renbourn) The Hermit (1977) The Black Balloon (1979) One Morning Very Early (1979) Under the Volcano (1980) Enchanted Garden (1980) The Nine Maidens (1986) Shines Bright (1987) Folk Blues of John Renbourn (1988) Medieval Almanac (1989) Will the Circle Be Unbroken (1995) Lost Sessions (1996) Traveller’s Prayer (1998) Palermo Snow (2011)

JOHN RENBOURN GROUP A Maid in Bedlam (1977) The Enchanted Garden (1980) With Ship of Fools Ship of Fools (1988)

COLLABORAZIONI

COMPILATION

Con Dorris Henderson:

The Essential Collection Vol 1: The Solo Years (1987) The Essential Collection Vol 2: The Moon Shines Bright (1987) Essential John Renbourn (1992) Collection (1995) Definitive Transatlantic Collection (1998)

There You Go (1965) Watch the Stars (1967)

Con Stefan Grossman:

Live In (1978) John Renbourn and Stefan Grossman (1978) Keeper of the Vine (1982) The Three Kingdoms (1986) Snap a Little Owl (1997)

Con Bert Jansch:

Bert and John (1966) After The Dance (1992) Con Bert Jansch e Conundrum Thirteen Down (1979)

ALBUM LIVE Live in America (1981) The John Renbourn Group Live ... In Concert (1984) John Renbourn and Stefan Grossman ❖

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Argomenti VOCI PER LA LIBERTÀ UNA CANZONE PER AMNESTY COMPILATION XVI EDIZIONE FESTIVAL Comunicato Stampa

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oci per la Libertà - Una canzone per Amnesty, manifestazione di Amnesty International Italia e Voci per la Libertà, trova come ogni anno una veste sonora e fotografica (gli affascinanti scatti sono di Silva Rotelli) grazie a questo piccolo/grande cd, che abbiamo confezionato con Amore e che ora tu puoi ascoltare. Istanti unici, cristallizzati nella memoria dei presenti, fruibili dal mondo intero attraverso lo streaming sui siti www.amnesty.it e www.vociperlaliberta.it, immortalati su cd da Etichetta Edizioni Materiali Musicali Snc con il sostegno del Meeting delle Etichette Indipendenti e distribuiti come omaggio presso i banchetti Amnesty in tutta Italia a partire da aprile. E’ un piccolo memorabilia per rivivere quanto ci ha fatto battere il cuore nel corso della XVI edizione, lo scorso luglio a Villadose, Albarella e Rosolina Mare, grazie alle canzoni firmate da validi autori emergenti e dagli ospiti Paolo Benvegnù, Mario Venuti, Marta sui tubi e i premiati Enzo Avitabile e Francesco Guccini, tutte volte a sostenere i diritti umani. Un serpentone sonoro immaginifico per un obbiettivo concreto, l’eliminazione di ogni sopruso e l’esaltazione dell’Uomo. Buona musica&diritti!

MINI GUIDA ALL’ASCOLTO

Premio Amnesty International Italia Enzo Avitabile e Francesco Guccini con “Gerardo nuvola ‘e povere”: Storia di un ragazzo di Maddaloni costretto dalla necessità a lasciare casa, lingua, memoria, affetti, radici per arrivare in una terra che può offrire lavoro a lui e sostentamento alla sua famiglia, ma che infligge agli immigrati ingiustizie e discriminazioni.

Premio Amnesty International Italia Emergenti Leo Miglioranza con “Na Coeomba Bianca”: Ninna nanna nella quale il dialogo tra una mamma il suo bambino ci consegna la straziante narrazione di quest’ultimo, ucciso dalle mine anti

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uomo, ordigni che colpiscono principalmente civili e per lungo tempo dalla fine delle guerre. Premio della Critica Syncage con “The Call Of The Lords”: Canzone dedicata all’odioso fenomeno dei bambini soldato, che vede giovanissimi strappati alle famiglie e all’infanzia per essere impiegati nelle operazioni militari. Premio della Giuria Popolare Andrea Dodicianni con “Saint Michel”: Sorta di preghiera al santo protettore della Polizia, al quale si rivolge l’artista per capire cosa è realmente successo a Stefano Cucchi e a Aldrovandi e per chiedere giustizia. Leo Miglioranza - Premio Amnesty International Italia Emergenti Cantautore dall’animo diviso fra il rock e la canzone d’autore “classica”, vanta all’attivo: Rapsodiva (1997), con l’omonimo gruppo, Di me e di voi (2004), ‘Ndemo xente (2009) e Il dono (2013). Nella stagione 2009-2010 è ospite fisso della trasmissione A marenda coi Be-lumat in onda su Antenna 3. Enzo Avitabile e Francesco Guccini - Premio Amnesty International Italia Musicisti versatili e sperimentatori dal successo pluridecennale, Avitabile (18 dischi editi dal 1982) e Guccini (pubblicati 16 album di inediti dal ‘67) si sono messi in gioco per creare questo piccolo gioiellino folk d’Autore, nel quale Canzone napoletana ed emiliana si incontrano portando con sè il confronto tra mondi, ideologie, vite e idiomi diversi. Syncage - Premio della Critica Band di recente formazione nella quale sonorità rock incontrano acerbe sfumature elettroniche. E’ composta da Matteo Nicolin a voce, chitarre, programmazione e tastiere, Daniele Tarabini al basso, cori e flauti, Matteo Graziani a tastiere, violino e chitarre e Riccardo Nicolin a batteria, percussioni.

Marta sui tubi - Ospiti Fin dai primi passi, inizialmente a Marsala, poi tra Bologna e Milano, il duo affascina da subito la scena musicale per la soluzione originale e personale del proprio folk rock cantautorale. Diventato quintetto, calca il palco di Sanremo e del 1 maggio a Roma e raggiunge il grande pubblico con la grinta e l’eccentricità delle canzoni graffianti contenute in Cinque, la luna e le spine, portate live su tutti i palchi. Andrea Dodicianni- Premio Giuria Popolare Si avvicina al pianoforte a nove anni e solo più tardi al contrabbasso. Consegue il diploma al Conservatorio di Adria e inizia a produrre brani propri, mischiando testi impegnavi, sonorità intime e un’immagine ironica di se stesso. Canzoni al buio è il suo primo lavoro solista. Mario Venuti - Ospite Fin da bambino appassionato alla musica entra nel 1982 a far parte dei Denovo con i quali ottiene il successo anche grazie all’album come Così fan tutti. Nel 1994 la scelta solista e nel 1996 la popolarità. Nel suo curriculum le collaborazioni con Carmen consoli, Antonella Ruggiero, Raf e 7 album di inediti in studio pubblicati a proprio nome, il più recente dei quali è L’ultimo romantico. Shapes of Sound- Finalisti Il quintetto, composto da giovani musicisti professionisti, sfrutta sonorità e forme mutuate dalle tensioni armoniche del jazz e dagli elementi melodici della pop music, creando un lavoro del tutto originale. Alla ricerca musicale si accosta quella testuale, che predilige un italiano criptico che cristallizza le parole in emozioni. Paolo Benvegnù- Ospite Fondatori del gruppo rock Scisma nel 1993 (Bombardano Cortina, Rosemary Plexiglas, Armstrong), esordisce nel 2004 con l’album solista Piccoli fragilissimi film e si impone presso un pubblico di intenditori grazie a dischi quali Le labbra e Hermann, affermandosi al contempo come produttore artistico e creando l’etichetta La Pioggia Dischi. Durden and The Catering- Finalisti Fondati nel 2008, pubblicano nel 2011 il primo singolo autoprodotto, Nel tuo immaginario, e l’EP Il nostro quadro nel 2012, grazie al quale il gruppo raggiunge la prima posizione al Calvello Music Contest 2012 e le semifinali al Premio De Andrè.

Bonus track videoclip: “Na Coeòmba Bianca” Il videoclip è stato realizzato da GG Zerbetto, fotografo, videomaker e regista che ha collaborato per diversi anni con Direct2Brain, nota casa di produzione cinematografica, e che ha realizzato molti video-clip per cantanti famosi fra i quali Ligabue, Jovanotti, Tiromancino, Coolio, Mina, Celentano, Giorgia ed altri ancora. ❖


Cronaca A Genova per la prima volta una serata folk al Lilith

IL QUARTO LILITH FESTIVAL

di Loris Böhm

I

l quarto Lilith festival ha avuto luogo il 6/7/8 giugno, come consuetudine nello scenario di piazza De Ferrari, in pieno centro di Genova, confortato da un clima “caldo” non solo nella temperatura ma anche nel pubblico, accorso numeroso soprattutto sabato 7, serata dedicata interamente, per la prima volta, alla musica folk, grazie anche alla consolidata partnership di Lineatrad che per ovvi motivi “ha spinto” un po’ in questa direzione le organizzatrici dell’associazione Lilith. Già a febbraio abbiamo vissuto due giorni molto insoliti e entusiasmanti grazie al nuovissimo That’s All Folk Festival, ideato sempre da questa vivace associazione, incentrato sulla musica folk. Un plauso

alle ragazze che hanno recepito e tradotto in fatti il messaggio di Lineatrad tendente a proporre al pubblico genovese un genere musicale che finora aveva sempre ottenuto poca considerazione e spazio. Il successo di quel festival, seguito da quello ancor maggiore della “serata folk” nel Lilith festival, di fatto quella più seguita delle tre proposte, dove rock e cantautorato al femminile avevano largo spazio, rivela inequivocabilmente che il nostro genere musicale è largamente seguito e apprezzato anche tra i giovani... se non altro per le infinite possibilità di coinvolgimento danzereccio. I due presentatori veterani Lisa Galantini e Andrea Podestà hanno animato allegramente le serate, ca-

techizzando anche gli spettatori sul programma artistico proposto con dovizia di particolari. A seguire proponiamo le schede degli artisti della serata che più ci riguarda, senza tralasciare che comunque nelle altre due serate si sono esibiti artisti di pregio come Lene Lovich e Nada... comunque la sinergia tra la nostra rivista e questa organizzazione sta producendo risultati significativi destinati a procurare un crescente aumento di spettatori.

Ginevra Di Marco In “Donna Ginevra e le Stazioni Lunari”

Donna Ginevra e le Stazioni Lunari è uno spettacolo che ripercorre gli ultimi sei anni della ricerca musicale di Ginevra Di Marco, volta

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Cronaca

mensa tradizione popolare che ha nella musica un veicolo per essere tramandata di generazione in generazione. Durante il concerto un susseguirsi di emozioni e colori diversi che, qua e là, danno spazio anche al patrimonio cantautorale da cui Ginevra nasce e a cui è indissolubilmente legata: Battiato, CSI, De Andrè, Leo Ferrè, Modugno sono solo alcuni dei capisaldi che caratterizzano la cifra stilistica della cantante fiorentina. Un concerto che vuole coinvolgere il pubblico in un’onda emotiva continua. Accompagnano Ginevra in questo viaggio Francesco Magnelli (pianomagnellophoni), Andrea Salvadori (chitarre, tzouras) e Luca Ragazzo (batteria). http://www.ginevradimarco.com/

Jennifer Villa del duo Technoir inaugura il Lilith festival, e sembra voler indicare il logo Lineatrad tra gli sponsors del banner... una profezia?

a scoprire e riscoprire pezzi della tradizione popolare a partire dal bacino del Mediterraneo fino alle coste del Sudamerica e oltre. In questi anni Ginevra ha incrociato volti, suoni, memorie, ha fatto suoi canti in lingue diverse provenienti da tutto il mondo, si è confrontata

Nima Marie

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con artisti del panorama nazionale in uno scambio musicale e umano, ha approfondito tematiche sociali importanti che oggi sono il nodo cruciale del nostro vivere: lavoro, emigrazione, corruzione, condizione della donna, sostenibilità ambientale. Il tutto legato all’im-

Femina Ridens

Francesca Messina, conosciuta con lo pseudonimo Femina Ridens, è una cantante, attrice, compositrice che non ha mai smesso di sperimentare sulla sua vocalità, cimentandosi in progetti tanto eterogenei quanto prestigiosi. Comincia negli anni ’90 come solista dell’ensemble vocale Jubilee Shouters e condivide il palco con Take Six, CSI, Trilok Gurtu. Sotto lo pseudonimo di Lady Violet, approda al mondo della dance con successo planetario e vincendo un disco d’oro. Nel 2003 entra stabilmente come attrice nella compagnia teatrale Laboratorio Nove con cui va in tournée fino ad approdare alla Biennale di Venezia nel 2004 con lo spettacolo teatrale Binario Morto di Letizia Russo. Sotto la regia di Barbara Nativi ha la fortuna di affiancare sul palco attrici tra le più rappresentative del teatro del Novecento come Marisa Fabbri (prima musa di Luca Ronconi) e Lucia Poli che l’aiutano a comprendere l’universo femminile e le sue dinamiche. Nel 2005 si laurea in Lettere e Filosofia, studia a Roma doppiaggio con Giorgio Lopez (la voce ufficiale di Dustin Hoffman)


Cronaca

vista insieme a nomi illustri della storia della cultura italiana come Luciana Castellina, fondatrice de Il Manifesto. www.feminaridens.it

Nima Marie

Femina Ridens e la sua espressività

stampa e dalle emittenti radiofoniche (RAI e circuito Radio Popolare Network). Incomincia un’intensa attività live, partecipando a festival e rassegne culturali anche fuori dal territorio nazionale. Di recente è stata ospite nella prestigiosa rassegna “Resistenze” a Berlino che l’ha

Nima Marie si avvicina alla musica da bambina, iniziando a suonare il piano a soli cinque anni. Quattro anni dopo frequenta un corso di Canto Corale, scoprendo di essere un soprano “timido” ma gradevole. Lo studio della musica si accompagna quasi immediatamente al desiderio di comporre brani originali e con il tempo l’urgenza di esprimersi attraverso le parole la spinge a focalizzare sempre più l’attenzione sul testo. La scoperta delle sonorità del rock e del blues la porta ad avvicinarsi allo studio della chitarra e la influenza fortemente anche nella scrittura: il risultato è un netto allontanamento dalla tradizione del cantautorato italiano. Nascono inoltre i primi testi in inglese. Dopo una breve esperienza teatrale, prosegue lo studio

Andrea Salvadori: formazione Ginevra Di Marco

e doppia qualche film. Nel 2008 fonda il gruppo La Materia Strana e suona in Piazza S.Giovanni a Roma per il No B Day rafforzando la sua immagine di “frontwoman enigmatica, potente e magnetica” (La Repubblica). Il suo primo lavoro da solista “Femina Ridens” è accolto con grande entusiasmo dalla

Ginevra Di Marco, sullo sfondo Francesco Magnelli

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Cronaca

Il pubblico, vero protagonista della serata folk del festival, immortalato dai fotografi accreditati

del canto e inizia a collaborare con il produttore Raffaele Abbate (OrangeHomeRecords) insieme a cui lavora all’arrangiamento e alla registrazione dei propri brani. Nel progetto sono coinvolti diversi musicisti della scena genovese, come Luca Falomi (chitarra acustica), Enrico di Bella (batteria e percussioni) e Pietro Martinelli (contrabbasso, basso elettrico), con cui inizia una collaborazione live che la porta ad esibirsi in diversi festival e rassegne nazionali. Nel 2007 vince il concorso nazionale “Talenti per Natura”, organizzato da Radio Lifegate e dal Centro Professione Musica (CPM) di Milano, ricevendo il premio come “Miglior Progetto Inedito”. Inoltre, è ospite del “Festival Internazionale di Poesia” di Genova con Cheryl Porter e Valentina Lupi. Nel 2008, partecipa al festival “Fiera della Musica” di Azzano Decimo, vincendo il secondo premio come “Miglior Gruppo Emergente” insieme alla sua band. Insieme ad Amanda Sandrelli e Laura Fedele è ospite della “Janis Joplin Night” del festival internazionale “Just Like a Woman”, a Savona, che negli anni ha visto la partecipazione di numerosi artisti internazionali come Sheryl Crow, Patti Smith e

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Tuck & Patty. Nello stesso anno vede la luce il suo primo disco, l’EP “Come Back” (OrangeHomeRecords), pubblicato con il solo nome di Nima, che nei soli live vende più di mille copie. Nel 2009, è selezionata per il Progetto Musicale Europeo “Aftershock” ideato e prodotto da Nitin Sawhney, che la porta a condividere il palco con lui insieme ad altri dieci musicisti provenienti da Italia, Regno Unito e Francia. Tra il 2009 e il 2010, i brani dell’EP sono trasmessi da più di 400 radio nazionali e il singolo “Forgive me” resta per diversi mesi nella top 20 della “Indie Music Like”, la classifica italiana della musica indipendente più gradita. Dal 2009 ad oggi, Nima ha condiviso il palco con numerosi artisti nazionali e internazionali, tra cui Jim Campilongo (Norah Jones), James Maddock & David Immergluck (Counting Crows), Bill Russel, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, i Perturbazione, Jeffrey Focault, Rue Royal, Jono Manson e altri ancora. Nel 2013, ha completato il suo secondo lavoro discografico, dal titolo “Woollen cap” (OrangeHomeRecords). Il disco è stato prodotto e arrangiato in collaborazione con il chitarrista Luca Falomi, e registrato

insieme ai suoi musicisti “storici”: Pietro Martinelli ed Enrico Di Bella. Tra gli ospiti, il cantautore Stefano Barotti, che ha prestato chitarra e banjo all’ultimo brano, dal titolo “Down in my veins”. La traccia, che è stata prodotta in collaborazione con Raffaele Abbate (OrangeHomeRecords), farà parte di “Anatomia Femminile 2.0” , antologia dedicata al cantautorato femminile indipendente in uscita a maggio del 2014 (www.anatomiafemminile.it). Woollen Cap ha ricevuto un’accoglienza molto positiva, con ottime recensioni da parte della stampa (Rockit, Rumore, Buscadero, il Fatto Quotidiano). Un’ultima curiosità: il video del primo singolo, “You know I do”, vede alla regia una coppia inedita, formata da Lorenzo Vignolo, apprezzato regista di videoclip, e Serena Zanardi, video artista, scultrice e performer. www.nimamarie.com www.facebook.com/nimamarieofficial

Claudia Pisani

Nasce a La Spezia nel 1986 e cresce tra Sestri Levante e Genova. Inizia a suonare il piano a dieci a anni, per poi lasciarlo da parte ed immergersi nella ginnastica ritmica. Terminata la parentesi sportiva si iscrive a filosofia; in quel periodo trova nella scrittura una compagna di viaggio ideale così si riavvicina alla musica dando vita alle prime canzoni. Nel 2012 l’incontro con Raffaele Abbate (produttore) che decide di seguirla nel suo percorso musicale, arrangiando il suo primo album in uscita nel 2014 per la OrangeHomeRecords. Il disco vede partecipazioni come quelle di Stefano Barotti, Lorenzo Capello e Antonio Gallucci, impreziosendo così le canzoni e il mondo di Claudia. Un mondo fatto di Rive Gauche e di introspezione lirica e sonora, a metà tra la musica d’autore italiana e il songwriting nord europeo. Nelle canzoni di Claudia affiora un sincero bisogno di comunicare, e una curiosità viva


Cronaca

Le organizzatrici del Lilith: Sabrina Napoleone, Valentina Amandolese e Cristina Nicoletta cantano insieme a Ginevra nella jam finale

nei confronti delle cose e dei sentimenti. Nel 2013 viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie Tre punti su di me, Erga Edizioni, che presenta alternando letture a canzoni con l’accompagnamento di Pierpaolo Ghirelli alla chitarra. È lui l’anello di congiunzione che all’inizio del 2014 porta Claudia a far parte dei Mandillä come voce femminile.

VAMDJ – Dj set

Pseudonimo di Valentina Amandolese, una delle punte di diamante della scena indierock genovese. Cantautrice, polistrumentista, ha debuttato di recente anche come compositrice di musiche per il teatro. Il suo primo disco ufficiale, “Nella stanza degli specchi” (Dcave rec., 2011) è stato accolto entusiasticamente dalla stampa di settore e l’ha portata a suonare su alcuni dei palchi più prestigiosi del circuito rock nazionale. Per il suo dj set la musicista sceglie un nome che è quasi un`onomatopea, il suono di un vortice musicale che mescola generi e suoni in modo eclettico, assecondando la naturale inclinazione verso le sonorità indierock e le nuove tendenze della scena electro. ❖

www.valentinaamandolese.it

Una scatenata Nada chiude il festival domenica sera: “ma che caldo fa!!!”

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Cronaca SUQ GENOVA: FESTIVAL E TEATRO PER L’INTERCULTURA di Loris Böhm

Il dolce caos multietnico del Suq prende forma... e che la festa abbia inizio!

COMUNICATO STAMPA

Martedì 24 giugno, si è chiuso il 16° Suq Festival Teatro del Dialogo (www.suggenova.it), un’edizione straordinaria che è stata particolarmente apprezzata dal pubblico grazie al ricchissimo programma culturale e alla rassegna Teatro del Dialogo, un esperimento di successo confermato dal tutto esaurito per gli spettacoli di grandi protagonisti di teatro civile - quali Ascanio Celestini, Moni Ovadia e Mario Perrotta - e dagli oltre 30 “biglietti sospesi” lasciati per ogni spettacolo dal pubblico pagante a disposizione dei cittadini in dif-

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ficoltà economiche. Oltre 70.000 presenze stimate, confermate dalle 200.000 stoviglie biodegradabili smaltite con la raccolta differenziata, 35 paesi partecipanti, oltre 100 eventi tra spettacoli, dibattiti, incontri, laboratori e concerti: questi i numeri da record della 16ª edizione che ha visto una grande partecipazione di pubblico anche durante i giorni feriali. “Siamo molto soddisfatti di questa edizione che ha riscontrato presenze record e un altissimo gradimento da parte del pubblico per gli appuntamenti di un programma culturale che riteniamo essere il

più ricco fra quelli presentati finora. I risultati ottenuti dalla rassegna Teatro del Dialogo, con spettacoli che hanno toccato nel vivo tematiche difficili quali immigrazione e razzismo, conferma che siamo sulla strada giusta per offrire tante occasioni, di conoscenza soprattutto ai giovani che affollano il Festival, Ci sono stati momenti di grande emozione” – dichiara Carla Peirolero, ideatrice e direttrice del SUQ – e ancora una volta, nonostante il periodo difficile per l’integrazione, ha vinto lo spirito di convivialità e di dialogo, grazie a una formula, quella del Suq, che non invecchia”


Cronaca

tanti), la band pugliese si è esibita sul palco del Suq Festival con il suo stile meticcio, dove il suono acustico delle chitarre e degli strumenti etnici mediterranei si fonde con eleganti inserti elettronici. Il concerto si è sviluppato intorno ai brani dell’ultimo album ”Human“, pubblicato nel 2013 per la Sony Music. La pluralità delle lingue del canto, che spazia dall’italiano all’arabo passando per l’inglese e il francese, costituisce la cifra dei Radiodervish e, insieme all’originale stile melodico e ritmico, proietta questo live nell’ambito della musica d’autore del mediterraneo. Sul palTeatro: Alessandro Renda si improvvisa scafista traghettatore coscenico sono saliti Nadi anime perse, padrone di vite disperate bil Salameh, alla voce a al buzuki, Michele Lobaccaro, alla Gran finale alle ore 21.30 con il chitarra, basso e voce, Alessandro concerto dei Radiodervish, la band Pipino, alle tastiere, fisarmonica di ‘world music’ più famosa d’Italia. e voce e Francesco de Palma alle Con alle spalle quindici anni di percussioni. attività, svariate partecipazioni in L’edizione 2014 del festival è festival internazionali – da Gerusasempre più “social” vivendo parallemme all’esibizione Olympia di Palelamente sul web con il racconto rigi - e tante collaborazioni prestilive degli eventi in programma, giose (Battiato, Noa e Jovanotti tra i

Siamo circondati dalla RAI...

dove sarà possibile seguire ogni evento, oltre che commentare, inviare foto e video con l’hashtag ufficiale #suq2014. Seguici su Facebook e Twitter @ suqgenova @peirolero Crea lo slogan del Suq 2015 su Twitter col tag #concorSUQ Concorso fotografico su Facebook, Twitter e Instagram: #ilbellodelsuq Aggiornamenti, foto e video: www.suqgenova.it

Produzione e partner: Il Festival SUQ 2014 è prodotto da Associazione Chance Eventi ed Associazione Suq, sostenuto da Regione Liguria Assessorato Cultura e Turismo e Comune di Genova Assessorato Cultura e Turismo. Sostenitrice della Rassegna Teatro del Dialogo è poi la Compagnia di San Paolo nell’ambito del Bando Arti sceniche 2014. Tra i principali partner Porto Antico Spa e Camera di Commercio di Genova. Altre partnership: Teatro Stabile di Genova, Banca Carige, Goethe Institut, Turkish Airlines, Tunisair, Consolato Tunisia, Alliance Française, Coop Liguria, Iren, Amiu, Updoge, Endofap Liguria, Fondazione Muvita, ARCI, SPRAR...

Media partner RAI NEWS 24, RAI RADIO 3 e LINEATRAD Molte le collaborazioni a cominciare da tutte le Comunità e le Associazioni di Immigrati del territorio (sul sito www.suqgenova.it tutte le collaborazioni). Esmeralda Sciascia & coro Dadà Ankorì

facebook: Suq Genova skype: suqagenova

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Cronaca

Il sindaco Doria al discorso inaugurale, la direttrice Carla Peirolero ascolta compiaciuta

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opo il comunicato stampa finale a cura dell’ufficio Chance Eventi, a noi spettano la cronaca e i commenti conclusivi, e quest’anno davvero ci sono tante cose di cui parlare. Soltanto scorrendo il pieghevole del programma, distribuito in Italia dall’edizione Venerdì di Repubblica, si può constatare che Linea-

I Fratelli Mancuso danno spessore canoro alla recita di Renda

trad per la prima volta figura tra i media-partner, sostituendo un logo di gran lunga più rinomato... quello di Sky! Questo riconoscimento ci riempie di orgoglio e ci fa capire che il nostro operato, il lavoro di tutti i nostri collaboratori, può essere gratificato da una partnership che nel tempo potrà soltanto consolidarsi.

Due inquadrature del gruppo senegalese Hampaté et le Sahel Blues

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Sarà anche per merito della presenza di Lineatrad, ma quest’anno per la prima volta la musica etnica e folk hanno avuto una programmazione significativa nel Suq. E’ un doveroso preambolo, ma passiamo subito a commentare il primo giorno, venerdi 13 giugno, con un vivace pomeriggio di


Cronaca

L’Orchestra di Piazza Vittorio (sopra e sotto)

danze ecuadoriane culminate con presentazioni di autorità cittadine e il concerto finale del Quartetto dell’Orchestra di Piazza Vittorio: Kaw Dialy Mady Sissoko al kora e voce, Pino Pecorelli al basso elettrico, Sanjay Kansa Banik alla tabla e Duilio Galioto alle tastiere e voce. Non si poteva iniziare con un progetto multietnico con maggior carisma di questo, per inaugurare un evento che propone “Il teatro del dialogo” come tema basilare. Pur non essendo presente (per ovvi motivi di spazio e costi) la completa Orchestra di Piazza Vittorio, il sound prodotto è stato convincente e il repertorio presentato ha evidenziato i loro brani di maggior successo. Rilevante notare che per essere soltanto la prima giornata, il pubblico è accorso in

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Cronaca

È la volta dei tunisini Ouled Tounes

Un Nabil Salameh particolarmente ispirato illumina il palco con i Radiodervish

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gran numero per assistere a questo concerto gratuito, e il piazzale si è riempito fino all’ultimo posto disponibile. Un pubblico festante, vogliamo sottolineare, che ha partecipato attivamente con battiti di mano e improvvisate danze per tutto lo spettacolo. Siamo solo all’inizio, un venerdì sinistramente concomitante con l’inizio dei mondiali di calcio, evento che notoriamente distrae il cittadino dagli eventi culturali, eppure già si poteva tracciare il successo che avrebbe avuto l’edizione 2014 del Suq. Il Suq batte la nazionale italiana di calcio molto prima che la stessa venga sconfitta sul campo... e questa, signori, è la vittoria non solo di un ideale multietnico-multirazziale, ma la logica conseguenza di una saggia programmazione culturale, di un lavoro in background di un collaudato staff di collaboratori, organizzatori, partner, che si è attivato molti mesi prima, con continue estenuanti riunioni, per allestire il


Cronaca

Tecnologie Apple e tradizione vanno a braccetto

Suggestione Radiodervish con il Bigo sullo sfondo...

Un “busker” al Suq... allora fiato alle cornamuse scozzesi nel tipico abbigliamento... a tutto folk

programma 2014. Questo va detto. Allora passiamo alla giornata di sabato 14 in cui si è iniziato con i colorati cori dei giovani della comunità russa genovese Arti Erzia,

a seguire presentazioni bibliografiche e progetti teatrali studenteschi molto “etnici” condotti dagli attori Roberta Alloisio, Arianna Comes e infine Enrico Campanati. In serata lo spettacolo teatralmusicale a pagamento “Rumore di acque”, davvero struggente e coinvolgente, in cui un Alessandro Renda in veste “comandante traghettatore” su rotte migratorie di disperati, si rende padrone delle vite e delle morti di infelici: con lucido cinismo e sadica sequenza numerica vengono proiettati sullo schermo cifre rappresentanti quei migranti che non sono mai arrivati a destinazione, il tutto “condito” dalle voci corali penetranti come lame di sciabola dei siciliani Fratelli Mancuso, capaci di elevare la tensione del pubblico sui drammatici eventi, in sintonia con la tradizione canora siciliana. Il salutare shock che ne riceve lo spettatore è una presa di coscienza sulla disgrazia altrimenti impalpabile e sommessa di una popolazione sventurata in fuga dagli orrori della guerra.

Neanche il momento di riprenderci, e domenica 15 ci aspetta una giornata dedicata ai laboratori di artigianato, al canto del coro ucraino della comunità genovese, un progetto con esibizione di canti siriani per il sostegno a quelle popolazioni, per continuare con officine gastronomiche multietniche e il concerto “Viva diaspora” DJ session strepitoso di Shantel, vero idolo della musica balcanica in Turchia esploso nel mondo con il videoclip “Disko Partizani”... un pubblico giovanile davvero straripante ha mandato in tilt tutta la zona di Piazza delle Feste del Porto Antico, e l’idolo Shantel si è prodigato a cantare e mixare con la sua sezione di fanfara tra l’entusiasmo del pubblico. Non oso pensare cosa sarebbe successo se insieme a lui ci fosse stata anche la banda al completo... ma anche in questo caso gli spazi e i prezzi da sostenere sarebbero stati inadeguati. Onestamente la potenza sonora sprigionata è stata devastante e i ritmi balcanici hanno ipnotizzato anche lo staff del Suq di cinquanta

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Cronaca

Orchestra di Ambrogio Sparagna... il pubblico a questo punto non sa pi첫 dove sistemarsi per assistere

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Laura Parodi canta alcuni brani con l’orchestra

volontari, che per una volta tanto si è “dimenticata” di lavorare per dimenarsi insieme agli altri. Abbiamo il lunedì per riprenderci (si fa per dire) dell’indigestione di sapori, colori e suoni del passato week. Il menu propone danze africane di varie provenienze con presentazione di filmati e in serata la rappresentazione teatrale a pagamento di Ascanio Celestini sulle microstorie di tradizione popolare. Martedì 17 è una giornata dedicata ai progetti collaterali e ben due rappresentazioni teatrali, entrambi a pagamento. In effetti se non si è soci (tessera a 5 euro), si pagano 5 euro per l’ingresso, mentre 4 se si è soci, uno sconto secondo me troppo blando... lo spettatore è quasi costretto a scegliere se farsi socio o pagarsi lo spettacolo per intero, scegliendo di pagare lo spettacolo a discapito della tessera sociale. Sei spettacoli, trenta euro senza tessera, ventinove compreso i cinque euro di tessera... una differenza impercettibile! Non riesco a

immaginare quali sarebbero stati i guadagni se si fosse reso obbligatorio il tesseramento per assistere ai concerti (70mila presenze paganti stimate!!). Quello che non è stato comunicato chiaramente dagli organizzatori è che i tesseramenti sono rimasti pressochè confermati rispetto al 2013, ovvero circa 1.800 soci in totale. Confrontando poi le presenze (soprattutto non paganti) scopriamo che rispetto al 2012 sono aumentate solo di 5mila unità nonostante gli sforzi, segno che la location non può ospitare un numero maggiore di frequentatori nell’arco dei dodici giorni. Pur ammettendo l’originalità dei “biglietti sospesi”, per aumentare il numero dei soci effettivi (dato irrinunciabile per la sopravvivenza di un’associazione) bastava proporre una sorta di abbonamento per i sei spettacoli a pagamento, comprensiva di tesseramento sociale. Andiamo avanti... mercoledì 18 altra giornata dedicata ai progetti collaterali con il consueto spettacolo

teatrale serale a pagamento con Moni Ovadia supportato dalla fisarmonica di Nadio Marenco e il violino di Maurizio Dehò, per un omaggio a Don Gallo. Il giovedì 19 altro momento importante con un dibattito sulle città “capitale europeo della cultura... Genova nel 2004 e la candidata Lecce nel 2019 e il concerto serale gratuito di Ambrogio Sparagna e Orchestra. Ritardo di un’ora per difficoltà tecniche. Un successo di pubblico inevitabile per uno dei migliori interpreti della tradizione meridionale esistente... e anche qui non si capisce perchè i concerti di qualità debbano essere tutti gratuiti mentre gli spettacoli teatrali tutti a pagamento... forse sarebbe stato meglio equilibrare meglio o semplicemente formulare un biglietto cumulativo magari di soli 3 euro ma per tutti gli spettacoli... in effetti ci sono stati momenti di grande confusione da parte degli organizzatori per suddividere chi era senza biglietto e poteva usufruire solo degli stand gastronomici e concerti, con

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quelli provvisti di biglietto per gli spettacoli teatrali... molti spettatori paganti non hanno capito perchè dovevano evacuare l’area del Suq per rifare la coda di ingresso, solo per far uscire chi ne era sprovvisto... Ecco che un unico biglietto di accesso per tutti, avrebbe semplificato la gestione degli spettatori: o dentro o fuori. Durante il concerto di Sparagna inoltre si è evidenziato il bisogno di creare una zona cuscinetto tra il palco e il pubblico, per permettere al servizio d’ordine e ai numerosi fotografi accreditati di poter circolare senza dover sgomitare con il folto pubblico... in genere questo stratagemma è naturale durante i festival... oltretutto qualche spettatore nella foga ha danneggiato i cavi microfonici e l’impianto ha cominciato a fischiare causando l’interruzione del concerto, che è ripreso dopo un’arduo intervento dei tecnici. La serata successiva di venerdì 20, con il gruppo senegalese Hampaté et le Sahel Blues funziona tutto bene, lo spettacolo è molto coinvolgente, le percussioni duettano con chitarra e basso mirabilmente per un pubblico sempre partecipe sia vocalmente che ritmicamente. Sabato 21 altro momento dedicato alle danze del Rwanda, altro laboratorio gastronomico etnico e concerto serale gratuito con i tunisini Ouled Tounes, dove le darbouka si affiancano alla cornamusa. Succede un po’ di tutto, complice anche la stanchezza fisica dello staff del Suq, dopo tanti giorni di lavoro... il gruppo, giunto tardi alle prove addirittura perchè bloccato dai controlli della polizia, con l’aggiunta di una lunghissima preparazione dell’amplificazione in cui sembrava che nulla funzionasse a dovere... per un’ora abbondante di ritardo, superiore addirittura al ritardo di Sparagna. Durante il concerto un gruppo di spettatori indisciplinati tunisini avevano invaso lo stretto palco per danzare insieme ai musicisti,

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La comunità ucraina si presenta con le tradizioni

e si poteva rischiare qualche incidente... anche perchè alcuni genitori incoscienti hanno sistemato i bimbi piccoli seduti sui bordi del palco stesso, e i musicisti hanno dovuto sospendere l’esibizione, anche perchè impossibilitati a esibirsi con tranquillità. Pazienza, la loro esibizione così menomata non ha lasciato un bel ricordo... ci sono tante cose da migliorare nella presentazione dei concerti e la mancata esperienza nella gestione di eventi di questa portata, così ravvicinati nel tempo, impone un po’ di riflessione, ma le soluzioni sono semplici e fattibili. Domenica 22 troviamo due interessanti spettacoli serali: il primo una produzione teatrale dove è l’italiano a far da emigrante, nelle miniere di carbone del Belgio, supportato dalla voce (registrata) di Peppe Barra. A seguire un concerto di Esmeralda Sciascia & coro Dadà Ankorì, con un variopinto set di danzatrici, per esplorare musiche afro-cubane, per finire con Roberta Alloisio in un omaggio a Miriam Makeba. Grande e poliedrica interprete, Esmeralda ha cantato in passato con il gruppo “Voci Atroci” e “Mau Mau”. Lunedì 23 trova spazio nella programmazione anche una presen-

tazione su un libro che denuncia i problemi sociali del Brasile confrontato come organizzatore dei mondiali di calcio. Si prosegue tra ritmi e danze fino allo spettacolo teatrale serale a pagamento con Carla Peirolero e Nabil Salameh (canto, buzuki e percussioni) Michele Lobaccaro (chitarra, basso) e Alessandro Pipino (tastiera e fisarmonica), membri dei Radiodervish, con un nuovo progetto che sarà sviluppato nella prossima stagione invernale del Teatro Stabile di Genova, per raccontare le vicissitudini di una coppia Palestinese. L’introduzione con un caffè al cardamomo offerto dal ristoratore Nabil agli spettatori, serve a farsi “il palato” e a inserirsi nella scena con partecipazione. La serata conclusiva di martedì 24 vede una parata di danze indonesiane, uno spazio dedicato ad Emergency e il gran concerto di chiusura dei Radiodervish con la voce di Nabil a intessere ricami affascinanti, come si conviene per un leader assoluto... e qui cala il sipario. Dopo una giusta “vacanza” ci rimboccheremo le maniche e faremo in modo che nel 2015 il Suq possa migliorare ancora più e risolvere i nuovi problemi che emergono dall’uso intensivo dei concerti come si conviene nei festival. ❖


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Eventi MUSICA W FESTIVAL 2014 XX EDIZIONE

Dal 13 al 17 AGOSTO a CASTELLINA MARITTIMA INGRESSO GRATUITO Web: http://www.musicaw.net https://www.facebook.com/musicawfest Ufficio stampa: leonardo.cianfanelli@gmail.com

Comunicato Stampa

I

l Musica W Festival è rimasto uno dei pochi festival italiani interamente ad INGRESSO GRATUITO dal primo all’ultimo giorno!!! Dopo aver annunciato i primi nomi confermati, il MUSICA W FESTIVAL completa il suo fitto cartellone e si prepara a replicare l’incredibile striscia positiva con l’edizione numero 20 targata 2014, anch’essa interamente a ingresso gratuito. Da mercoledì 13 fino a domenica 17 Agosto il delizioso paese di Castellina Marittima, situato al fresco delle colline pisane a due passi dal mare, ospiterà concerti, workshop ed esposizioni sia presso il palco principale dell’anfiteatro nel parco Pubblico L. Montauti, sia in altre location disseminate per il paese in festa, accogliendo un pubblico così numeroso da essere diventato non solo l’evento estivo di riferimento per tutta la Toscana, ma anche dell’intero Paese. Oltre al rumore buono degli americani RED FANG e dei local heroes APPALOOSA, ormai sdoganati anche a livello internazionale come uno dei progetti più interessanti che il nostro Paese ha tirato fuori negli ultimi anni, atterreranno a Castellina i francesi ALCEST che illumineranno la collina con le loro atmosfere dream-shoegaze, forti dei molteplici consensi che il nuovo album “Shelter”, prodotto da Birgir Jón Birgisson (SIGUR ROS), sta raccogliendo. A difendere il Tricolore ci penserà anche la bellissima LEVANTE, nuova reginetta della musica ita-

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liana nonché l’artista più chiaccherata del momento e CISCO, per anni voce dei MODENA CITY RAMBLERS, ormai da tempo dedito alla carriera solista che farà parte degli artisti impegnati nel MW Second Stage nella suggestiva terrazza della piazza Don Gallo. Un cast di altissimo livello per un’edizione che si preannuncia come l’ennesimo evento indimenticabile. Se poi ci mettiamo la passione con cui gli abitanti preparano la manifestazione ed il volontariato che guida gli ingranaggi organizzativi, ne vien da sé che MUSICA W FESTIVAL 2014 sia assolutamente da non perdere!

LA STORIA DEL FESTIVAL MUSICA W FESTIVAL è un progetto ambizioso, portato avanti grazie all’entusiasmo, alla passione e al lavoro di uno staff di volontari e di collaboratori che, in questi diciannove anni, ha avuto il piacere di ospitare più di 500 band, decine di eventi culturali e artisti di fama nazionale e internazionale. Fra gli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni del Musica W Festival, ricordiamo con piacere: Giovanni Lindo Ferretti, Liars, Teatro degli Orrori, Cristiano Godano, Archie Bronson Outfit, One Dimensional Man, Baustelle, Bugo, Tre Allegri Ragazzi Morti, Cesare Basile, Zu, Julie’s Haircut, Extrema, Appaloosa, Offlaga Disco Pax, Giorgio Canali e Rossofuoco, Diaframma, Federico Fiumani, Disco

Drive, Settlefish, Perturbazione, A Toys Orchestra, Malfunk, Hot gossip, Ex Otago, Strana officina, Eldritch, My Awesome Mixtape, Velvet Score, JoyCut, Amari, Altro, Autobam, Orange Goblin, Casino Royale, Ufomammut, Street Dogs, A Place to Bury Strangers, The Ocean, Dead Elephant, Paolo Benvegnù, Iosonouncane, David Rodigan, Stato Sociale, 7 Seconds, Management del Dolore Post-Operatorio, Alessandro Benvenuti, Mondo Generator, Skatalities, Gazebo Penguins, The Soft Moon, Fast Animals and Slow Kis e molti altri.... Il festival nasce agli inizi degli anni novanta per mano di un gruppo di ragazzi appena adolescenti spinti dalla voglia di creare un’occasione per fare musica e divertirsi. Inizialmente concepito come rassegna musicale per band emergenti, MUSICA W FESTIVAL diventa subito un palcoscenico importante per numerose band locali riuscendo, in pochi anni, ad attirare l’attenzione di artisti provenienti da tutta Italia. Sul palco del MUSICA W FESTIVAL si sono esibite un gran numero di band, alcune delle quali hanno avuto la possibilità di inserirsi con successo all’interno del mercato discografico indipendente. In poco tempo la manifestazione è riuscita a crescere e svilupparsi proponendo concerti, meeting e workshop con artisti importanti del panorama musicale indipendente italiano ed internazionale. Mantenuta la sezione Contest riservata


agli emergenti, MUSICA W diventa un festival aperto ad ogni genere di musica e d’arte, sempre attento alle nuove proposte ed alle realtà musicali più interessanti. Da qualche anno, oltre ai concerti che si svolgono presso l’anfiteatro del parco Pubblico L. Montauti, è stata ampliata la sezione MW tra le vie del paese, organizzata in collaborazione con il Comune di Castellina M.ma e dedicata ad esibizioni acustiche e performance teatrali per le strade e nelle piazze del paese. Quanto costa? NIENTE. MUSICA W FESTIVAL è rimasto l’unico festival italiano interamente ad INGRESSO GRATUITO, dal primo all’ultimo giorno del suo svolgimento. Durante i giorni del MW sarà infatti possibile campeggiare con un costo irrisorio nell’area attrezzata ed allestita nei pressi della manifestazione. NO Tickets at MW! All Free questa è la filosofia portata avanti per 20 anni dal Musica W Festival! Ed inoltre, ristorante coperto con cucina tipica toscana, bar e stand con vino, birra, panini , ecc. tutto direttamente gestito dall’organizzazione ed a prezzi popolari. Sarà infine presente un mercatino con prodotti artigianali, oggettistica, vestiario e tanto altro.

Eventi

bagni pubblici con docce (spogliatoi del campo sportivo). Il costo del campeggio è di 5 euro al giorno, compresa anche un’ area parcheggio gratuita adiacente. ❖

CONTATTI Web http://www.musicaw.net/ Myspace https://www.facebook.com/musicawfest Mail info@musicaw.net

Il programma completo del Film Festival della Lessinia sarà presentato il 1º agosto a Verona e disponibile sul sito www.ffdl.it

Come Arrivare In treno: Da nord o da sud treno regionale o intercity con destinazione Rosignano e poi autobus extraurbano (fermata di fronte alla stazione ) con direzione Castellina M.ma (30 min di autobus) per tutti gli orari www.atl.livorno.it alla voce extraurbano continente. In auto: da nord o da sud prendere autostrada A12 uscita Rosignano, proseguire in direzione Rosignano Marittimo e seguire le indicazioni per Castellina Marittima. Pernottamento È possibile campeggiare a 500 m dall’area concerti nei dintorni del campo sportivo: l’area è dotata di

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Interviste INTERVISTA A SERENA FINATTI di Edoardo De Angelis

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luglio, festa nazionale dei Francesi, ore 18, sono a Castions di Zoppola, provincia di Pordenone, a scrutare il carattere del cielo, metà nuvoloso e metà sereno, in compagnia di Roberto Pagura, titolare del Teatro Cortile, splendida location dell’imminente concerto di Serena Finatti e Andrea Varnier. Sono artisticamente, e umanamente, curioso. L’anno passato, membro della giuria di Musicultura, avevo avuto l’opportunità di ascoltare qualche canzone di Serena, e le avevo anche, con decisione, offerto il mio voto. Attendo la prova del concerto intero. Intanto lascio a Serena le domande della mia intervista. La pioggia ha smesso di preoccuparci, asciughiamo le poltroncine, il buio scende, le luci di scena si accendono, sul palco salgono gli artisti. Serena, questo non è il mio mestiere, ma sono contento di regalarmi questa intervista, per due motivi: l’arte e la curiosità. E’ raro, oggi, incontrare qualcuno, come te, che abbia il coraggio e la capacità di fare arte con la musica. Sei consapevole di questa responsabilità?

Iniziare un’intervista con una domanda che contiene in sé dei complimenti simili è come essere accolti con un abbraccio, grazie. Non sono sicura che si tratti di coraggio, è più un bisogno il mio, di esprimermi nel modo più naturale e sincero possibile, non credo di essere capace di fare diversamente. La musica ha una forza comunicativa troppo importante, non la posso ignorare, se perderò questo intento avrò perso l’incanto della vita. Sono consapevole che l’aver evitato di seguire degli schemi facili mi abbia portata a percorrere un viaggio lungo e spesso molto faticoso, ma questo mi fa sentire viva e vera. Riguardo alla capacità di fare arte, vorrei risponderti con un sorriso, che ben si sposa con il tuo abbraccio iniziale. La curiosità mi prende nuovamente quando leggo la tua biografia. Molte attività, molti eventi, diversi indirizzi, anche se tutti in campo artistico. Ritieni di avere la forza sufficiente per portare avanti l’intero fronte dei tuoi impegni, o adesso hai deciso, con questo nuovo album, di dare priorità alla musica?

La musica ha sempre avuto la priorità, ma ho dovuto trovare un modo per potermi dedicare a lei con la naturalezza e la sincerità di cui abbiamo appena parlato, e vivere una vita dignitosa. Ci sono riuscita con tanta pas-

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sione, dedizione, tempo, sacrifici, rimanendo immersa nell’ambiente che sento essere praticamente una stanza di casa mia: il teatro. Recitare, scrivere spettacoli teatrali per ragazzi, insegnare loro grazie ai laboratori di recitazione nelle scuole, oltre che un lavoro sono per me fonte continua di crescita, stupore e stimoli. Il mio percorso un po’ nomade mi ha permesso di imparare a non dare nulla per scontato. Ora mi sento pronta, lascio che questo disco mi indichi la strada da prendere. Banale, ma inevitabile: qualche parola sul tuo nuovo lavoro discografico, Serena più che mai, in uscita con l’etichetta Folkest Dischi. Quanto ti ritrovi in esso? E pensi che riuscirai a stabilire un rapporto di confidenza con il tuo pubblico, e nello stesso tempo a conquistare altri fedelissimi?

Questo album sono io, Serena. Mi sono lasciata andare, mi sono aperta alla musica così come ci si apre alla persona amata, le ho permesso di sentire le mie debolezze ma anche la mia voglia di esplodere di vita, la mia paura ma anche il mio bisogno di contribuire al cambiamento delle cose che ritengo ingiuste! Non mi sono fatta mancare nulla: il gioco, il rischio, la bellezza della natura, l’amore, la denuncia, l’introspezione, la spensieratezza, il dialetto. Anche all’atto pratico: quartetto d’archi, pianoforte, contrabbasso, percussioni,


Interviste

batteria, chitarre, e pensa che in un brano suono addirittura il pianoforte :) Con questo nuovo disco ho potuto lavorare a stretto contatto con colui che mi ha aiutato a muovere i primi passi nel mondo della musica continuando ad accompagnarmi con grande sensibilità in tutti questi anni: Mauro Costantini, un musicista fuori dal comune oltre che una persona davvero speciale. Il rapporto di confidenza con il pubblico? Si credo che ci sarà, perchè la gente che ascolta percepisce chiaramente quando si tratta di una confidenza e quando invece è solo un ammiccare vuoto e preconfezionato. La mia intenzione è quella di far ascoltare questo disco a tanta tanta gente, sento che potrei avere la piacevole sorpresa di riuscirci. Un’artista sensibile e raffinata come te, del tutto priva di contaminazioni modaiole, come pensa di poter navigare in questo mare grigio di indifferenza crescente nei confronti di ogni espressione culturale?

Il mare grigio c’è, si sa, ma sono convinta che ci siano molte persone che desiderano nuotare in acque colorate, ascoltare qualcosa che sfugga alle contaminazioni modaiole, bisogna solo trovare il modo di arrivare a loro, con pazienza e perseveranza, i tempi stanno cambiando, bisogna crederci e io ci credo. Infondo non posso fare altro che continuare a farlo, non riesco a smettere nonostante lo sconforto sia spesso appostato lungo il cammino pronto a prenderti sotto braccio e a condurti alla discarica di arti più vicina. Mamma mia che brutta immagine! In ogni caso, accanto a me ho chi mi sa dare supporto e forza, non sono sola. Torniamo al nuovo album, marchio prestigioso di Folkest, e distribuito da CNI, Compagnia Nuove Indye. Due realtà molto importanti della musica italiana, “specializzate” nella musica popolare. Come ti vedi in questo ambiente musicale?

Sono onorata di poter far parte di tale ambiente musicale, me lo sento congeniale, la musica popolare è contaminazione sana e movimento, in lei confluiscono la storia e il futuro, e la cosa più interessante, secondo me, è sicuramente il valore che viene dato all’originalità delle proposte, il particolare non è ignorato bensì valorizzato. Artisti di incredibile bravura e forza comunicativa fanno parte di questo ambiente e io cercherò di fare del mio meglio per essere all’altezza. Novanta minuti sono passati, non me ne sono accorto, sembravano nemmeno la metà. Ero preso, affascinato dalla simpatia, dalla professionalità, e dall’arte di Serena Finatti e di Andrea Varnier, suo compagno di scena, di musica e di viaggio, straordinario innamorato della chitarra. Il concerto è stato appetitoso, anche per una bocca difficile come la mia. Il gioco semplice, mai esagerato o forzato, dell’equilibrio tra i due artisti, entrambi padroni del palco,

ha conquistato anche il pubblico. Quello di Musicultura era un voto ben dato. Sarò banale, ne sono consapevole: la classe non è acqua. Buona fortuna, Serena, buona fortuna, Andrea, il vostro sarà un lungo viaggio.

SERENA PIÙ CHE MAI NEGLI STORE DIGITALI E SUL PALCO DI FOLKEST Il 21 luglio approda sui grandi canali digitali della musica e non solo. Il 27 luglio sarà a Spilimbergo in Piazza Garibaldi alle 22.00 all’interno di Folkest per la presentazione ufficiale del suo nuovo CD. Parliamo di Serena Finatti e del suo Serena più che mai, il recentissimo lavoro discografico arrangiato a sei mani con Andrea Varnier e Mauro Costantini e costruito attorno alla sua personalità di autrice e artista a tutto tondo. Il Cd esce per l’etichetta Folkest Dischi e dal 21 luglio sarà distribuito su tutte le principali piattaforme digitali. Al suo fianco, sul palco di Piazza Garibaldi a Spilimbergo e in questa avventura: l’inseparabile chitarrista Andrea Varnier, qui anche in veste di arrangiatore assieme a Mauro Costantini, veterano pianista della scena jazz friulana e italiana, che si è occupato anche delle partiture per il quintetto d’archi. E poi: il Quartetto Pezzé, rinomato ensemble classico friulano (Nicola Mansutti e Lucia Clonfero violini, Elena Allegretto viola, Mara Grion violoncello); il contrabbassista Simone Serafini, impegnato in alcuni brani anche nel basso elettrico; alle percussioni un altro volto noto della musica in Friuli, Ermes Ghirardini. Ricordiamo che il singolo dell’album è Incantata dal cielo, un lirico e delicatissimo inno alla natura, il grido di un seme che chiede al Vento di poter essere portato fra il rami di un albero per poter germogliare e trasformarsi a sua volta in un altro albero. Dal singolo è stato tratto il videoclip, online su Youtube per la regia di Chiara Cardinali che si è avvalsa del supporto di Elisa Bolognini, costume designer, Devid Strussiat, poliedrico artista friulano qui in veste di scultore, e Sabina Didonè, truccatrice e hair stylist. Primo disco a portare il suo nome, dopo quasi 15 anni di musica con il suo progetto Deja, Serena più che mai è il frutto di oltre un anno e mezzo di lavoro fra scrittura, revisione e arrangiamento, e raccoglie scorci di vita, esperienze, emozioni, appunti di viaggio, vicende quotidiane e non. Quasi un diario sonoro. Dieci brani di cui nove di Serena e uno a firma del prematuramente scomparso Ares Movio, sfortunato cantautore friulano. Una panoramica completa della sua visione artistica, tra richiami al jazz e alla musica classica, tempi dispari, sonorità balcaniche e orientaleggianti, raffinato pop d’autore e brani a cappella in cui il divertimento e la curiosità di sperimentare con il proprio strumento la fanno da padrone. Un vero e proprio caleidoscopio di stili e generi, riletti e rivissuti in una chiave molto personale. Come il jazz di ”Sospesi Qui”, i pezzi polifonici a cappella come “Serena più che mai” e “Homeless”, il pop raffinato di “Incantata dal cielo”, la dimensione più intimista e cantautorale di “Divenire”, le tendenze progressive di “Sorriso” e le ritmiche dispari, quasi balcaniche, di “Le Cirque des Animaux”. Un disco ricco, dinamico e sontuosamente arrangiato, grazie anche alla presenza di un quintetto d’archi e alla partecipazione di musicisti di livello internazionale. “Abbiamo scelto uno staff molto professionale con il quale abbiamo studiato accuratamente ogni minimo dettaglio: dagli aspetti grafici, ai costumi, alla realizzazione delle immagini del videoclip. E con il quale abbiamo voluto coniugare la progettualità artistica con un grande senso di naturalezza del prodotto finale. Uno staff professionale, con il quale avere una profonda intesa umana: elemento imprescindibile per dar vita ad un prodotto artistico.” La scelta del titolo, Serena più che mai, allude ad un equilibrio, artistico ed umano: una sorta di punto di arrivo per ripartire per un nuovo, solare viaggio. ❖

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Recensioni UARAGNIAUN: IL CD CANTÀN E IL LIBRO PARÀULE di Loris Böhm

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aràule è un libro di Maria Moramarco riguardante l’archivio del repertorio pugliese del gruppo Uaragniaun, ben conosciuto dagli appassionati di musica folk non solo nazionali. Questo tomo assai consistente di 272 pagine dal formato inusuale di 19x25 cm. per un prezzo di 20 euro di copertina racchiude un tesoro sotto forma di una sezione di testi di canti tradizionali in dialetto, con affiancata traduzione italiana, una sezione di partiture per meglio eseguire i brani, un glossario per capire certe espressioni tipiche locali, senza dimenticare le diverse note introduttive che illustrano le peculiarità dell’opera, una sorta di manuale d’uso fondamentale, visto che comunque quest’opera è rivolta ad un pubblico di musicisti intenti a esplorare altre sonorità folk... non certo a un semplice appassionato ascoltatore. A chiudere il volume non manca una sezione fotografica, con antiche foto di archivio e scatti recenti riguardanti gli Uaragniaun. In sostanza una edizione di gran pregio, stampata su carta di qualità, dove ogni possibile refuso tipografico è stato eliminato. Tanta storia di umanità racchiusa in questi 20 euro, e Onofrio Arpino in un capitolo ci spiega i perchè di una “lettura possibile” di Paràule: tutti i temi della vita umana, racchiusi in

testi e canti, sono citati e raccontati... allora le passioni hanno libero sfogo. Un buon abbinamento a questo libro è il CD appena uscito “Cantàn”, venduto separatamente, anch’esso opera di Uaragniaun, comprendente ben 18 brani per una durata totale di oltre 70 minuti, persino superiore al precedente “Malacarn”. Singolare il bel libretto di corredo, ricco di fotografie artistiche e con solo due pagine di testo con i dati essenziali del disco. Nel disco vi troviamo diversi brani citati nel libro Paràule e comunque tanta musica registrata dal vivo in occasione del concerto (non recentissimo) del 2011 a Tivoli, con l’aggiunta di un bonus track “Xe destin” eseguito con i Calicanto a Padova lo stesso anno. Certamente non si tratta di un prodotto ricco di novità, ma rappresenta una pietra miliare essenziale nella loro discografia e oltretutto si ascolta tutto d’un fiato con massimo godimento esattamente come se assistessimo ad un loro concerto live. ❖

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Interviste ALAMBIG ELEKTRIK

Intervista con Lors Landat, voce degli Alambig Elektrik, in occasione dell’uscita del secondo album Vorlenn’s Stomp di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

dell’Orchestra da camera di Vannes e dell’Orchestra jazz di Bretagna e pertanto suona indifferentemente sia musica classica sia jazz. È anche insegnante di tromba. Lors (Laurent) Landat è la voce del gruppo. Originario di Lille, ha imparato a cantare in bretone negli anni ottanta. Si esibisce in diverse formazioni e scrive i testi delle canzoni per differenti gruppi. È insegnante di francese, latino e canto bretone. Abbiamo avuto modo di intervistarlo alla fine di una fest-noz a Locmiquélic, nel Morbihan, durante la quale gli Alambig Elektrik hanno presentato il loro ultimo album. Quanto tempo avete impiegato per produrre questo nuovo album?

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rendete un po’ di funky, un pizzico di hip-hop, una spolverata di jazz, rap e ska, una spruzzata di kan-ha-diskan, aggiungete qualche plin e gavotte, mescolate accuratamente, alla fine distillate il tutto e otterrete gli Alambig Elektrik, un gruppo originale, non solo nel nome, sulla scena dal 2005, che anima spesso le festoùnoz in Bretagna e altrove. Gli Alambig Elektrik hanno all’attivo due album: “Disadorn ‘noz fever” del 2010 e “Vorlenn’s Stomp” prodotto nel 2014.

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Fanno parte della formazione attuale: Roland Conq, Gael Runigo, Pat Pereira e Lors Landat. Roland Conq è stimato come uno tra i migliori chitarristi bretoni; nel suo repertorio sia musica tradizionale bretone e irlandese, sia musica jazz, rock, classica ed etnica con influenze orientali. Gael Runigo è un eccellente suonatore e insegnante di organetto diatonico. Pat (Patrick) Pereira è un trombettista diplomatosi ai conservatori di Lorient e Parigi. Ha fatto parte

Circa un anno. Durante questo periodo abbiamo provato diverse volte i vari pezzi tra noi, ne abbiamo proposti alcuni nelle sale, li abbiamo corretti, ne abbiamo scritti di nuovi e alla fine c’è voluta una settimana solamente per la registrazione. Chi tra voi scrive i testi, la musica o si occupa degli arrangiamenti?

Il nostro è un lavoro di equipe. Musica e arrangiamenti sono fatti da tutti noi. A parte qualche testo tradizionale, io scrivo i testi in bretone, poiché li devo cantare, ma li sottopongo comunque agli altri: oltre a me altri due del gruppo parlano il bretone e quindi sono in grado di apportare eventuali correzioni.


Interviste

Che differenze ci sono tra quest’album e il precedente?

In quest’album c’è innanzitutto la presenza costante del canto. In quello precedente in cui io comparivo come invitato, i brani cantati erano solo tre. Ci sono poi in alcuni brani delle influenze acustiche, jazz o funky, dovute alla partecipazione della fanfara “L’usine à Canards” presente tra gli invitati. Questo secondo album è quello della maturità e della sperimentazione in cui manteniamo comunque il ritmo e la sonorità che piacciono a noi e che sono molto graditi anche ai danzatori. Quello che conta per noi è suonare la musica bretone tradizionale con degli arrangiamenti anche inconsueti ma capaci di creare soprattutto delle sensazioni. Volete quindi trasmettere con la vostra musica qualche messaggio particolare o nuovo al pubblico?

Certamente, noi vogliamo dire che la nostra cultura esiste ed è tuttora vivente, che noi siamo qui a continuare la tradizione in maniera moderna evitando gli stereotipi e mostrando ciò che siamo, ciò che sono i Bretoni in Bretagna oggi e quali sono i loro sentimenti. Sulla scena a volte ci muoviamo in modo caricaturale, un po’ sullo stile della Commedia dell’Arte, perché anche questa è un’espressione della cultura che continua ad esistere.

sicali come il jazz, il metal, il rock, il blues o la musica cajun o quella sarda o pugliese. Personalmente amo la musica delle Puglie e le canzoni tradizionali napoletane. Mi piace parecchio il gruppo dei Sancto Ianne che ha suonato nel 2001 col mio gruppo di allora al Festival Interceltique di Lorient ed è stato uno scambio culturale e musicale eccezionale.

Siete quindi a favore di un’apertura verso altri stili musicali. Ci deve essere innanzitutto la volontà ad aprirsi. La cultura bretone, che sappiamo da dove viene, deve essere in continuo progresso ed essere aperta alle innovazioni. Senza queste aperture rischiamo pertanto di fossilizzarci in una sorta di museo. La conservazione è molto importante e va rispettata ma, a nostro avviso, non deve rimanere immobile ma rinnovarsi di continuo. Ringraziamo Lors Landat per il tempo concessoci e riceviamo da lui una copia del CD sul quale ci scrive una dedica parte in bretone e parte in latino. Fantastico. L’album Vorlenn’s Stomp è composto da dieci brani, più un bonus track. Rispetto al concerto cui abbiamo assistito, nel quale si esibiva solo il quartetto, ciò che si coglie già

al primo ascolto dell’album è una sonorità più completa e variegata grazie alla partecipazione della fanfara L’usine à Canards con utilizzo degli ottoni, delle percussioni e di effetti sonori, eco, megafoni e cori in sottofondo. Ad esclusione del terzo brano: “An Alambadeg Redadeg 2014”, con alcuni accenni rap e dedicato ad una corsa a staffetta, la “Redadeg”, che si svolge ogni due anni in Bretagna a sostegno della diffusione della lingua bretone, gli altri sono tutti composti da danze tradizionali. Gli stili musicali variano tra un brano e l’altro, con impronta prevalentemente jazz, ma anche con l’utilizzo di ritmi caraibici come nel primo brano “Elektrik kas a-barh” o rimanendo sul tradizionale kanha-diskan del quinto brano “Disul e Sant Trifin” o con l’apporto di strumenti tipicamente bretoni quali bombarda e biniou in altri brani. In conclusione, quest’esperimento degli Alambig Elektrik ci sembra molto interessante e questo gruppo sarà senz’altro da seguire anche in futuro. Gli Alambig Elektrik saranno in concerto in tarda serata sabato 9 agosto al Festival Interceltique di Lorient sul palco del Quai de la Bretagne. ❖

Vi siete ispirati a qualche artista o gruppo in particolare nel concepire il vostro stile musicale?

Più che altro abbiamo tratto insegnamento dai grandi artisti bretoni, come il cantante Erik Marchand nel mio caso e che è stato molto importante per me o il chitarrista Soïg Siberil, che lo è stato per Roland Conq. Discorso diverso per Pat che ha una cultura più vicina alle Brass Band americane. Ma quello che ci ha influenzato è stato soprattutto quello che abbiamo ascoltato al di fuori della musica bretone. Non si tradisce la cultura bretone se s’introducono stili mu-

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Recensioni DIN DÙN - MAJIN di Loris Böhm

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vviva la semplicità. Per quelli che amano le sensazioni forti, le orchestrazioni e i cori, posso dire tranquillamente che passino oltre, ma per quegli appassionati che si vogliono fidare ho solo da restare ammirato di fronte alla magnetica voce di Alessandra Patrucco, oltre che al sapiente accompagnamento sonoro di Marc Egea alla ghironda e fiati e di Angelo Conto al pianoforte. Così pochi ingredienti per un

una musica vellutata e un canto sublime capace di sfoderare momenti di grande pathos. Siamo di fronte a un lavoro davvero particolare, intriso di tradizione, pingue di mestiere, imbottito di assoli che si inseguono, elargiti da questo trio che attinge alle raccolte di Costantino Nigra per dare una interpretazione davvero inconfondibile, unica. Consigliatissimo per i momenti teneri! ❖

BANDA DI AVOLA E RITA BOTTO TERRA CA NUN SENTI di Loris Böhm

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hi l’ha detto che per produrre un disco di musica folk ci vuole un cantante e un gruppo di musicisti? La siciliana Rita Botto vuole provare a coinvolgere una banda municipale per unire tradizione di canto popolare a quello delle bande notoriamente ricche di fiati, e il risultato, estremamente suggestivo, lo si può godere in questo album “Terra ca nun senti” in cui l’affiatamento tra cantante e

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la banda musicale di Avola si trasforma in momenti di puro lirismo. Attimi di teatralità e situazioni in cui vengono magnificate sia le doti vocali di Rita Botto che la scanzonata evoluzione orchestrale della banda. Dodici brani che si succedono in un incedere quasi epico, maestoso, senza che si noti una predominanza o interferenza... l’abbinamento è perfettamente riuscito e la proporzione di cinquanta strumentisti a uno per una volta dà un risultato di perfetta parità. Qua e là si affaccia lo scacciapensieri e qualche strumento etnico, ma la sensazione definitiva è che la tradizione siciliana abbia trovato un’ulteriore spunto innovativo che sarà apprezzato sia da pubblico che da addetti ai lavori. La Sicilia non finisce di stupire per quantità di proposte valide nell’ambito della musica folk! PS: hanno vinto recentemente il Premio nazionale di Loano per la musica tradizionale italiana 2014. ❖

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overosa segnalazione per questa uscita discografica di Materiali Sonori, “Fuori dal Pozzo” con Enrico Fink, Arlo Bigazzi e Cantierranti, protagonisti di questa stravagante opera in cui la nota bizzarria del gruppo ha libero sfogo. Su base klezmer con sonorità più moderne di derivazione rock elettronico, per un progetto multietnico multistilistico dove spazio e tempo non hanno significato. Unica cover: la russa Tumbalalaika, per il resto, continui cambi di scena per un suggestivo caleidoscopio sonoro. Grande!


Recensioni Una produzione siciliana ingiustamente sottovalutata dalla critica discografica nazionale si rivela un capolavoro del 2013

FRANCESCA INCUDINE: IETTAVUCI di Loris Böhm

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rancesca Incudine con questo suo ultimo lavoro “Iettavuci” è il classico esempio di un prodotto del 2013 arrivatoci in occasione della selezione di un contest in questi ultimi tempi, di cui avremmo dovuto e voluto parlare già molti mesi prima. “Voluto” perchè la nostra cantautrice siciliana di estrazione folk ha tutti

i requisiti non tanto per vincere un premio nazionale (che difatti non ha vinto) ma per scalare le classifiche di vendita, che se mi permettete merita ampiamente. Un prodotto solare, meravigliosa voce, dolcissima, appassionata come solo pochi artisti meridionali sono in grado di esprimere, sussurri e fremiti di emozioni condite con chitarre classiche, clarinetto e pianoforte, insaporite con i tamburi a cornice, le percussioni, speziate con fisarmoniche e zampogne... e allora che il CD sia messo sul lettore e che la festa abbia inizio. Festa per i nostri sentimenti, per il nostro piacere di ascoltare una cantautrice capace di essere poetessa. La nuova canzone siciliana prende forma con Francesca. Non ci sono controindicazioni, “Iettavuci” può piacere a tutti. Davvero sono molto rammaricato, furioso di non aver parlato di quest’opera quando era una anteprima, ma soltanto perchè c’era di mezzo un contest. In questo caso la citazione pur tardiva del lavoro non può passare inosservata, perchè i meriti e il valore dell’autore vanno esaltati in giusta misura. Diffida ufficiale Lineatrad a chi non prenderà in considerazione l’acquisto di questo album. PS: solo pochi lavori del 2013 arrivati in ritardo alla sede Lineatrad verranno recensiti, per una questione di coerenza. Noi abbiamo la tendenza a parlare di novità, scusate per i disagi! ❖

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Recensioni MAJARÌA TRIO & ELEONORA BORDONARO LA CUSTODIA DEL FUOCO Comunicato Stampa

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l lavoro, nato dall’incontro della cantante Eleonora Bordonaro con il Majarìa Trio, formato dal batterista e percussionista Lucrezio de Seta, dal bassista Alessandro Patti e dal pianista e polistrumentista Primiano Di Biase, riprende la tradizione dei canti popolari siciliani reinterpretandola in chiave etno-jazz. Attraverso l’unione dell’espressività vocale di Eleonora Bordonaro con la solidità musicale del Majarìa Trio, il repertorio, interamente interpretato in dialetto siciliano, acquisisce un fascino che attraversa gli stilemi della musica popolare e diviene così linguaggio del mondo. La ricerca del gruppo dedica attenzione ai testi che, musicati con originale ed espressiva teatralità, sono tratti dalle raccolte ottocentesche di poesia popolare di Giuseppe Pitrè, Lionardo Vigo e Salvatore Salomone Marino, dalle composizioni di Giovanni Meli, oltre che dai canti della tradizione contadina e sacra delle province siciliane. Il titolo dell’album è stato ispirato dalla celeberrima frase di Gustav Mahler ‘Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco’. La musica diventa veicolo di una tradizione fatta di uomini e donne, contem-

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poranei e antichi allo stesso momento, di passione carnale, fede, emancipazione, bisogno di indipendenza, lucida ironia e desiderio di comunità. Eleonora Bordonaro Cantante Interprete siciliana, si occupa di musica popolare e jazz collaborando con l’Orchestra Popolare Italiana diretta da Ambrogio Sparagna e la PMJO Parco della Musica Jazz Orchestra diretta da Maurizio Giammarco. Insieme all’OPI, si è esibita, tra gli altri, con Francesco De Gregori, Carmen Consoli, Avion Travel, Maria Pia de Vito, Francesco Di Giacomo, Moni Ovadia, Ron, Peppe Servillo. È stata ospite di Umbria Jazz, Fiesta Des Suds di Marsiglia, Auditorium Parco della Musica di Roma, Les Trois Baudets di Parigi, Teatro Franco Parenti di Milano, Palais des Festivals di Cannes,e in tour in Russia, Francia, Spagna, Svizzera, Germania, Inghilterra, Polonia, Ungheria, Iraq e Yemen. Recentemente alcuni suoi concerti sono stati trasmessi da Rai Radio3, Rai International, Al Jazeera International, Iraqi Media Network, TV2000 e Radio Popolare. Canta in italiano, siciliano, portoghese, inglese, spagnolo e galloitalico. Majarìa Trio nasce nel 2010. Majaria è una parola del dialetto siciliano che significa bellezza, sorpresa ed incantesimo, espressione del concetto più emotivo della parola “magia”. La necessità di unire agli spazi espressivi della musica mediterranea, e di estrazione popolare, pulsazioni più “moderne” (electricjazz, funk, dub) è stato il materializzarsi della visione comune che ha stimolato questi tre musicisti, in apparenza così diversi tra loro, per storie personali e percorsi musicali, a realizzare il loro primo concept-cd: Majaria Trio. I colori, i profumi, la luce,

il mare, il calore del sole, le voci dei grandi mercati popolari: espressioni uniche e coinvolgenti del mediterraneo, ambiente vitale di questi tre artisti, hanno totalmente influenzato la ricerca originale dei temi e delle scelte ritmiche, oltre che estetiche, di brani che si discostano dai canoni e stilemi del più “classico” etno-jazz, per aprirsi e farsi attraversare da una continua ed inesauribile contaminazione che esalta e mette in luce la sensibilità artistica del trio. Lucrezio de Seta Batterista, Compositore, Produttore Nel suo percorso formativo si arricchisce di importantissime esperienze professionali in orchestra spaziando dai musical alla tragedia greca. Partecipa agli allestimenti di West Side Story di L. Bernstein, Romeo e Giulietta di W.Shakespeare, Antigone di Sofocle, l’Opera da tre soldi di B.Brecht, Cats. Nel 1991 si trasferisce a New York (USA) dove ha l’occasione di perfezionarsi sotto la guida di Marvin ‘Smitty’ Smith, Kim Plainfield, Duduca da Fonseca, Michael Lauren, Pete Zeldman, Ricky Sebastian, Mike Clark, Frankie Malabe. Ha suonato e/o registrato con: Donovan, PFM, Tom Harrell, Chrissie Hynde, Michael Landau, Cesaria Evora, Michele Ascolese, Tony Scott, Stefano Di Battista, Fontella Bass, Placido Domingo, Mitchell Forman, Fiorella Mannoia, Lucilla Galeazzi, Ambrogio Sparagna, Omar Sosa, Bob Mintzer, Ornella Vanoni, Celso Fonseca, Eddy Palermo. Alessandro Patti Bassista, Contrabbassista, Compositore Nato a Catania nel 1970, bassista, contrabbassista, compositore. Laureato in Lettere Moderne indirizzo Storico-musicale, tesi su Charles Mingus. Un lungo percorso di crescita in ambito jazz, blues, e te-


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atrale lo porterà nel 2008 a dare vita insieme a L. de Seta e P. Di Biase, al Majaria Trio. Progetto originale che, della contaminazione tra la musica mediterranea e il jazz, fonda la propria visione e ricerca artistica. Ha suonato con: Aida Cooper, Jimmy Holden, Joy Garrison, Escaping Strings di Michel Audisso, Charlie Cannon, Riccardo Fassi, Nando Citarella e Tamburi del Vesuvio, Gianpaolo Ascolese, Derek Wilson, Maggiolina Urkestra, Cinzia Spata, Mannarino, Harold Bradley, Antonello Vannucchi, St. John Singers Choir, Ennio Rega, Flavio Bucci, Ger-

mano Mazzocchetti, Antonio Maiello, Franco Ventura, Massimo Fedeli, Fabrizio Cardosa, Michael Rosen, Marco Tiso, Christian De sica, Michele Placid, Lighea, Majaria Trio, Carlotta Proietti. Primiano Di Biase Pianista, Tastierista, Compositore Studia Pianoforte sin dall’età di 6 anni e si interessa si dalla più tenerà età a tutto ciò che produce musica. Collabora con Gigi Proieti, Pino Quartullo nella commedia teatrale Oggi Sposi, scrivendone e arrangiandone le musiche; Giulio Todrani, Vincenzo Bocciarelli e Eva Lopez. Incide e scrive parte delle musiche del film “la casa

piena di specchi” di e con Sofia Loren. Suona stabilmente con i Dire Straits Legends: Phil Palmer, Mel Collins, Pick Withers, Jack Sonni e John Illsley. Oltre a suonare piano e fisarmonica è direttore musicale della band di Neri Marcorè sia nello spettacolo teatralmusicale “le mie canzoni altrui” che nel programma televisivo Neripoppins. Collabora con Steve Phillips, Edoardo De Angelis, Gino Santercole, Alessandro Valle, Isabelle Seleskovitch, Vittorio Matteucci, Alessandro D’Orazi. Con la cantautrice Alice Clarini vince il premio alla critica a Musicultura 2013. ❖

MARIA GIAQUINTO: VOCI DI FRONTIERA Comunicato Stampa

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l progetto nasce dalla voglia di esplorare attraverso la forma “canzone” in chiave d’autore e acustica la musica meridionale e del mediterraneo. Canzoni scritte dalla stessa Maria con Giuseppe De Trizio, villanelle cinquecentesche rielaborate, uno sguardo sulla musica popolare della terra di Bari, sulla canzone d’autore pugliese (cover del brano “Malarazza” di Domenico Modugno), sulle tracce della canzone napoletana, del fado, della tradizione sefardita e degli echi dei Balcani. Ricerca, rielaborazione e diffusione del materiale culturale riferito alla Puglia ed in particolare alla terra di Bari, con dedizione verso le tradizioni popolari “vive” di tutto il mediterraneo, che hanno fatto, nel corso dell’ultimo decennio, di Maria Giaquinto e dei Radicanto una delle più interessanti realtà musicali in Italia. Il progetto propone un approccio tutt’altro che filologico alle forme della musica etnica, basato più sulle suggestioni che essa suscita all’ascolto odierno, arricchito d’influenze e sonorità contemporanee. La sensibilità di musicisti provenienti da differenti tradizioni musicali, dà vita a un’interpretazione non convenzionale dei canti d’amore e mater-

nità, di lotta e di libertà, di fede e ritualità. La voce è il ponte immaginario che unisce non solo le diverse tradizioni musicali, ma anche la poesia che le attraversa. III Millennio Edizioni Musicali produzione artistica RADICANTO Maria Giaquinto Attrice e cantante, si è diplomata brillantemente presso la Scuola di Interpretazione scenica del Consorzio Teatro Pubblico Pugliese, diretta da Orazio Costa. Partecipa a produzioni per numerose compagnie teatrali e istituzioni concertistiche e accademiche, tra cui Teatro dell`Orologio, Centro di Musica Antica Pieta` dei Turchini di Napoli, Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, Fondazione lirico sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, Istituto Nazionale Tostiano, Universita` degli Studi di Bari, Goethe Institut, Gruppo Abeliano, Diaghilev, Teatro Florian Proposta, Teatro Duse, Beat `72. Prende parte a produzioni radiofoniche e audiovisive per RAI, Mediaset, Antenna Sud e Telenorba. Studia canto con il tenore Pino De Vittorio e la soprano Mara Rohrmann. Svolge concerti da solista e in formazione con Peppe Barra, Raiz, Bobby Mcferrin, Radicanto, progetto Terrae, Faraualla, Centro di Musica Antica Pieta` dei Turchini di Napoli. Dal 2007 collabora a progetti incentrati su repertori originali e tradizionali con i Radicanto. Ha all’attivo la partecipazione ai CD “Puglia Canti e Disincanti” (Dona Ruj Project), “Giannini, Omaggio ai musicisti pugliesi” (Classic CRC), “Donkey in the

forest of honey” (Peter Pannke Production), “Espagna”, con la voce recitante di Arnoldo Foà (Provincia di Bari), “InCanti di Pace” (Club della Canzone d’Autore), “Bellavia” (ed. III Millennio, distr. EDEL), “Le fanciulle di Auschwitz” (Grillo editore). Maria Giaquinto (voce) Fabrizio Piepoli (voce in Vulumbrella e Palummella/Il volo) Giuseppe De Trizio (chitarra classica, mandola, mandolino, arrangiamenti) Adolfo La Volpe (chitarra portoghese, chitarre elettriche, chitarra acustica, oud, cetera corsa, lapsteel guitar, saz, ukulele, guitarlele, banjo, basso elettrico ed acustico, glockenspiel, armonium indiano) Giovanni Chiapparino (fisarmonica, marimba, clavicembalo, arrangiamento archi) Francesco De Palma (cajon, darbuka, riq, tar, udu) Roberto Piccirilli (violino, viola). ❖

Programma

1) Laggiu’ (M. Giaquinto/G. De Trizio) 2) Soj Ciardine (trad. garganico/rielab. G. De Trizio) 3) Nana Del Cariño (trad. andaluso) 4) Sto Mi E Milo (trad. macedone) 5) Palummella/Il Volo (villanella trad. napoletana/G. De Trizio) 6) Indifferentemente (U. Martucci/S. Mazzocco) 7) Malarazza (D. Modugno) 8) Canção Do Mar (F. De Brito/ F. Trindade) 9) Vulumbrella (Anonimo napoletano/rielab. G. De Trizio) 10) Aitano (R. De Simone) 11) Ninna Nanna (trad. modugnese, Terra di Bari) 12) Hija Mia Mi Querida (trad. sefardita) 13) Stelle (Lenine/D. Falcao/T. De Sio) 14) Voci Di Frontiera (M. Giaquinto/G. De Trizio) info: Edizioni Musicali III Millennio -Via Pio VIII, 5 00165 Roma Tel. 06/39375250 fax. 06/39376183 www.IIImillennio.com

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www.radicimusicrecords.it

Lineatrad 31-2014  

Festival Suq a Genova Lilith Festival Locarno Folkfestival Sconfinandinporto a La Spezia Mare e Miniere in Sardegna Milano a Memoria Riccar...

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