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mensile Anno 1 n° 7 luglio 2012 € 0,00

Claudia Bombardella

Alan Stivell “célébration” a Roma De André e le ballate europee Anxo Lorenzo, il rivoluzionario Speciale festival estivi

Il liutaio Maurizio Fiorina Antichi riti siciliani: “U Muzzùni” Claudia Bombardella, il risveglio Novità discografiche


EVENTI

n. 7 - Luglio 2012

Sommario

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Alan Stivell live a Villa Ada

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Claudia Bombardella, ovvero gli orizzonti infiniti del folk

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Il grande pregio della semplicità: Taranta Minor

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Un po’ di storia e aneddoti su Alain Cochevelou...

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Lorenzo, il rivoluzionario

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Maurizio Fiorina da Donato, artigiano di fisarmoniche

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Breve intervista ad Alan Stivell

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Intervista con il “Notturno Concertante”

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Fabrizio de André e le ballate europee

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

I

l numero di luglio, per tradizione, è quello che presenta il maggior numero di programmazioni festivaliere, rispetto agli altri mesi, inframmezzate ai primi rapporti su festival (e concerti) appena conclusi. Luglio è anche il mese in cui abbiamo novità discografiche importanti, che verranno presentate nelle tournée estive e speriamo apprezzate e acquistate dal folto pubblico di appassionati, per cui ci sono meno pagine ma utili ad un numero maggiore di lettori. Tutti noi ci auguriamo che le esigue risorse finanziarie del popolo italiano non pregiudichino il successo di eventi musicali che annualmente accrescono il valore culturale della stagione estiva, altrimenti confinata nel “rito” del bagno in mare, fine a se stesso. Ci sono giunte notizie di storici festival in difficoltà economica... con grande preoccupazione di non poter continuare ad esistere, ma per fortuna, per adesso, nessuno ha mollato tra gli eventi che conosciamo. Se ci sono festival che hanno smesso di esistere

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senza inviarci comunicazione, significa che con ogni probabilità avrebbero smesso di esistere comunque, a prescindere dalla crisi economica. Anche la nostra rivista procede con grande sforzo e grandi sacrifici di tutti noi che ci lavoriamo all’interno, consapevoli di non poter contare su nessun tipo di rimborso economico finché la rivista sarà distribuita gratuitamente e non potrà beneficiare dei proventi di inserzioni pubblicitarie. La nostra politica iniziale è ridurre le spese al minimo in assenza di guadagni, in attesa di diventare una azienda editoriale vera e propria, con una contabilità e con le registrazioni di legge che ci permetterebbero di avere una voce in attivo di bilancio, ma è un passo estremamente oneroso e attualmente impossibile. Dipende tutto da come vanno le sottoscrizioni di abbonamenti “gratuiti”, che l’anno prossimo dovrebbero essere a pagamento, dal proselitismo dei lettori nel divulgare tra gli amici, parenti e conoscenti la bellezza e utilità della nostra rivista. In questo periodo c’è

Argomenti

Editoriale un rallentamento di sottoscrizioni, che comunque procedono di settimana in settimana... e anche qui ci auguriamo che dipenda dalla “distrazione” degli appassionati di musica verso problemi più importanti. Poco male, noi andiamo avanti sempre con la consueta puntualità, sempre con la consueta mole di notizie e la consueta voglia di “esistere”, quando tanti ex colleghi si sono arresi e hanno abbandonato le pubblicazioni senza troppi rimpianti. Siamo in partenza per l’Estonia, per contattare gli organizzatori del più grande folkfestival del nord Europa giunto alla ventesima edizione, e questo memorabile evento sarà ampiamente descritto sul numero di agosto di Lineatrad, che si preannuncia ricco di cronache estive. Il prossimo numero uscirà in anticipo: il 15, e inaugurerà una cadenza a metà mese che sicuramente è più corretta. Nel frattempo stiamo stilando uno staff redazionale motivato e capace... In linea con Lineatrad... ❖


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‘U muzzùni, amore e sdegno cantandoli

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Festival di Martigues Francia

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Musica nei castelli della Liguria

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Venigallia Celtic Music festival

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Viljandi folk festival Estonia

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Recensioni

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Civitella Alfedena folk festival

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www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad

Noi sosteniamo i festival... in Europa

N. 7 - LUGLIO 2012 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Massimo Losito, Dino Centonze, Giordano Dall’Armellina, Marcello De Dominicis, Synpress 44 Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Eventi ALAN STIVELL LIVE A VILLA ADA

Per il festival “Roma incontra il mondo” 14 luglio 2012 Opening act: Folk Road di Marcello De Dominicis

C’

era grande attesa, per tutti gli appassionati di musica “celtica” per il ritorno in Italia del portabandiera della cultura bretone nel mondo, “il bardo” Alan Stivell. Per quanto mi riguarda, non avrei mai pensato di poter vivere questo concerto da protagonista, né di condividere il palco con un artista di questa levatura, ma il caso ha voluto che il mio gruppo, “Folk Road”, dopo l’esibizione assieme ai Fairport Convention, per il festival “Way to Blue” dell’aprile scorso, è stato contattato anche da uno degli organizzatori dell’importantissimo Festival: ”Roma incontra il mondo”, che, dopo averci ascoltati con attenzione, ci ha voluto come gruppo di apertura per la prima tappa del tour italiano di Stivell chiamato: “Ar pep Gwellan – Best of Anniversary tour 2012”. Quindi ho avuto un’opportunità unica di poter avvicinare ed anche intervistare questo straordinario musicista… ma di questo leggerete dopo la recensione del concerto. Dopo una mezzora di esibizione come Folk Road, in cui abbiamo presentato quattro brani cantati tra traditional e songs d’autore (”Back home in derry”, “Donal’ Mac Gillavry”, ”Captain Thompson” e “Gipsy Laddie”) e due set di danze irlandesi, scozzesi e galiziane, alle 22,30 lasciamo il palco al grande alfiere della rinascita celtica, lieti di avere avuto, il giorno successivo, alcune belle critiche da siti dedicati alla musica folk. Stivell in questo tour europeo è accompagnato da un quartetto di validissimi musicisti che da qual-

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Alan Stivell

© foto Paola Romano


Eventi che tempo suonano abitualmente con lui e sono: Gaetan Grandjean alle chitarre, Edouard Leys alle tastiere, Marcus Camus alla batteria e Raphael Chevalier al violino ed al mandolino. Il concerto parte subito in modo energetico, con arrangiamenti molto “duri” con il batterista sugli scudi, con il suo drumming forte e pesante e le tastiere che creano un basso “artificiale” e un uso vario di suoni campionati e ipertecnologici. Il repertorio ripercorre tutta la lunga carriera di Alan Stivell, con un particolare omaggio ai brani tratti dall’album, ”Live at Olympia” (1972) di cui si festeggiano i 40 anni di uscita. Si susseguono, infatti, tratte da questo disco, la celebre ballata “Telenn gwad/Foggy Dew”, sulla rivoluzione irlandese del 1916, ”An  Alarch”, il cigno, canzone patriottica tratta dal “Barzaz Breiz, che racconta il racconto del ritorno dall’esilio del duca Jean IV De Monfort che vuole riconquistare, nel 1379, il trono di Bretagna, i tradizionali bretoni “Pop Plinn”, la “Suite Sudarmoricaine”. Dei suoni antichi c’è poco, perché tutto viene rivisitato in chiave moderna con effetti timbrici diversi, anche nell’uso dell’arpa, mantenendo l’impasto, ancora una volta riuscito, soprattutto nella seconda parte del concerto, tra rock e scale modali. Molte contaminazioni riuscite, con una ritmica tribale che riesce a dare un grande impatto sonoro a brani antichi come “Suite des Montagne” e “Son ar Chistr” (da Reflets) e a “classici live” più recenti come “Brian Boru” (title track dall’album omonimo del 1995). La musica sembra senza tempo, una world music senza confini in cui Stivell non ha paura di mischiare linguaggi e culture diverse. L’impatto sonoro è capace di virare verso stili eterogenei come lo ska, il jazz e perfino il rap. Nelle oltre due ore di musica, le sorprese non finiscono, perché Stivell ci presenta due brani

Alan Stivell con bagpipe

© foto Michele Checchi

nuovi, molto interessanti, ed altri omaggi per i fan più nostalgici, come la bella ballata “Kimiad” ed il rock potente di “Metig” e “Brezhoneg’ Raok” da “Chemins de Terre”, l’album che lo consacrò in tutto il mondo. Non mancano nemmeno le danze bretoni come le “An Dro”, in cui Stivell sfoggia la sua grande abilità di polistrumentista, passando con naturalezza dai tin whistles alla bombarda, dalla cornamusa alla uillean pipe. Mentre ascolto il concerto da dietro al palco mi stupisco ancora della grande vitalità di questo musicista che a quasi settanta anni riesce a tenere il palco ancora come un ragazzino, si preoccupa che i suoni arrivino bene sia all’esterno che nel palco, duetta con grinta e vigore  con il suo violinista inventando dei soli in cui decodifica, al meglio, delle melodie note per cercare di portare sempre novità alla sua musica sempre più aperta a spazi universali in cui la musica delle origini è lontana. Per chi ricorda il suo concerto acustico di Roma del 1992 a Piazza Navona, Stivell sembra un musicista venuto da un’altra galassia. Ma non c’è tempo per altre riflessioni,

perchè il concerto termina con un crescendo straordinario, mentre il leader imbraccia la cornamusa scozzese, salendo su una pedanetta che ne esalta l’effetto “highlander”, e suona le inconfondibili note di “Ian Morrison reel” facendo ballare tutte le centinaia di persone che si sono riversate sotto il palco. La grande festa finale continua, con il suo brano più famoso, che tutti attendono da oltre due ore, con cui conclude sempre i suoi concerti ….”Tri martolod”. Il canto che racconta le gesta dei tre marinai viene intonato a gran voce da Stivell che incita il pubblico a cantarlo con lui… cosa che avviene immediatamente con un crescendo di cori,quasi da stadio. Non c’è più nulla da aggiungere su questo entusiasmante concerto, che rimarra a lungo nei cuori di chi ha avuto la fortuna di assistervi. Con la fine del mio articolo, colgo l’occasione per ringraziare Stefano Strina, infaticabile promoter romano e Vania tour manager della “Blue Sky” di Cesena, che ha avuto il merito di portare Stivell in Italia che è stata gentilissima e mi ha permesso, anche, di realizzare la breve intervista che leggerete dopo questa recensione. ❖

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Argomenti UN PO’ DI STORIA E ANEDDOTI SU ALAIN COCHEVELOU IN ARTE ALAN STIVELL di Marcello De Dominicis

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lain Cochevelou, questo il vero nome di Stivell, nasce nel 1944, a Riom, nel dipartimento del Puy De Dome  in  Alvernia, dove la famiglia, originaria del  Morbihan  in Bretagna si era trasferita. Alan è, subito, un enfant prodige delle sette note. Comincia giovanissimo, a cinque anni, a  studiare musica  ed a suonare, brillantemente il pianoforte classico. A 8 anni comincia la sua avventura con la  “celebre arpa celtica” che il padre Jord Cochevelou, impiegato al ministero francese, ma anche liutaio e musicista, gli ha letteralmente ricostruito, reinventando uno strumento estinto da decenni.Dell’arpa in questione, infatti non si avevano che poche  raffigurazioni da antiche stampe. L’epoca d’oro di questo strumento, infatti risaliva ad undici secoli prima.Ci vollero anni di lavoro, con il superamento di ostacoli enormi, prima che Jordy Cochevelou riuscisse nel suo intento. Infatti, attraverso studi approfonditi e comparazioni con l’arpa irlandese e quella classica, il padre di Stivell riuscì nei primi anni cinquanta a consegnare il nuovo strumento nelle mani del figlio. Il piccolo Alan Cochevelou, impara subito a suonare l’arpa e con l’aiuto di una concertista, Denise Megevand apprende melodie bretoni, irlandesi, scozzesi e gallesi. Nel 1953, presso la “Maison De Bretagne” Alan tiene il suo primo concerto. Ad undici anni viene chiamato a suonare, addirittura, nel tempio della musica francese: ”L’Olympia” di Parigi. Nel 1955, oltre l’arpa ed il pianoforte, il giovane Stivell suona già, egregiamente, flauto, bombarda, corna-

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musa. Adolescente fonda uno dei più brillanti “bagadou bretoni”, le cosiddette bande popolari analoghe delle pipeband scozzesi. Nel 1957 studia la lingua bretone e nel 1959 incide il suo primo 45 giri, seguito due anni dopo dal suo primo album “Telenn Geltiek”. Nasce in quel periodo il suo entusiasmo per il rock’n’roll e l’amore per i folk singer americani ed inglesi come Dylan, Joan Baez e Donovan. Nei primi anni sessanta cambia il proprio cognome adottando il nome d’arte di Stivell che in bretone significa fonte e radice. Pochi forse sanno che tra i primi due dischi giovanili e Reflets del 1970, considerato il primo vero album dell’artista, Stivell alla fine del 1967 incide un extended play con 4 brani per la label Fontana, il cui brano più conosciuto, “Flower-power” è una sorta di inno hippy il cui testo si rifà all’omonimo movimento americano ed ha un’orchestrazione, un po’ retro, da varietà parigino. In quel disco troviamo anche un brano sulla colonizzazione della Bretagna che ha per titolo ”Les vaniteux”. Con l’uscita del suo terzo album “Live at Olympia”, che vende un milione e mezzo di copie, consacrandolo come una star, Stivell diventa un simbolo per la Bretagna. La sua azione è politica, nella misura in cui mira a salvaguardare il linguaggio, la cultura e la musica bretone dalla dominazione francese, portandola sui palchi di tutto il mondo per farla conoscere. In una sua intervista di allora afferma: ”Essere conosciuti in America, è molto importante per noi psicologicamente. C’è un certo snobbismo in Francia per cui devi

avere successo in America se vuoi essere preso in considerazione. E il razzismo contro i bretoni si è assopito, non si è mai estinto, non è morto del tutto. Ora io mi posso permettere di annunciare una repubblica socialista bretone, mentre ci sono bretoni in prigione per aver detto le stesse cose”. Da quel momento, Stivell passa da un successo all’altro con l’effetto di trasformare anche le orchestre bretoni che passano da un repertorio di musica leggera, di varietà e di pop anglofilo, ad un repertorio di an dro, gavotte, plinn, gighe, reels e altre forme musicali legate al folk bretone-scoto-irlandese. Nel 1980 il grande esperimento della “Sinfonia Celtica” lo porta a cominciare ad esplorare i territori della World music, pioniere anche stavolta di una nuova ricerca musicale, una sorta di manifesto che esprimerà, per dirla come la commento Stivell: ”una nuova via all’utopia, al paradiso della terra”. L’artista non si fermerà più e continuerà la sua sperimentazione utilizzando sempre di più la tecnologia, lingue diverse e contaminazioni. Nel 1991 esce “Mist of Avalon”, omaggio al romanzo “le Nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley in cui traccia una sorta di storia su King Arthur, Morgana, ed il mondo dei cavalieri della tavola rotonda, i suoi luoghi ed i suoi miti. La sua filosofia nel fare questo disco è imperniata dal fatto che i celti hanno sempre provato una strana nostalgia per un luogo immaginario ed ideale: ”E’ la nostra utopia popolare, l’anima comune della gente, che si esprime attraverso leggende” (Alan Stivell in un’intervista del 1992). ❖


Interviste Marcello De Dominicis con Alan Stivell © foto Paola Romano

BREVE INTERVISTA AD ALAN STIVELL di Marcello De Dominicis

Folk Road in primo piano © foto Michele Checchi

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lla fine del concerto ho potuto fare due chiacchiere con Stivell per parlare del quarantesimo anniversario del concerto dell’Olympia e dei suoi progetti futuri.

per caso, il preludio ad una nuova collaborazione?

E’ stato bellissimo ritrovarli sul palco per quella grande festa per ricreare una magia nel risuonare assieme brani come “The trees they do grow high” e “Pop Plinn”, Che effetto ti ha fatto ricalcare il ma si è trattato di un episodio che palcoscenico dell’Olympia per cele- non si ripeterà, perché la mia mubrare uno dei tuoi album più famosi? sica è sempre proiettata in avanti, E’ stato emozionante ripercorrere per questo non suono solo il pase ripensare ad un momento della sato, ma scrivo sempre nuovi brani mia carriera, così importante, ri- legati sempre ai precedenti, conprendendo i miei brani più famosi taminando il vecchio con il nuovo. di allora con vecchi e nuovi musi- Quindi nel futuro sarà difficile ritrocisti. Una gioia per l’anima ed un vare Dan o Renè perché ognuno ha gradito ritorno. I brani tratti da quel la sua carriera musicale da portare disco che reinterpreto oggi in que- avanti.   sto tour, sono arrangiati in maniera A tal proposito quali sono i tuoi prodiversa, attualizzati. grammi per il futuro?   Ora sono impegnato con questo Hai ritrovato lo scorso febbraio, su quel prestigioso palco, due tuoi tour per un bel po’ di tempo, con grandi compagni di  avventura di al- questi bravi e giovani musicisti. A febbraio, quasi certamente, lora: Renè Werneer e Dan Ar Bras. Il nuovo concerto all’Olympia è stato, uscirà il mio nuovo album, che è

quasi completato e sarà completamente diverso dal precedente ”Emerald”. Ci saranno nuovi suoni e nuove composizioni. Spero di ritornare presto in Italia, proprio per presentare questo mio nuovo progetto. Ci salutiamo  facendoci reciproci complimenti. Io gli regalo due belle foto del suo concerto di Milano di 30 anni fa, regalo di un vecchio amico che le ebbe a sua volta, come presente, dal fotografo che le scattò. Lui, mentre mi autografa dei dischi, mi chiede chi è l’autore di quegli scatti ….Io gli rispondo che l’autore è un grande fotografo italiano: gli scrivo il nome di quest’artista e lo saluto… Arrivederci Alan. Ti aspettiamo con il tuo “Triskell” (la stella a tre braccia ricurve, simbolo di acqua, fuoco e terra, rappresentazione per i celti della triade sacra) al collo... anche il prossimo anno. ❖

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Interviste L’esperienza accumulata da chi non si pone limiti CLAUDIA BOMBARDELLA, può solo produrre sorprendenti risultati, OVVERO in grado di entusiasmare anche il pubblico più distratto GLI ORIZZONTI INFINITI DEL FOLK di Loris Böhm

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on ci volevo credere... va bene, Fiesole è un po’ aria di casa, per Claudia, ma lo spettacolo “Il risveglio” proposto nell’evento “Estate Fiesolana”, con un quintetto d’archi e il coro Animae Voces, ha raccolto circa seicento spettatori paganti, nell’arena del teatro Romano (prezzi da 16 a 20 euro). Con i tempi che corrono è comunque un successo notevole. Uno spettacolo inserito nella programmazione di musica classica ma in realtà molto variegato di sonorità folk e klezmer. Infatti Claudia Bombardella ha iniziato la carriera esplorando questo genere musicale; poi non si è più fermata proponendo sempre qualcosa di nuovo e stimolante, fino a giungere a questo concerto dell’8 luglio, con un tutto-esaurito di gente che alla fine ha tributato all’artista un’ovazione durata diversi minuti. In definitiva una serata memorabile

per il tempo, la location, la performance dell’orchestra, la Claudia a dirigere, cantare e suonare senza tregua. Non voglio dilungarmi troppo in osservazioni personali... l’intervista raccolta la mattina successiva all’interno di un tranquillo bar fiorentino (la sera prima era sempre circondata da fans, autorità e pure un’intervista televisiva) ha confermato le mie impressioni e qui ve la propongo. Sono passati diversi anni dalla prima incisione discografica: partendo dalla musica klezmer hai attraversato un mutamento che continua tuttora.

Il mio atteggiamento è sempre stato di una costante metamorfosi, una ricerca costante, una passione per tutto quello che è suono. Per cui c’è il desiderio di dare l’impressione al pubblico di uno svi-

luppo, non di staticità della proposta artistica.

Sì, c’è sempre questo movimento intrinseco alle idee, infatti anche ora che c’è questo sapore un po’ classico, si attraversano una infinità di stili, di epoche storiche, musicalmente. Quindi sia a livello musicale che a livello coreografico, se mi si passa il termine, esiste un coinvolgimento di tutto l’ambiente circostante, la scena e il pubblico.

Sì, il tentativo è di andare anche in quella direzione, insomma, non ci dimentichiamo che siamo su un palco e siamo visibili, per cui lavorare anche su quell’aspetto rafforza tantissimo sul piano musicale.

Contrariamente a certi concerti in cui sembra che ci sia un vetro che divide il pubblico dall’artista, si percepisce un dialogo tra voi e il pubblico.

Estate Fiesolana, 8 luglio 2012

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Interviste Estate Fiesolana, 8 luglio 2012

diare, di provare cose nuove, ora so che posso farlo... prima avevo un po’ paura, adesso no. Hai praticamente scoperto tutti i segreti, tutte le possibilità che offre il tuo strumento...

Beh, io ho avuto la fortuna di avere una preparazione non tradizionale, con dei maestri meravigliosi, che ti danno la possibilità di uscire dagli schemi classici a favore della creatività. Per cui abbiamo un riscontro sia a livello musicale che teatrale...

Sì, il teatrale è un ritorno alle origini, fin da bambina volevo fare l’attrice...

Se me lo dici mi dai una bellissima conferma... ... un desiderio di dare una vibrazione epidermica più che un semplice piacere di ascolto...

Diciamo che abbiamo lavorato molto su un’idea di non accontentarci della trasformazione e trasposizione del suono ma cercando la consapevolezza che ogni frequenza personale e tutte le frequenze insieme creano dei movimenti energetici assolutamente materiali, quindi in realtà sarebbero percepibili se avessimo tutti la consapevolezza e la pratica in questa qualità percettiva. Il lavoro che viene compreso dai ragazzi viene assimilato molto lentamente per cui ci vorranno ancora molti anni, però sono fiduciosa perché è un lavoro dal quale non si può tornare indietro. Quando entri in questa capacità, possibilità, le cose cambiano e il sentire gli altri... ...l’orchestra numerosa?...

Bravo... per noi il pubblico era l’orchestra stessa. Era impressionante, perché c’era questa vicinanza, una visione bellissima. La tensione prima del concerto. A vedervi sembrate molto rilassati e

scherzosi ma al di là dell’apparenza, esiste una preoccupazione per l’esibizione che sta per iniziare?

Sì, tanta, per il luogo in cui viene rappresentata, e per lo spettacolo ha una valenza talmente profonda per tutti noi che la voglia di realizzarla al meglio è immensa. rispetto ad un repertorio “normale”, perché c’è un lavoro in mezzo che non è solo musicale. Infatti la sensazione del pubblico è che non si riesce a capire tra un brano e l’altro cosa ti inventerai sul momento, e non si capisce fino a che punto, in certe situazioni, è una cosa studiata, o una improvvisazione dettata dal momento, tipo il bis finale simulando con il sax una macchina da scrivere...

(Risata) Esatto, ma tutto il resto era scritto, a parte quell’intervento con quello strumento un po’ particolare, il filofone, parzialmente improvvisato. Forse meritava più spazio ma il tempo è stato tiranno... ci sono state troppe presentazioni di autorità all’inizio. A questo punto della carriera come ti consideri? All’inizio, a metà percorso o completamente realizzata?

(Risata) No, mi considero all’inizississimo... c’è tanta voglia di stu-

Il discorso del musicista automa, nel brano iniziale. da cosa è venuta fuori quest’idea così particolare? Il musicista in una orchestra si muove con movimenti plastici per ottenere melodie armoniche, voi volete quasi dimostrare che anche con i movimenti meccanici “innaturali” si può ottenere lo stesso risultato...

Diciamo che l’idea è partita dalla consapevolezza che il musicista questi limiti li tocca abbastanza velocemente nel percorso... ad un certo punto, studia, in qualsiasi campo della vita ti ritrovi nella meccanicità dei movimenti. È in quel momento che scatta qualcosa dentro e dico: io qui dentro non ci sto. La poetica e la bellezza che comunque ci guida, anche se inizialmente siamo imprigionati, vince comunque lei. Unico problema, forse in una grande platea da distante non si riesce a distinguere la mimica dei musicisti, e il risultato finale può essere meno coinvolgente.

Sarebbe bello sviluppare tutto in questa direzione, ma ci vuole tempo, potrebbe diventare un “marchio di fabbrica” per noi. Ringrazio Claudia per il tempo che ci ha voluto dedicare, nonostante i suoi molteplici problemi organizzativi. ❖

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Cronaca LORENZO, IL RIVOLUZIONARIO

14 luglio 2012: il concerto di Anxo Lorenzo al festival celtico di Pagazzano di Agostino Roncallo

L’

amico Gigi Bresciani, promotore del progetto “Andar per musica”, me lo aveva detto in anticipo: guarda, Anxo è un musicista poliedrico e formidabile negli spettacoli dal vivo, dopo aver visto la sua esibizione al Celtic Connection lo abbiamo immediatamente contattato. Le parole di Gigi si sono rivelate esatte. La musica di Anxo Lorenzo non è semplicemente efficace e di grande impatto sul pubblico, ma qualcosa di più. Per gli amanti del folk, la si potrebbe definire “rivoluzionaria”. In quanto “gaiteiro”, suona-

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tore di gaita, la cornamusa della Galizia, regione dalla quale proviene, ci si potrebbe aspettare un repertorio tradizionale eseguito con una certa maestria. Ma, per l’appunto, c’è qualcosa di più. Si tratta di suoni di diversa estensione, che esulano dai confini del genere e danno alle esecuzioni un incanto psichedelico che si ritrova sia nei pezzi galiziani che in quelli di origine irlandese. Il repertorio è infatti ampio, va dalla Galizia all’Irlanda, con puntate in Sudamerica. Ma al di là della vastità del repertorio che, di per sé, potrebbe non essere un valore aggiunto, colpisce la capacità di superare i limiti della Gaita e di utilizzare questo strumento in modo del tutto personale e creativo, con uno stile inconfondibile che fa da collante tra le diverse composizioni. Il concerto è iniziato alle ore 22 del 14 Luglio, in una serata a forte rischio pioggia. Gigi in questo senso è preoccupato: piove, non piove, chissà. L’ambiente, suggestivo, è quello del Castello di Pagazzano, luogo non facile da raggiungere nel dedalo di strade della pianura bergamasca. Arrivato sul posto nel tardo pomeriggio sono stato accolto dal suono di cornamuse che contraddistingue i tanti, temibili, festival celtici. Temibili perché in odore di malcelati separatismi (eravamo celti, non latini) ma anche per l’orecchio: le pipe band di italiani travestiti da scozzesi fanno pensare all’effetto che farebbe un gruppo di scozzesi intento a eseguire canti delle mondine. Ma insomma, senza stare a sottilizzare sono entrato nel castello proprio mentre un’imbarcazione medievale arrancava faticosamente nelle acque limacciose del canale che circonda il decadente maniero. L’ingresso costa 10 euro, prezzo accessibile se non fosse che, mi spiega Gigi, è di questi tempi sufficiente a scoraggiare il grosso pubblico. Per fortuna il cortile interno tuttavia


Cronaca

si riempie e alle 21 e, dopo l’inevitabile esibizione di cornamuse, entra in scienza il gruppo “spalla”: i Polverfolk. Si tratta di un gruppo dall’esperienza trentennale che mantiene inalterato, a dispetto del passare del tempo, il suo tasso di scolasticità nell’eseguire musica irlandese. Ma nella vita bisogna perseverare e quindi, al termine della loro performance, tra gli applausi del pubblico c’è anche il mio. Poi, è la volta del gruppo di Anxo, che si presenta in una formazione a quattro, con Xose Liz al bouzouki,

Álvaro Iglesias al contrabbasso e l’irlandese Eoghan Neff al violino. Proprio quest’ultimo stupisce, non solo per la bravura ma per la capacità di dialogare con la gaita: una grande professionalità e un’intesa maturata, si suppone, in pazienti giornate di studio. Il concerto scorre via con la leggerezza della musica che ami, e che ascolteresti per ore. Al termine mi soffermo a parlare un po’ con Lorenzo. Mi racconta di essere originario di Tìran, una località in Galizia, a nord di Vigo, che da anche il titolo al nuovo album in studio: “Tìran”, per l’appunto, edito dalla Zouma Records. È incuriosito dal fatto che anche nella bergamasca c’è una città dal nome simile: Tirano. Lì per lì, non so spiegare se esista una analogia etimologica tra i due nomi. Ma a casa mi documento. Tirano, in dialetto, si pronuncia “Tìran” proprio come il nome della città galiziana di cui condivide l’origine latina del nome: “inter amnis”, cioè tra le acque. Acque di fiume, nel caso di Tirano, acque dell’oceano atlantico, nel caso di Tìran, situata su una penisola. L’acqua è anche un importante elemento tematico di questo nuovo album (il precedente, “Spiritu 986”, è pubblicato nel 2001) a cominciare dal titolo omonimo di apertura, fino a quello conclusivo, “The very first fish”, scritta da Kathryn Tickell. ❖

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Interviste INTERVISTA CON IL “NOTTURNO CONCERTANTE” a cura di Synpress44 ufficio stampa

Dieci anni fa Riscrivere il passato, oggi Canzoni allo specchio: quali sono le differenze tra i due album?

Credo che delle differenze si notino innanzitutto nei suoni. Dieci anni sono tanti per quel che riguarda la tecnologia dell’hard disk recording (noi, infatti, registriamo la nostra musica in un piccolo studio allestito negli ultimi anni). In questo disco la batteria, ad esempio, è stata registrata in maniera più accurata e spesso combinata con dei loops. Anche il sound delle chitarre e delle tastiere è molto migliorato per svariate ragioni tecniche. I suoni campionati non sono moltissimi e abbiamo privilegiato, per quanto possibile, gli strumenti acustici a nostra disposizione Sul piano dei contenuti musicali, invece, posso dirti che c‘è una sorta di con-

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tinuità col disco precedente (Riscrivere il passato), continuità che è da intendere come prosecuzione di una ricerca musicale che intende spaziare tra vari generi. Il Notturno Concertante è un nome storico del nuovo progressive rock internazionale, quello nato a metà anni ’80 e ancora oggi attivo, eppure un titolo come Canzoni allo specchio va in altra direzione. È possibile fondere canzoni e progressive? Qual è la vostra formula?

Non credo esista una formula. Quel che posso dirti è che ogni volta che registriamo un brano abbiamo in mente non molto di precostituito, spesso si parte da uno spunto, da un’idea che ci sembra interessante. Al massimo partiamo da un canovaccio che può esso


Interviste

stesso subire modifiche. È una ricerca nella quale ci facciamo guidare dall’istinto, dal gusto, dal pezzo stesso. Quindi può capitare che in brano possano esserci riferimenti al progressive, in altri che emerga un’anima pop o, più facilmente ancora, che questi vari elementi siano combinati assieme ad altri nel corso dello stesso pezzo. E che quindi si possa avere, per venire alla tua domanda, un brano pop contaminato da influenze prog o di altri generi musicali. Una tipicità del Notturno, dalle sue origini, è la larga presenza di strumenti acustici, chitarre in primis: la scelta degli arrangiamenti in questo disco in che modo ha preservato la vostra radice “unplugged”?

In sostanza vale il discorso fatto in precedenza. Non c’è una volontà predeterminata di usare una chitarra anziché una tastiera. Dipende esclusivamente dalla funzionalità di quel determinato strumento in un certo pezzo. In realtà proviamo sempre varie soluzioni e quindi potresti considerare i nostri brani come continui work in progress. E il bello che questo sperimentare non ha mai veramente fine. Può succedere che dopo aver registrato un brano venga cambiato in modo più o meno sostanziale quando lo suoniamo dal vivo. In questo senso l’aggiunta di nuovi strumentisti al nostro progetto ci stimola continuamente alla speri-

mentazione e al cambiamento. Detto questo sono un convinto assertore dell’uso di strumenti acustici. Le tecniche di campionamento per quanto molto migliorate, spesso, non riescono nemmeno ad avvicinarsi al calore di una esecuzione vera. Il nuovo Notturno Concertante vede i due membri fondatori accanto a un team di giovanissimi: un nuovo clima nella formazione!

Siamo sempre stati felici di collaborare con gente musicalmente (e non solo musicalmente…) stimolante. Cosa che in passato non è sempre successa. In Canzoni allo specchio abbiamo potuto fare affidamento (finalmente!) su una sezione ritmica di assoluta qualità. A parte il contributo del compianto Antonio D’Alessio (un uomo e un bassista vero) abbiamo potuto contare sui servigi del fratello di Antonio, Giuseppe che di fatto l’ha sostituito nel gruppo e di Simone Pizza alla batteria, un musicista non molto appariscente ma di sicura sostanza musicale e quindi assolutamente funzionale al nostro progetto. Riguardo al ringiovanimento di cui hai parlato va citato innanzitutto Carmine Marra, un sassofonista-clarinettista particolarmente versatile e creativo. E non va sottaciuto il contributo di Carmine Meluccio, un violinista di formazione classica (così come di formazione classica è Marra) che riesce

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a spaziare con disinvoltura tra vari generi e a fornire un contributo rilevante alle nostre composizioni. La new entry è quella di Gabriele Moscaritolo alla fisarmonica che dà un tocco ancora più etnico alle nostre composizioni. Giuseppe D’Alessio è un bassista assai versatile e in grado di fornire una solida base ritmica ai nostri pezzi. Infine, last but not least, Giuseppe Relmi è un cantante dotato anche di buona creatività. Di fatti ha firmato, tra l’altro, assieme a me e a Raffaele Villanova il brano che dà il titolo all’album. Ultima novità: dal vivo e in studio d’ora in avanti avremo il piacere di collaborare con un nuovo batterista, Lorenzo Petruzziello. Il Notturno degli inizi guardava molto ai Genesis dell’era Gabriel e a Peter Hammill, a chitarristi come Anthony Phillips, Steve Hackett e Gordon Giltrap: oggi quali sono gli artisti che più vi colpiscono e che in qualche modo, anche indirettamente, vi influenzano?

Fermo restando il rispetto e la “venerazione” per questi immensi artisti che ascolto con piacere le mie personali predilezioni in questo momento sono per Ludovico Einaudi, Dave Matthews Band, Steven Wilson. Ascolto molta musica classica: Pergolesi, Sor, Mozart e la musica per pianoforte del periodo romantico. So che nel gruppo gli altri ascoltano e suonano di tutto: jazz, classica, leggera, folk, cantautori. E collaborare con persone così versatili per me è un sicuro arricchimento. Ci sono alcuni brani con una particolare forza e incisività, ad esempio Lei vede rosso, che da qualche anno suonate anche dal vivo: com’è nato questo pezzo?

Il brano è ispirato a quel che si potrebbe definire un caso clinico, ad una donna che rivede nel centrifugare della lavatrice il sangue che lei e il suo fidanzato hanno versato nel corso di un incidente stradale nel quale è morta una persona. Sono rimasto colpito dal modo in cui la donna rivive l’incidente provocato. La stessa persona che crede di essere profondamente religiosa e che insolentisce persone anziane sulle scale, che sparge veleno su tutti e contemporaneamente ne fa di cotte e di crude: Lei vede rosso è quindi la descrizione di un male senza ragione, della banalità e della gratuità del male (spesso una cifra caratteristica dei piccoli paesi). Dal punto di vista musicale è un brano che rispecchia quanto prima ti ho detto a proposito dei nostri pezzi: la parte iniziale di Lei vede rosso è un brano pop/rock di sicuro impatto sonoro che evolve in una lunga parte strumentale nella quale hanno modo di emergere i vari solisti. Un altro episodio importante del disco è Ahmed l’ambulante, che rinnova la vostra collaborazione con Stefano Benni.

Sì ed è un brano che, anche per motivi cronologici, si inserisce nel solco della “riscrittura del passato”.

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Un pezzo, cioè, che è stato concepito più di 15 anni fa e che ha conosciuto innumerevoli cambiamenti da allora. Un pezzo di chiara ambientazione etnica costruito su di un solo accordo nel quale l’arrangiamento gioca evidentemente un ruolo fondamentale. Così come è fondamentale il testo di Stefano Benni che ci ha colpito da subito per il suo messaggio e la sua pregnanza. L’atteggiamento di razzismo dissimulato (e a volte addirittura ostentato) sta diventando una caratteristica di molti italiani. Un popolo che a sua volta ha conosciuto il dolore del distacco dalla propria terra e sperimentato il razzismo sulla propria pelle. Canzoni allo specchio presenta uno splendido booklet di 48 pagine con dipinti di Fabio Mingarelli: quali sono i motivi di questa scelta, così controcorrente in epoca di “musica liquida”?

Forse questo è uno degli aspetti che ancora ci avvicina all’epoca del progressive rock, quando il progetto musicale era legato strettamente a degli aspetti visivi, iconografici. In modo consapevole e fermo abbiamo voluto legare la nostra musica ad alcune opere di Fabio Mingarelli e speriamo in futuro di fare dei concerti in cui questa sinergia sarà ulteriormente affermata. Un’altra novità del vostro ritorno è il cambio di etichetta: Radici Music. Come mai questa scelta?

Per via del fatto che questa etichetta ha sempre curato in maniera specifica l’aspetto grafico dei loro progetti e poi Radici Music si rivolge ad un pubblico molto diverso rispetto a quello del progressive al quale in passato abbiamo fatto riferimento. Personalmente sono ancora affezionato a King Crimson, Genesis, Peter Gabriel, ma con molta umiltà abbiamo cercato e spero trovato una nostra strada. ❖ Notturno Concertante on line: http://www.notturnoconcertante.it http://www.facebook.com/pages/Notturno-Concertante/169883334005


Argomenti Il nuovo disco della formazione salentina

IL GRANDE PREGIO DELLA SEMPLICITÀ: TARANTA MINOR di Dino Centonze

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opo una lunga serie di lavori usciti sul mercato negli ultimi anni, la grande costellazione della musica popolare salentina si arricchisce ora di una nuova produzione discografica. Si tratta del nuovo disco dei Taranta Minor, la formazione proveniente dal basso Salento e capitanata dal musicista e arrangiatore Ambrogio De Nicola: vecchia guardia del panorama musicale pugliese ruotante intorno al mondo della pizzica e già noto per essere stato musicista degli Officina Zoè ai tempi del compianto Pino Zimba e della famosa colonna sonora composta per il film “Sangue vivo” del regista Edoardo Winspeare. Il disco dei Taranta Minor, quasi a voler rappresentare una piccola e modesta sinfonia di musica popolare, porta l’originale titolo “H 2941 – Allegro” – una sorta di codice segreto, in chiave musicale, che rimanda a quello che gli Astronomi riconoscono come uno dei più grandi ammassi stellari dell’universo: la costellazione del Ragno. L’originalità del titolo e della copertina – che riprende quello che da qualche anno è il logo stesso dei Taranta Minor – si discosta molto dall’usuale rappresentazione iconografica dei dischi di musica popolare salentina, aggiungendo al già ricco immaginario esistente intorno al Salento e alla Taranta, un nuovo segno grafico for-

temente riconoscibile. I brani presenti nel disco appartengono tutti alla vecchia tradizione dei cantori salentini. Non vi sono soltanto pizziche ma anche brani meno usuali del repertorio popolare. Gli arrangiamenti elaborati da Ambrogio De Nicola tendono ad esaltare sia le linee vocali che quelle strumentali dei brani, riuscendo a creare intrecci melodici inediti e di sicuro impatto ed orecchiabilità. Oltre allo stesso Ambrogio De Nicola, il canto è affidato ad Angelo Litti, voce principale della formazione che, con lavoro certosino, ha voluto riprendere e riportare con esattezza i testi dei vecchi cantori salentini, registrati dall’etnomusicologo Alan Lomax nel secolo scorso. Gli altri collaudati musicisti dell’ensemble sono Giuseppe Profico e Roland Koçillari, entrambi con numerose esperienze musicali alle spalle. Il disco si presenta complessivamente come un lavoro discografico coerente e di sicuro interesse, soprattutto per quella volontà sottintesa di voler riportare una certa tradizione musicale salentina a ritrovare quel gusto della semplicità perduta. Attitudine antica e fondamentale che, troppe volte, viene sacrificata sull’altare di una delirante ed eccessiva frenesia tamburellistica. ❖

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Argomenti MAURIZIO FIORINA DA DONATO ARTIGIANO DI FISARMONICHE

Uno dei pochi artigiani di fisarmoniche rimasto in attività

di Massimo Losito

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l mercato di fisarmoniche ed organetti oggi è costituito quasi prevalentemente da assemblatori, per quanto sia risaputo è sempre scomodo ammettere che poche ditte, quasi tutte marchigiane, costruiscono la quasi totalità delle parti “standard” degli strumenti (tasti, ance, casse, ecc…) e i produttori assemblano il tutto, comunque col loro gusto personale

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Argomenti legno interne ed esterne degli strumenti e persino i mantici, assemblando quindi come unica parte “non originale”, per forza di cose, le ance, rigorosamente “a mano” e comprate da uno dei migliori produttori marchigiani, nonché i tasti del canto e dei bassi fatti di plastica. A metà degli anni ’90 Maurizo fa il ristoratore e suona la fisarmonica a livello amatoriale, con una particolare predilezione per i valse-musette francesi, ed è sempre più incuriosito dal funzionamento e dalle tecniche dello strumento al punto da decidere di andare a bottega da un famoso e storico artigiano piemontese, ed è grazie ai suoi preziosi insegnamenti che Maurizio all’inizio del millennio termina il restauro integrale di una meravigliosa “Bertone & Locatelli” degli anni ’20. Maurizio per qualche anno si dedica al restauro, dopodichè si dà con pazienza alla costruzione e riesce a ultimare nel 2002 il primo di una ventina complessiva, ad oggi, di strumenti unici, fatta eccezione per una coppia di organetti diato-

soprattutto per quanto riguarda le accordature e il montaggio dell voci, questo va riconosciuto. Addirittura per le gamme più economiche e da studio alcuni produttori, anche qualcuno tra i più rinomati, acquista strumenti finiti in Estremo Oriente o nell’Europa dell’Est, approfittando del basso costo della mano d’opera, ci mettono su i rispettivi famosi marchi e li vendono così come sono senza problemi. A tutto questo fa eccezione il biellese Maurizio Fiorina da Donato , rimasto uno dei pochi artigiani che possa davvero definirsi tale, in quanto costruisce tutte le parti in

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solamente per la realizzazione dei somieri e di altre parti interne alla cassa che necessitano di legni particolari (ontano, abete, ecc…), questo spiega la bellezza e la particolarità delle venature delle casse dei suoi strumenti col “legno a vista”. La conoscenza del mondo della musica popolare e tradizionale, cui

nici “gemelli” non c’è infatti un pezzo della sua collezione uguale ad un altro, ogni strumento ha una sua storia ed una sua particolarità. Al nostro artigiano altresì pensionato non interessa vendere strumenti ma costruirli per gioia e soddisfazione sua e dei suoi amici, come certi piccoli produttori di vino, non ha problemi di tempo o scadenze, lavora come e quando vuole, può permettersi una cura ossessiva dei particolari e la sperimentazione di nuove e particolari soluzioni tecniche, per lui creare una fisarmonica è come per Dylan Dog lavorare al suo galeone, con la differenza che mentre quest’ultimo il galeone non lo finirà mai Maurizio mediamente realizza uno strumento se non due ogni anno. Per le parti esterne delle sue creazioni Maurizio utilizza legname prelavato da alcuni mobili del 1600 regalatigli da un antiquario, quasi tutto di legno di bosso e noce, utilizzando altri tipi di legno

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I concerti dal vivo degli “Amis” sono anche le uniche occasioni di ammirare le fisarmoniche di Maurizio e gli organetti fatti per il suo amico e collega di suonate Adriano, se escludiamo le sporadiche esposizioni fatte solo per mantenere i contatti con gli altri colleghi del settore e per scambiarsi idee ed impressioni nonché raccogliere spunti sul prossimo strumento da realizzare. ❖

è stato iniziato da alcuni amici e compaesani che l’hanno trascinato nella avventura suonereccia degli “J’Amis Dal Peilo”, gruppone canavesan-biellese che suona in tutto il Piemonte, ha orientato le ultime produzioni di Maurizio verso gli organetti diatonici e alcune fisarmoniche ridotte progettate per avere sonorità simili a quelle dell’organetto diatonico. Addirittura per questi tipi di strumenti Maurizio ha pensato bene di farsi pure le tastiere, utilizzando legno d’ulivo per tornire tasto dopo tasto.

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Argomenti FABRIZIO DE ANDRÉ E LE BALLATE EUROPEE di Giordano Dall’Armellina

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on è un mistero che Fabrizio De André abbia adattato alcune ballate europee alla lingua italiana. Una in particolare è rimasta indelebile nel canto popolare ed è conosciuta da giovani ed anziani ed in ogni parte d’Italia. Tuttavia poco si sa delle vere origini di questa ballata. Ecco dunque un percorso per saperne un po’ di più. Iniziamo dunque dalla versione che è stata la base per l’adattamento alla lingua italiana del cantautore genovese. C’è da ricordare infatti che esistono almeno duecento varianti della ballata in tutto il Regno Unito, in Irlanda e negli stati Uniti, ognuna con una musica diversa e con finali distinti.

Geordie Personaggi: Luogo:             

Geordie, un narratore, la moglie di Geordie, un giudice. Londra.

As I walked out over              [London Bridge         One misty morning early     I overheard a fair pretty maid            Was lamenting for her Geordie.        «Ah my Geordie will be hanged      [in a golden chain,   ’Tis not the chain of many,                  He was born of king’s royal breed And lost to a virtuous lady.                   Go bridle me              [my milk white steed,             Go bridle me my pony,        I will ride to London’s court,             To plead for the life of Geordie.      Ah my Geordie never stole                [nor cow nor calf,   He never hurted any.             Stole sixteen of the King’s royal deer,   And sold them in Bohenny.                  Two pretty babies have I born,        The third lies in my body;  I’d freely part             [with them everyone,              If you’d spare the life of Geordie.»     

Mentre attraversavo il ponte di Londra in un’alba nebbiosa 1 sentii una graziosa e gentile popolana che si lamentava per il suo Geordie. «Ah, il mio Geordie sarà impiccato con una catena d’oro; non è una catena usata per molti. 2 Nacque da sangue reale e perse la testa per una donna virtuosa. Mettetemi le briglie al destriero biancolatte 3, mettetemi le briglie al mio pony; cavalcherò fino alla corte di Londra a implorare per la vita di Geordie. Geordie mai rubò né vacche né vitelli, non ha mai fatto del male a nessuno. Rubò sedici cervi del re e li vendette a Bohenny. Ho partorito due figli, sono incinta del terzo; mi separerei liberamente da ciascuno di loro, se voi salvaste la vita di Geordie.»

1 L’aggettivo inglese misty va interpretato come un codice. Misty indicava, fin dall’inizio, che la ballata si sarebbe conclusa tragicamente. Se la ballata fosse cominciata con queste parole: it was a sunny day (era una giornata di sole), si sarebbe conclusa bene. Già negli antichi testi in langue d’oc troviamo questi codici: Quand la luna es clarissenta e lo solelh es tan brilhant (Quando la luna è lucente e il sole è così splendente). Con queste parole iniziali sappiamo che la storia finirà bene. 2 Non c’è nessun riscontro storico per questa stravaganza. È quasi sicuramente un’invenzione del cantore di questa versione. 3 I cavalli nelle ballate sono quasi sempre bianco latte.

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The judge looked over          Il giudice non la degnò [his left shoulder.    di uno sguardo He said: «Fair maid I’m sorry».         e disse: «Gentile signora mi spiace». He said: «Fair maid Disse: «Gentile signora [you must be gone, dovete andarvene For I cannot pardon Geordie».         poiché non posso perdonare Geordie».   «Ah my Geordie will be hanged      «Il mio Geordie sarà impiccato [in a golden chain,   con una catena d’oro, ’Tis not the chain of many.                  non è una catena usata per molti. Stole sixteen of the King’s Rubò sedici cervi [royal deer, del re And he sold them in Bohenny.»      e li vendette a Bohenny.»   (Versione presente nell’album Ballad Book di Joan Baez)

Qui di seguito la versione di Fabrizio De André.

Mentre attraversavo London Bridge, un giorno senza sole, vidi una donna piangere d’amore, piangeva per il suo Geordie. Impiccheranno Geordie con una corda d’oro; è un privilegio raro. Rubò sei cervi nel parco del re, vendendoli per denaro.   Sellatele il suo cavallo dalla bianca criniera, sellatele il suo pony, cavalcherà fino a Londra stasera a implorare per Geordie.   Geordie non rubò mai neppure per me un frutto, un fiore raro. Rubò sei cervi nel parco del re vendendoli per denaro.   Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso, non ha vent’anni ancora. Cadrà l’inverno anche sopra il suo viso, potrete impiccarlo allora.   Né il cuore degli inglesi, né lo scettro del re, Geordie potran salvare, anche se piangeranno con te, la legge non può cambiare.   Così lo impiccheranno con una corda d’oro, è un privilegio raro. Rubò sei cervi nel parco del re, vendendoli per denaro.   Cantando Geordie in italiano, Fabrizio De Andrè non ha fatto altro che continuare un’antica tradizione: quella di adattare, traducendo liberamente, una storia alla sua sensibilità, pur mantenendo il nocciolo del racconto. Nella sua versione spariscono i figli e il giudice, ma ciò poteva succedere anche per alcune versioni britanniche.  Per capire come una ballata si evolve e cambia, seguiamo le tracce di Geordie che ci portano in Scozia nel XVI secolo. Il protagonista è un nobile che si chiama Georgie. Costui ha ucciso un altro nobile dopo una battaglia nel Nord della Scozia e per tale ragione è stato condannato a morte. Manda un messaggio alla moglie chiedendole di venire a Edimburgo dove è in corso il processo. Una volta arrivata le viene detto che pagando una forte somma come risarcimento, suo marito sarà liberato. Lei raccoglie la somma e se ne va via con lui. Fra il XVI e XVII secolo abbiamo il primo cambiamento sostanziale nella storia: Geordie Gordon, un nobile, ha commesso un reato ma non ha ucciso nessuno. Ha rubato quindici cavalli del re e li ha venduti in Boemia4. Per tale ragione sarà impiccato. Manda a chiamare la moglie che corre a Edimburgo e dà dei soldi ai poveri perché preghino per la vita di suo marito. Quando arriva, tutto è già pronto per l’esecuzione. Geordie sta scendendo le scale in catene e viene bendato. Come segno di disprezzo i nobili non si tolgono il cappello. La moglie si rivolge al re e lo implora di salvare la vita di Geordie dicendogli che è madre di molti figli e che ne aspetta un altro. Il re non è commosso da queste parole, anzi dice al boia di affrettarsi. Ma Geordie appartiene al clan dei Gordon, 4 È altamente improbabile, per non dire impossibile, che Geordie possa aver venduto i cavalli in terre così lontane dalla Scozia. In realtà si allude alla vendita dei cavalli ai Bohemians, altro nome con cui erano conosciuti i Rom, famosi allevatori di cavalli. Nella trasmissione orale Bohemians viene storpiato e diventa Bohenny nella nostra versione.

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uno dei più potenti di Scozia, e fra i nobili Gordon presenti comincia a circolare la voce che, se Geordie verrà impiccato, accadranno fatti sanguinosi. Le voci giungono all’orecchio del re che cambia idea e decide che, pagando una forte multa, Geordie potrà essere salvato. E così accade. Nel 1610 un uomo chiamato George Stockton viene arrestato a Newcastle, nel Nord dell’Inghilterra, per aver rubato bestiame e cavalli. Questa volta però nulla può fermare l’esecuzione e l’uomo, che non è un nobile, viene impiccato. Immediatamente dopo, i compositori di ballate si mettono all’opera per cantare l’episodio. Una storia simile, proveniente dalla vicina Scozia, già esisteva e circolava per la città e i cantastorie non fanno altro che adattarla al nuovo avvenimento. Il nome del protagonista diviene definitivamente Geordie anche considerando che quello era il soprannome degli abitanti di Newcastle5. La storia comincia ad assomigliare alla versione sopra riprodotta. Da Newcastle la ballata Geordie comincia il suo viaggio che la porterà nel Sud dell’Inghilterra e, nella seconda metà del XVIII secolo, assume caratteristiche decisamente inglesi. Sono i fatti storici che provocano gli adattamenti della ballata alla nuova e drammatica realtà. È il periodo cosiddetto degli Enclosures. Nel XVIII secolo in Inghilterra ci fu una vera e propria rivoluzione agricola, oltre a quella industriale. Molti campi comuni, dove chiunque poteva far pascolare il bestiame, furono recintati (enclosed) e fu impedito ai contadini di usufruire del pascolo. Ciò causò non poche rivolte e sommosse e il risultato fu un generale impoverimento dei contadini che si videro costretti a vendere il bestiame e a spostarsi verso le città dove aveva inizio la Rivoluzione Industriale. Da contadini divennero operai, dalla aperta e dolce campagna si dovettero trasferire nei tuguri costruiti intorno alle fabbriche tristemente conosciuti come slums. Alcuni fra coloro che decisero di restare in campagna, per sopravvivere, divennero cacciatori di frodo. Questo perché molte delle foreste erano proprietà reali ed era vietato al popolo cacciarne la selvaggina, in particolar modo i cervi6. Chi veniva colto con selvaggina veniva immediatamente arrestato e poi impiccato. Molte ballate di protesta furono cantate contro queste ingiustizie che venivano vissute come incomprensibili soprusi. Infatti nella nostra versione si mette in rilievo che Geordie non ha mai rubato bestiame, un reato grave considerato tale da tutti, ma solo dei cervi. Geordie fu adattata alla nuova realtà e tuttavia troviamo ancora tracce delle versioni precedenti (il nome rimane Geordie come a Newcastle ed è un nobile, come nelle versioni scozzesi). I quindici cavalli rubati a Newcastle diventano sedici cervi nel Sud e la moglie non va a Edimburgo ma a Londra. Il finale è simile alla versione di Newcastle. ❖ 5 6

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Lo è ancora oggi. Persino i giocatori della squadra di calcio della città, il Newcastle United, sono chiamati The Geordies. In realtà il divieto di cacciare cervi è molto antico: fu introdotto dai primi re normanni verso il 1100.

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Argomenti Antichi riti e nuove promesse davanti agli altarini

‘U MUZZÙNI AMORE E SDEGNO, CANTANDOLI di Pietro Mendolia*

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è qualcosa che può rallegrare un cuore più della dichiarazione d’amore da parte della persona amata? No, verrebbe da dire. E invece si! E’ quando l’amore viene dichiarato cantandolo. E cosa può ferire di più delle parole di disprezzo di un amante deluso? Forse la delusione e il disprezzo esternati in poetici versi, quale sorta di liberazione per un amore mai o non più corrisposto. Amore e sdegno, cantati: veri terremoti per i poveri cuori! Roba d’altri tempi, direte. Oggigiorno non accadono cose del genere: ci si fidanza attraverso facebook [impegnata o, tutt’al più, situazione complicata(?!)] e ci si lascia, senza più tanti preamboli, con un sms inviato per mezzo del nuovissimo iPhone. Già! I tempi cambiano e cambia il modo di dirsele, certe cose. Ci sono luoghi però, dove le tradizioni ancora sopravvivono… e si coltivano, come fossero fiori. E con la stessa delicatezza, con la medesima cura, si continuano a celebrare vecchie usanze, antichi riti, chissà, forse per mantenere viva nelle giovani generazioni la (flebile?) fiamma della memoria o, forse, per un desiderio/bisogno di non cedere del tutto alla cosiddetta modernità. Succede anche ad Alcara Li Fusi, un paesino dalle antichissime origini incastonato tra i Monti Nebrodi, in Sicilia, per tutta la notte del 24 giugno di ogni anno. Così mi è capitato, una sera d’estate, di restare incantato ascoltando il coro di voci di una chianòta e di venire rapito dalla magia dei suoni

delle ruggère, i caratteristici canti polifonici che prendono vita durante quella che viene considerata da molti antropologi come la più antica festa d’Italia: “U Muzzùni”.

All’imbrunire, terminati i riti religiosi dedicati a San Giovanni (su un fercolo portato a spalla dai più giovani, sta ritto un simulacro scuro vestito di poveri

Alcara li Fusi: “U muzzùni”.

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abiti e, sopra un grande piatto dorato poggia la testa mozzata del Santo), intravedo, agli angoli dei quartieri del paese, le donne (perché solo loro possono) preparare gli “altarini” per ospitarvi “U Muzzùni”, stendere le “pizzàre”, (i tipici tappeti locali tessuti con l’antico telaio a pedale utilizzando ritagli di stoffa), disporle intorno ed ai piedi degli altarini e sopra poggiarvi i piatti con i “laurèddi” (steli di grano fatti germogliare al buio), spighe ed umili oggetti del mondo contadino. Questo rito propiziatorio alla fertilità della terra e della donna (che fonde elementi pagani e cristiani insieme ma che evidenzia una origine tutta greca e profana) vuole che sia, poi, una giovinetta del quartiere a portare fuori casa e collocare sull’altarino “U Muzzùni” ossia una brocca (di terracotta o di vetro) dal collo mozzo rivestita da un foulard di seta pregiata ed adornata con gli ori appartenenti alle famiglie del quartiere. Osservo le giovani donne, incedere con compostezza e dignità, mentre con l’eleganza e la maestosità di antiche sacerdotesse, portano fuori dalle abitazioni, per poggiarle sugli altarini, le preziose brocche, dalla sommità delle quali fuoriescono steli di orzo e grano fatti germogliare al buio, lavanda, spighe di grano già maturato e garofani rossi. (Mi si spiega che la brocca dal collo “mozzato” rappresenta un simbolo fallico, mentre l’oro con il quale essa viene addobbata, è simbolo di ricchezza, di abbondanza e di prosperità.) Poi, le ragazze, si siedono attorno agli altari, e aspettano… Ogni quartiere che ospita “U Muzzùni” si anima, di colpo, di musiche e canti dialettali che hanno come tema la vita contadina e soprattutto l’amore. Odo i canti di corteggiamento o di sdegno, per l’amore sperato o non corrisposto: proprio davanti

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Le giovani donne, sedute attorno agli altari, aspettano…

ai “Muzzùni” si dichiarano amori, s’intrecciano fidanzamenti, si scambiano promesse di matrimonio, si consumano scene di gelosia, si cantano delusioni e rancori. E’ una girandola di sentimenti! E sono valanghe le emozioni, le sensazioni, i ricordi, che d’un tratto affiorano, investono, e tra-

volgono. Mi ritrovo, quasi senza accorgermene, là in mezzo, parte integrante di un rito antichissimo che ha tempi e modi propri, e precise regole da osservare. Cerco di afferrare le parole che danzano sui ritmi, ora allegri, ora malinconici, delle musiche della tradizione popolare nebroidèa:

Assisto divertito al rinnovarsi del “rito del comparatico”, mediante il quale si rafforzano vecchie amicizie e se ne intrecciano di nuove, con un vincolo che soltanto la morte potrà spezzare. Coloro i quali

intendono suggellare l’amicizia si tengono uniti per “il mignolo” della mano, si scambiano i confetti, “a cunfètta” (un tempo si donavano fichi secchi), quindi recitano una particolare filastrocca:


Argomenti

I cantori eseguono una chianòta (da chiànu, piazza). Terminato il lavoro dei campi, nel chiànu della masseria, il cantante (ù capubastùni) accenna i versi di una melodia inventata e il coro armonizza l’ultima sillaba della strofa.

Mentre in onore della sacralità dell’ospite, in ogni quartiere dove viene esposto “U Muzzùni”, si imbandiscono tavole con vino, pane e companatico da offrire, mentre tutte le stradine di Alcara sono un pullulare di gente in preda a meraviglia e rinnovato entusiasmo e l’aria calda della notte, mescolando gioie e tristezze, cancella piccole e grandi speranze e regala nuovi sogni, mentre succede tutto questo, io mi ritrovo a pensare che non sono rimasti poi molti i luoghi dove le tradizioni ancora si coltivano, come fossero fiori… Fortunato chi riesce ancora a percepirne il delicato profumo!!! ❖ * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.

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Eventi VENIGALLIA CELTIC MUSIC FESTIVAL

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itorna anche quest’anno il Venigallia Celtic Music Festival, la festa celtica del Veneto, una tra le più importanti e attese manifestazioni di musica, storia e cultura celtica che, con un’articolata serie di eventi, andrà ad allietare per ben 10 giorni, dal 27 luglio al 5 agosto prossimi, l’estate vicentina sull’altopiano di Asiago. Per questa settima edizione sarà ancora il comune di Roana, e più nello specifico la frazione Cesuna (Kan-Züne in Cimbro), ad ospitare la manifestazione, che troverà la sua miglior collocazione nella meravigliosa area verde “ex Colonie”, messa a disposizione da quest’anno dall’Amministrazione Comunale, e che dista poche centinaia di metri dal centro abitato. Nata nel 2004 grazie all’intraprendenza di Bruna Muraro e Achille Vaccari, sin da allora rispet-

tivamente presidente e vicepresidente dell’Associazione Silicon Kafe di Thiene, la manifestazione è stata tenuta a battesimo nel medesimo comune, per spostare poi la propria location, per le quattro annualità successive, all’interno dell’Azienda Agricola della Provincia di Vicenza, ubicata nel comune di Montecchio Precalcino. Il 2009 così come il 2010 sono stati anni difficili per molti, e l’Associazione non si è sottratta ai negativi effetti della crisi che ha attanagliato il nostro paese, vedendosi costretta ad un forzato riposo, quanto meno rispetto all’organizzazione della manifestazione, e con il rischio di dover salutare definitivamente l’appuntamento.

Il palco del Venigallia, ma non si riesce a sapere chi è il gruppo e quando ha suonato ...

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Lo scorso anno invece, grazie alla fattiva collaborazione del Comune di Roana, è stato però possibile ripresentare l’evento, seppure allestito in tono minore, ma comunque sempre in linea con le finalità culturali che l’organizzazione si pone. Quest’anno la manifestazione ritorna in grande stile nell’ultimo fine settimana di luglio e nel primo di agosto, con un intenso susseguirsi di eventi, concerti, stage di artigianato celtico, rievocazioni storiche. Con questa nuovissima edizione Venigallia prosegue nel suo intento di porre la storia e la cultura al servizio dello spettacolo e viceversa, e per questo verrà ricostruito un accampamento celtico dell’età del ferro e vari campi militari, tutti curati dalla quindicina di gruppi di rievocazione storica partecipanti. Particolare attenzione verrà prestata ai più giovani frequentatori della manifestazione, con giochi, laboratori e attività varie specificamente dedicati. Dal punto di vista strettamente musicale il Venigallia 2012 si apre, venerdi 26 luglio, con il concerto dei cuneesi Lou Tapage, una tra le migliori formazioni di matrice occitana che con il loro “Nu Folk-Rock d’Oc” mescolano sapientemente la musica tradizionale con ritmi e sonorità moderne, e con arrangia-


Eventi La spettacolare location del Venigallia 2012, riproposta presso l’area “ex Colonie” in frazione Cesuna del Comune di Roana (VI)

menti a volte anche spregiudicati. La sera successiva il palco sarà appannaggio dei vicentini Rondeau de Fauvel, con le loro tipiche sonorità che combinano mirabilmente la miglior tradizione bretone con i “minnesanger” di medievale estrazione, sonorità che insieme ricordano molto i troubadores francesi. Il primo fine settimana si andrà a chiudere domenica 29 luglio con i menestrelli toscani The Midnight, che volgono la loro attenzione musicale alle sonorità rinascimentali, attingendo fortemente al progetto Blackmore-Night. I primi quattro giorni della settimana successiva, pur con una contrazione delle attività più complessive (l'apertura è infatti prevista per le ore 19.00), non lesinano certo rispetto alla qualità delle

proposte musicali, con McNando, Drunken & Sailor, Sbartze Khatzen, quindi Alessandro Tombesi, il giovanissimo arpista padovano fresco vincitore del Premio PIMPI 2012 (Premio Italiano Musica Popolare Indipendente), in ben tre categorie su cinque. Il secondo e ultimo week-end vivrà la sua giornata di massima espressione musicale folk sabato 4 agosto, con Andrea Capezzuoli e Compagnia, un ensemble che non ha certo bisogno di particolari presentazioni; il giorno prima scenderanno dall’altopiano della

Una suggestiva immagine di una rievocazione storica, con la cornice di un numerosissimo e attento

Folgaria i trentini Bersercker, con il tipico abbigliamento di pelli e le altrettanto tipiche cornamuse tedesche, saranno accompagnati da un mangiafuoco, mentre a chiudere l’edizione 2012 del Venigallia saranno i bassanesi Maggie’s Pancakes, capitanati da Valerio Vettori. Per tutta la durata della manifestazione il pubblico e gli appassionati potranno fruire degli stand enogastronomici (aperti tutti i giorni a partire dalle ore 19.00), frequentare il mercatino etnico, visitare gli accampamenti, partecipare alle tante iniziative in programma. Per ulteriori informazioni sulla manifestazione, sulle possibilità di pernottamento e per il calendario dettagliato della dieci giorni vicentina è possibile visitare i siti internet www.venigallia.it e www.siliconkafe.it, oppure contattare direttamente l’organizzazione su info@venigallia.it, o telefonicamente ai numeri 0445.382678, 0445.382678, 338.8050215, 339.4754285. ❖

L’asturiano José Ángel Hevia, eccelso protagonista al Venigallia in un recente passato

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Eventi CIVITELLA ALFEDENA FOLK FESTIVAL

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unedi 20 agosto il Centro Culturale “Orsa maggiore” di Civitella Alfedena terrà a battesimo non solo l’apertura dell’omonimo Folk Festival, quest’anno giunto alla sua dodicesima edizione, ma soprattutto sancirà ufficialmente il gemellaggio artistico e culturale della manifestazione aquilana con il marchigiano Monsano Folk Festival, una delle manifestazioni più longeve nel panorama nazionale. E a dare ulteriore ufficialità al gemellaggio sarà la presenza dei rispettivi sindaci, Luca Fioretti di Monsano e Flora Viola di Civitella Alfedena, rappresentanti due amministrazioni che da sempre hanno creduto, e ancora credono, nella cultura quale insostituibile veicolo di sviluppo del territorio e di aggregazione tra popoli e culture differenti. La cittadina aquilana ospiterà, fino a sabato 25 agosto, alcune tra le più interessanti e originali espressioni della musica trad, con la riproposizione di alcune formazioni che nelle passate edizioni hanno riscosso maggior consenso, affiancate da volti nuovi ma non per questo meno interessanti e degni di attenzione. E, come sottolinea il direttore artistico Marco Delfino, anima pulsante dell’Associazione Mantice di Latina, organizzatrice dell’evento, come del gruppo omonimo, nella sua presentazione dell’evento “sarà un gemellaggio “vero”, autentico, quasi “naturale” perché i due festival condividono idee, passione e contenuti, ma soprattutto condividono lo stesso entusiasmo e la stessa volontà a “resistere” in un momento difficile per la cultura italiana”.

Lo spettacolare corteo di giovani e meno giovani, residenti e turisti, che sull’incalzante incedere della ritmica dei tamburi attraversa il centro di Civitella

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Proseguendo quel magico fil-rouge iniziato lo scorso anno con la chiusura del festival affidata a Gastone Pietrucci, etnomusicologo tra i più apprezzati, ricercatore sul campo, fondatore dello storico gruppo di canto popolare La Macina, accompagnato da Marco Gigli e Roberto Picchio, due musicisti dell’ensemble marchigiano, quest’anno sarà lo stesso gruppo a tenere a battesimo la nuova edizione del Civitella Alfedena Folk Festival. La seconda serata del festival sarà affidata al sestetto siciliano dei Nakaira, una delle più interessanti realtà musicali del sud, che riesce mirabilmente a fondere la propria cultura di radice con le sonorità più tipiche che il Mediterraneo, nelle sue mille sfaccettature, riesce ad esprimere. Mercoledi sera il festival compirà un lungo balzo verso l’isola di smeraldo, offrendo il palco ad una inedita formazione dei Birkin Tree, certo la miglior italian band di irish music, che a fianco del leader storico Fabio Rinaudo (uilleann pipes, whistles) presenterà Colm Murphy al violino e Claudio De Angeli alla chitarra. Ma l’elemento che maggiormente andrà a caratterizzare la serata sarà certamente Caítlin Nic Gabhann, uno tra i più brillanti talenti femminili emersi in Irlanda negli ultimi anni nel mondo della danza tradizionale, membro del corpo di ballo Riverdance, che offrirà al pubblico anche la sua grande perizia alla concertina, spaziando mirabilmente da un reel ad un jig ad una hornpipe e una slow air. Giovedi sera salirà in cattedra la miglior tradizione molisana con il gruppo Ecletnica Pagus, a sottolineare la mirabile fusione tra strumenti etnici (zampogna, organetto e percussioni) e quelli della musica colta (arpa, oboe, clarinetto basso). Allo scoccare della mezzanotte sarà la volta del duo Antonella Marino alla voce e Massimo Lella alla chitarra classica e battente, con la loro essenziale rilettura di canti conosciuti ma spesso dimenticati o del tutto sconosciuti. Secondo la miglior tradizionale del festival, la serata di venerdi è dedicata alla Notte dei Tamburi, un’allegra


Eventi

Caìtlin Nic Gabhann, l’irish dance di qualità, virtuosa della concertina, sul palco di Civitella con Bikin Tree

e ritmata sfilata per le vie del paese con musicisti, musicanti e ballerini che dal Museo del Lupo raggiungerà piazza Santa Lucia dove, al sempre più incalzante ritmo dei tamburi, sarà possibile suonare e ballare fino a notte tarda. E per chiudere la settimana musicale, ancora nel segno della tradizione, anche quest’anno la serata di sabato sarà dedicata al progetto “Te l’ho portata la serenata”, un momento particolarmente atteso sia dagli abitanti del paese come dal pubblico sempre presente, che si uniscono in un unico coro creando una magica alchimia tra suoni, colori e calore. La prima parte della serata sarà appannaggio della romana BandaJorona e si andrà a concludere, intorno alla mezzanotte, con le tre “tradizionali” serenate cantate dai civitellesi accompagnati dal gruppo Mantice. A margine dei momenti musicali in senso più stretto, ma a mirabile integrazione di questi e nello spirito sempre presente di riscoprire, mantenere e tramandare la miglior tradizione, saranno organizzati vari laboratori musicali, dai tamburi a cornice (docente Antonio

Panorami Civitella Alfedena

Franciosa) all’organetto (Alessandro Pipino) alla tarantella (Francesca Trenta) e al canto (Sara Modigliani). Per maggiori e più specifiche informazioni sul festival e i laboratori musicali è possibile contattare la segreteria organizzativa: mantice@fastwebnet.it oppure Marco Delfino - 339.2327810 o ancora Tiziana Spini - 328.0136395; calendario dettagliato dell’evento su www.comune.civitellaalfedena.aq.it/eventi/folk.php Per pernottamenti e informazioni turistiche è possibile contattare la Pro Loco di Civitella Alfedena tel. 0864.890194 - www.comune.civitellaalfedena.aq.it uffturiscivitella@tiscali.it ❖

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Eventi

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Eventi FESTIVAL DI MARTIGUES - FRANCIA

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pettacolare... non ci sono altri aggettivi per descrivere l’edizione 2012 del festival di Martigues. Evidentemente loro la crisi non la sentono per niente (almeno per quanto concerne i festival di musica world e folk). Non basterebbe l’intera rivista per descrivere il programma di questo festival, per cui rimandiamo il lettore al sito del festival, aggiornatissimo ed esauriente, per tutte le info: http://www.festival-martigues.fr/2012/ Il mondo ai vostri piedi, per quanto riguarda le nazioni rappresentate, condito da eventi “succulenti” come Emir Kusturica & The No Smoking Orchestra, di cui presentiamo le foto della cartella stampa. La durata di nove giorni potrebbe creare qualche problema “economico”, richiede un sacrificio, ma ritengo che saranno in tanti a farlo, considerando la quantità di musica cui potrete assistere per ogni giorno di permanenza in questa graziosa cittadina provenzale, nei pressi di Marsiglia.

Emir Kusturica & The No Smoking Orchestra

Un invito quindi a non scoraggiarsi, visto la vicinanza dall’Italia, per godersi “al volo” una vacanza non solo turistica ma piena di musica folk... Così recita una parte della locandina del festival di Martigues, città che diventa teatro, 24 ore su 24: Il Villaggio del Festival è un luogo di condivisione e riunioni. Si tratta di un’opportunità per avere un drink, mangiare con gli amici e soprattutto di grande eccitazione a stretto contatto con gli artisti. Pure un festival ecologico! Sono passati tre anni da quando il Festival si è impegnato, con il sostegno del Consiglio regionale della Provenza-Alpi-Costa Azzurra nel programma AGIR, in una riflessione sullo sviluppo sostenibile e il miglioramento continuo delle proprie pratiche per minimizzare l’impatto ambientale. Si possono utilizzare bicicletta, autobus e navette pubbliche. ❖

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VILJANDI FOLK MUSIC FESTIVAL “MEHE LAUL” - ESTONIA Giorno 26 Luglio Orario Luogo

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EMT Kaevumäe lava Kirsimäe lava EMT Kaevumäe lava Ait Kirsimäe lava Kultrahoov Jaani kirik EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kirsimäe lava Kultrahoov Jaani kirik EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kultrahoov

Giorno 27 Luglio 14.00 14.00 16.00 16.00 16.00 18.00 18.00 18.00 20.00 20.00 20.00 22.00 22.00 22.00 00.00 00.00 00.00 01.00

Kirsimäe lava Kultrahoov A Le Coq’i telk EMT Kaevumäe lava Ait Kirsimäe lava Kultrahoov Jaani kirik EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kirsimäe lava Kultrahoov Jaani kirik EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kultrahoov

Giorno 28 Luglio

14.00 14.00 16.00 16.00 16.00 18.00 18.00 18.00 20.00 20.00 20.00 22.00 22.00 22.00 00.00 00.00 00.00 01.00

Kirsimäe lava Kultrahoov EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kirsimäe lava Kultrahoov Jaani kirik EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kirsimäe lava Kultrahoov Jaani kirik EMT Kaevumäe lava A Le Coq’i telk Ait Kultrahoov

Giorno 29 Luglio

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Gruppo (Nazione)

Avamine Eesti ETNO Fluxus (Belgio) Ülepõlve (racconti cantati) (Estonia) Zetod (Regione Setomaa) Toorama (Mordovia) Monodia (Polonia) L’Alba (Corsica) VEM (Estonia) Triskele (Estonia) Violons Barbares (Mongolia/Bulgaria/Francia) Paabel (Estonia) Tbilisi (Georgia) Meestelaulu öö Zorbas (Estonia) Sussisahistamine DJ: musica dai 4 continenti

Prezzo

libero libero 6€ 3€ 10€ 4€ 6€ 10€ 4€ 4€ 10€ 6€ 10€ 4€ 10€ 4€ 5€

Estonian Folk Orchestra (Estonia) Liinatsuraq (Estonia) Martin Müller & Asso Int (Estonia) Sergei Starostin & Andrei Kotov (Russia) Oort (Estonia) Gjangsta & Ott Lepland (Estonia) Ro:Toro (Estonia) L’Alba (Corsica) Tuulelõõtsutajad & Inseneride meeskoor (Estonia) Nikns Suns ja Ühendatud Motomeeste Koor (Estonia) The Begley’s (Irlanda) Black Umfolosi (Zimbabwe) Knihv (Estonia) Johansonid (Estonia) Svjata Vatra + Tõnis Mägi (Estonia/Ukraina) Water Tower Bucket Boys (USA) Sussisahistamine - VEM Bashment

4€ 3€ 4€ 9€ 10€ 12€ 8€ 12€ 8€ 8€ 10€ 15€ 5€ 9€ 12€ 12€ 5€ 12€

Tbilisi (Georgia) Triskele (Estonia) Paabel ja Meestevägi “Sihi, sihi noori meesi” (Estonia) Toorama (Mordovia) Wimme Saari assolo (Lapponia) Svjata Vatra (Estonia/Ukraina) Monodia (Polonia) Strand... Rand (Estonia) Black Umfolosi (Zimbabwe) Fluxus (Belgio) Maarja Nuut (Estonia) Zetod (Regione Setomaa) Minu Isa Oli Ausus Ise (Estonia) Ütsiotsõ (Estonia) Violons Barbares (Mongolia/Bulgaria/Francia) Untsakad (Estonia) Sussisahistamine - Krista ja Raivo Sildoja/Vennakese & Müller Harl:Ethno vs Folkloob

12€ 5€ 9€ 6€ 10€ 9€ 9€ 5€ 15€ 9€ 4€ 12€ 6€ 5€ 15€ 12€ 5€ 6€

Gjangsta & Ott Lepland (Estonia) JoHanna & JoEinar/Elof & Wamberg (Estonia/Norvegia/Danimarca) L’Alba (Corsica) Wimme (Finlandia) Nikns Suns (Estonia) Sergei Starostin & Andrei Kotov (Russia) Water Tower Bucket Boys (USA) The Begley’s (Irlanda) Ando & Sõbrad (Estonia) Ülemakstud Rentslihärrad

9€ 4€ 9€ 10€ 5€ 9€ 9€ 6€ 5€ 6€

Tanti palchi nella cittadina di Viljandi, adibiti a concerti folk. Per quattro giorni consecutivi abbiamo, durante il pomeriggio, tre eventi in contemporanea da scegliere... e ce n’è davvero per tutti i gusti. Quest’anno il tema scelto è “Mehe laul” ovvero “Voci maschili”, davvero inusuale per un folkfestival, dove generalmente sono valorizzate le voci femminili. Ma in queste regioni del nord la voce maschile ha una grande importanza, e gli strumenti di accompagnamento non sono meno importanti. Naturalmente grande spazio ai gruppi locali, dell’area balcanica, ma anche a gruppi dagli Stati Uniti, dall’Africa, dall’Asia, e dal resto d’Europa, per celebrare degnamente un anniversario che certamente non deluderà i fortunati spettatori di quest’anno. Riportiamo i prezzi per ogni singolo evento, ma per accedere al festival di Viljandi è anche possibile acquistare in prevendita degli abbonamenti per tutta la manifestazione o per la singola giornata, oppure abbonamenti familiari o per gruppi di persone. Il sito, anche in inglese, è esauriente e, unico per i folkfestival, possiede anche un settore video per visionare i concerti delle passate edizioni.


Eventi

MUSICA NEI CASTELLI DI LIGURIA - XXII edizione

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uest’anno l’Associazione Corelli festeggia ventidue anni di Festival su e giù per i paesi, per i castelli, per le strade della Liguria. Nata nel 1991, la manifestazione, che negli anni ha visto oltre 800 spettacoli, è stata una delle prime rassegne in Italia a coprire una intera regione, coniugando la musica con le vestigia storiche e paesaggistiche. Trentacinque gli spettacoli in cartellone che vedranno impegnati oltre centotrenta artisti. Anche quest’anno Musica nei Castelli di Liguria propone spettacoli di musica etnica, canzone d’autore, flamenco e teatro in location particolari e di grande suggestione, simbolo e vanto in tutto il mondo della Regione Liguria. La Liguria è un territorio unico nel suo genere, capace di coniugare la ricchezza di un entroterra pieno di storia con l’energia e la vitalità di una costa che è conosciuta a livello internazionale. La rassegna è voluta, promossa e patrocinata da: Regione Liguria, Fondazione ‘A. Maria De Mari’ Cassa di Risparmio di Savona e Camera di Commercio di Savona.

Direzione Artistica: Fabio Rinaudo Info: www.musicaneicastellidiliguria.it Rapporti con la stampa: Michela Piccardo email: michela.piccardo@corellimusica.it

Segue l’elenco degli spettacoli:

PROGRAMMA 2012 26 luglio Albenga Museo Navale Romano ore 21.00 - Fabio Rinaudo e Claudio De Angeli racconti di cornamuse - Spettacolo inserito nella rassegna “Note di Notte nei Musei” - ingresso a pagamento 26 luglio Albenga  Oratorio del Suffragio ore 21.00 - Giovanni Lanzini e Fabio Montomoli “Cançao do Amor” musica latinoamericana - Spettacolo inserito nella rassegna “Note di Notte nei Musei” - ingresso a pagamento

29 luglio Quiliano Chiostro Convento dei Cappuccini ore 21.15 - Galo Cadena e Massimo Cordova   musiche e canti dal sudamerica

11 agosto Albisola Superiore Piazza Chiesa di San Nicolò ore 21.30 - Vagabond Shoes   country music & old time - Spettacolo inserito nella rassegna “Teatro a San Nicolò” 

2 agosto Lingueglietta (Comune di Cipressa) Chiesa Fortezza di San Pietro ore 21.15 - “Amore in Salotto” Silvia Felisetti e Davide Burani   arie da camera dell’Ottocento - Spettacolo inserito in “Restauro in Festival” Festival Internazionale del Restauro della Memoria

11 agosto Noli Piazza Canano ore 21.30 - Paolo Bonfanti   il Blues made in Italy

3 agosto Calice Ligure Piazza IV Novembre Pulin 6 The Little Mice   Blues & Zydeco

14 agosto Pietra Ligure Anfiteatro Chiesa N.S. del Soccorso ore 21.15 - Nuvoleincanto “La Cinquecento Gialla”  musica ed atmosfere anni ‘60 e ‘70  

3 agosto Campo Ligure Castello Spinola ore 21.30 Caitlín Nic Gabhann e Birkin Tree spettacolo di danza e musica tradizionale irlandese - Spettacolo inserito in “CampoFestival” - ingresso euro 10,00 4 agosto Campo Ligure Castello Spinola ore 21.30 - The Bonny Men musica tradizionale irlandese - Spettacolo inserito in “CampoFestival” - ingresso euro 10,00 4 agosto Ventimiglia Giardini Botanici Hanbury ore 21.30 “Sentieri del Sud” Corrado Cordova, Angela Palma e Massimo Rosada  musiche dal sud Italia al sudamerica - Spettacolo inserito nella rassegna “Concerti d’estate ai Giardini Hanbury” ingresso euro 12,00 5 agosto Albissola Marina Parco Faraggiana ore 21.15 - Birkin Tree Irish Music - Spettacolo inserito in “Excalibur - Milisaona” a cura dell’Ass.ne Gli Aleramici 5 agosto Borgio Verezzi Grotte di Borgio Verezzi ore 21.15 Mediterranea Trio il flamenco tra musica e danza - Ingresso: € 10,00 fino ad esaurimento posti - Prenotazioni e acquisto tel. 019.610167 (ufficio Festival - c/o Teatro Gassman) aperto tutti i giorni 10,30/13,00 - 16,30/18,30 - spettacolo inserito nella rassegna “Musica nelle Grotte”  5 agosto Campo Ligure Castello Spinola ore 21.30 - The New Road musica tradizionale irlandese - Spettacolo inserito in “CampoFestival” - ingresso euro 10,00 6 agosto Borghetto S. Spirito Piazza Madonna della Guardia – ore 21.00 - Liguriani  suoni e parole dai mondi liguri 8 agosto Arenzano Area Spettacoli ore 21.30 - Napo canta de Andrè “ Crêuza de mä concerto omaggio a Fabrizio De Andrè  ingresso euro 10,00

9 agosto Ventimiglia Giardini Botanici Hanbury ore 21.30 Bailam Ensemble musica balcanica - Spettacolo inserito nella 26 luglio Albenga Palazzo Oddo ore 21.00 - Marco Galvagno   rassegna “Concerti d’estate ai Giardini Hanbury” - ingresso chitarra flamenca - Spettacolo inserito nella rassegna “Note euro 12,00 di Notte nei Musei” - ingresso a pagamento  10 agosto Lingueglietta (Comune di Cipressa)  Chiesa For26 luglio Ventimiglia  Giardini Botanici Hanbury ore 21.30 “The Northern Breeze” Michel Balatti e Daniele Caronna   Irish flute music - Spettacolo inserito nella rassegna “Concerti d’estate ai Giardini Hanbury” - ingresso euro 12,00

tezza di San Pietro ore 21.15 - “Mauro garibaldino (per caso)” Mauro Pirovano e Liguriani  - spettacolo inserito in “Restauro in Festival” Festival Internazionale del Restauro della Memoria

11 agosto Vendone Torre Castello dei Clavesana ore 21.15 “Re-canto di Liguria” Roberta Alloisio e Armando Corsi   concerto omaggio alla Liguria 

16 agosto Celle Ligure Palco Lungomare Crocetta ore 21.15 Los Duendes rumba gitana e flamenco  19 agosto Vobbia Castello della Pietra ore 21.15 - Stefano Ronchi e Fabio Biale  blues & roadsongs  24 agosto Isolabona  castello Doria ore 21.00 - Fabio Rinaudo e Claudio De Angeli racconti di cornamuse - ingresso euro 10,00 25 agosto Isolabona  Castello Doria ore 21.00 - Los Duendes  flamenco e rumba gitana - ingresso euro 10,00  30 agosto Borgio Verezzi  Piazza San Pietro ore 21.30 - Les Nuages Ensemble  musica Klezmer 1 settembre Toirano  Grotta Inferiore di Santa Lucia ore 21.15 - Cyril O’Donoghue e Birkin Tree  canti e musiche dalla tradizione irlandese - Spettacolo inserito nella rassegna “Musica nelle Grotte” 2 settembre Albisola Superiore Piazza della Chiesa di San Nicolò ore 21.00 - “An Irish Night” Birkin Tree & friends Irish music - Spettacolo inserito nella rassegna  “Teatro a San Nicolò” 2 settembre Bergeggi  Grotta della Galleria del Treno ore 21.15 - Stefano Ronchi e Fabio Biale blues & roadsongs - spettacolo inserito nella rassegna “Musica nelle Grotte” - ingresso libero con prenotazione obbligatoria - ritrovo ore 21.00 - incrocio via Aurelia/via Torre d’Ere - Per info e prenotazioni: Comune di Bergeggi tel. 019.25790222 oppure 019.25790212 7 settembre Millesimo  Castello Del Carretto ore 21.00 - Guitar Duo Millenium latin music 22 settembre Arnasco  Castel di Bezzo ore 21.00 - Birkin Tree Irish music 5 ottobre Millesimo Castello Del Carretto ore 21.00 - Fabio Rinaudo e Claudio De Angeli racconti di cornamuse 20 ottobre Tovo San Giacomo Museo dell’Orologio da Torre ore 21.00 - Fabio Rinaudo e Claudio De Angeli racconti di cornamuse

Tutti gli spettacoli sono ad ingresso libero salvo dove indicato diversamente.

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Terrasonora - Si vo’ Ddio Radici Music 2012 RMR137

Altro disco, ulteriore conferma per questo ensemble campano. Una fortuna che siano approdati alla Radici Music, così la qualità del suono sarà supportata anche dalla qualità del prodotto editoriale e della incisione. Una formazione che raccoglie premi, consensi internazionali e critiche entusiastiche da parte delle maggiori riviste musicali internazionali... come si fa a non restare un po’ soggiogati da cotanto palmares? Allora tuffiamoci, com un po’ di diffidenza, all’ascolto del CD... non lasciamoci insomma traviare dalla grafica spettacolare della copertina, dalla qualità superba del cartoncino o dalle esaurienti note del corposo libretto interno... che pure hanno una loro importanza. Dalle prime note sembra di percepire la stessa grinta dei compaesani Spaccanapoli oppure ‘E Zezi, ovvero il meglio che la tradizione campana ha offerto in passato. Man mano che i brani si susseguono la sensazione diviene certezza, a tal punto che viene il sospetto che per una volta Peter Gabriel abbia assunto l’aspetto di Aldo Coppola (oppure viceversa?)... insomma, se si è considerato genio il buon Peter, che aveva “scoperto” e lanciato gli Spaccanapoli, allora cosa bisogna dire del toscanaccio Aldo Coppola e della sua Radici Music, che in fatto di scoperta e valorizzazione di talenti non ha davvero nulla da invidiare alla ben più blasonata Real World? È incontestabile il fatto che ben difficilmente un gruppo lanciato dall’etichetta di Gabriel concede il bis... mentre ciò non accade alla Radici Music, dove troviamo artisti che bissano e sovente continuano a pubblicare album di tutto rispetto. Finita questa doverosa divagazione su un paragone che è tuttaltro che azzardato, continuiamo l’ascolto di un disco che non concede attimi di pausa nei suoi dieci brani. Il ritmo tamburellante è meno ossessivo rispetto ai più commerciali Spaccanapoli, ma questo è il chiaro segno che la melodia e gli intrecci tra voce maschile e femminile, unite al calore del dialetto napoletano, hanno il sopravvento, e ritroviamo canzoni che Teresa De Sio avrebbe voluto cantare (se avesse saputo comporre...). Tammurriate e tarantelle e tanta fantasia e improvvisazione con una strumentazione tipicamente tradizionale con tammorra, ciaramella e tamburello in evidenza. Non c’è nulla da eccepire, siamo davanti ad un capolavoro assoluto, da considerare tra i migliori album italiani degli ultimi anni... chiunque si dichiara appassionato di “musica” in senso lato, (se Dio vuole!!) dovrebbe averlo in discoteca, punto e basta. L.Bohm

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Recensioni

Municipale Balcanica - Off beat Red Tomato Record 2012 RTR0001

La musica Balcanica innanzitutto. Un albun milleusi questo autoprodotto dall’etichetta della Municipale Balcanica, che non farà rimpiangere star internazionali di prima grandezza come Gogol Bordello e Bregovic, tanto per citare i più noti. Si ascolta, si canta, si danza, insomma tantissime suggestioni e ispirazioni per questo “OffBeat”. Klezmer, rock e tradizione attraverso una strumentazione tipicamente balcanica per un risultato worldmusic a tutto tondo... Questa band pugliese non ha paura di sperimentare soluzioni nuove, non ha paura di “deragliare” dal consueto tempo dispari per proporre qualcosa che oltre ad essere facilmente identificabile, crea uno stupore e un desiderio di consumare il disco in molteplici sessioni d’ascolto... Tredici sono le tracce, tutte ad alta gradazione alcoolica, tutte pervase da un desiderio di scatenare i sentimenti per mettere in moto i poveri arti. Altrettanto gustoso per chi vuole stare comodamente seduto in poltrona, ma sinceramente non garantisco affatto che l’ascolto possa produrre un effetto “sedativo”. Un prodotto discografico che non deve mancare a tutti gli appassionati di folk energico, garantito al 100%. L.Bohm

Valter Monteleone - HillPark Studio 106 (autoproduzione) 2012

Un disco sorprendentemente piacevole, questo HillPark, primo album solista di Valter Monteleone che con sei tracce di quasi mezz’ora in totale ci fa capire che il pubblicare questo CD non è stato solo un passatempo. Polistrumentista, dotato di una voce particolare, ha tutti i mezzi per piacere al pubblico. Partendo dal jazz, si inoltra con melodie molto gradevoli alla bossanova, sfiorando tango e swing, con un uso sapiente, mai smodato, o ridondante, di strumentazione. Questo continuo accostarsi ora a valzer, ora a flamenco o tango, accentuano il fascino e il mistero di un disco che nasce volutamente come ancorato alle sonorità anni ’60 per approdare ad un lavoro estremamente attuale e fruibile. Il solo rammarico è che la durata non eccessiva del disco lascia il desiderio all’ascoltatore di riprendere l’ascolto dall’inizio. Non resta che sperare di vedere questo artista, così ispirato e polivalente, così romantico e sensuale nelle composizioni, al più presto dal vivo in qualche rassegna estiva. Sicuramente un nome da segnare nell’agenda, un prodotto discografico da non sottovalutare per niente... Presto ne sentiremo parlare, ci scommetto! L.Bohm


Recensioni

Riccardo Marasco - La mia Toscana

Soig Siberil - 30 ans de scène...

Un passo indietro nel tempo, ma noi di Lineatrad non eravamo ancora nati... per commentare un disco di canzoni della “voce più significativa della musica tradizionale toscana”, e non si potrebbe definire altrimenti colui che dal 1969 in poi ha sfornato con regolarità una serie di ottimi CD per l’etichetta Birba Edizioni. Serenate, stornelli, rispetti, storie, canzoni a ballo e ninne nanne, questo il repertorio di Riccardo Marasco, aiutato da validissimi musicisti quali Silvio Trotta, Giorgio Albiani e Alessandro Bruni, per un lavoro che non è dedicato solo ai nostalgici, ma può piacere a chiunque. Davvero da scoprire su “La mia Toscana”, considerando che le vecchie produzioni sono per lo più fuori catalogo, difficilmente reperibili. L.Bohm

L’attesa c’era. L’attesa per un album che raccoglie in 2 Cd una parte importante del lavoro artistico di Soig Siberil. La composizione di apertura è una sorpresa: “Tamm Ha Tamm” è infatti un inedito che Soig esegue con Jamie McMenemy la bouzouki e Karl Gouriou al sax. La registrazione è stata effettuata da Jannick Reichert nel Febbraio 2012. Il resto è un’esperienza di ascolto molto particolare, durante la quale prende magicamente forma la continuità dell’opera di Soig, che fino a quel momento era rimasta nella nostra mente chiusa in tante scatole, ognuna corrispondente ai suoi dischi. Il booklet è arricchito da una presentazione di Ronan Gorgiard, dalle fotografie di Eric Legret e dalla grafica di Bastien Courtay. A. Roncallo

Birba Edizioni 2011 CDRM11

Claudia Bombardella - Il Risveglio Radici Music 2012 RMR140

Trattasi della versione integrale su CD del programma presentato durante l’Estate Fiesolana da Claudia, l’orchestra e il coro, di cui potete leggere l’intervista esclusiva su questo numero della rivista. La registrazione risale a poco tempo prima, durante una esibizione a Firenze, e conserva tutto il vigore dello spettacolo cui abbiamo assistito. Un ottimo ricordo oppure un promemoria per i prossimi live.

The Albion Band The Vice of the People

CD Powered Flight Records  2012  (POWFCD02)

Una grande sorpresa e una grande rinascita: la Albion Band riparte, completamente ringiovanita, da alcuni figli d’arte quali Blair Dunlop e Gavin Davenport. Il CD possiede notevole intensità e propone un folk rock elettrificato che segue la scia dei grandi gruppi degli anni settanta. Molto bello è “Coalville” di Katriona Gilmore. La registrazione è stata eseguita a Sheffield negli studi della Powered dai due produttori, che sono anche musicisti del gruppo,  Tom Wright e Katriona Gilmore. Nel canone del “fai da te” si colloca anche l’artwork (peraltro un po’ kitch) che è il risultato della fatica di Gavin Davenport. A. Roncallo Tracks: 1.Intro: A Quarter Hour of Fame 2.Roll Over Vaughan Williams 3.Coalville 4.The 2x2 set 5.Thieves Song 6.How Many Miles to Babylon? 7.Set Their Mouths to Twisting 8.Faces 9.The Skirmish Set 10.Adieu to Old England 11.One More Day 12.Wake a Little Wiser Musicians: Gavin Davenport: vocals, guitar, cittern, concertina - Blair Dunlop: vocals, guitar - Katriona Gilmore: vocals, fiddle, mandolin Benjamin Trott: lead guitar - Tom Wright: drums, vocals - Tim Yates: bass, melodeon

2CD Coop Breizh 2012   -  CD1059

Tracks CD1: 1. Tamm ha tamm (inédit 2012) (3:37) - 2. The jug of punch / master crowley (3:11) - 3. Gollodic (5:29) - 4. Till morning rise (3:20) - 5. Air de repos / dansaone (8:39) - 6. L’autre rive (4:24) - 7. La chambre de karabasenn (3:34) - 8. Kest ar sonerien (4:49) - 9. Bugale breizh (4:01) - 10. Les gardiennes (4:12) - 11. Spiced jig (4:12) - 12. La jiganda (4:54) - 13. Vigo / variation (9:00) - 14. War hent Poulfetan (3:31) Tracks CD2: 1. Quand la bogue dort (6:02) - 2. Lammat (6:23) - 3. Al lizher (3:58) - 4. La loco mallet (4:19) - 4. Till morning rise (3:20) - 5. Douze éoliennes (3:08) - 6. “O” (5:53) - 7. Quartier de lune (4:03) - 8. Ramdam (4:01) - 9. Fortune de terre (3:58) - 10. Tan dehi (5:07) - 11. Le halage (5:07) - 12. Son er rost (6:11) - 13. En bas du bourg (3:41) - 14. Abril/ O maio / Xota de Oursense (3:28) - 15. Les ridées du printemps (4:13)

Fairport Convention Babbacombe Lee Live Again

CD Matty Grooves Records  2012  (MGCD052)

Il tour invernale dei Fairport Covention è dedicato alla rivisitazione del celebre album Babbacombe Lee. Si tratta di una splendida rivisitazione che ci trasmette, intatta, l’atmosfera di quello storico disco. Il produttore John Gale ha fatto un ottimo lavoro, sia per ciò che riguarda la registrazione live che per  il mix e la masterizzazione, effettuata ai Galeforce Sound di Dublino. L’ottima grafica di Mike Toole è impreziosita dalle fotografie  di Kirstie Handley. A. Roncallo

Tracks: 1. The Verdict 0:38 - 2. Little Did I Think 2:17 - 3. I Was Sixteen (Part 1) 1:34 - 4. John My Son 0:50 - 5. I Was Sixteen (Part 2) 1:32 - 6. St Ninian’s Isle / Trumpet Hornpipe 1:24 - 7. Sailor’s Alphabet 6:29 - 8. John Lee 3:11 - 9. Newspaper Reading 0:44 - 10. Breakfast In Mayfair 3:36 11. Trial Song 3:52 - 12. Cell Song 4:14 - 13. The Time Is Near 2:46 - 14. Dream Song 5:45 - 15. Wake Up John (Hanging Song) 5:39

7/2012

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Lineatrad 7-2012  

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