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mensile Anno 4 n°40 ottobre 2015 € 0,00

o i r t y e l s ea orpete B co an T r a M aS I Ricatti del mercato Associazone culturale Mantice Medhat Abdelati (Afrika Tage) Guy Davis I Concerti di san Torpete Ethnogenova Dialoghi sulla musica occitana

Festival Cornouaille Associazione culturale Koralira Sharg Uldusù 4tet Elias Nardi group Rosapaeda Angellore Duo Ammatte


Sommario

n. 40 - Ottobre 2015

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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I Ricatti del mercato

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La vita di Guy Davis

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Il progetto scolastico Ethnogenova

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Associazione culturale Mantice

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I Concerti di san Torpete

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Dialoghi sulla musica occitana

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Medhat Abdelati Festival Afrika Tage

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Calogero Farinella, direttore artistico di san Torpete

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Festival Cornouaille

Interviste

Recensioni

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Eventi

Cronaca

Argomenti

di Loris Böhm

F

esteggiamo il quarantesimo numero di Lineatrad, cifra tonda, in un anno che ha visto diversi festival sia nazionali che stranieri festeggiare in cifra tonda, e pure il sottoscritto per quanto riguarda il suo compleanno, allora è tempo di tirare le somme di quello che si è costruito e quello che si deve ancora costruire. Non compete a Lineatrad fare il punto della situazione sui festival, rassegne, su altri organi di informazione (riviste, blog, magazine, bollettini o come diavolo volete chiamarli!), non compete a Lineatrad “giudicare” le “giurie” dei vari premi musicali, contest, targhe (o come diavolo volete chiamarli!). Ognuno deve rispondere del proprio operato, ed è logica conclusione che noi diamo credito a organizzazioni di cui condividiamo i mezzi che usano per metterlo in pratica. Casualmente ho fatto una ricerca sul computer, e nei risultati mi sono apparse alcune mail degli anni ‘90 in cui avevo accese discussioni, ricevevo e lanciavo accuse, a etnomusicologi,

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musicisti affermati, persino importanti etichette discografiche... e mi sono sorpreso della grinta con cui avevo affrontato queste “querelle”, dalle mie precise e dettagliate osservazioni: ero più giovane e battagliero. Adesso posso solo trarre constatazioni: se mi arrivano pochi dischi da recensire dipende dal fatto che su Lineatrad spesso ho criticato se non addirittura stroncato alcuni album, e chi gestisce una casa discografica non ama questo fatto. Ricordo le minacce e le offese di alcuni musicisti ai quali non avevo dato “giusto risalto” (secondo loro) alla qualità del loro lavoro. Beh, sarebbe bello poter parlare sempre bene di tutto e tutti, ma se si verificasse una ipotesi del genere significherebbe che viviamo in un paradiso dove tutti sono santi, e la stessa funzione di Lineatrad (quella di vigilare e consigliare) non avrebbe più senso. Stesso discorso vale per quei colleghi giornalisti... quei pochi che possono vantarsi di avere tesserini, pedigree, certificazioni e diplomi attribuiti

FIM Fiera di Genova

Editoriale a vario titolo, a volte più onorifico che meritocratico, che di fatto trascinano le tendenze musicali degli appassionati e monopolizzano l’andamento stesso del mercato discografico. Beati loro che possono farlo! Io appartengo alla foltissima schiera di opinionisti free-lance che sono seguiti da una tanto ristretta quanto fedele schiera di sostenitori, tutt’altro che qualunquisti, tutt’altro che sprovveduti. Toltomi l’ennesimo sassolino dalla scarpa, anche a beneficio di tanti veri colleghi bistrattati dei blog che non trovano appoggio dalle istituzioni solo perchè nessuno li spinge a dovere, inizierò ad illustrare cosa bolle in pentola su Lineatrad (e cosa invece è finito surgelato in frigo...). Spero intanto che i lettori, dando seguito all’invito apparso sul precedente numero, abbiano avuto modo di ascoltare i dischi che secondo noi erano i migliori del 2014 (anche se l’opinione non era condivisa da altri critici musicali), e si siano resi conto che quei lavori erano tutt’altro che trascurabili.


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Telenn’ Din

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Sharg Uldusù 4tet

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Elias Nardi Group Rosapaeda

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Associazione culturale Koralira

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Sharg Uldusù 4tet

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Angellore Duo Ammatte

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

Partiamo dalle notizie negative: dopo un lungo tira-e-molla non siamo stati presenti alla fiera MEI di Faenza, per il semplice fatto che nessuno dei nostri contatti ha annunciato la sua presenza. Un peccato perchè poteva essere occasione per imbastire progetti comuni e stringere collaborazioni. Stesso discorso per il Medimex di Bari, considerando la pochezza ormai cronica del programma fieristico pseudo-internazionale barese, votato prevalentemente agli artisti locali. Stesso discorso per il Womex a Budapest, in una nazione con gravi problemi politici e sociali che finiranno per limitare ulteriormente la presenza di addetti ai lavori all’interno di quella fiera, e tutti sanno i costi stratosferici che si devono sostenere soltanto per avere accesso al Womex!! Il progetto Live Underground non sarà inizialmente su carta: troppi costi da sostenere a riscontro di una situazione troppo incerta dei locali genovesi in cui si fa musica. Va bene far promozione, ma ha senso se la fai a strutture

che credono in quello che fanno e che hanno una minima volontà di continuare a farlo, perchè i soldi per far partire il progetto li tiro fuori io, non loro. Vedremo se via web-tv, con un impatto economico minore, potremo produrre qualche risultato. Sicuramente una notizia positiva è il coinvolgimento di Lineatrad nell’organizzazione dei “Concerti di San Torpete” a Genova, di cui parliamo diffusamente all’interno. In questo caso si tratta di collaborare per un progetto solido e affermato, in cui non esiste improvvisazione: davvero un bell’impegno. Ci sono degli spazi inutilizzati di incredibile pregio, a Genova, di proprietà del Comune, in cui sarebbe opportuno organizzare eventi musicali, anche folk: insieme a Edmondo Romano prenderò contatti per valutare soluzioni. Lo spazio è tiranno, la vostra curiosità cresce, non resta che augurarvi buona lettura... le sensazioni sono positive, il prossimo mese finalmente potrebbero realizzarsi alcune idee cui stiamo lavorando da tempo! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 4 - N. 40 - Ottobre 2015 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Hanno collaborato in questo numero: Luca Ricatti, Agostino Roncallo, Giustino Soldano, Muriel Le Ny, Jessica Lombardi, Annamaria Parodi, Rinaldo Marti, Synpress 44 Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti I RICATTI DEL MERCATO di Luca Ricatti

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ono passati più o meno vent’anni da quando compravo riviste musicali per decidere quali dischi comprare. Non per leggere il resoconto dei festival, l’intervista alla band che mi piaceva o la novità succulenta, cose che faccio anche oggi, ma proprio per sapere come spendere i miei soldi. Oggi, che basta digitare il nome di un gruppo su Youtube per farsi un’idea di persona, sembra assurdo, ma a quell’epoca si era spesso costretti a fidarsi delle recensioni. Ovviamente i giornalisti musicali avevano un peso enorme. Per almeno un cinquantennio le riviste sono state le grandi gatekeeper del mercato. Tutte quelle testate che leggevo da giovane hanno chiuso o annaspano per non chiudere. I tempi cambiano. O no? Qualche mese fa, un famoso giornalista musicale italiano (lo dico, non lo dico?... vabbè, lo dico), Federico Guglielmi, ha pubblicato un articolo su un blog in cui dice candidamente che quando gli arriva un disco autoprodotto lo scarta a priori perché, ricevendo centinaia di album al mese, è costretto a prendere in considerazione solo quelli di etichette musicali conosciute. Dice che tanto i dischi autoprodotti sono sempre di scarsa qualità, perché non selezionati dai meccanismi del mercato. Teniamo presente che Guglielmi è considerato (e lo è) un grande esperto di storia del punk-rock, cioè il movimento musicale che per primo ha fatto proprio il concetto di do it yourself. Ma andiamo avanti. Negli ultimi anni sui blog musicali si è fatto un gran parlare di alcuni casi di musicisti autoprodotti arrivati al successo mondiale: Amanda Palmer, Zoë Keating, gli svedesi The Knife. Tutta roba in lingua inglese. Amanda Palmer è considerata un guru, fa conferenze e scrive libri sull’argomento. Zoë Keating, oltre ad essere una musicista, è un’esperta di informatica. Fino a poco tempo fa sul sito della Rabid Records, l’etichetta di proprietà dei The Knife era scritto (non so se c’è ancora): «Non mandateci demo. Aprite una vostra etichetta!» E veniamo al dunque. Io non so dove sta andando il mercato. Nessuno sa dove sta andando il mercato. Alcune cose chiare però ci sono. La prima è che noi musicisti di nicchia abbiamo bisogno dei mass media, ma i mass media tradizionali non ci vogliono; l’unico mass media a cui possiamo accedere è internet.

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È anche chiaro, però, che esperti non ci si improvvisa, c›è da lavorare e studiare: la pagina Facebook con tre “mi piace”, della fidanzata, della mamma e della zia, non ha proprio senso. Un’altra cosa chiara è che in Italia dobbiamo darci da fare il triplo, perché qui tutto cambia molto lentamente, a partire dall’atteggiamento degli addetti ai lavori. Ma la cosa più chiara di tutte è che il nostro pubblico è la gente là fuori. Il nostro pubblico non sono i giornalisti, i blogger o i programmatori delle radio. Questi sono persone che possono darci un passaggio, se vogliono; ma se non vogliono dobbiamo essere capaci di camminare con le nostre gambe. ❖


Eventi ASSOCIAZIONE CULTURALE MANTICE Comunicato Stampa

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er gli appassionati di danza e ballo popolare l’associazione Mantice di Latina organizza il corso di danze popolari “I passi della tradizione” passi, ritmo, stile delle principali forme coreutiche di tarantelle del meridione italiano. Il corso prevede 8 incontri di un’ora ciascuno che si terranno tutti i giovedì dalle ore 18 alle ore 19 nella palestra dell’Istituto Istruzione Superiore San Benedetto in Via M. Siciliano 4 Borgo Piave - Latina a partire dal 22 Ottobre 2015. Il laboratorio prevede due livelli, principianti e intermedi; una parte teorica: storia, significati-simboli delle danze tradizionali; ed una pratica: apprendimento della danza, ritmi, passi e stile. Le danze proposte saranno le tarantelle del meridione italiano (Pizzica, Tarantella del Gargano, Montemaranese ecc. ) Giovedì 22 Ottobre 2015 dalle ore 18 alle ore 19 è previsto un primo incontro rivolto a tutte le persone interessate, sia principianti che intermedi. La partecipazione al primo incontro necessita di prenotazione preventiva telefonica. Il corso sarà tenuto da Francesca Trenta artista poliedrica, con carriera ventennale nel campo della danza, del canto e del teatro musicale nelle sue varie forme (dal Musical al teatro popolare) si dedica da oltre 10 anni anche allo studio e all’insegnamento delle danze tradizionali con passione e grande rispetto per le radici profonde da cui ha imparato quanto oggi tramanda. ❖ Per informazioni: Associazione culturale Mantice – Via Botticelli 12 – 04100 Latina Marco Delfino 0773484955 - 339 2327810 mantice@fastwebnet.it - www.mantice.net

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Eventi

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Interviste INTERVISTA A MEDHAT ABDELATI, CHEF DEL FESTIVAL AFRIKA TAGE di Jessica Lombardi

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un pomeriggio freddo di ottobre, ho appuntamento alla Event Focus con lo Chef (capo) Medhat Abdelati per un’intervista. L’ufficio è in un appartamento molto curato ed elegante, di una bella zona di Monaco. Mi offrono gentilmente un caffè mentre Abdelati conclude una telefonata. Penso tra me e me se non sia meglio fare l’intervista in tedesco, anche se ancora non sono all’altezza, vorrei provare… ma forse è meglio usare l’inglese, ci sto ancora pensando che arriva Abdelati sorridente ed elegante e mi chiede se vogliamo fare l’intervista in italiano! Fantastico! La nostra chiacchierata è così piacevole che lo lascio parlare a ruota libera del suo festival; mi racconta così che la prima edizione di Afrika Tage è quella del 2004 a Monaco di Baviera a Theresenwiesen dove si svolge anche l’Oktoberfest. L’anno successivo è la volta di Vienna dove verrà organizzato prima una kermesse di dieci giorni e poi di ben diciassette in cui si avvicendano sui palchi quasi sessanta gruppi. L’allungamento è la risposta al rischio maltempo: un festival più lungo consente di ammortizzarne i costi. A Monaco Afrika Tage dura quattro giorni ed ha subìto una lunga interruzione per “ragioni politiche” dice Abdelati; ci sono state lamentele per il rumore (in una location creata per i grandi eventi!?) e lui ha deciso di concentrarsi più a Vienna dove il festival è ormai alla sua undicesima edizione. Inizio con le domande tecniche per cercare di capire come funziona l’organizzazione tedesca e quali possono essere le differenze con le difficoltà che trovano gli organizzatori dei festival in Italia. Chiedo brutalmente: Avete appoggi statali? Li vorremmo ma è molto difficile! Per una cosa come questa servono tanti soldi, i primi 5 anni abbiamo solo pagato. C’erano dei contributi molti anni fa, all’inizio per esempio la città voleva meno soldi per l’affitto del posto, ma adesso a Monaco l’affitto costa un sacco di soldi. A Vienna spendiamo anche di più perché tutta la parte logistica è meno efficiente. Per esempio a Theresewiesen (ndr a Monaco) tutti gli allacci per l’acqua sono predisposti, è tutto perfetto. A Vienna quando hanno fatto l’isola (ndr Donauinsel, il posto dove organizzano

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Medhat Abdelati

eventi) non hanno pensato che avrebbero dovuto fare gli attacchi e costa un sacco di soldi portare l’acqua etc. Qua a Monaco per esempio portiamo la toilette da collegare direttamente ai canali; a Vienna no, devi avere una macchina che porta l’acqua e gli scarichi. Il nostro direttore è venuto a vedere il Festival di Vienna ed è rimasto colpito dal livello di impianti e palchi, tutto di ottima qualità, mentre in Italia, soprattutto quando la ragione del festival è sociale, non è così. Capita purtroppo che si chieda ai musicisti di suonare in condizioni poco gratificanti dal punto di vista tecnico e si proponga di esibirsi a titolo gratuito. Mi guarda come stessi parlando di una cosa stranis-


Interviste

Rootz Radicals a Vienna questa estate

sima, è molto perplesso, per un attimo mi sono pentita della mia domanda… No no no! Io lavoro così: mi chiedo sempre dove voglio arrivare? Cosa voglio fare? Non posso fare un evento solo a carattere sociale, non è possibile, devo fare un evento insieme sociale ed economico. Per esempio non posso fare un festival gratis perché così non posso pagare i musicisti!! E allora faccio così, questo misto sociale ed economico; per esempio i prezzi degli ingressi sono vari: venerdì sabato e domenica metto gli artisti che costano tanti soldi e calcolo che quelli che hanno molti soldi possono vedere quello che vogliono, le persone che non hanno molti soldi possono entrare prima delle 18 al prezzo di 8 euro; ma per restare dopo non possono lasciare il festival. Molte persone hanno scritto ponendo il problema di poter lasciare il festival e rientrare più tardi. Bene, abbiamo risposto a questa esigenza utilizzando un timbro sulla mano, ma cosa succede? Molti fanno il calco del timbro sulla mano dell’amico e dieci, o venti o cento entrano gratis! Ogni cosa nuova che fai porta nuovi problemi, è così! (ridiamo!) Chi arriva dopo le 18 paga dai 15 ai 25 euro, a seconda dell’artista. Per esempio se c’è Alpha Blondy facciamo pagare 25 euro.

Poi ho avuto un’altra idea: il lunedì non abbiamo molto pubblico allora programmiamo musica che non costa molto e facciamo una giornata che all’inizio si chiamava “Giorno della porta aperta”, adesso si chiama “Charity day”. Invece di proporre semplicemente una giornata ad ingresso gratuito, Charity Day è pensata come una giornata di beneficenza sotto il motto “Monaco di Baviera per l’Africa”. Non c’è un biglietto d’ingresso ma gli organizzatori chiedono di fare donazioni volontarie direttamente agli enti di beneficenza che lavorano sul posto. Durante il concerto principale verrà detto quanto è stato raccolto... e questo perché, come dicono gli organizzatori, nonostante il tripudio di colori e la vitalità della cultura africana, vengono proposte conferenze, letture e punti informativi sui molti problemi che deve affrontare il continente africano. Afrika Tage lavora in stretta collaborazione con numerose organizzazioni non-profit, insieme ai suoi partners, gli organizzatori di Afrika Tage sono impegnati nella promozione della giustizia economica, sociale, umanitaria e ambientale in tutto il mondo, a prescindere dall’origine etnica, dal colore della pelle e dal credo religioso. Come scrive Abdelati sul sito di Afrika Tage: “Vogliamo contribuire alla pacifica convivenza di culture, perdere la paura

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Interviste

degli estranei e mostrare che siamo un mondo. Se ci riusciremo, allora saremo un passo avanti nella nostra visione di costruire ponti tra i popoli”. A questo punto gli chiedo quali sono nello specifico le iniziative di Afrika Tage per l’Africa. Ogni anno ho scelto 4 organizzazioni che sono attive in Africa, e ho devoluto loro una parte degli introiti. Il primo anno erano 2.000 euro, quest’anno ho potuto dare in beneficienza 35.000 euro! Da due anni Auma Obama, sorella di Barack Obama, è la madrina del festival. Anche lei ha una organizzazione in Africa, la Sauti Kuu Foundation, a cui il festival dona un contributo. Sapeva che lo facevo a Vienna ma lei va sempre in vacanza in quel periodo (agosto) però quest’anno ha detto che poteva essere presente ed è andata da uno stand a un altro seguendo tutto con grande interesse. Lei conosce molta gente a Vienna e quest’anno questo mi ha aiutato molto, mi guardano con un altro occhio. L’aspetto sociale e quello economico convivono. Devo mettere insieme l’aspetto economico con quello sociale. E’ molto difficile far funzionare le due cose insieme. Abbiamo interessi commerciali e ovviamente dobbiamo pagare tutti i costi del festival. Io non voglio, non posso e non mi interessa dire a un elettricista del festival “fai questo gratis”. Anche lui ha famiglia e non è giusto. Come è nata la prima volta, nel 2002 l’idea del festival? Io ho studiato a Monaco economia e commercio e ho iniziato a lavorare in una ditta che fa ricerca sulle telecomunicazioni, poi sono andato in una ditta che fa fiere sulle telecomunicazioni, ho cambiato varie ditte e l’ultima ho partecipato alla fiera di Stoccarda nel 2002. Dopo sono diventato Beamter (ndr non esiste una traduzione esatta, si tratta di un ruolo che non permette il licenziamento) ma non volevo restare lì. Nel 2000 internet è andata in crisi e tutti gli addetti ai lavori hanno iniziato a decrescere e anche noi abbiamo perso clienti. Volevo cambiare, volevo fare qualcosa che avesse a che fare con la cultura. Ma come si passa dalla telecomunicazione alla cultura? Ero all’Oktoberfest e per gioco, con gli amici, abbiamo detto: perché non facciamo un Oktoberfest africano? Visto che prima ho lavorato un sacco di anni e ho risparmiato un sacco di soldi mi sono detto: “bene, ora comincio a fare almeno qualcosa di piccolo poi vediamo” allora non sapevo che il pubblico della musica reagisce così, non sapevo che ci fosse tanta gente con gli stand… all’inizio avevamo venti o trenta stands, poi sono diventati centocinquanta! Io pensavo che l’esperienza che avevo in fiera mi avrebbe aiutato… Ha aiutato? Un po’, ma non come pensavo io perché fare una fiera è diverso, significa lavorare in un posto dove tutto

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è già attrezzato e dove ci sono professionisti per fare questo lavoro. Poi il pubblico è un pubblico di addetti ai lavori, mentre in un festival devi portare le persone a vederlo. Qua c’è un bel pubblico però, no? Sì. Però deve essere tutto ben organizzato visto che ci sono tante altre cose, molta concorrenza no? Non tanto, il punto difficile è come fai la “trasparenza” (usare trasparenza per “pubblicità” è quasi più efficace!) non so se tu conosci questo tema: noi non leggiamo più. Spesso la gente che ha il nostro flyer chiede quando è? Chi suona? Ma è scritto lì. La trasparenza è molto difficile. E anche l’organizzazione: quando sei lì se tutto succede nello stesso momento, non funziona. Devi sapere bene chi e quando fa le cose. Gli africani per esempio non sono puntuali e tu devi considerarlo, noi facciamo così spieghiamo con autorità “o così o non si fa” e dopo 10 anni, adesso funziona anche la loro puntualità! Presa dal mio spirito romantico e con la voglia di finire l’intervista con un tocco di italianità, cerco un finale ad effetto (dopo tanta efficienza tedesca) e chiedo: Qualche sogno legato al festival? Qualcosa che vorrebbe fare, un artista in particolare o una location nuova o qualcosa del genere? C’è sempre perché abbiamo iniziato con pochi stand, con un piccolo palco otto metri per quattro adesso ne abbiamo uno ventisei per dieci! Non è un sogno, c’è sempre. Io penso che quelli che organizzano festival hanno un carattere diverso: “il dopo festival è prima del festival” diciamo noi. Dopo il festival ci servono due mesi per chiudere tutto e allo stesso tempo io scrivo un report su cosa è successo anche se qualcuno ha lasciato un rubinetto aperto che non avrebbe dovuto fare. Tutto questo lo scrivo perché queste sono le cose che non sono andate bene e che dobbiamo fare bene l’anno dopo. Non dico: “hai fatto questo o questo”, dico: “questo non devi farlo più”. Quindici giorni prima del festival uno di noi ritorna a dire “tu hai fatto questo, noi ti abbiamo scritto, non farlo più” e così il rubinetto non resta aperto perché lui non lo fa più. Ma ogni anno arrivano nuovi problemi per questo dico che è sempre un processo che si sviluppa. Allora non è un sogno, ma sarà un sogno che in un festival non ci siano più problemi! Ma questo non è possibile!! Ridiamo insieme di questa speranza vana. Lo saluto e lo ringrazio. Lui mi invita ad un altro festival che organizzano qui a Monaco il Markt der Sinne- Kunst, Handwerk, Lifestyle dal 30 ottobre al 1 Novembre molto adatto ai bambini. Andrò sicuramente con i miei tre piccoli, perché sono sicura che sarà un bel festival e sicuramente molto ben organizzato! Vi saprò dire! ❖


Argomenti LA VITA DI GUY DAVIS Comunicato Stampa a cura di Geo Music

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uy Davis è personaggio dai molteplici talenti. Figlio di Ruby Dee e di Ossie Davis - famoso attore, regista e attivista per i diritti civili - non è solo un chitarrista e cantante blues di prima classe. È infatti noto per essere anche un prolifico attore, un grande songwriter e uomo di teatro. In tutte queste attività artistiche, Guy rimane profondamente legato alla storia culturale delle origini afroamericane. Le basi per questa forte relazione risalgono alla prima infanzia. Nato e cresciuto a New York, Guy già da ragazzo ha il privilegio di incontrare molti eroi dell’America Nera: Sidney Poitier, Harry Belafonte, Amiri Baraka, solo per fare qualche nome. La casa della famiglia Davis è sempre aperta, così da sperimentare ogni tipo di situazione sociale di valore collettivo. Un atteggiamento che va avanti sulla base di un messaggio chiaro: essere un artista e occuparsi di quanto accade nella società è ugualmente importante. Ossie Davis e Ruby Lee non hanno mai separato la loro arte dalla vita di tutti i giorni, fungendo da modello ispiratore nello sviluppo di una forte identità artistica nel talentuoso figlio. Molti amici della famiglia Davis hanno lasciato segni profondi nella storia: Martin Luther King Jr, Malcolm X, Jesse Jackson. Lo stesso Ossie Davis ha tenuto il discorso ai funerali di Malcolm, e più tardi si è fatto conoscere per queste straordinarie parole: “Una mente è una cosa terribile da sprecare” – utilizzate in una pubblicità classica per l’ American Negro Col-

lege Fund. È un messaggio che può ben servire a comprendere la carriera di Guy Davis come bluesman, che non si limita a lavorare sul palco e negli studi di registrazione, ma anche a insegnare in scuole e seminari. Le carriere dei rinomati genitori ebbero inizio nel mondo del teatro, ad Harlem. Autori brillanti quali Langston Hughes, Zora Neale Hurston e Ralph Ellison hanno contribuito ad arricchire e formare le menti dei lettori più illuminati e degli studenti col potere delle proprie parole. Inevitabilmente, il blues è servito da robusto pilastro di tale struttura intellettuale. Il giovane Guy Davis non poteva far altro che udirne le cadenze negli anni della formazione. La sua vita adulta è stata poi profondamente pervasa dal messaggio senza tempo del blues. Quando vide Buddy Guy e il

suo prossimo idolo Taj Mahal suonare, era nato un aspirante bluesman. Negli anni a venire, Guy Davis comincia a cercare la via migliore per combinare le proprie diverse qualità artistiche. Il debutto discografico è del 1978, per la Folkways, ma ci vorranno più di quindici anni – contemporaneamente a molte attività di successo nei palcoscenici dei teatri – per ottenere il giusto riconoscimento per la propria musica. Eccellenti album quali “You Don’t Know My Mind“ e “Butt Naked Free“ si rendono finalmente responsabili del suo successo in veste di bluesman – con tanto di Handy award nominations a riprova della notorietà raggiunta. Innumerevoli apparizioni in concerti nazionali e internazionali contribuiscono a definirlo tra i migliori artisti del blues acustico contemporaneo, po-

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sizione che Guy mantiene tuttoggi. Nel 2012 esce “The Adventures of Fishy Waters: In Bed with the Blues”, doppio CD con canzoni e storie che raccontano le avventure di un bluesman di fantasia, Fishy Waters, e i suoi viaggi per l’America più dura e irregolare. Oltre a canzoni originali scritte dallo stesso Davis, comprende anche materiale di nomi leggendari quali Robert Johnson, Blind Willie McTell e Big Bill Broonzy. Davis mette in scena le canzoni nei panni di Fishy Waters, che viaggia nel sud e incontra personaggi decisamente interessanti, in un mood spesso giocoso e carico di umorismo, talvolta enigmatico e misterioso. Nella primavera del 2013 Guy pubblica Juba Dance, disco che si inserisce nella sua vena più tradizionale, fatta di blues acustico, ben suonato e cantato. Da notare

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l’armonica di Fabrizio Poggi, cui è riconosciuta la collaborazione con il “featuring” in copertina, a dimostrazione dell’affetto che Davis nutre verso l’Italia, nel senso sia di pubblico che di musicisti. Nell’autunno del 2015 esce Kokomo Kidd, un disco che cattura lo stile feroce e la voce calda dell’ormai assodato leader della scena blues acustica newyorkese sin dai tempi in cui il suo grande amico Eric Bibb ha lasciato la Grande Mela. “Kokomo Kidd” è, rispetto al precedente “Juba Dance”, un disco molto più rilassato, dove troviamo collaborazioni con l’italiano Fabrizio Poggi, Charlie Musselwhite e molti altri prestigiosi sideman. Guy Davis non è solo una delle punte di diamante del panorama blues contemporaneo, ma anche un uno showman e un interprete unico, un vero cantasto-

rie che sa ammaliare con racconti ispirati direttamente dai fatti di vita della propria famiglia, proveniente dalle campagne del sud degli Stati Uniti e presente tutt’ora nelle canzoni di “Kokomo Kidd”. ❖ Discografia:

1978 - Dreams About Life 1993 - Guy Davis - Live, 1993 1995 - Stomp Down Rider 1996 - Call Down the Thunder 1998 - You Don’t Know My Mind 2000 - Butt Naked Free 2002 - Give in Kind 2003 - Chocolate to the Bone 2004 - Legacy (Red House Records) 2006 - Skunkmello (Red House Records) 2007 - Down At The Sea (Secret Mountain) 2007 - Guy Davis On Air (Tradition & Moderne) 2009 - Sweetheart Like You (Red House Records) 2012 - The Adventures of Fishy Waters: In Bed with the Blues 2013 - Juba dance (con fabrizio Poggi) 2015 - Kokomo Kidd

radio blues americane su GUY DAVIS featuring FABRIZIO POGGI - JUBA DANCE Roots Music Report nella “JUBA DANCE”, inciso per l’etichetta franco americana DixieFrog, suggella la collaborazione di vecchia data tra il celebre bluesman statunitense Guy Davis (unico vero erede di Robert Johnson e John Lee Hooker), e l’armonicista italiano (ma ormai di caratura internazionale) Fabrizio Poggi; coproduttore dell’album e protagonista con la sua armonica in diversi brani. Un disco acustico, di autentico blues, essenziale e coinvolgente in cui voce, chitarra, banjo e armonica diventano protagonisti assoluti. Fabrizio Poggi e Guy Davis hanno presentato il disco in Europa (Inghilterra, anche alla BBC, Francia, Belgio, Olanda, Scozia...) e negli Stati Uniti con concerti in Kansas, Georgia, Alabama, Illinois, Nebraska, Iowa, Wisconsin... JUBA DANCE, è stato per otto settimane al primo posto nella classifica dei dischi più trasmessi dalle

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Blues Radio TOP 50 (davanti a Tedeschi Trucks Band, The Rides, Buddy Guy e Eric Clapton...) JUBA DANCE è stato candidato ai Blues Music Award 2014 (gli oscar del blues) come miglior album acustico dell’anno!

Fabrizio Poggi Cantante e armonicista, scrittore e giornalista, premio Oscar Hohner Harmonicas, 19 album incisi, di cui cinque registrati negli Stati Uniti, ha suonato con tanti grandi del blues, del rock e della canzone d’autore tra cui Garth Hudson di The Band e Bob Dylan, The Blind Boys of Alabama, Marcia Ball, Jerry Jeff Walker, Zachary Richard, Flaco Jimenez, Little Feat, Charlie Musselwhite, John Hammond, Sonny Landreth, Bob Margolin, Ronnie

Earl, Steve Cropper, The Blues Brothers Band, Richard Thompson, Eric Bibb e Otis Taylor. Di Fabrizio Poggi DAN AYKROYD, l’Elwood Blues dei Blues Brothers, nel suo programma radio TheBluesMobile.com ha detto: ”Fabrizio Poggi is a terrific italian harmonica player...” ovvero “Fabrizio Poggi è uno straordinario armonicista italiano”. ❖


Eventi Associazione Sant’Ambrogio Musica X Edizione 2015-2016

I CONCERTI DI SAN TORPETE ITINERARI MUSICALI ALLA SCOPERTA DI SUONI ANTICHI Comunicato Stampa

4 – Domenica 18 ottobre 2015, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova Francesco Manara, violino - Francesco De Zan, pianoforte Beethoven e le origini del virtuosismo romantico Musiche di Ludwig van Beethoven (1770-1827), Robert Schumann (1810-1856), Niccolò Paganini (1782-1840), Camillo Sivori (1815-1894) 5 – Sabato 31 ottobre 2015, ore 18,00 - Santuario della Madonnetta - Genova Davide Merello, Organo Contemporanei: musicisti famosi e meno noti nel 330° anniversario dalla nascita Musiche di George Frideric Händel (1685-1759), Pier Domenico Sandoni (1685-1748), Domenico Scarlatti (1685-1757), Lodovico Giustini (1685-1743), Johann Sebastian Bach (1685-1750) 6 – Sabato 14 novembre 2015, ore 17,30 - Museo Diocesano – Genova Giuliana Maccaroni, Organo - Enea Sorini, Baritono “Accordando questa musica”: Barocci, Genova e la musica del suo tempo Musiche di Girolamo Frescobaldi (1583-1643), Elimot (15101553?), Jacotin (?-1529), Bernardo Storace (fl.1660), Johannes De La Fage (fl. 1520), Peeter Cornet (1580-1633), Brunet (1510-1553?), Francisco Correa de Arauxo (1584-1654), Diego Ortiz (1525?-1570?) 7 – Sabato 28 novembre 2015, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete – Genova “DueOttavi” Laura Sega, Voce - Massimiliano Pioppi, Pianoforte Il suono delle parole Musiche di John Lennon (1940-1980) - Paul McCartney (1942), Leonard Cohen (1934), Harold Arlen (1905-1986), Charlie Chaplin (1889-1977), Fabrizio De André (1940-1999), Jacques Brel (19291978), Adonir Barbosa (1910 - 1982), Antonio Carlos Jobim (19271994), Chico Buarque (1944), Antonio Carlos Jobim (1927-1994), Joseph Kosma (1905-1969), Salvatore Sini (1873-1954), Guglielmo Cottrau (1797-1847), George Gershwin (1898-1937), Richard Rodgers (1902-1979) - Lorenz Hart (1895-1943), Eden Ahbez (19081995), Ariel Ramirez (1921-2010)

9 – Sabato 12 dicembre 2015, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova I giovinCELLI Federico Bragetti, Giovanni Bogdanovic, Giulia Gatti, Francesco Raspaolo, Lisa e Mara Amirfeiz Musiche di Richard Wagner (1813-1883), Jacques Offenbach (1819-1880), Pëtr I. Čajkovskij (1840-1893), Astor Piazzolla (1921–1992)

8 – Venerdì 4 dicembre 2015, ore 21,00 - Basilica dell’Immacolata - Genova Marie-Ange Leurent - Eric Lebrun, Organo a 4 mani Musiche di Jean-Baptiste Lully (1632-1687), Heinrich Biber (1644-1704), Johann Pachelbel (1653-1706), Johann Sebastian Bach (1685-1750), Pëtr I. Čajkovskij (1840-1893), Giuseppe Verdi (1813-1901), Georges Bizet (1838-1875)

10 – Sabato 26 Dicembre 2015 - ore 16.30 - Santa Margherita Ligure (GE) - Oratorio di San Bernardo Dalibor Miklavčič, Organo Musiche di Dalibor Miklavčič (n. 1971), Iacobus Handl Gallus Carniolus (1550-1591), Anonimo Sloveno (sec. XVIII), Jakob Hassler (1569-1622 ca.), Anonimo Iberico, Francisco Correa de Arauxo (1584-1654), Christian Erbach (1568-1635)

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Eventi

11 – Sabato 9 gennaio 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova Ensemble Dramsam Alessandra Cossi, canto, synphonia, percussioni – Fabio Accurso, liuti, traversa medievale Gianpaolo Capuzzo, flauti diritti, flauto doppio – Giuseppe Paolo Cecere, canto, viella, salterio Cantigas de loor. Tra numero e devozione: le cantigas in lode di Santa Maria di Alfonso X el Sabio Musiche di Alfonso X el Sabio (1221-1284) 12 – Sabato 23 gennaio 2016 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova Ring Around Quartet Vera Marenco, Soprano - Manuela Litro, Contralto - Umberto Bartolini, Tenore - Alberto Longhi, Baritono - Giuliano Lucini, Liuto A Janequin Musiche di Clément Janequin (1485-1558) 13 – Sabato 6 febbraio 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete – Genova Valentino Ermacora, Clavicembalo Il clavicembalo ben temperato di Bach - II Parte Musiche di Johann Sebastian Bach (1685-1750) 14 – Sabato 20 febbraio 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova Duo Comuzzi – Curti Giardina Demetrio Comuzzi, Viola - Anna Maria Curti Giardina, Pianoforte L’ANIMA ViOLA… Musiche di Robert Schumann (1810-1856), Johannes Brahms (1833-1897), Franz Schubert (1797-1828) 15 – Sabato 5 marzo 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova Il Concento Luca Franco Ferrari, Direttore ¡Ay rosa, florida protectora nuestra! Musica per la canonizzazione di Santa Rosa da Lima, 1671 Musiche di Tomás de Torrejón y Velasco (1644-1728), Anonimo (XVII sec), Juan Matias de Rivera (XVII/XVIII sec.), Francisco López Capillas (1605-1673), Juana Inés de la Cruz (16481695), Joan Cererols (1618-1680), Tomás de Torrejón y Velasco, Juan de Arajuo (1646-1712) 16 – Sabato 19 marzo 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete – Genova Elena Bertuzzi, Soprano; Maurizio Piantelli, Tiorba; Claudia Pasetto, Viola da gamba; Marco Vincenzi, Clavicembalo A’ piè della gran croce. Ovvero l’umanissimo dolore di Maria e di Maria Maddalena Musiche Girolamo Frescobaldi (1583-1643), Giovanni Girolamo Kapsberger (1580-1651), Tarquinio Merula (1595-1665), Domenico Mazzocchi (15921665), Bartolomé de Selma y Salaverde (1580 ca-1640ca), Luigi Rossi (1597-1653) 17 – Lunedì 28 marzo 2016, ore 17,00 - Sestri Levante, Chiesa di Santa Maria di Nazareth Andrea Chezzi, Organo Musiche di Georg Friedrich Händel (1685-1759)

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18 - Sabato 16 aprile 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete – Genova Walter van Hauwe & Lorenzo Cavasanti, Flauti; Sergio Ciomei, Clavicembalo; Caroline Boersma, Violoncello Johann Sebastian Bach 1685-1750. Corpi di ricambio. Triosonate e Partita, l’opzione alternativa Musiche di J.S. Bach 19 – Sabato 23 aprile 2016, ore 17.30 - Conservatorio Paganini, Genova Michael Unger, Organo Musiche di Dieterich Buxtehude (c.1637-1707), Johann Sebastian Bach (1685-1750), Johann Peter Kellner (1705-1772), Johann Ludwig Krebs (1713-1780), Charles-Marie Widor (18441937), Josef Rheinberger (1839-1901) 20 – Sabato 7 maggio 2016, ore 21.00 - Chiesa di Sant’Anna – Genova Andrea Vannucchi, Organo Musiche di Bernardo Pasquini (1637-1710), Georg Friedrich Händel (1685-1759), Giovambattista Martini (1706-1784), Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), Luigi Gherardeschi (1791-1871), Baldassarre Del Bianco (1820-1850) 21 – Sabato 14 maggio 2016, ore 16,45 - Chiesa di San Filippo - Genova Ignacio Ribas Tales, Organo Musica religiosa in Spagna dal XVI al XXI secolo Musiche di Antonio de Cabezón (1510-1566), Sebastián Aguilera de Heredia (1561-1627), Francisco Correa de Arauxo (1584 - 1654), Juan Bautista Cabanilles (1644-1712), Vicente Rodríguez (1690-1760), Juan Alfonso García (1935) 22 – Sabato 21 maggio 2016, ore 17,30 - Chiesa di San Torpete - Genova Pizzicar galante Anna Schivazappa, Mandolino - Fabio Antonio Falcone, Clavicembalo Un Maestro napoletano alla corte spagnola Musiche di Domenico Scarlatti (1685-1757), Roberto Valentini (1674-1735ca), Pietro Giuseppe Gaetano Boni (prima metà del XVIII secolo) 23 – 4 giugno 2016, ore 21,00 - Oratorio di Nostra Signora del Rosario (delle Cappe Turchine) - Loano (SV) Luca Scandali, Organo Musiche di Pietro Morandi (1739-1815), Domenico Cimarosa (1749-1808), Niccolò Moretti (1763-1821), Felice Moretti (1791-1863), Vincenzo Bellini (1801-1835) 24 – Sabato 18 giugno 2016 17,30 - Chiesa di San Torpete – Genova Accademia Hermans Fabio Ceccarelli, Flauto – Fabiano Merlante, Chitarra Rossiniana. Ouverture e arie rossiniane nelle trascrizioni d’epoca per flauto e chitarra Musiche di Gioacchino Rossini (1792-1868), Ferdinando Carulli (1770-1841), Ferdinando Carulli/Jean-Louis Tulou (1786-1865), Mauro Giuliani (1781-1829), Anton Diabelli (1781-1858) ❖


Interviste DIALOGO CON CALOGERO FARINELLA DIRETTORE ARTISTICO CONCERTI DI SAN TORPETE di Loris Böhm

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alogero Farinella, direttore artistico de “I Concerti di San Torpete”, che sono considerati una tappa obbligata genovese per gli appassionati di musica antica, barocca, classica e anche tradizionale, ci racconta la storia di questa incredibile rassegna musicale.

Calogero, innanzitutto ti presento il mio media “Lineatrad”, non una rivista classica su carta e neanche un blog, ma un “portavoce mediatico” su internet del mondo musicale prevalentemente folk, word e tradizionale da diversi anni (www.lineatrad.com). La vostra programmazione ha diversi punti in comune con la musica trattata da Lineatrad; sempre più di frequente troviamo formazioni miste con artisti provenienti da orchestre di musica classica e artisti provenienti dalla tradizione popolare. Il repertorio folk proviene in buona misura da compositori classici, e spesso troviamo gli estremi antico-sperimentale che si sovrappongono per creare il repertorio delle nuove formazioni di musicisti, e nuovi generi musicali, più fruibili dai giovani d’oggi. Qual’è il vostro pensiero in relazione alla proposta di San Torpete?

Grazie, intanto, per offrirci questa opportunità di farci conoscere anche a un pubblico in nuovo attraverso le interessanti pagine di Lineatrad. I Concerti di San Torpete sono nati nel 2007 come serie di appuntamenti che dovevano accompagnare l’inaugurazione dell’organo sei-settecentesco di scuola organaria ligure conservato nella chiesa di San Torpete a Genova. Al fianco del concerto inaugurale organizzammo

Accademia degli Imperfetti a san Torpete

altri 11 concerti, 6 per organo solo, 6 per altri ensemble: il successo di pubblico e gli incoraggiamenti a continuare ricevuti furono tali che ci sentimmo obbligati, insieme con il parroco della chiesa, Paolo Farinella (mio fratello) certamente noto a più di uno che legge queste righe per il suo impegno pubblico, a proseguire. Nacquero così le stagioni dei concerti che anno dopo anno sono ormai giunte alla X Edizione, iniziata il 5 settembre 2015 e che si concluderà il 18 giugno 2016 con un bel concerto di trascrizioni coeve di arie e sinfonie rossiniane per flauto e chitarra (il programma è scaricabile andando sul sito www. concertidisantorpete.com; siamo anche su facebook). Il successo di pubblico è stato determinato anche dalla formula adottata (in genere il sabato pome-

riggio, alle 17,30) che ha contribuito a richiamare in centro storico di Genova molti genovesi e non genovesi e rivitalizzare in parte una zona della città non ancora interessata al “recupero” che ha coinvolto altri punti del centro storico. All’inizio le stagioni furono organizzate dalla parrocchia, poi, visto il rilievo assunto, è subentrata l’Asssociazione Sant’Ambrogio Musica, diretta dal noto compositore genovese Andrea Basevi, che dal settembre 2008 ha preso in carico la progettazione e l’organizzazione delle stagioni stesse. I Concerti di San Torpete si caratterizzano per l’attenzione alla musica barocca, elemento determinato dall’organo presente in chiesa, da cui tutto ha avuto inizio come già accennato, e dalle caratteristiche architettoniche della chiesa geno-

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vese di San Torpete che ospita i concerti: un edificio del 1730-1733 a pianta ellittica, opera dell’architetto imperiese Giovanni Antonio Ricca il Giovane (1688-1748) che ricostruì la chiesa precedente danneggiata dai bombardamenti del porto di Genova del 1684 fatti dalla flotta di Luigi XIV. Ma questo elemento non ha mai pregiudicato “aperture” di vario genere alla musica anteriore e posteriore. Abbiamo avuto così diversi concerti dedicati alla musica medievale e rinascimentale (ad esempio un magnifico concerto dedicato alle frottole italiane del ‘500 con le bellissime voci del Ring Around Quartet) e di altri periodi. Abbiamo anche assunto un ruolo di promozione di musica e di autori “storici” poco frequentati o in prima esecuzione moderna e di committenza di musica di autori contemporanei: è il caso della “Missa Venite, exultemus Domine” commissionata ad Alessandra Valvasori; della “Missa Sancti Torpetis” di Andrea Basevi per soli, coro a 5 voci, 2 violini, chitarra, violoncello, organo (2012), delle Variazioni per due viole da gamba sopra “Oh Heiland reiß die Himmel auf” di Federico Maria Sardelli (prima esecuzione mondiale il 28 settembre 2013). Abbiamo anche curato il rapporto musica colta-musica popolare nei secoli (canzoni da battello veneziane, musica popolare italiana e spagnola del cinque-seicento, il grande organista Liuwe Tamminga ha ripercorso le trasformazioni europee di un tema di canzone popolare cinquecentesca). E in ogni stagione cerchiamo di inserire almeno un concerto “crossover”, come quello dedicato a Piazzolla e alla musica argentina (con un duo fisarmonica e chitarra). Il 28 novembre avremo il duo “Due Ottavi”, con Laura Sega e Massimiliano Pioppi (voce e pianoforte) che eseguiranno un programma interamente dedicato a brani che spaziano dal cantauto-

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rato alle sonorità brasiliano-bossanovistiche, al jazz contaminato dalla musica classica. Ultima caratteristica da sottolineare, il tentativo di pruomuovere nuovi e validi artisti. Quest’anno ci sono due appuntamenti con giovani e giovanissimi musicisti: il primo vedrà all’opera un insolito ensemble composto di soli violoncelli, sei allievi delle tre classi di violoncello del Conservatorio Paganini di Genova; il secondo ospiterà il vincitore del II Concorso Clavicembalistico “Amelia Isabella Bianchi 2015”, promosso dal Conservatorio “Puccini” di La Spezia che si svolgerà a Spezia il 23 e il 24 ottobre (il concerto si terrà invece il 9 aprile 2016). Tanti anni ricchi di concerti, dove non figura una tematica specifica affrontata, ma forse esiste un collegamento tra le stagioni presentate?

Il “filo rosso” che collega le nostre stagioni si desume da quanto risposto alla domanda precedente. Il filone barocco con scelte non scontate, il recupero di importanti autori e brani del passato ingiustamente finiti un po’ da parte, programmi e strumenti in genere di ascolto non comune e particolari, il dialogo musica colta-musica popolare, anche se ambedue “storicizzate”. Quali artisti presentati rappresentano il vostro “fiore all’occhiello”, e quali artisti rappresentano il vostro “sogno nel cassetto” per il futuro?

Nel corso delle dieci edizioni dei “Concerti di San Torpete” abbiamo ospitato numerosissimi artisti di grande qualità. Per fare pochi nomi cito solo l’amico Marco Beasley, straordinario interprete della vocalità “antica”, la grande violista da gamba Bettina Hoffmann, le splendide cantanti Anna Delfino, Pamela Lucciarini e la cubana Yetzabel Arias Fernandez, che hanno avuto una strepitosa carriera artistica nel corso di questi ultimi anni; l’ ensemble “L’Astrée” con il violinista Francesco D’Orazio, Bob van

Asperen, la grande Gemma Bertagnolli, il Collegium Pro Musica, il cembalista Christian Brembeck, il duo Gabriele Cassone (tromba naturale) e Antonio Frigè (organo); gli organisti Francesco Cera, Andrea Macinanti, Marco Ruggeri, Luca Scandali; il flautista Enrico Casularo con Andrea Coen al cembalo, Elena Bertuzzi e l’ensemble “I Musicali Affetti”, il Quartetto Delfico ecc. ecc. Sogni nel cassetto ce ne sono diversi: da anni pensavo di far venire a San Torpete il noto violoncellista Mario Brunello ma la Gog lo ha precettato prima di noi; il grande organista e specialista di musica vocale e orchestrale antica Diego Fasolis; la Cappella Artemisia, ensemble tutto al femminile che ha riscoperto musiche composte da donne. Mi piacerebbe organizzare un concerto di musica mozarabica (musica molto melismatica e suggestiva che accompagnava la liturgia in alcune zone della Spagna, fiorita tra IV e XI secolo) ma scoraggiano i costi (gli specialisti sono tutti francesi). Vorrei poi riuscire a realizzare un progetto con Federico Maria Sardelli, con l’esecuzione in prima mondiale di sue composizioni, di cui parlai con questo geniale musicista un paio di anni fa e ancora non concretizzatosi… Tante difficoltà di organizzazione e gestione contabile, in qualche modo superate durante gli anni passati pur con qualche perdita di esercizio, qual è il bilancio attuale?

Desidero premettere che c’è da tener conto di un dato fondamentale e di una scelta consapevole, trattando di costi: tutto quello che avviene nelle stagioni dei Concerti di San Torpete avviene in “chiaro”, cioè tutti i concerti rispettano la normativa vigente in materia di contributi per gli artisti, di diritto di autore ecc.: quindi i pagamenti sono tutti tracciati e documentati, gli artisti sono tutti regolarizzati nelle forme ammesse dalla legislazione


Interviste

La chiesa di san Torpete, incastonata tra gli edifici del Centro Storico di Genova, autentico tempio genovese della musica antica, è gremita di pubblico

attuale ecc. ecc. E questo comporta un aggravio notevole, dato che le tasse incidono con un costo di non poco rilievo. Attualmente le stagioni vanno avanti grazie all’insostituibile sostegno della Compagnia di San Paolo e al contributo della Regione Liguria e del Comune di Genova. C’è comunque un po’ di disavanzo al quale ha fatto fronte la parrocchia di San Torpete, che nel complesso ci aiuta molto dato che, ad esempio, non ci chiede il pagamento delle spese di affitto (contribuiamo però, e giustamente, alle spese per il riscaldamento e le pulizie). Il pubblico contribuisce con le offerte libere e assolutamente volontarie che vengono lasciate ad ogni concerto.

La chiesa di San Torpete è il fulcro di tutto l’evento, che si estende in altre chiese cittadine ed extra-cittadine, ma questa sede pur essendo una bomboniera dall’acustica eccellente ha una capienza ridotta. E’ un ostacolo o un punto di forza?

Anche qui parto da una premessa necessaria. Sino alla stagione 2013-2014 “I Concerti di San Torpete” si sono svolti solo all’interno della omonima chiesa genovese. Con la IX Edizione (2014-2015) c’è stato un salto qualitativo e quantitativo: quella stagione ha segnato infatti l’inizio della collaborazione tra l’Associazione Sant’Ambrogio Musica, tradizionale organizzatrice de I Concerti di San Torpete, e l’Associazione Amici dell’Organo di Genova. Le due associazioni hanno

cercato in questo modo di non far perdere la tradizione dei concerti eseguiti su alcuni dei più pregevoli organi storici presenti sul nostro territorio, valorizzati per lunghi decenni tramite le rassegne, dirette prima da Emilio Traverso poi da Luisella Ginanni, “Festival Organistico Europeo” e “Itinerari alla scoperta di suoni antichi. Rassegna internazionale di musica organistica” che avevano chiuso nel 2013 per difficoltà di varia natura, soprattutto economiche, dopo 36 anni di preziosa attività. La collaborazione ha portato ad aggiungere ai tradizionali 15/16 concerti ospitati a San Torpete altri 10 che si tengono in altre chiese genovesi e liguri (Loano, Savona,

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Villanova d’Albenga, Alassio, Gavi; nella stagione in corso toccheremo anche Santa Margherita Ligure e Sestri Levante). Nell’attuale edizione, su 25 concerti in programma 15 sono ospitati a San Torpete, da te giustamente definita una bomboniera dall’acustica perfetta. La chiesa è sempre piena, in alcune occasioni, utilizzando ogni spazio disponibile (posti in piedi, il coro dietro l’altare ie persino i gradini) siamo riusciti a far entrare oltre 200 persone. Certamente la chiesa è piccola ma questo elemento non rappresenta un punto debole: in chiesa si crea un “clima” particolare determinato dalla “vicinanza” tra pubblico e artisti che impedisce che ci sia una “frattura” tra esecutori ed ascoltatori. I musicisti che suonano da noi avvertono questo elemento positivo e ciò li porta spesso a menifestare il desiderio di ripetere l’esperienza e a tornare ancora da noi. Altra nota dolente è l’ingresso a offerta libera. Una politica lodevole che offre lo spettacolo a tutte le classi sociali, ma un peso notevole per le vostre finanze. Avete sondato altre possibilità di fruizione per il pubblico? Per esempio al Suq hanno adottato i “biglietti sospesi” ovvero gli spettatori più abbienti offrivano un biglietto a quelli bisognosi. In Austria in un festival mettono spettacoli a pagamento e altri gratuiti, in Francia invece lo stesso spettacolo viene offerto due volte, uno gratuito itinerante, su strada, o in qualche sito convenzionato, per far conoscere i musicisti, e l’altro a teatro a pagamento. Cosa ne pensate?

I Concerti di san Torpete non si tengono in un terreno neutro ma si svolgono in una cornice, quella della chiesa di san Torpete, una realtà dove nulla è a pagamento, perché, come apertamente sostenuto dal parroco attuale, Paolo Farinella, così deve essere nella “sua” chiesa e nella Chiesa. E la parrocchia di San Torpete è una delle realtà che contribuiscono a organizzare, in-

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sieme all’Associazione Sant’Ambrogio Musica, i concerti. Il parroco tiene in modo particolare alla caratteristica della gratuità e della logica di “servizio”, in questo caso culturale, alla città e noi tutti condividiamo questa, diciamo così, “filosofia” che fa della nostra attività culturale e musicale una sorta di “bene comune” a disposizione di tutti. Chi può e chi vuole, ha la possibilità di contribuire in tanti modi per sostenere la nostra attività gratuita: certo, si tratta anche di una una sfida che si appella alla maturità di chi frequenta i concerti e comunque di chi li considera un momento culturale qualificante. C’è da dire poi che per molti anni nei fogli di sala di ciascun concerto era indicato un conto corrente per eventuali contributi liberi ma in tutto questo periodo non c’è stata una sola offerta pervenuta tramite questo mezzo. C’è tuttavia da precisare che diversi spettatori ci aiutano con le offerte libere lasciate nei cestini alla fine di ciascun concerto. Quindi, e per concludere, non abbiamo naturalmente nulla contro i sistemi di “sostegno” da te ricordati ma appartengono a un’altra “concezione” del “fare e far ascoltare musica”, la nostra ha caratteristiche e uno “spirito” differenti che non vogliamo assolutamente perdere. Quando quest’anno avete avanzato l’ipotesi di chiudere le attività per eccessivo passivo di gestione, alcuni sponsors si sono mobilitati per sostenervi. Come è andata?

La questione degli sponsor a Genova è punto dolente, come noto a tutti: sono pochi, sempre gli stessi e spesso già impegnati su altri fronti. Dopo l’allarme qualcosa si è comunque mosso, abbiamo ricevuto un finanziamento di un donatore che è voluto rimanere anonimo. Abbiamo attivato da tempo, e allargato in questa situazione, alcune forme di sponsorizzazione

particolari che ci permettono di ottenere servizi per i Concerti a condizioni di favore, come ad esempio la pasticceria Cremacacao, che si trova in Via delle Grazie a pochi passi dalla chiesa sede dei concerti e ci sostiene concerto dopo concerto. Di recente un accordo con la nota ditta musicale genovese Storti ci consente di ottenere l’affitto del pianoforte a prezzi scontati, con un risparmio per il nostro bilancio. Per il prossimo anno abbiamo concordato che vi aiuterò personalmente nell’organizzazione. Questo evento lo considero “patrimonio della città” inderogabile: frutto della passione per la cultura e l’arte. Tutto quello che potrò fare nelle mie possibilità, per aiutarvi, lo farò. Puoi anticipare qualche idea da realizzare per il prossimo anno?

Come hai potuto verificare direttamente, ci troviamo in una fase di ristrutturazione e di ripensamento. Siamo felici della tua collaborazione, speriamo che altri vogliano aggiungersi per darci una mano, magari “sfruttando” le competenze proprie di ciascuno. C’è ad esempio la necessità di eseguire qualche foto durante tutti i concerti e non solo di qualcuno. Avremmo anche necessità di garantire una maggiore copertura su internet (verificare il riscontro dei comunicati stampa inviati per ciascun concerto) e sui social network. Per la prossima stagione si potrebbe pensare a un aiuto di qualcuno in possesso di formazione musicale che possa collaborare alla redazione delle note illustrative dei programmi o qualcun altro che dia una mano nella correzione delle bozze del materiale a stampa. E magari anche cose più pratiche di cui ragionare con chi fosse interessato. Ti ringrazio per le risposte, ci vediamo ai prossimi concerti! ❖


Argomenti I canterini della tradizione genovese, finalmente possono vantare un progetto per tramandare alle future generazioni la tecnica e la passione per il trallallero

IL PROGETTO SCOLASTICO ETHNOGENOVA di Rinaldo Marti

Il quintetto Ethnogenova

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thnoGenova, il quintetto (+1), nasce come apertura del canto popolare genovese ad un pubblico più ampio, rispetto alla naturale vocazione dello stesso. La disposizione tipica dei canterini delle tradizionali squadre, chiusi tra loro in cerchio, ha suggerito però un solido punto di partenza per generare, via via, soluzioni fruitive, anche a livello didattico, che intrigassero gli ascoltatori medi verso la trama canora di questo originale canto noto come Trallalero. La formazione, intanto, è limitata a soli cinque canterini, corrispondenti alle altrettante parti che generano il tessuto polifonico. Tale soluzione, tesa ad esaltare la definizione delle singole voci, esclude la canonica e quasi roboante moltiplicazione del ruolo di Basso, compensandola, però, con la scelta di una voce sicura e corposa come quella di Alessandro Ghiglino. Le voci restanti, tipicamente soliste -Contralto, Primo, Controbasso e Chitarra svolte, rispettivamente, da Paolo Besagno, Alberto Sacco, Alessandro Campora e Fabrizio Parodi-, vengono, in tal modo, ad avvantaggiarsi di una disposizione più aperta e distanziata, in favore di

un ascolto sicuramente più arioso e intelligibile. Il progetto di EthnoGenova, poi, si distingue in performance e didattica, ma senza che, a priori, l’una escluda l’altra, giacché è insita, negli intenti programmatici della formazione, la volontà di modellare il repertorio storico del genovesato alle specifiche esigenze dei contesti ambientali e culturali che si vanno ad incontrare. L’idea originaria, di fatto, prevede la performance, ossia, l’esecuzione in concerto, ma già la sua realizza-

zione, ad esempio, offre la novità di una fruizione differenziata tra maniera tradizionale e moderna, volendo, quest’ultima, di natura più didattico-fruitiva. La prima è alla presenza dei canterini, ma disponendosi loro intorno, magari seduti a dei tavoli e consumando qualche bevanda, mentre la seconda, in contemporanea e in un ambiente limitrofo opportunamente predisposto, offre l’immersione in un ascolto assorto grazie ad un sistema di diffusione sonora in surround che avvolge gli spettatori come se si trovassero fisicamente al centro del quintetto. Questa opportunità non consta nel dare un tocco di modernità ad una tradizione secolare col solo scopo di catturare nuovo pubblico, ma si preoccupa di offrire sinceramente una nuova condizione d’ascolto che permetta di fruire al meglio la trama sonora percependo anche nitidamente le singole voci che la realizzano.

Il tecnico del suono Rinaldo Marti

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Argomenti

Prove tecniche di coro

A fine performance, inoltre, la stessa installazione audio, che ha gestito il surround, viene messa a disposizione del pubblico interessato, il quale, col tramite di un tablet ed un software estremamente intuitivo, può ascoltare le distinte voci di diversi brani selezionabili per poterle estimare ed apprendere. Nella scuola statale di via San Marino di Genova, nei pressi del paesino di Granarolo, perseguendo la volontà di divulgare e rendere didatticamente fruibile la tradizione del Trallalero, si è realizzato, nello scorso anno scolastico, un progetto mirato a coinvolgere attivamente i suoi alunni. Docente di Musica di quella sede era ed è tutt’oggi Rinaldo Marti, il sesto componente di EthnoGenova, l’audio installer che, con la collaborazione fattiva dei componenti il quintetto, ha condotto gli alunni all’apprendimento di alcuni brani del repertorio popolare genovese. Anche qui, l’aspetto didattico lo si è incrociato con quello della performance, ovviamente, ma senza che le due condizioni fossero troppo distinte, tant’è vero che, a coronamento del percorso svolto, si è realizzata, all’interno della sede stessa, una seduta di registrazione del quintetto con la partecipazione corale di circa ottanta bambini, delle ex terze e quarte elementari di quella scuola. Paolo Besagno, il Contralto del quintetto, in tre incontri svolti a scuola in forma di lezione-con-

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certo, ha, per così dire, raccontato la favola del Trallalero, spiegandone la storia e la struttura con esempi pratici e grande comunicabilità. Rinaldo Marti, quale insegnante in quella specifica scuola, ha creato le condizioni perché l’approccio al canto popolare venisse percepito dai ragazzi come naturalmente fruibile, anche a dispetto delle invadenti mode musicali giovanili, sempre più tese a far guadagno col ricorso a soluzioni artefatte e troppo poco sincere. Pur facendo ricorso alle tecnologie elettroniche sempre più familiari alle giovani generazioni per interfacciarsi col mondo, si è svolta

Prove tecniche di coro

una breve ma concentrata serie di lezioni dirette coi ragazzi basata sulla partecipazione attiva. Partendo dall’esperienza diretta che ha visto Marti coinvolto dalla passione del proprio figlio Leonardo per questo genere, peraltro, arruolato canterino componente la squadra de “I giovani canterini di S. Olcese” capitanata dallo stesso Besagno (contralto in due squadre!), si è svolta una rapida introduzione sul canto genovese, anche fruendo in rete dei video di Trallalerogenova channel che vedevano Leonardo fanciullo nel ruolo vocale di Primo. Subito dopo, spiegati elementari principi di impostazione vocale ed assicurata la messa in voce corretta, si è passati all’insegnamento di alcune parti vocali di qualche trallalero, prediligendo inizialmente quelli più semplici e con testo in italiano. Lo stesso Leonardo Marti, ormai quindicenne, essendo precoce e accanito conoscitore del repertorio, ha suggerito al padre la scaletta dei brani da proporre. Questi, dal canto suo, ha individuato le parti vocali dei brani più confacenti la tessitura media degli alunni, distinta in vere


Argomenti

voci bianche per la scuola primaria e voci in fase evolutiva per la secondaria di primo grado. Mentre per i ragazzi del secondo anno di scuola media si è potuto realizzare con soddisfazione qualche trallalero a due voci, assegnando il ruolo di Primo ai maschi e quello di Contralto alle femmine, per i fanciulli delle elementari, si è preferito limitare il loro intervento al solo ruolo di Contralto, rinforzando la voce di Besagno. Il risultato che si può ascoltare nel CD prodotto in quest’ultima soluzione, risultato della sessione di registrazione menzionata, è qualcosa di veramente unico nel suo genere, poiché, nel parere di Rinaldo Marti, rimanda a qualcosa di sempre esistito, come di un canto all’origine della voce umana, se così si può dire. E questo, grazie all’energia dei bambini, che, coi loro entusiasmi e i loro colori espressi attraverso la sola voce, riescono così a rigenerare l’antico canto del territorio genovese. Progetto da rinnovare nel presente e appena iniziato anno scolastico, magari, estendendolo ad altre scuole! (Parti aggiunte)

L’installazione surround

In un ambiente, un quintetto di canterini scelti cantano in cerchio con microfono quadrifonico al centro. In un altro spazio, predisposti i diffusori in quadrifonia, il pubblico segue ascoltando a tutto tondo come fosse concentrato nello spazio del microfono. Il microfono è speciale, non è un comune panoramico o omnidirezionale che riduce ciò che lo circonda, comunque, in un’unica traccia mono. Non è neanche stereo, bensí distingue gli eventi in 4 tracce, che, se riprodotte con altrettanti diffusori opportunamente collocati, offre un ascolto immersivo a tutto tondo. In breve, un surround pro più dedicato al mondo audio puro, che non a quello del cinema. Si tratta di sentire ripro-

La copertina del disco CD prodotto con la registrazione dei canti eseguiti dagli studenti insieme con il quintetto. L’album è a tiratura limitata, in confezione artigianale, ma regolarmente bollato SIAE, e rappresenta un documento importante del lavoro didattico svolto.

dotti, orientandosi in una soluzione ideale, davanti, il Primo un po’ a sinistra, il Controbasso al centro e un po’ a destra il Contralto, mentre, da dietro, si percepirebbero la Voce Chitarra e il Basso dislocati, a piacere, uno un po’ a sinistra e l’altro un po’ a destra.

Caratteristiche strettamente tecniche

Realizzata attraverso il software MAX della Cycling ‘74, l’installazione si basa sull’impiego di un tablet multi-touch quale interfaccia utente, di un computer nascosto per l’elaborazione dei dati e di un sistema audio dotato di un microfono surround e della diffusione quadrifonica per la fruizione uditiva.

L’evento consisterebbe in un’esecuzione riprodotta in tempo reale in un altro ambiente, ma, in chiusura di concerto, viene offerta, ai singoli utenti che lo desiderassero, la possibilità di gestire la spazializzazione delle esecuzioni appena fatte, distinguendone anche le singole voci, col tramite del tablet disponibile. ❖

Componenti Paolo Besagno (Contraeto), Alberto Sacco (Primmo), Sandro Campora (Controbasso), Fabrizio Parodi (Chitàra), Alessandro Ghiglino (Basso), Rinaldo Marti (Sound Engineer).

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Interviste DALLA VALLE DEL GESSO A QUELLA DELLO STURA: DIALOGHI SULLA MUSICA OCCITANA di Agostino Roncallo

parola che nelle su intenzioni era un grande complimento. Da quel giorno Silvio fu per noi “il tecnico”, ma non so se lui ricorda questa cosa. Attraversando l’incrocio di oggi, io e Paolo ci siamo allora ritrovati a parlare di musica e della sua attività di costruttore. Così ho deciso di porgli alcune domande. Quando hai iniziato ad appassionarti all’organetto e quando è nata in te l’idea di costruirli? Ricordi momenti precisi?

Organetto costruito da Paolo Giraudo

Paolo Giraudo, costruttore di organetti La vita propone tanti incroci, ognuno dei quali è un incontro. Talvolta capita di conoscersi, perdersi per anni e poi ritrovarsi a un incrocio successivo per dirsi: anche tu da queste parti? Per me e Paolo è stato un po’ così, ci si conosceva da ragazzi e si usciva nelle sere estive, a bere nelle birrerie delle vallate cuneesi. Già allora lui aveva una falegnameria e dava confidenza al legno. Oggi, a un nuovo incrocio, lo ritrovo costruttore di organetti. Io in verità già negli anni settanta e ottanta seguivo la musica occitana, una realtà che lui ancora non conosceva. Ma poi, Paolo ha incontrato Silvio Peron che forse, senza far torto ad alcuno, è il più esperto tra gli organettisti delle valli: da quel

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momento anche per lui quella musica è diventata una passione. Su Silvio Peron vorrei però aprire una piccola e doverosa parentesi: all’inizio degli anni ottanta era entrato a far parte dei Lou Dalfin, gruppo che si riproponeva di rivisitare la musica tradizionale occitana e che aveva all’epoca una line-up acustica (ghironda, fisarmoniche, violino, plettri, clarinetto, flauti) e un repertorio di brani storici e popolari che nel 1984 è stato presentato nell’album “L’aze d’alegre”. Da quegli anni Silvio ha fatto molta strada. Io lo ricordo una sera, suonare nel cortile di una vecchia casa nella frazione di Santa Lucia di Entracque. Lì abitavano due vecchi contadini, fratello e sorella, e si suonava per loro. Non eravamo molti. Al vecchio la musica di Silvio piaceva al punto da chiamarlo continuamente “tecnico”, una

Si il momento preciso lo ricordo bene. Sentii dal mio laboratorio arrivare le note di una mazurka, che mi hanno incantato. La suonava una ragazzina allora 12enne che abita 150 m più su del laboratorio. Era giugno, una sera in cui stavo chiudendo per tornare a casa. A quell’ora la brezza scende da Madonna del Colletto e le note mi arrivavano chiarissime, lei stava suonando nel prato davanti a casa. Li decisi che avrei provato a suonare quello strumento. L’anno seguente mi iscrissi a un corso dal grande maestro Silvio Peron che teneva proprio in paese, a Valdieri. Durante il corso mi frullava già in testa l’idea di provare a costruirne uno. Io usavo un organetto di mio cognato che lui aveva acquistato 20 anni prima e praticamente non usava. Un Castagnari, che è la Ferrari dell’organetto, si può dire nel mondo. Tutto in legno di acero. Un giorno di nascosto lo aprii per capire cosa c’era dentro. Fu una folgorazione e da li non mi sono più fermato. Era il 2008.


Interviste

che non recupererà più, pur mantenendo sempre un suo grado di umidità che è quella dell’aria che lo circonda. Nel caso dell’organetto poi verrà verniciata la parte esterna chiudendo quindi il poro del legno per impermeabilizzarlo dall’umidità e proteggerlo da agenti esterni, soprattutto il sudore delle mani. Dove ti procuri le ance e il mantice? Cosa usi per fissare le ance?

Paolo Giraudo nel suo laboratorio

Quali tipi di legname prediligi per la costruzione di uno strumento? Hai sempre usato l’Ontano o hai sperimentato specie diverse? Con quali risultati? Su cosa ti stai orientando attualmente? Usi lo stesso legno sia per le parti interne che per quelle esterne?

I legni che uso sono tutti della Valle Gesso, dal primo all’ultimo. Mi trovo gli alberi io, me li porto al laboratorio e li taglio in assi grazie a una piccola minisegheria a motore a scoppio. Ho un trattorino piccolo fornito di gru col quale posso caricare e trasportare i tronchi senza problemi. Qui ci sono decine e decine di qualità di alberi da provare, tutti magnifici. Ogni strumento è composto di vari tipi di legni. Per la parte in vista dell’organetto uso il noce, il ciliegio, l’acero, la betulla, il frassino, il castagno. Ma ne utilizzerò molti altri. La parte interna invece è composto di altri legni. La meccanica per esempio è in faggio che è robusto e si presta ottimamente per la leva dei tasti e altri pezzi interni che muovono. Poi ci sono le soniere interne che sono come delle grandi armoniche a bocca e sono il cuore del suono e

suonano grazie al mantice. Per le soniere uso abete, ontano, pioppo, faggio e altri esperimenti. Da li esce la caratterizzazione del suono. I risultati sono molto buoni, chi ha provato un mio organetto nota subito un suo carattere sonoro. Ho anche costruito un organetto “riciclato” ovvero usando legni antichissimi recuperati da restauri vari che ho fatto e tavolame di tetti antichi di castagno. Quanto ritieni importante la stagionatura del legno e perché?

Be la stagionatura è fondamentale, non solo per fare un organetto, ma qualsiasi costruzione in legno, tipo mobile o serramento ecc. Il legno deve essere ben secco per non risentire di movimenti e sbalzi. Il tempo di essicazione naturale mediamente è di un cm di spessore all’anno. Esempio se ho un’asse di 3 cm di spessore ci impiegherà un anno e mezzo ad essere lavorabile, anche se poi prima di lavorala subentrano altre procedure, un po’ lunghe da spiegare. Il legno è come una spugna che assorbe e rilascia umidità, ma durante l’essicazione perde fino all’80 % della sua acqua

Sia le ance che il mantice li compro nelle Marche, nella zona di Castelfidardo, patria delle fisarmoniche nel mondo, dove ci sono ditte specializzate nelle varie parti dello strumento, ditte che fanno mantici, ditte che fanno ance ( voci ) per fisarmonica e organetti, ditte che trattano la componentistica varia ecc. Le ance si fissano sulla soniera in legno con cera d’api, messa a caldo. La cera ha la funzione di incollare e sigillare dall’aria benissimo gli spazi, oltre al fatto che è facilmente scollabile e rincollabile in caso di manutenzione. Qual è la soddisfazione maggiore nel percorso di costruzione dell’organetto?

La parte più emozionante è quando lo si sente suonare la prima volta. È come un bimbo che fa il primo respiro. Ognuno ha la sua essenza unica. Ma è molto bello studiare e costruire l’estetica e la funzionalità. Quest’ultima intesa come manovrabilità dello strumento è la cosa più importante. Per suonare bene lo strumento deve funzionare alla perfezione, deve essere agevole suonarlo per farlo rendere al massimo. Quali musicisti di organetto hai avuto modo di ascoltare e preferire? Ci sono concerti che ti hanno colpito particolarmente? Che tipo di emozione ti da il suono dell’organetto?

Silvio Peron il primo, il mio insegnante, bravissimo sia nell’insegnamento che nella conoscenza della tradizione e soprattutto nel modo di suonarlo. Riccardo Tesi,

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Norbert Pignol, Stephane Delicq, Simone Botasso, Mathieu Aimonod, Edoardo Degioanni, Filippo Gambetta, Marc Perrone e tantissimi altri, italiani e stranieri. Concerti che mi abbiano colpito sono più d’uno e sempre in occasione della festa della fisarmonica che si teneva a Robilante in Valle Vermenagna qui vicino. Uno quello di un trio Italiano Ciuma Salvi Tombesi. Uno con Emanuel Pariselle e Christian Maes. Uno con Tapia e Leturia. L’emozione che mi da l’organetto è difficile descriverla, trovo che si possa trasmettere ogni stato d’animo con questo strumento, la gioia per scatenarsi al ballo, la voglia di cantare, la melodia triste e riflessiva. Ci sta tutto. Hai avuto modo di collaborare con musicisti delle valli? Che tipi di riscontro (apprezzamenti, consigli, ecc.) hai avuto da loro?

I miei primi organetti li ho fatti provare a Silvio Peron che è un giudice severo e sapiente, tanto che ho paura a portargli gli ultimi a provare.. ma ho bisogno di persone così per fare organetti sempre migliori. Poi li faccio provare a tanti suonatori locali e attingo dalle loro considerazioni. Non ho delle vere e proprie collaborazioni ma faccio provare gli strumenti a più suonatori possibili per farmi conoscere il più possibile. Sono solo all’inizio. Poi c’è un organetto dal nome suggestivo: “Zuccherino”. Come è nata l’idea di costruirlo?

Il nome “ Zuccherino “ l’ho dato agli strumenti base, i più piccolini. Il nome è venuto perché un giorno ero in montagna con un mio grande amico e si parlava di organetti, del fatto che volevo fare degli organetti base piccolini adatti sia a un principiante che a un bambino, ma di qualità professionale. Siccome eravamo a un rifugio e dopo la polenta e vari quarti di vino eravamo euforici e abbiamo finito il pranzo a zuccherini nell’alcool aromatizzato in varie essenze, dalla lavanda al

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Interviste

genepy, alla menta, al caffé ecc. Lì mi è venuto in mente il nome. Fare zuccherini in varie essenze di legno, betulla, acero, noce, ciliegio, frassino, castagno.

Simone Lombardo, musicista L’incontro con Simone Lombardo è stato per me casuale, come casuali sono del resto i più importanti incontri della vita. Da anni, per motivi logistici, frequentavo poco le valli occitane, pur non avendo mai perso contatto con quelle tradizioni musicali. Poi, tre anni fa, sono ritornato in Val Maira, un luogo cui sono rimasto affezionato. La mia curiosità, da sempre, mi spinge a cercare vinili o cd nei luoghi più impensati. Un tempo l’unico riferimento era a Cuneo un negozio di dischi che si chiamava, e ancor oggi si chiama, Muzak. Ma adesso, con mia grande sorpresa, non è poi così difficile trovare materiali musicali anche nelle valli. Un giorno mi sono ritrovato a Elva, un villaggio impervio, uno degli scenari in cui è stato girato il film “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti. Sapevo naturalmente della colonna sonora, che aveva vinto il primo premio al Festival di Lagonegro e che era stata composta dai Lou Dalfin. Qui ho trovato per la prima volta il nome di Simone. Poi sono l’entrato nell’unico negozietto del paese che vendeva di tutto, dagli alimentari ai vestiti. Lì, ho ascoltato una musica di sottofondo che mi ha colpito per alcuni

Simone Lombardo

arrangiamenti particolari: era “Encharma” del gruppo La Ramà, il cui fondatore era appunto Simone. Niente nella vita è casuale. Vedo altri cd in vendita e mi accorgo che i progetti di questo musicista sono poliedrici: oltre alle collaborazioni con i Lou Dalfin va segnalata anche quella con i Gai Saber oltre che la fondazione di due gruppi, uno più di ascolto, La Ramà per l’appunto, e l’altro da ballo, i Lo Truc. Da quel negozio sono uscito dopo aver acquistato le ultime produzioni: “Mascharias” de La Ramà e “Teramar” dei Lo Truc. “Mascharias” lo ritengo particolarmente significativo e lo considero una delle opere più originali e suggestive che la cultura occitana abbia prodotto in questi anni. Le diverse composizioni, tutte di elevata qualità e prive di quelle oscillazioni che spesso ci portano a preferire certi pezzi piuttosto che altri, si collocano in un continuum che fanno di quell’album una suite molto coinvolgente, quasi una psichedelia ante litteram perché ritrova, al di là di ogni contaminazione, il respiro interiore di una cultura. Ne dovevo parlare con l’autore. Ho raggiunto allora Simone Lombardo grazie ai contatti fornitemi dagli amici Gai Saber. Ecco, a seguire, il nostro dialogo. Quali sono stati i tuoi primi passi in campo musicale e come hai conosciuto le tradizioni delle vallate occitane?

Ho conosciuto le tradizioni occitane grazie in primis ai miei genitori che frequentavano concerti e balli nelle serate di musica d’oc e si  interessavano come anche mio zio di cultura occitana. Poi ovviamente ha contribuito anche il mio incontro con Sergio Berardo, proprio ammirando i suoi concerti e le sue performance mi sono appassionato degli strumenti tradizionali e ho cominciato sotto la sua guida a muovere i primi passi nel mondo della musica frequentando le lezioni che lui teneva proprio nell’isti-


Interviste

tuto musicale di Dronero, paese in cui sono cresciuto.

Come sono nate e con quali diversi intenti le esperienze della Ramà e dei Lo Truc?

Come valuti la collaborazione con Marco Martinetto per la produzione e la registrazione?

Il progetto della Ramà è nato dall’esigenza di suonare musica occitana d’autore d’ascolto, una delle cose che mi ha sempre appassionato è quella di scrivere musica mia,lavorare su nuove creazioni e la Ramà è stato sicuramente il posto giusto per poterlo fare. Lo Truc invece parte dalla voglia di proporre musica da ballo d’autore cercando di unire la creazione di nuove melodie alla dimensione della danza tradizionale. Parlando della Ramà, la composizione del gruppo è molto cambiata tra il primo album “L’encharma” e il secondo “Mascharias”: come spiegheresti questa transizione?

Quando è nata la Ramà eravamo tutti molto giovani e ognuno di noi stava cercando la sua strada come è giusto che sia alcuni membri hanno poi intrapreso cammini diversi, anche al di fuori della musica, ad esempio il nostro primo percussionista ora produce pastis. Sicuramente ogni membro che è stato nella Ramà ha fornito il suo personale apporto contribuendo alla crescita del progetto. In Mascharias suoniamo in maniera diversa, c’è molta più attenzione agli arrangiamenti e presenta sicuramente esecuzioni musicali più elaborate rinunciando però alla spontaneità che avevamo nel primo disco. Al momento la formazione presenta solo tre elementi,abbiamo deciso di andare verso una dimensione più raccolta e diretta rispetto al lavoro di “Mascharias”. “Mascharias” appare all’ascolto come un’unica suite, una sorta di opera folk-rock dal sapore psichedelico tanto è il coinvolgimento mentale e la qualità delle composizioni: come avete lavorato intorno a questo bellissimo progetto?

Si è esattamente quello che vo-

regia di Marco Martinetto che oltre a registrare e mixare il disco ci ha anche dato una mano negli arrangiamenti.

La collaborazione con Marco Martinetto è stata ottima, la sua grande professionalità e competenza nelle registrazioni e il sapiente aiuto che ha saputo darci negli arrangiamenti è stato importantissimo ai fini del risultato.

Simone Lombardo

levo che risultasse, una grande suite che racconta in musica una leggenda delle nostre vallate. Avevo sempre avuto l’idea un giorno di provare a musicare una storia concependola come una sorta di concept album come si faceva negli anni settanta,provando a rendere epico e quasi cinematografico quello che stavamo narrando,Sicuramente le mie fonti di ispirazione sono stati gruppi della scena progressive e anche alcune colonne sonore di film, un genere che da sempre mi appassiona. Ho cercato molto umilmente di creare delle melodia che potessero coinvolgere l’ascoltatore dentro la vicenda narrata,è stato possibile grazie a tutti gli ottimi musicisti di quella Ramà che hanno suonato alla grande il disco e che voglio ricordare: Erica Molineris (voce), Simonetta Baudino (ghironda e organetto), Marco Carollo (violino e chitarre), Giuseppe Quattromini (chitarra acustica) e Alberto Comino (percussioni), più tutti i grandi ospiti come Dino Tron, Chiara Cesano e Daniele Giordano de i Lo Dalfin, Davide Bertetto, Matteo Tinetto e Sergio Bonous della Peiro Douso e ovviamente un grandissimo contributo è dato dalla

Come avete scelto le storiche Edizioni Borgatti per i Lo Truc e che tipo di scelte avete fatto negli studi di Casalecchio di Reno? “Teramar” sembra registrato con microfoni ambientali molto ariosi, cosa puoi dire in proposito?

Il mio primo incontro con le Edizioni Musicali Borgatti è stato nel 2005, avevo 19 anni e mi apprestavo, proprio negli studi di Casalecchio di Reno,a registrare la colonna sonora del film “il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti. Da quell’esperienza è partita una bella collaborazione che ci ha portato a registrare due dischi dei Lo Truc negli studi di Casalecchio. Il secondo, intitolato “Teramar”, è stato registrato in modo da tenere i suoni molto più naturali possibili cercando di sfruttare in pieno le sonorità di tutti gli strumenti impiegati grazie anche alla registrazione fatta da Marco Biscarini e il mixaggio di Guido Caliandro. Quali caratteristiche distinguono a tuo avviso le ghironde costruite dal biellese Sergio Verna?

Sergio Verna è un grandissimo liutaio, ho scoperto da qualche anno i suoi lavori e mi sono subito piaciuti. Possiedo una ghironda di Boudet, che reputo uno straordinario liutaio, e da qualche tempo ho preso una ghironda tenore costruita da Verna. Sergio ha una caratteristica nelle sue ghironde che apprezzo molto ovvero concepisce

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delle manovelle molto morbide che non comportano un eccessivo affaticamento della mano e consentono di suonare in comodità per molte ore di seguito. Inoltre le sue ghironde hanno molto carattere e sono contraddistinte da una bella profondità di suono il quale risulta essere sempre rotondo e avvolgente con una delicatezza di fondo che le rende perfette per la musica antica e la musica d’ascolto. Che tipo di rapporto avete con i Lou Dalfin la cui collaborazione ai vostri album appare continua?

I Lou Dalfin sono stati e sono tutt’ora un punto di riferimento per me, in quanto sono il gruppo che più di tutti ha saputo dare lustro alle nostre tradizioni. Sono conosciuti da un grande pubblico e da anni portano avanti un grande lavoro di qualità nell’ambito della musica popolare. In particolare Sergio Berardo è stato il mio maestro per molti anni e a lui devo molto di quello che e so molto di quello che ho fatto e da sempre è per me come per molti altri un punto di riferimento nell’ambito della musica occitana. Come nasce “Artemisia”, composizione nata da una collaborazione con

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Interviste

Valeria Tron? In questo pezzo come hai lavorato con ghironda, cornamusa e voci sovrapposte che sembrano registrate parte in strada e parte in studio?

Quella con Valeria Tron è una straordinaria collaborazione, in quanto lei è una delle poche cantautrici in lingua occitana che conosco,capace di raccontare con grande poesia la montagna e le sue storie. Artemisia,che è uno dei brani del disco di Valeria, è una composizione nata a quattro mani tra me e lei. Abbiamo pensato di trasformare il brano dandogli un sapore esotico richiamando l’atmosfera che si respira nei mercati nordafricani, sovrapponendo appunto le voci registrate in un mercato alla melodia vocale registrata in studio condita poi con una melodia affidata alla ghironda e sovraincidendo dei fraseggi liberi di cornamusa. Quali elementi significativi hai trovato nella collaborazione con i Gai Saber in “Angels Pastres Miracles”?

La collaborazione con i Gai Saber mi ha insegnato molto, soprattutto sulla tecnica dell’arrangiamento, campo in cui Alex Rapa è un vero maestro. E’stata importante per imparare a gestire diversi strumenti

acustici che suonano su basi elettroniche cercando di dare uno spazio razionale al tutto. “Angels pastres e miracles” è stato un bellissimo progetto, prendere melodie cosi antiche e rielaborarle dandole un’altra prospettiva interpretativa si è rivelato una mossa vincente dando vita a un disco che ha incontrato un ottimo successo sia nella critica che nel pubblico. So che siete al lavoro per nuove registrazioni: puoi anticipare qualcosa in questo senso ai lettori di “Lineatrad”?

Si diciamo che in pentola bollono un po’ di lavori discografici tra cui il terzo disco della Ramà e de lo Truc,un lavoro solista,uno invece in duo con uno straordinario violoncellista (Lamberto Curtoni), il secondo album con Valeria Tron e un disco con la Peiro Douso, formazione della Val Chisone che riarrangia melodie popolari in chiave swing. Inoltre a breve uscirà il nuovo disco dei mitici Yo Yo Mundi che vede anche la mia presenza come musicista nella registrazione, insomma si può dire che succederanno delle cose. Grazie a tutti e soprattutto a te Agostino e un saluto alla mitica rivista “Lineatrad”. ❖


Cronaca

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Cronaca FESTIVAL CORNOUAILLE 21-26 LUGLIO 2015 QUIMPER di Giustino Soldano e Muriel Le Ny (foto © Giustino Soldano)

Dan Ar Braz

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ovantaduesima edizione di questo Festival e seconda partecipazione per noi. Avevamo seguito questa manifestazione per la prima volta l’anno scorso (vedi Lineatrad n. 33 set-

Yann Honoré

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tembre 2014) e n’eravamo rimasti favorevolmente impressionati e perciò abbiamo deciso di ritornarci. Numerose le novità di quest’anno, che sono state illustrate durante la conferenza stampa iniziale da Igor Gardes, direttore del Festival. I cambiamenti principali hanno riguardato la scelta degli artisti. Il Festival ha sempre voluto difendere e valorizzare la musica e la cultura bretone mantenendone le tradizioni, ma con un’apertura anche a stili diversi. Per dare una connotazione più territoriale si è preferito quindi scegliere musicisti bretoni o stranieri che sono residenti in Bretagna, che suonano anche musiche provenienti dai loro Paesi d’origine. Anche per i luoghi della manifestazione è stata fatta qualche modifica con l’introduzione di alcuni spazi nuovi. L’Espace Gradlon che l’anno scorso era occupato da un tendone che ospitava concerti a pagamento, è stato trasformato in

un Village aperto liberamente al pubblico con diversi padiglioni nei quali sono state previste animazioni varie, tra cui giochi tradizionali bretoni, dimostrazioni culinarie con degustazioni e concerti serali gratuiti a partire dalle 22:15 proponenti musica rock, pop o simili, per offrire un’alternativa a coloro che preferiscono qualcosa di diverso dalle fest-noz. Sempre nell’ambito dell’Espace Gradlon è stato aperto uno spazio in cui pranzare e cenare, degustando piatti tipici della gastronomia regionale a prezzi popolari, assistendo contemporaneamente a spettacoli con canzoni tipiche dei marinai eseguite da gruppi locali. Sono stati ampliati gli spazi dedicati al pubblico all’Espace Corentin, per agevolare i danzatori appassionati delle fest-noz e sono stati previsti concerti gratuiti a mezzogiorno e alle 19 con esibizioni di gruppi emergenti. Nei giardini dell’Espace Pierre Jakez Hélias è stato previsto un

Clarisse Lavanant e Niamh Varian-Barry (da sin. a dx.)

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Cronaca

Armel an Héjer

unico spettacolo serale contro i tre dell’anno precedente. È stato ripristinato l’utilizzo del Théâtre Max Jacob, una struttura storica di Quimper, riaperto proprio in occasione del Festival. Nella giornata finale della domenica, sono stati programmati più spettacoli nelle strade e il percorso del Triomphe des Sonneurs è stato cambiato, con l’arrivo al Village Gradlon e con uno spettacolo in omaggio a Erwan Ropars, un suonatore di cornamusa recentemente scomparso, che è stato direttore per tanti anni della Bagad Kemper. Inoltre per la serata di domenica è stata programmata una grande

Outside Duo - Antoine Solmiac e Julien Grignon (da sin. a dx.)

fest-noz ribattezzata “Best Noz”, a chiusura della manifestazione, con i concerti di alcuni dei gruppi esibitisi durante il Festival. Altra novità: l’acquisto di bevande e cibi nelle strutture del Festival, che fino l’anno scorso avveniva mediante vendita preliminare di gettoni, è stato semplificato con il pagamento diretto con carte di credito o in contanti. Molto ricco il programma annunciato con prezzi compresi tra i 12 e i 27 Euro per gli spettacoli a pagamento. Ben l’80% degli spettacoli sono rimasti gratuiti. Per quel che riguarda invece la giornata conclusiva di domenica: “Kemper en Fête”, il biglietto d’in-

Il trio dei Liù - Vincent Guérin, Fanch Oger e Nicolas Kervazo (da sin. a dx.)

gresso all’area delle manifestazioni è stato fissato a 8 Euro. Molto ben fatti ed esplicativi i depliant illustranti i vari programmi. Questi i principali artisti annunciati in cartellone. Al Théâtre de Cornouaille Dan Ar Braz; Elisa Vellia e Angelique Ionatos; Miossec; India Noz; Kemen Tu Al Théâtre Max Jacob Soig Siberil; Nolwenn Korbell; Sa[f]ar; Kreizh Breizh Academy; Dasson All’Espace Pierre Jakez Hélias Yann Honoré e invitati; La Grande Tribu; Outside Duo; The Celtic Social Club; Les Goristes

Olli e una parte del gruppo Eostiged Ar Stangala in India Noz

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Cronaca

Les Goristes

Nolwenn Korbell

Qualche nota sugli spettacoli Alcuni concerti come quelli di Dan Ar Braz, Nolwenn Korbell e Miossec, segnavano il tutto esaurito già da diversi giorni prima degli spettacoli ed altri erano quasi pieni. Vista la contemporaneità di molti spettacoli soprattutto serali, per noi non è stato possibile seguirli tutti, perciò come succede spesso in queste occasioni, abbiamo dovuto operare delle scelte e a volte seguire i concerti solo parzialmente. Queste le nostre impressioni. Il concerto di martedì 21 luglio al Théâtre de Cornouaille di Dan Ar Braz, intitolato “Cornouailles Soundtrack”, era al completo, ma ci è stato concesso di assistere almeno ai primi tre brani. Ben poco per dare un giudizio accurato, ma conosciamo già questo chitarrista e compositore bretone da parecchi anni e possiamo in ogni modo dare qualche impressione su quello che abbiamo visto e ascoltato. Per quello che riguarda questo musicista, abbiamo notato innanzitutto un Dan diverso da quello che avevamo visto suonare nell’”Héritage des Celtes”: un po’ più melodico e introspettivo.

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All’inizio ci è sembrato un pochino intimidito, ma subito dopo l’abbiamo visto a suo agio e dimostrare tutta la sua bravura; come si dice in questi casi: “la classe non è acqua”. Ottima anche l’esibizione degli altri musicisti che l’hanno accompagnato nello spettacolo. Applausi del pubblico ampiamente meritati. Nella stessa serata abbiamo visto in seguito, all’Espace Pierre Jakez Hélias, il concerto con il bassista Yann Honoré, intitolato “Carte blanche”con la compartecipazione della Buzz Buddies, band fondata dallo stesso Yann e formata da musicisti bretoni e irlandesi, tra cui il percussionista David Hopkins, originario di Belfast, molto conosciuto e apprezzato in Bretagna e la violinista e cantante irlandese Niamh Varian-Barry, che ha saputo imporsi con spontaneità sul palco. Nella prima parte sono state proposte prevalentemente musiche irlandesi, interpretate anche con varianti rock e country. Nella seconda parte è entrata in scena Clarisse Lavanant e questo è stato per noi un gradito ritorno della cantante, che avevamo visto l’anno precedente qui al Cornouaille. La

sua esibizione è stata ben in sintonia con il resto del gruppo e soprattutto in duetto con Niamh. Abbiamo particolarmente apprezzato Yann Honoré, un ottimo musicista capace di passare dalla chitarra al flauto con naturalezza. Peccato che non ci fosse tanta gente a seguire lo spettacolo forse per la concomitanza del concerto di Dan Ar Braz o per il fatto d’essere la prima serata del Festival. Giovedì 23 luglio abbiamo assistito, in prima serata, al Théâtre Max Jacob, ad una parte del concerto dei Sa[f]ar: trio composto dal cantante e compositore Armel an Héjer, Jean-Claude Normant al piano elettrico “Fender Rhodes “ e Jérôme Kerihuel alle percussioni; tre artisti di talento con grandissima esperienza in vari gruppi musicali, noti sia in Francia sia all’estero. Concerto molto particolare quello che abbiamo visto, in cui il cantante ha proposto un modo di interpretare il “gwerz”, un po’ fuori dei canoni della musica tradizionale bretone. Conoscevamo già Armel per averlo visto in altre occasioni. Il suo modo di cantare, anche se assomiglia un po’ a quello di Yann-Fañch


Cronaca

Solenn Alain la Reine de Cornouaille del 2014

Kemener, è molto personale; il suo stile risente di influssi orientali e mediorientali e della musica modale; inoltre ha un modo caratteristico di accompagnare il canto con i gesti delle mani e con le espressioni del volto come se il suo corpo fosse un tutt’uno con la musica. Nel concerto ha dato il meglio di se stesso. Molto bravi sono stati anche il tastierista, che ha offerto sonorità particolari col suo Rhodes e il percussionista, che ha utilizzato i suoi strumenti in sintonia con gli altri membri del trio. Eravamo però curiosi di vedere lo spettacolo dell’Outside Duo, formato da Julien Grignon alla chitarra e violino e Antoine Solmiac al violino. Una caratteristica dei due artisti, che raccoglie molti consensi e che avevamo visto in alcuni video, è quella di suonare entrambi sullo stesso violino alcuni brani, assumendo posizioni improbabili che suscitano spesso ilarità. Ci siamo quindi recati in seconda serata all’Espace Pierre Jakez Hélias per assistere almeno al finale del loro concerto. Lo spazio era affollato di persone di tutte le età, visibilmente entusiasmate dalla performance del duo, che per l’occasione era accompagnato sulla scena da altri musicisti. I due artisti hanno, in effetti, dimo-

A sin. Lia Cevaer, candidata Reine Cornouaille, con il costume di Pont-l’Abbé e la tipica cuffia Bigouden

strato tutte le loro abilità e virtuosità sonore è la capacità di stare sul palco, anche se alla lunga sono stati un po’ ripetitivi e nei momenti in cui hanno suonato con tutti gli altri artisti, è mancata in parte la coesione con gli altri strumenti. Nel pomeriggio di venerdì 24 luglio, all’Espace Corentin, abbiamo assistito al concerto del trio dei Liù, formato da Fanch Oger voce, kayamba e calebasse; Vincent Guérin alla chitarra elettrica e Nicolas Kervazo alla chitarra acustica. Avevamo già parlato di quest’ultimo nel n. 37 di Lineatrad, in occasione del concerto del gruppo degli Arvest con cui l’avevamo visto suonare e ci era piaciuto; abbiamo quindi colto l’occasione per rivederlo in un’altra formazione. Peccato che ci fosse poca gente a seguire questo concerto pomeridiano, perché il trio meritava di essere visto. Ci è piaciuta l’interpretazione dei loro brani con ritmi gradevoli tipici della musica della Réunion. Torneremo a parlare più ampiamente di questo gruppo in un prossimo numero della rivista. Di tutt’altro genere lo spettacolo “India Noz”, che abbiamo visto nella serata al Théâtre de Cornouaille, in cui il gruppo di danze bretoni “Eostiged Ar Stangala” ha

ballato danze tradizionali sui ritmi indiani cantati da “Olli” e suonati da “The Bollywood Orchestra”. Il gruppo Eostiged, originario di Kerfeunteun, un quartiere di Quimper, ha vinto più volte il titolo di “Champion National de la Danse Bretonne”. Ollivier Leroy, in arte Olli, è un cantante, musicista e compositore bretone che si è convertito alla musica indiana ed è fondatore della Bollywood Orchestra. Lo spettacolo, ricco di colori e sonorità differenti e con una coreografia affascinante, ha saputo conquistare il numeroso pubblico che alla fine è stato invitato a danzare un’An dro con i ballerini. Anche la serata di sabato 26 luglio ha offerto degli spettacoli interessanti. Alle 21, sul palco dell’Espace Pierre Jakez Hélias, si è esibito il gruppo “Les Goristes”, originario di Brest, formato da otto cantanti e musicisti, tra cui Yvon Étienne, che conosciamo da diversi anni per essere stato animatore di Radio France Bleu Breizh Izel ed inviato al Festival Interceltique di Lorient per la stessa radio. Il gruppo Les Goristes ha deliziato il pubblico con diverse canzoni umoristiche nelle quali sono stati trattati temi d’attualità e politica, con buona dose di satira.

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Più tardi siamo andati all’Espace Corentin dov’era in corso una grandiosa “Cyber Fest-Noz”, con il parterre completamente invaso da una folla danzante balli tradizionali bretoni, ai ritmi proposti dai vari gruppi succedutisi sul palco. Incredibile ma vero, in mezzo a tutta quella gente siamo riusciti ad incontrare alcuni amici italiani anche loro appassionati della Bretagna. La fest-noz, è stata ripresa da alcune telecamere e trasmessa in contemporanea su alcuni schermi presenti al Festival e su internet e inoltre ci sono stati dei collegamenti in diretta con degli inviati negli U.S.A. e in Giappone. Vogliamo a questo punto dare maggior spazio alla recensione del concerto che ci è piaciuto di più, quello di mercoledì 22 luglio al Théâtre Max Jacob, che ha visto il ritorno della cantante e attrice bretone, Nolwenn Korbell, sulle scene di Quimper. Tra le cantanti bretoni, Nolwenn è quella che seguiamo da maggior tempo ed è tra le nostre preferite. Desideravamo quindi vedere il suo spettacolo, anche perché era un’opportunità per ascoltare alcuni brani del suo quinto album da poco uscito “Skeud ho rodoù”. Da quanto emerso nella conferenza stampa, per la cantante sarebbe stata la prima volta in cui si sarebbe esibita in pubblico con una recente formazione composta da Didier Dreo, chitarrista affermato che la segue da diversi anni e da nuovi elementi come: Antonin Volson alla batteria e percussioni, Alexis Bocher al violoncello, Jonathan Dour e Floriane Le Pottier al violino e Xavier Lugué al contrabbasso. Durante la conferenza, la Korbell ha spiegato che i testi delle canzoni del nuovo album sono suoi per la maggior parte, ma che ha utilizzato anche testi dei poeti bretoni Anjela Duval e Xavier Gral e del poeta e scultore irlandese Dmitri Broe, abitante attualmente a Douarnenez; mentre per quanto riguarda le mu-

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Cronaca

Camille Guyot di Kerfeunten “Reine de Cornouaille 2015"

siche, di sua composizione, si è avvalsa soprattutto di Antonin Volson per gli arrangiamenti. Attendevamo quindi con ansia e con un po’ di curiosità questo concerto, ma, come accennavamo sopra, i posti erano esauriti; ce n’erano comunque alcuni riservati ad una lista ristretta di giornalisti e fotografi, della quale siamo riusciti fortunatamente a farne parte. L’attesa e i nostri sforzi sono stati premiati da un concerto d’altissimo livello. Abbiamo molto apprezzato la voce profonda e calda della cantante, dotata altresì di un’ampia estensione vocale, capace di sostenere difficili acuti. Ci è piaciuta anche la messa in scena dello spettacolo, con Nolwenn fasciata di un elegante vestito nero e con gli altri elementi del gruppo rigorosamente in giacca e cravatta. La cantante ed il suo gruppo hanno dimostrato la loro abilità nel destreggiarsi tra stili musicali diversi, dal classico al quartetto da camera, al jazz, allo swing, alla musica tribale, al cabaret di tipo brechtiano. Per quanto riguarda il repertorio, la cantante ha proposto, oltre ai brani del nuovo album,

anche alcuni pezzi degli album precedenti, reinterpretati in chiave completamente diversa, come “Termaji” in versione flamenco o “Glav” in cui sono stati aggiunti effetti sonori per mimare la pioggia. Alcune canzoni sono state recitate oltre che cantate, dimostrando la bravura della Korbell anche come attrice, dando prova di come lei sia in grado di “interpretare” una canzone e non solo di cantarla. Altra cosa molto apprezzata e che ricorre spesso nei suoi concerti: la cantante ha spiegato i testi delle canzoni prima di cantarli. Il consenso del pubblico è stato notevole e alla fine del concerto, parecchie persone hanno fatto la fila per acquistare il nuovo CD e ottenere una dedica dalla cantante. Accenniamo infine alla domenica, giornata conclusiva del Festival, durante la quale viene tradizionalmente eletta la “Reine de Cornouaille” una ragazza che oltre alla propria avvenenza deve dare prova di conoscenza dei costumi e della cultura della Cornouaille. Quest’anno è stata prescelta Camille Guyot facente parte, tra l’altro, del gruppo Eostiged Ar Stangala. ❖


Argomenti

La rivista trimestrale francese Telenn’ Din (nella pagina a sinistra) ha pubblicato sull’ultimo numero un articolo dei nostri collaboratori Giustino Soldano e Muriel Le Ny, citando Lineatrad, e la copertina che abbiamo dedicato a Tri Yann. Il nostro periodico sta sempre più ottenendo consensi oltralpe... ❖

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Argomenti ASSOCIAZIONE CULTURALE KORALIRA

Koralira: Francesco Speziale e Domenica Rita Buda Via Reggio Campi, II tronco, 307/D Reggio Calabria Comunicato Stampa

L’

Associazione Culturale Koralira nasce nel settembre 2008 per iniziativa di Domenica Rita Buda (regia, drammaturgia, composizioni, testi, voce e attrice) e Francesco Speziale (composizioni, arrangiamenti, direzione musicale, chitarre e sound engineering) con l’intento di lavorare a un progetto culturale che potesse abbracciare più aree di intervento: musica, teatro, letteratura e arti performative. A tal proposito, i due soci fondatori, vantano appartenenze ad ambiti artistici differenti. Questa poliedricità, sin dalle origini, è stata il punto di forza dell’attività dei Koralira che, attraverso la commistione dei vari linguaggi, hanno riscosso, e tutt’oggi continuano a riscuotere, numerosi consensi e riconoscimenti.

Premi

· Premio Andrea Parodi 2015: Sessione 9 finalisti [Sardegna, Italia] · Premio De Andrè 2014: Sessione 12 finalisti [Roma, Italia] · Premio Mogol 2014: Sessione 10 finalisti [Rocca Imperiale, CS, Italia] · Premio Mondiale di Poesia Nosside 2012: Menzione Speciale “Canzone” [Reggio Calabria, RC, Italia] · Contest Umbria Folk 2012: Premio Miglior Interprete Umbria Folk 2012 [Orvieto, TR, Italia] · Musicultura 2012: Sessione 48 finalisti [Macerata, AN, Italia] · LaMarca Euro Folk 2011: I Classificato [Maiolati Spontini, AN, Italia] · Suonare a Folkest 2011: I Classificato [Palermo, PA, Italia] · Folkontest 2010: I Classificato - Premio Giancarlo Ferreri [Casale Monferrato, AL, Italia] · Area Sanremo 2010: Sessione 10 finalisti per la sezione DOC [Sanremo, IM, Italia] · Ricordando De Andrè 2010: Premio della ciritica - Miglior Testo e Arrangiamento [Vibo Valentia, VV, Italia] · Gruppo Emergente dell’anno 2010 I Classificato [Roccella Jonica, RC, Italia]

Festival

· Umbria Folk 2013 [Orvieto, TR, Italia] · MEI Supersound 2012 [Faenza, RA, Italia] · Umbria Folk 2012 [Orvieto, TR, Italia] · Parapanda Folk Festival 2012 [Illora, Granada, Spagna] · A Nord di Tangeri Fest [Gioiatauro, RC, Italia]

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· Civitella Alfedena Folk Festival 2011 [Civitella Alfedena, AQ, Italia] · Paleariza 2011 [Brancaleone, RC, Italia] · Festival Interceltique de Lorient 2011 [Lorient, Bretagna, Francia] · Folkest 2011 [Spilimbergo, PD, Italia] · BUF-BUSKERS Antimafia 2011 [Potenza, PZ, Italia] · “1° Maggio” 2010 [Rende, CS, Italia] · Festival Adriatico-mediterraneo 2010 [Ancona, AN, Italia] · Dea Fest 2010 [Reggio Calabria, RC, Italia] · Etno-jazz Festival 2010 [Castrovillari, CS, Italia] · Magaria 2010 [Reggio Calabria, RC, Italia] · Calabria e Toscana Regioni antiracket 2009 [Siena, SI – Firenze, FI, Italia]

Radio

· Radio Padania Libera [Monza, MB, Italia] · Mini Radio Web Roma [Roma, Italia] · Radio Antenna Febea [Reggio Calabria, RC, Italia] · Virus Musik Radio [Francoforte, Germania] · Celtismos Radio Cronica Folk Musical [Illora, Spagna] · Radio Onda Verde [Vibo Vanlentia, CZ, Italia] · Radio Popolare Roma [Roma, Italia] · Isoradio Rai [Roma, Italia] · Cheyenne Radio Sound [Napoli, NA, Italia] · Radio Antenna Febea [Reggio Calabria, RC, Italia] · Studio 54 Network [Reggio Calabria, RC, Italia] · Radio Flyweb [Bologna, BO, Italia] · Radio RedAzione [Potenza, PZ, Italia] · Radio Demo Rai 1 [Roma, Italia] · Radio Popolare Milano [Milano, MI, Italia] · Nova Radio [Firenze, FI, Italia] · Radio Sound [Cosenza, CS, Italia] · Ponte Radio [Cosenza, CS, Italia] · Radio RC International [Reggio Calabria, RC, Italia] · Radio Touring 104 [Reggio Calabria, RC, Italia]

TV

· Video Touring Spaciale Premio Andrea Parodi – Intervista 2015 · Esperia TV Speciale Koralira 2013 · Fimmina TV Speciale Koralira 2013 · La7 – VOLA VOLA VOLA, Speciale Umbria Folk 2012 · La7 D - VOLA VOLA VOLA, Speciale Umbria Folk 2012 · Italia 2 – UZONE, Speciale Video Musicali 2011 · Italia 1 – UZONE, Speciale Video Musicali 2011 · Play TV – Festa del Mare 2010 · RTV – Speciale Koralira 2010 / 2011/ 2012 / 2013 / 2014 · Femmina TV – Speciale Koralira 2010 · Telemia - Speciale Koralira 2010 · Telitalia – Speciale Koralira 2010

· ReteKalabria – Speciale Koralira 2010 · 8Video Calabria – Speciale Koralira 2009 / 2010

Pubblicazioni · Pizzica la Taranta 4 Compilation 28 Luglio 2015, TV Sorrisi e Canzoni / Chi / Tu / Style · Pizzica la Taranta 3 Compilation Luglio 2014, TV Sorrisi e Canzoni / Chi / Tu / Style · Metro Line S Album, 11 Gennaio 2014, Associazione Culturale Koralira · The best of DEMO 2008/2009 2009/2010 Compilation 2013, Demo Radio Rai 1 · Il Re dell’VIII Cerchio Antologia del XXVIII Premio Mondiale di Poesia Nosside 2013, Città del Sole Edizioni · Terra di Musiche Vol. 2 Compilation 2012, MEI · El gir del vent (Trenincorsa feat Koralira) Song 2012, Latlantide Edizioni Musicali · Terra di Musiche Vol. 1 Compilation 2010, AreaSanremo / MEI · Taranta Band Compilation 2011, Elca Sound Edizioni Musicali · Tirullallero 2 Compilation 2010, Elca Sound Edizioni Musicali · apri-battenti Album 2009, Associazione Culturale Koralira / Elca Sound Edizioni Musicali

Video

· Dalla in Jazz Video Ufficiale, 2014 · Brigante se more Show Video Ufficiale, 2012 · Nero Video Ufficiale, 2010

Musiche per Cortometraggi e Spettacoli

· Gramigna 2015, Musiche Spettacolo Teatrale [Reggio di Calabria, RC, Italia] · Dream for Sale 2015, Colonna Sonora del Cortometraggio [New York, USA] · SoundTrack 2014 Colonna Sonora del Cortometraggio [Cosenza, CS, Italia]

INFO E CONTATTI

YouTube: www.youtube.com/koralira Twitter: www.twitter.com/koralira Soundcloud: www.soundcloud.com/koralira E-mail: koralira@gmail.com Tel.: +39 349 29 59 638 / +39 320 34 63 749 Skype: koraliramusic


Argomenti SHARG ULDUSU’ 4TET: BIO Synpress 44 Comunicato Stampa

I

l 2012 è l’anno dell’incontro tra l’Ensemble Sharg Uldusù (Ermanno Librasi ai fiati, Elias Nardi allo oud, Zakaria Aouna voce e percussioni) e Max De Aloe, uno dei più attivi armonicisti jazz della scena internazionale, che invita il Trio ad esibirsi in apertura del decimo Gallarate Jazz Festival e, contestualmente, a tenere una lezione/concerto per gli alunni delle scuole superiori. Per la prima volta il gruppo, che dalla sua nascita nel 2001 propone un repertorio tradizionale che dalla Turchia si spinge fino al Marocco, suona per un pubblico diverso rispetto a quello della World e Folk Music. L’interesse che si accende intorno a questo concerto è notevole e si comincia a parlare di una possibile collaborazione col nostro committente in termini di ricerca e fusione di sonorità tra Tradizione mediterranea e Jazz. Nel 2013 si lavora sul repertorio ancora tutto popolare e si studia, dal punto di vista sia timbrico che espressivo, l’ingresso di strumenti inconsueti per questo genere come armonica cromatica e fisarmonica che però si rivelano, fin da subito, assolutamente intriganti per la originale contaminazione che si viene a creare. I primi concerti della nuova realtà denominata Sharg Uldusù & Max de Aloe lasciano intravedere le notevoli potenzialità che un incontro simile può rappresentare: i dialoghi fitti tra l’oud di Elias e l’ armonica cromatica di Max, col sostegno del clarinetto basso rispolverato da Ermanno, accompagnano l’ascoltatore attento in mondi sonori senza frontiere, sospeso tra tempo e

luogo, cullato da melodie evocative e ritmi ancestrali. Nel 2014 si cominciano a registrare i primi pezzi e si prende la decisione di inserire nel repertorio anche brani originali. A questo punto ci voleva un motore, un battito cardiaco, una spinta fatta di grande professionalità, sensibilità e immensa esperienza, capace di far volare il progetto accentuandone l’aspetto sciamanico, in perfetto equilibrio fra tradizione e jazz. Si aggiunge così la raffinata potenza percussiva di uno dei più geniali e versatili musicisti che abbiamo la fortuna di avere in Italia: Francesco D’Auria! La svolta che regala al nostro sound è incredibile. Nelle sue bac-

chette c’è tutto il Mediterraneo che serve e altro ancora. C’è il sole che scalda, la malinconia che consola, la bravura di chi sa entrare in punta di piedi in un progetto già avviato interagendo come se nulla fosse, come se ci fosse sempre stato. Il 2015 è l’anno di Dune (Abet Records B9 abj 546), un album che racconta l’incontro tra realtà musicali solo apparentemente diverse, che hanno nella capacità improvvisativa il loro denominatore comune e nella volontà di superare condizionamenti e barriere sia umane che geografiche il significato più profondo. ❖ www.sharguldusu.it

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Interviste SHARG ULDUSÙ 4TET: INTERVISTA CON ERMANNO LIBRASI Synpress 44 Ufficio Stampa

Ermanno Librasi

Cosa significa Sharg Uldusù?

Sharg Uldusù significa “Stella d’Oriente” in lingua azera. Il nome è stato scelto nel lontano 2001 quando è avvenuto l’incontro tra me e Fakraddin Gafarov, virtuoso di Tar proveniente da Baku, capitale dell’Azerbaijan. Da questa esperienza nasce l’Ensemble Sharg Uldusù con l’idea di sperimentare nuovi percorsi musicali tra oriente e occidente. Ermanno tu sei un musicista di formazione classica ma in seguito sei entrato in contatto con il mondo della musica etnica, attivando numerose collaborazioni: qual è stata la scintilla musicale che ti ha rapito e ti coinvolge ancora oggi in questo ambiente sonoro multietnico?

A partire dalla fine degli anni settanta ho cominciato a viaggiare in paesi che ancora oggi mi affascinano come Algeria, Tur-

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chia, Marocco, portando spesso a casa strumenti musicali che imparavo a suonare da autodidatta (allora non esisteva Youtube) cercando di imitare le melodie e i ritmi che ascoltavo su cassette acquistate in loco. Tra lo studio accademico del clarinetto e l’esperienza etno/ world, ci sono gli anni novanta da me dedicati all’apprendimento dell’improvvisazione in ambito jazz con due grandi maestri come Paolo Tomelleri ed Emanuele Cisi. L’improvvisazione e la propensione verso un idea “sciamanica” della musica hanno fatto si che le due esperienze, i viaggi e il jazz, si fondessero in una visione aperta e multiculturale della mia personale ricerca verso sonorità calde ed evocative. A conferma di questa immagine visionaria

arrivano, sempre negli anni novanta, album come Madar di Jan Garbarek, Thimar di Anouar Brahem e John Surman e Astrakan Cafè ancora di Brahem con Barbaros Erkose al clarinetto turco, tre pietre miliari della musica che cerca nuovi dialoghi tra oriente e occidente. “Dune” è il quarto album di Sharg Uldusù 4tet: quali sono le differenze dai tre predecessori?

Dune è suonato da una nuova formazione rispetto ai precedenti album, con tutto ciò che comporta dal punto di vista sia della ricerca timbrica che degli obiettivi che si propone di raggiungere. Sharg Uldusù 4Tet allarga il campo d’azione verso nuovi suoni rappresentati dalla armonica/fisarmonica di Max e dalle percussioni di Francesco, dia-


Interviste

loga col jazz più raffinato e lancia ponti verso sonorità originali che superano frontiere e pregiudizi. Il linguaggio suonato dall’oud di Elias si fonde con le ance libere di Max, il clarinetto basso viene usato per sostenere le frequenze più profonde insieme alla cassa della batteria e la fisarmonica introduce quella “terza dimensione” armonica che la tradizione del vicino/medio oriente non conosce. In “Dune” compare del materiale tradizionale accanto a brani firmati dai singoli membri. Cosa puoi dirci dei brani della tradizione che avete rielaborato?

Nihawend Lunga è in realtà un brano d’autore composto da Tamburi Cemil Bey (Istanbul 1873/1916), importante musicista che rinnovò la tradizione ottomana a cavallo tra XIX e XX secolo. Il titolo del brano rappresenta il “maqam” nel quale è stato composto, cioè il modo, la scala che è stata scelta e che trasmette determinati stati d’animo all’ascoltatore. Layli Djan in lingua afgana significa “cara Layli” ed è, in origine, una melodia d’amore dedicata alla ragazza che si vuole conquistare. Kir Cicek vuol dire “Fiore Selvatico” in turco. Di tradizione popolare, è in ritmo di 5/4. Uskudar è una delle più conosciute melodie di tutto l’oriente ed è di tradizione turco/ rom. Ne esistono decine di versioni, anche cantate, nelle lingue di quasi tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, compreso il siciliano! D’Auria, De Aloe e Nardi sono i tre ottimi musicisti che partecipano con te all’esperienza Sharg Uldusù 4Tet: quali sono le caratteristiche dei brani scritti da loro?

Quando abbiamo deciso di registrare anche brani originali oltre a quelli della tradizione, ci siamo dati come punto di partenza un’i-

spirazione fatta di luoghi, colori, sapori che fossero la continuazione di un discorso legato a un suono originale e caratteristico. Da qui la scelta di Max di proporre Cisternino, brano scritto e interpretato in solo con l’ausilio di una loop machine che diventa patrimonio del gruppo che lo reinterpreta e Fragman, questo si in solo con fisarmonica; di Elias di suonare Fil Hadika (Nel Giardino in lingua araba) scritto per un suo precedente lavoro; di Francesco di usare lo hang, uno strumento inventato da uno svizzero, che ha sonorità che richiamano le steel drum caraibiche e che nelle sue mani diventa suono puro senza tempo né spazio. Che rapporto c’è tra scrittura e improvvisazione in “Dune”?

Lo stesso rapporto che c’è nella musica jazz modale, che è identico a quello che si trova nella musica tradizionale extra europea: i temi rappresentano la riconoscibilità del brano e la capacità compositiva di chi lo ha scritto, le improvvisazioni mettono in risalto l’abilità tecnico/ espressiva del musicista. In occidente, in ambito colto, abbiamo perso nel corso del tempo il gusto per l’improvvisazione a favore di una musica totalmente scritta che va “solo” interpretata. Fior di musicisti, da Frescobaldi a Chopin, da Bach a Mozart, erano abili improvvisatori e il pubblico partecipava con entusiasmo a vere e proprie gare di bravura. Oggi si improvvisa nel jazz e nelle musiche tradizionali che hanno mantenuto costante questo affascinante aspetto dell’arte dei suoni. In un periodo delicato come questo, con le nuove migrazioni al centro delle cronache e dell’agire politico, che ruolo assume una musica come la vostra, che cerca di far dialogare culture differenti?

È proprio il dialogo il nostro principale obiettivo! L’arte e la società civile sono sempre state avanti

rispetto al sentire politico/istituzionale. Ma esiste già un nuovo mondo nel quale gli uomini si riconoscono nella loro umanità e non si discriminano per provenienza o colore della pelle, però mancano la forza e la cultura diffusa in grado di vincere pregiudizi, interessi e calcoli meschini. Forse musiche come la nostra possono accelerare questo processo di integrazione tra culture che spesso la politica vuole tenere distanti. In merito a questa fusione di linguaggi musicali, parlate di sguardo “rigorosamente laico”…

Quando c’è di mezzo la religione la gente non ragiona più! “Sguardo rigorosamente laico” è una premessa indispensabile per chiarire il nostro punto di vista sia artistico che umano! Da novembre “Dune” proseguirà la sua esperienza live: cosa accade nei concerti di Sharg Uldusù 4Tet?

Nei concerti di Sharg Uldusù 4Tet accade di tutto! Tra il pubblico, di solito, c’è chi ascolta rapito da suoni provenienti da strumenti che probabilmente non ha mai visto ne sentito (balaban, furulya, oud, hang, armonica bassa…), chi balla una vorticosa belly dance coinvolta da ritmi incalzanti ed esotici e chi, per fortuna solo alla fine della performance, ti fa mille domande sul “come mai” facciamo “questa roba”; tra i musicisti, oltre che suonare, si ride e si scherza, si raccontano aneddoti e si fanno battute (soprattutto Max che è un vero “cabarettista”) che suscitano ilari e divertite reazioni. Il tutto in un clima che dall’eccitazione più accesa (come nel finale di Nihawend) passa alla calma meditativa (Dune) poi a un sentire comune di suoni ancestrali (Uskudar) per concludersi con la sensazione di aver compiuto un viaggio tutti insieme in un universo sano, vero e finalmente armonioso. ❖

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Recensioni ELIAS NARDI GROUP: FLOWERS OF FRAGILITY

(Visage Music VM3010) di Loris Böhm

9 brani - 46.20 min. Elias Nardi Group:

Daniele Di Bonaventura : Bandoneon Didier François : Viola d’Amore a Chiavi Nazanin Piri-Niri : Flute Carlo La Manna : Fretless Bass, Six String Bass Elias Nardi : Oud

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lias Nardi presenta il suo terzo album, accompagnato da una prestigiosa band di quattro elementi, e sostituisce il termine “quartet” semplicemente con “group”. Dopo i successi dei due album precedenti e le collaborazioni con

Edmondo Romano, Riccardo Tesi & Banditaliana e Max Manfredi nei loro rispettivi album, esegue nove brani di sua composizione attraverso il suo stile onirico di suonare l’oud. Ben supportato da Nazanin Piri-Niri al flauto, Daniele Di Bonaventura al bandoneon, Didier François alla viola d’amore a chiavi (nyckelharpa) e Carlo La Manna al basso, questo ponte tra jazz e Medioriente, ispirato ai cento anni dalla Grande Guerra è dedicato alle anime di tutti i soldati giovani del

mondo, che hanno perso prima la gioventù e poi la vita. La particolarità rappresenta il crocevia di stili dei cinque musicisti, che forma un ponte tra culture e generi musicali. Come la nuova tradizione prende forma e si evolve, così lo spirito diventa materia: un tessuto sonoro “made in Elias Nardi Group”. ❖

ROSAPAEDA: INNA DIFFERENT STYLEE

(Felmay fy8231) di Loris Böhm

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obbiamo precisare che il disco ci è pervenuto tramite l’amico Roberto Sacchi: la Felmay non ci presenta le sue novità discografiche ed è questo il solo motivo per cui parliamo così raramente delle produzioni di questa etichetta. In definitiva si tratta di una scelta commerciale del titolare Felmay, Beppe Greppi, se avevamo perso le tracce anche di Rosapaeda dall’album “Facce”, che a dire la verità non mi aveva entusiasmato troppo. Detto questo, sono particolarmente ansioso di valutare questo suo nuovo lavoro, incrocio di reggae e dub, in parte autofinanziato, dove Rosapaeda parla di vita al femminile, con tutte le problema-

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tiche che comporta. Si appoggia in questa occasione, appunto al reggae del celebre gruppo “Different Stylee” da lei stessa fondato tanti anni fa, e il ritorno alle sue origini ci vede assolutamente favorevoli. La sua voce mediterranea trova giusta collocazione, crea un melange intrigante con il sound tipicamente “dance hall” della sua band. Sfoggia diverse lingue oltre a vari dialetti pugliesi, tutto con la massima naturalezza, per un album estremamente godibile dalla prima all’ultima nota. Personale ed originale, finalmente proiettata nella dimensione che le è più congeniale, creativa, a tratti sorprendente, a conti fatti un gran bel lavoro.

I dieci brani proposti sono ben mixati, l’hit del disco: “Voglio stare di più” viene riproposto alla fine in chiave “dub”. Davvero peccato non poter recensire una quantità maggiore di album provenienti dalla Felmay, è certamente un disagio per i nostri lettori e un imbarazzo per noi. La confezione cartonata è sobria e completa nelle sue parti, con un bel libretto interno dove si trovano i testi, anche se non sfoggia una grafica particolarmente creativa. ❖


Recensioni ANGELLORE: LA LITANIE DES CENDRES

(Shunu Records, RMR607) di Loris Böhm

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orse con il gruppo francese Angellore saremo agli antipodi della musica folk come la intendiamo noi, ma in questi tempi moderni, la distanza non è più un problema, fisica o acustica che sia. Ecco allora che ci troviamo a parlare di Angellore, eclettici, spirituali esponenti di un genere musicale un po’ tenebroso che racchiude drammaticità, malinconia e una certa epicità di contenuti, denominato “doom metal”. Non abbiate paura, a parte alcuni interventi gutturali tipici del metal, troviamo architetture gotiche, spruzzate di folk, il canto ammaliante di Lucia si alterna alle tenebrose voci maschili.

Si legge che dalla loro nascita, nel 2007, la band ha impressionato le testate giornalistiche specializzate francesi con una serie di EP, fino al loro album di debutto "Errances", uscito nel 2012 con ottimo consenso. L’uscita di questo secondo album "La Litanie Des Cendres" coincide con la firma per la Shunu Records, dell’intraprendente Matteo Coppola, con l’ausilio di una grafica semplicemente spettacolare utilizzata per la confezione dell’album a cura di RadiciMusic: fustellature, disegni e nicchie che racchiudono cartoncini disegnati. Il testo purtroppo non è ben leggibile, bisogna sforzarsi un po’, ma la doratura pur essendo di pregio, implica anche questi contrattempi. Un prodotto da ascoltare e da ammirare nei dettagli insomma. Sono racchiusi cinque brani assai lunghi…

ma tuttaltro che noiosi, e il CD dura quasi un’ora: un’allucinata opera rock densa di esplosioni acustiche e di delicatissimi assoli strumentali, persino al pianoforte… allora la poesia e la drammaticità dei suoni incominciano a insinuarsi nella tua testa: le melodie si impossessano della tua anima e continuano a riecheggiare, riflettersi all’infinito, ben dopo che il disco è finito. Dopo un paio di ascolti ti accorgi che potresti fare a meno di riascoltare, mi viene in mente un solo gruppo in grado di procurare questo effetto, anche se appartiene ad un altro genere musicale: Jethro Tull, e il paragone non è azzardato. La diffidenza iniziale verso un genere musicale moderno e sofisticato svanisce nel nulla: siamo di fronte a un capolavoro, tanto spettacolare quanto misconosciuto. ❖

DUO AMMATTE: A PIEDI NUDI

(RadiciMusic records RMR164) di Loris Böhm

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l Duo Ammatte, composto da Alessia Arena (voce) e Federica Bianchi (clavicembalo, pianoforte, percussioni domestiche), propone un omaggio alla musica popolare siciliana, più ancora del motivo ufficiale della ricorrenza dei 25 anni dalla scomparsa di Rosa Balistreri, supportato da diversi sponsor im-

portanti, con questi dieci canti tradizionali filtrati dalla spensierata verve interpretativa delle due talentuose artiste, dotate anche di un ottimo curriculum di studio. Amanti della musica barocca, autentiche artigiane del suono e della voce, elaborano canti dalla veloce andatura per cui la durata complessiva di ascolto raggiunge a malapena la mezz’ora… davvero un peccato dover interrompere così presto l’ascolto di queste due bravissime interpreti: rimane nell’aria un sentore di antico ma anche di nuovo,

come un desiderio non appagato; non resta che riavviare l’ascolto, e la sensazione di pacata contemplazione si rinnova; la semplicità e la freschezza del loro canto stavolta rimane ben impressa. Non si può far a meno di evidenziare la grafica di questo bell’oggetto musicale, la qualità della confezione cartonata, la completezza delle citazioni, dei testi e delle note introduttive contenute, nell’elevato standard della RadiciMusic. Da tenere in considerazione per un regalo di qualità. ❖

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