Page 24

Norbert Pignol, Stephane Delicq, Simone Botasso, Mathieu Aimonod, Edoardo Degioanni, Filippo Gambetta, Marc Perrone e tantissimi altri, italiani e stranieri. Concerti che mi abbiano colpito sono più d’uno e sempre in occasione della festa della fisarmonica che si teneva a Robilante in Valle Vermenagna qui vicino. Uno quello di un trio Italiano Ciuma Salvi Tombesi. Uno con Emanuel Pariselle e Christian Maes. Uno con Tapia e Leturia. L’emozione che mi da l’organetto è difficile descriverla, trovo che si possa trasmettere ogni stato d’animo con questo strumento, la gioia per scatenarsi al ballo, la voglia di cantare, la melodia triste e riflessiva. Ci sta tutto. Hai avuto modo di collaborare con musicisti delle valli? Che tipi di riscontro (apprezzamenti, consigli, ecc.) hai avuto da loro?

I miei primi organetti li ho fatti provare a Silvio Peron che è un giudice severo e sapiente, tanto che ho paura a portargli gli ultimi a provare.. ma ho bisogno di persone così per fare organetti sempre migliori. Poi li faccio provare a tanti suonatori locali e attingo dalle loro considerazioni. Non ho delle vere e proprie collaborazioni ma faccio provare gli strumenti a più suonatori possibili per farmi conoscere il più possibile. Sono solo all’inizio. Poi c’è un organetto dal nome suggestivo: “Zuccherino”. Come è nata l’idea di costruirlo?

Il nome “ Zuccherino “ l’ho dato agli strumenti base, i più piccolini. Il nome è venuto perché un giorno ero in montagna con un mio grande amico e si parlava di organetti, del fatto che volevo fare degli organetti base piccolini adatti sia a un principiante che a un bambino, ma di qualità professionale. Siccome eravamo a un rifugio e dopo la polenta e vari quarti di vino eravamo euforici e abbiamo finito il pranzo a zuccherini nell’alcool aromatizzato in varie essenze, dalla lavanda al

2424

40/2015

Interviste

genepy, alla menta, al caffé ecc. Lì mi è venuto in mente il nome. Fare zuccherini in varie essenze di legno, betulla, acero, noce, ciliegio, frassino, castagno.

Simone Lombardo, musicista L’incontro con Simone Lombardo è stato per me casuale, come casuali sono del resto i più importanti incontri della vita. Da anni, per motivi logistici, frequentavo poco le valli occitane, pur non avendo mai perso contatto con quelle tradizioni musicali. Poi, tre anni fa, sono ritornato in Val Maira, un luogo cui sono rimasto affezionato. La mia curiosità, da sempre, mi spinge a cercare vinili o cd nei luoghi più impensati. Un tempo l’unico riferimento era a Cuneo un negozio di dischi che si chiamava, e ancor oggi si chiama, Muzak. Ma adesso, con mia grande sorpresa, non è poi così difficile trovare materiali musicali anche nelle valli. Un giorno mi sono ritrovato a Elva, un villaggio impervio, uno degli scenari in cui è stato girato il film “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti. Sapevo naturalmente della colonna sonora, che aveva vinto il primo premio al Festival di Lagonegro e che era stata composta dai Lou Dalfin. Qui ho trovato per la prima volta il nome di Simone. Poi sono l’entrato nell’unico negozietto del paese che vendeva di tutto, dagli alimentari ai vestiti. Lì, ho ascoltato una musica di sottofondo che mi ha colpito per alcuni

Simone Lombardo

arrangiamenti particolari: era “Encharma” del gruppo La Ramà, il cui fondatore era appunto Simone. Niente nella vita è casuale. Vedo altri cd in vendita e mi accorgo che i progetti di questo musicista sono poliedrici: oltre alle collaborazioni con i Lou Dalfin va segnalata anche quella con i Gai Saber oltre che la fondazione di due gruppi, uno più di ascolto, La Ramà per l’appunto, e l’altro da ballo, i Lo Truc. Da quel negozio sono uscito dopo aver acquistato le ultime produzioni: “Mascharias” de La Ramà e “Teramar” dei Lo Truc. “Mascharias” lo ritengo particolarmente significativo e lo considero una delle opere più originali e suggestive che la cultura occitana abbia prodotto in questi anni. Le diverse composizioni, tutte di elevata qualità e prive di quelle oscillazioni che spesso ci portano a preferire certi pezzi piuttosto che altri, si collocano in un continuum che fanno di quell’album una suite molto coinvolgente, quasi una psichedelia ante litteram perché ritrova, al di là di ogni contaminazione, il respiro interiore di una cultura. Ne dovevo parlare con l’autore. Ho raggiunto allora Simone Lombardo grazie ai contatti fornitemi dagli amici Gai Saber. Ecco, a seguire, il nostro dialogo. Quali sono stati i tuoi primi passi in campo musicale e come hai conosciuto le tradizioni delle vallate occitane?

Ho conosciuto le tradizioni occitane grazie in primis ai miei genitori che frequentavano concerti e balli nelle serate di musica d’oc e si  interessavano come anche mio zio di cultura occitana. Poi ovviamente ha contribuito anche il mio incontro con Sergio Berardo, proprio ammirando i suoi concerti e le sue performance mi sono appassionato degli strumenti tradizionali e ho cominciato sotto la sua guida a muovere i primi passi nel mondo della musica frequentando le lezioni che lui teneva proprio nell’isti-

Lineatrad 40-2015  

I Ricatti del mercato Associazone culturale Mantice Medhat Abdelati (Afrika Tage) Guy Davis I Concerti di san Torpete Ethnogenova Dialoghi...

Lineatrad 40-2015  

I Ricatti del mercato Associazone culturale Mantice Medhat Abdelati (Afrika Tage) Guy Davis I Concerti di san Torpete Ethnogenova Dialoghi...

Advertisement