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mensile Anno 3 n°30 giugno 2014 € 0,00

re e t e aV

st P. u a F .C.C. N

Festival Suq a Genova Fausta Vetere Premio Andrea Parodi Celtie d’Oc Festen ‘Oc Premio Giovanna Daffini

Gran Bal Trad La Fieste da Sedon Festival FIL dietro le quinte La Megghiu Gioventù Arvest


Sommario

n. 30 - Giugno 2014

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Fausta Vetere

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Festen Oc

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La Fieste da Sedon

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Premio Andrea Parodi

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Gran Bal Trad

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Festival di Lorient: il festival dietro le quinte

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Celtie d’Oc

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Natura e musica in pentola: Sardegna

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Lorient: les coulisses du festival

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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bbiamo aggiornato questo trentesimo numero, ma abbiamo inserito solo alcune novità discografiche; tutte le recensioni restanti del 2013 saranno pubblicate a luglio con i resoconti del Premio Città di Loano. A luglio ci saranno tante anticipazioni dei festival estivi e soprattutto le cronache dei festival già conclusi. Possiamo anticipare che il Lilith festival, cui noi siamo stati media-partner, è stato un grande successo per la musica folk, in programmazione al sabato, mentre per quanto riguarda il Suq, di cui siamo media-partner per il primo anno, appena ai primi due giorni, possiamo essere fiduciosi per poter festeggiare un ulteriore grande successo, anche se l’evento in questo 2014 si è allargato vistosamente come programmazione, e la settimana prima dell’evento anche per me è stato un tour-de-force notevole con ben tre presentazioni del Suq festival in altrettante radio. Noi vogliamo crescere e in questo periodo siamo partner di diversi festival (che dobbiamo seguire), e già a otto-

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bre si prospetta l’appuntamento col Womex in Spagna: stiamo valutando in fretta l’eventualità di partecipare, in primis per la rivista e in second’ordine anche come referenti per il FIM di Genova... che di fatto dovrebbe diventare la versione italiana del Womex. Stiamo crescendo in verticale e ci rendiamo conto che, in un momento dove tutti gli altri media sono fermi al palo (o quasi), noi fatichiamo a star dietro a tutte le iniziative che ci vedono protagonisti.. e questo numero esce in affanno perchè stiamo dedicando più tempo a pianificare, discutere e patteggiare, che a scrivere e pubblicare i risultati di tutto questo operato. Un dato di fatto è che ci sono una quantità di progetti “Lineatrad” in corso, e praticamente ogni ora ci sono aggiornamenti, per cui non faremmo in tempo a fare il punto che sarebbe già obsoleto! Beh, una situazione simile un anno fa sarebbe stato da folli prevederla, considerando l’appiattimento e la sensazione di “catastrofe imminente” che regnava nel mondo folk.

FIM Fiera di Genova

Editoriale Non siamo folli, e ci rendiamo conto che in ogni caso ci sono tantissimi musicisti in difficoltà, troppi per pensare di poterli aiutare tutti, per cui siamo costretti a scegliere chi sostenere per primo. La sensazione comunque è che i locali ritornino a riempirsi di musica dal vivo, e le strade di conseguenza si spopolino dai buskers... un fatto sicuramente positivo; esiste maggior possibilità di guadagno per chi suona e maggior dignità. Certo siamo ancora lontani dal trovare una situazione di normalità, ma la tendenza indubbiamente tende all’ottimismo: c’è voglia di suonare, voglia di produrre dischi, voglia di programmare spettacoli... non è un fatto marginale che il Suq a genova, dopo tanti anni di “mercato etnico” rivolto prevalentemente alla gastronomia e oggettistica, si sia buttato quest’anno decisamente alla produzione di spettacolo musicale in chiave etnico-folk. In questo noi di Lineatrad abbiamo una parte di merito, essendo per la prima volta rientrati nella ristretta schiera di media-partner


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Quei bravi ragazzi de “La Megghiu Gioventù”

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Premio Giovanna Daffini

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Il Suq a Genova

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Arvest

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Celtica

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Zonk

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Edmondo Romano

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Hevia

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La Luna al guinzaglio

ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva dell’evento, insieme alla RAI (a discapito di Sky)... davvero un traguardo prestigioso che apre orizzonti futuri davvero luminosi per la nostra musica, a Genova. Ecco, il nostro caso, i nostri risultati, dovrebbero in qualche modo essere presi ad esempio nelle altre città per creare situazioni analoghe... cooperazione e sinergia a Genova stanno funzionando egregiamente... Il numero di giugno oltre che di buoni propositi è bello pingue di presentazioni di eventi e festival. Su tutto è da leggere l’incredibile reportage di Giustino Soldano e Muriel Le Ny all’interno dell’organizzazione del Festival Interceltico di Lorient: un dossier unico e preziosissimo, che spiegherà a tanti organizzatori italiani come funziona uno dei festival più importanti al mondo. Chi vorrà ascoltare i miei discorsi potrà farlo sintonizzandosi su Radio Città Bollate, o Radio Emme, o Radio Cernusco Stereo, per sentire occasionalmente qualche anteprima, mentre per chi non può attenersi agli orari di tra-

smissione rimane pur sempre la possibilità di scaricare da web e leggere la nostra rivista. Sinceramente abbiamo avuto tanti inviti quest’anno, a presenziare a praticamente tutti i festival nazionali; naturalmente sarà molto difficile accontentare tutti altrimenti la rivista chi la fa uscire? Faremo comunque il possibile per inviare un reporter a tutte le manifestazioni e ci scusiamo fin da adesso se nostro malgrado alcuni eventi saranno disertati da Lineatrad; pubblicheremo comunque un resoconto inviato dagli organizzatori stessi. A proposito, a pagina 29 pubblichiamo per espressa richiesta del Direttore del Festival Interceltico di Lorient, Lisardo Lombardia, una traduzione in francese dell’intervista ailo staff del festival di Lorient ad uso dei lettori francesi... Un mese passa in fretta e concedetemi nel frattempo un po’ di riposo e di pausa. Pubblicheremo anche la lista di festival dove avremo un nostro inviato, sperando di trovarvi tutti pronti alla lettura, magari sotto un ombrellone! ❖

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www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 3 - N. 30 - Giugno 2014 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Silvio Teot - silvioteot@alice.it Hanno collaborato in questo numero: Fulvio Porro, Giustino Soldano, Muriel Le Ny, Pietro Mendolia, Giordano Dall’Armellina Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Interviste Una cantante schiva ma caratterizzante... Una anti-diva che che ha dato l’impronta agli NCCP per un trentennio

FAUSTA VETERE

di Loris Böhm - foto © www.quartaparetepress.it

Fotografie a corredo: Quando: 20 marzo
 Luogo:    Aversa (NA) per la rassegna Il Teatro Cerca Casa
 Orario: ore 17:30 Interpreti: Fausta Vetere, voce e chitarra, e Corrado Sfogli, chitarra Trama:  Nel recital  E te dico core core…, Fausta Vetere ripercorre la sua carriera artistica che va dall’incontro con il M° De Simone fino al periodo più recente caratterizzato da brani scritti per lei da vari autori. L’incontro con De Simone le apre la visione di una storia musicale napoletana diversa da quella che si conosceva, dalle antiche villanelle alle tammurriate, dalle moresche alle tarantelle, di un mondo pieno di fascino e di poesia. A questo repertorio si aggiungono poi anche brani, mai cantati prima, della canzone classica napoletana. La caratterizzazione per quest’ultima è che tutte le canzoni sono state riportate alla semplicità ed alla leggerezza di un tempo: non orchestrazioni ridondanti  ma semplici melodie che ridanno vigore e valore sia al testo che alla musica. Elemento unificatore di questi due mondi comunque distanti tra di loro è la voce, che diventa unificatrice del pensiero e della storia di una città, sicuramente  madre della cultura del nostro mediterraneo. © http://www.quartaparetepress.it

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austa, come si può condensare in una intervista una carriera che inizia agli albori della musica folk italiana e l’ha cavalcata fino ad oggi? Noi ci proviamo. Siamo stufi di parlare sempre di giovani talenti (ce ne sono tanti!) o di mostri sacri di cui sappiamo tutto... tu da sempre sei la voce femminile della Nuova Compagnia di Canto Popolare, forse la formazione più rappresentativa della storia italiana della musica popolare eppure su di te i media non si soffermano tanto. Anche su internet non sei ben rappresentata. Una tua scelta?

La scelta di far parte di un gruppo musicale come la NCCP, mi ha evitato sempre paragoni con altri colleghi e questo mi è servito a non perdere quel prestigio artistico che il pubblico ancora oggi mi attribuisce. Oggi posso essere pienamente soddisfatta della vita artistica e delle esperienze che ho avuto. Confesso che spesso sono tentata di fare

musica o teatro da sola, sempre se ciò possa mettermi a confronto col mio essere donna, madre e un po’ anche “madonna”. Torniamo agli inizi degli anni ‘70: hai lavorato con Eugenio Bennato, spalla a spalla con Eduardo De Filippo, ma la tua figura artistica merita di essere estrapolata dal contesto della NCCP, ne convieni? Come ti ricordi quell’epoca d’oro della tua vita musicale? La storia l’hai scritta anche tu con una infinità di concerti nel mondo, come portavoce della cultura napoletana.

E’ stata un’esperienza entusiasmante anche se, essendo molto giovani, quasi non ci rendevamo conto dell’importanza e del ruolo che ricoprivamo musicalmente. I fratelli Bennato e la loro influenza nel mondo della tradizione napoletana. Ricordo la tua partecipazione


Interviste

all’album “Io che non sono l’imperatore”, un successo discografico di Eugenio, e l’anno prossimo saranno passati 40 anni dalla sua uscita... vissuti con tante produzioni discografiche NCCP sancite da altrettanti successi: quale differenza hai riscontrato tra la professionalità dei due fratelli?

Anch’io ricordo Edoardo Bennato che ci seguiva ovunque con la sua chitarra e la sua grande passione per la nostra musica; benché lo stile fosse molto differente dal nostro, tant’è che noi facevamo ricerca e riproposta di una musica dimenticata o addirittura estinta, pur tenendo conto di quanto fosse importante il linguaggio e la gestualità di noi napoletani. Sulla professionalità dei fratelli Bennato penso non ci sia nulla da dire, in quatto, sin da piccoli, sono stati abituati al palcoscenico con tutte le regole che esso comporta. “La voce del grano” è l’album che ricordo con maggior affetto, degli

ultimi proposti da NCCP. Siamo agli inizi del 2001, poi avremo momenti di intensa attività e di lunghe pause. Ti ricordi come sono stati vissuti questi momenti?

Purtroppo oggi la figura del discografico va sempre più scomparendo: non si investe più su un artista o su un gruppo di artisti e spesso si ricorre all’autoproduzione e ai social networks che rappresentano l’odierna promozione e distribuzione di un lavoro discografico. Penso che “La voce del grano” e “Candelora” siano stati gli ultimi esempi di produzioni discografiche “tradizionali” e come per ogni lavoro, anche da essi ci siamo aspettati tanto. Quali sono state le cause di un ultimo decennio avaro di novità discografiche: altri interessi personali oppure la recessione globale?

Sicuramente la recessione globale. Da parte mia c’è sempre stato un profondo interesse e affetto

per la NCCP; purtroppo, gli avvenimenti che hanno portato alla situazione in cui ci troviamo adesso hanno chiaramente influito anche e soprattutto sul nostro lavoro e di ciò non possiamo che crucciarcene. La NCCP considerando la sua fama, è una delle poche formazioni italiane che potrebbe fare a meno di avere una agenzia di promozione... un produttore che vuole uno spettacolo di musica folk di grosso richiamo pensa a voi e a pochi altri, almeno tra le proposte italiane, eppure Aldo Coppola, che vi ha rappresentato qualche anno fa con l’agenzia Suoni e Armonie, ha detto che di questi tempi è difficile piazzare sul mercato un gruppo famoso come il vostro, che ovviamente ha un budget piuttosto elevato, mentre per un artista bravo ma sconosciuto ci sono quasi più richieste... non si rischia più sull’affluenza del pubblico? Come la vedi?

Non sappiamo a quale tipo di budget si riferisse Aldo Coppola,

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Interviste

ma proprio in questi giorni, abbiamo avuto richiesta da parte di una famosa agenzia di spettacolo per una serie di concerti, la quale, apprendendo a quanto ammontasse il nostro cachet, si è meravigliata di quanto in realtà fosse basso rispetto al mercato attuale, considerando che il gruppo è composto da 9 solisti! Sei sempre in trincea dopo più di 40 anni, con la NCCP, dimostrando con questo grande attaccamento grande coerenza artistica, mentre oggigiorno i gruppi si formano e si sciolgono nell’arco di una stagione, e i musicisti si esibiscono in diverse formazioni senza mai trovare una collocazione definitiva. Non voglio sapere chi ha ragione, o torto, ma se un mu-

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sicista vuole progredire è preferibile che condivida le sue esperienze sempre con persone diverse oppure è meglio che concentri la sua attenzione a migliorare le proprie qualità? In definitiva il successo si raggiunge attraverso la costanza su un obiettivo fisso o attraverso continui esperimenti su situazioni e provando nuove vie?

Trovo sempre utile l’esperienza con persone e gruppi diversi per formarsi un grande bagaglio musicale; poi, la scelta…

Hai ancora dei sogni nel cassetto che vuoi realizzare in campo musicale, al di fuori di NCCP?

Mi piace sognare ma con gli occhi aperti e in piedi. Sono del segno del Leone e difficilmente lascio irrealizzati gli obiettivi che mi prefiggo!

Quando invece avremo una nuova produzione NCCP?

Al più presto: ci stiamo lavorando.

Per concludere: cosa consiglieresti ad un giovane che esce dal Conservatorio e che vuole vivere mantenendosi con la musica folk? Esiste (o è in progetto) una pubblicazione che parla solo di te e delle tue esperienze?

Di suonare sempre, anche per la strada, alle feste patronali…Non esiste una regola da seguire per avere successo, e indubbiamente, oggi ci vuole anche una buona dose di fortuna. Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato, da grande professionista. ❖


Eventi CONTINUA IL BANDO DEL PREMIO ANDREA PARODI L’UNICO CONCORSO ITALIANO DI WORLD MUSIC Comunicato stampa Monferr’Autore - monferrautore@gmail.com

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ontinua il nuovo bando dell’unico concorso italiano di world music, il “Premio Andrea Parodi”, organizzato per il settimo anno dall’omonima Fondazione e la cui fase finale è prevista a Cagliari il prossimo autunno, con la direzione artistica di Elena Ledda. All’edizione 2013 sono stati dedicati degli speciali su Radiouno Rai, Popolare Network e su Roxybar.tv, a conferma del prestigio sempre maggiore della manifestazione, che è stata vinta nell’ultima edizione dai siciliani Unavantaluna davanti a Francesca Incudine (anch’essa siciliana, a cui è andato il Premio della critica) e Rusò Sala (catalana). Il concorso del “Premio Andrea Parodi” intende valorizzare le nuove tendenze nell’ambito della musica dei popoli o “World Music”, ovvero proposte che attingono alle tradizioni culturali ma le rinnovano e contaminano. Le domande di iscrizione al concorso dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 luglio 2014, tramite il format presente su www.fondazioneandreaparodi.it (per informazioni: fondazione.andreaparodi@gmail.com ). Dovranno contenere: • 2 brani (2 files mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni definitive); • testi ed eventuali traduzioni in italiano dei due brani; • curriculum artistico del concorrente (singolo o gruppo); Per iscriversi occorre essere maggiorenni e autori o coautori del brano in gara. Il concorso è aperto ad artisti di tutto il mondo.

La Commissione artistica istituita dalla Fondazione selezionerà, in maniera anonima, dieci finalisti, e, per ciascuno di essi, sceglierà il brano in gara tra i due proposti; i finalisti si esibiranno al festival “Premio Andrea Parodi” 2014, davanti a una Giuria Tecnica (addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore. Il premio consiste in una somma in denaro erogata a copertura di tutti i costi di masterclass, eventuale acquisto o noleggio di strumenti musicali, corsi e quant’altro il vincitore sceglierà per la propria crescita artistica e musicale, per un importo massimo di 2.500 euro. Un ulteriore premio è la realizzazione professionale del videoclip del brano in concorso, a spese della Fondazione Andrea Parodi. Inoltre, verrà offerta al vincitore

l’opportunità di esibirsi alle edizioni 2015 del Premio Andrea Parodi, dell“European jazz expo” di Cagliari, di Folkest e del Negro Festival di Pertosa (SA), che sono partner della manifestazione insieme a Premio Bianca d’Aponte e Federazione degli Autori. La manifestazione è nata per omaggiare un grande artista come Andrea Parodi, passato dal pop d’autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e di rielaborazione delle radici, grazie al quale è diventato un riferimento internazionale della world music, collaborando fra l’altro con artisti come Al Di Meola e Noa. Le precedenti edizioni sono state vinte nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia). ❖ Per maggiori informazioni: www.fondazioneandreaparodi.it fondazione.andreaparodi@gmail.com

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Eventi CELTIE D’OC CAZAVET 11-12 LUGLIO

Il decennale della due giorni di musica e cultura celtica e occitana in scena nel piccolo paese dell’Ariège di Fulvio Porro

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ur essendo ancora lontana dal raggiungere la maggior età, quella del 2014 rappresenta l’edizione del decennale, un traguardo importante per Celtie d’Oc, la manifestazione di musica e cultura occitana e celtica a tutto tondo che si svolgerà tra venerdi 11 e sabato 12 luglio prossimi a Cazavet. Il piccolo paesino dell’Ariège, a una decina di chilometri da St. Girons (Région Midi Pirénées), che per lunga parte dell’anno annovera meno di 300 abitanti, per due giorni si anima all’inverosimile, attirando e attraendo una moltitudine di appassionati di ogni età, vuoi per il variegato cartellone musicale vuoi per l’ele-

Il giovane Remi Geffroy, virtuoso dell’accordeon diatonique, in scena per un bal-folk che non mancherà certo di scaldare i muscoli dei ballerini

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vato livello e valore delle formazioni musicali che si succedono sul palco, vuoi ancora per l’amichevole e cordiale atmosfera che si viene creando momento dopo momento, Sin dalla prima edizione del 2005 la proposta musicale di Celtie d’Oc è sempre stata assai composita, per esplicita volontà degli organizzatori, in questo anche supportati da un profondo legame di amicizia di alcuni residenti con una famiglia di origine scozzese


Eventi

Prove di forza in costume tradizionale

I saluzzesi Lou Tapage protagonisti sul palco di Celtie d’Oc nel 2010

Una cornamusa in azione sulla storica “2CV”, e a seguire la bagad bretone dei Claymore Clan che sfila per le vie del paese in costume tradizionale: un simpatico e attraente mezzo di promozione dell’evento

che molto ha contribuito a creare l’immagine propria della manifestazione. Proprio per questa sua caratteristica trasversale rispetto all’universo della musica trad, la proposta artistica ha costantemente spaziato in largo e in lungo nei territori europei, affiancando al sound tipicamente occitano proposte di più spiccato respiro celtico, dalle suggestive sonorità di stampo irish alla miglior tradizione bretone e con un pizzico di sapori d’oltre Manica a tutto tondo. Nel corso degli anni la programmazione musicale ha quindi attinto a piene mani dall’articolata e composita offerta di sonorità occitane e celtiche di casa propria, declinata in tutti i generi possibili, dal rock al punk e quant’altro nel tempo

i gruppi di matrice trobadorica hanno saputo elaborare. A fianco dello spettacolare francese Spi con il gruppo La Gaudriole o i bretoni tolosani Breizh en Oc sono stati presentati nomi elitari a livello internazionale come i polacchi Beltaine e gli inglesi The Popes, quasi tutti già ospitati anche in territorio italiano. Buona attenzione è sempre stata riservata alle sonorità di casa nostra, offrendo ospitalità musicale, tra il 2009 e il 2011, alle tre migliori formazioni di matrice occitana; nel 2009 sono stati gli “scoiattoli” Lou Seriol a esportare per primi il suono delle nostre vallate occitane, cui hanno fatto seguito l’anno successivo i saluzzesi Lou Tapage con il loro travolgente “frastuono” di Nu Folk/Rock d’Oc, e infine la pietra

miliare della riproposizione “moderna” della tradizione valligiana, i Lou Dalfin nel 2011. Le prime quattro edizioni si sono articolate su una sola giornata di festa e hanno permesso di testare le capacità organizzative dei volontari del locale “Comité des fêtes”, peraltro ampiamente supportati da gran parte della popolazione residente, sino a giungere alla costituzione dell’associazione che trae nome proprio dalla stessa manifestazione. A partire dal 2009, superata brillantemente la fase di rodaggio, in questo anche supportata dal crescente e positivo riscontro da parte di musicisti, pubblico ed enti e aziende sostenitrici del progetto, la manifestazione ha raddoppiato la sua proposta, allargandosi an-

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Eventi

Il folto e festoso ed eterogeneo pubblico che ogni anno accompagna e sottolinea le performance musicali senza lesinare applausi a scena aperta

che alla giornata del sabato. E il crescente successo ha anche permesso, in accordo con gli enti pubblici di territorio, di allestire un’ampia struttura in legno a copertura della piazza principale del paese, palcoscenico primo dell’evento, con ciò garantendo una perfetta riuscita della manifestazione anche in caso di inclemenza meteo. Il programma della due giorni 2014 inizierà nel tardo pomeriggio di venerdi 11 luglio con una classica formula transalpina, quella dell’Apéro musical, per l’occasione animato dal gruppo Grail’Oli; la serata presenterà due successivi concerti, con gli Epsylon ad aprire e gli Oai Star a chiudere. Gli Epsylon, formazione massimamente scenica, sono prossimi ad un secondo tour in Cina, e possono annoverare la condivisione

Una sana e doverosa pausa ristorativa tra un ballo, un concerto e uno stage

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del palco con personaggi prestigiosi a livello internazionale, da Goran Bregovic a Sergent Garcia a Soldat Louis; i marsigliesi Oai Star, formazione creata ormai quindici anni or sono dal compianto Lux Botté e Gari Greu, già artefici con i Massilia Sound System, oggi si presentano con i nuovi inserimenti Mo Lo Cicéro alla chitarra e Métronomax alla batteria. Il pomeriggio del giorno successivo sarà, ancora secondo buona tradizione, dedicato alla scoperta delle danze tradizionali occitane, e al loro veloce insegnamento, in modo da permettere a chi già le conosce di anticipare la voglia di danzare, e chi invece ne è neofita di apprendere alcuni passi base e potersi così inserire al meglio nei balli serali. A metà pomeriggio la festa si sposterà presso la chiesa, con un concerto a ballo di Remi Geffroy, giovane talentuoso interprete dell’organetto diatonico, quindi ancora l’aperitivo in musica sempre animato da Grail’Oli; la serata sarà aperta da Les Bombes 2 Bal cui seguiranno, a chiudere l’edizione 2014, i Booze Brothers. Bombes 2 bal è oggi un sestetto che ruota intorno alla voce di Aurélie Neuville (fondatrice del gruppo insieme a Lise Arbiol e Claude Sicre), supportata da Lola Calvet, Kim Tempera, Simon

Barbe, Menad Moussaoui e Onel Miranda, musicisti che integrano al meglio strumenti tradizionali come organetto diatonico e violino ad altri decisamente meno usuali: “ganza, agogo, zabumba e alfaia”. Ai sei musicisti si affiancano anche due ballerini che si esibiscono tra giovani e meno giovani facendoli danzare in coppia, in circolo, a catena. I Booze Brothers, gruppo, portabandiera dell’irish trad punk, risente di molte influenze musicali (irlandesi, slave, orientali) e si esprime attraverso una moltitudine di generi (rock, hardcore, electro, folk, world, punk) e di lingue (inglese, francese, occitano e gaelico). Per tutta la durata della manifestazione sarà possibile campeggiare in un’area riservata, con servizi igienici e docce, così come si potrà approfittare dell’offerta enogastronomica locale. Importante, diciamo pure fondamentale, il supporto economico, e non solo, garantito dagli enti pubblici territoriali, dalla Municipalità di Cazavet al Conseil général de l’Ariège e al Conseil régional de Midi-Pyrénées, senza dimenticare l’insieme dei comuni del territorio del Bas-Couserans, Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.celtiedoc.fr oppure contattare l’organizzazione all’indirizzo celtiedoc@wanadoo.fr. ❖


Eventi

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Eventi “FESTEN’OC”

Si svolgerà a Saurat, dall’11 al 13 luglio prossimi, uno tra i più importanti festival transalpini di musica e cultura occitana a tutto tondo, e sempre con un occhio di riguardo alle proposte di casa nostra di Fulvio Porro

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orreva l’anno 2002 quando il gruppo dirigente dell’Associazione di danzatori “Groupe Folklorique Sauratois”, importante realtà culturale occitano-pirenaica nel campo della riscoperta e della riproposizione della danza tradizionale, decise di dar vita ad un nuovo evento musicale fortemente legato e radicato alle proprie tradizioni storico-culturali, di forte estrazione trobadorica, “Lo Festenal Festen’Oc”, o più semplicemente Festen’Oc, com’è ormai generalmente conosciuto dagli appassionati di cultura “OC”. Sin dal primo appunto organizzativo, sostenuto dal Conseil Général de l’Ariege, dalla Région Midi Pirénées e dall’Amministrazione comunale di Saurat, un elemento è stato posto con forza al centro dell’attenzione del gruppo organizzatore: la chiara ed esplicita volontà di dar vita ad un evento, pur nei limiti economicamente concessi, in grado di condividere, e ancor più far condividere lo spirito di gioiosa festa coniugato con la riproposizione della propria storia e della propria tradizione. Convivenza e condivisione: i fondamenti dell’epoca trobadorica erano, sono e resteranno il fil rouge del festival, quel legame invisibile all’occhio, ma assai tangibile all’animo e al cuore, che unisce indissolubilmente il popolo occitano, a partire dalle nostrane vallate cuneesi, e in parte torinesi, per snodarsi lungo tutto il lungomare mediterraneo francese, risalire la zona pirenaica per giungere sino all’enclave spagnola della Val d’Aran. Saurat è un piccolo paesino, non varca la soglia dei 700 abitanti, allungato da est a ovest nel dipartimento dell’Ariège (regione dei Midi-Pyrénées), che si apre alle alte vette pirenaiche, con un importante dislivello territoriale che da poco più dei 600 mt del centro abitato sale sin quasi a toccare quota 2.000 mt con il Col de Port, il Cap de la Dosse e il Pic de La Journalade, vette che fanno da fascinosa cornice alla piccola comunità pirenaica. Festen’Oc rappresenta una tre giorni estiva di cultura occitana, ove si mescolano e si amalgamano al meglio la danza come la musica e il canto (compreso quello polifonico), un luogo di incontro, e di reincontro, tra le musiche e i musicisti delle vallate occitane piemontesi che si confrontano con le sonorità più tipiche e tradizionali di Guascogna, Linguadoca e Ariege. A onor di cronaca, ormai da alcuni anni la manifesta-

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Musica, danze e costumi tradizionali della cultura occitana nel pomeriggio di festa

Anche il cambio palco serale è momento da sfruttare con musica “al volo”

Non saranno certo poche gocce di pioggia a far fuggire pubblico e ballerini; un ombrello per qualcuno, un po’ di innocuo umido per qualcun’altro


Eventi

La boutique “volante” di Macarel, un grande amico di Festen’Oc e un importante diffusore della cultura occitana, nonché partner commerciale dell’organizzazione

zione raccoglie al proprio interno alcuni ulteriori momenti di festa, accomunati da un comun denominatore di sostegno e diffusione di cultura di radici, eventi che si snodano da aprile a novembre, e che rappresentano per un verso l’aperitivo e per un altro il digestivo rispetto all’evento clou dell’anno, appunto il Festenal estivo di luglio. La tredicesima edizione di Festen’Oc si avvierà venerdi 11 luglio con un pomeriggio dedicato a stage di danza tradizionale animato dal gruppo Talabast, cui farà seguito un giro di paese musicato e un successivo bal folk con la formazione de La Pifada, un misto di occitano e brasiliano guidata da Carlos Valverde che si esprime con “fifres” nostrani e “pifanos“ ispanici (molto volgarmente, varietà di flauti) e percussioni; un abbinamento stru-

La formazione pirenaica catalana “La Sonsoni”

mentale tipicamente occitano ma ben riscontrabile, ad esempio, anche nella cultura bretone. A chiudere la prima giornata di festa, un inizio di serata con un classico bal folk e a seguire ancora ballo, ma in versione maggiormente concertizia (ovvero da ascolto); ad aprire saranno i Garric, un ensemble che ha portato l’esplorazione musicale ai limiti tra la modernità e l’intemporalità, o per chi preferisce tra le origini più radicali e l’immensità del cielo, mentre l’ultimo atto della giornata sarà appannaggio dei Talabast. Il “gruppo elettrogeno”, originario della regione del Perigord, unisce alle proprie sonorità di radice quelle della vicina Guascogna, miscelando tradizione e contemporaneità, tradizione orale, teatro, ritmiche arrembanti alternate a melodie

semplici; reinvenzione, riarrangiamento, improvvisazione, questi gli elementi di ricchezza e di diversità del gruppo che, come recita la loro biografia, propongono una mescolanza che spazia dalla bouree metallurgica al ragga-congo, dall’impro-scottish al rondo-pogo. La mattinata del sabato sarà appannaggio della professoressa Camilhac Bilhac, docente di lingua occitana per adulti presso lo IEO (Institut d’Etudes Occitanes) che, all’interno dello stage linguistico, presenterà un “collectage”, una ricerca su costumi, musiche, danze, canti e canzoni della tradizione orale (potremmo ben dire una ricerca etnomusicale), realizzata proprio nel territorio dell’Ariège nel corso del 2012, dal titolo “St Joan d’estiu tradicions e usatges; Contes e racontes, culhida de contes d’Arièja”. Lo stage linguistico continuerà anche nella mattinata del giorno successivo. Il pomeriggio si aprirà con un omaggio alla confinante Catalogna con uno stage di danze tipiche del territorio musicate in diretta dal gruppo, parimenti catalano, La Sonsoni; subito a ruota ancora stage, questa volta riservato fondamentalmente ai bambini, dove Pèire Ricard metterà in scena la prima puntata (la seconda sarà il giorno dopo) di un piccolo spettacolo di “chansonnettes” (lo riporto volutamente in lingua originale,

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perchè l’italica traduzione in “canzonette” mi parrebbe quasi dispregiativa). Nel frattempo ci sarà pure il tempo della proiezione del film occitano “Eth vin de casa” (comunque sottotitolato in lingua francese), la storia di un “piccolo vino” locale, poco conosciuto, ma la cui storia e produzione viene ancora mantenuta viva da un gruppo di vignaioli della zona. Dal tardo pomeriggio si ripartirà con musica e danze sino a notte inoltrata; l’apertura sarà affidata ancora alla formazione pirenaica catalana “La Sonsoni”, che mette a confronto due generazioni musicali, con l’esperto e navigato Pep Lizandra (prezioso collaboratore de El Pont d’Arcalis nelle occasioni da ballo) all’organetto diatonico, a duettare con la freschezza del violino di Elias Porter. Per l’occasione la formazione, che normalmente si esibisce in duo, sarà rafforzata da due pregevoli presenze femminili, Erika Weigand (allieva di Pep), ancora all’organetto e Mariona Del Carmen, virtuosa delle percussioni tradizionali iberiche. Il tempo di mangiare un boccone, magari anche due, per esperienza personale i cucinieri “sauratesi” non sono certo da disprezzare, e si potrà tornare in pista con il gruppo guascone “Ja Pòdes Creir”, quattro baldi giovanotti (Geoffrey Darmani, Pierre Rouch, Philippe Fernandez e Dominique Barès) che affidano ai loro strumenti e alla loro passione musicale il compito di fare da ambasciatori alla loro comune origine musicale della valle de l’Arbas. Nel frattempo si farà mezzanotte e sul palco di Festen’Oc 2014 salirà l’ennesima formazione catalana per un concerto a ballo che non mancherà certo di riservare piacevoli sorprese, il sestetto della Coixinera. La formazione, originaria di Manresa e dintorni, è già stata protagonista in Italia (in Piemonte in parti-

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colare, e in provincia di Cuneo ancor più nello specifico) in varie occasioni; per quel che mi sovviene al volo una Festa dei Lou Dalfin a Vernante e un Cantè Magg a Bergolo. La domenica si aprirà ancora con il gruppo Ja pòdes Creir che sfilerà in musica per le vie del paese, e con il proseguimento dello stage di Camilhac Bilhac; in tarda mattinata verrà anche celebrata la Santa Messa con canti in lingua occitana. A mezzogiorno sarà finalmente la volta del locale gruppo di danze “Groupe Folkclorique Sauratois” a intrattenere pubblico e musicisti sulla piazza principale del paese; al termine il classico “Trad apero” musicale ancora con Ja Pòdes Creir a diffondere piacevoli sonorità trad. Il pomeriggio manterrà, e forse aumenterà, il ritmo frenetico degli appuntamenti: letture cantate del poeta occitano Didier Tousis, successivamente protagonista con il gruppo “Tousin en Oc”, formazione che utilizza al meglio il “parlar negue”, ovvero la lingua guascona più tipica dell’area delle Landes. I testi poetici di Didier trovano qui la loro miglior espressione, grazie anche alla musicalità di organetti e cornamuse e soprattutto alla forza della lingua in uso. Tra i due momenti, troverà ancora spazio la seconda parte dello stage di Pèire Ricard riservato al pubblico più giovane. Le danze pomeridiane si avvieranno con la ritmica, la melodia e la gioiosità della musica de Les Irètges, un gruppo formatosi nella stessa cittadina pirenaica teatro del Festenal, e da sempre al fianco degli organizzatori (sia nell’attività musicale come in quella più strettamente organizzativa), che riesce a coniugare al meglio, nell’ambito della musica e della danza occitana, l’utilizzo di strumenti quanto meno inabituali per il contesto, dal soubassophone (il nostrano susafono) alle “hautbois du Couserans”, un oboe tipica della regione

guascone, a fifres e clarinetti, il tutto condito con percussioni e fisarmonica cromatica. Il sestetto annovera Sylvie Girard e Isabelle Ripoll interpreti dell’oboe, Raphael Mateos alla fisarmonica, Jérôme Cazenave alle percussioni, Jean-Jacques Pialat al susafono e Jean-Luc Rouzoul con fifre e clarinetti. La prima serata di domenica sarà curata da Cyril Brotto e Guillaume Lopez, un magico, conosciuto e apprezzatissimo duo francese che per l’occasione si presenterà in sestetto insieme a Camille Simerai, Pascal Celima, Camille Raibaud e Simon Portefaix; presenteranno un ampio repertorio tratto dal loro ultimo album, per far danzare i piedi ma anche le orecchie. L’ultimo atto di Festen’Oc 2014 è targato italiano con il ritorno, dopo l’apprezzata prima del 2012, di Lou Tapage, la folk-rock band saluzzese che non mancherà certo di riscaldare l’ambiente con una gran massa di suoni, amalgamati al meglio, che spaziano dal repertorio trad (ovviamente molto reinterpretato in proprio) alle sonorità irlandesi, passando, come primo esperimento dopo oltre 10 anni di onorata carriera, anche attraverso l’utilizzo della lingua italiana a fianco di occitano, francese e catalano. L’attuale formazione annovera Chiara Cesano al violino, Dario Littera alla chitarra e percussioni, Nicolò Cavallo al basso elettrico, Daniele Caraglio alla batteria e percussioni, Sergio Pozzi, voce e chitarra acustica, e Marco Barbero a dilettarsi e dilettare con una gran varietà di flauti, un paio di cornamuse (forse anche tre), bouzuki, mandolino e, se la scaletta lo prevede, organetto diatonico. Per ogni ulteriore informazione, sia relativa al festival che alle possibilità di soggiorno, è possibile visitare il sito ufficiale: www.festenoc.com oppure contattare l’organizzazione all’indirizzo festenoc@netcourrier.com. ❖


Eventi Vialfrè (TO) – Dal 25 al 29 giugno prossimi ritorna la grande kermesse nazionale di danze e musiche trad, con proposte che spazieranno da nord a sud e da est a ovest per l’intero continente europeo

GRAN BAL TRAD di Fulvio Porro

Folla assiepata ai piedi del palco e, poco più indietro, ballerini “pronti all’uso”

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orreva l’anno 2000 quando un gruppo di amici, appassionati di musiche e danze tradizionali, decise di dar vita ad un evento di respiro internazionale, verosimilmente primo esperimento del genere in terra italica, in linea con la propria propensione culturale, allestendo, in quel di Sala Biellese, la prima edizione del “Gran Bal du Piemont”. Sulla falsariga del Gran Bal d’Europe di Gennetines, e in tempi più recenti dell’omonimo evento di St. Gervais, entrambe manifestazioni in terra francese, gli organizzatori, uniti dal comune desiderio di mettere a diretto contatto e confronto le diverse espressioni della cultura di radici, andarono a proporre una manifestazione specificamente dedicata alla danza e alla musica tradizionale dei popoli, offrendo ai partecipanti un variegato quadro delle varie culture presenti in Europa, non dimenticando un impor-

tante spaccato di tradizione tipicamente di casa nostra. L’evento riscosse subito buon successo, sia sul fronte dei musicisti come sul versante dei ballerini, coinvolgendo un gran numero di persone provenienti un po’ da tutte le regione italiane ma anche da molti paesi europei. Questo importante risultato fu, ovviamente, di massimo conforto per gli organizzatori, che riproposero l’iniziativa anche negli anni successivi, e sull’onda del crescente successo, e delle connesse complicazioni organizzative, alcuni anni dopo si decise di ampliare in modo consistente lo staff e di apportare alcune importanti variazioni, a cominciare dalla scelta di una nuova location, tutt’ora valida, e individuata nel Comune di Vialfrè, in provincia di Torino, la cui amministrazione è sempre stata molto vicina alle necessità degli organizzatori, e dal nuovo nome dell’evento,

ancor oggi conosciuto come Gran Bal Trad. Il festival è ospitato all’interno dell’area naturalistica Pianezze di Vialfré, sulla sommità di una delle numerose colline, poco meno di 500 metri di altitudine che compongono l’anfiteatro morenico di Ivrea; la serra morenica eporediese rappresenta una delle aree di maggiore interesse naturalistico presente in Nord Italia e parimenti il più significativo anfiteatro glaciale di tutta Europa. Il festival è attualmente organizzato dall’omonima Associazione Culturale Gran Bal Trad, soggetto che annovera “solo” cinque soci, rappresentati però da altrettante singole associazioni assai attive e dinamiche sul territorio piemontese: Accordanza, BandaBrisca, Biella Trad, Carolando e John O’Leary, enti che, ormai da tempo, a fianco delle specifiche attività in proprio, hanno unito le forze fisiche

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come quelle mentali per metterle al servizio di uno degli eventi di maggior risonanza in tutta Europa. Le giornate del Gran Bal Trad si articolano in atelier di danza e di strumento al mattino e al pomeriggio, offrono un servizio di mensa e ristoro con bar in loco, e proseguono fino a notte inoltrata con le serate di ballo e concerto su 4 diversi palchetti. L’ultima edizione ha annoverato oltre 200 persone tra insegnanti ed artisti, provenienti da un capo all’altro del vecchio continente, che si sono impegnati, ogni giorno, in atelier di danza, concerti serali, conferenze e atelier di strumento. L’edizione 2014 andrà in scena a partire da mercoledi 25 per svilupparsi armoniosamente, e non potrebbe essere altrimenti, sino a domenica 29 giugno, con un programma ancor più intenso e articolato rispetto alle precedenti edizioni; cinque intensi giorni durante i quali migliaia di persone sono contemporaneamente spettatori e protagonisti di una full immersion di danze e musiche tradizionali. Gli atelier di danze spazieranno dal fervido territorio francese, con proposte provenienti da Alsazia, Alvernia, Bretagna, Guascogna e Poitou, all’area balcanica, dalle Fiandre a Israele, senza dimenticare i paesi anglosassoni, la Svezia, la Romania e il mondo tzigano in generale. Ovviamente la proposta di casa nostra risulta parimenti articolata, spaziando da nord a sud, dalle proposte di matrice occitana e delle Quattro Province, per scendere con il saltarello marchigiano, le pizziche, tarantelle e tammuriate ancor più meridionali, senza dimenticare la composita proposta sarda. Per scelta di chi scrive, data l’articolata e composita presenza di musicisti e insegnati di danza, non potendoli citare tutti (e comunque sempre con il rischio di dimenticarne qualcuno), non si evidenzia alcun nome dei protagonisti della

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kermesse canavesana, rimandando direttamente al sito ufficiale del festival www. granbaltrad.it ove è possibile visualizzare, suddivisi tra stage di ballo, di strumento, concerti serali e conferenze, i tanti e importanti nomi che allieteranno l’ultimo lungo fine settimana di giugno. La struttura tecnica del festival è di assoluto livello, con ben sette tensostrutture di varia metrature (dalla piccola 12x24 alla grande 25x30), oltre 20 gazebo per ospitare gli atelier di strumento, le esposizioni di materiale musicale a tutto tondo, l’area bimbi, un’ampia struttura per il servizio di custodia della strumentazione musicale, area campeggio per tende, camper e roulotte, ampio parcheggio per i “pendolari”, tre blocchi servizi igienici, area ristoro. Assai articolata anche l’offerta di convenzioni per pernottamenti in loco, spaziano da ostelli ad agriturismi, da hotel a bed & breakfast. E proprio prima di andare in stampa ci giunge notizia di un altro importante tassello, nel segno del rispetto delle persone e delle loro specifiche esigenze, ovvero l’approntamento di uno specifico menù per coloro che sono affetti da celiachia. Per ogni ulteriore necessita di informazione e per iscriversi al festival e agli stage, è possibile contattare direttamente l’Associazione di Volontariato Culturale Gran Bal Trad, all’indirizzo terrestre di via Arduino Casale n. 31 a Lessolo (TO), telefonicamente ai numeri +39 0125 58403, +39 347 9589138, +39 0125 54244, +39 0125 48942, o telematicamente all’indirizzo gbt@granbaltrad.it ❖

L’accogliente e organizzata tensostruttura atta al ricovero e alla custodia della strumentazione al momento non in uso

Prove libere di musica d’insieme all’ombra della serra morenica eporediese

Un brindisi collettivo dell’allegra brigata dei cucinieri (non sappiamo se la gioia sia dovuta all’imminente avvio della cinque giorni di fatica o per l’ennesima e felice conclusione dell’evento …)

Uno dei gazebo che accoglie i più piccoli partecipanti al festival, allestito con carta e colori a volontà e in libero uso


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Eventi NATURA E MUSICA IN PENTOLA SARDEGNA

Tradizione culinaria e musicale della Sardegna con il concerto del gruppo “Elva Lutza & Renat Sette” Comunicato Stampa

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uarta edizione di “Natura & Musica in pentola”a Latina, iniziativa organizzata dall’ Azienda Agricola Ganci in collaborazione con l’associazione di musica e cultura popolare “Mantice”. Quest’anno vi proponiamo una serata all’insegna della tradizione culinaria e musicale della Sardegna. La cena a tema prevede un menu con specialità tipiche della Sardegna e a seguire intrattenimanto musicale a cura degli Elva Lutza & Renat Sette. Un’ottima occasione per trascorrere una serata  assaporando piatti semplici della tradizione e ascoltando buona musica.  

Elva Lutza & Renat Sette

Una produzione originale che vede collaborare due musicisti sardi da anni attivi nel campo della musica popolare e con collaborazioni di spicco live e discografiche, e l’ultimo erede della tradizione occitana dei trovatori. Lo spettacolo, già rodato nel corso di un’estensiva tournèe in Francia nel giugno 2012 e in Sardegna nei mesi precedenti, è un excursus nella tradizione musicale dei due paesi, Occitania e Sardegna. Lo spettacolo è un anticipazione del disco “Amada” che vedrà la luce la prossima estate per la celebrata etichetta Felmay. Elva Lutza è il duo, del quale, addetti ai lavori e pubblico parlano con maggiore simpatia e attenzione: una proposta fresca e nuova che mescola tradizione folk (con particolare attenzione a musica balcanica e sarda) e improvvisazione jazzistica. Sono vincitori

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del Premio Andrea Parodi 2011 e hanno licenziato nel 2012  un cd (appena ristampato) salutato dalla critica nazionale come uno degli esordi più interessanti dell’anno. Renat Sette è un esperto cantante di Nizza, forse il più carismatico fra gli esponenti del revival della musica tradizionale provenzale, cantante di esperienza, conosciuto per le sue performances a-capella (senza l’ausilio di strumenti, ma solo con l’uso della voce) che per le collaborazioni con importanti gruppi francesi e italiani.  La collaborazione nasce dalla stima reciproca e da quella voglia di confronto e di rischio tipica della World Music. Parte del concerto è dedicato ai repertori sacri e para-liturgici dell’Occitania francese e della Sardegna. ❖   Renat Sette – voce Nico Casu – tromba, voce Gianluca Dessì – chitarra, mandola Cena in musica € 28,00 (ingresso ore 19.30) Ciambelline fatte in casa, Vino e Musica € 10,00

(ingresso dopo le 21.30) Info e prenotazioni entro 19 Giugno Cantina – 0773208219 Maria – 3207435685

Azienda Agricola Ganci (a due passi dal Lago di Fogliano) Via Isonzo km 5,300 Borgo Grappa Latina Facebook : Azienda Agricola Ganci Marco Delfino - Associazione Mantice Via Botticelli 12 - 04100 Latina


Eventi Castello di Ragogna 15 giugno 2014 dalle ore 16

LA FIESTE DA SEDON Comunicato Stampa

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a Fieste da Sedon al castello di Ragogna è diventata ormai una tradizione: un festival nel festival, anteprima di Folkest 2014, dedicato alla musica tradizionale friulana come spunto per la valorizzazione di uno dei luoghi storici di maggior significato ricostruiti dopo il terremoto, il Castello dei Conti di Ragogna, un mastio antico dove si respira la storia, inebriandosi dell’aria che sale dal Tagliamento e godendo di una delle più incredibili viste paesaggistiche dell’intero Friuli. Organizzato dall’Associazione culturale Folkgiornale, grazie al patrocinio del Comune di Ragogna e della Provincia di Udine, rappresenta una lunga carrellata su trent’anni di storia della musica friulana, visti con gli occhi di tre generazioni di musicisti, che diventano così l’occasione per ripercorrere le tappe della riscoperta e dell’evoluzione della musica popolare friulana, dal rischio di oblio degli anni Settanta, fino al grande impatto con i media, alle tournée in tutto il mondo, alle apparizioni televisive e agli special dedicati, oltre le prestigiose collaborazioni che hanno portato la usica friulana nel mondo. La Sedon Salvadie ha avuto modo di incrociare gli strumenti anche con musicisti molto importanti (Angelo Branduardi, Massimo Bubola, The Chieftains, Carlos Nuñez e Inti Illimani tra gli altri) e ha in programma un nuovo progetto insieme al grande Enzo Avitabile. Dalle file de La Sedon Salvadie hanno preso le mosse le formazioni più significative dell’attuale panorama musicale friulano: da Giulio Venier, ad Andrea Del Favero, a Lino Straulino, Emma Montanari, Marisa Scuntaro, Dario Marusic, Glauco To-

Andrea Del Favero e Angelico Piva

niutti, Flaviano Miani, Gianluca Za- menti, verranno a far festa e fa cuatri nier, tutti hanno militato o militano sunades insieme. E per ricordare tre in questa formazione e hanno dato o grandi amici e complici in trent’anni danno vita a molti altri gruppi e realtà di musica, come Angelico Piva, Claudi ricerca e di riproposta, quali Ca- dio Macoritto e Giovanni Micelli, rerantan, Braul, Tischlbong, Montanari centemente scomparsi. ❖ Grop, Furclap, Braul, Nosisà, Lino Straulino... Un’occaione per passare un intenzo po meriggio e una serata all’insegna del mangiare friulano e genuino di qualità grazie a Maurizio, chef del ristorante Tre Corone di Spilimbergo e della buona musica con Lino Straulino, Carantan, l’associazione culturale Furclap, i Nosisà in inedita versione acustica, La sedon Salvadie e tanti altri amici da tutti il Friuli che, armati dei loro stru- Il castello di Ragogna

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Argomenti FESTIVAL INTERCELTIQUE DI LORIENT 2014 IL FESTIVAL DIETRO LE QUINTE

Come e da chi è organizzato il Festival più importante del mondo interceltico

di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

Il logo del Festival all’entrata dell’Espace Nayel, a fianco della biglietteria

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Legenda. CDI: contratto a tempo indeterminato. CDD contratto a tempo determinato

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uando si parla del Festival Interceltique di Lorient, il pensiero ricorre spontaneamente alla musica celtica e agli artisti che la interpretano. Si va subito alla ricerca degli spettacoli che più ci interessano, sfogliando con interesse il programma del Festival. Pochi però si chiedono come è organizzata questa manifestazione, che dura dieci giorni e dieci notti, e che offre un numero impressionante di spettacoli. Noi ce lo siamo chiesto ed abbiamo cercato di scoprire cosa c’è dietro tutto questo. Ci siamo così recati negli uffici del Festival per parlare con alcune persone che si occupano dell’organizzazione

del FIL (Festival Interceltique de Lorient). Abbiamo avuto un primo contatto a marzo con Lisardo Lombardia, Direttore Generale del Festival Interceltique di Lorient e con Josette Joubier, che da circa un anno affianca il Direttore Generale occupandosi delle risorse umane; in precedenza era stata direttrice del Grand Théâtre di Lorient, sede di numerose manifestazioni teatrali e uno dei luoghi dove si svolgono alcuni concerti del FIL. Le abbiamo chiesto alcune informazioni. Josette, ci può spiegare come funziona l’organizzazione del Festival?

Il Festival è una vera e propria Impresa nella quale lavorano: nove

dipendenti fissi impegnati tutto l’anno, circa dieci dipendenti a tempo determinato lungo o breve secondo le funzioni, oltre a una dozzina di stagisti. Inoltre, durante il Festival, nei vari siti come le biglietterie, il “Village Celte”, il “Quai de la Bretagne” i bar, i punti di ristoro e vari altri, lavorano da 50 a 100 persone per sito, per un totale di 750 stipendiati temporanei e, in aggiunta, circa 1.200 volontari. Come in qualsiasi azienda anche per il Festival esiste un organigramma ben definito; il nostro è suddiviso in cinque settori coordinati dal Direttore e per quanto riguarda le risorse umane, come vi dicevo, dalla sottoscritta.

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La reception del Festival

Il settore artistico lavora direttamente con il Direttore e si occupa dei contatti con gli artisti e della programmazione degli spettacoli. Il settore delle risorse finanziarie s’interessa della raccolta dei fondi e dei finanziamenti necessari allo svolgimento del Festival. Il settore comunicazioni si occupa della stesura e della diffusione dei programmi e di tutto il materiale divulgativo del FIL attraverso i vari mezzi di comunicazione. Il settore amministrazione e produzione s’interessa di tutta la gestione amministrativa, dei contratti di lavoro e dei compensi, della gestione finanziaria, dei rapporti sociali, dei contatti con i volontari e della biglietteria. Infine c’è il settore tecnico: la “régie générale”, che si occupa dell’allestimento e dell’organizza-

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zione delle strutture dove si svolgono gli spettacoli, delle norme di sicurezza e dell’accoglienza dei vari Paesi rappresentati e di qualsiasi necessità di carattere tecnico durante il FIL. Chi assiste al Festival come spettatore non si rende conto di tutta la mole di lavoro che c’è alle spalle e di come tutte le varie mansioni debbano essere coordinate tra loro, con Lisardo che le dirige come fosse un direttore d’orchestra, in contatto continuo e diretto con i responsabili dei vari settori e indicendo periodicamente delle riunioni collettive o per settore, per fare il punto della situazione. Io mi devo assicurare che a livello di personale tutto giri alla perfezione e che tutti gli stipendiati in modo che le persone che arrivano per il FIL siano soddisfatte e pos-

sano ripartire con la voglia di ritornare. In Francia la legislazione c’impone di rispettare il Codice del Lavoro, la Convenzione Collettiva Nazionale delle Imprese del settore privato degli spettacoli dal vivo. Le leggi sono complesse e richiedono una vigilanza costante. Alle risorse umane ci si occupa anche di fare in modo che ci sia un vero lavoro d’equipe, in armonia e che ciascuno, indipendentemente dalla sua funzione, possa contribuire alla riuscita del Festival. Da quanto tempo esiste questo tipo di organizzazione?

Il FIL aveva già un’organizzazione fino dalla sua nascita, ma vista la sua continua evoluzione, è stato necessario rifare il punto in tema di risorse umane. Il punto è stato fatto dall’anno scorso. Quando sono


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arrivata, ho rinforzato o stabilito le regole per il funzionamento del Festival e formalizzato un organigramma. Abbiamo rivisto i contratti di lavoro e, visto che il Festival è una “grande macchina” che si deve muovere in modo ottimale, abbiamo compilato dei mansionari, in modo che ogni singolo dipendente sappia esattamente quali siano i suoi incarichi, le sue responsabilità, le sue condizioni di lavoro, il suo rapporto con gli altri colleghi e gli obiettivi da raggiungere. Il personale che lavora per il Festival da tanti anni, come ha preso questi cambiamenti?

All’inizio, come in tutte le situazioni in cui ci sono delle innovazioni, c’è stata qualche discussione, ma, date le mie esperienze precedenti come direttrice di teatro, ho trascorso parecchio tempo con tutti riuscendo ad instaurare un dialogo continuo con loro per far comprendere i vantaggi di un lavoro più funzionale, che è stato apprezzato anche dal consiglio d’amministrazione. Sono previsti dei corsi di aggiornamento per il personale?

Ci stiamo lavorando; siamo in contatto con l’A.F.P.A. (Associazione per la Formazione Professionale degli Adulti) per stabilire dei corsi di formazione in vari campi. Tali corsi potranno essere sul tema della sicurezza, dell’accoglienza del pubblico, delle norme igienico – alimentari e molto altro ancora, in modo che chiunque lavori per il Festival sia qualificato professionalmente. Ci piacerebbe che anche le persone senza occupazione che s’impegnano nel volontariato, possano accedere a successivi corsi di perfezionamento e avere un’opportunità futura di lavoro. Il Festival ha anche un ruolo importante nel sociale, offrendo la possibilità, anche a persone poco o male integrate nella collettività, di lavorare per il

Festival assumendo così un incarico utile per loro e agli altri. La ringraziamo per la collaborazione e le chiediamo se sarà possibile parlare con qualcuno dei responsabili dei vari settori per conoscere quali sono le loro mansioni.

Certamente, ad aprile, dopo la presentazione del programma del Festival, vi organizzerò qualche incontro con loro. Siamo così tornati negli uffici del FIL a metà aprile. Ad accoglierci, alla reception, troviamo Régine e cominciamo con lei il giro d’interviste. Buongiorno Régine, ci può descrivere quali sono le sue funzioni?

Io collaboro con il responsabile dell’amministrazione e produzione e m’interesso della contabilità, dei rapporti con le banche, della preparazione dei bilanci. Inoltre mi occupo dell’accoglienza delle persone che arrivano qua negli uffici e del centralino. Durante il Festival, al centralino, sono aiutata da un’equipe di venti persone: dodici che lavorano qui e otto che sono al Palais des Congrès (sede delle biglietterie, dell’accoglienza del pubblico e della sala stampa oltre ad essere una delle sedi degli spettacoli. N.d.A.) Da quanto tempo lavora per il Festival?

Collaboro con loro da dieci anni. Ho cominciato nel 2004 come volontaria al centralino, negli uffici della precedente sede del FIL: la “Maison du Festival”. In seguito ho lavorato a tempo determinato al centralino e alla biglietteria e infine sono stata assunta per lavorare permanentemente sia al centralino che alla contabilità. Lei quindi ha un’esperienza nel campo amministrativo?

Ho un diploma professionale in contabilità e in seguito ho appreso anche l’informatica, indispensabile per il lavoro.

Quanto le piace lavorare per il FIL?

Tantissimo, adoro lavorare per il Festival, penso come tutti i miei colleghi. Ci impegniamo a fondo e diamo il massimo per il Festival. Formiamo un’equipe molto solida e affiatata; ci troviamo spesso insieme anche al di fuori dell’ambiente di lavoro e questo contribuisce a mantenere il buonumore anche al lavoro. Qual è il suo rapporto con la cultura bretone? Sono bretone di nascita e di origini. I miei genitori abitano tuttora nelle Cotes d’Armor e nella mia famiglia si parla il bretone. Io non lo parlo correntemente ma lo comprendo benissimo. Ho fatto parte del Circolo di danze, di prima categoria, di Pluneret, con cui ho partecipato a numerosi concorsi; pertanto la cultura e le danze bretoni fanno parte del mio patrimonio. Siamo passati quindi ad intervistare Diane Laure, una delle responsabili del settore artistico. Ci può descrivere in cosa consiste il suo lavoro?

Sono assistente del direttore del FIL e coordinatrice artistica. Mi occupo, sotto la responsabilità del Direttore Generale, della programmazione degli spettacoli; per sei mesi l’anno sono impegnata a stabilire chi viene ad esibirsi al Festival e a quali condizioni, in stretta collaborazione con Lisardo. Prendo contatto con i vari artisti e gruppi e i loro manager per conoscere la loro disponibilità e per negoziare quali sono le loro richieste. In seguito, dopo aver selezionato gli artisti insieme al direttore, sono impegnata nella programmazione e nella logistica; devo assicurarmi che i vari gruppi siano effettivamente presenti, che le condizioni stabilite siano rispettate e mi devo occupare della buona riuscita degli spettacoli. Collaborano con me Hélène che si occupa degli alloggiamenti e

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La nuova biglietteria del F.I.L

dei trasporti e Yann, che segue le manifestazioni tradizionali come il Campionato dei bagadoù, le sfilate come quella della Grande Parade, i vari concorsi e manifestazioni culturali. Yann ha una buona esperienza nel settore, poiché l’anno scorso mi ha sostituito durante la mia assenza per maternità. Inoltre da aprile sono aiutata da una stagista che mi assisterà fino alla fine del Festival. M’interesso inoltre della parte protocollare, dei contatti con le Ambasciate e dell’accoglienza dei V.I.P. Come avviene la scelta dei gruppi che partecipano al Festival e come si stabiliscono i contatti con loro?

Ogni anno riceviamo un numero enorme di domande di partecipazione: 5.000-6.000. Mediamente

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solo un dieci per cento di loro corrisponde allo spirito del Festival. Io faccio una selezione accurata che richiede parecchio tempo e impegno, ascoltando le loro proposte musicali e alla fine il cerchio si chiude a circa una dozzina di artisti che propongo al direttore. Questo per quanto riguarda le candidature che riceviamo, ma la maggior parte dei gruppi è scelta direttamente da noi. Lisardo è spesso in viaggio e segue molti “show case” e se scopre degli artisti che gli piacciono e che corrispondono al suo progetto culturale, mi chiede di prendere contatto con loro. La ricerca degli artisti avviene con largo anticipo, già dal mese di settembre, subito dopo il Festival, ma in alcuni casi anche prima soprattutto per quelli che

hanno le loro tournee programmate con largo anticipo. Per quanto riguarda poi la parte protocollare e cioè le relazioni con le Ambasciate, i Governi e i Ministeri stranieri, ci si deve muovere due, tre anni prima. Infatti in questo momento, per esempio, Lisardo è in Australia, che sarà la nazione del FIL del 2016 per avviare i primi contatti. Da quanto tempo lavora per il FIL?

Da circa dieci anni. Ho iniziato prima come volontaria e poi come stagista, avendo frequentato un master per il turismo e l’organizzazione di eventi. All’inizio mi occupavo degli spettacoli organizzati dal Festival a Parigi, Nantes, Rennes e Lione e poi mi hanno assunta per la posizione attuale.


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In questi dieci anni ha notato dei cambiamenti nell’organizzazione del Festival?

Lo spirito del FIL a mio parere non è cambiato, c’è sempre una larga partecipazione di volontari e le persone coinvolte lavorano con entusiasmo. Da un punto di vista organizzativo, siamo più numerosi rispetto al passato e credo che siamo più professionali; sono aumentate le pratiche amministrative da seguire e sono state raffinate le strategie nelle comunicazioni e nel marketing, che sono molto importanti per il mantenimento e la riuscita del Festival. Abbiamo quindi intervistato l’assistente di Diane, Hélène. Da quanto tempo collabora con il Festival?

Dal 1998.

Trova difficile il suo lavoro?

Più che difficile, diciamo che è parecchio impegnativo, ma l’esperienza è molto d’aiuto e comunque è un lavoro molto interessante. Personalmente mi occupo di tutto quello che riguarda l’accoglienza e la sistemazione degli artisti, dei gruppi, delle delegazioni e di tutti quelli che, a titolo professionale, partecipano al Festival. È un lavoro meticoloso che richiede parecchio tempo e attenzione. Già dal mese di settembre si devono contattare gli alberghi, concordare i prezzi e fare le prenotazioni per l’estate successiva. Una volta che Diane ha concluso i contratti con gli artisti, mi passa le informazioni e in base alle varie esigenze, devo pianificare le sistemazioni alberghiere, in pratica circa 10.000 pernottamenti suddivisi in 25 alberghi. Inoltre devo collocare i gruppi di danzatori, dei musicisti delle band e le varie delegazioni nei dormitori dei licei e dei collegi di Lorient. Ci sono delegazioni numerose, come ad esempio quelle dell’Irlanda e della Scozia, che sono

composte da 150 partecipanti ciascuna; in totale gli spazi disponibili in queste strutture sono 700. Inoltre devo occuparmi della ristorazione dei vari gruppi: i pasti, 30.000 durante il Festival, sono serviti nella mensa del liceo Dupuy De Lôme. Tra i miei incarichi c’è anche quello di provvedere ai trasferimenti via terra o via mare, come ad esempio per i provenienti dalla Cornovaglia, dal Galles o dall’Irlanda o di chi arriva all’aeroporto di Parigi e quindi devo pianificare con diverso anticipo il noleggio dei vari mezzi di trasporto come traghetti, pullman e auto. In effetti, il suo è un lavoro molto intenso.

Sì, ma non finisce qui; già durante l’inverno devo organizzare i vari spazi espositivi come il “Marché interceltique” cioè tutte le tende e bancarelle che si vedono durante i dieci giorni del Festival, in cui artigiani e commercianti espongono i loro prodotti. Tra l’altro quest’anno abbiamo ricevuto diverse richieste da parte di artigiani italiani che fabbricano oggetti con simboli e motivi celtici. Alla base c’è un lungo lavoro di selezione perché le domande dei possibili espositori superano abbondantemente i 160 spazi disponibili e i prodotti proposti devono essere comunque in tema con lo spirito del Festival. Ci sono inoltre le esposizioni dei fabbricanti di strumenti al “Jardin des Arts et des Luthiers” e i padiglioni della Bretagna e delle varie Nazioni rappresentate. Nel periodo estivo sono affiancata da due persone che mi aiutano nelle fasi definitive della pianificazione e organizzazione. Ho poi una terza funzione: mi occupo di fornire a quei gruppi, associazioni o aziende, che vogliono venire a Lorient durante il Festival, le indicazioni necessarie per organizzare il soggiorno e procurarsi i biglietti per assistere ai vari spettacoli.

Parla qualche lingua straniera?

Sì, parlo correntemente l’inglese e lo spagnolo, necessari ai rapporti che ho tutto l’anno con le delegazioni dei Paesi invitati. Parliamo successivamente con Vincent, che lavora nel settore delle risorse finanziarie. Quali sono i suoi compiti?

Sono responsabile della sezione partenariato e sovvenzionamenti e del “Club K” che raccoglie tutte le Imprese di Lorient e vari partner, con lo scopo di favorire gli scambi economici e culturali. Il Club K si chiama così perché K è l’abbreviazione di Ker che in bretone significa villaggio. Sono qui da novembre e sostituisco Emilie, che è in congedo per maternità, fino al gennaio 2015. Mi occupo della ricerca di sponsor privati per il FIL che ci servono ogni anno in numero maggiore, perché le sovvenzioni pubbliche sono insufficienti e tendono a diminuire. Ci sono due tipi di partner: quelli che investono nel Festival per avere maggiore visibilità e i patrocinatori che fanno le loro donazioni senza fini commerciali. Da quest’anno cerchiamo anche privati che vogliono sostenere il Festival tramite una raccolta di fondi on-line sul sito internet del FIL Le donazioni, tra l’altro, sono defiscalizzabili. Qual è la sua formazione professionale?

Ho compiuto degli studi in Amministrazione aziendale e ho seguito un Master in Marketing che mi è tornato utile per quanto riguarda le trattative con le aziende e la ricerca di nuovi partner. Come avvengono i contatti con gli sponsor?

Da settembre a novembre contatto i partner per fare un bilancio dell’edizione appena passata del Festival, per conoscere il loro livello di soddisfazione e per cercare

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Alcuni degli intervistati. Da sinistra: Hélène, Benjamin, Diane Laure, Vincent, Rachel, Régine

di rinnovare i contratti per l’edizione dell’anno dopo. Sempre nello stesso periodo ci si concentra sulla prospettiva di nuovi sponsor, perché è il momento in cui le aziende decidono il loro budget per l’anno successivo. La ricerca avviene telefonicamente o tramite dei volontari che hanno diverse conoscenze nel settore commerciale e aziendale. Ci sono poi delle aziende che da diversi anni sponsorizzano alcuni concorsi musicali e altre che ci contattano spontaneamente, come per esempio Red Bull che quest’anno ha offerto il finanziamento di un concerto. Da dicembre a febbraio si procede con le negoziazioni per discutere con i partner quale sarà il loro

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apporto economico e cosa noi possiamo offrire in cambio. Nel trimestre successivo si passa alla fase operativa nella quale si ricevono i finanziamenti e ritiriamo i materiali necessari alle varie forme di pubblicità sugli opuscoli, sui manifesti e su internet. Com’è entrato in contatto con l’organizzazione del FIL?

L’anno scorso, dopo aver finito gli studi, ho visto che cercavano degli stagisti per il Festival, come tanti altri ho proposto la mia candidatura e mi hanno scelto per uno stage in cui mi sono occupato del Club K. A novembre poi, come dicevo prima, mi hanno assunto a tempo determinato.

Perché ha scelto di lavorare col Festival invece che con delle Imprese o con delle Società?

Ho preferito lavorare per il FIL perché è molto conosciuto, ma soprattutto perché essendo io bretone, mi sento fiero di collaborare con un Festival che sostiene la nostra cultura e le nostre radici. Mi piace moltissimo questo tipo di lavoro anche quando in prossimità del Festival siamo sotto pressione e qui ci si muove tutti freneticamente come api in un alveare. Inoltre questo tipo di lavoro, che mi mette in contatto con numerose aziende, potrebbe essermi utile come trampolino di lancio nel mondo imprenditoriale.


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È aiutato da qualcuno nel suo lavoro?

Collaborano con me due stagisti tra cui Benjamin che si occupa del Club K con le stesse mansioni che avevo io l’anno scorso quando ero stagista. A questo punto è venuto il turno di interpellare Benjamin, stagista. Com’è venuto in contatto con il FIL e di cosa si occupa?

Grazie all’Istituto d’Amministrazione Aziendale di Brest, che frequento, ho visto che il FIL cercava degli stagisti; ho inviato la mia domanda e sono stato selezionato. Mi occupo dell’organizzazione del Club K. Entro in contatto con le aziende che vogliono aderire, dietro il versamento di una quota, al Club. Far parte del Club K offre molti vantaggi, dallo scambio di esperienze culturali e commerciali alla possibilità di essere maggiormente conosciuti. Pianifico inoltre i vari eventi, come pranzi, cene, serate, gite, partecipazioni agli spettacoli. È un lavoro nel quale mi trovo a mio agio poiché mi è sempre piaciuto organizzare eventi. Quali sono state le sue prime impressioni quando ha iniziato la sua collaborazione col FIL?

Non immaginavo che ci fossero così tante persone a lavorare per il Festival e delle numerose attività da seguire. È da tre settimane che lavoro qui e trovo tutto sorprendente ed entusiasmante. Come si trova con il suo gruppo di lavoro?

Benissimo. C’è un ottimo rapporto con i colleghi e anche se sono uno stagista, sono apprezzato e considerato come uno di loro. Nel mio lavoro ricevo parecchi consigli da Vincent, che ha già svolto queste mansioni l’anno scorso, ma mi permettono anche una certa autonomia. C’è una grande collaborazione e coesione con tutti quanti e tutti sono impegnati affinché i dieci

giorni del Festival siano organizzati al meglio. Consiglierebbe questo tipo di lavoro a qualcun altro?

Certamente. Avere così tanti contatti diretti con le persone e i direttori o i responsabili delle aziende, poter esprimere le proprie capacità nell’organizzare incontri ed eventi, è un’esperienza notevole che può essere utile anche come biglietto da visita per un futuro lavoro. I rapporti umani, poi, sono eccezionali. Siamo passati quindi ad intervistare Rachel, responsabile del settore comunicazioni. Rachel, in cosa consiste il suo lavoro?

Sono responsabile di settore e webmaster del FIL Mi occupo della gestione di tutte le informazioni e i mezzi di comunicazione che riguardano il Festival. C’è un grosso lavoro a monte: già a novembre cominciamo a lavorare su quello che sarà il logo del Festival dell’anno successivo e lo divulghiamo prima di Natale. A partire da gennaio il mio settore si occupa dell’affissione dei manifesti del FIL in Bretagna e altrove. A marzo ci sono i primi contatti con la nostra agenzia di grafica di Lorient (Orignal Communication) che ci sottopone un bozzetto su come dovrebbero essere i libretti con il programma. Appena sono a conoscenza della programmazione artistica, ricontatto l’agenzia per l’elaborazione finale degli opuscoli, in modo che ad aprile siano stampati (180.000 esemplari) con i programmi definitivi degli spettacoli. Gestisco inoltre il sito internet del Festival, che è molto importane poiché aumenta sempre di più la tendenza alla consultazione su internet invece che su materiale cartaceo. Già nel momento successivo alla presentazione del Festival, il programma deve essere disponibile on-line con tutte le informazioni sugli spettacoli e sugli artisti; inoltre

deve essere accessibile la biglietteria per l’acquisto dei biglietti su internet. Ci sono poi le pagine Facebook e Twitter da gestire e dal mese di luglio mi devo interessare anche del “magazine”del Festival. C’è poi tutto quello che riguarda il partenariato con i vari media, cui devo fornire per tempo tutti i dossier e le schede tecniche: emittenti televisive come “France 3”, che registra la “Grande Parade” e le “Nuits Interceltiques”, riviste come “Télé 7 jours” o l’agenzia di stampa Heymann-Renoult di Parigi solo per citarne alcuni. Il mio settore si occupa anche della realizzazione dei teaser di presentazione del Festival e degli audiovisivi degli artisti che, una delle novità di quest’anno, saranno trasmessi anche su uno schermo gigante al “Village Celte”. Io scelgo le immagini e i filmati, li propongo a Lisardo e poi li trasmetto ad un’agenzia che fa il montaggio. Faccio inoltre parte della commissione che si occupa della segnaletica stradale che indica dove si trovano i vari siti delle manifestazioni del Festival. Questa segnaletica, fatta in collaborazione con il Comune di Lorient, comporta un lavoro meticoloso, poiché ogni anno ci sono dei cambiamenti e delle novità nell’ubicazione dei siti. Realizzare tutto questo richiede un impegno notevole, ma fortunatamente da marzo e fino alla fine del Festival ho due collaboratori. Da quanto tempo lavora per il FIL e di cosa si occupava prima?

Lavoro per il FIL dal 2009. Prima mi occupavo del settore eventi e comunicazioni della Coppa del Mondo di Triathlon. Sono passata dallo sport alla cultura musicale; sono due campi differenti, ma le basi di come si fa comunicazione sono le stesse. Abbiamo quindi terminato il nostro giro di interviste con Corentin assistente alla produzione tecnica.

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È da molto che si occupa del Festival?

Dal 2010 e lavoro per il Festival sei mesi l’anno. Prima mi occupavo della parte amministrativa e ora mi occupo della parte tecnica, anche se nei miei compiti ci sono ugualmente dei rapporti con il settore amministrativo. A partire da febbraio devo compilare i dossier concernenti la sicurezza, che saranno poi inviati alla Prefettura. Questi dossier vanno presentati quattro mesi prima delle varie manifestazioni: descrivono il luogo, la data e la natura dello spettacolo e le misure di sicurezza per prevenire e gestire eventuali problemi. Mi occupo inoltre della logistica e della parte tecnica inerenti all’installazione delle varie strutture, quando il centro città di Lorient si trasforma in luogo di manifestazioni del FIL. Che scuole ha frequentato?

Ho di base una formazione nel settore amministrativo, ma ho anche ottenuto un diploma in sistemi audiovisivi e gestione della produzione e un diploma in amministrazione e gestione di imprese culturali. Si reca anche sui vari spazi per controllare che la messa in opera dei differenti siti sia condotta regolarmente?

Sì, con Jean Yves, che è a capo del nostro settore, ci occupiamo dell’installazione dei “Chapiteaux”:

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i tendoni e le strutture dove si svolgono gli spettacoli e di tutto quello che serve, come gli allacciamenti elettrici, le transenne, i sistemi di evacuazione e verifichiamo che tutto sia pronto cinque, sei giorni prima del Festival, in modo che i tecnici di scena possano installare i sistemi di sonorizzazione e delle luci, fase di cui non ci occupiamo direttamente. Per quanto riguarda gli spettacoli allo stadio, chi si occupa del cambiamento delle scene, che avviene quasi tutti i giorni?

È sempre il nostro settore: la “Régie Générale” che interviene. Studiamo la situazione insieme a Lisardo che ci spiega quali sono i suoi progetti, analizziamo quali sono le difficoltà e le varie possibilità e ci organizziamo per mettere in pratica l’installazione dei vari scenari in collaborazione con i servizi tecnici del Comune. Il vostro lavoro richiede quindi molta attenzione e lavoro di squadra.

In effetti, chi è al di fuori dell’organizzazione del Festival non si rende conto di tutta la preparazione che c’è a monte. Ad esempio l’anno scorso c’è stato il cambiamento del percorso della Grande Parade; si potrebbe pensare che sia sufficiente spostare le persone da un posto all’altro, ma non è così; questo cambiamento ha richiesto un notevole sforzo organizzativo. La Parade attira ogni anno 60.000-65.000 spettatori (quanto gli abitanti di Lorient N.d.A.) e in collaborazione con i pompieri e la polizia abbiamo visto cosa era possibile realizzare soprattutto in termini di sicurezza ma anche per facilitare le riprese televisive. Quest’anno poi la struttura del “Espace Marine”va montata su una base differente da quella degli anni scorsi, poiché ora, al posto di una piazza, c’è un parcheggio

sotterraneo e quindi cambia il sistema di ancoraggio della struttura. Per realizzare questa trasformazione abbiamo cominciato a studiare le varie possibilità già nel 2011 e adesso il progetto è concreto. Durante il FIL tenete conto delle previsioni meteorologiche?

Sì, siamo in contatto costante con Météo France, sempre per motivi di sicurezza. È successo in passato che abbiamo dovuto annullare uno spettacolo allo stadio, perché erano previste fortissime raffiche di vento che potevano essere pericolose per lo schermo gigante e numerose altre strutture. In altri casi abbiamo spostato gli orari di alcune manifestazioni perché erano previsti intensi rovesci e abbiamo così evitato che la gente s’inzuppasse di pioggia. In conclusione, siamo rimasti impressionati di quanto sia complessa l’organizzazione del Festival, ma soprattutto abbiamo ammirato la professionalità delle persone coinvolte, i rapporti tra colleghi, l’entusiasmo e la passione con cui s’impegnano nonostante l’enorme mole di lavoro. Chapeau! ❖ Ringraziamo: Josette Joubier e tutti gli intervistati per la loro disponibilità e per averci concesso il loro tempo prezioso; Lisardo Lombardia, la sua meravigliosa equipe e tutti volontari che rendono possibile la realizzazione del Festival Interceltique.

Giustino Soldano, autore del servizio


Topics Comment et par qui est organisé le Festival le plus important du monde interceltique

FESTIVAL INTERCELTIQUE DE LORIENT 2014: LES COULISSES DU FESTIVAL di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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uand on parle du Festival Interceltique de Lorient, on pense spontanément à la musique celtique et aux artistes qui l’interprètent. On va immédiatement à la recherche des spectacles qui nous intéressent le plus, lisant avec intérêt, page après page, le programme du Festival. Mais peu d’entre nous se demande comment est organisée cette manifestation qui dure dix jours et dix nuits, et

qui offre un nombre impressionnant de spectacles. Nous nous sommes posés la question et avons essayé de découvrir ce qu’il y a derrière tout cela. Nous nous sommes donc rendus dans les bureaux du Festival pour nous entretenir avec certaines personnes qui s’occupent de l’organisation du FIL (Festival Interceltique de Lorient). Nous avons eu un premier contact en mars avec

Lisardo Lombardia, Directeur Général du Festival Interceltique de Lorient et Josette Joubier, qui depuis un an est chargée de mission ressources humaines auprès du Directeur Général. Précédemment elle a été directrice du Grand Théâtre de Lorient, siège de nombreuses manifestations théâtrales et un des lieux où se déroulent certains concerts du FIL. Nous lui avons demandé quelques informations.

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Josette, tu peux nous expliquer comment fonctionne l’organisation du Festival ? Le Festival est une vraie Entreprise dans laquelle travaillent: 9 salariés en CDI, environ 10 employés en CDD longs ou brefs selon les fonctions, et une dizaine de stagiaires. De plus, durant le Festival, sur les différents sites comme la billetterie, le «Village Celte», le «Quai de la Bretagne», les bars et les points de restauration, autres sites, de 50 à 100 personnes travaillent sur chacun de ces sites, pour un total de 750 salariés temporaires auxquels s’ajoutent environ 1200 bénévoles. Comme dans toute entreprise, il existe au Festival un organigramme bien défini; le nôtre est divisé en cinq secteurs coordonnés par le directeur général et sur la question des ressources humaines par moi-même. Le secteur artistique travaille directement avec le Directeur, Lisardo Lombardia, et s’occupe des contacts avec les artistes et de la programmation des spectacles. Le secteur des ressources financières s’intéresse à la recherche de fonds et des financements nécessaires au bon déroulement du Festival. Le secteur communications s’occupe de l’élaboration et de la diffusion des programmes ainsi que de tout le matériel publicitaire du FIL à travers les différents moyens de communication. Le secteur administratif et production s’intéresse de toute la gestion administrative, des contrats de travail et des salaires, de la gestion financière, des rapports sociaux, des contacts avec les bénévoles, de la billetterie... Enfin, il y a le secteur technique : la «régie générale», qui s’occupe de la mise en place et de l’organisation des structures où se dérouleront les spectacles, des normes de sécurité et de l’accueil des différents Pays représentés et de toute demande technique durant le FIL. La personne qui assiste au Festival en tant que spectateur ne se rend absolument pas du travail qu’il y a en amont et pendant les festivités,

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ni de comment les différentes fonctions doivent être toutes coordonnées entre elles, avec Lisardo qui les dirige comme un chef d’orchestre, en contact direct et continu avec les responsables des différents secteurs, conduisant périodiquement des réunions collectives ou par pôle pour faire le point sur la situation. Moi je dois m’assurer qu’au niveau des personnels tout va à la perfection et chaque salarié travaille pour que tous les festivaliers soient satisfaits et que, lorsqu’ils s’en vont, aient envie de revenir. Nous sommes liés en France par une législation du code du travail et par la convention collective nationale des entreprises du secteur privé du spectacle vivant, la législation doit donc être respectée, elle est complexe et demande une vigilance constante. Les ressources humaines c’est aussi faire en sorte qu’il y ait un vrai travail d’équipe, en harmonie et que chacun puisse concourir quelque soit sa fonction à la réussite du festival. Depuis quand ce type d’organisation existe-t-il? Le festival avait une organisation depuis son origine mais il était nécessaire du fait de son évolution de refaire le point sur la question des ressources humaines. Ce point a été fait depuis l’année dernière. Quand je suis arrivée j’ai conforté ou établi les règles pour le fonctionnement du Festival et formalisé un organigramme. Nous avons revu les contrats de travail et, puisque le Festival est une «grande machine» qui doit opérer de façon optimale, nous avons établi des fiches de poste, de telle sorte que chaque employé sache exactement quelles sont ses fonctions, ses responsabilités, ses conditions de travail, ses rapports avec les autres collègues et ses objectifs. Les personnes qui travaillent depuis longtemps au Festival, comment ontelles pris ces changements? Au début, comme dans toutes les situations nouvelles, il y a eu quelques discussions, mais, vu mes expériences précédentes comme directrice de

théâtre, j’ai passé beaucoup de temps avec chacun d’entre eux, réussissant à instaurer un dialogue continu pour leur faire comprendre les avantages d’un travail plus fonctionnel. Celai a été aussi apprécié par le conseil d’administration. Est-ce que des cours de mise à jour sont prévus pour le personnel? Nous y travaillons: nous sommes en contact avec l’AFPA (Association pour la Formation Professionnelle des Adultes) pour proposer des cours dans différentes formations telles que la sécurité, l’accueil du public, les normes d’hygiène, d’hygiène alimentaire, et bien d’autres encore, de telle sorte que, quelque soit la personne qui travaille pour le Festival elle soit qualifiée professionnellement. A terme nous aimerions que certaines personnes sans qui s’impliquent comme bénévoles puissent aussi accéder successivement aux cours de perfectionnement et avoir ainsi une opportunité future de travail. Le Festival a aussi un rôle social très important car il offre la possibilité à des personnes peu ou mal intégrées dans la collectivité, de travailler, assumant une fonction utile pour ellesmêmes ainsi que pour les autres. Nous la remercions pour sa collaboration et lui demandons s’il serait possible de parler avec quelques responsables des différents secteurs pour connaitre leurs fonctions au sein du Festival. Certainement, au mois d’avril, après la présentation du programme du Festival, je vous organiserai des entretiens avec eux. Nous sommes retournés dans les bureaux du FIL à la mi-avril. A nous accueillir, à la réception, nous trouvons Régine, et nous commençons notre tour d’interview avec elle. Bonjour Régine, pourriez-vous nous décrire vos fonctions? Je collabore avec le responsable de l’administration et production, et je m’occupe de la comptabilité, des rapports avec la banque, de la prépara-


tion des bilans. En outre, je m’occupe de l’accueil des personnes qui arrivent ici, dans les bureaux, et du standard. Pendant le Festival, je suis aidée au standard par une équipe de vingt personnes : douze qui travaillent ici et huit qui sont au Palais des Congrès (siège de la billetterie, de l’accueil du public, de la salle de presse, sans oublier que c’est aussi un des lieux de spectacles. N.d.A.) Depuis quand travaillez-vous pour le Festival ? Depuis dix ans. J’ai commencé en 2004 comme bénévole au standard, dans le précédent bureau du Festival: la «Maison du Festival». Ensuite j’ai travaillé en CDD au standard et à la billetterie et enfin j’ai été embauchée de façon permanente au standard et à la comptabilité. Vous avez donc une expérience en administratif? J’ai un diplôme professionnel de comptabilité et ensuite j’ai appris aussi l’informatique, indispensable pour travailler. Est-ce que ça vous plait de travailler pour le FIL ? Enormément, j’adore travailler pour le Festival, comme tous mes collègues je pense. Nous nous engageons à fond et donnons le maximum pour le Festival. Nous formons une équipe très solide et très unie, nous nous retrouvons souvent ensemble en dehors du travail et cela contribue à maintenir une bonne ambiance au travail. Quels sont vos rapports avec la culture bretonne? Je suis bretonne de naissance. Mes parents habitent toujours dans les Cotes d’Armor et dans ma famille on parle breton. Moi je ne le parle pas couramment mais je le comprends très bien, J’ai fait partie du Cercle de danses de première catégorie de Pluneret, avec lequel j’ai participé à de nombreux concours; la culture bretonne fait partie de mon patrimoine.

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Nous avons ensuite interviewé Diane Laure, une des responsables du secteur artistique. Vous pouvez nous décrire en quoi consiste votre travail? Je suis l’assistante du directeur du FIL et je coordinatrice artistique. Je m’occupe, sous la responsabilité du directeur général de la programmation et des spectacles; pendant six mois de l’année je dois établir qui vient et qui jouera au Festival et à quelles conditions, en étroite collaboration avec Lisardo. Je prends contact avec les différents artistes. Les groupes, et leurs managers pour connaitre leur disponibilité et pour négocier leurs demandes. Ensuite, après avoir sélectionné les artistes, avec le directeur, je suis en charge de la programmation et de la logistique; je dois m’assurer que tous soient effectivement présents, que les conditions des contrats soient respectées et je dois m’occuper de la réussite des spectacles. Je collabore avec Hélène qui s’occupe du logement et des transports, et avec Yann qui gère les manifestations traditionnelles comme le Championnat des Bagadoù, la Grande Parade et les défilés, les concours et les manifestations culturelles. Yann a une bonne expérience dans le secteur puisque l’année dernière il n’a substituée pendant mon congé-maternité. De plus, à partir du mois d’avril je suis aidée par une stagiaire qui m’assiste jusqu’à la fin du Festival. Je m’occupe aussi de la partie protocolaire, des contacts avec les Ambassades et de l’accueil des VIP. Comment se fait le choix des différents artistes et groupes qui participent au Festival? Chaque année nous recevons un nombre énorme de demandes de participation: 5000-6000. En moyenne, seulement 10% correspondent à l’esprit du Festival. Je fais une sélection attentive qui demande beaucoup de temps, en écoutant leurs propositions musicales et à la fin le cercle se referme et il ne reste environ qu’une

douzaine d’artistes que je propose au directeur. Ceci concerne les candidatures que je reçois, mais la majeure partie des groupes et artistes sont choisis directement par nous. Lisardo est souvent en voyage et assiste aux «show case», et ainsi il découvre des artistes qui lui plaisent et qui correspondent à son projet culturel. Il me demande alors de prendre contact avec eux. La recherche d’artistes se fait dès le mois de septembre, immédiatement après le Festival, mais dans certains cas encore avant, surtout pour ceux qui ont programmé leurs tournées avec grande anticipation. En ce qui concerne la partie protocolaire, c’est-à-dire les relations avec les Ambassades, les Gouvernements et les Ministères, on doit commencer deux, trois ans avant. En effet, en ce moment, par exemple, Lisardo est en Australie, qui sera la nation à l’honneur du FIL 2016, pour mettre en place les premiers contacts. Depuis quand travaillez-vous pour le FIL? Depuis environ dix ans. J’ai commencé comme bénévole puis comme stagiaire, ayant fréquenté un master tourisme et organisation d’événements. Au début je m’occupais des spectacles organisés par le Festival à Paris, Nantes, Rennes et Lyon et ensuite on m’a embauchée pour mon poste actuel. Durant ces dix ans avez-vous remarqué des changements dans l’organisation du Festival? L’esprit du FIL à mon avis n’a pas changé, il y a toujours une large participation de bénévoles et les personnes impliquées travaillent avec enthousiasme. Du point de vue organisation nous sommes plus nombreux que par le passé et je crois que nous sommes plus professionnels; il y a plus de dossiers administratifs à suivre et nous avons affinés nos stratégies de communications et de marketing, qui sont très importantes pour le maintien et la réussite du Festival.

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Nous avons ensuite interviewé l’assistante de Diane, Hélène. Depuis quand collaborez-vous avec le Festival? Depuis 1998. Trouvez-vous votre travail difficile? Plus que difficile, disons qu’il est très prenant, mais l’expérience m’aide beaucoup et de toute façon c’est un travail très intéressant. Personnellement je m’occupe de tout ce qui concerne l’organisation pour les artistes, l’accueil des groupes, des délégations et de tous ceux qui à un titre professionnel participent au Festival. C’est un travail méticuleux qui demande beaucoup de temps et d’attention. Dès le mois de septembre nous devons contacter les hôtels, fixer les prix et faire les réservations pour l’été suivant. Une fois que Diane a conclut les contrats des artistes elle me passe les informations et en me basant sur les différentes exigences, je dois planifier les dispositions hôtelières, en pratique, 10000 nuitées dans 25 hôtels. De plus, je dois installer les groupes de danses, de musiciens et les différentes délégations dans les dortoirs des lycées de Lorient. Il y a des délégations nombreuses comme celles de l’Irlande et de l’Ecosse, qui sont composées chacune de 150 participants; il y a un total de 700 places disponibles dans ces structures. Je dois aussi m’occuper de la restauration de ces groupes: les repas, 30000 pendant le Festival, sont servis dans le restaurant du lycée Dupuy de Lôme. Parmi toutes mes fonctions il y a aussi celle de prévoir les transferts par terre et mer, comme par exemple pour les personnes qui arrivent de la Cornouaille, du Pays de Galles, de l’Irlande, ou de ceux qui arrivent à l’aéroport, je dois donc planifier longtemps à l’avance la location des moyens de transport comme les ferries, les cars et les automobiles. En effet, c’est un travail très intense. Oui, mais il ne finit pas ici. Dès l’hiver je dois organiser les différents espaces

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comme le «Marché interceltique» c’està-dire toutes les tentes et étals que l’on voit pendant les dix jours du Festival, dans lesquels les artisans et commerçants exposent leurs produits. Nous avons reçu cette année, entr’autre, plusieurs demandes de la part d’artisans italiens qui fabriquent des objets avec des symboliques et motifs celtes. A la base il y a un long travail de sélections car les demandes pour exposer dépassent abondamment les 160 places disponibles et les produits proposés doivent être de toute façon en thème avec l’esprit du Festival. Il y a aussi les expositions des fabricants d’instruments au «Jardin des Arts et des Luthiers» et les pavillons de la Bretagne et des différentes Nations représentées. Pendant la période estivale je suis aidée par deux personnes dans les phases définitives de la planification et de l’organisation. J’ai aussi une troisième fonction: je m’occupe de fournir aux groupes, associations et entreprises qui veulent venir à Lorient pendant le Festival, les indications nécessaires pour organiser leurs séjours et se procurer les billets pour assister aux spectacles. Vous parlez des langues étrangères? Oui, je parle couramment l’anglais et l’espagnol, qui sont nécessaires pour les relations que j’ai toute l’année avec les délégations des Pays invités. Nous parlons successivement avec Vincent qui travaille dans le secteur des ressources financières. Quelles sont vos fonctions? Je suis responsable de la section partenariat et subventions et du «Club K». Celui-ci comprend tous les partners économiques du Festival, et son objectif est de favoriser les échanges économiques et culturels. Le Club K s’appelle ainsi car K est l’abréviation de Ker qui signifie en breton, village. Je suis ici depuis le mois de novembre et je substitue Emilie, qui est en congé parental, jusqu’en janvier 2015. Je recherche des sponsors privés pour le

FIL. Nous avons besoin chaque année d’un nombre toujours plus important de sponsors car les subventions publiques sont insuffisantes et tendent à diminuer. Il y a deux types de partners: ceux qui investissent dans le Festival pour avoir une meilleure visibilité et les mécènes qui font des donations sans fins commerciales. Depuis cette année nous cherchons aussi des donateurs privés qui veulent soutenir le Festival, à travers un recueil de fonds on-line sur le site internet du Festival. A noter que ces dons sont défiscalisés. Quelle est votre formation professionnelle? J’ai fait des études en Administration des entreprises et j’ai suivi un Master en Marketing qui m’est très utile en ce qui concerne les négociations avec les entreprises et la recherche de nouveaux partenaires. Comment se déroulent les contacts avec les sponsors? De septembre à novembre je contacte les partenaires pour faire un bilan de l’édition à peine finie du Festival, pour connaitre leur niveau de satisfaction et pour essayer de renouveler les contrats pour l’édition suivante. Pendant la même période on se concentre sur la prospection de nouveaux sponsors, parce que c’est le moment où les entreprises décident leur budget pour l’année suivante. La recherche advient téléphoniquement ou à travers des volontaires qui ont de nombreuses relations dans le secteur commercial et dans les entreprises. Il y a ensuite des entreprises qui depuis de nombreuses années sponsorisent certains concours musicaux et d’autres qui nous contactent spontanément, comme par exemple Red Bull qui s’est offert cette année de financer un concert. De décembre à février on poursuit les négociations avec les partenaires pour savoir quel sera leur apport économique et ce que nous pouvons leur offrir en échange. Au cours du trimestre suivant on passe à la phase opérative


dans laquelle nous recevons les financements et nous retirons le matériel nécessaire pour les diverses formes de publicité sur les dépliants, sur les affiches et sur internet. Comment êtes-vous entré en contact avec l’organisation du Festival? L’année dernière, après avoir fini mes études, j’ai vu qu’on cherchait des stagiaires pour le Festival, et comme beaucoup d’autres j’ai proposé ma candidature; j’ai été choisi pour un stage au cours duquel je me suis occupé du Club K. Au mois de novembre suivant, comme je vous l’ai dit précédemment, j’ai été embauché à temps déterminé. Pourquoi avez-vous choisi de travailler pour le Festival plutôt que dans des entreprises ou des sociétés? J’ai préféré travailler pour le FIL car c’est très connu, mais surtout parce que je suis breton, et je suis fier de collaborer avec un Festival qui soutient notre culture et nos racines. J’aime beaucoup ce genre de travail même quand nous approchons du début des festivités; nous sommes alors sous pression et nous nous donnons tous à fond, frénétiquement, comme des abeilles dans une ruche. En outre, ce genre de travail me met en contact avec de nombreuses sociétés et cela pourrait s’avérer être un tremplin de lancement dans le monde de l’entreprise. Quelqu’un vous aide-t-il dans votre travail? Deux stagiaires collaborent avec moi, dont Benjamin qui s’occupe du Club K avec les mêmes fonctions que j’avais l’année dernière lorsque j’étais stagiaire. Nous avons donc interpelé Benjamin, un stagiaire. Comment êtes-vous venu en contact avec le FIL et de quoi vous occupez-vous? Grâce à l’Institut d’Administration des Entreprises de Brest que je fréquente, j’ai vu que le FIL cherchais des

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stagiaires; j’ai présenté ma candidature et j’ai été sélectionné. Je m’occupe de l’organisation du Club K. J’entre en contact avec les entreprises qui désirent adhérer et doivent verser une quotepart au Club. Faire partie du Club K offre de nombreux avantages, de l’échange d’expériences culturelles et commerciales à la possibilité d’être plus connus. Je planifie aussi les différents événements tels que les déjeuners, les diners, les soirées, les excursions, les participations aux spectacles. C’est un travail dans lequel je me trouve à mon aise parce que j’ai toujours aimé organiser des événements. Quelles ont été vos premières impressions quand vous avez commencé à collaborer avec le FIL? Je n’imaginais pas qu’il pouvait y avoir autant de personnes à travailler pour le Festival et de toutes ces activités différentes à suivre. Je travaille ici depuis trois semaines et tout me semble surprenant et enthousiasmant! Comment vous sentez-vous dans votre groupe de travail? Très bien ! Même si je suis un stagiaire, j’ai de très bonnes relations avec mes collègues qui m’apprécient et me considèrent comme un des leurs. Je reçois beaucoup de conseils de Vincent qui était à ce poste l’année dernière, mais j’ai aussi une certaine autonomie de travail. Il y a une grande collaboration et une grande cohésion entre nous tous et nous travaillons afin que les dix jours du Festival soient organisés au mieux. Conseillerez-vous ce travail à quelqu’un d’autre? Certainement. Avoir autant de contacts directs avec les personnes, les directeurs ou les responsables d’entreprises, pouvoir exprimer mes propres capacités dans l’organisation de rencontres et d’événements, c’est une expérience importante qui peut me servir comme une carte de visite pour un futur travail. Et les rapports humains sont exceptionnels.

Nous avons ensuite interviewé Rachel, responsable du secteur communications. Rachel, en quoi consiste votre travail? Je suis responsable de ce secteur et du webmaster du FIL. Je m’occupe de la gestion de toutes les informations et moyens de communications qui concerne le Festival. C’est un gros travail en amont : dès le mois de novembre je commence à travailler sur ce qui sera le logo du prochain Festival qui est divulgué avant Noel. A partir de janvier, mon secteur s’occupe de l’affichage du FIL en Bretagne et ailleurs. Au mois de mars nous avons les premiers contacts avec notre agence graphique de Lorient (Orignal Communication) qui nous soumet un modèle-type du petit programme. Dès que je suis au courant de la programmation artistique, je recontacte l’agence pour l’élaboration définitive des 180 000 opuscules, de telle sorte qu’ils soient prêts pour le mois d’avril. De plus je gère le site internet du Festival qui est très important car la consultation sur le web est de plus importante. Immédiatement après la présentation du Festival, le programme doit être disponible on-line avec toutes les informations sur les spectacles et sur les artistes; la billetterie aussi doit être immédiatement accessible on-line pour l’achat des places de spectacles. Je dois aussi gérer les pages Face book et Twitter et à partir du mois de juillet je dois m’intéresser aussi au «magazine» du Festival. Il y a aussi tout ce qui concerne le partenariat avec les différents médias (la télévision France 3 qui filme la Grande Parade et les Nuits Interceltiques, le revue Télé 7 jours ou l’agence de presse Heymann-Renoult de Paris, pour n’en citer que quelques-uns) auxquels je dois fournir à temps tous les dossiers et les fiches techniques. Mon secteur s’occupe aussi de la réalisation du teaser de présentation du Festival et des audiovisuels des artistes qui, une des nouveautés du Fes-

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tival 2014, seront aussi retransmis sur écran géant au Village Celte. Je choisis les images et les audiovisuels que je soumets ensuite à Lisardo; ensuite je les transmets à une agence qui fait le montage. Je fais aussi partie de la commission qui gère la signalétique dans les rue de Lorient, qui indique où se trouvent les différents sites du Festival. Cette signalétique, faite en collaboration avec la Ville de Lorient, est un travail très méticuleux car chaque année il y a des changements et des nouveautés. Pour réaliser tout cela il faut beaucoup de temps, et heureusement, à partir du mois de mars et jusqu’à la fin du Festival j’ai deux collaborateurs. Depuis combien de temps travaillez-vous pour le FIL et de quoi vous occupiez-vous auparavant? Je travaille pour le FIL depuis 2009. Avant je m’occupais du secteur événementiel et communications de la Coupe du Monde de Triathlon. Je suis passée du sport à la culture musicale, ce sont deux genres différents mais les bases de la communication sont les mêmes. Nous terminons ici notre tour d’interviews avec Corentin, assistant à la production technique. Il y a longtemps que vous vous occupez du Festival? Depuis 2010 je travaille pour le Festival six mois par an. Au début je m’occupais de la partie administrative et maintenant je m’occupe de la partie technique ; mais mes fonctions m’amènent aussi à avoir des relations avec le secteur administratif. A partir de février je dois remplir les dossiers concernant la sécurité, qui seront ensuite envoyés à la Préfecture. Ces dossiers doivent être présentés quatre mois avant les manifestations. Ils décrivent le lieu, la date et la nature du spectacle, ainsi que les mesures de sécurité prises pour prévenir et gérer d’éventuels problèmes. Je m’occupe aussi de la logistique et de la partie technique inhérente à l’installation des différentes structures, quand le centre-ville de Lorient

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Topics

se transforme en lieu de manifestations du FIL. Quelle école avez-vous fréquenté? A la base j’ai une formation dans le secteur administratif, mais j’ai aussi obtenu un diplôme en système audiovisuel et gestion de la production et un diplôme en administration et gestion des entreprises culturelles. Vous vous rendez aussi sur les différents espaces pour contrôler que la mise en œuvre des sites se fasse selon les règles? Oui, avec Jean-Yves qui est le chef de notre secteur, nous nous occupons de l’installation des chapiteaux, des tentes et des structures où auront lieu les spectacles et de tout ce qui sert comme les raccords électriques, les transennes, les systèmes d’évacuation et nous vérifions que tout soit prêt cinq, six jours avant le début du Festival, de telle façon que les techniciens de scène puissent installer les systèmes de sonorisation et de lumières, phase dont nous ne nous occupons pas directement. En ce qui concerne les spectacles au stade, qui s’occupe des changements des scènes, ce qui se produit presque tous les jours? C’est toujours notre secteur, la Régie Centrale qui intervient. Nous étudions la situation avec Lisardo qui nous explique quels sont ses projets, nous analysons les difficultés et les différentes possibilités et nous nous organisons pour mettre en pratique l’installation des différents scénarios en collaboration avec les services techniques de la Ville de Lorient. Vo t r e t r a v a i l d e m a n d e d o n c beaucoup d’attention et un travail d’équipe. En effet, qui est en dehors de l’organisation du Festival ne se rend pas compte de toute la préparation qu’il y a en amont. Par exemple, l’année dernière il y a eu un changement dans le parcours de la Grande Parade; on pourrait penser qu’il est suffisant de

déplacer les personnes d’un endroit à un autre, mais ce n’est pas comme ça ; ce changement à demander un gros effort d’organisation. La Parade attire chaque année 60 000-65 000 spectateurs (autant que le nombre d’habitants de Lorient N.d.A.) et en collaboration avec les pompiers et la police nous avons étudié ce qu’il était possible de réaliser surtout en termes de sécurité mais aussi pour faciliter les prises de vues pour la télévision. Cette année il y a l’Espace Marine qui sera monté sur une base différente des années passées, car maintenant, au lieu d’une place il y a un parking souterrain en construction et donc, le système d’ancrage des structures change. Pour réaliser ces transformations nous avons commencé à étudier les différentes possibilités dès 2011 et maintenant le projet est concret. Pendant le FIL vous tenez compte des prévisions météorologiques? Oui, nous sommes en contact permanent avec Météo France, toujours pour motifs de sécurité. Par le passé nous avons du annuler un spectacle au stade car de très grosses rafales de vent étaient annoncées et cela pouvaient être dangereux pour l’écran géant et pour de nombreuses autres structures. Dans d’autres cas nous avons changé les horaires de certaines manifestations car on nous annonçait des orages et nous avons ainsi évité que les gens soient trempés par la pluie. En conclusion, nous avons été très impressionnés par la complexité de l’organisation du Festival, mais surtout nous avons admiré la professionnalité des personnes impliquées, les rapports entre collègues, l’enthousiasme et la passion avec lesquels ils œuvrent, malgré l’énorme quantité de travail. Chapeau ! ❖ Nous remercions : Josette Joubier et toutes les personnes interviewées pour leur disponibilité et pour nous avoir concédés de leur temps précieux ; Lisardo Lombardia, sa merveilleuse équipe et tous les bénévoles qui rendent possible la réalisation du Festival Interceltique.


Argomenti QUEI BRAVI RAGAZZI DE “LA MEGGHIU GIOVENTÙ” di Pietro Mendolia

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uando Alessio prese la laurea in “Gestione dei Rischi Territoriali” i suoi familiari, forse, già lo immaginavano a Roma, a presiedere importanti tavoli tecnici presso la sede centrale del Dipartimento della Protezione Civile e quando Santino si presentò all’Università di Messina per discutere la sua tesi in “Economia e Management del Turismo e dei Beni Culturali” sua madre e suo padre, sopraffatti dalla commozione, probabilmente, già lo vedevano, in giacca e cravatta, a far parte degli esperti consulenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; e così sarà stato per Francesco (laurea in “Ingegneria Elettronica”) e, chissà, magari accadrà anche per Santo (prossima laurea in “Scienze Biologiche”). Sicuramente questi simpatici ragazzi non mancheranno, in futuro, di regalare ai loro cari altre belle soddisfazioni ma, per intanto, parallelamente alle legittime aspirazioni, hanno maturato la decisione, in-

sieme a Santi ed Emanuele (già – fortunatamente - inseriti nel mondo del lavoro) di non partire, di restare al loro paese, a Bafia (frazione di Castroreale, in Sicilia) per cercare di.. “dare una mano”. E hanno scelto di farlo in una maniera stupenda, formando un gruppo di musica popolare dal nome che affascina tanto quanto le loro storie e lascia intravedere un barlume di speranza, per questo troppo spesso vituperato Meridione d’Italia: “La Mègghiu Gioventù” nasce nell’estate del 2009 per condividere la passione per la musica, certo, ma, soprattutto, l’amore per la Sicilia. E il nome del gruppo vuole segnare un legame con tutti quei giovani che, giorno dopo giorno, lottano e si danno da fare, con la convinzione di poter costruire un futuro migliore per questa terra, spesso oppressa e maltrattata. Il debutto, in occasione del “Festival della canzone di Bafia”, frazione alla quale sono legati molti aspetti della loro produzione musicale. Hanno partecipato a

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Argomenti

“La Megghiu Gioventù”: Santi Donato (chitarra e voce), Emanuele Catalfamo (fisarmonica e organetto), Santino De Pasquale (chitarra e voce), Santo Buglisi (percussioni e voce), Francesco Ferrise (basso) e Alessio Triolo (mandolino e chitarra)

diversi festival: “Medi-Terrae 2010”, “Espressivamente 2010”, “Notte Giovani Artisti 2010”, “Musikarte 2011”, classificandosi al primo posto a “La Sicilia: grandi talenti e splendido territorio” (Montagnareale agosto 2010) e nella sezione inediti del “XXVIII Festival dei Nebrodi” di Capo d’Orlando. Tutti i componenti del gruppo hanno maturato un’esperienza decennale nell’ambito del folklore durante la loro permanenza nel gruppo folk “I Sikani” di Castroreale, con il quale hanno preso parte a numerosi concerti e festival in Italia ed all’estero. Nel 2011 hanno prodotto il loro primo Cd di canzoni inedite, “Porta du Ventu” (Porta del vento), con testi frutto della fantasia di Santo Buglisi e Santino De Pasquale, autore, quest’ultimo, anche delle musiche e arrangiamenti realizzati da tutti i ragazzi del gruppo. I temi spaziano dalla leggenda alla tradizione, toccando temi di scottante attualità. Ho avuto modo di ascoltare con attenzione i brani del loro disco. Tralasciando considerazioni stilistiche o di altro genere, mi sono concentrato sull’analisi testuale dei componimenti. Uno più degli altri, ha catturato il mio interesse. E’ una canzone che, sia per il titolo, sia per i suoi contenuti, può essere considerata, a ragione, il manifesto del gruppo: “A Megghiu Gioventù”. E’ un canto di denuncia, esplicita, forte, chiara. Eccovelo, con traduzione a fronte. Una frase, più di tutte, colpisce: “Siamo la gioventù migliore, siamo noi il futuro…. e desideriamo solo lavorare sodo”. Ed è, sovente, proprio la gioventù migliore, (“A megghiu gioventù”, per l’appunto) costretta dagli eventi,

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dalla mancanza di strade percorribili o dall’impossibilità di ritagliarsi uno spazio, a scappare, a fuggire, in obbligo a leggi non scritte, da questa terra bellissima e martoriata, alla quale visceralmente è legata ma che, paradossalmente, non offre opportunità. E allora accogliamo con estrema gioia questa inversione di tendenza e speriamo che altri giovani come Santi, Emanuele, Santino, Santo, Francesco e Alessio,

La copertina di “Porta du Ventu” – LMG 2011


Argomenti

Quei bravi ragazzi de La Megghiu Gioventù

con le stesse facce pulite e cuori incorrotti, scelgano di percorrere la loro stessa strada, perché sarà grazie al coraggio della gioventù migliore se potremo, do-

mani, uscire per strada, “alzare la testa” e tornare a guardare la bellezza del sole… senza timore di bruciarci gli occhi. ❖

Vint’anni e non sapiri comu s’ava fari pirchì cu li paroli non si po campari vint’anni e non sapiri nenti du futuru pirchì cca p’andari avanti ci voli a pidata nto culu Sicilia è terra i mari, è terra di muntagna Sicilia è troppu bella oggi è tuttu un magna magna

Vent’anni e non sapere come fare perché di sole parole più non si può campare vent’anni e non conoscere niente del futuro qui per andare avanti ci vuole il “calcio in culo” Sicilia è terra di mare e di montagna Sicilia è troppo bella ma è tutto un “magna magna”

La curpa è tutta nostra, la curpa è tutta vostra e ‘ntantu cu si ricchisci è sulu cosa nostra camini pi la strata e ti senti un baruni ma non vali mancu un pilu du giudici Falcuni ti senti tuttu tu, tuttu realizzatu ma non vali na sputazzata di Pippinu Mpastatu ti azzi a menziornu, non ghietti na goccia di sudura mi dici chi ta pagari se no la me vita non è sicura ti senti forti comu un diu, ti senti forti comu lu mari ma semu tutti brava genti e tu nda lassari stari

E’ tutta colpa nostra? E’ tutta colpa vostra? intanto s’arricchisce soltanto “Cosa Nostra” cammini per la strada ti senti un barone ma non vali un pelo del giudice Falcone ti senti forte, realizzato ma non vali uno sputo di Peppino Impastato ti alzi a mezzogiorno non versi alcun sudore mi chiedi il “pizzo” per avere salva la vita ti senti forte come un dio ti senti forte come il mare ma qui siam tutta brava gente e tu ci devi lasciare in pace

E tira chi tira la corda si rumpi si strazza la corda e tira chi tira la corda si rumpi si strazza la corda chiamamu la mafia cu lu so nomi, fa fetu picchi è merda

E a tirare la corda… la corda si spezza… e a tirare la corda… la corda si spezza… chiamiamo la mafia col suo nome fa puzza perché è merda

Semu la megghiu gioventù, semu niautri lu futuru vulemu sulu travagghiari ndi vulemu rumpiri u culu pi sta nostra bedda Sicilia lu facemu senza parrari semu ambiziusi, facemu i fatti e non ndi piacinu li paroli c’è ancora cu ndi dici sta o to postu e non pinsari vadda sulu o tò e non pisciari fora rinali non dumandari nenti puru l’aria cca si paga ma a niautri non ndi basta mancu la butti gghina e la mugghieri mbriaca

Siamo la gioventù migliore siamo noi il futuro desideriamo solo lavorare sodo per la nostra bella Sicilia lo facciamo senza protestare siamo ambiziosi, preferiamo i fatti alle parole c’è ancora chi ci consiglia di starcene al nostro posto e non pensare guardare solo al nostro poco e a non “urinare fuori dal pitale” a non chiedere niente.. anche l’aria qui si paga ma a noi non basta neanche la botte piena e la moglie ubriaca

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Eventi SUQ A GENOVA IL 2014 DELLA SVOLTA

Conferenza stampa di presentazione del programma 2014 riservata agli sponsors, ai patrocinatori e media-partner di Loris Böhm

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n qualità di media-partner ufficiale dell’evento, Lineatrad è chiamata alla Conferenza stampa nella prestigiosa sala della Camera di Commercio di Genova. L’occasione per presentare gli undici giorni (dal 13 al 24 giugno), quantomai ricchi di iniziative, carichi di eventi irrinunciabili per chi si occupa di etnie, a qualunque titolo. Per quanto ci riguarda ci occuperemo ovviamente della programmazione in ambito musica folk, e dobbiamo subito compiacerci che quest’anno si sono moltiplicati i concerti e le esibizioni di musica folk e world. Il nostro supporto, dopo tanti anni, sfociato nella attuale partnership, ha comunque aumentato l’importanza di questo settore all’interno dell’evento

Sopra e sotto l’area del Suq notturna, animata di mille colori e sapori

“Suq”, che fino all’anno scorso poteva contare pochissimi appuntamenti a carattere concertistico. Possiamo solo essere fieri di aver dato il nostro contributo a far crescere questo appuntamento fondamentale del calendario genovese... in effetti finora, dopo ben quindici anni di programmazione, si sono succeduti tanti dibattiti culturali, tante rappresentazioni teatrali, tante esposizioni gastronomiche ma l’aspetto puramente musicale in chiave etnica era stato considerato in modo marginale, con un solo concerto “di peso” per anno. Senza nulla togliere all’aspetto caratterizzante e culturale degli eventi proposti nelle passate edizioni, svolti senza la partnership “attiva” di Lineatrad, forse si sentiva la man-

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Eventi

Esmeralda Sciascia

Ambrogio Sparagna sarà protagonista al Suq

Hampâté con il suo gruppo Sahel Blues

canza dei suoni etnici derivanti da gruppi folk-world di provata esperienza. Ebbene quest’anno, come la stessa direttrice Carla Peirolero afferma, avremo ben tre palchi in cui si suonerà musica etnica con diverse influenze e contaminazioni moderne. La star sarà Shantel con la sua DJ Session “The kiez is al right” il 15 giugno, poliedrico musicista meticcio, di origini ucraine e rumene, popolarissimo in Turchia e nel resto d’Europa per il videoclip “Disko Partizani”... una presenza che incontreremo sicuramente. Non meno importante sarà la partecipazione di Ambrogio Sparagna e la sua orchestra il 19 giugno, credo che in Italia sia difficile trovare un musicista più rappresentativo e conosciuto all’estero, in chiave folk... poi ci sarà Hampâté con il suo gruppo Sahel Blues il 20 giugno, si tratta di un personaggio

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Eventi

di spicco nel panorama musicale senegalese, a rappresentare le armonie dei popoli Sahel, simbolo dell’Africa contemporanea. Anche nel teatro avremo una presenza consistente di interpreti di musica folk, con la presenza di Moni Ovadia e un progetto per omaggio a Don Gallo il 20 giugno, poi i Radiodervish il 23 giugno, infine... l’inaugurazione del Suq con il concerto del 13 giugno protagonista l’Orchestra di Piazza Vittorio. Quasi passano in second’ordine le esibizioni dei bravissimi Esmeralda Sciascia & Dadà Ankorì il 22 giugno e dei siciliani Fratelli Mancuso il 14 giugno... roba da matti!! Vi aspettiamo tutti al Porto Antico di Genova allora! ❖

Radiodervish

Fratelli Mancuso

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Moni Ovadia


FOTO jOnaThan mOOrman de bOdh’akTan © YUrIY dmYTrIYIv

Eventi

Media partner

magazine

the digital way of the world music www.lineatrad.com

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Cronaca PREMIO GIOVANNA DAFFINI

8 giugno 2014, Villa Saviola di Motteggiana (Mn): assegnati i premi “Giovanna Daffini”

Comunicato Stampa

preso un premio proprio in occasione del centenario della nascita di Giovanna Daffini. 20° Concorso Nazionale Giovanna Daffini - sezione cantastorie 1° Premio: a Giada Salerno e Francesco Giuffrida, Unni si’ 2° Premio: a Valentina Pira ed Andrea Belmonte, L’angelo del pane 3° Premio: a Michele Mari, North Country Blues Premio Giovanna Daffini alla carriera: a Felice Pantone Premio per il regionale: ad Agnese Monaldi (regione Lazio) Premio per la critica:  a Piero Nissim, Giorgio e Gino Premio per l’impegno sociale: a Daniele Poli (satira politica), Super Silvio va all’ospizio

Giada Salerno davanti alla targa dedicata a Giovanna Daffini

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l Concorso Nazionale “Giovanna Daffini”, nel centenario della nascita della grande cantante popolare di Motteggiana, compie vent’anni e premia nuovamente una canzone siciliana di due artisti catanesi: il primo premio dell’edizione 2014 è andato infatti a Unni si’ con testo di Francesco Giuffrida e musica di Giada Salerno (in arte Ciatuzza). Anche l’anno scorso era stato assegnato a una canzone– L’amanti miu – degli stessi autori. Francesco Giuffrida è uno studioso del canto popolare - in special modo di quello siciliano - e

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del canto sociale in genere; negli anni settanta ha partecipato allo spettacolo di Dario Fo “Ci ragiono e canto”, dal 64 compone e interpreta canzoni in siciliano e in italiano. Giada Salerno ha al suo attivo il cd Tant’amuri r’unni veni e sta lavorando al secondo. La sua predilezione va alle ottave di composizione anonima in cui a cantare è una madre, un’innamorata, una donna in genere. Oltre al primo premio del Concorso Nazionale la Giuria ha assegnato vari riconoscimenti, com-

Premio Giovanna Daffini (19141969) 1° Premio: a Francesca Prestìa, Si ccà fussa Giuvanna iddha cantèra. 2° Premio : a Roberta Pestalozza, Milonga per Giovanna Da rimarcare il primo premio Giovanna Daffini (1914-1969) assegnato a un’artista anch’essa meridionale, Francesca Prestìa, per una canzone in calabrese - Si ccà fussa Giuvanna iddha cantèra – sui veleni che ci ritroviamo nel piatto e che stanno distruggendo la terra. Assegnato anche un premio della critica a una canzone – Giorgio e Gino - che parla di Giorgio Nissim (padre dell’autore) che assieme a Gino Bartali si impegnò nell’aiutare


Cronaca

gli ebrei e in genere i perseguitati dai nazifascisti. Il premio per il regionale (regione Lazio) è stato attribuito alla poetessa in ottava rima di Civitavecchia Agnese Monaldi. Gli interventi che si sono susseguiti durante il convegno tenutosi nel pomeriggio del “Giorno di Giovanna” vertevano su biografia, significato ed eredità di Giovanna (Gian Paolo Borghi), ristampa in cd del Long Playng L’amata genitrice (Massimo Zamboni), ricordo della Daffini e riflessione sull’importanza della ricerca sul campo e della riscoperta delle radici per i giovani che desiderano accostarsi alla cultura popolare (Gastone Pietrucci). In coda agli interventi è stata proiettata una videointervista realizzata da Claudio Piccoli e Tiziana Oppizzi a Sandra Mantovani con un ricordo di Giovanna. Tiziana Oppizzi ha anche letto una commovente testimonianza di Mauro Geraci su Vito Santangelo, cantastorie siciliano recentemente scomparso a Paternò (Ct) Intervallati agli interventi ci sono stati dei momenti musicali a cura di Zamboni, Pietrucci e cantastorie e musicisti dell’area mantovana. ❖

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Interviste ARVEST

Intervista con il gruppo bretone in occasione della presentazione del loro ultimo album ARVEST IV di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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l gruppo degli Arvest è parecchio conosciuto ed apprezzato negli ambienti della musica bretone, soprattutto in quelli delle danze popolari che si svolgono durante le festoù-noz. Gli Arvest si sono formati nel 2000 ed hanno il merito di aver introdotto, probabilmente per primi, strumenti come la chitarra e il piano, al posto dei tradizionali bombarda e biniou nell’esecuzione di brani musicali tipici delle danze bretoni, mescolando tradizione ed innovazione, come hanno fatto anche altri artisti da diversi anni. Fanno parte del gruppo i due cantanti Yves Jégo e Yann Raoul, il chitarrista David Er Porh e Aymeric Le Martelot al piano e tastiere. Yves Jégo e Yann Raoul hanno prodotto anche degli album come solisti e David Er Porh fa parte inoltre del gruppo che suona nello spettacolo “Celebration” diretto e composto da Dan Ar Braz. Gli Arvest (Spettacolo, in bretone) hanno all’attivo quattro album. Il primo, Distaol bras, è uscito nel 2003 quando, nella formazione originale, era presente il chitarrista Erwan Raoul, fratello di Yann, al posto del pianista Aymeric. Nel 2007 è uscito il secondo album: Fantazi, che nel 2008 ha ottenuto il “Prix du disque produit en Bretagne” e nel 2010 il terzo: Tri Diaoul. Il quarto album, di cui parliamo in questo articolo: Arvest IV, ha visto la luce nel dicembre del 2013. Questi tre ultimi CD sono prodotti da L’OZ Production e distribuiti da Coop Breizh.

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Abbiamo conosciuto gli Arvest nel 2007, grazie a Giovanni Alcaini, conduttore della trasmissione radiofonica Folknihgts (Radio Cernusco Stereo) che ce li aveva segnalati e che era rimasto entusiasta di questo gruppo, dopo aver ascoltato il loro primo CD Distaol bras. Anche a noi erano piaciuti e da allora ci siamo recati spesso ai loro spettacoli in Bretagna, soprattutto ad agosto al Festival Interceltique di Lorient e alla “Fête de l’huître a Sainte-Hélène”, dove hanno sempre avuto un largo consenso di pubblico e siamo sempre rimasti al corrente delle loro novità musicali. Appena abbiamo avuto notizia dell’uscita del loro quarto album, ci siamo attivati per andare ad una conferenza stampa durante la quale hanno presentato la loro ultima creazione “ARVEST IV”. A fine conferenza, poi, abbiamo avuto modo di organizzare con Yves Jego e Aymeric Le Martelot, un’intervista della quale vi riportiamo qui alcuni passaggi. Sono passati tre anni dal precedente album; quando avete cominciato a pensare a questo nuovo album e chi ne è stato l’ideatore? È stata un’idea di tutti e quattro; abbiamo cominciato a lavorare su alcuni brani un anno fa ed altri sono terminati un mese prima delle registrazioni. Quanti brani ci sono in questo album e sono tutti brani per danzare? Sono undici composizioni tra le quali c’è anche una “mélodie” oltre alle danze. Avevamo già introdotto una mélodie nel terzo album.

Le danze che eseguite sono le stesse che avete proposto in passato e sono di una zona particolare? No, vengono da tutta la Bretagna; c’e n’è per tutti i gusti. I brani sono tutti di vostra composizione e chi di voi li scrive? A parte il pezzo “Jamais je n’aurai…” che è stato ripreso da “Voici le mois de mai” una canzone molto conosciuta in Francia e cantata in passato anche da Nana Mouskouri, gli altri sono composti da noi: le parole e parte della musica sono di Yann e Yves, gli arrangiamenti musicali sono di Aymeric e David, lavoriamo in equipe, ognuno ci mette del suo. Avete mantenuto la formazione originale, voci, chitarra e tastiere? Si, ma in quest’album abbiamo invitato anche Forian Juillard, dei “Pevar Den”, alla bombarda e Baptiste Mebrouk della “Bagad de LannBihoué” ai tamburi. Di cosa trattano i testi delle vostre canzoni? In questo caso parliamo del mare e di tutti i suoi aspetti. Ci sono accenni anche ad alcuni disastri provocati dall’uomo e a quelli dell’Erika, ma ci sono anche dei riferimenti a chi vive vicino al mare. Avete programmato una tournée per la diffusione dell’album? Sì abbiamo parecchi concerti in programmazione per tutto il 2014 tra cui il Festival de Cornouaille a Quimper a luglio. Sarete ancora a Sainte-Hélène? Sì, è previsto un concerto ad agosto.


Interviste

Bene, grazie del tempo che ci avete concesso e… speriamo di rivedervi a Sainte-Hélène allora. Successivamente ci siamo procurati il CD e queste sono state le nostre prime impressioni. Questo CD balza subito all’occhio per la semplicità e l’essenzialità nella veste grafica della copertina con un titolo immediato e con uno sfondo minimale che rappresenta il mare, che come abbiamo inteso dall’intervista, è il tema conduttore dell’album. Semplicità ed essenzialità che ritroviamo nel carattere del gruppo che si astiene da fronzoli inutili sia nel modo di presentarsi sulla scena sia nei testi dei loro brani in cui narrano spesso del mondo attuale con una visione critica, a volte con riferimenti sull’importanza dell’essere piuttosto che dell’apparire. È sempre stata una prerogativa degli Arvest quella di utilizzare musica “a ballo” per comunicare il loro stato d’animo nei confronti di una società che sovente disapprovano. Tema conduttore dell’album è come dicevamo prima il mare. I testi sono in bretone o in francese.

Si parla della dura vita dei marinai e delle condizioni difficili che devono affrontare, come nei brani “An holl vorioù” (Tutti i mari) e “Kreiznoz” (Mezzanotte). Ci sono dei ritratti di vita quotidiana come in “Le bistrot du port” che dipingono perfettamente gli ambienti dei piccoli bar vicino ai porti e i loro avventori. Si narra dello scempio dei rifiuti che invadono le coste in “Déferlantes”; dell’inquinamento provocato dagli allevamenti intensivi e dalle alghe verdi in “E gwirionez” (In verità, in effetti) nel cui testo si denuncia la cementificazione delle coste e si riflette anche su un mondo dominato dal denaro, in cui una parte degli abitanti muore di fame ed un’altra è sovralimentata. Si sfiora poi la poesia nei brani “Houlenn” (Onde) e “Kostez ar mor” (Vicino al mare) tra le cui parole citiamo “Ho scelto una piccola casa... vicino al mare… certo non ci sono grandi cose qui, né sfarzi… quando varco la soglia percepisco il movimento del mare… questa calma è per me la più grande delle ricchezze”. Un testo veramente toc-

cante. Per quanto riguarda la parte musicale, siamo sempre in presenza di danze popolari che abbiamo già ascoltato in passato come Laridé, Rond e Gavotte, ma anche nuove proposte come Danse Kef e Avantdeux de travers. La formula di base è sempre quella del kan-ha-diskan (canto e controcanto) sottolineato dalla chitarra e dal piano, ma rispetto ai precedenti album ci sembra percepire un maggiore uso della parte strumentale, soprattutto delle tastiere. Avvertiamo in alcune composizioni, come Le bistrot du port e Treuzadenn, uno stile più jazzistico, particolarmente nell’uso del piano, che ci ricorda un altro famoso musicista bretone: Didier Squiban. Probabilmente ad un orecchio abituato a melodie tradizionali, questo modo di proporsi potrebbe causare ad un primo ascolto qualche incertezza. Personalmente riteniamo meritevole questa continua ricerca e sperimentazione di nuovi stili, pur mantenendosi nella tradizione, che gli Arvest e anche altri gruppi bretoni conducono da diversi anni. Apprezzabili come sempre le voci di Yves Jégo e Yann Raoul anche per il loro stile unico, che si discosta da tanti altri cantanti e che ben s’integra con il piano e la chitarra suonati rispettivamente da Aymeric Le Martelot e David Er Porh. ❖ Fanno parte dell’album ARVEST IV i seguenti brani: I An holl voriou /Polka plinn II Deferlantes /Tour III Kreiznoz /Melodie IV Houlenn /Danse kef V A-dreuz /Avant-deux de travers VI Jamais je n’aurai... /Laridè 8 temps VII Dir ha koad /Gavotte Pourlet VIII E gwirionez /Rond Pagan IX Treuzadenn /Valse X Le bistrot du port /Rond de Saint-Vincent XI Kostez ar mor /Kas a-barzh Ringraziamo Gilles Lozac’hmeur della L’OZ production www.lozproduction.fr per averci fornito il CD. Questo CD è distribuito da Coop-Breizh: www.coop-breizh.fr Per maggiori informazioni sul gruppo visitare il sito www.arvest-breizh.com.

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Recensioni Primo album del gruppo che propone musica bretone ed irlandese in un’unica raccolta

ZONK

di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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ruppo bretone formatosi nel 2009, gli Zonk sono alla prima esperienza discografica con quest’album omonimo uscito nel novembre del 2013. Fanno parte del gruppo originale tre artisti che suonano anche in altre formazioni, prerogativa di molti musicisti bretoni e non solo: Yuna Léon, violinista, figlia d’arte (il padre Alain è chitarrista nel gruppo Oktopus Kafe) ha imparato a suonare da piccola e si è innamorata immediatamente delle danze bretoni e della musica irlandese. Fa parte anche dei gruppi “Tan De’i!”, formato da sole donne, tra le quali la famosa cantante Nolùen Le Buhé, e “KemperCeili”, solo per citarne alcuni. Kenan Guernalec, pianista, appassionato di jazz e blues, suona anche il flauto in altri gruppi tra cui quello franco-irlandese degli “Spring Barley”. Jaouen Le Goïc, all’organetto diatonico, in passato ha partecipato attivamente alla diffusione della musica bretone nel Trégor, una provincia al nord della Bretagna. Ha fatto parte fino al 2006 della “BroDreger Swing Orchestra”. Suona attualmente anche nel gruppo di musica bretone degli “Skirienn”. Interessato anche lui alla musica irlandese, interviene spesso insieme a Yuna in un collettivo di danze irlandesi di Rennes denominato “Le Roazhon Ceili Band”. Una curiosità: tempo fa ha soggiornato in provincia di Napoli. Nel 2013 è poi entrato a far parte degli Zonk, Ronan Le Dissez, suonatore di bombarda e flauto tra-

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verso e facente parte anch’egli in passato della “Bro-Dreger Swing Orchestra”. Questa passione mista per la musica bretone ed irlandese ha stimolato senz’altro questi artisti alla pubblicazione del loro album, primo nel suo genere a quanto ci risulta. Abbiamo avuto modo di ascoltare per la prima volta gli Zonk a febbraio di quest’anno in un’affollatissima fest-noz alla Salle Cosmao di Lorient, organizzata dal Cercle Armor-Argoat, un circolo di danze locali e ci sono subito piaciuti. Yuna e gli altri elementi del

gruppo con la loro bravura ed entusiasmo hanno saputo trascinare il pubblico in un turbinio di danze praticamente senza sosta fino a tarda ora, quasi obbligati a concedere più di un bis. Tale entusiasmo l’abbiamo ritrovato nell’ascolto del loro album. Come si evince dal sottotitolo, il CD comprende un’alternanza di musiche bretoni ed irlandesi. Si comincia con un set di Jigs, di cui le prime due sono composte da Yuna, per proseguire con tre brani che fanno parte di una Suite di Gavotte, ispirata al gruppo bretone degli Skolvan. Si passa poi ad


Recensioni

un valzer “Marilena” composto da Jaouen Le Goïc e dedicato ad una sua amica napoletana. Torniamo in Bretagna col sesto brano, una Rond de Loudéac, danza circolare originaria delle Côtes-d’Armor. Il settimo brano è una Mélodie tratta da una collezione di Dastum, una associazione che si occupa della ricerca di vecchie composizioni, spesso tramandate oralmente. Ancora danze bretoni :“Ronds de Saint Vincent” originaria del Morbihan, per l’ottavo brano e poi di nuovo Irlanda con un set di Reels di ben sei minuti che comincia con il brano tradizionale “Father Kelly’s”. Una serie di Ridées a sei tempi composte da Kenan Guernalec, per il decimo brano.

L’undicesimo brano riprende un graziosissimo valzer irlandese “Matthew’s waltz” composto dalla accordeonista Josephine Marsh. L’album termina con un set di Reels dedicato ad un bar di Rennes nel quale si svolgono delle sessions irlandesi il lunedì sera. In definitiva, quasi cinquanta minuti di musica piacevole che potrebbe essere proposta benissimo da qualche DJ, in quelle occasioni in cui non è possibile proporre concerti dal vivo per far danzare il pubblico. In questo caso poi si potrebbero accontentare sia i fans di musica irlandese sia di quella bretone. In alcuni brani compaiono come invitati Pierre Cadoret al flauto traverso e Tom Lemonnier alla chitarra che fanno parte anche del gruppo “Poppy Seeds” originario di Rennes che propone musica irlandese.

Una selezione di ballate per voce e strumento ricordo del concerto commemorativo uscita su CD curata da Associazione Cantovivo a favore di Emergency

Per chi volesse ascoltare prossimamente il gruppo degli Zonk, questi saranno presenti al Festival Interceltique di Lorient sabato 2 agosto, nel pomeriggio, al Quai de la Bretagne con ingresso gratuito; un’occasione da non lasciarsi sfuggire. ❖ I brani dell’album Zonk sono 1 The Hint Set (Jigs/Slip Jig) 2-3-4 Kask Ha Kask (Suite Gavotte) 5 Marilena (Valse) 6 Rondes Des Loups (Rond de Loudéac) 7 Chanson de la mariée (Mélodie) 8 Ronds de Saint Vincent 9 Father Kelly’s (Reels) 10 Ridées 6 Temps 11 Matthew’s waltz 12 Ramon and Pedro Reel Set L’album degli Zonk è prodotto dalla RIDE ON Music di Rennes www.rideonmusic.com/ ed è distribuito da Coop-Breizh : www.coop-breizh.fr Ringraziamo Yuna Léon ed il gruppo degli Zonk per averci fornito il CD. Il loro sito: http://zonkmusic.wordpress.com/

IN VETRINA: FOLK & PEACE

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Recensioni MISSIVE ARCHETIPE EDMONDO ROMANO

Secondo CD di composizione sulla comunicazione dopo il primo capitolo “Sonno eliso” dedicato al Maschile-Femminile Comunicato Stampa

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econdo CD di composizione sulla comunicazione dopo il primo capitolo “Sonno eliso” dedicato al Maschile-Femminile. La tematica di “Missive archetipe” è la parola, il verbo attraverso la poesia, il racconto, la memoria… la sua crescita nei secoli insieme all’uomo, dalla sua nascita sino all’era contemporanea. I brani strumentali, orchestrali, intimisti, legati sempre ad immagini sono affiancati da poesie di Catullo “Carme - A Lesbia”, di Jalal alDin Rumi “Morite morite”, dal canto popolare della culla “Ninna nanna sette e venti”tra le più note della nostra tradizione, all’esperienza diretta di Charlotte Delbo nei campi di concentramento con “Vestire la tua pelle”. Al lavoro prendono parte numerosi musicisti italiani: Marco Basley, Simona Fasano, Lina Sastri, Laura Curino, Alessandra Ravizza voce - Edmondo Romano soprano & alto sax, clarinet, bass clarinet, low whistle, chalumeau - Elena Carrara, Fabio Vernizzi, Arturo Stalteri piano - Kim Schiffo: violoncello - Redouane Amir: fagotto - Vittoria Palumbo: oboe - Roberto Piga, Alessandra Dalla Barba, Gabriele Imparato violini - Riccardo Barbera contrabbasso - Marco Fadda percussioni - Elias Nardi oud - Max Di Carlo tromba - Gianfranco De Franco flauto, clarinetto Musica e arrangiamenti di Edmondo Romano eccetto 3. Carme di Romano/De Franco e 5. Dato al mondo di Romano/Vernizzi. Il CD è uscito ufficialmente il 19 maggio, prodotto da Felmay ed

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Eden Production, distribuito in Italia da Egea e a livello internazionale da Felmay. All’interno è presente anche il video “Vestire la tua pelle” cantato da Marco Beasley coreografato da Giovanni Di Cicco, testo di Charlotte Delbo Delbo (scrittrice internazionale deportata ad Auschwitz e sopravvissuta all’olocausto), messo in scena da Compagnia Teatro Nudo per la regia di Edmondo Romano. Il precedente lavoro “Sonno eliso” ha ottenuto consensi da tutta la principale stampa musicale italiana ed è stato presentato in molte radio, tra cui anche Radio Rai alle trasmissioni ‘Piazza Verdi’, ‘6 gradi’, ‘Primo movimento’, ‘Bat-

titi’, ‘Stereo Notte’. Scrive Paolo Fresu: “La prima cosa che mi ha colpito all’ascolto del primo cd di Edmondo Romano è stato il suono, che dimostra la maturità di un artista che cuce un patchwork musicale senza limitazioni di generi e di geografie… Considerati i nuovi scenari geo-politici del Mediterraneo, il suo lavoro non potrebbe essere più attuale.Con molta passione e risultati sorprendenti.” ❖ Edmondo Romano + 39 347 9020430 Stradone Sant’Agostino 18/3 16123 – Genova - Italia edmondo.romano@fastwebnet.it www.edmondoromano.net


Eventi Il magico soffio della cornamusa asturiana Pagazzano (Bg) – Castello Visconteo Venerdì 18 luglio 2014 - ore 21

HEVIA Comunicato Stampa

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n concerto di Jose Angel Hevia è sempre un evento eccezionale in quanto egli rappresenta uno straordinario fenomeno musicale che ha contribuito ed ancora lo fa a rivitalizzare la scena del folk e della world music internazionale, attraverso sonorità che nascono da uno strumento tradizionale, la cornamusa, sapientemente rivoluzionato ed elettrificato. Oltre due milioni e mezzo di album venduti confermano e rinnovano la sua popolarità, dal primo hit “Businde Reel” sino all’ultimo parto discografico “Obsessión”. Il suo ritorno in Italia, dove mantiene una grande fama, acquisisce maggiore importanza perché sarà dato nella splendida e suggestiva cornice del castello visconteo di Pagazzano, nella bassa Bergamasca, a pochi chilometri da Bergamo. Ed ancor più perché, in piena sintonia con quel luogo, Hevia si esibirà in trio, una formazione elettroacustica che prevede la partecipazione della sorella Maria José e di un pianista. Nulla cambia rispetto alle esibizioni con l’intera band, perché al centro della scena sono sempre le particolari sonorità della sua cornamusa, in evidenza attraverso i suoi brani più celebri ma anche nell’interpretazione di brani tradizionali, accompagnato dalle percussioni della sorella, come nella più pura tradizione asturiana. Il concerto è dovuto alla collaborazione tra il Comune e il Gruppo CIVILTA’ CONTADINA di Pagazzano e GEOMUSIC.        Asturiano, Jose Angel Hevia si è avvicinato ancor giovanissimo alla cornamusa ed ha conseguito studi di musica tradizionale sino alle prime esibizioni con gruppi folk. In seguito ha iniziato una carriera solistica accompagnan-

dosi con la sorella Maria José ai tamburini, come nella migliore tradizione della sua Terra. Nel frattempo inizia ad insegnare e forma una banda di cornamuse con i suoi allievi, contribuendo notevolmente a render popolare lo strumento tra i giovani. La svolta decisiva qualche anno più tardi quando con Alberto Arias, un suo allievo programmatore di computer, crea una sorta di scala di plastica coi pulsanti di una slot machine. Un prototipo che diventerà poi la midi-bagpipes, che finirà per divenire il simbolo e l’indispensabile compagno del musicista. Nel 1998 José Angel registra il primo album Tierra de Nadie, che è il suo primo successo sia a livello nazionale che internazionale. Il disco, supportato da un tour mondiale, viene pubblicato in più di quaranta paesi, in molti dei quali raggiungerà i primi posti nelle classifiche di vendita. Più di due milioni le copie vendute, e molti i dischi d’oro e di platino collezionati in paesi tanto diversi come Italia, Ungheria, Nuova Zelanda, Belgio, Danimarca e Portogallo. Nel 2001 esce il secondo album Al Otro Lado – Al otru llau che ne rinnova i successi, con altre tournée in posti vecchi e nuovi. L’anno seguente vede il realizzarsi del suo sogno con l’inaugurazione di una fabbrica di strumenti, che lo vede dividersi tra l’attività di manager per questa impresa e quella di musicista. Nel 2003 viene pubblicato Étnico ma non troppo, che conferma Hevia figura di caratura internazionale, che rivoluziona la musica popolare con la sua cornamusa midi, inserita in situazioni sonore prima inimmaginabili.     Il 2007 vede l’uscita dell’atteso album Obsessión, che contiene, tra l’altro, la colonna sonora di Luz de domingo del regista premio Oscar José Luis Garci. Girato nelle Asturie e ispi-

rato dalla storia di Ramón Pérez de Ayala, il film ha come interprete principale Alfredo Landa, e lo stesso Hevia vi appare in una piccola parte. Hevia è ormai tra imusicisti spagnoli nell’ultimo decennio maggiormente insigniti di premi di valore, quali Ondas (1999), Sensational Musical Artist ai Premios Amigo (1999), Multiplatinum Award a Bruxelles (2000), Best Album of Traditional Music (2001), Die Goldene Stimmgabel per il miglior brano strumentale con Busindre Reel (Francoforte 2001) e Medaglia del Principato delle Asturie per la diffusione della cultura asturiana nel mondo (2003). Obsessión segna un passo avanti nel percorso musicale di Hevia, capolavoro di fusione sonora ispirato dalle tradizioni popolari, ma che sa nel contempo guardare al futuro mediante l’uso delle nuove tecnologie. Sorprendente garanzia di musica di qualità! Di successo in successo continua una fervida attività concertistica esibendosi sia con una formazione elettrica che in trio “acustico”, combinazioni che vedono sempre le sue sonorità e i suoi strumenti al centro della scena. Nel periodo natalizio ha allestito anche un progetto ad hoc, con l’esecuzioni di brani ispirati alla tradizione natalizia dei luoghi d’origine. HEVIA è molto popolare anche in Italia, terra che ama particolarmente e nella quale ritorna sempre con grande piacere ed entusiasmo. Disponibile nelle due combinazioni.    

Discografia: - Tierra de Naide (No Man’s Land), 1998 - Al Otro Lado/Al otru llau (The Other Side), 2001 - Étnico ma non troppo, 2003 - Obsessión, 2007

Disponibile per Festival e Concerti fine Giugno/primi Luglio e 2014  ❖

INFO e BOOKING:
tel. 035732005 – 3484466307 info@geomusic.it
www.geomusic.it 


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Eventi LA LUNA AL GUINZAGLIO

Il 3 luglio 2014 a Genova gran finale della I Edizione de “La luna al guinzaglio”, Concorso Nazionale dedicato alle canzoni scritte dai bambini Comunicato Stampa

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l 3 luglio 2014 alle ore 21 a Genova l’evento finale, con un concerto live a Palazzo Ducale che vede in gara i 12 testi finalisti musicati da compositori di fama nazionale. Il cantautore Sandro Giacobbe sarà il Presidente della Giuria. L’iniziativa ha coinvolto gli alunni delle scuole primarie e secondarie di I grado. Il 2 luglio 2014 presso gli spazi dell’Accademia Ligure della Canzone d’Autore, giornata dedicata ai laboratori didattici musicali gratuiti e ad ingresso libero. E’ stata presentata oggi a Genova la prima edizione de “La luna al guinzaglio”, concorso nazionale di scrittura, a partecipazione gratuita, rivolto agli alunni delle scuole primarie e secondarie di I grado di tutta Italia, che si sviluppa con l’intento di stimolare la creatività dei giovani studenti e favorire in ambito scolastico momenti di condivisione all’insegna della musica e del canto. Il gran finale dell’iniziativa avrà luogo a Genova, nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale, giovedì 3 luglio, a partire dalle ore 21, e vedrà i dodici testi finalisti sfidarsi nel corso di una serata-concerto ricca di momenti di spettacolo e divertimento, dove i brani musicati da compositori e musicisti di fama nazionale verranno cantati live dal Piccolo Coro Lollipop, coro genovese e multietnico formato da bambini tra i cinque e i dodici anni. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale Eclettica con A.L.C.A.demia – Accademia Ligure della Canzone d’Autore e patrocinata da Regione Liguria, Comune di Genova, SIEM – Società Italiana per l’Educazione Musicale, da Assoartisti Confesercenti Liguria e dalla Fondazione Fabrizio De Andrè, e si svolge in collaborazione con Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Partner della manifestazione sono il CEL “La Torretta” e Fabbrica Musicale Edizioni, media partner

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Radio 19. Sponsor dell’evento La Cremeria delle Erbe, Il Paradiso dei Bimbi, Azienda Vitivinicola Torre Pernice e E. Group. Net. La Conferenza stampa si è aperta con un intervento dell’Assessore Regionale alla Cultura e al Turismo Angelo Berlangieri, che ha testimoniato il sostegno della Regione Liguria all’iniziativa. Antonella Serà, Direttore Artistico de “La luna al guinzaglio” e Presidente dell’Associazione Eclettica, sottolinea con soddisfazione come questo sia “un inizio: l’inizio di un percorso che nasce dall’esperienza didattica dell’Accademia Ligure della Canzone d’Autore, la nostra scuola di musica, dove abbiamo lavorato con impegno sulla scrittura” – e aggiunge – “L’iniziativa prende avvio con già una forte idea di sviluppo e una visione rivolta alla crescita, perché “La luna al guinzaglio, grazie anche alla collaborazione con gli enti locali, con le realtà che ci sostengono, con i nostri partner e gli sponsor, possa diventare un appuntamento annuale riconosciuto e sempre più partecipato”. Vincenza Nalbone, responsabile SIEM per la Liguria, ha espresso il suo sincero apprezzamento per la manifestazione “La S.I.E.M. società italiana per l’educazione musicale ha da subito aderito al concorso-progetto “La luna al guinzaglio” un’iniziativa nuova, stimolante per tutti i bambini che hanno partecipato, quelli che essere i futuri cantautori. Qualsiasi proposta che possa aiutare e sviluppare la creatività e la fantasia del bambino è sicuramente accolta, da parte degli insegnanti, con entusiasmo. “La luna al guinzaglio” ha questi requisiti e quindi ben vengano iniziative di questo genere”. Stefania Bertini, Presidente di Assoartisti Confesercenti Liguria dichiara

che “Assoartisti Confesercenti Liguria” patrocina questo importante progetto con grande entusiasmo, perché si colloca nella condivisione di un impegno, espresso anche nei progetti europei realizzati in collaborazione con N.E.M.O.geie nell’ultimo biennio, di valorizzazione della musica come veicolo di cultura, crescita ed educazione sociale per i giovani. Crediamo inoltre” – evidenzia Stefania Bertini – che mettere in relazione professionalità alte della musica con il mondo della canzone per ragazzi e del canto corale sia un modo importante per promuovere le potenzialità della canzone d’autore e dei suoi contenuti nella società contemporanea”.

IL CONCORSO

Il progetto del concorso “La luna al guinzaglio” ha comportato due fasi: quella preselettiva, con il lancio del bando a dicembre 2013, il lavoro di composizione in classe e l’invio dei testi (fino a 3 per classe) agli organizzatori; e l’organizzazione di un evento conclusivo di due giorni, il 2e il 3 luglio 2014 a Genova, a Palazzo Ducale, che prevede una serata di spettacolo “live”, dedicata alle finali del concorso, e le attività collaterali, con laboratori didattici in cui bambini e adulti potranno confrontarsi con il mondo del cantautorato, del canto e degli strumenti musicali. Tra i testi pervenuti agli organizzatori, la Commissione Artistica di A.L.C.A.demia – Accademia Ligure della Canzone d’Autore, presieduta dal Professor Lorenzo Coveri, ordinario di Linguistica italiana nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Genova, ne ha selezionato dodici, che sono stati in seguito musicati da musicisti e compositori di fama nazionale e trasformati in canzoni. In occasione di questa prima edi-


zione, hanno aderito all’iniziativa i cantautori Vittorio de Scalzi, Max Manfredi, Enrico Lisei, i musicisti Antonio Marangolo, Armando Corsi,i giovani autori Max Bove, Pino Di Stadio, Fausto e Francesca Ciapica, Giampaolo Casu, Andrea Vialardi, che hanno lavorato con passione sui testi finalisti per crearne la veste musicale. I brani che si sfideranno nella serataconcerto sono giunti da tutta la Liguria, da ponente a levante, dalla Sicilia e dal Piemonte. Il concorso prevede per la classe vincitrice un premio in denaro di 1.500 Euro, da investire in materiale didattico, laboratori e iniziative a carattere musicale.

LA SERATA FINALE – 3 luglio 2014

Il gran finale del concorso si svolgerà il 3 luglio 2014, a partire dalle ore 21,a Genova, nella prestigiosa cornice offerta dal cortile maggiore di Palazzo Ducale, impreziosita dalle scenografie realizzate dai ragazzi del Centro di Educazione al Lavoro “La Torretta”, con il concerto dedicato alle canzoni finaliste in gara e tanti momenti di spettacolo e intrattenimento in un’atmosfera festosa e impregnata di musica. A presentare la serata e scandire i momenti della gara, Andrea Bottesini, showman, cantante, cabarettista ben noto al pubblico di Zelig. Madrina dell’evento Marisa Bindi, sorella dell’indimenticato cantautore Umberto. I testi finalisti saranno cantati dal Piccolo Coro Lollipop di A.L.C.A.demia, giovane e attivissima realtà genovese e multietnica, formata da piccoli coristi dai cinque ai dodici anni, e verranno valutati da una Giuria composta da professionisti del settore (musicisti, cantanti, critici). Ci sarà anche una Giuria di piccoli giurati, di età compresa tra i nove e i dodici anni, capitanata da Lele Ravera, giovane cantautore emergente genovese, che verrà selezionata attraverso un lancio radiofonico in collaborazione con Radio 19, media partner dell’evento. La Giuria sarà capitanata dal cantautore Sandro Giacobbe, e annovera tra le sue fila Pippo Lamberti, artista poliedrico e musicista, Andrea Podestà e Lucia Marchiò, giornaisti e critici musicali, e Stefania Bertini, Presidente di Assoartisti Liguria e coordinatrice per la Liguria della Fondazione Fabrizio

Eventi

De Andrè. Alcuni momenti verranno dedicati alla lettura di alcuni testi apprezzati dalla Commissione artistica di A.L.C.A.demia, seppur non selezionati per la finale. Interverranno nel corso della serata gli inviati di Radio 19, che seguiranno l’evento e modereranno le impressioni della Giuria. I primi tre brani classificati verranno premiati nel corso dell’evento, con trofei in ceramica realizzati appositamente dall’artista Claudia Ferrando. La scuola vincitrice si aggiudicherà inoltre il premio in denaro.

I laboratori didattici musicali – 2 luglio 2014

A corollario della serata finale, nella giornata del 2 luglio 2014, con orario 11-12.30 e 1517, si terrà un ciclo di laboratori didattici musicali presso gi spazi dell’Accademia Ligure della Canzone d’Autore. Gli incontri saranno gratuiti ed aperti a tutti su prenotazione (t. 3939355187, info@alcademia.it, entro il 30 giugno), e saranno dedicati agli strumenti musicali, alla voce, alla composizione di testi di canzoni e all’espressione teatrale, quest’ultimo realizzato dall’attrice Arianna Comes, in cui si metterà “in scena” una canzone.

CD E LIBRO “La Luna Al Guinzaglio”

Dalla manifestazione verrà tratto il compact disc “La luna al guinzaglio -1° edizione”, che verrà venduto in abbinamento ad un libro, che avrà al centro i testi del concorso, attraverso canali musicali ed editoriali specializzati. Parte del ricavato della vendita sarà devoluto in beneficenza a sostegno di progetti musicali presso strutture che si occupano di assistenza a bambini in contesti di disagio.

L’Associazione senza scopo di lucro Eclettica di Genova è da anni impegnata in campo artistico e didattico nell’organizzazione di eventi culturali legati alla valorizzazione del patrimonio artistico della città di Genova L’idea di un concorso nazionale di scrittura rivolto a bambini e ragazzi delle scuole nasce dall’incontro tra l’esperienza organizzativa dell’associazione culturale Eclettica e il percorso didattico di A.L.C.A.demia (Accademia Ligure della Canzone d’Autore -scuola di musica). Il lavoro didattico-artistico intrapreso da Antonella Serà, cantautrice e direttrice artistica di A.L.C.A.demia,

con il Piccolo Coro Lollipop (genovese e multietnico, età 5-12 anni) fa nascere l’esigenza e stimola la volontà di creare un repertorio nuovo realizzato da i bambini per i bambini – Associazione Culturale Eclettica tel/fax +39 010 3776509 www.eclettica2005.it

Antonella SERÀ www.antonellasera.it

La sua esperienza come interprete prima e come autrice poi, ha preso corpo ed è cresciuta attraverso la canzone d’autore, a partire dalla musica italiana anni ’40, passando dalla canzone napoletana, per arrivare all’infinito mondo della canzone sudamericana. Ha partecipato a varie rassegne musicali fra cui “Ciao Ragazzo” organizzata dal Club Tenco al Teatro Ariston di Sanremo il 7/12/96 con ospite d’onore Chico Buarque De Hollanda e a trasmissioni radiofoniche come Raistereonotte (novembre 1996) o RaitreSuite (dicembre 1996). COLLABORAZIONI DISCOGRAFICHE: La sua passione per la canzone d’autore la porta a sviluppare ogni anno progetti “live” diversi: nell’estate 2000 partecipa al progetto culturale “Insieme in Liguria 2000” organizzato dalla Regione Liguria e dalle quattro Province con Terra d’Ardesia” (la Liguria nella canzone d’autore); nel marzo 2001 nasce lo spettacolo “La chitarra di Via del Campo”, le più belle canzoni di Fabrizio De Andrè con la partecipazione della chitarra “Esteve ‘97”; nell’ottobre 2002 presenta il concerto ”Senza fine”, un viaggio nella canzone d’autore Italiana dagli anni ’60 ad oggi, negli Istituti Italiani di Cultura di Atene e Lisbona nell’ambito della “Seconda settimana della lingua italiana nel mondo”. Estate 2006 “Come in una favola” ripropone il repertorio del Maestro Umberto Bindi che attraverso arrangiamenti più attuali e nuove interpretazioni assume una veste inedita e ancor più intensa. Estate 2008 ha prodotto lo spettacolo di danza e canzone d’autore “2 dùe” inserito anche nel circuito “Insieme in Liguria”. Estate 2010 “Di mare e di vento” dove la canzone d’autore internazionale s’intreccia con la prosa e la poesia. Estate 2013 “Sogno in una notte di luna piena” spettacolo di musicadanzateatro per approdare attraverso l’arte nelle città più suggestive tra Italia, Portogallo, Turchia e Grecia. In tutti i progetti vengono coinvolti alcuni tra i migliori musicisti italiani come Mario Arcari, Ellade Bandini, Armando Corsi, Antonio Marangolo, Riccardo Tesi. Inoltre con l’arpista Vincenzo Zitello propone un repertorio di musica sacra intitolato “Cantate Domino”.

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Media Partner:

RadiciMusic

www.radicimusicrecords.it

Lineatrad 30-2014  

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