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mensile Anno 2 n° 18 giugno 2013 € 0,00

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O Orlek Fanfara Tirana & Transglobal Underground Almoraima Andrea Tarquini Le vacanze della Taranta La rosa nella cultura popolare Civitella Alfedena Folk Festival

Betti Zambruno Il venditore di stelle Suq a Genova Ravenna Festival Lilith festival Festival di Martigues Orientoccidente


Sommario

n. 18 - Giugno 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Iure Tori & Orlek

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Fanfara Tirana Transglobal Underground

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Festival dell’oralità popolare

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Festival di Martigues

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Lilith Festival

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Mario Incudine vince il Premio di Loano

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Andrea Tarquini canta Stefano Rosso

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Suq Festival

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Betti Zambruno

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Ravenna Festival

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Giulia Daici

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Folkest 2013 Civitella Alfedena Folkfestival

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U camiddu e l’omu sabbaggiu

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Le vacanze della taranta

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La rosa nella cultura popolare

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di Loris Böhm

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empre a metà mese, l’uscita della rivista, per insormontabili problemi di coordinamento tra le varie cellule operative (almeno per il momento), ma con il record di 72 pagine! Attendendo il trasferimento della sede in via dei Giustiniani, nel pieno centro di Genova, a stretto contatto con tutte le realtà organizzative cittadine, ci troviamo in una fase intermedia dove si perfezionano i contatti e le partnership, con unico denominatore di creare visibilità, oltre che alla rivista, a tutto il mondo della musica folk e world. Le notizie, i comunicati stampa e le novità arrivano a pioggia, contrariamente con il tempo meteo che sembra tendente al sereno. Tanti festivals, tantissimi eventi, alla faccia della crisi economica... ci si arrangia come si può, si piange miseria ma la vita continua e la voglia di suonare e di ascoltare buona musica sembra essere sublimata da questa situazione intollerabile: buon per noi. Una spiegazione a questa esuberanza di proposte musicali di qualità può es-

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sere che in questa epoca dove si tende a dar spazio alla meritocrazia, ogni artista si sente motivato a dare il meglio di sè, pena la sua cancellazione da tutti i circuiti concertistici... appunto per colpa di questa crisi che concede spazio solo al meglio. Unica (e non marginale) osservazione è che purtroppo, vista la scarsità di denaro circolante, molti musicisti sono costretti a suonare solo “a rimborso spese”, con le uniche garanzie di vitto e alloggio, rinunciando sostanzialmente al “cachet” che rappresentava il puro guadagno; allora si suona per passione e per continuare ad esistere, non certo per mantenersi... per assurdo un artista da strada, vivendo di oboli e vendita CD, ha più possibilità di sopravvivere, appunto perché non assoggettato a tournée, a spese di agenzie, di promozione, di marketing in genere! Chiudiamo le interviste a organettisti con Jure Tori, del gruppo Orlek dalla Slovenia, tanto per vedere come si sta oltrefrontiera. Alcune recensioni di qualità e tanti appuntamenti.

Editoriale Il Suq a Genova, ogni anno più etnico e interessante, propone da quest’anno lo spazio Lineatrad nell’area riservata alla biblioteca Berio, in fondo alla mitica Piazza delle Feste, balcone sul mare del Porto Antico, dove si svolge la manifestazione. Saremo presenti in tanti altri festival come media-partner, e tanto lavoro avranno i nostri inviati e anch’io dovrò spostarmi in continuazione. A tal fine i nostri inviati saranno facilmente riconoscibili dalla t-shirt LIneatrad (qualora la indossassero). Non è stato possibile inserire il programma del festival “Celtica” in Val d’Aosta dal 5 al 7 luglio, perchè arrivato in ritardo rispetto la pubblicazione della rivista. Si può comunque consultare su www.lineatrad.it sezione Novità oppure sul sito www.celtica.vda.it che organizza l’evento. Lineatrad sarà media partner anche di loro. Stesso discorso per tutti quei festival che per problemi di tempo o di spazio non sono stati inseriti su Lineatrad: cercarli sul nostro sito www.lineatrad.it - Notizie.


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EtnicArezzo

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Eire!

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Taranproject Cavallaro & Papandrea

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Almoraima

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La danza irlandese nella riabilitazione

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Tacadancer

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Ariano Folkfestival

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Gai Saber

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Valeria Caputo

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Orientoccidente

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Enoethnica

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Il venditore di stelle

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LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

Eventi

Cronaca

Non abbiamo la presunzione di certe riviste straniere (non faccio nomi, ma l’avrete capito anche voi) che si reputano “uniche e indispensabili”, solo

Interviste

Recensioni

perchè escono su carta. Alla faccia loro, noi di Lineatrad ogni mese siamo sempre più il punto di riferimento per la worldmusic in Italia! ❖

Argomenti

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 18 - GIUGNO 2013 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Giordano Dall’Armellina, Pietro Mendolia, Gloria Berloso, Marcello De Dominicis, Donato Zoppo Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Interviste JURE TORI CI PARLA DEL SUO GRUPPO ORLEK: IL SUCCESSO DI UNO STILE INCONFONDIBILE di Loris Böhm

Jure Tori © foto Janez Pelko

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hiudiamo il ciclo interviste all’organetto con un sanguigno e ispirato musicista sloveno: Jure Tori, del gruppo Orlek. Ciao Jure. Abbiamo chiacchierato sul numero di maggio di Lineatrad con due organettisti italiani con diverse caratteristiche: Riccardo Tesi e Raffaele Antoniotti, adesso tocca a te che sei sloveno ma hai contatti con il nostro Paese. Cosa pensi della nostra tradizione organettistica rispetto alla vostra? Quali diversità e quali punti in comune?

La musica eseguita dagli organettisti su fisarmonica diatonica in

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Slovenia è musica folk. Dunque la polka e il valzer. Negli ultimi anni, l’attitudine a suonare l’organetto è cambiata. Così, sulla fisarmonica diatonica, come sulla fisarmonica a piano, vengono introdotti nuovi stili come il rock ‘n’ roll, il tango, la musica popolare e altri stili. Tuttavia, tutto è ancora in fase iniziale. La differenza nel suonare la fisarmonica diatonica sta nel fatto che i musicisti e la musica italiana sono più sofisticati, mentre in Slovenia la presenza della fisarmonica diatonica è forte e si suona nelle feste dove si beve e canta ad alta voce. Nella

maggior parte dei casi non si tratta di musica popolare, bensì di musica popolare nazionale - musica alpina. Esiste anche la fisarmonica istriana, ma è in minoranza. L’Istria faceva parte dell’Italia. Con questa fisarmonica si suona una musica completamente diversa - popolare istriana, più vicina alla musica italiana.. Tu suoni anche in duo, dove puoi affrontare un repertorio più tradizionale ed acustico... quale soluzione ritieni più adatta a migliorare la tua professionalità?


Interviste

Jure Tori © foto Joze Pozrl

Sicuramente è molto più facile suonare da solo o in duo piuttosto che con un grande gruppo come Orlek, dove si suona più forte. Quando si suona in duo c’è una maggiore concentrazione, così si sviluppa l’orecchio e conseguentemente si suona in modo più preciso, più dinamico, più esatto e chiaro. Quando ho cominciato a suonare da solo ho sviluppato anche i suoni bassi della fisarmonica. Tutto il corpo funziona. Puoi raccontare di collaborazioni passate, presenti o in previsione futura con musicisti italiani?

Francamente devo dire che ho esperienze molto belle di suono e collaborazione con musicisti e persone italiane. L’Italia è un grande paese, dove vivono tanti stranieri. Credo che per questi motivi sono molto aperti verso culture diverse. Anche verso la musica diversa, i ritmi diversi,… Per esempio: in Slovenia è difficile trovare musicisti che suonano musica sud-americana. Appena oltre il confine si

trovano tanti musicisti che suonano perfettamente musica brasiliana e argentina. Io sono molto curioso e mi piace mescolare la mia musica con diverse culture. L’Italia per me rappresenta una grande sfida e opportunità per suonare con grandi musicisti. Al momento sto collaborando in modo molto proficuo con il produttore di fisarmoniche Brandoni & Sons. Ancora una grande esperienza e apprendimento circa il modo di comportarsi e lavorare. E spero di poter portare queste esperienze e conoscenze in Slovenia. Sicuramente spero anche di suonare e trovare tante collaborazioni con diversi musicisti, registi di film per poter presentare ancora di più la mia musica in Italia. Veniamo al tuo gruppo “Orlek”, con il quale suoni stabilmente. Vi capita spesso di viaggiare nel mondo, come si può leggere e vedere nel vostro bel libro + Dvd “Orlek 20 let knap’n’rolla”. Avete lasciato una impronta con la vostra musica in quei luoghi lontani, oppure avete soprattutto accumulato esperienza personale con sonorità di altre tradizioni?

Devo dire che il gruppo Orlek è molto specifico e ha inventato una sonorità tutta sua. E ovunque abbiamo suonato, abbiamo sempre avuto un grande successo, fin dall’inizio. Per questo motivo non abbiamo ricercato un altro modo di suonare. Hai prodotto diversi CD significativi. Si vendono meglio in Slovenia o all’estero? Quale disco detiene il primato di vendite e cosa vi ha fruttato in guadagno?

Di solito l’ultimo disco è sempre il piu interessante. Ma dopo tanti anni sicuramente ho in mente il disco “Adijo knapi” quale punto di svolta nel gruppo Orlek. È piu nostalgico, parla di minatori. Abbiamo istituito un monumento ad essi con questa canzone e disco. Viviamo in un luogo molto conosciuto per i minatori. Anche le persone si identificano di più con i testi, che par-

lano dei minatori e la sonorita è più tradizionale, più vicina alla gente. Da quel momento siamo diventati più popolari e amati. La Slovenia è un piccolo mercato. Dunque non abbiamo guadagnato molto. Non siamo ricchi, anche se siamo stati il gruppo più popolare in Slovenia in quel momento, nel 1995. Ma siamo stati contenti di aver avuto la possibilità di fare tanti concerti e sulla base di tale riconoscimento ancora adesso suoniamo molto. Ritieni che sia possibile vivere di sola musica, da professionista, al giorno d’oggi, oppure pensi che il futuro di un musicista “folk” debba prevedere un secondo lavoro più remunerativo?

In Slovenia è sempre difficile essere solo musicista. Non ce ne sono tanti. Quelli che ci sono, fanno musica per teatri oppure suonano musica più commerciale. La Slovenia è un piccolo paese e il musicista deve suonare in tanti gruppi diversi. Per me è più difficile. Però io sono autore e suono preferibilmente le mie composizioni. Non voglio suonare in tanti gruppi, non voglio perdere energie per le mie idee. Allora è molto difficile essere musicista, ma se tu sei bravo e se hai buone idee e se riesci a distinguere le cose buone da quelle meno buone, allora si può vivere. Se la persona fa il lavoro con il cuore sicuramente la gente si identifica con la tua musica ovunque nel mondo. Quale pubblico ti piace di più, quello conviviale di una festa oppure quello imponente di un grande teatro?

Dipende dal gruppo e dallo stile di musica. Quando suono con il gruppo Orlek, sicuramente è una festa: di solito si beve, balla, canta, con il gruppo... c’è molta allegria, rumore, … ma quando suono da solo, in duo oppure in trio, la mia musica, che è molto sensuale, deve essere sempre eseguita in ambienti molto tranquilli, al contrario quando diven-

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Interviste © foto Joze Suhadolnik

Jure Tori

tiamo più allegri dev’essere esclamativa. Mi piace suonare sempre più nel teatro dove la musica si ascolta con maggior attenzione. In questo modo si migliora anche la qualità e la sonorità della musica. Il mio concittadino Beppe Gambetta organizza tutti gli anni in Slovenia, ad Ambroz Pod Krvavcem un workshop internazionale di chitarra acustica... Io stesso avevo parenti residenti nel tuo paese di Zagorje ob Savi, incastonato tra i monti... la guerra ha lasciato il segno sui rapporti tra Italia e Slovenia. Il ricordo degli Ustascia è difficile da cancellare. I miei nonni hanno lasciato, come gli altri italiani, tutti i loro beni in Slovenia, nell’esodo giuliano-dalmata, addirittura non esiste più una linea ferroviaria tra queste nazioni confinanti, un tempo assai utilizzata. Eppure ci sono molteplici scambi culturali, commerciali, soprattutto turistici, tra questi due Paesi. Non ti sembra una situazione contradditoria? Dove si andrà a finire secondo te?

I tempi di guerra sono sempre gravi e causano grandi risentimenti, specialmente in coloro che sono coinvolti da una o dall’altra parte. Ci vogliono molti anni e molte

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generazioni per cancellare questi risentimenti e probabilmente, inconsciamente, non scompariranno mai. Per fortuna, abbiamo una cultura in noi stessi, che rompe tutti i confini della paura e dell’odio di chi la pensa diversamente. Quindi, io sono ancora più felice di essere coinvolto con la musica e con le arti in genere, dove non ci sono limiti e spero di mettere il cuore in mano, abbandonarmi alla musica e amarla. Io sono così appassionato di diverse nazionalità, culture, tradizioni. Per essere onesti, preferisco lavorare con gli stranieri e imparare da loro la vita, non solo la musica. In Italia e Austria mi sono stati favorevolmente aperti molti canali, un’energia tutta nuova e modi di pensare diversi. Posso solo sperare di andare in una direzione di integrazione e cooperazione. In effetti, la cultura è la prima cosa che può contribuire a questo. Un ottimo esempio è stata la mia visita al concerto di Bruce Springsteen a Trieste. La gente veniva dall’Italia, dalla Slovenia, dalla Croazia, dall’Austria.

Decine di migliaia di persone sono state pacificamente unite tra di loro, al contrario delle partite di calcio, dove la competizione sana si trasforma in violenza, tifo scorretto, ubriacature, ... Gli eventi o festival culturali più piccoli sono ancora più culturali e sociali, in quanto il loro scopo è anche la ricerca di qualcosa di diverso. La ricerca dei propri vicini, lontani e vicini, della loro musica, della danza, del cibo, dell’architettura, degli abiti, del divertirsi in modo diverso. Si tratta di persone sensibili, alla ricerca di dettagli e, soprattutto, che pensano con la propria testa. Pertanto, il futuro è nella cultura. Considerata la volontà attuale delle persone in Slovenia è difficile dire che il sole brillerà presto. La mancanza di unità tra la gente a causa della seconda guerra mondiale è sempre più in crescita, al momento ancora assurda. L’ingiustizia si è verificata per molti e il territorio sloveno ha perso molte persone buone, competenti e laboriose. Purtroppo, le generazioni successive sono troppo gravate dall’ideologia dei loro antenati e non possono liberarsene. Questo richiederà tempo e, cambiando le generazioni e il crescente rapporto con il mondo, rinnoveranno il loro modo di pensare e metteranno le cose al loro posto. Puoi in definitiva ricordare ai nostri lettori le date dei vostri concerti estivi? Sono sicuro che qualcuno si farà tentare per una vacanza musicale (io stesso tornerei volentieri a far due pagaiate sul fiume Krka prima del concerto)!

La cosa migliore è visitare il mio website www.juretori.com, dove sto aggiornando i concerti del mio gruppo. Sarò molto contento se verrà qualcuno anche dall’Italia al mio concerto. Se succederà, dobbiamo incontrarci! Venite da me dopo il concerto. Ho in progetto un concerto i primi giorni d’agosto anche in Calabria con il gruppo Tori trio. ❖


Eventi

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Eventi IL FESTIVAL DI MARTIGUES FA UN QUARTO DI SECOLO

Il 25° Festival di Martigues dal 22 al 30 luglio 2013. Le immagini degli artisti invitati quest’anno Comunicato Stampa

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na grande avventura umana e civile, questo festival è soprattutto una storia d'amore, quella di 450 volontari uniti per 25 anni per dimostrare che la diversità culturale è un bene. Per celebrare questo anniversario, quale migliore simbolo di un cuore di legno d'arancio, il lavoro di un artista contemporaneo, Joaquin Sanchez, scolpito dagli indiani Ache del Paraguay e decorata tradizionalmente dagli indiani Huichol del Messico! Questa edizione festeggia anche il 50 ° anniversa-

rio della Capouliero, l’associazione fondatore del Festival, che parteciperà con il gruppo Djurdjuran per creare un racconto musicale, una co-produzione con il Théâtre des Salins, Teatro Nazionale. E per la prima volta, la scena Canal San Sebastiano è aperta per il Folk Ballet di una serata piena. Molti eventi incorniceranno questi nove giorni di festa. Il Sud Africa sarà onorato da una coproduzione con Marseille-Provence 2013, Capitale Europea della Cultura, e sotto il sigillo dell'Istituto Blue Bayou

Davai Sibongile Mbambo

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francese, come parte delle Stagioni Crossed Francia-Sudafrica. Con Hernan Lombardi, ministro della Cultura della Città di Buenos Aires, due coppie di campioni del mondo di tango saranno presenti a Martigues. Una giornata dedicata alle donne che nello spirito euromediterraneo riunirà molti artisti, giornalisti, politici ... “Village Festival”, una nuova scena musicale per la programmazione eccezionale. Questo verrà fatto ogni giorno, ricco di eventi... il Festival vi invita a vivere insieme intensamente. ❖ D’jam Tribu


Eventi Les Mousso Doums

Bombes 2 bal

Rastamytho

Salsos Positivos

Republique Democratique du MAMBO Spi & La Gaudriole

Septeto Nabori

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Eventi

Thandiswa Mazwai

Xarnege

AFRICA DEL SUD - Sidlangaloludzala

ARGENTINA - Gran Ballet

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Les Tambours du Burundi


Eventi

Tungurahua

Eric, Fernandez Canut & Patchai Reyes

Facundo y Paola

Juan Jose Mosalini et son quinteto

Mahotella Queens

Katia Guerreiro

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Eventi Hands percussion

Maximiliano & Jesica

Rocio Marquez

Putuma

Rassegna

Wamali Percussions

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Conjunto Nacional de Folklore


Interviste ANDREA TARQUINI CANTA STEFANO ROSSO di Tommaso Giuntella

Andrea, partiamo dall’inizio, raccontaci come hai scelto di dare vita a questo tributo a Stefano Rosso...

Mah, la scelta è dovuta al fatto che io fui il chitarrista e voce spalla di Stefano negli anni ‘90 quando avevo venti anni o poco più, e fu un’esperienza formativa. Ci incontrammo al Folkstudio. Io avevo trovato dei suoi dischi a casa di mio padre ed iniziai ad ascoltarli ininterrottamente. Poi, tempo dopo scoprii che suonava vicino casa mia e il passo fu breve… Le nuove generazioni, complice la bulimia digitale, fanno fatica a conoscere le radici, non trovi?

Uh! E’ una domanda che richiede una risposta molto articolata. A mio parere il digitale, la tecnologia, con la loro portata epocale sono però delle innovazioni rivoluzionarie assolutamente paragonabili ad altre del passato. Pensate a quando ci fu l’avvento della radio. O decenni dopo, delle radio libere, in Italia. Il problema è che rispetto al passato i gravi problemi sociali, di aggregazione etc… non vedono all’interno della società la presenza di grandi idealità e grandi strutture inclusive.

Non che nel passato non ci fosse stato un conflitto generazionale, anzi, il ‘68 prima che un conflitto politico è stato proprio uno scontro tra padri e figli, ma oggi, quando proprio la tecnologia potrebbe garantire una maggiore conoscenza ed una maggiore accessibilità delle fonti, ecco che viene meno lo stimolo, l’indirizzo che invece noi, con la vecchia scuola media e poi con il liceo, abbiamo ricevuto. Forse perché ancora vivevamo in una società figlia di un mondo diviso in blocchi dove era più facile identificarsi e schierarsi. Oggi bisogna comunque dare dei riferimenti a chi ha venti anni. Questa storia del Folkstudio, di questi ventenni e trentenni che lo frequentavano sognando Pete Seeger e di un quarantenne come me che oggi fa un disco come questo, speriamo che possano essere un contributo a quei riferimenti. Parliamo del disco, cosa ti ha portato alla selezione dei brani?

Eh, un po’ il cuore, le canzoni che ho sempre amato di più. Ma allo stesso tempo l’idea di privilegiare quei brani che davvero potevano restituire chiaramente al pubblico l’idea che ci troviamo difronte ad un cantautore di peso e di spessore, che troppo spesso viene ricordato per un’aria circense e scanzonata, che pure in parte esiste. Abbiamo fatto quindi una scelta mirata, una scommessa è stata quella di mantenersi in equilibrio tra l’innovazione di certi arrangiamenti che a nostro giudizio richiedevano di essere aggiornati rispetto a sonorità estremamente legate agli anni ‘70,

alla mitica RCA etc… e allo stesso tempo il timore, costante, di apparire presuntuosi. Oggi credo di poter dire che la scommessa è stata vinta, anche grazie ad un utilizzo attento di stilemi musicali e linguaggi propri della tradizione nordamericana che Stefano Rosso, essendo un navigato banjoista amava. Reds, un titolo che evoca tante cose…

Siiii... REDS! evoca molto… in realtà prima di tutto va detto che Stefano Rosso quando voleva suonare in giro dei ragtime o dei blues acustici e un po’ arcaici, magari con un contrabbassista o con qualcun altro, preferiva farsi chiamare “red” proprio per non sentirsi chiedere di suonare “lo spinello”… voleva suonare e basta. Inoltre va detto che il suo vero cognome era ROSSI

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e quindi REDS! è ulteriormente adatto. Sul piano della potenza evocatrice di questo titolo, va detto che negli anni, in tanti hanno cercato di etichettare politicamente Stefano Rosso, in realtà era prima di tutto un libertario e anticonformista nel senso più autentico e meno costruito del termine. Il disco offre alle parole di Stefano Rosso un florilegio di suoni, hai coinvolto tanti artisti nel tuo lavoro, ce ne parli?

Posso ritenermi fortunato. Il disco ha avuto delle adesioni quasi inaspettate. In parte frutto di anni di frequentazioni e amicizia. Come con il mitico Beppe Gambetta che ormai è la bandiera italiana della chitarra acustica nel mondo, o Carlo Aonzo che lo è del mandolino napoletano. Ma gli amici antichi come Luigi “Grechi” De Gregori e Leonardo Petrucci, sono quelli che appartengono a quel groppone romano di musicisti acustici e bluegrass ai quali devo la mia formazione. La loro partecipazione, senza piaggerie, conta davvero tanto quanto quella di altri. Hai già pensato a portare il disco sui palchi in giro per l’Italia?

Senza dubbio… stiamo parlando di “live” in questi giorni. L’idea è quella di partire a settembre/ottobre, così da poter tornare in luoghi chiusi. Piccoli teatri e club, senza dubbio più adatti alla musica acustica. Parliamo delle principali città italiane, manca un Folk studio? Funzionerebbe oggi?

Beh sai, con me sfondi una porta aperta… un folkstudio ci vorrebbe ovunque. Un luogo capace tanto di aggregare i giovani, quanto di ospitare qualche celebrità, magari un po’ “denudata”. Un luogo capace di tenere insieme le musiche acustiche contaminate dal rock e dal pop con la tradizione culturale di tanti paesi. Il problema purtroppo è che la politica tende a snobbare

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Interviste

questi spazi da tanti, troppi anni. Grida vendetta il trattamento che la giunta Rutelli riservò al Folkstudio, ospitandolo in spazi fatiscenti nel suo ultimo indirizzo prima della definitiva chiusura; grida vendetta il fatto che il riconoscimento ufficiale di una targa nell’indirizzo storico in cui il Folkstudio nacque, sia stata iniziativa della giunta Alemanno e non della giunta che l’ha preceduto che senza dubbio ha avuto, o avrebbe dovuto avere maggiore contiguità culturale con quello che quel luogo ha rappresentato. Il problema vero è ovviamente più grande, è sicuramente anche legato alle risorse… ma poi bisogna fare delle scelte, e certe scelte si fanno con o senza le risorse. Sono indirizzi caratterizzanti. Si sente una bella aria di Roma nelle parole di Stefano Rosso, e tu l’hai custodita e riproposta…

Beh è un’aria vera… di una Roma che oggi si fa fatica a trovare, una Roma vecchia ma che ha molto da insegnare. E per non perderla io credo che il tema del dialogo tra generazioni vada affrontato con grande attenzione e in punta dei piedi, è un tema delicato. Bisogna capire che dai vecchi si impara molto, che il futuro siamo noi perché loro ci hanno insegnato qualcosa che noi abbiamo accettato o rifiutato. Quindi c’è stato un confronto… bisogna essere all’altezza di chi ha fatto l’Italia prima di noi, sbagliando oppure no. Bisognerebbe saper indagare prima di giudicare e rifiutare. Si possono insegnare il folk e il bluegrass alle nuove generazioni?

Assolutamente si. Le musiche popolari tornano attuali ogni volta che c’è crisi. Un vecchio aneddoto racconta di come negli Stati Uniti, dopo il crollo della borsa del 1929, contestualmente al crollo dei con-

sumi, ci fu un picco di acquisti di chitarre acustiche. E’ un po’ come se gli americani del tempo, provati dalla miseria e dalla carestia, desiderassero uno strumento che permettesse di tornare ad avere una socialità più pura e vera. Allo stesso tempo oggi, vediamo fenomeni musicali di massa come i Mumford & Sons, o altri… vediamo banjo, mandolini e chitarre acustiche solcare i grandi palchi del rock e del pop. Ecco io credo che da un lato questo sia ciclico, ossia che la musica acustica ogni tanto ritorna, ma credo anche che questi siano aspetti della crisi. Quindi si, i giovani possono e dovrebbero capire che dietro il rock c’è la musica popolare, ma questo è un processo che va stimolato e indotto. Non obbligato. Quali autori italiani e stranieri consiglieresti a chi vuole iniziare ad avvicinarsi a questa musica?

Mah, per l’Italia sicuramente consiglierei i classici, da Dalla a Guccini, De Gregori e Stefano Rosso fino a Conte, Tenco etc… per gli Stati Uniti consigli Tony Rice, Darrell Scott, Tim O’Brien che ho avuto il piacere di ospitare a Roma, e poi le Indigo Girls e molti altri…

E tra i contemporanei, dai più tradizionali ai tanti esperimenti di newgrass e derive indie, chi ti convince di più?

Consiglio di ascoltare i Punch Brothers, Joe Walsh, e poi i soliti Alison Krauss & Union Station. ❖


Eventi A RAVENNA FESTIVAL TROVI DI TUTTO Ufficio Stampa

Il tema di Ravenna Festival 2013 Partendo dalla “Trilogia popolare” verdiana che ha concluso l’edizione 2012 del festival, si è pensato di declinare il concetto stesso di “popolare” conferendogli una centralità tematica che innerverà parte della programmazione, indagandone le varie sfaccettature. Questo consentirà di approfondire quella che è stata la diffusione al di fuori dei teatri d’opera delle musiche di Giuseppe Verdi attraverso

Boban I Marko Markovic Orkestar

le trascrizioni per strumenti diversissimi (dal pianoforte, con le tante parafrasi, ai più “umili” fisarmonica o ocarina), ed anche per le bande. Altra dimensione che verrà scandagliata attiene in modo particolare alla storia recente del nostro territorio ed alla sua “identità” (anche sapientemente costruita e resa leggenda): la musica da ballo romagnola ovvero il cosiddetto Liscio. A partire da due figure fondamentali quali quelle di Carlo Brighi (detto Zaclèn), che fu il primo a fondere la musica da ballo della tradizione contadina con le nuove danze di coppia, e soprattutto di Secondo Casadei, che a quel nuovo genere ha conferito la dimensione di leggenda. La musica da ballo romagnola rappresenta una vicenda unica e incomparabile che al tempo stesso racchiude il percorso esemplare di una terra, come la Romagna, che per un secolo e mezzo ha fatto proprio della musica da ballo una sorta di filo conduttore di molteplici aspetti e mutamenti delle espressioni sociali e collettive nel tumultuoso periodo di transizione alla modernizzazione e alla contemporaneità. Musicisti dei nostri giorni saranno chia-

Riccardo Tesi

mati a re-interpretare in chiave attuale lo sterminato repertorio del “liscio” romagnolo, anche “contaminandolo” con altre tradizioni musicali quali quella delle brass band balcaniche, il jazz, la musica klezmer ecc. È così che il festival ha scelto di “battezzare” un luogo che sarà dedicato per tutta la durata della manifestazione alla musica popolare e al ballo, e quindi con un palco, una pista, una “cassa armonica per le esibizioni bandistiche: la Balera ai Giardini. Il tema “popolare ” troverà infatti gran parte del suo svolgimento in un luogo allestito appositamente nei Giardini Pubblici sullo sfondo dell’elegante Loggetta Lombardesca, luogo che rievocherà l’ambiente delle vecchie “balere”, an-

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Eventi

Boban I Marko Markovic Orkestar

che quelle di campagna, che hanno scandito la vita sociale e conviviale della Romagna a partire dalla fine dell’800. Il ballo (ma non solo) diviene così un momento centrale, da cui sono scaturiti stimoli per la caratterizzazione di repertori musicali inediti ed ancor oggi sorprendentemente originali e certamente da riscoprire, almeno da parte delle più giovani generazioni. L’idea è quella di riproporre la tradizione, senza ideologie filologiche, per come è vissuta ancora oggi negli stessi luoghi in cui è nata e miracolosamente si riperpetua, ed anche di sottoporla ad una rilettura che ci consenta di ri-viverla con un approccio rinnovato. La musica “di tradizione” si innerva così di altri linguaggi, come quello del jazz (ma vale la pena di notare che il cosiddetto “folclore romagnolo” nasce poi, con una fertile invenzione, negli stessi anni in cui inizia a diffondersi la musica ‘autoctona’ dei neri afroamericani) o del “progressive rock”, oppure viene coniugato, in

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Anuang'a & Maasai vocals

una sorta di “meticciato” musicale, con le tradizioni popolari dei Balcani, o con il linguaggio sinfonico classico. La figura di Secondo Casadei diviene il fulcro di una serie di incontri che vedono di volta in

volta il folklore romagnolo confrontarsi con altri linguaggi. Protagonisti, oltre agli eredi (prosecutori) ancora depositari di una tradizione ‘vivente’ come l’Orchestra Grande Evento, alcuni dei maggiori jazzisti italiani, come Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia, o esponenti di spicco della musica popolare come Riccardo Tesi, o a cavallo tra i due mondi come il fisarmonicista Simone Zanchini. Significativa appendice è quella dedicata ad una tra le maggiori tradizioni bandistiche italiane, come quella pugliese, anch’essa “contaminata” dal jazz o dall’etno rock di Radiodervish. Alcuni appuntamenti poi porranno l’accento sulle radici popolari di molte musiche verdiane, restituendole a modalità esecutive proprie delle musiche di tradizione. ❖ © Fondazione Ravenna Manifestazioni Via Dante Alighieri, 1 | 48121 Ravenna tel. 0544 249211 | fax 0544 36303 e-mail: info@ravennafestival.org http://www.ravennafestival.org


Argomenti Una danza per la vita

U CAMIDDU E L’OMU SABBAGGIU di Pietro Mendolia*

Il Conte Ruggero

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alla il cammello e balla il saraceno, ù camìddu e l’òmu sabbàggiu… da tempo immemorabile, ballano... una danza per la vita… o per la morte. Uno contro l’altro.. ogni volta… e ogni volta l’uomo malvagio soccombe, perché è così che vuole la storia. E la storia ha radici assai lontane, piantate nell’anno 1060, quando i normanni intendono perseguire un ambizioso obiettivo: liberare la Sicilia dal dominio saraceno (chissà perché, poi, la storia del popolo siciliano è costellata di innumerevoli qualcuno-che-vienea-liberarci-da-qualcun-altro!?). Sta di fatto che il Gran Conte Ruggero d’Altavilla, dopo un primo vano tentativo di conquistare la Sicilia, nel maggio 1061 sbarca, provenendo dalla Calabria, a Cal-

care, nei pressi dell’odierna Tremestieri (Messina). Il piccolo esercito normanno, (circa 500 cavalieri), appena giunto sulle rive siciliane, si scontra con un drappello di saraceni, proveniente da un vicino castello e diretto alla città di Messina. La vicinanza ai luoghi dello sbarco di Ruggero, lascia supporre che il drappello saraceno, provenisse dal castello presente in S. Istaphin, nome arabo dato al paese di Santo Stefano Medio. In soccorso a Ruggero giunge, ben presto, il fratello  Roberto il Guiscardo  con un altro migliaio di uomini e questa volta Messina viene conquistata. Ruggero (racconta la leggenda), battuto il piccolo drappello saraceno, entra nella città di Messina a dorso di un cammello sottratto ai

turchi (di tale cammello si sarebbe conservata in città la pelle per alcuni secoli). Negli trent’anni successivi i normanni prendono Palermo, Trapani, Taormina, e poi ancora Siracusa e Agrigento, infine Noto, la cui conquista sancisce il dominio assoluto sull’isola del Conte Ruggero. Questa, in estrema sintesi, la genesi della stupenda pantomima di Santo Stefano Medio (frazione di Messina), che viene riproposta, per ricordare questi accadimenti, ogni anno sin dai tempi antichi, in occasione della festa di Sant’Antonio Abate e alla quale mi è capitato di assistere, una sera di gennaio di qualche tempo fa. Il mio originario interesse per questa tradizione, nasce a seguito di una fraterna amicizia che mi

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Pietro Oteri e Giacomo Geraci (anch’egli, da anni, interprete della pantomima, nelle vesti di Ruggero a dorso del cammello) con movimenti compassati, aiutati dalle maestre sarte del paese, indossano i costumi, realizzati con speciali tessuti ignifughi e vengono bardati di tutto punto (la rappresentazione è caratterizzata da momenti di alta pericolosità, dovuta ai numerosi petardi che, collocati addosso ai due combattenti, esplodono in successione tra loro ad altezza d’uomo). Il cammello, le armi e l’armatura del saraceno, sono costruite con listelli di canna su cui poi vengono fissati petardi, mortaretti e fiaccole, preparati, sapientemente, dai maestri dei fuochi pirotecnici. Cosa volete che sia sentirsi raccontare le scene della lotta, confronto all’emozione che assale nell’udire da vicino il grido di battaglia dell’omu sabbaggiu mentre si appresta a guadagnare il centro dell’arena, un attimo prima della contesa? Vale davvero la pena di viverla questa avventura! La danza di Ruggero e il saraceno rappresenta un ballo di lotta per la sopravvivenza che conserva inalterato tutto l’originale pathos ed esprime tutta la drammaticità dei momenti caratterizzanti l’antica battaglia. Il motivo musicale che accompagna la danza è un “saltarello”, in tempo di 6/8 o 3/4 che viene suonato dalla banda musicale di Santo Stefano Medio, per tutta la durata della “lotta” (dieci minuti circa).

I momenti della vestizione

Giacomo Geraci (il Conte Ruggero) e Pietro Oteri (il Saraceno), storici interpreti della pantomima d’”U camìddu e l’omu sabbàggiu”

lega a Giovanni, il fratello di Pietro Oteri (lo storico interprete della figura dell’omu sabbàggiu). Sono stati Giovanni e sua moglie Maria, (solerte maestrina di scuola, appartenente a quella schiera di insegnanti da salvaguardare… per il bene dell’Italia stessa) ad avermi raccontato, spiegato, incuriosito e

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appassionato. Così, approfittando di questo speciale lasciapassare (chiamiamola pure raccomandazione), vengo introdotto, in via del tutto eccezionale, armato di “macchina-spara-foto”, nel luogo ove avviene la “vestizione” dei contendenti (spazio normalmente offlimits per chiunque).

La danza d’U camìddu e l’òmu sabbàggiu


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Qui sopra, l’antica partitura musicale che “scorta” ancora oggi la rappresentazione, la cui composizione è attribuita al Maestro Gaetano Irrera (1893 – 1977) storico Capobanda. Cosa lega tutto questo alla musica popolare? E’ presto detto: di tutte le gesta del cosiddetto ciclo normanno s’impossessò la cultura popolare rappresentata dai Cantastorie, dal Teatro dei Pupi e dai Mastri Carradori, che riportarono sui masciddàri dei carretti, ovvero sulle loro sponde, le battaglie dei cavalieri normanni guidati da Ruggero contro i saraceni.

La spettacolare lotta tra Ruggero e il saraceno

Si deve quindi principalmente al patrimonio orale dei cantastorie la possibilità, per noi, oggi, di conservare traccia e custodire la memoria del tempo che fu, attraverso i canti popolari, le favole, le leggende, le pantomime. Quindi, ogni tanto, lasciate per un momento da parte le faccende quotidiane e accompagnate pure i vostri bambini dentro a queste favole dei tempi d’oggi… che sognare non fa mai male! ❖

Petardi, mortaretti e fiaccole in azione.

* Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova col quale ha raccontato, in musica, “U camìddu e l’omu sabbàggiu”.

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a Fanfara Tirana è sicuramente una delle più belle brass band della realtà balcanica. Dopo aver girato in lungo e largo l’Europa con i suoi ottoni e suonato nei più grandi festival (Womad, Roskilde, Sziget, selezionata all’WOMEX, al MEDIMEX ecc) arriva con il suo nuovo progetto. Con il suo ultimo album avevano scalato le classifiche degli World Music Charts Europe per mesi sotto l’etichetta berlinese Piranha. Adesso i ragazzi hanno osato di più e hanno consegnato l’intero l’album in mano ai manipolatori londinesi, Transglobal Underground, veri geni della musica “no borders” e mitica band transglobale sia musicalmente sia nei componenti che la formano. I TGU sono noti per la loro capacità unica di mescolare stili e ritmi musicali fregandosene dei generi musicali, barriere tecnologiche o del buon senso. A volte sono stati superesposti ed altre di nicchia ma non hanno mai smesso di essere influenti. Hanno mixato tutto ciò che, se non fosse stato per il loro coraggio artistico, nessuno mai avrebbe pensato di mettere insieme; oggi quel “mash-up” è il trand. Loro invece, sono già un passo oltre... La musica dei Transglobal è, a tutti gli effetti, un caleidoscopico viaggio fra riti liberatori, segreti ritmici, estetiche gioiose, scarti improvvisi e fantasiosi. Il tutto con unico obiettivo: l’esaltazione del groove più profondo, trovando il filo rosso che interseca sensibilità diverse e che collega lo sfaccettato universo sonoro mondiale.

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Il mix è risultato esplosivo! Le idee tornate elaborate da Londra hanno costretto la Fanfara Tirana a rientrare in studio con uno spirito nuovo, idee fresche e molte speranze. Le bands si incontrano e si contaminano e quello che viene fuori potrebbe perfino essere definito un nuovo genere musicale come osa la stampa internazionale. Il Kaba albanese del sud incontra il reggae, gli ottoni incontrano l’elettronica, la voce dell’icona folk albanese Hysni Niko Zela incontra

quella nera di Tuup. Il sitar si mischia con la polivocalità profana del paese delle aquile e ci si rimane di stucco. E le bands decidono di girare insieme in una tournèe europea durante tutto il 2013. Perché non era già successo? L’incontro perfetto. La simbiosi transglobale dei nuovi/antichi europei albanesi. Se avete la forza di ballare per due ore di fila assistete al LIVE e non ve ne pentirete.


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KABATRONICS Fanfara Tirana meets Transglobal Underground ESTRATTI STAMPA NAZIONALE E INTERNAZIONALE 1. IL MANIFESTO (ITALIA) - “ Un album stellare! Nel grande cielo della musica balcanica quando compare una stella che brilla davvero di luce vivida e propria, ci si ferma a contemplarla, anzi a sentirla, infinite volte. Soprattutto se ad ogni ascolto, quella stella brilla sempre di più. L’astro in questione si chiama Kabatronics. Dubbio non osta a definire l’insieme delle quattordici tracce strepitoso.” 2. Mondomix (FRANCIA) MENZIONE “MONDOMIX LO AMA” - “Un lavoro profondo che evita l’effetto superciale e che segna un approccio musicale con

un profondo rispetto della tradizione da cui ha tinto. Inspirato e divertente.” 3. ALIAS (ITALIA) - “Unico! Se perdete questo disco, peggio per voi. Qui siamo al cospetto di due giganti della musica senza confini, che non conosce steccati ideologici, men che meno quando attacca a suonare. E allora meravigliatevi per quel che arriva dall’Albania e «pecca» con il reggae, trasgredisce a suon di sitar, ingaggia trame tra fiati e elettronica, si abbandona a voci che arrivano da lontanissimo. 4. The Times (GRAN BRETAGNA) - “Un simbolo dell’incontro tra le culture che ha centrato in pieno l’obiettivo.” 5. fRoots (GRAN BRETAGNA) - “Sì, sapevo che sarebbe stato un buon album, ma non a questi livelli. Kabatronics è un vero e proprio album come quelli

che si usava fare: diverso, coerente, ben prodotto e “con un tutto che è più grande della somma delle sue parti seppur mpressionanti.” 6. The Guard ian (GRAN BRETAGNA) - “Il risultato è uno scontro furente di ottoni e beat albanesi, con l’aggiunta di echi inaspettati di India e Caraibi. Lamenti epici che potrebbero essere grandi colonne sonore di film.“ 7. The Indipendent (GRAN BRETAGNA) - “C’è una vera vitalità e immediatezza in quel beat carnoso, in quei scricchiolii di basstuba e clarinetti mercuriali, che parlano lucidamente di passato e presente” 8. R2 - ROCK’N REEL (GRAN BRETAGNA) - ”Il risultato è un ibrido musicale che è fedele alle sue origini, ma che è molto di più della somma delle sue parti. Questo è un album che costantemente sorprende“. 9. OUTSIDERS (ITALIA) - “Kabatronics è una centrifuga di suoni che si appresta a ridescrivere davvero il capitolo 2013 della “world music. Sensazionale. Strepitoso. Ecletticismo londinese capace di rinchiudere la furia delle brass band, la black music che incontra il Mediterraneo più lontano, l’elettronica che diventa puro “battito balcanico” Ora possiamo dirlo: finalmente qualcosa di nuovo.” 10. UKvibe - V4 (GRAN BRETAGNA) - “Chi scrive ama particolarmente il sound del clarinettista e sassofonista della Fanfara Tirana, Fatbardh Capi che forse si merita un album da leader in futuro.” 11. Easy voyage (FRANCIA) ALBUM DELLA SETTIMANA - “Kabatronics, un cocktail detonante AngloAlbanese! Da ascoltare negli anni, in tutte le stagioni e in tutte le circostanze! “ 12. Les Inrocku ptibl e (FRANCIA) - “Le buone premesse per un matrimonio così felice c’erano tutte” 13. Rum ore (ITALY) - “Funziona!” 14. GLOBALSOUNDS (GERMANIA) - ““Questa collaborazione parla un linguaggio proprio: le melodie e ritmi originali dominano, il sequencer prevale a volte, ma soprattutto svolge un effetto ben equilibrato di background. L’interazione è predominante. Global Fusion balcanica per le piste da ballo, ma con un sano rispetto per le melodie originali “. 15. SONGLINE S (GRAN BRETAGNA) - “L’attrazione irresistibile qui, è la straordinaria brass band albanese Fanfara Tirana, una robusta forza musicale di vera magia composta da 11 musicisti. Fanfara Tirana potrebbe stordire un tasso a 50 passi. Suoni ultraterreni di clarinetti cupi oltre a flicorni, sax e trombe, e la stranezza delle loro ruvide, armonie vocali burberi. Kabatronics è un vincente. “ 16. WDR RADIO (GERMANIA) SUPERTUNES SELECTION - “Qui c’è l’album che porta i balcani fuori dalla follia della corsia di sorpasso, tornano dalla corsia veloce a quella “right” (destra e/o giusta). Un progetto veramente di successo. Pezzi come “Flowers Lament” ci portano nuove e straodinarie atmosfere.” 17. Refl ex (REPUBBLICA CECA) - “Molti tentativi di mescolare la world music con l’elettronica non funzionano, questo si, e anche perfettamente. A volte non capisci se stai ascoltando reggae, chillout o un quintetto brass di musica classica Tremendamente formidabile. Ebbene si, Fanfara Tirana potrebbe resuscitare i morti.” 18. JAZZTHIN G (GERMANIA) FOCUS SELECTION - La collaborazione Anglo-Albanese effettivamente versa del vino del tutto nuovo nelle vecchie bottiglie di trand balcanico.

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semplice categoria, nella quale paracadutare dischi che presentino in qualche modo sonorità meticce. “Kabatronics” è dunque un disco ricchissimo, pieno di energia e soprattutto in grado di combinare un approccio originale e non scontato alla world music, con una bella dose di divertimento e ballabilità.” 32. JAZZTHETIK MAGAZINE (GERMANIA) - “Gli orgogliosi albanesi non erano soddisfatti con un Picchio o un Upupa: ‘L’aquila prende il volo’.”” 33. FOLKER MAGAZINE (GERMANIA) - “Quello che viene offerto è suonato a livelli estremamente alti.” 34. MELODIE UND RYTHMUS MAGAZINE (GERMANIA) - “Lo sforzo non è stato invano. Esperimento riuscito. Una pietra miliare della Global Dance. Anima balcanica e grandi beats. “ 35. LE JOURNAL DE MONTREAL (CANADA) ““Come maghi, sciamani o altri ”Temporel”, invocano il sole e il bel tempo attraverso la musica. La Fusion Brass Band, Fanfara Tirana e i britannici la machina techno/funk Transglobal Underground, sono tutto qui, per illuminare la vostra primavera. Ritmi robusti, influenze da tutto il mondo e la dance machine...” 36. LE DEVOIR (CANADA) - “Coltellate in ottoni, linee sincopate e polifonia inquiete. La fanfara rimane la fanfara, ma la salsa è 2.0.”

19. SOUND AND IMAGE (GERMANIA) TOP 5 ALBUMS SELECTION - “Il risultato è una miscela altamente esplosiva che pompa groove nel miglior club style. Ma anche ballate spezzacuore o potenti inni matrimoniali che non lasciano niente a desiderare. Questa cooperazione Anglo-Albanese non è solo altamente insolita, ma assoluttamente da non perdere per la sua unicità. 20. ”Eas y voyag e (GERMANIA) ALBUM DELLA SETTIMANA - “Una fusione eccezionalmente ben fatta. Le melodie originali vanno alle orecchie ed alcune direttamente alle gambe - il sale della vita. Una collaborazione altamente creativa e world music di extraclasse. I suoni della musica tradizionale da portare nella pista da ballo o direttamente a casa vostra!” 21. GIORNALE DELLA MUSICA (ITALIA) - “Queste piccole legioni di ottoni e di elettronica si intendono a meraviglia, probabilmente perché parlano una lingua molto simile, seppur con strumenti diversi: eclettismo e pathos principalmente. Kabatronics conferma le premesse: gli ottoni albanesi in prima linea, il collettivo londinese al gran completo nelle retrovie, a gonfiare il tutto con la sua elettronica misurata e scura. Il sound trip hop anni Novanta si sposa meravigliosamente con la malinconia del kabà albanese. Il risultato è balcanico nel “tiro”, ma venato di un’emozione scura e riflessiva.” Il cd dimostra al meglio che dalle parti dei Balcani c’è chi osa di più, e probabilmente meglio, in ambito world: Qualcosa di diverso, insomma: ci voleva.” 22. ROLLIN G STONE (GERMANIA) - “Un viaggio sul tappeto magico tra Londra e Tirana.” 23. WNY C NEW YORK CITY PUBLIC RADIO (USA) - Un disco favoloso! 24. RADIO GROOVALISACION (BELGIO) ALBUM DELLA SETTIMANA - “Collaborazione superba!” 25. na magaz ine (SVEZIA) - “Vi è una varietà esorbitante!” 26. solar jaz magazine (COLOMBIA) - “Kabatronics è un disco che riesce a catturare e intrattenere sen-

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za perdere complessità e profondità musicale. Un unico composto da magia e misticismo” 27. B!RITMOS (SPAGNA) RACCOMANDATO COME ALBUM DEL MESE “Qualcosa di nuovo e differente. Splendido! Tremendo! Bellissimo! La fusione tra le due band è totale!” 28. Värmla nds Folkblad (SVEZIA) - “Un impatto violento!” 29. OX FAM (OLANDA) - “La combinazione garantisce una simbiosi meravigliosa tra maestri brass albanesi e i suoni eccletici dei TGU. Kabatronics è una dinamica, energica, transnazionale, interculturale compagnia dove idee, melodie e liriche si scambiano.” 30. MUZIEKWEB (OLANDA) - “Raccomandato ad amanti della miglior musica balcanica.” 31. BLOGFOOLK MAGAZINE (ITALIA) *ALBUM DEL MESE - “La piena dimostrazione di come la world music rappresenti un concetto ancora vivo e tangibile, rispetto alla sua riduttiva derubricazione in

• AMAZON (GRAN BRETAGNA) Numero 1 in “I più desiderati” Febbraio 2013 nella World Music Category • AMAZON (GRAN BRETAGNA) Number 1 in “I più venduti” Marzo 2013 nella World Music Category • AMAZON (ITALIA) Number 1 in “I più venduti” in Aprile 2013 World Music Category e TOP 10 in “Tutti i generi” • WORLD MUSIC NETWORK (GRAN BRETAGNA) - Number 1 in Febbraio 2013 World Music Charts • WORLD MUSIC CHARTS EUROPE (EUROPA) “KABATRONICS” TOP 5 in Maggio 2013 ❖ World music management Ballkan www.musicballkan.com info@musicballkan.com tel. +39 05322712785 mob. +39 3931703042


Cronaca Un festival tutto al femminile, che negli anni potrà crescere e affermarsi a livello internazionale, grazie alla tenacia degli organizzatori

LILITH FESTIVAL A GENOVA Comunicato Stampa analitico

Organizzatore

Lilith Associazione Culturale

Titolo evento

Lilith 2013 – Festival della musica d’autrice

Data /periodo

7-8-9 GIUGNO 2013

Orari

20-24

Ingresso

libero

Luogo

PIAZZA DE FERRARI - GENOVA

Genere

FESTIVAL MUSICALE

Info

(siti internet, mail, telefoni) info@lilithassociazioneculturale.it www.lilithassociazioneculturale.it Facebook: Lilith Festival

SABRINA NAPOLEONE Presidente Associazione 3470776054 CRISTINA NICOLETTA 3493839212 VALANTINA AMANDOLESE 3495737100

PROGRAMMA * VENERDI’ 7 GIUGNO: Concerti di CRISTINA DONA’ – SABRINA NAPOLEONE (GE) – GIUA (GE) - ROBERTA BARABINO (GE) - ROBERTA DI MARIO (MI) * SABATO 8 GIUGNO: Concerti di PAOLA TURCI – KIANA LUNA (Honolulu) – SARA VELARDO (MZ) – CRISTINA NICOLETTA (GE) * DOMENICA 9 GIUGNO: Concerti di MARINA REI – VALENTINA AMANDOLESE (GE) – NEVE SU DI LEI (GE) – JESS (GE)

Descrizione Approfondita

Lilith, il Festival della Musica d’Autrice, giunge alla terza edizione e, nonostante la crisi e il terribile stato in cui versano la cultura e lo spettacolo, cresce e si conferma uno degli eventi di punta della stagione estiva

genovese, con tre serate di musica gratuita, in piazza De Ferrari, davanti a Palazzo Ducale venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 giugno. Protagonista come sempre la musica ‘al femminile’, che quest’anno vedrà anche la partecipazione di tre madrine d’eccezione: headliner saranno infatti Cristina Donà (venerdì 7 giugno), Paola Turci (sabato 8 giugno) e Marina Rei (domenica 9 giugno). Siamo orgogliose di portare al Lilith tre artiste che rappresentano un riferimento importante per tutte noi, tre donne e musiciste che hanno cercato e costruito coraggiosamente il loro percorso artistico, che hanno saputo imporsi ad un vasto pubblico pur lavorando spesso fuori dai clichés. Alle ore 20, prima dell’esibizione sul palco di piazza De Ferrari, le tre cantautrici si racconteranno al pubblico, intervistate dalla giornalista Lucia Marchiò, nel dehors del Douce Pâtisserie-Café di piazza Matteotti. Alle 20.30 si partirà con i concerti, con un cast che vede naturalmente una prevalenza della nuova scena genovese ma anche alcune ospiti da molto lontano. Venerdì 7 giugno, prima del live della Donà, si esibiranno Giua, Sabrina Napoleone, Roberta Barabino e Roberta Di Mario. Sabato 8 giugno, saranno Sara Ve-

lardo, Cristina Nicoletta e Kiana Luna - folksinger quest’ultima proveniente da Honolulu, Hawaii - a scaldare il pubblico prima dell’esibizione di Paola Turci. Il cast della serata conclusiva di domenica 9 giugno avrà per protagoniste, oltre alla già citata Marina Rei, Valentina Amandolese, Neve Su Di Lei e Jess. Presenterà le tre serate l’attrice Lisa Galantini. Se tutto ciò sarà possibile, oltre che all’innata ‘cocciutaggine lilithiana’ lo dovremo al riconfermato patrocinio del Comune di Genova e della Fondazione Cultura di Palazzo Ducale e al fondamentale sostegno di alcuni sponsor pazzamente (o saggiamente?) illuminati: Gruppo Radeberger, Douce Pâtisserie-Café. La terza edizione del Lilith Festival vede tra i suoi partner istituzionali anche i Centri antiviolenza di Genova e proprio al Centro Antiviolenza Mascherona, andranno i proventi del cd/ book “DolceAmara” prodotto da Lilith e Douce, edito da Orange Home Records che sarà fresco fresco di stampa proprio in occasione del Lilith Festival (Vedi comunicato DolceAmara). Media Partner: Primocanale Sound - Lineatrad Ufficio Stampa Lilith: Sabrina Napoleone tel 347.0776054 Cristina Nicoletta tel. 349.3839212 Valentina Amandolese tel. 349.5737100 info@lilithassociazioneculturale.it Lilith Associazione Culturale – Via Albini 8/7, 16149 - Genova email: info@lilithassociazioneculturale.it

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Biografie ufficiali delle headliners

Cristina Donà

All’inizio ci furono gli studi accademici e una passione ardente per la musica e l’arte: oggi basta chiedere di lei, della sua voce e delle sue canzoni, per sentirsi rispondere che Cristina Donà ha lavorato intensamente e con pazienza per dar vita ad un lungo e felice percorso artistico di cantautrice, che la distingue nel panorama musicale contemporaneo. Grazie alle sue prime performance sospinte da una voce unica, nei primi anni novanta viene notata da Manuel Agnelli degli Afterhours: nasce la collaborazione che porta all’album di debutto, “Tregua” (1997), prodotto magistralmente dallo stesso Agnelli. Cristina vede arrivare i primi riconoscimenti: il pubblico, che la accoglie come una novità, la comunità musicale, che le riconosce un esordio sorprendente, la critica, che le assegna la Targa Tenco per il miglior album di debutto. Al concerto che la vede vincitrice del festival “Max Generation” conosce Robert Wyatt, che a distanza di poco vota “Tregua” tra i suoi cinque album preferiti per l’influente mensile britannico “Mojo”. Cristina sta scrivendo il materiale che andrà a comporre l’album

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Cronaca

“Nido” (1999); ci sono collaborazioni importanti (Mauro Pagani, Morgan, Marco Parente e ancora la produzione di Manuel Agnelli) suggellate dal “grande uomo magico” Robert Wyatt che interviene in una delle canzoni più amate dal pubblico: “Goccia”. A inizio millennio Cristina esce dal guscio e parte con una serie di spettacoli dal vivo che si chiudono con un debutto in libreria (Mondadori lancia “Appena sotto le nuvole” nell’autunno 2000). La Targa SIAE del Club Tenco (miglior artista emergente), chiude degnamente l’anno. Nel 2001 arriva l’invito al Meltdown Festival, alla Royal Festival Hall di Londra: per la prima volta un artista italiano sale sul palco della manifestazione. Su questo palco Davey Ray Moor (allora membro dei Cousteau) la vede in azione e mentre Cristina è impegnata a rifinire nuove canzoni, nel gennaio 2002 suona all’ Eurosonic Festival di Groningen (Olanda) e decide che è tempo della sua prima produzione internazionale. Davey Ray Moor é l’uomo giusto e un anno dopo arriva “Dove Sei Tu” (2003), registrato tra Italia ed Inghilterra, che entra in classifica anche grazie a tre singoli, di cui “Triathlon”, remixato da Max Casacci dei Subsonica, va in alta rotazione su MTV. Dopo un nuovo intenso periodo in tour con la sua band, il settembre 2004 vede uscire anche in Italia l’eponimo “Cristina Donà” (2004), il primo album in inglese pubblicato in tutto il mondo da Rykodisc International. Billboard Europe scrive di un prodotto finalmente originale dall’Italia, il prestigioso Sunday Times, inserisce una canzone di Cristina Donà in un cd allegato al giornale accompagnata da una bellissima recensione. Mojo, il più autorevole mensile musicale internazionale scrive: “dimenticate tutti gli stereotipi del pop italiano e le sue dozzinali imitazioni operistiche. Donà è cantautrice, sottile e sensibile”. L’uscita dell’album è seguita da numerose date in Europa (Germania, Francia, Inghilterra, Olanda, Svezia, Belgio). A fine 2004 ritira il Premio Chatwin come artista nel mondo e la targa Siae. Al ritorno in Italia ancora live! Cristina sperimenta sul palco i percorsi sonori che la condurranno al nuovo

album: è una scelta che sfocia nello splendido tour teatrale “Il suono della Luce” nella primavera 2006. Da queste annate passate a provare strade nuove e ad esprimere la gioia di suonare dal vivo, nascono i presupposti dell’album che segnerà il transito al futuro (anche discografico, dopo il passaggio alla Capitol/EMI): “La quinta stagione”(2007). Scritto tra il 2006 e l’inizio del 2007 “La quinta Stagione” è prodotto da Peter Walsh (già produttore di Scott Walker, Peter Gabriel, Simple Minds, the Church, etc) che sintetizza i diversi stili musicali della Donà. L’album ruota intorno al concetto di “preparazione all’eventualità di dover verificare la forza del tuo essere persona” e viene premiato come miglior album italiano del 2007 da Musica&Dischi, con un referendum tra oltre cento giornalisti. Nel marzo 2008 esce “Piccola faccia”, un album che rappresenta la summa dei migliori brani di tutto il repertorio di Cristina, con l’aggiunta di due affascinanti cover (“I’m in you” di Peter Frampton e “Sign your name” di Terence Trent D’Arby), con l’intento di far conoscere ad un nuovo pubblico una veste acustica che la cantautrice milanese, da sempre, ama molto. La rilettura chitarra-voce viene impreziosita dalla presenza di Giuliano Sangiorgi (Negramaro) nel brano “Settembre”. 2009-2010: sono anni in cui Cristina intreccia la sua vita artistica con l’esperienza della maternità. È l’inizio della collaborazione con Saverio Lanza, chitarrista, pianista e compositore con il quale condivide, per la prima volta nella sua vita, la scrittura di tutti i brani. Cristina vuole seguire una nuova rotta e con l’aiuto di Lanza, che ne firma anche la produzione artistica, approda ad un album musicalmente ricco e sfaccettato come pure intenso e luminoso: “TORNO A CASA A PIEDI” (EMI music) - uscito il 25 gennaio 2011. Di grande pregio la line up del concerto: Cristina Donà, voce e chitarre, è accompagnata sul palco da musicisti di grande pregio e fama nazionale: •Saverio Lanza, chitarre – piano – cori, nonché produttore dell’ultimo album “Torno a casa a piedi” •Piero Monterisi, batteria •Emanuele Brignola, basso e contrabbasso www.cristinadona.it


Cronaca

Paola Turci

L’incontro tra Paola Turci e il grande pubblico avviene nel 1986, quando Paola esordisce al Festival di Sanremo con L’uomo di ieri. Paola torna poi al festival rivierasco per altre tre fortunate partecipazioni consecutive: nel 1987 con Primo tango vince il Premio della Critica, un riconoscimento importante che le sarà rinnovato nel 1988 con Sarò bellissima e nel 1989 con Bambini, canzone con la quale si aggiudica anche la vittoria nella sezione Nuove Proposte. A Sanremo tornerà ancora molte volte: la sua carriera conta ben nove partecipazioni al Festival. Al successo di critica di quegli anni si affianca un crescente apprezzamento del pubblico, sia nel live che nelle produzioni discografiche. Al primo RAGAZZA SOLA, RAGAZZA BLU (1988), prodotto da Mario Castelnuovo e Gaio Chiocchio, fanno seguito gli album PAOLA TURCI (1989), che contiene l’ormai classico Ti amerò lo stesso e RITORNO AL PRESENTE (1990) che include le tracce Ringrazio Dio e Frontiera, due canzoni tuttora amatissime dal pubblico. Nel 1991 arriva CANDIDO concept album ispirato al personaggio voltairriano, caratterizzato da una scrittura che acquista profon-

dità senza rinunciare alla piacevolezza e alla semplicità. Nel 1993, contemporaneamente alla pubblicazione del celebratissimo RAGAZZE (BMG), – scritto insieme a Gaio Chiocchio – la vita di Paola subisce un duro contraccolpo in seguito a un grave incidente automobilistico che porta ad un’ulteriore evoluzione della sua carriera. Nel 1995 pubblica UNA SGOMMATA E VIA (BMG) che include il brano omonimo scritto da Vasco Rossi. Nel 1996 esce l’album VOLO COSI’ 1986-1996 (BMG) la prima raccolta ufficiale di Paola che include due brani inediti: “Volo Così, e “La felicità”. L’arrivo alla WEA coincide con un nuovo percorso più decisamente pop-rock, inaugurato da OLTRE LE NUVOLE (1997), raccolta di canzoni degli anni ’80 tradotte in italiano: Sai che è un attimo, Mi manchi tu (cover di Missing you di John Waite) e l’inedita Solo come me. L’album ha un grande successo e raggiunge il disco di platino, spianando la strada al disco di inediti, MI BASTA IL PARADISO (2000). Più che mai intenzionata a comporre canzoni e cantarle senza troppi fronzoli, Paola pubblica con l’etichetta indipendente NUN Entertainment QUESTA PARTE DI MONDO: brani nati da una ritrovata voglia di riflettere e di comunicare, suonati con pochi musicisti e un paio di presenze di prestigio (il Solis String Quartet e Massimo Giuntini dei Modena City Ramblers). Contemporaneamente all’uscita di QUESTA PARTE DI MONDO, inizia un’intensa attività live: un anno sui palchi durante il quale Paola riarrangia – di fatto riscrive – canzoni dell’intero repertorio che raccogliere in un nuovo album, STATO DI CALMA APPARENTE (On the Road Music Factory, 2004). Due inediti (Il gigante – dedicato ad Adriano Sofri – e La tua voce), una cover (Paloma negra) e dodici canzoni del passato per un progetto che “unisce diverse prospettive di una stessa anima”. Il disco è stato registrato in

presa diretta con un piccolo pubblico in studio per conservare l’energia del live e da quelle registrazioni è stato tratto anche un dvd. Nel settembre 2005 la On the Road Music Factory pubblica il nuovo album di inediti TRA I FUOCHI IN MEZZO AL CIELO interamente scritto da Paola e da lei prodotto insieme a Carlo U. Rossi. È un album intimo, istintivo, un viaggio in zone emotive sinora rimaste inesplorate. In questa narrazione c’è tutta la forza della catarsi e il desiderio di affrontare argomenti sinora temuti: l’abbandono – inteso come spazio di libertà e autonomia ma anche come dolore del distacco (in L’inverno senza neve), la perdita, la morte (in Quasi settembre e Lasciami credere), la violenza (in Fiore di giardino e Troppo occidentale). Il disco contiene anche Rwanda, canzone vincitrice del premio “Amnesty Italia”, dedicata alla tragedia di quel popolo. Il 2006 e il 2007 sono anni di sperimentazione: oltre che con i tour legati all’uscita dell’album (un tour teatrale, raffinato e intimistico, e un tour estivo, solare e più elettrico), Paola si è misurata con esperienze nuove e diverse. È stata infatti la direttrice artistica di Venere elettrica – ed. 2006, festival perugino di respiro internazionale, dedicato al rock al femminile e aperto anche alle arti visive e al teatro. Ma soprattutto ha iniziato una collaborazione con Giorgio Rossi, uno dei coreografi e danzatori italiani più creativi, col quale ha firmato Cielo concerto per un corpo sonoro ed una voce danzante: un progetto coraggioso, concerto danzato costruito intorno a un gioco di rimandi e richiami tra la sua voce profonda e levigata e la danza aerea di Giorgio Rossi. Il percorso artistico di Paola è ricco di numerose collaborazioni: a quella con Cocciante – che nel 1987 aveva scritto per lei la struggente Quanto ho tenuto ai miei pensieri – si aggiungono quelle con Luca Carboni, che firma Io e Maria – inserita in RAGAZZE (1993), con Vasco Rossi, autore di Una sgommata e via – title-track nell’omonimo album. Alcune di queste collaborazioni sono frutto di relazioni più personali come l’amicizia con Carmen Consoli, dalla quale sono nate Sabbia bagnata e Saluto l’inverno inserite in MI BASTA IL PARADISO (2000). Altra amicizia decennale da cui sono sorte numerose occasioni di collaborazione è quella

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con Max Gazzè: con lui Paola duetta in Il debole fra i due singolo tratto dall’album Ognuno fa quello che gli pare (2002) dell’artista romano, mentre Max suona il basso in ben quattro tracce di TRA I FUOCHI IN MEZZO AL CIELO. Insieme hanno suonato in due tour: nel 2001 in trio con la Consoli e nel 2007 in trio con Marina Rei; in entrambi i tour i tre artisti erano sempre insieme sul palco, ognuno musicista dell’altro, scambiandosi ruoli e canzoni. Nel febbraio 2009 è uscito il primo romanzo di Paola, Con te accanto. Scritto a quattro mani con la giornalista Eugenia Romanelli e pubblicato dalla Rizzoli, il libro narra come dall’incontro fortuito tra due donne, sullo scenario doloroso di una stanza d’ospedale, nascano un’amicizia e un’intesa profonde, il prologo di una rinascita. Con l’uscita di ATTRAVERSAMI IL CUORE nell’ottobre 2009 Paola avvia un progetto ambizioso articolato in tre dischi, attraverso cui raccontare se stessa e la sua visione del mondo. Proprio per questo progetto è tornata ad avvalersi della collaborazione con altri autori, amici che le prestassero le loro parole per tratteggiare un affresco ad ampio respiro. Il primo album è interamente incentrato su un tema sino ad allora marginale nella sua scrittura dei testi: l’amore. Il secondo disco, GIORNI DI ROSE (27 aprile 2010), è dedicato all’universo femminile: altre donne autrici hanno scritto le tracce che lo compongono, ripercorrendo questo tema. L’ultima fase del progetto ritrae il “mondo che vorrei”; l’album si chiama LE STORIE DEGLI ALTRI uscito il 17 aprile 2012, raccontato con libertà di espressione e di pensiero, un libero sfogo che lascia spazio all’indignazione, ma anche all’amore verso il mondo e la vita ... www.cosedimusica.it

Marina Rei

Figlia di genitori musicisti, madre violista e padre batterista, Marina Restuccia - in arte Marina Rei - ha sempre respirato musica di diverse ispirazioni, una musica che ha alimentato in lei contrasti e nutrito al tempo stesso la ricchezza della sua formazione. Intorno ai 18 anni, alla ricerca di una identità artistica autonoma dalle influenze familiari, Marina ha formato un suo gruppo grazie al quale ha iniziato a mettere a fuoco l’obiettivo artistico da

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Cronaca

Gruppo cantautrici alla conferenza stampa: in centro Paola Turci

perseguire. Contemporaneamente ha registrato due dischi dance in inglese, con i quali ha riscosso un discreto successo in Giappone. Ma soprattutto è in quel periodo che ha iniziato a suonare nei locali, scoprendo la varietà di sensazioni che solo i concerti sanno suscitare ed è questa la forma espressiva che lei tutt’ora predilige. Nel 1994, dopo anni di concerti dal vivo e di studio delle percussioni - grazie anche all’aiuto di Paolo Micioni, all’epoca suo manager - firma con una major, la Virgin, con la quale pubblica il suo primo singolo importante (“Sola”, aprile 1995) e partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con il pezzo “Al di la di questi anni”, col quale vince il Premio della Critica 1996. Nello stesso anno pubblica il suo primo album in italiano, “Marina Rei”. Ai tempi del secondo album, “Donna” (1997), il meccanismo discografico si era già fatto impegnativo e logorante, sottraendole tempo ed energie alla scrittura di testi e musica, alla ricerca d’un suono appropriato e che le rispondesse. Marina inizia a non condividere a pieno le scelte della casa discografica, tra queste - la piu’ sofferta - quella di una seconda partecipazione al Festival di Sanremo. I primi segnali di questo forte desiderio di cambiamento e di questa necessità di maggiore serenità affiorano in “Anime Belle” (1998), soprattutto nel brano “Un inverno da baciare” sua terza partecipazione sanremese

-, per manifestarsi poi in tutta la loro complessità e pienezza nell’album “Inaspettatamente” (2000), il primo lavoro interamente scritto, parole e musica, dall’artista romana. In questo disco prevalgono suoni rock e testi crudi, ne fa parte la canzone “I miei complimenti”, forse la piu’ emblematica di questa sua fase artistica ed esistenziale. Nel 2000, nella ricerca di un team di lavoro che le si confacesse maggiormente, è passata dalla Virgin alla BMG e ha iniziato la collaborazione con Daniele Sinigallia. Dalla forte intesa instaurata con lui è nato un album importante “L’incantevole Abitudine” (2002). Nel 2005, pubblica con un’etichetta

Marina Rei


Cronaca

Il palco in piazza De Ferrari

indipendente l’album “Colpisci”, nuovamente prodotto da Daniele Sinigallia; da questo disco è estratta “Fammi entrare”, canzone con la quale torna a Sanremo. Colpisci è un album ricco di suoni e colori, passione ed emozione che traspaiono dalle parole e esplodono nella musica. Dieci canzoni per le quali Marina si è avvalsa della collaborazione di alcuni artisti a lei affini, come Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Riccardo Sinigallia, Francesco di Bella dei 24 Grana, Filippo Gatti e Roberto Mariani. A Febbraio 2006 la canzone “And I Close my eyes”, tratta dal film “Fino a Farti Male” di Alessandro Colizzi, è stata tra le finaliste nella sezione Miglior Canzone Originale per il Nastro D’argento. Nell’intensa attività concertistica degli anni seguenti, è di particolare interesse segnalare la partecipazione all’ International Book Fair di Guadalajara, nel dicembre 2008 in Messico, dove ha proposto un progetto di grande energia e forte impatto: un duo con Carmen Consoli, batteria, chitarra e due voci. L’8 maggio 2009 è uscito “Musa”, album di inediti decisamente al femminile, interamente scritto e prodotto da Marina stessa, che descrive figure femminili forti, donne fuori dagli schemi, con un percorso preciso davanti a sè - nel lavoro, nella famiglia, nella società. Il disco valorizza le doti di musicista grintosa e appassionata e il sound complessivo dell’album è stato costruito proprio intorno a quello della sua batteria, a partire da esso. L’attività live che ne è seguita è stata in larga misura un approfondimento di questi

temi. Ha interpretato canzoni simbolo della liberazione femminile, come Piece of my heart di Janis Joplin, inclusa nella raccolta di Italia Wave dedicata al quarantesimo anniversario di Woodstock. Il 15 Maggio 2012 esce su ITunes il singolo “E mi parli di te” che precede l’uscita del suo nuovo disco “La conseguenza naturale dell’errore”. L’inedito è stato co-scritto e co-interpretato con Pierpaolo Capovilla, frontman del Teatro degli Orrori, ed è stato presentato per la prima volta sul palco del 1 Maggio oltre a Qui è dentro, canzone che pone l’attenzione su uno dei temi di maggiore discussione oggi in Italia: il sovraffollamento delle carceri. www.marinarei.net

Bio delle artiste e dei conduttori del Lilith Festival 2013 Venerdì 7 giugno Sabrina Napoleone

Comincia giovanissima a scrivere e comporre canzoni, dapprima per altri, poi per se stessa. Nel 1995 fonda la band “Aut-Aut”, con cui autoproduce l’EP “Aria di Vetro”. È del 2000 l’ LP “Anacronismi”, disco che rappresenta già bene la tendenza, sempre più marcata nelle successive produzioni, a mescolare sperimentazione musicale e canzone d’autore. Dal 1999 affianca la sua attività musicale a quella teatrale, entrando a far parte della Compagnia Personae di Genova. Come solista, nell’agosto 2007 è finalista al concorso nazionale per cantautrici “Un Mare di Donne”. Da allora è seguita un’in-

Sabrina Napoleone

tensa attività live tra concerti di brani originali e lo show tributo a Patti Smith, “Night at Chelsea Hotel”. Sarà pubblicato quest’anno il suo ultimo lavoro, La Parte Migliore, con la produzione artistica di Giulio Gaietto, di cui è già uscito il singolo È primavera per Toast Records. Sabrina è fondatrice, insieme a Cristina Nicoletta e Valentina Amandolese, di Lilith Associazione Culturale e insieme a loro si occupa di organizzare eventi ed iniziative che promuovano la musica indipendente e d’autore, tra cui il “Lilith Festival della Musica d’Autrice”. www.sabrinanapoleone.it

Roberta Barabino

Suona le sue canzoni da quando aveva sedici anni. L’incontro e il lavoro con Bob Quadrelli (poeta, profeta e cantautore genovese, vincitore nel ’97 del premio Tenco) le donano fiducia nella sua fantasia e le aprono le porte dell’underground cittadino, costringendola a misurarsi con un vero pubblico. Inizia così a partecipare ad eventi e festival (finalista al concorso “Un mare di donne” 2008, vince nel 2009 il premio MET di Imperia per la miglior canzone originale); con i primi concerti inizia la collaborazione con i “Carne Putric”, una banda di ‘truci metallari’ che, nonostante l’antipodica sensibilità musicale, riesce a trovar con lei la via per un mutuo scambio artistico e la accompagnerà alla registrazione del primo disco, “Magot”. Lungo il percorso di “Magot”, tanti altri incon-

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Cronaca

Roberta Barabino

tri: Raffaele Rebaudengo (Gnu Quartet), Raffaele Abbate (Orange Home Studio), Tristan Martinelli (Numero6, Deian e Lorsoglabro), Claudio Borghi (Giua), Antonio Marangolo. “Magot” si è aggiudicato il terzo posto al Premio Tenco edizione 2012, categoria “Opera Prima”. Nelle canzoni racconta del vissuto quotidiano dal suo intimo punto di vista e, mentre si evolve nella composizione, mantiene il suo stile personale, la sua semplicità. Ad accompagnarla dal vivo il polistrumentista Tristan Martinelli, e il violoncellista Jacopo Ristori.

conoscimenti (Premio Lunezia, Festival di Castrocaro, Premio Recanati, Mantova Musica Festival). Nel 2008 è finalista al Festival di Sanremo e pubblica il suo primo album GIUA per Sony-Bmg, prodotto da Beppe Quirici e Adele Di Palma. Collabora con artisti importanti (Avion Travel, Armando Corsi - di cui è stata allieva -, Riccardo Tesi, Mario Arcari, per citarne alcuni) e si fa notare come raffinata interprete di De André, Bindi, Lauzi, Gaber, De Gregori. Numerose le partecipazioni a festival nazionali e internazionali e le collaborazioni teatrali (Teatro della Tosse, Teatro della Corte) come autrice delle musiche e interprete in scena. Il 23 gennaio 2012 è uscito TrE, il suo ultimo progetto discografico (Egeamusic) in collaborazione con il chitarrista Armando Corsi. Numerosi gli ospiti del disco tra cui spiccano i nomi di Jaques Morelenbaum, Fausto Mesolella e Riccardo Tesi. È in uscita il libro per bambini Girotondo di elefanti (Gallucci editore), una filastrocca di Pier Mario Giovannone che Giua ha musicato e arrangiato con la Banda Osiris.

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Sabato 8 giugno Cristina Nicoletta

Dal 2004 al 2007 è cantante e chitarrista del duo Cinnamomo, insieme a Francesca Traverso, con cui ha pubblicato nel 2006 l’ep omonimo. Del 2010

Roberta Di Mario

Cantautrice e pittrice. Avviata dal padre alla passione per la musica, inizia giovanissima la sua carriera di cantautrice. Riceve numerosi ri-

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www.robertadimario.it

www.giua.it www.giuaecorsi.it

Musicista, pianista e cantautrice, Roberta Di Mario unisce la maestria pianistica alla canzone d’autore coniugando musica contemporanea ad atmosfere jazz, swing, pop in un sound originale ed elegante. Dice di amare scrivere e comporre “quando il sole non c’è più e la musica e le parole

www.robertabarabino.net

arrivano inaspettate”. “RDM Project” è un viaggio nella Musica di Roberta Di Mario e nella sua versatilità, che comprende brani tratti dal suo ultimo album “Tra il Tempo e la Distanza” e nuovi brani in anteprima, in attesa della pubblicazione del nuovo disco prodotto con il Maestro Pietro Cantarelli, produttore di Ivano Fossati.

Cristina Nicoletta

il suo lavoro solista “Daimones”, libroep che contiene sei tracce illustrate da collages e pitture realizzate da lei stessa. Nel 2004 ha vinto la prima edizione del Premio Un Mare di Donne. E’ stata finalista nel 2007 al Premio Joplin e nel 2010 al Premio/mostra della canzone d’autore Cantautori Si Nasce (Genova). Nel 2011 ha vinto il Premio della Critica al Liguria Selection Music Show. Uscirà nell’autunno 2013 il suo nuovo disco Mandibole, co-prodotto con il polistrumentista e arrangiatore Tristan Martinelli. Voce potente, liriche che indagano il lato oscuro dell’esistenza, nelle sue canzoni traspare però anche una certa surreale ironia. È socia fondatrice, insieme alle amiche cantautrici Sabrina Napoleone e Valentina Amandolese, di Lilith Associazione Culturale. www.myspace.com/cristinanicoletta (il sito è in costruzione)


Sara Velardo

Sara Velardo è un’artista calabrese che vive in Lombardia. Chitarrista, cantante, bassista e cantautrice, dopo

Sara Velardo

anni di esperienze in varie band, concerti in Italia e all’estero, ha pubblicato nel 2011 il suo primo disco da solista: “Migrazioni”, auto-prodotto. Dieci tracce che abbracciano vari generi musicali, blues, swing, bossanova, folk, rock, musica popolare calabrese. Dopo due anni di promozione indipendente, di concerti in duo acustico, in trio elettrico ed in solo “one girl band” con performance energiche, loop station ed effetti, sta per iniziare la produzione di un secondo disco. www.saravelardo.it

Kiana Luna

E’ nata e cresciuta all’ombra del monte Fuji ma vive e lavora alle Hawaii. Fa musica dall’età di nove anni.

Cronaca

Kiana Luna ha sei cd all’attivo: 3 album piano e voce di Relaxation music - i cui proventi sono destinati in parte a favore di associazioni umanitarie - e 3 album pop, soft-rock ed ethnic, Vertigo (2006), A New Way (2007) e “Cycles, Cyclones, & Chameleon” del 2012, prodotto e registrato a Honolulu, con la collaborazione di Jake Shimabukuro, virtuoso dell’ukulele. Ha collaborato con i Gispy Kings e Jeff Petterson. Un suo brano originale è stato scelto per una compilation con Adele, Gianna Nannini, Phil Collins e Bon Iver. Artista poliedrica, porta con naturalezza il suo popfolk coinvolgente nei festival di strada e sui palchi dei grandi eventi. Da 3 anni torna regolarmente in Italia per un tour estivo dove ha impressionato pubblico e critica. Nel 2012 è stata ospite dei migliori festival con oltre 20 date e ha aperto alcuni concerti di Dolcenera.

Torino. E’ attualmente impegnata nella scrittura del secondo album dopo aver debuttato al Teatro Stabile di Genova, componendo le musiche per lo spettacolo “Maria Elisabetta. Nate Regine” di e con Lisa Galantini e Alessia Giuliani. Con arpeggi e soundscapes elettrici, con la poesia della sua scrittura ci porta nella sua “stanza degli specchi”. www.valentinaamandolese.it

Neve Su Di Lei

Grande appassionata di accordature aperte, figlia adottiva della scena folk della west coast californiana (Joni Mitchell, Neil Young, Stephen Stills), Neve Su Di Lei – nome d’arte di Marcella Garuzzo – nasce a Genova nel 1979. A 11 anni inizia a studiare chitarra clas-

www.kianamusic.com

Domenica 9 giugno Valentina Amandolese

La carriera di Valentina ha inizio nel 1998 quando vince il concorso “Generation Globe” e prende parte al festival francese “Le printemps de Bourges”. Negli anni a seguire ottiene diversi consensi sia per quanto riguarda l’attività live che per i primi due ep autoprodotti. Nel 2011 vince il premio della critica alla finale regionale ligure di

Neve Su Di Lei

Valentina Amandolese

Kiana Luna

Italia Wave, al Supersound di Faenza e dà alle stampe “Nella stanza degli specchi”, il primo disco ufficiale di Valentina, registrato al The Cave Studio di Catania. Nel 2012 esce il singolo di “Osmosi”, il cui video è passato in anteprima per XL di Repubblica, arrivando al 29° posto. Vince la finale Liguria di Italia Wave e la menzione speciale per il testo di “Il clan dei destini” al concorso Inedi-TO del Salone del Libro di

sica, ma dopo poco abbandona. Il rapporto con la chitarra rimarrà tormentato fino ai 24 anni. Negli anni ’90, sui banchi di scuola, nasce la passione per la scrittura. Scrive piccoli racconti. Guarda molti film. Legge Tom Robbins e Cormack Mc Carthy. Comincia a scrivere canzoni in inglese. Nel 1999 viene ammessa alla Scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino, che frequenterà fino al 2001. Tornata a Genova si dedica allo studio della chitarra acustica con il chitarrista Enrico Pinna e del canto con la cantautrice e interprete Claudia Pastorino. Nel 2006 conosce Davide “Elleestmorte”, batterista con spiccato talento musicale e in seguito anche suonatore di piano e altri strumenti. In breve nasce un sodalizio umano e artistico. Co-

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minciano a viaggiare, suonando un po’ ovunque lungo la penisola, nel tentativo di fare della musica un mestiere. Nel 2008, sfogliando una biografia su Toro Seduto, nasce l’idea di chiamare il proprio progetto “Neve Su Di Lei”, in omaggio alla coraggiosa moglie del capo sioux. Nel 2010, dopo più di 200 concerti in quasi tutta Italia, Neve Su Di Lei decide di concedersi una pausa. Nel 2011 Ruben, cantautore veronese con cui è in contatto da alcuni anni, le propone di produrle un disco. A febbraio 2012 iniziano le registrazioni di “Cerco la bellezza” a Verona. Il disco esce nel gennaio 2013 e ha già ricevuto ottime recensioni. Intanto la cantautrice è tornata sul palco, accompagnata da una nuova musicista: Daniela Piras, flautista e corista. www.nevesudilei.it

Jess

Inizia la sua carriera musicale suonando come batterista in gruppi pop rock, prima di cover (con i Black Ball), poi in progetti inediti con i Candelai e con Stefano Godani. È batterista anche

Cronaca

fiction Mediaset “Non smettere di sognare”, per cui Jess scrive anche “The Gift (I Fall in Love)”. Jess ha all’attivo circa 30 pezzi tra cui i 10 che faranno parte del primo album in uscita prossimamente. Il suo è un pop acustico scarno ed intenso, cantato in lingua inglese. Nella voce e nell’interpretazione di Jess si sentono i colori del soul e del rhythm’n’blues, della tanta musica “black” ascoltata e amata fin da piccola. www.jessofficial.com

A condurre il palco del Lilith Festival durante le tre serate Lisa Galantini,

si diploma alla scuola del Teatro Stabile di Genova, approfondendo i suoi studi in corsi e seminari condotti da S. Berk, M. Grande, E. Sanguineti e M. Fabbri. Recita per il Teatro Stabile di

Lisa Galantini

Jess

nelle band tutte al femminile Mad Dools e Le Beau. Dal 2010 suona con i So Cool, trio strumentale che si ispira alle musiche di Joe Satriani. Compone i primi pezzi all’età di 20 anni, comincia a cantare in solo dal 2010. Prosegue il suo progetto da solista chitarra e voce con Fabbrica Musicale Records, per cui cura anche la scrittura delle parti musicali di libri+cd per bambini. Il suo primo singolo “And You Know” viene scelto come solonna sonora della

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Genova, il Teatro di Piazza e d’Occasione, la Goldoniana Giovani, per il Teatro Cargo, per il Teatro della Tosse, la Compagnia Gank, il Teatro Eliseo. Tanti anche i film cui ha partecipato, tra i quali ricordiamo “Il più lungo giorno”, regia R. Riviello, produzione Avati, 1997; “Branchie”, 1998; “Come se fosse amore” dei Cavalli Marci, “Ti inseguo e non mi prendi”, regia S.Gardini; “Mirko, rosso come il cielo”, regia di C.Bortone, “Giorni e Nuvole”, regia di S. Soldini. Nel 2008/2009 è Paola Ricci, protagonista de “La nuova squadra”, in onda su Rai 3. Nel 2011 è tra

gli interpreti del film “Il gioiellino” di A. Molaioli. Nello stesso anno è in scena nel “Romeo e Giulietta” di V.Binasco, per il Teatro Eliseo di Roma. Ha lavorato anche per la televisione e per la radio, conducendo il programma televisivo “Radio- My” di Duccio Forzano sulla rete satellitare Mediolanum Channel (2003), e la trasmissione “Buona Domenicona” su Radio 105 (2005-2006). Del recentissimo spettacolo teatrale “Maria Elisabetta nate regine” andato in scena quest’anno al Teatro Duse di Genova, è stata anche regista insieme alla co-protagonista Alessia Giuliani. Alterna l’attività di attrice a quella di insegnante. Dal 2009 è Direttora del CFA, scuola di Danza, Canto e Recitazione fondata a Genova da Luca Bizzarri. Dal 2009 è Direttora del CFA, scuola di Danza, Canto e Recitazione fondata a Genova da Luca Bizzarri.

Andrea Podestà,

è nato a Genova il 31 dicembre 1969. Si è laureato nel 1996 in Dialettogia Italiana con una tesi dedicata all’analisi del linguaggio degli ultras a Genova. Da sempre appassionato di canzone d’autore, nell’ottobre del 2000 pubblica con Editrice Zona il suo primo libro, Fabrizio De André in direzione ostinata e contraria. Nel 2002 pubblica, sempre presso l’Editrice Zona, Francesco De Gregori. Camminando su pezzi di vetro. Nel maggio 2007 esce una versione ampliata del precedente saggio su de Gregori dal titolo Francesco De Gregori. A piedi nudi lungo la strada. Nel 2009 – sempre per Zona – è uscito Bocca di rosa. Scese alla stazione di Sant’Ilario. E fu rivoluzione. Nel 2010 è la volta del libro-intervista (scritto a quattro mani con Marzio Angiolani), Francesco Baccini. Ti presto un po’ di questa vita. Nel 2011 sempre per Zona e sempre con Marzio Angiolani pubblica Genova. Storie di canzoni e cantautori (con prefazione di Giorgio Calabrese). ❖ Andrea Podestà


Eventi Strepitoso successo di Unavantaluna nella giornata inaugurale del festival etnico più atteso in Liguria... il giorno successivo la conferma di Ivan Mazuze quartet... attendendo i touareg Tadalat

15 ANNI DI SUQ A GENOVA Comunicato Stampa

15° SUQ FESTIVAL delle CULTURE Dal 13 al 24 giugno al Porto Antico di Genova il teatro- bazar dei popoli e delle culture più famoso d’Italia festeggia 15 anni. La presenza del Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, l’arrivo delle carovane dei Festival au Désert di Timbuctu e Taragalte, prima e unica tappa italiana, con il gruppo touareg maliano Tadalat, la Giornata Mondiale del Rifugiato dedicata a Don Andrea Gallo, la musica dell’Europa meticcia, una mostra a cielo aperto per ripercorrere la storia del festival: questi gli eventi principali del ricco programma. 100 eventi in 12 giorni: non solo spettacoli internazionali, incontri letterari, dibattiti, la rassegna eco suq, laboratori per bambini, la tradizione e l’artigianato di 35 Paesi, 13 cucine diverse da assaggiare, ma anche momenti di ritiro spirituale e i notturni nella tenda marocchina da cerimonia Molti studenti in scena con Student’s Bazar e la Compagnia dei Giovani del Suq, ma anche il Coro delle Badanti: risultati di attività formative artistiche che durano tutto l’anno. Aperto tutti i giorni dalle 16 alle 24 e dalle 12 festivi, il Suq è a ingresso libero e gratuito per tutti. Dal 13 al 24 giugno 2013, nella Piazza delle Feste del Porto Antico di Genova, torna il SUQ Festival delle Culture. Ideata nel 1999 da Valentina Arcuri e dall’attrice Carla Peirolero, che ne cura anche la direzione artistica, la manifestazione interculturale più famosa d’I-

Suq di notte - foto A. Ursida

talia taglia quest’anno l’importante traguardo dei quindici anni di attività con un’ edizione speciale, che combina proposte di spettacolo a grandi incontri nel consueto spazio del mercato mediterraneo, dove tradizioni e culture di tanti paesi per dodici giorni trovano una casa ospitale. www.suqgenova.it Per festeggiare la quindicesima edizione interverrà al SUQ il Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge, a tagliare una delle 15 torte di compleanno etniche e spegnere simbolicamente, insieme al pubblico e agli artisti, le candeline per “soffiare via il razzismo” (domenica 16, ore 18.30) Una mostra a cielo aperto, all’ingresso della Piazza delle Feste del Porto Antico, raccoglierà immagini, e testimonianze per ripercorrere i momenti più emozionanti di questi 15 anni, e un nuovo allestimento

accoglierà i visitatori, con una tenda marocchina da cerimonia e un palco allestito con tappeti orientali, un palcoscenico volante che ospiterà spettacoli, laboratori e performance. “Un viaggio meraviglioso tra la gente di tutti i continenti”: così Don Andrea Gallo definiva il SUQ. E proprio al ricordo di Don Gallo e del suo profondo spirito di accoglienza sarà dedicata una serata speciale, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato con lo spettacolo teatrale “Lo strappo”, di Modou Gueye e Martino Lo Cascio, in collaborazione con il Teatro Stabile di Genova, e il concerto dell’Orchestra multietnica Furastè, in collaborazione con la Comunità di San Benedetto al Porto (giovedì 20, ore 21). Tra gli eventi di spicco dell’edizione 2013, l’arrivo – prima e unica tappa italiana - delle carovane del

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deserto, con i Festival di Timbuctu (Mali) e di Taragalte (Marocco) per conoscere la cultura del deserto, improntata anche alla sostenibilità ambientale, attraverso incontri con artisti, intellettuali, artigiani ma anche approfondire la situazione politica del Mali, che ha costretto all’esilio il Festival au Désert di Timbuctu (che nell’edizione 2012 ha ospitato Bono), tanto da divenire “Festival en exil”. Il pubblico del Suq potrà ascoltare a fine giornata il concerto del gruppo touareg Tadalat (venerdì 21). Molte originali proposte musicali raccontano poi il volto di un’Europa meticcia, come nel caso del musicista originario del Mozambico Ivan Mazuze (venerdì 14, ore 21), la cantante italo ecuadoriana Pia Perez Almeida (domenica 16, ore 22) e la Dj turco tedesca Ipek (sabato 22, ore 22.30). Genovesi ma attivi sui palcoscenici di tutta l’Italia sono Federico Sirianni e il quartetto Gnu Quartet, che presentano il loro Nella prossima vita (il 18). mentre i Unavantaluna apriranno il Festival con la musica tradizionale siciliana. Sul versante teatro arriva al Suq lo spettacolo Invisibili del Teatro Officina con protagonista Mohamed Ba e chiude il Festival il SUQ SHOW della Compagnia del Suq diretta da Carla Peirolero, coprodotto con il Teatro Stabile di Genova, che vede in scena attori, musicisti, cantanti in un collage dalle principali produzioni del Suqe, con un ospite d’eccezione, il cantante corso Stéphane Casalta (lunedì 24) Tanti gli incontri e i focus sui cambiamenti in atto nel mondo: Oriente e Occidente interpretati dal giornalista Federico Rampini (sabato 15, ore 21); i Miti d’oggi raccontati dall’antropologo Marino Niola (domenica 23, ore 21); l’Africa e il Mali nel dialogo tra l’antropologo Marco Aime, il giornalista Pietro Veronese, lo storico e sociologo maliano Ismael Dadié Haidara e il direttore del Festival au Désert

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Unavantaluna in sequenza

Manny Ansar (venerdì 21, ore 18); la Via meticcia per umanizzare la città, con lo scrittore togolese naturalizzato italiano Kossi Komla Ebri, insieme a Graziella Favaro, presidente della Rete Centri Interculturali, ed Emilio Cabasino, membro del comitato scientifico di Tafter Journal (venerdì 14, ore 18); con il giornalista Pietro Tarallo un Tour dei Suq, quelli da andare a visitare insieme all’Associazione Suq ma anche quelli distrutti dalla guerra, come in Siria. (domenica 16, ore 17). In tema di viaggi, e di turismo responsabile, un nuovo libro ci farà conoscere le Isole Dahalak, nel

Mar Rosso Eritreo, con assaggi di dolci e caffè, insieme all’ambasciatore eritreo in Italia Zemede Tekle Weldetaitos (domenica 23 ore 17) Al centro del Suq anche i temi di ambiente e mondialità con la rassegna eco suq nello spazio della tenda berbera, ma anche con incontri con scrittori sensibili e impegnati sul tema come Andrea Segré (sabato 15, ore 18), ma anche Valerio Calzolaio a parlare del libro Ecoprofughi, perché non bisogna distrarsi dalle buone pratiche per il futuro sostenibile. Per questo, anche quest’anno, il pubblico avrà a disposizione piatti e stoviglie del


Eventi

Unavantaluna in sequenza

Suq in Mater-Bi, grazie allo sponsorizzazione tecnica dell’Azienda Novamont. La raccolta differenziata e l’educazione al riciclo saranno garantiti dalla collaborazione con Amiu, e i laboratori educativi e i progetti solidali saranno promossi insieme a Fondazione Muvita, Acquario di Genova, Coop Liguria, Iren, Novamont. Luogo della convivialità e dei sapori del mondo, dove è possibile scegliere cosa mangiare tra 13 cucine differenti - araba, gior-

dana, haitiana, indonesiana, indopakistana, keniota, ligure, marocchina, senegalese, sud americana, tunisina, genovese - e approfondire la cultura del cibo con le officine gastronomiche di Chef Kumalé (dal 14 al 16 e dal 21 al 23, ore 19), il SUQ Festival è la conferma che si possono abbattere pregiudizi e paure sedendosi insieme attorno a un tavolo o danzando al suono della musica. Completano il programma il SUQ dei bambini tutti i giorni alle 16 e

la domenica alle 14, le lezioni di danze etniche, di bellezza, di scrittura e i racconti di viaggio, tutti i pomeriggi alle ore 17 sui palchi e sotto la tenda marocchina, oltre ad uno speciale Ritiro Spirituale, offerto tutte le sere alle ore 19.30 dai frati Cappuccini di Santa Caterina della Cura pastorale Latinoamericana e ai Notturni in tenda alle 24 dei due sabati (15 e 22). Il SUQ sarà anche palcoscenico per gli eventi finali di percorsi formativi durati tutto l’anno, quelli dei giovani e studenti che apriranno con Student’s Bazar il Festival (il 13 alle 17) e il 14 con gli spettacoli del Liceo Colombo di Genova e della Compagnia dei Giovani del Suq. Ma anche i canti delle Nonne Nanne e del Coro delle Badanti (il 17 alle 17), risultato di formazione artistica per tutte le età. Infine, saranno presenti al Suq le più importanti Associazioni Umanitarie, a cominciare da Emergency e gli amici della Comunità di San Benedetto al Porto di Don Andrea Gallo. Organizzato e prodotto da Chance Eventi e Associazione SUQ, il SUQ vanta prestigiosi riconoscimenti nazionali ed internazionali e dei patrocini dell’UNESCO, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Cooperazione Internazionale e Integrazione e del Ministero dell’Ambiente, confermandosi “best practice” europea per il dialogo interculturale. Il Festival Suq è sostenuto da partner istituzionali Regione Liguria, Provincia di Genova e Comune di Genova, Porto Antico spa, Fondazione Carige e Camera di Commercio di Genova. Tra gli sponsor principali: Banca Carige, Turkish Airlines, EMAC, BIA, I Provenzali, Tunisair, CTN, Terme di Genova, Giglio Bagnara. Sono partner culturali del Festival, Teatro Stabile di Genova, Goethe Institute, Updoge, Endofap, Consolato dell’Ecuador, Consolato di Tunisia, Alliance Française, Festival en Exile, Sunugal, Taragalte, Progetto Sviluppo Liguria, Agenzia Consolare degli Stati Uniti d’America a Genova. Il Suq vede infine una fitta rete di collaborazioni, tra cui Università degli Studi di Genova, Consolato Onorario dell’Ucraina, Amnesty International, Biblioteca Civica Berio, Il Catering di Emmaus, Confartigianato Liguria, Festival Storici di Genova, AMT Genova, Januaforum.org, Acqua Alta Valle, Comunità Eritrea, Firma, Baleno Viaggi. Aggiornamenti, foto e video : www.suqgenova.it Per informazioni Suq Genova Festival e Compagnia Chance Eventi tel: 010.5702715 e-mail: festival@suqgenova.it Ufficio Stampa Festival Suq Fede Gardella tel: 335.8308666 Paola Iacona, Chiara Moroni tel: 010.5761700 e-mail: gardella@studiocomunicazionegardella.it

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Unavantaluna ci racconta la serata del concerto Unavantaluna-Cumpagnia di musica siciliana è un progetto e un sodalizio nato nel 2004 dalla forte esigenza dei suoi componenti di esprimere il loro comune equilibrio fra tradizione e innovazione dell’odierna koinè musicale isolana. In questi anni, ci è capitato di portare la nostra proposta artistica in contesti vari, ora impermeabili o rerfrattari, ora sensibili alla dimensione evocativa e quasi letteraria della nostra musica. Piu’ raramente, e quasi sempre in Sicilia, ci siamo sentiti a casa. È successo Giovedì 13 Giugno che, appena messo piede al Suq Festival di Genova, ci siamo resi conto che si trattava di una di quelle rare occasioni. Ci è sembrato di giungere al Porto Antico di Zena, sede appropriatissima del Festival, dal mare, lungo rotte che per secoli hanno unito le marinerie di tutto il Mediterraneo; ci è sembrato che i nostri toni e i nostri colori si accordassero naturalmente alle atmosfere interculturali che abbiamo respirato, odorato, assaporato; ci è sembrato di essere al posto giusto! L’Organizzazione di Suq Festival e il suo pubblico variopinto, prossimo e competente ci hanno confermato questa impressione e allora...la musica, questo meraviglioso elemento che a nessuno appartiene e che tutti comprende, ha potuto fluire libera e partecipata, a costruire quei ponti di significato e di nesso che sono i soli che meritano di essere costruiti. Unavantaluna Francesco Salvadore

Torta dei 15 anni Suq

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Ivan Mazuze Quartet


Vivere il Suq Tanti aromi, tanti colori, tanta musica, tanto sapore, tanta sostanza... sono davvero presenti tutti, i cinque sensi che ci accompagnano nella vita qui al Suq sono sublimati in un caleidoscopio di sensazioni cui è difficile sottrarsi. I genovesi come api attirate dal polline annualmente si assiepano nella confortevole “piazza delle feste” del Porto Antico di Genova. Non potrebbe esistere un ambiente più confacente per una manifestazione multietnica che, pur minata dalla crisi economica, di anno in anno svolge una funzione fondamentale di collante tra le culture del mondo presenti a Genova, porto di mare ma anche crocevia di tradizioni. Siamo entrati nell’area... l’atmosfera è gaia, conviviale, ognuno si preoccupa di assaporare quanto può di quello che ha intorno, di sfruttare appieno i sensi... e ne esce, al termine di un pomeriggio che pare non finire mai, quasi stordito, ma pienamente soddisfatto. Succede da tanti anni, quindici per la precisione, e soprattutto da quando il Suq si è insediato nella “piazza delle feste”, avveniristico contenitore di eventi affacciato sul mare. Vi troviamo tanti volontari che si adoperano per far funzionare al meglio l’evento... e non sempre ce la fanno, ma quando accade, il pubblico si arrangia, spostando seggiole, tavolini, sistemandosi alla meglio per consumare piatti tipici di lontane culture gastronomiche, per provarsi addosso vesti esotiche provenienti da Paesi africani, maneggiare strumenti musicali dalla forma per noi stravagante... tutto quello che può stupire, affascinare, è alla portata di mano, pronta per essere conosciuta, maneggiata. Tutto scorre come un rituale: lo shopping, la conferenza, la pausa cena con mille possibilità di abbinare prodotti alimentari del mondo intero... la danza, i cori, e per ul-

Eventi

Il gruppo touareg Tadalat che si esibirà in chiusura di festival

timo il concerto... quando si torna a casa rimane la sensazione di aver “fatto il pieno” di etnia. Questo è in sostanza il segreto del successo del Suq. Questo è il

motivo perchè Lineatrad è mediapartner, e questo è il motivo perchè tutta la cittadinanza sarà sempre presente all’evento. Loris Böhm

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Recensioni TAL CÎL DES ACUILIS GIULIA DAICI di Gloria Berloso

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gnuno porta in sé un baricentro. Se scavi nelle tue profondità, trovi precisamente sempre la tua terra. Il centro del tuo universo» (Padre Turoldo). In questi anni difficili pieni di incertezze e contraddizioni, la scena artistica italiana in generale si è arricchita di molti volti nuovi che cercano di creare qualcosa di nuovo anche a livello testuale. Tra questi volti c’è anche Giulia Daici, cantautrice friulana, originaria di Artegna, paese rimbalzato nelle cronache dopo il terremoto del 6 maggio 1976. Giulia ha all’attivo altri lavori che hanno detto molto bene la validità di questa tipo di musica ma l’ultimo suo lavoro, uscito a dicembre 2012, è un disco in lingua friulana: una bellissima raccolta di canzoni scritte dalla Daici negli ultimi dieci anni e alcune scritte da Simone Rizzi che ha firmato la produzione del disco ed arrangiato alcuni brani. Tal cîl des acuilis è un omaggio al Friuli, alla terra dove Giulia è nata e dove ha vissuto emozioni profonde e storie importanti. La voce pulita trasferisce le emozioni ascoltando i suoi brani ma anche la melodia molto curata. Molto bravi i musicisti: Simone Rizzi al basso, Enrico Maria Milanesi alle chitarre, Alessio de Franzoni al pianoforte. Gli ospiti dell’Album sono i Deja ovvero Serena Finatti e Andrea Varnier, che hanno arrangiato il brano “Nol vâl mica pôc”, Ilva Valusso, co-autrice assieme a Giulia del testo “Scusimi”, i bambini e le bambine della Scuola Primaria di Artegna e del Gruppo “In Arte… Buri” di Buttrio, che hanno cantato in “Serenade di lûs”. Per questo brano, Giulia ha ricevuto un premio per il festival della canzone per bambini nel 2004, come miglio testo in lingua friulana. Ha iniziato fin da giovanissima a comporre brani che rispecchiano fedelmente la sua indole di eterna poetessa. Schiva da qualsiasi esibizionismo è alla ricerca continua di sé stessa e del suo essere. Giulia inizia a distinguersi in numerose manifestazioni locali e a farsi ascoltare in prestigiosi contesti al livello nazionale: MUSICULTURA FESTIVAL, BIELLA FESTIVAL, PREMIO POGGIO BUSTONE, PREMIO AUGUSTO DAOLIO, PREMIO FABRIZIO DE ANDRE’, PREMIO LUNEZIA e tantissime altre manifestazioni. Tra il 2008 e il 2009 alcune canzoni dell’EP “Attimi” vengono mandate in onda su Rai Radio 1, all’interno del programma DEMO condotto da Michael Pergolani e Renato Marengo. Molto importante il riconoscimento dal CLUB UNESCO di Udine “Giovani Artisti 2012”, a sostegno dei giovani

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che si distinguono per le loro capacità canore, letterarie, musicali, grafiche e artistiche. La musica della Daici l’ha posta subito dinanzi a una grande massa di giovani. La raccolta dei brani, composti in vari periodi anche di tristezza, di paure ci riporta al titolo Tal cîl des acuilis (Nel cielo delle aquile). Da qui inizia il suo volo, senza paura e in libertà mentre ascolta ciò che il silenzio canta nella natura attorno noi. La vita canta sempre, Lidrîs di armonie (Radici di armonie). Abbiamo bisogno di tutto ciò che è vivo, di non fare i sordi e di non essere ciechi. Nol vâl mica pôc (Non vale mica poco) trovare la libertà e le nostre emozioni diventano sensazioni (Lis nestris sensazions) di abbandonare questa realtà per riuscire ad essere qualcosa di più vero. Nascono dal cuore e da chi vuole bene questi canti Ti vuei ben (Ti voglio bene) e Scusimi (Scusami) e la Serenade di lûs (Serenata di luce). In Gnots d’unvier (Notti d’inverno) streghe e falò si bruciano in un sorriso caldo di voci e scherzi e tutto ciò che è intorno sembra d’oro. Aiar (Aria) mi ha emozionato particolarmente e lo considero un piccolo capolavoro …e riderò anche se piove ingannando tutte le nuvole con i raggi del cuore. Luce che canta siamo noi. Meraviglia per le mie orecchie! Non tu ses (Non ci sei) è la canzone d’ascoltare per pensare al nostro nonno che non c’è più mentre il suo ricordo resta vivo sempre… nono, nono o cjaminarai con te. Ho una mia personale e vecchia convinzione, cioè che certi canti, siano essi italiani o friulani, hanno tutti una comune matrice sanguigna popolare, con l’obbligo di certe voci come quella di Giulia, dolce e limpida, usate sempre entro certi giri melodici come fosse un unico canto. La mia certezza è del tutto emozionale ma credo però che una cantante debba poter cantare tutto ciò che ama davvero. Brava davvero Giulia, la vite e cjante e sune simpri! ❖


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LE VACANZE DELLA TARANTA

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2° edizione

VACANZE – CAMPEGGIO o BUNGALOW o B&B - MARE CORSI DI DANZA, CANTO, CHITARRA E TAMBURELLO

SALENTO 2013

dal 22 al 27 luglio dal 18 al 23 agosto Vacanza dedicata alla cultura, la musica e la danza popolare salentina vicino alle spiagge ed al mare più bello del Salento cucina tradizionale – incontri con cultori della tradizione – proiezioni – massaggi sonori festa finale del fuoco!

DANZA DELLA PIZZICA PIZZICA con Franca Tarantino (more info..) CANTO con Maria Serena De Masi (more info..) CHITARRA con Antonio Pappadà (more info..) TAMBURELLO SALENTINO con Davide Conte (more info..)

Ogni corso dura complessivamente 10 ore e 30 minuti, suddiviso in 5 giorni di lezioni di gruppo (1h30 al giorno) e 6 sessioni di laboratorio di insieme (30 minuti al giorno) Ogni sera: proiezioni video e incontri a cena con artisti ed esperti della tradizione salentina Festa finale di chiusura COSTI dei CORSI (comprensivi della quota campeggio) 1 corso 200 € a persona 2 corsi 300 € a persona 3 corsi 350 € a persona ALLOGGIO La quota comprende: posto tenda in campeggio, senza limitazioni di posti Per gli accompagnatori non partecipanti ai corsi, la quota sarà di 40 € E’ prevista la possibilità fino ad esaurimento posti di alloggiare in bungalow e in camere doppie e singole ad un costo supplementare – si consiglia la prenotazione. CENA La cena non è compresa nel pacchetto della vacanza - è facoltativa e comunque ad un prezzo molto popolare. INFO E ISCRIZIONI Iscrizione a numero chiuso entro il 1 luglio per la settimana di luglio entro il 1 agosto per la settimana di agosto + 39 328 7736308 info@davideconte.net www.davideconte.net/vacanze-della-taranta/ DOVE Ass Culturale “Fattizze” Località Torre Lapillo – Porto Cesario – Lecce MAPPA www.fattizze.org/pgs/dove.html

PROGRAMMA DETTAGLIATO SETTIMANA 22 – 27 Luglio 2013 LUNEDI 22 10.00 ACCOLGLIENZA E SISTEMAZIONE 20.00 21.00 PRESENTAZIONE E INTRODUZIONE ATTIVITA’ 21.00 22.00 CENA Da MARTEDì 23 a SABATO 27 luglio 2013 dalle ore 10.30 fino alle ore 20.30 gli orari saranno sempre i seguenti:

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10.30- 12 LABORATORIO DI STRUMENTO - CHITARRA, TAMBURELLO 17.00-18.30 CANTO 18.30-20.00 DANZA 20.00-20.30 LABORATORIO D’INSIEME MARTEDì 23 21.00-22.00 CENA + OSPITE “GIUSEPPE DELLE DONNE” Autobiografia informale di Giuseppe Delle Donne – La figura dell’uomo nella danza A SEGUIRE PROIEZIONE FILM - Pizzicata MERCOLEDì 24 21.00-22.00 CENA + OSPITE “ DARIO MUCI” Autobiografia informale di Dario Muci - Il canto polivocale nel Salento A SEGUIRE PROIEZIONE FILM - Sangue Vivo GIOVEDI 25 21.00-22.00 CENA + OSPITE “GIANCARLO PAGLIALUNGA” Autobiografia informale di Giancarlo Paglialunga - Il tamburello nell’area jonico salentina A SEGUIRE PROIEZIONE FILM – Italian Sud Est VENERDI 26 21.00-22.00 CENA + OSPITE “GIAMPIERO DONNO” “Autobiografia informale di un costruttore di tamburi” dai tamburi antichi a quelli moderni “biopsia” di un tamburello 22.00 PROIEZIONE VIDEO – La taranta, Il sibilo lungo della taranta SABATO 27 21.00-22.00 CENA 22.00 FESTA DI CHIUSURA - FESTA DEL FUOCO … Enormi pupazzi di paglia che evocano animali epici bruciano nella notte … accompagnati dalla danza e dal suono della pizzica scandito dai tamburelli … E per tutta la settimana disponibilità di MASSAGGI SONORI con le campane tibetane! Info: overtonemassages@gmail.com – fb. Overtone Massages – cell. 328 4695657

Ospiti a cena

DARIO MUCI Musicista, cantore e ricercatore della tradizione orale salentina, Dari Muci dal 1997 collabora con i gruppi più rappresentativi del Salento (Officina Zoé, Uccio Aloisi, Salentorkestra, etc.). Allievo del maestro Luigi Stifani di Nardò (barbiere violinista e massimo informatore sul “Tarantismo” in Puglia) e di Carmelo Marsano di Matino (nonno materno, contadino cantore) propone gli antichi canti, acquisiti direttamente dagli anziani. E’ considerato una delle voci più interessanti del Salento, ha anche collaborato a dei progetti jazz, world e elettronici con: Paolo Fresu, Ernst Reijseger, Paolo Vinaccia, Raffaele Casarano, Tenores de Orosei, Marco Bardoscia, Giorgio Distante, Valerio Daniele, Justin Adams, Julde Camara, Paolo Rocca, Fiore Benigni. GIANCARLO PAGLIALUNGA Tamburellista sanguigno e voce dal timbro arcaico, Giancarlo Paglialunga è uno degli interpreti più importanti nel panomama della musica popolare salentina. Si innamora della musica della sua terra, il Salento, e studia la prassi esecutiva del canto e del tamburello tradizionale attraverso l’ascolto delle fonti e la partecipazione alle occasioni più genuine della tradizione, come le ronde e le feste popolari, sviluppando un suo peculiare approccio, quasi sospeso tra tradizione e modernità. Vanta collaborazioni con numerosi artisti locali ed internazionali, tra cui JuJu (Justin Adams e Juldeh Camara), Officina Zoè, Ambrogio Sparagna, Salentorkestra, Raffaele Casarano, Bandadriatica. Voce della Notte della Taranta, dal 2010 canta con il Canzoniere Grecanico Salentino esibendosi in tutto il mondo. GIUSEPPE DELLE DONNE Giovane tamburellista di tradizione ed ottimo danzatore è stato avviato alla musica dallo zio, Uccio Aloisi più grande cantore della musica popolare salentina scomparso nel 2010. Suona con “Niuri te sule”(Canti ed incanti della Taranta) e con i “SU’ D’EST Cantierisuoni” di Gianni De Santis (Grande cultore della Grècia-Salentina). Nel 2010 nel corpo di ballo della Notte della Taranta. GIAMPIERO DONNO Bravissimo, esperto e sapiente costruttori di tambu-


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relli. Negli anni ha sperimentato diverse forme di costruzione di tamburelli rispettando sempre quello che è il canone costruttivo tradizionale. www.davideconte.net/vacanze-della-taranta/ospiti-a-cena/

PROGRAMMA DETTAGLIATO SETTIMANA 18 – 23 Agosto 2013 DOMENICA 18 Agosto 2013 10.00 ACCOGLIENZA E SISTEMAZIONE 20.00-21.00 PRESENTAZIONE E INTRODUZIONE ATTIVITA’ 21.00-22.00 CENA Da LUNEDI 19 a VENERDI 23 Agosto 2013 dalle ore 10.30 fino alle ore 20.30 gli orari saranno sempre i seguenti: 10.30-12.00 LABORATORIO DI STRUMENTO - CHITARRA, TAMBURELLO 17.00-18.30 CANTO 18.30-20.00 DANZA 20.00-20.30 LABORATORIO D’INSIEME LUNEDI 19 21.00-22.00 CENA + OSPITE “GIUSEPPE DELLE DONNE” Autobiografia informale di Giuseppe Delle Donne – La figura dell’uomo nella danza A SEGUIRE PROIEZIONE FILM - Pizzicata MARTEDì 20 21.00-22.00 CENA + OSPITE GIAMPIERO DONNO “Autobiografia informale di un costruttore di tamburi” – dai tamburi antichi a quelli moderni “biopsia” di un tamburello A SEGUIRE PROIEZIONE FILM – Italian Sud Est MERCOLEDì 21 21.00-22.00 CENA + OSPITE “VINCENZO SANTORO” Autobiografia di Vincenzo Santoro – presentazione del libro “Il ritorno della taranta” A SEGUIRE PROIEZIONE FILM – Sangue vivo GIOVEDI 22 21.00-22.00 CENA 22.00 PROIEZIONE VIDEO – La taranta, Il sibilo lungo della taranta VENERDI 23 21.00-22.00 CENA 22.00 FESTA CHIUSURA …Enormi pupazzi di paglia che evocano aminali epici bruciano nella notte… accopagnati dalla danza e dal suono della pizzica scandito dai tamburelli… E per tutta la settimana disponibilità di MASSAGGI SONORI con le campane tibetane! Info: overtonemassages@gmail.com – fb. Overtone Massages – cell. 328 4695657

Ospiti a cena

VINCENZO SANTORO Vincenzo Santoro è impegnato da anni nell’organizzazione di iniziative ed eventi sulle musiche e culture popolari del Sud. Ha pubblicato numerosi saggi e volumi sulle tradizioni musicali del Salento, tra cui: Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento (con Sergio Torsello), edizioni Aramirè 2002; Il Salento di Giovanna Marini (con Roberto Raheli), cd doppio, edizioni Aramirè 2004; Uccio Aloisi. I colori della terra. Canti e racconti di un musicista popolare (con Roberto Raheli e Sergio Torsello), libro+2cd, edizioni Aramirè 2004; Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto (con Sergio Torsello), libro+cd, edizioni Aramirè 2005; Il ritorno della taranta. Storia della rinascita delle musica popolare salentina, libro+cd, edizioni Squilibri 2009; Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento, libro+cd, edizioni Squilibri 2010

Presentazione del libro IL RITORNO DELLA TARANTA Storia della rinascita della musica popolare salentina, Edizioni Squilibri 2009

Dalle pionieristiche esperienze degli anni Settanta fino all’esplosione degli ultimi anni, la ricostruzione del lungo processo di recupero e riuso dei materiali tradizionali giunto nel Salento a una sorprendente esposizione mediatica le cui ricadute vanno bene oltre i confini regionali. Una storia iniziata poco meno di quarant’anni fa ad opera di una variegata congerie di personaggi locali, spesso singolari e in qualche caso anche stravaganti che, coadiuvati a volte da personalità più blasonate provenienti dall’esterno, sono riusciti a produrre uno dei fenomeni musicali più sorprendenti e clamorosi degli ultimi anni: il “rinascimento della pizzica”. In un avvincente racconto corale, una vicenda senza riscontri sul piano nazionale è ripercorsa dalla “viva voce” dei suoi protagonisti, da Rina Durante a Giovanna Marini, dal Canzoniere Grecanico Salentino ad Officina Zoè, da Eugenio Barba a Edoardo Winspeare, dal Canzoniere di Terra d’Otranto agli Aramirè, da Eugenio Bennato a Georges Lapassade fino all’attuale dilagare di tarante a tutte le latitudini e nelle più svariate combinazioni. GIUSEPPE DELLE DONNE Giovane tamburellista di tradizione ed ottimo danzatore è stato avviato alla musica dallo zio, Uccio Aloisi più grande cantore della musica popolare salentina scomparso nel 2010. Suona con “Niuri te sule”(Canti ed incanti della Taranta) e con i “SU’ D’EST Cantierisuoni” di Gianni De Santis (Grande cultore della Grècia-Salentina). Nel 2010 nel corpo di ballo della Notte della Taranta. GIAMPIERO DONNO Bravissimo, esperto e sapiente costruttori di tamburelli. Negli anni ha sperimentato diverse forme di costruzione di tamburelli rispettando sempre quello che è il canone costruttivo tradizionale. www.davideconte.net/vacanze-della-taranta/ospiti-a-cena/

CORSO DI TAMBURELLO SALENTINO E PUGLIESE

con DAVIDE CONTE

IL TAMBURELLO E LE TECNICHE IN PUGLIA Temi del corso Il corso verterà su i due principali filoni legati al tamburello in Puglia: la pizzica (nella sua specificità ed evoluzione storica attraverso vari stili ) e le tarantelle in Puglia come quella” ostunese” e quella del“Gargano”. Il tamburello nel Salento. La Pizzica e il tamburello salentino: un viaggio attraverso la sua evoluzione storica; Dalla tecnica antica e originale degli anni 50 alle varie fasi intermedie degli anni 70 e 90 fino ad oggi e la tecnica contemporanea. Le “Vie della Tarantella” in Puglia. La scuola ostunese legata al tamburello, le due originalissime tecniche per la tarantella. La tarantella del “Gargano” ed i diversi stili di accompagnamento. Durante il seminario sarà fatta una comparazione organologica di diversi strumenti provenienti da diversi costruttori pugliesi. Occasione questa per vedere da vicino strumenti di rara bellezza alcuni dei quali vecchi più di 50 anni. Livello: per tutti. Strumento: muniti . ( se “non muniti” è gradita comunicazione per acquistarne uno in loco ) Davide Conte (musicista salentino) Ha studiato e preso ispirazione da i migliori maestri di tamburi a cornice come: Pierangelo Colucci, Franco Nuzzo, Fabio Tricomi, Alfio Antico, ecc. Tiene stabilmente seminari in Italia ed in Europa presso scuole di musica e conservatori. Ha partecipato a diverse edizioni della “Notte della Taranta”, ecc..nel 2008 ha partecipata in rappresentanza dell’Italia al progetto “Magic Tamburine Man” insieme ai migliori pecussionisti di tamburi a cornice del mondo del calibro di Glen Velez, Itamar doari,Caito Marcondero ecc. I video di Davide Conte In Germania pizzica e solo al festival di rudolstat in germania 2008 durante il Magic tamburine Man

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www.youtube.com/watch?v=0ZMNshzqglE www.youtube.com/watch?v=3GJq8z71oVI In Spagna Con Andrea Russo e Franca Tarantino www.youtube.com/watch?v=46Yes-28xf0 www.youtube.com/watch?v=-0oQ2AN68Mk In Italia www.youtube.com/watch?v=cWh8k-8yPKo

Eventi

CORSO DI DANZA: LA PIZZICA-PIZZICA

con FRANCA TARANTINO LU CAMINATU TOU PARE CHE BALLA

laboratorio è un invito a conoscere la cultura salentina attraverso la danza. La pizzica-pizzica è una danza di gioia e di corteggiamento. Si danzava in occasioni rituali (matrimoni, battesimi, carnevale, raccolto ecc) quando la famiglia si ritrovava per far festa. Il luogo destinato per danzare erano le masserie, o più genericamente la casa. A differenza di altre danze dell’Italia meridionale, la pizzica-pizzica è fondamentalmente una danza “privata”, ristretta all’ambito familiare e agli amici più intimi. Essa fa parte della più ampia famiglia coreutica delle tarantelle meridionali. Tra le tradizioni coreutiche salentine distinguiamo: - la pizzica-pizzica: danza della festa; - la pizzica scherma: danza di sfida tra uomini che si svolge la notte tra il 15 e il 16 agosto, a Torre Paduli-Ruffano (Le); - la danza della cura: parte coreutica del rito del tarantismo. In passato si danzava anche lo scotis e la quadriglia. Negli ultimi anni la pizzica ha avuto uno straordinario successo e si è diffusa in modo non sempre fedele alla cultura che l’ha prodotta. Lo scopo del laboratorio è di conoscere la danza tradizionale e le altre forme di ballo presenti nel nostro territorio all’interno di una cornice culturale capace di riempire di senso gesti e movimenti. Il laboratorio prevede una parte teorica: storia, significati-simboli delle danze tradizionali (pizzica-pizzica, pizzica scherma, scotis), storia del tarantismo (la danza della cura), proiezione di video, ascolto di brani della tradizione; ed una pratica: apprendimento della danza. Si richiede ai partecipanti di indossare scarpe comode chiuse (scarpe da tennis). FRANCA TARANTINO DanzaMovimentoTerapeuta, studiosa di Danze Tradizionali dell’Italia meridionale, da anni si occupa di cultura popolare dapprima spinta dalla riscoperta delle sue radici, in seguito come approfondimento degli aspetti etno-coreutici e terapeutici che alcune danze del Sud Italia ancora oggi conservano. Il bagaglio di esperienze che nel tempo ha costruito si è sviluppato vivendo le atmosfere delle feste popolari, a contatto con la gente, osservando e ascoltando gli anziani. In seguito ha arricchito il suo bagaglio di esperienze attraverso stage-seminari e laboratori. Svolge laboratori di DanzaMovimentoTerapia nelle scuole pubbliche e in ambito clinico. Insegna Danze Tradizionali dell’Italia meridionale (pizzica-pizzica e tarantelle del sud) in tutta Italia nell’ambito di Folk festival e nelle scuole pubbliche. Ha danzato con alcuni gruppi di musica popolare (Nuova Compagnia di Canto Popolare –Napoli, Antonio Infantino ed i Tarantolati di Tricarico, I Tamburi del Vesuvio-Roma, Uaragniaun -Alta Murgia Altamura, Orchestra Italica di Tamburi a Cornice- Roma, Menta Fresca Danza-Caserta, Malicanti-Roma, Scantu de Core- Roma). Nel 2010 ha fatto parte del corpo di ballo della Notte della Taranta.

CORSO DI CANTO

con MARIA SERENA DE MASI CORPO, VOCE ED EMOZIONI NEL CANTO POPOLARE

Sperimentare creativamente la voce attraverso il contatto con il ritmo del respiro esplorando suoni ed emozioni nel vortice dell’energia sonora. Il corpo depositario di vibrazioni ancestrali armonicamente accoglie la natura del Canto generando l’accettazione e il riconoscimento consapevole del proprio ritmo esistenziale.

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L’utilizzo del Canto Popolare consentirà un’esplorazione consapevole e gioiosa della voce in armonia con sé e con gli altri. Nel corso del seminario verranno utilizzati brani appartenenti alla Cultura Popolare e Metodologie afferenti alla Bioenergetica e alla dimensione Umanistica, inoltre Tecniche di Respiro e di Meditazione Consapevole. MARIA SERENA DE MASI Nasce il 29/05/78 a San Pietro Vernotico nella provincia di Brindisi. Cresce a Torchiarolo, un piccolo paese, tra la semplicità della terra del Sud e l’ irrequietezza del mare, sorgenti di dipinti archetipi scritti notturni e canti, narranti la Marginalità e l’ Essere Protagonista. Dal 1991 al 2002 compie gli studi di canto lirico con i Maestri Mario Cananà e Mario Serìo. Dal 2003 al 2007 si perfeziona in: Musical presso l’ Accademia Extus di Roma (studi di canto con Carmen Villani, Paolo Ormi; studi di recitazione con il metodo StanislavsKy/Strasberg presso il Maestro Sergio Valastro; danza con Mario Piazza), canto popolare con Germana Mastropasqua, tecnica vocale e canto ad orientamento corporeo con Laura Polimeno, seminari di canto Jazz con Elisabetta Antonini. Nel corso degli anni ha tenuto concerti, in particolare, nel centro-sud Italia collaborando come cantante con numerosi gruppi musicali tra cui: “Massimiliano Felice e Nuova Orchestra Sarm” con cui ha inciso nel 2007 “Sponde”, i gruppi di musica popolare “Nosha Rua”, “I Diesis e le Tarantole”, “Ratablò”, il gruppo di musica folk “Trichorde”, il gruppo di Fado Portoghese “Fado entre Rios”, la Piccola Orchestra Popolare “Canto d’Inizio”, attualmente è cantante nel gruppo di musica folk “Scantu de Core” con cui ha inciso nel 2012. Nel 2004 consegue la laurea in Psicologia, si specializza in Psicoterapia ad orientamento umanistico e Bioenergetico. Tiene numerosi laboratori di “Corpo, Voce ed Emozioni” e lezioni di canto in numerose scuole di Roma, centri diurni, e festival nazionali coprendo utenze di differenti fasce di età ed etnie tra cui: handicap, infanzia e adolescenza in particolare minori a rischio, adulti e anziani. Insegna canto e tiene differenti laboratori in particolare nell’ Associazione “Music Brema”. I laboratori attraverso l’utilizzo del Cantautogeno consentono di dar “Voce” ad un percorso, sperimentando la possibilità di esprimersi e divertirsi vivendo le emozioni dell’ esperienza artistica stimolando le potenzialità creative, attraverso il canto libero e guidato, l’ esplorazione dei cinque sensi, la danza. I partecipanti sono invitati a riscoprire la propria energia e il proprio movimento e respiro in armonia con sé, con l’ altro e con le differenti forme artistiche. L’ esperienza rappresenta un momento di crescita e di sperimentazione creativa con la possibilità di vivere le proprie emozioni.

CORSO DI CHITARRA

con ANTONIO PAPPADA’

Il corso è aperto a tutti. Può partecipare chi non ha alcuna nozione dello strumento e chi già suona. Verrano fornite nozioni di base per chi desidera un primo approccio con la chitarra e consigli utili a proseguirne lo studio per i più avanzati. Il programma volgerà soprattutto ad analizzare e fornire le basi ritmiche, armoniche, e melodiche utili a comprendere e suonare il repertorio della musica popolare del centro-sud Italia ed in particolar modo del repertorio salentino. Alcuni degli argomenti trattati: cenni storico culturali, capire i linguaggi, tecniche di accompagnamento, giri armonici più comuni, essere solisti, esecizi di varia natura per apprendere e crescere la tecnica sulla chitarra, l’importanza di suonare ‘insieme’. ANTONIO PAPPADA’ Nato e vissuto a Tricase (Le), diplomato in chitarra classica. Studia diversi anni chitarra jazz presso la Saint Louis Jazz Accademy di Roma. Si perfeziona e diploma al Jazz University di Terni. Master class di perfezionamento per Turnista Live e Studio con G.Cocilovo. Ha studiato al CPM di Milano. Suona da 25 anni in diverse formazioni musicali confrontandosi con molti musicisti e stili tra cui la musica classica, jazz, etnica, pop e rock. Concertista. Musicista appassionato di stili e linguaggi dalla musica tradizionale del centro-sud Italia in particolare salentina. Partecipazioni a trasmissioni televisive, teatro e registrazioni. E’ ideatore del progetto musico-teatrale itinerante “Canto Libero”. Attualmente insegna presso l’Accademia Scarlatti di Roma, la John Coltrane music school di Roma, la Forum Musica di Ciampino, CIP, ed il liceo scientifico statale V. Volterra di Ciampino.


Eventi

MASSAGGIO SONORO CON LE CAMPANE TIBETANE

con FRANCESCA ARAGNO

Largamente diffuso e apprezzato nel Nord Europa e negli Stati Uniti, dove viene utilizzato sia in ambito clinico che del benessere, il massaggio sonoro con le campane tibetane si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, certamente grazie al fascino delle armoniose vibrazioni emesse da questi meravigliosi strumenti ma soprattutto grazie alla loro capacità di indurre un profondo rilassamento, nel corpo e nella mente. I suoni sono vibrazioni con frequenze variabili e come tali riescono ad attraversare ogni strato dell’essere umano, sia fisico che energetico, intervenendo sul sistema muscolare, scheletrico e connettivo. Sappiamo già quanto i suoni possano influenzare e modificare i nostri stati d’animo. Attraverso il contatto corporeo, i suoni profondi e delicati delle campane si espandono nel corpo così come le onde di un sasso si diffondono in modo concentrico in uno stagno. Per effetto della risonanza, queste armoniose vibrazioni ci aiutano a distaccarci dalle preoccupazioni e dalle tensioni quotidiane e a riattivare i processi autorigenerativi del nostro organismo. Grazie all’estrema varietà e ricchezza di armonici che producono, le campane tibetane hanno un effetto molto positivo sull’intero metabolismo cellulare, andando a risvegliare le zone corporee più silenti, dove muscolature contratte, per effetto di stress o blocchi emotivi, hanno perso elasticità e capacità di essere in armonia risonante con l’intero organismo. Le sonorità armoniose delle campane concorrono alla ricarica energetica e al benessere fisico e mentale della persona. Il trattamento si fa sul materassino o sul lettino. Le campane vengono percosse delicatamente e a contatto con il corpo, in particolare in corrispondenza dei principali centri di energia. Gli ampi spazi aperti delle “Fattizze” offrono la cornice ideale per provare questa particolare esperienza, completamente immersi nell’armonia dei suoni e della natura! FRANCESCA ARAGNO Laureata in Psicologia presso l’Università di Roma, formata alla conduzione del Training Autogeno e R.A.T., diplomata CERTAG in Ginnastica Propriocettiva di gruppo, ha studiato tecniche di Eutonia con Maurice David e Françoise Weidman, Antiginnastica con Elisa Marini ed elementi di clarinetto e pianoforte. Ha condotto gruppi di Training Autogeno e Ginnastiche dolci presso centri privati e associazioni di Forlì, Rimini e Cesena. Dopo una lunga esperienza nel campo dell’organizzazione e promozione musicale, a fianco di interpreti e compositori, consegue il diploma in musicoterapia Nada Yoga (metodo Vemu Mukunda) con Riccardo Misto e di operatore di Massaggio Sonoro (metodo Bagno Armonico© e Suonoterapia Vibrazionale con il maestro tibetano Thonla Sonam). Fb: Overtone Massages - mail: overtonemassages@gmail.com

FILM E DOCUMENTARI SANGUE VIVO

TRAMA DEL FILM: Il film racconta il lacerante conflitto tra due fratelli. Sangue vivo è quello che scorre al ritmo ossessivo con cui, da sempre si percuotono i tamburelli nel Salento, in Puglia. I salentini esprimono ancora oggi i loro sentimenti battendo il tamburello e danzando la “pizzica” fino a cadere in “trance”. Con la musica ci si esprime, si comunica, si rende mansueta la forza oscura che alcuni sentono salire dolorosa e incontrollabile dentro di sè. Con la danza si corteggia. IL FILM E’ IN DIALETTO SALENTINO CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO - LE RIPRESE SONO STATE EFFETTUATE A TRICASE, ALESSANO, LECCE E SULLA COSTA SALENTINA.

PIZZICATA

TRAMA DEL FILM: Nell’imminenza dello sbarco degli alleati nel Sud dell’Italia, durante la seconda guerra mondiale, un aereo da ricognizione americano pilotato dal giovane Tony Morciano viene abbattuto dalla contraerea tedesca mentre sorvola il Salento. Tony, rimasto impigliato col paracadute fra i rami di un albero, viene ritrovato casualmente dalla famiglia di Carmine Pantaleo, un agricoltore pugliese al lavoro nei campi della sua masseria. Aiutato dalle figlie, pur rendendosi conto del pericolo, Carmine riesce a soccorrere il ferito e a nasconderlo nella sua cascina. Si procura lui stesso una ferita alla mano, per ottenere bende e disinfettanti dal medico del paese per curare il giovane. Se ne occupa in particolare Cosima (la seconda delle sue tre figlie rimaste senza madre) che lo aiuta non solo a guarire, ma anche a riaffezionarsi alle sue radici: Tony, infatti, è figlio di emigranti italiani, e ciò dà modo a Carmine di presentarlo come proprio nipote. Fra i due giovani nasce ben presto un amore timido e schivo. Ma Carmine, nel frattempo, ha promesso sposa la figlia a Pasquale, il più ricco proprietario terriero dei dintorni, senza metterla a conoscenza del fatto. Quando viene a saperlo, Cosima ne è angosciata e il suo amore per Tony deve di necessità farsi più cauto. Ma riesce ad appartarsi con lui per pochi minuti, una sera, durante una “Pizzicata”, (un ballo paesano che mima sia l’amore fra uomo e donna, sia il duello a coltellate fra due avversari, sia il ritmo convulso della “tarantola”) che si sta svolgendo per festeggiare il ritorno dalla guerra di Donato,

il figlio di Carmine. I due sono spiati da Pasquale e, mentre Cosima ritorna ignara alla festa, Tony viene raggiunto dall’infuriato rivale e colpito da una coltellata. In seguito Cosima viene morsa misteriosamente dalla tarantola, un ragno mediterraneo: smania, si dibatte a terra in preda a terribili convulsioni e perde la conoscenza. Al risveglio, inebetita e attonita, sogna il suo impossibile amore.

ITALIAN SUD EST

Nazione: ITALIA 2003

Data di uscita: 28 novembre 2003 DOCUMENTARIO Durata: 116 - Colore Trama: Caterina viaggia a bordo dei treni della ferrovia Sud-Est, con piccoli treni gialli che attraversano la provincia di Lecce. Ogni giorno parla con qualcuno, un passeggero, un macchinista. E ogni giorno ascolta delle storie, dei ricordi, che parlano di sogni, speranze, ma anche di ingiustizie, di degrado e di abbandono di una terra di frontiera dell’estremo sud-est italiano.

IL SIBILO LUNGO DELLA TARANTA

di Paolo Pisanelli

Musica e poesia nel film sono le chiavi per aprire i confini del territorio e passare attraverso sogni e realtà. Esplorando il Salento, quale metafora del Sud-Italia, si raccontano storie di donne oppresse, di emigranti e braccianti che cantavano canzoni d’amore e di lavoro sotto il sole cocente. Le loro memorie e narrazioni, il loro modo di cantare e suonare oggi si confronta con l’esplosione musicale della pizzica che ritorna dal passato con il suo carico simbolico legato al tarantismo, antico rituale coreutico-musicale terapeutico, e prende corpo in un festival, La Notte della Taranta, capace di attirare in agosto a Melpignano, piccolo centro della Grecìa salentina, migliaia di appassionati, contagiati dal ritmo travolgente dei tamburelli e dal suono di una grande orchestra popolare, composta da oltre sessanta elementi. Una clamorosa festa di popolo ha preso il posto al dolore che, fino agli anni Settanta, affliggeva le persone “morse dalla taranta “ e le loro famiglie. E così nonostante tutte le trasformazioni sociali sopravvenute la pizzica continua ancora a svolgere la sua antica funzione liberatoria “costringendo” tutti a ballare senza sosta fino all’alba. Protagonisti del film sono gli anziani poeti-cantori-contadini del Salento, le anziane cantanti-contadine, i musicisti dell’Orchestra della Notte della Taranta, guidati dal maestro concertatore Ambrogio Sparagna, le poetesse e i poeti del laboratorio sulla parola e sulla scrittura di testi poetici guidati dal maestro s/concertatore Giovanni Lindo Ferretti. Una grande esperienza collettiva che nutre lo spirito musicale del territorio e segna la continua trasformazione della musica popolare. Italia - 2006 88’ - DVD - Big Sur

LA TARANTA

di Gianfranco Mingozzi Formato: 35 mm Durata: 20’ Anno: 1962 Con un équipe composta da l’antropologo Ernesto de Martino, dal musicologo Diego Carpitella e impreziosito dal commento del poeta Salvatore Quasimodo, La Taranta (1962) è probabilmente il primo documento filmato sul fenomeno del tarantismo in Puglia. Venti minuti per cercare di fermare con le immagini un fenomeno praticamente scomparso. L’indispensabile lavoro di Ernesto de Martino (imprescindibile per la comprensione del fenomeno) è sempre sullo sfondo, completa idealmente il documento filmato che ci restituisce il rito, riempie e completa l’attenta etnografia di Gianfranco Mingozzi. Si parte con i personaggi, il barbiere, violinista autodidatta che accompagnerà il regista per il luoghi del tarantismo, il tamburellista contadino e il suonatore di fisarmonica seppellitore. Mingozzi incastona il tutto in una precise cornice visiva, la Puglia dei campanili, dei campi coltivati e le case della città di Galatina. La sequenza d’apertura inscena brevemente l’ipotetica ricerca del ragno responsabile del morso, la macchina da presa, si muove sopra l’erba a segnalare il luogo dove il tutto ha inizio e si lega idealmente alle sequenze che riportano analiticamente il rito. I temi de La Taranta, documentario di circa venti minuti, verranno ripresi e dilatati in “Flavia la Monaca Musulmana” film del 1975 con Florinda Bolkan, qui, il tarantismo viene riproposto nella sua sede originaria, il medioevo; subalternità e repressione affondano le proprie radici nel tempo. -CU LI TRAPASSA L’ANIMA E LU CORE Documentario di Marcello Fersini Roberto Inciocchi Luis Padilla -SENTE LA VOCE MIA E LA RICONOSCE (si tratta di 3 dvd sul canto salentino) Documentario di Marcello Fersini Roberto Inciocchi Luis Padilla www.davideconte.net/vacanze-della-taranta/film-e-documentari/

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Cronaca 7-8-9- GIUGNO, FESTIVAL DELL’ORALITÀ POPOLARE A TORINO: GRANDI TEMI DIBATTUTI, GRANDE MUSICA E GRANDI EMOZIONI di Marcello De Dominicis

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ono appena tornato da Torino, dove ho avuto la fortuna di partecipare, con i miei Folk Road, all’importante Festival internazionale dell’Oralità Popolare, giunto quest’anno alla sua ottava edizione. Per tre giorni, infatti, dal 7 al 9 giugno, molti quartieri del bellissimo capoluogo piemontese sono stati animati da canti e balli, lezioni concerto, dibattiti di grande rilievo, organizzati dalla “Rete Italiana di Cultura Popolare”, che fa di questo festival, dedicato alla parola, all’oralità ed alla musica, il fiore all’occhiello di tutto il suo lavoro annuale. In questa ottava edizione del festival, intitolata ‘Oggi passa il domani’, si è inteso individuare tutte quelle buone pratiche che raccogliessero il “testimone” del folclore per tramandarlo ed innovarlo, con particolare attenzione alle generazioni di domani. Tutti coloro che vi hanno partecipato, in veste di protagonisti, noi compresi, hanno inteso quale sia oggi il messaggio più importante da perseguire, tra coloro che hanno a cuore il futuro della musica popo-

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lare del nostro paese: preservare la memoria, diffonderla, non come patrimonio archeologico, ma come tradizione viva, e, riportarla al centro delle comunità sociali in cui si è formata. Assieme ad artisti provenienti da molte regioni italiane, ma anche originari della Germania e del Burkina Faso del Messico abbiamo portato, attraverso il peculiare lavoro della “Rete”, canti, danze, teatro e incontri, disseminati in tutti i quartieri (ed anche per le strade) di Torino, per festeggiare il raduno dei portatori della tradizione orale.

I DIBATTITI e GLI INCONTRI

In un vecchio “ball a palchet”, ovvero una pista circolare chiusa con al centro un palo, tipica struttura piemontese utilizzata per il ballo nelle feste di paese, ogni pomeriggio e sera, si sono alternati gruppi teatrali e bands musicali provenienti da tutta Italia creando un viaggio etnomusicale nella penisola, con danze e canti da nord a sud. Una piazza che ha mescolato le diverse sonorità di feste d’altri tempi che le giovani generazioni hanno recuperato e reinventato per le comunità di oggi. Non sono mancati incontri e dibattiti su temi attuali, su cui vorrei soffermarmi prima di descrivervi la parte dedicata alla musica proposta dal festival, inerenti allo stato della nostra musica in Italia, come ad esempio, quello che ha aperto i dibattiti del festival, sabato 8 giugno, a Piazza Carlo Alberto, dal titolo: “Musica popolare oggi.

L’arte da non consumare, l’arte delle comunità”. In questo interessante incontro in cui hanno partecipato importanti personaggi legati al mondo della musica rock, del folclore e delle contaminazioni culturali e dell’università, come: Fabrizio Gangarone, appassionato direttore artistico di “Hiroshima Mon Amour”, una delle piu’ importanti realtà della musica dal vivo in Italia, Magalì Berardo, manager e factotum di “Musicalista”, agenzia di grandi produzioni e concerti nel campo della world music internazionale, Salvatore Colazzo, preside e docente di Pedagogia Sperimentale dell’Università del Salento, coadiuvati da Antonio Damasco, Direttore della Rete Italiana di Cultura, sono emerse due linee di tendenza tra chi si è chiesto come continuare a mantenere intatti i valori del folclore, delle tradizioni popolari e dell’oralità, nella difficile contemporaneità odierna, cercando di non snaturarli, come spesso avviene oggi, in operazioni di mercato poco coerenti e sincere o in molti raduni “pizzicaroli” di facciata, e chi, invece, vorrebbe rivitalizzarli con un “piccolo restyling“ e con un nuovo messaggio fatto di contaminazioni musicali e coreutiche. Oltre agli interventi degli addetti ai lavori, ho molto apprezzato anche il contributo dei rappresentanti delle formazioni artistiche presenti tra cui quello di Michele Santoro, colto etnomusicologo, anima del gruppo Melannurca, e, attivissimo redattore di Tradi Radio, la web radio della Rete italiana di cultura


popolare e del cantastorie calabrese, Nando Brusco, che hanno evidenziato come sia necessario riappropriarsi in maniera migliore dei luoghi in cui la tradizione e l’oralità sono nate e si sono sviluppate, dove la gestualità, il racconto, la mimica, la musica, la danza, i riti, hanno ancora un significato ed una ragion d’essere per la comunità in cui si sono prodotti. Quindi, certamente, le parole e la scrittura, rivestono, in questo campo, una funzione trainante e un peso fondamentale per la diffusione e la conservazione della cultura e della musica popolare, attraverso libri, mostre, pubblicazioni, rassegne, ma la cultura orale non può, assolutamente, correre il rischio di essere abbandonata a se stessa…. deve, pur nella crisi odierna, continuare a vivere nelle comunità in cui si è sviluppata. L’altro importante incontro: “La cultura di madre in figlia. L’università itinerante e i Testimoni della cultura popolare 2012”, organizzato dalla Rete Italiana di Cultura Popolare si è svolto domenica 9 giugno dalle ore 16, 00 fino alle ore 19, 00, sempre in Piazza Carlo Alberto. In questo bellissimo momento di aggregazione in cui sono intervenuti, a coronamento di un importante premio che la Rete, dal 2005, riconosce a musicisti, poeti, artigiani e portatori di sapere che mettendosi “in rete” istituiscono vere e proprie cattedre ambulanti di cultura, moltissimi grandi artisti del Piemonte, della Toscana, della Sardegna, della Puglia, del Molisee della Calabria e giornalisti, professori ed addetti ai lavori, abbiamo potuto ascoltare straordinare esibizioni tra cui voglio ricordare quella dei Tenores di Benetutti e quella del suonatore di chitarra battente, Cataldo Perri. Oltre a questi dibattiti, all’interno del festival, si sono svolti, per le strade altri incontri /laboratori che vi cito nell’articolo qualora voleste organizzare un festival o degli stage.

Cronaca

Per i riferimenti potrete chiedere scrivendo alla nostra redazione. “La Commedia dell’Arte, maschera e teatro popolare” a cura della Fraternalcompagnia di Piazza Grande “Il tamburo a cornice in Sicilia“ a cura di Michele Piccione “Laboratorio di danze: pizzica e tammuriata” a cura dei Melannurca “La cultura musicale in Irlanda ed il canto tradizionale Sean-nòs” lezione/concerto a cura di Marcello De Dominicis &Folk Road “Tamburo è voce” a cura di Nando Brusco “Laboratorio: la Contraddanza siciliana” a cura di Barbara Crescimanno “Due ruote di resistenza” a cura di Daniele Contardo “Teatro di Strada” a cura del “Duo Infernale” Ass. Cult. Melquiades / Teatro Schabernack “Teatro di figura: Che viaggio! Ovvero la tragicomica istoria di un uomo chiamato Odisseo” a cura di Flavia D’Aiello.

I CONCERTI: Melannurca, Lassatiabballari e Nando Brusco, Raiz e Mesolella Tra i tanti artisti che si sono esibiti nell’ottava edizione del Festival dell’Oralità Popolare voglio recensire quelli che mi hanno colpito di più cominciando dai Melannurca, che si sono esibiti a Torino il 7 giugno ai Bagni pubblici di Via Agliè e l’8 a Piazza Carlo Alberto. Il gruppo nasce nel 2006 grazie alla passione di un gruppo di torinesi - di origini napoletane- per il repertorio popolare campano. Alle commedie in dialetto di Eduardo De Filippo, alternano la musica popolare. Guidati dall’etnomusicologo Michele Santoro, che, nel gruppo canta e suona il tamburello, hanno in repertorio i classici del folk napoletano del repertorio dei grandi gruppi di folk revival degli anni settanta come N.C.C.P. o “Musicanova” come ad esempio: “Madonna della Grazia“ “Tammurriata nera”, “Riturnella”, o di brani

a ballo come le, pizziche salentine o le polke lucane con cui trascinano il pubblico in balli indiavolati che non hanno mai fine. Tengono molto bene il palco e grazie anche ai ballerini, davvero pirotecnici, ed agli attori riescono ad alternare perfettamente la loro teatralità con la musica. Un esempio da consigliarvi è cercare in rete i loro video in particolare “L’uccello grifone” che mette in mostra la loro abilità nel fare teatro/musica. La loro principale priorità è unire ricerca e concerti. Fanno parte dei Melannurca: Vittoria Agliozzo, Riccardo Ruggeri, Giovanna Defina, Enzo Ponzio, Daniele Catino, Michele Santoro. I danzatori del gruppo sono: Antonio Giuliano, Anna Tita Crivellari e Giusy Orlando. Il gruppo che, sicuramente, ha bucato il palcoscenico, sia per l’abilità tecnica dei suoi componenti e, sia, per la varietà del repertorio proposto, è stato quello dei siciliani Lassatiabballari, che il 7 giugno si è esibito al Cecchi Point ed ha bissato l’8 giugno al Ballo al palchetto a Piazza Carlo Alberto. I LassatiAbballari nascono nel 2006 a seguito dell’incontro tra il polistrumentista, Michele Piccione (voce, percussioni, chitarra, zampogna a paru, cornamusa scozzese etc) e Benedetto Basile (flauto traverso, tamburello e cori). Nel corso degli anni a loro si affiancano altri tre bravi musicisti, Ciccio Piras, alla voce, chitarra e grancassa, Paolo De Leonibus alla fisarmonica e Barbara Crescimanno alla voce ed ai tamburi a cornice. La loro musica è un riuscito melange di vari stili folk provenienti da diverse aree geografiche: dai Balcani alla Galizia, dal Meridione d’Italia all’Irlanda, passando attraverso Francia e Paesi Bassi. L’intento dei loro concerti è mischiare varie danze, passando dalle tarantelle campane alle pizziche salentine dalle muneire galleghe alle gis irlandesi, dai ritmi zingari a quelli arabi. Sono trascinanti e fre-

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Cronaca

Lassatiabballari

schi, per cui la loro musica diverte ed è estremamente comunicativa. “LassatiAbballari”, si prefigge, come scopo ultimo, proprio quello di spingere il proprio pubblico al movimento, al ballo, allo sfogo delle proprie naturali pulsioni attraverso precisi schemi culturali. Lasciandosi trasportare dalle musiche e dai ritmi di danze tradizionali appartenenti al passato, ma spesso ancora vive nel presente. La loro filosofia consiste nel fare in modo che l’uomo si riappropri del suo tempo, scandito non più da assillanti problematiche, ma dall’imperversare ritmico e melodico degli strumenti popolari. Mi sono piaciuti molto forse dovrebbero evitare i “classiconi”, come ad esempio “La tarantella del Gargano”, magari sostituendoli con piu’ brani della loro Sicilia e con loro composizioni. Hanno al loro attivo un’importante collaborazione con Eugenio Bennato, con cui sono stati in tour e diversi cd., tra cui voglio citare “Suoni e danze del sud” del 2011. Da tenere sicuramente d’occhio in futuro! Molto mi ha colpito anche la doppia esibizione di Nando Brusco, domenica 9, ultimo giorno del festival, sia a Piazza Carlo Alberto nel tendone sia nell’enorme palco dell’ OGR (Officine Grandi Riparazioni) di Torino, in cui ha aperto il con-

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certone di Raiz e Fausto Mesolella. Nando Brusco è un grande cantastorie calabrese che, attualmente, a mio avviso, è l’unico erede di Otello Prefazio, ma, definirlo solo in questo modo, è riduttivo, perché nei suoi spettacoli live c’è anche qualcosa di più: …una grande teatralità ed il magico suono dei suoi tamburi. Nel suo recital, Brusco racconta la sua terra attraverso le parole dei suoi grandi scrittori, delle sue leggende e, naturalmente dei suoi “cunti”. Le storie del suo sud sono reinventate con grande forza attraverso l’uso di tanti strumenti espressivi, del suo essere maschera ed anche cantore nello stesso tempo. Il suo è uno spettacolo di ricerca artistica ed esistenziale e si capisce dai suoi racconti e dai suoi cunti, perché, pur potendo, non ha voluto lasciare la Calabria. Il suo sentimento di appartenenza verso le origini sacrali della sua terra si concepisce da un suo racconto che vi riporto: “Quando fu il giorno della Calabria, Dio si trovò in mano 15.000 kmq di argilla verde con riflessi viola, pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un vigore creativo il Signore e decise di fare di quella terra un capolavoro”. Mentre parla,

canta e recita muove le mani sulla pelle dei suoi tamburi con tale grazia e magia che quasi non si vedono più ed i suoni lo riportano come dice lui stesso “verso il battito ancestrale materno... in cui si ritorna alla terra”. Davvero interessanti i suoi brani dello spettacolo “L’Amuri di Calabria“. Anche qui vi consiglio un ascolto: “La leggenda di Colapesce“. Il festival è terminato domenica 9 giugno, alle ore 24,40, con il concerto di Raiz ex voce solista degli Almamegretta e Fausto Mesolella, finissimo chitarrista e compositore degli Avion Travel nel grande palco dei Cantieri OGR, in Corso Castelfidardo a Torino. Wops è il titolo dello spettacolo che i due musicisti portano in tour da più di tre anni. È un lungo viaggio musicale…. che forse con la musica etnica c’entra poco, ma sicuramente è un progetto d’autore che non delude assolutamente il numeroso pubblico torinese. La chitarra di Mesolella piena di effetti è davvero meravigliosa, perché Fausto con le sue “invenzioni” ed i suoi loop reinventa capolavori dei Beatles, dei Rolling Stones, di Mario Merla, degli Who, di Lucio Battisti, Bob Marley, Pink Floyd, e perfino, Patty Pravo. I due musicisti si divertono e fanno divertire riproponendo, anche, classici della canzone napoletana come “Lacrime napulitane” e “Nun te scurdà” riproposto da Raiz nel film “Passione” di John Turturro. Le improvvisazioni di Mesolella, lasciano davvero il segno. Si percepisce la libertà di sperimentare ogni tipo di suggestione senza barriere e confini, senza una scaletta preordinata, ma volando attraverso sonorità davvero affascinanti. Si procede omaggiando miti musicali ed evergreen intramontabili in forna inconsueta, senza che il pubblico si annoi. Non è certo folk, ma è lo stesso grande musica. Il tempo scorreva inesorabilmente


sforando il limite che i gestori del locale avevano messo come paletto e con esso, ahimè, finiva, anche, la possibilità di ritornare alla musica etnica con la festa finale prevista nel programma, compreso un nostro live set. Altri artisti avrebbero meritato altre recensioni come ad esempio il bravissimo suonatore di organetto, ex Modena City Ramblers, Daniele Contardo, ma mi riprometto di intervistarlo, magari per il prossimo numero del nostro giornale, perché il suo spettacolo, “Due ruote di resistenza“ è di grande caratura culturale! Ritorno a casa con un bel ricordo per me e per i Folk Road, tre applauditissimi concerti, di cui uno registrato e messo su Fb, molti spettacoli di livello, la condivisione di tante idee con tutte le persone della Rete Italiana di Cultura Popolare: Alice, Gabriella, Valentina Tiziana, Simone, Donatella, Michele etc che voglio, qui, ringraziare per tutto il lavoro svolto per il festival e per la voglia di continuare a lavorare per la salvaguardia della me-

Cronaca

moria della nostra musica e di tutte le tradizioni popolari di cui è ricco il nostro paese. Penso, inoltre, che con qualche piccolo aggiustamento il festival potrebbe crescere ancora ed avere, quindi, una visibilità maggiore. Mi farebbe, proprio per questo, molto piacere che i lettori visitassero il loro sito: www.reteitalianaculturapopolare.org

Per sostenere la rete e partecipare a tutte le numerose attività (bandi, campus, radio, progetti editoriali, università itineranti, etc) che svolgono da tanti anni, potete iscrivervi, con un piccolo contributo di soli 10 euro. Per scrivergli potete utilizzare questa mail: info@reteitalianaculturapopolare.org.

Per tutte le altre informazioni vi lascio, anche, un numero telefonico: 011-4338865. Concludo con un’altra considerazione sul festival. I tre giorni di piazza sono il momento performativo del lavoro in Rete: enti, associazioni, scuole, ricercatori e volontari di tutta Italia

Intervento di Tiziana Rubano della redazione di “TradiRadio. Tradizione e Tradimento”  la web radio della Rete Italiana di Cultura Popolare.

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orse confonde il termine Festival che, anche se ormai associato alle arti e professioni più svariate, l’etimologia vuole indichi una festa popolare di musica e balli. Il consiglio però, se in futuro volete parteciparvi, è quello di concentrarvi su  Oralità  che riporta senza indugio a quello che sta alla base di questo incontro-confronto organizzato dalla Rete Italiana di Cultura Popolare da otto anni. Se annoiano le parole non siete nel posto giusto. Di manifestazioni incentrate su pizziche e tarantelle ne è piena l’Italia, eppure c’è chi

s’incontrano e portano gli esempi di quella cultura che ha come comune denominatore la “cura della comunità”. Progetti che rappresentano altrettanti tentativi di riallacciare un rapporto sociale sfilacciato, individuale, pieno di ferite. Questa volta quei progetti dialogano, si contaminano, cercano di capire come poter essere replicati da una parte all’altra del territorio. Questo è il senso di questa manifestazione di cui siamo stati protagonisti assieme ad una quarantina di artisti ed a tutti i volontari dell’associazione torinese. Il programma vantava, inoltre, un’apertura internazionale con ospiti dalla Francia, dalla Spagna, dal Marocco e addirittura dagli Emirati Arabi, a testimoniare che attraverso il confronto e lo scambio si possono superare i limiti geografici per intraprendere proficue relazioni di collaborazione nel campo della tutela e della promozione di un patrimonio culturale troppo spesso trascurato.

Op2013, Festival Internazionale dell’Oralità Popolare. Parole e lieviti

si approccia ancora cercando la danza, i tamburi, le castagnette che pure ci sono, ma come parte di un insieme. Nel modo di un tempo in cui la musica era corollario, sfondo, compagna, svago, così al Festival Internazionale dell’Oralità Popolare questa segue, si allinea, allieta i momenti di lavoro. Un lavoro piacevole certo, fatto di scambio, arricchimento, crescita, ricerca della consapevolezza. Conoscenza che passa attraverso la parola. Una parola che racconta di un sindaco di Brindisi che ha eliminato i libri scolastici e di una banca che si scambia il tempo,

di lingue che non scompaiono e di amministratori che rinunciano agli emolumenti per aiutare i ragazzi a non lasciare la scuola del proprio paese. Una parola pronunciata da soggetti che si sforzano di creare dal basso (non è anche dalla loro interazione che si crea oggi cultura popolare?) e una di antropologi che allo studio delle “comunità” hanno dedicato una vita. Parole in ottava di un pastore della Maremma, cantate su una battente da un medico cosentino che risponde al nome di Cataldo Perri o in coro da tenori sardi. Parole che

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Cronaca Raiz

diventano poema epico con Flavia D’Aiello, che rimandano a storie di Calabria con Nando Brusco, che narrano la Resistenza di ieri e di oggi, in guerra e nel quotidiano, con Daniele Contardo. E sono questi gli ultimi portatori della tradizione, qualunque essa sia, coloro che con la voce e il corpo, con il suono e il gioco riportano ad una dimensione di cui sentivamo la nostalgia senza averla mai veramente conosciuta. Una contastorie che traduce in dialetto grandi opere come si faceva in passato per gli analfabeti, un cantastorie che cunta e canta fatti, vicende, riti trasmessi dalla memoria dei suoi anziani, un contador che con organetto e simpatia livella ieri e oggi. Sono loro sì, perché se è vero che la comunicazione orale è per sua natura effimera ed è la scrittura che permette la conservazione è altresì indubbio che quest’ultima la separa dalla persona, dai suoi gesti, dall’espressività del viso, da quei comportamenti comunicativi messi in atto per mantenere nel tempo ciò che è necessario per la comunità. Meccanismi che lasciano all’oblio ciò che non serve e fissano il messaggio. E l’adattabilità al momento e al contesto è, in questo caso, non solo concesso ma dovuto. “L’originalità non consiste nell’introdurre nuovi materiali, ma

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nell’adattare quelli tradizionali in maniera efficace ad ogni individuo, situazione o pubblico” [Ong 1982]. Il passato salvaguardato rielaborandolo per la condizione che si è venuta a creare. Riappropriarci della cultura orale significa tornare ad aggregarci intorno a qualcuno, a noi stessi, in un luogo che diventa ventre di un gruppo, in piazze di norma attraversate e ad Op di nuovo vissute, sotto tendoni di “bal a palchet” che accolgono movimenti e parole. Eccole di nuovo, le parole. Parole che sono ricordi di un arzillo ottantenne vissuto all’epoca dei rifiuti zero che suscitano l’ilarità di assessori alle prese con la Tarsu, che rimandano alle interviste di Iter sui giochi d’infanzia dei nonni torinesi — e per torinese si intende piemontese, campano, pugliese e marocchino, rumeno, albanese — che riprendono uno a uno i progetti della Rete, cresciuti durante l’anno alimentati dalle persone che fanno grande il Festival. Parole in musica sì, con i gruppi che si alternano mischiando dialetti e lingue, accenti e cadenze in una straordinaria babele di suoni e colori. Corpi che lì si muovono e danzano su ritmi irlandesi e qui immobili ascoltano rapiti dall’arte di due attori tedeschi o dalle suggestioni,

riflessioni, stimoli indotti dalla scoperta dell’altro. Partendo dal presupposto che riempire una piazza non è fare comunità, la musica popolare è collegabile nell’immaginario più ad un concetto di allargamento o di restringimento? Si e ci chiede Michele Santoro, instancabile collaboratore della Rete. Deve stare fuori o dentro le logiche di mercato? L’aggregazione genera la trasformazione di una comunità? E quest’ultima come si lega al ruolo delle tecnologie? Come vivere la contemporaneità cercando di mantenere i valori di un tempo? Incalza il Prof. Salvatore Colazzo, Preside di Scienze della Formazione e docente di Pedagogia Sperimentale dell’Università del Salento. Restituire non è creare le condizioni per far esprimere la comunità così come lo desidera? Suggerisce Magalì Berardo di Musicalista Produzioni. Il legame territoriale è più forte delle differenze? Si, è quello che esce dall’esperienza di Fabrizio Gargarone, Direttore Artistico di Hiroshima Mon Amour. Questi sono solo alcuni dei quesiti che ci hanno accompagnato fino alla cena di chiusura. Già perché gli incontri si celebrano a tavola. Noi italiani, vecchi e nuovi, su questo non discutiamo. E allora, infine, ci siamo seduti. Rumore di piatti, bicchieri, posate alle OGR, ex tempio della Torino operaia oggi polo culturale. Quattrocento persone coccolate dai sapori e profumi di terre lontane. Donne egiziane, argentine, rumene, marocchine, che hanno unito i saperi e cucinato per noi. Un menù dove il cous cous era preceduto da spaghetti di soia e insalata dell’est e seguito da polpettine del Centro America. Il dolce, invece, era molisano. Forse l’unico piatto sconosciuto in una fantastica città che si trasforma ogni giorno e ha la fortuna di ospitare un evento unico, che deve e può migliorarsi ancora, ma che nasce dall’impasto con un lievito buono. ❖


Recensioni “ITALIA TALÌA” DI MARIO INCUDINE VINCE IL PREMIO NAZIONALE CITTÀ DI LOANO Comunicato stampa

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a giuria del Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana ha assegnato il Premio Miglior Album 2012 al disco “Italia talìa” (Emarcy, distrib. Universal) di Mario Incudine. Il riconoscimento alla migliore produzione musicale del 2012 è stato decretato da una prestigiosa giuria composta da oltre sessanta giornalisti musicali. “Premio per il miglior disco dell’anno 2012 a Italia Talìa di Mario Incudine, - spiega il direttore artistico John Vignola - perché, oltre a ribadire il grande talento dell’artista siciliano per la narrazione musicata (in questo caso, nella lingua della sua regione), rilancia il suo percorso sulla memoria come punto di partenza per andare, decisamente, altrove. Un modo originale per riappropriarsi di una identità: termine sempre più sfuggente, ma centrale, non solo nell’ambito della musica “tradizionale”. Un album che spalanca nuove porte a chi vuole cimentarsi con un genere felicemente impuro, che deve fare i conti tanto con il presente, quanto con il passato.” “Italia talìa”, progetto musicale di Mario Incudine con la produzione artistica di Mario Saroglia e Kaballà, la produzione esecutiva di Arturo Morano e la distribuzione di Universal, è un invito ad aprire gli occhi per ammirare, stupirsi, ma soprattutto per prendere coscienza della realtà e risvegliarsi dal sonno Il cantautore siciliano, portabandiera nel mondo del sound siculo e autore di musiche per teatro e cinema, ancora una volta si affida alla lingua siciliana (che in questo progetto lascia spazio anche a quella italiana) per rivolgersi al suo pubblico e raccontare – in un puzzle di luci e ombre – storie del nostro tempo. I suoni sono quelli sbocciati e miscelati nel bacino del Mediterraneo associati a batterie e chitarre elettriche che iscrivono il disco nella più contemporanea world music. “Italia talìa” significa “Italia guarda”: come commenta lo scrittore e giornalista Carmelo Sardo nella nota introduttiva del cd: “La voce ora dolce ora incisiva di Mario Incudine ti ricorda le tragedie e i soprusi che hanno fatto la storia di questo Paese che troppo spesso si è voltato dall’altra parte. Sembra a tratti un grido di denuncia e di rabbia sospinto dal tempo del tango…Nell’animo sensibile dei siciliani come Mario Incudine si agita una pressante voglia di riscatto. Ecco allora che ‘talìa’ assume il valore metaforico di un invito ad aprire gli occhi non solo per guardare, ma per meravigliarsi, per stupirsi…”.

Il Premio Miglior Album 2012 sarà consegnato a Mario Incudine il 24 luglio, in occasione del suo concerto a Loano. Assegnati dalla direzione e dall’organizzazione del Premio Città di Loano anche il Premio alla Carriera e il Premio alla Realtà Culturale 2013. Il Premio alla Carriera 2013 sarà consegnato il 23 luglio ad Alfio Antico con la seguente motivazione: “Ad Alfio Antico, per la sua rilevanza nella musica tradizionale, che ha interpretato con la passione per le radici e la consapevolezza del presente, riannodando fili tutt’altro che invisibili – quelli della tammorra e della vita agreste, del richiamo della terra e del cielo – e rilanciandoli nel contemporaneo. L’immaginario popolare siciliano, in lui, si è sempre mescolato con la commedia dell’arte, la poesia, la musica del mediterraneo, ed è arrivato ad approdare su territori spirituali di grandissima suggestione, in un viaggio tutt’altro che concluso.” Il Premio Realtà Culturale 2013 è stato assegnato al Circolo Gianni Bosio con la seguente motivazione: “Al Circolo Gianni Bosio perché ha mantenuto salda, per più di quarant’anni, la sua vocazione per la memoria e per l’appartenenza. Una vocazione che si è incarnata in una rivista, I Giorni Cantati, una scuola di musica, una serie di eventi in cui il ricordo è stato spesso il centro dell’azione. Un’azione fatta di ricerche ininterrotte, sul campo, illuminate da un senso di appartenenza, quella al mondo del lavoro, che pure in mezzo a molte difficoltà non è mai venuta meno. Oggi il Circolo è ancora quello che era nel 1972, anche se in un modo diverso: un punto di riferimento importantissimo per lo studio e la divulgazione della cultura popolare, “la più grande raccolta di materiali musicali e storici di Roma e del Lazio”, un luogo di grande e tenace resistenza culturale.” Il premio sarà consegnato il 26 luglio. Nato nove anni fa, il Premio Città di Loano promuove e valorizza la produzione contemporanea di musica tradizionale di radice italiana attraverso il coinvolgimento di artisti, etichette discografiche, giornalisti e operatori culturali. Il Premio Città di Loano è organizzato dall’Associazione Compagnia dei Curiosi in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Loano. Il festival si svolgerà nella località ligure dal 22 al 26 luglio p.v.

La classifica del Premio al miglior Album 2012 1° posto: Italia talìa (Emarcy, distrib. Universal), Mario Incudine 2° posto: Black Tarantella (CNI), Enzo Avitabile 3° posto: Verso (autoproduzione), Elsa Martin 4° posto: Pizzica indiavolata (Ponderrosa, distrib. Emi) Canzoniere Grecanico Salentino 5° posto: Elva Lutza (S’ard Music), Elva Lutza 6° posto: Casa (AreaLive, distrib. Edel), Raiz & Radicanto 7° posto: Cameristico (Associazione Via Vai), Riccardo Tesi 8° posto: Cante ‘r Parodi (Felmay), Tre martelli C’era cu c’era (Narciso Records), Lautari Malacarn (Suoni della Murgia e Officina), Uaragniaun

La Giuria del Premio

Giovanni Alcaini, Maurizio Agamennone, Ricky Barone, Daniele Bergesio, Marco Boccitto, Loris Bohm, Michele Bovi, Raffaello Carabini, Pietro Carfì, Giordano Casiraghi, Pietro Cheli, Gianni Ciaccio, Aldo Coppola Neri, Valerio Corzani, Giandomenico Curi, Enrico De Angelis, Paolo De Bernardin, Flaviano De Luca, Ciro De Rosa, Paola De Simone, Giuseppe De Trizio, Paolo Del Ry, Enrico Deregibus, Salvatore Esposito, Gerardo Ferrara, Massimo Ferro, Guido Festinese, Simona Frasca, Mario Giovannini, Jonathan Giustini, Ezio Guaitamacchi, Federico Guglielmi, Marco La Viola, Felice Liperi, Ignazio Macchiarella, Giorgio Maimone, Maurizio Marino, Gigi Masciullo, Tiziano Menduto, Giorgio Meneghetti, Gaetano Menna, Marco Miconi, Anna Nacci, Alessandro Nobis, Giancarlo Nostrini, Rosario Pantaleo, Riccardo Piaggio, Raffaele Pinelli, Massimo Pirotta, Massimo Poggini, Ezio Riberi, Alessandro Rosa, Roberto G. Sacchi, Tito Saffioti, Vincenzo Santoro, Nicola Scaldaferri, Annalisa Scarsellini, Giampiero Scazzola, Federico Scoppio, Stefano Starace, Salvatore Titolo, Jacopo Tomatis, Federico Vacalebre, Giovanni Vacca, Gianluca Veltri, John Vignola, Antonio Vivaldi, Enrico Zagnagnoli, Paolo Zara, Giorgio Zito. ❖ Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana – nona edizione  organizzazione: Compagnia dei Curiosi - Assessorato Turismo e Cultura del Comune di Loano direzione artistica: John Vignola informazioni alla stampa: Lucia Campana cell. 347.8334469 - campana.lucia@gmail.com

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Recensioni BETTI ZAMBRUNO di Loris Böhm

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cco un oggetto proveniente da una artista che non ha bisogno di tante presentazioni. Betti Zambruno è in Italia assai conosciuta per la sua voce, al pari di Donata Pinti, in grado di ricamare, cucire, pungere quando è il caso, insomma è in grado di interpretare qualsiasi composizione sia di derivazione tradizionale, sia di compositori contemporanei. Si fa accompagnare da musicisti di peso, Betti: Piercarlo Cardinali alla chitarra e cornamusa; Gianpiero Malfatto al trombone e Matteo Ravizza al contrabbasso. Soffusi arrangiamenti, intensi di poetica e struggenti. Certo, si tratta di una autoproduzione a tutto tondo, e realizzato alla fine del 2012. Magari non sarà un prodotto incensato da celebrati critici discografici, magari non vincerà qualche “premio” appunto perché la nostra Betti non ti “sorprende con effetti speciali”, ma “ti travolge con la sua semplicità”, e questo, strano a dirsi, dà molto fastidio ai Signori Giornalisti avvezzi a elargire stellette ai lavori infarciti di decibel, sommersi di orchestrazioni improbabili e improponibili. L’aria che si respira dentro questo disco è tersa e limpida come una giornata primaverile dopo un acquazzone rinfrescante. Non c’è casualità, non c’è ricercatezza, non c’è azzardo, non c’è sperimentazione, ma non ci sono neanche note musicali posticce... la coerenza innanzitutto, il rispetto per il “messaggio” che il brano musicale “deve” elargire all’ascoltatore. Vi sembra poco? Probabilmente per alcuni lo sarà, ma non per noi. Il “ritmo sincopato” non esiste per cui non balleremo, bensì staremo belli comodi sdra-

iati nelle nostre comode poltrone e godremo fino in fondo di questa autoproduzione. Cosa state dicendo? C’è qualche titolo tra i quindici proposti che sono troppo conosciuti per cui non vi ispira possederlo? Ma per piacere! Piuttosto che raccattare l’ennesima novità del musicista che non sa più cosa inventarsi per apparire originale, ottenendo risultati al limite della cacofonia, preferisco andare su qualcosa che non ha “controindicazioni”... forse non mi guarirà completamente dal desiderio di ascoltar buona musica, ma sicuramente non mi farà star male per i soldi che ho buttato via!!! Provate a mandare una mail a Betti: zambruno@libero.it oppure a Giampiero: giampieromalfatto@yahoo.it saranno ben contenti di darvi indicazioni su come procurarvi questo bel disco. ❖

“CI CREDI O NO”: l’esordio pop-rock di LUCA MANCINO I migliori ingredienti. Grande scuola del POP Italiano. Impeto e carattere per un esordio approdato in radio in questi giorni. “CI CREDI O NO” è il primo singolo di LUCA MANCINO. Aspettando il disco in arrivo a fine Giugno firmato Automatic Records – Protosound – Cramps – Edel Un brano coinvolgente che contiene tutte le caratteristiche del miglio pop italiano. “Ci credi o no” è il singolo che anticipa il disco d’esordio di Luca Mancino in uscita alla fine di Giugno. Ritornello solare e temperamento rock condito da una possente e perfetta sezione ritmica con un intreccio di chitarre british che in alcuni passaggi ci ricordano vagamente quelle degli Stones. Il finale è una sorta di omaggio agli Who con un crescendo di potenti chitarre... Tanto coraggio nell’affrontare il mondo Pop dove molto è stato già detto. Luca Mancino però ci mette grinta, bravura e quella passione che ci lascia scoprire con gusto sfumature importanti di carattere e personalità. Un bel singolo che prepara la strada ad un album tutto da scoprire curato dalla magistrale guida artistica del producer Domenico Pulsinelli.

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Video: https://www.youtube.com/watch?v=HxIaoaf2bj8 Ufficio Stampa PROTOSOUND POLYPROJECY mail – ufficiostampa@protosound.it ❖


Eventi La musica viva nell’anno della crisi

FOLKEST 2013 Comunicato stampa

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iunto a celebrare il proprio 35° anniversario di vita, Folkest – il festival che l’ufficio stampa del Womex definì già dieci anni fa il più importante dell’Europa mediterranea – si propone con una edizione complessa e articolata, contraddistinta da una coralità di novità ed eventi non solo concertistici. E questo senza minimamente snaturare la centralità della musica dal vivo nei suoi momenti più spettacolari. Comune di Civitella Alfedena (AQ) -Associazione Mantice di Latina Civitella Alfedena Folk Festival XIII Edizione – 19-24 Agosto 2013

Direzione Artistica: Marco Delfino Il programma è provvisorio e soggetto a modifiche Programma Spettacoli Lunedì 19 Agosto -Centro Culturale Ore 21.30 Concerto Inaugurale

Elva Lutza

Nico Casu: trombe e voce -Gianluca Dessì: chitarra, mandola, oud -Ester Formosa: voce Martedì 20 Agosto -Centro Culturale Ore 21.30

Mirelle Ben Ensemble (Svizzera)

Mirelle Ben: voce -Simone Mauri: clarinetto basso -Marc Novara: fisarmonica, ghironda -Patrick Novara: oboe, clarinetto, cornamusa Mercoledì 21 Agosto -Centro Culturale Ore 21.30

Uaragniaun

Maria Moramarco: voce -Luigi Bolognese: chitarra, mandoloncello -Silvio

Dal 4 al 24 luglio la fase itinerante del festival, con un cast artistico quasi interamente dedicato ad artisti tanto bravi quanto non ancora affermati, impegnato a tenere i propri concerti nelle più suggestive ambientazioni paesaggistiche e monumentali della Regione Friuli Venezia Giulia. Terminata la fase itinerante, come ogni anno Folkest convergerà su Spilimbergo, trasformando, con FolkestInFesta, la città del mosaico in capitale italiana della musica di qualità, con le fasi salienti dell’evento riprese dalle telecamere della Rai, che sarà per il secondo anno consecutivo principale media-partner di Folkest.

Ad arricchire il programma del festival, le proiezioni cinematografiche di docu - film musicali, la presentazione di alcune recenti uscite discografiche dell’etichetta Folkest Dischi, distribuita da CNI, Compagnia Nuove Indie, la consegna del premio Alberto Cesa nell’ambito dei gruppi vincitori del concorso nazionale Suonare@ Folkest, la consegna del premio alla carriera “Una vita per la musica”, il Folkest Music Expo e tante altre iniziative di grande respiro culturale: in sintesi, parafrasando Garcia Marquez, la musica viva nell’anno della crisi. Questo, e tanto altro, è Folkest 2013. ❖

Teot: percussioni, drum set, -Alessandro Pipino: organetto, lama musicale

Malacarn

Giovedì 22 Agosto -Centro Culturale Ore 21.30

Raffaello Simeoni Quintetto

Raffaello Simeoni, Arnaldo Vacca, Goffredo Degli Esposti, Gabriele Russo, Cristiano Califano Il saltarello all’Alhambra Venerdì 23 Agosto -Ore 21.30

La notte dei tamburi

Il tradizionale corteo musicale attraversa le vie del paese Sabato 24 Agosto -Piazza del Mercato Ore 21.30

Te l’ho portata la serenata

Serenate e canti d’amore nella piazza del mercato con la partecipazione di

Da definire

Ingresso agli spettacoli libero e gratuito. Programma Laboratori Martedì 20 e Mercoledì 21 -ore 10-12 e 15-17 Danza in Sicilia con Margherita Badalà

Martedì 20 e Mercoledì 21-Ore 10-12 e 15-17 Organetto con Alessandro Pipino Giovedì 22 e Venerdì 23 -Ore 10-12 e 15-17 Tamburello Con Arnaldo Vacca Giovedì 22 e Venerdì 23 -Ore 10-12 e 15-17 Ritmando – Laboratorio ritmico per i più piccoli Con Antonio Franciosa Venerdì 23 e Sabato 24 -ore 10-12 e 15-17 Canto con Sara Modigliani Venerdì 23 e Sabato 24 -ore 10-12 e 15-17 Mandolino con Felice Zaccheo ❖

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Argomenti LA ROSA NELLA CULTURA POPOLARE di Giordano Dall’Armellina

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osa, rosae, rosae, rosam, rosa. Per chi ha fatto latino è qualcosa di indimenticabile: la prima declinazione. Perché, con tutti i sostantivi che c’erano, si è scelta proprio la rosa per la prima declinazione? E come mai il sostantivo è rimasto pressoché identico nelle lingue europee? (Rose in inglese, la rose in francese, die Rose in tedesco, la rosa in spagnolo, catalano e portoghese. Molto simile è anche nelle lingue slave e scandinave e persino in lingue non indoeuropee come il finlandese e l’ungherese rosa si dice rispettivamente roos e ròsza. Che cosa ha dunque colpito l’immaginario collettivo europeo che ha fatto scrivere a Ciullo d’Alcamo “Rosa fresca e aulentissima” e al poeta inglese Blake “The Sick Rose” (La rosa malata) “ammalatasi perché un verme è entrato in lei e lei lo ha rifiutato. E Gilbert Bécaud che canta “L’importante c’est la rose” dicendoci di tralasciare tutto il resto perché la cosa veramente importante nella vita è la rosa. E Fabrizio de André che in Via del Campo ci canta: Via del Campo c’è una graziosa, gli occhi grandi color di foglia, tutta notte sta sulla soglia, vende a tutti la stessa rosa. La rosa fiorisce a maggio, il mese dell’amore del quale è diventata simbolo. Regalare un mazzo di rose ad una donna è altamente simbolico di una richiesta d’amore non propriamente platonico. La rosa nella cultura popolare è dunque sinonimo del sesso femminile e traspare con molta evidenza nel canto popolare in tutte le lingue europee e negli scritti dei poeti che hanno tratto nutrimento dalla cultura popolare per elaborare i propri testi. Nella ballata celtica Tam Lin una ragazza si reca nel bosco sacro (greenwood in inglese), il primo maggio in cerca di una avventura amorosa con un elfo ma non trovandolo subito coglie una rosa (fiore non a caso sotto la protezione degli elfi) provocando il suo intervento. L’elfo, che rappresenta la vigoria sessuale nell’immaginario erotico femminile dell’epoca, ben intende cosa vuole la ragazza: che sia a lui a “cogliere” per primo la sua rosa che in questo caso è anche la sua verginità. La prende per la mano bianca come un giglio e prima di fare l’amore con lei le mostra altri fiori

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nel bosco che lei non coglierà lasciando che sia la rosa l’unico fiore con un messaggio preciso. Gli esempi nelle ballate europee sono innumerevoli e qui ci limitiamo a dare un paio di esempi tratti da una ballata francese e una italiana (in una versione raccolta in Friuli). Beau garçon jardinier

« Où allez-vous la belle, avant soleil levé ? » « Je m’en vais-à la messe, l’avez-vous entendu sonner Beau garçon jardinier ? »   « Attendez-moi la belle, je vous y conduirai. » La prend par sa main blanche, au jardin il l’a mené A l’ombre du rosier.   « Cueillez, cueillez la belle, la fleur que vous voudrez. » La belle a pris la rose et puis elle s’est mise à pleurer A l’ombre du rosier.   « Qu’à vous donc la belle, qu’à vous à tant pleurer? » « Je pleure mon coeur volage, galant que vous m’avez volé A l’ombre du rosier. »   « Ne pleurez pas la belle, je vous le rendrai. » « C’est pas une chose à rendre, galant, comme de l’argent prêté, Beau garçon jardinier. » Bel ragazzo giardiniere « Dove andate bella, prima che sorga il sole ? » “Me ne vado alla messa, l’avete sentita suonare bel ragazzo giardiniere?” “Aspettatemi bella, vi ci porto io.” La prende per la mano bianca, e al giardino l’ha portata all’ombra del roseto. “Cogliete, cogliete bella, il fiore che voi volete.”


Argomenti

La bella ha scelto la rosa e poi si è messa a piangere all’ombra del roseto.

“Che cosa avete bella, che cosa avete da piangere tanto?” “Piango per il mio cuore volubile, oh galante che voi m’avete rubato all’ombra del roseto. “Non piangete bella, ve lo restituirò” “Non è una cosa che si possa rendere, oh galante, come i soldi prestati. Bel ragazzo giardiniere.”

In questo caso i codici nella ballata sono evidenti. Lui la prende per la mano bianca, frase idiomatica nelle ballate antiche per proporre un incontro erotico e lei coglie la rosa per dirgli che ci sta. Se avesse scelto un altro fiore la sua risposta sarebbe stata negativa. Si rilevi che anche i cori che contengono la rosa nel testo sono un’indicazione che nella storia narrata nella ballata va cercata un’interpretazione a sfondo erotico. In altre ballate come per esempio Il frate cappuccino, personaggio boccaccesco che se la fa con la moglie di un grullo, prima dell’atto pronuncia queste parole in lombardo: E sotto le lenzuola, la testa sul cüsin: “Se ti te g’hee la rosa mi g’hoo el gelsumin”. La bella che dormiva (La prova) (Nigra 54) Questa è una versione friulana raccolta dal cantantericercatore Lino Straulino dalle labbra di sua nonna. E’ una versione unica dove la nonna informatrice deve aver mescolato diverse fonti di ballate e dove il sogno erotico, legato alla presenza della rosa, ha giocato un suo ruolo preponderante. In diverse versioni piemontesi si viene a sapere che un marito è partito per la guerra e manca da sette anni. La sposa parte per cercarlo e, come da codice, a metà della strada1 incontra un bel giovane al quale chiede se ha visto suo marito. Questi le dice di averlo visto seppellire. La bella si accascia dal dolore e a quel punto il bel giovane rivela di essere lui il suo sposo. La ballata è diffusa in molti altri paesi europei. In Ger1 Spesso nelle ballate popolari europee compare questa frase che nei vari contesti di solito sembra non aver alcun senso. In realtà era un codice per dirci che qualcosa di importante stava per accadere e che il fatto avrebbe cambiato il corso della storia. Questa è la ragione per la quale Dante scelse di cominciare La Commedia con “Nel mezzo del cammin di nostra vita” che non significa che Dante aveva 35 anni come assurdamente è stato interpretato per molti anni (la vita media ai tempi di Dante non arrivava nemmeno a 40 e quindi nessuno avrebbe capito che Dante aveva 35 anni). Dante voleva dirci che un fatto straordinario avrebbe cambiato la sua vita e l’incipit era funzionale a creare curiosità nell’ascoltatore che avrebbe seguito la storia per sapere che cosa stava per accadere a Dante.

mania come Liebesprobe (Prova d’amore), in Spagna come La vuelta del marido (Il ritorno del marito) etc. Non c’è da stupirsi se un tema siffatto sia popolare in Europa. Comprovare la fedeltà della donna era una questione d’onore sulla quale tutti gli esponenti maschili dei popoli europei si trovavano d’accordo! Personaggi: Una fanciulla e suo marito Luogo: Un giardino. La bella che dormiva all’ombra di un giardin. Passò un gentiluomo, entrò nel suo giardin; colse una rosa bianca, la pose sul suo sen. La rosa era fresca, la bella si svegliò. “Di dove vien gentiluomo? Dimmi di dove vien? “Vengo da Francia ai bella, perché son sta bandì. “Perché ti hanno bandito? Perché ti hanno bandì? Perché ho ucciso un uomo, che l’era il tuo marì. La bella cadde a terra, cadde dal gran dolor. “Alzati o mia bella, son io il tuo marì.”

(Versione presente nel cd La bella che dormiva di Lino Straulino. Per gentile concessione dell’autore) La giovane qui continua a dormire (o fa finta di dormire) e si sveglia solo dopo che il cavaliere è “entrato nel suo giardino”. E’ un tipico sogno erotico dove uno sconosciuto (come l’elfo della tradizione celtica) gioca il ruolo dell’uomo ideale per soddisfare le bramosie sessuali. Il cavaliere coglie una rosa bianca, simbolo dell’amore, della purezza ma anche del sesso femminile e la pone sul suo seno. Solo a quel punto, perché la rosa era fresca (come quella di Ciullo D’Alcamo), ovvero bagnata, la bella si sveglia. Dopo l’orgasmo e il conseguente risveglio, pone all’uomo che ha davanti delle domande: “Chi sei? Da dove vieni?” Curiosamente sono le stesse domande che la fanciulla pone all’elfo nella ballata Tam Lin. Solo da questo punto in avanti c’è il vero risveglio. Il marito, che nel sogno muore, ucciso dall’immaginario amante, ritorna e prende il volto del cavaliere. Il sogno erotico svanisce del tutto e appare il marito ad “occupare” l’immaginario della moglie. Nel mito greco di Eros e Psiche già era comparsa l’idea dell’amante sconosciuto apportatore di delizie erotiche notturne. Svelando il viso di Eros, Psiche, come la protagonista della ballata, rompe l’incantesimo. L’elfo della tradizione celtica non fa altro che far rivivere in continuazione il mito di Eros il cui nome è un anagramma, forse per caso, di rose... Per un approfondimento sulle ballate citate e per ascoltarle nel cd allegato si veda “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan” di Giordano Dall’Armellina, Ed. BookTime. ❖

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Eventi

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Recensioni Il flamenco zingaro andaluso abbraccia la musica araba e i suoni del Medio Oriente in un disco fascinoso e vigoroso

ALMORAIMA PUBBLICA “BANJARA” Comunicato stampa

Anima Mundi edizioni (AM 28) giugno 2013 distr. nazionale: Goodfellas distr. digitale: The Orchard disponibile su www.suonidalmondo.com

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anjara è il secondo album degli Almoraima, pubblicato anche questo dall’etichetta salentina AnimaMundi. Segue il fortunato Amor gitano con cui l’ensemble salentino guidato dal chitarrista Massi Almoraima esordì nel 2010, giungendo alla ristampa nel giro di un anno. Con un’accentuata propensione a mescolare più culture Banjara si muove tra flamenco, musica araba e inflessioni sonore medio orientali grazie ad arrangiamenti equilibrati, in cui la sezione ritmica coesa di percussioni, chitarra e contrabbasso costruisce groove corposi sui quali le voci, la viola fascinosa ed espressiva e la stessa chitarra disegnano lirismi preziosi. La virilità di brani flamenco come “Tangos de Pepico”, “Jaleos”, e “Rumba catalana” incrocia così un’espressività intrisa di afflato arabeggiante in “Banjara”, “Bolero di Titì”, “La pastora”, “Rumba pà”. Le partecipazioni a importanti festival di world music (International Folkest, Nomad dance fest, Festival dell’Oriente) e il recente tour nel Rajasthan hanno definito la maturità di questo nuovo lavoro e l’apertura del suo landscape sonoro verso il Medio Oriente e l’India del Nord. Il disco è composto per metà da composizioni inedite e per l’altra metà da brani tradizionali andalusi, sefarditi e catalani.

Banjara è l’ode personale degli Almoraima al duende: «questo potere misterioso che tutto il mondo sente e che nessuna filosofia spiega [...] un potere e non un modo di fare, una lotta e non un pensiero […], non è questione di capacità ma di stile vivente, di una vecchissima cultura, creazione in atto […], non è nella gola, sale all’interno a cominciare dalla pianta dei piedi». (Federico Garcia Lorca) Dalle note di copertina di Maya Devi «Un viaggio denso di suoni e tradizioni nomadi, di energia e spiritualità, di riti, movenze e ritmi che richiamano mondi lontani. Sentieri d’Oriente tracciati attraverso le orme lasciate nella sabbia da una carovana gypsy che dal deserto dei Thar attraversa il mediterraneo approdando in Andalucia, fondendo elementi di due mondi e tradizioni musicali: l’arabo orientale e il flamenco zingaro andaluso arrangiati per la maggiore in maniera modale, utilizzando palos quali la bulerias, la soleà, il tangos, il bolero, il fandangos e la rumba gitana». Track list: Musicisti: 01. Tangos de Pepico (tradizionale andaluso) Massi Almoraima: chitarra flamenco, oud, palmas

02. Banjara (trad. sefardita) Roberto Chiga: cajon, daf, tar, darbuka, riqq, 03. Bolero di Titì (Massi Almoraima) cavigliere, palmas 04. Rumba pà (Hossam Ramzy) Saleem Anichini: viola 05. Jaleos (buerias) (A. Corba – M. Almoraima) Angelo Urso: contrabbasso 06. La pastora (trad. sefardita) Antonio Corba: voce, chitarra ritmica (tr. 8, 11), 07. Leila (soleà) (M. Almoraima) palmas 08. Compas moro (tangos) (M. Almoraima – A. Corba) Ospiti: 09. A mi madre (fandangos) (A. Corba – trad. Rocco Nigro: fisarmonica andaluso) Giorgia Santoro: bansuri, xiao, flauto traverso 10. Tangos arabe (M. Almoraima) Rachele Andrioli: voce 11. Rumba catalana (trad. catalano) ❖ ufficio stampa AnimaMundi via Majorano, 73028, Otranto (LE) www.suonidalmondo.com animamundi@suonidalmondo.com 0039 3295730967 Questo disco è promosso con il sostegno di PUGLIA SOUNDS RECORD -PO FESR PUGLIA 2007/2013 ASSE IV -INVESTIAMO NEL VOSTRO FUTURO

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ORIENTOCCIDENTE 2013 culture e musiche migranti nona edizione

BIDAYA venerdì 19 luglio . Lucignano . Centro storico musica & cena con menù arabo [ in collaborazione con Festival delle Musiche]

MAURIZIO GERI SWINGTET venerdì 19 luglio . Terranuova Bracciolini . Traiana anteprima Orientoccidente 2013 < presentazione del festival > CHIMANGO romando rumbero giovedì 20 giugno . Montevarchi – Piazza Varchi <Orientoccidente per la memoria> BARBARA ERAMO & STEFANO SALETTI - DUO IKONA “Folkpolitik” giovedì 4 luglio . CASTELNUOVO DEI SABBIONI CAVRIGLIA (AR) . Museo delle Miniere omaggio Pier Paolo Pasolini “Alì ha gli occhi azzurri” - regia di Claudio Giovannesi martedì 9 luglio - Pergine Valdarno – Terrazza Panoramica

[Cinema e socialità - Rassegna Cinematografica del Comune di Pergine Valdarno 2013 - XXV edizione ]

ANNA GRANATA con ANTONIO GHEZZANI . GIANLUCA MASALA ARLO BIGAZZI con VITTORIO CATALANO . LEA MENCARONI . ANDREA TINACCI & COMPAGNIA TEATRALE MAKALE con CATERINA MENICONI. CHIARA CAPPELLI. PIERFRANCESCO BIGAZZI Pasolini – Frammenti in forma di rosa giovedì 11 luglio . Pergine Valdarno – Piazza del Comune [ produzione Orientoccidente ]

ENRICO FINK & MOLTIMONDI giovedì 11 luglio . Lucignano . Centro storico musica & cena con menù ebraico [ in collaborazione con Festival delle Musiche]

< PIAZZA MONDO > MINO CAVALLO & ETTORE BONAFE’ “SERTAO” sabato 13 luglio . Montevarchi – Spazio Teatro via Cennano [ produzione Orientoccidente - in collaborazione con le Comunità e le Associazioni di Montevarchi + Stazione estiva]

KABILA & XDARAWISH martedì 16 luglio . Bucine . Anfiteatro del Teatro Comunale

[ evento speciale Orientoccidente - in collaborazione con Cicrolo Arci di Bucine e con il Teatro Comunale di Bucine ]

ERRIQUEZ & FINAZ - Bandabardò con OMA - ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO diretta da ENRICO FINK giovedì 18 luglio - Montevarchi – Piazza Varchi [ produzione Officine della Cultura - Orientoccidente]

[ in collaborazione con ...metti un venerdì alla Traiana / Dritto e rovescio ]

< proiezione del filmConcerto realizzato da Blanket & Materiali Sonori e prodotto da Cooperativa Koiné> Cantierranti: SENZA PADRONE – sogni e storie delle cooperative lunedì 22 luglio . San Giovanni Valdarno . Stazione_Ceramica ROY PACI & CORLEONE venerdì 26 luglio . San Giovanni Valdarno . Piazza Masaccio PAOLA CRISIGIOVANNI - Classic meets Jazz lunedì 29 luglio - Monte San Savino . Cortile Palazzo di Monte [ in collaborazione con Festival delle Musiche]

RUBEN CHAVIANO Y CUBA REUNION martedì 30 luglio . Lucignano . Piazza S Francesco [ in collaborazione con Festival delle Musiche]

NADA con FAUSTO MESOLELLA giovedì 1 agosto . Terranuova Bracciolini . Piazza Liberazione ERRIQUEZ & FINAZ - Bandabardò con OMA - ORCHESTRA MULTIETNICA DI AREZZO diretta da ENRICO FINK giovedì 8 agosto - Arezzo – Piazza San Domenico [ produzione Officine della Cultura - Orientoccidente]

ORIENTOCCIDENTE NETWORK < ...metti un venerdì alla Traiana > Traina - Terranuova Bracciolini a cura dell’ Associazione Culturale Dritto e Rovescio in collaborazione con i produttori locali vitivinicoli Fattoria La Traiana di Giandomenico Gigante, Fattoria di Romignano di Riccardo Rossi, Azienza Agricola Gianluca Baldi, Azienda Agricola Alessio Vannelli. venerdì 5 luglio (Lessi in piazza - dedicata al bollito misto) : BASTA! + COVER HAT venerdì 12 luglio (Tutti fritti – dedicata al fritto misto) : ANGELI IN BLUES JEANS + THE STREET CLARKS venerdì 19 luglio (Green onions – dedicata alla cipolla) : MAURIZIO GERI SWINGTET sabato 20 luglio (Alba nella vigna) : ALESSANDRO PERPICH violino solo (ore 6.30) + mostra “Il vino sulla tavolozza” della pittrice Elisabetta Rogai che sarà presente con performance di enopittura dal vivo. + alle ore 18.00 nella Cappella della SS.Annunziata

ciclo di conferenze tenute da Maria Paola Fineschi (argomenti trattati: I luoghi del Cuore – La Sacra Sindone – il Vangelo di Luca). + tutti i venerdì alle ore 18.30 passeggiata guidata nelle vigne (su prenotazione) venerdì 12 e 19 luglio workshop di enoscrittura creativa “Quaderni di vini” tenuta dallo scrittore e giornalista Enzo Carabba (evento a pagamento) < info@drittoerovescio.net > < PERLAMORA FESTIVAL > Località Pavelli - Figline Valdarno - 27 giugno / 30 agosto a cura del Centro Culturale Storico Agricolo di Perlamora in collaborazione con il Comune di Figline valdarno direzione artistica: Giorgio Torricelli < STAZIONE ESTIVA 2013 >

a cura di Diesis Teatrango e La Serratura con i comuni di Pergine Valdarno, Laterina, Montevarchi giovedì 4 luglio . Motevarchi . Spazio teatro di via Cennano (ore 11) A teatro col baratto, il giovedì del mercato : Canzoni e storie per grandi e bambini venerdì 12 luglio . Pergine Valdarno . Fra ballo e racconto giovedì 11 luglio . Motevarchi . Spazio teatro di via Cennano (ore 11) A teatro col baratto,  il giovedì del mercato : Il giornalino di Gianburrasca con Piero Cherici & Giampiero Bigazzi sabato 13 luglio . Montevarchi . Spazio Teatro di Via Cennano – Piazza Mondo + performance teatrale: Dimmi di no + Mino Cavallo & Ettore Bonafè “SERTAO” + Diversi viaggiatori + esibizione di Flamenco a cura di Alessandra Stanganini, insegnante e performer + esibizione di Tango a cura del maestro Giovanni Sciuto venerdì 2 agosto . S. Maria in Valle – Laterina . Cena sociale + 10 teatri per 33 autori + Suono Nudo con Katia Lari e Elena de Renzio mercoledì 21 agosto . Abbazia di Badia a Ruoti - Bucine . FESTA DELLA LUNA, XI edizione

Materiali Sonori - Officine della Cultura 055.9120363 progetto di Giampiero Bigazzi Regione Toscana - Provincia di Arezzo - Link Festival Comuni di Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Terranuova Bracciolini, Pergine Valdarno, Cavriglia, Piandiscò, Bucine, Laterina, Arezzo. inizio concerti : 21.30 - INGRESSO LIBERO (se non diversamente indicato) con il sostegno di UNICOOP Sezione soci Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Arezzo ESTRA COINGAS – BANCA ETRURIA – PUBLIACQUA – COOP Centro Italia l’adesione di ARCI Valdarno, Toscana Musiche, Libreria Fahrenheit 451, Rete dei Festival, Materiali Sonori Edizioni Musicali il supporto di @Slowfood - colli superiori del Valdarno , Cooperativa Beta, Cooperativa Agricola Paterna, Blanket, Ulli Ulli media partner : Music Club, Bloogfoolk.com, Lineatrad.it, Valdarknow, Radio Valdarno, Radio Emme. impianti audio e luci : Music Factory Live

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Argomenti Bondeno, 25 Agosto 2013 CASA SOCIETA’ OPERAIA Incontro con Daniele Volpe, Dirigente Medico Responsabile U.O.S. di Neuroriabilitazione Ospedale “S. Raffaele Arcangelo” Fatebenefratelli - Venezia

LA DANZA IRLANDESE NELLA RIABILITAZIONE DELLA M. DI PARKINSON Comunicato stampa

L

a Malattia di Parkinson è una patologia neurologica che comporta una ridotta attività fisica, una scarsa mobilità, un elevato rischio per cadute e una ridotta qualità della vita. Sebbene negli ultimi anni vi sia una emergente evidenza che l’attività fisica migliori la forza muscolare, l’equilibrio e la mobilità, molti studi hanno confermato dei benefici limitati nel lungo tempo per una ridotta aderenza ai programmi riabilitativi. La musica fin dall’antichità è stata utilizzata ai fini terapeutici-educativi. Infatti lo stesso Archimede, inventore della scala musicale ne aveva enfatizzato l’importanza; successivamente Platone nella Repubblica riconosceva nella musica un importante strumento per il rispetto dell’Etica e dell’Estetica, valori fondamentali per il buon governo di uno Stato Civile; Aristotele sottolineava l’importanza dell’allenamento nell’arte musicale e così via fino a Leibniz nel 1700, il quale definiva la musica quale esercizio cosciente dell’aritmetica. Solo nel 1804 durante il Congresso Internazionale “The First American Dissertion on Music Therapy” vi è un cambio del paradigma da un modello di Scienza Sociale ad un modello di Neuroscienze facendo diventare la Musicoterapia una sezione speciale della Riabilitazione riconosciuta dalla Federazione Mondiale di Neurologia. Da allora la musicoterapia è stata utilizzata nella riabilitazione di numerose malattie neurologiche e anche nella M. di Parkinson. Tra le varie componenti della musica in riabilitazione viene utilizzato maggiormente il

ritmo, la cui sede nel cervello è stato individuata nel nucleo paraolivare superiore (SPN). In particolare la musica ritmata viene utilizzata nella M. di Parkinson in quanto il ritmo permette di circuire le vie neuronali mal funzionanti in tale patologia del sistema nervoso extrapiramidale permettendo in tal modo di superare i disturbi del cammino tipici, quali ad esempio il freezing (congelamento dei piedi a terra) prima di partire o durante i cambi di direzione. Per tale motivo viene consigliato alle persone con M. di Parkinson di ascoltare musica di qualsiasi genere possibilmente il più ritmata perché in tal modo si facilita il movimento. Strettamente connessa alla musica è la danza; due sono le cose che fanno danzare: la prima è il ritmo e la seconda è l’osservare la danza. E’ stato evidenziato che l’osservare dei danzatori mentre ballano stimolerebbe delle aree cerebrali sensorimotorie facilitando in tal modo l’esecuzione dei movimenti. Tali ricerche si rifanno agli studi sui neuroni a specchio, dove molte aree del cervello sarebbero coinvolte nel sistema dei neuroni a specchio inclusi quelli acustici. Inoltre i danzatori mostrano una maggior capacità di verticalizzazione rispetto ai non danzatori evidenziando una maggior capacità propriocettiva-somestesica-cinestesica rispetto ai non danzatori. Negli ultimi anni è andata sempre più crescendo l’attenzione da parte dell’opinione pubblica sull’utilizzo delle riabilitazioni alternative o complementari nella riabilitazione della M. di Parkinson. Per migliorare la

qualità della vita in tale Malattia c’è bisogno di trovare metodi riabilitativi efficaci, divertenti e sostenibili. La danza è un modo di fare attività fisica comunemente utilizzata da molte persone anziane. Studi preliminari condotti su persone con M. di Parkinson hanno dimostrato che la danza può essere associata ad un miglioramento della mobilità, dell’equilibrio e della qualità della vita. Infatti uno studio sul tango alcuni anni fa ha evidenziato che tale danza sembra migliorare la mobilità e l’equilibrio nella M. di Parkinson anche se tale affascinante danza non sempre risulta alla portata di tutti per la complessità di esecuzione dei suoi passi. Non è chiaro quale genere di danza sia più efficace o quale musica più adatta; altrettanto non si sa se la danza sia più efficace nel lungo termine rispetto alla fisioterapia convenzionale Soprattutto non è noto se la danza sia sicura per le persone con M. di Parkinson, le quali hanno una propensione a cadere. Partendo da tali riflessioni come preludio per uno studio randomizzato internazionale abbiamo voluto esplorare gli effetti della danza irlandese nelle persone con M. di Parkinson. La scelta della danza irlandese nasce da alcune osservazioni. Già l’Imperatore Adriano nelle sue Memorie quando descrisse il suo viaggio attraverso l’Impero raccontava di essere rimasto colpito dalla bellezza dei canti dei Celti. Ancora più interessante è una ricerca fatta da un giovane ricercatore tedesco, il quale recatosi negli altipiani della Somalia

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presso la popolazione indigena dei Mafa, mai entrati in contatto con il mondo civilizzato, ha fatto ascoltare a loro dei brani musicali occidenti di vario genere (musica classica, blues, jazz, ecc) chiedendo a loro di associare la musica ascoltata ad una espressione scelta tra felicità, tristezza e arrabbiatura. La cosa che colpisce è che tra tutti i generi ascoltati, la musica irlandese sia quella che abbia permesso di fare le migliori performances. In definitiva la scelta dell’Irish dance è stata motivata dal fatto che trattasi di una danza popolare molto diffusa nel mondo, possiede un potente stimolo acustico ritmico, rafforza la stabilità nell’esecuzione in coppia, è relativamente semplice da imparare e, risultando gradevole e gioiosa, ha un alto valore sociale. Per tale motivo abbiamo condotto presso l’Ospedale “S. Raffaele Arcangelo” Fatebenefratelli di Venezia un progetto di ricerca sull’utilizzo della danza irlandese nella riabilitazione della M. di Parkinson. Sono stati reclutati 24 pazienti con M. di Parkinson con stadio lieve-moderato 2.5 Hoehn-Yahr, i quali sono stati randomizzati in 2 gruppi: 1) gruppo di Irish dance e 2) gruppo di fisioterapia convenzionale. Il gruppo di danza irlandese ha eseguito un corso di Irish dance con una lezione di due ore alla settimana per la durata di 6 mesi, condotto da due maestri di Irish dance dei Black Sheep di Venezia. I pazienti sono stati accoppiati con membri della scuola di danza per assicurare la loro sicurezza. Partner familiari sono stati invitati a partecipare al progetto. Le lezioni di Irish dance includevano una prima fase di riscaldamento con esercizi e danze in circolo finalizzati alla preparazione delle persone all’apprendimento dei passi dell’Irish set dancing. Sono state insegnate composizioni di figure a 4 coppie per 2 tipici di questa danza, originante dalle quadriglie francesi, quali il Corofin plain reel set, l’Antrim reel set, il Black valley Jig square e il Durrow

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Threshing polka set. Tali sets sono stati scelti per migliorare i disturbi dell’equilibrio, del cammino come il freezing e la bradicinesia utilizzando l’Irish music quale cue acustico ritmico. Il gruppo sottoposto alla fisioterapia ha eseguito un ciclo di riabilitazione convenzionale della stessa con una lezione di 2 ore alla settimana per 6 mesi secondo le Linee Guida Europee per la Riabilitazione della M. di Parkinson. Tutti i pazienti sono stati valutati all’inizio e al termine dello studio. I risultati di questo studio hanno evidenziato un’alta aderenza al programma di danza irlandese rispetto al gruppo di fisioterapia convenzionale. Inoltre il gruppo di danza irlandese ha evidenziato un significativo miglioramento della mobilità, dell’equilibrio, dei disturbi del cammino (FOG) e della qualità della vita rispetto al gruppo di fisioterapia dimostrando che tale intervento riabilitativo risulta essere efficace, sicuro e socialmente coinvolgente garantendo in tal modo una aderenza alla terapia riabilitativa altrimenti non garantita con la tradizionale fisioterapia in palestra alquanto noiosa e poco divertente. La conferma viene dalle innumerevoli iniziative al riguardo che stanno nascendo nel mondo con l’avvio di corsi di danza irlandese presso le Associazioni Parkinson specialmente di cultura anglosassone e con la diffusione di tale danza nei media e nel web a livello internazionale. I pazienti con M. di Parkinson coinvolti nello studio di Venezia sono stati invitati come ospiti d’onore al prossimo Festival Internazionale di Musica Irlandese a Feakle nella Contea del Clare dal 6 al 12 agosto 2013, dove si terrà una conferenza scientifica sull’efficacia della danza irlandese nella M. di Parkinson e successivamente al Festival Internazionale di Musica Irlandese a Bondeno (Ferrara) in Italia che si terrà il 23-24-25 di Agosto 2013. Tale studio pilota di ricerca sull’Irish set dancing nella M. di Parkinson ha dato l’avvio ad uno studio di ricerca internazionale che vede coin-

volte, oltre all’Ospedale S. Raffaele Fatebenefratelli di Venezia, l’Università di Melbourne con la Prof Meg Morris e L’Università di Limerick con la Dr.ssa Amanda Clifford e Joanne Shanahan. Un altro studio di ricerca multicentrico nazionale in procinto di partire è il confronto tra due popolazioni di Malati di M. Parkinson e M. di Alzheimer sottoposti ad un corso di danza irlandese. In conclusione la musica e la danza, se scientificamente impostate, sembrano rappresentare un interessante intervento riabilitativo nelle persone con M. di Parkinson con un significativo riverbero sulla qualità della vita, la quale rimane il più importante obiettivo per chi si interessa di neuroriabilitazione in questa complessa malattia neurologica.


Eventi

PROGRAMMA CONCERTI “EIRE” 2013 – GIGS

Tutti i Concerti in Centro Storico sono ad Ingresso Gratuito All Town Centre Gigs are Free Entry

VENERDI’ 23 AGOSTO – FRIDAY, AUGUST 23 Ore 19,00 - P.zza A. Costa: FESTIVAL OPENING w/ BAZZANO CASTLE PIPE BAND (Sfilata Inaugurale di Cornamuse Scozzesi - Scottish Bagpipes marching to Piazza Garibaldi) - Mosquito Summer Cafè: POG MO THOIN (Irish Ballads & Pub Songs) Ore 20,00 - P.zza Garibaldi: BAZZANO CASTLE PIPE BAND (Scottish Bagpipes) - P.zza A. Costa: HARD WEATHER (Irish Trad Duet) Ore 21,00 - P.zza Garibaldi: ALENDIEL (Irish Harp & Voice Duet) - P.zza A. Costa: FIACHRA Ò MAOLAGAIN & CIAN TALTY (Irish Trad) - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: CEILI – FESTA DA BALLO w/ TULLA CEILI BAND Ore 22,00 - P.zza Garibaldi: CAFFE’, HAVANA, SAMBUCA, LAMBRUSCO (Folk Rock) - P.zza A. Costa: ALISTAIR CASSIDY, PADDY CALLAGHAN, DANNY BOYLE (Irish Trad) - Mosquito Summer Cafè: ALESSANDRO RIATTI (Ballads & Pubs Songs) - Isola Verde – Ciock: POG MO THOIN (Ballads & Pub Songs) Ore 23,00 - P.zza A. Costa: PANGUR BAN (Irish Songs Duet) - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: ROLLING AROUND (Irish Trad)

Ore 22,00 - P.zza A. Costa: NIAMH PARSONS & GRAHAM DUNNE (Trad Songs & Airs) - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: BRIAN CUNNINGHAM Live Sean Nos Dancing Act w/ The Sean Nos Players - Mosquito Summer Cafè: POG MO THOIN (Ballads & Pub Songs) Ore 22,30 - P.zza Garibaldi: UNCLE BARD & DIRTY BASTARDS (Irish Folk Rock) - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: CEILI – FESTA DA BALLO w/ TULLA CEILI BAND set # 2 - Isola Verde – Ciock: PANGUR BAN (Irish Songs Duet) Ore 23,30 - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: EOGHAN O’SAUGHNESSY, CONSUELO BRESCHI, GREGORIO BELLODI, MATTEO PODDA (Irish Trad) - P.zza A. Costa: AARON OLWELL (Irish/Appalachian Music)

DOMENICA 25 AGOSTO – SUNDAY, AUGUST 25 Ore 19,00 - P.zza A. Costa: MARCO FABBRI & RED PACK, CHRISTY LEAHY (Irish Trad) - Mosquito Summer Cafè: Trad Disco + Live Session Ore 20,00 STADIO COMUNALE

SABATO 24 AGOSTO – SATURDAY, AUGUST 24 Ore 19,00 - P.zza Garibaldi: PANGUR BAN (Irish Songs Duet) - P.zza A. Costa: ALENDIEL (Irish Harp & Voice Duet) - Mosquito Summer Cafè: IL BANDARONE TRIO (Ballads & Pub Songs) Ore 20,00 - P.zza A. Costa: AOIFE & CIARA HAYES (Irish Trad) - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: EILEEN O’BRIEN (Irish Trad) Ore 21,00 - P.zza Garibaldi: MORRIGAN’S WAKE (Irish Trad & Songs) - P.zza A. Costa: GERALDINE & EAMONN COTTER New CD “The Knotted Chord” Launch (Irish Trad) - Courtyard Ballroom @ Pinacoteca: CEILI – FESTA DA BALLO w/ TULLA CEILI BAND set #1 - Isola Verde – Ciock: LET IRELAND 10 (Favourite Old Irish Ballads)

Ingresso – Entry: € 25,Prevendite – Online Tickets: www.vivaticket.it informazioni per prevendite in loco: info@eirelafesta.com Ore 20,00 -

P.zza Garibaldi: BARNA GABOS & MARK SZASZ (Irish/Hungarian Trad)

Ore 21,30 - P.zza Garibaldi: TULLA CEILI BAND GRAND TRAD CONCERT - P.zza A. Costa: NEILLIDH Ò MAOLAGAIN & FRIENDS (Irish Trad On Stage Session) ❖

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“EIRE!”

Festa Internazionale di Musica Irlandese

Quarta edizione Bondeno 23 - 24 – 25 agosto 2013 CHE COS’E’ “EIRE!” “Eire!” Festa Internazionale di Musica Irlandese, è un incontro per i musicisti, gli appassionati e i neofiti del genere tradizionale irlandese, con il fine di avvicinare in modo spontaneo il pubblico, ad una cultura musicale appassionante in una atmosfera coinvolgente. PERCHE’ BONDENO Bondeno, con le sue strutture ricettive e il suo Centro Storico, diventa il teatro naturale per una serie di incontri che pongono la Città al centro e al servizio di una pacifica invasione di musicisti e pubblico, amanti dell’Irlanda e della sua musica in tutte le sue accezioni. La vicinanza con il casello autostradale di Ferrara Nord , un buonissimo collegamento ferroviario, e la posizione geografica ideale che vede la cittadina porsi al centro fra Ferrara, Venezia, Padova, Verona, Bologna e Modena, costituiscono fattori strategici per chi la deve raggiungere, con ogni mezzo di trasporto, da tutta Europa. COSCAIRAd Lve ’C ievaltàeirannp oermeadsteau cva eoflin u d rn l,itaimuarlsin ed nivo iselp scr:ia,eilcaim l end C teeelnStro4 trelscr0 ieos,svoiendsrannp oartem cp iiaturestisp csitied gcaseitlnegreu,d iuan tifo satclhseidrasisoieln ap dro ervs,en m ed itu nlaitondo. Seguiranno concerti, workshops e conferenze con gli addetti ai lavori aperti al pubblico. Di particolare richiamo, la conferenza dei più importanti flutemakers del mondo, fra i quali spicca il nome di Patrick Olwell, ritenuto il maestro assoluto nella fabbricazione di flauti in legno: già molti dei più importanti flautisti hanno confermato la oro presenza a questo importante incontro. Dal punto di vista più strettamente musicale, tre sottogeneri verrann0 messi in luce negli oltre 20 concerti del Festival: il tradizionale strumentale, le ballate cantate, e le canzoni da pub. Inoltre, anche per il 2013 verrà dato uno spazio specifico per gli amanti della danza irlandese e, a questo proposito, è stato cre-

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ato un evento assolutamente unico in Italia: sarà possibile ballare per tutti e tre i giorni con una Ceili Band, un’orchestra da ballo irlandese di otto elementi proveniente dalla Contea di Clare, che si esibirà sempre e solo dal vivo. Il vero fiore all’occhiello di Eire 2013 però, è l’organizzazione in esclusiva e dopo quasi 25 anni dalla loro ultima esibizione in Italia, dei Dubliners, maestri del genere ballad e pub songs, ambasciatori assoluti della musica irlandese nel mondo. Un evento straordinario, che, a causa della richiesta prevista, si terrà allo Stadio di Bondeno anziché in Centro Storico; un evento di tale portata, potrebbe richiamare circa 4.000 spettatori. CHI PARTECIPA E QUANTI SAREMO Forte delle oltre 3.000 presenze in due giorni del 2010, delle 12.000 del 2011 e delle 20.000 del 2012, la manifestazione è indirizzata a tutti i gli amanti del genere, che vorranno confrontarsi, scambiare idee e notizie e, soprattutto, suonare assieme in una tranquilla atmosfera di incontro. Vista la crescente popolarità della manifestazione in tutta Europa, e la indubbia cassa di risonanza internazionale del concerto dei Dubliners, si potrebbero prevedere attorno le 27/28.000 visite per il 2013. I workshops e le sessions condotti da maestri di assoluto valore, costituiscono l’attrattiva per moltissimi musicisti e appassionati di tutta Europa (Ungheria, Germania, Francia Belgio e Regno Unito sono le provenienze più frequenti, oltre la massiccia presenza irlandese), facendo di Bondeno la capitale indiscussa della musica Irlandese per tre giorni. La novità di una manifestazione come questa, sta nella piena interattività tra pubblico, artisti e musicisti durante ogni fase della tre-giorni; un semplice festival si limita ad offrire spettacoli ad un pubblico, a “Eire!”, non solo si fruisce di musica ma si suona e ci si confronta l’un l’altro. E’ per questo che “Eire!” è l’unico Festival di genere in Italia, citato nella guida mondiale della musica Irlandese “The Irish Music Companion” del M. Fintan Vallely. La comunicazione delle iniziative del Festival avverrà attraverso i canali di Internet (sito web dedicato e social network), manifesti e locandine, pubblicità radiofonica locale; le associazioni culturali specializzate verranno formalmente invitate con personal mailing. I PARTNER ISTITUZIONALI DI “EIRE!” 2013 In virtù della collaborazione nella reciproca promozione con la Contea Irlandese di Clare, è confermato il gemellaggio con l’Ennis Trad Festival, il più importante festival di musica tradizionale irlandese del mondo (i migliori musicisti vi partecipano regolarmente) ; tale gemellaggio si esplicherà ancora una volta in

uno scambio di musicisti fra le due manifestazioni. Sempre in Clare il bellissimo Festival di Feakle, farà da apripista, ai primi di agosto con una massiccia presenza di musicisti italiani, a “Eire!” 2013. Altre collaborazioni importanti sono con il Liverpool Irish Festival, San Benedetto FolkFest e Irlanda in Musica di Bobbio. L’Associazione Culturale curatrice di “Eire!” è anche coinvolta in prima persona nell’organizzazione della rassegna “Clare Tunes in The Church” di Venezia e del Festival di Musica Irlandese di Gabicce Mare. La Repubblica d’Irlanda rinnoverà il suo Alto Patrocinio inserendo la manifestazione nel calendario ufficiale degli eventi culturali riguardanti l’Irlanda, inserendo “Eire!” nel percorso “The Gathering Ireland 2013”. “EIRE!” FESTIVAL PROTAGONISTA NELLA RICERCA SULLA MALATTIA DI PARKINSON Il Dott. Daniele Volpe, ricercatore di Venezia, riabilitatore presso l’ospedale Fatebenefratelli / S. Giovanni di Dio, ha pubblicato i risultati di una sua ricerca attestante i benefici effetti della Danza Irlandese sul miglioramento della mobilità, dell’equilibrio statico e della qualità della vita nei soggetti affetti da malattia di Parkinson. Tanti sono stati i riconoscimenti internazionali alla sua ricerca nel biennio 2012/2013, fin da quando, lo scorso anno, Daniele ha dimostrato proprio al nostro Festival gli straordinari risultati ottenuti dai suoi studi; quest’anno, forte della vasta eco partita da Bondeno, tornerà per illustrare il percorso e i miglioramenti conseguiti. BUONA CUCINA, BUONA BIRRA, BUON VIVERE Vi saranno vari punti di ristoro in tutto il Centro Storico e uno allo Stadio. Principalmente uno stand gastronomico con specialità locali, chioschi con cibo da strada, e tre/ quattro pub all’aperto con birra alla spina, per vivere il Festival come un momento aggregante per tutte le età. Un piacevole luogo di incontro nelle belle serate di fine agosto in compagnia di buona musica, ottima birra e cibo di qualità, all’insegna del vivere bene. I PROTAGONISTI 2103 The Dubliners feat. The Dublin Legends Tulla Ceili Band Oisin Mac Diarmada & Brian Cunningham Neillidh O Maolagain Cian Talty Marco Fabbri Patrick Olwell Simone Sisani Niamh Parsons & Graham Dunne Eileen O’Brien Geraldine & Eamonn Cotter Gerry “Banjo” O’Connor Daniele Bicego Barbara Hintermeier Michelle O’Brien Tommaso Tornielli …e mille altri ospiti da tutto il mondo. ❖


Eventi Domenica 23 giugno ore 18 Chiesa di San Fiorenzo – Bastia Mondovì (CN)

“DI MACABRÈ LA DANZA” GAI SABER Comunicato stampa

Viaggio multimediale fra i vizi e le virtù dell’uomo attraverso gli affreschi delle danze macabre e degli inferi nelle vallate alpine con Francesco De Maria, Costanza Rapa ed Ilenia Massa Coreografie e danza: Laura Vitali Commento musicale e videoproiezioni: Gai Saber Luci e Audio: Corrado Ribero   he cosa accumuna il ricco mercante ed il povero mendicante delle città medievali? Di che cosa possono parlare la prostituta dei borghi medioevali ed il frate dei ricchi monasteri del 1200? Che cosa unisce il ricco speziale venditore di miracolosi unguenti ed il cavaliere di ritorno dalle mille battaglie delle crociate? Personaggi in apparenza estremamente diversi e parte di mondi fra di loro lontani si ritrovano insieme  nelle ironiche processioni dipinte dagli artisti delle botteghe artigiane medioevali:  sono i personaggi della danza macabra, i dannati e i salvati,  rappresentati nella cappella di S. Pietro a Macra ed in altre chiese delle valli occitane,  i protagonisti della processione dei morti, il cours della tradizione medioevale alpina, in cui tutte le persone di ogni classe sociale sono accomunate dal medesimo destino. E’ il momento in cui potente e contadino, guerriero e mercante, prostituta  e monaco diventano uguali, non più condizionati dai propri limiti e dai propri privilegi, ed in cui vizi e difetti degli

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uomini vengono comicamente alla luce sotto l’incalzare del giudizio ultimo della Morte padrona, che si fa beffe delle loro debolezze. In questo ironico, grottesco e spesso comico spettacolo multimediale raccontato e musicato dai Gai Saber emerge il significato più antico della danza macabra, non solo dogmatico “memento mori”, ma soprattutto momento di equità e giustizia per tutti gli uomini. Lo spettacolo mescola e fa interagire vari strumenti di comunicazione; recitazione, danza, musica, immagini, pittura, rappresentando l’evoluzione di un percorso di ricerca intrapreso dai Gai Saber fin dal 2007 in cui la tradizione popolare dialoga con la modernità dei nuovi linguaggi, sia in campo musicale, attraverso la contaminazione dei generi, sia attraverso la mescolanza e la contemporaneità espressiva delle differenti arti.   CONTENUTI E TEMATICHE La Danza macabra è rappresentata in due affreschi delle valli occitane cuneesi, a Macra  e a Saluzzo; i relativi cartigli rappresentati sono in parte in latino, in parte in

francese ed occitano. Gli affreschi, che hanno come tema la rappresentazione dell’inferno nelle sua espressione più intensa, popolare e finanche grottesca trovano una delle massime realizzazioni nell’inferno di San Fiorenzo di Bastia di Mondovì, nonché in quello del santuario di Madonna dei Boschi di  Boves. Il testo si ispira, oltre che agli affreschi sopra citati, a tre canzoni occitane tradizionali “Il ricco cattivo”, “i tre orfanelli” e  “Gesù Cristo si veste da povero”, nonché ai “Versi della morte” del poeta medievale di lingua d’oil  Hèlinant de Froidmont; altra fonte è la leggenda tradizionale medioevale dei “tre vivi e dei tre morti”, anch’essa oggetto di rappresentazioni pittoriche. I contenuti artistici, linguistici e culturali del mondo medievale occitano che erano alla base di questi racconti e di queste rappresentazioni ben si sposano con l’attualità del tema della responsabilità morale dell’uomo rispetto alle sue azioni nella vita terrena, una sorta di richiamo etico cui anche oggi abbiamo certamente bisogno. Collegandosi a leggende e racconti della cultura popolare occitana, della cultura celtica e araba nelle quali affonda le sue origini la musica trobadorica, vengono affrontati i temi sempre attuali della ricchezza e della povertà, del male e del bene, della vita e della morte, utilizzando i vari registri della comunicazione teatrale (dal drammatico al grottesco). ❖

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Al via Domenica 23 Giugno la quarta edizione della manifestazione “Enoethnica” - Musica etnica in cantina”. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con l’associazione Mantice di Latina, si terrà presso l’Azienda Agricola Ganci in Via Isonzo km 5.300 tra Latina e Borgo Grappa. Enoethnica è l’incontro tra la tradizione vitivinicola e gastronomica e la musica e cultura etnica. Una giornata di festa popolare con suoni, canti e balli della tradizione. Si potranno ascoltare e ballare pizziche, tammurriate, saltarelli, tarantelle e altri balli popolari, degustare prodotti tipici locali e sorseggiare dell’ottimo vino. Il programma prevede l’ultimo appuntamento dei laboratori di danza popolare “Dal Pollino all’Aspromonte” condotto da Francesca Trenta e dedicato alle tarantelle in Calabria. Il laboratorio prevede 4 ore di lezione (dalle 16 alle 20) è a numero chiuso e necessita di iscrizione preventiva. Alle ore 20 cena popolare con prodotti a km zero e dalle ore 21 Festa a ballo - canti e balli con musica dal vivo con MeRitmiRì trio (Valerio Rodelli, Gian Franco Santucci, Francesca Trenta), Andrea Delle Monache e altri musicisti ospiti. La cena popolare e la festa a ballo sono aperte a chiunque voglia partecipare indipendentemente dall’iscrizione al laboratorio di danza. Anche i prezzi sono popolari: - 25 Euro per il laboratorio di danza, la cena popolare e la festa a ballo. - 10 Euro per cena popolare e festa a ballo (ingresso dalle ore 20 in poi) - 5 Euro per festa a ballo (ingresso dalle ore 21 in poi) con ciambelline e vino Durante la serata sarà possibile acquistare panini, dolci e prodotti locali fino ad esaurimento scorte. Per informazioni e iscrizioni laboratorio di danza: Marco Delfino 0773484955 - 339 2327810 Per prenotazioni cena popolare: 3286411761 oppure 0773208219 Locandina della manifestazione sul sito www.mantice.net e www.cantinaganci.it ❖

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COMUNICATO STAMPA

COMPAGNIA NUOVE INDYE presenta TARANPROJECT
 Mimmo Cavallaro & Cosimo Papandrea

il 7 giugno al via il “SONU TOUR 2013” - In autunno in arrivo il nuovo disco “SONU” Milano, 3 giugno 2013

Ufficio Stampa CNI: Parole&Dintorni Elena Moretti elena@paroleedintorni.it

Il prossimo 7 giugno, dall’Uliveto Principessa di Cittanova (RC), partirà il SONU TOUR 2013, la nuova tournee dei TARANPROJECT. Mentre in autunno, martedì 8 ottobre 2013, la CNI pubblicherà “SONU”, il loro nuovo album.   Quest’estate si preannuncia ricca di soddisfazioni per la band targata Compagnia Nuove Indye. I TaranProject saranno infatti tra gli ospiti di MUSICULTURA 2013, con due esibizioni previste per il 20 e 21 giugno a Macerata. Il 23 giugno si esibiranno poi al Circo Massimo per il Roma Tarantella Festival 2013. L’11 luglio saranno invece alla notte bianca di Udine, sul palco del FOLKEST 2013, e ancora, tra luglio e agosto, headliner di ben 7 date del circuito CALABRIASONA 2013. Il 27 agosto, poi, i Taranproject saranno al prestigioso Adriatico Mediterraneo Festival di Ancona, ed il 31 agosto chiuderanno la XVI edizione del Kaulonia Tarantella Festival. Tra settembre e ottobre saranno di scena in Svizzera (Baden e Zurigo) e in Francia (Lyon), pronti poi ad affrontare il “Tour Australiano” previsto per novembre 2013. (IN ALLEGATO IL CALENDARIO COMPLETO DELLE DATE GIA’ CONFERMATE)   “SONU” è il disco della maturità per i TaranProject, un album nel quale la band mette insieme suggestioni, tradizioni, orgoglio e sogni di una terra pronta a riscattarsi attraverso una musica che sa essere antica eppure moderna, una musica che racchiude in se l’antico sentimento di un popolo e lo proietta verso il futuro attraverso un lavoro discografico che non mancherà di sorprendere tutti gli appassionati del genere. In straordinario equilibrio tra “tradizione” e “innovazione”, i TARANPROJECT di Mimmo Cavallaro e Cosimo Papandrea (i due “guru” della tarantella calabrese) sono gli indiscussi alfieri di una nuova musica popolare, protagonisti di un successo clamoroso ed alla guida di un vero e proprio movimento culturale che, dopo aver coinvolto la Calabria, raggiunge oggi la meritata ribalta nazionale. Dodici mesi fa si sono presentati all’Italia aprendo il concertone del Primo Maggio a Roma. 
Da allora per i Taranproject non ci sono state pause.  Dal Canada alla Francia, dal Sud America all’Australia, passando per le maggiori città italiane e per i tanti concerti in piazze del Sud, Mimmo Cavallaro, Cosimo Papandrea e i TaranProject hanno saputo catalizzare l’attenzione non solo del pubblico, ma anche dei grandi media nazionali. ❖

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CNI Music – Via Antonio Vivaldi, 9 – 00199 Roma tel. +39 06.86212085 r.a.  |  +39 06.86326599  |  fax +39 06.64812331 
 Produzione : staff@cnimusic.it   |  Promozione :  fidanza@cnimusic.it ; promozione@cnimusic.it 
Management : info@cnilive.it   Distribuzione : ufficiovendite@cnimusic.it 
 www.cnimusic.it – www.cnilive.it – www.cnidistribuzione.it

CNI Europe Rue Gachard 88/8 | 1050 Bruxelles | Belgium   www.cnimusiceurope.eu – email : info@cnimusiceurope.eu

  TARANPROJECT – “SONU TOUR 2013”

24/06/2013 | Nocera Terinese CZ 29/06/2013 | Rizziconi RC 02/07/2013 | Vena Media VV 06/07/2013 | Santa Domenica di Ricadi VV 07/07/2013 | Monterosso Calabro VV 11/07/2013 | FOLKEST - Udine 20/07/2013 | Laureana Borrello RC 21/07/2013 | CALABRIASONA - Isca sullo Jonio CZ 26/07/2013 | TarantaBella - Lamezia T. CZ 27/07/2013 | Roghudi RC 28/07/2013 | Delianuova RC 01/08/2013 | CALABRIASONA - Spadola VV 02/08/2013 | Vallefiorita CZ 03/08/2013 | Catanzaro CZ 04/08/2013 | San Roberto RC 05/08/2013 | Maropati RC 06/08/2013 | CALABRIASONA - Satriantella Festival CZ 07/08/2013 | Gizzeria RC 08/08/2013 | Cortale CZ 10/08/2013 | San Nicola Caulonia RC 11/08/2013 | Foca’ RC 12/08/2013 | Torano castello CS 13/08/2013 | Melito porto Salvo RC 14/08/2013 | Castellace RC 15/08/2013 | San Marco di Cessaniti VV 16/08/2013 | CALABRIASONA - Feluca Festival - Bagnara C. RC 17/08/2013 | Prunella RC 18/08/2013 | Straorino RC 19/08/2013 | Locri RC 20/08/2013 | Maierato VV 21/08/2013 | Luzzano BN 22/08/2013 | CALABRIASONA - Rizziconi RC 23/08/2013 | Spilinga VV 24/08/2013 | San Nicola da Crissa VV 25/08/2013 | Gioiosa Jonica Rc 26/08/2013 | Cinquefrondi RC 27/08/2013 | Adriatico Mediterraneo Festival - Ancona 28/08/2013 | Kaulonia Tarantella Festival RC 29/08/2013 | Kaulonia Tarantella Festival RC 30/08/2013 | Kaulonia Tarantella Festival RC 31/08/2013 | Kaulonia Tarantella Festival RC 21/09/2013 | CALABRIASONA - Pieve Emanuele MI 28/09/2013 | Sursee - svizzera 05/10/2013 | Falerna CZ 12/10/2013 | Lyon – Francia 19/10/2013 | Baden – Svizzera


Eventi Taca Dancer via Kennedy 15/1 (I) 42124 Reggio Emilia – Italy tel. +39 0522 383527 – fax +39 0522 383527

TACADANCER: UN FESTIVAL, MILLE APPUNTAMENTI, IL PUBBLICO PROTAGONISTA Comunicato stampa

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l Festival TacaDancer è un sogno da alimentare costantemente, l’occasione per trascorrere una serata diversa, un’opportunità per conoscere e seguire artisti capaci di regalare emozioni, sia personali che “collettive” perché legate ai numerosi patrimoni del territorio emilianoromagnolo. È un sogno in costante rinnovamento per gli organizzatori, che dal 2007 si dedicano con passione a questo progetto, un festival itinerante che in sette edizioni ha incrementato le proprie proposte di spettacolo, i musicisti coinvolti, gli enti pubblici e privati con cui collabora. Ogni appuntamento di TacaDancer, infatti, è organizzato in un’ottica di Cultura Applicata, un approccio dinamico che ha ispirato il sorgere del Festival e ha sempre favorito il coinvolgimento dei diversi attori socio-economici nei luoghi in cui si svolgono gli eventi. Dalla provincia piacentina a quella riminese, il nostro pubblico si trova immerso in una “festa di condivisione”, dove il singolo spettatore respira il piacere del relax e il profumo della cultura della comunità che ospita l’iniziativa, ma anche dell’area di provenienza dei gruppi che si esibiscono. Da Reggio Emilia a Bologna, da Torino a Roma, dall’Austria al Brasile, dalla Francia all’Argentina, infatti, sono tante le “terre” che si incontrano agli spettacoli TacaDancer, la cui VII edizione conferma un’apertura costruttiva verso gli altri Paesi e l’attenzione alle ricorrenze importanti. Lo dimostrano i nomi stranieri in calendario e le due novità discografiche legate al Festival: Il Melodramma ballabile-L’ocarina

tra Verdi e il ballo dell’Ensemble Novecento, CD realizzato in occasione dei duecento anni dalla nascita del Maestro, e Ballando Kramer di Daniele Donadelli e Michele Marini, produzione per il centenario della nascita del prolifico artista mantovano. COLLABORAZIONI: GLI APPLAUSI INIZIANO DA UNA STRETTA DI MANO Il Festival TacaDancer si basa sulla passione e l’efficienza, è frutto delle capacità tecnico-espressive degli artisti ed è reso possibile dal prezioso sostegno di partner, sponsor ed enti patrocinatori che appoggiano la manifestazione, a vario titolo e da diversi anni. Si tratta di realtà - locali, provinciali e regionali che condividono i valori di TacaDancer, anzitutto l’importanza di conoscere le proprie radici e il patrimonio culturale del territorio. Sono valori espressi dal singolo spettacolo, senza alcuna vocazione antiquaria o folkloristica, ma in un’ottica di rivitalizzazione che prende le mosse da quella musicale. Le attività del Festival, infatti, sono permeate dall’idea che il marketing territoriale costituisca una scommessa concretamente vincente sia per chi desidera creare Cultura Applicata sia per i soggetti produttivi, associativi e istituzionali che, nel perseguire le rispettive finalità, possono contribuire a scoprire, riscoprire e definire l’“identità collettiva” delle comunità in cui si svolgono le iniziative TacaDancer. Le relazioni e le collaborazioni sviluppate parallelamente alla dimensione artistica del Festival sono “strette di mano” virtuali che hanno

contribuito ad ampliare il bacino di azione della manifestazione, a livello geografico e di “collegamenti culturali”. Questi trovano espressione in proposte di spettacolo sempre più armonizzate con l’identità dei luoghi che le ospitano, ma anche negli articoli disponibili presso lo spazio informativo di TacaDancer, presente ad ogni appuntamento, che include anche le produzioni discografiche ispirate dalla storia del Festival. È anche grazie a queste “strette di mano” che si accendono gli applausi del pubblico, vera anima delle serate TacaDancer. Festa Inaugurale CONCERTO DELL’ARBITRO, SABATO 22 GIUGNO ORE 21,30 HORTUS CATOMES TOT, via Panciroli, REGGIO EMILIA INGRESSO LIBERO

(Formazione: Arturo Stàlteri (Pianoforte) - Repertorio: Da Chopin ai Rolling Stones - Provenienza: Roma)

È conosciuto principalmente come critico musicale. Storica la sua collaborazione con la Rai, in particolare con Radio3, per la quale ha condotto, tra gli altri, Orione e Il terzo anello, senza dimenticare le partecipazioni, ad esempio a Il notturno dall’Italia (Radio Rai International) e Il cammello di Radio 2. L’artista romano è un’apprezzata voce radiofonica, ma è soprattutto un compositore e un pianista dallo stile modernamente personale, che vanta diversi album e collaborazioni di rilievo. In primo luogo Syriarise, opera che intreccia due percorsi artistici: una parte dedicata al pianoforte solo e una suite

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elettronica con influenze etniche e minimaliste. Altrettanto importanti sono Racconti Brevi/…e il Pavone parlò alla Luna, CD con alcune composizioni inedite, Flowers, raccolta di brani per pianoforte di Debussy, Glass, Way, Sakamoto, Corea e dello stesso Stàlteri, il progetto Marco Polo di Nicola Alesini e Pierluigi Andreoni, al quale partecipa con David Sylvian, Roger Eno e altri artisti. Da citare anche il CD Circles, CoolAugustMoon, il contributo all’audio-book Nessuna pietà e ai dischi Sotto un cielo blu diluvio di Grazia Verasani e The Asimov Assembly, da cui è tratto My Son, the Physicist, inserito nella colonna sonora del film L’Amore è Eterno finché dura di Carlo Verdone, con il quale collabora anche per Grande, grosso e Verdone. Seguono Rings– Il decimo Anello, Early RingsCompositions 1974-75 e Half Angels. Arbitro storico di TacaDancer, accompagna ininterrottamente il Festival dal 2008 e ha diretto oltre trenta “Disfide Musicali”.

Eventi

Michele Marini (Clarinetto), Daniele Donadelli (Fisarmonica)

Festa di San Giovanni BALLANDO KRAMER LUNEDI’ 24 GIUGNO ORE 21,30 CASTELLO DI BORZANO DI ALBINEA (RE) INGRESSO LIBERO MICHELE MARINI e DANIELE DONADELLI - BALLANDO KRAMER

(Formazione: Michele Marini (Clarinetto), Daniele Donadelli (Fisarmonica) – Repertorio: rivisitazione musica di Gorni Kramer - Provenienza: Reggio Emilia e Pistoia)

Arturo Stàlteri (Pianoforte)

Artista poliedrico, Gorni Kramer è stato direttore d’orchestra, compositore, fisarmonicista, contrabbassista, produttore discografico, arrangiatore e autore televisivo. Ha depositato oltre 1.200 canzoni alla SIAE e rappresenta un fondamentale anello di congiunzione nella storia della musica da ballo del nostro Paese. Il maestro mantovano, infatti, ha saputo legare in modo indelebile i nostri valzer al primo jazz e alla canzone italiana degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, di cui è stato sicu-

ramente uno degli autori di maggiore spicco. In quest’epoca collabora con numerosi artisti importanti, come Alberto Rabagliati, Natalino Otto, il Trio Lescano e il Quartetto Cetra, che hanno reso celebri tante produzioni di Kramer, ad esempio Pippo non lo sa e Nella vecchia fattoria. Il repertorio krameriano è sopratutto jazz, che in Italia si ibriderà presto - quasi involontariamente - con il ballo popolare dei Festival e dei Veglioni, ma è anche swing, il primo, quello cono-

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sciuto sui transatlantici, lontano dal regime fascista che ne ostacolava la diffusione. La rilevanza di Gorni Kramer e, quest’anno, la ricorrenza del centenario della sua nascita hanno ispirato il più recente lavoro artistico di Michele Marini e Daniele Donadelli, che in questo spettacolo hanno inserito diversi brani inediti composti da entrambi. L’omaggio a Kramer, inoltre, costituisce una delle novità discografiche della collana TacaDancer. ❖


Interviste VALERIA CAPUTO a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

Migratory Birds è il tuo disco d’esordio: quali sono le tappe fondamentali che ti hanno condotto a questo debutto?

Le tappe fondamentali che mi hanno condotto qui, ora che ho questo bel disco in mano, sono tutte migrazioni interiori, piccole conquiste quotidiane che mi hanno portato pian piano a resistere ed andare avanti nonostante tutto. Ciò che ho dovuto affrontare è un percorso non facile in cui ho sempre cercato di tendere verso la mia natura artistica in contrapposizione agli aspetti convenzionali della vita, che inevitabilmente si presentano. Il posto in cui questa difficile convivenza è avvenuta è un luogo interiore e ciò che mi ha sempre trainato è la mia curiosità e il mio sintonizzatore creativo. Ovvero ogni stimolo era una buona scusa per creare. Questo sarebbe il tartufo della mia vita… se fossi un “cane da tartufo” ovviamente! Migratory Birds nasce grazie al crowd-funding: ci racconti come ha funzionato questa iniziativa?

Mi sono rivolta a “Produzioni dal Basso”, una piattaforma nata per realizzare finanziamenti dal basso. Questo sito è un’interfaccia che permette alla gente del web di sostenere con una piccola quota un progetto in modo collettivo. Non più un unico grande finanziatore ma tanti piccoli sostenitori. Chi si avvicina al crowd-funding come sostenitore di solito partecipa a progetti in cui crede… sono davvero orgogliosa di aver avuto

tante persone così vicine e interessate al mio! Quindi posso dire che senza di loro non ce l’avrei fatta: ovviamente non parlo solo dell’aspetto economico… sentire vicina tanta gente genera molta motivazione ed energia! Dichiari esplicitamente che il tuo modello è Joni Mitchell: cosa rappresenta per te questa artista?

Joni Mitchell è una donna coraggiosa. Per me rappresenta un grande esempio. Nella sua musica puoi ascoltare la voce di una donna sognatrice che ha voluto condividere se stessa con gli altri... nella sua musica sento una volontà di apportare alla dimensione individuale dell’ascoltatore un messaggio reale. Ascoltandola mi trasmette questa forza e si munisce di tutte le armi possibili per contribuire alla mia interiorità portandomi alla riflessione e mi stupisco di quante mie corde riesca a toccare. Credo che sia per questo che molti l’adorano. La considero un’artista sana, piena di dignità e dalla personalità caleidoscopica che ha saputo sempre re-inventarsi con coraggio come è lecito ai più grandi artisti. Mi sono letteralmente “innamorata” di lei. Invito tutti ad approfondire i suoi testi e la sua musica. Al di là della Mitchell ci saranno anche altri nomi, più o meno noti, che per te simboleggiano dei punti di riferimento, delle influenze: quali sono?

Valeria Caputo live

Come tanti della mia generazione amo quei vinili del papà che stanno nel mobile in salone, vicino al giradischi… dal mitico trittico di Woodstock, al Jesus Christ Superstar, ascolti della domenica mattina come Sergent Pepper e Abbey Road e ascolti fondamentali come l’omonimo di Lucio Dalla e Le Nuvole di De André… e cito solo questi esempi, ma ne ho trovati di dischi interessanti! Ovviamente questo ha indirizzato i miei gusti che si orientano verso la musica di qualità, dal prog all’elettronica, dal cantautorato all’improvvisazione jazz… l’importante è che dietro ci sia un pensiero, un messaggio ben definito e una personalità artistica forte. Ascolto

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molto volentieri anche Battiti su Radio Rai 3 che propone sempre ospiti, repertori e programmazioni interessanti. Hai scelto l’inglese come lingua per i tuoi brani: quali sono gli argomenti trattati?

L’inglese per la sua musicalità può dirti in modo più incisivo qualcosa di banale; insomma l’inglese mi fa riflettere su qualcosa di semplice tanto quanto su temi universali. I miei testi partono dal macro e arrivano ad una realtà intima. Se parlo di un viaggio, parlerò anche emblematicamente della vita, ma se ascolti tra le righe potrai identificarlo in una storia d’amore tra due persone. Si dice che la poesia è di chi la legge, no? Sei una cantautrice dall’approccio acustico ma provieni da studi di musica elettronica: in che modo convivono queste due “anime”?

Sono fondamentalmente un’autodidatta… sono partita con la mia chitarra “clarissa” a quattordici anni ed ho subito scritto la mia prima canzone. Le mie lacune musicali non si sono mai davvero colmate ma le idee si ampliavano e le mie capacità espressive non mi bastavano più. Per questo ho voluto indagare il mondo dell’elettronica scoprendo che il linguaggio non ha confini. Per quanto mi riguarda l’una non esclude l’altra e come ho già affermato in una precedente intervista, è possibile che il mio prossimo disco sia qualcosa di completamente diverso da questo, non mi piacciono le “gabbie”. Hai avuto diverse esperienze con Silvia’s Magic Hands, Shoes e altri gruppi: cosa ti hanno lasciato queste collaborazioni?

Le collaborazioni sono come gli incroci di una strada. Collaborare con altri gruppi è un gran bello scambio. Per una come me la collaborazione vincente è quando mi lasciano intervenire con le mie

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Interviste

idee… ad esempio con la Tom Ton band c’è stata abbastanza libertà e più articolazione riguardo al discorso creativo. L’apporto personale ai progetti è sempre il perno delle collaborazioni, con gli Shoes e i Silvia’s mi sono divertita molto in ognuna!

Valeria Caputo in studio

Migratory Birds, per quanto sia stato ideato e scritto completamente da te, ha il sapore di un album collettivo: come hai scelto i musicisti che ti affiancano?

La scelta è stata reciproca. Per molto tempo ho aspettato che gli amici musicisti di sempre mi aiutassero a realizzare un disco. Come si sa, molto spesso è più facile contare su delle persone appena conosciute. Non voglio con questo parlar male dei miei amici. Quando ho capito che dovevo essere davvero convinta delle mie scelte e dei miei contenuti ho iniziato a cercare. I miei amici hanno solo aspettato che io mi alzassi da quel divano mentale. Quando ho iniziato a guardarmi intorno la mia attenzione si è rivolta altrove. Cercando

cercando è come se il cielo si fosse aperto sopra di me, premiandomi del mio impegno…così ho conosciuto Silvia Wakte, Vince Vallicelli , Tiziano Raspadori, Paolo Marini e Marco Remondini… Marco Pizzolla era già lì a sostenermi da tempo. Non è stato difficile, è bastato chiedere, così, una volta esposte le mie idee, questo team di ottimi musicisti hanno creduto nel mio progetto. Ho scelto personalità musicali forti e interessantissime, come potevo non dare loro spazio? Io, anzi, ho voluto questo! Ho sempre creduto nell’apporto che il musicista profondo e maturo può dare al mio sound… da sempre suono in gruppi e formazioni, ormai conosco le dinamiche intrinseche


Interviste

e ho cercato di dirigerli lasciando il giusto spazio personale per tutti… sono stata davvero fortunata, senza di loro come avrei fatto? Non ultime le collaborazioni coi fonici: ho scoperto Franco Naddei nel suo Cosabeat studio, mi ha mostrato il fonico raffinato e creativo che è col quale è stato profondamente divertente missare il tutto in analogico! Davide Abbruzzese, il fonico che mi ha seguita nelle registrazioni della voce alla Groovefarm di Roma, poi ha sublimato la mia essenza vocale seguendomi come un vero coach con sensibilità e cura sopraffine. Sei molto attiva anche sul versante live: quali sono le differenze tra Migratory Birds e Valeria Caputo dal vivo?

Per Migratory Birds ho lavorato indagando i miei stessi brani, la-

sciando sempre aperta la porta all’imprevisto creativo ma di fatto è stato un processo più lungo e costruito. Dal vivo c’è l’istantaneità degli eventi che ti dà sempre lo spunto di affrontare il brano in un’ottica sempre nuova… questo mi dà l’opportunità di riscoprire la mia vocalità, le mie emozioni, nuovi colori e sfumature esecutive. Molto dipende anche dall’aria che si respira, dal calore del pubblico e dal mio umore… comunque l’errorino scappa a tutti e io non lo demonizzo!

Da Taranto ti sei trasferita a Forlì: è un’isola felice oppure il nostro Paese è condannato a perdere luoghi speciali per fare musica?

Come dico anche nelle mie canzoni, la speranza di un mondo migliore è qualcosa che non voglio abbandonare. Tengo a sottolineare quanto ami Taranto, la mia città. Ora mi trovo a Forlì che mi ospita, anch’essa in fase di rinascita (credo), ridente cittadina che si trova al crocevia di molti luoghi culturalmente vivi... il sud, da parte sua, si sta risvegliando e sono molto dispiaciuta di non riuscire a partecipare a questo movimento a pieno titolo. Questo non significa che i problemi non ci siano… ce ne sono tanti! La cultura è ormai bistrattata da anni e ammiro tantissimo coloro che nonostante tutto vanno avanti cercando di salvare il salvabile. Molto meno merito invece ha chi

si svende o viene in qualche modo corrotto… questo non fa l’interesse di nessuno. È recente la notizia che in Inghilterra è possibile organizzare concertini nei locali piccoli senza permessi: questo agevolerà i gestori che sentiranno meno il peso delle tasse, si spera a favore dei musicisti. L’importante, comunque, è che la musica circoli. L’Italia ha bisogno d’attenzione innanzitutto da parte degli italiani… non ne posso più di chi da sempre la colpa alla politica e poi non fa nulla per migliorare il proprio territorio. In base alla tua esperienza personale, secondo te per una donna è più difficile imporsi nel campo della musica?

Sono un po’ restia ad affrontare questo tipo di discorso. Non fa più parte delle scuse che mi raccontavo quando non credevo abbastanza in me stessa. In effetti un po’ di campanilismo maschile c’è, e questo può contribuire a far danni negli animi artistici al femminile… o forse questa è una condizione tutta italiana sulla quale preferirei non esprimermi troppo. Dico solo che personalmente ho vissuto in ambienti prevalentemente maschili e che le poche donne che ho conosciuto sono mitiche! Poi la guerra dei poveri non ha sesso ma lasciamola fuori da questa intervista! Stai realizzando un videoclip: che anticipazioni puoi darci?

L’idea di un videoclip è ancora un embrione… molto presto la prima riunione con i registi e i tecnici! Sarà qualcosa low-budget e sulla quale punto come progetto artistico più che come lancio promozionale. Immagino che anche questa esperienza mi arricchirà molto. La regista rumena Suzana Saleh (teatro sperimentale) sta lavorando su di me come se fossi il personaggio di un soggetto teatrale e questo è molto affascinante. Vi aggiornerò molto presto… curiosi?

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Argomenti VALERIA CAPUTO - BIOGRAFIA a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

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aleria Caputo, songwriter e compositrice pugliese adottata dall’Emilia Romagna, fin dall’adolescenza coltiva la passione per la musica, dedicandosi con convinzione alla propria creatività e approfondendo modalità espressive orientate verso studi tecnicomusicali. La sua attenzione si concentra soprattutto verso l’arte della composizione e le tante possibilità che le nuove tecnologie offrono a riguardo. La sua curiosità la porta, inoltre, ad approfondire diversi generi e vari indirizzi espressivi oltre la forma canzone. Artista poliedrica, si cimenta in varie attività nell’eclettico intento di esprimersi senza avere confini. Valeria si diploma nel 2001 come tecnico di “Musica Interattiva per le Arti Digitali” presso la scuola di “Alto Perfezionamento Musicale” di Saluzzo(CN); proseguendo in questa direzione nel 2011 consegue il diploma di laurea in “Musica Elettronica” presso la classe del M° Lelio Camilleri del Conservatorio di musica di Bologna G.B.Martini. Approfondisce gli studi di canto presso il corso sperimentale di canto jazz al Conservatorio Paisiello di Taranto seguita dal M° Mario Rosini (2006/07); appassionata del mondo del musical e della “Rock Opera” si avvicinerà al genere per capire i vari aspetti di questo linguaggio e osservarne i meccanismi interni, diplomandosi alla Musical Theatre Accademy di Roma come performer (2002).

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Nel 2012 esce il suo disco d’esordio Migratory Birds, che raccoglie 10 brani intimisti e sospesi in un arco tensivo che va dalla song acustica all’idea “progressive” dell’articola-

zione musicale. Migratory Birds è autoprodotto e sostenuto da un’azione di “raccolta dal basso” che le ha permesso di continuare con fiducia la sua strada sempre in evoluzione. ❖


Argomenti IL VENDITORE DI STELLE VITA DI UN IMPRESARIO FUORI DAL COMUNE a cura di Protosound News

Trent’anni di Personaggi, curiosità e storie divertenti della musica leggera italiana nella vita di un manager fuori dal comune. Può un sogno diventare realtà? Può una passione diventare un lavoro?

S

econdo Rolando D’Angeli, manager e discografico, nato e cresciuto in un quartiere popolare della periferia romana, da oltre trent’anni protagonista del settore dell’imprenditoria musicale, si! “Il Venditore Di Stelle” (sottotitolo: Vita di un impresario fuori da comune), è il primo libro di Rolando D’Angeli, una biografia avvincente e profonda che presenta la storia di una delle figure di spicco della musica italiana, una di quelle che si muovono dietro le quinte ma che decretano in modo decisivo il successo di chi sta sul palcoscenico. Fossimo negli Usa questo sarebbe un manuale del tipo ‘vita istruzioni per l’uso’. Ma non essendo nella patria di Elvis Presley, uno dei miti di Rolando D’Angeli, ma nella cara e vecchia Europa, ‘Il venditore di stelle’ può essere catalogato come un vero e proprio ‘romanzo di formazione... non fosse che Rolando è un impresario fuori dal comune (come recita il sottotitolo della sua autobiografia) e che sfugge a tutte

le etichette. E allora la fatica letteraria dell’impresario romano che è protagonista di una fetta importante della storia musicale italiana degli ultimi 30 anni (bastano i nomi di Bobby Solo, Pupo, Loretta Goggi, Umberto Tozzi, Claudio Baglioni e Nek) non è solo una miniera di storie e retroscena ma anche e soprattutto la sintesi del pensiero che ha sorretto da sempre la sua azione e ogni sua iniziativa. Potremmo chiamarlo il ‘sogno americano’ e non sbaglieremmo, perché davvero Rolando è un self made man nella accezione più piena dell’espressione. Ma lo è in salsa latina, italianissima. E proprio per questa sua capacità di sintetizzare nella propria vita e nel proprio lavoro quotidiano il meglio della cultura imprenditoriale americana con la capacità tutta italica di vivere sentimentalmente la propria passione e i propri rapporti, anche di lavoro, D’Angeli diventa, senza volerlo, un vero esempio vivente di come si possa raggiungere il successo partendo in tempi di crisi e senza alcun vantaggio, raccomandazione o sponsorizzazione... Il libro (vedi scheda tecnica allegata) peraltro è solo il primo passo di una serie di iniziative che D’Angeli vuole indirizzare a tutti i ragazzi che, come lui qualche decennio fa, si sentono come angeli pronti a spiccare il volo anche se non sembrano esserci ali a portata di mano... Leggere questo libro sarà come

partire per un tour le cui tappe sono momenti di riflessione, talvolta profondi, talvolta più ironici e disincantati, altri più intimi. Questa biografia che si snoda tra musica, palchi, tour internazionali, dischi d’oro e di platino, contratti con Case Discografiche ci racconta prima di tutto la vicenda umana del protagonista che, attraverso le pagine del libro, guarda a ritroso per trovare un senso più intimo e profondo agli obiettivi e ai traguardi raggiunti. Ecco il motore della tenace determinazione che permetterà al protagonista di farcela, senza mai dimenticare le proprie origini. Nella sua lunga carriera, Rolando ha seguito i suoi artisti mettendoci il cuore e una dedizione vera: le testimonianze raccolte nel libro sono la conferma che, malgrado i momenti segnati dalle difficoltà e dai contrasti, quello che è rimasto va ben oltre un semplice legame professionale. E poi c’è la vita, vera protagonista delle pagine de Il Venditore Di Stelle, mai evocata esplicitamente e che sempre stupisce, che guida e talvolta disorienta mettendoci alla prova, da meditare accendendo un sigaro come l’autore spesso fa, oppure serbandola per i momenti di riflessione o di evasione, scoprendo che anche dietro una battuta o un aneddoto divertente c’è molto di più. Protosound Polyproject direzione@protosound.it

18/2013

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