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mensile Anno 1 n° 6 giugno 2012 € 0,00

Nidi d’Arac

Musicisti in “fuga” Enzo Del Re Novità discografiche Speciale Festival: Folkest e Suq

La fisarmonica e l’organetto La wienerlied Kabila Ethn’n’roll


Sommario

n. 6 - Giugno 2012

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Musicisti in “fuga”: Agricantus, Nidi d’Arac

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‘O Rom: l’intervista al gruppo “nomade” napoletano

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Sognando la California, indagine tra i musicisti di ieri e di oggi

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Kabila: quando la world music...

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Novità discografiche: ‘O Rom, Arabeski Rock, Girolamo De Simone

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Ethn’n’roll

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Enzo Del Re: o del lavorare con lentezza

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Fek Festival: musica, danza, tradizione

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Il progetto musicale “Carmina Fagi”

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

N

uova release 2.0 della rivista di giugno... abbiamo aggiunto due eventi: “Irlanda in Musica” e “Estate fiesolana”, e la nuova produzione “Taranta Minor”. Raramente capita di dover apportare qualche variazione, ma il formato digitale consente di correggere e ripubblicare ogni qualvolta si presentino cambiamenti dell’ultima ora nella programmazione di eventi. Salvo piccoli refusi questa è la versione definitiva di giugno: ben 52 pagine! Nella App Store è stato corretto un bug che non aggiornava l’anteprima... ora funziona tutto perfettamente; le pagine scorrono velocemente e sono di qualità grafica eccellente: uno strumento rapido e indispensabile per leggere la nostra rivista. Abbiamo questo mese dato spazio a recensioni importanti... il periodo primaverile favorisce nuove produzioni di qualità e nonostante la crisi economica sia opprimente, nessun artista abbassa la guardia! La nostra “velata” polemica del numero scorso sulla mancanza di programmazione festivaliera italiana, è stata in parte

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recepita dagli organizzatori per cui abbiamo su questo numero diverse programmazioni interessanti per gli appassionati di musica folk. Ci è pervenuto un dossier davvero complesso sugli eventi che catalizzeranno la trentaquattresima (!!) edizione di Folkest in Friuli, dove per tutto il mese di Luglio vedremo sparsi per la regione concerti e appuntamenti per tutti i gusti. Pubblichiamo integralmente il programma per coloro che soggiorneranno in Friuli in quel periodo, certi che non si annoieranno! Non tutto però funziona, e molte agenzie e associazioni che organizzano folkfestival lamentano assoluta mancanza di fondi e di finanziamenti da parte di pubbliche amministrazioni. C’è chi si affida al musicista valido ma di minor pretese economiche e riesce a stilare un programma dignitoso, e chi non accetta compromessi sulla qualità e fa “saltare” l’evento. Io personalmente giustifico e approvo maggiormente il primo caso. Una conversazione telefonica con Davide Ferrari degli Echo Art, promoter del genovese Festival del Mediterraneo che quest’anno compie 21 anni, ci ha fatto

Argomenti

Editoriale capire che sono costretti, a causa degli scarsi (e tardivi) finanziamenti (solo 32 mila euro quando ne servirebbero il triplo) a rimandare la programmazione a fine luglio, e al momento non sappiamo chi suonerà. A Genova abbiamo anche il Festival Suq, che nonostante i medesimi problemi, è riuscito a stilare in extremis due settimane di programmazione ricca giornaliera, sempre nello stesso spazio del Porto Antico, con la partnership di una compagnia aerea, ma ciò non ha impedito la promoter Carla Peirolero di prendere “clamorosamente” in mano il microfono per rimproverare il numerosissimo pubblico presente, ricordando che quel festival era e doveva rimanere ad ingresso gratuito, ma questo non doveva impedire agli spettatori di iscriversi all’associazione Suq “volontariamente”, per la misera cifra di cinque euro annuali!!! Evidentemente la voce sui genovesi mugugnoni e avari non è infondata!!! Noi di Lineatrad non chiediamo neanche un misero euro per il nostro lavoro, e questo ci inorgoglisce. Non abbiamo bisogno di esporre marchi ISO, certifica-


EVENTI —25

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Andar per Musica a Bergamo

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La wienerlied e il cuore d’oro di Vienna: di morte, di donne e di vino… ma non solo

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La nuova musica etnica siciliana atterra nel Regno Unito

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Via del Campo I cantautori genovesi

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Tutto Folkest... in Friuli

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Irlanda in Musica a Bobbio (PC)

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La fisarmonica e l’organetto: una eccellenza italiana

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Tutto Festival Suq... a Genova

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Taranta Minor

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(2ª parte)

Editoriale tivi di qualità, registrazioni e attestati di garanzia per quello che pubblichiamo... Basta leggere qualsiasi pagina per capire il livello di chi scrive sulla nostra rivista. Ciò nonostante non siamo sprovveduti o peggio “illegali”: abbiamo consultato le leggi italiane, che ci consentono di pubblicare con queste caratteristiche finchè non avremo un guadagno e una contabilità in ingresso, ribadiamo che per tutto questo anno resterà invariata la gratuità, dopodichè ci auguriamo di poter diventare una testata giornalistica regolarmente registrata e possibilmente in attivo gestionale... i nostri lettori dovranno fare un piccolo sacrificio economico, controbilanciato dall’aumento di qualità del prodotto editoriale. Il passo sarà obbligatorio, se vogliamo sopravvivere, perchè chiunque può capire che nessuno può lavorare gratis in eterno! Per questo motivo faremo a fine anno una specie di inchiesta per capire se i lettori apprezzano o meno questa filosofia, o preferiscono la gratuità, finchè le forze lo consentono, per poi rischiare di chiudere le pubblicazioni. Ma veniamo al contenuto di Giugno:

questo mese abbondiamo di presentazioni di artisti italiani di grande spessore, alternate dalle consuete schede di strumenti musicali. Ariella Uliano ci presenta la situazione viennese mentre Pietro Mendolia quella londinese. Giusto il tempo di un amarcord californiano dettato da Gloria Berloso per tuffarci nell’appassionante storia di Enzo Dal Re, un cantastorie da rivalutare morto esattamente un anno fa. Il servizio di Jessica Lombardi sugli artisti in fuga è la parte più problematica e attuale della situazione dei musicisti italiani: da riflettere profondamente... Vi ricordo infine che il prossimo numero di Luglio uscirà sempre il 20, alla vigilia della nostra partenza per il festival di Viljandi in Estonia. Pubblicheremo le recensioni che non hanno trovato spazio su questo numero, due gruppi: i Taranta Minor e i Notturno Concertante, apriranno le numerose interviste di Luglio. Il numero estivo di Lineatrad vedrà le prime cronache di eventi abbinate ai programmi di fine estate, con reportages dalla Lituania. E la linea va avanti... ❖

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad N. 6 - GIUGNO 2012 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Hanno collaborato in questo numero: Jessica Lombardi, Ariella Uliano, Antonio Rocchi, Gloria Berloso, Davide Emmolo, Pietro Mendolia, Marcello De Dominicis, Antonio Tonietti, Fulvio Porro, Synpress 44 Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Interviste Quando la tua Patria è ingrata, unica soluzione è emigrare all’estero: le storie parallele di Agricantus, Nidi d’Arac ...e Fiamma Fumana

MUSICISTI IN “FUGA”

di Jessica Lombardi

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a musica etnica (world, folk o come vi piace chiamarla nelle sue sfumature) è per sua stessa natura ancorata ad un luogo. Direi che essa stia alla terra come il calore al camino. Ma coloro che la suonano, la cantano e la amano, che sono il suo variegato combustibile, spesso si spostano e la portano via, altrove. E’ sempre stato così, lo sappiamo, abbiamo ascoltato contaminazioni vere e presunte, con effetti a volte suadenti ed altre, diciamolo pure, anche disastrose (quando gli uomini si incontrano non fanno sempre cose belle, ma le fanno). Io ho preso le mie radici con i miei suoni e canti e sono arrivata in Germania. Fuggita? Sì, una fuga di lusso, con le valigie solide dentro una bella station wagon, ma sono fuggita, più lontano possibile da un paese che non funziona, più vicino possibile agli affetti, e dove ho potuto cogliere la buona occasione. La mia non è stata una fuga paragonabile a quella di mia zia negli anni sessanta o a quella di sua nonna negli anni trenta, non c’entrano niente l’una con l’altra se non nei risvolti passionali: sono tutte un po’ dolorose ma cariche di speranza e hanno un buon profumo di futuro, come il profumo dei bambini. E la musica nelle “fughe” ha un ruolo se di quella si mangia e si gioisce, nella nostra bella terra non ci sono più spazi per coloro che si fanno pagare, e chi suonava per hobby, (magari meglio dei “professionisti”) forse continua a suonare ma chi di musica lavorava, adesso di musica non mangia e non gioi-

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Agricantus

© foto Natacha Claudine Tanzilli

sce più. E allora via verso Barcellona, Monaco, Parigi e altre città dove i soldi sono un po’ di più e le opportunità potrebbero anche esserci. Ed anche se l’essere italiano non fa più simpatia, chiamarsi musicista ha ancora il suo fascino. E mi pare di capire che musicista etnico, nel senso che ha a che fare con la terra, richiama nell’ospite l’Italia Bella, quella che mette insieme Rinascimento, cultura alta e innovazione. Insomma, non solo pecorino e fantasia, ma tutto il bello che vi è intorno e soprattutto che è stato. I musicisti fuori casa sono molti in questa Europa nata già vecchia

che forse, se avesse unito prima la musica delle acciaierie, le sarebbe valso di miglior auspicio. Invece oggi la terra che porta il nome della figlia di Agenore, rapita da Zeus, traballa, e sono tanti i mandolini, le voci e i suoni italiani che cantano sparsi nelle sue terre. Sono andata a cercare dei vecchi amici che prima di me si sono spostati: gli Agricantus e i Nidi d’Arac. Gli Agricantus sono dei pionieri delle contaminazioni colte ed hanno raccolto successi un po’ ovunque regalandoci brani indimenticabili, basti pensare a Carizzi z’amuri contenuta all’interno del bellissimo Tuareg (1996) e Luna


Interviste

scono alla sprovincializzazione del territorio. Tutto questo ovviamente ha delle ripercussioni dirette sulla musica che qui è rappresentata da svariati festival. La tua musica in che modo è legata ai luoghi in cui vivi?

Agricantus

© foto Anna Maria Basile

Khina del 2007, con due voci da sempre emozionanti, quelle di Tonj Acquaviva e Rosie Wiederkehr. I Nidi d’Arac rappresentano invece la generazione successiva (musicalmente parlando) che ha preso al volo l’occasione della contaminazione elettronica per unirla con le sonorità pugliesi nel loro momento fiorente senza rinunciare ad un gusto raffinato. Ho posto a loro le domande che pongo a me stessa quando apro la piva a Ostpark davanti agli sguardi curiosi dei tedeschi, per aprire insieme un confronto e qualche riflessione. Chiedo a Tonj Acquaviva anima degli Agricantus: quando sei andato via dall’Italia, la musica che peso ha avuto, se ne ha avuto, in questa scelta?

In realtà già negli anni 80 vivevo più all’estero che in Italia. Dopo l’esperienza fatta vivendo per un periodo a fianco di artisti come Rosa Balistreri, Ciccio Busacca, Ignazio Buttitta etc... in occasione della rassegna musicale Antonino Uccello, decisi che il mondo era più grande di dove stavo e partii facendo l’esperienza anche di suonatore di strada. Quelli erano anni bui

per Palermo, ogni giorno c’erano morti di mafia, l’aria era irrespirabile, necessitavo di “ossigeno” culturale: del resto, la musica, come l’arte tutta, vive di “energia” che assorbe dai luoghi per poi svilupparla. In quel periodo, il tipo di sperimentazione che Agricantus portava avanti, era una commistione tra musica popolare e musica altra (jazz/rock) una sorta di fusion dove l’improvvisazione la faceva da padrone. Abbiamo suonato in diversi festival europei arricchendoci di scambi con altri generi musicali per poi “rientrare” in Italia grazie al movimento musicale che si era generato agli inizi degli anni 90. Dopo l’ennesima rielezione del “solito premier” con zero attenzione per la cultura, nel 2008 ho smontato casa e studio di registrazione per andare a Barcellona. E a Barcellona cosa hai trovato, musicalmente parlando?

A Barcellona si respira un’aria internazionale, è una città dove l’attenzione allo sviluppo urbano ha fatto sì che la città si impreziosisse, valorizzando la già fortunata posizione tra mare e monti, meta per molti visitatori che contribui-

Il mio mondo di riferimento musicale più che ad un luogo è legato ad un mondo “parallelo” fatto sia di suoni esistenti che inventati, sin dall’inizio della mia carriera artistica l’interesse per la musica andina fatta di suoni arcaici e ancestrali mi ha stimolato all’investigazione sonora, solo successivamente il mio interesse è stato attirato anche dai luoghi da me vissuti. Oggi il web, vera voce “democratica” della nostra era, agevola sia scambi che arricchimento personale. Come ti porti dietro la tua terra nel paese che ti ospita?

Ovviamente la connotazione più forte nella musica Agricantus, che fa riferimento alla Sicilia, è la lingua siciliana, se pure affiancata da una grande varietà di altre lingue frutto degli studi di Rosie Wiederkehr. Il messaggio che da sempre ci ha accompagnato è la conoscenza del “diverso” e l’affermazione che prima del luogo di nascita e del colore della pelle, viene l’appartenenza a questa grossa sfera che è la madre terra, dove per un periodo facciamo tutti parte del viaggio collettivo. Come vedi l’Italia musicale?

Quello che mi preoccupa, e non solo in Italia, è questa forma di “localismo” culturale. Non vedo più un interesse verso problematiche mondiali come l’ambiente o l’attenzione verso concetti che accomunano le popolazioni. Vedo il proliferare di musica locale vuota sia di reali riferimenti etnomusicologici che di ricerca sonora. Questo è dettato dal periodo di crisi che genera paura e la paura si sa genera “mostri”. In Millenium klima penultimo lavoro uscito a mio nome, con la

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Interviste

arricchito di collaborazioni con musicisti provenienti da diversi paesi del mondo che aggiunti alla formazione multietnica della band farà il vero suono “world” Agricantus. Auguro a Tonj tutte le fortune che si merita e non vedo l’ora di ascoltare il nuovo disco degli Agricantus.

Nidi d’Arac

collaborazione di Rosie Wiederkehr stimolato da una serie di lavori fatti per l’Onu, ho un pò affrontato alcune di queste tematiche, partendo dal fatto che le migrazioni dei popoli, per cause naturali o guerre, oltre ai tanti altri danni, portano con sé anche la scomparsa di alcuni suoni “etnici” legati al posto di provenienza, come il tehardent, la chitarra dei Tuareg o il Morin khuur, il violino dei Mongoli, messo sotto protezione dall’Unesco. Ecco, una visione più globale del mondo e di conseguenza della musica darebbe sicuramente più ricchezza, basti pensare alle commistioni musicali di gruppi storici come i Beatles, Led Zeppelin, Santana, Miles Davis, Weather Report, solo per citarne alcuni.

ai giorni nostri, e che andranno in onda su Rai1 col titolo “L’Italia unita nell’arte”. Stiamo affinando le prove per il live con i nuovi musicisti, Mauro Sigura (Sardegna) ai plettri etnici, Guille Mokotoff (Argentina) al basso, che oltre a me, e agli altri due componenti storici, la cantante svizzera Rosie Wiederkehr ed il chitarrista italo/svedese Lutte Berg formano l’attuale combo Agricantus. Inoltre stiamo lavorando al nuovo disco che uscirà ad ottobre e sarà

Speriamo che con le nuove migrazioni non si perdano altri suoni preziosi. Puoi parlarci delle belle novità che riguardano gli Agricantus?

Attualmente sto lavorando alle musiche per una serie di documentari che affrontano il tema dell’arte in Italia dall’unificazione

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Nidi d’Arac

Intervistare i Nidi d’Arac non è semplice, sfuggono come tarantolati tra i loro mille impegni e non riesco ad ottenere tutte le risposte. Ma ascoltando la loro bella musica mi pare quasi inevitabile, loro sono così: veloci, alla ricerca di qualcosa, irrequieti. Li capisco, hanno dentro una inquietudine irrisolta che ho suonato per anni con i Fiamma Fumana, sempre alla ricerca di un modo per annodare vecchio e nuovo; abbiamo molto in comune. In fondo nella vita non abbiamo mai tutte le risposte e le loro mi bastano a capire la loro migrazione, la loro fuga prima a Barcellona poi a Parigi, con la famiglia, gli strumenti e l’immaginazione. Qual è l’Italia che ti lasci alle spalle?

Purtroppo non può non venirmi in mente, visti anche i recentissimi fatti di cronaca, un’Italia che mi auguro di non rivivere più, ossia quella delle caste, delle mafie, della corruzione, delle stragi: un’Italia non degna della sua storia, cultura, e di quei grandi italiani che da sem-


Interviste

Nidi d’Arac

pre hanno contribuito a rafforzare l’immagine del nostro Paese quale simbolo di creatività e umanità nel mondo. Da qualche anno noi pugliesi viviamo un momento importante per la nostra regione, iniziamo finalmente a capire che bisogna valorizzare l’immagine del nostro territorio, sfruttare al meglio le nostre risorse culturali e naturali e la musica sta contribuendo molto alla propaganda di questo nuovo atteggiamento. Questo potrebbe essere un esempio per l’Italia, che storicamente ha una delle più grandi tradizioni musicali del mondo, ma che da un po’ di tempo non crede abbastanza nell’arte che parte dai suoi “nuovi artisti”.

Nel contesto politico e sociale così tormentato, pensi che la musica possa essere una sorta di “ambasciatrice” dell’Italia all’estero?

Potrebbe sembrare assurdo parlare di musica italiana d’avanti a questo scenario europeo segnato da problemi reali: la disoccupazione, il debito pubblico, le tasse… ma non dobbiamo dimenticare che la cultura e quindi anche la musica hanno un ruolo fondamentale nel preservare la democrazia in momenti difficili come questo: basti pensare al ruolo che ha avuto Verdi in Europa durante il Risorgimento. E quindi perchè non pensare ad un rilancio d’immagine per una nuova Italia che parta proprio dalla sua musica?

Quali sono le novità dei Nidi d’Arac?

Oltre ai live stiamo organizzando, in occasione della 12 a edizione della Settimana Italiana del 13°: “Italia…maintenant?” in La Place d’Italie che sarà in festa a Parigi, dal 22 al 27 giugno, un grande concerto dal titolo “La Puglia suona l’Italia balla!” Con alcuni ospiti insieme ai Nidi d’Arac: Rosapaeda e Giuliano Sangiorgi (Negramaro). Auguro ai Nidi d’Arac un bel festival, tanti bei concerti e di continuare ad avere la voglia di correre e cercare. www.jessicalombardi.it www.agricantus.info www.nididarac.com ❖

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Cronaca KABILA: QUANDO LA WORLD MUSIC CONTAMINA LA MUSICA ARABA CON LA CANZONE D’AUTORE ITALIANA di Marcello De Dominicis

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a tempo volevo scrivere un articolo sui “Kabila”, gruppo emergente araboaretino, per l’originale qualità della loro proposta musicale e per il loro impegno nel creare un caleidoscopio sonoro nel difficile (almeno in Italia…) tema dell’integrazione tra popoli e culture diverse. Kabila, che in arabo vuol dire tribù, è una band che nasce ad Arezzo, nel 2008, dalle ceneri del gruppo “Tribe revolution”, vincitore di numerosi riconoscimenti per il brano “Concerto d’Africa” tra cui il prestigioso terzo posto nel concorso della trasmissione di Radio 1 Rai Demo.

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Incoraggiati dal successo di quel brano i musicisti si trasformano in Kabila ed incentrano la loro direzione musicale verso la musica africana, forti della collaborazione con il cantante della Sierra Leone, ma originario del Libano, Emad Shuman e del polistrumentista Muaia Alabdulmagid. La loro musica vuol essere un collage sonoro che rappresenti l’intera umanità con i suoi mille colori, lingue e culture, il vettore che la diffonde è sicuramente infarcito di rock e suoni mediorientali. Nel 2008 Cristiano Rossi, chitarrista e virtuoso del saz e dell’oud, nonché portavoce della band arabo-aretina


incontra Massimo Giuntini (ex Modena City Ramblers) che produce il primo lavoro discografico del gruppo: “La città degli alberi”, un concept album dedicato all’Africa, ricco di suggestioni con testi impegnati e cantati in varie lingue,vpieno di sonorità etno-pop. Molti gli ospiti importanti di quell’album tra cui voglio citare Francesco Moneti violinista/chitarrista dei M.C.R., Massimiliano Fabianelli fisarmonicista dei Dagda e il percussionista africano, Tall Abdoulaye. L’italiano, il francese, il Krio, lingua della Sierra Leone ci fanno compiere durante l’ascolto di questo disco un viaggio perfettamente riuscito, raccontandoci in brani come, “Un futuro che nasce a sud”, quale sia il grande retaggio della cultura del sud del mondo e quanto sia grande l’anima del continente africano. Altri brani di questo disco rimangono nella mente di chi ascolta, questa volta, anche per il prevalere di suoni più marcatamente italiani, come la title track dell’album “La città degli alberi” e la commovente “Notte in Sierra Leone”. Da questo loro primo lavoro deriva un’importante tour che li porta ad esibirsi con il gruppo XDarawish. Punto di forza della band sta nella straordinaria bravura del cantante Emad Shuman che, attraverso energia e carisma dà il meglio di se, interagendo con il pubblico come un grande showman. Nel 2009 scompare prematuramente il loro batterista Marco Patrussi che viene sostituito da Adriano Checcacci, collaboratore di Andrea Chimenti, Paolo Benvegnù e Alessandro Benvenuti, che porta nel gruppo la voglia di continuare, nonostante questa grave perdita. Dopo poco tempo, i Kabila vengono contattati dai Modena City Ramblers per incidere il brano “Di corsa”, per il loro album “Onda libera”, dedicato al popolo palestinese, che ottiene un grande successo, in Italia ed all’estero.

Cronaca

Nel maggio del 2010 esce il loro secondio disco “Oltre noi”, un vero e proprio manifesto sonoro di tutte le tematiche del gruppo, un viaggio attraverso temi sociali di grande attualità, con lo sguardo e l’attenzione rivolta verso le minoranze sociali. Un contenitore straordinario di nuova musica, cantata, come il precedente, in arabo ed in italiano. L’album viene distribuito da Egea ed è arrangiato ancora una volta da Massimo Giuntini. Il disco vede la partecipazione dei seguenti musicisti: Emad Shuman alla voce solista, Mirko P. Esse al piano, tastiere e cori, Cristiano Rossi alle chitarre elettriche, al saz ed all’oud, Giacomo Chiarini al basso e Adriano “Nano” Chiccacci alla batteria. Molti brani di questo album colpiscono per il loro “groove” e per i testi molto poetici, come “Viaggio Mediterraneo”. Debbo dire che le tastiere e la voce di Mirko Speranzi aggiungono al suono Kabila un elemento ulteriore di freschezza che si fa sentire nell’economia degli arrangiamenti del gruppo. Ascoltare per credere! E’ proprio di questi giorni la notizia di un Tour dei Cabila in Libano a fianco di una settantina di bambini

e ragazzi musulmani e cristiani di sette comuni situati alla periferia di Beirut. L’iniziativa dal titolo “Cantare insieme, vivere in armonia, finanziata dall’Unione Europea e dal Principato di Monaco, è stata resa possibile grazie allo sforzo del comune di Mreije, nei pressi dei Beirut, nel quadro del progetto Art Gold dell’agenzia di sviluppo dell’Onu (Undp). Momento importantissimo di questo tour è stato il concerto, tenuto nel teatro della sede dell’Unesco, assieme ai “Lubnan Al Salam” (il Libano della Pace), ensamble di settanta bambini e ragazzi di età compresa dagli otto ai tredici anni, selezionati tra le scuole di sette comuni cristiani e musulmani della cintura periferica meridionale della capitale libanese. Inoltre, il gruppo arabo-aretino sta registrando il terzo disco, sempre con la produzione di Massimo Giuntini. Per chi volesse mettersi in contatto con i Kabila è attivo sia un sito internet, sia un group su facebook. Io, comunque, vi lascio anche la mail del loro portavoce, nel caso voleste richiedere i loro dischi ed altre notizie di prima mano, che è: cristianorossi@libero.it. ❖

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Cronaca ENZO DEL RE: O DEL LAVORARE CON LENTEZZA

Il primo anniversario della morte del ribelle cantastorie Enzo Del Re

di Antonio Tonietti

Antonio Infantino con Enzo Del Re

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candita da un ritmo binario, come due mani che picchiano su una sedia. Questa è stata la vita di Enzo Del Re negli ultimi giorni. A dettare la cadenza non è lui, ma la malattia che se l’è portato via: una insufficienza renale che lo costringe alla dialisi un giorno sì ed uno no. Canta-contesta-autore (come lui stesso si definì presentandosi ad Antonio Infantino), inventore del “linguafono” (il gioco di schioccare la lingua modulandonene il suono attraverso l’apertura orale), “corpofonista”o più semplicemente il “cantore di Mola” (amata/odiata città natale), comunque, e incontestabilmente, il più irriverente cantastorie della scena antagonista degli anni 70.

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é nella Firenze degli Angeli del Fango che conosce Infantino: insieme si fanno notare più per le stravaganze dell’abbigliamento che per le performance musicali, ma il loro sodalizio artistico li porterà a lavorare con la compagnia Nuova Scena di Dario Fo ed a produrre uno dei primi dischi della Ricordi Ho la criniera da leone (perciò attenzione). Successivamente Del Re entra a far parte del circuito costruito da Pino Masi e Sergio Martin dei Circoli Ottobre.Sono di questo periodo le sue performance più radicali, esacerbate dalla scelta di accompagnarsi solo percuotendo strumenti comuni ma dalla forte valenza simbolica (sedie, valigie). La sedia in particolare diventa la compagna/feticcio di una vita (dirà spesso


Cronaca

in concerto di aver scelto la sedia “acustica” in opposizione a quella “elettrica” che aveva freddato Sacco e Vanzetti). Chiede come cachet l’equivalente del salario giornaliero di un metalmeccanico e, coerentemente, suona anche per otto ore di seguito (“fino a che anche l’ultimo spettatore non se ne andava” come riferisce orgoglioso). Splendida testimonianza di questo periodo sono due dischi autoprodotti: Maul del 73 (il suo “disco bianco”) ed Il banditore dell’anno seguente. Stanco, deluso ma mai domo si ritira nella nativa Mola, dove continua ad incidere cassette che lui stesso vende producendo anche opere monumentali come La leggenda della nascita di Mola (un cofanetto di quattro cassette per la durata complessiva di circa cinque ore). Caduto nel dimenticatoio, viene riscoperto solo in tempi recenti, complice anche il film di Guido Chiesa

del 2004 che dalla sua canzone più nota, Lavorare con lentezza, prende il titolo. Se è questo film a traghettare Del Re e tutto il suo portato verso le nuove generazioni ,sono i Tetes de Bois a sancirne il ritorno sulle scene: nel 2006 lo vogliono al loro fianco per cantare “Lavorare con lentezza” in una tappa del loro tour Avanti Pop. Il riconoscimento, quanto meno tardivo, del suo straordinario talento da parte della cultura ufficiale arriva solo nel 2010: il primo maggio 2010 suona a Roma, per il tradizionale concerto in Piazza San Giovanni, insieme a Vinicio Capossela, mentre il 13 novembre 2010 viene invitato al Teatro Ariston di Sanremo al Premio Tenco. Sempre dello stesso anno è l’appassionato documentario di Angelo Amoroso d’Aragona Io e la mia sedia, Muore il 6 giugno 2011, portato via da quell’insuf– ficenza renale che aveva scelto di curare da solo con una dieta a base di polpo o “octopus”, come diceva lui. Il giorno seguente un ragazzo dell’Arci porterà al funerale una sedia, servita ad Enzo per l’ultimo concerto, tenendola alta sul capo a mo’ di bandiera. Una grandinata si abbatterà sugli amici che seguono il feretro e su quella sedia: è bello credere che sia stato Enzo che si è fatto un’ultima suonata. ❖

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Interviste ‘O ROM: L’INTERVISTA AL GRUPPO “NOMADE” NAPOLETANO a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

Come avete affrontato la ricerca sui brani?

La ricerca sui brani parte sicuramente dalle precedenti esperienze con i Balkanija di Carmine Guarracino, poi è stata approfondita ed arricchita con il contributo di tutti i componenti del gruppo. Carmine D’Aniello ha inoltre curato la ricerca legata ai testi dei brani studiandone la pronuncia con l’aiuto di Andrea Stevic (abitante del campo Rom di Scampia), che si è occupato anche delle traduzioni in italiano per il disco. Come e perché nasce il progetto ‘o Rom?

Dopo la lunga attività con la musica Balcanica di Carmine Guarracino e quella di Carmine D’Aniello nel campo della musica popolare dell’Italia meridionale, insieme al percussionista Amedeo Della Rocca si sentiva l’esigenza di creare un progetto che fondesse le due esperienze. Il progetto ha preso forma nel momento in cui Amedeo, nelle vesti di talent scout, ha conosciuto i due musicisti di strada rumeni Ion Tita e Ilie Zabnghiu. Siete attivi dal 2008: che tipo di repertorio avete approfondito all’inizio della vostra storia?

I nostri inizi sono legati ad un locale al piano terra di un edificio in via Cupa Cajafa a Napoli, sede dismessa del Partito Democratico, che gentilmente ci veniva messa a disposizione dal proprietario per fare le prove. In quel locale, in compagnia di motorini parcheggiati e scarafaggi, si cercava di fondere le nostre conoscenze e provenienze musicali, di raggiungere il giusto equilibrio di contaminazione musicale. Sin dall’inizio nell’approfondire i brani c’è stato un continuo scambio, la parte rumena proponeva brani della propria tradizione, la parte italiana invece i ritmi popolari dell’Italia meridionale. Per i brani Balcanici e di tradizione Rom si è sempre cercato di effettuare scelte basate sulle reciproche conoscenze.

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Come mai avete scelto un titolo come Vacanze Romanes?

Abbiamo parafrasato il titolo del film Vacanze romane, dove romanes (o romanì) indica la lingua parlata da rom e sinti, così abbiamo voluto affrontare in modo sarcastico il tema degli stereotipi e dei luoghi comuni legati ai rom... Alcuni di essi vivono nei campi da oltre 20 anni non per scelta o perché amanti della vita da campeggio ma nella speranza di avere un’abitazione e una vita dignitose. La maggior parte dei brani contenuti nell’album sono di tradizione Rom e sono cantati in lingua Romanes. Avevamo voglia di ufficializzare il progetto e dargli maggiore visibilità oltre i confini Partenopei. Questa possibilità si è concretizzata grazie all’incontro con Carlo Licenziato che ha curato e prodotto il disco sotto il profilo tecnico. Quali sono i temi portanti del disco?

I temi portanti del disco sono la musica come linguaggio di integrazione, la voglia di dare vita ad un’espressione musicale genuina, verace, contemporanea. Abbiamo cercato di realizzare, con l’aiuto e l’esperienza di Carlo, un disco che nel suono e nell’intenzione non si distacchi dalle performance live… un prodotto discografico negli arrangiamenti e nelle strutture ma dal sapore di musica popolare.


Interviste

Vacanze Romanes è dedicato alla memoria di Adnan Hozic: diteci qualcosa di più.

Adnan Hozic è stato chitarrista e compositore dei Balkanjia, ma soprattutto un Artista con la A maiuscola. Promotore della musica Balcanica in Italia ancor prima di Bregovic negli anni ’90, da lui il gruppo trae ispirazione e raccoglie la sua esperienza. Quello che la parte napoletana del gruppo sa della musica balcanica e zingara, lo deve a lui. Quali sono le differenze e le similitudini tra la musica tradizionale partenopea e quella tradizionale rom (e Balcanica)?

Il punto in comune tra i due mondi è sicuramente la scala orientale (scala minore armonica e scala napoletana che hanno entrambe questa suggestione orientale)… Le differenze sono nei ritmi anche se hanno come similitudine la densità di scansione. L’armonia è molto simile mentre il canto è differente nell’esecuzione degli abbellimenti e nel timbro. Umanamente ci saranno delle differenze tra la parte partenopea e la parte rumena del gruppo: quali sono?

Non si può parlare di vere e proprie differenze legate alle nostre radici geografiche, non si può nemmeno dimenticare che ognuno di noi è lo specchio delle proprie esperienze. Le differenze che emergono tra di noi sono legate alla quotidiana difficoltà nel riuscire a vivere in modo dignitoso, alla rabbia che suscita la discriminazione gratuita, alla fatica che si fa a sopravvivere lontani da casa. Avete trovato difficoltà durante l’esecuzione?

Solo nella differente mentalità nel fare musica: la cultura di musicisti di strada per la parte rumena e quella di estrazione didattica per la parte italiana. Inevitabilmente abbiamo dovuto creare una comunicazione costituita da ascolto, istinto, sensazioni e non solo di linguaggio musicale. Per questo il disco ha in parte preso forma strada facendo.

Gli ‘O Rom sono animali da studio… o da live?

Siamo una band soprattutto da live… con la speranza di aver fatto anche un buon lavoro in studio. Quali sono le reazioni del pubblico ai vostri concerti?

Curiosità e stupore! La domanda che ci fanno più di frequente è “come mai?”… La diversità culturale che caratterizza la nostra unione genera sempre curiosità. Lo stupore invece è più legato all’aspetto musicale, il risultato trascinante e genuino della nostra musica è quasi sempre inaspettato. Come è nata la partnership con l’etichetta Terre in Moto?

La partnership con Terre in Moto nasce grazie all’incontro con il manager Antonio Acocella, fondatore del Centro di Cultura Popolare e dell’associazione Loro di Napoli, il quale è un convinto sostenitore della tradizione popolare nonché della cultura Rom. Tra i nomi di artisti che hanno realizzato dischi per Terre in Moto si ricordano Triotarantae, Le Assurd, ‘E Zezi, Piccola Orchestra La Viola, Olga Balan e Rom Draculas, Intillimani e Quilapayun. Insieme ad Antonio e Loro di Napoli nasce anche il progetto dell’Orchestra Rom Europea “BALVALA’CHE CIAVA’”, che ha come nucleo di partenza gli ‘O Rom, e che si esibirà l’8 Aprile 2013, giornata internazionale dei Rom, a Bruxelles. Qual è la situazione musicale napoletana?

Napoli continua a produrre progetti musicali interessanti e di ogni genere, nell’ultimo periodo si osserva sempre più una attenzione alle radici musicali e la musica popolare ha avuto una maggiore visibilità. A livello nazionale, rispetto a qualche anno fa, c’è meno visibilità per gli artisti napoletani, a parte qualche caso isolato proveniente da un passato neomelodico. A chi consigliate di ascoltare la vostra musica?

Semplicemente a tutti ma soprattutto agli amici della Lega Nord! ❖

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Argomenti NOVITÀ DISCOGRAFICHE: ‘O ROM, ARABESKI ROCK, GIROLAMO DE SIMONE a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

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li ‘o Rom nascono nel 2008 dall’incontro di tre musicisti napoletani con diverse esperienze nella world music e musicisti di strada rumeni di etnia rom. Nasce così un vero e proprio progetto di integrazione che prova ad attirare l’attenzione sul tema della discriminazione e dei pregiudizi nei confronti dei Rom attraverso la diffusione della loro cultura e tradizione musicale. Ne viene fuori una miscela di sonorità originale, dove alle suggestioni della musica balcanica e “zingara” si fondono i suoni e le melodie dell’Italia meridionale e del Mediterraneo in generale. Lo stesso nome riassume questo mix, “o rom” in lingua romanes (o romanì) significa l’uomo “zingaro”, mentre l’uomo non rom viene chiamato “o gagò” (o “o gadjo”), ma anche in napoletano la lettera “o”, con l’aggiunta di un apostrofo, diventa un articolo, per cui ‘o rom si traduce lo zingaro (o il rom).

Gli ‘o Rom sono: Carmine D’Aniello: voce, chitarra e tamburi a cornice

Ha studiato tecnica vocale leggera e lirica col maestro Sabatino Raia, componente del gruppo PietrArsa e Mimmo Maglionico dal 2006 con i quali si è esibito in diversi contesti nazionali ed europei (Atene, Mosca, Zagabria… Premio Carosone, Festival di Piedigrotta, Negro Festival). Vanta collaborazioni con Peppe Barra, M’Barka Ben Taleb, Patrizio Trampetti, Marcello Colasurdo, Mauro Di Domenico, Marzouk Meijiri, Triotarantae ed altri.

Carmine Guarracino: chitarre

Diplomato al conservatorio in chitarra classica e in musicoterapia all’I-

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SFOM, chitarrista di formazione anche jazzistica con ventennale esperienza come di didatta e music coach, fonda negli anni ’90, con Adnan Hozic e Lello Di Fenza, i Balkanija e realizzando l’album omonino (1996, il Manifesto), disco che ha venduto migliaia di copie e segnato una tappa fondamentale per la musica etnica italiana, oltre ai dischi “Trasmigrazioni, voce di popoli migranti” (A.A.V.V. 1996, il Manifesto) e “Miracolo”(2004, il Manifesto); vanta collaborazioni con Daniele Sepe, Carlo Faiello,Gianluigi Di Franco, Alessandro Preziosi ed altri.

Ilie Pipica: violino

Nato a Rosori de Vede (Romania) impara a suonare il violino a 14 anni, suo padre era un mandolinista e suo nonno e suo zio violinisti. In Romania ha collaborato con artisti del calibro di Ilie Fondament, Leonard e Marian Ciuciu, Maria Ciobanu. In Italia vanta collaborazioni con Peppe Barra, Patrizio Trampetti, Paolo Del Vecchio, Massimo Ferrante e Lalla Esposito.

Ion Tit¸a: fisarmonica

Noto nel suo paese col nome “Bobaru de la Buzau”, nato a Cindesti (Romania) praticamente con in braccio la fisarmonica, suo padre suonava il cembalo, ha suonato con Ionica Minune e nel film Ti lascio perché ti amo troppo con Alessandro Siani.

Amedeo Della Rocca: percussioni

Si avvicina molto presto alla musica grazie al padre batterista che lo sprona allo studio della batteria e del pianoforte. A 12 anni iniziano le prime esibizioni dal vivo, a 16 anni conosce Beniamino Esposito (orchestra italiana), grazie alla loro grande amicizia nasce una collaborazione musicale e di vita fondamentale per la sua crescita artistica. fondano insieme gli Stimoli Frivoli. Successivamente approfondisce la conoscenza della musica latina, in particolare la musica brasiliana suonando con Salvador Irmao, Bossa De

Novo, Nada Mas, Maracatudo, A Casa De Nana.

Ilie Zbanghiu: contrabbasso

Nato a Bucarest, proviene da una famiglia di grandi musicisti, suo zio, Grigore Ciuciu, è stato il più grande contrabbassista di Romania, suo nonno, Iane Ciuciu, è stato il maestro del più grande cembalista del mondo Toni Iordache.

Numerosi sono i concerti in cui si sono esibiti negli ultimi anni, tra questi: “Puglia Night Parade” di Barletta dicembre 2008 “Festa del Mare” Torre Annunziata (Na) - maggio 2009 “Movida, la notte degli eroi” la notte bianca di Cerreto Sannita (Bn) - luglio 2009 Piazza Dante, Napoli - marzo 2010 “Musicisti dell’est incontrano musicisti napoletani” Galleria Principe di Napoli, Napoli - aprile 2010 Piazza della Repubblica, S.Antimo (Na) - maggio 2010 “Festa dell’Emigrante”, Foiano di Valfortore (Bn) - Agosto 2010 “Falò di S.Giuseppe”, Itri (Lt) marzo 2011 e 2012 “1° Maggio Presidio Antidiscarica”, Chiaiano-Napoli - maggio 2011 “Reclaim Fest”, Caserta - luglio 2011 “Cose dell’altro mondo, mercato equosolidale”, Itri (Lt) - agosto 2011 “La Kumpania”, Città del Sole Napoli - dicembre 2011 “Sgomberiamoli” Seminario dedicato all’immigrazione, Napoli - aprile 2012 Gli ‘o Rom sono stati ospiti della puntata “La settimana Santa dei Rom” della trasmissione “Interferenze Rom” di Radio Popolare Roma - ad Aprile 2011- dove viene annunciato in anteprima il lavoro che porterà all’uscita di Vacanze Romanes il primo album del gruppo. ❖


Argomenti

‘O ROM - Vacanze Romanes Terre in Moto Recording (11 brani, 38 minuti) “Napoli e Romania, la musica partenopea e l’etnia rom si incontrano in uno splendido debutto: l’ensemble fonde musiche tradizionali campane, rom e sinti, in un manifesto di convivenza pacifica e inediti intrecci musicali” così recita la presentazione del loro disco di esordio e in effetti questo disco rappresenta una gustosa miscela tra gli stili partenopei e quelli balcanici; il repertorio presentato nel disco include brani tradizionali abbastanza conosciuti, comunque interpretati con singolari arrangiamenti ed eseguiti con una perizia che sconfina in puro virtuosismo. Il confronto in definitiva tra napoletani e balcanici finisce in parità: tre sono i musicisti napoletani e tre quelli rumeni di etnia rom di uguale presenza scenica. Un progetto da incoraggiare in definitiva, anche se avremmo gradito un disco di durata superiore ai 38 minuti, considerando la vastità di materiale a disposizione del gruppo. Peccati di gioventù, confortati dal fatto che il disco si ascolta con gusto dalla prima all’ultima traccia tra uno swing, un gipsy e un manouche... persino il loro nome è un ibrido: “o rom” in lingua romanes (o romanì) significa l’uomo “zingaro”, in napoletano la “o” con l’aggiunta di un apostrofo diventa un articolo, per cui ‘o rom si traduce “lo zingaro”. Loris Böhm

Il Viaggio Il disco d’esordio degli Arabeski Rock Tra musiche e culture diverse il debutto della formazione romana: dal grande rock anni ‘70 alla world music, dalla psichedelia al rock-jazz, un lavoro di contaminazione tra Europa, Nord Africa e Medioriente. Virtual Studio è lieto di presentare: IL VIAGGIO ...il debutto degli Arabeski Rock... virtual Studio 2012 9 brani, 46.30 minuti

Un grande progetto multiculturale, ancor prima che una rock band. Un punto di incontro tra tradizioni musicali occidentali e orientali, africane e italiane, mosso dallo spirito itinerante del viaggio, della crescita e della scoperta. Il viaggio, disco d’esordio degli Arabeski Rock, nasce da pulsioni musicali ma si apre subito al contatto con “l’altro da sè”, comunicando un’esperienza di convivenza pacifica e formativa. La formazione romana guidata dal chitarrista Tiziano Novelli, pur avendo una recente costituzione ha mostrato subito una propensione alla collaborazione con musicisti stranieri, trovando in questo contatto una spinta decisiva per la composizione e il concerto. “Il progetto Arabeski Rock - dichiara Novelli - nasce dalle suggestioni offerte dal film Lawrence d’Arabia e dalla meravigliosa mu-

sica scritta dal grande Maurice Jarre. Da qui il desiderio di realizzare una musica con sonorità e melodie “arabeggianti” che si conciliasse con la mia innata matrice rock. Con l’aiuto del bassista Claudio Gimmi abbiamo ricercato gli elementi giusti per creare un gruppo con spiccate caratterizzazioni etniche da un lato, e dall’altro comprendesse musicisti dal linguaggio efficace e moderno. Arabeski Rock è il risultato di una miscela di estrazioni culturali ed esperienze professionali diversificate”. Con Novelli e Gimmi completano la band il giovane batterista Gabriele Morcavallo e il percussionista egiziano Ashrad Saif, che offrono un elemento ritmicopercussivo ipnotico e vorticoso. L’ethno rock degli Arabeski si caratterizza per la vastità del linguaggio e l’ampiezza delle connessioni: i nove brani strumentali sprigionano ricordi di rock progressive e psichedelico, con riferimenti alla grande tradizione anni ‘60/’70 (Pink Floyd, Jimi Hendrix, Traffic, Frank Zappa etc.), al jazz-rock ma anche al blues desertico caro a Tinariwen, Terakaft e Tamikrest. Un rock transnazionale e multiculturale di cui gli Arabeski rock vanno fieri: “Collaborare con tutte queste ‘anime’ è uno scambio che arricchisce molto dal punto di vista musicale ma soprattutto umano. Il confronto è a volte anche difficile: non sempre è semplice accettare la ‘diversità’, ma lo sforzo porta a una grande soddisfazione proprio mentre suoniamo assieme, tutti con le proprie differenze ma uniti in unico obiettivo: la musica”. Info:

Arabeski Rock: http://www.myspace.com/arabeskirock Virtual Studio: http://www.virtualstudiotn.it Ufficio Stampa Synpress44: http://www.synpress44.com

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Inni e antichi canti

Oriente e Occidente nel nuovo lavoro di Girolamo De Simone L’autorevole musicista vesuviano torna con il secondo cd della ‘trilogia bianca’. Un progetto di incontri e invenzioni, tra arcaismo e futuro, antichi frammenti vocali e itinerari spirituali. Konsequenz è lieta di presentare: INNI E ANTICHI CANTI ...’l’attualissima e arcaica nostalgia di Girolamo De Simone’... Konsequenz/Hanagoori Music 2012 12 brani, 30 minuti

“Rievocherò gli arcani dei tempi antichi”. È il Salmo 77, uno dei frammenti ai quali Girolamo De Simone si accosta per la sua nuova esperienza musicale Inni e antichi canti. Mai come questa volta la religiosità e la storia di antichi percorsi spirituali muovono il compositore

vesuviano, sempre attento alle connessioni e agli scambi tra culture diverse: “La musica riesce come e più di altre discipline artistiche a trovare l’identico e il diverso tra culture - dichiara De Simone - determinando grazie alla sua naturale ‘astrattezza’ i territori condivisibili e quelli che ci mostrano l’altro nella sua differenza. Riconoscerla è parte del gioco: ne scaturisce meraviglia, sorpresa, ammirazione. Alla fine, tutte le cose sono in costante evoluzione, e chi si occupa di conoscenza lo sa benissimo”. Nato a Napoli nel 1964, Girolamo De Simone vive e lavora alla periferia della metropoli partenopea, alle pendici delMonte Somma, a ridosso del Vesuvio. Musicista e agitatore culturale, è considerato tra i principali esponenti della musica di frontiera. Il nuovo lavoro Inni e antichi canti nasce da un itinerario di ricerca legato alla riscoperta del passato, alla “trasferenza” e alla rielaborazione personale filtrata attraverso illuminazioni e coincidenze. È il secondo tassello di una trilogia inaugurata due anni fa con Ai piedi del monte: “I tre cd della “trilogia bianca” insieme costituiscono un progetto per contenuti, metodo, struttura... Ma ogni singolo cd è anche da solo ‘progetto’, perché parto da un’idea (solitamente una ricerca) capace di trascinarmi

e appassionarmi, e la perseguo anche per anni...”. Girolamo rielabora al pianoforte e alla spinetta (con accordatura siriana) antichissimi frammenti vocali orientali e occidentali, dalle antifone del Gregoriano simplex ad antichi canti siriani di ispirazione gnostica, cogliendo consonanze, affinità e confluenze tra diverse aree geografiche, da Gerusalemme a Benevento passando per il suoVesuvio. “Il filo conduttore è il viaggio. La musica gregoriana occidentale trova in quella orientale una delle sue matrici. Successivamente, essa si è radicata e innervata anche altrove, in cerimonie soprattutto popolari. Nella storia del Cristianesimo la parola ‘Siria’ è frequentissima, solo che noi abbiamo dimenticato questa e moltissime altre cose. Soprattutto, abbiamo smarrito quale sia il vero significato della parola ‘ricerca’. Credo invece che l’ultimo dei cenobiti o dei monaci avesse ben chiaro, davanti agli occhi e in ciò che realmente accadeva, cosa volesse dire viaggiare e trasformarsi”. Info:

Girolamo De Simone: http://www.girolamodesimone.com Konsequenz: http://www.konsequenz.it Ufficio Stampa Synpress44: http://www.synpress44.com ❖

QUANDO AVREMO UN INNO “FOLK” ITALIANO PER CELEBRARE LE VITTORIE SPORTIVE?

Shane MacGowan, the Aftermath & friends

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Una divagazione calcistica, considerando i campionati europei che vedono impegnata la nostra nazionale contro quella dell’Irlanda. Sul campo ha vinto l’Italia, ma gli irlandesi hanno avuto l’idea di forgiare il loro inno europeo basandosi su un loro noto brano tradizionale: “The Rocky Road to Dublin” cambiando la destinazione in Poland... per cui gli esecutori, il celebre gruppo folk Dubliners riarrangiano una “The Rockier Road to Poland”, con cori e cornamuse incalzanti! Beh, loro invidieranno i nostri cal-

ciatori, ma noi non possiamo fare a meno di invidiare il loro bellissimo inno calcistico “folk”. Quando verrà in mente a noi italiani, che abbiamo centinaia di brani tradizionali entusiasmanti da utilizzare come inno per le formazioni sportive che ci rappresentano??? Il video dei Dubliners & friends lo trovate a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=r5aZjE15Ye0

La notizia a questo link: http://www.voxpop-media.com/tag/rocky-road-topoland/ ❖


Eventi FEK FESTIVAL: MUSICA, DANZA, TRADIZIONE di Fulvio Porro

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ato nel 2008 per iniziativa dell’Associazione Sabia de Fek di Pedavena (BL), e in particolare sullo slancio del suo presidente Marco Scapin, il FEK festival è divenuto ormai un classico appuntamento dell’estate bellunese. La manifestazione sin dal suo esordio raccoglie intorno a se un gran numero di ballerini folk (che arrivano da fuori provincia, ma anche da fuori regione), di semplici fruitori della buona musica, e an-

cora di ignari viandanti che transitano per il luogo. Lo scenario ove si svolge la rassegna è quello dello splendido parco della Birreria Pedavena, ai margini del parco delle Dolomiti bellunesi; per l’occasione i gestori della birreria cedono lo scettro organizzativo a Marco e soci, che con il supporto della stessa birreria, e della Coop Adriatica, allestiscono una due giorni musicale assai interessante, anche con la presenza di formazioni straniere.

Le prime edizioni del festival ruotavano su tre giorni di musica, stage, danze, mercatini; dallo scorso anno l’appuntamento ha dovuto, gioco forza, restringersi un po’, mantenendo comunque viva la fiaccola del folk per il sabato e la domenica. L’edizione 2012 del festival, la quinta in ordine di tempo, si aprirà sabato 21 luglio con la performance, a partire dalle ore 20,30, dei giovani francesi Dialto, un duo con organetto e violino che presenterà la propria reinterpretazione del folk di domani. A seguire, dalle 22,30 a sino allo sfinimento dei ballerini, il palco sarà appannaggio del trio aostano/torinese Chemin de Fer (presentati dalla nostra rivista nello scorso numero). La domenica, a partire dalle ore 16.00, torneranno alla ribalta i Dialto, che apriranno la strada al concerto, dalle ore 18.00, dei “padroni di casa” Carmina Fagi (il neo gruppo di Marco Scapin, presentato in questo stesso numero della rivista), che porteranno al debutto casalingo il loro recentissimo album dal titolo omonimo. A chiusura del festival, dalle ore 20.00, il quintetto dei Domo Emigrantes con la loro genuina proposta di folk dal profondo sud. Per ogni ulteriore informazione è possibile visitare le pagine Facebook http://it-it.facebook.com/ pages/Fék-Festival/67174602973 e www.facebook.com/ events/251983404812746/ oppure contattare Marco Scapin all’indirizzo e-mail sabiadefek@ gmail.com oppure al recapito telefonico 349.8525898. ❖

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Cronaca SOGNANDO LA CALIFORNIA, INDAGINE TRA I MUSICISTI DI IERI E DI OGGI di Gloria Berloso

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il 1965, la musica accompagna la protesta dei giovani che occupano i luoghi di potere. Il culto del movimento pacifista viene arginato con ogni mezzo mentre in Vietman viene consumata una delle guerre più assurde della storia. I giovani scappano dagli Stati Uniti e bruciano le cartoline di arruolamento e sono descritti come eroi da canzoni di Phil Ochs, degli Steppenwolf, dei Byrds e da Joni Mitchell. In California nascono i principali artisti legati ai movimenti di controcultura, il rock psicadelico, il folk-rock. I Grateful Dead, i Jefferson Airplane, gli Steppenwolf, i Captain Beefheart, i Byrds, i Doors hanno dato vita ad un’epoca indimenticabile e sono ancora oggi tra i più conosciuti nel mondo intero. Il disco inciso dai Byrds con le chitarre elettriche ed intitolato Turn

Byrds

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Turn Turn, riprende la canzone del folk-singer Pete Seeger, oppositore del sistema politico e perseguitato dalla CIA e la canzone Mr. Tambourine Man arriva in cima alle classifiche dei dischi più venduti in America e nel Regno Unito. Sono questi musicisti che hanno portato popolarità a Bob Dylan, hanno iniziato una nuova epopea musicale e l’inizio del folk-rock. Proprio in California si creano i primi festival di musica rock e così nascono canzoni come California Dreamin’ e San Francisco Nights. La California diventa un sogno ed un punto di riferimento importante per chi la musica l’ama e la compone, dal 1965 al 1974 sono state scritte le canzoni più belle della storia della musica moderna, sono indimenticabili le sonorità e le voci di Joni Mitchell, Judy Collins, Carol King, Melanie, James Taylor, Neil

Joni Mitchell

Young, Jackson Browne. Nella primavera del 1969 gli studenti occupano pacificamente un’area del parco vicino Berkeley e nel tempo libero organizzano raduni, assemblee e numerosi concerti. Molti commercianti, professionisti e studenti contribuiscono alla realizzazione di edifici e strutture adeguate, rispondendo positivamente a questa realtà ma il presidente Reagan cerca di reprimere l’iniziativa con un massacro cercando di liberare il parco. La risposta e la solidarietà arriva subito con un grande e mitico concerto con la partecipazione dei Creedence Clearwater Revival, i Santana, i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, Elvin Bishop, i Bangor Flying Circus, i Quicksilver e una manifestazione di protesta di oltre 30.000 persone. La repressione da parte delle forze di polizia è durissima, molti


Cronaca Tom Paxton, 18 maggio 2010 - Jemal Countess/Getty Images North America

concerti che non sono di musica country o classica, vengono annullati ( nel 1970 chiude il Newport Folk Festival e nel 1971 il Newport Jazz Festival). Reagan mette in atto una politica durissima per sconfiggere il movimento di controcultura ed ogni sforzo per organizzare concerti risulta vano per le restrizioni messe in atto dal sistema. Restano comunque in attività musicisti come Frank Zappa, i Doors, Janis Joplin , i Jefferson Airplaine e Country Joe McDonald. Quest’ultimo viene perseguitato dalla polizia, arrestato per linguaggio pornografico ma le sue canzoni sono dedicate alla cruenta guerra del Vietnam mentre insieme a Jane Fonda partecipa al movimento Fuck The Army. Numerosi sono gli arresti, le persecuzioni degli artisti che condannano la politica repressiva, la guerra e usano droghe lisergiche anche se l’allucinogeno LSD sembra sia diffuso dalla CIA per distruggere un movimento di giovani che contrastano le istituzioni. Jim Morrison ha scritto una ballata significativa in merito The Unknown Soldier e inscena sul palco una bendatura e la sua fucilazione perché è contro la guerra quindi un disertore per i benpensanti. Nel 1971, Jim viene trovato

morto in un appartamento a Parigi, overdose? Si dice così, ma il dubbio rimane. Frank Zappa, molto popolare soprattutto in Europa, infastidisce i governanti perché li ha messi a nudo, con il doppio LP You Are What You (anni 80) narra dell’ex attore Ronald Reagan e decreta il pericolo della democrazia. Nel movimento di controcultura i Grateful Dead sono in grado di rinnovarsi nel tempo. Jerry Garcia, dotato di uno charme impenetrabile, nell’area di San Francisco è un mitico chitarrista e banjoista e fonda il primo gruppo (Warlocks). La loro musica spazia dal countrybluegrass al rock blues elettrificato, dal jazz con chiara influenza coltraniana alle sonorità orientali. Le loro canzoni non sono corte e spesso sono improvvisate. Garcia sceglie il nome di Grateful Dead (Il Morto Riconoscente) e questa denominazione porta fortuna, rispecchia la loro esistenza come musicisti e le copertine dei loro dischi diventano un mercato importante. I GD suonano in mitici concerti senza compenso nella baia e nei parchi di San Francisco e diventano un riferimento importante per il movimento di controcultura. Nascono le prime comuni, ma Garcia ed i suoi

collaboratori non hanno vita facile, le droghe pesanti sostituiscono la LSD, la loro musica però è unica e alla morte di Garcia, il presidente Clinton lo definisce un genio. Ogni ballata diventa una comunicazione importante, canzoni come I Ain’t Marching Anymore scritta da Phil Ochs nel 1964 diventa un inno per tutti i giovani che obbiettano il servizio militare e che cantano nei sit-in di protesta. Migliaia di studenti cominciano a socializzare, a comunicare ed ad ascoltare la musica di protesta che rispecchia il disagio di tutto l’ambiente giovanile. La repressione, la censura, l’annullamento di concerti sono all’ordine del giorno. Nella baia di San Francisco i Byrds echeggiano le note di Mr. Tambourine Man, il gruppo diventa un mito perché i sensi sono denudati, tutti sono pronti ad andare dovunque. Del gruppo fanno parte come chitarrista ritmico il grande David Crosby, il mandolinista Chris Hillmann con un passato da musicista veramente strabiliante, Jim Mc Guinn, chitarrista e banjoista ma con i Byrds suona la Rickenbaker a 12 corde, Gene Clark, armonicista e cantante solista; il batterista Michael Clarke. Questi cinque ragazzi che fanno impazzire letteralmente le giovanissime, suonano mentre in Vietnam infuria la guerra e le loro canzoni nascono per quella generazione di giovani che non si riconosce in quei valori stabiliti dalla politica presidenziale. Il tema della libertà è presente in canzoni come Chime of Freedom. I Byrds incidono il primo disco intitolandolo con la celebre canzone scritta da Bob Dylan. In questo LP è rilevante il pezzo scritto da Jacque De Shannon, Dont’t Doubt Yourself Babe. Molti non sanno che lei è la prima cantautrice americana della storia della musica. Jacque scrive canzoni stupende e si esibisce in performance che creano stupore, forse è l’inizio del movimento femminista. Molto interessante è

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l’espansione della rete di collaborazioni tra musicisti, artisti e poeti da ovest ad est, da nord a sud.. Gli hippies, i figli dei fiori viaggiano da una parte all’altra del paese, seguono i musicisti, ovunque il messaggio di pace e d’amore è presente. La grande ondata di musica nuova, quella di protesta travolge anche musicisti europei. Nel 1968 Graham Nash, britannico, lascia il gruppo degli Hollies e viene in California. Insieme a Crosby, Stills e Young celebra un’epoca per la musica indimenticabile con la ballata Four Way Street (1971). Nello stesso anno anche John Lennon, ex Beatles si trasferisce a New York. Importante è il suo concerto con Yoko Ono al Festival di Ann Arbor alla fine del 1971. Il suo messaggio di pace scuote i benpensanti con le canzoni Imagine e Give Me Some Truth e aderisce al Fronte di Liberazione Rock a difesa dei musicisti depredati dalle case discografiche. Partecipa alla campagna contro la guerra in Vietnam e diventa uno degli artisti europei più perseguitato negli Stati Uniti. Nel dicembre del 1980 viene ucciso da

The Byrds: Clarence White e Rober McGuinn, 1972

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Cronaca

uno squilibrato ma anche questa morte desta molte perplessità. Intanto la cooperazione tra gli artisti degli States continua, suonano ovunque, qualcuno esce dalla band d’origine ed entra in altri gruppi oppure incide da solista. Si crea così una catena di solidarietà che conquista il mondo intero. Joan Baez diventa un simbolo, lei va in Vietnam e nelle sue canzoni racconta gli orrori della guerra ma grandi artisti come lei scrivono canzoni dopo eventi delittuosi, stragi, ingiustizie perpetrati a danno di studenti, persone di colore e le parti più deboli della popolazione. Bob Dylan è il principale rinnovatore della musica folk, è un discepolo di Woody Guthrie e amico di Pete Seeger, l’avvocato della pace. Anche Arlo Guthrie, figlio di Woody diventa popolare tra gli hippyes, celebre e significativa rimane la sua canzone Alice’s Restaurant scritta nel 1967. Il più bel inno della pace scritto da Pete Seeger, Where Are All the Flowers Gone viene celebrato nei concerti in tutto il mondo.Un altro inno classico è For What It’s Worth dei Buffalo Springfield (1967)

Notevoli sono i lavori di Tom Paxton e di Eric Andersen, interpreti audaci e raffinati del disagio dei giovani americani. In Italia suonano in importanti Festival Folk e conquistano una discreta platea. A New York l’11 maggio del 1975 Tom Paxton partecipa al grande concerto War Is Over, organizzato da Phil Ochs per la vittoria del popolo e della pace. Insieme a loro ci sono Joan Baez, Odetta, Pete Seeger, Paul Simon, Peter Yarrow, Barbara Dane, Jeremy Steig, Bread & Puppet Theater. Nello stesso anno purtroppo Phil Ochs, grande amico di Tom Paxton, muore suicida dopo una campagna di persecuzione inaudita da parte del governo. Nel 1986 Paxton lancia la sua etichetta, Records Pax con un album di cover di canzoni popolari tradizionali. Eric Andersen, scoperto da Paxton, è schivo, resta lontano dai palcoscenici ma rimane uno dei più importanti folk-singer. Rilevante è il suo album Blue River (Columbia 1972) dove aggiunge elementi country e rock e a cui partecipa la cantante Joni Mitchell. Nell’aprile del 2011 esce un album del concerto registrato a Cologna nel marzo del 2010, dove Eric è accompagnato dalla voce della moglie Inge e dal violinista italiano Michele Gazich.. Dall’originaria formazione dei Byrds (1964-1965): Gene Clark Roger McGuinn, David Crosby, Chris Hillman, Michael Clarke, sono derivate numerose formazioni:


Cronaca

Eric Andersen

The Flying Burrito Brothers, 1968 (Gram Parsons, Chris Hillman, Chris Ethridge, Pete Kleinow, Michael Clarke, Jon Corneal, Eddie Hoh, Sam Goldstein e Popeye Philips) Dillard & Clark, 1968 (Doug Dillard e Gene Clark) Crosby, Stills, Nash & Young, 1969  (David Crosby,  Stephen Stills,Graham Nash e Neil Young) Manassas, 1972 (Stephen Stills, Chris Hillman, Paul Harris, Joe Lala, Dallas Taylor, Al Perkins e Fuzzy Samuels) Souther, Hillman & Furay Band, 1974 (John David Souther, Chris Hillman, Richie Furay, Paul Harris, Al Perkins, Jim Gordon e Joe Lala) Firefall,  1976  (Rick Roberts, Michael Clarke, Mark Andes, Larry Burnett, David Muse e Jock Bartley) McGuinn & Thunderbyrd, 1976 (Roger McGuinn, James Q. Smith,

Bruce Barlow, Lance Dickerson; poi, Rick Vito, Greg Thomas) McG uin n , C l a rk & H i l l ma n , 1977 (Roger McGuinn, Gene Clark e Chris Hillman) Ever Call Ready, 1984 (Chris Hillman, Bernie Leadon, Al Perkins, David Mansfield e Jerry Scheff) CRY, 1985 (Gene Clark, Patrick Gerald Robinson, John York) The Desert Rose Band, 1987 (Chris Hillman, Herb Pedersen, Jay Dee Maness, John Jorgenson, Bill Bryson e Steve Duncan) Gene Clark & Carla Olson, 1987 Chris Hillman & Herb Pedersen, 1996 Rice, Rice, Hillman & Pedersen, 1999 (Chris Hillman, Herb Pedersen, Larry Rice e Tony Rice) Nella primavera del 2008, il rinvenimento in casa di Roger McGuinn di una registrazione del concerto che i Byrds (una delle ultime for-

mazioni storiche, suonano oltre a McGuinn i chitarristi Clarence White, Skip Battin e il batterista Gene Parsons), hanno fatto alla Royal Albert Hall di Londra (1971) ha aggiunto nuove emozioni. I nastri, riposti in uno scatolone e dimenticati per anni, sono stati affidati da McGuinn a Bob Irwin per essere commercializzati su CD dopo un’adeguata opera di rimasterizzazione. Il sogno californiano ha segnato un’epoca, molti di questi artisti sono ancora attivi e sono riusciti a mantenere inalterate negli anni la purezza artistica e la coerenza in un paese dove il consumismo, la delinquenza, il terrorismo sono purtroppo rimasti. Il loro sentimentalismo con le azioni sociali attraverso concerti e dischi propongono ancora nuove idee ed una grande sensibilità. L’umanità forse è ancora salva! ❖

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Recensioni ETHN’N’ROLL

Esordio di una banda lucana votata alle sperimentazioni

di Gloria Berloso

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li Ethn’n’roll sono una band lucana formatasi nel 2009 che unisce il rock prog di tradizione ai suoni acustici e virtuosi di strumenti a corde, a fiato e a percussione. Le liriche forti e impegnate incitano alla rivolta verso  un movimento popolare rinnovato e forte, capace di generare un neoilluminismo in una società pura. Con gli Ethn’n’roll si approda ad una libera poesia che dà il verso a un nuovo modo di intendere la musica: un “viaggio esistenziale” che la band rappresenta e fa rivivere nella testa e nel cuore degli spettatori. Un percorso attraverso suoni etnorock e tutto ciò che hanno assorbito

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questi musicisti durante il loro peregrinare nei caffè letterari d’Europa. Il loro live è uno spettacolo coinvolgente che incanta lo spettatore con ritmi e sonorità etniche, tribali, pop, ma anche con  ammalianti melodie popolari, sprazzi di progressive e sperimentazione, contaminazioni balcaniche e latine, che intrecciano rock d’autore e attitudine punk alla loro personale tensione poetica. Il CD che hanno appena pubblicato contiene 11 tracce che rappresentano, ognuna a suo modo, tutte le caratteristiche di questa band, la loro musicalità e la loro poesia. Tra i brani contenuti segnaliamo Echi lontani, Taranta (Underground) e Anima in volo.

Disco M.A.P. - Milano Formazione: Gabriele Russillo (basso elettrico, voce, flauti e percussioni), primo classificato (in ex aequo con Dejan Zec) al Zagreb Bass Contest del 2011. Giovanni Didonna (batteria, voce e percussioni). Danilo Vignola (ukulele elettrico, balalaica, chitarra flamenco & voce), miglior suonatore di ukulele elettrico al mondo in un contest mondiale disputato negli USA nel 2008. Contatti:   www.ethnnroll.com MUSICISTI ASSOCIATI PRODUZIONI M.A.P. info@map.it   disco.map@tiscali.it Promozione stampa gloriaberloso@yahoo.it ❖


Argomenti (LE CANZONI DEL FAGGIO)

IL PROGETTO MUSICALE “CARMINA FAGI” di Fulvio Porro

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mmersa nel verde ai margini del parco nazionale e abbracciata dalla dorsale delle Dolomiti bellunesi, all’ombra dei secolari faggi che la circondano, la ridente cittadina di Pedavena tiene a battesimo, nella primavera del 2011, il progetto musicale dei Carmina Fagi (le canzoni del faggio). E, proprio come un faggio, il gruppo affonda le proprie radici nell’humus della musica tradizionale di gran parte d’Europa e in quello stesso spirito che, pur nelle differenze, a volte anche marcate, dei diversi stili, accomuna le varie espressioni culturali del vecchio continente, e forse non solo di quello.

La nuova formazione, nata come naturale evoluzione dell’ormai disciolto gruppo “CsKDsuonare” (Ciscappadisuonare), e dal quale ha ereditato tre importanti elementi, annovera cinque musicisti uniti dalla comune passione per la miglior tradizione musicale europea. Artefice primo del gruppo è Marco Scapin, eclettico e poliedrico personaggio, maestro d’organo, direttore di coro, insegnate di musica, talvolta attore, fotografo, organizzatore di eventi (FEK Festival a Pedavena), costruttore di strumenti musicali (ad esempio la spinetta con la quale si esibisce). Marco si destreggia con abile maestria tra un organetto diatonico e un’arpa celtica, tra una spinetta traversa, una ghironda, una musette, senza dimenticare l’hammered dulcimer e qualche altro strumento ancora. A tanta varianza di interpretazione fanno da naturale contraltare le due signore del gruppo, Raffaella De Col Tana, nota concertista bellunese, che esplicita la sua

Da sinistra: Vanni Vettori (batteria e percussioni), Peter Zanesco (chitarra), Chiara Sandi (violino, voce, percussioni), Raffaella De Col Tana (flauto traverso, flauto dritto, ottavino), Marco Scapin (organetto diatonico, ghironda, arpa celtica, musette, spinetta traversa, hammered dulcimer).

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Sul palco: Raffella, Peter e Chiara a provare un passaggio, e Vanni (tutto a destra), a dar loro il ritmo; in primo piano di spalle Piero Bolzan; Marco, come sempre, dietro l’obiettivo della macchina fotografica. Una pausa durante le registrazioni: c’è chi sorride al fotografo (Vanni e Peter), chi ripassa la partitura (Raffaella), chi si limita a curiosare (Chiara), chi fotografa (Marco, anche se non lo si vede …) e, ovviamente, chi comunque lavora (Piero Bolzan, il fonico).

espressione musicale passando abilmente da un flauto traverso ad uno dritto ad un ottavino, e Chiara Sandi, universitaria di archeologia e beni culturali, fondamentalmente legata al fido violino, ma anche voce solista, e che non disdegna neppure avvicinarsi a percussioni di vario genere. A chiudere il magico cerchio intervengono Peter Zanesco, l’americano del gruppo stante la sua nascita oltreoceano, che dopo aver percorso le infinite strade espressive permesse da una chitarra, si concentra ora nel folk, e Vanni Vettori, la ritmica del gruppo, che tra batteria e percussioni si evidenzia come l’anima pulsante della formazione. I Carmina Fagi propongono, con una mirabile alternanza di strumenti antichi e non, un vasto repertorio di musica ”a ballo” tra-

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dizionale di differente estrazione culturale e provenienza geografica, cui uniscono numerosi brani integralmente composti da Marco e arrangiati dal gruppo, e che rappresentano la naturale evoluzione di quello stesso spirito arcaico e poetico sopravvissuto all’inesorabile scorrere del tempo. L’ascolto del primo album dei Carmina Fagi, una recentissima autoproduzione dal titolo omonimo e che raccoglie ben 21 tracce, evidenzia sin dal primo brano lo spessore della proposta, l’articolazione degli arrangiamenti, l’innegabile tecnica con la quale tutti i musicisti partecipano alla creazione di questa magica atmosfera che pervade e rapisce la mente dell’ascoltatore. L’album nasce fondamentalmente dal vissuto di Marco e del suo “branco selvaggio” (due cavalli,

due cani, quattro volpi, e quant’altro ancora il bosco possa offrire), ed è stato registrato in presa diretta presso la Sala “Guarnieri” di Pedavena il 19 e 20 febbraio 2012 da Piero Bolzan (Studio Audiogruppo) che ne ha curato anche il mixaggio e la masterizzazione. Come tutta la grafica, anche il pregevole libretto è stato curato da Vanni; il book che accompagna questa opera prima presenta, per ciascuna traccia, una brevissima ode (anch’essa parto della fulgida mente di Marco), che ne descrive e ne riassume con particolare acume lo spirito che ha portato all’elaborazione della composizione stessa. Non è certo fuori luogo previsionare come i Carmina Fagi, grazie ad un passato dei suoi singoli protagonisti variamente articolato, e ad un presente fortemente votato al nuovo progetto, possano affrontare un futuro di assoluto rilievo. E, come scrisse Virgilio, “sub tegmine fagi” (sotto l’ombra protettiva del faggio) ci ritroviamo per sorridere, cantare, ballare e, insieme, sognare! ❖


Eventi

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INIS FAIL SARAH PIERCE BAND FRANCESCO BENOZZO TERRY ALLEN + THE BORDERS MICHAEL McGOLDRICK BAND MASSIMO PRIVIERO e MICHELE GAZICH ANXO LORENZO + POLVERFOLK WILLIE NILE & BAND BAP KENNEDY BAND + GUIDEWIRES THE WALKABOUTS FINLAY MACDONALD TRIO SIRTOS CARRIE RODRIGUEZ CARRIE RODRIGUEZ “EDMONDO ROMANO “”Sonno Eliso””” BELTAINE PICCOLA ORCHESTRA APOCRIFA LE VENT DU NORD LE VENT DU NORD MANUEL D’OLIVEIRA MANUEL D’OLIVEIRA DAVID MUNNELLY BAND MASSIMO GIUNTINI & RAFFAELLO SIMEONI

ALBINO fraz. VALL’ALTA/Piazza Festa popolare di Vall’Alta CALUSCO D’ADDA/Giardini Piazza Bartolomeo Colleoni(Contrada Torre) PREDORE/Sagrato Auditorium Civico NEMBRO/Biblioteca Centro Cultura PAGAZZANO/Castello Visconteo Festival celtico DALMINE/Piazza Caduti La grande festa di mezza estate PAGAZZANO/Castello Visconteo Festival celtico SARNICO/Villa Faccanoni PAGAZZANO/Castello Visconteo Festival celtico AZZANO SAN PAOLO/Centro Sportivo BAGNATICA/Casello San Marco LEVATE/Piazza Amedeo Duca d’Aosta MONASTEROLO del CASTELLO/Parco La Fonte GANDINO/Piazza vittorio Veneto VALBONDIONE fraz.FIUMENERO/Chiesa Parrocchiale CASTIONE della PRESOLANA fraz. BRATTO/Cineteatro Agli Abeti VALBONDIONE/Chiesa Parrocchiale GROMO/Piazza Dante SPINONE AL LAGO/Largo Marinai d’Italia Notte sotto le stelle LIZZOLA/Chiesa Parrocchiale MOIO DE’ CALVI/Piazza IV Novembre PREDORE/Piazza Unità d’Italia “VILLA D’ADDA/Centro Ricreativo “”Don A.Bosio””” Festa sul fiume

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Eventi VIA DEL CAMPO

Appunti sui cantautori genovesi

di Antonio Rocchi (Radio Faber)

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a Liguria è una regione magica, che – per paesaggi, flora, fauna… - regala atmosfere ed emozioni intense. Colori, profumi, luci, echi. Tra immaginazione e realtà, una delle migliori chiavi di lettura per interpretarla è forse la musica, puntuale interprete dei nostri tempi, di tutti i tempi. In riviera basti San Remo, con il mitico teatro Ariston, che ogni anno è al centro dell’attenzione mediatica grazie al Festival della Canzone Italiana e al Premio Tenco. Ma Genova, vero ombelico del territorio regionale, non le è da meno. Molti sono infatti gli artisti, liguri e no, che hanno legato il proprio nome alla Superba, a cominciare dall’astigiano Paolo Conte, celeberrimo con la sua “Genova per noi”. E’ un vero e proprio inno dei forestieri che si avvicinano al capoluogo, abituati alle “piovose” campagne e stupiti da una città che li avvolge silenziosamente, città di gente “ruvida”, sbrigativa… Genova tuttavia si lega soprattutto a quel gruppo di cantautori che ha cresciuto, o talvolta solo accolto, negli anni Sessanta; la critica ormai li chiama comunemente “i cantautori della scuola genovese”, etichetta che nondimeno aggrega personaggi e identità artistiche ben distinte. Fabrizio De André, Gino Paoli, Luigi Tenco, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, solo per elencare i più conosciuti, per non dire conosciutissimi.. Genova fa da sfondo a molte canzoni,

quinta suggestiva e silenziosa, che t’emoziona percorrere e ritrovare anche oggi… Via del Campo, nelle orecchie Fabrizio De Andrè, e negli occhi un’umanità dove si rifugiavano e tuttora si rifugiano anche gli esclusi, i dimenticati… Poi, passeggiando il borgo marinaro di Boccadasse, t’immagini Gino Paoli mentre incontra la sua gatta, “che aveva una macchia nera sul muso”, magari sonnacchiosa sopra un gozzo di pescatori…. Anche Luigi Tenco, con la sua inquietudine nella quale molti giovani si riconoscevano (e si riconoscono), incarna uno dei lati emotivamente più intensi della produzione canora genovese. “Ciao amore, ciao” appare ormai quasi un testamento artistico, tocca le corde dell’anima in modo violento, vorresti arretrare nel tempo e impedire ad un giovanissimo talento di bruciare in tenebrosa tragedia la vita per la delusione di un Festival. Le melodie ricercate e le orchestrazioni eleganti di Umberto Bindi, così come i testi talora ironici e disincantati di Bruno Lauzi, rappresentano altre anime sottili e delicate della genovesità in musica. “Arrivederci”, “Il nostro concerto”, “Ritornerai”…, sono pietre miliari lungo il miglior cammino della canzone nazionale, pezzi che non invecchiano e rimbalzano di generazione in generazione. ❖

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Argomenti Gli strumenti del folk Seconda e ultima puntata

LA FISARMONICA E L’ORGANETTO, UNA ECCELLENZA ITALIANA di Davide Emmolo

5. La fisarmonica moderna. I bassi della fisarmonica. Nomen omen. Il nome italiano dello strumento, fisarmonica, deriva dal tedesco physarmonika (composto dal greco physa ‘mantice’ e harmonikòs ‘armonico’, lett. armonica a mantice). Nei paesi di lingua anglosassone lo strumento conserva l’originale nome di Demian, accordion, mentre un po’ tutti gli strumenti a mantice sono chiamati anche squeeze-box (dall’inglese squeeze ‘spremere’). In Francia lo chiamano accordeon (con 2 ‘c’); nei paesi ispanici, di lingua portoghese e latino americani lo chiamano acordeón (con una sola ‘c’). Anche in Germania e nei paesi di lingua tedesca lo strumento conserva praticamente il nome del brevetto di Demian, akkordeon o akkordion. I tedeschi anticipano la natura dei sostantivi e di conseguenza chiamano la fisarmonica a bottoni knopfakkordeon (dal tedesco knopf ‘pulsante’). La fisarmonica a bottoni, impropriamente nota con il nome di fisarmonica cromatica, è nata prima della più diffusa fisarmonica a piano. L’invenzione della prima fisarmonica avente il sistema di bassi odierno si deve ad un imprenditore lombardo, Mariano Dallapè, il capostipite degli artigiani di Stradella, piccola cittadina dell’Oltrepò Pavese. Nel 1890 Dallapè mise a punto una fisarmonica a bottoni dotata di un sistema di bassi precostituiti che negli anni a venire diventò uno standard internazionale noto con il nome di sistema a bassi standard o anche sistema Stradella. Era nata la fisarmonica moderna. Come non ricordare

una splendida canzone di Paolo Conte dedicata ad uno dei poli di produzione dello strumento, la fisarmonica di Stradella. Purtroppo, nel 2010, la Fabbrica armoniche Mariano Dallapè & Figlio ha chiuso i battenti e Amleto Dallapè, l’ultimo erede della tradizione organara stradellina, ha ceduto il marchio alla multinazionale Roland che ha deciso di sfruttare il suono delle meravigliose fisarmoniche Dallapè per i campioni delle fisarmoniche digitali della serie V-Accordion. Un segno di come sono cambiati i tempi.

Fig.15: fisarmonica a bottoni Dallapè del 1900

I bassi di una fisarmonica italiana completa sono costituiti da 6 file di pistoncini disposti in direzione trasversale inclinata e da un certo numero di file (20 per una fisarmonica 120 bassi) di pistoncini disposti in senso longitudinale.

Fig.16: bottoniera “sistema Stradella” di una fisarmonica italiana

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La seconda fila di (20) bassi rappresenta i bassi principali. Premendo uno di questi pistoncini si produce una nota che rappresenta la tonica di tutti gli accordi ottenibili con i pulsanti omologhi delle file inferiori. La prima fila, quella più vicina al mantice, rappresenta i contrabbassi, bassi aggiuntivi molto utili per eseguire passaggi di basso e piccole linee melodiche con la mano sinistra. A seguire troviamo le 4 file degli accordi in cui ciascun pistoncino è associato ad un accordo (non ad una nota); la fila degli accordi maggiori, degli accordi minori, degli accordi di settima (senza la quinta) e degli accordi di diminuita. Ciascuna tonica è affiancata alla successiva, da sinistra verso destra, attraverso un salto di quinta giusta: al do centrale segue il sol, poi il re, il la, il mi e così via secondo il circolo delle quinte.

nale e i bassi a fungo (o a funghetto) usati nelle fisarmoniche di tipo francese.

Fig.18: sezione di un basso a pistone (a sinistra) e di un basso a fungo (a destra)

Fig.17: disposizione dei bassi in una fisarmonica “Stradella standard”

Gli accordi precostituiti consentono l’esecuzione di tutta la musica del folclore italiano ed estero ed è proprio per questo motivo che, inizialmente, la fisarmonica si è imposta come strumento folcloristico legato alla tradizione e alla danza (si pensi a questo proposito al ballo liscio romagnolo). Gli accordi non precostituiti, come quelli usati nell’esecuzione di armonie tipiche del jazz, possono essere eseguiti, con maggiore difficoltà, combinando più accordi precostituiti. Una fisarmonica completa a bassi standard deve avere almeno 96 bassi. I modelli a 120 bassi sono parimenti diffusi mentre i modelli a 140 bassi, pur esistendo, non hanno trovato larga diffusione a causa del sensibile aumento di peso dello strumento. Dal punto di vista della geometria esistono due fattori di forma per i bassi di una fisarmonica: i bassi a pistone utilizzati nelle fisarmoniche di tipo internazio-

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Il sistema Stradella non è l’unico sistema di bassi esistente; nel panorama della costruzione di fisarmoniche esistono altri tipi di bottoniere. I sistemi alternativi sono: • sistema di bassi alla francese; • sistema di bassi belga; • sistema di bassi alla modenese; • sistema di bassi sciolti (per terze o per quinte). I francesi, ad esempio, suonano quasi esclusivamente un particolare tipo di fisarmonica a bottoni con i bassi aventi due file di contrabbassi e privi della fila dei diminuiti. I bassi alla belga sono disposti in maniera orizzontale e non obliqua come i bassi internazionali. Il sistema modenese costituisce una variante dei bassi alla belga. Questi ultimi due sistemi sono veramente poco diffusi. Discorso a parte va fatto per i bassi sciolti. Le fisarmoniche a bassi sciolti non presentano accordi precostituiti e consentono quindi


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di eseguire complesse linee melodiche anche con la mano sinistra. Questa soluzione ha consentito di ampliare il repertorio della fisarmonica con le trascrizioni della musica classica e il suo ingresso nei Conservatori italiani. Una fisarmonica classica a bassi sciolti dovrebbe, teoricamente, poter eseguire tutti i brani scritti sul pianoforte. I sistemi di bassi sciolti più diffusi nei conservatori italiani sono essenzialmente due: il sistema per quinte che ripercorre l’andamento dei bassi e dei contrabbassi di una fisarmonica a bassi standard e il sistema per terze minori (detti anche bassi cromatici) che è costituito da una bottoniera speculare rispetto ad una bottoniera cantabile di una fisarmonica cromatica italiana c-griff (vedi par. a seguire). La maggior parte di questi costosi strumenti è dotato del cosiddetto convertitore, un dispositivo brevettato in grado di “convertire” la bottoniera dei bassi dal sistema a bassi standard al sistema a bassi sciolti. Un breve accenno al repertorio classico per fisarmonica è doveroso. La fisarmonica, così come la conosciamo, si è diffusa come strumento popolare a metà del 1800 quindi, ovviamente, non esiste un repertorio classico per fisarmonica scritto sulla fisarmonica antecedente a questo periodo. Il primo compositore che si interessò alla fisarmonica fu, non a caso, Giuseppe Verdi che le attribuì una piccola parte nell’opera Simon Boccanegra del 1857. Pëtr Il’ič Čajkovskij, nel 1883, nella Suite numero 2 in cinque movimenti op. 5, introduce un quartetto di fisarmoniche. Dopo l’ingresso della fisarmonica nei Conservatori italiani, avvenuto nel 1997, e con l’invenzione dei bassi sciolti di molto antecedente, si è resa necessaria la creazione di un repertorio colto per fisarmonica. L’affinità con l’organo e altri strumenti a tastiera del nostro strumento ha generato un grande proliferare di trascrizioni di musica classica. Numerosissime sono le trascrizioni per fisarmonica di brani di musica barocca, di preludi e fughe contrappuntistiche che i bassi sciolti consentono di eseguire. Oggi non sarebbe strano assistere ad un concerto di fisarmonica classica e ascoltare l’esecuzione di brani di Vivaldi, di Bach o di Domenico Scarlatti. Nel ‘900 autori contemporanei (Gubaidulina, Kagel, Fugazza, Dontoni,…) hanno composto meravigliose opere per fisarmonica sulla fisarmonica. Nei paesi dell’Est e dell’ex blocco sovietico la fisarmonica (bayan) ha avuto uno sviluppo e una diffusione più naturale rispetto all’Italia dove, per contro, ha rischiato l’estinzione. E’ questo il motivo per cui molti compositori di musica contemporanea per fisarmonica provengono dall’Est europeo e, allo stesso tempo, è il motivo per cui Russia e Paesi limitrofi producono un gran numero di grandissimi virtuosi dello strumento.

6. La fisarmonica “a bottoni” o cromatica La fisarmonica cromatica è uno strumento che definirei geniale e chitarristico. L’elemento principale di genialità è dovuto alla sua tastiera cantabile che può essere di due tipi: C-Griff e B-Griff. Le fisarmoniche cromatiche con il sistema di bottoni (al canto) C-Griff (detta anche bottoniera italiana o francese) presentano una tastiera cantabile costituita da 3 file principali e da 1 o 2 file supplementari.

Fig.19: particolare di una tastiera C-Griff con 2 file supplementari

Nel sistema C-Griff il do e il la sono in prima fila, il mi e il sol in seconda fila e, infine, il re il fa e il si in terza fila. L’intervallo che separa un bottone da quello adiacente è sempre pari ad un semitono. Il sistema C-Griff è usato in Italia, in Francia, in Svezia e nei Paesi Baltici. Il sistema alternativo è costituito dalla tastiera B-Griff (detto anche sistema russo) in cui il do è in terza fila e in suoni crescono di altezza nella direzione opposta. Il sistema B-Griff è usato in Russia, Germania e nei paesi dell’est europeo. Le fisarmoniche russe da concerto con tastiera cantabile B-griff sono chiamate Bayan.

Fig.20: particolare di una tastiera B-Griff con 2 file supplementari

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Fig.22: tipica fisarmonica cromatica francese (Maugein) con bassi a funghetto

7. La fisarmonica a piano

Fig.21: Bayan russo Jupiter

Quali sono i pregi di questi due sistemi cromatici ? Direi che sono parecchi. Il sistema a bottoni consente di cambiare tonalità al brano senza cambiare la diteggiatura, in quanto la figurazione geometrica sulla tastiera rimane invariata. Un po’ come suonare una chitarra con il capotasto! Inoltre, nella fisarmonica a bottoni le note sono più vicine tra loro consentendo esecuzioni di frasi musicali altrimenti impossibili. Così come nella chitarra, nella fisarmonica cromatica le file supplementari consentono di suonare la stessa nota in posizioni differenti condizione questa che facilita l’esecutore nei passaggi più difficoltosi. Infine, una fisarmonica con tastiera cromatica può teoricamente ospitare più note rispetto alla sorella a piano in quanto il limite è rappresentato più dalla cassa armonica che dalla tastiera stessa. La cassa armonica cantabile può essere di due tipi: internazionale e francese. Le fisarmoniche cromatiche con cassa armonica internazionale hanno i somieri porta ance disposti su due file. In pratica è la stessa cassa armonica di una fisarmonica a piano in cui sono stati installati i bottoni e le meccaniche di una cromatica. Le fisarmoniche cromatiche con cassa armonica alla francese presentano i somieri porta ance disposti su tre file. Questo accorgimento cambia l’estetica (le cromatiche francesi sono meno snelle) ma soprattutto cambia moltissimo il timbro dello strumento.

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La fisarmonica a piano è certamente il modello di fisarmonica più diffuso al mondo e in Italia in particolare. Dal punto di vista storico nasce dopo la fisarmonica a bottoni, ai primi del ‘900. Il suo successo è dovuto al fatto che molti dei musicisti che si accostano alla fisarmonica a piano provengono dalla conoscenza di un altro strumento a tastiera (piano, organo, tastiere elettroniche, …). Oggi la fisarmonica a piano svolge la parte del leone nella maggior parte dei contesti dove è presente una fisarmonica. Un vero confronto con la fisarmonica a bottoni non è oggettivamente conducibile: ciascuno dei due sistemi ha i suoi pregi e difetti. In figura una bellissima fisarmonica Victoria mod. Poeta a piano con casse armoniche e tastiera in legno.

Fig.23: fisarmonica a piano (Victoria)


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Una curiosità: i francesi provano un certo disprezzo per la fisarmonica a piano. La chiamano sarcasticamente “pianoforte a bretelle” !

8.Soluzioni costruttive. I registri e il cassotto All’interno delle due casse armoniche di una fisarmonica sono montati dei somieri porta ance. Le fisarmoniche migliori montano 4 o 5 somieri al canto e 5 somieri ai bassi. Le fisarmoniche classiche con convertitore montano anche 6 file di somieri sia al canto che ai bassi. Il numero di somieri presenti all’interno di ciascuna cassa armonica consente di variare il timbro della stessa mediante i cosiddetti registri. I registri, presenti sia al canto che ai bassi, sono dei meccanismi che consentono di scegliere il numero di somieri suonanti. In una fisarmonica con 5 somieri suonanti al canto (si dice in quinta al canto) gli stessi portano ance accordate in modo differente: • il primo somiere ha le ance con tutte le note della tastiera accordate su un la a 440 Hz (ottava centrale); • il secondo somiere ha le ance accordate una ottava sotto (ottava bassa) rispetto a quelle dell’ottava centrale; • il terzo somiere ha le ance accordate una ottava più alta rispetto alle note dell’ottava centrale (ottava alta); • il quarto somiere ha le ance accordate in modo crescente su un La più alto rispetto a quello standard (ad es. a 444,5 Hz); • il quinto e ultimo somiere ha le ance accordate in modo calante su un La più basso rispetto a quello standard (ad es. a 435 Hz). La frequenza dei battimenti della nota calante e crescente può essere espressa in Hz o in centesimi di semitono. L’uso combinato dei somieri giusto e crescente o giusto, crescente e calante da vita ad un registro tipico della fisarmonica chiamato musette. In funzione dell’ampiezza dei battimenti sulla nota centrale, quindi in base alla accentuazione del registro musette, si distinguono i vari tipi di accordatura della fisarmonica. Ecco, a seguire, la denominazione tipica di alcuni registri al canto di una fisarmonica in quinta; ad ogni combinazione di suoni è assegnato il nome di uno strumento musicale a cui il timbro si avvicina. Il nome dei registri non è standardizzato e spesso fabbriche differenti assegnano allo stesso registro nomi differenti. La tendenza prevalente è rappresentata nella tabella a seguire.

Il registro con maggiore potenza sonora, in cui tutti i somieri suonano contemporaneamente (e che allo stesso tempo necessita di più aria), si chiama MASTER. Nelle fisarmoniche di pregio, uno o due somieri possono essere racchiusi dentro una camera di risonanza lignea chiamata “cassotto”. Nel caso di fisarmonica con due voci in cassotto solitamente si “inscatolano” il somiere della voce centrale naturale (Clarinet) e il somiere della voce bassa (Bassoon). Nel caso di una sola voce in cassotto si predilige inscatolare il Bassoon. Si tenga in conto che quanto detto fino adesso non costituisce una regola inviolabile. Ad esempio, le fisarmoniche cromatiche francesi presentano due voci basse in cassotto di cui una detonata. E’ facilmente intuibile come il cassotto faccia aumentare il costo, il pregio e il peso dello strumento. In figura le sezioni una fisarmonica a piano con doppio cassotto e di una (rara) fisarmonica a bottoni in sesta con 3 voci in cassotto.

Fig.24: sezioni di fisarmoniche con voci in cassotto

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6. 7. Fig.24: sezioni di fisarmoniche con voci in cassotto

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9. La fisarmonica digitale. Il protocollo MIDI. Lo sviluppo dell’elettronica non poteva non toccare il mondo degli strumenti musicali e così come gli altri strumenti (si pensi, ad esempio, alla chitarra MIDI o al controller a fiato Yamaha WX5) anche la fisarmonica è stata toccata dalle tecnologie del nuovo millennio. Dagli anni ’70 in poi sono stati proposti modelli di fisarmonica elettronica che hanno avuto scarso successo (vedi, ad esempio, il Transivox della Farfisa). Oggi, i progetti di fisarmonica digitale più credibili sono, a mio parere, due: la V-Accordion di Roland e la Midi Digital Accordion della Musictech. Piuttosto che entrare nel merito delle specifiche dei prodotti delle due citate aziende è opportuno evidenziare pregi e difetti di una fisarmonica digitale rispetto ad una, per così dire, analogica. A seguire i pregi. 1. Sicuramente il più grande pregio di una fisarmonica digitale reedless (senza ance) è la possibilità di poterla suonare in cuffia, con grande apprezzamento di coinquilini, vicini di casa e condòmini. Si consideri a questo proposito che una fisarmonica in quinta, sia al canto che ai

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bassi, suonata a piene voci (registro MASTER su entrambi i lati) sviluppa una pressione sonora paragonabile a quella di un set di batteria. Poter suonare lo strumento senza arrecare disturbo a chi ci circonda è un pregio impagabile che da solo potrebbe indurre all’acquisto. Una fisarmonica digitale non va accordata, cosa che invece va fatta, almeno con frequenza biennale, su una fisarmonica tradizionale. La fisarmonica digitale può produrre un gran numero di timbri di fisarmonica diversi. Si pensi, ad esempio, ai campioni della USB Pen RolandDallapè Sound Expansion per V-Accordion. La fisarmonica digitale può produrre timbri diversi da quelli tipici degli aerofoni a mantice. Ad esempio, si potrebbe tranquillamente pensare di suonare con un timbro di chitarra jazz al canto, con un timbro di basso fretless sulle toniche dei bassi e di organo Hammond sugli accordi dei bassi. La fisarmonica digitale consente di variare il sistema dei bassi (Stradella, francese, modenese, belga, bassi sciolti per quinte, bassi sciolti per terze minori, etc…). La fisarmonica digitale a bottoni consente di variare il tipo di bottoniera tra C-Griff e B-Griff. La fisarmonica digitale può svolgere il ruolo di Master Keyboard e controllare altri dispositivi MIDI (expander, tastiere, moduli sonori, VST plugin, etc…). La fisarmonica digitale ha un costo proporzionalmente più basso di una fisarmonica tradizionale.

E i difetti? Anche qui procediamo in ordine di importanza. 1. Il primo e più grande difetto è che la fisarmonica digitale non è una fisarmonica ! E’ più vicina ad un sintetizzatore elettronico. Le fisarmoniche digitali usano dei sensori di pressione per tradurre la pressione del mantice nella corrispondente dinamica musicale. Il feeling che si prova suonando uno strumento virtuale è profondamente diverso da quello che si prova suonando una fisarmonica tradizionale. Una delle prime emozioni che si prova imbracciando una fisarmonica, sentire le ance che trasmettono la loro vibrazione sull’esecutore, viene quasi totalmente eliminata. Alcune fisarmoniche digitali hanno sistemi integrati di diffusori ma la sensazione è profondamente diversa. 2. Il timbro per quanto ben campionato o per quanto ben generato da un algoritmo a modelli fisici non sarà mai assimilabile al timbro di una fisarmonica vera.


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3. Il suono di una fisarmonica digitale è dinamicamente quantizzato. Il livello di dinamica può variare da 0 a 127. Cioè è diviso in 127 parti con salti di velocity di 1/127. 127 livelli di dinamica sono tanti ma in una fisarmonica tradizionale questi livelli sono infiniti e la variazione di dinamica è continua, non è basata su piccoli salti. Per quanto detto, il mio approccio è quello di considerare la fisarmonica digitale come uno strumento musicale di sicuro valore e su cui sperimentare nuove sonorità e stili ma non intercambiabile con la fisarmonica tradizionale che rimane, ad oggi, insostituibile. Lo stesso accostamento, ma con minore divario, lo suggerirei nelle differenze tra il pianoforte tradizionale e quello digitale.

Fig.25: fisarmoniche digitali Roland V-Accordion, a bottoni, a piano e diatonica

10. Ascolti consigliati Bandoneón. Impossibile citare questo strumento senza consigliare l’ascolto del suo più grande poeta, Astor Piazzolla. Con Piazzolla il bandoneón e il nuevo tango hanno raggiunto vette compositive di assoluta rilevanza planetaria. In Argentina si dice che “tutto può cambiare tranne il tango”; Astor Piazzolla ha infranto questa regola portando il suo nuovo tango, intriso di dissonanze e contaminazioni con il jazz, ai più alti livelli della musica colta.

Fig.26: Astor Piazzolla, il poeta del bandoneón

Fig.25: fisarmoniche digitali Roland V-Accordion, a bottoni, a piano e diatonica

Organetto diatonico. Consiglio vivamente di avvicinarsi alla splendida musica di 3 grandi compositori dello strumento: Marc Perrone, Stephan Delicq e Riccardo Tesi. Il primo è un organettista francese di origine italiana e rappresenta uno dei massimi esponenti della musica popolare e della canzone francese. Purtroppo oggi Marc è costretto su una sedia a rotelle

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dalla sclerosi multipla ma continua a suonare le sue splendide composizioni. Si deve proprio a Marc Perrone e alla maestria dei Castagnari la rinascita dell’organetto dopo gli anni ’70 e la sperimentazione di nuovi modelli (12 e 18 bassi) dalle potenzialità inesplorate.

posto giusto e non si può restare indifferenti davanti a tanta genialità. L’ultimo della nostra lista di grandi organettisti è Riccardo Tesi. Nel 1981 ha dedicato un intero disco all’organetto “Il ballo della lepre” che tutti gli appassionati dovrebbero ascoltare. Riccardo tesi è il fondatore della Banditaliana e le sue collaborazioni con artisti di calibro non si contano.

Fig.27: Marc Perrone

Stephan Delicq purtroppo è scomparso prematuramente a causa di una terribile leucemia il 3 febbraio 2010. Le sue note sognanti, i suoi valzer asimmetrici, le sue mazurke dalle armonie inaspettate rappresentano i più alti livelli compositivi raggiunti sull’organetto diatonico. Nelle composizioni di Stephan ogni nota è al

Fig.29: Riccardo Tesi

Tra i grandi dell’organetto irlandese consiglio l’ascolto del folletto Sharon Shannon. Il suo album omonimo del 1991 è uno dei titoli immancabili nella collezione di ogni appassionato di musica tradizionale. Fig.30: Sharon Shannon

Fig.28: Stephan Delicq

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Fisarmonica a bottoni. Impossibile non consigliare l’ascolto di almeno un paio di esponenti del bal musette francese. Se proprio bisogna fare una cernita tra i tanti esecutori della fisarmonica francese direi di approfondire la conoscenza di Tony Murena e Gus Viseur. Il primo è l’autore, insieme a Joseph Colombo, del brano Indifference divenuto uno standard della fisarmonica francese. Del secondo consiglio invece l’ascolto del bellissimo brano Flambée montalbanaise, titolo suggerito dal grande Django Reinhardt dopo che insieme improvvisarono il tema davanti al focolare di un camino. Una curiosità: il brano Flambée montalbanaise è stato utilizzato dalla Pixar come colonna sonora del cortometraggio Geri’s Game per descrivere la malinconica solitudine di un anziano vecchietto che gioca a scacchi con se stesso.

Una citazione a parte la merita una fisarmonicista finlandese, Maria Kalaniemi. Maria proviene da una formazione classica ma ha dedicato la sua carriera al folk. Provate a cercare il brano Ellin Polkka su YouTube per capire le potenzialità di questa artista !

Fig.33: Maria Kalaniemi Fig.31: Tony Murena e Gus Viseur

Tra i contemporanei, invece, suggerirei l’ascolto di un mostro sacro del new musette, Richard Galliano, di Ludovic Beier, bellissimi i suoi dischi con il chitarrista manouche Angelo Debarre, e di Marc Berthoumieux che frequentemente accompagna in tournée la grande Dee Dee Bridgewater (e che suona una magnifica fisarmonica Castagnari in legno MaGiCa3 con bassi alla francese).

Fisarmonica a piano. Tre nomi anche in questo caso. Art Van Damme, Frank Marocco e Ionica Minune. Van Damme e Marocco sono universalmente considerati i padri della fisarmonica jazz mentre Ionica Minune (Ionica Minune è un nome d’arte: Ionica sta per “Giovanni”, Minune per “meraviglia”) è un fisarmonicista rumeno considerato, per la sua tecnica trascendentale, uno dei migliori fisarmonicisti del mondo.

Fig.32: Richard Galliano, Ludovic Beier e Marc Berthoumieux

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Fig.34: Art Van Damme, Frank Marocco e Ionica Minune

Il panorama dei grandi artisti della fisarmonica è molto vasto e la maggior parte non sono stati nemmeno citati ma i fisarmonicisti consigliati precedentemente costituiscono realmente i pilastri storici dello strumento. Fisarmonica digitale. Tantissimi sono i maghi della fisarmonica digitale. Tra questi il già citato Ludovic Beier, endorser internazionale delle fisarmoniche Roland V-Accordion a bottoni. Ogni anno la Roland promuove il V-Accordion Festival, un festival per fisarmonicisti virtuosi della sua V-Accordion. Tra i tanti che hanno partecipato alle varie edizioni del Festival mi preme segnalare 2 grandi esecutori. Il tedesco Uwe Steger che è bravissimo e simpaticamente eccentrico (al limite della follia) e il bayanista russo Rudik Yakhin. Quest’ultimo è autore di una splendida trascrizione del brano Firedance di Bill Whelan, direttamente dall’opera irlandese Riverdance, in cui esegue tutte le parti di una grande orchestra di molti elementi. Fate un salto su YouTube Fig.36: Rudik Yakhin per credere.

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Fig.35: Uwe Steger

La fisarmonica, nata come strumento popolare, è oggi utilizzata nei più diversi stili esecutivi; viene usata nel pop, nel rock, nella musica colta, studiata nei Conservatori di tutto il mondo, molti compositori compongono brani per fisarmonica sulla fisarmonica, ma è proprio nel folk che esprime il suo più alto potenziale. La fisarmonica, regina del folclore di molti paesi del mondo, eccellenza italiana. ❖


Argomenti LA WIENERLIED E IL CUORE D’ORO DI VIENNA: DI MORTE, DI DONNE E DI VINO… MA NON SOLO di Ariella Uliano

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un bellissimo pomeriggio di fine maggio al Wiener Zentralfriedhof - il cimitero centrale di Vienna: qui sono sepolti Beethoven, Mozart, Brahms, Strauß e Schubert. Dalla cappella adiacente l’entrata parte una fiaker che trasporta la salma di un famoso pittore e dissidente politico iraniano. La carrozza è affiancata da uomini in uniforme, seguita da amici e familiari e preceduta da fotografi e cameramen. Sembrerebbe di cattivo gusto introdurre un argomento come la musica tradizionale viennese con...un morto. Invece, da come mi dicono gli amici viennesi, il parallelo è alquanto legittimo. Pare infatti che una delle tematiche favorite dagli antichi e moderni creatori e cantori di canzoni viennesi sia proprio la morte - simbolica, fisica o spirituale. Tanto forte sembra esserne la preoccupazione per i viennesi che il famoso pianista classico Friedrick Gulda nel 1999 finse addirittura la propria scomparsa faxandone la notizia ai media, solo per apparire pochi giorni dopo davanti ad un pubblico esterrefatto e presentare il suo Resurrection Party, completo di ragazze a go-go. Poi ci sono il vino novello, le donne e Vienna con i suoi quartieri fuori porta e la sua gente. Musica e testi sono impregnati di malinconia e non manca la nostalgia, forse un po’ tipica dei vecchi imperi decaduti, per ‘i bei tempi passati’, benché non sembra essere molto chiaro a nessuno di quali tempi si tratti esattamente. Il mio primo incontro con la Wienerlied - la canzone viennese, avviene al Konzertcafé Schmid Hansl, uno storico bar appena fuori dal Gürtel - il secondo anello stradale che circonda il centro di Vienna. Non ci sono altri turisti, solo un’elegante coppia di Berlino che ascolta l’intero concerto con espressione seriosa e composta e non capisce una parola di ciò che il cantante racconta o canta. Mi avvisano infatti gli amici viennesi che “l’unica differenza fra gli Austriaci e i Tedeschi è...la lingua”. L’ensemble della serata consiste di una chitarra a doppio manico e una fisarmonica a bottoni. Le canzoni sono interpretate nel dialetto viennese che ammorbidisce, spunta, smussa ogni spigolosità e al mio orecchio profano suona come un idioma a metà strada tra il francese e...il dialetto reggiano!

Cocchieri delle Fiaker in attesa di clienti, Vienna, Foto © Renzo Frontoni

Gli altri ascoltatori, i locali, partecipano cantando il ritornello e ridendo alle battute comiche, ma non troppo, dei musicisti. Il loro infatti è il tipico humour viennese, il Weana Schmaeh, in cui la tristezza è espressa con un sorriso e il sorriso è velato di tristezza. Contemporaneamente si mangia e si beve ma il tutto è vissuto con rispettosa attenzione, come se si stesse prendendo parte ad un importante rituale che mantiene viva una tradizione in cui si rispecchiano il cuore e l’anima dei viennesi. Sono subito attratta dalla calma e la lentezza dei brani, il ritornello non è un inno da cantare tutti insieme ad alta voce con crescente fervore ed enfasi. Anzi, finita la strofa c’è una pausa - una delle tante, imprevedibili pause, seguita dall’esecuzione del refrain ad un tempo più lento della strofa, come fosse un momento di riflessione personale, uno sguardo all’interno di sé stessi: si è tutti insieme, profondamente e intimamente; le parole vengono pronunciate dal cantante ad occhi chiusi, sommessamente come se contenessero preziosi significati da assaporare con intensità. Non è raro che durante la stessa canzone il ritmo si alterni fra i 3/4 e i 2/4 e la tonalità della melodia cambi, a volte anche a discrezione dei musicisti i quali, seguendo le curvature della narrazione, intendono creare tensione, suspance e sorpresa in chi ascolta. Questo mi fa capire come la Wienerlied, anche in ambienti più conservatori, sia ancora una tradizione viva e come tale in continua trasformazione.

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Parlando con i musicisti durante una pausa mi viene poi spiegato che esiste un altro aspetto più noto della Wienerlied che è quello legato alle taverne del vino novello: le Heurigen - da heuer che significa ‘quest’anno’, dove si serve Heuriger Wein. Molte Heurigen si trovano ancora presso i vigneti che si estendono oltre i sobborghi di Vienna e che una volta erano indipendenti dalla città, come Nußdorf, Grinzing e Sievering. Queste taverne offrono vino prodotto in loco e sono infatti aperte solo in alcuni periodi dell’anno. All’assaggio del vino si accompagna l’esecuzione di Heuringenmusik i cui testi focalizzano prevedibilmente sul bere, le donne, la voglia di divertirsi e di dimenticare i guai. Le melodie sono allegre e l’ambiente rumoroso. La Heuriger riflette lo spirito dei quartieri originariamente più popolari come Ottakring nel 16° distretto, abitati quindi da lavoratori che vivevano fuori dalla cerchia del Gürtel, come ad esempio i Kutscher cioè i cocchieri delle fiaker. Il bere e il cantare servivano quindi a dimenticare morte e povertà ma la semplicità e immediatezza della Heuringenmusik fa sì che queste canzoni vengano oggi molto apprezzate dai turisti che giungono a Vienna da ogni parte del mondo. Vi è addirittura un trenino, il Vienna Heurigen Express, che porta i visitatori ad ammirare vedute panoramiche della città dai colli della Wienerwald e a scoprire le Heurigen, con i loro vigneti, il loro vino e la loro musica. Una delle più note è quella situata lungo i pendii del Kahlenberg, meta preferita da personaggi di fama mondiale, da Sophia Loren a Bill Clinton. Questo tipo di taverna turistica non è particolarmente amato dai viennesi che la definiscono ironicamente nobel Heuriger, e la musica cosiddetta Schrammel che vi viene suonata non è ritenuta da certi ‘puristi’ autenticamente.... Schrammel. In realtà, la Heurigenmusik ha un passato che trascende facili cliché e riporta l’attenzione ad un aspetto della musica viennese che rappresenta l’eredità di proficui scambi tra la musica cosiddetta colta e quella popolare. È infatti nelle Heurigen che i fratelli Johann (1850-1893) e Josef Schrammel (1852-1895), violinisti di prima classe ammirati presso la corte imperiale, suonano brani viennesi nella formazione a quartetto, da loro resa popolare e dai quali essa ha preso il nome, che consiste di due violini, un clarinetto in chiave di Sol - in seguito sostituito dalla fisarmonica cromatica a bottoni, e la Kontragitarre, la chitarra a doppio manico. Il repertorio è composto di danze: le Alt Wiener Tanz - Vecchie Danze Viennesi, che ricordano la danza di campagna austriaca Ländler in 3/4, vivace e danzata da coppie che compiono giravolte e battono le mani; e melodie di danze più lente, sempre in 3/4, più adatte all’ascolto. Queste ultime, come già le canzoni, puntano sull’effetto commovente del ritmo e sulla teatralità delle pause e dei cambi di tempo. Inoltre, il violino suo-

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nato con l’arco in prossimità del ponticello - lo Schnofeln, produce un suono ‘piagniucoloso’. È uno dei fratelli Schrammel a tracciare la storia della musica strumentale tradizionale viennese nella prefazione alla collezione Alte Österreicheische Volks Melodien - Vecchie Melodie Folk Austriache, pubblicata nel 1888. Egli scrive: “Nel 1820 c’erano piccoli ensembles a Vienna, solitamente di due strumentisti: uno zither ed un violino. Si trovavano anche formazioni composte da due violini e un Bassgeige - violino basso o contrabbasso, chiamate Linzergeigen. Le Linzergeigen suonavano nelle locande e taverne alla sera e le ragazze venivano e ballavano con incredibile destrezza. Pamer raffinò la musica e la chiamò Deutsche. Strauß e Lanner vi introdussero un altro ritmo, in cui il basso suona la prima semiminima mentre la seconda e la terza sono suonate dall’accompagnamento”. La storia della nascita e dello sviluppo del famoso Valzer Viennese narrata da Schrammel ci ricorda che tre musicisti d’arte come Michael Pamer (17821827), Johann Strauß sen. (1804-1849) e Joseph Lanner (1801-1843) si sono formati culturalmente nell’ambito dei circoli musicali che ruotavano intorno alle taverne del vino viennesi e che “...aspetti della loro musica furono senza dubbio di grande importanza anche per Franz Schubert”. (Flotzinger& Gruber 1995 (2): 309, 342 sul Valzer Viennese) Da notare inoltre che almeno due brani di autori classici: Der Lindenbaum di Schubert e Wiegenlied di Brahms sono entrati a far parte del repertorio folk viennese e quindi di una tradizione viva. L’aspetto popolare della musica viennese oggi considerata colta mi riporta alle liriche delle Wienerlieder, sicuramente legate alla vita difficile della povera gente viennese ma anche espressione di una profonda spiritualità che aiuta a trascendere la paura della morte. È questo il caso di Seelenwanderung - L’Anima Vagabonda: “Ognuno crede in qualcosa ed io credo nella

Il Vienna Heurigen Express, Vienna, Foto © Renzo Frontoni


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Musicisti al Konzertcafé © Schmid Hansl, Vienna, Foto © Renzo Frontoni

Reincarnazione. Quando morirò diventerò un uccello canterino perchè mi piace cantare. Ho incontrato una ragazza di sedici anni, non posso dirti altro che oh sì... oh no. In caso dovesse morire sono certo che diventerà un angelo”. La celebre Das goldene Wienerherz - Il Cuore d’Oro di Vienna, è ancora più impregnata di sentimento e venata di speranza per un futuro migliore, questa volta... in Paradiso: “Il cuore d’oro di Vienna vale ancora più dei diamanti. Esso non va fuori e si mette in mostra perché vuole godersi il proprio cuore d’oro in pace. Ciò che rende l’uomo viennese felice è il suo buon cuore, che lo ha aiutato a superare dolori profondi. Tu, cuore d’oro di Vienna, nei miei momenti più bui tu mi doni verità, fiducia e aiuto. Una donna anziana, di circa ottant’ anni, cadde per la strada ed era in pericolo. In quel momento una fiaker venne e si fermò. Il cocchiere mise la donna sulla carrozza e non chiese soldi per portarla a casa. Il cuore d’oro del cocchiere di fiaker è sempre stato famoso a Vienna. Un brutto incidente accadde a Vienna, un povero diavolo ne è coinvolto. Non furono persone ricche ma gente povera a soccorrerlo e aiutarlo. Grazie al loro cuore essi non ci pensano due volte, e aiutano. Ognuno dà un poco, quel che può. Il cuore d’oro di Vienna batte ma sfortunatamente nessuno dice grazie. E allora la povera gente di Vienna va in Paradiso e Pietro apre la porta e dice al Signore:

‘Guarda, la povera gente di Vienna sta arrivando, ha fatto solo del bene’. Strauß e Lenner prendono i loro violini e la vecchia ghironda ricompare. Lassù in cielo, con gioia essi celebrano il cuore d’oro di Vienna”. Oltre ad avere un cuore d’oro, i cocchieri di fiaker erano considerati bravi cantanti oltreché persone orgogliose e originali. Nella U Alter Weana Fiaker - Una Vecchia Fiaker Viennese, un cocchiere canta: “Ho un paio di vecchi stalloni attaccati ad una carrozza a due posti. È un tale piacere vedere come questi due cavalli trottano da non poterlo esprimere a nessuno. Io grido ho! Io grido ho! Io grido hst! a-ha-ho! Io grido ho! Io grido ho! Io grido hst! a-ha-ho! Al primo canto del gallo io sollevo la mia testolina e canto facendo il dudel squisitamente nel mio modo speciale, come solo un cocchiere può. E schiocco la mia frusta. Io grido ho! Io grido ho! Io grido hst! a-ha-ho! Io grido ho! Io grido ho! Io grido hst! a-ha-ho! Ho una bellissima ragazza. Bella come un dipinto. È una con la testa a posto. Lava le ruote della carrozza e io sono molto orgoglioso di lei. Io grido ho! Io grido ho! Io grido hst! a-ha-ho! Io grido ho! Io grido ho! Io grido hst! a-ha-ho!” Le prime Wienerlieder giunte fino a noi risalgono al 1700. Venivano a volte stampate su dei volantini ed erano interpretate da cantanti itineranti e suonatori d’arpa. I testi spesso includevano un’aperta critica al governo e per questo le canzoni venivano mal tollerate

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Tomba di Johann Strauß, Wiener Zentralfriedhof, Vienna, Foto © Renzo Frontoni

dalle autorità. Anche i poeti e i cantanti della prima metà del 1800 potevano solo dar voce a critica politica e sociale in modo non esplicito per non incorrere nella censura di Metternich. Nella Vienna ottocentesca inoltre sono molto amate le canzoni delle Alpi e del Tirolo cantate da ensembles itineranti attraverso l’Europa dal 1820 in poi. Queste influenzano la Wienerlied e si trovano infatti canzoni viennesi che includono il cosiddetto Salonjodler o Salondudler – quel vocalizzo prodotto dal cambio veloce di registro, utilizzato forse in origine dagli abitanti di paesi montani come forma di richiamo. La figura del Volkssaenger – il cantante folk, viene rivalutata durante la seconda metà del XIX secolo e nel fin de siècle la Wienerlied raggiunge grande popolarità, benché ripulita degli elementi più controversi, grazie al fiorire di forme di intrattenimento organizzate negli inns e nei ristoranti dei giardini del Prater, nei night-clubs e nelle music-halls. Questi verranno poi sostituiti nel periodo tra le due guerre dal cinema e il vinile. Fra i compositori ottocenteschi che hanno contribuito allo sviluppo storico della Wienerlied troviamo Rudolf Kronegger (1875-1929) e Franz Paul Fiebrich (18791935). Col rifiorire del cabaret nel Dopoguerra si distin-

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guono con le loro canzoni satiriche Peter Wehle, Georg Kreisler, Gerhard Bronner e Helmut Qualtinger i quali, lungi dall’esaltare e confortare ‘il cuore d’oro di Vienna’, mettono in discussione i valori fondamentali espressi dalle tematiche legate al vino e al Gemütlichkeit - quell’ intraducibile stato dell’essere prodotto dal bere in compagnia infuso di intimità, contentezza e rilassamento. A partire dagli anni ‘70 la Wienerlied subisce ulteriori e più radicali trasformazioni che la avvicinano musicalmente ai gusti delle nuove generazioni e la allacciano anche a tematiche più attuali. I maggiori esponenti del periodo sono Karl Hodina, autore e musicista jazz e blues oltreché pittore; il poeta, pittore e chitarrista Arik Brauer di Ottakring; e Roland Josef Leopold Neuwirth, musicista rock-blues e cantautore di grande impegno sociale e politico. Inoltre il cantante e arpista Eberhard Kummer registra una compilation per la radio a partire dal 1973 rendendo così la musica tradizionale viennese di nuovo popolare e pronta a rimettersi in gioco. Gli studiosi di Wienerlieder, collegati alla Wiener Volksliedwerk - Società di Musica Folk Viennese situata nel 16° distretto, vedono una continuità nello sviluppo della canzone viennese dalle origini fino ai Liedermachern – i moderni cantautori. I puristi non sono d’accordo e la diatriba continua ma la voglia di scrivere nuove canzoni ‘folk’ e di cantare quelle vecchie reinterpretandole e riarrangiandole in mille forme diverse è più viva che mai - da una recente statistica pare esistano tra le 60.000 e le 70.000 Wienerlieder in circolazione! Negli ultimi dieci anni sono infatti emersi nuovi talenti quali l’ensemble Kollegium Kalksburg – nome che, guarda caso, è anche quello di un istituto situato nel 23° distretto di Vienna che comprende una scuola privata e una clinica per persone con problemi legati all’alcol; la Neue Wiener Concert Schrammeln; Die Strottern - gente che va alla ricerca di cose utili; e l’autore Peter Ahorner. La produzione di questi nuovi artisti “ha le sue radici nella musica tradizionale viennese alla quale essi si ispirano, ma questa tradizione è vista come punto di partenza per lo sviluppo di un linguaggio musicale nuovo, fresco e originale”. (Wiener Volksliedwerk)

© Ariella Uliano 2012 www.ariella-music.co.uk http://www.youtube.com/musicarie vienna di maggio – vienna in may by Ariella Uliano http://www.youtube.com/watch?v=b259apgZoVY Roland Neuwirth & Extremschrammeln Ei‘gschneibt http://www.youtube.com/watch?v=A2GS1a2rKvY Jeder Ratz liebt sein Kanäu - Roland Neuwirth http://www.youtube.com/watch?v=V6VhtOqN9r0 Herrgott aus Stan - Karl Hodina und Roland Neuwirth live beim Schmid Hansl in Wien http://www.youtube.com/watch?v=OjV-RBFxIDM Das Glück is a Vogerl – Philarmonia Schrammeln und Adi Hirschal http://www.youtube.com/watch?v=46P7wpG52Kg Wenn der Herrgott net will - Hans Moser http://www.youtube.com/watch?v=Li73k5QfTeg Wenn der Herrgott net will - Herber Prikopa und das Alt - Wiener Schrammelquartett http://www.youtube.com/watch?v=jX7ygvrZz-g I waß a klans Wirtshaus in ❖ Ottakring - Karl Hodina


Presentazione del Direttore Andrea Del Favero Che piaccia o no, la musica è una componente importante (anzi, fondamentale) della nostra vita. Della vita di tutti. C’è musica quando si nasce e quando si muore, c’è musica nei sogni e nelle ore di veglia, musica quando ci si affatica e quando ci si riposa. In molte occasioni non la sentiamo ma c’è sempre, come il sole che non smette di esistere quando è coperto dalle nuvole. Semplicemente, quando la musica sembra non essere attorno a noi, è di sicuro da un’altra parte del mondo a far parte della vita di qualcun altro. Ma la musica c’è sempre. Uno dei compiti istituzionali di un festival musicale, soprattutto se ha 34 anni di vita e una notorietà extraeuropea come Folkest, è quello di forzare la mano alla casualità del fato o alle inadempienze della razza umana per fare in modo che la musica riacquisti ora e sempre, e per tutti, il proprio ruolo di centralità. In questo 2012 che sembra avvicinarsi alla profezia dei Maya, fra terremoti e dissesti economici e finanziari, ci siamo interrogati sulle caratteristiche che avremmo potuto/dovuto conferire a questa edizione di Folkest, e ci siamo risposti che oltre al dovere morale di tenere duro (davvero una fatica che conosciamo da tempo, forse da sempre) avremmo dovuto dare di più. Ed ecco allora l’idea: collaborare con il maggior numero possibile di realtà sul territorio e fuori di esso, aprendo il cuore alla solidarietà, facendo conoscere il volto meno noto di donne e uomini che, ancora prima di essere artisti, hanno inteso vivere la propria condizione umana a tutto tondo, donando all’umanità pagine musicali – e non solo- irripetibili. Per questo abbiamo scelto la canzone d’autore come filo rosso che senza arzigogoli da culturame da salotto legasse insieme Alice e Woody Guthrie, Claudio Baglioni e Roberto Vecchioni, le tematiche scomode della vita d’oggi e la serenità perduta, di quando il mondo era più piccolo e noi forse tutti più felici. Anche grazie alla musica, che ci era più vicina e ci aiutava a vivere meglio. Folkest 2012 ambisce a essere questo. Se ci saremo riusciti lo dovremo

Eventi

soprattutto a voi, pubblico che ci segue da sempre, e da voi trarremo il coraggio per pensare –alla faccia degli incolpevoli Maya e dei loro presunti sacerdoti contemporanei - all’edizione 2013.

TUTTO “FOLKEST” Friuli, luglio 2012

COMUNICATO STAMPA Presentato a Spilimbergo Folkest 2012 Oltre 60 concerti in 36 diverse località del Friuli-Venezia Giulia e dell’Istria, con 54 artisti e gruppi invitati: questi i numeri di Folkest 2012, trentaquattresima edizione dell’International Folk Festival definito dalla stampa di tutto il mondo come “il più importante dell’Europa mediterranea”. Nel suo intervento durante la conferenza stampa svoltasi stamane in Palazzo di Sopra a Spilimbergo, il direttore artistico Andrea Del Favero ha sottolineato le caratteristiche -non solo musicali- di questa edizione: forte collaborazione con altre entità socioculturali operanti primariamente sul territorio regionale, la grande canzone d’autore (da Woody Guthrie ai cantautori italiani), la consegna del premio alla carriera “Una vita per la musica” a Claudio Baglioni, la serata del 29 luglio con l’incasso interamente devoluto alla solidarietà di “Folkest per l’Emilia”… In vista, si diceva, collaborazioni significative per la partecipazione di Folkest ad altri eventi come Anime in Trincea di Gorizia, il Guitar RendezVous di Pieve di Soligo e Conegliano, Nei Suoni dei Luoghi di San Daniele e Aviano, la collaborazione con Cinema Zero di Pordenone per il centenario della nascita di Woody Guthrie; e poi nuovi appuntamenti musicali come Keltland di Tolmezzo. Applauditi gli interventi dei politici presenti, il sindaco di Spilimbergo Renzo Francesconi e l’assessore regionale alla cultura Elio De Anna, che hanno sottolineato il ruolo propositivo di Folkest nel panorama regionale e il suo essere risorsa preziosa per la visibilità della regione nel mondo. In allegato, alcuni dei materiali distribuiti ai giornalisti presenti alla conferenza stampa di oggi.

Folkest per l’Emilia Il terremoto che in più riprese, a cavallo dei mesi di maggio e giugno, ha

colpito l’Emilia e la Lombardia seminando morte e distruzione ha profondamente scosso anche le nostre vite, nelle quali è ancora indelebile la memoria del 1976. E anche Folkest, facendosi interprete di un’intera regione, non avrebbe potuto restare a guardare. Tramite i profondi legami di amicizia che il nostro festival ha saputo tessere nel corso degli anni anche nella provincia di Modena ( la più colpita dall’evento sismico) ci è stato possibile individuare un obiettivo di solidarietà: la Fondazione Scuola di Musica Carlo e Guglielmo Andreoli di Mirandola (www. fondazionecgandreoli.it). Questa istituzione, attiva da anni nel comprensorio Modena Nord, ha istituito una serie di borse di studio per consentire anche agli allievi figli di genitori rimasti senza lavoro e senza casa di poter proseguire gratuitamente il proprio corso di studi. Chi intenda aiutare la fondazione a sostenere il proprio sforzo economico può effettuare un versamento alle coordinate bancarie IBAN IT47 R061 6066 8501 0000 0005 266 BBAN R 06160 66850 100000005266.

A queste stesse coordinate bancarie Folkest devolverà l’intero incasso della serata del 29 luglio a Spilimbergo (piazza Duomo, concerto di Neri Marcorè, con la consegna del premio “Una vita per la musica” a Claudio Baglioni), detratte le spese vive di allestimento.

PROGETTO SPECIALE: I LUPI E LE PASTORE

Le ballate della tradizione italiana fra dramma e cronaca nera L’idea di questo progetto speciale di Folkest 2012 scaturisce dalla recente pubblicazione, a cura di Silvana Zanolli e Alessandro Nobis, di “Il canto popolare veronese” di Ettore Scipione Righi (1833 – 1894), eclettico studioso pervaso da una vera e propria passione

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per il patrimonio di tradizione orale del suo territorio. Nel volume –pur evidenziati per la loro specificità veroneseemergono temi e melodie tipici di tutto il Triveneto, fornendo un interessante contributo alla conoscenza delle ballate popolari in questa parte d’Italia, in tutta la penisola e anche all’estero. I curatori del progetto (l’Ensemble Righi di Verona, il friulano Lino Straulino e il milanese Giordano Dall’Armellina) hanno inteso proporre a confronto alcune ballate contenute nel volume dei Righi con altre facenti parte della tradizione friulana e internazionale, simili per aspetti contenutistici (i temi affrontati, i testi o altro) o musicali, per iniziare un interessante viaggio nel tempo e nello spazio. In particolare, i curatori hanno inteso porre la massima attenzione sulla tematica, di grande attualità, della violenza sulle donne, per dimostrare come il canto popolare, in quanto espressione diretta di quelle che un tempo si chiamavano “classi subalterne”, abbia sempre saputo essere dalla parte del più debole, tramandando nei secoli quella storia “altra”, mai scritta, ma tanto –e da tutti- cantata. I LUPI E LE PASTORE - Le ballate della tradizione italiana fra dramma e cronaca nera Venerdì 27 luglio, ore 21,00, piazza Garibaldi, Spilimbergo Con Ensemble Righi, Lino Straulino, Giordano Dall’Armellina. Una produzione esclusiva Folkest 2012©

FOLKEST 2012 – Premio “Una vita per la musica” a Claudio Baglioni per aver percorso, nella sua maturazione di artista ma soprattutto di uomo, un cammino orientato alla promozione della musica intesa come espressione di una fratellanza e di una solidarietà consolidate in fatti concreti, capaci di risollevare le coscienze verso la nobiltà dell’arte e di estendere a tutti il piacere della fruizione musicale. La sua capacità, come artista, di comunicare con tutti e, come uomo, di aver saputo individuare nella musica una lingua comune pronta a trasformarsi in messaggio di solidarietà e vicinanza con la gente di Lampedusa, pro-

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Eventi

ponendo all’attenzione internazionale la forza della musica come strumento d’incontro dedicato al tema dell’incontro e del confronto tra le culture.

O’SCIA’: origine di un progetto Il progetto O’SCIA’ (Odori, Suoni, Colori d’Isole d’Altomare) nasce nell’estate 2003 da un’idea di Claudio Baglioni. Nella sua forma originale prevedeva una serata di musica dal vivo sulla spiaggia della Guitgia, a Lampedusa, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul delicato tema dell’emergenza immigrazione e, allo stesso tempo, esprimere solidarietà agli abitanti delle isole Pelagie, così direttamente interessati dalle drammatiche cronache degli sbarchi dei clandestini. Il successo della prima edizione è stato al di là di ogni attesa e previsione. Sorprendente la risposta del pubblico; straordinaria l’attenzione dei media. Sin dalla seconda edizione (settembre 2004) O’SCIA’ è cresciuta. Baglioni è riuscito a coinvolgere alcuni tra gli artisti più attenti e sensibili del panorama italiano e internazionale e la manifestazione si è trasformata in una tre/ giorni, completamente gratuita, di note e parole, interamente dedicata al tema dell’incontro e del confronto tra le culture e alla solidarietà. In soli 3 anni (2004 - 2005 - 2006) oltre cento musicisti e artisti hanno offerto a O’SCIA’ il contributo delle loro idee e il valore della loro capacità di regalare emozioni, appassionare, e, soprattutto, far riflettere. La manifestazione, seguita da un pubblico record e da tutti i principali organi di informazione nazionali e locali, si è presto accreditata come la più importante rassegna artistico/musicale a sfondo sociale del nostro Paese e, in prospettiva, in ambito europeo. Per questo O’SCIA’ ha meritato l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, il Patrocinio di Senato e Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero Affari Esteri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della Giustizia, Ministero delle Politiche Giovanili, Ministero Politiche Europee, Ministero dell’Ambiente, Comune di Lampedusa e Linosa e della Regione Siciliana. O’SCIA’ ha, inoltre, ricevuto il saluto

e la Benedizione di Sua Santità, Papa Benedetto XVI e ottenuto il sostegno di prestigiose organizzazioni internazionali come l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNCHR) e Amnesty International, oltre al Patrocinio del Vicepresidente della Commissione Europea.

Ai laziali Decalamus la prima edizione del Premio “Alberto Cesa” Presentato nel corso dell’edizione 2011 di Folkest, questo Premio è riservato ai gruppi partecipanti al concorso “Suonare a Folkest” che dallo scorso anno ha mutato il proprio nome in “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa”. L’intenzione è quella di ricordare l’amico Alberto Cesa (19452010), guida per 35 anni di Cantovivo e protagonista indiscusso del folk-revival italiano, e consiste nell’individuare –fra tutto il materiale audio-video inviato alla Giuria- la miglior canzone contemporanea composta in stile tradizionale, attitudine e abilità in cui Alberto eccelleva. La prima edizione del Premio è stata assegnata alla formazione laziale dei Decalamus, provenienti dalle selezioni territoriali Centro-Sud di Coreno Ausonio (FR) per la canzone “Glie Bregante” nella quale –si legge nella motivazione- “un tema caro alla tradizione come quello del brigantaggio viene sviluppato secondo criteri che rivendicano il diritto alla memoria collettiva, proposto con energia e convinzione”. La consegna del Premio, che sarà effettuata da Ita Cesa –sorella e erede spirituale di Alberto- avverrà giovedì 26 luglio sul palco di piazza Garibaldi a Spilimbergo, alle ore 21,15. Oltre al concerto dei Decalamus, la scaletta della prima parte della serata prevede anche un breve omaggio alla memoria di Alberto Cesa offerto da Giordano Dall’Armellina, cantante e chitarrista milanese che ha condiviso con Alberto alcune ricerche etnologiche.

RESIA 3000 FUTURE MUSIC Il progetto “Resia 3000” nasce da un’idea del batterista e percussionista Maurizio Pagnutti che, forse per la sua innata passione nei confronti delle musiche etniche o forse per l’emozione e il senso di sospensione nel


tempo e verso il passato o solo semplicemente per il fatto che nelle sue vene corre anche sangue resiano (la bisnonna Anna Miceli proveniva dalla Val Resia), è stato spinto verso questo progetto di musica futuristica, in cui il passato e futuro si fondono generando nuova linfa, in un’era dove tutto sembra essere compiuto, determinato, ordinato e gestito dai computer: quella attuale degli anni Duemila. L’idea poi

Eventi

di disegnare ritmiche intriganti sulle melodie ipnotiche di violini e violoncelli utilizzando come polimetria ritmica il tipico battito alternato del piede dei suonatori di zitira e bunkula hanno stimolato creatività e immaginazione. Mescolare suoni tribali ad elementi jazz, funky, fino alle più recenti tendenze jungle e drum& bass non poteva trovare alchimista migliore di Gianluca Mosole (compositore e chitarrista trevi-

giano di fama internazionale) con cui condividere e creare questo ambizioso progetto. Ad ultimare il processo armonico-ritmico non poteva mancare l’ormai fidato bassista e contrabbassista Paolo Viezzi, da sempre attivo in varie formazioni, al servizio della musica in ambito pop,folk e jazz. www.gianlucamosole.it www.mauriziopagnutti.it http://fondazionebon.com/didattica/ musica/?layout=leggi_artista&a=24

FOLKEST TAL CORMOR ven. 22 sab. 23

Parco del Cormôr (Udine) - Folkest tal Cormôr cun: Nosisà Friuli - Q-Blues Italia Parco del Cormôr (Udine) - Folkest tal Cormôr cun: Lino Straulino Friuli - To Loo Loose Italia

ANTEPRIMA FOLKEST IN COLLINA merc. 4

San Daniele del Friuli chiesa di Santa Maria della Fratta - Humpty Duo Italia - Colour Four Slovenia in collaborazione con il festival Nei Suoni dei Luoghi e Associazione Amici del pianoforte

FOLKEST 2012 – il programma gio. 5 Cassacco Castello corte interna - KAL Serbia ven. 6 Campeglio (Faedis) - Villa Accordini - Irish & More Italia Aquileia - piazza Capitolo - Priska Friuli - Elvira Impagnatiello Italia - Silvia & The Fishes on Friday Italia sab. 7 Gemona - Castello - Alberto Grollo & Five Strings Quartet Italia Ovaro - Centro località Spin - Jenny Sorrenti Trio Campania dom. 8 Istrago (Spilimbergo) P.zza Regina Margherita - Trio musicanti Italia lun. 9 Castions di Zoppola (Zoppola)Piazza Costantini - Fabio Vetro Emilia San Giorgio di Nogaro - Parco di Villa Dora - Musicanti del Piccolo Borgo Italia mar. 10 Travesio - PIazza XX settembre - Musicanti del Piccolo Borgo Italia merc. 11 Flumignano (Talmassons) - villa Mangilli - Peter Cam Italia gio. 12 Artegna - Collina di San Martino - Piedmont Brothers Band Italia/ Usa ven. 13 Villanova (San Daniele del Friuli) parco sul Tagliamento - Babemalà Piemonte - Guidewires Irlanda Pontebba - Kalavria Calabria sab. 14 San Vito al Tagliamento - piazzale Stdhtlon - Area Italia Colloredo di Prato (Pasian di Prato) Polifunzionale - Guidewires Irlanda dom. 15 Udine - Piazzale del Castello - Vola, vola, vola con Ambrogio Sparagna Italia e Orchestra Popolare Italiana e la partecipazione straordinaria di Francesco De Gregori lun. 16 Castions di Zoppola (Zoppola) cortile casa Coi - Vruja Trio Istria merc. 18 Trieste - castello di San Giusto - Alan Stivell Bretagna gio. 19 Jalmicco (Palmanova) - Sirtos Grecia/Ungheria Porcia - Parco villa Correr - Dolfin - Vruja Istria ven. 20 Capodistria - pazza Carpaccio - The Klezmatics Usa Tolmezzo piazza Mazzini - Né Ladeiras Portogallo sab. 21 Capodistria - piazza Carpaccio - Roberto Vecchioni Italia Goricizza (Codroipo) corte Bazàn - Max Arduini Italia Clenia (San Pietro al Natisone) - Né Ladeiras Portogallo dom. 22 Piano d’Arta (Arta Terme) - piazzale chiesa Santo Stefano - Bradley, Cunnane & Bradley Irlanda Pordenone piazza XX settembre - Saba Anglama Somalia/Etiopia lun. 23 Papariano (Fiumicello) - via Nazionale - Carrie Rodriguez Texas mar. 24 Gemona - piazza del Ferro - Roberto Vecchioni Italia Ruda - Bradley, Cunnane & Bradley Irlanda merc. 25 Ponteacco (San Pietro al Natisone) - Centro visite Mulino - Bradley, Cunnane & Bradley Irlanda FOLKEST IN FESTA - Spilimbergo gio. 26 ven. 27 sab. 28 dom. 29 lun. 30

p.zza Garibaldi - 21.15 - Giordano dell’Armellina Italia / 21.40 - Decalamus Lazio / 22.30 - Treves Blues Band Italia piazza Duomo - 21. 30 - The Klezmatics Usa p.zza Garibaldi - 21.15 - I Lupi e le pastore con: Girodano Dall’Armellina Italia - Lino Straulino Friuli - Ensemble Righi Veneto / 22.45 - Kiana Hawaii Torre orientale - 21.10 - Demodé Italia / 23.00 - BK Evolution Slavia p.zza Duomo - 21.30 - Dave Alvin & The Guilty Ones Texas p.zza Garibaldi - 11.15 - Calegaria Istria p.zza Garibaldi - 21.15 - Quinta Rua Piemonte / 22. 45 - Resia 3000 - Trio 3 Mosole, Viezzi, Pagnutti Italia Torre orientale - 19.00 - Sikè Sicilia / 21.10 - Rosas e Cançoes Italia / 23.00 - Treni in corsa Lombardia p.zza Duomo - 21. 30 - Neri Marcorè Italia p.zza Garibaldi - 21.15 - Maurizio Bettelli Italia / 22.45 - Paolo Bonfanti Trio Italia Torre orientale - 19.00 - Jureduré Italia / 21.10 - Krasì Italia / 23.00 - Mosche di velluto grigio Italia p.zza Duomo - 21.15 - Alice Italia

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TUTTO “SUQ”

Genova, giugno 2012

SUQ GENOVA 14° FESTIVAL DELLE CULTURE

Dal 13 al 24 giugno 2012 al Porto Antico, a Genova va in scena il mondo con il grande “teatro di interazione sociale”, diretto da Carla Peirolero e organizzato da Chance Eventi. Forte del Patrocinio di UNESCO e di 4 MINISTERI e delle 65.000 presenze nel 2011, il SUQ promette un’edizione di grande qualità, nonostante gli inevitabili problemi dovuti alla crisi e ai tagli alla cultura. 100 eventi, spettacoli internazionali, incontri letterari, dibattiti e laboratori, la tradizione e l’artigianato di 30 Paesi, 15 cucine diverse per un festival che è sempre più “green” e che vanta una rete di collaborazioni unica. Identità e differenze é il tema di questa edizione: una giornata dedicata ai rifugiati, spettacoli e incontri sull’accoglienza, sulla situazione delle donne nei Paesi arabi, sulla lotta per gli ideali degli studenti e dei monaci in Birmania, sulle guerre e i conflitti, sul nomadismo artistico. La musica e la cultura di Turchia, Cina, Ucraina, Israele, Etiopia, Senegal, Ecuador, Nord Africa, Mongolia, Tunisia, Brasile animeranno il SUQ. Teatri da tutta Italia per il tema dell’integrazione e della conoscenza, anche del cibo. Tra gli ospiti: il Vescovo Domenico Mogavero, Don Andrea Gallo, il poeta tunisino Mohammed Sgaier Awlad, Lao Kouyate, Julio Almeida, Syusi Blady, Vladimir Luxuria, Younis Tawfik e Marco Turco per ritirare il premio Agora-MED; Chef Kumalé, con le sue Officine gastronomiche etniche e per la prima volta nelle vesti di attore. Eco SUQ: nella nuova tenda yurta, a cura di Fondazione Muvita, appuntamenti sulla sostenibilità sociale e ambientale e sugli effetti dei cambiamenti climatici. Aperto tutti i giorni dalle 16 alle 24 e dalle 12 festivi, il Suq è a ingresso libero e gratuito per tutti. Da mercoledì 13 a domenica 24 giugno ritorna SUQ Genova - la manifestazione interculturale più famosa d’Italia - nella Piazza delle Feste del Porto Antico con un intenso programma di spettacoli, incontri, workshop

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intorno al tema Identità e Differenze. Ideato nel 1999 da Valentina Arcuri e dall’attrice Carla Peirolero, che cura anche la direzione artistica, organizzato e prodotto da Chance Eventi e Associazione SUQ, il SUQ ha ottenuto il Patrocinio dell’UNESCO, oltre che di Ministero degli Affari Esteri, Ministero dell’Ambiente, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Ministero dell’Integrazione e Cooperazione Internazionale, a conferma dell’importanza di una manifestazione che è simbolo a livello nazionale dell’incrocio tra genti e culture, proprio nello spirito del “suq”, il mercato arabo a cui si ispira nella scenografia di Luca Antonucci. “Dietro al successo del SUQ - dichiara Carla Peirolero - c’è sicuramente la formula originale che mescola spettacoli internazionali, i laboratori per bambini, le lezioni di gastronomia e di danza etnica, gli incontri letterari e dibattiti alla possibilità di assaggiare 15 cucine diverse e visitare una quarantina di botteghe con artigianato da tutto il mondo, gestite in buona parte dalle principali Comunità di Immigrati della Liguria. Ma in questo anno particolare, la soddisfazione di poter proporre un programma così ricco deriva dalla straordinaria rete che oggi il SUQ rappresenta e che fa delle differenze un valore e del dialogo tra culture una bandiera”. Nel suo 14° anno di vita il SUQ continua quindi a portare avanti il suo messaggio a favore di un dialogo interculturale e dedica al tema “Identità e differenze” i numerosi incontri a partire dall’inaugurazione, una grande kermesse che quest’anno si svolgerà mercoledì 13 giugno alle ore 18, nella Piazza delle Feste del Porto Antico con la Bandaneo Marching Band e i suoi 30 piccoli percussionisti cui seguiranno gli spettacoli contro il razzismo di Ricordati che eri straniero - ispirato ad un libro di Barbara Spinelli - con più di 200 giovani della Compagnia Giovani e dei Laboratori del Suq, risultato del percorso di Intercultura a Scuola e all’università. Sarà la presentazione del libro di Francesca Caferri Il Paradiso ai piedi delle donne a offrire lo spunto per approfondire la situazione delle donne nei Paesi arabi (il 14 alle 18) e delle ripercussioni che si hanno da noi, mentre la Birmania diventa protagonista (il 19 giugno alle 18), con l’incontro con uno studente e dei monaci birmani in occasione del compleanno di Aung San Suu Ky, la “signora della causa Birmana”, in collaborazione con Amnesty. In tema di diritti negati, il 17 alle 21.30 Vladimir Luxuria parlerà del suo libro Eldorado, dal nome del locale

omosessuale berlinese chiuso dai nazisti. Venerdì 15 giugno alle ore 18 Genova incontra la Cina, per la prima volta al Suq una rassegna di cultura e tradizione cinese, dalla recitazione di poesie antiche alle esibizioni di Jeet Kune Do, rap cinese, in collaborazione con Biblioteca Berio. Particolarmente significativo Mercoledì 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati, l’arrivo al Suq del Vescovo Domenico Mogavero, con Don Andrea Gallo a parlare di accoglienza e di dialogo tra religioni dai loro osservatori, le strade di Genova e Mazara del Vallo, dove c’è la più grande comunità tunisina in Italia. Mohammed Sgaier Awlad Ahmad, poeta della rivoluzione tunisina, sarà ospite al SUQ Sabato 23 giugno alle ore 21, per parlare dei suoi versi ispirati al sacrificio dei giovani fino alla stesura della nuova Costituzione, e per dialogare con Giuseppe Conte. Appuntamenti letterari e dibattiti vedranno sul palco del Suq Maso Notarianni e Toni Capuozzo (il 17 alle 18) a parlare di Finché non c’è la pace, Marco Aime a dialogare con Maurizio Mortara sull’Afganistan, Enzo Costa insieme ad Aglaja con il libro Col senno di prima (il 23, alle 18), e Stefano Bigazzi con il suo libro Cous Cous e altre storie, presentato con Chef Kumalé, il 24 alle 18, mentre Rosanna Massarenti di Altroconsumo insieme a Bruna Valettini dell’Acquario propongono le buone pratiche per il consumo sostenibile (il 16 alle 18)

TEATRO & CONCERTI

Ricco di appuntamenti e di spunti di qualità il programma teatrale del Suq e quello musicale, per approfondire le tematiche dell’Integrazione e delle conoscenza. Il Suq ospita il 19 giugno alle ore 21.30, la produzione del Teatro dell’Argine Teatro in viaggio. Lungo la rotta dei migranti, uno spettacolo tratto dall’omonimo libro di Pietro Floridia. Giovedì 21 giugno alle ore 21.30, Mi chiamo Aram e sono italiano, una produzione del Teatro Regionale Alessandrino, con Aram Kiam anche autore insieme a Gabriele Vacis. Il Suq propone due sue produzioni, Gli stranieri portano fortuna, di Marco Aime e Carla Peirolero, con la Compagnia del Suq, che alterna momenti di prosa, danze e musiche(il 20) e la prima nazionale di Cous cous, pesto e mandolino, per capire l’identità e le differenze nelle culture del cibo, ideato da Chef Kumalé e Carla Peirolero, che sono anche in scena insieme alla cantante Laura Parodi e i musicisti de La Rionda (il 24 a chiusura del festival)


Sempre sul cibo, in collaborazione con l’Acquario di Genova, va in scena sabato 16 alle 18, Alla ricerca del pesce perduto, con Enrico Campanati e l’Orchestra Bailam. La musica dalla Turchia, Ucraina, Mongolia, Etiopia, Senegal, Ecuador, Nord Africa, Indonesia ma anche quella balcanica della band Bandakadabra (il 17) sarà protagonista al SUQ di Genova, per ripercorrere, attraverso ritmi, spettacoli e musicalità, la cultura di un popolo, contribuendo a rafforzare la consapevolezza dell’appartenenza ad una comunità. Per la prima volta un gruppo di giovani musicisti rom provenienti dalla Turchia, uscirà dal paese e si esibirà al Suq, dando vita, Giovedì 14 giugno alle ore 21.30, allo straordinario evento Bud Lacho & Pasticcio Meticcio in concerto, insieme alla consolidata realtà “meticcio genovese”. L’Africa va in scena la prima volta Venerdì 15 alle ore 21.30, grazie alla performance di African Griot, la compagnia fondata dal percussionista senegalese Balla Nar N’Diaye, per danze e ritmi travolgenti ispirate alla tradizione orale dei griot. Africa protagonista anche con il famoso musicista senegalese Lao Kouyate (il 20), in collaborazione con SPRAR, mentre Sakina al Azami Ensemble, una delle voci femminili più raffinate del Marocco accompagnata dal suo gruppo, riscalderà il Suq con ritmi e melodie dal nord Africa il 23, alle 22. Novità assoluta di quest’anno, la tradizione musicale dell’Asia centrale: gli ambasciatori musicali della Mongolia Egschiglen si esibiranno in concerto con i loro strumenti e particolari tecniche vocali (il 22). Per la prima volta 10 danzatori e musicisti indonesiani saranno in scena al Suq con lo spettacolo Harmoni Nusantara di Jakarta Musical Production (il 18) e altra star internazionale Julio Almeida, il chitarrista premiato a livello internazionale, con il suo repertorio di musica spagnola e ecuadoriana, il 24 giugno. Tra le presenze genovesi da ricordare i Rebis ad inaugurare il SUQ il 13 alle 21.30, Barrio Esme in concerto (il 21), ma anche Eyal Lerner e Luigi Maione con il Coro Shlomot per musica ebraica tra humour e ironia (il 21). Per i piccoli, ma non solo, la Casa della Musica al Suq con l’operina Il ragazzo col violino di Roberto Piumini e Andrea Basevi (domenica 17 alle 15).

Iniziative speciali

Tra le iniziative speciali, Sabato 23 alle ore 22 la II edizione del Premio Agorà-Med per il dialogo interculturale nel Mediterraneo, ideato dal Suq con Mohamed Nadir Aziza,

Eventi

direttore dell’Osservatorio del Mediterraneo. I Premi – un’opera del grande artista Emanuele Luzzati – vanno quest’anno a Younis Tawfik, autore del libro La Straniera e Marco Turco, regista del film omonimo. Il premio vuole dare un riconoscimento a chi, in campo artistico o letterario, ha saputo distinguersi nel creare un ponte tra le due Sponde del Mediterraneo. Inoltre, lunedì 18, alle ore 18, Verso ArtLab 2012: Ugo Bacchella, Presidente della Fondazione Fitzcarraldo che da anni organizza l’iniziativa ArtLab, una eccellenza nel panorama del management culturale internazionale, condurrà un incontro-seminario dal titolo “Tra Europa e Mediterraneo: un nomadismo artistico possibile? Prospettive e sviluppi”. Partecipano artisti immigrati, critici, autori. E ancora due workshop di scrittura tenuti da Emilia Marasco e Claudia Priano di Officina Letteraria Il 18 e il 20 dalle ore 20.30, in yurta.

CUCINA ETNICA

Il Festival SUQ è anche un percorso alla scoperta dei sapori e dei gusti del mondo con i suoi 15 ristoranti etnici. Ad attirare i golosi saranno anche le sue cucine da assaggiare, per un’immersione variegata (e a buon prezzo) nei sapori e nei gusti del mondo. Novità, per la prima volta, il ristorante al Suq di Chef Kumalé, Chez Kumalé. Sotto il tendone di Porto Antico si potranno assaggiare specialità della cucina araba, ghanense, haitiana, indonesiana, indiano-pakistana, keniota, ligure, marocchina, senegalese, sudamericana, tunisina, messicana. Dopo il successo delle scorse edizioni, tornano anche quest’anno le Officine gastronomiche multietniche del gastronomade più celebre d’Italia con le sue 6 Officine Gastronomiche (tutti i venerdì, sabato e domenica). ECOSUQ : Il Festival è sempre più “green” e già all’inaugurazione promuove la sostenibilità ambientale con un Ecokit distribuito ai primi 100 visitatori. Nell’originale spazio di una particolare tenda mongola Yurta, novità del 2012, avrà luogo una serie di iniziative “eco”, a cura anche di Fondazione Muvita, che si occupa di divulgazione scientifica e culturale in tema di ambiente, energia e sviluppo sostenibile e che festeggia i suoi dieci anni di vita al SUQ. La Yurta ospiterà sabato 16 e sabato 23, a partire dalle ore 24, Notturni in Yurta viaggiando e conversando. Sabato 16 a partire dalle 24, Pietro Tarallo, scrittore e giornalista, grande viaggiatore, racconta Bolivia, sul tetto del mondo, e sabato 23 sempre alle ore 24, Giacomo D’Alessandro, giovane giornalista collaboratore del

Suq, introduce letture e musiche su Conversazioni notturne a Gerusalemme, di Carlo Maria Martinie di Georg Sporschill. Nella Yurta anche rassegne poetiche come Il Passaggio di Enea, letture dei poeti della terra e dell’uomo, a cura di Massimo Morasso. Ospite d’onore delle iniziative “eco” Syusy Blady che sarà madrina sabato 16 della presentazione al SUQ di Plant for the Planet – Italia il movimento di bambini divenuti “Ambasciatori per il clima“ sotto l’egida dell’ONU. Tante le altre iniziative all’insegna del risparmio energetico e utilizzo di materiali riciclabili – grazie alla collaborazione di Novamont, azienda leader nella produzione di bioplastica MaterBi, che fornisce al SUQ tutte le stoviglie biodegradabili, smaltite in collaborazione con Amiu. Importante anche la collaborazione con Green Modelling Italia, uno start up dell’Università di Genova – Dipartimento di Chimica, che permetterà di determinare le emissioni di CO2 associate all’evento per trovare strategie di riduzione o azzeramento delle emissioni stesse.

Laboratori per bambini e lezioni di danza per tutti

Completano il programma il SUQ dei bambini, tutti i giorni alle 16 e la domenica alle 14, con laboratori musicali, di fumetto, di fiabe in molte lingue in collaborazione con Biblioteche Comunali presenti al Festival con il punto prestito e con un ricco scaffale multiculturale; e poi lezioni di danza etnica e di canti tradizionali aperti a tutti, ogni pomeriggio alle 17.

SUQ GENOVA partner

Giunto alla sua 14^ edizione il SUQ è stato sostenuto in questi anni da Regione Liguria, Provincia di Genova e Comune di Genova, Porto Antico S.p.A. Importanti contributi sono arrivati a Suq 2012 da Fondazione Carige e Camera di Commercio di Genova. I media partner sono invece Babel – Sky, Radio Babboleo, Rai News, Rai Radio 3. Altri sponsor del Festival: Banca Carige, Turkish Airlines, Emac, Bia, Tunisair ed Ente Nazionale per il Turismo in Tunisia. Tra i partner EcoSuq oltre a Fondazione Muvita, Novamont a Amiu, anche Coop Liguria, Iren, Arpal, Maqroll. Molte le collaborazioni “a progetto”, come quella del Sistema di protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati del Comune di Genova per le iniziative del 20 giugno, il progetto www.pesceritrovato.it, la Biblioteca Berio per alcuni incontri e per la tenda dei libri sotto le stelle. Importanti collaborazioni sono fornite dai Consolati e da tutte le Comunità e le Associazioni di Immigrati che vedono nel Festival SUQ la più importante occasione di “rappresentazione” dei loro saperi e delle loro culture, davanti al pubblico più multiculturale che si possa immaginare. Da segnalare la nuova rete Festival Storici di Genova per collaborazioni, scambi e promozione comune di eventi. Altre informazioni, foto, calendario in aggiornamento : www.suqgenova.it ❖

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Eventi LA NUOVA MUSICA ETNICA SICILIANA ATTERRA NEL REGNO UNITO

Malanova at Italian Cultural Institute in London

di Pietro Mendolia*

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e lo diceva sempre mia madre: “Studia e impara l’inglese, che un giorno ti potrà servire!” Che donna previdente era! Ha sempre avuto ragione lei, su tutto! Così, quel dì, è bastato il tempo di una telefonata e ci siamo trovati, d’un colpo, catapultati dalla piccola sicilianissima Cattafi alla stra-megalopoli Londra, senza neanche avere il tempo di passare a salutare gli amici e farci prestare il vocabolarietto tascabile. Del resto Carlo, il director dell’Istituto Italiano di Cultura, dall’altro capo del filo, era stato categorico: “Vogliamo la musica di Malanova, ma subito”. Accidempoli! L’imminente evento cui avremmo dovuto prender parte, il “Wine and Art: Sicily, The Land of Excellence”,

(promosso dall’Istituto Vini e Oli di Sicilia in collaborazione con l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, l’Istituto Italiano di Cultura di Londra e il British Museum) già dal titolo, autorizzava ogni sorta di fantasticheria. Abbandonati, dunque, in fretta, lavori e focolari, siamo salpati verso nord, come naviganti verso mare aperto, con le borse colme di strumenti musicali della tradizione popolare e … panini al pomodoro (in questi tempi di crisi). Prima destinazione: Mowbray Court Hotel, il nostro personalissimo Hotel California. Così, la nuova musica etnica siciliana di Malanova, un giorno di primavera del 2012, è atterrata nel Regno Unito. Quando ci siamo presentati presso la sede dell’Istituto,

Londra 2012. Malanova consegna una copia della rivista Lineatrad alla responsabile della biblioteca dell’Istituto di Cultura Italiana di Londra.

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al n. 39 di Belgrave Sqare, nell’elegante quartiere di Westminster, da dove recentemente erano passati Nicola Piovani e Giovanni Allevi, Umberto Eco e Piero Angela, beh, temevamo non ci facessero entrare. Ma è bastato il sorriso garbato di Mariella, “faro illuminante”, a spalancarci le porte dell’Istituto della Cultura e a sciogliere ogni dubbio circa il fatto che stessero aspettando proprio noi: “Ecco i Malanova, benvenuti!” Un caffè presso la “Biblioteca Eugenio Montale”, tenuta con estrema cura e dedizione, (oltre 25.000 volumi, cd, dvd) e subito ad organizzare l’evento, che arrivava già il giorno dopo. E il giorno dopo l’evento è arrivato, puntuale, e con esso tanti ospiti illustri. Può, il suono agreste degli “strumenti poveri” della tradizione musicale popolare carezzare raffinati padiglioni auricolari al pari delle celestiali melodie degli strumenti nobili della cosiddetta “musica colta”? E cosa è davvero la musica popolare, folk, etnica, e cosa, invece, la musica colta? Non lo sappiamo! Né possediamo abbastanza cultura musicale da poterci permettere il lusso di addentrarci nei meandri di improbabili classificazioni di genere e, del resto, non ci interessa farlo. Quel che, invece, possiamo dirvi con assoluta certezza è che, quella sera, il grido d’ì ciaramèddi e d’ì friscalètti di Giovanni è entrato dritto filato nei cuori, il canto della voce di Saba * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.


Eventi

Londra 2012. Il Piccolo Laboratorio Etnico Malanova.

e della fisarmonica di Pasquale hanno ammutolito i pensieri, ù mandulìnu e i violini di Gabriella e Marcello hanno sciolto i sorrisi; così quando i tammurèddi di Davide e ì chitarrìni di Pietro hanno alzato i ritmi della musica della terra, è stato proprio allora che, abbandonando ogni forma di precauzione, il compìto pubblico in sala si è lasciato andare ad un liberatorio quanto spontaneo battito di mani,

scandendo, all’unisono con campanàzzu e marranzànu, i tempi di una musica fuori da ogni canone, lontana da ogni classificazione, che, abbattendo ogni barriera, superando ogni confine, ha unito, anche solo per un istante, popoli e culture, genti e anime. Quando la musica ha la forza di rendere possibile tutto ciò, cosa volete che importi a quale categoria essa appartiene? E quando tutto ciò accade,

Westminster, 39 Belgrave Sqare: Italian Cultural Institute in London.

cara la mia mamma, può anche succedere che lingua inglese e dialetto siciliano si dissolvano magicamente nel nulla, per lasciare spazio ad un unico, meraviglioso, linguaggio universale. ❖

Londra 2012. La nuova musica etnica siciliana dei Malanova atterra nel Regno Unito.

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a Bobbio (PC)

piazza San Colombano

6 Luglio – 13/14/15 Luglio 2012 Ritorna, per la quindicesima edizione consecutiva (traguardo più che apprezzabile, soprattutto in questo complicato periodo) l’appuntamento con Irlanda in Musica, la prestigiosa kermesse irish organizzata dal Comune di Bobbio (PC) con la direzione artistica e il supporto tecnico-logistico della Cooperativa Fedro di Piacenza. La manifestazione è ormai divenuta un tradizionale e appetitoso appuntamento dell’estate valtrebbiese, attesa sia dagli appassionati del sound più tipico dell’isola di smeraldo come dalla moltitudine di turisti che frequentano l’appennino piacentino. A fianco della musica, e quale suo naturale complemento, l’appassionato o anche il solo viandante potrà fruire della bellezza dei luoghi e della serenità che gli stessi trasmettono, della storia, dell’arte e di un’offerta enogastronomica d’eccellenza. Lo scenario naturale del festival è rappresentato dalla piazza antistante la medievale Abbazia di San Colombano, nella cui cripta riposano le spoglie dell’errante monaco irlandese, a sottolineare lo stretto legame del territorio piacentino con la storia, la cultura e la musica della “terra madre”, rapporto che si è rinsaldato negli anni attraverso numerose e reciproche iniziative ufficiali, non ultima la visita dell’attuale Presidente della Repubblica Irlandese, Mary McAleese. L’edizione 2012 del festival mantiene la formula già sperimentata con successo negli anni scorsi, ovvero due consecutivi week-end (6/7 e 13/14 luglio) con concerti il venerdi e il sabato sera. Novità di quest’anno è l’aggiunta di un’appendice (un po’ a sorpresa circa gli artisti presenti) per domenica 15

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luglio, momento in cui l’intero borgo di Bobbio si trasformerà magicamente in palcoscenico per numerosi giovani e talentuosi musicisti della scena folk nazionale che, come gli antichi menestrelli, riempiranno di note gli acciottolati vicoli della medievale cittadina appenninica. L’apertura del festival (venerdi 6 luglio) è affidata all’originale quartetto anglo-irlandese dei Flook, formazione inizialmente votata al solo utilizzo dei flauti e ora evoluta anche con altra strumentazione; a guidare la band sarà ancora Sarah Allen che si esibirà ai flauti e alla fisarmonica, accompagnata da John Joe Kelly al bodhran, Brian Finnegan al flauto e Ed Boyd alla chitarra. Il giorno seguente (sabato 7 luglio) la scena musicale sarà totale appannaggio dei Modena City Ramblers, band che non necessità certo di particolari presentazioni, da oltre un ventennio bandiera dell’irish e del combat folk italiano, qui presente anche per dare seguito alla tradizione organizzativa che vuole sempre la presenza di un importante e rappresentativo gruppo “nostrano”. Il successivo fine settimana si aprirà (venerdi 13 luglio) sulle melodiose note della Mairtin O’Connor Band, guidata da uno dei più virtuosi interpreti

dell’accordion (la nostra fisarmonica diatonica, anche conosciuta come organetto); nella sua lunga carriera Mairtin, non a caso nativo della prolifica Contea di Galway, annovera importantissime collaborazioni, dalla partecipazione al gruppo originario di Riverdance sino ai De Dannan. Ad accompagnare Mairtin nella sua tappa italiana vi saranno il violinista Cathal Hayden ed il chitarrista (ex Dervish) Seamie O’Dowd. Per la chiusura del festival il baricentro musicale si sposta verso la Scozia, e sabato 14 luglio, direttamente dalle Highlands giungeranno a Bobbio i leggendari Capercaillie, uno dei gruppi massimamente rappresentativi della musica e della cultura gaelica, riconosciuti a livello mondiale come una delle più interessanti realtà di world music. Questa la formazione che si esibirà a Bobbio: Manus Lunny al bouzouki, Charlie McKerron al violino, Donald Shaw alle tastiere e fisarmonica, Ewen Vernal al basso, Michael McGoldrick al flauto e alle cornamuse, David ‘el Chimpo’ Robertson alle percussioni e Che Beresdorf alla batteria. Ad amalgamare mirabilmente l’ensemble strumentale sarà, come sempre,


Eventi

Capercaillie

la pura e soave voce di Karen Matheson, non a caso definita “la migliore cantante in gaelico vivente”.

ESTATE FIESOLANA 64a EDIZIONE - 8 luglio 2012 - ore 21,30

Anfiteatro Romano di Fiesole (Fi) prevendita on line su www.boxol.it Il Risveglio

Progetto e Musiche di Claudia Bombardella con  Claudia Bombardella  voce, sax baritono, clarinetti Quintetto d’archi Francesca Macchione - violino, voce Eleonora Macchione - violino, voce Matilde Orsecci - viola Weronika Kulpa - violoncello Riccardo Ragno - contrabbasso Coro “Animae Voces” Direzione del M° Edoardo Materassi

La via che dal sonno conduce verso una presenza cosciente è un percorso iniziatico che oggigiorno riguarda l’umanità intera, nel suo insieme. Dall’apparente quiete emerge l’agitazione, la confusione: una rivoluzione profondamente interiore che disgrega il mondo illusorio creato dalla paura, dal sistema piramidale del potere. Il po-

Infine domenica 15 luglio, sin dalla mattinata una quindicina di artisti, tutti rigorosamente italiani, appartenenti a diverse formazioni, una su tutti quella dei Birkin Tree, invaderanno con le loro note l’intero borgo di Bobbio, con diverse postazioni allestite in prossimità degli angoli più caratteristici e amati del paese, riproponendo la magica atmosfera che si respira nelle serate “istituzionali” di Irlanda in Musica. In tarda serata un importante ospite a sorpresa si unirà alla variegata formazione, tutta concentrata in piazza San Colombano, per il Canto alla Luna, una spettacolare jam session con la quale ci si darà l’arrivederci all’edizione 2013. In simbiosi con la musica, fin dal mat-

tino le volte del cortile dell’Abbazia offriranno ospitalità al mercatino dell’artigianato celtico, cui parteciperanno artisti e artigiani che con i loro lavori si rifanno espressamente alla cultura celtica. Tutti i concerti di Irlanda in Musica inizieranno alle ore 21.45, con un biglietto d’ingresso unico al costo di 10 euro (gratuito per i giovani fino a 10 anni e per gli over 70). Dalle ore 19.30 sarà inoltre possibile accedere agli stand gastronomici allestiti in Piazza San Colombano, che proporranno alcune specialità irish, come l’amatissimo spezzatino alla Guinness, accompagnate da ottime birre d’importazione. Per ulteriori informazioni è possibile visitare i siti internet: www.comune.bobbio.pc.it e www.irlandainmusica.it ❖

tere torna La foto è di Piero Taddei - www.firenzefoto.it è stata effettuata al Teatro di al singolo Cestello - Firenze a marzo 2012 individuo, ad una coscienza collettiva, alla possibilità di creare, contribuire ed essere parte della bellezza. Le musiche scorrono in una continua metamorfosi, sostenendo, af- emerge e prende vita dentro di noi. fiancando, sottolineando e talvolta Video promo dello spettacolo. muovendosi in contrapposizione ai http://www.youtube.com/watch?v=hVrSi92wiIk testi incredibilmente evocativi dei grandissimi poeti come E. Dickin- NOTIZIE SUL CD Il cd del progetto sarà presentato son, R.M. Rilke, J. Racine e Rumi, ufficialmente al concerto a Fiesole che ci esortano a “guardare” e ci al Teatro Romano l’8 luglio 2012 guidano ed accompagnano verso Il cd  Claudia Bombardella “Il l’intima essenza dell’essere umano: le domande, i dubbi, l’inquietudine, Risveglio” uscirà per la RadiciMule visioni che sorgono nelle varie sic Records col numero di catafasi del processo iniziatico che la logo RMR-140   vita costantemente ci propone e www.radicimusicrecords.it ripropone, la possibilità di giunLa registrazione live del progetto gere a quella “polare segretezza di “Il Risveglio” è stata effettuata al un’anima ammessa a se stessa”, alla resa, che ci lascia assoluta- Teatro Affratellamento Firenze  il 17 mente stupiti e ci rivela al dono che giugno 2012 ❖

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Argomenti TARANTA MINOR

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aranta Minor è un progetto musicale formato da un gruppo di esperti musicanti del basso Salento. Una formazione allegra e professionale che - forte dell’esperienza musicale maturata negli ultimi anni da ogni singolo componente (Officina Zoè, AriaCorte, Ajara, Spasulati Metropolitani, Taranta Year, La Carrozza) e col fermo e costante rispetto dovuto alla tradizione popolare – propone nei propri concerti dal vivo tutte le molteplici variazioni del ricco repertorio di questa effervescente area geografica della Puglia, arricchendole talvolta di una veste musicale del tutto nuova, ma sempre improntata alla semplicità e all’essenzialità dei vecchi maestri suonatori. Il progetto musicale Taranta Minor ruota intorno alla figura di Angelo Litti – tamburello, tammorra e voce maschile tra le più originali e conosciute del Salento – e del maestro concertatore Ambrogio De Nicola alla chitarra, voce e tamburello, già membro fondatore del gruppo Officina Zoè ed autore di alcuni brani inseriti nella colonna sonora del famoso film “Sangue vivo” di Edoardo Winspeare. La pellicola cinematografica che tanto ha contribuito alla nuova riscoperta della pizzica salentina da parte delle giovani generazioni. Suoi arrangiamenti di alcuni brani della tradizione sono diventati nel tempo patrimonio comune di molte formazioni di musica popolare salentina. L’ensemble è arricchito

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Un viaggio nella grande costellazione della musica popolare salentina


Argomenti

dalla presenza di Giuseppe Profico raffinato chitarrista di musica popolare, voce e tamburello a sonagli e l’esperto Roland Koçillari – poliedrico musicista di origine albanese innamorato delle sonorità salentine – che nel gruppo marca il tempo col basso elettrico. Sulla base delle necessità, alla line-up principale della band si aggrega un musicista ospite ed una ballerina di pizzica. Il repertorio musicale dei Taranta Minor prevede una lunga serie di canti e balli d’amore, stornelli e tutte le derivazioni della “pizzica”: forma di canto arcaico che accompagna il ballo femminile e di corteggiamento, fondato sul suono ossessivo e ripetuto all’infinito dello strumento principe della pizzica salentina: il tamburello a sonagli. I brani sono cantati in dialetto salentino con alcune incursioni in griko: idioma ancora parlato, scritto

e cantato dalla piccola minoranza linguistica della cosiddetta “Grecìa salentina” in provincia di Lecce. Contatti: mobile: (+39) 339 35 45 967 – e.mail: tarantaminor@gmail.com www.tarantaminor.it – www.facebook.com/ tarantaminor - www.pugliasounds.it/d/98/ EVENTI/#/d/91/Artista/690/ ❖

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Lineatrad 6-2012  

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