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mensile Anno 3 n°29 maggio 2014 € 0,00

sica u a n M san e della

O nazional

nter enova I a r ie iG F d a l l a

Speciale Fiera Internazionale della Musica Simona Colonna Emian Paganfolk Duo Sangineto Vacanze della Taranta

La Mesquia Mare e miniere Folkest Festival Interceltique di Lorient


Sommario

n. 29 - Maggio 2014

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Fiera Internazionale della Musica

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Il museo che suona

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La Mesquia si presenta

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FIM Genova, home coming

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Simona Colonna

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Acoustic Night

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Laboratorio di darbouka alla FIM

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Folkest 2014 si presenta

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Mille anni ancora

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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ll’alba del giorno dopo la chiusura del FIM Fiera Internazionale della Musica, dopo una serie di interventi radiofonici, di interviste e conferenze stampa tendenti a focalizzare l’interesse degli appassionati di musica e anche dei cittadini più tiepidi, su questa “tre giorni” genovese che resterà ben impressa nella memoria come uno dei più importanti e promettenti meeting dell’anno... La sensazione finale è positiva, e ci rendiamo conto che abbiamo tanto materiale da pubblicare su questo evento da riempire una rivista: considerando che siamo in forte ritardo il numero di maggio sarà dedicato totalmente a questo evento, con l’aggiunta di locandine e presentazioni degli eventi più prossimi, mentre sul numero di giugno saranno tantissime le recensioni, in più alcune interviste (meno urgenti): uscita prevista entro i primi dieci giorni del mese. A giugno usciranno anche le anticipazioni dei programmi dei festivals estivi, e tutti i resoconti dei contatti che sono stati avviati in fiera al FIM.

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Sempre per quanto riguarda il FIM è imminente un summit con il direttore Verdiano Vera e il comitato organizzativo per discutere sulla prossima edizione, fare il punto su come eliminare i problemi che si sono verificati quest’anno e infine buttare sulla carta un progetto concreto che veda la musica folk, world e tradizionale finalmente protagonista in questo expo. Se proprio dobbiamo fare una osservazione, non dobbiamo accontentarci delle 12.000 presenze di pubblico che si sono registrate quest’anno, perchè ci sono le potenzialità di incrementare questa cifra in maniera consistente, se solo si valuta con maggior attenzione la selezione degli ospiti e si mette un limite ai DJ set presenti nell’area “DJ MANIA”, piuttosto ampia, che nelle serate di venerdì e sabato ha fatto registrare un autentico flop di presenze: in pratica c’erano più operatori sul palco che spettatori tra il pubblico!!! Se solo si fossero utilizzati quegli spazi per la musica folk di qualità (le danze occitane per esempio) non oso pen-

FIM Fiera di Genova

Editoriale sare quante presenze in più avrebbero contato... e poi il palco verde con il Prog festival, anche lì ci sarebbe da migliorare la programmazione... a parte gli Osanna non si è visto il tutto esaurito auspicabile. Gli showcase hanno avuto a disposizione ben tre palchi: giallo, arancione e rosso, e seppure la qualità delle proposte fosse soddisfacente non si può dire altrettanto per quanto riguarda l’interesse del pubblico, che spesso ha snobbato i tantissimi appuntamenti. Si sono contati pochi gruppetti di persone in media, presenti a questi eventi: evidentemente gli artisti che si sono prenotati non avevano un grosso seguito e per contro una fiera alla sua prima edizione non aveva le potenzialità per “spingere” gli emergenti... una situazione tutta da valutare, elaborare e ripristinare. Le conferenze meriterebbero uno spazio a parte, perchè sono state molto ben orchestrate per quanto riguarda le tematiche sviluppate ma assai mal gestite per quanto riguarda gli spazi


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Festival Interceltique di Lorient: anteprima

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Vacanze della Taranta

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Le donne ce le suonano! Lilith festival

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Duo Sangineto a Saint Peran

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Smorfiacc

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Malaspina

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Emian Paganfolk

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Mare e miniere in Sardegna

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva messi a disposizione (nelle immediate vicinanze di palchi rumorosissimi!). Una polemica clamorosa è stata sollevata quando l’orchestra del Conservatorio Paganini, dopo aver eseguito il primo brano, si è ritirata per l’eccessivo rumore proveniente da palchi vicini dove suonavano gruppi con alto indice di decibel... una situazione davvero imbarazzante per gli organizzatori dover annullare il concerto e costringere i musicisti e il loro seguito a tornarsene a casa con le “pive nel sacco”, dopo aver affrontato viaggio e spese di varia natura per poter partecipare. Ci sarà parecchio da discutere per trovare una soluzione accettabile per fare in modo che la musica acustica non si vada a infrangere contro quella elettrica (a volte esasperata in maniera eccessiva dall’amplificazione), ma sono sicuro che una volta trovate le soluzioni, potremo proporre a Genova una Fiera davvero impeccabile. Non è da sottovalutare che comunque la presidenza dell’Ente Fiera si è ritenuta soddisfatta di questa edizione del FIM

e ha promesso maggiori contributi per l’anno prossimo. Lineatrad si pone come obiettivo di far diventare questa FIM una alternativa tutta italiana al Womex; un expo in grado di considerare alla pari tutte le regioni italiane e tutti i generi musicali (cosa che per esempio non sta avvenendo con l’expo Medimex di Bari, dove vengono platealmente avvantaggiati gli artisti locali...). Certamente, forse daremo fastidio a qualcuno, forse pesteremo qualche piede, ma lo faremo per soddisfare il mondo della musica folk “nella sua totalità”, senza fare figli e figliastri. La priorità è avere annualmente un appuntamento in cui tutti gli operatori che amano la nostra musica e le nostre tradizioni si possano incontrare e confrontare... senza dover passare sotto il giogo dei tedeschi della Piranha records, e senza discriminazioni. Un evento italiano al 100% di risonanza mondiale per dare voce a chi vuol farsi conoscere, questo è fondamentale se si vuol ripartire e superare la crisi! ❖

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www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 3 - N. 29 - Maggio 2014 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Silvio Teot - silvioteot@alice.it Hanno collaborato in questo numero: Fulvio Porro, Giustino Soldano, Muriel Le Ny, Gloria Berloso, Giordano Dall’Armellina Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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FIM Fiera di Genova Impressioni a caldo di un evento epocale sia per la città che per l’Italia

LA MUSICA INIZIA DA GENOVA: FIERA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA

di Loris Böhm (tutte le foto © Loris Böhm)

Bobby Kimball, leader del celebre gruppo rock Toto, nel momento clou del concerto, alle prese con voce e tastiere

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ominciamo dalla fine... per ripercorrere un evento epocale che è durato, sulla carta, tre giorni, ma che ci ha lasciato una sequenza infinita di sensazioni, immagini, emozioni. Ecco che nella foto in alto svetta una leggenda della musica rock: Bobby Kimball, che con la sua incredibile voce incanta un pubblico estasiato... ed è stato il concerto finale di questa memorabile Fiera Internazionale della Musica: riceverà al termine dell’esibizione, il FIM award 2014 “Best voice” dal direttore della FIM, Verdiano Vera. Il gruppo spalla ha suonato inizialmente il trittico di canzoni che

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hanno avuto grande successo negli anni ‘70, ovvero “Africa”, “Rosanna” e “Hold the line”, cantate da un Bobby molto ammiccante con il pubblico che lo assecondava in tutto e per tutto. Se ha venduto più di 30 milioni di dischi con i Toto entrando nella leggenda del rock ci sarà un motivo! Si continua con un’orgia di pezzi forse meno celebri ma di grande bellezza, con Bobby impegnato anche alle tastiere. Alla fine, simpaticamente, dopo i ringraziamenti, ha voluto immortalare la serata con una foto insieme al suo pubblico... quello della Fiera di Genova.

Ma la FIM genovese non si ricorderà solo per questa esibizione finale, pur se magica... nell’arco dei tre giorni come si fa a non ricordare il tributo a Jimi Hendrix, con un concerto commemorativo. Abbiamo assistito persino ad un tributo agli Abba con un “gruppo sosia” sul palco. Altro momento storico è stato lo show didattico di Eddie Kramer, recording producer e ingegnere del suono di personaggi come Beatles, Bowie, Clapton, Led Zeppelin, Rolling Stones, Santana e lo stesso Hendrix. Per lui un FIM award 2014 “Best studio sound engineer” fin troppo scontato.


FIM Fiera di Genova

Al lavoro nello stand Lineatrad, con Gloria Berloso

Per i nostalgici della musica prog italiana hanno fatto esibizione tra tutti i Delirium, i Camaleonti, Ivan Cattaneo, Mal dei Primitives, Don Backy. Per gli appassionati di musica genovese ecco i Tuamadre, Claudia Pastorino, l’Orchestra Cajòn di Marco Fadda.

Anche l’eccellenza ligure è stata premiata, con i Buio Pesto, i Tuamadre, e per quanto ci riguarda personalmente l’Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero con il FIM award 2014 “Regione Liguria Tradizione Ligure”. Un riconoscimento dovuto considerando che

L’Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero, vincitori FIM award 2014 Tradizione ligure

il loro ultimo disco “Galata” viene considerato un capolavoro dalla critica discografica internazionale. Sono loro il gruppo di punta della scena folk genovese e ligure, inutile negarlo, e da loro deve partire (insieme a Lineatrad, rivista con sede a Genova), una spinta per rilanciare la nostra musica all’interno di questa Fiera. Al FIM come abbiamo accennato nell’editoriale, grande spazio (tre palchi) ha avuto la programmazione degli showcase, con un guazzabuglio di band che proponevano i generi più disparati con tanto entusiasmo e volontà pur se non sempre con effettivo talento. Impossibile elencarli tutti, quasi un centinaio tra solisti e gruppi, ma mi piace ricordare il fenomenale Loris Lombardo cui pubblicheremo l’intervista a giugno. Effettivamente non tutti i gruppi presenti hanno avuto un successo di pubblico... per tanti si è avuta un’affluenza irrisoria dovuta alla poca notorietà

Il cavo elettrico tranciato sul molo, che ha provocato il black out a tutta l’area fieristica

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FIM Fiera di Genova

Visitatori in fiera: Beppe Gambetta e sua moglie Federica insieme a Gloria Berloso

degli stessi e all’impossibilità di una fiera neonata di dar loro una visibilità supplementare. Poca promozione degli artisti stessi, troppa mescolanza di generi musicali che alla fine hanno confuso le idee ai visitatori... in definitiva troppe proposte di gruppi emergenti per una situazione che dovrà essere regolata dal comitato direttivo per la prossima edizione. Vorrei solo accennare al mezzo flop del festival FIM Deejay mania, tenutosi in tarda serata di sabato con ampi spazi esterni e palchi. In

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questo caso una mancanza di comunicazione con gli utenti o un effettivo poco interesse verso questo genere di lavoratori può aver procurato scarsità di visitatori. Sinceramente lo spazio a loro attribuito doveva preludere a ben altro successo nel risultato! Ci sarebbe da parlare a lungo dei seminari, workshop e meeting, estremamente interessanti per argomenti toccati, estremamente ben esposti da oratori professionisti, ma suddivisi in tre aree distinte: l’area seminari (la più disgraziata perchè

a contatto con rumori provenienti da palchi vicini), l’aula incontri con il pubblico, che ha presentato qualche problema agli ascoltatori, e il piano ammezzato, che invece presentava una situazione perfetta per l’ottima insonorizzazione delle vetrate che proteggevano dal frastuono del piano terra. Qualche seminario non ha avuto luogo nei due siti a piano terra appunto per l’impossibilità dell’oratore a farsi capire dal pubblico presente. Fa sensazione la rinuncia dell’Orchestra Sinfonica dei Ragazzi del


FIM Fiera di Genova

...con il nostro collaboratore milanese Giordano Dall’Armellina

...con l’inviato del festival Celtica in Val d’Aosta, nostri media-partner

Una suggestiva panoramica dell’area espositiva interna

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Concerto del gruppo Delirium, uno dei vincitori FIM award premio Italia alla carriera

Conservatorio Paganini (80 elementi) dopo il primo brano, per l’impossibilità di produrre un suono accettabile nella famigerata area dei seminari, causa appunto il frastuono dei palchi vicini. Si è trattato

di un danno sia per i musicisti che per il seguito di ascoltatori davvero rilevante... su questo fatto bisognerà lavorare parecchio. Ma veniamo a noi... Una situazione assolutamente migliorabile è

Bobby Kimball (Toto) mentre riceve il FIM award Legend of rock best voice dal direttore Verdiano Vera

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quella riservata agli espositori. Considerando l’incredibile ampiezza del padiglione B della Fiera di Genova, erano palesi gli spazi rimasti inutilizzati (tutto il secondo piano, e un terzo del piano terra; uno spreco dovuto alla carenza di richieste. Il nostro stand di Lineatrad era piazzato di fronte al grande spazio Coop che tra l’altro raramente aveva un addetto per il pubblico, uno stand “infelice” del teatro Carlo Felice, senza personale, senza striscioni e con solo qualche volantino sul tavolo la dice lunga sulla crisi di quella struttura faraonica che costa alla città cifre improponibili per una programmazione di operetta e lirica troppo monotematica. Pensare che agli inizi veniva utilizzato anche per la musica world (ricordiamo “Il mistero delle voci bulgare” e il festival del trallalero). Alla nostra destra c’era uno stand di una rivista a diffusione gratuita di strumenti musicali, per cui soltanto copie in esposizione, alla nostra sinistra addirittura una agenzia immobiliare e più in là un chiosco di gadget a carattere musicale... insomma tematiche che con la


FIM Fiera di Genova

Spazio ai showcase dei giovani emergenti... tanta energia e voglia di successo

musica hanno poco a che vedere. Dietro di noi purtroppo ha imperversato il Drum Club, un negozio di strumenti che sciaguratamente e in maniera del tutto arbitraria permetteva ai visitatori di cimentarsi in lunghissime ed estemporanee chiassate alle percussioni. Sono davvero idioti allo stato puro: più volte redarguiti dalla direzione della Fiera per ottenere un comportamento più civile, a seguito di mille lamentele (compresa la mia) di espositori che vedevano fuggire i propri clienti, incapaci di sentire le parole urlate a distanza di pochi centimetri!! Questi figuri hanno creato un danno di visibilità non indifferente anche alla nostra rivista, e ci riserveremo di diffidare gli organizzatori a riammetterli per l’anno prossimo.

Una bella panoramica sul nostro stand Lineatrad... la festa è in pieno svolgimento!

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Dulcis in fundo: prove tecniche di intervista con Simona Colonna... mentre pubblichiamo ci giunge la notizia che ha appena vinto il Premio 2014 “Alberto Cesa” a Folkest. Complimenti!

Anche i mini-palchi allestiti per le prove di altri strumenti non aiutavano certo a rendere “silenziosa” l’area interessata agli espositori, procurando disagi continui. Sarebbe opportuno dividere drasticamente le “zone esibizione” dalle “zone esposizione” perchè è grottesco che le prime accentrino su di loro tutta l’attenzione del pubblico. Il pomeriggio di domenica ho quasi esultato quando si è verificato un black-out generale in tutta l’area fieristica di venti minuti! Un improvviso silenzio surreale attenuato solo dalla sirena di emergenza mi aveva fatto capire “come sarebbe stato senza il fastidio degli strumenti suonati con volume a stecca. I vigili del fuoco mi hanno spiegato che un cavo esterno è stato lenta-

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mente “segato” dall’attrito contro una banchina ancorata sul molo, provocandone il “corto circuito”. Tutti i concerti sui cinque palchi si sono fermati e il palco principale, quello blu, è rimasto senza energia per quasi un’ora con ritardi consistenti nella programmazione giornaliera. La colpa però non ricade sugli organizzatori perchè il cavo è stato installato da una impresa molto prima del FIM, e l’Ente Fiera dovrà risponderne. Dovere di cronaca, dovere di obiettività, la musica può essere un’arma a doppio taglio: se da una parte attira la gente, dall’altra la fa scappare via, e questo fatto dovrà essere valutato con estrema attenzione da parte del direttore Verdiano Vera per evitare di scorag-

giare gli espositori a ripresentarsi nel 2015. Noi di Lineatrad ci stiamo anche per questo: siamo media-partner ufficiali del FIM oltre che espositori, per cui saremo impegnati nelle riunioni per risolvere questi problemi, e ci faremo portavoce del mondo della musica folk affinchè si riesca ad ottenere uno spazio completamente dedicato alla musica acustica che amiamo. Con questo, pur constatando che non si può “obbligare” un operatore o un appassionato di musica folk a venire al FIM solo per avere contatti con Lineatrad, dobbiamo esultare pensando che nonostante fossimo tra i pochi addetti presenti di questo genere musicale, abbiamo ottenuto significativi contatti e una visibilità notevoli. Dal prossimo numero attiveremo i contatti per sottoscrivere altre partnership importanti che faranno crescere la nostra testata editoriale. In definitiva le potenzialità per un evento simile sono enormi e gli organizzatori si ritrovano in mano una bomba che se non è maneggiata con cura potrebbe esplodere creando danni rilevanti. Sono davvero una infinità di settori, generi, operatori, imprenditori, media e via dicendo, che si occupano della musica... c’è il rischio di scontentare qualcuno, c’è il rischio di sovrapporre eventi incompatibili e creare il loro annullamento, c’è il rischio di dimenticarsi di contattare chi meriterebbe di essere contattato, ma noi pensiamo anche che c’è il rischio che Genova diventi Capitale Mondiale della Musica ogni anno... e vi assicuro che questo rischio siamo in grado di affrontarlo con tutte le nostre forze, tutto il nostro entusiasmo e soprattutto con tutta la nostra professionalità. ❖


FIM Fiera di Genova Grande festa della cultura il 16, 17, 18 maggio in una splendida cornice dall’alba al tramonto

FIM GENOVA, HOME COMING di Gloria Berloso

Lo storico gruppo dei Camaleonti ritira il FIM award Italia alla carriera, dopo la loro esibizione

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n evento senza precedenti ha avuto luogo a Genova dal 16 al 18 maggio: la FIM Fiera internazionale della musica, una grande festa della cultura a 360° si è occupata di tutte le espressioni artistiche. Per quanto riguarda la musica, il canto e la danza si sono esibiti famosi solisti e gruppi. Altrettanti artisti con talento, seminari, tributi, mostre ed esposizioni di strumenti musicali, giornalisti hanno contribuito a dimostrare che i popoli sono sempre uniti e vivi più che mai con i colori e i suoni della musica, il mezzo di comunicazione più antico nella storia del nostro pianeta.

La FIM di Genova nel programma ha compreso eventi legati alle arti plastiche, artigianato, letteratura, materiali audiovisivi e teatro. Ci sono stati una serie eventi teorici di strumentazione, musica e masterclass di danza che hanno spiccato per le loro idee, oltre a visite a progetti comunitari, musei del suono e luoghi storici della musica. Tutto in una volta, l’evento ha promosso una parte del patrimonio della cultura musicale ed i suoi eventi attuali, in tre giorni intensi. Gli organizzatori dell’evento, hanno unito gli sforzi in un’esperienza senza precedenti che ci hanno permesso di vedere un’ot-

tima produzione artistica e letteraria. Noi di Lineatrad riuniti nella produzione più esclusiva siamo convinti del valore della cultura per l’identità e lo sviluppo spirituale dei suoi cittadini ma anche di tutti gli altri. La serata d’inaugurazione è stata dedicata a Jimi Hendrix: per la musica sono saliti sul palco blu Marco Zoccheddu, Mauro Culotta, Andrea Cervetto e per l’arte visiva il ritrattista Franco Ori. Il quadro che raffigura il volto di Jimi Hendrix è stupendo. Sui palchi di fronte al mare, cornice forse unica al mondo, sono stati assegnati i FIM AWARDS 2014

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FIM Fiera di Genova

Scatti all’impazzata tra relax, esposizioni, premiazioni e concerti

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a Bobby Kimball, frontman dello storico gruppo dei Toto, dove ha dato prova di grande professionalità, voce e simpatia. Con Kimball hanno suonato e cantato una delle più interessanti band italiane capitanate dalla grande voce di Roberto Tiranti (genovese), frontman del gruppo italiano Labyrinth dal 1997, è stato la voce dei New Trolls e nel 2014 prende parte come bassista e cantante al gruppo Wonderworld con Ken Ingewrsen alla chitarra e Tom Arne Fossheim alla batteria. Lo stesso Tiranti è stato premiato con un Fim Award 2014 (the voice). Il premio “Best Studio Sound Engineer” è stato ritirato da Eddie Kramer, l’uomo che ha registrato album dei Beatles, David Bowie, Jimi Hendrix, Eric Clapton, Rollin Stones e Led Zeppelin. Colin Norfield, l’uomo chiave dei concerti dei Pink Floyd ha ritirato il premio “Best Live Sound Engineer”, sul palco abbiamo visto uno spettacolo sulla storia del rock , foto, video e aneddoti su Woodstoock 1969. A Michael Baker è stato assegnato il “Best Drummer 2014”, grande batterista e produttore di Whitney Houston ma anche della nostra Giorgia. Sullo stesso palco sono saliti numerosi artisti italiani: Camaleonti, Delirium, Alan Sorrenti, Omar Pedrini, Gem Boy, Andrea Braido, Fabio Mariano, i Cajon di Marco Fadda, Mal, Ivan Cattaneo, Buio Pesto, Fabrizio Casalino, Tuamadre, Orchestra Bailam, Claudia Pastorino, l’orchestra del Conservatorio Niccolò Paganini, i Dodecacellos, Don Backy, Tinku, Cinemax, Tropico del Blasco e tantissimi altri preziosi artisti. Naturalmente in questa grande kermesse, tutti i musicisti si sono esibiti in concerto e sono stati premiati, lodevole è stato il lavoro dei tecnici del suono, delle luci, dei microfoni, non sempre facile perché non sono mancati piccoli incidenti sul percorso. Nel grande padiglione allestito per l’occasione, nell’area


FIM Fiera di Genova

con accesso riservato esclusivamente a discografici, produttori, editori e distributori di musica, uffici stampa e agenzie di stampa, tra gli addetti ai lavori c’eravamo anche noi di Lineatrad, a scambiare opinioni e idee, a raccogliere proposte di musicisti ed artigiani del settore. Nel nostro stand sono stati ospiti tra gli altri: Beppe Gambetta e consorte, Orchestra Bailam, Edmondo Romano, Radio Radici di Firenze, Simona Colonna (sarà al Folkest 2014), Beatrice Impronta, Giordano Dall’Armellina e noi: Loris Bohm, Annamaria Parodi Sessarego e Gloria Berloso. Sul palco dedicato alla musica progressive abbiamo incontrato gli Osanna, Il tempio delle clessidre, La locanda delle fate, Gli Alphataurus, Aldo Tagliapietra (Orme), La maschera di cera, I Prophexy con Richard Sinclair, Gianni Leone e tanti altri molto interessanti. Su tutti gli altri palchi si sono esibiti gruppi di artisti proponendo espressioni diverse, c’era l’area DJ MANIA per gli amanti della consolle fino alle due della notte. Negli spazi dedicati alla danza abbiamo notato la presenza illustre del ballerino Nicolò Noto e il coreografo Max Savatteri. Impossibile e faticoso seguire tutti gli eventi, ma sicuramente tutti noi siamo sicuri di aver assistito ad un progressivo risveglio verso la nobile arte della comunicazione sonora. ❖

Nella foto sopra: un omaggio agli Abba, con tanto di costumi d’epoca Nelle foto sotto: vari momenti di spettacolo e pausa

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FIM Fiera di Genova IL LABORATORIO DI DARBOUKA ALLA FIM DI GENOVA di Gloria Berloso

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l laboratorio di darbouka con l’educatore e musicista Ben Hammouda che al FESTIVAL Internazionale della Musica di Genova ha presentato un corso di introduzione e avvicinamento ai ritmi mediorientali. I corsi sono rivolti a tutti, musicisti, bambini, piccoli gruppi. DARBOUKA BABY (foto 1)- La più piccola della collezione, ottimo giocattolo per bambini dai cinque anni in su, ma anche strumento professionale ideale per ampliare la gamma di suoni in un set percussivo. DARBOUKA (foto 2)- Detta anche “farkha” o “mezza darbouka”, è uno strumento suonato nell’antichità dalle “soulamya”, orchestre di canto andaluso e religioso.

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Viene tuttora utilizzata in alcune zone del Nord-Est della Tunisia. Ideale per laboratori didattici destinati a bambini e ragazzi. DARBOUKA MOZICA (foto 3)- E’ una darbouka tunisina caratterizzata da un’ampia gamma di timbri e di toni. Viene originariamente utilizzata nelle orchestre popolari del Nord Africa e si adatta alla maggior parte dei set percussivi. E’ prodotta artigianalmente in ogni fase di lavorazione. DOHOLLA MOZICA (foto 4)- Prodotta in serie limitata, la Doholla Mozica si distingue per l’ampiezza dei suoni bassi e viene generalmente utilizzata nell’esecuzione dei tempi base accompagnando la darbouka. Nelle foto il maestro e musicista tunisino Ben, capelli biondi e occhi

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FIM Fiera di Genova

Darbouka Mozica

color del mare, mostra altri strumenti di percussione e la zampogna tunisina.

Darbouka

La darbouka (arabo: ‫ةكوبرد‬‎ ) è uno strumento musicale a percussione della famiglia dei membranofoni, composto da un corpo di terracotta e una superficie di pelle di capra. Utilizzato tradizionalmente in Nord Africa, Medio Oriente e Asia centrale. Si ritrova anche nella musica popolare dei paesi dell’Europa orientale che hanno subito l’influenza dell’Impero Ottomano, nella musica zigana e in molti gruppi di world music come base ritmica importante. Lo strumento era costituito da un corpo globulare di terracotta sostenuto da un alto piede e aperto sul fondo, con una larga apertura chiusa da una pelle animale (di pesce o di capra). Oggi è costruita anche in alluminio, con membrana in fibre sintetiche per eliminare i problemi dell’accordatura. Da non confondere con il djembe, costruito in legno. Il nome deriva dalla radice araba derb, che significa “battere, picchiare” e ha numerose varianti nei diversi paesi: darbuka, darabuka,

e ancora tarambuke e forme simili nei Balcani, τουμπερλέκι in Grecia, darabana in Romania, dumbelek in Turchia, tabla (che però ha un significato anche di tavolo) in Egitto e in Palestina, darbuka in Israele, in Tunisia e in Algeria,  tarija in Marocco tombak in Persia, Zirbaghali in Afghanistan e goblet drum in inglese. È uno strumento molto usato dalle popolazioni dell’Africa Del Nord. Caratteristiche della Darbouka Mozica: il corpo: tornito con l’argilla del Capo Bon, Tunisia, è cotto in un forno berbero a legna. Il design dello strumento (largo in cima e stretto in fondo) è caratteristico della darbouka tunisina, dal bordo arrotondato. Si tratta di un modello molto antico che è attualmente il più venduto nel mondo. La Darbouka Mozica è cotta nei forni di Houmet Jreba a Nabeul, mentre la finitura, il collaudo e la decorazione sono stati eseguiti in Val Pennavaire, Liguria, dove il clima è ideale per il tiraggio della pelle, destinata alla vendita in Europa. la pelle: esclusivamente di capre del Capo Bon e della regione di Enfidha e Zaghouan. Sottilissima, ma molto resistente ed elastica al punto giusto, si mantiene tesa an-

Il maestro e musicista tunisino Ben

che con forti sbalzi di temperatura e umidità ed è rasata a mano e controllata accuratamente prima e dopo il montaggio di ogni Darbouka Mozica. il suono: è caratterizzato dalla profondità dei toni bassi e dal suono metallico di quelli acuti, grazie alla presenza di molecole di ferro nell’argilla utilizzata. ❖

Il maestro e musicista tunisino Ben

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La storia di un popolo passa anche attraverso i suoni e gli strumenti che ha prodotto nel corso della sua evoluzione: partendo da questo assunto, Ricaurte ha viaggiato per anni giungendo in possesso di una straordinaria collezione. Dalla cordigliera delle Ande alle pianure al confine tra Colombia e Venezuela, dalla costa caraibica e pacifica alla foresta Amazzonica, i luoghi visitati da Ricaurte rivivono attraverso gli strumenti autoctoni e delineano i confini di una ricerca etno-musicale ricca di suggestioni...

“IL MUSEO CHE SUONA”

200 Strumenti Musicali raccontano il continente americano

di Gloria Berloso

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l Museo Che Suona custodisce una collezione di circa 200 strumenti musicali dell’America Latina che generano una serie di progetti musicali; dalle visite guidate e concerti didattici che danno voce a questi custodi di storie e vissuti, al lavoro di composizione, spettacolo, formazione e didattica musicale. Roland Ricaurte, il proprietario della collezione, etnomusicologo, compositore e musicista, unisce sapientemente la passione per l’organologia a quella per l’etnomusicologia realizzando cosi un progetto unico nel suo genere ritenuto di alto valore formativo, artistico e culturale. 200 strumenti musicali del “Museo che Suona” raccontano il continente americano nelle sue infinite trasformazioni ed intrecci culturali portandoci in un viaggio spazio temporale dalle origini, dai primi strumenti e dalle sonorità delle popolazioni native fino all’intreccio trietnico di musiche e ritmi odierni. La musica, il ritmo, la storia e i racconti legati ad ogni strumento si intrecciano in questa proposta riconosciuta di alto valore formativo, artistico e culturale.

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Roland Ricaurte e il suo MUSEO CHE SUONA

Artista a 360°, etnomusicologo, compositore e polistrumentista, attore ed autore di testi e sceneggiature, possiede la più grande collezione di strumenti musicali del continente americano con la quale da vita al MUSEO CHE SUONA, realizzando diversi progetti musi-

cali; composizioni, attività concertistica, concerti didattici, formazione, seminari, soundtracks. La sua carriera compositiva è concertistica si avvale di numerose collaborazioni con artisti di grande spessore, 6 album autoprodotti ed oltre 2500 concerti in quattro continenti. Tra le partecipazioni significative: World festival of sacred music, (Thailandia 2000), Giornata MonStrumenti per la musica


FIM Fiera di Genova

Strumento guaritore dello sciamano, non puo' essere toccato dalle donne

diale della Gioventù (2001), Festival....(Slovachia 2012) Nel 2011 riceve, insieme al suo colega Alex Taborri, il PREMIO MELO’ 1°AWARD BACKGROUND MUSIC (Rai Trade),  premiato dai  M°  Ennio Morricone, Nicola Piovani e Armando Trovajoli per l’album TINKU, Canto a las Estrellas, come miglior album di musica per documentari naturalistici e radio televisivi.   Svolge attività di formazione in progetti di educazione interculturale, collaborando con scuole, università e intervenendo in numerosi convegni. Sviluppa il metodo ESPLORAZIONI MUSICALI, con un approccio particolare nell’insegnamento della musica ai bambini.  Attualmente è il direttore artistico del centro di Arte e Cultura CASABIANCA a Bracciano dove ha la sede IL MUSEO CHE SUONA, LA WORLD MUSIC SCHOOL E LO STUDIO DI REGISTRAZIONE. Gli strumenti musicali di origine afro del MUSEO CHE SUONA danno vita ad un’altra formazione musicale caratterizzata dall’allegria della musica afro caraibica colom-

neità e di dialogo attraverso l’arte. Il lavoro compositivo e creativo dei TINKU si bassa su una ricerca continua di sonorità uniche ed originali, fondendo l’ancestrale suono degli strumenti del “Museo che Suona” con i sintetizzatori e l’effettistica moderna per ricreare atmosfere e composizioni di suggestioni particolari, creando colonne sonore per il cinema e il documentario naturalistico dove confluiscono le partiture classiche,  la musica delle ande, il rock e il latin jazz. TINKU è un altro progetto musicale che trae spunto dalla collezione del MUSEO CHE SUONA. Facendo incontrare circa cinquanta strumenti musicali antichi (della collezione del MUSEO CHE SUONA) come flauti andini ed amazzonici, percussioni, batteria etnica, charango, tiple, mandola e chitarra, con quelli moderni come tastiere e sintetizzatori, gli autori ci raccontano popoli millenari in lingue kechua, aymarà, spagnolo, italiano e inglese in un contesto sonoro di grandi suggestioni.

biana. La forza ritmica dei tamburi, flauti, chitarre e voci evoca l’ancestrale suono degli schiavi portati dall’Africa unito con il canto nativo nei ritmi di cumbia, porro, puya e mapalè. Los Kaymanes spaziano musicalmente dalla costa caraibica a quella del Pacifico raccontando con allegria epoche di grande do- Sonorità cosmogoniche lore. Nel repertorio de los Kayma- dall’Amazzonia alle Ande nes troviamo anche allegre musiL’obiettivo del seminario è quello che andine nella formazione chiamata “chirimìa” (flauti traversi in di avvicinarsi al mondo sonoro che racchiudono gli strumenti etno canna, sonaglie e tamburi). Los Kaymanes si possono accompagnare con tre coppie di danzatori che eseguono coreografie delle tre regioni colombiane con  costumi e strumenti musicali tipici e suggestivi, mostrando la ricchezza  trietnica del suo popolo  indo afro meticcio. La formazione dei TINKU  viaggiano attraverso la Musica, creando spazi di incontro tra mondi musicali diversi, ricercandone la ricchezza culturale e sonora, in una chiave di contempora- Chitarre e percussioni

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FIM Fiera di Genova

Ricaurte con l'ocarina Maja

Marimba

Strumenti per comunicare

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Tuku

musicali della collezione, partendo dall’importanza degli stessi all’interno del gruppo etnico di appartenenza. Uno strumento etno musicale di frequente termina la sua vita sonora appeso ad un muro o nella vetrina di un museo, quindi conoscerlo, suonarlo e scoprire la sua gamma di possibilità veicola anche la conoscenza di culture ancestrali diventando un veicolo di comunicazione e di conoscenza interdisciplinare che arricchisce sia la conoscenza musicale che il benessere interiore e spirituale. La grande ricchezza sonora del continente americano è il frutto di numerose interazioni tra i popoli e le loro culture che lungo la storia si sono incontrati, scontrati, intrecciati e amalgamati creando un infinità di generi, ritmi e sfumature melodiche. Il MUSEO CHE SUONA racchiude l’anima e le storie di questi vissuti offrendo un’ampia visione della storia della musica del continente.  Il seminario, partendo dal concerto didattico e la presentazione etno-musicale della collezione, offre la possibilità di avvicinarsi alla musicalità latinoamericana scoprendone le radici ed il percorso storico.  Come nasce il suono? Come viene catturato e riprodotto dall’uomo? Quali erano i primi strumenti musicali? I primi ritmi come nascono?.... Per fare musica con i bambini bisogna saper catturare la loro curiosità e fornire gli stimoli giusti. Iniziare rispondendo insieme a loro ai semplici quesiti che ci siamo posti fornisce un’ottima base per strutturare un percorso gradevole, divertente ed appagante.  Il seminario fornisce il know how del prof. Ricaurte, che da 30 anni lavora nell’ambito della didattica musicale e dell’educazione interculturale, mettendo a punto il metodo chiamato “ESPLORAZIONI MUSICALI”. ❖


Interviste Masca bianca o mosca bianca? Un lungo dialogo con una interprete di successo della musica folk, nel suo momento di maggior crescita artistica

SIMONA COLONNA, VIS-À-VIS di Loris Böhm

Abbiamo allo stand Lineatrad del FIM una solista un po’ particolare che si occupa di violoncello ed elaborazioni varie sullo strumento in chiave tradizionale; dove è nata questa ispirazione di utilizzare uno strumento così insolito?

Mah, diciamo che ho provato ad unire la mia formazione “classica” da Conservatorio con gli strumenti tipo il violoncello e il flauto e il mio modo di cantare tipico del folk e se vuoi anche leggero e jazz, comunque ad un certo punto ho provato ad unire queste due cose. Il violoncello era uno strumento che sentivo mi poteva accompagnare e allora ho provato a vedere cosa poteva succedere mischiando le melodie e armonie... il violoncello ha comunque una tessitura nella sua voce umana che secondo me si sposava particolarmente bene con la mia timbrica che non è super acuta ma nemmeno profonda quindi un impasto medio che si univa bene. Originariamente ho iniziato a comporre cose per bambini; delle canzoni semplici, perchè fino a cinque anni fa lavoravo nelle scuole, e poi piano piano ho pensato di provare vari repertori e generi musicali dal jazz leggero italiano e straniero al folk e li ho tradotti in questa mia versione due in uno. Musica ed espressione, un connubio tra la voce umana e la voce dello strumento: sono due elementi che viaggiano separatamente o hanno una sinergia comune?

Diciamo che viene amalgamato il discorso sonoro, il violoncello ha una timbrica che assomiglia tantissimo alla voce, soprattutto la

mia che non è ne super leggera ne super lirica ma ha un impasto che si integra perfettamente con lo strumento. Il ruolo di voce e strumento dipende da cosa ho deciso di fare. Qualche volta lo strumento mi accompagna e altre volte è la mia voce che accompagna lo strumento. Il violoncello è uno strumento che si presta a fare un sacco di cose anche se è visto sempre come uno strumento da orchestra e da camera. Pur essendo nato in questo

contesto lo puoi percuotere, è duttile quindi si presta a tantissimi generi diversi. Io provo a mettere insieme dando una armonizzazione per cui spesso io canto una melodia e il violoncello mi fa dei contrappunti armonici e melodici e a volte il contrario; con la voce faccio una ritmica tonale che accompagna il suo tema, in realtà il risultato non è sempre tonale. Ritorniamo al discorso di “solista”. Per presentarsi di fronte ad un

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pubblico abbastanza numeroso ed esigente essendo un musicista ed un solo strumento... questo richiede una conoscenza particolare di questo strumento diversamente da chi fa parte di un’orchestra e ognuno fa la sua parte con meno pressione esterna e stress da prestazione.

Indubbiamente la difficoltà tecnica è tanta perchè da solista devi avere tutto: la voce e una linea melodica che va in una direzione e il violoncello un’altra linea melodica o ritmica che va in un’altra direzione. Lo sappiamo che la polifonia è così formata, con linee diverse quindi cosa bisogna fare? Nel mio caso studiarsi e ingegnarsi, praticare per ore al giorno e quando ti presenti, nel corso del tempo, e sono sei anni che mi propongo così, con un diploma di violoncello e una carriera vocale da quando facevo la scuola materna per cui c’è quella sicurezza dettata dall’esperienza e dallo studio che non puoi mai mettere da parte. Non si può improvvisare perchè solo la tecnica dell’arco è una cosa immensa, ma una volta che trovi una connessione diventa divertente e dà soddisfazioni e anche nel pubblico hai un riscontro piacevole con un feeling di positività.

Diciamo che in questi ultimi tempi sono usciti molti musicisti che hanno prediletto questo strumento proprio per estrapolare anche in chiave teatrale il loro ingegno, non solo in chiave etnica o classica e traendo relativo successo...

È la verità, negli ultimi 7-10 anni il violoncello finalmente è venuto fuori. ...ancora più del violino...

Decisamente, ma perchè secondo il mio punto di vista la voce del violino che è molto vibrante e bella ma relegata alla regione acuta... difficile sentire un violino fare quell’impasto che invece il violoncello può fare così la viola, che ha delle capacità che non sono ancora state tirate fuori con una difficoltà più tecnica perchè fisi-

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Interviste

camente è più scomoda mentre il violoncello appoggiato, da seduti è più comodo. Ho visto in una recente esibizione di Acoustic Night a Genova il californiano Rushad Eggleston appeso a mezz’aria con una corda suonare il suo violoncello.

Verissimo. Il violoncello è inflazionato positivamente. Io ne sono contenta ovviamente perchè gli archi sono sempre stati visti un po’ solo come tappeti armonici, invece adesso si incomincia veramente a dare la sua importanza e come hai detto tu giustamente dal punto di vista teatrale perchè il violoncello ha anche una sua bella presenza scenica per cui io per prima appoggio l’idea. I generi musicali esplorabili con questo strumento: ho notato che si può utilizzare anche per l’heavy metal

Certo, sì, parliamo dal punto di vista strumentale, secondo me non ha confini il repertorio che decidi di voler trattare, essendo un linguaggio la musica, ci tengo a precisare che dev’essere un suono che arriva e mai un rumore, mai un urlo, un modo “negativo” di porsi, e ogni genere ha delle sfaccettature positive per cui basta trovare il modo giusto, anche chi decide di proporre che non è necessariamente quello “fighetto” bello da vedersi... ci sta l’arcata che rompe il crine perchè in quel momento devi comunicare una emozione di rabbia piuttosto che di impetuosità e allora passa attraverso la storia del linguaggio. Cosa che non si può fare con certi altri strumenti tipo i fiati

Eh no, alcuni sono un po’ più limitanti... io sono anche flautista per esempio; il flauto l’ho portato avanti diciotto anni, l’ho insegnato in Conservatorio quindi lo conosco bene ma è più difficile cantare mentre suoni anche se qualcuno lo fa, Pattillo lo fa, fa una sorta di vocalizzo ritmico senza cantare le parole e quello è già un limite perchè al di

là di quello lo strumento a fiato se soffi in una direzione difficilmente puoi fare altre cose contemporaneamente mentre per quello che riguarda il violoncello si presta, poi bisogna anche ingegnarsi e provare a vedere se suonato in quel modo rende e una volta appurato costruirci intorno delle cose. Veniamo alla tua carriera, fresca vincitrice del premio suonare@folkest con esibizione radiofonica su RadioRAI1

Sì, che andrò a fare la settimana prossima, il 22 maggio, a Spilimbergo. È stata una bella cosa perchè non me l’aspettavo di vincere, ovviamente sono molto felice di questo. Ho in mente di portare poi a Folkest almeno un paio di mie composizioni in lingua piemontese, non perchè prediligo un genere o un altro perchè più stai negli spazi aperti meglio hai la possibilità di creare. Non solo jazz, non solo leggero, non solo folk, perchè la contaminazione è l’anima nell’andare avanti e lì voglio stare. I miei brani che mi hanno fatto vincere, in più in un festival folk, ci tengo a cantarli e poi qualcosa di Paolo Conte o cantautorale, di De Gregori, poi uno standard jazz lo facciamo (risata). Parliamo ora della Fiera Internazionale della Musica, primo anno, un progetto in divenire, già ieri ci sono state polemiche incredibili per il concerto annullato del Conservatorio Paganini, con artisti provenienti da tutta la Liguria perchè disturbati dal frastuono di un palco vicino dove si suonava musica moderna. Secondo te gli spazi per i diversi generi musicali sono da unire o dividere?

Bisogna unire assolutamente. Io la penso così, fermo restando che è la mia opinione. Io non ho mai organizzato un festival quindi intanto le cose bisogna farle, quindi “chapeau” a chi organizza. Chi decide di produrre spettacolo è già ammirevole, quindi prima di criticare bisogna mettersi nei panni di chi organizza... poi sicuramente chi mette insieme un quartetto d’archi


Interviste

con accanto un gruppo di metal fa un errore dal punto di vista logistico, non dal punto di vista di genere o intenzione musicale. Non è semplice organizzare gli spazi, c’è un mondo di lavoro da fare ovviamente però si incomincia. Chiaro che certi festival che ora funzionano magari all’inizio avranno avuto questi problemi. Magari sfruttare settori separati della fiera, in modo che non si creino conflitti?

Sicuramente i decibel sono importanti. Il musicista “piccolo” sonoricamente parlando, di una orchestra classica ha bisogno di silenzio, anche solo per una cantante jazz adesso è lì fuori che sta cantando, la gente le passa davanti, c’è casino attorno, lei ha una voce bellissima che non viene valorizzata, quindi... però non ci vuole tanto, bisogna piano piano costruire la situazione... questo è il mio parere, ma credo che intelligentemente è il parere di tutti. È chiaro che se vai lì solo per criticare, te ne stai a casa (risata amara). In questa Fiera si sta già introducendo qualcosa di tradizionale, ma dal prossimo anno dovremmo già, in collaborazione con il direttore Verdiano Vera, introdurre anche una “presenza” stabile di world music.

Bravi! Spero che mi invitiate, io verrò ovviamente. (grossa risata compiaciuta). Io penso che le persone che stanno ancora costruendo il loro bagaglio culturale siano aperte alle esperienze. Le esperienze per me non sono solo un riscontro a livello economico o un rientro di immagine immediato, ma seminare e ascoltare quello che succede attorno, mettersi in discussione sempre. Anche se io ho 43 anni e da 25 faccio questa carriera che vuol dire? Magari ora sono qui poi tra un anno decido di andare in Africa per imparare i loro suoni allora scopri che là c’è il casino prodotto dalla foresta cosa facciamo, polemica anche contro i

suoni della foresta? Cioè voglio dire secondo me chi viene in fiera, decide di condividere. Credo che in questi periodi di crisi è necessario essere parte di un circuito perchè se si viaggia da soli è un problema. Hanno aperto una sezione “DJ set” che è stata poco seguita dal pubblico, pur essendo un genere alla moda oggi...

Certo, certo, sempre perchè era la prima edizione. Io darei spazio a tutti i generi. Io sono la prima che se posso vado in discoteca a ballare, ammiro anche i DJ. È chiaro che sono un’altra cosa da quello che faccio io, dal jazz o dai classici perchè ognuno fa un genere diverso, è la libertà di pensiero musicale. Secondo me converrebbe non fidarsi tanto del potere di comunicazione di un gruppo, del suo potere di ascolto diciamo, quanto il potere che può dare l’organizzazione stessa a creare spettatori.

Bravissimo, è fondamentale che l’organizzazione si imponga perchè se c’è una organizzazione seria e capace, quindi la professionalità viene fuori e si impone e il pubblico arriva ma sicuramente non è facile avere una organizzazione così specialmente quando si comincia... c’è il desiderio di fare le cose e l’unione fa la forza, è sempre stato così. Torno a dire che con questo io non voglio per forza spingere sul discorso “gratuito” perchè spesso si fanno queste differenze però per cominciare un minimo di sforzo da parte di tutti ci vuole dopodichè se le cose sono state fatte bene si raccoglierà... magari non l’anno dopo, magari dopo qualche anno. Anche il salone del libro di Torino dove sono stata due settimana fa, una cosa immensa, tutta perfetta, anche se non è musica, però sono tanti anni che c’è ed hanno la struttura. Non criticare ma costruire, quindi continuate con la Fiera! Confido che se non ci sarà un tracollo economico la seconda edizione

sarà ancora meglio della prima di quest’anno.

È importante da parte di chi organizza avere la possibilità in qualche modo di avere delle sovvenzioni, è fondamentale trovare qualcuno che creda nel progetto, forse è questa la parte più difficile da fare dopodichè si può cominciare a costruire. Sono fondamentalmente una positiva, e se hai una mentalità positiva si arriva. Chi si demoralizza pensando agli incidenti che possono essere successi il primo anno non va avanti... dopotutto è un periodo di crisi globale. Allora ti saluto e ci rivedremo alla prossima edizione.

Senz’altro, okay.

(NdR): è notizia fresca appena arrivata: Simona Colonna a Spilimbergo, dopo l’esibizione radiofonica di RAI1, ha vinto anche il Premio “Alberto Cesa 2014”. Brava Simona! Hai dimostrato che la positività con le giuste doti portano grandi soddisfazioni! ❖

I due album di Simona Colonna

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Eventi

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Eventi FOLKEST SI PRESENTA E RADDOPPIA, ANZI TRIPLICA! Comunicato stampa

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onferenza stampa di presentazione di Folkest2014 a Castelcosa, nei saloni affrescati della dimora gentilizia della Destra Tagliamento. Alla presenza dei consigliere regionale Zecchinon, dell’Assessore della Provincia di Pordenone Calkegari, dei sindaci di San Giorgio della Richinvelda e di Spilimbergo, del Sovrintendente di villa Manin, Piero Colussi, dei rappresentanti della comunità italiana dell’Istria, di Turismo FVG e la cooperativa sociale Itaca, numerosi artisti, tra i quali Giorgio Celiberti, il festival friulano, giunto alla 36esima edizione è ufficialmente ripartito verso il futuro dopo l’anno della grande crisi. Un anno quasi da dimenticare, il 2013, se non fosse per l’ottimo risultato raggiunto con una puntata su Rai 1 grazie allo spettacolo di Simone Cristicchi con la Mitteleuropa Orchestra diretta da Valter Sivilotti. Rinserrate le file e ripartito con rinnovato entusiasmo, lo staff di Folkest ha messo sul piatto un festival di forte impatto che spazia dalla tradizione alle più spinte innovazioni, senza dimenticare la canzone d’autore. I numeri di Folkest di quest’anno sono di tutti rispetto: 28 località raggiunte 45 gruppi musicali 198 artisti 24 tecnici … e lo straordinario popolo di Folkest, il pubblico affezionato che lo segue da trentacinque anni. Ce n’è davvero per tutti i gusti a Folkest2014; la festa popolare,

come nell’anteprima con Vinicio Capossela e la Banda della Posta che verrà ospitata a villa Manin, la canzone popolare d’autore a Capodistria con Edoardo De Angelis per una volta senza Lella, il folk prog degli inossidabili Osanna guidati da Lino Vairetti e David Jackson, il ventennale combatfolk dei Modena City Ramblers, la fascinosa voce di Cristiano De André, il country rock psichedelico del Branco Selvaggio, le incursioni nel Mediterraneo dei Daramad, il giovanile folk-rock dei valdostani L’Orage, i colori e i ritmi della Sicilia degli Unavantaluna vincitori del Premio Parodi a Cagliari, i Bevano Est, i Morrigan’s Wake, i giovanissimi talenti nordirlandesi dei figli d’arte Le Chéileper finire con l’onirico folk metal degli Elvenking, finalmente profeti in patria. Davvero folta la pattuglia regionale che vede quest’anno l’esordio di Serena Finatti, in odore di disco nuovo dalle grandi potenzialità. E poi una raffica di gruppi di grandissima qualità provenienti dal concorso Suonare@Folkest, che

mai come quest’anno vede la presenza di artisti dilivello assoluto. Proprio al concorso Suonare@ Folkest è dedicato il secondo appuntamento della giornata, per le finali nazionali al Teatro Miotto di Spilimbergo, condotte da Gian Maurizio Foderaro, storica voce di Radio Uno Rai. Giuseppe Spedino Moffa dal Molise, l’Ensemble Sangineto dalla Lombardia, Ambra Pintore dalla Sardegna: una sfida ai massimi livelli della world music per decretare il vincitore assoluto dell’edizione 2014. Per il Premio Alberto Cesa per la migliore nuova composizione in stile “trad” sfida al femminile tra la friulana Giulia Daici e la piemontese Simona Colonna. E, last but not least, l’inaugurazione del museo VIN MONDO, voluto da Gian Franco Furlan e allestito dall’architetto Bruno Bortolin al piano terra del scenografico Castelcosa. Un luogo della memoria che sposa magistralmente ecellnze del vino e della musica. Tre, numero perfetto, di buon auspicio per un’edizione che preannuncia con i fiocchi. ❖

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Argomenti LA MESQUIA SI PRESENTA

Un felice connubio di tradizioni, esperienze, versatilità e freschezza d’esecuzione (per il ballo come per l’ascolto) di Fulvio Porro

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ancora Chiara… ma rendete il violino essendo tutti solo e la viola di Lou Tapage e Lou strumentisti, e preDalfin, l’organetto devedendo il “menù” gli Arbut, la chitarra musicale del futuro al(acustica nell’occabum anche varie parti sione) ancora di Lou cantate, diventa gioco Tapage, la fisarmoforza trovare una nica, la cornamusa, i voce, magari bella e flauti e la voce di Lhi importante, e allora si Jarris, Catafolk e Péiro coinvolge, e con poca Douso, le percussioni fatica, anche Luca dei Roussinhol, agintorno al fuoco argiungete un po’ di ghidente della nascente ronda, un pizzico di esperienza musicale, armonica, una spruzma anche di ricerca zata d’arpa, guar- Foto di gruppo in “esterni”: allegria, simpatia e spensieratezza del nucleo originario etnografica, proprio nite il cocktail con le (da sinistra a destra): Manuel Ghibaudo (organetto), Luca Pellegrino (voce e fisarmo- per “dar gambo” al Remo Degiovanni (chitarra e ghironda), Francesco Giusta (ghironda) e Chiara basse frequenze di un nica), desiderio degli amici Cesano (violino) contrabbasso, “me“rododendri”. squiate” bene il tutto e ... voilà, “La del musicista di turno che casualStante le provenienze, sia quelle Mesquia” è servita! musicali poc’anzi citate come quelle mente “passava” da quelle parti. Questa relativamente nuova e arRadica in tal modo, seppure territoriali (i musicisti arrivano da diticolata realtà del panorama musi- in forma ancora assolutamente verse vallate, Bisalta, Stura, Grana, cale occitano, mai come oggi sem- embrionale, l’originario nucleo di Varaita, e da altre realtà sempre cupre più vivo e in costante evolu- quello che successivamente, ma neesi, ognuna con le proprie spezione, nasce, come spesso accade, comunque in breve volgere di ac- cificità culturali), quindi da questa in modo assolutamente casuale in cordi (musicali, ovviamente!) sa- articolata commistione e armonica una giornata di festa a inizio 2011, rebbe divenuto il gruppo La Me- mescolanza di esperienze, tradiquando l’idea di un nuovo gruppo squia. zioni, storie, il nome della nuova era ancora assai lontana dall’esIl musicista di turno rispondeva proposta non poteva che essere sere anche solo “un’idea”. al nome di Remo Degiovanni, per- proprio “La Mesquia”, ovvero la Siamo a Roccaforte Mondovì, nel sonaggio assai noto nel mondo “mescolanza” in lingua occitana. monregalese, sede dell’Associa- occitano, con una lunga carriera Con La Mesquia ci troviamo al zione Culturale “Artüsìn” (il rodo- musicale alle spalle, ma parimenti cospetto di una più che interesdendro in lingua occitana , più pre- al momento senza una specifica sante e qualificata formazione che cisamente nella locale parlata del formazione cui dare il proprio con- annovera tra le proprie fila qualche Kié), quando il classico “parla tu tributo culturale. diploma del Conservatorio Ghedini che parlo anch’io” porta a far conIn breve mutar di tempo, e con il di Cuneo e del Paganini di Genova, vergere un idea dell’Associazione solo obiettivo di musicare l’idea di ma anche qualche “diploma” più stessa, quella di dar vita ad un al- Artüsìn, Remo raccoglie intorno a semplicemente targato Sergio Bebum di musiche tradizionali ogget- sé dapprima Manuel (con il quale rardo, leader di Lou Dalfin. tivamente appartenenti alla cultura già saltuariamente si esibisce), e Il gruppo, una volta costituitosi occitana più pura, con l’interesse successivamente Francesco, poi come tale, ha avuto il pregio, in

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Il gruppo dell’esordio (da sinistra a destra): Manuel Ghibaudo (organetto), Chiara Cesano (violino), Luca Pellegrino (voce e fisarmonica), Remo Degiovanni (chitarra e ghironda), Francesco Giusta (ghironda).

un tempo assai limitato, di saper mirabilmente fondere e mescolare al meglio voci, suoni, colori, stili e personalità in capo a personaggi che tanto hanno già fatto, e certamente tanto ancora faranno, per la riscoperta, la riproposizione, la diffusione e la rivalorizzazione della loro musica di “radici”, quell’occitan sound che sempre più travalica le barriere di territorio per diffondersi in nuove aree e realtà anche e soprattutto non a storia, tradizione e cultura “d’oc”. E questa velocità di amalgama ancora ben sottolinea l’elevato livello qualitativo ed esperienziale dei membri del gruppo, le cui specifiche competenze e capacità,

non solo tecniche e tecnicistiche, plasmano al meglio i necessari presupposti musicali, letterari e più complessivamente culturali per dar vita al progetto iniziale e portarlo a termine nel miglior modo possibile. Al tempo che fu il gruppo era limitato a cinque musicisti, Chiara Cesano al violino, Remo Degiovanni (vero artefice della creazione del gruppo e naturale collante delle sue varie anime musicali) alle ghironde, chitarra e armonica, Francesco Giusta ancora alla ghironda, Manuel Ghibaudo all’organetto e Luca Pellegrino alla fisarmonica, flauti e voce. Ed è con questi elementi che si è andati alla strutturazione del

L’organico al completo sul palco di Ététrad 2013 (da sinistra a destra): Manuel Ghibaudo (organetto), Alessia Musso (arpa), Chiara Cesano (violino), Silvio Ceirano (percussioni), Luca Pellegrino (voce e fisarmonica), Dario Littera (chitarra), Remo Degiovanni (chitarra e armonica), Mattia Bonifacino (contrabbasso) e Francesco Giusta (ghironda)

primo lavoro discografico dal titolo assai evocativo “En l’aire ailamont” (“nell’aria lassù”) rispetto all’obiettivo, nato da un’attenta analisi delle diverse specificità e peculiarità di vita e di storia musicale delle numerose vallate alpine cuneesi e torinesi a forte tradizione e connotazione occitana. Pubblicato nel 2011, l’album (12 tracce registrate da Marco Martinetto presso il Laboratòri de Musica Artisanala - La Ròcha) alterna mirabilmente testi e musiche originali del gruppo a brani strumentali tradizionali, testi tradizionali rimusicati in proprio, e per finire musiche tradizionali su testi propri; il tutto sempre e rigorosamente rispettando la metrica musicale tipicamente occitana. L’album è caratterizzato da un sottile quanto tenace fil rouge che unisce e amalgama musiche e danze tradizionali assai diverse tra loro, e che abbracciano quasi tutto l’arco delle vallate occitane, prediligendo uno degli emblemi maggiormente significativi e caratterizzanti della musica occitana, la “corenta” (Val Cluson, Val Po, d’la Rocha, Val Vermenanha, Val d’Elë), alternandola a valzer, mazurche e circoli. Ma la Mesquia è anche, e non poteva essere altrimenti, una particolare danza tradizionale (meglio, un insieme di danze) della Val Varaita, caratterizzata proprio da un inseguirsi e susseguirsi (una mesquio, appunto) di ritmi non precodificati che portano i suonatori, e per diretta conseguenza i ballerini, a passare in modo naturale e senza soluzione di continuità, da un passo di corenta a uno di gigo. Cosa volere di più? L’ultimo brano dell’album, ovviamente, che trae nome proprio da questa tipica danza e che esprime al meglio il piacere di fare festa “semplice”, alla moda valligiana, dove questo incedere di ritmi variamente alternati tra loro trova il giusto equilibrio mantenendo freschezza di esecuzione, piacere di

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ascolto e modulato movimento. Cinque minuti da assaporare tutti d’un fiato spaziando dalla Gigo Valmala alla Controdança, dalla Corenta del Besè alla Corenta doubia alla Granda Gigo, con un pizzico di Tressa, Balet e Vieja. Passata l’euforia giovanile del costruire musica insieme, e dato alla stampa l’album da cui tutto ebbe origine, i musicisti, anziché riprendere ciascuno il proprio cammino, ma condividendo un comune interesse volto alla diffusione di un lavoro di studio e creazione ad ampio raggio nell’ambito della cultura e della musica storica dei territori valligiani piemontesi di minoranza linguistica occitana, decidono di proseguire quel percorso casualmente iniziato. Prende così vita anche l’Associazione Culturale Musitrad, che si pone quale soggetto territoriale attivo nella valorizzazione della cultura interetnica, intervenendo anche direttamente in progetti transfrontalieri come l’Alcotra 2007/2013 “VIAPAC: Via Per l’Arte Contemporanea”, e parimenti divenendo il naturale “contenitore giuridico” e promozionale del gruppo. In questa scelta di prosecuzione progettuale ha certamente inciso in maniera importante la creatività di scrittura della fervida penna di Remo Degiovanni, au-

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Impegno, concentrazione, un’occhiata allo strumento e una alla partitura; ancora la line-up d’esordio (da sinistra a destra): Manuel, Chiara, Luca, Remo e Francesco

Questa è la cover del primo album

Un “bianco/nero” quasi d’altri tempi … un cortile, una vallata alpina, un manipolo di musici!

tore di molti testi del gruppo, ma parimenti la capacità, in capo un po’ a tutti i membri del gruppo, di costruire la traccia musicale (in singolo come in collettivo) e di arrangiare e riarrangiare in proprio tutto il materiale prodotto. E tutto ciò grazie anche agli studi e alle variegate esperienze musicali che, dopo aver dato la possibilità di realizzare nel migliore dei modi il progetto originario, hanno anche posto solide fondamenta sulle quali costruire il futuro, a cominciare dal nuovo lavoro discografico. “Podre” (la “polvere” occitana, che nel contesto identifica una neve molto fredda e leggera) mantiene e rafforza la linea musicale del disco di esordio, con quattordici storie di vita quotidiana (di totale autoproduzione sia come testi che come musiche) recuperate con un lungo e minuzioso lavoro di “intervista” con i ricordi, le esperienze, le vicissitudini di vita vissuta, dei “vecchi” valligiani, gli ultimi superstiti di una cultura che, giustamente, si vuole a tutti i costi mantenere viva e tramandare alle generazioni future. E importante risulta anche l’ampio e qualificato ventaglio di collaborazioni che si sono attivate, e non solo nell’approntamento e nella registrazione dell’album, ma spesso anche in concerto: Vincent Boniface, rampollo di una storica famiglia valdostana, i


Argomenti

Una suggestiva prospettiva del palco attraverso il “cordame” di Alessia

Remo Degiovanni, anima prima de La Mesquia

Trouveur Valdotain, custode della tradizione musicale delle Alpi occidentali, che porta clarinetto e sax a sperimentarsi nella musica trad, il “maestro” Dario Littera che con le sue svariate sei corde (acustiche come elettriche) esplora i sentieri del folk come quelli del rock, e con pizzico di jazz, Mattia Bonifacino, poliedrico bassista e contrabbassista che vanta ampie e articolate collaborazioni, Silvio Ceirano, batterista e percussionista pluridiplomato. E non poteva certo mancare una collaborazione “in rosa” che si è attivata grazie al coinvolgimento dell’arpista Alessia Musso (già protagonista, con Luca Pellegrino, nel coro “Pacem in terris”), anch’essa diplomata a pieni voti, e che nonostante la giovane età può far valere un’articolata esperienza musicale, molto classica e cameristica, ma ora felicemente integrata con il folk. E dopo la produzione del secondo album molti dei “collaboratori”

Ghironde e chitarra per Remo Degiovanni

sono divenuti, forse non proprio casualmente, parte integrante de La Mesquia, con la sola eccezione di “Venso” Boniface e il ritiro, per impegni personali, di Francesco Giusta. E in chiusura, che si sia ballerini o solo ascoltatori, non resta che trovare una data “comoda” per andare ad assaporare dal vivo la genuina proposta de La Mesquia, sicuri che il tempo dedicato tutto potrà essere meno che sprecato. ❖ www.lamesquia.wordpress.com – www.facebook.com/lamesquia

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Cronaca ACOUSTIC NIGHT: UN SUCCESSO OGNI ANNO di Loris Böhm

Mike Witcher, Beppe Gambetta, Aoife O’Donovan e Rushad Eggleston salutano il pubblico dopo i bis...

© Sergio Farinelli

Aoife O’Donovan

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uando parliamo di Acoustic Night inevitabilmente dobbiamo constatare che in tutte e tre le serate, identiche tra di loro perchè con la stessa programmazione di spettacolo-concerto, si è verificato il tutto esaurito in sala; equivale ad un successo che si rinnova ogni anno. Un successo di pubblico indiscutibile non può mai essere casuale o dettato da un solo fattore. Il motivo può solo derivare da molteplici concomitanze positive. Il teatro della Corte di Genova, nella sua stagione teatrale, spesso è pieno solo a metà, anche presentando artisti di fama indiscussa. Eppure appena arriva il momento di Acoustic Night con Beppe Gambetta “e i suoi allegri compagni”, il teatro si riempie. Potenza della musica folk! La mailing-list di Beppe funziona alla perfezione, il passaparola va che è un piacere... i manifesti distribuiti in provincia e persino in Piemonte, come si evince dalla richiesta dello

© Michael Schlueter

stesso Gambetta dal palco, di “alzata di mano” per chi ha letto i manifesti fuori Genova, denuncia il fatto che solo una manciata di spettatori è venuta allo spettacolo per merito delle affissioni comunali. Tutto il pubblico, in sostanza, è già fidelizzato dalle precedenti edizioni, e sono già quattordici quest’anno; un segno evidente che in questi anni non ha mai scontentato il suo pubblico, il nostro Beppe, presentando sempre musicisti di assoluto valore (magari con la sorpresa di un pizzico di follia teatrale, aggiungiamo noi). Ammiccante con il pubblico, prodigo di anatemi, racconti americani, aneddoti, il nostro Beppe sa come far ridere i suoi fans, e non mi sorprenderebbe se li chiamasse per nome uno ad uno dal palco. Anche questo è modo di far spettacolo, di gestire la propria attività artistica. Prendere quasi per mano i propri fans e moltiplicarli ad ogni spettacolo, piuttosto che ostentare distacco professionale come fanno


Cronaca © Sergio Farinelli

Rushad trova un nuovo folletto: Beppe!

molti musicisti, che poi si affidano totalmente ad agenzie di management per pubblicizzarsi. “Poca spesa tanta resa” può considerarsi il motto di noi genovesi, e Beppe, anche se vive in America, è di origine e usanze genovesi. Veniamo al programma di questo 2014 dedicato ai giovani talenti. Sono stati scelti Rushad Eggleston che guarda caso ha scelto

© Sergio Farinelli

Rushad Eggleston trova un nuovo folletto: Beppe!

assoluta, infarcita di preziosismi stilistici. Quando la serata volge al termine gran parte del pubblico sa che non è finita... l’appuntamento per i fedelissimi (di cui naturalmente faccio parte) è al ristorante “Fuori OraBeppe Gambetta prerio”. In quel losenta alcuni brani del suo ultimo nuovo cale ci si abbuffa grande CD: The Amedopo mezzanotte rican Album in compagnia di Beppe e “i suoi allegri compagni” tra battute scheril violoncello per esternare tutta zose e calici di vino. la sua fantasia espressiva... e di Adesso sì che possiamo dire fatto, con il suo berretto a punta da che la serata è veramente finita giullare, diventa la vera attrazione e possiamo tornare a casa con la della serata, arrivando a farsi inconvinzione di aver assaporato, conalzare una decina di metri sopra nosciuto e toccato con mano una il palco con una fune attaccata alla porzione di musica prelibata sicuri schiena, facendo venire il capoche l’anno prossimo continueremo giro al pubblico con le sue piroette la tradizione... chissà cosa ci preaeree, per poi incantarlo definitiparerà il buon Beppe per stupirci vamente, continuando imperterancora una volta! ❖ rito a suonare il suo strumento con grande abilità, addirittura facendo volteggiare l’archetto senza mai sbagliare la presa. Come volevasi dimostrare, il violoncello si presta mirabilmente a situazioni teatrali che sconfinano con il circo equestre, senza disdegnare l’aspetto puramente concertistico. Tanta teatralità è inusuale per l’Acoustic Night ma risulta una scelta vincente... La cantautrice Aoife O’Donovan possiede davvero una voce stratosferica e la sua esibizione pur esente da artifici ed effetti speciali affascina il pubblico. Anche in questo caso una scelta azzeccata e un nome nuovo da tenere presente per noi occidentali. Un altro virtuoso è Mike Witcher che con la sua chitarra dobro a risonanza, suonata ad una velocità e competenza incredibile, ottiene esecuzioni di una pulizia tecnica Rushad Eggleston... appeso ad un filo © Sergio Farinelli

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Cronaca UN GRANDISSIMO SUCCESSO DI “MILLE ANNI ANCORA”

Ricordando Fabrizio De Andre’ Prima ed esclusiva nazionale al Teatro Donizetti di Bergamo Comunicato stampa

i suoi più grandi successi, dall’iniziale “Don Raffaè”, a cui hanno fatto seguito le acclamatissime “La canzone dell’amore perduto”, “La guerra di Piero”, ”Bocca di rosa” e tanti altri brani popolari sino alle composizioni tratte dal capolavoro “Creuza de Mà”, un dipinto mediterraneo che ha destato gli entusiasmi di artisti famosi. Ed entusiasmo alle stelle per i richiestissimi bis “Geordie”, “Andrea” e “Il Gorilla”. E non sono mancati gli obbligati riferimenti a quello che può essere considerato uno dei più impegnativi album di De André, quella

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randissimo successo dei “MILLE ANNI ANCORA” martedì 15 aprile al Teatro Donizetti di Bergamo. Un “tutto esaurito” che è uno stimolo fondamentale a continuare una programmazione a favore della diffusione della buona Musica. Ci scusiamo con quanti rimasti fuori dalle porte e non hanno potuto condividere le emozioni che gli Artisti hanno saputo regalarci. Grazie a loro Fabrizio De André è rivissuto per una sera sul palco del prestigioso teatro Donizetti, proponendoci un viaggio attraverso

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“Buona Novella” che è oggetto di un altro acclamatissimo progetto, particolarmente adatto nei più importanti periodi religiosi dell’almanacco; “L’infanzia di Maria”, “Il ritorno di Giuseppe” ed altri brani che hanno messo in evidenza la voce solista di Alessandro Adami, tale da ricordare appieno quella di Faber. Ma non da meno l’importante presenza di alcuni artisti che hanno condiviso il palco ovunque con Fabrizio De André: il batterista ELLADE BANDINI, il chitarrista GIORGIO CORDINI e il virtuoso di fiati MARIO ARCARI.
 E che dire della presenza di MAURO PAGANI ed EUGENIO FINARDI? Semplicemente eccezionali sia nelle esecuzioni reciproche accompagnati dall’orchestra dei Mille Anni Ancora che insieme nell’immancabile e acclamatissimo “Il pescatore”.
 Emozioni a non finire per questo progetto fortemente voluto da Geomusic con la direzione artistica di Giorgio Cordini.
 I primi scatti della serata sono visibili sul ns. sito www.geomusic. it in Photogallery1 (foto di Giovanni Brembilla) e Photogallery2 (foto di Mario Rota) ma anche in Facebook: Geomusic-I suoni della terra.


Cronaca

Ed infine un grande ringraziamento agli organi di stampa ed amici che hanno contribuito a questo successo. Geomusic conferma la disponibilità dello spettacolo per eventuali altre serate, anche in combinazioni diverse che vanno dal duo CordiniArcari ai Mille Anni Ancora o alla “Buona Novella”. ❖ Infoline: 
 
 www.geomusic.it  info@geomusic.it 
 tel. 035 732005 – 348 4466307

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Eventi FESTIVAL INTERCELTIQUE DI LORIENT 2014 Anteprima sulla programmazione

Lo scorso 10 aprile siamo stati al Grand Théâtre di Lorient, per assistere all’illustrazione del prossimo Festival da parte del Direttore Generale: Lisardo Lombardia. di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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ra un appuntamento al quale non volevamo rinunciare, perché, anche se il programma ufficiale è di solito disponibile anche sul sito internet del Festival, dopo la presentazione ufficiale, l’atmosfera che si respira in queste occasioni è esclusiva. Innanzi tutto, durante la spiegazione, che avviene mediante alcuni audiovisivi, si colgono alcune sfumature sottolineate da diverse battute, a volte anche spiritose, da parte di Lisardo, che sono singolari e poi si ha l’opportunità d’incontrare tantissima gente tra artisti, giornalisti, amici vecchi e nuovi, seguaci da lunga data del Festival, come lo siamo noi. Il Festival Interceltique (FIL) si svolge ogni anno a Lorient durante dieci giorni e dieci notti a partire normalmente dal primo venerdì d’agosto. Lorient (An Oriant in bretone) è una città portuale di circa 60.000 abitanti, che accoglie fino a 6-700.000 persone durante il Festival. Il Festival ogni anno ha, come invitato d’onore, una delle nazioni dell’area celtica: Bretagna, Scozia

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Irlanda, Asturie, Galizia, Galles, oppure quei Paesi in cui sono emigrate popolazioni, sempre dell’area celtica, che hanno mantenuto le tradizioni ed il ricordo delle proprie origini sia nella lingua sia nella musica.

Lisardo Lombardia presenta il FIL

Questa 44esima edizione vede l’Irlanda come Paese invitato e si svolgerà dal 1 al 10 agosto. Gli spettacoli a pagamento si svolgono principalmente all’Espace Marine: un tendone installato appositamente durante il FIL; al Pa-


Eventi

lais des Congrès, sede anche del punto informazioni e di una delle biglietterie, allo Stade du Moustoir, lo stadio dove durante l’anno si giocano le partite del campionato di calcio e al Grand Théâtre, nelle vicinanze del suddetto stadio. Ci sono poi altre strutture dove gli spettacoli sono gratuiti o visibili da chi ha un badge che costa 3 Euro per tutti i dieci giorni del Festival; ben il 60% degli spettacoli sono

gratuiti o regolati dal possesso del badge. I “tempi forti” del FIL che si ripetono ogni anno sono: La “Cotriade”, momento conviviale a cui partecipano centinaia di persone impegnate a degustare una tipica zuppa di pesce e patate cucinata in una grande marmitta, in bretone kaoteriad, ascoltando alcuni canti tipici dei marinai. Si svolge il primo venerdì e l’ultimo sa-

bato del Festival al Port de Pêche. Il Championnat National des Bagadoù, una sfida all’ultima nota delle tipiche bande bretoni composte principalmente da cornamuse, bombarde, percussioni, suddivise in quattro categorie, secondo la bravura ed arrivate alla finale di Lorient dopo una prima manche effettuata in primavera. I primi due classificati di ogni categoria passano alla categoria superiore, mentre gli ultimi vengono recessi a quell’inferiore; la bagad vincente della prima categoria è nominata Campione di Bretagna. Questo campionato si tiene al primo sabato ed i risultati sono comunicati in tarda serata davanti ad un folto pubblico che accoglie i vincitori con l’entusiasmo tipico dei tifosi da stadio calcistico. D’altronde il FIL è nato come Festival delle Cornamuse. La prima domenica, la “Grande Parade des Nations Celtes”, che è seguita mediamente da 60-70.000 spettatori, vede sfilare per le vie della città 3.000 tra musicisti e danzatori, raccolti in bagadoù, pipe bands scozzesi, irlandesi, statunitensi, canadesi, australiane, gaiteros asturiani e galiziani, scuole di danza: un tripudio di note e colori. La Parade viene registrata e trasmessa in differita qualche giorno dopo dall’emittente France3. L’anno scorso è stata vista da 22 milioni di telespettatori. Le “Nuits Interceltiques”, spettacoli di musiche e danze che si tengono allo stadio a partire dalle ore 22 e che si concludono verso l’una del mattino, con gli immancabili fuochi d’artificio. “An Dro the World” una manifestazione che da quattro anni si prefigge di far danzare nello stesso momento, in tutto il mondo e al maggior numero di persone, una delle più tipiche e conosciute tra le danze bretoni: l’An Dro per l’appunto. L’avvenimento quest’anno è fissato per le ore 17:00 di domenica 3 agosto e sarà ripreso in diretta su internet.

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Palais des Congres

Liam O’Flynn - Photo credit Donal Glackin

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Grand Théâtre

Per quanto riguarda gli altri spettacoli, numerosi anche quest’anno gli artisti e i gruppi di fama e le vedette internazionali che si esibiranno al Festival. Non possiamo descriverli tutti, saranno ben 118, perciò ne citiamo solo alcuni tra quelli che, secondo noi, sono i più rappresentativi. Partiamo naturalmente dai musicisti irlandesi. Ci sarà il gradito ritorno di Liam O’Flynn, virtuoso suonatore di uillean pipe, la cornamusa irlandese. Sarà presente sabato 2 agosto nella serata d’apertura dedicata all’Irlanda con un concerto in memoria di Seamus Heaney, premio Nobel per la letteratura nel 1995. Sarà presente anche lunedì 4 agosto all’Espace Marine, nella Grande notte dell’Irlanda in cui riproporrà, accompagnato dall’orchestra del Festival, la composizione The Brendan Voyage, scritta nel 1980 da Shaun Davey. Nella stessa serata del 4 agosto si esibirà un gruppo irlandese formatosi nel 1997, molto conosciuto anche in Italia, quello dei Lunasa. Nel loro repertorio musiche ispirate anche alla Bretagna, Galizia e Asturie. Un altro gruppo interessante dovrebbe essere quello dei Dervish, da 25 anni sulla scena, che nel 2007 ha rappresentato l’Irlanda all’Eurovision Song Contest. La band è composta da sette mu-


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Lúnasa with the RTÉ Concert Orchestra by Jason Clarke

sicisti. Abbiamo ascoltato alcuni loro brani ed abbiamo apprezzato la voce della cantante del gruppo Cathy Jordan. Si esibiranno il 5 agosto. Novità degna d’attenzione sarà quella di sabato 9, quando, per la prima volta nella storia del FIL, il concerto di chiusura si terrà allo Stade du Moustoir su un palcoscenico appositamente allestito per l’occasione e che lascerà un ampio spazio sul parterre antistante. Si esibiranno il gruppo dei The Dublin Legends, formato da musicisti provenienti dal famosissimo e storico gruppo dei The Dubliners e gli attesissimi The Strypes, rock and roll band composta da quattro scatenatissimi e giovanissimi ragazzi d’età compresa tra i 16 e i 18 anni. Questo gruppo formatosi nel 2012 e scoperti, a quanto pare, per caso dal manager di Elton John, ha avuto una carriera fulminante che

li ha portati in breve tempo ai vertici delle hit parade. È prevista una gran partecipazione di un pubblico giovanile al loro concerto e per l’occasione saranno venduti dei biglietti a 20 Euro ai minori di 18 anni che assisteranno allo spettacolo dal parterre. A rappresentare la Francia ci sarà invece Bernard Lavilliers, artista francese molto conosciuto in tutto il mondo. Spirito ribelle, impegnato politicamente e socialmente, gran viaggiatore, ha cantato in passato con Leo Ferré. Il suo genere musicale è una miscela di stili jazz, rock e ritmi tropicali. Durante lo spettacolo, che si terrà sabato 2 agosto all’Espace Marine, presenterà il suo ultimo album uscito nel novembre 2013 “Baron samedi” che aveva cominciato a scrivere nel 2010 ad Haiti dopo il terremoto. Proveniente dal Galles, ritornerà al Festival l’arpista Catrin Finch che

in quest’edizione si esibirà a fianco del senegalese Seckou Keita, alla Kora, strumento a corde africano, nella serata di mercoledì 6 agosto all’Espace Marine. Stessa data e stessa location per la sitarista d’origini indiane Anoushka Shankar figlia dell’arcinoto Ravi Shankar e sorellastra di Nora Jones. Riteniamo che sarà una serata molto interessante. Altra vedette internazionale molto attesa, la folk singer californiana Suzanne Vega che si esibirà martedì 5 agosto alle 21:00 al Grand Théâtre in compagnia del chitarrista irlandese Gerry Leonard, conosciuto per essere stato direttore artistico di David Bowie, in un concerto dedicato al cantante, Pete Seeger, scomparso lo scorso gennaio. Anche se questo è l’anno dell’Irlanda, gli artisti bretoni, come nelle edizioni precedenti, la faranno co-

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Bernard Lavilliers

The Strypes

Š Jill Furmanovsky

The Dublin Legends

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Suzanne Vega


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Tra i musicisti bretoni che saranno sulle scene citiamo, tra quelli che conosciamo da lunga data: Gilles Servat che si esibirà nella serata del 3 agosto, in un concerto misto irlandese bretone a fianco di Donal Lunny, chitarrista e suonatore di bouzouki, famoso per aver fatto parte dei Moving Hearts e di Bothy Band, e di altri musicisti bretoni e irlandesi. Roland Becker, suonatore di bombarda e altri strumenti ad ancia, direttore e compositore musicale, che presenterà una sua nuova composizione dedicata al 500esimo anniversario della morte della duchessa Anna di Bretagna domenica 3 agosto. Yann-Fañch Kemener, storico interprete di Kan ha diskan” e “Gwerz”, le tipiche melodie bretoni, che riproporrà la formazione dei Barzaz in un concerto del 4 agosto. Dom Duff, massimo esponente del rock bretone di protesta. Ci saranno anche gruppi storici, come gli Skolvan e i Red Cardell, o emergenti, di cui parleremo in una prossima occasione, come gli Alambik Electrik, che propongono musiche a ballo tradizionali ma in stile electro swing o funky e gli Zonk che propongono una miscela di musiche bretoni e irlandesi.

Shankar (c) Yuval Hen Deutsche Grammophon

munque da padroni con ben 62 gruppi sulla scena, su un totale di 118 come dicevamo all’inizio. Per dovere di cronaca precisiamo che la provenienza dei 56 gruppi stranieri è così suddivisa: 16 dall’Irlanda, 8 dalla Scozia, 5 dal Galles, 5 dalla Galizia, 5 dalle Asturie, 3 dalla Cornovaglia britannica, 3 dall’Isola di Man, 3 dal Canada, 2 dall’Australia, 1 dalla Francia, 1 dagli U.S.A. 1 dall’India, 1 dal Kurdistan, 1 dal Senegal e 1 dalle Reunion; purtroppo per noi quest’anno non è prevista la presenza d’artisti Italiani. Precisiamo che nel conteggio non sono considerate le bande musicali e i circoli di danze.

Gilles Servat e Donal Lunny

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Un programma molto nutrito quindi, che v’invitiamo a scoprire nella sua totalità, per il momento sul sito ufficiale del Festival e ad agosto direttamente a Lorient. Vi assicuriamo che è una manifestazione da non perdere e di cui è fantastico parteciparvi almeno una volta nella vita. Parola di chi segue il Festival dal 1988. Alla fine della presentazione poi, siamo stati tutti invitati ad un rinfresco, che è stato anche un’occasione per scambiare qualche opinione sul programma del prossimo FIL. ❖

Si ringrazia l’organizzazione del Festival Interceltique di Lorient per averci trasmesso le fotografie degli artisti, che abbiamo potuto pubblicare in quest’articolo. Per il programma completo e tutte le informazioni sul Festival vi rimandiamo al sito ufficiale http://www.festival-interceltique.com Il FIL ha una sua pagina anche su Facebook ed è presente anche su twitter

La buvette con gli invitati alla presentazione

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Eventi Roland Becker


Cronaca La musica popolare italiana sbarca con successo in Bretagna

CONCERTO DEL DUO SANGINETO A SAINT PERAN di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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omenica 6 aprile, verso le cinque del pomeriggio, ci trovavamo davanti alla chiesa di Saint-Péran, nell’attesa di entrare per assistere ad un concerto che aspettavamo con impazienza. Saint-Péran è un piccolo comune di circa 350 abitanti, situato ad una trentina di chilometri ad ovest di Rennes, in Bretagna e nelle vicinanze della leggendaria foresta di Brocéliande, legata al mito di Re Artù e Merlino. Saint-Péran è anche sede di alcune associazioni culturali tra cui “Du Bruit dans le Bourg” che ha tra i suoi scopi quello di sviluppare l’insegnamento e la trasmissione della musica bretone, organizzando concerti nella chiesa della cittadina e corsi di musica. Tra i vari concerti, c’era quello del 6 aprile dei gemelli Sangineto. Sì, proprio loro, Adriano e Caterina, figli di Paola e del mitico liutaio e costruttore d’arpe nostrano Michele Sangineto.

Concerto all’interno della chiesa

Ingresso della chiesa di Saint-Péran

© G.S. photos

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Abbiamo conosciuto Michele circa venticinque anni fa, in occasione di un concerto d’arpe a Monza, organizzato da lui e con invitato d’eccezione Alan Stivell. Amicizia più recente, invece, quella con Adriano e Caterina, che avevamo avuto modo d’incontrare per la prima volta in Bretagna in occasione del Festival Interceltique di Lorient del 2010. In quell’occasione Michele aveva esposto alcune sue arpe, salteri e strumenti antichi ricostruiti in base a dipinti e disegni di Leonardo, Giorgione ed altri artisti del Rinascimento. Durante quell’esposizione i due gemelli avevano suonato tali strumenti davanti ad una folla di visitatori incuriositi. Avevamo rincontrato Adriano e Caterina, sempre al Festival di Lorient, nell’agosto del 2012, quando avevano partecipato come Ensemble Sangineto: trio comprendente il chitarrista Tiziano Cogliati, ad un concorso di musica celtica. Durante il Festival, inoltre, Adriano si esibì come solista al Trofeo d’arpe Camac conquistando orgogliosamente il quarto posto. Ricordiamo che Adriano è diplomato in clarinetto al Conservatorio, ma suona anche altri strumenti tra cui l’arpa, appunto, mentre Caterina suona il salterio ad arco, i flauti ed è dotata di una voce molto Caterina e Adriano Sangineto

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gradevole ed apprezzabile. Il repertorio dei Sangineto spazia dalla musica celtica a quella medioevale e rinascimentale. Si sono esibiti in parecchie manifestazioni sia in Italia, alle quali avevamo partecipato, sia all’estero. Quando eravamo venuti a conoscenza, quindi, del concerto dei Sangineto in un contesto particolare come la chiesa di Saint-Péran ci eravamo attivati per andare a vederli, visto che eravamo già a Lorient, che dista solo 130 chilometri da Saint-Péran. Già ben prima delle 17, orario d’inizio previsto per il concerto, due ali di folla attorno alla scena, avevano occupato tutti i posti disponibili nella chiesa e questa era già una buona premessa. Adriano e Caterina, visibilmente emozionati, dopo la loro presentazione hanno esordito con il brano “Bianca ginestra”, per arpa e salterio, composta dallo stesso Adriano. Rincuorati dai primi applausi, in seguito hanno presentato un repertorio molto ricco comprendente alcune canzoni tradizionali e popolari delle diverse regioni italiane spaziando dalla Lombardia con “Bel uselin del bosch” e “Lune la fune” alla Calabria con “Scattaria lo tiraturu”, oltre a una mazurca, una villanella e una tarantella. Non sono

mancati brani antichi, rivisitati, del Mainerio e di Leonardo da Vinci e altri brani composti da Adriano. Notevole è stato il consenso del pubblico con ovazioni sempre più sostenute e a nostro avviso, meritate perché la loro esibizione è stata d’altissimo livello in un continuo crescendo. Avevamo già assistito ad altri concerti dei Sangineto in Italia ed eravamo stati sempre favorevolmente impressionati dalla loro professionalità nell’interpretare vari stili musicali e con strumenti diversi, ma in questa occasione i due artisti si sono superati, conquistando il pubblico, tra l’altro straniero, con la loro simpatia e soprattutto con la loro maestria. Verso la fine del concerto, infatti, i presenti oltre ad applaudire lungamente, si sono alzati più volte in piedi in onore dei due musicisti, che a grandissima richiesta hanno concesso due volte il bis. A fine concerto i Sangineto sono stati presi d’assalto dal pubblico a cui hanno venduto ed autografato tutti i CD che avevano a disposizione. Auguriamo ad Adriano e Caterina una serie continua di successi come questo in Italia, all’estero e magari ancora una volta in Bretagna. ❖ I brani presentati durante il concerto sono i seguenti: 1. Bianca Ginestra (Adriano Sangineto) 2. Bel Uselin Dal Bosch (Trad. Italiana) 3. Mazurka – Ballo Di Mantua (Trad. Francese /Trad. Italiana) 4. Lune La Fune (Trad. Italiana) 5. Nerissa (Adriano Sangineto) 6. O Vieni Sonno (Trad. Italiana) 7. Medley Mainerio (XVI Sec. Giorgio Mainerio) 8. Rebus (Leonardo da Vinci) 9. Metropolis (Adriano Sangineto) 10. 4 Elements (Adriano Sangineto) 11. Il Genovese (Trad. Italiana) 12. Sintra (Adriano Sangineto) 13. Scattaria Lo Tiraturu 14. Altea (Adriano Sangineto) 15. Villanella (Trad. Italiana) 16. Tarantella (Trad. Italiana) 17. On A Silver Cloud (Adriano Sangineto) Per maggiori informazioni sui Sangineto visitare i loro siti: www.ensemblesangineto.com www.adrianosangineto.com

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Interviste L’intervista di presentazione del nuovo album Acquaterra

EMIAN PAGANFOLK a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

per la natura e i suoi esseri o degli Dei che allegoricamente rappresentavano ogni evento climatico o comportamento animale o evento personale. Ci ispiriamo a quella parte del mondo che, fondamentalmente, è riuscita a conservare la propria origine Pagana senza metterla all’indice. Non dimentichiamo che il termine “pagano” è nato come dispregiativo per coloro che vivevano al di fuori delle città “civilizzate”. In un certo senso pagane erano le persone che non volevano mischiarsi alla frenesia e al caos cittadino, che si tenevano lontane dal potere, che volevano mantenere un rapporto sincero con la Natura ed i suoi cicli, curarsi con le erbe, ritualizzare le fasi importanti dell’anno, danzare e fare musica per il proprio villaggio. Il nostro Pagan Folk è vicino a questa scelta di vita e lo vorremmo comunicare attraverso la nostra personale elaborazione del folk. Siete campani ma guardate all’Europa del nord: quali sono gli elementi delle tradizioni celtiche e scandinave che vi hanno colpito di più? quanto c’è di “mediterraneo” invece nella vostra musica?

Entrare nel mondo (musicale e non) di Emian PaganFolk significa addentrarsi in una selva di simboli dai collegamenti ben precisi. Il primo riguarda proprio il nome: cosa significa Emian?

Emian è la fusione dei nomi Emilio e Anna. Per noi e per molte delle persone che ci seguono invece, è diventato un vero e proprio luogo fisico in cui noi stessi viviamo. È una casa, una famiglia, una cerchia di amici e conoscenze, un posto accogliente in cui poter essere parte di un pensiero creativo. In bella evidenza anche la “qualità” del vostro folk, che definite “pagano”: spiegateci meglio di cosa si tratta.

Il Pagan Folk è un concetto astratto, molto personale. Ciò che noi definiamo “Pagan Folk” è quella tipologia di folk che prende ispirazione dalle antiche tradizioni musicali, nel caso nostro quelle del Nord Europa, delle culture Sciamaniche e delle aree Celtiche, tradizioni appartenenti a popoli e a territori che sostanzialmente venivano definiti Pagani per scelte religiose o etiche, scelte che contemplavano il rispetto e l’amore

Sì, siamo Campani, eccetto Emilio che è Salentino. Sostanzialmente le nostre culture non sono molto diverse dalle culture Pagane del Nord Europa…. Si amano le danze, le feste, la sacralità della musica come componente esorcizzante del malessere personale. Crediamo che la scelta di guardare verso il Nord faccia parte di un flusso di scambio a largo respiro, oseremmo dire che coinvolge il DNA di ogni essere Umano. Le mescolanze tra popoli avvengono da millenni, non si ha più un limite che ci porta a collocare la determinata provenienza di un genere musicale o di un altro. Ad esempio: nella scala musicale delle aree Celtiche ritroviamo la pentatonica dell’Oriente, in quella del Nord Europa c’è il sentore della scala musicale del Sud Italia. I tempi ritmici si somigliano... Questo sarebbe un bel discorso da approfondire durante il nostro percorso personale da musicisti. Le tradizioni Celtiche e Scandinave ci hanno colpito non solo per questo ma anche per le atmosfere che evocano. Abbiamo in comune il mare, questo grande e antico mezzo di comunicazione che porta novità, vita ma

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anche guerre e morte. In Salento ci sono scogliere e piane che evocano il paesaggio Irlandese, in Irpinia ci sono fiumi, cascate, boschi di conifere che evocano i paesaggi tipici del Nord. Di mediterraneo c’è la luce, il sole, il magma sanguigno che ci scorre dentro e che è tipico della gente del Sud. Questo è l’elemento in più che vorremmo fosse sempre visibile. E poi ci sono gli strumenti. Emilio ha inserito negli Emian una bella dose di percussioni mediterranee: la darbouka, il bendir, il tamburello Salentino…

Interviste

Ci sono gruppi o artisti ai quali tenete in modo particolare, che vi influenzano musicalmente o che considerate come “bussole”?

Tutti e quattro veniamo dalla conoscenza della musica tradizionale Irlandese e delle aree Celtiche, il nostro percorso musicale parte principalmente da lì, a parte Anna che ha studiato Arpa classica al Conservatorio di Avellino. Da musicisti aperti non escludiamo nessun genere, accogliamo qualsiasi cosa, dal metal alla musica Classica. Le influenze che abbiamo sono variegate. Abbiamo adottato il termine Pagan Folk grazie a una band Olandese, gli Omnia, che abbiamo conosciuto quasi contemporaneamente prima ancora che esistessero gli Emian, quando ognuno di noi era coinvolto in differenti progetti musicali anche di influenza Celtica. Quando ci siamo conosciuti è stato come un colpo di fulmine! Ci siamo trovati all’unanimità su quale strada volevamo percorrere. Possiamo sicuramente considerare loro come la nostra bussola iniziale. Una delle cose che maggiormente colpiscono dell’esperienza Emian è la notevole mole di live accumulati in soli due anni: possiamo dire che Emian è principalmente una creatura da concerto?

Più che “creatura da concerto” è “creatura da contatto”. Noi ci sfamiamo e saziamo di live, abbiamo bisogno di suonare per gli altri e con gli altri, di creare un contatto con le persone. Di interagire e lasciare qualcosa, di portare a casa i sorrisi, gli sguardi, le piccole coccole che ci vengono date attraverso i complimenti o i consigli e talvolta attraverso le critiche. Dalla performance sul palco – o nei luoghi della natura da voi amati e frequentati – alla realizzazione di un disco: è stato un passaggio naturale o entrare in studio ha creato qualche malessere?

Come dicevamo prima, veniamo tutti da vari progetti musicali, nel caso di Danilo e Martino anche at-

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tuali, che inevitabilmente hanno portato e portano ad entrare in sala, anche solo per creare una demo di presentazione. Nonostante ciò è sempre emozionante entrare in studio. C’è la paura di perdere il “click nella cuffia”, l’ansia di prestazione, il timore di non spiegarsi bene con il fonico per eventuali effetti o modifiche... alla fine però và sempre tutto per il verso giusto e lavorare a un disco diventa quasi un lavoro artigianale di cura e cesellatura.


Interviste

Poi ci sono i vari momenti di passaggio: dal trovare i titoli del disco o dei brani, dalla scelta della copertina alle foto da inserire…. Sembra poco ma in queste semplici cose devi racchiudere un’idea, una sensazione, il messaggio che vuoi mandare. Deve diventare un lavoro di squadra e di sincronizzazione mentale. Lavorare in sala è un momento unico. Acquaterra è un titolo a dir poco evocativo: cosa si cela dietro questa simbologia?

Acquaterra è un concept album in cui abbiamo voluto racchiudere molte cose. Innanzitutto due dei principi creatori dell’Universo, femminili. Un omaggio a ciò che ci ha ispirati a creare Emian: “alla nostra meravigliosa terra e alle sue acque”. Nel disco ci sono molti suoni naturali: lo scorrere del fiume in Mother’s breath, che al suo interno contiene un’invocazione Pagana alla Natura e il cui video è stato girato proprio sulle sponde di un fiume; il suono del mare in A sailor’s tale, triste storia d’amore che ha per protagonista una donna che parte su una nave lasciando il suo innamorato infelice e solo; ancora il mare in Dúlamán, canzone dedicata ai raccoglitori di alghe d’Irlanda… Poi ci sono le storie di terra: The last King’s march, brano dall’impronta Sciamanica, un omaggio ai grandi Re che hanno protetto fino alla morte la propria terra. Come il grande Re Irlandese Brian Boru nell’anno 1000 o i Nativi Americani; Dance in circle, un vero e proprio inno alla Terra che danza e si muove, movimento evocato appunto dalla danza a cerchio. Poi c’è la simbologia dei nostri strumenti che ci ha aiutato nella scelta del titolo. L’arpa da sempre simboleggia l’acqua con il suo suono cristallino e il suo fluire

mentre i tamburi evocano il battito della terra, il primo strumento che l’uomo ha saputo ricreare da quando è comparso sulla terra. La copertina rappresenta il sunto di tutto ciò ma racchiude in sé un elemento in più: la fusione tra la Dea e il Dio, principi femminile e maschile, che hanno creato insieme il Tutto. La Dea adagiata con le sue radici sulla roccia dura, radici che si dipartono dall’albero che, con i suoi rami, rappresenta il Dio Cernunnos.

Gli otto brani sono prevalentemente composti da materiale tradizionale da voi riletto e riarrangiato: come vi siete orientati per la selezione dei pezzi?

Molti dei brani che abbiamo inserito rappresentano un po’ la chiusura di un cerchio, la chiusura di questi primi due anni degli Emian. Molti li conoscevamo perché venivamo da altri progetti in cui li suonavamo, altri ci son stati passati oralmente da amici, come nel caso di Odeno Oro (danza Macedone) o Medieval Drum dance di Joe Matzzie (entrambe fanno parte del set di Dance in circle), altri li abbiamo scelti ascoltando gruppi Irlandesi oppure navigando in rete. Anche la strumentazione che usate è inconsueta: che tipo di ricerca c’è dietro la scelta degli strumenti?

A prescindere dagli strumenti personali che ognuno di noi ha scelto per vocazione, inseriamo altri strumenti sia per curiosità conoscitiva sia per le loro peculiarità sonore. Per adesso abbiamo inserito vari flauti overtone tipici della Siberia, qualcuno costruito da Emilio in PVC, che venivano utilizzati dai pastori di pecore durante i momenti di riposo; il doppio flauto Campano che richiama gli aulos dell’antica Roma; un jouhikko, strumento musicale della tradizione Scandinava anche questo costruito da Emilio; il bodhràn, tamburo della tradizione folk Irlandese suonato con un battente; la pandereta, altra tipologia di tamburello della tradizione musicale Galiziana; il bouzouki Irlandese, strumento che fa parte della famiglia dei mandolini e che prende origini dal bouzouki greco… è un continuo work in progress e non escludiamo che la nostra voglia di conoscenza ci porterà ad inserire anche altri strumenti come la ghironda. Cosa vi aspettate da questo album d’esordio?

Cose belle. ❖

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Eventi

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Eventi Estate 2014: un altro modo di vivere il Salento, tra cultura, tradizione e divertimento

VACANZE DELLA TARANTA 2014 Comunicato stampa

S

alento, un territorio da vivere e da scoprire, dai sapori alla musica, dal mare alla terra. Sospesa tra due mari, terra di ulivi e cicale, feste e tradizioni, piazze soleggiate, barocco e pietra bianca. Mare azzurro e cristallino, spiagge di sabbia bianca e finissima, scogliere a strapiombo, sono solo alcune tra le bellezze naturalistiche che offre il Salento, meta sempre più frequentata dal turismo negli ultimi anni. Ma il Salento è anche una terra ricca di cultura e tradizione, di vestigia lasciate dalle antiche civiltà che lo hanno abitato, dai Messapi ai Greci, dai Romani ai Normanni. Un museo a cielo aperto, unione perfetta di Natura e Cultura. E anche tanta Tradizione, dagli antichi e genuini sapori della ricca cucina locale, alla grande cultura musicale che stava scomparendo e che è stata recuperata negli ultimi decenni ad opera di molti musicisti e ricercatori salentini. Sono proprio questi gli aspetti che le Vacanze della Taranta si propongono di offrire ad un turismo più curioso e desideroso di conoscere ed esplorare. Una vacanza all’insegna del divertimento e del relax, godendo del mare limpido e turchese di Torre Lapillo e delle spiagge vicine, con un’attenzione particolare alla cultura e alla vera tradizione musicale salentina. Le Vacanze della Taranta offrono infatti un’ampia gamma di corsi a costi modici, dalla danza tradizionale della pizzica pizzica con Franca Tarantino, al canto popolare salentino con Maria Serena De Masi, al tamburello

salentino e pugliese con Davide Conte, all’organetto e fisarmonica con Marco Rufo, fino al corso di ritmica dei cucchiai con Gian Michele Montanaro e costruzione del tamburo con Michele Di Paolo. Tante possibilità per soddisfare tutte le curiosità, unitamente alla proiezione di documentari sulla tradizione della pizzica e sul fenomeno del tarantismo, e musica tutte le sere con musicisti ospiti che arriveranno da varie parti per suonare e ballare tutti insieme, e condividere le proprie conoscenze e la propria esperienza artistica. La Vacanza, organizzata dall’Associazione Folk Italia, si svolgerà presso l’Associazione Culturale ‘Fattizze d’Arneo’ in provincia di Nardò, dal 17 al 22 agosto 2014, in coincidenza dell’ultima settimana del Festival La Notte della Taranta, che si concluderà a Melpignano con il concertone finale di sabato 23 agosto. Divertimento sfrenato assicurato ai più esuberanti, ma anche approfondimento e conoscenza della cultura del territorio e della autentica tradizione salentina. ❖

Programma VACANZE DELLA TARANTA 2014 - 3° edizione SALENTO - Torre Lapillo/Porto Cesareo dal 17 al 22 agosto 2014 Vacanza dedicata alla cultura, alla musica e alla danza popolare salentina LABORATORI di DANZA DELLA PIZZICA del BASSO e ALTO SALENTO (1° e 2° livello) con Franca Tarantino CANTO POPOLARE SALENTINO con Maria Serena De Masi TAMBURELLO SALENTINO (1° e 2° livello) con Davide Conte CUCCHIAI con Gian Michele Montanaro ORGANETTO e FISARMONICA con Marco Rufo COSTRUZIONE di TAMBURELLO con Michele Di Paolo (Piccolo Laboratorio Tamburi a Cornice) Tutte le sere: festa popolare per ballare e suonare tutti insieme, musicisti, ospiti e allievi, e proiezioni di film e documentari. Festa finale di chiusura DOVE: Agricampeggio “Fattizze” Località Torre Lapillo – Porto Cesareo – Lecce INFO E ISCRIZIONI: info@folkitalia.com - www.folkitalia.com tel. + 39 328 7736308 – 328 4695657

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Argomenti SMORFIACC

Nuova formazione per tre veterani del folk www.smorfiacc.it

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ittorio Grisolia: Da 35 anni si occupa di musica tradizionale e in particolare bergamasca. Ha formato e ha contribuito al nascere di diversi gruppi tra cui: Roncastalda, Samadur, Rataplam e ha collaborato con la Compagnia degli Zanni in diversi concerti e tournèe in Canada e Stati Uniti. Co-ideatore di Isolafolk di cui è stato direttore artistico delle prime 7 edizioni. Attualmente dirige la Compagnia violinistica la Mila e suona con il gruppo di musica antica Sicut Leo e Cantosociale oltre che con i Tremùsica (gruppo familiare).

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Giovanni Baronchelli: Nato a Gavardo comune della Valle Sabbia (BS), ha iniziato la sua educazione musicale con lo studio del pianoforte. Polistrumentista eclettico, da sempre appassionato all’ambito tradizionale/popolare ha approfondito per tredici anni lo studio del baghèt, alternando a questo strumento l’apprendimento della fisarmonica. Ha conseguito esperienza suonando dal vivo in molteplici eventi, prevalentemente nel territorio della provincia di Brescia. Ha collaborato al programma televisivo “Rebelòt” di Telecolor.

Fabio Brivio: Bergamasco di Ponte S. Pietro da sempre appassionato di musica popolare, ha iniziato nel 2005 con lo studio del baghèt. Approfondisce da qualche anno la pratica della musette du Centre assieme ad altre cornamuse. Dopo un primo approccio con la “Berghem Baghèt”, con la quale ha partecipato a svariati eventi e scambi culturali come quello di Plodiv in Bulgaria, ha deciso di dedicarsi alla musica tradizionale bergamasca, acquisendo capacità notevoli nella pratica dello strumento. ❖


Argomenti LISTA ALBUM 2013 PARTECIPANTI AL PREMIO Comunicato stampa

Artista

Titolo

Etichetta

Daniele Durante

Damuli n'autra botta - Antologia licenziosa di 30 canti e pizziche dal Salento

Salento Altra Musica

Dario Muci

Rutulì - Barberìa e canti del Salento

Lupo Editore

Din Dun

Majin

Toplay

Eleonora Bordonaro & Majaria Trio

La custodia del fuoco

Headache Production

Enzo Avitabile

Music life (original soundtrack)

CNI/Black Tarantella

Faraualla

Ogni male fore

Digressione Music

Foja

Dimane torna o' sole

Fullheads

Folkabola

Jolla Pipiola

Felmay

Francesca Incudine

Iettavuci

Finisterre/Felmay

Francesco Benozzo e Fabio Bonvicini

Libertà l'è morta

TUTL

Francesco Loccisano

Mastrìa

CNI

Gianni Pellegrini

Ferlìzze

Alfa Music

Giuliano Gabriele

Melodeonìa

autoproduzione

Il muro del canto

Ancora ridi

Goodfellas

Kiepò

Tarantella paglia e fieno

autoproduzione

Lavinia Mancusi

Semilla

autoproduzione

Le Ninfe della Tammorra

Scaramantrika

autoproduzione

Le tre sorelle

Lampascioni e cianfrusaglie

La Paranza del Geco

L'Orage

L'età dell'oro

Sony Classical

Mandilla

Da o vivo

autoproduzione

Maria Giaquinto

Voci di frontiera

III Millennio

Matilde Politi e Compagnia Bella

Vacanti sugnu china

Felmay

Mimmo Cavallaro e Cosimo Papandrea

Sonu

CNI/Taranproject

Mimmo Epifani

Pe' i ndò

CNI

Nando Citarella & Tamburi del Vesuvio

Carosonando

Alfa Music

Newpoli

Tempo Antico

Beartones Records

Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero

Galata

Felmay

Quintetto Nigra

Sonno fortunato

Felmay

Rita Botto e Banda di Avola

Terra ca nun senti

Recording Arts

Sancto Ianne

Trase

FolkClub Ethnosuoni

Silvio Peron

Eschandihà de vita

autoproduzione/Felmay

Sossio Banda

Sugne

La Contemporanea

Trinacria

Tu comu stai?

Buda Musique

Valeria Cimò

Terramadonna

autoproduzione

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Eventi IMPARARE LA MUSICA TRADIZIONALE TRA IL MARE E LE MINIERE DELLA SARDEGNA

Dal 24 al 27 luglio in vacanza a Gonnesa con i seminari di Riccardo Tesi, Nando Citarella, Elena Ledda e molti altri

Ufficio stampa: Monferr’autore - monferrautore@gmail.com

U

na grande occasione per gli amanti della musica popolare italiana. Dal 24 al 27 luglio a Gonnesa, a 65 km da Cagliari, grandi esponenti del nostro folk come Riccardo Tesi, Nando Citarella, Elena Ledda, Simonetta Soro, Pietro Cernuto, Giuseppe Molinu, Fabio Furia, Simone e Nicolò Bottasso offriranno il loro talento e la loro preparazione tenendo seminari di musica, canto e danza popolare. Corsi indirizzati non solo a musicisti già formati ma anche a chi vuole avvicinarsi per la prima volta ad un mondo affascinante come quello della musica tradizionale. Le serate saranno poi happening memorabili in cui insegnanti e allievi interagiranno in grandi feste di musica e danze. Le quattro giornate sono una possibilità unica per vivere intensamente momenti di studio ma anche di vacanza tra musica, cultura e straordinarie bellezze naturali. I corsisti potranno trovare ospitalità in accoglienti e caratteristici bed and breakfast convenzionati. I seminari si svolgeranno nell’ambito della settima edizione della rassegna musicale itinerante “Mare e Miniere” con la direzione artistica di Mauro Palmas e l’organizzazione dall’Associazione Elenaledda vox. I corsi saranno suddivisi in musica d’insieme, organetto diatonico, canto popolare, esecuzione e costruzione di flauti di canne o pastorali, ballo sardo, bandoneon, tamburello, tammorra e danze popolari e si terranno nell’edificio scolastico Giorgio Asproni, un monumento storico risalente ai primi del ’900.

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Gonnesa, con i suoi circa cinquemila abitanti, è il cuore di un territorio che offre un incantevole mare e spiagge incontaminate di rara bellezza caratterizzate da dune di bianchissima sabbia. Ma anche flora e fauna del tutto singolari per l’ invidiabile presenza del falco pellegrino e del falco della regina, affascinanti villaggi minerari dismessi immersi in verdi colline sulle quali passeggiare, percorsi da compiere in bici o a cavallo, importantissimi siti archeologici, domus de janas, complessi nuragici, e tanti altri luoghi di rilevante interesse. Tra questi l’ex villaggio minerario Normann immerso nel bosco e ancora oggi abitato, e la grotta di Santa Barbara, una delle più grandi e suggestive d’Europa, meraviglioso e ancora intatto gioiello naturale. MARE E MINIERE 2014

in collaborazione con il Comune di Gonnesa SEMINARI DI MUSICA, CANTO E DANZA POPOLARE Gonnesa 24, 25, 26, 27 luglio 2014 (Scuola elementare “Giorgio Asproni”)

per informazioni:

seminari.elenaleddavox@gmail.com https://www.facebook.com/pages/Mare-e-miniere-2014-musica-teatrodanza-cinema/247868995400441 Quota di partecipazione per ogni singolo corso 95,00 € Aeroporto Cagliari Elmas - voli diretti da: Roma FCO, Roma Ciampino, Milano, Bergamo, Cuneo, Parma, Treviso, Pisa, Bari, Trapani, Londra, Francoforte, Parigi, Bruxelles, Barcellona.


Eventi

MARE E MINIERE 2014 in collaborazione con il Comune di Gonnesa SEMINARI DI MUSICA, CANTO E DANZA POPOLARE Gonnesa 24, 25, 26, 27 luglio 2014 (Scuola elementare “Giorgio Asproni”)

MUSICA D’INSIEME

Docenti: Simone e Nicolò Bottasso L’obiettivo del corso è la creazione di uno o più brani orchestrali partendo da melodie tradizionali italiane e di world music europea. Si studieranno diversi tipi di arrangiamenti analizzando le possibilità timbriche (convenzionali e non) degli strumenti presenti, affinché ogni musicista possa da un lato trovare il proprio spazio e, dall’altro, contribuire al suono dell’ensemble. Il corso è aperto ad ogni strumento e a musicisti provenienti da qualsiasi genere musicale.

ORGANETTO DIATONICO

Docente: Riccardo Riccardo Tesi Il corso intende mettere in evidenza gli aspetti che caratterizzano la pratica odierna dell’organetto diatonico. Attraverso la proposta di brani tradizionali e originali, verranno presi in esame problemi sia di natura tecnica (uso del mantice, tecnica lineare e incrociata, diteggiatura, coordinazione ecc.) sia di natura interpretativa (ornamentazione, espressione, staccato e legato ecc.). Ampio spazio sarà dedicato all’aspetto armonico e compositivo dello strumento e al suo utilizzo in contesti non tradizionali. Lo stage è indirizzato a strumentisti che siano già in possesso della tecnica di base. Non è richiesta la conoscenza della teoria musicale. Modello consigliato : otto bassi in SOL/DO o i modelli superiori. Meglio se dotati di apparecchiature per registrare.

CANTO POPOLARE

Docenti: Elena Ledda - Simonetta Soro Il corso illustrerà come ottimizzare l’uso dell’apparato fonatorio per parlare, recitare e cantare. Sarà messo in evidenza come l’emissione e la pronuncia di ogni singolo suono contribuiscano alla formazione della parola e come quest’ultima a sua volta si liberi divenendo musica e canto. Saranno presi in esame: controllo della respirazione, qualità vocali, impostazione ed emissione classica e popolare, tecnica polivocale del canto popolare, con particolare attenzione a quello sardo.

ESECUZIONE E COSTRUZIONE FLAUTI DI CANNE O PASTORALI (friscaletto siciliano e sulitu)

Docente: Pietro Cernuto Chiamato flauto di canna, friscaletto, zufolo, farauto, strumento virtuosistico per eccellenza da sempre legato alla danza popolare, il friscaletto siciliano, anche grazie alle sue notevoli capacità espressive determinate dal buon vibrato e all’ottima qualità timbrica, si coniuga perfettamente anche con altri generi quali la musica classica, la new age, il pop. Il corso intende far conoscere ed apprezzare le straordinarie qualità e le molteplici possibilità di questo strumento, per lunghi anni trascurato o talvolta proposto al pubblico in maniera non appropriata. Il friscaletto verrà dapprima presentato da un punto di vista teorico: si parlerà della sua storia, della materia prima utilizzata per la sua costruzione e verranno spiegate alcune fasi relative alla costruzione stessa. I corsisti inizieranno quindi l’incontro diretto e personale con lo strumento attraverso una serie di esercizi, di varia difficoltà, studiati appositamente dal docente in relazione al livello di competenza e apprendimento di ciascuno di essi. Si faranno inoltre comparazioni con su sulitu, il flauto pastorale sardo. Oltre alle tecniche di esecuzione, il docente metterà in risalto le varie modalità di interpretazione in riferimento ai differenti generi musicali.

BALLO SARDO

Docente: Giuseppe Molinu “Dalla piazza alle piazze: il ballo sardo nella contemporaneità”: questo il cammino che cercheremo di percorrere nei quattro giorni di Seminario; pratiche di ballo che hanno valicato i singoli confini delle comunità e che s’inseriscono in una realtà, quella delle piazze, in continuo fermento ed evoluzione. Un momento d’incontro, di considerazioni, di scambio culturale in cui ci misureremo con la pratica coreutica di alcuni balli isolani il cui filo conduttore vorrà essere il piacere o se preferite la passione di provare a dare sensi e misure a su passu

campidanesu, a su passu torrau, a su dillu, a sa dantza, a sa “logudoresa” e a su ballu tundu.

BANDONEON

Docente: Fabio Fabio Furia Il corso è rivolto a tutti gli allievi interessati all’apprendimento del bandoneon. Non è pertanto richiesto alcun livello minimo di conoscenza dello strumento, ma esclusivamente la conoscenza degli elementi di teoria musicale di base. L’obiettivo principale è quello di fornire all’allievo i primi elementi conoscitivi e pratici legati allo studio del bandoneon e del tango. Verranno trasmesse le prime nozioni legate alla fisica dello strumento, gli elementi di cui si compone ed il suo funzionamento meccanico. Verrà inoltre illustrata la disposizione delle note nelle due tastiere ed i vari sistemi esistenti (sistema argentino, sistema francese, sistema italiano etc), favorendo l’apprendimento dell’impostazione corretta dell’uso dello strumento e del mantice, con particolare attenzione alla postura ed alle diverse posizioni in uso per l’esecuzione. Verranno infine forniti alcuni elementi di base di prassi esecutiva del tango.

PERCUSSIONI (tamburello e tammorra) E DANZE POPOLARI

Docente: Nando Citarella Il laboratorio propone le voci, i ritmi e le danze della tradizione popolare del sud Italia e dell’area mediterranea; suoni e ritmi scaturiti, viaggiando da un punto all’altro del mare, dall’ incontro tra la cultura Arabo-Andalusa e quella della nostra penisola: dalla Tammurriata vesuviana e dell’agro nocerino alla Tarantella carnascialesca di Montemarano, dal Saltarello laziale alla Pizzica Tarantata, dalla Moresca ai ritmi e alle danze processionali, dove gestualità, rappresentazione e ritualità ancora oggi scandiscono il tempo della Festa, spesso accompagnata da elementi di sacralità e magia. Ritmi, danze e gestualità che rimandano a riti arcaici ed ancestrali, onirici, magici, ma potentemente vivi e attuali. ❖

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Eventi LE DONNE CE LE SUONANO!

Lilith Festival Della Musica D’autrice 2014 – 4ª Edizione 6-7-8 Giugno 2014, Genova Piazza De Ferrari Comunicato stampa

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ilith, il Festival della Musica d’Autrice, giunge alla quarta edizione, cresce e si conferma uno degli eventi di punta della stagione estiva genovese, con tre serate di musica gratuita in piazza De Ferrari venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 giugno. Protagonista come sempre la musica al femminile. Le tre madrine d’eccezione di questa nuova scommessa saranno Lene Lovich (venerdì 6 giugno), Ginevra Di Marco (sabato 7 giugno) e Nada (domenica 8 giugno). Con la partecipazione di Lene Lovich, artista di culto della scena new wave mondiale, attesissima dai suoi fans, quella di Ginevra Di Marco, ex cantante dei C.S.I, e di Nada, l’artista italiana che forse ad oggi è stata in grado più di ogni altra di rinnovarsi, il Lilith Festival rafforza la sua proposta fuori dagli schemi ed il proprio respiro internazionale, rendendo Genova e la Liguria la capitale mondiale della musica d’autrice. Venerdì 6 giugno, prima del live di Lene Lovich, si esibiranno LILITH & THE SINNERSAINTS (PC), FLAVIA FERRETTI (GE), TECHNOIR (GE). Sabato 7 giugno, saranno FEMINA RIDENS (FI), NIMA MARIE (MI), CLAUDIA PISANI (SESTRI L.) a scaldare il pubblico prima dell’esibizione di Ginevra Di Marco (a seguire dj set by VAMDJ). Il cast della serata conclusiva di domenica 8 giugno avrà per protagoniste, oltre a Nada, ROBERTA CARTISANO (MI), MONICA P (TO), DOREMIFLO (GE) Presenteranno le tre serate l’attrice Lisa Galantini, direttora del Centro di Formazione Artistica di Luca Bizzarri, e lo studioso della canzone d’autore Andrea Podestà. I concerti, tutti gratuiti, cominceranno alle 21 e si terranno, come già detto, sul palco di piazza De Ferrari, davanti all’ingresso principale di Pa-

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lazzo Ducale. In caso di maltempo saranno spostati all’interno di Palazzo Ducale. Prima delle esibizioni ci saranno momenti d’incontro e approfondimento insieme alle artiste e ad alcuni addetti del settore musicale in altre location negli spazi adiacenti a Palazzo Ducale: sabato e domenica dalle 18 alle 20, nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, “LilithLab” sarà lo spazio aperto in cui si terranno incontri con esperti del settore musicale, dibattiti e showcase. Alle 20 invece le headliners si racconteranno al pubblico, intervistate dalla giornalista Lucia Marchiò, nel dehors del Douce Pâtisserie-Café di piazza Matteotti. Alle 21 si partirà con i concerti, con un cast che vede un equilibrio tra le proposte della scena locale e di quella nazionale, con molte artiste provenienti da altre re-

Ginevra Di Marco

gioni, e che culminerà nell’esibizione finale dell’headliner della serata. Direzione artistica e organizzazione a cura di Lilith Associazione Culturale. Main Partners: Comune di Genova, Fondazione Cultura di Palazzo Ducale, Gruppo Radeberger, Douce PâtisserieCafé. La quarta edizione del Lilith Festival vede ancora tra i suoi partner istituzionali anche il Centro Antiviolenza Mascherona, cui andranno i proventi del cd/book “DolceAmara” prodotto da Lilith e Douce, in vendita durante il festival presso il gazebo informativo di Lilith Associazione Culturale.

VENERDÌ 6 GIUGNO

La serata di apertura del Lilith Festival presenta un manipolo di rockeuses tutte dalla forte personalità, cantautrici e performer che si direbbero a proprio


agio col lato oscuro della vita e della musica. Headliner della serata di apertura del 6 giugno sarà Lene Lovich, artista di culto della scena new wave mondiale: lo show che sta portando in giro per l’Europa e il live con la nuova band che l’accompagna stanno soddisfacendo appieno le attese per il ritorno di una grande performer, la cui influenza è stata riconosciuta da una schiera di artisti tra i più trasgressivi e innovativi, tra cui Madonna, Boy George, Nina Hagen, Dresden Dolls. È stata descritta come una “Kate Bush in acido” o una “Maria Callas New Wave”. Quella di Genova è l’unica data italiana: semplicemente da non perdere. Lilith&the Sinnersaints è stata dai primi anni ’80 una protagonista della scena underground italiana, prima con la band rock’n’roll dei Not Moving, con cui ha supportato band come The Clash, Johnny Thunders, Celibate Rifles, poi come solista. Numerose le collaborazioni con nomi di prima importanza della scena indie italiana come Paolo Ferrario, Julie’s Haircut, Santo

Monica P

Eventi

Niente. Per citare solo gli ultimi due lavori discografici, nel 2012 è uscito “A kind of blues”, per Alpha South, che ha ricevuto un largo ed unanime apprezzamento della critica e ha portato il gruppo in un lungo tour in tutta Italia. L’ultimo Ep “Stereo Blues vol.1: punk collection” è invece un tributo personale alla tradizione punk con brani di Clash, Television, Bad Brains, Saints. Quello di Flavia Ferretti, genovese, è un gradito ritorno: un Premio Ciampi nel cassetto, vinto nel 1999 con un demo per sola voce e chitarra, e poi una carriera musicale che ha visto una sempre maggiore accentuazione della componente elettrica. Fuoco Veloce è il titolo (etichetta Maccaja - Genova) dell’album uscito nel 2006, composto da canzoni originali, vede la partecipazione del cantante dei La Crus GiòGiovanardi e riscosso le lusinghe della critica, come attesta la rivista Musica e Dischi che segnala tra gli altri il disco di Flavia “primo miglior debutto italiano 2006 e terzo miglior disco italiano del 2006”. Dopo alcuni anni di silenzio Flavia Ferretti sta lavorando al progetto

“Cinque” di prossima uscita. I Technoìr sono un duo nato nel 2012 il cui sound fonde chitarre acustiche e riff funk-blues ad una voce diretta con sfumature soul e jazz. E’ in produzione un EP che sarà disponibile all’inizio dell’estate 2014. Alla voce Jennifer Villa, studentessa di canto Jazz al Conservatorio Paganini ed ex cantante della Banda di Piazza Caricamento. Alla chitarra, al basso e all’elettronica Alessandro Finizio, diplomando al Conservatorio Paganini in musica elettronica, chitarrista del gruppo Alternative Rock Audiograffiti ed ex membro della Banda di Piazza Caricamento.

SABATO 7 GIUGNO

Nella seconda serata del LilithFest, non vengono abbandonate le ‘tinte forti’ che caratterizzano tutta la programmazione di quest’anno, ma sarà più accentuata la componente folk, prediletta da molte protagoniste della nuova scena cantautorale al femminile nostrana. A partire dall’headliner della serata Ginevra Di Marco, che in verità si è mossa e si muove ancora a suo agio anche in atmosfere rock. Personaggio eclettico della scena musicale italiana più controcorrente, negli anni Novanta la sua voce è stata, infatti, l’alter ego femminile di quella di Giovanni Lindo Ferretti, nei dischi e nei tour dei C.S.I e dei P.G.R. Parallelamente ha cominciato un percorso solista, che l’ha portata a incidere dischi acclamati dalla critica, in primis “Trama Tenue” (1999), che si aggiudica l’anno dopo Premio Ciampi e Premio Tenco. Il sodalizio con Francesco Magnelli, iniziato nelle file dei C.S.I. e mai interrotto, l’ha vista approfondire sempre più le radici della musica popolare e della tradizione orale, attraverso un lavoro di scoperta e riscoperta che culmina nello spettacolo “Donna Ginevra e le Stazioni Lunari”. Il lavoro ripercorre gli ultimi sei anni della sua ricerca musicale e regala nuova vita a brani della tradizione popolare a partire dal bacino del Mediterraneo fino alle coste del Sudamerica e oltre. Femina Ridens, al secolo Francesca Messina, è una cantante, attrice, compositrice che non ha mai smesso di sperimentare sulla sua vocalità, cimentandosi in progetti tanto eterogenei quanto prestigiosi. Comincia negli anni ’90 come solista dell’ensemble vocale

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Jubilee Shouters e condivide il palco con Take Six, CSI, Trilok Gurtu. Sotto lo pseudonimo di Lady Violet, approda al mondo della dance con successo planetario e vincendo un disco d’oro. Nel 2003 entra stabilmente come attrice nella compagnia teatrale Laboratorio Nove con cui va in tournée fino ad approdare alla Biennale di Venezia nel 2004 con lo spettacolo teatrale Binario Morto di Letizia Russo. Nel 2008 fonda il gruppo La Materia Strana e suona in Piazza S.Giovanni a Roma per il No B Day rafforzando la sua immagine di “frontwoman enigmatica, potente e magnetica” (La Repubblica). Il suo primo lavoro da solista “Femina Ridens” è accolto con grande entusiasmo dalla stampa e dalle emittenti radiofoniche. Di recente è stata ospite nella prestigiosa rassegna “Resistenze” a Berlino che l’ha vista insieme a nomi illustri della storia della cultura italiana come Luciana Castellina, fondatrice de Il Manifesto. Nima Marie si avvicina alla musica da bambina, iniziando a suonare il piano a soli cinque anni. Quattro anni dopo frequenta un corso di Canto Corale, scoprendo di essere un soprano “timido” ma gradevole. Lo studio della musica si accompagna quasi immediatamente al desiderio di comporre brani originali. La scoperta delle sonorità del rock e del blues la porta ad avvicinarsi allo studio della chitarra e ad un progressivo allontanamento dalla tradizione del cantautorato italiano. Nel 2007 vince il concorso nazionale “Talenti per Natura”, organiz-

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zato da Radio Lifegate e dal Centro Professione Musica (CPM) di Milano, ricevendo il premio come “Miglior Progetto Inedito”. Nel 2008 vede la luce il suo primo disco, l’EP “Come Back” (OrangeHomeRecords), pubblicato con il solo nome di Nima, che nei soli live vende più di mille copie. Nel 2009 è selezionata per il Progetto Musicale Europeo “Aftershock” ideato e prodotto da Nitin Sawhney, che la porta a condividere il palco con lui insieme ad altri dieci musicisti provenienti da Italia, Regno Unito e Francia. Tra il 2009 e il 2010, i brani dell’EP sono trasmessi da più di 400 radio nazionali e il singolo “Forgive me” resta per diversi mesi nella top 20 della “Indie Music Like”, la classifica italiana della musica indipendente più gradita. Nel 2013, ha completato il suo secondo lavoro discografico, dal titolo “Woollen cap” (OrangeHomeRecords), prodotto e arrangiato in collaborazione con il chitarrista Luca Falomi, e registrato insieme ai suoi musicisti “storici” Pietro Martinelli ed Enrico Di Bella. Tra gli ospiti, il cantautore Stefano Barotti, che ha prestato chitarra e banjo all’ultimo brano, dal titolo “Down in my veins”. La tracc, che è stata prodotta in collaborazione con Raffaele Abbate (OrangeHomeRecords), farà parte di “Anatomia Femminile 2.0”, antologia dedicata al cantautorato femminile indipendente in uscita a maggio del 2014. Woollen Cap ha ricevuto un’accoglienza molto positiva, con ottime recensioni da parte della stampa (Rockit, Rumore, Buscadero, il Fatto Quotidiano). Il video del

primo singolo, “You know I do”, vede alla regia una coppia inedita, formata da Lorenzo Vignolo, apprezzato regista di videoclip, e Serena Zanardi, video artista, scultrice e performer. Claudia Pisani nasce a La Spezia nel 1986 e cresce tra Sestri Levante e Genova. Nel 2012 l’incontro con Raffaele Abbate (produttore) che decide di seguirla nel suo percorso musicale, arrangiando il suo primo album in uscita nel 2014 per la OrangeHomeRecords. Il disco vede partecipazioni come quelle di Stefano Barotti, Lorenzo Capello e Antonio Gallucci, impreziosendo così le canzoni e il mondo di Claudia. Un mondo fatto di Rive Gauche e di introspezione lirica e sonora, a metà tra la musica d’autore italiana e il songwriting nord europeo. Nel 2013 viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie “Tre punti su di me”, Erga Edizioni, che presenta alternando letture a canzoni con l’accompagnamento di Pierpaolo Ghirelli alla chitarra. È lui l’anello di congiunzione che all’inizio del 2014 porta Claudia a far parte dei Mandillä come voce femminile. Dopo i concerti sabato sera si ballerà in piazza De Ferrari con il dj set di VAMDJ. Pseudonimo di Valentina Amandolese, una delle punte di diamante della scena indierock genovese. Cantautrice, polistrumentista, ha debuttato di recente anche come compositrice di musiche per il teatro. Il suo primo disco ufficiale, “Nella stanza degli specchi” (Dcave rec., 2011) è stato accolto entusiasticamente dalla stampa di settore e l’ha portata a suonare su alcuni dei palchi più prestigiosi del circuito rock nazionale. Per il suo dj set la musicista sceglie un nome che è quasi un`onomatopea, il suono di un vortice musicale che mescola generi e suoni in modo eclettico, assecondando la naturale inclinazione verso le sonorità indierock e le nuove tendenze della scena electro.

DOMENICA 8 GIUGNO

Il Lilith Festival 2014 si chiuderà in bellezza con una serata che miscelerà momenti pop a digressioni indie, fino a culminare nell’esibizione finale di Nada, una delle artiste più complete e capaci di rinnovare se stesse del panorama italiano. Interprete, cantautrice, ma anche attrice e scrittrice. Sterminato il

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suo curriculum musicale: dall’esordio sul palco di Sanremo che la vide giovanissima, nel 1969, presentare il successo mondiale “Ma che freddo fa”, i suoi lavori hanno sempre ricevuto riconoscimenti di pubblico e di critica. La svolta fondamentale da interprete ad autrice avviene nel 1999 con l’album “DOVE SEI SEI” (Polygram/Universal): interamente scritto da Nada sia per le musiche che per i testi, l’album - prodotto da Mauro Pagani - è trainato dalla canzone “Guardami negli occhi” che partecipa al festival di Sanremo di quell’anno. Partono da lì tutta una serie di collaborazioni con artisti italiani e internazionali nei dischi successivi, tra cui citiamo “TUTTO L’AMORE CHE MI MANCA”, del 2003, prodotto da John Parish per la “On the road”, disco pluripremiato come migliore album dell’anno e per i migliori testi e musiche, cui collabora anche Cesare Basile, un musicista “scomodo” che a sua volta aveva chiamato Nada a cantare la canzone “Senza sonno” nel suo album; “LUNA IN PIENA” (RadioFandango/Edel) del 2007, la cui title track è presentata al Festival di Sanremo 2007 e il relativo video vince il premio PIVI e FUTURE Film come miglior video dell’anno; “VAMP” del 2010 e infine l’ottimo “OCCUPO POCO SPAZIO”, uscito nel marzo di quest’anno. L’ultimo acclamato lavoro la vede accompagnata dal vivo dalla band dei Criminal Jokers, con cui si esibirà anche nel concerto genovese in un live che si preannuncia a dir poco travolgente. Monica P si definisce “indipendente e diretta, sempre alla ricerca del nuovo, ossessionata dal bisogno di tradurre quel noise interiore che non l’abbandona mai”. Nei suoi testi e nella sua musica esprime il bisogno di slegarsi dalla logica della musica preconfezionata e da inutili estetismi vocali. Dopo diverse esperienze e collaborazioni che la portano dal reggae al lounge, dal blues all’elettronica, nel 2010 pubblica il suo primo album “A volte capita” per Dcave Records/CNI. Il lavoro, di stampo folk rock, viene accolto con deciso interesse dalla critica, attraverso un numero notevole di recensioni e interviste radiofoniche. Nel 2011 il suo brano “Libera” viene inserito nella compilation tutta al femminile “Female do it better”, con nomi importanti del cantautorato italiano e

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internazionale. Nello stesso anno vince il Premio MEI Super Sound al Radio Flyweb Festival. Nel gennaio 2014 esce il suo nuovo album (TFrecords/ IRD), dal titolo “Tutto Brucia”, prodotto da Antonio Gramentieri e Franco Naddei. Questo disco vede la collaborazione di musicisti di primo piano a livello internazionale (Sacri Cuori, JD Foster, Giovanni Ferrario, Vicki Brown) e un duetto con l’australiano Hugo Race (Nick Cave and the Bad Seeds), che per la prima volta canta in Italiano nel brano “Come un cane”. Fin dall’uscita del nuovo disco appaiono gli apprezzamenti della critica. Roberta Cartisano scrive canzoni che preferisce definire fotografie sonore.  Polistrumentista, sabotatrice di suoni e manopole, fa tutto da sé: compone, arrangia e produce, costruisce città, ponteggi, caverne che collegano questo mondo con pianeti lontani attraverso buchi nel cielo e stelle che si lasciano contaminare di quel Mediterraneo che in lei scorre per natura.  Dopo Autentiche Voci (Broken Toys 2011) torna come produttrice con il suo secondo lavoro intitolato  L’ultimo cuore  (BrokenToys/Audioglobe 2013) -  disco del mese sulla rivista Rumore -    un concept album ambientato nel futuro in cui il rock/ pop d’autore sperimentale incontra la potenza della parola insieme alla forza onirica del suono.  L’ultimo cuore è stato presentato in anteprima  al Revolution Cafè di San Francisco (U.S.A.) città in cui Roberta lavora come bassista per progetti internazionali.  Già nota nel circuito underground, presta servizio come bassista pianista e agitatrice di synth per la scena musicale alternativa (Cesare Basile, Lele Battista, Marta Collica, Micol Martinez, Carmine Torchia, Lo.mo, Yuri Beretta, She Owl, Stead etc). Lo studio degli strumenti, una laurea in Filosofia, gli scritti sull’estetica della città, la curiosità per le voci e i gesti della gente. Tutto questo l’ha portata alla convinzione che per essere musica bisogna “cercare la polvere, sporcarsi le mani, interessarsi alla vita”. DoremiFlo canta e suona da quando è piccola. Ha cominciato studiando chitarra classica presso la scuola della Filarmonica di Sestri Levante, per poi passare alla chitarra elettrica proseguendo da autodidatta a 16 anni,

quando ha scritto la sua prima canzone e formato una band, i “C14” diventati poi “Fragile Mania”. Salita subito sui palchi dai tempi del liceo, non si è più fermata. Fin dai primi brani scritti, si capisce che il suo è uno stile che guarda al pop-rock, fatto di note spensierate ma non banali e di testi diretti che “fanno divertire e muovere il piedino al pubblico”. Polistrumentista, ha collaborato accompagnando alla chitarra e alle percussioni nei live acustici le cantautrici genovesi Sabrina Napoleone e Cristina Nicoletta. Con la band “Gli Acusmatici” ha attualmente un’intensa attività live. Nel mese di ottobre del 2013 è uscito suo primo album, 11 brani inediti, arrivati alla maturazione dopo circa due anni di lavoro con la bassista e pianista Ebe Rossi, che è anche la sua manager. La produzione artistica è stata affidata ad Andrea Maddalone, chitarrista dei New Trolls con all’attivo molti lavori firmati anche per Alexia, Zucchero, Zero, Biondi, Casalino e molti altri. Un cd tutto fucsia che ben rappresenta la sua missione: portare una ventata di positiva irrequietezza, l’approccio di DoremiFlo a temi come l’amore, il viaggio, la felicità, la creatività. “Il fucsia è determinazione, femminilità, aggressività e insieme dolcezza…”. Sono sue anche le musiche, con influenze che vanno dal dal blues al rock, dal folk al funky, fino all’elettronica. Ad aprire i concerti della serata di domenica, un mini set della giovane rapper Miss Dodge. Nata nel 1992, Miss Dodge inizia a fare rap dall’età di 14 anni. Scrivere diventa la sua valvola di sfogo, dice, che le permette di sentirsi ‘diversa dalla massa’ e inseguire le proprie idee quando il suo stile hip-hop ai tempi della scuola la rende bersaglio delle critiche dei compagni. Nel 2009 conosce Tysal, rapper con cui nasce un sodalizio umano e musicale che li porta a formare il gruppo degli “Endkuff” e registrare l’album autoprodotto “Per quello che c’è”, uscito nel 2013. ❖ info@lilithassociazioneculturale.it www.lilithassociazioneculturale.it Facebook: Lilith Festival SABRINA NAPOLEONE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE 3470776054 CRISTINA NICOLETTA 3493839212 VALENTINA AMANDOLESE 3495737100

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Recensioni “MALASPINA” L’ATTESO ALBUM DEL RITORNO DI OLIVIERO MALASPINA

Dal 15 maggio in oltre 240 store digitali e dal 22 maggio in Cd disponibile su prenotazione in tutti i negozi Comunicato stampa

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rodotto da Amedeo Pesce e Cosimo Lupo, “Malaspina” è il frutto della sinergia tra due autorevoli etichette discografiche, Hydra Music e Ululati dell’editore salentino Lupo Editore, che per l’occasione hanno unito le forze dando vita ad un disco prezioso, nel quale brilla tutta l’intensità del songwriting poetico di Oliviero Malaspina. Determinanti per la realizzazione del disco sono stati il contributo di Amedeo Pesce che, presso gli Hydra Studios, ne ha curato gli arrangiamenti e la realizzazione, e la preziosa collaborazione di Ettore Bianconi dei Baustelle, che ne ha curato il mixaggio. “Malaspina”, che giunge ad otto anni di distanza da “Marinai Di Terra”, si preannuncia come uno dei più importanti ed intensi della carriera del cantautore pavese, svelandoci il lato più intimo ed introspettivo del suo sonwriting. Quasi fosse uno dei suoi tanti ed apprezzati libri di poesie, il disco raccoglie dodici canzoni, dodici frammenti poetici, vibranti, taglienti, sanguigni, impastati nella sofferenza e nell’inquietudine. Oliviero Malaspina in questi dodici brani mette a nudo la sua anima, lasciandoci intravedere ora il buio, ora la luce che alberga dentro sé stesso, ci regala riflessioni profonde sull’esistenza, storie vissute ai margini della vita, schegge di ricordi che graffiano e segnano il cuore dell’ascoltatore.

Uomini ai bordi della vita nell’ultimo album di Oliviero Malaspina di Giuseppe Cristaldi

E’ vita che evapora, si condensa nella poesia e piove di nuovo, in gocce d’oro e disperazione. L’album prende il nome dell’autore, o forse è una benedetta coincidenza tematica, perché in esso imperano gli uomini cui la luce ha girato le spalle, gravitano nella nudità le cose che accadono “al di sopra delle parole” come avrebbe detto Fabrizio De Andrè che proprio in Oliviero vide il coautore del suo ultimo album di notturni, rimasto incompiuto. E’ difficile ricreare in uno scritto come questo l’universo silenzioso che per anni l’autore, amico, ha levigato attraverso un’esperienza diretta, di strada, da tenere sempre nella memoria e da lì farla rivivere come schiaffi in faccia alla decadenza della società odierna. E’ difficile fare ciò, un po’ per quanto descritto, un po’ perché ognuno dovrebbe vi-

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vere l’ascolto a suo modo, un ascolto dove la voce è corteccia scavata. Io ho avuto la fortuna di farlo in anteprima poiché insieme a lui ho scritto due testi presenti nell’opera, voialtri potrete farlo a gennaio. Intanto riporto qui di seguito le parole di Malaspina, come salsedine che lascia il sapore dopo il trambusto dell’acqua. “Prima di approdare alla tua penna per i due pezzi che abbiamo scritto insieme, sono partito per questo disco da un brano MIGRANTI scritto nel 1997 con l’ausilio di Fabrizio. Poi ho deciso di vedere gli ultimi in faccia, non dal divano di casa. Così, dopo la convalescenza per l’intervento a cuore aperto, comunicai alla mia famiglia, allora quasi tutta in vita, che sarei andato a Roma per un po’ di mesi. Lì mi gettai con gli ultimi, furono giorni sfibranti di passione per la vita che ti sputa in faccia. Nel letame che produce i fiori lontano dall’inutile scintillio dei diamanti, dalle stucchevoli maialate dei nostri politici. Poi, quando rientrai a Milano, mi fiondai coi ragazzi di vita di piazza Trento, belle anime, bei corpi. Ero lontano dallo strazio dell’affetto, ma dentro la vita vera, lontano da ogni ipocrisia, dalle veritiere menzogne delle famiglie, delle caste. Gli ultimi sono i primi, vivono, non sono noiosi, producono arte ad ogni passo, ad ogni rivolto di sole e rivolo di pioggia, hanno secchi di neve e un cuore che scalda”.

TRACKLIST 1. Poi (Malaspina) Ed. Hydra 2. Volevo essere la luna sui campi (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 3. Vita ancora viva (Malaspina – Cristaldi) Ed. Hydra/Peer Music 4. In viaggio, fermi (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 5. Quasi tutti (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 6. Vostra signora dei fiori (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 7. La strada (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 8. Migranti (Malaspina) Ed. Hydra 9. Il vuoto (Stop) (Piccoli – Arezzi – Malaspina) Ed. Peer Music 10. Vengo a portarti il mio nuovo amore (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 11. E dell’infinito, fine (Malaspina – Cristaldi) Ed. Hydra/Peer Music 12. Dopo (Malaspina) Ed. Hydra

CREDITS Testi e musiche

Oliviero Malaspina


Hanno suonato

Recensioni

Amedeo Pesce pianoforte, tastiere, batteria e programmazione Gianmarco Volpe chitarre acustiche, classiche ed elettriche, violino, mandolino Gino Ariano basso elettrico, basso acustico Pasquale Di Lascio percussioni Daniela Somma fisarmonica Carmine Ruizzo violino, viola

Mix Ettore Bianconi Mastering Edoardo “Dado” Fracassi Produzione Amedeo Pesce e Cosimo Lupo Registrazione, arrangiamenti Amedeo Pesce @ Hydra Studios NOTE BIOGRAFICHE

Oliviero Malaspina nasce, sotto il segno dello Scorpione, il 27 ottobre 1962 a Vallechiara di Menconico (Pv). Comincia a scrivere canzoni agli inizi degli anni Ottanta, ma è dopo la laurea in Lettere Moderne ed una brevissima parentesi come supplente, che decide di seguire la sua passione per la musica e la poesia, facendo tesoro degli studi di solfeggio e chitarra classica. Il suo debutto è segnato subito dalla vittoria al Premio “Rino Gaetano”, riconoscimento mai ritirato, come racconta nell’intervista a Riccardo Bertoncelli in “Belin, Sei Sicuro?”: “(…) le selezioni si tenevano alla sede di Antenna Tre, a Castellanza; e che c’entrava anche Radio Italia, che passava i pezzi. Gli ascoltatori di Radio Italia Solo Musica Italiana dovevano votare con un tagliando che trovavano sul Radiocorriere TV. Giuro che non ne ho mai spedito uno, ma sono arrivato in finale, anzi, ho vinto, ma non mi hanno dato il premio. (…) perché ero totalmente ubriaco, impresentabile”. Dopo la vittoria nelle edizioni del 1990, 1991, e 1993 del Premio Città di Recanati, nasce la collaborazione con Cristiano De André con cui firma “Notti Di Genova” per il disco di quest’ultimo “Sul Confine”, e nel 1995 giunge al debutto discografico con “Caravaggio” (Peer Southern Italy/CNI), a cui segue l’anno successivo il suo secondo album “Hai! Hai! Hai!” (Peer Southern Italy/CNI). Snodo fondamentale del percorso artistico di Oliviero Malaspina è l’incontro con Fabrizio De André. Le loro strade si erano già incrociate in diverse occasioni sia all’epoca del Premio Città di Recanati, della cui giuria faceva parte il cantautore genovese, sia grazie all’amicizia comune con Michele Ascolese, ma è il lavoro fatto con Cristiano per il disco “Sul Confine” la rampa di lancio per la loro collaborazione. Inizia così un periodo molto intenso, caratterizzato da una reciproca osmosi intellettuale e creativa, nel quale Malaspina e De André lavorano a progetti differenti prima un “Dizionario Dell’Ingiuria” a cui lavorava il cantautore genovese, poi ad alcuni racconti, fino a che nasce l’idea di lavorare al seguito di “Anime Salve”, “Notturni”, disco che non vedrà mai la luce, a causa della prematura scomparsa di Fabrizio De André. Malaspina però ha il tempo, e il privilegio di fare da opener ai concerti del suo ultimo tour, così come di essere tra gli artisti che due anni dopo sul palco del Teatro Carlo Felice di Genova renderanno omaggio alla sua memoria con il concerto Faber, Amico Fragile, ed in quell’occasione esegue una versione da brividi di “Canzone Del Padre”. Seguono anni difficili, burrascosi, segnati dall’abuso dell’alcool e di psicofarmaci, ma Oliviero Malaspina non si arrende e pubblica nel 2002 “Benvenuti Mostri” (Target/Sony) e nel 2005 “Marinai Di Terra” (Purple Eye/GAL). Nel 2006 a causa di un infarto si sottopone ad un intervento a cuore aperto, e dopo essersi ripreso nel 2009 pubblica un libro di racconti, “I racconti Del pesce Che piange E Che Ride”, per i tipi delle Edizioni Saecula. Dal 2007 al 2010 collabora con Raphael Gualazzi per la realizzazione del disco “Reality And Fantasy”. Negli ultimi anni, vive a Mazzantica (Vr), tenendosi ben lontano dal clamori dello showbiz, ma soprattutto scrive febbrilmente canzoni, poesie e racconti, dividendosi tra progetti artistici differenti, e lavorando al disco “Malaspina” di imminente pubblicazione.

DISCOGRAFIA 1990, AA.VV. Premio Musicultura (con il brano Romanzo Popolare) 1991, AA.VV. Premio Musicultura (con il brano Figlio di Un Do Minore) 1993, AA.VV. Premio Musicultura (con il brano Appunti Su Carta Velina) 1995, Caravaggio Ep (Peer Southern/Distribuzione CNI) 1996, Hai! Hai! Hai! (Peer Southern/Distribuzione CNI) 2002, Benvenuti Mostri (Target/ Sony) 2005, Marinai Di Terra (Purple Eye/GAL) 2013, Malaspina (Hydra/ Ululati) di prossima pubblicazione BIBLIOGRAFIA 1984, Milano E Il Suo Territorio - Indagine Sociolinguistica, Silvana Editoriale Regione Lombardia – 1985, L’Albero Del Canto - Appunti Semiologici e Strutturali Sulle Forme Linguistiche E Contenutistiche Dei Cantastorie, FORMicona Ed. – 1986, Il Ballo Della Fanciulla in Fiamme, Guardamagna Editore (Raccolta di Poesie) – 1994, Vivere Davanti Alla Luna Fredda, Guardamagna Editore (Raccolta di Poesie) – 1999, AA.VV. Antologia Poeti Internazionali, De Ferraris Edizioni successivamente Edizioni Europea, (Raccolta di Poesie con Alvaro Mutis ed altri) – 2009, I Racconti Del Pesce Che Piange E Che Ride, Edizioni Saecula (I Edizione) – 2013, I Racconti Del Pesce Che Piange E Che Ride, Edizioni Saecula (II Edizione con una nota di Mario Luzzatto Fegiz e la postfazione di Giuseppe Cristaldi) COLLABORAZIONI 1994, Sul Confine, Cristiano De André 1997-99, I Notturni, Fabrizio De André (inedito ed restato incompiuto dopo la morte di Fabrizio De André 2000, Faber Amico Fragile (con Canzone del Padre) 2001, Scaramante, Cristiano De André 2003, Un Giorno Nuovo, Cristiano De Andrè 2003/04, E Ci Chiamano Poeti, Flavio Oreglio 2005, Malocuore, Stefano Tessadri 2011, Reality And Fantasy, Raphael Gualazzi (come coautore) 2012-13, Come In Cielo Così In Guerra, Cristiano De Andrè TOUR 1996 Karavaggio Tour 1998 Opener per il Tour di Fabrizio De André 2002-2006 Benvenuti Mostri Tour PREMI 1990, 1991, 1993 Premio Musicultura Città di Recanati 2001, Premio Lunezia con Cristiano De André 2004, Premio MGM, Losa Angeles come miglior songwriter italiano 2004, Premio della Critica Semirde, Mantova 2001, Premio UNESCO Per Musica E Poesia/Messaggero di Pace Oliviero Malaspina https://myspace.com/olivieromalaspina https://www.facebook.com/oliviero.malaspina https://www.facebook.com/pages/Oliviero-Malaspina/87030025778 LUPO EDITORE Via Monteroni Esterna, CP 93 - 73043 Copertino (Le) Tel. 0832.949510 . Fax 0832.937767 - info@lupoeditore.it

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