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mensile Anno 2 n° 17 maggio 2013 € 0,00

ni a l o rg ngo e P l e e r a a h c Mi enato M R Riccardo Tesi Tras an Ball Folk Group Orchestre multietniche I riti del mese di maggio

Raffaele Antoniotti Fairport sconosciuti Terrae Eurovision Song Contest


Sommario

n. 17 - Maggio 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Riccardo Tesi

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Massimo Ferri

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Tras An Ball Folk Group

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Raffaele Antoniotti

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L’Orchestra di Piazza Vittorio

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I Fairport sconosciuti

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Orchestre multietniche

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L’Orchestra multietnica di Arezzo

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IndieIsPonente

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Giovanni Rubbiani

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Torino Attarantata

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Furclap: Festival del canto spontaneo

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

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ovità e priorità spesso non vanno d’accordo, e questa volta la seconda ha avuto il sopravvento sulla prima. Mi spiego: da questo numero si doveva inaugurare una sorta di “doppio quindicinale” con uscita nella prima metà del mese e seconda metà, per rendere fruibili gli eventi di inizio mese ai lettori; ciò non è avvenuto per il fatto che era più urgente trovare una sede appropriata e comoda affinchè il sottoscritto potesse gestire il lavoro, mi scuso per il ritardo nella pubblicazione. Detto e fatto, la prossima sede legale della rivista (tra qualche mese) sarà nel pieno centro di Genova, comodo per chiunque volesse passare in visita: precisamente in Via dei Giustiniani a due passi dal Porto Antico, dal Palazzo Ducale, dalla fermata metrò. Il mio impegno adesso sarà di rispettare il programma originale producendo la rivista mensile già dalla prima metà del mese. Detto questo, esiste l’impegno personale nella Giuria del Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana, che ahimè quest’anno

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comporta l’ascolto di tutto ciò che si è pubblicato nel 2012, sotto forma di file mp3 forniti dalle stesse case discografiche, agenzie o addirittura dagli stessi autori. Qualcosa come una cinquantina di album... e per fortuna che molti li avevo già ascoltati appena sono usciti!! Mi stanno tremando le gambe perchè mi aspetta un’estate ai limiti delle possibilità fisiche, fra trasloco sede, fiere, festivals, impegni radiofonici con RaiDemo, attività di promozione e marketing, per finire con il passaggio definitivo, entro la fine dell’anno, della rivista (da newsletter gratuita a testata giornalistica a pagamento), con l’introduzione di una contabilità finanziaria. Davvero un ruolino di marcia impegnativo per me e per Lineatrad, ma spero nella collaborazione di tutta la Redazione per superare questo periodo decisivo che rilancerà il nostro futuro. Questo numero rispetto ad aprile avrà qualche intervista in più, e prenderà un po’ di spazio dagli eventi e dalla cronaca, scarsini in questo mese.

Argomenti

Editoriale Le programmazioni degli eventi, che dovevano già cadere a pioggia sulla rivista, rimangono in standby fino all’ultimo, creando disagio anche a noi che non riusciamo a comunicare certe notizie tempestivamente... Spiacenti ma non ne abbiamo colpa. In compenso la pioggia (quella vera) non cessa mai anche a primavera inoltrata, e la temperatura si mantiene bassa, come il nostro umore. La collaborazione con RaiDemo si sta perfezionando e presto ci saranno importanti novità. Una nuova rubrica radiofonica creata da Renato Marengo e Michael Pergolani “RadioPress” dove i più importanti giornalisti di settore in Italia promuoveranno nuovi artisti, gruppi musicali. Lineatrad e il sottoscritto fanno parte di questo prestigioso pool di lavoro. Siamo pertanto in attesa di vostre segnalazioni di artisti emergenti per la prossima puntata cui saremo invitati, su RadioRai1. Lineatrad in ogni caso è una rivista al servizio della musica folk, e lo sarà ogni mese di più! ❖


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Coumboscuro: Uno terro, uno lengo, un pople

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Daunia Orchestra Roberto Carlotti - Orlek

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Terrae compagnia di musiche popolari

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I riti del mese di maggio nelle ballate popolari europee

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Cadira, il progetto teatrale

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Emmelie De Forest vince l’Eurovision Song Contest

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I grandi maestri della musica siciliana ospiti degli Ethn ‘n ‘Roll

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LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 17 - MAGGIO 2013 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Giordano Dall’Armellina, Silver Plachesi, Gloria Berloso, Roberto Sacchi, Jessica Lombardi, Renato Marengo, Stefano Rolli Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Interviste RICCARDO TESI

Summa “organettologica”

di Loris Böhm

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on è facile oggi fare una intervista a un musicista come te, dopo 35 anni di carriera di cui si potrebbe scrivere una enciclopedia della musica, e scoprire novità, ne convieni?

Ma in realtà in tanti anni ho sempre cercato di non fare mai due volte lo stesso disco, sono sempre andato incontro alle collaborazioni più improbabili, più rischiose e più difficili proprio per costringermi ogni volta a tirar fuori qualcosa di nuovo, a far evolvere il mio linguaggio in una diversa direzione pur cercando di mantenere una coerenza di fondo ed una cifra stilistica personale. Però 35 anni in effetti non sono pochi e i lavori fatti sono tanti. Comunque proviamoci! Sono tantissime le formazioni cui hai fatto parte: alcune piuttosto sperimentali, altre dalla fisionomia di supergruppo. Sei uno dei pochi professionisti di musica folk in Italia: quale formazione tra tutte rappresenta maggiormente il tuo stile di vita (artistico, economico, affettivo)?

Probabilmente Banditaliana è la formazione che più mi è stata utile per mettere a fuoco il mio pensiero musicale. È stata la prima volta in cui mi sono preso la responsabilità di andare in fondo alle mie idee musicali, in cui mi sono preso la responsabilità di tutte le scelte. Non è stato facile iniziare a credere in me stesso ma adesso sono felice di averlo fatto. Con il tempo Banditaliana è diventato sempre più un gruppo per cui adesso tutti i componenti partecipano al processo di creazione perchè condividiamo

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Riccardo Tesi al concerto del 7 aprile allo “Zenzero” di Genova

quello che è diventato lo stile della band e che ci ha permesso di essere apprezzati e riconosciuti a livello internazionale. Due album comunque sono

molto importanti per la mia idea di musica: Presente Remoto e l’ultimissimo Cameristico. Detto questo ci tengo a sottolineare che sono legatissimo a tutte le


Interviste

altre esperienze musicali e discografiche alle quali ho partecipato. Sono stato molto fortunato perchè ho collaborato con tanti grandi musicisti, ognuno dei quali mi ha lasciato qualcosa che mi porto dietro, sia a livello musicale che a livello umano. Di tutte queste formazioni, quali sono ancora proponibili dal vivo e quali sono ormai esperienze concluse e irripetibili?

In questo momento i miei progetti principali sono Banditaliana, Cameristico e Samurai. Però ancora porteremo in giro Sopra i tetti di Firenze, il progetto dedicato a Caterina Bueno la più grande cantante tradizionale toscana. A giugno con Banditaliana e Fanfara Tirana riprenderemo il progetto Un Ballo Liscio di 18 anni fa per Ravenna Festival per una produzione che si chiamerà “A est del liscio”. Dopo una sosta di sei anni in ottobre collaborerò di nuovo con Patrick Vaillant, il fantastico mandolinista francese con cui ho ho diviso il mio cammino musicale per almeno venti anni. E poi suono e adoro collaborare con i miei amici sardi Elena Ledda e Mauro Palmas, e poi e poi ...

Mi è capitato di suonare con Justin Vali del Madagascar e avere la sensazione di conoscerlo da sempre, come ho trovato piena sintonia con jazzisti come Trovesi o Mirabassi. Credo che per emozionare il pubblico sia importante emozionarci per primi. Io ho bisogno di avere la sensazione di andare avanti, di non fossilizzarmi per questo adoro sperimentare percorsi inusuali. Può capitare ad una rivista di belle speranze come Lineatrad, ma ancora poco conosciuta, di non parlare diffusamente di un disco come il tuo: “Cameristico”, in cui davvero inserisci una strumentazione che di solito non si abbina ad un organetto diatonico. Come è nata questa idea?

I germi di Cameristico risalgono a qualche anno fa. Sono sempre rimasto affascinato dal suono del pianoforte, del clarinetto e del violoncello, tutti si sposano magnificamente con l’organetto per cui li ho voluti riunire e provare a scrivere per questo organico. Alcuni brani con questo timbro già erano apparsi in Presente Remoto del 2007.

Quando Claudia Cappellini, responsabile culturale del comune di Quarrata (PT) mi chiesto di concepire uno spettacolo per la sala affrescata della villa medicea La Magia ho deciso che era venuto il momento di andare a fondo di quel suono precedentemente sperimentato. Così ho chiamato Daniele Biagini, pianista pistoiese, amico e saltuario collaboratore da molti anni. Insieme abbiamo arrangiato tutti i brani del disco. Al violoncello c’è Damiano Puliti, membro di Harmonia Ensemble e anche lui mio collaboratore da tanti anni, già in Acqua Foco e Vento. Al clarinetto un altro pistoiese, il giovanissimo Michele Marini che già vanta collaborazioni importanti in campo jazzistico. La caratteristica di tutti i musicisti coinvolti è quella di avere una preparazione classica ma un atteggiamento eclettico e l’apertura mentale necessario per affrontare la musica che ho composto per l’occasione.

Quale è la spinta che ti induce a suonare con tanti musicisti di diversa collocazione geografica e diversa esperienza artistica? Il desiderio di fare nuove conoscenze, la ricerca di realizzare un ensemble di successo, o la voglia di sperimentare sonorità e accoppiamenti strumentali inusuali?

Sicuramente la curiosità, la voglia di imparare ogni volta cose nuove. Sono attratto da musicisti che hanno un pensiero musicale interessante, con cui sento un’affinità, una sensibilità comune che ci permetta di incontrarci e condividere questa meravigliosa esperienza del far musica insieme. Per questo non mi preoccupo della provenienza geografica o del genere musicale.

Il 7 aprile allo “Zenzero” di Genova con Filippo Gambetta

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Per cui il termine cameristico si riferisce più al timbro del progetto che non alla musica, che invece oscilla tra world music e jazz. Per mia convinzione personale tendo a evitare di etichettare un lavoro come “capolavoro” o “opera matura” oppure “onesto lavoro ben suonato” o magari “sfogo fisico da zappatore del pentagramma” appunto perchè ritengo che il vero giudice sia chi acquista il disco, non chi lo dovrebbe consigliare al pubblico. Preferisco semplicemente descrivere ciò che si trova nella confezione, senza commentare secondo il mio gusto personale e dare voti. Ritieni giusto o sbagliato questo mio atteggiamento?

Per certi versi è un atteggiamento giusto per altri versi viene a cadere il ruolo del critico, che sarebbe quello di giudicare un prodotto artistico in base a criteri il più oggettivi possibili, di orientare, consigliare il possibile acquirente. Non saprei dire cosa sia più giusto. Certo che meglio questo che tanti giornalisti impreparati che sparano sentenze dopo aver ascoltato il disco mezza volta. La produzione di un cd è un lavoro lunghissimo, faticoso ed impegnativo per cui noi artisti in cuor nostro ci auguriamo che il critico ci dedichi un po’ del suo tempo e della sua attenzione per scoprire i dettagli della nostra musica. Ci sono dischi che ho avuto necessità di ascoltare più volte prima di apprezzarli a pieno. Immagino che quasi tutte le tue produzioni abbiano avuto dei riconoscimenti critici altamente positivi: quali secondo te sono stati i lavori più sottovalutati dalla critica e quali quelli sopravvalutati (se ce ne sono stati), e quanto queste recensioni hanno influito sulla vendita del tuo prodotto discografico?

Diciamo che in generale ho sempre avuto un rapporto fortunato con la critica ed in generali i miei lavori hanno ricevuto giudizi molto positivi, alcune volte addirittura esaltanti.

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Interviste

carriera musicale, oppure ritieni sufficiente esibirti con le formazioni che hai messo in campo finora maturando nuovi album?

L’ultimo album prodotto da Tesi

Non sono mancate alcune stroncature, talvolta anche sorprendentemente ad opera di giornalisti “amici”, ma per fortuna sono state rarissime. Comunque io le ho sempre accettate di buon grado perchè una volta che il disco esce sul mercato non è più tuo ed ognuno ha il diritto di amarlo o no. Certo, considerando che la critica influenza il futuro anche commerciale del disco accetto di buon grado le critiche quando sono giustificate, quando invece queste sono tendenziose le reputo una grande mancanza di rispetto nei confronti della nostra professione. Non credo di aver avuto lavori sottovalutati o sopravvalutati, però magari un album come Crinali avrebbe meritato qualcosa di più in termini di visibilità ma siamo usciti in un periodo di recessione del mercato e forse la scelta di uscire con Felmay in Italia non è stata una buona idea. Anche il disco Un ballo liscio avrebbe potuto fare molto di più se avesse avuto una buona distribuzione italiana. Ma ci sono state tante sorprese positive come il 4° posto nelle charts europee di Madreperla, tutti i premi vinti con Lune o Sopra i tetti di Firenze, il premio dell’Academie Charlie Cros con Colline e ultimamente anchre con Samurai ecc ecc. Esiste ancora qualcosa che non hai provato e vorresti provare nella tua

Guai se avessi esaurito la mia curiosità e la mia voglia di sperimentare, credo che farei altro. Al contrario sto già pensando a nuove cose che per ora sono in fase di elaborazione!! Comunque uno dei miei sogni è da sempre fare qualcosa con Mauro Pagani, chissà se si avvererà. Ritorno alle origini pure del suono con ispirazioni d’autore oppure contaminazione multietnica: quale è la chiave della world music del futuro? Meglio il mix di successo oppure la coerenza filologica?

Credo che non esista una formula magica. La musica si distingue in buona e cattiva. Nel mio Ipod trovi veramente di tutto! Quindi l’importante credo che sia essere se stessi, fare la propria cosa nel modo migliore possibile. Io amo i dischi di pura tradizione suonata ai massimi livelli (per esempio Totore Chessa) o le contaminazioni più spinte come Gothan Project, e tutto quello che sta in mezzo. La mia musica riflette questo eclettismo degli ascolti che cerco di sintetizzare in un’idea musicale che sia il più possibile personale. La gratificazione maggiore per un musicista è l’applauso del pubblico di una grande platea oppure la riconoscenza di un giovane allievo che apprende a suonare dai tuoi insegnamenti?

Entrambe le cose, la prima è più immediata l’altra è la garanzia del futuro. La diffusione dei media e della musica come sarà orientata in futuro: carta, elettronica, un mix dei due?

Guardando mia figlia e le nuove generazioni credo che sarà il digitale anche se adoro la carta!!! Arrivederci al prossimo concerto, Riccardo, è sempre un piacere! ❖


Interviste Un organettista... non convenzionale

RAFFAELE ANTONIOTTI di Loris Böhm

I

l successo di una carriera artistica di un musicista può essere misurato da tanti fattori esterni, ancor più che dal talento proprietario. Ne convieni?

Si!, ne convengo pienamente. Però il talento va comunque curato e sviluppato senza lasciare nulla al caso, per farsi delle idee su come utilizzarlo al meglio “nessuno è nato imparato”, C’è una molteplicità di motivazioni a pari merito che a me piace raggruppare in due semplici categorie: quella fisica e quella astratta. Per la categoria “fisica” (ovvero

dai tutto te stesso senza risparmiarti) in primis c’è la passione per la Musica che è quella che ti da la spinta e l’impulso ad insistere e persistere l’obbiettivo di riuscire a suonare uno strumento con il quale poi potersi esprimere. La conoscenza della materia: “La Musica”. Studiare la tecnica, andare ad ascoltare gli altri e con sana umiltà apprendere da tutti, perché da tutti c’è da imparare qualcosa; mai dimenticarsi che c’è sempre qualcuno più bravo di te. Il tutto accompagnato da un metodo di studio rigoroso.

Per la seconda categoria, quella ”astratta” (dicesi botta&company...) ci vuole una grande, considerevole, quantità industriale di… “Fortuna”. E’ la fortuna che ti porta ad avere i contatti giusti al momento giusto, conoscere i musicisti giusti con i quali collaborare per fare un buon progetto, senza contare poi …il sapersi vendere! Ecco, io direi che della seconda categoria ne ho avuta un pò poca ma ci sto sempre lavorando! Senza far classifiche di merito, ci sono musicisti tipo Riccardo Tesi, che intervistiamo sempre su questo numero di aprile, che sono perennemente alla ricerca della completa realizzazione, anche se ormai hanno raggiunto una popolarità internazionale indiscutibile. Sembra che la soddisfazione completa non debba mai arrivare. Tu personalmente ti ritieni soddisfatto del tuo percorso artistico o rimpiangi di non aver “rischiato” palcoscenici più gratificanti in passato sfruttando pienamente la tua verve compositiva?

Sono sempre stato molto soddisfatto delle cose che ho fatto e che faccio. Ogni volta che ti viene un idea, la lavori, la definisci e ne tiri fuori qualcosa di interessante, semplice o complicata che sia è sempre un piacere perchè ti rendi conto di aver prodotto qualcosa che prima non esisteva, poi, se è anche bella e interessante meglio! La conseguenza è quindi una naturale ricerca e un innovazione costante. A volte viene spontanea, a volte ti dai o ti viene richiesto un ‘obbiettivo. Ogni palcoscenico è a suo modo gratificante, ad oggi, contesti molto importanti mi sono capitati rara-

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Interviste

vato bene solo insieme a loro, oppure perché non ti interessa sperimentare altre soluzioni, oppure perché in fondo la tua aspirazione è diventare un solista di successo?

mente, spero in futuro che ne vengano di più. I grandi palchi non mi spaventano, anzi, mi stimolano. La Musica ti chiede sempre tanto tanto tanto sforzo per poter materializzare un qualcosa, poi però ti restituisce tutto in gioiose sensazioni che mi stupiscono sempre. Il bello poi, è poterle condividere con altri in un concerto o un balfolk. Queste selezioni per suonare@ folkest di Loano, l’abbiamo scritto, ti hanno visto acclamato vincitore della serata, pur essendo da solo sul palco; questo dimostra che la quantità dei musicisti non ha peso se si imbraccia ad arte lo strumento. Potremo in futuro ammirare un Raffaele Antoniotti rinfrancato dalla partecipazione ad un celebre festival come Folkest, magari con un secondo CD di composizione bello come il primo?

Innanzitutto mi sento molto onorato di poter partecipare ed un festival così importante come Folkest, è sempre stato un mio “sogno”. Per un secondo CD come solista spero proprio di si! In cantiere ho ancora tante idee e molti brani ancora incompleti da finire. Muovendomi su due fronti diversi, quello dei brani da ballo, che nel mio caso è il più richiesto (ed è il tema del mio attuale cd) e quello dei brani prettamente

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da ascolto, ho il mio bel da fare!. Una cosa molto interessante e divertente è riuscire a fare un brano che crei la fusione dei due aspetti, in alcuni casi nelle mie ultime composizioni a detta di qualcuno del pubblico ci sono riuscito! :-) Non riesco comunque a fare un paragone fra te e tanti altri virtuosi di organetto. Hai un approccio completamente diverso con lo strumento: quasi carnale. Sembra che tu voglia spremere tutte le potenzialità e oltre dallo strumento musicale. La tua mimica accompagna la musica che produci, non è “quasi flemmatica” come si può notare in altri grandi interpreti. Da cosa dipende?

Come ho detto in una risposta precedente, il bello è poter condividere con qualcuno le sensazioni che la Musica e lo Strumento ti danno; insieme alla tua musica c’è anche l’intera situazione che ti coinvolge personalmente ed emotivamente. Tu chiedi allo strumento, lo strumento ti da e tu dai al pubblico, sperando di riuscire a trasmettere le tue emozioni. Riccardo Tesi per esempio ha suonato in tanti gruppi, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, tu solo con i Meikenut; forse perché ti sei tro-

L’idea di fare il solista è sempre stata una cosa alla quale ho pensato, soprattutto per il repertorio da ascolto, l’organetto da solo trattato in forma differente è una cosa molto intrigante da portare avanti e proporre al pubblico. Ho suonato e suono tutt’ora in diversi contesti e formazioni, anche non folk, prima del capitolo Meikenut suonavo i flauti irlandesi in una formazione celtico-newage con la quale abbiamo girato parecchio. I Meikenut con i quali ho dato tutto quello che potevo dare, si può dire che abbiamo lasciato un bel segno, (ogni tanto sbuca ancora qualcuno che mi chiede che fine abbia fatto il gruppo), però per portare avanti un buon progetto bisogna crederci tutti, purtroppo non è andata così. Abbastanza deluso mi sono arenato un po’, ma ho continuato a suonare in vari e svariati contesti. Per il folk ho suonato nella “Grande Orchestra delle Alpi” per il balfolk mi sono proposto sia da solo che in duo con una cantante organettista, poi con un chitarrista ma il pubblico era abituato a vedermi con un gruppo, quindi da solo o in duo, è sempre stato un pò difficile proporsi. Per il non folk, suono tutt’ora il sax in un’orchestra di fiati, ho suonato il Sax in alcuni gruppi rockfunky-blues nei pub, nel frattempo ho avuto l’occasione e il piacere di girare quasi tutta l’Italia con alcune compagnie teatrali con una delle quali collaboro da più di dieci anni. Ho composto e arrangiato musiche di vari spettacoli, ho realizzato una colonna sonora per un mediometraggio in progetto con l’istituto d’arte di Imperia. Ho svolto corsi di musica extrascolastici alle scuole elementari, e corsi di organetto che porto avanti da quasi dieci anni. Se il folk è già di per se un contesto di nicchia, dopo i Meikenut mi


Interviste

sono imbarcato in cose ancora più di nicchia della nicchia nella nicchia, quindi, sembra che io mi sia fermato ma in realtà sono sempre rimasto in pieno movimento e ne ho viste delle belle! Dall’anno scorso ho ritrovato le energie per ritornare nel mondo del folk a pieno ritmo con nuove composizioni per organetto solo, sia da ballo che da ascolto. Per il momento porto avanti questo come progetto principale, sperando di avere dei buoni risultati ma non escludo collaborazioni con altri musicisti se capiterà l’occasione. Resta il fatto che da soli è più facile mettersi d’accordo su cosa suonare e quando fare le prove!

Mercato discografico in crisi, organizzatori di eventi paralizzati anche loro dalla situazione economica disastrosa di questa nazione, che ha coinvolto tutto e tutti. Anche le riviste su carta, specializzate per la musica folk e world sono quasi sparite, soppiantate da strumenti moderni come internet, tablet, iPad e affini. Come cambierà la carriera per un musicista di grandi aspettative come te?

Dal punto di vista della creatività credo che non cambierà molto in quanto mi ritengo un po’ come un artigiano, costruisco musica e la suono con uno strumento di legno, quindi lo stampo originale rimane. Il web con i suoi pro e contro, ha dato una svolta innovativa nel modo di porsi e di promuoversi, ti dà la possibilità di arrivare ovunque in tempo reale e di conseguenza una buona visibilità, è una bella sfida. Per il resto, visto il periodo di crisi, ci si adatta cercando comunque di dare sempre il massimo. Credo che la musica e la cultura debbano trasmettere la forza di reagire allo stallo attuale. I musicisti meno fortunati, sopraffatti dalla crisi, si arrangiano suonando per le strade, vendendo dischi autoprodotti, rinunciando a costose agenzie, promoter, organizzatori, uffici stampa e via dicendo per intraprendere una vita da nomade; si of-

frono solo “a rimborso spese”: non hanno nessuna speranza di emergere nel futuro mercato della musica, che tratta la musica folk come “spettacolo outlet”?

…aggiungerei anche “a gratis”. Ed è qui che entra in gioco la vera Passione per la Musica, se non fosse per quella avrei già smesso da un bel po’. In questo momento non mi sento molto distante da questi musicisti, anzi, direi che sono uno di loro e spero di rimanerlo anche se dovessi fare il grande salto,”mai dimenticarsi da dove si viene”. A volte mi capita di suonare per le strade soprattutto con il teatro. I cd che ho fatto, anche quello dei Meikenut, sono tutti autoprodotti per non parlare poi di questo mio ultimo cd “Live” (che ha una storia tutta sua), è super-autoprodotto, in quanto, sia la registrazione che il missaggio, che la grafica e la produzione sono stati curati da me medesimo coadiuvato dalla mia fidanzata. Sono sempre un po’ carente (rifacendosi alla risposta della prima domanda dove ho accennato alla “seconda categoria), della “botta &company” senza la quale è molto difficile inserirsi in contesti importanti o farsi prendere in considerazione da qualche produzione che possa aumentare la propria visibilità. Sono però sempre stato convinto che, dando sempre il massimo, puntando su un’alta qualità e tenendo duro, con un una buona dose di pazienza, forse si può raggiungere la meta. Fortunatamente, oggi abbiamo anche mezzi professionali che ci consentono di poter produrre i nostri lavori in totale autonomia, altrimenti non potremmo neppure esistere.

Ritorniamo al sogno del musicista di una “vita da professionista”: chi se lo può permettere e chi non lo sarà mai? Nel tuo caso come la vedi, lo consideri un traguardo oppure hai altri obiettivi che preferisci raggiungere?

Per me è un traguardo da raggiungere, direi l’unico traguardo. La mia “carriera” inizia per pas-

sione, da autodidatta, come tastierista adolescente, passando poi attraverso lo studio del pianoforte in conservatorio, per finire a diplomarmi in sax, nel mezzo si è instaurato un ottimo feeling con la musica trad, soprattutto con l’organetto diatonico con il quale ho trovato un’ intensa affinità per potermi esprimere. Suonare e comporre musica è la cosa che mi accompagna dalla nascita fino ad oggi, è dentro di me, non mi lascia, anzi, mi ha aiutato ad andare avanti anche quando i tanti sacrifici e sforzi non hanno prodotto i risultati sperati. Nonostante ci siano stati tentativi esterni che volevano portarmi a deviare dal percorso artistico, la Musica è sempre rimasta li a stuzzicarmi, richiamarmi, stimolarmi a continuare e non mollare. Per il momento si vivacchia, viverci è ancora un sogno ma io persevero e spero di vederlo avverare. Per finire: puoi fare qualche anticipazione sul programma che presenterai a Folkest quest’estate? Ci sarà qualche sorpresa per il pubblico?

Ad ogni concerto in realtà è il pubblico che fa la sorpresa, a me! Mi chiedo sempre, come reagiranno? Quindi alla fine di ogni brano proposto c’è sempre una sorpresa, ed è una cosa che mi diverte molto. Posso dire che nel concerto eseguirò tutti i mie brani da ascolto (due dei quali li ho eseguiti a Loano), che da soli occupano già metà del concerto. Li considero brani ancora inediti, ho potuto eseguirli solo tre volte da quando li ho scritti circa dieci anni fa, visto che la maggior parte dei miei concerti sono per il ballo folk. Suonerò poi le mie composizioni più significative del repertorio per balfolk che si prestano anche all’ascolto e poi chissà… prima di luglio potrebbe nascermi qualche nuova strampalata composizione da proporre in anteprima. Visto che non sono poi così conosciuto, direi tutto sarà una sorpresa, da me verso il pubblico e dal pubblico verso di me. ❖

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Argomenti ORCHESTRE MULTIETNICHE

Alcune esperienze di una buona idea!

di Jessica Lombardi (www.jessicalombardi.it)

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ra il 2003 o il 2004, giravo in macchina per Roma con un amico musicista, Rocco de Rosa, ascoltando la sua ultima fatica “Rotte Distratte” uno dei dischi più ispirati della world italiana. Ricordo bene quando, svoltando in una piazza, Rocco mi raccontava dell’ultime novità world della scena romana: “hanno messo insieme i migliori musicisti stranieri (possibilmente extracomunitari) che girano in questa piazza e li hanno fatti suonare insieme, sentissi come suonano!! e pensa che bella idea!? Il progetto porta il nome di questa piazza: l’Orchestra di Piazza Vittorio”. Entrammo subito nella scontata discussione provincia versus città e iniziai una delle solite mie lamentele sulle poche opportunità offerte dalla provincia per poi discutere un altro aspetto della faccenda, ancora più polemico e sterile, sui diritti degli immigrati e le varie forme del loro sfruttamento. Rocco ne parlava con entusiasmo e io trovavo in questa idea mille dubbi. Qualche anno dopo anche un altro caro amico, Giovanni Rubbiani, intraprese l’avventura della multiculturalità musicale e nacque Banda Larga a Modena. Conoscevo Giovanni (Modena City Ramblers, Caravanne de Ville e molto altro) da anni e i suoi progetti partivano sempre da spinte sincere e cominciai ad essere sempre più affascinata dall’idea dell’orchestra multietnica. Di lì a poco notai un volantino affisso all’”Informagiovani” di Arezzo in cui si cercavano musicisti stranieri

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e italiani per un’orchestra multietnica della città. O mi stavano perseguitando o era vero che le idee buone girano sempre! In ogni caso si cercava di tenere insieme un po’ di gente di talento, di varia origine in nome di musica, tradizione e integrazione. Tre bandiere colorate e bellissime che racchiudevano insieme la speranza per un futuro ricco di cultura e il coraggio di raccogliere la sfida della diversità. Un concentrato di sogni, un paniere carico di promesse come quella dell’accoglienza, della condivisione fondata sui valori altri, (come le tradizioni, l’arte e la cultura), non solo (e già sarebbe tanto) sul rapporto diritti e doveri degli immigrati. La sfida era quella di unire non solo le provenienze ma anche gli strumenti e i suoni di terre diverse, un’impresa musicalmente quasi impossibile. Pensate di cucinare un piatto con spezie provenienti da dieci, quindici paesi diversi; “intrugliare” basilico, paprika, cumino, origano, curry e timo nella stessa pietanza…diciamo la verità è molto difficile che il piatto risulti gustoso e raffinato! Accanto ad una sfida musicalmente molto ostica mi chiesi subito come sarebbe stato il rapporto tra i diversi background e le varie situazioni: da una parte gli italiani che dirigono, si occupano del managemenet e della direzione artistica, presi dalle difficoltà di un paese ancora non del tutto sgangherato (2003-2004-2005…) che chiede prodotti abbastanza seri, dove i musicisti la mattina dormono

ma la sera provano e la notte creano. E dall’altra le situazioni più disparate, problemi serissimi di liquidità, richieste di permessi di soggiorno, ritmi di lavoro africani e difficoltà contingenti, opportunità e speranze conditi spesso da molto, molto talento. Non ho mai smesso di riflettere su queste realtà, sulle babele musicali e sulla magia della musica1. Qualche mese fa, girando per Arezzo, ho visto dei grandi cartelli pubblicitari della TIM che ha fatto dei musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio i propri testimonial. E’ stata l’occasione, a distanza di circa dieci anni (pochi mesi fa ricorreva il decennale dal primo concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio) da quegli esperimenti per chiedersi cosa sia rimasto e come sia stata quell’esperienza per coloro che l’hanno vissuta dall’interno. Ho comprato e ascoltato i dischi che le orchestre hanno prodotto e ho apprezzato la capacità di usare poche spezie per piatti dal colore ben definito; spesso con ottimi risultati e in altre occasioni mi è capitato di criticare la preponderanza dell’idea sul prodotto. Ho chiesto agli ideatori di Banda Larga e dell’OMA di raccontarmi questa esperienza. ❖ 1 Segnaliamo una intelligente riflessione sull’esperienza di Banda Larga e sui temi dell’integrazione nella tesi di dottorato di Claudia Meschiari “Il giorno dopo la festa: cultura e sviluppo urbano tra oggetti, potenziali ed opportunità. Il caso di Modena” www. yumpu.com


Interviste Giovanni Rubbiani

di aiutare i musicisti immigrati ad avvicinarsi a un modo più professionale di fare musica. Quali sono state le difficoltà che hai incontrato? Come e perché si è conclusa questa esperienza?

Banda Larga è nata in un periodo in cui il music business stava già naufragando. Spariti i CD, anche i concerti cominciavano a diventare sempre più problematici per la mancanza di soldi e di spazi. Gli stessi enti pubblici cominciavano a tagliare pesantemente sui progetti culturali. In questo contesto, già difficile di per sé, l’orchestra si è rivelata veramente ardua da gestire, un dispendio di tempo e di energie colossale rispetto al prodotto che poi effettivamente usciva. La maggior parte dei musicisti immigrati aveva delle vite piuttosto incasinate tra problemi di lavoro, soldi, famiglia, documenti, per cui venire alle prove non era esattamente una priorità. Quindi immagina un gruppo di una dozzina di persone in cui uno non ha la mail, uno ha il cellulare ma non i soldi per la ricarica, uno non ha l’auto, uno non sa che turni fa al lavoro, uno si dimentica i giorni delle prove. Credo di non aver mai fatto due prove di fila con la stessa formazione! Un po’ di caos creativo mi sta benissimo, eh. Ma tenere il timone in queste condizioni, cercare faticosamente di trovare concerti per poi presentarsi sul palco in pieno marasma non era quello che avevo in mente. Quindi dopo un paio d’anni ho lasciato perdere.

Giovanni Rubbiani per Banda Larga: Come è nata l’idea di una orchestra multietnica? Quali erano gli obiettivi umani e musicali iniziali?

Tutto è nato da Modena Medina, un festival multiculturale messo in piedi da Centro Stranieri e Centro Musica partendo da una mia idea. L’obiettivo era quello classico di

questi progetti, favorire l’integrazione sociale attraverso la musica. Dopo le prime due edizioni del festival mi è stato proposto di mettere in piedi un’orchestra sullo stile di Piazza Vittorio. Così è nata Banda Larga, che avrebbe dovuto diventare la trasposizione sul palco della Modena multietnica. Oltre al dialogo interculturale, l’altro obiettivo del festival (e della band) era quello

Ad un certo punto si è aperta la possibilità di collaborare con altre esperienze simili per rispondere ad un bando europeo, puoi raccontarci questa storia?

Mi contattarono da Arezzo per mettere in piedi questo progetto comune, che poteva essere un modo per portare due soldi e un po’ di orizzonte alle varie orchestre multietniche. La cosa di per sé era interessante, c’era l’opportunità di

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Interviste

Orchestra Multietnica Aretina con Cisco

Orchestra Multietnica Aretina con Moni Ovadia

mettere in piedi concerti, seminari, momenti di incontro. Ovviamente c’erano montagne di scartoffie da preparare per il bando, ricordo che se ne occuparono in gran parte gli aretini che facevano da capocordata. Noi emiliani delegammo la parte amministrativa a Jamal Ouassini, che aveva una struttura a Reggio Emilia. A quanto mi ricordo (ma sono passati anni e non garantisco sulla mia memoria) il progetto venne presentato ma non venne mai finanziato. Una curiosità: sei un creativo che ha realizzato molti progetti, tutti caratterizzati da una certa spinta idealista; al di là dei diversi risultati ottenuti, a quale ti senti più legato?

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Al prossimo, anche se non so quale sarà. E al primo CD dei Modena City Ramblers, probabilmente la cosa più compiuta che mi sia capitato di fare finora.

Massimo Ferri per Orchestra Multietnica Aretina: Come è nata l’idea di un’orchestra multietnica ad Arezzo? Non è stato complicato trovare musicisti di varie nazionalità in una città ancora poco multietnica rispetto a Roma per esempio?

Tutto è nato 6 anni fa a seguito di un laboratorio musicale sulla musica araba ed ebraica tenuto

da Jamal Ouassini ed Enrico Fink nell’ambito di Orientoccidente. Dopo quel l’esperienza abbiamo voluto provare (col sostegno del Comune di Arezzo) a proporre un nuovo laboratorio più ampio e finalizzato proprio alla costituzione di un gruppo stabile. Devo dire che non è stato affatto facile, anzi a un certo punto pensavamo proprio di non farcela. Ci siamo messi in giro a contattare le comunità di stranieri, aiutati da alcuni mediatori (primo tra tutti Tito Anisuzzaman della comunità bengalese) e alla fine siamo riusciti a mettere assieme un bel gruppo di più di 20 musicisti per metà provenienti da altri paesi. Rispetto al parallelo con l’orchestra di piazza Vittorio, ovviamente la situazione é molto diversa da Roma ma anche il progetto è diverso, noi non abbiamo cercato musicisti professionisti ma stranieri che volessero condividere con noi un percorso anche professionale, ma soprattutto umano un po’ con lo spirito di una filarmonica, sempre aperta a nuovi arrivi. In realtà alcuni dei musicisti coinvolti erano nel loro paese dei veri e propri pro-


Interviste Moni, Emad, Tito

fessionisti anche affermati. La loro presenza, assieme al lavoro dei direttori e del nucleo di base dei musicisti che collaborano stabilmente con Officine della cultura, garantisce un risultato di tipo professionale e molto coinvolgente in occasione dei concerti dal vivo dell’OMA. Quali sono le difficoltà e quali le soddisfazioni nel portare avanti un progetto così complesso?

Direi che le difficoltà sono enormi, prima tra tutte la mobilità dei musicisti, il fatto che molti non sono professionisti e hanno impegni di lavoro o di scuola che creano impedimenti per la continuità nelle prove. Il fatto stesso di lavorare con cittadini migranti fa si che alcuni dopo un periodo di lavoro magari devono partire di nuovo per un’altra destinazione. Proprio recentemente abbiamo perso tre importanti figure per questo: il cantante bengalese Shai Shainoor tornato in Bangladesh, il percussionista palestinese Maher Draidi che si è trasferito in Germania e la cantante bengalese Salma Akter trasferitasi con la famiglia a Londra. A questo si aggiunge la naturale difficoltà di gestire un gruppo di 25/30 persone, soprattutto per quanto riguarda gli spostamenti. La fatica e l’impegno sono tuttavia ampiamente ripagati a ogni concerto dell’OMA. Ogni volta si ripete la magia

Salma Akter

della musica e della straordinaria esperienza umana di condividere i viaggi in pullman, le p rove, il c o n certo e il dopo concerto in un gruppo straordinario. Avete realizzato importanti collaborazioni quali sono i programmi futuri?

Dopo l’esperienza con Cisco, quelle più mistiche con Raiz Moni Ovadia e quella con Filippo Graziani sul repertorio del padre Ivan, stiamo preparando per l’estate 2013 un concerto assieme ad Enriquez e Finaz di Bandabardò... ne vedremo delle belle. Avete rapporti con altre realtà simili alla vostra in Italia o all’estero?

Qualche anno fa abbiamo anche cercato di mettere assieme un coordinamento nazionale. Non ci siamo riusciti, ma con alcune esperienze simili alla nostra ogni tanto ci sentiamo. Il MEI un anno fa ha favorito un incontro è sempre utile e stimolante il confronto con gli altri. Grazie a Massimo e a Giovanni per i loro racconti e, proprio perché credo che il confronto delle voci diverse stimoli me e il lettore a innescare le più ricche riflessioni,

ho contattato l’ufficio stampa dell’Orchestra di Piazza Vittorio per un’intervista; sono stati estremamente gentili e per settimane ho creduto che sarei riuscita a far sentire anche la loro voce ma “Pino è molto impegnato” e in nessun modo è riuscito a dedicarmi il suo tempo. Peccato! Avrei chiesto ai fondatori dell’Orchestra romana cosa è cambiato in questi dieci anni e in particolare come si intersecano nei principi e nei risultati i successi dell’Orchestra con la nomina del nuovo ministro dell’Integrazione. In un’Italia sempre più cialtrona le idee sane e sincere, che partono dal basso, hanno vita dura ma sono il seme, forse l’unico possibile, di un futuro accettabile. E io mi auguro che anche a Monaco la mia piva possa portare un po’ di italianità in una orchestra multietnica al sapore di wurstel e patatine. ❖

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Argomenti

anda Larga è un progetto muB sicale interculturale che nasce in occasione del festival Modena

Orchestra di Piazza Vittorio Diciotto musicisti che provengono da dieci paesi e parlano nove lingue diverse. Insieme, trasformano le loro variegate radici e culture in una lingua singola, la musica. Questa è l’Orchestra di Piazza Vittorio. Partendo dalla musica tradizionale di ogni paese, mischiandola e intingendola con rock, pop, reggae, e classica, si arriva alla sonorità unica dell’OPV. Tra musicisti che partono e altri che arrivano, cambia il suono dell’orchestra senza mai tradire la vocazione iniziale a sfide nuove e orizzonti aperti al mondo intero. Una fusione di culture e tradizioni, memorie, sonorità antiche e nuove, strumenti sconosciuti, melodie universali, voci dal mondo. Dal salvataggio dello storico Cinema Apollo di Roma che rischiava di diventare una sala bingo, si sviluppa l’idea di creare un’Orchestra. Ideata e creata da Mario Tronco e Agostino Ferrente, l’Orchestra di Piazza Vittorio è nata nel 2002 all’interno dell’Associazione Apollo 11, www.apolloundici.it, un progetto sostenuto da artisti, intellet-

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tuali e operatori culturali che hanno voluto valorizzare il rione Esquilino di Roma, dove gli Italiani sono una minoranza etnica. L’Orchestra di Piazza Vittorio rappresenta una realtà unica. È la prima ed unica orchestra nata con l’auto-tassazione di alcuni cittadini che ha creato posti di lavoro e relativi permessi di soggiorno per eccellenti musicisti provenienti da tutto il mondo ed ora di fatto nostri concittadini. Basta guardarli tutti insieme, sul palco, per comprendere quanto possano felicemente rappresentare un messaggio di fratellanza e di pace ben più efficace di proclami, comizi e dibattiti televisivi. Ma al di là del valore politico e sociale L’Orchestra promuove la ricerca e l’integrazione di repertori musicali diversi e spesso sconosciuti al grande pubblico, costituendo anche un mezzo di recupero e di riscatto per  musicisti stranieri che vivono a Roma a volte in condizioni di emarginazione culturale e sociale. L’Orchestra di Piazza Vittorio debuttò il 24 novembre 2002 con il concerto di chiusura del Romaeuropa Festival. www.orchestrapiazzavittorio.it

Medina 2006. L’idea è quella di portare sul palco le diverse anime della città multietnica, facendo incontrare musicisti di diverse provenienze residenti nella provincia di Modena. Banda Larga viaggia a ritmo di rai, rap, canzone d’autore, musica greca, africana, slava; è come una passeggiata in città tra call center, rosticcerie kebab, negozi di spezie, vetrine con bandiere dai colori sconosciuti. Capobanda è Giovanni Rubbiani, già chitarrista e compositore di Modena City Ramblers e Caravane de ville. La line up comprende, tra gli altri, Sara Piolanti (Caravane de ville, Cherry Pedro’s Imenez), Fabrizio Dal Borgo (Dodo Reale), Cesare Martinelli (Ritmondo). La prima formazione comprendeva 12 musicisti di sei paesi diversi. iovanni Rubbiani è un musicista e songwriter, oltre che pubblicitario e varie altre cose. È stato fondatore e chitarrista dei Modena City Ramblers, con cui ha suonato dal 1991 al 2000. Con i Ramblers ha inciso cinque dischi, suonato in centinaia di concerti in Italia e all’estero, fatto molte migliaia di chilometri in furgone. Dopodiché ha suonato con i Caravane de ville, gruppo di etno-rock con cui ha registrato due CD. Ha suonato con Cisco e scritto pezzi per i suoi tre CD solisti. Ha organizzato il festival Modena Medina. Ha fondato i Babel, band di etno-elettronica con cui ha pubblicato un CD. Al momento sta collaborando con la cantantessa italo-indiana Jyoti Guidetti per il suo progetto solista.

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Argomenti

Banda Larga

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Tito Anisuzzaman

rchestra Multietnica di Arezzo (OMA), nasce nel 2007 da un percorso formativo, aperto alla partecipazione di musicisti italiani e stranieri e finalizzato alla conoscenza e all’approfondimento delle strutture di base delle musiche tradizionali delle aree del mediterraneo, per incrociarle con la tradizione italiana ed europea e predisporre un repertorio basato sulla contaminazione. L’Orchestra Multietnica è un progetto di Massimo Ferri (Officine della Cultura) sostenuto dall’Assessorato alle Politiche per l’Integrazione del Comune di Arezzo in collaborazione con la Regione Toscana ed è diretta da Enrico Fink. Nel maggio 2009 è uscito il Primo CD dell’OMA, ANIMAMETICCIA (produzione Maxresearch / Officine della Cultura) distribuito da Materiali Sonori. Sempre nel 2009, una collaborazione con Stefano “CISCO” Bellotti, ha prodotto una serie di concerti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo assieme appunto a Cisco, da cui sono stati ricavati due brani inseriti nel CD “Cisco dal vivo volume 1”. Ad agosto 2010 l’OMA incontra la grande voce di RAIZ; sperimentatore, già leader degli Almamegretta. Nel 2011 L’attuale formazione dell’OMA è costituita da circa 25 musicisti provenienti da Albania, Palestina, Libano, Albania, Argentina, Colombia, Bangladesh, Messico, e dalle più svariate regioni italiane. www.orchestramultietnica.net ❖

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Eventi

7° Edizione 2013

Direzione Artistica SIMONE CAMPA

PRIMO FESTIVAL DI PIZZICA E CULTURA PUGLIESE DI TORINO Venerdì 24 Maggio 2013 CONCERTO con La Paranza del Geco Orchestra & FramMenti Salentine h. 21.00 Piazza Umbria – Torino ingresso gratuito

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ORINO ATTARANTàTA! compie sette anni! Il festival è nato dalla forte necessità di creare uno spazio di salvaguardia e valorizzazione della tradizione popolare musicale della regione Puglia, riconosciuta a livello nazionale come patria della pizzica pizzica dell’alto e del basso Salento, della Murgia, delle tarantelle del Gargano, e della cultura popolare del Sud Italia in generale. Il festival è organizzato in coincidenza con la Festa di Maria Santissima della Fontana, protettrice di Torre Maggiore (FG), e crea un’occasione per vivere queste tradizioni come forte momento di unione sociale tramite il contatto diretto del pubblico con le forme di espressione popolare, legate alla musica e alla danza. Nella Piazza (aiuola Torremaggiore, Via Livorno angolo Corso Umbria), per l’occasione vestita a festa con luminarie e bancarelle di prodotti tipici, il pubblico si troverà proiettato nella gioiosa e calorosa atmosfera della festa di piazza, la stessa che si respira nelle feste patronali e nelle sagre paesane in meridione. Presso gli stand enogastronomici sarà possibile assaggiare prelibatezze come le orecchiette al

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sugo tradizionale, formaggi e olio d’oliva di peranzana tipici dell’Alto Tavoliere delle Puglie. Il cartellone della settima edizione del Festival, propone (venerdì 24 maggio, inizio ore 21.00) una serata di festa con un concerto spettacolo sanguigno e verace durante il quale si esibiranno al completo i musicisti e i danzatori de LA PARANZA DEL GECO, la più importante Compagnia Artistica del Nord Italia dal 1999 attiva nella rivalutazione delle tradizioni popolari dell’Italia del Sud. L’apertura del concerto è affidata ai FRAMMENTI SALENTINE, gruppo musicale di riproposta dei canti e dei balli dal Salento composto da musicisti salentini residenti a Torino. TORINO ATTARANTàTA! è il risultato di una costante e proficua collaborazione culturale e artistica tra l’ASSOCIAZIONE TRE TORRI di Torino e la COMPAGNIA ARTISTICA LA PARANZA DEL GECO. Esse mantengono un punto d’incontro tra differenti culture, quella del nord e quella del sud della nostra penisola. Il festival TORINO ATTARANTàTA è la prova che Torino ancora una volta è protagonista della voglia di coinvolgere i giovani ad appassionarsi alle tradizioni nostrane.

Quest’anno TORINO ATTARANTàTA riserva grandi sorprese! Nelle giornate di sabato 25 e domenica 26 maggio Giovanni Amati e l’ANTICO GRUPPO AGRICOLO di VILLA CASTELLI terranno incontri di approfondimento sulla cultura e il ballo tradizionale della bassa Murgia. Il primo è un gruppo di suonatori, cantatori e ballatori con una profonda tradizione familiare di canti e balli sull’organetto, pizziche pizziche e serenate, il secondo è un attento cultore della pizzica pizzica, insegna danza tradizionale e promuove seminari e incontri in Italia sulla cultura musicale della bassa Murgia. Sabato sera, infine, tornerà l’ultimo appuntamento prima della pausa estiva con la cena sociale de La Paranza del Geco, nominata per l’occasione “L’ultima CENA TERRONA!”. ❖ Info Segreteria organizzativa Paola Garberoglio tel. 340 5598709 info@paranzadelgeco.it Ufficio stampa Valentina Bernardo valentina@paranzadelgeco.it Prenotazione workshop Laura Romagnoli tel. 346 1391873 corsi@paranzadelgeco.it www.paranzadelgeco.it


Argomenti TRAS AN BALL FOLK GROUP di Fulvio Porro Rinaldo, Umberto, Vincenzo, Alessandro

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ome spesso succede, dopo lunghi e approfonditi pensieri circa il nome da dare ad una nascente formazione musicale, ancor più se questa andrà ad occupare uno spazio nell’ampio panorama della musica popolare, folk o etnica che dir si voglia, si finisce col pescare una qualche “frase” particolarmente significativa dalla propria tradizione; e non sempre con risultati particolarmente lusinghieri. Nel caso dei Tras an Ball questo pensiero popolare è stato più che coerentemente colto: “mettersi in ballo”, “mettersi in gioco”, trae spunto da un detto popolare della natia terra bergamasca, ma contestualmente racchiude, e in modo estremamente significativo, il senso del lavoro più complessivo che negli anni si è andati sviluppando, e parimenti della proposta musicale che via via si è andata articolando, della formazione lombarda. Il progetto musicale nasce e prende la sua prima embrionale forma nell’inverno del 2008, nella fredda e nebbiosa bassa bergamasca, culla di IsolaFolk, uno dei più importanti festival nazionali di musica popolare. Da un connubio di idee, di esperienze, di proposizioni e aspirazioni in capo a Silver Plachesi e Fulvia Strepparola, reduci da una decina d’anni di frequentazioni “ballerecce” e da una lunga esperienza nell’ambito della musica popolare per il ballo quali componenti di uno dei gruppi milanesi maggiormente in auge in quel periodo, germina quindi il progetto Tras an Ball.

Allergici da sempre all’idea che le tradizioni popolari debbano ritenersi inamovibili ed immutabili nei luoghi e nel tempo, i fondatori sin dall’inizio si sono prefissati l’ambizioso obiettivo di dar corpo (e gambe, ovviamente ...) ad un gruppo in grado di coniugare “tradizione” e “innovazione”, particolarmente attento alle esigenze della danza popolare ma nel contempo aperto a nuove esperienze musicali anche non strettamente provenienti dall’ambito popolare. Il tutto sostenuto da una base r i t m i c a i m p o rtante, in grado di imprimere alla proposta musicale un sound molto energico e coinvolgente sia per le gambe di chi balla sia per le orecchie di chi ascolta. L’accostamento di strumenti tradizionali quali la cornamusa, la ghironda, la nyckelharpa, la voce, la chitarra acustica e le percussioni, con strumenti più moderni quali il sax, il basso elettrico, la batteria, è stato fatto con la precisa intenzione di “attualiz-

zare” la musica popolare, renderla maggiormente fruibile anche dalle nuove generazioni, certi che le tradizioni per loro specifica caratteristica, per essere considerate tali e sopravvivere negli anni, debbano continuamente evolversi secondo le esigenze degli utenti, dei luoghi e del tempo. I Tras an Ball fanno il loro esordio nel giugno del 2009 con un breve concerto nell’ambito di Monasterock, manifestazione molto fre-

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Argomenti

Davide, Fulvia, Rinaldo, Silver, Alessandro

quentata in terra lombarda e che, oltre ad una nutrita rassegna di gruppi rock, riserva ogni anno una serata dedicata al folk. Il gruppo ha ormai in “pancia” un cospicuo numero di concerti e serate “a ballo” cui si affiancano partecipazioni a numerosi festival nazionali ed internazionali, fra i quali ricordiamo il già citato bergamasco IsolaFolk, l’alsaziano Lautenbach, il Piacenza Folk Festival, il Granbaltrad di Vialfrè, senza dimenticare la partecipazione allo straordinario evento di rilevanza nazionale “La Musica Nelle Aie”, che ha proposto il gruppo in cartellone per ben tre edizioni successive, dal 2010 al 2012. Da segnalare nell’edizione 2011 del festival faentino, l’incredibile ed emozionante concerto serale di “AIE d’Italia” che ha richiamato l’attenzione, senza lesinare l’ap-

plauso, di oltre 2000 persone. Nel tempo il gruppo ha ricevuto alcuni importati riconoscimenti fra i quali una segnalazione nell’ambito del concorso MIT 2010 - Musica Identità Territorio di Cernobbio e una significativa piazza d’onore al Festival/concorso Musica nelle Aie 2012 (su 20 gruppi partecipanti), nella speciale classifica “MEI-Gigacer” stilata in base all’apprezzamento espresso dal pubblico presente alla manifestazione. Nella delicata fase di assem-

La Nyckelharpa

Davide

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blaggio iniziale, Silver e compagni hanno anche potuto contare sull’esperienza e il supporto tecnico-professionale, oltre che morale, dell’amico Carlo Pastori, fisarmonicista, autore di canzoni per bambini, attore comico, di teatro e cabaret (ha fatto parte del cast di Zelig dal 2000 al 2003 nella formazione Martesana in corpore sano con Bisio, Oreglio, Ale & Franz). Nel corso del 2010 la formazione ha subito alcuni inevitabili avvicendamenti, mai dettati comunque da dissapori musicali, trovando gradualmente una sua consolidata amalgama che, a partire dalla metà dell’anno successivo, grazie anche all’ingresso di alcuni nuovi musicisti di ottimo livello, sia tecnico che musicale che umano, si è trasformata in stabilità di intenti, di professionalità e di obiettivi da conseguire. Del primo nucleo, oltre a Silver, Fulvia, Rinaldo Colombo e Giorgio Odone, ricordiamo Davide Bramati, giovane talentuoso bergamasco, valentissimo suonatore di cornamusa francese e flauti, e il giovanissimo batterista Umberto Odone, un vero prodigio dotato di una pregevole tecnica e di una grandissima sensibilità. La formazione aggrega successi-


Argomenti

Fulvia

vamente lo straordinario Vincenzo Sanfilippo, polistrumentista diplomato in sax, che nel gruppo alterna il sax soprano al tenore, senza comunque disdegnare i flauti, la ciaramella e recentemente anche la musette francese. L’ultimo tassello necessario per il completamento del progetto è rappresentato dalle percussioni, pensate come elemento di sostegno alle melodie degli acustici ma contemporaneamente come traino ritmico delle stesse, per ottenere un sound pieno di energia, definendosi talvolta fermo e potente, altre volte morbido e dolcissimo. E’ così che all’inizio del 2012 si unisce stabilmente al gruppo il percussionista Alessandro Brambilla, musicista molto sensibile e curioso, sempre alla ricerca di sonorità spesso inusuali, ma tutte adatte alla varie situazioni musicali. Fantastico il suo corredo di “attrezzi sonori” realizzati spesso artigianalmente con materiali più svariati, pezzi di conchiglie, campanellini, semi di piante tropicali… tutti perfettamente in sintonia col carattere della musica popolare. All’inizio del 2012 i Tras an Ball compiono un ulteriore salto di qualità, stringendo un accordo di collaborazione che li porta ad avvalersi anche dell’esperienza musicale di

Gabriele Coltri, fondamentalmente in qualità di arrangiatore e di direttore artistico, senza comunque affatto disdegnare, ogni qualvolta ve ne sia disponibilità, una fattiva presenza sul palco. Gabriele Coltri è considerato oltre che un grande musicista e compositore, un profondo conoscitore di cornamuse europee; studia la musette della Francia centrale e il repertorio specifico di quello strumento; vanta una cospicua carriera concertistica in importanti formazioni tra le quali ricordiamo i Picotage, i Calicanto, Mireille Ben Ensemble. Il repertorio proposto dal gruppo è una sorta di “viaggio” nelle tradizioni della musica popolare per il ballo che, partendo dal vicino Oriente, tocca la Grecia e le regioni balcaniche, attraversa l’Italia e tutta l’Europa e si snoda fino alle lontane e fredde regioni scandinave. I brani proposti, tutti rigorosamente attinti dai repertori delle tradizioni popolari, vengono attentamente valutati, selezionati e preparati per le loro caratteristiche estetico-musicali ma soprattutto nell’ottica del ballo. L’ i n t e r a p r o p o s t a musica di Tras an Ball ha come comune denominatore la costante ricerca di un sound energico e coinvolgente, gradevole anche al solo ascolto; ecco il motivo per il quale hanno coniato lo slogan “Musica popolare da ballo per le vostre gambe e per le vostre orecchie”. La formazione attuale annovera Silver Plachesi alla nyckelharpa e alla ghironda, Fulvia Strepparola alla voce, Davide

Bramati alla cornamusa e ai flauti, Vincenzo Sanfilippo al sax soprano, sax tenore, flauti, ciaramella e cornamusa, Rinaldo Colombo alla chitarra, Giorgio Odone al basso, Alex Brambilla alle percussioni e voce, Umberto Odone alla batteria. I Tras an Ball sono verosimilmente l’unico gruppo italiano che nell’ambito della musica popolare per il ballo abbia inserito stabilmente in organico l’uso della nyckelharpa, strumento che certo caratterizza fortemente la proposta musicale del gruppo. Le prime tracce iconografiche dello strumento, appartenente alla famiglia dei cordofoni, risalgono agli inizi del 1400 e ipotizzano la presenza della nickelharpa in Italia come in tutta Europa, alla stregua della ghironda, ad essa sicuramente apparentata, strumento quest’ultimo che invece ha avuto una maggior diffusione anche in Italia. ❖ Sito del gruppo: www.tras-an-ball.com

Vincenzo e Giorgio

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Argomenti I FAIRPORT SCONOSCIUTI di Agostino Roncallo

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el 1975 i Fairport Convention sono all’apice del successo e la Island, per promuovere il tour britannico che si sarebbe svolto dal 6 ottobre al 3 Novembre, decide di stampare 500 copie di un album promozionale dal titolo “Tour Sampler” (LP Island records ISS2, Settembre 1975). Il disco è oggi pressoché introvabile. Sulla copertina frontale sono riportate le date del tour e un tondo con una grafica (di autore anonimo) nella quale una strada si insinua tra le colline. La tracklist comprende: Mr Lacey [From “What We Did On Our Holidays” (ILPS 9092)], Who Knows Where The Time Goes [From “Unhalfbricking” (ILPS 9102)], Medley: The Lark In The Morning / Rakish Paddy / Foxhunter’s Jig / Toss

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the Feathers [From “Liege & Lief” (ILPS 9115)], Walk Awhile [From “Full House” (ILPS 9130)], John Lee [From “Babbacombe Lee” (ILPS 9176)], Rosie [From “Rosie” (ILPS 9162)], The Brilliancy Medley and Cherokee Shuffle [From “Nine” (ILPS 9246)], Whispering Grass [From “Like An Old Fashioned Waltz” (ILPS 9258)], Sir B. McKenzies [From “Live Convention” (ILPS 9285)], Rising For The Moon [From “Rising For The Moon” (ILPS 9313)] e White Dress [From “Rising For The Moon” (ILPS 9313)]. Nello stesso 1975 i Fairport sono protagonisti di un concerto live a Oslo pubblicato nel 2006 col titolo “Many Ears to Please” (CD Molldur MDCD0601). Non so dire quanto possa essere difficile reperire questo bootleg semi-ufficiale (nel senso che i componenti del gruppo ne hanno autorizzato la pubblicazione) ma certo è che si tratta di una cosa assolutamente straordinaria. Ciò

per diversi motivi: in primis perché il concerto al Chateu Neuf di Oslo nel Febbraio del 1975 corrisponde a una delle ultime line-up del gruppo, con un certo Paul Warren alla batteria. Era accaduto che il batterista ufficiale, Dave Mattacks, aveva lasciato la band per contrasti poco prima dell’inizio di questo tour. Warren è stato dunque reclutato in extremis con tutti rischi del caso ma la sua prova è stata confortante. Il secondo motivo di interesse è la qualità veramente buona della registrazione: dopo il ritrovamento dei nastri, i produttori Jonny Moen e Thor-Rune Haugen hanno svolto un magistrale lavoro di masterizzazione. Il CD edito dalla Molldur è davvero impeccabile, lo stesso booklet è elegante e comprende le fotografie originali di quella memorabile serata. La titletracks comprende: 1. Down In The Flood  2. Rising For The Moon  3. Solo  4. Dirty Linen  5. It’ll Take A Long Time  6. One More Chance  7. The Hexamshire Lass  8. Fiddlestix  9. All Along The Watchtower  10. Six Days On The Road  11. John The Gun  12. Matty Groves  13. Sir B Mackenzie  14. Who Knows Where The TIme Goes. Si arriva al 1982 quando in Australia l’etichetta Festival pubblica la compilation “Folk with Poke”: il nome degli artisti è “Fairport” e il sottotitolo “Instrumentals and Sloth”. Prima di questo LP, l’unico vinile senza la definizione completa “Fairport Convention” era “Gottle


Argomenti

O’Geer”. La grafica di copertina riproduce le caricature dei musicisti che parlano attraverso vignette. Che cosa avesse spinto a questa pubblicazione mai distribuita in Europa è difficile dire: sul retro di copertina si parla del ventesimo anniversario forse della stessa casa editrice (il gruppo infatti si è costituito nel 1969). Di per sé questo disco aggiunge poco o nulla a quanto già sapevamo del gruppo ma per i collezionisti l’oggetto può avere un indubbio fascino. Rimanendo in tema di rare compilation, dieci anni dopo e precisamente nel Marzo del 1992, esce in Italia il CD “From Past Archives” che risulta a dir poco misterioso. L’etichetta discografica è infatti anonima e sul disco appare il solo codice 92-FC-12-01. L’assenza di informazioni è totale e anche l’immagine di copertina è di repertorio. Il suono è molto saturo, senza profondità, per cercare di evidenziare meglio i suono più “alti” e rendere l’impatto più nitido, le composizioni sono tratte da registrazioni live e sessions televisive o radiofoniche. Un altro grande evento è quello del Festival di Cropredy del 1998 la cui registrazione è pubblicata dalla Woodworm nel 1999 ma con distribuzione limitata. Il CD esaurito da subito (Woodworm Records WRCCD031) non è stato più ristampato. Si tratta di un live della durata di 73.16 minuti con vari ospiti, quali Dave Cousins, Chris While e Pete Zorn. Molto bella la versione

di “The Hiring fair”, sempre coinvolgente e intensa la voce di Cousins in “Ringing down the years”, interessante la extra track “castle rock”. La foto di copertina è di Mike Toole ma la concezione grafica nel suo insieme è opera di Christine Pegg. Ecco i titoli delle tracce con le indicazioni relative ai musicisti ospiti: Woodworm Swing, Close to You, The Bowman’s Retreat, Easy to Slip (con Chris While, vocals; PJ Wright, slide guitar; Pete Zorn, percussion, backing vocals; Rabbit Bundrick, Hammond organ; Maartin Allcock, piano), Jump the Broomstick (con Chris While, vocals; Pete Zorn, saxophone; PJ Wright, pedal steel guitar; Rabbit Bundrick, piano; Maartin Allcock, Hammond organ), Ringing Down the Years (con Dave Cousins, vocals, acoustic guitar; Rabbit Bundrick, piano; Maartin Allcock, Hammond organ), Who Knows Where the Time Goes (con Chris While, vocals) , John Gaudie, Spanish Main, Matty Groves / Rutland Reel, Meet on the Ledge (con Chris While, vocals; Rabbit Bundrick, piano; Maartin Allcock, Hammond organ). C’è infine una Bonus Studio Track: Castle Rock (tratta da Excalibur, con Dave Mattacks, drums). Vorremmo infine concludere questa panoramica con un prodotto molto particolare: Fairport & Swarb, Scrum-Half Bricking (Front Row Records BRUFC-01, pubblicato il 14 Luglio 2003). Si tratta di un cd registrato live a Derby il 19 Febbraio 2003 e stampato in sole 500 copie per raccogliere fondi in favore di una società di rugby: niente male come idea, ottima occasione per un incontro tra Swarbrick e i Fairport.

L’iniziativa è originale anche se il live non dice più di quanto già sappiamo sul gruppo. Il promoter Chris Anderson, coordinatore della lotteria benefica, è il signore baffuto che compare sulla foto di copertina ed è autore di una breve prefazione all’interno del booklet. Le fotografie sono di Mark Hadley e Chris Bates. Le tracce sono le seguenti: Woodworm Swing (Ric Sanders) 4’07”, The Happy Man (Trad. [Adderbury] Arr. Chris Leslie) 2’54”, Banks Of Claudy (Claudy Banks) (Trad. Arr. Fairport Convention) 5’39”, My Heart’s In New South Wales (Dave Swarbrick) 5’25”, Rosie (Dave Swarbrick) 4’34”, The Heart Of The Song (Peter Scrowther) 3’38”, Lea Rigs / Dovecote Park / Balquidder Lassies (Trad. Arr. Dave Swarbrick) 6’15”, Neil’s Morris (Double Lead Through / Double Lead Jig / Off She Goes) (Trad. Arr. Neil Wayne) 4’01”, Meet On The Ledge (Richard Thompson) 6’56”. Hanno suonato Simon Nicol (Vocals, Guitars), Dave Pegg (Bass Guitar, Vocals), Ric Sanders (Violin), Chris Leslie (Violin, Vocals, Mandolin, Bouzouki), Gerry Conway (Drums, Percussion). Altri musicisti sono Dave Swarbrick (Fiddle), Neil Wayne (Squeezy Things) e Andy Guttridge (Vocals). ❖

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INDIEisPONENTE: ecco le date ufficiali della nuova edizione, confermata la presenza dei BLASTEMA

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opo mesi di découpages calendaristici e riunioni segretissime ecco le date ufficiali dell’edizione 2013 dell’INDIEisPONENTE, festival di musica indipendente ponentino. Aprite l’agenda e segnatevi 15-16 e 17 Agosto e salvate sul navigatore “Via Steria 47 – Cervo Ligure”. Il Piazzale dell’ex Teatro Tenda (oggi sede dello storico CSG Babilonia) ospiterà per tre giorni bands, artisti, stands, fonici, macchinisti ed impiegati del catasto. Confermata per il 17 Agosto la presenza dei Blastema, il gruppo nato nella culla della musica indipendente che negli ultimi anni ha calcato i più importanti palchi italici (Heineken Jammin Festival, Arezzo Wave, MEI di Faenza), non ultima

la partecipazione al Festival di Sanremo 2013. Da qualche mese in Tour per presentare l’album “Lo Stato in cui sono stato”, nelle prossime settimane la band sarà al fianco degli Skunk Anansie per le date italiane della loro tournee estiva. Tra le presenze musicali già suggellate da un buon bicchiere di rosso quella degli Euphorica, rock band bergamasca vincitrice del Contest online “Plindo is Ponente” organizzato in collaborazione con la redazione del portale musicale Plindo.com e quella degli Efem System, elettrowavepop band imperiese. Tra quelle artistiche confermata la performance dell’artista visivo imperiese Fijodor Benzo (alias Mr-

Fijodor) che nel corso del festival realizzerà, orario dj-set, un murale sulle pareti esterne del CSG Babilonia. Nelle prossime settimane saranno comunicati i nomi delle altre 5 band che saliranno sul palco e dei 3 deejay che si alterneranno alla consolle, tutti uniti nel comune intento di “abbassare i vicini per non disturbare il volume”. Per gli aggiornamenti in tempo reale su Festival e derivati basta visitare il sito ufficiale www.indieisponente.com o urlare a squarciagola “Mario”. ❖ Ufficio stampa INDIEisPONENTE c/o Studio Vacuo – officina della comunicazione Gian Maria Brega e-mail: brega@studiovacuo.com mobile: +39 338 9020851

SAVE THE DATE “Giornata Nazionale Donazione e Trapianti di organi e tessuti” - 25 maggio 2013

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Furclap: 6° festival del Canto Spontaneo La sesta edizione del Festival del Canto Spontaneo conferma la scelta di distribuire, in un arco temporale prolungato, gli eventi che costituiscono il “contenitore” della manifestazione. Già nelle passate edizioni furono proposte alcune cosiddette anteprima le quali avevano il compito di predisporre l’orientamento verso la giornata conclusiva che, come oramai è tradizione, si svolge a Givigliana (Rigolato) la prima domenica di ottobre. Con l’edizione 2013 si è cercato di uscire, in modo più deciso, dai confini regionali, utilizzando i canali consolidati di amicizie e frequentazioni con associazioni culturali ed enti italiani e stranieri. Tuttavia questo modus operandi non agevola le problematiche organizzative soprattutto in questo momento di profonda crisi e, di conseguente scarsità di risorse economiche. Il Festival, quindi, sarà un percorso in divenire fatto di contributi, di idee e di contatti che ne faranno una rassegna “itinerante” in tutti i sensi. Abbiamo iniziato mercoledi 26 marzo 2013 con l’Onoranda Compagnia dei cantori di Cercivento e proseguiremo con altri eventi e concerti fino ad arrivare a domenica 6 ottobre 2013 quale giornata conclusiva del festival a Givigliana (Rigolato), un bel paesino a 1300 metri nell’alta val Degano. Il 5 giugno è confermato l’appuntamento a Roma presso i locale “fogolar Furlan” uno dei più antichi e prestigiosi  in Italia; con Novella Del Fabbro e Giovanni Floreani si farà una breve sintesi dell’esperienza dello scorso anno (ricco di eventi ed artisti importanti) per poi buttarla in stajare come in Friuli si usa dire, assieme al Grop tradizional Furlan, uno dei gruppi più significativi, ancora rimasti sulla scena, per quel che riguarda la musica d’osteria. Altri  appuntamenti sono previsti a Viganella - Domodossola e a Torino (all’interno del Festival di Oralità Popolare) mentre un’anteprima fuori Italia è stata effettuata a Parigi (Petit Thetre du

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Bonnheur) lo scorso 22 marzo con una performance della band Strepitz (Giovanni Floreani, Gianfranco Lugano e Lorenzo Marcolina). Dal punto di vista dei contenuti artistici possiamo annunciare la presenza di Predrag Mariç (musicista istriano) e Barbara Zanoni (cantante e ricercatrice di Ravenna), l’intervento di Richard De Marco (esperto d’arte e frequentatore fin dagli anni ’60 degli spazi della sperimentazione a livello internazionale), il gruppo corale maschile di Viganella e, naturalmente, l’Onoranda Compagnia dei cantori di Cercivento. Tutti coloro i quali volessere rimanere in contatto e conoscere in tempo utile gli aggiornamenti potranno scrivere a info@musicistieattori.com l’inaugurazione l’Onoranda Compagnia dei Cantori di Cercivento La  scelta di inaugurare  il 6° Festival del Canto Spontaneo con l’Onoranda Compagnia dei Cantori di Cercivento non è certo casuale. Nel momento più solenne e profondo della Spiritualità Cristiana, vale a dire la Settimana Santa e cioè la Passione di Cristo, il canto forte e profondo dei dodici cantori  appare ideale e mai così tanto indicato. Formata da 12 elementi con carica vitalizia, l’Onoranda Compagnia è una delle poche cantorie rimaste in vita nell’intero arco alpino  e per questo è oggetto di studi da parte di etnomusicologi e di  studiosi del canto antico. Le origini sono di certo antecedenti al 1761, data rilevata dal Libro delle diverse terminazioni dei sig.ri Cantori che fa riferimento ad una riorganizzazione della cantoria. Ciò fa pensare che la stessa esistesse quindi prima di questa data.  Statutariamente 6 cantori devono essere di Cercivento di Sopra e 6 di Cercivento di Sotto; nelle funzioni i due gruppi si dispongono ai lati dell’altare. Lo statuto che porta la data del 24. 03. 1761 detta norme ben precise per la scelta e la nomina dei Cantorie, inoltre sono specificate disposizioni precise legate alla partecipazione alle varie funzioni ed ai compiti dei Cantori. Da un po’ di tempo l’Onoranda Compagnia è

impegnata nel recupero del patrimonio di canti religiosi di tradizione orale ancora vivo nella memoria dei vecchi del paese.  Questi gli attuali componenti:  DI VORA Antonio (1923), PITT Antonino (1928), DASSI Duilio (1954), VEZZI Celestino (1955),  PITT Luigino (1959), DASSI Giuliano (1956)  DELLA PIETRA Renato (1953), DELLA PIETRA Fabrizio (1954), BOSCHETTI Mario (1954), DELLA PIETRA Edimiro (1958), MENEANO Luciano (1950), ZANIER Federico (1967). Cercivento è un piccolo paese che conta poco più di 800 anime e si trova nel Canale di San Pietro all’imbocco della Val Calda. L’origine del paese si perde nella notte dei tempi ed è legata alle vicende che nel corso della storia hanno interessato l’intera Carnia. Per quanto riguarda la chiesa giova precisare che è l’unica della Valle del But che non fu mai soggetta a giurisdizione ecclesiastica a San Pietro di Carnia.  Le melodie dei canti religiosi (salmi, vesperi, ecc.) hanno la stessa cadenza di quelli della Pieve di Gorto di Ovaro; infatti Cercivento ricadeva sotto la giurisdizione della Pieve di Gorto. Quando la Pieve di Gorto è passata alle dipendenze dell’Abbazia di Moggio (1119) la chiesa di Cercivento seguì la stessa sorte.  I sacerdoti in cura d’anime venivano nominati dall’Abate o meglio venivano presentati, in quanto i capi famiglia delle due ville avevano il diritto di eleggersi il loro sacerdote (jus patronatus).  Soppressa l’Abbazia di Moggio (dopo il 1728) la chiesa di Cercivento non fu soggetta ad alcuna matrice e il 7 settembre 1794 l’Arcivescovo di Udine, visti gli antichi documenti e l’importanza della chiesa, decretò che fosse elevata a titolo di Pieve e i parroci al titolo di Pievano. La Pieve di Gorto con il suo territorio fu eletta ad Arcidiaconato ed il titolo di Arcidiacono veniva dato al parroco più anziano; anche Cercivento ebbe due suoi parroci con questo titolo. Nel 1912 l’Arcivescovo Rossi eresse il nuovo vicariato di Paluzza, staccò Cercivento dall’Arcidiaconato di Gorto e lo aggregò alla nuova forania di Paluzza di cui tuttora fa parte. ❖

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Argomenti I RITI DEL MESE DI MAGGIO NELLE BALLATE POPOLARI EUROPEE: Dalla versione scozzese “Lady Isabel and the Elf-Knight” (Lady Isabel e il cavaliere degli elfi) alla versione italiana “L’inglesina” di Giordano Dall’Armellina

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er il numero della rivista di maggio mi è sembrato opportuno sottolineare come le ballate europee si interessino alle celebrazioni legate a questo mese e in particolare al 1° Maggio data nella quale i nostri antenati celebravano la vita. In quella data era considerato un sacrilegio lavorare poiché quel giorno era consacrato all’amore. Facendo l’amore si dava la vita e si sconfiggeva Halloween che rappresentava la morte. E’ per questa ragione che si è trasformata nella festa dei lavoratori. Se vogliamo seguire le tradizioni dei nostri antenati si dovrebbero boicottare tutte le attività lavorative il 1° maggio che impediscono di celebrare la vita! Nella versione scozzese della ballata Lady Isabel and the Elf-Knight, che andremo ad analizzare, si vedrà come l’aver rimosso gli antichi riti abbia rimodellato la storia facendo scomparire gli agganci con i miti del passato. Le radici di questa ballata, che troviamo in quasi tutte le lingue europee in un migliaio di versioni, vanno forse cercate nelle Fiandre dove è stato trovato il testo più antico titolato Heer Halewijn1 risalente al XIV secolo. Fiumi di inchiostro sono stati scritti per tentare di dare una spiegazione, a volte anche psicanalitica, alla vicenda raccontata. Altre versioni antiche ci vengono dall’area germanica e scandinava (Den falske Riddaren o Brun sono i titoli più ricorrenti nelle versioni svedesi). La leggenda è tuttavia assai più antica e le radici si perdono nei miti dei popoli germanici pre-cristiani. Nella ballata fiamminga un uomo chiamato Heer Halewijn cantava una canzone magica che incantava le donne e le spingeva ad unirsi a lui. Sentita la canzone la figlia di un re chiese permesso al padre di incontrarlo, ma questi lo negò spiegandole che le giovani che erano andate con lui in precedenza non erano più tornate (in un’altra versione specifica che sedici ragazze avevano già perso la vita). Allora si rivolse alla madre e alla sorella, ma entrambe rifiutarono il consenso. Chiese infine il permesso al fratello che disse: “Non mi importa dove vai purché tu mantenga il tuo 1 Nel mio sito www.dallarmellinagiordano.it è possibile ascoltare la versione fiamminga.

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onore.” A queste parole la fanciulla si diresse verso il bosco dove trovò Halewijn che la stava aspettando. Cavalcarono insieme fino ad arrivare ad una forca dove erano appese molte donne. A questo punto l’uomo disse: “Dal momento che sei la più bella, scegli la tua morte, forca o spada?” Scelse la spada e gli chiese di dargliela dicendo: “Togliti prima il vestito poiché il sangue di una vergine macchia moltissimo e sarebbe un peccato riempirti di sangue.” Una volta avuta la spada la sua testa fu tagliata prima che lui potesse togliere il vestito: Eer dat zyn kleed getogen was, Prima che il suo vestito fu tolto, Zyn hoofd lag voor zyn voeten ras. la sua testa giaceva già davanti ai suoi piedi.

Tuttavia la sua lingua parlava ancora e le chiese di cercare vicino alla forca un unguento da spalmare sul suo collo e di soffiare nel corno in modo che tutti i suoi amici sapessero. Lei si rifiutò di fare ciò che domandava: “Moordenaers raed en doen ik niet!” (Non seguirò mai il consiglio di un assassino!). Prese la testa per i capelli, la lavò alla fonte e cavalcò verso casa. Incontrò la madre di Halewijn e le mostrò la testa del figlio come prova della sua morte. Infine suonò il corno per annunciare il suo arrivo a casa. Tutti furono felici e suo padre organizzò una festa nella quale la testa di Halewijn fu messa sulla tavola. Non sappiamo chi fosse in realtà Halewijn ma corrisponde, in versione femminile, alla sirena della mitologia greca nell’Odissea. Il tratto comune è l’attrazione erotica fatale che porta alla morte. Di fatto Halewijn sembra un essere soprannaturale il cui nome ricorda Halloween, la notte degli spiriti maligni. Di sicuro la leggenda, di cui la ballata è una versione cantata, contiene elementi che risalgono ad un’epoca remota, perlomeno a quella carolingia. Il fatto che fosse il fratello il “custode” della verginità della sorella è un’usanza che risale all’epoca di Carlo Magno. Ma le radici più profonde potrebbero toccare miti e riti dell’area germanoscandinava che riaffioreranno anche, come vedremo, nella versione scozzese. Halewijn potrebbe rappresentare una divinità pagana dei boschi con attributi


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di fertilità (è forte, bello e sessualmente vigoroso) che richiede il sangue di vergini come sacrificio rituale per ottenere un buon raccolto. Il sopraggiungere del Cristianesimo pone l’eroina in contrasto con le credenze pagane così che il suo sangue virginale non possa più essere sparso nemmeno addosso all’assassino assetato di sangue. La spada, allegoricamente, taglia la testa alle credenze pre-cristiane. La leggenda è intrisa di miti e riti che fanno parte di un immaginario collettivo che accomuna i popoli del vecchio continente. Non fu difficile accogliere questo tipo di racconto poiché esso racchiude archetipi inconsci che i popoli condividevano: sesso, morbosità e violenza hanno sempre fatto parte dell’“evoluzione” della razza umana2. Lady Isabel and the Elf-Knight (Lady Isabella e il cavaliere degli elfi) (Child 4) Un cavaliere convince la figlia di un re a seguirlo nel greenwood, il bosco magico della tradizione celtica dove si celebravano i riti di fertilità il primo di maggio, riti che comprendevano l’unione sessuale. Arrivati nel bosco, invece del rito, il cavaliere informa la ragazza che lei sarà l’ottava figlia di re che ucciderà. La fanciulla, apparentemente non intimorita dalle parole dell’uomo, vestito di verde per imitare gli elfi3, come voleva la tradizione, propone di riposarsi un po’ prima di essere uccisa e dice all’uomo di posare il suo capo sulle sue ginocchia. L’uomo si addormenta e lei lo uccide con il pugnale che lui portava al fianco. Personaggi: Lady Isabel, un falso cavaliere degli elfi. Luoghi:   La camera privata di Isabel, il bosco magico. Fair Lady Isabel        La bella lady Isabella Sits in her bower sewing.    è seduta nella sua camera privata a cucire. Aye as the gowans grow gay.  Sì, mentre le margherite crescono belle. There she heard an elf-knight  Là udì il cavaliere degli elfi Blowing his horn.    che soffiava nel suo corno. The first morning in May.   Il primo mattino di maggio. «If I had yon horn   That I hear blowing,                And yon elf-knight To sleep in my bosom.» 

«Se avessi quel corno che sento suonare e quel cavaliere degli elfi a dormire sul mio petto!»

2 Alcuni critici mettono in rilievo che simili storie erano anche raccontate in Mongolia e da lì arrivarono in Ungheria per poi spandersi in tutta Europa. 3 Il cavaliere non poteva essere un “vero” elfo anche perché gli elfi nella tradizione non sono mai sanguinari.

This maiden had scarcely These words spoken     Till in at her window  The elf-knight has lept:       

La giovane4 non aveva neppure finito di dire quelle parole, che il cavaliere degli elfi era balzato alla finestra:

«It’s a very strange matter, Fair maiden», said he.             «I canna blaw my horn          You call on me.       

«È una cosa ben strana, bella signorina», disse lui, «Appena suono il corno, tu mi chiami.

But will ye go             To yon greenwood side?     If ye canna gang,      I will cause you to ride.»    

Ma vuoi venire verso quel lato del bosco? Se non puoi camminare, ti farò cavalcare.»

He leapt on a horse,               And she on another,               And they rode on    To the greenwood together.     

Lui montò su un cavallo e lei su un altro e cavalcarono fino al bosco magico insieme.

«Light down, light down,     Lady Isabel,» said he,             «We are come to the place Where ye are to die.»            

«Scendi, scendi, Lady Isabella», disse lui, «Siamo arrivati nel luogo dove devi morire.»

«Hae mercy, hae mercy,       Kind sir, on me,        Till ance my dear mother    And father I see.»   

«Abbiate pietà, abbiate pietà di me, gentile signore, fino a quando vedrò un’ultima volta mia madre e mio padre.»

«Seven king’s daughters       Here hae I slain,       And ye shall be         The eight of them.»          

«Sette figlie di re qui ho ucciso e tu sarai l’ottava di loro.»

«Oh sit down a while,   Lay your head on my knee,  That we may hae some rest  Before that I die.»  

«Oh siediti qui un momento, poni il tuo capo sulle mie ginocchia, così che ci riposiamo un po’ prima che io muoia.»

She stroaked him sae fast,   The nearer he did creep,     Wi a sma charm        She lulled him fast asleep.

Lo carezzò subito così tanto che lui si avvicinò e con un piccolo incantesimo lo fece presto addormentare.

Wi his ain sword-belt    Sae fast as she ban him,   Wi his ain dag-durk    Sae sair as she dang him. 

Con la cintola della sua spada altrettanto velocemente lo legò stretto e con il suo pugnale crudele lo trafisse.

«If seven king’s daughters Here ye hae slain,   Lye ye here                  A husband to them a’.»  

«Se tu hai ucciso qui sette figlie di re, giaci qui, marito di tutte loro.»

(Tratto da Buchan’s Ballads of the North of Scotland, p. 563)

4 Il termine maiden in realtà significa ragazza vergine.

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Un’analisi più approfondita della storia ci rivela che le margherite del ritornello simboleggiano il codice floreale adottato nelle ballate europee, che ci avvisa che la storia ha connotati amoroso-sessuali. All’inizio vediamo Lady Isabel che è intenta a cucire, lavoro tipico delle donne nelle ballate, ma anche nella società al tempo in cui si svolgevano le storie. Mentre cuce sente il corno risuonare nell’aria. Il ritornello ci dice anche che è il 1° maggio, il giorno che nel calendario celtico segna l’inizio del regno di Beltane, il dio che fa risorgere la natura, la vita e invita all’amore. Beltane è l’opposto di Samhain, il dio della morte che “uccide” la natura e che compare nella notte di Halloween. Tradizione voleva che per il 1° maggio ragazze e ragazzi si recassero nel greenwood per celebrare la vita e l’amore con una unione sessuale. Attraverso di essa si vinceva la morte ed era inoltre di buon auspicio per il futuro raccolto. Vi sono varie testimonianze di queste usanze in varie parti d’Europa. Philip Stubbes in una sua cronaca alla fine del XVI secolo in Toscana scrisse che “Il primo maggio uomini e donne se ne vanno in giro di notte per i boschi e vegliano tutta la notte in piacevoli passatempi: al mattino se ne tornano con rami e fronde per adornare le loro adunanze... e ho sentito da uomini di grande reputazione che su quaranta, sessanta, cento ragazze che van per bosco la notte, ve n’è appena un terzo che ne ritorna intatta!”5 Nelle isole britanniche i ragazzi, il primo maggio, si vestivano di verde e diventavano “cavalieri degli elfi”. Gli elfi avevano la reputazione di essere splendidi amanti e in quel giorno tutti i giovani pretendevano di essere come loro per attirare le ragazze. Il verde è infatti il colore del risveglio della natura e anche del risveglio sessuale. Vestiti da elfi i ragazzi si recavano nel greenwood con un corno, un chiaro simbolo sessuale, e da là mandavano il richiamo. Le ragazze, con fiori nei capelli e intorno alla vita, seguivano il suono e, avvistato un “elfo”, decidevano se era il caso di unirsi a lui o seguire il richiamo di un altro corno. Nella nostra ballata la ragazza, per ragioni a noi sconosciute, non può andare nel greenwood, ma vorrebbe chiaramente festeggiare il 1° maggio. Pronuncia le sue parole tanto forte che un “cavaliere” le sente e si precipita al suo cospetto e la induce a seguirlo nel luogo preposto per l’amore. Ma l’uomo ha altre intenzioni: la vuole uccidere. Il resto della storia ha connotati che richiamano un rituale: lui ha già ucciso sette (numero che significa morte e risurrezione) figlie di re, un fatto davvero poco credibile. La storia richiama alla mente il sacrificio della figlia vergine di un re il cui sangue veniva sparso, nei tempi antichi, per ingraziarsi gli dei dei campi. Dopo 5 Citato nel libro di Alberto Cesa Il Canzoniere del Piemonte pag. 15 (Nota editore 2012).

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sette figlie è l’ora di un principe che dovrà giacere, cioè morire simbolicamente sui campi per fare da marito a tutte loro e quindi generare, nel nostro caso generare i frutti della terra. Infatti la ballata si conclude con queste parole della ragazza: «Giaci qui, marito di tutte loro» (Lye ye here a husband to them a’). Tutto sembra un rituale in cui i ruoli sono già definiti: la ragazza non ha paura di essere uccisa e reagisce alle parole del cavaliere proponendo un giochino erotico. Poi, con uno pseudo incantesimo, lo fa addormentare. Il cavaliere è consapevole del suo ruolo e si lascia simbolicamente legare e uccidere per poter compiere il rito. Infatti la ragazza, prima di pugnalarlo, lo lega come si faceva con gli animali sacrificali e come aveva fatto Abramo con Isacco. Questo è uno dei punti in comune con la versione svedese. E’ dunque l’arrivo della nuova religione cristiana ad abolire l’antico rituale del sacrificio attraverso il sangue versato da una vergine? Sono solo supposizioni poiché ci si rende conto, entrando nei meandri di una ballata complessa come questa, delle continue sovrapposizioni di credenze e usanze che compongono uno strato “geologico” nel quale cercare le origini. Ogni versione è come un albero visibile le cui molteplici radici affondano nella terra oscura e si perdono in svariate direzioni verso archetipi ormai sbiaditi dal tempo. La leggenda del cavaliere che rapisce le ragazze per ucciderle richiama ovviamente alla mente la storia di Barbablù, ma non è così evidente che abbiano una radice comune. I riti legati al 1° maggio in Europa erano innumerevoli, alcuni sono vivi tuttora come quello di erigere gli alberi del maggio (in inglese Maypole) che generalmente in Italia si chiamano alberi della cuccagna, dall’occitano cocagna che significa “pagnotta”, quindi alberi dell’abbondanza. In Gran Bretagna è costume appendere ghirlande di fiori sulla cima dell’albero e ornarlo di nastrini intrecciati di tre colori, bianco, rosso e blu, grazie a delle ragazze che gli danzano intorno tenendo ognuna un nastrino. In Italia, invece, si appendono cibarie e si spalma il tronco d’olio per rendere difficile l’ascensione di coloro che vorrebbero portar via ciò che vi è appeso. Queste cerimonie dell’abbondanza sono di buon auspicio per il futuro raccolto. L’albero della vita, chiaro simbolo fallico, come il lingam nella tradizione induista, ha il compito di sollecitare il cielo perché mandi sole e pioggia in giusta quantità che dovranno penetrare nella madre terra in modo da dare vita al raccolto. Questo altro non è se non il figlio della madre terra stessa. Renaud, le tueur de femmes (Renaud, l’uccisore di donne) Arrivando in Francia la ballata perde i suoi connotati magico-rituali e il cavaliere diventa un vero e proprio serial-killer. Spariscono anche tutti i riferimenti ai riti


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del maggio, e ad esseri soprannaturali. La storia, come sempre, è adattata alla cultura locale. Nella nostra versione il cavaliere si chiama Renaud e ha già affogato nel fiume tredici ragazze e lei, che all’inizio è figlia di re e poi diventa figlia del conte di Artois, sarà la quattordicesima. Prima di morire però dovrà spogliarsi (tratto comune anche ad alcune versioni britanniche dove di solito lo spogliarello occupa ben quattro strofe, nelle quali il cavaliere indica man mano ciò che la ragazza dovrà togliere, creando con ciò una suspense erotica che doveva piacere molto agli ascoltatori). La fanciulla gli chiede poi di voltarsi e bendarsi gli occhi con un fazzoletto per non farsi vedere nuda. Lui, da perfetto gentiluomo, dà seguito alla richiesta. Dopodiché, mentre è bendato, lei lo abbraccia nuda e, attraverso questo gioco erotico, lo conduce alla riva del fiume. Da lì lo butta nell’acqua dove Renaud affoga non senza aver detto le sue ultime parole. È interessante notare che Renaud, gettato nel fiume, si aggrappa a una frasca che lei taglia con la spada facendolo cadere definitivamente. In molte versioni italiane l’eroina chiede di tagliare una frasca o ramoscello, come nella versione presente in questa raccolta, ma a differenza di questa francese lo fa per far ombra al suo cavallo; una richiesta alquanto strana. Personaggi: Renaud, la figlia del conte di Artois. Luoghi:          Il bosco, il fiume. Renaud, Renaud n’attendit pas,         D’avoir charmé la fille du roi.           Il l’a prise, l’a emmenée,      Plus de cent lieues sans se reposer.    Arrivés au milieu du chemin:             «Renaud, Renaud, je meurs de faim!»  «Mangez, la belle,   [votre blanche main,               Car jamais plus ne mangerez              [de blanc pain!»           Arrivés au milieu du bois:   «Renaud, Renaud, je meurs de soif!»  «Buvez, la belle, votre clair sang,   Car jamais plus ne boirez    [de vin blanc!                Voyez là bas cette claire rivière,      Où sont treize dames que j’ai noyées,   Et vous, la fille du Comte d’Artois,   La quatorzième vous serez.»         Au bord de l’eau étant arrivés:   «La belle il faut se déshabiller.     

Renaud, Renaud non s’attardò dopo aver sedotto la figlia del re. L’ha presa e l’ha condotta in più di cento posti senza riposarsi. Arrivati a metà del cammino: «Renaud, Renaud, muoio di fame!» «Mangiate, bella, [la vostra mano bianca, poiché mai più mangerete del pane bianco!» Arrivati in mezzo al bosco: «Renaud, Renaud, muoio di sete!» «Bevete, bella, il vostro sangue chiaro, poiché mai più berrete del vino bianco! Guardate là quel limpido fiume dove ho annegato tredici dame, e voi, la figlia del conte d’Artois, sarete la quattordicesima.» Arrivati al bordo dell’acqua: «Bella, bisogna spogliarsi.

Otez, la belle, votre ceinture,         Toglietevi, bella, la vostra cintura, Qui est garnie d’or et de bordure.»   che è guarnita d’oro e di ricami.»   «Il n’appartient pas à un chevalier  «Non è da cavaliere De voir les filles se déshabiller.      vedere le ragazze spogliarsi. Il appartient à un chevalier,                 È da cavaliere De prendre un mouchoir    prendere un fazzoletto [et les yeux se bander.»        e bendarsi gli occhi.»   Renaud, qui ces mots entendit,         Renaud, che udì queste parole, Prit un mouchoir et                 prese un fazzoletto [les yeux se bandit; e si bendò gli occhi. La belle le prit et l’embrassa,             La bella lo prese e l’abbracciò, Dans la rivière elle le jeta. e nel fiume lo gettò.   Renaud croyait se rattraper                  Renaud credeva di attaccarsi A une branche de vert laurier.          a un ramo di lauro verde. La belle saisit sa claire épée,              La bella afferrò la sua spada lucente, La branche verte elle a coupé.          il ramo verde lei ha tagliato.   «Renaud, Renaud, pêchez bien         «Renaud, Renaud, pescate bene [au fond,       nel fondo. Vous y trouverez vos treize dames      Là troverete le vostre [qui y sont.  tredici dame. Pour moi je vais        Per quanto mi riguarda io vado [dans mon pays         al mio paese Pour y rejoindre mon logis.»              per tornare a casa mia.»   «Que vous diront tous vos parents,          «Che cosa diranno i vostri genitori De vous revoir          nel rivedervi [sans votre amant?»                  senza il vostro amante?» «Je leur dirai qu’ l’est un brigand,   «Dirò loro che è un brigante, Que j’ai noyé au       che io ho affogato [milieu des champs.»               tra i campi.»   «La belle, qui vous reconduira?»     «Bella, chi vi riporterà indietro?» «Hélas! Renaud, ce n’est pas toi,     «Ah, Renaud, non sei tu, Mais c’est ton petit cheval grison,  ma è il tuo piccolo cavallo grigio Qui va comme le postillon.»              che va come un postiglione.»   (Testo e musica dalla regione del Cotentin raccolta da M.H.C. Moreau ed editi in Les Chansons de France, Editions Slaktine V, 1908, e riedito nel 1980)

L’Inglesina (Nigra 13) Nelle versioni italiane troviamo diversi titoli: Un’eroina, Una monferrina, Munglesa e come nella nostra, raccolta nella provincia di Pavia, L’inglesina. Personaggi: Il figlio di un conte, l’inglesina figlia di un cavaliere. Luogo:            Verso Merica.   E l’era il fiöl d’un conte e voleva pià mujé. Lui voleva l’inglesina, perché figlia d’un cavalier. (bis)   La sera l’impromete e la notte la sposò e poi l’indoman matina verso Merica se ne andò.

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L’ha fai seicent chilometri senza mai parlar, poi ne fece altri cento, poi cominciò a sospirar. «Cosa sospiri oi mia, cosa sospiri tu?» «Io sospiro la mia oi mamma che non la rivedrò mai più.»   «Oh se sospiri questo hai tutte le ragion, ma se tu sospiri d’altro, il pugnale l’è preparà.»   «Che mi presta signor conte, che mi presta il suo pugnale? Ho da tagliare un ramoscello per far d’ombra al mio caval!»   Appena l’ebbe in mano sul cuore lo piantò e poi volta indré il cavallo, verso casa se ne andò.   Appena arriva in piazza suo fratello comincia dir: «Oh come mai sorella mia, come mai ritrovarti qui?»   «Due brutti assassini m’hanno ucciso mio marì. Oh se vuoi che dica il vero, l’ho ucciso propri mi.»

Argomenti

(Versione di Iride Tagliani raccolta a Colleri di Brallo (Pavia) nel 1967 da Luisa Del Giudice per i dischi Albatros)

In questa versione manca il numero delle donne già uccise dal cavaliere e propenderei per una dimenticanza dell’informatrice al momento della registrazione sul campo. In un’altra versione lombarda, del tutto simile a questa, si ascoltano infatti le seguenti due strofe prima che lei chieda la spada per far ombra al suo cavallo: “Rimira quel castello, tu lo devi rimirar. Che 36 ragazze mi la denter g’ho menà. Prima g’ho tolt l’onore pö la testa g’ho taja. E così faremo inglesa, quando poi saremo là.”

In altre versioni ancora la nostra eroina alla fine chiede di andare a Roma a confessarsi dal papa. Alcuni critici, fra i quali Roberto Leydi, hanno cercato il significato di questa ballata europea nelle versioni magiare dove un cavaliere si ferma sotto un albero e si addormenta con il capo in grembo alla fanciulla, come nella versione scozzese. Mentre lei lo spidocchia vede sei ragazze impiccate sull’albero e una spada. Intuisce che la prossima sarà lei e con quella spada uccide il cavaliere. Le versioni magiare potrebbero essere dunque la matrice delle altre varianti europee. Per quanto riguarda quelle italiane sembrerebbe evidente l’influenza, per affinità, delle versioni francesi. La richiesta dell’eroina di avere il pugnale (o la spada in altre versioni) per tagliare una frasca per far ombra al suo cavallo è un aneddoto a prima vista assurdo. Si rilevi però che in diverse versioni d’oltralpe, come quella riportata, lei taglia il ramo dove il cavaliere si era aggrappato e facendolo cadere lo fa affogare. In quella italiana si è saltato un passaggio importante, quello

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dello spogliarello, forse troppo sconveniente per i cantori nostrani. Saltando quella parte nel racconto viene a mancare il passaggio della spinta in acqua subita dal cavaliere e della conseguente morte dovuta al taglio del ramo sospeso sul fiume al quale si era aggrappato. Allora, per creare un aggancio, si inventa una situazione illogica nella quale è l’eroina che chiede al cavaliere di darle l’arma che userà per ucciderlo. La richiesta di tagliare il ramo diventa comunque l’atto della recisione della vita del cavaliere. Il riferimento a Merica ci fa supporre che il nome indicasse più che altro una terra molto lontana e che il cantore non avesse nemmeno idea che per raggiungerla ci fosse un oceano che non si poteva passare a cavallo. Ci fa anche pensare che la storia raccontata nella nostra versione sia relativamente recente. Tuttavia il nome Merica senza la A iniziale esisteva già prima della cosiddetta scoperta dell’America. Esisteva già ai tempi di Re Salomone. Per gli ebrei Merica indicava una stella sopra un continente che si intuiva (o forse si sapeva già?) esistesse al di là delle colonne d’Ercole; con il tempo il nome della stella si identificò con quello del continente e tale nome rimase in uso comune anche nell’Europa medievale per indicare quella terra al di là del mare. Un monaco tedesco che ignorava tale non infondata credenza popolare, pensò che il nome derivasse dal navigatore Amerigo Vespucci e la propose nei suoi scritti. Si diffuse così questo errore che ricorre ancora in molti libri di storia. Andare in “Merica” è una frase che è arrivata fino ai giorni nostri e la si trova anche in altri canti popolari e scritti riguardanti l’emigrazione. Estratto in parte da “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan” con cd mp3 con 81 brani (Book Time editore). I brani citati sono tutti nel cd allegato. ❖


Eventi I Grandi maestri della musica siciliana ospiti degli Ethn’n’roll per una fusione artistico culturale fra Basilicata, Sicilia e non solo… di Gloria Berloso

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on molto tempo fa mi sono occupata della Band Lucana e su Lineatrad ho pubblicato un articolo per promuovere il loro album. Contemporaneamente ho sempre seguito con interesse gli eventi che si svolgono in Sicilia, terra ricca d’arte e di molti giovani autori. Sono rimasta inoltre colpita dall’umiltà e la semplicità dei siciliani e dei lucani che con pochi mezzi e forse quasi in sordina riescono a raggiungere delle mete straordinarie. La Sicilia e la Basilicata sono lontane, difficilmente raggiungibili in ogni momento dell’anno per chi come me si dedica alla scrittura e alla musica. Talvolta i sogni, i progetti o semplicemente un consiglio trasmesso ad altri, si possono concretizzare e così è stato per la grande musica siciliana e quella lucana, una fusione artistica di grande livello ed un esempio da seguire sul tutto il territorio italiano. Il Dedalo Festival, nato in Sicilia, sabato 1 giugno approda a Baragiano, in Basilicata, sotto la direzione artistica di Gabriele Russillo e domenica 2 giugno a Tolve sotto la direzione artistica di Giovanni Didonna e Danilo Vignola. con la collaborazione del maestro Rocco Mentissi, Il Dedalo Festival, “rassegna itinerante per la valorizzazione della musica, dell’arte indipendente e del territorio attraverso soggiorni creativi nelle città della musica e dell’arte libera”, è un target ideato dal celebre artista siciliano Ezio

Noto, musicista di Caltabellotta, autore di testi in Siciliano che vanta un curriculum sconfinato… ha recentemente fondato i Disìu : progetto musicale per voce, piano elettrico e strumenti musicali a sonagli, strumenti rudimentali, giocattoli e altre diavolerie sonore. Renè Miri: cantante e sperimentatore sonoro, studia da sempre i limiti della voce umana, seguace e studioso delle tecniche utilizzate da Demetrio Stratos e dai maggiori ricercatori mondiali sulla voce cercando di scollegare i significati odierni e riappropiandosi di strutture e valenze dimenticate. I Taligalè, band di Villabate provincia di Palermo. Band impegnata nella sensibilizzazione del popolo nella della lotta per la Legalità e per la Pace. Infatti il nome Taligalè è l’anagramma (esatto contrario delle sillabe) di “Legalità”. Ospiti dalla Campania saranno i Cattivo Costume: un collettivo, una carovana itinerante, aperta, che traduce un viaggio esistenziale in musica, parole, immagini, arti sceniche e performative.

Dal Lazio i Pivirama di Raffaella Daino, cantautrice, cantante e chitarrista siciliana di nascita e romana di adozione, musicista indipendente con all’attivo centinaia di concerti con il suo ensemble Pivirama, anche in apertura a Patty Pravo, Afterhours, Cristina Donà, Giorgio Canali, Africa Unite, Shana Morrison, figlia del grande Van. Reduci da un primo tour in Uk. (maggio 2012). Vincitori di tanti premi, alcuni dei quali consegnatogli da Steve Zuckerman, (produttore americano vincitore di 3 Grammies

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Eventi

Baragiano (Basilicata)

Tolve (Basilicata)

con il disco Les Paul and friends) e Mogol. Alternandosi nelle due date, questi personaggi saranno affiancati da valide rappresentanze artistiche lucane: oltre ad artisti che esporranno quadri e fotografie, la serata del 1 giugno che avrà come cornice il suggestivo Belvedere Pub a Baragiano scalo, ospiterà i lucani Bellitamburi, realtà musicale attiva dal 1998, una band che ha tracciato un suo percorso artistico personale basato su diverse influenze, privilegiando la radice culturale

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e popolare che ha sempre avuto una enorme importanza nel mondo delle composizioni di Antonio Bruno che ne è il leader, compositore e cantautore di vasta esperienza che ha collaborato con Antonio Infantino e i Tarantolati, James Senese, Tony Esposito… solo per citarne alcuni. Jake Moody, progetto che nasce agli inizi del 2012 del cantautore Diego Capace. Sempre attivi in diversi locali, manifestazioni e festival fino ad arrivare alla realizzazione del loro primo disco: “Libertà di

Espressione”; l’album che si scaglia contro l’ignoranza e l’arroganza di “chi comanda . Infine, il 1 giugno si esibiranno gli organizzatori del Dedalo festival in Basilicata gli Ethn’n’roll, celebre band lucana attivissima su tutto il territorio, con uno stile musicale che unisce il rock progressivo di tradizione ai suoni acustici e virtuosi di strumenti a corde, a fiato e percussivi per un’esperienza musicale vitale ed unica, con Danilo Vignola (eletto miglior ukulelista elettrico al mondo nel 2010) , Gabriele Russillo (primo classificato ex aequo all’European Zagreb Bass contest nel 2011) ed il percussionista Giovanni Didonna. Nella serata a Tolve del 2 giugno che avrà come cornice la villa comunale di Tolve, (evento promosso dal bar della villa) si alterneranno sul palco insieme agli artisti del Dedalo i lucani Mamma Cannibale: proposta musicale che supera le barriere della musica in generi e confini, rompe gli schemi con atmosfere suggestive suggerite da variegati arrangiamenti sonori. Vantano prestigiose esibizioni live di fianco ad artisti nazionali e internazionali come Petra Magoni e Ferruccio Spinetti degli Avion Travel, Nobraino… Il maestro Rocco Mentissi, direttore d’orchestra della Banda di Tolve, tastierista, compositore, arrangiatore, pianista e docente di filosofia. Anche lui direttore artistico di questa rassegna, oltre che


ad una originale esibizione serale di pianoforte e percussioni terrà un seminario la mattina dalle ore 10:00 durante l’ aperitivo & conferenza musicata sempre nella villa comunale sul “Tarantismo dionisiaco Lucano”. Altro illustre ospite sarà Graziano Accinni, chitarrista, autore, arrangiatore e produttore, conosciuto ai più per la sua lunghissima collaborazione come chitarrista di Mango, numerose sono state le sue apparizioni televisive in trasmissioni che hanno fatto la storia della TV come Fantastico,Sanremo,Serata d’Onore con Pippo Baudo ,il Principe Azzurro con Raffaella Carrà su canale 5. Ha condiviso i palchi di mezzo mondo con artisti quali:, Rem, Oasis, Genesis, Solomon Burke, Spandau Ballet, DuranDuran, Marc Knoffler (Dire Straits), Sting, Pavarotti… Dal 2003 ad oggi si occupa principalmente di ricercare e divulgare gli Antichi Repertori Della Basilicata sua terra d’origine. Da prendere in considerazione gli ultimi Tour internazionali con il suo Gruppo Gli Ethnos Group in Europa e in Cina : a Shanghai ed Hangzou. Anche lui terrà, durante la conferenza mattutina, un seminario su “La chitarra popolare Lucana”.

Eventi

dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani e del Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche dell’Università di Palermo, socio ordinario del Centro di studi filologici e linguistici siciliani…

PROGRAMMA: Ezio Noto

Infine, durante la conferenza mattutina, il Dedalo festival avrà il prestigio di ospitare il seminario su “La nuova canzone in dialetto Siciliano” tenuta dal Prof. Roberto Sottile, docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (Università di Palermo), membro della Segreteria di redazione della collana «Materiali e ricerche dell’Atlante linguistico della Sicilia», pubblicata dal Centro di studi filologici e linguistici siciliani e dal Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche dell’Università di Palermo. È condirettore delle collana «L’ALS per la scuola e il territorio» pubblicata

1 Giugno Belvedere Pub Ore 18:00 Aperitivo & Piano/voce con “Ezio Noto” : “Le canzoni in dialetto siciliano” Ore 20:00 Live Artisti del Dedalo + Artisti Lucani: Ezio Noto & Disìu (Sicilia) Ethn’n’Roll (Basilicata) Renè Miri (Sicilia) Antonio Bruno (Basilicata) Cattivo Costume (Napoli) Raffaella Daino & Pivirama (Lazio) Taligalè (Sicilia) Jack Moody (Basilicata) 2 Giugno TOLVE Villa Comunale Ore 10:00 Aperitivo & Conferenza musicata: M.stro Rocco Mentissi “Tarantismo dionisiaco Lucano” Prof. Roberto Sottile (Università di Palermo) “La nuova canzone in dialetto Siciliano” M.stro Graziano Accinni “La chitarra popolare Lucana” Ore 19:00 Live’ : Graziano Accinni (Basilicata) Ezio Noto & Disìu (Sicilia) Rocco Mentissi (Basilicata) Renè Miri (Sicilia) Mamma Cannibale (Basilicata) Cattivo Costume (Napoli) Raffaella Daino & Pivirama (Lazio) Taligalè (Sicilia) Ethn’n’Roll (Basilicata)

Dedalo Festival

Video http://youtu.be/_bHo620zHCw ❖

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Recensioni DAUNIA ORCHESTRA di Loris Böhm

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scito nel 2012, questo omaggio della Daunia Orchestra al grande compositore e cantante pugliese Matteo Salvatore trova spazio anche su Lineatrad. Non si può parlare di tutto, anche perchè molte volte lo spazio non basta, la novità non è segnalata in redazione... insomma un problema di base di comunicazione tra media e ufficio stampa (sempre che esista, in questo mondo discografico ormai votato al fai-da-te). Ci scusiamo per il ritardo e chiudiamo la parentesi. Veniamo a parlare di questa mirabile produzione e non possiamo fare a meno di notare come l’intimista voce di Gabriella Profeta, sia la sponda ideale per proporre un cantante dalle origini umili (Matteo Salvatore appunto) avvezzo a esporre con tagliente satira e ironia un mondo popolare sempre ricco di sentimento e passione, restituendo vivacità e potenza espressiva. Il piano di Umberto Sangiovanni, il basso di Adriano Matcovich e la tromba di Tiziano Ruggeri costruiscono intorno a questa calda e sensuale voce un ricamo jazzato che coinvolge l’ascoltatore e lo trascina in un limbo ovattato in cui le tragedie e le vicissitudini della povera gente sembrano solo la celebrazione di un lontano ricordo. Anche que-

ROBERTO CARLOTTI di Loris Böhm

Doppia novità in arrivo, da Roberto Carlotti. Il primo disco è “Il giardino di Sofia”, pubblicato dalla FolkClub Ethnosuoni (www.folkclubethnosuoni.com), con una prefazione di Antonello Paliotti, piuttosto singolare, in cui si definisce l’autore un “non professionista”, in cui si consiglia di “regalare” il disco piuttosto che acquistarlo, in cui si manifesta tutta l’artigianalità del prodotto... anche troppo secondo me. D’accordo prendere le distanze dallo show business, dal mercato discografico affamato di hit e topten, ma questo lavoro secondo me meriterebbe di entrare in questo meccanismo, anche se l’autore stesso se ne

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sta volta hanno fatto centro i Daunia, come nei precedenti album, a volte ammiccanti a ritmi balcanici, a volte a lirismo dialettale o rievocazione folk-jazz come in questo caso. La storia, così come la musica, non si possono modificare, ma si possono interpretare con personalità: in questo i Daunia sono maestri assoluti, e questo “Di fame di denaro di passioni” è soltanto in apparenza un’opera minore. Assolutamente consigliato l’acquisto da Lineatrad. ❖


Recensioni

tira fuori, se non altro per una questione di “meritocrazia”. Proprio per questo motivo, ascoltando il disco brano dopo brano, sempre più si rafforza la convinzione che non si tratta di un’opera improvvisata... tanto mestiere, tanto al punto da non riuscire a distinguere uno stile musicale predominare nei confronti di un altro. La sintesi che Carlotti mette in atto fa intuire la completa conoscenza dei ritmi e delle metriche di tutte le tradizioni esplorate in questo “Il giardino di Sofia”, che sembra piuttosto una intricata foresta in cui l’ascoltatore si inoltra. Immediata è la tentazione di riascoltare e tentare di capire... ma basta scorrere i nomi dei musicisti che partecipano a questo progetto: Vincenzo Caglioti, Gabriele Coltri, Maurizio Dehò, Stefano Valla, tanto per iniziare, per rendersi conto che effettivamente qui nessuno improvvisa. Ah, quasi dimenticavo, tutti i brani sono composti e arrangiati da Roberto Carlotti, chapeau... Da acquistare e anche regalare! Il secondo disco presentato è decisamente autoprodotto, si chiama “Margot” e presenta un gruppo meno numeroso e blasonato, ma sicuramente più personale, adatto alle potenzialità di Roberto Carlotti. Neanche a dirlo anche qui tutte le composizioni sono a firma di Carlotti, particolarmente giocose, spigliate, dalla matrice folk-cantautorale molto forte. La voce di Tiziana Zoncada, davvero intrigante e onnipresente, conferisce il marchio di fabbrica recitando un testo

di denuncia, intriso di satira. Scarno il libretto, contenente una introduzione vibrante di Roberto Sacchi. Nella speranza che sia un’opera prima preludio di tante altre, non resta che consigliare nuovamente l’acquisto, magari scrivendo a Roberto (robcarlotti@tin. it) perchè non vedo altre soluzioni di contatto... Il sito (www.robertocarlotti.it) è ancora in alto mare! ❖

FOLHAS PROMOSSI SU RADIORAI1

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iovedì 16 maggio ha avuto inizio la collaborazione di Lineatrad con la trasmissione RAI DEMO su RaiRadio1, Demopress. Il primo gruppo selezionato dal Lineatrad presentato insieme a Michael Pergolani e Renato Marengo, i biellesi Folhas, hanno impressionato gli ascoltatori per la carica di vitalità del brano “Il pirata delle Cliffs”. Seguiranno altre iniziative settimanali del programma Demopress, che verranno prontamente annunciate sul sito www.lineatrad.com. Gli appassionati interessati possono scaricare la puntata in formato mp3 direttamente dal podcast RAI www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ ContentItem-2d8e01e8-e715-4943-aad7-9ca8e668777b.html#p=0

oppure consultare la puntata in oggetto su:

www.radio.rai.it/radio1/demo/zoom_evento.cfm?Q_EV_ID=332042

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The Bulgarian Voices Angelite Angelina Jaro Medien, 2013 folk/etno Sull’onda dei coro bulgari e della magia che infondono, “Angelite” producono suoni dalla peculiarità tipica del loro timbro vocale, quasi come se non fosse stato prodotto da un apparato vocale umano. Ai ritmi folli, sovrappongono le loro voci per formare accordi audaci. L’album rappresenta un’opportunità professionale per speculazioni e analisi etno-musicali, ma la cosa migliore è quella di condividere con gli ascoltatori il piacere della musica. Ogni canzone porta il suo tocco e il suo colore per formare un’immagine caleidoscopica, che rivela l’atmosfera musicale e il temperamento del folklore bulgaro. La varietà delle prestazioni mette in luce le notevoli qualità canore dei 20 cantanti - uno strumento polifonico nelle mani del loro direttore e solisti - successori di arte antica del canto. Uno degli elementi unificanti musicali in questo progetto è il ritmo. La musica folk bulgara è famosa per l’abbondanza di ritmi irregolari, di misure asimmetriche - doppiato da Bela Bartok come “ritmo bulgaro”. Molte delle canzoni dell’album sono costruite su una base di metro e ritmo. Il suono del tamburo in Bulgaria è simbolo di festa e di danza Horo (danza a catena in cerchio). Si può sentire in alcune delle disposizioni degli

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autori, eseguita da uno dei migliori percussionisti-bulgari: Stoyan Yankulov. Nella struttura a mosaico del programma si contrastano e convivono nelle loro caratteristiche - solisti, coro e in alcuni di essi accompagnamento strumentale. Il folklore, antico e moderno è presente con elegante equilibrio fra tradizione e un approccio moderno. Coro e solisti seguono rigorosamente lo stile locale e i dialetti musicali, ricreando i modelli dell’antico folklore musicale vicino alle tradizioni delle diverse regioni. Una sorpresa in questo album è un brano tratto dal folklore di un gruppo etnico “Karak” ... ❖

Babooshki - Vesna Multikulti Record, 2013 World L’album “Vesna” è stato registrato nel marzo di quest’anno, nello Studio S-4 della Radio polacca, e la “prima” di presentazione ha avuto luogo il 21 aprile nel loro Studio Wladyslaw Szpilman a Varsavia. Babooshki è una formazione derivante dalle esperienze di Karoliny Beimcik (Karolina Beimcik Quartet) e di Dana Vynnytskiej (Dagadana). Il repertorio della band è composto da interpretazioni jazz di canzoni popolari provenienti da diverse regioni polacche e ucraine. Brani di ampio respiro dunque, grande solidità compositiva frutto di queste due brillanti musiciste polacche che hanno intrapreso

questa nuova avventura. Le atmosfere che si percepiscono sono corroboranti ed elettrizzanti allo stesso tempo. Meritano una considerazione tra i gruppi emergenti del nord Europa. ❖

Elsa Martin Verso Folk-jazz Sin da piccola Elsa Martin manifesta una spiccata propensione verso il mondo della creatività nelle sue varie forme e presto inizia a cantare a più non posso, accompagnandosi alla chitarra. Il canto e la musica ben presto divengono esigenza e con essi la naturale propensione a stare al centro dell’attenzione. Tutto perciò ebbe inizio. Artista raffinata ed istrionica, definita “giovane intellettuale della musica italiana”, si è diplomata in musica jazz con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Klagenfurt (Austria). Ha avuto modo di confrontarsi con personalità di livello mondiale quali Tran Quang Hi, Friedrich Glorian, Tapa Sudana, Joji Hirota, Tadashi Endo e recentemente col pianista etnojazz armeno Karen Asatrian. Nel 2006 ha partecipato, ospite della cantante brasiliana Rosa Passos, al Festival Internazionale Jazz delle Canarie ed è stata protagonista di numerose esibizioni in Italia e all’estero. È musicista rappresentante il Friuli Venezia Giulia nel progetto “Porta parola‐ ambasciatori in musica”, ideato dal giornalista Sandro


Recensioni

Petrone. E’ protagonista assieme al cantautore Giò D Tonno, al regista Marco Caronna e al pianista ed arrangiatore Valter Sivilotti dello spettacolo “Talk Radio” (Canzoni di Confine 2013). L’amore per la scrittura in musica la porta ad inoltrarsi anche in altri ambiti di sperimentazione: scrive musiche per il teatro e ne diviene protagonista in veste di attricecantante (“Life: c’è sempre un’altra possibilità”di e con Alessandro Mistichelli). Nel maggio 2012 è stato pubblicato l’album d’esordio intitolato “vERsO”, contenente brani di sua composizione accanto a melodie popolari friulane, arrangiato dal chitarrista Marco Bianchi e prodotto Alberto Roveroni ed Effettonote di Milano. L’album vERsO è stato finalista delle Targhe  Tenco nella sezione “Opera Prima” (2012). Esso Viene definito dalla critica musicale come “una tra le migliori sorprese di questo 2012 (Bielle)”, “Cantato e suonato splendidamente si avvale di armonie decisamente accattivanti (Late for the sky)”, “un piccolo capolavoro di bellezza (Shiverwebzine)”, “un album stilisticamente creativo, che contiene personalità e sentimento (Coolclub),” Ascoltando questo disco si comprende che alla fonte è stato fatto un intenso lavoro (Bravo. it)”, “un album d’esordio che ha del miracoloso (Blow up”), “musica sottile, acustica e raffinata (Il Buscadero)”, “Una notevole opera prima, (Alias, Il Manifesto)”, “Un album dalla bellezza inaspettata, mix di originalità e tradizione che sfida i tempi duri della musica d’autore mettendo poesia nei i testi (tracce.it)”. E’ vincitrice assoluta del Premio Parodi 2012, dedicato alla world music, del Premio della Critica, Premio Miglior Musica e Premio assegnato dalla giuria dei bambini. Sito ufficiale: www.elsamartin.it www.facebook.com/elsa.martin.351

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l gruppo Orlek ha il suo domicilio in Zagorje ob Savi, nel cuore della zona mineraria nel centro della Slovenia. Il nome Orlek ha origine dal nome della collina in periferia di Zagorje. Dal 1990 hanno suonato insieme, hanno pubblicato cinque cassette e cinque compact disc. I loro inizi di successo sono dovuti al desiderio di creare e anche informare gli ascoltatori sui disagi sociali dalla loro area. Hanno stabilito un totale contatto con il pubblico entusiasta. La loro musica è una miscela o rock ‘n Roll, una sorta di Punk polka. Utilizzano una varietà di strumenti della musica folk etnica. Partecipano in una serie di spettacoli di successo in festival come il Festival Druga godba (Slovenia), Folkherbst festival a Plauen (Germania), Okarina Festival (Slovenia), Festival Lent (Slovenia), Tanz & Folk Fest a Rudolstadt (Germania), Festa popolare in Mistelbach (Austria), Folk Fiesta (Polonia), Folk Festival 99 Neum (Bosnia),

Miskolc (Ungheria EBU festival), Sopron (Ungheria Euromusica festival). Nel 1994 al gruppo è stato assegnato un premio culturale locale, è stato nominato per il Grammy Sloveno, il premio Golden Nota in una categoria - il miglior album di folk e etnica. Nel 1996 il loro album Adijo knapi (Addio minatori) - che parla di disintegrazione della vita mineraria in Zagorje - è stato nominato in una categoria come miglior album rock dell'anno. Lo stesso album è stato assegnato il premio dall'Accademia liberale della Slovenia, ed è stato dato anche il premio della Radio degli studenti a Maribor. L'album Salamurca, ha ricevuto due Grammy sloveni per il miglior album rock e la miglior rock composizione Na Kum (To Kum). Nell'anno 2000 hanno avuto due tour di successo in Australia e Nuova Zelanda. Nella illustrazione soprastante, la copertina del loro ultimo disco, uscito nel 2012. ❖

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Argomenti CADIRA, IL PROGETTO TEATRALE

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i teniamo aggiornati sugli sviluppi del progetto "mar". Il gruppo Cadira sta cercando di diffondere il concerto (in gruppo) con l'apporto delle immagini da proiettare ad alta risoluzione. La tecnica sviluppata da Paolo consiste nell'elaborare oggetti di "scarto" (prevalentemente trovati sulla spiaggia) trasformandoli in nuova “forma viva".

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Queste tavole pubblicate, che fanno parte di questo grosso lavoro (le immagini del libretto del nuovo CD, sono solo una piccola parte di esso...) Si cercano possibili interlocutori a cui proporre lo spettacolo: l’idea dei Cadira sarebbe di portare questa “forma viva” nei teatri.

www.cadira.it


Argomenti

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Argomenti TERRAE

Compagnia di musiche popolari

di Pietro Mendolia*

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uando avrò superato la soglia della mezza età, inizierò a mettere da parte le cose che avrò desiderio di portare con me, a tenermi compagnia, per gli anni della vecchiaia, che, se non sarò in viaggio intorno al mondo, trascorrerò d’estate al fresco di un albero secolare e d’inverno al tepore di un piccolo camino, dedicando totalmente il mio tempo all’esercizio delle mie più insane passioni: ascoltare musica, leggere libri, vedere film, trattenermi in conversazione, degustare “granite caffè con panna”. Allora, tra i bagagli musicali della mia personalissima “arca” non potranno mancare due cd che,

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per quanto di recente produzione, sono già da considerare vere e proprie pietre miliari della musica popolare siciliana: “38° parallelo instabili terre” e “Unknown people” della “compagnia di musiche popolari TERRAE”. Questo confesso ad Antonio Livoti (chitarra e voce dei Terrae), mentre vado strenuamente alla ricerca della bottiglia di Malvasia delle Lipari che Enzo (il padrone della casa di campagna nella quale l’ho invitato a venire per scambiare quattro chiacchiere a proposito del gruppo), so usa nascondere in giro, da qualche parte. Questa sera la fortuna mi arride: su di una mensola, seminascosta tra libri e riviste,

recupero la bottiglia, sul tavolo i biscottini…e il racconto può cominciare. Un bicchiere “di quello buono”, si sa, tende a favorire il ricordo, così Antonio torna volentieri, con la memoria, indietro nel tempo, fino al 2001, anno di nascita della compagnia di musiche popolari Terrae. Dall’incontro con Cesare Frisina (violino, voce) e Francesco Di Stasio (contrabasso, cori) la decisione di dare vita a un progetto che, partendo dalla musica, potesse permettere d’esprimere concetti, pensieri, punti di vista differenti; una scommessa, in una terra, la Sicilia, riluttante per sua stessa natura ad accettare qualsiasi forma di cam-


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biamento [e che qualcuno la pensi “diversamente”, in Sicilia, “a unni non cància mai nènti” (dove non cambia mai niente) equivale già a un cambiamento radicale]. A completare la “compagnia” arriva, più tardi, Giorgio Rizzo (percussioni, elettronica, voce). Il gruppo inizia a strutturare testi e musiche originali, su ritmi e sonorità che uniscono idealmente la Sicilia al resto d’Europa, al Nord Africa al mondo arabo, adottando soluzioni musicali insolite, mai banali, frutto della continua sperimentazione, che rappresenterà la caratteristica principale del loro raffinato sound. La vena compositiva di Antonio, cui si aggiungono i preziosi contributi del resto del gruppo, apre la strada a una nuova “musica popolare contemporanea” laddove la tradizione popolare siciliana fa da sfondo a nuove composizioni di grande forza ritmica e melodica per un percorso musicale innovativo tra popolare, improvvisazione, elettronica e classica. Il 2005 è l’anno di “38° parallelo instabili terre”, loro primo cd, prodotto da FolkClub EthnoSuoni , con il quale il gruppo propone musica d’innovazione e di tradizione. Un disco che guarda ai popoli della terra nel loro eterno peregrinare, agli immigrati. Dieci brani di forte impatto sonoro, con una attenzione per i particolari davvero sorprendente. I Terrae riannodano idealmente i fili di una convivenza passata, esplorando la propria memoria al fine di metterla in relazione con altre culture e musiche del mediterraneo presente. Il disco si apre con la deliziosa “A Crucìdda” e culmina nel brano “A Visilla”, rivisitazione del più importante canto corale della tradizione musicale di Barcellona Pozzo di Gotto che, tramandatosi oralmente dalla tradizione medievale delle sequenze e dei canti religiosi gregoriani, viene ancora oggi intonato per il Venerdi Santo ed accompagna le Varette. “38° parallelo instabili terre” ot-

tiene lusinghieri riscontri e viene indicato tra i 100 migliori dischi del 2005 dalla rivista olandese “Heaven”. Negli anni successivi i TERRAE suonano in più di 200 concerti in tutta italia: Festa del I° maggio (Bologna), Teatro greco di Tindari (Sicily), MEI (Faenza), Palazzo Abatellis (Napoli), Diagonal Jazz (Calabria), Mediterraneum (Forlimpopoli), Circuito del Mito, Alkantara festival and Taranta Fest (Sicily), collaborano con il regista teatrale Giovanni Boncoddo, partecipano a numerose trasmissioni radiofonche: RaiRadio1, Rtve1 (Spagna), Radio MultiKulti (Germania), Radio popolare network, Radio Capo D’Istria (Slovenia). Nel 2010 il gruppo presenta “Unknown people” (anch’esso prodotto da FolkClub EthnoSuoni) un “concept” album dove ogni brano si tiene con il seguente e l’ultimo ri-

prende il primo, protagonista il dialetto siciliano, cioè la lingua attraverso cui braccianti, bambini, rivoltosi, carcerati, pescatori – la “gente sconosciuta” del titolo dell’opera – finalmente diventano protagonisti di 700 anni di storia riscritta secondo la visione degli umili e degli ultimi. Ma non mancano le contaminazioni linguistiche, nel rispetto delle tante dominazioni che hanno lasciato scie feconde nel tessuto culturale siciliano, anche a livello popolare. Antonio spiega che: “In questo disco raccontiamo, in musica, alcuni momenti significativi della storia siciliana, nei quali il popolo si è ribellato al potere per rivendicare un proprio ruolo, e di come questi moti popolari siano sempre stati repressi, con ferocia, nel sangue e nell’oblio delle cronache e della storia ufficiale. Una visione “nuova” del popolo

38° parallelo instabili terre” (Folkclubethnosuoni/IRD – 2005)

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Aggiungo che il cd presenta anche una veste grafica che merita di essere apprezzata in tutta la sua bellezza. Si è fatto tardi; chiedo ad Antonio quali nuovi progetti hanno in cantiere i Terrae. Mi confida che il gruppo sta lavorando alle canzoni di un probabile terzo disco, tuttavia, ancora in fase di…. sperimentazione. E questa è davvero l’ultima informazione che riesco ad ottenere… ma del resto siamo anche all’ultimo bicchiere.. che la malvasia è già finita!

* Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.

La “Compagnia di musiche popolari TERRAE”: Cesare Frisina, Antonio Livoti, Francesco Di Stasio e Giorgio Rizzo. (www.terrae.me)

siciliano che, a dispetto di fatalismi e antichi stereotipi, ha provato nei secoli a giocare il proprio ruolo e che, quando ha chinato la testa, è stato, ed è, attraverso al violenza di uno Stato connivente con le peggiori componenti della società.” Belle, delicate, struggenti, quasi tutte le ballate del disco ma, personalmente, sono rimasto colpito da “Inestra russa” (un capolavoro) dedicata alla strage di Portella della Ginestra e da “Mari”, splendida rievocazione dei canti di tonnara. Recensito con parole bellissime dalle più autorevoli riviste di musica folk italiane e straniere, “Unknown people” ottiene, tra l’altro, il premio BRAVOS!!! (riconoscimento che viene assegnato dalla rivista francese Trad Magazine) e viene indicato come disco world del mese dalla prestigiosa rivista austriaca “Concerto”.

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“Unknown people” (Folkclubethnosuoni/IRD – 2010)


Cronaca EMMELIE DE FOREST VINCE L’EUROVISION SONG CONTEST CON IL BRANO “ONLY TEARDROPS” di Loris Böhm

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on sono passati molti anni dal successo della cantante ucraina Ruslana all’Eurovision Song Contest, con un brano ispirato alla tradizione locale, modernizzato quel tanto da incantare sia pubblico che giuria. È stato l’inizio di una fulgida carriera artistica. Anche in questa edizione del 2013 diverse nazioni hanno presentato cantanti ispirati da strumenti o melodie di chiara derivazione tradizionale, tipo la Croazia con un canto corale di antica provenienza; purtroppo è stata eliminata in semifinale. Invece la danese Emmelie de Forest, che a soli 20 anni ha già un’impressionante storia per il suo nome, ha sbaragliato la concorrenza europea vincendo l'Eurovision Song Contest 2013 con la semplicità di voce, flauto e percussioni. Cresciuta nella cittadina di Mariager nella regione del Nord Danimarca, Emmelie ha iniziato a cantare professionalmente fin dalla tenera età. Da quando aveva 14 anni, lei è stata in tour in tutta la Danimarca con il musicista scozzese Fraser Neill, eseguendo sia brani propri e cover folk / blues di successi di Nirvana e Johnny Cash. Una curiosità nei concerti di Emmelie è sempre stata la sua calzatura - o la mancanza di essa. "Ho sempre preferito il canto senza indossare i tacchi alti o le scarpe. Essere a piedi nudi mi fa sentire più vicina alla terra, e mi sento più rilassata”, dice Emmelie. Con sede a Copenaghen, Emmelie ha dovuto solo attraversare

© Michael Søndergaard (DR)

l’Øresund per partecipare alla finale dell’Eurovision Song Contest con la sua canzone Only Teardrops. Emmelie dice: "Non appena ho sentito la canzone, mi sono innamorata di essa. Si ha una sensazione malinconica, e parla di guerra e di pace, in senso universale. Credo che queste sono questioni che riguardano le persone di tutto il mondo". Ecco uno stralcio storico di quando, Direttore di Traditional Arranged, sono stato invitato a una conferenza EBU. La testata giornalistica Traditional Arranged è stata invitata a partecipare al “Folk Music Producers’ Meeting”, tenutosi il 7 luglio 2001 alle ore 10 nella sala congressi dell’hotel Palota di Miskolc, in Ungheria, nell’ambito del 22° EBU International Folkfestival al

castello Diósgyór di Miskolc (5-9 luglio 2001). Sicuramente una dimostrazione di stima che richiede forte responsabilizzazione... Il meeting si è rivelato di altissimo livello: vi hanno preso parte i rappresentanti di molte emittenti radio TV europee, ed ha consolidato una sinergia tra i vari produttori di eventi folk. La moderatrice Maria Baliszewska della radio polacca introduce il discorso sulla produzione di un compact dedicato al Kalaka folkfestival 2001 di Miskolc, alla conferma della direzione del coordinamento EBU a Laurent Marceau, produttore di musica popolare del Dipartimento Radio EBU, sito in Ancienne Route 17A - CH-1218 Grand-Saconnex Ge - Svizzera (www.ebu.ch) (ebu@ebu.ch). ❖

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