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mensile Anno 2 n° 16 aprile 2013 € 0,00

s a h ol

F Orchestra Bailam & Trallalero Semplicemente: Folhas Meeting internazionale del tamburello Demopress: l’acchiappatalenti La pedal steel guitar

Lonate Celtic Fest Uribà Bait-Aid Takadum orchestra Tunatones


Sommario

n. 16 - Aprile 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Comune di Loano Eventi

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RAI Demo l’acchiappatalenti

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Orchestra Bailam & Trallalero

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Selezione suonare@folkest

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Acoustic Night 13

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Bait-Aid

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Una vita da “giurato”

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Semplicemente: Folhas

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Beppe Gambetta

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RAI Radio1 nasce Demopress

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Riflessioni sul disco “Galata”

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Lonate Celtic Fest

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

L

a novità finale di questa edizione di aprile è che a partire dal prossimo numero avremo una “doppia” edizione mensile, praticamente un quindicinale, perchè ci rendiamo conto che pubblicare a metà mese avrebbe penalizzato tutti quegli eventi che si svolgono qualche giorno prima, per cui la “prima” edizione riguarderà prevalentemente gli eventi di inizio mese, mentre la “seconda” edizione (quelladefinitiva) riguarderà tutto il mese. La prima uscirà fra il 10 e il 15 del mese mentre quella completa dal 15 al 20. Il formato elettronico permette questo aggiornamento, che soddisferà i lettori. Neanche a farlo apposta la notizia più fresca è anche quella più stimolante: Lineatrad è stata selezionata dalla trasmissione RaiDemo di Radio1Rai e farà parte di una giuria nazionale per la ricerca di musicisti di talento da presentare nella storica rubrica di Renato Marengo e Michael Pergolani. Tutto questo ci fa onore e dimostra che il nostro impegno e il lavoro di tutti i collaboratori hanno prodotto un risultato

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che gioverà a tutto il nostro ambiente musicale: speriamo che dalle nostre segnalazioni venga fuori una nuova stella della world music. Detto questo, dobbiamo riferire del buon esito del summit di Lineatrad, eseguito in videoconferenza skype per il fatto che Tommaso Giuntella si è fratturato un piede. Si è decisa una piccola rivoluzione per la nostra testata, ovvero nuova grafica del logo, nuovo sito internet, una rete di operatori attivati da Tommaso Giuntella per la promozione del brand Lineatrad. Sarà attivata la vendita di abbigliamento griffato Lineatrad per gli appassionati e distribuito come gadget per gli abbonati a pagamento e ai collaboratori a livello continuativo. Naturalmente tutto questo non subito. Adesso stiamo attivando una serie di collaborazioni come media-partner per i festival più importanti in Italia, affinché si crei una reciproca visibilità e pubblicità che possa aiutare a crescere sia i festival che la riivista. Chiaramente chi ha maggior spazio nella rivista sono i musicisti stessi: le

Argomenti

Editoriale bellissime novità discografiche innanzitutto, l’incredibile serata di Loano in cui, dopo aspra battaglia di note, noi “7 samurai” della giuria abbiamo stabilito chi suonerà a Folkest quest’estate, e non vi voglio togliere il gusto rimandandovi all’interno della rivista per la cronaca. Abbiamo la nascita di una sede a Genova dove la musica folk sarà protagonista: il circolo Arci Zenzero, con una programmazione di eventi interessante, con direzione artistica di Filippo Gambetta. Una bella iniziativa appena conclusasi per aiutare un locale vittima del furto di un costoso l’impianto di amplificazione, che ha restituito al titolare l’energia e la voglia di organizzare concerti. Non voglio dilungarmi troppo questo mese, capisco la vostra impazienza di sfogliare le pagine, sono sicuro che anche questo mese saremo in grado di soddisfare le vostre esigenze e senza indugio vi dò appuntamento al mese di maggio, che sarà caldissimo non solo per via della temperatura, ma anche per Lineatrad. ❖


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Folkaurora

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Meeting Internazionale del tamburello

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We love jazz

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Ballate europee

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Takadrom, Iacopo Fedi & Loris Salvucci, Rise up singing, Uribà

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Yasmine Hamdan, Maïa Vidal, Nynke, Giuliano Gabriele, Tunatones

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Siamo ribelli

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La pedal steel guitar nella musica popolare

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Tunatones

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LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 16 - APRILE 2013 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Giordano Dall’Armellina, Edmondo Romano, Gloria Berloso, Roberto Sacchi, Massimo Losito, Renato Marengo, Anna Cinzia Villani, Danilo Parodi Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Cronaca PROGRAMMAZIONE EVENTI COMUNE DI LOANO

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enerdì 22 marzo, a Loano, ha preso il via la sesta edizione di “Dischi volanti…incontri ravvicinati con dischi, libri, parole e suoni”, promossa dall’Assessorato al Turismo, Cultura e Sport del Comune di Loano in collaborazione con l’Associazione Compagnia dei Curiosi e il Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana. La rassegna, che ogni anno ospita giornalisti, musicisti e operatori culturali con l’obiettivo di parlare di musica, si è aperta con una serata live. Nella Sala Consiliare di Palazzo Doria, a partire dalle ore 21.00, si è svolta la selezione territoriale dell’Italia Nord-Ovest del Concorso Nazionale “Suonare A Folkest - Premio Alberto Cesa 2013”. Giunto all’ottava edizione, il concorso “Suonare a Folkest – Premio Alberto Cesa 2013” ha riproposto la sua formula originale. Attraverso cinque selezioni territoriali (Italia Centrale: Arezzo; Italia Centromeridionale: Coreno Ausonio FR; Italia Nord-Est: Spilimbergo PN e Verona; Italia Nord-Ovest: Loano) sono stati selezionati cinque artisti che hanno ricevuto in premio il diritto di esibirsi durante le serate finali di Folkest 2013, lo storico folk festival che si svolge da 33 anni in Friuli durante il mese di luglio. Come in ogni altra selezione, anche a Loano una qualificata Giuria ha indicato quell’artista che nella durata della sua esibizione ha saputo convincerla non solo delle proprie abilità tecniche o spettacolari, ma soprattutto della capacità di stabilire con la propria musica un contatto diretto con il pubblico.

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Presentazione della selezione di Loano Suonare@folkest di Roberto Sacchi, Direttore di Folk Bulletin

A Loano a contendersi la possibilità di suonare nel festival friulano sono state le band Folhas, Raffaele Antoniotti e The Mandolin’ Brothers. I Folhas, nati nel 2009 con il nome di Folk Road, hanno iniziato suonando cover folk, classici poprock, brani ska e gipsy punk. Hanno puntato sull’energia sul palco e sul suono giusto per far ballare e divertire il pubblico. Un viaggio in Irlanda, intrapreso da alcuni membri della band, ha portato nuove idee musicali e ispirazioni. Il 2010 è stato l’anno del passaggio a un nuovo periodo e a un nuovo nome: Folhas (traduzione italiana dal portoghese di “foglie”). Attualmente i Folhas continuano il lavoro di scrittura e di

sperimentazione, attingendo dalla musica Irish e dell’Est Europeo e da quella popolare del sud Italia. Polistrumentista, compositore e arrangiatore Raffaele Antoniotti si è diplomato in sassofono al conservatorio di Genova. Da autodidatta ha imparato a suonare la tastiera e in seguito ha affrontato quattro anni di studi in pianoforte al conservatorio. Nel frattempo si è dedicato alla musica folk, dapprima apprendendo le danze e in seguito intraprendendo lo studio del whistle, della ghironda e infine dell’organetto diatonico. Con il gruppo “Meikenut” ha sviluppato un repertorio sia di ballo folk, con brani appartenenti alla tradizione popolare Occitana e Francese, sia di


musica d’ascolto, con brani popolari biellesi. In qualità di ghirondista fa parte della “Grand Orchestre des Alpes”, insieme di cinquanta musicisti dell’arco alpino. Attualmente suona come organettista solista e si dedica alla composizione e all’arrangiamento di brani folk e musica per spettacoli teatrali. Nel 2012 ha presentato il cd “Raffaele Antoniotti LIVE”. L’esordio di The Mandolin’ Brothers risale al settembre 1979, quando Jimmy Ragazzon e Paolo Canevari si esibirono in duo acustico di country blues, come supporter della Treves Blues Band. Nel 1981 la prima formazione elettrica, con basso e batteria, vede il gruppo impegnato nel riprendere classici del rock blues. Agli inizi degli anni ’90, dopo diverse esperienze e relativi cambi di line up, l’introduzione della fisarmonica, delle tastiere e il reinserimento del mandolino hanno avvicinato la band a sonorità roots rock. Nel 2001 hanno pubblicato il primo cd, “For real”, che ha ricevuto ottime recensioni. A seguire sono stati pubblicati “Still got dreams” (2008), “30 Lives!” (2009), il nuovo cd/dvd “Moon road – USA 2010” (2010), registrato ad Austin, con brani inediti, alcuni ospiti illustri e le immagini del tour negli States. “Dischi volanti…” è proseguito, il 5 aprile, nella Civica Biblioteca, alle ore 21.00, con l’incontro con l’autore Massimo Pirotta e il giornalista John Vignola che ha presentato il libro “Sviluppi incontrollati: Bloom Mezzago crocevia rock” di Aldo Castelli, Massimo Pirotta (Volo Libero, 2012). Il 19 aprile, sempre in biblioteca, alle 21.00 ospite della rassegna sarà Paolo Benvegnù, autore tra i più significativi della scena musicale cantautorale italiana. Le sue canzoni sono state cantate anche da Irene Grandi (E’ solo un sogno), Giusy Ferreri, Marina Rei (Il mare verticale) e da ultimo, l’immensa Mina (Io e te, nell’ultimo album della cantante, Caramella). L’autore sarà intervistato dal giornalista John Vignola.

Cronaca

Raffaele Antoniotti, vincitore delle selezioni di Loano.

Il 26 aprile, si tornerà alle sonorità popolari con il “Cabaret Concerto” di Nanni Svampa, depositario e ormai “storico” interprete della canzone popolare lombarda e del cabaret milanese. L’artista, che quest’estate ha ritirato il Premio alla Carriera 2012, assegnatogli dal Premio Nazionale Città di Loano per la musica popolare italiana, presenterà, alle ore 21.00, nella Sala Consiliare di Palazzo Doria, il recital concerto che raccoglie canzoni e storie tra Milano e il Lago Maggiore. A chiudere la rassegna dedicata a libri e dischi sarà l’incontro con il musicista Edmondo Romano, che il 3 maggio, alle ore 21.00, nella Civica Biblioteca, presenterà l’al-

bum “Sonno Eliso”. Molta musica e tante esperienze confluiscono in questo progetto ambizioso, che vanta la presenza prestigiosa di importanti musicisti, gli stessi con cui Edmondo Romano (al sax soprano, clarinetto, duduk, low whistle, santur) collabora da anni e che lo accompagnano nel suo percorso espressivo: Mario Arcari all’oboe, Ares Tavolazzi al contrabbasso insieme a Riccardo Barbera, Alessio Pisani al fagotto, Marco Fadda alle percussioni, Elias Nardi all’oud, Fabio Vernizzi al pianoforte, Kim Schiffo al Violoncello, Roberto Piga al violino. La conduzione dell’incontro sarà affidata al giornalista Guido Festinese. ❖

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Cronaca SELEZIONE SUONARE@FOLKEST A LOANO

Raffaele Antoniotti e Mandolin’ Brothers (dalle selezioni di Loano), Onda Nueve String Quartet e Orchestra Minima Mysticanza (dalle selezioni di Coreno Ausonio): questi i prescelti per “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa 2014” di Roberto Sacchi

I Mandolin’ Brothers, vincitori della selezione di Loano

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affaele Antoniotti e i Mandolin’ Brothers sono gli artisti selezionati per esibirsi a Folkest 2013 dalla giuria insediatasi a Loano (SV) lo scorso 22 marzo e composta da Loris Böhm (direttore editoriale Lineatrad), Martin Cervelli e Alfredo Sgarlato (giornalisti), Nicoletta Marconi (direttrice coro Don Parodi), Lucia Campana (Premio Città di Loano), Tiziano Menduto (vicedirettore www.folkbulletin.com), Evandro Piantelli (associazione Compagnia dei Curiosi). Raffaele Antoniotti, solista di organetto diatonico proveniente da Sordevolo (BI), ha offerto una prestazione di alto livello che –pur senza mai sconfinare nel virtuosismo fine a se stesso- ha spremuto dal suo strumento tutte le espressioni possibili. Davvero emozionante. Ineccepibile la prova dei Mandolin’ Brothers, “navigata” band di Voghera (PV), che ha proposto una antologia del proprio repertorio offrendoci il meglio del genere “americana”, il loro preferito: un ideale mix di passione e tecnica esecutiva che ha convinto la giuria. Apprezzata anche l’esibizione degli esclusi Folhas, giovani e energetici, invitati dalla giuria a ripresentare

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la propria candidatura per il 2014. La selezione Centro-Sud di Coreno Ausonio (FR), tenutasi il 23 marzo, ha visto il successo di Onda Nueve String Quartet e Orchestra Minima Mysticanza, decretato dalla giuria composta da Antonella Costanzo (cantante e fondatrice della Piccola Orchestra La Viola), Domenico Corte (Sindaco di Coreno Ausonio), Maurizio Ghini (Atina Jazz Festival), Gianluca Terenzi (Cassino Multietnica), Roberto G. Sacchi (direttore www. folkbulletin.com). Onda Nueve String Quartet, in realtà un quintetto proveniente da Napoli, si sono fatti apprezzare per l’originalità del repertorio e la tecnica esecutiva che ricorda il Solis String Quartet dei tempi migliori. Apprezzata anche l’esibizione dei viterbesi Orchestra Minima Mysticanza, un trio acustico che ha convinto per spontaneità e brillantezza. Eliminate invece le Ninfe della Tammorra, che forse hanno pagato un’impostazione troppo spettacolare della loro performance. Gli artisti selezionati suoneranno a Folkest 2013 in una data compresa fra il 5 e il 29 luglio prossimi. ❖


Cronaca Resoconto di un giudice in una serata ricca di (in)decisioni

UNA VITA DA “GIURATO” di Loris Böhm

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rano molti anni che non mi candidavo come giurato per l’assegnazione di un premio in una competizione concertistica. Il motivo? Non lo indovinereste mai... mi dispiaceva per coloro che erano stati eliminati! Vita dura davvero quella di un giurato che con un gesto assegna la vittoria, forse associata ad una svolta della carriera artistica, a un musicista o un gruppo, e nel contempo ne determina uno stop per un altro, dovendo poi incrociare gli sguardi rassegnati mentre abbandona il palco. Ho scelto l’occasione sbagliata

per ripresentarmi, e i miei timori incominciavano a materializzarsi da quando, il giorno prima dell’evento, incuriosito dai nomi dei tre partecipanti allo spareggio per partecipare a Folkest 2013, considerato il più prestigioso folkfestival italiano, ho sbirciato su internet per ascoltare qualche brano e video di questi tre artisti, che rispondono al nome di Raffaele Antoniotti, Mandolin’ Brothers, e Folhas. Da rabbrividire... talento in quantità abbondante e originalità da parte di tutti e tre, compositori di ciò che eseguono dal vivo: l’unica enorme differenza tra loro era che

il primo è un virtuoso solista di organetto diatonico del biellese, il secondo un gruppo di Voghera che esegue trascinanti ballate in stile americano, autentico muro del suono senza sbavature di sorta, e il terzo un gruppo di ragazzini anche loro di Biella, che a sentirli gli davi venti anni in più, personalissimi con sfumature celtiche, orientali e balcaniche per un risultato esplosivo. Due vincono, uno viene eliminato. Prima della esibizione nell’auditorium del Comune di Loano, durante la cena dei giurati con Lucia Cam-

Il gruppo Folhas, eliminato dalle selezioni di Loano

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Cronaca

Ancora Raffaele Antoniotti e i Mandolin’ Brothers, durante le loro esibizioni a Loano, qualificati per suonare@folkest

pana, organizzatrice del Comune di Loano e Roberto Sacchi, direttore responsabile di Folk Bulletin, mi si stava insinuando la convinzione, neanche tanto azzardata, che la vittima sacrificale fra i tre fosse proprio Antoniotti, non certo per la minor capacità rispetto agli altri due pretendenti, ma per il semplice fatto che, essendo un solista, non sarebbe stato considerato in grado di “riempire” un palco sontuoso come quello di Folkest; avrebbe avuto difficoltà, in definitiva, a catturare l’attenzione dell’esigente pubblico friulano. La prima esibizione della serata è proprio la sua: Raffaele Antoniotti dimostra una volta di più che con quello strumento può fare qualsiasi cosa, anche “illudere” gli spettatori di trovarsi di fronte un’orchestra di un sol’uomo. Durante un brano pigia così forte sui tasti che alla fine deve risistemarli per poter continuare a suonare... sbalorditivo. Anche il tecnico del suono è felice per la scarsità di allacci che deve predisporre per un solo organetto. Applausi convinti del pubblico e salgono sul palco i Mandolin’ Brothers: davvero animali da palcoscenico, quattro CD pubblicati, una presenza fisica carismatica,

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una dimestichezza a manovrare cavi e interruttori, messi a regime a tempo di record, ed ecco l’esibizione impeccabile, non una nota fuori posto, un accordo fuori tempo o un fischio del mixer. Che dire? Il repertorio, pur di loro composizione, appare abbastanza di maniera, preciso e interpretato con vigore e polso, ma a mio avviso con poca fantasia e carente in assoluto di innovazione. Gli ultimi a suonare sono i giovani Folhas, sono praticamente sconosciuti al pubblico italiano, avendo, fino a un anno fa, suonato esclusivamente sulla strada o al massimo nei bar, un repertorio fatto esclusivamente di cover di autori celebri, come leggerete nella loro biografia. Contrariamente a quanto si potesse prevedere, si presentano agguerriti come non mai ed eseguono brani dal loro recente EP autoprodotto fatto di canzoni di loro composizione, estremamente piacevoli, personali e soprattutto ben eseguite: ottimi performers, ottime composizioni, ottimo impatto con il pubblico, il diavolo però ci mette lo zampino, e i nostri piccoli eroi sono protagonisti (non per loro colpa) di guai tecnici con il violino, che tende a fischiare inaspettatamente.

La perdita di tempo per capire dove proviene la risonanza sgradevole fa riflettere i giudici. Al termine, quando ci riuniamo in “conclave” per decidere, appare subito evidente che non sarà una decisione veloce. Non abbiamo la facoltà di una “fumata nera”... allora ecco il voto unanime per Raffaele Antoniotti, quello che avrebbe dovuto avere maggiori difficoltà a convincere la giuria... lui è il primo vincitore: tanto di cappello. Adesso la discussione si fa accesa, per capire chi merita maggiormente di partecipare a Folkest... Una regola fondamentale da seguire è che il pubblico di Folkest deve essere soddisfatto e nello stesso tempo “catturato” dall’esibizione del gruppo in programma, i tecnici del suono devono avere vita facile e tempo limitato per predisporre l’amplificazione, insomma non sono gradite situazioni “a rischio” dove si possano verificare degli incidenti tecnici (tipo quello accaduto al violino della pur bravissima Anais Drago), ed ecco che la giovanile esuberanza dei Folhas preclude loro la partecipazione a Folkest 2013, nonostante l’ottima impressione che hanno fatto sia sul pubblico che sulla giuria.


Cronaca

I Folhas durante la loro esibizione a Loano

È stato un giudizio sofferto, ma incontestabile: l’esperienza dei vincitori paga sempre e in questo caso è stata determinante. A Roberto Sacchi va il merito di aver incoraggiato i Folhas a ripresentarsi per le selezioni dell’anno prossimo, sottolineando loro che spesso chi viene escluso un anno, l’anno dopo vince la selezione... Uno stimolo ai Folhas a continuare a credere al loro lavoro e alla loro crescita artistica per avere nel 2014 le carte in regola per partecipare finalmente al Folkest. Sul loro blog di facebook, dove hanno vissuto attimo per attimo la loro partecipazione alle selezioni, con tante speranze rivolte ai loro fans prima di salire sul palco di Lo-

ano, hanno infine commentato il verdetto: “Amici dei Folhas... purtroppo non calcheremo il palco del Folkest ma ce l’abbiamo messa tutta! L’incontro con grandi artisti comunque ha sempre i suoi effetti positivi! Noi...siamo in attesa di vedere cosa succederà. Sembra che non ci si riesca a fermare...siamo animali da strada in fondo, e là un posticino per noi c’è sempre! ;)” Per quanto ci riguarda, noi di Lineatrad faremo il possibile per far crescere questo giovane e talentuoso gruppo, perché, al di là dei complimenti di rito, un giovane musicista ha bisogno di esibirsi ogni tanto davanti a platee prestigiose per trovare stimoli per continuare il proprio lavoro di migliora-

mento... soprattutto in questo momento di grave crisi economica che limita le possibilità di poter trovare un posto su un vero palco. Se non ti metti in evidenza, non ti cerca nessuno, quel “posticino in mezzo alla strada” non dovrà essere una prerogativa di artisti di questo spessore come sono loro, noi di Lineatrad non lo permetteremo.... Al di là delle scelte ovvie (e i bravi Antoniotti e Mandolin’ Brothers lo capiranno) la copertina di Lineatrad di aprile ve la siete conquistata voi, Folhas, tra i migliori giovani gruppi emergenti in Italia, come dicono in una loro canzone, si accingono a superare le scogliere “Dove ogni limite diventa pericolo, dove ogni passo è pura follia!” ❖

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Eventi RADIO1: NASCE DEMOPRESS, GIORNALISTI ‘ACCHIAPPATALENTI’ (ANSA) - Roma, 2 aprile 2013

il programma quotidiano Acchiappa‘Demo’, talenti di Michael Pergolani e Renato Marengo che da undici anni scopre e trasmette con

successo, su Radio1, la musica degli sconosciuti di talento, lancia domani una nuova rubrica: ‘Demopress’. Uno spazio riservato alle scelte dei critici musicali dei quotidiani e della stampa specializzata, soprattutto ai critici della stampa locale a molti dei quali i giovani musicisti esordienti della provincia italiana inviano i loro demo nel tentativo di ottenere una maggiore visibilità. ‘Demo’ si propone così di offrire agli esordienti di talento, giudicati tra i migliori da esperti esterni, una doppia possibilità di promozione: andare in onda su Radio1 e, al tempo stesso, ottenere attenzione e visibilità dai critici dei giornali della propria città. Il critico sarà invitato ad inviare un demo e a presentarlo in trasmissione in collegamento telefonico con Pergolani e Marengo, spiegando le ragioni della propria scelta musicale. Il primo, alle 23.08, ad inaugurare questo spazio sarà il giornalista Federico Vacalebre, critico musicale del Mattino di Napoli, una delle città più ricche di nuove proposte musicali. Un’altra novità per ‘Demo’, che lo scorso anno ha festeggiato il decennale alla presenza degli inviati delle maggiori testate italiane, con una diretta serale da via

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Michael Pergolani e Renato Marengo

Asiago di due ore, su Rai Radio1, e con uno speciale su RaiNews24. Il programma è curato da Gian Maurizio Foderaro e va in onda tutte le sere su Radio1, dal lunedì al venerdì, dopo il Gr1 delle 23. (ANSA). ❖


Eventi di Michael Pergolani e Renato Marengo in onda dal lunedì al venerdì alle 23,08

RAI RADIO1 DEMO, l’Acchiappatalenti

DEMOPress la nuova rubrica di DEMO in collaborazione con i critici musicali italiani della stampa nazionale e locale MERCOLEDI’ 17 APRILE LE SCELTE DI VALERIO ROSA DE L’UNITA’

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ercoledì 17 aprile DEMO, il programma quotidiano Acchiappatalenti di Michael Pergolani e Renato Marengo, che da 11 anni scopre e manda in onda con successo su Rai Radio1 la musica degli sconosciuti di talento, proporrà un’altra puntata di DEMOPress lo spazio riservato alle scelte dei critici musicali dei quotidiani e della stampa specializzata, a molti dei quali i giovani musicisti esordienti della provincia italiana inviano i loro demo nella speranza di ottenere un po’ di visibilità, DEMO quindi offrendo spazio alle scelte dei critici si propone di dare agli esordienti di talento, giudicati tra i migliori questa volta non dal gruppo d’ascolto della trasmissione ma da esperti esterni, una doppia possibilità di promozione, quella di andare in onda su Rai Radio1, ma

al tempo stesso quella di ottenere attenzione e visibilità dai critici dei giornali della propria città. Il critico che interverrà mercoledì 17 aprile in collegamento telefonico con Pergolani e Marengo è il giornalista Valerio Rosa, giornalista dell’Unità. Rosa proporrà un demo di Erica Boschiero cantautrice veneta molto brava sia come autrice che come delicata interprete dei propri originalissimi brani. Nel corso della puntata di Mercoledì 17 aprile, in onda alle 23,08 verranno trasmessi inoltre due brani tratti dal demo dei “Bicchiere Mezzo Pieno”, bravi e divertenti componenti di una band romana formata da David voce, chitarra e demotivazione, Stefano chitarra eclettica, cori e lingue straniere, Gimmi - chitarra, cori e domatore di sushi, AndreaMerenda - basso e brutto e Luca – batteria e salentino, Infine un brano di una

scoperta di Demo divenuta ormai popolare, Awa Ly cantante parigina di origine senegalese, ribatttezzata da Marengo e Pergolani “Voce di velluto”, che andrà in onda con Tu Verras sua stupenda versione della canzone di Chico Buarque, O que serà, Sigla di chiusura di DEMO per questo mese è Ghost Song dei Riomezzanino di Firenze La rubrica Demopress è l’ultima novità di DEMO, il primo talent show della Rai e d’Italia, la trasmissione dove il talento viene valutato esclusivamente dall’ascolto di un CD autoprodotto, ovvero non pubblicato ancora da alcuna etichetta, spedito via posta alla trasmissione. Il programma è curato da Gian Maurizio Foderaro e va in onda tutte le sere su Radio1 dal lunedì al venerdì dopo il GR1 delle 23. DEMO sul web: www.demo.rai.it ❖

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Eventi

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Eventi GENOVA - TEATRO DELLA CORTE 2-3-4 maggio 2013, ore 20:30 Beppe Gambetta - John Jorgenson Mike Dowling - Radim Zenkl

Prevendite presso i botteghini del Teatro della Corte e del Teatro Duse di Genova e su www.happyticket.it e www.vivaticket.it Con questa nuova proposta di Acoustic Night, Beppe Gambetta giunge alla tredicesima edizione dell’ormai tradizionale appuntamento sul palcoscenico della Corte che, come consuetudine, si sviluppa su un tema specifico, individuato quest’anno nella caratteristica comune a tutti gli artisti invitati: quella di essere “polistrumentisti”. Quattro artisti per più di venti strumenti. Come accade sovente, i musicisti di matrice popolare spesso imparano per passione, per tradizione o per necessità a suonare molti strumenti diversi e su questa ampia visione strumentale basano la propria ispirazione e la costruzione di sonorità armoniche complesse. Così è stato per Beppe Gambetta e così è stato anche quest’anno per i suoi ospiti, i quali, lavorando su una tavolozza polistrumentale - dalla voce agli strumenti a corda, sino a giungere ai fiati e alle percussioni - porteranno il pubblico in mondi lontani e apriranno il loro discorso sonoro a innumerevoli racconti. Ovviamente, la vera regina della serata sarà ancora una volta la chitarra, di cui saranno presenti molte forme diverse. Per l’ideazione del quadro di scena è confermata anche quest’anno la collaborazione dell’artista ligure Sergio Bianco. John Jorgenson ha un rapporto speciale con Beppe, in quanto è stato uno dei protagonisti di “Dialogs” il primo e storico disco di Beppe Gambetta registrato “on the road” durante il suo primo viaggio negli States. Cresciuto nel sud della California, John suonava già il pianoforte e il clarinetto all’età di 8 anni. Ma già a 14 anni diventa chitarrista professionista, spaziando nei diversi stili e collaborando successivamente con artisti come Elton John (con cui è stato in tour per 6 anni), Luciano Pavarotti, Bonnie Raitt e Benny Goodman. Oltre alla chitarra acustica ed elettrica si è spesso esibito con il sax, la pedal-steel, il mandolino e naturalmente la voce. Mike Dowling è invece un artista schivo, con un curriculum stellare. Fin dal 1975 si è esibito con la band di Vassar Clements e, sempre negli anni Settanta, ha lavorato e registrato nientemeno che con

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Jethro Burns e Joe Venuti a Chicago. La sua versatilità lo porta ad una profonda conoscenza della roots music americana, dal Piedmont style (lo stile dei maestri del Blues come Mississippi John Hurt e Tampa Red) al bottleneck blues, al vintage jazz suonando la chitarra flattop, la chitarra archtop e la resonator guitar. Nel suo periodo di vita a Nashville ha scritto brani e suonato per artisti come Kathy Mattea e Emmylou Harris. Beppe e Mike si sono conosciuti recentemente in Colorado dove si sono esibiti insieme e hanno stretto una bella amicizia. Radim Zenkl nasce nella Repubblica Ceca dove studia pianoforte, canto e chitarra prima di innamorarsi del mandolino americano ascoltando i dischi che venivano “contrabbandati” nell’allora Cecoslovacchia. Nel 1989, dopo varie esperienze musicali nel suo paese, fugge negli Stati Uniti dove chiede asilo politico e dove vivrà vicino agli artisti che lo hanno influenzato. Si sistema nella zona di San Francisco e inizia una carriera che lo porta a dividere i palchi con grandi artisti come David Grisman, Bela Fleck, Tuck & Patti, ecc...Il suo repertorio spazia dalla musica dell’Europa dell’Est, al Jazz, al Bluegrass, al Flamenco con uno stile innovativo su mandolini, mandola, Irish bouzouki, ukulele e flauti etnici. Beppe e Radim sono amici di vecchia data: si sono incontrati in Cecoslovacchia ai tempi della “cortina di ferro” (Beppe era uno dei pochi artisti occidentali ad essere invitato ai Festival acustici in quelle zone) e sono rimasti sempre in contatto da allora. ❖

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Argomenti SEMPLICEMENTE: FOLHAS

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Folhas sono nati a Biella nel marzo 2009 con il nome di Folk Road: la prima formazione era composta da Anais Drago al violino, Francesca Benenati alla chitarra, Alessandro Franzoni alla voce, Maurizio Greggio alla batteria e Gabriele Greggio al contrabbasso; a questa formazione si è unita nel 2010 Martina Casale, prima come corista, poi come cantante effettiva. Hanno iniziato suonando esclusivamente cover sia appartenenti al genere Folk (iniziando con brani dei Modena City Ramblers e successivamente spaziando verso altri autori italiani come Fabrizio De Andrè, Bandabardò o Edoardo Bennato e verso artisti internazionali come l’irlandese Set Lakeman), sia arrangiando classici Pop-Rock dei Coldplay o dei Red Hot Chili Peppers, sia spaziando verso lo Ska e il Gipsy Punk. Ricercavano prima di tutto l’energia sul palco, il suono e il ritmo per far ballare il pubblico e far divertire anche chi non conosce i brani proposti. Le loro prime esibizioni sulla scena delle giovani band biellesi sono state la Giornata dell’Arte 2009 e molte occasioni offerte da associazioni di volontariato come Libera, Emergency e Caritas. Numerose furono inoltre le apparizioni in locali e feste popolari per tutto il Biellese dall’estate 2009 all’estate 2011. Durante l’estate 2010 alcuni membri della band hanno intrapreso un viaggio in Irlanda che si è rivelato una fonte enorme di ispirazione da cui attingere per idee musicali e testi, ad esempio i racconti di viaggio e le descrizioni dei favolosi paesaggi; l’esperienza di essersi ripagati parte del

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viaggio suonando per le vie di Dublino e Galway ha inciso molto sulla musicalità “di strada” di questo gruppo. Inoltre, di ritorno dal viaggio, molti strumenti etnici entrarono a far parte dell’”arsenale” utilizzato dalla band come gli irlandesi Bodhràn e Tin Whistle o il Didjeridoo australiano. E’ iniziata così una nuova fase del progetto Folk: il gruppo ha iniziato a scrivere brani propri dal settembre 2010 e, con il concerto Tributo a Fabrizio De Andrè alla Vecchia Bohème (Biella) del 4 dicembre 2010, ha siglato il passaggio ad un nuovo periodo dedicato alla musica emergente, cambiando il nome in Folhas (traduzione italiana dal portoghese di “foglie”). Nel gennaio 2011 hanno partecipato e superato la prima fase del Progetto B9 organizzato dalla Fonderia Musicale e dalla Provincia di Biella, accedendo ad un percorso didattico di venti incontri con il Maestro Paolo Grappeggia per rinforzare l’insieme e i singoli nella ricerca musicale e nella sonorità; il 7 maggio 2011 hanno proposto lo spettacolo “In viaggio per l’Italia”, una serata organizzata presso la Basilica di San Sebastiano a Biella da Protezione Civile e Croce Rossa in occasione dei 150 anni dell’Unità, eseguendo un repertorio di canzoni provenienti da ogni regione in un percorso di suoni, temi ed immagini che riassumono molti aspetti dell’Italia di oggi e di ieri. Per un anno si sono dedicati alla scrittura di musica propria, sperimentando l’accostamento di suoni lontani geograficamente e raccontando di viaggi compiuti in tutt’Europa, dall’Irlanda alla Romania, senza tralasciare i luo-

ghi d’origine come le montagne biellesi e le risaie vercellesi. Nel gennaio 2012 è entrato nella formazione per alcuni mesi Andrea Gugel, coprendo il ruolo di percussionista ed incrementando la componente ritmica nella band. Hanno dedicato la prima metà del 2012 alla realizzazione del primo EP, intitolato “Foglia Rossa”, composto da sei brani inediti, registrati presso La Fonderia Musicale di Vigliano Biellese, e presentato a Biella il 6 luglio 2012 con un concerto in strada patrocinato dal Comune di Biella. A seguito della pubblicazione dell’EP, i Folhas hanno intrapreso a bordo di un camper un viaggio di due settimane attraverso le varie città d’arte e di mare della Toscana, suonando ogni giorno in una piazza diversa e catturando l’attenzione di molti turisti e abitanti di Lucca, Pisa, San Gimignano, Certaldo e molte altre città. La stagione seguente, fino all’inverno tra il 2012 e il 2013 è stata affrontata con lo stesso spirito di artisti di strada e ha visto i Folhas spostarsi tra le piazze del Piemonte (Torino, Biella, Vercelli, Ivrea) e il Trentino Alto Adige, in occasione dei Mercatini di Natale dove, seppur tra la neve e il vento freddo, la band ha potuto offrire musica e divertimento ai passanti. ❖


Argomenti Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero

RIFLESSIONI SUL DISCO “GALATA” di Loris Böhm

© Valeria Repetto

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avvero riduttivo trasformare in una semplice recensione la descrizione di questo nuovo disco della Orchestra Bailam, formazione genovese storicamente dall’impronta etnica molto incisa. La copertina è una provocazione: un gruppo dalla vena orientaleggiante come l’Orchestra Bailam insieme ad una squadra di trallalero... la storia dice che le squadre genovesi di canto trallalero non si sono mai prestate ad esibirsi con altre formazioni per produrre un sound che non era “trallalero” puro. La purezza dello stile canoro è sempre stato evidenziato in ogni disco di questa tradizione di canto genovese. Questa svolta epocale non può passare inosservata: di fatto questo nuovo progetto crea un nuovo genere musicale ed ecco che la “semplice recensione” meriterebbe la copertina della rivista, se non fosse che la copertina la si concede a persone e non a cose. Dilemma imbarazzante. Dalle prime note del disco si capisce che non si tratta di una reinterpretazione, di una semplice contaminazione, di una trasposizione come anni fa hanno fatto i Sensasciou di Bob Quadrelli in direzione nera... l’avevano chiamato “trallamuffin” quel loro improbabile melange di ritmi afro-genovesi... nessun riferimento

a fatti o cose, a tradizioni o leggende, semplicemente una operazione commerciale che, al pari degli antesignani Pitura Freska (che univano tradizione veneta a reggae) cavalcavano la tigre della world-music per cercare successo e gloria. Beh, sapete tutti la fine che hanno fatto queste formazioni... ad un certo punto cala la vena compositiva, subentrano altri interessi dei singoli componenti, insomma va tutto a farsi benedire. Le operazioni posticce senza una logica culturale non pagano mai alla fine. Non è proprio il caso di questi nuovi Bailam che tirano fuori un coniglio dal cilindro facendo una cosa cui nessuno aveva mai pensato prima, anche per la difficoltà dell’operazione stessa. Genova in sostanza è stata una repubblica marinara che ha avuto rapporti commerciali, per cui etnici, con tante popolazioni del medio oriente, per cui filologicamente è corretto immaginare il canto locale e una sonorità importata che si fondono (e qui ci sarebbe da dare un nome a questo nuovo sound genovese, così caratteristico); sarà compito di questi musicisti. Credo sia superfluo dire che questo disco, autentico caposaldo della musica tradizionale genovese, deve essere collocato in qualsiasi discoteca, considerando l’importanza e soprattutto la bellezza solare del prodotto. Ritmi di danza forsennati e canti in puro trallalero che convivono, non ci posso credere! E’ strepitoso, e quel vecchio marpione di Beppe Greppi ha “catalogato” una gemma di prima grandezza nella sua etichetta Felmay. Ora chiudo la prefazione e passo alla descrizione dell’evento-presentazione del disco al nostro inviato Danilo Parodi.

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Cronaca

Il concerto

© Valeria Repetto

Il pubblico gremisce i tavolini della Claque, questa sorta di ballroom che sta diventando il tempio della musica di qualità a Genova. Sul palco, ed è una sorpresa per chi conosce la Bailam, i musicisti seduti ed un trio di vocalist a riprodurre, almeno in parte, i suoni di una squadra di canto. I brani del nuovo disco si susseguono già ben rodati, malgrado sia la prima volta che vengono eseguiti in concerto, gli intrecci vocali sono precisi e ben amalgamati con le musiche; purtroppo, unica nota negativa, qualche problema di missaggio, confermato anche da uno dei cantanti, rende difficile distinguere le parole. Vengono riproposti anche un paio di brani da Lengua Serpentina riarrangiati per trio vocale e sul finire salgono sul palco i bassi della Compagnia di canto Trallallero, si © Valeria Repetto

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forma il tradizionale cerchio e vengono eseguiti un paio di trallalleri, l’ultimo dei quali inframmezzato da interventi strumentali. Infine i cantanti abbandonano il palco e l’Orchestra Bailam regala al pubblico tre brani del suo repertorio

più consolidato, tutti in piedi e tanta energia riversata sul pubblico. Abbiamo potuto apprezzare due volti differenti della stessa band che ne dimostrano la duttilità e la voglia di percorrere sempre nuove strade. ❖


Recensioni GALATA

ORCHESTRA BAILAM E COMPAGNIA DI CANTO TRALLALERO di Danilo Parodi

Foto: © Valeria Repetto

Il disco

Nella seconda metà degli anni ’80 un gruppo di musicisti inglesi provenienti dal movimento punk diedero vita ai 3 Mustaphas 3, facendo conoscere a molti le musiche balcaniche e medio-orientali. A Genova, da una costola degli U-Boot, nacque l’orchestra Bailam, all’inizio quasi un clone del gruppo inglese. Dopo oltre 20 anni, 4/5 dischi e numerosi cambi in organico - solo Ventriglia e Minnelli sono ancora parte del gruppo - i Bailam approdano a questo Galata, il loro lavoro più compiuto.. Galata è un quartiere di Istanbul, sulla sponda europea del Bosforo, dominato dalla Torre dei Genovesi, che proprio qui avevano una delle loro principali missioni commerciali. I contatti tra le due culture sono dunque certi, meno lo è il rapporto

tra i due sistemi musicali, perciò a molti potrà apparire azzardato accostare il trallallero, peraltro nato in tempi molto più recenti, alla musica turca (e anche medio-orientale e sefardita), molti storceranno il naso, almeno qui a Genova, ma la riuscita del progetto mi sembra inequivocabile. Già nel 2007 con Lengua Serpentina, nel quale accompagnavano Roberta Alloisio, avevano iniziato ad usare il genovese nei testi, ma il risultato non era stato così buono. Più forti strumentalmente che dal lato vocale, traggono vantaggio dalla presenza di Merli, Sobrero e Bergamini, molto meglio amalgamati con loro di quanto non fosse la pur brava Alloisio. Edmondo Romano, con i suoi fiati, è il solista principale del

gruppo, ma tutti hanno il loro spazio, compreso uno strepitoso Ventriglia alla derbouka. Merli è molto più del primmo del trallallero, è praticamente la voce solista, ma anche gli altri due si fanno apprezzare, soprattutto piace il contræto di Sobrero. Ben lontano dal genovese di De Andrè, quello di Minnelli si avvicina semmai a quello di Marco Cambri, più colloquiale, infarcito di modi di dire e scioglilingua, ma sa essere delicato come in De sotta o me angiôu, dove le parole si sposano magicamente con la splendida, dolcissima, melodia sefardita. Un gran bel disco, ascoltatelo e, forse, anche chi non conosce il genovese si ritroverà a canticchiare compulsivamente Barba Tomaxin, come mi sta succedendo da giorni. ❖

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Cronaca BAIT-AID: QUANDO LA SOLIDARIETÀ PUÒ DARE UNA SPERANZA DI SOPRAVVIVENZA di Loris Böhm

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osa c’è di più gratificante che organizzare un minifestival per aiutare un locale “visitato” dai ladri? Questo è quanto avvenuto a Trensasco, che è una frazione del Comune di Sant’Olcese, punto panoramico sulle alture di Genova. Nei pressi della stazioncina del trenino Genova-Casella, vicino al forte Diamante, meta di escursioni a piedi, si presta anche come punto strategico per gite fuoriporta. Come detto prima, i ladri si sono introdotti nei locali e hanno asportato tutti gli impianti di amplificazione per i concerti dal vivo, che avevano in dotazione. La vita è già abbastanza dura per il gestore di un locale che vuol proporre anche cultura musicale oltre che semplice ristorazione, figuriamoci se deve poi sopportare, oltre ai controlli dei NAS e della Guardia di Finanza, anche le “visite” dei “Soliti ignoti”. Antonio Capelli, detto Tato, ben conosciuto violinista di formazioni genovesi (La Rionda, Scirvan, Vagabond Duo, ecc.) si fa carico di organizzare un evento in grado di portare un po’ di soldi a questa disgraziata quanto minuscola baita. Attrezzatura di amplificazione presa in prestito dalla Casa della Musica del Porto Antico, ed ecco che il passaparola coinvolge musicisti del calibro di Paolo Bonfanti, celebre blues-man locale dalla ricca discografia e partecipazione in formazioni come Treves Blues Band e Big Fat Mama. Si uniscono all’evento anche gli Hocus Pocus, paladini della West-coast italiana e della new country, dotati di sound energico e vitale, l’Andrea Marti Band, grandi esecutori di ballad roots e folk, del Vagabond Duo (Antonio Capelli & Simona Scarano, gran voce country), infine i Coast to Roast, con un repertorio di Spirituals folk coinvolgente. La serata ovviamente è iniziata alle 19,30 con una cena a scelta tra piatto vegetariano o carne. Molto abbondante. L’atmosfera creatasi tra conviviali, gestori e musicisti era elettrizzante, la musica non era da meno, le jam sessions si susseguivano e a metà serata ecco la presentazione della rivista Lineatrad, con un caloroso applauso finale da parte di tutti i convenuti. Commovente. La serata è un continuo tourbillon di cambi di scena, con momenti di commozione per la cover di “Hold on hold out” del mitico Jackson Browne, e ancora con

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una straripante “Like A Rolling Stone”dell’ancor più mitico Bob Dylan. A mezzanotte si finisce con una promessa: questo evento non sarà isolato, ma avrà un seguito... e i ricordi mi portano a quelle magiche annate 1996-1997 quando l’unico folk club genovese della storia, l’Oltremare, fondato da Beppe Gambetta (e da me) fu in grado di portare duemila spettatori all’Oltremare festival. Forse quei tempi potranno ritornare, se avremo la collaborazione di tutti naturalmente! ❖ A lato in alto: siamo presenti con il banner Lineatrad! Il Vagabond Duo. In basso: Paolo Bonfanti e la country girl di Coast to Roast.


Cronaca

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Recensioni BEPPE GAMBETTA - THE AMERICAN ALBUM di Loris Böhm

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l nuovo CD di Beppe Gambetta “The American Album” (Gadfly Records, 2013) sarà presentato in Italia ed Europa ad Aprile-Maggio 2013 e negli USA e Canada a Giugno-Luglio-Agosto-SettembreOttobre 2013. Noi di Lineatrad abbiamo avuto adesso da Beppe l’unica copia che aveva portato in Italia, in esclusiva, e ci accingiamo ad anticipare la presentazione di un lavoro che già dal titolo si preannuncia qualcosa di speciale. Mi torna subito alla mente l’album omonimo di Allan Taylor, una delle gemme cantautorali più fulgide della sua grande discografia... e anche questo “The American Album” rischia di diventare una pietra miliare nel cammino artistico di questo immenso chitarrista genovese, che è quasi più conosciuto in America che in Italia! E l’ascolto di questo album è un’esperienza sublime che lascia senza fiato. Un fraseggio che crea un pathos profondo, una continua sequenza di accordi al limite dello Stato dell’Arte, il sentimento che vibra insieme alle corde della sua chitarra, tutto questo e anche più è Beppe Gambetta, che ammireremo questo mese nel suo spettacolo jam session “Acoustic Night” insieme ad altri chitarristi di fama mondiale. Un sapiente mix di composizioni sue e di tradizionali: Acadian Dream, Red Mountain Wine, The Nine Years Waltz, Chipmunk, Handsome Molly, Reel de Pointe-AuPic, Nashville Blues, Lonesome Road Blues, Early Bluegrass Guitar Medley, Delmore Brothers Medley,

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You Are My Sunshine, sono i titoli che si susseguono e l’unica pecca che si può notare è la spartanità del libretto accluso dalla piccola etichetta americana Gadfly records. Credo che questo prodotto sarà difficilmente reperibile in Italia a meno che non ci si rivolga al sito, invero assai spartano anch’esso, dell’etichetta: www.gadflyrecords. com per una spedizione postale. Certamente ne varrebbe la pena! Riportiamo una citazione che lo

riguarda, e riassume il concetto della sua arte: “...grande tecnica e profonda conoscenza del passato da soli non sarebbero stati sufficienti a portare Beppe nella sfera dei grandi. Ciò che egli aggiunge è qualche cosa di magico e difficile da descrivere: è la sua personale visione con una creatività coraggiosa con cui esplora e sviluppa nuove dimensioni nel territorio musicale e nella tecnica senza mai perdere il legame con le sue radici”. ❖


Eventi PRESENTAZIONE LONATE CELTIC FEST di Fulvio Porro

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er un festival che chiude, speriamo solo momentaneamente (lo storico Insubria Celtic Fest di Marcallo con Casone, nel milanese), un festival che nasce, quello, sempre di matrice celtica, di Lonate Pozzolo, nella provincia varesotta, grazie all’intraprendenza (e a un po’ di sana follia, come sottolineano gli organizzatori) della locale Proloco. L’idea del festival prende corpo alla fine dell’autunno 2012, in considerazione dei numerosi “segni” lasciati dai Celti durante la loro permanenza sul territorio, dalla volontà di rinverdire alcuni pezzi della propria storia, non ultimo dal sostegno, e non solo morale, dello staff organizzativo di BustoFolk, storica manifestazione bustocca che il prossimo settembre taglierà il traguardo della 12ª edizione. Per essere al suo debutto assoluto, il programma si presenta da subito temporalmente ampio e musicalmente interessante: ampio perché si andrà a svolgere sull’arco di ben quattro giornate, cosa non da poco in questi tempi di ristrettezze economiche, da giovedi 16 a domenica 19 maggio, e interessante perché sul palcoscenico lonatese si alterneranno ben sette formazioni, una più coinvolgente e appetibile dell’altra. A onor del vero, lo start ufficiale della manifestazione è previsto per mercoledi 15 maggio quando, alle 20.30 con ingresso gratuito, l’area Cerello, naturale sede di tutto il festival, si aprirà ai bambini con

la proiezione del cartone animato “Brave”. La tenzone musicale si aprirà invece il giorno successivo, giovedi 16 maggio, con l’esibizione della formazione eporediese dei Keily’s Folk, la band capitanata dalla violinista Alice Visconti, che ha da poco terminato il proprio terzo lavoro discografico (nonché primo in studio, dopo due esperienze “live”), “Noi che non siamo irlandesi”, e che verrà ovviamente presentato integralmente al pubblico degli appassionati, o anche dei semplici curiosi. La serata di venerdi 17 maggio sarà aperta (ore 20.00) dai gaelici, almeno nel nome, “The Le-

pricorns”, il gruppo che vede Ric Ampollini a capo di un manipolo di musicisti per i quali la musica, il ballo, il battimani, il “canta insieme a noi”, sono gli elementi essenziali per far rivivere la classica atmosfera da pub scoto-irlandese. A seguire, il palco sarà appannaggio del collettivo musicale dei Polverfolk, precisa alchimia tra “vecchi” frequentatori di palchi nazionali e internazionali, e nuove generazioni, spesso mirabilmente accompagnati da una coppia di “Irish dancing” di rilievo internazionale, a naturale corollario coreografico delle sonorità proposte. Il collettivo, alla guida di Dario Cecchin, si presenta come una

Da sinistra a destra: Francesco Fabris (batteria, cajun, percussioni), Luca Crespi (uilleann pipes, tin whistle, flauto irlandese), Silvano Ancellotti (chitarra elettrica e acustica), Roberto Orlando (basso), Guido Domingo (chitarra acustica, bodhran, voce), Michela Paganini (violino), Lorenzo Testa (tenor banjo, mandolino, armonica).

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Da sinistra a destra: Nando Piras (bodhran, percussioni), Matteo Lazzarotto (flauti e cornamuse), Riccardo Ampollini (voce solista e chitarre), Milena Nigrisoli (basso), Andrea Baroni (cori, percussioni e chitarra), Mirko Luppi (violino).

delle formazioni di maggior prestigio a livello nazionale, prezioso interprete della miglior tradizione che ci giunge dall’isola di smeraldo, senza peraltro disdegnare le sonorità più tipicamente bretoni, rivisitate con la propria sensibilità latina. Il week-end si aprirà con un gruppo che non necessita certo di particolari presentazioni: l’Accademia di Danze “Gens d’Is”, consolidata realtà nazionale patrocinata dall’Ambasciata irlandese in Italia, dal Ministero della Gioventù e dall’Ente Nazionale del Turismo, soggetto quest’ultimo di cui l’ac-

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cademia è anche Testimonial ufficiale. Guidati dall’instancabile Umberto Crespi, i Gens d’Is presenteranno una incalzante sequenza di balli e coreografie tratti dalle entusiasmanti esperienze di Riverdance e Lord of the Dance, con un susseguirsi armonico di suoni, luci e costumi che certo rapirà l’attenzione degli astanti. In seconda serata l’area Cerello sarà invece invasa dalle potenti note di una delle più promettenti realtà dell’area folk-rock di matrice celtico-irlandese, i Dirty Bastards, freschi reduci dall’apertura

del concerto milanese dei Dropkik Murphys, uno dei fari americani del “celtic-punk”. Dopo aver suonato in molte tra le principali manifestazioni nazionali, e il “busking tour” anglosassone dello scorso anno, ora la formazione lombarda può contare anche sul fattivo apporto di Luca Crespi (uillean pipes, tin whistle e flauto irlandese), front-men di Inis Fail, e sul violino (e non poteva essere diversamente, dato il cognome), di Michela Paganini. La chiusura del festival sarà invece affidata ad una doppia esibizione (alle 11.00 in piazza Sant’An-


Eventi

La formazione dei Bérghem Baghét, in “tenuta da lavoro”, portabandiera del magico sound del “baghèt”, la tradizionale e storica cornamusa bergamasca, una delle più genuine immagine del loro territorio di provenienza.

tonino e alle 17.00 all’area Cerello) dei bergamaschi della “Bèrghem Baghèt”, banda musicale che ha fatto della cornamusa bergamasca, appunto il “baghèt”, il proprio fiore all’occhiello. Ultimi in ordine di tempo, certo non ultimi per demeriti musicali, saranno i novaresi Folkamiseria a far calare il sipario su questa prima edizione del “Lonate Celtic festival”; Gianluca Visalli e compagni offriranno una frizzante serata con un mix di sonorità trad alternate a passaggi decisamente più rock, sempre mantenendo quella forte identità folk che da sempre contraddistingue la loro proposta musicale. A corollario dell’evento più spiccatamente musicale, nelle giornate di sabato e domenica verrà allestito un mercatino hobbistico, sarà possibile visitare la mostra fotografica “Acquadulza” allestita in collaborazione con l’Associazione Terra Insubre, visitare una mostra e assistere ad una dimostrazione di volo di rapaci con i “Falconieri di sua maestà”, avvicinare i più giovani frequentatori del festival a giochi “celtici”. Per tutta la durata della manifestazione, che potrà contare sul patrocinio e il contributo della Provincia di Varese e dell’Amministrazione Comunale di Lonate, oltre che sul sostegno economico della Banca Popolare di Lodi e di AgustaWestland, sarà presente uno stand gastronomico, ospitato in area coperta a fianco dell’ampia tensostruttura teatro dell’intera kermesse musicale. Per ulteriori informazioni è possibile contattare direttamente la Proloco di Lonate all’indirizzo email prolocolonatepozzolo@libero.it, oppure telefonicamente ai numeri 347.8242424 (Valter) e 335.5969467 (Maurizio). ❖

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Eventi STAGE DI PIZZICA PIZZICA a cura di Anna Cinzia Villani

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a pizzica pizzica è sicuramente l’aspetto più conosciuto della tradizione salentina e, fra le danze del sud quella che principalmente attira l’attenzione di appassionati di tutta Italia. Come in tutte le culture popolari, alla musica e di conseguenza alla danza, erano affidati funzioni sociali e €riti ben precisi che però oggi sono quasi del tutto ignorati. La vita attuale infatti, ci ha dapprima allontanati dal modo di vivere e dalla mentalità delle società arcaiche e successivamente, con la diffusione di eventi pubblici aventi al centro il recupero delle tradizioni, ha contribuito a creare un immaginario fatto di simboli e comportamenti spesso molto contrastanti con gli intenti originari del popolo contadino che danzava. Sulla conoscenza del mondo contadino, alimentata da incontri con

cantori e danzatori di origine rurale, Anna Cinzia Villani ricostruisce abitudini e movimenti in relazione alla musica e al ballo, passando attraverso il fenomeno del tarantismo, il rito della danza- scherma e l’insegnamento dei passi della pizzica pizzica. Lo stage si compone delle seguenti parti: 1) Descrizione del contesto sociale e culturale in cui si è eseguita questa danza fino a pochi decenni fa. Distinzione delle tre modalità di danza scandite dal tamburello: Pizzica pizzica (ballo ludico di coppia); Pizzica tarantata (terapia musicale contro il morso della taranta); Pizzica scherma (duello mimato fra due contendenti). 2) Apprendimento dei passi più semplici con l’ausilio di musiche originali e di riproposta.

3) Dinamiche della danza di coppia: tutti i partecipanti danzeranno uno alla volta con l’insegnante. 4) Accenni sulla figura del “mesciu de ballu” (colui che regolava il ballo), apprendimento dei passi più complessi, uso del fazzoletto. 5) Ballo di coppia: i partecipanti danzeranno tra di loro mettendo in pratica i passi, provando a calarsi nei ruoli sociali che uomini e donne incarnavano nella danza. 6) Durante lo stage sarà possibile la visione di filmati riguardanti le tre modalità di pizzica pizzica. DOVE: Circolo Culturale Aurora, Piazza Sant’Agostino 22 – Arezzo QUANDO: domenica 14 aprile dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 14.000 alle 16.00 COSTO: 40 € (Prenotazione Obbligatoria) INFO ISCRIZIONI: Francesca Barbagli tel. 340 2819696 mail: francesca.barbagli@semillita.it

CIRCOLO CULTURALE ARCI AURORA E  A.C. MUSICANTI DEL PICCOLO BORGO presentano: 


FOLKAURORA 2013 -  VIII EDIZIONE VENERDI 19 APRILE
 MASSIMO GIUNTINI - LUCA BUSATTI in concerto VENERDI 26 APRILE
 FABIO BONVICINI - FRANCESCO BENOZZO in concerto 
PRESENTAZIONE DEL CD “LIBERTA’ L’E’ MORTA”
canti popolari anarchici tra ottocento e primo novecento VENERDI 3 MAGGIO
 LISETTA LUCHINI Toscana in musica - con Marta Marini, mandolino e chitarra SABATO 11 MAGGIO
 CONFESSIONI DI UN MUSICANTE  - Silvio Trotta canta Branduardi
con
Michela Fracassi, violino
Stefano Tartaglia, flauto dritto, piffero
Massimo Giuntini,  uillean pipes, flauti irlandesi, bouzouki
Alessandro Bruni, chitarre Direzione Artistica Silvio Trotta
 I concerti si tengono presso il circolo aurora alle 22,00
piazza s. Agostino, 22 - Arezzo.  L’ingresso è libero
info 338 2132607  mdpb@libero.it  - circoloculturaleaurora@gmail.com ❖

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Argomenti Pag 320 con Cdmp3 con 81 brani

BALLATE EUROPEE DA BOCCACCIO A BOB DYLAN di Giordano Dall’Armellina

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sce finalmente nelle librerie (il 18 aprile), dopo un inspiegabile ritardo da parte dell'editore, il nuovo saggio di Giordano Dall'Armellina che abbiamo avuto la possibilità di leggere in anteprima. Il volume è un ampliamento considerevole del suo libro precedente “Ballate Popolari Europee” del quale mantiene in parte la struttura e molti dei brani musicali (sono però ben 17 i brani in più nel cd mp3 allegato al saggio) ma dal quale si differenzia per impostazione generale. Il titolo è quantomai intrigante e per capire la complessità e il fascino di questo saggio, unico nel suo genere con una comparazione fra Boccaccio e Bob Dylan mai affrontata prima in letteratura, prendiamo spunto dalla prefazione dell'autore: Questo saggio è stato concepito come strumento, non solo musicale, per entrare in contatto con il nostro passato storico di donne e uomini europei. Lo scopo è quello di dare una risposta al nostro presente mettendo in luce le radici che lo hanno generato. Attraverso le ballate scelte per quest’opera si può avere uno spaccato su costumi e sentimenti di genti comuni che hanno forgiato, con il loro modo di essere e pensare, l’identità europea. Grazie a queste preziose testimonianze, siamo in grado di aprire la porta che ci conduce verso una comprensione storica, sociale e psicologica del nostro passato vista con gli occhi di chi narrava, cantando, fatti che avevano facile presa sugli ascoltatori. Per aprire quella porta ho cercato di organizzare un viaggio magico e affascinante, fatto di musica e parole, che va da Boccaccio a Bob Dylan e che tocca il cuore della cultura popolare europea e occidentale in genere. Si propone, in particolare, di rispondere alle seguenti domande: › Che cosa esprimevano attraverso le ballate le generazioni che ci hanno preceduto nei secoli passati in Europa e quali codici utilizzavano? › Quale ruolo ha giocato la ballata nel forgiare la cultura e la letteratura europea? › Che cosa emerge dai testi riguardo ai

miti, ai riti e alle credenze popolari che ancora oggi, in parte, influenzano la nostra vita? › Che cosa hanno in comune Boccaccio e Bob Dylan? › Quale ruolo ha giocato la ballata, sia popolare che letteraria, nella produzione artistica di Bob Dylan? Dopo un’attenta lettura e l’ascolto del bel cd che accompagna il saggio, si può ragionevolmente affermare che le domande poste hanno trovato un’esaudiente risposta nelle corpose pagine di questo pregevole lavoro. La ballata, definita anche “canto narrativo”, quasi dimenticata oggi come genere popolare, riemerge prepotentemente come uno degli assi portanti della letteratura occidentale tanto da aver influenzato grandemente sia Boccaccio che Bob Dylan. Ma non solo. Nel saggio si citano un grande numero di letterati che hanno attinto da quel magico mondo, come lo chiama Dall’Armellina, per scrivere poesie, libri, opere teatrali e libretti d’opera. Così anche Dante, Shakespeare, Coleridge, Blake, Oscar Wilde, Goethe, Lope de Vega, Puccini, giusto per citarne alcuni, vengono nominati come usufruitori di quel genere di cultura popolare che è stato alla base di alcuni loro lavori. Dall’Armellina è anche un notevole autore di musiche e ha continuato, come mette in evidenza nella sua prefazione, la tradizione degli antichi menestrelli che mettevano in musica le poesie di Dante, Petrarca e Cavalcanti per renderle ancora più memorabili. Davvero pregevoli le trasposizioni musicali di “The Rime of the Ancient Mariner” di Coleridge (sia la versione barocca che quella rock), “La Belle Dame sans Merci” di Keats, “London” di Blake e “The Ballad of Reading Gaol” di Oscar Wilde. Dall’Armellina ha anche messo in musica alcune ballate delle quali ha trovato solo il testo. Bellissima è “Sigismondo” che ha dato origine alla prima novella del quarto giorno del Decamerone. La maggior parte delle ballate hanno avuto il supporto musicale di uno dei più grandi violinisti europei: Maurizio Dehò, che ha ar-

ricchito le esecuzioni con dei veri virtuosismi. La voce femminile è deliziosa e corrisponde alla cantante Silvia Bozzeda. Nel Cd hanno collaborato ben 79 diversi artisti (l’elenco è nelle prime pagine del saggio) fra i migliori del panorama folk italiano e internazionale. Basti citare come esempio Giovanna Marini, Lucilla Galeazzi, Joaquin Diaz, Le Vent du Nord, i Tendachent, La Macina e Alberto Cesa, il compianto fondatore del gruppo musicale piemontese Cantovivo al quale è stato dedicato il volume. Nella quarta di copertina si evidenzia come il saggio sia nato anche come ossequio a Boccaccio del quale ricorre quest’anno il settecentesimo anniversario dalla nascita. L’autore esamina tre ballate (una di origine italiana, un’altra di origine scandinava e l’ultima di origine britannica) che sono state trasformate dal grande toscano in altrettante novelle. Dall’Armellina esegue tutte e tre le ballate nel Cd e mette in evidenza come la già citata “Sigismondo” sia cantata ancora oggi in diverse lingue europee. Nel Cd ne canta anche la versione scozzese, spagnola e tedesca. Ripercorre poi, con un’accurata ricostruzione storica, il percorso di una ballata scandinava il cui personaggio principale, cambiando di volta in volta il nome a seconda della variante, approda a una ballata cantata ancora oggi in inglese dagli emigranti irlandesi in Canada. Approda anche al Decamerone dove l’originale scandinavo “Hertig Henrik” diventa Messer Torello per Boccaccio. Come si può ben capire a Dall’Armellina preme sottolineare come l’Europa sia più unita culturalmente di quanto si possa pensare. Anche il prof. Balboni, Direttore del Dipartimento del Linguaggio presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha letto il saggio in anteprima, ha sottolineato nella prefazione questo aspetto fondamentale con queste parole: La costituzione dell’Unione Europea che è stata approvata definitivamente alla fine del 2009 dice che “la differenza linguistica e culturale è valore fondante dell’Unione”.

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I due poli della frase citata sono “differenza” e “unione”, e questo volume di Giordano Dall’Armellina è un esempio mirabile di “differenza” e “unione” nella storia del nostro continente: le ballate sono diverse da cultura a cultura, sono realizzate in varie lingue, alcune delle quali cancellate dalla furia centralizzatrice di Napoleone e dei suoi seguaci in quasi tutti gli stati europei, ma le ballate hanno anche un’unitarietà sostanziale di forma: hanno un unico disegno strutturale sia nella modalità della narrazione (alcuni temi sono comuni alle ballate di tutt’Europa), sia nella forma linguistica (con la struttura basata su strofe brevi e rimate, spesso con ritornelli che consentono a chi le ascolta una rapida memorizzazione e la partecipazione di chi le ascolta), sia nella struttura musicale (chi ascolta una ballata, spesso anche in lingua straniera, sa che sta ascoltando una ballata, e lo capisce proprio dalla struttura musicale). Questo miracolo di differenza/unione è stato reso possibile dalla curiosità individuale, dalla voglia di vedere quel che allora si conosceva del mondo: gli autori delle ballate medievali erano trovatori che giravano l’Europa e vivevano le differenze, seminando qua e là le loro storie, le loro musiche, che poi in ogni terra hanno attecchito a modo loro moltiplicando le differenze ma sempre nel segno di un’unitarietà di fondo; e quando l’Europa ha mandato in Sud America, in quella Settentrionale, in Australia, i suoi figli poveri o desiderosi di libertà e di nuove frontiere, questi si sono portati dietro le ballate del loro borgo, senza neppure pensare che si portavano dietro un pezzo dell’anima comune di tutta l’Europa, la differenza e l’unitarietà, la parte e il tutto: le ballate facevano parte della loro vita, e se le portavano dietro insieme al respiro, agli amori, alla nostalgia, alla voglia di dare un futuro migliore ai propri figli. E ai loro figli le hanno cantate, e questi hanno imparato a farne di nuove – diverse, ma legate alla natura unitaria della ballata. Il percorso che ci propone Dall’Armellina non è solo quello dello studioso di un genere popolare che ha attraversato i secoli e gli oceani: bastava un qualunque antropologo, un qualunque studioso del folclore per scrivere la storia delle ballate popolari. Dall’Armellina fa una cosa in più, e qui sta il miracolo di quest’opera unica: siccome una ballata non è tale se non è cantata, lui le discute, le analizza, e poi ce le offre con la sua chitarra e la sua voce insieme ad altri valenti artisti: unisce due linguaggi differenti, la parola e la musica, realizzando an-

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cora una volta la fusione tra “differenza” e “unione” che caratterizza la ballata e che, stando alla dichiarazione della costituzione europea che abbiamo citato, caratterizza il progetto culturale e politico di cui stiamo vivendo la nascita, forse inconsapevoli del compito immane che aspetta noi e soprattutto i nostri figli, i nostri studenti. Questo volume/CD è un mattone nella costruzione di questa identità europea differente/unitaria, e lancia ponti ad altre regioni del mondo (l’influenza della ballata su Bob Dylan) quasi come nell’augurio di ritrovare radici comuni al di là dei mari, delle lingue, delle culture, e di ritrovare momenti di unitarietà, da un lato, e di individualità dall’altro, per arrestare il Leviatano della globalizzazione incontrollata ed inconsapevole. La ballata dunque contiene nei suoi testi l’anima di chi la canta ed è lo specchio di un popolo che mal sopporta i soprusi del potere al quale le ballate, proprio per i contenuti “rivoluzionari”, non sono mai piaciute. Questo vale per tutte le lingue presenti nel saggio che sono, oltre a svariati varianti dialettali dell’italiano, il francese, l’occitano, il catalano, lo spagnolo, l’inglese (con le varianti scozzesi), il tedesco, lo svedese. Grazie alle traduzioni e agli estesi commenti, tutte le ballate sono rese comprensibili a chiunque. Spesso si scoprono aneddoti curiosi che arricchiscono la lettura con chicche culturali. Notevole l’analisi di “Bella Ciao” (eseguita nel Cd dal gruppo lombardo del Baraban) che trova radici in antiche ballate europee (una addirittura occitana risalente al medioevo). E che dire di Bob Dylan? Nel saggio Dall’Armellina compara alcune sue canzoni con le fonti utilizzate dal cantautore americano per scrivere alcuni suoi testi. Con sorpresa si scopre che la ballata italiana “Cecilia” è stata la fonte, oltre che per Puccini per “La Tosca” e per Shakespeare per “Misura per Misura”, di “Seven Curses” (Sette maledizioni) di Bob Dylan. Ma è nell’analisi finale di un capolavoro assoluto come “A Hard Rain’s A-Gonna Fall” (Una dura pioggia cadrà) che Dall’Armellina dà forse il meglio delle sue analisi testuali. Ecco che allora il viaggio profetico compiuto da Dylan nella sua canzone diventa un viaggio dantesco dove incredibilmente alcune allegorie usate da Dante nella Commedia sono le stesse usate da Dylan per la sua canzone. Sia Dante che Dylan ci indicano la via della salvezza che sta nel vedere la luce del divino attraverso la quale potremo prendere coscienza e salvarci anima e corpo prima che sia troppo tardi. Il commento termina con una comparazione fra i versi finali

della canzone di Dylan e il canto XXXIII del Paradiso. Dall’Armellina non trascura neppure l’ultimo Cd di Bob Dylan, “Tempest”, uscito nel settembre 2012 che riprende il discorso di A Hard Rain. In “Tempest” la tempesta distruttrice si sta avvicinando e noi non vogliamo vederla così come in “A Hard Rain” si sta per abbattere una dura pioggia simile a quella del Diluvio Universale che facciamo finta di ignorare e che annienterà l’umanità incapace di vero amore. I versi iniziali di “A Hard Rain”, guarda caso, sono presi da una ballata di origine italiana che si chiama “Il testamento dell’avvelenato” che diventa “Lord Randal” in inglese. Le due ballate sono presenti nel volume e cd insieme a diverse varianti in lingue differenti. Il saggio ci fa dunque compiere un bellissimo viaggio dal medioevo al giorno d’oggi accompagnato dalla musica e composto da tredici capitoli che trattano diversi argomenti come il ritorno a casa dell’eroe, amore e morte, i tradimenti, sensualità e erotismo, etc. Tutto permeato dalle evidenti influenze della mitologia greca e dalle culture occitana e celtica. Un libro di facile lettura adatto a tutti e imperdibile per insegnanti di italiano, lingue, storia, musica e per tutti gli studenti che abbiano sete di cultura (il saggio dà molti spunti per approfondimenti e ricerche per eventuali tesine) ad un prezzo davvero abbordabile (22 euro per un grande formato, 320 pagine e un Cd che raccoglie ben 6 ore di esecuzioni). Anche la copertina ha un forte impatto con Boccaccio che sullo sfondo guarda verso Bob Dylan il quale a sua volta guarda verso di noi in maniera provocatoria. Infine che dire di Giordano Dall’Armellina? Dalle informazioni fornite dalla sua biografia dal suo sito www.dallarmellinagiordano.it (dal quale è possibile ascoltare alcune ballate e vedere dei suoi video) si evince una grande preparazione fatta di ricerche più che trentennali nel campo della cultura popolare. Parla diverse lingue europee e ha tenuto più di 1700 concerti e conferenze in tutti e cinque i continenti. Musicista, etnomusicologo, linguista, giornalista, ex insegnante di inglese e saggista, ha saputo coniugare tutte le sue conoscenze in questa opera davvero unica nel panorama mondiale che meriterebbe di essere tradotta nella maggior parte delle lingue europee. Ci ha detto che anche un’edizione in lingua inglese sarà presto disponibile (a giugno nelle librerie che hanno reparti dedicati alle lingue straniere). L’augurio è che abbia la diffusione che si merita magari anche attraverso i nuovo sistemi digitali come gli e-book. ❖


Argomenti Continua anche nel 2013 il progetto folk-rock e di resistenza civile di Michele Anelli, con novità importanti

SIAMO I RIBELLI di Massimo Losito

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ichele Anelli è uno dei rari esempi rimasti di rocker nostrano “genuino” che persegue le sue idee ed insegue i suoi sogni in barba ai dettami delle mode e dei clichè, sempre in cerca di stimoli e progetti nuovi,e dopo gli oltre vent’anni anni trascorsi a suonare ovunque con i suoi storici gruppi ormai disciolti GROOVERS e STOLEN CARS, ha in cantiere un nuovo progetto e un nuovo CD con brani originali cantato in italiano in uscita per il prossimo autunno. Ma in questa sede vogliamo parlare del progetto più attuale di questo poliedrico musicista originario della sponda novarese del Lago Maggiore, che coniuga la sua passione ed attività principale all’impegno politico militante e alla meticolosa opera di ricerca storica : insieme al fidato amico e suonatore di tastiere Paolo Montanari, sulla scia del combat-folk degli amici mar-

chigiani GANG dei fratelli Marino e Sandro Severini, pietra miliare del rock “resistente” italiano, con cui ha condiviso più volte il palco, Michele ha dato vita da qualche stagione alla formazione denominata SIAMO I RIBELLI, collaborando anche con altri conosciuti musicisti come Evasio Muraro (ex Settore Out) e Francesco Marchetti ed altri ancora, portando talvolta sul palco anche giovani e promettenti musicisti in primis i suoi figli più grandi. La formazione ha rielaborato e riarrangiato in chiave folk-rock acustico una serie di canti della Resistenza e del Lavoro raccolti da svariate fonti , canti di lotta e di protesta più e meno noti che sono stati incisi in alcuni lavori discografici autoprodotti usciti sequenzialmente negli ultimi anni, con relativi show-cases e concerti dal vivo svolti durante brevi tour in gran parte concentrati

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in concomitanza delle celebrazioni del 25 aprile e del Primo Maggio. Il progetto discografico e concertistico dei “Ribelli” per il 2013 è impreziosito da una novità importante : l’uscita imminente di un libro scritto da Michele, “RADIO LIBERTA’Dalla Radio della Resistenza alla Resistenza delle Radio”, un volume di 140 pagine imperniato sulle vicende della celebre radio partigiana sorta sulle Prealpi Biellesi che dall’Autunno del 1944 ha cominciato a trasmettere musica e parole a sostegno della Guerra di Liberazione Partigiana, diventando un punto di riferimento ed un modello comunicativo da seguire (LA Radio della Resistenza), di cui qui si narrano storia ed origini. Nella seconda parte del libro invece si passa a parlare della Resistenza delle Radio, di come a partire dall’avvento dei “cloni” di Radio Libertà passando dal periodo storico delle cosiddette “radio pirata” fino ai giorni nostri un manipolo di emittenti radiofoniche indipendenti dislocate su tutto il territorio nazionale sopravvive e combatte ogni giorno contro l’omologazione della cultura e dell’informazione imposta dai grossi media pesantemente condizionati a livello politico ed economico, riuscendo faticosamente a mantenere appunto la Libertà di trasmettere e diffondere quanto ritenuto bello, giusto ed opportuno e farci ascoltare tra le altre cose la musica ed i messaggi di autori fondamentali per la storia musicale e non quali Billy Bragg, Woody Guthrie, Bruce Springsteen, i citati Gang, Pierangelo Bertoli, e tanti altri ancora. In un periodo di profonda crisi socialeeconomica-politica, in cui anche la canzone di protesta sembra vacillare insieme ad ogni forma di certezza, questo libro costituisce sicuramente una boccata di ossigeno e ci dimostra che c’è ancora chi non si arrende

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e chi crede che la musica come forma di lotta e resistenza civile non sia solo un retaggio del passato ma possa essere ancora fondamentale nel sostenere e rafforzare l’operato quotidiano chi ha già una coscienza definita e si muove in direzioni precise, ma anche nel contribuire a fornire utili spunti di riflessione a chi, in particolare gli appartenenti alle generazioni più giovani, è soggetto continuamente a stimoli e messaggi di tutt’altro genere tesi all’omologazione culturale ed al controllo sociale mediante l’imposizione dall’alto di stili, regole e modelli comportamentali. ❖ Per altre informazioni ed approfondimenti: www.siamoiribelli.org

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Eventi Una tradizione che unisce il mondo Roma 10 - 11 - 12 maggio 2013 Città dell’Altra Economia - CAE Largo Dino Frisullo / ex-Mattatoio - Testaccio

MEETING INTERNAZIONALE del TAMBURELLO 7a edizione

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rriva nel centro di Roma la settima edizione del Meeting Internazionale del Tamburello, con una nuova ondata di musica popolare, etnica e world, alla Città dell’Altra Economia – CAE di Testaccio. La manifestazione, la prima in Italia interamente dedicata all’antichissima tradizione dei tamburi a cornice nella danza e nella musica e alle sue molteplici possibilità e trasformazioni, è organizzata dalla Società Italiana Tamburi a Cornice, in partenariato quest’anno con Città dell’Altra Economia - CAE, una nuova e felice collaborazione che indirizza sempre più il Meeting verso l’adozione di processi a basso impatto ambientale. Alla sua realizzazione collaborano la Scuola

Arnaldo Vacca

di musica Timba, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, Radio Popolare Roma, E-performance.tv, DRUMSETMag e Blogfoolk. Nato nel 2008, da un’idea di Gian Michele Montanaro e Davide Conte, il Meeting si è da sempre caratterizzato come festival indipendente ed autofinanziato, che riunisce percussionisti, costruttori e appassionati di questo strumento che è tra i più antichi e rappresentativi della cultura musicale mediterranea. Un grande evento internazionale, arricchito quest’anno dalle attività ecosostenibili e dagli ampi spazi messi a disposizione dalla CAE. Tre diverse serate per soddisfare il palato di tutti gli amanti e curiosi del genere. Si parte con un venerdì carico di energia con i ritmi percussivi brasiliani dei Batacoto e con l’ultima proposta del sassofonista-compositore napoletano Daniele Sepe, virtuoso e stravagante artista che riesce sempre a sorprendere il suo pubblico. A seguire DJ Set Mondo Cane, un viaggio intorno al mondo con un’occhio di riguardo alla musica est-europea e allo swing, filtrati tra le maglie dell’elettronica. Sabato 11 si apre con SolodiTarante di Maristella Martella, una rilettura della coreutica della pizzica-pizzica nell’incontro con linguaggi di altre culture. Si prosegue all’insegna della musica elettronica con i Kaligola Disco Bazar, ciurma

eclettica che propone un ritorno al futuro tra balcani, paesi arabi e tradizione italiana, una miscela di beat elettronici e melodie della tradizione italiana ed est-europea. Sulla stessa linea il “Punk-Dub Tarantolato Salentino” dei Mascarimirì di Claudio Cavallo, gruppo di Muro Leccese che rappresenta oggi il punto più innovativo dei gruppi di Pizzica Pizzica Salentina, segnato anch’esso da forti influenze elettroniche. La notte continua con le sonorità elettroniche del DJ Set Mondo Cane.

Daniele Sepe

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Elias Habib (Israele)

Domenica 12 il Meeting si avvicina al teatro con momenti più intimi e d’ascolto, SanTarantella della Compagnia Sudanzare, progetto di ricerca, concettuale ed estetico sulla tarantella come danza rituale. A seguire Fimmine Fimmine, con il gruppo di Gianni Berardi, uno spettacolo di musica e teatro tutto dedicato alla figura femminile. Chiude il Meeting l’eccezionale e virtuosistico quartetto di Paolo Cimmino, Meditamburi, con musiche tradizionali di diversi popoli e culture che si fondono. Ai tamburi a cornice, alle sonorità del Sud Italia e del Mediterraneo si affiancano i caratteristici ritmi latino-americani, le percussioni africane dialogano con quelle indiane e interagiscono con raffinate melodie e vocalità fortemente evocative. Altri ospiti del Meeting: l’israeliano Elias Habib, Arnaldo Vacca, Paolo Cimmino, Valter Paiola, Rosario Nido, Francesco Savoretti, Giancarlo Paglialunga, Antonio Marotta, Michele Di Paolo, Paolo Murittu, Maristella Martella, Sudanzare, a tenere seminari e masterclass sulle diverse tecniche esecutive e sulla danza. E ancora: video, mostre, esposizione e vendita di tamburi a cornice e strumenti artigianali, anima-

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zioni per bambini, laboratori di riciclo, jam session e performance, musicoterapia, drum circle, nell’accogliente cornice di spazi ricettivi, eno-gastronomici e ludico ricreativi della Città dell’Altra Economia. Prima dei concerti è possibile visitare la mostra Mascarimiri guidata “CORNICI DAL MONDO - TAMBURI DELLA PACE” a cura di Francesco Paolo Manna, con l’esposizione di 200 tamburi a cornice da tutto il mondo. Info e costi: info@tamburiacornice.com www.tamburellomeeting.com www.cittadellaltraeconomia.org Ufficio Stampa MIT: Francesca Aragno 328.4695657 – francesca.aragno@gmail.com Ufficio Stampa CAE: Erika Menvrillo Ramirez 342.0472302 ufficiostampa@cittadellaltraeconomia.org

PROGRAMMA MIT 2013 MEETING INTERNAZIONALE del TAMBURELLO 10-11-12 maggio

S A B A T O 11 maggio 11.00 – 13.00 SEMINARIO DAF con ELIAS HABIB 15.00 – 17.00 SEMINARIO DANZA LABORATORIO DI ANTROPOLOGIA TEATRALE E TEATRO DANZA con SUDANZARE 15.00 – 17.00 SEMINARIO TAMBURELLO LA TAMMORRË E LU TAMBUREDDË SUL GARGANO con ROSARIO NIDO 15.00 – 18.00 MASTERCLASS RIQ con ELIAS HABIB 15.00 - 18.00 ANIMAZIONI PER BAMBINI IL TEATRINO RULLANTE con ASS. RICICLARTE 17.00 – 18.00 MUSICAINSIEME TAMBURI A CORNICE E MUSICOTERAPIA con PAOLO ROSSETTI MURITTU

V E N E R D ì 10 maggio 18.00 – 20.00 SEMINARIO DANZA LABORATORIO DI ANTROPOLOGIA TEATRALE E TEATRO DANZA con SUDANZARE 18.00 – 20.00 SEMINARIO TAMBURELLO TAMBURELLO: TRA BINARIO E TERNARIO con ARNALDO VACCA 18.30 – 19.30 MUSICAINSIEME TAMBURI A CORNICE E MUSICOTERAPIA con PAOLO ROSSETTI MURITTU 20.00 – 21.00 MOSTRA STABILE GUIDATA CORNICI DAL MONDO - TAMBURI DELLA PACE con FRANCESCO PAOLO MANNA 22.00 CONCERTO - BATACOTO - DANIELE SEPE - DJ SET MONDO CANE

Maristella Martella


Eventi

Kaligola Disco Bazar 18.00 – 20.00 SEMINARIO TAMMORRA CANTE ‘NCOPPE ‘O TAMMURRE con ANTONIO MAROTTA

11.00 – 13. SEMINARIO TAMBURELLO SALENTINO TAMBURELLO DEL VERSANTE JONICO SALENTINO (NARDO’) con GIANCARLO PAGLIALUNGA

18.00 – 20.00 SEMINARIO DANZA ATELIER DI DANZA E COREOGRAFIA ISPIRATO ALLA PIZZICA SALENTINA con MARISTELLA MARTELLA

15.00 – 17.00 SEMINARIO TAMBURI A CORNICE TAMMURRIANTI presentazione del DVD con M. MAIONE, E. AUSIELLO Solkattu, Groove & Exercise con P. CIMMINO

19.00 – 20.00 MUSICAINSIEME DRUM CIRCLE con MASSIMO CARRANO 20.00 – 21.00 MOSTRA STABILE GUIDATA CORNICI DAL MONDO - TAMBURI DELLA PACE con FRANCESCO PAOLO MANNA 22.00 CONCERTO - SOLOdiTARANTA CON MARISTELLA MARTELLA - KALIGOLA DISCO BAZAR - MASCARIMIRì - DJ SET MONDO CANE

D O M E N I C A 12 maggio 9.30 – 21.30 SEMINARIO ARTIGIANATO COSTRUZIONE ARTIGIANALE DEL TAMBURELLO con MICHELE DI PAOLO

PRESENTI PER TUTTA LA DURATA DELLA MANIFESTAZIONE

15:00 - 18:00 ANIMAZIONI PER BAMBINI IL TEATRINO RULLANTE con ASS. RICICLARTE

- MOSTRA “200 TAMBURI DAL MONDO” di FRANCESCO PAOLO MANNA - ESPOSIZIONE e VENDITA di TAMBURI A CORNICE e STRUMENTI ARTIGIANALI di VARI COSTRUTTORI - VIDEO PROIEZIONI - DRUM CIRCLE e MUSICOTERAPIA - ANIMAZIONI PER BAMBINI - LABORATORI DI RICICLO - PALCO APERTO PER JAM-SESSION e AUTOPROMOZIONI - AREA BAR RISTORO

17.00 – 19.00 SEMINARIO TAMBURI A CORNICE - PORTORICO LAS PANDERETAS DE PLENA con VALTER PAIOLA

INFO SEMINARI e ISCRIZIONE: +39.349.84.23.054 mail iscrizionimit@tamburiacornice.com

18.00 – 19.00 MUSICAINSIEME DRUM CIRCLE con MASSIMO CARRANO

INFO MEETING: 334.34.14.900 - 348.93.64.507 www.tamburellomeeting.com www.cittadellaltraeconomia.org info@tamburiacornice.com Fb: Società Tamburi a Cornice

15.00 – 17.00 SEMINARIO DANZA LABORATORIO DI ANTROPOLOGIA TEATRALE E TEATRO DANZA con SUDANZARE

19.00 – 21.00 SEMINARIO TAMBURELLO MARCHIGIANO - IL CLANTIMBULO Tra mito e realtà con FRANCESCO SAVORETTI 19.00 CONCERTO - SAN TARANTELLA - FIMMINE FIMMINE - PAOLO CIMMINO E MEDITAMBURI

MEDIA PARTNER: Radio Popolare Roma, DRUMSETMag, Blogfoolk, E-perforance.tv ❖

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Recensioni Secondo album della Takadum Orchestra Dal 18 Marzo 2013 in tutti i negozi di dischi Distribuzione Egea Music

TAKADROM SUONI AL CONFINE Ufficio Stampa: Michela La Perna

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opo l’uscita del primo disco interamente dedicato al mondo delle percussioni, l’orchestra ha allargato il proprio organico includendo violino, voce, chitarra e tromba. Il disco, che include brani del folklore greco, albanese, italiano e di molte altre regioni del Mediterraneo, delinea un vero viaggio tra “suoni al confine”. Il repertorio tradizionale a cui si fa riferimento, infatti, trova la sua origine in un remoto passato, precedente alla costituzione dei confini degli stati moderni, e testimonia la continuità culturale tra i popoli, in seguito spesso negata da artificiali principi di identità nazionale. I brani tradizionali sono stati profondamente rivisitati ed adattati al gusto e alle caratteristiche di un’orchestra di percussioni che suona strumenti e ritmiche del Nord Africa e del Vicino Oriente. Gli arrangiamenti, in questo modo, vivono di una loro freschezza e originalità frutto anche del continuo desiderio del gruppo di vivere sospesi tra amore per il folk e il desiderio di contaminazione. Non mancano poi alcune composizioni per sole percussioni, assolutamente originali, in cui ritmi e strumenti del mondo arabo coesistono e si fondono con quelli brasiliani e africani. 
TAKADUM ORCHESTRA di Simone Pulvano e Gabriele Gagliarini:
Lavinia Mancusi: voce, violino
Alessandro Floridia: chitarra, palmas
Gianpaolo Casella: tromba, voce
Simone Pulvano: darbuka, tamburello, sajat, riqq, daf, palmas
Gabriele Gagliarini: djembe, darbuka, tamburello, daf, palmas
Fabrizio Mastromartino: darbuka
Emanuela Maccioni: doholla
Michela La Perna: doholla
Gaetano Schillaci: doholla
Umberto

Baruffaldi: daf
Walid Cheikh: daf
Laura Grimaldi: daf
Antonella Milano: davul Ospiti del disco:
Enrico Gallo: riqq, tamburello 
Davide “Martinezzz” Martino: darbuka
Gianmichele Montanaro: tamburello, tammorra muta
Antonio Montuori: djembe, tamborim, repique, pandeiro
Giovanni Volpe: djembe, tamborim, surdi, repique, rullante, agogo
Paolo Modugno: daf iraniano Info: Website: www.takadumorchestra.com Mail: infotakadum@gmail.com
 http://www.facebook.com/TakadumOrchestra http://www.youtube.com/user/takadumorchestra
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Recensioni IACOPO FEDI & LORIS SALVUCCI

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iceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa, scarno ma estremamente interessante: riguarda un EP di un duo che dimostra gran talento e personalità in chiave rock blues, con spiccata vena melodica. Una voce struggente e roca, molto intimista e appassionata, alla Tom Waits. L’uso delle sovraincisioni strumentali non è pesante, ma conferiscono uno spessore etereo ai brani: corposi ma esili allo stesso tempo, affascinano l’ascoltatore senza scampo. Quattro i brani presentati: Summer Day, Beautiful girl, Spanish gift, Headless byrd. L’unico riferimento che abbiamo per procurarsi il disco è la mail dell’autore Iacopo Fedi cotadett@gmail.com. Qui il link dove poter ascoltare e scaricare l’Ep: http://soundcloud.com/fedi-salvucci

La scheda tecnica: Iacopo Fedi e Loris Salvucci iniziano la loro collaborazione nel gruppo di rock blues Moonbeans nel 2009. Con i Moonbeans incidono un demo (Taste It) e suonano in diversi locali e Festival tra Ascoli Piceno e Roma. Terminata l’esperienza con i Moonbeans i due danno vita ad una nuova formazione rock blues, i Glass Onion Trio (ancora attivi). Parallelamente Iacopo Fedi decide di portare avanti la registrazione del suo terzo disco da solista (Crazy Heart) al quale Loris partecipa suonando il basso elettrico e la chitarra slide. All’inizio del 2011, i due fondano insieme gli “Iacopo Fedi & the Family Bones”, gruppo che segue Iacopo sia nell’arrangiamento sia nella riproposizione del vivo dei propri brani. I brani qui presenti fanno parte di una serie di canzoni sulle quali i due hanno lavorato insieme al di fuori dei vari gruppi musicali sopracitati (e in particolare scritti per essere regalati a Daniela Giorgi, in occasione della sua laurea). I brani sono stati registrati in presa diretta e successivamente sono state realizzate delle sovraincisioni che hanno visto la partecipazione di Francesco Ciabattoni (Glass Onion Trio; Family Bones) al sax, e di Vincenzo Marconi Sciarroni e Giampiero Mazzocchi (entrambi nei Family Bones), rispettivamente alla chitarra elettrica il primo e all’organo e piano il secondo. ❖

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Recensioni RISE UP SINGING – DIRTY OLD LIVE Comunicato stampa

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scito nel 2013, raccoglie le registrazioni di un live alla Festa dell’Unità di Roma e del live di San Patrizio 2012 all’Init Club più una edizione remastered di Fields of Athenry registrata in studio. Si apre con un pezzo in gaelico, poi tutte tradizionali sull’indipendenza irlandese, storie d’amore, di guerra e di pace. Puoi reperire facilmente notizie su ognuna delle tracce in rete, sono storie molto belle, molto coinvolgenti, spesso ci commuoviamo nel cantarle. L’unica non trad è Sally McLennane, cover dei Pogues. Bio aggiornata della band I Rise Up Singing sono l’approdo naturale del percorso di dodici ragazzi cresciuti a pane e folk music. Era l’inverno del 2008, quando tra i tavolini di legno e i bicchieri di un irish pub nacque l’idea di mettere

Il gruppo Rise Up Singing

insieme l’emozione di conoscere a memoria e cantare le canzoniche si tramandano da secoli da un capo all’altro del mondo. Da allora i Rise Up Singing cantano e raccontano storie e nelle loro storie si nasconde la Storia, quella fatta dalla gente comune che è la gente non comune. Quella delle marce di protesta, delle lotte di liberazione d’Irlanda, della Speranza degli schiavi afroamericani, attraverso le loro stesse parole, i loro racconti I fans dei Rise Up Singing in un viaggio folk-spiritual che ri- razione del primo grande St. Padipinge l’anima di un uomo: la trick’s Day, nel 2009. Dopo quel musica, il sudore, il sangue, le la- grande successo si sono susseguite esibizioni in eventi della cacrime, l’unione, il sogno. Il nome, che significa “Insorgi pitale, fino al 2010, anno nel quale cantando” ma anche “Svegliati la band ha rivelato la sua doppia cantando”, è il titolo di un celebre anima, una formazione “leggera” songbook americano che racco- composta da chitarra, banjo, manglie le canzoni della tradizione folk dolino e voci che ha attraversato l’Italia da sud a nord, e l’orchestra, americana e del resto del mondo. Maria Bachelet: Voce, Tambu- con flauti irlandesi, viola, bodhran, rello, Giulio Casali: Voce, Lucia contrabasso e quattro voci, che ha Bachelet: Tin Whistle, Tommaso raccolto un ennesimo grande sucGiuntella: Banjo, Armonica, Filippo cesso di pubblico nel st. Patrick’s Cerocchi: Voce, Vittorio Bachelet: Day 2010. L’edizione 2011, conChitarra e direzione, Paolo Ca- temporanea all’uscita del cd, ha sali: Fisarmonica, Nicola Bassan: registrato oltre 600 presenze all’IBasso Elettrico, Elena Ferretti: rish Village, mentre il 2012 ha visto Voce, Michele Lioia: Mandolino, la consacrazione definitiva della Valeria Papi: Bodhran, Gabriele band, che ha radunato più di mille spettatori all’Init Club, migliaia anCampagna: Violino Dopo il debutto nei pub e nelle che tra festa dell’Unità di Roma feste estive della capitale, la band, 2012 e St. Patrick’s Day 2013, nel nata in un primo momento intorno tempio della musica live romana, a chitarra, banjo, batteria e voci, si il Circolo degli Artisti. Il resto della è allargata in un via vai di compa- strada è ancora da mettere sotto i gni di strada fino a raggiungere la piedi, il resto della storia è ancora formazione odierna per la prepa- da scrivere... ❖

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Recensioni URIBÀ - QB (quanto basta)

Alessandro Graziano: voce, chitarra e violino Federico Fugassa: basso e contrabbasso Davide Bonfante: batteria Davide Baglietto: cornamuse, flauti e percussioni Comunicato stampa

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ribà nasce dall’incontro di quattro musicisti provenienti da esperienze musicali diverse: rock, classica, jazz, funk e folk aventi in comune la passione per la musica popolare della propria regione e la voglia di farla rivivere con l’apporto del loro bagaglio sonoro. Il repertorio proposto da Uribà comprende canzoni e melodie tradizionali liguri rivisitate e impreziosite da composizioni originali tutte viste nell’ottica moderna della musica leggera o “pop”. Lo scopo è quello di attualizzare e far rivivere magnifiche canzoni, che se pur cadute nel dimenticatoio, in alcuni casi scritte addirittura due secoli fa, racchiudono in loro tematiche e melodie del tutto attuali. Le canzoni variano dalle tristi ballate dell’entroterra di Ventimiglia, alle dolci melodie provenienti dalla Corsica, per finire nei canti di questua dei monti savonesi. Il viaggio è vario sia nel repertorio sia nella eterogeneità delle varie sfumature del dialetto ligure: si passa dal dialetto ligure “alpino” al dialetto corso che presenta notevoli assonanze col dialetto parlato nel ponente ligure. I componenti del gruppo hanno una notevole esperienza concertistica sia in Italia sia all’estero (Francia, Inghilterra, Germania).

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PRESENTAZIONE CD URIBA’: QB (quanto basta) QB è il primo lavoro del quartetto ligure Uribà (significa alloro nel dialetto parlato tra Albenga e Andora), comprende una serie di canzoni e melodie provenienti dalla zona alpina ligure (da Cadibona fino a Cima Marta) impreziosita da arrangiamenti moderni e da composizioni originali aggiunte dal gruppo, sempre nel rispetto della canzone tradizionale e del materiale utilizzato. Il materiale è stato preso sia da registrazioni fatte sul campo da etnomusicologi come: Alan Lomax, Giorgio Nataletti, Mauro Balma, Paul Collaer sia da testimonianze raccolte su libri o direttamente sul campo dagli stessi componenti del gruppo. In merito a quest’ultime è stata fatta una cernita tra le varie filastrocche trovate soprattutto nelle valli ingaune

(Arroscia, Pennavaire e Lerrone) dalle quali sono state composte due canzoni nuove “Vaggu aa fera” e “Puve de l’oru”, che rappresentano rispettivamente un momento di festa e una filastrocca nonsense. Altri brani che caratterizzano il Cd sono le due ninna nanne, una proveniente dalla Val Argentina “Addormite Cuumbu” e l’altra proveniente dal centro sud della Corsica “O ciucciarella”, le quali ben evidenziano le similitudini tra il dialetto del ponente ligure e il dialetto nelle regioni centro sud della Corsica. Lo scopo di questo lavoro è quello di far rivivere ed attualizzare canzoni cadute nel dimenticatoio che, a parte rari casi (le confraternite di cantori di Ceriana o “il canto delle uova” ancora oggi praticato in Val Bormida) non vi è rimasta più traccia. Al cd hanno collaborato diversi musicisti: Marco Fadda (percussioni), Edmondo Romano (sax e clarino), Liguriani e Walter Rizzo (ghironda). Il cd è uscito a fine Agosto 2012 ed è prodotto dalla casa discografica folkclub Ethnosuoni. ❖


Argomenti LA PEDAL STEEL GUITAR NELLA MUSICA POPOLARE, COUNTRY, BLUES, ROCK. IL METODO PER AVVICINARSI ALLO STUDIO di Gloria Berloso

Riccardo Mantoan

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a Pedal Steel Guitar nasce, tra gli anni 1940-1950, come naturale evoluzione di altre chitarre usate in precedenza nella musica popolare nord americana: il Dobro e la Steel Guitar, comunemente chiamata “Chitarra Hawaiana” nota al pubblico italiano grazie alla dozzina di dischi incisi dal duo Santo & Johnny, ma che negli USA ha avuto dei padrini più illustri in Leon McAuliffe e Jerry Byrd, solo per citarne un paio. Volendo fare un po’ di archeologia musicale e facendo un balzo nel passato di parecchi secoli troveremmo gli antenati della nostra pedal steel guitar: partendo dalle antiche Lire Egizie e Arpe Celtiche, passando attraverso diversi strumenti orientali, quali il Ch’in, il Koto, il Veena e il Yamoto-Goto (300 a.c) arriveremmo ai primi del 1800, quando i marinai portoghesi introdussero nelle

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Argomenti

Maurizio Strappazzon alla pedal steel guitar

isole Hawaii l’uso della chitarra; incerta è invece l’origine del modo di suonare lo strumento tenendolo appoggiato orizzontalmente sulle ginocchia e quindi a corde rivolte verso l’alto. L’uso di una barretta metallica da far scivolare sulle corde, in contrapposizione al metodo classico di suonare la chitarra, pare si debba a un certo Joseph Kekuku; nasce così quel caratteristico suono “miagolato”che entra ben presto a far parte delle sonorità tipiche della musica hawaiana… Attorno al 1920 le orchestrine hawaiane raggiungono una grande popolarità negli USA portando all’attenzione del pubblico chitar-

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risti come Sol Hoopi, James Hoa, Frank Ferera, per citarne solo alcuni. A questo punto la strada si biforca: da una parte troviamo una chitarra acustica con “risonatore”, una sorta di piatto metallico che, occupando una buona metà dello strumento, copre una specie di cono alloggiato all’interno della cassa che amplifica notevolmente il suono prodotto dalla vibrazione delle corde, da qui anche il nome “Amplifonic Guitar”. Questo nuovo strumento, usato moltissimo nella musica popolare americana (Blues, Bluegrass) è oggi conosciuto col nome di Dobro e National Steel guitar. Dall’altra parte viene costruita una chitarra a corpo pieno, di forma rettangolare e amplificata per mezzo di un pickup, la Steel Guitar o Lap Steel. Per correttezza devo aggiungere che la prima di queste chitarre, costruita da Rickenbacker, aveva la forma di una padella e venne chiamata per questo “Fry Pan”; va pure detto che fu anche in senso assoluto la prima chitarra ad essere elettrificata. La steel guitar, che da noi viene erroneamente considerata una “chitarra d’acciaio”, mentre il nome le deriva dalla “steel bar”, il cilindro metallico che viene usato per suonarla, ha subito un grande successo e viene introdotta in molte grandi band di swing del periodo; Leon McAuliffe, chitarrista nell’orchestra di Bob Wills, diventa ben presto uno degli eroi dello strumento….. Tengo a precisare che il discorso è molto semplificato per evitarvi la noia di troppe date, nomi e passaggi intermedi. Comunque è nel decennio 1940-50 che lo sforzo tecnologico attorno alla nostra ex chitarra hawaiana raggiunge il suo culmine: nell’intento di aumentare la versatilità dello strumento (tenendo presente che le accordature “aperte” e l’uso della steel bar limitano

ad esempio la possibilità di passare da un accordo “maggiore”ad uno “minore”. Leo Fender propone una steel guitar a più tastiere mentre Bigsby , l’inventore delle leggendarie leve per il vibrato, crea la Palm Pedal Steel,con un sistema che modifica l’accordatura tramite la pressione della mano destra su una serie di piccole leve. Infine Fender e Gibson, prendendo ad esempio il meccanismo in uso sull’arpa classica, applicano allo strumento una serie di pedali che, per mezzo di tiranti, alterano la tensione e quindi l’intonazione di singole corde… Nasce a questo punto la Pedal Steel Guitar: da allora avremo solamente delle varianti che riguarderanno per lo più il numero dei pedali, la quantità di corde impiegate e l’adozione di accordature più o meno funzionali, ma la fisionomia generale dello strumento rimarrà sostanzialmente immutata. Concludo questa parte con alcune immagini che riassumano per sommi capi quanto esposto finora. Chi volesse avvicinarsi allo studio di questo affascinante strumento può farlo con il Metodo del Maestro Riccardo Mantoan, unico nel suo genere composto da descrizioni, immagini e partiture. ❖


Eventi WE LOVE JAZZ BOBBY DURHAM’S JAZZ CAMP 2013

Byron Landham

COMUNICATO STAMPA La quarta edizione di “WE LOVE JAZZ – BOBBY DURHAM’S JAZZ CAMP 2013” vuole affermarsi come uno dei più importanti momenti di studio e confronto tra docenti musicisti di chiara fama internazionale e giovani studenti di musica che possono cogliere, partecipando a questo seminario, una grande occasione di approfondimento e di conoscenza della musica jazz. Il seminario, della durata di sei giorni, si terrà a Isola del Cantone (Ge) dal 24 al 29 Giugno 2013 ed è inserito nell’ambito di una ormai consolidata rassegna a livello internazionale quale è “ISOLA JAZZ – BOBBY DURHAM JAZZ FESTIVAL”, quest’anno giunta alla nona edizione ed il cui calendario dei concerti è in fase di definizione.. I corsi si svolgeranno di mattina e di pomeriggio, con lezioni di strumento, musica d’insieme, teoria ed armonia; saranno accessibili a chiunque desideri approfondire la conoscenza tecnica di uno o più strumenti nell’ambito della musica jazz.

Gli allievi saranno divisi in piccoli gruppi omogenei per livello e potranno seguire qualsiasi corso. Saranno quattro le novità tra i docenti dei seminari: KEVIN MAHOGANY (uno dei migliori cantanti jazz attualmente in attività) – canto jazz ED CHERRY (ottimo compositore e profondo conoscitore del linguaggio jazzistico applicato alla chitarra semi acustica, per più di 25 anni al fianco di Dizzy Gillespie,) – chitarra JOE CHAMBERS (protagonista della scena jazz internazionale dagli anni 60) – batteria MASSIMO FARAO’ (direttore dei corsi e direttore artistico di ISOLA JAZZ – BOBBY DURHAM’S JAZZ FESTIVAL, quest’anno, per la prima volta, nella veste di docente) - pianoforte A completare il corpo insegnanti della 4° edizione del “WLJ – BOBBY DURAM’S JAZZ CAP 2013”, arriveranno altri quattro grandi musicisti jazz, già conosciuti dagli allievi: ALDO ZUNINO (musicista genovese conosciuto e richiestissimo a livello internazionale) – contrabbasso DOUG LAWRENCE (sassofonista tra i più importanti nel panorama jazz internazionale) – sax BYRON LANDHAM (eclettico batterista di Philadelphia) – musica d’insieme RODNEY BRADLEY (musicista ormai “intoccabile” al WLJ) – canto gospel Il programma prevede: mattino: lezioni di strumento che riguarderanno tutti gli aspetti tecnico/stilistici dello strumento

pomeriggio: musica d’insieme, ovvero due classi per comprendere le dinamiche che interagiscono tra i musicisti quando si esibiscono insieme sera: concerti, dove gli allievi potranno assistere gratuitamente alle esibizioni dei docenti che si svolgeranno durante la rassegna “ISOLA JAZZ – BOBBY DURHAM’S JAZZ FESTIVAL 2013”, quest’anno giunta alla 9° edizione ed il cui programma è in via di definizione. notte: jam session, fondamentale momento di incontro che vedrà al-

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lievi e docenti esibirsi insieme fino a notte fonda nell’area appositamente realizzata Costo dei seminari: Eur 250,00 (vitto e alloggio non inclusi) Per effettuare l’iscrizione bisogna compilare il modulo on line e versare la quota a mezzo bonifico bancario (IBAN IT1510617532000000000494180 – intestato a Associazione Culturale Isola Jazz). Per il pernottamento dei partecipanti ai seminari sono state attivate convenzioni con diverse strutture alberghiere della zona, così come numerose convenzioni permetteranno agli studenti di pranzare e cenare a prezzi estremamente contenuti.

Eventi

Aldo Zunino

Eventuali ulteriori informazioni: www.welovejazz.it – info@welovejazz.it www.isolajazz.it – acisolajazz@gmail.com Tel: (+39) 348.900.13.90

Nonostante le difficoltà economiche, grazie all’impegno dei numerosi volontari dell’Associazione Culturale Isola Jazz, ai contributi dei nostri sponsor e alla fattiva collaborazione con l’assessorato alla Istruzione, Formazione e Università della Regione Liguria, si terrà a Isola del Cantone un workshop difficilmente eguagliabile per livello in Europa: siamo certi che Bobby Durham sarà fiero della “sua” Isola del Cantone! ❖

Kevin Mahogany

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Ed Cherry

Massimo Faraò

Rodney Bradley

Joe Chambers


Recensioni YASMINE HAMDAN YA NASS

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a Nass è l’album di debutto solista di Yasmine Hamdan, scritto e prodotto in collaborazione con Marc Collin (Nouvelle Vague). Ya s m i n e d i v e n n e n o t a c o n Soapkills, il duo si è formato nel Beyrouth, è stato il primo duo di indie-elettronica a comparire in Medio Oriente. La musica di Soapkills è diventata rapidamente una colonna sonora vivace, nella giovane scena artistica che si è sviluppata nel dopoguerra in Libano, a poco a poco la band ha acquisito uno status emblematico e, fino ad oggi, Yasmine è considerata un’icona della musica underground in tutto il mondo arabo. Yasmine si trasferì a Parigi qualche anno fa, e ha iniziato a lavorare con Mirwais. Infine, Yasmine e Mirwais hanno registrato l’album “Arabology”, uscito nel 2009. Per scrivere le melodie e i testi di queste canzoni, Yasmine ha tratto dal repertorio e l’atteggiamento dei grandi cantanti arabi le donne a par-

tire dalla metà del 20° secolo, tra cui alcuni personaggi poco noti o quasi dimenticati, come Aisha El Marta, Nagat El Saghira, Asmahàn, Shadia, Mounira El Mehdeyya e molti altri. Yasmine (che è una appassionata collezionista di dischi di quel periodo) si ispira a queste donne, dalla sensualità maliziosa e sottile, un’ironica critica sociale pervade i loro testi, e ricorda un periodo di libertà e di emancipazione nella storia della società mediorientale. Mentre la voce di Yasmine è sicuramente collegata alle tradizioni di musica araba (a cui lei ha un approccio personale, non convenzionale ma fresca), la strutture e la metrica delle canzoni hanno un codice di interpretazione molto antico. Questo disco potrebbe essere descritto come una sorta di elegante ceppo mutante di musica folk pop electro, misteriosamente scaturita da qualche parte nel Golfo Persico ... con chitarre acustiche, synth vintage, atmosfere

affascinanti e la multi-sfaccettata Yasmine, dalla voce meravigliosa. Un elemento difficilmente riconoscibile alle nostre orecchie occidentali, è l’uso giocoso che Yasmine fa di vari dialetti della lingua araba nei suoi testi, che si alternano tra il Libano, Kuwait, dialetti palestinesi, egiziani e beduini, con ripetitivi riferimenti tipici dell’umorismo mediorientale. Accanto alla voce di Yasmine Hamdan e Marc Collin, tastiere e programmazione, “Ya Nass” è abbellito con un lavoro di chitarra da Kevin Seddiki (che ha co-scritto tre delle canzoni), e dall’ex collaboratore CocoRosie Gaël Rakotondrabe, che ha organizzato e prodotto la canzone Enta Fen, Again. Yasmine Hamdan ha iniziato a eseguire il suo nuovo repertorio di concerto, con una band che include Marc Collin e altri due musicisti. Hanno recentemente suonato in diversi spettacoli al Cairo, dove ha ricevuto consensi dalla folla entusiasta e le reazioni positive dei media incuriositi che hanno confermato l’unicità dello status di Yasmine nella regione. Yasmine apparirà nel prossimo film di Jim Jarmusch, dove interpreta ... se stessa, dove canta pure una canzone che ha scritto per l’occasione (“Hal”, che è anche in questo album). I brani di Yasmine sono stati utilizzati più volte in film, a volte con conseguenze inaspettate: ha incontrato suo marito, brillante regista palestinese Elia Suleiman, dopo aver usato due tracce di Soapkills nel suo pluripremiato film “Divine Intervention” ... ❖

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Recensioni MAÏA VIDAL SPACES Comunicato stampa

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l 2012 è stato un anno pieno di appuntamenti per Maïa Vidal: dopo la grande accoglienza del suo album di debutto God Is My Bike (che è uscito verso la fine del 2011), ha interpretato decine di spettacoli in giro per l’Europa, così come in Giappone, negli Stati Uniti, Argentina e Brasile. L’album è stato nominato come Album Paneuropeo Indie dell’anno, sembra che tutti si siano innamorati del suo “pop eccentrico e delle canzoni folk, delle sue “ninne nanne affascinanti e dei valzer” e delle “romantiche e sognanti melodie” (per citare alcune delle recensioni). Gli attenti ascoltatori sono ben consapevoli del fatto che, dietro la superficie apparentemente leggera e dolce delle sue composizioni, se scrutati più in profondità, troviamo una ricchezza spumeggiante di contenuto, ciò dimostra come la musica di Maïa sia troppo grande per una valutazione di cliché: si intravvede la portata della lirica e della composizione come punto di forza (dopo tutto, la giovane artista americano-francese aveva solo 22 anni quando ha registrato il suo primo album). Ed eccoci qui, solo un anno dopo, con Maïa Vidal che ci presenta Spaces, un album incantevole, pieno di melodie svettanti, con liriche e composizioni innovative e una audace produzione. Spaces è un continuo spostamento e cambiamento di spazi tra l’intimo e il globale, tra l’infanzia, la femminilità e la vecchiaia. Il movimento (che non sorprende, in un

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certo senso letterale, se si pensa che le idee iniziali per la maggior parte delle canzoni sono state scritte mentre era fisicamente in movimento, su treni, aerei, moto, mentre era in cammino ... spesso annotazioni di Maïa con il suo telefono o computer portatile. Dice Maïa, la quale sottolinea che una parte dello scritto era “quasi doloroso ma catartico: ho scoperto cose di me invece di spiegare quello che già sapevo di me”. Il contenuto lirico è ricco di paradossi, con punti di vista contrastanti e sentimenti. Accanto a testi impregnati con il senso di Maia di meraviglia infantile o di nostalgia (come in The Shift Big, Spaces e Wander), altre canzoni vedono Maïa scherzosamente adottare il punto di vista di un uomo (lei si immagina come il pretendente maschio di Dostoevskij e l’eroina

Katerina Ivanovna) o un animale (Animals) ... La registrazione dell’album si è svolta nel corso di sette mesi, e ha prodotto molto divertimento e sperimentazione in studio. Tutto è stato suonato e registrato da Maïa e Giuliano Cobelli (che ha co-prodotto l’album). Maia e Giuliano hanno usato alcune tecniche di registrazione creative e di elaborazione (ci piacerebbe immaginare una tonnellata di sovraincisioni di tracce autoharp, ognuna registrata con diversi effetti ... l’arpa, tra l’altro, è stata usata come una sorta di tuttofare, ed è disponibile in tutte le forme e colori irriconoscibili). L’album è stato registrato a Barcellona, ​​e mixato a Parigi da Yann Arnaud, ad eccezione di 2 brani che sono stati mescolati a Montreal da Howard. c


Recensioni NYNKE ALTER

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ynke viene da una regione dei Paesi Bassi chiamata Frisia e canta in frisone, una lingua con una ricca storia e una grande qualità poetica, che è parlata solo nella parte settentrionale dei Paesi Bassi, ed è considerata dai linguisti a metà strada tra inglese e olandese. Per un certo numero di anni, Nynke è stata appassionata di tutte le forme di musica mediterranea e latina, dal fado e flamenco a varie tradizioni dell’America Latina. Ha creato un suo proprio stile “mediterraneo Frisone”, ispirato da queste forme musicali che ha studiato intensamente, e cantato nella sua lingua madre. Ha registrato tre album che hanno avuto un grande successo nei Paesi Bassi e ha ottenuto un disco d’oro, un Edison (Music Awards olandesi) e un premio letterario. Nynke ha un talento vocale eccezionale ed ha attirato l’attenzione del famoso pluripremiato produttore-chitarrista spagnolo Javier Limón. Colui che ha prodotto l’album di riferimento di fado di Mariza, dai grandi artisti di flamenco come Paco de Lucia e Diego el Cigala, così come da Anoushka Shankar, Luz Casal, Bebo Valdés, Yasmin Levy e Carlinhos Brown. Limón rimase affascinato dall’approccio personale di Nynke sulla musica mediterranea, e voleva lavorare con lei su un nuovo album. In questo è nato l’album “Alter”, da un incontro tra due persone che sono state ben presto unite dal comune amore per la lingua e la poesia. Javier Limón dice: “La musicalità delle parole nel Frisone è molto forte e nelle canzoni si sente il suono del paesaggio, le ampie distese, il cielo sconfinato e il verde travolgente. Poi abbiamo questa voce eccezionale: quando Nynke comincia a cantare, succede qualcosa”.

Alter è stato registrato e mixato dallo stesso Javier Limón nello studio di Madrid. Javier inoltre ha suonato la chitarra flamenco e bouzouki. Sytze Pruiksma ha suonato un assortimento di strumenti, tra cui il Balke Noardske (un antenato frisone del dulcimer). Una manciata di ospiti spagnoli hanno preso parte alle registrazioni, tra cui Manuel Machado suonando il flicorno, Antonio Serrano all’armonica, Rafael Jiménez ‘El Chispas’ il cajón, il cantante di flamenco Saúl Quirós e la ballerina di flamenco Belén López. L’album è stato co-prodotto da Nynke e Sytze Pruiksma. I testi di tutte le canzoni sono state scritte da Nynke, con l’eccezione di Foarjiersfers (basato su una poesia di Rutger Kopland, tradotto da Nynke), De Brulloft (una cover di una canzone di Lhasa de Sela, tradotto da Nynke), e Eftereach (co-scritto con il poeta-performer Frisone, Tsjêbbe Hettinga, la cui voce appare nel pezzo). Con il suo stile distintivo della poesia, Nynke ha creato una sorta di inno alla primavera, di amore, di nascita, alla natura, e gli stati d’animo e le sensazioni suscitate da questi particolari paesaggi ampi Frisoni. La parola ‘Alter’ ha significati diversi nelle diverse lingue: è la traduzione Frisone per ‘altare’, un termine collegato con i rituali intorno alla vita, un elemento che è presente nell’album. Nynke è diventata madre un anno prima della registrazione e il suo interesse per la continua trasformazione della vita è in qualche modo riflesso nel significato inglese di modificare: il verbo ‘cambiare’. Un’altra chiave di questo album potrebbe essere trovata nel significato latino di ‘alter’ la parola ‘altro’, una parola che incarna le attività musicali di Nynke, così come i suoi impegni personali a favore della biodiversità e della diversità culturale. Lei crede che ci sia un’interessante (anche se non immediatamente evidente) interconnessione tra i due. Nynke sembra essere un ambasciatrice del WWF, e, attraverso il suo lavoro, contribuisce alla salvaguardia e allo sviluppo di una delle poche lingue minoritarie europee, una causa che è allo stesso tempo locale e globale. Nynke ha prodotto il disco con l’etichetta Crammed Discs, che presenterà e distribuirà “Alter” al pubblico di tutto il mondo. ❖

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Recensioni

GIULIANO GABRIELE - MELODEONÌA di Loris Böhm

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n lavoro autoprodotto davvero pregiato questo di Giuliano Gabriele, dove l’aspetto grafico curato e professionale del libretto e la qualità del materiale usato per la confezione conferiscono quel tocco in più che ne consiglia l’acquisto. Opera davvero curata in tutti i dettagli, questa sorta di tarantellaworld, molto melodica e appassionata, con tredici brani di composizione assolutamente personali, di Giuliano Gabriele, dove le cadenze classiche del sud Italia trovano

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amalgama con influenze nordeuropee impresse dall’autore di origini francesi, imbracciando organetto, zampogna e tamburello, approfittando al meglio dell’esperienza derivante dalle sue collaborazioni con artisti folk internazionali e utilizzando sapientemente la sua voce ha realizzato un album che si pone all’attenzione dell’appassionato di folk. Da menzionare “Vitti Na Crozza”, in cui il nostro sfrutta il testo della nota canzone per ricamare una melodia ben più avvincente e sof-

ferta di quella ben conosciuta da tutti. Grande! Nel disco suonano anche Lucia Cremonesi con viola, violino; Diego Micheli al basso e contrabbasso; Eduardo Vessella con tamburi a cornice e percussioni; Gianmarco Gabriele con drum set e programmazioni; Michele Bucciarelli con chitarra classica, acustica e battente; Giuliano Campoli con ciaramella e zampogna. ❖ Consultare www.giulianogabriele.it o acquistare tramite www.self.it


Recensioni TUNATONES ITUNAS

Biografia

Dal 2011 il rock & roll splende di nuova luce e pulsa di nuova energia. Un esordio infuocato sulle scene quello dei Tunatones, protagonisti di esplosive performaces tra le quali quella sui Navigli nello storico Club Le Scimmie di Milano e quella alla Biennale di Venezia, dove la band ha aperto i festeggiamenti per l’inaugurazione del padiglione del Bangladesh con un’indimenticabile performance. I Tunatones esordiscono sul mercato discografico agli inizi del 2012 con iTunas, un viaggio musicale carico di adrenalina che sfreccia su tappeti ritmici inarrestabili e trascinanti. Registrato con macchine e tecniche con cui vennero incisi gli album diventati pietre miliari nella storia della musica, iTunas nasce dalla tradizione degli anni d’oro del Rock & Roll e dichiara subito con fermezza la sua prepotente contemporaneità. iTunas è un disco suonato con tagliente determinazione e impreziosito da inaspettate citazioni tra cui “Homage to George Harrison”,

geniale rivisitazione rockabilly di un medley di brani firmati dall’ex Beatle, arrangiata ed eseguita per celebrare la prima volta del Bangladesh sulla scena della Biennale di Venezia. Alessandro Arcuri alla voce e contrabbasso, Alberto Stocco, endorser della prestigiosa Stocco Drums, alla batteria e Mike 3rd alla voce e alle chitarre sono la forza, il motore infaticabile dei Tunatones. Dai loro strumenti, grazie al potente fascino analogico delle tecniche di registrazione e ai ricchi background musicali, la voce mai sopita del Rock & Roll rivive con uno spirito rinnovato attraverso un linguaggio sorprendentemente attuale. Ingredienti della miscela esplosiva della musica dei Tunatones sono le sonorità tratte dalle radici della musica rock & roll, dal groove, con screziature a tinte bop e bluegrass, attraverso cui la band ha creato il suo peculiare stile rockabilly con retrogusto surf. Le sorprese che i Tunatones hanno in serbo

non sono finite: i ragazzi viaggiano sempre oltre i limiti di velocità, con scatenati concerti e collaborazioni live con altri gruppi storici del genere, come i Di Maggio Connection, arrivando ad attraversare anche gli oceani per giungere fino alle isole Canarie, con la tournée dell’estate 2012 nell’isola di Tenerife, che li ha visti animare i locali protagonisti delle scatenate notti canarie! La natura vulcanica di quelle isole ha dato l’ispirazione per il nuovo lavoro della band, intitolato Vulcano, e registrato all’inizio del 2013. So stay TunaEd! PROSDOCIMI RECORDS Un brand dell’Associazione Musicale Prosdocimi Via Vivaldi 26 – San Giorgio in Bosco -Padova Telefono: 049 599 6542 C.F. 900 159 102 89 ❖

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Interviste TUNATONES: L’INTERVISTA

A un anno dal vostro disco d’esordio iTunas!, arriva il bis di Vulcano: come mai un’uscita a così breve distanza dalla prima?

Perché siamo vulcanici! Al termine delle registrazioni di iTunas! avevamo già pronte nuove canzoni e ben presto materiale a sufficienza per un nuovo album. Durante il tour alle Canarie dell’estate 2012 ci siamo confrontati con un regista del luogo, che lavora molto in Olanda ed Inghilterra, e il nostro agente per la Spagna: dalle riunioni tra i vari concerti si è materializzato Vulcano, omaggio all’omonimo Monte Teide, il vulcano più alto di Spagna. In questo periodo un nuovo album così vicino al precedente è uno sforzo notevole per una band indipendente, abbiamo voluto regalare un nuovo capitolo ai fan dei “Tonni”. D’altronde, cosa sarebbe il mondo senza nuova musica? E di riflesso: cosa sarebbe un party estate 2013 senza un nuovo disco dei Tunatones? Quali sono le differenze tra iTunas! e Vulcano?

Vulcano è un disco muscoloso. Senza mezze misure, i tonni mostrano pinne e muscoli. È più strutturato e ragionato di iTunas!, pur conservando l’approccio sbarazzino e la registrazione live in studio di registrazione: per arrangiamenti e struttura Vulcano è senza dubbio più sofisticato. Non temete, tutto questo non significa che non potrete sculettare alle feste o guidare cantando a squarciagola la vostra fuori serie… In altre parole i Tunatones sono maturati come singoli musicisti e come band, in Vulcano questo è molto evidente.

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Se nel primo album c’era un omaggio a George Harrison, stavolta addirittura un medley con tre classici hard & heavy: spiegateci tutto!

Quando abbiamo iniziato a ragionare su Vulcano, durante il tour alle Canarie, abbiamo pensato che sarebbe stato divertente riarrangiare tre classici Hard Rock o Heavy Metal. Così abbiamo iniziato a scegliere le “vittime” che sarebbero finite nel Tunatone’s “Pimp My Song”… Tra i vari gruppi storici abbiamo “condannato” con sentenza passata in giudicato un gruppo a corrente continua o alternata, un gruppo di una anziana signora di ferro ed un gruppo di metallurgici... giro di parole per rendere difficile la loro identità. Inoltre nel medley è presente una citazione nella citazione, chi la indovina e ce la fa pervenire nella nostra pagina Facebook o in un commento nel nostro sito ufficiale vince una cena con i Tunatones. Come suona: “A cena con i Tunatones”? Tunatones è un trio perfetto, ma stavolta arrivano anche degli ospiti, ovvero una corposa sezione fiati: com’è nata questa idea?

Premettendo che (filosofeggiando) la perfezione non esiste, i fiati sono arrivati perché col Medley volevamo mettere la ciliegina sulla torta. In Vulcano abbiamo messo molto in termini di attenzione negli arrangiamenti e cura del dettaglio così, visto che il nostro contrabbassista Alessandro Arcuri è anche diplomato al conservatorio, lo

abbiamo messo sotto nella scrittura di un arrangiamento per la terza vittima del nostro medley. Nella vostra genesi e nella nascita dei vostri due album il live è stato – ed è tuttora – importantissimo: come sono cambiati i Tunatones grazie al concerto?

Tutte le band, senza distinzione di genere, devono suonare dal vivo più che possono e devono farsi le ossa sul palco. Il palco matura, dà energia, mette a nudo i difetti ma è veicolo essenziale per la promozione della musica, per la nascita di nuove canzoni e per la crescita del musicista. Una band che non suona dal vivo non è completa. I Tunatones, per genere, attitudine, feeling, sono una band che riscalda gli animi... per questo si può dire che in un anno si sono trasformati da fiammifero a fiamma ossidrica. Prossimo passo il lanciafiamme o il grill per una grigliata mista (sorride)… Ancora una volta registrazione in pieno regime analogico ai Prosdocimi Studios: in un periodo storico di progressivo decadimento della qualità sonora e di disaffezione (o di vera e propria ignoranza…) da parte degli ascoltatori, che senso ha ragionare in termini “vintage”?

Registro con tecnologia analogica perché suona meglio e perché, da produttore artistico, mi facilita nel porre sempre il musicista in totale libertà al centro del


Interviste

Alberto Stocco

Alessandro Arcuri

Mike 3rd

processo creativo. Facendo così, oltre a preservare una maggiore qualità e spontaneità riconoscibile anche in un mp3, faccio felice la sempre maggiore fetta di mercato che riscopre la qualità del vinile e la bellezza rituale del suo ascolto. La qualità non morirà mai e sarà sempre una spina nel fianco ai tentativi di omologazione che viviamo quotidianamente in questa contraddittoria società. L’ignoranza si sconfigge con la cultura e la memoria, in questo mi impegno quotidianamente. In questi termini non ha molto senso parlare di “vintage” ma di buono della vita. (Mike 3rd)

ad altri periodi storici: come vivete questa cosa?

Alessandro Arcuri, Alberto Stocco, Mike 3rd: presentatevi di nuovo!

Collaboratore storico di casa Prosdocimi è Ronan Chris Murphy, che si occupato del mastering a Los Angeles anche per Vulcano: quanto è importante per voi il confronto con una professionalità e un orecchio stranieri?

Se l’orecchio è raffinato e colto come quello di Ronan, il confronto è essenziale. Se si pensa a quale immenso patrimonio musicale hanno generato gli States dagli anni ‘50 ad oggi nell’ambito del Rock in genere, ci ha fatto molto, molto piacere ricevere il suo apprezzamento anche in occasione di Vulcano. La musica – specialmente il rock – in quest’epoca cambia repentinamente ma il concept che caratterizza la storia dei Tunatones è assai legato

Ci piace: suoniamo una musica, il rockabilly, che anche a detta di “zio” Brian Setzer è un mix di vari generi che vanno dal rock & roll al bluegrass, dal blues al bop. Per noi musicisti è molto “intrigante” perché si tratta di suonare una musica impegnata che però possiede un forte elemento “sbarazzino” che fa ballare e divertire la gente che la ascolta. Un perfect mix si potrebbe dire. I supporti di Vulcano: cd, vinile, ma anche qualche novità con BandCamp. Bandcamp è un servizio che è veramente ben pensato e ragionato.

Si tratta sostanzialmente di un negozio d’artista dove il pubblico può comprare e comunicare facilmente con, nel nostro caso, il gruppo. Vi è un sistema di feedback molto utile per verificare la serietà delle persone che gestiscono il negozio. Interessante che, tramite questo servizio, si possa scaricare qualsiasi formato audio al prezzo suggerito dall’artista e si possa altresì comprare l’eventuale supporto fisico e il merchandise ... una sorta di Amazon per gruppi. Geniale! Per questa ragione, amanti del Vinile e del Compact Disc fatevi sotto, a breve ci saranno altri grammi di tonno insuperabile su Bandcamp! E come al solito, con il vinile, il Compact disc è Gratis!

Ciao gente son Mike 3rd, musicista di terza generazione di famiglia, da qui il 3rd che non ha legami con quello del celebre Lupin. Sono anche produttore artistico e studio owner. Amo la musica e l’Analog Life Style che è cugino dello slow food. Adoro la nostra bella penisola e spero presto di girarla per bene anche con Vulcano, regalandovi un po’ di sane “schitarrate” con i miei compari Tunatones. Ciao a tutti! Sono Alberto Stocco, batterista dei Tunatones e da fine 2011 fiero endorser della ditta di batterie artigianali a doghe Stocco Drums, alla quale non sono legato da vincoli di parentela anche se abbiamo lo stesso cognome ma da puro vincolo di piacere. Buon ascolto di Vulcano... buon groove a tutti! Sono Alessandro Arcuri e maltratto il mio contrabbasso per tenere unita la travolgente pulsazione ritmica di Alberto alle squillanti tessiture armoniche di Mike. Oltre che coi Tunatones, insieme ai due compari qui presenti, fornisco supporto ritmico e armonico alle produzioni del Prosdocimi Recording Studio! E non mi limito solo ad emettere note gravi visto che studio anche arrangiamento e orchestrazione jazz. Ci vediamo presto dal vivo, da qualche parte! ❖

16/2013

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