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mensile Anno 5 n°46 aprile 2016 € 0,00

d a r t a e l n i a L pone es 7-9 maggio 2016

La Casa del Vento Premio Palazzolo a Laura Parodi Music Inside Art Festival Printemps de Châteauneuf Pneumatica Emiliano Romagnola Stefano Saletti & Banda Ikona Orchestra Bailam

Folkestra Night Escambi Musicau La Macina Live Claudia Crabuzza Yo Yo Mundi Giorgia Del Mese Renanera


Sommario

n. 46 - Aprile 2016

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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La Casa del Vento

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Duo Bottasso in tour

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Cantare il Sabir

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Premio Palazzolo a Laura Parodi

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Folkestra Night

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Music Inside Art a Rimini

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Music Inside Art a Rimini

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“Escambi Musicau” occitano

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Piemonte Cultura in Bretagna

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I passi della tradizione

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Stefano Saletti e Banda Ikona

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40° Festival Printemps de Châteauneuf

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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er il mese di maggio ci sono importanti novità in vista: si inizia a testare Lineatrad television, e questa notizia era nell’aria già da diversi mesi, poi a sorpresa partecipiamo con uno stand alla fiera Music Inside Rimini dal 7 al 9 maggio. Quella fiera sarà la prima occasione importante di incontro per chi vive di musica, e anche per i nostri collaboratori, in questo 2016 ricco di aspettative. Non dimentichiamoci che a settembre saremo presenti con uno stand anche alla Fiera Internazionale della Musica a Lariofiere, in qualità di media-partner! Qualcosa si sta muovendo nel nostro mondo “folk”, un tempo considerato microcosmo. Ci sono diverse “correnti di pensiero” per sollevare le sorti della musica che amiamo, c’è soprattutto la nostra corrente Lineatrad, tendente a trovare soluzioni alternative rispetto a chi insiste da anni a relegare la nostra musica come subalterna, oltre che ai generi musicali più conosciuti, anche alle nuove tendenze di moda.

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Non condividiamo affatto la politica attuata da diversi “operatori folk” tendente a costringere molti musicisti ad affidarsi a Facebook per avere visibilità, giudizi, like, notizie, addirittura come mezzo per selezionare partecipanti al Folkest, tanto per non fare nomi! Musicisti che meriterebbero ben altra considerazione da parte di quegli organizzatori, musicisti che, consultati, si sono tutti schierati dalla nostra parte ma devono obbligatoriamente seguire i diktat di questi organizzatori che ormai vivono solo sui like di Facebook. Quale goffo tentativo di globalizzazione, nel maldestro tentativo di “seguire la moda”, può nascondere la pochezza di idee di questi organizzatori? Che apporto positivo per la musica folk può realizzarsi, nel concedere spazio nei folkfestival ad altri generi musicali? Chi usa questi stratagemmi non lo fa per il bene della musica folk, ma per sopravvivere. NO! Gli specchietti per le allodole non sono mai stati alla moda! Noi abbiamo avuto il coraggio di ammettere di aver fallito qualche progetto

Music Inside Rimini

Editoriale (vedi Live Underground), per tentare vie nuove, ma intanto andiamo avanti mentre altri arrancano. Abbiamo già rinnovato l’iscrizione al Virtual Womex: aggiorneremo i dati e i contatti in esso inclusi. Ci scusiamo se parliamo poco di lutti e commemorazioni, ma “noi” vorremmo vedere sempre in prospettiva attuale e futura la nostra musica. In questo numero troviamo tante recensioni di ottimi album: un anno davvero ricco di produzioni di qualità, alla faccia della crisi di idee! La rubrica di Luca RIcatti “I Ricatti del mercato” fa un mese di pausa e riprenderà a maggio. Questo mese si aggiunge la votazione per il Premio Nazionale città di Loano per la musica tradizionale: un impegno che non ho mai sottovalutato, anche se ho contestato il metodo in cui viene gestito. Per fortuna che la stragrande maggioranza di dischi li abbiamo già recensiti nel 2015: ma mica tutti hanno la nostra fortuna... come faranno gli altri giurati ad ascoltare in


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La Macina “live”

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Daymé Arocena

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Yo Yo Mundi I Musicanti del Piccolo Borgo

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Gastone Pietrucci

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Lyradanz

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Giorgia Del Mese Ciatuzza

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Claudia Crabuzza

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Taranta Power presenta Renanera

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Pneumatica Emiliano Romagnola

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Marco Contini

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Orchestra Bailam

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

un sol botto quasi una cinquantina di dischi per dare un voto attendibile? E’ Quello che ci chiediamo da anni! Allora come al solito a Loano vincerà “il nome gettonato” più che “l’opera”, e pazienza! Noi come al solito, faremo la “nostra” classifica, per chi vorrà considerarla, e magari attribuire un “Premio Lineatrad” alternativo, da consegnare al FIM di settembre. Vedremo con un sondaggio se sarà realizzabile. Stiamo cercando fondi per organizzare un festival itinerante da settembre a dicembre, ma è ancora presto per dare notizie certe; di sicuro non stiamo fermi e valutiamo tutte le ipotesi. Per maggio si prevede un mese davvero pieno di eventi: con l’avvento della televisione, cambierà anche lo scopo di questa newsletter, che diventerà una sorta di “guida televisiva gratuita” su quello che potrete vedere settimanalmente su Lineatrad TV, arricchita da approfondimenti di tematiche varie. Unica differenza è che ovviamente non tutto sarà gratuito sulla TV, ma questa è un’altra storia! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 5 - N. 46 Aprile 2016 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova

A MAGGIO SUI VOSTRI SCHERMI

Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Hanno collaborato in questo numero: Agostino Roncallo, Viola Talarico, Muriel Le Ny, Giustino Soldano, Giordano dall’Armellina, Bruno Donna, Stefano Saletti Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Interviste LA CASA DEL VENTO

Incontro con Luca Lanzi, voce della Casa del vento, e Francesco Moneti, violinista dei Modena City Ramblers di Agostino Roncallo e Viola Talarico

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ercoledì 13 Aprile io e la piccola Viola abbiamo incontrato Luca e Francesco al circolo Arci di Gabbio (Verbania) in occasione di un “family concert” che precede il concerto della “Casa del vento” al completo il 30 di Aprile sul lago d’Orta. Viola mi spiega di avere una domanda “Perché suonate?” che mi pare a dir poco impegnativa e che decidiamo di rivolgere ai musicisti. Va detto che la disponibilità di Luca e Francesco è stata davvero grande e l’intervista si è svolta

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in un clima davvero rilassato. La “Casa del vento” è una band nata nel 1991 che non ha mai avuto i riconoscimenti che meritava pur avendo ormai dodici album all’attivo e importanti collaborazioni come quella con la cantante Patti Smith. Il gruppo ha inoltre contribuito al successo dei Modena City Ramblers grazie a Francesco Moneti e Massimo Giuntini che, nati con la Casa del vento, si sono poi trasferiti nei Modena. Ciò non ha impedito tuttavia a Francesco Moneti di con-

tinuare a suonare col suo vecchio gruppo e tuttora insieme a Luca si muove per l’Italia per suonare, tenere stage o seminari nelle scuole. Come sono nate le canzoni dedicate al tragico G8 di Genova?

I testi compaiono per la prima volta nel cd “Il pane e le rose” con le canzoni “Genova chiama” e “La canzone di Carlo”. “Genova chiama” è anche il titolo di un progetto organizzato insieme a “Il Manifesto” grazia alla collaborazione con Vittorio Agnoletto. Esso fu poi presentato al Porto Vecchio (An-


Interviste

tico?) in seguito all’amicizia con Heidi Giuliani che organizzava molti incontri in giro per l’Italia. Fu ospite anche a casa nostra, lei aveva scritto un recitato da cui è nata la canzone “Non in mio nome” con la voce di Heidi in apertura. Quando poi incidemmo il cd “Al di là degli alberi, la sua presenza fu molto importante anche per fare chiarezza sul figlio Carlo, il cui nome era stato sporcato in ogni modo. Ancora dei giorni di Genova abbiamo parlato in una canzone dal titolo “I segni sulla pelle”, in cui parliamo anche dei fatti della Diaz e di Bolzaneto, ispirata a un libro di Stefano Tassinari, uno scrittore bolognese che avevamo incontrato e che ci aveva suggerito un testo su Baghdad e sulla politica di guerra degli americani. Sono tutti avvenimenti che ci hanno fortemente coinvolto, siamo una band socialmente molto impegnata e questo fatto ci ha in qualche modo marginalizzati. Come spiegare l’indifferenza del mondo musicale e dei promoter nei confronti del vostro gruppo?

Ci sono situazioni paradossali: eravamo chiamati a collaborare per discutere e riflettere sui problemi e poi magari, in occasioni di grandi eventi, gli organizzatori chiamavano sul palco altri gruppi come i Modena e i 99 posse, il riconoscimento della nostra band è arrivato solo fino a un certo punto. Per molti anni siamo andati ai concerti di Piazza Alimonda senza percepire niente e pagandoci pure la benzina, poi in occasione del decennale c’erano gruppi che sgomitavano per suonare magari solo perché c’erano i Modena: funziona così nelle situazioni di beneficenza, non ci va mai nessuno fino a che non c’è un nome grande. Aderisce Guccini? Ebbene a quel punto come mosche sbucano tutti i gruppi disposti a suonare: quell’anno, dopo dieci anni di collaborazione, abbiamo rischiato di non poterci esibire.

Vi succede mai di tornare nella “Casa del vento”, cioè nella casa di Alfredo nella quale vi riunivate e che ha dato nome alla band?

Purtroppo quella casa è stata venduta pochi anni dopo che Alfredo ha smesso di suonare con noi, lui ha poi comprato un casale, molto bello anche quello, ma non è la casa del vento. Però la nuova casa è la nostra succursale, lì sono le nostre radici, lì c’è ancora la sala prove e i poster del primo Arezzo Wave cui abbiamo partecipato. Come è nato “Irishmore”, uno dei vostri primi pezzi dedicati alla tradizione irlandese? Tu, Luca, sei andato a casa di Francesco e gli hai chiesto di scrivere la musica?

In realtà quando sono andato da Francesco, che all’epoca abitava con la sua famiglia in un convento, la musica del pezzo era già scritta ma serviva un brano strumentale che lui compose subito sotto i portici del suo convento e che poi arrangiammo con tutta la band e con la cornamusa. Tutto è nato da un viaggio in Irlanda ma anche da un due di picche ricevuto: e il bello è che colei che fu oggetto della questione non sa neppure dell’esistenza di questa canzone. A questo punto Viola, che era seduta accanto a me, propone la sua micidiale domanda: perché suonate?

Da ragazzo, ci spiega Luca, avevo una sensibilità verso le cose e volevo trovare il modo di comunicare con gli altri, quindi cominciai nella mia stanzetta a scrivere, a suonare, a strimpellare la chitarra, allora mi venivano delle melodie e delle idee sulle prime cose da scrivere, per dire ciò che avevo dentro e per il piacere di costruire qualcosa. E piano piano l’ho fatto. Occorre avere in mente un inizio e una fine, le canzoni sono così, come i racconti. Per me invece, dice Francesco, è come un gioco che si è protratto negli anni, un gioco che mi piace

ancora fare e, a pensarci bene, dobbiamo dire che in molte lingue (inglese, francese e tedesco) il verbo suonare è equivalente del verbo giocare, non si sa perché nell’italiano ci sono due parole differenti. Mi sento ancora il ragazzotto di quindici anni che suona da sola davanti allo specchio e cerca di emulare quelli più bravi. Quale motivo, Francesco, ti ha spinto oggi a prendere questo doppio impegno, coi Modena e con la Casa del vento?

La casa del vento sono i miei amici di sempre, con i quali sono musicalmente nato, il progetto è poi ancora oggi bellissimo e credo vada supportato. Sono rientrato tra mille difficoltà perché il tour con i Modena City Ramblers è, come si può immaginare, molto impegnativo. Mi piace anche girare e suonare in duo con Luca perché è una cosa molto snella e poco impegnativa per gli organizzatori, inoltre abbiamo recuperato anche i vecchi pezzi della Casa del vento che rischiavano di essere dimenticati, così portiamo in giro anche il nome della band che in alcune occasioni suonerà poi al completo anche se oggi, è più difficile di un tempo: dieci anni fa avevamo dei cachet coi quali potevamo pagarci anche un furgone, oggi invece dobbiamo arrangiarci molto. Tuo papà, Francesco, che era nella prima formazione della Casa del vento, vi segue ancora?

Mio papà ha oggi 64 anni ed è in gran forma anche se il tempo gli impedisce di seguire il gruppo attivamente, tuttavia quando abbiamo fatto la presentazione del disco “Semi nel vento” abbiamo ricreato il primissimo nucleo della band, che comprendeva dunque mio papà oltre che Massimo Giuntini, il cornamusista che ci ha permesso di avvicinare la musica irlandese.

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Interviste

Parliamo della vostra esperienza con Patti Smith, si tratta di un evento estemporaneo o destinato ad avere un seguito?

L’esperienza ha già avuto un seguito ma poi si entra in un meccanismo per cui dovresti togliere l’osso a un altro cane. Mi spiego: Patti ha una sua band, credo che il suo intento fosse quello di fare qualcosa di importante con noi, ne sono certo, ma l’esistenza di un suo gruppo è stato chiaramente un grosso impedimento. Lei aveva dei progetti per noi che ha rivelato ad alcune persone e ci ha sempre manifestato grande stima. La nostra collaborazione non può tuttavia dirsi estemporanea perché non si limita a un evento come potrebbe essere l’apparizione a Sanremo fatta con i Marlene Kuntz: lei ci ha visti ed è lei che ha chiesto a noi di suonare insieme. Non l’abbiamo inseguita né l’ha inseguita la nostra casa discografica. La nostra collaborazione è stata

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per noi una sorta di rivincita nei confronti di coloro che ci definivano come una band che “non arriva mai”. Se lei è venuta a casa nostra per suonare e registrare con noi, emozionandosi e mettendosi a piangere per le cose fatte insieme, se ha partecipato ai concerti che abbiamo fatto per Emergency con lei, elaborando i suoi pezzi, se lei ha poi inserito due nostre registrazioni nel suo ultimo disco… tutto questo rappresenta qualcosa di più che una semplice collaborazione. Anche nelle interviste radiofoniche con Luca De Gennari ha spesso parlato di noi. Quando poi abbiamo fatto un Dvd nel quale abbiamo inserito tutti gli artisti, noti e meno noti, con cui abbiamo collaborato, lei ci ha permesso di inserire una sua intervista. Avresti un minuto per noi? Solo un minuto? – ha risposto lei. Se su Youtube digitate “semi nel vento” troverete alcune di queste registrazioni.

Tu, Luca, faresti una vita come quelle dei Modena City Ramblers?

Io la farei volentieri ma non ho una continuità di lavoro che mi consente di far questo. Attualmente faccio l’insegnante e questo mi permette di avere una sicurezza economica. Avere questa stabilità permette anche di dire dei bei “no” quando la nostra dignità artistica non viene rispettata. C’è un sottobosco di gruppi disposto a suonare per 20-30 euro in situazioni improbabili, io piuttosto me ne sto a casa coi miei figliuoli. Posso anche suonare gratis ma sono io a scegliere i contesti che ritengo giusti e non voglio essere bistrattato dal primo ubriaco che si avvicina a un microfono. Ci piace invece suonare in un circolo Arci come quello in cui ci troviamo oggi anche perché ci sono persone che sono qui per ascoltarci e tutto questo è molto gratificante. ❖


Eventi La cerimonia è avvenuta sabato 2 aprile presso l’ex oratorio dei Filippini, a Chiavari dal parte del Gruppo Ricerche Civiltà Ligure “Yvon Palazzolo”

PREMIO “YVON PALAZZOLO” ASSEGNATO A LAURA PARODI di Loris Böhm

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on si tratta di una notizia marginale, non si tratta dell’ennesimo “disco folk dell’anno” appioppato da improbabili giornalisti che nemmeno ascoltano quello che premiano, oppure di un premio “alla carriera” appioppato agli addetti ai lavori che lo fanno esclusivamente a fini di lucro. La passione che Laura Parodi, una delle voci più cristalline del panorama musicale italiano, possiede nel divulgare le tradizioni musicali della Liguria, è genuina e incondizionata, e nell’arco della sua vita ha prodotto effettivamente un beneficio tangibile a tutto il mondo che ruota attorno alla musica folk.

Se ne sono accorti quelli del Gruppo Ricerche Civiltà Ligure “Yvon Palazzolo” di Chiavari, quando hanno selezionato le otto figure da premiare, a vario titolo, per indiscussi meriti di divulgazione e valorizzazione maturati nel tempo in ambito ligure (e di riflesso, nazionale). Questo gruppo, fondato nel 1976, è un polo aggregante di ricercatori e studiosi in archeologia, storia, arte ed etnografia operanti nella regione Liguria; periodicamente attribuisce otto premi a coloro che si distinguono maggiormente in determinati rami di attività “al fine di incoraggiare l’impegno di studiosi, ricercatori non professio-

nisti e appassionati, spesso sottovalutato, e per divulgare i loro contributi culturali”. Per questo motivo, un premio proveniente da questo organo collegiale, è estremamente ambito e significativo. Il ramo che interessa Lineatrad ovviamente è quello della musica tradizionale, e ci sentiamo di condividere appieno le motivazioni che la giuria ha espresso per Laura Parodi: “Per l’importante contributo nella ricerca e alla divulgazione della musica e della canzone popolare Ligure e per l’assiduità e la passione dedicate all’attività di promozione della conoscenza delle tradizioni e dei generi musicali, in particolare del trallalero, divenendo la prima donna a far parte di una squadra di canto”. Ricordiamo l’intervista a Laura che abbiamo pubblicato sul numero 24 Lineatrad del 2013, a pag. 30, in cui lei ci dà uno spaccato della sua attività: in passato ha fatto parte di numerosi progetti musicali, ha organizzato rassegne a tema e curato la direzione artistica di eventi da lei stessa creati... un applauso anche da parte di Lineatrad, per il meritatissimo premio appena ricevuto: un artistico piatto decorato a mano. ❖

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Music Inside Rimini MUSIC INSIDE ART: LE “VOCI” DELLA MUSICA ITALIANA A RIMINI FIERA Comunicato Stampa

Luca Bassanese, Simone Cristicchi, Vincenzo Costantino (Cinaski), Mauro Ermanno Giovanardi, Cristiano Godano, Irene Grandi, Jack Jaselli, Landlord, Mau Mau, Fausto Mesolella, Brunori Sas, Modena City Ramblers, Rezophonic, Ridillo, e Violetta

Ecco alcuni dei nomi degli artisti ospiti del MUSIC INSIDE ART, il “Villaggio delle Arti” che, ideato e gestito da Doc Servizi e NEF, prenderà vita dal 7 al 9 maggio 2016 all’interno del M.I.R. Music Inside Rimini – Innovation, Technology, Light, Sound & Video, l’unica manifestazione italiana rivolta all’intero mercato professionale delle tecnologie luci, audio, video, design, strumenti musicali e clubbing.

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l “Villaggio delle Arti” sarà costituito da vere e proprie ‘case’ nelle quali coabiteranno in ampi open space opere d’arte e protagonisti del mondo della musica. Tra le case confermate numerosi Festival: Primo Maggio/iCompany, Musicultura, Arezzo Wave, Home Festival, Ecofestival, KeepOn FESTIVAL Experience; non mancheranno anche i più importanti premi nazionali: Premio De André, Premio Pigro, Premio Tenco, Premio L’Isola che non c’era e Musicultura Rimini Fiera, 7-9 maggio 2016

Rimini, 5 aprile 2016 – Luca Bassanese, Vincenzo Costantino (Cinaski), Simone Cristicchi, Mauro Ermanno Giovanardi, Cristiano Godano, Irene Grandi, Jack Jaselli, Landlord, Mau Mau, Fausto Mesolella, Brunori Sas, Modena City Ramblers, Rezophonic (insieme a Alteria, Marco Castellani delle “Vibrazioni”, Gianluca Battaglion, Giuseppe Fiori, Giovanni Frigo, Kg Man, Livio Magnini dei Bluvertigo, Federico Melandrino, Max Mario Riso, Sasha Torrisi, Olly Riva, Zanotti), Ridillo e Violetta. Innumerevoli le etichette, agenzie di booking e Management, scuole ed altre realtà professionali pre-

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Modena City Ramblers

senti: AFI, ANAT, Anteros Produzioni, Arena Amo – Masseria Ospitale, Asifa Italia – Cartoon Club, Audiocoop, Beta Produzioni, BPM, Concerto Management, Controradio, Dcave Records, Don’t Worry Records, E-Luxury – Entertainment Multifunzione, Godzilla Market, La Maestà Studio Recording, MArteLabel, Musical Box, Ocarina Live, Lilium Produzioni, Parola Canta, Progetto Rock School Ass. Altra-

musica, Radio Popolare Network, Scuola Music Academy Man International, Scuola di Musica del Garda, Velvet Club, Vocal Healt, Vrec, Zeronovenove. Ecco i primi e importanti nomi degli artisti ospiti del MUSIC INSIDE ART, il “Villaggio delle Arti” che, ideato e gestito da Doc Servizi e Nord Est Fair S.r.l. / Romagna Fiere S.r.l. in collaborazione con Freecom e KeepOn LIVE - Circuito


Music Inside Rimini

Live Club italiani, prenderà vita dal 7 al 9 maggio 2016 all’interno del M.I.R. Music Inside Rimini - Innovation, Technology, Light, Sound & Video, l’unica manifestazione italiana rivolta all’intero mercato professionale delle tecnologie luci, audio, rigging, video, design, strumenti musicali, clubbing e tutte le contaminazioni possibili tra cultura, turismo ed entertainment. Il “Villaggio delle Arti” sarà costituito da vere e proprie ‘case’ nelle quali coabiteranno in ampi open space opere d’arte contemporanea (a cura di prestigiose gallerie italiane) e protagonisti del mondo della musica (booking, etichette, premi, festival, artisti, operatori del mondo dello spettacolo) in un clima di condivisione e di incontro. Tra le case confermate: Primo Maggio/iCompany, Musicultura, Arezzo Wave, Home Festival, Ecofestival, KeepOn FESTIVAL Experience, Premio De André, Premio Pigro, Premio Tenco, Premio D’Aponte.

Sarà un villaggio ibrido con opere d’arte contemporanea, sonorizzazioni, suggestioni visive in forma di salotti aperti ad artisti e pubblico. All’interno di ogni casa saranno organizzati eventi, showcase, presentazioni, meeting, tavoli di lavoro condivisi da galleristi, artisti, agenzie e operatori culturali italiani e stranieri. I visitatori avranno l’opportunità di percorrere molteplici itinerari visivi ed emozionali, familiarizzare con le ultime tendenze dell’arte, sperimentare in prima persona nuove forme di contaminazione. Un vero e proprio debutto per un format unico e originale che unisce per la prima volta fornitori e fruitori di un settore fiore all’occhiello del made in Italy, offrendogli una vetrina internazionale. All’interno del Music Inside Art sarà allestita una zona per gli strumenti musicali, l’agorà dove si svolgeranno incontri gestiti direttamente dalle case per pubblico e stampa, una zona palco dove si ter-

ranno workshop. Momenti ad hoc dove poter comprendere e scoprire tutto sulla sicurezza negli allestimenti di spettacoli, dove si terranno oltre ad alcuni live, presentazioni di progetti musicali. Attesa per la “stanza magica” un luogo dove imparare, ma anche potersi esibire davanti ad importanti personaggi del mondo discografico e live. Non mancheranno poi corsi, incontri e formazione con esperti del settore. Spazio alle scuole musicali. In programma anche un singolare cooking show con musicisti e tanti ospiti. MUSIC INSIDE ART – CONTATTI Ufficio Stampa Doc Servizi – Simona A. Gallo simona@leasociali.it - 328 7108247 Organizzazione generale – Barbara Biordi organizzazionemir@docservizi.it - 392 8901496 Doc Servizi Soc. Coop. Filiale di Rimini Via Carrera, 2 – 47923 Rimini (RN) Tel - fax 0541/1835656 Cell 3928901496 - www.docservizi.it Doc Servizi Soc. Coop Via Pirandello 31B 37138 Verona

MUSIC INSIDE ART: SPETTACOLO MA ANCHE COVEGNI, CORSI E INNOVAZIONE DIGITALE Comunicato Stampa

Dal 7 al 9 maggio 2016 presso il quartiere fieristico di Rimini si terrà la prima edizione del M.I.R. Music Inside Rimini – Innovation, Technology, Light, Sound & Video, l’unica manifestazione italiana rivolta all’intero mercato professionale delle tecnologie luci, audio, video, design, strumenti musicali e clubbing.

Doc avrà sede nel MUSIC INSIDE ART, il “Villaggio delle Arti”, nel quale troveranno spazio opere d’arte contemporanea e i protagonisti del mondo della musica. Non mancheranno: convegni, conferenze, corsi di formazione e grandi innovazioni digitali come speciali App. Con un click si potrà raggiungile la fiera oppure scoprire il programma dell’evento

Tra i main partner della manifestazione Doc Servizi, da 26 anni la cooperativa di riferimento per oltre 5.000 professionisti dello spettacolo, della cultura e dell’arte.

Rimini, 12 Aprile 2016 – Tanta musica e spettacolo per il Music Inside Art ma anche convegni e momenti di alta formazione. Corsi per addetti del settore e non solo.

Rimini Fiera, 7-9 Maggio 2016

Una fiera piena di grandi innovazioni digitali: da ClubSharing, l’app che ti aiuterà a trovare il tuo “passaggio” virtuale per Rimini Fiera; all’applicazione che ti permetterà di pagare il drink o scoprire il programma della tre giorni. Infatti basterà scaricare DrinkOut per essere “collegato” a tutto ciò che accade in fiera. I CONVEGNI: Numerosi gli incontri in programma. Da “Il lato B di Arezzowave”, incontro con i tecnici che attraverso i loro ricordi, esperienze e aneddoti racconteranno il Festival di Arezzowave; ai vari workshop

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dedicati alla scuola, per chi la musica la pratica e insegna fra i banchi di scuola e non solo, diverse esperienze di formazione a confronto nella tavola rotonda: “Esperienze di didattica artistica a confronto: imparare per migliorare”. Spazio anche per professioni più specialistiche come quella del Ligh Deisgner con il convegno “Gli Stati della Luce - La professione del Lighting Designer, dalla formazione al riconoscimento istituzionale”. Ergojob & Doc Servizi presentano Ergomusic. Uno studio pilota per l’analisi computerizzata del movimento rivolto a violinisti e violoncellisti con Francesco Marcolin e il Prof. Canali, ergonomo dei più importanti atleti italiani: Valentino Rossi e Tania Cagnotto. “Slego e Velvet. La prismatica Riviera del rock” è il titolo dell’incontro dove si ripercorreranno oltre trent’anni di storia e musica del noto locale riminese. Tante sorprese nei due convegni KeepOn LIVE, il Circuito Nazionale dei Live Club italiani. Uno dedicato a FESTIVAL Experience, 50 dei migliori festival musicali italiani che fanno network sull’esperienza del Circuito Live Club, l’altro sulla valorizzazione e formazione delle eccellenze musicali. Diverse conferenze e panel con nomi molto prestigiosi come Roberto Collina, direttore amministrativo del Roma Contemporary Music College, o i responsabili del Pachamama, che racconteranno l’esperienza di “Matese in Musica”, maratona musicale organizzata per dire no alla realizzazione di due centrali a biomasse nel Molise, un esempio di come la musica possa ancora incidere sui processi sociali e sulle ingiustizie. Social e digital permeeranno tutti gli incontri, in particolare sarà approfondito il tema su come sfruttare le potenzialità digitali per promuovere il proprio evento, attività artistica o vivere la musica in modo social nel panel “Music inside so-

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Music Inside Rimini

cial” fra i tanti rappresentati attesi anche quelli del Rockin’ 1000. Il gruppo di Cesena che con il loro video virale sono riusciti a realizzare un best practice senza precedenti. Non poteva infine mancare un incontro sulla piattaforma dedicate ai video più famosa al mondo Youtube or not youtube? Che vedrà la presenza di influenti YouTubbers. Tanti temi in pentola e altrettante domande, con un’importante certezza: quella della formazione presente al MIR. I CORSI DI FORMAZIONE: Sabato 07/05/2016 si svolgerà il corso per addetti ai lavori in quota, dispositivi di protezione individuali anti caduta. Domenica e Lunedì (08 09/05/2016) quello per le piattaforme di lavoro mobili elevabili (ple) con e senza stabilizzatori, rivolto ai dipendenti che utilizzano le piattaforme di lavoro per svolgere professioni in altezza. Lunedì (09/05/2016) sarà la volta del corso per addetti ai lavori elettrici e il giorno dopo (10/05/2016) corso formazione specifica – rischio basso. Quest’ultimo riguarderà tutto il personale dipendente delle aziende pubbliche e private di qualsiasi settore in base alla classe di rischio basso. La formazione specifica deve essere preceduta da un corso di formazione generale di 4 ore. Per Info: Doc Servizi Filiale di Rimini: 0541-1836292)

INNOVAZIONE DIGITALE Il Music Inside Art sarà raggiungibile tramite ClubSharing, la prima app di car-pooling per passeggeri accomunati dagli stessi interessi e passioni, da città a eventi musicali. Una “social ride sharing community” per serate, concerti e festival, ispirata alla sharing economy, alla mobilità sostenibile e al design collaborativo. Nella home page della piattaforma, che ad oggi conta più di cinquemila iscritti, sono elencati concerti, festival e serate a tema di tutta Italia. L’esperienza al Music Inside Art sarà “aumentata” anche grazie a un’app dedicata, realizzata da DrinkOut, l’app italiana che permette di pagare drink con lo Smartphone all’interno di club e grandi eventi. Durante la fiera, sarà possibile consultare e ricevere notifiche del padiglione direttamente sul palmo della mano. Scaricando l’App Drinkout da Apple o Play Store, il visitatore riceverà in automatico via Bluetooth informazioni personalizzate sul programma in base alla propria posizione rilevata dalla tecnologia beacon (Dispositivo a Radiofrequenza di Prossimità). Questo “aumenterà” l’interazione fra pubblico, ospiti ed espositori e faciliterà gli incontri business tra i visitatori (che potranno darsi appuntamento direttamente tramite app e ottimizzare il proprio tempo a disposizione in fiera). ❖ http://www.musicinsiderimini.it


Music Inside Rimini

LINEATRAD AL MIR Noi di Lineatrad saremo al MIR, insieme a Radici Music Records, al Padiglione C7 (Music Inside Art), nello spazio a croce in mezzo, illustrato dalla mappa a destra... in attesa di incontrare tutti gli appassionati e gli operatori di musica folk che vorranno dialogare con noi. In basso a sinistra: il bellissimo porticato all’interno della Fiera; a destra: lo scenografico ingresso lato sud.

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Eventi I PASSI DELLA TRADIZIONE

Proseguono i corsi curati dall’ssociazione Mantice

Comunicato Stampa

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er gli appassionati di danza e ballo popolare prosegue il corso di danze popolari iniziato a Febbraio “I passi della tradizione” passi, ritmo, stile delle principali forme coreutiche di tarantelle del meridione italiano organizzato dall’associazione Mantice di Latina. Il corso prevede 4 incontri di un’ora ciascuno che si terranno tutti i giovedì dalle ore 18,30 alle ore 19,30 nella palestra dell’Istituto Istruzione Superiore San Benedetto in Via M. Siciliano 4 Borgo Piave - Latina a partire da Giovedì 21 Aprile 2016. Il laboratorio prevede; una parte teorica: storia, significati-simboli delle danze tradizionali; ed una pratica: apprendimento della danza, ritmi, passi e stile. Le danze proposte saranno le tarantelle del meridione italiano (Pizzica, Tarantella del Gargano, Montemaranese ecc. ) Il corso sarà tenuto da Francesca Trenta artista poliedrica, con carriera ventennale nel campo della danza, del canto e del teatro musicale nelle sue varie forme (dal Musical al teatro popolare) si dedica da oltre 10 anni anche allo studio e all’insegnamento delle danze tradizionali con passione e grande rispetto per le radici profonde da cui ha imparato quanto oggi tramanda. Sabato 21 Maggio presso l’Azienda Agricola Ganci Via Isonzo km 5.3 Fogliano (LT) alle ore 18 laboratorio di “Pizzica pizzica” a cura di Francesca Trenta. Alle ore 20 cena popolare e alle ore 21.30 canti e balli della tradizione con la 5a edizione della festa popolare EnoEthnica. Musica dal vivo con i gruppi Meritmiri e Mantice. ❖

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Per informazioni e iscrizioni Associazione Mantice Marco Delfino 0773484955 - 339 2327810 www.mantice.net Associazione culturale Mantice – Via Botticelli 12 – 04100 Latina - 0773 484955 mantice@fastwebnet.it - www.mantice.net


Eventi Dopo il grande successo al Festival FIMA in Perù, l’atteso ritorno dal vivo dei fratelli Bottasso

DUO BOTTASSO IN TOUR TRA OLANDA, BELGIO ED ITALIA CON OSPITI GIGI BIOLCATI ED ELENA LEDDA Comunicato Stampa

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opo il grande successo del tour 2015 con il quale hanno portato in concerto i brani del loro album d’esordio “Crescendo”, il Duo Bottasso è tornato in tour per una serie di tre concerti tra Lima e Cusco in Perù per il Festival Internazionale delle Musiche di Altura FIMA. L’avventura sudamericana ha fruttato eccezionali critiche da parte della stampa e grandi consensi da parte del pubblico, ma soprattutto incontri con musicisti come Kepa Junkera, i cileni Duo Sankara e il talentuoso ghirondista austriaco Matthias Loibner, che preludono a future collaborazioni. Non è mancato anche un momento didattico, con il Duo Bottasso protagonista di un workshop nel conservatorio di Cusco. Gli impegni del duo piemontese però non finiscono qui, infatti il prossimo 19 aprile partirà un tour di quattro date tra Olanda e Belgio che li vedrà accompagnati dall’eclettico percussionista, Gigi Biolcati, anima ritmica di Banditaliana, con il quale porteranno in scena un progetto speciale in cui alcuni brani di “Crescendo” saranno affiancati da nuove canzoni in piemontese tratte dall’ultimo album solista del percussionista. Dopo una tappa al Fringe del Torino Jazz Festival il 25 aprile, il Duo Bottasso proseguirà in tour, questa volta affiancato dalla straordinaria voce di Elena Ledda, con la quale esploreranno ancor di più il crossover tra Mediterraneo ed Alpi, sulla scia della splendida “Reina” che brillava in “Crescendo”. Appuntamento al Folkclub di Torino il 5

maggio e poi due date in Svizzera tra il 6 e l’8 maggio, per tre concerti che si preannunciano imperdibili. Il 30 aprile presso il Salone Polivalente di Bricherasio (To) ritorna anche l’appuntamento con “FOLKESTRA NIGHT 2016”, a conclusione di un’intensa stagione di prove, che ha visto i musicisti di Folkestra & Folkoro impegnati nella creazione del nuovo repertorio 2016, che verrà presentato in anteprima al pubblico, nell’ambito di una serata ricca di musica, canto, ballo e divertimento, e la partecipazione di ospiti ed amici, il frutto del lavoro svolto. Alle ore 21,30 il giovane ensemble musicale diretto da Simone Bottasso, Pietro Numico e Nicolò Bottasso prosegue nel suo ardito percorso volto all’incontro tra la musica contemporanea, le “musiques actuelles” (jazz, pop, funk) e le melodie tradizionali di Piemonte, Toscana, Francia, al fine di creare un inedito progetto orchestrale di world music europea, influenzato tanto dalle ricerche etnomusicologiche effettuate in Piemonte a fine ‘800 da Thiersot e Sinigallia, quanto da quelle compositive di Luciano Berio e Bela Bartok. A seguire un travolgente Bal Folk con Estremìa. Per primo maggio, invece, è prevista a Pinerolo (To), una giornata in memoria di Mammo, bassista degli Abnoba recentemente scomparso, nel corso della quale i Fratelli Bottasso verranno raggiunti da alcuni membri degli Abnoba e dai musicisti di Folkestra & Folkoro. Da ultimo, ma non meno importante, a luglio, il Duo Bottasso, Folkestra & Folkoro saranno protagonisti in

Francia per il festival di Chateau d’Ars. Di seguito l’elenco analitico delle date. ❖ Duo Bottasso & Gigi Biolcati 19/04/2016 20.30 Netherlands, Theater Kumulus, herbenusstraat 89, Maastricht (NL) 21/04/2016 19.30 Netherlands, Q – Factory, atlantisplein 1, Amsterdam 22/04/2016 20.00 Netherlands, Houseconcert, Massdijk 23/04/2016 20.30 Belgium, Muziekclub T’Ey, koutermolenstraat 6b, Belsele Duo Bottasso - Crescendo 25/04/2016 17.30 Italy, Torino Jazz Festival, Caffè Baratti&Milano, Galleria subalpina P.za Castello 29, Torino (To) Folkestra & Folkoro in Folkestra Night 2016 30/04/2016 20.30 Sala Polivalente, Bricherasio (To) 01/05/2016 Pinerolo (To) Duo Bottasso & Elena Ledda 06/05/2016 21.30 Italy Folk Club, Via Perrone 3bis, Torino TO) 07/05/2016 20.30 Switzerland, Teatro Dimitri, Verscio 08/05/2016 20.00 Switzerland, Folkclub Zuri, GZ Buchegg, bucheggstrasse 93, Zurich Duo Bottasso - Crescendo 17/07/2016 19.00 France, Le Son Continu, Chateau d’Ars, Lourouer-Saint-Laurent Duo Bottasso Nicolò Bottasso: violino e tromba Simone Bottasso: organetto info@duobottasso.com www.duobottasso.com Ufficio Stampa Foolish Promo foolishpromo@icloud.com

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Eventi FOLKESTRA NIGHT 2016

Associazione Culturale e Artistica Folkestra & Folkoro

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Sabato 30 aprile - Salone Polivalente di Bricherasio (TO) - Via Vittorio Emanuele II, 94 A conclusione di un’intensa stagione di prove, che ha visto i musicisti di Folkestra & Folkoro impegnati nella creazione del nuovo repertorio 2016, viene presentato in anteprima al pubblico, nell’ambito di una serata ricca di musica, canto, ballo e divertimento, e la partecipazione di ospiti ed amici, il frutto del lavoro svolto. h. 21.30 Concerto di Folkestra & Folkoro. Il giovane ensemble musicale diretto da Simone Bottasso, Pietro Numico e Nicolò Bottasso prosegue nel suo ardito percorso volto all’incontro tra la musica contemporanea, le “musiques actuelles” (jazz, pop, funk) e le melodie tra-

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dizionali di Piemonte, Toscana, Francia, al fine di creare un inedito progetto orchestrale di world music europea, influenzato tanto dalle ricerche etnomusicologiche effettuate in Piemonte a fine ‘800 da Thiersot e Sinigallia, quanto da quelle compositive di Luciano Berio e Bela Bartok. A seguire Bal Folk con Estremìa. Piano, organetto e beatbox non si erano mai incontrati prima. O forse sì, ma senza che Vincent Boniface, Marta Caldara e Bramo ne avessero nozione. Questo trio è nato così, spontaneamente, prendendo il nome di un’antica parola in Patois, la lingua delle popolazioni delle Alpi occidentali, che definisce la sequenza di rintocchi di campane che si davano nelle occasioni di emergenza come l’esondazione

di un fiume o un incendio. L’emergenza avvertita dai membri di Estremìa è quella di continuare la tradizione degli interpreti di musica popolare, secondo la loro sensibilità. Sovrapponendo al suono popolare dell’organetto quello classico del pianoforte e quello dei “tamburi vocali” cantati dalla beatbox si traccia un filo immaginario che collega l’eredità melodica con le sequenze ritmiche contemporanee tipiche del millennio in corso. Il costo per partecipare alla serata è il seguente: - Ingresso  €. 10.00 - Soci Arci  €. 7.00 - Ragazzi fino a 12 anni  gratuito Per ulteriori informazioni consultare il sito internet dell’Associazione: www.folkestra.it ❖


Eventi

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Eventi L’ «ESCAMBI MUSICAU» OCCITANO TRA ITALIA, FRANCIA E SPAGNA Comunicato Stampa

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ercoledi 13 aprile presso la sede (c.s Brunet) del Liceo Linguistico “Edmondo de Amicis” di Cuneo alle ore 11 si è tenuto un evento musicale nell’ambito dello scambio culturale musicale tra alcuni Licei dell’area linguistica occitana di Francia e Spagna e alcuni classi del “Linguistico” di Cuneo. Lo studio scolastico dell’Occitano in terra di Francia e nella Val d’Aran spagnola ha avuto negli ultimi anni un importante sviluppo

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nell’ambito dei programmi europei di promozione delle lingue minoritarie e nella promozione culturale delle realtà locali, a differenza di quanto avvenuto nelle valli occitane d’Italia, nonostante l’esistenza di una legge nazionale che ne permetterebbe l’insegnamento. Forti della loro identità, i Licei «Josèp Savèrna de L'Isla de Baish» «Bagatela de Sent Gaudenç» e “IES Aran de Vielha” hanno cercato una relazione con le realtà associative locali e con le istituzioni scolastiche del

territorio d’Oc italiano; i Gai Saber si sono fatti promotori dell’iniziativa e organizzatori dell’evento musicale che ha visto protagonista la giovanissima cantautrice della val d’Aran Alidé SANS e la world-pop music multilinguistica dei cuneesi SABER SYSTÈME. L’evento musicale è il coronamento di un percorso culturale che i giovani ragazzi dei Licei d‘òc d’oltralpe hanno intrapreso tra il 10 e il 15 aprile nelle valli occitane d’Italia. ❖


Eventi Uscito il 16 aprile scorso (Finisterre FT67/2016 Distribuzione Felmay)

STEFANO SALETTI & BANDA IKONA “SOUNDCITY” SUONI DALLE CITTÀ DI FRONTIERA Comunicato Stampa

«Il Mediterraneo... sono delle strade. Strade per mare e per terra. Collegate. Strade e città. Grandi, piccole. Si tengono tutte per mano. Il Cairo e Marsiglia, Genova e Beirut, Istanbul e Tangeri, Tunisi e Napoli, Barcellona e Alessandria, Palermo e... ». Jean-Claude Izzo, Marinai perduti

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opo il successo del precedente Folkpolitik (dedicato ai canti di libertà), esce il quarto lavoro discografico di Stefano Saletti & Banda Ikona, Soundcity (CD Finisterre FT 67) un disco nato per raccontare il suono delle città di frontiera del Mediterraneo. Saletti in questi anni ha viaggiato con la sua musica da Lampedusa a Istanbul, da Tangeri a Lisbona a Jaffa, Sarajevo e Ventotene e in questi luoghi ha registrato suoni, rumori, radio, voci, spazi sonori. Partendo da tutto questo materiale ha composto un affresco sonoro che racconta il difficile dialogo tra la sponda nord e sud, i drammi dei migranti, la ricchezza, le speranze, il dolore che attraversano le “strade” del Mediterraneo, cantato, come sempre, in Sabir, la lingua del mare e del possibile dialogo. Il risultato è un affascinante folk world-mediterraneo, meticciato, una miscela ricca di ritmi e melodie, suggestioni e colori. Compagni di viaggio di Saletti, polistrumentista che suona oud, bouzouki, saz, chitarra, piano, percussioni, ci sono i musicisti che da dieci anni fanno parte della Banda Ikona: Barbara Eramo (voce), Gabriele Coen (fiati), Mario Rivera (basso), Carlo Cossu (violino), insieme a prestigiosi ospiti Riccardo Tesi (organetto), Lucilla Galeazzi (voce), Nando Citarella (voce e tammorra), Gabriella Aiello (voce), Arnaldo Vacca (percussioni), Gio-

vanni Lo Cascio (batteria e percussioni), Jamal Ouassini (violino), Yasemin Sannino (voce), Awa Ly (voce), Pejman Tadayon (ney, daf), Alessandro D’Alessandro (organetto), Giuliana De Donno (arpa), E meka O g u b u n k a (voce). Un grande ensemble mediterraneo che trasforma la Piccola Banda Ikona nella Banda Ikona. Prodotto come i due ultimi lavori da Finisterre, il disco si snoda come un concept album: parte e ritorna a Lampedusa, simbolo delle contraddizioni della nostra epoca divisa tra accoglienza, integrazione e la creazione di nuovi muri. Si apre con una preghiera cantata in Swahili, la lingua dell’Africa Orientale, poi arriva in Turchia, dove il canto di una donna a Istanbul il 29 aprile 2013 viene interrotto dalla voce di un passante americano che sembra preannunciare una profezia: “Ci sarà del caos il 1° di maggio”... che si avvera con gli scontri di Gezi Park e la tragica morte del quattordicenne Berkin Elvan. Una tammurriata notturna a Ventotene, isola di confino e di frontiera, diventa un Padre nostro (cantato in sabir) alla maniera dei pescatori nei porti del Mediterraneo.

A Jaffa una protesta di rabbini blocca la città. Sul porto di Tangeri a fine agosto centinaia di auto di migranti aspettano di imbarcarsi per tornare in Spagna. Il testo è ispirato a un brano tradizionale che dice: “Tu che parti, dove vai? Finirai per ritornare”. La vita diventa musica, i rumori della realtà si trasformano in melodie e ritmi. Le strade del Mediterraneo risuonano di echi lontani e presenti e ci ricordano che da sempre sono tutte collegate: per mare e per terra.

Banda Ikona

Stefano Saletti: bouzouki, oud, chitarre, piano, bodhran, talking drums, tammorra, marimba, cori, programming Barbara Eramo: voce Gabriele Coen: clarinetto, sax Carlo Cossu: violino Mario Rivera: basso acustico

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Eventi

Stefano Saletti & Banda Ikona

con

Giovanni Lo Cascio: drums set, darbouka, davoul, riq, krakeb, talking drums Arnaldo Vacca: bodhran, canjira, riq, darbouka, daf, udu, zucca, tamburello, talking drums, davoul, shaker, vibraton, castagnette

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Awa Ly voce (1, 8) Emeka Ogubunka: voce (1) Yasemin Sannino: voce (2, 6) Riccardo Tesi: organetto (2, 5, 6, 7) Pejman Tadayon: ney (2), ney, daf (6) Alessandro D’Alessandro: organetto (3) Lucilla Galeazzi: voce (5) Nando Citarella: voce, tammorra, bodhran (5) Giuliana De Donno: arpa (7) Gabriella Aiello: voce (9) Jamal Ouassini: violino (10) Prodotto e arrangiato da Stefano Saletti. Produzione esecutiva Erasmo Treglia e Pietro Carfì Registrato e missato al Four Winds Studio (Roma) da Stefano Saletti e Bertrand Morane Registrazioni addizionali al Pijamasound Studio e al Bazgaz Studio (Roma) Mastering Fabrizio De Carolis al Reference Studio (Roma). Cover art e immagini Michel Collet Artwork Roberto Saletti

I BRANI:

“Sono partito dalle registrazioni che in questi anni ho fatto in giro nelle tante città di frontiera del Mediterraneo: Tangeri, Istanbul,

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Lisbona, Lampedusa, Sarajevo, Ventotene, Jaffa... Suoni, rumori, radio, voci, spazi sonori, cantanti di strada che mi hanno ispirato melodie, testi, ritmi. Come sempre nelle mie composizioni uso il Sabir, la lingua del mare, insieme al turco, all’arabo, al francese, allo spagnolo, al napoletano, allo swahili africano, al rumeno, al macedone per raccontare la ricchezza, le speranze, il dolore che attraversano le strade del Mediterraneo. Infine, essendo cresciuta non è più una Piccola Banda Ikona ma la Banda Ikona, un insieme di splendidi amici e musicisti con i quali condivo questo viaggio in musica”. Stefano Saletti 1 – Lampedusa andata (S.Saletti) 4:05 2 – Berkin’e bak (S.Saletti) 6:15 3 – Balar tzigana (S.Saletti) 3:48 4 – Azinhaga (S.Saletti) 5:10 5 – Padri di noi (S.Saletti) 6:15 6 – Sarajevo mon amour (S.Saletti – G.Coen – Y.Sannino) 5:05 7 – Gaza Beach (S.Saletti – B.Eramo) 5:29 8 – Sbendout (S.Saletti) 5:02 9 – Balkan trip (S.Saletti – G.Coen) 5:24 10 – Tangeri (S.Saletti) 5:19 11 – Lampedusa ritorno (S.Saletti – G.Coen) 3:51

1 – Lampedusa andata: Una preghiera sul mare di Lampedusa cantata in Swahili, una lingua dell’Africa Orientale. La speranza di una nuova vita affidata al mare: “Padre nostro che sei nei cieli, amen, sia santificato il tuo nome” 2 – Berkin’e bak: Il canto di una donna a Istanbul il 28 aprile 2013. “Ci sarà del caos il 1 di maggio” dice un americano che passa... Così è stato. A Gezi Park dopo gli scontri con la polizia morirà un ragazzo di 14 anni, Berkin Elvan. La melodia è ispirata a un tema tradizionale armeno. Il brano è cantato in sabir e in turco. Berkin’ e bak significa “Guarda Berkin”. 3 – Balar tzigana: Cantato in sabir e in rumeno: “Balla per tutta la sera, per tutta la sera qui vicino a me, fino all’ultimo respiro frutto dell’amore. E l’anima si salverà” 4 – Azinhaga: Un vecchio per le strade di Lisbona canta un salmo della Bibbia. Azinhaga è il nome del paese dove è nato Josè Saramago come racconta nel suo libro “Pequenas memórias”. In portoghese significa sentiero e deriva da una parola araba, as-zinaik, «via stretta». E’ cantato in sabir e portoghese.


5 – Padri di noi: Una tammurriata notturna a Ventotene, isola di confino e di frontiera, a settembre 2014 con la Madonna della Grazia suonata sulle rocce. Diventa un Padre nostro su un testo tradizionale in sabir (con al centro una parte in napoletano) che cantavano i pescatori nei porti del Mediterraneo.

Eventi

6 – Sarajevo mon amour: Il titolo è ispirato al libro di Jovan Divjak, eroe della difesa di Sarajevo nella guerra dei Balcani del 1992-1995. E’ cantato in sabir e in turco. 7 – Gaza Beach: Un missile uccide un bambino sulla spiaggia di Gaza. L’immagine fa il giro del mondo, l’ennesima vittima innocente di una guerra infinita. Cantato in sabir e in arabo: “La sabbia si tinge di rosso, la palla scivola deviata dal soffio, ti colse un abbraccio, adesso tu voli. O notte, andare o restare…” 8 – Sbendout: A Jaffa una protesta di rabbini blocca la città. In Occidente si chiudono le frontiere. Sbendout in sabir significa bandito. E’ cantato in sabir, francese e spagnolo: “Sono migrante, sono bandito, sono la paura del tuo passato, sono bianco, sono nero, non ho alcun colore” 9 – Balkan trip: Le nuove rotte delle migrazioni passano per i Balcani, con antiche e nuove paure. Cantato in sabir e macedone. 10 – Tangeri: Sul porto di Tangeri a fine agosto centinaia di auto di migranti aspettano di imbarcarsi per tornare in Spagna. Il testo è ispirato a un brano tradizionale che dice: “Tu che parti, dove vai? Finirai per ritornare”. La melodia è ispirata da un tema tradizione ebraico marocchino su un classico andamento ritmico urbano del Marocco. E’ cantato in sabir e arabo. 11 – Lampedusa ritorno www.finisterre.it www.stefanosaletti.it http://soundcity.strikingly.com/ CD on Soundcloud Ufficio stampa Banda Ikona: Fabiana Manuelli stampa@fabianamanuelli.it Ufficio stampa Finisterre: Marianna Fazzi press@finisterre.it

Stefano Saletti

BIOGRAFIA STEFANO SALETTI Musicista e compositore suona strumenti della tradizione musicale mediterranea (bouzuki, oud, tzouras), oltre a chitarra elettrica, acustica e classica, pianoforte, percussioni, campionatori e programmazioni al computer. Attivo da anni sulla scena artistica italiana, già fondatore dei  Novalia  è il leader della Banda Ikona. E’ anche il direttore musicale di due diverse orchestre mediterranee: la  7 Sóis Orkestra e Les Voix du 7 Sóis che riuniscono musicisti provenienti dai tanti paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Spagna, Portogallo, Marocco, Israele, Croazia, Italia). Con questi ensemble internazionali ha registrato i cd “A Night in Sicily” e “Live in Vila Real de Santo Antonio”.  Nel 2015, per la Materiali Sonori, sono usciti i cd “Caracas” con Valerio

Corzani e In Search of Homerus colonna sonora di dieci anni di spettacoli che Saletti ha fatto per il teatro.  A maggio 2012 ha pubblicato il lavoro discografico con la Piccola Banda Ikona  intitolato  FOLKPOLITIK (pubblicato da Finisterre e distribuito da Felmay), nel quale, accanto a composizioni originali, vengono riarrangiati brani di autori del Mediterraneo che hanno raccontato in musica la lotta contro il potere, subendo persecuzioni, arresti, violenze.  A febbraio 2010 era uscito “Oriental Night Fever” (per la Materiali sonori), il lavoro discografico realizzato con il musicista e produttore franco-algerino Hector Zazou e con Barbara Eramo. Il progetto è una rilettura in chiave world di alcuni “classici” della Disco music degli anni ‘70, che unisce elettronica a strumenti della tradizione mediterranea e

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orientale in un mix davvero suggestivo, capace di reinventare la Disco e di riscoprirne la forza musicale. Nel gennaio 2008 era uscito il cd con la Piccola Banda Ikona intitolato “Marea cu sarea”, cantato in Sabir l’antica lingua del Mediterraneo.  Come compositore ha lavorato per il teatro, il cinema, la danza, la poesia, la televisione. In questi anni ha collaborato, tra gli altri, con Giancarlo Giannini, Giorgio Albertazzi, Jean-Louis Trintignant, Massimo Popolizio, Omero Antonutti, Pamela Villoresi, Maddalena Crippa, Rossella Falk, Manuela Mandracchia, Mascia Musy, Predrag Matvejevic e con i registi Pupi Avati, Franco Bernini, Maurizio Panici, Piero Maccarinelli, Lisa Natoli, Renato Giordano. Profondo conoscitore delle tradizioni musicali del Mediterraneo, tiene corsi specifici per l’apprendimento delle tecniche esecutive di bouzouki e oud e, con la cantante Barbara Eramo, effettua laboratori e workshop dedicati a far conoscere affinità e differenze negli stili vocali e musicali dei Paesi del Mediterraneo: le influenze, le contaminazioni, le specificità.  Ha effettuato studi, ricerche e scritto articoli sulla musica popolare, le avanguardie musicali del Novecento, le contaminazioni tra le esperienze legate alle tradizioni musicali del mondo e lo sviluppo di nuove tecnologie per la composizione. Ha collaborato con il poeta tunisino Monchef Ghachem e con numerosi artisti quali Hector Zazou, Alexander Balanescu, Jamal Ouassini, Ambrogio Sparagna, Eyal Sela, Margarida Guerreiro, Nour-Eddine, Rashmi V. Bhatt, Saleh Tawil. E’ autore di “Ebla” sigla del programma ”Mediterraneo”  (Rai Tre) e della “Kore nella valle dei Templi” (Rai Uno). Ha effettuato tournée in Italia e all’estero e suonato nei principali festival di world music del mondo.  Nel 2003 ha pubblicato il suo primo CD da solista “Le vespe”, colonna sonora dell’omonimo spettacolo teatrale tratto da Aristofane per la regia di Renato Giordano, andato in scena al Teatro Greco di Siracusa a giugno e luglio 2003.  Nel 2005 ha pubblicato il CD “Stari Most” realizzato con la Piccola Banda Ikona, edito da CNI, Compagnia Nuove Indye. 

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DISCOGRAFIA:

Eventi

Stefano Saletti & Banda Ikona “SOUNDCITY: Suoni dalle città di frontiera” 2016 Stefano Saletti “In Search of Homerus” 2015 Stefano Saletti & Valerio Corzani “Caracas” 2015 Stefano Saletti & Piccola Banda Ikona “Folkpolitik” 2012 ZAZOU/ERAMO/SALETTI “Oriental Night Fever” 2010 Les Voix du 7 Sois “Live in Vila Real de Santo Antonio” 2010 7 Sois Orkestra “A Night in Sicily” 2008 Piccola Banda Ikona “Marea cu sarea” 2008 Stefano Saletti - Piccola Banda Ikona “Stari Most” 2005 Stefano Saletti - Renato Giordano “Le vespe” 2003 Novalia: 10... anni in una notte 2000 Arkeo 1999 Canti e Briganti 1997 Griot 1995 Sabir 1990 L’Australiano 1988 Corteo 1986

STEFANO SALETTI & BANDA IKONA “Si tratta di musicisti e cantanti con così tanto talento, passione e capacità evocativa... è pura magia”. Ian Anderson - Folk Roots Un viaggio affascinante tra i suoni e le culture del Mediterraneo alla ricerca di un linguaggio musicale e lirico che unisca tanti popoli diversi che si affacciano sullo stesso mare: questa è l’idea che anima la Banda Ikona (già Piccola Banda Ikona), una formazione creata da Stefano Saletti (fondatore e anima dei Novalia) che ha riunito insieme alcuni dei più prestigiosi musicisti della world music italiana. Nelle sue composizioni originali, il gruppo utilizza il  Sabir, la lingua franca che marinai, pirati, pescatori, commercianti, armatori, parlavano nei porti del Mediterraneo: da Genova a Tangeri, da Salonicco a Istanbul, da Marsiglia ad Algeri, da Valencia a Palermo. Saletti e la Banda Ikona hanno ripreso questa sorta di esperanto marinaro, formatosi poco a poco con termini presi dallo spagnolo, dall’italiano, dal francese, dall’arabo, e l’hanno fatto rivivere scrivendo intensi brani che attraversano i suoni e le culture del Mediterraneo, e si uniscono alle atmosfere della tradizione popolare del sud e a melodie balcaniche, greche, sefardite.  Ad aprile 2014 esce SOUNDCITY: Suoni dalle città di Frontiera (vedi comunicato) A maggio 2012 esce FOLKPOLITIK (Finisterre/ distr.Felmay), nel quale, accanto a composizioni originali, vengono riarrangiati brani di autori del Mediterraneo che hanno raccontato in musica la lotta contro il potere, subendo persecuzioni, arresti, violenze.  Un viaggio nella memoria per riscoprire le tante musiche che hanno raccontato le sofferenze e le passioni dei popoli mediterranei. Dalla cacciata degli ebrei sefarditi dalla Spagna, alla diaspora palestinese, dall’inno sardo figlio della rivolu-

zione francese contro lo strapotere dei baroni, fino ad arrivare a quegli autori che avevano scritto musiche e ballate spesso dolcissime ed erano stati oggetto di persecuzioni, arresti, violenze da parte del potere politico. Il cd rimane per tre mesi nei primi 10 posti della World Music Charts Europe “Marea cu sarea”, un modo di dire romeno che significa “promettere il mare con il sale”, cioè promettere e non mantenere, era il titolo del Cd del gruppo uscito a gennaio 2008 (Finisterre) anche questo cantato in Sabir. La formazione nel 2005 ha pubblicato il suo primo Cd che si chiama”Stari Most”, come il Ponte Vecchio di Mostar in Bosnia fatto crollare nel ‘93, che da sempre rappresentava il simbolo dell’incontro e del passaggio dall’Occidente all’Oriente. Il Ponte venne abbattuto da chi voleva che prevalesse la logica dello scontro interetnico e interreligioso su quella del dialogo e della convivenza pacifica. Sia nella musica che nei testi, il lavoro si snoda come una sorta di concept-album sul tema dell’incontro tra mondi diversi che devono tornare a dialogare insieme, a ogni livello.  Il brano Tagama, tratto da “Stari Most”, è stato incluso a febbraio 2006 in Buddha Bar vol.VIII e a ottobre 2006 in Buddha Bar Ten Years che racchiude il meglio della produzione della famosa compilation dell’etichetta francese GeorgeV.  Tagama  è stato incluso anche sul Cd di  Folk Roots  (agosto/sett 2006), la prestigiosa rivista inglese di world music che inserisce anche Stari Most al quarto posto della sua classifica .  Si tratta dell’ennesimo successo del Cd già inserito nella lista dei dischi più belli usciti nel 2005 stilata dalla World Music Charts Europe, la classifica ufficiale della World music europea. Riconoscimenti prestigiosi che premiano il suono internazionale della Banda Ikona.  Nella musica il gruppo utilizza strumenti come il bouzouki greco, l’oud arabo, la darbouka, insieme a quelli della tradizione occidentale. Nei testi, invece c’è il siciliano, l’ebraico, il serbo-croato, l’arabo, il francese, il lingala portato in Europa dai tanti immigrati dell’Africa profonda e c’è il greco antico che Saletti aveva usato con  Renato Giordano  nella colonna sonora delle  “Vespe”  di Aristofane. La Piccola Banda Ikona nell’estate 2007 ha avuto un grande successo nell’esecuzione dal vivo delle musiche originali composte da Stefano Saletti per “l’Iliade l’aspra contesa”, andato in scena al Fori di Traiano a Roma e a Segesta per la regia di Piero Maccarinelli, con Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia e la partecipazione di Umberto Orsini, Maurizio Donadoni, Luciano Virgilio, Massimo Foschi,Luca Lazzareschi.  Nell’estate 2005 la formazione ha effettuato una tournèe con Giancarlo Giannini in uno spettacolo che univa musica e poesia, chiamato “Il dolce canto degli dei”, rappresentato al Festival di Taormina e in altri prestigiosi teatri. Nel 2004 aveva eseguito dal vivo le musiche della colonna sonora delleVespe di Aristofane per la regia di Renato Giordano, nel corso del 39.mo ciclo di rappresentazioni al Teatro Greco di Siracusa. Il lavoro è uscito su un CD, “Le vespe”, edito dalla Cni-Compagnia Nuove Indye.  ❖


Argomenti CANTARE IL SABIR, LA LINGUA DEL MARE di Stefano Saletti

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i ha sempre affascinato l’idea che esisteva una lingua del Mediterraneo. Che oltre a melodie, tradizioni, strumenti perfino scale musicali, esistesse anche una parola comune, una sorta di esperanto marinaro nato dall’incontro delle persone e non codificato a freddo. Si è parlata per secoli, dal 1300 fino al 1900, questa lingua. All’inizio era chiamata lingua franca, dai franchi per estensione tutti gli europei, e solo dopo la presa di Algeri da parte della Francia nel 1830 prese il nome di Sabir dallo spagnolo saber cioè conoscere. Una lingua che prende il proprio nome dalla conoscenza, che meraviglia. Ma se la lingua era parlata, forse era anche cantata. Partendo da qui ho cominciato più di vent’anni fa una ricerca che mi ha fatto incontrare parole, modi di dire, frasi, poesie, preghiere in sabir. Un grande patrimonio comune: là dove sono nate le tre grandi religioni monoteistiche del mondo, dove ancora ci si combatte in nome di Dio, c’era una lingua che invece faceva parlare e incontrare marinai, pirati, pescatori, commercianti, armatori da Genova a Tangeri, da Salonicco a Istanbul, da Marsala ad Algeri, da Valencia a Venezia. All’inizio per me è stato più un concetto, l’idea del dialogo possibile, poi una vera e propria ricerca sulla possibilità di far rivivere la lingua del mare attraverso la musica. Ho trovato diversi testi, sia in rete sia nei miei viaggi nel Mediterraneo, tra i quali un libro “La lingua franca barbaresca” di Guido Cifoletti, che è stato determinante anche perché contiene “Le dictionnaire de la Langue Franque ou petit mauresque“ pubblicato a Marsiglia nel 1830, un dizionario franco-sabir dal quale attingere per trasformare le miei idee e i pensieri nella lingua che si par-

lava ai tempi dei crociati, che univa italiano, francese, spagnolo e arabo, ma anche catalano, greco, occitano, siciliano e turco. Una lingua bella da mettere in musica, dolce e semplice, con i verbi all’infinito, una grammatica essenziale e tante parole che alla fine non appartengono a nessuna lingua, ma sono la sintesi di tutte. Ho proceduto in diversi modi: ho musicato testi esistenti, ho preso frasi e le ho inserite in strutture armoniche e melodiche che avevo composto (o che appartenevano alla tradizione), ho scritto dei testi, li ho tradotti in francese e poi in sabir tramite il dizionario del 1830. Sulla pronuncia sono andato per ipotesi, immaginando il possibile suono delle sillabe, ma sempre cercando una musicalità. Nel mio nuovo disco Soundcity: suoni dalle città di frontiera i brani prendono spunto da melodie, suggestioni, temi che ho catturato e registrato in questi anni nel mio cammino tra le città del Mediterraneo e sono cantati in sabir. Ho musicato un Padre nostro che ancora riecheggia nei ricordi di qualche pescatore: Padri di noi, ki star in syelo, noi voliri ki nomi di ti star saluti… volir ki il paisi di ti star kon noi, Padri di noi, ki star in syelo, Dar noi sempri i pani di cada jorno, i skuzar per noi li kulpa di noi, Padre nostro che sei in cielo, Noi vogliamo salutare il tuo nome, Vogliamo che il tuo mondo sia con noi, Padre nostro che sei in cielo, Dacci sempre il tuo pane quotidiano, E perdona le nostre colpe Ho raccontato in sabir storie di Istanbul, Tangeri, Lisbona, Sarajevo, Gaza e Jaffa. Come quella di Berkin Elvan ragazzo di 14 anni morto in seguito agli scontri con la polizia al Gezi Park di Istanbul: Berkin’e bak mi non volir mirar Berkin’e bak chiéco non volir sabir Melior tazir que sentar a mirar Mi andar fougir que sagiar de piangir Aell’ombra de Gezi

la manou se tendir para serrar l’odor de siklâmen Guarda Berkin io non voglio vedere, guarda Berkin cieco non voglio sapere, meglio tacere che provare a vedere, meglio fuggire che provare a piangere, all’ombra di Gezi la mano si tende per afferrare l’odore del ciclamino O quella di Gaza Beach: La sabia star teintir el damm cascar bala movir de soffio dellou sièlo chiapar un câlin a sécar le dolor Mi non sabir que va fazir vous faire voler que vous amar vous fazir cascar La sabbia si tinge di rosso, la palla scivola deviata dal soffio, ti colse un abbraccio ad asciugare il dolore, non so cosa fare, tu fai volare quello che ami, lo fai cadere

Nel brano “Benda benda” del lavoro del 2008 “Marea cu sarea” ho preso una “villancico”, una canzone spagnola scritta nel XVI secolo in sabir e l’ho messa in musica. La benda era l’offerta che chiedevano i pellegrini nel medioevo quando andavano in pellegrinaggio a Santiago di Compostela o al santuario di Montserrat. Ecco il testo (di forte ispirazione spagnola): Benda ti istran plegrin: benda, marqueta, maidin. Benda, benda stringa da da agugeta colorada. Dali moro namorada y ala ti da bon matin. Por ala te rrecomenda dar maidin marqueta benda con bestio tuto lespenda xomaro estar bon rroçin. Fai un’offerta fresco pellegrino, un’offerta, un marco o un mu’ayyidi Per un’offerta ti do un nastro, Un ago filettato di rosso Regalalo a una amica araba, E Dio vi dà una buona giornata Io ti raccomando a Dio Dammi un mu’ayyidi, un marco, o un’offerta E ottieni un animale pieno di energia, un asino è un buon aiuto. Il Mediterraneo è la nostra anima. Come dice la scrittrice tunisina Emna Belhaj Yania: “La parola viene pronunciata ed ecco che in ognuna delle sue sillabe si annida una scena, un ricordo, un timore, una speranza. E acqua, all’infinito, e una terra riscaldata dal sole di mezzogiorno”. La lingua del mare ha un patrimonio infinito di storie da raccontare e cantare. ❖

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Music Inside Rimini MUSIC INSIDE ART: LE AREE DOVE MUSICA E ARTE SI “FONDONO”

Rimini Fiera, 7-9 Maggio 2016

Comunicato Stampa

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imini, 19 Aprile 2016 - Una vera e propria “matrioska” di aree all’interno del “Villaggio delle Arti”. Un luogo, come recita lo slogan, dove “la fiera diventa esperienza e le emozioni opportunità”. Qui vere e proprie ‘case’ nelle quali coabiteranno, in ampi open space, opere d’arte contemporanea (a cura di prestigiose gallerie italiane) e protagonisti del mondo della musica (booking, etichette, premi, festival, artisti, operatori del mondo dello spettacolo) in un clima di condivisione e di incontro. Un cantiere di creatività, un circo di emozioni, dove una bolla gigante, un palco, la cassarmonica e il (quartiere) zona espositiva, saranno protagonisti di un “viaggio” unico. All’interno di ogni spazio verranno organizzati eventi, showcase, presentazioni, meeting, tavoli di lavoro tra galleristi, artisti, agenzie e operatori culturali italiani e stranieri. Palcoscenico: Un palco mobile su semirimorchio a cura di International Sound con dotazioni tecnologiche e di strumenti musicali da festival musicale nazionale. Tempi di allestimento ridotti a 1 ora di lavoro per uno spazio scenico di 12 x 7 m. Spazio palcoscenico totale di 17 x 8m ad altezza, piano di calpestio, di 1,5m da terra. Due aree tecniche laterali, doppia scala di accesso, tetto tecnico di dimensioni 12

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x 8,5m capace di sostenere 10 tonnellate a 9,50m di altezza da terra 4 americane motorizzate con paranchi elettrici dotati di cella di carico per monitoraggio in tempo reale dei pesi e della loro distribuzione. 100 pezzi luce tra motorizzati e tradizionali, prevalentemente a tecnologia LED per risparmio energetico ed ecosostenibilità 30 mq di ledwall ad alta risoluzione sotto controllo di un potente mediaserver di ultima generazione, matrici video e sistema di playout ridondato. Impianto audio capace di produrre una pressione sonora maggiore di 100dBLeq. A su tutta l’area in un risposta in frequenza uniforme e con una distribuzione omogenea per ogni ordine di posti. Due console digitali audio per la gestione fino a 52 ingressi e 24 uscite a 192kHz. La Cassarmonica: superficie circolare di 7,5m di ø dotata di illuminazione a led per un basso consumo e minore impatto ambientale, come tutta la dotazione tecnologica audio e video prevista per questo spazio con un carico elettrico complessivo contenuto in 25kW ca. Impianto audio multi-sistema con distribuzione dei diffusori nelle varie zone. 48 canali di ingresso su 24 uscite, sistemi di ascolto personalizzati per i musicisti con controllo remoto delle impostazioni. Doppio schermo video led ad alta risoluzione con sistema di ripro-

duzione dei contenuti multimediali e di presentazione. Dotazione di strumenti musicali da festival musicale nazionale. La Bolla: presentata alla triennale di Milano nel 2010 per una performance di Kalweit and the Spokes è stata sviluppata seguendo il concetto di permettere in ogni luogo la creazione di un ecosistema a se stante, per permettere azioni artistiche mirate in contesti non necessariamente di palco. Messa a disposizione del Music Inside Art da Borghi artistici, proprio perché all’interno degli spazi e del concetto alla base del villaggio delle arti trova la sua collocazione naturale. La bolla si sviluppa su una superficie circolare di 4m di ø ed è massima l’attenzione alla qualità tecnica che è stata dedicata alla sua realizzazione: dotata di innovativi sistemi audio e di illuminazione a led per un basso consumo energetico e minore impatto ambientale, e completa di ogni accessorio per la massima versatilità. Infine le Case Doc: una ospiterà i Doc Magazine, Doc Crew, Doc Discovery, un’area interviste e un set fotografico; nell’altra i visitatori troveranno Freecom, Doc Educational, Freecom, KeepOn LIVE e Qui Base Luna. Le case Doc accoglieranno, i propri soci, clienti o semplicemente i curiosi nei loro spazi aperti, senza barriere.  ❖


Cronaca Soggiorno culturale in Bretagna Azione a sostegno della didattica e alla formazione giovanile presso la nostra Bottega Musicale di Torino

PIEMONTE CULTURA IN BRETAGNA di Bruno Donna presidente Piemonte Cultura (Foto © Marisa Guidi)

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a delegazione di Piemonte Cultura, composta di 50 persone, è giunta in Bretagna con un viaggio organizzato in autopullman ed è stata guidata dal rappresentante della nostra Città Dr Marco Casciola (Coordinatore alla Cultura della nostra Circoscrizione che segue con entusiasmo il progetto Bottega Teatrale e Musicale sotto l’egida della Fondazione Piemonte dal Vivo) è stata ricevuta con gli “onori” dai Sindaci delle Comunità locali in fascia tricolore accompagnati dai nostri omologhi Les Doigts Toniques di Quimper. I media regionali Bretoni hanno dato diffuso risalto allo scambio culturale tenutosi durante il trascorso ponte di Pasqua 2016. Il nostro progetto formativo e culturale relativo alla Bottega Musicale di Via Luserna di Rorà 8 (Officine Folk) di Torino si è fortemente sviluppato, contestualizzato e finalizzato – durante tutto questo anno accademico - con un forte impegno didattico dei nostri quattro docenti per preparare e formare allievi, attraverso i corsi e i laboratori dedicati alla Musica e Danza Popolare che fossero propedeutici a rappresentare al meglio il nostro territorio regionale durante il soggiorno didattico in Cornovaglia e più in particolare a Quimper (Fr) nel trascorso ponte di Pasqua. Sono state preparate e affinate le coreografie delle danze e delle musiche rigorosamente attinte dalla nostra tradizione popolare e dal nostro territorio che sono state riproposte - durante il nostro soggiorno in terra di Bretagna - con l’ausilio della coreografa Beatrice Pignolo che ha

Piemonte Cultura e Les Doigts Toniques a San Michel

Piemonte Cultura e Les Doigts foto arrivederci

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adeguatamente preparato alla trasferta il nostro gruppo di Ballo Ij Danseur dël Pilon. Abbiamo, tra le altre attività, anche fatto ballare i nostri cugini d’oltralpe - grazie alla bravura di una delle nostre migliori insegnanti - Elisa Testa - sulle musiche suonate dal vivo dall’organettista Emiliano Borello alcune tra le più note danze delle nostre vallate piemontesi. Crediamo di ritenere la “tournée” bretone, appena conclusasi, come un ulteriore arricchimento della nostra proposta formativa e culturale presente nella Bottega Musicale da noi aperta, nello scorso autunno, presso le nostre Officine Folk di Via Luserna di Rorà 8 Torino. ❖ Per maggiori informazioni sull’Associazione Piemonte Cultura visitare il sito: http://www.piemontecultura.it/

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Ij Danseur Del Pilon foto1


Cronaca Uno dei più grandi raduni di musicisti e appassionati di danze bretoni

40° FESTIVAL PRINTEMPS DE CHÂTEAUNEUF 27 MARZO 2016 di Giustino Soldano e Muriel Le Ny (foto © Giustino Soldano)

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hâteauneuf-du-Faou (KastellNevez-ar-Faou in bretone) è un Comune del dipartimento del Finistère di circa quattromila abitanti, situato in una zona collinare attraversata dal fiume Aulne. Qui, da quarant’anni, nel giorno di Pasqua si svolge la più grande festa a ballo della Bretagna, in termini di durata e come numero di musicisti che si esibiscono nella

stessa giornata. Alcuni la definiscono La Mecca delle danze bretoni dove recarsi almeno una volta nella vita. Mediamente duemila appassionati convergono dai vari angoli della Regione, dal resto della Francia e dall’estero per ballare e ascoltare quaranta coppie o gruppi di suonatori e cantanti che si alternano sulla scena quasi ininterrottamente per dodici ore, dalle ore 15:00 fino alle 3:00 del mattino; una vera maratona di musiche e danze. Gli artisti che si esibiscono sono scelti tra i migliori della Bretagna, ma contrariamente al Campionato dei Suonatori di Gourin, di cui abbiamo parlato nel numero 34 di Lineatrad, qui non si tratta di un concorso. Noi eravamo presenti già nella mattinata di domenica nella “Salle ar Sterenn “, luogo della manifestazione danzante, per assistere ai discorsi di presentazione di questa quarantesima edizione da parte di Hervé Irvoas, copresidente, con Gaël Le Fur, del Printemps; di JeanPierre Rolland, sindaco di Châteauneuf e di Richard Ferrand deputato circoscrizionale.

Si è parlato anche della collaborazione del Festival con lo studio di architettura Atelier de la Comète, che ha curato le scenografie e con War’l Leur, la Confederazione culturale che ha scelto i motivi da proiettare sulle pareti della sala, tratti da ricami dei costumi bretoni. In rappresentanza di War’l Leur era presente l’attuale direttore Tristan Gloaguen. Le origini del Festival Printemps Ci siamo chiesti: ma come è nato questo Festival? La risposta alla nostra curiosità è arrivata grazie all’interessamento di Stéphane Riou, segretario dell’associazione organizzatrice della manifestazione, che ci ha fissato un incontro con Yann Le Meur suonatore di bombarda, scrittore di saggi su cultura e musica bretone e cofondatore del Printemps. Yann ci ha spiegato che quarant’anni fa, quand’era ancora studente di economia all’Università, si trovava in un bar di Rennes con alcuni amici tra cui Michel Toutous suonatore di biniou; dopo l’ennesima sangria e qualche bicchiere di Sangre de Toro, è nata l’idea di fare una grande “fest-deiz fest-noz” a Pasqua scegliendo dei suonatori e dei cantanti tradizionali. Contrariamente ai canoni imposti dalle case discografiche e dai produttori e agenti di spettacolo, che preferivano musiche più orecchiabili e più facilmente diffondibili nel largo pubblico,Yann e Michel hanno preferito scegliere degli interpreti “puri e duri” della musica tradizionale, senza influenze di ritmi estranei. Nonostante qualche dubbio sulla

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Jean-Pierre Rolland attuale sindaco di Châteauneuf-du-Faou

riuscita della loro idea, in quanto il modo di suonare e cantare da loro privilegiato piaceva solo ad una certa parte di Bretoni, già la prima edizione riscontrò la partecipazione di più di mille appassionati di danze e questo li spinse a continuare. Con i pochi soldi raccolti comprarono delle apparecchiature di amplificazione e di registrazione che permisero loro di creare una raccolta musicale. Il Festival Printemps ha suscitato quindi un interesse meritato ed è diventato una referenza nel campo della musica tradizionale. Ogni anno la scelta degli artisti è decisa non in base a dei concorsi, ma secondo il giudizio degli organizzatori che assegnano dei trofei, valutando quelle coppie di suonatori o cantanti che si sono distinti per la loro interpretazione o per il consenso avuto dal pubblico. I musicisti invitati quest’anno per l’edizione speciale del quarantesimo anniversario del Festival, sono

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Da sx Christian Ménard, sindaco di Châteauneuf dal 1989 al 2014, Hervé Irvoas, uno dei presidenti del Festival e il deputato Richard Ferrand

quelli che avevano vinto i trofei nelle edizioni precedenti. Yann ha diretto il Festival per qualche hanno e poi, pur partecipando attivamente alla manifestazione, ha passato il testimone ad altri Abbiamo inoltre chiesto a Stéphane Riou come è strutturata l’attuale organizzazione. Stéphane ci ha spiegato che ci sono due presidenti e un tesoriere oltre ad altri membri tutti volontari. L’associazione riceve dei finanziamenti pubblici da parte della Regione Bretagna, del Dipartimento del Finistère e del Comune. Tra settembre e dicembre contattano gli artisti e verso gennaio stabiliscono il programma definitivo. È poi necessaria una settimana per montare le strutture. Mediamente si registra un’affluenza di duemila persone, di cui mille sono gli affezionati che tornano ogni anno. Oltre alle danze tradizionali che si

Yann Le Meur ideatore e fondatore, 40 anni fa, del Printemps

tengono nella Salle ar Sterenn, tutti gli anni sono programmati anche dei concerti in una palestra adiacente. Inoltre un altro locale in cui è allestito il bar, ci sono delle sessions di musiche irlandesi. Questo quarantesimo anniversario del Festival è stato parecchio impegnativo poiché, date le condizioni meteorologiche sfavorevoli con forti piogge e venti, Stéphane e gli altri volontari sono stati costretti, in seguito ad un’ordinanza della Prefettura, a spostare alcune strutture esterne che avevano montato nei giorni precedenti. La fest-deiz fest-noz Alle tre del pomeriggio sono iniziate puntualmente le danze. Le danze proposte, appartenenti ai vari “Terroirs” come Plinn, Montagne, Fisel, Pourlet, Bigouden, eccetera, come si può vedere dall’ordine di passaggio allegato, hanno entusiasmato gli innumerevoli ballerini che hanno affollato


Cronaca

Yvon et Henri Morvan, 81 e 84 anni ben portati

Da sx Stéphane Riou segretario del Festival e Tristan Gloaguen direttore di War’l Leur

completamente la sala. Nonostante il tempo inclemente, la partecipazione è stata quindi molto alta, con più di duemila presenze, tra cui una cinquantina di Italiani giunti in Bretagna per il periodo pasquale con un viaggio organizzato dall’Associazione Piemonte Cultura, di cui si parla in un altro articolo di questa rivista. Impossibile parlare di tutti gli artisti che si sono esibiti, perciò ci limitiamo a pubblicare qui di seguito qualche nota e qualche fotografia di alcune coppie di cantanti e di suonatori che abbiamo visto esibirsi. I due Fratelli Morvan (Ar Vreudeur Morvan), gli ultraottantenni Henri e Yvon, sono un’istituzione nel mondo della musica tradizionale bretone. Di origine contadina, discendenti da una famiglia praticante la musica e i canti tradizionali, hanno cominciato a esibirsi in

Da sx Marie-Hélène Conan e Marie-Noëlle Le Mapihan

pubblico nel 1958. Molto modesti e affabili, sebbene siano regolarmente invitati in parecchie festoùnoz e la loro lunghissima carriera sia costellata dalla presenza in numerosi Festival bretoni, non si sono mai considerati dei divi e, benché richiesti in spettacoli nel resto della Francia e altrove, non sono mai usciti dalla Bretagna; come dicono loro, scherzando, non sono mai stati all’estero. Sono sempre abbigliati con camicie a quadri e

coppola. Noi abbiamo la fortuna di averli visti in diverse occasioni; il loro modo di cantare è molto apprezzato, come confermato dal caloroso consenso che hanno ricevuto anche in questa occorrenza. Un duo di kan-ha-diskan, questa volta al femminile, vincitore di numerosi concorsi, è quello delle Mangeouses d’Oreilles formato da Marie-Hélène Conan e Marie-Noëlle Le Mapihan che hanno interpretato alcune danze appartenenti

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Cronaca

Da sx Tristan Gloaguen e Hyacinthe Guégan

Da sx Youn Kamm, Jorg Bothua e Pascal Guingo

alla zona di Loudéac. Conosciamo queste due cantanti da diverso tempo. Marie-Noëlle, in arte Marino, ha pubblicato nel 2013 un album molto interessante: “J’aimerai qui m’aime”. Marie-Hélène, oltre ad essere cantante, insegna danze tradizionali e fa parte dell’organizzazione del Festival “Arz Pobl -Musiques, chants et danses traditionnels d’Europe” che si tiene generalmente verso metà luglio a Pontivy. Un duo caratteristico di suonatori di clarinetto, che ci è particolarmente piaciuto è stato quello composto dal trentacinquenne direttore di War’l Leur, Tristan Gloaguen, e dal novantunenne Hyacinthe Guégan. Due generazioni a confronto, divise da più di mezzo secolo di differenza, ma unite nella musica in perfetta sintonia, che hanno interpretato danze del Pays Fisel. Tristan ha imparato a suonare il clarinetto proprio da Hyacinthe; come si usa dire: la classe non è acqua! Tra i gruppi che abbiamo visto e che abbiamo molto apprezzato, segnaliamo i suonatori Jorg Bothua alla bombarda e Pascal Guingo alla cornamusa scozzese, accompagnati da Youn Kamm al biniou che hanno interpretato delle danze appartenenti al Pays Vannetais. Avevamo già visto suonare Youn in altre occasioni, ma in veste di trombettista e possiamo affermare che suona sia la tromba sia il biniou con molta abilità. Youn Kamm ha recentemente pubblicato un CD in cui suona insieme ad una formazione di cornamuse e bombarde, la “Bagad du Bout du Monde” I concerti Come detto sopra in un’altra struttura erano previsti alcuni concerti; questa la scaletta 16h00 : Spectacle de marionnettes 18h00 : Bodénès / Hamon Quintet 19h30 : Concerts traditionnels 21h30 : Breton Blend 2016 (Pennoù Skoulm et Kornog)

Fest-deiz e fest-noz. Si danza e ci si diverte tutti insieme dal pomeriggio fino al mattino

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Tra una danza e l’altra siamo riusciti a vedere una parte del concerto con Steven Bodénès, bombarda; Sylvain Hamon, cornamusa scozzese; Rozenn Talec, voce; Thibault Niobé, chitarra acustica e Julien Le Mentec, basso. Il


Cronaca

concerto ci è molto piaciuto, anche se a volte il volume del basso era un po’ invadente ed ha avuto in ogni modo un largo consenso da parte degli spettatori, anche in questa occasione numerosissimi. Ottima come sempre la voce di Rozenn; notevole inoltre la sua presenza sulla scena. Questo concerto è stato un assaggio di quello che sarà l’album “Bodénès-Hamon & invités - Daou Don Dañs” che uscirà il 15 aprile, nel quale suonano gli stessi elementi del gruppo. In definitiva questo Festival ci ha lasciato parecchie sensazioni positive; al di là della bravura e della professionalità degli artisti, ci ha particolarmente colpito il coinvolgimento dei presenti, con parecchi tra loro che hanno danzato per ore e ore instancabilmente; d’altronde l’energia che si percepisce in queste danze in circolo, in cui ci si tiene stretti braccio sopra braccio o solo con il contatto dei mignoli, produce spesso un senso collettivo di piacere e serenità. Confermiamo pertanto quanto detto più sopra, bisogna partecipare a questa manifestazione almeno una volta nella vita; ne vale veramente la pena. ❖ Ringraziamo Stéphane Riou per la sua disponibilità e la sua cortesia e per le informazioni sul Festival che ci ha fornito. Un plauso va inoltre a tutti i volontari che si sono impegnati al montaggio delle varie strutture, tendoni, palcoscenici e alla riuscita della manifestazione nonostante le avversità meteorologiche.

Ordine di passaggio degli artisti

Il concerto Bodénès-Hamon Quintet. Da sx Julien Le Mentec, Rozenn Talec, Steven Bodénès, Sylvain Hamon e Thibault Niobé

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Argomenti LA MACINA “LIVE”

Primo disco “live” di questo storico gruppo folk marchigiano

di Giordano Dall’Armellina

Grazie ad una trionfale campagna di crowdfunding, sostenuta dal sito becrowdy.com, La Macina sta realizzando il suo primo disco live!

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opo la fortunata trilogia dell’”Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto”, in due serate memorabili, del 20 e 21 novembre 2014, alla presenza di un pubblico numeroso, festoso e decisamente partecipante, La Macina, nella splendida cornice del Teatro “Goldoni” di Corinaldo, ha registrato questo disco live, che uscirà per la prestigiosa etichetta Squi[Libri] di Roma, entro la metà di quest’anno, 2016, intitolato semplicemente: La Macina live. Il disco sarà allegato ad un libro ed arricchito anche da un dvd, un documentario su Gastone Pietrucci, registrato in trenta comuni delle Marche, luoghi della sua più che quarantennale ricerca sul campo. Nei due concerti live, La Macina si è esibita con il meglio del suo repertorio (tratto dal suo sterminato repertorio, con l’aggiunta di un inedito, una vera e propria chicca, un regalo a tutti gli affezionati, tenaci ed appassionati fans del la Macina: “E me ne vojo ji’ mare pe’ mmare…), che poi sarà riversato sul cd/live. La copertina sarà un’opera pittorica di Carlo Cecchi, creata appositamente per il cd. La presentazione di Francesco Scarabicchi, Massimo Raffaeli ed Allì Caracciolo. LA MACINA Gastone PIETRUCCI, voce Adriano TABORRO, chitarra, mandolino, violino, voce Marco GIGLI, chitarra, voce Roberto PICCHIO, fisarmonica Riccardo ANDRENACCI, batteria, percussioni Giorgio CELLINESE, coordinatore Per informazioni: La Macina 07314263 /3356444547 /www.macina.net

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Interviste INTERVISTA A GASTONE PIETRUCCI, STORICO FONDATORE DEL GRUPPO DI RIPROPOSIZIONE DI MUSICA TRADIZIONALE MARCHIGIANA “LA MACINA” di Giordano Dall’Armellina

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uando si pensa alla bella cittadina marchigiana di Jesi possono venire in mente diverse associazioni a seconda dei propri interessi. Un intenditore di vini penserà al Verdicchio, uno storico al fatto che Federico II di Svevia vi nacque il 26 dicembre del 1194, un musicista che vi nacque Pergolesi, uno sportivo che le nostre migliori spadaccine, la Vezzali per esempio, ma non solo, vengono quasi tutte da Jesi e che “l’allenatore jesino”

viene chiamato Roberto Mancini, attuale allenatore dell’Inter. Sarebbe invece anche da ricordare che lì risiede (nato in una frazione di Jesi) il più grande ricercatore di musica e tradizioni popolari marchigiane: Gastone Pietrucci. L’ho intervistato nel mese di marzo di quest’anno in occasione di una delle mie frequenti visite nelle Marche. Mi accoglie con calore come sempre quando ci incontriamo e questa volta si lascia intervistare per Lineatrad.

Come nasce l’idea della Macina? C’era già qualcuno in famiglia che cantava canzoni tradizionali?

No, nessuno in famiglia cantava ma tutto è accaduto perché nel 1964 ero a Spoleto al Festival dei Due Mondi e vidi quello storico ed indimenticabile spettacolo di canzoni popolari italiane, a cura di Roberto Leydi e Filippo Crivelli, “Bella Ciao” e presentato dal Nuovo Canzoniere Italiano. Improvvisamente quello spettacolo mi coinvolse, letteralmente mi folgorò, ma so-

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Interviste

prattutto mi fece conoscere ed apprezzare un “altro” mondo musicale, un’ “altra” musica, un’ “altra Italia che sapeva e poteva cantare” (come giustamente scriveva, nelle note di regia, Crivelli). La Macina nacque, perché vidi quello spettacolo. E così nel 1968, come tutti i giovani “folgorati” da un grande esempio, prima ho cercato di imitare quelle canzoni, quello spettacolo, con un gruppo di giovani del mio paese di nascita, Monsano (An), con un primo spettacolo-recital di canzoni e testi contro la guerra, “Dolorosa ci fu la partenza…”, (versi di Gorizia tu sii maledetta), poi dopo diversi anni di pausa, con la stessa formazione del ’68 allargata ad altri componenti, nel 1973, La Macina riprese in pieno la sua attività, con il secondo concerto, una rappresentazione di canzoni popolari italiane in due tempi, “Sballottato fra signore e padrone”, sempre sulla falsariga di “Bella ciao” e dell’altro storico spettacolo popolare a cura di Cesare Bermani e Franco Coggiola, per la regia di di Dario Fo, “Ci ragiono e canto”, del 1966, sempre con il Nuovo Canzoniere Italiano. Poi finalmente passato questo primo, inevitabile periodo “imitativo”, La Macina ha incominciato a sviluppare il materiale marchigiano ed inedito della mia ricerca sul campo, incominciando a camminare con le sue proprie forze.

tritatutto, soprattutto di vecchi pregiudizi e vecchi tabù. Con il senno del poi, forse non avrai dato il nome di Macina al mio gruppo, ma ormai questo nome nel bene e nel male è diventato parte integrante della mia vita, e quindi va bene così…

Perché a Monsano c’era una macina, che da bambini ci sembrava enorme. Era proprio di fronte ad un vecchio mulino e da bambini si giocava intorno a quella vecchia pietra, così al momento di dare un nome al nuovo gruppo che si stava formando, la chiamammo così. Oggi forse non sceglierei più quel nome. Ma a quel tempo, con l’entusiasmo e la determinazione dei giovani, ci sembrava il nome giusto: macina come macina di mulino, ma anche come macina

Dal primo periodo “imitativo” ad oggi, diversi ed inevitabili sono stati i cambiamenti di organico. I più sono usciti per stanchezza, per esperienza conclusa, qualcuno per non essersi nemmeno accorto di essere stato nel gruppo, qualcuno forse per essere stato “soffocato” da me, una persona che può “travolgere” e “stravolgere”, a seconda dei casi, in bene o in male. Ma in fondo tutte le “uscite” sono state volontarie, per… fine corsa. Anche se all’inizio i cambiamenti li

Perché hai chiamato il gruppo La Macina?

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“Come è cominciata La Macina?”

“All’inizio eravamo in tanti nel gruppo, soprattutto con diverse donne. C’era solo una chitarra e poco altro. Poi le donne se ne sono andate per varie ragioni, soprattutto familiari e soprattutto di… cuore e a causa di inevitabili e gelosi fidanzati. Il vero gruppo “storico” de La Macina, praticamente si è formato nel 1975, con il sottoscritto, Claudio e Giuseppe Ospici e Piergiorgio Parasecoli, con i quali ho inciso il nostro primo disco nel 1982, “Vene il sabado e vene il venere…”. con l’incoraggiante presentazione di Michele Straniero. Con questa formazione ho inciso i primi quattro lavori discografici: nel 1984 “Io me ne vojo andà pel mondo sperso…”, con una memorabile presentazione di Giovanna Marini, “C’era una volta Caterina nerina baffina de’la pimpirimpina…”, del 1986, monotematico, tutto dedicato al mondo infantile e nel 1988, “Marinaio che vai per acqua…”, che praticamente riprendevano i canti tratti dalla mia tesi di laurea “Letteratura tradizionale orale marchigiana e spoletina”. E poi che fine hanno fatto Claudio, Giuseppe e Piergiorgio?

vivevo come un trauma, oggi, mi rendo conto, che invece non sono stati altro che salutari ed insperate “boccate” d’aria fresca, portatrici di stimoli, idee, spinte, svolte nuove per il gruppo. In fondo (anche se con ritardo) mi sono reso conto che per La Macina, tutti possono essere stati importanti, ma nessuno indispensabile. In fondo La Macina è stata ed è un grande sogno e per portarlo avanti ci vuole sempre un altro “pazzo”, testardo, lucido, folle sognatore che crede e “vive” per quel sogno, non ad intermittenza, ma a… tempo pieno! Perché tutti possono salire sulla tua “barca”, sul tuo sogno, colorarlo, migliorarlo, ma anche abbandonato improvvisamente al suo destino, distruggertelo; e quindi tu devi essere sempre lì, vigile a che questo non succeda, a proteggere e a farlo continuare, giorno dopo giorno, nonostante tutto e tutti. Tuttavia con la prima storica formazione abbiamo fatto i primi quattro dischi e penso sia già un record. Devo riconoscere che tra i primi componenti, Piergiorgio, il fisarmonicista, ci ha creduto fino in fondo e praticamente, con me, ha dato la prima vera identità del gruppo. Diciamo che i primi dischi erano un po’ “scheletrici”, essenziali, direi amatoriali, anche se molto determinati e rigorosi. Piergiorgio con la sua la fisarmonica era un vero, istintivo ed appassionato suonatore popolare ed è rimasto anche quando è subentrato il chitarrista Massimo Carotti che ha dato un’altra svolta a La Macina. Con lui, nel 1993, abbiamo fatto il disco “Angelo che me l’hai ferito ‘l core...” . Un vero professionista, begli arrangiamenti, ma poi, dopo la “fatica” del disco, anche lui se ne è andato. Con l’ultimo gruppo, un collettivo che c’è adesso da 15 anni, abbiamo veramente stabilito un bel record di resistenza e soprattutto di… amicizia! Nel 1999 entra Roberto Picchio che è il fisarmonicista attuale, Adriano Taborro vio-


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linista e suonatore di mandolino e violino, diventato il nostro direttore musicale. Immediatamente dopo è arrivato il batterista/percussionista Riccardo Andrenacci. In questa attuale formazione c’è anche Marco Gigli, voce e chitarra, con me addirittura dal 1997. Ora posso dire che la formazione è al completo e direi ottimale. Adesso gli arrangiamenti sono molto più raffinati: pur non rinnegando ciò che abbiamo fatto nel passato, posso dire che con questo gruppo, La Macina ha dato veramente una svolta; è la formazione con la quale io mi identifico di più. Con la trilogia dell’ “Aedo malinconico ed ardente, Fuoco ed acque di canto” (2002-2006-2010) e con l’ubriacante progetto Macina-Gang, “Nel tempo ed oltre cantando” del 2004, penso di essere arrivato quasi al massimo con questo collettivo. Piano piano, con il tempo, c’è stata una vera e grande evoluzione, dopo quasi trentacinque anni di riproposta musicale rigorosa, questi miei nuovi, straordinari, indispensabili, splendidi “compagni di viaggio”, hanno saputo costruire un nuovo “sound”, prendendo linfa e vigore da quello che La Macina, aveva costruito. Praticamente con loro ho preso coscienza della mia voce, sono diventato l’unico interprete de La Macina quando invece prima la mia era soltanto una tra le tante voci del gruppo. Dove va La Macina?

Va, anche se siamo quasi fermi. Ho fatto tante collaborazioni con i Gang, con il jazz, Valeria Morriconi, Rossana Casale, Moni Ovadia, la musica sinfonica, sempre su materiale de La Macina, la riproposta di alcuni cantautori (Modugno, Tenco, De André), un grande, memorabile omaggio a Piero Ciampi, “Sono bello, bellissimo, il più bravo e non perdono”, riproponendo ben diciotto canzoni di questo “barbone celeste” della canzone italiana, come l’ha splendidamente definito Massimo Raffaeli, e con la

voce narrante di Enrico de Angelis, uno dei massimo esperti di Ciampi. L’ultima, anche se infelice esperienza l’abbiamo fatta, musicando una ventina di liriche dell’anconetano Franco Scataglini, uno dei massimi poeti della seconda metà del Novecento (anche se semisconosciuto al grande pubblico). Un’esperienza scioccante, perché dopo averci lavorato quasi otto anni, aver interpretato queste vere e proprie canzoni in diversi concerti, aver pronto un doppio cd, gli eredi, con una decisione assurda, infelice ed inspiegabile, ci hanno praticamente “scippato” tutto il lavoro, la passione e l’entusiasmo che avevamo messo in questo progetto, vietandoci ottusamente di usare i testi del poeta. Una storia che mi ha ferito profondamente. Ormai comunque Scataglini è diventato parte de La Macina e nessun familiare riuscirà mai a cancellarlo e a toglierlo dal nostro repertorio, succeda quel che succeda… “Tuto è corpo d’amore” una delle liriche più belle di Scataglini (anche se l’abbiamo dovuta togliere dal terzo volume dell’Aedo malinconico ed ardente…) ormai è diventata una grande canzone de La Macina ed io ho ricominciato a riproporla, tranquillamente, anche nei nostri concerti… Sì, con questo gruppo ho fatto tante cose, tante collaborazioni, tanti progetti: mi chiedi dove va La Macina? Sicuramente non si ferma qui, ma almeno per quel che mi riguarda, ha ancora tanti progetti, tanti sogni da realizzare. Ora siamo impegnati nella pubblicazione del nostro primo cd “live”, intitolato semplicemente La Macina live. L’ho fatto quasi per accontentare i giovani del gruppo. All’inizio, sinceramente, non mi interessava molto l’idea, ma adesso sono contentissimo di questa nuova esperienza. Con il cd uscirà un dvd (un documentario su di me, registrato in trenta comuni delle Marche, luoghi della mia più che quarantennale ricerca sul campo)

il tutto allegato ad un libro di 50, 60 pagine, pubblicato e distribuito dal grande editore Squilibri di Roma probabilmente a maggio o giugno di quest’anno. Abbiamo fatto una campagna di “crowdfunding” che è andata benissimo. Chiedevamo 3000 euro e ne abbiamo raccolti il doppio. Tra l’altro questo lavoro uscirà anche con il contributo della Regione Marche sull’editoria che l’editore Squilibri è riuscito ad ottenere grazie a questa collaborazione con La Macina. Cosa c’è in questo live?

Si ripercorre la storia della Macina, 16 tracce che riprendono i vecchi e nuovi brani con nuovi arrangiamenti, tratti dal suo sterminato repertorio, con l’aggiunta di un inedito, una vera e propria chicca, un regalo a tutti gli affezionati, tenaci, appassionati fans de La Macina: “E me ne vojo ji’ mare pe’ mmare…”. Il disco si chiude con la Pasquella, che era presente nel primo disco del 1982 ed idealmente vuole chiudere simbolicamente il “cerchio”. Il disco è bello, potente, “sanguigno” e l’abbiamo registrato, con il pubblico, in due serate memorabili alla fine del 2014 nel Teatro “Goldoni” di Corinaldo (An). Pensa che l’’ Editore Squilibri è quello che ha pubblicato lo splendido lavoro di Roberto de Simone “Son Sei Sorelle”; essere nella stessa Collana, per noi è un riconoscimento veramente prestigioso! Noi siamo pieni e “stracolmi” di progetti e di sogni, anche se il momento è veramente brutto e tutto sembra contribuire a cancellare, distruggere il tuo lavoro. Questa crisi, non solo economica, ma io direi di investimenti, di idee, nella quale si dibatte questa “povera Italia”, sta sistematicamente distruggendo tutto ciò che significa cultura in questo nostro Bel Paese! “Un paese che se ne dimentica è un paese che non crede più in se stesso” ha scritto lucidamente ed amaramente Michele Serra.

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Ci sono ancora informatori o si è raschiato il barile?

Quando iniziai negli anni sessanta sembrava fosse già la fine. I contadini e la gente comune erano scoraggiati perché sembrava che la cultura popolare, e in particolare il canto, non interessasse più a nessuno. Poi per caso, nel 1974, ho fatto ricantare a Monsanto (vicino a Jesi) nella settimana santa, a due ex-contadini, il canto rituale di questua della “Passione” nella più completa indifferenza della gente. L’esperimento viene ripetuto con ostinazione e sempre in sordina e dal solito gruppo, anche l’anno successivo; poi, pian piano, con il passar degli anni, altri gruppi incominciavano ad intervenire e a far grande la manifestazione e ad imporla letteralmente all’attenzione dei monsanesi. Così da allora, per tutto il giorno della domenica delle Palme, gruppi di autentici portatori della tradizione, provenienti da tutte le Marche e dalle regioni limitrofe, ogni anno sempre più numerosi, confluivano a Monsano per la “Rassegna della Passione”. Sull’esempio della “Passione”, poi ospitata con grande successo dal 1985 a Polverigi (An), ho riproposto a Morro d’Alba (An), dal 1983, la Festa del Cantamaggio, a Montecarotto (An) dal 1985 la Rassegna Nazionale della Pasquella ed infine a Monsano dal 1988, per i bambini, l’Incontro Regionale dello Scacciamarzo, completando così nell’arco dell’anno, il recupero della quasi totalità dei canti rituali di questua della tradizione orale marchigiana. Posso dire, con estrema certezza, che grazie soprattutto a queste Rassegne, i pochi cantori e musicisti tradizionali di allora, demotivati e letteralmente allo sbando, hanno incominciato a riprendere coraggio, ad avere fiducia in se stessi, a ritrovare quella dignità e voglia perdute e a riprendere a ritrasmettere que-

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ste loro tradizioni delle quali ormai, addirittura, ci si vergognava. Si. Sono arrivato quando i cantori avevano appeso l’organetto al chiodo e con la mia passione ho riportato dopo pochi anni qualcosa che loro conoscevano da secoli. Sono arrivato nel momento giusto. Se l’avessi fatto adesso sarebbe stato troppo tardi. Pensa che nel corso degli anni in queste Rassegne si sono radunati, sessanta, settanta gruppi di autentici portatori! Sull’esempio di queste Rassegne, oggi qualche giovane ha ripreso l’organetto e, tra l’altro, ce ne sono di bravissimi. Ma se non dai esempi come fanno i giovani ad apprendere, ad entusiasmarsi, ad iniziare? In questo contesto la società è “criminale” perché si è fatto di tutto per cancellare, per livellare, per far dimenticare. Dove trova un giovane un’altra Bella Ciao? Io ho riproposto il Cantamaggio, lo Scacciamarzo, la Passione, la Pasquella per far tornare la memoria, per non dimenticare... Ora non ho più il sacro fuoco giovanile della ricerca ma qualcosa qui si trova ancora. Se giri trovi ancora qualcosa che mai avevi sentito. Qualcuno timidamente sta cercando di continuare. C’è una ragazza che ha fatto una tesi su di me e, molto probabilmente, erediterà il mio materiale. Tieni presente che dalla mia pubblicazione e sviluppo della mia tesi del 1985 Cultura Popolare Marchigiana, frutto della mia ricerca sul campo nel territorio marchigiano, ma con particolare riguardo all’anconetano, c’è stato un secolo di silenzio. Infatti il mio lavoro è arrivato esattamente un secolo dopo dalla pubblicazione del grande ricercatore jesino dell’Ottocento, Antonio Gianandrea, Canti Popolari Marchigiani, del 1885! Tra me ed il Gianandrea, c’è stato il vuoto, l’abbandono, la non conoscenza. Pensa quante voci, quanti ricordi, quante tradizioni sono scomparse, inghiottite nel nulla!

Parlami del Monsano Fok Festival

Monsano Folk Festival c’è già da 30 anni ma se prima c’erano i comuni che foraggiavano ora non ci sono più soldi e comunque si pretende qualità a costo zero. Io faccio letteralmente “salti mortali”, per mantenere la qualità, nonostante il feroce, selvaggio dimezzamento del già eseguo ed imbarazzante budget, cerco comunque, ogni anno, di presentare un cartellone più che dignitoso, ringraziando tutti gli artisti, gli amici, al loro mettersi in gioco e soprattutto al loro entusiasmo, alla loro voglia di aiutare e di arricchire ulteriormente un Festival internazionale ed itinerante di Musica Popolare originale e di revival (unico nel suo genere), un “piccolo-grande” Festival che ha basato da sempre la sua identità e la sua autorevolezza nella sua testa, nel suo cervello, nelle sue idee, nel suo continuamente inventarsi e reinventarsi (grazie anche al supporto più che fondamentale de La Macina), piuttosto che nell’adagiarsi nel “portafoglio”, nei soldi, nei grandi contributi pubblici e privati, che a dire il vero in tutti questi anni hanno latitato alla grande!. Ti faccio solo questo esempio, davvero eclatante; l’anno scorso ho aperto il Festival con un incontro speciale a due voci tra me ed Enzo Cucchi e con la partecipazione straordinaria de La Macina. Ebbene, Enzo Cucchi, uno dei principali esponenti del nucleo storico della Transavanguardia italiana, uno dei pittori più noti a livello internazionale, è venuto, completamente gratis, regalandoci un’ irripetibile, magica, “incosciente”, straordinaria, indimenticabile “conversazione-serata”! Pensa che dai Comuni ho dei budget così esigui che non mi permettono, come potevo fare negli anni “buoni”, di invitare anche gruppi a livello internazionale. Come già ti ho detto, uso La Macina, mi invento progetti, eventi unici che puoi vedere e gustare


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solo al Monsano Folk Festival. Nella maggior parte faccio svolgere i vari concerti in luoghi suggestivi, particolari, intimi, dove l’artista o il gruppo si può esibire in acustica, senza l’ausilio e soprattutto il costo aggiuntivo dell’impianto e del tecnico di amplificazione. La crisi ci vuole togliere la vitalità, l’inventiva, ma io come vedi, non mi arrendo. Ho fatto mia una frase di Amedeo Fago, direttore di un Festival cinematografico italiano, che da diversi anni è diventata la frase simbolo anche del Monsano Folk Festival: “Fare un Festival, di questi tempi, ha un valore anche politico. Perché è un modo di combattere, non solo la crisi, ma anche il silenzio”. La crisi ormai sta livellando, sempre più al basso. Ma è sempre più difficile farci ascoltare, anche a La Macina, che senza dubbio è uno dei più antichi, se non il più antico e longevo dei gruppi storici del folk Italiano. Noi siamo sulla breccia dal 1968, con lo stesso nome, la stessa identità e la stessa voglia di esibirci e diffondere la nostra musica. Ti dico sinceramente che un Gruppo come La Macina, dovrebbe suonare ed esibirsi di più: e non essere praticamente quasi ferma. Quanti concerti fai quest’anno?

Bella domanda: per ora, niente, neanche uno, vedremo in seguito. Vedi, qui nelle Marche, non mi posso lamentare; La Macina ha il giusto riconoscimento che si merita: quasi cinquanta anni di lavoro sul territorio ci ha dato ormai una certa credibilità e soprattutto stima. Ma in altre situazioni, in altri Festival nazionali, c’è il deserto e quello che fa più male, una completa indifferenza. Sarà che in tutti questi anni, senza fare nessuna pubblicità, eravamo richiesti e contattati; ora c’è veramente il vuoto. Pensa che in alcuni Festival che si definiscono di Musica Popolare non siamo stati mai invitati. Ma io dico, un gruppo come La Macina, che ha fatto la storia del folk italiano e quello marchigiano in

particolare, dovrebbe essere invitato a scatola chiusa! Invece non ti puoi immaginare con quanta fatica mi sono proposto (dietro la spinta dei miei musicisti) a qualche Festival o a qualche Folk Club! Ebbene per tutta risposta, mi sono sentito chiedere da questi (diciamo) giovani direttori e responsabili che, quasi a fatica e con sufficienza, mi hanno risposto con freddezza e gelido distacco, di mandare un curriculum (come e peggio di un giovane gruppo alle prime armi!!!). O queste persone sono così giovani ed inesperte da non conoscere il nome ed il lavoro quasi cinquantenario de La Macina (ma allora dovrebbero interessarsi di ben altro e non di musica popolare!!!) oppure volutamente vogliono ignorarci, boicottarci, non so…. A me, ti ripeto, non mi piace elemosinare: vorrei essere riconosciuto per tutto quello che ho fatto e continuo a fare, come ricercatore, studioso e componente, direttore e soprattutto “voce” de La Macina. Il gruppo ora ha grandi musicisti, credo di essere al top della formazione e della maturità; vorrei dimostrarlo, anche perché non mi sento secondo a nessuno. Forse aspettano la mia morte per celebrarmi ed osannarmi come ormai è abitudine in questa povera, misera Italietta, senza passato, senza memoria e disgraziatamente senza futuro. Ma io a questo gioco non ci sto: ho già dato disposizione ai miei compagni del gruppo che se per caso, qualcuno dopo che io non ci sarò più (speriamo più tardi possibile, perché, detto fra noi, sinceramente, non ho nessuna voglia, né soprattutto tempo per morire) avrà il coraggio di darmi un premio, di dire da parte mia che quel premio se lo potranno mettere direttamente in … quel posto (!). Vedi, è un vezzo tutto italiano (direi italiota) di celebrarti quando sei morto. In Italia, del resto, siamo sempre pronti ad osannare quelli che non ci sono più: basta vedere

quello che hanno fatto con Caterina Bueno!!! L’hanno fatta morire di crepacuore, sola abbandonata da tutti, senza nessun concerto negli ultimi anni della sua vita. Ed un artista (te lo posso assicurare, muore, se non ha più la possibilità di esibirsi, se nessuno lo chiama, se nessuno lo fa sentire vivo con la sua musica ed il suo canto!). Poi appena morta sono iniziate di gran carriera le grandi celebrazioni, le grandi fanfare, i tardivi rimpianti. Mentre invece é adesso che voglio il riconoscimento e non essere omaggiato dopo morto. Io ho un bisogno fisico di suonare, di cantare, di provare, di realizzare progetti. Sto male se non lo faccio. Ma cosa deve fare un gruppo se non suonare il più possibile, proprio ora che siamo al meglio delle nostre potenzialità? Con il progetto, Macina/Gang siamo stati al Tenco, anche prima dell’uscita del nostro disco “Nel tempo ed oltre cantando”. Ma nonostante la notorietà dei Gang non siamo andati oltre. Il concerto Macina-Gang (nove musicisti sul palco de La Macina e dei Gang) era veramente una potenza. Dovevamo girare per tutta l’Italia per anni! Invece… Ripeto, si “uccide” un artista, un gruppo valido, nel non dargli la possibilità di esibirsi, quando poi in giro si vedono certi gruppi veramente pietosi, anonimi, che si scopiazzano uno con l’altro, soprattutto senza passato, senza storia, né futuro.. Io mi ritengo fortunato perché continuo gli incontri nelle scuole, nelle Università della terza età, esibendomi principalmente in duo, con il mio chitarrista Marco Gigli. Ma vorrei esibirmi ancora di più con tutto il Gruppo. Non voglio assolutamente tirare i remi in barca. Non mi ha abbattuto nemmeno la malattia (in un anno ho superato alla grande tre operazioni) ora sono più che mai “vivo” e bisognoso e voglioso di cantare di portare in giro

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il nostro repertorio: altro che tirare i remi in barca!!!. Ti dicono che ai giovani non interessa la musica popolare, ma poi quando ascoltano la musica de La Macina, rimangono colpiti ed affascinati. Di fronte all’attuale, misero, stucchevole, raffazzonato, pressappochista, sconfortante panorama della maggior parte dei gruppi folk marchigiani, si rimane veramente desolati. Si avverte chiaramente che non c’è rispetto, ma soprattutto non c’è una profonda conoscenza del materiale tradizionale che questi gruppi senza spessore, senza memoria (e quindi senza anima) pretendono di riproporre. Certamente troviamo dei buoni, anzi in certi casi ottimi giovani suonatori, specialmente di organetto, ma il folclore marchigiano non può essere limitato soltanto al saltarello, anche se il ballo cosiddetto folk va di gran moda dietro l’esempio eclatante ed ormai addirittura insopportabile della famigerata, pubblicizzata, super commercializzata e sfruttata “pizzica” pugliese o agli stornelli licenziosi che sono, per lo più, indecenti, pecorecci e decisamente volgari. Per non parlare delle nuove composizioni pseudo-folkloristiche: improponibili, squallide, irritanti, terribilmente kitsch. Ma la vera cultura popolare ha contenuti, generi, atmosfere, situazioni, ben più profondi e di un grande spessore. Il popolo si esprimeva e comunicava attraverso il canto, la musica, la danza, tutta la sua voglia di vivere. Quindi nel canto, ed attraverso il canto, c’era la gioia, il dolore, la fatica, il sudore, le lacrime, la nostalgia, la speranza, le sconfitte e le vittorie, la superstizione, il rito, lo sberleffo, la licenziosità, la preghiera, la vita, la morte. Tutto questo non si può ridurre a macchietta di folclore come fanno i famigerati, leziosi, stucchevoli e stereotipati gruppi folkloristici che

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banalizzano ed in certi casi offendono e ridicolizzano una grande tradizione che merita prima di tutto di essere conosciuta a fondo e di essere profondamente amata e rispettata. Noi siamo lontani da questa triste realtà; portiamo avanti il nostro lavoro, con grande orgoglio e soprat-

tutto con una innata passione che non ci ha mai abbandonato e ci stiamo preparando a festeggiare (e non celebrare, bada bene) il nostro cinquantenario di attività nel 2018. Cinquantenario (1968-2018) che si può racchiudere con questa bella e significativa frase: “un canto d’amore lungo cinquanta anni”! ❖

Discografia de La Macina

1982, Vene il  sabado e vene  il venere…, Madau-Dischi-MD07, lp-mc. (Felmay,1999,cd,) Premio della Critica Discografica Italiana,1982         

1984, Io me ne vojo andà pel mondo sperso…, Madau-Dischi-MD015, lp-mc                                                   1986,  C ’era una volta Caterina nerina baffina de’la pimpirimpina…,  Madau-DischiMD019,  lp-mc

1988, M  arinaio che vai per acqua…, Nar-Ricordi-FLL500,  lp-mc 1990,  Io vado allà filandra… (a cura di Gastone Pietrucci), MCM-Recorrds-050-W5, lp 1993,  A  ngelo che me l’hai ferito ‘l core…,  MCM-Recorrds-050-W6,  lp-mc-cd 1994,  Canti rituali di questua della tradizione orale marchigiana (a cura di Gastone Pietrucci), MCM-Records-050-W7, lp-mc-cd

1998, J e se vedea le porte dell’affanno…, MCM-Records-050-W8 , cd-mc 1999,  Silenzio, canta La Macina!  (La Macina canta trent’anni della sua storia:1968-1998), MCM-Records-050-W9, cd

2002, A ntologia della Musica Popolare italiana 3 -Marche-La Macina, RED edizioni MP003, cd

2002, Gastone Pietrucci-La Macina, Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto (Vol.I), Storie di Note, SDN024, cd

2004, M  acina-Gang, Nel tempo ed oltre, cantando, Storie di Note, SDN033,cd 2006,  Gastone Pietrucci-La Macina, Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto (Vol.II), Storie di Note,SDN054, cd

2008, Giorgio Cellinese & Macina, Jemece a ffà un sonnellino in fondo allo stagno, MCMRecords-050-W10  (libro con cd allegato)                    

2009, Gastone Pietrucci-La Macina, Da Tuto è corpo d’amore a El vive d’omo, MCM-Records050-W10,cd

2010, Gastone Pietrucci-La Macina, Aedo malinconico ed ardente, fuoco ed acque di canto (Vol.III), Storie di Note,SDN054, cd

2013   Gastone Pietrucci e Samuele Garofoli Quartet, Ramo de fiori, RaRa Records, PHM307 10PG, cd


Recensioni Cantato interamente in catalano di Alghero e pubblicato per l’etichetta Microscopi di Barcellona

CLAUDIA CRABUZZA: COM UN SOLDAT Comunicato Stampa

“Ecco la mia donna guerriera” COM UN SOLDAT, IL PRIMO DISCO DA SOLISTA DI CLAUDIA CRABUZZA La leader dei Chichimeca presenta un lavoro dalle tinte forti, con sonorità che prendono dal folk per restituire un impatto decisamente rock  

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sce ‘Com un soldat’, il primo album da solista della cantautrice sarda Claudia Crabuzza, già leader e fondatrice dei Chichimeca, che vanta importanti collaborazioni sia come interprete che come autrice con artisti come Tazenda, Pippo Pollina, Mirco Menna, Il Parto delle nuvole pesanti, Dr Boost e con la band messicana La Carlota. Il disco, cantato interamente in catalano di Alghero e pubblicato per l’etichetta Microscopi di Barcellona, racconta la storia di una donna-madre-combattente alle prese con le tante facce della vita, con emozioni differenti e contrapposte. “Raó i esperança, amor i vanitat (ragione e speranza, amore e vanità)”, desiderio, guerra quotidiana con antichi dolori e buchi che non si riempiono. Figli e offerte alla Madre Terra, rumori della strada, alberi e cani. ‘Com un soldat’ è, insomma, un album dalle tinte forti con sonorità dure, cadenzate, che prendono dal folk per arrivare ad un impatto decisamente rock. I testi della Crabuzza hanno “incontrato le musiche amorevoli dello scrittore e regista Fabio Sanna, e gli arrangiamenti luminosi e gli strumenti di Julian Saldarriaga e Dani Ferrer, con il tocco magico di Roger Marín che li ha registrati”. “Ho scritto queste canzoni – spiega la cantautrice cominciando dal racconto del momento della nascita del mio primo figlio. Poi è nata ‘Mare Antiga’, una cerimonia per la Terra, grande madre che guida i gesti più naturali. Così sono arrivate tutte le altre canzoni, pensando alle mie amate Frida (la pittrice Frida Kahlo, ndr) e Lhasa (Lhasa De Sela, cantautrice canadese di origine messicana, ndr), donne enormi nel palcoscenico del mondo alle quali dedico due distinti brani, ai miei tre figli maschi, ad amori finiti e posti abbandonati per cercare nuove vite. ‘Com un soldat’ viene da qui, dai miei anni di donna cresciuta, pieni di voglia di fare cose e spegnere i rumori sotterranei”.

Dieci brani in tutto. Una sola cover, un omaggio alla cantautrice campana Bianca d’Aponte che fa anche parte anche dell’album ‘Estensioni’ - voluto dall’associazione Cose di Amilcare e dal Club Tenco - una raccolta di brani dell’artista aversana scomparsa, tradotti ed interpretati da artiste di diversa nazionalità.

I BRANI TRACCIA PER TRACCIA: 1)    REPIC

Repic significa rintocco. Il colpo di un dolore che ritorna sempre più forte, cadenzato, il dolore del parto. Il ritmo della vita che diventa danza di accoglienza per chi viene al mondo. Ma anche un dolore da esorcizzare, un sacrificio per tutti quelli che hanno sofferto e soffrono senza avere in cambio la gioia infinita di un figlio. (Piano, tastiere, tromba, percussioni, cori Dani Ferrer; chitarra spagnola, elettrica, percussioni Julian Saldarriaga; basso elettrico Roger Marín).

2)    MARE ANTIGA

Una ballata dedicata alla Terra. Una trance incalzante di percussioni tribali scandisce i riti a lei dedicati: seppellire la placenta del figlio come fanno i popoli nativi, liberarsi del turbine disturbante dei pensieri e della paura di non essere abbastanza, ringraziare gli elementi che insegnano e regalano generosamente. Terra: famiglia, madre e guida. (Piano, moog, percussioni Dani Ferrer; chitarra elettrica, percussioni Julian Saldarriaga)

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3)    COM UN SOLDAT

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La guerra in cui si vive ogni giorno, soprattutto come donna. La guerra vera che ci circonda, la guerra interiore contro le paure. Ma l’aria leggera della batteria elettronica spinge a sorridere e trasforma la disperazione in gioco, la fragilità in possibilità di ricredersi: forse di tutta quella paura che avvolge e soffoca si può ridere, si può anche ballare. Si balla. (Percussioni, moog, cori Dani Ferrer; chitarra elettrica, acustica, percussioni, programmazioni, cori Julian Saldarriaga).

4)    L’ALTRA FRIDA

“L’altra” è una donna che guarda Frida come in uno specchio, e si chiede come ha fatto a sopravvivere ai suoi dolori profondi, cantando. Il ritmo sporco e cadenzato, tra musica ranchera e canzone da cantina, accompagna le immagini di una donna potente e sicura della sua forza. Il termine “l’altra”, però, si riferisce anche al fatto che questa è la seconda canzone che Claudia Crabuzza dedica alla grande artista messicana. La prima è stata ‘Valse di Frida’, scritta con i Chichimeca. (Piano, percussioni Dani Ferrer; chitarra elettrica, percussioni Julian Saldarriaga; basso elettrico Roger Marín).

5)    ERNESTO

Una linea di piano delicata e la chitarra classica che la insegue correndogli intorno, con il sottofondo di follia del suono raschiato del moog. Questo è ‘Ernesto’ e il suo mondo di estrema delicatezza e di poesia, con l’inquietudine di chi vive un po’ fuori luogo, anche se si tratta di un bambino. (Piano, percussioni, moog Dani Ferrer; chitarra acustica, percussioni Julian Saldarriaga; chitarra classica Caterinangela Fadda)

6)    LHASA

Lhasa de Sela raccontata come pezzi delle sue canzoni, come l’atmosfera cupa e ossessiva del dolore per la sua assenza, come una sorella che se n’è andata lasciando il vuoto e la rabbia. Il silenzio della frontiera abbandonata e l’esplosione di rabbia di chitarre e distorsioni e tamburi notturni. Perché non resti ancora un po’? (Rhodes, piano, percussioni, cori Dani Ferrer; chitarra elettrica, acustica, percussioni, cori Julian Saldarriaga; chitarra elettrica, Fabio Sanna)

7)    NINA NANA MARE MIA

Unica cover del disco. Un omaggio alla giovane cantautrice campana Bianca d’Aponte scomparsa a soli 21 anni poco prima della pubblicazione del suo primo disco. Titolo originale ‘Ninna nanna alla mia mamma’ che, nella versione algherese diventa ‘Nina nana mare mia’. Un brano di rara profondità e intensità che racconta la storia terribile di una donna che uccide sua madre. C’è l’inquieta sonorità del moog, dei rumori di fondo, dello sbattere di ferri e cancelli dentro l’ospedale psichiatrico in cui è rinchiusa. (Moog, percussioni Dani Ferrer ; chitarra elettrica, chitarra spagnola, percussioni Julian Saldarriaga)

8)    LA FINESTRA

Stretti ritmi elettronici e synth per accompagnare la vita nascosta dietro le pareti di una casa qualunque, la voglia di scappare via su un letto volante e la realtà che incombe, il cielo che entra dalla finestra e illumina le bugie, i tagli e le mancanze di una storia da cambiare, ma a tempo di un ballo frenetico. (Moog, rhodes, percussioni Dani Ferrer; sintetizzatori, percussioni, chitarra elettrica Julian Saldarriaga)

9)    FLOR

Vicini alla chiusura del disco ancora una canzone da madre per un figlio. Una canzone di attesa, scritta quando manca poco alla nascita, con le domande e la curiosità, la voglia di conoscere e di insegnare, di regalare e di prendere. Un augurio dolce e soffiato per il bambino che nascerà portando un nome di fiore. (Rhodes, sintetizzatori, percussioni Dani Ferrer; chitarra elettrica, percussioni Julian Saldarriaga)

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10) ARENA I SAL MARÍ

Chiusura da cantina messicana per un disco che ha molto Messico nel cuore, anche se cantato nella lingua delle radici algheresi. Trombe e chitarroni, cori e l’allegria triste di una strada ancora tutta da fare, delle attese e delle speranze che si inseguono. Nessuna pace, di certo: bisogna continuare a camminare. (Rhodes, moog, percussioni Dani Ferrer; chitarra spagnola, percussioni, cori Julian Saldarriaga)

CREDIT: Arrangiamenti J. Saldarriaga e D. Ferrer Registrato da Roger Marín @ La Casa Murada Mixato da R. Marín/J. Saldarriaga/D. Ferrer @La Sexta Baja, Barcelona Mastering Kadifornia Revisione ortografica testi Claudia Soggiu Foto libretto Piergiorgio Annicchiarico Foto copertina Claudia Crabuzza Disegno grafico Claudia Crabuzza Produzione Fabio Sanna/Claudia Crabuzza Parole Claudia Crabuzza/ musica Fabio Sanna Eccetto ‘Nina nana mare mia’ Parole e musica Bianca D’Aponte, adattamento C. Crabuzza

Sul web:

http://www.enderrock.cat/edr/numero117/noticia/937/p6 http://www.claudiacrabuzza.eu/index.php/com-un-soldat/


Recensioni “Siamo noi quelli che aspettavamo” Il nuovo disco di Marco Cantini Un concept storico-generazionale Dalla Bologna degli anni 70 ai giorni di oggi

MARCO CANTINI: IL NUOVO DISCO È UN’OPERA SOCIALE Comunicato Stampa

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ubblicato da Radici Records esce “Siamo noi quelli che aspettavamo” il secondo disco del cantautore toscano Marco Cantini che torna con un’opera che sviluppa lungo 15 nuove scritture un concept storico-generazionale in tre atti...da oggi in tutti i negozi di dischi e store digitali. Un vero e proprio bestiario rivoluzionario sulle amare vicende di un professore precario bolognese dei nostri giorni, che in sogno si ritrova nella Bologna del 1977 per intraprendere un viaggio onirico che inizia tra i movimenti studenteschi, le barricate di sangue, le radio libere, l’eroina e gli irripetibili fermenti artistici dell’epoca. Il disco contiene 15 tracce, tra le quali emergono le struggenti ballate dedicate ad Andrea Pazienza, Pier Vittorio Tondelli e Frida Kahlo. L’illustrazione di copertina è a cura del noto pittore Pablo Echaur-

ren mentre le illustrazioni interne sono a cura di Massimo Cantini. “PAZIENZA” - Il video ufficiale Ecco la ballata dolce ed impegnata che vuole lanciare ai media questo nuovo lavoro di Marco Cantini. Un saggio d’autore che rivolge l’attenzione al grande pittore e fumettista italiano Andrea Pazienza. Il video ufficiale diretto da Giacomo De Bastiani, Alessio Lavacchi e Gabriele Piazzesi, è stato realizzato con la partecipazione dei disegnatori satirici Sergio Staino e Stefano Disegni, dell’attore comico Sergio Vastano e del fotografo d’arte Stefano Giraldi...tutti artisti che hanno conosciuto Andrea Pazienza in vita. Il brano racconta l’ultimo periodo del pittore, il suo ritorno a Montepulciano dopo la parentesi Brasiliana, come fosse un esilio e una rinascita dalla droga...che invece lo ha portato alla morte nel 1988.

Sul finale il brano racconta del funerale ed in parte si è lasciato ispirare da un articolo di Davide Riondino pubblicato su Smemoranda 1994-1995. Lui stesso parla di quest’atmosfera surreale ai funerali di Pazienza e gioca, per così dire, a fare un insolito parallelo con il suo matrimonio raccontando come, in entrambi i casi, quando lui uscì dalla chiesa scoppiò un grande temporale. “SIAMO NOI QUELLI CHE ASPETTAVAMO” - L’Album Tutto il lavoro, che ha visto una lunga e lenta lavorazione durata tre anni, è stato realizzato con la preziosa produzione artistica di Gianfilippo Boni, cantautore, pianista e produttore fiorentino. L’opera vanta molteplici collaborazioni con noti artisti e considerevoli musicisti del panorama nazionale: Erriquez della Bandabardò e Luca Lanzi della Casa del Vento (che hanno cantato insieme a Cantini il brano “Cinque ragazzi”, canzone sugli storici fondatori di “Cannibale” e “Frigi-

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daire”, riviste d’avanguardia che rivoluzionarono la satira italiana), i cantautori Massimiliano Larocca, Giorgia Del Mese, Silvia Conti, Tiziano Mazzoni, Letizia Fuochi, Marcello Parrilli, e una lunga serie di importanti musicisti italiani come Riccardo Galardini, Lele Fontana, Fabrizio Morganti, Lorenzo Forti, Bernardo Baglioni, Maurizio Geri, Claudio Giovagnoli, Francesco Fry Moneti, Paolo Amulfi, Marco Spiccio, Gabriele Savarese, Giacomo Tosti e Alessandro Bruno. Marco Cantini, nasce a Firenze il 19 agosto 1976. Cresce amando e ascoltando cantautori come Francesco Guccini, Fabrizio De Andrè,

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Claudio Lolli e Francesco De Gregori. Inizia a suonare la chitarra a 17 anni da cui le prime scritture inedite. L’esordio discografico arriva nel dicembre 2010 con il disco “Sosta d’insetto” prodotto da Soundrecords: la tracklist è composta da 10 brani realizzati con la produzione artistica del chitarrista Lorenzo Piscopo. Nel 2011 dà vita, con il cantautore Marcello Parrilli, a Zero Cover Firenze; la rassegna - effettuata in locali del capoluogo toscano - nasce con l’intento di dare voci ai cantautori della scena indipendente, in un libero spazio di condivisione musicale.

Molti live a sagomare e rodare bene il nuovo design musicale, molte le collaborazioni dal vivo non ultima quella con Beppe Carletti de I Nomadi. Nell’Aprile 2016 esce il secondo album dal titolo “Siamo noi quelli che aspettavamo”: il disco vanta una serie di importanti collaborazioni come Erriquez (Bandabardò), Luca Lanzi (Casa del Vento), Francesco Moneti (Modena City Ramblers) e tanti altri. ❖

RADICI Records http://www.radicimusicrecords.it/ Ufficio Stampa Protosound Polyproject www.protosound.net


Recensioni Date di pubblicazione: 6 maggio 2016 (Brownswood Recordings, 12”/Digitale - Audioglobe)

DAYMÉ AROCENA: GILLES PETERSON PRESENTA “ONE TAKES EP” Comunicato Stampa

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EP One Takes, in uscita il 6 maggio prossimo, è frutto di sessions in studio tra Daymé Arocena e il boss dell’etichetta Gilles Peterson. Le sessions (come si può intuire dal titolo) sono state registrate in presa diretta. Daymé si è misurata in maniera istintiva con alcune cover di brani tra loro molto differenti in modo da far emergere la sua unicità tanto su brani più scuri e dilatati, quanto sul sound che ha fatto la storia della house americana. Lavorare sulle cover è sempre stato radicato nella tradizione nel jazz così come in quella della musica latina, One Takes si riaggancia a questo approccio per ripartire da li. È un modo perfetto per Daymé per costruire ponti tra differenti universi musicali, che è una cosa che le è sempre venuta naturale. Con un’educazione a cavallo tra formazione classica, conoscenza delle prime grandi del jazz, come Billie Holiday, e le fondamenta spirituali

e musicali della Santería, la sua religione, è cresciuta potendo contare su un’ampia visione. La sua versatilità ha fatto si che potesse lanciarsi in brani per la dancefloor più agitata - come in Stuck di Peven Everett - e in un brano super raro come Asking Eyes di Raffaela Renzulli, rispolverato lo scorso anno da Patrick Forge per ottenere il massimo effetto sulla pista da ballo alla riapertura del Dingwalls, lo storico locale di Camden Lock. Completano la tracklist Gods Of Yoruba di Horace Silver, African Sunshine di Eddie Gale, trombettista tra i ‘60 e ‘70 della Sun Ra Arkestra e El 456 un brano del Cuarteto Los Brito che per Gilles Peterson “è sempre stato una sorta di jolly nelle mie serate”. L’EP diventa così anche una sorta di tour nei meandri più interessanti della collezione di dischi di Peterson oltre che un mezzo per continuare a conoscere la portata di Daymé come performer dopo l’ottimo esordio con Nueva Era (Brownswood Recordings, 2015 - Distr. Italia Audioglobe). Daymé Arocena sarà in tour in Europa a metà aprile e in Italia per due date: giovedì 14 aprile a Roma al Monk Club per la rassegna Jazz Evidence at Monk e venerdì 15 aprile a Milano al Biko Club.

Entrambi i concerti saranno preceduti dalla proiezione del docufilm: La clave, prodotto in collaborazione con la piattaforma Havana Cultura. Il tour è organizzato e promosso da Re::Life Booking Dept. in collaborazione con l’Associazione di Promozione Sociale C’MON! di Roma e il Circolo Arci Biko di Milano. ❖ Tracklist 1 African Sunshine 2 Gods Of Yoruba 3 El 456 4 Asking Eyes 5 Stuck Contatti stampa: Ufficio stampa Re::Life Roots Island // Riccardo Rozzera +39.393.9818120 roots@rootsisland.com

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Recensioni LYRADANZ: UN GIORNO IN BALLO

Rox Records RXR 013

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Main Appearances: Festival “Les Grands Bals de l’Europe” (F), Festival “Boulegan à l’Ostal” (F), Festival “Rencontres Internationales de Luthiers et Maîtres Sonneurs” (F), Festival “Vialfrè - Gran Bal Trad” (Non accreditati), “Tamburin” (Seregno), Teatro della Maddalena (Genova), Festival “Danse de la Pleine Lune” (Losanna, CH). Bio: LyraDanz è un progetto composto da tre musicisti già singolarmente affermati con diverse formazioni nella scena del folk italiano e europeo. L’idea di LyraDanz nasce dal desiderio di introdurre nel Neo-Trad strumenti musicali non canonici quali il salterio ad arco e l’arpa celtica e di fondare un gruppo di musica da danza che non facesse uso di strumenti a mantice classici ma che sperimentasse sonorità inconsuete e nuove. Il gruppo ha debuttato sulle scenes ouvèrtes dei Festival “Boulegan à L’Ostal” (Aprile 2013) e “Rencon-

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tres Internationales de Luthiers et Maîtres Sonneurs” (Luglio 2013) ottenendo un consenso immediato dal pubblico dei ballerini per l’eleganza e l’originalità della proposta musicale. Hanno fatto seguito concerti ufficiali per Associazioni di danza in Italia quali Escarton, Viadanze, Leggeri Passi Folk, Folk ad Nemus etc. Si sono esibiti in maniera ufficiosa ai Festival di Vialfré e Gennetines nel 2015 attirando numerosi ascoltatori. Se in un primo periodo il gruppo ha testato le possibilità strumentali con brani della tradizione da danza francesi, bretoni e italiani ha poi concretizzato uno stile peculiare nei brani di propria composizione, che sono confluiti nell’album “Un giorno in ballo” - una sorta di concept album con 12 brani che scandiscono ogni ora della giornata del ballerino folk - uscito nell’Ottobre 2015 e distribuito dall’etichetta Roxrecords. Dall’uscita dell’album LyraDanz sta ricevendo sempre più consensi e conferme positive dal pubblico dei ballerini e non. Presentazioni del CD sono previste in tutta Italia ed all’estero: Festival in Belgio, Olanda, Svizzera e Spagna si sono già prenotatiper ospitare esibizioni della formazione nel 2016. Inoltre, con grande orgoglio, alcuni brani del CD “Un giorno in ballo” sono già entrati nelle hit dei ballerini… Comunicato Stampa: I LyraDanz sono tre musicisti internazionali che fanno parte di formazioni di musica folk e celtica note in Italia e in Europa. Sono un gruppo di recente formazione che presenta un repertorio sia Neo-Trad di composizione che di brani tradizionali con influenze classiche, popolari, etniche e pop eseguito con strumenti musicali usati raramente nella musica da ballo. LyraDanz rifiuta la monotonia delle strutture e propone arrangiamenti freschi, eleganti, ricchi di dinamica e effetti sorpresa presentati con grande maestria e presenza scenica che porta al pieno coinvolgimento del popolo danzante.


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I LyraDanz sono: Adriano Sangineto (Arpa Celtica in nylon e metallo, Clarinetto Basso, Voce), Caterina Sangineto (Voce, Salterio ad arco, Flauti, Bodhran, Arpa) e Jacopo Ventura (Chitarra Acustica, Chitarra Classica, Charango, Voce). Un’arpa ritmica, giocosa, dall’anima mediterranea; un salterio ad arco, sganciato dalla sua connotazione limitante di strumento “antico” che sfrutta tutte le sue potenzialità timbriche e virtuosistiche; una chitarra che, dalla rumba al flamenco, dal

manouche al jazz diventa lo strumento trainante nella contaminazione. Ballare sulle note dei LyraDanz è un’esperienza unica ed emozionante. Il loro album di debutto “Un giorno in ballo” è già nella playlist dei ballerini folk italiani, un CD di composizioni originali che emoziona e stupisce, diverte e fa innamorare. Un concept album con un brano per ogni attività della giornata: “ogni ora è scandita da una danza, ogni minuto da un passo, ogni secondo da un’emozione…” BAND: Adriano Sangineto: Arpa Celtica a corde in nylon e metallo, Clarinetto Basso, Voce Caterina Sangineto: Salterio ad Arco, Flauto Traverso e Dolce, Voce, Bodhran, Arpa Celtica Jacopo Ventura: Chitarra Acustica e Classica, Charango, Voce Set list: alma bourree (bourrée a 3 tempi) kost ar ch’roat, reel in cerchio, branle d’ecosse, rondeau in catena, congo, maraichine, pas d’ete, bal limousine, hanter dro, an dro, irish jig, irish sets, valzer a 5 tempi ... ❖ Band Contact:

info@lyradanz.com +39 3394697693

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Recensioni TARANTA POWER PRESENTA RENANERA Comunicato Stampa

Album: RENANERA Artista: RENANERA Etichetta: Taranta Power Direzione Artistica: Eugenio Bennato Produzione e arrangiamenti: Antonio Deodati per T.S.A. Total Sounding Area Sito internet: www.renanera.it Taranta Power è il movimento musicale e culturale creato dal cantautore italiano Eugenio Bennato nel 1998 che attraverso varie attività, tra cui quella discografica, mira a promuovere la Taranta attraverso le sue variegate espressioni. Dopo lungo silenzio, lancia l’album omonimo di una giovane band lucana, i Renanera. Il direttore artistico del progetto è lo stesso Bennato il quale ha seguito l’intera realizzazione del progetto collaborando come anche autore a tre delle tredici tracce contenute in RENANERA, secondo album del gruppo. L’uscita ufficiale per il mercato digitale e la distribuzione nei negozi è prevista nel prossimo Settembre, ma Fiorita Nardi, che affianca Eugenio nelle scelte editoriali, ha ritenuto molto importante diffondere le prime copie attraverso i concerti dei Renanera nel tour estivo 2015. L’artista napoletano considera il mito della Taranta un portato culturale della storia italiana e un mezzo creativo che mette in relazione persone di diversa estrazione, di generazioni differenti e di varie provenienze, accomunate dagli stimoli forniti dalla danza tradizionale. Proprio con questo spirito Taranta Power si è fatta artefice del lancio di una band che fa della contaminazione la propria chiave di lettura della musica popolare. Nelle sonorità “renanera” infatti convivono legnosità ed elettronica, loop serrati e melodie fascinose, tammorre energiche e voci oniriche. Proprio da questo contrasto nasce il logo della band: una spirale, simbolo della taranta per eccellenza, ma quadratizzata come i microchip dei sintetizzatori moderni e dei personal computers. Di solito si definisce un album come un punto d’arrivo dopo un lungo percorso. I Renanera lo definiscono “un punto di partenza”. Hanno voluto chiamare il disco RENANERA come il nome della band e se gli chiediamo il perché ci rispondono: «Non abbiamo

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sentito il bisogno di un titolo che facesse da slogan; ciò che accomuna le storie del nostro disco, sono le nostre comuni intenzioni e sensazioni, per questo l’album è “renanera” come noi!». Lo definiscono addirittura il loro primo vero disco, anche se nel 2012 hanno pubblicato “Troppo sud”. Sei musicisti con un background musicale completamente diverso fra loro, che pare sia il motivo di questo magico connubio tra digitale, popolare, classico, elettronico. L’animo popolare del cantante Erminio Truncellito si sposa perfettamente con la predisposizione classica del violinista Alberto Oriolo che a sua volta va a cullare e sottolineare le caratteristiche eclettiche di Unaderosa, simili a quelle del percussionista e flautista Dario Truncellito che è l’anima rock del gruppo, il quale si contrappone in un piacevolissimo dialogo di suoni con la versatilità tecnica e talentuosa del chitarrista Cristian Paduano, tutti vestiti da un unico abito che regala ai Renanera la riconoscibilità e l’autenticità, cioè gli arrangiamenti di Antonio Deodati, nei live alle tastiere. Prodotto come il precedente lavoro discografico dallo stesso Deodati, forte delle sue esperienze precedenti con numerosi big italiani e internazionali, il lavoro discografico è ricco di collaborazioni prestigiose: Vittorio De Scalzi (New Trolls), Michele Placido, Leon Pantarei, Basiliski Roots e lo stesso Eugenio Bennato sia come autore


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GUIDA ALL’ASCOLTO DEI BRANI

Track 1: Ballatarantella

Testo: C.DeRosa – E.Bennato / Musica: C.De Rosa – A.Deodati

Un ritmo dal quale è inevitabile farsi trascinare, acceso, tirato, volutamente semplice ma mai banale. In uno di quei giorni in cui hai un attimo per renderti conto che sei travolto dalla vita in tutte le sue meravigliose assurdità che ti costringono a domandarti se ti sta per scoppiare il cervello o semplicemente stai andando troppo veloce, nasce un tormentone come “balla si t’abballa a cerevella” che insieme ai preziosi consigli del Maestro della Taranta, Eugenio Bennato, si chiamerà “Ballatarantella”. Un testo minimale che racchiude l’immenso senso della vita sottolineandone il ciclo naturale dei ruoli di ognuno e di ogni cosa, che continuano da sempre ad intersecarsi e ad interagire fra loro.

Track 2: Se parti tu

Testo: C.DeRosa – P. Grezzi – E.Bennato / Musica: C.De Rosa – A.Deodati

che come artista; inoltre hanno partecipato musicisti apprezzati come Pasquale Laino (Mango, Matia Bazar, Kletz Roim, Massimo Ranieri, Tosca), Felice Del Gaudio (Dalla, Antonacci, Mango), Alessandro D’Alessandro (Battiato, Eugenio Bennato), Antonino Barresi, Roberto Palladino (Paolo Vallesi, Leda Battisti, Marie Claire D’Ubaldo). Lodevole anche la promozione dell’associazione benefica “Maruzza Basilicata Onlus” all’interno dell’album di cui i Renanera hanno sposato le finalità. Le foto dell’elegante digipack satinato sono di Marco Mele mentre la prefazione all’album è stata firmata dal paesologo e scrittore Franco Arminio: «Nella musica dei Renanera c’è un senso di euforia. Si sente la contentezza del cantare e del suonare. Si sente nel disco e ancora di più dal vivo. Qui il cantare e suonare diventa dirompente. Si sente la migliore energia del Sud. Poesia e impegno civile, amore e lotta, sempre con un’aria di coralità. Una musica festosa, zampillante. Ascoltarli è sentire un tempo antico e nuovo, sentire come l’arcaico sia sempre più il nostro futuro, la dote che i Renanera portano a quest’epoca sfinita e posticcia. E non è un caso che questa dote ci arriva dalla Lucania, da una terra che è capitale della cultura, dove si può coniugare il computer e il pero selvatico, la musica che c’era nell’aria con l’aria che si vuole dare alla musica.». Contatto stampa Basilicata: Antonio Deodati (info@renanera.it) Contatto stampa Taranta Power: Fiorita Nardi (info@tarantapower.it)

L’amore si può raccontare ma non si spiega. Non va descritto con parole complicate perché lo è già di per sé, “l’amore”. Se ami, dillo. Se soffri, dillo. Se sei felice, dillo: in amore puoi. In un’atmosfera nostalgica, nasce questa poesia romantica dedicata alla proiezione di una solitudine. “Se parti tu il nulla, tutto svanisce, nulla succede più”. Gli autori, Pierpaolo Grezzi ed Eugenio Bennato, si sono incontrati solo attraverso il testo che hanno inteso in modo alquanto soggettivo, incontrandosi così nell’intenzione di scrivere una canzone d’amore ambientata in una surreale Matera.

Track 3: Arraggiunamm’

Testo: C.DeRosa – E.Truncellito - E.Bennato / Musica: C.De Rosa - A.Deodati – C. Paduano

In un’epoca in cui è sempre più difficile fidarsi, affezionarsi, innamorarsi e ascoltare i propri sentimenti, finalmente i Renanera, persone completamente diverse fra loro, riescono a ritrovare i valori di cui hanno bisogno, stando insieme davanti ad un sano bicchiere di vino che riaccende la voglia di raccontarsi, confrontarsi e tornare ad inseguire quegli obbiettivi troppo spesso depistati dai soliti invidiosi, ostacolo di ogni percorso valoroso. Sonorità frizzanti e evocatrici di momenti positivi e festosi in cui però non vige frivolezza ma momenti di illuminazione in cui probabilmente si prenderanno importanti decisioni. Per questo il brano si intitola “Arraggiunamm”, “Ragioniamo”.

Track 4: Na Brigante

Testo: C.DeRosa / Musica: C.De Rosa – A.Deodati

Una storia raccontata di bocca in bocca ad Avigliano, il suggestivo paese lucano che dà vita alle numerose storie di briganti tra cui quella leggendaria di cui parla il brano “Na brigante”. Raccontare in pochi minuti, senza tralasciare alcun passaggio cronologico e lasciando che ogni emozione sia trasmessa attraverso l’arrangiamento sofisticato che fa da colonna sonora a questo racconto di un coraggio dettato sicuramente dallo spirito di sopravvivenza; può essere solo questo il motivo per cui una figlia trova la forza di allattare suo padre. Ma ovviamente una storia va ascoltata, letta, va vista e di certo il brano “Na brigante” darà all’ascoltatore le giuste immagini per conoscere questa donna così tanto coraggiosa.

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Track 5: Brigante se more (con Michele Placido ed Eugenio Bennato)

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Testo e Musica: E.Bennato - C. D’Angiò

“Brigante se more” è la bandiera assoluta del brigantaggio. L’unico modo per non sminuirla e mantenerne l’importanza e l’imponenza, era introdurre all’interno del brano elementi che avessero uno spessore altrettanto grande. Ecco perché la scelta di inserire la poesia “Sempre nuova è l’alba” di Rocco Scotellaro, il poeta sindaco di Tricarico e patriota lucano. Farla interpretare dalla voce inconfondibile di Michele Placido, discendente del famoso brigante Carmine Crocco, è stata sicuramente un’idea eccellente che proietta l’intero disco verso “l’alto”. L’autore stesso del brano, Eugenio Bennato, ne interpreta una strofa regalando un prezioso cameo che dà ufficiale consenso ad una rivisitazione del brano che riscontra successo soprattutto nei live della band.

Track 6: Quanta paura

Testo: C.DeRosa – E.Truncellito / Musica: C.De Rosa – A.Deodati – C. Paduano

Per alcune persone è molto più semplice e dignitoso raccontare un’amara verità che tenersi dentro una storia autentica per tutta la vita. Le sonorità celtiche elettroniche di “Quanta paura” evocano un’epoca medievale in cui sicuramente vigeva una chiusura morale tale da condannare anche le cose più naturali, come la nascita di un figlio. Si riscontrano molti limiti ancora oggi nelle opinioni e soprattutto nell’animo della gente che pare non sia mai cambiati da allora. È per questo che la storia attuale di una ragazza madre, raccontata nel brano, sembra essere ambientata nel passato al quale l’autrice attribuisce il comportamento ostile della gente.

Track 7: Quante botte (con Vittorio De Scalzi)

Testo: V.De Scalzi – C.DeRosa – A.Deodati / Musica: V.De Scalzi

Un ricordo colmo di immagini reali. La storia nella storia, quella che racconta della “spada vendicatrice dell’Islam”, il pirata Dragut. Dalla Liguria alla Calabria, le chiese depredate e i saccheggi segnano per sempre i ricordi di popoli che, pur parlando dialetti diversi, hanno visto e sentito la stessa sofferenza. Da qui il desiderio di Vittorio De Scalzi di scrivere in genovese il brano “Quante botte” che sarà eseguito insieme ai Renanera i quali, in un dialetto meridionale, completeranno quel ricordo che rende Nord e Sud uguali nel dolore e nel coraggio.

Track 8: Cup Cup (con Pasquale Laino e Basiliski Roots) (Tradizionale)

“U Cup Cup” sembra appartenere ai Renanera da sempre. La canzone popolare che apre gli spettacoli della band lucana per dire al pubblico: “mo da ccà nun ve jate cchiu”, (ora da qui non andrete più via). Il contenuto del brano narra l’uccisione del maiale e tiene a ricordare che dello sventurato animale, non si butta via proprio nulla. Suonato con uno strumento antico, il cupa cupa, che si sfrega con le mani bagnate, evoca suoni e sensazioni di primordiale perdizione. Sono questi i motivi per cui questo brano è uno dei preferiti dai Renanera e dal loro pubblico. La versione contenuta in questo album, in realtà è una riedizione speciale

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in cui gli ospiti rendono la traccia ancora più personale. I ricercatissimi assoli di ciaramella di Pasquale Laino, pregiatissimo musicista lucano, sono un’iniezione di pura energia tribale; infine un bridge in chiave dub-reggae dei Basiliski Roots, band proveniente dall’entroterra lucano (Satriano di Lucania - PZ), rende originalissima la fortunata canzone che ha reso noti i Renanera nella loro regione.

Track 9: Kalhindia (con Leon Pantarei)

Testo: L.Vulpitta – C.DeRosa – E.Truncellito / Musica: L.Vulpitta – A.Deodati

Spesso l’indole curiosa è alla ricerca di sé stessa in ogni cosa e in ogni persona che incontra durante il suo cammino. Cercarsi nelle origini di un popolo e nelle sue abitudini, scoprire che anche se tutto intorno è diverso, nel profondo dell’anima si è sviluppato lo stesso modo di amare, di guardare e percepire il mondo. È bello pensare che proprio nelle differenze siamo tutti molto simili; è un passo verso la verità che non ci spaventerà domani, a qualunque religione essa appartenga, perché la stiamo già guardando attraverso altri occhi che intanto guardano con i nostri. Il suono della canzone sarà così già intrinseco nel concetto; somiglierà a tante culture ma non ne definirà alcuna. Scritto a quattro mani con Leon Pantarei, uno dei più interessanti percussionisti italiani, Kalhindia getta anche un ponte tra le due culture musicali in modo del tutto naturale ed eufonico.

Track 10: Riturnella (Tradizionale)

Per i Renanera è un vero e proprio orgoglio aver rivisitato e interpretato un brano popolare come il brano popolare calabrese “Riturnella”, che proprio il loro direttore artistico, Eugenio Bennato, ha reso famoso in tutto il mondo. Una storia d’amore che coinvolge tutti e che i Renanera interpretano con un duetto vocale sfruttando sia la voce maschile che quella femminile come in una sorta di corteggiamento, con un sound ricco di ingredienti in stile “Renanera”, in cui spiccano i suoni digitali che trascinano con progressiva energia una melodia classica fino alla fine del brano, così come un fiume in piena arriva impetuoso nel suo mare.

Track 11: Frunnidalìa (Tradizionale)

Spesso le parole più comuni, quelle pronunciate dagli animi semplici, sono anche quelle che arrivano direttamente agli occhi trasformandosi in lacrime d’emozione. “Frunnidalìa” è un canto dell’entroterra lucano che racconta la classica storia d’amore ostacolata dai canoni della società. Uno degli arrangiamenti più sofisticati dell’album, interpretato con un timbro volutamente ibrido come quello di una giovane donna che soffre le pene d’amore.

Track 12: Campo

Testo: C.DeRosa – E.Truncellito / Musica: C.De Rosa – A.Deodati – C. Paduano

“Qualunque cosa io faccia, pare sia sbagliata”: è questa la sensazione che ispira il testo di “Campo” che sta per “Vivo, mio malgrado”. In questo brano il dialetto, più che mai, sintetizza concetti che potrebbero risultare prolissi e troppo filosofici se detti in italiano. Una fisarmonica usata in stile felliniano che rende poetica la denuncia alle incertezze


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che sono diventate paradossalmente l’unica cosa certa che ci aspettiamo quotidianamente, come una scomoda abitudine che nasce spesso dai nostri comportamenti inconsapevolmente, o a volte no, permissivi. Vige una speranza però, quella della morte che, sempre ci credi, potrebbe anche salvarti. Il brano ha portato alla vittoria i Renanera nella quinta edizione di Musica contro le Mafie, contest musicale supportato dal Club Tenco, dall’Associazione Libera di don Ciotti e da Radio Kiss Kiss.

Track 13: Calabrisella in minore (con Alessandro D’Alessandro) Adattamento musicale: A.Deodati

Il brano che rende orgogliosi i calabresi quasi come un inno regionale. Una storia antica che sembra aver ibernato poeticamente le intenzioni della donna innamorata, quella che da sempre vuole a tutti i costi essere “unica”. Il brano originale è un valzer veloce che fa spesso da colonna sonora a banchetti e cerimonie popolari. I Renanera ne valorizzano la romanticità letteraria adottando la versione più antica del testo e riarrangiando il la canzone in chiave minore, rendono così la Calabrisella, un brano d’ascolto, sottolinenadone il contenuto attraverso un’atmosfera a tratti onirica. A contrappuntare l’intensa melodia sono le armoniose sfumature dell’organetto di Alessandro D’Alessandro, uno dei musicisti italiani più acclarati nel genere.

RENANERA - BIO Prodotta da Antonio Deodati, i RENANERA sono una band di sei elementi in uno spettacolo musicale e teatrale di matrice popolare intitolato “TROPPO SUD” come il loro primo album. Sono stati rivisitati molti canti della tradizione popolare del Sud Italia in chiave world e composte canzoni in varie lingue dialettali del Sud. Sonorità etniche e moderne miscelate, voci popolari che si rincorrono tra liriche contadine e ritmi serrati. Le storie, la cultura e l’anima del Sud in uno spettacolo che è un mix di gioia, sofferenza e voglia di stare insieme per ballare e cantare. Momenti di recitazione si alternano alla lirica popolare e all’energia, elemento che caratterizza l’intero spettacolo musicale. I Renanera sono stati ospiti di importanti manifestazioni tematiche dedicate alla musica etnica: Negro Festival 2012 suonando in featuring con Graziano Accinni in apertura di Daniele Sepe, Festival della Tarantella Lucana 2012 di Guardia Perticara (PZ), Lucania Etno Folk Festival 2012 diretto artisticamente da Eugenio Bennato, “Cantami o Diva” - Ascoli Satriano (FG) 2013 (spettacolo di e con Michele Placido), Primo Maggio in Grancia 2014 come band centrale dell’evento, Meeting del Mare 2014 (Marina di Camerota - SA) in apertura di Franco Battiato e nell’edizione 2015 in apertura di Enzo Avitabile, La Luna e i Calanchi edizione 2014 e 2015, festival diretto da Franco Arminio (Aliano - PZ) cha ha curato anche la prefazione dell’album “Renanera”.

I Renanera hanno vinto la quinta edizione di Musica Contro le Mafie (2015), organizzato e prodotto da MK Records, patrocinato da Libera, associazione di Don Luigi Ciotti, in media partnership con Radio Kiss Kiss e Premio Tenco; inoltre sono stati semifinalisti nel prestigioso Premio Musicultura (già premio Recanati) nella edizione 2015 e hanno partecipato alla XIV edizione del Premio De Andrè. Tutte le testate giornalistiche lucane hanno dedicato attenzione alla band. Il regista Nevio Casadio ha ospitato i Renanera in una puntata di Speciale TG1 dedicata alla Basilicata, la rubrica di approfondimento della testata giornalistica della RAI, (andata in onda il 21 Giugno 2015 su Raiuno). L’album “Troppo Sud” è stato distribuito gratuitamente in 2000 copie in allegato a Il Quotidiano della Basilicata nel dicembre 2012 realizzato anche grazie all’affiancamento editoriale della CNI Compagnia Nuove Indye (etichetta discografica che ha lanciato alcune delle figure più rappresentative della musica etnica italiana come Enzo Avitabile, gli Agricantus, gli Almamegretta). “Renanera” è il titolo del nuovo album in uscita ufficiale il prossimo Settembre con Taranta Power, con la direzione artistica di Eugenio Bennato. Il lavoro discografico è ricco di collaborazioni prestigiose: Vittorio De Scalzi (New Trolls), Michele Placido, Leon Pantarei, Basiliski Roots e lo stesso Eugenio Bennato sia come autore che come artista; e musicisti apprezzati come Pasquale Laino (Mango, Matia Bazar, Kletz Roim, Massimo Ranieri, Tosca), Felice Del Gaudio (Dalla, Antonacci, Mango), Alessandro D’Alessandro (Battiato, Eugenio Bennato), Antonino Barresi. Tra il 2013 e il 2015 la band lucana si è esibita in più di 100 concerti suonando in piazze, clubs ed eventi musicali di rilievo.

IL LOGO

Il nostro logo simboleggia la sintesi sonora di due generi musicali: quello etnico e l’elettronico uniti indissolubilmente dal senso di appartenenza alla terra e al Mediterraneo. Infatti, la spirale, simbolo ricorrente nell’iconografia legata alla taranta, e in senso lato alla musica popolare, diventa di forma quadrata come il microchip dei computers e dei sintetizzatori usati per la creazione della musica elettronica moderna. Il carattere con cui è scritto la parola “Renanera” inoltre è stato scelto per significare l’appartenenza al Mediterraneo: con le sue forme ricorda sia le antiche iscrizioni greche che le forme della prima scrittura libica. ❖

Sito internet: www.renanera.it Facebook: www.facebook.com/renanera.music Youtube channel: www.youtube.com/renanera Contatti: info@renanera.it Produzione: Antonio Deodati 328.8671388

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Recensioni ORCHESTRA BAILAM: TAVERNE CAFÉ AMÁN E TEKÉS

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di Loris Böhm

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onsidero l’Orchestra Bailam un sodalizio che ha seminato tanto durante la carriera artistica, ma ha raccolto davvero poco. Il precedente album “Galata” era un autentico capolavoro... a mio giudizio ANNI LUCE il miglior album italiano 2013, ma stranamente solo noi di Lineatrad l’abbiamo giustamente premiato con una targa. “Taverne Café Amán e Tekés” è stato presentato al pubblico come una produzione teatrale per circa un anno: ho assistito allo spettacolo. L’intenzione del gruppo musicale, attraverso scene teatrali, era di far notare al pubblico come questi luoghi di intrattenimento, tra l’800 e il ‘900, erano fonte di continui scambi culturali, sia a carattere sociale che musicale, contribuendo a migliorare le civiltà, e ponendo le basi della attuale società multietnica e multireligiosa. Ai dialoghi sul palco, alla musica di sottofondo del gruppo, ad un certo punto veniva offerto al pubblico in sala una tazza di the al cardamomo, per creare l’atmosfera e rendere ancor più partecipe l’intera platea. Adesso il CD in questione rappresenta un ricordo tangibile di un intenso lavoro, fondamentale...

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rappresenta l’anello mancante, il ponte tra la civiltà di due secoli fa e quella contemporanea, in chiave musicale, ovviamente intesa tra continentale e ottomana! L’orchestra infatti suona praticamente tutti gli strumenti della tradizione ottomana in questi undici brani. Forti profumi d’oriente, uniti alla genialità di questa orchestra capace di cogliere, miscelare, sperimentare, per infine realizzare, un’opera ben lontana dalla semplice riproposizione arrangiata che fanno gli altri musicisti. Insisto a dire che l’Orchestra Bailam non può essere etichettata: rappresentano arte pura, e come tali devono essere giudicati. La etichetta Felmay di Beppe Greppi si occupa esclusivamente dei migliori artisti in circolazione, si sa, e con quest’opera può fregiarsi di un “fiore all’occhiello” di indiscutibile valore; anche la confezione e la cura nella grafica e nei contenuti del libretto è esemplare (trascrizioni dall’italiano all’inglese e addirittura arabo!). Per chi condivide la multiculturalità musicale e lo spessore artistico è autentica incoerente follia non possedere questo disco, e non aggiungo altro! ❖


Recensioni Felmay Records fy8235

YO YO MUNDI: EVIDENTI TRACCE DI FELICITA’ di Loris Böhm

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eleberrimi e consacrati, il loro disco “Munfrâ” ci aveva stregato nel 2011, il miniCD “La solitudine dell’Ape” ci aveva commosso, ora questo “Evidenti tracce di felicità”, dall’incedere “ameri-

Radici Music Records RMR 162

cano”, grazie al supporto del musicista bluegrass Paolo Bonfanti in alcuni brani, ci sorprende. Molto stravaganti, hanno la caratteristica che ogni produzione è diversa da quella precedente: queste “Evidenti tracce” non fanno eccezione alla regola. Dissacranti e ironici, sempre alla ricerca di qualcosa di diverso, non puoi amarli sempre nè odiarli sempre... Questo lavoro, anche se di notevole intensità, personalmente non mi fa impazzire. Nonostante la indiscutibile classe e l’abilità con cui confezionano questo CD, sembrano al di sotto del loro altissimo standard abituale. Nel libretto ci sono i testi e i musicisti che suonano

per ogni brano, le citazioni e i ringraziamenti, ma nulla sul pensiero che ha indotto i nostri a mettere insieme questi 12 pezzi, sulla provenienza e la finalità dell’album. Mah, forse chiedo troppo, ma non è mia abitudine descrivere un lavoro solo su mie impressioni epidermiche. Quando un gruppo ti cambia ogni disco le carte in tavola, mi sembra legittimo avere la curiosità di capire la storia di ogni composizione o almeno il motivo che induce i nostri a cambiare sempre gli invitati; se riuscissimo ad entrare nel loro mondo, magari li ameremmo di più. Per il momento è così: prendere o lasciare; noi prendiamo, poi chissà... ❖

MUSICANTI DEL PICCOLO BORGO: FAMMI CANTARE A ME DE CAPRACOTTA di Loris Böhm

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l gruppo di Silvio Trotta quest’anno compie ben 40 anni di attività. Anche se non traspare da questo disco, guarda caso uscito dopo una lunga pausa discografica, dovrebbe celebrare la lunga attività dei Musicanti. Ogni anno sono impegnati ad organizzare il festival “Pifferi, muse e zampogne” di cui abbiamo parlato nel numero 42 di Lineatrad del dicembre scorso. Quasi un peccato che in questo album trovino spazio solo sette brani, benché lunghi, perchè dei Musicanti non ci stancheremmo mai di ascoltare la musica. I brani sono: Ritorno dalla transumanza, Fammi cantare a me de Capracotta, La figlia meia, Pastorale per Gaspare e Rodolfo, Ninna nanna, Pastorale di Capracotta, Fonti tradizionali. Si tratta di un repertorio tradizionale presentato ultimamente dal gruppo, assai coinvolgente, e decisamente meritevole di considerazione, anche perchè quest’anno produrranno un album celebrativo in versione trio. Potremo ammirarli il 30 aprile al gran completo al Parco della Musica di Roma insieme all’Indaco Project. Nel frattempo il consiglio è quello di assicurarsi questo disco. ❖

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Recensioni GIORGIA DEL MESE: NUOVE EMOZIONI POST-IDEOLOGICHE

Radici Music Records RMR 416 di Loris Böhm

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bbiamo parlato del suo secondo album sul n. 21 di settembre 2013 in termini lusinghieri, anche se quel suo stile particolare non era facilmente assimilabile. Queste “Nuove emozioni” mantengono fede a quello che promettono: Giorgia acquista una personalità straordinaria in questa terza opera. L’avevamo sentita al Lilith festival genovese del 2015, e la ascoltiamo ora, e i progressi sono stupefacenti... non si può neanche parlare di conferma, ormai Giorgia Del Mese è entrata in orbita tra le più rappresentative cantautrici italiane in circolazione. Undici brani dove è difficile estrarre un “singolo”. I testi sono poeticamente coinvolgenti, tutti racchiusi nel libretto, e che bella copertina! La strumentazione chitarristica ed elettronica è essenziale ma penetrante allo stesso tempo. La sua voce è suadente, il ritmo ossessivo, l’orecchiabilità intrigante. Una delle migliori produzioni Radici Music di sempre. Segnatevi questi titoli: Nuova visione, Bello trovarti, Caro umanesimo, Soltanto tu, Fuoco tutto, Lacreme, Strana abitudine, Senza più scuse, Tutto a posto, La cosa da dire, Reprise... A questo punto dovrei fare le raccomandazioni di rito, solo che non le faccio al lettore-appassionato (che sa già cosa fare) bensì al produttore discografico Aldo Coppola: non farti scappare questa aspirante star, le major stanno in agguato! ❖

CIATUZZA: VURRIA VULARI

Radici Music Records RMR 166 di Loris Böhm

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i Ciatuzza ricordiamo volentieri il suo primo album “Tant’amuri r’unni veni” del 2012, una autoproduzione interessante nel contenuto sonoro, pur racchiusa in una spartana confezione, priva di particolare valore artistico. In questo secondo CD la simpatica “cantatrice” siciliana (Giada Salerno il suo vero nome), si occupa di musicare una parte di canti popolari raccolti verso la fine dell’Ottocento nella sua isola. Gran parte parlano di storie d’amore, e queste 19 canzoni, quasi tutti di breve durata, offrono molteplici riflessi di un’unica gemma il cui involucro è curato dalla Radici Music, ed è tutta un’altra storia: tutti i testi delle 19 canzoni sono trascritti in siciliano, italiano ed inglese... inoltre ampie note introduttive e belle foto. Peccato che tutta questo testo sia stampato in corpo piccolo, e qualcuno (come me) deve ricorrere alla lente per non stancare la vista. Ciatuzza canta e suona la chitarra; Denis Stern l’accompagna alla chitarra; Giorgio Maltese suona tamburello, castagnette, marranzano, mandolino, azzarinu; Fulvio Farkas suona la darbuka... la passione è elargita in quantità, il sentimento traspare dalla capacità di Ciatuzza di adattare le sue musiche ai testi popolari siciliani. Non manca nulla per poter piacere! ❖

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Recensioni Radici Music Records RMR 167

PNEUMATICA EMILIANO ROMAGNOLA: ZUFFI - QUALSIASI MUSICA MA MAI MUSICA QUALSIASI di Loris Böhm

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rmai sono passati oltre tre anni dalla scomparsa di Stefano Zuffi, a soli 55 anni, lasciando un ricordo indelebile nella storia della musica tradizionale emiliana. Per cui questa produzione in suo onore, come dice Umberto Cavalli nella prefazione, risulta ben diversa a quello che doveva essere: “Quando ho iniziato a registrare questo doppio disco avevo esattamente in mente cosa non sarebbe stato; non sarebbe stato un “tributo” nè tantomeno un “omaggio” o una specie di “addio”. Non sarebbe stato triste nè rigorosamente filologico e non sarebbe stato mirato al ballo o al canto. Il risultato rispecchia molto ciò che immaginavo...”. In parole povere Umberto ci vuol far capire che questo doppio album è “Tanta roba”, in piena libertà espressiva, raccolta dalla Pneumatica, con tanti ospiti illustri tra cui Tendachent, Lou Dalfin, MCR, che si alternano al microfono. Il primo CD racchiude ben 20 brani per un’ora e 15 minuti di ascolto. Non mancano alcuni interventi vocali narrativi. Il secondo CD contiene 22 brani con la stessa durata totale. Una impepata di folk... personalmente sono diffidente su questi mega album, era interessante sapere quanto potevo resistere all’ascolto prima di spegnere il lettore (sono tanti i CD in attesa!): ebbene l’ho ascoltato tutto d’un fiato e mi riprometto di riascoltarlo al più presto. La selezione dei brani è molto intelligente, appropriata, ed ogni traccia è una nuova emozionante sorpresa. La confezione poi, curata da Radici Music, è notoriamente di pregio, graficamente piacevole; il libretto ricco di annotazioni interessanti per ogni traccia, ricco di citazioni su Stefano Zuffi, una produzione sontuosa... appunto: “qualsiasi musica ma mai musica qualsiasi!” ❖

PER RISVEGLIARE LA MENTE...

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Lineatrad 46-2016  

La Casa del Vento Premio Palazzolo a Laura Parodi Music Inside Art Festival Printemps de Châteauneuf Pneumatica Emiliano Romagnola Stefano S...

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