Page 1

Distribuzione gratuita esclusivamente in formato digitale senza pubblicità www.lineatrad.com - italia: www.lineatrad.it - internazionale: www.lineatrad.eu

mensile Anno 2 n° 15 marzo 2013 € 0,00

a r i d a C Il “nuovo” Trio Lescano Branco Selvaggio Cantica Nova & Edaq Elva Lutza Jan Peire De Bousquier

La pastora e il lupo Associazione Lilith Cadira Anna Granata & Whisky Trail Sursumcorda


Sommario

n. 15 - Marzo 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

—04

04

La leggerezza del Trio Lescano

—11

11

L’Occitania in musica e ballo

—17

17

Cantica Nova: per strumento nient’altro che voci

—06

06

Il “nuovo” Trio Lescano

—13

13

Le iniziative del Suq: Cous cous, pesto e mandolino

—21

21

Alberto Cesa annotazioni e prefazioni

08

Jan Peire de Bousquier

—15

15

Branco Selvaggio

—24

24

Associazione culturale Mantice

—08

Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

L

inea... sembra che tutti abbiano perso una linea (di giudizio, di comportamento, di logica) e via dicendo: noi di Lineatrad invece abbiamo le idee ben chiare e anche nel quindicesimo mensile cerchiamo di proporre il meglio della musica. Rischio di diventare un predicatore, ma in questo periodo storico (dove non esistono garanzie, dove tutto è fermo, compreso il denaro che è praticamente impossibile da ottenere) siamo collocati noi di Lineatrad, con la nostra rivista che si propone ogni mese di essere sempre un saldo punto di riferimento nel panorama musicale italiano... Vi sembra poco? Questo mese pubblichiamo più interviste che cronache, a riconferma che ci sono pochi eventi live di cui parlare in Italia (crisi + mese corto = brutta combinazione!). Nonostante ciò esiste una rete di festivals “indipendenti” coordinata da Audiocoop, che persevera a programmare eventi futuri “La carovana dei festival”. Noi siamo mediapartner di IndieIsPonente, e compren-

22

15/2013

diamo che questo gruppo di giovani organizzatori rappresenta il futuro della musica (anche il folk) in Italia. Tornando a noi, si avvicina la fine di marzo, quando avrà luogo il “summit romano” del Comitato Direttivo di Lineatrad, un evento per noi epocale, aperto anche ai reporter e simpatizzanti. Tante saranno le idee da esporre per il futuro della nostra rivista, delle quali non vogliamo (e non possiamo) anticipare il contenuto. Troverete notizie aggiornate sul programma, la data e il luogo in cui si svolgerà, sul sito www.lineatrad.it e in inglese sul sito www.lineatrad.eu. Ma veniamo a questo numero. Partiamo dalla copertina: i Cadira sono un duo che ha ben impressionato al festival del Mediterraneo di Genova nel 2012 e adesso si presenta con un nuovo disco “Mar”, carico di sensualità e di dolcezza. Li ho ascoltati in un convincente concerto all’Arci Zenzero di Genova... voce e chitarra alternata a liuto. Alle ore 22,30 succede quello che nessuno si sarebbe aspettato:

Argomenti

Editoriale delle robuste mani bussano violentemente alla porta del circolo e interrompono di fatto il mirabile concerto. Sono un paio di carabinieri che intimano di interrompere lo spettacolo perché arreca disturbo ad un residente del piano superiore del palazzo. Tutti gli spettatori rimangono increduli, considerando l’acusticità del suono e l’orario di mezza serata. Le autorizzazioni, il contesto, l’orario, non esiste nessun presupposto per interrompere in maniera brusca un concerto così “innocuo”. Appena il tempo di ascoltare un altro brano, nessun bis, e siamo invitati dal gestore del locale a bere un bicchiere di vino per dimenticare l’accaduto e finire la serata. Ma le espressioni incredule e deluse dei bravi Cadira non le dimenticherò facilmente: non posso fare a meno di promettere loro una copertina... se la sono meritata. Ben altra “copertina” vorrei rifilare invece a quei veri disturbatori di un evento così magico. Il 22 a Loano sarò impegnato nella giuria per la selezione di un gruppo


26

Edaq, il futuro è arrivato

—30

30

La pastora e il lupo

—37

37

Sursumcorda: musica d’acqua

—28

28

Elva Lutza

—32

32

Associazione Lilith Il cantautorato al femminile

—38

38

Un’intervista ai Sursumcorda

29

Elva Lutza, il disco

—34

34

Recensioni: Anna Granata, Cadira, Whisky Trail

—26

—29

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

da inviare a Folkest, i tre gruppi che si affronteranno, benchè piuttosto diversi come genere proposto, hanno talento. Sarà una scelta ardua e mi impegno di dar ampia visibilità sulla rivista anche ai gruppi “sconfitti”, non per questo meno meritevoli di essere considerati per il loro lavoro, perchè per Lineatrad non esistono categorie di merito: chi si sbatte per darci della musica di qualità da ascoltare merita comunque la massima considerazione. In contemporanea ma a Genova, avremo l’anteprima del nuovo disco dell’Orchestra Bailam - Compagnia di Canto Trallalero titolato “Galata”, la cui cronaca sarà affidata a Danilo Parodi, un esperto in materia “klezmer”. Un numero transitorio questo, dunque, ma tanta carne al fuoco per i prossimi mesi... quello che mi auguro è che ci sia di cui parlare per ogni regione, cosa che non sta succedendo finora. Come dicevamo prima, interviste direi “obbligatorie” a Edaq con il loro meraviglioso nuovo disco, al “nuovo” Trio Lescano interpretato a teatro, e torniamo

a parlare di Occitania con l’intervista a Jan Peire de Bousquier (Gianpiero Boschero) e balli occitani. Per ultimo, ma non di minore importanza, parliamo delle attività del Suq di Genova, coordinate da Carla Peirolero, che comprendono tante esibizioni di gruppi folk multietnici in una sorta di gemellaggio con le culture nostrane... un vero crocevia interculturale che si svolge ormai tutto l’anno a Genova e in altre città italiane collegate con l’organizzazione Chance Eventi. Tutto sommato anche per questo mese c’è da leggere nonostante la recessione... e mentre scriviamo sembra che finalmente ci sia un governo in questa nazione disgraziata... può essere un segno positivo, una speranza affinchè si possa lavorare con più serenità per questa rivista e per la musica tradizionale in futuro, ma è ancora presto per poterlo affermare. Incrociamo dunque le dita e andiamo avanti (non come fanno gli alpini, beninteso!!) consapevoli di tramandare la tradizione al futuro! ❖

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 15 - MARZO 2013 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Massimo Cerutti, Pietro Mendolia, Ita Cesa, Giordano Dall’Armellina, Edmondo Romano, Gloria Berloso, Roberto Sacchi, Donato Zoppo Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

15/2013

3

3


Cronaca UN “NUOVO” TRIO LESCANO

“La leggerezza del Trio Lescano” Testo e Regia Compagnia Teatro Nudo Prodotto con la Fondazione per la Cultura di Genova di Edmondo Romano

con clarinetto chitarra violino

44

Lidia Treccani Sara Cianfriglia Simona Fasano Edmondo Romano Luca Falomi Roberto Piga

voce fuori campo Aldo Ottobrino arrangiamenti consulenza storica costumi audio e luci

15/2013

Edmondo Romano Gabriele Eschenazi Claudia Chiodi Raffaele Coco

L

e tre grazie ebree del microfono fascista che Marinetti chiamava iperbolicamente: ‘le sorelle che realizzarono il mistero della trinità celeste’…; e alle quali il regime fascista concesse la cittadinanza italiana, ma non l’immunità dalla persecuzione. Questa è la vicenda bizzarra del Trio Lescano. Ossia di Alessandra (Alexandrina Eveline), Giuditta (ludith) Caterinetta (Katharina Matje) Leschan all’anagrafe e Lescano per il resto del mondo: dive radiofoni-


che di livida bellezza avvolte nello swing, ungheresi di cittadinanza, olandesi di nascita ed ebree per trasmissione diretta. Nel 1935 le tre sorelle arrivano in Italia, dove incontrano Carlo Prato, figura mitica dell’Eiar. Quando Prato incontra le ragazze le mette a lavorare sul canto armonizzato a tre: un modo di cantare modernissimo perché richiamava lo swing, musica all’avanguardia per l’epoca. Nel ‘38 le Lescano sono già leggenda e guadagnano mille lire al giorno, al tempo in cui mille al mese sono una pallida speranza per l’italiano medio. Resteranno in auge fino al 1942, ma essendo ebree, con la persecuzione nazista la loro immagine si incrina, anche se avranno fino all’ultimo sostenitori che tenteranno di proteggerle, per la loro fama e l’affetto che dedica loro il pubblico. Nel 1943, già ostracizzate da tempo dall’Eiar ma ancora famosis-

Cronaca

sime nei teatri d’Italia, dove girano con le compagnie migliori dell’epoca, vengono purtroppo arrestate in scena a Genova al Teatro Grattacielo: non dalla polizia fascista, che probabilmente non aveva il coraggio di fare un gesto del genere su personaggi così popolari, ma dalla Gestapo. Si dice che l’arresto avvenne su delazione di un qualche trio concorrente, ma non è mai stato provato. Scarcerate, fino a guerra finita e regime abbandonato restano a Saint Vincent. Ma nel 1946 il mondo è cambiato e loro, pur vittime, sono viste come immagini del fascismo.  Il palco è essenziale e viene riempito dal racconto della loro storia e dalle esecuzioni dal vivo di alcune delle loro canzoni più famose (Tulipan, Ma le gambe, Maramao, Pippo non la sa, Signorina grandi firme, La famiglia canterina, Non dimenticar le mie parole, La gelosia non è più di moda)

In questo Concerto-Teatrale 3 attrici e 3 musicisti racconteranno la storia del mitico trio vocale attraverso i mutamenti musicali degli anni ’40 con la censura e lo swing che dall’America penetra e si trasforma, ed in contrappunto lo spaccato storico dell’Italia fascista con gli editti e le persecuzioni razziali per riscoprire la necessità di ricordare la storia con i suoi “corsi e ricorsi”… ‘La leggerezza del TRIO LESCANO’ era in prima nazionale al Teatro Stabile ‘Duse’ a Genova dal 30 gennaio al 3 febbraio 2013. ❖

COMPAGNIA TEATRO NUDO Sede legale : Stradone di Sant’ Agostino 18/3, 16123 Genova tel : 010 8690599 Direzione Organizzativa: Edmondo Romano 347 9020430 Direzione Artistica: Simona Fasano www.compagniateatronudo.eu compagniateatronudo@libero.it

15/2013

5

5


Interviste IL “NUOVO” TRIO LESCANO DENUNCIA: LA CREATIVITÀ MUSICALE AL SERVIZIO DEL POTERE ESPRESSIVO E NON IL POTERE CHE INFLUENZA LA CREATIVITÀ di Loris Böhm

1) La leggerezza del Trio Lescano: quale ispirazione ha portato alla realizzazione di questo “concerto-teatrale”? Sarà riproposto, considerando il successo ottenuto a Genova, di cui sono stato testimone (il Sindaco si è spellato le mani...)?

L’idea dello spettacolo è nata dal desiderio della Compagnia di sperimentarsi in uno spettacoloconcerto dedicato alla musica degli anni ’30 e ’40. Così studiando quel periodo storico siamo rimasti affascinati dalla paradossale storia del Trio Lescano: straniere-ebree diventano le icone del Fascio cantando lo swing… Più rivoluzionario di così! Le recite a Genova sono state davvero accolte con calore dal pubblico genovese famoso per la sua freddezza; e questo ci ha dato la forza per promuoverlo a

© Giulia Spinelli 2013

66

15/2013

tappeto in tutta Italia, vedremo tra che l’uomo pratica anche inconqualche mese quale sarà l’esito in sciamente, sempre. La musica è il più potente mezzo di comunicaquesto particolare paese… zione che l’arte possiede, da sem2) Al giorno d’oggi si tende a valo- pre è sfruttata dal potere di turno. rizzare, anche in campo musicale, ciò Almeno il Trio Lescano ha avuto che detta la moda. Non sempre que- davvero tempi di gloria, tutti conosto atteggiamento premia chi è inno- scevano e cantavano le loro canvativo o addirittura rivoluzionario. Il zoni e nel tempo si è insinuato nei Trio Lescano è stato innovativo allora, ricordi di molti italiani e non solo. ma il regime politico ha dettato la sua gloria e la sua fine...

Purtroppo oggi come allora l’Arte è succube del Potere, l’artista viene ed è costretto a lavorare per commissioni e sicuramente questo non lo rende libero di esprimere completamente la sua potenzialità. Un artista libero è capace di modificare la visione di un intero popolo, l’arte è la base della crescita e del riconoscimento della bellezza, ricerca

3) Anche nella musica, quello che oggi sembra innovativo tra un secolo farà parte della tradizione... non sembra sciocco dar maggior credito ad un solo aspetto artistico?

Questo è un grande tarlo delle nostre menti, ma forse l’uomo non è in grado di vivere nel presente e quindi ri-vive solo rinvangando il passato… E’ per noi un mistero…


Interviste

4) Spesso per motivi “amministrativi” dettati dalla moda si tende a favorire la programmazione di un concerto riferito ad un particolare genere musicale piuttosto che ad un altro... in questo il folk e la tradizione sono penalizzati da una certa miopia dei nostri governanti, quale futuro ci aspetta?

Un paese colto crea esseri coraggiosi, governanti attenti; un paese che valorizza il denaro come principale elemento nelle vite delle persone creerà esseri egocentrici e sordi, incapaci di leggere l’invisibile, elemento fondamentale per un artista e creerà artisti autoreferenziali ed egoici. Il coraggio è un lento e lungo processo quando questo viene maturato da un popolo e purtroppo il nostro paese si sta sempre più allontanando da una visione coraggiosa e non solo nell’arte. Vivere di arte oggi è difficilissimo, vivere di musica tradizionale lo è decisamente ancor di più; ciò che mi affligge è che la mancanza di coraggio non è più solo prerogativa dei potenti ma anche dei miei “simili”. 5) La deplorevole influenza che il regime fascista ha prodotto sul percorso artistico del Trio Lescano potrà ripetersi in futuro con altri governi e altri artisti? Teniamo presente che la “sinistra” da sempre favorisce la cultura musicale più di quanto fa la “destra” politica.

Questo è sempre accaduto fino ad ora! Da sempre gli artisti sono stati manipolati e poi dimenticati poiché non più utili al Potere… Bisognerebbe proprio scindere l’Arte dalla Politica, o meglio, fare in modo che l’Arte sia finanziata in modo autonomo, dai privati che al posto dell’ IVA o di una tassa mantengono viva la Cultura: Bene necessario per la formazione di ogni essere umano. 6) Da un lato il movimento occitano al nord che ha generato decine di gruppi tendenti a riproporre quel tipo di folk, dall’altro il movimento

della taranta che ha fatto altrettanto al sud... e in mezzo altri fenomeni di riproposta etnico-regionali. Questi “movimenti di massa” un po’ stereotipati nella musica folk ostacoleranno gli autori personali come te, che pur si rivolgono alla tradizione, a ritagliarsi un largo consenso di pubblico, oppure viaggiate su binari di utenza differenti?

Decisamente lo stereotipo è un risultato di una visione canalizzata della musica e nuoce alla libera creatività e proprio perché è guidato da chi detiene il potere crea a suo utilizzo economico dei riflussi musicali continui (ogni 15 anni circa, giusto il tempo per un ricambio generazionale) quando questi possono portare a nuovi introiti economici. Non so dire se questo ostacoli il mio lavoro, sicuramente è espressione tangibile di commercio spesso fine a se stesso e sicuramente influenza la crescita musicale e culturale di un sistema. Questo non avviene solo nel folk, ma in tutti gli ambiti musicali. 7) In pratica, un mass-media, per limitare i danni procurati da una moda arbitraria creata artificialmente da situazioni politiche (e noi di Lineatrad siamo parte in causa) come si dovrebbe comportare? Ricordiamo che il benessere o la miseria di un popolo, creata da un governo, può incidere notevolmente sull’attenzione del pubblico verso la musica, vero “termometro sociale” della situazione.

Credo che il nuovo ‘concetto’ di mass media debba dedicare attenzione alla ricerca di nuovi talenti in ogni disciplina artistica e dargli spazio, promuoverli, portarli all’attenzione della gente. Il male di quest’epoca non è la crisi economica, ma la paralisi che pochi creano ai danni dei molti, che il fautore di questo danno sia un politico, l’organizzatore di un festival, il direttore di un teatro… La crisi economica è un risultato di questo processo “mafioso” che oramai vige in ogni ambito; il

declino culturale/artistico/creativo di un paese è il risultato di questo processo. Si è perso totalmente il concetto alto di “Maestro”, guida spirituale e terrena che insegna e fa crescere il suo allievo, nell’attesa e nella gioia di vederlo diventare migliore del suo insegnante, rendendolo così eterno. L’omni presenza è una pratica legata all’adolescenza, con la crescita si sviluppa la scelta, la selezione. 8) Per finire il progetto di Edmondo Romano che sta in vetta ai suoi desideri...

Da sempre desidero realizzare un progetto, naturalmente guidato dalla mia indole, progetto che credo non si realizzerà mai. Sin dai primi anni nel muovermi in ambito artistico/musicale ho sempre condotto per mano le mie formazioni; questo ha sempre dato vita in me al desiderio di comunione, di unione di molti artisti e di differenti arti, un grande laboratorio comune dove ogni forma di espressione cresce e si sviluppa in modo corale, dove lo scambio e la crescita è principale obbiettivo. Questo in piccolo sta avvenendo con la Compagnia Teatro Nudo, ma il mio desiderio era di creare una grande Factory dove tutte le arti e quindi numerosi artisti potessero realizzare insieme Spettacoli-Opere d’Arte. Mi sono accorto della difficoltà nella realizzazione di questo progetto fin dall’esordio della mia carriera quando suonavo e ricercavo la musica folk-etnica; nell’organizzare alcuni eventi pensavo essere possibile far coesistere alcune entità che invece sgomitavano per imporsi una sull’altra. Ho scoperto che i mondi dei diversi generi musicali spesso sono a chiusura stagna e le realtà al loro interno sono in competizione tra loro. Credo che una maggiore Consapevolezza e Cultura in un mondo, purtroppo ancora lontano, porterà al Concetto di Arte Globale. ❖

15/2013

7

7


Interviste INTERVISTA A JAN PEIRE DE BOUSQUIER di Massimo Cerutti

J

an Peire de Bousquier, Gianpiero Boschero, nato a Saluzzo nel 1950, originario di Frassino, Valle Varaita, è uno dei più importanti ricercatori delle Valli Occitane d’Italia. La sua pluridecennale attività si è concentrata maggiormente sulle tradizioni della sua valle. La Valle Varaita è la valle occitana che ha conservato più musiche e danze tradizionali, anche grazie alla “monumentale” attività di Jan Peire, che dalla fine degli anni ’60 affianca alla sua attività di Avvocato in Saluzzo la ricerca di racconti, tradizioni, musiche, storie, danze, opere d’arte del popolo occitano della Valle Varaita e delle valli limitrofe. Jan Peire ogni 5 anni partecipa attivamente alla famosa Baìo di Sampeyre, pur non essendo nativo di Sampeyre, ammesso di diritto tra i partecipanti per la sua preziosa opera in valle. Da molte edizioni della manifestazione è suo il testo del processo al tesoriere di una delle quattro Baìe di Sampeyre, quella di Calchesio. Entrato nell’ Escolo dou Po nel 1968 è fondatore dell’associazione Soulestrelh (1971), del giornale Lou Soulestrelh (1971-1976) e della rivista Lou Temp Nouvel (già Novel Temp) che esce dal 1975. E’ uno dei promotori della legge statale di tutela delle minoranze linguistiche storiche. La nostra associazione da una decina d’anni ha la fortuna di collaborare con Jan Peire in una ricerca sui passi delle danze tradizionali di Sampeyre e nella divulgazione delle danze meno conosciute della Valle Varaita. Nei numerosi stage che abbiamo organizzato insieme a Torino, Beinasco ed in Val Maira, Jan Peire ha accompagnato l’insegnamento delle danze riportando alla memoria simpatici aneddoti e testimonianze di vita.

88

15/2013

M. (Massimo). Quando e perchè hai iniziato la tua opera di ricerca e conservazione delle tradizioni della tua valle?

J.P. (Jan Peire). Pur essendo emigrata a Saluzzo, la mia famiglia aveva conservato stretti legami affettivi con Frassino. All’età di otto anni decisi che Frassino era il mio paese. I miei primi e incerti scritti in occitano risalgono all’età di 15-16 anni. Il periodo più importante delle mie ricerche sulle danze e sulle musiche coincide con gli studi universitari (1970-75). Mentre facevo ricerca diffondevo subito tra gli amici quello che stavo imparando, perché consideravo le danze un aspetto importante della nostra cultura d’oc. All’inizio mi sentivo un po’ un ricercatore supplente di danze e di musiche: poiché altri che erano più preparati di me dal punto di vista musicale non se ne occupavano, mi impegnai io. Va detto, però, che tra i miei insegnanti posso vantare Roberto Goitre e, soprattutto, che applicai alle mie ricerche il rigore della ricerca universitaria. L’aspetto innovativo - di cui rivendico la paternità – è stato lo scopo di questo lavoro: rivitalizzare (o riproporre) le danze tradizionali come espressione di cultura viva, vissuta, spontanea e tuttora attuale - quindi di festa - da parte di tutta la comunità che le ha elaborate e conservate. M. Hai iniziato e lavorato da solo in questi decenni o hai avuto “compagni di viaggio”?

J.P. Molte persone, in maggioranza amici, hanno contribuito a parti delle mie ricerche. Per brevità mi li-


Interviste

mito a ricordare Alfredo Philip di Casteldelfino e Cecco e Piero Dematteis di Rore. Lo studio delle musiche da me registrate è stato fatto principalmente da Maurizio Padovan di Milano, che si è occupato, in particolare, del grande violinista Juzep da’ Rous di Sampeyre. Fra i molti che hanno collaborato come suonatori ricordo Patrick Vaillant, Michel Bianco e Jacques Magnani di Antibes, Gian Renzo Dutto di Bordo S.D. e gli Artezin, Silvio Peron di Robilante, Emiliano Borello e i “Trigomigo”.

prima degli anni settanta. La raccolta sistematica delle musiche da danza è stata iniziata da me nel 1970. Tuttavia, la prima registrazione audio di due frammenti fu fatta nel 1930 da Jean Renoir per il film “La chienne” (il che conferma che i grandi registi hanno qualche marcia in più !). Si tratta di un film importante per la storia del cinema e, per ragioni diverse, per la valle Varaita: contiene una melodia di meiro della countrodanso e del balet suonati da Jann Martinot di Brossasco, in quegli anni emigrato a Parigi. M. Quali sono gli strumenti musicali tradizionali delle Valli Occitane?

M. Confrontando la situazione della salvaguardia delle tradizioni in Valle Varaita con quella delle valli limitrofe, in particolare per l’ambito che più ci interessa, le musiche e le danze, è lampante la differenza tra la varietà di quanto è conservato nella tua valle e di quanto poco resta in molte altre, pur essendo la Valle Varaita una zona turistica, soggetta più facilmente alla perdita delle tradizioni. Oltre alla presenza della Baìo di Sampeyre ed alla tua opera ci sono stati altri fattori determinanti questa situazione positiva in valle?

J. P. Innanzi tutto il violino, che era presente in tutte le Valli, ma che è documentato con registrazioni soltanto in Val Varaita. La ghironda era molto presente in Val Maira e, in minor misura, in alta Valle Stura. Strumenti a fiato, di vario genere, erano presenti nelle Valli Vermenagna, Varaita, Po, Chisone e Germanasca. Lo scacciapensieri è documentato almeno in Val Varaita e in Val Maira. Le varie fisarmoniche, ovviamente, sono presenti ovunque, ma risalgono, tutt’al più, alla fine dell’ottocento.

J. P. Sì, una passione innata della popolazione per le danze, in particolare per le “figure” delle danze. Le particolarità storiche e culturali dell’alta Valle, inoltre, hanno consentito la conservazione di alcune musiche arcaiche. M. Qual è la situazione odierna dell’area occitana, conosci delle realtà culturalmente vivaci come la Valle Varaita?

J. P. Dal punto di vista della pratica musicale e delle danze, la Valle Vermenagna è eccezionale. Anche la Val Chisone e la Val Po non devono essere dimenticate. In altre Valli hanno importato le danze della media Val Varaita (e anche dell’Occitania francese) perché avevano perduto le loro. M. Oggi possiamo affermare che le 20-30 danze tradizionali che si sono conservate in valle Varaita erano ballate grossomodo come oggi già un secolo fa, sappiamo qualcosa dei secoli precedenti?

J. P. Putroppo no. Non abbiamo cronache che parlino delle danze. Non abbiamo musiche trascritte

M. Chi sono stati i personaggi più importanti nella musica e nelle danze della tua valle?

J. P. Juzep da’ Rous di Sampeyre (Giuseppe Galliano, 1888-1980), violinista; Jouann Bernardi di Sampeyre (Giovanni Bernardi, 1904-1979), suonatore di fisarmonica semitonata; Batistin Galion di Bellino (Giovanni Battista Gallian, 1909-1980), cantore e violinista. Gli altri suonatori e cantori di un certo rilievo sono alcune decine. M. Nella tua valle la tradizione è viva. Sono in corso mutamenti nel modo di ballare?

J. P. Sì, come è normale nella cultura vivente. Ad esempio, il portamento dei vecchi contadini di un

15/2013

9

9


Interviste

tempo era un po’ diverso da quello dei giovani di oggi. Ciò premesso, i trentenni di oggi spesso ballano meglio dei loro genitori: hanno un passo migliore e conoscono più danze. Tuttavia, alcune donne usano un passo troppo mascolino. Purtroppo uno o due suonatori negli anni passati hanno diffuso alcuni errori nelle strutture di alcune danze, ma spero che il problema possa essere superato. Nell’alta Valle la scarsità della popolazione residente costituisce un ostacolo alla piena ripresa delle loro danze. M. Nella pianura cuneese e torinese migliaia di persone si sono avvicinate alle danze tradizionali, ogni anno aumentano gli appassionati coinvolgendo soprattutto le giovani generazioni. In Valle Varaita c’è lo stesso fenomeno?

J. P. La diffusione della conoscenza delle danze è avvenuta in modo diverso. Innanzi tutto in Valle la pratica delle danze tradizionali non era mai cessata, ma si era soltanto ridotta. La ripresa è iniziata nel 1970 ed è sbocciata nel 197778; successivamente è aumentata in modo graduale. Forse negli ultimi 7-8 anni ha avuto un rallentamento, ma alla festa di San Defendente di Calchesio del 2009 vi erano molti giovani e giovanissimi che ballavano bene. In linea di principio in Val Varaita non si tengono corsi di insegnamento: i più giovani imparano dai più grandi e da chi sa di più. Tuttavia qualche forma di insegnamento è presente, ma in modo discreto. M. Il “ballo occitano” ormai ha trovato migliaia di appassionati, non è più un fenomeno di nicchia, in una stessa sera partecipano centinaia, a volte migliaia di persone. Nonostante i grandi numeri perchè secondo te i mass media dedicano ancora pochissima attenzione a questo fenomeno con un retroterra culturale così profondo e così vicino a noi?

J. P. Per l’ignoranza e i pregiudizi dei giornalisti. Ignoranza. Se è vero che nelle scuole italiane spesso si parla poco della cultura, della storia e delle tradizioni locali, bisogna essere ciechi e sordi per non cogliere, in Piemonte, il fenomeno che Tu descrivi. Pregiudizi. Le danze tradizionali non sono sottocultura televisiva da prima serata, né rock, per cui non vengono comprese da chi è prigioniero delle sue idee abituali, che spesso sono dei giudizi a priori. M. Il mantenimento della vitalità e della diffusione delle musiche e delle danze tradizionali è un’attività che possiamo definire “socialmente utile” perchè crea forte coesione sociale, riduce l’emarginazione e la conflittualità, fornisce momenti di svago che uniscono più generazioni meglio di qualunque altra attività diffusa oggi. Le istituzioni pubbliche aiutano chi opera in questo campo?

1010

15/2013

J. P. Hai perfettamente ragione, ma le istituzioni pubbliche spesso non sanno guardare più in là del loro naso. Non mi risulta che vi siano finanziamenti statali. La Regione Piemonte sostiene soprattutto la lingua (e va già bene !). In fondo, in Italia tutta la musica (e non solo quella tradizionale) resta una cenerentola dell’insegnamento. Vi sono però delle lodevoli eccezioni. Ad esempio, il Comune di Cuneo finanzia da un decennio corsi di cultura occitana nelle scuole elementari, in cui le danze della Val Varaita hanno un ruolo di primo piano. M. Dove pensi che le istituzioni potrebbero intervenire maggiormente per aiutare chi si occupa di recupero e diffusione delle danze tradizionali?

J. P. Con l’esperienza sto perdendo la fiducia in molte istituzioni, a cominciare dalle Comunità Montane del Saluzzese. Forse è meglio che non ci aiutino. Così eviteranno di far guai e di creare distorsioni politicamente orientate, ritenendo erroneamente che sia loro compito dirigere la cultura. Pensate un po’ che cosa accadrebbe se avessimo il “partito” dei normalizzatori delle musiche e delle danze, ad imitazione del “partito” dei normalizzatori della lingua ! Io penso che sarebbe sufficiente che le istituzioni pagassero direttamente alla S.I.A.E. i denari che essa ingiustamente preleva sulle nostre musiche. Per il resto è bene che le musiche e le danze si autofinanzino (cioè che tutte le persone interessate contribuiscano alle spese). In fondo è sempre stato così. Ed è una garanzia di democrazia e di libertà. ❖


Argomenti L’OCCITANIA IN MUSICA E BALLO di Massimo Cerutti

Musiche e balli occitani ieri Le musiche e i balli occitani provengono dalla cosiddetta “Occitania”, la civiltà della lingua d’Oc, nata intorno all’anno 1000 d.C., comprendente un’ampia area dell’Europa occidentale e mai costituitasi come stato unitario. L’Occitania si estende dal Mediterraneo all’Atlantico, dai Pirenei alle Alpi, comprendendo tutto il centro-sud della Francia (Provenza, Delfinato, Alvernia, Limosino, Guiana, Linguadoca e Guascogna), la Val d’Aran in Spagna e sedici valli in Italia, nelle province di Torino e Cuneo, e ancora una piccola parte della provincia di Imperia. Musiche e balli occitani appartengono alla grande famiglia delle musiche e dei balli popolari, balli folk, cioè appartenenti alla tradizione del popolo. Nei secoli passati musiche e balli popolari non erano codificati, scritti, nè ovviamente filmati e registrati. Quanto arrivato fino a noi è l’intrecciarsi di contaminazioni di balli popolari e di corte delle varie macroregioni europee. Le zone meno soggette a migrazioni, scambi commerciali e passaggi d’eserciti hanno conservato meglio le tradizioni, le musiche e i balli più antichi. In queste aree, presenti sia in Francia che nelle valli occitane italiane, nel corso del ‘900 hanno potuto sviluppare la loro opera ricercatori più o meno conosciuti, come ad esempio la famiglia Guilcher in Francia e Gianpiero

Gianpiero Boschero (a sinistra) dirige un corso di danza

Boschero in Italia. Grazie alla loro opera e alla diffusione dei balli occitani nelle aree urbane italiane e francesi, si è assistito ad una loro parziale codificazione, perdendo però le peculiari caratteristiche che una stessa danza assumeva da borgata a borgata, e addirittura da famiglia a famiglia. Molti balli purtroppo sono andati perduti perché, nel corso del ‘900, in seguito all’abbandono di massa delle zone rurali, ove più forte era la conservazione delle tradizioni, in molte aree è mancato l’anello di congiunzione, costituito in taluni casi anche da un singolo ricercatore, tra il secondo dopoguerra, periodo di forte abbandono delle tradizioni, e gli anni settanta, periodo d’inizio della riscoperta delle tradi-

zioni e del folkrevival. Sappiamo ad esempio che la val Maira era ricca di danze ormai perdute, come ad esempio il rigudin, ancor oggi ballato nella vicina val Varaita. In val Maira è rimasta praticamente solo la courento d’la Rocho (di Roccabruna) ed un balet di Acceglio eseguito in rarissime occasioni. Un ruolo importantissimo nella conservazione di musiche e balli occitani hanno avuto le feste popolari, come le baìe, in cui periodicamente si riuniva tutto il paese per alcuni giorni di festa, con un ben preciso canovaccio di rappresentazioni, musiche e balli. Nonostante oggi ci siano tutti i mezzi per codificare musiche e balli, c’è una giusta ritrosia da parte degli operatori culturali del settore,

15/2013

11

11


Cronaca

ricercatori, musicisti ed insegnanti, per timore di far perdere loro la caratteristica di balli popolari, per loro natura non rigidamente codificati ed in continua evoluzione in seguito al mutare dei gusti musicali e delle contaminazioni esterne.

Musiche e balli occitani oggi Sono centinaia le musiche e i balli dell’area occitana conservati fino ai giorni nostri. La sola val Varaita ha conservato oltre venti balli tradizionali! Le musiche e i balli arrivati fino ai nostri giorni hanno caratteristiche peculiari della zona di provenienza, spesso simili se geograficamente vicine, e molto diverse se provenienti da zone tra loro distanti decine o centinaia di chilometri. Sono accomunati dall’uso di strumenti musicali simili in tutta l’area occitana, anche se in alcune zone ne prevalgono alcuni sugli altri e dalla lingua occitana usata nei canti. Gli strumenti storicamente più diffusi sono l’organetto (in alcune zone sostituito nel corso del ‘900 dalla fisarmonica), i flauti, la ghironda - strumento con circa mille anni di storia diffuso prima in Francia poi in Italia, particolarmente in Val Maira -, il violino, l’arbebo (lo scacciapensieri), cornamuse, tamburi e tamburelli. Le musiche e i balli oggi conosciuti hanno molti decenni, spesso vari secoli, di storia. Tra i balli più antichi la farandola provenzale, alcuni rondeau guasconi e le cu-

1212

15/2013

rente delle valli occitane. Molto più recenti sono per esempio una parte delle bourrée francesi, che gli abili insegnanti di ballo del Berry e dell’Auvergne rinnovano in continuazione basandosi sulle bourrée tradizionali, danze e musiche con almeno 4 secoli di storia. Gli ultimi decenni, caratterizzati dalla riscoperta del valore e dell’importanza delle tradizioni, hanno iniziato a restituire alle musiche ed ai balli occitani parte del ruolo che avevano un tempo. Si sta assistendo ad un fiorire di gruppi musicali e di appassionati di ballo, di feste popolari di piazza in cui la gente si riappropria delle tradizioni secolari, ove il far festa è strettamente legato alla musica ed al ballo popolare. In tutta l’area occitana sono

decine di migliaia i giovani e meno giovani che si dedicano alle musiche e ai balli occitani portando una forte carica di energie e di rivitalizzazione delle tradizioni. In tutta l’area occitana e zone limitrofe, stiamo assistendo al fenomeno dei bal folk, feste di musiche e balli occitani in cui non vengono proposti come un tempo i balli tradizionali locali, bensì quelli di tutta l’area occitana. Una tale vastità di repertorio richiede a ballerini e a musicisti un certo impegno di apprendimento dei balli e soprattutto degli stili peculiari di ogni singola zona. A conferma del fatto che le musiche e i balli popolari non hanno rigidi confini geografici, nei bal folk vengono proposte musiche e balli non appartenenti strettamente all’area occitana, ma a zone limitrofe: Paesi Baschi, Bretagna, Berry e Poitou. In Italia sono attivi molti gruppi che si dedicano a musiche e balli occitani, in numero sempre crescente, tra cui l’associazione coordinata da chi scrive questo articolo: Artefolk di Torino. Dal 1997 Artefolk organizza corsi di balli occitani di vari livelli, stage con esperti da tutta l’Occitania, bal folk e folk festival. Per approfondimenti www. artefolk.it ❖

Ancora Gianpiero Boschero (a destra) durante una lezione

Torino, 13 marzo 2013


Eventi COUS COUS, PESTO E MANDOLINO

LE INIZIATIVE DEL SUQ

U

no spettacolo speziato e gustoso, con un finale saporito, per capire identità e differenze nelle culture del cibo di econ Chef Kumalé e Carla Peirolero e con Laura Parodi voce, percussioni; Roberto Bagnasco mandolino, violino, mandola; Giuseppe Laruccia clarinetti, flauti diritti, percussioni, voce; Edoardo Lattes contrabbasso; Claudio Rolandi fisarmonica. La memoria è come un piatto di cous cous che si compone un pezzo alla volta aggiungendo ricordi, emozioni, sensazioni e mescolando il tutto nell’avvolgente semola del tempo (da Cous Cous di Stefano Bigazzi , Ed. Mursia) Un viaggio tra narrazione, musica e cucina. Un giro del mondo che parte da Genova e tocca il mediterraneo e il medio oriente. E’ possibile mescolare e raccontare in scena impressioni di viaggio, musiche, sapori, emozioni, canzoni cucinando un buon cous cous? Lo spettacolo è la prova che si può! Così come per lo spettacolo Moka Cabaret, incentrato sul viaggio della bevanda più celebre del mondo, la Compagnia del SUQ di Genova ci porta sulle vie del cous cous in compagnia del più noto gastronomade d’Italia: Chef Kumalé, in grado di cucinare e raccontare a tempo di musica e di arrivare a fine spettacolo con delizie da assaggiare tutti insieme in una comunione speciale tra artisti e spettatori.

Il cous cous è uno dei cibi più diffusi nel mondo, si presta ad una traversata di epoche e paesi, con tanti spunti spiritosi, suggestioni musicali, stralci letterari, quadretti divertenti. A Genova nel Medioevo si conosceva un cuscusso, e ancora oggi nei negozi si trova la pasta “scucussù”. Il cous cous ha radici lontane nel tempo e tante variazioni sul tema, quanti sono i luoghi dove viene cucinato: Maghreb, Medioriente, ma anche Sicilia, Sardegna e Liguria; si nutre di contaminazioni, sovrapposizioni, è cultura che si tramanda, restando legata alle tradizioni, ma aperta all’innovazione. Può diventare metafora del bisogno che abbiamo di cucire insieme i saperi e di pensare ricette per convivere. Due ingredienti non potevano mancare, ad aggiungere un tocco di italianità e genovesità: il mandolino protagonista di tanta memoria musicale nostrana e il pesto, bandiera della Liguria, e, chissà, un elemento in più per una nuova ricetta? Dal 2011 le attività del Suq Festival e Teatro hanno il patrocinio UNESCO. ❖ Chance Eventi - Suq Genova Festival e Compagnia tel. 010 5702715 - teatro@suqgenova.it - www.suqgenova.it

15/2013

13

13


Eventi NONNE NANNE: ANTICHI SAPERI E NUOVE CITTADINANZE SI INCONTRANO

LE INIZIATIVE DEL SUQ

nanne e favole in molte lingue da scambiarsi e da imparare per dar voce alla tradizione orale del canto, Ninne del racconto e rafforzare così l’identità di gruppo, unire i popoli e gettare ponti tra le diverse culture

Sei incontri per cantare insieme e raccontarsi i GIOVEDI 14 e 21 MARZO, 11 e 18 APRILE, 9 e 23 MAGGIO dalle 16.00 alle 18.00 a GENOVA presso i locali di Endofap Liguria, Via Bartolomeo Bosco 14 (in centro città a due passi dal Tribunale) Ingresso libero e aperto a tutti Gli incontri sono a cura degli artisti della Compagnia del SUQ in collaborazione con

Associazione Città di Genova - Associazione Al Mohammadia - Associazione di Solidarietà Italo, Etiope, Eritrea Associazione Luanda - Circolo Il Baobab - Comunità Ucraina - Laboratorio Lengua Madre

Info: ENDOFAP Liguria tel. 010.0983935 www.endofapliguria.it - info@endofapliguria.it

15o

Chance Eventi - SUQ tel. 010.5702715 www.suqgenova.it - info@suqgenova.it

Evento dimostrazione finale all’interno del Festival SUQ Piazza delle feste Porto Antico 13>24 giugno Con il contributo di

Assessorato alle politiche attive del lavoro e dell’occupazione, politiche dell’immigrazione e dell’emigrazione, trasporti Dipartimento Istruzione, Formazione e Lavoro, Settore Politiche del Lavoro e delle Migrazioni Progetto di Endofap Liguria e Suq Genova per lo sviluppo di relazioni interculturali decreto n. 2645 del 06/08/2012

1414

15/2013


Recensioni Ridin’ Again

BRANCO SELVAGGIO di Gloria Berloso

R

aramente la stampa specializzata italiana si è arricchita di complimenti e recensioni per dischi e musica country rock made in Italy. Il Branco Selvaggio di Ricky Mantoan, musicista, cantante, autore ha all’attivo al-

cuni dischi di pregio incisi con importanti musicisti americani ma anche italiani. La stampa internazionale, sicuramente più attenta alla musica di qualità ma anche al carisma di musicisti italiani che si sono distinti per la creatività e l’originalità, è riuscita a trovare molti spazi dedicando pagine intere all’immenso lavoro di Ricky Mantoan e del suo Branco, formato dal chitarrista Luciano Costa, dal bassista e organista Dario Zara e il percussionista e batterista Beppe D’Angelo. Ricky Mantoan, polistrumentista, suona tutte le chitarre, acustiche ed elettriche, la pedal steel, il mandolino, il basso e l’armonica, ha una personalità artistica che gli ha permesso di creare composizioni geniali e a far cantare tutti i componenti

che hanno condiviso esperienze e concerti con il Branco dal 1978. L’uscita del disco Ridin’ Again è stata annunciata da mesi ma i tempi non erano ancora maturi. Si è deciso d’aspettare, i testi delle canzoni sono stati tradotti in quanto scritti in inglese per permettere a tutti di comprenderne il loro significato. Spesso il pubblico italiano accoglie con simpatia le canzoni straniere ma ignora il significato. Le sonorità byrdesiane, le influenze psichedeliche, il country rock puro dei Burrito, di Garcia, di Gram Parsons hanno contribuito a dare un input importante ai quattro uomini dell’Ovest italiano che on stage si muovono con estrema disinvoltura sfoderando anche ottime voci. L’Università della musica è stata fre-

15/2013

15

15


Recensioni

quentata per lungo tempo e lo si può capire meglio, ascoltando soprattutto questo disco ma anche i concerti dal vivo. Tutti i quattro ragazzi hanno una sensibilità squisita che nasce dalla loro semplicità e dalle loro storie personali. Anche se il leader indiscusso e amato è Ricky, nel gruppo, tutti riescono ad emergere senza essere delle stars. Le voci sono perfettamente inserite

1616

15/2013

nel tessuto armonico e la melodia evoca Easy Rider, lo si evince anche dalla copertina; un ottimo coro anche con Jessica Cavallari in Just One More Chance, sostiene il solista che canta con molta classe ed affascina con la sua voce particolare. Ogni pezzo acquista la propria fisionomia definitiva con l’intervento del coro e dell’entrata delle percussioni. Gli attuali programmi del gruppo sono certi e oltre alla ormai prossima uscita di questo album importante, c’è l’entrata del chitarrista Maurizio Strappazzon, allievo di Ricky Mantoan, in seguito formatosi al prestigioso CPM di Milano, ha suonato con Enrico Ruggeri, Franco Mussida (PFM), Omar Pedrini (Timoria), Erlend Oye (King of Convenience), Pierluigi Ferrantini (Velvet), Dorina (X Factor), Enrico Zapparoli (Modà), Marco Carena, Ricky Mantoan, Fabrizio Zanotti, Emile Rivera e alcune cover band. Il Branco Selvaggio si esibirà in concerti esclusivi. Le emozioni per chi segue da anni questa formidabile formazione storica non mancheranno!

Track List RIDIN’ AGAIN

Down In Hell - Long Riders - Dancing In The Bayou - Winter Song - Just One More Chance - Song For You - Lonesome - Reflection # 1 - Country Jig - The Loser - Lay Down With Me - Nasheville Rag BRANCO SELVAGGIO - www.brancoselvaggio.net

Ricky Mantoan: Pedal steel guitar, Guild Starfire electric guitar, Telecaster StringBender guitar, acoustic guitar, Danelectro baritone guitar, dobro, mandolin, vocals; Beppe D’Angelo: Drums, tanbourine, vocals; Luciano Costa: Telecaster StringBender guitar, acoustic guitar, vocals; Dario Zara: bass, vocals ❖


Interviste CANTICA NOVA ...per strumento nient’altro che voci di Pietro Mendolia*

D

a qualche parte devo aver sentito qualcuno, tempo fa, affermare che “una canzone se è davvero bella non ha bisogno di essere troppo vestita per essere apprezzata”, ossia può benissimo reggere il peso di un arrangiamento scarno, essenziale. Per analogia verrebbe da dire che una voce, se è bella, ma bella per davvero, può anche fare a meno del sostegno della musica, quale che sia. Ed è proprio questo che devo aver pensato quella volta che, chissà come, chissà perché,

mi sono ritrovato ad ascoltare, in un raccoglimento quasi religioso che solo le piccole chiese sanno ancora regalare, i Cantica Nova, eclettico ensemble vocale milazzese, alla presentazione del loro primo album di canzoni. Ricordo che lì per lì rimasi affascinato dal loro innato senso estetico, intendendo per tale qualcosa non esclusivamente legato all’esercizio del bel canto ma, piuttosto, sinonimo di una naturale sensibilità per l’armonia e la bellezza universale. Tralasciando considerazioni stilisti-

“Vento di emozioni” ed. Novecento - 2004

15/2013

17

17


Interviste

suoi 23 anni di ininterrotta attività concertistica. Tengo a precisare che non siamo professionisti, ognuno dei coristi, così come il sottoscritto, canta per pura passione: lavoratori, studenti, disoccupati animati solo dalla passione per il canto corale, dal condividere un progetto musicale di musica d’insieme. Questo non significa rinunciare allo studio e alla ricerca, attraverso il costante impegno di due prove settimanali nelle quali lavoriamo su vocalità, interpretazione, repertorio, sulla qualità dell’insieme corale.“ P: “Di quanti elementi si compone il coro?”

F: “La formazione iniziale si componeva di otto elementi compreso il sottoscritto. In questo momento il coro ha visto l’ingresso di nuove voci selezionate, sia maschili che femminili, che hanno portato il numero dei cantori a circa 32 elementi.” Il retro del cd con i titoli dei 22 brani

che o di altro genere, conclusi che quel gruppo di voci sapeva come mettere i cuori in gioiosa allegria. Dal momento che annoveravo tra i miei amici alcuni dei loro più fedeli estimatori mi fu facile procurarmi (con la formula del prestito a fondo perduto) il disco da ascoltare e, più tardi, entrare in contatto con il direttore-fondatore Francesco Saverio Messina, avendo modo, nella circostanza, di constatare, con vivo piacere, che intelligenza, cultura e umiltà vanno sempre a braccetto tra loro e che amore e passione rappresentano ancora – e per fortuna! – chiavi di volta per la realizzazione di progetti capaci di provocare emozioni. E i Cantica Nova, in quasi un quarto di secolo di attività, di situazioni del genere ne hanno concretizzato parecchie. Adesso che stanno per ultimare la loro seconda esperienza discografica, ho pensato di andare a trovare Francesco per farmi raccontare la storia del gruppo e le relative ultime novità musicali.

1818

15/2013

P.: “Francesco, da quanto tempo è in vita il progetto Cantica Nova e chi ne fa parte?”

F.: “Mi fa piacere sottolineare che il nostro ensemble è una delle realtà musicali più consolidate, vivaci e durevoli del nostro territorio con i

Malgrat de Mar (Spagna) 2006

P: “Quale il vostro repertorio?”

F: “Il nostro repertorio è cantato quasi esclusivamente “a cappella”, ne fanno parte brani della tradizione rinascimentale europea (per la quale siamo stati premiati nel 2010 al festival internazionale di Ohrid – Rep. Macedonia), mu-


Interviste

Ohrid (Rep di Macedonia) 2010

sica contemporanea (di classici e di autori emergenti), la musica pop e folk internazionale e poi gospel e spiritual della tradizione nero-americana.” P: “L’attività concertistica vi ha visto, tra l’altro, primi classificati alla nona edizione del concorso nazionale di Caccamo (PA) per giovani musicisti nel 2004, secondi (primo premio non assegnato) al Festival Corale di Malgrat de Mar (Spagna) nel 2006, vincitori del primo premio

al Festival Corale Internazionale di Lodi nel 2007 e del secondo premio assoluto oltre che (come detto prima) del premio speciale per la migliore esecuzione di musica rinascimentale al Festival Internazionale Corale di Ohrid (Rep. di Macedonia) nel 2010. Davvero un bel palmarès per un gruppo formato da non professionisti! Che ci puoi dire della vostra produzione discografica?”

F: “Il primo lavoro discografico, “Vento di Emozioni” uscito per edizioni “Novecento” nel 2004, ha rac-

colto brani di stili, periodi e autori molto diversi tra loro per presentare la varietà dei generi affrontati nei primi anni di attività concertistica. Adesso ci apprestiamo a incidere il secondo CD che avrà come titolo “Radici” e dovrebbe uscire a luglio di quest’anno sempre per la casa editrice siciliana “Novecento”. Un lavoro decisamente diverso, monotematico, che raccoglierà folk songs provenienti da Irlanda, Scozia, Spagna, Romania, Russia, Messico, Cuba, Africa e Giappone e, naturalmente, dalla nostra Italia. “Radici” di popoli diversi legati da sentimenti popolari universali come amore, passione, gelosia, invidia, amicizia. Dell’Italia abbiamo previsto folk songs da Umbria, Sardegna, Campania e, naturalmente, delle nostre “radici”, della nostra Sicilia con 5 brani. Mi soffermo proprio su questi ultimi: due classici della canzone popolare con “E vui durmiti ancora” e “Mi votu e mi rivotu”, poi uno “Sciogghilingua” catanese, “Sicilia”, del musicista milazzese Antonio Andaloro, e “Fammi ristari, nun mi lassari” brano del famosissimo gruppo milazzese “Taberna Mylaensis” armonizzato per coro dall’emergente compositore milazzese Michele Catania.” P: “Tra le numerose esperienze maturate ai vari festival cui avete partecipato, in giro per il mondo, ce n’è una della quale conservi un ricordo particolare?”

Il Direttore Francesco Saverio Messina

F: “Ognuna di esse, ovviamente, ha lasciato tracce indelebili in ciascuno di noi. Ma a proposito di “radici” è stato bellissimo condividere a Bucarest e a Brasov in Romania, lo scorso mese di agosto, con il coro “Sound” della capitale romena un programma di concerto nel quale sono stati eseguiti brani delle rispettive tradizioni. L’arricchimento che ne segue è motivo di crescita personale, in qualità di direttore, e per il coro. La diversità culturale diventa non motivo di divisione e pregiudizio, ma

15/2013

19

19


Interviste

Lodi 2007

autentica integrazione tra i popoli di paesi diversi nel mantenimento della propria identità. La musica, e la coralità in particolare, riesce a creare i presupposti per condividere valori di amicizia e fraternità.” Ringrazio Francesco per la gentile disponibilità e mi avvio, con “passo da tenore”, verso casa, fantasticando stimolanti future collaborazioni artistico-musicali. Se vi è difficile comprendere come una realtà come quella dei Cantica Nova abbia potuto so-

2020

15/2013

pravvivere per tutto questo tempo, nonostante la quasi totale desertificazione culturale e sociale che ha caratterizzato la nostra penisola in questi ultimi decenni; se vi chiedete dove trovano la forza, questi ragazzi, per lasciare figli, mogli, mariti, due o tre sere a settimana per riunirsi, non in una sala prove di un luogo ad essi destinato (come sarebbe logico supporre), ma ospiti occasionali di una piccola chiesetta cittadina a provare e riprovare partiture su partiture; e se vi domandate perché, nonostante le sempre crescenti difficoltà economiche, logistiche ed

organizzative (le quali spesso non ricevono soluzione alcuna presso gli Enti preposti), questo gruppo di meravigliosi cantori, espressione autentica di un patrimonio storico-culturale assolutamente da tutelare, continua imperterrito a proseguire il proprio cammino; beh, se osservate attentamente la foto qui sopra, dentro ai loro occhi lucidi di commozione, al termine di uno dei loro sempre applauditissimi concerti, troverete risposta a tutti i vostri interrogativi. ❖ * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.


Argomenti ALBERTO CESA: ANNOTAZIONI E PREFAZIONI di Ita Cesa

ALBERTO CESA, ANNOTAZIONI BIOGRAFICHE - Folk singer, cantastorie, cantautore, suonatore di ghironda e altri strumenti popolari - Fondatore (1974) e direttore artistico di “Cantovivo” 2000 concerti Alberto Cesa è nato non molto dopo la fine della seconda guerra mondiale... Da piccolo ha suonato i fili d’erba, le foglie, le noci svuotate, le zucche tagliate, ha inseguito invano il sogno-proibito di una fisarmonica per avviarsi infine clandestinamente al tormentato viaggio dei suonatori autodidatti. Ha cantato in italiano, piemontese, occitano, francese, spagnolo. E’ stato maestro di canto e di ghironda. Ha girato il mondo, dall’Europa a Cuba... esibendosi in circoli, osterie, fabbriche, piazze, teatri, conservatori, stadi (a Monaco di Baviera per esempio), folkfestival e raduni internazionali come il Paleo di Nyon, St. Chartier, Dranouter, Monaco, Vienna, Edimburgo, Praga, Stoccolma, Lisbona e così via... passando per radio e televisioni locali e internazionali, la Rai e l’Eurovisione... Ha lavorato su decine di dischi, suoi, del Cantovivo e di altre produzioni, guadagnandosi riconoscimenti di prestigio, come il “Grand Prix International du Disque di Montreux” nel 1981, il “Premio Speciale” al 2° Con-

corso delle Minoranze Linguistiche in Friuli nel 1988, il “2° posto” in una graduatoria della Scottish Folk Gazette nel 1994, la “Selection Suisse Radio lnternational 1995” per la direzione artistica del cd “I Verzasca” (documenti di musica popolare ticinese), il “Premio Rosa Balistreri” nel 2000 per la sua preziosa ricerca e riproposta della tradizione popolare... E’ stato pubblicato in album e cd di “Curcio Editore”, “Fabbri Editori”, “CGD Messaggerie Musicali”, “Brambus Rekords”, “Virgin Rekords”, “Nightingale Classic”, “World Music Network”, “Blonds Rekords”, dalle riviste “a/rivista anarchica”, “World Music” e “Avvenimenti”, dai quotidiani “il manifesto” e “La Stampa”.... Nel 2001 ha pubblicato con il quotidiano “il manifesto” il DISCOLIBRO “Fogli Volanti - diario di un musicante”, con cui ripercorre, attraverso 11 nuove canzoni (già pubblicate in una prima versione con solo cd nel 1999 dal quotidiano La Stampa) e una trentina di racconti, la sua lunga avventura umana, politica e musicale vissuta in gran parte con il gruppo Cantovivo. Ha suonato la ghironda con l’Orchestra della Radio Svedese diretta da Friedriech Haider, con il soprano Edita Gruberova e con l’Orchestra Sinfonica di Bilbao… E’ stato ideatore e organizzatore di eventi come il “Premio Chico Mendes”, “Menestrelli d’Italia”, “Cesaroni Day”, “Ballonsanfàn”... Ha diviso la scena con Fabrizio De André, Francesco Guccini, Paolo Conte, Ivan Della Mea, Gang, Paolo Rossi, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Alan Stivell, Inti Illimani, Miriam Makeba e altri artisti internazionali. In quasi quarant’anni di fatiche e divertissement, ha avviato decine e decine di ragazzi e adulti alla conoscenza e alla pratica del folk, ha portato musicisti, dilettanti e professionisti a prendersi applausi prima sconosciuti, a ridere, bere, amare, sognare, in ogni angolo d’Europa e del mondo... Il 6 gennaio 2010 muore alla vigilia della pubblicazione di un cofanetto sui 35 anni di attività del gruppo. TRA LE PUBBLICAZIONI DISCOGRAFICHE PREMIO SPECIALE 1988 - 2° Concorso Nazionale Minoranze Linguistiche - con una canzone scritta

15/2013

21

21


Argomenti

in rappresentanza della tradizione occitana – Radio Onde Furlane la pubblica nell’album “Premi Friul” DISTRIBUITO NEL MONDO dall’etichetta elvetica “Brambus records” con “Antologia” TRA LE COMPILATION: - Modugno e i Cantastorie - nelle edicole italiane con Curcio editore - Enciclopedia Canzone Italiana - nelle edicole italiane con Fabbri editori - Le Belle Bandiere - S.A.C.S. ed.

The Music Of Italy - World Music Network / G.B. GRAND PRIX INTERNATIONAL DU DISQUE di Montreux / 1981 con l’album di “Cantovivo” “Leva La Gamba”

Prefazione a “Il Canzoniere del Piemonte”

più disparate e mancano deliberatamente di sistematicità, per rispondere all’esigenza di massima onnicomprensività. Parte del repertorio viene da registrazioni sul campo da parte di “informatori” classici, protagonisti della “cultura orale” e fonti privilegiate degli etnomusicologi doc : ma non si rifiutano apporti libreschi come quelli delle raccolte di Costantino Nigra, di Leone Sinigaglia, o di Alfredo Nicola. Alcune canzoni sono infine riprese dalla produzione di noti autori in dialetto con nome e cognome, come il beneamato Angelo Brofferio; altre infine sono direttamente composte dal compilatore, cioè da Alberto stesso o da qualche suo complice, un po’ con il vezzo di farle passare per “musica di anonimo”, un po’ con l’intento di rivendicarne il carattere di prodotto “sullo stile di”, da inserire a pieno titolo in un repertorio folk. In più questa “piemontesità”, amata con il cuore e compresa con la ragione, non scivola mai nel campanilismo e nello sciovinismo localistico. Come riporta un ritaglio di articolo da “L’Avvenire” del Maggio ’97 “Rispetto per la tradizione sì, campanilismo no. Così potrebbe essere sintetizzata la filosofia dei Cantovivo che intrecciano canti “piemontesi” con i motivi medievali dei trovatori e dei menestrelli o con le musiche delle minoranze linguistiche, riuscendo, di tanto in tanto, a strizzare l’occhio al folk europeo e internazionale.” Infatti alle canzoni ed alle musiche da ballo provenienti dalle vallate piemontesi, si mescolano con estrema disinvoltura musiche scandinave o irlandesi, non per un omaggio banale alla world music, ma per il gusto di cogliere, e far cogliere al pubblico, le analogie fra queste ed una monferrina o una courenta. Nell’interessante descrizione e ”scheda tecnica” degli strumenti popolari, vengono enumerati fra un violino ed un organetto anche la cornamusa (che, assente come strumento tradizionale piemontese, in Italia è soprattutto di tradizione meridionale) o il dulcimer, reperibile addirittura nel folklore dei monti Appalacchi, negli USA. Viva il Piemonte e le sue tradizioni, ancora più godibili però se inserite e confrontate e fatte giocare con le tradizioni di altri popoli e di altri paesi. Questo approccio con il folklore di questa nostra regione è quindi ben lontano dalla mentalità di quelli che, con insolita cattiveria Georges Brassens chiamava “Les imbécil’s heureux qui sont nés quelque part”, e riporta piuttosto al verso della bella canzone di Pietro Gori “Nostra patria è il mondo intero”.

(a cura di Fausto Amodei)

Questo libro, congiuntamente a “Con la ghironda in spalla”, pubblicato l’anno scorso presso lo stesso editore, era stato voluto, curato e composto da Alberto, perché uscisse in corrispondenza del trentacinquesimo anniversario della nascita di “Cantovivo”, la multiforme creatura fatta di suoni, melodie, strumenti musicali, voci, pellegrinaggi, personaggi, danze, idee che Alberto aveva generato, plasmato, fatto crescere e viaggiare in lungo e in largo con smisurata passione e gagliarda determinazione. Purtroppo entrambi i libri sono venuti alla luce dopo che il loro autore e promotore ci aveva lasciato, portando la sua ghironda e la sua voce in siti dove, comunque li si voglia intendere, non gli sarà più possibile aggiungerci una dedica ed un autografo. Per nostra fortuna i due libri sono però nati, benché orfani di padre, ed anche se hanno acquistato il senso di lascito testamentario, anziché di materia di festeggiamenti, non per questo hanno perso la capacità di deliziarci, commuoverci, istruirci ed arricchirci. “Il canzoniere del Piemonte”, come dichiara espressamente il titolo, intende privilegiare, di tutta la vasta attività svolta da “Cantovivo”, il carattere di iniziativa tesa alla ricerca, la riproposta e la diffusione del folklore, soprattutto musicale, delle aree piemontesi, occitane e francoprovenzali. Rispetto al libro precedente costituisce una specie di “zoom” o di carrellata in avanti, che vuole individuare e mettere a fuoco questo campo specifico di intervento culturale, riconoscendogli il carattere di “marchio di fabbrica” dell’avventura intrapresa, senza per questo rinnegare tutte le altre molteplici valenze che essa ha avuto: il canto sociale, il canzoniere politico, la cronaca cantata, la sperimentazione sonora, il folklore di aree culturali anche straniere. Se Terenzio affermava che “nihil humanum mihi alienum “, Alberto avrebbe potuto dire, in forma meno accademica “Cantè, sonè, balè, tutt am anporta”. Questo repertorio del folklore musicale, che vuol chiamarsi “piemontese” non in senso strettamente geografico e territoriale, ma più estesamente storico e culturale, è stato selezionato, ascoltato, imparato e assimilato senza porsi altro limite che il piacere di ricantarlo e risuonarlo in compagnia, procurando lo stesso piacere al pubblico. Al rigore filologico si è sempre accompagnata una giusta dose di edonismo. Per questo le “fonti” sono le

2222

15/2013

NELLE EDICOLE E LIBRERIE ITALIANE -con AVVENIMENTI: “Collage” / 1997 -con LA STAMPA: “Fogli Volanti” / 1° ed. 1999 -con IL MANIFESTO: “Contro-Canto Popolare” 1996 e I Fogli Volanti - 2a ed. in DISCOLIBRO – 2001


Argomenti

Prefazione a “Con la ghironda in spalla” (a cura di Fausto Amodei)

Le canzoni, a parte quelle che mi compongo e mi canto io, le divido in tre categorie: quelle che non mi piacciono (moltissime), quelle che mi piacciono (molte) e quelle che rimpiango di non aver composto io (pochissime). Anche per i libri mi succede qualcosa di simile. Premesso che non ne ho mai scritto uno, sono due i libri che mi dispiace non aver scritto; che, a esser più precisi, mi hanno fatto provare una certa gelosia nei riguardi dei rispettivi autori, per il fatto di averli scritti loro per primi battendomi sul tempo. Uno è stato il libro di Francesco Guccini “Croniche epafaniche”, che con quel picaresco diario dell’infanzia a Pavana, prima, durante ed immediatamente dopo la guerra, mi ha bruciato la possibilità di raccontare le mie vicende personali ambientate, più o meno nello stesso periodo, a Chiusa Pesio, paese natale di mia madre, in cui trascorsi alcuni anni da “sfollato”. Devo dire che non avevo mai pensato di scriverci non dico un libro, ma neppure un racconto, ma il diario di Guccini mi ha fatto sentire lo stesso defraudato di una possibilità, sia pure latente ed ipotetica. L’altro libro è naturalmente questo –ahimè- postumo di Alberto Cesa. Anche in questo caso, fatta eccezione per qualche breve saggio o articolo a ricordo dei “Cantacronache”, non ho mai pensato di scrivere un libro sulle mie vicende di cantautore. Ma a leggere di tanti personaggi, avventure, ideali, situazioni, contesti descritti e narrati da Alberto, affini e a volte coincidenti con personaggi, avventure, ideali, situazioni e contesti che ho conosciuto e vissuto io stesso di persona, ho provato la stessa impressione: quella di trovarmi di fronte a pagine che avrei potuto scrivere io, ed invece sono firmate da un altro; come se si trattasse di un plagio, non “letterario” ma “biografico”. Non potrei mai dire, di questo libro, che “si legge come un romanzo”: almeno per me si legge come un diario in cui ritrovo le mie nostalgie, rabbie, gioie, allegrie, fantasie, amicizie che non sono quelle della fiction ma quelle della vita vissuta. Si racconta di avvenimenti che a volte fanno ridere a crepapelle, come quello della irresistibile “storia” di Alberto e del Cantovivo scritta in uno scalcinato grammelot da Renato Scagliola, e letta da Franco Contardo, in occasione di una bisboccia fra amici; ebbene è successo lo stesso a me, anch’io sono stato protagonista di una “storia” regalatami dai due Cantambanchi in occasione di un’altra bisboccia. E questa “storia” – colpa mia – non è stata immortalata in nessun libro, ed è un peccato. Alberto ci racconta della sorpresa, del compiacimento, dell’incredulità con cui ha ascoltato una celebre canzone del suo repertorio, “Barbagal”, oltretutto in piemontese, cantata e addirittura registrata su disco da un trio di belle ragazze belghe. Beh, miei cari, con egual sorpresa, compiacimento ed incredulità seppi da amici che il mio “Morti di Reggio Emilia” era stato cantato nel corso di una tournée in Italia dal Coro della Flotta Sovietica del Mar Nero, cioè dagli eredi diretti dell’Incrociatore Potemkin (magari tre belle ragazze belghe sono più gratificanti

ma meno engagées). Anche questa, comunque, un’occasione mancata per un bel capitolo di una storia mai scritta. L’elenco delle persone, dei fatti e delle situazioni narrati da Alberto, in cui mi sono ritrovato quasi sovrapponendomi a lui è lunghissimo: Ewan Mc Coll e Peggy Seeger (li ho conosciuti quando vennero a Torino per un folkfestival alla cui organizzazione avevo partecipato, facendo addirittura da interprete al loro concerto); la frequente carenza delle apparecchiature per l’amplificazione fornite dagli organizzatori di festival de l’Unità coraggiosamente montati in paesini remoti (io non ho mai avuto impianti miei da portarmi dietro, quindi ho sofferto dell’inconveniente molto più spesso); gli eventi “epocali” degli spettacoli come “Bella Ciao” e “Ci ragiono e canto”; la fratellanza canora e politica con una miriade di compagni come Michele Straniero, Giovanna Marini, Ivan della Mea, Gualtiero Bertelli, Franco Coggiola, Franco Lucà, il Galletto di Gallura, Gianfranco Perempruner ed i già citati Cantambanchi ; il rifiuto della vulgata (parecchio in auge negli anni ’70) che nel canto politico engagé conti solo quel che si canta e non anche come lo si canta, come se la nobiltà dei contenuti servisse da alibi per non porsi problemi di stile e di buona esecuzione; la stagione del “riflusso nel privato”, spiazzante per chi fino ad allora aveva scritto e cantato canzoni contro il fascismo, il franchismo, l’imperialismo, per cambiare la società e il mondo. L’elenco potrebbe continuare per parecchie pagine, quasi quanto quelle di questo libro. Mi viene quindi più facile parlare di alcune delle cose e dei fatti narrati in questo libro in cui non mi sono ritrovato. Per esempio Alberto racconta delle sue esperienze di insegnante (di canto, di ballo, di ghironda) ; esperienze che esulano completamente dal mio campo d’azione, perché non sono mai stato fornito della capacità , o della volontà, di insegnare qualcosa a qualcuno. C’è da dire che Alberto, nel suoi libro, parla quasi scherzosamente del suo ruolo di maestro, riservando più ampi spazi a quelli che ritiene essere stati i suoi maestri, dai grandi del folk ad umili e sconosciuti cantori, suonatori, musicanti, sapienti del mondo popolare. Non mi sono ritrovato neppure nell’importantissima – per Alberto – scoperta della ghironda : prima di conoscere quella di Alberto ,di questo strumento sapevo qualcosa solo per averlo sentito suonare dallo svizzero René Zosso in un folkfestival in Germania, e per averne conoscenza indiretta dall’ultimo lied della Winterreise di Schubert, intitolato “Der Leiermann”, in cui il pianoforte d’accompagnamento, per tutta la durata del lied , ribatte un basso costante a guisa di bordone, per riprodurre quello della ghironda. Infine non potrò mai vantare un incontro favoloso come quello vissuto e raccontato da Alberto con Beniamino, vecchio fabbro incontrato in un paesino del cuneese, dov’era considerato alla stregua di un bizzarro ubriacone e che, fattosi imprestare lo strumento dal violinista del Cantovivo, si mise a suonare in modo impeccabile i Capricci di Paganini. Avessi avuto anch’io una analoga avventura, ne avrei sicuramente ricavato una canzone (come Alberto ha fatto), e magari ne avrei tratto lo spunto per scrivere anch’io un libro, intitolato – ovviamente -“Con la chitarra in spalla”. ❖

15/2013

23

23


Eventi

Associazione Culturale Mantice Comunicato stampa

O

rganizzato dall’associazione Mantice di Latina in collaborazione con la cooperativa Utopia 2000 e le associazioni Angelus Novus e Slow food di Priverno Sabato 6 Aprile iniziano i laboratori sulle danze popolari italiane. I laboratori avranno cadenza mensile, si terranno ogni primo sabato del mese da Aprile a Giugno a Bassiano (LT) nei locali messi a disposizione dalla cooperativa Utopia 2000 e dal Comune di Bassiano. Il primo appuntamento è per Sabato 6 Aprile con il laboratorio “Dal Salento al Gargano”, un invito ad un viaggio nella cultura, nelle tradizioni musicali e coreutiche della Puglia. Le danze proposte saranno la Pizzica (Salento e Murgia) e la Tarantella del Gargano in una lezione introduttiva rivolta a tutti, senza limiti di età e di particolare attitudine fisica. Il laboratorio prevede una parte teorica: storia, significati-simboli delle danze tradizionali; ed una pratica: apprendimento della danza, ritmi, passi e stile. Attualmente la proposta di corsi, stages o laboratori sulle danze popolari è molto varia e ricca, ma in molti casi condotta da  personale “improvvisato” convinto che sia suf-

2424

15/2013


ficiente conoscere i passi di una danza per poi poterla insegnare. L’associazione Mantice invece tiene ad evidenziare l’alta qualifica e professionalità degli insegnanti chiamati a condurre i propri laboratori. Il laboratorio sarà tenuto da Francesca Trenta artista poliedrica, con carriera ventennale nel campo della danza, del canto e del teatro musicale nelle sue varie forme (dal Musical al teatro popolare) si dedica da oltre 10 anni anche allo studio e all’insegnamento delle danze tradizionali con passione e grande rispetto per le radici profonde da cui ha imparato quanto oggi tramanda. Il programma della giornata prevede 4 ore di lezione pratica sui balli (Dalle 15 alle 17 e dalle 17.30 alle 19.30). Alle ore 17 è prevista una degustazione di prodotti dell’azienda agricola Ganci & Milone (via Isonzo km 5.3 tra Latina e Borgo Grappa). Alle ore 20.30 la cena a base di prodotti tipici dei monti Lepini e a seguire canti e balli con musica dal vivo. Il costo promozionale del laboratorio comprensivo di cena è di 25 Euro. Il laboratorio è a numero chiuso e per partecipare è necessario iscriversi entro il 2 Aprile. Il secondo appuntamento dei laboratori di danza popolare si terrà Sabato 4 Maggio. In tale data avvieremo anche un laboratorio sui tamburi a cornice tenuto da Antonio Franciosa (da confermare) Per informazioni e iscrizioni Marco Delfino 0773484955 - 339 2327810

Associazione culturale Mantice Via Botticelli 12 04100 Latina tel. 0773 484955 mantice@fastwebnet.it www.mantice.net

Eventi

Docente del corso di danza popolare italiana

Francesca Trenta Note sul docente

Artista poliedrica, con carriera ventennale nel campo della danza, del canto e del teatro musicale nelle sue varie forme (dal Musical al teatro popoare) si dedica da oltre 10 anni anche allo studio e all’insegnamento delle danze tradizionali con passione e grande rispetto per le radici profonde da cui ha imparato quanto oggi tramanda. di seguito, alcune collaborazioni artistiche e docenze nel campo della danza popolare: IALS di Roma, Tarantella Power settimana di studio sulla tradizione calabrese Caulonia (Rc); Taranta Power scuola di tarantella, Bologna e Napoli di Eugenio Bennato; Danza e Danze, progetto di Balletto 90 di Anita Bucchi-Ministero dei Beni Culturali e Ambientali -Caulonia (Rc); Viaggio nella danza folklorica e popolare della Regione Lazio progetto Ials di Roma-Regione Lazio referente per il censimento dei gruppi folclorici del Lazio; Lezioni di tarantella, progetto di Eugenio Bennato, Regione Campania, docente seminari sul ballo rituale del sud Italia; Progetto Unitè per Universitas 2000 -corso di formazione sulli’ntrecultura per formatori; ProgettoTerra Nemorense Comune di Nemi dal 2003 a oggi; Radici Sonore -Progetto interetnico” di Balletto 90 ad Avellino / Salerno e Roma; Lezioni di tarantella progetto di Eugenio Bennato, Universitdi Roma Tor Vergata// Università degli Studi di Cassino, Sala Pacis; Le danze popolari-nel progetto “L’Abruzzo e l’Organetto” di Ambrogio Sparagna per l’ Università degli Studi dell’ Aquila; I passi della tradizione organizzato dallo Ials di Roma e la Compagnia Balletto 90 Teatro Comunale di Grottaferrata; BalliRievoCanti -Progetto Interetnico di Balletto 90, lezioni, Avellino /Foggia/ Napoli; Taranta Power progetto di Eugenio Bennato-seminario sulle danze popolari del meridione italiano, Senerchia (Av); Attività di teatro danza per la riabilitazione psico fisica dei disabili per l’opera Sante de Sanctis di Roma; La Notte della Taranta dir. Ambrogio Sparagna -Auditorium Parco della Musica di Roma, lab. Pizzica-pizzica; La Campagna in Città Giardini di Castel Sant’ Angelo di Roma lab. Saltarello Laziale; La pizzica e il saltarello Comune di Acuto (Fr) Regione Lazio Re.Fo.La; per la Notte

Bianca di Roma evento La campagna in città lab. IlSaltarello parco della Caffarella di Roma; Le danze della tradizione -Teatro Comunale di Fiuggi /Progetto Danza in Video Ials di Roma, Regione Lazio docente laboratori sul ballo tradizionale; Santu Paulu delle Tarante dir. Art. Ambrogio Sparagna, doc. lab. sulla Pizzica Pizzica Auditorium Parco della Musica di Roma Fondazione Musica per Roma; Ottobrata Romana dir.art. Ambrogio Sparagna, docente laboratorio sul saltarello Teatro Auditorium Parco della Musica di Roma -Boville Etnica festival di musica popolare, Ernica Etnica, Summonte Festival Internazionale,Civitella Alfedena Folk Festival 2012. Coreografie per il Cinema :“ Amore e Libertà-Masaniello” film -produzione Factory s.r.l. 2003 “Oggi Sposi” film di Luca Lucini, produzione Cattleya 2009-coreografa e referente per l’ etno corografia, docente attori ( Michele Placido, Luca Argentero, Lunetta Savino, Francesco Pannofino) scena finale del film. Fonda MeRitmiRmeridione ritmi e riti con Gian Franco Santucci, con cui incide 3 cd “ Dalle Radici al Suono” vol. 1e2 “Suoni del Lazio e della Campania” e“Verdaspina”; presidente dell’Associazione Culturale Il Flauto magico, con cui realizza numerosi eventi culturali sulle tradizioni popolari e sul folklore in collaborazione con enti ed associazioni del territorio. Con grande passione si dedica a progetti di danza e musica nelle scuole statali dell’ infanzia e primarie, per giovanissimi allievi dai 3 agli 11 anni. Attualmente collabora come danzatrice e cantante ad alcuni progetto dell’Orchesta Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma dir. Di Ambrogio Sparagna fra cui concerto di Piazza di Spagna , Cavea dell’Auditorium Parco della Musica concerto per il Comune di Roma , Festeggiamenti UnitItalia del 21 Giugno 2011, E’ Festa ! concerto di apertuta del 32° meeting di Rimini “Partire Partirò“ dai Monti Aurunci al mare -concerto con Orchestra Popolare Italiana, direttore Ambrogio Sparagna 150° anno unità del comune di Formia.Idealizza e realizza eventi sulla danza tradizionale anche con nuove contaminazioni, per Mediascena Europa ente internazionale di promozione danza fra cui “ Italia Arte all’Aventino -Settembre 2012” con “Terre In Danza” evento di 4 giorni con stages e concerti a Roma istituto di Studi Romani. ❖

15/2013

25

25


Interviste EDAQ, IL FUTURO È ARRIVATO di Loris Böhm

A giudicare dalle recensioni ricevute sembra che non sia facile dare un giudizio obiettivo sulla vostra produzione discografica “Dalla parte del cervo”... questo capita in genere quando ci si trova davanti un gruppo dalla fisionomia eterogenea, una quantità di esperienze musicali differenti, la volontà di innovazione che non esclude nessuna forma di comunicazione attraverso un sottofondo di musica tradizionale... in Italia, dove c’è una frattura netta tra avanguardia folk e tradizione pura, i casi come il vostro sono rari, all’estero più frequenti. Come vi considerate voi? Esiste nei musicisti italiani una “diffidenza” o piuttosto una “difficoltà” nel creare un prodotto sonoro personale, meno legato a stilemi classici?

L’Italia è sempre stata un paese estremamente conformista e soprattutto adesso sta rivelando appieno questa sua vocazione non solo a proposito della musica o del folk in genere. Qui vogliamo che le cose cambino senza mai cambiare realmente qualcosa. Tutto ciò che esce fuori dai canoni del già visto, già sentito, già sperimentato viene guardato e giudicato con sospetto. Per tornare alla musica pensiamo che la tradizione pura sia ormai solo patrimonio di pochi fortunati che hanno avuto l’opportunità di respirare a lungo ed in maniera molto profonda determinate suggestioni, valori, culture, lingue e tradizioni . Il resto è molto spesso fatto alla maniera di qualcos’altro, di già visto e sentito. Cercare una propria strada una propria modalità è sicuramente molto più difficile, ma non impossibile e questo è uno degli obiet-

2626

15/2013

tivi che Edaq si è prefisso fin da quando è cominciata la nostra avventura ed il gruppo non aveva ancora assunto le sembianze attuali. Noi non siamo depositari della tradizione pura, per quanto la avviciniamo con profondo rispetto. Proprio per questo ci è sembrato un percorso obbligato quello di cercare una nostra via espressiva che possa coniugare appunto la nobiltà della tradizione con un linguaggio aderente ai tempi che ci troviamo a vivere. La tradizione racchiude in se, oltre che un repertorio specifico, anche delle caratteristiche esecutive peculiari, a volte evidenti solo dopo anni di ascolto, di studio e di pratica, quindi da questi presupposti partiamo dalla tradizione. Non si tratta di folklorismo ma di un senso di profonda ammirazione e solo all’ottica di questo rispetto ci sentiamo liberi di interagire con il materiale tradizionale, si tratta di un’interazione, piuttosto che di una reinterpretazione. Riguardo al cd al momento le reazioni sia del pub-

blico affezionato che ci segue come di quello che ci scopre per la prima volta, sia della critica specializzata sono estremamente confortanti. Generalmente chi come voi percorre una strada di improvvisazione artistica che lascia libertà alla sperimentazione espressiva, in futuro tende a rinnegare o comunque modificare sensibilmente il sound prodotto all’inizio, finendo per smarrirsi o chiudere l’esperienza di gruppo. Quelli che riescono a creare un loro “marchio di fabbrica” attraverso la loro musica diventano precursori di un genere che verrà imitato da altri gruppi per cui raggiungono fama e onori. Condividete questa ipotesi? Vi ritenete in grado di poter proseguire sulla falsariga di questo incredibile disco di esordio, straordinariamente bello, affascinante, ipnotico, o esplorerete altre soluzioni espressive?

Beh, grazie! Questa è una domanda a cui è molto difficile rispondere. Diciamo così, al momento siamo molto soddisfatti del cammino che abbiamo intrapreso e le cose nuove


Interviste

a cui stiamo lavorando si muovono sulla stessa lunghezza d’onda. Per il futuro chissà …forse la cosa più importante è concentrarsi sul presente con la consapevolezza che un lavoro ben fatto, sincero ed entusiasta contribuirà ad indicare con maggior chiarezza i percorsi da seguire quando arriverà il momento opportuno.

Dicevamo in Italia davvero siete in pochi a produrre musica tanto personale... in un momento (si fa per dire) in cui il mercato discografico è in crisi (sull’orlo del baratro), in cui tutti i promotori di concerti tremano per le spese esponenziali cui devono far fronte per garantire spettacolo, un gruppo come il vostro trova maggiori difficoltà ad imporsi rispetto ai gruppi classici dalla proposta facilmente fruibile, come la danza, il canto corale, ecc. oppure avete una carta in più da giocare?

Guarda a livello professionale ormai in Italia tutti hanno grandi difficoltà a proporsi e a circuitare. Certo se da una parte la non convenzionalità della proposta ci può limitare in certe situazioni (ma poi neanche troppo, una delle nostre principali attività è il bal folk e riusciamo sempre ad ottenere un ottimo riscontro) dall’altra ci permette di inserirci anche in ambiti che esulano dal folk, consentendoci di raggiungere un pubblico più vasto.

Tanti artisti nostrani di gran talento e personalità, come Riccardo Tesi, hanno dovuto emigrare all’estero. Ne abbiamo parlato in un articolo di Lineatrad a giugno 2012, a proposito di “Musicisti in fuga: Nidi d’Arac e Agricantus”... cosa pensate del loro modo di agire in relazione ai vostri progetti futuri?

E’ quasi una scelta obbligata di questi tempi. Se vuoi lavorare con la musica dignitosamente devi emigrare. E bene fa chi ci riesce. In Italia anche le poche opportunità che c’erano fino a qualche anno fa sono state buttate via da un profondo disinteresse di chi dovrebbe tutelare la cultura da una parte e

da un conseguente appiattimento sulle proposte canoniche dei media di chi dovrebbe fruirne dall’altra… Al momento però non la vediamo come un’opzione possibile per noi. In questo periodo storico “scottante” dove è impossibile sbagliare le proprie scelte, come vi rapportate sulle priorità di importanza nello scegliere un’etichetta discografica piuttosto che l’autoproduzione, un management piuttosto che un social network, un concerto in un festival piuttosto che un video su youtube, considerando che le prime scelte sono costose e sulla carta redditizie e le seconde sono economiche e in teoria solo potenzialmente redditizie? In definitiva è meglio investire tutto quello che si ha per ottenere il massimo profitto oppure seguire un “basso profilo” e contare solo sulla bontà della proposta musicale prodotta?

Crediamo che si debba fare tutto il possibile, in ogni direzione, agendo però con oculatezza. Il disco ce lo siamo autoprodotto, registrato autonomamente in casa ed anche la grafica è opera del nostro ghirondista Francesco che ha fatto un bellissimo lavoro con grande perizia ed in piena sintonia con la nostra estetica. Tutti noi abbiamo inciso decine di dischi affidati a etichette diverse, ma questo non ci ha mai cambiato granchè la vita. Con questo disco, in cui abbiamo in qualche modo messo

a nudo le nostre esigenze espressive, ci è sembrato di fare la cosa giusta non affidandolo a nessuno, ma provando ad occuparcene noi, prendendoci anche le libertà che abbiamo ritenuto opportune. Per finire un giudizio sulla editoria specializzata che ci riguarda: la carta stampata sta davvero per finire, soppiantata dall’informazione digitale portabile (niente tipografia, spedizione, edicola-libreria ecc.) ma tutto virtuale e immediatamente fruibile, come stiamo facendo noi di Lineatrad, oppure si avrà un ritorno nostalgico alle origini com’è successo (in parte) con il vinile a discapito del compactdisc?

Onestamente da un certo punto di vista non sarebbe un male si avverasse almeno una parziale retromarcia. Preferiamo una cosa difficile ma ricca di fascino ad una cosa semplice priva di fascino. La carta stampata, come il vinile racchiudono in se delle peculiarità che nessun laptop o computer al mondo potrà mai sostituire. Un libro come un disco lo puoi associare ad una determinata consistenza tattile, a degli odori, ad uno spazio fisico occupato, a dei colori ed immagini che il digitale non potrà in alcun modo sostituire. Speriamo in sostanza che la comodità si possa coniugare con il fascino, che entrambi possano continuare a coesistere. ❖

15/2013

27

27


Cronaca ELVA LUTZA

Nico Casu: trombe, voce Gianluca Dessì: chitarra, mandola, oud

L

a passione comune per la musica popolare, frequentata per oltre due decenni, come musicisti, studiosi e appassionati, ha portato all’incontro fra Nico Casu, trombettista e cantante già collaboratore, fra gli altri di Daniele Sepe, Nuova Compagnia di Canto Popolare e Roberto de Simone e Gianluca Dessì, chitarrista dalle varie esperienze in ambito etno-folk. Il nome del duo, che ha anche una sua incarnazione più “estesa” e “festaiola”, può richiamare il nome di qualche antica diva della canzone dei paesi del socialismo reale, come agli stessi componenti del duo piace far credere, ma è invece un nome sardo: “elva lutza” è l’erba magica, l’erba delle fate. Il risultato dell’impasto fra due musicisti così diversi per esperienze e approccio è un vero viaggio nella musica tradizionale di varie regioni dell’europa (Balcani e Sardegna in primis, ma anche sud-italia e isole britanniche); lo spirito non è certamente quello del revival, o semplice riproposta, ma una rielaborazione in cui jazz, musica contemporanea e musica popolare si ritrovino ad essere “parenti acquisiti” e diano vita a una performance assolutamente originale dove possano convivere la doina rumena, il ballu tundu, la gavotta bretone e mille altri inputs musicali, fra cui, ovviamente l’improvvisazione. Il repertorio è equamente diviso fra brani di composizione originale e altri di matrice folclorica. Il disco, che porta il nome del duo, ha visto la luce la scorsa estate pubblicato da S’Ardmusic, e offrirà una panoramica dei diversi stili e generi che il duo affronta, dalla musica sarda di origine tradizionale, all’esplorazione di diverse culture musicali, balcani in primis, alle canzoni di propria composizione, in sardo logudorese e in dialetto sassarese-turritano. L’incisione, nell’ossatura un lavoro in duo, vedrà la partecipazione di numerosi ospiti. Gli Elva Lutza sono i vincitori del Premio Parodi 2011, una vittoria accompagnata da uno straordinario successo di pubblico e dall’unanime consenso da parte della qualificata giuria del premio. Questo consenso ha prodotto alcune illustri collaborazioni che vedranno la luce sul cd, e magari anche sul palcoscenico. Fra queste la cantante sarda Elena Ledda, la catalana Ester Formosa, il decano della world music italiana Kaballà.

2828

15/2013

Il primo cd di Elva Lutza è appena uscito per la S’ArdMusic (distribuzione Egea per tutta Europa). “Tradizione sarda, blues e improvvisazione, uniti ad anni di mestiere, ne fanno una delle realtà più intriganti della nuova scena isolana” (W.Porcedda, La Nuova Sardegna) “Qualità stupefacente: Pathos e Silenzio. Meravigliosi” (M.Mangiarotti, Il Giorno) “ Una proposta minimale e accattivante, forte di una rara capacità di comunicare (R.G. Sacchi, Folk Bulletin) “La vera promessa della musica glocale italiana; da buoni sardi, la manterranno” (Dario Zigiotto, CCM) ❖ info: Associazione Culturale Elva Lutza Gianluca Dessì 349/3904668 - elvalutza@elvalutza.it booking: GJ SOUNDS Gabriele Buonasorte 06/93379772 - booking@gjsound.com


Recensioni ELVA LUTZA, IL DISCO di Loris Böhm

G

iunto sul tavolo di Lineatrad con un po’ di ritardo, questo CD dei sardi Elva Lutza, che all’anagrafe fanno Nico Casu (tromba, voce) e Gianluca Dessì (chitarre, bouzouki) può già vantare una raffica di recensioni estremamente lusinghiere, da parte di Folk Bulletin, Blogfoolk, Il giornale della musica, Nuova Sardegna... tanto per fare qualche nome. Loro stessi sono stati vincitori nel 2011 del Premio Andrea Parodi, e ascoltando questa loro opera prima non resta che complimentarci a nostra volta per la brillante interpretazione della world music, in chiave mediterranea, con un personalissimo stile necessariamente acustico, considerando lo scarno strumentario. Questo fatto tuttavia non deve assolutamente far pensare ad un lavoro scarno, ripetitivo... gli undici pezzi presentati, quasi tutti di loro composizione, sono delle autentiche gemme incastonate in un disco dal

suono sognante, senza tempo. Elva Lutza, cioè “erba magica”, si colloca come il miglior prodotto di Sardegna dello scorso anno, e propone due artisti che di prepotenza si inseriscono tra i migliori interpreti della musica sarda di tradizione e d’autore. Questo prodotto sonoro è facilmente reperibile nei negozi specializzati, oltre al canale internet relativo al sito internet del duo: www.elvalutza.it. Facciamo ammenda per aver involontariamente trascurato un prodotto tanto prezioso e affascinante, incitando senza mezzi termini i nostri lettori a procurarsene una copia: sicuramente mi ringrazierete! ❖

15/2013

29

29


Argomenti LA PASTORA E IL LUPO di Giordano Dall’Armellina

N

ello splendido mondo della ballata popolare, autentico specchio della cultura dei popoli europei e riflesso dei sentimenti più comuni delle genti che abitavano il vecchio continente, non possono mancare storie relative al mondo pastorale e al lupo “cattivo” che incontriamo anche nella favolistica. La ballata che vi propongo in questo numero di Lineatrad è diffusissima nel Nord Italia Anche fra amici ho raccolto versioni in piemontese, lombardo, veneto, friulano. Quello che non mi aspettavo, incontrando il gruppo canadese del Quebec Le Vent du Nord in un loro concerto a Gromo nel mese di agosto (Val Seriana - Bergamo) dell’estate scorsa, è stato di trovarla nel loro repertorio in francese1. Per pura combinazione l’avevo appena eseguita il 27 luglio per la prima volta a Spilimbergo (Friuli) durante il festival di Folkest insieme al friulano Lino Straulino e all’Ensamble Righi di Verona. Il testo ha origini antichissime e tracce evidenti si riscontrano nei Carmina Burana nei quali si trovano versi quasi identici alle versioni raccolte. La ballata è stata raccolta anche dal ricercatore piemontese Costantino Nigra nel suo Canti popolari del Piemonte che l’ha classificata con il numero 69. Qui vi presento la versione veneto-friulana eseguita a Spilimbergo che confronteremo con quella del Quebec. Personaggi: Luogo:

Una pastorella, un lupo e un cacciatore. La montagna, i boschi.

E va su, su la montagna; la su c’è una pastorella che pascolava i suoi caprin su l’erba fresca e bella. E di lì passò un signore, l’amor. el ghe dis: “Oh pastorella guarda ben che il lupo non se li mangi, l’amor.”

1 Nel repertorio del gruppo canadese c’è anche Le rossignol, una variante di Donna Lombarda e altre ballate che hanno radici in varianti europee.

3030

15/2013

“I miei caprin son ben tenuti, l’amor son tenuti alla sicura, l’amor. Lupo a me non fa paura, l’amor.” Salta fuor lupo dal bosco con la faccia nera nera e si pigliò il più bel caprin che la pastora aveva. La pastora si mise a piangere, l’amor e piangeva tanto forte, l’amor, nel vedere il suo caprin, vederlo andare a morte. E lassù su le montagne, l’amor. là ci sta una pastorella, l’amor. Pascolava i suoi caprin su l’erba fresca e bella.

In questa versione italiana manca il finale, presente in altre varianti, che più o meno è simile alla lezione del Canada francofono che segue.

Le cavalier et la belle (Il cavaliere e la bella) Personaggi: Una pastorella, un lupo e un cavaliere. Luogo: Un prato, un bosco. Derrière chez moi il y a un pré, il y a une brebillette. La belle qui est à les soigner, avec sa genoullette.

Dietro, da me, c’è un prato, c’è una pastorella. La bella che li accudisce con il suo sgabellino.

Par ici il y passe un loup, Da lì passa un lupo de fureur ennemie. nemico e pieno di furia. La plus belle brebis du troupeau, La più bella pecora del gregge l’a prise l’a enlevée. l’ha presa e se l’é portata via. Le belle s’écrie à haute voix, «Oh que des avantages! Celui qui ramène ma brebis, aura mon coeur en gage.»

La bella grida a voce alta, «Oh che ricompense! Colui che mi riporta la mia pecora avrà di sicuro il mio cuore.»

Par ici passe un cavalier, tire sa claire épée, cinq ou six tours fait dans le bois, la brebis retrouvée.

Da lì passa un cavaliere, tira fuori la sua spada, fa cinque o sei giri nel bosco, ha ritrovato la pecora.


Argomenti

«Tenez la belle votre brebis, voilà la belle chose. Cette plaisir que l’on vous fait, vous m’en ferez un autre.»

«Tenete bella la votra pecora, Eccola mia bella. Questo piacere vi si fa, voi me ne farete un altro.»

«Mais oui galant, nous vous paierons, nous vous paierons vos peines. Quand le brebis sera tondue, vous en aurez la laine.»

«Ma si galante, noi vi pagheremo, Noi vi pagheremo le vostre pene. Quando la pecora sarà tosata, Voi ne avrete la lana.

«Je ne suis pas marchand fileur, ni trafiquant de laine. C’est votre coeur dont je jouis, j’en jouirai quand même.»

«Io non sono mercante di filamenti, né trafficante di lana. E’ il vostro cuore che voglio, Ne godrò comunque.»

«Galant ne parlez pas si haut, ma mère qui est aux écoutes, si elle entend ce discours-là, nous grondera sans doute.»

«Galante non parlate così ad alta voce, mia madre che sta ascoltando, se comprende questo discorso, ci sgriderà di sicuro.»

(Entrambe le versioni originali sono presenti nel cd allegato al mio saggio Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan in uscita ad aprile nelle librerie. Si ascoltino invece le splendide esecuzioni in video del gruppo canadese in YouTube) In versioni italiane la parte mancante è del tutto simile a quella canadese se si eccettua il finale dove, invece dalla madre che potrebbe sgridare i due, la bella mette in rilievo che è donna maritata e che se la scopre il marito sarà bastonata (come dire: facciamolo ma non facciamoci scoprire). Nella storia raccontata nella ballata non si può non vedere il contenuto erotico: il lupo si porta via la pecora (la capra nella versione veneta) senza tuttavia mangiarla; anzi quando il cavaliere la riporta è integra e la pastorella promette la lana quando sarà pronta da tosare. Al lupo! Al lupo! È allora solo una provocazione per attirare l’attenzione del cavaliere che senza difficoltà ritroverà la pecorella “smarrita” nel bosco. Poi subentra, come sempre, il giochino delle proposte amorose alle quali la ragazza dovrà dapprima sottrarsi. Nelle ballate di questo tipo si deve solo intuire che prima o poi la ragazza cederà ma non lo si deve dire esplicitamente. Sono codici che gli ascoltatori di ballate conoscevano bene poiché facevano parte del repertorio legato ai corteggiamenti. La ragazza che cedeva immediatamente era considerata male; quindi era necessaria un po’ di resistenza che aumentava la tensione e il desiderio oltre alla considerazione da parte dell’uomo. Quest’ultimo crederà inoltre che la ragazza abbia ceduto per le suo irresistibile fascino: tutti giochini erotici inconsci che l’essere umano vuole far finta di non conoscere e che

non possono essere rivelati per non rompere il fragile giocattolo fatto di sensualità “sensibile” che sostiene e permea di magia l’incontro amoroso. Il gioco rinfranca l’uomo nel suo ego che si mette in gioco nell’arte di convincere e nella donna che si ritrova “principessa” nell’arte della seduzione. Il lupo dunque è come quello delle fiabe e come in Cappuccetto Rosso ha tratti umani (ha la faccia nera, nera) e non fa a pezzi le sue vittime che tornano intere alla vita. Il lupo “cattivo” è dunque solo un tramite per creare la condizione necessaria a un “buon” incontro amoroso. ❖

15/2013

31

31


Eventi LILITH, ASSOCIAZIONE CULTURALE

Chi siamo

N

ata a Genova, città di artisti che hanno fatto grande la musica d’autore in Italia e nel mondo, Lilith Associazione Culturale rivolge un’attenzione particolare alle donne e ragazze che negli ultimi anni stanno rinnovando la tradizione della canzone d’autore. Oggi infatti sono tante le songwriters che cercano nuove vie alla parola cantata, con risultati originali e di alto livello. Lilith, fondata appena due anni fa dalla cantautrice genovese Sabrina Napoleone insieme ad un manipolo di amiche musiciste e amici musicisti, organizza eventi e iniziative che danno spazio ai nuovi talenti della musica d’autrice di tutt’Italia, attraverso appuntamenti di musica dal vivo ma anche workshop, convegni, diffusione della musica delle artiste coinvolte tramite i nostri canali web e i nostri partner. Siamo al lavoro per la terza edizione di Lilith - Festival della Musica d’Autrice, che si terrà il 7-8-9 giugno 2013 a Palazzo Ducale. Il Lilith Festival non è solo una kermesse musicale, ma si pone anche come un’occasione per fare il punto sullo stato della musica d’autore e sul ruolo e la partecipazione delle donne “sul, dietro e oltre il palco” insieme a musicisti, autori, produttori discografici, esponenti del mondo accademico e giornalisti. Le artiste selezionate hanno l’opportunità di esibirsi in un festival che nel giro di due edizioni è diventato un appuntamento riconosciuto a livello nazionale, di farsi conoscere e confrontarsi con addetti ai lavori di tutto rilievo ed essere segnalate per altri festival e premi gemellati con Lilith, tra cui il Premio Bindi e il Varigotti Festival. Sono quasi quaranta le artiste che si sono esibite nelle passate edizioni. Quest’anno abbiamo in previsione la partecipazione di alcune madrine d’eccezione, riferimenti per le giovani cantautrici, cui comunque è rivolta l’attenzione principale di questo festival. PRINCIPALI EVENTI ORGANIZZATI: Lilith - Festival della Musica d’Autrice. 1ªedizione 21-22-23 giugno 2011; 2ªed. 21-22-23 giugno 2012 Palazzo Ducale/Piazza Matteotti. In collaborazione con la Fondazione Cultura di Palazzo Ducale e il sostegno del Comune di Genova.

3232

15/2013

Sabrina Napoleone durante la presentazione “La Carovana dei Festival” tenutasi a Genova, Palazzo Ducale, il 17 marzo u.s.. A destra, il rappresentante della Toast Record.

Lilith Festival Estate. Luglio/Settembre 2011 – Banano Tsunami, Porto Antico, Genova. Prosecuzione estiva della prima edizione del Lilith Festival, appuntamenti quindicinali di musica d’autrice in collaborazione con il locale Banano Tsunami. Canzoniere Genova - Giovani artiste reinterpretano i grandi cantautori. Settembre 2011 – Parco Monumentale della Lanterna. In collaborazione con Muvita. Brani storici di De André, Tenco, Lauzi, Paoli e degli altri grandi della canzone d’autore sono stati reinterpretati con una sensibilità tutta al femminile dalle cantautrici Sabrina Napoleone, Cristina Nicoletta, Lidia Sciarrone, Flò, Valentina Amandolese, Karen Ciaccia e Simona Scarano. Ospite d’eccezione e padrino della serata è stato il cantautore Sergio Alemanno, a sancire il legame tra le nuove leve e la grande tradizione della canzone d’autore ligure. Tributo a Patti Smith, “A Night at Chelsea Hotel”, Notte Bianca di Genova, Settembre 2011 – Piazza Fontane Marose.


Eventi

Valentina Amandolese si esibisce durante la presentazione “La Carovana dei Festival” tenutasi a Genova, Palazzo Ducale, il 17 marzo u.s.

Concerto/spettacolo a cura di Sabrina Napoleone, con cover della grande folksinger americana e letture di poesie e brani della letteratura statunitense e francese, per far conoscere al pubblico l’universo poetico della sacerdotessa del rock. Partecipazione alla programmazione artistica del Teatro Hop Altrove, Novembre 2011/Giugno 2012 , teatro Hop Altrove, Genova. Nei due appuntamenti mensili curati da Lilith nel bellissimo complesso di Palazzo Fattinanti, i concerti di musica d’autore si sono alternati a rassegne di musica alternativa (tra queste, l’ Art Rock Festival, rassegna di band d’avanguardia), spettacoli teatrali (per citarne alcuni, Agnese di Dio della compagnia Officine Papage e Zucchero quanto? della compagnia I Controversi) e presentazioni di libri: tra queste, la presentazione-spettacolo di “Genova, storie di canzoni e cantautori” di Marzio Angiolani e Andrea Podestà, con Max Manfredi ospite d’onore e molti altri protagonisti della scena odierna della canzone d’autore a Genova. ATTIVITÀ IN CORSO E WORK IN PROGRESS... Lilith Compilation: compilation i cui proventi saranno devoluti a favore del Centro Antiviolenza di Genova. Uscita prevista: maggio 2013-03-17 Les Femmes Electriques, performance elettroacustica ed elettromagnetica, a cura di LiLilth e i “Teslari”, 23 giugno 2013, piazza Matteotti: in occasione della notte di San Giovanni, il 23 giugno, le cantautrici animatrici dell’associazione Lilith, ovvero Sabrina Napoleone, Cristina Nicoletta e Valentina Amandolese, proporranno questo singolare spettacolo di musica e…saette! Con la collaborazione di un gruppo di inventori e appassionati costruttori di bobine di Tesla, macchine che

originano fulmini simili a quelli naturali, le tre artiste rivisiteranno alcune loro composizioni che hanno per protagoniste personaggi femminili attraversati dalla corrente elettrica della ribellione. Oltre ad essere già al lavoro per l’organizzazione della 3ª edizione del Lilith Festival, stiamo pianificando attività che ci vedranno in collaborazione e sinergia con diverse realtà, nazionali e locali, in particolare con le associazioni del gruppo Carovana dei Festival, collettivo di sette Festival del Nord Italia. CONTATTI: LILITH ASSOCIAZIONE CULTURALE

Via Albini 8/7, 16149 - Genova – C.F. 95147440101

www.lilithassociazioneculturale.it

Facebook: Lilith Associazione Culturale Mail: info@lilithassociazioneculturale.it Tel.: 347 0776054 – Sabrina Napoleone/ 349 3839212 – Cristina Nicoletta

Lineatrad nel 2013 sarà media-partner di Lilith, che si svolgerà a Genova dal 7 al 9 giugno, e di IndieISponente, che si svolgerà a Cervo (Imperia) dal 15 al 17 agosto, facenti parte del circuito “La Carovana dei Festival”. I frequentatori di questi eventi potranno pertanto fruire di notizie aggiornate sul sito di Lineatrad: www.lineatrad.it e naturalmente sfogliare il programma completo relativo ai due eventi sulle pagine di Lineatrad, un mese prima dell’inizio degli stessi.

15/2013

33

33


Recensioni ANNA GRANATA: ZAGARAGE di Loris Böhm

A

nna Granata è una cantante colta e popolare allo stesso tempo. Percorrendo la sua carriera artistica la troviamo coinvolta in progetti di matrice etnica e più sperimentale, con particolare riguardo alla valorizzazione della voce attraverso ricerche continue su impensabili e sferzanti soluzioni vocali. La ricordiamo alle prese con le tarantelle dei Bizantina, alla collaborazione con Riccardo Tesi e Maurizio Geri passando per Les Anarchistes, Fuentes, Pamela Villoresi per giungere al disco “Avò” dedicato a Rosa Balistreri e la partecipazione al progetto Canti Erranti della Materiali Sonori. Nel 2011 è stata la protagonista dello spettacolo “Camicia Rossa – Canti e storie su quei ragazzi che fecero l’Italia” allestito da Giampiero Bigazzi per la Banda Improvvisa & Canti Erranti. La vediamo infine vincitrice al Premio Rosa Balistreri nel 2011. Quello che non riesco a sopportare è che nonostante tutte queste collaborazioni e onorificenze non ha ancora spiccato definitivamente il volo verso un successo commerciale che le spetterebbe di diritto. Questo disco “Zagarage” prodotto da Giampiero Bigazzi della Materiali Sonori rappresenta l’unione di due situazioni: la zagara è il profumo dei fiori d’arancio di Sicilia e il termine garage rappresenta il modo di “fare musica” del trio, caratterizzato dalla scelta essenziale degli strumenti. I compagni di viaggio sono Antonio Ghezzani, studi classici e popolar music. Musica da camera, rock e

tradizioni del Mediterraneo e Gianluca Masala, batterista di lungo corso e fonico live. Ha studiato con Ginger Baker. Anna Granata dice del suo lavoro: “Il disco è nato dal fatto che in brevissimo tempo sono nati molti brani generati proprio dal suono di questa formazione, è stato come togliere un tappo a un serbatoio di idee che erano in attesa di questa sonorità”... e noi ascoltatori, aggiungiamo, ne siamo rimasti travolti, quasi inebetiti da tanta spregiudicatezza. Andatevi ad ascoltare Requiem, dove l’Inno di Mameli viene stravolto, quasi reso irriconoscibile, ma straordinariamente attuale nei contenuti, quasi feroce nell’incedere. Non meno taglienti e “diretti” anche gli altri brani proposti. Andate pure a rompere le scatole a Bigazzi per farvi spedire una copia... questa è Arte allo stato puro! ❖

Selezione nazionale artisti Suonare@Folkest, fasi finali di Roberto Sacchi

L

a prossima imminente primavera ci porterà nuovi importanti appuntamenti per il concorso “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa 2013”. Venerdì 22 marzo a Loano (SV) si succederanno sul

3434

15/2013

palco della Sala Consiliare The Mandolin Brothers, Folhas e Raffaele Antoniotti. Il giorno successivo, sabato 23, presso la sala polivalente di Coreno Ausonio (FR) si sfideranno Onda

Nueve, Ninfe della Tammorra e Orchestra Minima Mysticanza. I due gruppi di ogni serata giudicati migliori dalle rispettive giurie acquisiranno il diritto di essere inseriti nel programma di Folkest 2013. ❖


Recensioni CADIRA: MAR di Loris Böhm

S

iamo a Genova, più precisamente al Circolo Arci Zenzero, in via Torti 35 (vedi foto). Un nostro vecchio amico, il noto organettista Filippo Gambetta, fa da direttore artistico ad una rassegna di musica folk piuttosto inusuale da queste parti. Stasera, 9 marzo, sono di scena il duo Cadira, un connubio tra Spagna e Italia che genera una musica di composizione “ancestrale” intrisa di etnia mediterranea, tipicamente sefardita. Tralasciamo l’episodio triste che è già stato descritto nell’editoriale di questo numero di Lineatrad, per inoltrarci nella descrizione di questo concerto, in cui è stato presentato l’ultimo lavoro del duo, uscito a fine 2012: “Mar”. Occasione davvero ghiotta considerando che non sono riuscito ad ascoltarli al Festival del Mediterraneo questo autunno, per l’orario insolitamente pomeridiano feriale in cui si è svolto l’evento. Paolo Traverso e Eugenia Amisano, l’uno con chitarre e piccolo liuto, l’altra con sonagli e grande voce, ci introducono in un clima di grande spiritualità, orchestrata sapientemente dall’affiatamento magistrale con cui interagiscono. Si rasenta la perfezione stilistica, ma poco importa considerando che il pubblico è così affascinato dall’atmosfera che non osa quasi applaudire alla fine di ogni brano, per non rovinare l’atmosfera creata dal duo. Ed ecco che si susseguono, scremati dall’intervento delle percussioni di Marco Fadda e dalla viola e nickelharpa di Alessandro Sacco che invece fanno

parte dell’ensemble nel disco in questione. In compenso, negli ultimi brani, abbiamo come gradito ospite lo stesso “direttore artistico” Filippo Gambetta, che ha suonato con loro nei loro primi dischi per cui ben amalgamato nel suono globale. Il disco poi è un’opera d’arte anche

a livello grafico, essendo un lungo pieghevole in cui spicca un dipinto molto suggestivo. A tenere insieme il manufatto di cartone, in stile spartano ma originale, abbiamo uno spago... davvero particolare questo tipo di chiusura “a fiocco”... per un disco “con i fiocchi”! ❖

15/2013

35

35


Recensioni WHISKY TRAIL: CELTIC FRAGMENTS di Loris Böhm

S

ono in attività dal 1975 i Whisky Trail, e per questo motivo sono considerati il più longevo gruppo di ispirazione celtica ancora in attività in Italia. Questo “Celtic Fragments” è il quattordicesimo tassello alla loro carriera artistica... tanti musicisti di valore si sono succeduti nel gruppo, tanta gloria hanno racimolato nelle recensioni dei precedenti dischi, sarebbe ridicolo definire questo lavoro “il lavoro della maturità” perché loro la maturità l’hanno già conseguita tanti anni fa. Agli “storici” Giulia Lorimer, Stefano Corsi e Piero Bubbico si aggiungono i più recenti acquisti Luca Busatti, Vieri Bugli e il poliedrico Massimo Giuntini che ormai è punto fermo per amalgamare il sound del gruppo con le sue pipes. La confezione grafica del disco è pregevole e adesso parliamo di un disco che quando sarà ascoltato in terra di Albione sarà tranquillamente confuso come il prodotto di un gruppo locale di prim’ordine, parliamo di ben sedici brani cantati con un accento così fluido da farli sembrare davvero di origine “celtica”... parliamo di una sequenza di antichi suoni e racconti che illustrano il succedersi delle stagioni... parliamo delle danze frenetiche e della freschezza del suono energico che fa intuire che la tradizione celtica è immortale. Nonostante tutto qui nulla è casuale o già sentito e ci sorprendiamo a scoprire nuovi passaggi

3636

15/2013

acustici, nuovi intrecci virtuosistici tra gli strumenti. Mai durante la lunga cavalcata che porta alla fine dell’album, mi è venuta la tentazione di “saltare” qualche pezzo per mancanza di tempo, per la fretta di “passare ad altro” come si conviene con un recensore di lungo corso (e scusate se vi sembra poco!)... mentre scrivo, la fretta mi attanaglia semmai per finire questa recensione ed andarmi a riascoltare questo Celtic Fragments e godermi di ogni sua sfumatura, per cui vi saluto... e voi cosa fate? State esitando? ❖


Argomenti SURSUMCORDA: MUSICA D’ACQUA a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

N

ati come buskers, decisi nel costruire un nuovo stile musicale che fonda le sue basi sull’interazione tra musica, cinema, arte e cultura, i Sursumcorda realizzano dal 2007 ad oggi sei dischi e più di dieci colonne sonore destinate a documentari, spot e piccoli film come grazie ai quali ottengono due premi come migliore colonna sonora a Raccorti sociali (Francesco e Bjorn di Fausto Caviglia) e a Corto d’autore (Amir di Jerry D’Avino). Dopo un grande successo di pubblico e critica per il doppio album La porta dietro la cascata, i Sursumcorda si lanciano a capofitto nella realizzazione di un nuovo album. Musica d’acqua vede la luce nel marzo del 2013, dopo un tour di oltre 40 concerti in teatri, piazze, spazi culturali, espositivi e museali, conclusosi con un concerto in Piazza Castello a Torino per la festa del 25 aprile e un concerto nel prestigioso Piccolo Teatro di Milano, confermando grande flessibilità e novità nella proposta musicale e spettacolare.

Musica d’acqua

È un disco strumentale che contiene estratti di colonne sonore originali il cui filo conduttore è l’acqua. All’interno musiche estratte dalla colonna sonora del pluripremiato Francesco e Bjorn di Fausto Caviglia, insignito due volte come migliore colonna sonora, e di Amir, piccolo capolavoro cinematogra-

fico del regista Jerry D’Avino, attualmente in concorso al David di Donatello. Il disco nasce dall’interazione di 11 musicisti di estrazione musicale e culturale molto eterogenea, a ribadire lo stile che ha contraddistinto anche i precedenti lavori dei Sursumcorda. Musica d’acqua È il brano che dà il titolo al disco, quello più “ruvido”. Le chitarre classiche sono strappate e trascinate da un tango di colpi di cajon, mentre gli archi anticipano l’oriente. Entropia Rudimentale e storica discesa in acqua verso l’abisso entropico, alla ricerca dell’occidente. Amir Crepitii di vinile mescolati a sintetizzatori, viole e immersi in un liquido amniotico. È il tentativo di percezione dell’esterno per via osmotica, passando dalla rarefazione alla definizione. Il pianoforte prepara i frammenti di ciò che succederà. Tutto diventa disperatamente maturo. The promise of the merrow (La promessa della sirena) Intrecci di chitarre alla “vecchia maniera Sursumcorda”, mentre un violino intona un canto di sirene. Miraggi I deserti si assomigliano e si trovano ovunque, come i miraggi. È il brano maggiormente “world” del disco: la bena cun zucca (Sardegna) si fa accompagnare dal dulcimer (Irlanda - Romania) e dal berimbao (Africa – Brasile) che danno il portamento. Uno sfondo

sul quale il Guzheng (Cina) si libera sulla sua scala naturale, assieme al contrabbasso e alla viola. Francesco e Bjorn La storia di Francesco raccontata in un tema struggente, ma solare e consapevole al tempo stesso. Il sogno di Amir Un altro brano “world”. La viella (Asia - Europa) è sabbiosa, strappata su scale orientali mentre dialoga con un guzehng. Le chitarre classiche riportano tutto in occidente, mentre gli archi deviano ancora verso oriente. Red Floyd Titolo curioso. Nel lettore Cd giravano i Pink Floyd. Il colore trasmesso dal brano però tendeva al rosso. Un esperimento, un “road movie” di timbri eterogenei, potremmo essere in America: banjo, chitarra, contrabbasso e batteria si accordano e creano un tappeto sul quale arriva l’Hammond… ma la tromba dialoga stranamente con una viola d’amore di passaggio (Italia 1700). Tang Lang Rivisitazione di The promise of the merrow nella quale guzehng, arpe e udu spostano l’ambiente. La scatola Costruito intorno ad una scatola ikea®. Behind a dripping window (Dietro una finestra gocciolante) Danze di gocce sui vetri. Il salterio zampilla sull’arpeggio di chitarra classica, il freddo è in contrasto con il calore delle orchestrazioni, mentre il contrabbasso insiste sull’accavallarsi dei pensieri. ❖

15/2013

37

37


Interviste MUSICA D’ACQUA: UN’INTERVISTA AI SURSUMCORDA a cura di Synpress 44 di Donato Zoppo

la nuova formazione. Tra questi Francesco e Bjorn, migliore colonna sonora a Raccorti sociali 2011 e migliore colonna sonora a Corto d’autore 2012. C’è un fil rouge, una linea conduttrice che accomuna i pezzi di Musica d’acqua?

Abbiamo usato l’acqua come concept per descrivere il nostro stile: Musica d’acqua è “adattabile”, “avvolgente”, caratteristica dei fluidi nei confronti dei solidi; ascoltarla è un po’ come immergere una mano e sentire sensazioni graduali, prima il contatto con il fluido, il fresco, il bagnato e poi il senso della profondità. Musica d’acqua è il vostro terzo lavoro strumentale: quali sono le differenze rispetto ai precedenti?

Musica d’acqua è un titolo evocativo, allusivo. L’acqua fa venire in mente qualcosa di inafferrabile, che non ha forma ma si adatta a tutte le forme: è così anche la musica dei Sursumcorda?

È così. Da sempre abbiamo cercato di dare estrema flessibilità al nostro stile, sia nelle colonne sonore che nelle canzoni. Flessibilità non vuol dire però inafferrabilità, perché pensiamo che la musica, come l’acqua, sia “comprensibile”. La musica applicata alle immagini deve avere la capacità di rendere più efficace il messaggio quindi adattarsi mantenendo una chiara identità, un suo stile. Ogni musicista nel gruppo diventa polistrumentista allo scopo di ampliare il linguaggio musicale, che diventa estremamente fluido. I brani che compongono il nuovo disco hanno origini ed estrazioni diverse: perchè l’idea di metterli insieme?

Musica d’acqua contiene inediti ed estratti di sonorizzazioni che abbiamo composto nell’arco di un anno e mezzo per documentari, piccoli film e spot. Una volta selezionati i temi principali abbiamo rielaborato e ricomposto i brani in modo da esaltarne l’identità musicale, rendendoli al tempo stesso più omogenei con

3838

15/2013

Dopo esserci dedicati ai documentari d’arte e sociali, abbiamo allargato il campo d’applicazione dedicandoci anche a lavori cinematografici e spot. La musica che ne è derivata risulta decisamente più contaminata e contemporanea. Al tempo stesso abbiamo aggiunto ruvidità e maggiore realismo alle registrazioni, sia per esaltare la scelta acustica, sia per mantenere la capacità di emozionare, tipica dei nostri live.


Interviste

Cinema, teatro, esperimenti di vario genere: i Sursumcorda hanno da sempre un rapporto privilegiato con l’immagine. Quali sono i pro e i contro di questo tipo di lavoro?

Direi che non ci sono “contro”: lavorare con le immagini è sempre stato uno stimolo compositivo, una sfida per estendere gli orizzonti della nostra musica e, al tempo stesso, un modo per esplorare nuove combinazioni e nuovi linguaggi. Francesco e Bjorn e Amir sono due cortometraggi diversi ma a loro modo complementari: che cosa pensate di aver aggiunto con la vostra musica ai lavori di Caviglia e D’Avino? E in cosa hanno arricchito la vostra esperienza musicale?

Nel caso di Francesco e Bjorn abbiamo cercato di sottolineare la positività di un rapporto umano basato sulla diversità e sulla comunicazione atipica. La musica è fluida su un montaggio alternato. Il dialogo è silenzioso e la colonna sonora accompagna quasi tutto il filmato, cercando di interpretare la sensibilità di Francesco, che comunica tramite un computer. In Amir l’ambito è diverso: la musica, oltre che nei titoli di testa e di coda, entra nel momento saliente di questo piccolo capolavoro, il momento in cui si mescolano in un montaggio frenetico emozioni contrastanti

fatte di violenza e dolcezza, odio e amore. In questo film abbiamo utilizzato in modo sperimentale il suono di alcuni strumenti per esaltare la forte dinamicità delle scene: ad esempio il movimento di una goccia di sudore e sangue che si trasforma in una sigaretta e che cadendo diventa un tonfo cupo e profondo di grancassa. I Sursumcorda sono una band che si esprime con grande efficacia dal vivo: quanto è importante la palestra per la realizzazione di musiche per immagini?

È fondamentale capire nei live se l’emozione che abbiamo provato nella fase di composizione sulle immagini è percepita anche dal pubblico. È davvero una sorpresa quando scopriamo che oltre ad aver provato le nostre emozioni, chi ci ascolta ne aggiunge altre: significa che il tentativo di “far viaggiare” con la musica è riuscito. ❖ Info: www.sursumcorda.it Synpress 44 di Donato Zoppo Viale Martiri d’Ungheria 9 – 82100 Benevento Tel. 0824/312966 – P.Iva: 00243248887 – www.synpress44.com

15/2013

39

39


Media Partner:

Lineatrad 15-2013  

Il “nuovo” Trio Lescano Branco Selvaggio Cantica Nova & Edaq Elva Lutza Jan Peire De Bousquier La pastora e il lupo Associazione Lilith Cadi...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you