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mensile Anno 5 n°45 marzo 2016 € 0,00

a r r My

I Ricatti del mercato Päre Fiera Internazionale della Musica Puglia Sound Export Pegasus record Archeologia sonora sperimentale

s ó R

Verdinote Landat-Moisson Séglien Bretagna Celtic Connections Salta salta saltarello Il coro degli etruschi


Sommario

n. 45 - Marzo 2016

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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I Ricatti del mercato

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FIMU: il trentennale a Belfort

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Terza edizione Verdinote

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Myrra Rós

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Ischia Folk 2016

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Di tutto un po’...

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Myrra Rós: il focoso sentimento polare

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Puglia Sound Export

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Lors Landat Thomas Moisson

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FIM 2016 a LarioFiere

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Festival di Martigues

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Séglien, in Bretagna

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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iamo un contenitore di emozioni, un punto di riferimento per sviluppare ideologie, un termometro della situazione, un trampolino per artisti meritevoli sottovalutati, in definitiva una fonte di continue sorprese. Queste constatazioni sono derivate dal fatto che, successivamente a nostri servizi su Lineatrad, i lettori si appassionano, emittenti televisive sviluppano nostre tematiche (su Primocanale hanno affermato che facebook sta cannibalizzando le informazioni), gli artisti che proponiamo ottengono ingaggi presso importanti festivals... tutto apparentemente sorprendente, ma dettato da una logica indiscutibile. Certo, a noi non interessa promuovere artisti strapagati e stranoti, perchè alla fine non renderemmo nessun servizio, se mai saremmo noi di Lineatrad a usufruire della loro promozione (vero, Signori di Froots??). In defenitiva a noi non piace vincere facile, ma siamo fieri se è la musica a vincere, attraverso tutti quegli anti-idoli che non troveranno mai spazio su quelle testate

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giornalistiche che pur non dicendo mai nulla di nuovo, vanno di moda. Se avete sopportato la mia ennesima invettiva, significa che siete pronti a leggere le novità di marzo su Lineatrad, non importa quanti siete, importa che ci siete. E’ veramente sorprendente, me ne sto rendendo conto, del fatto che l’informazione si sia spezzata in due: da una parte quella vaniloquente imposta dalle potenti lobby multinazionali, dall’altra quella proposta da media apparentemente umili come Lineatrad, ma in continua crescita. Per noi è una soddisfazione se ci cercano con insistenza le etichette discografiche con gli artisti più validi, i folkfestival più intraprendenti e le agenzie più motivate... e se aggiungiamo una nostra naturale predisposizione nell’andarci a cercare le notizie più intriganti nei posti più improbabili, ecco che il quadro è completo, la direzione è quella giusta, la sorgente cui attingiamo non si esaurirà mai, ma al contrario creerà nuovo indotto.

FIM Fiera della Musica

Editoriale La copertina non a caso è dedicata ad una cantautrice che, al di là dei suoi meriti artistici, mi ha commosso per la sua umanità, mentre all’interno troviamo intervista e recensione. Parliamo di un museo sonoro, tra mitologia e realtà, targato Landucci. Parliamo della puntuale esperienza francese di Giustino e Muriel, sempre alle prese con nuove situazioni. Parliamo di una grandissima e misconosciuta etichetta discografica nostrana, la Pegasus. Parliamo delle peripezie di una Fiera Internazionale della Musica che, abbandonando l’immobilismo genovese, votato all’autodistruzione, vuole rilanciarsi negli avveniristici padiglioni di Lariofiere, ad Erba: noi saremo presenti come unici media-partner ufficiali per la musica folk, condividendo le ambizioni del direttore Verdiano Vera, e cercando di ricucire i gravi danni di immagine arrecati nel 2015 dalla direzione artistica del “festival della tradizione ligure” in programma nel FIM. Quest’anno ci sono a disposizione solo due palchi per i concerti dal vivo, per cui non ci sarà


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Celtic Connections

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Pegasus record

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Canti tradizionali toscani

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Salta salta saltarello

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Pegasus record

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Nordic Choro

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Il suono degli etruschi

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Il coro degli etruschi

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Päre

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Archeologia sonora sperimentale

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

spazio per festival e tantomeno “folkfestival”, ma i gruppi folk che si esibiranno in showcase avranno maggior pubblico e una acustica decisamente migliore, essendo i palchi ben distanziati tra loro. Ci saranno invece tanti spazi per gli stand, e diverse sale per conferenze e presentazioni. Potrebbe essere una risorsa molto utile per la nostra musica folk, per cui l’appuntamento con tutti gli operatori folk è a settembre a Lariofiere. Lineatrad Television sta prendendo forma, ogni mese si aggiungono mattoni e si incomincia a vedere la fine del tunnel; non è semplice mettere in pista un servizio di queste dimensioni, che dovrà avere perlomeno una cadenza settimanale, ma ci stiamo organizzando: inutile avere fretta, partiremo solo quando avremo eliminato tutti gli ostacoli e i problemi, per non dare una delusione ai nostri lettori... purtroppo in passato molti progetti, magari encomiabili, ma partiti senza i presupposti necessari per sopravvivere, sono miseramente naufragati. Avanti tutta! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 5 - N. 45 Marzo 2016 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it

PROSSIMAMENTE SUI VOSTRI SCHERMI

Responsabile Ufficio Stampa: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Hanno collaborato in questo numero: Luca Ricatti, Muriel Le Ny, Giustino Soldano, Aldo Coppola Neri, Marcello De Dominicis, Daniela Abbate Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti I RICATTI DEL MERCATO di Luca Ricatti

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er la rubrica di questo mese mi sono fatto investigatore. Sarà che l’altro giorno stavo guardando uno speciale su Sherlock Holmes. Insomma, sono andato su Google, ho cercato degli indizi e tratto delle deduzioni. Ho scritto qualche parola e fatto dei conteggi. Sapete quante volte in un mese viene cercata la definizione “musica popolare italiana”? Mille e trecento volte. Sono andato a guardare cosa esce fuori nei primi venti risultati, cioè le prime due pagine. Si trovano due video di Youtube, una pagina Wikipedia, il sito “musicapopolareitaliana.com” e il suo gruppo Facebook. E solo due siti ufficiali di gruppi musicali. Il resto sono webradio o siti generalisti che hanno dedicato una paginetta alle musiche di tradizione orale. Analizzando invece la chiave di ricerca “musica folk italiana”, scopro che viene cercata solo duecentodieci volte al mese. Qui rintraccio tre video Youtube, la stessa pagina Wikipedia, lo stesso sito “musicapopolareitaliana.com”, un paio di siti di musicisti (di cui uno è il mio) e un blog in lingua inglese che non viene aggiornato dal 2012. In entrambi i casi, i siti che si occupano di musica tradizionale guadagnano meno della metà dei risultati. Questa è una ricerchina scema. Poi bisognerebbe analizzare cose più astruse (keyword difficulty, analisi semantica dei risultati). Però già così mi viene da fare delle deduzioni. La prima è che siamo in molti a occuparci di musica tradizionale, in un modo o nell’altro, ma la maggior parte di noi fa ben poco per arrivare in cima ai motori di ricerca. Eppure è lì che si trovano le persone. La seconda è che in quelle prime due pagine di Google ci sono molti spazi vuoti che aspettano di essere riempiti. La terza è che spesso ci concentriamo su cose che a noi sembrano ovvie, ma che la massa non capisce. Per dire, a me viene spontaneo usare definizioni come “folk” o “tradizionale” o “trasmissione orale”; e poi scopro

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che la stragrande maggioranza della gente la chiama “musica popolare”. E in effetti la stragrande maggioranza della gente non visita il mio sito. Non dico che ci si debba appiattire verso il basso. Dico che, se vuoi farti capire dalla gente là fuori, devi prenderla per mano e accompagnarla sul tuo terreno. Anche perché se quella gente cerca informazioni, evidentemente è ben disposta a farsi prendere per mano. Per quanto ci possa sembrare strano, ci sono persone che stanno aspettando noi. ❖


Interviste Dall’Islanda... con calore

MYRRA RÓS di Loris Böhm

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a copertina di Lineatrad di marzo 2016 è dettata più da un episodio, che dagli indiscussi meriti artistici del protagonista… Stiamo parlando di Myrra Rós, cantautrice islandese con una personalità straordinaria, che al momento dell’intervista si è manifestata con un reciproco feeling: è bastato uno sguardo per ottenere una immediata condivisione di pensiero e filosofia… poi i discorsi “folk” sono stati la logica conseguenza dell’incontro che ci ha fatto scoprire una persona meravigliosamente sensibile, spasmodicamente convinta nelle sue scelte artistiche, indissolubilmente legata alla sua terra d’origine. Cantautrice famosa in Islanda, acclamata in Inghilterra, Germania e Polonia, sarebbe totalmente sconosciuta in Italia se non fosse per la trasmissione radiofonica An Triskell condotta da Gino Granata a Radio Città Bollate, partner Lineatrad, che il 21 gennaio scorso ha introdotto l’artista con la title track del suo ultimo album. Tra le tantissime interviste da noi finora realizzate, questa che ho realizzato, pur non essendo neanche particolarmente lunga ed esaustiva, è quella che mi ha spiazzato maggiormente. Il concerto all’ultimo momento è stato addirittura anticipato di un giorno e ho rischiato di perderlo, per cui l’incontro è stato quasi occasionale. La sensazione finale di reciproco appagamento, ha introdotto quello che sarebbe stato, inaspettata-

Myrra Rós durante l’intervista, ai giardini Luzzati di Genova

mente, il concerto più allucinante e drammatico che ho assistito; ma andiamo con ordine, ecco il dialogo con Myrra Rós. Sei già stata in tournee in Italia o è la prima volta che vieni da noi?

E’ la prima volta che vengo in Italia. Nell’ambito di questa tournee europea, prima di arrivare in Italia, sono andata in Germania e Polonia. Le date italiane sono state in precedenza Mercoledì 2 Marzo a Parma e Giovedì 3 Marzo a Milano.

Oggi sono qui a Genova, domani suonerò a Livorno, poi domenica 6 Marzo a Modena, lunedì 7 Marzo a Correzzola e martedì 8 Marzo a Trebaseleghe (entrambe vicino a Padova), Mercoledì 9 Marzo a Ferrara e infine giovedì 10 Marzo a Cavriago (Reggio Emilia). Conosci qualcosa della musica tradizionale italiana?

Purtroppo no. Della vostra musica tradizionale conosco solo i canti natalizi o legati alle festività.

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Interviste

La sofferenza della cantautrice islandese all’inizio del concerto appare evidente, ed il pubblico, prima attonito, inizia a commuoversi

Conosci forse qualche cantautore italiano?

Veramente non ne conosco.

La musica tradizionale islandese può considerarsi simile a quella delle isole Faroe?

La similitudine può riferirsi a tutta l’area artica, oltre che a quelle isole in particolare, pur mantenendo ogni area la propria identità. Effettivamente anche da noi in Italia la vostra musica è abbastanza sconosciuta… nell’area europea solo da una quindicina di anni abbiamo scoperto la musica scandinava in tutte le sue sfaccettature. La musica celtica invece è da sempre apprezzata.

Appunto, nelle mie precedenti tournee, in nord Europa ho suonato a Tallinn in Estonia, ma è la prima volta che mi spingo più a sud. Nei concerti preferisci suonare da sola oppure ti fai accompagnare da altri musicisti?

Nei piccoli locali come questo, preferisco esibirmi da sola con la mia chitarra e il pianoforte, mentre nei festival a volte sono accompagnata dai musicisti, come nel disco. Preferisci esibirti in locali tipo pub come questo o in teatri dove lo spettatore è assorto nell’ascolto?

No, io preferisco locali più raccolti come piccoli teatri, auditorium o chiese, anche per la migliore acustica che offrono. Al nord è frequente suonare in chiesa.

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Hai già pensato al tuo prossimo album?

Appena finisco la tournee ritorno a casa nella mia cittadina di 500 abitanti in mezzo alla natura, davanti all’oceano, libero la mia mente e insieme a mio marito iniziamo a comporre nuovi brani. Noi islandesi siamo persone semplici. Da voi in Italia la vita è più frenetica ma credo che sarà un’esperienza molto positiva. ❖

Incoraggiata dal pubblico, riprende a suonare con un brindisi!


Cronaca Venerdì 4 marzo ai giardini Luzzati di Genova

MYRRA RÓS: IL FOCOSO SENTIMENTO POLARE di Loris Böhm

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nfine la cronaca del concerto, vissuto su un episodio imprevisto, come detto, che ha influenzato l’evento, svoltosi nel barauditorium dei giardini Luzzati di Genova: il direttore artistico di quel locale è da sempre attento nel proporre artisti da noi poco noti ma talentuosi: per esempio a pagina 7 del n. 34 di ottobre-dicembre 2014 abbiamo accennato a Brian Smith. Tornando a Myrra Rós, dopo l’esibizione del gradevole gruppo “spalla”, la ritroviamo intenta a sistemare il microfono nel check audio, quando inavvertitamente sorregge la sua chitarra con l’avambraccio invece che con la mano… lo strumento le scivola via andando a cozzare contro uno spigolo; mentre lo solleva da terra si accorge che si è sfondato nella parte inferiore. Sia il tecnico del suono che il numeroso pubblico (invero distratto) non si accorgono di nulla, così ho modo di vedere l’artista accasciarsi in preda ad un pianto disperato e irrefrenabile, e rimango impietrito. Dopo un po’ anche il tecnico e il pubblico si rendono conto della situazione e cala un silenzio irreale mentre i singhiozzi della disperata artista diventano sempre più udibili. Nessuno a questo punto sa cosa fare… l’inconsolabile cantautrice sembra incapace di risollevarsi ed iniziare il concerto, ma intervengono le cantautrici Cristina Nico e Sabrina Napoleone dell’associazione Lilith a ristabilire la situazione. Myrra Rós a questo punto si fa coraggio e spiega al pubblico il rapporto “intimo” con il suo strumento, quasi facesse parte della

sua famiglia, come se il danno materiale fosse per lei assimilabile come un incidente fisico alla sua persona. Anche se pochi del pubblico possono capire il suo stato d’animo, considerando l’estrema diversità tra lo spirito di un islandese rispetto ad un italiano, inizia un lungo applauso che risolleva l’umore della sensibile artista. Inizia a cantare con uno sguardo molto sofferente, e una voce ancor più cavernosa, mentre accarezza il suo strumento danneggiato. Tutto il concerto a questo punto vive una situazione irreale, e le malinconiche ballate del suo bellissimo secondo disco assumono toni drammatici… i riflessi della sua lontana terra, fredda di clima ma caldissima di sentimenti coinvolge quegli ascoltatori (non tanti) che sono in grado di recepire le vibrazioni emanate da Myrra Ros, e alla fine si scioglie in un lunghissimo applauso che coinvolge tutti i presenti. Anch’io sono felice di acquistare il suo disco e farne la recensione, e di dedicare la copertina di Lineatrad ad un’artista ancora sconosciuta in Italia, ma con un cuore e una sensibilità unica. Sono orgoglioso di dare spazio a chi non vince i “grammy award” o ai raccomandati di turno, come fanno le testate giornalistiche musicali di cui tutti sapete il nome, ma a veri personaggi come lei.

Chi è Myrra Rós?

Myrra Rós è una talentuosa cantautrice islandese di base a Mosfellsbær, appena fuori da Reykjavík, ma originaria di

Un momento vibrante del concerto

Hafnarfjörður, una vecchia cittadina di pescatori. Ha iniziato a fare musica all’età di 20 anni, suonando la chitarra, e scrivendo musica e poesie. Myrra propone un folk sognante con alcune influenze più dark. La voce quasi spettrale crea melodie introspettive e dipinge magnifici paesaggi islandesi, grande ispirazione per Myrra. La cantautrice ha iniziato ad esibirsi dal vivo nell’area di Reykjavík nel 2009 fino all’uscita del suo album di debutto intitolato “Kveldúlfur”, uscito per l’etichetta islandese Geimsteinn e, l’hanno successivo, per l’etichetta tedesca “Beste Unterhaltung!”. Myrra ha portato la sua musica in tutta Europa in diversi tour, soprattutto in Germania e Polonia, due Paesi in cui si è esibita frequentemente dal 2010. Ha inoltre preso parte anche all’interessante progetto Nordic Cowriters in Danimarca, Isole Faroe e Svizzera. ❖

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FIM a LarioFiere IL NUOVO FIM A SETTEMBRE IN LOMBARDIA

FIM, la più grande fiera italiana della musica ha una nuova casa. L’edizione 2016 del FIM, fiera della musica tra le più interessanti a livello internazionale, si terrà nei padiglioni di LarioFiere dal 9 all’11 settembre prossimi Comunicato Stampa

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deato dal Gruppo MAIA con la collaborazione di BigBox e il contributo di Regione Lombardia, FIM 2016 ha l’obiettivo di fare emergere le nuove creatività del mercato della musica in Italia. FIM 2016 si caratterizza per l’originalità del progetto fieristico. Nato dopo un’attenta osservazione delle fiere musicali nazionali e internazionali, quasi tutte alla ricerca di una nuova identità, il FIM adotta la formula dell’”evento contenitore di eventi”, flessibile, economicamente compatibile con le caratteristiche del mercato italiano, e più adatta a rappresentarlo in tutte le sue declinazioni. Con un numero inaspettato di visitatori reali e virtuali raggiunti e di artisti coinvolti negli eventi delle precedenti edizioni, il FIM ha dimostrato di essere soprattutto la “casa dei musicisti”, ma anche delle nuove realtà produttive, spesso nascoste nelle nicchie del mondo virtuale, eppure così desiderose di trovare un proprio spazio nel mondo reale. Le prime tre edizioni del FIM sono state un vero e proprio laboratorio sul campo, che ha dato agli organizzatori una visione reale dell’attuale mercato italiano della musica, dal punto di vista di chi la produce; un mercato solo in superficie così vecchio, sfilacciato e bloccato nello sviluppo. La Regione Lombardia ha deciso di raccogliere i frutti di questo laboratorio supportando la nuova edizione del FIM con l’obiettivo di

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realizzare una mappa del settore nazionale partendo dal già ricco ambito regionale. Organizzato in uno spazio fieristico adeguato e ricco di dotazioni adatte ad una fiera della musica, con uno studio televisivo live dedicato alle trasmissioni video in diretta streaming, un video wall in posizione strategica, un main stage, 2 saloni espositivi, un’aula per i seminari, un’aula per i meeting, una sala di networking, due aree di dimostrazione, una sala con 250 posti per le esibizioni live, un’area dedicata ai media partner, il FIM conferma il suo obiettivo di

supporto alle realtà più dinamiche del settore. All’interno dei padiglioni di una fiera situata a pochi chilometri di distanza da Milano, musicisti e fornitori di prodotti e servizi per la musica troveranno un loro spazio adeguato per farsi conoscere e per arricchire la propria professionalità e competenza. Da parte loro, gli organizzatori ce la metteranno tutta per allestire un programma ricco e di qualità, perché FIM vuol far crescere il mercato della musica... parlando di musica. Ufficio Stampa: FIM Fiera: Piero Chianura (press@fimfiera.it)

La prima mappa delle aree espositive FIM all’interno di LarioFiere, a Erba


FIM a LarioFiere

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Eventi L’ATTESA TRENTESIMA EDIZIONE DEL FIMU A BELFORT Comunicato Stampa

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essanta giorni prima che la “Città del Leone” si trasformi in una scena musicale internazionale maestosa all’aria aperta! Dal 13 al 16 maggio un centinaio di gruppi - composti da studenti e musicisti dilettanti provenienti da 30 diversi paesi - farà immergere il pubblico nella unicità del loro universo artistico. La città di Belfort, con le associazioni studentesche a sostegno umano della zona urbana, offrono per questa 30a edizione di FIMU Belfort, una ricca programmazione musicale di intrattenimento promuovendo incontri interculturali e intergenerazionali:

Il “basso”, lo strumento che crea l’armonia Sul palco per laboratori didattici e proiezioni di film: lo strumento “basso” è sotto i riflettori quest’anno, rivela molte sfaccettature ad un pubblico di tutte le età. Le sue qualità solistiche sono necessarie sia nella classica che nel jazz. Il suo suono potente crea un collante naturale per ogni orchestra. Le sue prime note si sentiranno da Venerdì 13 maggio con un’apertura fatta su diversi stadi della città vecchia. Una serie di concerti brevi sorvolerà il mondo del FIMU di Belfort in una sera. Una programmazione attuale e popolare Un centinaio di gruppi musicali sono stati selezionati tra i 620 che hanno presentato la domanda di suonare al FIMU di Belfort 2016. Un record registrato per la 30a edizione! Qualità, coerenza e originalità della loro proposta artistica hanno per-

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messo una selezione da parte della giuria per decidere i prescelti. Gli insegnanti del Conservatorio Henri Dutilleux e i membri dell’Associazione Ademuse hanno prestato particolare attenzione per rappresentazione tutti i generi musicali: Classica, Jazz, Varie, World Music, Musica contemporanea e New Music. Dalla Cina al Messico attraverso il Burkina Faso e i Paesi Bassi: i 2.000 musicisti attesi durante il fine settimana di Pentecoste rappresentano 30 diverse nazioni, a dimostrazione che il FIMU Belfort merita più che mai la sua qualifica internazionale. Il festival porterà i valori del suo trittico: la diversità, la generosità e la convivialità!

La Casa FIMU Belfort! Molte sono le opportunità per gli spettatori di incontrare i musicisti durante i 200 concerti gratuiti, girando una scena o facendo una passeggiata! La città di Belfort offre alloggio di tipo familiare nelle case dei cittadini di Belfort per tutti i musicisti. Questi incontri inaspettati contribuiscono a rafforzare gli scambi interculturali e intergenerazionali tra questi artisti dilettanti e il pubblico: un modo decisamente unico per vivere l’evento. Informazioni fornite dalla FIMU Belfort - Mathilde ARMANSIN Tel: 03 84 54 25 88 E-mail: marmansin@mairie-belfort.fr

VISUAL 2016: il Leone sotto i riflettori Diretto dall’illustratore pittore Nicolas Blind, si rinnova l’immagine della 30a edizione di Belfort FIMU: “Questo unisce i due pilastri di questo

evento: la città di Belfort, incarnata qui dalla testa del Leone di Frédéric Auguste Bartholdi - e i musicisti, rappresentati dal corpo di un basso. L’energia che emana l’espressione e la postura del leone ricorda la figura rappresentata da questi artisti dilettanti che suonano con tecnica professionale. I diversi colori caldi utilizzati creano un’atmosfera accogliente. Lo spot è suggerito dalla folla rappresentata che pur senza essere visibile, crea una presenza palpabile...” Nicolas Blind, 31 anni, illustratore pittore

IL FIMU BELFORT 2016 è ... 4 giorni di festa, 300 volontari, 80.000 spettatori previsti, 620 candidature di musicisti, più di 100 bande, 2.000 musicisti, 200 concerti gratuiti, 30 nazioni rappresentate, 6 categorie musicali (classica, jazz, Varie, World music, Musica attuale e la nuova musica) CONTATTI PER LA STAMPA

BELFORT CITY - Ines LAZIBI - Tel: 03 84 54 26 75 o 06 14 08 88 33 E-mail: ilazibi@mairie-belfort.fr ❖


Eventi

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Eventi

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Eventi Vacanza, relax e bal folk – 5a edizione da 4 a 7 notti a scelta nel periodo 24 – 31 luglio 2016

ISCHIA FOLK 2016 Comunicato Stampa

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el Park hotel & Terme Romantica (4 stelle) di Ischia, nella parte più bella della rinomata isola: Sant’Angelo! Vacanza di durata a scelta dei partecipanti, da 4 a 7 notti nella bellissima isola verde, località termale per eccellenza, in compagnia del balfolk con Artefolk. L’hotel è immerso in un’area verde dotata di 13 piscine termali a varia temperatura. Hotel quotatissimo su Tripadvisor nei giudizi dei clienti. A nostra disposizione il parco termale, lettini e ombrelloni sulle terrazze panoramiche verso il mare, sauna, area fitness, campi tennis, calcetto, volley, bocce, ping pong, mountain bike, area giochi bimbi, navetta da e per Sant’Angelo, parcheggi, internet cafè Romantica, wi-fi, yoga e corso di acquagym, camere Executive, con aria condizionata, cassaforte, asciugacapelli, minibar, TV-sat, bar con ampio déhor e piscina, trattamenti beauty farm, massaggi. Evento aperto anche a non ballerini. Visitate il sito dell’hotel www.hotelromantica.it Terme convenzionate con il SSN per Fango+Balneoterapia oppure Inalazioni+Aerosol. Giornate interamente dedicate a mare, terme, visite alla bellissima isola (l’hotel è vicinissimo alla fermata che i bus di linea effettuano a Sant’Angelo), possibilità di noleggiare motorini e auto in hotel o nelle vicinanze. Nella terrazza panoramica o nella pista coperta ogni sera bal folk, ottima musica selezionata dai migliori gruppi sulla scena, animazione di Massimo e Alessandra di Artefolk. Nel tardo pomeriggio stage di balli folk con Artefolk.

da 4 a 7 notti a scelta nel periodo 24 – 31 luglio 2016

Viaggio a carico dei partecipanti. Ischia si raggiunge facilmente da aeroporto e stazione di Napoli con l’Alibus, bus diretto al porto senza fermate intermedie. AEREI su Napoli Alitalia, Meridiana, Airitaly, Easyjet da Torino, Milano, Genova, Verona, Venezia e Nizza. TRENI Trenitalia e Italo. BUS: ogni domenica bus dal Nord Italia direttamente in albergo. Partenza Torino C.so Stati uniti 17, Milano stazione Cascina Gobba. Citando la convenzione con Hotel Romantica si paga € 100 invece di 120 a persona, andata e ritorno incluso traghetto e trasporto fino in albergo www.schianobus.it tel 081907571 (se in numero inferiore a 10 c’è supplemento, ma si è sempre raggiunto il numero). Altri bus da Torino e Milano per Napoli su www.busischia.it www.megabus.com www. marinobus.it www.ibus.it www.sena.it TRAGHETTI Caremar e Medmar da Napoli e Pozzuoli ALISCAFI Caremar, Alilauro e Snav da Napoli. Costo a persona in doppia mezza pensione 4 notti € 324  – 5 notti € 395 – 6 notti € 466 – 7 notti € 537. Riduzioni 3° e 4° letto: dai 2 agli 11 anni 50%, oltre i 12 anni 20%. Gratis bambini sotto i due anni, eventuali pasti da considerarsi à la carte. Supplemento vista mare diretta/parziale/ laterale 5 €/giorno per persona. Supplemento singola 6 €/giorno, doppia uso singola 20 €/giorno.

La quota comprende: trattamento di mezza pensione (cena e colazione o pranzo e colazione), pernottamento in camere Executive (con aria condizionata, cassaforte, asciugacapelli, minibar, TV-sat), bevande ai pasti (acqua naturalizzata naturale o frizzante e ¼ di vino a pasto), assicurazione RCA base nelle strutture dell’hotel, ingresso libero al parco termale dell’albergo Romantica, idromassaggi, lettini e ombrelloni sulle terrazze, sauna, solarium, fitness, campi tennis, calcetto, volley, bocce, ping pong, mountain bike, area giochi bimbi, navetta da e per Sant’Angelo a orari stabiliti, parcheggi, intrattenimento di musica varia 3 volte a settimana in zona ristorante bar, stage preserale e balfolk ogni sera, internet cafè Romantica, wi-fi, yoga e corso di acquagym (tranne domenica). La quota non comprende: bevande extra, trattamenti termali extra, eventuale tassa di soggiorno, quanto non elencato in “la quota comprende” Prenotarsi contattando a partire dal 1.2.16 direttamente l’Hotel Romantica V. Ruffano 11, Sant’Angelo d’Ischia (NA) tel. 081999216 fax 081999070 info@romantica.net Le iscrizioni si chiuderanno appena raggiunta la capienza dell’hotel. ❖ ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTEFOLK http://www.artefolk.it - info@artefolk.it 3391380057 - 3472543613 - 3402991276

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Cronaca PUGLIA SOUNDS EXPORT

Dal 13 al 19 marzo Puglia Sounds ha partecipato al SXSW negli Usa e al Babel Med in Francia, tra le principali fiere musicali mondiali, con gli showcase di Kalàscima (in entrambi gli eventi) e Moustache Prawn Comunicato Stampa

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al 13 al 19 marzo la musica pugliese è stata protagonista al SXSW negli Usa e Babel Med in Francia, tra le principali fiere musicali mondiali. Puglia Sounds ha partecipato ai due eventi con stand dedicati alla promozione del sistema musicale regionale, con la presenza di artisti e operatori musicali pugliesi e gli showcase di Kalàscima e Moustache Prawn. I salentini Kalàscima, a distanza di pochi giorni, si sono esibiti in entrambe le fiere: unico gruppo europeo nel programma della Womex Night al SXSW, serata promossa dalla prestigiosa fiera musicale per presentare alcuni degli artisti più interessanti della scena mondiale e unico gruppo italiano in concerto al Babel Med. Una doppia presenza che ha rappresentato un riconoscimento notevole, e una straordinaria occasione di visibilità, per una delle formazioni pugliesi attualmente in ascesa nella scena world internazionale. Anche quest’anno la musica pugliese ha avuto ampio spazio al SXSW in programma ad Austin in Texas, evento leader del mercato musicale mondiale. Dal 13 al 16 marzo Puglia Sounds era presente nello spazio espositivo della manifestazione, che si occupa anche di cinema e innovazione e quest’anno ha visto la partecipazione del Presidente dei Stati Uniti d’America Barack Obama, con lo stand Italy@SXSW (1409 Austin Convention Center) assieme a Fimi - Federazione Industria Musicale Italiana e ITA – Italian Trade

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Agency, spazio dedicato alla promozione sistemica dell’industria musicale italiana. I pugliesi Kalàscima, con il loro neofolk urbano che “rigenera” la musica popolare salentina, e il giovanissimo trio indie Moustache Prawn, già noto agli operatori musicali internazionali per le esibizioni al Liverpool Sound City e Reeperbahn Festival di Amburgo, si sono esibiti nel programma ufficiale degli showcase del SXSW, il 16 e 17 marzo rispettivamente in due esibizioni. I salentini Kalàscima si sono esibiti – unico gruppo europeo - anche nella Womex Night, serata promossa dalla prestigiosa fiera musicale e dedicata ad alcuni dei più interessanti gruppi internazionali. Mentre dal 17 al 19 marzo la musica pugliese è stata protagonista in Francia al Babel Med di Marsiglia, tra le principali fiere musicali europee. Puglia Sounds era presente con uno stand (27) che ha ospitato una vasta delegazione di operatori e artisti impegnati nella promozione di numerosi festival e attività musicali e sabato 19 marzo la formazione Kalàscima, unico gruppo italiano presente, ha tenuto uno showcase presso lo Chapiteau. ❖ Puglia Sounds – FSC 2007-2013 – INVESTIAMO NEL VOSTRO FUTURO – è il programma per lo sviluppo e la promozione del sistema musicale pugliese che la Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo e Assessorato al Turismo nell’ambito del fondo di sviluppo e di coesione 2007-2013 ha affidato al Teatro Pubblico Pugliese.

pugliasounds.it

Il gruppo Kalàscima

Il gruppo Moustache Prawn


Eventi I momenti salienti della 28ma edizione

IL FESTIVAL DI MARTIGUES, DAL 24 AL 31 LUGLIO 2016 Comunicato stampa

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l 28° Festival di Martigues vi dà appuntamento dal 24 al 31 luglio 2016 per scoprire nuovamente la danza, la musica e le voci del mondo sul leggendario palco del canale Saint Sébastien e per le serate frenetiche al Festival Village. Il sipario si alzerà sulla programmazione del canale con tre spettacolari eventi. In primo luogo, Lunedi, 25 luglio, un concerto gospel con Dale Blade & New Orleans Gospel Singers. L’artista americano Dale Blade, soprannominato “The Golden Voice” è un trombettista davvero magistrale. Il sui repertorio è basato su standard essenziali di gospel. Accompagnato dall’ensemble New Orleans Gospel Singers, Dale Blade promette una prima notte abbagliante sul canale. Il secondo evento importante, Mercoledì 27 luglio con il concerto di Condor. Jean-François Gérold, che ha fatto vibrare il teatro romano di Orange, con il suo splendido spettacolo nel 2015, promette, circondato da 30 musicisti, 10 ballerini e 20 cantanti, di far diventare la Provenza il cuore del mondo. Un concertoevento per trasportare gli spettatori nell’universo della musica provenzale moderna e influenzata dalle culture del mondo. Infine, il Sabato 30 luglio, prima della chiusura del Festival, il Ballet de Madrid / Enclave Español offrirà un viaggio sontuoso in Spagna attraverso le danze di corte, la classica Escuela Bolera, le Sevillanas sino al flamenco nella più pura tradizione. Condotto da Antonio Perez e David Sanchez, ex solisti del Balletto Nazionale lungamente diretto da Antonio Gades, il Ballet de Madrid / Enclave Español rende un vero e proprio

Un momento dell’edizione 2015 del festival di Martigues... si intravvede l’inviato Lineatrad

Jean-François Gérold (Condor) con i suoi numerosi accompagnatori

omaggio, festoso e vibrante, alla ricchezza e alla diversità delle danze di questa Spagna così viva. Il Festival di Martigues 2016 aprirà la scena del Canal Saint Sébastien al Sud Africa, Bielorussia, Bulgaria, Cile, Provenza, Russia, e per la prima volta a Costa Rica, Fiji, e Thailandia. Troverete questi gruppi alla sera di apertura e chiusura del 26 e 31 luglio e nei due spettacoli del 28 e

29 luglio. La grande sfilata mattutina di Domenica 24 luglio nel centro cittadino, che da due edizioni riscuote un indiscusso successo, inaugurerà le animazioni, i concerti e gli incontri nel Village che scandiranno questa pazza settimana di festa all’insegna della condivisione. Festival de Martigues contact@festivaldemartigues.fr

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Eventi VERDINOTE (3ª edizione) Comunicato Stampa

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l Comune di Civitella Alfedena e l’Associazione Mantice di Latina, nell’ambito delle manifestazioni del Folk Festival, intendono promuovere nell’anno 2016 la terza edizione del concorso “VerdiNote” riservato ad artisti e musicisti italiani e stranieri, singoli o costituiti in gruppi, che propongono musica folk in forma tradizionale, rivisitata o brani di composizione che richiamino tale matrice. Il vincitore del concorso si esibirà il giorno Domenica 21 Agosto 2016 ore 17.30 nello scenario della Camosciara, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il concerto sarà in acustico. Solo nel caso di evidente impossibilità di esibizione in acustico si potrà prevedere un minimo supporto tecnico. L’iscrizione al concorso è completamente gratuita e riservata. Nessuna informazione relativa ai gruppi partecipanti, tranne il vincitore, verrà resa pubblica.

Regolamento

Art.1 – Requisiti Sono ammessi al concorso tutti gli artisti e musicisti, singoli o costituiti in gruppi, che propongono musica folk in forma tradizionale, rivisitata o brani di composizione che richiamino tale matrice. I gruppi potranno essere formati fino ad un massimo di 7 componenti. Art. 2-Documentazione da presentare entro il 5 Giugno 2016. I concorrenti devono inviare: a) Domanda di partecipazione (allegato A). Compilata e firmata dal concorrente o referente del gruppo. b) 4 brani (files mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni definitive). Indicare i titoli, eventuali autori, testi, fonti e area geografica di provenienza. Nel caso si inviasse un CD contenente più di 4 brani si dovranno indicare quali brani vanno considerati per il concorso. c) Lista dei componenti del gruppo contenente nome cognome indirizzo e strumenti utilizzati.

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d) Breve presentazione del concorrente o gruppo e curriculum artistico. e) Foto del in alta risoluzione. f) Autorizzazione di chi esercita la potestà parentale nel caso di componenti minori di 18 anni. Il materiale inviato rimarrà di proprietà dell’Associazione Mantice e non verrà restituito. L’associazione Mantice si impegna a utilizzare i dati e le registrazioni ricevute solo secondo le volontà espresse dai concorrenti. Tutto il materiale può essere inviato anche per posta elettronica in un unico invio al seguente indirizzo: mantice@fastwebnet.it La mancanza di uno dei documenti elencati o la non completa compilazione della domanda potrà comportare l’automatica esclusione. Art. 3 -Commissione artistica e criteri di valutazione A decidere il vincitore sarà una commissione artistica qualificata formata da 5 componenti scelti e nominati dall’Associazione Mantice tra giornalisti, operatori culturali, musicisti, organizzatori e studiosi di musica e cultura popolare. Il giudizio della commissione artistica è insindacabile e inappellabile. I criteri generali di valutazione (in ordine di importanza) saranno: -Qualità musicale e canora delle esecuzioni valutata sui 4 brani inviati -Repertorio idoneo al luogo dell’esibizione (vedi allegato C) -Disponibilità del singolo/gruppo all’esecuzione in acustico -L’utilizzo soprattutto di strumenti tradizionali -Capacità di reinterpretazione e innovazione della musica rispettando i canoni della tradizione. Art. 4 – Concerto VerdiNote 2016 L’esibizione del vincitore (singolo o gruppo) sarà di tipo “live” (non è ammesso l’utilizzo di basi musicali) e si terrà Domenica 21 Agosto 2016 alle ore 17,30 in località Camosciara all’interno del Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio Molise. Art. 5 -Premi e rimborsi spese per il vincitore Il vincitore riceverà un premio fisso e un rimborso spese variabile in base alla distanza e ai mezzi di trasporto utilizzati. Il premio fisso e il rimborso spese variabile saranno erogati dall’organizzazione al termine del concerto. Il premio fisso erogato al vincitore sarà di: 300 € per gruppi formati da 5 a 7 componenti 200 € per gruppi formati da 2 a 4 componenti 100 € per singolo componente Rimborso spese variabile: Per i veicoli (1 auto se il singolo/gruppo è formato da 1 a 4 componenti e 2 auto se il gruppo è composto da 5 a 7 componenti) si farà ferimento ai km indicati nell’itinerario consigliato su www.viamichelin.it (sia per andata che per ritorno) dal luogo di residenza del componente a Civitella Alfedena. Il rimborso corrisposto sarà quello calcolato su www.

viamichelin.it impostando come Itinerario quello “consigliato”, come tipologia di veicolo “utilitaria” ,tipo di carburante e prezzo medio del carburante. Il rimborso variabile per le spese di viaggio verrà corrisposto al singolo/gruppo vincitore dietro presentazione della richiesta di rimborso compilata e corredata di documenti richiesti (allegato B). In ogni caso il rimborso variabile per il singolo/gruppo vincitore non potrà superare i 300 €. Il singolo/gruppo vincitore riceverà l’ospitalità gratuita (vitto e alloggio) per il giorno dell’esibizione. Inoltre al singolo/gruppo avrà la possibilità di assistere ai primi 2 giorni del “Civitella Alfedena Folk Festival 16° edizione” ricevendo ospitalità gratuita con trattamento di mezza pensione. Art. 6 – Comunicazioni Il singolo/gruppo vincitore riceverà comunicazione scritta a mezzo posta elettronica e sarà contattato telefonicamente e dovrà inviare antro 10 giorni la richiesta di rimborso spese (allegato B) compilata. Tutti gli altri iscritti riceveranno comunicazione a mezzo posta elettronica. I nomi dei componenti della commissione artistica verranno resi noti dopo la proclamazione del vincitore. L’ammissione al concorso, alla valutazione della commissione artistica e alla successiva eventuale premiazione, è subordinata alla effettiva esibizione del singolo/gruppo, nella data e nell’ora disposta preliminarmente dagli organizzatori. L’indisponibilità sopraggiunta anche in fase finale, causa l’esclusione del singolo/gruppo dal concorso. Tutte le comunicazioni relative al presente concorso verranno pubblicate sul sito dell’associazione e del comune di Civitella Alfedena. Art. 7 – Trattamento dati personali Ai sensi e per gli effetti del D. Lgs. 196/2003, recante disposizioni a tutela delle persone e degli altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali, il concorrente fornisce il proprio consenso al trattamento dei propri dati personali, direttamente o anche attraverso terzi, per l’integrale esecuzione del presente regolamento. Art. 8 – Modifiche Il Comune di Civitella Alfedena può, a suo insindacabile giudizio, apportare modifiche al presente bando per motivi organizzativi o tecnici. Tali modifiche saranno tempestivamente segnalate sul sito del Comune. ❖ Informazioni e invio del materiale Associazione Mantice via Botticelli 12 04100 Latina (LT) tel.: 3392327810 Web: www.mantice.net E-mail: mantice@fastwebnet.it


Eventi

Esibizione del gruppo Ionica Aranea (Puglia) vincitore del concorso Verdinote 2a edizione Agosto 2015

Esibizione del gruppo Abaca (Lombardia) vincitore del concorso Verdinote 1a edizione Agosto 2014

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Eventi DI TUTTO UN PO’...

Comunicazioni dell’ultima ora raccolte dal sito www.lineatrad.com

Comunicato Stampa

La Paranza del Geco

laparanzadelgecopress@gmail.com

STAGE DI TAMMORRA con DARIO MOGAVERO

presso Trad! Spazio Tradizioni via Gressoney 29 b Torino 26 marzo 2016 ore 10 25€ - 20€ soci de La Paranza del Geco STAGE DI TAMBURO (base) Il corso sarà suddiviso in 4 momenti: 1) “O’ Tammurro (tammorra), nelle sue caratteristiche e funzioni legate alla tradizione nei diversi stili. Un breve viaggio, in tutta l’area del ballo e canto sul tamburo. Studio delle tecniche di tamburo in relazione al suono, canto e ballo. 2) Postura del corpo, impugnatura, movimento della mano che impugna e di quella che tocca, con tempi e ricerca del suono. 3) Spiegazione e messa in pratica dei tre tocchi principali alla base di tutti gli stili di “canto sul tamburo” (tammurriata). 4) I corsisti suoneranno in gruppo per avere un approccio al tempo e alla musica nell’insieme. STAGE DI TAMBURO (avanzato) Lo stage verterà su alcuni stili specifici di alcune aree di “canto e ballo sul tamburo”. 1) Il ruolo del tamburo in un’ area specifica, in relazione al canto ballo e ad altri strumenti. 2) Tecnica di suono, di una o più aree scelte. 3) Ricerca del suono nella pelle e nel tempo dei cembali. 4) I corsisti si alterneranno suonando il tamburo ed accompagneranno la voce nello stile dell’area interessata (oppure il sisco nel caso dell’area domiziana). in collaborazione con La Paranza del Geco

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DARIO MOGAVERO

Nasce nelle terre industrializzate di Pomigliano D’Arco, nella provincia di Napoli. Classe ’82, conduce un’adolescenza avvezza all’arte. All’età di 15 anni decide di apprendere l’arte orafa. Come da tradizione, segue la gavetta all’interno dello storico “Borgo Orefici” di Napoli. Più tardi gestirà una propria attività nel paese natio. Parallelamente comincia a coltivare la passione per la musica, avvicinandosi dapprima alle sonorità delle percussioni, per poi trovare piena soddisfazione nella musica popolare. All’età di 18 anni inizia il suo percorso formativo sotto la guida di Giovanni Sgammato, esponente di grande rilievo nonché portatore sano della tradizione popolare vesuviana. Approfondisce la conoscenza del tamburo, di canti e cultura popolare durante le feste tradizionali nell’area campana e nel sud Italia. Ben presto, motivato anche da compagni legati dalla stessa passione e provenienti da un percorso formativo simile, riscopre le sue capacità canore e nel 2008, con gli stessi, darà vita ad un gruppo di ricerca e musica tradizionale dell’area vesuviana dal nome “Rareca Antica” (radice). Il progetto nasce con l’idea di curare e mantenere le sonorità tradizionali lasciando spazio ad un arricchimento dal gusto tutto personale. La formazione ha ricevuto apprezzamenti a livello sia nazionale che internazionale con la partecipazione a festival di rilievo. D. Mogavero accresce il suo bagaglio culturale collaborando con illustri personaggi tra cui: Marcello Colasurdo, e Zézi, gruppo operaio storico di Pomigliano; gli Skaddìa, gruppo popolare dell’alto Salento; e con svariati artisti da buona parte del Mezzogiorno. Nel giugno 2012 organizza, in veste di direttore artistico, la prima edizione del “Prochyta Festival” (Procida), festival di musiche e tradizioni dal sud Italia, riscuotendo un notevole successo. Dal 2012 organizza feste nella Masseria dove vive, proponendo un contesto antico di aggregazione, che coinvolge suonatori della tradizione e paranze spontanee. E’ regolarmente impegnato in stage e concerti in Italia e all’estero (Francia, Germania, Spagna). Attualmente è impegnato alla realizzazione dell’ultimo album in studio.STAGE DI TAMBURO (avanzato) Lo stage verterà su alcuni stili specifici di alcune aree di “canto e ballo sul tamburo”. 1) Il ruolo del tamburo in un’ area specifica, in relazione al canto ballo e ad altri strumenti. 2) Tecnica di suono, di una o più aree scelte. 3) Ricerca del suono nella pelle e nel tempo dei cembali. 4) I corsisti si alterneranno suonando il tamburo ed accompagneranno la voce nello stile dell’area interessata (oppure il sisco nel caso dell’area domiziana).


Eventi

LABORATORIO “LA TAMMURRIATA HA VOCE DI DONNA” con Francesca Di Ieso e con la musica dal vivo di Simone Campa

h 13.00-16.00 - 20€ - 15€ soci de La Paranza del Geco info: 3461391873 - corsi@paranzadelgeco.it PREPARAZIONE DELLO SPETTACOLO DI FINE ANNO DEI CORSI DI DANZE E MUSICA DEL SUD ITALIA del 28 giugno 2016 Prossime date: sabato 9 aprile 2016, domenica 15 maggio 2016, sabato 11 giugno 2016 La tammurriata, meglio ‘o balle ‘ncopp ‘o tammurre, è un’antica danza contadina, diffusa in Campania con diversi stili esecutivi. Legata al culto della Madonna e all’anno cerealicolo, la tammuriata era rito, e si ballava in speciali occasioni legate al calendario mariano o a momenti significativi per la comunità contadina. Tradizionalmente una coppia alla volta ballava all’interno di un cerchio di persone, sostenuta dal ritmo della tammorra e dal canto. La danza era fondata su un codice e su un galateo coreutico condivisi nella comunità rurale e, in ogni esecuzione, si sviluppava in maniera estemporanea, con una sorta di improvvisazione a “due voci”. Il Laboratorio di ballo sarà incentrato sullo stile esecutivo dell’Agro Nocerino. Caratterizzata da movimenti ampi e ondeggianti, la TAMMURRIATA DELL’AGRO è un ballo di corteggiamento, molto accattivante nella immediatezza della sua estetica, che ha trovato larghissima diffusione ben oltre i confini del mondo contadino. Lentamente questo ballo legato alla terra è stato “importato” nelle città, lontano dalle campagne, con i suoi tempi e i suoi codici comunicativi. Uno scenario completamente nuovo nel quale si stanno progressivamente trasformando la tecnica e la sfera dell’espressività della danza tradizionale. CantoAntico propone un lavoro sulla tecnica dei passi, le figure, i codici comunicativi e l’estetica del ballo tradizionale. Una riflessione sulla “cultura della tammorra” e sulla ri-funzionalizzazione del ballo nei recenti scenari urbani sarà lo spunto per una nuova ricerca di senso, per chi oggi balla la tammurriata per scelta e non per appartenenza. IL LABORATORIO E’ ORGANIZZATO IN COLLABORAZIONE CON La Paranza del Geco BIOGRAFIA Francesca Di leso nasce a Salerno e si laurea in Lettere e Filosofia con indirizzo storico contemporaneo presso l’ Università Federico II di Napoli. E’ danzatrice e percussionista, fonda e attualmente dirige, insieme ad Armando Illario, l’Associazione culturale Canto An-

tico Movimenti. Accanto alla professione artistica e all’impegno di produzione culturale, Francesca è insegnante specializzata in didattica multilevel. Alla ricerca sulle danze del Sud effettuata sul campo, in costante contatto con i Maestri della tradizione, affianca lo studio del tamburo italiano (con Raffaele Inserra, Fabio Tricomi, Davide Conte, Antonio Pani e Arnaldo Vacca). Parallelamente si forma come danzatrice di danza egiziana e nordafricana, spaziando dalla estetica tradizione alla espressione contemporanea (ricerca sul campo e formazione professionale con Suraya Hilal, Alessandro Bascioni, Sabina Todaro). Dal 2000 esibisce, in Italia e all’estero, come danzatrice e percussionista col proprio gruppo Canto Antico. Ha collaborato con artisti quali: Marina De Juli della compagnia Dario Fo e Franca Rame, Odin Teatret, Vladimir Denissenkof, Eugenio Bennato & Taranta Power, Orchestra del Mediterraneo, Marcello Colasurdo, ‘e Zezi, Nando Citarella, Davide Conte, Ugo Maiorano, Stigyens, Annacinzia Villani, etc. Dal 2007 danza con l’ Iskandar Dance Company, con la quale continua ad esibirsi in molti teatri europei. www.hilaldance.com

SABATO 2 APRILE 2016 LA PARANZA DEL GECO QUARTETTO al Circolo Arci Da Giau Torino La Paranza del Geco, fondata a Torino nel 1999 da Simone Campa, musicista, ricercatore e direttore artistico della Compagnia, è riconosciuta come un importante punto di riferimento nel panorama torinese, così come in Italia ed all’estero, per la ricerca e la diffusione delle tradizioni artistiche, culturali e musicali di trasmissione orale delle varie regioni del Sud Italia (Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Basilicata). Il Quartetto di suonatori polistrumentisti de La Paranza del Geco accompagnerà il pubblico in un appassionante concerto in cui i ballabili si alterneranno ai ritmi incalzanti dei suoni a ballo, dalle tarantelle della Calabria alla pizzica pizzica del Salento e della Bassa Murgia. Un concerto carico di energia vitale e corporea, pura festa popolare, valore culturale e percussioni dirompenti che accompagneranno i passi di danza delle ballerine della Compagnia, portando il pubblico ad abbandonarsi al ritmo incalzante e saltellante del meridione. Per la serata sarà possibile cenare con menù I SAPORI DEL SUD un viaggio alla scoperta della tradizione culinaria del meridione (contributo per la cena 15 €). Info e prenotazione: Mattia 3476962835 - Claudia 3270040282 Circolo Arci Da Giau Strada castello di mirafiori 346 Torino Ingresso e comunicazione riservata ai soci Arci ❖

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Recensioni LORS LANDAT / THOMAS MOISSON: 2 MUI 3

Secondo album del duo bretone

di Giustino Soldano

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homas Moisson alla fisarmonica e Laurent (Lors) Landat al canto costituiscono una coppia molto affiatata e conosciuta, presente dal 2008 sulle scene della musica bretone soprattutto quella a ballo. A distanza di tre anni dal loro primo album “An Tan Skornet” il duo ha pubblicato questo nuovo album “2 MUI 3” con tredici brani registrati dal vivo. La copertina ha mantenuto la veste grafica del primo album, molto semplice ma d’impatto immediato con i nomi dei due musicisti in primo piano. Il titolo significa in bretone “due più tre” e si riferisce al fatto che il duo è accompagnato dai tre musicisti Sylvain Barou ai flauti, Julien Le Mentec al contrabbasso, Roland Conq alla chitarra. Quest’ultimo suona anche in altri gruppi tra cui quello degli Alambig Electrik di cui ha fatto parte anche Lors Landat dal 2010 al 2015. I brani di quest’album sono per la maggior parte tradizionali, ma ce ne sono anche alcuni composti completamente o in parte dal gruppo come la mazurca del sesto brano per quello che riguarda

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la musica o la scottish del secondo brano per quanto riguarda il testo. Gli arrangiamenti sono sia del duo sia degli altri musicisti. Sylvain Barou si è occupato dei missaggi e della masterizzazione. I titoli, come si può vedere sul retro del CD, sono tutti in bretone così come le parti cantate da Lors. L’album è uscito a novembre 2015, ma è stato presentato uffi-

cialmente il 6 febbraio 2016 a Lorient in occasione di una fest-noz seguita da più di settecento persone. L’ascolto dell’album è molto piacevole e coinvolgente, i brani sono suonati col brio tipico delle fest-noz, dai cinque musicisti che sono ben in sintonia tra loro; quasi un’ora di musica da sentire e risentire ballando fino allo sfinimento. Ritengo che quest’album possa piacere anche agli appassionati di danze bretoni nostrani, che scopro essere sempre più numerosi in diverse parti d’Italia e quindi lo consiglio a loro. Quello che è certo, è che è piaciuto al nostro amico Giovanni Alcaini, che recentemente ha mandato in onda alcuni brani del CD durante la sua trasmissione Folknights, su Radio Cernusco Stereo. ❖ L’album è autoprodotto da Lors Landat e Thomas Moisson con la collaborazione della loro Agenzia Lenn Production (www.lennproduction.com/) ed è distribuito dalla Coop Breizh (www.coop-breizh.fr/)

Lors Landat e Thomas Moisson durante la fest-noz di presentazione del loro album


Cronaca Fest-deiz Stage e concorso di danza Kost ar c’hoat

6 MARZO 2016 SÉGLIEN BRETAGNA di Giustino Soldano e Muriel Le Ny (foto © Giustino Soldano)

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La locandina della manifestazione

I giovanissimi suonatori di binioù e bombarda

ra le danze tradizionali bretoni ce n’è una singolare: il Kost ar c’hoat o Kost er c’hoëd, che fa parte della famiglia delle gavotte ed è caratteristica di una ristretta zona del Centro Bretagna circondata da una foresta (vedi cartina) che porta lo stesso nome della danza e che significa “ai margini del bosco”. Una particolarità del Kost ar c’hoat è la successione di passi incrociati a ritmi abbastanza elevati che impegnano fisicamente i ballerini. Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali c’erano già dei concorsi di questa danza, poi abbandonati e ripresi a periodi alternanti. Dal 2007 i concorsi sono ripresi regolarmente grazie all’impegno dell’associazione “Plijadur ba’r Vro Pourlet” presieduta da Fabienne Le Baron. Nella giornata del concorso sono previsti anche degli stage per apprendere la danza e una festa a ballo diurna: Fest-deiz. Le edizioni precedenti si sono tenute nella Sala Polivalente di Silfiac, piccolo Comune di circa cinquecento abitanti. Quest’anno per la prima volta la manifestazione si è svolta a Séglien, altro piccolo Comune di circa settecento abitanti, qualche chilometro a sud di Silfiac. Altra novità di questa edizione: il Kost ar c’hoat entra a far parte dei circa venti concorsi di danze territoriali che servono a qualificare i ballerini che parteciperanno al Campionato di Bretagna di Danze Tradizionali, organizzato dalla Confederazione culturale War’l Leur, che si terrà a Gourin il prossimo 3 settembre. Anche noi abbiamo partecipato all’intera giornata del 6 marzo,

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Cronaca

Il programma del pomeriggio

che si è rivelata molto intensa e si è svolta nella Sala Polivalente di Séglien. Lo stage di Kost ar c’hoat Nella mattinata, Pierre Jézéquel, esperto in cultura e tradizioni bretoni, dopo aver illustrato ai partecipanti, circa una ventina, le origini storiche e l’inquadramento geografico della danza, ha proceduto ad insegnare la successione dei vari passi che la compongono, spiegando inoltre quali sono le regole da seguire affinché la danza possa essere giudicata in modo positivo durante i concorsi. I partecipanti allo stage hanno quindi provato, per poco più di un’ora, a ballare prima da soli e poi stretti in circolo e con ritmi sempre più veloci tale danza, mentre l’insegnante spiegava quali sono gli errori da evitare nell’esecuzione. La Fest-deiz Dopo la pausa pranzo, la sala è stata aperta al pubblico e cinque gruppi di musicisti si sono alternati sulla scena per far ballare i presenti al ritmo di varie danze bretoni tra cui il Kost ar c’hoat valido per il concorso, come vedremo più

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Pierre Jézéquel terzo da sx mentre insegna i passi della danza

avanti. Da notare l’esibizione molto apprezzata e applaudita di una giovanissima coppia binioù bombarda. La Fest-deiz si chiama così in quanto si svolge di giorno, in contrasto con la più diffusa Fest-noz che ha luogo di sera e spesso fino a tarda notte.

Il concorso Tradizionalmente il concorso, aperto a tutti, è suddiviso in varie categorie: inferiori ai 16 anni, dai 16 ai 35 anni, dai 35 ai 50 anni, over 50 e sono normalmente previsti premi per i primi tre classificati, donne e uomini, di ogni categoria.


Esiste inoltre un concorso per Comuni in cui vince quello con la maggiore presenza di concorrenti danzanti secondo le regole. Le varie fasi del concorso si sono svolte durante la Fest-deiz. Non ne conosciamo i motivi ma quest’anno c’è stata una scarsa

Cronaca

partecipazione di concorrenti giovani, appena due sotto i 16 anni e solo sei tra i 16 e i 35, inferiore a quella che avevamo notato in una precedente edizioni di alcuni anni fa. In compenso è stata numerosa la partecipazione di quelli oltre i 50 anni. Verso le ore 18 sono stati as-

segnati i vari premi, non tanti in verità, in quanto com’è stato spiegato, la giuria ha premiato solo quelli che hanno danzato a regola d’arte. Dopo la premiazione tutti i presenti sono stati invitati a ballare un ultimo Kost ar c’hoat. Per noi è stata l’occasione di perfezionare le nostre conoscenze in fatto di danze bretoni e di passare una giornata in buona compagnia. Ancora una volta abbiamo constatato come manifestazioni come questa a cui abbiamo partecipato, possano continuare nel tempo grazie all’apporto di alcuni volontari. Se volete conoscere più a fondo il Kost ar c’hoat ed il suo territorio, Pierre Jézéquel, geologo in pensione e appassionato di cultura e musica bretone, ha scritto insieme a Jean-Yvon Hélard un interessantissimo libro: “Kost ar C’hoat : renaissance d’un terroir de BasseBretagne” Ed. Coop Breizh. ❖ Una fase del concorso

Organizzatori e vincitori del concorso. Seconda da sx Muriel, coautrice di questo articolo, vincitrice del 2° premio donne over 50

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Cronaca CELTIC CONNECTIONS 2016: CONCERT FOR BERT JANSCH

Old Fruitmarket, Glasgow 31 gennaio 2016 - ore 20

di Marcello De Dominicis (foto © Celtic Connections)

Robert Plant

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elcome Bert è l’ispirato omaggio che la Celtic Connections 2016 ha voluto, quest’anno, regalare a tutti i fans di Bert Jansch che è sicuramente uno dei più importanti chitarristi acustici di tutti i tempi. La fondazione Bert Jansch ha voluto celebrare tramite Celtic Connections la vita e la musica di questo straordinario artista, scomparso ormai da 5 anni, proprio a Glasgow, il luogo in cui è nato. I fondi raccolti nei due unici concerti in memoria di Bert serviranno a raccogliere fondi per sostenere molti obiettivi di beneficenza e, soprattutto, per aiutare giovani talenti con un’adeguata istruzione musicale. Inoltre, la fondazione seguirà questi artisti nella loro carriera concedendogli adeguate opportunità. Oltre a ciò, la fondazione continuerà ad onorare la memoria di Jansch, creando anche altri eventi che faranno da corollario a questo, con la collaborazione di Anne Briggs, la celebre folksinger, che percorse una parte della vita e della carriera proprio accanto a Jansch, insegnandogli anche il celebre traditional, “Blackwaterside”. Inoltre si svolgeranno altre iniziative, tra cui la proiezione di films (come, ad es., le “Acoustic Routes”) ed un workshop di chitarra sulla base di canzoni di Bert. La motivazione principale, assolutamente giusta, per chi scrive, è fare in modo che il suo stile innovativo e le sue canzoni senza tempo continuino ad alimentare la sua


Cronaca

leggenda e rendano duratura la sua eredità artistica. Il concerto, si legge nel programma, presenterà canzoni di ogni epoca del lavoro di Bert e alcune collaborazioni uniche sottolineando come Jansch, non solo ha contribuito enormemente alla tradizione popolare, ma ha continuamente superato il suo confine. Quando Celtic Connections ha offerto a molti artisti la fantastica opportunità di creare un evento unico e sensazionale sulla storia di Jansch, sia Jacqui Mc Shee sua compagna nell’avventura dei “Pentangle”, sia Bernard Butler (ex chitarrista dei Suede) coprotagonista nei live dei suoi ultimi anni di vita, hanno accettato in un baleno. Li ha seguiti, poco dopo, il “leggendario” ed “inossidabile” Archie Fisher, che è stato oltre che insegnante di Bert, forse anche la sua prima grande in-

fluenza, insieme a Dave Graham e Jackson C. Frank. La lista degli ospiti non si è fermata qui, perché il quarto nome che ha accettato di far parte di questo concerto, dal cast stellare, è stato, addirittura, “sua maestà” Robert Plant, frontman dei Led Zeppelin che non solo ha aderito a questa celebrazione, ma ha voluto portare con se tutta la sua band: “Sensational Space Shifter”. Questa scelta è stata decisa proprio per ampliare musicalmente gli arrangiamenti delle canzoni scelte. Nel campo della folk music hanno inoltre aderito all’evento, Martin Simpson e Mike Piggott, due tra i più importanti chitarristi acustici inglesi, eredi del grande Bert e anche Karin Polwart, attualmente la migliore cantante e songwriter scozzese. Nel cast che è salito sul palco dell’Old Fruitmarket di Glasgow, erano presenti anche altri grandi nomi della pop music. Infatti hanno voluto essere della partita Graham Coxon, il celebre chitarrista dei Blur (con la motivazione che Jansch ha lasciato un’impronta indelebile nella musica del suo gruppo), Ben Watt, la mente compositiva degli “Everything but the Girl” e Ryley Walker, il giovane astro nascente della scena acustica americana. Quest’anno l’evento “clou” dell’edizione 2016 del festival, Celtic Connection è stato sicuramente “Concert for Bert” dedicato alla memoria di Bert Jansch, indimenticato maestro della chitarra fingerstyle, scomparso nell’ottobre 2011. Il concerto, da tempo “sold out”, voleva ricostruire l’intera carriera

del chitarrista proprio nella sua città natia, Glasgow, attraverso le performance di molti suoi compagni di scena e di altri prestigiosi artisti che ne sono stati influenzati. Quando sono arrivato a Glasgow ho purtroppo saputo subito che, da due mesi, non si trovava nessun biglietto per poter assistere a quest’evento. Non sapevo come fare per risolvere il problema, ma non mi sono dato per vinto e ho, fortunatamente, risolto il problema grazie alle tante recensioni che ho fatto sul festival nel corso del tempo. Debbo ringraziare la gentilissima Mikaela Atkins (referente per il festival con la stampa) per il suo piccolo miracolo, permettendomi di poter fare il mio dovere di giornalista. Solo 400 persone hanno partecipato a questo memorabile concerto, ed hanno potuto godere di un suono eccellente per uno spettacolo straordinario, unico, che in Italia difficilmente, purtroppo, sarà realizzabile. Organizzazione impeccabile! Ma veniamo al concerto… si spengono le luci… ed appare sul palco il fantastico chitarrista e songwriter Martin Simpson che inizia il concerto con “Blues Run the game” di Jackson C.Frank, il brano con cui Bert Jansch apriva tutti i suoi concerti. Di lui, Jansch diceva: “E’ il mio chitarrista preferito di tutti i tempi. Se avessi tempo imparerei ogni canzone del suo unico album”. Frank fu un chitarrista americano che per un certo periodo visse in Inghilterra, con il denaro ricevuto come risarcimento per essere stato vittima di un incendio all’età di undici anni. Ebbe una vita terribile, ma le canzoni del suo unico album (prodotto da Paul Simon!) influenzano ancora oggi la scena folk londinese e scozzese. Simpson canta e suona meravigliosamente la bellissima canzone, incisa anche da Nick Drake, Sandy Denny, John Renbourn, Mark Lanegan, Simon & Garfunkel etc. Il concerto cresce e si percepisce

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la grande influenza che Jansch ha avuto per tutti i protagonisti sul palco. Dopo Simpson c’è una grande sorpresa, perché sale sul palco proprio uno dei maestri di Jansch: Archie Fischer. Ad oltre 80 anni suonati, ha ancora il carisma e lo smalto dei suoi momenti migliori. Assieme a Jill Doyle, sorellastra di Davey Graham, insegnò a Bert alcuni trucchi per suonare meglio la chitarra, ma soprattutto gli fece conoscere, nelle lunghe serate live al pub, The Howff, tutto il repertorio cantato tradizionale e quello del folk revival americano e scoto irlandese. Con voce tremante e a volte incerta, Fisher suona e canta uno dei cavalli di battaglia di Jansch: Blackwaterside, tratta dal repertorio della cantante Annie Briggs, con cui Jansch condivise vita e palco nei primi anni della sua carriera. Il brano, nella versione di Jansch, influenzò molti artisti tra cui Jimmy Page ed i suoi Led Zeppelin che fecero nel 1969 “Black mountain side” che riprendeva pari pari il pezzo di chitarra dello scozzese. Il successivo brano eseguito da Archie Fisher, “The January man” di Dave Golder, era un’altra song che Jansch amava perdutamente tanto da inciderne una splendida cover nell’album “Moonshine”, l’ottavo della sua carriera. Questa volta, l’esecuzione del grande veterano del folk caledone è molto più sicura e ci lascia un grande ricordo e buone vibrazioni. Ci sono stati molti altri momenti di grande caratura artistica, impossibili da dimenticare, come l’entrata in scena della prima star della serata, il chitarrista dei “Blur” Graham Coxon, grande fan di Jansch, visibilmente emozionato. Coxon suona divinamente una cover di “One for Jo”, scritta da Jansch ed incisa in uno dei suoi album più belli: “L.A. Turnaround” e poi suona la sua “Latte”, ispirata allo stile di Jansch ed al suo “piddling”.

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Cronaca

Ricordo di aver letto in una sua intervista che aveva appreso da Jansch che oltre ad usare la tecnica bisognava suonare con sentimento, per tirare fuori anche l’anima e regalarla a chi ascolta. E’ evidente che tutti i quindici musicisti che ho visto alternarsi sul palco avevano appreso molto bene questo consiglio! Dopo Coxon, salgono sul palco Ben Watt e Bernard Butler e riportano in vita “Soho” una delle composizioni più belle e cupe di Jansch, scritta assieme a John Renbourn, suo antico compagno nei Pentangle. Il brano, tratto da uno degli album più significativi del folk britannico, “Bert & John” del 1966, ci ha regalato altri brividi di gioia. E’ il preludio all’esibizione di Jacqui Mcshee che proprio nei Pentangle fu l’incantevole musa e voce solista, accompagnata alla chitarra da Mike Piggott, colonna portante dello storico gruppo inglese nella sua seconda incarnazione. Il suono di Mike ricorda moltissimo quello di Bert, soprattutto nei bei fraseggi che ci regala in due delle più importanti canzoni dei Pentangle presentate nel tributo: “The time has come” e “I’ve got a feeling”. Sembra che il tempo si sia

fermato mentre il pubblico tributa un grande applauso alla voce cristallina ed espressiva di Jacqui. Non facciamo in tempo a riprenderci da questa emozione, che un boato di entusiasmo ed una “bordata” di applausi accoglie sul palco dell’Old Fruitmarket di Glasgow l’entrata in scena di Robert Plant. Il leader dei Led Zeppelin è in forma smagliante e si capisce subito che l’omaggio a Jansch lo rende felice, tanto da fargli dire che la serata del 31 gennaio è “Una fantastica occasione di musica e canzoni, proposte con l’atteggiamento giusto”. Quando apre la sua esibizione con il brano “Go your way my love”, scritto da Jansch assieme ad Annie Briggs, tutto il pubblico si alza in piedi ed è ancora più carico nel momento in cui l’ex Zeppelin introduce “Baby I’m gonna leave you”. L’atmosfera si fa magica e Robert dà davvero il massimo in questo blues immortale. C’è una breve pausa, per dare il tempo al pubblico di scolarsi una pinta di birra! Ancora avvolti dalle magiche atmosfere create da tutti i musicisti, riusciamo a goderci la seconda parte del concerto che ci regalerà altre sorprese, tra cui una testimonianza


di Neil Young con un video registrato nello studio di Jack White, in cui il grande cantautore canadese testimonia la sua ammirazione per Jansch definendolo il Jimi Hendrix della chitarra acustica. Inoltre Young confessa che la sua “Ambulance Blues” fu ispirata e scopiazzata dal brano di Bert “The needle of the death”. Io rimango fulminato, subito dopo, da una riuscitissima cover di Karine Polwart (ex vocalist dei Malinky e della Battlefield Band). Karine è per me attualmente la numero uno tra le cantautrici scozzesi, vincitrice 4 volte del B.B.C. Folk Radio Award, ci offre una cover perfetta di un altro dei brani più belli scritti da Bert Jansch: “Fresh as a sweet sunday morning”. Il blues, cantato in maniera personale e convincente dalla cantante di Edimburgo, scatena anche l’entusiasmo di Robert Plant che applaude a lungo. Ritornano sul palco anche Graham Coxon e Martin Simpson che eseguono l’immortale “Anji”, scritta da Davvey Graham, ma portata al successo proprio da Bert Jansch che ne fece una versione molto diversa dall’autore, utilizzando la tec-

Cronaca

nica classica di suonare due note alla volta, producendo suoni talmente belli che sembravano provenire da un altro mondo, come ricorda il giornalista Will Hodkinson nel suo bel libro “Guitar man”. La versione dei due chitarristi è bene eseguita, ma sinceramente penso sia impossibile farla bene come la eseguiva Jansch. Purtroppo il concerto stava volgendo al termine; infatti, dopo l’esibizione del giovane cantautore americano Ryley Walzer “Build another band” dall’album “Santa Barbara Honeymoon” ed un secondo breve set di Robert Plant che eseguiva altri standard del repertorio di Jansch come “The Cuckoo” e “Poison” dall’album “Birthday Blues” del 1969… i musicisti escono di scena, ma l’entusiasmo del pubblico nel richiedere in maniera asfissiante un bis, li convince a tornare sul palco. I 15 musicisti, ci regalano una versione quasi “dixie” del celebre brano di Bert “Strolling down the Higway”, cantato da musicisti e pubblico a squarciagola. Verso la fine del concerto ancora con i brividi su tutto il corpo, ho immaginato di vedere il viso di Bert sorridente e soddisfatto… ma era semplicemente una sua gigantesca foto che campeggiava come sfondo sul palco. Nel prossimo numero del nostro giornale vi racconterò la cronaca di altri concerti di questo bellissimo festival! ❖

Nelle foto, due momenti di un concerto 2015 di Skerryvore all’Old Fruitmarket di Glasgow

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Argomenti SALTA SALTA … SALTARELLO

Un’antichissima danza tipica della Ciociaria

di Daniela Abbate

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n Ciociaria il saltarello, detto anche “zumbarella” è una danza di grande energia. Il ritmo della musica è frenetico, vagamente ipnotico. I suoni emessi da strumenti antichissimi come la zampogna, la ciaramella, il tamburo a frizione e dal più “moderno” organetto si connettono immediatamente alla parte limbica del cervello, quello ancestrale e suscitano forti emozioni primordiali, quasi stordendo i danzatori che non riescono a star fermi. Non ci sono coreografie strettamente codificate ma è l’improvvisazione a farla da padrone. I passi base si ripetono in un numero imprecisato di variazioni che l’estro e l’abilità dei danzatori consente. Solitamente si lascia spazio ad una o più coppie che si esibiscono

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brevemente al centro, mentre gli altri , disposti a cerchio o a schiera si muovono sul posto cercando di riprendere fiato perché si tratta di una danza in cui sono necessari fiato e resistenza fisica. Improvvisamente tutti i danzatori si muovono contemporaneamente, poggiando le braccia sulle spalle degli altri, interpretando così l’unione, il legame solidale all’interno della comunità. Insieme procedono vorticosamente, disegnando figure di cerchi sul percorso di ballo. I corpi appaiono incurvati in avanti, le teste sono chine, i piedi battono ossessivamente al suolo. Come accade per quasi tutte le danze di carattere popolare vi è l’enfatizzazione del rapporto profondo e diretto con la terra. In effetti il saltarello ciociaro ha un’origine antichissima, risalente all’età pagana, come derivazione dalle ce-

rimonie di propiziazione e di ringraziamento per il raccolto in onore della dea pre-romana Saturnia Tellus. Non a caso si ballava sulle aie nei momenti di partecipazione collettiva legati alla produzione o alla conservazione del cibo: la mietitura e la trebbiatura quando si riempivano i granai, la vendemmia , la pigiatura dell’uva, l’uccisione del maiale, la spannocchiatura. Solo successivamente è stato adattato ad altre occasioni festive come le nozze, dove era necessario propiziarne la fertilità. Contrariamente a quanto si crede, il saltarello ciociaro è molto articolato: mentre nella versione “romana”, tipica danza di corteggiamento popolare, i ballerini della coppia saltano e girano l’uno intorno all’altra in senso antiorario con il caratteristico passo strusciato, nel saltarello ciociaro


Argomenti

si alternano i passi più semplici a salti ampi, incroci ed elaborazioni coreografiche. L’arricchimento del movimento è dato dal tentativo di adesione a modi più “cortesi” ed aristocratici di questa danza, attestata nei manoscritti trecenteschi. Successivamente gli adattamenti alle consuetudini locali hanno determinato interessanti variazioni nell’esecuzione, che si riscontrano a seconda delle località, delle contrade o addirittura dei singoli gruppi familiari

o ballerini che spesso si sfidano in vere e proprie gare di abilità, inventando passi o figure originali per rendere la danza più avvincente ma contribuendo a renderla piuttosto difforme. E’ una danza espressione di una cultura, quella di Ciociaria, che è rimasta profondamente genuina ed ancora raccoglie partecipazione da parte dei giovani in occasioni speciali. La piazza di Arpino, patria di Cicerone, nelle serate della settimana dedicata al Gonfalone è

capace di riempirsi di giovanissimi che danzano fino all’alba. Ad Alatri il Festival Internazionale del Folklore richiama ormai da quasi 50 anni, danzatori da ogni angolo del mondo che nella serata conclusiva si uniscono in uno spettacolare saltarello collettivo. Insomma una danza che non è solo divertimento per chi la pratica ma un autentico spettacolo anche per chi osserva. Daniela Abbate, insegnante di danze popolari e sperimentali e coreografa, è la danzatrice ufficiale dell’ ensemble MUSICISTI BASSO LAZIO. ❖ Su youtube troviamo un raro esempio di saltarello ciociaro immortalato dai fratelli Lumiere e piazza di Spagna. A Trinità dei Monti i bellissimi modelli ciociari, amati da tutti i più grandi artisti stranieri come Picasso, Cezanne, Van Gogh, Matisse aspettavano di essere scelti dai pittori di genere, improvvisando le loro danze tradizionali www.youtube.com/watch?v=6JynwJXcMgI

Con il nome di SALTARELLO si indica una famiglia coreutica piuttosto estesa e diffusa su un vasto territorio, corrispondente alla fascia mediana della penisola. Con differenze talora notevoli, il saltarello è ballato in Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio e Molise. La costante è rappresentata dal forte accento, dato sul primo tempo, nella misura generalmente di 3/8, 3/4 o 6/8, anche se esistono musiche di saltarello in 2/4 e 4/4. Il passo è veloce e saltellato.

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Argomenti IL SUONO DEGLI ETRUSCHI

Un museo sonoro itinerante ad opera di Francesco Landucci

di Loris Böhm

Chi è Francesco Landucci? Ha conseguito l’attestato in tecniche di registrazione fonica e MIDI al Conservatorio P.Mascagni di Livorno nel 97, ha ricevuto l’attestato di fonico della Scuola Musicale Lizard di Grosseto nel 99. Attualmente è fonico dello studio di registrazione Poderino Recording Studio ed ha fondato una mini label Tilak Music che privilegia contaminazione sonore tra generi musicali Compone musiche per le sonorizzazioni e sincronizzazioni per varie case editrici musicali internazionali tra cui Rai Trade, Fridge/Goodfellas, Soundiva, Apbeat ed altre.

TV

Follia rotolante tour RAI 2 Neapolis Tg RAI 3 BELLITALIA RAI 3 Linea Verde/Linea Blu Rai 1 TG 3 (musiche servizi) Sala prove ch 10 Caccia e Pesca (Sky channel) Moto Tv (Sky channel)

Radio

Sigla di “Bianco e Nero” Radio Rai 1 Sigla di “La Radio ne parla” Radio Rai 1 Musiche per “Music Grafiti” Radio Rai 2

DVD

Brani nelle serie di DVD allegate alla Gazzetta dello Sport: I miti Giallorossi, Apoteosi Lazio Supercoppa, Partite indimenticabili, Gol Inter, Gol Juventus, Un Sogno Viola, Duelli D’Oro, Finali Champions ... ed altri,

Music Library CD/DVD

(Composizioni per sincronizzazioni immagini) Rai Trade Edizioni Musicali Radio Televisione Italiana ApBeat Edizioni Musicali Fridge records / Good Fellas Idyllium srl, Soundiva srl, GBmusic srl

Teatro - Musiche di scena

“Ciao Nonno” commedia in 3 atti di Guglielmo Giannini rivisitata da Aldo Besozzi. (org. Ass. Nino

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Besozzi) “Improvvisamente l’estate scorsa” di Tennessee Williams rivisitata da Teatro dell’Accadente “Ho perso il Mondo” della compagnia teatrale Urlapicchio AUDIO 3D MUSIC CARD For XSpatPlayer e DVD Blu Ray Etrurian Soundscape -A&G s.r.l

Sound designer Mostre - Musei

“Toy “-sonorizzazione video per Biennale Artisti del Mediterraneo -Bari “Connesso-Coinvolto/Nella rete” installazione dell’artista Svizzera Liz Gehrer alla fondazione Geiger -Cecina -Livorno “Food for Life” -Sonorizzazione mostra fotografica -Mussi Arte -Casale Marittimo -Pisa “Etruscan Soundscapes” -Le Notti dell’Archeologia -Mussi Arte -Casale Marittimo -Pisa “Ichinen” -di Paolo Lumini -Tenuta di Poggio Galiardo -Livorno “DiVino, Dall’Antichità ad Oggi” -Materima -Casalbeltrame -Novara “Etruschi, il fascino di una civiltà” -Fondazione Lazzareschi -Porcari -Lucca “Note Perdute: Suoni dall’antica Etruria” -Museo Etrusco di Murlo -Siena “Musiche e Strumenti Etruschi” per Euriade srl -Necropoli di Tarquinia “Salotto ad Immersione Sonora” Antica Torre Tornabuoni -Firenze Realizzazione laboratori creativi per scuole elementari e medie: Scuola Media Statale Galileo Galilei, Cecina, Livorno - Scuola Elementare Statale F.D. Guerrazzi, Cecina, Livorno - Scuola Elementare Statale C. Cattaneo, Livorno. Per info: www.francescolanducci.com info@francescolnducci.com www.poderinorecordingstudio.com www.tilakmusic.com tel. 335 5732501 skype. francescolanducci

Francesco Landucci con uno strumento ricostruito


Argomenti Un museo in tutti i sensi: Sonorizzazioni, ricostruzioni strumenti musicali e musiche a cura di Francesco Landucci

ARCHEOLOGIA SONORA SPERIMENTALE di Loris Böhm

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usiche ed effetti sonori che accompagneranno i visitatori durante la visita del museo di Piombino Progetto finanziato da Regione Toscana, con contributi finalizzati allo sviluppo delle attività dei musei riconosciuti di rilevanza regionale di cui all’avviso pubblico approvato con decreto dirigenziale n. 337872013. Il progetto in corso prevede tre modellini tattili di cui 2 relativi ai più importanti e significativi reperti custoditi nel Museo archeologico; il terzo vuole realizzare il monumento funerario meglio conservato presso il parco archeologico di Baratti e Populonia. - L’anfora Argentea di Baratti - Il mosaico Romano con scena marina - La tomba dei Carri

DVD MITO e MUSICA nei luoghi, negli eroi e nei suoini di Cortona Un iniziativa di MAEC: Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona. Col contributo di: Regione Toscana - PIC, Provincia di Arezzo, Comune di Cortona, Accademia Etrusca, MAEC, A.M.A.T (Associazione dei Musei Archeologici della Toscana), Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale.

Il sepolcro etrusco di Sigliano Musiche per video in computer animation che descrive una tomba etrusca in località Sigliano, Umbria, oggi andata perduta. Il video utilizza modelli 3D basati su scansione dei corredi funebri rimasti, e ricostruzione dagli appunti di scavo. Un progetto del Laboratorio Visual Computing, ISTI-CNR, Pisa

FILM/DOCUMENTARIO “L’alba degli Etruschi. Aspetti e testimonianze della cultura villanoviana”

con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, racconta l’eccellenza del popolo etrusco, la prima grande civiltà sorta in Italia, proprio in Toscana... alcuni miei strumenti ricostruiti per comporre musiche in ambito di archeologia musicale sperimentale vengano esposti in una teca all’interno della mostra. E le musiche da me realizzate accompagneranno la mostra oltre alla performance live.

Dal Paleolitico al Rinascimento i suoni e gli strumenti musicali Realizzazione per il Museo Archeologico di Camaiore una serie di strumenti musicali e suoni ascoltabili mediante apposita diffusione acustica e pulsantiere che permettono la scelta dei suoni degli strumenti esposti.

Turuscia I suoni immaginari del solcare del mare di Turuscia, antica nave Etrusca... Serata speciale, che vedrà insieme Parchi Val di Cornia, in particolare Marta Coccoluto come archeologa del parco, l’Associazione BACO, la Cantina Poggio Rosso con i suoi vini e Archeologia Sonora di Francesco Landucci come musicista. In sintesi, accompagnato dalle note della magica, affascinate e perduta musica degli Etruschi, eseguita da Francesco Landucci di Archeologia Sonora Sperimentale, il mito rinascerà nelle storie di divinità della Terra e degli Inferi, di una prostituta sacra e di un fanciullo divino, del nome di un dio che dà il nome a una città, raccontate da un’archeologa, e rivivrà nei sentori dei vini più importanti della cantina Poggio Rosso di Baratti, Phylika, Veive, Fufluna, Tages, Velthune, introdotti alla degustazione (che sarà fatta lì, intervallata da musica e racconti di archeologia e mito) dall’enologo Valerio Falchi e dalla famiglia Monelli.

Produzione: IBC Istituto per i beni artistici culturali e naturali, Regione Emilia-Romagna Servizio Musei e Beni Culturali Responsabile Laura Carlini Fanfogna realizzato nell’ambito di: Iniziative per la valorizzazione del sistema museale regionale (LR. 18/2000) Coordinata da Fiamma Lenzi Produzione esecutiva: MEDIAVISION

ECHI DI SONORITÀ ETRUSCHE Organizzato da: Museo di Murlo e Fondazione Musei Senesi Conferenza - Laboratorio aperto e Mostra. Performance live di Archeologia Sonora Sperimentale a cura di Francesco Landucci. Per tutta la durata dell’iniziativa Mostra temporanea di strumenti musicali ispirati al mondo etrusco e loro Echi ... Paesaggi Sonori immaginari dell’antica Etruria avvolgano i visitatori durante il percorso museale. Etruschi, il fascino di una civiltà L’evento, curato dalla Fondazione Giuseppe Lazzareschi di Porcari (LU) e dalla Fondazione Antica Zecca di Lucca in collaborazione

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VISIONI SONORE DAL PASSATO Tra cielo, terra, acqua, un viaggio di immagini sonore ... albe, tramonti ... visioni sonore nell’affascinante atmosfera che già trasmette di per sé l’antica cisterna Romana di San Vincenzino - Gli antichi suoni degli strumenti acustici sperimentalmente miscelati con effetti elettronici faranno da colonna sonora alle immagini realizzate da Antonio Meucci, Video Performer

Paesaggi Sonori e/o Performance ed esposizione dei miei strumenti musicali per:

Concerto - Museo Nazionale di Villa Giulia - Roma Grande successo della Notte dei Musei al Museo di Villa Giulia a Roma... dove ho realizzato una performance sonora durata circa due ore!!! ... 1.275 visitatori hanno riempito le sale di Villa Giulia ... -Le Notti dei Musei - live Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma performance di circa 2 ore al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma con un affluenza di 1275 persone per l’evento, il 18 Maggio per le Notti dei Musei -DiVino-Dall’Antichità ad Oggi (Mostra sul Vino degli Etruschi)Materima (Novara) Con più di 350 reperti archeologici Etruschi dei Beni Culturali -Etruschi, il fascino di un popolo - Porcari, Lucca - Mostra della fondazione Lazzeri, realizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. - Etruschi in Musica - Conferenza - Parco Archeologico della Villa Romana di san Vincenzino-Cecina (Livorno) -Etruscan Soundscapes - Installazione Audio 3D con mostra strumenti Le Notti dell’Archeologia - Mussi Arte - Casale Marittimo (Pisa) -“Un viaggio in tutti i Sensi” sonorizzazione dal titolo “Note perdute: suoni dall’antica Etruria” al Museo Archeologico di Murlo (Siena)

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Argomenti

-Etruscherie - “Teca sonora con strumenti” Forte di Marina di Bibbona (Livorno) -Notti dell’Archeologia - Live nell’antica cisterna Romana di San Vincenzino - Cecina -Banchetto Etrusco - performance live Murlo (Siena) -Turuscia - I suoni immaginari del solcare del mare di Turuscia, antica nave Etrusca e musiche ispirate a varie divinità. Presenta Marta Coccoluto responsabile Parchi Val di Cornia (Populonia) -La Musica degli Etruschi - Conferenza con Susanna Sarti - Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana - Museo Nazionale Castiglionecello -Canti, Parole e Note Perdute ... presso antica villa Romana di San Vincenzino Museo Archeologico di Cecina - Le Notti dell’Archeologia -Immersione Sonora ArcheoTrekking organizzato da Initinere e Museo Archeologico di Rosignano Marittimo -Il porto di Vada Volterrana -performance live - organizzata di Initinere e Museo Archeologico di Rosignano M.mo -La Via Etrusca del Ferro - performance live al Museo Planetario (Prato) -Ad Nemora Deae - Un Culto orientale a Vada Volterrana -organizzato Edina Regoli/Museo Archeologico Palazzo Bombardieri - quattro Paesaggi Sonori e performance live all’interno del parco Archeologico di San Gaetano a Vada

Musiche per Video/Documentari Film documentario Tholos, lo strano caso della tomba etrusca che visse tre volte - regia di Elena Bedei, il patrocino del Comune di Cecina, con il contributo del Comune di Cecina e la Provincia di Livorno Cortometraggio Alla Ricerca Della Bella Antiglia - Sceneggiatura e Regia di Miles Furnell. Soggetto di Miles Furnell e Antonella Santarelli. Starring Frank Messina, Bianca Nappi, Marco Benvenuti, Emiliano Salianj e Mirella Rossi. Direttore della Fotografia Andrea Bastogi Il Sepolcro Etrusco di Signano Realizzazione musiche per il documentario “Il Sepolcro Etrusco di Signano” per Visual Computing Lab ­Consiglio Nazionale Ricerche e Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria ... Mito e Musica, nei luoghi, negli eroi e nei suoni di Cortona - DVD ­prodotto da MAEC - Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona L’alba degli Etruschi. Aspetti e testimonianze della cultura villanoviana Produzione: IBC Istituto per i beni artistici culturali e naturali Regione Emilia-Romagna Servizio Musei e Beni Culturali Responsabile Laura Carlini Fanfogna realizzato nell’ambito di: Iniziative per la valorizzazione del sistema museale regionale (LR. 18/2000) Coordinata da Fiamma Lenzi Produzione esecutiva: MEDIAVISION

Realizzazione Strumenti Musicali: Lyra ed Aulos per ARA ,Società per Attività di Ricerca Archeologica, Monteriggioni, Siena Lyra, Aulos e Siringa per Euriade srl Viterbo Glasess Lyra - Installazione - Percorso d’arte contemporanea a Casale del Mare –Castiglioncello Percorso Sonoro - dal Paleolitico al Rinascimento - con 16 strumenti ed il loro suono udibile tramite apposito impianto - per il Museo Archeologico di Camaiore - Lu

Realizzazione laboratori creativi per scuole elementari e medie

Scuola Media Statale Galileo Galilei, Cecina, Livorno - Scuola Elementare Statale F.D.Guerrazzi, Cecina, Livorno - Scuola Elementare Statale C.Cattaneo, Livorno

Pubblicazioni cd

“Etrurian Imaginary Sounds” Archeologia Sonora Sperimentale Rai Trade - Rai Radio Televisione Italiana edizioni Musicali “Etruscan Soundscapes” Archeologia Sonora Sperimentale Associazione Culturale Frammenti


Argomenti

I SUONI DEL PALEOLITICO

Pulsanti per attivare i suoni degli strumenti

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Argomenti GRECIA

Con relativi Strumenti musicali e pulsantiere che ne attivano il suono

ETRURIA

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Argomenti EGITTO e MESOPOTAMIA

Pulsanti per attivare i suoni degli strumenti

ANTICA ROMA

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Argomenti MEDIOEVO

RINASCIMENTO

Sala Paleolitico

Arco Sonoro - Rombo - Raschiatoio su Corno Siringa - Flauto Geissenkloesterle

Sala Bronzo / Egitto Arpa Egizia - Liuto Egizio

Sala Etruschi / Grecia

Lyra - Aulos - Syrinx - Flauto del Giglio

Sala Romani

Tibiae - Timpanum - Scabellum - Cetra

Altomedioevo Oud

Medioevo

Viella - Salterio - Canun

Rinascimento

Cromorno , Rababah

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Argomenti

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Argomenti Una etichetta discografica recuperata e ristampata a cura di Radici Music

PEGASUS RECORD

di Aldo Coppola Neri

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l mondo della musica folk è in continua evoluzione, ne siamo consapevoli, e spesso succede che vengono dimenticati quei piccoli progetti che in realtà racchiudono una grande storia, e una etichetta discografica specializzata nella tradizione toscana, cela al suo interno tutta la cultura musicale popolare di quell’area geografica. L’operazione di ristampa effettuata dalla Radici Music, toscana anch’essa, riveste una importanza vitale per la salvaguardia e riproposta al pubblico, di un archivio dismesso che era destinato all’oblio. Non solo ristampa… Aldo Coppola Neri, titolare di Radici Music, in sintonia con Paolo Casini, storico fondatore di Pegasus, ha pensato di continuare a produrre nuovi album degli artisti toscani vincolati a Pegasus attraverso una nuova “collana” chiamata “Folk Note”, che di fatto raccoglie l’eredità lasciata da Pegasus. Un discorso a parte per la società di servizi “Aethalia” (www. aethalia.biz) che va ad occuparsi di musica classica, oltre alla produzione musicale di audio e video. Attraverso il nuovo portale di vendita CD e vinili di Radici Music (www. radicimusic.it), è possibile acquistare tutte le produzioni, vecchie e nuove, di queste etichette. Siamo certi che tutti gli appassionati di musica potranno trovare qualche titolo interessante in catalogo, soprattutto i collezionisti avranno a disposizione tanti album finora introvabili. Di seguito potete leggere la storia di questa etichetta e la descrizione di quasi tutti i titoli a disposizione.

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Il marchio PEGASUS è nato nel 2003 nell’ambito della SEMPER EDITRICE di Firenze fondata nel 1996 da Paolo Casini e Alessandro Oltrabella. L’attività editoriale, protrattasi per oltre quindici anni, si è sviluppata fin dall’origine con particolare attenzione al passato e al presente della Toscana. Storia, cultura e turismo è sempre stato il viatico editoriale con il quale la SEMPER si è rivolta ai lettori che amano tutta la Toscana, che vivono nel suo fare quotidiano e che ritrovano nelle pubblicazioni. Dopo oltre cinquanta titoli cartacei, la SEMPER nel 2009 avviò una collana che non aveva precedenti nell’editoria fiorentina: “La commedia fiorentina” in DVD con il primo titolo dedicato al centenario della prima rappresentazione de “L’acqua cheta” di Augusto Novelli e la prima assoluta de “L’Ascensione” con l’indimenticato Giovanni Nannini. Anche il marchio PEGASUS per la produzione di CD audio, è sempre stato in sintonia con la filosofia che ha ispirato le edizioni cartacee.

NOTA SUL NOME

PEGASUS- Il nome latino fa chiaramente riferimento alla figura della mitologia classica. Pègaso era il cavallo alato, generato da Poseidone, che nacque da una goccia del sangue sgorgato dalla Medusa quando l’eroe Perseo le tagliò la testa con un colpo di spada. Pègaso, con un colpo dei suoi zoccoli fece scaturire la fonte di Ippocrène e quella di Aganippe, entrambe care alle Muse, divinità delle arti, e dalle quali sgorgavano acque che da-

vano l’ispirazione alla poesia. Creatura divina, andò ad abitare nelle dimore di Zeus. Atena lo dette a Bellerofonte per combattere la Chimera. Bellerofonte non riusciva a domarlo. Allora Atena gli apparve in sogno e gli mostrò una briglia d’oro. Costruitane una uguale, Bellerofonte riuscì a domare Pègaso, con il cui aiuto poté affrontare ed uccidere la Chimera e vincere altri popoli e le Amazzoni. Poi però, dubitando dell’esistenza degli dei, spronò Pègaso verso il cielo per verificare la loro esistenza.  Ma Pègaso, rifiutando il sacrilegio, fece precipitare Bellerofonte sulla terra. Pègaso salì allora libero al cielo, dove si mise al servizio di Eos, dea dell’aurora, che da allora galoppa sul suo dorso nei cieli del mattino. Ecco quindi cosa rappresenta Pègaso: l’origine delle arti, della poesia, dell’elevazione spirituale e culturale, che fa scaturire dalle nuove sorgenti. Dal 1994 il Pègaso disegnato da Benvenuto Cellini è raffigurato nello stemma ufficiale della Regione Toscana. ❖


Recensioni

repertorio, pure di ricchezza sconfinata. Per chi, con snobismo assurdo, storcesse il naso di fronte a musica come questa. Ascolti anche solo tre o quattro brani di uno dei cd, e scoprirà in pieno, sorpreso, la profondità di un mondo poetico e musicale di cui la voce e la sensibilità colta di interprete di Lisetta ci fanno avvertire tutto lo spessore davvero da opera d’arte. ❖

Coro degli Etruschi La Maremma InCanta

Il gruppo, fondato nei primi anni ’70 dal poeta popolare Morbello Vergari (scomparso nel 1989) interpreta, attraverso la musica e le canzoni della tradizione maremmana, gli aspetti più vivi ed autentici del folclore toscano. Il Coro è uno dei rari esempi del folclore canoro che si lega direttamente al filone della tradizione popolare, mantenendo viva l’autenticità del tessuto culturale del mondo contadino ed operaio di questa terra, dell’impegno civile e democratico della sua gente. ❖

Lisetta Luchini Toscana in musica

Un doppio Cd, questo, assolutamente da ascoltare (e da assaporare) per appassionati e conoscitori della musica popolare toscana. Ma anche – e forse di più – da ascoltare per chi avesse, ancora, dei preconcetti (duri a morire) verso questo

Lisetta Luchini ... e compagnia

“All’amore c’ho fatto e ci fo”, canta e proclama - appassionata, ironica, un po’ ribelle - lei, Lisetta, nella prima canzone di questo cd. E quella canzone è come lei: scanzonata, beffarda, struggente, dolorosa, appassionata - appunto - una donna e un’artista che si propone, ogni giorno, così com’ è, vera, autentica, dicendo e proclamando quello che pensa, che ama, che sente in ogni momento. Senza fingere. È lei, come cantante e musicista (popolare e colta insieme) ma anche come persona, che chi ascolta avrà la fortuna di incontrare in questa incisione, scoprendola pian piano, se si lascerà conquistare dall’ascolto e dalla sua voce. ❖

Eugenio Bargagli, Mirella Bargagli, David Vegni Cantastorie di Maremma

L’iniziativa editoriale contenuta nel CD raccoglie canzoni e suonate mettendo insieme la “passione di cantare” con l’abilità musicale, le

vecchie ragioni del vivere quotidiano con nuovi interessi e modi diversi di comunicare. Quando si trova un cantastorie non si può far finta di niente: è il nostro passato che ci viene incontro per raccontarci un’altra storia da tramandare. “Fermatevi ad ascoltarci quando ci incontrerete e se vi faremo sorridere, danzare vuol dire che ancora dobbiamo andare avanti divertendoci”. Sì, divertiamoci a sentire con il cuore, prima che con l’orecchio, questi suoni per impararli e custodirli e per cantarli di nuovo opponendosi così all’indifferenza ottusa della civiltà dei consumi. ❖

Orchestra a plettro Ottocento Toscano Ottocento Toscano

L’Orchestra a plettro Ottocento Toscano propone un ritorno alla semplicità, all’essenzialità ed alla regolarità armonica, caratteristiche che caratterizzavano le opere mu-

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sicali popolari dell’Ottocento, nelle quali si respira l’atmosfera delle nostre origini, non solo musicali, ma anche culturali. L’Orchestra opera una costante attività di ricerca volta alla riscoperta ed alla riproposizione di spartiti originali dell’epoca orchestrati per strumenti a plettro e voci; la grande quantità di produzioni musicali caratteristiche di fine Ottocento e inizio Novecento è infatti in buona parte andata perduta, particolarmente in relazione alle mutate condizioni socio-culturali successive ai conflitti bellici. ❖

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editoriali dedicati alla musica popolare toscana, non meno importante e non meno affascinante di quella di altre regioni italiane. ❖

AA. VV. Nàcchere toscane

Caterina Bueno Coro degli Etruschi Dal vivo / Live Firenze 1975

Suoni, voci ed emozioni che riaffiorano dal lontano 25 novembre 1975, quando a Firenze, nell’Auditorium del Centro FLOG (Fondazione Lavoratori Officine Galileo), Caterina Bueno con il suo Canzoniere Popolare Toscano e il Coro degli Etruschi di Morbello Vergari, dettero vita a questo spettacolo. Un evento che, insieme ad altri, in quegli anni stigmatizzava la riscoperta dell’autenticità delle radici della tradizione orale toscana. Radici antiche, ricche di significati, espressioni anche di riti legati al vivere quotidiano (le ninne nanne ad esempio) od agli importanti eventi della vita, felici e no (quali la nascita, il matrimonio, la morte, le lotte). Insomma, crediamo che questo CD sia in grado di arricchire la parca produzione di supporti

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Tutti conoscono le nàcchere spagnole o napoletane ma pochissimi, oggigiorno, sanno dell’esistenza delle nàcchere (o “gnàcchere”) di forgia tipica toscana. Due semplici legnetti piatti (crotala in latino), in uso in questa parte dell’Italia fin dai tempi degli Etruschi. Un tempo erano diffuse in tutta la Toscana sia come gioco per ragazzi che per ritmare la musica popolare (soprattutto quella a ballo). Attualmente il loro uso è confinato in pochissime aree della regione tra le quali spicca la Maremma. La memoria di questo antico strumento a percussione è dunque ancora viva e, grazie ai suonatori (nàccherini) ancora attivi, la tradizione del loro uso, ma anche della loro tecnica costruttiva è stata trasmessa a nuove generazioni. Le nàcchere toscane quindi, continueranno a battere ancora a lungo ed il suono dei loro legni terrà sveglia l’attenzione, laddove ce ne sia bisogno, verso il globale appiattimento culturale che quotidianamente ci viene propinato in vari modi. Il presente CD costituisce la prima raccolta organica su questo strumento riunendo testimonianze sonore dagli anni ’70 fino ai nostri giorni.

Il libretto è ricco di notizie riguardanti l’origine ed evoluzione del nome “nàcchere”, la diffusione in Toscana, la costruzione, le impugnature e le biografie dei nàccherini. ❖

Orchestra a Plettro Ottocento Toscano Brunetto Bardazzi (1877-1950)

In questo secondo CD dell’Orchestra è stata condotta un’approfondita ricerca su un Autore pratese oggi quasi dimenticato: Brunetto Bardazzi (1877-1950). Brunetto Bardazzi, nato a Prato il 19 maggio1877, diresse il Circolo Mandolinistico Pratese per quasi ventisei anni, fino alla morte avvenuta il 15 ottobre 1950. Il Maestro fu un prolifico compositore ed arrangiatore. Tra le composizioni originali ricordiamo pezzi per chitarra solista, mandolino e chitarra, orchestra a plettro, piccola orchestra. Sono rimasti memorabili i suoi arrangiamenti per orchestra a plettro delle opere verdiane Aida, Trovatore e Forza del Destino. ❖

Dodi Moscati Stefano Gragnani Cronache fatti e burle... in Toscana

Rimasterizzazione digitale del primo album da solista di Dodi Moscati inciso insieme a Stefano Gragnani nel 1973. Dodici brani della tradizione popolare toscana raccolti tra l’Amiata e la provincia


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sentante una coppa sul bordo della quale erano raffigurati quattro uccellini ognuno in posa diversa. ❖

di Firenze. In coda tracce omaggio degli anni Novanta che evidenziano l’evoluzione di Dodi Moscati nella riproposizione di materiale popolare. L’unica interprete, nell’ambiente folk, che ha azzardato arrangiamenti del tutto inusitati nella musica di tradizione. ❖

Narciso Parigi Rispetti, Ninne nanne Stornelli

Fedele alla sua toscanità, Narciso Parigi nel corso della sua carriera ha più volte interpretato brani della tradizione popolare della sua terra. La libertà, l’amore, la gioia della festa, le ninne nanne fino ad arrivare ai sagaci stornelli nel più puro stile fiorentino. Brani anonimi e d’Autore dello stesso Parigi, sono raccolti in questo CD, omaggio alla tradizione popolare di una delle più grandi voci della melodia italiana ed internazionale. ❖

La Tazza d’Arianna La Tazza d’Arianna

La Tazza d’Arianna è un gruppo musicale nato da un’idea di Riccardo Raspi impegnato nella ricerca e riproposta di canti tradizionali raccolti in particolare nel volterrano e nella Val di Cecina. Per dare vita al progetto Riccardo ha coinvolto altri appassionati di musica popolare come Angelo Lippi (ricercatore), David Dainelli, Aldo Martolini, Giampaolo Bartalozzi e Jamie Lazzara (musicisti). Il nome del gruppo trae origine da uno dei più noti manufatti degli artigiani alabastrai di Volterra, esportato in tutto il mondo, rappre-

lare su quella relativa al canto. La Toscana ha un ricchissimo patrimonio dei cosiddetti “beni immateriali”. L’Elba contribuisce a questo “patrimonio di famiglia” con le più disparate forme di canto che spaziano dal più popolare stornello, alle ninne nanne, ai rispetti, ai canti di questua (Maggi e befanate) fino ai canti religiosi (Piangi, Stabat Mater, Miserere, ecc.). Il CD è nato dall’appassionata collaborazione tra elbani cultori delle tradizioni popolari e musicisti “continentali” che hanno l’Elba nel cuore non solo come turisti. ❖

Daniela Soria Lo Scoglio verde

Questo CD costituisce la prima raccolta pubblicata sulla tradizione orale dell’Isola d’Elba e in partico-

Coro degli Etruschi In Maremma

Il Coro degli Etruschi giunti quasi a celebrare i quaranta anni dalla loro fondazione, costituisce una delle rarissime realtà toscane in grado di ripercorrere le strade del canto polifonico di tradizione. Senza contaminazioni, attingendo dalla memoria familiare, ma anche da un costante ed appassionato lavoro di indagine sul territorio, il “patrimonio” di questo gruppo vocale è costituito da melodie recuperate dall’oblio e in gran parte riproposte per la prima volta assoluta in questo prezioso CD. Vi si trovano registrazioni d’epoca opportunamente restaurate, e documenti sonori allestiti per l’occasione. Le registrazioni non sono state effettuate in studio ma dal vivo in contesti più consoni sia al Coro che al tipo di musica che questo CD vuole riproporre. ❖

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Recensioni CORO DEGLI ETRUSCHI: QUANDO NE VAI IN MAREMMA

Collana Folk Note (Ristampa Radici Music) Comunicato Stampa

dalla penna: stiamo parlando di un coro polifonico, così raro ormai da incontrare nel mondo del folclore toscano! Quelle del Coro degli Etruschi sono voci “libere” ma certamente educate e plasmate, nella maggioranza dei casi, dall’esperienza diretta, dal contatto cioè con lo stesso substrato dal quale i canti e le storie sono nati. Ecco quindi dipanarsi dal disco i canti di questua (La Befana, Maggio degli Olmini), le serenate (Son l’undici di notte), le ninne nanne (Pecoraio in quel poggetto) i canti d’osteria ed infuocate suonate strumentali ritmate dalle “gnàcchere”. Infatti, per chi ancora non lo sapesse, le “gnàcchere” (o nàcchere), due semplici legnetti appiattiti, ancora risuonano in Maremma per scandire il ritmo dei ballabili. Il CD è impreziosito dalla presenza di alcuni ospiti e amici del Coro degli Etruschi: la voce di Lisetta Luchini, gli effervescenti Suonatori della Leggera oltre a Ido Corti ed Alessandro Casini alle nàcchere. Insomma, non solo un CD celebrativo, ma una raccolta di musica e canti che tutti i maremmani e gli amici di questa incredibile terra di Toscana devono ascoltare, non solo con i propri orecchi ma soprattutto con il loro cuore. (Paolo Casini)

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ra un dovere riuscire a dar vita a questo CD! Grosseto, settembre 1974; per la prima volta il Coro degli Etruschi, fondato dal poeta Morbello Vergari, si presenta al pubblico con la sua carica di rara autenticità e voglia di comunicare storie e sentimenti propri del tessuto culturale del mondo contadino ed operaio. La canora tradizione maremmana e toscana in generale, ha costituito per quarant’anni la fonte alla quale il Coro si è ispirato, non stancandosi mai di riproporre, a chi volesse ben ascoltare, un vasto repertorio descrivendo l’anima profonda delle popolazioni che hanno fatto la storia della terra maremmana. Terra tradizionalmente ospitale, dove la bellezza del territorio, talvolta anche aspro, si coniuga con preziose risorse umane e culturali. In questo CD celebrativo troverete dunque le voci, le melodie, le storie minime (ma anche quelle grandi) della Maremma tutta che il Coro degli Etruschi ha saputo riscoprire, riproporre e rivalutare per affidarle al futuro. Non è un caso se oggigiorno molti gruppi di questo spicchio di terra toscana ripropongono brani popolari con uno stile, ma anche con arrangiamenti, che potremmo definire “all’uso del Coro degli Etruschi”. Non mancano le rielaborazioni. Il Coro infatti, in questi 40 anni non si è accontentato soltanto di riscoprire, ma anche di proporre con il suo sentire brani scritti da autori contemporanei; ne è un esempio Questa è la terra mia di Salvo Salviati. Potrete apprezzare anche le diverse modalità di canto trasformatesi nel tempo. Dalle registrazioni degli anni Settanta, sino alle ultime che hanno catturato un retaggio ancora appartenente alla cultura contadina, fino a quelle di qualche mese fa, fra cui quella che dà il titolo al CD, caratterizzate da una modalità decisamente diversa. Prima che mi sfugga

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I brani di questo CD propongono incisioni del Coro degli Etruschi dal 1975 al 2014 con voci e suoni di: Morbello Vergari† (voce), Aniceto Vergari† (voce), Sesto Vergari (voce), Marco Vergari (voce e nàcchere), Nanni Vergari (voce), Corrado Barontini (voce), Celestino Di Marte (voce), Giorgio Sgherri (voce e chitarra), Moraldo Pompili (voce), Alessandro Meoni (voce), Stefania Cappuccini (voce), Manuela Goracci (voce), Giorgio Piola (fisarmonica), Sandra Pieraccini (fisarmonica), Daniele Bellini (voce), Enrico Vergari (voce), Rosita Di Marte (violino). ❖ IL CORO DEGLI ETRUSCHI con Lisetta Luchini, Salvo Salviati, Suonatori della Leggera, Ido Corti e Alessandro Casini 1.Bella se vòi veni’ (1976) 2:33 2.Presentazione di Morbello Vergari 0:47 3.Vien la primavera 2:14 4.La Befana Salvo Salviati (mandolino) 5:22 5.Pecoraio in quel poggetto (1975) 1:39 6.Quadriglia del diavolo 2:01 7.Beppino pesciaiolo d’Orbetello 3:11 8.Il peperoncino valzer (M. Vergari) 3:26 9.Bella se vòi veni’ (2011) 6:28 10.O mite terra (E.Menconi-S.Trapassi) 3:56 11.Son l’undici di notte Lisetta Luchini (voce e chitarra) 4:33 12.Briosa polka (R. Scaglioni) 1:50 13.Canti d’osteria 7:27 14.Argentovivo valzer (T. Pattacini) 3:06 Ido Corti e Alessandro Casini alle nàcchere 15.I pidocchi 2:36 16.Dichiarazione del vecchio 3:17 Lisetta Luchini (voce e chitarra) 17.Maremma amara 2:54 18.Questa è la terra mia (S. Salviati) 4:33 19.Maggio dell’Olmini 2:06 20.Quando ne vai in Maremma 5:32 21.Tirizzumpelarillallera (M. Vergari) 2:22 Con i Suonatori della Leggera. Alle nàcchere (in ordine): Ido Corti, Alessandro Casini, Filippo Marranci (2 strofe), Marco Vergari (2 strofe) poi tutti insieme con Corrado Barontini. Durata totale 72:45


Recensioni CANTI TRADIZIONALI TOSCANI: 3 CD

Collana Folk Note (Ristampa Radici Music) Comunicato Stampa

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canti che vengono presentati nei tre CD appartengono, con i racconti le fiabe i proverbi, alle forme orali della Cultura tradizionale comunitaria, così come le musiche strumentali, i balli, il teatro, i riti e le feste appartengono alle forme esecutivo-rappresentative di essa. Nei canti poesia e musica, logos e melos, sono entrambi presenti a costituire una struttura unitaria caratterizzata da una relativa semplicità di forme sia dei testi che della musica. Di alcuni temi generali dei testi poetici - la guerra, il valore, l’onore, il tradimento, la vendetta, il ritorno, l’amore, l’odio, l’abbandono, le nozze, la famiglia, la nascita, il lavoro - si può trovare riscontro nei miti, leggende e storie tramandateci dal passato, anche da quello molto lontano, ai limiti dell’arcaico. Tuttavia ogni singolo canto, se anche in esso affiora uno o più d’uno dei temi ancestrali sopraindicati, si riferisce di norma ad un determinato episodio, descrive una specifica vicenda o un preciso stato d’animo. E ogni singolo canto ha avuto un suo autore il cui nome si è perduto nel tempo, autore che era un giullare, o un cantastorie o un poeta semicolto, probabilmente in movimento fra luoghi e città diverse. Le comunità rurali, che un tempo costituivano la maggioranza della popolazione di una regione o di uno stato, sono state il pubblico che ha ascoltato i canti, che li ha imparati, recepiti e fatti cosa propria e li ha nel corso del tempo trasmessi oralmente da un individuo all’altro in quanto divenuti parte delle tradizioni della comunità. In tale processo i canti hanno subito una continua elaborazione e si sono formate numerose varianti dei testi (dialetti diversi, lingue diverse, variazioni di parole o frasi, diverso svolgimento dell’azione) e delle melodie: gli esiti delle evoluzioni e trasformazioni dei canti nel tempo sono quelli che al giorno d’oggi ci restano in eredità. Tale eredità va però via via erodendosi in quanto la consuetudine e l’uso dei canti tradizionali nel lavoro, nelle veglie, nel tempo libero è verso un progressivo disuso e al giorno d’oggi sono poche persone anziane di aree decen-

trate, specialmente contadine e montane, a conservare il ricordo di essi, soppiantati dalla generalizzazione della cultura scritta e dei “mass media” (radio, cinema, televisione, giornali e riviste) di informazione e di divertimento. Lo studio dei canti di tradizione orale è iniziato nell’Ottocento con le prime raccolte scritte comparse verso la metà del secolo ed ha avuto in Italia illustri studiosi quali Niccolò Tommaseo, Giuseppe Tigri, Costantino Nigra, Giuseppe Ferraro, Alessandro D’Ancona ed è proseguito nel Novecento con Giuseppe Pitrè, Giovanni Giannini, Michele Barbi, Francesco Balilla Pratella, Giuseppe Cocchiara, Paolo Toschi, Ernesto De Martino, Vittorio Santoli e, più recentemente Pier Paolo Pasolini, Roberto Leydi, Giuseppe Vettori, Diego Carpitella, Paolo Bon, Angelo Agazzani e molti altri. Un grande aiuto agli studiosi è venuto, a partire dagli anni settanta del secolo scorso, dal magnetofono che, consentendo una registrazione immediata dei canti su nastri e cassette, ha permesso di trascrivere fedelmente e comodamente testi e musica, quest’ultima spesso ignorata o trascurata dai primi studiosi. Oggi poi con i videoregistratori le possibilità di ripresa e memorizzazione si sono ulteriormente perfezionate. Si sono così costituiti in Italia centri per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari dove, oltre al materiale bibliografico, si trovano ampie raccolte di registrazioni e di dischi: tali sono la Discoteca di Stato con il suo Archivio etnico linguistico musicale, il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (CNSMP), L’Istituto Ernesto De Martino un tempo a Milano, ora a Sesto Fiorentino e molte altre raccolte pubbliche e private. Per quanto riguarda i canti toscani di tradizione le principali raccolte classiche sono quelle di Niccolò Tommaseo (1841), Giuseppe Tigri (1856), Giovanni Giannini (1902-21), seguite poi da quelle di Raffaello Cioni (1928), Luigi Neretti (1929-41), Vincenzo Billi (1937), Simonetta Burchietti (196970), Alessandro Fornari (1972, 1976), Paolo De Simonis (1972), Valeriano Cecconi (1972, 1983), Gastone Venturelli (1973), Ivo Guasti e Franco Manescalchi (1973 e 1984), Corrado Barontini e Morbello Vergari (1975 e

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1982), Claudio Malcapi (1975), Riccardo Marasco (1977), Sergio Landini e Maurizio Ferretti (1977), Giorgio Fontanelli (1977), Diego Carpitella (1977), Dante Priore (1978), Zeffiro Ciuffoletti (1979). Negli ultimi 25 anni ulteriori contributi sono stati dati da Claudio Malcapi (1981 e 2002), Ivo Meini (1982), Benozzo Gianetti (1984), Giorgio Martellini (1985, 1990, 1991), Remigio De Cristofaro (1988), Maria Elena Giusti (1990), Alessandro Bencistà (1990 e 1994), Luciano Bezzini (1990), Daniela Menchelli (1992), Luca Stornello (1994 e 2003), Alessandro Fornari (1999, 2002, 2007), Giorgio Santarini (2002), Dante Priore (2002, 2005, 2006, 2008), Paolo Bon, Alessandro Buggiani, Claudio Malcapi (2008).

Quanto alle associazioni toscane che operano nel campo della ricerca, studio e pubblicazione delle tradizioni orali possiamo citare le seguenti. A Firenze il “Centro Vita Popolare”, l’ “I.D.A.S.T. – Iniziative Demo-Antropologiche e di Storia orale in Toscana”, il “Centro F.L.O.G. (federazione Lavoratori Officine Galileo) per le Tradizioni Popolari”, a Scandicci (FI) il “Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane”, a Sesto Fiorentino (FI) l’ “Istituto Ernesto De Martino”, a Pontassieve-Campicozzoli (FI) il gruppo “La Leggera”. A Arezzo il “Gruppo Alfredo Melani – Centro di documentazione e ricerca sul canto e le tradizioni della Provincia di Arezzo”. A Grosseto c’è l’ “Archivio delle Tradizioni popolari della Maremma grossetana” e a Ribolla (GR) si tengono gli annuali “Incontri di poesia estemporanea”, mentre a Braccagni (GR) viene pubblicato il giornale di tradizioni popolari “La sentinella di Braccagni”. A Lucca si trova il “Centro delle Tradizioni popolari della Provincia di Lucca” e l’ “Archivio Venturelli” è conservato da Maria Elena Giusti, mentre a Piazza al Serchio (LU) c’è l’ “Associazione La Giubba”; inoltre Elio Antichi coordina il Festival Internazionale di Canto popolare “Mediavalle canta”. In provincia di Massa c’è in Lunigiana l’ “Associazione Manfredo Giuliani” e a Montereggio di Mulazzo il “Centro studi Montereggio Lunigiana - Memorie per il futuro -”. A Pistoia è stato attivo il “Centro di ricerca sulle tradizioni popolari pistoiesi”. A Prato ricordiamo il “Gruppo Tuscae Gentes”. Che i canti tradizionali abbiano costituito una riserva preziosa di materiale da cui sia in passato che oggigiorno i musicisti hanno tratto ispirazione e modelli per comporre musica è cosa ben nota. Ma i canti possono essere altresì direttamente utilizzati per l’esecuzione di vari tipi di spettacolo nonché per l’incisione di cassette e dischi. A tale scopo un accompagnamento strumentale ad esempio con chitarra o fisarmonica, oppure una elaborazione corale serviranno a rendere assai graditi i canti anche all’orecchio esigente di un ascoltatore moderno: ed è con tale intento che nascono i moderni volumi di canto tradizionale dove accanto alla trascrizione dei brani di canto tradizionale vengono presentate le elaborazioni per l’esecuzione da parte di vari tipi di compagine corale. Prendendo in esame i testi poetici dei canti possiamo effettuare una suddivisione seguendo vari criteri: per forma, per contenuto, per funzione. Secondo la forma delle strofe si possono distinguere ottave, sestine, quartine, terzine, distichi; secondo quella dei canti si hanno rispetti, stornelli, canzonette, ballate, canti iterativi, canti a dialogo, zinganette, ecc. A seconda del contenuto si possono avere canti d’amore, narrativi, di lavoro, sociali, patriottici, di guerra, politici, di

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carcere, militari, d’osteria, religiosi, magici, contrasti e dispetti, ecc. In base alla funzione possiamo enumerare ninne-nanne, canti infantili di gioco, canti di intrattenimento dei bimbi, canti di lavoro, canti di osteria e bacchiche, ecc. Una suddivisione che, riferita all’area toscana, contemperi globalmente i precedenti criteri può essere la seguente. 1°) – Canti lirici – Comprendono gli stornelli, i rispetti, le serenate, le canzonette, le ottave. Hanno di solito tema amoroso nei vari aspetti di gioia o pena, speranza o disperazione, esaltazione o disprezzo; fanno eccezione le ottave che hanno temi vari. Gli stornelli e i rispetti sono formati da un’unica strofa (canti lirici monostrofici); le serenate, le canzonette, le ottave sono invece polistrofiche. Lo stornello ha due forme principali: la prima è di tre endecasillabi di cui il primo e l’ultimo rimanti o assonanti, il centrale con consonanza atona e di solito ripetuto; la seconda forma è costituita da un quinario iniziale e da due endecasillabi successivi, con rime, assonanze e ripetizioni analoghi a quelle della prima forma. Talora a queste che potremmo chiamare strofe segue un breve ritornello o “rifiorita”, solitamente di 2 o 3 versi, cantato dal coro alla fine di ogni strofa. Gli stornelli, così denominati perché cantati nelle campagne “a storno” da un poggio all’altro (Neretti), possono prendere il carattere di dialogo o di sfida a botta e risposta fra uomo e donna. Dal lato musicale gli stornelli sono solitamente in modo maggiore e in tempo pari (4/4) ma non manca qualche esempio in tempo composto (6/8). I rispetti sono costituiti da ottave di endecasillabi a rima ABABCCDD. Il loro nome deriva (B. Croce) dal sentimento di riverenza del cantore nei confronti dell’oggetto amato. La provenienza è dall’ottava trecentesca siciliana. Dal lato musicale i rispetti si presentano normalmente in modo maggiore e in tempo composto (6/8); la melodia è di solito differenziata fra le due quartine che li compongono. Le serenate e canzonette hanno struttura polistrofica e in buona parte sono costituite da quartine di endecasillabi a rima alterna (ABAB) ed hanno quasi sempre un ritornello o “rifiorita” che è a sua volta una quartina di settenari o quinari a rima varia. Dal lato musicale serenate e canzonette presentano una prevalenza del doppio di ritmi ternari (3/4, 6/8) sul ritmo binario (4/4) e una netta maggioranza del modo maggiore; qualche brano è in modo minore nella strofa e maggiore nel ritornello. Le ottave sono strutturate in endecasillabi a rima ABABABCC. Sono anch’esse polistrofiche ma hanno la particolarità di essere incatenate dalla rima fra l’ultimo verso di ogni strofa e il primo verso della strofa successiva (ABABABCC, CDCDCDEE, EFEFEFGG ecc.). Altra loro particolarità è quella di essere cantate a tutt’oggi da due o più poeti improvvisatori, i “bernescanti”, in accademie o gare di poesia nelle quali il pubblico solitamente detta loro il tema a carattere famigliare o sociale o politico, o religioso o d’occasione da sviluppare in poesia e dove i poeti, che hanno ruoli contrapposti (contadino e cittadino, suocera e nuora, comunista e liberale, ecc.), si alternano ad improvvisare una strofa dopo l’altra. La struttura musicale delle ottave è in modo minore e in tempo pari e lo stesso schema ritmicomelodico viene utilizzato con minime varianti dalla maggior parte dei cantori.


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2°) – Canti narrativi – Detti anche canti epico-lirici o ballate. Sono formati da più strofe a struttura varia (prevalentemente quartine di settenari, ma anche di quinari, senari, ottonari, novenari, decasillabi), di solito con due versi piani e due tronchi, ciò che ne testimonia l’origine settentrionale. I versi hanno varia rima o assonanza e le strofe sono spesso complicate dalla ripetizione di versi o emistichi o dalla interpolazione di parole onomatopeiche o frasi senza connessione di senso col testo. Narrano fatti storici, casi romanzeschi o leggendari, più spesso tragici, ma non mancano le storie a lieto fine. I più antichi riflettono la società feudale e cavalleresca, i più recenti, espressione della realtà borghese e popolare, sono canti di cantastorie dei quali è stata fatta spesso un’edizione a stampa, i cosiddetti “fogli volanti” venduti nelle piazze. Dal punto di vista musicale il modo maggiore ha una certa prevalenza sul minore se si considerano i canti narrativi nel loro complesso. Tale prevalenza diventa però più marcata nei canti narrativi lieti, mentre in quelli tragici le cose si invertono e il modo minore prevale chiaramente. Forme particolari di canto narrativo sono le storie in ottava rima, pervenuteci sia dai secoli passati che da poeti più recenti: le prime sono una sorta di poemi in versi (ad es. la storia di Pia de’ Tolomei), quasi una versione ridotta dei grandi poemi cavallereschi del Tasso e dell’Ariosto, i secondi storie di banditi e di carcere, di efferati delitti familiari, qualche volta episodi comici di vita contadina. 3°) – Canti enumerativi – Sono basati sulla enumerazione di un elemento – i giorni della settimana, le donne delle regioni italiane, ecc.- che è l’unica variante di strofe per il restante uguali. Ne esiste un tipo più semplice in cui si ha la sola enumerazione progressiva dell’elemento che cambia, e uno più complesso in cui per ogni strofa si ha, oltre alla enumerazione, anche una ricapitolazione rovesciata degli elementi variabili: i primi si possono definire in senso stretto canti enumerativi, i secondi canti enumerativo-ricapitolativi. Per quanto gli argomenti siano spesso allegri o buffi, tuttavia si piò riconoscere in molti di essi un intento pedagogico: insegnare i giorni della settimana, le regioni italiane, ecc. Dal lato musicale prevale il modo maggiore, mentre i tempi possono variare dal 4/4 al 6/8. 4°) – Canti infantili – Possono essere: dell’infanzia, cantati dai bimbi, ossia conte, filastrocche, cantilene, indovinelli, canti di gioco, spesso accompagnati da gesti, movimenti, azioni singole o collettive; per l’infanzia, cantati dai parenti ai bimbi, ossia ninne-nanne, filastrocche, cantilene, indovinelli, novellette (queste ultime sono spesso canti narrativi degradatisi nel tempo). Per quanto riguarda la musica prevale il modo minore per le ninne nanne e il maggiore per le filastrocche e cantilene, e per tutte il tempo cullante del 6/8; nei canti da gioco la musica segue i parametri già indicati per i canti narrativi (modo maggiore e tempi pari prevalenti). 5°) – Canti a ballo – Sono canti da eseguirsi danzando, di solito con accompagnamento di strumenti popolari quali l’organetto, la chitarra, il mandolino, il tamburello, le nacchere. In Toscana il più noto dei balli popolari è il “trescone”. Musicalmente il trescone, che quando è cantato è strutturato in strofe con ritornello, è in modo maggiore e in tempo composto (6/8).

6°) – Canti religiosi - Hanno per tema preghiere o invocazioni, episodi dei Vangeli, leggende agiografiche ed edificanti. Spesso in essi non c’è misticismo e trascendenza, mentre risaltano gli aspetti umani, terreni delle vicende del Vangelo. La musica dei canti religiosi si presenta prevalentemente in modo minore, mentre il tempo è pariteticamente suddiviso fra brani a tempi pari (4/4) e ternari (3/4, 6/8). 7°) – Canti di questua – Sono cantati da gruppi di persone che in particolari occasioni – capodanno, epifania (“befanate”), mese di maggio (“maggi lirici”) – si recano di casa in casa e, dopo i saluti e gli auguri, chiedono doni. Di solito si tratta di collage di vari tipi di canto (ottava, canzonette, ecc.) 8°) – Canti rituali – Sono legati e riti e tradizioni che derivano da pratiche magiche e propiziatorie o addirittura da antichissimi riti pagani (ad esempio il “far lume al grano” con fiaccole nelle campagne toscane nell’ultima sera di carnevale, per proteggere il grano dal “carbonchio”). In tale brano, che ha carattere strofico, la musica è in modo maggiore e tempo composto (6/8). 9°) – Canti di lavoro – Possono avere sia un significato funzionale diretto, ad esempio i “gridi”, i “richiami”, i “ritmi” che servono a richiamare l’attenzione o a dare il ritmo di lavoro, oppure i canti delle mondine, dei pastori, i canti di artigiani ambulanti come gli arrotini, gli spazzacamino, i canti dei carrettieri, i canti dei marinai, tutti cantati durante il lavoro. Oppure possono avere per tema il lavoro, spesso sconfinando in altri gruppi quali i canti sociali, i canti di protesta, ecc. Dal lato musicale nei canti di lavoro, che sono strutturati in strofe raramente col ritornello, si rileva netta prevalenza del modo maggiore e del tempo ternario composto (6/8). 10°) – Canti politici, sociali, di carcere, militari, di guerra – Svolgono in varia forma il tema che è nella loro denominazione. Sono questi in pratica, oltre alle ottave dei “bernescanti”, gli unici canti popolari tuttora creati da qualche poeta-cantore, magari usufruendo di una melodia preesistente, in occasione di lotte politiche o sindacali o episodi di guerra o guerriglia. Sono canti strofici con struttura dei testi e della musica assai vari. 11°) – Canti d’osteria – Hanno di solito tema ed atmosfera allegri o satirici, talora con ammiccamenti licenziosi, ed hanno forma varia. Ad essi appartengono buona parte dei “canti enumerativi”, le “bacchiche” intonate durante i brindisi, i “contrasti”, le “ottave”, alcune “storie”, ecc. Dal lato musicale nelle bacchiche il modo è solitamente il maggiore e il tempo i 6/8. Negli altri brani la struttura strofica e musicale può essere assai varia. 13°) – Zinganette – Caratteristiche della Toscana, hanno struttura di quartine di tre settenari e un quinario, con rima fra i due versi centrali e fra il quinario e il primo settenario della strofa successiva, così da crearsi un concatenamento fra le varie strofe (ABBc, CDDe, EFFg, ecc.). Derivano il loro nome dal fatto che inizialmente cantavano le arti della zingara nelle rappresentazioni teatrali tradizionali del “Sega la vecchia”: poi il nome è rimasto ai canti che hanno mantenuto la struttura descritta sopra, pur variando il contenuto che può essere religioso, lirico, drammatico, occasionale. Per quanto riguarda i loro caratteri musicali le zinganette propendono per il modo minore, mentre il ritmo può essere sia binario che ternario.

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NUOVO QUARTETTO VOCALE FIORENTINO diretto da Claudio Malcapi

Recensioni

Enrico Vannucci tenore I – Cesare Cristofolini tenore II - Renato Galasso baritono – Giulio Pacifici basso CD 1 Canti lirici 1 Peschi fiorenti (stornello) 3:43 - 2 Quando nasceste voi (stornello) 3:28 - 3 Giovanottino mi piacete tanto (rispetto) 2:40 - 4 È l’undici di notte (serenata) 1:53 - 5 L’amore è come l’ellera (canzonetta) 2:40 - 6 O rondinella che passi tra i monti (canzonetta) 2:17 - 7 Mamma, fammi la pappa (canzonetta) 3:32 - 8 E se nun son contenti quelli di casa (canzonetta) 2:22 - 9 Di nome si chiamava Veneranda (canzonetta) 2:02 - 10 La Biritùllera (canzonetta) 2:36 - 11 Tira e molla (canzonetta) 2:22 - 12 Era di notte (canzonetta) 2:15 - 13 Contrasto fra un contadino e un fiorentino(ottava rima) 3:02 Canti narrativi tragici 14 Donna lombarda 4:14 - 15 Quando Logiardo gli andette per la sposa 4:11 - 16 In do’ stetti iersera 3:39 - 17 La Lea 3:27 - 18 Chi è che bussa 4:26 - 19 O barbiera 4:22 - 20 Sotto il ponte della Siera 4:05 - 21 O Fedora 2:54 - 22 Il popol di Bagnina 3:34 - Tempo totale / Total time 70:41 CD 2 Canti narrativi lieti 1 La Dea fa ‘l bucato 2:49 - 2 Andando a spasso per la Maremma 2:37 - 3 Pellegrin che vien da Roma 1:56 - 4 Pellegrino che viene di Francia 2:40 - 5 Ell’eran tre sorelle 3:24 - 6 O Pinotta 2:06 - 7 Marcellina giù per le scale 2:17 - 8 Donzella va alla guerra 3:36 - 9 Cosa piangi, mia cara Emma 3:49 - 10 La mamma di Rosina era gelosa 2:44 - 11 Svégliati, Ugenia 2:28 - 12 Quando arrivai per maritarmi 1:47

Canti di lavoro 13 Arrotino! 2:24 - 14 Maremma amara 2:37 - 15 Dove tu te ne vai, bel pecoraro 3:15 Canti religiosi 16 Maria lavava 3:48 Canti iterativi 17 Verrà quel dì di lune 4:19 - 18 Stamattina so’ anda’ a i’ merca’ 2:35 Tempo totale / Total time 51:48 CD 3 Canti infantili 1 Fate la nanna, coscine di pollo (ninna nanna) 2:40 - 2 L’uccellino quando imbruna (ninna nanna) 2:14 - 3 Il pecoraio (ninna nanna) 2:00 - 4 La santa Caterina (canto di gioco) 3:51 - 5 Grillo bel grillo (canto di gioco) 2:44 - 6 Tre tamburini belli (canto di gioco) 2:01 Canti rituali e di questua 7 Grano, grano non carbonchiare (canto rituale) 1:28 - 8 Maggio della primavera (canto di questua) 3:42 Canti politici, sociali, di carcere, militari, di guerra 9 Il lamento del contadino (canto sociale) 1:52 - 10 Per un’ingrata femmina (canto di carcere) 3:31 - 11 O rondinella che libere l’ali (canto militare) 2:18 - 12 Bersaglierino dalle penne nere (canto di guerra) 1:42 Zinganette 13 Bista vol essere sposo 3:18 - 14 O poveri soldati 3:45 Canti a ballo 15 Levatevi da i’ sonno, briaconi (trescone) 1:59 Canti d’osteria 16 Uccellino, mio bell’uccellin (canto licenzioso) 2:48 - 17 Bevi, bevi compagno (bàcchica) 1:39 - Tempo totale / Total time 44:14 ❖

NORDIC CHORO: II

Zebo Records ZBR02 di Loris Böhm

I

l gruppo si è fondato nell’autunno del 2008 e l’album di debutto è stato pubblicato nel 2010. Propongono classici nordici abbinati al twist brasiliano! Calore e sfumature ... la musica acustica gioiosa e fresca nelle canzoni popolari del 20° secolo dei paesi nordici con uno sfondo ritmico basato sul choro brasiliano ... tutto questo sono il gruppo finlandesebrasiliano “Nordic Choro”. Zebo Records ha pubblicato il loro secondo album chiamato appunto “Nordic Choro Il”. Questo mix produce un risultato particolarmente gradevole, e l’abilità professionale dei musicisti unita a una calda sensibilità nel maneggiare gli strumenti a corda elargisce all’ascoltatore momenti di autentica trance emotiva. Da notare che questo nuovo album è stato in parte finanziato tramite un progetto di crowdfunding. ❖

I MUSICISTI OSPITI: Petri Puolitaival (flauto, sassofono contralto) e Peter Engberg (chitarra, produzione)

NORDIC CHORO: Fabio de Oliveira: chitarra a 7 corde Ricardo Padilla: pandeiro e percussioni aggiuntive, cavaquinho Arja Paju: basso elettrico Jarmo Romppanen: mandolino a 10 corde

CONTATTO: Jarmo Romppanen / Zebo Records: jarmo.romppanen@me.com +358505853847 Facebook: https://www.facebook.com/nordicchoro La distribuzione digitale: Playground Music Oy

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Recensioni Zebo Records ZBR01 (Sibelius Academy)

PÄRE: HAUSJÄRVI BEAT di Loris Böhm

A

ssolutamente al top delle produzioni scandinave di questo inizio 2016 si può collocare questo “Hausjärvi Beat”, prodotto nientemeno che dalla Sibelius Academy di Helsinki, debutto della nuova minuscola etichetta discografica Zebo Record, contenente otto brani di ampio respiro per un totale di un’ora di ascolto, e rappresenta anche il debutto discografico del gruppo Päre: si tratta di un album destinato ad entrare nella storia finlandese perché oltretutto rappresenta la prima produzione totalmente eseguita con cornamuse finlandesi su ogni singola traccia. Letteralmente esplosivo e travolgente, ci sorprende dall’inizio alla fine per la perfezione esecutiva e la perizia che i musicisti esibiscono. Muscolari e tonici, impeccabilmente ineccepibili, spremono al massimo le potenzialità di ogni strumento impugnato, elargendoci soavi note alternato da maestoso incedere... qua e là gustose improvvisazioni insaporiscono ulteriormente l’ascolto. Il suono prodotto dal gruppo Päre può considerarsi contemporaneamente antico e nuovo, perché unisce gli antichi toni

pastorali ugrofinnici con gli stili popolari contemporanei, suonando una sorta di “organic acoustic ethno disco music” (così questo genere è stato auto-definito) con energia ipnotica e abilità strumentale. Le cornamuse sono state usate in Finlandia dal Medioevo fino agli inizi del 19° secolo, e Päre è la prima band da 200 anni ad usare le cornamuse finlandesi. Molto poco si sa oggi circa lo strumento e il suo repertorio, ma la band esplora con coraggio le interessanti possibilità di quello che potrebbe la musica folk finlandese produrre con quelle piccole cornamuse: musica da ballo del 18° e del 19° secolo dell’epoca rurale - polka, valzer, minuetti e schottisches - così come già avviene per strumenti più minimalisti come kantele e jouhikko (una sorta di lira) nella musica ugrofinnica pastorale del periodo medievale. I musicisti del gruppo Päre sono noti per aver militato in numerosi celebri gruppi popolari finlandesi, come Frigg, Hyperborea, Snekka, Orkestar Bordurka, Nordic Choro, Kouon Frouva e American Cafe Orchestra (FIN/US/DEN). Le cornamuse finlandesi sono costruite da Yrjänä Ermala. Un disco fondamentale da possedere e da vivere fisicamente, intensamente. ❖

Päre

Petri Prauda: cornamuse finlandesi Piia Kleemola: violino, violino un’ottava, 15-string kantele Tapani Varis: strumenti a fiato pastorali, arpa ebraica, flauto armonico Jarmo Romppanen: mandola Oskari Lehtonen: percussioni

CONTATTO

Petri Prauda: pprauda@gmail.com, +358 40 5775470 facebook.com/parepipes Zebo Records: jarmo.romppanen@me.com, +358 50 5853847

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I Ricatti del mercato Päre Fiera Internazionale della Musica Puglia Sound Export Pegasus record Archeologia sonora sperimentale Verdinote La...

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