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mensile Anno 4 n°36 giugno 2015 € 0,00

foto © di Fabrizio Fanucci

” i h c re ri G go “ e i r g i G u L De

Partnership & collaborazioni Giovanna Carone Giuditta Scorcelletti Festival Musicale del Mediterraneo Il parto delle nuvole pesanti

Mare e miniere 2015 Denez Prigent Argjirofest_on Nel segno dell’arpa celtica L’energia del Wuntanara


Sommario

n. 36 - Giugno 2015

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Partnership & collaborazioni

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Giovanna Carone

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Il parto delle nuvole pesanti

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Premiazione duo Rebis

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Giuditta Scorcelletti

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Mare e Miniere 2015

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Eire! Il programma

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24° Festival Musicale del Mediterraneo

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Musica W festival

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Eventi

Cronaca

Interviste

ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30 (chiusura estiva)

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ccoci ad una nuova puntata della newsletter Lineatrad, quella per intenderci che avrebbe dovuto pubblicare le programmazioni dei festival estivi. Uso il condizionale perché nonostante i miei solleciti, al momento di mettere in rete non mi sono ancora giunte notizie dai celebrati ventennali di Carpino e Ariano (di Ariano si può leggere comunque il programma sul loro sito)... nulla di ufficiale da Celtica mentre in extremis giunge il programma dell’imminente Orientoccidente di Arezzo: quindi, come l’anno scorso, se mancano informazioni non dipende da nostra negligenza. In effetti il discorso di partnership è produttivo se esiste un rapporto sinergico tra le parti, altrimenti è tutto messo in discussione. Noi di Lineatrad comunque non stiamo seduti ad aspettare... finchè ci sono appassionati di musica a seguirci, il nostro progetto è utile; ricercheremo all’estero quello che non troviamo in casa nostra. Ecco perchè quest’estate farò una puntatina in Francia e Austria,

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ecco perchè i nostri collaboratori faranno altrettanto e in ogni caso continueremo a preparare il progetto “Live underground” di cui abbiamo parlato diffusamente il numero scorso. Non c’è fretta, un tassello alla volta, non abbiamo date da rispettare, quello che conta è che il progetto rivista su carta, quando è definitivo, non subisca frenate o interruzioni repentine dopo l’inaugurazione. Il precedente numero ci siamo scatenati con una valanga di recensioni discografiche, alcune arretrate dei quattro mesi che siamo rimasti inattivi. Ora attendiamo le selezioni per il Premio Città di Loano (anche loro in ritardo rispetto agli anni passati) che si svolgeranno a settembre (salvo ulteriori ripensamenti degli organizzatori). Nel periodo storico che viviamo in Italia, dove la politica, i problemi sociali e di immigrazione catalizzano l’attenzione a danno della cultura in generale, è davvero difficile fare previsioni o semplicemente tirare le somme su quello che accade.

FIM Fiera di Genova

Editoriale Giusto per far capire di quanta improvvisazione dobbiamo commentare, a seguito del fallimento del Festival della Tradizione Ligure nell’ambito del FIM di Genova, con il seguente boicottaggio di questa prima edizione di cui parliamo diffusamente all’interno, è escluso che verrà replicato il prossimo anno, almeno in quel contesto. Sempre all’interno spiegheremo perchè abbiamo deciso di annullare partnership con ben tre festival genovesi. Sembra inevitabile nella nostra società la necessità di dover distruggere qualcosa se si vuole creare qualcosa: ebbene, mi sembra che il saldo finale a tutt’oggi sia ampiamente in passivo per la seconda opzione. Poco prima di pubblicare questo numero, ci giunge la notizia che la giornata dei cantautori che era stata annullata al FIM, verrà riproposta integralmente la settimana prossima, il 23 giugno, in piazza Matteotti a Genova, di fronte a Palazzo Ducale alle 20,30. Durante lo svolgimento della serata sarà premiato il duo Rebis, che avrebbe do-


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Ballo! Santu Paulu delle Tarante

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Luigi “Grechi” De Gregori

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Argjirofest_on

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Condividi l’energia dei Wuntanara

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Nel segno dell’arpa celtica

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Sketch

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Denez Prigent

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Paolo Tocco

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vuto essere premiato già durante il FIM durante la giornata che è stata annullata. L’evento sarà trasmesso dall’emittente televisiva Antenna Blu. Sempre all’ultimo momento è arrivata la comunicazione che Luigi Grechi De Gregori sarà premiato a Lecce a fine estate. Noi di Lineatrad siamo sempre presenti quando i veri interpreti della canzone d’autore ottengono riconoscimenti, per cui non mancheremo di essere attivi protagonisti della serata leccese. In attesa di riabbracciarlo gli dedichiamo volentieri la copertina di giugno. Sarà dunque una estate caldissima, anche a prescindere dalle celebrazioni dei ventennali festivalieri... sommando la miriade dei piccoli eventi sparsi nella penisola possiamo riempire abbondantemente Lineatrad con musica di qualità, sempre attendendo che decolli finalmente il progetto Live Underground, per cui avremo ben altro di cui occuparci! Ormai siamo in dirittura di arrivo... ci rivedremo su Lineatrad ad agosto, buona lettura a tutti! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 4 - N. 36 - Giugno 2015 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it

...la Casa Editrice che pubblicherà il nostro mensile Live Underground

Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Foolish Promo, Gloria Berloso, Giustino Soldano, Muriel Le Ny, Ariella Uliano, Annamaria Parodi Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti PARTNERSHIP & COLLABORAZIONI PER NOI DI LINEATRAD SONO UNA COSA SERIA! di Loris Böhm

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orremmo, noi di Lineatrad, che finalmente la musica, quella che amiamo di più, sia al centro dell’attenzione come evento principale, magari finalizzato alla danza, oppure al semplice ascolto, comunque fruibile sempre e soltanto per il “piacere” di conoscere una forma d’Arte senza ingerenze esterne, senza motivazioni politico-religiose-umanitarie... chiediamo troppo? Dopotutto la musica tradizionale racchiude storia, usanze, leggende, cultura e politica, esternate attraverso il canto e gli strumenti musicali, loro stessi facenti parte di un preciso contesto etnico... cosa chiedere di più? Invece il concerto sempre più viene finalizzato per scopi che nulla hanno a che vedere con la musica eseguita. Lunghi dibattiti su varie problematiche a sfondo sociale-religioso, arringhe per raccolta fondi, giaculatorie, addirittura la brillante idea di raccolta di generi di prima necessità da distribuire in ogni angolo del mondo... insomma si parla di tutto tranne che del musicista e di quello che esegue nel concerto. Personalmente non condivido l’utilizzo della musica folk come improbabile contorno, pallido e sbiadito, di manifestazioni che hanno ben altri scopi che quello di valorizzare l’artista-musicista e l’opera che esegue. E’ arcinoto il fatto che in questi contesti il musicista il più delle volte non percepisce il minimo compenso per la sua esibizione, neppure un rimborso spese. Se qualche volta può essere lo stesso musicista a prestarsi a queste operazioni “umanitarie”, è anche vero che lo stesso non può vivere solo ed esclusivamente di “prestazioni gratuite”. In passato io stesso mi sono rifiutato di accettare le offerte che mi sono giunte da parte di gruppi folk per organizzare concerti a titolo gratuito a sostegno economico di

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Il contestato palco della Tradizione Ligure

Lineatrad: quando in passato non sono più riuscito a trovare i fondi per pagare i musicisti, ho smesso di fare il direttore artistico... senza essere debitore di un solo centesimo verso nessuno! Questo preambolo si rende necessario per giustificare la selezione che Lineatrad deve effettuare tra festival e rassegne per proporsi come media-partner. Quando si attiva una partnership il mediapartner (Lineatrad) si fa garante presso i propri lettori della qualità ma soprattutto della compatibilità degli ideali del festival con quelli del media... dovrebbe automaticamente subentrare un segno inequivocabile di intesa e collaborazione con la direzione artistica oltre che con l’organizzazione dell’evento, per tutelare gli interessi del musicista e fare in modo che il criterio di scelta non sia dettato da questioni di convenienza o di raccomandazione ma da coerenza tra merito dell’artista e tematica del programma di quel festival. Quando gli ideali non coincidono e non esiste una volontà di avvicinamento, le strade si devono

separare. Ognuno è libero di propagandare le proprie idee e ideologie come meglio crede... sarà il tempo a decretare chi ha avuto ragione e chi torto. Noi abbiamo la pretesa di non voler modificare o peggio rinnegare i nostri ideali per venire incontro a quelli dei nostri partner per il semplice fatto che crediamo in quello che facciamo. La comunicazione deve stare alla base di tutto... loro devono sapere quello che faccio io, ed io devo sapere quello che fanno loro: ci deve essere una sinergia, anche minima, affinchè una relazione di qualsiasi tipo possa durare nel tempo. Quando si spezza il filo della comunicazione, e non si fa nessuno sforzo per ripristinarlo, significa che è tempo di augurarsi “buona fortuna” e di procedere su strade diverse. Ecco in sostanza il motivo per cui questo mese, repentinamente, si è deciso di rinunciare alla partnership con la Chance Eventi Suq Genova... non siamo in grado di sostenere minimamente le molteplici finalità “sociali” di quella organizzazione perchè ci interessiamo esclusivamente di musica, e


Argomenti

la Chance Eventi ogni anno aumenta gli impegni nel sociale attivando collaborazioni a connotazione religiosa e umanitaria che noi non possiamo e non vogliamo condividere, e per contro loro hanno poco interesse a promuovere i nostri progetti attraverso il Suq. La rinuncia alla partnership con l’associazione Lilith dipende dal fatto che si occupa della canzone d’autore esclusivamente al femminile: a noi di Lineatrad non ci sembra il caso di condividere preferenze di carattere sessuale sulla musica... non ne vediamo nessuno scopo pratico. Per quanto riguarda invece La Fiera Internazionale della Musica di Genova il discorso è molto più complesso ma il nostro lettore deve sapere il motivo che ci induce a realizzare le collaborazioni e il motivo che ci induce ad annullarle. Con l’organizzazione FIM Genova e la direzione artistica del primo festival della tradizione ligure si è venuta a creare, da subito, una situazione ambigua per la quale noi, pur essendo considerati top media partner di tutto il FIM, di fatto non avevamo nessun potere di consulenza nella gestione di questo prototipo di festival... però come Lineatrad, da contratto, dovevamo gestire uno stand informativo per tutti i concerti ad esso collegato. Non spetta a noi spiegare il motivo per cui l’organizzazione e la direzione artistica abbiano voluto chiamare impropriamente “festival” una serie di concerti all’interno di una “fiera”, in cui i musicisti sono stati chiamati a suonare gratis. Non ha funzionato neanche alla fine degli anni ‘90 per il Folk Club Oltremare fondato da Beppe Gambetta: come molti ricorderanno ha chiuso l’attività dopo meno di tre anni per non essere stato in grado di dare un seguito ai due festival con esibizioni gratuite, ad offerta libera, attraverso concerti con regolare cachet agli artisti e regolare bigliettazione al pubblico. Che assurdità in un evento fieristico voler abbinare un palco-showcase (dove il musicista deve pagare per esibirsi di fronte ad un presunto pubblico di addetti ai lavori) con un palco-festival (dove invece il musicista suona gratis per un pubblico di semplici appassionati).... nella migliore delle ipotesi si sarebbero create delle defezioni dell’ultima ora di musicisti che, trovando qualcosa di meglio da fare, avrebbero disertato il palco con la motivazione “Tanto a suo-

nare ci venivo gratuitamente, per fare un favore all’organizzatore!!”. Forse un po’ ingenuamente abbiamo intravvisto in quel contratto di “scambio merce” a titolo gratuito, una opportunità di visibilità per la nostra pubblicazione Lineatrad e abbiamo accettato l’incarico. Allora veniamo alla cronaca di questo primo festival della tradizione ligure, ideato da Edmondo Romano, con l’aiuto di Davide Baglietto. Tralasciamo tutte le vicissitudini cui siamo stati trascinati noi di Lineatrad in questi tre giorni... che a conti fatti sono stati totalmente improduttivi per la nostra causa. Arriviamo al giorno di giovedì, il giorno prima dell’inizio, appuntamento per allestire palco e gazebo, la direzione artistica si rende conto dell’impossibilità di far suonare il folk a pochi metri da un palco hard rock che avrebbe sommerso di decibel i nostri disgraziati musicisti. Ecco che inizia la partita a scacchi e viene spostato prima il palco rock, infine viene collocato un TIR di traverso tra i due palchi per bloccare “l’onda sonora-tsunami” in direzione folk... mentre io in teoria avrei dovuto avere a disposizione e allestire, da contratto, un gazebo Lineatrad, solo che sul posto c’erano solo due gazebi: uno per il mixer e l’altro adibito a deposito strumenti... del gazebo Lineatrad neanche l’ombra. Morale: dentro il gazebo Lineatrad si sarebbe dovuto trovar posto anche per gli strumenti. A questo punto finalmente mi installo il gazebo e me ne torno a casa. In tardissima serata Edmondo Romano mi telefona dicendo che ha minacciato il direttore Verdiano Vera di annullare in toto il festival... perchè al check audio finale si è materializzato il dramma della inefficacia delle misure intraprese finora. Mi sembrava di svenire! Poi mi ha tranquillizzato dicendomi che “domani mattina (venerdì) avremmo dovuto spostare tutto, all’ingresso della fiera, su un nuovo palco mobile, in zona tranquilla “ ed io non posso far altro che prenderne atto. Eccomi sul posto di prima mattina, e la sorpresa è che una tromba d’aria si è portato via il gazebo del mixer (mai più ritrovato), mentre si è salvato in qualche modo il gazebo Lineatrad-strumenti. Finalmente, è quasi mezzogiorno, arriva il palco mobile e riprende la partita a scacchi... prima colloca-

ta a fianco del palasport, in una zona dove il vento ti porta via anche le scarpe, poi dietro alle biglietterie della fiera, in zona riparata sia dal vento che dal rumore proveniente dagli altri palchi. Finalmente anche il mio gazebo poteva essere trasportato in loco... se non fosse che mancavano inservienti per effettuare il trasloco. Chiedendo aiuto in giro, siamo riusciti a trasferire tutti i pezzi, sedie, tavolo e suppellettili varie. C’è giusto il tempo di addentare un panino che alle 14 già abbiamo il primo concerto in cartellone (inutile elencare la scaletta a questo punto). Da segnalare la prima defezione, del gruppo La Rionda che non ha causato grossi scompensi nel programma generale terminato con la prevista premiazione Lineatrad all’Orchestra Bailam durante il loro concerto a tarda sera. Molto scarso il pubblico, da noi, ma nessun altro contrattempo da segnalare. La giornata di sabato è già partita male: alle 14, ora del primo concerto, non si presenta nessuno... nessun comunicato pervenuto... non so cosa raccontare al pubblico, finalmente alle 14,30 vengo a sapere che si inizia con un’ora di ritardo perchè hanno dato forfait, guardacaso, Mauro Balma con la sua conferenza, e il Gruppo Spontaneo Trallalero, dove neanche a farlo apposta cantano due membri de La Rionda. Lo slittamento degli orari dei concerti ha creato confusione tra gli spettatori che man mano arrivavano visto che non esisteva nessuna locandina con il programma aggiornato, ed io dovevo già presidiare il gazebo con cd e gadget in vendita. A dirla tutta, il pannello gigante all’ingresso della fiera indicava il “palco della tradizione ligure” nella posizione primitiva, in tutt’altro sito, e nessuno si era preso la briga di modificarlo. E’ anche vero che, essendo collocati proprio dietro le biglietterie, gli spettatori in coda per fare i biglietti (anche mezz’ora), si ascoltavano la musica folk proveniente dal palco, e sarebbe stato il primo palco che avrebbero dovuto incontrare, se solo ci fosse stato anche un totem per ribadire la nostra posizione!! A metà pomeriggio la direzione artistica, tramite continue telefonate, organizza l’annullamento della giornata di domenica. Inutile cercare di spiegare che io, in qualità di top mediapartner del FIM, o perlomeno in qualità di gestore di info-point, dovevo es-

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sere informato per primo su cambiamenti di programma così radicali... la decisione era già stata presa all’unanimità da tutte le parti ed anche questa volta potevo soltanto prenderne atto, incredibilmente non essendo considerato come “parte in causa”. In serata abbiamo la seconda premiazione Lineatrad: la Compagnia Sacco di Ceriana che comunque, nonostante lo scarso pubblico, aveva onorato il suo concerto con una prestazione davvero encomiabile. Resoconto di sabato: sono stati annullati tutti i tredici concerti previsti nella giornata di domenica... il motivo? La scarsa visibilità che offriva il palco per i cantautori, essendo collocato (a loro dire) in una zona della fiera con scarsa affluenza di pubblico. A questo punto mi chiedo come mai sia

Argomenti

venerdì che sabato il programma sia stato rispettato dai musicisti... onore a loro! Riassumendo: Meglio sarebbe stato annullare il progetto (come affermavo io) prima che venisse portato avanti e finalizzato. A questo punto siamo davvero curiosi di conoscere le cifre contabili dell’organizzazione che ha promosso questa terza Fiera Internazionale della Musica... che ad oggi non sono state ufficialmente divulgate. Su internet hanno dichiarato 15.000 visitatori “fisici”, presumo paganti, nel qual caso la manifestazione sarebbe in pareggio di esercizio, i 7.000 pass per operatori e musicisti dovrebbero figurare a parte, ma il bilancio ufficiale tarda ad arrivare e questo non è un bel segnale: ci serve per dare un giudizio definitivo, per capire dove ha funzionato e

dove ha fallito (vedi tradizione), evitando slogan che sanno tanto di “campagna elettorale” e ti tengono ben distante dalla realtà dei fatti. Noi di Lineatrad siamo sempre qui, vogliamo prendere le distanze da situazioni dove siamo considerati solo spettatori e non vengono rispettate le partnership. Confrontate con il comunicato stampa pubblicato il mese scorso e scoprirete che di tutto il programma annunciato, ben poco è stato realizzato nell’ambito di questo festival delle tradizioni liguri. Se non sussistono le condizioni per poter realizzare un evento, di qualsiasi portata esso sia, non esiste l’obbligo di realizzarlo a qualunque costo... si blocca il progetto, e tutti a casa!! ❖

ULTIMA ORA: LA PREMIAZIONE LINEATRAD AL DUO REBIS E’ STATA CONCORDATA A GENOVA IN OCCASIONE DELLA “NOTTE DEI CANTAUTORI” Comunicato Stampa

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uando ormai il premio ai Rebis sembrava definitivamente annullato, come la giornata domenicale del FIM 2015 dedicata ai cantautori genovesi, ecco che viene organizzato

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un evento, in collaborazione con il FIM, in grado di poter giustificare l’assegnazione del premio rimasto in sospeso a maggio. Con questo atto Lineatrad chiude il contratto stipulato col FIM.

La targa Lineatrad ai Rebis

D’ora in avanti i premi Lineatrad non si attribuiranno più a Genova, ma in ambito nazionale. ❖


Eventi Presentata la nuova edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda, il festival di musica irlandese più importante d’Italia vedrà in cartellone ancora una volta sul palco i migliori artisti internazionali ed italiani! Appuntamento a Bondeno (FE) dal 21 al 23 agosto

TORNA IN EMILIA IL MEGLIO DELLA MUSICA IRLANDESE MONDIALE Comunicato Stampa

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oma, 8 Giugno – La grande musica tradizionale irlandese tornerà protagonista anche quest’anno a Bondeno. Il comune in provincia di Ferrara ospiterà infatti dal 21 al 23 agosto la nuova edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda, una rassegna musicale che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento fondamentale per tutti gli appassionati, musicisti, ballerini di tutta Europa. Quello di Bondeno è un festival che vede come unica protagonista la musica tradizionale irlandese, da suonare, da ballare, ma soprattutto da ascoltare. Una tre giorni di sessions, corsi di strumenti, danza, buona cucina, ma soprattutto concerti. Sul palco di Eire! nel corso di questi anni si è alternato il meglio del meglio della musica irlandese mondiale e anche quest’anno la tradizione viene mantenuta. L’edizione 2015 del Festival vede in cartellone altri grandissimi nomi Il 21 agosto alle ore 21:00 il palco di Piazza Costa ospiterà la chitarra e la magnifica voce di Andy White, cantautore di Belfast che presenterà il suo nuovo lavoro “How Things Are”. Sempre alle ore 21, ma in Piazza Garibaldi, grande Cèili (Festa da Ballo) con Jim Corry (piano), Jennifer Lehinan (Flauto traverso irlandese), Charlie Harris (Organetto).

Alle 21,30 presso il Teatro Sala 2000 in Corso Matteotti, si terrà il concerto di Tommaso Tornielli, Sean McElwain e Donal McCague “Our dear dark mountain, with the sky over it”. Il 22 agosto ancora tanto spazio alla grande musica tradizionale con una delle band più apprezzate a livello planetario: direttamente da Sligo, I DERVISH, che saranno a Bondeno nell’unica data italiana del loro nuovo tour mondiale. Appuntamento alle ore 21:00 presso il Teatro Sala 2000 in Corso Matteotti. Il 23 agosto alle ore 21 a Piazza Garibaldi di nuovo spazio alle danze con la Cèili (Festa da Ballo) guidata da Jim Corry (piano), Jennifer Lehinan (Flauto traverso irlandese), Charlie Harris (Organetto). Sempre alle 21, ancora una volta Andy White e le sue canzoni saranno protagoniste in Piazza Costa. Alle 22,30, sempre in piazza Costa, chiuderà l’edizione 2015 di Eire! uno dei più importanti gruppi italiani di musica tradizionale irlandese, i Red Pack, guidati da Marco Fabbri, violinista romano considerato in Irlanda uno dei più grandi virtuosi al mondo per quanto riguarda il genere. Tutti i concerti, le sessions, le feste da ballo sono ad ingresso gratuito. Lorenzo Coletta Ufficio Stampa Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda (Bondeno (FE) 21-23 agosto 2015) Tel: 333 9592154 Mail: lorenzo_coletta@yahoo.it

Parte oggi il Crowdfounding per Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda

(Bondeno FE 21 -23 agosto 2015) Il Festival che si terrà nella cittadina emiliana avrà in cartellone il meglio della musica tradizionale irlandese mondiale. Concerti, sessions, workshops di strumenti e di danza. Roma, 8 giugno 2015 - E’ stata lanciata oggi la piattaforma di crowdfounding per sostenere Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda. Il festival, che si tiene ormai da diversi anni nella cittadina di Bondeno (FE), è diventato in questi anni uno degli appuntamenti più importanti in Italia per gli amanti e gli appassionati della musica irlandese. Il cartellone dell’edizione 2015 di Eire!, che partirà il 21 agosto per una tre giorni di musica, danza, cultura e buon cibo, prevede ancora una volta il meglio del meglio della musica irlandese mondiale: Dervish, Dònal McCague & Sean McElwain, Neill Lyons, Conor Byrne, Marco Pollier, Samantha Harvey, Ultan Mulcahy, Andy White e tanti tanti altri artisti italiani ed internazionali. Tutti gli eventi musicali del festival (concerti, sessions, ceilis) saranno ad ingresso gratuito, ma è importante, per la sopravvivenza del festival stesso, che tutti possano sostenerlo con un contributo minimo. Per questo motivo da oggi a questo indirizzo: http://www. eppela.com/ita/projects/4075/ eire-festival-di-musica-irlandese è disponibile la nuova piattaforma di crowdfounding dove chiunque potrà versare la propria offerta. Sostenere la cultura è importante, bastano solo pochi euro. ❖

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Interviste GIOVANNA CARONE RACCONTA “MIRAZH”, IL DISCO IN DUO CON IL PIANISTA MIRKO SIGNORILE di Loris Böhm (e collaborazione Foolish Promo)

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irazh è il terzo disco frutto della collaborazione artistica tra la cantante Giovanna Carone e il pianista Mirko Signorile. Si tratta di un disco dalla complessa quanto affascinante costruzione musicale e narrativa, con il tema del viaggio ispirato ora ad Italo Calvino ora Beniamino da Teulada a tenere insieme i dodici brani. Immergersi nell’ascolto di questo disco vuol dire attraversare atmosfere e suggestioni quasi mistiche, quadri poetici di grande intensità, spaccati musicali che abbracciano musica classica, tradizione yiddish e jazz. Colpisce l’intensità e il timbro della voce di Giovanna Carone, che si fa strumento nel dialogo costante con l’eclettico approccio pianistico di Mirko Signorile. Abbiamo intervistato la cantante barese per farci raccontare dalla sua viva voce la genesi del disco, le ispirazioni e le evocazioni poetiche e letterarie che lo caratterizzano. Partiamo da lontano, puoi parlarci del tuo background musicale e delle tue principali esperienze artistiche?

La premessa è che sono cresciuta ascoltando jazz perché mio padre lo suonava amatorialmente e la musica di casa, era quella. Dopo il diploma in pianoforte e qualche concerto, ho iniziato a cantare in un coro da camera quasi per gioco, e mi sono innamorata della polifonia rinascimentale e della madrigalistica. Ho iniziato a studiare canto barocco con Claudine Ensermet, Gloria Banditelli. Ho collaborato con gruppi molto attivi come il “Palazzo Incantato”, col qualeho

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inciso il primo libro dei madrigali di Pomponio Nenna e una splendida messa di Rocco Rodio, e con l’ensemble “Calixtinus”, che mi ha portata in giro per l’Italia con la musica medievale; ho continuato a studiare il repertorio solistico barocco e medievale, scoprendo modi di usar la voce, sempre più belli e interessanti. Procedendo per innamoramenti, mi sono appassionata alla liederistica tedesca e soprattutto francese. La connessione col percorso precedente e poi, con quello attuale, è legata al rapporto con la parola. Ho trovato la voce attraverso il colore della parola sia nel repertorio”antico” che in quello più classico e contemporaneo. Quali sono i tuoi riferimenti dal punto di vista dell’approccio vocale?

Sinceramente non ho riferimenti precisi sull’approccio vocale,

ho riferimenti emozionali, musicali. Ho amato Cathy Berberian, che ho conosciuto quando ero adolescente;la sua intelligenza musicale, la sua libertà vocale, e la sua capacità di comunicare gioia, mi hanno sempre impressionata. Poi Roberta Invernizzi con la sua vocalità generosa e appassionata, ma anche, Joni Mitchell, Anita O’Day, Norma Winstone, Maria Joao, Nina Simone, Mariapia De Vito e tante altre o altri come David Silvian o Jacques Brel, giusto per confondersi un po’… L’importante è che la voce sia connessa con la propria anima, sembra banale ma è pur sempre vero. Quando questo accade profondamente, l’orecchio ascolta per davvero e non ha importanza quale sia il modo o la musica da cantare, antica, etnica, moderna o… fate voi.


Interviste

Come si è indirizzata in questi anni la tua ricerca sulla vocalità?

Sono una cantante molto curiosa e senza pregiudizi di sorta, da sempre. Non sperimento troppo sulla vocalità, ma parto dalla musica, quando è ben scritta è più facile cantare, e vale per qualsiasi repertorio. Negli ultimi anni ho cantato soprattutto con voce naturale e con quel magico mezzo che è il microfono. La voce naturale ha un potenziale espressivo meraviglioso e mi sembra di essere sempre più “a casa”. Vorrei in futuro sperimentare di più sull’improvvisazione. L’ho fatto nella musica antica e ho istintivamente provato a connettere quel mondo con la musica evocativa di Mirko. Com’è nata la collaborazione con Mirko Signorile?

Dal caso! Sette anni fa Marisa Romano, docente di lingua e letteratura yiddish all’Università di Bari e mia amica da sempre, mi ha chiesto di cercare un pianista jazzper rivisitare alcune canzoni di Mordecai Gebirtig, cantore della Cracovia ebraica, e altri brani tradizionali in yiddish. Ho avuto i numeri di telefono di due pianisti molto stimati, il primo a rispondere è statoMirko. Non lo conoscevo e non conoscevo la sua musica, è stato un caso felice. Il vostro particolare progetto artistico vi vede affiancati nella scrittura dei testi da Marisa Romano e Luca Basso. Come siete riusciti a trovare la perfetta armonia che si ascolta nei vostri brani?

Con Mirko e Marisa abbiamo iniziato a lavorare anni fa e siamo ormai rodati, con Luca si è avviata la collaborazione nel precedente cd Far Libe, spinti dal desiderio di esplorare l’italiano oltre che lo yiddish. Alla base c’è amicizia e stima reciproca. Mirazh è stato un cantiere sempre aperto e non sempre facile perchè le intenzioni comuni, spesso non coincidevano con i tempi comuni. Il bello è statovederecome la nostra fragile armonia

facesse combaciare per magia, i pezzi di questo puzzlesconnesso. Dal vostro disco di esordio a Mirazh. Come si è evoluta la vostra ricerca stilistica?

Nel primo cd “Betam soul” abbiamo lavorato su musica già esistente, Mirko ha composto due soli brani e io ho cantatosostanzialmente in yiddish. In Far Libe (che ha dato il nome al duo) ci siamo aperti ad altri linguaggi, dai canti sefarditi a G.Faure passando per E. Costello e la tradizione yiddish, e abbiamo iniziato a comporre sempre più canzoni originali. Ho cantato in sei lingue e Mirko ha creato otto bellissime canzoni. In Mirazh, forse abbiamo ricomposto tutte le sollecitazioni del passato in una cornice letteraria, linguistica e musicale più coerente anche se, come spesso capita, ci siamo accorti della meta solo durante o a fine cammino. Comunque, dopo tanti anni di lavoro comune non riesco a parlare di ricerca ma di spontaneo percorso. Quali sono le peculiarità stilistiche di Mirazh?

E’ un lavoro a quattro mani e come dicevo prima, c’è forse una maggiore coerenza stilistica.Tempo fa,un amico musicista mi ha scritto che in Mirazh “siamo immersi in un silenzio vuoto, non ci sono fuochi d’artificio e stiamo nel racconto con la stessa poetica musicale, in semplice armonia”. Forse ha ragione lui. Mirko ha composto tutti i brani, pensandoli spesso per la mia voce, Marisa e Luca hanno dialogato con lo yiddish e l’italiano su un percorso letterario comune. Il disco presenta diversi riferimenti letterari che compongono una narrazione unitaria intorno al tema del viaggio. Come mai questa scelta?

Le Città Invisibili di Calvino e il Libro dei viaggi di Beniamino da Tudela sono i pre/testi che hanno liberamente ispirato il nostro concept album. Io e Mirko, in viaggio alla ricerca di nuove sonorità, abbiamo accolto il desiderio di Luca

di creare una cornice ideale e immaginaria fatta di luoghi mai visti, e forse mai esistiti. Marisa ha pensato di intrecciare al nostro, il viaggio dell’ebreo Beniamino da Tudela, partito verso oriente un secolo dopo Marco Polo. E siamo partiti verso il “Miraggio”. Anche se sembra tutto molto pensato e ragionato, la verità è che siamo partiti da emozioni, suggestioni, desideri e frammenti che si sono scomposti e ricomposti in continuazione. Quali sono i brani che senti più tuoi o meglio quelli che preferisci di Mirazh?

Difficile scegliere, ognuno è una storia diversa da narrare e cantare e ci sono parti di me ovunque. Forse, Sospesa Bauci, Aponim Fedora, Shmaragden, Armilla e Mirazh. Insomma quasi tutti Uno dei brani che mi ha maggiormente colpito è Eufemia Bazar. Puoi raccontarci com’è nato questo brano?

Se non ricordo male, è stato uno dei primi brani compostidaMirko. Spesso si partiva dalla musica. Eufemia è una frenetica cittàricca di tutto, scambi, odori, sapori, colori. Le parole pensate da Marisa e Luca sulla musica giocosa di Mirko, rendono benissimo il caos di Eufemia. Il vortice di parole yiddish e italiane, quasi impossibili da cantare sui ritmi dispari, è stato un tormento per me nella fase iniziale, ma ora, è puro gioco in scena. Dal punto di vista vocale. Colpisce molto il tuo approccio al canto in Ipazia. Puoi parlarci di questa splendida composizione?

Il mio approccio è stato il divertimento! Ipazia, era per noi la “città delle parole pazze” e abbiamo usato anche il dialetto barese, pazzamente connesso allo yiddish.

Quali sono i tuoi progetti futuri, come solista e con il duo con Mirko Signorile?

Ancora musica antica rivisitata in chiave moderna e un progetto su Marlene Dietrich come solista e tanti concerti con Mirko Signorile. ❖

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Interviste INTERVISTA CON GIUDITTA SCORCELLETTI di Loris Böhm (e collaborazione Foolish Promo)

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opo aver dato alle stampe diversi dischi che ruotavano intorno alla tradizione musicale toscana, Giuditta Scorcelletti, ha di recente intrapreso un nuovo sentiero artistico con la pubblicazione di “Nightingale”, disco che nasce dalla collaborazione con il compositore e produttore inglese Michael Hoppè, già guida della A&R Records e scopritore di Vangelis e Jean Michel Jarre, e con il paroliere David George. Composto da sedici brani, il disco si caratterizza per gli eccellenti arrangiamenti firmati dal chitarrista Alessandro Bongi, in cui spicca il raffinato intreccio melodico tracciato dalla chitarra acustica impreziosito dagli interventi di strumenti come il violoncello, la tabla e il flauto. Nell’intervista che segue la cantante toscana ci ha raccontato nel dettaglio le fasi realizzative del disco, e con lei ne abbiamo approfondito le ispirazioni e gli aspetti musicali, senza tralasciare i suoi progetti per il futuro. Come nasce il tuo amore per la musica ed in particolare per la musica tradizionale?

In casa mia si è sempre fatto musica. Siamo 5 fratelli e il mio babbo ci insegnava le canzoni degli alpini a più voci. Ho sempre ascoltato tanta musica, ma la passione per quella tradizionale è nata verso i 19 anni, quando all’ Università di Firenze, sotto la guida del prof. Alessandro Fornari, ho iniziato a studiare il repertorio di canti tradizionale toscani. E’ lì che ho preso la chitarra in mano e ho fatto le prime esibizioni pubbliche.

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Hai realizzato diversi dischi dedicati alla tradizione musicale toscana. Puoi parlarcene?

Il primo disco l’ho realizzato a Roma nel 2004 ed è stata un’esigenza naturale quella di lasciare qualcosa di registrato. Molto semplice, chitarra e voce, “Canti toscani” comprende 10 canti tra i miei preferiti, cantati e suonati così come li sentivo. In nessuno dei dischi seguenti (“Antologia di canti popolari toscani” 2005 e “Canto” 2007) sono riuscita a mantenere in pieno quello spirito di semplicità: “Canti toscani” ha ricevuto infatti ottime recensioni, persino sul folk magazine statunitense “Sing out!” Quando poi ho iniziato la collabo-

razione con il chitarrista Alessandro Bongi mi sono affidata molto alla sua chitarra e tutto ha preso una nuova vita: con lui e con l’etichetta Radicimusic ho realizzato gli album “Canta la cruia” (canti toscani, covers e brani originali” e “Coscine di pollo: trastulli, filastrocche e ninne nane di Toscana”, nei quali nuovi e più ricchi arrangiamenti non hanno comunque, a mio avviso, snaturato l’essenza dei canti. Tra i tuoi dischi più belli c’è senza dubbio “Coscine di Pollo”. Puoi presentare ai nostri lettori questo disco?

E’ un disco magico. Aspettavo la mia secondogenita quando lo abbiamo inciso, mentre l’altra fi-


Interviste

glia contribuiva con la sua voce ad impreziosire i contributi. Le ninne nanne sono sempre state la mia passione e in questo album, che oggi ascoltano tanti bambini e tante mamme, c’è tanto di noi. C’è la voglia di stare insieme, di ascoltare il canto dei grilli la sera, il vento, la voce di una mamma. C’è tutto il desiderio di riscoprire la bellezza di un abbraccio, di un semplice canto, di divertirsi con la musica... Dalla canzone toscana, sei approdata poi alla canzone d’autore cantata in inglese. Com’è nata questa scelta?

Il mio approccio all’inglese cantato era nato da tempo. Anche in dischi precedenti avevo incluso ballate come Geordie o la poesia musicata di W. B. Yeats “Down by the Sully Gardens”... Comunque accettare la sfida di un disco tutto in inglese, per giunta di autori contemporanei e destinato ad un pubblico mondiale... beh, non è stato uno scherzo! Come sempre faccio, mi sono buttata. Ho cercato di entrare in questi brani profondamente, facendoli miei ed è stata un’esperienza molto bella. Quanto è stato importante per te l’incontro con Michael Hoppé?

Importantissimo. E’ stato come ritrovare una persona dopo tanto tempo. Un’esperienza come questa, a questo punto della mia carriera, era un’esigenza che ho assecondato non appena ho visto l’occasione. Essere guidati direttamente dai compositori è stata, sia per me che per Alessandro, un’esperienza di grande crescita artistica e professionale. Cosa ti ha colpito delle sue canzoni?

La semplicità, la bellezza delle melodie. Sono canzoni che richiamano lo stile folk che ho sempre fatto ed è anche per questo che è stato naturale trovare un strada, con gli arrangiamenti e l’interpretazione, che andasse bene a tutti noi.

Puoi raccontarci le fasi realizzative del disco, a cui ricordiamo ha collaborato Alessandro Bongi nelle vesti di produttore e chitarrista?

Abbiamo realizzato molti brani, dei quali poi 16 sono stati selezionati. Non abbiamo avuto un metodo di lavoro sempre uguale, spesso siamo andati per tentativi e abbiamo costruito i brani su diversi “strati” ...Altre volte, su pezzi che ci prendevano in modo particolare abbiamo registrato dei live che sono stati accolti con entusiasmo. Non nego che in alcune fasi è stata dura trovare un punto d’incontro tra noi e gli autori...spesso era difficile comprendere i loro intenti e, magari, dopo infinite chiacchierate su skype ci sentivamo più in crisi che mai. Ma ogni volta che trovavamo la strada ci rendevamo conto di quanto fossero stati preziosi i consigli di due professionisti, che, probabilmente, riescono ad avere una visione più ampia di ciò che un brano può diventare. Tutto questo senza mai limitarci nelle nostre scelte e nelle nostre capacità di far nostre le canzoni. E’ stato un viaggio incredibilmente bello per tutti noi e speriamo davvero che gli autori siano soddisfatti del risultato! Alessandro Bongi, oltre a curare gli arrangiamenti, ha suonato chitarre, sampled strings e sample bass, conservando la sua inconfondibile impronta stilistica. Ha inoltre registrato l’intero disco, che ha già ricevuto ottimi riconoscimenti per la qualità del suono. Come avete scelto gli arrangiamenti dei vari brani?

Anche qui abbiamo accolto ogni suggerimento da parte degli autori, soprattutto sull’uso degli strumenti. Ogni brano per il quale era previsto uno strumento “ospite” è stato preparato con grande cura. E per ogni brano abbiamo sentito e cercato di creare un’atmosfera diversa: questo ha dato al disco una eterogeneità dove niente, comunque, resta fuori dal nostro stile.Le collaborazioni sono state tutte ec-

cellenti: Ettore Bonafè al vibrafono e tabla, Pierpaolo Sicuro ai flauti, Silvio Risaliti e Andrea Beninati ai violoncelli, Marco Marzo all’oud, Ferruccio Scorcelletti all’armonica, Duccio Limberti alla voce, il coro Clara Armonia di Poggibonsi. Qual’è il brano di Michael Hoppè di questo nuovo disco, in cui ti ritrovi o che in qualche modo avresti potuto scrivere tu?

Senz’altro “Love Overflows”...il primo che ho ascoltato e cantato e quello che mi ha veramente preso il cuore! Nel disco non manca un’ intersezione con la musica cantata in Italiano con L’usignolo e Ave Maria. Com’è nata la scelta di inserire questi due brani?

Michel Hoppé ama molto la lingua italiana: mi ha chiesto di tradurre un pezzo per provare a sentire il suono... Ho fatto un tentativo con “L’usignolo” e subito è stato deciso di includerlo nell’album, anche per sottolineare le mie origini italiane. L’ “Ave Maria” era già stata scritta molto tempo fa e già presente in album passati di Hoppé. Anche questo era un tentativo di sentirla più folk e meno lirica, come quelle precedenti. Così abbiamo deciso di trattarla un po’ come un “fado” e il risultato è piaciuto a tutti. Non credo che siano due fuori programma così fuori luogo! Quali sono i tuoi progetti futuri? La collaborazione con Michel Hoppè proseguirà?

Credo di sì. Abbiamo molti progetti e io vorrei avere tempo e modo di realizzare un giorno un album dei suoi brani cantati in italiano. Anche se, devo dire, non sarà facile essere all’altezza di David George, le cui liriche sono poesie meravigliose. Ha avuto la grande capacità di trovare le parole alla musica e per questo ha tutta la mia ammirazione. Cantare e suonare queste canzoni, che considero dei singoli capolavori, è stato per noi un privilegio enorme. ❖

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Eventi 24° FESTIVAL MUSICALE DEL MEDITERRANEO: DAL 25 GIUGNO AL 4 LUGLIO A GENOVA Comunicato Stampa

“Musiche degli Déi” è il titolo dell’edizione 2015, dedicata al rapporto universale che unisce la religione alla musica e alla danza nel mondo.

Ndima Pigmei Aka Congo

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giorni di concerti con più di 30 artisti provenienti dai 4 continenti pronti a esibirsi nei palazzi storici, nei musei e nelle piazze del centro storico di Genova. Una programmazione originale, con molte prime nazionali, tesa

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a mandare un messaggio di solidarietà e armonia tra i popoli, attraverso la promozione di diverse identità culturali associate ai credi religiosi. La rassegna internazionale è curata da Davide Ferrari e organizzata dall’Associazione Echo Art.

Genova, 26 maggio 2015 – Dal 25 giugno al 4 luglio 2015 ritorna a Genova il Festival Musicale del Mediterraneo, rassegna internazionale dedicata alla scoperta e alla valorizzazione delle musiche rare. Intitolata “Musiche degli Dèi”, la 24° edizione è interamente dedi-


Eventi

Donne Dervisce & Sema Ensemble

cata al ruolo della spiritualità nella musica, con una programmazione che prevede esibizioni di artisti nazionali e internazionali nei prestigiosi palazzi e musei del centro storico e nei luoghi più suggestivi della città. Per 10 giorni consecutivi, più di 30 artisti provenienti da 10 Paesi diversi, con una forte rappresentanza di giovani musicisti, alterneranno musiche e danze legate alle principali dottrine religiose - dal cristianesimo all’ebraismo e all’islamismo, dallo shintoismo al buddhismo, dal confucianesimo sino ad arrivare all’animismo -, a testimonianza del profondo legame che unisce da sempre musica e religione. La musica è presente nella storia e nei riti di tutte le religioni, intesa come il mezzo in grado di mettere in contatto l’uomo con la divinità. Un tema così attuale e complesso come il rapporto tra le religioni fa sì che la 24° edizione del Festival Musicale del Mediterraneo si proponga come un’occasione di riflessione e una possibilità d’incontro e rispetto tra culture e popoli differenti. Ad arricchire il Festival le differenti location scelte per i concerti, alcuni tra i luoghi più suggestivi e affascinanti di Genova: Palazzo Rosso e Palazzo Tursi, palazzi seicenteschi di Via Garibaldi dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, Palazzo Ducale, cuore

culturale della città, i meravigliosi chiostri delle chiese di San Matteo e Sant’Agostino e la splendida residenza di Castello d’Albertis. Tra gli appuntamenti di maggior rilievo: una delle rarissime esibizioni dei Pigmei Ndima, che aprirà il Festival giovedì 25 giugno. Un gruppo di cantanti, musicisti e danzatori appartenenti a una tribù animista del Congo, che proporranno musiche dedicate agli spiriti della foresta e la cui tecnica di “Canto polifonico” è stata definita dall’Unesco uno dei Tesori Culturali Intangibili dell’Umanità. Il coro Arkansé, venerdì 26 giugno, in grado di fondere in un unico linguaggio le diverse tradizioni musicali dell’Europa cristiana. Lo spettacolo dei Monaci tibetani di Tashi Lhunpo, venerdì 3 luglio, con un’esibizione che comprende canti, danze sacre, rituali in maschera e preghiere buddhiste. Chiuderà il Festival, sabato 4 luglio, un appuntamento unico: l’affascinante danza circolare praticata dalle Donne Dervisce & Sema Ensemble, per la prima volta in Italia. Rappresentanti del Sufismo, credo religioso che fa riferimento all’aspetto esoterico dell’Islam, e innovative per

la loro composizione tutta femminile, le danzatrici effettuano continue rotazioni che ricordano il movimento celeste e permettono loro di praticare la preghiera in uno stato di trance. ❖ Ideato e prodotto dall’associazione Echo Art e curato da Davide Ferrari, direttore del Festival e della Banda di Piazza Caricamento, il Festival Musicale del Mediterraneo vanta il patrocinio dell’UNESCO e il contributo di Regione Liguria, Comune di Genova, Bando Arti Sceniche Compagnia di San Paolo, Fondazione Palazzo Ducale, Camera di Commercio di Genova; Tasco, Iren e Coop, sponsor istituzionali del Comune di Genova. Per ulteriori informazioni e calendario Festival: www.echoart.org Per prenotazioni e biglietti scrivere a: info@echoart.org Per informazioni: Festival Musicale del Mediterraneo tel: 0102542604 e-mail: info@echoart.org facebook: FestivalMusicaleDelMediterraneo Ufficio Stampa Festival del Mediterraneo Fede Gardella 335/8308666 Paolo Nouvion 349/4597079; 010/5761700 gardella@studiocomunicazionegardella.it

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Eventi IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI

Partner artistico della Carovana Internazionale Antimafia con TERRE DI MUSICA TOUR Comunicato Stampa

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erre di Musica è un viaggio a tappe da Corleone a Trapani, dalla Piana di Gioia Tauro ad Isola Capo Rizzuto, da Mesagne a Cerignola, da Casal di Principe a Castel Volturno, fino a Roma, Bologna, Torino e Milano, per documentare l’esperienza dei beni confiscati, raccontare le storie delle tante persone, spesso giovani, che ci lavorano tra mille difficoltà, intimidazioni e vandalismi, e far comprendere che i beni confiscati non rappresentano solo un valore simbolico, ma anche una risorsa, un modello di sviluppo economico e sociale alternativo. Di questo viaggio sono stati realizzati un libro scritto da Salvatore De Siena con Simone Arminio e la collaborazione di Lara Maroni, e un film documentario di Salvatore De Siena che ha curato anche la regia insieme a Massimo Falsetta. I due lavori raccolgono le note storiche, sociali e culturali dei beni confiscati alla mafia nonché l’esperienza umana dei suoi protagonisti. Un viaggio emozionante e umanamente arricchente, fatto con la convinzione che la legalità possa svilupparsi a partire dalle piccole azioni e che la musica, il cinema, la letteratura siano linguaggi capaci di arrivare alla gente con maggiore facilità e immediatezza. Il cofanetto (libro+Dvd) è pubblicato da Editrice ZONA e sarà disponibile nelle librerie a partire dal 21 marzo 2015. Sarà acquistabile anche on line sul sito www.partonuvolepesanti.com e disponibile in formato e-book.

BREVE PROFILO ARTISTICO

Il Parto delle Nuvole Pesanti

Il Parto delle Nuvole Pesanti ha finora realizzato 12 album, fondendo stili e linguaggi differenti, dall’etno-rock mediterraneo alla canzone d’autore, fino alla world music abbracciata nell’ultimo disco “Che aria tira” avvalendosi della collaborazione di artisti (Claudio Lolli, Roy Paci, Teresa de Sio, Fabrizio Moro, Amy Denio, Sepideh Raissadat) nonché scrittori (Carlo Lucarelli, Vito Teti, Carmine Abate). Il suo live, portato su palchi importanti sia nazionali (Primo Maggio, Premio Tenco) che internazionali (New York, Fortaleza, Bagdad, Londra, Berlino, Praga, Budapest), è un crocevia di suoni e liriche, ironia e allegria, miscelati a momenti teatrali, circensi e mimici. Di recente il Parto ha riscosso uno straordinario successo con il brano “Onda Calabra”, colonna sonora di “Qualunquemente” , film di Antonio Albanese, ottenendo la partecipazione al Festival del Cinema di Berlino e la nomination come migliore canzone al David di Donatello. Il brano “Giorgio” ha avuto la nomination al Premio Amnesty International , mentre “L’imperatore” è stato considerato tra i mille brani

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più rappresentativi della storia della canzone italiana (“Antologia della Canzone Italiana 1861-2011”). La band si è cimentata anche nel teatro (Roccu u Stortu, Slum) e nel cinema (Doichlanda, I colori dell’abbandono). Di grande importanza sono anche i progetti culturali del gruppo (da La Valigia d’Identità, Paesi abbandonati) che testimoniano il forte impegno sociale e civile che sin dall’inizio ha caratterizzato il suo progetto artistico. ❖

Link utili Trailer del film

https://www.youtube.com/watch?v=neMDxk3ed7s&index=7&list=PLESCU LDVJCbpLTsT_VnpzzQDcZVGl0hz1 Sito Tutte le info sul progetto : www.partonuvolepesanti.com/terre-di-musica/ Pagina facebook www.facebook.com/partonuvolepesanti


Eventi Portoscuso (CI) dal 28 giugno al 04 luglio 2015

MARE E MINIERE 2015 SEMINARI DI MUSICA, CANTO E DANZA POPOLARE Comunicato Stampa

Ancora posti disponibili per il ricco programma artistico, educativo e naturalistico dei Seminari che si terranno nella spettacolare cornice del Sulcis-Iglesiente.

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rganizzata dall’Associazione Elenaledda vox, con il contributo della Regione Autonoma della  Sardegna, della  Fondazione Banco di Sardegna e dei comuni coinvolti, la rassegna musicale itinerante  “Mare e Miniere”, giunge alla ottava edizione proponendo un denso programma artistico, educativo e naturalistico, che intende ridare centralità culturale ai luoghi legati al mare e alla cultura geo-mineraria del SulcisIglesiente, un territorio sorprendente e fascinoso caratterizzato anche dalla grande ricchezza di patrimonio storico e archeologico. Dall’area sulcitana la rassegna si irradierà in tutta l’isola con concerti

ed eventi che toccheranno località di tutta la Sardegna, coinvolgendo le comunità e richiamando per tutto l’anno visitatori non solo interessati a consumare il magnifico blu delle acque mediterranee, ma anche a trovare benessere psicofisico personale e a dedicarsi alla formazione culturale. Dopo il concerto inaugurale “Gloria et Honore Coronasti Domine. Melodie dall’antica liturgia ed echi della tradizione religiosa in onore di Sant’Antioco”, tenutosi il 19 Aprile nella splendida cornice della Basilica di Sant’Antioco Martire e che ha visto protagonisti Giacomo Baroffio, il Coro Laus Cordis diretto da Kim Eun Ju Anastasia, Mauro Palmas, Luigi Lai, il Coro Su Concordu ‘e Su Rosariu di Santu Lussurgiu, Elena Ledda, Simonetta Soro, Alessandro Foresti, Pietro Cernuto, Marcello Peghin e Silvano Lobina, la rassegna entra nel vivo con la serie di Seminari di Musica, Canto e Danza Popolare, che si ter-

ranno presso dal 28 giugno al 4 luglio 2015 a Portoscuso (CI) presso l’Istituto Comprensivo Statale “Vittorio Angius” in via Asproni, 7. Tenuti da grandi maestri come Luigi Lai, uno dei depositari del repertorio tradizionale delle launeddas, e da alcuni tra  principali protagonisti del folk italiano, quali Elena Ledda, Simonetta Soro, Pietro Cernuto,  Riccardo Tesi, Nando Citarella, Simone e Nicolò  Bottasso, Alessandro Foresti e Giuseppe Molinu, gli stage sono indirizzati sia a musicisti già formati sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta al mondo musicale tradizionale. Naturalmente, alle attività didattiche del mattino seguiranno i concerti serali, che si trasformeranno in occasioni davvero uniche, nelle quali insegnanti e allievi potranno interagire in feste di musica e danze. Insomma, un’esperienza davvero unica, da vivere intensamente tra musica, cultura e straordinarie bellezze di luoghi in cui è possibile

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riscoprire l’antico fascino del Mediterraneo, nei suoi angoli più nascosti e spettacolari. Infatti, oltre agli eventi musicali e agli stage di canto, strumenti e danza, quest’anno partiranno anche itinerari turistici e naturalistici alla scoperta di un territorio sorprendente.

Gli itinerari turistici

La partecipazione ai seminari rappresenterà per i corsisti anche una preziosa occasione per vivere sette intense giornate di studio e vacanza tra musica, cultura e straordinarie ricchezze storiche e naturalistiche. Portoscuso, circa cinquemila abitanti, a 80 km da Cagliari, infatti, si trova davanti all’isola di San Pietro – con la caratteristica cittadina di Carloforte – alla quale è collegata per mezzo di un traghetto.   L’odierno abitato nasce come insediamento di pescatori con la costruzione, vicino alla Torre Spagnola cinquecentesca, della tonnara “Su Pranu”, che divenne polo di attrazione per tonnarotti sardi, ponzesi, siciliani e corallai francesi, la cui convivenza diede origine a una singolare miscela culturale. Il suo territorio è ricco di testimonianze di grande valore storico: nuraghi, domus de janas e, in località San Giorgio, non lontano da Monte Sirai, una necropoli punica che comprende 11 sepolture riconducibili al 770-750 a. C.  Vanta anche la presenza  di interessanti monumenti religiosi, tra i quali  la chiesa di Santa Maria d›Itria; suggestiva la più antica torre costiera, che regala al visitatore incantevoli vedute paesaggistiche che spaziano dal centro storico di Portoscuso alla tonnara di Su Pranu. All’interno del paese la villa Su Marchesu. La sua spiaggia è facilmente  raggiungibile dall’abitato,  in quanto parte del lungomare. Numerose e bellissime sono le spiagge lungo la costa, tra le quali quella di Portopaleddu, particolarmente apprezzata

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Autentico pioniere in Italia, ha ampliato le possibilità tecniche ed espressive di questo strumento leIL DIRETTORE ARTISTICO MAURO PALMAS E’ DI- gato all’ambito esclusivo della muSPONIBILE PER INTERVISTE DI PRESENTAZIONE sica tradizionale. Dal suo esordio ED APPROFONDIMENTO. con Caterina Bueno nel 1978, vive un’appassionata storia musicale IL PROGRAMMA DEGLI STAGE ricca di prestigiose collaborazioni con musicisti di varia provenienza ed estrazione. Le esperienze muORGANETTO DIATONICO sicali con il gruppo sardo-toscano Docente:  Riccardo Tesi Ritmia, il duo con Patrick Vaillant, lo spettacolo di canzoni occitane “Anita, Anita” ancora con Vaillant e Jean Marie Carlotti, il trio di organetti Trans Europe Diatonique con John Kirkpatrick, Marc Perrone, Kepa Junkera, il trio jazzistico col mandolinista nizzardo e Gianluigi Trovesi, hanno allargato i confini geografici e le frontiere musicali di Riccardo Tesi, insieme ad altre collaborazioni di grande Il corso intende mettere  in evi- prestigio come quella col malgadenza  gli  aspetti che caratteriz- scio Justin Valì, con la cantante zano la pratica odierna dell’orga- sardaElena Ledda, la cantante netto diatonico. Attraverso la propo- umbra Lucilla Galeazzi, con il sta di brani  tradizionali  e originali,  gruppo siciliano Dounia, la porverranno presi in esame problemi toghese Amelia Muge, la siciliana sia di natura tecnica (uso del man- Rita Botto, con l’arpista Vincenzo tice, tecnica lineare e incrociata, di- Zitello, con il clarinettista Gabriele teggiatura, coordinazione ecc.) sia Mirabassi, i tamburellisti   Carlo di natura interpretativa (ornamen- Rizzo  e  Alfio Antico, con il piatazione, espressione , staccato e nista Rocco de Rosa, il flautista legato ecc.). Ampio spazio sarà de- lusitano Rao  Kyao, il virtuoso di dicato all’aspetto armonico e com- chitarra portoghese Custodio Capositivo dello strumento e al suo stelo, con il jazz partenopeo di utilizzo in contesti non tradizionali. Maria Pia de Vito, con i chitarriLo stage è indirizzato a strumenti- sti Beppe Gambetta, Reno Bransti che siano già in possesso della doni e Peppino D’Agostino, con tecnica di base.  Non è richiesta la l’etnojazz di Daniele Sepe, con conoscenza della teoria musicale. l’humor della Banda Osiris, con Modello consigliato: otto bassi in artisti dell’area rock come FranSOL/DO o i modelli superiori. Me- cesco Magnelli, Ginevra di Marco glio se dotati di apparecchiature (ex CSI e PGR), Piero Pelù e gli per registrare. Skiantos, con il DJ Ominostanco   fino alla grande canzone d’autore italiana con Ivano Fossati, FaRiccardo Tesi Compositore, strumentista, ri- brizio De Andrè, Ornella Vanoni, cercatore, artista poliedrico in Gianmaria Testa, Giorgio Gaber, simbiosi poetica con il suo stru- Carmen Consoli, Carlo Muratori, mento, l’organetto diatonico, an- Tosca, Luca Nesti, Cisco, Cristina tenato della fisarmonica, al quale Donà, Nada e Giua (Maria Pierannel 1981 ha dedicato un intero di- toni Giua).  Dal 1992 è il leader sco dal titolo “Il ballo della lepre”. fondatore di Banditaliana. per il mare limpido e la sabbia finissima.


CANTO POPOLARE

Docenti: Elena Ledda - Simonetta Soro

Il corso illustrerà come ottimizzare l’uso dell’apparato fonatorio per parlare, recitare e cantare.  Sarà messo in evidenza come l’emissione e la pronuncia  di ogni singolo suono contribuiscano alla formazione della parola e come quest’ultima a sua volta si liberi divenendo musica e canto. Saranno presi in esame: controllo della respirazione, qualità vocali, impostazione ed emissione classica e popolare, tecnica polivocale del canto popolare, con particolare attenzione a quello sardo.  Elena Ledda Ha studiato canto classico presso il Conservatorio di Musica di Cagliari. Voce tra le più importanti della scena musicale sarda e mediterranea, vanta una carriera ricca di produzioni originali e prestigiose collaborazioni con i più grandi musicisti del panorama musicale  internazionale: virtuosi di musica rinascimentale, alfieri della new age e cantadores, dalla world music al jazz. Tra questi: Don Cherry, Nana Vasconcelos, Lester Bowie, Don Moye, Enrico Rava, Andreass Vollenweider, Paolo Fresu, Antonello Salis, Giorgio Gaslini, Moni Ovadia, Luigi Cinque, Noa, Richard Galliano, Gabriele Mirabassi, Antonio Placer, Lucilla Galeazzi, Riccardo Tesi, Maria Pia DeVito, Rita Marcotulli, Lino Cannavacciuolo, Raiz, Daniele Sepe, Andrea Parodi, Savina Yannatou, Fausto Mesolella. Animatrice della nuova cultura

Eventi

sarda, soprano drammatico dotata di una voce straordinaria, in oltre trent’anni di musica, dai più piccoli comuni della nostra isola all’America e all’Australia,  Elena Ledda ha portato nel mondo il suo singolare repertorio, che vivifica la memoria del canto tradizionale con  una speziata musica popolare aperta verso i lidi del Mediterraneo. Ha inciso 13 album e partecipato ad altri 20 in qualità di interprete e autrice. I suoi progetti musicali, le numerose produzioni originali che l’hanno vista protagonista, partendo dalla Sardegna, hanno raggiunto: Italia, Francia, Germania, Austria, Norvegia, Belgio, Grecia, Gran Bretagna, Svizzera, Yugoslavia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Argentina, Brasile, Tunisia, Russia, Algeria, Marocco, Ungheria, Singapore, Polonia, Libia, Norvegia, Bielorussia. Dal 2010 è direttore artistico del Premio Andrea Parodi riservato alla world music.   Simonetta Soro Cantante, attrice, si diploma in Canto presso il Conservatorio “G.P. da Palestrina” di Cagliari nel 1984, sotto la guida del soprano Maria Casula. Prosegue lo studio del canto lirico a Mantova con Ettore Campogalliani, del quale era già stata allieva nel corso di perfezionamento dell’Accademia Musicale “Ottorino Respighi” di Roma (Assisi, LuglioAgosto 1987). Si specializza nelle prassi esecutive Rinascimentali e Barocche con Mauro Uberti (Conservatorio di Parma) e con Rebecca Stewart (Conservatorio dell’AjaOlanda). Debutta cantando in prima assoluta mondiale al Teatro Greco di Siracusa le musiche di scena delle “Trachinie” di Sofocle, composte e dirette da Salvatore Sciarrino. Nel 1978 da  vita al quartetto di musica rinascimentale “Quelli dell’Orco Nuovo” poi “Scaramella” con Elena Ledda, Riccardo Leone, Franco Fois. È protagonista di numerose opere teatrali e svolge un’intensa collabo-

razione con la Rai sede Regionale della Sardegna in qualità di consulente musicale, programmista regista, attrice e cantante. Nel 1996 inizia la collaborazione nel campo della musica tradizionale sarda con Elena Ledda, con la quale condivide ancora oggi ricerca e  progetti musicali originali.  Svolge attività didattica, privatamente e in corsi pubblici, in qualità di docente di canto, tecnica vocale e respirazione. Tiene, nelle scuole,  lezioniconcerto dedicate al patrimonio della musica tradizionale e della musica Rinascimentale. Dal 2005 è docente di Canto barocco presso il Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari.  

PERCUSSIONI

(tamburello e tammorra)

E DANZE POPOLARI

mediterranee Docente: Nando Citarella

Il laboratorio propone le voci, i ritmi e le danze della tradizione popolare del sud Italia e dell’area mediterranea;  suoni e ritmi scaturiti, viaggiando da un punto all’altro del mare, dall’ incontro tra la cultura Arabo-Andalusa  e quella della nostra penisola: dalla Tammurriata vesuviana e dell’agro nocerino alla Tarantella carnascialesca di Montemarano; dal Saltarello laziale alla Pizzica Tarantata; dalla Moresca ai  ritmi e alle danze processionali, dove gestualità, rappresentazione e ritualità ancora oggi scandiscono il tempo della Festa, spesso accompagnata da elementi  di sacralità e magia.  Ritmi, danze e gestualità che rimandano a riti arcaici ed an-

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cestrali, onirici, magici, ma potentemente vivi e attuali. Nando Citarella Cantante, musicista, attore, studioso delle tradizioni popolari, teatrali e coreutico-musicali mediterranee,  è considerato oggi uno dei più grandi interpreti della cultura partenopea. Nel corso della sua straordinaria carriera  artistica  ha studiato e collaborato con  Eduardo De Filippo, Dario Fo, Lindsay Kemp, Roberto De Simone, Ugo Gregoretti, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, il  Teatro Marrucino di Chieti, l’Accademia nazionale di Santa Cecilia, l’ Orchestra Nova Philarmonia, Romaeuropa Festival, RAI international, RAI1, RAI3, RADIO1, RADIO3, Radio 3 Belgique,  Radio 2 France ORFF Austria,  ZDF Germania. Nel 1994 fonda “I Tamburi del Vesuvio”, gruppo di musica popolare napoletana, con il quale svolge un’intensa attività concertistica.  Protagonista di opere buffe, commedie musicali e concerti in Italia ed all’estero, partecipa ad alcuni film per la regia di Mario Monicelli, Luigi Magni, Cristina Comencini e Franco Zeffirelli. È direttore artistico della Compagnia “LA PARANZA” con la quale produce opere quali: La Cantata Streveza, Briganti, Malmantile e Ionica con testi di Tonino Guerra.  E’ stato direttore artistico del festival INTERETHNOS di Grottaferrata e della sezione Musica e Teatro del Festival del cinema del Mediterraneo. Collabora con Il giornalista e scrittore Giandomenico Curi per il coordinamento artistico del Festival “Marcina Etnica” a Vietri sul Mare ed è Consulente Artistico del comune di Gerace con il dott Pasquale Migliaccio.  È docente  presso l’I.s.f.o.m. (ist di formaz. per operatori musicoterapisti) di Napoli, presso la Scuola di Arti e Terapie della seconda Università di Roma Tor Vergata (Terapia e Folclore),  l’Istituto di Arti e Terapie di Lecce;  collabora con il DSM di

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Frascati e Velletri, con il Conservatorio di musica U. Giordano di Foggia per conto dell’ISMEZ e della CONFIAM, con “Diverse Abilità” nel Progetto HORIZON della Comunità Europea. Dal 2000 tiene Laboratori sul Canto Popolare Italiano e sulle Danze del Sud-Italia presso il distaccamento del Conservatorio di Vienna e Puchberg. E’ ideatore e direttore artistico di “ETNIE” con l’Accademia Musicale Interamnense (laboratori sulle tradizioni popolari del Mediterraneo). Ha fondato il Coordinamento Nazionale del DIRITTO alla MUSICA di cui è presidente dal 2008. Per l’impegno nella ricerca sulla musica tradizionale e il teatro popolare del Sud Italia, nel 2003 è stato nominato  socio onorario dell’Albo degli Scrittori e degli Artisti Italiani ed Europei per la Commissione Italiana dell’Unesco.  

ESECUZIONE E COSTRUZIONE FLAUTI DI CANNE O PASTORALI (friscaletto siciliano e sulitu) Docente: Pietro Cernuto

Chiamato flauto di canna, friscaletto, zufolo, farauto, strumento virtuosistico per eccellenza da sem-

pre legato alla danza popolare, il friscaletto siciliano, anche grazie alle sue notevoli capacità espressive determinate dal  buon vibrato e all’ ottima qualità timbrica,  si coniuga perfettamente anche con altri generi  quali la musica classica, la new age,  il pop. Il corso intende   far conoscere  ed apprezzare le straordinarie qualità e le molteplici  possibilità  di questo strumento, per lunghi anni trascurato o talvolta proposto al pubblico in maniera non  appropriata. Il friscaletto  verrà dapprima presentato da un punto di vista teorico: si parlerà della  sua storia, della materia prima utilizzata per la  sua costruzione e  verranno spiegate  alcune fasi relative alla costruzione stessa. I corsisti  inizieranno  quindi  l’ incontro diretto e personale con lo strumento attraverso una serie di esercizi, di varia difficoltà, studiati appositamente dal docente in relazione al livello di competenza e apprendimento di ciascuno di  essi. Si faranno inoltre comparazioni con su sulitu, il  flauto pastorale sardo. Oltre alle tecniche di esecuzione, il docente metterà in risalto le varie modalità di  interpretazione  in riferimento ai differenti generi  musicali.   Pietro Cernuto Diplomato in sassofono col massimo dei voti al Conservatorio“A. Corelli” di Messina sotto la guida del Maestro Vito Soranno, vincitore di 32 Primi Premi  in vari concorsi musicali nazionali e internazionali, attualmente primo sax tenore della Banda Nazionale dell’Esercito Italiano diretta dal Maestro Fulvio Creux.   Dall’età di dieci anni si dedica con passione e costanza  allo studio della zampogna a paro messinese e del friscaletto siciliano. Vincitore di numerose gare per zampogna, rassegne di musica popolare, che si svolgono regolarmente in Sicilia e fuori dallo stretto, nel 2002 vince il premio  “Zampogna D’oro”  nella Rassegna In-


ternazionale di Musica Popolare di Erice (TP). Attualmente fa parte di diverse formazioni di musicali: “UNAVANTALUNA” Compagnia di musica siciliana, “TAMATRIO”, “TAMBURI DEL VESUVIO”, “CAROSONANDO”, “TRIACORDE”, “SONANTIQUA”. Collabora  con artisti  come Mauro Palmas, Elena Ledda, Nando Citarella, Francesco Loccisano, Giuliana De Donno, Patric Vaillant, Alessandro Mazziotti,   in un’intensa attività concertistica sia in Italia che all’estero. Con gli  Unavantaluna si aggiudica  il “Premio Andrea Parodi” nell’ultima edizione novembre 2013. Dal 2006 è direttore artistico del “Raduno della zampogna” dedicato alla memoria del decano degli zampognari messinesi: ”Nino Cannistrà”. Da alcuni anni si dedica con passione alla costruzione  del flauto di canna e della zampogna a paro. Tiene corsi e stage di friscaletto siciliano e zampogna a paro in Italia e all’estero.

LAUNEDDAS

Docente: Luigi Lai

Le launeddas sono uno tra più antichi strumenti musicali polifonici dell’area Mediterranea ed indubbiamente il più caratteristico della musica popolare sarda. La loro origine antichissima è testimoniata dal ritrovamento del celeberrimo Bronzetto Itifallico(VI, VII sec.

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acquisire lo straordinario livello tecnico che, unito a una forte sensibilità artistica, lo fanno riconoscere come il più grande musicista vivente di launeddas, al quale va il merito di aver elevato a massima espressione artistica, facendola apprezzare in tutto il mondo, la musica tradizionale sarda eseguita con questo antichissimo strumento. Partecipa a numerosissime manife­s tazioni musicali internazionali in Europa, America, Medio Oriente, Giappone, riscuotendo ovunque particolari apprezzamenti di pubblico e critica musicale.  Ottiene, inoltre,  prestigiosi riconoscimenti ufficiali.  Oltre a  collaborare con numerosi interpreti della musica popolare sarda, tra cui la scomparsa Maria Carta, i Tenores “Remunnu e Locu” di Bitti o i Tenores di Neoneli, Elena Ledda, si cimenta in interessanti confronti con diverse espressioni musicali,  dalla musica pop al jazz. Collabora infatti con artisti di fama nazionale ed inter­nazionale, tra i quali:  Angelo Branduardi, Paolo Fresu, Encenni storici rico Rava, Tullio De Piscopo, Enzo presentazione dello strumento Avitabile, e tanti altri.  Interessato tecnica della respirazione circolare tecniche esecutive di base. all’esplorazione di nuove sonorità, Il corso avanzato prenderà in si avvicina all’elaborazione elettroesame: nica delle launeddas, giungendo precisione nell’esecuzione ad assegnare loro un ruolo fondastudio ragionato delle nodas mentale nella musica da camera, tempo cadenzato in chiave contemporanea.  Lavora, rapporto con lo strumento inoltre, su  brani di estrazione clasLuigi Lai Intraprende lo studio delle lau- sica. Nel corso della sua lunga atneddas all’età di 7 anni e acqui- tività, ha prodotto diverse incisioni sisce la tecnica esecutiva sotto la discografiche, sia in collaborazione guida dei grandi maestri, ora scom- con altri arti­sti, che come solista, parsi, Efisio Melis e Antonio Lara, fra cui di notevole qualità artistica si entrambi originari di Villaputzu. ricordano “Is Launeddas” (Vol. 1° Dedica allo studio ore di impegno e Vol. 2°) del 1985, “Canne in Arquotidiano, che non interrompe monia” del 1997 e “S’arreppiccu” nemmeno quando deve trasferirsi del 2003. È costantemente   impeper diversi anni in Svizzera. Qui  gnato nell’opera di  tra­smissione ha  l’opportunità di approfondire dell’arte delle launeddas a tantisla propria cultura musicale fre- simi appassionati, per lo più giovaquentando l’Accademia Musicale nissimi, attraverso la rea­lizzazione di Zurigo, dove si avvicina allo stu- di scuole in diverse parti dell’Isola, dio di pianoforte e sassofono. Una ai quali offre l’opportunità di appassione inarrestabile e un instan- prendere le tecniche esecutive di cabile impegno gli permettono di base. Approfondisce e accompaa.C.),  statuetta in bronzo di età nuragica,  raffigurante un personaggio maschile intento a suonare uno strumento a fiato  a tre canne.  Il tipico suono continuo delle Launeddas è ottenuto grazie alla tecnica della “respirazione circolare” o del “fiato continuo”, che caratterizza anche  altri strumenti a fiato come  (per citarne alcuni) la cornamusa, la zampogna, l’antico  arghul egiziano, la ghaita marocchina, il gyaling tibetano. Anticamente diffuse in tutta l’isola, attualmente sono presenti nella Sardegna meridionale, limitatamente a pochi centri del campidano di Cagliari e di Oristano, nella Trexenta e nel Sarrabus. Proprio il Sarrabus è da molti ritenuto la patria naturale delle Launeddas, essendo la zona di origine dei più grandi professionisti e dei maggiori artisti che ad esse si sono dedicati. Da questa provincia, e più precisamente da San Vito, proviene il maestro Luigi Lai. Il corso può rivolgersi a principianti o a musicisti professionisti Il corso per  principianti prevede:

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gna la formazione di allievi dotati di particolare talento. Con lo stesso desiderio di diffusione, ha recentemente pubblicato il manuale “Metodo per le launeddas” in due lingue (italiano e inglese): opera didattica unica nel suo genere, che si pone l’obiettivo di raggiungere ovunque i numerosissimi estimatori di questo strumento.

MUSICA D’INSIEME

Docenti: Simone Bottasso, Nicolò Bottasso

Il corso di musica d’insieme è un preziosissimo momento dell’attività seminariale. Un momento guidato di confronto, scambio e condivisione di conoscenze acquisite ed emozioni, indispensabile per una buona formazione musicale e personale. I partecipanti saranno coinvolti da due docenti d’eccezione in sette festosi incontri, durante i quali vivranno  il piacere  di relazionarsi e crescere attraverso la musica,  il canto e la danza.  Durante il corso verranno creati degli arrangiamenti a partire da musiche tradizionali proposte dagli insegnanti e dai brani studiati nei corsi di strumento/canto. Il corso è aperto a tutti gli strumenti e a musicisti provenienti da qualsiasi stile musicale che vogliano fare un’esperienza di musica d’insieme le-

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gata alla musica tradizionale e alle sue possibili contaminazioni con l’improvvisazione, il jazz, la musica contemporanea e la musica elettronica. L’obiettivo del corso è quello di creare uno spettacolo orchestrale di world music che sarà presentato nel concerto finale. Simone Bottasso Musicista, compositore, arrangiatore e direttore, Simone Bottasso inizia a suonare l’organetto nel 1995 all’età di otto anni approfondendo il repertorio della musica tradizionale occitana e francese. Grazie a numerosi stages e masterclass con alcuni tra i più grandi organettisti internazionali (Marc Perrone, Riccardo Tesi, Norbert Pignol e Stephane Milleret,…) fa proprie tecniche strumentali innovative sul proprio strumento, tra cui l’improvvisazione jazz. Si è classificato primo nei concorsi di organetto di Occitanica (2001) a Torino e alla “Fete de l’Accordeon” in Morvan (Francia). Parallelamente allo studio dell’organetto, si diploma in flauto traverso nel 2011 presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino. Dal 2008 frequenta la laurea triennale in Jazz al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino studiando l’improvvisazione, arrangiamento e composizione con Furio Di Castri, Giampaolo Casati, Emanuele Cisi e Dado Moroni. Nel Febbraio 2013 si laurea ottenendo la votazione di 110/110 e dignità di stampa per la tesi “Gli incontri tra le musiche del mondo ed il jazz”. Nel 2013 si trasferisce a Rotterdam per studiare composizione jazz, contemporanea ed elettronica con Paul Van Brugge e Renè Uijlenhoet. Come musicista e compositore collabora con i gruppi Duo Bottasso, Abnoba, Triotonico, Folk Messengers e Stygiens, con i quali è ospite di numerosi festival internazionali tra cui Festival Printemps des Arts www.duobottasso.com info@duobottasso.com (Montecarlo), il Festival International de Luthiers et Maitres Sonneurs di Saint Chartier

in Francia, Olimpiadi Invernali di Torino 2006, Terra Madre (2010), Torino Settembre Musica e MITO, European Jazz Expo a Cagliari, Folkest, Festival Interceltique de Lorient, Festival de Cournouaille di Quimper, Sentieri Acustici di Pistoia, Trad It in Olanda, Sidmouth Folk Festival. Nel 2010 collabora con Paolo Fresu ed il Quartetto Alborada arrangiando per tromba e quartetto d’archi alcuni brani del repertorio di Abnoba. Nel 2012 e nel 2013 Riccardo Tesi gli affida la creazione originale del festival Sentieri Acustici di Pistoia in cui dirige l’orchestra del festival su propri arrangiamenti per orchestra di musiche tradizionali della montagna pistoiese. Collaborano, come capisezione dell’orchestra, Nicolò Bottasso (violino e tromba), Luca Curcio (contrabbasso), Francesco Motta (chitarra), Pietro Numico (tastiere) e Gilson Silveira (percussioni brasiliane). Insieme a Nicolò Bottasso e Pietro Numico è direttore artistico, compositore e direttore musicale del progetto Folkestra & Folkoro, orchestra di 50 elementi fondata dal Duo Bottasso nel 2009. Nicolo’ Bottasso inizia a suonare il violino a sette anni avvicinandosi alla musica tradizionale occitana; ben presto approfondisce altri stili frequentando stages con Raphael Maillet, Tony Canton, Daniel Gourdon, Dave Sheperd. Nel 2005 inizia gli studi classici presso il conservatorio G.F.Ghedini di Cuneo, sotto l’insegnamento dei maestri Ludovico Tramma, Manuel Zigante, Giovanni Zordan. Parallelamente al violino classico, dal 2010 porta avanti lo studio della tromba con Fabiano Cudiz. Dal 2014 studia violino con Piergiorgio Rosso e jazz con Giampaolo Casati presso il Conservatorio G.Verdi di Torino. Con Duo Bottasso e Stygiens suona in numerose rassegne e festival in Italia (Premio Andrea Parodi, Sentieri Acustici), Francia (Rencontre International des Luthiers et Maitres Sonneurs),


Montecarlo (Printemps des Arts) Olanda, Belgio (Gooikoorts, Boombalfestival), Inghilterra (Sidmouth Folk Week, Towersey Village Festival) Portogallo, Germania. Nel 2012 con l’Ensemble TradAlp registra il disco TradAlp e si esibisce in Spagna e Finlandia. Con Simone Bottasso e Pietro Numico fa parte della direzione artistica dell’ensemble Folkestra&Folkoro, orchestra di 50 elementi fondata dal Duo Bottasso nel 2009. Registra TradAlp con l’Ensemble TradAlp e Crescendo con Duo Bottasso.

DANZE POPOLARI DELLA TRADIZIONE EUROPEA Docente: Alessandro Foresti

Il corso prende il nome di nome di Spassi Di Danza: sette incontri per divertirsi ballando in un clima rilassato e di condivisione, alla scoperta delle più belle e curiose danze popolari della tradizione europea e mondiale. Propone un percorso di apprendimento di semplici coreografie costruite sulle musiche popolari. Ritmi e passi dei differenti paesi entusiasmeranno e coinvolgeranno i corsisti che saranno avvolti con leggerezza dalla musica e nella naturalezza dei gesti, di cui potranno  scoprire i significati nascosti.  Spassi di danza è una proposta aperta a tutti. Non sono richieste doti fisiche particolari, né pregresse conoscenze di ballo. Una buona occasione per socializzare e scoprire che tutti hanno un’anima danzante, anche quando i piedi fanno quello che vogliono.

Eventi

Alessandro Foresti Diplomato in Organo e Composizione Organistica presso il Conservatorio “ L. Marenzio ” di Darfo B. T. (BS), affianca all’attività musicale lo studio e la ricerca nell’ambito della danza etnica attraverso la collaborazione con l’associazione Ghironda, e si perfeziona presso i più importarti centri di studio in Italia e in Francia. E’ fondatore del gruppo “Sestotono” con il quale interpreta principalmente la musica dell’est europeo.  Realizza la parte musicale per diversi spettacoli di danza etnica e cura corsi e attività didattiche per la scuola. Dal  1994 collabora stabilmente come tastierista improvvisatore con gli Hope Singers, un coro specializzato nell’esecuzione della musica gospel, con il quale avvia un nuovo percorso musicale alla scoperta della musica ebraica. In quest’ambito si occupa di ricercare, trascrivere ed armonizzare per coro e strumenti, il suggestivo repertorio yiddish. Cura, come organista, compositore e direttore della corale Santa Cecilia, la musica nella liturgia della parrocchia di Tavernola. Scrive musiche per film, spot pubblicitari e sigle televisive e svolge intensa attività concertistica partecipando a rassegne nazionali ed internazionali. Innumerevoli le collaborazioni con gruppi strumentali in qualità di Continuista e solista  

BALLO SARDO

Docente: Giuseppe Molinu

di Seminario; pratiche di ballo che hanno valicato i singoli confini delle comunità e che s’inseriscono in una realtà, quella delle piazze, in continuo fermento ed evoluzione. Un momento d’incontro, di considerazioni, di scambio culturale in cui docente e corsisti si misureranno con la pratica coreutica di alcuni balli isolani, il cui filo conduttore vorrà essere il piacere, o se si preferisce la passione, di provare a dare sensi e misure a su passu campidanesu, a su passu torrau, a su dillu, a sa dantza, a sa “logudoresa” e a su ballu tundu. Giuseppe Molinu Appassionato delle tradizioni isolane, fin da bambino riconoscente del valore degli insegnamenti di nonni e genitori su alcuni modi di fare musica in Sardegna, ha avuto modo di approfondire alcuni cicli performativi durante gli studi universitari. Da trent’anni balla il ballo sardo, dapprima nel suo paese natio, Buddusò, in famiglia, in piazza e nel gruppo folk degli allora bambini, con i quali ha partecipato a svariate rassegne nelle feste patronali, sagre della Sardegna e della penisola. Da diciannove anni segue il fenomeno del ballo sardo a Cagliari e da dieci, organizza corsi di ballo sardo in alcune sale cittadine; da ultimo nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Da tredici anni si occupa attivamente della valorizzazione della lingua sarda nelle istituzioni, nelle scuole e nell’Università. Un impiegato del ballo al servizio di appassionati e curiosi. ❖ Contatti e iscrizione 

“Dalla piazza alle piazze: il ballo sardo nella contemporaneità”: questo il cammino che si cercherà di percorrere durante i sette giorni

Informazioni: mareminiere@gmail.com L’iscrizione può essere effettuata per uno o due corsi: il primo si svolgerà al mattino, il secondo nel pomeriggio. A tutti i corsisti delle discipline musicali, viene offerta la possibilità di frequentare gratuitamente il corso pomeridiano di musica d’insieme. Tutti coloro che si iscriveranno entro il 30 di aprile potranno usufruire di una riduzione di 20,00 €. Non sono inclusi nella riduzione i corsi di ballo sardo e danze europee. Tutti i corsi sono gratuiti per i bambini fino ai 12 anni di età.

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Eventi MUSICA W FESTIVAL 2015 XXI EDIZIONE

12/13/14/15/16 Agosto @ Castellina Marittima (PI) Ingresso gratuito Comunicato Stampa

L’associazione culturale ProLoco di Castellina Marittima, è orgogliosa di presentare:

MUSICA W FESTIVAL 2015

Web: http://www.musicaw.net | https://www.facebook.com/musicawfest Ufficio stampa: Leonardo Cianfanelli 340 2852812 - leonardo.cianfanelli@gmail.com

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iunto ormai all’invidiabile edizione numero VENTUNO, torna dal 12 al 16 Agosto il MUSICA W FESTIVAL, appuntamento ormai classico dell’estate toscana che negli ultimi anni si è affermato anche a livello nazionale, tanto da collezionare record incredibili di presenze trascinando migliaia di persone sulle bellissime colline di Castellina Marittima in provincia di Pisa. Il primo nome del cartellone confermato è quello dei Biohazard, storica formazione alternative metal di Brooklyn (NY) attiva dal 1987, ma tante altre saranno le band che verranno annunciate a brevissimo, pronte ad alternarsi tra il Main Stage del Parco Pubblico Luigi Montauti e il Second Stage in terrazza.

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Nel frattempo già aperte le iscrizioni al contest SALI SUL PALCO DEL MUSICA W, riservato alle band emergenti con scadenza 15 Giugno, quelle per tutti i VOLONTARI e una piccola raccolta fondi per tutti quelli che vogliono contribuire a rendere ancora più speciale questa manifestazione in netta ascesa. Il tutto come sempre sarà ad INGRESSO GRATUITO, tutti i dettagli sul sito ufficiale e facebook. ❖ http://www.musicaw.net/ https://www.facebook.com/musicawfest


Recensioni SKETCH: SHED LIFE Comunicato Stampa

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hed Life, pubblicato il 28 maggio 2012, è considerato sicuramente uno dei migliori album scozzesi del 2012, secondo la rivista Living Tradition. Questo disco è stato apprezzato da un insospettabile quantità di appassionati scozzesi, anche se da noi il riflesso del suo successo è giunto attutito. È possibile ordinare il disco da Skye Records. Su Lineatrad purtroppo non ne abbiamo parlato per il semplice fatto che ci occupiamo prevalentemente di notizie a carattere nazionale e solo occasionalmente ci capita qualche album straniero, ma un comunicato stampa, anche se non riguarda un’anteprima, va pubblicato in ogni caso se di pubblico interesse. Il gruppo Sketch è l’ultima creazione del batterista e produttore Iain Copeland, e rappresenta la sintesi perfetta della sua ispirazione, stando alla guida di una

nuova ondata celtica basata sul radicamento di suoni con accentuato ritmo di danza. Con Iain alle percussioni e programmazione, la lineup presenta anche la splendida voce in Gaelico di Maeve MacKinnon, con il violinista Neil Ewart e Steven Blake/Fraser Shaw alle cornamuse e flauti e Chris Waite alla chitarra. Considerata come “una sedicente musica tradizionale per il 21° secolo», i Sketch producono un lavoro strumentale e vocale elettrizzante, con loops dal vivo, beats e grooves. L’abilità della band nell’improvvisazione a ruota libera offre una esperienza live emozionante e dinamica, come dimostrato durante numerosi spettacoli culminati in esplosive performances nel Winnipeg Folk Festival 2012, Cambridge Folk Festival 2013, per finire con il Knockengorach e il Celtic Connections 2014. ❖

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Recensioni DENEZ PRIGENT

“DENEZ” Settimo album dell’artista bretone

di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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enez Prigent è un cantante e compositore bretone di fama internazionale. Conosciuto anche in Italia, soprattutto dagli amanti della musica bretone, come valente interprete di “gwerz”: canzoni tipiche del panorama musicale bretone, che si possono definire anche come “lamenti”, che raccontano in modo poetico e a volte allegorico, avvenimenti storici, fatti leggendari o realmente accaduti spesso tristi e non sempre a lieto fine. Qualche breve nota biografica su Denez Prigent Nato nel 1966 dalle parti di Roscoff si è interessato fin da adolescente alla cultura, alla musica e alla lingua bretone di cui ha seguito dei corsi universitari a Rennes. Appassionato inoltre di pittura ha seguito dei corsi di Arti Plastiche sempre all’università di Rennes. Dopo aver assistito alle esibizioni di vari cantanti tradizionali tra cui le Sorelle Goadec, ha cominciato in giovane età a cantare in “kan ha diskan” (canto e controcanto) nelle festoù-noz. Ha vinto diverse edizioni del “Kan ar Bobl” (Canto del popolo), un concorso nato con lo scopo di mantenere il patrimonio culturale e musicale bretone, che si svolge tutti gli anni a Pontivy, a cui partecipano numerosi cantanti e musicisti. La sua carriera è costellata dalla partecipazione a numerosi Festival sia in Francia sia all’estero. Ha al suo attivo cinque album originali di cui il penultimo “Sarac’h” è uscito nel 2003 e una compilation “Denez Best Of” uscito nel 2011. Sono passati quindi dodici anni prima di veder pubblicato questo suo ultimo album dal titolo “Denez”, sottotitolo “Ul liorzh vurzhudus” (in bretone) “An enchanting garden” (in inglese), uscito lo scorso 7 aprile a cura della Coop Breizh. Fanno parte di quest’album dodici brani di cui dieci in bretone, uno in inglese e quello di chiusura, senza testo. Avevamo avuto modo di ascoltare in anteprima alcuni brani lo scorso luglio durante il Festival Cornouaille di Quimper e avevamo notato delle sonorità diverse rispetto ai precedenti album e ne abbiamo avuto conferma nell’ascolto di questo “Denez” in cui le ritmiche tradizionali sono affiancate da armonie orientaleggianti o appartenenti all’area mediterranea. La voce inconfondibile di Denez Prigent, si discosta, senza togliere niente a nessuno, da quella degli altri

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cantanti del panorama bretone; penetrante, capace di provocare sensazioni e vibrazioni uniche, a nostro avviso spontanea e per nulla ricercata, pare sgorgare dal profondo dell’animo e in questo album entra in perfetta sintonia, oseremmo dire in simbiosi, con i musicisti che l’accompagnano e con i loro strumenti sia tipicamente bretoni come la bombarda e il binioù sia provenienti dai quattro angoli del mondo come il bendir, l’hang o il duduk. Forse la sua passione giovanile per la pittura e il disegno ha portato l’artista a cimentarsi in quest’impresa in cui sembra dipingere la musica con mille colori. La copertina del CD, in effetti, ritrae Denez in primo piano su uno sfondo sfuocato di tantissimi fiori colorati, che ripropongono, quasi con un messaggio subliminale il sottotitolo dell’album: “Il giardino incantato” e i vari colori musicali dei brani proposti. Denez Prigent, come dicevamo, ha impiegato dodici anni per realizzare questa sua nuova impresa, forse un lungo periodo di riflessione e lontananza che poi l’ha portato alla decisione di riproporre la sua arte, da come si potrebbe cogliere dal testo emozionante del secondo brano dell’album: “Beajet’m eus” (Ho viaggiato) in cui dice “Ho fatto il giro del mondo alla ri-


Recensioni

cerca di non so cosa; ho viaggiato fino alle stelle per trovare quello che non trovavo in questo mondo e dopo sette anni, senza aver trovato quello che cercavo, sono tornato e l’ho trovato davanti alla mia porta; ho trovato una terra e un paese che avevo dimenticato”. Denez Prigent è accompagnato in questo album da sette musicisti: Alain Pennec, musicista di organetto diatonico molto famoso in Bretagna; Thomas Ostrowiecki, percussionista: bendir, daf, cajon, djembè, hang, cimbali, campane, riq, shaker; Cyrille Bonneau, già facente parte del gruppo dei Wig a Wag: bombarda, binioù koz, sassofono, flauti e duduk armeno; Jonathan Dour, già componente in passato dei Karma e dei Liam: violino e violoncello;

Antoine Lahay, anche lui tra i Karma: chitarre a 6 e 12 corde; Jérôme Séguin: contrabbasso; François Verly, jazzista: piano e tablas. I brani proposti si alternano tra gwerz e danze bretoni come plinn e fisel, interpretate in modo tipicamente personale da Denez Prigent, che nelle varie interviste precisa che non sono cantate alla maniera fest-noz ma usate come veicolo per trasmettere le sue sensazioni, anche se a nessuno è vietato danzare durante le sue esibizioni. Tutti i brani dell’album sono eseguiti in acustico e quindi l’artista ha preferito abbandonare, per il momento, la forma elettronica che aveva utilizzato in precedenti occasioni. Le registrazioni inoltre sono state effettuate dal vivo in una sala concerti adattata a studio e mixate su una console analogica per dare un suono più reale. Nel libretto del CD ci sono solo i testi originali, ma se si entra nel sito ufficiale del cantante si trovano le traduzioni, mentre sull’ultima pagina di copertina, come potete vedere dalle immagini, ci sono i titoli sia in bretone sia in inglese. Denez ha dedicato questo album a sua moglie e manager Stéphanie Pontfilly, scomparsa lo scorso febbraio. Denez Prigent sarà presente al prossimo Festival Interceltique di Lorient nella serata di domenica 9 agosto in uno spettacolo certamente da non perdere. Vi consigliamo comunque di procurarvi questo album e di ascoltarlo con attenzione; vi assicuriamo che, come il giardino, anche voi ne rimarrete incantati. Questo CD è prodotto e distribuito da Coop Breizh. ❖

Il sito ufficiale di Denez Prigent: www.denez.fr Il sito della Coop Breizh sul quale è possibile acquistare il CD: www.coop-breizh.fr

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Cronaca LA DOPPIA FACCIA DI UNA VITA: “LUNA NERA” È IL NUOVO SINGOLO DI PAOLO TOCCO Comunicato Stampa

Il nuovo singolo di Paolo Tocco da oggi in tutte le radio. Dal folk rock on the road americano di Jackson Browne alle radici della nostra bella canzone d’autore italiana. In rete anche il Video Ufficiale “Luna Nera”, la doppia faccia della vita.

“Luna Nera” è anche in VIDEO: prodotto dalla 35mm Creative Lab di Stefano Rossoni e Serena Zavatta, ecco un’altra prova di ironia e di gustosa voglia di prendersi un po’ in giro, senza dover per forza restituire una seria e didascalica radiografia della musica e delle parole. “Luna Nera” è la doppia faccia della vita quotidiana, la doppia faccia delle persone e delle loro morali, la doppia faccia delle apparenze. “Luna Nera” è la storia di un tradimento che diventa complicità, un menage a trois quando sembrava fosse l’amore – quello sano, quello etico, quello fedele – l’unica vera strada da percorrere...così si diceva in giro, tra la gente...

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una Nera è il nuovo singolo del cantautore e producer abruzzese Paolo Tocco che torna in radio dal 10 Giugno con un nuovo estratto da questo suo secondo e fortunato disco “Il Mio Modo di Ballare” uscito lo scorso 20 Febbraio per Protosound Records. Un disco anticipato dal singolo “Aveva Vent’anni” ampiamente accolto dalla critica e dalle rotazioni radiofoniche italiane. Un nuovo lavoro, un nuovo disco, un nuovo album di storie e di fotografie dove è l’ipocrisia il vero ed unico filo conduttore, il leitmotiv di un disco che sta raccogliendo solo grandi ed entusiasmanti riscontri di critica. “Il Mio Modo di Ballare” è una testimonianza ricca e fedele di un grande lavoro di squadra, la cui produzione firmata da Domenico Pulsinelli e ovviamente condotta e accompagnata da Giulio Berghella e Claudio Esposito. La Protosound gioca tutte le sue carte in fatto di qualità e di produzione, come fare un punto della situazione e una fotografia che regali l’istantanea di quanto raccolto in oltre 10 anni di attività discografica sul campo.

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PAOLO TOCCO – BIOGRAFIA Nasce a Guardiagrele (CH) il 7 ottobre del 1979... Ingegnere Elettronico dopo un tradizionale percorso di studi che lo introducono alla fisica delle onde e quindi al suono. Studioso di Cartomagia e Prestigiazione per oltre 12 anni che lo portano a pubblicazioni nazionali per la rivista Magia Moderna e all’insegnamento presso la scuola d’arte magica del Club Magico Abruzzese diretto da Ivo Farinaccia. Nel 2005 si diploma come Sound Engineer presso il corso accreditato della Spray Records e apre il primo studio di produzione a Chieti Scalo. Da qui la nascita di EPPERFETTO WEB RADIO, una radio web ideata da Giulio Berghella che settimanalmente ospita artisti della scena locale e non solo. Le prime produzioni e il primo disco personale come cantautore nel 2008 dal titolo “Anime Sotto il Cappello” pubblicato l’anno seguente dalla OddTimes Record di Roma e segnalato ottimamente nella categorie opere prime del Premio Tenco del 2009. Il singolo “Lo Sposo e la sua spiga di grano” - esplicita dedica al principe Francesco De Gregori - sarà


Cronaca

molto trasmesso in radio: da subito nella top10 della Indie Music Like e in breve anche inserito per un intero mese in playlist on Radio Capital. Da qui il tour italiano e l’inizio di un percorso discografico che lo ha visto crescere e stringere rapporti con quasi tutte le realtà discografiche italiane. Successivamente con il suo produttore storico e compagno di viaggio Giulio Berghella fonda la Protosound Polyproject, azienda di produzione e promozione discografica aprendo importanti studi di registrazione – www.protosound.net La Protosound, al fianco di Fabio Gallo de L’Altoparlante fonda le label VOLUME! Records e a AUTOMATIC Records dando vita a numerosi progetti tra i quali ZIBBA con cui vince il Premio Tenco 2012 come miglior disco dell’anno e il Premio della Critica al Festival di Sanremo 2014. Successivamente stringe rapporti di produzione e di comunicazione con marchi storici come WARNER UNIVERSAL - EMI - CRAMPS - VENUS - EDEL - CNI - GOODFELLAS - BLITZ - DCOD COMMUNICATION. Lavora con numerosi artisti nel panorama italiano, emergenti e nomi di punta come I RIO– CLAUDIO ROCCHI– CRISTINA DONÀ – AL BANO - AUDIO 2– PAOLO BENVENGNÙ –BLASTEMA– AUCAN– KELLY JOYCE – IL GENIO – NOBRAINO - ETTORE GIURADEI THE ROCK’N’ROLL KAMIKAZES e tantissimi altri... www.protosound.net Nel 2010 Paolo Tocco inventa e realizza con Giulio Berghella e Francesco Ficurilli il format radio RADIO INDIE MUSIC LIKE, appuntamento settimanale della classifica di gradimento dei maggiori singoli della scena indie italiana redatta dal MEI. Il format rag-

giunge un circuito di oltre 200 radio collezionando oltre 500 passaggi settimanali. La Protosound vince così il PREMIO MEI 2013 per la maggiore diffusione sul circuito radio italiano. Dal 2013 il format si trasforma e si amplia, cambiando nome e aspetto. Il nuovo progetto radiofonico si intitolerà TUTTI I TOPI VOGLIONO BALLARE ospitando rigorosamente dal vivo oltre 40 artisti della scena nazionale e dando vita ad una compilation live pubblicata su XL di REPUBBLICA. Paolo Tocco è anche redattore e blogger su decine di siti e magazine italiani. Sotto la guida di Fernando Fratarcangeli segue le recensioni e le interviste sul mensile RAROPIU’ e poi ancora scrive di musica su Xl di Repubblica, Intercity Magazine, Outune.net, Cheap Sound, OkMusik, Causa&Effeto, LoSpettacolo.it, BoxMusica e tantissimi altri. A Febbraio 2015 il nuovo disco dal titolo “Il Mio Modo di Ballare” seguito dalla produzione artistica e tecnica di Domenico Pulsinelli. Un ritorno in scena come cantautore dopo oltre dieci anni dediti alla vita musica di decine e decine di artisti. Un modo importante per esprimere al menglio tutta la maturità artistica e i crediti lavorativi raggiunti e guadagnati fino ad ora. ❖ CREDITI “IL MIO MODO DI BALLARE” il nuovo disco di PAOLO TOCCO “AVEVA VENT’ANNI” - OFFICIAL VIDEO Anteprima disco: primo singolo in rotazione radiofonica dal 11 Ottobre 2014 https://www.youtube.com/watch?v=BP3jdBLEjjw “COME LE FORMICHE” - OFFICIAL VIDEO Secondo singolo di lancio in uscita il 20 Febbraio 2015 https://www.youtube.com/watch?v=3A9WaOTiu0w “LUNA NERA” - OFFICIAL VIDEO Terzo singolo in rotazione radiofonica dal 10 Giugno 2015 https://www.youtube.com/watch?v=snIaV1yitQ8 label PROTOSOUND RECORDS www.protodound.net edizioni PROTOSOUND Edizioni Musicali prodotto da Domanico Pulsinelli - Claudio Esposito ufficio stampa Protosound Polyproject ufficiostampa@protosound.it promo radio Giulio Berghella direzione@protosound.it promoradio@dcod.it

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Eventi

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Eventi FINISTERRE srl

Mobile 338/6263549 E-mail: press@finisterre.it www.finisterre.it

Comunicato stampa

BALLO! VI edizione Santu Paulu delle Tarante 29 Giugno, ore 21.00 Cavea – Auditorium Parco della Musica Roma Ospiti:

Pizzicanto’. Le Torri Umane di Irsina (Matera) La Pizzica di Diso (Lecce), Il Ballo di San Vito dei Normanni (Brindisi)  La Tarantella cilentana (Salerno) Antonio ‘O lione e il gruppo tradizionale dei canti “alla perteca” di Somma Vesuviana (Napoli) Davide Rondoni

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n grande spettacolo dedicato alle danze popolari italiane con oltre trecento cantori, musicisti e danzatori popolari Un progetto originale di Ambrogio Sparagna Prodotto della Fondazione Musica per Roma in prima esecuzione assoluta con la partecipazione dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica, il Coro Popolare diretto da Anna Rita Colaianni  e Gruppi di

danzatori popolari coordinati da Francesca Trenta. Ritorna dopo il grande successo delle precedenti edizioni Ballo!, il grande spettacolo di danze popolari italiane. Una grande festa, all’aperto e al chiuso, con laboratori sia la mattina che il pomeriggio aperti a tutti gli appassionati. Un grande spettacolo con oltre trecento danzatori, cantori e musicisti provenienti da tante  regioni italiane. Questa edizione è dedicata alle danze tradizionali devozionali e terapeutiche, in particolare a quelle legate culto di San Paolo, antico protettore e guaritore delle “Tarantate”. La sua figura di guaritore e di ammaestratore di “morsi” di serpente, è un tratto ancora molto presente nella cultura popolare. Lo spettacolo presenta  alcuni canti tipici della tradizione dei “ciaraoli” calabresi, gli antichi guaritori popolari che curavano i mali provocati da morsi velenosi; le invocazioni al santo protettore delle tarantate tipiche della tradizione salentina e alcuni racconti e canti  legati al suo viaggio verso Roma.

Di grande rilievo in questa sesta edizione di Ballo! è la presenza di tanti gruppi di danzatori tradizionali fra cui spicca il gruppo dei Pizzicantò di Irsina, piccolo paese della provincia di Matera. Si tratta di un’antica forma di danza devozionale che si sviluppa in verticale con gruppi di decine di danzatori che danno vita simbolicamente a delle torri devozionali. Altri esempi di grande suggestione sono i giovani danzatori del Ballo di San Vito, una forma particolare di danza vertiginosa,  tipicamente maschile e legata ad antichi rituali marziali. E ancora i canti “a figliol “ del repertorio devozionale mariano del gruppo di Somma Vesuviana. Una presenza speciale è anche quella di Antonio Cortazzo, il più importante suonatore di ciaramella tradizionale, dotato di una tecnica strumentale virtuosistica e raffinata. Questi  sono alcuni esempi di questo straordinario spettacolo che grazie alla forza della sua energia vitale e miracolosa coinvolgerà tutto il pubblico trasformando la Cavea in una grande festa popolare. ❖

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Cronaca ARGJIROFEST_ON Festival Nazionale del Folklore di Argirocastro Albania - 10-16 maggio 2015 Comunicato stampa

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l Festival si propone di promuovere e proteggere la migliore musica, coreografia, i valori etnografici che sono stati creati secoli fa e trasmettere al mondo tutti i generi del folklore albanese. Una particolare enfasi viene posta per evidenziare e promuovere le creazioni nel folklore: imitazioni, giochi pantomimici e umoristi; creazioni legate alle feste tradizionali e rituali; nonché individuare e preservare creazioni antiche. Il Festival Nazionale del Folklore ha avuto luogo per la prima volta nella città di Tirana, nel 1957, con il titolo di “Festival Nazionale della Canzone, Musica e Danza”. Il primo Festival Nazionale del Folklore di Argirocastro ha avuto luogo nel 1968. In seguito, si è svolto una volta ogni cinque anni nel castello della città, rispettivamente nel 1973, 1978, 1983, 1988. Nel 1995, il Festival si è svolto nel castello di Berat, mentre nel 2000 il Festival è stato restituito alla città-museo di Argirocastro, dove si è tenuto anche nel 2004 e nel 2009, con una partecipazione di 1.200 artisti provenienti da diversi distretti albanesi, nonché dal Kosovo, FYROM, Montenegro e da altri paesi esteri. ArgjiroFest_ON 2015 è uno spettacolo onnicomprensivo: la città di Argirocastro è stata immersa giorno e notte da gruppi di musica folk, da costumi, da fiere, mestieri tradizionali, mostre, proiezioni di film, stage all’aperto con musica alternativa, tra cui DJ e atelier albanese di danza popolare. Quest’anno si sono esibiti 952 artisti provenienti da Albania, 102 artisti provenienti da albanesi della Diaspora in Kosovo, 100 artisti provenienti da albanesi della diaspora nel FYROM, 50 artisti provenienti da albanesi della diaspora in Montenegro, e i seguenti noti artisti contemporanei e tradizionali sono saliti sul palco del Festival: Eda Zari, Olen Çezari, Rona Nishliu, Fanfara Tirana, Vikena Kamenica, Keli band e Coro Polifonico albanese Robert Bisha, banda polifonica Inoro, Divanhana dalla BosniaErzegovina etc. ❖

Si prega di visitare questi link per maggiori informazioni: Live streaming del festival da RTSH Art: http://rtsh.al/tvsh_live.php Programma e informazioni: http://argjirofest.info/ Per ulteriori informazioni non esitate a contattarci al Ministero della Cultura info@kultura.gov.al

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Cronaca 23-24-30 ottobre 2014

NEL SEGNO DELL’ARPA CELTICA A MONZA E DINTORNI di Giustino Soldano

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ono passati alcuni mesi ma certi avvenimenti che hai vissuto con estremo interesse e che ti sono sembrati unici nel loro genere, restano impressi nella memoria e danno l’impressione di essere recenti. Parlo di tre serate, come dice il titolo nel segno dell’arpa celtica, che si sono svolte nel territorio di Monza verso la fine dello scorso ottobre. La prima dal titolo “Omaggio alla musica popolare”si è tenuta il 23 ottobre al Teatro Manzoni di Monza in occasione del settantesimo compleanno di Michele Sangineto, liutaio noto a livello internazionale, costruttore di arpe utilizzate da moltissimi artisti, tra cui Alan Stivell e realizzatore di strumenti antichi. La manifestazione è stata organizzata dai figli di Michele. Caterina e Adriano e dalla moglie Paola ed ha visto la partecipazione di numerosi Stefano Corsi

Mario Lipparini

artisti, che in qualche modo hanno avuto contatti o hanno collaborato con Michele, provenienti sia dall’Italia sia dall’estero. Tra questi, gli

arpisti: Antonella Pierucci, Rossana Monico, Katia Zunino, Mario Lipparini, Patrizia Borromeo, Stefano Corsi, Andrea Piazza, Alessandro Tombesi, Vincenzo Zitello, Fabius Constable con la Celtic Harp Orchestra, provenienti dalle varie regioni italiane, il tedesco Jochen Vogel e il bretone Myrdhin. Inoltre hanno partecipato i suonatori di baghèt Valter Biella e Alberto Rota, Ettore Castagna alla lira calabrese, il violinista ungherese Janosh Hasur, il compositore e polistrumentista Louis Siciliano, il suonatore di cornamusa Giampiero Beltrando, il sassofonista Mattia Vierzi, il musicista Franco Brera, i gruppi musicali Ogam, Enerbia, Picotage, Folkamiseria e il gruppo vocale della Famiglia Sala oltre, ovviamente, all’Ensemble Sangineto formata da Caterina, Adriano e dal chitarrista Tiziano Cogliati.

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Cronaca Vincenzo Zitello

Fabius Constable

Valter Biella e Alberto Rota

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L’intento era quello di radunare una settantina di artisti per il compleanno di Michele e i suoi familiari ci sono riusciti. Lo spettacolo ha avuto un grande consenso di pubblico e la sala del Teatro era gremita. Durante la manifestazione sono state invitate sul palco alcune persone che si occupano a vario titolo di musica folk e popolare e i Sangineto hanno consegnato loro delle targhe di riconoscimento personalizzate, riportanti le varie motivazioni; tra queste persone ne citiamo alcune conosciute anche dai lettori di Lineatrad: Umberto Crespi dei Gens d’Ys e organizzatore del Bustofolk, Roberto Sacchi di Folk Bulletin, Giovanni Alcaini di Folknights e Isola Folk e anche il sottoscritto e Muriel (per l’impegno nella comunicazione e diffusione delle tradizioni popolari tra Italia e Francia). Ci sono stati forti momenti di emozione da parte di quasi tutti, soprattutto per il festeggiato che anche lui salito sul palco, visibilmente commosso, è stato più volte osannato dagli artisti e dalla platea. La serata si è conclusa con la partecipazione di tutti i musicisti che hanno interpretato insieme il brano “Greensleeves”. La seconda serata dal titolo “Il trionfo dell’arpa celtica” svoltasi il 24 ottobre al Teatro Astrolabio di Villasanta (MB) si è imperniata sulla partecipazione dei tre arpisti: Adriano Sangineto, Jochen Vogel e Rémi Myrdhin che si sono alternati sul palco suonando sia in solo sia, per la prima volta in assoluto, in ensemble, interpretando brani tradizionali o di loro composizione. Esperimento riuscitissimo, nonostante stili differenti tanto da un punto di vista musicale quanto tecnico, che il numeroso pubblico presente ha potuto conoscere e visibilmente apprezzare con calorosi applausi e richieste di bis.


Cronaca Ettore Castagna

Louis Siciliano

Presente in sala anche Michele Sangineto che è stato nuovamente applaudito per la serata precedente al Teatro di Monza. A fine concerto ho posto alcune domande a Rémi Myrdhin che riassumo in questa intervista: È la prima volta che ti esibisci in Italia?

No, sono già venuto tante di quelle volte che ormai non le conto più; penso di aver girato tutta l’Italia; sono stato a Milano, Verona, Bergamo, Trento, Trieste, Perugia, Cosenza, Viggiano, Roma. Che impressione hai avuto di questa serata?

Janosh Hasur

Famiglia Sala

Mi è piaciuto moltissimo suonare con Adriano e Jochen che conosco da tempo e con i quali siamo amici; l’amicizia è una bella cosa che deve essere mantenuta e coltivata e la musica è bella non tanto per se stessa ma se la si suona col cuore. Ho già suonato in passato con Jochen, ma è la prima volta che suono con Adriano e quindi è la prima volta che suoniamo noi tre insieme. Non abbiamo avuto molto tempo per provare, ma abbiamo suonato con spontaneità ed è andata molto bene. Inoltre è stata l’occasione per suonare di nuovo in Italia, di fronte ad una platea molto simpatica, che ascolta con interesse e che manifesta la sua calorosità. A questo proposito, hai trovato differenze tra il pubblico bretone e quello di stasera?

Sì, mi è sembrato che questi spettatori manifestino più apertamente il loro entusiasmo rispetto a quelli bretoni, che sono più riservati, anche se ciò non vuol dire che loro non apprezzino gli spettacoli: hanno un modo diverso per esprimere il loro consenso. Hai in programma dei concerti prossimamente?

Settimana prossima sarò in Bretagna nella Foresta di Broceliande

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Cronaca Adriano e Michele Sangineto

Rémi Myrdhin

per i festeggiamenti di Samain (il Capodanno celtico). Saranno quattro giorni di festeggiamenti e riceveremo da Londra Philip CarrGomm, Gran Druido dell’Ordine dei Bardi Ovati e sarà l’occasione per tenere conferenze, fare musica e incontri tra Bardi, organizzare passeggiate nella foresta. Successivamente ritornerò dalle mie parti dove terrò un master class di arpa con una decina di stagisti. A fine novembre invece sarò in Germania per una tournée, mentre a dicembre sarò di nuovo in Bretagna per dei concerti. Dovrei poi venire in Italia in primavera, dalle parti di Como per un concerto con Fabius Constable. A luglio poi sarò a Dinan per i Rencontres internationales de harpe celtique. Ho notato che stasera hai cantato in francese.

È vero, ma purtroppo non c’era abbastanza tempo per proporre alcuni pezzi che canto in bretone.

Ho letto nella tua biografia che hai iniziato a suonare con il piano; hai trovato molte differenze con l’arpa?

Trionfo dell’arpa celtica con il Trio Sangineto, Myrdhin, Vogel

Mentalmente i due strumenti sono uguali nel senso che si suonano con entrambe le mani. Il piano è come un’arpa ma invece che toccare direttamente le corde si usano dei tasti che a loro volta percuotono delle corde mediante i martelletti; quando si apre un pianoforte si vede un’arpa. Quando avevo quattro anni a casa dei nonni c’era un piano sul quale salivo e lo aprivo e grattavo le corde per capire da dove venivano i suoni; forse avevo già l’animo dell’arpista a quell’età. Un’ultima domanda, hai citato prima la prossima manifestazione “Rencontres internationales de harpe celtique” di cui sei l’organizzatore; hai già un’idea del programma?

Il programma è già definito; ci saranno venticinque arpisti tra cui Adriano Sangineto che suo-

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nerà con sua sorella e per la prima volta un arpista turco, poi ci saranno artisti provenienti dalla Germania, ci sarà un suonatore di Kora dal Mali e dei bretoni ovviamente.

Cronaca

Bene, ti ringrazio e magari ci rivedremo a Dinan.

Il tris di spettacoli si è concluso la sera del 30 ottobre al Museo di Arte Contemporanea di Lissone (MB) con il “Concerto del Duo Zunino”, formato dall’arpista Katia, che aveva già suonato nello spettacolo del 23 a Monza e da Eliana, voce e bodhran. La serata faceva Duo Zunino parte della rassegna “Un viaggio in musica - itinerario nelle non era ancora molto diffuso, che musiche dal mondo”. esisteva una cantante Zunino di Anche in questa serata tra gli nome Eliana e la contattai venendo spettatori, che in questo ambito a conoscenza che anche lei aveva non erano particolarmente nume- sentito parlare di una Zunino arpirosi, erano presenti Michele Sangi- sta. Fu in occasione di un Festival neto e la moglie Paola. in Liguria che ci conoscemmo e Spettacolo molto interessante decidemmo di formare un duo, un e piacevole sia dal punto di vista po’ giocando anche sul fatto che ci musicale sia da quello esecutivo, potessero scambiare per sorelle. quello del Duo Zunino, molto affiatato, che ha proposto musiche Come avete organizzato il concerto irlandesi, scozzesi e bretoni, coin- di stasera: è stata una vostra proposta volgendo con il loro brio il pubblico, o siete state contattate da qualcuno? Siamo state contattate da Roche ha visibilmente apprezzato l’eberto Porroni, chitarrista classico e sibizione. Nonostante il cognome uguale direttore artistico della Rassegna, ho scoperto che Katia e Eliana non che ho conosciuto moltissimi anni sono parenti e a fine concerto, in- fa, quando suonavo con il gruppo curiosito, ho chiesto alcune infor- dei Birkin Tree. È Roberto che ci ha invitato per questa serata. mazioni alle due artiste. Come vi siete conosciute?

Ci fu un articolo su giornale circa dieci anni fa in cui si elogiava la cantante Zunino esibitasi in un concerto la sera precedente. Lo trovai strano poiché in quella serata io avevo solamente suonato l’arpa e non avevo affatto cantato, per cui pensai ad un errore del giornalista. Scoprii solo per caso e qualche tempo dopo, ai tempi internet

È la prima volta che suonate in questa sala?

dato che la conversazione era molto avvincente, ma i responsabili del Museo ci hanno fermamente invitato ad uscire dalla struttura e a quell’ora e in quella zona, purtroppo non c’erano locali pubblici aperti e, visto anche il clima autunnale, non si poteva certo continuare l’intervista in mezzo alla strada per cui abbiamo dovuto interrompere con la speranza, però, di rivederci in un’altra occasione. In conclusione, sono state tre serate molto interessanti, piacevoli ed emozionanti che hanno visto, soprattutto la prima, la partecipazione di artisti di fama internazionale che difficilmente sarà possibile riunire di nuovo tutti insieme. Un plauso a chi si è attivato ed è stato capace di organizzare tali avvenimenti indimenticabili. ❖

No, abbiamo già suonato qui tre anni fa ed allora la sala era piena ed il concerto era gratuito. Stasera c’era meno gente forse perché era a pagamento, ma siamo comunque soddisfattissime perché la gente ci ha ascoltato con attenzione ed è stata molto partecipativa. Avrei voluto porre altre domande,

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Argomenti LUIGI “GRECHI” DE GREGORI “TUTTO QUEL CHE HO 2003-2013” di Gloria Berloso

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uscita la raccolta “TUTTO QUEL CHE HO 2003-2013” del folksinger LUIGI “GRECHI” DE GREGORI, una collection che racchiude i suoi brani più rappresentativi in cui si mescolano storie e personaggi molto cari al cantautore. Il disco è disponibile in digital download, su tutte le piattaforme streaming e, a partire dal 7 luglio, in tutti i negozi tradizionali. La raccolta “Tutto quel che ho 2003-2013” (su etichetta Caravan e distribuzione iCompany) contiene 18 brani tratti dai precedenti album di Luigi “Grechi” De Gregori (“Angeli e Fantasmi”, “Pastore di Nuvole” e “Ruggine” ) e ripercorre i successi del cantautore ispirati al mondo musicale d’oltreoceano ma anche a tematiche “di casa nostra”. Le canzoni scelte, estrapolate dai loro album di origine e assortite in questa collection, si susseguono come in uno spettacolo dal vivo dando una continuità quasi inaspettata a questo progetto discografico. L’album, in bilico tra il folk

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Luigi e Francesco all'Ariston di Sanremo nel 2012

e l’alt-country, ripropone brani che non sono invecchiati ma che hanno ora una nuova vita. «Visto che le copie in mio possesso di “Angeli e Fantasmi” erano ormai esaurite – racconta Luigi “Grechi” De Gregori – pensavo ad una ristampa. Poi ho considerato che ero proprietario anche del master di “Ruggine”, il CD precedente, e avevo una liberatoria per i brani di “Pastore di Nuvole”. E allora perché ristampare solo “Angeli e Fantasmi”? Così ho scelto diciotto brani dai tre CD: non semplicemente i migliori, ma soprattutto quelli che considero arrivati a una loro versione “definitiva”, a quella che meglio mi rappresenta. E così, mettendo le canzoni una dietro l’altra, mi sono accorto che la raccolta, malgrado qualche dif-

ferenza nella qualità della registrazione, aveva una sua unità e, malgrado la semplicità dei suoni (o forse proprio per questo), i brani non erano per nulla invecchiati. Quello che mi aspetto è che un pubblico diverso e ben più ampio di quello dei miei aficionados scopra questa raccolta e le sue diciotto canzoni (a parte “Il bandito e il campione”) come una novità assoluta.» Luigi “Grechi” De Gregori, del tutto disinteressato alle mode e inguaribilmente attratto dalla musica dal vivo più che dalle sale di registrazione, attende qualche anno prima di pubblicare il suo primo album “Accusato di libertà” (PDU, 1975). E di libertà Grechi dimostrava di intendersene parecchio: lo troviamo infatti a suonare in giro per festival alternativi e radio libere,


Argomenti

locali e cantine, o anche a leggere i tarocchi ai passanti e a viaggiare su e giù per l’Italia, l’Irlanda, gli Stati Uniti. Alla fine degli anni Sessanta, nel celebre locale trasteverino “Folkstudio” inizia a dirigere, insieme a Francesco Pugliese, il primo “Folkstudio Giovani” della domenica pomeriggio, uno spazio che poi divenne la fucina della cosiddetta “scuola romana” di cantautori, all’interno del quale mossero i loro primi passi artisti del calibro di Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano e molti altri. A Milano fa anche il bibliotecario, come già il padre e il nonno, ma questo non gli impedisce di continuare a suonare e ad incidere brani corrosivi e spiazzanti come “Elogio del tabacco” o “Il mio cappotto”, esempi di discografia non allineata che, seppur lontanissimi dalla hit parade, cominciano a procurargli stima ed attenzione da parte di un pubblico di nicchia. Verso la fine degli anni Ottanta, con qualche disco in più all’attivo, Luigi Grechi scrive “Il bandito e il campione” (brano portato al successo dal fratello Francesco De Gregori), grazie al quale si aggiudica il Premio Tenco nel 1993 come Miglior canzone dell’anno. Passato

dalla PDU alla Sony incide gli album “Dromomania”, “Azzardo”, “Girardengo e altre storie”, “Cosìvalavita”, “Pastore di Nuvole” ed infine “Angeli e Fantasmi”, il suo ultimo, ispirato lavoro. Nel frattempo, partecipa a festival itineranti con i poeti della beat generation, accompagna alla chitarra Lawrence Ferlinghetti e torna negli Stati Uniti a suonare con i suoi amici Peter Rowan e Tom Russell. “Tutto quel che ho 2003-2013”, il titolo, è un verso di Ma che Vuoi da Me, canzone che apre questa compilation di Luigi “Grechi” De Gregori e ben si presta a introdurre questo artista che è sempre stato in bilico (ma non troppo) fra musica americana (folk e alt-country, per lo più) e tematiche di casa nostra. Così è il cambiamento di scenario, oltre all’uso accorto della lingua italiana (con qualche incursione nelle lingue locali, vedi Venti gradi Sotto Zero) a fare l’originalità del lavoro di Grechi. Lui stesso rifiuta di appiattirsi sulla figura del country-man: semmai è un folksinger, a volte sregolato e imprevedibile, che si è ispirato al mondo musicale d’oltreoceano senza cadere nelle trappole dei luoghi comuni, in un lavoro di

ricerca fatto nell’ombra e che ha dato i suoi frutti con i tre ultimi CD i cui brani più rappresentativi sono qui raccolti. A cominciare da quella Il Bandito e il Campione che gli ha dato notorietà e che introduce una sorta di “trilogia del bandito”, con L’Isola di Toni e Torna il Bandito, fino ai “camei” di Francesco De Gregori all’armonica su Senza Regole e Ma Che Vuoi da Me e come autore dell’inedita (per lui) La Strada è Fiorita e, insieme a Luigi, di Dublino. Canzoni di spessore (Il Fuoco e la Danza) ed a volte inquietanti (Aldilà del Confine) oppure surreali come un cartoon di Silvestro (Supergatto), squarci di vita quotidiana vissuti con ironia (Le Vespe). Visioni oniriche (Al Primo Canto del Gallo) e storie di emigrazione (Al Falco ed al Serpente). Fa poi capolino una coppia di innamorati ai tempi di una preistoria felice (Diggeridoo). Oppure il clochard de L’Angelo di Lyon, o lo strillone che vende i suoi giornali (Ultime della Sera), o il forgiatore/chitarrista cieco (Chitarrista Cieco, appunto). Questi i personaggi e gli argomenti tra cui si muove Grechi: che in questo disco presenta il meglio di sè. TRACKLIST “Tutto quel che ho 2003 – 2013” 1. Ma che vuoi da me (T. Russell/ P. Case - L. Grechi) 04’27” 2. Al primo canto del gallo (L. Grechi) 03’46” 3. Il Bandito e il campione (L. Grechi) 04’46” 4. L’isola di Toni (L. Grechi) 03’05” 5. Torna il bandito (L. Grechi) 02’41” 6. La strada è fiorita (F. De Gregori) 04’11” 7. L’angelo di Lyon (T. Russell/S. Young - L. Grechi) 04’36” 8. Al falco e al serpente (L. Grechi) 03’43” 9. Senza regole (P. Giovenchi - L. Grechi) 04’21” 10. Ultime della sera (L. Grechi) 02’30” 11. Dublino (F. De Gregori - L. Grechi) 03’50” 12. Aldilà del confine (L. Grechi) 03’32” 13. Venti gradi sotto zero (L. Grechi) 03’23” 14. Le vespe (L. Grechi) 04’10” 15. Diggeridoo (L. Grechi) 02’58” 16. Chitarrista cieco (L. Grechi) 02’53” 17. Supergatto (L. Grechi) 03’17” 18. Il fuoco e la danza (L. Grechi) 04’50”

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Concerto Grechi De Gregori 9 maggio 2015

“Il Bandito e il Campione”, brano portato al successo dal fratello Francesco De Gregori (Grechi, per chi non lo sapesse, è un “nom de plume”), grazie al quale Luigi Grechi si aggiudica il Premio Tenco a Sanremo nel 1993 per la miglior canzone dell’anno. Passato dalla PDU alla Sony continua ad incidere “Dromomania”, “Azzardo” “Girardengo e altre storie”, “Cosivalavita” e poi “Pastore di Nuvole” e infine “Angeli e Fantasmi”, il suo ultimo ispirato lavoro. Luigi Grechi ha visto il mondo e suonato in gran parte di esso. Questa connessione all’umanità offre di lui una grande tavolozza con cui colora le sue canzoni. Nel corso degli anni, Luigi Grechi ha cercato la sua mano in una varietà di stili musicali, e nel processo di diventare una figura di spicco del folk, si è ispirato a Tom Russel in particolare e a Peter Rowan, incontrati durante il suo soggiorno negli Stati Uniti. L’accusa di libertà continua a pendere sul suo capo. Partecipa a festival itineranti con i poeti della beat generation, accompagna alla chitarra Lawrence Ferlinghetti, torna negli Stati Uniti a suonare coi suoi amici Peter Rowan e Tom Russell, si avventura nei canyon del West e, con identico impegno e passione, per le autostrade italiane. Quando ha tempo vive in Umbria tra la pianura e le colline.

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Nei concerti dal vivo di Luigi, l’atmosfera è più pacata e soprattutto acustica ma aspettiamo l’occasione per ascoltarlo prossimamente, le emozioni certamente non mancheranno. Le chitarre aprono benissimo e la voce di Luigi entra con maestria, anche nel coro che sottolinea il refrain. Molto piacevole Al falco ed al serpente, una canzone che mi è piaciuta subito al primo

ascolto non solo per le sonorità ma anche perché con grande umanità tocca il tema dell’immigrazione. Di seguito ogni canzone ha qualcosa da dire sul cuore umano, ci sono echi universali di amore, di dubbio, di debolezze, di paura, d’inquietudine, di libertà e di fede. La figura dell’emigrante, del povero, del soldato, del bandito, dello studente, passa ancora e ancora attraverso il suo lavoro. Sulla sua tavolozza Luigi continua a trovare le tinte giuste per dipingere le sue canzoni con colori nuovi anche se è la solita vecchia storia, nella vita c’è chi vince e c’è chi perde, quando diventi vecchio non c’è da preoccuparsi, anche il bandito ha un’aria gentile! ❖

foto © di Federico Sponza


Argomenti CONDIVIDI L’ENERGIA DEI WUNTANARA! di Ariella Uliano

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e è vero che l’Africa è la culla dell’Umanità, la Terra Madre dalle cui viscere le prime razze umane sono emerse, sarà forse anche per questo motivo che la musica che dall’Africa da sempre ci è giunta ha il misterioso potere di rinvigorirci, di farci scorrere il sangue nelle vene con forza e pulsione, di far muovere il nostro corpo in modo sensuale e spontaneo, di esploderci in ogni cellula e trasformarci in un grido di gioia totale: la gioia di sentirci in sintonia col tutto, sacri e legittimi figli del Pianeta, felici di appartenere, d’essere parte e di prendere parte al meraviglioso gioco della vita. La prima volta che ho partecipato ad un ‘Dance & Drumming Workshop’ dei Wuntanara, ho provato la sensazione di aver finalmente scoperto le radici di tutto, l’origine del movimento, dell’espressività umana, del suono, e quindi del canto, del teatro e in ultimo di me stessa. Dopo anni dedicati allo studio della danza antica europea, storica e tradizionale dal Medioevo fino al primo Ottocento, era arrivato per me il momento di andare avanti, o indietro...? Un tempestivo viaggio nel Nord Est del Brasile mi catapulta fra danzatori locali che mescolano ritmi e movenze africane e indios, a produrre uno stile che potrebbe sembrare il progenitore di salsa e kizomba. Ma si nota già la sovrapposizione di elementi europei, prevalentemente ad opera dei portoghesi, evidenti nella scelta degli strumenti utilizzati e dei costumi.

Però è comunque un buon punto di partenza... Ma i Wuntanara sono diversi: freschi freschi dalla Guinea, nell’Africa occidentale, non sono ancora troppo famosi da noi e forse per questo sono disposti a portare la loro musica ovunque vengano invi- Abram Diallo e studenti durante un laboratorio di danza. Foto di Federico Rivas tati, dal più inusuale pop-up café Mamadou Kieta, Lamine Cissé, Pedella city londinese, al festival della ter Szokolay, Ibrahima Sorel Conde comunità di un quartiere popolare, e Sarah Compo. Le loro performances sono un’ via via fino ad esibirsi davanti al pubinusuale combinazione di teatro, blico di celebrities internazionali del canto, vocalizzi, danze cerimoniali più prestigioso hotel della metropoli e sociali, sempre accompagnati da inglese o per un ‘corporate event’. diversi tipi di percussioni tra cui il Alcuni di loro hanno studiato dundun e il djembe e da altri strupresso scuole d’arte drammatica in menti musicali di origine africana Guinea e in Gambia, sotto la direzione di insegnanti severi e motivati quali il berimbau, il balafon – una il cui principale obiettivo, oltre al specie di xylophone dell’Africa Octraining fisico e al perfezionamento cidentale, il gongomah – un tipo di della tecnica, è quello di mantener idiophone con 4 note e la kora. Una particolarità del loro lavoro vive e far conoscere certe tradizioni che potrebbero facilmente estin- consiste nei laboratori che i Wunguersi o venir dimenticate dalle fu- tanara portano nelle scuole, nei colleges, nei campus universitari e ture generazioni. I fondatori del gruppo sono il ri- ai festivals. Durante questi popolaspettato ‘master’ percussionista, o rissimi workshops Abram e Souleydjembefola, Souleymane Compo mane raccontano storie di vita del e il ballerino e coreografo Abram loro villaggio che aiutano gli stuDiallo. Il numero di percussionisti denti a meglio comprendere il conche li accompagnano varia a se- testo culturale e sociale nell’amconda delle necessità – e l’espres- bito del quale certi ritmi e danze sione ‘Wuntanara’ significa appunto hanno potuto svilupparsi. Sono la ‘Siamo Tutti Insieme’. Fra i musici- volontà di diffondere e l’entusiasmo sti più fedeli, nel lavoro come nella e la passione per l’insegnamento vita ci sono Mamadou Oury Diallo, a spingere questi artisti a mettersi

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Abram Diallo. Foto di Renzo Frontoni

in gioco in una realtà già satura di monia col suono di uno strumento musica di ogni genere come quella e del canto di un uccello; si danza londinese. L’amore per il proprio per imitare il movimento di un anipaese li invoglia a svelare alcuni male temuto o amato o per esorcizaspetti della cultura africana meno zare il timore nei confronti di una conosciuti con i quali però pos- situazione pericolosa; si danza per siamo identificarci tutti. Perché in marcare i passaggi importanti nella fondo la danza parte dai gesti or- vita di ognuno, dall’infanzia alla dinari di ogni giorno, dal modo di vecchiaia. C’è persino la danza che camminare, di gesticolare, di espri- si ispira all’anziano zoppicante, il mere paura, speranze e affetto, e quale, camminando sempre scalzo può aiutare i membri di una comu- si è ferito il piede con una spina.... nità ad affrontare o ancora quella insieme difficoltà dell’uomo che e pericoli. È stato prima solleva le così per gli europei braccia al cielo a da sempre anche chiedere sostegno se in modi diversi e aiuto per la sua e così è ancora tribù e poi subito oggi in Africa: si le dirige verso il danza per la guarivillaggio affinché gione o la morte di quel dono appena un appartenente ricevuto venga imalla comunità o mediatamente dialla tribù; si danza stribuito tra la sua per dimenticare gente. fame e povertà, Abram mi spiega o semplicemente che la stessa posiper passare il zione di base di tempo, o perché molti movimenti ci si sente di muodi danza africana vere il corpo in ar- Mamadou Oury Diallo. Foto di Wuntanara che vede i danza-

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tori col corpo piegato in avanti ad angolo retto, è dovuta in gran parte al fatto che le danze venivano e vengono tuttora ballate anche da donne anziane che fanno fatica a stare diritte, o da madri che devono abbassarsi per tenere i bimbi più grandicelli sotto controllo, oppure rappresentano il gesto della raccolta. Inoltre in questa posizione il cuore e la zona del plesso solare sono pronti a ricevere l’energia emanata dalla terra, ad ascoltare ciò che la terra dice o a sentirne l’odore... Infine la caccia, la pesca, la cura dei piccoli, il pestare il terreno per risvegliarlo dal torpore dopo la stagione arida, la corsa sfrenata per inseguire o far spaventare un animale pericoloso, il gesto di cacciar via dalla spalla un insetto fastidioso...sono solo alcune delle molte attività umane che vengono esaltate, sublimate e celebrate attraverso la danza e i ritmi africani portati in giro per il mondo da Souleymane e Abram, i quali peraltro ci tengono ad informarmi che ad ogni ritmo corrisponde un modo di ballare.... Ho mille domande ancora da porre ai Wuntanara ma poiché hanno sempre molti impegni e sono richiestissimi, il tempo per farlo è spesso ritagliato fra una performance, un workshop e le prove. Mentre finalmente si siedono dopo una classe di danza per consumare un frugalissimo pasto a base di riso, riesco a convincerli dell’importanza di far conoscere anche agli ammiratori italiani qualche importante dettaglio che caratterizza la loro musica e che tanto affascina i loro studenti e ascoltatori d’oltremanica. E loro, con un sorriso luminoso e amichevole, fortunatamente acconsentono a concedermi un’intervista in lingua inglese, sebbene intervallata da espressioni sia in francese – la lingua dei colonizzatori, che in ‘susu’ e ‘fula’ – due degli idiomi principali parlati in Guinea. Visto che si fa spesso accenno


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Peter Szokolay, Mamadou Oury Diallo e Sarah Compo. Foto di Federico Rivas

ai ritmi, mi piacerebbe innanzi tutto conoscere il significato di quelli che sento maggiormente nominare e che suoniamo durante le lezioni, ad esempio il Kuku. Mi risponde Abram, “il Kuku è un ritmo tradizionale della Guinea, del nostro villaggio, della campagna. Le donne lo ballano per la felicità quando i pescatori tornano dal fiume con molto pesce. Pescare non è facile e quindi sono tutti contenti quando la pesca va a buon fine; è un ritmo felice e così quindi la danza.” E invece il ritmo Sinté? Questa volta è Souleymane a prendere la parola, “il Sinté è ballato dalle donne della mia tribù, i Landuma, nella città

Sarah, Ariella e Valentina. Foto di Renzo Frontoni

dalla quale provengo che si chiama Boké. Si danza alla fine della stagione delle pioggie verso settembre-ottobre, per propiziare la stagione buona cioè quella secca che va da novembre fino a gennaiofebbraio...” poi continua, “con la danza esprimiamo la speranza che nei mesi a venire ci sia un buon raccolto soprattutto di riso, patate, limoni e mais e che quindi ci sia da mangiare per tutti. Durante le celebrazioni le donne vendono il pane per raccogliere un po’ di denaro. Durante la stagione secca la temperatura è ideale, fra i 25 e i 30 gradi, e tutti sono felici. Per i giovani che hanno lasciato il paese è il momento buono per ri-

Souleymane Compo con una studentessa. Foto di Ariella Uliano

tornare e ritrovarsi con la famiglia e gli amici. Nei mesi di marzo e aprile poi la temperatura sale a 40 gradi e oltre e quindi diventa tutto più difficile di nuovo.” Chiedo a Souleymane e Abram che cosa li abbia spinti a lasciare il loro paese, “eravamo in cerca di una vita migliore” mi dice Abram, “siamo musicisti e in Africa si fa molta musica, soprattutto in Senegal e Gambia. Abbiamo tenuto molti contatti laggiù dove abbiamo vissuto, studiato e lavorato con grandi maestri e altri artisti,” Souleymane aggiunge, “per me per-

Souleymane Compo. Foto di Wuntanara

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Souleymane e Abram con un'amica. Foto di Ariella Uliano

sonalmente il destino ha voluto che in Gambia incontrassi la mia futura moglie, Sarah, e siccome lei è inglese siamo venuti entrambi a vivere a Londra. Ma per molti giovani da noi il problema è che se si rimane nel proprio paese, anche il minimo guadagno lo si deve dividere con tutta la famiglia estesa, per la quale ogni membro che lavora è responsabile...e quindi non basta mai. In Europa la responsabilità è limitata alla propria famiglia e gestire lo stipendio è meno complicato, si riesce anche ad aiutare la nostra gente in Guinea, benché non sempre sia facile: da noi non c’è acqua potabile o un sistema fognario, si cammina scalzi perché pochi possono permettersi le scarpe.” E quindi la scelta di diventare musicisti...come è stata accolta dalle vostre famiglie? Souleymane interviene, “la mia famiglia avrebbe preferito farmi studiare per permettermi di intraprendere un lavoro più redditizio, anche se mia madre era ballerina di professione e mi ha spesso portato con lei durante le tournée quando ero bambino. Il problema è che non ci sono mai i

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Cina, negli USA e in Svezia prima di stabilirsi in Inghilterra. Gli chiedo quale aspetto dell’insegnamento abbia avuto maggiore impatto su di lui e per il quale si sente grato ai suoi insegnanti, “quello che mi è rimasto più impresso dei miei anni di studio sono quei maestri che mi hanno detto ‘lavora sodo, non mollare e vedrai che diventerai un bravo ballerino’, ed è questo che io ripeto ai miei studenti oggi. Ho rinunciato a molte cose quando studiavo perché per me la danza era tutto e i miei insegnanti erano molto rigidi, ma ora sono molto grato a loro per quello che sono diventato e di cui sono fiero.” Ai workshops dei Wuntanara ho incontrato studenti di tutto il mondo e di ogni età. La danza africana richiede molta energia e resistenza sia fisiche che mentali, ma i maestri più esperti sanno calibrare le difficoltà in base alla situazione e rendere la lezione interessante, dinamica e gratificante in qualsiasi contesto per tutti. Ho conosciuto anche due studentesse italiane, Valentina e Nicoletta, e ho chiesto loro che cosa le avesse attirate verso la danza africana in primo luogo e quindi verso i Wuntanara. Valentina mi dice: “sono visceralmente attirata dal suono della musica africana e dai suoi movimenti. Ciò che mi attrae principalmente è l’espressività e l’energia vitale che emana. Produce vibrazioni potenti che risuonano

soldi per andare a scuola, le scuole costano tanto mentre la musica la si impara sin da piccoli in modo spontaneo da altri musicisti se si è portati, e con la musica si può cercare maestri in gamba ovunque nel mondo e continuare ad imparare da loro...e se si è bravi e fortunati si riesce a trovar lavoro.” Quindi non pensate un giorno di ritornare definitivamente in Guinea? “È difficile,” mi risponde Abram, “perché ogni volta che ritorniamo tutti pensano che siamo ricchi, mentre non è vero ma il rapporto non è più lo stesso.” Abram mi dice che lui è stato fortunato ed è riuscito a studiare con dei bravissimi insegnanti fin dall’età di 8 anni e a 18 anni era già coreografo del corpo di ballo Ballet Fareta in Guinea. In qualità di coreografo, insegnante e ballerino ha poi viaggiato in tutto il mondo ed ha lavorato in Un tipico laboratorio di Percussioni Africane. Foto di Federico Rivas


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dentro di me in profondità. Ho visto un post dei Wuntanara su Facebook e da allora non ho mai perso una loro lezione!” Chiedo a Nicoletta che impatto abbia avuto nella sua vita questa esperienza, “personalmente io adoro i ritmi africani perché li sento molto vicini a me, è una musica molto Wuntanara e ospiti percussionisti. Foto di Wuntanara profonda ma al contempo semplice, dopo il workshop del sabato mi sento rigenerata, rinata, mi sento libera da tutte le energie negative; sia danzare che suonare le percussioni per me è una terapia.... e poi è divertente!” Quali sono gli aspetti della danza e musica dei Wuntanara che secondo voi rendono questo genere musicale diverso dagli altri? Wuntanara Festival. Foto di Wuntanara Mi risponde Valentina: “la musica e la danza dei Wuntanara mi attirano più di altre musiche e danze in quanto sono per me l’espressione di un legame intangibile con mondi lontani e primordiali, e forse anche con un aspetto di me stessa che sento come vero e genuino....ed è il desiderio di continuare questo viaggio alla scoperta della mia essenza che mi spinge ad inoltrarmi sempre più in questa ricerca musicale...” e dopo un attimo di rifles- Wuntanara. Foto di Wuntanara sione aggiunge, “Abram e Souleymane poi mi hanno ispirato librate dopo i workshops, Abram fin dall’inizio per la loro semplicità ci incoraggia a sorridere, lasciarci nell’accogliermi nel gruppo, per il andare ed esprimerci liberamente modo pacato e tranquillo nell’in- perché lui dice che la danza afrisegnarci, per come rendono viva cana è l’espressione dell’energia e vicina a tutti noi la loro cultura e positiva, della felicità e della forza per la loro disponibilità e affabilità... vitale che sono dentro ognuno di vien voglia di seguirli e imparare...” noi e la musica delle percussioni Nicoletta prosegue il discorso “ci aiuta a condividere quest’energia e sentiamo di buon umore e più equi- a moltiplicarla....!”

Alla fine di ogni workshop o di uno spettacolo, la tradizione vuole che si formi un cerchio di danzatori all’interno del quale ognuno dei partecipanti a turno e al momento desiderato può lanciarsi in una danza libera, accompagnato da Souleymane e dagli altri percussionisti. È un momento che mette sempre un po’ alla prova tutti poiché, specialmente le prime volte, c’è il timore di rendersi ridicoli di fronte agli altri membri del gruppo. Ma è solo una fase passeggera...in breve tempo ci si accorge che in quegli attimi preziosi alla nostra anima viene offerta la possibilità di sorridere e di brillare; che non importa tanto ciò che vorremmo sembrare perché è molto più bello essere ciò che ci si sente di essere dentro. E dunque molto presto il timore si trasforma in gioia quando, anche grazie all’allegro e fragoroso incitamento dei compagni, ci si rende conto che la danza è un dono che facciamo agli altri, è generosità di cuore perché con la danza offriamo all’Universo intero il nostro essere più vero senza maschere o affettazione, e con la danza entriamo in una felice armonia con tutte le creature che abitano fuori e dentro di noi e che continuamente danzano, dagli uccelli in vena di corteggiamenti ai minuscoli atomi che con il loro incessante movimento creano ogni cosa. ❖ Ariella Uliano: www.ariella-music.co.uk Wuntanara: wuntanara.com

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Luigi De Gregori Partnership & collaborazioni Giovanna Carone Giuditta Scorcelletti Festival Musicale del Mediterraneo Il parto delle nuvole...

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