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mensile Anno 2 n° 14 febbraio 2013 € 0,00

a u R a t n i u Q

Celtic Connection 2013: l’evento Elliott Murphy Blair Dunlop Bob Dylan fra pittura e ballate Bruce Cockburn

Maria Olivero Aria Selezione Suonare@Folkest La danza dell’orso Speciale elezioni SIAE


Sommario

n. 14 - Febbraio 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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20ª Celtic Connections: il comunicato stampa

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“Aria” occitana

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Selezione nazionale Suonare@Folkest

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20ª Celtic Connections: gli ultimi 4 giorni

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Bob Dylan fra pittura e ballate

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La danza dell’orso alla corte del Principe

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Bruce Cockburn, Word of wonders

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Questionario Lineatrad

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Maria Olivero

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

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arà un momento storico particolare, sta di fatto che cambiano i dirigenti di tante aziende, cambia il governo con le prossime elezioni, cambia persino il Papa, che in teoria non dovrebbe... allora ci siamo chiesti: perché non farlo anche noi? Scherzi a parte, il caso ha voluto che il nostro vicedirettore Agostino Roncallo, troppo oberato da molteplici impegni, abbia accettato di buon grado di “abdicare” dalla carica, non essendo più nella condizione di poter svolgere la sua impegnativa e responsabile mansione con serenità e continuità. Subentra con l’incarico di Vicedirettore Tommaso Michea Giuntella, attualmente coordinatore del Comitato Bersani nelle primarie di governo, oltre che consigliere del municipio XVII di Roma, Segretario del circolo PD “Mazzini” di Roma, programmista regista nella RAI, membro dell’Agesci con incarichi educativi e dulcis in fundo frontman, banjo e armonica dell’orchestra folk Rise Up Singing... visto il suo entusiasmo ad accettare l’incarico, troverà

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sicuramente il tempo per dedicarsi anche a questa bella avventura editoriale insieme a noi. Gli auguriamo buon lavoro già da ora, nonostante le incombenti elezioni politiche che lo vedranno protagonista. Ma veniamo a questo numero di febbraio, davvero singolare perché in larga parte occupato dalla completa relazione-cronaca del Celtic Connections di Glasgow, evento clou in Europa di questo mese... raccontata da De Dominicis, inviato fisso a quell’evento. Non meno interessanti gli altri argomenti trattati, ovvero l’iter che porterà alla lista dei musicisti partecipanti a Suonare@Folkest, un autentico giro d’Italia a tappe che dura diversi mesi e con una giuria accreditata che viene nominata in ogni città toccata dalla selezione. Roberto Sacchi, direttore di Folk Bulletin, ci illustra l’andamento. Abbiamo infine le elezioni SIAE: un evento che Audiocoop stigmatizza. Giusto il tempo di tuffarci nelle tradizioni siciliane della “Danza dell’orso” e di parlare della promettente cantau-

Argomenti

Editoriale trice piemontese Maria Olivero, per celebrare un inusuale Bob Dylan pittore ispirato nella sua mostra in corso a Milano. Il “questionario Lineatrad”, ha prodotto i suoi risultati, alcuni sorprendenti, che meritano riflessione. Per finire, recensione dell’ultimo CD Uaragniaun, vacanze danzanti, un libro su Bruce Cockburn e l’intervista ad un nuovo duo, gli Aria, che aumenta la folta schiera occitana. Tante ne stiamo raccontando e tante ne racconteremo il prossimo mese... Questo periodo transitorio in cui tutti pensano prevalentemente a sopravvivere, dovrà prima o poi finire. Non voglio immaginare un futuro senza la voglia di vivere, la voglia di mettersi in discussione, la voglia di credere a qualcosa di bello come la musica folk. Noi di Lineatrad ci stiamo apposta qui, a ricordare ai lettori che dopo una giornata difficile a lavorare per portare a casa una pagnotta, deve esserci un momento di tranquillità insieme alla musica che tanto amiamo. ❖


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La SIAE è di tutti

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Blair Dunlop vince l’Horizon award

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Uaragniaun - Malacarn

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Elliott Murphy

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Vacanze estive danzanti

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 14 - FEBBRAIO 2013 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Marcello De Dominicis, Agostino Roncallo, Giordano Dall’Armellina, Hannah Matheson, Roberto Sacchi, Pietro Mendolia (ANSA) - ROMA, 20 SET 2012 - Roberto Speranza, 33 anni ma già segretario regionale in Basilicata, Alessandra Moretti, 39 anni ma già vicesindaco di Vicenza e Tommaso Giuntella, 28 anni consigliere municipale a Roma. Sono il ‘team’ che coordinerà il comitato di Pier Luigi Bersani, abbastanza giovani per rispondere alle accuse di un segretario circondato da ‘dinosauri’ ma già attivi in politica. “Sono capaci e esperti, perfettamente in grado di guidare una macchina complessa”, dice di loro il leader Pd. (Lineatrad) - GENOVA, 20 FEB 2013 - Noi siamo convinti che il brindisi della foto (Giuntella, Vicedirettore di Lineatrad, a destra) possa ripetersi anche per festeggiare la realizzazione del progetto Lineatrad.

Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Cronaca LA 20ª EDIZIONE DI CELTIC CONNECTIONS A GLASGOW: IL COMUNICATO STAMPA, LA CRONACA E I DATI Hannah Matheson (Ufficio Stampa Celtic Connections)

Celtic Connections ospita nelle scuole, laboratori e concerti comunitari Dal 1998 circa 190.000 bambini di tutta la Scozia hanno beneficiato del programma di Educazione della Celtic Connections partecipando a seminari gratuiti, concerti e altri eventi in un’iniziativa per celebrare e far conoscere il proprio patrimonio culturale. Ogni gennaio musicisti di professione dell’area celtica fanno workshop gratuiti nelle scuole di Glasgow, durante i quali i bambini possono iniziare a suonare strumenti tradizionali celtici come il bodhran, violino, clarsach e whistle e partecipare con il canto e i passi di danza scozzesi. Questi seminari offrono ai bambini un’opportunità fondamentale per partecipare attivamente attraverso la musica tradizionale scozzese. Offerti a titolo gratuito, sono completamente orientati a coinvolgere i giovani con esigenze particolari e coloro che usano l’inglese come seconda lingua. Il Premio Winning Education Programme si trova a metà del festival e si propone di educare e migliorare la vita dei bambini provenienti da tutta la Scozia. Ha raggiunto l’80% delle scuole di Glasgow e i bambini tramite l’insegnamento degli educatori del festival, hanno potuto conoscere la propria tradizione e il contesto in cui vivono, così come essere introdotti alle culture di tutto il mondo. Il festival ha un programma molto completo e offre anche agli adulti

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l’opportunità di migliorare le proprie abilità e imparare di più sulla musica. I vantaggi sono notevoli in quanto dal pubblico forma i musicisti del futuro. Un insegnante della scuola elementare di Santo Stefano, ha dichiarato: “Si tratta di una meravigliosa opportunità per i bambini di partecipare a questo festival internazionale. È importante che i bambini sperimentino una grande varietà di musica e di strumenti musicali come parte della loro educazione sociale. Il programma educativo del Celtic Connections fornisce un contesto eccellente per sviluppare questi aspetti di educazione in un bambino e offre l’opportunità di nuove esperienze che i bambini non potrebbero altrimenti avere al di fuori della scuola”. Al Celtic Connections 2013 oltre 5.000 bambini potranno godere di tre concerti gratuiti nelle scuole del Glasgow Royal Concert Hall nel mese di gennaio. Per molti dei bambini presenti, questa sarà la loro prima esperienza di musica dal vivo. Durante il festival del 2013 gli studenti possono aspettarsi di vedere artisti di grande successo, come i Mánran, Bobby McFerrin, Naturally 7, Laura Veirs e l’Orchestra Treacherous fra tutti. I laboratori pubblici, che si svolgono durante i fine settimana del festival, hanno avuto un incredibile successo con oltre 60 workshop che si svolgono ogni anno. Dal 1996 ci sono stati quasi 250 “Vieni e prova” workshop in tutto il festival per tutte le età e tutti i livelli

di abilità per essere coinvolti nella musica tradizionale e nel canto. Nel corso degli anni, il “Vieni & prova” è rimasto incredibilmente popolare e in molti casi ha portato i frequentatori a suonare per tutta la vita lo strumento che hanno scelto di conoscere. Per il festival nel 2013, daremo il benvenuto al ritorno di The Alasdair Fraser e Natalie Haas Fiddle and Cello School con un week-end dedicato al “Vieni & prova”. Il canto è l’ultima officina del 2013 e stiamo per inaugurare la nostra prima scuola della canzone nella bella Kelvingrove Art Gallery and Museum. Celtic Connections è fortemente impegnata a incoraggiare i bambini a godere della cultura scozzese, ma senza il sostegno dei finanziatori del festival non sarebbe in grado di creare opportunità vitali per tante migliaia di bambini in età scolare in tutta la Scozia. Il programma di formazione è supportato da Creative Scotland, Amici di Celtic Connections e l’Educational Institute of Scotland. John Somerville, della famosa Treacherous Orchestra, ha beneficiato del Celtic Connections Education programme, ha detto: “Provvede ad un percorso di crescita da essere un giovane musicista fino ad imporsi come professionista internazionale. Senza il festival non credo che molti di musicisti avrebbero avuto quella opportunità”. Se volete ulteriori informazioni sul nostro Programma di Educazione si prega di contattare: Hannah Matheson presso l’Ufficio Stampa Celtic Connections - Tel: 0141 287 3565 E-mail: hannah.matheson@glasgowlife.org.uk


FINANZIAMENTO DEL FESTIVAL Celtic Connections beneficia di un significativo sostegno dal settore pubblico e privato per garantirne il continuo successo - dal 1994 più di ottanta aziende e organizzazioni hanno fornito sostegno finanziario e in natura. Celtic Connections è promosso da Glasgow Life, Glasgow City Council, Creative Scotland e EventScotland che fanno investimenti per il festival in cambio del suo impatto sociale, culturale ed economico a Glasgow. Ancora una volta, EventScotland costituirà un valido apporto al Celtic Connections nel 2013, permettendo al Celtic Connections di indirizzare i visitatori provenienti dalla Scozia e dal di fuori, del trasporto turistico durante e dopo il festival. Il festival sarà un punto saliente del programma Scotland’s Winter Festivals che culmina in una serie di concerti appositamente commissionate a Burns Night. Scotland’s Winter Festivals’ è un programma unico e distintivo di manifestazioni volte a celebrare le nostre tre Giornate Nazionali, St Andrews Day, Hogmanay e Burns Night. Il programma showcases Scotland come nazione moderna e creativa evidenzia il nostro contributo al mondo con il meglio della musica scozzese, arte, cibo e bevande, innovazione e divertimento. Culture Ireland, l’agenzia responsabile per la promozione delle arti irlandesi in tutto il mondo, è lieta di supportare la partecipazione di alcuni dei migliori artisti emergenti ed affermati irlandesi durante questa edizione del festival. Media Partners: The Sunday Herald, Evening Times, The Herald and Heraldscotland.com continuano a fornire approfondite anteprime e la cronaca del festival. Un valido supporto per i talenti che si sono esibiti al Celtic Connections, con il sostegno alle Voci Nuove del festival fornito dal The Sunday He-

Cronaca

rald, e il sostegno di Evening Times al Danny Kyle Open Stage. La BBC ha sostenuto Celtic Connections dal suo primo anno e il festival è lieto di collaborare ancora una volta con la BBC Radio Scotland, BBC Radio 2 e BBC Radio 3, che saranno tutte in trasmissione diretta dal festival nel 2013. Siamo lieti di annunciare che per la prima volta la BBC Radio 2 Folk Awards arriverà in Scozia per celebrare e premiare il meglio della musica folk dei 12 mesi precedenti, il ​​Mercoledì 30 gennaio 2013. Glasgow City Marketing Bureau, VisitScotland e EventScotland sostengono il festival elevandone il profilo, sia a livello internazionale che in tutto il Regno Unito.

First ScotRail ha sostenuto Celtic Connections fin dall’inizio, portando artisti e pubblico da tutta la Scozia a Glasgow per il festival.

Domenica 3 gennaio

Marra. Altri concerti memorabili: I Mavericks, Transatlantic Sessions con Mary Chapin Carpenter, Old Crow Medicine Show, Salif Keita, Kate Rusby, Carlos Núñez & the Royal Scottish National Orchestra, Amy Helm, Dougie MacLean, Roddy Hart and the Lonesome Fire, Fiddlers Bid, Le Mystère des Voix Bulgares, Aimee Mann e Bellowhead. Gli appassionati di musica hanno partecipato a un gran numero di concerti, ceilidh, conferenze, eventi gratuiti, “Tarda notte Club Festival” e workshop, in 20 sedi sparse in tutta Glasgow per oltre 18 giorni. Il festival è rinomato per il suo programma ambizioso. Il line-up

CELTIC CONNECTIONS FESTEGGIA 20 ANNI DI SUCCESSI A Celtic Connections si festeggia quest’ anno la 20ª edizione del Festival. Per le presenze al ventesimo anniversario, ancora una volta si supereranno 100.000 spettatori e vendita di biglietti ha superato 1 milione di sterline di incasso lordo. Oltre 18 giorni tra gennaio e febbraio, 2.100 artisti provenienti da tutto il mondo scesi a Glasgow. Ci sarà un omaggio commovente al cantautore di Dundee, Michael

EventScotland EventScotland è l’agenzia nazionale per gli eventi. EventScotland sta lavorando per rendere la Scozia una delle destinazioni di eventi più importanti del mondo. Grazie allo sviluppo di un portafoglio emozionante di eventi sportivi e culturali EventScotland aiuta a migliorare il profilo internazionale della Scozia e rilanciare l’economia, attirando più visitatori. Per maggiori informazioni su EventScotland, i suoi programmi di finanziamento e le ultime notizie visita il sito www.EventScotland.org

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Cronaca

2013 esplora le connessioni tra la musica celtica e le culture di tutto il mondo, portando i musicisti di tutto il mondo a Glasgow, con gruppi provenienti da paesi lontani come India, Brasile, Etiopia, Messico, Mongolia, Mali, Angola e Senegal così come da tutta Europa, Stati Uniti e Canada. Celtic Connections continua ad avere un appeal internazionale ed accrescere la reputazione di Glasgow come una destinazione turistica importante. Fans visitato da tutti gli angoli del mondo per sperimentare il meglio nel tradizionale, popolare, radici, del mondo e della musica indie, dal Mali verso gli Stati Uniti e il Canada, così come in tutta Europa e in tutto il Regno Unito. Ci sono stati quasi 50 spettacoli sold-out tra cui il Concerto della celebrazione del ventennale, Washington Irving, Scots in the Spanish Civil War, Mavericks Duncan Chisholm in Kelvingrove Art Gallery and Museum, An Evening with Cowboy Junkies, Glasgow St Patrick’s Day, Donnie Munro & Joy Dunlop, JD McPherson, Sarah Jarosz e Leon Hunt, The Two Man Gentleman Band, The Dardenelles, Preston Reed e le molto popolari Transatlantic Sessions,

portando un cast internazionale strepitoso di musicisti celtici. Il week-end finale di Celtic Connections è anche caratterizzato da una grande vetrina della musica scozzese, con oltre 180 delegati internazionali nel settore della musica in città per “assaggiare la crema” del talento musicale scozzese nel Celtic Connections. Il più grande raduno della comunità internazionale di musica in Scozia, Showcase Scotland offre atti con la possibilità di esibirsi di fronte a promotori, etichette discografiche e agenti provenienti da 27 paesi diversi. Ogni anno al Celtic Connections si esibiscono il meglio dei nuovi talenti musicali al Danny Kyle Open Stage. Un gruppo eterogeneo di giudici poi hanno proclamato sei vincitori dagli eventi cui hanno preso parte 60. I Danny Kyle Open Stage 2013 vincitori - i quali si esibiranno uno slot di supporto al festival del prossimo anno - Gria, Graham Lowand Jack Kirkpatrick, Taylor & Leigh, Genesse, Elliot Morris e Mulk. Donald Shaw, Direttore Artistico Celtic Connections, ha detto: “Il ventesimo Celtic Connections si chiude ancora una volta con la partecipazione di musicisti di talento e l’entusiasmo del

pubblico del festival ha decretato quest’anno un altro brillante successo. Abbiamo assistito ad alcune collaborazioni esclusive e prestazioni fantastiche negli ultimi diciotto giorni. Adesso pensiamo al prossimo anno, quando il 21° Celtic Connections prenderà il via in quello che sarà un anno molto importante per lo sport e la cultura in Scozia”. L’Assessore Archie Graham, presidente di Glasgow Life, ha detto: “Celtic Connections continua ad andare più forte e questo suo 20° anno non ha fatto eccezione. Quest’anno il festival ha portato alcuni dei migliori musicisti a Glasgow per alcune prestazioni molto speciali. La città è diventata viva con i frequentatori del festival provenienti da tutto il mondo per godere di alcuni dei migliori talenti internazionali. Celtic Connections fornisce un notevole impulso economico per la città e porta un po’ di allegria tanto necessario per le fredde notti invernali. Stiamo già pensando alla festa del raggiungimento della maggiore età nel 2014, mentre stiamo per celebrare 21 anni gloriosi con la migliore vetrina nel mondo della musica folk e world”.

Mer 30 gen - dom 3 febbraio

alcuni dei migliori talenti musicali della Scozia. Showcase Scozia al Celtic Connections - il più grande raduno della comunità internazionale di musica in Scozia - offre la preziosa occasione di esibirsi davanti a promotori, etichette discografiche e agenti provenienti da oltre 20 paesi diversi. Giunto alla sua quattordicesima edizione, Showcase Scotland è organizzato da Active Events, ed è stato avviato da Creative Scotland e British Council Scotland per fornire una piattaforma per la promozione della musica scozzese e gli artisti a un nuovo pubblico di tutto il mondo.

SPOTLIGHT INGHILTERRA Showcase Scozia lavora con un partner internazionale ogni anno ed è lieta di condividere il palco con l’Inghilterra nel 2013. Alcuni dei migliori artisti del paese sono stati selezionati dal direttore artistico del Celtic Connections Donald Shaw per figurare nel festival nel mese di gennaio e febbraio. Bellowhead, Bella Hardy, Lucy Ward, Sam Carter, Spiro e Tom McConville band si esibiranno durante lo Showcase Scotland il fine settimana per celebrare la forte connessione tra le tradizioni musicali celtiche, inglesi e scozzesi. Queste esibizioni si svolgeranno di

Showcase Scozia al Celtic Connections

I delegati dell’industria della musica selezionano il meglio dei talenti scozzesi e inglesi nello showcase Scotland. Supportato da Creative Scotland/Alba Chruthachail, English Folk Dance and Song Society, MG ALBA and Highlands and Islands Enterprise. Questo gennaio, oltre 180 delegati musicali di settore provenienti da tutto il mondo si sono recati in visita a Glasgow nel weekend fine del Celtic Connections per valutare

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fronte agli spettatori del festival, gli inviati dei media e i delegati del settore musicale provenienti da tutto il mondo, aumenteranno il profilo internazionale la risonanza dell’evento nel Regno Unito. Ian Smith, Portfolio Manager: Music and IP development at Creative Scotland, ha dichiarato: “Il successo di Showcase Scotland è dovuto a tre elementi significativi: la ricchezza fantastica e la qualità dei musicisti creativi scozzesi, la vetrina di essere ospitati da Celtic Connections, un evento importante per la musica e l’economia della Scozia e ultimo, ma non meno importante, la forza del rapporto con il nostro partner internazionale, che nel 2013 sarà l’Inghilterra. È molto opportuno che i nostri vicini più

Cronaca

prossimi siano i nostri partner internazionali per la Scozia Showcase 2013. Diamo il benvenuto a loro e all’ampiezza e alla gamma di talenti che portano”. Katy Spicer, Direttore dell’English Folk Dance and Song Society, ha dichiarato: “Siamo estremamente grati al direttore artistico Donald Shaw per la selezione di sei artisti che, in modi diversi, forniscono un’istantanea meravigliosa della fiorente scena folk inglese nel 2012. Showcase Scozia rappresenta una preziosa occasione per gli artisti di raggiungere gli occhi e le orecchie di un nuovo pubblico e per ricordare al mondo che qui risiede una musica diversa e vibrante come la musica popolare in tutto il mondo”.

Il delegato dello Showcase Scotland, Caroline MacLennan, direttore artistico dell’ Heb Celt Festival Stornoway Isle of Lewis, ha dichiarato: “Showcase Scotland è estremamente utile non solo per aumentare la consapevolezza della diversità della musica scozzese e il talento di una piattaforma internazionale, ma attraverso i suoi partenariati internazionali che forniscono un’unica piattaforma per i nuovi talenti dagli altri paesi per essere ingaggiati dai festival scozzesi e locali. In definitiva si collega la Scozia con il mondo”. Showcase Scotland si è svolta da Mercoledì 30 gennaio a Domenica 3 febbraio, e ha coinvolto 60 artisti che si sono esibiti in tutte le sedi di Glasgow come parte di Celtic Connections.

Celtic Connections annuncia i vincitori del Danny Kyle Open Stage 2013 Ogni anno al Celtic Connections vediamo il meglio dei nuovi talenti musicali esibirsi al Danny Kyle’s Open Stage. Un gruppo eterogeneo di giudici - da sostenitori del settore per i membri del pubblico in generale - quindi hanno il non invidiabile compito di scegliere solo sei vincitori tra i sessanta protagonisti che hanno partecipato. I vincitori dell’Open Stage di quest’anno, che è supportato da Evening Times, si sono esibiti nel concerto finale di Sabato 2 febbraio a Adelaides su Bath Street, prima di essere presentati con il premio. Il livello di talenti in mostra a tutti i concerti, che si è svolta anche a Adelaides, era estremamente elevato. I sei vincitori dell’Open Stage Danny Kyle 2013 sono:

Mulk - Aberdeen Harry Gorski-Brown, Hayden Hook e Finlay Jamieson compongono questo trio, portando a fusioni di zingara, jazz, folk, improvvisazione, classica e world! Le loro composizioni esaltano questo nuovo e vibrante trio. www.facebook.com/mulkx

Genesse Il cantautore Beldina Odenyo, originario del Kenya ora residente a Glasgow conosciuto sotto il nome di Genesse, porta la sua cultura e ci regala le sue poesie e canzoni. Gria Originario di Shetland, le Orcadi, Lewis & Northumberland questa band di recente formazione - ha una ispirazione culturale musicale che unisce gaelico e scozzese e le tradizioni inglesi. www.facebook.com/GriaBand

Elliot Morris Il 23enne cantautore di Lincolnshire ha iniziato a suonare la chitarra elettrica, quando aveva 11 anni, ma ha lanciato il suo set solista a 17 anni, appena un anno dopo aver iniziato ad esplorare le possibilità dello strumento acustico. www.elliottmorris.co.uk/

Graham Lowand Jack Kirkpatrick Questi musicisti affermati giovani dalle Orcadi ha entusiasmato tutti sull’Open Stage all’Orkney Folk Festival, Graham prende parte a ‘The Gathering’. www.facebook.com/graham.low.1

Taylor & Leigh - Da Edimburgo Una miscela di Nu-Folk e Country Blues caldo, la loro musica è stata utilizzata anche per promuovere il film di Ken Loch “Aye Fond Kiss”.

www.soundcloud.com/Talorandleigh

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Cronaca CELTIC CONNECTION GLASGOW 2013: GLI ULTIMI QUATTRO GIORNI! di Marcello De Dominicis

31GENNAIO 2013 02 ABC, 7,30 PM: GOITSE (IRLANDA) / SKERRYVORE (SCOZIA) Il mio primo giorno al prestigioso festival scozzese inizia con due giovani bands: Goitse e Skerrywore che si sono messe in grande evidenza nel 2012, per qualità sonora e grande energia, in Irlanda e Scozia. Goitse, è un quintetto di musicisti di grande talento, che dopo appena due album: “Goitse” (2010) e “Tranformed” (2012) è già entrato di diritto tra le grandi bands dell’isola verde. Il loro nome deriva da una parola gaelica che ha un informale significato di saluto e richiamo “vieni qui”. Guidati dalla deliziosa violinista e cantante Aine Mc Geeney e dal mirabolante bodhranista Colm Phelan riescono fin dalle prime note a scatenare il pubblico dell’ABC, con i loro ritmi veloci ed energici ed i continui cambi di tempo che “accendono” i primi due set strumentali: “Dowds No 10” e il medley “Transformed”, che comprende due composizioni della violinista “Henry’s welcome” e “Transformed” (scritta assieme a Colm Phelan) ispirate dalla visione del film omonimo. La qualità della loro performance sta nel grande equilibrio sonoro negli arrangiamenti usati per la riproposizione di ballads ed arie tradizionali e la vivacità spumeggiante del sound creato per le loro composizioni, soprattutto nelle danze. Oltre a questo, c’è la ricerca di uno stile proprio che va oltre la semplice riproposizione del folk irlandese. Nel loro con-

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Colm Phelan, bodhranista dei Goitse © Paola Romano

certo, infatti, troviamo anche suoni e ritmi moderni, che spezzano la sequenza dei brani con fraseggi e solo, molto ben costruiti, soprattutto negli interventi del bodhranista, autentico motore della band. Aine Mc Geeney ci incanta per il timbro della sua voce (che ricorda quella della bravissima cantante di Cork, Fiona Kelleher): dolce, intensa ed accattivante, piena di carisma e anche di un candore, quasi innocente, mentre interpreta “Erin on the Rhyne”, splendida ballata tradizionale che racconta la storia di un giovane soldato che parte per la guerra e promette al suo amore che ritornerà presto, ma sfortunatamente muore in battaglia. E’ come se avesse una doppia personalità, tanto leggiadra nel cantare quanto vivace quando imbraccia il suo

fiddle per suonare scatenate slipjigs, sorretta in maniera eccellente dal banjoista James Harvey, dal pianista Tadhg O’Mechair (anche ottimo fisarmonicista) e dal chitarrista Conal O’Kane. Altra cosa da sottolineare è l’eccellente presenza scenica del gruppo che è ancora più convincente nei continui duetti tra gli strumenti che compongono perfettamente un mosaico davvero compiuto. Il concerto del quintetto di Limerick mi ha davvero convinto; vi consiglio, quindi, di ascoltare con attenzione il loro secondo album “Transformed”, secondo me tra i migliori album folk del 2012! Un’ulteriore conferma di ciò, è data dal fatto che questo C.D. è stato prodotto da “sua maestà” Donal Lunny, già leader dei Planxty, Bothy Band e Moving Hearts, una delle


figure leggendarie del panorama musicale irlandese. Lunny, oltre a produrli suona anche il bouzouki in un paio di brani di “Transformed”. Se li volete portare in Italia fate attenzione al booking di Geomusic di Gigi Bresciani che li ha in esclusiva per il nostro paese. Faranno di sicuro molta strada! Gli Skerryvore, si presentano dieci minuti dopo, sul palco dell’ABC, con un tifo da stadio, visto che sono una delle bands più popolari di Scozia (eppoi risiedono a Glasgow). Alfieri di un folk rock di ottima fattura, sono attivi dal 2004, hanno inciso 4 albums e fatto tournèe in tutto il mondo, Italia compresa. La data di Glasgow ha segnato la fine del loro “World of chances tour” che li ha portati ad effettuare 50 concerti in tutto il mondo. Si capisce fin dalle prime note, che vogliono fare un grande concerto, ricco di tutti i loro hits, per regalare ai fans una notte indimenticabile e per ringraziarli di averli sostenuti negli ultimi due anni, che li hanno visti vincitori di molti premi, tra cui il “Live act of the year” ed il “Record of the year” del 2011. Musica semplice, piacevole suonata con grande carica e divertimento. I sei ragazzi, provenienti dalla costa occidentale della Scozia, e, in particolare, dalla piccola isola di Tiree, nelle Ebridi interne (dove c’è una antica barriera corallina denominata proprio Skerryvore), ci danno dentro con una robusta sezione ritmica formata da basso, batteria e chitarra, che fa da contraltare ai tre solisti che suonano violino, fisarmonica e cornamusa. Guidati dai fratelli Gillespie, rispettivamente ai fiati e alla fisarmonica si lanciano nella riproposizione di danze incandescenti e ballads ben confezionate. Molti dei brani eseguiti come “Magic numbers” sono tratti dall’ultimo C.D. “World of chances”, ma gli Skerryvore ripercorrono anche le strade dei loro esordi proponendo, ad esempio, un set di gighe mera-

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vigliose, come “The ginger grouse jigs” tratte dal loro album “On the road”. Per certi versi pagano un grande tributo a gruppi importantissimi (ed ormai sciolti) come Run Rig e Silly Wizard, ma ci mettono anche del loro soprattutto nelle loro canzoni davvero ispirate come ad es: ”Path to home”, una delle loro migliori songs. Il tempo scorre inesorabilmente, ma debbo purtroppo lasciare il teatro, prima del bis, per recarmi in fretta e furia in un’altra “venue”, per ascoltare una grande band che ritorna sulle scene, dopo molti anni d’assenza... gli “Hothouse Flowers”!

giuste premesse per gustarmi gli Hothouse Flowers, attualmente, il miglior gruppo senza contratto nel mondo. Bizzarra definizione, questa, per una band che, nonostante il grandissimo successo avuto nel passato, non ha più trovato, negli ultimi anni, una label in grado di offrirgli la libertà artistica che chiedevano. Si affacciarono nella scena irlandese, nei primi anni ottanta, cominciando a suonare subito nei clubs di Dublino. Furono, poco tempo dopo, messi sotto contratto dalla “Mother”, la casa discografica degli U2. Bono stesso, fu colpito dal grande talento del 31 GENNAIO chitarrista Fiachna O’Braonain e OLD FRUITMARKET, 9,30 PM. del cantante/pianista, Liam O’MaHOTHOUSE FLOWERS (IRLANDA) onlai che definì “Il miglior vocalist Amo molto l’Old Fruitmarket, bianco di musica soul”. Nel 1987 perchè mi ricorda l’architettura parteciparono all’Eurofestival con delle grandi ballroom inglesi ed il brano “Don’t go”, tratto dal loro americane dell’ottocento. Acustica primo album, “People” che diventò perfetta ed ampio spazio sono le un successo internazionale. Da allora non si fermarono più, confezionando altri due bellissimi albums “Home” e “Song from the rain”. Poi lo scioglimento, nel 1994, per opera di Liam, stressato da oltre un anno di incessanti tournèe. Il gruppo si riformerà più volte dal 1998 ad oggi, fino all’ultima recente reunion del 2010, che frutterà un album dal vivo, “Goodnight sun”, autoprodotto. La dichiarazione di Fiachna, sul fatto di non avere una label che li producesse e distribuisse, fa capire il loro pensiero sullo showbusiness internazionale, “Abbiamo chiuso il negozio e riaperto di nuovo alle nostre condizioni, Liam O’ Maonlai, leader degli Hothouse Flowers © Paola Romano

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suonando quello che volevamo, come volevamo, dove volevamo e tutte le volte che volevamo”. Questo è il manifesto dei nuovi “Hothouse Flower” che continuano, però, a fare concerti, “sold out”, in tutto il mondo. Le loro esibizioni sono dei piccoli eventi ed io sono davvero felice di poterli ascoltare dal vivo, a Glasgow, per la prima volta. Si spengono le luci ed avvolto in un cappottone un po’ liso, Liam O’ Maonlai si siede di fronte ad uno splendido e lucido pianoforte a coda e inizia a suonare, seguito dal resto del gruppo. Quello che si ascolta è davvero ipnotico: una miscela di rock, soul gospel, musica celtica, condite dal pianismo lirico e dalla straordinaria voce di Liam che, “mena la danza” in modo straordinario. La voce espressiva del leader ed il suo carisma sul palco, ti prendono per mano e ti conducono verso un viaggio sonoro, senza confini. Non posso dimenticare una straordinaria versione funky/soul di “Seeline woman”. C’è un grande predicatore che fa vibrare la folla e la fa cantare, c’è la migliore canzone d’autore piena di anima e intensità, suggestioni musicali che ricordano Van Morrison, Dylan, Rolling Stones, Marley, Almann Brothers e perfino James Brown, una sezione ritmica sontuosa ed agile nel contempo, guidata magistralmente da Peter O’ Toole, ma, ci sono, soprattutto, le invenzioni di Fiachna O Braonain a fare la differenza. Il pubblico chiede a gran voce gli hits, ma Liam, sembra non ascoltarli, butta via il cappotto e muove il suo corpo intorno al palco come se fosse in preda a possessione demoniaca, e snocciola il suo “vangelo” cosmico in una cavalcata musicale, quasi lisergica, che sembra non finire mai, dato il grande entusiasmo del pubblico. Si susseguono “Your love goes on”, “From the masters eyes”, in cui riemerge, prepotentemente,

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la lezione del “cowboy di Belfast”, “Trying to get Through”, il bellissimo blues “I believe my time is coming” e perfino una cover di “Knocking on heavens door” che precede il loro celebre singolo, “soulpop” “End of the road”. Gli svolazzi spiritual e soul di Liam e, le perfette armonie vocali di tutto il gruppo, ci portano ora in Irlanda, ora in California per prolungare una festa musicale vibrante e carica di pathos. Verso la fine del concerto ci sono, anche accenni alla musica celtica che ci riportano alla mente il bellissimo album “gaelico” di Liam, “Rian”, uscito nel 2005 e dedicato alle radici folk del cantante, che vi consiglio, vivamente di ascoltare, se, già, non l’avete fatto! Ma la carica del gruppo continua tenerci svegli e, a caricarci di adrenalina, fino al finale con le esecuzioni dei brani più noti della band, “Isn’t it amazing” tratta da “Song from the rain” e “Dont go”, oltre dieci minuti di melting pot sonoro, con musica sudamericana, ritmi cubani, africani, per un caleidoscopio gioioso, che conferma la grande ecletticità della band che, negli anni ottanta e novanta, duellava in popolarità con gli U2. Musica semplice ed epica, ”spiritual music”, per un gruppo che si è ritrovato, on the road, felice di suonare per gli altri e di continuare una strada, con meno business, ma con un nuovo entusiasmo. Semplicemente perfetti! Per finire, vi svelo un segreto. Probabilmente li ritroveremo molto presto, in Italia, a maggio…. occhio, quindi, ai prossimi tours. 1 FEBBRAIO O2 ABC, 7,30 PM. BELLOWHEAD (INGHILTERRA) Il primo febbraio, mi reco con grande anticipo all’ABC per andare a vedere i Bellowhead uno dei gruppi più attesi di questa edizione della Celtic Connection. Freschi vincitori di due Folk Award 2013, uno per il miglior album folk

dell’anno, ”Broadside”, primo cd di folk ad essere entrato nella top twenty della classifica dei dischi più venduti in Inghilterra da molto tempo, e l’altro per il miglior live act dell’anno. I Bellowhead si accingono anche quest’anno a polverizzare ogni record! Voglio ricordare che il loro precedente lavoro discografico, “Hedonism” ha venduto oltre 60.000 copie, record assoluto nel campo della folk music per gli album pubblicati da etichette indipendenti. Inoltre, il loro tour del novembre scorso in Inghilterra, ha raccolto ben 28.000 spettatori registrando, ovunque, il tutto esaurito. La loro popolarità meritatissima sta arrivando in tutto il mondo, pensate che loro fans accaniti sono gruppi del calibro dei Red Hot Chili Peppers. Perfino i produttori dei Simpson, li hanno voluti in America per registrare una cover della sigla del cartone animato nel loro originalissimo stile. La Band è nata, in Inghilterra, nel 2004 per opera del duo Spiers & Boden. Ispiratisi al modello della Bottine Souriante, che ha rinnovato il folk revival canadese, i Bellowhead hanno inserito una piccola brass band nelle loro fila. Spiers e Boden hanno anche introdotto nel gruppo una solidissima sezione di archi, che ha portato linfa nuova, non solo alla band, ma a tutto il folk revival inglese. Pian piano hanno conquistato pubblico nei loro travolgenti concerti. Sono stati chiamati in festivals importantissimi, come quelli di Glastonbury, Cambridge e Cropedy, dove hanno incantato migliaia di persone con la loro miscela micidiale, piena di gusto e contaminazioni con il jazz, la musica sinfonica, il funky e persino lo ska. Con tutte queste premesse mi attendevo un grande spettacolo …non immaginavo minimamente che la portata del concerto avrebbe di gran lunga superato le mie aspettative. Tralascio, volutamente, l’esibizione


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Jon Boden, cantante e violinista dei Bellowhead © Paola Romano

degli ottimi scozzesi The Chair (recensirò il loro album nel prossimo numero di LineaTrad), il gruppo di supporto dei Bellowhead, per raccontarvi una delle più belle notti musicali che ho mai vissuto! Sono, circa, le 20,30 quando gli undici componenti della band inglese riempiono il palco dell’ABC. Un colpo di luce inquadra, immediatamente, “il padrone di casa”, ovvero, John Boden, cantante e violinista dei Bellowhead. Inizia, così, un fantasmagorico gioco di musica e teatro, un caleidoscopio sonoro, inarrestabile, in cui i protagonisti si muovono perfettamente a loro agio, “rivestendo” brani antichissimi di nuovi e scintillanti colori. Vengono presentati i brani del nuovo album “Broadside” che prende il nome dalle “Broadsides Ballads”, ovvero fogli di carta in cui venivano stampate delle ballate, datate tra il diciassettesimo e il diciannovesimo secolo e vendute da ambulanti. Molto di questo materiale è frutto della ricerca di Jon Boden (tra gli archivi di Cecil Sharp house) che le introduce, come un abile attore. Ma nel loro “party band” c’è molto di più: un

vero e proprio spettacolo di folk moderno e teatrale, nello stesso tempo, in cui riemergono un pizzico di Pogues, Dexy’s, Madness. Non si può rimanere fermi, né non entusiasmarsi, davanti alla straordinaria rappresentazione di un folk completamente rinnovato e scintillante. Ascoltiamo le bellissime interpretazioni di “Black Beetle pie” “Betsy Baker”, ” “Whats the life of a man”, “Lillibulero” con continui cambiamenti di tempo, energetici assoli, che ci mostrano uno straordinario senso collettivo del gruppo in cui ogni musicista ha una parte fondamentale, nonostante la leadership sia saldamente tra le mani di Boden e Spiers (una vera macchina di musica, con le sue fisarmoniche)! La loro forza è quella di non essere mai prevedibili, come quando eseguono, “Byker Hil”, che si trasforma nel finale in un epico “Hoedown”, una sorta di quadriglia di derivazione americana, in cui ottoni e violini si sfidano in un duello senza vincitori. Alcuni critici hanno denominato il gruppo come “Funkadelic band” termine azzeccato per capire la commistione di tanti generi adoperati dal gruppo nel riproporre materiale tradizionale. Boden spiega che loro vogliono fare uno spettacolo con tanti ingredienti, fresco e divertente, far riguadagnare al panorama della musica inglese un ruolo perso con l’avvento del punk. Secondo me c’è davvero qualcosa di più nella musica dei Bellowhead. Ci troviamo davanti un gruppo che esegue un “folk rock prog” con il piacere di far musica, con un collettivo aperto, con una coesione totale tra i musicisti ed un’empatia con il pubblico, talmente forte che diventa, esso stesso, protagonista del concerto, scandendone tutti i tempi. Rimaniamo ancora una volta esterrefatti nell’ascoltare “Old Dun Cow” con il meraviglioso arrangiamento condotto dal clarinetto di Paul Sartin ed il rullare dello snare

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drums, preludio ad una massiccia entrata degli ottoni e degli archi che, creano quasi una sorta di colonna sonora, che ricorda i thriller degli anni sessanta. Si rimane davvero senza parole di fronte ad una musica così brillante e ben orchestrata! Dopo un’ora e mezza di danze travolgenti e splendide canzoni unite da una sarabanda di note, purtroppo, il concerto finisce. Nessuno degli spettatori ha voglia che il “party” termini dopo un solo bis e, quindi, richiama a gran voce la band, con due standing ovation, …cosa che non succede quasi mai in Celtic Connection. Ricordo solo un precedente, una dozzina di anni fa con la “Bottine Souriante”. Alla fine il gruppo rientra in scena e ci regala una travolgente “New York girls” (brano a me molto caro, perché mi ricorda la mia grande avventura, assieme ai miei Folk Road, come consulente musicale, nel film “Gangs of New York” di Martin Scorsese) con il magnifico riff degli ottoni e Jon Boden sugli scudi. Non c’è altro da dire! Un concerto indimenticabile per un gruppo che, attualmente, è tra i migliori nel mondo… e non solo, nel campo della folk music! La recensione del disco… al prossimo mese! 2 FEBBRAIO, CITY HALLS 7,30 PM ANAIS MITCHELL & JEFFERSON HAMER (AMERICA) KARINE POLWART BAND (SCOZIA)  Avevo ancora nella mente lo stupendo concerto dei Bellowhead, mentre il giorno dopo mi recavo alla “City Hall”, per ascoltare le esibizioni di due importanti soliste, la giovane americana Anais Mitchell e la veterana, Karine Polwart, una delle migliori cantanti e songwriter di tutta la Scozia. La Grand Hall, bel teatro di Glasgow era sold out per questo concerto ed io ero impaziente di ascoltare Anais Mitchell, perché l’avevo mancata a Roma, la scorsa estate. Il motivo che mi aveva spinto a scegliere questo concerto, rinunciando ad

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altri importanti live act, aveva il suo fondamento nell’uscita dell’ultimo C.D. della cantante statunitense, dedicato alle “Child Ballads” inglesi e scozzesi, tenuto a battesimo dal grande Martin Carthy, un vero e proprio cambio di rotta, rispetto ai lavori precedenti della cantante/ chitarrista. Avevo letto molte recensioni positive su questo album che è costato alla Mitchell, due anni di lavoro, in cui ha letto e scremato i 5 volumi delle “English and Scottish popular ballads”, redatti tra il 1882 ed il 1896, dal ricercatore statunitense Francis James Child. Nuovi arrangiamenti, ascolti ripetuti di album storici come “Crown horne” (1976) di Martin Carthy, ”Penguin Eggs” (1980) di Nic Jones e “Andy Irvine & Paul Brady”, il lavoro di riscrittura dei testi più modernizzati rispetto alle versioni principali erano gli interessanti ingredienti di questo concerto e del disco che la Mitchel ed Hamer andavano a presentare. Willy O’Winsbury è stato il primo brano proposto…., versione pulita, con i due che l’hanno cantata a due voci: già, questa è stata una novità, rispetto alle versioni inglesi in cui, generalmente, il canto è affidato ad una voce solista. Jefferson ha armonizzato molto bene sulla voce

Karine Polwart e Steven Polwart © Paola Romano

di Anais, per migliorare la linea melodica del canto. Tutto ben fatto, ma la loro versione mi ha convinto poco, l’arrangiamento è stato un po’ melenso, molto americanizzato, sembrava una nuova versione del brano un po’ più “glam”. Ho ripensato alle covers di questo brano che ho amato, quelle eseguite da Anne Briggs, da Sandy Denny e dai Fairport Convention (Farewell, Farewell) dai Pentangle… e mi sono sentito un pochino deluso da ciò che ascoltavo. La storia si ripete con “Sir Patrick Spens” e “Willie’s lady” (la “Son ar Chistr” di Stivelliana memoria), che hanno evidenziato una grande emozione e delle entrate incerte della Mitchell. Per carità, tutto ascoltabile, ci sono stati anche gli arricchimenti sonori di Martin Green alla fisarmonica e di Aidan O’ Rourke al violino, i grandi solisti del supergruppo scozzese dei Lau, ma ho continuato a non essere soddisfatto e ho pensato anche che, forse, sarebbe stato meglio scegliere altri brani, magari meno noti tra le 350 canzoni delle Child Ballads. I risultati sono stati migliori nella loro versione di “Clyde water”, storia del giovane Willie che annega nelle acque del fiume Clyde, per cercare di vedere la sua


amata, contro il volere della madre. Qui tutto ha funzionato, loro non sbagliavano nulla, e nonostante la grande somiglianza della melodia scelta ad un altro brano tradizionale scozzese, “Tae the beggin I will go”, la cover è stata ben eseguita ed io ho applaudito convinto.Il resto del concerto, però è ritornato sui binari precedenti e la versione di “Geordie”, mi è parsa noiosa e spenta. Non è bastata nemmeno una rilettura felice di “Tam Lin” con un bel dialogo tra le chitarre e le voci, per promuovere il concerto. Forse, la Mitchell è stata troppo coraggiosa nello scegliere questi brani già interpretati in maniera meravigliosa, dal fior fiore delle delle regine del folk inglese, ma, anche, da altre grandi cantanti americane come Joan Baez. Ascolterò, di sicuro, il loro disco… magari è migliore della loro esibizione live. Ci vogliono circa dieci minuti di intervallo, per mettere a punto il palco per il concerto di Karine Polwart che è salita sul palco intorno alle 20,30, per presentare il suo quinto album “Traces”. Forte di una carriera, ricca di riconoscimenti e di premi, di una militanza in gruppi storici del folk caledone quali, ”Battlefield Band “, “ Malinky”e “Burns Unit”, di collaborazioni con tutti i migliori artisti dell’area anglo-scoto-irlandese, di un bellissimo disco “High Wired”, assieme a Jill Bowman, Karine vola sempre più in alto, sia per il grande talento come songwriter, sia per la sua bellissima voce. Si presenta sul palcoscenico con una ottima band che comprende suo fratello Stewart alla chitarra, la bravissima Inge Thompson alla fisarmonica, flauto, tastiere e cori, Iain Sandylands alle percussioni e Grame Smillie alle tastiere. L’album “Traces” rivela, ancora una volta, il suo talento di scrittrice, la sua arte poetica nel cogliere i dettagli, la profondità dei suoi testi, il ricorso alle sfumature, la sensibilità nel narrare storie e memorie. Il disco, più che una

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summa di canzoni sembra un libro di racconti in musica. Lei riesce, con il suo amatissimo armonium, e con pochi arpeggi di chitarra, a catalizzare l’attenzione della gente, mentre suona canzoni delicate e struggenti come: “Strange news”, ispirata dalla notizia della morte di un suo giovane cugino, “Tears for the Lot’s wife” nata dalla lettura di una poesia di Anna Akhmatova o “Tinsel show” che evoca i minareti dell’industria. Non ci sono sdolcinatezze nella sua musica, ma forti ispirazioni, ma c’è la ricerca e la voglia di mettere a punto tutti i dettagli, senza trascurare la bellezza delle sonorità create, delle armonie vocali, curate alla perfezione da suo fratello e da Inge.Non mancano anche i temi polemici come in “Cover your eyes” con sorta di maledizione profetica a Donald Trump, per l’acquisizione di un tratto di costa per farne un campo da golf. C’è anche l’amore per la narrativa epica, come nel caso del bellissimo brano, “The king of byrds” che racconta la storia di Londra.La musica è scarna, suggestiva e Karine con grazia e gentilezza riesce a far cantare il pubblico con un gramelot vocale che si spande per il teatro e rende l’atmosfera ancora più armoniosa. Una vera padrona di casa, spiritosa e sentimentale. Si muove sul palco come una vera regina che ha un grande carisma sui suoi sudditi. Accanto a me siede una giornalista della televisione scozzese innamorata della musica di Karine, che ne tesse le lodi umane e musicali. Non sa che questo è il quinto suo concerto a cui partecipo e che, ogni volta, la vedo sempre migliorare …ma questa volta è davvero superlativa. Ci assesta, infatti, l’ultimo colpo di scena, con due cover unite in medley: “Here comes the rain again” degli Eurythmics, e “Smalltown boy” dei Bronsky Beat. La voce stavolta è più potente, ci fa vibrare, ci emoziona, ed alla fine siamo tutti in piedi a battere

le mani. Grande performance davvero! Alla fine del concerto sono andato a complimentarmi con lei ed a ringraziarla per le belle vibrazioni che ci aveva donato. Lei mi ha riconosciuto, mi ha salutato con grande simpatia. Grazie Karine, grazie davvero! 3 FEBBRAIO, CONCERT HALL MAIN AUDITORIUM, 7,30 PM TRANSATLANTIC SESSIONS L’ultimo giorno del festival non si poteva non concludere in bellezza, con una grande concerto, nella più prestigiosa venue di Glasgow, la mitica Concert Hall, Main Auditorium, un vero tempio sonoro per chi ama ascoltare i concerti con un’acustica perfetta. Vi spiego in poche righe cosa sono le Transatlantic Sessions. T.S., è il titolo collettivo di una serie di produzioni musicali, con sede a Glasgow, che comprendono, in tempo reale, dal 1995, esibizioni di vari leader del folk anglo-scotoirlandese e dell’America del Nord, che si riuniscono sotto la direzione di Aly Bain (leggendario violinista scozzese leader per tre decenni dei “Boys of the Lough”) e Jerry Douglas (virtuoso del dobro americano, protagonista della country music da quattro decenni), per registrare concerti, films, dischi e dvd. Si spengono le luci e sale sul palco un vero e proprio “parterre de roi” della musica celtica e americana. Le due ali di musicisti sono capitanate dai due direttori, Aly Bain, per la compagine anglo-scoto-irlandese e Jerry Douglas, per la parte statunitense. Riconosco immediatamente alcuni tra i protagonisti più famosi: Phil Cunningham, Danny Thompson, Michael Mc Goldrick, Donald Shaw, Russ Baremberg, Bruce Molsky, Dirk Powell etc… In tutto, sono ben diciassette musicisti! Mi entusiasmo sin dalle prime note, battendo il tempo con i piedi, quando attaccano il primo brano strumentale, “Seneca Square

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Jerry Douglass (Transatlantic Sessions)

Dance”, di cui ricordavo una splendida versione di Ry Cooder, nella colonna sonora del film “The Long riders”. L’antipasto è magnifico: “duelli” straordinari tra i vari solisti, una energia che toglie il fiato. Non si perde tempo nelle Transatlantic Sessions, perché sono ricche di tanti protagonisti che si avvicendano sul palco, ognuno con il proprio repertorio. Ed ecco in sequenza, Teddy Thompson che interpreta magistralmente “Don’t know what I was thinking”, la cantante statunitense Aoife O’ Donovan, leader della band “Crooked Still” che ci propone “Hollowell”, assieme ai cori di Mary Chapin Carpenter ed Emily Smith. Non conoscevo questa cantante dotata di classe e versatilità con un timbro di voce magnifico. Per quanto mi riguarda, è lei la regina della serata, perché, anche negli altri brani, da lei inter-

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pretati nel prosieguo del concerto, come l’accattivante, ”Oh Mama” ci fa emozionare e strappa applausi ed “ole” da stadio. La musica di questi “giganti” è, davvero, varia, si va dal cajun, a suadenti arie scozzesi, dal folk americano degli Appalachi al blues, … una cascata di mille note, eseguita da una big band d’eccezione. Dopo una pausa un po’ soporifera per le atmosfere lente dovute a Mary Chapin Carpenter, che spezza troppo il ritmo della serata, ci risvegliamo, subito, con una bella sorpresa. Infatti, entra sul palco …. il mitico, chitarrista e cantante Eric Bibb, che esegue un trascinante gospel “Ain’t gonna be treated this way” …con dei fantastici assoli, rispettivamente di Barenberg, Bain e Douglass. Sembra davvero di stare in paradiso per la caratura musicale di questi performers. Non tradisce le attese, nemmeno una delle beniamine di casa, Emily Smith, quando intona “The final trawl” un classico “ballatone”, tratto dal repertorio di Archie Fischer, che ci riporta nelle belle atmosfere caledoni. Ma il momento più alto della serata lo raggiunge, uno dei due leader, Jerry Douglass, assistito mirabilmente dal chitarrista

irlandese John Doyle, con il brano strumentale, tratto dal suo ultimo album “The traveller”, “Gone to Fortingall”. Un grande capolavoro che, parte come un blues, poi diventa sincopato e sfocia nella musica celtica. Qui, Douglass unisce ecletticità e precisione, con mille fraseggi ed una velocità pazzesca nel suo finger picking. Capisco, una volta per tutte, vista la fluidità pazzesca dei suoi movimenti, nel suo modo di svisare, perché è stato soprannominato “flux”. Una serata meravigliosa che chiude il festival ufficiale! Vi consiglio vivamente di andarvi a cercare i C.D. di questa favolosa sigla. Potrei dirvi che, con questo concerto, la mia “vacanza” musicale a Glasgow era finita……! In realtà mi sono recato, alla fine di questo concerto, nel locale, “Walkabouts”, dove ogni sera si teneva festival club, per ascoltare altra musica di grande livello… come quella delle Poozies e soprattutto della cantante/violinista inglese, Bella Hardy…. ma di questo parlerò nel prossimo numero di LineaTrad. Per finire, non posso fare a meno di ringraziare la responsabile del press office del festival, Hannah Matheson (e tutto il suo staff) per la grande professionalità e gentilezza. Anche questo anno si è rivelata attenta, preziosa e disponibile nel darmi tutto l’aiuto possibile per poter svolgere al meglio il mio lavoro di giornalista. Thank you Hannah ed arrivederci all’anno prossimo! ❖


Argomenti “World of Wonders”: The Lyrics and Music of Bruce Cockburn, di James Heald, è ora disponibile in edizione economica per Kindle su Amazon.de

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o straordinario cantautore e chitarrista canadese Bruce Cockburn sarà in tour in Germania e in Spagna nel mese di ottobre e novembre 2013 con uno show anche a Londra. I biglietti sono già in vendita per la maggior parte di questi spettacoli. Il libro in brossura ed e-book è disponibile anche in Europa su Amazon.co.uk, Amazon.it, Amazon.fr, e Amazon.es. È anche disponibile per essere ordinato tramite Distributers Createspace direttamente e altri (ISBN-13: 978-1479125609). Scarica un omaggio e-Version in diversi formati da: http://home.comcast.net/~jimheald/WOW/docs.htm.

Il libro è un archivio dei testi e della musica del grande cantautore chitarrista canadese Bruce Cockburn. Questo libro è la prima opera completa delle opere di Bruce Cockburn dal 1960 ad oggi. Bruce Cockburn è, prima di tutto, un artista visionario, coinvolgente e gran compositore, ricercatore spirituale, narratore della verità, e chitarrista straordinario. Ha avuto una carriera straordinaria come solista canadese, e lo ha fatto più o meno interamente seguendo il suo istinto. Considerando i nostri parametri del mondo dello spettacolo è difficile per noi capire quanto è grande la “stella Bruce” in Canada. È anche difficile per noi renderci conto che il successo al di fuori degli Stati Uniti in realtà significa qualcosa. Dobbiamo ritenerci fortunati che abbiamo trovato Bruce

WORLD OF WONDERS

e gli altri “spiriti” affini come il Sudafricano Johnny Clegg o gli australiani Midnight Oil. Ci sono pochi musicisti che hanno registrato album per più di 40 anni, pubblicando costantemente buone registrazioni ogni due anni, con pochi cali a livello artistico. Ha venduto un sacco di album e ha vinto un sacco di premi. Ha continuato a guadagnare in popolarità e si esibisce in concerto in tutto il Canada, negli Stati Uniti, e in Europa, con incursioni occasionali in Giappone e in Estremo Oriente. Ha viaggiato in luoghi di guerra come in America centrale, Africa, Cambogia, l’Afghanistan e l’Iraq in qualità di osservatore e ambasciatore di buona volontà. Le sue canzoni hanno portato in questi viaggi a celebrare la resistenza dello spirito umano, a rimproverare i potenti e gli avidi, e ad accendere un riflettore sulla corruzione e l’ingiustizia. Preferisce prendere in considerazione i suoi successi come una questione di fortuna, o semplicemente il risultato di una tenace persistenza o addirittura testardaggine. Jim Heald, è un poeta, cantautore e chitarrista. È cresciuto nei sobborghi di New York City. Ha frequentato il Colby College e il Manchester College di Oxford dove ha studiato Letteratura Inglese e approfondito studi sull’Asia Orientale. Ha frequentato la scuola di specializzazione per breve tempo presso l’Università della Pennsylvania,

dove ha studiato lingue orientali e la storia. Jim prese la chitarra a metà degli anni ‘70 e ha iniziato a trasformare la sua poesia in canzoni. Ha suonato professionalmente dalla fine degli anni ‘70 intorno a Chicago, Austin, e la zona di Washington DC. È stato finalista due volta al Kerrville Folk Festival New Folk Competition e ha due CD disponibili da CDBaby o iTunes. Vive con la moglie Laura in Alexandria, Virginia. ❖ Jim Heald 711 Hawkins Way Alexandria, VA 22314 USA http://home.comcast.net/~jimheald jimhealdmusic@comcast.net http://www.facebook.com/jimhealdmusic

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Interviste ARIA OCCITANA

Il disco d’esordio di una nuova formazione folk-trad

di Agostino Roncallo

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ria è il nome di un duo di musica occitana-trad formato da Piergiorgio Graglia (chitarra e voce) e Michela Manera  (organetto). Piergiorgio ha 36 anni, spesi per la maggior parte a coltivare una gran passione per la musica. Il suo curriculum si potrebbe riassumere dicendo che è nato a

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Borgo San Dalmazzo, suona da vent’anni, ha frequentato con profitto il Conservatorio, ha studiato canto lirico. Ha anche suonato con numerosi gruppi, cimentandosi con vari generi: dal rock alla musica occitana. Un suo CD, intitolato “Stòrie”, ha aperto la strada alcuni anni fa a un

inesplorato genere musicale che è la “nuova canzone d’autore piemontese”. Dopo aver suonato per anni in diverse formazioni musicali Piergiorgio e Michela hanno deciso di formare un duo dal nome “Aria”: “ci è sembrato il nome giusto, un nome che profuma di libertà e di


Interviste

movimento come lo spirito che si respira nelle serate di musica trad” - affermano i musicisti su loro sito internet (http://ariamusica.altervista.org/). Valzurka è il titolo del loro album d’esordio che è stato registrato presso lo studio “Stanza ribelle” di Boves (Cuneo) da Alberto Franco, un fonico che Piergiorgio ama definire un vero e proprio “pittore” del suono. Il titolo dell’album fa riferimento al repertorio del cd, fatto di valzer e di mazurche. Ma non si tratta di materiale per solo ballo, se il disco appare fin da subito interessante è per la delicatezza delle composizioni che lo rendono un prodotto piacevolissimo all’ascolto, un piacere che ricorda da vicino quello per la musica di Stephan Delicq, per intenderci. Di tutto questo ho avuto il piacere di parlare con lo stesso Piergiorgio. Come vi siete conosciuti?

Sia Michela che io suonavamo musica da ballo occitana da diversi anni e frequentavamo lo stesso ambiente musicale. Una nostra amica comune  ci ha fatto conoscere e così abbiamo deciso di provare a suonare insieme e vedere cosa ne sarebbe uscito.  Quali sono le vostre esperienze musicali precedenti?

Michela è giovanissima ma ha già parecchia esperienza nell’abito della musica da ballo folk avendo suonato in diverse formazioni musicali. Io suono da molti anni spaziando dalla musica leggera a quella da sala da ballo, dalla musica classica al jazz. Anni fa ho fatto un disco con canzoni mie in lingua piemontese in cui ho dato vita alla “ nuova canzone d’autore piemontese “ e poi sono approdato al folk formando un gruppo da ballo, dal nome “ Arbebo “ con cui abbiamo registrato tre dischi e fatto tante serate. Ora siamo qui, con questo nuovo progetto musicale.

Un duo voce-organetto-chitarra e un repertorio di composizioni originali è abbastanza infrequente nella musica occitana, quali sono e sono stati i vostri punti di riferimento musicali? Quali artisti vi hanno maggiormente ispirato?

Abbiamo avuto così tante influenze musicali che è difficile elencarle tutte, diciamo che ci siamo nutriti di molta musica e stiamo cercando un nostro piccolo sentiero da percorrere. Come il pubblico ha accolto la vostra proposta? Qual è stata finora la risposta del pubblico?

Sembra bene, abbiamo iniziato a suonare in duo nel giugno dello scorso anno e la gente ci ha accolto bene, con calore. Come avete lavorato in studio insieme ad Albero Franco?

Alberto è un artista poliedrico che fa tante cose in ambito artistico e

quindi sa come muoversi in questi territori ma è soprattutto un mio amico profondo e sincero ed ho per lui una stima ed una fiducia incondizionata. Ci siamo incontrati nella suo studio a Boves, gli ho fatto sentire le canzoni e abbiamo deciso di metterci al lavoro. Abbiamo passato delle ore bellissime registrando e mixando il disco. Ore piene di serenità, di risate e di amicizia. Abbiamo lasciato che fosse lui il nostro “pittore dei suoni”. Noi abbiamo registrato e lui ha assemblato il tutto dando al disco un colore musicale che a noi piace molto. Che sensazioni provate a suonare dal vivo (ho visto che avete un calendario nutrito)?

Ci divertiamo molto e ci piace vedere e sentire che la gente si diverte con noi, in semplicità. ❖

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Argomenti BOB DYLAN FRA PITTURA E BALLATE

E’ stata inaugurata il 5 febbraio la mostra dei dipinti di Bob Dylan a Palazzo Reale di Milano. Rimarrà aperta fino al 10 marzo. di Giordano Dall’Armellina

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er chi conosce i testi delle canzoni del grande cantautore americano (che nel 2008 ricevette il premio Pulitzer con la seguente motivazione: “Per il profondo impatto sulla musica popolare e sulla cultura americana, grazie alle liriche composte e alla straordinaria forza poetica dei suoi testi”) non sfuggirà come le storie raccontate nelle sue tele siano costruite con la stessa materia, fatta da trasposizioni oniriche inconsce, che sono alla base di molte sue composizioni musicali. La mostra è titolata New Orleans Series e i dipinti sono stati eseguiti in questi ultimi anni. Come dice il titolo, i quadri sono dedicati a New Orleans, non quella di oggi ma quella degli anni ‘40 e ‘50 con le sue atmosfere losche dove ogni opera sembra essere un frammento di una storia più complessa e ogni immagine il risultato dell’incontro fra sogno e ricordo. E’ ciò che accade in molte sue canzoni dove ogni verso apre un mondo che sta fra il profetico e il visionario. Bob Dylan dipinge da quando era giovane e questa non è la sua prima mostra. Essendo queste 22 opere esposte, le sue ultime creazioni, lo si può giudicare col metro della maturità raggiunta nel tratto pittorico e rappresentativo. Tuttavia, per quanto interessanti siano i suoi dipinti, siamo lontani dalla grandezza espressiva dei suoi testi poetici. La stessa critica che si può rivolgere ad uno dei poeti del Romanticismo inglese che grandemente ha influenzato Dylan e tutta la Beat Generation: William Blake, grande poeta e un po’ meno grande pittore. In una intervista del 2011 Dylan ebbe a dire: “Dipingo per le persone quasi come un sarto fa un vestito per qualcuno”. Ovvero i suoi dipinti “calzano” con la sua visione del mondo e non è una visione ottimistica. Quando la tela riguarda uomini e donne i colori dominanti sono il grigio, il nero e il marrone quasi a sottolineare il lato oscuro dell’essere umano, la violenza latente. In alcune prevale il gioco erotico (diverse sono le tele a sfondo sessuale) dove il “godimento” sembra essere smorzato dall’assenza di colori vivaci. Prevale così un’angoscia esistenziale che ne limita la potenzialità.

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Solo quando dipinge interni di case, senza figure umane, emergono tutti gli altri colori, quasi a rimarcare che è la presenza umana a rendere grigia e nera la realtà. Che cosa accomuna dunque la sua pittura ai suoi testi? La risposta, vista la sterminata produzione poetica di Dylan, richiederebbe un volume dedicato. Prendiamo allora ad esempio una sola ballata incisa nel lontano 1963 ma mai uscita su disco fino a quando, qualche anno fa, è stata inclusa in una raccolta titolata The Bootleg Series, vol. 2 e compariamola con una delle pitture esposte alla mostra. Dylan apprende la storia, che sarà alla base della sua composizione, da Judy Collins. Il titolo della ballata era Anathea. Quest’ultima era la traduzione in inglese di una ballata ungherese, László Fehér, che tuttavia era una variante di una nota ballata italiana giunta in Ungheria attraverso la Dalmazia nel XVI secolo. Come vedremo, comparando la sua composizione con uno dei tanti testi italiani, la sua forza descrittiva prevale sulla poesia popolare, più semplice e diretta ma dove manca il tocco di chi sa trasporre in poesia un’emozione o un’immagine.


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Sayin’: “Gold will never free your father, The price, my dear, is you instead.” “Oh I’m as good as dead,” cried Reilly, “It’s only you that he does crave, And my skin will surely crawl if he touches you at all. Get on your horse and ride away.” “Oh father you will surely die If I don’t take the chance to try, And pay the price and not take your advice. For that reason I will have to stay.” The gallows shadows shook the evening, In the night a hound dog bayed. In the night the grounds were groanin’, In the night the price was paid. The next mornin’ she had awoken, To know that the judge had never spoken. She saw that hangin’ branch a-bendin’, She saw her father’s body broken. These be seven curses on a judge so cruel: That one doctor will not save him, That two healers will not heal him, That three eyes will not see him. That four ears will not hear him, That five walls will not hide him, That six diggers will not bury him And that seven deaths shall never kill him. (Una mia versione, con commento in inglese, è presente in “video” nel mio sito www.dallarmellinagiordano.it)

Sette maledizioni Seven Curses Personaggi: Il vecchio Reilly, sua figlia, il giudice. Luogo: La prigione.

Old Reilly stole a stallion, But they caught him and they brought him back. And they laid him down on the jailhouse ground, With an iron chain around his neck. Old Reilly’s daughter got a message, That her father was goin’ to hang. She rode by night and came by morning, With gold and silver in her hand. When the judge he saw Reilly’s daughter, His old eyes deepened in his head,

Il vecchio Reilly ha rubato uno stallone ma lo hanno preso e riportato indietro e lo hanno steso a terra nella cella con una catena di ferro intorno al collo. La figlia di Reilly ricevette un messaggio che suo padre stava per essere impiccato. Ha cavalcato di notte ed è arrivata la mattina con oro e argento in mano. Quando il giudice vide la figlia di Reilly, i suoi vecchi occhi affondarono nella testa, dicendo: “L’oro non libererà mai tuo padre, il prezzo, mia cara, invece sei tu.” “Oh, sono già un uomo morto”, gridò Reilly, “Sei solo tu che lui desidera, e mi viene la pelle d’oca a pensare che solo ti sfiori:

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sali a cavallo e vai via.” “Oh padre sicuramente morirai se almeno non provo a pagare il prezzo senza seguire il tuo consiglio. Per questo motivo dovrò restare.” Le ombre della forca scuotevano la sera, nella notte un segugio abbaiò, nella notte le terre grugnivano, nella notte il prezzo fu pagato. La mattina successiva si svegliò venendo a sapere che il giudice non aveva mai parlato. Vide che quel ramo pendeva, vide il corpo di suo padre spezzato. Ecco le sette maledizioni a un giudice così crudele: Che un medico non lo salvi. Che due guaritori non lo guariscano. Che tre occhi non lo vedano. Che quattro orecchie non lo sentano. Che cinque muri non lo nascondano. Che sei becchini non lo seppelliscano. E che sette morti non riescano mai ad ucciderlo. (Traduzione di Giordano Dall’Armellina)

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L’inizio della ballata ci ricorda Geordie che anche Fabrizio de André canta in un suo adattamento dall’originale britannico: la donna riceve un messaggio che il marito (qui il padre) verrà impiccato e cavalca fino alla prigione sperando di salvarlo. Anche in questa versione, come nella maggior parte delle varianti inglesi di Geordie, c’è un giudice che non salverà il prigioniero. Qui però c’è l’aggravante della richiesta di un favore sessuale che, come vedremo, deriva da versioni di una ballata italiana. Bob Dylan, così come De André con Geordie, dà un tocco di poesia in più al testo della ballata “originale” aggiungendo immagini efficaci ed allegoriche che “dipingono” l’atmosfera. Si noti in particolare la quartultima strofa nella quale sembra che persino la natura si ribelli a ciò che sta per succedere. Il verso “Le ombre della forca scuotevano la sera” è di una forza evocativa straordinaria dove i colori scuri pervadono la scena e prepara l’auditore all’ineludibile e ineluttabile. La sera stessa è scossa da quelle ombre di morte. Ci ricorda il Macbeth di Shakespeare, prima che Macbeth uccida di notte il buon re Duncan, quando la natura, prima dell’omicidio, si scatena con venti e temporali violenti come a voler fermare l’efferato delitto che il grande drammaturgo ritiene, e vuole farci ritenere, contro natura. Anche Dylan sottolinea ancora

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di più l’atmosfera facendoci “sentire” la notte in un segugio che abbaia e nelle terre che grugniscono attonite come se ci fosse un terremoto. Poi il repentino passaggio al realismo più crudo: nella notte il prezzo fu pagato. Si arriva a questa sentenza netta dopo che Dylan aveva già nella terza strofa utilizzato dei dettagli narrativi di straordinaria efficacia, preparatori e preambolo di questa verità sconvolgente. Dylan ci fa vedere i vecchi occhi del giudice che affondano nella testa a sottolineare la sua lascivia e il suo appellativo “mia cara”, apparentemente bonario, fa trasparire il film mentale nel quale il giudice ha già spogliato la ragazza. Ho scelto, come quadro di riferimento alla ballata, la tela sottostante con la ragazza nuda e la corda, simile a quella utilizzata per le impiccagioni, che la avvolge e la lega.


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Si noti il ferma immagine che riprende in un istante allegorico la figura femminile. Potrebbe rappresentare anche la figlia del vecchio Reilly che si offre nuda al giudice per liberare il padre dalla corda che invece lo impiccherà. La mano solleva la corda come per implorare la salvezza del padre e lo sguardo è voltato per la vergogna e per non vedere gli occhi lascivi del giudice. Alla fine la corda ucciderà fisicamente l’uomo e allegoricamente anche la donna, umiliata e trascinata in un gioco perverso dove viene usata come merce ed oggetto nel vano tentativo di liberare la persona amata. La storia ci mette davanti ad un dilemma universale. E se fossimo stati noi nei panni della donna, cosa avremmo fatto? Bob Dylan nelle sue canzoni, così come nella pittura, ci dipinge a volte un mondo di violenza dove gli interrogativi non si possono sciogliere ma restano come un macigno davanti a noi. In tutto ciò il lato oscuro dell’uomo emerge prepotente nell’uso di colori lugubri. La donna del quadro allora diventa la vittima, nella ballata due volte, di una violenza che è universale dove si intuisce quanto misera sia ancora oggi la condizione femminile nel mondo. Bastano pochi tratti pittorici a Bob Dylan per rappresentare un intero universo così come spesso nelle sue canzoni basta un verso per aprire un mondo che penetra a fondo negli anfratti più reconditi dell’anima dove risiede la luce di una nostra verità.

più, secondo i vostri peccati. Anche Gesù, nei vangeli, lancia sette maledizioni agli scribi e ai Farisei. Il primo recita così: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.” Vediamo ora una delle tante versioni della ballata italiana che ha dato origine, non solo alla ballata di Bob Dylan, ma anche alla Tosca di Puccini e a Measure for Measure (Misura per Misura) di Shakespeare. Cecilia

Cecilia, insieme a La pesca dell’anello, è la ballata più diffusa in Italia. Questo canto narrativo ha influenzato Sardou, il librettista di Puccini per La Tosca. In effetti nelle versioni, soprattutto in alcune raccolte nell’Italia centrale, Cecilia uccide il capitano che nell’opera pucciniana diventa il capo della polizia e che nelle versioni ungheresi e per Dylan sarà un giudice. Alla fine, nella nostra versione raccolta nel Lazio, Cecilia, proprio per l’omicidio, viene rinchiusa in una sezione del carcere femminile di Roma che si chiamava San Michele.

La povera Cecilia j’ha preso er su marito Vediamo ora la radice dalla quale Dylan ha attinto je l’han messo ’npriggione, lo vonno fa morì.

l’ispirazione per la versione della sua ballata. Nella variante ungherese è il fratello ad essere impiccato e il giudice crudele e lascivo è maledetto dal cantore. Le maledizioni nella versione magiara sono tredici. Bob Dylan le fa diventare biblicamente sette, come a sottolineare, anche se in maniera forse inconscia, le sue radici ebraiche. Le sette morti, che non dovranno ucciderlo subito ma fargli rivivere il castigo, ci ricordano i tormenti di Sisifo. Il giudice per sette volte dovrà rivivere il rifiuto dei medici, di tutti coloro che non vorranno più ascoltarlo o vederlo (ma i tre occhi si potrebbero riferire alla Trinità e quindi alla condanna di Dio). Non potrà nascondere la vergogna e la colpa per il misfatto dietro un muro e il suo corpo rimarrà insepolto in balia degli animali selvatici per il rifiuto dei becchini di seppellirlo. Il sette, numero che nella tradizione popolare rappresenta sia la morte che la rinascita, lo fa dunque allegoricamente morire e rinascere per tormentarlo e maledirlo. Anche qui ci sono dei richiami biblici. Evidente, nella similitudine, è la maledizione di Dio in Siracide 40,8: È sorte di ogni essere vivente, dall’uomo alla bestia, ma per i peccatori sette volte tanto; oppure nel Levitico 26,21: Se vi opporrete a me e non mi ascolterete, io vi colpirò sette volte di

«Sarve sor capitano ’na grazia vo’ da te.» «La grazia è bell’e fatta, vienghi a dormì co’ me.» Quanno che fu a la mattina s’affaccia a lu barcone e vede er su marito che stava a pennolone. «Grazie sor capitano, m’avete ben tradito; a me tolto l’onore, la vita a mi’ marito.» «Zitta Cecilia zitta, nun dire male de me, se nno le carceri scure, io te farò vedè.» «Si si le vojo vedere, si si le vederò.» Cecilia cava lo spillo, er capitan ammazzò. Pija la rocca er fuso e mettete a fila’, la povera Cecilia, ar San Michele va. (Versione presente esclusivamente in “Ballate Popolari Europee” e nel recente “Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan” cantata nel cd allegato da Lucilla Galeazzi)

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Scrive Saffioti in Ballate popolari italiane: «Di questa canzone sono state trovate tracce in tutte le regioni, anche se la sua area di probabile origine è l’Italia nord-occidentale. La storia ha mantenuto integra la sua struttura narrativa, vi sono importanti punti di differenziazione solamente nelle parti iniziali e in quelle finali. In molte versioni infatti la causa della prigionia del marito è taciuta e soltanto in alcune si mette in chiaro l’antefatto. Talvolta si tratta di insubordinazione durante il servizio militare, o l’aver fatto un duello, o addirittura può trattarsi di una manovra dello stesso capitano per creare i presupposti della seduzione di Cecilia (è questo il caso di alcune narrazioni in prosa campane). Il finale tuttavia è la parte che ha subito il maggior numero di rifacimenti, che in alcuni casi prevedono la morte o il volontario ritiro della donna a una vita ritirata (spesso in convento). In altri casi essa fugge dopo l’accaduto ed è costretta ad affrontare l’oscuro attraversamento di un fiume con relativa richiesta di un bacio da parte del traghettatore. Notevole è il finale di alcune versioni calabresi, come quella da noi raccolta a Palmi (RC) nel 19751. Qui Cecilia esprime il suo disprezzo per gli uomini con parole di estrema durezza: Eu faciarrìa na fossa / triccentu metri funda / là dentro mentu a l’omani / così si strugge il mondo. (Io farei una fossa / profonda trecento metri / là dentro metterei gli uomini / così si distrugge il genere umano).»

Non dissimile una versione laziale dove Cecilia dice: Vorrei scavare un fosso, di cento farmi posto, per sotterar le donne, così finisse il mondo. Qui Cecilia si augura di sotterrare tutte le donne, così non ci sarà più il genere umano. In sostanza, piuttosto che vivere in un mondo dominato da uomini violenti che tengono le donne con il cappio al collo, meglio annientarlo tutto.... Il tema affrontato in Cecilia non si riferiva a un fatto storico preciso, ma era popolare perché situazioni simili potevano verificarsi dovunque e in ogni tempo. Non a caso una storia quasi identica era già capitata a Stefania, moglie del tribuno romano Crescenzio, che cercò di intercedere con Ottone III per salvare la vita del marito fatto prigioniero. Crescenzio fu comunque giustiziato e Stefania fu obbligata a divenire concubina di Ottone, ma si vendicò avvelenandolo. Anche Shakespeare affronta lo stesso tema nella commedia Measure for Measure (Misura per misura). In questo caso però, dopo una trama molto complessa, il marito si ricongiunge alla moglie. Per concludere ribadiamo 1

Cfr. Tito Saffioti, Bon ’cellu cantaturi. Vita e folklore nei racconti di due contadini calabresi, Edizioni del Sileno, Lamezia Terme 1999, pp. 77-79.

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che ogni occasione era buona per ripescare la storia, trasformarla in ballata e adattarla agli avvenimenti locali, un fattore tipico del poetare popolare. Come si può ben vedere la strada che porta a Seven Curses di Bob Dylan è molto lunga. Dylan ha modificato in parte il racconto e lo ha adattato alla sua realtà mantenendo tuttavia il nocciolo narrativo principale. Ma come abbiamo visto non ha fatto solo questo: il testo laziale di confronto è scarno ed essenziale e vuole raccontare l’avvenimento come puro fatto di cronaca. Pur suscitando riprovazione negli ascoltatori per l’accaduto, manca l’approfondimento emotivo, la pennellata poetica che rende il testo più vicino alle corde “simpatiche” che risuonano negli animi più sensibili. La genialità di Dylan, così come di tutti i grandi poeti e scrittori che hanno rielaborato storie preesistenti, è proprio quella di rendere la storia emotivamente più vicina al nostro cuore. Segnalo, per chi fosse interessato, che altri approfondimenti sui testi di Bob Dylan, confrontati con ballate europee, sono presenti nel mio saggio, in uscita a breve nelle librerie, Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan, (ed. Book Time, EU 22). Nel volume è allegato un CD mp3 con 81 brani della tradizione popolare europea eseguiti con la collaborazione di più di 70 fra artisti e gruppi dei più noti nel panorama folk come Maurizio Dehò (presente in moltissime incisioni con il suo violino), Giovanna Marini, Lucilla Galeazzi, Liliana Treves Alcalay, Lino Straulino, Baraban, La Macina, Tendachent, Ensamble Righi, Joaquin Diaz, Le Vent du Nord, Trio Milonga, Cantovivo, Calicanto e la voce femminile di Silvia Bozzeda. ❖


Argomenti Dieci domande ai nostri lettori: i risultati sono sorprendenti, ma invitiamo gli utenti di iPad e tablet che non hanno ricevuto il questionario, a rispondere con un e-mail a info@lineatrad.eu

QUESTIONARIO LINEATRAD di Loris Böhm

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l mese scorso abbiamo proposto ai nostri lettori una serie di dieci domande per verificare l’andamento della rivista e trarre qualche spunto di riflessione per i progetti futuri Lineatrad. Naturalmente le risposte possono dare delle indicazioni ma non alterare il progetto di base Lineatrad, che comunque dev’essere inteso come “proiettato verso il futuro” sia dell’editoria in genere che delle tendenze musicali. Considerando il periodo post-natalizio, più adatto alle settimane bianche che allo spunto dei questionari, possiamo ritenerci moderatamente soddisfatti del numero di risposte pervenute. Di seguito il risultato che comunque è ancora incompleto: chi legge la rivista via iPad o tablet non ha ricevuto via e-mail il questionario, per cui può ancora rispondere inviando il suo giudizio a info@lineatrad.eu: 1) Quale rubrica di Lineatrad vi è piaciuta maggiormente e avete seguito durante il 2012?

1) Eventi, 2) Cronaca, 3) Interviste, 4) Recensioni, 5) Argomenti

Molto apprezzate le interviste e le recensioni, qualche punto in meno per eventi, cronaca e argomenti. 2) Quante pagine dovrebbe avere Lineatrad?

1) Non importa, 2) non troppe per non essere “pesante”, 3) il maggior numero possibile

Quasi unanime il verdetto, suddiviso tra il maggior numero possibile e il non importa. Al lettore di Lineatrad non dispiace la quantità! 3) Preferisci una rivista sfogliabile gratuitamente ma più povera di contenuto oppure una rivista a pagamento ma più ricca di contenuti?

1) Gratuita, 2) A pagamento

La risposta che non ti aspetti... nonostante il periodo di crisi galoppante e di ristrettezze economiche globalizzate, praticamente tutti optano per la rivista a pagamento! Noi prendiamo atto ma, come annunciato nel numero di gennaio, gradiremmo offrire gratuitamente

la rivista ancora per un po’... giusto per non togliere il gusto alla lettura. 4) Se la preferisci a pagamento, quanto dovrebbe costare?

1) Una cifra simbolica (circa 20 cent.), 2) una cifra media (da 50 cent. a 80 cent.), 3) una cifra standard di un euro.

Anche qui la risposta che non ti aspetti... nessuno opta per la cifra simbolica, praticamente tutti per la cifra standard di un euro. Anche in questo caso valuteremo se sarà giusto un balzo così drastico... 5) Cosa vi è piaciuto di più di Lineatrad?

Chi più ne ha più ne metta! Davvero tante le cose che sono piaciute, tra cui ci piace menzionare tra i più gettonati “la grafica”, “la possibilità di scoprire nuova musica”, “gli strumenti musicali” e “gli approfondimenti difficilmente reperibili altrove” 6) Cosa vi è piaciuto di meno di Lineatrad?

Praticamente nessuna critica... si richiede un maggior approfondimento sui grandi temi della musica popolare. 7) Quale proposta vorresti fare per rendere più interessante Lineatrad?

Poche idee nuove: più spazio a interviste e alla programmazione dei concerti (ma se qui in Italia non si batte chiodo non è per colpa di Lineatrad!) come al solito bisogna andare all’estero, chi se lo può permettere, per ascoltare grandi concerti... ed ecco che le uniche programmazioni interessanti sono oltre frontiera! 8) Per la lettura:

1) Preferite il formato elettronico da sfogliare via iPad e tablet, 2) preferite leggere su computer in casa, 3) vorreste ripristinare il vecchio formato cartaceo da spedire in abbonamento postale?

Qui arriva la mazzata! Pochi i seguaci di tablet e iPad, tanti per il classico computer casalingo, addirittura c’è chi vorrebbe sfogliare ancora la carta!! Inutile nascondere il fatto che noi siamo nati per il multimediale digitale portabile, altrettanto vero il fatto che nel futuro (anche i più tradizionalisti dovranno

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farsene una ragione) i tablet soppianteranno la carta stampata, e qui il discorso si fa lungo e andrà affrontato in una sede appropriata. Ciò non toglie che i tempi per cotanta tecnologia non sono ancora arrivati, un po’ per la diffidenza della gente e un po’ per i costi dei dispositivi, non ancora bassissimi. Voglio togliere un po’ di speranze a chi opta per il ritorno alla carta stampata: sarebbe un suicidio, visto i costi di stampa, carta, confezione, postalizzazione, e resi praticamente incommerciabili perché danneggiati. Ne so qualcosa con la mia ex rivista Traditional Arranged e con le guerre intraprese con le ditte incaricate alla distribuzione nelle edicole e librerie, che spesso snobbavano la testata e non la distribuivano perché poco conosciuta (per cui con poche potenzialità di vendita). Una lotta impari con i grossi editori italiani che si accaparravano sempre gli spazi più visibili dei centri vendita. Chi desidera la stampa in digitale di un numero (su richiesta esplicita), deve affrontare una spese minima di dieci euro a copia più la spedizione postale: ne vale la pena? Non sarebbe più pratico ed economico stampare direttamente in casa le pagine che interessano maggiormente con una stampantina a getto d’inchiostro, con un risultato qualitativo che attualmente si avvicina notevolmente a quello prodotto dalle costosissime offset? 9) Nel caso Lineatrad avesse difficoltà economiche per proseguire a pubblicare, ritenete possibile:

1) Effettuare una sottoscrizione volontaria per sostenere le sue spese di gestione, come è avvenuto in Francia tra i lettori di Trad Magazine?

2) Ritenete più opportuno, in caso di difficoltà economiche, il passaggio da rivista gratuita a rivista a pagamento? 3) Ritenete più opportuno interrompere la pubblicazione per attendere tempi migliori o la ripresa del mercato globale?

E qui mi commuovo. Nessuno vuole l’interruzione del servizio. Molti sarebbero disposti ad una sottoscrizione volontaria e ancor di più sono quelli disposti ad accettare di passare dalla rivista gratuita a quella a pagamento. Freno gli entusiasmi, è una scelta mia personale quella di continuare la diffusione gratuita. Per il semplice fatto che attivare un servizio a pagamento comporta registrazioni di legge, contabilità, iscrizioni, tasse, che sono sopportabili solo se si hanno un grosso numero di abbonati paganti (valuto oltre i mille) che attualmente non abbiamo appunto per il fatto che non abbiamo mezzi economici adeguati per promuovere la rivista. Si tratta di una gestione a carattere “familiare”. Buttarci nella mischia delle “imprese con fini di lucro” significherebbe chiudere per fallimento nel giro di pochi mesi. 10) Quale altro stratagemma (incluso la collaborazione come reporter di Lineatrad) ritenete possibile per sostenere il progetto-rivista?

Vi ringrazio di cuore... chi ha proposto un concerto da devolvere alla causa, chi la collaborazione diretta con la rivista e chi l’inserzione pubblicitaria a pagamento. Valuteremo la scelta migliore. Intanto andiamo avanti così... perché comunque un mese fa presto a passare e finito un numero c’è quello successivo che incalza e deve essere di qualità almeno uguale a quello precedente! ❖

Selezione nazionale artisti Suonare@Folkest, Premio Alberto Cesa di Roberto Sacchi

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bacà e Daniele Arzuffi (Verona 1), Dualis Magic e Maria Devigili (Verona 2) sono i vincitori delle due selezioni veronesi di “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa 2013” tenutesi l’8 e 9 febbraio a La Fontana di Avesa. Applauditi e meritevoli di interesse anche Daniele Bombardini e Folk Avenue. Sempre più difficile il lavoro della Giuria, chiamata a esprimersi in merito a proposte tutte degne di attenzione e di alta qualità. Ennesima dimostrazione che in Italia non mancano idee e musicisti ma spazi e opportunità. Prossime selezioni a Loano (22 marzo) e Coreno Ausonio (23 marzo). ❖

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Il Gruppo Quinta Rua si esibisce a Loano durante la selezione 2012 di Suonare@Folkest


Cronaca LA DANZA DELL’ORSO alla Corte del Principe di Pietro Mendolia*

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hi ha paura dell’orso cattivo!?” Potrebbe suonare come un’esclamazione dei tre porcellini di Walt Disney, scampati, per l’ennesima volta, alle grinfie di Ezechiele Lupo. Ma il lupo non è orso e la storia non è fantasia. Anche se, a pensarci, da questa vicenda potrebbe ricavarsene una bella sceneggiatura per un film fantastico. L’epoca: metà del XVIII secolo. Il luogo: Saponara. Gli interpreti principali: Domenico Alliata principe di Villafranca e signore del “feudo” di Saponara, il ferocissimo temibile Orso, i Domatori, i Cacciatori, i Suonatori di brogna. Il mito popolare tramanda che tra i pendii e le vallate dei monti Peloritani si aggirava un orso ferocis-

simo che minacciava la tranquilla vita della borgata. Il principe Alliata, accogliendo le richieste d’aiuto dei saponaresi, indisse una caccia all’animale chiamando a raccolta domatori e cacciatori i quali, portato a termine con successo il compito loro affidato, di catturare l’animale, festeggiarono il trionfo con la sfilata della preda incatenata attraversando le strade del paese. Fintanto che l’orso rimase in vita, tale corteo si ripeté ogni anno, a simboleggiare lo scampato pericolo, a esorcizzare la minaccia. In seguito, per sostituirne la figura, prese a utilizzarsi un opportuno travestimento e la sfilata subì inevitabili adattamenti e modifiche stilistico-figurative. Questa particolare forma di festa, nel tempo, si fuse con un cerimoniale prettamente carne-

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valesco per giungere, inalterata nella sua bellezza, fino ai giorni nostri. Oggi, ogni martedì grasso, nelle prime ore del pomeriggio, a Saponara (Messina) si svolge la “Sfilata dell’Orso e della Corte Principesca”, ritenuta da molti come uno dei più bei carnevali di origine storica dell’intera Sicilia.

Particolari del Principe Alliata, della Principessa e della Corte Regale, in alcune rappresentazioni d’epoca.

Anni 60. Dama e Cavaliere di Corte.

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L’orso in una immagine degli anni 60.


Cronaca

Ma tutto ha inizio qualche giorno prima: in aperta campagna è possibile assistere alla “Cattura dell’Orso”, ad opera dei domatori e dei cacciatori che, dopo averlo immobilizzato, riescono a rinchiuderlo dentro a una grande, rudimentale gabbia.

La cattura dell’orso.

In gabbia.

È Carnevale: L’Orso, trattenuto a stento dalle catene e dalle corde dei Domatori, “guardato a vista” dai Cacciatori, danzando fa il suo ingresso in paese (il caratteristico rumore dei campanacci legati ai suoi fianchi ne preannuncia l’arrivo) alternando ambigui gesti di socialità (invita le donne a un giro di ballo) ad improvvise aggressioni (mima fatali abbracci), sotto lo sguardo del Principe, della Principessa e della Corte.

La danza dell’orso e della Corte Principesca.

Trattenuto dalle corde dei Domatori e vigilato dai Cacciatori.

S’ode l’accompagnamento musicale dei Suonatori di brògna. Si tratta di grosse conchiglie di mare sprovviste d’apice che nella danza dell’orso replicano parossisticamente una sequenza ritmica scandita dal battito di uno o due rullanti, assumendo così la veste di strumento musicale vero e proprio. I suonatori di brògna assolvono ad una funzione essenziale nella rappresentazione carnevalesca di Saponara: quella di annunciare l’azione rituale principale che vede protagonista la maschera dell’Orso.

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“Arriva l’Orso”! I suonatori di brògna ne accompagnano l’incedere a passo di danza tra la folla.

E l’orso, elemento caotico che turba l’ordine sociale costituito, è l’interprete principale della sfilata nonché il fulcro di tutte le attenzioni della comunità durante il carnevale. Prima che assumesse le attuali sembianze la maschera del mastodontico plantigrado si realizzava grazie a pelli di capra, campanacci per ovini, cinti lungo i lati in modo approssimativo ed il tutto era coronato da una maschera di cartapesta effigiata allo scopo di simularne le animalesche fattezze. I travestimenti dei cacciatori e dei domatori rispecchiano aspetti realistici e, costoro, recitano la parte di se stessi, ossia i manuali esecutori della caccia allo spietato mammifero e della sua riduzione in catene.

La Corte Principesca in una immagine recente.

Il Principe Domenico Alliata al gran ballo di corte.

Mentre anticamente il costume dell’aristocratico era rappresentato da un frac, occhiali scuri, una verga da passeggio, un nastro a tracolla e una corona posticcia realizzata in cartone, oggi il Principe veste l’alta uniforme militare e porta in testa una preziosa corona così come pregiate sono le stoffe d’abito della Principessa e della Corte Regale. Segni dei tempi che cambiano. Ma l’amore dei saponaresi per la propria storia, quello resta immutato! ❖ * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova con il quale ha raccontato, in musica, la storia dell’Orso.

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Recensioni MARIA OLIVERO: SONGWRITER PIEMONTESE di Massimo Losito

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a non ancora trentenne MARIA OLIVERO è una songwriter originaria dell’alto Piemonte cresciuta in una famiglia di artisti, i suoi giocattoli preferiti sono stati il grand-piano Yamaha nero della mamma pianista classica e la sua prima chitarra, una Washburn bianca semiacustica, con i quali inizia presto non solo a suonare ma addirittura a comporre i suoi primi brani, influenzata dall’ascolto di fenomeni (all’epoca) contemporanei come Tina Turner e Bruce Spring-

steen ma anche dei vecchi dischi in vinile raccolti e collezionati negli anni dal padre, fotografo e grande appassionato di musica, grazie ai quali Maria viene in contatto con un variopinto mondo musicale che va da Alan Stivell e la tradizione bretone ai principali gruppi di folk-rock inglese degli anni ’70, in primis i Fairport Convention ed in particolare la loro voce leader Sandy Danny, che diventa per Maria un vero e proprio modello e fonte di ispirazione.

La ricchezza delle melodie e la forza ed il calore di quella splendida musica letteralmente folgorano la giovane cantautrice e ne ispirano gli esordi, mentre i passi successivi la portano dal folk-rock inglese al rock americano, in particolare a cantautori quali, per fare qualche nome, Bob Dylan, Lou Reed, Tom Petty, Stevie Nicks, Sheryl Crow, Alanis Morissette e Donovan, le cui canzoni vengono proposte da Maria nei suoi concerti con personalissime “cover”, oltre ad avere il loro peso nello sviluppo dei suoi brani originali contribuendo a migliorarne qualitativamente la composizione e l’arrangiamento. Maria ad oggi ha collezionato diversi concerti sia in Italia che all’estero, prendendo parte a numerosi progetti e collaborazioni, talvolta accompagnata da bands formate da ottimi musicisti su grandi palchi, talvolta da sola sulle pedane di minuscoli clubs accompagnata solo dalla sua fedelissima chitarra acustica Taylor affettuosamente chia-

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mata “Nadine”, trait d’union tra la sua mano destra ed il suo cuore, ed è nella dimensione “live” che meglio si esprime la sua idea musicale di Pop inteso come POPOLARE, il contatto e la vibrazione empatica che stabilisce col pubblico che la segue alimenta la sua creatività e funge da continuo stimolo a scrivere e ad arrangiare canzoni muovendosi nella giusta direzione. Gli anni di attività “on the road” e di attento lavoro in studio hanno recentemente fruttato l’uscita di ANYWAY, un CD di otto tracce composte ed arrangiate da Maria in collaborazione con il paroliere londinese Matt Lindsay, brani che prima di essere incisi sono stati proposti negli ultimi “live” insieme al resto della sua fertile e copiosa produzione e sono stati selezionati in base alla presa sul pubblico ed ai feedback positivi ricevuti da ascoltatori attenti e calorosi. Anyway, disco prodotto da Maria insieme a Giorgio Bellossi (Los Angeles), è un album Pop/Rock elegante, emotivamente intenso, caratterizzato da un incisivo mix di chitarre elettriche e una sezione ritmica aggressiva e potente, in cui Maria ha interpretato tutti i brani, cantandoli con la sua voce calda e

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Recensioni

allo stesso tempo dolce e potente, e suonando diversi strumenti come chitarra acustica, dulcimer, tastiere e anche il basso, dando vita ad un progetto dal suono ricercato e personale, ricco di immagini e sensazioni che “registrano”

momenti di esistenza, influenzato non solo dai più importanti cantautori americani ed inglesi degli ultimi 40 anni ma anche da autori come Robert Burns ed Erik Satie e a riferimenti musicali più eterogenei, ad esempio le colonne sonore di Angelo Badalamenti. ❖


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Recensioni UARAGNIAUN “MALACARN” di Loris Böhm

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iamo a dicembre 2012, quando Suoni della Murgia produce il nuovo cd di Uaragniaun "Malacarn", il luogo citato è l’Alta Murgia lo strumento è un racconto di storie musicato attraverso canti inediti e antiche canzoni d'autore. Quando la vita è una continua sofferenza fatta di tanti racconti dove i briganti, i banditi, i perdenti recitano una parte che nessuno vorrebbe interpretare, allora si presentano i cantastorie Uaragniaun, con questo straordinario Malacarn, e questa perenne sconfitta di anime dannate alla ricerca di una improbabile risurrezione si fa musica, si fa ritmo, intriso di canti taglienti come le lame dei malavitosi di cui si parla. Pasquale Frisenda, grafico di grande espressività interpretativa, fa la sua parte confezionando un libretto dove i nostri personaggi oscuri della nostra Murgia assumono un’espressione poco rassicurante, angosciosa, ma ricca di significato. Gli Uaragniaun hanno un’esperienza ultratrentennale, nella quale hanno raccolto e raccontato i canti tradizionali legati alla vita e ai sentimenti estremi che pervadono gli abitanti dell’area intorno Bari. Non abbiate timore di provare anche voi queste emozioni... sono un segno di vita quasi dimenticata al giorno d’oggi, ma estremamente attuali perché ogni periodo storico porta disgrazia, sofferenza ma anche voglia di vivere. Gli Uaragniaun ci accompagneranno in questo viaggio musicale senza tempo. ❖

La formazione Uaragniaun: MARIA MORAMARCO LUIGI BOLOGNESE SILVIO TEOT NICO BERARDI FILIPPO GIORDANO GIANNI CALIA ALESSANDRO PIPINO CARLO LA MANNA ROCCO CAPRI CHIUMARULO PINO COLONNA NANNI TEOT MICHELE BOLOGNESE

voce e chitarra chitarra, bouzuki, mandoloncello percussioni, flauti, voce zampogna, charango, quena, chitarra violino sax tastiere, lama sonora, organetto, toypiano contrabbasso, fretless bass voce flauti dritti, ciaramella tromba mandolino

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Eventi BLAIR DUNLOP VINCE L’HORIZON AWARD PER BBC RADIO 2 a cura di Geomusic

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a Geomusic ha il piacere di annunciare che BLAIR DUNLOP, il cantautore inglese figlio di Ashley Hutchings, che annovera nel proprio Roster, ha vinto l’Horizon Award, un prestigioso riconoscimento assegnatogli dalla BBC Radio 2 a Glasgow il 30 gennaio scorso. La cerimonia nell’ambito del Celtic Connections festival, nel Main Auditorium della Royal Concert Hall, nell’ambito di una serata eccezionale, ricchissima di ospiti dello spettacolo e dello sport, durante la quale sono stati consegnati gli Awards anche nelle altre categorie; tra i premiati Kathryn Tickell (Musicista dell’Anno), Lau (Miglior Gruppo), Bellowhead (Broadside, Miglior album), Aly Bain e Roy Harper (Premio alla Carriera) e Dougie Maclean (Per il suo contributo al Songwriting).

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L’Award proietta Blair Dunlop tra i più importanti nuovi cantautori d’Oltre Manica sulla scia anche del recente primo album Blight & Blossom riscuote unanimi consensi di critica e pubblico. Blair sarà in Italia per presentare l’album nei primi giorni di maggio e vi farà ritorno nel corso dell’estate. Per noi gli Awards sono stati occasione per incontrare grandi artisti, amici di sempre, come Aly Bain e Phil Cunningham, Ralph McTell, Eric Bibb, Danny Thompson, Donald Shaw, Michael McGoldrick e tanti altri, ma anche opportunità per conoscere stelle del pop e del folk come Roy Harper, Nic Jones e Dougie Maclean, ai quali abbiamo strappato una promessa di esibirsi presto in Italia per la Geomusic. Lau e Bellowhead tra i nostri prossimi arrivi. ❖

INFO: www.geomusic.it – info@geomusic.it - Tel. 035 732005 – 348 4466307


Argomenti ELLIOTT MURPHY a cura di Geomusic

I

n puro stile rock ‘n roll Elliott James Murphy Jr. nasce al Mercy Hospital del Rockville Center di New York nel 1949, da una agiata famiglia che lavora nello show business. La madre Josephine è un attrice mentre il padre Elliott Sr. è un impresario molto noto, il cui poliedrico AQUASHOW ebbe successo per tutti gli anni Cinquanta nel terreno su cui inizialmente aveva trovato posto la Fiera Mondiale di New York del 1939. Lo straordinario spettacolo veniva rappresentato in un teatro all’aperto stile Art Deco e comprendeva pagliacci che andavano sott’acqua, ballerine che nuotavano, giocolieri e teatranti, con la musica della Dike Ellington Orchestra. Più tardi, Elliott Sr. aprirà lo SKY CLUB in Roosevelt Field, Long Island, non lontano da dove Charles Lindbergh prese il via per il suo storico volo verso l’Europa. Lo SKY CLUB era un ristorante/club privato che ospitava famosi personaggi politici del tempo, come Bobby Kennedy e Nelson Rockefeller. Ma quel che più impressionava il giovane Elliott erano le serate di ballo, in cui si esibivano le Ronettes, Jay and the Americans e i Seeds. Elliott è cresciuto nei dintorni di Garden City, e ha cominciato a suonare la chitarra a 12 anni. Con la sua band The Rapscallions ha vinto la ‘Battle of the Bands’ dello stato di New York nel 1966. Comincia a scrivere canzoni mentre canta per le strade d’Europa nel 1971 e ritorna a New York dopo un breve periodo passato a San Francisco per ottenere un contratto con la Polydor Records. Il suo album di debutto “Aquashow” (1973) raccoglie un enorme successo di critica, finendo in molte occasioni sulle liste dei migliori di vari giornali per quell’anno, con articoli su Rolling Stone, Newsweek e New Yorker. I successivi “Lost Generation” (1975), “Night Lights” (1976) e “Just a Story from America” (1977) vengono accolti con lo stesso interesse. Ospiti speciali sono Mick Taylor, Billy Joel, Phil Collins. La sua musica è una sorta di rock poetico post-Dylan, pesantemente influenzato dai newyorkesi Velvet Underground, sostenuto dalla potenza espressiva di Murphy alla chitarra e all’armonica. Sia per scelta che per necessità, passa alla produzione indipendente con la pubblicazione dell’EP “Affairs” (1980) che vende bene in Europa e prepara il terreno per “Murph the Surf” (1982) che otterrà un buon successo. Nel 1985 Jerry Harrison (dei Talking Heads) pro-

duce “Milwaukee”, dando inizio alla lunga relazione con l’etichetta discografica francese New Rose. All’epoca Murphy è spesso in tour in Europa e infine si stabilisce a Parigi nel 1989, dove vive tuttora con la moglie e il figlio. In “Selling the Gold”(1985) lo si può ascoltare in un duetto con Bruce Springsteen, il vecchio amico che spesso lo invita sul palco nei suoi spettacoli europei. Aldilà della musica, Murphy ha scritto per Rolling Stone, Spin e vari giornali europei. Ha pubblicato “Cold and Electric” (un romanzo semi-autobiografico uscito in

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Francia, Germania e Spagna) e due raccolte di racconti (“The Lion Sleeps Tonight” e “Where the Women Are Naked And The Men Are Rich”) e il recente “Cafè Notes” (per le edizioni francesi Hachette). Durante una recente apparizione alla TV spagnola, ha detto: “La letteratura è la mia religione e il Rock and Roll è la mia droga.” I suoi recenti album “Beauregard”, “Rainy Season”, “Soul Surfing” e “La Terre Commune”(in duo con Iain Matthews) segnano una ripresa di forza nella sua carriera discografica e sono in molti a definire il doppio “Strings of the Storm” il migliore di tutti. Col mago della chitarra Olivier Durand è sempre in tournée, con una media di più di 100 spettacoli l’anno per tutta Europa. Del 2007 l’album “Coming Home Again”, che segna un ritorno al sound dei primi lavori e l’anno successivo ha realizzato “Notes from the Underground”, che conferma l’ottimo momento creativo del nostro eroe. Nel 2009, anno particolarmente felice per il cantautore newyorkese che culmina con l’album “Live in Paris”, un documento sonoro dell’energia che egli sa esprimere in concerto. Da poco invece in distribuzione il nuovo album “Elliott Murphy”, primo prodotto dal figlio Gaspard, che lo vede affiancato dal chitarrista Olivier Durand e dalla consolidata ritmica di Laurent Pardo e Alan Fa-

Argomenti

tras, ossia The Normandy All Stars. Con loro una piccola schiera di ospiti impegnati a dar maggior vigore al sound di sempre, quel folk rock cantautorale che contraddistingue Elliott Murphy, e lo pone tra i migliori artisti di sempre. L’album, ancora una volta molto fresco e attuale, testimonia l’inossidabile vena compositiva del nostro eroe. ❖ Formazione: ELLIOTT MURPHY - voce,chitarra,armonica OLIVIER DURAND - chitarra Discografia: AQUASHOW (1973) LOST GENERATION (1975) NIGHT LIGHTS (1976) JUST A STORY FROM AMERICA (1977) AFFAIRS (1980) MURPH THE SURF (1982) MILWAUKEE (1985) CHANGE WILL COME (1987) PART GIRLS & BROKEN POETS (1984) LIVE HOT POINT (1991) APRES LES DELUGES (1987) 12 (1990) IF POETS WERE KING (1992) DDS BY THE YARD (1992) UNREAL CITY (1993) PARIS/NEW YORK (1993) SELLING THE GOLD (1995) GOING THROUGH SOMETHING (1996) BEAUREGARD (1998) APRIL (1999) LA TERRE COMMUNE (2001) RAINY SEASON (2000) LAST OF THE ROCK STARS..D ME AND YOU (2001) SOUL SURFING, THE NEXT WAVE EP (2002) STRINGS OF TH STORM (2003) NEVER SAY NEVER (2005) COMING HOME AGAIN (2006) NOTES FROM THE UNDERGROUND (2008) ALIVE IN PARIS CD+DVD (2009) ELLIOTT MURPHY (2010)

ELLIOTT MURPHY

presenta il nuovo album It takes a worried Man Elliott Murphy ci regala l’ennesimo capitolo della sua rinnovata creatività. L’Album, It takes a worried Man, raccoglie una manciata di nuove composizioni (undici, per la precisione) suonate con il supporto dei Normandy All Stars (Olivier Durand alla chitarra, Laurent Pardo al basso e Alan Fatras alla batteria) e l’aggiunta di alcuni ospiti, tra i quali spiccano i nomi del figlio Gaspard alla chitarra elettrica e backing vocals e di Kenny Margolis al pianoforte e tastiere varie. Fanno eccezione l’iniziale Worried Man Blues, in duo con il fido amico Olivier Durand ed Even Steven, che lo vede accompagnarsi al pianoforte. La produzione e il mixaggio dell’album è del figlio Gaspard; le canzoni registrate in diverse sessions in studi europei e di NYC, disponibile sia in iTunes che nello store di Elliott (www.elliottmurphy. com), a breve nei migliori negozi. Elliott Murphy, insignito di recente della prestigiosa Médaille de Vermeil de la Ville de Paris, è ora di nuovo in tour e nel corso della Primavera e dell’Estate prossimi si esibirà anche in Italia, sia nella combinazione acustica con Olivier Durand che con la full band. Attesissimo! Informazioni e Booking: tel. 035 732005 – 348 4466307 info@geomusic.it – www.geomusic.it

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Eventi Balliamo sul Mondo info@balliamosulmondo.net Vacanze estive danzanti, la via delle danze continua... 8ª edizione

“La via delle danze continua....”

 8ª edizione

Seminario residenziale nel quale verranno proposte
danze popolari da tutto il mondo, in cerchio e in coppia!

31 luglio/4 agosto 2013
presso
Grand Hotel Terme Astro
Tabiano Terme (PR)

DOCENTI
JAN KNOPPERS & RICHARD VAN DER KOOIJ (Olanda)


Dopo lo strepitoso successo delle scorse edizioni, tornano in Italia Jan e Richard che con la loro straordinaria metodologia di insegnamento accompagnata da un’eccellente preparazione professionale ed artistica, nonchè da una coinvolgente simpatia, ci accompagneranno anche quest’anno in un viaggio danzante, assolutamente divertente e imperdibile!

PROGRAMMA E ORARIO GIORNALIERO (PROVVISORIO)


Mercoledì 31 luglio
 ore 14,30 arrivi, iscrizioni e saldi 
ore 16/18,30 danza
ore 19,30 cena 
ore 21,15/24 festa di apertura con danze di animazione per tutti *

Giovedì 1 agosto ore 8/9 colazione - ore 9/9.30 warm up con i docenti - ore 9,30/12,30 danza - ore 13 pranzo - ore 16/18,30 danza - ore 19,30 cena - ore 21,15/24 ripasso danze stage con i docenti, danze di animazione e danze a richiesta *    Venerdì  2 agosto ore 8/9 colazione - ore 9/9.30 warm up con i docenti - ore 9,30/12,30 danza - ore 13 pranzo - ore 16/18,30 corso speciale (tematica ancora in via di definizione) - ore 19,30 cena - ore 21,15/24 danze stage con i docenti, danze di animazione e danze a richiesta *   Sabato 3 agosto ore 8/9 colazione
ore 9/9.30 warm up con i docenti - ore 9,30/12,30 danza - ore 13 pranzo - ore 16/18,30 corso speciale (tematica ancora in via di definizione) - ore 19,30 cena - ore 21,15/24  festa a sorpresa

VACANZE ESTIVE DANZANTI

Domenica 4 agosto ore 8/9 colazione - ore 9/9.30 warm up con i docenti - ore 9/12,30 ripasso di tutte le danze (+ ripresa video ad esclusiva cura dell’associazione organizzatrice) - ore 13 pranzo - ore 15 saluti e partenze *Serate ore 21,15/21,45 ripasso danze stage con i docenti - ore 21.45/22.45 danze semplici per tutti con Jan, Richard e Cristina  - ore 22.45/24 danze libere a richiesta Canto  lezioni di canto con i docenti nelle pause dopo pranzo… Orari e date verranno comunicati dal nostro staff giorno per giorno. PREZZI Solo stage danza      euro 180 Prezzi camere (Hotel) - Pensione completa Camera doppia/tripla Euro 52,00 a notte per persona - Camera singola    Euro 62,00 a notte Pasto extra adulti (per chi soggiorna)  Euro 18,00 cad. e a persona Pasto extra bambini (per chi soggiorna) Euro 15,00 cad. e a persona Bambini: da o a 2 anni  gratuiti da 2/6 anni   Euro 21.00 in camera con 2 adulti da 7 anni in poi  tariffa intera   Condizioni per eventuali partecipanti al corso senza soggiorno in hotel: Pacchetto meeting (uso sala/danza + pranzo) Euro 23.00 al giorno e per persona Solo uso sala (no pranzo) Euro 10.00 al giorno e per persona Solo cena in hotel  Euro 18.00 cad. e per persona Uso sala + pranzo e cenaEuro 38.00 a persona e al giorno TESSERE
 Per partecipare al seminario è necessaria la tessera  “Balliamo sul mondo”, richiesta solo a chi non è ancora socio dell’associazione (euro  5) 
PRENOTAZIONE 
Per la partecipazione allo stage è necessario versare un acconto di 260 € tramite bonifico bancario intestato all’ass.“Balliamo sul mondo” da versare su Banca Monte dei Paschi di Siena – Filiale di Reggio Emilia, Agenzia n. 3 di Via Gorizia n. 1 Codice IBAN: IT 75 B 01030 12801 000010031960

E’ necessario spedire via miail il MODULO DI ISCRIZIONE, compilato in tutte le sue parti (che trovate sul nostro sito www. balliamosulmondo.net) è tutto automatico e semplice da seguire. Il saldo avverrà il primo giorno dello stage durante l’accoglienza e le iscrizioni definitive. A tal proposito si specifica che per il saldo si accettano solo contanti. Eventuali cancellazioni o rinunce dovranno essere eseguite tramite lettera o e-mail entro il 10 giugno 2012, dopo tale data gli acconti non verranno restituiti.

MATERIALI


Sarà a disposizione un “kit” composto da CD audio con tutte le danze dello stage ed un fascicolo con le schede. Il materiale sarà fornito direttamente dai docenti olandesi ed è necessario prenotarlo, come indicato nel modulo di iscrizione (il prezzo è di € 20)
La ripresa video (DVD) sarà ad esclusiva cura dell’associazione “Balliamo Sul Mondo” e va prenotato anch’esso, specificando Sì o NO, nel modulo di iscrizione. Il costo del DVD è di 20 euro.

SEDE


Il Grand Hotel Terme Astro è situato a pochi chilometri dai centri turistici d’arte dell’Emilia.
L’Hotel che già offre innumerevoli servizi, sarà la sintesi di tutto ciò che si può desiderare in termini di benessere, divertimento e sport. Albergo a 4 stelle, ha 115 camere, con 218 posti letto, tutte elegantemente arredate con zona salotto, bagno, frigobar, televisore, aria condizionata, telefono diretto. Inoltre dispone di un centro congressi adatto ad ogni tipo di evento. Un abbraccio a tutti dallo staff di

Balliamo Sul Mondo

Cristina, Roberta, Gabriella, Pia, Erika, Teresa, Rita, Paola, Maguatte, Roberto, Sandro, Paolo e Marco

 info@balliamosulmondo.net
 tel. 0522-272137
 cell. 340-3816539
 www.balliamosulmondo.net

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