Page 1

Distribuzione gratuita esclusivamente in formato digitale senza pubblicità www.lineatrad.com - italia: www.lineatrad.it - internazionale: www.lineatrad.eu

mensile Anno 2 n°24 dicembre 2013 € 0,00

d: ti a r t ea edica n i L ni d lk o f n a 2 a music alla

PoPistoia Medimex Celtic Connections Premio Andrea Parodi Folk&Peace Francesco Loccisano

Laura Parodi Unavantaluna Elva Lutza-Ester Formosa Abacà Valeria Cimò La Magna Canta/Trigomigo


Sommario

n. 24 - Dicembre 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

—04

04

PoPistoia 2013 fotocronaca e resoconto

—17

17

Premio Andrea Parodi va a Unavantaluna

—24

24

You tube, un termometro per misurare la febbre del folk

—09

09

Medimex 2013 la musica è lavoro

—21

21

Elva Lutza feat. Ester Formosa

—26

26

La Magna Canta Trigomigo

13

21 anni di Celtic Connections a Glasgow

—22

22

Folk&Peace

—30

30

Una vita per il bel canto ovvero Laura Parodi

—13

Eventi

Cronaca

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

N

umero 24 di Lineatrad: due anni di pubblicazioni, e questo numero rappresenta un “regalo di Natale” per i lettori; regalo perchè spremo le esigue risorse economiche per realizzarlo, e visto che sono in tema di regali, regalo la copertina a Lineatrad... tutto sommato se la è meritata! La musica e la cultura in senso lato, sono in fondo alle classifiche di interesse del cittadino italico: vabbè, direte che è per colpa della scarsità di risorse economiche, della difficoltà a destinare i pochi spiccioli del bilancio familiare a scopi prioritari... non per me comunque, e non per un “nocciolo duro” di appassionati, soprattutto musicisti, che si prodigano in tutti i modi per convincermi a continuare in questa avventura editoriale fondamentale. Perdonatemi ancora una volta il ritardo nella uscita del numero, ma il periodo vacanziero natalizio ha rallentato ulteriormente tutti i meccanismi... e meno male che non usciamo su carta, come alcuni vorrebbero!! Tra i casini delle Poste Italiane, i casini dei distributori e

22

24/2013

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

i casini degli edicolanti e dei punti vendita, Lineatrad finirebbe in bancarotta in un istante (e il lettore leggerebbe le notizie estive in inverno, e viceversa!!). Nei due expo appena conclusi abbiamo avuto tiepidi ammiccamenti, uno sfoggio di luci ed effetti speciali (soprattutto Medimex) ma la sensazione imperante è stata la consapevolezza che la musica folk e tradizionale vivono di riflesso, di contorno, anche se, per assurda ironia, i maggiori successi commerciali sono stati raccolti da personaggi che hanno attinto a piene mani nelle sonorità folk ed etniche... questo dovrebbe far riflettere chiunque vive di musica! Ecco il motivo per cui parleremo, certamente, di PoPistoia e di Medimex (due fiere organizzate da Audiocoop, per cui speculari), ma ci soffermeremo soprattutto sulle recensioni dei bellissimi album arrivati questo mese e raccolti agli expo, sulle riflessioni, previsioni, e sugli eventi che maggiormente danno vivacità e risonanza alla musica che amiamo.

Argomenti

Editoriale Ecco il motivo per cui in questo numero parliamo in anteprima assoluta del prossimo Celtic Connections di Glasgow, una incredibile vetrina per centinaia di gruppi musicali internazionali, tutta dedicata al folk. Per contro ogni anno attendo con trepidazione la data delle fiere e ogni anno ricevo delusioni. Sono in molti che hanno rinunciato a partecipare a Womex, Medimex, MIDEM e MEI perchè alle ingenti spese di partecipazione non corrisponde una mole di affari apprezzabile. Mettiamoci pure il cuore in pace: non ci sarà mai una esplosione di world music nel mondo, tutto sarà sempre finalizzato a promuovere ideologie multietniche... “gastronomia multietnica”, “fratellanza multietnica” e via discorrendo, ma chi lavora nella musica etnica merita maggior considerazione. L’operatore commerciale che sfrutta la musica tradizionale per raggiungere i suoi fini “umanitari” non si deve offendere, leggendo quello che ho scritto: questa è la realtà dei fatti e nessuno può contraddirla in alcun modo.


—33

33

Breiz Ha Rock

—35

35

Encore / Triad Vibration

—37

37

Valeria Cimò

34

Unavantaluna

—36

36

Abacà

—39

39

Francesco Loccisano

—34

Noi ci concentriamo a parlare esclusivamente degli argomenti che ci interessano e ci riguardano in prima persona, senza dimenticarci però di osservare gli altri mondi, per criticare, stigmatizzare, denunciare, se necessario, ma comunque cercando di essere sempre presenti nella vita quotidiana. Forse non conteremo molto, ma tutti si devono rendere conto che la nostra opinione ha un seguito, che siamo un punto di riferimento, una “cartina al tornasole” della scena musicale italiana e internazionale, per cui dobbiamo pretendere rispetto da coloro che traggono profitto dal nostro lavoro! Solo unendo le forze si potrà perseguire un obiettivo comune. Noi non diamo etichetta di partner a chiunque: chi lo diventa, lo è per davvero; i nuovi partner che acquisiremo nel 2014 (e ci sono diversi contatti in via di definizione) sono consapevoli che avranno un evidente beneficio da questa scelta. Chiudo questo mio discorso di fine anno immaginando che i primi mesi

del 2014 diranno molto sia sugli sviluppi della recessione che sulla scena musicale in Italia. Vorrei finire l’anno con un solo desiderio da realizzare per l’anno nuovo: che la musica folk sia considerata come merita presso le alte sfere, e affinchè si realizzi questo desiderio si deve verificare il presupposto che la gente creda veramente che sia un bene da conservare, da ascoltare. La musica folk, come la tradizione, ci appartiene; non dobbiamo buttarla. Per poter realizzare questo desiderio (che immagino sia condiviso da tanti) ho bisogno della collaborazione di tutti, perchè le mie sole forze non bastano, per cui quando sfogliate la rivista, fate un salto alla pagina “SOTTOSCRIZIONE” perchè serve a continuare il progetto. A proposito sto pensando di organizzare a Genova (o dintorni) un folkfestival per la prossima primavera, anche con lo scopo di raccogliere fondi per Lineatrad, come ai vecchi tempi del disciolto FolkClub Oltremare tanto per intenderci, o di Villa Serra Folk, ma ne riparleremo. ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 24 - Dicembre 2013 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Ugo Pilia - laprimapagina@gmail.com Hanno collaborato in questo numero: Agostino Roncallo, Pietro Mendolia, Marcello De Dominicis, Gianluca Dessì, Silvio Teot, Achille Meazzi, Giordano Dall’Armellina Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

24/2013

3

3


Cronaca POPISTOIA 2013 LA FOTOCRONACA E IL RESOCONTO di Loris Böhm

N

on dobbiamo giudicare questa nostra partecipazione con il presupposto del risultato ottenuto, bensì nell’ottica di una “presenza stabile” nell’ambiente della musica, perchè se così non fosse, saremmo a recriminare, lamentarci ed alla fine risulteremmo poco produttivi. Questo per mettere subito le cose in chiaro... non è stata un’apoteosi della musica folk così come non si è verificato un plebiscito di sottoscrizioni per Lineatrad, ma questo già lo sapevamo in anticipo. L’evento in sè, organizzato da Audiocoop, e finanziato da enti locali, tendeva ad offrire spazi gratuiti a standisti (come noi), per rimpolpare una fiera che aveva come protagonista principale una conferenza sugli “Stati generali della musica indipendente” e diverse premiazioni riguardanti il PIMI (Premio italiano musica indipendente). Ci sarebbe da disquisire a lungo sul termine “musica indipendente” che Giordano Sangiorgi, leader Audiocoop, ha voluto dare per giustificare le iniziative Audiocoop. In effetti non esiste una “musica dipendente” per cui in teoria tutti i generi musicali possono trovar posto nella definizione “indipendente”. In sostanza si è visto quello che si doveva vedere: le premiazioni e i discorsi nella conferenza, affrontati dagli sponsor, e citiamo: Il Mucchio, Raiwebradio, XL di Repubblica, Musica & Dischi, tra quelli direttamente interessati, si sono riferiti ad altri mondi musicali. Come potete notare sono tutti media che solo marginalmente si occupano di

44

24/2013

Eccomi al mio posto, in attesa di rispondere alle domande del pubblico, prima del riposizionamento insieme a Radici Music

musica folk e tradizionale... il loro interesse è più portato verso una musica di estrazione moderna, cantautorale, che “tira” parecchio tra i giovani, che in sostanza può produrre business. Viceversa tra gli espositori si è avuto un boom di presenze di operatori folk ed etno-world, e in sostanza rappresentava una situazione completamente diversa: la scommessa di chi si occupa di musica non commerciale di fronte alle “quasi” certezze di chi si occupa di musica di tendenza, nella sala attigua, a ricevere premi e quant’altro.

Da quel punto di vista, mi dispiace dirlo, ma noto un muro quasi invalicabile tra i due scenari. Timidi approcci, qualche scambio di pensiero, ma nulla più. Noi, gente del folk, abbiamo fatto la nostra parte: abbiamo portato gente con le nostre comunicazioni, abbiamo rimpolpato il programma di PoPistoia, dando credibilità all’expo, abbiamo doverosamente ringraziato per lo spazio offertoci gratuitamente e siamo tornati a casa con il sorriso dipinto sulle labbra... ma non dobbiamo neanche scordarci che ci vuole ben altro per


Cronaca

Aldo Coppola, io e Annamaria Parodi... sul tavolo l’esposizione delle bellissime produzioni discografiche di Radici Music che valorizzano lo stand Lineatrad

I nostri vicini devoti al didgeridoo: TriAd. Parleremo del loro disco su questo numero Lineatrad

Acoustic guitar meeting: le loro produzioni riguardano un settore di appassionati devoto alla country music

risollevare le sorti della musica che amiamo! Come ho detto prima, noi la nostra parte l’abbiamo fatta, ma ad un certo punto pretendiamo di avere maggiore visibilità, e mi spiego meglio. In fase di allestimento stand, un organizzatore ci ha detto se ci potevamo “stringere” per ospitare i nostri amici di “Radici Music”, perchè lo spazio che loro avevano prenotato è stato concesso in quel momento ad un’altro operatore che si era iscritto in ritardo, e non c’era spazio per Radici Music.

Ben contento di dividere lo spazio Lineatrad con i nostri amici, che comunque erano visibilmente contrariati per la scarsa considerazione che gli organizzatori riservavano loro, abbiamo (come si nota dalle foto) passato insieme il primo giorno di fiera con grande spirito collaborativo, perchè così si conviene tra gente che lotta per una causa comune. Con mio estremo rammarico Aldo Coppola mi ha fatto capire che non ci sarebbe rimasto il giorno dopo perchè era rimasto demoralizzato dalla situazione che si era venuta a creare

24/2013

5

5


Cronaca

La Banda Borgognoni allieta i passanti e li invita “musicalmente” ad entrare nell’expo

e appunto dalla scarsa considerazione che perdurava già dall’expo MEI di Faenza (che viceversa non era uno spazio gratuito ma a pagamento!). Non posso far altro che prendere atto della situazione, e non posso fare a meno di esternarla sulle pagine di questa rivista affinchè chi di dovere si faccia un esame di coscienza e comunque si rifletta maggiormente sulla globalità della manifestazione. Ad essere sinceri comunque nemmeno gli eventi clou di PoPistoia hanno avuto uno scenario adeguato: la saletta predisposta per conferenze e cerimonie di premiazione era talmente piccola che la maggioranza degli spettatori non ha potuto entrare da come straripava di gente (alla faccia delle norme di sicurezza!). Io stesso, che avevo lo stand a pochi metri di distanza, non ho potuto seguire nean-

66

24/2013

L’atrio del palazzo comunale in cui siamo stati collocati. In fondo Marco Zoboli tiene lo stand delle edizioni del Manifesto, io e Aldo Coppola: discorsi e perplessità


Cronaca

Le rispettive consorti in trincea: Stefania impegnata al telefono e Annamaria al banco... sulla destra l’ingresso al secondo salone espositivo

La tavoa rotonda “Il nuovo IMAIE si presenta agli artisti toscani”, unico dibattito dove l’affluenza limitata del pubblico permetteva di assistere...

che una parola, dal muro di persone che avevo davanti! Ma sono convinto che, al di là delle parole, i fatti sono rappresentati da chi (come me) si è sobbarcato la preparazione organizzativa con diverso materiale promozionale, il viaggio, il soggiorno, senza ricevere nessun attestato di presenza. Va bene, ne conveniamo, non abbiamo pagato lo spazio espositivo che ci hanno messo a disposizione, e ribadisco che ne siamo grati perchè di questi tempi comunque è meglio di niente, ma sarebbe comunque stato un gesto “carino” se, per

24/2013

7

7


Cronaca

In fondo alla tavola rotonda, spicca la lucentezza della fronte di Giampiero Bigazzi, boss dell’etichetta Materiali Sonori, ricca di titoli folk

esempio, avessero utilizzato due righe di tutti quegli spazi rimasti vuoti nel pieghevole che hanno distribuito per l’expo, per scrivere la lista degli operatori che avevano aderito all’evento prenotando uno spazio nell’area espositiva!! Mi fermo qui, con tanti punti di riflessione, pochissimo beneficio per Lineatrad paragonato agli sforzi organizzativi intrapresi; in ogni caso noi c’eravamo, abbiamo fatto la nostra parte, e siamo disposti COMUNQUE a ripetere l’esperienza l’anno prossimo, anche se non riceveremo premi o attestazioni di merito: noi, la soddisfazione, la portiamo dentro... di aver fatto il nostro dovere! ❖

Per finire: a Pistoia esiste una via che riassume efficacemente la nostra situazione... no comment!

88

24/2013

Tutti vorrebbero posare davanti al rollup di Lineatrad... ma per Riccardo Tesi, una leggenda italiana dell’organetto, la foto sembra di rito!


Cronaca “La musica è lavoro”: Questo è lo slogan, a caratteri cubitali, che troneggia all’ingresso dei padiglioni della Fiera del Levante che ospitano il Medimex edizione 2013.

MEDIMEX 2013 LA MUSICA È LAVORO Esclusiva del nostro inviato Silvio Teot

A

Bari, dal sei all’otto dicembre, si è svolta la tre giorni del Salone dell’innovazione musicale promosso da Puglia Sounds. Se la musica è lavoro, il Medimex è, a detta del Governatore della Puglia Nichi Vendola, “una ricca occasione di confronto, di crescita e di stimolo dell’economia della creatività”, perché la musica “è uno dei modelli più elevati di produzione e di economia intelligente”. Il colpo d’occhio è indubbiamente suggestivo e comprendi subito che su Medimex si è puntato molto e, non a torto, gli organizzatori ritengono che l’evento sia il più importante appuntamento nazionale che mette a confronto domanda e offerta nel settore musica. Il programma è affollatissimo e i numeri parlano chiaro: 80 appuntamenti, 3 palchi, 22 showcase, 100 stand, 5 sale per 54 incontri d’Autore, 198 relatori provenienti da 23 paesi diversi e il gran finale al Teatro Petruzzelli con la cerimonia di consegna delle Targhe Tenco e annesse esibizioni. Insomma c’è di tutto e di più. E noi facciamo fatica a seguire tutto quanto la tavolozza ci offre. Trattandosi di un evento voluto dalla Regione Puglia e affidato a Puglia Sound, pare evidente come il primo degli obiettivi, neppure velatamente nascosto, sia la promozione del tacco d’Italia e dei suoi sistemi produttivi di eccellenza, con particolare riferimento al settore dell’industria creativa. Insomma sostenere la filiera della produzione e della distribuzione musicale. E, non a caso, ritroviamo nella borsa che ci viene data all’ingresso, numerosi gadget, guide e depliant che parlano

Scatti a ruota libera della manifestazione

di Puglia, nonché ben quattro CD appena sfornati per l’occasione da Puglia Sounds. Quattro compilation - di musica classica, jazz, pop e world - che raccolgono il meglio della musica made in Puglia, con brani di Franco Mezzena, Orchestra Sinfonica Tito Schipa, Admir Shkurtaj, Roberto Ottaviano, Vince Abbracciante, Puglia Jazz Factory, Gianni Lenoci, Radiodervish, Fabrika, Erica Mou, Faraualla, Uaragniaun, Mimmo Epifani, Daniele Durante e tantissimi altri. La fruizione è stata superiore alle più rosee aspettative. Medimex 2013 ha registrato, biglietti alla mano, circa 13.000 presenze (30% in più della precedente edizione) e ha ospitato novecento operatori del settore. E pensare che l’industria musicale è in crisi…

24/2013

9

9


Cronaca

Scatti a ruota libera della manifestazione

ma l’ottimismo non manca. Antonio Princigalli, coordinatore del programma regionale Puglia Sounds, è visibilmente soddisfatto e, tracciando un bilancio, ha dichiarato che “già la mera presenza di tutte e tre le major, Universal, Sony e Warner, è stato un evento simbolico, un sintomo importante dell’evoluzione della manifestazione”. E ammette: “Un settore in crisi, non ci sono dubbi, eppure è come se dal bianco e nero fossimo passati nuovamente al colore: l’industria della musica ha le idee, la forza e l’intenzione di trovare in sé nuova linfa. C’è, nonostante tutto, una gran voglia di rimboccarsi le maniche e di fare finalmente sistema provando a ricalcare le esperienze vissute in altri Paesi europei”. Ma quali sono state le novità di questa terza edizione? Indubbiamente la scelta di maggiore musica live e il coinvolgimento del gotha della musica d’autore in incontri col pubblico. In fondo i picchi di affluenza sono coincisi con le apparizioni nella hall n. 6 dei vari Baglioni, Daniele, Mengoni, Mannoia, Pelù, Fedez, De Gregori e Arbore, gestiti dai big dell’informazione musicale, il duo Assante & Castaldo, che degli incontri erano i direttori artistici. In queste occasioni non tutti sono riusciti a fornire emozioni e utili provocazioni nelle chiacchierate con gli intervistatori. Piuttosto abbiamo risentito brandelli autobiografici non privi della solita autocelebrazione e

1010

24/2013

abbiamo assistito all’assalto di deliranti scolaresche in cerca di autografi. Gli incontri più interessanti ci sono sembrati quelli con Pino Daniele, che ha posto la questione del rapporto tra i grandi media e i musicisti, e quello di Piero Pelù, non fosse altro che per aver suonato davvero qualcosa insieme al chitarrista Cosimo Zannelli. Con la Mannoia invece si è finiti per parlare quasi esclusivamente del testamento artistico di Lucio Dalla. Renzo Arbore invece è stato godibilissimo. Giocava in casa certo, ma la sua narrazione è sempre intelligente e arguta. Gli addetti ai lavori (direttori di festival, musicisti, giornalisti di settore, stampatori, editori) hanno invece invaso le piccole hall e gli showcase. Un po’ col naso per aria e tanta voglia di cogliere opportunità, scambi, contatti e certezze. E, volendo trovare una criticità al Medimex, non sfugge l’estrema difficoltà che incontriamo ad identificare gli altri operatori che non hanno uno stand di riferimento. Allora si lavora di cellulare, messaggi, sms e ipad puntati su FaceBook. Se ci soffermiamo negli spazi dedicati alle mostre o sostiamo negli stand, scopriamo allora che c’è tanta voglia di mettere a confronto passato e presente, vinile e mp3, autori affermatisi negli anni della politica militante e nuovi protagonisti del rap e del pop lanciati dai talent show televisivi o dalle community del web.


Cronaca

Scatti a ruota libera della manifestazione

Insomma ci si può confrontare a tutto campo e misurare esperienze tra generazioni assai distanti tra loro ma con un medesimo denominatore comune: ritrovare il valore artistico della musica e coniugarlo con un mercato che cambia le sue regole a velocità della luce. In tal senso ci è apparso assai stimolante l’intento di “dichiarare guerra alla dispersione” da parte del filosofo e collezionista Walter Benjamin a commento della prima Emeroteca Musicale Italiana, una mostra di riviste musicali d’altri tempi: Ciao 2001, Rolling Stones, Muzak e altri magazine cartacei che riuscivano, in tempi di carestia informativa, a soddisfare la febbrile ricerca di notizie relative alle produzioni musicali. Un tesoretto di circa 5000 pezzi conservati da Luca De Gennaro, direttore di MTV. Gli appuntamenti con gli showcase ci sono sembrati troppi e non sempre di qualità. Non sono mancate tuttavia le sorprese (le performance di Bandadriatica, Crifiu, Temenik Electric, Ogre) e le conferme (Riccardo Tesi & Banditaliana). Particolarmente interessante è apparsa la formula del “Face To Face” che ha permesso a molti musicisti di incontrare direttamente gli organizzatori dei più importanti festival mondiali. Altrettanto si può dire dei temi trattati nei Panel che avrebbero meritato un maggiore numero di partecipanti. Si è parlato infatti del futuro “legale” dei musicisti, dei diritti d’autore, del loro codice deontologico, del

nuovo mercato, del “turismo musicale”, fino a confrontarsi con le nuove tecnologie, le app che sostituiscono gli album, lo streeming e il download, insomma di tutto quello che emerge dalla rivoluzione inarrestabile che impone il web. Paradossalmente, per essere un evento di grandissimo spessore dedicato alla musica, al Medimex 2013 si sono visti pochissimi dischi. E tanto ci è apparso stridente con tutto il resto. Tra le poche novità discografiche che siamo riusciti a trovare, degne di menzione per il nostro punto di vista assai world e assai personale, segnaliamo due album editi da Dodicilune: My Waits di Serena Spedicato e Blue from Heaven di Pierluigi Balducci (entrambi sostenuti finanziariamente dai bandi regionali Puglia Sound) e inoltre ci piace citare una bella produzione freschissima di stampa: Figliadorre del gruppo Terrae (Verte Records). Tornando alla musica live gli showcase di Diodato, Bobo Rondelli e, sopra tutti, la splendida voce della francese Imany, hanno fatto da antipasto al gran finale: l’evento nell’evento al Teatro Petruzzelli. E così è stato. Anzitutto perché una location così affascinante ha fatto da giusta vetrina per la consegna delle Targhe Tenco. E Antonio Princigalli, con una certa soddisfazione, ci ha tenuto a ricordarlo: “Mi sembrava folle che dopo tutto questo tempo il premio e la manifestazione più importante d’Italia per la

24/2013

11

11


Cronaca

Scatti a ruota libera della manifestazione

canzone d’autore non trovasse un luogo in cui svolgersi. Averla ospitata quest’anno a conclusione del Medimex è stato un gesto importante in un momento importante. Iniziative di qualità come il Tenco, che hanno raccontato la storia musicale del nostro Paese, vanno assolutamente preservate”. Dal momento che ogni buon finale preserva un giallo, un mistero o, magari, una polemica, il Medimex non si è fatto mancare nulla. A cominciare dalle defezioni di Cesare Basile che avrebbe dovuto ritirare la targa per il miglior album in dialetto. Poi il forfait degli annunciati Afterhours tra gli ospiti di rango e ancora l’assenza di Jovanotti (premiato dalla Academy Madimex come artista dell’anno, ma in contumacia). Nonostante tutto, nella serata di chiusura, la performance è stata all’altezza dei grandi appuntamenti e, crediamo, non sarebbe stata male una diretta televisiva nazionale. Il duo Vergassola-Riondino sono riusciti a dare il giusto ritmo allo spettacolo e alla cerimonia della consegna delle targhe. Il resto lo hanno fatto i musicisti: Niccolò Fabi (miglior album), Appino (migliore opera prima), Mauro Ermanno Giovanardi (miglior album di cover) e due grandi mattatori del palcoscenico: Renzo Arbore e Vinicio Capossela. Se “la musica è lavoro”, non resta che aspettare il Medimex 2014 per capire se qualcosa si è mosso per davvero. ❖

1212

24/2013

Note a margine

Allo stato attuale, sulla effettiva utilità di una fiera come Medimex per una rivista come la nostra ci sarebbe parecchio da eccepire. In questo caso, considerando lo scarso interesse degli operatori della musica folk-world riguardo questa manifestazione, i costi di partecipazione non sono giustificabili per Lineatrad. Nel prossimo anno valuteremo: se i nostri colleghi “folk” decideranno di investire su questa fiera, lo faremo anche noi; diversamente, utilizzeremo in altro modo le nostre risorse. Loris Böhm


Eventi 21 ANNI DI CELTIC CONNECTIONS A GLASGOW: DAL 16 GENNAIO AL 2 FEBBRAIO di Marcello De Dominicis

T

ra pochi giorni si aprirà, a Glasgow, puntuale come sempre, la Celtic Connections, uno dei più bei festival di musica etnica in Europa, che quest’anno festeggia i suoi primi 21 anni d’esistenza. Era, infatti, il 9 gennaio del 1994, quando sul palco del Main Auditorium della Royal Glasgow Concert Hall Dhais, Four Men and the Dog e Wolfstone inauguravano questa importante manifestazione. Da allora, il festival è sempre cresciuto di livello, portando sempre artisti straordinari da tutto il mondo, presentando magnifiche commistioni tra artisti e gruppi di paesi diversi, di differenti stili di musica e battezzando addirittura una meravigliosa collana discografica: la “Transatlantic Session”, che raccoglie le migliori esibizioni tra i numeri uno del folk anglo-scoto-irlandese e degli americani che suonano ogni

anno insieme, registrando sempre un entusiastico sold out. Quest’anno per festeggiare degnamente il prestigioso anniversario è stato messo in piedi un cartellone di concerti davvero ricco che supera le migliori aspettative. Ho ricevuto, proprio qualche giorno fa, il programma dalla bravissima responsabile della comunicazione del festival, Hannah Matheson ed ora voglio fare qualche preziosa anticipazione del programma per chi avesse l’intenzione di partire.

Si comincia, come ho già detto, il 16 gennaio, alle ore 19,30, proprio nello stesso luogo in cui tutto ha avuto inizio, con uno speciale incontro tra la celebre violinista scozzese, Nicola Benedetti (di padre italiano), star della musica classica contemporanea, già primo violino della London Simphony Orchestra (e dal primo gennaio di quest’anno, insignita dell’Ordine dell’Impero Britannico), con alcuni tra i musicisti più prestigiosi del folk revival scozzese come Aly Bain, Phil Cunningham e Julie Fowlis. I quattro presenteranno del materiale del prossimo album della Benedetti, tutto dedicato al folclore caledone. Il giorno dopo, stesso luogo, stessa ora, c’è subito un altro importante concerto: “Far Far From Y press” che riporta nei palcoscenici scozzesi un importante album, pubblicato nel 2008 dall’etichetta “Greentrax”, dedicato alla Prima Guerra Mondiale. Questo live, segna l’inizio della commemorazione del centenario di questa terribile pagina della storia contemporanea. In questo spettacolo troviamo canzoni scozzesi, storie e poesie derivanti dal conflitto, eseguiti da

24/2013

13

13


Eventi

un cast stellare di oltre 20 cantanti/ musicisti tra cui: Barbara Dickson, Dick Gaughan, Phil Cunningham, Ian Mc Calman, Mairi Mac Innes. Oltre a questo concerto, sempre il 17 gennaio, troviamo, alle ore 20,00 al Piping Center  due mostri sacri dell’Irish Music, il poliedrico banjoista Gerry O’Connor (visto in Italia recentemente con i “nuovi” Dubliners) ed il chitarrista Manus Lunny, colonna portante da diversi anni dei Capercaillie”. La loro è una piccola reunion, in quanto entrambi facevano parte, oltre 30 anni fa, di un celebre gruppo irlandese: i “Wild Geese”. Il loro repertorio di danze incandescenti e canzoni farà smuovere sicuramente il pubblico scozzese. Il 18 gennaio, alle ore 19,30, sempre al Main Auditorium della Glasgow Royal Concert Hall, verrà presentato uno dei momenti più importanti del festival: “Capercaillie 30th Anniversari Concert with special Guest”. Freschi di un album “At the heart of it all”, appena uscito, di grande bellezza, i Capercaillie festeggiano 30 anni di carriera e di straordinari successi in tutto il mondo. Il loro inconfondibile sound messo al servizio della splendida voce della cantante gaelica, Karen

1414

24/2013

Matheson mischia egregiamente il folk scozzese con il pop. La loro coraggiosa contaminazione creata dalle tastiere “multi effetti” e dalla fisarmonica del leader, Donald Shaw (anche direttore del festival, da molti anni) e l’intreccio di strumenti tradizionali suonati da straordinari musicisti, come Michael Mc Goldrick, Manus Lunny e Charlie McKerrron è ormai un’inesorabile e perfetta macchina sonora, riconoscibile in tutto il mondo. Nel corso del concerto ci saranno prestigiosi ospiti, come Kris Driver, Kathleen MacInnes e precedenti membri del gruppo. Lo stesso giorno, purtroppo, alla stessa ora, si dovrà fare una scelta terribile, perché all’Arches, si esibisce uno dei musicisti più prestigiosi del Canada, l’ex leader per oltre 20 anni della Bottine Souriante, il grande vocalist e fisarmonicista Ives Lambert che presenta il suo nuovo gruppo. Oltre lui, saranno della partita i polistrumentisti del Quebec: Olevier Rondeau e Tommy Gauthier. Il motto del gruppo è già una certezza della grandezza del concerto: “Noi suoniamo come un trio, ma abbiamo il sound di una grande orchestra!”. Un altra grande esibizione  da non perdere in questa lunga ras-

segna, è sicuramente quella di Amadou&Mariam, uno dei più popolari ed esportati gruppi dell’Africa, degli ultimi dieci anni. Il chitarrista Amadou Bagavoko e la fantastica vocalist Mariam Doumbia, si esibiranno sempre nel Main Auditorium della G.R.C.H., il 22 gennaio alle ore 19,30 con una grande band, presentando il loro nuovissimo spettacolo “Eclipse”. Entrambi ciechi, marito e moglie, provenienti dal Mali si sono incontrati nel 1977, e non si sono più lasciati. Il grande successo è arrivato, molti anni dopo, nel 2005, con l’album, prodotto da Manu Chao, “Dimanchè a Bamako”. Il loro nuovo prodotto è un evento innovativo, un’esperienza multisensoriale, che offre al pubblico la possibilità di sentire la musica come la sentono loro, quasi come fosse un viaggio, nel buio più totale, ma pieno di suggestivi effetti sonori, colori, profumi con strumenti tradizionali e contemporanei, che riportano al luogo di nascita della musica africana. Spettacolo di grande cuore ed ottima musica! Il giorno successivo, alle 19,30, nello splendido locale, ”Oran Mor”, c’è sicuramente un evento da non perdere assolutamente, denominato “Rebel Music”, che vede come protagonisti il più celebre musicista di reggae del  Canada, Jason Wilson, il violinista più famoso nel mondo della musica folk, ex leader dei Fairport Convention e dei Whippersnappers, Dave Swarbrick ed il prestigioso chitarrista e cantante scozzese, Dick Gaughan (Five Hand Reel, Boys of The Lough, Clan Alba). Il progetto parte da un’idea di Wilson che dice che in Giamaica, contemporaneamente allo Ska ed al Reggae, sono arrivate la musica scozzese ed irlandese che hanno giocato un ruolo importantissimo per l’evoluzione della musica africana. Lui identifica questi suoni come “musica ribelle”. Oltre a loro, sarà della partita il famosis-


Eventi

simo sassofonista Pee Wee Ellis, già nelle bands di James Brown e di Van Morrison. Prevedo davvero scintille … e spero di esserci! Il 25 gennaio, giornata importantissima per gli scozzesi, perché si festeggia la “Burns Night”: si susseguono, contemporaneamente, meravigliosi concerti che imporranno una scelta dolorosa. Il concerto dedicato al più importante poeta scozzese Robert Burns, autore di centinaia di canzoni famose, tra cui, ”Auld Lang Syne” e “Ae Fond Kiss”, tanto per citare le prime due che mi vengono in mente, si svolgerà, alle ore 19,30, nella nuovissima arena musicale di Glasgow, la “SSE Hydro”, di cui mi hanno detto mirabilie per acustica e per la purezza dei suoni. In questo omaggio, ci sono non solo musicisti caledoni, ma anche gruppi stranieri, tra cui il trio vocale sudafricano, “The Mahotella” che sono da tempo nel “Pantheon” musicale della world music; per le loro armonie “Jazzy” gli australiani Andy White e suo fratello Neil; il cantastorie greco-cipriota Alkinoos Ioannidis; il chitarrista indiano Raghu Dixit. Oltre loro, il gruppo scozzese Salsa Celtica e le altre “stars locali” del calibro di: Karine Polwart, Karen

Matheson, Dougie Mac Lean, e Rachel Sermanni. Un cast davvero di grande qualità! La seconda opzione musicale che ci offre il 25 gennaio, è la “Breton Night” che si svolgerà nello splendido scenario dell’ “Old Fruitmarket” alle ore 20,00 in punto! Serata anche questa di grandissima caratura musicale  che vedrà protagonisti i Barzaz ed il Ronan Le Bars Group. Il concerto nasce dalla constatazione che nel dicembre 2012, la tradizione bretone di festoù - noz (festival notte) è stato aggiunto alla lista UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. In linea di massima, simile a un ceilidh scozzese, comprende un mix di secolari danze tradizionali, sia per coppie e gruppi di grandi dimensioni, intervallati da canti. Si Trasporta la Bretagna nel cuore di Glasgow con due gruppi straordinari: i Barzaz, che si sono riformati, proprio per questo evento, guidati dalla magica interazione del flauto di Jean - Michel Veillon e la voce del grandissimo  Yann - Fanch Kemener, per me il più importante cantante  bretone di tutti i tempi. Assolutamente impedibili quasi tutti gli albums di questi 2 musicisti, in primis “Pennou Skoulm”

e “Enez Eusa”. Ma oltre loro, c’è anche il gruppo del magnifico uilleann piper Ronan Le Bars, noto per aver suonato con Alan Stivell, Celtic Procession, Dan Ar Braz, etc. Ronan Le Bars ed il suo quintetto, hanno modificato molto la musica bretone, modernizzandola e rendendola più moderna. Presentano il loro ultimo lavoro: “Lammdour”.  Completano la line-up altri solisti “cult” della Bretagna, come il  violinista Jacky Molard, altra figura fondamentale nella rinascita bretone, e Lors Jouin, uno dei principali esponenti contemporanei di Gwerz, una delle principali  forme-canzoni della regione gaelica della Francia. Potrei continuare a scrivere per altre trenta pagine del programma di Celtic Connections 2014, ma vi voglio lasciare con l’acquolina in bocca… ricordandovi solo che dal 26 gennaio al 2 febbraio si alterneranno, nelle diverse “location” del festival, artisti famosissimi come Alasdair Fraser, Tim O’ Brien, Darrell Scott, Sharon Shannon, Lau, Suzanne Vega, Mary Coughlan, Stockton’s Wing, Blazin Fiddles, Mogway e tanti, tanti altri. Io spero di potervi fare, come ogni anno, un bel diario musicale di questo festival! ❖

24/2013

15

15


Eventi

1616

24/2013


Cronaca IL PREMIO ANDREA PARODI, 6ª EDIZIONE VA A UNAVANTALUNA

Cagliari, Auditorium Comunale 21/22/23 novembre

di Gianluca Dessì

I siciliani Unavantaluna, trionfatori del Premio Andrea Parodi

U

na qualità media altissima dei dieci finalisti (selezionati fra 175 proposte arrivate all’organizzazione), una impressionante scelta di ospiti internazionali, e un’organizzazione sicuramente encomiabile, hanno fatto della sesta edizione del premio intitolato al cantante portotorrese, già voce dei Tazenda, l’edizione migliore fra quelle finora realizzate. La vittoria dei siciliani Unavantaluna, con il brano “Isuli”, ha premiato un ensemble solido, maturo e ben conosciuto agli appassionati dei generi etno/folk/world, dove spiccano le personalità del cantante Francesco Salvadore e del percussionista Arnaldo Vacca. Ma sono emerse anche diverse altre proposte di estrema qualità, come il duo della cantautrice Rusò Sala e della chitarrista (sarda, peraltro)

Caterinangela Fadda, che ha visto sfumare la vittoria finale per appena mezzo punto.

Registriamo anche alcune piacevoli conferme da artisti già noti fra i frequentatori della WorldMusic italiana come la siciliana Francesca Incudine, vincitrice del Premio della Critica. E poi tante soprese: il south beat dei napoletani (ma milanesi di adozione) Canto Antico, il raffinatissimo sound della cilentana Alfina Scorza, la coraggiosa fusion fra plettri acustici, voce soul ed elettronica dei Damm&Dong, la voce di Paola Lombardo e la chitarra di En-

Rusò Sala

24/2013

17

17


rico Negro nel progetto occitano Tres Cordes. Il premio si articolava in tre giornate, dove gli artisti partecipanti hanno eseguito brani del proprio repertorio e un brano-tributo al cantante sardo scomparso. Una riflessione: nessuna delle proposte “sarde” ha raggiunto la finale di novembre; il livello della scena isolana è al momento particolarmente mediocre oppure i talenti isolani non credono in questo tipo di manifestazioni? L’immagine emblematica del Premio Parodi di quest’anno è quella di due ospiti internazionali: il polistrumentista maliano Baba Sissoko, che ha trascinato il pubblico in una tribalissima jam fra reggae e afro-soul e, soprattutto, il fadista portoghese Antonio Zambujo: dieci minuti di pura estasi: se gli angeli esistono hanno una voce che a quella di Zambujo deve somigliare tantissimo. E poi la produzione del mandolista Mauro Palmas, una delle colonne del revival della tradizione sarda, insieme all’ensemble di chitarre Rigel Quartet e al sassofonista

1818

24/2013

Cronaca

In alto: Francesca Di Ieso dei Canto Antico; in basso: gli Unavantaluna ricevono il premio

David Brutti, una suite che comprendeva anche un gustosissimo arrangiamento del classico di Andrea Parodi, Camineras. Altro momento di estrema bellezza, l’applauditissima esibizione della cantante friulana Elsa Martin, vincitrice dell’edizione dello scorso anno, accompagnata dal chitarrista Marco Bianchi. Della giovane cantante è stato anche presentato il video del brano vincitore della scorsa edizione, la fresca ballata “Dentrifur”. E infine il premio a Francesco Demuro, una gioventù passata sui palchi della Sardegna a cantare “a chitarra” e ora uno dei più importanti tenori lirici italiani. In una edizione da ricordare, da evidenziare anche l’ottima affluenza di pubblico, che per tre giorni ha gremito l’Auditorium di Piazza Dettori. La regia dell’evento è stata curata dal direttore artistico, Elena Ledda e da Valentina Casalena, moglie del cantante scomparso e presidente della Fondazione che di Andrea porta il nome, ben coadiuvata dai figli di Andrea, Luca e Alessia. ❖


Eventi

In ricordo del nostro amico Sergio Arneodo, Centro Provenzale Coumboscuro

24/2013

19

19


Eventi

2020

24/2013


Cronaca In concerto Cremona 15 dicembre 2013

ELVA LUTZA FEAT. ESTER FORMOSA di Achille Meazzi

R

aramente mi è capitato di avere l’urgenza di dovere scrivere, seduta stante, le mie emozioni di fronte ad un evento artistico. Mi è successo ancora una voltas questa sera (15 dicembre u.s.) assistendo, in quel di Cremona (Palazzo Cittanova per la rassegna “ContANIMAzioni”) al concerto che Elva Lutza ed Ester Formosa hanno, e non esagero, donato al pubblico cremonese nonostante la serataccia (climaticamente parlando). Molto male han fatto quei cremonesi (e non) che si sono fatti scoraggiare dal freddo-umido e dalle nebbie padane…perdendo così l’occasione di assistere ad uno strepitoso concerto soprattutto per l’intensità e la grande spinta emozionale che è stato in grado di trasmettere ai presenti. Atmosfere rarefatte tratteggiate dai toni caldi della tromba di Nico Casu e sostenute dal tessuto armonico di una chitarra magistralmente “governata” da un ispiratissimo Gianluca Dessì ammaliante negli arpeggi ed entusiasmante nei numerosi stacchi ritmici (spesso compicati da tempistiche dispari e pluricomposte) sono state la chiave vincente di questa “erba magica” germogliata per una sera sulle tavole del palco di palazzo Cittanova. Già dalle prime note i disagi della nebbia e del freddo erano uno sfuocato, lontano ricordo. Questa sera non c’è solamente un pezzo di Sardegna su quel palco, ma molto, molto di più. Un mondo “immaginifico” tutto da scoprire, fatto di suoni, di tessiture armoniche e vocali magicamente sospese tra passato e presente, così antiche e cosi moderne al tempo stesso. Suoni evo-

cativi di flussi di genti e di musiche che hanno attraversato, da una parte all’altra, il Mediterraneo e dove l’isola di Sardegna rappresenta sempre e comunque il porto di partenza e di approdo definitivo, la madre di un’onda emozionale (ed emozionante) ricca e incontenibile. Particolarmente toccante l’esecuzione fatta dall’ensemble della ninna nanna che Andrea Parodi (già voce dei Tazenda e prematuramente scomparso nel 2006) dedicò alla sua ultima figlioletta; così come di grande intensità emotiva l’interpretazione di “Deo Torro” con il quale il duo vinse l’edizione 2011 del Premio world music intitolato allo stesso Andrea Parodi. Una menzione particolare meritano gli interventi della cantante catalana Ester Formosa che con la sua voce appassionata (e appassionante) e la sua grande capacità interpretativa, è riuscita a far lievitare, se possibile, il già non trascurabile tasso di poesia, di teatralità oltre che di presenza

e tenuta scenica dell’ensemble. Impossibile non rimanere estasiati dai livelli di complicità ed assonanza che idioma sardo e lingua catalana possono raggiungere nel repertorio di Elva Lutza; si rincorrono, si intrecciano sino a diventare un tutt’uno al punto di coinvolgere e trasportare l’ascoltatore in un progressivo vortice di empatiche armonie. Un’ultima citazione merita, per la magistrale e coinvolgente esecuzione solistica da parte di Gianluca Dessì, il ballo tradizionale (normalmente interpretato dalle “launeddas”, come ha precisato il musicista nella presentazione) trascritto e arrangiato da lui stesso in una versione per chitarra acustica. Un bel regalo prenatalizio questo concerto cremonese di Elva Lutza (feat. Ester Formosa), capaci di trasformare una gelida, umida e nebbiosa serata in riva al Po nel più caldo e accogliente salotto di casa…chi c’era sa bene che è andata proprio così. ❖

24/2013

21

21


Cronaca FOLK&PEACE

Folk&Peace: il cd ideato da Alberto Cesa fra il 2003 e 2005 e uscito solo ora postumo dopo 8 anni di “forzato” riposo è stato finalmente presentato a Torino al Conservatorio il 14 dicembre di Giordano Dall’Armellina

A

lberto lo aveva pensato ben 10 anni fa e doveva uscire allegato all’Unità. Cambiato il direttore, che era Furio Colombo, non se ne fece più nulla. Anche l’Espresso, dopo un primo abboccamento favorevole, lasciò cadere l’iniziativa. Il materiale è finito nell’armadio di famiglia Cesa fino a quando la sorella Ita lo ha ritrovato e ha pensato di proporlo oggi. Ed è grazie all’amore di Ita Cesa per suo fratello (anche se per sua ammissione di musica non se ne intende) che il progetto ha preso nuova linfa e con l’aiuto dell’ANPI, di Folkest, dell’Istituto Ernesto De Martino e di Emergency (il ricavato della vendita

2222

24/2013

andrà completamente per quest’ultima organizzazione e sappiamo che Alberto sarebbe stato di sicuro d’accordo) ha visto quest’anno la luce. Parlare di pace e contro la guerra è purtroppo sempre d’attualità e qualunque iniziativa non è mai abbastanza e quindi il “raduno” di Torino ha dato voce a chi si batte perché si smetta il massacro quotidiano. I musicisti nel “nostro campo folk” si sono sempre distinti per impegno sociale e per ideali di pace. Alberto Cesa, fin quando è rimasto in vita (6 gennaio 2010) non ha mai smesso di gridare la sua avversione alla guerra e il suo bellissimo libro “Con la ghironda in spalla” con cd allegato, è un esempio fulgido di militanza politica e sociale. D’altra parte fin dai suoi esordi con il gruppo da lui fondato, Cantovivo, si distinse subito con il primo disco titolato “Canti antifascisti” nel 1974. La serata è stata un grande successo con il teatro quasi pieno. Sul palco si sono alternati alcuni degli interpreti dei 25 brani che compongono il cd (il volantino qui allegato elenca gli artisti). Giovanna Marini, caduta in casa il giorno prima di venire e Sandra Boninelli, per ragioni logistiche, hanno dato forfait. Tutte le interpretazioni sono state all’altezza della fama dei singoli artisti ma mi piace ricordare la splendida esecuzione di Otello Profazio nella versione originale (senza il ritornello che si è abituati ad aggiungere spesso a sproposito) della canzone tradizionale siciliana

La Crozza (il teschio) che il cantore trova sopra ad una torre (cannuni in siciliano) e che apparteneva ad un garibaldino morto per la liberazione della Sicilia. Interrogato il teschio gli rivela che avrebbe preferito morire per amore. Notevole anche l’interpretazione di Gualtiero Bertelli nella rielaborazione della ballata tradizionale “La sposa morta” (titolata da Gualtiero come “C’era un dì un soldato”) nella quale un soldato, tornato dalla guerra, non trova più moglie e figli e maledice la guerra che gli ha portato via il suo bene. Donata Pinti con “Libertà”, con testo e musica di Alberto Cesa, ha fatto rivivere l’incanto della sua voce quando faceva parte di Cantovivo. I versi della canzone: Per le terre conquistate, per le donne sottomesse, per gli uomini sfruttati, per gli eroi assassinati, per i simboli bruciati, per le guerre che ti han fatto, per il nome che ti han rubato, io ti chiamo...libertà sono risuonate potenti nel pubblico attento ed emozionato. Ma anche Gastone Pietrucci con la sua “Salve Regina”, Nonò Salomone con “Madre tedesca”, Toni Asquino con “La guerra in diretta”, Franco Madau con il canto sardo “Su giucattulu mannu” e il gruppo musicale dedicato ad Alberto, gli Alberkant, hanno conferito alla serata un alone di nostalgia nel ricordo di uno dei più grandi artisti che il mondo del folk ha prematuramente perso. Nel cd non può ovviamente mancare il contributo di Alberto con “Poesia popolare” versione italiana di “La poesia es un arma cargada


de futuro” di Gabriel Celaya e musicata da Paco Ibanez. Un canto che sembra scritto oggi e che Alberto ci lascia come testamento perché non ci si assopisca davanti alla crisi economica e di valori che ci attanagliano. Il finale della canzone: Quello che canto e che mi brucia dentro il cuore non ha un nome, sono grida nel vento – sono grida nel cielo. Perché viviamo sotto i colpi di chi uccide i nostri sogni e anche il pensiero vuol fermare. Il nostro canto non può più starsene a guardare. Stiamo toccando il fondo – abbiamo toccato il fondo è lì a ricordarcelo. Il cd, venduto per offrire un contributo a Emergency (e quindi acquistabile nelle sedi dell’associazione) contiene altre notevoli interpretazioni. Fra le tante vorrei ricordare la splendida “Bandieres” in friulano di Lino Straulino, la versione di “Addio padre e madre addio” di Sandra Boninelli, la rievocazione dell’attentato di Nassiriya di Carlo Muratori con splendida musica e testo toccante. E infine Elena Ledda con il canto sardo “Nostra Sennora ‘e saghera” (Nostra Signora della Guerra). ❖

Cronaca

In ordine di apparizione, gli artisti che si sono esibiti durante la serata e il brano presentato 1 – Laura Ferraris - mondina di Trino Vercellese - E se qualcuno vuol far la guerra 2 – Giovanna Marini Our President Johnson 3 – Franco Madau Su giocatulu Mannu 4 – Nonò Salamone Madre tedesca 5 – Sandra Boninelli Addio padre e madre addio 6 – Fausto Amodei Lettera di Robert Bowmann 7 – Carlo Faiello Vengo dall’Uriente 8 – Gualtiero Bertelli C’era un dì un soldato 9 – Lino Straulino Bandieres 10 – Paolo Pietrangeli Ninna nanna 11 – Marcello Colasurdo Culure ‘e pace 12 – Otello Profazio La crozza

13 – Flaviana Rossi Ueì 14 – Antonio Infantino Cantico di pace 15 – Ivan Della Mea Enduring peace 16 – Enrico Capuano Usa la testa 17 – Giovanni Coffarelli Canto alla potatora 18 – Toni Asquino La guerra in diretta 19 – Gastone Pietrucci - La Macina - Salve Regina 20 – Donata Pinti Libertà 21 – Alessio Lega Vigliacca! 22 – Carlo Muratori Nassiriya 23 – Elena Ledda Nostra Sennora ‘E sagherra 24 – Alberto Cesa La poesia popolare 25 – Marino Severini - Gang - La guerra è finita

24/2013

23

23


Argomenti YOU TUBE, UN TERMOMETRO PER MISURARE LA FEBBRE DEL FOLK:

Quali ingredienti sono necessari per ottenere un successo assicurato nel mondo dello show business? di Loris Böhm

I

n quale misura la musica tradizionale può influire sul successo commerciale di un musicista, di un cantante, di qualsivoglia genere musicale? Sembra una domanda stupida, quasi irriverente nei confronti di una stella dello show business che possiede armi letali per far breccia nel cuore degli ascoltatori... come istituzioni, agenzie, media, promoter, major discografiche, che concorrono per far celebrare in musica all’artista di turno eventi epocali (politici, sportivi, umanitari...). Quale è quindi la ricetta giusta per far guadagnare soldi a palate all’interprete prescelto? Innanzitutto si deve trovare un sex symbol, uomo o donna, con qualità estetiche non indifferenti: deve avere abilità nel muoversi sul palco e movenze sensuali irrefrenabili. Perfetto: l’identikit del nostro nuovo idolo sembra completa... una tematica attuale da affrontare nei testi, unita appunto ad un evento memorabile da celebrare... che cosa ho dimenticato? Ah, già!! La musica tradizionale! Non sono impazzito: i ritmi, le melodie tradizionali, da qualunque area geografica provengano, sono l’ingrediente “segreto” irrinunciabile per far decollare l’artista (e far guadagnare appunto cifre non indifferenti). Vogliamo fare qualche esempio? Andiamo su Youtube: tra i video più gettonati (escludendo quella boiata di “Gangnam style” che con quasi due miliardi di ascolti detiene il primato assoluto, ma qui si tratta

2424

24/2013

di mania collettiva, troviamo dei “tormentoni” che sfruttano melodie assai tradizionali. Michel Teló con “Ai se eu te pego” per esempio con quasi 540 milioni di ascolti, oppure Shakira con “Waka waka” spolverata per i mondiali 2010 di calcio del Sudafrica, un botto di 277 milioni di ascolti... e tanto per restare in tema la stessa Ruslana con “Oro! oro!” per gli europei di calcio in Ucraina può vantare 235 mila ascolti. Tutto attingendo a brani con una innegabile componente tradizionale locale. Avevamo già parlato di Ruslana, che vincendo l’Eurovision Song Contest con un brano (Wild dances) di chiara matrice etnica, con danzatori cosacchi, aveva ottenuto milioni di ascoltatori e “Grammy awards”.

Tanto per restare in tema di Eurovision Song Contest abbiamo parlato pure, quest’anno, della danese Emmelie De Forest, vincitrice con un brano melodico molto folk: quasi 14 milioni di ascolti. Nel 2009 aveva vinto questo Song Contest il norvegese Alexander Rybak con “Fairytale” e la bellezza di 55 milioni di visite su youtube. Anche la Romania ha trovato la sua sex symbol con Mandinga e il brano “Zaleilah”, con fisarmonica e cornamusa sfruttando ritmi balcanici, pur arrivando solo quattordicesima all’European Song Contest del 2012, ha sfiorato i 23 milioni di utenti su youtube! Arrivando in Italia dobbiamo segnalare il bottino di oltre 7 milioni di ascolti per i Sud Sound System con “Le radici ca tieni”, di chiara

Mandinga presenta il brano “Zaleilah” all’European Song Contest del 2012


Argomenti

matrice salentina, che hanno la fortuna di essere ben promossi da Puglia Sounds. Fin qui per parlare di musicisti avvezzi ad altri generi musicali che hanno trovato fortuna esplorando la tradizione. A questo punto vi chiederete: la musica folk arricchisce chi ha mezzi per poterla valorizzare, e costoro provengono da altri mondi musicali, per cui un musicista folk non ha nessuna possibilità di far fortuna con la “sua” musica? La risposta è rappresentata dal caso del gruppo folk finlandese Loituma, che ha portato al successo un antico brano tradizionale locale “Levan polkka”, a tal punto da doverlo proporre in chiave “techno” per accontentare milioni di ascoltatori. La storia dice che questo brano è stato interpretato, negli ultimi anni, da musicisti di tutti i continenti, e ormai si conoscono centinaia di versioni arrangiate da Dj di tutto il mondo per la gioia dei frequentatori delle discoteche. Naturalmente esistono esempi meno eclatanti, ma quello che volevo far capire è che non esiste “Il talento” fine a se stesso, di un musicista, per quanto riguarda la musica pop (che va dalla “house” al “dub”, alla “techno” fino ad arrivare alla “world”, “etno” e “folk”) ma solo un sapiente miscuglio di ingredienti, assemblati appositamente per stordire l’ascoltatore, meravigliare, oppure inserendo qualcosa che possa creare spirito di emulazione in chi ascolta, come movimenti del corpo, cadenze sincopate del ritmo, sensualità vocale. In mezzo a tutte queste proposte musicali ci stiamo noi, e la nostra capacità di discernere sulla bontà, sulla originalità del contenuto sonoro, che spesso si diversifica dalla semplice “qualità” audio. Non è impresa facile essere coscienti di ciò che si ascolta, e purtroppo esistono tanti casi in cui una canzone di pessima composizione ottiene successi insperati per il semplice fatto che nel suo interno possiede una semplice combinazione di note, spesso ripetitive, che ha il potere di affascinare chi ascolta... ma qui stiamo cadendo nel metafisico musicale, per cui conviene che ci rilassiamo con dell’autentica musica folk! ❖ N.B.: Gli autori e i brani presentati in questo articolo sono presi casualmente da internet, senza la pretesa di rappresentare il meglio che si può trovare in circolazione. Chiunque voglia togliersi la curiosità di ascoltare qualche brano presentato in questo articolo, deve fare una ricerca internet su youtube degli artisti citati.

24/2013

25

25


Argomenti LA MAGNA CANTA / TRIGOMIGO

I nuovi sentieri della musica occitana

di Pietro Mendolia*

N

ella mia non breve carriera di “uditore non-professionista di musica” mi è capitato di ascoltare di tutto. A volte ho sentito suonare - anche bene - degli strumenti musicali, altre volte ho provato emozioni ascoltando qualcuno fare musica. E in una di queste “altre volte” mi trovavo a Ciriè, in provincia di Torino in una sera di mezza estate. La tavola profumava di cose buone e d’amicizia l’aria. Silvio e Francesco estrassero, da chissà dove, quegli incredibili strumenti e cominciarono a girare le “manovelle”. Assieme a loro Mara e Claudio, con organetti e flauti. A me balzarono alla mente i giochi della mia infanzia, mia madre, e quei fantastici carillon che usava per spargere musica tutt’intorno, nella piccola camera da letto, a favorire i miei sogni di bambino. Silvio fa parte di un gruppo di recente formazione o, per meglio dire, di recente riformazione,

2626

24/2013

“La Magna Canta” (ovvero “La Zia Canta”) che nasce dall’intenzione dei suoi componenti di provare nuove esperienze nel mondo della musica e della danza popolare. Il suo nucleo centrale è formato da musicisti che vantano una lunga storia in altre formazioni e che condividono un recente passato in uno dei gruppi più interessanti che abbiano calcato la scena piemontese in questi ultimi anni: Ij Servaj. Ij Servaj (la cui musica ho avuto modo di apprezzare a uno dei più appassionati e appassionanti folk festival d’Italia: “Musica nelle Aie” di Castel Raniero – Faenza) nascono a fine 2005 dall’incontro, casuale ma fortunato, di musicisti del territorio Canavesano. Il gruppo si distingue, sin da subito, per gli arrangiamenti musicali e vocali dei brani prescelti e per le sonorità davvero originali. I componenti arrivano da lunghe esperienze in vari altri gruppi del

panorama Folk Piemontese: Umberto Rinaldi (Voce-Organetto) oltre 20 anni di collaborazione nello storico gruppo Folk CANTOVIVO, Silvio Caudera (Ghironda-Voce) e Mattia Rocchietti (Cornamusa) cofondatori di ben 2 gruppi di Bal Folk Piemontese (REUSA D’UST e TRIBABI) e Claudio Scarpelli (Flauti-Voce) componente degli SPADARA; nel giugno 2011 in occasione di una trasferta parigina viene arruolato ad aggiungersi Paolo Clemente, che milita negli OCCITANGO e fa parte anche degli EPOREDIESIS. Nella ricerca e riproposta dei brani particolare attenzione viene posta alla vocalità che è il fulcro della musica popolare Piemontese: Ballate Storiche, Canti Narrativi e di Osteria, Sociali, Filastrocche e quant’altro. Durante il periodo di attività Ij Servaj si esibiscono in oltre 200 concerti in Italia ed all’estero, (Fete de la Musique 2011 - Parigi,


Argomenti Silvio Caudera (ghironda e voce). Paolo Clemente (cornamusa, flauto traverso ed ance).

Festa di San GIovanni - Piazza Castello - Torino, Mama’s Club di Ravenna, Fontana di Avesa (VR)) e partecipano ad importanti rassegne nazionali (Castelli in Musica di Mantova, Sagrana Folk Festival a Barchi di Pesaro, Note di Vino a San Clemente (RN), La Brava Part di Folgaria (TN), Felonica Busker’s Festival a Felonica (MN) e Musica nelle Aie di Castel Raniero - Faenza, manifestazione in cui si sono aggiudicati per ben due volte la Menzione Speciale della Giuria. Nel 2008 hanno pubblicato un disco dal titolo VOSTU CHI GIOGU (Vuoi che Giochiamo), album che raccoglie il lavoro di due anni del gruppo, danze, ballate e canzoni selezionati dal vasto panorama della Musica Popolare Italiana e non. Nel 2009 Ij Servaj fanno parte della Compilation “AIE D’ITALIA” (ed. Galletti-Boston), un doppio cd che comprende alcune degli artisti più interessanti del panorama folk d’Italia, cd che ha avuto il suo bat-

tesimo a Copenaghen al Womex 2009, la più importante esposizione mondiale per la musica world, folk, etnica. Nel 2011 sono inseriti nella compilation Uno straordinario Raccolto, La Musica nelle Aie,  (ed. Galletti-Boston). Poi capita che Umberto Rinaldi, lascia il gruppo, per veleggiare verso lidi più caldi del Piemonte. Dopo alcuni mesi di lungo cercare, arriva una nuova “organettista”:  Mara Occhiena, che ha saputo affrontare con impegno l’arduo compito di sostituire uno dei più conosciuti musicisti folk. Così ha inizio l’avventura de La Magna Canta questa nuova storia musicale del Canavese, territorio ricco di storia, di leggende, di musica e di balli, luogo di miniere, di campi coltivati, di industrie, di rivolte contadine e di lotta partigiana, la cui popolazione ha conosciuto la fame nelle montagne, la strada dell’emigrante e la dura vita nei pozzi delle miniere.

Mara Occhiena (organetto diatonico). Mattia Rocchietti (cornamuse, flauto a becco ed ance).

24/2013

27

27


Argomenti

Claudio Scarpelli (flauto a becco, ance e voce).

Il concerto di esordio o, per meglio dire, di ripartenza del gruppo, il 19 ottobre scorso a Ravenna presso il Mama’s Club per l’apertura della stagione musicale 2013/2014. Attualmente i LMC, che si avvalgono anche della preziosa collaborazione di Chiara Maritano (chitarra, basso, voce) e Donatella Gugliermetti (percussioni etniche) due apprezzate e note musiciste del panorama musi-

2828

24/2013

cale piemontese, stanno lavorando alla ricerca mirata di danze e canti popolari delle Valli di Lanzo e del Canavese. Francesco, invece, è parte integrante dei “Trigomigo”. Cresciuti al suono di courente e gighe post folk revival, tra palchi e balli “occitani”, i Trigomigo, dal 2002, hanno preso parte a numerosi appuntamenti e festival

folk e jazz, tra cui, in Italia, “Piemonte in Musica”, “Folkermesse” (Alessandria), “Appennino Folk Festival” (Piacenza), “Cantavalli” (Piemonte, valli Chisone e Germanasca), “Occitanica” (Cuneo); in Germania “Biberacher Muziknacht” (Biberach); in Francia “Feufliazhe” (Haute-Savoie), “Estivada” (Rodez, Aveyron) e “Trad’Hivernales” (Sommieres, Var), “Musiques et Voix du Sud” (Colmar Les Alpes, Provence-Alpes-Côte d’Azur). Sono stati ospiti di France 3 Méditerranée e hanno partecipato a trasmissioni e speciali televisivi dedicati alla cultura e musica regionali. Il gruppo ha tenuto più di 150 concerti, tra cui esibizioni al Teatro Carignano e al Circolo dei Lettori di Torino, alla Maison Musique di Rivoli (Centro Regionale Etnografico Linguistico) e al FolkClub, storico locale di via Perrone a Torino. Trigomigo ha inoltre all’attivo lezioni concerto e corsi presso scuole elementari e festival, collaborazioni con associazioni teatrali tra cui Il Teatro delle Forme, il Faber Teater. Impegnato attivamente nella ricerca e nella valorizzazione del patrimonio culturale delle vallate cuneesi, con particolare riguardo alla Valle Varaita, Trigomigo lavora da anni con il Museo Storico Etno-


Argomenti

grafico di Sampeyre per promuovere la divulgazione di musica e storia locali. Nel 2008 ha pubblicato il disco ‘Scuzà-ou aquì, prodotto con il

contributo della Regione Piemonte dalla storica etichetta piemontese Folkclub Ethnosuoni; hanno collaborato il mandolinista nizzardo Patrick Vaillant e ricercatori locali

come Gianpiero Boschero e JeanLuc Bernard. Nel 2008 ha pubblicato il disco ‘Scuzà-ou aquì, prodotto con il contributo della Regione Piemonte dalla storica etichetta piemontese Folkclub Ethnosuoni; hanno collaborato il mandolinista nizzardo Patrick Vaillant e ricercatori locali come Gianpiero Boschero e JeanLuc Bernard. Il lavoro si compone di 13 tracce che esplorano, attraverso una formazione interamente acustica, un repertorio in gran parte inedito, proveniente dagli archivi etnomusicologici, ricostruito nelle versioni più adatte e rispettose delle fonti e vestito degli arrangiamenti del gruppo. Fu così che, quella sera, ascoltando Silvio, Francesco e i gli altri amici fare musica, chiusi gli occhi e… mi abbandonai nuovamente al sogno. ❖ * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.

TRIGOMIGO: Francesco Giusta: ghironda, Elisa Testa: voce e organetto, Emiliano Borello: organetti.

24/2013

29

29


Interviste UNA VITA PER IL BEL CANTO OVVERO LAURA PARODI

L’intervista raccolta nell’ambito del 17° festival “Canti di terra e mare 2013” che finalmente traccia il consuntivo della carriera artistica di una delle migliori cantanti italiane della musica tradizionale di Loris Böhm

Sono tantissimi anni che ti occupi di musica tradizionale; sei uno dei maggiori esponenti del bel canto in Italia. Hai svolto nella tua carriera diverse attività nel campo della musica: raccontaci i tuoi progressi come cantante, come organizzatrice di concerti, come agenzia...

Allora: io ho iniziato per divertimento e passione e poi sono diventati anche un lavoro ma soprattutto un radicamento sul nostro territorio facendo un’opera di ricerca e capendo quanto è importante occuparsi delle proprie radici nel vero senso del termine, perchè se si conosce la profondità di quello in cui crediamo si può trasmettere... trasmettere rinnovandolo ma con una conoscenza profonda. Purtroppo devo dire che è tanto di moda dire che la tradizione si può rinnovare: io sono dell’idea che la tradizione prima bisogna conoscerla, interiorizzarla e farla propria con rispetto e poi si può rinnovare. In caso contrario non puoi farlo, fai un’altra cosa, e devo dire che purtroppo questa tendenza c’è. Noi in questa ultima edizione di “Canti di terra e di mare” abbiamo invitato il gruppo “Canto antico” di Milano, sono venuti in trio perchè io li ho voluti nel loro aspetto più tradizionale... sono felicissima di averli invitati perchè ho avvertito questo loro radicamento, questa profonda conoscenza della tradizione campana, la tammurriata del nocerino, e hanno spiegato al pubblico i movimenti della danza. I miei intendimenti nel corso degli anni sono stati questi: la vibrazione della musica che proviene da tutto il corpo, non solo dalle corde vocali, e questa vibrazione produce una risposta nel pubblico che viene ad ascoltarti ed approfondisce con la curiosità. Se fossi riuscita a realizzare questa cosa negli anni sarei felice. Comunque direi che l’aspetto organizzativo è quello prevalente, soprattutto negli ultimi anni...

Sì, esatto, ultimamente collaboro anche con il Suq. Quando si è interpreti e si organizza c’è questa dicotomia; intanto organizzare è faticosissimo e bisogna che stiano attenti soprattutto coloro che privilegiano l’aspetto culturale, per non andare troppo oltre certi propositi, e produrre un giusto mix che possa rendere fruibile, appetibile e simpatico l’evento, ma nello stesso tempo, come dicevo prima, è di far capire al pubblico il tuo intendimento.

3030

24/2013

Laura Parodi presenta il festival

Succede in Liguria come nelle altre regioni in cui il musicista stesso, per coprire certe carenze organizzative degli enti pubblici si propone come organizzatore vero e proprio degli eventi in cui suona?

Sì, questo è vero, ci sono associazioni come la nostra, ormai trentennali, che lo fanno. Ci sono gli enti locali che accolgono le nostre proposte perchè comprendono la nostra profonda conoscenza e questo mi sembra giusto anche se molto faticoso. C’è sempre la tendenza di dire che la cultura non si mangia, ma la cultura si dovrebbe mangiare eccome perchè un popolo senza cultura muore, un popolo senza cultura non è un popolo, diventiamo dei numeri, per cui io strenuamente difendo questo principio rivolto agli incontri. Per esempio stasera l’ultimo gruppo, dopo aver passato un pomeriggio dedicato al trallalero, è un gruppo multietnico, fa reggae, ed è giusto che sia così perchè è un genere che ha una propria identità... ancor di più dal momento che è composto da ragazzi genovesi che incontrano due musicisti senegalesi, per cui la cultura mette a confronto le diversità senza le quali diventeremmo tutti uguali e dimenticheremmo la bellezza della diversità. Questo è pericoloso.


Interviste

Gli enti pubblici, gli sponsor e i patrocini adesso in quale misura contribuiscono economicamente, in questo momento di crisi, alle vostre iniziative?

Allora, per quanto mi riguarda, non tantissimo, bisogna partecipare a dei bandi, bisogna darsi da fare e far capire quello che proponiamo. Senza i soldi prende il sopravvento il dilettantismo ma parliamoci chiaro: va benissimo questa cosa se non va a discapito a persone che ci vivono, che ci lavorano, va benissimo se non inficia il lavoro di altri. Per noi va tutto bene; importante è stare insieme e fare musica, conoscere e far conoscere, ma deve essere riconosciuto il lavoro che sta alle spalle di chi si occupa di questo settore. Questa è la diciassettesima edizione di “Canti di terra e mare”, speriamo che il numero porti bene!

Speriamo davvero che porti bene, a noi tra l’altro il 17 piace tantissimo e spero di arrivare ai venti, se arrivassi ai venti sarei già felice. Si tratta di un festival in continua evoluzione? Ogni anno c’è un tema diverso?

La caratteristica nostra è stata di avere ogni anno un tema differente. Questo festival è nato con la Provinca di Genova, che da adesso non ci sono più, quindi andavamo nei paesi della provincia, anche quest’anno siamo andati mettendo in risalto le caratteristiche territoriali. L’idea è di abbinare ogni volta una squadra di trallalero ad un gruppo proveniente dal resto d’Italia. L’evoluzione secondo me è questa, poi la musica tradizionale in questi ultimi anni ha avuto una ondata di gruppi formato da giovani di conservatorio che si interessano a questi altri aspetti della musica. Un tempo il musicista tradizionale guardava male il musicista di formazione classica ma adesso anche questo aspetto è stato superato fortunatamente, e l’evoluzione si è

Laura Parodi canta in mezzo alla squadra di trallalero

avuta con l’incontro delle due parti ed è giusto che sia finita così. Penso che attualmente il mezzo più efficace per un musicista per farsi conoscere sia l’esibizione dal vivo, al di là delle produzioni discografiche che non vengono veicolate bene dalle etichette. Se il musicista non ha un impatto con il pubblico non è conosciuto. Credo che quello che organizzate voi serva a far conoscere i gruppi: per esempio il gruppo Unavantaluna che ha suonato al Suq che avete organizzato insieme alla Chance Eventi, hanno vinto poi il premio Andrea Parodi per cui la partecipazione al vostro festival potrebbe aver contribuito alla loro vittoria.

Assolutamente! Certo, se tu pensi al seguito che ha il Suq! Come hai detto tu, un conto è ascoltare un disco o su internet e un conto è recepire dal vivo la vibrazione che ti trasmette il gruppo sul palco con la voce degli strumenti, il background culturale che c’è dietro, la proposta nuova che viene presentata... per cui l’ascolto dal vivo è importantissimo.

Suonare in strada come buskers, un metodo che stanno usanto tantissimi musicisti che non riescono a trovare ingaggi per suonare in teatri e festival, è l’alternativa?

Perchè ci sono pochi soldi! Esiste tanta concorrenza tra i musicisti. Molti organizzatori attraversano una crisi di identità, per altri vale il discorso dello scambio di inviti (io ti invito a suonare al mio festival se tu mi inviti a suonare nel tuo). Si sa che succede... non dico che sia

un bene o un male ma va a discapito di un gruppo che non essendo nell’orbita degli organizzatori, rischia di rimanere tagliato fuori, escluso dalla programmazione e quindi non essere conosciuto, e magari sono gruppi molto validi; ci sono tutte queste sfaccettature che bisogna considerare. Chiaro che la passione conta tanto; chi resiste e crede in un progetto, lo difende, può andare avanti. Il prossimo anno sapete già il tema che affronterete per il festival o non ancora?

Io vorrei, visto che ho nominato le passioni, affrontare questo tema. So che è difficilissimo, però il tema dell’amore, le passioni, mi piacerebbe tantissimo, questo potrebbe essere una sfida, vedi, me l’hai tirato fuori! (risata) A livello di gruppo con quale ti proponi di più? Hai partecipato in tante formazioni...

L’Oltregiogo non più. Era un progetto difficile da portare avanti, nel senso che i componenti venivano da luoghi troppo distanti. Con La Rionda abbiamo ridotto l’organico però stiamo continuando a suonare, la squadra di trallalero c’è, poi canto con Fabio Giorgi, poi nell’ambito del Suq il progetto Madri Clandestine con un coro multietnico di donne. Ho la fortuna di avere una vocalità duttile poi sono una persona curiosa quindi propensa ad affrontare questi percorsi che sono interessantissimi. ❖

24/2013

31

31


Eventi

http://www.marielmartinez.com

3232

24/2013


Recensioni Novembre 2013: dalla Bretagna il prepotente ritorno del folk-rock

BREIZ HA ROCK “ESKEMM” di Agostino Roncallo

A

bbiamo conosciuto Cédric Le Bozec al tempo di “Duo libre”, un progetto che nasceva dalla collaborazione con il chitarrista Soig Siberil. Il CD nato da quel progetto fu una bella sorpresa: l’incontro tra la cornamusa “Henderson” di Cédric e le corde della Yamaha LSX-36C di Soig è stato qualcosa di speciale, un vero e proprio connubio, una comunione tra due artisti e due strumenti. Quando l’armonia prevale sull’individualità il risultato artistico è sempre eccellente. Poi Cédric ha seguito il suo sogno, che ha preso le forme del progetto BREIZ HA ROCK: esso aveva l’obiettivo di far collaborare una “bagad” con alcune, forti individualità della scena musicale bretone. Una “bagad” è una formazione, generalmente numerosa, di musicisti tradizionali che suonano bombarde, biniou e percussioni, e che si trovavano in questo caso a dialogare con artisti del calibro di Soig Siberil (chitarra), Pat O’May (chitarra elettrica), Jean Marc Illien (tastiere), Xavier Soulabail (basso) e Frédéric Moreau (batteria). Il risultato è un mélange di rock e musica tradizionale bretone rivisitata ma, meglio sarebbe dire, arricchita. L’autore del repertorio è lo stesso Cédric che, come

un direttore d’orchestra, dialoga con i diversi artisti per concordare gli arrangiamenti. Ne risulta un live di grande intensità, uno spettacolo nel quale alternativamente la “bagad” va dietro i solisti per poi riemergere in primo piano: la complicità della prima e dei secondi da vita a una ritmicità potente e trascinante. Talvolta accompagnata da coppie di danzatori che si esibiscono davanti all’orchestra. Inalcunimomenti vi sobo oltre trenta persone sulla scena. Dopo il CDDVD “Breizharock In Live” registrato live a Trégueux nel 2011, ecco che nel Novembre del 2013 esce il secondo album: “Eskemm” (che in bretone significa “scambio”). Diciamo subito, senza esitazioni, che si tratta di un lavoro straordinario: le composizioni sono di ottima fattura e l’album, anche dopo ripetuti ascolti, non stanca mai, come se si snodasse secondo un naturale percorso, un’unica melodia che ci accompagna verso un intenso finale. Vale la pena di segnalare anche il qualitativo lavoro di Jannick Reichert e di Patrice Marzin fase di registrazione e di mastering. ❖ Per contatti: http://www.patomay.com/index.php/fr/concerts/breizh-ha-rock

24/2013

33

33


Recensioni UNAVANTALUNA “ISULA RANNI”

Formidabile novità dalla Finisterre www.finisterre.it www.unavantaluna.com distribuzione Felmay (www.felmay.it) di Loris Böhm

A

tteso in maniera quasi spasmodica questo doppio album, sia dalla critica che soprattutto dagli appassionati di musica folk. Un disco fresco di stampa, con la dicitura 2014 sul retro, forse per scaramanzia, ma davvero tanta è la curiosità di ascoltarlo. La confezione è di cartoncino e la grafica è quanto di più spartano si possa immaginare. Per recuperare i testi bisogna cercare il file pdf sul sito internet e scaricarlo... quando si decideranno a rimetterlo in linea perchè attualmente è stato rimosso. Oltretutto pessima è stata l’idea di stampare il testo sotto il ferma-cd di destra e sinistra... sfido chiunque a riuscire a leggere il testo in corrispondenza del buco centrale!! Mi scappa un vaffa... per la genialata grafica. Non importa, io capisco tutto, la crisi, la fretta, ma il gruppo che mi ha esaltato dal vivo in primavera durante il Suq di Genova lo voglio ascoltare! Il tempo di scaricare su iTunes entrambi i CD e mi sistemo in assorta contemplazione... A questo gruppo abbiamo dedicato un servizio su questo numero di dicembre. Sono freschi vincitori del premio Andrea Parodi, giova ricordarlo. Disco 1: chiamato “Ritta”, un compendio di brani di estrazione tradizionale siciliana dove i nostri danno pieno sfoggio delle loro qualità sia vocali che strumentali. E intanto io scrivo mentre ascolto, e posso solo convenire che sono mostruosamente bravi. Possiedo e conservo gelosamente una vasta

3434

24/2013

discografia di autori siciliani, perchè l’arte musicale, la tradizione, il canto, non sono un optional da quelle parti, ma pulsa, è trattato come fondamentale prerogativa di chi nasce da quelle parti. Per questo motivo ho sofferto quando l’etichetta Teatro del Sole-Cielozero è fallita, per questo motivo mi commuovo ad ascoltare questo gruppo che non finisce di stupire. In loro c’è tanto rigore filologico abbinato ad altrettanto “furore interpretativo”. La sofferenza, la rabbia e il sudore che emana questo disco 1 “Ritta” ti scuote in tutto il tuo essere e ti senti trascinare, sballottare, vorresti urlare insieme a loro ma non ne saresti capace perchè i loro impasti vocali sono perfetti, gli accordi e il ritmo incalzante è fantastico e inimitabile. Mi accorgo di essermi centellinato ogni singola nota dei dodici brani del primo cd: sono impaziente di ascoltare il secondo cd, quello che chiamano “Manca” e racchiude le loro composizioni in prospettiva di creare una musica siciliana contemporanea... vale a dire il futuro che si alterna al passato, e non sto più nella pelle. Da loro pretendo la perfezione assoluta, non mi accontenterò. Ti avvolge subito il lirismo di “Isuli”, dalla penna di Francesco Salvadore in un crescendo epico e magistrale. Segue “Cumpari”, canzone giocosa dove si un intreccio tra friscaletti quasi ti ipnotizza mentre il rombo finale di un motore ti riporta alla realtà. Ancora “Sonata per zampogna”, e tutti gli strumenti della tradizione siciliana si rincorrono per cedersi il passo per

forgiare un brano strumentale di grande intensità... tanti strumenti e un po’ rimpiango di non avere un libretto riassuntivo. Andiamo avanti in un incedere di canzoni di lunga durata, ognuno meritevole, e ce ne sono ben undici in questo secondo cd... un album che gli autori trionfalmente annunciano come (2 cd al prezzo di 1), e se le cose stanno così, allora conviene comprare due copie: una per il proprio piacere personale, un’altra da regalare a chi ci sta più a cuore, perchè anche chi ci sta a cuore merita di godere all’ascolto di questa opera, che rientrerà tra le migliori cinque produzioni italiane dell’anno a venire... e ve lo dico senza aver ascoltato le altre produzioni che ovviamente non sono ancora uscite!! ❖


Recensioni ENCORE “ENCORE LIVE”

Scuola di musica popolare di Forlimpopoli

di Loris Böhm

L

a Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli, sotto la direzione del maestro Marco Ambrosini, ci presenta la registrazione live di un concerto dell’ensemble “European Nyckelharpa Cooperation Orchestral Experience”... per dirla in breve Orchestra ENCORE. Una orchestra di circa ventidue strumentisti, rigorosamente di nyckelharpa, provenienti da una decina di nazioni europee, per proporre un concerto di brani di composizione degli stessi strumentisti

dell’ensemble, e dei due direttori di orchestra. Si tratta di un’opera unica nel suo genere, e piuttosto corposa di durata: ben sedici brani, per cui merita attenzione: lo strumento usato è di origini nordiche, anche se molti affermano che in Italia era già conosciuto in epoca remota, e possiede una timbrica molto particolare. Non faccio fatica ad affermare che un appassionato dello strumento troverà molti momenti di estremo interesse durante l’ascolto del disco, ma allo stesso momento non faccio fatica ad affermare che tutti coloro che non hanno particolare predisposizione all’ascolto

Raffinerie Musicali www.triadvibration.biz

della nyckelharpa, potrà trovare un po’ ripetitivo l’incedere dei brani e alla fine non riuscirà ad apprezzare appieno il lavoro di ogni singolo interprete. Ciò non toglie che un minimo di curiosità per una orchestra composta di sole nyckelharpa potrebbe sussistere in chiunque, per cui il mio consiglio è quello di far visita al sito internet www.encore.nyckelharpa.eu per togliersi ogni dubbio sullo spirito che ha indotto tutti questi musicisti ad intraprendere questa avventura lodevolissima. probabilmente si convinceranno a procurarsi una copia del lavoro in questione. ❖

TRIAD VIBRATION “DREAMTIME” di Loris Böhm

L

i abbiamo conosciuti personalmente a PoPistoia, e l’impressione è che hanno tanta voglia di emergere, di proporsi al pubblico con delle idee musicali originali. Alla base di tutto ci sta naturalmente il didgeridoo, quello strumento aborigeno tubiforme in cui si soffia dentro e produce quella vi-

brazione che rende così particolare la musica di tanti ensemble che ne fanno uso. Si tratta di uno strumento estremamente duttile e versatile: travalica ogni stile musicale, ogni tradizione e si adatta alla perfezione per rinvigorire la resa di un brano musicale. In questo caso il gruppo Triad lo propone con sonorità balcaniche, africane, jazz, di composizione, e improvvisazione. Le emozioni non mancano ascol-

tando queste dieci lunghe tracce. Non esiste banalità ma tanta musica facilmente assimilabile e comprensibile, forse è questa la cosa stupefacente in una produzione discografica moderna... dove sembra che si faccia la gara a chi cerca di essere più stravagante e “diverso” dagli altri, dove si cerca di boicottare tutte le regole e le metriche. La cosa stupefacente è proprio che un disco può piacere anche senza strani orpelli! ❖

24/2013

35

35


Recensioni ABACÀ

Dalla bergamasca una novità discografica di pura autoproduzione www.abacafolk.com abacafolk@gmail.com di Loris Böhm

N

on si può parlare del gruppo Abacà senza dedicare uno spazio particolare a Diego Zanoli, vera luce di ispirazione. I dieci brani proposti in questo disco, e parliamo di chapelloise, scottish, valzer, rondeau, mazurca e polka, sono tutti firmati da lui. Attualmente è piuttosto raro trovare un compositore in grado di produrre un disco completamente di suo pugno, ancor più raro se si considera che il gruppo è nato in primavera del 2012, ed è formato da giovani che comunque quest’anno si sono esibiti in diversi festival nel nord Italia... l’anno dell’esordio si sono esibiti persino in un festival spagnolo. Che abbiano voglia di far sul serio lo si nota proprio ascoltando il loro disco. Ci si potrebbe aspettare qualche caduta di tono, considerando il fatto che è tutta farina del loro sacco... invece man mano che scorrono i brani mi rendo conto che questi non hanno proprio nulla da imparare: trattano con ugual dimestichezza e coerente spirito innovativo tutti i ritmi di danza. A questo punto non posso fare a meno di presentarli: qualcosa mi dice che “saranno famosi”. Chiara Dissegna al fagotto, Simona Cusmano al clarinetto, Giovanni Trivella alla chitarra, bouzouki e banjo tenore, infine Diego Zanoli alla fisarmonica. Una autentica rivelazione questi Abacà, e mi fa capire una volta di più che la vecchia generazione folkettara degli anni ottanta sta lasciando il testimone ad una agguerrita e numerosa schiera di gio-

3636

24/2013

vani interpreti... e questo gruppo indubbiamente si colloca ai vertici di questo nuovo movimento folk. Sentiremo presto parlare di loro, forse i loro brani sono persino troppo puliti e precisi su disco, ma forse sono io che sono troppo abituato a sentire fanfare e frastuoni per capire, per apprezzare completamente. Sta di fatto che tutti i brani

sono godibili, e immagino che dal vivo, dando maggior vigore alle loro composizioni, potrebbero davvero infiammare le platee più esigenti. Un esordio quasi perfetto, per loro sarà difficile far meglio nel secondo lavoro ma qui sta la sfida: io scommetto che ci riusciranno! ❖


Recensioni Autoproduzione valeriacimo@gmail.com https://myspace.com/valeriacim

VALERIA CIMÒ TERRAMADONNA di Loris Böhm

A

nche in questo caso ci troviamo di fronte una autoproduzione, un disco doppio per giunta. Si tratta di due cose distinte: nel primo cd troviamo ben quattordici brani di composizione o arrangiamento di Valeria, mentre nel secondo cd una serie di otto racconti dedicati ai bambini ma comunque piacevoli da ascoltare per chiunque. Tralasciando di commentare il secondo cd ci occupiamo della musica contenuta nel primo. Lo dico subito, non si tratta di un lavoro di facile assimilazione... richiede un minimo di attenzione e partecipazione da parte dell’ascoltatore per poter essere apprezzato in pieno. Nonostante le sonorità folk emergano qua e là dalle tracce del disco, ci troviamo di fronte ad un’opera sofisticata, dall’incedere teatraleggiante, e in effetti sarebbe opportuno per l’ascoltatore disporre della traduzione in italiano inquanto non è facile comprendere il dialetto siciliano cantato. Sul prossimo numero di gennaio troveremo spazio anche per tutti i testi di questo disco, tradotti in italiano, per aiutare coloro che acquisteranno il disco. Un lavoro complesso, che si fa apprezzare maggiormente ad ogni ascolto. La teatralità della voce presuppone uno spettacolo dal vivo estremamente coinvolgente, ricco di poesia e sentimento, e sono convinto che questo disco è indispen-

sabile per chiunque abbia assistito allo spettacolo, un documento essenziale. Ma si può procedere anche in senso inverso... procurarsi questo cd e infine fare in modo di assistere al concerto di Valeria Cimò appena

se ne presenta l’occasione. Un disco che ha tanto da raccontare, un contenitore di emozioni forti e sussurrati. Appuntamento a gennaio dunque, quando inseriremo i testi e i racconti di questo malinconico ma emozionante album. ❖

24/2013

37

37


Eventi

3838

24/2013


Eventi Il 17 dicembre è uscito Mastrìa, il nuovo album www.cnimusic.it/mastria

FRANCESCO LOCCISANO Comunicato stampa

I

l 17 dicembre è uscito MASTRìA il nuovo album di Francesco Loccisano su etichetta Compagnia Nuove Indye. Musicista, compositore e arrangiatore calabrese, Francesco Loccisano propone una musica che parte dalle radici della sua terra, per poi aprirsi ad echi classici, flamenchi, orchestrali. Il “piano” era già chiaro fin dal suo primo cd “Battente italiana” e certo, in questo secondo album, Francesco Loccisano non rinuncia a quelle istanze, a quei punti fermi che da tempo sono alla base del movimento di rinnovamento della musica popolare di cui è protagonista insieme ad altri importanti compagni d’avventure. Ma un bravo artista non si accontenta: arrivato in fondo alla scacchiera, il suo pedone diventa “regina” e comincia a giocare sul serio. Si diverte Loccisano con la sua “regina”, la chitarra battente. Non rinuncia al “sole” che si porta dentro, alle luci e ai profumi della sua terra che ritroviamo in brani leggeri ed eleganti come “Solè”, dove la battente dialoga con il pianoforte e con la voce calda e aspra di Mimmo Cavallaro che così bene rappresenta il paesaggio sonoro calabrese. E’ passato il tempo per Francesco di sperimentare ed “innovare” la tradizione, tutto questo è stato già acquisito e metabolizzato. E’ su questa nuova solida base che Loccisano riesce finalmente a concentrarsi sulla pura composizione, sugli arrangiamenti al servizio delle emozioni.

Ascoltando MASTRìA ci si dimentica di tutte quelle argomentazioni che dividono i “tradizionalisti” dagli “innovatori”, contano solo le emozioni. “MASTRìA è stato presentato il 25 ottobre 2013 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. FRANCESCO LOCCISANO L’artista e la chitarra battente Dopo gli studi classici al Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza, si appassiona alla chitarra flamenca, che studia attraverso la frequentazione di scuole, musicisti e luoghi popolari dell’Andalusia. Collabora con diversi musicisti del panorama della musica popolare calabrese (Quartaumentata, Mimmo Cavallaro, Arlesiana Chorus, Tarankhan), avvicinandosi ad alcuni degli strumenti tradizionali, in particolare alla chitarra battente. Da qui nasce la passione e lo studio su questo strumento, che Loccisano ha slegato dal suo ruolo di puro accompagnamento, elaborando un suo personale stile di composizione, interpretativo ed esecutivo che viene molto apprezzato da un pubblico sempre più ampio. Nel 2005 entra a far parte dei Taranta Power di Eugenio Bennato, e collabora anche con Vinicio Capossela, Tony Bungaro, Pilar, Saba Anglana, Mimmo Cavallaro, Bob Brozman, Pietra Montecorvino. L’innato talento di Loccisano e la sua grande passione per la chitarra battente, capace di produrre suoni dall’indiscutibile fascino, col tempo lo portano a strutturare uno

suo personale stile interpretativo ed esecutivo che viene molto apprezzato da un pubblico sempre più ampio. L’approccio alla battente di Francesco Loccisano non può definirsi comune. Egli infatti riesce a tirar fuori dal suo strumento un potenziale finora inespresso. La battente diventa non solo strumento sostenitore del canto, ma strumento solista in grado di affermare una propria tipicità unica. ❖ www.francescoloccisano.it Ufficio stampa Giulia Di Giovanni: giulidigi@gmail.com - tel 334-1949036

24/2013

39

39


Media Partner:

RadiciMusic

www.radicimusicrecords.it

Lineatrad 24-2013  

PoPistoia Medimex Celtic Connections Premio Andrea Parodi Folk&Peace Francesco Loccisano Laura Parodi Unavantaluna Elva Lutza-Ester Formosa...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you