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mensile Anno 1 n° 12 dicembre 2012 € 0,00

n a v r i Sc

Folkfest a S. Benedetto in Alpe suonare@folkest Stefano Zuffi Pasquella di Montecarotto Jazz Daily

’U quadrìttu: la notte dei carbonai... Marco Ambrosini Terme Folk Ottava rima Boccaccio e la “sindrome” di Griselda


Sommario

n. 12 - Dicembre 2012

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Folkfest: festival non lucrativo di utilità sociale?

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Dal jazz alla rebetika: Jazz Daily

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‘U Quadrìttu La notte dei carbonai in festa

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Con Stefano Zuffi se ne va una colonna della musica popolare

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Ballabili antichi per violino e mandolino

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IndieIsPonente

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La Pasquella di Montecarotto

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L’America allo specchio #2

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Tutto su Marco Ambrosini

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

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n anno davvero entusiasmante, quello vissuto insieme a voi. Siamo qui a festeggiare questo primo anniversario e già facciamo i conti su quanto e come dobbiamo investire per il prossimo anno. Non siamo egocentrici, per cui i prossimi giorni a tutti gli abbonati arriverà una mail di sondaggio per capire meglio le esigenze di voi lettori, le vostre aspettative e magari quello che non vi è piaciuto troppo di Lineatrad. Anche questo è un segno di maturità: ascoltare chi ci legge. Sulla base delle vostre risposte e richieste, naturalmente noi faremo delle considerazioni sulla fattibilità di realizzazione... questo perchè, è utile ricordarlo, noi non abbiamo nessun tipo di sovvenzione esterna, nessun utile a bilancio. Giocoforza se la situazione che abbiamo avviato a gennaio 2012 non cambierà, ovvero se non si deciderà di far pagare l’abbonamento ai lettori e le pubblicità agli inserzionisti, il nostro budget sarà notevolmente impoverito e dovremo continuare a pubblicare la

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rivista con un “basso profilo” di spesa; ogni scelta ha i suoi pro e contro ma nel 2013, ne siamo convinti, qualcosa dovrà cambiare nella nostra rivista, per poter garantire la sopravvivenza della stessa... vedremo. A tal fine il numero di gennaio di Lineatrad sarà di estremo interesse perchè pubblicheremo i risultati del sondaggio e le direttive che verranno attuate durante l’anno per consentirci di sopravvivere con la massima serenità in questo momento di crisi globalizzato. Tornando alla nostra prima affermazione: un anno entusiasmante questo 2012 per molteplici motivi: la musica folk e world è tuttaltro che agonizzante, abbiamo parlato di numerose antiche tradizioni “folk” che continuano a celebrarsi negli anni, di straordinari festival che si svolgono in tutte le stagioni, di expo e fiere di settore, di fantastici artisti ancora semisconosciuti al grande pubblico (per colpa anche dei nostri colleghi di altre testate giornalistiche poco attente alla scena folk, aggiungiamo noi!).

Argomenti

Editoriale Il sottoscritto è stato invitato a presenziare nella giuria per assegnare il titolo di suonare@folkest, premio Alberto Cesa, che si svolge in diverse città italiane, organizzato da Folkest, Folkgiornale e Folkbulletin... purtroppo per gravi motivi familiari dell’ultima ora ho dovuto rinunciare alla mia partecipazione, e colgo l’occasione per scusarmi con gli organizzatori che contavano sulla mia presenza. Alla prossima occasione che mi si presenterà cercherò di partecipare assolutamente, perchè si tratta di un evento molto coinvolgente per gli artisti folk nostrani, una vetrina irrinunciabile per molti musicisti in cerca di visibilità. Prendiamo atto anche di questi concorsi, premi e selezioni che affollano l’anno folk, e che comunque permettono a molti musicisti di esibirsi in importanti festival nazionali e internazionali... “in questi momenti di crisi tutto fa brodo” vien tanto voglia di dire, e ben venga questa opportunità, che crea un po’ di competizione, ma ci terrei a sottolineare il fatto che un arti-


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Marco Ambrosini

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Ottava rima

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Folkpolitik

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12° e 13° Terme Folk

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Ballate europee, Boccaccio e la “sindrome” di Griselda

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Marcel Azzola in Italia

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Materiali Sonori

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“Avemmaria” nuovo disco in napoletano

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LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

sta valido in una nazione come l’Italia, ricchissima di tradizioni e di cultura popolare tra i cittadini, non dovrebbe aver bisogno di “esperti” di settore per poter trovare un proprio beniamino. Altro aspetto da non sottovalutare è che per ogni formazione che, ottenendo un premio, si esalta e festeggia, corrisponde un nutrito gruppo di formazioni che ne escono a testa bassa, con il classico “pugno di mosche”, e ripeto per l’ennesima volta che dovrebbero ottenere tutti i musicisti, dico tutti, uguale visibilità al pubblico di appassionati folk italiani, che in fondo sono coloro che realmente devono decidere chi merita un applauso e chi un fischio. Ma bando ai discorsi e rimbocchiamoci le maniche per bene, perchè il 2013 sarà un anno fondamentale anche per noi di Lineatrad, non solo per l’economia internazionale, per capire se saremo cresciuti, maturi per una completa affermazione in ambito internazionale, oppure dovremo come tanti altri magazine di musica partiti con grandi ambizioni, sparire nel nulla.

Siate consapevoli che molto dipenderà anche da voi lettori, dalla vostra capacità di proselitismo per raccogliere sempre più “seguaci” a Lineatrad, perchè sono i numeri derivanti “il bacino d’utenza” che creano l’importanza di un mezzo di informazione. Tornando al contenuto del numero di dicembre, anche questa volta si parla di concerti ed eventi musicali, per finire con qualche novità discografica, e le feste natalizie sono una grossa opportunità per ascoltare canti e musiche nella più genuina tradizione della “Natività”. Allacciatevi la cintura di sicurezza, stiamo per partire per un’altra puntata di Lineatrad, e il viaggio, ne siamo certi, sarà gradevole e rilassante come quelli precedenti. Ah, quasi dimenticavo, ora siamo mediapartner di “IndieIsPonente festival” a Cervo in Liguria, del circuito Audiocoop-Mei, e facciamo nostro il loro irriverente slogan: ABBASSIAMO I VICINI PER NON DISTURBARE IL VOLUME! Buon 2013 a tutti con Lineatrad... ❖

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad N. 12 - DICEMBRE 2012 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Silver Plachesi, Massimo Losito, Giordano Dall’Armellina, Gloria Berloso, Ufficio Stampa Folkest Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Eventi FOLKFEST: FESTIVAL NON LUCRATIVO DI UTILITÀ SOCIALE? di Massimo Losito

NdR: Pubblichiamo con un mese di ritardo questo importante resoconto: lo spazio e il tempo sono leggi fisiche cui neanche noi di Lineatrad possiamo sottrarci... ci perdonerete?

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San Benedetto in Alpe (FC), nel cuore del Parco delle Foreste Casentinesi, da più di un decennio nel fine settimana a ridosso del capodanno celtico si svolge un raduno di suonatori di musica irlandese denominato FOLKFEST, appuntamento fisso soprattutto per i più vicini toscani, emiliani e laziali, ma che vede in definitiva la partecipazione di musicisti e cultori sparsi in tutta la Penisola. Esiste una community di praticanti di musica irlandese forse non imponente nei numeri ma radicata in modo capillare a Nord come a Sud Italia, musicisti dilettanti e professionisti che si frequentano a livello locale nelle sessions nate spontaneamente soprattutto nelle città più grandi, appassionati per i quali Folkfest rappresenta un’ulteriore occasione di conoscersi, trovarsi, ritrovarsi, confrontarsi ma soprattutto migliorare e perfezionare la pratica del proprio strumento grazie ai seminari tenuti da qualificati insegnanti “madrelingua” che oltrepassano in volo la Manica per arricchire il festival con la loro esperienza e bravura. Semplici principianti e suonatori più esperti dei vari strumenti utilizzati nella musica tradizionale irlandese (violino, flauti vari, bodhran, chitarra ritmica, arpa ma anche più inconsueti come bouzouki, concertina, organetto diatonico e persino banjo e uileann pipe) partecipano

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Eventi

ai workshop di Folkfest, la cui formula giornaliera è molto semplice: due ore di lezione in mattinata e due nel tardo pomeriggio, tutti gli altri spazi di tempo non strettamente destinati a dormire o mangiare sono buoni per dare vita a sessions parallele in tutti i bar del paese, si può ascoltare suonare insieme maestri con allievi, maestri con maestri, allievi con allievi, sessions talvolta arricchite anche dal contributo prezioso e spontaneo di importanti e conosciuti musicisti nostrani che non disdegnano di fare gradite comparsate. In serata i “maestri” irlandesi tengono su palco un concerto “Ceili” ufficiale, in una sala con dimensioni e pavimentazione idonee ad ospitare i set di danze irlandesi, anche questi oggetto di uno dei workshops tradizionalmente più frequentati, e, una volta dato modo ai ballerini di sperimentare quanto appreso durante le lezioni, il contingente musicale si ricompatta in una baita in mezzo al verde, ben lontana dal centro abitato, per dar vita ad una agguerrita mega-session che vede una trentina di suonatori stipati nei pochi metri quadri

della cucina con a portata di mano un frigorifero ricolmo (almeno all’inizio) di birra ed impegnati a macinare jigs, reels e hornpipes fino alle prime luci dell’alba, pronti però a ricominciare puntualmente e professionalmente l’attività di insegnamento dei rispettivi strumenti verso le 10.00 del mattino, dopo una breve colazione e talvolta senza aver toccato il materasso. Sembra, e forse lo è, retorico, ma tutto questo funziona grazie al lavoro e alla passione di pochi musicisti e appassionati toscani che con non poca fatica sono riusciti a creare negli anni un sistema a somma

zero, dove si può fare una fondamentale esperienza di vita e di musica sostenendo con un contributo “popolare” le spese di viaggio-vittoalloggio dei musicisti-insegnanti irlandesi, il cui unico compenso è il piacere di passare un bellissimo fine settimana in un territorio che, per clima e paesaggio, a tratti ricorda il paese da cui provengono, e nel quale si fanno delle amicizie che rimangono per la vita. L’impressione morale che ci si fa del suonatore-tipo di musica tradizionale irlandese, al di là di qualunque luogo comune, è di un personaggio sì godereccio-beonecaciarone ma al tempo stesso discreto-educato-rispettoso, anche i suonatori italiani del genere si immedesimano in questo modo di essere ed in questo stile di vita che va oltre l’aspetto puramente musicale, nell’ambito del Folkfest si manifesta una sorta di auto-selezione per cui chi non condivide questi valori se ne tiene lontano, anche i personaggi più strani e bizzarri (e ce ne sono!), che fanno capolino durante la festa serale, si inebriano di quest’atmosfera festosa ma mai sguaiata, frizzante ma mai sopra le righe, e si adeguano alle sue regole, anche quelli che Tom Waits definirebbe “Falchi Della Notte” a modo loro si integrano nella situazione. L’impatto ambientale è ottimo, durante il festival gli alberghi del posto sono completi da un anno all’altro, i bar ed i ristoranti lavorano

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a ritmi serrati, i pochi abitanti del posto, gente assolutamente cordiale come tanti romagnoli, anche se resi un poco più ruvidi dalla vita montana, non sono assolutamente infastiditi dalla pacifica invasione, anzi osservano la festa da lontano con curiosità avvicinandocisi con timidezza e rispetto. Da qualche anno poi, sempre grazie al contributo volontario di amici musicisti ed insegnanti di strumenti e danze popolari, giunti a San Benedetto prima da turisti e trasformatisi poi in entusiasti collaboratori, il festival si è arricchito di patrimoni culturali e musicali provenienti da altre culture, Piemonte,

Eventi

Sardegna, Campania e Francia, che hanno portato al Folkfest un’utenza più variegata è un’attività musicale parallela a quella “irish” ma perfettamente integrata e armonizzata con la realtà storica che ha sempre

caratterizzato la manifestazione. Il Folkfest di San benedetto in Alpe è un festival “per pochi ma non per tutti”, l’esempio concreto, senza tanti giri di parole, che un mondo diverso, forse, è possibile. ❖

“SUONARE@FOLKEST - PREMIO ALBERTO CESA” DA AREZZO AL RESTO D’ITALIA a cura di Ufficio Stampa Folkest

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iovedì 6 dicembre si è svolta ad Arezzo (circolo Arci-Aurora, piazza S. Agostino), nell’ambito della 17ma edizione del festival Pifferi Muse e Zampogne, la selezione Italia Centrale dei gruppi partecipanti al concorso “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa”. Il concorso, di respiro nazionale, si svolge in varie località italiane ed è riservato agli artisti e gruppi desiderosi di poter calcare le scene di quello che è da anni il più prestigioso folkfestival dell’Europa Mediterranea, Folkest, che nel 2013 si svolgerà in Friuli dal 5 al 29 luglio. La selezione Italia Centrale ha visto partecipare gruppi e artisti che hanno superato la fase eliminatoria (ascolto di brani audioregistrati o videoregistrati) secondo il giudizio espresso da una giuria composta da

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redattori e lettori di www.folkbulletin.com. Alla serata di Arezzo hanno quindi partecipato Serio e Faceto di Vernio (PO), Piergiorgio Manuele, siciliano di Pistoia, e Macchia Libbr di Manfredonia (FG). La giuria era composta da Roberto G. Sacchi (in rappresentanza di Folkest), Elvira Impagnatiello (cantautrice e vincitrice della selezione dello scorso anno), Silvio Trotta (de I Musicanti del Piccolo Borgo), Francesco Chimenti (musicista) e Aldo Coppola Neri (discografico). I gruppi selezionati per partecipare a Folkest 2013 sono stati Serio e Faceto e Macchia Libbr, ma la giuria ha ritenuto molto meritevole la canzone “Giufà” presentata da Piergiorgio Manuele, segnalandola come possibile candidata alla vittoria finale del Premio Alberto Cesa rispondendo appieno alle caratteri-

stiche del premio come da regolamento (www.folkest.com). Le prossime selezioni territoriali di “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa” si svolgeranno a Spilimbergo (PN) il 18 e 19 gennaio 2013 e vedranno rispettivamente la partecipazione di Luna e un Quarto, Figli di Puff, Progetto Corde; Il Giardino dei Gatti Bianchi, Tryo Yerba, I Salici. Nel mese di febbraio sarà la volta di Verona con la prima serata riservata a Gabriele Bombardini, Abacà e Daniele Arzuffi e una seconda che vedrà sul palco Maria Devigili, Dualis e Quenia. A marzo poi il concorso si trasferirà a Coreno Ausonio (FR) con Ninfe Della Tammorra, Orchestra Minima Mysticanza, un artista in sostituzione di Piera Pizzi Quartet, e a Loano (SV) con Mandolin Brothers, Folhas e Raffaele Antoniotti. ❖


Cronaca CON STEFANO ZUFFI SE NE VA UNA COLONNA DELLA MUSICA POPOLARE DELL’EMILIA ROMAGNA Marco Bartolini per la Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli

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tefano ci ha lasciato giovedì 15 Novembre scorso e con lui se ne va una colonna portante della musica popolare emiliano romagnola. Giovanissimo, fu ricercatore nell’ambito delle tradizioni della nostra Regione, amico e allievo del violinista Melchiade Benni è, fin da subito, impegnato, oltre che musicalmente, anche politicamente. Non manca di prendere parte alla fondazione del circolo bolognese Italia Cuba e partecipare alle Brigate di lavoro volontario a Cuba. Entra prestissimo a far parte dell’organico dello storico Canzoniere delle Lame e si esibisce, con loro ed a fianco di tanti altri artisti, fra cui il cantautore bolognese Fausto Carpani, nei teatri, i circoli, le Case del Popolo, le Università di mezzo mondo. Oltre a ricercare, suonare e recitare si dedica al collezionismo di strumenti musicali ed alla didattica scrivendo saggi, tenendo corsi, fondando, fra l’altro, nel 1986, la Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli nella quale resta docente per diversi anni. Con la Pneumatica Emiliano Romagnola, di cui è fondatore, negli anni ‘80, torna ad approfondire il repertorio della sua regione natale. Registra decine di lavori cantando e suonando ghironda, violino, ocarina, mandolino, pive e tantissimi altri strumenti affrontando, con serietà e competenza, i più svariati repertori da vero “bulimico” della musica quale era.

L’unico augurio che gli, e ci, facciamo, è di saperlo riempire, in maniera degna, con il frutto dei doni e dei ricordi che ci ha lasciato. Lunedì 19 novembre 2012 Stefano ci ha dato l’ultimo saluto a Castel San Pietro Terme in Via Silvio Pellico 18 alle ore 14,30 e in Corso Matteotti 82 alle ore 15,30 presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore.

Stefano Zuffi 16/01/1957 – 15/11/2012

Per una Scuola come la nostra perdere un fondatore è come perdere un pezzo delle proprie fondamenta. Per un ormai ex musicista come il sottoscritto, perdere Stefano Zuffi significa perdere un Maestro di musica ma anche di vita, un compagno di scorribande ma anche di pensiero, un punto di riferimento umano ma anche politico. Sebbene mi renda conto, nel momento stesso in cui le scrivo, di quanto, queste parole, possano suonare pompose e retoriche, così come lo sono sembrate a me in altre occasioni, solo oggi, che vivo personalmente il dolore di questa perdita, capisco come sia difficile il trovarne di migliori. Stefano lascia, da grande uomo che era, un grande, grandissimo, vuoto.

Sei stato un Maestro Sei stato un Fratello Sei stato un Fondatore Sei stato un Precursore Sei stato un Compagno Sei stato un Libero Pensatore Sei stato Franco Sei stato Generoso Sei stato Odiato Sei stato Amato Sei stato uno Scomodo Sei stato senza Peli sulla Lingua Ma soprattutto Sei stato un Amico

Ciao Stefano! www.musicapopolare.net smp@musicapopolare.net

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Eventi VENTINOVESIMA RASSEGNA NAZIONALE DELLA PASQUELLA DI MONTECAROTTO

Il canto rituale di questua verso il trentennale!!! Domenica 6 Gennaio 2013 Ufficio Stampa La Macina

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a Rassegna della Pasquella, questa ormai “storica” manifestazione fondata sul recupero e sulla rivitalizzazione di una delle testimonianze vive della nostra comune cultura popolare, legata ai rituali di questua del solstizio d’inverno ed alle sue forme di propiziazione legate a credenze pre-cristiane ed antichi riti di fertilità, fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Montecarotto, e curata dal Centro Tradizioni Popolari e dal Gruppo “La Macina”, con la collaborazione del, della locale Pro-Loco, e della Protezione Civile Comunale, con l’alto patrocinio della Regione Marche e della Provincia di Ancona, si svolgerà, come da tradizione, Domenica 6 Gennaio 2013 (Giorno dell’Epifania), con il consueto programma. Gruppi di autentici portatori della tradizione, provenienti da tutte le Marche e da altre regioni italiane, arriveranno sin dalle otto del mattino, accolti e “presi in carico” da altrettanti accompagnatori locali e da loro “presentati” casa par casa, in tutte le zone della campagna e del paese di Montecarotto, dove porteranno, alla maniera di una volta, secondo l’antico rito, il canto augurale della Pasquella. La gente, come al solito, accoglierà con simpatia tutti i Gruppi, “ripagandoli” con generose offerte di denaro e soprattutto con abbondanti libagioni. Così per tutta la mattinata, Montecarotto, sarà letteralmente inondato di musiche, di canti e di suoni, che renderanno ancora più magica e surreale, questa incredibile festa popolare di inizio anno. Dopo la questua del mattino, i Gruppi presenti alla Rassegna, si ritroveranno in Piazza del Teatro, dove da mezzogiorno e trenta all’una (prima del

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pranzo comunitario di ringraziamento offerto a tutti gli “artisti” popolari e ai loro collaboratori, dall’Amministrazione Comunale) daranno vita al solito, spontaneo, gioioso “concerto popolare”, per la gioia di tutti i presenti. Nel pomeriggio, dalle ore 15,30, nella suggestiva Piazza del Teatro, Gastone Pietrucci, coordinato da Giorgio Cellinese, presenterà: “La Pasquella in Piazza” (Rassegna di canti e danze della tradizione popolare) con la presenza e l’esibizione di tutti i Gruppi presenti alla Rassegna, con la partecipazione straordinaria del Gruppo “La Macina”. (In caso di maltempo la rassegna si svolgerà nel Teatro Comunale) dalle 18,00 alle 20,00, a conclusione della Rassegna ufficiale, ci sarà l’Esibizione estemporanea dei gruppi tra la gente, in piena libertà, riscaldati da caldarroste e “vin-brulè”. Questo momento comunitario e “libero” dei pasquellari darà modo al pubblico di poterli ascoltare nelle condizioni ideali, dal vivo, senza l’ausilio di nessuna amplificazione, in un’atmosfera molto serena, divertente e coinvolgente di festa e di musica di strada. Attualmente, grazie a questa Rassegna ed al lavoro continuo e costante di Gastone Pietrucci e de La Macina sul territorio, assistiamo da alcuni anni, ad una nuova “rinascenza” del fenomeno ed al crescere e proliferare inevitabile, di iniziative, più o meno spontanee, per lo più imitative, più o meno valide, ma comunque attestante un certo interesse o perlomeno curiosità per il fenomeno. Quindi davvero importante e meritoria questa Rassegna della Pasquella di Montecarotto, perché fa rivivere una tradizione, che altrimenti la civiltà tecnologica rischia di far dimenticare per

sempre. Ma l’annuale appuntamento di Montecarotto è anche un modo per ritrovarsi e rinnovare, anno dopo anno, legami di rapporti sociali e culturali condivisi. Un paese in musica, ricco di interessi e di suggestioni, che ogni anno coinvolge sempre più il pubblico, in una festa popolare, che per la “libertà” e la spontaneità con cui viene vissuta, si distingue nettamente dall’attuale sconfortante panorama di falsificazione e di massificazione operate sulla cultura tradizionale e sulla civiltà popolare. Le originali foto del Manifesto ufficiale e del depliant della Rassegna di quest’anno, sono opera di una giovane e promettente fotografa jesina, Loredana Morici. PROGRAMMA ANALITICO DELLA “PASQUELLA” 2013

(Montecarotto, domenica 6 gennaio 2013) Mattino: Ore 8,00 -. Riunione dei Gruppi partecipanti in Piazza del Teatro. Ore 8,30-12,00 - Il canto rituale di questua viene portato casa per casa, in tutte le contrade del Comune e dei paesi vicini. Ore 12,00-12,30 - Concerto spontaneo e comunitario dei Gruppi in Piazza del Teatro. Ore 13,00 - Colazione di saluto e di ringraziamento offerta a tutti i cantori e suonatori Popolari ed ai collaboratori della “Pasquella” dall’Amministrazione Comunale Pomeriggio: Ore 15,30 - Piazza del Teatro: “LA PASQUELLA IN PIAZZA” Rassegna di canti e danze della tradizione popolare a cura e presentata da Gastone Pietrucci con il coordinamento di Giorgio Cellinese. Con la partecipazione straordinaria del Gruppo “La Macina”. (In caso di maltempo la rassegna si svolgerà nel Teatro Comunale). Ore 18,00-20,00 – A conclusione della Rassegna sul palco: Esibizione estemporanea dei Gruppi tra la gente in piena libertà riscaldati da caldarroste vin brulè. Per informazioni: LA MACINA Telef. e Fax.: 0731-4263 e-mail: lamacina@libero.it ❖


Eventi

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Argomenti DAL JAZZ ALLA REBETIKA: L’ESPERIENZA DELL’ETICHETTA MILANESE JAZZ DAILY di Agostino Roncallo

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azz Daily nasce nel 2012 per iniziativa dei musicisti e soci fondatori Massimo Mescia e Fabio Troiani. L’idea di fondo di questa giovane etichetta discografica è quella di valorizzare produzioni jazzistiche che, oltre alla tecnica strumentale, mettano in luce originalità del progetto e qualità di scrittura. Non si tratta di un compito facile: si tratta di concentrarsi e selezionare progetti basati fondamentalmente su composizioni originali. Ma come fare? Massimo e Fabio hanno svolto in prima persona un’attività di scouting,  selezionando il materiale che arrivava via via per posta ordinaria o elettronica, girando per festival e club, analizzando le  segnalazioni che giungevano dai collaboratori. Così facendo, nei primi due anni di vita ha pubblicato gli album di quattro artisti italiani che stanno avendo ottimi riscontri  anche all’estero: Giovanni Hoffer, Luca Falsetti, Mario Pelagatti e Francesco Palmas. Sono artisti di cui Massimo e Fabio sono molto orgogliosi: nel 2013 verranno pubblicati i loro nuovi lavori, insieme ai nuovi progetti discografici che sono stati nel frattempo individuati. Il lavoro della Jazz Daily non si ferma tuttavia qui ma affronta anche aspetti come quelli della management e della distribuzione. Per quanto riguarda il management, l’etichetta si appoggia alla società di appartenenza “I Cuochi Music” per gestire sia le edizioni musicali che i concerti live mentre, per la distribuzione, si affida all’etichetta francese Believe. Quest’ultima è

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un’etichetta leader in Europa, che distribuisce in esclusiva il catalogo in tutto il mondo e, grazie alle sedi in Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti e Giappone, si occupa anche della promozione nei principali mercati esteri. Ma quello che mi ha colpito particolarmente è l’interesse della Jazz Daily per la “rebetika”, un genere musicale poco noto e di origine incerta (forse il nome deriva dal turco “rembet” che significa “fuorilegge”) che si diffuse in Grecia dopo il 1922 (anno della sconfitta dell’esercito greco che aveva invaso la Turchia) e dopo il Trattato di Losanna del 1923. Accadde che questi eventi costrinsero quasi due milioni di Greci che vivevano in Asia Minore a fuggire precipitosamente nella Grecia Continentale e a vivere nelle baraccopoli sorte intorno alle principali città greche, mescolando la loro cultura a quella, per l’appunto, dei fuorilegge. La rebetika si sviluppò pertanto nei tekedes, ritrovi musicali dei bassifondi delle città greche, dove si fumava hashish e si bevevano alcolici, e nei Café Aman, raffinati caffè musicali di origine mediorientale. La cosa straordinaria è che alle canzoni dei fuorilegge,che raccontavano soprattutto di fatti criminosi, i rifugiati sovrapponevano tematiche amorose al punto da dare vita a composizioni di straordinaria dolcezza. Massimo e Fabio si sono avvicinati a questo genere grazie alle informazioni di amici e di musicologi

greci. L’idea di farlo conoscere al pubblico italiano è ancora in fieri: potrebbe concretizzarsi in pubblicazioni discografiche oppure, almeno inizialmente, in concerti dal vivo. L’estate 2013 sarà forse il periodo giusto per lanciare il progetto. Nel frattempo, ai lettori curiosi e impazienti, suggerirei di reperire notizie ad esempio di Markos Vamvakaris, considerato il padre della rebetika, o di Vassilis Tsitsanis, celebre per la dolcezza delle sue numerose canzoni, senza dimenticare la voce eccezionale di Sotiria Bellou. Ma, qui, vogliamo soffermarci su un artista davvero eccezionale: George Dalaras, detto anche Giorgos Dalaras o, più correttamente, Yórgos Daláras. In greco moderno il nome è Γιώργος Νταλάρας. Nato nel sobborgo popolare di Nea Kokkinia, Yorgos è un compositore, cantante e suonatore di bouzouki, che ha suonato con artisti internazionali come Paco De Lucia e Al di Meola. A lui si deve la riscoperta della rebetika, a partire dagli inizi degli anni ottanta. Ai lettori di Lineatrad suggeriamo un paio di composizioni dal vivo che sono commoventi sia per la sua voce che quella, partecipata e corale, del pubblico: h t t p : / / w w w. y o u t u b e . c o m / watch?v=w9Bp6G2b_S0 h t t p : / / w w w. y o u t u b e . c o m / watch?v=Pekn_PQ6Ikg Yorgos è oggi conosciuto in tutto il mondo ma poco, davvero troppo poco, in Italia. È per questo motivo che va, agli amici della Jazz Daily, un grande incoraggiamento. ❖


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Recensioni BALLABILI ANTICHI PER VIOLINO E MANDOLINO

La scoperta di un repertorio delle Dolomiti del primo ’900

di Agostino Roncallo

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utto ha inizio nell’ambito delle ricerche promosse dal corso di etnomusicologia che, dal 2000 al 2009, si è svolto presso il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova. Un giorno Manuela De Luca, studentessa di origini cadorine, si presenta a lezione con un consunto libretto dal titolo Ballabili antichi per violino e mandolino. Un’annotazione sulle prime pagine testimoniava che il manoscritto era in uso tra le orchestrine del Cadore già ai primi del novecento. Quel manoscritto rappresenta un vero e proprio tesoro. Certo non è un capolavoro e non ha un valore economico ma sicuramente è un oggetto prezioso perché riporta in vita una cultura musicale ormai dimenticata. Prezioso e rarissimo: la sua rarità dipende dal fatto che a quell’epoca la musica popolare veniva in genere trasmessa attraverso la pratica e l’oralità, fino a quando nuove mode sopraggiungevano e le melodie di un tempo cadevano nell’oblìo. Ma in questo caso eccezionale, qualcuno aveva pazientemente raccolto e trascritto questi balli ma non solo: qualcuno li aveva anche conservati nonostante essi, superati dai tempi, non fossero più in voga. Dopo che Manuela ebbe felicemente superato l’esame, all’inizio del 2009 Roberto Tombesi e Francesco Ganassin, musicisti dei Calicanto, decidono di iniziare un lavoro di ricerca nell’area dolomitica, in collaborazione al violinista e musicologo Tommaso Luison. Questo affiatato gruppo si mette al lavoro per fare piena luce sia sulle origini

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di quel manoscritto che sui suoi contenuti. La prima tappa di questa ricerca era obbligata: si trattava di intervistare il proprietario, vale a dire il signor Marino De Lotto, abitante a San Vito di Cadore, un paese a due passi dalla più illustre Cortina d’Ampezzo Il primo incontro avvenne nella casa della stessa Manuela De Luca nell’estate del 2009. Grazie alla collaborazione di Marino, che era un musicista appassionato, la storia di quei materiali è andata da subito meglio delineandosi, a cominciare dall’identificazione del primo proprietario, il maestro Giovanni Maria De Lotto, soprannominato Nane Vecio. Una delle prime domande che Roberto, Francesco e Tommaso, hanno posto a Marino riguardava il nome e l’origine dei balli. La particolarità dei documenti nasceva dal fatto che vicino ai numerosi valzer, polche e mazurche, figuravano danze ben più arcaiche come la Villotta, la Quadriglia o il Varsovien, solo per fare alcuni esempi. Ma la cosa più interessante era data dalla presenza di alcuni balli mai sentiti nominare prima in precedenza: Subiotto, Bettina, Berlingozza, Ratapatà, Pia, Balletti e Concier di testa. Una delle ipotesi maggiormente probabili è che alcune di queste composizioni fossero state scritte dagli stessi suonatori di un tempo e dedicate forse a qualche signorina del luogo: si spiegherebbe così l’origine di danze quali la Bettina o la Pia. Il Subiotto poi, stando al De Lotto, farebbe riferimento a quei flauti che in età giovanile di fanno con i polloni di

varie piante. Qualcuno potrebbe sostenere che Subiotto nel dialetto veneto ha un sinonimo nel friulano Soflègon (o “soffocone”), con chiara allusione sessuale, ma l’ipotesi è evidentemente da escludere. La Berlingozza ha origine forse dal tedesco “bretling” (mangiare) e il Berlingaccio è la festa che si celebra a Firenze l’ultimo giorno di carnevale, con balli e canti, per l’appunto. Curiosità linguistiche a parte, sarà forse il tempo a rivelare qualcosa di più sull’origine di queste composizioni. Diverso, e certamente più semplice, è stata la ricerca sulle origini del manoscritto. Stando a Marino De Lotto il manoscritto dovrebbe risalire agli anni della prima guerra mondiale e, tenendo conto che il quaderno è stato pubblicato dalla ditta Zanibon, esso non poteva


Recensioni

certamente essere anteriore al 1908, anno in cui la casa editrice venne fondata. Alla fine, incrociando la testimonianza di De lotto con le indicazioni presenti sul quaderno, i tre ricercatori sono arrivati alla conclusione che il documento è databile al secondo decennio del novecento. Arriviamo così al 2012, anno in cui Tombesi, Ganassin e Luison, pubblicano per l’editore Nota (Geos CD Book 580) un volume con cd allegato contenente la trascrizione integrale del manoscritto Ballabili Antichi con l’obiettivo di renderlo disponibile non solo all’etnomusicologo ma anche e soprattutto al musicista appassionato che desideri avvicinarsi alla musica popolare delle dolomiti. Il fatto che alcuni brani fossero stati riscritti dall’autore e la semplicità in generale delle linee melodiche ha dunque permesso la ricostruzione di tutte le composizioni: in totale 115. Si trattava a questo punto di completare il lavoro e, in questo senso, la pubblicazione di un CD

appariva la soluzione più naturale. Il problema era soprattutto il “come”. Le possibilità erano sostanzialmente due: o una scelta monodica che riguardasse solo gli strumenti ai quali i documenti facevano riferimento, quindi il violino e il mandolino, oppure una veste sonora che facesse riferimento alle orchestrine da ballo del primo novecento. In punta di piedi, senza cioè operare particolari stravolgimenti ma mantenendo uno stile asciutto, è prevalsa quest’ultima opzione. In una ventina di brani (dei 34 di cui è fatto il CD) sono stati quindi introdotti altri strumenti in uso nell’area dolomitica, con l’idea di dare al lavoro quella gradevolezza che un lavoro puramente filologico non avrebbe potuto dare. Per concludere vorremmo anche parlare di un progetto musicale legato ai manoscritti ritrovati ma anche a un sodalizio nato nel 2011 che porta il nome di Orchestra Popolare delle Dolomiti. L’obiettivo è quello di far rivivere questi docu-

menti attraverso la costituzione di una piccola orchestra composta da musicisti, appartenenti a gruppi attivi nell’ambito della musica tradizionale, ma anche di formazione classica, nell’area territoriale delle Dolomiti. Questa rete informale di musicisti, ricercatori, insegnanti, liutai che da anni operano nel locale, può sviluppare una maggiore interazione tra varie realtà e iniziative riguardanti la musica tradizionale, rivitalizzando così il repertorio ritrovato. Di questa orchestra, diretta da Francesco Ganassin, fanno parte 25 musicisti provenienti dai seguenti gruppi: Abies alba (Trentino), Al Tei (Belluno), Alessandro Tombesi ensemble (Veneto), Bandabrian (Veneto), Calicanto (Veneto), Compagnia del fil de fer (Trentino), Mideando string quintet (Veneto), Pasui (Alto Adige/ Südtirol), Quartetto Neuma (Trentino). Non ci rimane che rimanere in attesa degli sviluppi di questo progetto. Lineatrad lo seguirà, con attenzione. ❖

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L’AMERICA ALLO SPECCHIO #2 pito di iniziare la rassegna. Egli non vid Immergluck, della rock band vanta esordi che si perdono nel di fama mondiale Counting Crows PRESENTAZIONE E’  un viaggio intercontinentale proposto dal binomio Geomusic-Al Vecchio Tagliere con la collaborazione dei comuni di Alzano Lombardo e Nembro, un contenitore “aperto” che potrebbe  assumere carattere continuativo.    E’ alla seconda edizione dopo gli esordi importanti e felici dello scorso maggio che hanno visto sul palco del Modernissimo di Nembro artisti del calibro di Guy Davis e Fabrizio Poggi, David Bromberg, Jorma Kaukonen. Anche questa volta il cartellone è di grande prestigio e combina tre grandi talenti e alfieri della musica americana con artisti locali, ai quali è data un’importante opportunità di mettersi in mostra: James Maddock & David Immergluck, Willie Nile, Steve Wynn & Chris Cacavas sul fronte internazionale, sapientemente combinati con Sandcake, Staggerman e Claudia on the Sofa, nel ruolo di opening acts. E’ quasi un gioco di specchi in cui ognuno può ritrovare radici e attualità di una musica ad ampio spettro, ormai diventata classica e non solo per i più giovani, a confronto con gli innovativi epigoni italiani. Due le sedi dei concerti, entrambe a pochi chilometri da Bergamo, agli inizi della Valle Seriana: l’Auditorium  Modernissimo di Nembro per il concerto d’esordio e l’Auditorium Montecchio di Alzano Lombardo, luogo storico che per più di un lustro a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta ha visto protagonisti i più importanti nomi della scena folk internazionale (Richard Thompson, Suzanne Vega, Fairport Convention, John Renbourn, Christie Moore, etc.). Altra novità è costituita dalla possibilità dì’incontrare gli artisti dopo il concerto al ristorante Al Vecchio Tagliere di Nese. All’inglese di americana adozione James Maddock è affidato il com-

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tempo – l’album d’esordio Songs from Stampford Hill risale al 2000 – ma ha letteralmente bruciato i tempi affermandosi sulle scene internazionali come uno dei più importanti nuovi talenti della canzone d’autore. Sonorità urbane che accompagnano a meraviglia una voce che ricorda il Rod Stewart più ispirato e Steve Forbert. In uno dei tanti tour incontra il chitarrista Da-

ed inizia un’ispirata collaborazione, suggellata anche da un ottimo album live. I due, amicalmente chiamati Jimmy & Immy, saranno i protagonisti di questo primo appuntamento dopo le note introduttive dei Sandcake,band che spazia da atmosfere desertico lisergiche a spinte più rock compulsive. Sound dai forti accenti springsteeniani per il protagonista del se-


condo appuntamento, Willie Nile, nell’insolita veste acustica, accompagnato dal chitarrista Marco Limido, alla slide. Cantautore urbano, come gli amici Springsteen e Murphy, Willie Nile narra la quotidianità con grande talento e non risente affatto del tempo, confermando di volta in volta la rinnovata vena compositiva e dando il meglio di sé in scena. I suoi album sono dei preziosi tasselli di quel meraviglioso mosaico tessuto da una schiera di cantautori immortali e la lista delle sue collaborazioni è tanto lunga quanto prestigiosa, da Ringo Starr a Tori Amos, da Elvis Costello a Lucinda Williams, da Taj Mahal a Carole King, tanto per citarne alcuni. Il concerto è un’occasione unica per ascoltare il cantautore di Buffalo nella dimensione più intima. Venature folk, rock, country e bluesy fondono orizzonti musicali americani con radici italiane e lombarde per gli Staggerman di Matteo Crema, chiamati a dare il meglio di sé nel ruolo di opening act.    Dalla Grande Mela arriva Steve Wynn, il cui nome è legato a certo rock alternativo che ha nei Dream Syndicate e nei Green On Red alcune delle sue esperienze più felici. Spesso in concerto lungo la nostra penisola, ora si presenta in duo accompagnato dall’amico Chris Cacavas, tastierista, chitarrista e cantante che ha diviso diversi momenti artistici con Wynn e che per la sua voce sofferta e per i brani acid rock tinti di folk e country è stato spesso paragonato a Neil Young. Entrambi vantano una carriera solistica di tutto rispetto ed una discografia altrettanto importante e cospicua. A Wynn dobbiamo tributare la paternità di altri meravigliosi progetti: i Gutterball, Danny & the Dusty e quel Baseball Project con Peter Buck dei R.E.M., che confidiamo di vedere presto anche in Italia. Emozioni garantite! E come consuetudine prima di loro un’altra eccellente realtà artistica emergente, Claudia is On the Sofa, cantautrice

Eventi

dal cuore americano che pulsa attraverso canzoni scritte nell’intimità della sua casa; sorretta da ottima band ha dato vita a Love Hunters uno degli episodi discografici più lucidi della scena alternativa italiana. Un doveroso ringraziamento all’amico Paolo Mazzucchelli per i preziosi suggerimenti. Geomusic

Direzione Artistica: Info: GEOMUSIC tel. 035 732005 – 348 4466307 -  info@geomusic.it COMUNE di NEMBRO/Ufficio Cultura tel. 035 471362 www.geomusic.it – www.alvecchiotagliere.it   Possibilità di riservare un posto inviando richiesta a mezzo e-mail a Geomusic o telefonando ai contatti in calce.   

I PROTAGONISTI

JAMES MADDOCK Nato e cresciuto a Leicester in Inghilterra, ma trasferitosi presto negli Stati Uniti, a New York, dove inizia e sviluppa la sua carriera artistica. Nel 2000 è leader della band Wood, con la quale realizza l’album Songs from Stamford Hill che gli permette di firmare un contratto con una major label e che riscuote un grande successo. Segue una fitta attività concertistica che lo distingue per quella voce roca e soffusa che ricorda il Rod Stewart più ispirato e Steve Forbert, e che s’ispira al sound di Bruce Springsteen e Van Morrison. Incontra poi David Immergluck, chitarrista della rock band di fama mondiale Counting Crows oltre che dei Camper Van Bethoven e di John  Hiatt per il pluripremiato album Crossing Muddy Waters. I due iniziano a frequentarsi e a suonare spesso insieme incidendo poi anche un ottimo live, Livre at rockwood Music Hall. Così si presenteranno anche in questo tour europeo. Con il le-

ader della band irlandese Waterboys, Mike Scott, James scrive canzoni a quattro mani tra le quali la splendida Beautiful Now che Maddock include nel suo nuovo album Wake Up and Dream, discod elle definitiva affermazione per il rocker di Leicester che si ritaglia un ruolo da protagonista nel panorama del songwriting mondiale. www.jamesmaddock.net www.youtube.com/ user/jamesmaddock  
 Formazione: 
 JAMES MADDOCK – chitarra e voce  DAVID IMMERGLUCK – chitarra, mandolino, voce 

SANDCAKE I Sandcake nascono nel 2010 con un’idea in testa: portare un pezzo di deserto in una città un po’ malata. La solitudine delle riflessioni musicali sviluppate da una band che unisce estrazioni molto diverse tra di loro per creare una mescola che spazia da atmosfere desertico lisergiche a spinte più rock compulsive. Un mix unico nel panorama odierno capace di lasciarsi attraversare da qualsiasi influenza senza perdere in originalità. I Sandcake nascono da ore di discussioni tra Luigi Cortinovis (basso elettrico e contrabbasso, TundraHotel, ElenaVittoria, MidnightBreakfast) e Paolo Morgandi (chitarre, già con ElenaVittoria) che hanno trovato in Giusi Pesenti (voce e percussioni, Dry&Dusty) Marco Rho (batteria, già con Arimo, QuantumLeap) e Tiziano Carminati (PedalSteelGuitar,  Pastiss, Lexotango) gli ideali compagni di un viaggio surreale. Ascoltare i SandCake è lasciarsi trasportare in un mondo fatto di rimandi mai banali a quanto di meglio abbia attraversato la musica degli ultimi 40 anni. E’ una mescola unica che unisce fughe pinkfloydiane a racconti urbani. L’utilizzo della Pedal Steel Guitar cesella atmosfere da grandi spazi americani fuggendo dai canoni rock blues più classici. Tappeti sonori che riescono a rendere il tutto

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molto cinematografico. Una voce delicata e avvolgente, fragile ed elegante narra una vita di pensieri profondi. Una ritmica presente e mai scontata regala una pulsione unica al tutto. Formazione: Giusi Pesenti – voce Paolo Morgandi – chitarra  Tiziano Carminati – Pedal steel guitar  Luigi Cortinovis – basso Marco Rho – batteria

WILLIE NILE Nato e cresciuto a Buffalo, nello stato di New York, Willie Nile è tra i più grandi interpreti della canzone folk rock che ha in Bruce Springsteen la sua punta di diamante e in Elliott Murphy, Steve Forbert ed altri i protagonisti e testimoni di una scena ancora molto vitale. Figlio d’arte, s’avvicina giovanissimo alla musica, compone ottime canzoni e si esibisce nei più importanti clubs, nel 1980 realizza il suo primo album, Willie Nile, a cui fa seguito l’altrettanto ottimo Golden Down. Problemi legali con la casa discografica lo costringono al silenzio sino al ritorno sulle scene internazionali con rinnovato entusiasmo, sulla scia di un terzo album, Places I Have never Been, nel 1991. Da allora è un susseguirsi di successi che gli consentono di avviare collaborazioni importanti e prestigiose a fianco di artisti del calibro di Ringo Starr, tori Amos, Elvis Costello, Lucinda Williams, Ian Hunter, Chieftains, Levon Helm, Carole King e altri. Una manciata d’albums testimoniano la sua grande creatività e tra questi i recenti Live from the streets of New York e House of Thousand Guitars si rivelano tra i migliori di sempre restituendoci un Willie Nile in ottima forma. Willie sarà protagonista alla rassegna nell’insolita versione acustica, chitarra e voce, accompagnato dal chitarrista Marco Limido. Un’eccezionale occasione per ascoltarlo nella dimensione più intima. 
 www.willienile.com www.youtube.com/rtist/willie-nile

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STAGGERMAN Gli Staggerman sono tra le realtà più interessanti di quella fertile e creativa scena che si sta sviluppando da alcuni anni tra Bergamo e Brescia. Sulle scene dal 2009 come progetto solistico di Matteo Crema (The Union Freego, Van Cleef Continental, Bogartz), frutto dell’esigenza di dare spazio alla propria musica attraverso un songwriting che preferisce la semplicità e la schiettezza ala spasmodica ricerca di nuove forme musicali. Nasce il primo album Tiny Tiny Tiny, che ottiene incoraggianti recensioni e riconoscimenti e per la cui promozione live dà vita ad una band di supporto. Nel giugno del 2012 è in distribuzione il secondo lavoro discografico, Don’t Be Afraid and Trust Me, un disco seducente, nato dal cuore di chi ama la musica oltre ogni cosa intriso di sonorità folk, country e altro. www.staggerman.it Formazione: Matteo Crema – voce e chitarra Guglielmo Scarsi – tastiere, chitarra e voce  Salvatore Lentini - basso Lorenzo Colosio – batteria e voce

STEVE WYNN & CHRIS CACAVAS Steve Wynn è uno dei veri eroi del rock underground. Il suo nome è strettamente connesso a quello dei Dream Syndicate, una delle più influenti formazioni del Paisley underground. Ma a lui vanno accreditate anche le preziose collaborazioni con Green On Red, Gutterball, Danny & Dasty con l’amico Dan Stuart e l’altrettanto felice sodalizio artistico con Chris Cacavas, pianista d’eccezione dei Miracle 3. In oltre 25 anni di carriera ha pubblicato almeno altrettanti album (IL PRIMO Kerosene Man, data 1990), alcuni vere e proprie pietre miliari del genere; le sue canzoni sono state incise o suonate dal vivo da REM, Black Crowes, Yo La Tengo, tanto per fare qualche nome . E’ ancor oggi tra gli artisti più ispirati e prolifici che divide la propria attività tra carriera solistica e vari progetti, tra i quali The Baseball Project. Ha cal-

cato le scene di tutto il mondo, nelle diverse combinazioni, mai domo di dare il meglio di sè. Nell’attesa di rivederlo la prossima estate con una aggiornata versione dei Dream Syndicate, ora si presenta in duo, con l’amico Chris Cacavas. Egli è tastierista, chitarrista e cantante che si fa apprezzare per la sua voce sofferta e per i brani acid rock tinti di folk e country, per i quali è stato spesso paragonato a Neil Young. Anch’egli vanta una carriera di primo piano che lo ha portato ad esibirsi con Green On Red, Dan Stuart, Giant Sand, Chris Eckman. Chris Brokaw e tanti altri oltre che a perseguire sentieri solistici. Anche la sua discografia è copiosa, dal primo Chris Cacavas & Junk Yard Love, agli ultimi episodi per la Blue Rose. Il loro concerto è garanzia di emozioni! www.stevewynn.net  http://chriscacavas.com   CLAUDIA IS ON THE SOFA Altra preziosa perla dell’underground locale, Claudia Ferretti in arte Claudia is On the Sofa, ha da poco licenziato l’album Love Hunters, uno dei prodotti più interessanti della scena italiana. Elegante, energico e appassionato esso è la riconferma del suo songwriting ispirato, che mette in luce una cantautrice dal cuore americano, che pulsa attraverso canzoni scritte nell’intimità della casa, imbracciando una sei corde sul divano. Ed è proprio nel battito, nell’umore, nell’emozione del momento che vivono i panorami di Love Hunters a metà strada tra il Nord-Est italiano e la Grande Frontiera Americana con in più una verve assolutamente originale. Insieme a lei una band di tutto rispetto. www.claudiaisonthesofa.com Formazione: Claudia Ferretti – voce solista e chitarre  Francesco De Gennaro – basso e coro  Andrea Abeni – chitarre elettrica e steel   Marco Franzoni – chitarra elettrica, piano elettrico e voce  Beppe Facchetti – batteria e percussioni   www.geomusic.it – www.alvecchiotagliere.it


Cronaca ‘U QUADRÌTTU LA NOTTE DEI CARBONAI IN FESTA di Pietro Mendolia*

I

n una epoca come questa, dove l’incertezza regna sovrana e il futuro appare sempre più a tinte grigie tendenti al nero, che se la nave va è solo per virtù dello Spirito Santo e che se invece affonda i capitani sono i primi ad abbandonare, dove chi ha un lavoro stabile può considerarsi un fortunato e chi non ce l’ha non può considerarsi affatto, in questo tempo strano, dove i rapporti tra “umani” sono sempre più infrequenti e la bontà d’animo ha lasciato il posto all’aridità dei deserti, si muovono gli “eternauti” del ventunesimo secolo.

Come tanti Khruner, pellegrini dell’infinito, vagano alla ricerca della loro epoca e del loro mondo perduti, alla ricerca di qualcosa, qualunque cosa, possa restituire loro la bellezza di un tempo andato che, forse, non tornerà più. Anche io, stasera, prendo l’auto e vagabondo alla ricerca di quel “qualcosa qualunque cosa”… Giungo a Saponara, per ritrovarmi, senza appuntamento alcuno, assieme ad altre “persone” a celebrare un antico rito, rivivere la storia e far parte, almeno per una volta, della “notte dei carbonai in festa”.

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Cronaca

Saponara (Sicilia), 7 dicembre 2012.

La lunga notte dei carbonai in festa.

Ogni 7 dicembre a Saponara, in Sicilia, si svolge una singolare festa: “U Quadrittu” (il piccolo quadro), le cui origini sono collegate a fermenti sociali del XVII secolo. Secondo la tradizione i cabbunàra (carbonai), categoria di lavoratori molto diffusa nel paese all’epoca, si ribellarono alla nobiltà, al clero e alla borghesia locale, per i numerosi soprusi da sempre subiti. I carbonai, che per esercitare il loro mestiere, erano costretti ad abbandonare le loro abitazioni già all’inizio della primavera e a trascorrere gran parte dell’anno fra i monti, per questo motivo restavano, di fatto, esclusi da ogni attività politica, sociale, culturale e ludica del paese. Finché, la notte del 7 dicembre di un anno imprecisato, scesi all’improvviso dalle montagne, decisero di far sfilare in processione, all’insaputa del resto della popolazione, un quadro della Vergine da loro “preso in prestito” dalla chiesa dell’Immacolata. Al termine della improvvisata cerimonia, il quadro venne restituito alla chiesa di appartenenza. Col passare del tempo, la co-

siddetta “festa dei carbonai” fu riconosciuta in modo ufficiale e istituzionalizzata, tanto che anche il prete prese parte attiva alla processione. Così stasera, alle ventuno in punto, ci si ritrova tutti sul sagrato dell’antica chiesa dell’Immacolata con torce e martello. Uno dei carbonai, picchia tre volte il portone della chiesa che, poco dopo, discostando le sue due grandi ante di legno scolpite, lascia emergere, alla luce delle fiaccole, la figura del prete che regge “U Quadrìttu”. Ed è subito festa! Suona la musica della banda e a squarciagola vengono intonati i canti devozionali a Maria Immacolata, mentre i “fiaccolari” agitano le grandi torce accese in direzione del quadro. “E pi sempri!” (per sempre)…. “E cù tùttu u còri!” (con tutto il cuore)…. “E dicèmu tutti!” (diciamo tutti)… “E tutt’assèmi!” (tutti insieme)… cantano a gran voce, a turno, i capi carismatici dei fiaccolari, ottenendo dai fedeli, in risposta ad ogni invocazione, un fragoroso “Viva Maria!”

Il portone della chiesa dell’Immacolata si apre. Viene portato fuori “U Quadrìttu”.

I “cabbunàra” conducono “U Quadrìttu” per strade, stradine e “vinèddi” (vicoli), ove altra gente ne attende il passaggio.

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Cronaca

Le grandi torce di gesso, pece, fibre di lino e radici di saponaria.

“Non sulu li signùri, ma puru nui dicèmu Viva Maria!”

Le torce si presentano come cilindri alti circa un metro e mezzo, costituite da un involucro esterno di gesso entro il quale si trova una mistura infiammabile a base di pece, fibre di lino e radici di saponaria. I carbonai procedono volgendo la fronte al “Quadrìttu” recato in mano dal sacerdote. Le fiaccole vengono rivolte minacciosamente verso il sacerdote e i fedeli che assistono

al rito e, inoltre, accostate fin sotto l’immagine dell’Immacolata. “Non sulu li signuri, ma puru nui dicemu Viva Maria!” (non soltanto i signori ma anche noi diciamo Viva Maria) recitano i carbonai, mentre dalle grandi torce cola, copioso, materiale infiammabile, costringendo i fiaccolàri a riparare sotto pesanti abbigliamenti che non li preservano, del tutto, da ustioni.

Dalle grandi torce cola, copioso, materiale infiammabile.

I pesanti abbigliamenti non proteggono i fiaccolari da ustioni.

Durante il tragitto la banda, di tanto in tanto, osserva una breve pausa, perché i musicanti debbono rifiatare. Allora i fiaccolari ostacolano l’incedere della processione costringendo tutti alla sosta, perché “‘u quadrìttu

senza mùsica non si movi” (il quadro senza musica non si muove); per poi, dopo, ripartire, al grido di: “E musica!”, per strade, stradine e “vinèddi” (vicoli), ove altra gente ne attende il passaggio.

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Cronaca

I “fiaccolari” ostacolano l’incedere della processione, costringendo tutti alla sosta, perché “‘u quadrìttu senza mùsica non si movi!”

E’ notte fonda. ‘U Quadrìttu fa ritorno in chiesa e la gente alle proprie case. E’ quasi l’alba dell’otto dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione. Quante similitudini tra l’ieri e l’oggi. Come carbonai di un tempo antico, i figli di questa (s)perduta terra, per esercitare un mestiere, sono, ancora oggi, spesso costretti ad abbandonare il proprio paese di origine e andare lontano e, il popolo, oggi come allora, continua

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a restare puntualmente escluso da ogni decisione politica, sociale e culturale che lo riguardi. Arriverà una nuova notte dei carbonai a rimettere a posto le cose? Lo sapremo alla prossima puntata. Se ci sarà… * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.


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Cronaca TUTTO SU MARCO AMBROSINI di Silver Plachesi

MARCO AMBROSINI Musicista – compositore PRESENTAZIONE Nato 1964 a Forlì.
Studio del violino (con A. Casagrande) e composizione (con M. Perrucci) all’Istituto Musicale “G.B.Pergolesi” di Ancona e al Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro. Suona con l’ Orchestra Filarmonica Marchigiana e con varie orchestre da camera, ensembles di musica antica, barocca e contemporanea.
 Nel 1982 fonda con P. Rabanser l’ensemble internazionale Oni Wytars, con il quale tuttora collabora. Dal 1990 suona come solista per il Clemencic Consort di Vienna, dal 1991 è direttore artistico (con Katharina Dustmann) dello Studio Katharco - sound:creations.
Debutta come solista di nyckelharpa alla SCALA di Milano, in concerti per la Reale Agenzia Concertistica di Svezia, per la Alte Oper Frankfurt, la Filarmonia di Colonia, Berlino, Mosca e per la Camerata Nordica.
 Insieme a Carlo Rizzo, Jean-Louis Matinier, Valentin Clastrier e Michael Riessler partecipa a numerosi concerti e produzioni radio/discografiche di musica Jazz.
 Viene scelto in Germania dall’emittente di stato SWF come newcomer e compositore per il New Jazz Meeting 1993.
 Co-autore (con Michael Posch) del libro di testo “Introduzione alla musica antica”.
 Negli ultimi anni ha preso parte a numerose produzioni radio-televisive e alla registrazione di più di 100 CD come solista, compositore o membro dello Stu-

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dio Katharco e degli ensembles Oni Wytars (Germania), Els Trobadors (Spagna), Unicorn, Accentus, Clemencic Consort, Armonico Tributo Austria, Ensemble Kapsberger (Rolf Lislevand-Norvegia), Camerata Nordica (Svezia), Jean-Louis Matinier, Michael Riessler e altri.

 Artista ECM (come solista), SONY/ DeutscheHarmoniaMundi con l’Ensemble Oni Wytars.
 
 Docente presso:
 Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli (IT), Accademia di Burg Fürsteneck (DE) e come coordinatore didattico del Progetto Europeo CADENCE. Composizioni (selezione) 
 


Musica per la messa in scena della “Kaiserkrönung” (“L’incoronazione del Kaiser”) in occasione dei festeggiamenti per i 1200 anni di Francoforte.
 1995 colonna sonora per la messa in scena de “La divina commedia” (Maschinenhalle Zweckel).
 1996 interprete e compositore per la Radio Nazionale Svedese: “Nordic Jazz Meeting”.
 In collaborazione con Katharina Dustmann:
 1997 l’opera concertante “Il ritorno di Marco Polo”, in collaborazione con l’Opera di Francoforte/M e l’Istituto di Cultura Italiana.


1999 “Tra il paradiso e l’inferno”, premiere: sett. 1999, Maschinenhalle Zweckel, Gladbeck, Germania
 2000 “misch:lagen”
 2001 “ZechenZirkus”
 2002 “ILLUMINA” e “Quasibolero” (per i festeggiamenti della Zeche Zollverein, nominata dall’UNESCO Patrimonio Culturale dell’Umanità)
 2003 “ILLUMINA 2”, “ExtraSchicht” & “Ensemblia”
 2004 “Magic Illumina” e “Centro”
 2006 “Wasserquintett”
 2007 “Die Pennschnecke Jonathan”
 2011 composizioni per il progetto EU “CADENCE”
 2011 “La Follia – The Triumph of Folly“ (sony music)

Discografia Come musicista solista Tänze des Mittelalters und der Renaissance, with Katharco Consort, 1991 (VdS) 
 Motetus, with Clemencic Consort, 1992 (Stradivarius)



Cronaca

Kama Sutra 2, with Unicorn, 1996 (VIVA) 
 The Fragrant Garden, with Unicorn, 1996 (VIVA)
 The Loveschool of Aspasia, with Unicorn, 1996 (VIVA) 
 Tibetan Rites, with Unicorn, 1996 (VIVA)
 The black Madonna, with Unicorn, 1996 (Naxos) 
 Troubadours, with Oni Wytars & Unicorn, 1996 (Naxos)
 La musica del Comun Comunale, with Katharco, 1996 (CC)
 Eure Ohren werden Augen machen, with Amar e Trobar, with Oni Wytars & René Oni Wytars, 1997 (KZK)
 Carmina Burana, Clemencic, 1992 (VdS) 
 Celtic runes, with with Oni Wytars & Unicorn, 1997 (Naxos) 
 Honig und Asche, with Michael Riessler, Unicorn, 1992 (Arcadia)
 Renaissance-Tänze der Orchésographie, 1997 (Wergo)
 Las tres culturas de Espana, with Accenwith Katharco Consort, 1992 (VdS) 
 Secret societies of the past, with Unicorn, tus, 1997 (Preiser) 
 1993 (Arcadia)
 Chominciamento di gioia, Utvald, with Riccardo Delfino’s Ensemble, 1997 (VdS)
 with Unicorn, 1994 (Naxos) 
 Il Corteo Storico di Santa Caterina da SieOrphicism, with Unicorn, 1994 (Arcadia)
 Sephardim, with Unicorn, 1994 (Arcadia) 
 na, with Oni Wytars, 1998 (ARS) 
 Wir haben seinen Stern gesehen, with Oni Zeitsprung, with Nota Bene, 1994 (VdS)
 La musica popolar y de la corte, with Ac- Wytars, 1998 (VdS)
 Ines “THE FLOW”, centus, 1994 (Preiser) 
 Cantigas - Alphon- with Hans-Jürgen & Ines Fuchs, 1998 
 se X el Sabio, with Unicorn, 1994 (Naxos)
 POINT, with Anders Kjellberg, Louis SclaMusic en route to Bethlehem, with Uni- vis, Lars Danielsson u.A., 1998 (Dragon Music)
 corn & Oni Wytars, 1994 (Naxos) 
 Tentations d’Abelard, with the Michael Ri- Bel amic, with Ensemble Llull & Maria Laffitte, 1998 
 essler Tentett, 1994 (Wergo)
 A. Vivaldi: “La follia”, with Posch, Delfino, 44 duos - Bartok Bela, with Didier François, 2001 
 Wimmer & Campagne, 1994 (Preiser) 
 Cancionero de palacio, with Accentus, Friedrich II - stupor mundi, with Oni Wytars, 2001 (VdS & SWR)
 Am stillen Himmel 1995 (Naxos)
 Dufay -”Chansons”, with Unicorn, 1995 meiner Sehnsucht, with Unicorn, Susanne Lothar und Ulrich Muehe, 2001 (Patmso)
 (Naxos) 
 Schmelzer - Sonaten und Balletti, with Ar- AnLeuT: MOMENT, with Armonico Tributo, 2001 (ATA)
 monico Tributo Austria, 1995 (Arcana)
 Sephardische Romanzen, with Accentus, Pinocchios Abenteuer, with Michael Riessler, Mike Swoboda & Carlo Rizzo, 2001 1995 (Naxos) 
 Agricola - Secular works, with Unicorn, (Deutsche Grammophon)
 Cantores et spileri, with Ensemble Uni1995 (Naxos)
 Codex Faenza, with Unicorn, 1995 (Naxos)
 corn, 2002, Ed. Schloss Tirol/Castel Tirolo
 Der kleine Narr, with Katharco, 1995 (Pro Raphael (the music of the time of), with Unicorn, 2003, Naxos
 Juventute)
 Celebrating the year, with Unicorn & Oni Froy, with Poeta Magica, 2003 (VdS)
 Wytars, 1995 (Arcadia) 
 Spielmanns No- Triskilian, with Triskilian, 2003 (VdS)
 tenbuch, with Katharco, 1995-1996 (VdS)
 Dis-cussion, with kaleidoscope, 2004 Ancient Times, with Unicorn, 1995 -1996 (auerpower)
 Tilten und Pier, with Filia Irata, 2004 (Arcadia) 
 Kama Sutra 1, with Unicorn, 1996 (VIVA)
 (Curzweyhl)


Décades, with Poeta Magica, 2004 (VdS)
 The Birth of Hamlet, with Theater Narrattak & Oni Wytars, 2004 (VdS)
 Nuove Musiche, with Rolf Lislevand, 2005 (ECM)
 Edda vol.1, with Poeta Magica, 2006 (VdS)
 Wasserquintett, with Studio Katharco, 2006 (VdS)
 From Bysantium to Andalusia, with Oni Wytars, 2006 (naxos)
 Do durch, with Triskilian, 2007
 Lux Orientis, with Oni Wytars, 2007 (VdS)
 Das Evangelium nach Jesus Christus, with M.Riessler & Mike Swoboda, 2007 (NDR audio)
 Pinocchios Abenteuer, with M.Riessler, 2007 (Süddeutsche)
 Carmina Burana, with Clemencic Consort, 2008 (OehmsClassics)
 Diminuito, with Rolf Lislevand, 2009 (ECM)
 Mediterraneum, with Oni Wytars, 2010, (Sonymusic / Deutsche Harmonia Mundi/ DLF)
 Die Edda vol.2, with Poeta Magica, 2011 (Screaming Banshee Records)
 CADENCE, with the CADENCE Nyckelharpa Ensemble, 2011 (VdS/Tongang/DLF)
 If Grief Could Wait, with Giovanna Pessi, Susanna Wallumrød & Jane Achtman, 2011 (ECM) 
 


Come compositore

Et ades sera l’alba, with Els trobadors, 1991 (Lyricon)
 Like the middleages, with Unicorn, 1991 (Arcadia)
 Like the renaissance, with Unicorn, 1992 (Arcadia)
 Sources of power, with Katharco, 1993 (Arcadia)
 King Arthur, with Katharco, 1993 (Arcadia)
 The legend of the Nibelungs, with Katharco, 1994 (Arcadia)
 Hayat, with Katharco, 1994
 Oro, with Oni Wytars, 1995 (VdS)
 La Divina Commedia, with Katharco, 1995 (VdS)
 Die Rückkehr des Marco Polo, with K. Dustmann & Oni Wytars, 1997, (VdS)
 Zwischen Himmel und Hölle, with K. Dustmann & Oni Wytars, 2000 (VdS)
 Misch:lagen, with K. Dustmann & Oni Wytars, 2001 (VdS)
 Zechenzirkus, with K. Dustmann & Oni Wytars, 2002 (VdS
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Cronaca

illumina, with K.Dustmann, 2002 (VdS)
 QuasiBolero, with K.Dustmann, 2002 (VdS)
 Extraschicht, with Katharco, 2003, (VdS)
 ILLUMINA 2003, with Oni Wytars, 2003 (VdS)
 Tanz der Rheingeister, with Katharco, 2004 (VdS)
 HaYlive, with sYn.de, 2004 (NovaTune)
 Magic Illumina, with Katharco, 2004 (besonic)
 Wasserquintett, with Studio Katharco, 2006 (VdS)
 Die Pennschnecke Jonathan, 2007 (VdS)
 CADENCE, with the CADENCE Nyckelharpa Ensemble, 2011 (VdS/Tongang/DLF) La Follia – The Triumph of Folly, with Oni Wytars (SONY) 
 


CD-compilations: Musica para desaparecer dentro I, with Els Trobadors, 1992 (Lyricon) 
 Pompeii, with Katharco, 1994 (Arcadia)

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Hradschin of Prague, with Katharco, 1994 (Arcadia) 
 Machu Picchu, with Katharco, 1994 (Arcadia)
 Early Music Greatest Hits 1100-1600, with Unicorn, 1994 (Naxos) 
 Antology of Early Music, with Unicorn, 1995 (Naxos)
 Musica para desaparecer dentro II, with Oni Wytars, 1994 (Lyricon) 
 Resonanzen 1996, with Clemencic Consort & Kecskés Consort, 1996 (Preiser)
 Musik der Spielleute, Teil 1, with Katharco & Oni Wytars, 1997 (VdS) 
 Musik der Spielleute, Teil 2, with Katharco & Oni Wytars, 1997 (VdS)
 Resonanzen 1998, with Unicorn, 1998 (Preiser) 
 Düsseldorfer Altstadtfestival-CD, with Accentus, 1998
 Musik der Spielleute, Teil 3, with Katharco & Oni Wytars, 1999 (VdS) 
 Aeterna, with Oni Wytars, 2000, (Credo)
 Miroque vol V, with Oni Wytars, 2000, (Nova Tekk) 


Herne, Tage der Alten Musik 2000 (WDR)
 The best of Unicorn, with Unicorn, naxos, 2001
 Musik der Spielleute, Teil 4, with Oni Wytars, 2003 (VdS)
 Nova Sounds-volume one, with sYn.de, 2004 (NovaTune)
 Mediaeval grooves, with Unicorn, 2004 (Arcadia-EnVogue)
 Discover Early Music, with Oni Wytars, 2004 (naxos)
 Early Music for Meditation, with Oni Wytars, 2005 (naxos)
 Rejoice, with Oni Wytars, 2008 (naxos)
 Audio Reference, with Oni Wytars - 24K, 2008 (naxos)
 Music from the time of the Templars, with Oni Wytars & Unicorn, 2008 (naxos)
 Trigonale-Sampler 2008, with Clemencic Consort (ORF)
 Meerseburger Zaubersprüche, with Oni Wytars, 2010 (Emmuty records)
 Tribut an Ougenweide, with Oni Wytars, 2010 (Emmuty records)
 Herne, Tage der Alten Musik 2010 (WDR)


Interviste MARCO AMBROSINI MUSICISTA - COMPOSITORE L’INTERVISTA di Silver Plachesi

Ciao Marco, comprendo che chiederti di sintetizzare i passi salienti del tuo lungo percorso artistico è impresa assai ardua, ma vediamo di provarci: Raccontaci liberamente di te.

Forlivese di nascita, cresciuto ad Ancona, ho studiato violino e composizione all’Istituto Musicale G.B.Pergolesi di Ancona ed ho fatto i miei esami al Conservatorio di Pesaro. Il mio professore, Adrio Casagrande, oltre ad essere un grande musicista ed un validissimo insegnante, mi ha infettato con infinita pazienza con il suo amore per il repertorio barocco. Già in giovane età ho però partecipato grazie al prof. M. Martini e al compositore Cesare Greco ad alcune interessantissime esperienze nel campo della musica contemporanea, ho suonato in un gruppo di musica “country” e durante le vacanze estive ho fatto le mie prime, timide esperienze di musicista da strada. Dopo aver suonato per un breve periodo nell’Orchestra Filarmonica Marchigiana mi sono accorto della mia predestinazione ad essere attivo piuttosto come solista e ho fondato a Innsbruck - insieme a Peter Rabanser - l’ensemble Oni Wytars, con il quale ancora oggi collaboro con molto piacere ed entusiasmo. Provo un profondo amore per il mia attività di musicista, sia sul palco che come insegnante - e non disdegno assolutamente il lavoro come ingeniere del suono: dal 1991 conduco insieme alla per-

cussionista Katharina Dustmann uno studio di produzione chiamato Studio Katharco, specializzato nell’allestimento di spettacoli multimediali e nella registrazione di strumenti antichi. Vivo in una famiglia d’arte: mio fratello Fabio e mia moglie Bärbel sono attori e insegnanti di teatro, mia figlia Angela, attualmente 12 anni, vorrebbe diventare una musicista professionale e studia pianoforte... e nyckelharpa, quindi puoi immaginare come il “palcoscenico” in casa nostra sia sempre un argomento presente e comune a tutti. Le tue esperienze musicali ti portano spesso in giro per il mondo. Ci racconti brevemente quali sono state, negli ultimi anni, le collabora-

zioni più gratificanti sia come musicista che come compositore?

Sinceramente é difficile fare una classifica delle collaborazioni, ogni esperienza musicale é unica e importante, oserei dire irripetibile. Come solista collaboro con la rinomata etichetta ECM, l’ultimo lavoro uscito è il CD “If Grief Could Wait” con Giovanna Pessi, http:// player.ecmrecords.com/pessiwallumrod”http://player.ecmrecords.com/pessi-wallumrod Come compositore e arrangiatore la mia ultima “fatica”, della quale vado molto fiero, é il CD “La follia” con l’Ensemble Oni Wytars, la cui uscita per l’etichetta sony classic é programmata per febbraio 2013: una pazzia... per 14 musicisti.

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Una delle” fatiche”relativamente recenti, immagino sia stata la preparazione dei concerti e la registrazione di “MEDITERRANEUM”, realizzata con il coinvolgimento di altri artisti di fama internazionale. Ricordo il memorabile concerto acustico di questa straordinaria formazione, nel piccolo e meraviglioso teatro di Forlimpopoli.

“Mediterraneum” é stato senz’altro uno dei lavori piú esaltanti degli ultimi anni, un collage di esperienze musicali talmente eterogenee da sembrare in un primo momento inconciliabili, ma eseguite magistralmente ancora una volta dall’Ensemble Oni Wytars. Questo programma, grazie anche alla potenza del marchio sony, é stato uno dei più eseguiti dall’ensemble negli ultimi 2 anni. Una bellissima esperienza, e non solo da un punto di vista musicale, ma anche di quello umano, un viaggio con ottimi amici é sempre una bellissima esperienza, indipendentemente dalla direzione che prende... Oltre alla Nyckelharpa che posso ipotizzare essere a attualmente  il tuo strumento principale, quali altri strumenti suoni nei tuoi concerti?

Oltre allo strumento con il quale ho cominciato la mia carriera musicale, il violino, la mia passione va senz’altro agli strumenti “poveri”: la tromba mollusca, lo scacciapensieri, il flauto ad armonici. Parliamo di Nyckelharpa, mi sembra molto interessante ripercorrere il tuo percorso verso questo fantastico e magico strumento. Dove  e quando hai comperato il primo strumento, qual’è stata l’occasione per iniziare a studiarlo concretamente, che cosa è successo nel frattempo. So che hai una storia molto interessante da raccontare che mi  piacerebbe far conoscere ai nostri lettori.

Ho incontrato la nyckelharpa per la prima volta in un museo in Nor-

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Interviste

vegia, nella città di Trondheim. Era uno strumento antico conservato in una vetrina. Incuriosito dalla forma dello strumento, alle mie domande il custode mi risponde...”È solo uno strumento popolare svedese”, spinge un bottone rosso e mi fa ascoltare pochi secondi di una registrazione dai suoni distorti e gracchianti. In quel momento ho deciso di non voler suonare quello strumento, ma di cercare di comprarne uno a buon mercato per la mia collezione! Pochi mesi dopo si presentò l’occasione, il mio collega Riccardo Delfino a quel tempo stava studiando all’università di Göteborg, in Svezia e io lo pregai di portarmi giù uno strumento economico. Detto, fatto, due settimane più tardi ero in possesso di una nyckelharpa completa di archetto e custodia rigida per il modico prezzo di 400.000 delle vecchie lire, 200 euro. Lo strumento è poi rimasto lunghi mesi inutilizzato sotto al mio letto, poi lentamente, soprattutto grazie alla spinta dei colleghi dell’ensemble Oni Wytars, ho cominciato a suonarlo in concerto - all’inizio solo per qualche brano, ma molto velocemente mi sono innamorato del suono della nyckelharpa e dell’effetto che provocava in platea! Quando verso la fine degli anni 90 un incidente al dito medio della mano sinistra mi ha obbligato a mettere da parte il violino per un lunghissimo periodo, è stata proprio la nyckelharpa, grazie alla sua tastiera, a permettermi di continuare il mio mestiere di musicista. In questo periodo si è instaurato un rapporto di amore quasi viscerale con lo strumento, e l’idea di promuoverne l’utilizzo nell’Europa continentale! Vorrei prendere spunto dall’ultima frase della tua risposta, per affermare senza tema di smentita che puoi essere considerato a pieno titolo il “padre più significativo” della Nyckelharpa Europea.

Questo strumento, da noi praticamente sconosciuto fino agli anni 80/90, deve il suo rientro e la sua rinascita in grande stile, in Europa Continentale, proprio grazie al tuo ineressamento e alla tua competenza. Mi interessa molto approfondire assieme a te, alcuni aspetti riguardantei le differenze fra le Nyckelharpe che utilizziamo attualmente noi in Europa Contimentale, e quelle Svedesi. Immagino che il tuo primo strumento fosse di tipo svedese, spieghiamo ai lettori che lo strumento svedese ha le 4 corde di canto con la seguente l’accordatura: LA- DO- SOLDO. Ha inoltre tre file di tasti che agiscono sulle prime tre corde, mentre il DO basso viene usato come bordone, monta inoltre 12 corde di risonanza. La particolarità più importante sta nel sistema costruttivo della cassa, l’intera struttura delle fasce laterali, è realizzata da un unico blocco di legno intagliato al quale poi vengono applicati il fondo e il copoerchio dopo aver montao il manico che ospita la tastiera. Mentre le Nyckelharpe continentali che usiamo attualmente hanno alcune caratteristiche molto diverse da quelle sopra descritte: le 4 corde di canto hanno la seguente l’accordatura: LA –RE-SOL- DO. Le file di tasti sono 4, una per ogni corda di canto, monta anche questa 12 corde di risonanza ed il sistema costruttivo della cassa, utilizza, per la costruzione delle fasce, il metodo della liuteria tradizionale Italiana, vale a dire fasce curvate e montate col sistema del violino, della viola e del violoncello. Come si è arrivati e quali sono state le motivazioni che hanno portato a sviluppare uno strumento che attualmente risulta essere abbastanza diverso da quello svedese che hai comperato una trentina di anni fa?

La faccenda dell’accordatura per quinte è facile da spiegare: si tratta semplicemente di un accordatura che permette l’esecuzione di un più vasto repertorio, che trascenda la musica popolare della regione svedese dell’Uppland. Un’accordatura a quinte, simile a quella del violino o della viola permette al ny-


Interviste

ckelharpista esperto di avvicinarsi a spartiti originariamente pensati anche per altri strumenti ad arco, allargando così la sua esperienza musicale grazie all’utilizzo di iun vastissimo repertorio. Questa accordatura getta contemporaneamente un ponte anche verso la musica popolare cosiddetta “continentale” tipica delle nostre terre.
 Per quanto riguarda la tecnica costruttiva “mediterranea” degli strumenti continentali odierni, posso solo sottolineare l’ esigenza di ricondurre lo strumento, non solo attraverso l’accordatura ma addirittura grazie alla tecnica di costruzione utilizzata, ad una performance più nostrana e sia storicamente che da un punto di vista puramente emotivo e nello stesso tempo funzionale grazie ad una comprovata qualità del suono “classicheggiante” - più adatta ai nostri gusti “europeo-continentali”.
 Ti ricordo che un grande merito a questo proposito va non solo a grandissimi maestri liutai come J.Claude Condi ed Annette Osann, ma anche all’instancabile (ed inarrestabile) opera del mio caro collega Didier François, che da molti anni, in contemporaneamente a me ma più orientato verso le regioni di lingua francese o fiamminga, si adopera affinché la nyckelharpa venga riconosciuta a pieno diritto nel pantheon degli strumenti cosiddetti... seri! La necessità di sviluppare e di adattare la Nyckelharpa alle sempre crescenti esigenze attuali, è insita nella storia di ogni strumento, questo spiega le grandi trasformazioni dello stesso a partire dalle prime raffigurazioni arrivate fino ai giorni nostri (dal 1400 in poi). Trasformazioni che sono avvenute in modo diverso, sia nei paesi scandinavi che in Europa continentale, dando luogo sostanzialmente a due strumenti abbastanza differenti. Va riconosciuto il giusto merito sia a te che a François Didier, in qualità di musicisti, ad Annette Osann in qualità di musicista ma anche di esperta e raffinata liutaia, a J.-Claude Condi

che da anni costruisce fanastici strumenti, per aver sviluppato progressivamente lo strumento, ma anche per quello che state facendo per promuoverlo, per farlo conoscere e per insegnarne l’uso nelle varie parti dell’Europa continentale. In tutta Europa le scuole riconosciute dove si studia la Nyckelharpa, per ora, sono sono solo tre, una in Svezia, una in Germania ed una in Italia. Raccontaci di queste scuole, come sono nate, come si coordinano, quale percorso didattico comune portano avanti. Il corso Italiano, e inserito all’interno della scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli, corso che tu hai fortemente voluto, che hai istituito, che dirigi da diversi anni e dove insegni assieme a Francoise Didier, ad Annette Ossan e ad altri valenti docenti internazionali.

Il Seminario Europeo di Nyckelharpa nasce da un’idea di Renzo Ruggiero, che dopo aver visitato un mio stage presso l’Accademia tedesca Burg Fürsteneck cercò una struttura in Italia per organizzare degli incontri.
 Sin dall’inizio la Scuola di Musica Popolare di Forlimpopoli ci assicurò il proprio appoggio, all’inizio solo di tipo logistico ma che si trasformò in brevissimo tempo in una vera e propria collaborazione sia organizzativa che didattica. Sin dagli inizi si pensava all’idea di coinvolgere l’Accademia delle Muse Burg Fürsteneck, che a quei tempo organizzava solo l’incontro annuale nel mese di ottobre, i cosiddetti “Nyckelharpatage”.
In breve tempo, grazie soprattutto al direttore della Scuola, Marco Bartolini, e al mio direttore del dipartimento di musica dell’Accademia, Karsten Evers, venne sottoscritto il “protocollo di Forlimpopoli”, che definisce i termini didattici e organizzativi necessari alla creazione di un Certificato Europeo di Nyckelharpa.
Pochi mesi dopo nasceva la cooperazione con l’Istituto Reale svedese “Eric Sahlström”. Da anni i tre Istituti co-

ordinano congiuntamente le attività didattiche, anche grazie ad un progetto europeo inserito nel circuito Grundvig: www.cadence.eu
 Nel frattempo le nostre attività didattiche si sono ulteriormente allargate, grazie ai corsi che organizziamo al Conservatorio francese di Milly la Forêt nelle vicinanze di Parigi e a degli stage che organizziamo in Spagna ad Avila.
Oltre ad insegnare coordino l’attività didattica degli altri docenti che partecipano a questo progetto: Ditte Andersson, Annette Osann, Jule Bauer, Didier François, seguendo il programma didattico comune definito appunto dal protocollo di Forlimpopoli. Il seminario biennale da il diritto ad un attestato di frequenza, quello (come minimo) triennale, dopo una serie di esami ed una tesi, al Certificato Europeo di Nyckelharpa. Tutte le informazioni riguardanti le nostre attività didattiche si trovano in rete presso l’indirizzo http://www. nyckelharpa.eu Quali sono secondo te le prospettive future della Nyckelharpa in Europa?

Le prospettive della nyckelharpa in Europa le vedo sempre più rosee. Lo strumento sta uscendo definitivamente dalla nicchia ecologica del folk svedese ed entrando a pieno diritto nella comunità degli strumenti cosiddetti “normali”, come il violino, la chitarra, il pianoforte – e si mostra capace di essere utilizzato per suonare quasi qualsiasi genere di repertorio, dalla musica antica a quella contemporanea. Possiamo immaginare che il vostro grande sforzo, in ragione del numero degli iscritti alle varie scuole in Europa, possa garantire la sopravvivenza e una possibile più ampia diffusione di questo meraviglioso strumento?

Assolutamente si. Il numero degli iscritti non é mai diminuito negli ultimi anni, anzi caso mai è vero proprio il contrario.

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Abbiamo anche cominciato da poco una bellissima esperienza con una classe a Casavieja, vicino ad Avila, in Spagna, che per il momento organizza solo 2 incontri l’anno, ma che nei prossimi anni cercherà di raggiungere il livello delle classi in Italia, Germania, Francia e Svezia.

far diventare la Nyckelharpa lo strumento  per eccellenza della tradizione locale, soppiantando il violino. Ho letto da qualche parte e te ne chiedo conferma, una stima che fissa in circa 20.000 gli esemplari in Svezia.

Gli svedesi sono stati bravissimi a preservare lo strumento, ad evitare la sua estinzione, a promuoMi preme ricordare come anche vere il suo utilizzo nei tempi monelle regioni Scandinave la Nyderni, a partire dalla metà del XX ckelharpa fosse quasi completamente secolo. sparita. Mi consta infatti che attorno Il Dottor Jan Ling scrisse una tesi agli anni 60/70 si contassero quasi nel lontano 1967, per celebrare esclusivamente  concentrati nella  sola zona di Uppland, al massimo una uno strumento che secondo il suo parere rischiava di scomparire trentina di esemplari. Ebbene  mi chiedo, come  hanno molto velocemente. Il suo libro ebbe un grande sucfatto secondo te, gli Svedesi, in soli 50 anni a diffonderla così tanto,da cesso, in alcune Università Popo-

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lari si cominciò a costruire strumenti nei corsi serali, il movimento folk degli anni 70 si impadronì di questo risveglio e la nyckelharpa si diffuse molto velocemente in tutta la Svezia, anche grazie alla grande opera di diffusione che fece il grandissimo interprete e costruttore Eric Sahlström. Ma il merito più grande penso che lo abbia la stessa nyckelharpa, con la sua sonorità magica, nello stesso tempo potente e poetica. Sono sicuro che lo strumento abbia davanti a se un grandissimo futuro e molti di noi stanno lavorando duramente ma con piacere per assicuraglielo! Grazie Marco. ❖


Eventi 12° TERME FOLK & 13° TERME FOLK

Week end di relax e bal folk a cura di Associazione Culturale Artefolk

A grande, grandissima richiesta torna TERME FOLK!! Visto che siamo sempre tantissimi e i posti non bastano mai... abbiamo organizzato 2 edizioni per i primi mesi del 2013, basteranno?!! Il 12° TERME FOLK si svolgerà all’Hotel Regina, il 13° al Grand Hotel. L’altra buona notizia è che siamo riusciti a tenere ancora una volta gli stessi prezzi! Per il 12° Terme Folk potete prenotarvi da noi di Artefolk, per il 13° direttamente al Grand Hotel. Su http://www.artefolk.it/curiosita/ trovate “dicono di noi” dove potete leggere i commenti arrivati sull’ultimo Terme Folk e sui precedenti. In allegato il volantino. Vi aspettiamo!!! Massimo, Alessandra & Staff Artefolk

ASSOCIAZIONE ARTEFOLK E HOTEL REGINA presentano il 12° TERME FOLK WEEK END DI RELAX E BAL FOLK Nell’HOTEL REGINA (3 stelle) e nel REGINA BEAUTY FITNESS AND THERMAL RESORT di Acqui Terme (AL) viale Donati 2. Due giorni nel famoso centro termale del Monferrato dedicati al benessere dei bagni termali ed ai balli folk. Hotel e stabilimento termale sono collegati attraverso un passaggio interno e situati nel parco delle Antiche Terme, a pochi passi dal vivace centro storico di Acqui Terme. Le terme sono classificate dal Servizio Sanitario Nazionale di “1° Livello Super” per le sue acque ed i suoi fanghi sulfurei. A dispo-

sizione dei partecipanti: parcheggio privato, bar con ampio déhor e camere confortevoli con bagno privato e tv. Trattamenti beauty farm, massaggi, fanghi, biosauna, idromassaggio, bagno turco, doccia emozionale con nebbia fresca, doccia scozzese e pioggia tropicale, zona relax e sala fitness. Area attrezzata per camperisti. Evento aperto anche a non ballerini. Visitate il sito dell’hotel www.albergoregina.it Sabato 23 e domenica 24 febbraio 2013 ACQUI TERME – AL Programma sabato - dalla mattina accoglienza in hotel, bagni nella piscina termale principale con idromassaggio e trattamenti beauty farm (camere dalle ore 9, terme dalle ore 10) - inoltre per ciascun partecipante un ingresso a scelta tra: a) bagno di mezzanotte del sabato (presso la Beauty Farm del Grand Hotel Nuove Terme) b) piscina di Venere con cascata cervicale e percorso knepp (sabato o domenica) - ore 19.30-21 cena - ore 21 bal folk nel salone dell’hotel con musica dal vivo con BALACANTA. Secondo salone dedicato a chi vuol imparare balli semplici con gli animatori MASSIMO CERUTTI ed ALESSANDRA ZAMPELLI Programma domenica - ore 8-10,30 colazione - dalle ore 10 bagni nella piscina

termale principale con idromassaggio e trattamenti beauty farm - ore 13-14.30: pranzo - ore 14.30: bal folk nel salone dell’hotel con musica dal vivo con BALACANTA. Secondo salone dedicato a chi vuol imparare balli semplici con gli animatori MASSIMO CERUTTI ed ALESSANDRA ZAMPELLI. Terme aperte anche al pomeriggio. Acqui Terme è raggiungibile anche in treno vedi orari su www.ferroviedellostato.it e in bus da Torino, Milano e Genova vedi www.arfea.it 0131-445433 Costo a persona per l’intero fine settimana euro 95 Bambini da 0 a 3 anni gratis, da 4 a 8 anni sconto di euro 32 (attenzione: l’ingresso nelle piscine è vietato ai bambini fino a 3 anni), 3° letto sconto euro 15, 4° letto sconto euro 22. Supplemento singola 15 euro La quota comprende: cena (antipasto, primo, secondo, dolce o frutta), piscina termale principale per tutto il soggiorno, area fitness, centro benessere con hammam, biosauna, bagno turco, area relax con tisane, 2 bal folk con musica dal vivo (sabato sera e domenica pomeriggio), colazione, pranzo (antipasto, primo, secondo, dolce o frutta), bevande ai pasti (acqua o vino), notte in camera con bagno privato (camere da 1-2-3-4 letti secondo le esigenze dei partecipanti), un ingresso a scelta tra: bagno di mezzanotte del sabato (presso la Beauty Farm del Grand Hotel Nuove Terme)/ piscina di Ve-

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Eventi

nere con cascata cervicale e percorso knepp. La quota non comprende: bevande extra, trattamenti termali extra, quanto non elencato nella voce “la quota comprende”. Area camper attrezzata euro 3-5 circa a camper (vedi tariffa comunale) Costi per chi non pernotta in hotel: 1 giorno terme +1 bal folk+1 pasto euro 48 2 giorni terme +2 bal folk+2 pasti euro 76

Il tel. dell’Hotel è 0144.321422 (info@albergo-regina.it) ma potete segnalarci sul modulo d’iscrizione ogni eventuale Vs esigenza. Per prenotare notti e pasti extra contattare direttamente l’hotel. Per prenotarsi occorre versare a Artefolk 20 euro di anticipo e compilare il modulo di partecipazione. Il saldo andrà versato alla reception dell’Hotel all’arrivo. Portare cuffia, ciabatte, costume e accappatoio. Scarpe da ginnastica per sala fitness. Info 3391380057 – 3472543613 info@artefolk.

it www.artefolk.it  Le iscrizioni si chiuderanno appena raggiunta la capienza dell’hotel. Buon divertimento!

ASSOCIAZIONE ARTEFOLK E GRAND HOTEL NUOVE TERME presentano il 13° TERME FOLK WEEK END DI RELAX E BAL FOLK

Sabato 9 e domenica 10 marzo 2013 ACQUI TERME – AL

- STAGE DI BALLO con ALESSANDRA ZAMPELLI: ore 10 grandes poteries, ore 11 congo de Captieux - ore 12,45 pranzo - ore 14.30: bal folk nella bella sala con parquet dell’hotel con musica dal vivo con RINALDO DORO Acqui Terme è raggiungibile anche in treno vedi orari su www.ferroviedellostato.it e in bus da Torino, Milano e Genova vedi www.arfea.it 0131-445433

Nell’elegante GRAND HOTEL NUOVE TERME (4 stelle) di Acqui Terme (AL) Piazza Italia 1. Due giorni nel famoso centro termale del Monferrato dedicati al benessere dei bagni termali ed ai balli folk. Hotel e stabilimento termale, attivi da oltre un secolo, sono collegati attraverso un percorso interno e si trovano proprio al centro del vivace centro storico di Acqui Terme. A disposizione dei partecipanti acque termali provenienti da 3000 m di profondità, calidarium, frigidarium, solarium, idromassaggi, saune finlandesi, bagno turco, sala relax con tisaneria, il bellissimo bar storico, camere confortevoli con bagno privato, frigobar, linea internet, cassaforte e tv satellitare. Trattamenti beauty farm, massaggi, fanghi. Si tratta di uno dei più famosi hotel della Belle Epoque in cui hanno soggiornato Winston Churchill e molti Reali d’Europa, recentemente oggetto di attenta ristrutturazione, visitatene il sito www.grandhotelacquiterme.it

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Programma sabato - dalla mattina accoglienza in hotel, bagni nella piscina termale con idromassaggi e trattamenti beauty farm - inoltre per ciascun partecipante un ingresso a scelta tra: a) bagno di mezzanotte del sabato b) percorso kneipp + idromassaggio termale (sabato o domenica) - visita vigne e cantina Bragagnolo di Strevi (trasferimento con mezzi propri), degustazione vino e confetture, sabato ore 14,30 o 16, o domenica ore 10,30, orario a scelta dei partecipanti - STAGE DI BALLO con MASSIMO CERUTTI: ore 15 balli folk per principianti ore 16 varianti di mazurka francese ore 17 fandango e arin arin ore 19,45 cena ore 21: bal folk nel bella sala con parquet dell’hotel con musica dal vivo con TRIOLET Programma domenica - ore 7-10 colazione - bagni nella piscina termale, trattamenti beauty farm

PS: consigliamo una visita nel bel centro storico per vedere la fontana “Bollente” e il quartiere del vino! ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTEFOLK ATTIVITA’ CULTURALI E ARTISTICHE http://www.artefolk.it info@artefolk.it 3391380057 - 3472543613 3474166674

Costo a persona per l’intero fine settimana euro 110 in doppia Bambini da 0 a 3 anni gratis, da 4 a 8 anni sconto di euro 37 (ingresso piscina vietato ai minori di 4 anni), 3° letto sconto euro 18, 4° letto sconto euro 27. Sconti non cumulabili. Supplemento singola 15 euro La quota comprende: cena (antipasto, primo, secondo, dolce o frutta), piscina termale, centro benessere del Grand Hotel con calidarium, frigidarium, solarium, idromassaggi, saune finlandesi, bagno turco e sala relax con tisaneria, 2 bal folk con musica dal vivo (sabato sera e domenica pomeriggio), colazione, pranzo (antipasto, primo, secondo, dolce o frutta), bevande ai pasti (1/2 acqua e ¼ vino sfuso a persona a pasto),


notte in camera con bagno privato (camere da 1-2-3-4 letti secondo le esigenze dei partecipanti), stage di ballo, visita e degustazione a Strevi, un ingresso a scelta tra bagno di mezzanotte del sabato/ percorso kneipp+idromassaggio La quota non comprende: bevande extra, trattamenti termali extra, quanto non elencato nella

Eventi

voce “la quota comprende”. PRENOTARSI CONTATTANDO, A PARTIRE DAL 7 GENNAIO 2013, DIRETTAMENTE IL GRAND HOTEL NUOVE TERME all’indirizzo ricevimento@grandhotelacquiterme.it e versando al Grand Hotel la quota totale del soggiorno entro 7 giorni dalla data di arrivo. Saldo di eventuali extra alla reception dell’Hotel

durante l’evento. Portare costume. Le iscrizioni si chiuderanno appena raggiunta la capienza dell’hotel. Buon divertimento! ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTEFOLK ATTIVITA’ CULTURALI E ARTISTICHE http://www.artefolk.it info@artefolk.it 3391380057 - 3472543613 3474166674

Suonerà per una serata di balli folk occitani e francesi, nella grande sala con parquet del Centro Sportivo Ruffini, VIA SAN PAOLO 160 TORINO (angolo corso Trapani, di fronte al parco Ruffini) ingresso € 7 bugie e tessera compresi. Vi aspettiamo in costume di carnevale o senza!

CORSO DI BALLI FOLK OCCITANI E FRANCESI 2013 1° LIVELLO – BASE - PRINCIPIANTI 8 lezioni di 1,5 ore ogni giovedì ore 21 in corso Siracusa 213 Torino, insegnante Alessandra Zampelli. PRIMA LEZIONE GRATUITA: 10.1.2013. A fine lezione saranno raccolte le iscrizioni degli interessati. Costo € 45. Corso dedicato ai più semplici e diffusi balli occitani italiani e francesi, baschi e bretoni. Balli in gruppo e di coppia. Non è richiesta la conoscenza di alcun ballo. Sconto coppia 10%. Non è obbligatorio essere in coppia. Sconto 10% under 26 Domenica 20.1.13 ore 15.30 BAL FOLK CON TRIGOMIGO DUO Duo organetti voce, per un pomeriggio di balli folk delle valli occitane e della Francia nella grande sala con parquet del Centro Sportivo Ruffini, VIA SAN PAOLO 160 TORINO (angolo corso Trapani, di fronte al parco Ruffini), € 7 tes-

sera compresa. A grande richiesta torna il RICICLO DEI REGALI non graditi, ognuno potrà portare uno o più regali natalizi non graditi (no ciofeche grazie!!), impacchettati in carta regalo e riceverà un biglietto per ogni regalo depositato, valido per l’estrazione che faremo durante la serata, così ognuno si porterà via un regalo nuovo al posto di quello vecchio. Se anche il nuovo regalo non sarà gradito si potrà scambiare direttamente con qualcun altro… Sabato 2.2.13 ore 21.15 BAL FOLK DI CARNEVALE CON RINALDO DORO Torna uno dei migliori organettisti italiani per una coinvolgente serata con il fondatore di ARIONDASSA, OMBRA GAJA ed ESPRIT FOLLET, componente di TRE MARTELLI, REFOLE’ e GRANDE ORCHESTRA DELLE ALPI. Ha tenuto concerti in tutta Italia, Svizzera, Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Finlandia, U.S.A.

Domenica 17.3.13 ore 15.30 BAL FOLK E MUSICA LIVE CON BALBALORD Trio biellese con cornamuse, whistles, ghironda, takenettes, fisarmonica, voce per un bal folk nella grande sala con parquet del Centro Sportivo Ruffini, VIA SAN PAOLO 160 TORINO (angolo corso Trapani, di fronte al parco Ruffini), € 7 tessera compresa Mercoledì 20.3.13 ore 21 BAL FOLK IRLANDESE ST. PATRICK’S DAY! Serata di balli irlandesi, ottima musica selezionata dalle incisioni dei migliori gruppi sulla scena irlandese, caller Alessandra e Massimo di Artefolk. Balli per principianti alternati a balli per ballerini esperti. Sala con parquet VIA CHEVALLEY 5 TORINO (zona via Guido Reni) ingresso € 5 tessera compresa ASSOCIAZIONE CULTURALE ARTEFOLK ATTIVITA’ CULTURALI E ARTISTICHE http://www.artefolk.it info@artefolk.it   3391380057 - 3472543613 3474166674

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Recensioni MATERIALI SONORI NOVITÀ & USCITE: DICEMBRE 2012

“mchiriku”, afro-punk. Un’altra sorprendente produzione di Vincent Kenis, l’inventore di Konono No. 1 e Staff Benda Bilili. resentano il nuovo album “Bouger le Monde” (“Make the World Shake”): 4102* una spettacolare evoluzione della band...

MATERIALI SONORI : tel : 055.943888 - fax : 055.9120370 info@matson.it

IL NUOVO ALBUM DI RICCARDO TESI!

RICCARDO TESI, Cameristico. CD ViaVai/Materiali Sonori Associated 8012957991050 Il nuovo album di RICCARDO TESI! Nuove composizioni e qualche classico del repertorio menorecente del grande virtuoso di organetto diatonico. Pagine eleganti, intime ma anche coinvolgenti edal ritmo sostenuto, lette da un organico “da camera” composto da Daniele Biagini al pianoforte, Damiano Puliti al violoncello e Michele Marini al clarinetto, Riccardo Tesi all’organetto. Un viaggionella world music attraverso il linguaggio di strumenti classici. Al disco hanno partecipato anche moltiospiti come Alfio Antico al tamburello, Luisa Cottifogli alla voce, Elias Nardi all’ oud, Ettore Bonafè e Gigi Biolcati alle percussioni, Puccio Castrogiovanni allo scacciapensieri.

recenti da CRAMMED DISCS :

STAFF BENDA BILILI, Bouger le Monde! CD Crammed Discs . craw 81 - 876623006565 La band gongolese formata da musicisti paraplegici di strada, ha conquistato il mondo con ilsuccesso del suo primo album “Très Très Fort”. Tutti i media internazionali hanno salutato la loroenergia e il loro incredibile ottimismo. STAFF BENDA BILILI è diventata il simbolo dell’opposizionealle avversità della vita. Il loro tour mondiale ha toccato Africa, Europa, Australia e Giapponericevendo premi e riconoscimenti per il loro disco. Adesso STAFF BENDA BILILI e la Crammed Discs

prossime uscite:

SKIP&DIE, Riots in the Jungle . CD Crammed Discs . cram 199 - AMATORSKI, Tbc . CD Crammed Discs . Cram 200 ­ GUIDO SODO, Esperando sono . CD Materiali Sonori Associated KOTTARASHKY AND THE RAIN DOGS, Demoni . CD Asphalt Tango CD-ATR 3312 - 4047179659321 ZDOB SI ZDUB, Bastia Mafia! . CD Asphalt Tango. CD-ATR 3112 -

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JAGWA MUSIC, Bongo Hotheads . CD Crammed Discs . craw 80 - 876623006558 Giovane band proveniente da Dar Es Salaam (Tanzania). Musica frenetica e avvolgente, intriganti eipnotici grooves con percussioni tradizionali e una vintage batteria Casio. Una musica che si fachiamare

CHICHA LIBRE, Canibalismo . CD Crammed Discs . craw 82 - 876623006572 Dopo lo straordinario “Sonido Amazonico”, ecco il nuovo album per questo ensemble multietnico (maprevalentemente latinoamericano) che ha base a Brooklyn, New York City. Tutti brani originali con isapori del Sud Anerica, dalla peruviana chicha alla cumbia, surf guitar e psichedelia. Un mix che faballare!

ZITA SWOON GROUP, Wait For Me . Cd Crammed Discs . craw 79 - 876623006541 Straordinaria combinazione di blues acustico con la musica tradizionale Mandinka, frutto dell’incontrofra l’ensemble Zita Swoon, una delle rock band più conosciute in Belgio (fondata da Stef KamilCarlens co-leader di dEUS) e i musicisti del Burkina Faso Awa Démé & Mamadou Diabaté Kibié. BALKAN BEAT BOX, Give . Cd Crammed Discs . craw 78 - 876623006534 Questo è l’album più potente realizzato fino ad oggi da Balkan Beat Box, un insieme di brani cheallarga i confini della loro influenza musicale mediterranea verso nuovi territori. Un’energia e unaruvidezza


Recensioni

e dalla canzone d’autore.La registrazione effettuata live in studio mantiene la freschezza del suono d’insieme e degli assolo.Con Maurizio Geri, chitarra (voce); Giacomo Tosti, fisarmonica; Michele Marini (clarinetto); LucaGiovacchini, (chitarra); Nicola Vernuccio (contrabbasso).

che ricorda gli attuali suoni elettronici dei paesi dell’Africa, Asia e Sud America, con i qualiBalkan Beat Box condividono un comune amore per le forme globalizzate di raggae, hip hop edelettronica dancefloor.

LONELY DRIFTER KAREN, Poles . Cd Crammed Discs . cram 190 - 876623006527 Lonely Drifter Karen sono tornati più forti che mai, con brani nuovi e diversi dai loro precedenti album.Questa volta, elettronica analogica, arpeggi asiatici, scorrevoli basso-synth, riff di chitarra sinuosa egroove funky abbondano, mentre la voce cantante e chitarrista austriaca Tanja Frinta è piùenergetica, più vibrante, e sembra avere acquisito dimensioni nuove e insospettabili.

MAURIZIO GERI SWINGTET, Tito Tariero . CD Materiali Sonori Associated 8012957995706 Gruppo storico del manouche style in Italia lo Swingtet di Maurizio Geri (chitarrista e cantante diBanditaliana e di molti progetti con Riccardo Tesi) esce con il suo terzo disco, “Tito Tariero”. Come iprecedenti lavori, questo disco racchiude spunti eterogenei che prendono ispirazione dal più classicogipsy-jazz francese, ma anche dalla tradizione italiana, dalla world music

recenti da MATERIALI SONORI :

QUARTIERE TAMBURI, ERT . CD Materiali Sonori . MASO CD 90160 - 8012957016029 Il nome del gruppo è limpido come acqua di sorgente. Ma è una sorgente che produce una valanga diritmi... Qui le percussioni, i tamburi e la batteria sono padroni incontrastati. Tutto il resto – e cioèmolta elettronica – è al loro servizio. L’ensemble diretto da MARZIO DEL TESTA (Ginevra Di Marco, Cisco, Alabastro Euforico, Canti Erranti, Alessandro Benvenuti Band, e altro) è alla sua secondaprova discografica, questa volta in qualche modo dedicata ai numeri nel ritmo. Come una tribaledanza urbana.

ORIO ODORI, La mia banda . CD Materiali Sonori Associated . 99103 - 8012957991036 Compositore, clarinettista, direttore, leader di Harmonia Ensemble (uno dei gruppi storici della nuovamusica europea degli anni Novanta), protagonista di molti progetti della Materiali Sonori, Orio Odori èanche un geniale direttore di banda. Preciso ed esigente nel suo ruolo di didatta, compositore edarrangiatore raffinato, ha lavorato per trent’anni con bande popolari in Toscana. Partendo da questoimpegno, insieme a Giampiero Bigazzi, diede

vita nel 2001 a Banda Improvvisa, un’esperienzastraordinaria dal punto di vista artistico e umano. Questo disco raccoglie nove compositori per solabanda (se si escludono gli interventi di Damiano Puliti al violoncello), senza le contaminazioni tipichedi Banda Improvvisa, ma sempre con lo stile rigoglioso e originale del linguaggio musicale di Odori.

MARTINICCA BOISON, Le Canzoni del Trimarano . Cd Materiali Sonori . MASO CD 90159 - 8012957015923 Un disco ricco di suoni e di stili musicali in cui Martinicca Boison si divertono, come solito, a giocare con i differenti generi e citazioni: si passa con nonchalance dalla musica andina all’elettro-pop diinizio anni’ 80, dal progressive-popolare fino allo swing dei musical di Broadway. Fra gli ospiti EnricoParia Papes (storica voce baritonale de I Giganti), Quebeque (emergente band fiorentina), GloobalKan Kan (ensemble electro-swing che ha remixato il singolo “L’invitato non è felice”) e FrancescaBreschi (splendida voce toscana e internazionale, componente del quartetto di Giovanna Marini).

NUOVE TRIBU’ ZULU & GYPSIES FROM RAJASTHAN, Banjara! . Cd Materiali Sonori 99097 - 8012957990978 Un progetto italo-indiano, dove gli splendidi suoni tradizionali della musica popolare e classica indiana dello stato del Rajasthan incontrano l’inimitabile vigore della band romana (uno dei gruppostorici del folkrock italiano). Nomadi del mondo a ritmo di musica. Brani originali e tradizionali dove simescolano inglese, italiano, hindi.

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Argomenti OTTAVA RIMA di Jessica Lombardi (www.jessicalombardi.it)

Negli anni che de’ Guelfi e Ghibellini Repubblica a quei tempi costumava battevano i Cortesi e gli Aretini specie d’ogni partito guerreggiava. I Pisani battean coi Fiorentini Siena con le Maremme contrastava Chiusi battea contro Volterra ‘un c’era posto che ‘un facessen guerra. 1

N

on posso dire di averla amata da sempre. La prima volta devo averla sentita a Lonnano, paesino dell’alto Casentino, in cui vivevano i miei nonni. Ero piccola e mi sembrò una cantilena incomprensibile. Perdevo continuamente il filo del discorso. Poi sono passati gli anni, ho suonato, ascoltato e amato tanta musica e un bel giorno ho deciso di andare a vedere un concerto intero di Ottava Rima. Due parole su cos’è l’Ottava Rima: si tratta di un componimento poetico in otto endecasillabi che seguono, per la rima, lo schema ABABABCC. Le ottave devono essere - secondo la tradizione toscana - inanellate, cioè la rima del primo, terzo e quinto verso deve essere la medesima degli ultimi due versi dell’ottava precedente. L’Ottava Rima era già usata nei cantari trecenteschi e nei poemetti 1 Incipit di Pia de’ Tolomei di Giuseppe Moroni detto il Niccheri.

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di Boccaccio, diventerà poi il metro di poeti popolari, come Antonio Pucci, e letterati, si pensi a Franco Sacchetti; saranno poi il Pulci, il Boiardo, l’Ariosto e il Tasso ad elevarlo alle cime più alte. La produzione poetica in Ottava rima ha avuto una larghissima diffusione, soprattutto sul versante della cultura popolare con la creazione di poemetti, rispetti, canti devozionali o burleschi, ma è la pratica dell’“improvvisazione” ad essere riservata al campo esclusivo dell’oralità. Gli argomenti dell’Ottava popolare sono i più disparati: narrativo, satirico, didascalico e politico. Torniamo al concerto: si teneva a Terranuova Bracciolini organizzato da Materiali Sonori nella rassegna Oriente Occidente. Il cartellone di quella edizione era molto interessante e anche quella serata doveva avere la sua ragion d’essere. Andai da sola, ero curiosa ma non così ottimista da portarci qualcuno; ricordavo infatti che le note dell’Ottava sono al massimo tre o quattro

ed era forte il rischio di sentire la stessa nota per tre quarti del concerto. Inoltre si dice che i poeti improvvisatori amino andare a briglia sciolta, con i loro tempi, con calma … era meglio quindi non rischiare e andare da sola. Si alternarono sul palco, per circa due ore, cinque signori vestiti in maniera “stravagante” (almeno per me, che fin da ragazzina ero stata abituata a pensare che sul palco ci si dovesse agghindare al meglio per rispettare il pubblico). Naturalmente ognuno può vestirsi come vuole: c’è chi segue sempre la moda, chi asseconda con l’abito lo stile che suona, altri ancora scelgono l’eleganza che non guasta mai. I signori che cantavano l’Ottava non avevano scelto, erano usciti di casa e basta. Qualcuno aveva gli infradito con i pantaloni corti, qualcuno lo stecchino tra i denti e un altro, vestito meglio, portava gli occhiali da sole. Il mio scetticismo non regrediva ma iniziarono a cantare e a sfidarsi su argomenti


Argomenti

d’attualità, amore e politica, vizi e virtù dell’amministrazione locale. Questa volta il filo non lo perdevo più! Ormai cresciuta (molto direi) riuscivo a capire il contenuto dei loro canti; mi divertivano e appassionavano sempre di più di minuto in minuto. Riuscivo anche a cogliere la magia dell’improvvisazione, che unisce con un filo sottile l’esecutore al pubblico. Sentivo la tensione della ricerca della parola e mi arrivava la soddisfazione della buona riuscita come un fascio di energia, coinvolgente come la tensione che il trapezista trasmette allo spettatore durante la sua esibizione. Si è con lui nello sforzo e non lo si abbandona finché non è in salvo, momento in cui anche lo spettatore tira un sospiro di sollievo. L’Ottava Rima è così, ti carica mentre l’ascolti e, se i cantori sono più d’uno, dopo pochi minuti ti schieri per il tuo preferito e speri che faccia sempre l’Ottava migliore. Forse è questa la magia che fa sì che il fenomeno dell’Ottava Rima non si perda o rimanga schiacciato tra il pop, la tv e la musica tradizionale.Pperché, intendiamoci, l’Ottava Rima è una cosa a sé, non si trova nel circuito folk nazionale o internazionale, ha un suo “ecosistema” in cui si riproduce e, per nostra fortuna, sviluppa. La persistenza del fenomeno in Toscana – si possono citare come testimoni il Festival d’improvvisazione di Ribolla (Grosseto), l’Associazione dei Poeti Improvvisatori di Terranova Bracciolini (Arezzo)– e nel Lazio - Festival regionale di canto a braccio di Borbona (Rieti) - offrono l’occasione per interrogarsi su percorsi della memoria e della storia orale, dove i protagonisti sono insieme autori e fruitori.

nimento e di trasmissione del sapere. Con l’Ottava Rima si raccontano i fatti di cronaca e si cantano le ingiustizie, si inscenano contrasti burleschi e si costruiscono rime devozionali. Lo studio delle sue varie manifestazione, contestualizzate in un periodo storico in continuo mutamento, offre lo spunto per importanti riflessioni sul valore identitario della cultura popolare. Per queste regioni ho tentato più volte di studiare l’Ottava Rima, Nel 2006 è nata “L’ottava -Ac- e di farla suonare come una cancademia di letteratura orale” pro- zone: rendendola breve, accompamossa da David Riondino e rea- gnandola con vari strumenti e truclizzata dall’Associazione culturale candola un po’, ma invano. Giano con il patrocinio ed il sosteNon sono mai riuscita ad arrivare gno della Regione Toscana e della neanche vicina all’obiettivo preFondazione Monte dei Paschi di fisso: ogni rielaborazione risultava Siena, con l’intensione “di diven- poco efficace. Ho osservato i risultare un punto di riferimento stabile, tati di altri musicisti più da vicino in ambito regionale e non solo,  per per analizzare un modo di trattarla la  conservazione, la diffusione e diverso dal mio, che rendesse l’Otsoprattutto l’elaborazione  di questo tava più “attraente” senza snatupatrimonio letterario orale toscano rarla. Quello che ho sentito non mi (e quindi italiano e internazionale,  ha mai convinto, neanche recentenell’ambito della disciplina di cui mente. siamo una parte), che riteniamo L’Ottava sta bene vestita da Otsia una pianta ancora vitalissima e tava, con le sue poche note, l’imin grado di produrre ottimi frutti”2. provvisazione e gli infradito, solo David Riondino presenta l’Accade- così mi sembra una poesia, immutabile e bellissima. ❖ mia con un’Ottava:

Qui vedete, tradotta in calendario Una ghirlanda di eventi diversi Che concerne quel canto straordinario Di chi ragiona improvvisando in versi. Contrasti, conferenze, seminari Affiancheranno i poeti dispersi: e questa novità che ci mancava si chiama l’Accademia dell’Ottava! Sarebbe bello approfondire la storia dell’Ottava Rima, da espressione colta a poesia popolare intonata, strumento insieme d’intratte2 Dal sito www.accademiadellottava.it

Per saperne di più sull’Ottava Rima: A. Bencistà, a cura di, I poeti del mercato, ed. Studium, Radda in Chianti, 1990 ; M. Pastacaldi, a cura di, ...se tu guadagni otto e spendi nove...Mario Andreini un maestro della poesia estemporanea, Ed. Pantagruel, Pistoia 1992 ; C. Barontini, a cura di, Il cantastorie, Biblioteca Chelliana-Archivio delle Tradizioni Popolari della Maremma Grossetana, Grosseto 2000 ; A. Bencistà, Anton Francesco Menchi di Pistola – Cantastorie e giullare contro la guerra, Brigata del Leoncino, Pistoia 2004 ; D. Priore, L’ottava rima. Documenti di canto e di poesia popolare raccolti nel Valdarno superiore, Laterina, Terranuova Bracciolini 2005.

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Argomenti BALLATE EUROPEE, BOCCACCIO E LA “SINDROME” DI GRISELDA di Giordano Dall’Armellina

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gli appassionati di folklore potrà sembrare strano l’accostamento di Boccaccio con le tradizioni popolari. Eppure nessuna delle cento novelle che compongono il Decameron sarebbe stata scritta se le storie non fossero, in qualche modo, esistite prima in forma di racconto o ballata popolare. E’ di questa seconda forma di tradizione che ci occuperemo in questo breve saggio. Già nel primo numero di Lineatrad ci siamo occupati di Boccaccio e dell’uso che egli faceva della ballata. Ricordo soltanto che ognuna delle dieci giornate del Decameron si conclude con una ballata cantata dal “reggente” della giornata stessa. Come tutti nella sua epoca, Boccaccio (nasce nel 1313 e l’anno prossimo sarà il settecentesimo anniversario della sua nascita) ascoltava e probabilmente cantava ballate. Le ballate ai suoi tempi erano assai più lunghe di quelle che ascoltiamo oggi e narravano anche episodi di vita corrente o di un passato indefinito. Questi episodi, tuttavia, potevano definirsi sempre attuali per i contenuti e per i valori eterni ivi espressi. Sono almeno tre le novelle che derivano da ballate europee che sono giunte fino ai giorni nostri, ma è assai probabile l’ipotesi che ve ne siano altre le cui fonti si sono perse nei secoli. L’approccio di Boccaccio alla vita è sempre stato empirico e spiritualmente laico. Affrontava cioè temi nei quali tutti si potevano riconoscere e denunciava le storture del potere e ciò che oggi chiame-

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remmo “le paranoie” dell’essere umano. Ha affrontato anche un tema purtroppo di grande attualità nei nostri giorni: la violenza sulle donne. In questo articolo ci occuperemo di un aspetto della personalità di alcune donne che, una volta innamorate dei loro aguzzini, sono pronte a subire da loro qualsiasi vessazione pur di non perdere la possibilità di essere amate. Ho chiamato questo sintomo patologico “sindrome di Griselda” dal nome dell’eroina dell’ultima novella, la centesima, che conclude il Decameron. Molti critici si chiedono come mai Boccaccio abbia voluto terminare il Decameron con un argomento siffatto. Si consideri che Boccaccio era un attento osservatore della realtà. Donne maltrattate e umiliate ce ne erano a migliaia nel medioevo (e ce ne sono tuttora, anche se si spera un po’ meno che nel passato, per lo meno nel mondo occidentale). Si può perciò ipotizzare che Boccaccio abbia voluto evidenziare un aspetto della società per denunciarlo. D’altra parte già in novelle precedenti aveva fatto opera di denuncia per altri aspetti gravi, spesso riguardanti le donne. Forse questo argomento era per lui preponderante. Nel mondo popolare europeo esistevano ballate e racconti che circolavano per via orale e giungevano alle orecchie degli ascoltatori più attenti. Menestrelli, cantastorie, trovatori, buffoni di corte, ma anche pellegrini e mercanti, raccoglievano ballate e racconti nei loro

viaggi e li ritrasmettevano alle genti che incontravano e ai conoscenti e amici nei loro luoghi di residenza. Fra questi racconti e ballate ve ne erano che trattavano lo stesso argomento affrontato da Boccaccio nell’ultima novella del Decameron. Alcune venivano dalla tradizione scandinava come (e forse non era un caso) per la novella precedente alla nostra, la novantanovesima, il cui racconto fu ispirato da una ballata popolare svedese, Hertig Henrik, che si canta ancora oggi. Come sempre l’argomento non era nuovo e già tragedie greche, come Medea di Euripide, mettono in luce questo aspetto. Medea, per amore, è disposta a cedersi a Giasone in tutto e per tutto anche se Giasone non tiene in considerazione i suoi sacrifici per seguirlo nell’impresa di trovare il vello d’oro. Non solo: per mera convenienza sposa un’altra donna, pur avendo avuto due figli da lei. Medea poi si vendicherà, ma a noi interessa l’aspetto iniziale della donna pronta a subire ogni sorta di sopruso, senza batter ciglio, pur di seguire l’amato. La conseguenza di questo atteggiamento è che la ragione viene messa da parte perché all’uomo amato si deve sacrificare tutto. Ma Medea non è un caso isolato e vedremo che Griselda ne segue la psicologia pur non arrivando agli eccessi vendicativi dell’eroina greca. La ballata popolare, altro specchio della società, tratta l’argomento dipingendoci delle storie che in parte ritroviamo in Griselda. Chi era dunque Griselda? Elisa-


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betta Minetti nel suo saggio, Griselda o l’enigma di Giovanni Boccaccio, reperibile nel web, scrive questo riassunto: Griselda è un’umile guardiana di pecore che viene scelta come sposa dal signore del luogo, il marchese Gualtieri di Saluzzo. Le prove a cui l’uomo sottopone Griselda sono crudelissime e spietate, ma coperte dall’inganno: Gualtieri fa credere a Griselda di aver ucciso i loro figli e di averla effettivamente ripudiata, giungendo persino a umiliarla, cacciandola dal palazzo con solo una camicia addosso e richiamandola successivamente come serva della futura seconda moglie. La finzione dura ben tredici anni: i figli in realtà sono stati allevati da una parente e la futura moglie non è che la loro prima figlia. Alla fine il marchese rivela la verità a Griselda e ai sudditi, spiegando le ragioni della sua crudeltà.

Le ragioni della sua crudeltà stanno nella sua paura di confrontarsi con una donna, oltretutto di rango inferiore. Per tenerla lontana la domina e la umilia e così facendo non si mette in gioco. E’ un uomo fragile che ha paura della sua nudità psichica, di rivelarsi e confrontarsi con i sentimenti. Allora, come narrato nella novella, ordina a lei di spogliarsi davanti agli altri. In quel momento lei è il suo specchio nel quale vede quello che lui non avrebbe il coraggio di fare. In questo sadismo c’è tutto il limite di un uomo prigioniero delle sue ossessioni e paranoie. E tuttavia lei non smette di amarlo: qui sta la sindrome perversa della vittima disposta a soffrire senza porre dei limiti. E’ come se Griselda vedesse nel fondo dell’anima del marchese una parte “buona” che ha bisogno di tempo per emergere e con una pazienza inesauribile lavora perché ciò accada. E’ una sindrome ancora comune ai giorni nostri dove donne che subiscono anghe-

rie sono sempre in attesa che “lui cambi”. Nei casi più tragici, come sappiamo dalle cronache, finisce con un “femminicidio”. Dunque anche la paranoia del marchese di Saluzzo non è un caso isolato e riflette la propensione al sadismo, sintomo di una fragilità di fondo, che caratterizza alcuni comportamenti maschili odierni. E’ l’antico, perverso gioco della vittima e del carnefice che si cercano a vicenda. Alla fine cosa rimane più impresso nel lettore? La pazienza masochistica di Griselda o la crudeltà paranoica del marchese? L’interpretazione che Griselda rappresenta il sacrificio che alla fine viene premiato non è nelle “corde” di Boccaccio. Il grande novelliere aveva davanti agli occhi la realtà quotidiana e molto di quello che vedeva non lo condivideva. Se da una parte Griselda suscita nel lettore un sentimento di pietas, nel senso di compassione verso chi è percepito come il più debole, dall’altro, per contrasto, si esalta l’insanità dell’uomo e la sua paranoia. E’ questo aspetto che, credo, Boccaccio volesse denunciare come malattia sociale che impedisce un evolversi sano di un rapporto fra uomo e donna. Boccaccio vede nella società del suo tempo comportamenti simili a quello del marchese di Saluzzo e nello stesso tempo donne che si adattano passivamente a subire il sadismo di mariti incapaci di uscire dalla gabbia delle convenzioni (per esempio: “sono di rango superiore perciò ti comando” oppure, biblicamente, “per il semplice fatto di essere io un uomo mi devi ubbidire”). Quindi è un invito, soprattutto agli uomini, a guardarsi dentro e a cacciare, laicamente, i diavoli e le ombre che si annidano nella psiche. Certo la psicologia non era ancora nata ma è proprio dei grandi scrittori anticipare e intuire ciò che verrà elaborato nei secoli successivi. In chiave moderna si può dire

che il marchese è rimasto tredici anni in terapia prima di guarire. Anche se non si può dire che Griselda sia stata la sua terapeuta, di certo è stata lo specchio dove l’iniziale immagine deformata del marchese ha preso man mano forma fino a fargli vedere la nuda verità nella quale riconoscersi. In questa analisi, forse, una risposta al perché proprio questa novella sia stata scelta da Boccaccio come ultima. E’ un forte messaggio universale di presa di coscienza che l’armonia è possibile sono nell’eguaglianza dei sessi e, come si evince anche da altre novelle, nell’uguaglianza degli esserei umani fra di loro, indipendentemente dal loro rango sociale. Una delle ballate con tema simile che sono giunte fino ai giorni nostri e che già esisteva ai tempi di Boccaccio, almeno in forma narrativa, è diffusa nei paesi scandinavi e in Scozia. Il ricercatore Francis Child ha titolato le versioni scozzesi con il nome del protagonista che compare in alcune versioni, ovvero Child Waters. Eccovi un riassunto di una versione scozzese. La bella Elena incontra Child Waters e gli dice di essere incinta di lui. Il giovanotto le offre delle terre per ricompensa ma lei risponde che piuttosto preferirebbe un solo bacio dalla sua bocca. Child Waters le dice allora che il giorno seguente sarebbe partito verso il nord e lei, pur di seguirlo, si offre di essere il suo paggio (in inglese foot-page che letteralmente vuol dire “paggio che segue il cavaliere a piedi”). Lui acconsente ma lei dovrà tagliarsi i capelli e accorciare la gonna per sembrare un uomo. Il giorno seguente lui cavalca per ore e lei lo segue correndo a piedi nudi. Arrivano infine ad un fiordo. Lei dovrà attraversare le acque gelide a nuoto. L’acqua le arriva al

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“Four and twenty ladies gay Welcomed the young man home; But the fairest one among them all In the great hall stood alone. And when upspoke his old mother, And a wise woman was she: “Where did you come in with that little footboy That looks so sad at thee?

Francesco di Stefano Pesellino (1422–1457) Storia di Griselda: Gualtieri e i cittadini di Saluzzo

mento mentre Child Waters attraversa il mare sul suo cavallo. Indica poi un castello dove vi sono ventiquattro fanciulle di cui una sarà sua moglie. Lei risponde: “Che Dio vi benedica entrambi!” Arrivati al castello, Elena porta il cavallo nella stalla. All’ora di andare a letto, Child Waters ordina a Elena di andare in città a cercargli la più bella ragazza che può trovare così che possa dormire fra le sue braccia. Le ordina poi di prendere in braccio la donna per sfilarle le scarpe. Elena passa la notte ai piedi del letto e prima dell’alba Child Waters la manda alla stalla per dar da mangiare al suo cavallo. Mentre è nella stalla comincia a perdere le acque. La madre del giovanotto sente le grida del parto e ordina al figlio di alzarsi. Questi va alla stalla e sente Elena che canta una ninnananna al figlio appena nato: “Vorrei che tuo padre fosse un re e tua madre morta nella bara.” Queste parole commuovono finalmente il suo insensibile cuore. Le dice di rallegrarsi poiché il giorno seguente sarebbe diventata la sua sposa. La ballata è arrivata anche negli Stati Uniti e in Canada anche se sono state raccolte poche versioni. Questa che segue viene dalla Carolina del Nord ed è assai più breve delle versioni scozzesi che possono arrivare alla quarantina di strofe.

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Child Waters “I warn you all, you ladies fair, That do wear red and brown, that you don’t leave your father’s house To run with a boy from town.” “For here am I, a lady fair, I did wear red and brown, And I did leave my father’s house To run with a boy from town. He’s mounted on his big white horse And fast away rode he; She dressed herself like a little footboy, She ran at the horse’s knee. And when they came to the river’s edge That ran so deep and wide; “Oh, will you swim?” her lover said, “Or hang on the horse’s side?” The very first step that lady took, It reached up to her knee; Oh alas, alas!” That lady said, “I fear you’re drowning me!” “Lie still, lie still, my baby dear, don’t work your mother’s woe; Your father’s high on high horseback He cares not for us two.” But when they came to the other side, She mounted on a stone; He’s turned around his big white horse And took her on behind. “Oh, do you see yon high castel That shines so so white and free? There is a lady in that castel That will part you and me.

“Sometimes his cheek is rosy red Sometimes it’s pale and wan;” “He looks like a woman deep in love, Or caught in deadly sin.” “It makes me laugh, my mother dear, To hear them words from thee, That’s but a lord’s own younger son Who for love have followed me. “Rise up, rise up, my little footboy, Go feed my horse his hay.” “Oh, that I will, my master dear, Fast as ever I may.” She took the hay in her soft, white hands, She ran out from the hall, She ran into the great stable And into the horse’s stall. And there she did begin to weep, She did begin to mourn, For even among them great horse-feet She had to bear her son. “Lie still, lie still, my baby dear, Thou pledge of careless love; I would thy father was a king, Thy mother in her grave.” “Rise up, rise up, my darling son, Go see how she do fare; For I heard a woman and her baby Calling for your care.” Up she rose and down he goes Into the barn went he, “Fear not, fear not, fair Ellen” he said, “There’s no-one here but me.” Up he took his little young son, And give to him sweet milk; And up he took Fair Ellen then And dressed her in green silk.

Child Waters

She will eat the good white bread You will eat but corn; And you will set and curse the hour Ever you was born.”

Vi avverto, belle signore che vestite di rosso e marrone di non lasciare la casa di vostro padre per scappare con un ragazzo di città.

“If there’s a lady in that castel That will part you and I; That day I see her,” Hellen said, “That day I will die.”

“Eccomi, io sono una bella signora e vestivo di rosso e marrone e ho lasciato la casa di mio padre per scappare con un ragazzo di città.”


Lui è montato sul suo cavallo bianco e via veloce ha cavalcato; Lei si è vestita come un piccolo paggio. Correva all’altezza delle zampe del cavallo.

Argomenti

E quando arrivarono alla riva del fiume che scorreva così profondo e ampio; “Oh, vuoi nuotare? Le disse il suo amante, “O ti aggrappi al fianco del cavallo?” Il primo passo che la signora fece l’acqua le arrivava al ginocchio; Ahimè, Ahimè! Disse quella signora, “Temo tu mi stia affogando!” “Resta calmo, resta calmo, mio caro piccolino, non condividere l’affanno di tua madre; tuo padre dall’alto del suo cavallo non si preoccupa per noi due.” Ma quando arrivarono dall’altra parte, lei salì su una pietra; lui voltò il suo grande cavallo bianco e se la prese dietro. “Oh, vedi quel castello là in alto che risplende così bianco e aperto? C’è una signora in quel castello che ci dividerà. Lei mangerà il buon pane bianco e tu mangerai solo pannocchie; e maledirai l’ora della tua nascita.” “Se c’è una signora in quel castello che ci dividerà il giorno che la vedrò, disse Elena, “Quel giorno io morirò.” “Ventiquattro signore allegre accolsero il giovanotto a casa; ma la più bella di tutte nell’atrio rimase sola. E quando parlò la sua vecchia madre, e una donna saggia era lei: “Com’é che sei venuto con quel paggio che ti guarda con quegli occhi tristi? “Talvolta le sue guance sono color di rosa talvolta sono pallide e smunte;” “Si direbbe una donna innamorata o sorpresa in un peccato mortale.” “Mi fa ridere, madre mia, udire tali parole da te. Non è altro che il figlio più giovane di un lord che per amore mi ha seguito. “Alzati, alzati, mio piccolo paggio, vai a dar da mangiare del fieno al mio cavallo.” “Oh si, mio signore, lo farò più presto che posso.” Prese il fieno nelle sue soffici mani bianche, corse fuori dall’ingresso, corse dentro la grande stalla e dentro il recinto del cavallo.

E là cominciò a piangere, cominciò a lamentarsi, poiché anche tra quegli zoccoli di cavallo doveva far nascere suo figlio. “Stai calmo, stai calmo, mio caro piccolino, tu promessa di un amore senza scrupoli. Vorrei che tuo padre fosse un re e tua madre nella tomba.” “Alzati, alzati, mio caro figlio, Vai a vedere come se la passa; poiché ho udito una donna e il suo bambino chiamarti per un aiuto.” “Lei si alzò e lui scende, nel fienile entrò lui: “Non temere, non temere, bella Elena, disse lui, “Ci sono solo io qui.” Prese il suo piccolo figlio, e gli diede del dolce latte; E poi prese la bella Elena e la vestì di seta verde.

La ballata inizia con il narratore che avverte le signore che si vestono di rosso e marrone, i colori delle popolane, di non seguire i ragazzi di città. Da qui capiamo subito che c’è una differenza sociale fra l’uomo cittadino e la donna di campagna e quindi di rango inferiore come Griselda. Dopo l’introduzione siamo immersi nel racconto. Il giovanotto, come il marchese di Saluzzo, è un nobile che, incurante della gravidanza della donna, la sottopone a crudeli prove per puro sadismo. Come nella versione scozzese la fa correre accanto al cavallo, mentre lui va al galoppo. Solo alla fine, dopo che la sventurata dà alla luce un figlio da sola in una stalla, la riconosce come sua consorte e, vestendola di verde, colore più “nobiliare”, la rende simile a sé. In questa versione il giovanotto ha bisogno di essere “svegliato” da una madre saggia per ravvedersi e incontrare dentro di sé l’amore. Come detto sono molte le ballate che trattano questo tema e sicuramente diverse sono andate perdute nella trasmissione orale. Boccaccio aveva l’abitudine di unire più racconti per trarne di nuovi che tuttavia contenevano alcuni episodi di

quelli originari. Cito quale ultimo esempio la ballata di origine scandinava, in questo caso danese, Skjön Anna che in Scozia diventa Fair Annie, dove vi è un episodio che potrebbe ricollegarsi alla novella di Boccaccio. Anna è una figlia di re che viene rapita da bambina ed è venduta ad un uomo di alto lignaggio che è destinato a diventare re ed è ignaro della discendenza della ragazza. Lei partorisce sette figli in otto anni prima che lui diventi re, senza che la sposi. Una volta diventato re, le dice che andrà a cercarsi una moglie alla sua altezza in una terra lontana e al suo ritorno il cuore di Anna va in pezzi appena vede la nuova sposa arrivare. Il re pretende che lei si spacci per una serva e le ordina di regalare alla nuova sposa, per ingraziarsela, la spilla d’oro che lui le aveva donato (in un’altra versione è tutto ciò che le rimane dal giorno del rapimento). Anna poi incontra la sposa che vede con sorpresa i sette figli vestiti con gli stessi colori del re e, versandole del vino, non può fare a meno di piangere. La nuova regina ne chiede ragione e indagando sul suo passato scopre che lei altro non è se non la propria sorella che era stata rapita da bambina. Una volta saputa la verità, se ne ritorna al suo paese e Anna è riconosciuta come regina e sposa. Boccaccio aveva quindi parecchio materiale sul quale elaborare le sue novelle. La sua grandezza, come quella di Shakespeare per il teatro, è stata quella di rendere i racconti universali e letterariamente rilevanti. Ma che ne sarebbe stato di Boccaccio e Shakespeare senza l’apporto della cultura popolare? Per chi voglia approfondire l’argomento anticipo qui l’uscita del mio prossimo saggio “Ballate Europee fra Boccaccio e Bob Dylan” che dovrebbe essere nelle librerie da febbraio 2013. ❖

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Recensioni “AVEMMARIA” NUOVO DISCO IN NAPOLETANO

“Avemmaria” è una sinfonia della mente cantata con il cuore. È il tema principale del nuovo disco di questo eccezionale Duo Artistico: Emma e Sergio. Prodotto e distribuito dalla M.A.P. Edizioni Musicali di Milano  (www.map.it). di Gloria Berloso

Il testo scritto da Emma e la musica composta da Sergio s’ispirano ad una sonata di musiche ottocentesche e si amalgamano appassionatamente con dolcezza e malinconia. Diventa quasi una liberazione ed evasione dalle pene e dalle preoccupazioni, sublimazione e trasfigurazione della personalità umana. La melodia si effonde, poco a poco fino a liberarsi completamente in un assolo poetico struggente. Emma Atonna, affascinante interprete della Canzone Napoletana, nonché autrice, ricercatrice della storia delle sue origini e docente presso la fondazione Humaniter di Milano, rivela una netta personalità ed una coinvolgente presenza scenica. La sua voce diffonde un suono celestiale che insieme alle sue doti di comunicazione diretta con il pubblico, la grande passione per la musica e le tradizioni popolari partenopee, hanno portato ad essere una delle migliori interpreti di questo bellissimo scenario napoletano.  

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L’incontro artistico con il maestro Sergio Parisini ha dato una eccellente spinta alla sua carriera, un pianoforte e una voce che regalano alla musica napoletana un palcoscenico teatrale di emozione partenopea. Sergio Parisini, compositore e collaboratore di Roberto Vecchioni, Mina, Fred Buongusto, ha partecipato a due Festival di Sanremo come direttore d’orchestra. La sua sensibilità nel ruolo di arrangiatore, unite alla valenza di pianista, danno un quadro completo di un musicista, ma soprattutto di un artista, che ha dedicato tutto se stesso a questo mestiere. Le sue ispirazioni sono la musica classica e il jazz, e la grande curiosità musicale lo porta a spaziare in ogni tipo di stili, favorendolo così nell’approccio e nell’esecuzione delle composizioni più disparate. Importanti sono anche le esperienze teatrali che lo hanno portato a frequentare personalità quali Garinei e Giovannini, Alberto Lupo, Gigi Proietti, ecc. Il suo

eclettismo lo ha portato anche a comporre musiche per formazioni sinfoniche di orchestre a fiati come “L’Ultimo Burattino”, un poema sinfonico ispirato al “Pinocchio” di Collodi, la suite sinfonica “Giulio Cesare” e un concerto per Oboe e Orchestra. Insieme ad Emma ha dato vita ad una piéce teatrale “Chischiotte & Dulcinea”, rilettura in chiave astratta tratta dal romanzo di Cervantes, una “Avemmaria” in vernacolo napoletano e una piccola storia musicale sulla vita di Gesù “‘O Figlio ‘E Dio”.

AVEMMARIA VOCE : EMMA BOSSO ANTONNA MUSICA : SERGIO PARISINI info@map.it disco.map@tiscali.it Produzione esecutiva Massimo Monti Promozione Artistica Gerardo Tarallo e Gloria Berloso


Recensioni Con Stefano Saletti e la Piccola Banda Ikona i canti del Mediterraneo: dalla Primavera araba agli autori perseguitati dai regimi di Spagna, Portogallo e Grecia

FOLKPOLITIK

La Piccola Banda Ikona nelle sue composizioni originali canta in Sabir, l’antica lingua franca che marinai, pirati, pescatori, commercianti, armatori, parlavano nei porti del Mediterraneo: da Genova a Tangeri, da Salonicco a Istanbul, da Marsiglia ad Algeri, da Valencia a Palermo. Una sorta di esperanto marinaro, formatosi poco a poco con termini presi dallo spagnolo, dall’italiano, dal francese, dall’arabo. Il precedente Cd “Marea cu sarea” è entrato ai vertici della classifica di Folk Roots, l’autorevole rivista inglese di world music e nella classifica dei migliori dischi del 2008 stilata dalla World Music Charts Europe, la classifica ufficiale della World music europea. La Piccola Banda Ikona nel 2009 ha ricevuto il prestigioso “Coups de coeur du jury” al Babel Med di Marsiglia per il Cd “Marea cu sarea”. La Piccola Banda Ikona in questi anni ha effettuato tour in diversi paesi europei e del Mediterraneo: Spagna, Portogallo, Francia, Bosnia, Grecia, Croazia, Svizzera e, naturalmente, in Italia. Numerose le collaborazioni di Saletti e della Piccola Banda Ikona con autori e registi teatrali in tournée nazionali e internazionali. LINE UP:

“Quando dalle piazze di Tunisi, del Cairo, di Damasco sono arrivate le immagini e i suoni della Primavera araba la mente è corsa agli anni ’70, quando l’Europa venne attraversata da un vento di libertà che spazzò via i regimi autoritari di Spagna, Grecia e Portogallo. Quelle piazze sono le stesse: gli stessi volti, le speranze, i colori, i suoni, i canti. Una lotta per la libertà che oggi unisce idealmente le due sponde del Mediterraneo e dimostra ancora una volta la forza della musica popolare come voce del popolo. Nella gioia e nelle sconfitte”. Questo scrive Stefano Saletti per descrivere il suo nuovo lavoro discografico con la Piccola Banda Ikona intitolato “Folkpolitik” (pubblicato da Finisterre e distribuito da Felmay), nel quale, accanto a composizioni originali, vengono riarrangiati brani di autori del Mediterraneo che hanno raccontato in musica la lotta contro il potere, subendo persecuzioni, arresti, violenze. Un viaggio nella memoria per riscoprire le tante musiche che hanno raccontato le sofferenze e le passioni dei popoli mediterranei. Dalla cacciata degli ebrei sefarditi dalla Spagna, alla diaspora palestinese, dall’inno sardo figlio della rivoluzione francese contro lo strapotere dei baroni, fino ad arrivare a quegli autori che avevano scritto musiche e ballate spesso dolcissime ed erano stati oggetto di persecuzioni, arresti, violenze da parte del potere politico. Il CD da ottobre 2012 è ai primi posti della classifica europea della world music, la World Music Charts Europe. Polistrumentista, profondo conoscitore delle musiche del Mediterraneo e direttore di ensemble musicali internazionali, Stefano Saletti è il fondatore della Piccola Banda Ikona, formazione che al suo interno ha prestigiosi musicisti come la cantante Barbara Eramo, il fiatista Gabriele Coen, il violinista Carlo Cossu, il bassista Mario Rivera e il batterista Leo Cesari. Ad arricchire il suono del gruppo anche ospiti d’eccezione come Ambrogio Sparagna, Ramya, il violinista Jamal Ouassini, i cantanti Raffaello Simeoni (già nei Novalia con Saletti) e Hakeem Jaleela.

Stefano Saletti: bouzuki, oud, chitarre, voce Barbara Eramo: voce Mario Rivera: basso acustico Gabriele Coen: clarinetto, sax, flauti Carlo Cossu: violino, voce Leo Cesari: percussioni e batteria Desiree Infascelli: fisarmonica Biografie, foto, mp3, video, scheda tecnica sono scaricabili su: www.piccolabandaikona.it – www.myspace.com/piccolabandaikona Per richieste di materiale video e/o audio: info@piccolabandaikona.it Sito web: www.piccolabandaikona.it www.finisterre.it Ufficio stampa: Fabiana Manuelli: fabianamanuelli@gmail.com

STEFANO SALETTI & PICCOLA BANDA IKONA FOLKPOLITIK TRACK LIST 1 - Piazza Tahrir (S.Saletti) Mediterranean – feat: Jamal Ouassini 6:49 2 - Hija mia mi querida (traditional/S.Saletti) Mediterranean 4:09 3 – Procurade ‘e moderare (traditional/S.Saletti) Sardinia – feat: Ambrogio Sparagna 4:19 4 - L’estaca (L. Llach) Catalonia 3:55 5 – Wein a Ramallah (traditional/S.Saletti) Palestine - feat: Hakeem Jaleela 4:00 6 - Cantigas do Maio (J.Afonso) Portugal 5:11 7 - El ejercito del Ebro (traditional/S.Saletti) Spain 4:25 8 - Ninna nanna di la guerra (traditional/G. Ganduscio, R.Balistreri, O.Profazio) Sicily - feat: Jamal Ouassini 4:15

9 - Edho Politechneion (M. Tsagarakis) Crete 5:21 10 - La cansun del desperà (I. Della Mea) Lombardy 3:49 11 - Un blasfemo (F. De Andrè) Italy – feat: Ambrogio Sparagna, Raffaello Simeoni 4:37 12 - Mia thalassa mikri (D. Savvopoulos) Greece 4:15 13 – Democratia (S.Saletti) Mediterranean - feat: Jamal Ouassini, Hakeem Jaleela 5:29

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Eventi

Ogni cultura ed ogni epoca ha avuto un proprio “repertorio” caratteristico di danze e di canti che, insieme alle testimonianze della cosiddetta “cultura materiale” ( una “toma”, un siàss”, un subiët), sono una fotografia molto attendibile del modo di vivere, di nascere, di amare e di morire dei popoli e delle comunità che le hanno generate. In un’eposca come la nostra in cui riaffiorano, da un passato che sembrava ormai sepolto, paure antiche, e spesso irrazionali, dell’altro, del diverso, dello straniero, il riscoprire e rivendicare le proprie radici, potrebbe diventare per qualcuno un pretesto per accampare improbabili diritti di superiorità culturali ed etniche. Non è il nostro caso, anzi... Lo scoprire, attraverso la musica e non solo, ciò che rende unica una cultura, ma anche ciò che la rende simile a volte in modo inaspettato, ad altre non può che arricchire ognuno di noi. La musica cosiddetta tradizionale (o meglio “Trad”), al di là di ogni regola del mercato globale, è un mezzo privilegiato per fare apprezzare tutte quelle sfumature di gusti, Di suoni e di colori che rendono affascinanti queste diversità e queste similitudini. Riproporre queste musiche ai nostri giorni, al di fuori delle tradizioni e dei riti stessi che le hanno prodotte, ha proprio questo scopo: rivitalizzare queste sensazioni sopite, scoprire una parte di noi stessi, che credevamo perduta. Forse nel frastuono che ci circonda è difficile cogliere queste flebili emozioni ma, se non tutte le nostre radici sono recise, anche un soffio lieve può diventare un vento impetuoso per chi lo sa ascoltare. E poi come disse Miguel de Cervantes, “Dove c’è musica non vi può essere nulla di cattivo!”

Quinta Rua UN REPERTORIO BIELLESE PER UN CONCERTO DI

“BUSIARD CHI L’HA CONTALO” Giovedi 17 Gennaio 2012 ore 21.00

SO 8€

INGRES

Cinema Verdi - Candelo (Biella) www.myspace.com/quintarua - e-mail: quintarua@libero.it

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Eventi Busiard... Busiard chi la cuntanlo ...che si gnaulade qui, ai piasu pu a gnun ...busiard ma dal rest lè tame cui busiard ciapaquaie ca volo feni crëde che la vita lè nauta ...bisogna produrre, evolversi, guardare avanti... E va ben, ma da ‘nte chi rivomma, na anteressa gni?

IL BANDITO “BIUNDIN”

I diventroma certo né famos né sgnor ma an pias pensè che la vita sia fin-a su qui Nui pensoma che fin-a quanca ai sarà ‘n bergè ca canta quaicun ca a strova davanti an bicer ad vin quaicun cas rampigna su par i deir par al gust da rivè ansciumma quaicun ca cunsuma utiss sura i baborgni di na vegia reis an gnero curios cun iocc sgranà ca vò saveire me ca sfà a sunè sti strument drolu MONTESINARO - CARNEVALE 1952

...ai sarà quaicun ca la pensa me nui e annira a scotene

“FRENZ” VOGEL

Ghironda - Percussioni - Rava - Voce

PIERINO MACHETTI

GABRIELE GUNELLA Ghironda - Rava - Voce

MARCO PETTITI

Ghironda - Rava - Voce

NETRO QUESTUA DELLE UOVA 1940/50

LUCIANO CONFORTI Ghironda - Rava - Voce

BIELLA- CARNEVALE IN VIA ITALIA 1940/50

DONATELLO SIZZANO “DANDA”

Bouzouki - Voce

MASSIMO LOSITO “ZIO” Fisarmonica - Voce

EMIGRANTI BIELLESI - WEST VIRGINIA 1 MAGGIO 1909

GUIDO ANTONIOTTI

Cornamusa - Ance - Percussioni -Voce

SANDRO FUSETTO Violino - Percussioni - Voce

NOZZE CON MUSICA PIEDICAVALLO 1905

ALBERTO CERIA

Cornamuse - Ocarina - Flauti

ASSOCIAZIONE CHIAVAZZESE - FESTA AL PRATETTO 1956

MARCO CERIA

Organetto diatonico - Percussioni

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GAI SABER A L’UBAI E A L’ADRIT 24 e 26 dicembre Peveragno (Cn) Chiesa della Confraternita ore 20,45 – 21,30 – 22,15 Natale in Contrada La tradizione natalizia occitana ed i racconti della tradizione peveragnese hanno un comune sentire, perché raccontano il mondo agreste ancora ben vivo nella nostra memoria. Le storie di uomini semplici, le loro felicità e difficoltà sono ben rappresentate nelle leggende popolari, ricche di elementi religiosi, naturalistici e magici, laddove sacro e profano si intrecciano e si fondono.

ANGELS PASTRES MIRACLES Spettacolo Multimediale I GAI SABER E GLI AFFRESCHI DELLA NATIVITA’ DELLE VALLI OCCITANE AL TEATRO TOSELLI DI CUNEO IL GIOCO DELLA STELLA mercoledì 26 dicembre 2012 ore 15,15 San Peyre di Stroppo (Cn) La Natività La provincia di Cuneo è ricchissima, nelle piccole e grandi chiese che ne caratterizzano il territorio, di un patrimonio pittorico riferibile al periodo tardo-gotico piemontese, dai superbi affreschi del castello di Manta allo splendido ciclo di affreschi di S. Fiorenzo di Bastia. Ma la Natività è il tema  spesso prediletto da quegli autori, in gran parte sconosciuti, che hanno arricchito di tanta bellezza le chiese delle valli occitane e della pianura piemontese. Sarà la D.ssa Rosella Pellerino di Espaci Occitan che, con il suo CHANTAR CHALENDAS - La rappresentazione della Natività negli affreschi gotici delle cappelle

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A L’UBAI E A L’ADRIT (a mezzanotte ed a mezzogiorno) sono i due versanti, in ombra e solatio, dei nostri paesi montani, simboli della asprezza e del disincanto della maturità e della freschezza e vitalità della giovinezza: due modi diversi di vedere il Natale attraverso le canzoni della tradizione d’òc. In questo nuovo spettacolo i Gai Saber collaborano con altre associazioni peveragnesi con uno sguardo sempre più profondo alla mescolanza tra forme artistiche diverse, dalla musica alla danza, dalla recitazione alle immagini fino alla produzione artigianale del ricamo, in un crescendo di sorprese per lo spettatore che non solo sarà coinvolto nella visione delle immagini e nell’ascolto della musica e

delle parole, ma che potrà anche scoprire profumi, sapori e…sensazioni tattili!

delle valli occitane- descriverà, con parole ed immagini, la varietà delle interpretazioni pittoriche della Nascita del Bambino, così come l’avevano immaginata gli autori del periodo d’oro della pittura d’òc. La D.ssa Pellerino introdurrà così lo spettacolo multimediale ANGELS, PASTRES, MIRACLES dei Gai Saber, che da anni ricercano gli intrecci e le affinità  fra le immagini, la musica ed i racconti della tradizione occitana, in particolare attraverso i Novès che venivano cantati e spesso anche drammatizzati nel periodo natalizio, dalla Provenza alle valli occitane piemontesi; un singolare corto circuito fra arte figurativa, canzone popolare e rappresentazione animata che è stato ripreso dai Gai Saber e che sarà rappresentato al teatro Toselli di Cuneo il pomeriggio del 26 dicembre alle ore 15,15 I Gai Saber faranno interagire immagini, musica e recitazione, sviluppando lo stesso fondamento culturale esistente negli affreschi, nei testi e nelle canzoni popolari occitane. A saldare fortemente questo intreccio culturale ci saranno inoltre le parole di poeti e scrittori di

ieri e di oggi, legati ai territori e alla cultura d’òc (da Mistral a Barba Toni Bodrier, da Gino Giordanengo a Lele Viola, da Masino Anghilante a Piero Raina).

A L’UBAI E A L’ADRIT Musiche della tradizione dei novès occitani scelte ed interpretate dai Gai Saber e dai ragazzi dei corsi di strumenti tradizionali. voci recitanti: Vilma Ghigo e Costanza Rapa videoproiezioni: Gai Saber danza: Gymnika coreografie: Barbara Giacca ricami e merletti: Arte da parte luci ed audio: Corrado Ribero Le musiche di “angels pastres miracles” sono pubblicate sull’omonimo cd dei Gai Saber Prod. e distribuzione: Felmay - orders@felmay.it, www.felmay.it Gai saber 2010 - www.gaisaber.it, e-mail: info@gaisaber.it

ANGELS PASTRES MIRACLES Musiche della tradizione dei novès occitani scelte ed interpretate dai Gai Saber testi di Frederic Mistral, Barba Tòni Boudrier, Gino Giordanengo, Lele Viola, Masino Anghilante, Piero Raina scelti da Chiara Bosonetto. voci recitanti: Francesco “Cece” Demaria e Costanza Rapa videoproiezioni: Gai Saber immagini scelte degli affreschi della cappella di s. Fiorenzo di Bastia, Pieve di Beinette, Pieve di Santa Maria in Bredolo (Breolungi), Santa Maria del Monastero di Manta, San Peyre di Stroppo i Gai Saber sono:  Chiara Bosonetto: voce – Alex Rapa: chitarra, voce, programmazioni digitali Simone Lombardo: ghironda, flauti, cornamusa –  Elena Giordanengo: arpa, galobet – Maurizio Giraudo: flauti, ghironda, organetto – Eugenia e Costanza Rapa: voci luci ed audio: Corrado Ribero le musiche di “angels pastres miracles”  sono pubblicate sull’omonimo cd dei Gai Saber prod. e distribuzione: felmay - orders@felmay.it, www.felmay.it Gai saber 2010 - www.gaisaber.it, e-mail: info@gaisaber.it


Eventi Marcel Azzola è considerato a ragion veduta tra i più grandi fisarmonicisti al mondo di sempre

MARCEL AZZOLA: IN ITALIA UNO DEI PIÙ GRANDI FISARMONICISTI AL MONDO

30/12/2012 - GANDINO (Bg) / Salone Mons. Maconi c/o Centro Parrocchiale 01/01/2013 - BERGAMO / Teatro Sociale “Concerto di Capodanno” - SOLD OUT 02/01/13 – VALBONDIONE (Bg) / Chiesa Parrocchiale  

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iglio di emigranti italiani – padre e madre sono nati nel Bergamasco – vive a Parigi. Nei prossimi giorni, Marcel Azzola sarà in Bergamasca per riscoprire i luoghi delle sue origini, incontrare amici e appassionati e terrà due attesissimi concerti, l’uno diverso dall’altro, accompagnato dalla pianista Lina Bossatti. Il 30 dicembre sarà a Gandino, centro laniero dell’omonima valle, nella prestigiosa cornice del Salone Monsignor Maconi presso il centro Pastorale, per un incontro dal titolo assai significativo che mette in luce tutti gli intenti: ”Sui tasti della memoria:una vita dedicata alla fisarmonica”. Sarà l’occasione per scoprire quanto le biografie ufficiali non hanno mai detto su di lui e tracciare profili dei grandi artisti con i quali lui ha collaborato. Sicuramente Marcel darà un saggio della sua arte. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Al termine sarà possibile visitare il Museo dei Presepi. Il 1 gennaio 2013 Marcel Azzola e Lina Bossatti saranno protagonisti del “Concerto di Capodanno” al teatro Sociale di Bergamo(città alta), offerto dalla Provincia di Bergamo. I posti sono già esauriti. Il concerto sarà replicato il giorno successivo, il 2 gennaio, nella chiesa Parrocchiale di Valbondione, con programma diverso e adeguato al luogo sacro. E’ questa è una tappa voluta dal maestro, intenzionato ad omaggiare il paese

natale della madre. Inizio alle ore 21 e ingresso libero sino ad esaurimento posti. Il concerto nell’ambito della rassegna provinciale “Gospel:ritmo divino Xmas 2012” organizzato da Geomusic con la complicità del Comune di Valbondione. I tre eventi sono occasioni irripetibili per conoscere uno dei grandi maestri del nostro tempo.   La sua carriera inizia sul finire degli anni trenta suonando dapprima musica francese e poi classica. Alla fine della guerra scopre il jazz e collabora con i grandi artisti di quei tempi, come Django Reinhardt, Stéphane Grappelli, Didier Lockwood, Toots Thielemans e molti altri ancora. In quegli anni partecipa a diversi prestigiosi concorsi internazionali, vincendoli e gli vengono assegnati numerosi importanti riconoscimenti. E’ riconosciuto come il precursore della fisarmonica classica e jazz in Francia. Negli anni Cinquanta accompagna i grandi nomi della canzone francese quali Edith Piaf, Yves Montand, Juliette Gréco, Gilbert Bécaud e Jacques Brel e dà vita ad un suo gruppo da ballo con il quale fa molte tournée. Conosce poi la cantante e pianista Lina Bossati, con la quale dà vita a diverse formazioni e attualmente si esibisce in duo. Nel frattempo continua anche le sue collaborazioni con grandi del jazz. Nel corso della sua carriera ha registrato un centinaio di  musiche

da film tra cui quelle di “Mon Oncle”, “Traffic” e “Play Time” di Jacques Tati; “Il giudice e l’assassino” di Bertrand Tavernier. Nominato Cavaliere, è stato poi elevato al rango di Commendatore delle Arti e delle Lettere dal ministro della cultura francese nel 2007 per la sua carriera e il riconoscimento internazionale. Marcel Azzola è ancor oggi uno dei musicisti più rispettati al mondo. Si esibisce in duo con la pianista Lina Bossati.

www.marcelazzola.com

INFO: Via Provinciale,24 24024 GANDINO Bg Tel. 035 732005 – cell. 348 4466307 info@geomusic.it – www.geomusic.it

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Media Partner - Mei Supersound

Media Partner - Indieisponente

Lineatrad 12-2012  

Folkfest a S. Benedetto in Alpe suonare@folkest Stefano Zuffi Pasquella di Montecarotto Jazz Daily ’U quadrìttu: la notte dei carbonai... Ma...

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