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mensile Anno 2 n°23 novembre 2013 € 0,00

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The Dublin Legends Joa Patrick Q Cleo T Malaspina Premio Andrea Parodi

Massimo Donno Le tre sorelle Malmaritate Sospira rose Elsa Martin Lavinia Mancusi


Sommario

n. 23 - Novembre 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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The Dublin Legends finalmente in Italia

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Massimo Donno “Amore e marchette”

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Il gruppo femminile Malmaritate

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Dalla Bretagna: Joa

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Pifferi, muse e zampogne

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Sergio Arneodo Arveire!

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Patrick Q! Un inglese in Umbria

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Premio Andrea Parodi

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“Sospira rose” un progetto di riscoperta delle canzoni popolari

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Festival del Canto Spontaneo

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Le grandi e giovani cantanti Elsa Martin e Lavinia Mancusi

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Beppe Gambetta news

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Eventi

Cronaca

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

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i siamo finalmente! Siamo pronti allo sprint finale per chiudere questo travagliato anno nel migliore dei modi: con una partecipazione a due Expo a breve distanza, che dovranno fare da “termometro della situazione”. Finora possiamo parlare di un anno pieno di contraddizioni: aspettavamo indicazioni chiare sul futuro della musica folk e conseguentemente indicazioni sulla nostra rivista, che è destinata prima o poi a diventare una testata a carattare “commerciale”; invece il protrarsi della crisi economica che sta sfiancando non solo gli “addetti ai lavori” ma soprattutto i lettori appassionati di musica tradizionale, ci induce ad allungare i tempi per il raggiungimento dei nostri obiettivi, ma comunque questi rimangono ben saldi... Gli investimenti di denaro che personalmente ho effettuato per portare avanti “Lineatrad”, e quelli che effettuerò, sono una garanzia che questa rivista non è un fuoco di paglia, un semplice esperimento destinato a

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Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

scomparire come è successo per tante storiche testate giornalistiche che negli anni passati si sono occupate di musica.Ormai sopravvivono solo quelle testate che hanno saputo crearsi un indotto, un mercato senza rivali, restando unico baluardo ad occuparsi di un determinato genere musicale in una determinata area geografica... ma la sofferenza di gestione è palpabile persino per quelle che si reputano “unica rivista indispensabile” del mercato. Onestamente un po’ me l’aspettavo, ma ho comunque provato a cercare una mutua collaborazione tra le testate giornalistiche europee ed extraeuropee, per uno scambio reciproco di articoli e di servizi: questa mutua collaborazione avrebbe giovato a tutti, con una informazione multilingue globale, invece al mio comunicato ufficiale ha risposto un silenzio che la dice lunga sulle intenzioni dei colleghi della carta stampata e del foglio elettronico! Questa recessione, a conti fatti, sta paralizzando ogni cosa... la paura di fare un’operazione sbagliata, la paura di ri-

Argomenti

Editoriale schiare o semplicemente di “mettersi in gioco” con soluzioni alternative, non giova alla creatività, allo sviluppo, e conseguentemente non aiuta a superare questo momento di grave difficoltà che viviamo ognuno di noi. A questo punto io mi ribello: è doveroso sollecitare i miei colleghi della carta stampata a non dormire sugli allori e ricominciare a mettersi in evidenza con delle iniziative di collaborazione che col tempo daranno i loro frutti. Solo in questo modo si può risorgere. Da qualche parte dovremo ricominciare, se vogliamo arrivare alla meta, allora a cosa serve fermarsi, come fanno in tanti, per “coltivare” inutili blog su internet, o peggio ancora a passare la vita a sputare sentenze su facebook?? Noi di Lineatrad guardiamo alla cosiddetta “esplosione” dei social-network, come ad una sterile esibizione di egocentrismo: il parlarsi addosso può essere frustrante, (e già un primo sintomo di malessere “social” lo si può notare dalle cronache dei quotidiani). Noi di Lineatrad non vendiamo fumo


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Le tre sorelle

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Aedo

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Valerio Billeri

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Tre radio per un programma comune

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Malaspina anteprima discografica

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PoPistoia: il programma con Lineatrad

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Cleo T anteprima discografica

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Mino De Santis

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RADIO CITTA’ BOLLATE, www.radiocittabollate.it Da settimana prossima ricominciano i concerti live in radio ore 21.30 il 21/11 Celto Jazz (arpa + sassofono) il 12/12 Sagegreen di Patrizia Borromeo

e mai lo faremo, per perseguire facili guadagni, ma continueremo a promuovere gli artisti che lo meritano davvero, sensibilizzando i nostri lettori sul lavoro onesto degli artisti che credono in quello che fanno, senza sventolare pedigree o raccomandazioni. Certo con questo sistema non diventeremo mai ricchi, ma almeno saremo onesti verso gli altri e verso noi stessi. Tornando a noi, finalmente possiamo pubblicare un resoconto del concerto dei Dubliners di questa estate, evento clou dell’anno, con belle foto. Interviste e recensioni di artisti del sud fanno capire che c’è molta vivacità nelle produzioni discografiche meridionali. Infine è il momento di eseguire una piccola rivoluzione in redazione: sostituisco il “Responsabile Ufficio Stampa” Fulvio Porro perchè non è più in grado di gestire quell’incarico, con Ugo Pilia, che può dedicare più tempo ed ha già collaborato con me in passato supportando i miei progetti. Il bravo e carismatico Tommaso Giuntella, che ricopre molteplici incarichi

sia in politica che nel sociale e si era prestato quest’anno all’incarico di vice direttore, è più giusto considerarlo un “Consulente alla Direzione” per il poco tempo che può dedicarci, per cui il ruolo di “vice” rimarrà vacante fino quando non si presenterà una persona in grado di sostenere quell’incarico. Viceversa Pietro Mendolia, per la sua grande predisposizione alle relazioni e il gran lavoro di ricerca che ha compiuto quest’anno, assume l’incarico di “Responsabile Immagine e Marketing”. Chiaramente è tutto in divenire, per cui non è escluso che ci saranno prossimamente altri cambiamenti, con lo scopo di gestire nel migliore dei modi la rivista, con le risorse a disposizione. Un punto fermo di Lineatrad sarà quello di consolidare i gemellaggi come media-partner di quei festival, quelle etichette discografiche o emittenti radiofoniche che hanno negli ultimi tempi dato dimostrazione di una attività significativa tendente a favorire un futuro artistico a chi lavora nel nostro settore. ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 23 - Novembre 2013 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Ugo Pilia - laprimapagina@gmail.com Hanno collaborato in questo numero: Renata Baraldi, Agostino Roncallo, Marcello De Dominicis, Gloria Berloso, Vanni Floreani, Jessica Lombardi Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Cronaca THE DUBLIN LEGENDS GLI EX “DUBLINERS” FINALMENTE IN ITALIA!

A Bondeno, in occasione di “Eire! La festa” è ritornato il mitico gruppo irlandese, diciotto anni dopo l’unico concerto italiano del 1995: viviamo questi magici momenti insieme a loro... cronaca esclusiva di Renata Baraldi

Gerry O’Connor, Eamonn Campbell, Patsy Watchorn e Seán Cannon... sono The Dublin Legends! Tutte le foto del servizio © Renata Baraldi

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bituata come sono a seguire The Dublin Legends (The Dubliners fino all’anno scorso) per mezza Europa, quando sento che stanno per venire in Italia quasi non credo alle mie orecchie. Nella loro lunghissima e variegata carriera sono venuti in Italia una volta soltanto, nel 1995, poco prima che Ronnie Drew lasciasse definitivamente il gruppo. Questo

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concerto a Bondeno (FE), nel contesto di “Eirelafesta”, si prospetta un evento straordinario. “Eire! La festa dei suoni d’Irlanda” è un susseguirsi lungo tre giorni di concerti, workshops di musica e danza e sessions improvvisate. Musicisti irlandesi e amanti della musica irlandese convergono qui da ogni parte e suonano, cantano, e poi suonano e cantano ancora.

L’ambientazione basso padana e il caldo umido di fine agosto rendono lo scenario lievemente surreale ma l’entusiasmo è autentico e la musica affascinante e misteriosa come sempre. Arrivo a Bondeno la domenica pomeriggio, non potendo muovermi prima, e raggiungo The Dublin Legends al Caffè Officina, dove tre dei quattro membri del gruppo siedono


Cronaca

fuori bevendo caffè. Ci sono Seán Cannon, Éamonn Campbell e Gerry O’Connor (“Patsy non sappiamo dov’è…”). Gerry, il “giovane” del gruppo, suona il banjo e il violino ed è arrivato dopo che Barney McKenna, suo maestro e ultimo membro della formazione originale dei Dubliners, si è spento improvvisamente nel 2012 durante le celebrazioni per il cinquantesimo del gruppo. La perdita di Barney è stata uno shock terribile ma, come lo stesso Barney amava affermare, “è troppo tardi per fermarsi adesso”… Gerry, un musicista straordinario, sostituisce Barney per i concerti rimanenti e resta quando, alla fine del 2012, anche il violinista John Sheahan (48 anni coi Dubliners) si ritira e il gruppo decide di continuare con un nuovo nome. Seán sembra un po’ assonnato e racconta che la sera prima c’è stata musica fino alle cinque del mattino, per strada, nel caffè dove sono adesso, in altri bar della piazza. Il loro hotel è pure in piazza e io dico, comprensiva: “Non ti hanno

lasciato dormire, eh?” “No, no… ero là anch’io, a suonare con tutti gli altri…” Dimenticavo che Seán è un nottambulo, e a oltre settant’anni regge ritmi che stroncherebbero gente molto più giovane. Éamonn nel frattempo ha scoperto che gli sgabelli del bar sono perfetti per le sue esigenze di scena

e tramite me chiede ai ragazzi all’interno se ne può prendere uno in prestito. Intanto la radio del bar suona “Live At Vicar Street”, CD dal vivo dei Dubliners. Seán e Éamonn vanno a riposare e Gerry e io facciamo un giro in paese, fermandoci per strada ad ascoltare un gruppo di violinisti e finendo poi in un locale dove un altro gruppo con violini e flauti suona musica che Gerry mi informa essere originaria di County Tipperary, da dove lui stesso proviene. Durante la nostra passeggiata, diverse persone si fermano a parlare con lui, sue vecchie conoscenze, nessuna delle quali italiana. Il senso di straniamento si fa più intenso…

Finalmente arriva anche Patsy Watchorn, la penultima leva del gruppo, giunto nel 2005 dopo il ritiro di Paddy Reilly. Tutti insieme, accompagnati da volenterosi locali che si sono messi a disposizione, ci rechiamo al palatenda dove il concerto è stato spostato in vista di possibili temporali (poi puntual-

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Cronaca

mente verificatisi). Ha luogo un rapido soundcheck (durante il quale capita di sentire canzoni non in repertorio, come “Further Along”, “The Last Rose of Summer”, e anche cose come “That’s All Right Mama” di Elvis…) Si torna in paese per una cena veloce e poi di nuovo tutti al palatenda. La zona circostante si sta

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rapidamente popolando. Si può prendere da bere (Guinness in particolare) e da mangiare e ci si può sedere ai tavoli di legno approntati nel prato antistante. Curiosi personaggi con cappelli da leprechaun e bandierine irlandesi si muovono fra la folla. Nel palatenda intanto un gruppo di ragazzi giovanissimi suona per chi

è già entrato, seguito da Alberto Morselli, ex Modena City Ramblers (ignaro forse che a pochi metri di distanza è seduto Patsy Watchorn, fondatore ed ex membro dei Dublin City Ramblers…) E poi è il momento di The Dublin Legends. Il pubblico li applaude freneticamente – li aspettavamo da tanti anni, e adesso ci sono davvero! Come riscaldamento si parte con “The Irish Washerwoman”, una jig ben nota, suonata da Gerry al violino. Non si riesce a star fermi, bisogna battere le mani a tempo… poi, catturato il pubblico – se mai ce ne fosse stato bisogno – i “ra-

gazzi” alternano classici cantati come “Black Velvet Band”, “Dublin In The Rare Auld Times”, “Whiskey In The Jar”, “Poor Paddy On The Railway”, “The Nightingale”, “The Wild Rover” a strumentali come “The Fermoye Lassies/Sporting Paddy” e “The Belfast Hornpipe/ Flowers of Redhill”. “Dirty Old Town”, famoso pezzo di Ewan Mc-


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Coll, è stato recentemente riarrangiato in chiave più blues e la performance vocale di Patsy, unita ai virtuosismi di Gerry ed Éamonn, ne fa un numero entusiasmante. Seán canta di un fiato “Rocky Road To Dublin”, difficilissima perché non c’è spazio per respirare, e misura le conoscenze del pubblico verificando che tutti sanno benissimo quando battere le mani durante “Whiskey In The Jar”… Di particolare impatto emotivo “To Barney”, in ricordo di Barney McKenna, un misto di bluegrass e tradizionale irlandese, suonato magistralmente da Gerry al banjo e Éamonn alla chitarra, e “Song for PJ”, composta e suonata da Gerry al violino in ricordo del suocero. Il primo brano è trascinante e mozzafiato – per ricordare Barney com’era, allegro, ironico, scanzonato; mentre il secondo è malinconico e struggente – spesso Gerry racconta qualcosa della difficile

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vita di un uomo che oltre ad essere il padre di sua moglie era un caro amico. Si conclude inevitabilmente con “Molly Malone”. Per questa canzone anche Umberto, l’infaticabile organizzatore della tre giorni, sale sul palco e canta con Patsy. E’ un momento molto coinvolgente, in cui tutti sembrano profondamente consapevoli di essere di fronte a delle reali leggende. Lo spirito dei compagni deceduti – Luke Kelly, Ronnie Drew, Barney McKenna, Ciarán Bourke – accompagna questi musicisti ovunque si esibiscano e il ricordo è sempre vivo nel pubblico. Anche per questo si continua, e perché, come diceva Barney, “It’s too late to stop now!”

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Cronaca

Dopo il concerto, The Dublin Legends incontrano le moltissime persone che li hanno aspettati fuori, firmano autografi e si fermano di buon grado a chiacchierare. Quando la folla si dirada, ci si ritrova negli spogliatoi, dove la session continua. Si canta tutti insieme, con Éamonn e Seán che suonano, e anche se non siamo in un pub, l’atmosfera è meravigliosa. Tutti ricorderemo questa esperienza con grande emozione e sarà motivo di orgoglio poter affermare un giorno “c’ero anch’io!” ❖

P.S.

Eamonn ritiene che questo sia stato uno dei festival più piacevoli in cui abbia mai suonato, soprattutto grazie all’ospitalità e all’organizzazione eccellenti di Umberto. Inoltre, ama la cucina italiana e dice che l’hotel aveva un ottimo chef. Come “bonus” extra è riuscito a realizzare un suo sogno di quand’era bambino, visitando la Basilica e la tomba di Sant’Antonio a Padova. E’ stata per lui un’esperienza molto intensa e ha persino pianto lacrime di gioia.

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Argomenti DALLA BRETAGNA: JOA

Dopo 30 anni la musica bretone ritorna su vinile

di Agostino Roncallo

A distanza di trent’anni esce in Bretagna un album folk in vinile oltre che, naturalmente, in formato cd.

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l Gruppo si chiama Joa, un nome molto semplice che rievoca la musica tradizionale bretone in tutte le sue forme, quelle dell’ascolto, della danza, del gioco. Ne fanno parte tre musicisti: Armel an Héjer (voce), Malo Carvou (flauto traverso) e Ronan Bléjean (accordeon). Armel è un cantante dalla voce vellutata che stupisce per la varietà delle sue modulazioni, è un innovatore dalla profonda originalità, legato alla tradizione dei cantori del centro della Bretagna: personalmente mi era già capitato di ascoltarlo in una formazione bretone dal nome “Deus ‘Ta”. Malo è invece un flautista sopraffino formatosi nella Bagad Penhars di Quimper ma anche nelle sale da ballo dove, da ragazzo, accompagnava il nonno accordeonista; ho avuto il piacere di ascoltarlo un anno fa, in quello splendido album che è Jamie McMenemy 4. Infine Ronan Bléjan: Ronan è un accordeonista molto dinamico che ha scelto di dedicarsi a questo strumento a 17 anni, dopo uno stage con Martin O’Connor; è grazie a lui che ho avuto la possibilità di dialogare con i componenti del gruppo per capire come sia nato questo loro primo, bellissimo, album. La prima domanda riguarda proprio la storia del gruppo: vo-

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levo sapere come fossero arrivati a prendere la decisione di formare Joa. Ronan mi spiega di aver conosciuto Malo e Armel durante gli studi universitari a Brest. Mi dice che ognuno di loro aveva seguito la propria, personale, strada per un certo periodo di tempo ma che un giorno di tre anni fa, incontrandosi nuovamente, era venuto loro il desiderio di fare un percorso assieme, di lavorare su una musica soprattutto melodica, evitando armonie come quelle della chitarra e del contrabbasso. In verità le loro strade si erano già incrociate: quelle di Malo e Armel nel gruppo Deus ‘Ta e quelle di Ronan e dello stesso Malo in Jamie Mcmenemy 4: insomma, Joa non è nato per caso ma attraverso un lungo affinamento di esperienze. A questo proposito ho detto loro di aver ben ascoltato l’album di Jamie McMenemy e di essere rimasto favorevolmente impressionato dal lavoro all’accordeon e al flauto traverso sulla traccia “A Day Dawn”, una melodia delle Shetland arrangiata proprio da Ronan e Malo. Ronan mi dice di aver lavorato con un’immagine in testa: l’immagine dell’alba e del sole che sale lentamente nel cielo. Malo invece mi spiega che quel brano era abitualmente suonato col violino e che non è stato facile adattarlo al flauto; per riuscirci è partito da una versione di Lenski, un’aria tratta dall’opera di Eugène Onéguine e messa in musica da Tchaïkowski. Proprio in quell’aria classica lui aveva tro-

vato le intenzioni che avrebbe desiderato mettere in quel pezzo. Ho chiesto anche se esistesse una relazione tra Joa e Kerdenn An Avel, un progetto recente al quale vari musicisti, loro compresi, hanno collaborato. Mi viene detto che Joa è un gruppo mentre Kerdenn An Avel altro non è che una creazione musicale all’interno della quale i componenti di Joa hano invitato e collaborato con Soig Siberil, Xavier Lugué e lo stesso Jamie McMenemy. Il discorso a questo punto è entrato nel merito di questo primo cd dei Joa. Con tutta sincerità, ho detto loro di aver apprezzato la capacità di Armel di modulare la voce in “Yann Nikolas” e che avrei desiderato sapere come avevano lavorato su questo pezzo. Mi ha risposto lo stesso Armel, dicendomi di concepire le modulazioni della voce come una prosecuzione del canto, come se certe note fossero un mezzo di visualizzare melodicamente il sentimento presente al suo interno. Le modulazioni completano la melodia. I tre musicisti aggiungono di aver ascoltato e lavorato molto su “Yann Nikolas” e di aver trovato la linea melodica così bella da non ritenere opportuno di mascherarla con troppi arrangiamenti: «una sonorità molto sobria ci è sembrata essere quella più adatta». La riflessione si è allora spostata su un ricordo di molti anni fa, quello della festa del “plin” di Danoue. Ronan vi era stato da adole-


Argomenti

scente, insieme ai suoi genitori, e lì aveva ascoltato una musica suonata da Bernard Lasbleiz che a quell’epoca faceva parte del gruppo Ti Jaz e possedeva un repertorio importante avendo fatto molte ricerche sulla musica della bassa Bretagna. Quella musica, che aveva registrato su una cassetta, gli era piaciuta moltissimo. Ma quella cassetta, era andata persa. Nonostante questo inconveniente, mi spiega Ronan, ho scoperto che quella melodia mi era rimasta in testa e così abbiamo deciso di inciderla su questo primo album di Joa. Per completare la riflessione sul cd, ho detto ai musicisti che mi aveva incuriosito il pezzo “Les filles de Bréguéro”, praticamente un Gwerz eseguito come un Hanter Dro. Volevo sapere come esso era stato elaborato. La spiegazione è stata più semplice di quanto potessi immaginare: il Gwerz in questione era un “complainte” di antiche origini la cui melodia è basata su una misura a tre tempi che è la stessa struttura dell’Hanter Dro. Dunque, non era stato molto complicato assimilare le due composizioni. Alla fine della nostra chiacchierata ho chiesto loro come era nata la collaborazione con Soig Siberil, un chitarrista che è anche un mio caro amico e a cui Lineatrad ha dedicato diversi servizi. Ronan racconta come la complicità con Jamie e con Soig si sia sviluppata proprio in relazione a Joa.

Tutti loro avevano ascoltato e apprezzato la musica di Soig nel corso degli anni e per questo lo hanno chiamato per collaborare al nuovo progetto. Inoltre, a completare la formazione, era stato chiamato il talentuoso Xavier, contrabbassista. In seguito il sound di Joa (canto, flauto e accordeon) e gli strumenti

a corde (chitarra, bouzouki e contrabbasso) hanno dato vita a Kerdenn An Avel, uno spettacolo cui tutti questi musicisti hanno preso parte e il cui nome significa, letteralmente, “corde al vento”. Ci salutiamo. Progetti per il 2014? Tanti. Venire in Italia? Magari, se possibile, speriamo. ❖

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Interviste PATRICK Q! UN INGLESE IN UMBRIA di Jessica Lombardi www.jessicalombardi.it

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uando ci siamo conosciuti non riuscivo a capire quanti anni avesse. Era uno di quei classici tipi anglosassoni che potrebbero avere dai venti ai cinquant’anni: magro, alto, etereo. Suonava il violino mantenendo una posa statica; anche nei momenti più concitati, in cui tutti si muovevano, lui restava fermo, quasi impassibile. Eppure, dal suo strumento, usciva un’energia che non aveva proprio niente di statico. I suoi soli erano caldi, coinvolgenti e sicuri come quelli dei musicisti che suonano anche per sé, si cullano nella loro musica, e questo si percepisce anche da fuori. Da quel giorno, nel 1996 (o 1997) io e Patrick, in arte Patrick Q Wright, abbiamo suonato spesso insieme e, soprattutto, siamo diventati ottimi amici. La storia di quella Q in mezzo al suo nome è molto divertente come tante delle storie che Patrick racconta, in uno dei primi dischi in cui Patrick compare (siamo a Londra negli anni Ottanta), qualcuno aveva fretta di chiudere la grafica e non si ricordava il nome del giovane violinista ma era certo dell’iniziale…

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doveva proprio essere Q! Così Patrick ha mantenuto la sua Q portafortuna. In quegli anni è diventato un musicista professionista ed ha iniziato a suonare in giro con un gruppo molto conosciuto: i Legendary Pink Dots. Con questa band ha suonato anche in Italia e il destino ha voluto che fosse portato proprio da uno dei pionieri del booking folk italiano: Gigi Bresciani, con cui Patrick ha avuto poi occasione di lavorare ancora. Patrick è di quei personaggi della musica folk e indie italiana, che tutti gli addetti ai lavori hanno incontrato prima o poi e che molti hanno avuto occasione di ascoltare in varie formazioni, ma che non ha ancora avuto l’occasione di emergere come merita. Conoscendolo mi sono fatta l’idea che più volte nella sua vita abbia scelto di non tradirsi,

e di seguire le proprie aspirazioni, prima venendo in Italia, poi decidendo di fare il musicista sempre, anche quando questo è diventato più difficile nel nostro paese (tra l’altro è laureato in Psicologia ed è anche un bravissimo falegname!). Ha collaborato con molti artisti ma ha sempre mantenuto la sua identità forte e riconoscibile, che trova la sua massima espressione nelle sue composizioni. Il suo modo di suonare è in realtà un insieme di stili e lui stesso ci racconta come questi si intreccino nel suo lavoro.


Interviste

Gli ho chiesto di raccontarsi perché credo che abbia molto da dire sia come musicista che come persona.

Come hai iniziato a suonare il violino e come è iniziata la tua carriera di musicista?

Ho iniziato a studiare il violino a 9 anni, ma a 11 anni ho cominciato ad essere un po’ deluso dal fatto che il suono che producevo non era ancora gradevole, né per me né per i mei amici! (invece, dopo solo un anno di chitarra i miei compagni erano già in grado di esibirsi davanti a tutti e facevano colpo con pezzi tipo Stairway to heaven and House of the rising sun!) Solo mia mamma apprezzava quelle note discordanti che producevo. Fortunatamente avevo un insegnate abbastanza illuminato che mi chiese se volevo suonare con l’orchestra della scuola. Quella situazione musicale riuscì ad ispirarmi e a farmi vivere delle belle esperienze. Era un’orchestra abbastanza grande e forte, in grado di sostenere le mie mediocri interpretazioni di Haydn e Schubert! A 14 anni il gruppo irlandese folk “The Gaburlunzies” (la loro cantante era Isla St.Clare che in seguito divenne abbastanza famosa) mi invitò a suonare con loro. Fu così che abbandonai la limitazione dello spartito e trovai la libertà dell’ orecchio. Il mio stile cominciò a prendere forma e le mie dita a seguire la magia. Dal quel momento fino ad ora ho suonato in svariate formazioni e generi musicali: dal Futurista allo sperimentale, fino ad arrivare al folk e al reggae. Quando e perché hai scelto di venire in Italia?

Quando percepisco la natura ciclica della vita mi viene voglia di cambiare e buttarmi in una nuova ventura. Dopo 7 anni a Londra (periodo in cui facevo tournée in Europa con “The Legendary Pink Dots”) e dopo 5 anni a Brighton in cui fa-

cevo l’insegnante di Psicologia mi venne voglia di cambiare tutto. La mia ragazza era di Torino e l’anno precedente avevamo fatto una bella vacanza in Toscana insieme. Così ci venne voglia di cambiare tutto. Abbiamo caricato la macchina con tutte quelle cose che al tempo ci sembravano utili per una nuova vita e siamo partiti verso il sud a cercare la pace! “Headed South for peace of mind” (La mia canzone Acid Jig racconta proprio questa storia). Dopo un po’ di settimane trascorse in un campeggio sulle rive del Lago Trasimeno abbiamo trovato una casa in affitto in campagna ed abbiamo iniziato a fare “i belli della campagna” o “The Fool On the Hill” a seconda del riferimento culturale che uno vuole seguire! Sei più conosciuto come musicista che come compositore ma hai all’attivo anche cd come autore, come Autunno in Umbria; puoi parlarci di come scrivi la tua musica e quali sono i tuoi progetti da solista?

E’ vero che sono più conosciuto come musicista ma comporre è molto importante per me. Ho scritto la mia prima canzone seria quando avevo 12 anni e da allora non ho mai smesso! Ma a parte i “The Legendary Pink Dots”, dove ero io che scrivevo abbastanza della musica, in quasi tutti gli altri progetti che ho portato avanti ho ricoperto esclusivamente il ruolo di musicista. In ogni caso ho sempre continuato a comporre ed a registrare e nel primo periodo qui in Umbria ho fatto tre CD strumentali (disponibili sul www.patrickq.bandcamp. com): “Autumn in Umbria”, “The Sculptor” e “Soundtrack for an Unfinished film”. In più ho anche composto musiche per un CD che contiene pezzi cantati: “Patrick Q: Celtic Fusion”.

Adesso sto lanciando due progetti live, usando alcuni fra i più bravi musicisti in Italia : Patrick Q and Strange Folk, e Patrick Q and Blind Date (www.patrickq.com) Patrick Q e Strange Folk propone una “Nu Folk” con canzoni originali che evoca e riflette l’innovazione e lo sviluppo degli stili che in questo periodo stanno arrivando dal Regno Unito e dall’ Irlanda. Il progetto Patrick Q e Blind Date invece propone una “Celtic Fusioin” in cui le canzoni e le melodie originali (pur sempre con feeling celtico) sono più contaminate dagli altri stili e generi musicali. Fare innovazioni e fusion con la musica folk è sempre un po’ controverso e io per primo ho sentito tanti tentativi disastrosi! Ma siccome ho cominciato a suonare i classici del genere all’età di 14 anni, sento dentro di me la voglia e il bisogno di sperimentare e sviluppare questo genere musicale. Mi emoziona e mi dà ispirazione quando suono e spero che offra emozioni uniche e diverse anche al pubblico. Secondo me le fusioni valide sono quelle organiche, dove diverse influenze vengono filtrate all’interno della musica in maniera naturale, invece di essere imposte artificialmente come una nuova moda. In tutta la mia musica, comunque, la performance e l’insieme dei musicisti vuol dire tutto. Come Roger Waters, divido tutta la musica in due categorie: quella buona che mi smuove dentro, e quella inutile che non mi emoziona.

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Hai collaborato con molti gruppi, quale esperienza ti ha segnato di più?

E’ difficile rispondere a questa domanda senza scrivere un libro! Sono stato molto fortunato in questo campo, ma per non dilungarmi troppo restringo la mia risposta a quando sono venuto a vivere in Italia. Nello studio di registrazione una delle più belle esperienze è sicuramente stata quella di lavorare su “Rachel and the Storm” (un bellissimo pezzo scritto da Luca Lanzi della Casa del Vento) con Elisa. Sentire per la prima volta la sua bellissima voce che volava su un tappeto di archi e chitarre era una cosa da brivido. Inoltre Elisa era adorabile – era lei a fare tutte le telefonate direttamente a noi, non il suo manager o la sua agenzia. Un altro momento da brivido è stato 2 anni fa per San Patrizio al teatro Sachall. Ginevra di Marco ci ha raggiunto (suonavo con Cisco e il suo gruppo) per cantare alcuni pezzi, tra cui c’era una versione particolarmente bella di “She moved through the fair”. Per me Ginevra ha una delle più belle voci in assoluto per questo tipo di mu-

Interviste

sica, paragonabile a Enya e Sandy Denny. A parte queste esperienze, è stato anche molto bello fare lo special guest con “The Chieftans” ma mi è piaciuto ancora di più fare una session acustica con Matt Molloy e il suo chitarrista, nel bar, dopo il concerto! L’Italia ha prodotto alcuni grandissimi musicisti e suonare con persone come Massimo Giuntini o Finaz mi emoziona sempre moltissimo, particolarmente quando vengono fuori momenti spontanei di “dynamic groove” – momenti in cui senza prove, discussioni o spartiti ci si sente come dei protagonisti profondamente intrecciati nello stesso film, con una comunicazione quasi telepatica. Da cinque anni suono con Cisco (L’ex cantante di MCR) e anche con lui e il suo gruppo, ho l’occasione di vivere molti momenti speciali. Il panorama italiano è cambiato molto nell’ultimo decennio. Il fascino della cultura italiana si è in parte offuscato; ti sei mai pentito della scelta di vivere in Umbria?

E’ sempre più difficile suonare in Italia ed è sempre più noioso parlare di tutti i problemi, anche se purtroppo mi accade spesso di lamentarmi dell’immenso potenziale italiano, perso a causa della corruzione e dell’incompetenza. Si, qualche volta ho dei rimpianti ma provo sempre a ricordare il detto Inglese “The grass is always greener on the other side of the fence” (l’erba del vicino è sempre più verde) e sperare che quello che sta succedendo culturalmente in zone come la Puglia possa essere un esempio per il resto dell’Italia. In un articolo recentemente ho letto che quando volevano togliere i fondi alla British Arts Council in Inghilterra, hanno deciso di fare prima un sondaggio. Hanno scoperto che per ogni sterlina investita in progetti culturali e artistici ne hanno guadagnate due in biglietti, turismo, cibo venduto etc. I soldi investiti bene in arte e cultura non solo arricchiscono la vita di tutti ma possono anche essere un buon investimento a livello fiscale! E chissà che anche in Italia … ❖

Biografia Patrick Q Wright inizia a studiare il violino classico all’età di 8 anni. A 13 anni si esibisce con un gruppo irlandese chiamato The Gaberlunzies e, all’età di 19 anni, inizia a registrare album per la Polydor e a fare tourneé in tutta Europa con gli Sprigans, un gruppo inglese folk/ rock. In seguito suona il violino e le tastiere con i The Legendary Pink Dots con i quali incide 13 Cd e gira l’Europa facendo numerose tourneé. Questo è il periodo della collaborazione con Martin Bell (The Wonder Stuff), Danny White (Matt Bianco) e Warne Livesly (Julian Cope, Talk Talk e Deacon Blue). Dal 1992 Patrick risiede in Italia. In questo paese ha partecipato

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a tutti i piú importanti festival di musica Celtica e Irlandese tra cui Arezzo Wave (3 volte) e ha fatto da spalla a Jan Garbarek, Jimmy Cliff e Bob Geldof per citare alcuni nomi. È stato invitato a suonare sul palco dagli Chieftains quando si sono esibiti all’Appennino Festival in Emilia Romagna. Patrick ha inoltre inciso e fatto tourneé con Cisco e La Casa Del Vento e si è regolarmente esibito come ospite con i Modena City Ramblers e la Bandabardò In questo periodo suona violino, mandolino e viola con Cisco (ex cantante dei MCR) ed è il cantante e il violinista del gruppo irlandese celtico Dagda.

Ha suonato e arrangiato gli archi per Elisa in “Rachael and the Storm”. Patrick ha lasciato la band Casa del Vento ed è divenuto il violinista stabile di Cisco con cui incide e suona regolarmente da cinque anni. Porta inoltre avanti due progetti “Patrick Q e Strange Folk (Nu folk) e Patrick Q e Blind Date (Celtic Fusion). Quest’estate Patrick ha inoltre preso parte allo special reunion concert di The Legendary Pink Dots a Tel Aviv che è adesso disponibile in live DVD distribuito in America e che sarà presto in uscita anche in Europa. www.patrickq.com


Cronaca “Verso il silenzio” è il sottotitolo della sesta edizione del Festival del Canto Spontaneo che si è svolta tra Venezia, Udine e la Carnia, nell’alto Friuli, nelle giornate dal 4 al 6 ottobre 2013.

FESTIVAL DEL CANTO SPONTANEO di Vanni Floreani

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n silenzio che suggerisce, nella declinazione delle giornate, una possibile strada verso il tempo della riflessione e della meditazione, dell’individuazione di un luogo della crescita e del passaggio, che ben si sposa con la lentezza della tradizione. Il canto spontaneo, una pratica vocale delle aree montane di radice arcaica che nell’alto Friuli ha trovato particolare diffusione nella liturgia popolare con la sua forma caratteristica di canto a due voci, in relazione di terza. Voci di gola, voci femminili, come quelle del Trio di Givijano (Givigliana) da cui il festival trae ispirazione, voci che cantano in lingua friulana o latina, un latino alterato dalla trasmissione orale, mantenuto nel tempo nonostante l’incidenza della norma prescritta dal Concilio Vaticano II che ne prevedeva l’esclusione dalla liturgia. Organizzato dall’Associazione Culturale Furclap di Udine, presieduta da Giovanni Floreani, con la collaborazione di Novella del Fabbro, anima del Trio di Givijano, il Festival ha visto la sua apertura il 26 marzo. Si è iniziato con il concerto dell’Onoranda Compagnia di Cercivento al Museo Etnografico del Friuli di Udine e, attraverso il concerto dei Cantori di Viganella, (Verbania) tenutosi nel locale Fogolar Furlan di Roma nel mese di giugno, è giunto al consueto appuntamento del primo week end del mese di ottobre con un fitto calendario di eventi articolati in diversi modi e luoghi.

La croce di Lorena

Si parte con la nascita e il declino di Venezia, temi dello spettacolo inaugurale al Teatro Kolbe di Mestre, “I suoni di Venezia”, una perfomance organizzata in collaborazione con l’Associazione Nemus, in cui immagini (Marian Mentrup), parole (Alberto Madricardo) e suoni (Giovanni Floreani, Predrag Mariç e Tony Pagliuca) intrecciano suggestioni lievi come giochi nell’acqua. Una costante nella tradizione del Festival, la presenza del nesso tra passato e presente. Ogni edizione

ha al suo interno la rielaborazione del tema portante e il silenzio è anche tema centrale degli interventi musicologici delle studiose Magda Minotti e Stefania Colafranceschi al Museo Etnografico del Friuli di Udine che ha condiviso con il Museo di Civiltà Contadina di Farra d’Isonzo, in provincia di Gorizia, in una sorta di staffetta, il pomeriggio di sabato 5 ottobre. A raccoglierla, la conferenza di Pier Franco Midali, ricercatore appassionato e referente dei Cantori di

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Cronaca

alla voce di Barbara Zanoni, in un concerto che trasferisce nella contemporaneità il profilo sacrale della tradizione attraverso un trascolorare continuo di mondi, lingue e suoni. Si canta a Givigliana, l’intera giornata. Cantano le donne di Casaso insieme a quelle di Val Resia, camminando abbracciate lungo le strade del paese. Si canta e si balla nell’osteria alla prima legna da ardere d’autunno. Fisarmoniche e chitarre a segnare un festival che nel convivio trova la sua forza e la sua vitalità. È l’incontro l’autentico luogo, un incontro tra persone magicamente attratte dai luoghi più lontani in questo minuscolo paesino d’alta montagna, che apre il festival alla possibilità di creare nuove reti, nuove connessioni, permettendogli di divenire sempre più un evento in transito che si crea dove c’è ancora essenza di tradizione, perché,

Presentazione a Roma

Viganella, cantoria tra le più antiche del Nord Italia seguito dall’excursus sul canto patriarchino di tradizione orale delle diocesi del Friuli, Veneto, Istria e Quarnero del musicologo David Di Paoli Paulovich. E’ la croce di Lorena, con due o tre bracci trasversali, il simbolo della giornata conclusiva. Una croce di nocciolo, che serviva a proteggere le colture e che in Carnia veniva utilizzata nelle processioni rogazionali del giorno di San Marco. La processione di Givigliana accoglie i convenuti con le voci dell’Onoranda Compagnia dei Cantori di Cercivento, rara espressione di cantoria maschile friulana, dallo statuto datato 1761, che canta in stile antifonale disponendosi ai lati dell’altare. Il racconto di Celestino Vezzi, esperto ricercatore e componente dell’Onoranda Compagnia si snoda lungo l’arco del pomeriggio, insieme alle voci di un gruppo di canterine di Casaso, nella Val d’Incarojo in

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Cantuors di Cerçuvint

Carnia, Las Puemas di une voote, portatrici di una tradizione lontana nel tempo se si pensa che una delle sue rappresentanti, Ines di Gleria data la sua nascita al 1925. La chiusa del Festival è affidata al chitarrista croato Predrag Mariç, e

parafrasando una delle poesie di Alda Merini magistralmente musicate ed interpretate da Mariç e Zanoni: ogni giorno che passa/fiorisce un usignolo/di bel canto sul ramo/ che fa qualche richiamo/modesto richiamo/alla povera vita. ❖


Cronaca

Barbara Zanoni e Predrag Mariรง

Las Puemas di une Voote

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Interviste MASSIMO DONNO: AMORE E MARCHETTE, IL NUOVO ALBUM di Loris Böhm

E’ una intervista legata in qualche modo all’uscita del disco “Amore e marchette”. Quello che appare a prima vista è il titolo dichiaratamente provocatorio. Ma i testi delle canzoni contenute nel CD parlano anche di altro. Una carrellata di vita ordinaria e banale che in realtà non lo è mai, forse in questo risiede la provocazione: indagare a fondo sulla nostra quotidianità?

Sicuramente l’idea di mettere il naso nella normalità della vita quotidiana altrui è una cosa di per sé stimolante, una forma di voyeurismo legittimato dall’arte. Non credo che ci siano vite migliori o peggiori delle altre. Forse siamo noi ad avere un determinato tipo di occhio che seleziona e considera qualcosa più o meno banale. Io credo che però ogni persona possa stupirci, chiusa in casa, nel suo habitat, o nella pubblica piazza. Il paradosso, su cui cresce la provocazione, è proprio la costatazione di come l’uomo sia un animale da un lato complesso ma che riesce a cadere comunque nelle ciclicità, e di come non ne riesca a fare a meno. Ma la banalità che mi spaventa di più è la presunzione, la cattiveria, l’essere approssimativi. Quello che fa si che esista una distinzione tra banalità e semplicità. Momenti di dialogo, momenti di strumentazione, in un tourbillon di sensazioni. L’affronto della denuncia di una situazione sociale viene in questo modo sussurrata, appena percepita, non urlata o sferzata come accade nelle performance di altri cantautori che evidentemente cercano l’impatto plateale. Una tua scelta o casualità?

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Credo che la scelta di optare per una determinata modalità di “fare denuncia” faccia parte di quello che comunemente chiamiamo stile. Da un lato ci si trova, solitamente, a forme di denuncia urlate, dall’altro lato ci troviamo ad avere a che fare con forme criptiche, al limite dell’ermetismo e quindi con una forma di estetica in cui io non mi ritrovo. Mi piace parlare di socialità come se parlassi al mio vicino di casa, come quando parlavo del tempo con mia nonna. E’ per questo che in brani come “Valzer del lavoratore atipico” non parlo di Kamikaze, ma faccio parlare direttamente il Kamikaze. Le sonorità tradizionali si amalgamano, incalzano, le ritmiche inserite al posto giusto, ogni brano fa storia a sè. L’impressione è di un’album sofferto, meditato da una lunga lavorazione, dove persino la grafica del supporto non è casuale... il libretto, essenziale ma completo di testi, elegante ma non ridondante di effetti speciali fine a se stessi... Un prodotto in definitiva cui non vedo controindicazioni. Mi sembra concepito per poter piacere ad una grande platea di ascoltatori e appassionati. A volte ascoltando i di-


Interviste

vita appartiene ciò che definiamo realtà. È per quello che un discorso professorale, lo sproloquio di un pazzo nella piazza del paese, i farneticamenti e le consapevoli bugie di un bambino, hanno lo stesso valore e meritano lo stesso livello di attenzione. Per questo credo che la scelta del mio modo di narrare non sia un limite da superare. Semmai da integrare con altre forme di sperimentazione del linguaggio ed è un po’ quello che sto cercando di fare con i nuovi brani.

schi che arrivano in redazione faccio fatica ad associare un nostro lettore, presumibilmente appassionato di musica folk, interessato all’acquisto del CD oggetto della recensione. A volte si tratta di dischi dichiaratamente rivolti ad un pubblico selezionato, difficili, sperimentali... stravolgono le regole, vorrebbero essere “unici” nel contesto musicale. E il tuo stile invece?

Se è vero che “siamo quello che mangiamo”, siamo anche quello che ascoltiamo, quello che vediamo al cinema, quello che leggiamo. Questo ci entra sottopelle, diventa il nostro modo di vedere le cose, di percepire e decodificare il nostro circostante. Io credo che ognuno di noi, in quello che fa, abbia in sé la sommatoria e, si spera, il superamento e la sintesi, di quello che vive e che ha vissuto. Il mio stile non credo sia la risultante di tante scelte “a tavolino”. Credo piuttosto che sia l’espressione più immediata di quello che mi piace, di quello che diviene funzionale alla trasmissione di un messaggio. Mi piace pensare al termine “strumento musicale” come un canale, un mezzo, uno strumento, appunto, necessario a fare in modo che A parli a B. Il live è la possibilità più democratica che esiste per fare in modo che B risponda e dia un feedback ad A.

“Amore e marchette” gradevole ma incisivo, così semplice e distensivo che lascia la mente libera per sondare lo stereotipo di una vita che vorrebbe essere diversa ma nella quale chiunque si può riconoscere... i propositi sono niente male, ti aspetti che riscontri successo di critica e vendite oppure lo consideri solo un trampolino di lancio? Gli sviluppi futuri del tuo progetto artistico si incanaleranno su questi schemi oppure sperimenterai cose nuove?

Io spero che “Amore e Marchette” possa rappresentare la prima tappa di un lungo viaggio. In questa prima stazione ho visto e raccontato delle cose. Spostandomi di latitudine io credo che andrò a raccontare cose diverse, nella forma musicale e nella sostanza delle narrazioni. Nel frattempo mi innamorerò di altre storie, di altre figure, di altri climi e probabilmente svuoterò la mia valigia di cose che riterrò inutili fardelli. Lo stile sicuramente avrà qualcosa in comune con questo primo lavoro, a meno che, oltre a cambiare tappa io non cambi anche gli occhiali, il che non solo non lo escludo, ma probabilmente lo auspico pure! Adesso mi rivolgo ai nostri lettori: non mancate di prendere in considerazione questo disco. Io l’ho già memorizzato sul mio iPad e me lo porto in giro... credo che ci resterà per un bel pezzo! A volte l’innovazione consiste nel rispetto delle emozioni e delle sensazioni dell’ascoltatore, e un suono pulito che scorre come un torrente, senza intoppi, senza boati o calme piatte, ma con una cadenza mai ripetitiva, può valere quei dodici euro richiesti per l’acquisto! ❖

Contrariamente a quello che mi succede a volte ascoltando album di certi cantautori che per essere originali a tutti i costi, fanno venire l’emicrania all’ascoltatore, la percezione non è traumatica ma discorsiva, propositiva, la consideri un’arma vincente o un limite che dovresti superare col tempo?

Mi piace l’idea che un brano, e la storia che si racconta per il suo tramite, possa giungere all’ascoltatore con gli stessi registri di quando si narra seduti ad un tavolino di un bar. Naturalmente non tutti gli ascoltatori hanno la stessa esigenza di ascoltare storie. Io mi rivolgo soprattutto a persone che, come me, sono fameliche di storie, aneddoti. E non importa che siano storie vere o storie false. Il surreale appartiene alla vita vera quanto alla

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Eventi

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Eventi Il Festival di World Music a Cagliari dal 21 al 23 Novembre

BABA SISSOKO, FRANCESCO DEMURO, ANTONIO ZAMBUJO E “DANZE DAL MARE”: DA MALI, PORTOGALLO E SARDEGNA I GRANDI OSPITI DEL PREMIO ANDREA PARODI Comunicato Stampa

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al Mali al Portogallo, sino alla Sardegna: saranno Baba Sissoko, Francesco Demuro, Antonio Zambujo e il progetto “Danze dal mare” gli ospiti della sesta edizione del Premio Andrea Parodi, in programma dal 21 al 23 novembre al Teatro Auditorium Comunale di Cagliari con la direzione artistica di Elena Ledda. A loro si unirà la friulana Elsa Martin, vincitrice della scorsa edizione del Premio. Baba Sissoko è un musicista griot e polistrumentista, uno dei maggiori esponenti africani di musica etnica e jazz, da anni impegnato nella diffusione della tradizione musicale del Mali in ambito internazionale. Francesco Demuro, che riceverà il Premio Albo d’Oro 2013, è un ormai notissimo tenore che da Porto Torres è arrivato alla fama mondiale partendo dalla tradizione del Canto a chitarra logudorese, proprio come il suo compaesano Andrea Parodi. António Zambujo, portoghese, è uno dei maggiori cantanti e compositori di fado odierni, cresciuto ascoltando il “Cante Alentejano” che ha influenzato la sua formazione musicale. “Danze dal mare” è un progetto nel quale il Barocco incontra la musica popolare su composizioni originali e direzione di Mauro Palmas che si esibisce con l’Ensemble Rigel Quartet e David Brutti. Le serate del Premio, che è l’unico concorso italiano dedicato alla world music, saranno a ingresso gratuito, condotte da Ottavio

Nieddu con la partecipazione di Gianmaurizio Foderaro. Come già annunciato, i dieci finalisti selezionati dalla commissione istituita dalla Fondazione Andrea Parodi, organizzatrice della manifestazione, saranno: Alfina Scorza (in cilentano), Canto Antico (in napoletano), Damm & Dong (in napoletano), Dominique (in siciliano), Francesca Incudine (in siciliano), Jerbasuns (in friulano carnico), Rusò Sala e Caterina Fadda (in catalano), Sara Marini (in sardo), Tres Cordes (in occitano), Unavantaluna (in siciliano). I finalisti si esibiranno davanti a una Giuria Tecnica (addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore. Nel 2011 il Premio è andato a Elva

Lutza (Sardegna), nel 2010 a Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 a Francesco Sossio (Puglia). Durante le serate verrà ricordato con video e con tributi da parte di tutti i concorrenti e ospiti Andrea Parodi, grande musicista passato dal pop d’autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e rielaborazione delle radici. Un artista fondamentale per la musica sarda ma anche per quella italiana, che nel tempo è diventato un riferimento internazionale della world music intrecciandosi anche col jazz e collaborando con artisti come Al Di Meola e Noa. ❖ Per maggiori informazioni: www.fondazioneandreaparodi.it fondazione.andreaparodi@gmail.com Ufficio stampa: Monferr’Autore monferrautore@gmail.com 339-3460369

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Argomenti LE GRANDI E GIOVANI CANTANTI DELLA NUOVA MUSICA ETNICA ITALIANA: ELSA MARTIN E LAVINIA MANCUSI di Marcello De Dominicis

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ai, come in questo periodo, si trovano, nel nostro paese, nuove ed interessanti cantanti nell’ambito del nuovo folk revival italiano, eredi del talento di artiste del calibro di Caterina Bueno, Giovanna Daffini, Rosa Balistreri, Maria Moramarco, Giovanna Marini, Elena Ledda, Lucilla Galeazzi. Credo sia arrivato il momento di iniziare a parlarne. Oggi ne presento due: Elsa Martin una delle voci più belle ed interessanti del panorama italiano dell’etno-jazz: e Lavinia Mancusi, straordinaria protagonista della nuova canzone romana e della musica del centro-sud dell’Italia.

Cominciamo a scoprire chi è Elsa Martin Friulana di Tolmezzo, trentenne, cantante, autrice, diplomata in canto jazz, con il massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio di Klagenfurt (Austria). Si perfeziona a Roma sotto la gui da di docenti prestigiosi, quali: Diana Torto, Fabio Zeppetella, Roberto Spadoni, etc. Nel 2005/2006 è allieva dello Iat Gong (Istituto per le Arti Tradizionali), con sede a Genova, dove studia con personalità di livello mondiale come, Tran Quang Hi, Joji Hirota, Frederich Glorian. Oltre a cantare in diverse formazioni musicali jazz, Elsa è impegnata, inoltre nella ricerca del patrimonio etnico del Friuli, che la vede coinvolta in progetti musicali di ripresa e reinterpretazione del

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Elsa Martin


Argomenti Lavinia Mancusi

repertorio friulano, oltre che nella scrittura di brani originali. Nel maggio del 2012, ha inciso il suo primo album “vERsO”, che si è imposto, immediatamente, come uno degli album, più significativi, dello scorso anno, riscuotendo un grande successo di critica e pubblico e, collezionando, una serie di riconoscimenti importantissimi. Vincitrice del Premio Andrea Parodi, finalista al Tenco, terza classificata al Premio città di Loano (dietro Enzo Avitabile e Mario Incudine!), finalista con menzione speciale, per la migliore interpretazione, al Premio Bindi… ed ora semifinalista al Premio De Andrè. Questi sono tutti i suoi straordinari biglietti da visita nell’ultimo anno, che l’ha vista anche, aprire i tour di Al Di Meola ed Alice. Fedele al suo progetto di fare musica d’autore Elsa, è arrivata alla visibilità nazionale, senza cedere ad alcun compromesso. Canta soprattutto in friulano, ma non disdegna l’italiano, l’inglese e, a volte, perfino, il sardo. La sua vocalità è straordinaria, ricca di timbri

di vari toni, di sfumature piene di colore, con largo spazio ad interpretazioni ricche di intensità emotiva, che riescono a catturare l’attenzione di chi ascolta. Talmente versatile, da mischiare e contaminare egregiamente stili e musicalità diverse, con ampio spazio dedicato, anche, a riuscite improvvisazioni vocali, che rendono davvero magiche le sue esibizioni live. “vErsO”, ovvero, direzione, è il suo primo e, riuscitissimo, album che contiene canzoni che guardano al futuro, pur affacciandosi, a volte, al passato. Infatti, il rispetto per la propria storia, nell’interpretare, alcuni brani traditionali ed il legame con le sue radici, appare già nella scelta linguistica, il friulano, voluta da Elsa, sia pure effettuata in maniera personale e molto moderna. Non posso dimenticare di citare le sue belle e moderne riletture di ballate popolari come: “O staimi atenz” (brano tradizionale natalizio) un vero è proprio gioiello sonoro e “Al vaive ancje il soreli”

arrangiata in maniera perfetta dal chitarrista, Marco Bianchi, vero e proprio, “deus ex machina” di tutto l’album. Notevoli anche le sue composizioni come “Dentrifur” e “La lus”, fresche, dai ritmi avvolgenti e coinvolgenti che rimangono indelebili per la loro bellezza. La grande capacità di Elsa, è fatta di tante facce diverse che lei armonizza con il talento ed i molteplici usi che fa della sua voce, piena di sonorità, a volte dolci, a volte più potenti. Altro pregio e quello di creare assieme al paroliere, Stefano Montello, un mondo poetico e maturo. Ultima sua fatica discografica è il singolo, appena uscito, “Il trucco”, scritta assieme alla sua collega, cantautrice friulana, Rebi Rivale. “Il Trucco” è una canzone che riprende le invenzioni degli chansonnier francesi, gioiosa e malinconica, fatta di visioni ed immagini che danzano su una melodia dall’incedere un po’ retrò, un po’ sognante, un po’ strano e sicuramente particolare.

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La chitarra di Marco Bianchi suonata con la solita perfezione cristallina e una voce espressiva che tratteggia, con maestria, il bel testo e una fisarmonica, volutamente un po’ scomposta. “Il Trucco”, il cui protagonista è un pagliaccio che opera nelle corsie ospedaliere, vuole dare speranze ai malati come un novello Patch Adams. Con la sua maschera e la sua gestualità egli vuole portare un sorriso e un attimo di divertimento a chi lo incontra. Però, nonostante questa missione bella e disinteressata, dietro la sua maschera, su cui è disegnato un sorriso, però, oltre a consegnare gioia, trattiene in sé un po’ del dolore e della tristezza di tutti, portandoseli dietro al trucco: “Rosso di gomma il naso, rosso il mio sorriso, sotto il trucco copre tutto, tutto...”. Una canzone, anche, dal sapore autobiografico, perché Elsa lavora, anche, con la musicoterapica presso la scuola “Music Art” di Udine. Mi piace riportare un suo pensiero su questo suo ultimo lavoro: “Volevo grinta senza eccessi, e tematiche che restassero, non le solite. Sebbene pure l’amore si possa ancora raccontare con stupore”. Dietro “Il trucco” di un clown ci sta un volto, magari malinconico. Girovagando per le corsie d’ospedale ne avrà assorbite di negatività, di malesseri, di malvivere, di sofferenza. Niente, “…un pensiero a gente coraggiosa”. Potrei continuare a parlare a lungo di questa straordinaria cantante ma vorrei che la scopriste da soli, guardando il suo sito, i suoi video, vale davvero la pena! Termino con un’altra sua frase che mi ha colpito, riportata nel libretto del c.d. “vERsO” e riferita a lei ed al suo chitarrista, Marco Bianchi: “Ed infine grazie alla musica. Grazie per averci scelto come tuoi messaggeri. La nostra promessa è di onorarti fino all’ultimo respiro”!

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Argomenti Lavinia Mancusi

Lavinia Mancusi Dopo Elsa Martin, vi voglio far conoscere, qualora non ne abbiate mai sentito parlare, Lavinia Mancusi, grande cantante e polistrumentista. romana (suona molto bene il violino, la chitarra ed il tamburello!), ma di origine campana (Cava dei Tirreni), Lavinia, nonostante la giovane età, appena ventinove anni, vanta, già una carriera di tutto rispetto, cominciata molti anni fa. Lavinia comincia, infatti, lo studio del violino a soli 7 anni anni nella celebre “Scuola Popolare di Musica del Testaccio”. Nel 1997 vince il Premio Speciale della Giuria per violino nel concorso “Arturo Toscanini”. Nel 2006, a ventidue anni, c’è l’incontro con la musica popolare attraverso la persona di Nando Citarella, straordinario percussionista e cantante, conosciuto per le sue esibizioni in Rai e per il gruppo “Tamburi del Vesuvio”, che diventa il suo maestro di canto lirico e percussione. Dal 2008 entra a far parte come danzatrice, violinista e voce solita, proprio, nei “Tamburi del Vesuvio” dove si mette subito in evidenza per la sua incredibile presenza scenica e per la sua bravura come polistru-

mentista. Nel frattempo, perfeziona la tecnica vocale con Lucilla Galeazzi e Gabriella Aiello. Con maestre di questo calibro, comincia, subito, a decollare la sua carriera solista, sia con i primi concerti, sia con il teatro. Partecipa infatti a spettacoli importanti come “Epos” di Vincenzo Zingaro, ”Nannarella” di Anna Mazzamauro, con la regia di Pino Strabili e Rugantino assieme ai Musici Romani. Con i concerti cresce la sua popolarità e, Lavinia, mette a punto, assieme al percussionista Gabriele Gagliarini il progetto dell’album, “Semilla”, uscito all’inizio di quest’anno, dove stili e culture musicali, mescolate tra loro in continuo dialogo e scambio reciproco, germogliano e diventano semi pieni di sonorità diverse. Si passa dalla cultura del Mediterraneo al flamenco, dal sudamerica all’oriente, dalla musica romana alla napoletana. L’album vuole essere un viaggio e, insieme, una metafora del presente, una semina di suoni, in cui la tradizione italiana è ispiratrice e filo conduttore tra passato e presente. Molti sono gli omaggi che il suo disco tributa a chi l’ha preceduta da Gabriella Ferri in “Fado Roma-


Argomenti

nesco a Rosa Balistreri con “Omanaje a Rosa (Cu ti lu dissi)”, da De Andrè con una meravigliosa cover di “D’a mae riva”, a Caterina Bueno con “Ballata per Maddalena, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare con “Angelarè” a Roberto De Simone con “La Tarantella del Bosforo” Graziella di Prospero (purtroppo recentemente scomparsa). Ma tutti i brani sono completamente rivisti e riarrangiati da Lavinia e da un supergruppo di ottimi musicisti tra cui spiccano il succitato, Gabriele Gagliarini, Riccardo Medile al liuto Lavinia Mancusi e Marco Bianchi, secondi al Biella Festival spagnolo, chitarra e oud e il bravissimo violinista albanese, entrata anche, come voce solista, Olen Cesari. nell’Orchestra Popolare Italiana diOltre a questo, nel disco e nei retta da Ambrogio Sparagna che suoi concerti troviamo anche piz- l’ha portata ad esibirsi in tutta Italia. ziche, tarantelle, tammurriate e La sua carriera è oggi in grande molte canzoni prese dal repertorio ascesa anche per la partecipaclassico napoletano come, Cicere- zione ad altri importanti progetti e nella e Jesce sole, e dal repertorio formazioni come la Takadum Orlaziale con ballate liriche e stornelli. chestra, il trio “L’Amori Vostri”, con La cosa che la distingue dalle al- Rita Tumminia e Monica Neri e la tre cantanti è l’attenzione al ritmo “Medfree Orchestra”. che è molto curato anche nella Lei si racconta così, ora in maparte melodica del repertorio e il niera scanzonata e divertente, ora miscuglio delle nostre sonorità con in maniera profonda. Leggete come la musica sudamericana portata in si descrive e come parla del suo dote a Lavinia dal percussionista lavoro: “Da piccola odiavo il mio Gabriele Gagliarini, di origine suda- nome: nessuno lo capiva. Oggi, inmericana. vece mi piace, io ed il mio nome Ascoltate ad esempio, nel disco ci siamo capiti, e ci tolleriamo e ci il bellissimo tradizionale peruviano sosteniamo a vicenda. “El Negrito Chinchivi” o il brano Lavinia, nel mito, è la sposa messicano, “La Llorona” (la donna di Enea… Il concetto di mito, di piangente) per rendervi conto del notte dei tempi, di età dell’oro mi grande lavoro che ha fatto la Man- ha sempre affascinato e questo cusi nel misurarsi con dialetti ita- amore è palese anche nella muliani diversi mischiati allo spagnolo sica che ho scelto per la mia vita. ed al messicano. La musica tradizionale parla, in Una voce straordinaria acuta e un certo senso, di un mondo che piena di timbri diversi. non c’è più, ma che si ha ancora il Nell’ultimo anno Lavinia Mancusi bisogno di evocare, perché foriero ha davvero fatto “Bingo”, perché è di insegnamenti per il presente,

e, perché, parla al cuore umano delle proprie radici, della propria cultura, quindi della propria dignità. L’amore per la mia terra mi ha trasportato, come un vento, verso un incontro fortunato, dopo quello con Nando Citarella che è stato mio maestro e mentore per 5 anni, quello con Ambrogio Sparagna e con la sua Orchestra Giovanile Popolare, che mi ha dato modo di procedere nella scoperta del repertorio tradizionale Italiano. Un amore profondo e viscerale mi lega a questa “terra di mare”. Amo scavare nelle voci e nelle musiche dei popoli e vi riconosco le mie… e questo ritrovarmi altrove è il senso del mio cammino”. Vi invito ad ascoltare e comperare “Semilla”, ad osservare il suo sito, ed a scoprire questa bravissima cantante vi emozionerà per i suoi virtuosismi e le sue tante sfaccettature. Sono sicuro che, in futuro, ne sentiremo ancora parlare. Per questa volta è tutto, ma nei prossimi numeri del nostro giornale, dedicheremo un articolo ad altre straordinarie cantanti italiane, Matilde Politi, in primis! ❖

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Argomenti IL GRUPPO FEMMINILE “MALMARITATE”... SENTIREMO PRESTO PARLARE DI LORO di Loris Böhm

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n nuovo progetto della Narciso Records si sta affermando nella nostra penisola: il gruppo femminile delle “Malmaritate” che si impadronisce di una tematica molto sentita in questo periodo, il femminicidio, la violenza sulle donne. Terreno fertile, siamo d’accordo, ma loro ci mettono i loro suoni, i loro ritmi, un impasto di tradizione del sud sommata ad effetti teatrali per raccontare nel migliore dei modi, un caso che ormai appartiene alla quotidianità. Come specifica Gabriella Grasso in una sua intervista, non si tratta di uno spettacolo “femminista” bensì un “viaggio nell’universo femminile”, avendo come archetipi anche Rosa Balistreri. Su Lineatrad non poteva passare inosservato l’exploit di questo gruppo, iniziato a maggio di quest’anno, con una tournee italiana di gran successo, conclusasi con una tappa importante a Caserta l’8 settembre scorso, suggellata da un “trionfo senza precedenti”, come lo definisce un comunicato stampa locale, quando si sono esibite con il loro originalissimo spettacolo di musica popolare accompagnate dall’attrice Chiara Buratti e il percussionista casertano Luca Rossi. Sarà senz’altro da tenere in considerazione il loro esordio discografico, che avverrà l’anno prossimo per la catanese Narciso Records... noi vi terremo aggiornati sugli sviluppi del loro progetto artistico, comunque potete trovare info su: info@narcisorecords.it, www.narcisorecords.it. ❖

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Scheda di presentazione: Malmaritate A partire dal Medioevo e fino al XVI secolo i desideri delle fanciulle bramose di marito, i pentimenti delle spose all’indomani di nozze forzate o semplicemente sbagliate e, più in generale, le disillusioni della vita coniugale trovavano un canale di sfogo nei canti delle donne mal maritate, diventate nel tempo dei veri e propri capisaldi della nostra storia popolare e della nostra cultura. Mai come oggi, in un momento storico in cui le donne sono al centro dell’attenzione, in quanto vittime di violenza e soprusi per lo più attuati tra le mura domestiche, questo canto ha bisogno di trovare la sua voce. Malmaritate è un progetto sostanzialmente musicale, che si arricchisce via via del contributo, talvolta imprevisto e a sorpresa, di donne che operano nei diversi settori dell’arte (musica, teatro, danza, mimo, pittura). Un vero e proprio viaggio tra i meravigliosi ma anche tortuosi percorsi dell’universo femminile, durante il quale confideranno al pubblico i loro più intimi segreti e sogni. Le Malmaritate sul palco sono Gabriella Grasso (voce e chitarra), Valentina Ferraiuolo (voce e tamburi), Emilia Belfiore (violino) e Concetta Sapienza (clarinetto).


Eventi L’estremo saluto al nostro Maestro Sergio Arneodo che ha compiuto l’ultima traversata

ARVEIRE A NOSTRE MAGISTRE SERGIO ARNEODO

A FACH LA DERNIERO TRAVERSADO (Comunicato Stampa)

Un ricordo che non viene sepolto come una salma ma viceversa rimane in eterno, come le lunghe chiacchierate nel suo umile casolare a Sancto Lucio di Coumboscuro, roccaforte provenzale dove il “Centre Prouvençal” da lui fondato organizza una quantità di eventi a carattere culturale, etnico e musicale da tantissimi anni. Ricordiamo il “Festenal” che ha proposto negli anni i migliori artisti della scena musicale folk europea ... un appuntamento estivo irrinunciabile, e il “Roumiage de setembre”, evento più tradizionalista. Ebbene sì, si parlava di popoli, di aggregazione, di convivialità, ma anche di salda coscienza alpino-provenzale di appartenenza, di repulsione verso la moda tuttora imperante di autodefinire “popolo occitano” le aree geografiche alpine ai confini con la Francia... stemperando l’ardore con l’infuso di menta preparato da sua moglie. Ora vivi per sempre nei nostri cuori, Sergio!

Loris Böhm Direttore editoriale Lineatrad

SIGNAL

SEGNALE

Me pauso moun enfant, soubre l’issart de la mountagno, li legn pouderous qu’al caus avìes coupà: n’en fau ma crous dreissà ici –amoun, enté la sého despart lou mounde en dùi: i – à l’oumbro e i – à lou quiar i – à ubac e adrech, li champ de l’ome e i vrous sarvage. Pauso aquì, n’en fau ma crous dreissà ici-amoun, sinhal entre doues part.   Me pauso, moun enfant, sus la bruhèro li légn boussù: quouro la calabruno, me charjou de ma crous, vau dins la niero   nuèch, sus lou fil peirous de la barrièro, perqué jamai souto souléi, nì luno ié sibi pus adréch, ni ubac sus terro.

Figlio mio, posa per me sopra l’alto pianoro della montagna i due tronchi robusti che avevi tagliato al piede: ne faccio la mia croce issata quassù, dove la displuviale separa il mondo in due parti: c’è l’ombra e c’è la luce, c’è versante a notte e a giorno, i campi degli uomini e gli ontani selvatici. Posali qui, ne faccio la mia croce drizzata quassù, segno santo fra le due parti.   Figlio mio, posami sull’erica i tronchi nodosi: quando il giorno imbrunisce mi carico della croce, vado nella nera   notte, lungo il filo pietroso della cresta, perché mai più, sotto sole o luna, ci sia versante a giorno e a notte sulla terra.   Sergio Arneodo

Sergio Arneodo

N

ostre magistre a barà i-ouéi per la derniero Traversado vers lou ciel. La lusour de soun pensier e de sa pouesio gagno nosto peno.
Il nostro “magistre” ci ha lasciati soli per fare l’ultima Traversado. La bellezza del suo pensiero e della sua poesia superano il nostro dolore. ❖

COUMBOSCURO CENTRE PROUVENCAL Centro Internazionale di Cultura Edizione Spettacolo Sancto Lucio de Coumboscuro, 12020 Monterosso Grana - Cuneo Tel +39.0171.98707 - +39.0171.98771 www.coumboscuro.org  mail: info@coumboscuro.org

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Argomenti “SOSPIRA ROSE” UN PROGETTO DI RISCOPERTA DELLE CANZONI POPOLARI di Gloria Berloso

Che cos’è Sospira Rose ?

Il progetto nasce dalla richiesta di alcuni colleghi musicisti che hanno sempre spronato Ernesto De Martino a produrre un nuovo cd di musiche tradizionali italiane che contenesse le canzoni che propone durante i concerti e mai registrate su un supporto audio. Progetto Sospira Rose, è legato alla “riscoperta” di alcune delle migliaia di canzoni popolari che vivono e respirano nel nostro paese. Mike Bufo ha aiutato Ernesto De Martino a registrare tre pezzi: La Mea, La bevanda sonnifera e la barbiera per pubblicarli su YouTube. Dopo aver suonato i primi tre pezzi “ prova”, il compito era quello di trovare un buon studio di registrazione per definire e concretizzare

un lavoro di 20 canzoni per poi essere selezionate durante il percorso ed arrivare ad un numero totale di 14 brani. Roberto Malerba (musicista, compositore e fonico da studio e palco) ha accettato con entusiasmo a collaborare per aiutare sia nella produzione sia nella registrazione delle canzoni. Finalmente tutto ha preso forma, ma bisognava trovare un nome giusto per questo nuovo viaggio e non si poteva che pensare ad un titolo che ci riportasse indietro negli anni ’90 e 2006 quando De Martino viveva a Verona e nella Magica Valpolicella. A che cos’è ispirato Sospira Rose?

R. Ernesto De Martino - Il titolo è ispirato alla favola di Sospira Rose che ne ho sentito parlare per la

Vanni Betassa-Gloria Berloso-Ricky Mantoan-Ernesto De Martino

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Ernesto De Martino con i suoi strumenti

prima volta a casa di Silvana Zanolli. E’ stata così fugace ed interessante la versione che ho letto e mi sono emozionato talmente tanto, che ho promesso di chiamare il progetto Sospira Rose, un nuovo lavoro legato alla tradizione popolare. Conosco cinque versioni di questa favola (1833-1894) che si trovano nei vol. 1 e 2 delle tre raccolte di fiabe e racconti veronesi raggruppati da Ettore Scipione Righi a cura di Giovanni Viviani e Silvana Zanolli ed editi da Angelo Colla Editore. Dettata nel 1889 da Maria Zerman nata a Belfiore di Porcile il 17 dicembre 1835 dai Coniugi Valentino Zerman, Castaldo, e Stella Gastaldelli di Tomba, vedova di


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Righi chiama rosàrie, cioè fiabe, fole, racconti fantastici , ma che comprendono anche altri generi narrativi come scherzi - anedotti e facezie basate su fatti realmente accaduti. (Fiabe e racconti veronesi raccolti da Scipione Righi a cura di Giovanni Viviani e Silvana Zanolli edizioni Angello Colla editore vol.1 ) SOSPIRA ROSE - Verona 22 novembre 1888 Virginia Falchetti, narratrice Giuseppe Olivati, scrivano.

Una volta c’era una mamma che aveva due figlie, una brutta e l’altra bella, ed era più affezionata a quella brutta. Un giorno la più bella si è affacciata alla finestra e vede passare il Re, il quale ha alzato lo sguardo e se ne innamora subito... Ambrogio Biasioli Milanese Muratore, e maritata a Valentino Sorio Mediatore a Verona. ...la fanciulla, una volta guarita, ha incominciato a sospirare rose ... “Ciò che colpisce nella raccolta del Righi-scrive nella presentazione al volume Daniela Perco, è l’ ampiezza dei materiali trascritti, che ne fa una delle più importanti collazioni di fiabe italiane dell’epoca, paragonabile per mole a quelle di Giuseppe Pitrè o di Vittorio Imbiriani”. Sono 230 narrazioni, che il

San Pietro in Cariano ( Vr ) 3 giugno 1891 Anna Righi vedova, narratrice Giuseppe Rieppi, scrivano

...dopo un pò arriva anche l’altro pittore, quello che faceva tredici, e anche lui porta un quadro con il ritratto di una bellissima ragazza che aveva trovato, e poi porta anche un cesto pieno di rose sospirate da lei, perchè, ogni volta che sospirava, sospirava una rosa... Che cosa racconta e a cosa mira il progetto Sospira Rose?

R. Ernesto De Martino - Il lavoro incomincia veramente a funzionare quando colleghi ed appassionati di musica hanno iniziato a capire il progetto ed apprezzare il mio lavoro, così ho deciso di fare una ricerca su testi che parlino di Amore e Pace e di registrare con Mike

Bufo, “il disertore”. Partendo da queste quattro canzoni ma anche dal suggerimento di Roberto Malerba, ho iniziato a fare una scelta di 20 canzoni da registrare ed è cosi che con Vanni Betassa abbiamo dato sempre più forma al repertorio registrando Bella Ciao, Adelina, Mariolina, Nella Città di Mantova, Lauretta e 500 catenelle d’oro fino all’incontro con Gloria Berloso e Ricky Mantoan; assieme abbiamo registrato due brani del concerto live: Nina ti te ricordi di Gualtiero Bertelli ed Il povero Luisin. Con Il Tour Sospira Rose vogliamo portare a conoscenza come dei “cantastorie” queste nostre melodie e canti così lontani ma vicino alle nostre radici. Chi sono i protagonisti?

Ernesto De Martino, diplomato in contrabbasso presso il conservatorio Statale E. Felice Dall’Abaco di Verona, direttore artistico tra il 2000 e il 2003 dei violini di Santa Vittoria (Re), i Musici di San Giorgio di Valpolicella (Vr), consulente artistico dell’ Accademia musicale vicentina (Vi), direttore artistico per le produzioni del libro parlato e della produzione discografica di musica popolare, barocca e romantica; tra il 2004 e il 2007, Direttore artistico dei Musici di San Giorgio di Valpolicella (Vr), concerti presso istituti italiani di cultura Lisbona, Amburgo, Liegi, direttore è fondatore della scuola di musica popolare Romano Caprini di San Giorgio di Valpolicella, direttore artistico della rassegna di musica antica Sonvs et Vox.; tra il 2010 e il 2013, progetto di musica popolare piemontese Tera de Mar con Silvio Orlandi - voce ghironda, Paolo Pasinato- chitarra, Ernesto De Martino- voce, chitarra basso, mandola. Ha collaborato con Alberto Bocini, Massimo Bubola, Grazia De Marchi, Mauro Di Domenico, Lucilla Galeazzi, Emily Harris, Silvio Orlandi, Ricky Mantoan, Steve Meed, Mauro Pagani, Massimo Ranieri, Ariella Uliano, Carlo Verdone, Accademia vicentina J.S.Bach, orchestra sinfo-

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nica giovanile del Piemonte, orchestra sinfonica di Bergamo, orchestra da camera Urs Macler, violini di santa Vittoria, Rai uno/due/tre, radio televisione svizzera italiana, Radio Vaticano, MTV. Ricky Mantoan, nato in Francia, dopo essersi trasferito in Piemonte con la sua famiglia, inizia la scuola dell’obbligo e si avvicina alla musica imparando a suonare la chitarra. Presto si rende conto della sua attitudine ad una impostazione particolare da mancino con le corde “capovolte”. Nonostante i primi rudimenti gli vengano insegnati dal papà (anche lui appassionato e praticante di musica) secondo il metodo tradizionale da destro, sviluppa una tecnica personale nell’utilizzo dello strumento. Con il passare degli anni e continuando a studiare e suonare nel modo a lui più congeniale, entra a far parte di vari gruppi musicali ed inizia ad esibirsi in pubblico nei primi Anni Sessanta. Il suo stile, i fraseggi, la ritmica ed il “drive” particolare che imprime, da subito lo mettono in luce per il gusto e l’eclettismo che riesce a trasmettere a chi lo ascolta e suona con lui. Suo ispiratore è il chitarrista americano Duane Eddy, allievo di Chet Atkins e celebre per aver introdotto l’utilizzo della chitarra elettrica come protagonista del Rock and Roll. Tra il ‘65 e il ‘70, dopo aver assimilato il sound di gruppi come i Cream, gli Stones e naturalmente anche Jimi Hendrix, Ricky si innamora profondamente del Country Rock Californiano e del folk rock Inglese. Byrds, Flying Burrito Bros, Fairport Convention, ma specialmente il country singer Gram Parsons, influiscono all’evoluzione della sua musica. Dopo svariate esperienze, nel 1978 fonda il BRANCO SELVAGGIO, ed inizia anche a comporre brani originali che faranno parte del suo primo album “Ricky”, pubblicato nel 1980. Questo lavoro viene accolto positivamente dai critici musicali sia italiani che stranieri. “Down in Memphis”, entra con successo

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nelle classifiche della nota rivista specializzata inglese: “Omaha Rainbow”. Iniziano da allora le collaborazioni del chitarrista mancino con i capiscuola della musica californiana e stringe una forte amicizia con il musicista americano Skip Battin, già membro dei Byrds, poi dei New Riders of The Purple Sage ed infine dei Flying Burrito Bros. Negli anni ‘80 e ‘90, pur esibendosi regolarmente con il Branco Selvaggio, Ricky partecipa, con Beppe D’Angelo alla batteria, a numerose tournées al fianco di famosi musicisti americani: Chris Darrow, Greg Harris, Skip Battin, “Sneaky” Pete Kleinow, John York, Gene Parsons e Roger McGuinn, rivelandosi un ottimo chitarrista e confermandosi un vero caposcuola alla pedal steel guitar in Europa. A seguito di questi eventi, verranno realizzate e pubblicate 2 incisioni: Live in Italy e Family Tree. Contemporaneamente collabora sia in studio che dal vivo con musicisti italiani, prendendo anche parte a diverse trasmissioni televisive e radiofoniche (con Renzo Arbore in RAI, con Red Ronnie su TMC, con Raffaele La Porta su Rai Notte, a Canale 5 ecc.). Negli anni novanta il BRANCO SELVAGGIO si fa apprezzare in tutta Italia con concerti che ancora oggi vengono definiti memorabili. All’epoca la band era composta da Ricky, Renata Boratto, Luciano Costa, Roberto Cecconello e Beppe D’Angelo e il loro show si sviluppava attraverso una lunga sequenza di brani d’atmosfera (vedi Grateful Dead ndr)..., ambientando le sonorità e le sensazioni di un country rock anche psichedelico. Nel 1991 il “Dizionario della Canzone Italiana” a cura di Renzo Arbore, pubblicato dalla Curcio Editore, dedica una scheda a Ricky qualificandolo tra i più creativi musicisti italiani. Nel 1992 viene realizzato “Riders of the Universe” primo album del BRANCO SELVAGGIO, ottimamente accolto da pubblico e critica, che include diversi brani scritti da Ricky. Le sonorità e le at-

mosfere “Byrdsiane” e californiane a base di pedal steel guitar, chitarre a 12 corde, chitarre acustiche e chitarre elettriche con string bender la fanno da padrone, connotando il gruppo come il più autorevole portavoce in Italia del Country d’autore. Il 1994 riserva a Ricky un grande evento: viene chiamato a far parte dei Byrds per partecipare ad una tournèe internazionale; memorabile il concerto di Ginevra ripreso da varie emittenti e pubblicato in un video dal titolo “Live in Geneva”. In questa occasione è di rilievo un medley con la cantautrice canadese Rattlesnake Annie. Dal 1987 ha collaborato con il cantautore Luigi Grechi, lavorando con lui in sala d’incisione e in numerose esibizioni live in tutta Italia ed all’estero. Nel 2006 Ricky rivolge la sua attenzione ad una musicalità particolarmente dedicata alla qualità dei suoni e delle parti vocali e corali, insistendo sulle radici autentiche del country rock elettrico ed alle performances acustiche e vocali. Nel 2013 è uscito l’Album Ridin’ Again (BRANCO SELVAGGIO) con 12 canzoni scritte da Ricky Mantoan. La copertina è stata creata da Gloria Berloso, sua compagna di vita e collaboratrice artistica.


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Numerose sono le sue produzioni anche folk come Le Pays Natal, con Arpa Celtica e con varie formazioni. Seguirà a breve una ulteriore incisione che includerà vari brani integralmente composti da Ricky.

Gloria Berloso, è nata a Gorizia, Friuli Venezia Giulia. La musica è la sua seconda lingua sia che l’ascolti sia che la interpreti. Dal 1998 collabora con Ricky Mantoan. Scrive recensioni ed articoli di musica, si occupa di promozioni artistiche di canzoni d’autore italiane ma anche straniere e di musica di qualità. Dal 1984 promuove la cultura e l’insegnamento della storia della musica con concerti, libri, seminari, dibattiti e dischi. Esperienze: organizzatrice di tre edizioni FAR-ROCK in Friuli Venezia Giulia, rassegna teatrale MUSICOO 2002 (musiche d’Europa) Teatro Kulturni Dom di Gorizia, concerti a tema “Musica sotto le stelle” con alcuni artisti friulani di rilievo (Rocco Burtone, Barbara Errico, … ) e in collaborazione con Marco Miconi (Folkclub) in provincia di Udine (97-99), rassegna Live Music for Africa nel 2001 per raccogliere fondi a sostegno dei malati di mente del Burkina Faso, concerti con Luigi Grechi De Gregori, Ricky Mantoan, Michele Pucci, Giulio Venier, Lorena Marangone, Barbapedana, Likemba, Alessandra Franco Trio, Alessandro Simonetto, Roberto Daris, Frank de Franceschi Trio, Celtic Confusion, Mr Slade and Blue Party, Beppe Lentini & The Great Balls Of Fire, e molti altri. Nel 2011 ha collaborato con il Premio Sergio Endrigo e il Maestro Gerardo Tarallo alla manifestazione canora BimboFestival edizione 2012. Ha partecipato nel 2012 al concerto tributo ad Alberto Cesa a Torino con Ricky Mantoan. Dal 2009 scrive su Bravonline, canzoni d’autore e musica di qualità. Da gennaio 2012 scrive sulle riviste digitali Lineatrad e ilblogfolk

(sito personale) dove si occupa essenzialmente di musica popolare e folk. Ha scritto centinaia di articoli, recensioni e saggi. Secondo Gloria una componente essenziale, che fa la differenza rispetto altre realtà, è l’umanità. Tutte le persone coinvolte in un progetto di diffusione artistica e culturale portano un messaggio di “crescita culturale”. Da ottobre 2013 partecipa al progetto Sospira e registra Nina ti te ricordi nello studio fonico dell’Accademia Musicale di Roberto Malerba.

Vanni Betassa, eccellente chitarrista e banjoista, ha collaborato con alcune orchestre, con Ricky Mantoan, gli MG e il Branco Selvaggio negli anni sessanta e settanta, The Bross Jazz Gang, Ernesto De Martino. E’ responsabile del corso di chitarra al Circolo Banchette - Associazione Culturale. Dal 2013 collabora con il Maestro De Martino e incide alcuni brani per il progetto Sospira Rose all’Accademia Musicale di Roberto Malerba. ❖

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Eventi BEPPE GAMBETTA NEWS

Una tantum uno stralcio del bollettino che il chitarrista Beppe Gambetta spedisce attraverso la sua newsletter, per chi fosse interessato a riceverla privatamente può iscriversi al suo indirizzo mail: beppegambetta@yahoo.com Comunicato Stampa

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iao a tutti, voglio invitarvi agli appuntamenti italiani dei prossimi mesi per poi divagare su altre notizie del momento. - Sabato 7 Dicembre, Asti, Sala dell’Archivio di Stato, Masterclass (18:00) e Concerto (21:30) Finalmente ritorno ad Asti dopo tanti anni con un concerto preceduto da un incontro didattico per la comunità dei musicisti astigiani con la quale negli anni ho sempre mantenuto vivi i miei contatti. Informazioni ed iscrizioni tel.0141 538057, filarmonico.asti@alice.it - Martedì 10 Dicembre, Roma, Teatro Vascello, 21:00 Una sala rinnovata dall’acustica perfetta sarà la sede della mia prima avventura teatrale romana per lo spettacolo solo “THE LONESOME ROAD”. Musiche e racconti dai miei viaggi con ospiti a sorpresa. Scenografia di Sergio Bianco, testi di Beppe Gambetta, luci di Vito Martini, tecnico audio Lallo Costa. Prevendite già aperte al botteghino del Teatro in Via Carini 78, info tel. 06 5898031, www. teatrovascello.it - Venerdì 13 Dicembre, FirenzeSerpiolle, Six Bars Jail, 21:30 Torno a suonare  per la bellissima comunità di appassionati di

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Firenze, tra le più attive nel panorama italiano. Prevendite e informazioni www.sixbarsjail.it - Sabato 14 Dicembre, Cremona, Palazzo Cittanova, 21:00 Grande emozione suonare per la prima volta nella città che rappresenta la grandezza dell’arte italiana nel mondo. Info: zaiobanjo@gmail. com   - Spesso qualche amico mi chiede: se dovessi fare un viaggio negli USA al di fuori delle mete turistiche comuni (Niagara Falls, Yellowstone, etc...) dove mi consiglieresti di andare? Dai miei ultimi viaggi arrivano due consigli per chi ama i luoghi sperduti e speciali: andate a visitarli su internet, io vi do una mia prima descrizione: Lopez Island – Washington State: una piccola isola sul mare interno con baie incantate, dimore di foche e balene, microclima soleggiato, pesce buonissimo, i cui abitanti (molti dei quali sono artisti) lavorano in armonia in diverse direzioni e attraverso molto volontariato per dare all’isola un equilibrio ecosostenibile. Seldovia – Alaska: un piccolo villaggio fondato secoli fa da pescatori russi, case multicolori costruite su palafitte lungo un fiordo in cui la marea si incunea due volte al giorno. Si raggiunge solo con un piccolo aereo o in barca e i ristoranti servono halibut appena pescato. Passeggiate meravigliose, ma parlando a voce alta per tenere lontani eventuali alci  e orsi che passano in zona. - Nell’ultimo Beppe Gambetta International Guitar Workshop di

Ambroz sulle Alpi slovene giunto alla sua ventunesima edizione il contest per il miglior chitarrista è stato vinto da un italiano: Stefano Mioli di Vicenza (congratulations!). Quest’anno abbiamo sperimentato con successo la nuova formula dei tre insegnanti (il sottoscritto più i due guest teachers Mike Dowling, USA e Chris Newman,UK). Il nuovo formato è piaciuto molto perchè è risultato didatticamente molto articolato con classi diverse, Masterclass, lezioni singole e jam sessions. Vista la positiva esperienza continueremo anche l’anno prossimo con la stessa formula. Il 22esimo Workshop si terrà da domenica 10 a domenica 17 Agosto 2014. Gli insegnanti insieme a me saranno Jack Lawrence (leggendario partner per 35 anni di Doc Watson, il padre della chitarra acustica americana) e Doug Cox (polistrumentista, compositore, produttore canadese uno dei didatti più completi della attuale scena acustica nordamericana). Le iscrizioni sono già aperte scrivendo direttamente a noi (fedcalv@tin.it) o a Stane Svigelj  stane.svigelj@t-2. net, tel. +386 4188 6460   - Per gli appassionati di Flatpicking è veramente toccante il recente video YouTube dell’introduzione di Tony Rice nella Hall of Fame del Bluegrass http://youtu. be/ZBzGDa5DAjE. Nel discorso di accettazione Tony Rice è riuscito a parlare con il suo normale timbro di voce dopo 19 anni di silenzio dovuti a un disturbo delle corde vocali e ha detto possibile un suo ritorno a cantare.


- L’ACOUSTIC NIGHT 14 al Teatro della Corte di Genova è fissata per l’ 8-9-10 maggio. Il tema dell’edizione 2014 sarà “Le nuove generazioni di musicisti acustici”, si preannunciano tre serate piene di energia, emozioni e qualche sorpresa. Il cast degli artisti verrà comunicato dopo Natale. - Vi consiglio un bellissimo filmdocumentario musicale che si intitola “Searching for Sugarmen” che riguarda la storia vera di Rodriguez, un cantautore ispanico-americano le cui canzoni negli anni Settanta a sua totale insaputa avevano venduto milioni di copie ed erano divenute un importantissimo simbolo di libertà nel Sud Africa dell’apartheid. Il film racconta come Rodriguez creduto dai più ormai morto sia stato ritrovato e finalmente riconosciuto e abbracciato molti anni dopo da milioni di fans sudafricani.   - Il mio ultimo CD “The American Album” dedicato alla Roots Music americana è ufficialmente uscito a settembre in America e sta ricevendo dei buoni riconoscimenti come l’ingresso nelle charts di Folk DJ. A novembre inizierà la distribuzione italiana a cura di IRD (www. ird.it) . - Di recente sono usciti in Italia molti nuovi lavori interessanti tra i miei ex allievi o amici cari. Vorrei menzionare “Seriamente Ironico” di Gianluca Chiaradia e “Da quando conosco te” di Carlo Pestelli. In due album ho anche partecipato con la mia chitarra: “Reds” di Andrea Tarquini (bel tributo alla musica di Stefano Rosso) e l’ultimo album strumentale del banjoista Alessandro Zaini (ancora senza titolo, in uscita a dicembre). - I due CD di folk preferiti che ho portato con me per farmi compagnia nelle guidate degli ultimi viaggi sono “Cameristico” di Riccardo Tesi e “Canti richiami d’amore” di Ginevra Di Marco. - Il  mio “Trattato di Chitarra Flatpi-

Eventi

cking” pubblicato da Carish (www. carisch.com) sta iniziando a dare dei bei frutti nella didattica. Molto apprezzata la visione trasversale e le testimonianze personali cariche di passione per la musica. Molte scuole ed insegnanti mi hanno comunicato di averlo adottato come libro di testo, musicisti e studenti ne hanno tratto ispirazione e su YouTube ho trovato un gruppo che utilizza gli arrangiamenti orchestrali del libro nelle proprie esibizioni. Grazie a tutti e buon picking.   - Alla fine non può mancare la lista dei ristoranti preferiti: (NdR) trascriviamo solo quelli italiani, per questioni di spazio.

In Italy (North to South):

Savron, Devincina 25, Prosecco, Trieste, 040 225592 Pretzhof, Tulfer 259, Prati, Bolzano, 0472 764455 Trattoria Al Pompiere, Vicolo Regina D’ Ungheria, Verona, 045 8030537 Taverna degli Artisti, Via Mura Rotta 9, Cittadella (PD), 049 9402317 Trattoria La Pesa, Piazza G. Orlandi, Castellaro Lagusello (MN), 0376 88901 Antica Osteria del Vino Buono, Piazza Mercato delle Scarpe, Bergamo 035 247993 Trattoria Eva, Via Gazzolo 75, Botticino Mattina, Brescia, 030 2691522 Osteria Casa di Lucia, Via Lucia 27, Acquate di Lecco, Lecco 0341 494594 L’ Osteria Del Treno, via S. Gregorio 46, Milano 02 6700479 Il Melograno, via Begoglio 34, S. Maria della Versa, Pavia 0385 278287 La Buta, via Groppallo 32, Bosnasco, Pavia, 0385 272017 I 2 ladroni, Corso Cavallotti 15, Novara, 0321 624581 La Tavernella, Via Lago 14, Oira di Nonio, Verbania, 0323 889622 Il Muntisel, Via Fiume 1, Varallo Sesia, Vercelli 0163 52155 Dre Caste’, via Piave 2, Vignale Monferrato, 0142 933442 Trattoria Con Calma, Strada Com. del Cartman 59, Torino, 011 8980229 Osteria ai Binari, fraz. Mombarone, Asti, 0141294228Il Trattoria del Viaggiatore, Via VI Maggio 18, Sommariva del Bosco, Cuneo,0172 55659 Trattoria della Rocca, Via Umberto Primo 15, Monteu Roero, Cuneo, 0173 90133 Osteria la Cantinella, Via Acqua Gelata, 4A Barolo, Cuneo, 0173 56267 L’ Osteria del Vignaiolo, S. Maria, La Morra, Cuneo, 0173 50335 Osteria della Rosa Rossa, Via San Pietro 21, Che-

rasco, Cuneo, 0172 488133 Osteria dei Catari, Vico Solferino 4, Monforte D’Alba, Cuneo, 0177 87256 Quintilio, Via Gramsci 23, Altare, Cuneo, 019 58000 Osteria Mangiarge’, Piazza Giacomo Viale, Bordighera, 0184 262946 Da Casetta, Piazza San Pietro, Borgio Verezzi, Savona 019 610166 U Santu, Via al Santuario delle Grazie 33, Genova Voltri, 010 6130477 Da Maria, Vico Testadoro 14, Genova 010 581080 La Franca, Vico della Lepre 4, Genova, Da Mannori, Via Galata 70, Genova, 010 588461 Maniman, Salita San Nicolo’ 35, Genova, 010 211438 I Tre Merli, Corso Magenta 3r, Genova, 010 810923 Ombre Rosse, Vico Indoratori 20-22-24r, Genova, 010 2757608 Osteria Da Pippo, Salita Chiesa di Fontanegli 13r, Genova, 010 809351 La Cucina di Nonna Nina, Via F. Molfino 126, San Rocco di Camogli (GE), 0185 773835 La Brinca, Via Campo di Ne 58, Ne, (GE), 0185 337480 Luchin, Via Bighetti 51, Chiavari, (GE), 0185 301063 All’Inferno, Via Lorenzo Costa 3, La Spezia, 0187 29458 Circolo “Endas”, Stra - Marinasco, La Spezia 0187 701055 Trattoria La Scaletta, via Bradia 5, 19038 Sarzana (SP), 0187 620585 La Cugna, Via Bolognese 236, Pistoia (Loc. Cugna), 0573 475000 Locanda Apuana, via Comunale 1, Colonnata, Carrara, 0585 768017 Osteria del Borgo, via Beatrice 17, 54100 Massa, 0585 810680 Mecenate, Via della Chiesa 707, Gattaiola, Lucca, 0583 512167 Locanda Il Cocodè, Località Sala (Porrena), Poppi, Arezzo, 0575 500181 Laudomia, Poderi di Montemerano, Grosseto, 0564 629830 Da Remo, Rispescia Stazione 5/7, Rispescia, Grosseto, 0564 405014 L’Osteria del Buttero, Via XX Settembre, 47, Scansano, Grosseto, 0564 507777 Bacco e Cerere, Via Mazzini 4, Saturnia, Grosseto, 0564 601235 Trattoria La Posta, Via Verdi 9, Ctabbio, Grosseto, 0564 986376 Il Pescatore Viale Aldo Moro 347, Olbia, 0789 58424 Casalone di Romano, Via Quarto Peperino 9, Roma, 06 33610423 Maccheroni, Piazza delle Coppelle 44, Roma, 06 68307895 Antica Osteria Della Noce, Via Casilina km 64, Anagni, Frosinone, 0775 772294 Lo Sparviero, Via Luigi Cadorna 3, Gerace, Reggio Calabria, 0964 356826 ❖

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Recensioni LE TRE SORELLE LAMPASCIONI E CIANFRUSAGLIE

La Paranza del Geco autoproduzione

di Loris Böhm

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on sono tre sorelle, non sono di origini salentine, però sono tre donne avvezze al canto tradizionale, a impasti vocali di puro sapore salentino. Nascono dalla compagnia artistica La Paranza del Geco, con sede a Torino, ben distanti geograficamente dalle terre pugliesi, ma assai vicini per quanto riguarda l’accostamento alla tradizione vocale e strumentale. Si propongono con un esordio discografico di tutto rispetto. Davvero curata e strabiliante la grafica dell’album... pregiati i materiali utilizzati e disegni del libretto molto belli, fatti per essere ammirati e non semplice riempitivo come spesso ci capita di notare nelle altre produzioni. Anche questo rende la produzione eccellente, non solo il contenuto sonoro! Testi in italiano tradotti in inglese, tanto per non

scordarci il mercato straniero... ben fatto! Ma veniamo a quello che ci interessa maggiormente, le tracce audio per intenderci: e sono ben quattordici, tutte ad ampio respiro, tutte ugualmente significative. Si parte con la traccia che dà il nome al gruppo “Le tre sorelle”, un tradizionale appunto del Salento, e da questo momento è un susseguirsi di pizziche pugliesi, tarantelle calabresi, canti sardi, con una escursione in Sicilia. Non si tratta di un album concepito solo per gli appassionati di danze tradizionali, ma anche a chi ama l’ascolto... questo disco può offrire momenti interminabili di estasi, emozioni vere, oltre naturalmente a sollecitare gli arti inferiori per scatenate danze. La Paranza del Geco è attenta associazione che da tanti anni cura sotto vari aspetti la proposta in pub-

RADIO CITTÀ BOLLATE: AN TRISKELL RADIO CERNUSCO STEREO: FOLKNIGHTS RADIO CRONICA FOLK MUSICAL (Spagna)

blico di tradizioni del Sud. Eventi pubblici di ogni tipo, dal concerto al corso di danza, allo spettacolo teatrale, tutto in autentico spirito meridionale. Beh, evidentemente quella forma di danza coinvolge anche la patria delle danze occitane (non mi risulta che accada la cosa inversa nel sud...). Torniamo a noi, alle tre affascinanti fanciulle. Le tre (non) sorelle sono: Alessia Cravero voce, fisarmonica, organetto, tamburello, lira, Giulia Provenzano voce, tamburello, violino a sonagli, Valeria Quarta voce. zuchi zuchi, triangolo, stricaturu,... e cos’altro volete sapere? La cosa migliore, lo dico sempre, è quella di procurarsi il CD e come al solito convenire che si è trattato di un acquisto azzeccato! ❖

Tre emittenti radiofoniche, un programma comune: la musica folk di Loris Böhm

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na segnalazione su tre emittenti radio che nel giro di due settimane hanno mandato in onda un programma dedicato al Festival Interceltico di Lorient, con palinsesto molto azzeccato di brani di interpreti affermati dell’area celtica, e l’intermezzo sul gruppo Malanova che è stato l’unico ospite

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italiano di quest’anno (ne abbiamo parlato diffusamente a settembre), elogiando il loro grande lavoro e l’intervista al direttore del festival. Anche la rivista Lineatrad è stata citata evidenziando con questo intervento l’importanza strategica di un supporto editoriale che funga da collante a tutti gli operatori della

musica folk. Questo ci fa piacere. Invitiamo i nostri lettori a sintonizzarsi via stream con loro per seguire quelle trasmissioni: super! ❖ http://www.rcfm.es per la trasmissione spagnole, http://www.rcs939.it per Radio Cernusco Stereo, rubrica Folknights http://www.radiocittabollate.it per la rubrica An Triskell


Recensioni Audioglobe In vendita dal 6 dicembre

CLEO T “SONGS OF GOLD & SHADOW” Comunicato stampa

Data di uscita: 6 Dicembre 2013, Distribuzione fisica Moonflowers/Audioglobe – Distribuzione digitale Digitalea/The Orchard

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ta per tornare in Italia Cleo T., la cantautrice parigina pronta a svelare finalmente il suo primo album “Songs of Gold & Shadow”, prodotto e registrato a Bristol dal leggendario John Parish (PJ Harvey, Eels, Tracy Chapman) ed in cui è presente una ghost track composta su un testo scritto appositamente per lei da Robert Wyatt. Ma “Songs of Gold & Shadow” non è solo l’album di debutto di un’artista eccezionale, un disco di grande carica emotiva dove la splendida voce di Cleo T. interpreta al meglio la poesia dei testi, ma è anche un lavoro in cui trova compimento l’incessante attività a trecentosessanta gradi della cantautrice francese che come un’artigiana dopo aver concepito l’album, aver messo insieme una band che l’accompagnasse in studio come dal vivo, ha costruito tassello dopo tassello la sua avventura discografica. In questa sua continua ricerca nell’affacciarsi al mercato musicale, Cleo T. ha inizialmente dato la licenza del disco ad una etichetta discografica italiana, la Macaco Records (ed infatti qualche copia del medesimo era circolate in Italia qualche mese fa) per poi subito accorgersi che questo lavoro sarebbe potuto uscire solo dietro ad una attività che la vedesse impegnata in prima persona su tutti i fronti; quindi, oltre il lato artistico, in questi mesi Cleo T. ha messo in piedi la sua etichetta discografica, curando l’uscita e la distribuzione del disco in Europa

attraverso una struttura snella e moderna di collaboratori da lei creata. “Songs of Gold & Shadow” è un disco importante perché ci consegna sia un›artista di grande spessore e personalità, ma anche una donna impegnata in prima persona in tutti i processi legati alla sua attività artistica. Cleo T., cresciuta dalla madre corsa a pane e neo-realismo, nutre da sempre un forte amore per la cultura italiana (nel disco è presente anche un brano in italiano) e le meraviglie dello Stivale, dove ha già suonato numerose volte, incontrando il favore del pubblico e della critica. Nel suo sensuale passo danzante è innegabile l’influenza estetica che hanno avuto su di lei le grandi figure femminili italiane e la moda così riccamente dipinta nel cinema degli anni ‘30. “Lo spazio che provo a creare con la mia musica, nei miei sogni, si presenta come un incontro tra un’elegante scena felliniana e i colori ardenti delle case di Pompei” dice Cleo T., “come una poesia di Leopardi che si muove tra malinconia e speranza, in una notte tempestata di lucciole” Le canzoni di Cleo T. riescono magicamente a mescolare armonie simboliste e toni di un’Europa d’antan, evocando momenti di romanticismo oscuro e poesia scintillante. La sua è una decadenza soave e deliziosa, memore di certe atmosfere Nouvelle Vague. Questo primo album intende essere un invito a lasciarsi trasportare lontano, un viaggio misterioso guidato dalla voce calda di Cleo T. che si muove agile nel suo suggestivo cabaret sonoro; un richiamo ai Lied berlinesi e alle affascinanti dive dell’âge D’or parigina. “Songs of Gold & Shadow” è un disco femminile, sensuale; una passeggiata a braccetto con l›amore e la morte, un canto barocco dedicato a una demoiselle in corsetto e tacchi alti. In tour sin dal 2010, Cleo T. si è esibita in tutta Europa. Piano, arpa, violoncello e bagagli a seguito, la musicista parigina ha cantato su palchi da Londra a Berlino, fino ad arrivare alla punta meridionale più estrema dell’Italia. Vincitrice del concorso parigino per Giovani Talenti nel 2012, Cleo T. ha recentemente portato la sua musica sotto i riflettori del prestigioso Olympia di Parigi.

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Recensioni

Cleo T. ha annunciato che la pubblicazione del suo primo video musicale avverrà in Novembre, giusto in tempo per vederla partire per un lungo tour invernale che a vedrà dal 20 al 30 Novembre nel Regno Unito, dal 4 al 16 Dicembre in Italia e a Gennaio in Germania. Occhi scuri, labbra rosse e oro nei capelli, Cleo T. e la sua band vi propongono ineluttabili canti di sirene, proiettandovi in un mondo rovesciato, un mondo visto attraverso lo specchio. http://cleotmusic.com/

Queste le date del Tour di Dicembre 2013: 05 Dicembre - Milano, 75Beat 06 Dicembre - Torino, Officine Corsare 07 Dicembre - Sestri Levante, Randal 08 Dicembre - Bologna, Bar Modo Infoshop 10 Dicembre - Roma, 2Periodico Café 11 Dicembre - Livorno, Teatro delle Commedie 12 Dicembre - Firenze, Tasso Hostel 13 Dicembre - Treviso, Eden Café 14 Dicembre - Padova, La Mela di Newton 15 Dicembre - Varese, Twiggy Note sull’album a cura di CLEO T. La genesi di questo album di debutto non è stata semplice, era un periodo difficile della mia vita e la decisione di scrivere un album solista, senza ancora aver chiaro lo stile musicale che avrebbe avuto, mi intimoriva. Così cominciai, nell’oscurità, passo dopo passo, lentamente, come un “cerbiatto impaurito al fianco di Alice nella foresta”. Avevo bisogno di una guida, di una luce che mi conducesse nell’oscurità e per questo sono stati fondamentali sia John Parish che Robert Wyatt, che più o meno consapevolmente hanno fatto parte di questo progetto da sempre. Fin dall’inizio, infatti, avevo cominciato a mandare tutti i miei primi demos a John. Il materiale era ancora povero e si potevano sentire le campane della chiesa vicino a casa mia o i miei uccellini che cantavano in sottofondo. John non era sicuro di riuscire a lavorare al mio disco in quanto era molto impegnato con “Let England Shake” di PJ Harvey e probabilmente non avrebbe trovato mai il tempo per farlo. Ci scambiavamo email ma la collaborazione non partiva. Senonché è arrivato un piccolo aiuto dal destino. E’ successo proprio in Italia, a Milano, alla fine dell’estate stavo aspettando un treno notturno alla Stazione Centrale, come al solito in ritardo, e in quel momento incontrai John. Fu una scena surreale e anche lui fu molto stupito. Due mesi dopo eravamo in studio a registrare. Robert è stata davvero una presenza amichevole durante la scrittura del disco. Gli avevo lasciato un mio demo durante un’intervista e ricevetti una telefonata da lui. Parlammo di poesie e di uccelli migratori. Da quel momento tra noi cominciò una corrispondenza fatta di poesie, collages, disegni e altro ancora. Io gli spedii tutti i brani che componevo e

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lui mi rispondeva sempre con una parola, uno stato d’animo, un disegno. Questo mi dava molta forza nel mio lungo e difficile cammino. Un giorno Robert mi spedì una busta con delle strane parole scritte a lapis. Dentro c’era un testo che parlava del nostro incontro immaginario, in un luogo immaginario. Le parole sulla busta erano le indicazioni per la musica. Parlava del vento e della luce tra le foglie. In questa avventura molte cose strane ed inaspettate mi sono successe. Quando iniziai la ricerca dei musicisti che mi avrebbero accompagnato cominciai a vedere molte nuove persone. Feci un piccolo annuncio su internet, anche se di solito queste cose non funzionano, ma in realtà quelli che incontrai sono stati da subito i partner musicali giusti. Coi miei musicisti parlo di colori, di quadri, di film immaginari con suoni onomatopeici e con loro abbiamo trovato una comunicazione diretta, un linguaggio comune che mi ha permesso di dare una forma alla musica che avevo in testa. Sono uno Scorpione e mi piace pensare che per gli Egizi lo scorpione era un animale sacro anche per la capacità di scacciare le energie negative dalla Terra. Questa è l’immagine che rappresenta lo spirito del mio disco, una sorta di segreta cerimonia che trasforma quello che ti succede intorno, anche le cose più brutte, in bellezza. Questa speranza pervade tutto l’album. La prima canzone, quella in apertura, è anche la prima in assoluto che ho mai scritto, “I Love Me I Love me Not”. Questo brano è una sorta di incantesimo, un rituale per entrare in una dimensione dove addentrandoti, dentro te stesso nell’oscurità più buia, la luce più accecante ad un certo punto ti pervade. Perché per me la bellezza vive in questi estremi. Così il suono che apre questo disco, che è anche il primo inciso nel mio demo iniziale, è il “coro” di tre bicchieri di cristallo registrato nella cucina di mia madre. Come se fossero campane che ti invitano ad un rituale segreto, una forma di esorcismo. ❖ Promozione: A BUZZ SUPREME s.r.l. – tel: 055 6144551 – mob: 346 9695929 email: andrea@abuzzsupreme.it


Recensioni Lupo Editore – Ululati

AEDO SALUTO AL NEMICO Comunicato stampa

Molto più che interessante, anzi intrigante e molto bello questo lavoro degli Aedo. L’album si apre con “Acqua” e si chiude con “Penelope”, come se nell’andirivieni delle onde nel tessere e disfare una tela ci sia un attesa di qualcosa di positivo l’arrivo anche solo di una immagine benigna. Tra il brano di apertura e quello di chiusura splendidi brani sono Le orecchie del Re e La pancia del mostro. Bellissima anche “Le Tue Mani”. Le sonorità sono a volte rarefatte a volte forsennate come gli stati d’animo di una società in travaglio. Belli i testi con sfumature agrodolci e le sonorità che vanno dalla ballad a brani più potenti intersecati da un’ etnicità mai banale. Un disco da non perdere per nessun motivo: un disco che fa pensare sognare viaggiare sperare attraverso le splendide voci dei cantanti. Oliviero Malaspina

della loro musica, che trabocca d’amore per la loro terra, e la loro gente. Ogni canzone vibra per il suo intrinseco desiderio di riscatto, per la speranza che traspare da ogni strofa, ma soprattutto per la convinzione che un altro mondo è possibile. Ne “Le Orecchie Del Re” li troviamo così a cantare contro la “piramide del potere”, in un intreccio di suoni che spaziano dalla tradizione popolare salentina alla canzone d’autore, o ancora come nel caso “La Banda” gli Aedo levano in alto il loro canto d’amore in difesa della propria terra, che ritorna prepotente ne “La Pancia Del Mostro” in cui il verso “Le industrie di sogni producono veleni / siamo già morti bianche” evoca chiaramente il disastro ambientale ed economico dell’ILVA di Taranto. Passato, presente, futuro, sono dunque per il gruppo salentino, la base della loro ispirazione, che mira a dar vita a brani dal messaggio forte, che tocca la sensibilità di ogni ascoltatore, tenendosi ben lontano da ogni retorica. Il finale del disco con “Penelope” è l’emblema della speranza in un riscatto, nella sua tela infatti c’è l’attesa “senza paura” del ritorno di Ulisse, l’alba di un nuovo giorno, di una nuova primavera. Salvatore Esposito

AEDO – SALUTO AL NEMICO L’aedo (ἀοιδός) nella tradizione della Grecia Antica è colui che cantava le storie, una figura sacra, considerato quasi un profeta e spesso rappresentato come cieco. Il significato profondo di questa parola è però nella sua origine, che deriva da ᾄδειν cioè cantare, e non è un caso che questi giovani salentini abbiano scelto proprio questo nome per la loro band. Ascoltando le loro canzoni infatti emerge tutta la loro sensibilità artistica, tanto singolare e profonda da sembrare fuori dal tempo. Gli Aedo sono moderni cantori di un nuovo epos, quello della vita, e lo fanno evocando le radici mediterranee

TRACKLIST

1 Acqua, 2 Biancalancia, 3 Le Tue Mani, 4 Joele, 5 La Banda, 6 Macarìa, 7 Le Orecchie Del Re, 8 Asfalto, 9 La Pancia Del Mostro, 10 Penelope

Gli AEDO sono:

Giovanni Saccomanno (voce e chitarra acustica) Eleonora Pascarelli (voce) Mauro Pispico (chitarra classica) Chiara Arcadi (violino) Francesco Spada (organetto) Giuseppe Donadei (percussioni) Giorgio Kwiatkoswski (basso) Hanno collaborato alla realizzazione del disco Claudio Prima (organetto in “Macarìa”) Roberto Pinna (diamonica in “Macarìa”) Ecnegru (didgeridoo e cori in “Acqua”)

Gianpiero Coppola (viola e violino in “Biancalancia”) Antonio Aprile (violoncello in “Biancalancia”) Giuseppe Tornesello (voce di Erodoto in “Le Orecchie Del Re”)

Aedo, Note Biografiche

Nato nell’agosto del 2010, il progetto AEDO delinea un percorso lirico che si nutre delle radici del suono piegando il canto popolare alla riproduzione della natura. Dalla ricerca e riconsiderazione di antichi miti fino a giungere a testi di natura contemporanea, lo spettacolo proposto restituisce un ricercato immaginario arcaico che si distingue in contesti molto diversi dimostrando di possedere quella natura poliedrica tipica del Teatro Canzone. Nel 2011 e 2012 gli Aedo si esibiscono in numerosi concerti, dividono il palco con artisti di fama internazionale come i Radiodervish e Luca Morino, realizzano una tournee nazionale che li porta a suonare a Roma e Bari, vincono il Concorso “Officina Della Musica” in occasione del quale viene prodotto un videoclip professionale del brano “Macarìa” realizzato dalla Punto Exe con la regia di Gianni De Blasi e sostenuto da diversi partner quali: Unione Europea, Puglia Sounds, Regione Puglia, Teatro Pubblico Pugliese, Puglia Per Tutte Le Stagioni. ❖

CONTATTI

LUPO EDITORE Via Monteroni Esterna, CP 93 73043 Copertino (Le) Tel. 0832.949510 Fax 0832.937767 info@lupoeditore.it twitter: https://twitter.com/ululatilupo https://twitter.com/lupoeditore facebook: https://www.facebook.com/Ululati https://www.facebook.com/lupoeditore.pagina Aedo: aedomusic@virgilio.it Giovanni Saccomanno 347 8939658 Facebook: AEDO – aedomusic.it

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Recensioni IN USCITA A GENNAIO PER HYDRA/ULULATI “MALASPINA”, L’ALBUM DEL RITORNO DI OLIVIERO MALASPINA Comunicato Stampa

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odici canzoni, dodici frammenti poetici vibranti, taglienti, impastati nella sofferenza e nell’inquietudine, in cui canzone d’autore e rock si mescolano a spruzzate di elettronica, sono gli ingredienti di “Malaspina” disco che arriverà nei negozi a gennaio 2014, e che segna il ritorno discografico di Oliviero Malaspina, a distanza di otto anni da “Marinai Di Terra”. Prodotto da Amedeo Pesce e Cosimo Lupo, e registrato, arrangiato e realizzato da Onof agli Hydra Studios, “Malaspina” è il frutto della collaborazione tra l’etichetta Hydra Music e Ululati, etichetta discografica dell’editore salentino Lupo Editore.

Uomini ai bordi della vita nell’ultimo album di Oliviero Malaspina

di Giuseppe Cristaldi

E’ vita che evapora, si condensa nella poesia e piove di nuovo, in gocce d’oro e disperazione. L’album prende il nome dell’autore, o forse è una benedetta coincidenza tematica, perché in esso imperano gli uomini cui la luce ha girato le spalle, gravitano nella nudità le cose che accadono “al di sopra delle parole” come avrebbe detto Fabrizio De Andrè che proprio in Oliviero vide il coautore del suo ultimo album di notturni, rimasto incompiuto. E’ difficile ricreare in uno scritto come questo l’universo silenzioso che per anni l’autore, amico, ha levigato attraverso un’esperienza diretta, di strada, da tenere sempre nella memoria e da lì farla rivivere come schiaffi in faccia alla decadenza della società odierna. E’ difficile fare ciò, un po’ per quanto descritto, un po’ perché ognuno dovrebbe vivere l’ascolto a suo modo, un ascolto dove la voce è corteccia scavata. Io ho avuto la fortuna di farlo in anteprima poiché insieme a lui ho scritto due testi presenti nell’opera, voialtri potrete farlo a gennaio. Intanto riporto qui di seguito le parole di Malaspina, come salsedine che lascia il sapore dopo il trambusto dell’acqua. “Prima di approdare alla tua penna per i due pezzi che abbiamo scritto insieme, sono partito per questo disco da un brano MIGRANTI scritto nel 1997 con l’ausilio di Fabrizio. Poi ho deciso di vedere gli ultimi in faccia, non dal divano di casa. Così, dopo la convalescenza per l’intervento a cuore aperto, comunicai alla mia famiglia, allora quasi tutta in vita, che sarei andato a Roma per un po’ di mesi. Lì mi gettai con gli ultimi, furono giorni sfibranti di passione per la vita che ti sputa in faccia. Nel letame che produce i fiori lontano dall’inutile scintillio dei diamanti, dalle stucchevoli maialate dei nostri politici. Poi, quando rientrai a Milano,

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mi fiondai coi ragazzi di vita di piazza Trento, belle anime, bei corpi. Ero lontano dallo strazio dell’affetto, ma dentro la vita vera, lontano da ogni ipocrisia, dalle veritiere menzogne delle famiglie, delle caste. Gli ultimi sono i primi, vivono, non sono noiosi, producono arte ad ogni passo, ad ogni rivolto di sole e rivolo di pioggia, hanno secchi di neve e un cuore che scalda”.

TRACKLIST

1. Poi (Malaspina) Ed. Hydra 2. Volevo essere la luna sui campi (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 3. Vita ancora viva (Malaspina – Cristaldi) Ed. Hydra/Peer Music 4. In viaggio, fermi (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 5. Quasi tutti (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 6. Vostra signora dei fiori (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 7. La strada (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 8. Migranti (Malaspina) Ed. Hydra 9. Il vuoto (Stop) (Piccoli – Arezzi – Malaspina) Ed. Peer Music 10. Vengo a portarti il mio nuovo amore (Malaspina) Ed. Hydra/Peer Music 11. E dell’infinito, fine (Malaspina – Cristaldi) Ed. Hydra/Peer Music 12. Dopo (Malaspina) Ed. Hydra CREDITS Onof (pianoforte, tastiere, batteria e programmazione) Gianmarco Volpe (chitarre acustiche, classiche ed elettriche, violino, mandolino) Gino Ariano (basso elettrico)


Pasquale Di Lascio (percussioni) Daniela Somma (fisarmonica) Carmine Ruizzo (violino, viola)

Recensioni

Prodotto da Amedeo Pesce e Cosimo Lupo Registrato, arrangiato e realizzato da Onof @ Hydra Studios

NOTE BIOGRAFICHE

Oliviero Malaspina nasce, sotto il segno dello Scorpione, il 27 ottobre 1962 a Vallechiara di Menconico (Pv). Comincia a scrivere canzoni agli inizi degli anni Ottanta, ma è dopo la laurea in Lettere Moderne ed una brevissima parentesi come supplente, che decide di seguire la sua passione per la musica e la poesia, facendo tesoro degli studi di solfeggio e chitarra classica. Il suo debutto è segnato subito dalla vittoria al Premio “Rino Gaetano”, riconoscimento mai ritirato, come racconta nell’intervista a Riccardo Bertoncelli in “Belin, Sei Sicuro?”: “(…) le selezioni si tenevano alla sede di Antenna Tre, a Castellanza; e che c’entrava anche Radio Italia, che passava i pezzi. Gli ascoltatori di Radio Italia Solo Musica Italiana dovevano votare con un tagliando che trovavano sul Radiocorriere TV. Giuro che non ne ho mai spedito uno, ma sono arrivato in finale, anzi, ho vinto, ma non mi hanno dato il premio. (…) perché ero totalmente ubriaco, impresentabile”. Dopo la vittoria nelle edizioni del 1990, 1991, e 1993 del Premio Città di Recanati, nasce la collaborazione con Cristiano De André con cui firma “Notti Di Genova” per il disco di quest’ultimo “Sul Confine”, e nel 1995 giunge al debutto discografico con “Caravaggio” (Peer Southern Italy/ CNI), a cui segue l’anno successivo il suo secondo album “Hai! Hai! Hai!” (Peer Southern Italy/CNI). Snodo fondamentale del percorso artistico di Oliviero Malaspina è l’incontro con Fabrizio De André. Le loro strade si erano già incrociate in diverse occasioni sia all’epoca del Premio Città di Recanati, della cui giuria faceva parte il cantautore genovese, sia grazie all’amicizia comune con Michele Ascolese, ma è il lavoro fatto con Cristiano per il disco “Sul Confine” la rampa di lancio per la loro collaborazione. Inizia così un periodo molto intenso, caratterizzato da una reciproca osmosi intellettuale e creativa, nel quale Malaspina e De André lavorano a progetti differenti prima un “Dizionario Dell’Ingiuria” a cui lavorava il cantautore genovese, poi ad alcuni racconti, fino a che nasce l’idea di lavorare al seguito di “Anime Salve”, “Notturni”, disco che non vedrà mai la luce, a causa della prematura scomparsa di Fabrizio De André. Malaspina però ha il tempo, e il privilegio di fare da opener ai concerti del suo ultimo tour, così come di essere tra gli artisti che due anni dopo sul palco del Teatro Carlo Felice di Genova renderanno omaggio alla sua memoria con il concerto Faber, Amico Fragile, ed in quell’occasione esegue una versione da brividi di “Canzone Del Padre”. Seguono anni difficili, burrascosi, segnati dall’abuso dell’alcool e di psicofarmaci, ma Oliviero Malaspina non si arrende e pubblica nel 2002 “Benvenuti Mostri” (Target/Sony) e nel 2005 “Marinai Di Terra” (Purple Eye/GAL). Nel 2006 a causa di un infarto si sottopone ad un intervento a cuore aperto, e dopo essersi ripreso nel 2009 pubblica un libro di racconti, “I racconti Del pesce Che piange E Che Ride”, per i tipi delle Edizioni Saecula. Dal 2007 al 2010 collabora con Raphael Gualazzi per la realizzazione del disco “Reality And Fantasy”. Negli ultimi anni, vive a Mazzantica (Vr), tenendosi ben lontano dal

clamori dello showbiz, ma soprattutto scrive febbrilmente canzoni, poesie e racconti, dividendosi tra progetti artistici differenti, e lavorando al disco “Malaspina” di imminente pubblicazione.

DISCOGRAFIA

1990, AA.VV. Premio Musicultura (con il brano Romanzo Popolare) 1991, AA.VV. Premio Musicultura (con il brano Figlio di Un Do Minore) 1993, AA.VV. Premio Musicultura (con il brano Appunti Su Carta Velina) 1995, Caravaggio Ep (Peer Southern/Distribuzione CNI) 1996, Hai! Hai! Hai! (Peer Southern/Distribuzione CNI) 2002, Benvenuti Mostri (Target/ Sony) 2005, Marinai Di Terra (Purple Eye/GAL) 2013, Malaspina (Hydra/ Ululati) di prossima pubblicazione

BIBLIOGRAFIA

1984, Milano E Il Suo Territorio - Indagine Sociolinguistica, Silvana Editoriale Regione Lombardia 1985, L’Albero Del Canto - Appunti Semiologici e Strutturali Sulle Forme Linguistiche E Contenutistiche Dei Cantastorie, FORMicona Ed. 1986, Il Ballo Della Fanciulla in Fiamme, Guardamagna Editore (Raccolta di Poesie) 1994, Vivere Davanti Alla Luna Fredda, Guardamagna Editore (Raccolta di Poesie) 1999, AA.VV. Antologia Poeti Internazionali, De Ferraris Edizioni successivamente Edizioni Europea, (Raccolta di Poesie con Alvaro Mutis ed altri) 2009, I Racconti Del Pesce Che Piange E Che Ride, Edizioni Saecula (I Edizione) 2013, I Racconti Del Pesce Che Piange E Che Ride, Edizioni Saecula (II Edizione con una nota di Mario Luzzatto Fegiz e la postfazione di Giuseppe Cristaldi)

COLLABORAZIONI

1994, Sul Confine, Cristiano De André 1997-99, I Notturni, Fabrizio De André (inedito ed restato incompiuto dopo la morte di Fabrizio De André 2000, Faber Amico Fragile (con Canzone del Padre) 2001, Scaramante, Cristiano De André 2003, Un Giorno Nuovo, Cristiano De Andrè 2003/04, E Ci Chiamano Poeti, Flavio Oreglio 2005, Malocuore, Stefano Tessadri 2011, Reality And Fantasy, Raphael Gualazzi (come coautore) 2012-13, Come In Cielo Così In Guerra, Cristiano De Andrè

TOUR

1996 Karavaggio Tour 1998 Opener per il Tour di Fabrizio De André 2002-2006 Benvenuti Mostri Tour

PREMI

1990, 1991, 1993 Premio Musicultura Città di Recanati 2001, Premio Lunezia con Cristiano De André 2004, Premio MGM, Losa Angeles come miglior songwriter italiano 2004, Premio della Critica Semirde, Mantova 2001, Premio UNESCO Per Musica E Poesia/Messaggero di Pace

LUPO EDITORE

Via Monteroni Esterna, CP 93 - 73043 Copertino (Le) Tel. 0832.949510 - Fax 0832.937767 - info@lupoeditore.it twitter: https://twitter.com/ululatilupo - https://twitter.com/lupoeditore facebook: https://www.facebook.com/Ululati https://www.facebook.com/lupoeditore.pagina

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Recensioni MINO DE SANTIS MUDDHRICHE

Il nuovo disco del cantautore salentino

Comunicato Stampa

“Chi si nutrirà di queste muddhriche, che lascio qui? Non sono gli avanzi, non sono gli scarti della vita, queste note. Sono il dono di chi mi ha cresciuto, mi ha allevato, mi ha librato nell’aria. “T’aggiu crisciutu cu lu pane e senza pane, muddhrica muddrica. Ti ho tirato su con tutto lo zelo possibile”. Risuona ancora nelle mie orecchie. Perché queste sono le briciole, ma sono anche il mio nutrimento, sono ciò che mi ha insegnato ad accontentarmi e godere delle cose piccole e belle. Come gli uccelli, che vivono un’esistenza intera appagati dai manuzzuli, così ho imparato a far tesoro di quello che la storia mi ha voluto regalare. Ci hanno lasciato le briciole, dice qualcuno, ma noi, uomini del sud, tanimu lu coriu tostu e de le muddhriche nde facimu pane”. Mino De Santis

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gni qual volta si ascolta Mino De Santis, si hanno ben chiare le sue radici, la sua storia, le origini musicali e i suoi ascolti al juke box. La voce e l’ironia amara di De Andrè, ma anche l’impegno di Stefano Rosso o la compostezza di Paolo Conte. Ma per non abbandonarsi a facili semplificazioni, bisogna fermarsi un attimo e rimettere play. Mino De Santis è a tutti gli effetti un fuoriclasse, unico nel suo genere perché ama ancora raccontare e lo fa come potrebbe fare un fotografo con le sue istantanee, un pittore impressionista nel fermare tutto su una tela o il saggio del paese nel riferire vizi e virtù della sua gente. Con dovizia e ironia. Anche in questo terzo album “Muddhriche” prodotto dall’etichetta Ululati (Lupo Editore) si raccolgono piccoli momenti di vita quotidiana, come fossero proprio molliche minute ed essenziali, messe insieme per farne pane e nutrimento. Ci sono le “macchiette”, i personaggi del paese: “Lu prete” scaltro e smaliziato o la “La bizoca e la svergognata”, apparentemente diverse ma “le stesse e l’hanno sempre saputo”. C’è la bellezza e la malinconia degli “Anni” passati tra casa, chiesa e sogni di libertà ma anche il sud amaro dei “Pezzenti”(feat. Nando Popu / Sud Sound System), quegli immigrati trattati come animali tra “patruni e capurali”, senza diritti o assistenza, pagati venti euro alla giornata me definiti lo stesso invasori. E tra mandolino e fisarmonica, si continua a raccontare di quei “Radical chic”, quelli bravi a dare definizioni, che hanno così poco da dire ma tanto da parlare.

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A poco a poco le “Muddhriche” compongono il quadro di un uomo che, come ben rappresentato dalla copertina del disco, dall’alto, osserva, riconosce, cerca di individuare quelle briciole, le piccole cose che continuano a dargli godimento. È un carnevale di personaggi e situazioni, dove si respira a pieni polmoni l’aria scanzonata di un bonaccio che ama quello che compone perché è il suo modo di continuare a credere al sogno di anarchia. Tracklist

1. Anni 2. Fiche Cu Le Mendule 3. Radical Chic 4. Sutta ‘Na Chianta Te Chiapperu 5. Lu Preute 6. Porta Verde 7. La Pizzoca e La Sbergugnata 8. Ieu Fazzu Gezz 9. Certi Culi 10. Pezzenti (feat. Nandu Popu) 11. Arbulu Te Ulie (bonus track)

I musicisti

Francesco Negro - pianoforte Mauro Semeraro - mandolino Pantaleo Colazzo - fisarmonica


Recensioni

Emanuele Coluccia - fiati Antonio Tau - percussioni Pasquale Gianfreda - basso Eleonora Pascarelli - voce Nando Popu - voce Giovanni De Santis (Endesho) - voce Mo. Alessandro Garofalo - arrangiamento “Pezzenti”

Mino De Santis, note biografiche Mino De Santis - La poesia di Fabrizio De Andrè, il ritmo di Paolo Conte, l’ironia “eretica” di Giorgio Gaber, il racconto disincantato di Stefano Rosso, una passione per la big band alla Renzo Arbore. Tutto questo in un solo cantautore: Mino De Santis. Molti di voi si stanno chiedendo certo chi sia mai costui. I programmi televisivi non lo ospitano e le radio commerciali nazionali non trasmettono le sue canzoni eppure stiamo parlando di un artista di valore eccezionale. Quando si racconta la biografia di un artista spesso si comincia dicendo “da giovane fece il minatore”, come Tom Jones, oppure “ha lavorato in fabbrica”, per Mino De Santis bisogna usare ancora il presente indicativo e dire: quando non fa concerti fa l’imbianchino oppure il contadino, accettando un po’ tutti i lavori che ha sempre fatto per vivere. Mino non è un ragazzino, è un quarantenne che ha sempre scritto canzoni principalmente per se stesso, per i suoi amici, per quel irrefrenabile bisogno di “raccontare la vita” che ogni vero artista sente bruciare dentro. Solo 3 anni fa fa ha prodotto il suo primo cd “scarcagnizzu”, venduto solo attraverso i suoi concerti, passato di mano in mano mentre le sue canzoni era possibile ascoltarle su you tube. A distanza di un anno nel 2012 esce l’album “Caminante” accompagnato dal videoclip di 8 minuti (quasi un corto) “Lu ccumpagnamentu” diretto dal Regista Gianni De Blasi. A luglio 2013 esce “Muddriche” ed è la seconda produzione della nuova etichetta “Ululati” di Lupo editore, anche in questo caso è stato prodotto un videoclip con la partecipazione di Alessandro Haber e Nandu Popu dei Sud Soun System per il singolo “pezzenti”. Un florilegio critico “Un artista da seguire…” (Vincenzo Mollica, DoReCiackGulp! RaiUno) “E’ un carnevale di personaggi e situazioni, dove si respira a pieni polmoni l’aria scanzonata di un bonaccio che ama quello che compone perché è il suo modo di continuare a credere al sogno di anarchia” (Raffaella De Donato) “Allo sguardo di De Santis nulla sfugge, non un gesto, non una parola” (Raffaele Gorgoni, Tg3) “Mino De Santis si fa notare per la sua verve ironica, da Gaber saletino” (Tommaso Ricci, Tg2) “Attraversarsi le note come spettatore disincantato tra parole abusate e “tipi” di ogni giorno. Cerchi una briciola che

nutra e la trovi nelle parole-musica, nei treni in partenza, nei colori di un fiore antico, nella voce calda, in un amore” (Sandrina Schito) “Il Salento trova nuove parole, quelle puntute, del graffio autoriale. Anarchiche quanto basta per tener desto l’animo e l’occhio allo sguardo: quello dritto, che mai s’inchina e fa riverenza. Mino De Santis è così, ama il ridere, il soffio e lo spiffero. (Mauro Marino) Mino De Santis è un ascolto che il tempo e la pratica portano a metabolizzare. Non è la risata di turno ciò che arriva e resta. Ma un ondulato senso di profondità che scolpisce immagini nella memoria e libera l’ascolto dalla superficialità attorno (Erika Sorrenti e Francesco Aprile) Mino ha scritto una pagina di canzone popolare vera, del popolo del Salento che si libera dalla pur splendida prigionia del tamburello, dell’organetto e del violino e approda ad un linguaggio nuovo, fatto di dialetto e di italiano colto al volo, masticato, rimasticato e sputato fuori in una nuova forma di colostro, vero alimento con il quale crescere i piccoli. Musica accattivante, di uno che sa suonare la chitarra, la lascia nei suoi accordi semplici, quasi ondeggianti come un materassino gonfiabile sulla bonaccia (Pino De Luca) Autoironico e impietoso … lo definirei un “verista” per come descrive la realtà sociale e soprattutto quella di tanta umanità. Ha il suo modo singolare di vedere la realtà e di declinarla in versi. E’ un sognatore ingenuo e intellettualmente onesto. Insofferente a qualsiasi regola, non scenderebbe mai a compromessi, ha l’anima libera e resta anarchico anche quando non sarebbe il caso. Ha una singolare genialità, un’autentica vena artistica che differisce da qualsiasi accomodante musicalità “popolare” oggi cosi volgarmente e insopportabilmente stereotipata (Giuseppe De Santis) ❖ LUPO EDITORE Via Monteroni Esterna, CP 93 - 73043 Copertino (Le) Tel. 0832.949510 Fax 0832.937767 - info@lupoeditore.it twitter: https://twitter.com/ululatilupo - https://twitter.com/lupoeditore facebook: https://www.facebook.com/Ululati https://www.facebook.com/lupoeditore.pagina https://www.facebook.com/minodesantisconcerti

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Recensioni VALERIO BILLERI ACQUE ALTE

Il nuovo disco del cantautore salentino

Comunicato Stampa

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alerio nasce artisticamente all’inizio degli anni ‘90. 
Appassionato di musica folk, rock e blues da subito un impronta sanguigna alla sua produzione che spazia dalla ballata alla Fabrizio de Andrè al rock duro alla Nick Cave.
La prima casa editrice ad accorgersi del suo talento è la Zerodecibel dove incide vari demo tra il ‘97 e il ‘99 mai editi però su supporto fonografico (si possono trovare comunque su vari siti internet). 
 All’inizio del 2000 conosce Daniele Giovannoni e con lui forma il gruppo “I Pezzi ‘Assemblaggio” che comprende tra gli altri Alex Cefalì al basso e Fabio Tempesta alle chitarre.
 Nel 2001 esce sul sito Vitaminic una raccolta di brani interpretati e scritti da Valerio in versione acustica (Solo e Acustico ed. Vitaminic 2001). All’inizio del 2002 Valerio conclude la sua permanenza alla Zerodecibel e passa alla Fuoristile con la quale pubblicherà il disco “Terra del Padre” (2002 - ed. Fuoristile/ Tempi Moderni). Questo è un disco dalle sonorità adult rock (Springsteen, Tom Petty) che vede la partecipazione allo stesso, oltre che dei PdA, di Fabrizio Guarino alle chitarre ed Emilio Merone al piano.
Nel luglio 2003 Valerio Billeri riceve la targa de Andrè come II artista emegente nazionale. Il risultato ottenuto spinge Billeri e Giovannoni a pubblicare, nel 2005 un disco autoprodotto dal titolo “Giorni Perfetti”. 
 Nel 2007 Valerio Billeri e i PdA cambiano di nuovo casa e passano alla Crisalide Edizioni (formata dallo stesso Giovannoni ed Emilio Merone); sempre nello stesso anno pubblicano il disco “Alberi Secolari”. Il lavoro risulta il più riuscito dell’intera produzione del cantautore romano, grazie anche allo splendido lavoro del gruppo (al quale si sono aggiunti Paolo Rozzi alla fisarmonica e Virginia Fabbri voce, flauto traverso e violoncello) e agli arrangiamenti mai banali dello stesso Giovannoni. Dalle sonorità acustiche e eteree

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spinge Billeri verso una forma di espressione piu folk rispetto ai precedenti lavori, ma forse anche più adatta alle tematiche dei testi. Nel 2010 esce il cd acustico (voce, chitarra e armonica) Il ponte, dalle tematiche folk-blues e con liriche fortemente espressive, autoprodotto con l’aiuto della crisalide per quanto riguarda la distribuzione riceve ottimi risultati per quanto riguarda la critica musicale. Nel 2012 Valerio entra in contatto con la FAIP e decide di stampare un cd dedito a raccogliere fondi per la ricerca scientifica alla lotta per la lesione al midollo spinale. 
 Il disco vede di nuovo in campo i Pezzi d’assemblaggio e sferza di nuovo verso il Rock Americano, tra l’altro aderiscono al progetto come ospiti Paolo Bonfanti, Massimiliano LaRocca, Antonio Zirilli i Balstwaves e il grande cantautore americano Willie Nile. ❖


Eventi

Venerdì 22 Novembre Ore 18.00 Sale Affrescate del Palazzo Comunale … MA LIBERA VERAMENTE. L’esplosione delle radio nei seventies italiani

Sabato 23 Novembre Ore 15.00/20.00 Sale Affrescate del Palazzo Comunale APERTURA DELL’AREA ESPOSITIVA Etichette, editoria, associazioni, festival legati alla cultura indipendente. CON LINEATRAD La Banda Borgognoni dà il benvenuto agli ospiti e ai visitatori Ore 15.30 Sale Affrescate del Palazzo Comunale PREMIO ITALIANO EDITORIA MUSICALE INDIPENDENTE Per chi scrive storie di musica sulla musica con la musica Ore 15.30 Magazzini del Sale del Palazzo Comunale ASSEMBLEA DEL DIRETTIVO DI ACISA Associazione Italiana Costruttori Strumenti Acustici

Ore 16.00/20.00 (Domenica ore 11.00/19.00) Sale Affrescate del Palazzo Comunale MUSIC MEETING WORKSHOP: PORTACI IL TUO DEMO! Stage con musicisti della scena internazionale Ore 16.00 / 20.00 (Domenica ore 11.00/19.00) Sale Affrescate del Palazzo Comunale Mei e Web Radio Rai organizzano CAMPUS MEI: Due giorni di ascolto di demo per i palinsesti della Web Radio Rai Ore 21.00 Teatro Mauro Bolognini PIMI – PREMIO ITALIANO MUSICA INDIPENDENTE Ore 22.00 Nei locali della città LA CITTÀ CHE SUONA Concerti, esibizioni, jam session, per una notte dedicata alla buona musica indipendente Ore 23.00 Foyer del Teatro Mauro Bolognini L’ALTOPARLANTE SHOWCASE PER I SUOI 10 ANNI

Domenica 24 Novembre Ore 11.00 /19.00 Sale Affrescate del Palazzo Comunale

AREA ESPOSITIVA Etichette, editoria, associazioni, festival legati alla cultura indipendente. CON LINEATRAD Ore 15.00 Sale Affrescate del Palazzo Comunale STATI GENERALI DELLA MUSICA INDIPENDENTE Verso le quote di musica prodotta in Italia in tv e radio, dopo il tax credits e l’act live servono altri interventi urgenti per la tutela e lo sviluppo del made in Italy Ore 16.30 Sale Affrescate del Palazzo Comunale L’Associazione senza scopo di lucro Note Legali presenta IL CODICE DEONTOLOGICO DEL MUSICISTA PROFESSIONISTA Una carta di valori e di comportamenti Ore 17.00 Sale Affrescate del Palazzo Comunale IL NUOVO IMAIE SI PRESENTA AGLI ARTISTI TOSCANI Ore 18.00 Atrio del Palazzo comunale CLARK KENT PHONE BOOTH Clinic / Concerto chitarra, voce, batteria

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Lineatrad 23-2013  

The Dublin Legends Joa Patrick Q Cleo T Malaspina Premio Andrea Parodi Massimo Donno Le tre sorelle Malmaritate Sospira rose Elsa Martin Lav...

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