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PoPistoia - MEI Mama Marjas Silvio Orlandi Garland Jeffreys Sestomarelli Paul Stowe

mensile Anno 2 n°22 ottobre 2013 € 0,00

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Rox Records Premio Tenco Sancto Ianne Max Arduini Joaquin Diaz Salvatore Trimarchi

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Sommario

n. 22 - Ottobre 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Mama Marjas, la storia

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Le marionette a tavoletta

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L’America allo specchio

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Mama Marjas, quando la tradizione ha successo

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Silvio Orlandi

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Paul Stowe

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Rox Records, il coraggio di puntare sul folk

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Premio Tenco 2013: Garland Jeffreys

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C.A. Bixio Musica e parole nel 900 italiano

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Duo Pastis

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Presentazioni di Enrico Deregibus e Olsi Sulejmani

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La Fondazione Joaquin Diaz

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Eventi

Cronaca

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

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erchè no? Una copertina che renda merito ad un’artista che si occupa non propriamente di musica folk, ma comunque di una tradizione popolare, il reggae, che spesso viene utilizzato dai nostri interpreti per un processo di contaminazione tendente a ridare vigore e ritmo a una musica un po’ stereotipata. Mama Marjas invece di partire dal folk parte direttamente dal reggae... si tratta della migliore interprete italiana del genere; riconosciuta dall’ambiente e dagli addetti ai lavori, acclamata dai giovani, tuttavia non ancora nota nel nostro mondo folk. In un momento in cui la scena folk italica langue, in cui le etichette non ti mandano uno straccio di demo per risparmiare (ma su cosa, sulla promozione dei loro clienti??) allora Lineatrad, una rivista moderna fedele al passato, ma che guarda decisamente verso il futuro, è interessata ad allargare i propri orizzonti, a valorizzare chi si sbatte per emergere nella musica folk-derivata... Lineatrad ti asseconda, ti vuol dare un chiaro segnale

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Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

di professionalità che ormai nel mondo “folk” fine a se stesso non trovi più. Scusate questo mio sfogo, ma sono stufo di approssimazione, stufo di promesse non mantenute o addirittura mancanza di promesse... il mondo della musica è in continua evoluzione ed esistono autori di talento prodotti da intraprendenti agenzie che premono per farsi conoscere, ma non possedendo quel rigore stilistico tanto “rassicurante”, vengono visti con diffidenza. Musica pura e musica commerciale, musica etnica e musica pop... quali sono i confini? Quali le differenze? A noi opinionisti, critici ed esperti di musica viene richiesto di distinguere il vero valore artistico dalla mistificazione, la vera genialità dalla furbizia tendente a guadagnare “soldi facili”, la guida giusto per indirizzare un appassionato ad acquistare o semplicemente ascoltare musica di qualità senza prendere fregature. Tutto il resto è retorica. Allora da questo mese in avanti la nostra rivista Lineatrad sarà attenta alle nuove forme d’arte sonora che abbiano

Argomenti

Editoriale in ogni caso attinenza con la nostra filosofia e i nostri princìpi. Una novità dell’ultima ora è la presenza di Lineatrad con uno stand alla fiera PopPistoia di novembre, nei bellissimi saloni del palazzo del Comune, il 23 e 24. Chi volesse contattarci personalmente può fare un salto in questa bellissima città toscana e non resterà deluso. In ogni caso la nostra partecipazione come operatori al Medimex di Bari ai primi di dicembre è assicurata, per cui anche in quell’occasione ci sarà opportunità di dialogo “dal vivo”. Pollice verso invece per il Womex, quest’anno: troppo oneroso partecipare sia come stand che come semplice operatore... il prezzo da pagare agli organizzatori è fuori mercato e ben pochi se lo possono permettere, soprattutto provenendo da una nazione così distante dall’evento. Questo mese sarà comunque decisivo per il progetto network che stiamo creando e presumo già da dicembre si potranno trarre delle conclusioni sulla sua fattibilità.


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PoPistoia: Sostegni alla produzione musicale italiana

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Lo Truc

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Sestomarelli... lo siamo tutti noi!

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Salvatore Trimarchi Un autore di canzoni senza tempo

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Max Arduini

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Notizie dagli altri mondi: Oteme

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Il dialetto nella canzone italiana degli ultimi venti anni

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Sancto Ianne

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Gerardo Balestrieri secondo al Premio Tenco

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Per il resto il numero di ottobre sono sicuro piacerà a molti lettori appunto per la ventata di nuovo, per il mantenimento sostanziale della struttura classica con servizi, approfondimenti, interviste e tutto quello che si può trovare nel mondo folk “che vuole sopravvivere alla crisi”. Per cui daremo spazio e considerazione a chi è propositivo, attivo e investe sulla cultura, e indifferenza totale ai piagnoni autolesionisti e catastrofisti... con loro non c’è futuro!! Mi sembra giusto credere in coloro che credono in noi: per fortuna c’è ancora qualcuno convinto che una rivista specializzata sia un veicolo promozionale essenziale, in barba alla recessione, e per fortuna c’è ancora chi ha un progetto da realizzare e non vive solo di rimpianti, ricordi e recriminazioni! Quello di cui parliamo in questo numero (Max Arduini, Malmaritate, Sestomarelli, ecc.) sono progetti artistici ambiziosi, nuovi, brillanti, insomma in perfetto stile “Lineatrad”. Anche il discorso sulle marionette a tavoletta, antica tradizione rispolverata

da Silvio Orlandi, è argomento attuale e vivo... dovrebbe essercene abbastanza per convincere i più scettici, della qualità che proponiamo ai nostri lettori. La selezione degli articoli che ci giungono da pubblicare inizia un minuto dopo l’uscita di un numero di Lineatrad e finisce un minuto prima della pubblicazione di quello successivo. Quello che intendo dire è che non si dovrebbe aspettare il minuto finale per inviare gli scritti... dopotutto ci chiamiamo “Lineatrad”, mica “Equitalia”!!! Ci avviciniamo velocemente anche alla fine dell’anno. A dicembre, dopo il Medimex di Bari, sapremo di più sul nostro futuro e faremo una riunione per decidere chi resterà in Redazione e chi dovrà essere sostituito: un faccia a faccia per scoprire se le motivazioni del nostro staff sono rimaste inalterate, considerando che ognuno di noi ha problemi familiari, lavorativi, di salute, che prescindono dalla “volontà” di continuare nel progetto, mentre invece le porte sono sempre aperte per gli “aspiranti” nuovi collaboratori. ❖

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 22 - Ottobre 2013 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Pietro Mendolia, Silvio Orlandi, Giordano dall’Armellina, Jessica Lombardi Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti MAMA MARJAS, LA STORIA Comunicato stampa

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ama Marjas è una personalità forte e riconosciuta nella moderna scena reggae italiana, e non solo. Dopo il recente album WE LADIES prodotto dal leggendario Adrian Sherwood, Marjas ha travolto molte barriere geografiche e stilistiche, spaziando dal dancehall reggae al roots, dai ritmi afrocaraibici al soul ed hip hop. Nell’estate 2013 ha pubblicato il nuovo singolo “Io e Te” con un irresistibile ritmo soca, su etichetta Love University. Il brano “Io e te” offre un ennesima dimostrazione delle affascinanti doti vocali di Mama Marjas, con un stile estremamente fresco e coinvolgente ispirato dal suono di Trinidad più autentico e contemporaneo. Una dimensione stilistica non nuova per Marjas, già percorsa con successo in brani come “Ne-

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gritude” (2011, Love University Records) Mama Marjas è un talento naturale, giovane ma molto sicura di se, radicata nella cultura del reggae ma allo stesso tempo versatile con una solida cultura musicale. Mama Marjas domina i palchi ed i sound system con semplicità, estende la voce tra stili e linguaggi diversi, conquista il pubblico per simpatia e bravura. Dai suoi primi singoli nel 2007, attraverso i suoi primi due album “B-Lady” nel 2009 e “90” nel 2011 fino alle tante collaborazioni con personaggi diversi fra i quali Neffa, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Africa Unite, Ensi, Clementino e molti altri, Mama Marjas è diventata una star del reggae italiano, la più richiesta e attesa fra i giovani artisti. Nel 2012 le due formidabili cantanti reggae italiane Mama Marjas

e Miss Mykela, dopo anni di collaborazione live, si sono unite per la prima volta in un unico album ed hanno creato WE LADIES! Un disco d’amore, di lotta e di vita vissuta con la passione delle donne del sud! Reggae music di alto livello internazionale registrata e mixata dal leggendario produttore Adrian Sherwood, per una produzione Love University Records curata da Don Ciccio. Il We Ladies tour fra l’estate e l’autunno 2012 ha portato Mama Marjas in moltissimi club e festival italiani (fra cui Primo Maggio a Roma in diretta Rai TV, Ferrock, Rock in Roma, Acqua in Testa, Gusto Dopa al Sole, Battiti live, Medimex…) e all’estero (Londra, Miami, Los Angeles, Womex in Grecia, Sziget in Ungheria). Come parte del progetto We Ladies, Marjas e Mykela hanno anche


Argomenti

prodotto un’autentico spettacolo “all ladies” internazionale con le Sista Woman in Reggae, autorevole band anglogiamaicana di sole donne da Londra. L’incredibile estensione e la forte espressività della voce di Mama Marjas, può essere apprezzata in diversi contesti musicali e stilistici. Fra questi l’incredibile duetto per voce e chitarra con Skip “Little Axe” McDonald, lo straordinario bluesman americano dei Tackhead,

celebre per i suoi album su Real World e On-U Sound. Il live show abituale di Mama Marjas è un travolgente viaggio ritmico attraverso tutte espressioni ritmiche di madre Africa, dal reggae roots e dancehall alla soca, al kuduru, all’hip hop e soprattutto alla soul music. Insieme a Marjas sul palco, il dj Don Ciccio e le altre vocalist Francisca e Kykah, oltre alle coreografie dancehall e caraibiche di Alevanille.

BIOGRAFIA Maria Germinario, in arte Mama Marjas è una ragazza nata e cresciuta in Puglia, tra Santeramo e Taranto. Dotata da madre natura di una voce straordinaria, è cresciuta esibendosi già da sei anni con l’orchestra spettacolo dei genitori. Da ragazza ha studiato violino al Conservatorio di Matera, ed in quella città ha anche avuto anche il suo incontro fatale con la reggae music, cominciando a mettersi in vista nella scena delle dancehall come cantante del sound system Kianka Town. I primi a scommettere su di lei sono stati i produttori dei One Love Hi Pawa, storico sound ed etichetta di Roma, che nel 2007 le propongono di cantare sul loro “Maria Riddim”. Dalla hit “Everytime” comincia così l’avventura discografica di MaMa Marjas. Segue una trafila di singoli di successo per molti dei produttori dell’underground reggae italiano di inizio millennio come Paolo Baldini, Treble, Macro Marco, ed infine il tarantino Don Ciccio, dj veterano del reggae italiano che diventerà il suo produttore e braccio destro artistico. Dopo 3 anni di “gavetta” in cui ha girato in lungo e in largo l’italia delle dancehall, nel 2009 MarjaS si è sentita pronta per il suo primo album. Il risultato è il notevole BLADY, su Love University Records, album che vede la collaborazione di diversi bravi produttori e musicisti. Questo disco fotografa un artista in piena maturazione, perfettamente a suo agio nel cantare in italiano come in inglese e in dialetto. B-LADY riesce a tirare le somme del lavoro svolto nei primi anni di attività dell’artista, e nello stesso tempo a indicare nuovi percorsi e potenzialità stilistiche, affiancando la dancehall music al dub e sopratutto ad una spiccata vena soul ed R’n’B. Il successo underground dell’album porta ad un vertiginosa cre-

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scita delle esibizioni in tutta Italia, insieme ad un salto di qualità dei suoi spettacoli che ora la vedono in formazione fissa con Don Ciccio come dj ed altre cantanti come Kykah, Miss Mykela e Sista Kinky. Tutt’ora Marjas è una delle artiste più richieste e “busy” del reggae italiano, più volte ospite anche di grandi festival internazionali come il Rototom ed il Gusto Dopa al Sole, dove ha lasciato il segno accanto ai più grandi nomi del reggae. La sua apertura al live di Sean Paul nel Gusto Dopa 2010, supportata dalla Michelangelo Buonarroti Band, ha coinvolto oltre 10.000 persone in uno spettacolo indimenticabile. Anche le scatenate coregrafie del ballo da dancehall sono diventate parte integrante del live di Marjas, con la partecipazione dell’autorevole dancehall queen italiana Alevanille. Il 2010 di Mama Marjas è stato anche un anno particolarmente vivace sul fronte discografico: fra le altre cose, ha partecipato al nuovo album degli Africa Unite, ed ha rappresentato l’Italia nella progetto di Adrian Sherwood “Dub No Frontiers” con il brano “Allarme”, pubblicato come singolo digitale da Love University. Nell’estate 2010 ha pubblicato l’esplosivo singolo “Sexy Love” in compagnia di Neffa, sul ritmo “Bombay mix” innovativo e pieno di energia ballabile. A fine anno la sua voce è apparsa in un brano del remix album dei Tre Allegri Ragazzi Morti “XL Dub Sessions” prodotto da Paolo Baldini. All’inizio dell’estate 2011 è uscito l’attesissimo secondo album intitolato “90”, sempre prodotto da Don Ciccio su Love University Records, che colpisce per la ricchezza e la

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varietà dei contenuti: 16 tracce che spaziano tra reggae, nu soul, soca, hiphop e dancehall. La voce di Marjas raggiunge una maturità che potrebbe reggere il confronto anche con le grandi interpreti del soul internazionale, e le musiche sono fornite da un team di artisti che comprende fra gli altri la Michelangelo Buonarroti Band, Bizzarri Records, Paolo Baldini ed il grande Adrian Sherwood. Ed è proprio questo leggendario produttore inglese, considerato uno fra i più influenti protagonisti della musica mondiale degli ultimi 30 anni, che ha fornito le musiche per il successivo progetto di Mama Marjas, questa volta in duo con la sua amica e collaboratrice Miss Mykela: il cd album intitolato “We Ladies” esce 2012 su Love University. Il Primo maggio del 2012 Mama Marjas ha aperto il concertone del Primo Maggio in Piazza San Gio-

vanni a Roma, davanti a 700.000 persone in piazza e in diretta TV su RAI 3. Il We Ladies tour fra l’estate e l’autunno 2012 ha portato Mama Marjas in moltissimi club e festival italiani (fra cui Ferrock, Rock in Roma, Acqua in Testa, Gusto Dopa al Sole, Battiti live, Medimex…) e all’estero (Londra, Miami, Los Angeles, Womex in Grecia, Sziget in Ungheria). Come parte del progetto We Ladies, Marjas e Mykela hanno anche prodotto un’autentico spettacolo “all ladies” internazionale con le Sista Woman in Reggae, autorevole band anglogiamaicana di sole donne da Londra. Per il Medimex di Bari a settembre 2012, Mama Marjas ha interpretato alcune canzoni di Domenico Medugno per lo speciale “Meraviglioso Modugno” nel teatro Petruzzelli di Bari, accompagnata dal celebre bluesman americano Little Axe alla chitarra. ❖


Interviste MAMA MARJAS, QUANDO LA TRADIZIONE HA SUCCESSO di Loris Böhm

Partiamo dalle origini. La Puglia è una regione che, musicalmente parlando, si evolve all’insegna della tradizione della “taranta”. Tutto sembra spingere in quella direzione. Tu hai intrapreso un viaggio artistico in direzione contraria, a dimostrare che in quella regione si può cantare e suonare con successo anche dell’altro. Giusto?

Giusto, infatti già da più di 20 anni la puglia è famosa per la grande quantità di artisti e cantanti reggae e di musica che si contamina con sonorità caraibiche ed africane. I SUD SOUND SYSTEM già dai primi anni 90 hanno lavorato sulla commistione tra pizzica e reggae dimostrando nei fatti, con il loro lavoro che il reggae e la musica popolare in puglia sono uniti, che il reggae in Puglia è anch’esso musica di popolo e che insieme alla pizzica e la taranta attingono ad un patrimonio comune di linguaggi, metriche, ritmi e radici.. Le difficoltà iniziali: esisteva già una richiesta sul mercato della tua proposta artistica oppure hai creato una sorta di corrente alternativa, coinvolgendo appassionati del genere reggae?

All’inizio non è stato semplice ma pian piano sono riuscita a convincere un pubblico eterogeneo. Non solo giovanile e non solo reggae. Questo perchè la mia musica parte dal reggae ma è una ricerca continua nelle sonorità che affondano le proprie radici in Africa, è la ricerca di un ritmo universale che unisca i popoli, è il ritmo della vita.

La regione pugliese sta comunque spingendo molto la musica e i talenti che è in grado di formare. E’ un sostegno tangibile?

di crisi globale, di poca attenzione al marketing e show business, oppure a poca volontà di mettersi in evidenza da parte di questi artisti?

La regione Puglia è stata per me e molte altre realtà musicali pugliesi un sostegno tangibile aiutandomi nella promozione della mia musica in Italia e internazionalmente. Investire nella musica e nei talenti di un territorio è una sicura fonte per valorizzarne l’immagine. Ritengo che alla scoperta della Puglia da parte del turismo italiano ed internazionale abbia fortemente contribuito questa ondata di ottima musica che arriva dalla mia terra.

Gli artisti di strada penso che scelgano di farlo e penso che siano davvero le persone che più di tutti amano la musica nella sua purezza… Purtroppo quando si entra nel main stream e si inzia a parlare in numeri e non in note bisogna davvero essere forti ed essere consapevoli che più si cresce e meno “conta l’arte”, ci si ritrova ad occuparsi di cose che poco c’entrano con la musica. Quindi credo che molta gente decide di far musica per strada perché schiacciata dalla burocrazia e al business legato alla musica che un po “tarpa le ali” all’arte. Io a 16 anni con alcuni amici ed il mio violino per un piccolo periodo di tempo ho fatto musica in strada ed è stata una esperienza fantastica, dalla quale ho imparato a rispettare ed amare chi fa musica in strada per professione.

Il mercato discografico delle tue produzioni ha più riscontro sulla vendita di CD o su mp3? E’ comunque soddisfacente per garantirti un futuro professionale tranquillo oppure c’è la necessità di rivolgersi al mercato internazionale?

Ai giorni nostri la vendita della musica in qualsiasi formato non presenta trend particolarmente incoraggianti anche se evidentemente sono gli Mp3 che sono più richiesti. Il Cd Fisico è un prodotto per i fans più affezionati ed anche un biglietto da visita per l’industria musicale. E’ evidente che per tutti gli artisti che come me fanno la musica per professione è il live che tiene viva l’economia. Cosa ne pensi dei musicisti da strada, i buskers, che sono spesso ex professionisti con diversi album alle spalle, premi prestigiosi, costretti a esibirsi “a cappello”? Per loro l’occasione non è mai arrivata. Si tratta

Il rigore del proprio progetto musicale: sei disposta a compromessi per ottenere il successo commerciale oppure sei intransigente sulle tue scelte, su quello che ti piace di più eseguire in pubblico? Mi spiego: molte volte le emittenti televisive, o i direttori artistici di certi festival, sono intransigenti sul repertorio di un artista per produrre uno spettacolo, offrendo in cambio un cachet interessante. Si può vivere del proprio talento senza compromessi oppure bisogna essere un po’ “camaleonti” per sopravvivere nel vostro ambiente?

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Interviste

Come dicevo nella risposta precedente: devi essere forte e sapere quello che vuoi… e soprattutto quello che la gente vuole da te. Noi artisti senza il consenso del pubblico siamo pari a zero per cui è giusto restare coerente e non deludere mai il tuo ascoltatore. Penso che ci voglia molta coerenza unita alla continua ricerca e che si puo’ spaziare musicalmente mantenendo sempre la propria identità. Secondo te la musica folk pura, quella di tradizione, ha un futuro oppure è destinata ad essere segregata in museo, adatta ad etnomusicologi attempati? Le cosiddette “contaminazioni” sono l’unica via per produrre un lavoro di successo? Fino a che punto cercare un prodotto “diverso” può essere redditizio?

La musica Folk vivrà sempre, è un prodotto che funziona perchè è un prodotto “Vero” che la gente

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sente come parte della propria cultura. La mia via alla musica è quella della contaminazione, il mio percorso è una ricerca continua ed un continuo imparare dai miei ascolti musicali. L’originalità è poi riuscire a mescolare in un proprio stile inconfondibile, il risultato dei propri viaggi musicali. Sicuramente cercare un prodotto “Diverso” non è redditizio perche non è interessante per un mercato di massa, ma per quanto mi riguarda, se la mia musica non riesce ad interessare innanzitutto me, non penso che possa esserlo per quelli che mi ascoltano. Forse l’ascoltatore in questa epoca di sofferenza ha bisogno di essere sereno almeno dal punto di vista “sonoro”. La vostra è una musica adatta ad un pubblico giovane (da come si può dedurre dalle clip video) oppure adatto a tutte le età?

Assolutamente adatto a tutte le età… adatto a tutta la gente che sente la musica col cuore e che si emoziona con le sonorità black. Io Faccio la musica

che parla d’amore tanto quanto quella con forti rivendicazioni sociali, la musica energetica per ballare e quella per riflettere e sognare. Per fare questo mi sono confrontata con diversi generi come il Reggae, il Soul, L’Hip Hop, la Soca e molti altri ancora, il tutti uniti dalla comune matrice Black, con le radici in Africa. Quali sono i tuoi progetti per il prossimo anno?

Al momento con Don Ciccio stiamo lavorando al nuovo album per Love University Records che rifletta e sia lo specchio di tutto ciò di cui abbiamo parlato in questa intervista ed inoltre stiamo lavorando alla creazione di un tour Europeo. ❖


Interviste ROX RECORDS: IL CORAGGIO DI PUNTARE SUL FOLK di Loris Böhm

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on si riesce a restare indifferenti alla nascita di una nuova etichetta discografica esclusivamente di musica folk in un’epoca di grande crisi economica... desta ancor più stupore il fatto che la spinta trainante per creare questa etichetta è stata il voler valorizzare artisti che non hanno mai avuto credito presso le altre etichette folk, evidentemente nate con ben altri propositi. Lo stupore si tramuta in incredulità per aver ricevuto da questa neo etichetta un disco promozionale da recensire... quando le più celebri etichette di folk-world music non spediscono più nulla... si limitano a darti un link per ascoltare un paio di mp3 (quando va bene!) Convenite anche voi con le mie esternazioni-sensazioni?

Ci fa piacere sapere di non averti lasciato indifferente, i momenti di crisi a nostro avviso sono il terreno migliore dove possono germogliare nuove idee. Abbiamo scelto l’ambito del folk, con un’attenzione particolare al folk a ballo, perché è un ambiente che frequentiamo da tanti anni come “consumatori”. Un ambiente sconosciuto ai più e che appare molto strano dal di fuori: ballerini e ballerine dai 12 agli 80 anni che si ritrovano a ballare spesso su pavimentazione improbabile, sotto il sole o in locali gremiti, in un capannone mentre fuori piove a dirotto, tutti sorridenti, sudati e felici; tirano le sei del mattino senza bisogno di “sostanze” perché il loro carburante è la gioia di stare insieme in maniera “sana”,

di ballare danze facili e/o complicate e anche, perché no, di bere un buon bicchiere in compagnia. Quale potrebbe essere la causa di questo appiattimento della scena discografica?

La crisi economica che non aiuta nessuno, il download illegale di musica che colpisce anche la piccola scena folk e i costi Siae che non sono certo indifferenti. Questi tre fattori in un mercato molto di nicchia come quello del folk hanno un impatto decisamente maggiore rispetto ai grandi nomi del mainstream. Gli artisti ormai si producono da soli i CD che vendono in piazza, perchè nessuno li produce, nessuno gli fa da agenzia. Questo mese ne parlo

a parte, ma sono sempre più meravigliato di vedere autentici talenti artistici esibirsi nelle strade come dei mendicanti qualunque. Vi ritenete in grado di poter migliorare questa situazione o la vostra sembra quasi una lotta contro i mulini a vento, se nessun altro discografico vi sostiene?

Quello che dici è verissimo, girando per vari festival europei ci siamo spesso resi conto di aver davanti dei veri e propri Artisti che non hanno la fama che meriterebbero. Non siamo dei novelli Don Chisciotte, nel nostro piccolo speriamo di poter contribuire all’avvio di un cambiamento, un’evoluzione. Una valanga parte da un piccolo sasso. Quale senso di rigore offrite! Il prezzo calmierato del CD, la riduzione

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dell’impatto ambientale, ma forse sarebbe utile un foglietto allegato con la spiegazione dei brani e una biografia del gruppo... Siete partiti con un solo CD: si tratta di un sondaggio per vedere come reagisce il pubblico o è solo un caso? Dopo questo emozionante esordio di cui parlerò nella recensione, dobbiamo attenderci una regolarità di uscite da parte vostra?

Non è un sondaggio, noi siamo partiti, è la passione che ci guida non i piani di marketing. La nostra etichetta è nata da pochissimi mesi, abbiamo già contatti con altri artisti e l’obiettivo per il 2014 è quello di arrivare ai festival estivi con almeno cinque album in catalogo. Con quali canali distribuirete gli album o li promuoverete per la vendita? Farete anche azione di management per piazzare l’artista nei festival o nei locali?

Non esistendo il settore folk nei maggiori negozi distributori di musica, il canale principale rimane sempre l’esibizione live dell’artista. Parteciperemo con un nostro stand ad alcuni festival balfolk italiani ed

Recensioni

europei, il nostro sito web www.roxrecords.it permette di acquistare sia i cd che gli mp3, saremo presto anche su iTunes e gli altri stores online. Per il momento il management non è il nostro obiettivo principale, la scena del folk a ballo è un ambiente molto ristretto e “ci si conosce tutti”, ballerini, musicisti e gestori/organizzatori.

Sembra una domanda stupida ma voglio farvela lo stesso: credete di ottenere un utile di esercizio da questa attività che vi consenta di vivere “di musica” oppure vi accontentate della soddisfazione del valore sociale e culturale che mettete in piazza?

Come già detto, a darci la spinta iniziale è stata la passione e la voglia di diventare parte attiva nel circuito del balfolk che frequentiamo da anni e che ha migliorato la qualità della nostra vita; dopodiché siamo consapevoli del fatto che sarà quasi impossibile renderla la nostra attività principale. Ci aspettiamo comunque un minimo di utile per ripagare i nostri sforzi e poter continuare a proporre buona musica.

DUO PASTIS (Fabio Colussi, Pierpaolo Berta) Anice Stellato - Rox Records RXR001

recensione di Loris Böhm

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Ritenete utile partecipare ad expo tipo Womex, MEI, Medimex, o altri dove si possono fare conoscenze e stipulare contratti (anche se per partecipare bisogna stipulare quasi un mutuo)?

No, come tu sottolinei i costi sono troppo elevati e in ogni caso per il momento ci sembra prematuro. Per finire (e spero che sia solo l’inizio) avete altri nomi che gradireste pubblicare prossimamente o siete alla ricerca di talenti? Casualmente faccio parte del gruppo di lavoro “Demopress” prodotto dal programma di RAI 1 Demo di Renato Marengo... una sorta di acchiappatalenti. Sarà facile che in futuro ci incroceremo con una certa frequenza! Che ne dite?

Attualmente abbiamo due album “in lavorazione” per fine 2013-inizio 2014, ma non possiamo ancora anticipare i nomi, solo dirti che si tratta di un giovane gruppo milanese e di un chitarrista piemontese. Certo, siamo anche alla ricerca di nuovi talenti, che possono contattarci tramite il sito e inviare materiale ad info@roxrecords.it ❖

Ecco la prima produzione dell’etichetta Rox. Si evidenzia sin dalla confezione che si tratta di un prodotto artigianale, amatoriale. Il cartoncino che racchiude l’album è essenziale: giusto un lato interno dove trovano spazio gli interpreti, le specifiche di produzione e i ringraziamenti... il titolo del CD con una copertina dalla grafica spartana, un retro ancor più spartano dove trovano spazio i titoli dei 12 brani (ben 58 minuti in totale). Trattandosi dichiaratamente di due suonatori “on the road”, sono più che mai scettico sul contenuto sonoro, perlomeno sulla bontà di quello che si andrà ad ascoltare, ma la curiosità che inculca tanta ostentata semplicità di apparenze, è tanta! Come quasi sempre accade, il contenuto è da applausi... estro, composizioni intriganti, languide, fatte non solo per il ballo ma anche per estasiare l’udito nei momenti più tranquilli. Scottish, mazurche, bouree, Andrò, valzer e tutto ciò che si può desiderare... e anche di più quando, improvvisamente, l’organetto e la chitarra dei due ti sbalordiranno con una magnifica interpretazione di un noto brano nientemeno che dei Pink Floyd... ma a mio vedere più incisivo e suadente del famosissimo originale... che esordio discografico (sia di autori che di etichetta!!). Il bis finale “Niente male” versione rock è tutt’altro che niente male. Comprate, gente, comprate, e non ve ne pentirete! Nonostante le apparenze non si tratta proprio di un’opera minore, di un disco ridondante di pezzi tappabuchi che fanno da contorno ad un paio di hit, come spesso mi è capitato di ascoltare, opera di autori furbetti. Definirlo in due parole: sfacciatamente bello. ❖


Argomenti LE MARIONETTE A TAVOLETTA di Silvio Orlandi

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robabilmente l’uso delle marionette a tavoletta risale al medioevo, come sistema “a filo”, anche se lo studioso Yorick, nel capitolo sui burattini in Roma antica del suo lavoro “Storia dei burattini”, scrive a proposito di fantoccini infilati ad una cordicella tesa fra le ginocchia dell’operatore, il quale suonando uno strumento li faceva ballare. La tecnica consiste nel far danzare su una tavoletta di legno due marionette, quasi sempre maschio e femmina, collegati ad un filo orizzontale che, partendo da una colonna inserita nella tavoletta passa attraverso il loro petto e si allaccia alla gamba del suonatore. Questo tipo di spettacolo era diffuso in tutta Europa, dall’Inghilterra

al Sud Italia, la variante era lo strumento che veniva usato: cornamusa, ghironda, tamburino con flauto ed in Sud Italia la zampogna. Abbiamo diverse descrizioni e raffigurazioni sull’argomento. Gerolamo Cardano, nella sua cinquecentesca opera “De Varietade Reruni” dice di aver visto “due siciliani che operavano meraviglie pe mezzo di due fantocci infilati per il petto in medesimo filo che li attraversava ambedue ed era fermato da una parte ad una statua di legno e dall’altra legato alla gamba del giocoliere che col ginocchio li faceva ballare”. Lorenzo Lippi nel seicento “...così fan talor due fantoccini, al suon di cornamusa per Firenze, che l’un incontro all’altro si vede, mosso da un filo che tien chi suona al piede”. Charles Magnin in “Storia delle marionette in Europa” parla di burattinai vagabondi in Spagna e Portogallo scrivendo “…ce ne son di quelli (riferito alle marionette) che vengono fatti danzare su una tavoletta, col piede o col ginocchio al suono di uno strumento. Ernest Maindron nel suo scritto di metà ottocento “Marionette set Guignols” raccontando delle strade e piazze di Parigi, cita giovani piemontesi con le loro “marionettes a la planchette” suonando la ghironda o il tamburino con flauto.

Ne l’antologia di F.Bourcard (Usi e Costumi di Napoli, 1853) ecco che racconta: “un zampognaro sopra una tavola colloca due burattini sospesi ad una cordicella, di cui una estremità ad un palo di legno confitto alla tavola e l’altro alla gamba del zampognaro, che fa ballare in varie guise i burattini”. Proprio dai vari dipinti, stampe e litografie è interessante notare la sistemazione delle marionette, il ballerino sempre dalla parte del suonatore, e lo strumento che viene utilizzato. William Hogarth, artista inglese, in una sua stampa del 1733 raffigura un suonatore di cornamusa con marionette a tavoletta alla South Wark fair. Dipinto francese di J.B. Lallemand 1765, suonatore di cornamusa e M.T. Dumont Le Romain, stampa del 1739, zampognaro e M.T. Pietro Longhi, Venezia, dipinto 1750, suonatore di cornamusa. e M.T.

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Argomenti

Passato e presente, quando la tradizione valica i confini temporali

Silvio Orlandi intrattiene i passanti, che rimangono affascinati dall’antica arte

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Louis-Leopold Boully, dipinto 1812, suonatore di ghironda e M.T. Baptiste, litografia 1829, suonatore di ghironda e M.T. J.T. Smith, stampa 1839, suonatore di tanburino e flauto e M.T Giovanni Dura, litografia 1833, zampognaro e M.T. Edmund Berninger, acquarello 1843, zampognaro e M.T. Il materiale di raffigurazioni continua nella creazione di autori anonini, comunque ne risulta che più o meno, con la seconda metà dell’ottocento era un’arte che stava scomparendo, musicisti girovaghi che si esibivano in fiere, feste per vivere portando divertimento, un’altra parte del mondo popolare. ❖


Interviste MUSICISTI “A CAPPELLO”, OGGI CHIAMATI BUSKERS: SILVIO ORLANDI CI RACCONTA... di Loris Böhm

Ciao Silvio. Una carriera artistica infinita, un’esperienza da condividere. Dopo una infinità di concerti in ogni luogo, ti presenti al pubblico in veste “a cappello” per questo nuovo spettacolo di “marionette a tavoletta”: cosa ne pensi? Lo ritieni un passo avanti o uno indietro in una carriera artistica? Quali emozioni provoca? Economicamente redditizio oppure una soluzione di ripiego ai concerti in teatro? Parlane in scioltezza...

In realtà non è una novità, già all’inizio con i Prinsi Raimund facevamo busker, anche il titolo del primo lavoro discografico “Lo Stallaggio Del Leon D’Oro” si riferiva ad un posto del Balon (mercato delle pulci) di Torino dove suonavamo per strada, eravamo molto nello spirito folk anglosassone! Inoltre tra le pause di concerto, ricordo Venezia, Firenze dove per strada avevo conosciuto uno spendido gruppo di musica del sud, “la Puddica”. Io ho continuato con la musica e da

anni mi sono dedicato anche alle marionette a tavoletta. Parallelamente continuo la mia attività concertistica con un lavoro dedicato alla ghironda barocca, una storia importante per questo strumento come importante suonarlo e far ballare le marionette, anche loro hanno una tradizione e fanno parte della storia. L’emozione è la consapevolezza di essere erede di un pezzo di mondo popolare, di avere il pubblico a due passi, di improvvisare nel suonare, senza scaletta dei brani, il cercare il posto adatto per esibirti, per strada è veramente un’altra dimensione ma mi adatto anche per la dimensione concerto, di cui amo la preparazione, il palco, la prova amplificazione, e le salette in acustico col concerto barocco ed il pubblico silenzioso che ascolta. Naturalmente è economicamente redditizio; una ghironda e le marionette in strada sono un poker!

In strada proponi in vendita i due CD dello storico gruppo Prinsi Raimund cui eri colonna portante: giustamente ristampati dalla brillante etichetta Nota Record di quel matto di Walter Colle, opere che sarebbero andate perdute (come quel vecchio vinile di Malbruk che non è più stato ristampato), giusto?

Al momento non è stato ristampato, vediamo in futuro.

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Interviste

ed alcuni giovani artisti, smaniosi di esibirsi, ci sono cascati. Diversi musicisti da strada addirittura pubblicano sul proprio spazio internet le date delle esibizioni “on the road”, in giro per il mondo, come fossero vere tournee, come fa il bravo Vince Conaway. Un bell’esempio di autoimprenditorialità da seguire, ma non sarebbe opportuno riunire questi dati su una directory relativa ad ogni singola città: una sorta di calendario concertistico alternativo a quello ufficiale?

Sì, è ottimo, ma io sono un pessimo informatico. Su un ipotetico calendario, magari su LINEATRAD, ma non è facile da organizzare. La custodia dello strumento in molti casi è più adatto a “far cappello”

Ve n i a m o a l l o s p e t t a c o l o d a “busker” che proponi... ti ho visto casualmente sulla strada vicino casa mia e non mi sembrava vero che quel ghirondista fossi tu... ma il tuo stile l’ho riconosciuto prima ancora di vederti da vicino... cosa ci puoi dire di questo tuo spettacolo? Il pubblico mi sembra che lo apprezza molto!

Alla fine è la poesia di questo spettacolo, la poesia delle marionette, naturalmente i bambini rimangono incantati ed è molto bello! Inoltre ho il vantaggio di essere un musicista che ha imparato a far ballare le marionette, quello che voglio dire è che la gente se ne accorge che c’è musica ben eseguita, pensa che quando mi passa per la testa suono anche i pezzi del mio concerto, come la gavotta della sonata n.1 de “Il Pastor Fido” di Vivaldi, che va benissimo con le marionette! Come te, anche molti altri musicisti affollano via San Lorenzo, a Genova... che sembra essere un punto di incontro importante, sia per chi suona, sia per chi ascolta. Ancora pochi minuti fa ho ascoltato una vecchietta che suonava divinamente una fisarmonica... e la gente offriva monete senza lesinare, poi ci suonano gruppi provenienti da tutta Europa, gente che ha vinto premi musicali, gente che come minimo ha studiato al conservatorio,

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che offre la propria musica, il proprio talento, e riceve applausi e qualche moneta... a volte i busker’s festival offrono maggior qualità che i folkfestival di maggior fama... a volte sono i stessi folkfestival che sfruttano i musicisti “da strada” per risparmiare sul cachet... ben sapendo che la resa è identica o quasi a quella che offre un professionista superpagato. Qual’è il tuo pensiero in merito?

Tra i due tipi di festival c’è molta differenza: il folk festival propone musica folk, popolare, etnica, tradizionale, ed i musicisti si esibiscono su un palco con amplificazione, luci, ecc. Il busker festival invece propone artisti di strada, che sono variegati: musicisti, trampolieri, giocolieri, mimo, statue, mangia spade, ecc., tendenzialmente in acustico. Detto ciò penso che se dei folk festival abbiano ingaggiato degli artisti di strada sia stato unicamente per animare le via della città dove si svolge la manifestazione, invece proprio dei busker festival, sull’onda della “moda” proponevano nessun cachet, un minimo di rimborso viaggio, possibilità di fare cappello, ed alcuni anche costo d’iscrizione. E’ risaputo che il cappello in un basker festival è tendenzialmente misero. Abbastanza una vergogna

Per finire: dove potremo vederti suonare, i prossimi mesi? Non dovendo attendere convocazioni da agenti o direttori artistici, ti sei organizzato sui luoghi dove intendi esibirti?

Penso che farò ancora delle puntate a Genova e Torino ma ho anche dei concerti e delle ghironde da costruire e l’inverno si avvicina, le marionette hanno freddo! ❖ Filmato su youtube di una esibizione: http://www.youtube.com/watch?v=bwfBgnCha3M


Cronaca Anche Garland Jeffreys al Tenco 2013

PREMIO TENCO 2013 Comunicato stampa

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ettant’anni di energia e sostanza. Questo è Garland Jeffreys, la leggenda newyorkese che completa il cast della nuova edizione del Premio Tenco, la “Rassegna della canzone d’autore”, che si è svolta dal 2 al 5 ottobre nel prestigioso spazio del Teatro del Casinò di Sanremo. A Jeffreys, il 3 ottobre, è andato il Premio Tenco all’operatore culturale. Garland Jeffreys, 70 anni, mezzo newyorkese e mezzo, portoricano, è un’icona della lotta statunitense al razzismo e punto di sintesi tra la cultura afro-americana e la poetica metropolitana di New York. Alcuni suoi brani sono diventati veri inni antirazzisti a partire dagli anni ‘70. Le sue canzoni di denuncia sociale rappresentano il ponte tra la musica reggae di Bob Marley e il rock’n’roll urbano di Lou Reed, artisti coi quali Garland ha collaborato a lungo. È stato il primo americano a registrare a Kingston in Jamaica. Ha collaborato anche con Sonny Rollins, John Cale, Bruce Springsteen e Dr John. La sua “Wild in the street” (1973), canzone-manifesto prodotta da Dr John, che racconta le strade violente del Bronx, è stata di recente ripresa dal giovanissimo gruppo hardcore punk Circle Jerks. Le canzoni di Garland che denunciano le discriminazioni razziali sono la naturale espressione di un mulatto cresciuto nei quartieri periferici di New York, un ragazzo dalla pelle scura, dalla folta chioma afro e dagli occhi azzurri. Garland Jeffreys esplora ogni tipo di contaminazione anche dal punto di vista musicale, mischiando rock,

Courtesy: www.nodepression.com

Il grande Garland solleva la leggenda del rock Bruce Springsteen

blues, reggae e folk. Un sound originale che in Italia attirò l’attenzione di Edoardo Bennato, il quale si fece produrre da Jeffreys il disco “E’ arrivato un bastimento”. Il regista Wim Wenders gli ha dedicato un capitolo del suo viaggio cinematografico nella musica nera “The Soul of a Man”, così come Martin Scorsese l’ha voluto nella sua serie di documentari dedicati al blues e alle sue radici. Garland Jeffreys inizia al “Tenco” il tour europeo con cui presenterà il suo nuovo disco “Truth Serum” prodotto da Larry Campbell, chitarrista e violinista per molti anni di Bob Dylan e Levon Helm (The Band). ❖

© www.billywbennight.wordpress.com

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Cronaca AL PREMIO TENCO LE PRESENTAZIONI DI ENRICO DEREGIBUS E OLSI SULEJMANI DELLA BALLKAN MANAGEMENT di Loris Böhm

Enrico Deregibus, seminascosto dal suo portatile risponde alle domande della giornalista RAI

Il giornalista monferrino Enrico Deregibus ci parla del libro “Chi se ne frega della musica? - Percorsi nella musica in Italia in compagnia di Gianluca Morozzi” (NdA Press), la musica di oggi in Italia vista attraverso una serie di flash su artisti, dischi, festival, concerti, negli ultimi 20 anni. Insomma sono parzialmente soddisfatto di quello che ho scritto, c’è da dire che con gli anni il mio lavoro per quanto riguarda il giornalista è sempre minore... non dico che adesso è un’attività marginale, ma purtroppo non è più la mia attività principale perchè oggi vivere scrivendo di musica è praticamente impossibile. Uno dei motivi per cui è nato questo libro, è che erano due o tre anni che non scrivevo quasi più, e avevo voglia di scrivere, e all’editore Massimo Roccaforte (Nuova distribuzione

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Associati) è piaciuta molto l’idea e mi ha spinto molto a lavorarci ed è nato questo libro. In questo libro non ci sono io solo come giornalista ma anche tutto quello che ho fatto nell’ambito della musica... ho gestito per quasi otto anni un negozio di dischi. Alla domanda: un paio di anni fa hai scritto su facebook che se si può denunciare una categoria per stalking questa è quella dei cantautori... Deregibus risponde: è vero, sono subito stato etichettato di pazzo, anche dai membri

del premio Tenco, ma era solo una piccola provocazione... Interviene un membro del Tenco dicendo: sono quarant’anni che cerchiamo di sostenere i cantautori e arrivi tu e li sputtani, ma non si può... e sei pure collaboratore del Tenco! (continua Deregibus) era veramente una piccola provocazione... piccola neanche tanto perchè c’è chi si è un po’ incazzato, ma anche nel titolo del libro c’è una piccola provocazione; cìè il problema, ne parlo anche in certi punti del libro, che oggi gli artisti e anche quelli che si reputano artisti sono tantissimi e giustamente cercano gli addetti ai lavori, gli mandano dischi, adesso con i social network la cosa si è ancora più amplificata e quindi chi fa questo di lavoro (giornalistico) si trova a dover fronteggiare una marea di richieste e questo è anche


Cronaca

...c’ero anch’io naturalmente, non per ricevere premi ma per la cronaca!

un po’ sconfortante perchè poi ovviamente non si riesce ad ascoltare tutto quello che gli viene proposto e la cosa mi dispiace tantissimo perchè so che in ogni canzone ci sono pezzi di vita, ma ci sono momenti in cui uno non ce la fa più e alla decima mail o messaggio di facebook cui arriva il messaggio “ti vorrei far ascoltare questo disco” con sommo dispiacere dice basta. Alla domanda “ci sono momenti in cui gli artisti affermati e molto affermati chiedono conto delle recensioni...” risponde: sì, mi fa sempre molto piacere perchè a volte è successo anche qui al premio Tenco, mi fa piacere citare l’episodio con Giorgio Conte a fine anni 90, l’ho dovuto intervistare per “L’Isola che non c’era” e mi sono avvicinato per chiederglielo, non lo conoscevo ancora di persona, e avevo fatto poco tempo prima una recensione di un suo disco dicendo che mi era piaciuto molto ma che non mi convincevano i testi... mi avvicino dunque

e mi presento, chiedendogli di fare l’intervista. Lui mi guarda serissimo e mi dice: “Deregibus, tu hai recensito il mio ultimo disco dicendo che non ti piacevano i testi” e io preoccupato pensavo che se l’era presa. Poi prosegue: “ma sai che hai ragione?”. Invece una cosa che ha fatto arrabbiare molte persone è stata una cosa su Fabrizio de André che ho scritto, è nel libro, che secondo me non è assolutamente offensiva, ma l’ultima manager di Fabrizio de André in una sera a Milano mi si avvicina e mi riconosce... dice che ha letto il mio articolo... comunque ho fatto critiche anche su altri artisti di nome, spero senza essere offensivo perchè le critiche offensive mi danno molto fastidio, però ho detto la mia in modo assolutamente personale su molti artisti, anche alcuni che sono oggi qui... c’è anche un po’ di ironia sul mio racconto su Vinicio Capossela, che ovviamente non vi anticipo così come altri tipo Vasco Rossi... ci trovate anche

queste cose sul libro. Su un disco di Gianni Morandi, quella è stata una di quelle recensioni cattive perchè quel disco era una cosa orrenda, tra l’altro prodotto da Ramazzotti, un disco senza anima, senza cuore, stanco, ma ricordo un incontro al salone del libro di Torino, molto affettuoso perchè io rispetto e vedo con affetto Morandi. Si continua la conferenza con la presentazione dei vari vincitori del premio Tenco, alcuni sono presenti questo pomeriggio tipo Niccolò Fabi, “album in assoluto dell’anno” prodigo di strette di mano, disponibile a foto e autografi, ma deragliamo su generi a noi non congeniali e allora soprassediamo. Viceversa fa piacere il premio attribuito a Garland Jeffreys, a coronare una carriera carica di gloria a metà tra reggae e rock’n’roll: innumerevoli i suoi album, tutti molto belli. L’altra presentazione che ci interessa è quella di Olsi Sulejmani, che ha fondato l’agenzia Ballkan world music Management.

A sinistra l’Ambasciatore dell’Albania in Italia, a destra Olsi Sulejmani con l’immancabile baschetto

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Personaggio davvero singolare Olsi, albanese tuttofare che da tanti anni porta avanti, sempre con maggior vigore e successo, gli artisti (tanti e prestigiosi) della sua agenzia. Questa sera suonano al premio Tenco il progetto “Fanfara Tirana meets Transglobal Underground”, uno dei suoi gruppi di punta. Vale la pena ascoltare la sua presentazione:

Per me è un onore presentare questo gruppo al Premio Tenco, considerando che ho già presentato diversi altri gruppi a questo evento. Il progetto di questa sera è molto particolare perchè si chiama Kabatronics. Partendo dal nome è una composizione tra “Kaba” ed “elettronica”; partiamo dal Kaba, che è un lamento nel sud dell’Albania, canto polifonico, lo dicono tutti gli etnomusicologi, che è il più antico d’Europa, quindi questo canto polifonico, caratterizzato in tre quarti di tono intorno alla fine del 17° secolo ebbe uno sviluppo con gli strumenti: il clarinetto, il violino, l’oud, le percussioni, la fisarmonica e nacque il “Kaba” che è il pianto o il cantare polifonico trascritto per strumenti. E’ molto particolare perchè è una specie di jazz, una specie di blues, entrambe, che nasce spontaneamente in Albania senza

Cronaca

Il premiatissimo Niccolò Fabi al centro, lo rivedremo al Medimex a Bari...

avere alcuna influenza nè dal jazz nè dal blues però è improvvisazione pura al clarinetto o al violino: questo è il Kaba. Noi questa tradizione l’abbiamo rivestita in questo progetto con il suono di flicorno, bassotuba, trombe, sassofoni, eccetera, e l’abbiamo consegnato in mano a questi che sono i manipolatori per eccellenza di tutta la musica dell’ultimo ventennio, che sono i Transglobal Underground. Da lì vennero inserite idee nuove che piacquero tantissimo, il progetto si sviluppò per la tournee in Europa, e a marzo di quest’anno che si chiama “Kabatronics”, un album che ha avuto un centinaio di recensioni su tutta la stampa nazionale che ha trovato paradossalmente tutti i critici d’ac-

Ancora Olsi che discute, ma una domanda sorge spontanea: andrà anche a dormire con il berretto?

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cordo... sia quelli che si occupano di world music, sia di jazz, sia di indie o di rock, hanno dato tutti tra le quattro e le cinque stelle e questo ci ha fatto enorme piacere. Addirittura qualcuno ha addirittura parlato di un nuovo genere musicale che mi sembra un po’ improba come cosa ma ci fa molto piacere. Io sono il conduttore, gli artisti sono in sala prove, stanno facendo il sound check e per questo motivo non sono potuti venire alla conferenza. Questa è comunque l’illustrazione di quello che è il progetto. A questo punto la parola passa all’ambasciatore Albanese in Italia, che spiega quanto in Albania sia viva la tradizione che verrà ascoltata stasera. Ad una domanda specifica di un ascoltatore, sull’etnia dei musicisti di Fanfara Tirana, Olsi dice: Non sono zingari Rom, ma fanno parte della banda dell’esercito albanese, ossia loro hanno un lavoro tutti i giorni, fanno marce funebri, oppure con le loro bellissime divise per accompagnare il console onorario, però loro sono musicisti e come tutti i musicisti dei balcani loro si dedicano alla musica tradizionale e allora suonano nei matrimoni, quindi non sono Rom, sono musicisti albanesi e conoscono benissimo sia la musica classica che la musica tradizionale a differenza dei musicisti Rom che vanno a orecchio e non conoscono il pentagramma. Loro conoscono benissimo il pentagramma perchè vengono tutti dal liceo classico. ❖


PRESENTAZIONE

Eventi

“L’AMERICA ALLO SPECCHIO” connota eventi legati alla cultura d’oltre Oceano: una serie di concerti distribuiti nell’arco dell’anno che culminano con un festival. Anche quest’anno la rassegna finale è stata pensata nel rinnovato Auditorium Modernissimo di Nembro, cittadina alle porte di Bergamo, e vede rinnovata la collaborazione tra la locale Amministrazione e Geomusic. È un viaggio intercontinentale che vede protagonisti cantautori della scena folk-rock americana, artisti più o meno famosi che si stanno distinguendo per un’ottima e fertile creatività. Ciò vale soprattutto per la splendida CARRIE RODRIGUEZ, che inaugurerà la kermesse, chitarrista e violinista accompagnata alle chitarre da LUKE JACOBS, e per TIMM GRIMM, altra voce interessante che si divide tra folk e country rurale e si esibisce con una band. Chiaramente su di un fronte più rock l’immortale ELLIOTT MURPHY, un beniamino delle nostre terre, che questa volta si presenta nella più intima versione “acustica” con l’incredibile chitarrista elettrico OLIVIER DURAND. La natura della rassegna non esclude possibili integrazioni al programma. Con “L’AMERICA ALLO SPECCHIO” Geomusic intende rilanciare la propria voce anche sulla scena locale, dopo un forzato periodo di parziale silenzio dovuto a cause di forza maggiore, e sottolineare la propria consueta vitalità.

I PROTAGONISTI

CARRIE RODRIGUEZ La texana Carrie Rodriguez è una delle stelle del nuovo folk americano. La critica l’ha paragonata a Norah Jones e Lucinda Williams e il Club Tenco, da sempre sensibile alle nuove promesse della canzone d’autore, l’ha fortemente voluta come guest internazionale sul palco dell’Ariston l’11 novembre del 2011. E il 2011 è l’anno della definitiva consacrazione della giovane cantautrice texana che, oltre

alle collaborazioni prestigiose con John Prine, Mary Gauthier, Lucinda Williams, Bill Frisell, etc. ha partecipato al disco d’esordio dell’attore Jeff Bridges, prodotto dal genio di T Bone Burnett. Un destino segnato quello di Carrie, se si considera che suo padre David è un apprezzato folk singer con una decina di dischi all’attivo e la zia era Eva Garza, una delle più importanti voci messicane degli anni ’50. Molti esponenti di spicco della scena cantautorale americana sono amici di famiglia;

su tutti Lyle Lovett, che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua carriera. La svolta arriva nel 2001 quando il songwriter Chip Tayor, fratello dell’attore John Voight, la nota nel corso del celebre festival SXSW di Austin e le propone di collaborare con lui. L’unione frutta una manciata di dischi e innumerevoli tour in America e Europa tra il 2002 e il 2007. È una palestra fondamentale per Carrie, che nel 2006 pubblica il suo primo disco solista Seven Angels on a Bicycle (con

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la partecipazione di Bill Frisell), cui seguirà nel 2008 She ain’t me (che include una canzone scritta a quattro mani con Mary Gauthier) e nel 2009 il Live in Louisville, dove compaiono alcune canzoni eseguite in duo con Lucinda Williams. Nel 2010 decide di tributare il giusto omaggio agli artisti che l’hanno influenzata e le hanno permesso di crescere con l’album Love & Circumstance. Il disco include canzoni di suo padre, dei Little Village (Hiatt/Lowe/ Coder/Keltner), Richard Thompson, Townes Van Zandt, Hank Williams, Lucinda Williams e altri ancora. Il progetto è un personale ritratto del songwriting americano, filtrato attraverso il violino e la voce calda della Rodriguez che dichiara le sue radici e il suo amore verso la canzone d’autore. Carrie Rodriguez basa il suo stile e la sua musica su una solida capacità tecnica di strumentista, affinata negli anni di tour: il violino, in primis, il mandolino e la chitarra tenore. A questo aggiunge la sua voce sicura e corposa e una scrittura pungente e sempre alla ricerca di nuove atmosfere, come dimostra l’ultimo Give Me All You Got, il suo album più personale e autobiografico, che presenterà nel prossimo tour italiano.

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TIM GRIMM BAND Tim Grimm ha suonato e collaborato col suo grande idolo e amico Ramblin Jack Elliott, ha recitato al fianco di Harrison Ford e ha diviso il palco con il poeta Wendell Berry. Il suo The Black Fields è stato votato come il miglior album di “musica americana” nel 2006. Nel 2000 il Chicago Sun lo ha definito miglior scoperta dell’anno e nel 2004 stato eletto miglior voce maschile del circuito radiofonico americano di roots music. Tanti premi e riconoscimenti per un artista che ha visto tutti i suoi ultimi dischi raggiungere la cima delle classifiche folk e roots. Il suo genere spazia dal folk al country, mantenendo una forte radice rurale sia nei testi che nell’accompagnamento delle canzoni. La sua calda voce da narratore si circonda di strumenti tradizionali come la fisarmonica, le chitarre e il violino. Johnny Cash, Woody Guthrie, John Prine e lo Springsteen di Nebraska sono i paragoni che la critica muove spesso nei suoi confronti. Dopo alcuni anni passati a Los Angeles, dove ha lavorato moltissimo come attore, Tim Grimm è ritornato nella sua fattoria di 80 acri nell’Indiana, per dedicarsi alla musica e alla sua famiglia. Un altro grande songwriter dell’Indiana è John Mellecamp, di cui spesso Grimm propone alcune sue canzoni dal vivo. I dischi di Grimm sono piccole perle, semplici e diretti, impreziositi dalla chitarra di Jason Wilber (chitarrista di John  Prine) e dalla voce di Krista Detor, che si intreccia a meraviglia con la sua, creando armonie suggestive e sospese. In concerto si presenta con la sua band. www.timgrimm.com

ELLIOTT MURPHY & OLIVIER DURAND In puro stile rock ‘n roll Elliott James Murphy Jr. nasce al Mercy Hospital del Rockville Center di New York nel 1949, da una agiata famiglia che lavora nello show business. La madre Josephine è un attrice mentre il padre Elliott Sr. è un impresario molto noto, il cui poliedrico Aquashow ebbe successo per tutti gli anni Cinquanta nel terreno su cui inizialmente aveva trovato posto la Fiera Mondiale di New York del 1939. Lo straordinario spettacolo veniva rappresentato in un teatro all’aperto stile Art Deco e comprendeva pagliacci che andavano sott’acqua, ballerine che nuotavano, giocolieri e teatranti, con la musica della Dike Ellington Orchestra. Più tardi, Elliott Sr. aprirà lo SKY CLUB in Roosevelt Field, Long Island, non lontano da dove Charles Lindbergh prese il via per il suo storico volo verso l’Europa. Lo SKY CLUB era un ristorante/club privato che ospitava famosi personaggi politici del tempo, come Bobby Kennedy e Nelson Rockefeller. Ma quel che più impressionava il giovane Elliott erano le serate di ballo, in cui si esibivano le Ronettes, Jay and the Americans e i Seeds. Elliott è cresciuto nei dintorni di Garden City, e ha cominciato a suonare la


chitarra a 12 anni. Con la sua band The Rapscallions ha vinto la “Battle of the Bands” dello stato di New York nel 1966. Comincia a scrivere canzoni mentre canta per le strade d’Europa nel 1971 e ritorna a New York dopo un breve periodo passato a San Francisco per ottenere un contratto con la Polydor Records. Il suo album di debutto Aquashow(1973) raccoglie un enorme successo di critica, finendo in molte occasioni sulle liste dei migliori di vari giornali per quell’anno, con articoli su Rolling Stone, Newsweek e New Yorker. I successivi Lost Generation (1975), Night LIghts (1976) e Just a Story from Anerica(1977) vengono accolti con lo stesso interesse. Ospiti speciali sono Mick Taylor, Billy Joel, Phil Collins. La sua musica è una sorta di rock poetico post-Dylan, pesantemente influenzato dai newyorkesi Velvet Underground, sostenuto dalla potenza espressiva di Murphy alla chitarra e all’armonica. Sia per scelta che per necessità, passa alla produzione indipendente con la pubblicazione dell’EP Affairs (1980) che vende bene in Europa e prepara il terreno per Murph the Surf (1982) che otterrà un buon successo. Nel 1985 Jerry Harrison (dei Talking Heads) produce Milwaukee, dando inizio alla lunga relazione con l’etichetta discografica francese New Rose. All’epoca Murphy è spesso in tour in Europa e infine si stabilisce a Parigi nel 1989, dove vive tuttora con la moglie e il figlio. In Selling the Gold (1985) lo si può ascoltare in un duetto con Bruce Springsteen, il vecchio amico che spesso lo invita sul palco nei suoi spettacoli europei. Aldilà della musica, Murphy ha scritto per Rolling Stone, Spin e vari giornali europei. Ha pubblicato Could and Electric (un romanzo semi-autobiografico uscito in Francia, Germania e Spagna) e due raccolte di racconti (The Lion Sleeps Tonight e Where the Women Are Naked And The Men Are Rich) e il recente Café Notes(per le edizioni francesi Hachette). Durante una recente appa-

Eventi

rizione alla TV spagnola, ha detto: “La letteratura è la mia religione e il Rock and Roll è la mia droga.” I suoi album Beauregard, Rainy Season, Soul Surfing e La Terre Commune (in duo con Iain Matthews) segnano una ripresa di forza nella sua carriera discografica e sono in molti a definire il doppio Strings of the Storm il migliore di tutti. Col mago della chitarra Olivier Durand è sempre in tournèe, con una media di più di 100 spettacoli l’anno per tutta Europa. Nel 2006 viene pubblicato Coming Home Again, che segna un ritorno al sound delle origini. Segue Notes from the Underground, del 2008. Ventinovesimo numero della lunga carriera discografica del leggendario cantautore, è ancora una volta un ritorno alla classica scrittura di Murphy, che ha caratterizzato lavori come Aquashow e Just A Story From America. E’ stato registrato a Le Havre, in Francia, con un pugno di talentuosi musicisti europei e americani, tra cui il virtuoso chitarrista francese Olivier Durand e il tastierista di New York Kenny Margolis. Nelle tredici nuove canzoni Murphy si toglie il cappello di fronte alle sue icone culturali, tanto diverse da andare da Hemingway e Paris Hilton agli esotici locali dall’India a Veracruz, con musica e parole che appartengono, come sempre, a quel mitico luogo che i suoi fans chiamano da sempre Murphyland. Nelle due date italiane di fine ottobre 2009, Elliott Murphy ha presentato il nuovo album fresco di stampa, il doppio Alive in Paris che mostra, sia nel CD che nel DVD, la grande massa di energia che Elliott sa mettere in circolo in compagnia dei suoi fidi compari, amabilmente definiti ‘The Normandy All Stars’ vista la provenienza: prima di tutto il chitarrista Olivier Durand (con cui spesso si esibisce in duo), Alan Fatras alla batteria e Laurent Pardo al basso. Suonare dal vivo a Parigi è abbastanza consueto per questo artista ormai trapiantato da anni in Francia, la novità è che questa volta si

tratta di spazi ‘sociali’ ovvero le sedi dei vari arrondissement (le circoscrizioni in cui è diviso il Comune di Parigi) che hanno ospitato il quartetto. Un agile baedeker per fare il punto sulla mappa artistica di questo grande musicista, tanto preciso quanto generoso nell’offrirsi al suo pubblico. Dopo la scorpacciata ‘live’, il cantautore (e scrittore) americano si ripresenta con un nuovo capitolo della sua vasta discografia. È uscito infatti a novembre 2010 il nuovo album, che si intitola semplicemente Elliott Murphy. In scaletta undici brani realizzati con la collaborazione di Olivier Durand e i fidi Normandy All Stars, con una serie di ospiti tra cui Kenny Margolis alle tastiere e pianoforte. A gennaio del 2012 esce il nuovo album live, registrato coi fidi NORMANDY ALL STARS, la band capitanata da OLIVIER DURAND che lo accompagna ormai da anni. Just a story from New York ci regala momenti emozionanti nella dimensione più congeniale a Elliott e soci: quella dal vivo che abbiamo potuto apprezzare nei tanti tour italiani organizzati da Geomusic. Nel gennaio del 2013 esce It Takes a Worried Man. Così l’ha recensito il sito Mescalina.it: “La produzione è affidata al figlio Gaspard mentre oltre ai soliti Normandy All Stars capitanati dalla chitarra di Olivier Durand nel disco troviamo il pianoforte di Kenny Margolis e la voce in sottofondo di Patti Scialfa in I am Empty probabilmente il più bel brano del disco, dall’inizio crepuscolare che cresce di ritmo fino ad un finale in chiave rock con una sventagliata del fido Olivier. Da notare anche la rivisitazione del traditional folk Worried Man Blues e la pianistica Even Steven con un inedito Murphy da solo al pianoforte e la solare Angeline in chiave rock dove il nostro vuole rilassarsi con un sound più commerciale.” ❖ ELLIOTT MURPHY - voce, chitarra, armonica OLIVIER DURAND - chitarra solista www.geomusic.it www.facebook.com/Geomusic Il suono della terra

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Cronaca IL CONCERTO DI PAUL STOWE

10 Ottobre 2013 Monaco di Baviera

di Jessica Lombardi www.jessicalombardi.it

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la prima serata d’inverno a Monaco di Baviera, tra le foglie ancora verdi scendono grossi fiocchi di neve che, per fortuna, non attaccheranno. Stasera la Kulturhaus di Neuperlach, offre un concerto di musica irlandese, folk americano e revival anni 6070; il musicista è Paul Stowe, americano dello Utah vissuto in Italia e trapiantato in Germania da trenta anni. Il concerto inizia puntualissimo alle 20 e dura due ore con una pausa di circa quindici minuti. Paul suona e canta da solo alternando folk guitar con accordature aperte sui brani irlandesi e steel guitar per alcuni brani blues. Alterna canzoni di Christy Moore a tradizionali come Tell me Ma; reel strumentali e standard blues. Il suo modo di suonare è energico e ricco di dinamiche anche se la sua voce ci pare a proprio agio soprattutto sui brani americani. In generale riesce a creare atmosfere allegre con una performance ricca di umorismo (d’altronde era annunciato anche nel programma!) e il pubblico sembra apprezzare molto. Paul è uno dei membri fondatori di una band molto conosciuta nell’ambito della musica irlandese: i Matching Ties che si sono esibiti con successo anche in alcuni festival italiani (http://www. matchingties.com, http://www.youtube.com/watch?v=cXPiGDeEeow a Trieste al Triskell Festival). Tra i concerti in duo, in trio e con la band ha già in programma una sessantina di date tra Baviera, Usa e Italia. L’ultima segnalata nel suo

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Assolo di Paul Stowe


Cronaca

Momenti di vita: ecco i Matching Ties

calendario (che immaginiamo si arricchirà ancora) è prevista per il 30 gennaio 2015! Le due ore scorrono molto velocemente e di questa serata mi colpiscono, per differenza con la

tradizione dei concerti in Italia, alcuni elementi in particolare: un concerto che si annuncia spaziare dal folk americano, al blues al folk irlandese e al revival anni 70 mi ha fatto pensare ad una serata che in

Italia avremmo chiamato “da birreria” (senza niente togliere a questo tipo di perfomance! io ne ho fatti moltissimi e con molto divertimento!) invece la costruzione intelligente della scaletta lo rende molto interessante e vario senza niente togliere all’esecuzione. Gliu aspetti logistici: Il palco non c’è e Paul suona a terra ma con un impianto provvisto di spia e molto professionale; i suoni sono molto belli. Il pubblico è vestito come se andasse a buttare la spazzatura e il formato è quello del locale con i tavolini e la possibilità di bere e mangiare durante il concerto, anche se siamo in un Kulturhaus; nonostante questo gli avventori non fanno rumore, eccetto un signore americano dietro di me che non può fare a meno di rispondere ad ogni battuta di Paul e esprimere il suo entusiasmo battendo le mani durante le canzoni. Da metà serata decide di partecipare con il canto ai brani che conosce (per fortuna pochi!). L’americano spicca per le sue esternazioni ma il calore dei tedeschi è comunque ben visibile, in particolare nel rispetto profondo che emerge dalla loro attenzione per la musica e per chi si esibisce per loro. Un bella serata! ❖

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Eventi 9 agosto – 31 ottobre 2013 Villa Rufolo – Ravello (SA)

MOSTRA C.A.BIXIO MUSICA E PAROLE NEL ‘900 ITALIANO Comunicato Stampa

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ontinua con grande successo la mostra C.A. BIXIO – MUSICA E PAROLE NEL ‘900 ITALIANO, inaugurata lo scorso 9 agosto presso la villa Rufolo di Ravello. La mostra presentata in anteprima mondiale all’interno del Ravello Festival, celebra la figura di Cesare Andrea Bixio, autore di canzoni celebri in tutto il mondo (Mamma, Parlami d’amore Mariù, Vivere e molte altre ancora), che ha saputo unire alla sua attività di autore quella di editore musicale, unendo al talento musicale quello imprenditoriale. La mostra, il cui progetto è firmato da Massimo Burlina, è curata da Andrea e Franco Bixio e Giuseppe Pasquali, coordinata da Renato Marengo e organizzata da Palco Reale di Gianni Sergio.

Realizzata dal Gruppo Editoriale Bixio in collaborazione con la Facoltà di Architettura

dell’Università “Sapienza” di Roma, col patrocinio di Rai Teche, SIAE, AFI, Fondazione Ravello, Ravello Festival, la mostra è stata insignita della Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica. Il 9 agosto, in occasione della presentazione della mostra si è tenuto presso l’Auditorium di Ravello lo spettacolo “Canzoni dal secolo breve” presentato da Pippo Baudo con l’orchestra diretta dal Maestro Bruno Biriaco, i cantanti Pamela Passalacqua e Alessandro D’Acrissa, con l’intervento del pianista Alberto Pizzo e la partecipazione straordinaria di Peppino Di Capri che hanno presentato al pubblico le canzoni più famose del repertorio del Maestro Bixio. La mostra sarà visitabile presso Villa Rufolo a Ravello fino al 31 ottobre 2013. ❖

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Argomenti LA FUNDACIÒN JOAQUIN DIAZ: UN VERO ARCHIVIO DI CULTURA POPOLARE SPAGNOLA E NON SOLO di Giordano Dall’Armellina

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er chiunque voglia approfondire la conoscenza della cultura orale e strumentale spagnola non esiste in tutta la Spagna luogo migliore di Urueña. Il villaggio, cinto da mura medievali quasi intatte, è nel nord ovest della Spagna e la città più vicina è Valladolid (dure ore di treno rapido da Madrid). Il fondatore del centro (attivo dal 1989) è Joaquin Diaz che già ebbi modo di intervistare dieci anni fa. Nel frattempo il suo sito web è diventato molto più fruibile e ricco. Da lì (basta digitare Fundacion Joaquin Diaz per trovarlo) si aprono pagine interessantissime sui musei e archivi che Joaquin, con il contributo di un altro valentissimo musicista e ricercatore, Luis Delgado, tiene aperti quasi tutti giorni dell’anno per chi si avventura fino a quel pueblo sperduto. Grazie a Joaquin il villaggio, che non ha più di 200 abitanti, in particolar modo in estate, si anima e dà da vivere a piccoli negozi di libri e a piccoli ristoranti tipici. A Urueña si tengono festival e convegni che attirano gente da molti paesi d’Europa. Joaquin ha inciso più di 70 dischi ma ha smesso di esibirsi in pubblico all’età di 29 anni nel 1976. Mi ha spiegato che dopo una frenetica attività concertistica ad un certo punto si sentì obbligato ad esibirsi senza averne la voglia. Mi ha chiarito che cantare i romances (ovvero le ballate popolari) è qualcosa che puoi fare solo se lo senti intimamente perché raccontano storie di un popolo che va rispettato in tutte le forme. Cantare la cul-

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tura popolare non sorge automaticamente e per questa ragione ha preferito ritirarsi. Si è limitato allora ad incidere in privato quando se la sentiva, man mano dimenticando la sua chitarra e lasciandola suonare ad altri. Gli ho chiesto se si esercita cantando prima di incidere e la risposta sorprendente è stata: “Canto solo nella testa e poi vado ad incidere”. Molte delle sue incisioni sono nel web così come molti filmati e quindi se volete ascoltare la sua particolarissima e inconfondibile voce non dovete far altro che digitare il suo nome nel web o entrare nel suo sito e ascoltare ballate di altri tempi. Alcuni romances hanno corrispondenti in ballate italiane come per esempio La Mujer infiel che diventa Il Marito giustiziere in italiano o la Donzella guerrera che ha lo stesso titolo nella nostra lin-

gua (entrambe le romanze sono nel mio saggio Ballate Europee da Boccaccio a Bob Dylan dove anche Joaquin ha collaborato incidendo appositamente la ballata Una Fatal Ocasiòn). Joaquin è molto generoso verso tutti coloro che si avvicinano alla sua monumentale ricerca. Quasi tutto è stato digitalizzato e le incisioni (anche quelle dei vecchi 78 giri) sono state trasformate in mp3. Di conseguenza se chiedete un particolare testo o incisione basta scrivere al centro e riceverete a casa (senza costi!) tutto ciò che vi serve. Più che le mie parole è il suo sito che “parla” e invito dunque i lettori a entrare nel sito della fondazione (Fundacion Joaquin Diaz). ❖ Nella foto Giordano Dall’Armellina sulla sinistra e Joaquin Diaz sulla destra il 4 ottobre 2013.


Eventi Domenica 24 novembre alle ore 15 il Mei organizza a PoPistoia
 un Convegno sul Tema coi Firmatari e altri Ospiti. Lineatrad sarà presente con uno stand

SOSTEGNI ALLA PRODUZIONE MUSICALE ITALIANA
 Per il Coordinamento Amici della Musica:
Roberto Pietrangeli
(Segreteria)



Associazione Amici della Musica
 Vincolo di una quota dedicata nel contratto di servizio Stato-Rai da estendere anche ai network nazionali privati.
Etichette, Festival, Artisti della nuova musica italiana chiedono un decreto a favore delle quote in tv e radio per la musica prodotta in Italia, come avviene in Francia e in altri paesi.

 FIRMA L’APPELLO SU CHANGE.ORG: http://ow.ly/pNA2U

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er fornire un adeguato rilancio e tutela della produzione musicale italiana, sul modello vincente della Francia e dell’Inghilterra, il nostro Paese deve impegnarsi con urgenza mettendo al centro dei prossimi interventi pubblici, misure che favoriscano la crescita, lo sviluppo e il rafforzamento della sua identità musicale nell’ambito del made in Italy, con l’obiettivo di trasformare il nostro settore come una delle attività più produttive e moderne.
 Il settore delle Attività Musicali in Italia, esprime un volume di affari annuo di circa 3 miliardi e coinvolge circa 400 mila addetti, con 123 mila piccole e medie imprese (si tratta di diversi protagonisti che partecipano con ruoli diversi: produttori e distributori di strumenti, compositori, autori, interpreti, esecutori, editori musicali, case discografiche, organizzatori di concerti ed altri soggetti ancora che collaborano a differenti livelli nel processo di creazione, produzione e distribuzione del prodotto).
 Il settore delle Attività Musicali rappresenta, dunque, un importante volano economico per il Paese e per tantissimi territori, con il grande vantaggio che crea occupazione a costo zero e non può essere in alcun modo spostato e deloca-

lizzato dal nostro Paese. Occorre, pertanto, una nuova strategia d’intervento che coinvolga lo stesso Governo, per realizzare un progetto generale capace di restituire al nostro Paese, attraverso una ritrovata competitività, quel ruolo primario che per tantissimo tempo ci ha caratterizzato.
 Questo progetto, indubbiamente, non può che nascere efficacemente dalla stretta collaborazione tra tutte le forze in campo espresse dal settore, dal Parlamento e dal Governo, per favorire finalmente la definitiva approvazione della Legge quadro a sostegno delle attività Musicali.
 In attesa che si perfezioni e si definisca questa Legge, una delle prio-

rità in assoluto, tuttavia, dopo la definitiva approvazione della tax credit per le produzioni discografiche e del live music act per esibizioni di musica dal vivo, riguarda il capitolo della promozione e diffusione delle produzioni musicali italiane sui media nazionali, oggi particolarmente penalizzate dalle produzioni anglofone.
 Tale discontinuità è possibile soltanto se nel nuovo contratto di servizio Stato-RAI, sarà inserito un vincolo che preveda una quota pari al 40% di musica italiana prodotta in Italia all’interno dei programmi Radio e Tv, con una ulteriore quota destinata alla promozione dei giovani talenti pari al 20% come in Francia, estendendo tale rapporto

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Il Palazzo del Comune di Pistoia dove si terrà la Fiera PoPistoia, il convegno e dove saranno presenti stand espositivi tra cui quello di Lineatrad

anche nel settore dei grandi network radio e tv privati italiani.
 Con un intervento a costo zero per il Governo, dunque, si valorizzerebbero i due precedenti emendamenti già approvati (Tax Credit e Act Live) e si moltiplicherebbero i posti di lavoro immediatamente in un settore a forte tasso di occupazione giovanile, attirando anche investimenti in coproduzioni e altre attività meritorie per la crescita e lo sviluppo del settore.
 E’ inoltre indispensabile intervenire sul tema della Siae e della raccolta dei diritti primari e connessi per tutelare maggiormente i giovani esordienti e tutti i piccoli autori, editori, produttori, artisti, interpreti ed esecutori indipendenti ed emergenti, per una riforma del Fondo Unico per lo Spettacolo che riconosca anche le musiche attuali e per un Tavolo Nazionale comune di lavoro per la promozione della musica italiana all’estero e altri interventi anche declinati a livello regionale nonchè l’attivazione di un tavolo di confronto con le piat-

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taforme digitali e telefoniche multinazionali distributrici di musica per un maggiore riconoscimento in termini economici dei contenuti musicali.
Su questi temi il Coordinamento degli Amici della Musica ha chiesto un incontro al Ministro per i Beni Culturali Massimo Bray e a gli altri protagonisti del settore a livello istituzionale.
 Domenica 24 novembre il Mei organizza a PoPistoia alle ore 15 presso le Sale del Consiglio Comunale di Pistoia un convegno su tali temi, coordinato da Giampiero Bigazzi di Materiali Sonori, coi firmatari e con tanti altri che stanno aderendo, nella due giorni del Mei a PoPistoia che sarà anticipato sabato 23 novembre dalla consegna delle targhe Mei dei premi PIMI e PIVI, gli Oscar degli Indipendenti del Mei per la musica indies e i videoclip a low budget italiani.
 
 Hanno aderito:
 Carlo Testini (Arci), Giordano Sangiorgi (Mei – Meeting degli Indipendenti), Tommaso “Piotta” Za-

nello (Aia), Giuseppe Viggiano (Cna Cultura e Spettacolo), Luca Fornari e Giampiero Bigazzi (AudioCoop), Alessandro Formenti e Gennaro Pasquariello (Rete dei Festival), Pino Scarpettini (Fiofa), Giuseppe Casa (MarteLive), Enrico Deregibus (Monferr’Autore - Circuito Festival della Canzone d’Autore), Roberto Grossi (Carovana dei Festival), Lorenzo Siviero (ARCI ReAL), Claudio Carboni (PoPistoia), Gennaro De Rosa (Musica contro le Mafie), Daniele Biacchessi (Ponti della Memoria), Alexian Santino Spinelli (FederArte Rom), Bernardetta Cimo’ (Jazz Live Improvisation), Massimo Pontoriero (Felsa Cisl Spettacolo e Comunicazione), Francesco Caprini (Rock Targato Italia), Michele Lionello (Voci per la Libertà – Premio Amnesty) e tante altre adesioni. ❖ Firma petizione su change.org da fare circolare: Firma anche tu la petizione! Per maggiore sostegno alla produzione musicale italiana: http://ow.ly/pNA2U 



Argomenti SALVATORE TRIMARCHI, UN AUTORE DI CANZONI SENZA TEMPO di Pietro Mendolia*

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redo sia capitato a tutti - musici, musicisti, musicanti e affini - almeno una volta nella vita, di avere ascoltato canzoni talmente belle, talmente intense, talmente tutto che… “caspita, questa avrei voluto scriverla io!”. Canzoni così potenti che, una volta udite, come colla per falegnami, si appiccicano nella zona più recondita dell’ippocampo e lì permangono, sottotraccia, anche per anni, in attesa di essere sdoganate dalla parte di materia grigia che controlla le emozioni, per assurgere al ruolo che più compete loro: quello di canzoni senza tempo.

Perciò, non sono rimasto per nulla stupito quando, pochi giorni fa, mentre sullo schermo della tv scorrevano le immagini che raccontavano dell’ultimo tragico naufragio di migranti avvenuto nei pressi di Lampedusa, mi è tornata in mente, commuovendomi, una canzone ascoltata in gioventù della quale avevo perso il ricordo che, scritta quasi quarant’anni fa da un artista-emigrante, conserva, inalterata, tutta la sua drammatica attualità: sto parlando di “E vui vi nni futtiti” di Salvatore Trimarchi. Di questa canzone e di questo autore vi voglio raccontare. “Per quanti di voi si fossero posti all’ascolto solo in questo momento” (vale a dire per i non più giovanissimi), mi corre l’obbligo di tracciare un breve profilo artistico di questo storico cantautore siciliano dalla voce deandreiana il cui percorso, iniziato a metà degli anni ’60, è tuttora in evoluzione, dal momento che presto darà alle stampe un nuovo disco di canzoni. Per raccontarvi Salvatore Trimarchi, mi sono recato a chiedere collaborazione alla persona che meglio di tutti poteva aiutarmi a riper-

correre la lunga carriera musicale di questo poliedrico autore di canzoni: Salvatore Trimarchi stesso. P.: “Ciao Salvatore, da dove inizia il tuo viaggio”? S.: “Dalla sartoria di mio padre, dal suo amore per la musica, dalla sua chitarra che non ci era concesso toccare perché - soleva dire - era strumento assai delicato (così, quando lui si assentava, io la prendevo di nascosto e provavo a costruirci sopra gli accordi che gli avevo visto suonare). Dal panificio dove andai a lavorare come garzone, finita la scuola media, per realizzare “il sogno”: acquistare una chitarra tutta mia e fare il cantante. “Ma tu non puoi fare il cantante. I cantanti stanno a Roma!”, tuonò mio padre, che i cantanti, allora, li aveva visti solo alla televisione, distanti anni-luce dal suo paese, dalla sua piccola sartoria, dal suo mondo. Così, non appena raggiunta la maggiore età, con pochi soldi in tasca (1.250 lire) e la chitarra nel fodero, partii per Roma, alla ricerca di un ingaggio discografico. Era il 1965. Le tante attività che svolsi per sbarcare il lunario (come fare la comparsa nei film), mi consentirono di imbattermi in quella “varia umanità” che, successivamente, caratterizzò i testi delle mie prime canzoni... Firmai un contratto con la DET e, nel 1967, venne inciso, con la voce di Yumi Kaoru, il mio primo brano, “Su ragazzo”, presentato al

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P.: “E la Sicilia?” S.: “Il legame con la mia terra è sempre stato molto forte. In Sicilia ci tornavo d’estate, esibendomi in tutto il meridione affiancato anche dall’amico Nino Frassica, allora agli esordi”. P.: “Poi arrivò il contratto con la RICORDI”.

S.: “Sì, come cantautore. Incisi “Siciliano/Vai”, un 45 giri arrangiato dal maestro Ninni Carucci. Fu di quel periodo la partecipazione alla trasmissione radiofonica “Alto Gradimento” di Arbore e Boncompagni. Le cose sembravano andare bene… Poi i nuovi vertici della casa discografica decisero di puntare su altri artisti e io, che avevo in precedenza sottoscritto un contratto quadriennale, mi ritrovai di colpo fermo, bloccato, impossibilitato a trovare altre strade, valide alternative. Così, a metà degli anni ’70, decisi di abbandonare l’ambiente discografico e di tornare a vivere in Sicilia, ma non certo di smettere di comporre, di esibirmi e di lavorare per e con la musica.” P.: “Il tuo rapporto con la canzone dialettale?”

In fondo al viale - 2007 - Armando Siciliano Editore

Festival di Venezia. Scrissi “Cara libertà” per Olga Karlatos, e “In fondo al viale” (pensando al Viale S. Martino di Messina), lanciata nel ’69 dai messinesi Gens, che fu un grande successo discografico dell’epoca. Incisi poi per la C.G.D.

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di Milano, dove mi trasferii l’anno successivo. Stipulai un contratto, come autore, con la PHILIPS, e poi con l’ALFIERE-ESEDRA. Composi poi per Orietta Berti “Noi due insieme”, che arrivò quarta a “Canzonissima ’73”.

S.: “Ho scritto poche canzoni in dialetto, e ogni volta che l’ho fatto è stato perché ho avvertito il bisogno di offrire qualcosa alla mia terra. Ho lasciato la Sicilia che ero giovanissimo e negli anni ’60, ti posso assicurare, la vita per un meridionale al Nord non era facile. Però, a guardarla da lontano, la mia terra, ho potuto coglierne per intero la sua essenza, la sua straordinaria bellezza, ma anche le sue innumerevoli contraddizioni. Però, se è vero che sono partito, che ho volutamente lasciato il Sud, è anche vero che


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Avrai pure scritto poche canzoni in dialetto, ma in ognuna ci trovo qualcosa che la rende, in qualche modo, indispensabile. Quale l’origine di “E vui vi nni futtiti”, una canzone straordinariamente attuale nonostante i suoi quasi quarant’anni?” S.: “Scrissi questa canzone, da emigrato, quando stavo al Nord. Venni a presentarla a Catania, al “Festival della Nuova Canzone Siciliana”. Arrivò in finale e ottenne il plauso del presentatore della manifestazione, Pippo Baudo e più tardi, entusiasmò anche Tano Grasso. È una canzone di denuncia. All’epoca guardava ai cosiddetti “politicanti” che non muovevano un dito per cambiare le condizioni di vita della gente del Sud, abbandonata a se stessa. Beh, a rileggerne il testo con gli occhi di oggi, non credo siano cambiate di una virgola da allora. Basta ascoltare il grido di dolore che si leva altissimo da Lampedusa in questi giorni. Mi domando: per quanto tempo resterà inascoltato e per quanto ancora, tutto questo, si potrà sopportare?” P.: “So di un nuovo disco in cantiere. Che ci puoi dire in proposito?”

Salvatore con la sua inseparabile chitarra in una foto degli anni ’70

l’ho fatto con lo spirito da emigrante, portando sempre nel cuore il mio paese, la mia gente. E ad essi, presto o tardi, sono tornato. Era nella logica delle cose, dopotutto. Non a caso la copertina del cd “Con Rabbia e con amore” parte da una mia vecchia fotografia per rappresentare l’uomo con la valigia in mano, pronto alla partenza, ma anche al ritorno.”

P.: “E difatti l’ultima traccia del disco - “Figghiu di stu mari” - racconta di una terra avara, dove si muore di fame, e parla di ragazzi che partono per non più tornare, ma nell’ultima strofa c’è l’intenzione di tornare alla terra che ti ha visto nascere: “Io ccà nascìa e ccà vògghiu murìri” (io qui sono nato e qui voglio morire).

S.: “Vedrà la luce, spero, entro la fine di quest’anno, e sarà un disco di canzoni interamente in dialetto che avrà titolo “SICILIAMARA”. Conterrà nove mie canzoni, (tra le quali “E vui vi nni futtìti”), alcune inedite, altre ri-arrangiate in una veste completamente nuova, e tre cover di brani della tradizione popolare siciliana. Dopo aver scritto e cantato per tanto tempo in italiano, mi sembrava doveroso rendere omaggio alla mia terra con un disco interamente dedicato ad essa e ai suoi figli.”

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La copertina di Siciliano/Vai - Edizioni Ricordi 1977

Nel rimandare, per l’approfondimento sull’autore, al libro biografico “In fondo al viale – sui passi di un cantautore siciliano: Salvatore Trimarchi” (di Filippo Briguglio e Rosanna Gangemi), che racconta, tra passato e presente e con un ricco apparato iconografico, la sua storia e quella delle sue canzoni, vi voglio salutare con le parole di quello che, personalmente, considero un atto d’amore, tra i più belli mai scritti, nei confronti della Sicilia: il testo di “E vui vi nni futtìti”, che ho fedelmente tradotto in italiano, con il prezioso aiuto di Nella Trimarchi (sorella di Salvatore) e di suo marito Pietro. Per quanti volessero accostarsi al suo ascolto, indico il link: http://www.youtube.com/watch?v=Tdrcgkuylok

che suggerisco di archiviare, tra i video di interesse, sotto la voce: canzoni senza tempo. ❖ * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.

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Il Cd “Con rabbia e con amore” - Autoproduzione 2011

Terra d’arànci terra di suli di caddiddùzza e di màndurli in ciùri terra di barchi e di piscatùri unni l’amùri è sempri l’amùri unni a misèria non avi cunfìni unni na giòia non cància u dulùri

Terra d’aranci terra di sole di cardellini e di mandorli in fiore terra di barche e di pescatori dove l’amore è sempre l’amore dove la miseria non ha confini dove una gioia non cambia il dolore

Terra d’arànci terra di suli e di sfruttàti e di sfruttatùri di parassìta chi comu e zanzàri

Terra d’aranci terra di sole E di sfruttati e di sfruttatori di parassiti che come zanzare

zzùcunu i ciùri e li fannu ssiccàri unni si parri ti rròbbunu u ciàtu unni a màfia è prutètta d’u Statu

succhiano i fiori e li fanno seccare dove se parli ti rubano il fiato dove la mafia è protetta dallo Stato

E vui vi nni futtìti ssittàti ntè vostri poltròni e vui vi nni futtìti ma quantu siti bboni e vui vi nni futtìti e chista la sustànza pinsàti sulamènti mi bbi inchìti a panza

E voi ve ne fottete seduti nelle vostre poltrone e voi ve ne fottete ma quanto siete buoni e voi ve ne fottete è questa la sostanza pensate solamente a riempirvi la pancia

Terra d’arànci terra di suli unni l’estàti eni un cantu d’amùri unni i figghiòli non sannu chi fari o giòcunu e catti o ponnu emigràri unni li fìmmini sunnu costrètti a fari i subbìzza o ggiustàri i cosètti

Terra d’aranci terra di sole dove l’estate è un canto d’amore dove i ragazzi non sanno che fare giocare a carte oppure emigrare dove le donne sono costrette ai lavori domestici o a rammendar calzette

E vui vi nni futtìti ssittàti ntè vostri poltròni e vui vi nni futtìti ma quantu siti bboni e vui vi nni futtìti è chista la sustànza pinsàti sulamènti mi bbi inchìti a panza

E voi ve ne fottete seduti nelle vostre poltrone e voi ve ne fottete ma quanto siete buoni e voi ve ne fottete è questa la sostanza pensate solamente a riempirvi la pancia

E vui vi nni futtìti ma quantu siti fini vi manca Garibàldi ma siti garibaldìni

E voi ve ne fottete ma che persone fini vi manca Garibaldi ma siete garibaldini


Recensioni Titolo: Il dialetto nella canzone italiana degli ultimi venti anni Autore: Roberto Sottile Edizioni: Aracne Pubblicazione: Settembre 2013 Negli ultimi decenni la canzone in dialetto ha conosciuto una straordinaria fioritura in concomitanza con lo “sdoganamento” delle varietà locali. Oggi che «il dialetto non è più un delitto» si assiste a un impressionante proliferare di canzoni nelle quali il codice locale è impiegato per ampliare il «potenziale di variazione», per soddisfare attese di poesia o bisogni espressivi ai quali l’italiano non sembra in grado di rispondere e, più in generale, per simboleggiare il ritorno alle radici come “meccanismo di difesa” dall’effetto alienante della globalizzazione. Il volume descrive il dialetto nella canzone facendo riferimento ai testi di artisti prevalentemente siciliani all’interno di un panorama quanto mai eterogeneo: dai cantautori dello Star System, come Carmen Consoli e Franco Battiato, alle esperienze più locali e meno note. ❖

TERAMAR – SECONDO DISCO DE LO TRUC IN USCITA NEI PROSSIMI GIORNI Registrato a Bologna e prodotto dalla rinomata Borgatti Edizioni Musicali È stato presentato venerdì 18 ottobre alle h. 21.30 presso il locale

“Mangia Beiv e Bala” di Bra, in Via Piumati 207 l’album intitolato “Teramàr” del gruppo di musica folk occitana “Lo Truc”. Il disco, prodotto dalla Borgatti Edizioni Musicali di Casalecchio di Reno (BO), la casa discografica che pubblicò il primo disco di Vasco Rossi negli anni ’70 è stato registrato e mixato presso lo studio Modulab di Bologna da Marco Biscarini e Guido Caliandro, già fonico di Paolo Conte. “Teraàr” contiene 12 brani da ballo, di cui buona parte scritti dai tre componenti del gruppo. Questo secondo lavoro de Lo Truc consolida la linea di espressione musicale legata sì alla tradizione ma che vuole anche essere volta all’innovazione ed aperta alla

contaminazione da parte di suoni ed arrangiamenti attuali. L’album contiene molte delle varie tipologie di ballo e le sonorità variano secondo gli abbinamenti di strumenti utilizzati, da atmosfere riconoscibilmente provenzali a brani dalle particolari influenze jazzistiche. Oltre all’organetto diatonico sono infatti presenti le ghironde, diverse tipologie di flauti derivanti dalla tradizione occitana ed anglo-scottoirlandese e diverse tipologie di cornamuse della tradizione francooccitana. La copertina del disco è stata nuovamente disegnata dal famoso fumettista Francesco Guerrini, collaboratore della Disney, che aveva già curato la cover del primo disco “L’Aura”. Lo Truc, gruppo nato nel 2003, è formato da: Simonetta Baudino (ghironda e organetto), Simone Lombardo (ghironde, cornamuse, flauti, galoubet) e Claudio Marassi (organetto e clarinetto). ❖

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Recensioni MAX ARDUINI VIVO IN PRATICANTATO

Best of 2002-2012 Radici Music Enhanced CD - RMR 403 di Loris Böhm

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l cantautore Max Arduini presenta una selezione di brani tratta dai suoi album pubblicati tra il 2002 e il 2012 (Vinile, Né comune né volgare, L’arte del chiedere e dell’ottenere, Cauto e acuto). Questo volume “Vivo in PratiCantato” è stato pubblicato dalla Radici Music recentemente e come di abitudine dell’etichetta toscana, si presenta in confezione di pregio. Questa volta non abbiamo un libretto interno, ma una partizione del disco che racchiude un file pdf sfogliabile, di ottima risoluzione,

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che propone tutti i testi di Max. Anche queste tecnologie contribuiscono a risparmiare sulla carta... comunque in una intervista lo stesso Max si presenta, e crediamo sia il miglior modo per conoscere il suo pensiero: «La mia musica fa parte di quella categoria che non arriva al primo ascolto, è ricca di parole e non segue mai una strada già percorsa da altri. Privilegio sempre l’argomento nuovo, il racconto e cerco di far avvicinare le persone alla cultura che spesso, purtroppo, trovo carente

nelle nuove generazioni. Nasco in un periodo dove la comunicazione di un testo aveva un accompagnamento adeguato ed una canzone diventava bandiera e slogan, si ricercava sempre la storia originale da mettere in musica; oggi invece prolifica solo musica ripetitiva e senza originalità e se questo apparentemente può sembrare che unisca in realtà crea confusione e nega la scelta personale del gusto musicale. Del resto penso che la comprensione della musica, alla stregua di quella della vita quotidiana, sia influenzata da una profonda e personale preparazione culturale.» Tornando al contenuto dell’album, c’è da sottolineare che è ben rappresentativo della produzione passata e presente di questo sfaccettato cantautore: ben 19 brani in totale, non si può chiedere di più. Si parte con il grande “Camera scura”, dove il suono ti avvolge e la roca voce di Max ti ipnotizza, ma lo spessore dei brani è rappresentato anche dalla poesia dei testi da cui sono ispirate: le melodie assecondano il tema affrontato, non ne sono avulse, tutta la struttura del brano musicale è concepita per creare forti emozioni all’ascoltatore. Come si fa a non emozionarsi facendo scorrere “È Ravenna”, in duetto vocale con Teura Cenci, illustra dolcemente la sua città natale. Ma tutto l’album fino alla fine racchiude gemme graffianti, a volte sussurrate, a volte urlate, a volte giocose, a volte provocanti... dolce e sanguinante Max Arduini a volte ti accarezza a volte ti schiaffeggia con le sue canzoni, ma in ogni caso lascia un segno indelebile nel tuo subconscio. Quando il disco finisce inevitabilmente ti senti stordito, quello stordimento benefico che ti fa capire di aver acquisito nuovi stimoli per affrontare la vita. Non è un caso se Michel Pergolani e Renato Marengo l’hanno voluto alla trasmissione radiofonica “DemoRai” su Radio1Rai quest’estate. Loro due presentano solo talenti!! ❖


Recensioni Folkclub Ethnosuoni ES 5396

SANCTO IANNE TRASE di Loris Böhm

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resco di stampa questo “Trase”, quarto episodio (escludendo le compilation) della carriera di questo gruppo originario del Sannio beneventano, può considerarsi una pietra consolidante del curriculum artistico di Gianni Principe (voce e castagnette), Alfonso Coviello (tammorre, tamburello, darbouka, percussioni), Ciro Schettino (chitarra classica e acustica, chitarra battente, mandoloncello, tin whistle, ciaramella, cori), Sergio Napolitano (fisarmonica, percussioni), Raffaele Tiseo (violino), Massimo Amoriello (basso elettrico). Ormai il gruppo spadroneggia su disco, si lascia trasportare a momenti di grande lirismo e soprattutto conferma i “botti” del loro esordio, quando nel 2001 vinsero il Folk Contest a Casale Monferrato come miglior gruppo italiano... davvero una eredità “iniziale”

difficile da confermare. Utilizzano con sapienza le ritmiche balcaniche e arabeggianti senza stravolgere le origini della tradizione che rappresentano e ogni brano diventa una sorpresa. Nel meridione italiano le cose vanno diversamente che nel resto d’Italia (e d’Europa), non solo per quanto riguarda gestire la recessione economica, ma anche per quanto riguarda gestire le risorse artistiche, le professionalità acquisite sul campo. In “Trase” non troverete i fuochi artificiali che di solito si trovano nei ritmi del sud, ma tanta sostanza: un disco intelligente che si ascolta per il gusto di scoprire l’improvvisazione canora, sorprendente, dei nostri, assecondata da strumenti che ricamano intorno senza essere prepotenti. L’intonazione vocale è padrona assoluta, struggente, vibrante, ti penetra fino al midollo: pochi cantastorie napoletani conoscono il segreto di “rubarti l’anima”, ebbene loro lo sanno fare, ma ti restituiranno una sensazione di appagamento interiore. La prossima volta che ascolterai questo “Trase” sarai ben felice di offrire tu stesso la tua anima, e l’ascolto non sarà più passivo, ma sinergico e corroborante. Bentornati Sancto Ianne, frutto di terra beneventina, è gratificante poter contare sulla Vostra Musica, dietro la porta che vediamo nella copertina del CD ci siete voi, e a noi tanto ci basta. ❖

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Interviste SESTOMARELLI... LO SIAMO TUTTI NOI!

Faccia a faccia per spiegare un progetto nuovo che racconta di antichi disagi sociali di Loris Böhm

Sestomarelli significa la fine di un epoca e l’inizio di un’altra, piena di incertezze e di angoscia... forse addirittura di nostalgia per le fabbriche tradotto in musica?

Il rischio di cadere nella logica e nella poetica del si stava meglio quando si stava peggio esiste ed è per noi doppiamente inquietante perché data la nostra età abbiamo vissuto solo in modo marginale l’era della grande industria. Abbiamo più che altro assistito al suo declino da un osservatorio privilegiato, che è quello di una città e di un territorio che hanno presentito il cambiamento e con alterne fortune hanno provato a cavalcarlo. La nostalgia è per l’umanità e la cultura che un certo tipo di humus era in grado di trasmettere garantendo agli individui una formazione completa. Artistica - Sesto è patria di tanti musicisti e onesti professionisti che poi magari solo di rado hanno conquistate le prime pagine - ma naturalmente anche politica o, per esempio, sportiva. Più che di nostalgia, per quel che ci riguarda, parlerei di gratitudine per un ambiente che ci ha consentito di diventare a 360 gradi uomini. Dopodiché, siamo in cinque: Alex, Mariela, Alessandro e Christian e io; e ognuno delle sue radici ed eventualmente del legame con la città ha un’idea personale. Quelli che ho descritto forse sono i denominatori comuni. Siete lombardi, e testimoniate un “progresso” che non si capisce se va verso il futuro o torna al passato, con canzoni inquietanti. Difficile trovare somiglianze ad altri gruppi. Voi dite

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I Sestomarelli, qui sopra e nella pagina a fianco, immersi nel loro habitat naturale: la fabbrica


Interviste

Pogues? Io trovo analogie per quanto riguarda l’approccio e la tensione, ditemi se sbaglio, con Dexys Midnight Runners (che la festa cominci), a tratti Pyewackett (Lasciami sanguinare), ma quello che importa sono i testi, graffianti e realistici, cosa ne pensate?

Credo che i testi abbiano un risvolto politico, nel senso che scaturiscono dall’osservazione della realtà, filtrata chiaramente dalle nostre lenti e appunto dal nostro personale vissuto. Cerchiamo di dare all’amalgama complessiva un tratto ironico anche se a volte si può trattare di un’ironia amara e nera. E d’altronde è in qualche modo sarcastico persino il contrasto fra i suoni del folk che adottiamo e gli scenari post-industriali delle grafiche e dell’iconografia. Poi c’è un lato più intimo, ci sono vicende e ricordi personali e purtroppo o per fortuna il dolore, l’amarezza, il desiderio di rivalsa, la rabbia sono sentimenti a volte più semplici da metter su carta e in musica che non quelli della serenità e della spensieratezza. Fra l’altro la spensieratezza è una condizione esistenziale che non credo di avere mai provato.

Quanto alla parte più puramente musicale, beh, ruminiamo un po’ di tutto e alla fine dei conti credo che non sia presunzione pensare di avere, pur nella scia del folk rock, un qualche tratto di inafferrabile singolarità. Ma ti ringrazio per i riferimenti “alti”, specie ai Dexy’s, che inorgogliscono molto. Per quanto riguarda gli argomenti da affrontare avete credo solo problemi di abbondanza... per quanto riguarda lo stile interpretativo, Irlanda sempre nel cuore, oppure la vostra evoluzione vi farà esplorare, come accade in altri gruppi, sonorità e tradizioni di altri popoli?

È una domanda che credo non ci siamo mai posti. Credo però che conserveremo i suoni, inevitabilmente data anche la struttura del gruppo e gli strumenti coinvolti chitarre acustiche, mandolini e il violino di Mariela che molto ci caratterizza - e pian piano cercheremo di acquisire una dimensione e caratteristiche ancora più personali. In realtà non ho quasi mai idea di ciò di cui parlerò nei testi, per esempio, e non credo che Alex, compositore delle musiche e arrangiatore, si ponga limiti in tema

di creatività né voglia essere ingabbiato in schemi e stilemi. Ecco, tornando alle liriche l’affinità con il folk irlandese sta magari nella voglia, nel tentativo, di crearsi uno scenario riconoscibile. Di là i pub e le verdi colline; qui le osterie tramutate in alberghi pretenziosi e lo sfascio delle aree dismesse. La guerra d’indipendenza loro; e la nostra per la sopravvivenza. Sono genovese, e da noi la situazione in campo siderurgico è forse ancora più drammatica che da voi, dove regge ancora il terziario. Genova è considerata città morta per il lavoro in fabbrica (e in senso lato). Abbiamo grande tradizione di cantautori, ma nessuno che si è cimentato a denunciare la situazione della chiusura delle fabbriche... eppure ci sarebbe di cui parlare! Una sorta di rassegnazione al peggio? Perché secondo voi dalle nostre parti non ci sono stimoli in quel senso nei nostri cantautori?

Genova è nel mio cuore per molti motivi fra i quali anche una tradizione musicale che ha saputo precorrere i tempi con grande sapienza e poesia. Però non sono veramente a conoscenza della scena locale, anche perché ascolto po-

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chissima musica del mio tempo, in effetti. Penso però che l’oggi sia di interpretazione straordinariamente difficile anche per chi ha vista acuta e capacità liriche ben superiori alle mie. E da un punto di vista più strettamente artistico si diradano le audience curiose e aperte alla sperimentazione; mentre per converso ovviamente fare qualcosa di realmente originale è complicato e anzi pressoché impossibile. Forse fra le nostre nostalgie c’è anche quella per un’epoca in cui credere e schierarsi era fatto relativamente semplice e naturale. In quest’attualità viscosa e ambigua il rischio di perdersi è veramente enorme. Probabilmente l’aggettivo inquietante che hai usato per le nostre composizioni è azzeccato perché l’inquietudine è davvero ciò che ci pervade. Un certo timore, paura per quel che ci gira intorno, per il cupo azzerarsi attuale delle speranze e delle idee, più ancora che delle ideologie. Ecco, il fatto di muoversi in un quadro confuso e inafferrabile rende persin più complicato il lavoro dei cantautori. Per noi la Sirena, per voi la Lanterna, sono simboli cui ci si aggrappa ma son sempre meno capaci di orientarci. O forse siam noi che non sappiamo ascoltarli e osservarli correttamente. La vostra musica ha prevalentemente una funzione sociale, una funzione economica (la vostra professione), una funzione di ricerca artistica, un semplice pretesto per stare insieme e comunicare con i vostri fans il vostro pensiero... in che ordine mettereste queste opzioni? Per quale motivo?

Una funzione artistica ed economica, per quel che mi riguarda, ma anche liberatoria. La mia scrittura musicale è parente di quella con cui si affrontano alcuni percorsi di psicanalisi o psicoterapia. Poi c’è il live. Ed è il concerto quello per cui, musicalmente, esisto. In parziale contrapposizione, se così si può dire, con Alex, che molto più del

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Interviste

sottoscritto ama il lavoro in studio. Poi c’è il carburante della passione. Tutti noi, Mariela, Christian, i due Alessandro e io, dobbiamo sempre fare i conti con le esigenze di una famiglia, talora di un’altra professione, con il caro-benzina: difficile che senza un grande amore per il mestiere si riesca a proseguire. Abbiamo pubblicato una vostra presentazione, nel numero estivo di Lineatrad, del vostro disco di esordio... una delle sorprese più belle del folk italiano di quest’anno. Cosa ci riserverà il vostro futuro? Pianificate una lunga attività?

Alex e io lavoriamo insieme da 20 anni in duo; e da quasi una decina in trio con Mariela. Vent’anni di ore luride e ghiacci in autostrada. Abbiamo imparato a scannarci con maestria e siamo una coppia di anziani che si sopportano con ironia, pazienza e rassegnazione. O se si preferiscono i riferimenti letterari, siamo come il commissario Montalbano e il suo vice Mimì Augello. Quindi andiamo avanti. Credo per altri vent’anni. E nel frattempo stiamo già lavorando alla seconda puntata della nostra avventura di Sestomarelli.

Infine, come è stato accolto dal pubblico il vostro disco “Acciaierie...” ha soddisfatto le vostre aspettative? Dovete incrementare il vostro raggio d’azione?

E come sempre: suonare, suonare, per citare i classici. Si. Stiamo vagliando alcune opportunità al di fuori dei nostri confini abituali e siamo stati sin qui molto incoraggiati dalle risposte ottenute. La stampa, Lineatrad compresa, è stata con noi generosa, e il pubblico apprezza la nostra proposta anche in contesti non esattamente abituati al songwriting originale. Ci è piaciuto che in più di una circostanza sia stata sottolineata la nostra credibilità. Cerchiamo di essere onesti con noi stessi e penso molto umilmente che questo traspaia dal disco e dai concerti. Sudiamo davvero e abbiamo sudato il disco. Credo si senta e si veda. Siamo ottimamente supportati da A Buzz Supreme e questo ci rende particolarmente fiduciosi circa le possibilità di estendere il nostro raggio d’azione entro breve, raggiungendo un pubblico più folto ed esteso. Roberto Carminati ❖


Interviste NOTIZIE DAGLI ALTRI MONDI: OTEME – Osservatorio delle Terre Emerse (risponde Stefano Giannotti) a cura di Synpress 44

Inquadrare OTEME come “gruppo” potrebbe essere fuorviante, ancora di più come “progetto”. Vi presentate come un “Osservatorio”: di che si tratta?

OTEME nasce per una mia esigenza molto pratica di avere un gruppo di musicisti/amici affidabili con i quali sia possibile interpretare lavori che scrivo o arrangio. Detto questo, le terre emerse sono isole, continenti da esplorare, dove una volta che ci siamo addentrati potemmo trovare luoghi familiari, ma anche strani, inusuali. Il fatto è che il mercato diffonde principalmente prodotti facilmente riconoscibili, calcolando non a torto che questo sia il sistema più facile di vendita; ma la mia lunga attività soprattutto all’estero, o nell’underground italiano, mi dice che c’è tanta gente che ha una grande voglia di ricerca, di sonorità diverse, di poesia, di teatro, di cinema d’autore, ed oggi sempre più si sente l’esigenza di un artista che sia una figura intermediale, ovvero legato a più discipline, o quanto meno alle contaminazioni.

Le nostre terre emerse sono zone in cui accadono cose non propriamente diritte, almeno secondo il mercato, ambiti di ricerca creativa, contaminazioni, appunto. L’osservatorio è una specie di laboratorio, infatti, molti dei musicisti che roteano attorno al progetto sono giovani e sono stati formati all’arte contemporanea in un percorso abbastanza lungo, faticoso, ma anche divertente.

impiega strumenti classici come il corno inglese, il clarinetto ecc., poi ci sono arpa, timpani, xilofono, ecc.); la mia idea insomma è quella che la canzone d’autore potrebbe essere parte della storia della musica classica contemporanea, senza scendere al triste compromesso Allevi e senza essere integralmente sempre contro, come Area e Henry Cow... un’idea che già aveva Zappa.

Il Giardino Disincantato è un’ottima sintesi di diverse aree musicali: contemporanea e pop, canzone d’autore e rock. Qual è il segreto per ottenere questa “pacifica convivenza”?

Stefano Giannotti, ideatore e “mente” di OTEME, è un noto e apprezzato compositore: quanto c’è di suo in OTEME e quanto Il Giardino Disincantato si distacca dalle sue opere?

Credo che la colla che unisce i brani nel programma sia l’arrangiamento ed il pensiero che sta sotto, probabilmente anche i contenuti poetici; alcune canzoni per voce e chitarra, su tempi ed accordi inusuali vengono successivamente dipinte con colori stravinskiani, bartokiani, reminiscenze di Cage e Feldman (faccio notare ad esempio che la strumentazione dei fiati rifugge l’uso rock/jazz del sax ed

Il Giardino Disincantato è un’opera integralmente mia. Si distacca dagli altri lavori in quanto l’80% della mia produzione si basa su opere di radio sperimentale che produco per le radio di Stato tedesche (Deutschlandradio Kultur, SWR, WDR Köln ecc.) e sono lavori di ricerca sonora e poetica a cavallo fra musica, letteratura, tecnologia, ecc. (qualcosa come John Cage,

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Mauricio Kagel, Heiner Goebbels, Luciano Berio, per intenderci); ma da molti anni scrivo anche canzoni e musica da camera, che trova paradossalmente maggior difficoltà ad essere diffusa; ecco che allora entra in gioco OTEME, ovvero un gruppo per suonare i miei lavori più cameristici e/o affini alla canzone; questo poi non toglie che OTEME mi possa accompagnare anche in avventure radiofoniche, come già successe in passato con l’ensemble Il Teatro Del Faro. Nel libretto Giannotti dichiara la sua visione della musica contemporanea e della posizione del compositore oggi: OTEME può considerarsi una sorta di “manifesto” per una nuova musica?

Mi augurerei di sì. Sarebbe il mio più grande desiderio; ci sono anche dei segni in questa direzione; vedi, oggi la musica, a volte anche quella colta, asseconda l’idea di un ascolto immediato; gran parte delle produzioni hanno un forte impatto sonoro, ma poca sostanza nella composizione, poiché grazie alla tecnologia ed alla vita frenetica, insicura, ci siamo abituati alla superficialità, cioè ad ascoltare musica

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mentre si fanno altre cose, ad avere meno tempo per concentrarsi, ad avere troppi stimoli. Molta arte contemporanea basa il suo pensiero proprio sulla molteplicità degli impulsi; in parte aderisco anch’io a questa visione, ma credo che sarebbe bello poter cominciare ad ascoltare di nuovo, soprattutto nel campo del pop. Allora l’idea che sta sotto al Giardino è quella della creazione di canzoni e brani non di fruizione immediata, usa-e-getta, un’operazione affine forse a quella di David Sylvian, o di Battisti-Panella. Come dicevo, vi sono segni che mi danno ragione; ai concerti il pubblico apprezza e molte persone sono incuriosite da questi brani. Il Giardino Disincantato è il risultato di una lunga sedimentazione, tanto che alcuni brani hanno un ventennio alle spalle: che tipo di “restauro” avete effettuato nel recuperarli?

La maggior parte dei brani ha alle spalle 3 – 4 arrangiamenti per gruppi diversi, a volte addirittura elettronici: ad esempio, di Sopra tutto e tutti esiste una versione per voce e chitarra che è anche un video - un progetto di videoarte, in-

tendo - oppure Terre emerse, il cui titolo originale era Bolero, risale al 1994 e la prima versione fu eseguita per clarinetto, violoncello e pianoforte dal Trio Harmonia. Tema dei campi è addirittura una composizione giovanile che non ha cambiato sostanzialmente la fisionomia, mentre Il Giardino Disincantato del 2005 era originalmente un progetto per orchestra di chitarre elettriche. Ma tutto questo succede perché quando si compone musica da camera ci affidiamo a gruppi già costituiti sperando che possano eseguire i brani nei loro circuiti; a loro volta i gruppi si aspettano che il compositore organizzi loro i concerti; la maggior parte delle volte i brani non vengono eseguiti; se hai fortuna vengono suonati una volta sola, malissimo, davanti a 10 persone annoiate della musica contemporanea ed alla fine hai lavorato come un matto senza soldi, e senza ottenere ciò che vuoi. Ecco che allora torna di nuovo in ballo l’idea di OTEME come gruppo formato alla mia musica. Il recupero avviene attraverso l’affinità fra i brani e questa affinità viene definitivamente sancita dall’arrangiamento, che conferisce a tutti i brani la mia firma e li lega in un’opera omogenea. Ogni brano del disco ha una sua vita, una sua fisionomia, un suo carattere: qual è il minimo comune denominatore tra gli undici pezzi?

I testi un po’ ermetici che trattano in modo surreale temi come il paesaggio, la vita e la morte, la relazione di coppia, la quotidianità, la matematica. L’armonia, che in tutti i brani che compongo lavora attorno a poli di attrazione che si spostano a volte lungo lo svolgersi del brano; in altre parole, in quasi tutti i brani sembra di stare fermi ma ci si muove, o viceversa, proprio perché non esiste una tonica ed una dominante, ma ci si muove su procedimenti modali sporcati da dissonanze e cu-


Interviste

riosità sonore (questo riflette il mio pensiero sulla vita, la mancanza di un centro, l’esistenza di molti centri, il rifiuto dell’assoluto, l’inutilità ma al tempo stesso esigenza di muoversi, oppure di stare fermi, ecc.) Il tempo, mai in 4/4 per più di poche battute, ma sempre in mutamento; vi sono anche diversi esempi di poliritmia, cioè chi suona in un tempo, chi suona in un altro, come in Tema dei campi e nel Giardino Disincantato. Quali sono i punti di riferimento, gli artisti o i gruppi che in qualche modo hanno rappresentato per voi delle bussole, hanno offerto degli orientamenti ai quali avete attinto?

Musicalmente Steve Reich, King Crimson, Frank Zappa, Fabrizio De André, Lucio Battisti, David Sylvian, Henry Cow, Art Zoyd, David Bowie, Alvin Curran e naturalmente John Cage. Tra l’altro il disco annovera anche un musicista a noi molto caro: è il francese Thomas Bloch (uno dei più autorevoli strumentisti della musica contemporanea, ospite anche di Radiohead, Tom Waits, Gorillaz, John Cage etc.), virtuoso della glass harmonica (la suona in Mattino). Per i testi sicuramente Panella e De André, ma anche gran parte dei testi del prog, Peter Hammill, Pink Floyd, Peter Sinfield... La pentola è l’oceano, la pietra è la terra emersa. La pentola rovesciata sta per Ed io non c’ero (mi ricordava ironicamente lo struzzo che infila la testa sotto la sabbia). La vecchia pentola con il pentolino nuovo siamo io e mia figlia in Per mano conduco Matilde (storia del papà che porta la bambina nei campi ad osservare il paesaggio). I fiori nella pentola sono appassiti perché questo non è un giardino incantato, bensì un giardino disincantato. Molti dei temi letterari/filosofici affrontati nell’opera sono a dire il

vero venati da una sottile ironia, quel tipo di ironia che non sai se ti fa ridere o no, ma in realtà Il Giardino Disincantato rappresenta la vita con tutta la somma delle sue dinamiche. Un’interessante novità è stata la partecipazione di OTEME al Progetto Lomax in USA: di cosa si è trattato?

Lomax è nato non come progetto OTEME, ma è diventato parte dell’osservatorio, in quanto Valentina Cinquini (arpa) è parte del gruppo e Marco Fagioli (basso tuba) collabora con me da molti anni. Il progetto ha affrontato una serie di arrangiamenti in chiave colta e sperimentale di brani folk-bluescountry americani fra cui canzoni di Woody Guthrie, Bob Dylan e molti traditionals; Alan Lomax è stato un grandissimo etnomusicologo che ha contribuito moltissimo alla diffusione della musica popolare di diverse parti del mondo.

Antonio Caggiano, percussionista di Roma e direttore artistico del teatro SPE della tenuta dello Scompiglio (Vorno, Lucca) mi ha chiesto un progetto di rivisitazione di tale repertorio per la stagione musicale 2013 che si basa soprattutto sulla musica popolare, e così è nata l’occasione; è stato molto interessante riprendere brani che suonavo quando avevo 12 anni e arrangiarli per 2 voci, banjo, violino, organo indiano, basso tuba e tubi vari (sistole, un sifone del wc), arpa, oggetti e giocattoli. Vista l’ampiezza dei riferimenti citati, da Battisti agli Art Zoyd, OTEME ha un’idea del suo ascoltatore tipo?

Qualsiasi persona. Questo è quello che mi auguro. Tutti dovrebbero imparare ad ascoltare tutto. Soprattutto ad ascoltare, attentamente, come sosteneva Cage. ❖ www.stefanogiannotti.com/oteme.html

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Cronaca QUIZÀS: il nuovo disco di Gerardo Balestrieri

Secondo disco dell’anno al Premio Tenco 2013 per la sezione interpreti. Pubblicato da Interbeat e distribuito da Egea Quizàs è il nuovo disco di Gerardo Balestrieri Comunicato stampa

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uizàs: parola che racchiude il mistero di tempi passati, odierni e soprattutto futuri. Un lavoro di omaggi che arriva in un momento un po’ di attesa e che vuole raccogliere trent’anni di concerti.

Secondo posto come disco dell’anno per la sezione interpreti al Premio Tenco 2013, “Quizàs” è il nuovo lavoro di Gerardo Balestrieri pubblicato oggi dalla Interbeat di Luigi Piergiovanni e distribuito da Egea. Diciotto tracce per ventisette brani e quindici estratti in un immaginario sonoro WesternMittleuropeo-Mediorientale... ma anche Swingin’BalkanTwistin’Blues. Un disco cantato in sei lingue che abbraccia più continenti e si “riprende

l’abbondanza”, in quest’epoca di aperi-cene, soap-opere e padrini. Canzoni di fuga e di evasione, canzoni d’amore, passionali e leggere, canzoni di quartiere, per chi l’amore l’ha perduto o eventualmente lo cerca nei rioni di Napoli, Cartagena, Izmir, Sète, Buenos Aires, Los Angeles, Atene o in via dei Matti. “Mi è piaciuto omaggiare, unire, mescolare,“disintegrare” la tradizione e giocare con le citazioni attingendo dal cinema e dalla musica stessa. Ho suonato per divertimento e necessità tanti strumenti che non posso permettermi di maneggiare durante i live” GERARDO BALESTRIERI – Official Site www.gerardobalestrieri.com/Hom/index.htm INTERBEAT Record www.interbeat.it/ ufficio stampa PROTOSOUND POLYPROJECT www.protosound.net

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Eventi

Lineatrad e Ariano folkfestival

prossimamente su queste pagine... 22/2013

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Lineatrad 22-2013  

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