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mensile Anno 5 n°43-44 gennaio-febbraio 2016 € 0,00

ia t a K I Ricatti del mercato Eugenio Bennato Lakou Mizik - Haiti Musicisti Basso Lazio Eire! La festa dei suoni d’Irlanda Acoustic Night 16 Tavarn Ar Roue Morvan

ti s e P

Nolwenn Korbell Prizioù 2016 Femmefolk Katia Pesti L’epopea dei negozi reali Festival La Zampogna Streaming


Sommario

n. 43-44 - Gennaio-Febbraio 2016

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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I Ricatti del mercato

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Magna Mater laboratorio di danze

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L’epopea dei negozi “reali”

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Katia Pesti

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Eugenio Bennato

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Raimondo Bignardi ex negoziante di dischi

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Eire! 2016

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I passi della tradizione

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Benedetto Vecchio “Musicisti Basso Lazio”

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Acoustic Night 2016

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Lakou Mizik

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Musicisti Basso Lazio

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

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educe da uno stop improvviso dovuto a ricovero per effettuare esami cardiaci, ho dovuto sospendere a gennaio la pubblicazione di Lineatrad, lasciando tanto lavoro arretrato per febbraio, ma tutto è bene quello che finisce bene. Numero doppio dunque, per iniziare questo 2016 che non nasce sotto i migliori auspici... ma nel periodo in cui facevo la cavia in ospedale, senza ottenere una diagnosi per poter iniziare a curare i miei guai fisici (ho scoperto che si tratta di angina pectoris, per ora stabile), mi tuffo a riprendere l’attività, senza una cura “ufficiale” in grado di “guarire” le sofferenze sia mie personali che della musica folk. La valanga di messaggi di incoraggiamento, alcuni davvero commoventi, che ho ricevuto da ogni luogo, mi danno la forza di continuare pur essendo convalescente. Tanta roba da leggere in questo inizio anno, tanto di cui parlare... forse tra un po’ non ci sarò più, ma la musica folk vivrà in eterno.

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Noi di Lineatrad siamo speciali, cerchiamo sempre di vedere un po’ più in là rispetto agli altri mezzi di informazione, cerchiamo di affrontare argomenti “scomodi” o “censurati” da altri media... mettiamo al bando i redazionali imposti dall’esterno per essere davvero unici nelle proposte (NB. dico unici, NON unici indispensabili come si autodefinisce Froots!). Da questo numero prepareremo alcune importanti retrospettive, tanto per far capire al lettore tutti i cambiamenti che si sono verificati nell’ultimo ventennio... così tanti da stravolgere completamente tutte le nostre abitudini musicali. La frenesia tecnologica cui siamo sottoposti attualmente, ci stordisce al punto che ormai dall’oggi al domani non sappiamo più quali novità ci attendono, e soprattutto come queste novità saranno in grado di deviare i nostri gusti musicali per favorire una globalizzazione pilotata dal potere delle multinazionali. Dare buona informazione, secondo me, vuol dire essere un termometro

FIM Fiera della Musica

Editoriale della situazione, dare indicazioni utili anche controcorrente come unico fine di esaltare l’arte pura e la creatività dell’individuo al di fuori dalle mode imperanti. Ogni mese perdo molto tempo a “pesare” e “valutare” i comunicati stampa e le richieste di visibilità, che mi giungono dai quattro venti... e il filtraggio è severo: non siamo un social network in cui si dice tutto e il contrario di tutto, in cui le farneticazioni e i giudizi personali anche offensivi cercano sterili consensi di gruppo. No grazie! Non ci interessa essere “seguiti” da 10.000 persone e implorare (o minacciare) per avere un “mi piace” per potersi vantare in giro quanto siamo bravi... ormai abbiamo superato queste manie adolescenziali. Andiamo negli angoli più remoti per scoprire talenti, e nello stesso tempo cerchiamo di rintracciare personaggi del passato che sono spariti nel nulla ma che tanto hanno dato alla musica. Vi sembra inutile? Vi sembra che è meglio scrivere l’ennesimo articoletto sul musicista alla moda, che ha


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Femmefolk

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Prizioù 2016

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La zampogna 2016 Premio a De Gregori

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Nolwenn Korbell

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Il prevedibile flop dello streaming musicale

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Massimiliano Larocca canta Dino Campana

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Tavarn Ar Roue Morvan

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

SI RINGRAZIA L’AGENZIA FRANCESE BIGBRAVO SPECTACLES PER LA SINERGIA CON LINEATRAD

bigbravo@wanadoo.fr - www.bigbravospectacles.com

l’hobby di collezionare le centinaia di articoli a lui riguardanti (ma non vede al di là del suo naso)? In altre parole vi sembra che sarebbe opportuno uniformarci agli altri media “indispensabili” che scrivono da sempre, come un disco rotto, le stesse cose dei stessi personaggi? Se la risposta è sì, fatecelo sapere... noi smetteremo immediatamente di pubblicare Lineatrad, e gli “indispensabili” non avranno più antagonisti... se viceversa Lineatrad vi sembra “intrigante”, continueremo a pubblicare (e dopo di me qualcuno prenderà il mio posto per continuare l’opera, con la stessa filosofia). Abbiamo già quasi pronti per marzo dei servizi speciali davvero unici, delle notizie importanti, delle interviste scoop, degli argomenti esclusivi, ma non anticipiamo nulla anche se potremmo farlo... così la vostra curiosità resterà inalterata. Grazie a tutti voi, e ai nostri collaboratori indomiti che ci dedicano tanto tempo, ce la faremo! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 5 - N. 43-44 Gennaio-Febbraio 2016 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it

PROSSIMAMENTE SUI VOSTRI SCHERMI

Responsabile Ufficio Stampa: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Hanno collaborato in questo numero: Luca Ricatti, Muriel Le Ny, Giustino Soldano, Aldo Coppola Neri, Maria Scerrato Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti I RICATTI DEL MERCATO di Luca Ricatti

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l compositore francese Yann Tiersen, famoso per essere l’autore della colonna sonora de Il Favoloso mondo di Amelie, ha di recente pubblicato un album in un formato davvero inusuale: un libro di spartiti. E basta, niente compact disc, vinili, niente brani in streaming. Contemporaneamente, ha invitato i suoi fan a pubblicare su Youtube le loro esecuzioni delle composizioni. In pratica, ha realizzato un prodotto a uso esclusivo dei pianisti suoi ammiratori. Non è un’idea totalmente originale. Anni fa l’artista americano Beck aveva creato un progetto simile, un album fatto di soli spartiti dal titolo Song Reader, che i fan dovevano poi suonare. Di recente il celebre chitarrista di world music Pierre Bensusan ha invitato i suoi fan a partecipare a un concorso: dovevano pubblicare un video in cui eseguivano uno dei suoi brani, da scegliere tra quelli inseriti nella sua ultima collezione di spartiti. Senza fare paragoni improponibili con tali giganti, nel mio piccolo di recente ho iniziato a mettere sul mio sito alcune partiture di miei brani di chitarra. Il motivo è semplice: ho scoperto che esistono persone che, perse nell’oceano googleiano in cerca di intavolature per chitarra fingerstyle, finiscono chi sa come sul mio sito. Mi sembrava da fessi non rispondere a questa richiesta involontaria. Verrebbe da dire: altro che ritorno al vinile, sta tornando in auge un metodo ben più vintage di diffusione della musica; il pentagramma! La verità è che fare dischi è divenuto meno costoso, rispetto a qualche decennio fa, ma assai meno remunerativo. Mentre, d’altra parte, noi musicisti di nicchia lo sappiamo bene che molti degli appassionati disposti ad ascoltarci sono anch’essi musicisti, a volte tutt’altro che dilettanti. E l’idea che altri possano reinterpretare i nostri pezzi è anche più stimolante che vendere loro compact disc. Il mercato discografico continua a prendere strade che nessuno aveva previsto, ma è evidente che gli artisti sono costretti a cercare sempre più spesso la partecipazione attiva del pubblico. Non a caso anche il circuito mainstream ha tro-

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vato la gallina dalle uova d’oro nei talent show, dove i fan stessi sono chiamati prima a proporsi e poi a selezionare i cantanti che preferiscono tramite televoto. A noi autori di nicchia invece gli ascoltatori, che sono ben più preparati, chiedono di partecipare in modi più raffinati. Certo, a chi resta attaccato all’idea dell’artista che dispensa il suo genio dall’alto, queste prospettive possono apparire orripilanti. Ma i tempi cambiano e bisogna adattarsi. Io trovo affascinante avere con gli ascoltatori un rapporto più paritario, con una comunicazione a doppio senso. E poi, se devo andare incontro alle richieste di qualcuno, preferisco di gran lunga quelle del pubblico, piuttosto che quelle di un discografico. ❖


Interviste Un piano per far volare la fantasia, un pianoforte come strumento

KATIA PESTI di Loris Böhm

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iamo finiti nell’eremo più sperduto della Toscana, raggiunto da tortuosa stradina, ecco infine l’antichissima dimora di Katia, incastrata in un podere. Ci accoglie gentilissima e pronta per parlare della sua originale tecnica strumentale mentre suona.

Katia, ascoltando il tuo disco mi sono chiesto come fai ad interagire da sola con tutte quelle componenti esterne che producono il suono finale. Dal vivo, la sensazione visiva che percepisco di come hai disposto le varie percussioni e di come hai “organizzato” il pianoforte, è di tutta l’armonia e complicità che esiste tra di voi.

Certo, alcuni strumenti li ho trovati nel Bali, un viaggio davvero stimolante per me. E’ tutto un lavoro sulla risonanza, sui battimenti che si producono, perché questi strumenti non sono intonati a 4/40 o 4/41 come il pianoforte, ma un’intonazione po’ ad orecchio, e questa è la caratteristica di questa situazione un po’ sfasata nella frequenza. L’abitudine di noi occidentali ad ascoltare un’intonazione perfetta, per cui ho pensato di integrare questi strumenti con il pianoforte proprio pensando di lavorare sui bastimenti, creando questo tipo di suono che è quello che ho mantenuto nel tempo. In ogni brano si interagisce in modo diverso con gli strumenti a percussione a seconda delle caratteristiche intrinseche del brano stesso?

Sì, anche a seconda delle caratteristiche dello strumento. Questo per esempio è un tamburo a cor-

nice marocchino, un bendhir, lo suono a modo mio senza la pretesa di volerlo suonare tecnicamente come deve essere suonato. Quando mi dicono che sono pianista-percussionista, dal punto di vista morale nei confronti dei percussionisti non mi sento come loro, pur avendo studiato lo strumento, ma piuttosto tendo a sfruttare le caratteristiche sonore. Per cui da uno studio iniziale del pianoforte è subentrato l’interesse di abbinare percussioni attraverso i tuoi viaggi in oriente?

Sì, ho conosciuto questi strumenti nei miei viaggi in Thailandia, Indonesia, Bali, Marocco eccetera. Ho approfondito la loro conoscenza attraverso il Maestro percussionista

Christian Hamouy di Strasburgo, che mi ha fatto entrare nel mondo delle partiture informali delle percussioni contemporanee, che mi hanno consentito di scrivere in maniera informale. Per cui le percussioni sono giunte successivamente come una possibilità in più. In effetti c’è stato un momento in cui avrei voluto dedicare il mio studio alle percussioni e abbandonare quasi il pianoforte, ma poi ho deciso di riconvergere verso il mio strumento iniziale, il pianoforte. Credo che il tuo personaggio richieda l’esigenza di nuove esperienze piuttosto che l’esigenza di affermazione verso il pubblico?

Sì, è vero, per me è la musica che deve passare…

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Allora se la tua musica non viene recepita significa che probabilmente l’interlocutore non è preparato per ascoltare la tua musica?

Interviste

Mah, questo non posso dirlo io, perché non posso giudicare l’interlocutore.

Intendevo questa tua provocazione verso il pubblico, il tuo messaggio utilizzando uno strumento nobile (il pianoforte) in grado di essere apprezzato dal pubblico solo se suonato con maestria, contrastato da una ritmica povera più fruibile, può creare curiosità ma anche repulsione da parte del pubblico.

Sì, certo, ma questo lo trovo interessante, non è per niente un discorso commerciale, se così non fosse non sarei seduta qui, in questa casa (antica), con questo pianoforte, avrei altri mezzi. E’ stato difficile mantenere questa mia posizione senza abbandonarla perché in fondo potrei anche essere niente e nessuno o tutto per cui è difficile per un artista portare avanti il proprio discorso originale, perché non trovi mercato, e questo a volte ti scoraggia perché per continuare hai bisogno di creare profitto per comprarti altri strumenti e continuare la ricerca, comunque mi sento molto bene quando suono e questo è salutare per me. Se per qualche periodo sono costretta a non suonare soffro di crisi di astinenza. Comunque esistono dei casi in cui la propria caparbietà, anche controcorrente, ha prodotto dei risultati a livello commerciale significativi…

(risata) Spero di poter trarre qualche beneficio “materiale”.

Abbiamo parlato di produzioni più articolate, inedite, in trio…

Sì, insieme ad altri due musicisti si è lavorato intorno alle tradizioni popolari siciliane, con zampogne, sax e friscaletto, suonate da Giancarlo Parisi, con il quale abbiamo provato a portare avanti questo discorso, un progetto che potrebbe decollare ma per il momento è

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fermo. Il pianoforte è uno strumento fermo, e questa cosa incide parecchio, è una cosa che sento: stare fermi con il pianoforte per cercare di muoverlo e portarlo oltre al suo stesso luogo, e le percussioni in qualche modo lo muovono, in modo metaforico. Le percussioni sono preferibilmente gestite da te o anche da altri musicisti specializzati nello strumento?

E’ capitato qualche volta di utilizzare altri percussionisti, una esperienza bella e interessante, ma in genere suono da sola, per questo cambiamento dovrei comporre altri pezzi e suonare in modo differente. Quale è l’ambiente ideale per proporre il tuo spettacolo? Una grande sala con tanto pubblico rumoroso, un ambiente più raccolto per pochi spettatori attenti o un bar dove i frequentatori possono essere distratti dal via vai?

(risata) Beh, tutti i musicisti vorrebbero un pubblico attento, non mi piace suonare in luoghi dove si fa dell’altro, mi è capitato di suonare in luoghi dove ci sono tavo-

lini e la gente pensa a mangiare più che ascoltare, ma quello non è l’ambiente ideale, ma in quelle occasioni la gente ha ascoltato in silenzio, e questo è importante. Il pubblico lo immagino in maniera unitaria: un pubblico numeroso è un pubblico forte ma il suo coinvolgimento deve essere totale. Una prova significativa è stata quando ho suonato in un teatro dove c’erano solo bambini. Se un bambino regge un concerto di un’ora per me è la prova più bella perché il bambino non sta fermo per educazione, ma per attenzione e curiosità. Parliamo un po’ del tuo futuro. Cosa hai in previsione?

(risata) Il futuro è sempre presente… la previsione è di creare un nuovo repertorio per produrre il nuovo CD, legato più alla sperimentazione, se possiamo chiamarla così, alla mia esperienza. Vorresti dire che nessuno può dire quello che succederà domani con la tua evoluzione musicale?

Esatto, nemmeno io posso sapere cosa farò, è fonte di continue


sorprese e stimoli, per questo è importante avere la possibilità di fare concerti, perché ti stimola a trovare altre soluzioni, ma anche se non ce ne fossero io mi “autoalimento”, questo è un aspetto bello del mio carattere. Molti trovano ispirazione solo dalla quantità di concerti che fanno nell’arco di un anno, per me l’ispirazione parte da una mia necessità interiore, che mi fa muovere. Nell’arte l’artista non fa un’opera perché ci deve guadagnare, su commissione.

Interviste

Grazie Katia, abbiamo consentito ai nostri lettori di conoscere un’artista davvero particolare; il tuo primo suggestivo album rientra sicuramente tra le migliori produzioni italiane del 2015... e sono sicuro che il prossimo album confermerà le belle impressioni che ho avuto ascoltandoti. ❖ COMUNICATO STAMPA (Roma, 15 gennaio 2016)

Saranno i Lunàsa le star della nuova edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda a Bondeno (Fe)

La band di musica tradizionale irlandese, tra le più amate e ascoltate al mondo, si esibirà sul palco il 27 agosto.

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arà il concerto dei Lunàsa il main event della sesta edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda, che si terrà a Bondeno (FE) dal 26 al 28 agosto. La band irlandese, composta dal violinista Sean Smith, dal flautista Kevin Crawford, dal contrabbassista Trevor Hutchinson, dal piper Cillian Vallely e dal chitarrista Ed Boyd (già membro dei Flook), salirà sul palco del Teatro Sala 2000 di Bondeno sabato 27 agosto. Protagonisti assoluti del panorama mondiale della musica tradizionale irlandese, i Lunàsa sono il gruppo ad oggi più ascoltato ed

amato non soltanto in Irlanda, ma in tutto il mondo per quanto riguarda il genere irish trad, con all’attivo sei album e numerose collaborazioni con artisti di livello mondiale, ultima quella con la cantautrice statunitense Natalie Merchant. Reels, jigs, hornpipes, il repertorio dei Lunàsa è strettamente legato all’immenso patrimonio musicale irlandese, a cui però si aggiungono melodie e arrangiamenti originali, eseguiti con uno stile elegante e delicato, mai aggressivo e nel pieno rispetto della tradizione. Una tre giorni di festa tra concerti, session e danza. Anche quest’anno Eire! ospiterà durante tutta la durata del festival sessions di musica

tradizionale irlandese aperte a tutti i musicisti e agli appassionati del genere, feste da ballo e corsi di strumenti, canto e danza irlandese. Bondeno tornerà, ancora una volta, la capitale della musica irlandese nel mondo. La sesta edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda sarà realizzata grazie al prezioso contributo del Comune di Bondeno, che ha fortemente voluto che il Festival proseguisse proprio qui il suo percorso, a testimoniare l’importanza assoluta che la manifestazione ha acquisito a livello internazionale nel corso degli anni. ❖ Lorenzo Coletta Ufficio Stampa Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda

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Eventi ACOUSTIC NIGHT 16

Teatro della Corte di Genova il 5-6-7 maggio

Comunicato Stampa

Duo Power Beppe Gambetta, chitarra, voce Tony McManus (Scozia-Canada), chitarra, voce Winifred Horan (USA, Irlanda), violino Seamus Egan (USA, Irlanda), chitarra, bouzouki, banjo, flauti irlandesi

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l tema di Acoustic Night 16 “Duo Power” trae spunto dal mio ultimo lavoro, il CD Round Trip costruito in duo con il maestro della chitarra celtica Tony McManus. Il Duo è una forma spettacolare di dialogo e sinergia musicale in grado di esaltare le qualità degli artisti e generare poesia in una equazione in cui a volte il risultato dell’addizione “uno più uno” può sorprendentemente diventare “tre”. La musica di Round Trip è un’immaginario viaggio acustico prodotto con paziente lavoro di ricerca e arrangiamento che unisce lungo un filo di estetica comune melodie antiche che vanno dai campanari liguri ai motivi riscoperti della tradizione celtica. Con Tony spazieremo lungo questo filo e in direzioni diverse e per Tony, veterano molto amato dal pubblico dell’Acoustic Night, sarà un ritorno speciale ricco di novità. Il secondo duo composto da Winifred Horan e Seamus Egan rappresenta il connubio perfetto tra modernità e tradizione. I due artisti, nati a New York e Philadelphia da famiglie di emigranti irlandesi, si affermano come principali virtuosi e innovatori della loro tradizione musicale che aprono in maniera spettacolare al futuro e alla creatività. Seamus e Winifred sono i leader

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e l’elemento portante della celebrata band Solas, il cui “sound” si è sviluppato in 20 anni di attività attorno all’estetica del loro duo. Ovviamente, oltre alla spettacolarità del Duo, l’ Acoustic Night avrà il consueto punto di forza nell’incontro e nell’ensemble di tutti i musicisti. Un’edizione tinta di colori celtici che si prospetta più di altre a cavallo tra la musica del vecchio e del nuovo mondo. - Il CD Round Trip con Tony McManus (distribuito in Italia

da IRD, https://borealisrecords. com/2015/09/round-trip/) ci sta portando dei buoni riconoscimenti: recensioni, presenza nella classifica Folk DJ Americana e tanti inviti a Festival Internazionali: dal Celtic Connections Festival di Glasgow, Scozia al Festival di Port Fairy in Australia. Stiamo lavorando a nuove presentazioni italiane oltre al grosso spazio che Round Trip avrà nel programma delle Acoustic Nights 16 al Teatro della Corte di Genova (5-6-7 Maggio). - Durante l’anno 2015 abbiamo pubblicato su YouTube molti filmati dell’Acoustic Night 15 prodotti da Bruno Costa e Alessio Siena a cui va un enorme grazie e tanti complimenti per l’altissima qualità del lavoro. ❖

Beppe Gambetta alla cena dopo Acoustic Night 2015, insieme a Martino Coppo. Ogni anno è consuetudine festeggiare con gli amici, che arrivano a Genova per l’evento, anche dalla Germania!


Eventi Laboratorio Stabile Danze del Sud Italia diretto da Angela Esposito

MAGNA MATER LABORATORIO SULLA VISIONE CONTEMPORANEA DELLA DANZA POPOLARE Comunicato Stampa

13 Febbraio - 12 marzo - 9 aprile - 7 maggio dalle ore 16 alle ore 19 Presso il LED SPAZIO DANZA, Via Francesco del Giudice n. 9 (Nei pressi della chiesa Pietrasanta, su via tribunali) Napoli

 Info e prenotazione: Cell: 3497428098 | 3285428140 - Email: angie.esposito86@gmail.com

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l vero canto popolare è innanzitutto la rappresentazione di un mondo interiore. Si basa su un’articolazione di “Segni”, leggibili in una visione rituale e magico-religiosa dei canti stessi. Questi infatti sono comprensibili nella loro molteplice verità secondo un codice culturale che rapporta i “segni” ad angosce collettive da esorcizzare proprio mediante la loro stessa espressione. Le principali tematiche di tali “Segni” sono: la donna o la madre, il sesso e la morte. Tutto è rivolto alla “figliola” come vergine, madre, sorella, sposa, come terra, albero, orto, giardino, rosa, fontana, pozzo, come montagna, castello, palazzo, casa, chiesa, e come sole e luna, come barca, fiume, mare in cui perdersi, annegare, ma anche viaggiare e poi tornare, come grotta, caverna dalla quale si è nati ed alla quale si vorrebbe sempre ritornare. La figliola prima dolce come mela o albicocca, ora aspra come limone o foglia di limone, ha la stessa faccia della morte: come morte è la vergine sposa che accoglie il seme e ripartorisce la primavera. Nella antropologia e psicologia Junghiana e di Neumann, la Grande Madre rappresenta una forza numinosa come archetipo di potenza ambivalente, che può nutrire ma anche divorare, salvare ma

anche distruggere. È il luogo della magica trasformazione, della rinascita, dell’occulto e tenebroso, ciò che divora e seduce. Essa è datrice non solo della vita ma anche della morte. Il grembo della terra si trasforma nelle fauci divoranti e mortali del mondo sotterraneo seminando distruzione e pericolo; l’utero da fecondare e la cavità protettiva della terra e della montagna si trasformano nell’abisso, nella caverna, nell’oscura cavità profonda dell’utero divorante della tomba e della morte, nell’oscurità priva di luce e nel nulla proprio della Madre oscura. Ed è sempre a lei che si tende, lei che sta in alto su una montagna o giù in una valle, o nel mare, o sotto terra, comunque sempre al di là di chi vorrebbe raggiungerla pur avendo paura di raggiungerla. E per raggiungerla al di là si passano i ponti, si traversano i fiumi, si varca il mare in un eterno viaggio di andata e ritorno, come il moto dell’onda sulla spiaggia, come il coito di un universo di angoscia e di amore. Tutto ciò perché in fondo le cose sono tre: la madre il sesso e la morte ed entrano una nell’altra e si scambiano e sono la stessa cosa in un modo o in un altro. E se il sesso è la stessa morte, esso diventa arma, coltello, spada, pistola, fuoco e combattimento. E

se la madre è il sesso è anche la nascita o una nuova nascita dopo la morte perché è il sesso che genera nuovamente. Ed anche il “Grande Cerchio” rappresenta una dimensione del femminile. Quell’aspetto che tende a mantenere fermo ciò che da esso sorge e a circondarlo come sostanza eterna. Tutto quello che nasce dal femminile appartiene ad esso, anche quando l’individuo diviene autonomo, l’archetipo del femminile relativizza tale autonomia, rendendola una variante secondaria della sua essenza eterna. Il laboratorio è aperto a tutti coloro che, pur non avendo precedenti studi di danza, intendendo compiere una ricerca sul corpo attraverso alcuni principi base della danza contemporanea e attraverso i movimenti, l’analisi dei testi e l’ascolto di alcune sonorità tipiche della tradizione popolare campana, in particolar modo LA TAMMURRIATA. Il laboratorio è aperto a uomini e donne di qualsiasi età, che abbiano voglia di scoprirsi, di ricercare e scoprire una propria visione della danza popolare, in una ottica nuova, e quindi, contemporanea. A tutti quelli che intendono compiere questo viaggio nel femminile, in queste dimensioni: MADRE = MORTE = SESSO = MADRE

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Eventi

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Recensioni EUGENIO BENNATO: CANZONI DI CONTRABBANDO

Antologia 2016 © 2016 - TarantaPower/iCompany

Comunicato Stampa

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anzoni di Contrabbando è la prima grande raccolta del percorso creativo di Eugenio Bennato, artista che si è sempre riferito ad un linguaggio stilistico e ad un circuito alternativo rispetto ai modelli della musica leggera. Un percorso che parte da “Brigante se more” – brano che nasce nei primi anni Ottanta e diventa col tempo un inno spontaneamente scelto al di fuori della logica discografica da centinaia di migliaia di voci del sud - fino all’ultima composizione del musicista napoletano che si intitola “Mon père et ma mère”, unico inedito della raccolta. I tredici brani proposti sono tratti da varie pubblicazioni: oltre a Brigante se more (1980, qui realizzato in una versione assolutamente inedita e con la collaborazione della voce di Pietra Montecorvino), sono presenti titoli da Taranta Power (1998) che segna l’avvio di una nuova stagione di diffuso interesse popolare per la musica etnica italiana, a Che il Mediterraneo sia

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(2002), dove per la prima volta risuonano, accanto ai dialetti e ai tamburi del sud Italia, gli accenti provenienti dalla nuova migrazione mediterranea. E ancora l’apertura prosegue e con Sponda sud (2007) si spinge a latitudini più lontane e misteriose, in cui è possibile intravedere la fonte dei ritmi e delle leggende che risuonano nelle superstiti scintille della nostra musica popolare. Da Questione meridionale (2011) sono infine tratti i brani che ritraggono i briganti maledetti, da Ninco Nanco a Michelina de Cesare, protagonisti della storia negata del 1860 che con il nuovo regime imposto portò di fatto il sud alla dolorosa epopea dell’emigrazione nelle Ameri­che lontane.

Alcuni dei brani sono stati risuonati, ricantati e rimixati, e tutta l’Anto­logia rinasce attraverso il nuovo mastering che impreziosisce e riscalda l’intera produzione. Un lavoro che racconta al meglio l’intero percorso finora compiuto dall’autore partenopeo, a distanza di cinque anni dall’ultimo album pubblicato. Tracklist: Mon père et ma mère 2. Il Mondo corre 3. Che il Mediterraneo Sia 4. Brigante se more 5. Juzzella 6. Taranta Power 7. Lucia e la Luna 8. Alfonsina y el mar 9. Ritmo di contrabbando 10. Il Sorriso di Michela 11. Ninco Nanco 12. Sponda Sud 13. Le città di mare


Recensioni

BIOGRAFIA Eugenio Bennato, studente universitario negli anni Settanta, fonda la Nuova Compagnia di Canto Popolare, il primo e più importante gruppo italiano di ricerca e riproposta della musica etnica dell’Italia del Sud. Autore, compositore e interprete, fonda successivamente Musicanova e, nel 1998, il movimento Taranta Power che diffonde a livello internazionale il ritmo legato alla danza esorcistica della taranta, antidoto rituale contro il morso velenoso della tarantola, ragno nero nascosto nelle terre aride del Sud. Oggi in Italia una nuova generazione in controtendenza alle imposizioni della cultura televisiva globalizzante riscopre ed afferma la musica delle proprie radici, ed il movimento nuovo si sviluppa ed assume dimensioni vastissime. Eugenio, da sempre attirato dalle forme musicali semplici e dirette della poesia popolare distante

dalla musica del business planetario (dalle tradizioni mediterranee alla profonda Africa al Sudamerica lontano nello spazio vicino nel sentimento e nella storia), realizza e pubblica negli ultimi anni delle raccolte musicali di grande successo,

da Mille e una notte fa (1996) a Taranta Power (1999) a Che il Mediterraneo sia (2002), a Grande sud (che nel 2008 viene presentato al festival di Sanremo, aprendo al grande pubblico la musica delle radici popolari. L’ultimo lavoro è Questi o n e me ri di o n a l e (2011) che racconta la storia le rivendicazioni e la musica delle culture subalterne del passato e del presente, dai briganti ottocenteschi dell’Italia meridionale, ai giovani del mondo contemporaneo in lotta nella primavera araba, alle nuove generazioni in marcia in tutti i Sud del mondo. ❖ CONTATTI: Booking iCompany: Isabella Gatti – tel. 347 4415192 – mail. isabella@livecompany.it Ufficio Stampa iCompany: Erica Gasaro – tel.342 5325397 – mail. erica@parlesia.com

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Eventi CORSO DI DANZA POPOLARE DEL CENTRO SUD ITALIA “I PASSI DELLA TRADIZIONE”

Associazione Culturale Mantice Passi, ritmo, stile delle principali forme coreutiche di tarantelle del meridione italiano a cura di Francesca Trenta Comunicato Stampa

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er gli appassionati di danza e ballo popolare l’associazione Mantice di Latina organizza il corso di danze popolari “I passi della tradizione” passi, ritmo, stile delle principali forme coreutiche di tarantelle del meridione italiano. Il corso prevede 8 incontri di un’ora ciascuno che si terranno tutti i giovedì dalle ore 18 alle ore 19 nella palestra dell’Istituto Istruzione Superiore San Benedetto in Via M. Siciliano 4 Borgo Piave - Latina a partire da Giovedì 11 Febbraio 2016. Il laboratorio prevede due livelli, principianti e intermedi; una parte teorica: storia, significati-simboli delle danze tradizionali; ed una pratica: apprendimento della danza, ritmi, passi e stile. Le danze proposte saranno le tarantelle del meridione italiano (Pizzica, Tarantella del Gargano, Montemaranese ecc. ) Giovedì 11 Febbraio 2016 dalle ore 18 alle ore 19 è previsto un primo incontro rivolto a tutte le persone interessate, sia principianti che intermedi. Il corso sarà tenuto da Francesca Trenta artista poliedrica, con carriera ventennale nel campo della danza, del canto e del teatro musicale nelle sue varie forme (dal Musical al teatro popolare) si dedica da oltre 10 anni anche allo studio e all’insegnamento delle danze tradizionali con passione e grande rispetto per le radici profonde da cui ha imparato quanto oggi tramanda.

Febbraio - Marzo 2016 8 incontri da un’ora tutti i giovedì dalle ore 18,00 alle ore 19,00 a partire da giovedì 11 Febbraio Il laboratorio  prevede due livelli, principianti e intermedi

 

Giovedì 11 Febbraio ore 18 1a lezione aperta a tutti gli interessati Contributo per chi partecipa alla sola prima lezione aperta 5 Euro

Le lezioni si terranno presso la palestra dell’Istituto Istruzione Superiore San Benedetto - Via M. Siciliano 4 - Borgo Piave - Latina  

Quote corso: Intero corso (8 lezioni) è di 70 Euro. Metà corso (4 lezioni) 40 Euro   Singola lezione 12 Euro

Per informazioni e iscrizioni Associazione culturale Mantice Via Botticelli 12 – 04100 Latina - tel. 0773 484955 mantice@fastwebnet.it - www.mantice.net

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Associazione Mantice Marco Delfino 0773484955 - 339 2327810 www.mantice.net


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Argomenti LAKOU MIZIK: UN NUOVO ALBUM DOPO IL TERREMOTO DI HAITI Comunicato Stampa

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l 1° aprile, Cumbancha Discovery pubblica l’album di debutto della banda Haitiana di roots-revival Lakou Mizik. La band ha appena eseguito una performance trionfale al GlobalFest di New York. Il giornale New York Times descrive così il gruppo: “Lakou Mizik, formatosi dopo il devastante terremoto di Haiti del 2010, è una geniale coalizione trans-generazionale lungo le linee del Buena Vista Social Club. Le sue canzoni, alcune delle quali sono d’attualità, disegnate sui ritmi e incantesimi del voodoo, il barrito della musica del carnevale e abbondanti armonie vocali di “chiamata e risposta” nel loro galoppante cammino verso gli anfratti esultanti della danza”. Lakou Mizik è un collettivo di musicisti multigenerazionale haitiani formati in seguito al devastante terremoto del 2010. Il gruppo include sia leggendari anziani che giovani talenti, uniti in una missione per onorare lo spirito di rinascita della cultura collettiva e per comunicare un messaggio di orgoglio, forza e speranza ai propri concittadini e al mondo. La musica è al centro del senso di identità di Haiti, e i musicisti hanno sempre svolto un ruolo importante nella società, sia nel documentare

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la storia del paese che nell’aiutare a definire il suo percorso futuro. Oggi, una giovane generazione di artisti è chiamata a mantenere viva questa tradizione, raccontando il mondo in cui vivono attraverso la musica che viene suonata nei quartieri, villaggi e campi del post-terremoto. Lakou Mizik riunisce queste generazioni musicali a celebrazione del continuum culturale attingendo dal profondo pozzo della forza creativa di Haiti per far brillare una luce positiva su questo paese tragicamente travagliato. L’idea di fondare la band è nata nel 2010 in una notte di novembre a Port-au-Prince. Haiti si stava ancora riprendendo dal terremoto, un’epidemia di colera infuriava e una crisi politica aveva riempito le strade di manifestanti causando la

chiusura dell’aeroporto internazionale. Steeve Valcourt, un chitarrista e cantante il cui padre è uno dei musicisti icone del paese, il cantante Jonas Attis e il produttore americano Zach Niles si sono incontrati nell’afoso studio seminterrato di Valcourt e hanno convenuto che la musica e la cultura di Haiti potevano servire come antidoto alla marea di negatività. Niles, che dieci anni prima faceva parte del film documentario e team di gestione, che ha presentato al mondo i Sierra Leone Refugee All Stars, aveva esplorato Haiti per scoprire che ruolo poteva avere la musica nell’aiutare il recupero e il cambiamento sociale. Dice Niles: “Ho sempre voluto usare la musica e la storia dei musicisti per creare una connessione più profonda per il paese diversamente dalla stampa negativa creata dalle false speranze e ispirazioni che le ONG proponevano al pubblico.” Niles, Valcourt e Attis riuniti come trio d’eccezione, creano il proprio team musicale, un potente collettivo centrale di cantanti, suonatori di corno, batteristi, chitarristi e persino un fisarmonicista. Nel corso degli anni seguenti, la band ha affinato il suo elettrizzante spettacolo dal vivo, presentando lunghe ore di concerti che miscelano lo spirito soul di una rinascita


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della chiesa, l’impegno sociale di una manifestazione politica e l’induzione alla trance di un rito vudù. Infine, dopo la consolidazione di una base di fan devoti locali, il gruppo viene diretto dall’Artists Institute di Jacmel, sede di una bella nuova scuola con studio di registrazione e la musica costruita dalla We Are The World Foundation per aiutare a sviluppare l’industria della musica di Haiti. Due produttori di musica veterani sono entrati nel gruppo per aiutare all’uscita dell’album di debutto: Chris Velan, un cantautore di Montreal e produttore responsabile della produzione di due album per la Sierra Leone Refugee All Stars, e il produttore britannico Iestyn Polson, famoso per aver lavorato con David Gray, David Bowie, Patti Smith e altri. L’album risultante, Wa Di Yo, riflette le influenze africane, fran-

cesi, Caraibiche e americane che si trovano ad Haiti. I ritmi agitati e spirituali del vudù e la voce di chiamata-e-risposta sono supportati dalla cadenza da caffè francese della fisarmonica. Intricate linee di basso incastrate dal riff di chitarra per una base poliritmica gioiosa di corni. Questi strati potenti sono sormontati da melodie cantate con testi ispirati, socialmente consapevoli. Il risultato finale è un soul con scanalature profondamente ballabili che si sentono stranamente familiari, intensamente nuovi e al 100% haitiani. Nel Kreyol Haitiano la parola Lakou svolge molteplici significati. Può significare il cortile, un luogo di ritrovo dove le persone vengono a cantare e ballare, per discutere o condividere un pasto. Significa anche “casa” o “da dove vieni”, che ad Haiti è un luogo pieno dagli spiriti ancestrali di tutti coloro

che sono nati lì. Ogni ramo della religione vudù ha il suo luogo sacro, chiamato Lakou, dove i professionisti possono incontrarsi sotto l’ombra di un albero sacro Mapou. Con Wa di Yo, Lakou Mizik invita gli ascoltatori ad unirsi a loro nella loro Lakou, per condividere con loro la profondità storica, la complessità espressiva e la gamma emotiva del popolo haitiano. Emergendo da uno dei periodi più bui della storia del paese, Lakou Mizik presenta una sensazione di gioia, di speranza, di solidarietà e orgoglio che si spera possa servire da faro per un futuro positivo ad Haiti. I nove membri della gruppo Lakou Mizik dalla fine degli anni Sessanta provengono da tutto lo strato musicale di Haiti, sociale, religioso, e area geografica. Steeve Valcourt è il figlio della leggenda musicale Haitiana Boulo Valcourt, bluesman, jazzman e le

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musicista roots che ha trovato la fama negli anni ottanta con la band dei Caribbean Sextet e ha anche suonato alla Casa Bianca. Steeve è cresciuto in parte ad Haiti e in parte a Long Island dove era andato alla scuola superiore e all’università. Steeve è cresciuto circondato dalle migliori stelle della musica haitiana ed ha imparato tutto. Ha influenze diverse come Carlos Santana e George Benson fino al cantante di protesta haitiana John Steve Brunache. Il suo amore per Haiti è profondo mentre tanti altri haitiani sono alla ricerca di modo per uscire dal paese, Steeve ha assaporato la vita in America e ora vuole solo vivere nella sua patria. Steeve ha avuto una certa fama come artista con la sua banda compa Vod’k ma ha trovato a lavorare con il padre per produrre giovani artisti, spesso gratuitamente. L’elenco degli artisti che Steeve ha prodotto ad Haiti riflette come una delle più

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grandi stelle di questa generazione e tutti gli devono un debito di gratitudine. Non si può camminare per le strade di Port-au-Pince con Steeve senza che la gente gridando lo saluti, ed essere sommersi da persone che vogliono stringere la mano o farsi fotografare con lui. Ma è attraverso Lakou Mizik che Steve sta finalmente ricevendo una vera e propria svolta della propria stella. Uscendo fuori dall’ombra di suo padre per ottenere il rispetto popolare come un artista che merita. Steeve sta spingendo la riscoperta della musica tradizionale haitiana attraverso i Lakou Mizik e dimostra profondo apprezzamento e rispetto di coloro da cui ha imparato. Steeve attualmente è docente di produzione musicale e storia della musica haitiana presso Audio Institute a Jacmel. Jonas Attis è nato a Jeremie, sulla costa sud-ovest di Haiti. Conosciuta come “La Città dei Poeti”, Jeremie

è noto per aver formato artisti politicamente impegnati. Cresciuto in una famiglia musicale che praticava vodou, Jonas era circondato da profonde tradizioni del paese. Ha iniziato a scrivere canzoni in giovane età – da quando ancora adolescente militava in una rara band locale. Nel 1993, Jonas ha intrapreso un viaggio sfortunato con la nonna. Salirono un traghetto sovraffollato chiamato Nettuno che trasporta passeggeri da Jeremie lungo la costa alla capitale Port-au-Prince. Quando il maltempo ha fatto capovolgere la nave, e il viaggio si trasformò in uno dei più grandi disastri marittimi degli ultimi tempi, con la perdita di ben 1.500 vite incluso la nonna di Jonas. Jonas ha trascorso 3 giorni galleggiando in mare attaccato a barili di petrolio, sui secchi di carbone e sul retro di una carcassa di mucca gonfia prima di essere salvato da una squadra di soccorso cubana che lo ha portato


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di nuovo a Jeremie. È arrivato sul molo di Jeremie proprio mentre la sua famiglia stava dicendo le ultime preghiere per lui, pensando che fosse tra i tanti che erano morti. Jonas ha trascorso gli ultimi anni di lavoro nel campo della musica, spesso cantando cori sui successi di altri grandi stelle. Ma il suo stile è caratteristico, tradizionale e vodou mescolato con reggae e pop. Fino ad oggi, Jonas pensa alla sua nonna ogni volta che scrive o canta una canzone. Egli è diventato noto in tutta Port-au-Prince come cantante appassionato di soul con l’energia contagiosa che infonde sul palco. Jonas è uno dei cantautori più rappresentativi di Lakou Mizik e il suo stile unico attraversa la linea tra roots music, pop e hip-hop. Le sue canzoni si fondono sottolineando i testi politici dei cori e non mancano mai di ottenere una folla in movimento. Nadine Remy è cresciuta nella comunità evangelica cristiana. La sua famiglia, anch’essa originaria di Jeremie, era praticante vudù prima di essere convertita al cristianesimo quando è arrivata a Port-au-Prince. La pura voce di Nadine fa di lei una stella del coro della chiesa dandole una motivazione per andare a cercare la guida professionale del leggendario Boulo Valcourt, padre di Steeve. Boulo, impressionato dal talento della giovane Nadine, cominciò a dare le sue lezioni e, infine, la invitò a cantare di nuovo per lui. Durante il terremoto del 2010 la casa di Nadine è stata distrutta, ma tutta la sua famiglia è uscita illesa dalla tragedia. La famiglia è stata costretta a vivere in un campo di emergenza post-terremoto e poi è stata spostata al nuovo insediamento polveroso noto come Canaan appena a nord della città. E’ stato durante questo periodo che Nadine inizia a collaborare con Steeve, Jonas e Zach sul progetto Lakou Mizik. In un primo momento lo sfondo cristiano di Nadine ha reso difficile per lei cantare canzoni della tradizione vudù; lei

era preoccupata di quello che la sua famiglia e i compagni potessero pensare, ma con l’incoraggiamento degli altri musicisti e il sostegno della sua famiglia, in Nadine si è sviluppata una delle più potenti radici del canto haitiano. Considerando che una volta aveva paura del mistico cantante vodou Sanba Zao, ora sono come padre e figlia. Sanba Zao (Louis Lesly Marcelin) è una leggenda del movimento Racine (radici) la musica di Haiti. Uno dei fondatori del Sanba e del nuovo movimento della terra ad Haiti, Sanba Zao è rimasto sulla scena musicale per quasi 30 anni. Egli non è solo un batterista maestro con una conoscenza enciclopedica dei canti tradizionali e dei ritmi; Zao è un grande front man con la stessa energia di artisti che hanno metà dei suoi anni. Zao fu coinvolto con il progetto Lakou Mizik tramite amici comuni. In origine, ha fornito indicazioni e suggerito collaboratori, ma col passare del tempo Jonas, Steeve e Nadine hanno cominciato a vederlo come il loro mentore e come un portale per le tradizioni perdute che stavano cercando di far rivivere. La sensibilità soul pop Jonas mescolato con profonda conoscenza delle tradizioni di Zao hanno procurato immediatamente la rinascita di vecchie canzoni che erano state a lungo relegate agli archivi. Come il collettivo Lakou Mizik ha cominciato a prendere forma, Sanba Zao ha invitato il figlio Woulele dentro al gruppo. Peterson “Ti Piti” Joseph e James Carrier sono i giovani maestri rara utilizzati come motore della sezione ritmica di Lakou Mizik. Rara è una musica tradizionale da strada che è rimasta rilevante e vibrante fino ad oggi. Durante le parate Rara, gruppi di giovani marciano per le strade, in competizione per il titolo di miglior band. Ti Piti e James sono i protagonisti di “Silibo Tet Syel”, una band del quartiere povero di Jalousie che si trova proprio accanto alla elegante zona Pétion-

ville di Port-au-Prince. Amici dal tempo della scuola, i loro genitori inizialmente proibirono Ti Piti e James di passare il tempo insieme, ma il loro legame fraterno era inossidabile. La loro stretta relazione rende possibile per loro tessere melodie intricate con una sola nota del corno Rara. Estremamente orgogliosi del loro mestiere, Ti Piti e James parlano spesso del sogno di dare al semplice cornetto rara la stessa importanza che hanno trombe e tromboni. Essi sperano di vedere la cornetta nelle chiese e sale da concerto di tutto il mondo. Jonas è stato presentato a Ti Piti e James da un amico comune nel 2009 e ha iniziato l’integrazione nei suoi arrangiamenti Rara-pop. Jonas li ha portati in Lakou Mizik nel 2011 e sono diventati un elemento che definisce il sound della band. Lamarre Junior è il bassista Lakou Mizik. E’ cresciuto suonando in chiesa e continua a guidare le bande di Chiesa in tutto Port-auPrince. Ma per lui non vi è conflitto tra la fede e la chiesa e la musica vodou. Il suo stile è qualcosa di personale ed è orgoglioso di proporre la cultura musicale del suo paese. Il prodigioso talento di Woulele si basa sul tradizionalismo del padre mentre inietta energia giovanile e ritmi moderni al mix. Ha iniziato a suonare la batteria all’età di 5 anni ed è diventato uno dei più ricercati session-man tanbou del paese. Mentre si sta inoltrando in un nuovo territorio musicale, Woulele è profondamente rispettoso del patrimonio che ha ereditato. Belony Beniste si è inserito recentemente nei Lakou Mizik dopo la morte improvvisa del fisarmonicista originale Allen Juste. Beniste suona con il più noto cantante twoubadou del Paese, Ti Coca, e possiede una profonda e ricca conoscenza del repertorio classico di Haiti. Beniste rappresenta un crescente numero di fisarmonicisti haitiani che stanno mantenendo viva la tradizione twoubadou in Haiti. ❖

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Argomenti L’EPOPEA DEI NEGOZI “REALI”

Music Store a Genova era una istituzione: sparita nel 2011 senza lasciare traccia, ne raccontiamo la storia di Loris Böhm

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ogliamo raccontarvi una storia controtendenza, la storia di un negoziante di dischi che ha “inciso” più di chiunque altro la vita degli appassionati di musica in Liguria, con la sua intraprendenza e incontenibile passione verso quella “buona” musica che attualmente è nelle grinfie delle multinazionali della rete internet come Amazon… freddi e muti mercanti virtuali che nulla insegnano e nulla (di buono) promuovono: lui si chiama Raimondo Bignardi, assolutamente anti-personaggio di cui nulla trapela dai social-network, nonostante abbia dedicato la vita alla promozione della buona musica. Ineffabili e inaffidabili social-network… mezzi da sempre sfruttati da “personaggi” maneggioni di musica con manie di “grandezza virtuale” appunto perché hanno fallito clamorosamente quella “grandezza reale” che solo la vita reale è in grado di elargire. Noi di Lineatrad abbiamo un’anima, un cuore, e soprattutto un cervello, che ci consente di selezionare dall’oceano di artisti e operatori musicali, quelli che realmente meritano di essere considerati. Noi non ci basiamo su classifiche taroccate, su algoritmi di sistema, su routines informatiche, e tantomeno sui “mi piace” di Facebook, per decretare un livello di meritocrazia… noi siamo Lineatrad! Scusate lo sfogo, ma oggidì è di moda fidarsi delle sirene dei “social” dove musicanti in cerca di gloria si “postano” in tutte le situazioni, persino quando dormono e mangiano… seguiti dall’infinità di commenti ruffiani degli stolti so-

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stenitori, che seguendo la scia del personaggio di turno, hanno l’unico scopo di raccogliere briciole di commenti per la propria vanteria. Ultimamente pure certi canali televisivi attingono da notizie apparse su facebook o video apparsi su youtube, che il più delle volte si rivelano falsi… davvero vergognoso. L’epopea del dischivendolo è durato lo spazio di un ventennio, poco più, e in questo spazio temporale ha furoreggiato un negozio a Genova di cui ora non resta traccia di nessun tipo: caduto nell’oblio di una tecnologia sempre meno a misura d’uomo, sempre più ostile e invadente, che ha imprigionato suoni, sentimenti e umanità, per assecondare solo la legge del profitto e il monopolio di magnati senza scrupoli. La chiusura definitiva di Music Store è subentrata quando i soci non sono stati più in grado di pagare l’elevato affitto che richiedeva la proprietà (Società Porto Antico di Genova spa), controllata dal Comune di Genova e dalla Camera di Commercio. Chiaramente non sarebbe bastato abbassare l’affitto per salvare l’attività, ma sicuramente avrebbe dato un po’ di ossigeno per affrontare la crisi del settore. Davvero poco furba e impopolare è stata l’intransigenza nell’applicare il canone di locazione da parte di questi ineffabili proprietari... per voler guadagnare qualcosa di più, alla fine, dal 2012 ad oggi, hanno tenuto vuoto tutto il piano terra dove alloggiava Music Store, in quanto ovviamente nessun imprenditore è stato così pazzo dal voler azzardarsi a subentrare. Morale: la società mista pubblica-

privata controllata da Comune di Genova e Camera di Commercio di Genova, ha perso una cifra enorme, derivante da diversi anni di affitto... contenti loro! Quattro soci hanno accettato una sistemazione molto più piccola e defilata per continuare l’attività, Raimondo Bignardi si è ritirato saggiamente, prevedendo che a quelle condizioni non poteva durare a lungo... infatti dopo appena un anno ha chiuso anche quella nuova sede di Music Store. L’altro socio ha aperto nel Centro storico un negozietto di dischi (Doctor Music) tuttora in attività, mentre un ex dipendente ha gestito il negozio di dischi Orlandini che ha cambiato nome in Genova Dischi, sopravvivendo grazie ad una strategia commerciale che nulla ha a che fare con le idee del passato. Anche in altre regioni esistono dei “Raimondo-anti-personaggio”, che più di chiunque altro hanno inciso sulle nostre passioni musicali, e sono stati dimenticati a causa della loro riservatezza… cercateli fisicamente senza l’ausilio di Google, ne vale la pena, oppure leggete questa intervista, è la sua vita che è anche la nostra vita. ❖


Interviste RAIMONDO BIGNARDI, NEGOZIANTE DI DISCHI DEL PERIODO D’ORO GENOVESE di Loris Böhm

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n tempo quando volevi un consiglio sugli acquisti potevi rivolgerti ad esperti negozianti che ti indirizzavano nella scelta: era il tempo dei negozi “reali”. Non sbagliavi un colpo ed amavi la musica che compravi... se spariscono loro, sparisce il desiderio di ascoltare la musica per scoprirla ed amarla, rimane l’usa e getta di un ascolto distratto. Raimondo Bignardi è uno di questi, lui ti toglieva ogni dubbio su cosa acquistare nel mare di offerte.

Raimondo, sono passati tanti anni da quando hai iniziato a vendere dischi. Erano tempi in cui la “buona musica” era oggetto di culto anche presso i genovesi. Adesso tutto questo interesse sembra essere svanito, causa la crisi economica. Raccontaci da cosa è nata la voglia di vendere musica, le soddisfazioni e gli ostacoli incontrati lungo la strada e i motivi che ti hanno indotto a cambiare completamente genere merceologico, nonostante la tua grande passione e competenza musicale.

Cosa mi ha spinto, sicuramente è la passione per la musica più che i motivi economici. Ci sono generi musicali che preferisco, altri no, ma mi piaceva l’ambiente... avere scambi di opinione con persone che amano la musica. Quando ho iniziato (a metà degli anni ‘80) era un periodo in cui tutte le attività economiche andavano abbastanza bene... se non eri proprio un disgraziato, funzionava, poi certo con il passare del tempo hanno incominciato ad incepparsi alcuni ingranaggi. Ad esempio un momento di forte crisi è stato verso la fine degli anni ‘90 quando hanno

Music Store poco prima della chiusura. Una porta per entrare, una per uscire, all’interno lunghe file di dischi dove ci trovavi di tutto... i più appassionati ci passavano ore, prima per sfogliare tutte le novità, poi per ascoltare con la cuffia e infine per chiacchierare con i negozianti... a volte lo facevo anch’io!

iniziato ad aprire negozi di grande distribuzione a Genova, città che non era abituata a questo. Hanno aperto Media World, Music Store, la Fnac, e il pubblico che non era abituato a questo tipo di proposta si è buttato tutto lì. Per un po’ di anni ha funzionato quello... Music Store riguarda anche te, però...

Sì, poi io dopo ho fatto una scelta obbligata, nel senso che non si lavorava più, ed ho scelto di andare a lavorare, (diventare socio) di un grande negozio, infatti lì all’inizio del 2000 si lavorava ancora tanto e la musica era ancora oggetto di passione anche per coloro che ascoltavano poco la musica. Allora torniamo indietro. Il tuo primo negozio è stato Pink Moon?

Certo, dalla metà degli anni ‘80 sono andato avanti fino alle soglie del 2000. Quel negozio è stato chiuso nel 2001.

In quei tempi a Genova esistevano altri negozi di tendenza, come “Miraggi”, “On Stage”, “Folk Music”, addirittura votato per la musica folk! Non ricordo il nome di chi lo gestiva...

Ah sì, Alfonso Franco... quello era un momento buono, diciamo che tutti si rivolgevano alla musica come valvola di sfogo... c’era anche “Red House”, c’era “Liguria libri e dischi”, “Orlandini”, e lavoravano tutti, ma poi quello che fa funzionare non è tanto la nicchia quanto il grande pubblico… cioè il venerdì, o il sabato, veniva gente che non era appassionata di musica e si comprava prima le cassette e poi i CD da sentire in macchina durante il week end, ma era una cosa normale... comprare i dischi era nella consuetudine e ti faceva lavorare... ti permetteva anche di vendere quei dischi che io stesso consigliavo. Adesso non esiste più: chi non è un grande appassionato di musica, la musica la ascolta in tutt’altra maniera.

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Interviste

L’insegna che suddivideva gli spazi dell’imponente edificio ex “Magazzini del cotone” del Porto Antico: Music Store era già relegato solo al piano terra...

In questo ventennio frenetico abbiamo avuto la decadenza del vinile e l’esplosione del compact disc, poi la decadenza del CD e l’esplosione dell’mp3, poi la decadenza dell’mp3 per il ritorno del vinile… alla fine chi ama la musica vuole la qualità e adora il collezionismo (e la ristampa a tiratura limitata). Con questa logica di mercato che morale si può dare all’audiofilo?

Innanzitutto vorrei fare un distinguo. La decadenza dell’mp3 in favore del vinile riguarda una esigua quantità di audiofili, quelli che vogliono anche la qualità ascoltando la musica, ma i giovani di oggi con il vinile hanno poca dimestichezza, ce ne sarà uno ogni cinquanta che va a comprare i vinili, gli altri ascoltano mp3, e questa condizione è quella che non fa andare avanti noi negozianti, perché se non sei un appassionato che compra il disco per leggere le note dei libretti acclusi, non ti puoi fare una cultura musicale personale. C’è un ascolto a caso, senza sapere cosa stai realmente ascoltando, la provenienza dell’artista, la collocazione temporale del disco. I ragazzi ascoltano tanto ma non sanno cosa ascoltano, non hanno un indirizzo. La vera differenza è che per un vinile devi

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avere qualcuno che te lo venda perché se lo compri tramite una grossa catena internet tipo Amazon, vai a caso o tramite la tua esperienza pregressa. Se vai nel negozio hai un rapporto che fa crescere la musica, la passione e la diffusione. Hai uno scambio di idee tra negoziante e cliente che adesso non c’è più. La morale secondo me è che ci sono rimasti pochi audiofili che stanno invecchiando e non c’è un ricambio, e la musica va da qualche altra parte. Non esiste più una passione specifica se non quella che offre la pubblicità della grossa distribuzione o i canali video televisivi o Youtube. Manca lo scambio di esperienza derivante dal dialogo. I negozianti che sopravvivono, come Giancarlo Balduzzi di Disco Club, dipende dal fatto che si basano sempre sugli stessi clienti da anni. Il motivo che ha tenuto in piedi Disco Club, è che vende quello che i suoi clienti gli ordinano, tiene in negozio una gran parte di dischi prenotati. Alla fine gli rimangono pochi clienti ma “rompiballe”, con delle pretese difficili da soddisfare. Il problema di Giancarlo è che i suoi clienti sono in via di estinzione, ma per ora va bene. Se potessi riavvolgere il tempo come una cassetta, rifaresti tutte le scelte? Cosa cambieresti?

Mah, non lo so, non sono mai stato un grande stratega, prevarrebbe sempre la passione. Non sono mai stato capace di fare i conti... ho realizzato quello che mi è piaciuto fare.

Un buon venditore di musica deve soprattutto spingere la vendita di quello che “tira” di più in classifica, oppure spingere la vendita di quello che personalmente si considera più bello, per educare l’ascoltatore?

Ovviamente no, adesso il problema non si pone neanche, ma quando i dischi si vendevano, sia brutti che belli, l’importante è dare al cliente quello che lui vuole e non sa di averlo... è inutile dargli il più bel disco del mondo di heavy me-

tal ad uno che ascolta le ballate country. Importante è capire il tipo di gusto che ha un cliente e soddisfarlo dandogli un disco con il quale magari deve fare un piccolo sforzo per ascoltarlo, senza contraddire le sue passioni, per emanciparlo e allargargli gli orizzonti. Entrambi siamo appassionati di certi cantautori, semi sconosciuti dalle nostre parti, soprattutto dai giovani, che comunque tanto hanno dato alla musica. Puoi fare qualche nome e relativa descrizione, tanto per incuriosire i nostri lettori?

Ovviamente il periodo d’oro di questo genere musicale sono stati gli anni ‘70 e gli anni ‘80, ma già negli anni ‘80 si è notato un certo declino della musica acustica. Poi si è avuta una certa ripresa ma la maggiore diffusione si è avuta negli anni ‘70, rispetto agli anni ‘60 in cui i dischi erano più difficili da trovare. Sono più legato alla musica degli anni ‘60 e ‘70, per cui le cose che mi piacciono sono sempre quelle. Dai grandi del folk revival inglese come Martin Carthy, Bert Jansh, Pentangle, Fairport Convention, ecc. Dall’America, gli interpreti del Greenwich Village come Dave Van Ronk, Jack Hardy, insomma tutti i discendenti di Woody Guthrie, i canadesi come Stan Rogers, Bruce Cockburn, lo stesso Neil Young, secondo me sono artisti degli anni ‘70 di cui si è perso lo stampo. Chi è ancora vivo fa delle belle cose ma la magia di quel tempo non si è più ritrovata. Poi ci sono alcuni musicisti ogni tanto che ti fanno pensare che potrebbe esserci una rinascita ma poi sono episodi sporadici... un paio di album e basta. Ritieni che a Genova (e anche in altre regioni) ci sia ancora qualche negozio di dischi che vende musica seria, o pensi che i negozi che sopravvivono e quelli nuovi siano orientati solo sulle classifiche imposte dalla TV? Puoi fare il nome di negozi seri?

Sicuramente Disco Club è un negozio che ha mantenuto la sua identità per tanti anni e ora ha festeg-


Interviste

Hai un figlio, Rodolfo, che tutto sommato segue le orme “musicali” del padre, visto che è cantautore. Secondo te potrà diventare professionista oppure per vivere dovrà trovarsi un altro lavoro?

Secondo me dovrà trovarsi un altro lavoro. Secondo me mio figlio è un bravissimo musicista, suona bene, ha buon gusto, canta bene, e propone quel tipo di musica che piace a me. Cantautore per il momento non lo è, ha preparato molti pezzi ma non li ha mai suonati in pubblico. Suona pezzi di altri autori attingendo dal periodo che piace anche a me. Autori tipo Tim Buckley, Nick Drake, Van Morrison, John Martin... cerca di dare un’impronta personale a questi autori, secondo me assomiglia a Jeff Buckley come modo di cantare. Il suo problema sono i testi: o trova una collaborazione fortunata oppure deve mettersi a scrivere e non so quanto gli piaccia. Per ora fa cover, ma quelle che esegue sono poco conosciute per cui interessanti. Raimondo davanti al suo nuovo negozio di abiti usati “Usato USA”. La voglia di rimettersi in gioco ha preso il posto al rimpianto di aver abbandonato, forse per sempre, il lavoro che amava. Adesso i saggi consigli li fornisce sul vestiario, e i clienti lo sanno: da lui troveranno ancora quello che cercano

giato i suoi 50 anni e sicuramente ha una elite di clienti che sono fin troppo chiusi allo “straniero” che si avvicina... seguono la loro strada. Sono molto affiatati come venditori. Fuori Genova c’è ancora Carrù Dischi. A Piacenza c’è un bellissimo negozio che si chiama Alphaville, aperto dagli anni ‘80, che oggi ha buon successo e vende dischi di qualità. Ma a Genova ci sono piccoli negozi tipo Taxi Driver, più orientato sul metal, oppure Doctor Music, appena aperto, ma sono realtà così piccole che non hanno prospettive di farsi conoscere dal grosso pubblico quindi vanno avanti finché dura. Non è come una volta in cui se avevi delle belle cose in vendita, funzionava sempre. Adesso non basta neanche questo. 

Il tuo nuovo negozio di abbigliamento “Usato U.S.A.”, anche se non ha niente a che fare con la musica, è frequentato anche da vecchi clienti musicofili, oppure hai cambiato anche il tipo di clientela? Cosa proponi ai clienti? Hai un giro di affari migliore di quello precedente?

Alla prima domanda dico che ci sono molti clienti provenienti dalla musica, ci sono affinità tra musica e abbigliamento vintage dell’usato. La seconda risposta è molto più semplice perché nella scala delle preferenze l’abbigliamento viene prima della musica, oltretutto in questo momento di crisi sociale abbiamo l’abbigliamento, soprattutto quello usato, che vende bene. Nei tempi migliori, quale era il fatturato con Music Store e prima con Pink Moon, dove in entrambi eri socio fondatore?

Sia all’epoca di Pink Moon che poi con Music Store si lavorava tanto, avevamo numeri di fatturato che oggi si sogna qualsiasi negozio

anche più grande... per esempio nei primi anni 2000 un week end pasquale associato ad una esibizione delle tall ships antiche in porto, abbiamo avuto un fatturato stratosferico di ottanta milioni di lire al giorno. Poi chiaramente questo fatturato è andato calando sempre di più, e intorno al 2008-2009 quando ancora si lavoricchiava, incassavo meno da Music Store che un tempo da Pink Moon. Non dimentichiamoci che nel momento migliore di Music Store, nel 2001, avevamo tre piani dell’edificio e ci lavoravano 35 dipendenti; poi abbiamo rinunciato al secondo piano, poi al primo piano e siamo rimasti col piano terra, dove alla fine non avevamo neanche abbastanza materiale per riempirlo completamente... Insomma è stato un negozio che per dieci anni ha detto la sua in città. Quando nel 2010 io me ne sono andato eravamo ridotti a 5 dipendenti. Per finire la conversazione: ritieni che nel futuro ti occuperai ancora, a qualche titolo, di musica, oppure per te è un discorso chiuso, che ormai non ha più uno scopo commerciale?

Commercialmente penso che non ha più scopo. Nel mio piccolo, continuo ad occuparmi di musica, ascolto tanta musica e faccio serate di ascolto con amici, scrivo qualche recensione per diletto non per guadagno. Non credo che ci saranno occasioni in futuro per lavorarci con la musica. Si dice che chi conosce la musica dovrebbe raccontarla agli altri però non è così semplice. E’ bello che qualcuno ti chieda com’era la vita quando ero giovane, ma un conto è parlare un conto e farlo diventare un lavoro. Ringraziamo Raimondo per queste preziose informazioni, e sui prossimi numeri continueremo la saga dei negozi di dischi, magari parlando di quel negozio chiamato “Folk Music” dove si vendeva prevalentemente musica folk… ma questa è un’altra storia. ❖

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Interviste INTERVISTA A BENEDETTO VECCHIO, LEADER E FONDATORE DEI MUSICISTI BASSO LAZIO di Maria Scerrato (Ufficio Stampa MBL)

Benedetto Vecchio, il “Signore della Ballarella” torna con la sua formazione, i Musicisti Basso Lazio, di cui è leader e fondatore, con un nuovo CD dai tratti molto incisivi, TARANTELLA RIBELLE.

Il “Signore della Ballarella” è l’appellativo datomi dal mio conterraneo Giuliano Gabriele, uno dei musicisti popolari emergenti più interessanti del panorama italiano, forse a voler riconoscere come la melodia ed il tempo di questa antica danza della Ciociaria e del territorio limitrofo del Sannio, del Matese ed Alto Casertano, mi accompagnino da sempre nel mio percorso di ricerca e rielaborazione musicale. Non ho rinunciato alla ballarella nemmeno in quest’ultimo album, malgrado il titolo. Semplicemente ne ho riarrangiato il ritmo affinché accompagnasse i contenuti di protesta sociale in modo più incalzante e diventasse quasi una marcia di rivolta. “Tarantella Ribelle” sembra segnare una nuova fase artistica degli MBL. Come nasce questo l’album?

L’Italia attuale mi sembra una nazione imbarbarita, egoista ed avara, in preda ad una crisi economica, provocata dai grandi capitalisti e dalle multinazionali massoniche, che sta impoverendo sempre di più le classi sociali più deboli. La politica è incapace di dare risposte e tra la gente c’è rassegnazione al peggio. Io vorrei invece risvegliare l’anima popolare sopita ed invitare tutti a prendere coraggio e a non rassegnarsi. Quando ho iniziato ad ideare l’album nel 2011, era un momento di grosso affanno con le vicende

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politiche ed economiche che tutti ricordiamo: la caduta dell’ultimo esecutivo legittimamente votato, il succedersi di governi non eletti, il vuoto di democrazia, l’impotenza del popolo di fronte a un tracollo economico evidente, la perpetuazione di un sistema politico corrotto e inefficace. La Tarantella del titolo allude ai giochi di potere, a quelle manovre ed al continuo rimpallo delle responsabilità da parte dei politici, che nel gergo popolare vengono proprio definite “tarantelle”. Il termine viene così applicato in una duplice accezione all’album, che è fatto di “tarantelle” ed è musicalmente molto energico. Ma non poteva che essere cosi, volevo un disco ribelle che facesse sentire la rabbia dei più deboli, di chi è condannato a soccombere, un’opera che fosse di impegno sociale. Come questo disco rappresenta la musica tradizionale, che promuovete da tanti anni?

Il gruppo che ho fondato ormai quasi 18 anni fa, rivendica nel nome, l’identità legata ad un territorio e ad una cultura. Ovviamente la tradizione evolve e si apre al resto del mondo, assimilando altre

sonorità e colori. Gli strumenti popolari della tradizione agropastorale della Ciociaria (zampogne, pifferi o ciaramelle, flauti popolari) interagiscono con strumenti decisamente moderni. In questo disco, più che negli altri, le chitarre giocano una parte estesa, ma le sonorità più immediatamente riconoscibili sono quelle inconfondibili ed ancestrali di zampogna e ciaramella, insieme al battito primordiale del tamburo basso. Sono sonorità che fanno presa sul cervello limbico e suscitano emozioni profonde in chi ascolta. Ma ci sono anche sug-


Interviste

gestioni più meridionali, come la taranta e la pizzica, per abbandonarsi alla danza.

dire che il pubblico ha apprezzato l’operazione perché la canzone ha un bel riscontro.

Tu sei autore di musica e testi di tutto il CD, cosa c’è di te in questo?

Come si è evoluto il sound degli MBL rispetto ai precedenti album?

In questo album c’è tanto di me, della mia indignazione ma anche della speranza che ripongo nei giovani, ai quali dobbiamo trasmettere proprio questo: la consapevolezza che le cose si possono cambiare. Ho scritto testi, composto musiche e ricercato musiche tradizionali adattandole al tema, grazie all’aiuto del chitarrista della formazione, Gennaro Del Prete, bravissimo arrangiatore. Un esempio è il brano “Tarantella numerata” che rappresenta la tipica formula della tarantella ciociara, trovata nei canti popolari di Castro dei Volsci, alla quale ho sostituito integralmente il testo, elaborandone uno nuovo e attuale, senza snaturarne il dettato. E devo

C’è stata una evoluzione senza dubbio ma credo sia normale in processo di crescita artistica continua. Il precedente album, Terra di Fuoco aveva visto alternare momenti diversi nel nostro viaggio musicale, con una maggiore attenzione alle ballate da toni decisamente più morbidi. Questo nuovo album è ribelle e si sente! Vuole dare voce a chi si leva contro le ingiustizie per questo ha un ritmo più deciso e per certi versi ostinato. Il CD esce dopo ben 5 anni. Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nella realizzazione di questo nuovo album?

Le difficoltà sono quelle consuete che incontrano molti gruppi che devono autofinanziarsi. La

fase della produzione precedente alla pubblicazione è stata piuttosto lunga, perché frutto di ricerca, elaborazione, composizione, il tutto senza certezze o sostegno economico. Ma malgrado tutto io continuo a fare musica. Lamento però la poca visibilità in un mondo come quello editoriale odierno che continua a privilegiare i nomi già noti a svantaggio di autori meno famosi. Ma questo è un difetto tutto italiano, dove in ogni settore culturale si tende a osannare e promuovere ciò che già è sul tetto della notorietà. Dove andrà Tarantella Ribelle?

Spero lontano! Per adesso stiamo portando il tour omonimo nelle principali venues italiane con qualche puntata anche nell’Est Europa. Il pubblico di quei paesi è molto interessato alla cultura italiana ed apprezza la nostra musica che si accompagna molto bene alla danza. ❖

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Recensioni MUSICISTI BASSO LAZIO: TARANTELLA RIBELLE

CNI Unite - CNDL 28964 Prezzo: 12,00 euro

Comunicato Stampa

ottimismo, il nostro dovere di artisti ci impone di dare speranza, allegria, positività e buon umore. Le tematiche principali trattate nel disco sono iniquità e ingiustizie sociali viste sia dal punto di vista storico che nell’attualità. 1- Tarantella Ribelle 2- Speranza 3- E’ semp’ festa pe la casta 4- Tarantella Numerata 5- Comm a na rosa 6- Nott d’ Luna 7- Michelina 8- La Radeca 9- Canto pe la gioventù 10- Tira vent 11- Pizzicabrigante

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scito nell’estate del 2015, Tarantella Ribelle è uno di quei dischi di cui Lineatrad non ha parlato. Naturalmente dipende unicamente dal fatto che il lavoro non è stato sottoposto alla nostra attenzione, considerando che in ogni caso sono tantissime le nuove produzioni che dobbiamo valutare mese per mese. Si tratta effettivamente di uno degli album più intriganti dell’anno passato, ed è un vero peccato che non ne abbiamo parlato diffusamente quando è uscito. Facciamo ammenda immediatamente, per avvallare le critiche lusinghiere apparse su questo prodotto da parte di altre testate giornalistiche: il gruppo di Benedetto Vecchio è effettivamente da considerarsi tra i migliori della scena musicale italiana. Di seguito le note dell’Ufficio Stampa. (NdR) “Tarantella Ribelle” è il nome di una canzone che da il titolo anche all’album e descrive in modo chiaro il disagio che incontrano i giovani, le loro difficoltà nel mondo del lavoro. Spesso vedono i loro sogni finire in un cassetto, ma nonostante tutto bisogna diffondere

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L’album contiene 11 brani originali, tutti composti da Benedetto Vecchio (ad eccezione dello strumentale Speranza, a firma di Gennaro Del Prete) che interpretano il disagio delle nuove generazioni, le loro difficoltà per entrare nel mondo del lavoro, l’infrangersi dei sogni contro il muro alzato dai detentori del potere economico. Come sempre nella composizione, il cantautore ciociaro fa coincidere l’attualità con le sue ricerche storico-folkloriche, dedicando alcuni brani alla rivolta brigantesca, con una attenzione particolare ai fenomeni locali, quali ad esempio la sollevazione dei frusinati contro i francesi di Napoleone e del Generale Championnet nel 1798, episodio che ha poi ispirato il tradizionale  Carnevale della Radeca. Pur nella sua aperta richiesta di giustizia sociale, l’opera contiene un messaggio di speranza nel cambiamento. Il CD reca porta una recensione illustre, quella del giornalista e scrittore Pino Aprile, che sottolinea  l’impegno di Benedetto Vecchio, attraverso la sua musica ed il verso, nel voler “riequilibrare” le disuguaglianze. Sotto il profilo musicale, coerentemente con il loro percorso artistico, i Musicisti Basso Lazio coniugano tradizione e modernità, avvalendosi di sonorità del passato, sposate a ritmi più contemporanei. Da sottolineare il dialogo virtuosistico delle chitarre con le melodie arcaiche di zampogna e ciaramella.  ❖


Recensioni Il nuovo album esce ufficialmente venerdì 5 febbraio

FEMMEFOLK di Simona Cantelmi (Rubinia Comunicazione)

desiderio di divertirsi e reinventarsi attraverso la musica. Il progetto ruota intorno ad un un repertorio con un cuore che batte impari ispirato prevalentemente alla musica popolare francese; le sonorità dell’organetto si uniscono alla musica classica da camera, al jazz o al rock attraverso il violino, la viola, il flauto traverso e il contrabbasso. La musica etno-folk si veste da camera. Le FemmeFolk suonano valzer, bourrée, scottish, mazurke, balli staccati, liscio, pop, rock, jazz, classica, dance, ambient, discreta, sapiente e d’atmosfera. Si esibiscono in Italia e all’estero. Il disco vede diverse collaborazioni eccellenti: Riccardo Tesi (che ha arrangiato “Giuditta”), Dimitri Sillato (“British String”), Luca Rampinini (“Mazurka stanca”), Roberto Bartoli (Locomotive Jiga /Zelda, Dona Swing e Circo Circasso) e Stefano Delvecchio “Ciuma” (Favole). Le prossime date

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l nuovo album di FemmeFolk esce ufficialmente venerdì 5 febbraio per Bajun Records, disponibile su iTunes e in tutti gli stores digitali. Un album dalle sonorità ricche, eleganti e Folk non temono di riproporre o comporre armonie dal gusto antico, ma anzi le rivisitano con leggerezza e gioia di vivere del tutto contagiose. All’ascolto, si respira un’aria da pellicole in bianco e nero, eppure attuali e non prive di spensierata sensualità.

FemmeFolk:

Donatella Antonellini: organetto, chitarra, voce, castagnette e composizione Caterina Sangiorgi: flauto traverso, voce e percussioni Nicoletta Bassetti: viola e violino Valeria Cino: contrabbasso Il progetto FemmeFolk nasce nel 2012, dall’incontro di quattro donne con storie, gusti, formazioni musicali e personali diverse che hanno scelto di coltivare insieme il

21 febbraio ore 16:30 Castelbolognese (Ra) 27 febbraio ore 21:00 Palazzo Marini Alfonsine (RA) 28 febbraio 15:30 “reparto” di RIANIMAzioni letterarie di poesia intensiva, Ospedale S. Maria delle Croci Ravenna 15 aprile Monticelli D’Ongina (PC) 23 aprile ore 21.30 Loft350 Modena 6 maggio Bottega Matteotti Bagnacavallo (Ra) ❖

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Recensioni NOLWENN KORBELL: SKEUD HO ROUDOÙ (Coop Breizh Ref 4015951) di Giustino Soldano

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olwenn Korbell, cantautrice o meglio “cantattrice” bretone, nata a Quimper e vissuta a Douarnenez, nel Finistère, è stata immersa nella cultura e nella musica bretone fin da piccola; il padre, Hervé Corbel, è musicista e la madre, Andrea Ar Gouilh è una cantante affermata che in passato si è esibita anche al fianco d’Alan Stivell. Nolwenn ha studiato musica, canto e recitazione e ha vinto numerosi premi e riconoscimenti in campo musicale. Recentemente si è esibita anche come attrice interpretando alcune opere teatrali di Bertolt Brecht. Pur appartenendo alla categoria dei cantanti bretoni, l’artista non interpreta, salvo eccezioni, brani tradizionali e nemmeno canta, come alcuni suoi colleghi, il gwerz o il kan ha diskan; utilizza in ogni modo, per la maggior parte dei suoi brani, la lingua bretone. Lo stile musicale della cantante è particolare, molto personale, con diverse sfaccettature e in continua evoluzione, passando dal folk al jazz, al blues e, da qualche anno, al cabaret; è da notare inoltre la sua notevole estensione vocale. Skeud ho roudoù (L’ombra delle tue tracce), uscito nel giugno 2015, è il quinto album della cantante. Quelli precedenti sono “N’Eo Ket Echu” del 2003, “Bemdez C’Houloù” del 2006, “Red” del 2007 e “Noazh” uscito nel 2010. In questo ultimo album, la cantante è accompagnata da Antonin Volson alla batteria e percussioni, Alexis Bocher al violoncello, Jonathan Dour e Floriane Le Pottier al violino e Didier Dreo alla chitarra. I testi delle canzoni sono per la maggior parte suoi, ma compaiono anche testi dei poeti bretoni

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Anjela Duval (brano 9) e Xavier Gral (brano 7), del poeta e scultore irlandese Dmitri Broe (brano 8) e della poetessa statunitense Emily Dickinson (brano 11). Le musiche, di sua composizione, sono arrangiate da Antonin Volson. A parte il brano 7 in francese, i brani 8 e 11 in inglese e alcuni brani misti, i testi sono prevalentemente in bretone. La grafica del CD è di Riwal Corbel, fratello di Nolwenn. I titoli, brevi, sembrano esprimere immediatamente il concetto d’ogni canzone: più sotto trovate tra parentesi la traduzione in italiano. I testi, che nel libretto hanno la traduzione in francese a lato, sono molto poetici e parlano principalmente d’amore, a volte con sensualità come nel brano “Amour Kerne”. Ho molto apprezzato questo nuovo album, nel quale ho notato un’interpretazione dei brani ancora più coinvolgente rispetto agli album precedenti, credo per merito delle recenti performance della Korbell come attrice teatrale. All’ascolto, ho trovato le musiche molto interessanti; a volte malinconiche, sottolineate dalle note struggenti degli archi in sottofondo come in “Avel viz” o “N’ on ket “o melodiose come in “Darling ar poull” e “Simple, “ma anche briose e con ritmi quasi tribali come in “Me no like”in cui prevalgono le percussioni; altre ancora sembrano invitare ad un ballo di coppia come in “Sparlet” o ad una danza caraibica come in “Traou gwir”; in alcune infine si coglie l’influenza cabarettista alla Brecht. Per chi non conosce questa cantante, i brani interpretati, al primo impatto, possono sembrare di non facile ascolto; alcuni sono orecchiabili altri lo sono meno. Anch’io,

quando anni fa sentii per la prima volta il suo album d’esordio: “N’Eo Ket Echu” rimasi molto perplesso; in effetti, ero abituato ad ascoltare artisti bretoni “classici” e a me più conosciuti come Stivell e Servat, ma riascoltando numerose volte i brani del CD, li apprezzai sempre di più e, nel tempo, Nolwenn Korbell è diventata una delle mie cantanti bretoni preferite. Consiglio senza dubbio l’acquisto di questo album e vi assicuro che non ne sarete pentiti. Se poi avrete l’occasione, un giorno, di assistere ad un concerto di quest’artista, vi renderete conto della sua bravura e della carica emotiva che riesce a trasmettere. Una curiosità: sulla copertina del CD, in una parte del viso della cantante, compare un oggetto casalingo a noi molto familiare; sta a voi scoprirlo. ❖ I brani dell’album sono

1. Avel viz (Nordest) 2. Awen (Ispirazione) 3. N’ on ket (Io non sono) 4. Darling ar poull (Mia cara) 5. Me no like (A me non piace) 6. Sparlet (Rinchiuso) 7. Amour Kerne (Amore in Cornovaglia) 8. If (Se) 9. Piv (Chi) 10. Laret vez (Si dice che) 11. Simple (Semplice) 12. An den (L’uomo) 13. Traou gwir (Cose vere) Per una durata totale di 45’40’’ L’album è distribuito dalla Coop Breizh: www. coop-breizh.fr Gli spettacoli di Nolwenn Korbell e i contatti e le informazioni su di lei sono gestiti dall’agenzia: www.bigbravospectacles.com


Cronaca A Lorient, Bretagna, un locale tipico in cui si celebra il nuovo anno in modo particolare

TAVARN AR ROUE MORVAN 32 DICEMBRE 2015 di Giustino Soldano e Muriel Le Ny (foto © Giustino Soldano)

Col locale strapieno i clienti affollano anche gli spazi esterni nonostante l’inverno

La locandina della Tavarn

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vete letto bene, il 32 dicembre non è un errore di stampa ma è la data “ufficiale”, istituita cinque anni fa dallo staff della Tavarn Ar Roue Morvan, per continuare a festeggiare il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo. La Tavarn è un locale che si trova a Lorient in una zona a qualche centinaio di metri dal centro e dal porto turistico, in una piazza attorniata da numerosi bar e ristoranti e dedicata a Polig Monjarret, uno dei creatori del Festival Interceltique. La Tavarn, gestita da Irène, una donna tanto minuta quanto energica e cortese, che ha aperto que-

sto locale nel 1999 dopo una precedente esperienza a Le Croisty, è ormai un’istituzione a Lorient. È un po’un pub dove si possono bere delle ottime birre, tra cui una prodotta in esclusiva per la Tavarn e un po’una trattoria dove si possono gustare piatti tipici della cucina bretone, ma è anche un punto d’incontro degli appassionati della cultura, della musica e della lingua bretone e la proprietaria, i baristi e diversi avventori parlano tale lingua. È un locale dove è molto facile fare conoscenze, frequentato da molti clienti, tra cui diversi musicisti e artisti e durante tutto l’anno si possono ascoltare parecchi concerti gratuiti. In effetti uno dei motti della Tavarn o taverna, per dirlo all’italiana, è “On y boit, on y mange, on y danse et on y chante”.

L’arredamento è quello caratteristico di un pub, col classico bancone in legno; anche l’arredamento e i rivestimenti delle pareti sono rigorosamente in legno; caratteristiche sono le foto di artisti come Alan Stivell e Glenmor e tanti altri, appese alle pareti e un orologio a pendolo con le lancette che girano in senso antiorario. La taverna è frequentatissima tutto l’anno e specialmente durante il Festival Interceltique quando, per l’occasione, sono installati speciali spazi all’esterno per accogliere gli innumerevoli visitatori, tra cui molti stranieri. Anche alla festa del 32 dicembre, iniziata con l’apertura della taverna alle 16:00, c’era tantissima gente, tra cui numerosi irriducibili che, non paghi del veglione appena trascorso, hanno voluto essere pre-

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Cronaca

I Fleuves. Da sx: Romain Dubois, Emilien Robic e Samson Dayou

senti anche in tale occasione; il locale in breve tempo si è riempito all’inverosimile, tanto che, diverse persone si sono trasferite all’esterno. Alle 17:00 è cominciata la festdeiz con l’esibizione dei due gruppi previsti. Per primi hanno suonato i Fleuves, formati da Emilien Robic al clarinetto; Samson Dayou al basso e Romain Dubois al piano Fender Rhodes e alla programmazione. Avevamo già avuto modo di apprezzare in passato Emilien e Samson in quanto elementi del gruppo dei Kentañ. Successivamente ha suonato il gruppo Oliolio composto da Julien Le Mentec (figlio della suddetta Irène) al contrabbasso, Gweltaz Rialland al sassofono, Erwan Volant alla chitarra e Stevan Vincendau all’organetto diatonico. Ambedue i gruppi hanno allietato la serata e hanno fatto ballare i presenti, al ritmo di Plinn, Rond de St.Vincent e altre danze bretoni fino al momento fatidico delle 20:00; il momento molto amato del “PPVR”, in pratica Pain-Pâté-VinRouge offerti in abbondanza dalla Tavarn a tutti i clienti, i quali, dopo essersi rifocillati a dovere, hanno ripreso a ballare al suono dei precedenti gruppi nella seconda parte della serata: la fest-noz conclusasi a tarda ora. Veramente instancabili questi Bretoni! ❖

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Il gruppo Oliolio. Da sx: Stevan Vincendau, Gweltaz Rialland, Erwan Volant e Julien Le Mentec

Evviva il PPVR


Cronaca Cerimonia di premiazione delle iniziative a favore della lingua bretone

PRIZIOÙ 2016 29 GENNAIO 2016 PLOUGASTEL-DAOULAS di Giustino Soldano e Muriel Le Ny (foto © Giustino Soldano)

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o scorso 29 gennaio ci siamo recati a Plougastel-Daoulas, città sita nel dipartimento del Finistère e vicina a Brest, per assistere alla diciannovesima edizione dei “Prizioù” (premi), manifestazione durante la quale vengono premiate le persone o le associazioni che si sono impegnate l’anno precedente, nel favorire l’utilizzo e la diffusione della lingua bretone in vari settori come il lavoro, la narrativa, l’istruzione, la musica e altro ancora. Una giuria formata da esperti della lingua e della cultura bretone aveva già selezionato, lo scorso dicembre, una rosa di finalisti suddivisa in sette categorie e nella serata del 29 gennaio sono stati quindi proclamati i vincitori di ogni categoria.

Il palco della cerimonia con il gruppo Youn Kamm e la Bagad du Bout du Monde

Alcuni membri della giuria dei Prizioù 2016. Da sx Malo Bouëssel du Bourg, Gwennan Stervinou, Meriadeg Vallerie, Tiphaine Siret, Nicolas Amaury

La cerimonia, che si è svolta nella sala spettacoli dell’Espace Avel Vor, è stata organizzata dall’emittente televisiva France 3 Bretagne in collaborazione con l’Office Public de la Langue Bretonne ed è stata presentata da Goulwena an Henaff e YannHerle Gourves, conduttori insieme a Mael Gwenneg di una trasmissione domenicale in lingua bretone: “Bali Breizh”. Goulwena e Yann-Herle sono anche attori e doppiatori; Mael è l’attuale responsabile delle trasmissioni in lingua bretone a France 3 Bretagne. L’annuncio di coloro che si sono aggiudicato il primo premio di ogni categoria è stato fatto dai vincitori dei Prizioù del 2015.

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I TRIONFATORI DI QUEST’ANNO SONO STATI: Nella categoria Associazioni, “Agriculteurs de Bretagne” (Labourerien-douar Breizh in bretone), per la promozione della lingua bretone tra gli agricoltori anche attraverso la redazione di pubblicazioni in tale lingua. Il premio è stato ritirato da Pierre Bihan-Poudec, segretario dell’associazione, accompagnato da Nolwenn Lagadec responsabile delle comunicazioni della stessa. Nella categoria libri di fiction, Paskal an Intañv autore del libro di fantascienza “Udora pe afer an eddu”(Ed. Al Liamm), ambientato nel quarto millennio e in cui si narra di un’indagine su alcuni trafficanti di grano saraceno (ed-du) contraffatto, sul pianeta Eda. Nella categoria collettività, il Centro Nazionale della Funzione Pubblica Territoriale, CNFPT, del Finistère, per la formazione in lingua bretone di impiegati pubblici e privati che hanno contatti nell’ambito della loro professione con persone parlanti il bretone. Il premio è stato ritirato da Ehouarn Auffret, uno dei collaboratori del CNFPT.

Cronaca

I presentatori : da sx Yann-Herle Gourves e Goulwena an Henaff

Pierre Bihan-Poudec, segretario dell’associazione Labourerien-douar Breizh e Nolwenn Lagadec

Paskal an Intañv autore del libro “Udora pe afer an ed-du”

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Ehouarn Auffret collaboratore del CNFPT


Cronaca

A sx Mikael Baudu realizzatore del documentario “Kurdistan, Huñvreal an Nevez-amzer”

Sylvie Bruna fondatrice e direttrice di NumériBulle

Jonathan Dour in rappresentanza di Nolwenn Korbell

Nella categoria audiovisivi, Mikael Baudu per il documentario “Kurdistan, Huñvreal an Nevezamzer” (Kurdistan, un sogno di primavera) girato in Kurdistan nell’aprile 2015 in collaborazione con l’associazione Amitiés Kurdes de Bretagne. Nella categoria aziende, la Casa Editrice “NumériBulle”, fondata da Sylvie Bruna, che si avvale di un sito internet che propone racconti per bambini in francese e in bretone.

Nella categoria dischi cantati in bretone, l’album di Nolwenn Korbell “ Skeud ho roudoù”, recensito da noi in un precedente articolo. Il premio è stato ritirato da Jonathan Dour, violinista del gruppo di Nolwenn Korbell, poiché la cantante era contemporaneamente impegnata in un concerto a Nantes. Nella categoria “Brittofono” dell’anno, Romain Sponnagel, per il lavoro svolto per l’ampliamento della conoscenza della lingua bre-

tone nella zona di Saint-Brieuc; Romain oltre ad essere coordinatore della federazione Ti Ar Vro Sant Brieg, che raggruppa numerose associazioni culturali di SaintBrieuc e dintorni è anche creatore, insieme ad un paio di amici, del sito http://stag.bzh/ dal quale si può scaricare l’applicazione gratuita per smartphone e tablet “Stag” che permette di collegare virtualmente tra loro Bretoni e parlanti il bretone, in tutto il mondo. Romain Sponnagel è inoltre suonatore di bombarda. È stata la prima volta in cui abbiamo assistito a questa manifestazione in prima persona e ne siamo rimasti entusiasti; gli anni precedenti avevamo visto la replica su internet, ma far parte del numeroso pubblico durante la diretta, si sa, è tutt’altra cosa, anche per l’emozione e la suspense che si percepiscono nei momenti delle dichiarazioni dei vincitori.

Romain Sponnagel “Brittofono” dell’anno

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La serata, inoltre, è stata allietata dall’esibizione del complesso del trombettista Youn Kamm e della Bagad du Bout du Monde. Youn Kamm, che conosciamo da qualche anno, oltre alla tromba suona altri strumenti come il biniou e fa parte di diverse formazioni bretoni tra cui quella dei Ndiaz; in passato ha suonato anche con i gruppi dei Pevar Den e degli Alambig Electrik. La Bagad du Bout du Monde è formata da alcuni musicisti appartenenti a diverse bagad tra cui quelle di Cap Caval, Locoal-Mendon e Auray. Al fianco di Youn si è esibita un’altra nostra conoscenza, Morwenn Le Normand, una cantante che si è esibita in tournée con Dan Ar Braz nello spettacolo Celebration. I brani proposti, alternando ritmi vari: trad, jazz, rock e swing sono stati molto applauditi e abbiamo apprezzato l’accostamento degli strumenti del complesso con la voce della cantante con le sonorità

Cronaca

I ringraziamenti finali a Lena Louarn, seconda da sx, presidentessa dell’Office Public de la Langue Bretone e a Mael Gwenneg, secondo da dx, responsabile delle trasmissioni in lingua bretone a France 3 Bretagne

possenti delle bombarde e delle cornamuse. Nel dicembre 2015 è uscito il CD con i brani dell’ensemble, che ci auguriamo poter ascoltare prossimamente. ❖

Esibizione del trombettista Youn Kamm col suo gruppo, tra cui la cantante Morwenn Le Normand

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Ringraziamo Yann-Herle Gourves per averci fatto pervenire l’invito alla serata e Catherine Ribault-Masson, responsabile di marketing e comunicazioni di France 3 Bretagne, per aver concesso l’autorizzazione a scattare le foto durante la cerimonia.


Argomenti Le multinazionali dello streaming nella bufera...

IL PREVEDIBILE FLOP DELLO STREAMING MUSICALE di Loris Böhm

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pprofitto della notizia fresca che il servizio di streaming musicale “Rdio”, nato appena nel 2010 e tra i più conosciuti e apprezzati al mondo, è fallito miseramente ed ha venduto il marchio alla società “Pandora” per 75 milioni di dollari, lasciando nel panico tutti i suoi abbonati sparsi nel mondo per fare il punto della situazione globale su tutte queste piattaforme streaming multinazionali di cui abbiamo parlato sul numero Lineatrad 34 del 2014. Un vero caos mi si è prospettato davanti… ma andiamo con ordine. La prima considerazione da fare è che la frenetica evoluzione dei supporti che consentono l’ascolto di musica “mordi-e-fuggi”, sta facendo impazzire le società che dovrebbero garantire all’utente finale il corretto uso dello smartphone. In questo business-show in cui “pesce grosso mangia pesce piccolo”, a farne le spese è come al solito l’appassionato di musica, che non sa più a chi rivolgersi per non avere brutte sorprese… e questo dopo che ha finalmente scelto l’o-

peratore telefonico (al momento) più affidabile ed onesto! Nessuno poteva immaginarsi questo scenario catastrofico, proprio in un settore merceologico dove la tecnologia applicata sembrava garantire un futuro sereno. In effetti già in primavera del 2015 i “santoni” di Rdio hanno abbassato i prezzi degli abbonamenti su iPhone per contrastare il dominio della concorrente “Apple Music” che a quel punto chiedeva agli abbonati più del doppio di Rdio. La mossa non è servita alla società per consolidarsi sul mercato, anzi ne ha causato il fallimento. La cosa ridicola è che la subentrata Pandora non ha le autorizzazioni necessarie per diffondere la musica oltre i confini americani, per cui tutti gli utenti Rdio oltreoceano sono rimasti esclusi dal suo utilizzo a tempo indeterminato. In questo marasma di tariffe e di proposte commerciali attualmente in vigore, in questa continua metamorfosi nelle situazioni societarie di ogni singolo servizio, non ci resta che verificare l’attuale stato delle cose.

Iniziamo da Spotify, quella che dovrebbe star meglio… non sembra subire gli alti e bassi ma insiste in promozioni sull’ascolto, e i musicisti che dovrebbero usufruire dei suoi servizi sono sempre più bistrattati… è arcinoto che se un musicista non ha milioni di ascoltatori, i guadagni per lui sono davvero insignificanti. Insistere su una strategia dello sfruttamento dell’artista, potrebbe alla lunga minare seriamente le fondamenta di questo colosso. Passiamo a Napster, altro colosso mondiale. In effetti dieci euro al mese sono tanti anche per un servizio localizzato nel tuo Paese; proviene da una situazione legale non ineccepibile ma forse tra tutti è quello che offre maggiori garanzie di tenuta. Ora è la volta di Myspace Music, nato come social network, chiuso e riaperto, attualmente in una situazione di “semi-ibernazione”, affossato com’è dal rivale Facebook, pur offrendo musica gratuitamente, abbinata al social-network in crisi profonda, non offre nessuna prospettiva futura di servizio.

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Blinkbox Music ormai è un servizio disattivato, fallito, rimpiazzato da un Blinkbox Movies che non lascia presagire nulla di positivo per la scarsa propaganda e diffusione. La Sony Music Unlimited ha tranquillamente dismesso la funzionalità “entertainment” del suo streaming, rivolgendosi ad altri settori, e questo la dice lunga sulla volubilità di queste “industrie dello spettacolo”. La americana Grooveshark non ha fatto miglior fine, inglobata nella compagnia ScoreBig, con tutt’altra strategia, vende biglietti di concerti a prezzi improponibili. Per Google Play stesso discorso di Napster… società solida ma dopo il mese di prova, soliti dieci euro da sganciare, sperando di trovare gli autori preferiti! Deezer offre un grosso catalogo e una vasta copertura ma individuare il genere musicale preferito è impossibile: bisogna cercare un autore specifico… Il servizio You Tube Disco, che era ottimo e gratuito, guarda caso non esiste più. Di “DuoMi” abbiamo già detto: se non conosci il cinese è dura! “Play.Me” è l’unico servizio nato in Italia rimasto, ed è perennemente in fase “beta”, con un catalogo non eccezionale, e poco spazio alla musica che amiamo… Feezy, l’altra “realtà” italiana, infatti è defunta, sotterrata da Spotify, nel braccio di ferro creato per il predominio nel nostro mercato. Di Audiolizer c’è poco da dire: basato sui servizi di You Tube (che ha eliminato la sezione audio), ne eredita pregi, difetti… e dismissioni di servizio. Questa è la realtà attuale, che lascia presagire tinte fosche per il futuro dello streaming. Come ho fatto presente nei numeri precedenti di Lineatrad, anche per il social-network la situazione non è delle migliori… Facebook & simili, perennemente in bilico tra legalità e illegalità, violazioni e conseguenti regolarizzazioni, scandali e usi im-

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propri ormai generalizzati, rischiano di venire oscurati improvvisamente dai governi di mezzo mondo… se non altro per l’involontario aiuto che concedono a terroristi e malviventi di ogni genere, a esaltati, a improbabili sette religiose, o semplici improvvisati opinionisti deliranti, in grado con i loro discorsi di alterare l’equilibrio psicofisico di ogni essere umano. In mezzo a questo marasma caotico di offerte, proposte e sollecitazioni, lanciate da potenti multinazionali che lucrano sulla popolarità, forse l’unica soluzione è davvero “fidarsi” di coloro che, come Lineatrad, forniscono una corretta informazione e guidano il lettore ad una giusta analisi del mercato, senza soffocarlo, senza stordirlo. La via migliore è ancora cercare di contattare direttamente il musicista preferito (se è autoprodotto) per procurarsi la musica preferita, o l’etichetta che stampa e distribuisce il suo lavoro; in entrambi i casi noi di Lineatrad siamo gli unici in grado di dare le giuste indicazioni, i giusti consigli… magari non saremo “indispensabili” Come Froots, che è tornato alla carica con ingannevoli e offensivi slogan, ma sicuramente, pur nei nostri limiti, siamo più seri di loro, e crediamo che un lavoro fatto con passione artigianale vale di più della presunta professionalità che certe riviste lottizzate sfoggiano a ogni piè sospinto.

Le recensioni servono a consigliare l’ascoltatore all’acquisto, e la musica per essere capita va anche letta attraverso i libretti dei CD, un servizio che Facebook o Spotify non possono dare. Nessuno, neppure Froots può garantire di recensire tutti i dischi “indispensabili” pubblicati nel mondo! Noi, come qualsiasi altra testata giornalistica, nella incredibile quantità di produzioni di valore, possiamo solo dare un’idea di quello che si può trovare in giro. Quando, a fronte di una moltitudine di media di ogni tipo, ognuno con il suo slogan e la sua politica, ci si sente sballottati e privi di orientamento, forse bisognerebbe resettare tutto e affidarsi a un ristretto numero di fonti, riconosciute attendibili, perché tutti sono capaci a chiedere denaro per il proprio servizio, ma in questi tempi in cui il denaro circola poco, dovrebbe essere prioritaria la serietà (che non si certifica, si tocca con mano!). Questo è quello in cui credo fermamente, e in questa direzione voglio muovere Lineatrad: vorrei che Lineatrad rientrasse nella ristretta cerchia di media attendibili. Non ci interessano musicisti o etichette raccomandate dall’esterno: noi ricerchiamo e garantiamo personalmente il valore della nostra proposta, sulla base di un’analisi approfondita dell’argomento di cui si parla. ❖

Per risvegliare la mente...


Eventi

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Cronaca FESTIVAL “LA ZAMPOGNA” 2016 PREMIO A FRANCESCO DE GREGORI

XXIII Edizione 16-17 gennaio 2016 Maranola/Formia (LT)

Comunicato Stampa (foto © Paola D’Urso - Margherita Zanardi)

O

ltre 5000 persone hanno partecipato, domenica 17 gennaio a Maranola (LT), alla giornata conclusiva della XXIII edizione de “La Zampogna - Festival di musica e cultura tradizionale”. Un risultato importante che, ancora una volta, conferma la validità dell’iniziativa dedicata ad uno strumento musicale tradizionale molto particolare e a tutto il mondo di storie e di attività e di professioni che gli sta intorno. Ma è la qualità e l’originalità del progetto culturale, coordinato da Ambrogio Sparagna e Erasmo Treglia, a far sì che in un periodo di bassa stagione e con gran parte delle attività in programma realizzate all’aperto, comunque il territorio del sud pontino diventi meta privilegiata di un gran numero di appassionati e turisti, in particolare provenienti da fuori regione, con grandi ricadute per l’economia locale e per la promozione in generale di tutta l’area. Molti gli artisti protagonisti e i giovani musicisti premiati ma di grande rilevanza è stata la partecipazione di Francesco De Gregori che ha ricevuto il Premio La Zampogna 2016 per la grande attenzione da sempre dedicata alla musica popolare e al folk. De Gregori ha piantumato un sorbo nel giardino Alberi di Canto di Maranola e ha ricevuto in premio una zampogna realizzata dalla liuteria di Marco Tomassi. La sua presenza al Festival, il suo stare insieme a zampognari e voci popolari, ha dato certamente un grande valore agli sforzi di quanti difendono, valorizzano e praticano l’arte delle zampogne. E nel ricevere il Premio Francesco De Gregori ha ribadito: “ho sempre amato il folk ma questo premio è un invito a me e a tutti a conoscere più da vicino le storie di questi straordinari musicisti e a condividere le passioni che animano un mondo di suoni affascinante”. Appuntamento alla prossima edizione. ❖ Per maggiori informazioni www.lazampogna.it - info@lazampogna.it

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...nel giardino Alberi di Canto di Maranola

Premiazione Francesco De Gregori


Recensioni Data di uscita: 11 Marzo 2016 Etichetta: Brutture Moderne Distribuzione fisica: Audioglobe Distribuzione digitale: The Orchard

MASSIMILIANO LAROCCA CANTA DINO CAMPANA “UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI” Comunicato Stampa

con la partecipazione di NADA, RICCARDO TESI, SACRI CUORI, CESARE BASILE e HUGO RACE

I “Canti Orfici” del poeta visionario toscano diventano canzone. Dino Campana: ignorato in vita, la sua poesia ha avuto poi nel tempo una rivalutazione clamorosa. Oggi i “Canti Orfici”, l’unico suo libro scritto e pubblicato in vita, sono considerati un’opera imprescindibile della poesia moderna italiana e non solo. Mentre la tormentata vicenda biografica di Campana e la sua follia, sono state oggetto di molti film e di spettacoli teatrali, Massimiliano Larocca, musicista fiorentino giunto al quinto album, ha trasformato in canzone le liriche visionarie del poeta di Marradi, mantenendosi fedele a parole e metrica in una operazione mai tentata prima in Italia. UN MISTERO DI SOGNI AVVERATI … il disco “La poesia musicale europea colorita”: questa era la definizione con la quale Dino Campana descriveva i propri versi, la propria opera e la propria estetica. Un manifesto che ha guidato e convinto Massimiliano Larocca, musicista rock fiorentino con una carriera quasi ventennale, ad approcciare i “Canti Orfici” di Campana in un modo totalmente inedito, fuori dagli accademismi musicali e letterari. In questo lavoro Larocca vuole mostrare sia la profonda rotondità popolare che la forte spigolosità rock dall’altra dei versi campaniani. Canzoni in tutto e per tutto: che mantengono fedelmente e integralmente i versi di Campana, senza intaccare neanche una pa-

rola, ma che li rinnovano in una musicalità intensa e inedita che unisce folk, rock, contemporanea e persino tango argentino. Un linguaggio musicale che ripercorre l’itinerario che il poeta percorse nel corso della sua intensa vita di viaggiatore vagabondo. Per produrre, arrangiare, supervisionare il progetto Larocca ha chiesto la collaborazione di uno dei grandi maestri della tradizione popolare italiana contemporanea, quel Riccardo Tesi che ha portato la toscanità in tutto il mondo, senza perdere la sua credibilità di musicista internazionale. Una presenza che arricchisce ulteriormente di significati importanti questo progetto, rafforzandone l’impronta. A Tesi si aggiungono i romagnoli Antonio Gramentieri (autore anche di alcuni arrangiamenti) e Diego Sapignoli, membri dei Sacri Cuori, la band strumentale oramai nota a livello mondiale e conosciuta anche per i lavori teatrali e cinematografici (come la colonna sonora di “Zoran, il mio nipote scemo”, film premio della Critica a Venezia 2013). Un incontro, quello tra Tesi/Larocca e Sacri Cuori, che rinnova il “confine” geografico tra Toscana e Romagna, luogo-chiave nella vita e nella vicenda di Dino Campana. Il disco è stato registrato dal quartetto base in presa diretta in soli tre giorni presso lo studio di Riccardo Tesi a Pistoia, in una live session rapida e spontanea attorno ai versi di Campana.È così che si sono incontrati mondi solo apparentemente lontani come quelli dei quattro musicisti coinvolti nelle session: le raffinatezze world/contemporanea di Tesi con lo stile melodico e gli inserti noise di Gramentieri, uniti alla voce “nera” e profonda di Larocca, in pieno stile crooner. Un disco intestato ad un solista, che di fatto però è frutto del lavoro di una band (formatasi per l’occasione), che ha lasciato la musica fluire spontaneamente, senza limiti di tempo e di generi, con le poesie dei “Canti Orfici” come unico riferimento imprescindibile. Il risultato è un mélange sonoro originale che sottolinea ulteriormente, se ce ne fosse bisogno, l’assoluta unicità di questo progetto.

GLI OSPITI

Un progetto cosi ambizioso non poteva che raccogliere adesioni importanti. Quella di un’altra toscana d’eccellenza in primis: Nada, che presta la sua voce per la lettura di una delle più celebri poesie campaniane: “La sera di fiera”. La collaborazione tra Larocca e la cantante livornese, giunge quindi al secondo atto, visto che Max ha partecipato al più recente disco di Nada “L’amore devi seguirlo” arrangiando e suonando “La canzone dell’amore”, singolo di lancio dell’album. Oltre a Nada, troviamo anche il premio Tenco Cesare Basile, doppia voce e chitarra in “Poesia facile” e l’ex collaboratore di Nick Cave con i Bad Seeds, e più recentemente con i Dirtmusic, Hugo Race, nella insolita veste di narratore ne “Il Russo”.

DINO CAMPANA

Nasce a Marradi, sull’appennino tosco/romagnolo, nel 1885. Sin dall’adolescenza manifesta i disturbi nervosi che lo accompagneranno per tutta la vita. Nel 1914 pubblica “Canti Orfici”, il suo unico libro di poesie che verrà completamente ignorato dall’ambiente letterario fiorentino e dal pubblico. Campana viaggia in Italia, Uruguay, Argentina, alternando ai suoi pellegrinaggi lunghi ricoveri negli ospedali psichiatrici. Nel 1915 incontra la scrittrice Sibilla Aleramo, con la quale vivrà una tormentata storia d’amore. Nel 1918 viene nuovamente internato a Castel Pulci, presso Scandicci (Firenze). Muore in manicomio nel 1932. Nel giro di pochi anni la poesia dei “Canti Orfici” verrà riscoperta e celebrata fino ai giorni nostri

MASSIMILIANO LAROCCA

Max Larocca aveva gia’ pubblicato in proprio nel 2001 un EP sui testi di Dino Campana. Adesso, 15 anni dopo, il cerchio si chiude con questo progetto completo. “Un mistero di sogni avverati” é il quinto album del cantautore fiorentino, e fa seguito a “Qualcuno stanotte” (finalista premio Tenco 2014) e “Chupadero!” (2010), il disco del supergruppo Barnetti Bros Band formato da Larocca stesso, Massimo Bubola, Andrea Parodi e il bluesman newyorchese Jono Manson, pubblicato su Universal. Il percorso artistico del musicista e compositore fiorentino, iniziato a metà anni novanta, alla musica lo ha visto impegnato nel campo del teatro e in molti progetti di promozione e solidarietà sociale, con illustri compagni di viaggio come: Paolo Benvegnù, Bandabardò, Cristina Donà, Massimo Bubola, Nada, Tom Russell, Cesare Basile, Hugo Race, Carlo Muratori e molti altri. ❖ Promozione: A BUZZ SUPREME s.r.l.

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