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mensile Anno 4 n°35 maggio 2015 € 0,00

Distribuzione gratuita esclusivamente in formato digitale senza pubblicità www.lineatrad.com - italia: www.lineatrad.it - internazionale: www.lineatrad.eu

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Nasce Live Underground Festival della Tradizione Ligure John Renbourn Fotheringay Serena Finatti

Newpoli Harald Haugaard Canzoniere Grecanico Salentino Re Niliu Cecilia


Sommario

n. 35 - Maggio 2015

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Domo Emigrantes Re Niliu Tatiana Tskharovoy

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Malicanti Giovanna Marini Glad Tree

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Nando Citarella Canzoniere Grecanico Salentino

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Harald Haugaard Giuditta Scorcelletti

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Les Piments Givrés

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Il programma del Festival della Tradizione Ligure

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John Renbourn

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Ruth Keggin

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FIM 2015 Festival della Tradizione Ligure

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Serena Finatti

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FIM 2015 Premio Lineatrad

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Riccardo Tesi

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Eventi

Cronaca

Interviste

ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell

Recensioni

Argomenti

di Loris Böhm

ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30 (chiusura estiva)

N

on saprei, per la prima volta in tre anni, da dove incominciare, tanti sono stati gli eventi che mi hanno coinvolto in questi ultimi quattro mesi, riguardo la mia vita privata, il periodico Lineatrad e il nuovo progetto cartaceo Live Underground. Ripartiamo da inizio anno allora: a gennaio tutto era fermo e la newsletter Lineatrad (che noi chiamavamo “rivista” per semplicità, sembrava un progetto abbandonato, in vista del nuovo progetto cartaceo “Live Underground” che doveva nascere a breve. Purtroppo la ricerca di un Editore serio e soprattutto disposto a concedere al sottoscritto qualche chance di sopravvivenza, è stata più difficile del previsto. Quando tutto sembrava concluso a favore di un importante editore cui non faccio il nome, mi sono dovuto rendere conto che tutto quello che si era concordato “a voce”, alla fine, è stato trascritto su contratto con una interpretazione che mi addossava tutti i rischi economici e le responsabilità, e una irrisoria speranza di guadagnarci

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qualcosa (in percentuale) a raggiungimento di una soglia di fatturato. Un contratto inaccettabile... anche a parere del Direttore Responsabile (Alberto Rosselli) che si sarebbe visto escluso dal progetto, che non prevedeva, incredibilmente, la registrazione in Tribunale come testata giornalistica; questo a dire dell’editore! Il rischio non è il mio mestiere, e obbiettivamente non me la sentivo di produrre una sorta di rivista cartacea con tanto di articoli, senza la certificazione di essere considerato legalmente una rivista a tutti gli effetti. Tutto questo accade quando il progetto era pronto a partire e la presentazione alla Fiera Internazionale della Musica di Genova era già stata annunciata ai quattro venti! La tentazione di mollare tutto dalla disperazione, a questo punto si è fatta forte in me, ma con un classico “colpo di coda” ho trovato un editore capace di propormi delle condizioni assolutamente oneste e vantaggiose, lasciandomi totale controllo sia sul materiale

FIM Fiera di Genova

Editoriale pubblicato che sulla contabilità e gestione del nuovo prodotto editoriale... magari con meno ingerenza da parte sua e meno supporto organizzativo, ma a questo punto è di gran lunga preferibile partire conoscendo la limitatezza dei propri mezzi piuttosto che rischiare un tracollo economico per far fronte agli ingenti investimenti in denaro che il precedente editore mi imponeva. È chiaro che, intanto, la frittata era fatta, Live Underground non sarebbe stato presentato al FIM. In ogni caso ci sarà solo un ritardo di uno o massimo due mesi al suo esordio, perchè con le Edizioni Nuova Aurora sas esiste già un accordo definitivo su tutto. Terminate le registrazioni e le formalità burocratiche, avremo un Direttore Responsabile in grado di coordinare discretamente lasciandomi tutte le incombenze gestionali, e comunque senza rischi a suo carico, visto gli argomenti che saranno trattati e filtrati. Decisione dell’ultima ora: Lineatrad non è finita, come sembrava, ma riprende ad esistere occupando la parte


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Duo Bottasso Max Fuschetto

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Bandadriatica

—26

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Fotheringay

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Tadusak Taraf De Gadjo

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Premio Bindi

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Eire! Acoustic Night 15

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Newpoli

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Andrea Capezzuoli Carone/Signorile

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Cecilia

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LINEATRAD

è la tua “nota” positiva su web di tutte le notizie che saranno pubblicate su Live Underground, e di fatto rappresenterà la testata di riferimento che gestirà il formato cartaceo. Veniamo ora al contenuto di questo nuovo numero Lineatrad, davvero insperato e inatteso: tante recensioni innanzitutto, retaggio di mesi di pausa forzata, tutte riguardanti lavori discografici di assoluto valore: la musica, attraverso i suoi interpreti, è più che mai viva e pulsante. Di contorno ci sono alcuni festival cui siamo sempre media-partner, e quest’anno abbiamo i ventennali di Carpino e Ariano! Auguri a entrambi! Esplodono di salute i festival genovesi nel frattempo, supportati anche da una Fiera Internazionale della Musica in grado di trascinare tutto l’ambiente cittadino. Ecco che il Lilith festival si trasferisce al Porto Antico, insieme al Suq, mentre è ancora presto per parlare del Festival del Mediterraneo di settembre. Comunque si prospetta una estate estremamente calda, musicalmente parlando, per Genova, a par-

tire dal nuovo Festival delle Tradizioni Liguri, direttore artistico Edmondo Romano con la collaborazione di Lineatrad, che curerà la logistica dello stand per tutti i tre giorni, presenti dalla mattina alla notte per garantire agli spettatori e ai musicisti (circa una trentina tra gruppi e solisti) che si alterneranno nella programmazione. Se il FIM si concluderà con un pareggio di gestione, per il prossimo anno ne vedremo delle belle! Innanzitutto, per quanto ci riguarda, stiamo già pensando di allargare il Festival delle Tradizioni Liguri alle altre regioni, per un Folkfestival italiano a tutto tondo! Concludo l’editoriale con l’auspicio per il mese di giugno di darvi due appuntamenti: su internet con Lineatrad, e su carta con Live Underground, tanto per farvi capire che l’informazione musicale, così bistrattata e sempre più in crisi in Italia, è sempre più al centro dell’attenzione del sottoscritto, e lo sarà anche in futuro, salute permettendo, e disponibilità economiche permettendo, naturalmente. ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 4 - N. 35 - Maggio 2015 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Giovanni Floreani - info@musicistieattori.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Agostino Roncallo, Andrea Ammenti, Davide Emmolo, Marcello De Dominicis, Giustino Soldano, Muriel Le Ny Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Argomenti LES PIMENTS GIVRÉS (I PEPERONI CONDITI): STORIA DI UN GRUPPO ATIPICO di Agostino Roncallo e Andrea Ammenti

L’antefatto

Jramondo. Tanti sono i luoghi da lui ef De La Cruz è sempre stato un gi-

visitati quante le avventure che ha sempre desiderato condividere con altri. Di certo, non è mai stato un solitario animato da spirito pionieristico. Ma come e a chi raccontare queste storie? Una sera del 2010 Jef viene assalito dalla nostalgia e decide di sfogliare l’album di fotografie che contiene le tappe dei suoi numerosi viaggi. Poi si raccoglie nel suo sacco a pelo, sistemato tra la custodia della sua chitarra e un muro pieno di ritratti, e apre la scatola dei suoi ricordi. Ritrova tanti oggetti, ognuno dei quali è legato a

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un episodio, e tra essi anche un piccolo mappamondo destinato ❶ a diventare la chiave di ogni sua ispirazione. Ha così un’idea luminosa: un progetto di spettacolo musicale nel quale raccontare le sue esperienze di viaggio. Lo chiamerò “Il giro del mondo in musica”, pensa Jef, o meglio ancora “Il giro del mondo in 33 giri”. Si mette allora a scrivere canzoni e dopo qualche settimana organizza una cena messicana con amici musicisti per sapere cosa ne pensassero della sua idea. Ma alla fine della cena, al momento della fatidica domanda “Cosa ne pensate del progetto?”, il silenzio è assoluto. Jef è deluso, pensa di rimettere tutto in discussione, di abbandonare i suoi propositi, quando un amico dal palato fino, esplode con la seguente affermazione: ma tu sei completamente “condito” o cosa? In effetti, al momento di preparare il piatto, Jef aveva tragicamente esagerato con la salsa piccante. Il pasto si conclude dunque con una risata generale e il gruppo appena nato decide dunque di chiamarsi “Les Piments Givrés”, “I peperoni conditi” per l’appunto. Nella musica del gruppo ci sarà dunque il “mondo”, ci saranno i paesi visitati nella loro ricchezza culturale, in un mélange che ❷ è artistico e ludico nello stesso tempo.

L’incontro Il pomeriggio del 25 Agosto 2014, a Nizza, la giornata è serena, fa caldo sì ma non in modo opprimente. Andrea è in vacanza su quel tratto della costa francese definita “azzurra” e decide di fare due passi per il centro cittadino passando per Place Rossetti. La cattedrale in questione appare un edificio abbondantemente rimaneggiato in tempi non lontani e dedicato a una ragazza di 15 anni, Sainte Réparate, che fu perseguitata dai romani: prima di venire decapitata, si salvò prima dal rogo e poi dalla pece bollente. Nessuna ragione potrà mai spiegare tanta crudeltà.


Argomenti

Davanti a quella cattedrale l’animazione è davvero tanta, ci sono tavolini, caffè, giovani, moto, urla, risa, gioia (foto 1). Proprio davanti al portale Jef ha imbracciato la sua chitarra e iniziato a suonare insieme al gruppo (foto 2). Solitamente il suo non è solo un viaggio sonoro, ma anche visuale, i costumi sono rappresentativi di tanti paesi diversi e anche gli accessori sono scelti con attenzione. Talvolta anche una danzatrice accompagna quel viaggio favoloso. Andrea rimane incantato dopo aver ascoltato le prime note e attende una pausa per cogliere l’occasione di acquistare il CD. Poi, decide di sedersi ai tavoli del Caffè Antonia per godersi tutto il concerto. Il nome di questa tipica brasserie ha origine letterarie e romantiche: Antonia è infatti una giornalaia che si innamora di Jallez, l’eroe protagonista del romanzo “La douceur de vivre” di Jules Romain. Andrea dunque si siede, ascolta, una foto (foto 3) lo ritrae con un bicchiere di coca cola e il cd da poco acquistato appoggiato sul tavolino. Anche questa è la “dolcezza del vivere”, deve aver pensato. Il “tour du monde en 33 tours” è del resto uno spettacolo musicale che può piacere davvero a tutti, scritto per permettere diversi livelli di lettura: i costumi, le danze di oggi e del passato, il messaggio di tolleranza privo di moralismi o intenti pedagogici, spingono adulti e bambini verso un viaggio fatto di

canzoni e poesia, la cui sorgente è nei ritmi e nelle sonorità delle diverse tradizioni. Musica manouche, indiana o sudamericana, si confondono in canzoni comunque originali dalla creatività debordante che supera qualsiasi regola. Epilogo Andrea queste storie le ha amate e, appena rientrato in Italia, me le ha fatte conoscere. E il cd sul tavolino di Antonia è ora sulla mia scrivania. Sono storie insolite che mozzano il fiato, piene di humour, di colori, di buon

umore e di messaggi di pace. In esse compaiono tanti personaggi: un gitano ingiustamente chiamato “ladro di polli”, un tassista indiano dal clacson isterico, un gatto che preferisce dormire sulla sua isola piuttosto che aggregarsi ai Piments, un giovane guerriero etiope soprannominato Gorkiné e molti altri. Ogni canzone è un racconto, i personaggi si succedono, si presentano a noi uditori per narrare la propria vicenda, come se si presentassero e desiderassero fare la nostra conoscenza. E noi, li accogliamo tutti, volentieri. v

Lineatrad info-point del Festival durante tutta la manifestazione

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Cronaca ADDIO A JOHN RENBOURN, VISIONARIO CHITARRISTA DEI PENTANGLE di Davide Emmolo

Icausa di un apparente

l 26 marzo scorso, a

arresto cardiaco, se n’è andato via anche John Renbourn. Qualche mese addietro, nell’ottobre del 2011, ci aveva lasciati il suo caro amico Bert Jansch. I due, insieme, avevano fondato i Pentangle, band inglese che ha saputo coniugare con meravigliosa maestria ed eleganza il folk revival di matrice anglosassone con il blues e il jazz importati dagli States. John aveva 70 anni e tante cose ancora da poter dire. Era un grande chitarrista ma più di ogni altra cosa un appassionato didatta della chitarra. Pare che dedicasse ogni fine settimana all’organizzazione di workshop di chitarra acustica in giro per mezza Europa. Per noi chitarristi acustici è stato un’inesauribile fonte d’ispirazione e un modello da seguire. Io lo conobbi, musicalmente intendo, all’inizio della mia formazione musicale; nel ’92 ero poco più che un ragazzo e i suoi dischi mi furono segnalati dal mio insegnante di chitarra di allora, Giuseppe Leopizzi, un altro geniale chitarrista acustico siciliano prematuramente scomparso, fondatore degli Aes Dana. Ricordo ancora il primo ascolto di Luckett Sunday e la profonda impressione che mi fece il suo uso sapiente di tutti quegli armonici incastonati come gemme in una lancinante e delicata melodia in minore che pian piano si colorava dei colori delle tonalità maggiori. La mente corre anche a The Mist Covered Mountains of Home, esempio magistrale di come si debba arrangiare un brano tradizionale, scozzese in questo caso, usando un’accordatura “diversa”. Renbourn è stato un precursore delle accordature aperte e tutti i chitarristi acustici venuti dopo di lui gli devono qualcosa. In The Mist Cove-

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red Mountains of Home, ad esempio, si confronta con un’accordatura desueta anche per i chitarristi di estrazione celtica già in quegli anni edotti da Davey Graham sulle armoniche potenzialità della DADGAD: usa l’accordatura EAEACE. Tre note, solo tre. LA, MI e DO: l’accordo di la minore su cui disegnare uno degli arpeggi più incantevoli della musica occidentale. Correva l’anno 1979 e il nostro John aveva pubblicato “The Black Ballon”, un album strumentale in cui lo stesso, in compagnia di pochi altri, snocciolava 6 piccoli gioielli, in alcuni addirittura sovraincidendo parti di chitarra elettrica. Il capolavoro universalmente riconosciuto a Renbourn è senza dubbio Sir John Alot disco del ’68 che lo vede alle prese con un’altra delle sue grandi passioni: la musica medievale. Non si può racchiudere la vita di un uomo come Renbourn in poche righe. Forse di nessun uomo. Il mio è solo un ricordo, il ricordo di come la sua passione per la chitarra abbia innescato la “mia” passione per la chitarra, la musica acustica e il folk in generale. Ricordo che restai profondamente impressionato dalla sua forza di volontà: per comporre e registrare i brani di The Hermit (1976),

un vero capolavoro di diafana bellezza, John si rinchiuse per mesi in un cottage nella campagna inglese, come un eremita appunto. E il ricordo è ancora più vivo se penso a qualche mese addietro. Vivo e lavoro a Palermo, sono un ingegnere con una insana passione per la musica folk. A fine anno, il 31 dicembre scorso, mentre i palermitani si accingevano a preparare i festeggiamenti per il capodanno, Palermo è stata avvolta da una nevicata di una rarità assoluta. I lettori capiranno bene che non sono tante le occasioni nella vita di un palermitano di vedere la propria città imbiancata. Mentre il pensiero di tutti quanti correva a precedenti eventi nevosi paragonabili per intensità ricordo benissimo che pensai subito a John. Era l’inverno del 1991 e su Palermo si era abbattuta una rarissima e abbondante nevicata. Renbourn arrivò a Palermo il giorno successivo per un ciclo di concerti chitarra e voce in Sicilia e trovò Palermo totalmente sommersa dalla neve. Restò talmente sorpreso da un paesaggio che, diciamolo, non si aspettava minimamente, da comporre e dedicare un bel brano alla città: Palermo Snow. Il pezzo è anche il titolo del suo ultimo lavoro discografico. Non sto parlando di alcuni momenti fondamentali della sua carriera, non sto parlando della sua Scozia, lui londinese, dei Pentangle, del suo amore per il blues, del sodalizio con Jacqui e John e della loro stella a cinque punte, della collaborazione con Jansch e Grossman, del John Renbourn Group, delle sue chitarre, dei suoi volumi didattici, della sua ultima volta in Italia, paese che amava e in cui tornava spesso e con piacere. Non lo sto facendo perché non è il posto giusto per farlo. Un ricordo, solo un ricordo scritto di getto. E’ morto nella sua Scozia: fare thee well, John ! v


FIM Fiera di Genova AL FIM FIERA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA IL FESTIVAL DELLA TRADIZIONE LIGURE PREMIO LINEATRAD A TRE REALTÀ LIGURI Comunicato stampa e Loris Böhm

I

l progetto “Festival della Tradizione Ligure” veicolerà nel mondo un’immagine nuova e vitale della cultura musicale della nostra regione e sarà una realtà capace di aggregare pubblico e appassionati in concerti, esibizioni, stage, presentazioni, esposizioni e stand.

Ideazione e Direzione Artistica a cura di Edmondo Romano con la collaborazione di Davide Baglietto Ref. Tecnico: Claudio Andolfi Con la collaborazione di Lineatrad

Un importante compito del “Festival della Tradizione Ligure” consisterà nel diffondere la musica e il ballo legati ai ritmi e alle melodie tipiche della Liguria che, come

il Flamenco per la Spagna, è una sintesi spettacolare rappresentativa della nostra storia e della nostre leggende. Il “Festival della Tradizione Ligure”, grazie al contesto offerto dalla Fiera Internazionale della Musica dentro alla quale si svilupperà, è già adesso un evento pronto per allargarsi ad un confronto con le altre culture limitrofe e a collocare la musica popolare ligure al centro dell’attenzione con un ruolo trainante e uno scambio creativo con i ritmi e gli strumenti di tutti i paesi mediterranei. L’evento si svolgerà dal 15 al 17 maggio 2014 nell’ambito del FIM

– Fiera Internazionale della Musica presso la Fiera di Genova e consisterà nell’allestimento di un palcoscenico dedicato alla manifestazione per tutte le tre giornate con un susseguirsi di ospiti, gruppi musicali, musicisti, artisti, cantanti, scrittori e poeti provenienti da ogni parte della Liguria. A cornice dell’area dedicata alla manifestazione, un’area espositiva internamente dedicata alla tradizione ligure con l’esposizione di artisti, artigiani e stand gastronomici tipici liguri che attireranno i visitatori e gli ospiti deliziandoli ed incantandoli con i gusti, i sapori e i colori tipici della nostra regione. ❖

ASSEGNAZIONE TARGHE LINEATRAD FIM PREMIO LINEATRAD: 1º giorno: della terra Orchestra Bailam e Compagnia Canto Trallalero

PREMIO LINEATRAD: 2º giorno: della voce Compagnia Sacco di Ceriana

PREMIO LINEATRAD: 3º giorno: cantautori Rebis (duo Ravizza - Megliola)

Premio

Premio

Premio

all’Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero

alla

a Rebis

Compagnia Sacco

(Alessandra Ravizza e Andrea Megliola)

per aver saputo rinnovare con coerenza storica la tradizione musicale della Liguria creando suggestivi progetti sonori

per aver propagandato con dedizione e continuità la tradizione vocale cerianesca fuori dai suoi confini

per aver saputo rinnovare la tradizione cantautorale genovese uscendo dagli schemi classici per una proposta di solare bellezza mediterranea

FIERA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA Genova

FIERA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA Genova

FIERA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA Genova

15 maggio 2015

16 maggio 2015

17 maggio 2015

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FIM Fiera di Genova PROGRAMMA DEL FESTIVAL DELLA TRADIZIONE LIGURE

Domenica 17 GIORNATA CANTAUTORI h 11.20 Genova Carillons

Venerdì 15 GIORNATA DELLA TERRA Sabato 16 GIORNATA DELLA VOCE

h 14.00 Quartelà h 14.50 Rsciugni h 15.40 Spuncia Porchi h 16.30 Burrone / Faravelli h 17.20 Bahìa h 18.10 Banda Brisca h 19.00 I Trilli h 19.50 La Rionda h 20.40 Uribà h 21.25 I Liguriani h 22.30 Orchestra Bailam e Compagnia di Canto Trallalero

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h 14 Luca Masperone h 14.40 Massimo Schiavon

h 14.00 Albenga Canta

h 15.20 Luigi Rizza

h 15.00 I Racugeiti

h 16.00 Sergio Alemanno

h 15.40 Gruppo Canterini Valbisagno

h 16.40 Marco Cambri

h 16.20 Giovani della Gaiazza

h 17.20 Valentina Amandolese

h 17.00 Mauro Balma

h 18.00 Lorenzo Malvezzi

h 18.00 Piccola Banda di Cornamuse

h 18.40 Sabrina Napoleone & Cristina Nico

h 19.00 Spontaneo Trallalero

h 19.20 Rebis

h 21.00 A Lanterna

h 20.00 Cristiano Angelini

h 22.00 Compagnia Sacco

h 20.40 Federico Sirianni

h 23.00 La Squadra

h 21.20 Max Manfredi


FIM Fiera di Genova

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satto, ci saremo anche quest’anno, a coordinare il festival della tradizione ligure e gestire lo stand Lineatrad. Ci aspettiamo almeno 11.000 visitatori e spettatori in fiera, per ascoltare i canti e le musiche tradizionali liguri e nel frattempo discutere sulla rivista Lineatrad e la nuova nascitura Live Underground. Non sarà una vacanza per noi, ma con volontà staremo ad ascol-

tare tutti gli appassionati che avranno domande da farci, per quanto riguarda i musicisti presenti sul palco (e saranno davvero tanti) per quanto riguarda i consigli sui dischi della tradizione da acquistare, e saranno tanti, e naturalmente per quanto riguarda il periodico di musica folk che tanto amiamo. Arriveranno da tutta Italia, anche dall’estero, per seguire questa importantissima manifestazione fieri-

stica, e noi ci faremo trovare pronti all’appuntamento... già un po’ stanchi per tutti i preparativi disposti in questi ultimi mesi, ma sicuramente attenti per far sì che tutto fili per il verso giusto. I tempi del cambio palco sono stretti ma siamo abituati già dai tempi del FolkClub Oltremare, fine anni ‘90, a gestire situazioni difficili. Speriamo che il tempo meteorologico ci assista e splenda un caldo sole, perchè saremo all’aperto, all’esterno del padiglione B, e l’affluenza del pubblico dipenderà essenzialmente da questo fattore. Sugli altri sei palchi dedicati ad altri generi musicali, saliranno nomi di livello internazionale, però sappiamo che il nostro genere è molto seguito in città e in regione, per cui non temiamo la concorrenza, anzi faremo in modo di rubare una fetta di appassionati agli altri! ❖

Numeroso pubblico alla presentazione della Fiera Internazionale della Musica a Genova, in evidenza la mia pelata al centro, e sullo sfondo col cappello, in piedi, Jesus Lantermo dei Gipsy Kings

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Recensioni RUTH KEGGIN: SHEEAR

Primo album della cantante e musicista dell’Isola di Man

di Giustino Soldano e Muriel Le Ny

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uth Keggin è una cantante, musicista e arrangiatrice, originaria dell’Isola di Man. Avevamo fatto la sua conoscenza al Festival Interceltique di Lorient del 2011, quando si era esibita con il gruppo Nish As Rish che vinse in quell’anno il trofeo Loïc Raison, concorso per giovani gruppi folk. L’abbiamo incontrata di nuovo negli anni successivi, sempre nel contesto del Festival e ne abbiamo seguito l’evoluzione da un punto di vista artistico. Quest’anno, il 7 agosto, ha avuto l’onore e l’onere di cantare sulla stessa scena e nella stessa serata dedicata alle Femmes Gaéliques, in cui si sono esibite cantanti conosciute a livello internazionale come la scozzese Julie Fowlis e l’irlandese Mary Black ed ha ricevuto un notevole consenso da parte del pubblico. A febbraio ha prodotto e pubblicato il suo primo album dal titolo Sheear (verso ovest), comprendente dodici brani di musica contemporanea e tradizionale mannese e irlandese, tra cui alcune liriche a sfondo un po’ triste, ma anche alcuni “carval” o carols: tipici canti di gioia religiosi e una jig. In quest’album Ruth, voce, piano e flauto, è accompagnata da David (Dave) Pearce alla chitarra acustica e

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Vanessa McWilliam al contrabbasso, elementi anche del gruppo Nish As Rish, Tomas Callister al violino e banjo, che suona anche nei gruppi dei Barrule e dei Mec Lir e l’irlandese Eoghan Ó Ceanabháin, voce e flauto del gruppo degli Skipper’s Alley. Le tracce di cui è composto l’album sono quasi tutte in lingua mannese, la lingua dell’Isola di Man che ha rischiato l’estinzione il secolo scorso, ma che ha ricominciato ad essere insegnata e parlata grazie all’intervento di alcuni appassionati e viene mantenuta in essere anche per l’apporto di giovani artisti come Ruth. Nel libretto che accompagna il CD, a fianco dei testi originali, ci sono in ogni modo le traduzioni in inglese e spiegazioni dettagliate delle canzoni. Tra i vari brani spiccano: Il secondo “Keayrt dooyrt my ghraih veen rhym”, una traduzione in mannese della famosa canzone irlandese “She Moves Through the Fair”, ripresa in varie versioni da cantanti autorevoli come Loreena McKennitt, Sinéad O’Connor, Alan Stivell, solo per citarne alcuni. Non facile quindi cimentarsi con artisti di tale calibro, rischiando inevitabilmente confronti diretti, ma a nostro avviso l’interpretazione di Ruth, che qui si esibisce come solista, si distingue per la ritmica e la sonorità vocale molto personali. Il terzo “The road to Clady”, una allegra melodia tradizionale conosciuta in Irlanda, Scozia e nell’Isola di Man, cantata in inglese in questo album. Questa canzone è interpretata anche dal gruppo irlandese Craobh Rua. Il quarto “Oikan ayns Bethlehem”, un canto tradizionale dell’Isola di Man che ricorda melodie natalizie. Il sesto “She ‘neen aeg mish as aalin”, una canzone contemporanea che narra di una vicenda popolare diffusa un po’ dappertutto, quella di una ra-

gazza giovane e bella, promessa in sposa ad un uomo più anziano di lei e interpretata sulle note di una jig composta da alcuni componenti del gruppo mannese dei The Mollag Band. Il settimo “Tree eeasteyryn boghtey”, nel quale una lirica tradizionale cantata da Ruth, è accompagnata in sottofondo da strumenti suonati in modo inusuale e sperimentale, che offrono timbriche particolari. In conclusione, la maggior parte dei brani è piacevole all’ascolto; unico appunto che possiamo muovere è quello sulla voce di Ruth, che, quando l’abbiamo ascoltata dal vivo, aveva molta più forza e tono rispetto a questa registrazione, ma l’interpretazione è comunque di buon livello. Siamo inoltre convinti che, visti i suoi continui progressi, tale cantante saprà ulteriormente perfezionarsi. I brani dell’album sono i seguenti: 1 - Fin as Oshin 2 - Keayrt dooyrt my ghraih veen rhym 3 - The road to Clady 4 - Oikan ayns Bethlehem 5 - Roish my row flaunys er ny chroo 6 - She ‘neen aeg mish as aalin 7 - Tree eeasteyryn boghtey 8 - Carval Chreneash 9 - Arrane y skeddan 10 - Graih foalsey 11 - S’feayr yn oie 12 - Holdfast

L’album è stato prodotto da Ruth Keggin con il sostegno di Culture Vannin, una fondazione che promuove la cultura, la lingua e la musica dell’Isola di Man. In questi giorni è stata confermata la presenza di Ruth Keggin al prossimo Festival Interceltique 2015, in cui i Paesi invitati saranno l’Isola di Man e la Cornovaglia britannica. Per maggiori informazioni su Ruth Keggin, visitare il sito internet ufficiale: http://www.ruthkeggin.com/ sul quale è anche possibile acquistare il CD. ❖


Recensioni SERENA FINATTI: SERENA PIÙ CHE MAI Comunicato Stampa

Serena Finatti è una cantautrice italiana dalle grandi potenzialità espressive: Lineatrad attraverso questo comunicato dell’agenzia Studio Alfa (che ora cura anche l’ufficio stampa del celebre festival Folkest), vuole darle il giusto risalto

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erena Finatti si spoglia dei panni di Deja e dà alla luce Serena più che mai, un lavoro discografico arrangiato a sei mani con Andrea Varnier e Mauro Costantini e costruito attorno alla sua personalità di autrice e artista a tutto tondo. Il Cd esce per l’etichetta Folkest Dischi, distribuito su tutte le piattaforme digitali e in tutta Italia tramite CNI. Al suo fianco, in questa avventura: l’inseparabile chitarrista Andrea Varnier, qui in veste di arrangiatore assieme a Mauro Costantini, veterano pianista della scena jazz friulana e italiana, che si è occupato anche delle partiture per il quintetto d’archi. E poi: il Quartetto Pezzé, rinomato ensemble classico friulano (Nicola Mansutti e Lucia Clonfero violini, Elena Allegretto viola, Mara Grion violoncello); il contrabbassista Simone Serafini, impegnato in alcuni brani anche nel basso elettrico; alle percussioni un altro volto noto della musica in Friuli, Ermes Ghirardini. Non poteva mancare l’ospite internazionale, il cantautore canadese Matt Epp, che arricchisce con il suo timbro caldo e rotondo il duetto “Homeless”.

Singolo dell’album è Incantata dal cielo, un lirico e delicatissimo inno alla natura, il grido di un seme che chiede al Vento di poter essere portato fra il rami di un albero per poter germogliare e trasformarsi a sua volta in un altro albero. Dal singolo è stato tratto il videoclip per la regia Chiara Cardinali che si è avvalsa del supporto di Elisa Bolognini, costume designer, Devid Strussiat, poliedrico artista friulano qui in veste di scultore, e Sabina Didonè, truccatrice e hair stylist. Primo disco a portare il suo nome, dopo quasi 15 anni di musica con il suo progetto Deja, Serena più che mai è il frutto di oltre un anno e mezzo di lavoro fra scrittura, revisione e arrangiamento, e raccoglie scorci di vita, esperienze, emozioni, appunti di viaggio, vicende quotidiane e non. Quasi un diario sonoro. Dieci brani di cui nove di Serena e uno a firma del prematuramente scomparso Ares Movio, sfortunato cantautore friulano. Una panoramica completa della sua visione artistica, tra richiami al jazz e alla musica classica, tempi dispari, sonorità balcaniche e orientaleggianti, raffinato pop d’autore e brani a cappella in cui il divertimento e la curiosità di sperimentare con il proprio strumento la fanno da padrone. Un vero e proprio caleidoscopio di stili e generi, riletti e rivissuti in una chiave molto personale. Come il jazz di “Sospesi Qui”, i pezzi polifonici a cappella come “Serena più che mai” e “Homeless”, il pop raffinato di “Incantata dal cielo”, la dimensione più intimista e cantautorale di “Divenire”, le tendenze progressive di “Sorriso” e le ritmiche dispari, quasi balcaniche, di “Le Cirque des Animaux”.

Un disco ricco, dinamico e sontuosamente arrangiato, grazie anche alla presenza di un quartetto d’archi e alla partecipazione di musicisti di livello internazionale. “Abbiamo scelto uno staff molto professionale con il quale abbiamo studiato accuratamente ogni minimo dettaglio: dagli aspetti grafici, ai costumi, alla realizzazione delle immagini del videoclip. E con il quale abbiamo voluto coniugare la progettualità artistica con un grande senso di naturalezza del prodotto finale. Uno staff professionale, con il quale avere una profonda intesa umana: elemento imprescindibile per il dar vita ad un prodotto artistico.” La scelta del titolo, Serena più che mai, allude ad un equilibrio, artistico ed umano: una sorta di punto di arrivo per ripartire per un nuovo, solare viaggio. Prodotto da: Serena Finatti e Giuliano Michelini per Folkest Dischi Produttore esecutivo: Mauro Costantini Registrato presso Woodhouze Studio da Giuliano Michelini. “Sospesi Qui” registrata da Giuliano Michelini e Dario Caroli. Mixato da Francesco Marzona (“Le Cirque des Animaux” e “Sorriso” mixate da Davide Linzi e Francesco Marzona) presso Birdland Studio Mastering: Francesco Marzona presso Birdland Studio - www.birdlandstudio.it Tutti i brani sono di Serena Finatti, tranne “La Camera dei Strafanici” di Ares Movio. Arrangiamenti: Serena Finatti, Andrea Varnier e Mauro Costantini. Quartetto d’archi arrangiato da Mauro Costantini. Serena Finatti: voce e cori, pianoforte su “Divenire” - Andrea Varnier: chitarre - Mauro Costantini: pianoforte - Simone Serafini: basso elettrico, contrabbasso - Ermes Ghirardini: percussioni e batteria - Quartetto Pezzé - Nicola Mansutti: violino - Lucia Clonfero: violino - Elena Allegretto: viola - Mara Grion: violoncello Ospiti: Matt Epp: voce su “Homeless” e “La Camera dei Strafanici” - Joel Couture: basso elettrico su “Incantata dal cielo” e “Le Cirque des Animaux” - Giuliano Michelini: chitarra su “Sospesi Qui” Alessandro Mansutti: batteria su “Incantata dal cielo”

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10 storie e un caleidoscopio di generi Si tratta di raccontare una storia. È così, è la natura più profonda dell’arte: che sia pittura, scultura, architettura o perfino musica. E il nuovo disco di Serena Finatti, “Serena più che mai”, ne ha dieci, di storie, da ascoltare, scoprire, amare. Da bere tutte d’un fiato, oppure poco alla volta, immergendosi piano nel suo mondo fatto di natura, ricordi, colori e passione, lasciandosi colpire dalla dolcezza e dalla purezza della sua voce o accarezzare dall’energia che traspare da ogni nota, ogni respiro. Un album che cattura l’essenza di un’artista matura e consapevole, immortalata in uno stato di grazia creativa. La musica di Serena Finatti è da sempre un diario, un caleidoscopico zibaldone di suggestioni, contaminazioni e sperimentazioni. Dall’esperienza di vita in Uzbekistan nella sua infanzia, agli studi di pianoforte classico e jazz, dal canto indiano al rock progressivo, dai grandi cantautori italiani alla musica etnica e folk, tutto confluisce a creare la personalità e la scatenata creatività di un’artista in continuo movimento. La grande tecnica vocale, unita all’uso sapiente di effetti e loop station, aiuta a creare un tessuto sonoro mai banale e ricco di sfumature, capace di stupire e conquistare anche l’ascoltatore più smaliziato.

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Un percorso musicale che si snoda per 5 album e più di 10 anni, quello di Serena Finatti che, muovendo i primi passi da autrice all’interno di un gruppo (i Deja), prende sempre maggiore consapevolezza di se stessa e delle proprie capacità artistiche e, dopo i numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, arriva a “Serena più che mai”, il suo ultimo lavoro, in cui si presenta al pubblico vestita dei soli panni di cantautrice. Come una spirale, che parta da un punto per poi abbracciare, ad ogni giro, una porzione sempre più ampia di orizzonte, così lo sguardo di Serena Finatti, attento a carpire i dettagli importanti e significativi del mondo che la circonda, ha saputo cogliere, abbracciare e trasformare in canzoni gli eventi, le emozioni, le persone e le storie che ha incrociato sul suo cammino. Da sempre attratta da sperimentazioni e contaminazioni, la sua produzione spazia dal rock progressivo al jazz, dal pop raffinato alla musica etnica, pur mantenendo una forte identità e una carica emotiva unica. Dall’ensemble numeroso e tipicamente progressive dei primi due album (“Neumi” e “Dal vivo”, quest’ultimo registrato interamente dal vivo durante un intenso concerto al Teatro Pasolini di Cervignano del Friuli), si passa al collaudato duo con Andrea Varnier alla chitarra acustica (“Distratti dal vento” e “Laila”), organico sì ridotto, ma che grazie all’uso di effettistica elettronica e loop stations è in grado di creare suggestivi paesaggi sonori, ritmiche coinvolgenti e interi brani a cappella. Il nuovo album, “Serena più che mai”, racchiude e amplifica tutte queste peculiarità, proponendo intime ballate, sincopati tempi dispari, poetiche visioni cantautorali e sontuosi arrangiamenti di pianoforte, chitarra, percussioni e quintetto d’archi.

Traccia per traccia La musica di Serena Finatti ci invita a prendere tempo e assaporare ogni momento, guardare con occhi diversi al mondo che ci circonda, riflettere, amare, sognare, e perderci anche, se

ne sentiamo il bisogno. Perderci nei nostri pensieri, lasciandoci alle spalle le ansie e gli affanni del quotidiano, trovando il tempo, anzi portandolo con noi, affrontando il viaggio senza paura, ma con quel vago senso di serenità mista a malinconia che sempre si prova al cospetto di un’opera d’arte. Quella stessa arte che, anche se concepita da altri e realizzata chissà dove e chissà quando, sa raccontare la nostra storia. La nostra vita. ...Io

sono Serena...

Sono nata a Gorizia nel 1974. Il mondo dello spettacolo mi ha catturata da subito ed è così che ho iniziato a cantare, a recitare e a ballare all’età di 15 anni in una compagnia amatoriale. Dopo due anni di puro “stile libero” ho iniziato gli studi di piano e armonia sotto la guida del maestro Mauro Costantini e di canto con Barbara Errico prima e Lorena Favot dopo. Prezioso è stato anche il periodo di studi fatto con la cantante indiana Sangheeta Chatterje. Dal 1998 ho iniziato a cantare in diverse formazioni toccando un po’ tutti i generi: etno, rock, leggero, jazz. E suonando con vari musicisti: Pietro Sponton, Nicola Bottos, Mauro Costantini, Raffaello Indri, Massimiliano D’Osualdo, Cesare Coletti... Ma da subito la mia vera passione si è dimostrata la composizione, una passione che mi ha portato a dar vita al progetto musicale Déja con il quale abbiamo suonato un po’ dappertutto, ospitati, fra gli altri, ad eventi importanti come “Gorizia jazz”, “Jazz and wine” dove abbiamo aperto il concerto, come gruppo spalla di Manu Chao. Parallelo alla musica è stato il lavoro nel teatro all’interno del quale ho ovviamente compiuto un percorso non accademico: un intreccio di seminari, stage e corsi che spaziano dalla commedia dell’arte al teatro sperimentale, dal mimo al cabaret, dal teatro di burattini a quello di prosa, sfiorando la danza nelle sue forme più contemporanee. Studio con vari insegnanti: Giuseppe Bevilacqua, Dario Moretti, Shelly Mitchell, Ferruccio Merisi, Claudia Contin. E’ con il regista e drammaturgo Ferruccio Merisi


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che ho la possibilità di studiare più a lungo e di entrare a far parte della sua compagnia “Attori e cantori” vivendo la mia prima esperienza lavorativa come attrice. Dal 1997 al 2004 svolgo l’attività di educatrice ed esperta musicale e teatrale nelle scuole materne ed elementari presso alcuni comuni del Friuli Venezia Giulia, collaborando anche con la cooperativa Itaca nell’ambito dei “laboratori per l’infanzia” (legge 285\97). Estendo l’attività laboratoriale in ambito teatrale presso le scuole medie superiori su richiesta dell’Agenzia Formativa Friuli Venezia Giulia (IAL). Dal 1999 al 2009 lavoro come insegnante di canto moderno presso alcune scuole di musica del Friuli: il Cem (cultura e musica) per la quale ha ideato e realizzato spettacoli originali musicali e teatrali dedicati agli adolescenti e agli adulti; e la scuola di musica Supersonic. Dal 2000 lavoro come attrice per la compagnia Artisti Associati di Gorizia e la compagnia di prosa di Gianrico Tedeschi. Scrivo testi teatrali e canzoni per le produzioni Artisti Associati del settore ragazzi. I miei spettacoli vengono portati in tournée in molti teatri del nord e centro Italia. Nel 2005 con un brano di mia com-

(Materiali Sonori VM3003)

posizione mi classifico al terzo posto in occasione del “Premio Beniamino Esposito” a Napoli (festival che vede la partecipazione, tra gli altri, di Renzo Arbore). Frequento nello stesso anno il “Summer jazz workshop” a Bassano del Grappa, con insegnanti di fama internazionale quali: Kate Baker e Sheila Jordan (docenti della New School University di New York). In seguito, per un anno, decido di perfezionare la mia formazione come cantante studiando con la bravissima jazzista Francesca Bertazzo. Nel 2006 inizio la collaborazione con il chitarrista Andrea Varnier e i Déja diventano un duo, incidiamo il nostro primo album intitolato “Distratti dal vento” che esce nell’aprile 2007, distribuito da fingerpicking.net. Nel 2009 inizio a collaborare con la casa editrice Editoriale Scienza (gruppo Giunti) in qualità di cantante per la realizzazione di una collana di audiolibri per bambini (con voce narrante di Lella Costa). Il 26 settembre 2009 i Déja vincono il primo premio al SingersSongwriter Contest all’Open Strings Festival ad Osnabruck, in Germania. Il 5 novembre 2010 esce Laila, registrato da Sándor Szabó e prodotto da Peter Finger per Acoustic Music Records.

Nel maggio del 2011 i Deja affrontano il loro primo tour internazionale, con diverse date in Ungheria, Romania e Repubblica Ceca: la risposta del pubblico è entusiasta e viene programmato il successivo tour internazionale in Germania per maggio del 2011. Il maggio del 2012 vede i Deja impegnati in un tour in Germania, assieme a Timon Hoffmann, Matt Epp e il duo Soham (Christian e Dalila Laborde), che tocca diverse città tra cui Berlino. Il 29 settembre i Deja partecipano al Festival della Canzone Friulana 2012, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con Mogol come presidente straordinario di giuria. Il mio brano Da”l’uman” mateâ, scritto in friulano, ci vale un ottimo terzo posto.

L’8 settembre 2013 i Deja vincono la IX edizione del Premio Poggio Bustone, aggiudicandosi anche il premio per la miglior cover di Lucio Battisti, con E penso a te. Discografia:

Déja: Neumi (autoproduzione) Déja: Déja dal vivo (autoproduzione) Sambamor: “C’est l’amour”, “It’s time”, “Je te veux” (Warner Chappell) Déja: Distratti dal vento (cosproduzione fingerpicking.net) Déja: Laila (Acoustic Music Records) ❖

RICCARDO TESI & BANDITALIANA: MAGGIO di Loris Böhm

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un anno preciso dalla sua uscita, fa piacere ricordare un disco che rappresenta un'apice artistico non solo del celebre fisarmonicista toscano Riccardo Tesi e della sua Banditaliana, ma anche il risveglio "in musica" dell'anno solare. A maggio si torna in strada, tempo di canti di questua e noi in Liguria la chiamiamo "cantaela de Maggio", tradizione che si va perdendo in città ma rimane

ancor viva nelle valli. Questo mirabile disco con profumi d'oriente speziato, ricami di macramè sonori di squisita fattura, può considerarsi una tappa fondamentale nella vasta discografia di Tesi. Possiamo ascoltare World music allo stato puro nei 12 lunghi brani, tutti godibili, con la presenza della Fanfara Tirana a rinvigorire la celebre "Rosamunda". Un acquisto direi obbligatorio per gli amanti della Musica. ❖

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Recensioni DOMO EMIGRANTES: KOLYMBETRA

(autoproduzione) di Loris Böhm

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ussuosa autoproduzione del quintetto lodigiano Domo Emigrantes, seconda produzione dedicata al sud e al Mediterraneo con tradizionali arrangiati e composizioni proprie davvero trascinanti, da danzare allo sfinimento. Dialetti e lingue diverse, ritmi e passionalità si mescolano nelle 12 tracce del disco. Solare bellezza e poesia entrano di prepotenza nel

nostro cuore, prima ancora di scatenare i nostri piedi... un album ben supportato dalla loro abilità, in cui ogni strumento popolare trova la sua giusta collocazione. Brani dall'incedere epico, che lasciano senza fiato. Impossibile distrarsi o restare indifferenti all'ascolto di quello che sarà forse la migliore produzione italiana del 2015, già incensata dalle migliori

testate giornalistiche europee specializzate. Collegarsi assolutamente al sito www.domoemigrantes.it, ascoltare i demo-video e acquistare l'album! ❖

RE NILIU: IN A COSMIC EAR

(Alfa Music AFMCD173) di Loris Böhm

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empre sul podio, il mitico gruppo calabrese dei Re Niliu, che si è fondato agli inizi degli anni '80. A distanza di ben 14 anni dal loro ultimo CD "Pucambù" finalmente esce questo travagliato lavoro (il precedente album del 2001, Sciafrò, è rimasto inedito!). Con l'esplosivo "In a cosmic ear" i Re Niliu indugiano sulle percussioni e tastiere con un certo acidrock per ritagliarsi consensi tra le

giovani generazioni. La tradizione calabrese comunque è viva e ben rappresentata in tutti i 12 brani con la zampogna e la lira calabra protagoniste. Nata per sfondare, sfonderà e farà parlare di sè, questa produzione di Ettore Castagna per la prestigiosa etichetta Alfa Music. Grandi i Re Niliu lo sono sempre stati... da ora, con questo lavoro, acquisteranno quella notorietà che

TATIANA TSKHAROVOY: TUTTO COME PRIMA

(autoproduzione) di Loris Böhm

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on chiedetemi dove reperire il CD, artigianale prodotto di un’artista busker russa. Come “chiaramente” si legge in copertina, siamo di fronte a 18 Romanze Gipsy della antica Russia interpretate dalla giovane ta-

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lentuosa cantante dalla voce lirica stupefacente. Forse vi capiterà di incrociarla in qualche via, e di rimanere affascinati dalla malinconica bellezza di quei canti, allora non vi farete scrupolo di assicurarvi questo CD... ❖

li farà uscire definitivamente dal circuito "cult", e allora benvenuti nel mondo dello show business, top players! ❖


Recensioni MALICANTI: TARANTELLE E CANTI ...

(Finisterre FT63) di Loris Böhm

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ecente produzione nell’ottica del movimento creato dalla “Notte della Taranta”, capace

di sollevare un movimento oceanico di giovani al ritmo indiavolato di questa terra. Come si può immaginare dal titolo, non è un disco riservato agli apatici. Ben 20 brani di Pizziche e tarantelle muscolari, toniche, veloci, corroboranti, intervallate da

incantevoli canti e serenate, per un prodotto fondamentale dedicato a tutti coloro che amano scatenarsi con questo genere musicale molto seguito anche a Genova, in occasione di settimanali incontri danzanti nel Porto Antico. ❖

GIOVANNA MARINI E FRANCESCA BRESCHI: L’ITALIA IN LUNGO E IN LARGO

(Finisterre FT64) di Loris Böhm

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uando si parla di Francesca Marini, massimo esponente italiano vivente del canto sociale. Questa sua raccolta

dell’ampissimo repertorio, illustra degnamente una lunghissima carriera di ricercatrice etnomusicologa. Lei stessa non le definisce canzoni ma dialoghi con il pubblico, cantati. Supportata in coro dalla fedele e più giovane Francesca Breschi, anch’essa impegnata in molteplici attività teatrali, sociali, cantautorali.

GLAD TREE: ONDA LUMINOSA

Album per collezionisti, da ascoltare con attenzione per poter essere apprezzato appieno e suscitare emozioni. Peccato che non sono inclusi i testi, ma le note esplicative della stessa Giovanna, in compenso sono abbondanti. Complimenti a Erasmo Treglia e Pietro Carfì per questa ottima, epocale raccolta. ❖

(Synpress 44 LCMC001) di Loris Böhm

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a dinamica Synpress 44 produce questo ottimo trio di etnomusic. La ricetta è tanto semplice quanto appetitosa... Lan-

franco Costanza utilizza fiati, con uno stile molto simile a Ian Anderson armonica e tamburello. Marcello Capra, provenente da antiche esperienze prog rock suona la chitarra acustica. L’indiano Kamod Raj Palampuri invece usa la voce e il tabla. Ecco che i nove brani di ampio respiro, eterei e sofisticati, ipnotici e

orientaleggianti, ci mettono davvero poco ad affascinarti. L’ascolto di questo sfoggio di improvvisazione, autentico crocevia di stili e culture, etnie e misticismo sufi. Ad ogni ascolto si rivela sempre più pietra preziosa, un toccasana che infonde pace nell’anima, per cui se ne consiglia un uso prolungato. ❖

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Recensioni NANDO CITARELLA: MOZART A SUD DI NAPOLI

(Radici Music RMR161)

di Loris Böhm

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he dire: le produzioni Radici Music sono un’opera d’arte già dalla qualità della confezione. Immagini e grafica superbe,

ricco libretto accluso, incisione super, davvero nulla viene lasciato al caso, come sempre. Il protagonista, Nando Citarella accompagnato dall’ensemble La Paranza, sono una ulteriore garanzia. Il viaggio che si vuole percorrere è intrigante: la rivisitazione di Mozart attraverso le sue composizioni ammiccanti al mondo della tradizione contadina, eseguite con strumenti non solo di origine colta, ma anche popolare come zampogna, marranzano, tammorre e via dicendo, della tradizione napoletana. Una trasposizione a dir poco strabiliante... ci troviamo a rimbal-

CANZONIERE GRECANICO SALENTINO: QUARANTA

zare tra minuetti e ritmiche popolari campane e addirittura arabeggianti senza nemmeno rendercene conto. Quello che sorprende è la coerenza e omogeneità di ogni brano plasmato, scherzato, come l’esilarante “La ci darem la mano” versione tarantella, oppure un serioso adagio per friscaletto. Credo che tutti apprezziamo Mozart, così come tutti apprezziamo il nostro Citarella e la sua cultura popolare... Indiscutibilmente la sorpresa dell’anno, 14 brani di lungo respiro da ascoltare e riascoltare all’infinito. ❖

(Ponderosa music art CD128)

di Loris Böhm

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robabilmente il gruppo salentino più conosciuto all’estero, il Canzoniere, dopo l’eccellente album “Pizzica india-

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volata”, ottengono la copertina della prestigiosa rivista inglese specializzata FolkRoots, mentre la entusiasmante partecipazione al Celtic Connections a Glasgow di quest’anno, con “Quaranta”, gli procura una recensione cinque stelle sul “The Scotland Herald”. Un disco che celebra i 40 anni di attività del gruppo doveva essere prodotto con una energia e una attenzione particolare, e così è stato. Tutto in questo disco assume le vesti di epicità e di solennità per un risultato stupefacente in grado di soddisfare qualsiasi appassionato di musica.

Come presentazione basta e avanza per catturare l’attenzione dell’ascoltatore. L’anteprima mp3 che abbiamo ricevuto presenta 13 brani dall’incedere epico, dove il carisma del gruppo, l’abilità degli intrecci vocali si fonde con l’impatto sonoro, in un turbine che ammalia l’ascoltatore. La tradizione si fa strumento del talento innovativo di una formazione in grado di esaltare folle oceaniche, allora segnatevi questo titolo per questo gruppo, moderno e proiettato nel futuro, ma attaccato al passato, perchè non deve mancare in una collezione che si rispetti. ❖


Recensioni HARALD HAUGAARD: LYS OG FORFALD

(Pile House records PHR0714)

di Loris Böhm

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abbiamo conosciuto ragazzo al festival di Tønder in Danimarca, con il gruppo DUG, ormai sciolto da molti anni, e siamo rimasti estasiati dal suo talento. Ora

è considerato il miglior violinista danese, dopo una carriera artistica che l’ha visto trascinatore delle migliori formazioni danesi. Storia lunga e ricca di successi la sua: non a caso ha fondato una scuola di violino in Danimarca che ha esportato pure in USA. In questo album da solista lo vediamo compositore di folksongs in stile tradizionale danese, con la fedele compagna Helene Blum, e il suo gruppo composto dalla violoncellista Kirstine Elise Pedersen, il chitarrista Mikkel Grue e il percussionista Sune Rahbek. Non è facile raccontare la magia dei suoni, trasposizione musicale

della luce autunnale danese, che è in grado di esternare l’amico Harald in questa nuovissima produzione discografica. Si sa, nei Paesi Balcanici il violino è sacro e lo imparano a suonare prima ancora di imparare a camminare... e chi lo sa suonare da maestro come Harald, all’estero può solo essere citato come esempio da seguire. Questo è l’ultimo album di una trilogia durata quattro anni, mixato nel leggendario “Medley Studio” a Copenaghen con sofisticati macchinari in grado di produrre una purezza acustica incredibile, davvero un fondamento dello stato dell’Arte. ❖

GIUDITTA SCORCELLETTI: NIGHTINGALE

(Spring Hill music SHM6074)

di Loris Böhm

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a bravissima Giuditta, folksinger toscana molto conosciuta anche oltre frontiera, produce questa collezione di musiche composte da Michael Hoppé, un musicista inglese autore di trame delicate, piene di romanticismo e sentimentalismo. Nella sua carriera ha prodotto numerosi album, e questa “Nightingale” gli rende onore: la dolce voce di Giuditta è davvero ideale per comunicare la sensazione di pacatezza delle romanze di Hoppé. Troviamo ben 16 brani cantati in inglese (tranne

uno), tratti da liriche di David George, tutti di pregevole fattura, deliziosamente accompagnati strumentalmente. Il libretto, in cui sono inseriti tutti i testi, è scritto tutto in inglese, segno evidente che questa produzione è indirizzata prevalentemente al mercato straniero, ma siamo certi che questa opera sarà considerata anche dalla cerchia di appassionati nostrani. Il senso di pace e serenità che infonde, la bellezza estatica sonora cui è intriso, merita il nostro massimo riconoscimento. ❖

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Recensioni DUO BOTTASSO: CRESCENDO

(Visage Music 3004) di Loris Böhm

È

davvero imbarazzante per me dover descrivere quest’opera quasi autoprodotta distribuita da Materiali Sonori, di un giovane duo piuttosto conosciuto nel nord Italia: meriterebbero un’analisi approfondita questi nove brani quasi tutti firmati da Simone Bottasso ma non la possiamo fare perchè il CD non contiene al suo interno nessun libretto ne qualsivoglia annotazione sui brani composti di loro pugno. Sarà per una scelta tecnica o per tendenza a risparmiare sui costi della confezione? Poco importa, ma visto che non stiamo parlando di celebrità internazionali bensì di un disco di esordio di due giovani

musicisti, mi sarei aspettato maggiore attenzione nella produzione, per questi dettagli... curare l’immagine dovrebbe essere prioritario se si vuole emergere dalla massa di talenti rampanti. Dover cercare dati attendibili su di loro da pubblicare è in ogni caso doveroso. Loro sono Nicolò Bottasso: violino, viola, tromba, e Simone Bottasso: organetto, flauto traverso, sax baritono, elettronica. Sono estrosi e ben intenzionati a rivitalizzare le musiche tradizionali secondo il loro particolare gusto interpretativo, dimostrando di avere talento e fantasia da vendere. Per ottenere questa trad-trasformazione si fanno aiutare, sul

disco, da una folta schiera di musicisti tra cui spicca Elena Ledda, ma la dominante timbrica la impongono loro. Interessante sarebbe stato anche capire, dalle note del CD, quali sono state le loro ispirazioni, il tipo di dialogo con tutti quei musicisti presenti sul disco, o forse la mia è solo morbosa curiosità, che si infrange contro il diritto alla privacy? Bah, forse lo sapremo alla prossima puntata. ❖

MAX FUSCHETTO: SÙN NÁ

(Audioglobe Hanagoorimusic) di Loris Böhm

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oco importa il numero dei brani, la loro collocazione in un contesto di opera trascendentale a cavallo tra suoni etnici ed elettronici talmente soffusi e impalpabili da risultare quasi impercettibili, così ben amalgamati dalla voce di Antonella Pelilli e Irvin Vairetto. Misterioso e mistico, sognante e fluttuante “Sùn Ná” attraverserà tutto il vostro inconscio per trasmettere una vibrazione ancestrale. Un autentico caleidoscopio musicale quello proposto da Max Fuschetto: ogni strumento ha la sua giusta collocazione, ogni intervento è sapiente e misurato, non esistono

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eccessi o ridondanze, non esiste lo spazio e il tempo... L’ascolto di questo album vi immergerà completamente in un luogo ove è impossibile trovare un orientamento o un punto di riferimento... finito lo smarrimento iniziale scoprirete come è rilassante e rassicurante lasciarsi andare dalle onde sonore, accettare tutte le sollecitazioni che vi verranno trasmesse, e sarete sorpresi di come tutto, a questo punto, vi sembrerà familiare, comprensibile. Semplicemente straordinario. Max Fuschetto - oboe, sax soprano, pianoforte, piano rhodes, Antonella Pelilli - voce, Pasquale

Capobianco - chitarre, Giulio Costanzo - percussioni, Silvano Fusco - violoncello, Irvin Vairetto - voce, Valerio Mola - contrabasso, Franco Mauriello - clarinetto, Andrea Paone e Marco Claligiuri - batteria, Vezio Iorio - viola, Franco Mauriello - clarinetto, Luca Martingano - corno, Giuseppe Branca - flauto, Andrea Chimenti - voce. Altamente consigliato. ❖


Recensioni (Agorila prod. AGCD747)

TADUSAK: BIDE LUZEA TERNUARAT di Loris Böhm

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rovenienti dai Paesi Baschi, Spagna, questo formidabile gruppo esce con un album straordinariamente bello e gradevolmente attaccato alle timbriche vocali basche. Loro sono Josean Martin Zarko: chitarra acustica e bouzouki, Miren Fernández Frantsezena: voce e piano, Xabi López: chitarra acustica ed elettrica, Andoni Ezeiza: Basso, ghironda, ttun ttun, xirula e alboka, Juan Ezeiza: Viola, ttun ttun, xirula, alboka e albokote, Antxon Sarasua: Percussioni, fisarmonica e piano. La musica della tradizione marittima basca del 17mo secolo è incantevole, descrive naufragi e amori, e le pesanti condizioni di vita a bordo delle navi di quei tempi, i Tadusak impreziosiscono ulteriormente tutto con sontuosi ricami strumentali e intersezioni vocali. Il risultato complessivo è quantomai epico, fresco, corroborante, vivo... altamente consigliato contro la depressione. Davvero un applauso a quattro mani e un serio invito a visitare il loro sito www.tadusak.com ❖

(autoproduzione)

TARAF DE GADJO: TZIGANE KLEZMER & GYPSY JAZZ MUSIC di Loris Böhm

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ella autoproduzione, di un gruppo busker di qualità che possiede anche un sito internet funzionale: www.tarafdegadjo.com, sono alle prese con una decina di classici della tradizione tzigana, alcuni davvero arcinoti. Potrebbe essere l’unico punto debole del disco, visto che comunque è piacevole all’ascolto. Una produzione coraggiosa indubbiamente, elegante persino nella grafica. L’abilità dei musicisti Domenico Mancini al violino, Giuseppe Moffa alla chitarra e Guerino Taresco al contrabbasso, è indiscutibile, e considerando che si tratta di un esordio, il giudizio finale è sicuramente positivo, ma sinceramente prima di dare un giudizio definitivo o perlomeno attendibile su di loro, vorrei vederli alle prese con una creazione del loro repertorio, perchè il semplice esercizio muscolare sugli strumenti, per quanto perfetto esso sia, non potrà mai giustificare encomi solenni da parte della critica e degli appassionati, ma al massimo una giustificata curiosità ❖

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Interviste I PONTI DEL CUORE, I PONTI DEL TEMPO: NEWPOLI COSTRUISCE I SUOI PONTI CON “NUN TE VUTÀ” Comunicato stampa

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na vita migliore. Un’opportunità per il futuro. Ecco ciò che spinge le persone a lasciare le proprie case ed emigrare, il senso di un’esasperata speranza che le cose possano essere migliori altrove, così da rischiare il proprio avvenire. È la storia di generazioni di emigranti e con la crisi economica del 2008 viene raccontata ancora una volta. E quel senso di movimento, del guardare avanti, ha ispirato l’utimo album dei Newpoli, Nun te vutà (uscita il 29 maggio 2015 per l’etichetta Beartones Records), portando nella loro musica del Sud d’Italia una fresca ondata di originalità, dove il passato si incontracon il presente. Il risultato è un disco che trabocca di passione, finora il loro più energetico, coinvolgente ed emozionante disco. “Nell’ultimi anni abbiamo assistito a così tanti giovani emigrare dal Sud Europa.” Spiega il chitarrista, nonchè suonatore di mandola, Björn Wennås. “Hanno tutti almeno un master o un dottorato e sono molto dotati, ma non c’è lavoro nel loro paese. Vogliono lavorare, vogliono averne la possibilità.” “Le parole delle strofe di ‘Nun te vutà’ descrivono la situazione”, dice la cantante Carmen Marsico. “È una canzone molto solidale e c’è della tristezza, naturalmente, ma nel ritornello c’è molta energia, positività - quel senso di speranza per la vita futura.” L’incontro di così tanti appartenenti ad una nuova generazione che hanno dovuto lasciare la propria terra natale con quella promessa di futuro, ha fornito lo stimolo alla creazione dell’album oltre alle parole della canzone da cui prende il titolo. “Nun te

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vutà” si traduce ‘Non guardarti indietro’ ed è uno dei cinque brani originali del disco; è la prima volta in cui Newpoli ha incluso le proprie composizioni in un album, ma questa rappresenta sicuramente una svolta nella carriera del gruppo. “Il gruppo è attivo da 12 anni”, dice Wennås, “e abbiamo suonato così tanta musica tradizionale che era tempo per un lavoro un po’ più personale. Questo (CD) è più contemporaneo. Ci rispecchia come gruppo ed il modo in cui collaboriamo.” Naturalmente Nun te vutà non abbandona completamente l’idioma tradizionale; è ancora il cuore pulsante della loro musica. Invece, c’è

una divisione quasi netta, con cinque dei dodici brani scritti dal gruppo ed uno tradizionale salentino. Il resto attinge molto volutamente al repertorio della Basilicata, regione da cui proviene Marsico. “La musica è così ricca lì, ma ancora non molto conosciuta” dice Marsico. “È davvero fonte di ispirazione e ci sono cose uniche che riguardano la Basilicata, come il gioco di fermata e ripresa tra ritmo e voci di alcuni canti che esiste, per esempio, a Stigliano e poi il modo in cui la voce si smorza all’improvviso alla fine della linea vocale.” “Vogliamo rivelare questa tradizione al mondo,” fa notare Wennås. “È una sorta di missione.”


Interviste

E nel Sud Italia, la tradizione può essere davvero antica. Ancor prima dell’Impero Romano, l’area erauna provincia greca. Durante ogni secolo, popolazioni provenienti da ogni direzione sono giunte qui e la musica è diventata un ibrido, ciascuna cultura ha arrichito il suono della regione situata all’incavo dello stivale italiano. Così appare un oud arabo, mentre un altro brano presenta un ritmo turco e in un altro ancora c’è un pizzico di Grecia a dimostrare come l’intero Mediterraneo ha avuto effetto sul Sud Italia. I Newpoli prendono quel passato, usando i vecchi stili, ma questa volta lo sposano con il presente. Lo rendono così molto rilevante alla nuova generazione. Il testo di “Sciure D’Arance”, per esempio, è scaturito quando Marsico ha letto un vecchio poema in dialetto riguardante il Sud, scritto da un poeta, Raffaele Ragione, che pure aveva dovuto emigrare. “Ho immediatamente sentito un legame,” dice Marsico. “Si riflette sui fiori d’arancio che sono un fiore prezioso al Sud. L’ho interpretato come

metafora della propria terra e mi ha reso molto nostalgica. Avevo questa immagine di colori e il panorama del paese dei miei genitori e la canzone si è praticamente scritta da sola.” Inevitabilmente emigrazione comporta desiderio e solitudine. Fa parte dello scoprire se stessisopraffatti da un nuovo paese e nell’esuberante gioia di “Pizzica De Li Desideri” il gruppo propone un vecchio rimedio - la libertà di ballare, comune a tutti gli esseri umani. “Qualche volta ci si vuole solo dimenticare dei propri problemi,” osserva Wennås. “Il miglior modo per farlo è semplicemente scacciarli via con la danza, lasciarsi andare alla musica e alla pizzica.” “Bazaar” presenta i ritmi della pizzica che incalzano via via, la potenza del tamburo a cornice, ma è davvero una canzone rappresentativa del Nuovo Mondo, no del Vecchio. E c’è tutto l’entusiasmo del nuovo, ambienti sconosciuti e la possibilità di un futuro migliore in un paese che è ancora giovane e pieno di speranza. “Abbiamo suonato ad un festival che si teneva vicino

a dove viviamo, in una zona estremamente multiculturale,” ricorda Wennås. “C’era gente da tutto il mondo, di tutti i colori e provenienti da diversi ambienti, e tutti si divertivano. Era un perfetto esempio di armonia e abbiamo voluto celebrarlo.” “Abbiamo scritto Bazaar pensando a come perfetta potrebbe essere una società,” concorda Marsico. “Se solo potesse rimanere così com’era durante il festival.” E in quella canzone catturano tutta la speranza del tempo avvenire. Canzoni d’emigrazione risuonano profondamente tra i membri di Newpoli. Molti di loro hanno dovuto proprio fare quel salto. L’argomento è una naturale possibilità, e con Nun te vutà lo affrontano con grazia, solidarietà e potenza. Lo capiscono; è vicino ai loro cuori ed è presente nella miglior musica della loro carriera. Con Nun te vutà hanno costruito un bellissimo ponte su solide, personali fondamenta che collega il luogo da cui provengono con quello dove ora vivono. Un ponte fatto di musica, un ponte fatto di cuore. ❖

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Eventi ONLINE IL TEASER DI “BABILONIA” IL QUARTO CD DI BANDADRIATICA Comunicato Stampa

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n attesa del videoclip di Babilonia in uscita a Maggio, è online il video teaser del quarto album della BandAdriatica col le immagini del concerto di presentazione, tenutosi all’Auditorium del Parco della Musica di Roma il 17 Aprile scorso. Uno sguardo ad oriente per riunire le musiche del Mediterraneo in un sound moderno e originale. Un nuovo viaggio a bordo del veliero musicale di uno dei gruppi più innovativi e curiosi della scena musicale italiana.

BABILONIA

L’ensemble salentino negli ultimi anni ha centrato la sua ricerca sulle origini delle musiche del Mare Adriatico. In questo cd spinge il suo sguardo fino alla Turchia, al Libano e all’Armenia. La Bandadriatica veleggia a Oriente per individuare i tratti comuni delle diverse tradizioni e, come di consueto, per riscrivere la musica tradizionale, con numerosi brani inediti nei testi e nelle musiche, filtrando il tessuto creato dai fili delle diverse tradi-

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zioni incontrate e ritradotte con la propria sensibilità. Babilonia è, infatti, incontro di culture, sfida della comunicazione. L’Adriatico è da sempre una Babilonia di lingue e culture e la BandAdriatica ha percorso le rotte dell’incomunicabilità per ritrovare tradizioni che parlano fra loro grazie a fonemi ancestrali. Questa volta la navigazione tocca gli estremi lembi del Mediterraneo: l’incontro con i musicisti libanesi, turchi, armeni (Rony Barrak, Burhan Ocal, Nure Dlovani, Deniz Koseoglu) ha confermato l’opportunità concreta di un dialogo fra culture diverse, provenienti da regioni del mondo che hanno in comune tradizioni e ritualità. Le musiche del Sud Italia, rappresentate dal dialetto salentino, a guisa di lingua arcaica, per mezzo dell’Est Europa, giungono in Turchia, in un percorso a ritroso che indaga le origini della musica adriatica. Nel cd confluiscono generi e lingue diverse, armonizzati dal desiderio di superamento del concetto di confine geografico e musicale. Dodici composizioni inedite mescolano musica tradizionale salentina e mediorientale, new balkan e afro, sfidando i confini di genere. Il primo singolo che dà il titolo all’album parla della possibilità concreta di trasformare la nostra percezione del concetto di diversità culturale. «Nel tempo della divisione e della confusione, nella Babilonia moderna dell’incomunicabilità e del

razzismo, la musica rende possibile la comprensione e lo scambio, praticando l’idea di appartenenza alla stessa storia, la storia dei popoli straordinari che hanno reso grande il Mar Mediterraneo». Line-up:
 Claudio Prima Organetto, voce
 Emanuele Coluccia Sax contralto
 Andrea Perrone Tromba
 Vincenzo Grasso Clarinetto
 Gaetano Carrozzo Trombone
 Morris Pellizzari Chitarre, saz, kamalè ngonì 
 Giuseppe Spedicato Basso
 Ovidio Venturoso Batteria www.bandadriatica.com 
 www.finisterre.it 
 info@adriatik.it 
 info@finisterre.it 
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Cronaca Undicesima edizione, 4 luglio, Santa Margherita Ligure

SCADE IL 15 MAGGIO IL BANDO DEL CONCORSO PER IL PREMIO BINDI Comunicato stampa

La vincitrice 2014 Cristina Nico

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cadrà fra poco, il 15 maggio, il bando di concorso per l’11a edizione del Premio Bindi di Santa Margherita Ligure (GE), uno dei più prestigiosi concorsi e festival italiani dedicati alla canzone d’autore, intitolato a Umberto Bindi, indimenticato cantautore genovese. Il concorso è riservato a singoli o band che compongano le proprie canzoni. Non ci sono preclusioni per il tipo di proposte artistiche, da quelle stilisticamente più tradizionali a quelle più innovative. Fra tutti gli iscritti, una commissione selezionerà sei artisti che si esibiranno nella finale del 4 luglio 2015 a Santa Margherita Ligure, di fronte ad una prestigiosa giuria composta da musicisti, giornalisti e addetti ai lavori. Il 1° classificato riceverà, fra l’altro, una targa di riconoscimento ed una dell’AFI e beneficerà della divulgazione di due suoi brani e di una cartella stampa ad una ampia mailing list di operatori radiofonici

attraverso il sistema Digital Delivery dell’AFI. Avrà inoltre la possibilità di partecipare a un master class per cantautori presso AKAMU – Accademia della Canzone e della Musica – Università di Asti e di effettuare tre concerti nel nord-ovest italiano nel periodo estate-inverno 2015. L’iscrizione è gratuita. La domanda deve essere spedita entro e non oltre il 15 maggio 2015 a: Premio Bindi c/o Associazione Culturale Le Muse Novae, Via Vinelli 34/2, 16043 Chiavari (GE). Il bando completo è disponibile online sul sito www.premiobindi.com. Il Festival del Premio Bindi, organizzato dall’Associazione Culturale Le Muse Novae con la consulenza di Enrico Deregibus, si articolerà in tre giornate, dal 3 al 5 luglio. Oltre al concorso (previsto appunto il giorno 4), la rassegna ospiterà nei

pomeriggi e nelle serate molte altre esibizioni e incontri, anche con grandi esponenti della canzone d’autore. Il concorso è indetto dal Comune di Santa Margherita Ligure con il patrocinio della Regione Liguria e della Provincia di Genova. Le scorse edizioni del Premio sono state vinte da artisti che si sono spesso poi affermati negli anni successivi: Lomè (2005), Federico Sirianni (2006), Chiara Morucci (2007), Paola Angeli (2008), Piji (2009), Roberto Amadè (2010), Zibba (2011), Fabrizio Casalino (2012), Equ (2013), Cristina Nico (2014). ❖ Per maggiori informazioni: Associazione Culturale Le Muse Novae Tel 0185-311603 348-2243585 info@premiobindi.com www.premiobindi.com

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Recensioni (Rox records RXR007)

ANDREA CAPEZZUOLI: AU CHÂTEAU D’HIRONDELLE di Loris Böhm

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a Rox records, intraprendente etichetta piemontese specializzata in musica folk e gruppi con repertorio da danza, produce questo album con undici pezzi dedicati alle danze tradizionali.

Vi troviamo Bourrées, scottish, reel, mazurche e chapelloise eseguiti con personalità, e per finire un trittico di classici tratti dal repertorio de La Cha-

vannée, storico gruppo del centro Francia. Dopo quasi 18 anni dal suo esordio discografico ecco finalmente la seconda opera di Andrea. L'organetto diatonico e la voce allo scopo di ottenere una purezza totale del suono, e naturalmente allo scopo di "collezionare" il repertorio che Andrea ama presentare al suo pubblico da tanto tempo. Un prodotto destinato ai ballerini ma altresì gradevole da ascoltare. In questo caso oltre un'ora di musica possono valere il prezzo d'acquisto. ❖

(Digressione Music)

GIOVANNA CARONE-MIRKO SIGNORILE: MIRAZH Comunicato stampa

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anzone d’autore, jazz ed echi della tradizione yiddish nel terzo album del farlibe duo composto da Giovanna Carone e Mirko Signorile A tre anni di distanza dall’apprezzato “Far Libe (Per Amore)”, si rinnova il sodalizio artistico del duo composto da Giovanna Carone (voce) e Mirko Signorile (pianoforte) con “Mirazh”, album pubbli-

cato dall’etichetta pugliese Digressione Music. Rispetto ai due precedenti lavori, questo nuovo disco del farlibe duo presenta la struttura del concept, raccogliendo undici brani, più uno strumentale, liberamente ispirati a “Le Città Invisibili” di Italo Calvino ed a “Il Libro dei Viaggi” di Beniamino di Tudela. Dal punto di vista prettamente stilistico, la formula è quella già collaudata in studio come sul palco, con il pianoforte di Signorile a tessere eleganti trame sonore su cui si innesta il timbro intenso ed evocativo della voce della Carone. Il risultato è una meravigliosa raccolta di canzoni che si muovono attraverso sentieri inesplorati tra canzone d’autore e jazz, impreziosite dai testi di Marisa Romano e Luca Basso, nei quali la lingua yiddish incontra quella italiana, dando vita ad un sorprendente dialogo oltre ogni barriera culturale e linguistica. Lasciarsi ra-

pire dalla forza immaginifica delle liriche offre all’ascoltatore la possibilità di immergersi in una realtà fantastica dove il tempo e lo spazio abituali perdono senso, ed in cui si intrecciano il peregrinare di un cartografo ebreo, e il viaggio avventuroso di Marco Polo in Oriente. Si compone, così, un itinerario di luoghi, sospesi tra realtà e fantasia, nei quali ritrovare quell’avvincente realismo fantastico che appartiene alle opere di Salgari, Verne e Melville. “Mirazh” è, insomma, un disco raffinatissimo nel quale un pianoforte ed una voce si incontrano per esplorare un universo letterario di pura magia. La suggestione della musica, la malia della voce, l’illusione del racconto, dell’elemento fantastico, tutto questo è “Mirazh” il terzo lavoro discografico di Giovanna Carone e Mirko Signorile pubblicato da Digressione Music. ❖

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Cronaca VI RACCONTIAMO LA STORIA DEI FOTHERINGAY IN OCCASIONE DELL’USCITA DI “NOTHING MORE”, IL BOX CHE SEGNA IL GRANDE RITORNO DEL GRUPPO DI SANDY DENNY, LA REGINA DEL FOLK INGLESE di Marcello De Dominicis

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randi novità per chi ama ed ha amato, Sandy Denny, la regina del Folk inglese. Sono, infatti, usciti in pochissimo tempo, una sua biografia, “I’ve always kept a unicorn” scritta dal giornalista, Mick Houghton, ed un box, “Nothing more” con “l’opera omnia” e molti inediti dei Fotheringay, la band per cui lasciò i Fairport Convention, subito dopo l’uscita di “Liege & lief”. Ne ripercorrerò le tappe e vi descriverò cosa contiene questo ennesimo regalo della Island Records. Il nome del gruppo è un chiaro riferimento, proprio, ai Fairport, perché “Fotheringay”, è il titolo di un fortunato brano, scritto dalla

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stessa Denny per  “What we did on our holidays”, secondo disco della band di Richard Thompson e soci. Il brano, tra i più amati dalla cantante, racconta del castello inglese dove Maria Stuarda venne imprigionata nel 1586 e decapitata l’anno successivo. Nonostante sia scomparsa prematuramente nel 1978, a causa di un’emoraggia cerebrale, scaturita da una caduta accidentale nella casa dei suoi genitori, Sandy è tuttora ancora viva e vegeta nell’interesse dei fans e nei media di tutto il mondo. E’ stata grande cantautrice, compositrice eccelsa, straordinaria cantante con il suo particolarissimo

timbro vocale, dalle maestose tinte roche e dalle suggestioni evocative. La sua carriera cominciata nella metà degli anni sessanta la fece approdare prima negli Strawbs di Dave Cousins e poi nella corte dei Fairport Convention, dove divenne talmente popolare da essere nominata, per ben due anni (1971/1972) consecutivi, miglior cantante folk–rock in Inghilterra nel sondaggio della rivista, Melody Maker. Simon Nicol, storico chitarrista dei Fairport, racconta che quando entrò la Denny nel gruppo, parlando, dell’entrata della Denny lui disse che “era come se fosse stato messo un ottimo detersivo su una pila di piatti sporchi!”. Sandy però non rimase solo 18 mesi nella formazione, incidendo tre album importantissimi che rimasero nella storia della musica. Sentiva il bisogno di dare una forma compiuta alla sua dimensione di autrice e, quindi ad allargare il suo raggio d’azione a forme musicali più vaste. Questo significava porre fine ad un persorso creativo che partiva dalla riscoperta e dalla trasformazione del patrimonio folclorico inglese, voluto, proprio da lei, nel momento migliore della storia dei Fairport. Aveva solo 22 anni, ma era all’apice della sua popolarità, carica di aspettative pronta a riprendere un percorso con una nuova band di cui sarebbe stata la principale autrice. Lei aveva solo bisogno di una nuova band che la supportasse, esattamente come avevano fatto Richard Thompson e compagni,


per non sentirsi smarrita. In poco tempo, assieme al suo compagno e futuro marito, il chitarrista e cantante, Trevor Lucas, mise in piedi una nuova formazione che comprendeva membri provenienti da altri gruppi Il batterista Gerry Conway e Trevor Lucas, avevano militato nel gruppo folk rock Eclection mentre il chitarrista Jerry Donahue ed il bassista Pat Donaldson provenivano dai Poet And The One Man Band. Con loro incise nella primavera del 1970 il primo ed unico album della band. Un album riuscito, pregevolissimo in cui si alternano momenti di folk–pop di alta fattura, un “labour of love” come lo definì Jerry Donahue. Un disco che pur pagando un grande tributo ai Fairport è pieno di gemme preziose che escono dalla penna di Sandy Denny. L’artwork del disco è perfetto con la bella copertina che ritrae il gruppo in primo piano con Sandy che spicca nel suo splendido abito in stile Tudor. L’opera è di Marion Appleton che è la sorella di Trevor Lucas. La partenza dell’album è, subito, di alta fattura con il brano “Nothing more”, che sarebbe diventato un classico del repertorio live della sua autrice. Ballata rarefatta, interpretata con un pathos forte e incalzante, la voce espressiva tocca vertici indimenticabili. Degne di nota sono anche, “The sea”, “The pond and the strem”, “Winter winds” scritte sempre dalla Denny. Non posso non citare, “The Ballad of Ned Kelly” di Trevor Lucas, con atmosfere che ricordano il country rock e gli arrangiamenti della Band di Robbie Robertson. In questo disco c’è, anche, il solito omaggio a Bob Dylan, come succedeva nei dischi dei primi Fairport, con la bella cover di “To much of nothing”, cantata da Lucas e dalla Denny. L’album si chiude con il traditional, “Banks of the Nile”, una delle vette assolute di questo disco, otto

Cronaca

minuti di pura magia! Il gruppo dopo l’incisione si lancia in un’intensa attività live, in Inghilterra, Germania, Olanda ottenendo riscontri lusinghieri sia di critica che di pubblico. L’album va bene e la band inizia le registrazioni del secondo disco…. che riesce quasi ad ultimare in breve tempo. Tutto sembra andare bene, nonostante la gestione economica un po’ ballerina, duramente contestata dal produttore Joe Boyd, che gli rimproverò le spese per un mastodontico impianto di amplificazione e per la Bentley con cui si spostavano per i loro live. Avevano prosciugato in poco tempo gran parte dell’anticipo ricevuto. Inoltre sia Boyd, sia Chris Blackwell boss della loro etichetta discografica premevano, ancora, affinché Sandy sciogliesse il gruppo

per cominciare una carriera solista con l’ottica di farne la folk girl numero uno con un’esito commerciale pari a quello di Joni Mitchell o Judy Collins. Alla fine, con questo tarlo che faceva breccia, da un po’ di tempo, nel suo cervello… Sandy decise, improvvisamente, di sciogliere il gruppo, proprio nel bel mezzo delle registrazioni del secondo album. La decisione, era irrevocabile ed il gruppo dopo un solo anno di attività si sciolse. Sandy, dopo poco tempo, fu richiesta addirittura dai Led Zeppelin che la vollero in un brano del loro quarto album, “The battle of evermore” in cui duettò magistralmente con Robert Plant. Persino gli Who la vollero nell’adattamento teatrale della loro rock opera, “Tommy”. La carriera di Sandy, però, nonostante, le lusinghe di Boyd ed

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alcuni splendidi album solisti, non decollò mai… e cominciarono per lei grossi problemi di depressione e una brutta dipendenza d’alcool. Sandy si pentì sempre di aver sciolto il gruppo, e considerò quella scelta improvvisa come un errore madornale. Lo affermò lei stessa in un’intervista del 1974, in America, quando era in tour con i Fairport Convention Dei Fotheringay non si parlò più fino al 2008, anno in cui vide finalmente la luce il famoso “lost album“ che era stato bloccato dalla Island Denny. Nel frattempo, purtroppo erano deceduti sia lei, che suo marito, Trevor Lucas. Jerry Donahue, in una recente intervista rivela che era stato finalmente possibile pubblicare “Fotheringay 2”, perchè le voci guida di Sandy Denny erano state già registrate, essenzialmente in diretta, con il solo apporto della sezione ritmica quindi non restava altro da fare che completare il tutto con gli altri superstiti della formazione. Il disco, nonostante il lungo oblio a cui era stato destinato dalla Island, per molti anni,risultò ben riuscito… come se il tempo non avesse scalfito minimamente, la magia di quei suoni lontani. Sandy ci regala due delle sue più belle canzoni, “John the gun”, l’unica realmente finita dal gruppo nel dicembre del 1970, e “Late november” (sarebbero apparse in seguito nel primo disco solista della cantante: “The north star grassman and the ravens”) crepuscolari ed ombrose nel loro incedere, ma magnifiche nell’interpretazione sublime della cantante. Non reggono il confronto, invece, i brani composti dal marito Trevor Lucas, “Knights of the road” e “Restless” che risultano un pò più commerciali. I brani in cui spiccano le doti interpretative di Trevor Lucas sono i due tradizionali, “Bold Jack Donahue” ed “Eppie Moray”. Due canzoni epiche arrangiate nello

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Cronaca

stile dei Fairport con la differenza che, soprattutto nella seconda canzone, il violino di Dave Swarbrick è sostituito da efficaci interventi di pianoforte. Altri brani stupendi si susseguono nell’album, come ad esempio “Wild mountain thyme” e “Gipsy Davey” che chiudono degnamente questo disco. Il “lost album”, ottiene ottime recensioni ed un buon successo di vendite in tutto il mondo, riuscendo a riportare nuovamente alla ribalta il nome dei Fotheringay. L’unico rammarico per Donahue e soci fu quello di non poter includere altre due canzoni che erano state programmate per quell’album: “The Lowlands of Holland”, e la “murder ballad” “Bruton town”. Dopo sette anni, coronerà questo sogno perché le due canzoni tradizionali verranno incluse nel bel box, appena uscito, Nothing more, the collected Fotheringay”. C’è subito da dire che, finalmente, in questo box che contiene tre CD ed un DVD, c’è davvero tutto, proprio tutto quello che il gruppo ha inciso. Molti giornalisti, ma io non sono tra questi, dicono che i Fotheringay, pur essendo formati da ottimi musicisti, pagarono lo scotto di essere considerati una sorta di “Sandy Denny Group”. In realtà, pur essendo vero che la cantante, in quel periodo, sfornò alcune tra le sue canzoni più ispirate, gli altri componenti ebbero un ruolo importante per la creazione del suono, che fu quasi un marchio di fabbrica necessario a valorizzare tutte le sue composizioni. Per quanto mi riguarda, e qui mi ripeto invece, i Fotheringay, pur pagando lo scotto di avere nelle file la migliore cantante e compositrice d’Inghilterra di quel periodo, erano davvero un signor gruppo! Questo lo evinciamo proprio dal terzo CD, completamente inedito, contenuto in questo bel cofanetto. Infatti, in questo dischetto è contenuta una bella performance live della band,

registrata a Rotterdam nel 1970. Il concerto è davvero straordinario: c’è tutto quello che il gruppo voleva fare: dal folk mischiato con il rock, alla country music; dalla riproposizione del cantautorato americano (vedere gli omaggi a Gordon Lightfoot e a Bob Dylan con “The way I feel” e “Too much of nothing”) alle ballate antiche e alle nuove canzoni “più intimiste”. Non manca persino un pizzico di Rock&roll, con la scatenata versione del classicone di Chuck Berry “Memphis Tennesse”. Oltre a tutti e due i dischi in studio del gruppo con una manciata di alternate take, alcune totalmente inedite, c’è anche la grande sorpresa di un DVD con 4 brani live di ottima qualità, registrati al Beat Club di Brema in Germania nel 1970. Di questa esibizione era noto solo il filmato di “Too much of Nothing” trasmesso più volte dalla televisione tedesca. Secondo me, un box da avere necessariamente nella propria discoteca. Per alcuni un gruppo dalle promesse mancate e dalle occasioni perse, per me una splendida realtà, durata, purtroppo solo un anno!

ULTIMORA Proprio per promuovere adeguatamente questo box, i tre Fotheringay superstiti si esibiranno dal vivo il 20 giugno a Nottingham per un concerto che è già sold out. In assenza dei 2 leader, purtroppo prematuramente scomparsi, questa reunion godrà della presenza di alcuni prestigiosi ospiti che sono: la grande cantante dello Yorkshire Kathryn Roberts, che assieme alla chitarrista e vocalist delle Poozies, Sally Barker, cercherà di non far rimpiangere Sandy Denny ed   il chitarrista e vocalist P.J. Wright che rimpiazzerà il compianto Trevor Lucas. That’s all. ❖


Eventi Quella del 22 agosto a Bondeno (FE) sarà l’unica data italiana del nuovo tour mondiale della Band di Sligo capitanata da Cathy Jordan

DERVISH IN CONCERTO AD EIRE! LA FESTA DEI SUONI D’IRLANDA Comunicato stampa

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oma, 12 Maggio – La grande musica tradizionale irlandese tornerà protagonista anche quest’anno a Bondeno. Il comune in provincia di Ferrara ospiterà infatti dal 21 al 23 agosto la nuova edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda, una rassegna musicale che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento fondamentale per tutti gli appassionati, musicisti, ballerini di tutta Europa. Quello di Bondeno è un festival che vede come unica protagonista la musica tradizionale irlandese, da suonare, da ballare, ma soprattutto da ascoltare. Una tre giorni di session, corsi di strumenti, danza, buona cucina, ma soprattutto concerti. Sul palco di Eire! nel corso di questi anni si è alternato il meglio del meglio della musica irlandese mondiale e anche quest’anno la tradizione viene mantenuta: il palco di Eire! ospiterà, infatti, il 22 agosto un’altra grande band di livello mondiale, i Dervish, che saranno a Bondeno nell’unica data italiana del loro nuovo tour mondiale. Il gruppo di Sligo capitanato da Cathy Jordan, finalista dell’Eurovision Contest nel 2007, tornerà in Italia per presentare il nuovo album “The Trush in the Storm”. ❖

ACOUSTIC NIGHT 15 - “Italian - Americans” Genova - TEATRO DELLA CORTE 6-7-8-9 MAGGIO, con BEPPE GAMBETTA - KATHY MATTEA - FRANK VIGNOLA - VINNY RANIOLO

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ssistiamo all’anteprima del 6, in seconda fila, questa quindicesima edizione del celebre appuntamento acustico creato da Beppe Gambetta nella sua città natale, Genova. Per la prima volta Beppe allunga a quattro i giorni di replica, e allora si parte da giovedì. Il tema del 2015 è uno dei massimi esempi di quello che può esprimere la cultura italo-americana nel mondo della chitarra acustica. Un tema attualissimo, la fuga di talenti italiani all’estero per trovare successo, allora ecco Kathy Mattea, una star della musica country del West Virginia di origini piemontesi, confrontarsi con il giovane Frank Vignola, virtuoso della chitarra di impronta jazzistica, che ha collaborato con Ringo Starr e Madonna, e l’ancor più giovane chitarrista Vinny Raniolo, in grado, con la sua estrosità di improvvisatore, coadiuvare e arricchire il suono di Kathy e Frank. Un trio eccellente con l’aggiunta di Beppe naturalmente, a fare da jolly con il suo riconosciuto talento. Una prima serata davvero massacrante ma totalmente soddisfacente per il “tutto esaurito” del Teatro della Corte. Un evento atteso come AN15 viene onorato nel migliore dei modi. Ne riparleremo! Loris Böhm

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Recensioni CECILIA: GUEST

Dal 21 aprile in tutti i digital store il primo album

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razie a Cecilia, giovane musicista torinese, per la prima volta l’arpa incontra l’elettronica e diventa strumento principale di un progetto cantautorale che vanta una voce molto interessante e dal sapore internazionale, che si adatta sia alla lingua inglese che a quella italiana. Dal 21 aprile 2015 è disponibile, su tutte le piattaforme digitali, il suo primo lavoro discografico “Guest”, pubblicato da QUI BASE LUNA e distribuito da BELIEVE DIGITAL. 12 canzoni scritte in italiano e inglese da Cecilia. 12 storie raccontate con delicatezza e intensità, che hanno come protagonista una sintesi poetica di voce, arpa e, per la prima volta, elettronica, grazie all’intervento del produttore artistico Raffaele “Neda” D’Anello (MeatBeat). Registrato e mixato al MeatBeat Studio di Aosta, il progetto vede la collaborazione di alcuni musicisti amici dell’artista: Bramo, Vincent de l’Orage, Christian “Rico” Tosi e Federico Puppi.

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Il disco è in pre-order su I-tunes dal 10 aprile e ha debuttato al 6 posto della classifica Alternative (unica artista italiana nei primi 10 posti) e nei primi 30 della classifica generale. Un esordio importante quello di Cecilia che sin da subito ha destato curiosità e interesse, tanto da essere coinvolta in un progetto prestigioso come quello di 6Bianca, prima serie teatrale italiana (prodotta dal Teatro Stabile di Torino e Scuola Holden), per cui ha composto la canzone originale omonima, presente anche nell’album, su cui Stephen Amidon (sceneggiatore della serie teatrale e autore del best seller “Il Capitale Umano”) ha scritto il testo in inglese per lo spettacolo. Nello stesso periodo l’attività live di Cecilia ha varcato i confini nazionali impegnandola in un tour danese di ben 22 date. Ad anticipare l’uscita del disco, è stato reso disponibile nel mese di febbraio in preascolto su Deezer, il brano “Snow”, a cui è seguito il videoclip, per la regia di Elsi Perino e Christian “Rico” Tosi (Kumbafreida), che è stato pubblicato in anteprima sul sito de La Stampa e che ora è visualizzabile sul canale YouTube dell’artista: https://www.youtube.com/ watch?v=vBrlU8UZKyA. Il primo singolo ufficiale per le radio è “Mornings like this”, uscito il 21 aprile, in contemporanea con la pubblicazione dell’album. Anche “Mornings like this” convince un partner importante e prestigioso come Vevo che propone in anteprima assoluta il videoclip, per la regia di Giacomo Citro: Tracklist completa dell’album GUEST What if I say > intro Ladies Snow Mornings like this Sei Bianca Elder tree wine Aria immobile Winter Guest Cave L’ultima arma Oman What if I say < out


Recensioni

La presentazione ufficiale del disco è avvenuta il 21 aprile, giorno dell’uscita dell’album, alle Officine Corsare di Torino, dove Cecilia ha presentato per la prima volta il concerto con l’elettronica. Nei prossimi mesi vedremo inoltre Cecilia impegnata in una serie di iniziative prestigiose (già ha aperto il concerto di De Gregori al Tavagnasco Rock) come la partecipazione al Salone del Libro di Torino il 15 maggio e quella a MONDOVISIONI (anticipazione di Collisioni), il prossimo 13 giugno. Cecilia è stata inoltre scelta per il BlaBla Harp Tour, il primo tour promosso da BlaBlaCar (www.blablacar. it), la piattaforma di ride sharing che mette in contatto automobilisti con posti liberi a bordo e passeggeri che desiderano viaggiare nella stessa direzione, permettendo loro di condividere le spese di viaggio. Durante la registrazione del disco ad Aosta e in occasione dell’Inaspettato Tour (45 date solo nel 2014), Cecilia ha usufruito del servizio come conducente: dato lo strumento molto ingombrante, l’opportunità di viaggiare in auto ha cambiato la vita di Cecilia che, oltre alla comodità e alla possibilità di risparmiare, ha potuto incontrare e chiacchierare con persone sempre diverse e ascoltare le loro storie. Come qualsiasi altro utente, per le sei tappe suo tour 2015 Cecilia offrirà passaggi ad altri viaggiatori, ma a bordo ci saranno tre piccole telecamere che riprenderanno i viaggi. E, arrivati a destinazione, Cecilia si esibirà nelle piazze, come una vera e propria Busker. Per maggiori informazioni: Sito internet: www.ceciliaharp.com Facebook: www.facebook.com/ceciliaharpmusic Twitter: www.twitter.com/cecilia_harp

Biografia breve dell’artista:

La storia inizia nel 1994 quando, a 5 anni, Cecilia rimane affascinata da un’arpa vista in TV. A 9 anni riceve la prima arpa e 2 anni dopo entra in Conservatorio. A 15 anni viene inserita nell’orchestra diretta dal jazzista Furio di Castri e nel coro del Conservatorio. Ottenuto il diploma al Conservatorio, Cecilia “fugge” a Los Angeles e si mantiene grazie al busking i primi mesi, a cui seguiranno diverse esperienze con artisti locali molto conosciuti. Tre mesi dopo torna a Torino da dove riparte scegliendo questa volta la vita da marinaio: si imbarca otto mesi per “allietare” le orecchie dei turisti in crociera. Lì capisce che “fare male quello che si ama è terribile”, ma quest’esperienza le permette di conoscere tanti posti (dall’India alla Cina, dal Mediterraneo alla Penisola Arabica) e arricchirsi di volti e storie. Grazie all’incontro con il produttore Raffaele “Neda” D’Anello – MeatBeat Studio – scopre l’elettronica e le si spalancano le porte di nuove possibilità espressive, sia strumentali che vocali. L’arpa inaspettatamente pop diventa il punto di partenza per raccontarsi e raccontare ciò che ha intorno. Intensa è la sua attività live che nel 2014 l’ha portata a tenere oltre 40 concerti in giro per l’Italia. Il 2015, per Cecilia, si apre con due progetti internazionali. Firma il tema musicale di 6Bianca, il primo serial teatrale italiano, prodotto dal Teatro Stabile di Torino e Scuola Holden, scritto da Stephen Amidon (suo il romanzo Il Capitale umano da cui Paolo Virzì ha tratto l’omonimo film, selezionato per la candidatura all’Oscar 2015) per la regia di Serena Sinigaglia, e si esibisce in Danimarca con il proprio repertorio di inediti insieme alla compagnia Cantabile2, nello spettacolo Ord mellem rum (The space between two words). Il 21 aprile esce per “Qui Base Luna” il suo primo disco di inediti: 12 canzoni, scritte in italiano e inglese, che hanno come protagonista una sintesi poetica di voce, arpa e, per la prima volta, elettronica. ❖ Per ulteriori informazioni: QUI BASE LUNA Ecosistema Musicalevia L.Pirandello 31/b - 37138 Verona – giulio.magliulo@docservizi.it 045.8106100

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