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mensile Anno 3 n°25 gennaio 2014 € 0,00

o m ! e i a D R e n nsesto o i s s i i l m s a a p r l La t ellata da canc TradAction 2013 Artisti aretini per la Sardegna Pifferi, muse e zampogne Centro Pablo in Argentina

Lilith Nest 2014 Lou Tapage Dave Van Ronk Donna Candelora Calderone


Sommario

n. 25 - Gennaio 2014

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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Cancellata DEMO dai palinsesti della RAI

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Concerto pro-DEMO al Lian club di Roma

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A proposito di Dave Van Ronk

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Pifferi, muse e zampogne

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Artisti aretini per la Sardegna

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In Argentina (Centro Pablo) 40 anni di amicizia Cuba-Argentina

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

E

ra destino? Il primo numero del terzo anno di Lineatrad doveva nascere all’insegna dell’incertezza, dopo i fasti di fine anno, e così è stato. Tutti a leccarsi le ferite di una recessione senza fine, tutti preoccupati a tamponare i danni piuttosto che creare qualcosa di nuovo. Capita che nella malasorte Italia e Francia perdano contemporaneamente due “istituzioni” per la musica di qualità: il fallimento del Comitato George Sand ha costretto a sospendere, in Francia, il celebre e storico “Rencontres Internationales de Luthiers et Maîtres Sonneurs” attivo dal 1976, una mazzata tremenda per i nostri cugini d’oltralpe, mentre da noi la televisione di Stato, la RAI, ha cancellato l’unica trasmissione radiofonica (di successo per giunta), che aveva come scopo promuovere i musicisti diseredati che non trovavano spazio col loro indubbio talento a causa delle massificazioni imposte da mille trasmissioni lottizzate. Per quanto ci riguarda stiamo parlando di DEMO RAI, il programma di Michael

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Pergolani e Renato Marengo, di quel programma cui noi siamo media-partner, nostro fiore all’occhiello, anche con la funzione di demopress acchiappatalenti... ne parleremo diffusamente all’interno di questo numero, dedicato totalmente e meritatamente a loro. Di fronte a questo incredibile annuncio pervenutoci a bomba dopo l’Epifania, qualsiasi altro evento, cronaca o recensione, passa in second’ordine, annichilito da un episodio di pura follia, tanto ingiustificato quanto inatteso, che ha colto i dirigenti della televisione di Stato, la RAI. Ci attiveremo, come rivista, a promuovere un nuovo folkfestival estivo, non solo per sostenere Lineatrad, a questo punto, ma anche per aiutare i nostri partner inopinatamente rimasti senza lavoro, cacciati proprio da chi sbandiera la priorità di aiutare la popolazione italiana senza lavoro, la classe operaia sfruttata da una classe politica e imprenditoriale a dir poco criminale. Il popolo italiano che segue la musica indipendente è rimasto sconvolto da

Argomenti

Editoriale questo affronto che rischia di innescare un processo di disimpegno verso la musica che “non conta”. Si moltiplicano su internet blog a sostegno di DEMO RAI... tutti gli artisti che sono emersi, che hanno trovato ingaggi e lavoro per merito loro, si stanno attivando per far tornare la trasmissione al suo posto. Lo spazio restante della rivista sarà occupato come al solito da recensioni e cronache degli eventi più interessanti di fine 2013 inizio 2014. Il mondo va avanti comunque. Il mese di febbraio sarà a dir poco rovente per Lineatrad: riunioni organizzative sono previste “a pioggia” per concretizzare il progetto finale di stampa su carta, oltrechè porre mattoni sul “Lineatrad folkfestival”, evento assolutamente inedito nelle piazze italiane. Nessuno prima di noi aveva mai messo in pratica una idea simile, soprattutto se si pensa che di questi tempi di soldi ne girano davvero pochi, e quei pochi non sono certamente dedicati alla cultura musicale.


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In Francia è fallito il Comitato George Sand

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Lilith Nest

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Lou Tapage Domenico Sisto

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Donna Candelora Calderone

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Trad Action

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Silvio Peron

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ASCOLTATE SU RADIO CITTA’ BOLLATE www.radiocittabollate.it la trasmissione An Triskell ogni GIOVEDÌ alle ore 21:30

LINEATRAD

è la tua “nota” positiva Ancora una volta voglio sottolineare che il nostro primo scopo è di lavorare per il futuro della musica (folk, world, e via dicendo) non per commemorare il passato... ci interessa sapere che un musicista o un operatore che vuol far professione lavorativa della sua passione, un domani potrà farlo senza remore e restrizioni, senza rischiare di trovarsi in mezzo alla strada. A questo proposito dedicheremo i prossimi mesi, uno spazio riservato ai musicisti da strada, i buskers, che in mezzo mezzo a un pubblico non fidelizzato, cercano di ottenere consensi e qualche soldo per tirare avanti. Non stiamo parlando di vagabondi o di disperati ma di laureati al Conservatorio, di artisti rimasti ai margini perchè rifiutati, scalzati da gente raccomandata senza valore e senza nessun merito particolare. D’ora in avanti i lettori di Lineatrad che praticano l’arte “a cappello” potranno avere spazio all’interno della rivista comunicandoci le notizie sulla loro attività. Cercheremo così di sostenere una attività che si sta

sempre più diffondendo, colpa la crisi, tra i musicisti italiani (sperando che non duri in eterno!). Invito comunque i nostri lettori a non soffermarsi troppo sui tristi eventi ma indugiare su recensioni, cronache e argomenti di indubbio interesse, tanto per ricordarci che la vita continua e le vibrazioni sonore sono sempre “quelle giuste” per ritornare ottimisti. In definitiva, non ci interessa necessariamente avere la vostra approvazione sul nostro lavoro di opinionisti e scrittori: non per presunzione o mancanza di stima nei vostri confronti, ma semplicemente perchè crediamo in quello che facciamo e lo faremmo comunque, consapevoli del vostro sostegno. Vorrei sottolineare il fatto che qui si lavora gratis, a differenza di tanti altri media che hanno abdicato per mancanza di lucro. A noi interessa raggiungere concretamente il nostro scopo informativo, non trarre profitto indipendentemente dai risultati, perchè nel secondo caso avremmo fallito comunque! ❖

www.lineatrad.com

www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 3 - N. 25 - Gennaio 2014 via dei Giustiniani 6/1 - 16123 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Consulente alla Direzione: Tommaso Giuntella - t.giuntella@gmail.com Responsabile Immagine e Marketing: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Silvio Teot - silvioteot@alice.it Hanno collaborato in questo numero: Pietro Mendolia, Jessica Lombardi, Gloria Sereni, Gloria Berloso, Silvio Trotta, Max Arduini, Marcello De Dominicis Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Eventi CANCELLATA DAL PALINSESTO RAI LA TRASMISSIONE DEMO DOPO 12 ANNI DI SUCCESSI!

La notizia scioccante e senza preavviso ci coglie impreparati. Una marea di comunicati solidali si scatena su internet in loro favore di Loris Böhm

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on dovremmo prendere posizioni noi di Lineatrad, dopotutto di questa triste vicenda non ne sappiamo nulla, non ne conosciamo i risvolti, le cause che hanno indotto l’emittente di Stato, la RAI, a interrompere così bruscamente e senza spiegazioni una trasmissione radiofonica di indiscutibile successo. Dodici anni è durata su RadioRai1 la trasmissione “Demo L’Acchiappatalenti”; dodici anni in cui Michael Pergolani e Renato Ma-

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rengo hanno promosso, lanciato e sostenuto centinaia di musicisti talentuosi, che avevano la sola colpa di non conoscere nessuno in grado di poterli aiutare per poter vivere del loro lavoro. Questa notizia sconvolge letteralmente il numero di gennaio di Lineatrad... come detto nell’editoriale, tutte le altre notizie finiscono in secondo piano di fronte a questa, perchè noi eravamo media-partner di quella trasmissione, perchè avevamo in ballo diversi progetti edito-

riali rivolti a promuovere musicisti interessanti ma dimenticati, perchè nutro una stima personale inesauribile verso i due conduttori Michael e Renato, oltre che semplice amicizia. Il fatto in questione è recentissimo per cui si sta scatenando un inferno di contestazioni in rete da parte di tutti gli artisti che hanno trovato lavoro per merito della coppia di produttori, che per assurdo, per “riconoscenza” di tanto merito, il lavoro lo hanno perso!!


Per il motivo sopraesposto (mentre sto scrivendo stanno arrivando sul blog “Salviamo Demo” messaggi al ritmo di uno ogni tre minuti!) mi è impossibile fare il punto, pubblicando i messaggi più significativi. La speranza, considerando l’assurdità del gesto, è che l’emittente ritiri la sua decisione e reintegri la trasmissione. Ricordiamo che andava in onda tutte le sere escluso sabato e domenica. Vorrei solo inserire un messaggio pescato nel mazzo, che potrebbe riassumere lo stato d’animo di chi ha avuto beneficio da Demo. Scrive Francesco Lomonaco: LA COSA PEGGIORE che ha fatto il Direttore di Radio1 Antonio Preziosi, riguarda NOI, riguarda le decine di migliaia di ragazzi andati in onda su una canzone, le centinaia di ragazzi ospitati live a Saxa o sui palchi in giro per l’Italia, riguarda NOI che abbiamo meritato i nostri premi, NOI che ci siamo fatti onore portando la musica all’attenzione del paese, NOI che abbiamo trovato una strada fuori dall’Italia, NOI che abbiamo sorpreso l’etere per la qualità della NOSTRA musica e della NOSTRA passione, NOI che a fatica, cominciamo a guadagnare qualcosa, a trovare il modo di farci largo… riguarda NOI TUTTI, tutti noi che da 12 anni vi seguiamo … a NOI è stato scippato DEMO, il sogno di potercela fare onestamente e per merito, di poter campare col frutto della nostra personale e collettiva passione…. NOI chiediamo che la Radio dei musicanti torni grande, torni a fare passi da gigante. Quanta amarezza racchiusa in queste parole... ma potrei riempire le pagine di dieci riviste solo incollando i messaggi più significativi prelevati da facebook: ovviamente non lo posso fare, ma pubblico volentieri il messaggio che lo stesso Marengo mi ha inviato oggi per consentirmi di completare questo servizio.

Eventi

Da: Renato Marengo <marengo.song@tiscali.it> Oggetto: FOTO DEMO Data: 19 gennaio 2014 10:59:00 CET A: info@lineatrad.eu

CARO LORIS, ECCO LE FOTO, GRAZIE ! Ancora non abbiamo fatto una conferenza e già tantissimi stanno scrivendo. Qualcuno ha giustamente rilevato che in rete è esplosa la più grande protesta mediatica, una vera e propria rivoluzione mai vista prima. L’incoscienza di chi ha spento la voce non solo a noi due che da anni con successo siamo autori e artefici di tante iniziative per la nuova buona musica, ma soprattutto è stata tolta la voce alle decine di migliaia di emergenti autoprodotti togliendo loro anche la speranza. In un momento in cui si parla tanto di fare qualcosa per i  giovani si spegne l’unica finestra del servizio pubblico che faceva qualcosa, una piccola cosa ma fondamentale, dava loro la possibilità, una chance di entrare nel mondo professionale con la loro, nuova e molto spesso bellissima e originale musica. Seguici, grazie, ci sentiamo. allego le foto Un abbraccio, Renato

Caro Renato, in confronto a quello che hai fatto tu mi sento piccolo, insignificante, ma mi rendo conto che

Il gruppo “Demo”

viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda, che siamo una autentica marea che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda, e questa marea non la puoi fermare con le “logiche di mercato” di Mamma RAI. Con questo gesto, si sono fatti autogoal da soli, hanno fatto la cosa più insensata che potevano fare, alla faccia delle logiche di mercato. Con questo gesto, hanno voluto far capire agli utenti italiani che comandano loro: comandano i nostri gusti, le nostre passioni musicali, il nostro pensiero. Hanno voluto far capire agli utenti italiani, con un abbonamento obbligatorio, che non hanno bisogno delle nostre opinioni, che non gliene importa un tubero di crearci un danno esistenziale irreversibile. In definitiva hanno voluto far capire che loro bastano a se stessi.

La cantante senegalese Awa Ly, che vive a Roma, con impronte tradizionali, nota anche per uno spettacolo teatrale insieme a Paola Cortellesi e Raoul Bova, è stata lanciata da Demo

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Eventi

In alto: non è un bandito ma è bandito...

A fianco: Paolo Belli in mezzo ai due conduttori... anche lui è stato lanciato da Demo

“Inviaci il tuo demo, i migliori verranno trasmessi da DEMO L'Acchiappatalenti... sotto l'alto patronato di San Michele Cyberarcangelo e dell'università utopica di Montecatini...” Questo (più o meno) il claim del programma. Probabilmente non lo sentiremo più Con questi presupposti è assai pericoloso pensare di ignorare la vicenda, o semplicemente di sottovalutarla: rappresenta l’inizio di una escalation “epurativa” mirante ad eliminare tutti coloro non allineati al loro pensiero, ovvero alla massifica-

zione della musica attraverso idoli super raccomandati preconfezionati, propinati in dosi massicce sui loro canali televisivi e radiofonici. Davvero una prospettiva poco rassicurante ci attende; non ci resta che stringere il cerchio, fare

A Nathalie (nella foto insieme a Renato) viene offerto un contratto discografico in diretta, dopo la sua esibizione... un’altra cantante lanciata da Demo!

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l’appello e continuare a credere sul nostro lavoro. Non ci vuole una fantasia sfrenata per immaginare quello che succederà da oggi in avanti... un effetto domino inarrestabile: esattamente quello che serviva per svegliare dal torpore l’appassionato di musica nostrano. Ci saranno una quantità di emittenti radiofoniche stra-interessate ad ingaggiare due personaggi come Michael e Renato, “regalati”, è proprio il caso di dirlo, da Mamma RAI, a tutte le emittenti concorrenti. Tanti sono i concerti che saranno organizzati per sostenere il ritorno in RAI di Pergolani e Marengo, e la musica suonata dal vivo vincerà su tutto e su tutti. Mamma RAI, ora siamo cresciuti, sappiamo andare avanti con le nostre gambe (e soprattutto con le nostre orecchie!!) e saremo in grado di giudicare i meriti e i demeriti di chi, per lavoro o per passione, si occuperà della musica che tanto amiamo! ❖


Cronaca “Pifferi, muse e zampogne”, il festival di musica etnica organizzato dall’Associazione Culturale Musicanti del Piccolo Borgo in collaborazione con il Circolo Culturale Arci Aurora ha celebrato ad Arezzo nei giorni 5, 6 e 7 dicembre 2013 la sua diciottesima edizione.

PIFFERI, MUSE E ZAMPOGNE di Gloria Sereni, Ufficio Stampa Circolo Culturale Aurora

Andrea Capezzuoli e C

L’

apertura del festival ha ospitato “Suonare@Folkest”, una delle selezioni nazionali per musicisti e gruppi emergenti per la partecipazione al festival friulano del 2014. Green Clouds e Ciacciabanda sono stati i gruppi selezionati dalla giuria presieduta quest’anno da Edoardo De Angelis. Gli strumenti ad ancia tradizionali sono stati, ancora una volta, il

denominatore comune dei gruppi che si sono alternati sul palco dell’Aurora. Gli artisti presenti hanno testimoniato la vitalità poliedrica della musica popolare italiana e concretizzato gli intenti del direttore artistico Silvio Trotta, da sempre impegnato custode di antiche memorie musicali ma anche curioso testimone di nuove sonorità ispirate alla tradizione.

E tra tradizione e innovazione si è snodata questa diciottesima edizione regalando al numeroso pubblico tre serate piacevoli all’insegna di un’elegante semplicità. “Ci piace suonare in uno spazio raccolto, davanti a un pubblico attento. Tornare a un concerto d’ascolto dopo tante serate di piazza ha significato valorizzare quella parte del nostro repertorio che sta

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Cronaca

Duo Sonantiqua: Pietro Cernuto e Alessandro Mazziotti

Sonidumbra

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Cronaca

Giandomenico Curi

alla base della nostra ricerca e della nostra proposta, finalizzata a recuperare soprattutto la dimensione ludica della musica popolare superando ortodossi limiti filologici” ci ha confidato Andrea Capezzuoli a fine serata. Coadiuvato dal sax di Luca Rampinini, dalla chitarra di Jacopo Ventura e dal violino di Milo Molteni, l’organettista milanese ha proposto una miscela di musiche del Québec nelle quali ha rintracciato le continuità di chiara derivazione europea fino a fonderle in brani tipici della tradizione italiana. Echi irlandesi, suggestioni latine, stilemi appenninici, ritmi d’oltreoceano, si sono amalgamati nelle melodie fluide e originali del gruppo divertendo e coinvolgendo

il pubblico. A questa proposta, emblema indiscusso di come la tradizione possa nutrirsi di innovazione accogliendo nuove sensibilità glocali contemporanee, si è alternato il Duo Sonantiqua composto da Pietro Cernuto e Alessandro Mazziotti. Il duo di zampogne, zampogna e cornamusa, zampogna e voce, zampogna e flauto, doppi flauti, marranzani, duo di voci, è una combinazione intenzionalmente intrecciata con rigore, nel rispetto profondo di un bene culturale immateriale da preservare. “Siamo convinti che la musica del passato possa essere musica del presente” affermano i due maestri zampognari “crediamo nelle potenzialità dei nostri strumenti tradizionali che senza subire ma-

nipolazioni possano ancora oggi, comunicare, emozionare, raccontare…basta saperli suonare!...” e loro lo sanno fare… con maestria, forza, convinzione, in un’intesa generativa di incontro tra i monti Peloritani e quelli Lepini, contesti agro pastorali direttamente vissuti dai protagonisti e presenze costanti della loro musica. L’ultima serata del festival si è aperta con la presentazione del bel libro di Giandomenico Curi da parte dello stesso autore. “Il tempo del bambino e della stella - come cantavano gli italiani il Natale”. Il libro è accompagnato da un cd ed è una documentazione complessa e attenta dei significati, magici, sacri, profani contenuti nei

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Cronaca

Gree Clouds

canti natalizi di tutte le regioni italiane. La musica del popolo, indagata con gentilezza e rispetto dallo scrittore romano, veicola la sua dimensione storica e brulica di personaggi, è affollata di vite, di storie, di fede e rende omaggio “alle mille voci dei cantori popolari che hanno dato profondità e verità a questi canti”. Infine il concerto dei Sonidumbra. Certamente una scelta non casuale da parte di Silvio Trotta, la formazione umbra infatti interpreta la terza faccia della musica etnica italiana, quella di chi beve e si disseta alla sorgente della musica regionale del passato ma innesta in essa sensibilità contemporanee ri-

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spettando però gli stilemi caratteristici del paesaggio sonoro indagato nella ricerca sul campo. Il repertorio del gruppo mantiene fede ai testi e alle melodie e i nuovi brani mantengono il sapore forte della tradizione. Vatocchi, canti “alla mietitora”, storie, ballate, stornelli, filastrocche, scantafavole ma anche saltarelli, manfrine, scotis sono soprattutto curati nell’uso e nel colore della voce, quella bellissima di Barbara Bucci che ha entusiasmato i presenti. “Vorrei che la mia voce portasse un messaggio chiaro a chi ascolta: chi fa musica popolare non improvvisa, studia, ricerca, sceglie questi repertori perché sente che

gli appartengono, la musica popolare non è uno spazio per sfigati nostalgici ma per musicisti veri, appassionati e impegnati” afferma Barbara con forza e determinazione. La variopinta passerella delle pluralità presenti nel panorama della musica etnica italiana ha attraversato dunque “il piccolo grande festival” di Silvio Trotta che ancora una volta ha saputo elevare la sua rassegna a progetto culturale di tutto rispetto. Continuano a non accorgersi di questo le istituzioni aretine, le quali, chiuse nella loro ignorante cecità, anche quest’anno hanno fatto mancare a PMZ il loro sostegno. ❖


Cronaca Serata magica all’insegna della musica per DEMO, il 20 gennaio al Lian Club sul barcone di Ponte di Cavour a Roma

CONCERTO PRO DEMO AL LIAN CLUB DI ROMA di Max Arduini

è rimasta buona e speriamo lo rimanga ancora nei prossimi giorni). Ringrazio tutti da Angelamaria Falanga (wife & neurologist), a Francesco Forni con Ilaria Graziano, a Massimo Nunzi e la sua Orchestra Operaia, a Nathalie, le splendenti Shootin’ Stars, Alessandra Parisi, Raffaella Daino, Max Arduini, i Presi per Caso, Melissa Ciaramella, Piergiorgio Faraglia, Ghita Casadei e Giulia Villari. Un mio personale saluto a tutte le belle persone che ho conosciuto, rivediamoci una volta al mese per divertirci insieme, questo è lo spirito di DEMO! AcchiappaEmozioni! ❖

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A SEGUIRE, PROSSIMAMENTE...

n solo grido si è innalzato sul tevere, “RIDATECI DEMO!”, il programma precursore dei talent ideato e condotto dai geniali, Michael Pergolani e Renato Marengo. Credo che l’allegria e il piacere di stare insieme a persone belle abbia superato persino la musica stessa e il motivo di questo incontro. Ho capito che DEMO non è solamente un programma radiofonico ma un gruppo di persone che ama quello che fa e condivide senza preconcetti il proprio mondo artistico con tutti. Michael Pergolani e Renato Marengo fanno centro un’altra volta, coinvolgendo la musica indipendente che in 12 anni hanno personalmente scelto e mandato in onda. La serata è decollata subito con l’orchestra operaia diretta da Massimo Nunzi per proseguire tra drink, danze e interventi no stop con Nathalie, Piergiorgio Faraglia, Melissa Ciaramella, Francesco Spaggiari, i Presi per caso, Alessandra Parisi, Bianca ‘la Jorona’ Giovannini, le Shootin’ Stars, Ghita Casadei, Raffella Daino e tanti altri ospiti compreso il sottoscritto che ha avuto l’onore e la responsabilità di chiudere, ribadendo il concetto di democrazia ed urlare tutto il mio affetto per Michael e Renato. Non è stata una festa, ma neanche un funerale...Commenta l’indomani Michael Pergolani, che continua: …Ci tenevo a dirlo. E’ stato un rivedersi per esprimere l’un l’altro lo sdegno di questa chiusura vigliacca ma anche la determinazione di lottare fino ad arrivare alla (sporca) verità e ad un DEMO più forte. Ringrazio anche a nome di Renato, Piergiorgio e Salvatore tutti gli intervenuti... (e anche la piena del Tevere che

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Cronaca ARTISTI ARETINI PER LA SARDEGNA di Jessica Lombardi www.jessicalombardi.it

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rtisti aretini per la Sardegna! Questo è il titolo della bella iniziativa organizzata dalle Officine della Cultura in collaborazione con l’associazione di volontariato Arezzo Solidale, il 8 dicembre 2013 al Teatro Mecenate di Arezzo. Una serata vivace e varia che ha avuto il pregio di unire una causa importante, come la raccolta di fondi a favore delle popolazioni alluvionate della Sardegna, con artisti di ottimo livello.

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L’orchestra multietnica aretina (OMA), ha fatto da trait d’union ai vari numeri della serata presentata dal giornalista Andrea Laurenzi. Particolarmente intenso il duetto tra Enrico Fink e Andrea Chimenti, quest’ultimo voce negli anni Ottanta dei Moda e da sempre definito il David Sylvian italiano (con cui ha anche avuto occasione di duettare). Il gruppo comico Noidellescarpediverse, composto da Riccardo Valeriani e Samuele Boncompa-

gni ha offerto momenti di grande divertimento coinvolgendo il pubblico in numerose gag. La splendida voce dell’attore Andrea Biagiotti ha interpretato alcune tra le pagine più riuscite di Jack Folla. Alcatraz. Un DJ nel braccio della morte di Diego Cugia, permettendo qualche minuto di riflessione che no guasta mai. Tra i cantanti dell’OMA che hanno interpretato le canzoni dell’orchestra, segnaliamo K2M Amine, rapper tunisino convincente


Cronaca

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e energico che spicca anche nell’ultimo album dell’OMA, Portosantagostino. Infine, hanno partecipato all’evento i due fondatori della Casa del Vento: Luca e Sauro Lanzi, che hanno proposto alcuni brani tratti dai vecchi album. Tra questi Notte di San Severo, uno dei più belli della loro prolifica carriera. San Severo è un villaggio disabitato e diroccato sulle colline d’Arezzo dove il 16 Luglio del ‘44, il giorno prima della liberazione d’Arezzo, diciassette uomini furono fucilati dai nazisti. Tra questi c’era Silvestro, padre di 8 figli e nonno di Luca e Sauro, a cui è dedicata la canzone. Una serata molto intensa dunque, ideata da Alessandro Santini che ha visto la partecipazione anche della Consulta provinciale per il volontariato, la Protezione civile, l’Alci e Comune Provincia di Arezzo che hanno patrocinato l’evento. La città di Arezzo ha risposto con entusiasmo, partecipando attivamente: infatti sono stati raccolti 1.500 euro con cui verranno acquistati elettrodomestici per le famiglie in difficoltà del paese di San Gavino. Come ogni serata collettiva che si rispetti si è conclusa con tutti sul palco e tanta allegria. Il brano che ha unito nella solidarietà è stato, ancora una volta, Bella ciao! (Ah! Dimenticavo… sul palco c’ero anch’io!). ❖

Jessica Lombardi

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Argomenti A PROPOSITO DI DAVE VAN RONK, OVVERO, LA RISCOPERTA DEL “SINDACO DI MACDOUGALL STREET” di Marcello De Dominicis

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n questi ultimi tempi, grazie all’uscita del nuovo film dei fratelli Coen, “Inside Llewyn Davis” (da noi, tradotto con il titolo “A proposito di Davis”) fresco vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes, si è tornati a parlare del grande Dave Van Ronk, uno dei più importanti musicisti del Greenwich Village di New York, nel periodo a cavallo tra la fine degli anni cinquanta ed i primi sessanta. È bene, quindi, ripercorrere la sua storia e la sua lunga carriera, per poterlo riscoprire e riascoltare i suoi albums. Dave Van Ronk nasce il 30 giugno del 1936 a New York, nel quartiere di Brooklyn. Non vedrà mai suo padre, che lo abbandona prima della sua nascita. Cresce con la madre e con

una serie di “zie” tra cui Emma “mamma” Hogan che gli trasmette l’amore per il jazz. A 10 anni conosce a “menadito” la musica di Duke Ellington, Louis Armstrong, Benny Goodman, Count Basie. Suo nonno, pianista semi-professionista, è appassionato delle canzoni di Harrigan e Hart, Harry Von Tilzer, e, naturalmente, di Scott Joplin e del ragtime, che per lui è la sola vera musica da ascoltare. Da sua nonna, di origine irlandese, acquisisce l’amore per il folklore dell’isola verde, imparando, inni ribelli, ballate, canzoni dei menestrelli e, anche, antiche melodie con i ritornelli in gaelico. Insomma, sin da bambino ha già un retroterra musicale di gran pregio e varietà. Trasferitosi, a quindici anni, nel Queens, per frequentare la Holy

Child Catholic High School, inizia a suonare nel Barbershop Quartet, un quartetto che era solito esibirsi all’interno degli esercizi dei barbieri. Formerà, in seguito, gli “Harmonotes”, il suo primo gruppo professionista. Il suo primo strumento fu l’ukulele, che, ben presto lasciò, per dedicarsi alla chitarra. Abbandonata la scuola prima di concludere gli studi, si barcamena tra le vie di Manhattan, per qualche anno, spostandosi poi nel Greenwich Village, non lontano da casa. Il suo primo progetto originale era era guadagnarsi da vivere come jazzista, per questo aggiunse un ulteriore strumento al suo arsenale musicale: il banjo tenore. Divenne così, in pieno periodo del bebop e del jazz moderno, un “mouldy fig” (letteralmente, figo ammuffito), ovvero un seguace del jazz tradizionale ed in particolare dello stile di New Orleans, ripudiando la musica di Dizzie Gillespie e Charlie Parker di cui si era “cibato”, fino a pochi mesi prima. Suonò il dixieland con la band dei “Jazz Cardinals”, nei locali del New Jersey, perché a New York era difficile trovare ingaggi con quel tipo di musica. Van Ronk che, era dotato di un gran senso dell’umorismo, descrive, così, la sua esperienza con il jazz, con grande ironia, constatando che alla metà degli anni cinquanta il revival del dixieland era, ormai, al capolinea: “Ero arrivato, giusto in tempo …per essere in ritardo”. Ben presto, passò dall’amore per il jazz a quello per il folk, verso

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cui, prima aveva nutrito una forma di rifiuto e snobismo. Tutto ciò avvenne, grazie all’ascolto di un album curato da Alan Lomax, per la Decca, dal titolo: “Listen to our story”, una collezione di ballate, tratte da vecchi settantotto giri(tra cui spiccava, una versione del brano, “Stackolee”, che lui amava moltissimo, eseguito da Furry Lewis) che gli aprì un nuovo mondo. La stessa cosa fece la raccolta, “Anthology of American Folk Music” curata da Harry Smith, considerata, la “Bibbia” della musica rurale degli Stati Uniti degli anni venti e trenta con incisioni di grandissimi bluesman come, Mississipi John Hurt, Blind Willie Johnson, e di “star” bianche, come Charlie Poole o la Carter Family, che gli fece conoscere i classici del blues e della cosiddetta… musica country. L’altro motivo per cui cominciò ad interessarsi alla folk music, fu l’incontro con Tom Paley, futuro membro dei “New Lost City Ramblers”, che gli fornì le chiavi per imparare la tecnica del “fingerpicking” che divenne uno dei punti di forza delle sue esecuzioni live. In questo modo, Dave si reinventò cantante e chitarrista. Ma, questo, non bastava ancora a sbarcare il lunario, per cui, abbandonò, momentaneamente, la musica, per cercarsi un nuovo lavoro, quello del marinaio! Dopo una breve esperienza a bordo di navi della marina mercantile che terminò con il furto dei suoi documenti di marinaio, torna a fare il musicista a tempo pieno e, si esibisce nella Grande Mela. Nel giro di breve tempo, tuttavia, Dave Van Ronk preferisce orientarsi verso il blues, che anni prima aveva ascoltato direttamente da artisti come Mississippi John Hurt e Furry Lewis, divenendo sempre più conosciuto, grazie a uno stile interpretativo molto personale, in virtù dell’accompagnamento con la chitarra acustica. Finalmente nel 1959 ha l’oppor-

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Argomenti

tunità di registrare un album come collaboratore di Paul Clayton, un cantante folclorista, dalla voce liscia e baritonale, noto al tempo, per aver inciso molti dischi di raccolte tematiche. L’album dal titolo, “Fo’c’sle Song and Chanties” ebbe scarso successo, nonostante un buon ricordo di Van Ronk. Nello stesso anno, per l’etichetta Folkways Records, esce il suo primo disco da solista, intitolato “Sings ballads, blues & a spiritual”, prodotto da Kenneth S. Goldstein, che lo portò a registrare l’album nella sua casa a Long Island. Anni dopo, Dave dichiarò che il disco era non riuscito e che lui era ancora acerbo. Non amava le parti di chitarra e avrebbe voluto comprare il master del disco per farci il tiro al piattello. In realtà l’album, per quanto riguarda la critica fu recensito molto positivamente a tal punto che il San Francisco Chronicle lo definì un giovane cantante nero molto promettente. La cosa divertente è che lui era bianchissimo, nonostante avesse una voce roca che ricordava i bluesman di colore. L’album contiene molti brani straordinari come la ballad “Duncan and Brady” i blues tradizionali “Black Mountain Blues” e “Careless love”, “My baby ‘s so sweet” (appreso ascoltando la versione di Blin Boy

Fuller” e la sua composizione “If you leave me pretty mama”, brani questi che a lungo faranno parte del suo repertorio live al Greenwich Village di New York. Agli inizi degli anni sessanta, Van Ronk conosce un giovanissimo Bob Dylan, appena arrivato a New York dal Minesota e lo aiuta ad inserirsi nel panorama folk, dandogli consigli ed ospitalità. Con la sua voce rabbiosa, il suo patrimonio di esperienze affascinò molto il giovane folksinger di Duluth, che assorbì molto del repertorio e della tecnica chitarristica di Van Ronk. Per descriverlo Dylan, disse di lui: “Non aveva freni, era grosso, altissimo, ed io lo guardavo dal basso. Veniva dalla terra dei giganti. La sua voce era fatta come da frammenti arrugginiti di una granata e lui era in grado di ottenerne una sottile, oscura, ramificazione”. Nel corso degli anni Sessanta Van Ronk diventa un sostenitore del “movement”, vale a dire il movimento orbitante nell’area della sinistra radicale a supporto delle cause per i diritti civili. Fu antistalinista e divenne membro della Libertarian League, e soprattutto della Trotskyist American Committee per la Quarta Internazionale. In quegli anni pubblica, tra l’altro, “Dave Van Ronk. Folksinger”,


Argomenti

“Inside Dave Van Ronk”, “No dirty names” e “Dave Van Ronk and the Hudson dusters”. Coinvolto suo malgrado, alla fine del decennio, nei Moti di Stonewall, viene arrestato e messo in carcere per un breve periodo. Uscito di prigione, torna in sala di registrazione, con “Van Ronk” e “Songs for ageing children”. Prima dell’avvento di Dylan, Van Ronk, era il signore indiscusso della scena folk americana, con un’importanza che i musicologi definiscono fondamentale. Ispiratore di altri artisti di grande rilievo in America come ad esempio Jony Mitchell e Townes Van Zandt. Indifferente alle mode, distante dal pop e dal rock, è rimasto, sempre, coerentemente ancorato alle radici del folk e del blues, esempio di integrità e passione, senza vergognarsi di essere un bianco che cantava il blues, dato che si considerava agli stessi vertici espressivi dei maestri originali del blues (citazione da Wicked Messenger di Mike Marquesee). Pubblica, in seguito album importantissimi come: “Just Dave Van Ronk” nel 1964 e “Dave Van Ronk folksinger”. Nel 1974 prende parte a un concerto, insieme con Bob Dylan, Arlo Guthrie e Pete

Bob Dylan, Suze Rotolo e Dave Van Ronk, 1963

Seeger, organizzato da Phil Ochs per sostenere i rifugiati politici cileni in seguito al colpo di stato di Augusto Pinochet, in una serata intitolata “An evening with Salvador Allende”. In seguito, la sua produzione si dirada: al 1976 risale “Sunday street”, che alcuni dei critici, considerano il suo album più significativo. Quattro anni più tardi esce “Somebody else, not me”. Nel 1982 Dave pubblica “Your basic Dave Van Ronk”, e nel 1983, fa uscire un bellissimo e raro album dal vivo, per l’etichetta del Folk Studio di Roma, di Giancarlo Cesaroni: “Dave Van Ronk in Rome”, che contiene due tra le sue più belle canzoni, “Another time ad place” e “Loosers” ed una rilettura del classico di Bob Dylan, “He was a friend of mine”. Nel 1985 gli viene assegnato il Premio Tenco alla carriera. Negli anni Novanta l’artista pubblica, tra l’altro, “Hummin’ to myself Dave Van Ronk sings an American songbook” e “To all my friends in far-flung places”. Nonostante alcuni problemi di salute riesce a registrare, ancora, due albums: “From… another time & place” (1995), e “Dave Van Ronk: sweet & lowdown”, nel 2001. Si spegne

Insieme a Bob Dylan

all’età di 65 anni, il 10 febbraio del 2002 a New York, a causa di un’insufficienza cardiopolmonare, dopo essersi ammalato di cancro al colon senza riuscire a concludere il libro di memorie che in quei mesi stava scrivendo insieme con il giornalista/musicista, Elijah Wald, intitolato “The mayor of MacDougal Street” (“Il sindaco di MacDougal Street”, come era soprannominato per essere stato il cantante più in voga nei locali di quella strada, come il celebre “Gaslight Cafè” o il “Folk City”), che verrà pubblicato postumo tre anni più tardi. Il popolo del Greenwich Village, fa in modo che una parte di Sheridan Square (all’incrocio tra Washington Place e Barrow Street) venisse ribattezzata, nel 2004, “Dave Van Ronk Street”, in sua memoria. Dopodichè cala su di lui il silenzio, interrotto, nel 2013 dai fratelli Coen, che presentano, al Festival del Cinema di Cannes, il film “Inside Llewyn Davis”, che vede come protagonista un cantautore folk (Llewyn Davis, appunto, interpretato da Oscar Isaac) ispirato alla sua figura e tratto dalle sue memorie. In Italia, da pochi giorni, questo libro è stato finalmente pubblicato con il titolo di “Manhattan Folk Story”, nella collana Bur edita da Rizzoli, di cui vi consiglio, caldamente, la lettura. ❖

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Cronaca IN ARGENTINA (CENTRO PABLO) A SETTEMBRE 2013 HANNO RIPRESO 40 ANNI DI AMICIZIA TRA CUBA E ARGENTINA di Gloria Berloso

Ecco la prima notizia che ho ricevuto. Cuba - Argentina ... tanti fratelli Da Fidel Diaz Ho tanti fratelli Non riesco a contarli e la bella sorella chiamata libertà

Maria Santucho

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l Centro Pablo ha lavorato per diversi mesi su questo progetto, sono 40 anni esattamente che le relazioni cubanoargentino si tengono lì, come una celebrazione della cultura che unisce e incoraggia. In particolare, è stata Maria Santucho, coordinatrice del Centro, che ha sviluppato i rapporti in collaborazione con il Ministero della Cultura di Cuba, questo compito di produzione intensa e attenta, soprattutto tramite e-mail, in modo che Marta Campos e Leonardo Garcia, raggiungessero l’Argentina e fossero presenti presenti nella Casa del Bicentenario, e altri spazi culturali. D’altra parte al di là del Ministero della Cultura della Nazione con la collaborazione della cantante Liliana Herrero, la produttrice María José Minatel e altri amici erano fondamentali nel completamento di questa festa di fratellanza e di cultura. Maria Santucho, figlia e nipote di Oscar Asdrubal Santucho Mario Roberto, leader del Partito dei Lavoratori (PRT), assassinato nel 1976 dagli equipaggi del golpe civile-militare che ha avuto inizio il 24 marzo dello stesso anno. Maria ha vissuto a Cuba per 36 anni. I primi mesi dei suoi anni in esilio sono stati spesi nell’ambasciata ambasciata del paese caraibico a Buenos Aires fino fino al momento che il dittatore Jorge Rafael Videla le ha permesso di andare a L’Avana, dove ha iniziato la sua vita lontano da casa per affrontare nuovi progetti. Il Centro Pablo ha inoltre proposto la partecipazione dello scrittore, giornalista e perseverante Fidel Castro Diaz, e finanziato la sua proposta in Argentina. La fraterna generosità di Liliana e Horacio González Herrero hanno dato e stanno donando un premuroso e amorevole lavoro, hanno iniziato ad inviare notizie sulle attività da intraprendere in queste settimane e sull’esperienza culturale e umana a Buenos Aires.

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Nelle vie di Buenos Aires le canzoni di Atahualpa Yupanqui hanno garantito il gemellaggio, un cammino verso la libertà della grande patria latino-americana come l’unico orizzonte possibile immaginabile. Quando arriviamo alla Casa Nazionale del Bicentenario, le sue porte si sono aperte alle celebrazioni del 40° anniversario del ripristino delle relazioni tra Cuba e Argentina, con un mosaico di attività in cui le culture s’intrecciano. Atahualpa Yupanqui è stato il Cantor nel profondo delle persone e paesaggi che amava, per il dolore e la miseria umana dei diseredati e poveri. È stato, è, un poeta e conoscitore dell’intimo folklore della sua terra. La sua opera vivrà in mezzo a noi, compreso l’amore la poesia e ritmi popolari a lui tanto cari. Grande, molto grande Atahualpa Yupanqui. Tre giorni di pioggia ininterrotta e temperature di 6 gradi (e sotto) non hanno impedito l’afflusso del pubblico (di fratelli piuttosto) ospite della manifestazione di lunedì 16 settembre, un pubblico che è stato immerso nella storia attraverso le informazioni di versi e di sogni. Improvvisamente, arrivando a Riobamba 985, sembra d’essere in una strada a L’Avana, ve-

Atahualpa Yupanqui


Cronaca

diamo gli abbracci di vecchi amici: Manelo, (Ismael Gonzalez, coordinatore di ALBA Culturale), Pedro Pablo Rodríguez (Marti Studies Center), il vecchio Caimanero Omar Gonzalez, i poeti Luis Yuseff e Papastamatiú Basilia, la fotoreporter Kaloian, il sito web di Adrian The Stool, il trovatore Vicente Feliu, il chitarrista Alejandro Valdes ... e tra saluti, nuovi incontri di amici di questa terra come la grande cantante Liliana Herrero, il suo produttore, Fabian Matus, figlio di Mercedes Sosa, produttore di materiali audiovisivi tra cui la “voce di Mercedes Sosa dell’America Latina” (documentario), un viaggio sconvolgente attraverso la vita di questa icona dell’America, che è appena uscito. Anche la cantautrice argentina Paula Ferrè, l’attrice Susu Pecoraro (Camila per sempre nella nostra memoria cinematografica), e molti altri artisti e personalità della cultura popolare. Su una parete si vedono passare le immagini di proteste nelle strade, la repressione della dittatura, gli attacchi alla Moneda, il presidente cubano Osvaldo Dorticós, nel 1973, in Cile, e poi la folla affluita per salutarlo in Buenos Aires, l’apoteosi con Fidel nel 2003 e il suo mega discorso alla soglia della University, una gigantesca folla che sfida il clima, con gli sguardi che sognano di vivere il miracolo ribelle, libertario in Argentina. Le parole dell’ambasciatore cubano Jorge Lamadrid, il vice ministro della cultura Julian Gonzalez dell’Argentina, il segretario Jorge Coscia, tutti parlano della fusione vitale del loro popolo, o meglio di un popolo comune del sud; poi Bolívar, Martí, il Che, Allende, Chavez, Kirchner... una strada lunga e difficile per i poveri della terra, non si può andare in giro senza la luce della cultura più profonda, nel momento in cui si tratta di randagi ciuffi d’arte, apocrifo-epidermica smobilitazione, i media che dipingono un mondo di bolle di sapone; flusso di informazioni demoralizzanti, egoismi, crudele ideologia, sterminatore che divide e distrugge le culture, che gli esseri umani totalmente spoetizzano. Le persone che non si conoscono tra di loro devono affrettarsi a conoscersi, come quelli che stanno per combattere insieme. Un altro piccolo passo, intenso appello urgente dalle belle parole dei trovatori cubani Leo Garcia e Marta Campos che cantano... Unisciti a noi: Tali persone povere che non possono vedere che il futuro è breve ... Leo e Marta cantano e ricordano Sara Gonzalez: Amor mío no te vayas que lloro... Poi

musica da ballo popolare cubano si espande con i bambini Beehive, tutti applaudono e cantano… una grande mescolanza di suoni, una festa. Siamo andati fino alle sale della galleria, su uno schermo Fidel parla a studenti di Buenos Aires. Una mostra collettiva di pittura a più dimensioni, Marti ti porta a cavallo, Marti con il berretto del Che, a giocare a baseball, a sognare, ad amare, a lottare, interagendo con noi... Il problema dell’indipendenza non sta nel cambiamento delle forme ma è il cambiamento della mente. In un’altra giornata Pedro Pablo Rodriguez (Marti Studies Center) e Horacio Gonzalez, direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, ci hanno intrattenuto con un discorso intenso. Ha iniziato Josè Martì che ha parlato di diffusione dei settori alfabetizzati oramai in gran parte dell’America Latina ed il record di articoli per il quotidiano argentino la Nacion e pubblicati anche da altri giornali. Il mistero che annuncia ciò che inevitabilmente accadrà allo stressante giornalista metaforico nel descrivere l’America con un look audace per la stampa di questo momento che ci porta in un grande evento e prepara la nostra gente al futuro. L’insegnamento di fondo nei loro testi, i punti di forza e di debolezza di questa nazione che si è espansa e, dopo tali libertà sociali, cominciarono a catturare l’attenzione e mostrare le unghie. Mentre scrivevo, nel suo grande salotto, la grande cantante argentina Liliana Herrero stava provando con i trovatori cubani Marta Campos, Leo Garcia e i suoi musicisti Pedrito Rossi, Ariel Naón e Mario Gusso. Non sembra vero possano essere insieme e vengono i brividi nell’osservarli mentre cantano con l’anima le radici del nostro popolo, sono uno spirito unico… Liliana con la voce profonda entra nella canzone mentre Leo improvvisa con il suo fraseggio, Marta gioca con le corde e Pedrito si sovrappone con la sua chitarra… “Chi ha detto che tutto è perduto, io vengo ad offrire il mio cuore” e poi una canzone che i cubani conoscono molto bene: “Grazie alla vita che mi ha dato tanto”… Violetta emerge tra tutti e non c’è l’Argentina, Cuba, Cile... è la nostra America, sembra che il progetto di Marti stia accadendo ora, lo stiamo presentando, esplorando, abbracciando … Le voci sono sparse, si toccano ed il coro è in crescita: la tua canzone è la stessa canzone, e il canto di tutti che è la mia canzone. ❖

Attività per i 40 anni - foto Kaloian

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Eventi IN FRANCIA È FALLITO IL COMITATO GEORGE SAND!

Venerdì 17 gennaio 2014 È ufficiale: lo storico festival di Saint-Chartier non avrà più luogo Comunicato stampa

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vviato nel 1976 per commemorare il centenario della morte di George Sand, il festival era diventato negli anni il principale appuntamento dei liutai e degli amanti della musica e delle danze tradizionali. Il salone della liuteria, con più di un centinaio di strumenti provenienti da tutta Europa, è stato una vetrina originale per le tradizioni strumentali, ed ha consentito un reale mercato di strumenti come la cornamusa e la ghironda; ha avviato alla professione molti liutai: la creazione di una sezione di liuteria presso il Lycée George Sand La Châtre lo sta a dimostrare. Molti giovani talenti hanno avuto successo a Saint-Chartier, formando molti gruppi qui in Francia e all’estero, contribuendo così alla diffusione di questa musica. Il Comitato George Sand, organizzatore dei Rencontres Internationales de Luthiers e maîtres Sonneurs, ha cessato l’attività il 6 gennaio 2014 a seguito del fallimento e della liquidazione emessa dal Tribunale di Châteauroux. Un insieme di fattori come l’aumento dell’offerta musicale trad’ e i vincoli tecnici associati all’organizzazione di un evento, tra gli altri, hanno portato alla cronica difficoltà finanziaria che ha generato, alla fine del 2013, un disavanzo cumulato di €120.000. Infatti, dal 2000, il festival ha dovuto effettuare regolari tagli organizzativi, salvo poche eccezioni. Nonostante i tentativi di invertire la nuova tendenza economica, cambiando i fornitori di servizi, riflet-

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tendo su prezzi, riducendo il bilancio, incontrando i funzionari eletti e i finanziatori, il Comitato George Sand era impossibilitato a ristabilire l’equilibrio. L’associazione non esiste più giuridicamente. Venerdì 24 gennaio, il comitato George Sand incontra per l’ultima volta i suoi membri e i volontari così come i liutai al fine di chiudere le sue attività. Sabato 25 gennaio alle 14 presso la cappella del vecchio ospedale di La Châtre, rue Jean Pacton, Michèle Fromenteau e Maurice Bourg, i co-fondatori del festival, invitano tutti i soggetti interessati ad investire in sostenibilità per questo evento. Il Consiglio di amministrazione del Comitato George Sand

Nota a margine

È con estremo rammarico che diamo questa notizia: la maledetta epifania 2014 ha colpito in contemporanea l’Italia (cancellazione della trasmissione DEMO RAI), e la Francia... Davvero peggio di così non poteva iniziare questo 2014. Vengono a mancare due strutture fondamentali per chiunque si interessa di musica folk. La recessione continua a mietere vittime e non ne vediamo la fine, ma noi di Lineatrad continueremo a parlare della musica che amiamo, stringendoci insieme a tutti gli appassionati. Quando finirà questo periodo nefasto inizieremo a ricostruire quello che abbiamo momentaneamente perduto, ne sono certo. Loris Böhm


Argomenti Una voce patrimonio dell’umanità

DONNA CANDELORA CALDERONE di Pietro Mendolia*

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scoltando, svogliatamente, il mio professore di economia disquisire di concetti come “prezzo” e “valore”, ai tempi della scuola, mi domandavo a cosa potesse servirmi, in futuro, l’apprendimento di certe nozioni, se non a confondermi le idee più di quanto non le avessi già. Erano questi, allora, i pensieri di un adolescente con la testa tra le nuvole (non che adesso non ce l’abbia più!).

Poi, crescendo, piano piano impàri, dalle esperienze che l’esistenza ti offre da vivere, che al mondo esistono cose che, pur avendo un prezzo, non hanno il benché minimo valore ed altre che, apparentemente senza prezzo, sono di valore inestimabile. E quando realizzi questa cosa qui, ti sembra di scorgere, in un angolino della tua mente che ti si illumina di colpo, la faccia rotonda del prof di economia che ti sorride divertita…

Saranno state, forse, le non eccellenti letture o le scarse frequentazioni di “gente che conta” che hanno fatto di me un non creativo dell’alta finanza, o un non mago degli scambi commerciali di borsa ma, credo di aver comunque ben compreso la lezione di scuola della vita: le cose che hanno valore sono quelle che posseggono la straordinaria capacità di scardinare i cuori, mutandone – in meglio - la loro essenza.

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Ora, c’è una voce…. chiara, potente, inesauribile.. appartenente a una deliziosa signora siciliana… che ha questo eccezionale potere. Una voce che… basta sentirla, per innamorarsi ..della vita, della gente, del mondo intero.. che riporta indietro la memoria e avanti il tempo e fa affiorare ricordi e desiderare cose… Questa creatura dolcissima, dall’aria sbarazzina (dovreste vederla ballare, vi dico!), la detentrice di questa impareggiabile voce, si chiama Candelora Calderone (per amici e compaesani “Dònna Cannilòra”) ed è, probabilmente, l’ultima storica interprete del cosiddetto modo di cantare “à Santaluciòta” (alla Santaluciòta), ossia “alla maniera di” oppure “come si usa fare a” Santa Lucia del Mela, splendido centro collinare dei monti Peloritani che le ha dato i natali, quasi ottantacinque anni fa. A’ Santaluciòta è un canto che viene intonato, generalmente, da due “voci” che si alternano recitando, la prima il distico di base e la seconda la rielaborazione dello stesso distico. Alla seconda voce spesso si sostituisce un vero e proprio gruppo di cantori che armonizzano anche “per terze” e “per quinte”. La struttura di ciascuna strofa considera, dopo l’intonazione del distico, una duplice intonazione della seconda parte del secondo endecasillabo, seguita dal canto dell’endecasillabo per intero. … “Spunta lu suli squàgghia la ilàta”… recita una delle Santaluciòte con le quali Candelora delizia la gente alle feste à ballu (feste da ballo) o p’à tunnùta d’ì pecuri (l’esperienza della tosatura delle pecore) occasioni, queste, nelle quali usa farsi accompagnare da Antonio Merulla all’organetto o da improvvisati gruppi di musici che smaniano, desiderosi di poterla seguire nelle sue autentiche scorribande vocali. E le canzoni, le cui strofe ricorda tutte a memoria, sono versi autentici, evocativi, pura poesia. Gli

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Agricantus, anni fa, hanno voluto regalare una loro personalissima interpretazione di “Spunta lu suli”, mentre, il Piccolo Laboratorio Etnico Malanova, dopo aver duettato insieme a Donna Cannilòra in diversi eventi live, ha accolto la sua voce (due strofe appena) in “Giummilallèru” (“Non iàbbu e non maravìgghia” – Radicimusic 2008). Palùmma palummèdda, iò ti gghiamài/ scinni ccà ntèrra si beni mi voi/ Iò non cci scinnu no, ora e non mai/ si non mi pigghi cu li brazza toi/ (“Colomba, colombina - ti chiamai scendi quaggiù se mi vuoi bene”. “Io non scendo, no, né ora e né mai… se non mi accogli tra le tue braccia”). Se una voce potesse avere immagine, quella di Candelora sarebbe questa foto qui: un mare calmo, un cielo limpido, il sole, una casa bellissima su solida roccia e.. un senso di libertà…. E’, forse, per questo che sarà difficile poterla “costringere”, “imbrigliare” dentro a una regi-

strazione. Perché la sua è una voce da considerare patrimonio dell’umanità…. e una voce patrimonio dell’umanità non si lascia catturare, ma vaga libera nel cuore di chi ha potuto ascoltarla e raccontarla, per appartenere a tutti. ❖ (Le fotografie sono opera di Greta Bartuccio ed Enzo Ragno che ringrazio affettuosamente). * Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova.


Cronaca Una nuova realtà nel locale La Claque in Agorà - Genova

LILITH NEST Comunicato stampa - Loris Böhm

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Genova pulsa una voglia di musica che supera ogni avversità, ogni sconforto. Artefici di questo piccolo ma significativo “miracolo” sono l’associazione genovese Lilith, composta da un manipolo di ragazze appassionate di musica. Cantautrici per vocazione, propongono il loro festival estivo di “musica d’autrice” dove le protagoniste sono appunto agguerritissime cantautrici (ricordiamo tra tutte Paola Turci l’anno scorso). Per la cronaca Lineatrad è da un anno il mediapartner ufficiale, e devo confessarvi che è gratificante collaborare con Lilith: l’ambiente è propositivo e genuino. Questo doppio appuntamento in chiave puramente etnico acustico, Lilith nest, vede due interpreti che, pur essendo assai diversi d’estrazione geografica, hanno come denominatore comune la sensibilità e l’estro nella composizione dei loro brani. Essere presente quella serata è stato per me una esperienza indimenticabile... credo che il comunicato stampa descrive esaurientemente la serata.

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COMUNICATO STAMPA ANALITICO

Cronaca

Organizzatore: LILITH ASSOCIAZIONE CULTURALE Titolo evento: LILITH NEST @ LA CLAQUE – DAOUDA DIABATE (feat. Federica Loredan) + IACAMPO Data /periodo: SABATO 18 GENNAIO 2014 Orario: 21.30 Ingresso: 8€ Luogo: LA CLAQUE IN AGORA’ Vicolo San Donato 9, angolo Vico dei Biscotti. Genova (Centro Storico) info@lilithassociazioneculturale.it www.lilithassociazioneculturale.it Facebook: Lilith Festival Sabrina Napoleone Presidente Associazione 3470776054 Cristina Nicoletta 3493839212 Valantina Amandolese 3495737100

Descrizione breve LILITH NEST @ LA CLAQUE Le novità della stagione teatrale 2013/2014 per Lilith sono molte ed hanno il sapore di un ritorno a casa. Lilith farà il suo nido alla Claque, luogo dove tutto è cominciato. Il titolo Lilith Nest riassume una serie di appuntamenti musicali che ospiteranno sull’accogliente palco de La Claque il meglio delle proposte attuali nell’ambito della musica d’autrice e d’autore senza limiti di genere (musicale, maschile,femminile). La stagione Lilith Nest, organizzata a braccetto con il partner storico Douce, sarà sicuramente un ponte verso la prossima edizione del Lilith Festival della Musica d’autrice che si terrà, come di consueto, nel mese

Tutta l’abilità di Daouda nella tensione delle mani

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Una combinazione vincente...


Cronaca

di giugno 2014, in Piazza De Ferrari con ancora grandi nomi e grandi talenti. Secondo appuntamento imperdibile con artisti sublimi. Sabato 18 gennaio 2014 ore 21.30 Il Nido di Lilith alla “La Claque” in Agorà ospiterà il live di Daouda Diabate (con interventi ritmici di Federica Loredan) e quello attesissimo a Genova del cantautore rivelazione Marco Iacampo in una serata mai vista a Genova tra sperimentazione e tradizione. Evento realizzato in collaborazione con Douce Patisserie Cafè.

NOTIZIE SUGLI ARTISTI IN SCENA DAOUDA DIABATE
 Eccezionale polistrumentista del Burkina Faso sarà accompagnato in alcuni brani dalla danzatrice body drummer Federica Loredan. Daouda nasce in Burkina Faso, l’ 11-08-1984. in una famiglia di griot (messaggeri e mandatari della tradizione orale africana attraverso parole e musica). Giovanissimo inizia la sua formazione artistica, ora ampia e poliedrica, con il padre. Nel 2004 viene scelto dall’ass.Siraba, per partecipare, come percussionista, ad una tournée che tocca diversi Paesi dell’ Africa ed

in seguito a numerosi festivals in Africa ed in Europa, fino a divenire chef du percussion du centre Désire Some di Bobo-Dioulasso, dove ancora oggi tiene stages nei mesi di dicembre e gennaio. Dal 2009 vive stabilmente in Italia e collabora a progetti teatrali e soprattutto,essendo profondo conoscitore dei ritmi, accompagna con i suoi strumenti tradizionali africani (djembe, tamburi bassi, balafon, n’goni, tamani.....) i corsi di danze dell’Africa Occidentale dell’insegnante Chiara Martinoli. Fa parte della compagnia Kibaro dal 2011 con cui ha portato in scena “Cocoon” (Festival juillet Danse, Fribourg CH e Festival Percorsi Sonori, Final Borgo SV) e “Echi e Visioni” in residenza al Castello d’Albertis- Museo delle culture del mondo, Genova. Tiene stages e corsi di percussioni e n’goni per amatori e professionisti e partecipa a festivals e concerti in tutta Italia e all’estero. Suona per stages di danza tenuti da insegnanti provenienti da differenti Paesi dell’Africa Occidentale. Con il gruppo LANAYA ( musica e danza tradizionale e contemporanea del Burkina Faso) ha vinto premi in importanti festival internazionali in Uzbekistan, Italia, Indonesia, Germania, Polonia (2013).


Daouda Diabate invita alcuni spettatori a esibirsi con lui... il giovane e preparato pubblico di La Claque segue il ritmo con grande perizia!

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Cronaca

Un intenso momento dello spettacolo di Iacampo

Iacampo durante un bis... non si cura di un bimbo che curiosa sul palco

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FEDERICA LOREDAN Docente presso Accademie di formazione professionale per lo spettacolo, collabora come coreografa e danzatrice con diverse compagnie, con produttori musicali e cantanti in qualità di body drummer/beat maker, firma le coreografie di diverse crew attive nella scena underground, tiene stages in tutta Italia e all’estero.
 IACAMPO Cantautore veneto rivelazione del 2013 presenta per la prima volta a Genova il suo album Valetudo: “In queste canzoni ho cercato di costruire dei ponti tra il mio passato e il nostro futuro, tra parole vuote e melodie piene di vita, tra quello che ritenevo giusto dire e quello che pensavo veramente, tra la mia voce e la mia chitarra. Ho cercato un ponte tra quello che è la musica popolare odierna e quello che è la nostra tradizione. Ho cercato una canzone e una melodia che fosse sincera, popolare e nuova. Valetudo è un’arte marziale nata in brasile nei primi del 900, in cui, lo dice la parola, non c’è nessuna regola e appunto “vale tutto”. Subito mi è arrivato all’o-

Sul palco di La Claque due protagonisti. In alto, il pubblico assiste e asseconda Iacampo con ritmo e canto a suggellare una perfetta sintonia

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Suggestioni

recchio e al cuore il suono universale di questa parola, che successivamente ho scoperto appartenere anche al dizionario latino, con tutt’altro significato: valetudo (parola unica) sta ad indicare la forma fisica, lo stato di salute.Ma penso che possa voler dire molte altre cose, almeno per me. Credo nella possibilità di scrivere ancora, una canzone italiana con un carattere locale e uno spirito universale come tanto tempo fa. Credo nell’importanza di ritrovare in questo senso un nuovo spirito popolare, tra le persone come nella musica. L’aspetto musicale di questo album è nato dalla necessità di presentarmi per quello che ero. Un uomo con la chitarra.
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stato quindi creato. Ma accettato. Come sono stati accettati rapporti di natura elettiva, da chi ha registrato questo disco a chi lo promuoverà;sono persone con cui ho già vissuto almeno una vita. Mi piacciono le musiche popolari del mondo, anche tutte le nostre (mio padre è del sud e mia madre del nord) e anche il rock e il blues, quando non sono di maniera. Non è un disco d’autore, non è cantautorato; ho cercato semplicemente di scrivere canzoni popolari.” ❖

In agenda: THAT’S ALL FOLK FESTIVAL stessa sede, 6 e 7 febbraio

6 febbraio: SARA VELARDO+LITTLE BOXES+ANDREA FACCO 7 febbraio: DAISY CHAPMAN+JESS+altro da confermare


Recensioni L’intraprendente etichetta italiana Rox records pubblica un album, solo su mp3, con il ricavato a beneficio della lotta contro la dipendenza dal gioco d’azzardo, Movimento NOSLOT

TRAD ACTION 2013 Comunicato stampa

il loro pane quotidiano a gruppi più giovani (anche in senso anagrafico) che normalmente amano sperimentare nuove sonorità e nuove composizioni.

Ringraziamenti e Crediti

Presentazione TradAction 2013 TradAction 2013, una compilation di musica tradizionale, fruibile solo tramite download dal nostro sito internet, con la formula del “Pay What You Want” che nel nostro caso è “Folk What You Want”, acquistabile con carta di credito (la donazione è libera, consigliati almeno 5 euro). La compilation non prevede guadagno da parte di nessuno, il ricavato verrà interamente devoluto all’Associazione Movimento NOSLOT, nata per continuare con più vigore ed efficacia la battaglia contro il gioco d’azzardo patologico, un male che affligge migliaia di persone, che difficilmente si riesce ad individuare e che ci ha toccato da vicino portandoci a conoscere personalmente i fondatori dell’Associazione. Abbiamo coinvolto artisti e gruppi amici, e la risposta del mondo folk non ha tardato ad arrivare! Cosi all’interno della compilation, composta esclusivamente da pezzi tradizionali, potrete ascoltare numerosi gruppi di diversa estrazione, dai gruppi “storici” che hanno fatto della musica a ballo tradizionale

Ci sarebbe piaciuto mettere tutti i nomi dei musicisti uno per uno … ma sono più di 50 … così ci limitiamo a ringraziarli tutti e tutte per la loro disponibilità, generosità, professionalità. È stata davvero una bella sorpresa incontrare persone che con entusiasmo e con fiducia immediati hanno accettato di dare vita a questa nostra idea. La sensazione alla fine di questo lavoro è un po’ quella che si prova a notte inoltrata in un festival di danze, quando i palchi sono ormai vuoti e rimane un gruppo di musicisti che ha ancora voglia di far ballare quelli che resistono al sonno, musicisti appartenenti ai gruppi più diversi per provenienza e stile che suonano insieme “vecchi” standard creando nuove “armonie”. Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che acquistando la compilation, contribuiranno a sostenere l’Associazione Movimento NoSlot www.noslot.org

Track list TradAction 2013 01 Fabrizio Klam - Hanter-dro Klamm 02 Andrea Capezzuoli e Compagnia - Beatrice (Scottish) 03 Trio Coltri Menduto Morelli e Mauri - Sparve Lille (Polska) 04 Alzamantes - Branle d’Ecosse 05 Raffaele Antoniotti - Parlomi (Mazurka) 06 Folkamiseria - Sapadùr (An-dro) 07 Yatriah - Ai vist lo lop/La Mourillade (Suite di Bourrèe 3 tempi) 08 Lost Highway - La Pic du Jour (Valzer) 09 Abacà - Ronde de Saint Vincent 10 Bifolc - Chanson de Nau (Suite Rondeaux des Landes) 11 Saro Calandi - Mattarello Romagnolo (Salterello romagnolo) 12 JAMtrad duo - A bord mon bel enfant (Bourrèe 3 tempi) 13 Nocino Folk - Klezmer (Trad. Israeliano) 14 Spakkabrianza - Fandango 15 Noterfolk - Bourrèe Crousado 16 Statale 45 - “Mazurca Flauto” (Mazurca) 17  Il Ballatoio - Suite di Sbrando (Sbrando di Meo, del Roero, di Bra, di Magliano Alfieri)

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Recensioni LOU TAPAGE: FINISTERRE

Finalmente l’atteso album del gruppo occitano Audioglobe records www.audioglobe.it di Loris Böhm

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rrivato dopo lunga attesa di tre anni questo quinto album dei Lou Tapage, banda cuneese in passato molto attiva nelle feste occitane danzanti. Si tratta di un disco di confine, e una tappa intermedia in cui il suono del gruppo pare sperimentare un simbolico viaggio attraverso sonorità roccheggianti classiche venate da melodie dal sapore ancora molto occitano. Un viaggio, quello dei Lou Tapage, che presumibilmente li farà atterrare in lande finora sconosciute (per loro).

La strumentazione rimane quella tipica delle formazioni da danza occitana, e a tratti si intravvedono brani danzerecci ed ecco che fisarmoniche, cornamuse, bouzuki, violini, flauti, mandolini, fanno benissimo la loro parte, mentre la lingua in cui si esprime il gruppo cambia, quasi a voler dare un senso compiuto per un viaggio che non è solo apparenza. La sorpresa per l’ascoltatore che ha già “metabolizzato” il suono dei Lou Tapage come folk occitano, dunque, sarà evidente... ma la sen-

DOMENICO SISTO & OMERTHA’ MUSIC CLAN: U TEMPU RALLENTA

sazione che prevale in assoluto è la curiosità nel decifrare quale saranno nel futuro gli sbocchi sonori di questo gruppo, perché questi dodici brani, assai godibili, fanno presagire una svolta che avrà ripercussioni molto positive nella carriera di questi artisti, forse ancor più eclatanti dei “cugini” Gai Saber, che prima di loro si sono tuffati su sonorità moderne e ritmate, ottenendo però risultati altalenanti non sempre all’altezza della situazione. Da ascoltare assolutamente!! ❖

Un cantautore anticonvenzionale dalla Calabria www.cnimusic.it di Loris Böhm

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ecisamente un cantautore dal suono molto ipnotico, elettrico, piuttosto distante dalle acustiche folk che siamo soliti ascoltare su Lineatrad. Non per questo motivo merita di essere snobbato dalla nostra critica. Lavoro sanguigno, la etichetta CNI records si è specializzata in produzioni che, pur partendo da sonorità etno-acustiche, spazia per ardite contaminazioni in grado di confezionare artisti davvero unici.

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Questo artista calabrese, Domenico Sisto, può annoverarsi tra quelli più “spregiudicati” appartenenti a questa intraprendente etichetta. Ascoltando questo disco non si può rimanere indifferenti, anche se non si è abituati a tale schiettezza... a tratti il dialetto calabrese fa percepire la radice culturale di Domenico Sisto, però questa batteria ossessiva si contrappone e scandisce, scolpisce la voce penetrante, persistente, mentre l’urlo

della chitarra elettrica potrà solo aumentare la sensazione di rabbia e disperazione dei testi. Si rimane intontiti da tanta determinata energia, e chi vuole sensazioni forti sarà accontentato. Resta inteso che per i palati fini, per gli amanti dell’acustico e del tradizionale, questo disco non è consigliato... ma forse una piccola divagazione la merita in ogni caso. ❖


Eventi Presentazione del nuovo disco Sabato 22 febbraio alle ore 21 ad Albenga

SILVIO PERON ESCHANDIHÀ DE VITA Comunicato stampa

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abato 22 febbraio alle ore 21, presso l’Auditorium San Carlo di Palazzo Oddo in Via Roma 58 ad Albenga, verrà presentato tramite musica e immagini il CD “Eschandihà de vita - Storie di personaggi delle Valli Occitane in Piemonte” con testi e musiche di Silvio Peron, il quale si è avvalso della collaborazione di 17 musicisti e cantanti di diversa provenienza, da Bologna a Marsiglia, che in parte hanno curato anche gli arrangiamenti. Ogni brano presenta quindi atmosfere, timbriche e arrangiamenti molto diversi. Dal punto di vista dei testi, ciascun personaggio parla in prima persona e nella variante di lingua d’oc del proprio paese di origine, con lo scopo, tra le altre cose, di mettere in risalto la musicalità data dalle caratteristiche di ognuna. I giganti Ugo di Vinadio, Don Viale di Limone (“il prete giusto” di Nuto Revelli), la sounadoura di Tech di Dronero, Notou Sounadour

di Robilante, sono alcuni tra i personaggi che hanno ispirato l’autore per singolarità di vita, esperienze e aneddoti vari. Il tutto nasce trent’anni fa da un’esperienza vissuta dal musicista in qualità di animatore musicale durante un soggiorno a Borgio Verezzi con anziani della Val Stura. In questa occasione stringe amicizia con due di loro, Jacou e Petou di Roccasparvera, e scopre che il secondo, a quasi ottant’anni d’età, non aveva mai visto il mare e aveva difficoltà a credere che fosse salato. A distanza di vent’anni, l’autore si trova su una spiaggia e di colpo riaffiora il ricordo quasi sbiadito di un particolare: Petou che corre a tentoni verso il mare, assaggia l’acqua e si gira con aria schifata. Ed è così che all’improvviso nasce il ritornello di quella che diventerà Petou e lou mar… Da qui l’idea di realizzare una serie di canzoni su vari personaggi delle Valli Occitane. Ingresso libero.

Silvio Peron cell. 348 2484890

SILVIO PERON Eschandihà de vita Storie di personaggi delle Valli Occitane in Piemonte 1. Petou e lou mar 2. Doun Vial, lou mul ‘d Limoun 3. Valzer Paraloup 4. La sounadoura di Tech 5. Nou’ m’ fai chantar amour ni drudaria 6. Estiene ‘d Pourchera 7. Balet dal luban 8. Notou sounadour 9. Ninin, la reina de les Grànjas 10. Mazurca a Ninin 11. Li gigàntes de Vinai Silvio Peron: voce, organetto, fisarmonica semitonata - Gabriele Ferrero: violino, viola - Flavio Giacchero: clarinetto basso - Gigi Biolcati: batteria - Manu Théron: voce - Patrick Vaillant: mandolino elettrico, banjolino - Daniel Malavergne: bassotuba - Stefano Valla: piffero - Daniele Scurati: fisarmonica a piano - Placida “Dina” Staro: voce, violino - Stefano Risso: contrabbasso - Jan-Mari Carlotti: voce, chitarra - Guido Antoniotti: scacciapensieri, aggeggi sonori - Gianrenzo Dutto: armonica a bocca - Enrico Negro: chitarra acustica - Francesco Busso: ghironda elettroacustica - Danielle Franzin: voce - Mathieu Aymonod: ocarina

Tam Tam Magique Il gruppo Tam Tam Magique, si è fondato a Genova nel 1997 dall’artista Guineano Ibrahim Sampou, percussionista per lunga ed importante tradizione familiare, membro fin da giovane del Ballet National de Guinée. Già esibitosi in diverse occasioni in Italia ed Europa, a manifestazioni quali: 30 ore per la vita (reti Mediaset), Giornata dell’emancipazione (RAI), Festival del Mediterraneo, Ibrahim Sampou fa parte della compagnia Multietnica del Suq di Genova

propone spettacoli di musica, percussioni e danze africane Per informazioni contattare IBRAHIM SAMPOU : tel. 0103742434 - 3895155890 - e-mail: ibrahim.sampou@libero.it

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Media Partner:

RadiciMusic

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Lineatrad 25-2014  

TradAction 2013 Artisti aretini per la Sardegna Pifferi, muse e zampogne Centro Pablo in Argentina Lilith Nest 2014 Lou Tapage Dave Van Ronk...

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