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mensile Anno 2 n° 13 gennaio 2013 € 0,00

i n a i r u g i L I

Celtic Connection 2013 anteprima Tim Bradley Katabba (campane&tamburo) I Pentangle e Boccaccio I Liguriani

Dhoad: l’India dei Maharajas Anouar Brahem La Costituente La Musica nelle Aie La leggerezza del Trio Lescano


Sommario

n. 13 - Gennaio 2013

Contatti: direttore@lineatrad.com - www.lineatrad.com - www.lineatrad.it - www.lineatrad.eu

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In arrivo la 20ª Celtic Connections

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Katabba: concerto per campane e tamburo

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I Liguriani raccontati da Michel Balatti

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Gli stupefacenti occhi di Rita

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Dhoad, i Maharaja

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La leggerezza del Trio Lescano

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I Pentangle e Boccaccio che c’azzeccano?

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I Liguriani

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Tim Bradley

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Eventi

Cronaca

Interviste

Recensioni

di Loris Böhm

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orse qualche lettore si sarà chiesto che fine ha fatto Lineatrad, considerando che a inizio anno non abbiamo comunicato il giorno di pubblicazione della rivista. Questo fatto dipende dal periodo di insicurezza generale che personalmente mi ha fatto meditare e dubitare di tutto. Mi scuso in anticipo ma questo mese voglio dedicare alla mia rivista l’intero editoriale di gennaio. Molti tra i collaboratori hanno avuto problemi da risolvere di varia natura, non ultima quella delle ristrettezze economiche cui il “caro” governo ci ha abituato, che hanno limitato il loro entusiasmo e la voglia di dedicarsi ad un progetto editoriale. Anch’io purtroppo ho risolto ben pochi dei problemi che avevo nell’anno appena concluso, per cui questo numero di gennaio risulterà molto più snello dei precedenti. Finite le feste natalizie con i relativi concerti folk di contorno, quello che rimane è tutto un cantiere che dovrebbe concretizzarsi con gli eventi primaverili ed estivi.

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Persino le produzioni discografiche languono, attanagliate dalla crisi del mercato. Le etichette non hanno più voglia di pubblicizzare il loro prodotto attraverso riviste come la nostra, con l’esplosione di You Tube e Facebook dove puoi trovare molto materiale multimediale a costo zero. Anche i numerosissimi blog e le newsletter folk contribuiscono a creare la massima confusione. Si dice tutto e il contrario di tutto, all’insegna dell’improvvisazione. Dilagano gli opinionisti, i recensori, i giudici, i pontificatori che vorrebbero “creare tendenza”, ma è annichilito il buon senso. È evidente che il povero appassionato di musica sia frastornato, confuso, anche deluso da questo scenario, e alla fine, non sapendo più quale campana ascoltare, è costretto a fidarsi del suo intuito. A chi giova questo stato delle cose? Certamente non ai musicisti, che hanno visto ridursi sempre più un già risicato guadagno al loro lavoro, utilizzato per gli spostamenti da un teatro all’altro. Certamente non giova agli

Argomenti

Editoriale ascoltatori che sono mal informati per il semplice fatto che esistono troppi canali di informazione, spesso non aggiornati se non addirittura in contraddizione tra loro. Lucra soltanto il cosiddetto “mercato globale informatico” fornito da potenti lobby multinazionali che concedono spazi a improvvisati operatori della comunicazione: ma è cultura questa? Noi di Lineatrad, per quanto non siamo ancora una rivista ufficiale, cercheremo sempre di rapportarci ai nostri lettori con responsabilità e coerenza, per essere uno specchio fedele di quello che offre la musica folk in Italia e all’estero. È partito il “questionario Lineatrad”, tendente a verificare i gusti dei lettori, ad ascoltare le proposte per migliorare la rivista, e nonostante le risposte arrivino con il contagocce, si può già intuire l’eterogeneità del lettore medio. L’unico dato evidente è che a quasi tutti l’impostazione della rivista piace e quasi tutti preferirebbero pagare un abbonamento o una singola edizione,


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Goitse

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La costituente

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Orchestre e bande multietniche in Italia

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La Musica nelle Aie

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Intervista a La costituente

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Megitza

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LINEATRAD

è la tua “nota” positiva

pur di poterci leggere. Qualcuno è andato oltre, proponendo una sottoscrizione di sostegno, o addirittura, come il gruppo Calicanto, gli incassi di un concerto organizzato “pro-Lineatrad”... A coloro che hanno risposto va il mio ringraziamento, ma non vorrei aggrapparmi al salvagente, bensì continuare ad offrire la rivista gratuitamente, a mie spese, cercando finché le mie risorse lo consentiranno, di offrire un servizio utile a tutti; senza secondi fini, e soprattutto senza foraggiare ulteriormente lo Stato italiano versando le molteplici tasse dovute alle “registrazioni” obbligatorie per gli editori, che ricadrebbero sul prezzo della rivista e sul bilancio di un lettore già abbastanza depresso dal scenario italico... tutto questo a costo di “apparire” come un blog, anche se di fatto non lo siamo per niente. Quello che chiedo ancora una volta è di aumentare il vostro impegno per fare in modo che la rivista Lineatrad sia considerata la fonte ufficiale di tutte le notizie del mondo-folk. In Italia è giusto che esista un referente qualificato per

questo tipo di notizie, come avviene in tutte le altre nazioni, e noi vogliamo diventarlo per evitare che possano dilagare centinaia di bollettini “territoriali” limitati a specifiche attività di nuclei associativi che pochissimi utenti leggono. Non è affatto prematuro affermare che cercheremo di attivare canali televisivi per promuovere la rivista e la musica folk, tutto questo in un’ottica di ricerca di potenziali strumenti di promozione per ogni singolo operatore “folkmusic”. Chi crede in questo progetto può farne parte senza pregiudizio, e farlo crescere insieme a noi: prima o poi sicuramente tutto verrà realizzato perché è un processo irreversibile; prima o poi arriveranno anche profitti e utili di esercizio, non lo diciamo solo per sfrenato ottimismo! Novità dell’ultima ora: abbiamo ottenuto in extremis l’intervista mancante ai Liguriani, che pubblichiamo molto volentieri aggiornando le pagine della rivista già pubblicate (potenza dei mezzi informatici!) per cui Lineatrad è completo anche a Gennaio! ❖

www.lineatrad.com www.womex.com/virtual/lineatrad ANNO 2 - N. 13 - GENNAIO 2013 via Marco Sala 3/6 - 16167 Genova Direttore Editoriale: Loris Böhm - direttore@lineatrad.com Vice Direttore: Agostino Roncallo - agoronca@tin.it Responsabile Area Sud Italia: Pietro Mendolia - e-mailanova@tiscali.it Responsabile Ufficio Stampa: Fulvio Porro - fulvioporro@yahoo.it Hanno collaborato in questo numero: Marcello De Dominicis, Simona Viganò, Giordano Dall’Armellina, Pietro Mendolia, Synpress 44 di Donato Zoppo Pubblicazione in formato esclusivamente digitale a distribuzione gratuita completamente priva di pubblicità. Esente da registrazione in Tribunale (Decreto legislativo n. 70/2003, articolo 7, comma 3)

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Eventi IN ARRIVO LA 20ª EDIZIONE DELLA CELTIC CONNECTIONS DI GLASGOW: UN FESTIVAL DA NON PERDERE! di Marcello De Dominicis

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ome ogni anno, in questo periodo, non posso fare a meno di suggerirvi un viaggio verso Glasgow alla volta di uno dei più importanti festivals musicali del mondo: “Celtic Connections”. La manifestazione inizia il 17 gennaio e terminerà il 3 febbraio. Ho ricevuto, proprio in questi giorni, il programma di “Celtic Connections 2013” dalla bravissima e gentilissima Hannah Matheson (responsabile del press office del festival) e ho subito constatato che quest’anno, in cui ricorre la ventesima edizione del festival, il cast dei partecipanti è davvero stellare! Non potrò parlare di tutti i concerti che si terranno a Glasgow durante tutta la manifestazione, perché sono davvero tanti, e si svolgono contemporaneamente in diversi teatri e locali della città, ma mi limiterò a presentarvene alcuni dei più significativi della prima settimanadel festival, rimandando, al mese prossimo una recensione esauriente delle esibizioni che seguirò in loco. Chi si recherà al festival, durante la prima settimana, non può perdersi il concerto del 19 gennaio, alla Glasgow Royal Concert Hall in cui, alle ore 19, 30, si esibirà Carlos Nunez, il più importante piper della Galizia che, assieme alla Royal Scottish National Orchestra, darà vita ad un’esibizione che si prospetta indimenticabile! Nunez, virtuoso della Gaita, la cornamusa spagnola, ha inciso una decina di splendidi albums, ha collaborato

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Tutti a Glasgow, con qualunque mezzo, per assistere al Celtic Connections

con artisti del calibro di Ry Cooder, Sakamoto, Sinead O’ Condor, Chieftains ed è stato, anche, autore della colonna sonora del famoso film “Mare Dentro” di Amenàbar. Il programma del concerto prevede una combinazione di diversi generi musicali che vanno dal folk celtico, alla musica classica, dalle colonne sonore a ritmi sudamericani. Il tutto sarà diretto con grande perizia da Russell Harris Nello stesso giorno, alla stessa ora, nello splendido teatro all’aperto “A.B.C.” si esibiranno anche i favolosi, “Manran”, uno dei giovani gruppi di folk caledone, più preparati del momento, ed i “Kila”, ”veterani” del folk rock irlandese, davvero esplosivi nelle esibizioni live! I Manran, di cui ho recensito,

qualche tempo fa su Lineatrad, lo splendido album d’esordio, presenteranno in questo concerto il loro secondo album, che uscirà nei primi mesi del 2013. Freschi dell’apporto del nuovo entrato, il grande piper irlandese Ryan Murphy ci presenteranno la loro collaudata miscela di gaelic folk e rock. I Kila con il loro selvaggio e carnevalesco modo di presentare, con arrangiamenti freschi ed un feroce rigore tecnico le radici tradizionali con la sperimentazione d’avanguardia non mancheranno di suscitare un grande entusiasmo per il fortunato pubblico che sarà presente al concerto. Chi volesse farsi un idea del loro travolgente impatto


live può cercare il disco “Live in Dublin “ del 2004. Il 20 gennaio, nella bellissima sala concerti del 18 secolo, St Andrew in the Square, sarà la volta di Alasdair Fraser. Virtuoso del violino scozzese, ha suonato nelle colonne sonore di molti films importantissimi come: “Bravehearth”, “Titanic”, “The last of the Mohicans”. Colonna portante di gruppi come Skyedance e del duo con Paul Machlis è un vero gigante del suo strumento capace di strappare applausi a scena aperta per i suoi virtuosismi sonori. In questo concerto, sarà accompagnato, dalla violoncellista Natalie Haas (con cui ha inciso tre albuns) e dalla cantante Maeve MacKinnon. Vi Basta? Purtroppo alla stessa ora, alla Glasgow Royall Concert Hall, si esibirà la regina indie del folk e pop elettronico Beth Orton, che, in questo periodo, sta vivendo un ritorno di grande popolarità per il suo bellissimo e recente album, ”Sugaring Season”. Il 22 gennaio si esibiranno due vecchie glorie della musica americana del country rock e del pop: The Mavericks e Tanita Tikaram, rispettivamente alla Glasgow Royal Concert Hall ed alla Mitchell Library, purtroppo, entrambi alla stessa ora, le 19,30. Anche il 23 gennaio si dovrà optare per una dolorosissima scelta, perché quasi allo stesso orario, tra le 19, 30 e le 20, 00, si esibiranno due importantissimi gruppi che molto hanno dato alla musica rock internazionale ed al folk celtico, i Cowboy Junkies e gli Altan. I canadesi Cowboy Junkies sono stati molto importanti, alla fine degli anni 80, per l’album “The Trinity Session”, uno dei capolavori del c.d. “alternative rock”. Gli Altan, attualmente, sono il gruppo più significativo del folk irlandese, conosciuti in tutto il mondo per la loro tecnica strumentale e la bellezza dei loro arrangiamenti. Il loro repertorio comprende: jigs,

Eventi

reels e traditional songs irlandesi, scozzesi e del Quebec. In questa occasione saranno accompagnati da tre autentiche “leggende” dell’irish music, Tommy Peoples, Maigred e Triona Ni Dhomhnaill. Questa straordinaria serata spiega il grande successo di Celtic Connections, nel corso del tempo, perché ogni anno gli organizzatori cercano di unire grandi artisti nello stesso palcoscenico, a volte mischiando musiche e generi diversi, creando contaminazioni molto riuscite. La qualità degli eventi unita alla perfetta macchina organizzativa ne fanno un festival davvero unico… a differenza di altre “titolate” rassegne, come ad es. il Womex, che qualche scricchiolio, purtroppo, lo manifestano. Ma torniamo al cartellone della prima settimana della Celtic Connections. Il 24 gennaio festeggerà i suoi primi 20 anni di carriera, alle 19,30, presso la Glasgow Royal Concert Hall, la grande cantautrice inglese, Kate Rusby. Forse sarà accompagnata da molte guest star: si fanno i nomi di Paul Weller, Richard Thompson, Dick Gaughan, Philiph Selway dei Radiohead che hanno inciso con lei il suo ultimissimo album “20”. Di sicuro, dividerà il palco, assieme a lei, il suo secondo marito, Damien O’ Kane ex chitarrista e bouzoukista dei Flook. Denominata dalla BBC come la “First Lady of young folkies” o dal Guardian “The superstar of the British acoustic scene”, la Rusby ne ha fatta di strada da quando militava, con Kathryn Roberts, nelle “Equation”, e con Patsy Seddon, Mary Mc Master e Karen Tweed nelle “Poozies”.

Dopo il suo primo album “Hourglass”, ha “macinato” le charts inglesi ed internazionali, diventando una delle songwriter più richieste in tutto il mondo. La sua voce calda e delicata, dal timbro inconfondibile, le ha fatto vincere premi prestigiosi e l’ha portata a collaborazioni importanti come quelle con Ronan Keating e Sting. Concerto, quindi, assolutamente impedibile! All’interno del festival dal 30 gennaio al 3 febbraio si svolgerà anche, per la tredicesima volta, la splendida manifestazione internazionale: “Showcase Scotland” ricca di incontri, conferenze, showcase di artisti provenienti da nazioni diverse, concerti, trade fair, che ogni anno, si arricchisce sempre di più, con prestigiose partecipazioni ed interventi significativi, pubblicizzati in tutto il mondo della folk music! Potrei continuare a descrivervi altri concerti che si terranno a Glasgow, giorno per giorno, ma lascio a voi la sorpresa di cercare la Celtic Connections su internet… Concludo, solo con il dirvi, che molti altri artisti del calibro di Steve Cropper, Eric Bibb, Little Feat, Maggie McInnes, Paul Brady, Battlefield Band, Anais Mitchell, Aimee Mann, Karine Polwart, Houthouse Flowers, Glen Hansard, Robin Williamson, Teetotallers, Donald Shaw etc sono nel cartellone di questo strepitoso festival…. quindi sarà un appuntamento decisamente imperdibile! Io ci sarò di sicuro e vi dò l’appuntamento sulle pagine del nostro giornale per parlarvi degli ultimi 4 giorni di Celtic Connections e …. delle ultime novità musicali della Scozia! ❖

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Argomenti “GLI STUPEFACENTI OCCHI DI RITA”

Anouar Brahem tra cinema e produzione musicale

di Agostino Roncallo

“C’est bien pour toi, Agostino, nous donner un rendez-vous aux heures 15,30, près du cinéma Rialto?”, “C’est parfait pour moi, à bientot”.

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untuale, Anouar Brahem si presentò in compagnia del suo produttore: era a Locarno, in Svizzera, per presentare “Mots après la guerre”, un film documentario fatto di interviste a personaggi della cultura e della politica con l’intento di raccogliere gli stati d’animo e le atmosfere successive all’intervento armato israeliano in Libano nel 2006. Avrei voluto chiedergli cosa spinge un musicista e compositore affermato a fare un film e presentarsi a un festival internazionale del cinema, ma la risposta di fatto esisteva già: nello scorrere delle immagini infatti, nelle testimonianze che si susseguivano, nella commozione che era nelle parole e negli sguardi, nei silenzi soprattutto, c’era un tempo dilatato che sembrava sovrapporsi con naturalezza alle sue composizioni. Sarebbe improprio parlare di “colonna sonora”: questa definizione restituisce l’dea che le immagini possano trovare un appoggio, un sostegno, nel suono, invece nel film di Brahem non è possibile separare la musica né dalle rappresentazioni di distruzione delle città, né dai volti macerati di coloro che hanno

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accettato di sottoporsi all’intervista. Non era la prima volta che Anouar Brahem componeva per il cinema e il teatro, molte sono le musiche originali per film da lui scritte, si potrebbe ricordare la collaborazione con il coreografo Maurice Béjart per il balletto “Thalassa Mare Nostrum”. Molte di queste composizioni sono poi state recuperate e rielaborate per il CD “Khomsa” (ECM, 1995), dopo la cui pubblicazione lui stesso aveva dichiarato di aver voluto “liberare la musica dalle catene dell’immagine”. In occasione del nostro primo incontro, era il 2007, gli chiesi come percepisse il legame tra suoni e immagini e, non ricevendo risposta, rimasi un po’ perplesso. Forse lui si accorse di questo imbarazzo: ingenerale gli intervistatori incalzano con domande stringenti l’intervistato, lo chiudono in un angolo, cercano di carpirgli un qualche segreto. Era come se volesse farmi capire che il pensiero e la parola necessitano di altri tempi rispetto a quelli consueti: mi rispose dopo un po’ infatti e mi parlò del tempo, del legame forte che sentiva tra la sua musica e la “durata” dell’immagine. Con ciò non intendeva dire, e ci tenne precisarlo, che la durata dipende dalla fissità dell’immagine ma piuttosto dal tempo, da tutto il tempo necessario della sua persistenza, della sedimentazione: se non hanno il tempo di accamparsi nei nostri occhi e nella nostra

mente, le immagini volano via, le figure si fanno indistinte e di esse non rimane traccia. Ci rimangono delle ombre, parvenze diafane. Ascoltandolo capii molte cose a cominciare dal motivo per cui, prima ancora di sederci ai tavoli del bar, lui mi avesse chiesto di quanto tempo avevo bisogno. Ma capisco anche ciò che avevo visto nel suo film: la rappresentazione dei quartieri distrutti, l’apparente senso di immobilismo, i leggeri spostamenti dell’inquadratura, i movimenti di indistinti personaggi sullo sfondo. Tutto questo penetra lentamente dentro di noi. Non c’erano stacchi se non tra i volti dei personaggi e gli edifici distrutti: ma in fondo era la stessa cosa, gli occhi riflettevano polvere e lamiere contorte. Il film è un avvolgente continuum. Verrebbe da parlare di “lentezza” ma chi conosce e apprezza la musica di Anouar Brahem sa che “lentezza” e “velocità” sono concetti assolutamente relativi. Per chi non conoscesse questo compositore, nato nella Médina di Tunisi nell’Ottobre del 1957, potremmo parlare della sua capacità di far suonare, da solista, uno strumento millenario nella cultura araba: il liuto o, meglio dire, l’oud. Suo padre, mi racconta, non ha fatto salti di gioia all’idea di avere un figlio musicista, tuttavia era una persona molto sensibile: era presente il giorno del suo primo concerto e, dopo averlo ascoltato, gli si


Argomenti

è avvicinato con occhi lucidi per la commozione. Anouar ricorda bene anche il tempo degli studi sullo strumento, le giornate a casa del maestro Ali Sriti: “a lui devo molto, mi ha insegnato tutto, a cominciare dal Taqsim”. Il Taqsim nella musica araba è una forma tradizionale di improvvisazione e, nello stesso tempo, una “scuola di libertà”. La definizione incuriosisce: si sarebbe potuto pensare alla musica, nella sua accezione più ampia, come espressione di libertà e creatività, ma non all’esistenza di una vera e propria tecnica che, come un germe, agisce dall’interno, travalicando gli schemi e generando nuove idee. Il Taqsim è stato molto importante per la formazione di Brahem perché da quei primi esperimenti è nato il de-

siderio di andare oltre la tradizione araba, di avvicinare sonorità di altre regioni, per es. India e Iran, di integrare elementi jazz nella sua musica, di restituire all’oud piena dignità di strumento solista. Questo suo percorso, questa capacità di scrivere una musica che supera i confini regionali, si sviluppa dunque nella continuità e in questo senso egli desidera sottolineare come “non esista alcun conflitto tra tradizione e modernità”. Non è una affermazione scontata: prima di tutto perché, in ogni parte del mondo, il superamento di una tradizione assume ancor oggi i contorni del sacrilegio e inoltre perché, fin dagli albori dell’umanità, l’idea di “libertà” ha sempre creato una certa preoccupazione. E in questo senso la musica non fa certamente

eccezione, occorrono un orecchio e una mente davvero ben disposti per accogliere una proposta che superi schemi già consolidati. Nel corso di quell’incontro del 2007 volevo riflettere sul significato del superamento della tradizione e Anouar mi parlò del sul suo modo di comporre: “comincio da un semplice fraseggio, un motivo che sviluppo lentamente e gradualmente espando, ci sono idee che nascono spontaneamente, in qualsiasi luogo e nei momenti più impensati, ma che poi devo trovare il tempo e la tranquillità di elaborare e sviluppare compiutamente”. Anche quando Brahem ritorna verso la tradizione araba, ad es. con “Rabeb” (1989) e “Andalousiat” (1990), lo fa con formazioni ristrette (in trio ad es. o “takht”, che

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Argomenti

è la forma originale dell’orchestra tradizionale) nelle quali ogni musicista svolge il ruolo di solista e di improvvisatore: è questa la strada per restituire lo spirito, la raffinatezza delle variazioni e l’intimità della musica araba. I puristi, per usare un eufemismo, sarebbero diffidenti: alla luce di un giorno d’estate e al vento, che spazza la polvere, prediligono il buio di una cantina in cui conservare le cose. Ma l’ispirazione per Brahem non separa il presente dal passato, la luce dal buio, è come un albero che cresce verso il sole allargando verso esso i suoi rami, sviluppando nello stesso tempo le sue radici. Gli esordi di questo artista, proprio per il carico di novità della sua arte, non sono stati facili e il trasferimento nel 1981 a Parigi, una città culturalmente vivace e cosmopolita, corrispose al tentativo di Brahem di trovare quelle collaborazioni necessarie ad alimentare il suo spirito creativo: la sua carriera sarà, proprio per tale motivo, costellata da incontri importanti quali ad es. quelli con Jan Garbarek, Dave Holland, John Surman, Barbarose Erkose.

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La svolta forse più importante per la sua carriera avvenne nel 1990 quando, senza indugi, affrontò un impegnativo tour in Stati Uniti e Canada: al suo ritorno venne contattato da Manfred Eicher, produttore e fondatore della casa discografica ECM. Nascerà da quell’incontro una lunga collaborazione che porterà Anouar Brahem alla pubblicazione di numerosi CD tra i quali vanno ricordati “Thimar”, “Astrakan Café” e il più recente “Le Voyage de Sahar” (ECM 2006), dove Brahem è accompagnato da François Couturier al pianoforte e Jean-Luis Matinier alla fisarmonica. Si tratta della stessa formazione del lavoro precedente di Brahem “Le Pas Du Chat Noir” (Ecm 2002), un incontro musicale apparentemente anomalo che oggi ci dona uno splendido disco, forse uno dei più belli, sicuramente il più ipnotico. Incontrai poi Anouar il 13 Settembre 20120 in occasione di un suo concerto al Teatro Elfo Puccini di Milano. Insieme a lui si esibirono in quell’occasione Kalus Gesing al clarinetto, Bjorn Meyer al contrabbasso e Khaled Yassine alle percussioni, gli stessi musicisti che lo

accompagnano nel suo ultimo album “The Astounding Eyes of Rita” del 2009. Fu un concerto difficile da dimenticare per l’intensità delle atmosfere e la splendida acustica. Il titolo dell’album prende spunto direttamente dalla poesia di Mahmoud Darwish, poeta scomparso nel 2008, “Rita and the Rifle”: Between Rita and my eyes There is a rifle And whoever knows Rita Kneels and plays To the divinity in those honey-colored eyes And I kissed Rita When she was young…

“The Astounding Eyes of Rita” è un disco bellissimo che contiene sonorità da folk europeo, ma anche balcaniche e arabeggianti. È musica araba, del Mediterraneo, del Mondo: qualunque sia l’etichetta con cui vogliamo catalogarne l’origine, è musica che parla direttamente al cuore, risvegliando sensazioni che forse non sapevamo nemmeno di avere dentro di noi. Passati alcuni anni, il 2013 potrebbe essere l’anno di un nuovo album che, c’è da sperare, non si farà attendere. ❖


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Argomenti I PENTANGLE E BOCCACCIO, CHE C’AZZECCANO? di Giordano Dall’Armellina

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er gli appassionati di folk, quando si citano i Pentangle, si pensa ad un gruppo che ha fatto la storia del folk britannico ed europeo, a cominciare dagli anni ‘60 del secolo scorso. Celebre è la loro versione di Cruel Sister, reperibile anche nel web. Fra le decine di incisioni in più di trenta anni di attività, forse neanche loro si resero conto di aver scelto una ballata tanto antica da aver influenzato Boccaccio quando decise di scrivere una delle più note novelle del Decamerone. Approfittando del settecentesimo anniversario della nascita del nostro grande novelliere, mi sembra giusto risaltare quanto importante sia stato il mondo della ballata per forgiare uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale. Vediamo dunque in dettaglio di quale ballata si tratta. Bruton Town1 Una delle ballate che Boccaccio tradusse in novella è la quinta del quarto giorno del Decamerone che viene ricordata come Isabella e il vaso di basilico. Come ci ricorda A. L. Lloyd nel suo The Penguin Book of English Folk Songs: “...questa è basata su una storia che non era probabilmente nuova quando Boccaccio la rese famosa nel XIV secolo. Hans Sachs ne fece un poema due secoli più tardi e il poeta inglese John Keats la riscrisse come “Ballata di Isabella e il vaso di basilico” (The Ballad of

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Bruton è una cittadina nel Somerset, nel sud dell’Inghilterra.

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Isabella and the Pot of Basil). Si direbbe che la versione di Keats deve molto a Boccaccio, mentre varianti inglesi della ballata hanno molto in comune con la versione di Sachs. Molti menestrelli cantarono la ballata tramandando la storia oralmente attraverso le generazioni. Una versione è persino arrivata nel Kentucky dove un cantante locale – Logan English – la incise per Folkways Records nel 1965. La versione qui presentata è stata interpretata, oltre che dai Pentangle nel 1968, da diversi cantanti e gruppi musicali fra i quali Tim Hart & Maddy Prior nel 1968, Davy Graham nel 1969, Hilary James nel 1996, Mason Brown & Chipper Thompson nel 2001. E’ possibile ascoltare alcune di queste interpretazioni in YouTube. Personaggi: Un contadino, i suoi tre figli (due maschi e una femmina), un servitore. L uoghi : Una casa nella città di Bruton, il bosco. In Bruton Town there was a farmer Who had two sons and a daughter dear. By day and night they were contriving To fill their parents’ heart with fear. One told a secret to the other, Unto his brother, this he said: “I see our servant courts our sister, I see they have a mind to wed.” “If our servant courts our sister, That girl from such a shame I’ll save; I’ll put an end to all their courting And send him silent to the grave.”

A day of hunting was prepared In thorny groves where the green briers grew And there they did that young man a-murder And in the brook his fair body threw. “Now welcome home my dear young brothers, Our servant man, is he behind?” “We’ve left him where we’ve been a-hunting, We’ve left him where no man can find.” She went to bed crying and lamenting, Lamenting for her heart’s delight. She slept, she dreamt she saw him by her All glory red in bloody plight. His lovely curls were wet with water, His body all agape with blows. “Dear love, for thee I’ve suffered murder, I’m lying now where no man knows”. So she rose early the very next morning, And straightaway to the brook she sped. And there she found her own dear jewel In glory plight all bloody red. She took a kerchief from her pocket, She took his head upon her knee, And then she wiped those dear eyes softly, She wiped those eyes that could not see. “And since my brothers were so cruel To take your tender sweet life away. One grave shall hold us both together Along with you in death I’ll stay.”

La città di Bruton Nella città di Bruton c’era un contadino che aveva due figli e una figlia a lui cara. Giorno e notte facevano in modo di riempire il cuore dei genitori di paura. Uno disse un segreto all’altro. A suo fratello così disse: “Vedo che il nostro servo fa la corte a nostra sorella, credo che abbiano in mente di sposarsi.” “Se il nostro servo fa la corte a nostra sorella, Salverò quella ragazza da tal vergogna. Metterò fine a tutto quel corteggiamento e lo zittirò nella tomba.”


Si organizzò un giorno di caccia in boschi spinosi dove crescono verdi i rovi e là assassinarono quel giovane e gettarono il suo bel corpo nel ruscello.

Argomenti

“Bentornati a casa miei cari fratellini, il nostro servo sta arrivando?” “Lo abbiamo lasciato dove cacciavamo, lo abbiamo lasciato dove nessuno lo possa trovare.” Andò a letto piangendo e con lamenti, dolendosi (per la morte) della delizia del suo cuore. Dormì, sognò, lo vide accanto a lei splendente di rosso e insanguinato. I suoi bei riccioli erano bagnati d’acqua, il suo corpo aperto dai fendenti. “Caro amore, per te sono stato ucciso, giaccio ora dove nessuno sa.” Si alzò presto la mattina seguente, e subito si affrettò per arrivare al ruscello. E là trovò la sua cara gioia splendente e tutto rosso di sangue. Prese il fazzoletto dalla tasca, mise la sua testa sulle ginocchia, e poi pulì quei cari occhi dolcemente, pulì quegli occhi che non potevano più vedere. “E poiché i miei fratelli furono così crudeli da portarti via la tua tenera e dolce vita, una sola tomba ci conterrà entrambi; starò con te nella morte.

La novella scritta da Boccaccio condivide lo stesso tema e molti episodi presenti nella ballata britannica. Rimane sullo sfondo l’opposizione della famiglia a storie d’amore con giovani ritenuti di stato sociale inferiore. Boccaccio ha ambientato il racconto a Messina dove i fratelli, diventati tre, facevano i mercanti. Erano ricchi grazie all’eredità lasciata loro dal padre che era di San Gimignano. Avevano una sorella di nome Lisabetta, giovane assai bella e costumata, che non avevano ancora maritato. Con loro c’era anche un giovane pisano di nome Lorenzo che si occupava dei loro affari. Lisabetta e Lorenzo presero a guardarsi e quest’ultimo incominciò a porre l’animo a lei; e fu così che iniziarono a frequentarsi e a fare di quello che più disiderava ciascuno. Sfortunatamente uno dei fratelli li vide una notte e riferì agli altri due dell’infamia che ne

sarebbe seguita se il fatto si fosse saputo in giro. Decisero quindi di invitare Lorenzo ad andare con loro fuori città e pervenuti in un luogo molto solitario e remoto lo uccisero e lo sotterrarono in guisa che niuna persona se ne accorse. Tornati a Messina sparsero la voce di averlo mandato lontano per loro commissioni e nessuno dubitò. Dopo qualche giorno, vedendo che Lorenzo non tornava, Lisabetta cominciò a chiedere spiegazioni. Vista la sua insistenza i fratelli le risposero in malo modo imponendole di non domandare oltre. Lisabetta, temendo il peggio, cominciò a piangere e pregare. Dopo diversi giorni di pianto una notte Lorenzo le apparve in sogno e le disse: “O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t’attristi, e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono.” Detto questo le disegnò il luogo dove era stato seppellito e scomparve pregandola di non chiamarlo più. Il mattino seguente Lisabetta si recò con una serva al luogo indicatole e trovò il corpo del suo misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto. Non potendo portare via tutto il corpo risolse di tagliare la testa e di portarsela a casa. Quivi la mise in un vaso di basilico sul quale riversava le sue lacrime2. La pianta divenne bellissima e odorifera molto. I fratelli, vedendo la sorella

così affranta davanti alla pianta di basilico, si meravigliarono molto e vollero scoprirne la ragione. Tolta la terra trovarono la testa di Lorenzo non ancora corrotta. Per paura di essere scoperti, segretamente partirono per Napoli, sotterrando nel frattempo la testa in altro luogo. Lisabetta, non avendo neanche più il conforto del vaso di basilico, piagnendo si morì. Boccaccio conclude la novella con queste parole: e così il suo disavventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcuno che compuose quella canzone la quale ancora oggi si canta, cioè: Quale esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta3, ecc. Boccaccio cita solo due versi di una canzone4 che doveva essere conosciuta ai suoi tempi e che potrebbe avergli dato ispirazione per la seconda parte della novella che non è presente nella ballata britannica. Come era solito fare, unisce due storie distinte e ne ricava una nuova con i contenuti di entrambe. Ricordo che tutte le novelle del Boccaccio sono tratte da racconti popolari e da ballate conosciute ai suoi tempi. Il grande toscano (nato a Certaldo nel 1313) ha avuto il merito di tramandarcele riscrivendole con il suo stile aulico. Per gli amanti della cultura popolare leggere il Decamerone oggi vorrebbe dire tuffarsi nelle nostre radici di donne e uomini europei. Quindi un “viaggio” per conoscere meglio noi stessi.

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Keats nel suo poema Isabel and the Pot of Basil scrisse: And she forgot the stars, the moon, and the sun, And she forgot the blue above the trees, And she forgot the dells where waters run, And she forgot the chilly autumn breeze; She had no knowledge when the day was done, And the new morn she saw not: but in peace hung over her sweet Basil evermore, And moisten’d it with tears unto the core. (E dimenticò le stelle, la luna e il sole, e dimenticò il cielo blu sopra gli alberi, e dimenticò le valli dove scorrono le acque e scordò la fredda brezza autunnale; Non si rese conto di quando fosse giorno e non vide il nuovo mattino: ma in pace si aggrappò ancor di più al suo dolce basilico e lo bagnò di lacrime fino alle radici.)

(Tratto in parte da “Ballate Europee fra Boccaccio e Bob Dylan” in uscita a febbraio) ❖

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Che mi rubò il vaso. Prosegue poi il canto con la domanda: del bassilico mio selemontano? La canzone fu anche raccolta da Giosuè Carducci e comparve nel suo “Cantilene e ballate dei secoli XII e XIV”. Ciò prova che Boccaccio ascoltava ballate e ne sfruttava i racconti per le sue novelle.

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Cronaca KATABBA: UN SINGOLARE CONCERTO PER CAMPANE E TAMBURO

Da mille anni, un’ora prima dell’alba e un’ora dopo il tramonto

di Pietro Mendolia*

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vrei dovuto immaginarlo che il motivo per il quale Francesco mi aveva pregato di andarlo a trovare, lassù, al suo paesino arroccato sui colli, non era quello di invitarmi a cena; non solo, almeno. C’entrava qualcosa d’altro, di sicuro, se il mio caro amico, che non vedevo oramai da un bel po’ di tempo, aveva voluto fissare l’appuntamento in quella data ben precisa: “il 17 di gennaio!”. “Che poi - pensai tra me - cade anche di lunedì, giornata

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insolita per incontri di questo genere”. Ricordo che aggiunse: “Per favore non tardare, ci vediamo alle diciotto in punto!” Così, il giorno stabilito, m’avviai di buon’ora alla volta di Monforte San Giorgio, villaggio alle pendici dei monti Peloritani, ove giunsi in leggero anticipo. Trovai il mio amico ad attendermi al centro della piazza sulla quale affacciava la splendida chiesa dedicata al santo patrono, Giorgio.


Cronaca

L’espressione del viso tradiva una certa emozione nel rivedermi. Dopo i saluti mi prese sottobraccio e mi condusse poco distante, al centro di un piccolo cortile posto proprio dietro la chiesa Basiliana di Sant’Agata, da dove si stagliava al cielo l’antica torre campanaria. Il sole era già tramontato da un pezzo quando, d’un tratto, sentii i primi rintocchi e il rullare del tamburo.

In quel preciso istante stavo ascoltando, senza saperlo, un singolare concerto per campane e tamburo: “A campanàta e a tammurinàta ì Sant’Agata” ovverosia “‘A Katàbba”, la più antica rievocazione storica musicale d'Italia che risuona da mille anni nelle valli  che circondano la Rocca di  Monforte San Giorgio.

Monforte San Giorgio. In primo piano la torre campanaria della Chiesa Basiliana di Sant’Agata, entro la quale viene suonata ‘ A Katàbba. Sullo sfondo il golfo di Milazzo con, in lontananza, le Isole Eolie.

Ogni anno, a partire dal 17 di gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate e fino al 5 febbraio, quando si festeggia la Santa catanese Agata, due fedeli, uno esperto nel suono del tamburo e l’altro in quello delle campane, un’ora prima dell’alba e un’ora dopo il tramonto, si ritrovano alla chiesa di Sant’Agata, ne risalgono il campanile e danno inizio a un suono congiunto di campane e tamburo. Raccontano, coi loro cambi di tonalità, intensità e ritmo, della conquista, della liberazione dal dominio saraceno e del ritorno alla cristianità. Il Gran Conte  Ruggero il normanno, nell'anno 1061 a capo di un esercito di fedeli ed eroici cavalieri nor-

manni, dopo lunghe e sanguinose battaglie, libera la Sicilia  dal giogo saraceno, così dopo la liberazione di Troina e la battaglia di Cerami, passa da Monforte diretto verso Rometta e ne libera il territorio. Monforte ancora oggi celebra il fausto evento con questo rito dal fascino unico ed irripetibile. Rito antichissimo quello d’‘A Katàbba: 24 tempi (ma una volta erano molti di più) scanditi a memoria da due custodi che si tramandano la storia di padre in figlio e da maestro a discepolo. Diverse le etimologie proposte per il termine di questa inusuale serenata; due particolarmente interessanti: la derivazione dal greco Katabasis (discesa) o

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Cronaca

Giovanni Giorgianni e Piero Catanese, i due custodi d’ ’A Katàbba.

dall'arabo Qataba (adunata) o da entrambi. Così, affidata all’estro dei due esecutori inerpicati sul campanile, ‘A Katàbba inizia con l’imitazione del passo del cavallo del messaggero degli Altavilla che corre ad annunciare l’arrivo del liberatore, quindi continua con il passo del cammello, cavalcato da Ruggero, poi, aumentando il ritmo, imita il galoppo dei cavalli dell’esercito conquistatore che arriva e la fuga disordinata e senza meta dei saraceni che scappano. Infine, un insieme di suoni festosi rappresenta la folla che inneggia al principe liberatore. Immaginatevi il mio stupore nell’apprendere dell’esistenza di questa meraviglia. Un concerto senza eguali con, ad eseguirlo, due maestri d’eccezione. Niente conservatorio, nessuna partitura musicale, ma solo il frutto d’arte antica, tramandata di padre in figlio, segno d’identità popolare, cultura delle tradizioni e desiderio forte di preservare la memoria.

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I due maestri d’ ‘A Katàbba durante la rievocazione storica.


Cronaca

Particolare del Corteo Storico. L’ingresso dei cavalieri normanni in Monforte, guidati dal Gran Conte Ruggero II d’Altavilla.

In occasione della ricorrenza, Monforte San Giorgio festeggia l’evento con le giornate medievali che culminano nella sfilata del Corteo Storico a ricordare, appunto, l’ingresso, in Monforte, dei cavalieri normanni guidati dal conte Ruggero di Altavilla e dal fratello maggiore Roberto. Furono infatti i Normanni a dare il nome Monforte al paese e ad introdurre il culto di San Giorgio creando in suo onore una chiesa e dotandola di reliquia analogamente agli altri centri che si erano distinti nella resistenza ai musulmani come Castelmola, l’eroica rocca di Taormina, e Rometta. Alla fine del Corteo la cerimonia si conclude con l’Accensione del fuoco della Cristianità, a ricordare simbolicamente che con l’ingresso dei Normanni inizia la storia della Monforte cristiana. I monfortesi rivivono così un passaggio fondamentale della loro storia. Tuttavia occorre evidenziare che ‘A Katàbba non intende rappresentare la sopraffazione della cristia-

nesimo sulla religione mussulmana, ma, con la contemporanea presenza di campane e tamburo (l’uno simbolico strumento della cristianità, l’altro dell’Islam), sottolinea l’impegno d’integrazione e collaborazione tra le due culture concretizzatasi, tra l’altro, nella costruzione delle splendide cattedrali arabo – normanne. A fine giornata, seduto placidamente alla tavola di una taverna in perfetto stile medievale, avvinto da un boccale di “vino del Nunzio” e in balia di un “quaglio di madonna Concetta”, assunsi il mio personale impegno, col fraterno amico Francesco, a cantare e raccontare, in seguito, d’ ‘A Katàbba. Era il minimo che potessi fare, dopotutto! ❖

* Pietro Mendolia è autore e compositore del gruppo di nuova musica etnica siciliana Malanova col quale ha raccontato, in musica, la Katàbba.

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Eventi DHOAD

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eri ambasciatori della cultura del Rajasthan in tutto il mondo, i Dhoad hanno effettuato nel corso degli ultimi 10 anni 1.000 concerti in 70 paesi nei 5 continenti... di riferimento Sono diventati il punto ​​ internazionale per la musica del Rajasthan. I Dhoad hanno condiviso il palco con grandi nomi della musica mondiale (Esma Redzepova, Diego Caresco, Romano Drom, Orchestra di Piazza Vittorio, Sassa...). Il Presidente dell’India, il nuovo presidente francese: François Hollande, la regina di Inghilterra Elisabetta II, per il suo Diamond Jubilee a Londra, così come Mick Jagger hanno apprezzato la loro musica.

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Tutta la magia della terra incantevole dei Maharaja in uno spettacolo favoloso di musica e di danza dei Maharaja dell’India

BHARTI Rahis Narratore, musicista, Tablas, proviene da una famiglia di musicisti di padre in figlio da influenze culturali. È il direttore artistico della formazione, ma anche un musicista di talento riconosciuto. Fa parte di un’orchestra internazionale nel mondo e ha suonato con musicisti di tutto il mondo (Cuba, Tunisia, Senegal, Argentina, Italia, America) - Esma Redzepova Gypsy Queen dalla Macedonia, Flamenco en Route dalla Spagna, Sassa dalla Svizzera, e alle stelle italiane come Jovanotti, Avion Travel e l’Orchestra di Piazza Vittorio.

Il Gruppo Il gruppo è composto da sei musicisti, una ballerina Sapera e un fachiro: sono veri e propri virtuosi. Durante il loro spettacolo, invitano i giovani a partecipare ad un viaggio meraviglioso, pieno di energia e serenità allo stesso tempo, che porta alla terra dei maharaja. Tutti questi artisti eleganti e maestosi, la cui musica e lo stile riflettono i sontuosi dintorni della loro regione d’origine, creando un’atmosfera magica e la fusione che prende il pubblico in un magnifico scintillante turbinio, un’esperienza magica e autentica.


Eventi

Per più di duemila anni, l’India è uno dei principali centri di influenza musicale in Asia. Il Deserto del Thar, bello e selvaggio, in provincia di Rajasthan, ha ispirato i maharaja che costruirono sontuosi palazzi i cui sfarzi sono stati già rappresentati dagli antenati dei musicisti Dhoad: i ballerini e fachiri si sono tramandati di generazione in generazione, la cultura e le usanze. L’India è una terra di alto spessore spirituale, artistico e musicale, senza alcuna reale divisione tra espressioni artistiche e religiose. La musica è considerata una cassetta di sicurezza e rispetta la realizzazione della divinità. La confluenza di culture zingara, indù e musulmana, la musica e lo spettacolo sono riflesse dall’esuberanza Dhoad riflette questa terra di passione e di magia, hanno un ritmo sottile e affascinante. ❖

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Cronaca I LIGURIANI, NEL LORO DISCO DI ESORDIO

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na anticipazione: il contenuto del libretto del disco di esordio del gruppo I Liguriani. A seguire l’annunciata intervista che ci consegna uno dei gruppi più vitali che abbiamo in Italia. per cui riteniamo sia utile a coloro che ancora non hanno il loro disco, uscito nel maggio 2011, conoscerne almeno il contenuto... magari saranno invogliati ad ascoltarlo. Nessuna recensione postuma quindi, non avrebbe senso, (e poi nel 2011 non esistevamo neanche come rivista) ma una doverosa segnalazione di un prodotto di qualità. Fabio Biale

Voce, violino, chitarra (1, 10), pianoforte (8)

Michel Balatti

Flauto traverso in legno

Fabio Rinaudo

Musette Bourbonnaise a 16 e 14 pollici

Filippo Gambetta

Organetto diatonico, mandolino (1, 5)

Claudio De Angeli Chitarra acustica

1. Stamattina si va all’assalto tradizionale Boghe Michel Balatti Stamattina si va all’assalto è un canto tradizionale legato alla prima guerra mondiale, reso celebre negli anni ‘60 dal gruppo di teatro canzone “I Gufi”. Fa parte delle musiche che abbiamo arrangiato per La Guerra di Giromino, spettacolo teatrale scritto e diretto da Gian Carlo Ragni, a cui abbiamo partecipato assieme agli attori Mauro Pirovano e Anna Solaro. Boghe è un brano composto da Michel, dedicato ad uno dei pesci più diffusi e ingiustamente meno apprezzati tra i tanti presenti nel Mar Ligure!

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2. Alessandrina in Re tradizionale Monferrine tradizionale I brani provengono dal repertorio cosiddetto delle 4 Province (area appenninica suddivisa tra le province di Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza). Abbiamo tratto i brani dal repertorio di Stefano Valla, sicuramente il più grande pifferaio vivente, rappresentante della profonda cultura musicale legata a questi bellissimi territori montani. Speriamo che il nostro arrangiamento abbia mantenuto l’essenza che da secoli caratterizza questa affascinante letteratura musicale. 3. Calissun tradizionale Piva di San Dalmazio Fabio Rinaudo Abbiamo imparato la melodia del Calissun da Maurizio Martinotti, figura storica per la rinascita della musica tradizionale nel nord Italia e leader del gruppo “La Ciapa Rusa”. La nostra interpretazione presenta il brano in una veste nuova, leggermente diversa nei tempi e nell’atmosfera rispetto ai canoni dell’esecuzione tradizionale. La Piva è una danza di cui troviamo traccia a partire dal periodo rinascimentale. Nell’ambito della tradizione nord italiana il termine si lega alle melodie per cornamusa suonate durante il periodo natalizio. La Piva di San Dalmazio è una composizione “natalizia” di Fabio, dedicata alla parrocchia del suo quartiere natio a Savona. 4. Dieci anni e più d’amore tradizionale La freccia del Turchino Filippo Gambetta Ballata raccolta dal ricercatore Giorgio Getto Viarengo nell’entroterra di Chiavari (Ge). Racconta la storia di una ragazza che, ferita nel cuore, immagina di morire sperando che almeno attraverso questo

gesto il fidanzato possa comprendere il valore del suo amore. Filippo ha composto la scottish conclusiva mentre era in treno lungo il percorso che attraversa il Passo del Turchino, valico appenninico che unisce il Piemonte a Genova. 5. Sutta a chi tucca parole G.B. Canepa / musica tradizionale Severino Fabio Biale Canzone scritta in dialetto ligure da Giovanni Battista Canepa (partigiano della divisione Cichero, che assunse il nome di battaglia di Marzo), sull’aria di un inno zarista, poi utilizzato dalle truppe bolsceviche. Secondo la testimonianza dello stesso Marzo la canzone sarebbe stata adottata come inno dalle formazioni armate partigiane che operarono nell’entroterra ligure a partire dall’ottobre 1943 fino alla primavera del 1945. Fabio Biale ha composto il brano Severino, dedicandolo alla memoria del partigiano siciliano Saverino “Severino” Raimondo, che morì fucilato dalle truppe nazifasciste a Borzonasca nel 1944. 6. O Pandôce Martin Piaggio (1774-1843) L’attore teatrale Mauro Pirovano, nostro caro amico, legge una poesia in dialetto genovese di Martin Piaggio, che racchiude la quintessenza dello humour e del sarcasmo ligure. 7. Perigordino di Paganini Niccolò Paganini (1782-1840) Giga di Gilli tradizionale Il Perigordino è una danza di origine francese, diffusa nel nord Italia e particolarmente in Liguria a partire dal XVIII secolo. Paganini compose molti brani legati alla musica da danza, dando ovviamente una lettura personale ma senza mai perdere l’essenza e il gusto popolare tipici


di questo repertorio. La Giga di Gilli è stata tratta dal libro Folklore di Liguria dello scrittore genovese Aidano Schmuckher. 8. Il Tragico naufragio del vapore Sirio tradizionale Verso la luce Claudio De Angeli Il 6 agosto del 1906 dal porto di Genova partiva il vapore Sirio, una delle navi più moderne della flotta italiana, con a bordo circa 2.000 emigranti che andavano in America. Il vapore viaggiava a 17 nodi l’ora, una velocità ancor oggi considerevole, e per abbreviare il viaggio, seguì una rotta molto vicina alle coste spagnole. Il 9 agosto urtò contro uno scoglio che si trovava alla profondità di circa 3 metri e incominciò un lento inabissamento. Il Sirio impiegò venti giorni per affondare definitivamente, ma la paura e la disorganizzazione presero il sopravvento e finirono annegate o disperse circa 300 persone per la compagnia assicurativa, oltre 700 per i giornali dell’epoca. È una delle ballate di mare ed emigrazione più famose del repertorio popolare italiano. Claudio ha composto il tema finale, melodia di grande pathos per una canzone dal testo così struggente.

Cronaca

9. Valse du Driveur Fabio Rinaudo Jolanda Fabio Rinaudo Ancora due composizioni di Fabio, due valzer che si ispirano al grande repertorio del Valse Musette. Il primo, letto in chiave manouche, gioca sui cromatismi tipici della musette, la cornamusa del centro Francia. Il secondo, Jolanda, è dedicato alla nonna, tipica donna ligure di una volta con una curiosa particolarità: leggiadra nella danza ma non nella figura... 10. O Gorizia tu sei maledetta tradizionale U Garollu Fabio Rinaudo Altro canto ancora legato alla prima guerra mondiale ed in particolare alla battaglia per la conquista di Gorizia, momento che costò agli italiani perdite molto ingenti. 11. Tiribi Taraba Piero Parodi A figgia de Pariggi Fabio Rinaudo Famoso scioglilingua scritto e composto dal cantante genovese Piero Parodi nel 1970 e diventato molto presto una delle canzoni liguri più famose. Prodotto da Beppe Greppi

Registrato nel mese di gennaio 2011 presso Zerodieci Studios Genova. www.zerodieci.com Mixato da Roberto “Robbo” Vigo e Beppe Greppi Fotografie di Roberto Malacrida (www. robertomalacrida.com) Fotografia musicisti di Raffaella Cabiddu (www.raffaellacabiddu.com) Design Chiara Tappero Instrumentarium Fabio Biale violino “Neolin” Bodo Vosshenrich Michel Balatti flauti Michael Grinter Filippo Gambetta organetti Castagnari e Frans Van Der Aa Fabio Rinaudo musette 16 pollici Bernard Blanc musette 14 pollici Walter Rizzo Claudio De Angeli chitarra James Goodall Thanks to Antonio “Tato” Capelli, Gabriele Coltri, Giorgio Devoto, Xuan Nel Exposito e Felpeyu, Don Giovanni Lupino, Maurizio Martinotti, Christiane Meininger, Mauro Pirovano, Fiorano Rancati, Gian Carlo Ragni, Stefano Valla, Stefania Bozzo del Centro Studi Danza Mojud. Management Associazione Culturale “Corelli” Via Untoria 3/2, Savona (Italy)Tel. +39 019 85 49 31 corelli@corellimusica.it ❖

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Interviste I LIGURIANI... RACCONTATI DA MICHEL BALATTI di Loris Böhm

Ciao Loris, ecco qui, ti ho risposto io alla fine. Se hai bisogno di ulteriori info dimmi pure. Se hai bisogno di modificare qualche frase fai pure. Per qualsiasi ulteriore necessità sono a disposizione.

Ciao, Michel. Il 2012 era iniziato con una prestigiosa partecipazione al Celtic Connections di Glasgow di cui abbiamo parlato nel numero di febbraio, dove purtroppo il nostro inviato ufficiale, De Dominicis, ha dovuto seguire una quantità di artisti internazionali e si è dimenticato di menzionarvi come ospiti stranieri: vogliamo fare ammenda in questo primo numero del 2013 dove avrete la copertina. Racconta di quella partecipazione in terra scozzese insieme a tanti “mostri sacri” del folk.

Celtic Connection è stata una magnifica esperienza per tutti noi e una grande opportunità per il gruppo. È uno dei festival più grandi del mondo con una programmazione di altissimo livello, che racchiude il meglio della musica celtica e non solo. In venti giorni di festival si esibiscono qualcosa come 300 gruppi provenienti da tutto il mondo. Siamo molto fieri di essere uno dei pochissimi gruppi italiani ad aver mai partecipato a questa manifestazione. All’interno del festival ci siamo esibiti tre volte, nel concerto ufficiale a St. Andrew’s, nel late night alla Glasgow Concert Hall e nel festival club Apollo 13.

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Ognuna di queste singole esibizioni sono per noi state la dimostrazione che il nostro gruppo e la musica che proponiamo può arrivare ovunque, e a un pubblico di ogni tipologia. Tutte le esibizioni hanno riscosso grandissimo successo e c’è stato molto interesse intorno al gruppo. Vi definite un “supergruppo” ligure, un insieme di musicisti che ha voluto riunire le proprie esperienze in chiave ligure o un gruppo qualsiasi?

Al massimo possiamo definirci un supergruppo…di amici! Scherzi a parte ognuno di noi viene da generi ed esperienze musicali diverse: io e Fabio Rinaudo portiamo nel gruppo una certa attenzione per per gli stilemi ed i linguaggi della musica tradizionale, grazie alla nostra conoscenza e frequentazione della musica irlandese con i Birkin Tree. Filippo Gambetta è un organettista riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Assieme a Claudio De Angeli, chitarrista di grande energia e sensibilità con cui collabora da molto tempo anche nel suo progetto solista, forma un binomio ritmico-armonico di grande forza e affiatamento. Il cantante e violinista Fabio Biale ha esperienze nel mondo della canzone d’autore e apporta al gruppo, sia per il suo stile come cantante, sia per il suo contributo negli arrangiamenti, una sensibilità decisamente “pop”. Fabio fa parte di Zibba e gli Almalibre, con cui ha

recentemente vinto la Targa Tenco 2012 per miglior disco. Tutti noi individualmente abbiamo avuto interesse nella musica tradizionale del Nord Italia ed in particolare della Liguria, e con questo gruppo siamo riusciti a mettere insieme un progetto ricco e originale nei suoni e nello stile, che speriamo ci rappresenti al meglio! Sembra, dai commenti di chi vi ha ascoltato in concerto, che siete molto più trascinanti dal vivo piuttosto che sul disco di esordio. Cosa ne pensi? Dipende da un maggior affiatamento acquisito col tempo?

Il live e il disco sono due situazioni che affrontiamo in modo diverso: durante i concerti dal vivo cerchiamo sempre di dare il massimo, sia attraverso l’energia che mettiamo nel suonare, sia anche perché tutti noi siamo comunicatori e cerchiamo di avvicinarci al pubblico il più possibile attraverso le presentazioni dei brani, le battute, la comunicazione tra di noi sul palco. Il disco ovviamente è diverso, si è tutti più concentrati sull’interpretazione, sugli arrangiamenti, sull’equilibrio complessivo della musica. Se permetti un paragone filosofico possiamo dire che il live è dionisiaco, mentre il lavoro in studio è decisamente più apollineo.

Tracciami infine un resoconto di questo anno appena passato descrivendo i punti salienti delle vostre esibizioni...


Interviste

Il 2012 è stato un anno decisamente positivo per il gruppo, iniziato alla grande in gennaio con la partecipazione a Celtic Connections e poi proseguito con due lunghi tour della Germania, che ci hanno dato grandi soddisfazioni. Abbiamo suonato nel prestigioso Rheingau Festival, dove abbiamo suonato per due sere consecutive per una platea completamente sold out, e dove – in stile squisitamente teutonico – a fine concerto ci hanno fatto firmare il contratto per altri due concerti nel 2014! Altra grande esperienza in Germania è stata la registrazione di un concerto per la radio tedesca HR2 per il programma radiofonico “Musik der Welt”, che negli ultimi anni ha registrato e trasmesso dal vivo

tantissimi grandi intepreti di folk e world music. In Italia ricordiamo la partecipazione a Mito Settembre Musica, alla stagione del Folk Club di Torino, al Festival I Suoni della Murgia ad Altamura, ad Ande Bali e Canti a Rovigo, a Etè Trad in Val d’Aosta e a Pifferi Muse e Zampogne ad Arezzo. Ricordiamo anche diversi altri concerti nei paesini della nostra regione, esperienze artisticamente forse meno significative ma che spesso ci hanno regalato momenti di grande umanità a contatto diretto con il pubblico. Cosa avete in progetto per questo nuovo anno? Quando potremo ascoltare il vostro secondo disco?

Al momento siamo impegnati con gli arrangiamenti per il nuovo disco, che con ogni probabilità uscirà alla fine dell’anno, e con la preparazione di un nuovo spettacolo assieme all’attore genovese Mauro Pirovano, con cui da anni abbiamo stretto un forte sodalizio artistico e creativo. Saremo inoltre molto impegnati in Germania, dove al momento abbiamo una quindicina di concerti già fissati in agenda, tra cui un live broadcasting per la WDR di Colonia a marzo e la partecipazione al Rudolstadt Folk Festival in luglio. Altri impegni sono già fissati in Belgio e in Svizzera, e comunque il 2013 è appena iniziato, chissà dove arriveremo! ❖

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Eventi LA LEGGEREZZA DEL TRIO LESCANO

da mercoledì 30 gennaio a domenica 3 febbraio 2013 Teatro Duse - Genova

Testo e Regia Compagnia Teatro Nudo Prodotto con la Fondazione per la Cultura di Genova con Lidia Treccani Simona Fasano Sara Cianfriglia clarinetto Edmondo Romano chitarra Luca Falomi violino Roberto Piga voce fuori campo Aldo Ottobrino arrangiamenti Edmondo Romano consulenza storica Gabriele Eschenazi costumi Claudia Chiodi audio e luci Raffaele Coco

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e tre grazie ebree del microfono fascista che Marinetti chiamava iperbolicamente: ‘le sorelle che realizzarono il mistero della trinità celeste’…; e alle quali il regime fascista concesse la cittadinanza italiana, ma non l’immunità dalla persecuzione. Questa è la vicenda bizzarra del Trio Lescano. Ossia di Alessandra (Alexandrina Eveline), Giuditta (ludith) Caterinetta (Katharina Matje) Leschan all’anagrafe e Lescano per il resto del mondo: dive radiofoniche di livida bellezza avvolte nello swing, ungheresi di cittadinanza, olandesi di nascita ed ebree per tra-

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smissione diretta. Nel 1935 le tre sorelle arrivano in Italia, dove incontrano Carlo Prato, figura mitica dell’Eiar. Quando Prato incontra le ragazze le mette a lavorare sul canto armonizzato a tre: un modo di cantare modernissimo perché richiamava lo swing, musica all’avanguardia per l’epoca. Nel ‘38 le Lescano sono già leggenda e guadagnano mille lire al giorno, al tempo in cui mille al mese sono una pallida speranza per l’italiano medio. Resteranno in auge fino al 1942, ma essendo ebree, con la persecuzione nazista la loro immagine si in-

crina, anche se avranno fino all’ultimo sostenitori che tenteranno di proteggerle, per la loro fama e l’affetto che dedica loro il pubblico. Nel 1943, già ostracizzate da tempo dall’Eiar ma ancora famosissime nei teatri d’Italia, dove girano con le compagnie migliori dell’epoca, vengono purtroppo arrestate in scena a Genova al Teatro Grattacielo: non dalla polizia fascista, che probabilmente non aveva il coraggio di fare un gesto del genere su personaggi così popolari, ma dalla Gestapo. Si dice che l’arresto avvenne su delazione di un qualche trio concorrente, ma non è mai stato provato.


Scarcerate, fino a guerra finita e regime abbandonato restano a Saint Vincent. Ma nel 1946 il mondo è cambiato e loro, pur vittime, sono viste come immagini del fascismo. Il palco è essenziale e viene riempito dal racconto della loro storia e dalle esecuzioni dal vivo di alcune delle loro canzoni più famose (Tulipan, Ma le gambe, Maramao, Pippo non la sa, Signorina grandi firme, La famiglia canterina, Non dimenticar le mie parole, La gelosia non è più di moda). In questo Concerto-Teatrale 3 attrici e 3 musicisti racconteranno la storia del mitico trio vocale attraverso i mutamenti musicali degli anni ’40 con la censura e lo swing che dall’America penetra e si trasforma, ed in contrappunto lo spaccato storico dell’Italia fascista con gli editti e le persecuzioni razziali per riscoprire la necessità di ricordare la storia con i suoi “corsi e ricorsi”… L’idea dello spettacolo nasce a giugno 2010 dal desiderio della Compagnia Teatro Nudo di approfondire il decennio ’35-’45 attraverso un percorso musicale. Da lì si sviluppa la curiosità intorno al Trio Lescano interprete delle canzoni più famose dell’epoca. Proprio in quel periodo esce in libreria edito da Einaudi il libro ‘Le ragazze dello swing’ di Gabriele Eschenazi. Lo contattiamo e nasce una collaborazione, Teatro Nudo scrive il testo e Gabriele cura la consulenza storica dei fatti. Eschenazi ha scritto anche il soggetto della miniserie televisiva ‘Le regine dello swing’ andata in onda a settembre 2010 su Raiuno. A giugno 2012 esce edito da Armenio editore il libro ‘I miei Tu-lipan’ di Alba Beiras la figlia di Maria Bria.   Maria Bria, nata il 28 marzo 1925 a Torino rimase l’alter ego senza identità di Caterinetta Lescano dopo il ’46 nella tournèe in Sud America. Una voce senza volto e senza nome, nel senso che il Trio Lescano per mantenere la popolarità ed il prestigio non ha mai rivelato

Eventi

l’identità della sostituta, per tutti Maria Bria era la sorella minore Caterinetta. Contattiamo la Beiras e andiamo a Torino e conosciamo anche Maria. Maria è una signora ben curata e piena di vitalità, ci travolge nei suo ricordi e ci affascina con il suo magnetismo. Decidiamo di invitarla alla nostra prima. Mercoledì 30 gennaio 2013 Maria Bria sarà ospite d’onore al debutto nazionale di ‘LA LEGGEREZZA DEL TRIO LESCANO’ e ci donerà un medley da solista in lingua spagnola-portoghese. Sempre mercoledì 30 gennaio al pomeriggio alle ore 17 la figlia Maria Beiras presenterà il libro ‘I

miei Tu-li.pan’ (Armenio editore) a Palazzo Ducale di Genova (Sala Munizioniere) dove Sara Cianfriglia (che nello spettacolo interpreta Caterinetta Lescano) leggerà dei frammenti del testo. ❖

COMPAGNIA TEATRO NUDO Sede legale : Stradone di Sant’ Agostino 18/3, 16123 Genova tel : 010 8690599 Direzione Organizzativa: Edmondo Romano 347 9020430 Direzione Artistica: Simona Fasano www.compagniateatronudo.eu compagniateatronudo@libero.it

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Cronaca TIM BRADLEY

Country-rock americano dall’Italia al resto del mondo

di Simona Viganò

nere musicale privilegiando però la musica country, da sempre il suo grande amore. In Belgio successivamente vengono prodotti i due suoi primi album che escono in Nord Europa nel 2005 e 2008, mentre nel 2010 Tim si dedica a tempo pieno ad un nuovo progetto che lo porta nel 2011 in Norvegia per diversi concerti, nel 2012 Tim è in Tour in Ger-

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im Bradley, chitarrista e cantante country figlio d’arte, nasce in Italia da padre americano e madre norvegese, imbraccia la sua prima chitarra a 8 anni e pochi anni dopo inizia a comporre le sue prime canzoni ed entra a far parte di diversi gruppi di vario gemania e Belgio con la sua band, in piu nello stesso anno partecipa in Lussemburgo al “All American Festival”  ed al “Blue’s Jazz Rally International Festival” risutando il miglior artista.
 Per quanto riguarda i media Tim ha eseguito un live acustico con intervista in diretta su RTL Luxembourg e si è esibito live anche ad un

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contest organizzato da una radio inglese, e i suoi brani sono quotidianamente trasmessi da emittenti radiofoniche di Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Irlanda e Stati Uniti, nelle cui “charts” Tim ha conseguito buoni piazzamenti, in particolare negli stati di Tennessee, Texas, California e Kentucky.

 A Gennaio 2013 uscirà l’ultimo lavoro di Tim, un CD di 10 brani inediti in cui è stato dato più spazio alle parti di chitarra, maggiormente orientate verso sonorità Blues/Rock senza però mai abbandonare le tipiche sonorità Country, cui farà seguito l’uscita di un “The Best Of” con la raccolta dei brani migliori di Tim, riarrangiati in versione Live, che il cantautore porterà in giro nel 2013 in un lungo tour che tocchera Francia, Germania, Lussemburgo, Svezia e Norvegia. ❖ E-Mail: timbradley@live.it
 Web Site: www.timbradley.webs.com


Recensioni

A

ksak Project sono Achille Meazzi (chitarra, oud, sazbaglama, santur, indian harmonium, cello), Nico Catacchio (double bass), Nicola Mantovani (soprano sax, indian harmonium) e Alberto Venturini (percussioni, clarinetto e basso clarinetto, effects)... avevamo perso le loro tracce (non solo fisiche ma anche sonore!). Dal loro esordio stupefacente del 2001 con l’etichetta Ethnoworld dell’amico Valerio Meletti, che evidentemente non ha promosso con efficacia l’opera, sembra che sia calato il sipario. Allora la nostra recensione, apparsa sul web-magazine “Traditional Arranged”, la prima release di “Lineatrad”, faceva presagire un radioso futuro al gruppo, ma la sorte non sempre aiuta chi merita e abbiamo dovuto attendere ben undici anni per poterli riascoltare in una seconda opera che non esito

a definire superba. Uno schiaffo alla crisi, alle poche produzioni discografiche di questo inizio 2013, davvero una ispirazione etnicomediterranea in chiave italica che sfrutta appieno l’estro creativo del gruppo. Sonorità a tutto tondo, ritmi e melodie cariche di pathos e sentimento come raramente ci capita di ascoltare, la piena padronanza di ogni strumento che lascia all’ascoltatore il puro piacere di calarsi in un’atmosfera onirica dove tutto appare etereo, dove le definizioni e gli stili esecutivi sono velati da una trama jazzata persistente. Vale davvero la pena di procurarselo questo “Buonvento”, e se questa volta ci sarà giustizia, questa produzione della piccola AEMME Records otterrà il giusto riconoscimento. Andate ad ascoltare un’anteprima su www.aksakproject.it e

scrivete ad Achille Meazzi achillemeazzi@libero.it per procurarvi una copia. Riportiamo di seguito le note introduttive del libretto scritte da Meazzi, molto significative: Rieccoci, finalmente ! Va in scena l’episodio n. 2 del “serial” Aksak Project. Archiviata la positiva esperienza del disco “Namar” (“Ethnoworld” - Mediterranea 2001), ci ripresentiamo con un nuovo lavoro dal titolo in netta controtendenza rispetto alle nubi minacciose che si stanno addensando all’orizzonte della vita: “buonvento”. Quel buonvento utile a rianimare il “segnavento” che pulsa al centro di noi stessi; un anemometro dell’anima (un “animometro” in realtà) che registra e la condizione del nostro stato interiore. Quando qualcuno affronta il mare affidandosi ad una vela è così che lo si saluta, augurandogli “buon vento!”. Trasponendo in termini simbolici questo augurio al viaggio di tutta una vita, ci piace pensare che la nostra musica possa essere augurio ma anche e soprattutto vento, quell’alito di vento che, nei momenti di forzosa “bonaccia” del nostro umano esistere, possa ridarci lo slancio necessario a riprendere la rotta. Con le sue 14 tracce, “buonvento” raccoglie il lavoro degli ultimi due anni nei quali si è cercato di guardare e raccogliere un po’ più in là che in passato: più in là dell’occidente “eurocentrico”, più a nord del nord “celtico” storicamente accertato e anche più a sud del sud mediterraneo per trovare altre e nuove ispirazioni compositive. Una tra queste ci ha portato a coniugare il testo alla musica per dar vita a “Bonvent” e “Illunando”, affidate alle voci di Marco Turati ed Eliana Piazzi. Che dire di più? Musica sia...e “buonvento” a tutti e a ciascuno! ❖

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Recensioni

arie tradizionali unite a composizioni proprie, a garanzia di uno spettacolo unico sia a livello di intrattenimento che di ricerca. La band aggiunge il proprio, caratteristico, contributo all’eredità culturale della verde isola, con stile e leggerezza. Non mancano sprazzi di sonorità continentali e ritmiche moderne pur nella sovrabbondante presenza di “Irlandesità”. Dice di loro l’Irish Music Magazine: “Hanno una grande immaginazione musicale, e non hanno paura di varcare le frontiere nello sviluppo della tradizione”. Aine Mc Geeney, la violinista, è anche una nota cantante, sia in lingua inglese che irlandese. La sua voce, dolce e carismatica, riesce a trascinare gli ascoltatori nella musica come pochi artisti riescono a fare. L’omonimo album di debutto, Goitse, uscito nel gennaio del 2010, ha ottenuto ottimi riscontri di critica, mentre il recente Transformed (pubblicato nell’aprile 2012 e prodotto da Donal Lunny) porta il gruppo, sempre secondo l’Irish Music Magazine, “dai margini alla prima categoria”. ❖

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uello dei Goitse (saluto informale gaelico, una sorta di “vieni qui”) è un quintetto di talentuosi musicisti che si stanno facendo velocemente un nome tra le band più seguite dagli intenditori di musica tradizionale irlandese, il cui modo di suonare, dal passo veloce ad alto tasso energetico, ha creato attorno a loro una schiera crescente di fans, nutrita dai concerti tenuti in irlanda, America, Finlandia, Danimarca e pure Africa. La qualità che ne distingue il suono sta negli arrangiamenti di ben note

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Eventi

LA MUSICA NELLE AIE – CASTEL RANIERO IN FESTA 2013 Organizzatore: A.P.S. “CASTEL RANIERO”

con sede in Faenza (Ra) – Via Castel Raniero n. 97 -C.F. 81004730396 e P.Iva 02199800398

www.musicanelleaie.it info@musicanelleaie.it La Musica nelle Aie c/o Aldo Foschini Via Grandi 12 48025 Riolo Terme (Ra) Ai fini della verifica dell’invio del materiale entro il termine massimo di iscrizione farà fede il timbro postale. Il materiale non verrà restituito in nessun caso.

BANDO DI PARTECIPAZIONE AL CONCORSO MUSICALE Il concorso musicale si svolgerà DOMENICA 12 MAGGIO 2013 all’interno della manifestazione “La Musica nelle Aie -Castel Raniero in Festa 2013” La manifestazione si terrà nelle giornate di: GIOVEDI’ 9, VENERDÌ 10, SABATO 11 E DOMENICA 12 MAGGIO 2013 MODALITÀ DI ISCRIZIONE Per partecipare al concorso musicale occorre iscriversi entro il 31 gennaio 2013 inviando per posta ordinaria, plico chiuso contenente: Cd dati: I formati da utilizzare per le parti scritte Word, pdf, txt, per materiale fotografico J.peg, tiff Cd audio: -con registrazione di almeno 4 brani (in formato audio); In formato cartaceo presa visione del regolamento e del trattamento dei dati personali (liberatoria -privacy) con firma del legale rappresentante del gruppo/solista. Parte del materiale sarà utilizzato per la produzione del cd compilation “Musica nelle Aie 2013” (vedi informazione a conclusione al bando) Il tutto dovrà essere spedito al seguente indirizzo:

MODALITÀ DI SELEZIONE Verranno prese in considerazione soltanto le iscrizioni adeguatamente compilate e complete di tutto il materiale richiesto. Il genere musicale ammesso sarà la musica folk nell’accezione più ampia del termine. La selezione sarà effettuata secondo questo criterio: Ai gruppi/solisti selezionati verrà richiesta una cauzione di Euro 50,00 (cinquanta/00 euro) al fine di confermare la disponibilità di partecipazione al concorso musicale. Tale cauzione sarà trattenuta dall’organizzazione solo in caso di mancata partecipazione del gruppo/solista al concorso musicale che si terrà nella giornata di DOMENCA 12 MAGGIO 2013. In caso di regolare partecipazione, l’intera cifra verrà debitamente resa. L’organizzazione si riserva la facoltà di scegliere alcuni gruppi/solisti in grado di sostituire i gruppi/solisti selezionati nel caso che quest’ultimi ritirino la propria disponibilità o non inviino la cauzione. Entro la prima settimana di marzo verrà pubblicato l’elenco definitivo dei partecipanti al concorso musicale. FORMULA DI SVOLGIMENTO e MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE Il concorso musicale si svolge DOMENICA 12 MAGGIO DALLE ORE 14,30 ALLE ORE 18,30.

I gruppi/solisti selezionati verranno posizionate lungo un percorso di 5 km nelle campagne di Castel Raniero – Faenza (RA) immersi nel meraviglioso verde e suoneranno nelle postazioni assegnategli dall’organizzazione e comunicate nella mattina della stessa giornata di esibizione. I gruppi/solisti selezionati dovranno suonare per tutta la durata del concorso (ovvero dalle ore 14,30 alle ore 18,30) gestendosi liberamente tra esibizioni e pause. I gruppi/solisti selezionati potranno suonare alla maniera dei buskers, ovvero potranno esibirsi “a cappello” e/o esporre e distribuire il proprio materiale purché provvisto di regolare bollino SIAE in caso si tratti di materiale musicale e/o coperto da diritto d’autore. I gruppi/solisti selezionati potranno suonare nelle seguenti modalità (comunicate all’organizzazione preventivamente tramite compilazione modulo di iscrizione): -amplificata tramite allacciamento alla corrente elettrica; -amplificata tramite allacciamento a batteria elettrica di proprietà del gruppo/solista; -totalmente acustica. L’organizzazione fornirà nella postazione assegnata: -un cavo della lunghezza necessaria per l’allacciamento alla corrente elettrica; -un eventuale gazebo per proteggere dai raggi del sole. Tutto il resto della strumentazione necessaria per l’esibizione dovrà essere procurata dal gruppo/solista. Per i partecipanti non sarà previsto alcun tipo di compenso in denaro: ogni componente dei gruppi/ solisti selezionati avrà diritto a un buono pasto da consumare presso

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gli stand gastronomici dislocati lungo il percorso della manifestazione e tale buono pasto potrà essere utilizzato a scalare fino ad esaurimento del credito. A ciascun gruppo/solista verranno offerti in ricordo della manifestazione, premi in natura e ceramica di Faenza. Ai gruppi/solisti selezionati che desiderano trattenersi durante le notti di sabato 11 e o domenica 12 maggio, verrà fornito un elenco di strutture ricettive convenzionate con la manifestazione a carico degli stessi. I gruppi/solisti selezionati sono tenuti a presentarsi la DOMENICA MATTINA nel luogo ed all’orario che verranno comunicati dall’organizzazione per ricevere: i ricordi della manifestazione, i buoni pasto, le informazioni necessarie per potersi esibire e la restituzione della cauzione. PREMI A conclusione del concorso musicale verranno assegnati 3 premi Premio del Pubblico Assegnato dai visitatori intervenuti alla manifestazione tramite preferenza indicata su scheda consegnata agli ingressi del percorso itinerante -musicale. Il gruppo/solista con maggiori consensi risulterà il vincitore di tale premio. Il premio consiste in un ricordo in ceramica di Faenza. Premio della Critica Assegnato da giuria di qualità, presente durante la manifestazione, costituita da esperti del settore musicale e culturale. Il gruppo/ solista che otterrà la miglior votazione risulterà il vincitore di tale premio. Il premio consiste in un ricordo in ceramica di Faenza. Premio Musica nelle Aie Assegnato confrontando le classifiche del Premio del Pubblico e del Premio della Critica. Il gruppo/solista che ottiene il punteggio migliore risulterà il vincitore di tale premio. Il premio consiste in un ricordo in ceramica di Faenza e di un premio in denaro di Euro 750,00.

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Eventi

Musica nelle Aie - Kalukapu - © Pierluigi Papi

In caso di parità tra più gruppi/ solisti, vincerà quello con una migliore posizione nella classifica riguardante il Premio della Critica. I premi saranno assegnati agli effettivi vincitori anche nel caso che un gruppo/solista risultasse vincitore di più premi. La giuria di qualità, avrà inoltre la facoltà di segnalare ulteriori gruppi/ solisti: come premio verranno consegnati prodotti tipici locali. VARIE L’organizzazione declina ogni responsabilità per la vendita illegale di materiale musicale e non, protetto da diritto d’autore e diffida tutti i partecipanti alla manifestazione a proporre materiale non strettamente attinente al proprio gruppo musicale, all’esibizione e vendita di prodotti illegali o moralmente illeciti e alla loro divulgazione. L’ intero percorso, sarà chiuso al traffico motorizzato (fatta eccezione per i mezzi dell’organizzazione e per quelli autorizzati dalla legge) per permettere al pubblico partecipante di godere della splendida passeggiata naturale e ai gruppi/ solisti di poter suonare ed esibirsi con tutta la libertà che la cornice e il contesto merita. Durante la manifestazione, in accordo con l’organizzazione, verranno prodotte riprese video delle esibizioni e prodotti scatti fotogra-

fici dei gruppi/solisti. Il materiale ottenuto verrà utilizzato a scopo promozionale per La Musica nelle Aie. IN CASO DI MALTEMPO LA MANIFESTAZIONE SI SVOLGERÀ UGUALMENTE CON MODALITA’ A CURA DELLA DIREZIONE ARTISTICA E DELL’ORGANIZZAZIONE DEL CONCORSO MUSICALE Ogni eventuale modifica verrà tempestivamente comunicata a tutti i partecipanti e pubblicata nel sito ufficiale www.musicanelleaie.it.

L’organizzazione assicura che i dati personali vengono trattati con la riservatezza prevista dalla legge in vigore (ai sensi dell’art. 13, comma 1° del D. Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003, “Codice in materia di protezione dei dati personali”) e utilizzati esclusivamente per La Musica nelle Aie. Su richiesta tali dati potranno essere cancellati o modificati.

Compilation “Musica nelle aie 2013” In collaborazione con le Edizioni Musicali Galletti-Boston verrà realizzato un cd compilation riguardante La Musica nelle Aie – Castel Raniero Folk Festival 2013 Per essere inseriti in tale cd compilation occorre: -Iscriversi al concorso musicale ed essere tra i selezionati; -Segnalare 1 brano tra quelli presenti nel cd audio inviato ai fini dell’iscrizione indicando: titolo, interpreti e autori. Verrà richiesto di firmare la liberatoria per l’utilizzo del master di vostra proprietà. ❖


COMUNICATO STAMPA

Eventi

18 e 19 gennaio: al Miotto di Spilimbergo le selezioni per “Suonare@Folkest - Premio Alberto Cesa 2013”

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enerdì 18 e sabato 19 gennaio, presso il Teatro Miotto di Spilimbergo (PN) alle ore 21.15, avranno luogo le selezioni territoriali riservate agli artisti partecipanti al concorso “Suonare@Folkest Premio Alberto Cesa 2013”. Alla prima delle due sessioni, denominata “Spilimbergo 1” (venerdì 18), parteciperanno Luna e Un Quarto, Figli di un Puff e Progetto Corde. Nella seconda, “Spilimbergo 2” (sabato 19), saliranno sul

palco I Salici, Il Giardino dei Gatti Bianchi e Tryo Yerba. I migliori due gruppi di ogni serata, secondo il giudizio espresso da una autorevole giuria appositamente convocata (sulla cui composizione seguirà un ulteriore comunicato), acquisiranno il diritto a esibirsi durante Folkest 2013 in luogo e data da definire, insieme con i gruppi vincitori delle altre selezioni territoriali a carattere nazionale: si è già svolta quella di Arezzo

(6 dicembre 2012) che ha visto l’affermazione di Serio E Faceto e Macchia Libbr; si terranno invece nei mesi di febbraio e marzo quelle di Verona 1 (con la partecipazione di Abacà, Daniele Arzuffi, Gabriele Bombardini), Verona 2 (Dualis, Maria Devigili, Quenia), Loano (Folhas, Raffaele Antoniotti, The Mandolin Brothers), Coreno Ausonio (Ninfe della Tammorra, Orchestra Minima Mysticanza, Onda Nueve String Quartet).

Echo Art presenta                    SEMINARI PRIMO TRIMESTRE 2013 Musica, corpo e benessere  Bergamo 26/27 gennaio

Davide Ferrari, musicista, musicoterapeuta, ricercatore etnomusicale, 
Co-fondatore nel 1984 di Echo Art, direttore del Festival Musicale del Organizzazione e iscrizioni:  Mediterraneo dal 1992 , co-curatore del Museo Centro Ananda, SonoSuono /  Miriam Gotti delle Musiche dei Popoli di Genova dal 2004. Dal miriam.gotti@alice.it       cell.  3311885657 2007 dirige la Banda di Piazza Caricamento. Ha diretto e prodotto numerosi cd’s e spettacoli Musiche del Mondo e in teatri e festival nazionali ed europei, tra cui l’inaugurazione di Genova 2004 Capitale EuroMusicoterapie  pea della Cultura. E’ co- curatore dal 2004 di Iat Torino 2/3 febbraio   Gong, Master di musica danza e teatro dei popoli  Organizzazione e  Iscrizioni: Ha pubblicato il libro “Musica rito e aspetti teAssociazione Arti e Tradizioni / Andrea Ferroni  rapeutici nel Mediterraneo”.
Suoi capitoli nel andreayidaki@yahoo.it    cell. +39 3385812914 “Manuale di Musicoterapia” di G.Manarolo, in “Musicoterapia per l’integrazione” di P.Pecoraro, Musicoterapia in oncologia    “Di tanti palpiti”, di M. Iacoviello. Docente nelle Assisi  1/2/3 marzo  scuole di Musicoterapia nelle città di Udine , Organizzazione e iscrizioni:  CEP / Rossana Torino,  Genova, Padova, Roma.
E’ responsabile cep@cittadella.org      tel. +39  075 3755194 del progetto di musicoterapia in ambito oncologico presso l’ospedale di San Martino, (pad.10 referente Dot.ssa Ferrandes) e dal 1992 presso il Musicoterapia in oncologia   centro di riabilitazione psicomotoria Arcobaleno/ Genova 23/24 marzo  Coop. Saba / Asl 3 a Genova. Ha svolto inoltre Organizzazione e iscrizioni  progetti in Bosnia (traumi post bellici), in centri Associazione Echo Art di detenzione e ambiti con problematiche relative info@echoart.org    cel: +39 3356184611 all’ immigrazione, autismo, psichiatria, ipove  denti.  Seminari condotti da Davide Ferrari     Studi e progetti con maestri, terapeuti e artisti di diverse culture e discipline tra cui Tran Quang Hai informazioni    (Vietnam) Tapa Sudana (Indonesia), Yungchen info@echoart.org / cel. 3356184611 www.echoart.org    Lhamo (Tibet), Tadashi Endo, Joji Hirota, Ko Mu-

robushi (Giappone) Lindsay Kemp (Inghilterra) Stella Chiweshe (Zimbabwe) Gnawa Bambara (Marocco) Cheikh Nail Kesova & Dervisci Mevlevi Sema Ensemble (Turchia), Luciano Parisi, Antonella Ruggiero, Gruppo Spontaneo Trallallero, Gerardo Manarolo, Giovanni Maria Rossi, Pierluigi Postacchini, Alberto Conrado (Italia), Celia Mara, Nana Vasconcellos (Brasile) Imani Ngoma (Zanzibar) Friedrich Glorian (Germania) Sangeeta Bandhopaday, KarunaKaran (India) Egschiglen (Mongolia) Nohon, Sainkho  (Repubblica di Tuva) Ben Neill, Peter Gordon, Blue Gene Tirrany (Usa) Rolando Benenzon (Argentina) Edith Lecourt (Francia) Leslie Bunt (Inghilterra), La Fura dels Baus (Spagna)….

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Recensioni LA COSTITUENTE

Biografia La Costituente nasce nell’anno 2011 dalle ceneri dei Rosso Rubino. Della vecchia formazione Pasquale Pedicini e Lorenzo Catillo, autori delle prime canzoni proposte, insieme ad alcuni vecchi amici e a tanti nuovi, decidono di cominciare una nuova esperienza musicale creando La Costituente come un nuovo laboratorio aperto per la composizione di canzoni. …“È un disco aperto, perché aperto è La Costituente, e il pensiero che ne è alla base, un gruppo composto da tanti amici che amano ritrovarsi intorno ad un tavolo, con una buona bottiglia a parlare di politica e cantare”…

La Costituente la si intende come formazione musicale aperta e in continuo divenire. Come una fase costituente, tiene aperte le porta a qualsiasi artista voglia dare un contributo o qualsiasi uomo voglia percorrere un pezzo di strada della vita, insieme. Grazie alle rinnovate idee, arrivano nuove sonorità, alla ricerca di qualcosa che sia diverso da quello che notoriamente viene definito “canzone d’autore”. …“È un disco di canzoni classiche, di musica da camera, di rock e jazz, acustico ed elettrico, triste e festoso, perché molteplici sono le nostre influenze e le nostre esperienze e non abbiamo nessuna voglia di smettere di ricercare o di curiosare”…

Le storie raccontate, perfetta fusione della vita di Provincia e

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dell’immaginazione di Lorenzo Catillo, vengono musicate nella ricerca di qualcosa mai banale e mai troppo personale, e che non cerca di nascondere le influenze contemporanee, dovute a una fervida curiosità musicale dei componenti del gruppo.

Casale (flauti e sassofoni) e numerosi altri.

…”È un disco politico nel senso più sociale del termine che non ama rivelare, non avendo alcuna verità assoluta o concetti chiave da trasmettere e nessun piedistallo di cartapesta su cui erigersi, ma solo tanta voglia di comunicare”…

LA COSTITUENTE

La Costituente ha da poco pubblicato il nuovo disco, l’album del debutto, intitolato Per quanto vi prego, edito da Altipiani. Il disco è stato registrato tra ottobre 2011 e marzo 2012 negli studi Fattoria Sonora di Roma e Grande Mago di Benevento, missato da Carlo Zollo. Per quanto vi prego è impreziosito da numerose collaborazioni di autorevoli musicisti, tra i quali spiccano Luca Aquino (tromba), Antonio Iasevoli (chitarre elettriche), Leon Pantarei (percussioni), Sergio

…”È un disco che apre con una preghiera laica e chiude con una preghiera religiosa e composto nel mezzo da odi e inni, da sfoghi personali e racconti vari, un riassunto di quarant’anni di vita vissuta”…

LORENZO CATILLO: Voce PASQUALE PEDICINI: Pianoforte, Organi e Synth LUCA AQUINO: Tromba e Flicorno SERGIO CASALE: Flauto, Ottavino e Sax Tenore LUCIANO CIARAMELLA: Clarinetto GIUSEPPE FERRANTE: Eufonio CARMINE IOANNA: Fisarmonica GIOVANNI FRANCESCA: Chitarra Classica ANTONIO IASEVOLI: Chitarra Elettrica e Classica FABIO MACERA: Chitarra Acustica ed Elettrica DARIO MIRANDA: Contrabbasso LEON PANTAREI: Percussioni ALDO GALASSO: Piatti e Tamburi SELENE PEDICINI: Violino NHARE TESTI: Violino NATALIE ROSSI: Voce LUCA ANNESSI: Orchestrazioni Virtuali www.lacostituente.it www.myspace.com/lacostituente


Interviste INTERVISTA A LA COSTITUENTE a cura Synpress 44 di Donato Zoppo

Della Costituente colpisce immediatamente la dimensione di laboratorio, di “working band” aperta a ogni contributo: Per quanto vi prego è figlio di questo nuovo approccio?

Naturalmente il segnale di apertura è nei contenuti dei testi ma ancor più deciso e marcato nella ricerca di collaborazione esterna al blocco consolidato della formazione. In questa ottica è da intendersi la desiderosa voglia di avere presenze musicali di calibro eccellente. È un disco principalmente acustico ma che non disdegna le chitarre elettriche, i sintetizzatori, i noise e le distorsioni, molto politico nei contenuti e nelle musiche, che cerca di sorprendere con la consapevolezza di non aver inventato nulla di nuovo, ma di aver semplicemente musicato delle sensazioni sincere e mai banali. La Costituente nasce dalle ceneri dei Rosso Rubino, formazione che aveva debuttato su cd ottenendo anche un’ottima affermazione. Quali sono i motivi di questo cambio, quali le differenze tra i due progetti?

Più che un cambio è la prosecuzione di un viaggio che metaforicamente esce dalle cantine e si apre verso la società in cui viviamo. Come apertura occorreva dare un sinonimo di cambiamento: La Costituente ci è sembrato un modo – perché no? – altisonante di racchiudere in un nome la voglia di tentare di apportare riforme al contenuto dei testi. Da sbarazzini figli di sbornie a tentativi di essere leggermente più riflessivi.

Non avete timore nel presentarvi come gruppo “politico”: che senso date a questo termine, rispetto al quale oggi c’è così tanta disaffezione?

Scusate non ci leghiamo a questa schiera, moriremo pecore nere. Noi siamo ammalati di politica. I concetti dell’antipolitica li lasciamo a chi non riesce a compiere sforzi per tentare di comprendere che la politica è il nostro pane quotidiano. “Scorie esistenziali dell’ultimo ventennio”: un concetto che accomuna e lega i brani del disco. Si tratta di un concept album?

Come dicevo in apertura, la necessità di comunicare concetti

è alla base della nascita dei testi. Quindi inteso in questo modo è sicuramente un concept album. Canzone d’autore al centro, ma c’è tanto altro nel vostro nuovo disco, aperto e chiuso da due preghiere molto diverse

La preghiera è riflessione. La riflessione può avere un connotato laico (che è il nostro) ma naturalmente anche spirituale. Ma sinceramente non esiste una correlazione delle due concezioni nel disco. La preghiera finale ha trovato spazio per gusto estetico e per il legame esistente con la corale che l’ha eseguita. Per quanto vi prego è un album che profuma di jazz, quanto è importante per voi questo “peccato di gioventù”?

Fondamentale, come tutta la musica. Il Jazz non è semplicemente un genere, è una corrente di pensiero in continua evoluzione. In questo lavoro c’è tanto jazz ma è un lato del carattere del disco e non lo caratterizza a pieno, e tutto ciò è frutto anche del passaggio da Rosso Rubino in cui il jazz era principalmente suonato, a La Costituente in cui il jazz è pensato e vissuto, ma non troppo palesato. Luca Aquino, Antonio Jasevoli e Leon Pantarei sono tre dei numerosi ospiti che avete coinvolto: avete chiesto qualcosa di specifico o avete dato massima libertà?

Entrambe le cose, a tutti. A nostro modo di vedere l’ospite va

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Interviste

messo a proprio agio in un brano prima dandogli un ruolo o alcune indicazioni, e poi una volta a suo agio e consapevole del suo ruolo, va lasciato libero. A tutti gli ospiti sono state date indicazioni ben precise, ma c’è sempre un brano in cui gli è stato espressamente chiesto “fai quello che vuoi”.

rivela quasi dicendo “per quanto vi prego”. Per quanto vi prego nasce a Benevento, una città di provincia che negli ultimi anni sta presentando interessanti proposte musicali: sta cambiando qualcosa?

Forse qualcosa sta cambiando, e l’affermazione di Luca Aquino e non solo nel panorama nazionale Balza subito all’occhio l’eccezio- è un segnale importante. Certo la nale lavoro grafico che coinvolge carenza di tante strutture è iml’artista Vinzela: come mai questa scelta?

È stata una scelta dei nostri amici di Archiattack che hanno curato il packaging e hanno trovato l’immagine perfetta, frutto di una mostra personale dell’artista di poco precedente all’uscita del disco. L’opera sembrava fosse stata dipinta per il disco perché rappresenta a pieno lo spirito che ha ispirato la scrittura della preghiera iniziale. La figura rappresentante questo povero Cristo in ginocchio e oramai abbandonata a se stessa si

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portante ma io credo che in gran parte si sia sopperito a queste carenze grazie ai tantissimi giovani che nel tempo si sono autorganizzati negli spazi a loro disposizione, promuovendo la cultura e inventando nuove forme di offerte culturali. Mi riferisco quindi non solo alla grande Città Spettacolo, ma anche a quelle tante piccole rassegne portate avanti dai giovani coraggiosi che tanta cultura hanno diffuso. ❖


Recensioni Ecco il libro sulle bande multietniche

UN LIBRO ED UN CONCERTO PER RACCONTARE I COLORI E I PROFUMI DELLE BANDE MULTIETNICHE MADE IN ITALY a cura MEI comunicazioni@audiocoop.it

Fra gli ospiti Nicola Zingaretti che ha curato l’introduzione Il 29 gennaio prossimo al Circolo degli Artisti di Roma alle 21.00 grande concerto di presentazione del volume Orchestre e Bande Multietniche in Italia a cura di Francesco Fiore, edito da Zona e realizzato in collaborazione con il Mei (Meeting Etichette Indipendenti). A presentare la serata il curatore del libro Francesco Fiore, Giordano Sangiorgi patron del Mei e Nicola Zingaretti che ha curato la prefazione del volume. Seguirà una grande festa affidata alle note e alla musica con artisti di tutti i colori e di tutte le provenienze. Apriranno i più giovani, l’Esquilino Young Orchestra, un’orchestra di

ragazzi minorenni italiani e italiani di “seconda generazione”. A seguire La BandAdriatica da Lecce. E la Med Free Orkestra, un ensemble multietnico composto da diciassette musicisti provenienti da varie aree del sud del mondo che rappresenta oggi una delle esperienze più interessanti e originali nell’ambito musicale italiano e del bacino del mediterraneo, chiuderà la serata con una lunga jam sesssion sino a tarda notte. Numerosi gli ospiti coinvolti nella serata. Fra tutti ricordiamo: in attesa di Roy Paci (che hadonato la nota introduttiva al libro), hanno confermato Amir, Piotta, Pino Marino, Enrico Capuano, Andrea Satta (Tetes de Bois), Salvatore DeSiena (Parto delle Nuvole Pesanti), Stefano Fassina (Resp. Lavoro PD), Matteo Orfini (Resp. Cultura PD), Vincenzo Ostuni Editor Ponte delle Grazie, Massimo Ghini (attore e Responsabile Cultura PD Lazio), Associazione Controchiave (Roma), ClaudioFava (SEL) Danilo Grossi (Ass. Cultura Cassino), Cristina Borgogni, Vladimiro Polchi (La Repubblica). Fra gli altri che devono dare conferma ricordiamo Daniele Silvestri, Gino Castaldo (La Repubblica) e Marco Godano (Primo Maggio 2013).

Ufficio Stampa Med Free Orchestra: Studio alfa tel. e fax 06. 8183579, e- mail: ufficiostampa@alfaprom.com responsabile ufficio stampa e P.R. Lorenza Somogyi Bianchi, cell, 333. 4915100

MED FREE ORKESTRA Otto Paesi, tre continenti e sei lingue diverse, la Med Free Orkestra è un ensemble multietnico composta da diciassette musicisti provenienti da varie aree del sud del mondo, Senegal, Grecia, Ucraina, Perù, Cile, Argentina, Iran e Sud Italia e rappresenta oggi una delle esperienze più interessanti e originali nell’ambito musicale italiano e del bacino del mediterraneo. La multietnica Med Free Orkestra pone Roma e l’Italia al centro del Mediterraneo in una contaminazione di suoni e sapori scaturita dall’incontro delle tante culture che compongono la singolare esperienza umana e musicale della Med Free Orkestra. La collaborazione attiva con “Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” caratterizza da sempre il percorso musicale della Med Free Orkestra ponendo al centro della propria attività l’impegno contro tutte le mafie e per il ripristino della legalità. Inoltre al collaborazione attiva con artisti di fama nazionale ed internazionale provenienti anche da altre regioni del mondo, da Andrea Satta (voce dei Tetes de Bois) a Baba Sissoko, da Paola Turci a Franky HI NGR, da Stefano Di Battista a Emanuele Dabbono, dai No Braino ad Alessandro Haber, da Claudio Prima (leader della Band Adriatica) a Erri De Luca, da Ennio Fantastichini a Corrado Fortuna, da Claudio Fava a Andrea Rivera, da Vincenzo Crivello a Fausto Mesolella, da Vincenzo Ostunia

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Angelo Olivieri, da Paolo Briguglia a Mbarka Ben Taleb, contribuisce ancor di più a rafforzare l’idea di coniugare musica ed impegno sociale, interculturalità e integrazione. Insomma, è come partire per un viaggio che dalle strade di Roma arriva ad abbracciare l’intero Mediterraneo in un intreccio di musica, lingue, etnie, culture e orizzonti che va ben oltre i confini del Mare Nostrum. La Med Free Orkestra propone una insolita versione di pop-rockbalcanico-mediterraneo-orientale dando spazio alla musica mediterranea, dalla musica balcanica, klezmer, africana, iraniana, persiana, turca, greca, reggae e più in generale alla world music. “This is an interesting project that superbly integrates new composition with roots and demonstrates how easily music can cross national and linguistic barriers.” Michael Hingston - Folk Roots (Inghilterra)

La musica della BandAdriatica è figlia del mare Concepita nelle notti buie di calma piatta o nei giorni di sole cocente. Sul ponte di una nave che è stata magicamente il luogo d’incontro di culture e musiche diverse. Un viaggio, una scommessa diventano un progetto di musica e di vita che accomuna musicisti e navigatori che decidono di imbarcarsi insieme e di cercare un nuovo linguaggio comune, quasi che le lingue natìe non fossero state fino a quel momento sufficienti per comprendersi fino in fondo. L’ensemble guidato da Claudio Prima, eclettico organettista salentino, è un incontro di culture e provenienze sotto il segno del Mar Adriatico. A Maggio 2008 i musicisti si imbarcano su Idea 2, un veliero che li conduce nei porti dell’Adriatico dove la banda incontra importanti esponenti della musica tradizionale e di contaminazione etnica e con i quali compone le musiche che diventano le

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basi di un nuovo repertorio adriatico. Il progetto diventa “Rotta per Otranto” un film nel quale si racconta questa straordinaria avventura. Da Venezia a Capodistria, da Dubrovnik a Durazzo fino a Otranto, il veliero Idea 2 trasporta musicisti-marinai che raccontano in musica le proprie esperienze di viaggio. La banda collabora stabilmente con Boban e Marko Markovic, la Kocani Orkestar, il coro bulgaro di Eva quartet, Raiz e Radicanto. Il brano Arriva la banda è presente nella compilation Puglia sounds New in distribuzione con XL di Repubblica nel mese di Novembre 2012. Il videoclip “Arriva la banda” firmato da Gianni De Blasi è fra i migliori 25 video italiani al PIVI (Premio Italiano dei Videoclip Indipendenti) e fra i 30 finalisti al PVI (Premio del Videoclip Italiano) i due maggiori premi italiani dedicati ai videoclip e vince il Molfetta Music Film Festival.

EYO - Esquilino Young Orchestra Saverio Palombo: batteria Ilaria Piccolo: basso elettrico Wojciech Szwechtowicz: chitarra elettrica Laura Cellammare: chitarra acustica Elenamaria Lazzarini: chitarra elettrica Jessica dos Santos: voce Leon Degni: sax Alessia Capoccia: voce Allegra Degni: voce Martina Bernini: voce Martina Malaspina: voce Matteo Rogari: percussioni Mattia Dinoi: voce Michael Morra: voce Alessandra Pisano: voce Alessandro Lauri: percussioni Francesco Screpanti: percussioni Fabio Montesi: piano tastiere - coach Valentina Straqualursi: piano, tastiere - coach M° Stefano Piccolo: Direttore M° Lorenzo Gentile: Direttore

Un’occasione per valorizzare la propria passione musicale grazie ad un percorso di formazione e in-

troduzione alla musica d’insieme all’insegna dell’intercultura, dello scambio artistico e dell’integrazione: con questo spirito, da un laboratorio triennale di formazione musicale, nel 2009, nasce la EYO, Esquilino Young Orchestra. Il progetto è stato ideato e prodotto da Apollo 11 (l’associazione che ha creato l’Orchestra di Piazza Vittorio) che ha affidato a Moni Ovadia la direzione artistica del primo ciclo didattico, realizzato in collaborazione con sostenitori privati ed istituzionali, e dunque nelle condizioni di poter offrire lezioni gratuite al primo gruppo di allievi che ha poi potuto continuare il proprio percorso in modo autonomo. Il nuovo triennio di formazione è appena partito con nuovi allievi e con la direzione musicale dei maestri Lorenzo Gentile e Stefano Piccolo della DRM Studio. Il progetto EYO, al momento privo di finanziamenti, è sostenuto per intero da Apollo 11 che ospita prove e concerti dell’orchestra nella sua storica sede, il Piccolo Apollo - Centro Aggregativo Apollo 11, presso l’Itis G. Galilei di Roma, in via Conte Verde 51. A pochi passi da quel luogo simbolo dove tutto ha avuto inizio, piazza Vittorio, e dove la Eyo, il18 ottobre 2012, nell’ambito del “Global Junior challenge (projects to share the future)”, ha offerto un piccolo assaggio del nuovo corso con una prima “prova aperta” al pubblico. La EYO non rinuncia alla missione didattica e sociale che l’ha sempre ispirata, aprendo la partecipazione a qualsiasi giovane aspirante musicista, e prevedendo in futuro borse di studio per allievi meritevoli provenienti da contesti familiari disagiati, offrendo a tutti l’opportunità di crescita e contatto con artisti di prestigio che si daranno il cambio organizzando di volta in volta nuovi saggi e seminari sotto la propria direzione artistica. ❖


Recensioni

Megitza & Renata Przemyk Dobra nowina “Dobra nowina (La Buona novella)” è il titolo dell’album di Natale di Megitza, con Renata Przemyk. La lista del CD mette in

evidenza i canti, canti natalizi e pastorali di tutto il mondo, nonché le composizioni originali di Megitza. “La Buona Novella” non è solo il titolo di quest’album, ma deve essere il messaggio per tutto il mondo, indipendentemente dalla religione o provenienza.

- Vorrei che l’album avesse con sé la forza di suscitare emozioni come l’amore, dare uno scossone, ma il suo suono invita a ballare” dice Megitza - “vorrei che fosse un regalo per tutti coloro che amano la bellezza della diversità culturale e al tempo stesso capire che tutti la pensano allo stesso modo sperimentando i grandi momenti della nostra vita. Tutti meritano un dono di amore e di un pizzico di fortuna - ogni giorno” - ha aggiunto. - Questo album era concepito solo per muoversi insieme e godere. Una bella melodia cantata sinceramente dal cuore per la nascita del sommo bene, in qualsiasi lingua suona come bello e commovente - dice Renata Przemyk del suoi progetto. Megitza raccoglie i brani da Israele, Italia, Slovacchia, ma anche i suoi amati Balcani (in particolare la Serbia) e in Polonia. Essi sono stati realizzati con un team composto da Jaroslaw Day (chitarra), James Mietła (fisarmonica) e Damiano Niewinski (batteria). In definitiva è un CD pieno di suoni di tamburi etnici, chitarra flamenco, ma anche i commenti degli altipiani. Per chi fosse interessato all’acquisto rivolgersi a www.serpent.pl che spedisce direttamente dalla Polonia i CD desiderati con spese postali ragionevoli. ❖

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Lineatrad 13-2013  

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