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ANNO 7 NUMERO

79 LUGLIO 2018

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Luglio 2018

SOMMARIO £Ó

Come valorizzare i prodotti tipici

DIRITTO AGRARIO

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Prelazione, il diritto di confinanti e affittuari

NOTIZIE DALLE AZIENDE

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Il Psr Piemonte supera l’esame della sorveglianza

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Contro la siccità stanziati 9 milioni

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Agricoltori e contoterzisti non facciamo confusione

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L’Università in cascina studia la sostenibilità

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Riorganizzazione Agea e piante officinali

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Mense biologiche Avanti, c’è posto!

Tomatis e CMP Impianti esperti della ventilazione

ATTUALITÀ L’EDITORIALE

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Fauna selvatica, si salvi chi può!

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Il futuro è biologico? A Revello il 21 luglio

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Caccia, agricoltori liberi di sparare

L’ARIA CHE TIRA

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A proposito di respingimenti...

ZOOTECNIA

FISCO E TRIBUTI

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Dipendenti, vietato pagarli in contanti

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Regolazioni strumentali come agire correttamente

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Bue Grasso di Carrù in campo il Consorzio


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Segnali ancora positivi Il latte promette bene

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Ascopiemonte e Ferrero Ok al Progetto Nocciola

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Latte, gli adempimenti di acquirenti e produttori

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Ortofrutta, accordo per conquistare l’Asia

34

Il gran ritorno delle quotazioni

Lo yogurt di capra una sfida esclusiva

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Smaltimento reflui tecniche a confronto

OSSERVATORIO PREZZI

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Prezzi e mercati all’ingrosso

SCADENZE FISCALI L’INVITATO SPECIALE

69

Roreto di Cherasco incorona la rana

ENOLOGIA

46

Enologia, rifugiarsi nel passato non serve

Grappa, il nettare dell’agricoltura

77

Scadenze agosto 2018

MERCATINO

79

Gli affari dell’Imprenditore

L’IMPRENDITORE AGRICOLO Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 redazione@imprenditoreagricolo.com www.imprenditoreagricolo.com Editore: Réclame S.r.l.

Pubblicità: Réclame Ufficio: 0172.711279 Agente: Luca Ternavasio - 340.3190808 Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

e-mail: info@reclamesavigliano.it www.reclamesavigliano.it Stampa: G. Canale & C. S.p.A. Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro Torino Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 3 del 09/01/2012

Abbonamento Anno 2018 - Euro 23,00 Conto corrente postale n° 1003849591 Bonifico bancario BCC Cherasco Agenzia Cavallermaggiore - IBAN: IT57X0848746150000050101900 Intestato a Reclame srl Causale: Abbonamento 2018 indicare nome, cognome ed indirizzo Associato

Unione Stampa periodica Italiana

ORTOFRUTTICOLTURA

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Il castagno ritorna a crescere e a rendere

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Nasce in Emilia Romagna il grande polo della noce

Copia gratuita GARANZIA DI RISERVATEZZA: la responsabile del trattamento dei dati raccolti in banche dati di uso redazionale è Bertolusso Luisella alla quale ci si puo’ rivolgere per i diritti previsti dal regolamento generale sulla protezione dei dati ai sensi del gdpr 679/2016.

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L’edit"i#e

Fauna selvatica, si salvi chi può! La nuova legge sulla caccia appena approvata dal Consiglio regionale del Piemonte, dà all’agricoltore la licenza di uccidere cinghiali e caprioli che stiano devastando il fondo di sua proprietà, fermo restando che lo sparatore deve comunque essere in possesso del permesso di caccia e dell’apposita autorizzazione della Provincia. Non è una novità di poco conto. Sembra quasi che i danni provocati dalla fauna selvatica in questo modo siano stati riconosciuti come mali estremi, ai quali non si può che rispondere con estremi rimedi. Una resa, insomma. Vista l’inefficacia del sistema dei rimborsi, delle trappole autogestite, della regolazione dell’attività venatoria e dei piani di prelievo delle guardie provinciali, non è rimasto che l’ultimo, disperato appello: si salvi chi può! E chi non può? L’agricoltore sprovvisto della licenza di caccia, cosa deve fare? Correre ad armarsi e prendere il tesserino venatorio? Al di là della soluzione specifica, il tema della difesa del fondo, come quello, peraltro, della legittima difesa in materia penale, vive una stagione di grande interesse. Finché la fauna selvatica è di proprietà dello Stato, dovrebbe essere lo Stato a tenerla a bada. Ma se la selvaggina fosse di pertinenza del proprietario del terreno in cui si trova, allora potrebbe diventare addirittura una risorsa e non più un problema. Difficile dire se sia questa la madre di tutte le battaglie, anche perché rimarrebbe da chiarire la grande incognita del lupo, specie protetta, nonché predatore più temuto dai nostri pastori. Anche qui il tasto è dolente e non c’è più confronto, ma solo scontro tra tifoserie. Curiosamente, sia chi sta dalla parte del lupo, come chi sta dalla parte delle pecore, motiva la propria posizione con il nobile intento di salvaguardare la biodiversità dell’ambiente faunistico, mentre i più democratici vorrebbero una società in cui lupi e pecore vivessero fianco a fianco felici e contenti. E l’uomo? Qual è il suo posto nella biodiversità? Se proteggere il lupo vuol dire far fuggire i pastori, cosa ne sarà della montagna? Se c’è un tempo in cui le specie vanno salvate dall’estinzione, ci dovrebbe essere anche un tempo in cui si ragiona sul loro contenimento, o no? Mentre divampa il dibattito, c’è chi ipotizza alleanze: il pastore che è nemico del lupo, può essere amico del cacciatore? Improbabile. Al pastore interessa salvare il gregge, al cacciatore i cinghiali e i caprioli braccati dal lupo che li sottrae alla caccia. Ma cinghiali e caprioli sono nemici dei pastori, e allora siamo da capo. Si salvi chi può!

Osvaldo Bellino

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L’%ia che t'a

A proposito di respingimenti… Dopo un inverno finalmente ricco di neve, tanto che tuttora i corsi d’acqua sono belli gonfi e in montagna è facile fare camminate che incontrano estesi nevai, nonostante siamo ormai a luglio, la primavera è stata molto piovosa e l’estate stenta ad arrivare. Condizioni ideali per malattie fungine degli alberi da frutto dal melo alla vite e però, complice l’andamento della prima parte dell’anno, finalmente abbiamo un anno con minore pressione da parte della cimice asiatica. Purtroppo, nel tempo del qui ed ora a cui siamo abituati, questo potrebbe far scambiare un momento passeggero per un problema superato. Non è così e gli entomologi agrari avvisano sulla necessità di continuare i monitoraggi e la lotta programmata a questo insetto devastante. Ne parlo qui perché nelle domande al nuovo ministro che ho scritto il mese scorso e che in parte hanno già avuto risposta, in particolare rispetto al Ceta, mi sono dimenticato la questione che mi sta probabilmente più a cuore, vale a dire la prevenzione dei patogeni alloctoni. Caro ministro Centinaio, se c’è una cosa di cui il sistema paese ha disperatamente bisogno è di porre finalmente in essere una difesa alle frontiere, quella sì che mette tutti d’accordo. Si tratta della sorveglianza dei nostri confini contro il passaggio sciagurato di specie vegetali animali e quando possibile anche fungine o simili, che una volta entrati nel nostro paese a bordo magari di una pianta ornamentale o dell’innocuo souvenir coi semini comprato dall’altra parte del mondo, diffondono la distruzione. Non c’è bisogno di fare leggi, basta applicare le norme che esistono sulla quarantena obbligatoria delle specie viventi. Dobbiamo acquisire una mentalità australiana rispetto al problema, perché la xylella, il cinipide galligeno, la cimice asiatica, la drosophila suzukii, ce li siamo portati in casa noi così come in anni meno recenti la zanzara tigre e addirittura 150 anni fa oidio, peronospora e fillossera. Se prima di Pasteur potevamo dire di non sapere, oggi invece sappiamo e quando decidiamo di importare delle specie viventi o di lasciar passare il turista di ritorno con qualcosa di vivo nel bagaglio, accettiamo di rischiare scioccamente. Non possiamo più permettercelo perché dover trattare con potenti insetticidi le piante colpite da ospiti davvero completamente indesiderati, quando si poteva evitare quel tipo di colonizzazione, è da sciocchi oltre che da irresponsabili verso il pianeta e la natura che ci ospitano. Caro ministro, il Trattato di Schengen non protegge i parassiti e quindi davvero la invitiamo a voler coordinare insieme ai suoi colleghi una azione finalmente decisa e senza scrupoli verso quelli che sono davvero arrivi meritevoli di un respingimento.

Michele Antonio Fino

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FISCO E TRIBUTI DI MARIANNA CUGNASCO - COMMERCIALISTA - mar.cugnasco@studiocugnasco.it

Dipendenti, vietato pagarli in contanti Dal 1° luglio 2018 scatta l’obbligo di pagamento delle retribuzioni esclusivamente attraverso una banca o un ufficio postale, con riferimento a: - rapporti di lavoro subordinato, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto (rientrano in tale fattispecie, ad esempio, i contratti a tempo determinato, quelli a tempo parziale, i contratti di apprendistato o di lavoro intermittente); - collaborazioni coordinate e continuative (sono tali i rapporti che si concretizzano in una prestazione d’opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, non a carattere subordinato); - contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge n. 142/2001. OBIETTIVO TRASPARENZA L’intento della norma è quello di traccia-

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re i pagamenti di stipendi ed anticipazioni, al fine di verificare che la retribuzione corrisposta non sia inferiore ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva. Sono esclusi dal predetto obbligo i rapporti di lavoro domestico e quelli instaurati con le pubbliche amministrazioni di cui al comma 2 dell’art. 1 del DLgs. n. 165/2001. Sono altresì esclusi dalla norma in commento i compensi derivanti da borse di studio, tirocini e rapporti autonomi di natura occasionale. L’obbligo di tracciabilità impone ai datori di lavoro o ai committenti di corrispondere ai lavoratori la retribuzione esclusivamente con una delle seguenti modalità: - bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore; - strumenti di pagamento elettronico; - pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; -emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, ad un suo delegato.


FISCO E TRIBUTI

BUSTA PAGA L’obbligo riguarda esclusivamente la corresponsione della remunerazione relativa all’attività svolta dal lavoratore, ovvero tutti gli elementi della retribuzione previsti dal contratto individuale e collettivo applicabile al rapporto di lavoro. Gli anticipi di cassa per fondo spese, i rimborsi spese e le eventuali altre somme corrisposte al lavoratore, diverse da quelle contrattuali, paiono risultare esclusi dall’obbligo di tracciabilità in commento; infatti, atteso che il legislatore fa riferimento al concetto di “busta paga”, si ritiene che rientrino nell’obbligo solo quelle somme che devono essere inserite nel prospetto paga e nel libro unico del lavoro. SANZIONI PECUNIARIE Sul piano sanzionatorio, nel caso di utilizzo di mezzi di pagamento

Dal primo luglio è in vigore l’obbligo di pagamento delle retribuzioni esclusivamente attraverso una banca o un ufficio postale. Occhio alle sanzioni

diversi da quelli espressamente previsti, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro. L’Ispettorato ha chiarito che la sanzione si applica anche nel caso in cui il datore di lavoro o committente abbia effettuato il pagamento con le modalità previste, ma abbia successivamente revocato, ad esempio, il bonifico; ovvero l’assegno bancario eventualmente emesso sia stato annullato prima dell’incasso. NON BASTA LA FIRMA Sul piano probatorio risulta peraltro superata la presunzione, invalsa nella pratica, che la firma apposta sulla busta paga costituisca prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Dal 1° luglio 2018 sarà infatti necessario provare il pagamento attraverso i mezzi espressamente individuati.

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FISCO E TRIBUTI DI ALBERTO TEALDI - COMMERCIALISTA - a.tealdi@studiocugnasco.it

Come valorizzare i prodotti tipici Con l’acronimo De.Co. si individua la denominazione comunale di origine, riconosciuta dalla L 142/90, che ha attribuito ai comuni la facoltà di disciplinare la materia della valorizzazione locale delle

Con l’istituzione della Denominazione Comunale di origine (De.Co.), i Comuni possono disciplinare la promozione delle attività agroalimentari territoriali attività agroalimentari tradizionali. Essa rappresenta uno strumento, di fatto a costo zero, di promozione e valorizzazione delle citate attività agroalimentari, un incentivo al marketing territoriale

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che permette il censimento dei prodotti locali in netta controtendenza rispetto alla globalizzazione che il mercato spesso impone. AMBITO COMUNALE A differenza delle più note Dop, Igp, Docg, Doc, Igt e Pat, che fanno riferimento ad un territorio più o meno esteso, la De.Co. ha ambito più ristretto in quanto è un riconoscimento strettamente comunale. Inoltre può essere De.Co.: un prodotto tipico, vale a dire un prodotto agricolo coltivato nel territorio comunale; un prodotto dell’artigianato alimentare come una ricetta, una preparazione alimentare, ecc. che identifica abitudini culinarie legate ad una tradizione degli abitanti


di un paese (dalle quali spesso scaturiscono sagre e feste); un prodotto dell’artigianato locale, quindi lo sviluppo e la produzione di un manufatto tradizionale. I requisiti comuni per ottenere tale forma di certificazione di tutela sono quindi la storicità del prodotto e la sua espressione di un patrimonio collettivo. PRODUZIONI TIPICHE Perché possa essere istituita la certificazione De.Co. è il comune deve assumere l’iniziativa a sostegno del patrimonio di tradizioni ed esperienze relative alle attività ed ai prodotti agroalimentari, che, per tipicità sono meritevoli di valorizzazione. Per istituire il registro De.Co. l’amministrazione comunale dovrà innanzitutto assumere una delibera in tale senso, adottare un regolamento per la valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali (l’Anci, promotore del riconoscimen-

l’origine del prodotto e la sua composizione.

to De.Co., ha predisposto un modello di regolamento adottabile da parte delle amministrazioni locali), istituire un albo comunale delle produzioni agroalimentari con relativo disciplinare, prevedere un registro e possibilmente creare un marchio De.Co. che attesti

REQUISITI ISCRIZIONE Per verificare poi l’iscrivibilità delle richieste pervenute dovrà nominare una Commissione di valutazione. Infine dovrà prevedere la pianificazione di un piano marketing e di comunicazione che leghi il prodotto De.Co. con il territorio di riferimento. Dove prevista, l’iscrizione è possibile su istanza di parte, produttore e/o venditore, corredata da adeguata documentazione che evidenzi le caratteristiche del prodotto, tenendo conto di tutti i requisiti previsti per il riconoscimento; l’iter deliberante del procedimento è di 30 giorni ed ha un costo pari ad Euro 16,00 di imposta di bollo. Le amministrazioni pubbliche stanno cercando anche di standardizzare la modulistica Suap finalizzata alla richiesta di iscrizione nel registro De.Co.

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DIRITTO AGRARIO DI DAVIDE GALFRÈ - GEOMETRA - galfre.davide@gmail.com

Prelazione, il diritto di confinanti e affittuari La prelazione agraria è il diritto di essere preferiti, a parità di prezzo e condizioni, ad altri per l’acquisto di un fondo agricolo, quando il proprietario decide di venderlo.

desumibile dalla iscrizione al registro delle imprese, nel caso in cui si verifichino le seguenti situazioni: - vendita di un terreno confinante; - vendita del terreno affittato.

TUTELA AGRICOLTURA Tale istituto, disciplinato tuttora da normative di metà ‘900 e da una serie di sentenze, è volto a creare un collegamento diretto tra chi lavora il terreno ed il proprietario, limitando tra l’altro in questo modo il consumo del suolo con usi differenti da quelli dell’agricoltura. La prelazione agraria spetta solo a chi è coltivatore diretto, alle cooperative agricole, nonché alle società agricole di persona qualora la metà dei soci sia in possesso della qualifica di coltivatore diretto come

COMUNICAZIONI NECESSARIE Nel caso di terreni agricoli affittati a soggetti che conducono l’attività agricola o i cui confinanti siano soggetti che svolgono l’attività agricola, ogni qualvolta il proprietario decida di vendere il proprio fondo è tenuto a darne comunicazione all’affittuario ed ai proprietari confinanti tramite raccomandata contenente la proposta di vendita e tutte le relative condizioni, compreso il prezzo. Comunicazioni che non contengano tali informazioni sono da ritenersi inefficaci ai fini della prela-

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DIRITTO AGRARIO

Le norme mirano a favorire un collegamento diretto tra chi lavora il terreno ed il proprietario, limitando in questo modo il consumo del suolo per usi differenti da quelli agricoli

zione. Inoltre, l’affittuario non solo è privilegiato rispetto ai proprietari confinanti, ma esclude totalmente il diritto di prelazione di questi ultimi! PROPOSTA DI VENDITA Il soggetto che riceve la proposta di vendita ha tempo trenta giorni per far valere il proprio diritto di prelazione, rispondendo al venditore tramite una raccomandata contenente la propria proposta; trascorsi i trenta giorni, o spedita una rinuncia scritta, decade il diritto di prelazione. DIRITTO DI RISCATTO Nel caso in cui il venditore non comunichi la propria intenzione di vendere all’affittuario ed ai proprietari confinanti (o nel caso in cui in tale comunicazione siano state indicate delle condizioni di vendita diverse da

quelle reali o addirittura omesse) questi hanno il diritto di esercitare un riscatto entro un anno dalla trascrizione dell’atto che ha sancito la compravendita non comunicata; all’esercizio del diritto riscatto farà seguito una sentenza del giudice che può annullare l’atto già trascritto a favore di chi era stato scavalcato nella prelazione che deve comunque pagare il prezzo del fondo così acquistato entro tre mesi dalla sentenza stessa.

DESTINAZIONE AGRICOLA Il diritto di prelazione si può sfruttare solo nella compravendita dei terreni con destinazione agricola e non con terreni aventi destinazione differente, come ad esempio quella edificabile, mentre non esiste alcuna prelazione agraria su fabbricati. La prelazione esiste non solo nel caso di vera e propria compravendita, ma anche nei casi di vendita di nuda proprietà, mentre non si verifica quando il trasferimento della titolarità avviene tramite donazione o permuta. OBIETTIVO PRELAZIONE L’obiettivo della prelazione agraria di affittuari e confinanti è quella di sfavorire la frammentazione territoriale e favorire lo sviluppo dell’agricoltura da parte di chi è già insediato sul fondo, come l’affittuario, o da parte di chi è insediato sui fondi adiacenti,

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DIRITTO AGRARIO come i confinanti. Per terreni confinanti si intendono anche quei fondi separati da fossi, strade vicinali o private (private di un singolo proprietario o comune a più proprietari); non sono confinanti i fondi separati da strade di viabilità pubblica (statali, provinciali, comunali), ferrovie, canali demaniali, fiumi, eccetera. DIRITTO E REQUISITI Se si verifica la situazione in cui il fondo confinante è di proprietà di un soggetto qualunque, ma condotto in affitto, mezzadria e contratti simili da un soggetto avente i requisiti per sfruttare la prelazione, quest’ultima decade e non può essere sfruttata. Al momento non hanno il diritto di utilizzare la prelazione agraria gli imprenditori agricoli a titolo professionale.

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Per chi può invece usufruire del diritto di prelazione non è necessario sapere se i frutti del lavoro del fondo vengano utilizzati per il consumo diretto, per la trasformazione o per la vendita. Il diritto di prelazione, inoltre, non spetta al coltivatore diretto che si occupa solamente dell’allevamento del bestiame. ORIENTAMENTI GIURIDICI Si precisa per una corretta lettura dell’articolo che le regole sopra citate derivano in parte dalla normativa nazionale ed in parte da sentenze più o meno recenti; pertanto alcune di queste regole possono essere comunque sovvertite da altre future sentenze (una sentenza crea un orientamento di pensiero dei giudici, ma non stabilisce una regola fissa).


ATTUALITÀ

Il futuro è biologico? A Revello il 21 luglio Convegno organizzato dal Comune in occasione della Sagra della Pesca. Intervengono ricercatori, agrotecnici, esperti legali e agricoltori titolari di aziende biologiche

“Il futuro è biologico?” Su questo interrogativo, il Comune di Revello ha organizzato il puntuale convegno agricolo, in occasione della tradizionale Sagra della Pesca. L’appuntamento è per sabato 21 luglio, alle ore 10,30, nella Cappella Marchionale, vanto storico e artistico del paese. Interverranno i tecnici della Fondazione di ricerca Agrion, che dialogheranno con l’agrotenico Massimo Testa, l’avvocato Anteo Massone e l’assessore comunale Giuseppe Crosetti sulle prospettive e le difficoltà del comparto

biologico, soprattutto in campo ortofrutticolo e cerealicolo. Verranno affrontate tematiche tecniche legate alle coltivazioni, ma anche giuridiche sulle normative di riferimento e gli aspetti sanzionatori. All’incontro, moderato dal giornalista Osvaldo Bellino, interverranno anche alcune aziende del territorio, che porteranno la loro testimonianza ed esperienza sulla produzione di frutta e cereali biologici. Al termine, è previsto un rinfresco nell’attigua Sala consiliare del Comune.

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ATTUALITÀ

Caccia, agricoltori liberi di sparare Approvata la nuova legge venatoria del Piemonte: i proprietari potranno intervenire sui loro terreni per difendere le colture Dopo sei anni il Piemonte ha nuovamente una legge sulla caccia e sulla tutela della fauna: l’ha approvata il 12 giugno il Consiglio regionale. NUOVI SCENARI Come precisa l’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, “questa legge non fa scelte pro o contro la caccia, non intende

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penalizzare nessuno, bensì governare con buon senso tentando di dare risposte ai problemi che le nuove sensibilità e la proliferazione incontrollata di alcune specie sta ponendo ai cittadini e ai territori piemontesi. E’ anche una legge innovativa, perché coniuga la tutela della fauna con l’attività venatoria aggiornandola ai nuovi scenari

che si sono determinati con il proliferare della fauna selvatica dannosa non solo alle coltivazioni, ma anche all’incolumità dei cittadini, penso ai cinghiali e ai caprioli. Se da una parte crescono le specie protette e si fa una particolare attenzione alla tipica fauna alpina, dall’altra, su autorizzazione delle Province o della Città


ATTUALITÀ metropolitana, i proprietari dei fondi in possesso di licenza di caccia potranno intervenire sui loro terreni per tutelare le colture”. PROPRIETARI E CACCIATORI Una delle principali novità è senza dubbio il divieto di cacciare durante tutte le domeniche di settembre, che, commenta Ferrero, “permetterà ai cittadini di frequentare con meno paure boschi e prati e garantisce comunque ai cacciatori la possibilità di esercitare l’attività venatoria”. Inoltre, introduce la possibilità per i proprietari dei fondi di vietare la caccia sui propri terreni, obbliga i cacciatori a

indossare un giubbotto retroriflettente o bretelle ad alta visibilità ed a superare obbligatoriamente una prova di tiro in poligono almeno ogni 30 mesi per l’uso della carabina nella caccia di selezione, inserisce misure straordinarie di controllo della fauna selvatica su richiesta delle organizzazioni sindacali agricole e dei sindaci, con la possibilità di coinvolgimento anche dei proprietari e conduttori dei fondi danneggiati, purchè in possesso di abilitazione venatoria. La legge inoltre prevede, tra l’altro, l’esclusione di 15 specie dalla caccia e riorganizza gli ambiti territoriali di caccia (Atc) e i comprensori alpini (Ca).

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ZOOTECNIA

Bue grasso di Carrù in campo il Consorzio Ancora qualche settimana. Poi, a settembre, verranno presentati i primi buoi nati all’interno del Consorzio del Bue Grasso di Carrù, organismo nato quattro anni fa per tutelare, valorizzare e promuovere quello che è ormai un indiscusso prodotto d’eccellenza del territorio carrucese. Prodotto, come noto, celebrato ogni anno con la Fiera nazionale del Bue Grasso, che si tiene il secondo giovedì antecedente il Natale. Per approfondire in che cosa consista il disciplinare previsto dal Consorzio, abbiamo incontrato un allevatore che ne fa parte: il trinitese Dario Perucca, 37 anni d’età e allevatore da 15.

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CONSORZIO DAL 2014 Il Consorzio per la promozione, la valorizzazione e la tutela del Bue Grasso di Carrù, più brevemente detto “Consorzio di tutela del Bue Grasso di Carrù”, nasce nel novembre 2014. E, peculiarità rilevante, riunisce operatori di tutta la filiera: ne fanno parte 48 allevatori, 37 macellerie e 12 ristoranti. «Il Consorzio – spiega Dario Perucca – affonda le sue radici in Carrù e nel territorio circostante, rifacendosi ad una vecchia mappa del Comizio agrario di Mondovì: gli allevatori provengono, ad esempio, dal territorio di Langa, dal Monregalese, dal Cebano... fino a lambire il Fossanese. Il nostro scopo è chia-

ramente quello di valorizzare il Bue Grasso di Carrù: ottima carne (grassa ma non troppo) dai valori nutrizionali estremamente elevati». MARCHIO DI GARANZIA La valorizzazione passa, e non potrebbe essere altrimenti, attraverso sinergie che attraversano tutta la filiera. «Abbiamo un logo – aggiunge Perucca – raffigurante un bue con intorno tre cerchi (verde, bianco e rosso). Esposto nelle macellerie e nei ristoranti aderenti, questo marchio rappresenta per i consumatori la garanzia di acquistare e consumare con sicurezza manzi e buoi del Consorzio, caratterizzati dalla piena tracciabilità.


Attesa per la presentazione, a settembre, dei primi capi allevati nell’ambito dell’istituto per la tutela, la valorizzazione e la promozione dell’eccellenza della Razza Piemontese

Di recente abbiamo creato un sito internet (www.consorziobuegrassocarru.it) in cui sono presenti tre sezioni: una con l’elenco degli allevamenti, una con quello delle macellerie ed una con quello dei ristoranti. La presenza del logo a fianco di ciascun nome indica, in quel momento, la

disponibilità di animali». SISTEMA QUOTE Elemento importante: nell’ambito del Consorzio ogni agricoltore può allevare al massimo cinque capi tra buoi e manzi: un sistema di “quote” per garantire equilibrio tra gli allevatori.

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ZOOTECNIA

«Per esempio – racconta Perucca – io ho in tutto otto buoi, ma non posso etichettarli tutti come appartenenti al Consorzio. Nell’ambito di quest’ultimo ne ho quest’anno tre (sono partito “lentamente”); poi il prossimo anno ne avrò quattro e, nel 2020, cinque. È importante precisare che si può chiamare “manzo” un capo

entro i quattro anni di età. Oltre questa soglia diventa“bue”. Quest’ultimo, secondo un’antica “classificazione” dei nostri nonni, deve avere almeno otto denti». Entro gli otto mesi, dopo aver selezionato ad occhio i capi migliori, ogni allevatore chiama il veterinario del Consorzio, il quale effettua la castrazione ed il prelievo del sangue (in modo che vi sia il controllo del dna dell’animale lungo tutta la filiera).

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ALIMENTAZIONE NATURALE Tra gli elementi principali normati dal disciplinare del Consorzio vi è l’alimentazione dei capi. «Si tratta di un aspetto fondamentale – precisa Dario –. Il nostro disciplinare prevede un’alimentazione naturale, come quella che preparavano i nostri nonni: fieni e cereali del territorio. Nessun insilato o pastone di mais, che inacidirebbe la carne. In questo modo l’ingrasso avviene più lentamente, ma i risultati premiano sul lungo periodo. Sempre il disciplinare prevede che non si possano bruciare le corna (ne risentirebbe il “fascino” dell’animale) e un’attenzione particolare al benessere animale. I capi devono sempre essere im-

pagliati su materiale pulito, e la maggior parte di essi è libera in box di due buoi». Il Consorzio serve anche a vigilare su eventuali irregolarità. «Due volte l’anno, un Comitato va all’interno degli allevamenti e fa severe verifiche, per esempio, sull’alimentazione. Se trova qualcosa che non va, redige una dichiarazione che spiega come quell’animale non possa essere etichettato come bue del Consorzio». FARE SQUADRA Dario Perucca, oltre ai capi del Consorzio, alleva a Trinità circa 250 bovini. «Sono 15 anni effettivi che faccio l’allevatore – racconta –. Sono partiti i miei genitori, io facevo il disegnatore “autocad” e davo


ZOOTECNIA

loro una mano il sabato e la domenica. Ma il lavoro in campagna mi è sempre piaciuto, me lo hanno trasmesso bene, e alla fine ho scelto di dedicarmici completamente». Oltre che il Consorzio del Bue Grasso, Dario ha sperimentato altre realtà locali di valorizzazione della carne, comprendendo che unire le forze e fare squadra è sempre più vantaggioso che “correre” da soli: «Ovunque vi sia da valorizzare noi ci siamo». CEREALI E NOCCIOLE «Il nostro Consorzio sta attualmente avviando delle sinergie con il Consorzio Cereali Antichi di Ceva (che sta portando avanti studi sui cereali che

si seminavano un tempo) e quello della Nocciola Igp di Piozzo. Il primo ci interesserebbe riguardo l’alimentazione dei capi, il secondo per l’accompagnamento della carne a tavola. A fine settembre, nell’ambito della Festa della Carne, avremo invece la prima uscita dei primi capi del Consorzio, dopo quattro anni di allevamento. Stiamo lavorando per la presentazione, ma non possiamo ancora anticipare nulla. Infine, si sta valutando di allargare la stagionalità del bue, con una serie di cene a tema in avvicinamento alla Fiera nazionale». Che quest’anno si svolgerà giovedì 13 dicembre. Matteo Garnero

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Tomatis e CMP Impianti esperti della ventilazione THI e stress da caldo, termini e concetti introdotti sul nostro territorio già da qualche tempo, anche ad opera della Tomatis s.a.s., che negli ultimi anni ha concentrato i suoi sforzi nella ricerca del benessere animale. Una volta individuati i valori limite di Temperatura e Umidità, oltre i quali gli animali manifestano gli effetti dello stress da caldo con notevoli perdite eco-

nomiche, la CMP impianti, fornitore della ditta Tomatis s.a.s., ha investito tempo e risorse nella produzione di destratificatori di altissima qualità. Per la linea Zefiro si è puntato sulla totale ermeticità del motore e sull’assenza di manutenzioni. Caratteristiche che hanno permesso a CMP di installare 10.000 ventilatori nel 2018 in 26 paesi del mondo.

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Inoltre, grazie a studi in collaborazione con le università, sono state progettate pale in alluminio con profilo realizzato ad hoc, ottimizzate per spostare il massimo volume d’aria anche a basse velocità di rotazione e con consumi minimi. Con la linea Zefiro si raggiungono velocità di rotazione fino a 500 giri al minuto. La forza della collabora-

zione TOMATIS e CMP è la continua evoluzione del sistema di ventilazione. Nei molti anni di esperienza in Italia e nel mondo, CMP Impianti ha acquisito esperienza per progettare al meglio l’impianto, scegliendo la tipologia di prodotto più adatta e la disposizione migliore in stalla per massimizzare la resa dell’investimento sostenuto dall’allevatore.


ZOOTECNIA DI GIOVANNI BATTISTA TESTA

Segnali ancora positivi Il latte promette bene Nel mese di giugno il prezzo del latte spot è schizzato verso l’alto. Sulla piazza di Lodi il prezzo del latte spot nazionale ha registrato un incremento del 18,72% rispetto al mese precedente, passando da euro 33,38/100 lt. a euro 39,63/100 lt. Più marcato ancora l’incremento del prezzo dei latti spot di importazione: il latte di origine tedesca ha registrato un +23,44%, mentre il latte spot di origine francese ha registrato un incremento del 25,17%. (Vedere grafico a pag. 28).

PREZZO ALLA STALLA Il prezzo alla stalla fa fatica a seguire l’andamento delle quotazioni del mercato. A maggio la media europea del prezzo del latte crudo alla stalla è nuovamente diminuita, ma con un tasso percentuale molto meno marcato rispetto ai mesi precedenti. I dati del Milk Marketing Observatory segnano 32,44 euro per quintale, con una riduzione di appena lo 0,6% rispetto ad aprile. La rapida e consistente spinta alla contrazione dei prezzi si è così fortemente ridimen-

sionata. Il mercato mostra segnali positivi e questo è di buon auspicio per i produttori, che confidano in una inversione di tendenza e nell’incremento dei ricavi. Rispetto a 12 mesi fa (maggio 2017), in Europa i produttori di latte bovino stanno incassando 0,53 euro per quintale in meno, con uno scarto negativo dell’1,6%. In Italia la differenza è maggiore, si aggira intorno a un euro ogni 100 kg. Una recente analisi di Rabobank centrata sul settore degli alimenti zootecnici a

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a 5,98 euro/Kg; la Francia segna una diminuzione di 0,08 euro, portandosi oggi a 6,20 euro/Kg. Si conferma la solita tendenza di bollettini abbastanza rapidi a risalire, ma decisamente più lenti nello scendere. Si conferma comunque la disponibilità sul mercato di merce, anche fresca. La crema nazionale di qualità registra un ulteriore aumento, toccando punte addirittura di 2,95 euro/Kg. livello internazionale, parla di una relativa stabilità del mercato e di forze che si bilanciano, riducendo in modo notevole la volatilità, rispetto al decennio precedente. CONSEGNE LATTE Le consegne di latte alle latterie nel primo quadrimestre registrano, a livello

europeo, un incremento del 2,1%. In Italia, l’incremento è maggiore, nei primi tre mesi del 2018, si evidenzia un +3,64%. La Lombardia evidenzia un + 4,35%, mentre il Piemonte è più vicino alla media nazionale con un +3,58%. In provincia di Cuneo si è registrato un + 3,14%.

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PRODOTTI LATTIERO CASEARI I bollettini del burro hanno fatto registrare nell’ultima settimana di giugno una leggera diminuzione di 0,10 euro/kg del prezzo minimo a Kempten, oggi 6,00 euro/kg, una sorta di rimbalzo tecnico. Anche l’Olanda segna una diminuzione di 0,10 euro, oggi

LATTE IN POLVERE Il bollettino del latte in polvere di Kempten ha segnato un invariato sulla merce per uso alimentare e un notevole ribasso su quella per uso zootecnico. L’Olanda fa segnare un ribasso sia sull’alimentare sia sullo zootecnico, ma un po’ più contenuto. La Francia fa segnare un rialzo non indifferente per l’uso


alimentare. Sul mercato del latte in polvere, al contrario che per il burro, è difficile trovare merce fresca. Questa, infatti, è destinata all’export, che per alcune latterie rappresenta circa il 50% della produzione, e l’export di polvere Ue continua a segnare dei notevoli rialzi. Chiaro il ribasso per il latte in polvere per l’uso zootecnico vista la grossa disponibilità di merce all’intervento acquistabile a prezzi decisamente inferiori a quelli di mercato. Siero in polvere: tre bollettini con orientamenti

Il prezzo spot schizza oltre i 40 euro/100lt. Quotazioni record per il burro e buon andamento per l’export. Produzione in aumento completamente differenti uno dall’altro. La Germania fa segnare un leggero rialzo per l’uso zootecnico, invariato invece per l’uso alimentare. Olanda stabile, Francia

addirittura al ribasso. FORMAGGI Quotazioni medie dei bollettini europei dei formaggi in aumento: Cheddar a 3,35 euro/Kg,

Edamer a 2,96 euro/Kg, Gouda a 3,00 euro/Kg ed Emmentaler a 4,29 euro/ Kg. Sui bollettini nazionali è soltanto calato di 0,15 euro il Pecorino Romano a Milano, che si porta a 7,15-7,35 euro/Kg mentre i grana registrano un andamento abbastanza stabile. Praticamente invariati i prezzi medi mensili del Grana Padano di nove mesi sulla piazza di Milano euro 6,25/kg nel mese di Giugno, contro gli euro 6,23 nel mese di Maggio. Il Parmigiano Reggiano ha registrato un invariato pari a euro 9,75/kg.

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POLVERE EUROPEA Occorre ricordare che è in corso la vendita da parte dell’Unione Europea del latte in polvere giacente all’intervento. Questa settimana l’UE ha ricevuto richieste per un totale di 39mila Tons circa, di cui aggiudicate 23.500 Tons circa a un prezzo minimo di 1.195 euro/Tons. E’ da notarsi che il prezzo di vendita continua ad aumentare: la prima aggiudicazione è stata fatta a 1.050 euro/Tons, quella del mese scorso a 1.155 euro/Tons e quest’ultima a 1.195 euro/Tons, prezzi ben inferiori comunque ai prezzi di mercato. E’ anche da notarsi che il quantitativo aggiudicato questo mese è molto inferiore rispetto a quello di maggio. Bisogna però tenere presente che la Commissione ha pensato di reintrodurre due aste al mese, anziché una come adesso, e questo potrebbe ave-

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re indotto i compratori ad acquistare quantitativi inferiori. ANDAMENTO EXPORT L’altro fattore importante del mercato è l’export verso i Paesi extra-UE. L’andamento è buono ma non uniforme. Questi i risultati dei primi quattro mesi di attività. Sostanzialmente stabile l’export di burro e formaggi. L’export di polvere di latte magro registra un +8%, vale a dire un incremento di 20.309 ton. Al contrario l’export di polvere di latte intero registra un decremento del 9%, pari a meno 13.059 tonnellate. Nel complesso un andamento positivo ma non sufficiente ad assorbire l’intero aumento di produzione di latte. SCENARIO FUTURO Il mercato dei prodotti lattiero caseari evidenzia un momento di equilibrio

che fa ben sperare per il prezzo del latte alla stalla. Da una parte abbiamo la produzione in aumento che potrebbe destare qualche preoccupazione, ma dall’altra permane una situazione di stock zero per quanto riguarda il burro e una diminuzione degli stock di polvere di latte magro. L’export nei primi quattro mesi è cresciuto poco, circa l’1%, contro il 5,8% del 2017, ma a livello mondiale occorre tenere conto che player importanti come Nuova Zelanda , USA e Australia hanno incrementato la loro produzione e, di conseguenza, vanno a occupare gli spazi che il mercato mondiale offre, come ad esempio quello cinese. Fondamentale, per il secondo semestre, è la crescita dell’esportazione verso i paesi extra-UE, altrimenti il mercato europeo potrebbe imballarsi e gli incrementi di prezzo del latte alla stalla, oggi prospettabili, potrebbero svanire prima di concretizzarsi.


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ZOOTECNIA

Latte, gli adempimenti di acquirenti e produttori Conclusa il 30 giugno la campagna 2017/18, ecco gli obblighi dichiarativi e le scadenze indicati da Agea Con la conclusione della campagna 2017/18 (30 giugno 2018) e delle relative scadenze, si riassumono gli obblighi dichiarativi a carico di acquirenti e produttori del settore, ricordando che le indicazioni di dettaglio circa tempi e modalità di svolgimento degli stessi sono stati forniti da Agea in occasione di analogo adempimento relativo alle precedenti campagne. Eventuali aggiornamenti potranno essere prossimamente comunicati a cura della stessa Agenzia. ADEMPIMENTI ACQUIRENTI 1. registro fornitori Entro 30 giorni dal termine di ogni campagna lattiera e quindi entro il 30 luglio 2018, i primi acquirenti devono dichiarare/registrare nel Sian i quantitativi di latte bovino acquistati nel medesimo periodo da altre imprese (soggetti non produttori di latte), provenienti da altri Paesi comunitari, specificandone il Paese. 2. dichiarazione annuale Dopo la scadenza del termine per la rettifica della dichiarazione mensile relativa al mese di giugno (15

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agosto), all’interno del Sian sarà resa disponibile agli acquirenti la stampa della dichiarazione annuale (di campagna lattiera) in cui sono riportati i quantitativi dichiarati mensilmente per ciascun conferente. Entro il 30 settembre 2018 tale dichiarazione deve essere stampata, controfirmata dai singoli produttori conferenti, nonché conservata dall’acquirente stesso, a disposizione per i controlli. VENDITE DIRETTE Entro 30 giorni dal termine di ogni campagna lattiera e quindi entro il 30 luglio 2018, i produttori che effettuano vendite dirette registrano nel Sian i quantitativi di latte bovino venduti direttamente ed i volumi utilizzati per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari venduti direttamente nel periodo in causa. Per i prodotti lattiero caseari diversi dal latte, si rimanda ai coefficienti di trasformazione ed alle indicazioni comprese nel DM 31.7.2003 (art.14 ed allegato 2), di attuazione della L.119/03.


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ZOOTECNIA

Il gran ritorno delle quotazioni Giovedì 31 maggio si sono tenute le prime due riunioni operative delle nuove Commissioni uniche nazionali (Cun) ‘suinetti’ e ‘suini da macello’, presso la Borsa Merci di Mantova, come previsto dai decreti direttoriali istitutivi delle cinque Commissioni relative ad alcune delle filiere più rappresentative del comparto agroalimentare italiano, siglati di recente di concerto con il Ministero dello sviluppo economico. NOVITÀ DI RILIEVO Dopo aver recepito le ultime disposizioni in materia, le nuove Cun prevedono delle novità di rilievo rispetto all’impianto delle Commissioni precedenti, volte a garantire una maggiore trasparenza nelle relazioni contrattua-

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li tra gli operatori di mercato e nella formazione dei prezzi. Di particolare importanza, la sospensione delle rilevazioni autonome delle Borse merci per i prodotti trattati dalle rispettive Cun, mirata a fornire una quotazione unica a livello nazionale con l’elaborazione di un prezzo indicativo unico. PRIME RIUNIONI Nei giorni successivi si sono tenute le prime riunioni della Cun “Grasso e strutti” presso la Borsa Merci di Parma e della Cun “Tagli di carne suina fresca” presso la Borsa Merci di Parma (venerdì 1 giugno) e della Cun “Conigli vivi da carne da allevamento nazionale” presso la Borsa Merci di Verona (venerdì 8 giugno).


ZOOTECNIA

Prime riunioni operative delle nuove Commissioni uniche nazionali (Cun) per garantire una maggiore trasparenza COSA SONO Costituite da designati dalle Organizzazioni professionali e dalle Associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore, le Commissioni Uniche rappresentano uno strumento di riferimento nazionale che ha come obiettivo formulare, in modo regolamentato e trasparente, i prezzi indicativi e le relative tendenze di mercato, assicurando trasparenza e rispondendo alle esigenze degli operatori di mercato in tema di contrattazioni. COME OPERANO Le Cun operano nel rispetto del decreto direttoriale del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, adottato di concerto con il

Ministero dello sviluppo economico che istituisce ciascuna Commissione, approva il Regolamento di funzionamento, la Scheda di mercato (per i Commissari e per gli Esperti esterni) e il Listino e definisce categoria di prodotto, sede e operatività; composizione e criteri di rappresentatività; durata della carica, decadenza e sostituzione dei Commissari; sospensione della formulazione della tendenza di mercato e dei prezzi indicativi; sospensione delle autonome rilevazioni nelle borse merci, sale di contrattazione e commissioni prezzi. Le informazioni e i prezzi indicativi sono disponibili nella sezione Cun del sito istituzionale del Mipaaf.

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ATTUALITÀ

Regolazioni strumentali come agire correttamente Le macchine irroratrici devono essere adattate alle specifiche esigenze della coltura e dell’azienda che le utilizza. Fondamentale il ruolo dei tecnici abilitati dalla Regione Giovedì 7 giugno si è svolta presso l’azienda Rocca Albino di Carrù, costruttori di pompe irroratrici, una giornata dimostrativa sul corretto utilizzo di queste macchine. E’ stato ricordato che sono previste sanzioni per chi non esegue i controlli, così come nello specifico anche la concessione dei finanziamenti del Psr richiede di aver ottemperato agli obblighi della regolazione strumentale. REGOLE E SCADENZE Il controllo funzionale e la regolazione strumentale sono dei controlli effettuati, da tecnici abilitati dalla Regione Piemonte, in materia di macchine irroratrici. Il Pan (Piano d’azione nazionale) stabilisce che tutte le macchine antecedenti

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l’acquisto o la costruzione, alla data del 26 novembre 2011, dovessero essere sottoposte a Controllo Funzionale (tutte le macchine) e sottoposte a regolazione (solo quelle che aderivano alle misure agro-ambientali del Psr, oppure particolari metodologie di produzione, ad es. biologico o lotta integrata). Tutte queste macchine era necessario fossero controllate entro il 26 novembre 2016. Invece per quel che riguarda le macchine costruite o acquistate dopo il 26 novembre 2011 il controllo funzionale e/o regolazione deve essere effettuato entro cinque anni dalla data di acquisto o di costruzione. Infine si ricorda che fino al 2020 i controlli funzionali saranno validi per cinque


ATTUALITÀ anni, dal 2020 in poi i controlli dovranno essere effettuati ogni tre anni, per le scadenze 2018, il 26 novembre continua ad essere importante per la scadenza delle macchine per il diserbo localizzato (ad es. diserbo sotto fila).

zioni ambientali presenti in azienda. Cioè significa che la macchina viene adattata alle specifiche esigenze della coltura e dell’azienda che la utilizza. Normalmente gli agricoltori, tendono già ad effettuare una regolazione,

delle prove con dei macchinari per testare l’efficienza delle scelte fatte. In questo caso entrano in gioco i tecnici abilitati che danno un aiuto effettuando delle prove e certificando la regolazione che viene fatta insieme all’agricoltore.

per trattamenti. Innanzitutto è bene spiegare che le regolazioni devono essere effettuate in base alle colture che l’azienda coltiva e secondo le tipologie di bersaglio (terreno, colture o agenti patogeni). Per le barre irroratrici utiliz-

REGOLAZIONE STRUMENTALE Che cos’è la regolazione? La regolazione riguarda l’adattamento della sua distribuzione, alle specifiche realtà colturali ed alle situa-

scegliendo gli ugelli, la velocità di avanzamento e la pressione di esercizio, che però viene classificato come calibrazione, in quanto l’agricoltore non ha la possibilità di effettuare

BARRE IRRORATRICI Prendiamo per primo esempio la regolazione da effettuare sulle barre irroratrici, per intendersi le classiche botti utilizzate nella coltivazione dei cereali, quindi

zate sulle colture erbacee, le regolazioni che è possibile effettuare a posteriori non sono molte, in quanto la regolazione strumentale è possibile effettuarla solo determinando la distanza

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ATTUALITÀ

degli ugelli dal bersaglio. In base alla tipologia di ugelli, alla velocità di avanzamento e pressione di esercizio e volume distribuito, è molto importante identificare l’altezza di lavoro della barra irroratrice. L’altezza di lavoro della barra irroratrice comporta, se non utilizzata alla distanza corretta, due fenomeni di tipo diverso: una barra troppo alta dal bersaglio crea un effetto deriva, in quanto la barra irroratrice essendo in movimento, con la velocità di avanzamen-

to genera un movimento d’aria che può indurre un effetto deriva, quindi il trattamento può risultare non efficiente. Viceversa un’altezza di lavoro troppo bassa comporta una distribuzione non omogenea del prodotto, creando delle striature in cui vi è del prodotto e strisciature in cui non è stato applicato. ATOMIZZATORI Per quel che riguarda gli atomizzatori, i principi di regolazione sono pressoché

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identici, però vi sono altri fattori che entrano in gioco oltre a quelli già elencati in precedenza. Ad esempio sugli atomizzatori è molto importante fare distinzione tra le colture innanzitutto. Ad esempio in frutticoltura vengono eseguiti più trattamenti sulla stessa coltura in epoche diverse, questo significa che effettuare un trattamento su un frutteto a ridotta o piena vegetazione comporta il dover eseguire almeno due regolazioni

trattare, infatti vengono utilizzate dei banchi prova costruiti apposta in modo che provando la macchina, è possibile ottenere un profilo di distribuzione. Andando ad agire sul ventilatore (velocità e portata dell’aria), gli ugelli (chiusura, apertura e inclinazione) e le altre componenti della macchina si posso creare profili di distribuzione diversi per esigenze diverse anche sulla stessa coltura (ad es. trattamenti sul bruno e in piena vegetazione).

strumentali. Per chiarire il concetto, se ad esempio si coltiva la vite con la forma di allevamento a guyot, si dovranno effettuare due regolazioni strumentali per i trattamenti a ridotta e piena vegetazione, inoltre è molto importante la tipologia del bersaglio da trattare. È molto importante cercare di creare un profilo di distribuzione efficiente per la coltura che si intende

Chiaramente è necessario creare profili adeguati in quanto, di norma, è necessario trattare la parte fogliare della pianta, in cui vi è la maggior concentrazione della vegetazione, quindi si deve cercare di direzionare l’aria e le gocce prodotte dagli ugelli in quella zona, in quanto si avrà una maggiore penetrazione della miscela fitoiatrica e una minor dispersione nell’ambiente.


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ZOOTECNIA

Lo yogurt di capra una sfida esclusiva Giuliano Fino e Angelo Gautero, fondatori della cooperativa agricola “BiancoViso”, sono pronti a offrire grazie alla loro ultima intuizione: lo yogurt al latte di capra. Il latte di capra 100% piemontese, biologico e Uht presentato a inizio 2017 aveva aperto loro le porte della grande distribuzione e regalato un successo “oltre ogni aspettativa”. Forti di questo esordio più che vincente, i due soci non hanno perso tempo e dopo poco più di un anno dalla prima “apparizione” sugli scaffali dei supermercati del circuito Dimar (Big Store, Mercatò, Mercatò Local, Cash &Carry) sono pronti a tornare con un prodotto esclusivo.

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PRODOTTO ESCLUSIVO Esclusivo perché oltre a garantire tutti i benefici tipici del latte di capra (tra cui l’alta digeribilità e la ricchezza di vitamine e grassi insaturi importanti per le funzioni metaboliche) è l’unico “a coagulo intero”: «A differenza di tutti gli altri yogurt di capra che sono cremosi, il nostro raggiunge un’alta densità grazie a un processo in camera calda che permette al latte di coagulare senza pectine o addensanti – spiegano i soci della cooperativa –. Una peculiarità unica che trova conferma quando si prova a inserire un cucchiaino nel vasetto: rimane dritto!».


ZOOTECNIA LE SPECIALITÀ I primi ad apparire sugli scaffali di oltre 90 punti vendita di Piemonte e Liguria saranno lo yogurt bianco, “che è la nostra punta di diamante, perché permette di assaporare la

sottoscritta dalla cooperativa. FILIERA PIEMONTESE «Abbiamo trovato un accordo con l’azienda “Bruni” di Montaldeo (Alessandria), un nome

Cinque gusti alla frutta, nuova iniziativa della cooperativa agricola saluzzese “BiancoViso”, in partnership con l’azienda frutticola biologica “Bruni” di Alessandria pienezza del sapore del latte caprino” e i gusti fruttati alla nocciola e al mirtillo; poi toccherà al gusto mela e, in autunno, la “chicca” mai vista sul mercato: lo yogurt al latte di capra gusto kiwi. Così come il latte, che proviene esclusivamente dagli allevamenti dei due soci, anche la frutta utilizzata per gli yogurt, rigorosamente IGP, è coltivata da Fino e Gautero tra Revello e Saluzzo con metodo di agricoltura biologica: una scelta precisa e l’obiettivo (raggiunto) di realizzare una filiera corta e tutta piemontese grazie a una partnership molto ambita

riconosciuto a livello nazionale nella produzione dello yogurt di capra: da un piccolo allevamento sulle colline del Gavi, il signor Samuele Bruni ha ideato questo mercato che oggi lo rende protagonista nei negozi specializzati di tutta Italia e all’estero – aggiungono Fino e Gautero –. Siamo onorati di poter contare sui suoi macchinari e sulla sua esperienza per la fase conclusiva del processo di produzione dello yogurt e orgogliosi dell’esclusiva che l’azienda ci ha garantito per la produzione destinata alla grande distribuzione». ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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Smaltimento reflui tecniche a confronto I reflui zootecnici, da anni al centro delle problematiche ambientali, hanno sempre rappresentato un fattore di criticità per l’attività aziendale agricola e per il potenziale fattore di rischio inquinamento almeno per i terreni circostanti. QUESTIONE INQUINAMENTO Grazie alla moderna tecnica e agli studi approfonditi condotti in quest’ultimo decennio, sono state messe in atto misure tecniche e

tecnologiche atte a limitare al massimo l’inquinamento da refluo zootecnico e sfruttando sino ai minimi termini le capacità fertilizzanti del prodotto di scarto, comunque di buon valore fertilizzante. In particolar modo, per quest’aspetto, si tiene conto della quantità di Azoto presente all’interno del composto; è bene, tramite analisi di laboratorio, stabilire con assoluta certezza la quantità dello stesso, dato che la percentuale di azoto

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sul totale della massa di refluo può subire notevoli variazioni. VARIAZIONI AZOTO Solo dopo aver stabilito con cura la quantità presente effettiva, si potrà effettuare lo smaltimento del refluo in campo, secondo norme e tempistiche ben definite e normate a livello locale. E’ bene sottolineare inoltre che l’azoto in quanto tale, è un elemento molto mobile nel terreno ed è soggetto a processi fisici di degra-

dazione. Per ovviare alla grande mobilità nel terreno dell’elemento fertilizzante, da alcuni anni su alcune botti per lo spandimento liquami sono stati presentati sistemi di interramento molto vari e articolati, spesso a causa dell’estrema variabilità e struttura del suolo a livello nazionale. INTERRAMENTO LIQUAMI In mera materia tecnica e procedendo in ordine cronologico, le prime avvisa-


ZOOTECNIA glie dell’interramento liquami sono state evidenziate dalla comparsa di ancore e denti in grado di fessurare il terreno e di iniettare la materia al di sotto dei primi centimetri del suolo; a seguire sono state integrate soluzioni tecniche di ben più lunga visione, come dischiere specifiche e barre per la distribuzione capillare del prodotto, oltre che per l’interramento circoscritto in una sola porzione di terreno. Ma a fronte di una scelta così varia di tecnologie per l’interramento, il buon imprenditore agricolo quale dovrebbe scegliere o preferire? MACCHINE COMBINATE In linea di massima, la tecnica di distribuzione ottimale è sicuramente dettata dall’uso di macchine combi-

Da alcuni anni sulle botti per lo spandimento liquami sono presenti sistemi di interramento molto vari e articolati. Ecco cosa va tenuto in considerazione nate con dischiere o coltelli nella zona di distribuzione, mentre da più parti si sconsiglia l’uso di macchine dotate di piatto deviatore in quanto la loro efficienza di utilizzo è medio bassa senza escludere che tali sistemi presentano le prime avvisaglie di obsolescenza e invecchiamento tecnologico davvero evidente e non più rimandabile; anche a livello di distribuzione dell’azoto,

si assiste alla sua polverizzazione con sistemi a lunga gittata e alla perdita massiva di elemento mediante volatilizzazione. OCCHIO ALLE PROFONDITÀ Anche con l’interramento possono verificarsi dei problemi a livello ambientale e di fertilizzazione: anche se il refluo zootecnico viene iniettato, in modo partico-

lare a profondità eccessive; in questo caso si assisterà a perdite per lisciviazione dello stesso. E’ bene sapere infatti che la quota di azoto ammoniacale è molto volatile nel suolo ed è di difficile gestione; le buone prassi agronomiche suggeriscono per l’interramento del liquame di non superare i 25 centimetri di profondità massima per la buona riuscita dell’intervento. SCELTA OBBLIGATA Traendo le conclusioni opportune, emerge come la tecnologia di interramento, qualunque essa sia, rappresenta di fatto la scelta obbligata nell’agricoltura di oggi e di domani in un’ottica ambientale, remunerativa e gestionale dell’azienda.

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ENOLOGIA DI CARLO ARNULFO - AGRONOMO - ENOLOGO - carlo.arnulfo@bioservice.biz

Enologia, rifugiarsi nel passato non serve Le prospettive della viticoltura mondiale sono sicuramente contraddistinte dall’introduzione nel panorama viticolo di realtà nuove extra-europee in grado di immettere sul mercato quantitativi elevati di vini quasi anonimi o organoletticamente piatti a prezzi bassi. NUOVI CONCORRENTI Ne consegue che per contrastare questa proposta di vini caratterizzati da corretta qualità merceologica e prodotti con una viticoltura

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a ridotti costi non ci rimane che la soluzione qualitativa. La soluzione in cui territorio e produzione sono in stretta relazione appare ora la strada più valida. Il connubio vitigno-ambiente è capace, se ben gestito, di rendere i vini qualitativamente validi, dotati di espressioni organolettiche irripetibili, strettamente legate all’ambiente pedoclimatico e intrise del loro valore storico. I vini dovranno, in futuro, pur stando dentro forbici organolettiche ben preci-

se, essere portatori di un marcato riferimento territoriale il quale leghi indissolubilmente il prodotto al territorio che l’ha costruito passo dopo passo nel corso dei secoli. QUALITÀ E SALUBRITÀ Sfide attendono i viticoltori dietro la porta ed è d’obbligo non arrivare impreparati per poter cogliere il vantaggio della posizione. Si sa che gli adeguamenti in campo viticolo richiedono tempi abbastanza lunghi e soprattutto le scelte


Per contrastare l’inevitabile impatto della concorrenza extra-europea, occorre sapersi aprire alle innovazioni offerte dalla genetica e dalle nuove conoscenze scientifiche, difendendo la viticoltura di vitigno vanno fatte con molta ponderazione. La sfida più imminente è la soddisfazione del consumatore che esige sempre più vini che abbiano una connotazione qualitativa anche legata alla salubrità e che soddisfino l’esigenza di tutela dell’ambiente. La direzione da seguire è abbastanza chiara mentre più articolate risultano essere le strategie operative per dare soddisfazione alle esigenze sopra esposte. Non credo sia sufficiente, e i fatti lo dimostrano, iniziare passando repentinamente da modelli consolidatisi col tempo a soluzioni operative che siano una sorta di nostalgico ritorno nel passato, prevedono l’abbandono totale della chimica. SOLUZIONI SOSTENIBILI Occorre ripensare le modalità di gestione dell’intera filiera per arrivare ad adottare modelli viticoli che, partendo dalle esigenze della varietà coltivata con relativi obiettivi enologici e dalle condizioni pedoclimatiche tipiche del territorio, prospettino soluzioni economicamente sostenibili. Naturalmente ogni tipo di soluzione deve avere come obiettivo collaterale la tutela dell’ambiente e, indirettamente, del consumatore. Ora che sappiamo

con sufficiente certezza che una viticoltura meno impattante è l’obiettivo, dobbiamo verificare attraverso quali percorsi si può attuare questo proposito. POSSIBILI SOLUZIONI Le soluzioni potrebbero arrivare dal ricorso a varietà più resistenti alle malattie e dall’affinamento di tecniche agronomiche utili a rendere la pianta meno suscettibile ad alcuni parassiti oppure utilizzare una strategia di difesa che fa ricorso a prodotti meno impattanti. Pur nella convinzione che nulla di quanto proposto possa essere una risposta completa che soddisfi qualità, tutela ambiente e sostenibilità economica, occorre pur fare qualche riflessione e giungere a un possibile compromesso.

di affinamento dei risultati ottenuti è ancora tuttora in corso sebbene alcuni incroci siano già stati registrati nel catalogo nazionale delle varietà di vite. La buona, ma non assoluta, resistenza alle principali crittogame (mentre non sono resistenti a virosi, micoplasmi e insetti) le pone, dal punto di vista ambientale, in una buona posizione. Rimangono, per ora, forti dubbi sul

piano qualitativo nonché sul piano storico-culturale per la perdita del legame con l’ambiente. C’è da sperare che possano fornire un contributo importante per la risoluzione del problema flavescenza dorata, fisiopatia che sul piano del rispetto dell’ambiente costringe ad alcuni compromessi. PIWI NON PRATICABILE Il grande dilemma riguarda

PERCORSO GENETICO Una risposta possibile potrebbe arrivare dalla genetica con la produzione di varietà resistenti alle malattie. I primi lavori di ibridazione risalgono al secolo scorso; un particolare impulso ci fu solo a partire dagli anni ’80 con la creazione di vitigni resistenti alle malattie. Questi ibridi definiti PIWI sono prodotti con genitori europei, tipo Chardonnay, Merlot, Tocai, e usano varietà donatrici appartenenti a specie asiatiche. Il lavoro ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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la capacità di questi vitigni di mantenere inalterato il corredo qualitativo varietale, così importante nelle zone come il Piemonte dove le espressioni organolettiche del vino sono profondamente legate al vitigno e si manifestano con sfumature diverse in funzione di altre variabili ambientali (suolo, quote, esposizione…). Quindi la soluzione PIWI non risulta per ora praticabile nella nostra situazione viticola per via dei connotati qualitativi che devono avere i nostri vini e anche perché rischierebbe di delocalizzare le nostre varietà fuori dai confini del Piemonte; può però diventare un punto di partenza per trovare all’interno del

patrimonio genetico della varietà le capacità di autodifesa. GENOMA EDITING Le varietà coltivate, sappiamo, sono il frutto di una selezione lenta, operata nel corso dei secoli, che si è appoggiata anche su mutazioni naturali. Il timore potrebbe essere legato al fatto che una repentina manipolazione genetica non avrebbe lo spazio temporale per verificare i risultati nella loro pienezza. Sempre rimanendo nell’ambito delle possibilità offerte dall’incrocio, il “genoma editing” risulta essere una pratica genetica che consente di modificare le varietà attuali senza intac-

{n ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

care l’identità genetica: si tratta qui di una pratica che potrebbe essere definita una sorta di mutazione indotta. QUALCHE DUBBIO In conclusione dobbiamo porci il dubbio se questa sia una strada percorribile che possa, in futuro, permetterci di avere le stesse varietà attuali ma corredate di maggior resistenza alle malattie, oppure se rame e zolfo e altri principi attivi detti naturali siano più rispettosi dell’ambiente.Il ritorno a molecole non di sintesi è una soluzione solo parziale e non priva di controindicazioni, anche di tipo ambientalistico perché, pur essendo alcune di


queste sostanze di origine naturale o minerale, il loro accumulo risulta altamente dannoso per il suolo e anche per le piante coltivate. Stesso discorso è valido per alcuni insetticidi considerati naturali che hanno controindicazioni molto importanti anche sull’uomo. Consapevoli che parecchie molecole chimiche non raffinate sono dannose, occorre anche non generalizzare e far riferimento a quelle anche di sintesi ma meno impattanti e con bassa residualità. PROGRAMMI INTEGRATI Le soluzioni vere sono quelle che, oltre il nome più o meno evocante naturalezza, consentono al viticoltore di risolvere i problemi di ordine fitoiatrico e qualitativo in ogni situazione, consentendo risposte valide anche in

termini di costi. Tralasciando per ora la soluzione delle varietà resistenti e le soluzioni di tipo naturale, in quanto lasciano ancora una serie di problemi irrisolti, non rimane che far leva su programmi integrati che si pongano come obiettivo finale anche comportamenti attenti all’ambiente. La tentazione di schierarsi a favore delle possibilità offerte dalla genetica raffinata è certamente forte, così come pensare che alcuni prodotti non di sintesi possano essere considerati innocui. Nell’attesa che la genetica affretti il proprio percorso, la terza via, quella sostenibile, pare quella maggiormente praticabile in ogni situazione viticola e anche capace di contenere i costi produttivi. CAMBIAMENTI CLIMATICI Un’altra sfida è legata al global warming dal quale la vite non può esimersi dal sopportare le conseguenze. Pur essendo assodato che la vite predilige gli ambienti siccitosi, i cambiamenti climatici in corso stanno creando anche nei nostri ambienti temperati delle sofferenze che sicuramente si ripercuoteranno sulla qualità delle produzioni. I vini locali sono stati sempre contraddistinti da una freschezza organolettica e un naturale equilibrio dei componenti. Occorre difendere, con tutte le possibilità offerte dalle conoscenze scientifiche in merito, queste posizioni. Quale scenario viticolo si presenterebbe se l’andamento climatico attuale ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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non avesse a fermarsi? Il rischio è di produrre vini dove gli eccessi termici smorzano i caratteri sia varietari che territoriali, rendendoli molto simili ai vini prodotti in altri ambienti viticoli. Che tristezza se i vini del territorio avessero caratteri comuni a quelli dei vini prodotti in Australia o in Sud-Africa. Ancora più triste sarebbe registrare una delocalizzazione della viticoltura verso ambienti più temperati o dove possa essere possibile, con tecniche agronomiche facili, correggere le intemperanze climatiche. MIGRAZIONE VITICOLA Intanto il cambiamento climatico ha già fatto registrare un incremento delle superfici vitate nel Nord Europa, a titolo di esempio si registra nel Sussex a fronte di un aumento di temperatura di 2°C nel periodo vendemmiale un aumento di superficie vitata del 150%. Una sorta di migrazione locale è già parzialmente in atto, tant’è che terreni con vocazione media stanno

xä ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

fornendo da qualche anno risultati anche soddisfacenti; così come vigne coltivate in alta Langa non sono più una novità o una stranezza, ma una soluzione per ora adottata solo per varietà precoci che, in precedenza, trovavano collocazione a quote più basse. Le soluzioni agronomiche atte a ostacolare gli effetti negativi del cambiamento del clima sono diverse e spaziano dalla conduzione del suolo alle modalità di gestione della chioma. Fondamentale è evitare di adottare soluzioni singole, ma piuttosto di iniziare a pianificare la conduzione della vite rispondendo a questa esigenza. NUOVA MECCANIZZAZIONE Il contenimento dei costi di produzione è un obiettivo non secondario, essendo il prezzo finale una componente presa in considerazione dal consumatore all’atto dell’acquisto. Purtroppo la viticoltura nei nostri ambienti, per lo più collinari, è faticosa e difficilmente meccanizzabile ed essen-


do viticoltura di qualità necessita di numerosi interventi manuali. Soluzioni al problema se ne sono trovate e, diversamente da quanto è successo in un recente passato dove era la vite ad adattarsi alla macchina, ora il processo si è invertito e le proposte di attrezzature più rispettose delle piante sono in aumento.

trovata anche attraverso la proposta di macchine agevolatrici e non può prescindere dalle strutture di sostegno aggiornate. La riduzione dei costi è possibile però non dev’essere una soluzione estemporanea ma piuttosto far parte di un progetto di conduzione del vigneto.

RISPETTO DELLA PIANTA Sono ancora rimaste attive vigne che per assecondare l’esigenza di meccanizzazione sono scese a valle in terreni poco adatti e hanno dovuto adattarsi, modificando sia forma di allevamento che sesti di impianti: errori che hanno presentato il conto in termini qualitativi. La meccanizzazione non va certamente ostacolata, ma piuttosto spinta verso soluzioni rispettose della pianta, senza dover arrivare a forzature che la portino a modificare i propri comportamenti. La riduzione dei costi dev’essere

INNOVAZIONI PRATICABILI A conclusione, si può dire che il vino locale deve difendersi e conservare le posizioni conquistate; la soluzione non è sicuramente quella di rifugiarsi nel passato, ma piuttosto quella di difendere la viticoltura di vitigno e di essere aperti alle innovazioni offerte dalla genetica e dalle nuove conoscenze scientifiche. Questo sarà possibile se riusciremo a incastrare l’intera filiera in un modello che abbia un’attuabilità globale che combini qualità territoriale, tutela dell’ambiente e validità economica.

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ENOLOGIA

Grappa, il nettare dell’agricoltura Il bilancio e le prospettive della filiera, che è legata alla tradizione, alla qualità e alla valorizzazione delle materie prime Quello della distilleria italiana è un comparto molto legato alla filiera agricola, alla tradizione, alla qualità ed alla valorizzazione delle materie prime. Ma allo stesso tempo attento alle dinamiche del mondo che lo circonda contribuendo attivamente all’economia circolare ed al contenimento dell’impatto ambientale. Un’eccellenza tutta italiana che pur avendo registrato negli ultimi tempi un calo di fiducia, mantiene inalterati i suoi guadagni, guarda con fiducia al futuro, e mira sempre di più al mercato estero. OSSERVATORIO CONGIUNTURALE Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono dalla ricerca “Osservatorio congiunturale sulle imprese dell’industria dei distillati”, realizzata da Format Research nell’aprile 2018, e presentata in occasione

xÓ ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

della 72° Assemblea generale di AssoDistil, l’Associazione nazionale industriali distillatori di alcoli ed acquaviti. Nel periodo analizzato (ultimo trimestre 2017-primo trimestre 2018), l’Osservatorio evidenzia un calo della fiducia degli operatori del settore, sia per quanto riguarda l’andamento dell’economia italiana in generale che per la propria attività. RICAVI IN CALO In parte il calo è motivato dal rallentamento della dinamica dei ricavi che, tuttavia, rimangono in campo positivo e comunque al di sopra della media delle imprese italiane. Questo sentiment non intacca però la determinazione degli operatori nel continuare a guardare con fiducia al futuro, consolidando la propria capacità finanziaria e aumentando la richiesta di credito (25,5%). In tal senso, a conferma della


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tenuta del settore, aumentano anche le aziende che ottengono accesso al credito. MERCATO INTERNAZIONALE Altro fattore positivo è il dinamismo sui mercati internazionali. Circa il 31% del fatturato delle imprese del comparto, infatti, proviene dai mercati esteri. Nel periodo di analisi si è registrato un incremento dell’export (+1,3 su settembre 2017) dovuto in gran parte alle attività nei Paesi Extra Europei, in particolare verso il Nord America e i paesi dell’Europa dell’Est. Un dato che riguarda l’83% delle aziende. Questa attività viene stimolata anche proattivamente attraverso la partecipazione a fiere in Italia (33%) o all’estero (36%). HELLO GRAPPA Il successo nei confronti dei mercati del Nord America è accompagnato anche dal progetto finanziato dalla

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Commissione europea “Hello Grappa!”, lanciato da AssoDistil nel 2017, che ha come obiettivo la promozione di questo distillato negli USA. La fiducia verso il futuro è confermata anche dal tasso di investimenti. Negli ultimi due anni le imprese dell’industria dei distillati che hanno effettuato un qualche genere di investimento sono state l’83%, una quota nettamente più elevata rispetto al resto del tessuto imprenditoriale italiano. Gli investimenti riguardano in particolare i macchinari (70%). INVESTIMENTI E BUROCRAZIA Nei prossimi due anni oltre il 70% delle imprese del comparto intende effettuare un investimento e il 38% intende investire in innovazione, e in particolare in innovazione di processo. Oltre la metà degli operatori lo faranno appoggiandosi ricorrendo all’autofinanziamento. «Ancora una volta, il comparto di-

stillatorio si distingue per capacità di progettare un futuro di crescita grazie ad una rilanciata propensione all’internazionalizzazione - ha commentato il presidente di AssoDistil Antonio Emaldi -, ma anche l’innovazione risulta uno degli aspetti più interessanti, che coinvolge oltre i tre quarti delle nostre aziende. Questa propensione non può e non deve essere bloccata da fattori di ostacolo: primi tra tutti, l’eccessiva burocrazia e la pressione fiscale. Quella mostrata dalle nostre aziende non è una fiducia cieca, ma consapevolezza del potenziale ancora non del tutto espresso dal nostro settore, che oggi vuole cogliere le nuove opportunità che il futuro offre grazie anche alle politiche comunitarie, che premiano l’eccellenza qualitativa della produzione, le filiere integrate, gli elevati standard di sostenibilità ambientale e di efficienza nell’uso delle risorse».


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Ortofrutticoltura di Cecilia Contessa - vivaista - info@labovivairoero.com

Il castagno ritorna a crescere e a rendere Superata con la lotta biologica l’emergenza del cinipide, la castanicoltura nel 2017 ha aumentato la produzione del 25 per cento. Ma sul mercato italiano c’è ancora molto spazio Dopo diversi anni di magra, torna a crescere la castanicoltura italiana. L’aumento del 25% della produzione di castagne registrata nel 2017 non ci porta agli anni d’oro, ma permette ai castanicoltori e agli agricoltori interessati alla realizzazione di nuovi impianti, di fare progetti per il futuro. CINIPIDE SOTTO CONTROLLO La lotta biologica al cinipide (Dryocosmus kuriphilus) mediante il rilascio in pieno campo di adulti di Torymus sinensi, suo antagonista, ha dato i risultati sperati. Sono occorsi diversi anni per ristabilire un equilibrio biologico, alterato dall’accidentale

56 L’imprenditore agricolo • Luglio 2018

introduzione del fitofago esotico. Dopo la prima segnalazione in Piemonte nel 2002, il cinipide si è velocemente diffuso in tutta Italia e non solo. La diffusione ha interessato anche altri Stati europei quali Slovenia, Francia, Svizzera, Ungheria e Paesi Bassi. OTTIMA PRODUZIONE La produzione italiana 2017 non solo è stata abbondante, ma anche di ottima qualità. Il made in Italy è risultato di livello superiore rispetto alle produzioni estere. Tuttavia, l’Italia importa ancora dal 30 al 60% delle castagne che consuma, quindi per il prodotto italiano gli spazi di mercato sono ancora importanti, ma occor-


Ortofrutticoltura

re aumentare le rese. Gli impianti tradizionali contano circa 80-100 piante/ ha. Quelli moderni variano da 90-170 se di castagno europeo, oppure 140-200 piante/ha se di euro-giapponesi, come la Bouches de Betizac. COSTI E RESE Il castagneto specializzato può dare un reddito primario all’agricoltore, ma a precise condizioni. Occorre una professionalità specifica, terreni adatti per giacitura e conformazione, attenzione alla gestione agronomica e fitosanitaria. I costi di impianto e della fase di allevamento (ipotesi di un castagneto in Piemonte), per una durata di 5 anni, ammontano a circa

13.000 euro/ha totali. I costi sono relativamente bassi, perché le ore da dedicare alla coltura non sono molte, se paragonate ad altri frutteti specializzati. Considerando una resa media di 6 t/ha (dipende dalla varietà e dal sesto di impianto) e un prezzo di acquisto medio variabile tra i 3,0-3,5 euro/kg, si evince che un ettaro a castagneto è in grado di far recuperare l’investimento velocemente. QUALI VARIETà Il marrone continua ad essere il prodotto maggiormente richiesto dall’industria dolciaria, sia per le sue qualità organolettiche che per le sue caratteristiche

tecnologiche. L’assenza di setto all’interno della polpa permette di estrarre il seme intero, per poi destinarlo al processo di canditura. Tuttavia, i marroni sono più sensibili sia al cinipide che al cancro corticale; al contrario, varietà euro giapponesi come Bouches de Betizac, sebbene dalle qualità organolettiche leggermente inferiori, sono resistenti al cinipide, maggiormente tolleranti al

cancro e di produttività molto elevata. Inoltre, le castagne hanno un aspetto molto attrattivo per il consumatore, di pezzatura elevata e dalla buccia lucida, e quindi ricercate per il mercato del prodotto fresco.

L’imprenditore agricolo • Luglio 2018

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ORTOFRUTTICOLTURA

Nasce in Emilia Romagna il grande polo della noce Un importante accordo per la creazione di un grande polo italiano della noce di qualità: lo hanno firmato il presidente di New Factor Alessandro Annibali e il presidente di Agrintesa Raffaele Drei. L’intesa segue la presentazione del progetto di filiera proposto con a capo New Factor,

limitrofi, assicurando alle imprese agricole aderenti al progetto l’assistenza tecnica e il ritiro del prodotto, rispondendo a stringenti standard qualitativi. Un altro elemento fondante dell’intesa è lo sviluppo congiunto del marketing e della vendita, di cui si farà carico New Factor, azienda specializzata nella trasformazione e commercializzazione di frutta secca

andranno in produzione nei prossimi anni, con l’obiettivo di raggiungere 500 ettari impiantati entro il 2021. Le noci verdi verranno smallate, essiccate, calibrate e cernite presso il nuovo stabilimento realizzato a Forlì da New Factor, avvalendosi delle più avanzate tecnologie 4.0 per la creazione di un modernissimo centro di prima lavorazione presso cui con-

Accordo tra New Factor e Agrintesa, già impiantati 260 ettari con le varietà Chandler, Howard e Lara. L’obiettivo è di raggiungere 500 ettari impiantati entro il 2021

insieme ad Agrintesa e ad undici aziende agricole, nell’ambito del Psr della Regione Emilia-Romagna. ASSISTENZA E RITIRO PRODOTTO L’accordo prevede che le due imprese, con le aziende agricole che vi fanno capo, sviluppino insieme la coltivazione del noce da frutto, soprattutto in Emilia-Romagna, oltre che nei territori

xn ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

da più di 30 anni, presente su tutti i canali distributivi nazionali con il proprio marchio Mister Nut, ponendosi come interlocutore unico per la GDO nazionale che richiede noci italiane di alta qualità. OBIETTIVO 500 ETTARI Il polo che si viene a creare può già contare su 260 ettari impiantati con le varietà Chandler, Howard e Lara, anche se circa la metà di questi

fluiranno tutte le noci del progetto Innoce. L’esperienza ormai ventennale di New Factor nella produzione nocicola, attraverso la propria azienda agricola San Martino, e la forza produttiva di Agrintesa, tra le più grandi cooperative di produttori italiane e non solo, grazie a questo accordo si uniscono per creare uno dei più importanti centri europei di produzione di noci e realizzare il Grande Polo Italiano della Noce di Qualità.


Ascopiemonte e Ferrero Ok al Progetto Nocciola Firmato il primo accordo di filiera, i soci produttori possono decidere se aderire o meno A tre mesi dal lancio del Progetto Nocciola Italia promosso da Ferrero Halzelnut Company, divisione interna del Gruppo Ferrero dedicata alla nocciola, è stato siglato giovedì 28 giugno il primo accordo di filiera del Piemonte. NUOVI IMPIANTI L’accordo tra Ferrero Hazelnut Company e Ascopiemonte, l’organizzazione di produttori di frutta a guscio che oggi raggruppa 600 soci con oltre 3 mila ettari di noccioleti specializzati, sancisce l’avvio per i primi nuovi impianti di nocciola nel territorio piemontese con l’obiettivo di raggiungere entro il 2023 una superficie di 700 ettari di nuove piantagioni corilicole sul territorio regionale. LIBERA SCELTA L’accordo riguarda esclusivamente i nuovi impianti e la relativa futura produzione di nocciole. I soci Ascopiemonte hanno facoltà di decidere liberamente se aderire o meno al contratto, soluzione che permette loro di continuare in ogni caso a commercializzare le proprie nocciole tramite l’OP come fatto sinora. PUNTI CARDINE Il progetto di filiera prende forma dallo sviluppo dei seguenti punti cardine: la

durata dell’accordo è di 19 anni e si protrarrà fino alla campagna agraria 2037; l’impegno da parte di Ferrero è di acquistare il 75% della produzione di nocciole generata dai nuovi impianti, il rimanente 25% verrà commercializzato direttamente dall’Ascopiemonte; il prezzo di acquisto base verrà strutturato ponderando i costi di produzione, sommati al margine di impresa, con il mercato internazionale. MECCANISMO DI SALVAGUARDIA Al prezzo di acquisto sarà aggiunta una remunerazione in base alla qualità e alla varietà delle nocciole prodotte; in caso di forte contrazione del mercato internazionale, tale da generare un prezzo di vendita inferiore ai costi di produzione, si attiverà il meccanismo di salvaguardia dell’investimento, ovvero saranno remunerati i costi di produzione ai quali dovrà essere aggiunta la valorizzazione della varietà e qualità specifica. Saranno messi a disposizione della filiera nascente, percorsi formativi per i tecnici delle aggregazioni che sigleranno l’accordo di filiera e un software gestionale per la strutturazione e il monitoraggio del progetto. ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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Ortofrutta, accordo per conquistare l’Asia Strategica “joint venture” tra i gruppi Rivoira, Rk Growers e VI.P Val Venosta per la gestione dei mercati asiatici Dopo un intenso lavoro congiunto negli ultimi mesi, i gruppi Rivoira, Rk Growers e VI.P Val Venosta hanno firmato lo scorso venerdì 22 giugno 2018 a Milano un accordo di joint venture per la gestione esclusiva e congiunta dei mercati asiatici (Hong Kong, Singapore, Malesia, Indonesia, Cina, Vietnam, Taiwan, Tailandia, Corea e Giappone).

oggi si rileva in quest’area. La nuova realtà comincerà ad operare con la stagione 2018/19 e sarà formalmente presentata agli operatori in occasione della prossima edizione di Asia Fruit Logistica (Hong Kong, 5-7 settembre 2018), quando sarà anche svelato il nome ed i rappresentanti della joint venture dettaglieranno gamma e prodotti disponibili.

MELA AMBROSIA La collaborazione tra le tre aziende, in primis focalizzata sullo sviluppo della varietà Ambrosia™ si arricchisce quindi di un ulteriore tassello, con lo scopo di ampliare il mercato delle pomacee nei citati Paesi del continente asiatico e indirizzare insieme l’espansione commerciale, dato il forte interesse per le nuove varietà che già

NUOVO PLAYER Questa joint venture crea un nuovo player nel mercato asiatico e permette di coordinare i piani commerciali delle aziende partner, appoggiandosi da un lato alla produzione melicola dei soci (Rivoira e VI.P Val Venosta) e dall’altro alla capacità di sourcing e alla presenza commerciale di RK Growers. Una realtà che parte quindi

Èä ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

dalle mele ma non si limita ad esse, con l’obiettivo di fornire una gamma completa di ortofrutticoli freschi. Il primo ufficio di riferimento della joint venture sarà ad Hong Kong, attraverso RKG Asia Ltd, diretta da Kevin AuYeung, il quale si occuperà di seguire i principali clienti attraverso un contatto diretto in loco, coordinando le loro necessità con le campagne commerciali dei partner, che riforniranno i mercati target esclusivamente tramite la joint venture, con strategie condivise tra le società fondatrici. EVOLUZIONE NECESSARIA «Si tratta di una evoluzione necessaria – ha dichiarato Marco Rivoira, executive manager dell’omonimo Gruppo – e questo tipo di aggrega-


Da sinistra: Fabio Zanesco-VI.P, Paolo Carissimo-RK Growers, Josef Wielander-VI.P, Marco Rivoira-Gruppo Rivoira, Giacomo Nocentino RK Growers

zione ci consente di arrivare più lontano e con maggiore forza, con una intera gamma di prodotti interessanti per importatori e catene della distribuzione». Paolo Carissimo, presidente di RK Growers, aggiunge: «Abbiamo puntato da sempre allo sviluppo internazionale aprendo il primo ufficio in Asia, ed oggi ci attendiamo forti sviluppi anche grazie alla progressiva apertura di nuovi mercati». Josef Wielander, direttore di VI.P Val

Venosta, conclude ribandendo che “lo sviluppo di nuove varietà sta allargando rapidamente la nostra gamma e ci permette di fornire progressivamente nuovi clienti; con questa partnership facciamo un passo importante verso un impegno più strategico, che si affianca all’attività già svolta con i partner di From nell’area del subcontinente indiano e siamo sicuri assicurerà i risultati attesi dai nostri soci”.

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Il Psr Piemonte supera l’esame della sorveglianza Si è svolto mercoledì 13 giugno 2018 l’incontro annuale del Comitato di sorveglianza regionale del Programma di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020, presso il Centro congressi dell’Unione industriale a Torino. CHI C’ERA Erano presenti Filip Busz,

Gianfranco Colleluori, Carlos Gonzalez-Finat, rappresentanti della Commissione europea (Direzione generale agricoltura), Pasquale Falzarano, Giovanna Ferrari, Alessandro Mazzamati, in rappresentanza del Ministero per le Politiche agricole. Per la Regione Piemonte ha aperto i lavori l’assesso-

ÈÓ ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

re all’Agricoltura Giorgio Ferrero, seguito dall’autorità di gestione Gaudenzio De Paoli. Ha condotto la mattinata il dirigente del Settore programmazione e coordinamento dello sviluppo rurale Mario Ventrella. STATO DI ATTUAZIONE Mario Perosino, funziona-

rio della Direzione agricoltura, responsabile del monitoraggio e valutazione del Psr, ha illustrato la relazione annuale di attuazione per l’anno 2017 approfondendo l’andamento delle diverse misure e fornendo interessanti spunti di analisi. L’autorità di gestione ha quindi trattato lo stato di


ATTUALITÀ

Al 9 giugno erano stati attivati 115 bandi per 938 milioni di euro, pari all’87 per cento delle risorse disponibili nel Psr (1,079 mld). L’assessore Ferrero: «Scongiurata la restituzione dei fondi all’Europa nel 2018» attuazione finanziaria e la situazione dei pagamenti, anche alla luce delle fondamentali scadenze previste per la fine dell’anno in merito al disimpegno automatico dei fondi (N+3) e al raggiungimento degli obiettivi della riserva di performance. Al 9 giugno erano stati attivati 115 bandi per 938 milioni di euro, pari all’87% delle risorse disponibili nel Psr (1,079 mld) e sono stati pagati 192 milioni, pari al 20,5% del totale attivato. SCADENZE RISPETTATE «Mi sembra un dato incoraggiante e in continua crescita, anche grazie al sistema di monitoraggio continuo messo in campo dall’assessorato - ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura

Giorgio Ferrero -; viene confermato il superamento della soglia di spesa (N+3) che scongiura il disimpegno automatico dei fondi con un anticipo di 7 mesi rispetto alla scadenza di fine 2018. E’ un buon risultato, soprattutto se si considera che il Piemonte è partito con un anno di ritardo e che lo sforzo per recuperarlo è forte, a dimostrazione dell’impegno della Regione nell’attuazione del Psr».

ne con gli Istituti Agrari piemontesi, la campagna plurifondo “Lo sapevi che...?”, la comunicazione a supporto di Leader sul territorio, i canali social e sms, e un’anticipazione del Salone del Gusto 2018. Nella giornata precedente, il 12 giugno, i rappresentanti della Commissione europea e del Ministero

hanno partecipato a una visita presso alcune aziende vitivinicole e risicole nella zona del Novarese, dove è stato possibile vedere investimenti realizzati grazie al Psr, azioni agroambientali e metodologie innovative nella coltivazione di riso biologico.

PRESENTAZIONE ATTIVITÀ La mattinata si è conclusa con una presentazione delle attività di comunicazione relative al Psr e rivolte sia al mondo rurale che ai cittadini. In particolare sono stati illustrati: il progetto di comunicazio-

½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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ATTUALITÀ

Contro la siccità stanziati 9 milioni Nei giorni scorsi, il capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, Angelo Borrelli, facendo seguito alla delibera del Consiglio dei ministri dello scorso 22 febbraio con la quale veniva dichiarato, per dodici mesi, lo stato di emergenza per l’approvvigionamento idropotabile richiesto dalla Regione Piemonte a seguito della siccità 2017, ha avviato le fasi attuative per l’esecuzione dei lavori urgenti capaci di fronteggiare la crisi causata dalla mancanza di acqua nei territori

64 ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

della Città metropolitana di Torino e delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo e Vercelli. FINANZIAMENTO STRAORDINARIO Attraverso la delibera del Consiglio dei ministri era stato stanziato il finanziamento straordinario di 9.600.000 euro per realizzare interventi di prima emergenza con l’obiettivo di garantire la fornitura idropotabile alle popolazioni coinvolte e lavori urgenti finalizzati a scongiurare l’interruzione del servizio e


ad assicurarne la funzionalità. L’Ordinanza del capo Dipartimento ha anche provveduto alla nomina del presidente della Regione, Sergio Chiamparino, come commissario delegato a gestire il Piano di interventi e l’iter conclusivo per l’assegnazione dei contributi. L’importo complessivo è stato suddiviso nelle forniture di acqua con autobotti già avvenute nel 2017, i lavori di somma urgenza e quelli urgenti. RIPARTIZIONE FONDI Nel primo caso la disponibilità è di 1.589.314 euro (84.325 euro per Biellese, Vercellese e Casalese; 1.014.269 euro per il Torinese; 74.056 euro per

Il Consiglio dei ministri accoglie le richieste della Regione Piemonte sull’emergenza dell’approvvigionamento idropotabile. Alla provincia di Cuneo andranno un milione e 195.427 euro il Cuneese e 416.664 euro per l’Alessandrino). Nel secondo caso si tratta di 505.648 euro, di cui 153.837 per Biellese, Vercellese e Casalese; 24.216 euro per il Torinese; 88.571 euro per il Cuneese e 239.024 euro per l’Alessandrino. I lavori urgenti assomma-

no a 7.505.037 euro, dei quali 1.032.800 euro per il Cuneese e 6.472.237 euro per l’Alessandrino. Nella “Granda”, sui tre fronti arriveranno in totale 1.195.427 euro.

Protezione Civile e all’Ambiente, Alberto Valmaggia - la siccità ha provocato rilevanti problemi in diverse zone del territorio piemontese. La nostra richiesta dello stato di emergenza è andata a buon fine. Con queste risorse, rese disponibili dal Consiglio dei ministri, si cercherà di fronteggiare il ripetersi di situazioni a rischio per la mancanza di acqua. Il Piano di interventi è frutto della grande collaborazione che si è creata tra i tecnici del nostro Settore Servizi Ambientali e gli Enti di Governo delle Autorità interessati dalle difficoltà di approvvigionamento».

RICHIESTE ACCOLTE «Nel 2017 - sottolinea l’assessore regionale alla

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Agricoltori e contoterzisti non facciamo confusione Esiste un concreto pericolo disinformazione per migliaia di agricoltori e contoterzisti impegnati a trasportare dei prodotti con i propri mezzi. Fare il punto è quindi più che mai fondamentale, anche perché la campagna è entrata nel vivo e i controlli si

66 ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

stanno facendo serrati. Una corretta informazione parte dalla lettura attenta e completa delle normative, che non devono essere applicate ad ambiti che non gli competono. Un errore comune è, infatti, far riferimento alle leggi che regolano

l’assegnazione del gasolio agevolato agricolo anche per parlare di circolazione. Solo il Codice della strada (art. 57) detta le regole della circolazione dei mezzi agricoli. Qui non si fa cenno al gasolio agricolo agevolato, a chi ne ha diritto e


ATTUALITÀ per che cosa. Per il gasolio agricolo occorre invece fare riferimento al DM 454/2001 che fa riferimento al Testo Unico (art 32) e al Codice civile (art. 2135). Quello che segue è un documento riassuntivo redatto dall’Unione trebbiatori di Cuneo, aderente al sindacato Uncai. CODICE DELLA STRADA L’articolo 57 dice chiaramente che “le macchine agricole possono circolare

ATTUALITÀ

agricoli e fissa una serie di adempimenti, di tipo tecnico e burocratico. GASOLIO AGRICOLO Il codice della strada non dice nulla a riguardo del gasolio agevolato, perché questo attiene alle lavorazioni agricole e non al trasporto e alla circolazione. Infatti il gasolio agricolo agevolato può essere usato esclusivamente per le lavorazioni in campo e per coprire il percorso dal

Trasporto di prodotti con i propri mezzi, codice della strada, gasolio agricolo, sgombero neve, contabilità separata… L’Unione trebbiatori di Cuneo invita a fare chiarezza su strada per il proprio trasferimento e per il trasporto per conto delle aziende agricole e forestali di prodotti agricoli e sostanze di uso agrario”. Il terzista è dunque libero di fare un trasporto per un agricoltore. Se l’agricoltore trova un acquirente per il suo mais, può chiamare un terzista per il trasporto del cereale dal deposito alla ditta commerciale. Strana democrazia sarebbe quella che sostiene il contrario. Il Codice della strada, che si occupa di circolazione e sicurezza stradale, non vincola i trasporti all’uso del gasolio agricolo, ma prosegue (art. 61) dettando i limiti di velocità, di massa e dimensionali dei mezzi

campo all’azienda, non in altri casi (DM 454/2001). Questo vale sia per le aziende agricole sia per le imprese agromeccaniche. Il terzista per trasportare il mais dell’azienda agricola a quella commerciale che l’ha acquistato non può quindi usare il gasolio agricolo, ma neppure l’agricoltore può usarlo. ERRORE DI FONDO Il grave errore (o confusione più o meno voluta) è credere che gli agricoltori possano disporre del gasolio agevolato agricolo anche per le loro attività connesse. Il DM 454/2001 non glielo consente per molti motivi (regimi fiscali e tassazioni diverse, accesso a contributi per lo sviluppo rurale, ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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ATTUALITÀ

concorrenza sleale) richiamando quanto prevede l’art 32 del Testo Unico e “nei limiti ivi stabiliti”. In base all’art 32 del Tuir, infatti, sono considerate “attività agricola” solo le attività dirette alla coltivazione del terreno e all’allevamento, oltre ad alcune attività menzionate nell’art 2135 del codice civile, ma non le attività di servizi per c/ terzi. A chi spetta dunque il carburante agevolato? Alle aziende agricole, ma solo per le operazioni agricole sui propri terreni, e alle imprese agromeccaniche iscritte alla Camera di commercio, ma, si badi bene, non alle attività connesse di servizi conto terzi. CONTABILITÀ SEPARATA La grande confusione sul gasolio agevolato viene alimentata dal modo di registrate le attività connesse e quelle conto terzi. Alle prime è riservata una sezione separata della contabilità dell’azienda agricola perché le attività connesse sono soggette a una tassazione forfettaria e non sono in regime di esenzione. Tale “separazione” è tutt’altra cosa rispetto alla “contabilità separata” richiesta per le attività conto terzi. Una volta creata una contabilità separata (soggetta a tassazione diversa dall’azienda agricola) non è più possibile parlare di attività connessa, ma conto terzi a tutti gli effetti. SGOMBERO NEVE A volte si legge che i ser-

Èn ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

vizi di sgombero neve e di spargimento sale rientrerebbero tra le attività connesse delle aziende agricole. Una tesi difficilmente sostenibile perché sono definite “connesse” le attività eseguite con attrezzatura usata normalmente in azienda per le operazioni in campo (art 2135 codice civile), tra le quali non rientrano né il sale né le lame. Inoltre chi appalta i servizi deve verificare la presenza di: Uʜ“œœ}>∜˜iÊ`iˆÊ“iâzi per attività occasionali non agricole UÊ>ÃÈVÕÀ>∜˜iÊÀVÊVÉÌiÀâˆÊ dei mezzi UÊ>ÃÈVÕÀ>∜˜iÊ«iÀʈÊ rischio di lavoro c/terzi UÊVœ«iÀÌÕÀ>ʘ>ˆÊVÉÌiÀâˆÊ degli operatori SISTEMA CONTOTERZISMO Gran parte delle lavorazioni agricole specializzate, dalla semina di precisione, ai trattamenti fino alla trebbiatura è svolto dai contoterzisti agromeccanici che sono i soli professionisti in grado di permettersi i mezzi più sofisticati e moderni. Ormai le aziende agricole vengono sempre più invitate, anche dalle loro associazioni di riferimento, a ridurre il più possibile il proprio parco macchine e dare in gestione agli agromeccanici i terreni, esternalizzando la quasi totalità delle operazioni in campo. Per questo tutelare le imprese agromeccaniche dagli equivoci e dalle interpretazioni distorte delle leggi vuol dire anche tutelare l’agricoltura italiana.


L’INVITATO SPECIALE DI FABRIZIO SALCE - GIORNALISTA - CONDUTTORE TELEVISIVO

Roreto di Cherasco incorona la rana Che bella serata! No, non lo dico per sviolinare o per accattivarmi simpatie, lo dico perché è stata proprio una bella serata. Mi spiego meglio. Io francamente di feste di paese, quelle con le cene organizzate al coperto di una tensostruttura, per capirci, ne ho vissute a centinaia: in tutta Italia, in tutte le regioni e qualcuna anche all’estero. Ma cenare, di sabato sera, con oltre trecento commensali e sentirsi meglio,

molto meglio, che in tanti ristoranti non mi era mai capitato. RISULTATO SORPRENDENTE Attenzione, non fraintendetemi, non voglio dire che nelle feste di paese si mangi male o che le persone non siano cortesi, ci mancherebbe, ma proprio in quanto feste organizzate al di fuori del classici locali, i piccoli inconvenienti scarseggiano raramente. Ed è più che comprensibile.

Ma alla seconda edizione del “Festival della Rana” conclusasi pochi giorni fa e andata in scena a Roreto di Cherasco, sotto una tensostruttura, le cose sono andate ben oltre qualsiasi rosea aspettativa. Ricette squisite, ottimi abbinamenti con i vini, servizio impeccabile, gradevolissima “mise en place” e tanta gentilezza. Ma prima ancora di arrivare alla deliziosa cena farei volentieri un piccolo tuffo nel passato territoriale.

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L’INVITATO SPECIALE

Rane fritte

PERCHÈ LE RANE Perché la rana, o meglio le rane, a Roreto? La rana fa parte della storia del luogo, qui un tempo lungo la valle roretese i piccoli anfibi erano presenti in abbondanza e i giovani, per guadagnare qualche soldino, ne andavano a caccia. Poi c’era l’allora famoso ristorante “Maiulin” al quale veniva venduto quanto cacciato e dove arrivano buongustai da molte altre zone per godersi le ricette tipiche a base di rane.E’ per questo ricordare quanto è stato che alcuni roretesi hanno voluto dare vita all’Associazione “La Rana a Roreto”, e conseguentemente al Festival. Un evento che abbraccia i sapori della tradizione di un tempo ma, che al contempo, accarezza anche l’arte, altro

Rane in carpione

Spiedino di rane e verdure Pasta di Gragnano con rane

Da un’antica tradizione di paese, è nato un Festival di eccellente qualità enogastronomica. Un’esperienza da non perdere per chi ama il buon gusto e le prelibatezze del territorio elemento ben radicato sul territorio. EVENTI E MURALES Il Festival anche quest’anno si è sviluppato su più giornate di festa e con diversi appuntamenti, cene, auto e moto storiche, teatrino, mercatini, apericena, musica e tutto ciò che rende viva una bella manifestazione. Io a Roreto sono arrivato

Çä ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

nel tardo pomeriggio del sabato, come dicevo, e prima di gustarmi l’aperitivo mi sono recato a visitare i Murales dedicati proprio alla rana. Si tratta di una favola, scritta da Angela Prestianni, dal titolo: “Nara la Rana”. A realizzare i Murales, lavoro terminato nella primavera dello scorso anno, è stato “Il Ponte degli Artisti” di Milano. Sono belli e da vedere.

PASTIS ‘D CESCA Dopo l’aperitivo, la cena del gemellaggio con la vicina località di Cervere, preparata dai componenti dell’Associazione con la collaborazione della Federazione Cuochi della Provincia di Cuneo. “La rana e non solo” questo il titolo dell’evento gastronomico. Tavole apparecchiate elegantemente, le ragazze educate e sorridenti dell’istituto salesiano Cnos Fap di Bra a servire, buoni vini e un carosello di sapori molto piacevoli. A dare il via alle danze culinarie un piatto di Cervere: “Pastis ‘d Cesca”. Cervere è famosa per i suoi ottimi porri e la sua Pro Loco, per sottolineare il gemellaggio con Roreto, lo ha proposto alla cena. Si tratta di carne cruda battuta al coltello


L’INVITATO SPECIALE

miscelata con i porri e servita con della focaccia. Ottima davvero. RANA REGINA Poi è entrata in scena la rana e allora dopo l’insalata russa, spiedino di rane e verdure, rane in carpione, pasta di Gragnano condita con sugo di rane, rane fritte e dolce. Un piatto più buono dell’altro. Nota doverosa per il condimento della pasta che ho trovato di una bontà sopraffina e meravigliosamente ricco di carne di rana. LA FORZA DEI VOLONTARI E’ chiaro che, come in tutte le feste di paese, se non ci fossero i volontari poco, veramente poco, si potrebbe fare, motivo per cui mi sembra giusto ringraziare tutti colori che hanno dato il loro contri-

buto. Un grazie lo vorrei dire alla famiglia Ferrondi la quale dal 1999 è titolare del ristorante “La Locanda del Prof” a Roreto. Papà Ferrondi, il Prof appunto, amante della buona tavola e del buon vino, mamma Rita, svizzera di Basilea con la quale sono persino riuscito a parlare un pochino in tedesco, e al loro figlio Umberto, chef della Locanda e conduttore dell’Associazione La Rana a Roreto. Un grazie affettuoso lo devo a Marisa Quaglia, brava giornalista del quotidiano La Stampa di Torino e amica cara. Lo devo per la sua professionalità come collega, per la sua amicizia e per tutto il lavoro che ha fatto per la cena. Altro non aggiungo, è stata una bella serata, motivo per cui non dimenticatemi per la prossima edizione del Festival. Complimenti a tutti. ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

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ATTUALITÀ

L’Università in cascina studia la sostenibilità

La visita agli impianti dell’azienda agricola

L’azienda agricola Campagnole della famiglia Demarchi, in frazione Via Dei Romani a Saluzzo, il 18 maggio è stata sede della visita tecnica del Master in “Sostenibilità socio ambien-

tale delle reti agroalimentari (MaSRA)” dell’Università di Torino. Un incontro tra saperi accademici e competenze sul campo, in collaborazione con Biraghi Spa di Cavallermaggiore

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Il Master accademico dell’ateneo di Torino ha fatto tappa all’azienda agricola Campagnole, in frazione Via Dei Romani a Saluzzo e Mangimi Veronesi, per accrescere la comprensione delle filiere agroalimentari studiando i fattori ambientali, sociali, economici e culturali che hanno bisogno di figure professionali che li

sappiano interpretare nella loro complessità. COMPETENZE MULTIDISCIPLINARI «Il programma del Master ha un taglio inter e multidi-


ATTUALITÀ sciplinare – osserva la docente Maria Gabriella Mellano - e prevede che venga dato ampio spazio alle visite in azienda e agli incontri con professionisti del settore. Gli studenti vengono pertanto stimolati a sviluppare capacità auto-imprenditoriali e competenze specifiche inerenti la progettazione partecipata e l’impiego di indicatori di sostenibilità. L’acquisizione di queste conoscenze e competenze risulta di fondamentale importanza per gli operatori pubblici e privati e per tutti coloro che vogliono operare nel settore della piccola e media impresa, nelle associazioni produttori, nei consorzi e, soprattutto, nella creazione di microimprese finalizzate alla creazione di filiere agroalimentari sostenibili e per interventi di sviluppo rurale, anche in un prospettiva paesaggistica». STUDENTI IN CAMPO L’edizione 2017/2018, attualmente in corso, vede la partecipazione di 14 studenti diversi per provenienza

Studenti e docenti alla Cascina Campagnole di Saluzzo

(Brasile e diverse regioni italiane) e formazione (Scienze naturali, Scienze gastronomiche, Tecnologie alimentari, Architettura, Scienze politiche ed internazionali, Lettere e Filosofia). I corsi sono iniziati nel mese di febbraio e proseguiranno fino a metà ottobre. Nel mese di ottobre si svolgeranno i tirocini in aziende ed enti italiani e stranieri finalizzati alla scrittura della tesi di Maser che verrà discussa tra gennaio e febbraio 2019.

SBOCCHI PROFESSIONALI «Una migliore comprensione di questi aspetti e della loro interazione - spiega la direttrice di MaSRA, Cristiana Peano, docente presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Ambientali - è indispensabile per le filiere agroalimentari e offre una nuova possibilità di sbocco professionale per figure che, normalmente, studiano questi aspetti in modo più settoriale».

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Riorganizzazione Agea e piante officinali Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni in qualità di Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, ha approvato, in esame definitivo, due decreti legislativi che, in attuazione della legge sulla semplificazione, la razionalizzazione e la competitività dei settori agricolo e agroalimentare (legge 28 luglio 2016, n. 154), introducono norme in materia di riorganizzazione delle competenze nel sistema di erogazione degli aiuti comunitari cui sono preposti l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) e il sistema degli Organismi pagatori riconosciuti, nonché di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. RIORGANIZZAZIONE AGEA Il decreto, in attuazione dell’articolo

74 ½ˆ“«Ài˜`ˆÌœÀiÊ>}ÀˆVœœÊUÊÕ}ˆœÊÓä£n

15 della legge delega e in linea con la nuova politica agricola comune 2014-2020, prevede la riorganizzazione dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), in modo da renderla maggiormente rispondente alle specifiche esigenze del settore e da assicurare il raggiungimento di diversi obiettivi: – migliorare la qualità dei servizi erogati alle imprese agricole; – razionalizzare e contenere la spesa; – innalzare l’efficienza del sistema di pagamenti; – rivedere e ottimizzare il modello di coordinamento degli organismi pagatori a livello regionale; – rivedere l’attuale sistema di gestione del Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale); – ottimizzare l’accesso alle informa-

zioni, mediante la realizzazione di una piattaforma informatica che permetta una più forte integrazione tra le articolazioni regionali e la struttura centrale. Infine, il decreto mira ad assicurare in modo più strutturato e netto la separazione tra le funzioni di Organismo di coordinamento e di Organismo pagatore attribuite all’Agea. PIANTE OFFICINALI Il decreto, ai sensi dell’articolo 5 della legge delega, costituisce il nuovo Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. Il testo fa proprie le conclusioni del Tavolo di filiera delle piante officinali, istituito nel 2013, e, tenendo conto delle normative europee, adegua la


disciplina vigente dando un nuovo assetto al settore, in modo da favorirne la crescita e lo sviluppo e da valorizzare le produzioni nazionali, garantendo al contempo una maggiore trasparenza e conoscenza al consumatore finale. In particolare, il decreto: – fornisce una nuova definizione di piante officinali, prevedendo inoltre l’istituzione dei registri varietali delle specie di piante officinali, nei quali sono elencate le piante officinali ammesse alla commercializzazione e sono stabilite le modalità e le condizioni per la certificazione delle sementi; – chiarisce in maniera inequivoca che la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione delle piante officinali sono considerate a tutti gli effetti attività agricole; – disciplina la raccolta spontanea, in modo da evitare il depauperamento delle aree a questa destinate e da favorire una maggiore conoscenza delle stesse zone, delle piante e dell’am-

A scadenza di legislatura, il Consiglio dei ministri ha approvato due decreti legislativi da tempo attesi dal mondo agricolo biente in cui si sviluppano; – stabilisce che, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, deve essere adottato il Piano di settore della filiera delle piante officinali, che costituisce lo strumento programmatico strategico diretto a individuare gli interventi prioritari per migliorare le condizioni di produzione e di prima trasformazione delle piante officinali, al fine di incentivare lo sviluppo di una filiera integrata dal punto di vista ambienta-

le, di definire forme di aggregazione professionale e interprofessionale capaci di creare condizioni di redditività per l’impresa agricola e di realizzare un coordinamento della ricerca nel settore; – prevede, per le Regioni, la possibilità di istituire, nel rispetto della normativa dell’Unione europea, marchi finalizzati a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera delle piante officinali. Il testo ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio di Stato, valorizza e tiene conto delle indicazioni delle Commissioni parlamentari competenti e delle osservazioni della Conferenza unificata, nonché, per la parte relativa all’istituzione di “Marchi collettivi di identificazione delle piante officinali” finalizzati a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera delle piante officinali, che costituisce una regola tecnica poiché reca disposizioni la cui osservanza è obbligatoria de jure, del parere della Commissione europea.

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ATTUALITÀ

Mense biologiche Avanti, c’è posto! Le scuole che vorranno utilizzare il marchio volontario dovranno utilizzare percentuali di prodotti con requisiti specifici E’ attiva sul sito del Ministero delle Politiche agricole la piattaforma informatica per ricevere le domande delle stazioni appaltanti per le mense biologiche certificate. È la prima volta in Italia che vengono definite e regolate le mense biologiche, dando così maggiori informazioni agli studenti e alle famiglie. Già lo scorso dicembre erano stati presentati i criteri di classificazione, concordati con il Ministero dell’Istru-

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zione, le Regioni e i Comuni, e i marchi che identificano le mense biologiche scolastiche. MARCHIO VOLONTARIO La norma, infatti, prevede che le scuole che vorranno utilizzare il marchio volontario dovranno inserire delle percentuali minime di utilizzo di prodotti biologici, dei requisiti e delle specifiche tecniche fissate. Per le mense scolastiche biologiche

è stato previsto anche un Fondo ad hoc. Il fondo, sulla base del numero dei beneficiari del servizio di mensa scolastica biologica, verrà ripartito tra le diverse Regioni, secondo quanto stabilito dal Decreto Mipaaf del 22 febbraio 2018. La piattaforma è disponibile all’indirizzo: http://servizionline.politicheagricole. it/mensescolastichebio/


VENDO Vendo causa doppione idropulitrice professionale nuova 150 bar, 15 lt. 380 volts. Pagata 2600 euro, vendo a 1600 euro non trattabili. Tel. 0173/750788 Vendo cassette di legna per frutta, damigiane, pensili, sedie, tavoli, 2 piante di raglia, mobili e cose varie. Tel. 0175/248377 Vendo vibrocoltivatore a molle da mt. 2,50, mt.3 e mt. 4 fissi. Spianatore per terra da mt. 2,70, macchina per fossi centrale marca Fissore. Tel. 331/8279842 Piccolo produttore vende uve dolcetto d’Alba, zona vocata. Anche piccole partite. Ottimo per vino da pasto. Tel. 335/5653602

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GLI AFFARI DELL’IMPRENDITORE Vendo escavatori usati varie misure 30 e 50 q.li Caterpillar Neuson Komatsu, Volvo ECR88 cingoli in ferro; 2 spandiconcime piccoli; scavafossi 70 cm; 1 retroescavatore per trattore 80-90 cv. Tel. 320/0809674 oppure 338/8531436 Vendo trincia mt. 1,60 in ottimo stato. Tel. 335/6295569 Vendo centine per serre, larg. int. mt. 4,20, turbo non zincato a modico prezzo. Tel. 349/1733849 Vendo legna da ardere di acacia, rovere e faggio nostrani, in barre oppure tagliata e spaccata. Tel. 349/1733849 Vendo trivella attacco a 3 punti diam. 25/30 e 80 cm. Semovente Rosatello a benzina con idroguida automatica e compressore nuovo. Tel. ore pasti 0175/85545 e 348/6430470 Vendo botte abbeveraggio bovini più n°24 rastrelliere autocatturanti per bovini. Tel. 339/1943292 Vendo box vitelli per 2 con contenitore per bere e mangiare; rotofalce pz a 2 rotatori; seminatrice grano, orzo, loietto, larg. 2 mt. aratro 2 solchi idraulico. Tel. 327/1252135 Vendo portoni a scomparsa mt. h. 3x3,95. Parquet in noce africana da mt. 1x10, 65 mq, in larice mq. 45 cm 60x7. Tel. 345/4130465 Vendo rimorchio agricolo tipo Crosetto omolog. 50 q.li lung. 4,50 mt. x 2,20 x 1,70 di sponde. Tel. 339/1943292

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Vendo toro piemontese indenne IBR alpeggiato e pascolato e cerco carro Unifeed verticale 10-13 m3. Tel. 347/2818182 Vendo cane Griffon Nivernais per caccia cinghiali. Tel. 338/8154811 Vendo barra falciante bilama GS superiore, ottimo stato. Euro 500. Tel. ore pasti 0171/43058 Vendo refrigeratori latte usati da 100 lt. a 12000 lt. revisionati e garantiti. Tel. 348/7075434 Vendo causa cessata attività fresa Morra, larg. lavoro180 cm usata pochissimo e pari al nuovo, mai cambiato zappette e con cardano. Euro 1700. Tel. 328/2699590 Vendo n°2 quadri elettrici a norme CEE, cavalletti e Valamber uso edilizia. Tel. 345/4130465 Vendo erpice a dischi per noccioleti. Tel. 388/8481178 Vendo silos in vetroresina usati, telone di copertura camion mt. 60x10, prefabbricato lung. 2 mt x h. 80 cm. Tel. 349/3174064 Vendo asini puledri maschi di taglia piccola. Tel. 339/4320472 Vendo impagliatrice Nasi in ottimo stato. Tel. 349/7898888


GLI AFFARI DELL’IMPRENDITORE Vendo tagliaerba RS 80 Riberi in perfette condizioni causa inutilizzo. Tel. 333/1158778

Vendo trebbiatrice trainata per trifoglio marca Barbieri funzionante. Tel. 339/7811077

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L'Imprenditore Agricolo - Luglio 2018  
L'Imprenditore Agricolo - Luglio 2018  
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