Gennaio 2015

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ANNO 4 NUMERO

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gennaio 2015

d e l l a

P r o v i n c i a

G RAN D A

e r e g r o s a a u n i I l s o le c o n t 1 L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI


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Sommario

Gennaio 2015

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Latte, se anche i tedeschi producono in perdita...

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Stalle, come far star bene gli animali e il portafoglio

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Mercato suini, crollano i prezzi. Servono nuovi accordi di filiera

Notizie dalle aziende

L’editoriale

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Lo spazio vitale della terra di mezzo

L’aria che tira

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Vino 2015, addio al regime dei diritti

Fisco e tributi

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Benvenuti (si fa per dire) nel 2015, con la legge di stabilità Rivalutazione di terreni e partecipazioni. Riaperti i termini dell’agevolazione

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L’innovazione nel diserbo firmata dalla ditta Berra

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Da Levaldigi a Bologna, le novità della ditta Tomatis all’Eima 2014

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Krone e Grella, lo storico tandem degli specialisti della fienagione

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Cassinelli Tractor 2000. Porte aperte a nocciole e Kubota

Zootecnia

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Rivalutare la soccida nell’allevamento della frisona

Diritto agrario

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Terreni, qual’è il “confine”? Istruzioni per l’uso della legge

Attualità

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Organizzazione aziendale al tempo della nuova pac


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Le speculazioni sugli alpeggi nei palazzi della politica

L’IMPRENDITORE AGRICOLO

Radici

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della provincia Granda

Il peso della medaglia del babbo mutilato nella grande guerra

Enologia

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Preoccupano le limitazioni sui nuovi diritti dei vigneti

Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 redazione@imprenditoreagricolo.com www.imprenditoreagricolo.com Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

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Ammodernamento aziende agricole. Il Piemonte mette in campo 5 milioni

Pubblicità: Réclame

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Sul mercato finanziario arrivano i mini bond

e-mail: info@reclamesavigliano.it www.reclamesavigliano.it

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Il nuovo piano del ministero per l’agricoltura montana

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Coltivazioni per biocarburanti L’Europa aggiusta il tiro

Ortofrutticoltura

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Le ricerche del Creso in due libri della Regione

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Il ritiro della frutta in Europa a causa dell’embargo russo

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Coltivare lo zafferano Storia e magia d’oriente

Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279

Progetto grafico: Marco Grussu

Osservatori prezzi

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Prezzi e mercati all’ingrosso

Scadenze fiscali

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Febbraio: occhio alle scadenze

Mercatino

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Gli affari dell’imprenditore

Stampa: G. Canale & C. S.p.A. Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro - Torino Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 3 del 09/01/2012

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e d i t o r i a l e

Lo spazio vitale della terra di mezzo

O svaldo B ellino

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Se le cronache romane degli ultimi tempi hanno indotto all’odio verso il “mondo di mezzo”, inteso come quello che fa gli affari sporchi con il “mondo di sopra” della politica e del potere, a scapito del solito “mondo di sotto” dei contribuenti, c’è un mondo di mezzo che invece andrebbe elogiato e che nel caso specifico potrebbe definirsi “terra di mezzo”. Una terra a molti sconosciuta, popolata da gente poco avvezza a mettersi in mostra, che lavora in silenzio, paga e non ha mai chiesto niente a nessuno: il popolo dei mediani, altrove efficacemente definito del “tira e tasi”, evocato, se non canzonato, dall’acronimo dell’ultima “tassa sui servizi individuali”… Dove si trovi la terra di mezzo, alla vigilia della soppressione delle quote latte l’ha indicato un allevatore tedesco, poche settimane fa, in un convegno a Villanova Solaro. Una scoperta per molti versi sorprendente, perché smonta il luogo comune secondo cui in tempi di crisi la salvezza appartenga agli allevatori della terra di sopra, quelli come lui, con aziende da oltre seicento vacche in lattazione, quattrocento manze, impianti di biogas a manetta e decine di dipendenti… In realtà, il vento dell’imminente liberalizzazione che in Germania ha già abbassato le quotazioni del latte da 40 a 30 centesimi al litro (in Lituania, prossima ad entrare in Europa, il prezzo è di poco superiore ai 20 centesimi), sta facendo tremare sia le “grandi” che le “piccole” stalle, perché anche i tedeschi non fanno i miracoli, quando denunciano costi di produzioni, come nell’esempio del relatore, almeno intorno a 39 centesimi al litro. Per salvarsi, tutti stanno pensando a mungere di più, ma quelli delle terre di sopra dovranno prima di tutto preoccuparsi di ridurre i costi fissi, mentre i loro colleghi delle terre di sotto, con pochi capi e senza la forza di ricapitalizzare, potrebbero trovarsi irrimediabilmente nella condizione di chiudere le stalle. Ecco allora emergere dalle burrascose acque della crisi il mitico arcipelago delle terre di mezzo, dove in questi anni gli allevatori, per necessità o virtù, non hanno ceduto alle sirene della folle corsa agli ampliamenti aziendali e sono rimasti bene o male a barcamenarsi nella gestione familiare, senza eccessivi indebitamenti, trovandosi, ora che saranno liberi dai vincoli delle quote, nella condizione di poter aumentare e diversificare la produzione, senza caricarsi più di tanto di ulteriori costi. Nessuno può dire se e quanti ce la faranno, ma è certo che è la terra di mezzo, anche come modello di agricoltura sostenibile, il vero campo di battaglia per tutti, l’irrinunciabile terra promessa, che forse si cercava altrove, non sapendo di averla sotto i piedi.


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a r i a

c h e

t i r a

Vino 2015, addio al regime dei diritti

M ichele A ntonio F ino

Se un mese fa mi facevo qualche domanda a proposito di latte (che a marzo finirà di essere regolato con il sistema delle quote) in questo gennaio che non sa se essere freddo o caldo mi pongo interrogativi a proposito del vino, che in questa provincia conta un bel po’. Il 31 dicembre finirà il regime dei diritti di impianto e si passerà al regime delle autorizzazioni. In pratica, questo dovrebbe voler dire che non ci sarà più il mercato dei diritti, magari da una regione all’altra. Non cambierà nulla per chi vuole espiantare e ripiantare un vigneto, in azienda: sarà tutto come ora, anzi, ci sarà un miglioramento. Oggi, per ripiantare, bisogna avere espiantato. In futuro, si potrà fare domanda, piantare e al terzo anno, quando il nuovo vigneto entra in produzione, si espianterà il vecchio: una modalità di buon senso per fare le cose. La questione è cosa succederà delle autorizzazioni all’impianto se chi espianta non vuole ripiantare. Cosa succederà delle aree marginali, dove l’espianto di un vigneto significa rapidamente abbandono di quella collina o di quel versante, con le conseguenze che ogni pioggia forte ci ricorda. E ancora: come verranno gestite le autorizzazioni che derivano dagli espianti, magari per favorire le aziende giovani o quelle collocate in aree più difficili o economicamente svantaggiate? E quell’1% di aumento della superficie a vigneto che potrà aumentare ogni anno (a livello nazionale: in Piemonte potrebbe anche essere di più, vista la vocazione), come verrà amministrato? Si tratta (in teoria) di almeno 400-500 ettari all’anno di vigneto, che possono essere collocati in modo strategico o lasciare che diventino l’ennesimo aumento di superficie per vini che poi chiedono aiuti perché non si vendono. Un assessore all’agricoltura regionale capace e pure vignaiolo, com’è Giorgio Ferrero, ha l’opportunità di lasciare il Piemonte, fra 5 anni, con non meno di 2000 ettari di vigneti nuovi, che traccino traiettorie produttive nel senso di ciò che maggiormente può attrezzare le giovani generazioni per competere sul mercato. Oppure, potrebbe avere la tentazione di lasciare che gli uffici regionali se la sbroglino, lungo imperscrutabili percorsi burocratici. Il nostro consiglio è non farlo. Meglio usare questo anno per condividere la stratega dei prossimi vent’anni, decidendo quale marcia vogliamo che il Piemonte (e la Provincia Granda, che ne è punta di diamante) abbia, per proporre i suoi grandi vini di tradizione (dal Moscato d’Asti al Barolo) e le straordinarie novità che sono già eccellenze celebrate (dai vini di montagna alle bollicine dell’Alta Langa).

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Benvenuti (si fa per dire) nel 2015, con la legge di stabilità I principali provvedimenti contenuti nel nuovo dispositivo finanziario, tra incentivi fiscali, irap, iva e competenze agricole Con la sua approvazione il 23.12.2014 e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il Disegno di Legge di Stabilità per il 2015 è diventato Legge (n. 190/2014). Di seguito verrà fatta una carrellata, seguendo l’ordine dei commi della stessa, dei principali provvedimenti ivi contenuti. Alcuni di loro saranno poi oggetto di approfondimento durante l’anno. Come sempre la Legge di Stabilità (un tempo chiamata “Legge Finanziaria”) spazia dalle norme sulle imprese, a quelle sulle persone fisiche, dalle imposte dirette a quelle indirette. BONUS 80 EURO A partire dal periodo di imposta 2015 il bonus di 80,00 euro, introdotto temporaneamente dal Governo per l’anno 2014, diventa definitivo pertanto coloro i quali avranno un reddito di lavoro dipendente e/o assimilato compreso tra 8.145,00 euro e 24.000,00 euro ne potran-

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no beneficiare, ne beneficeranno anche i soggetti con reddito fino ad 26.000,00 euro, ma con una decurtazione. Sempre per gli stessi lavoratori dipendenti è stato incrementato a 7,00 euro giornalieri il tetto di esenzione dalla determinazione del reddito per i ticket restaurant che era fissato a 5,29 euro. IRAP DEDUCIBILE Per le imprese e per i professionisti il costo del personale peserà un po’ meno ai fini Irap in quanto a partire dal periodo di imposta 2015 diventa integralmente deducibile dalla base imponibile il costo sostenuto per i dipendenti a tempo indeterminato. Tale deduzione potrà anche essere applicata (previa autorizzazione da parte dell’Unione Europa) alle imprese agricole che determinano il reddito su base catastale ed altresì alle società agricole. Sempre ai fini Irap, per coloro che non si avvalgono di personale

dipendente, sarà possibile usufruire di un credito di imposta pari al 10% dell’Irap lorda da utilizzare in compensazione mediante modello F24. QUOTA TFR Per i lavoratori dipendenti del settore privato, che abbiamo un rapporto di lavoro attivo da almeno sei mesi con il medesimo datore di lavoro, sarà possibile nel periodo 1.03.2015 – 30.06.2018 richiedere al datore di lavoro stesso la liquidazione diretta mensile in busta paga della quota di Tfr. Su tale quota il lavoratore dipendente applicherà la tassazione Irpef ordinaria. Ai datori di lavoro che non intenderanno liquidare tale quota con le proprie risorse, sarà concessa la possibilità di accedere ad un fondo di finanziamento creato ad hoc. INCENTIVI FISCALI Sono stati prorogati a tutto il 2015 con le stesse percentuali del 65% e


Fisco e tributi

del 50% gli incentivi fiscali relativi alla riqualificazione energetica degli edifici e quelli legati agli interventi di ristrutturazione. Inoltre l’agevolazione è stata estesa anche alle schermature solari ed agli impianti di climatizzazione invernale a biomasse combustibili. Sempre ai fini dell’agevolazione del 50% è stato incrementato da 6 a 18 mesi il periodo successivo alla data di fine lavori entro il quale è possibile acquistare un fabbricato abitativo interamente ristrutturato e beneficiare della agevolazione in commento. CONTRIBUENTI MINIMI A fare data dall’1.01.2015 è previsto un nuovo regime forfettario per i cosiddetti contribuenti “minimi”. Sono abrogati tutti i vecchi regimi forfettari (rimangono solo in essere, fino a scadenza, quelli che risultano in attività nel regime dei minimi al 31.12.2014). Il nuovo regime prevede delle soglie di ricavo massimo differenziate sulla base dell’attività svolta che vanno da un minimo di 15.000,00 euro (per i professionisti) ad un massimo di 40.000,00 euro annui (per i commercianti all’ingrosso ed al dettaglio). Tali contribuenti saranno esonerati dagli adempimenti Iva e dagli studi di settore e pagheranno un’imposta pari al 15% calcolata su un reddito determinato forfettariamente sui ricavi. ASSEGNO FAMILIARE Per ogni figlio nato od adottato nel triennio 2015/2017, alle famiglie con un reddito certificato Isee non superiore a 25.000,00 euro sarà erogato un assegno di 960,00 euro annui, per tre anni, assegno che sarà raddop-

piato nel caso in cui il valore Isee non supererà 7.000,00 euro. DETRAZIONI PER EROGAZIONI ONLUS Nel caso di erogazione liberale alle Onlus la detrazione Irpef del 26% si potrà applicare ad un tetto massimo di 30.000,00 euro, fino al 31.12.2014 tale limite era pari ad 2.065,00 euro. Anche per la deducibilità ai fini Ires di tali liberalità il tetto massimo dell’erogazione è stato portato a 30.000,00 euro. REVERSE CHARGHE Sono state previste nuove tipologie di prestazioni che dovranno essere assoggettate, ai fini Iva, all’inversione contabile cosiddetto “reverse charghe”. Si tratta delle prestazioni di servizi di pulizia, di installazione di impianti e di completamento di edifici. Alcune di queste, relativamente all’edilizia, erano già comprese ma

solamente in caso di subappaltatori, ora invece riguarderanno tutti. Anche la cessione di energia elettrica o gas ad un rivenditore (anche al GSE), oltre alla cessione di quote di emissione e di relativi certificati sarà assoggettata ad inversione contabile. Stessa sorte dovrebbe toccare per la cessione di beni alla grande distribuzione (supermercati, ipermercati, discount ecc.) ma su questo punto è necessaria apposita autorizzazione da parte dell’UE. IVA ENTI PUBBLICI Novità in vista anche per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi alla pubblica amministrazione (Stato, ento pubblici territoriali quali Comuni, Camere di Commercio, A.s.l., ecc.) in quanto il nuovo regime dello “split payment” prevede che l’Iva non verrà pagata dall’ente pubblico al fornitore ma sarà dallo stesso ente direttamente versata nelle casse erariali.

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Rivalutazione di terreni e partecipazioni. Riaperti i termini dell’agevolazione La legge di stabilità 2015 ha nuovamente riaperto i termini per rivalutare il costo di acquisto dei terreni (sia agricoli che edificabili) e delle partecipazioni (qualificate e non qualificate) detenute in società non quotate, posseduti, alla data del 1° gennaio 2015, da persone fisiche, al di fuori del regime di impresa, società semplici ed enti non commerciali. Si tratta di un’agevolazione

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già proposta negli anni passati, introdotta per la prima volta dalla legge 448/2001 e successivamente prorogata fino al 30 giugno 2014. Ora viene riproposta ma con un forte aumento dell’imposta sostitutiva da pagare sui maggiori valori rivalutati. RADDOPPIA L’IMPOSTA I commi 626 e 627 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015 prevedono

infatti l’aumento del 100% delle precedenti percentuali di imposta sostitutiva del 2% e del 4%, che diventano pertanto: - 4% per la rivalutazione di partecipazioni non qualificate; - 8% per la rivalutazione di terreni e partecipazioni qualificate. Come per le precedenti “edizioni” la finalità della norma è quella di consentire l’allineamento del


Opportunità “appetibile” specie nel caso in cui si intenda cedere i beni, riducendo la plusvalenza. Raddoppia l’imposta costo o valore di acquisto di terreni e partecipazioni al valore di mercato, determinato da un’apposita perizia giurata di stima. Tale rivalutazione può risultare “appetibile” nelle ipotesi in cui si stia considerando di cedere i beni oggetto di perizia, rideterminando in tal modo il costo sulla base del quale dovrà essere calcolata l’eventuale plusvalenza derivante dalla differenza tra il prezzo di cessione ed il costo del bene (terreno o partecipazione), ai sensi dell’articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. Attraverso la norma in commento la plusvalenza potrà infatti essere ridotta o addirittura annullata nel caso in cui il prezzo di cessione sia pari al nuovo valore rivalutato.

UN ESEMPIO Per una migliore comprensione del meccanismo di rivalutazione riprendiamo l’esempio proposto già con riferimento alle precedenti rivalutazioni. Si ipotizzi un terreno agricolo acquistato diversi anni fa al costo di 50. Se ora il terreno è diventato edificabile il suo valore sarà certamente aumentato, ad esempio a 200. In caso di cessione a tale valore pertanto si genererebbe una plusvalenza di 150 imponibile fiscalmente in capo al venditore. Se detto terreno è posseduto alla data del 1° gennaio 2015 sarà possibile rivalutarne il costo d’acquisto. Il contribuente interessato dovrà provvedere – entro il 30 giugno 2015 – a far redigere ed asseverare un’apposita perizia di

stima da un professionista abilitato che attesti il nuovo valore del terreno in oggetto. Una volta redatta la perizia sarà necessario provvedere al versamento dell’imposta sostitutiva sul valore del bene risultante dalla perizia. Nell’esempio prospettato, trattandosi di un terreno, l’imposta sostitutiva da pagare sarà l’8% sul valore di 200. In tal modo il valore fiscale sarà equiparato a quello di mercato ed in caso di cessione dell’area edificabile al prezzo di 200 nulla sarà più dovuto al fisco. MODALITà E SCADENZE L’imposta sostitutiva potrà essere versata in un’unica rata entro il 30 giugno 2015 oppure potrà essere rateizzata in un massimo di tre rate annuali; in quest’ul-

timo caso la prima rata dovrà essere versata entro il 30 giugno 2015 e sulle rate successive saranno dovuti gli interessi nella misura del 3% annuo. Analogamente ai terreni anche per le quote di partecipazione in società non quotate è possibile procedere alla rivalutazione del costo, previa redazione di idonea perizia asseverata e previo pagamento di un’imposta sostitutiva del 4% in caso di partecipazioni non qualificate e del 8% in caso di partecipazioni qualificate. L’imposta sostitutiva dovrà essere versata tramite modello F24 utilizzando l’apposito codice tributo “8055” esposto nella sezione “Erario”, indicando l’anno 2015 nel campo “Anno di riferimento”.

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Notizie dalle aziende

L’innovazione nel diserbo firmata dalla ditta Berra Presentata all’Eima di Bologna la nuova gamma delle macchine di propria produzione La ditta BERRA nasce negli anni ‘80 in una piccola officina a Pancalieri (To) dall’idea di Bartolomeo BERRA di migliorare la qualità della produzione dell’attività tra le più importanti della regione, l’agricoltura. Iniziando a costruire le prime macchine da diserbo portate, adeguate alle tecnologie agricole dell’epoca, la ditta BERRA si è evoluta negli anni, effettuando corsi di formazione, ricerche di materiali e prodotti innovativi e contestualmente economicamente validi, in modo da essere competitiva nel settore e offrire la massima professionalità ai propri clienti. Tanti anni di esperienza nel settore del diserbo, l’alto livello di professionalità, la precisione nel proprio lavoro, l’impegno a scoprire nuove soluzioni sempre nel rispetto della sicurezza e delle leggi e la cortesia di un’azienda familiare hanno portato la ditta BERRA ad essere tra le migliori nel proprio campo.

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Con l’entrata in azienda del figlio Massimo, si è ampliata la gamma delle macchine, costruendo macchine da diserbo portate da lt. 200 a 1900 litri, con barre manuali e idrauliche che possono raggiungere fino i 24 mt. di lunghezza, gruppi diserbo trainati fino a 3000 litri, gruppi atomizzatori portati da 200 a 1000 litri e trainati da 600 a 3000 litri. «Ora dopo tanti anni di studi – osservano i titolari della ditta Berra - siamo riusciti finalmente ad avere una macchina top della gamma il modello “New Enama”. Questa macchina è stata certificata ENAMA e VS ENAMA, ed era presente alla scorsa edizione della fiera EIMA di Bologna al padiglione 42, ciò significa che è una delle macchine all’avanguardia nel proprio settore, in particolar modo nella sicurezza dell’operatore, dell’ambiente e nella distribuzione dei fitofarmaci. Abbiamo scelto di certificare i modelli più importanti vale a dire: 800,1000,1250 portati con barre idrauliche da 12 a 15 mt idrauliche, complete di tutti gli accessori d’uso che le rendono sicure e affidabili in tutte le fasi di lavoro».Queste macchine sono tutte dotate di sollevatore idraulico, computer di distribuzione, pre mixer, lavaggio della cisterna tramite getto rotante, tripla miscelazione interna e tanti altri accessori importanti per avere una macchina sicura. La ditta Berra è anche rivenditore autorizzato Sovema, Dado Tank, Bargam, spandiconcimi Agrimix e tante altre marche. In qualsiasi momento la ditta Berra vi aspetta per farvi vedere, e spiegarvi tutti i modelli di propria produzione, con le molteplici soluzioni di montaggio, per garantire una macchina appropriata alle esigenze dell’operatore.


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Zootecnia

Rivalutare la soccida nell’ allevamento della frisona La soccida è un contratto associativo per l’allevamento e lo sfruttamento del bestiame. Trae la sua origine storica dalla necessità dei pastori sardi di provvedere all’allevamento dei capi ovini forniti dai grossi proprietari terrieri che avevano i capitali da investire nell’acquisto del bestiame e necessitavano di persone in grado di allevarli. Tale forma di contratto è stata recepita dal nostro

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ordinamento attraverso l’art. 2170 del Codice Civile, il quale definisce la soccida come quell’attività in cui il soccidante (proprietario dei capi) ed il soccidario (allevatore dei capi) si associano per l’allevamento e lo sfruttamento del bestiame, al fine di ripartire l’accrescimento dello stesso. La soccida è quindi, un contratto in cui entrambi i contraenti si assumono i rischi dell’allevamento in pro-

porzione alle quote stabilite. Questo tipo di contratto ha avuto grande diffusione nell’allevamento di tutti gli animali da carne: avicunicoli, suini e bovini da ingrasso, ma è sempre stato poco sfruttato nell’ambito dell’allevamento della vacca da latte penalizzato tra l’altro dal regime delle quote che ha portato l’Agea a vedere questa forma di allevamento associativo con sospetto e ne ha di conseguenza

frenato la diffusione. PERCHE’ LA SOCCIDA? Nell’allevamento della frisona è importante rivalutare il contratto di soccida, ma non con l’obbiettivo di allevare le vacche in lattazione bensì gli animali da rimonta ché sovente sono stabulati in ambienti con una densità di capi troppo elevata. L’allevatore è portato a garantire gli habitat più favorevoli agli animali in produzione


Zootecnia perché su questi è immediato calcolare le perdite economiche per la mancata produzione e per i problemi sanitari che derivano dalla carenza delle condizioni di benessere. Per contro in poche stalle gli animali in accrescimento vengono regolarmente pesati per cui, non conoscendo la perdita di incremento legata a cattive condizioni di allevamento, si è meno portati nel garantire alla rimonta ambienti favorevoli. Il risultato è che: le vitelle e le manze, che vivono in box sovraffollati, crescono meno, vengono fecondate più tardi per cui partoriranno più tardi e avranno una carriera produttiva più breve. Mediante il contratto di soccida è possibile affidare al soccidario una parte degli animali da rimonta in modo tale ridurre la densità

dei capi nell’allevamento in proprietà e garantire a tutta le rimonta le adeguate condizioni di benessere. Lo strumento della soccida inoltre permette alle aziende una maggiore elasticità nel percorso di crescita in quanto limita l’investimento economico da effettuare per ottenere una aumento produttivo. Per aumentare il numero di vacche in produzione bisogna realizzare le strutture per ospitare sia il maggior numero di animali in lattazione sia la maggior quota di rimonta che ne deriva. Quindi bisogna considerare che l’investimento rientrerà solo nell’arco di alcuni anni con l’obbligo di dover mantenere il maggior numero di animali, per ammortizzare il costo delle strutture, anche in condizioni di mercato del latte non favorevole. Sfrut-

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Zootecnia tando il contratto di soccida le manze vengono affidate ad un altro allevatore e gli spazi che si liberano nella stalla vengono utilizzati per aumentare il numero di vacche in produzione; si realizza un aumento produttivo con l’investimento di pochi capitali ma soprattutto si ha l’elasticità di poter ridurre nuovamente il numero di animali in produzione quando il mercato non paga. Oppure la soccida può servire per: aumentare la produzione, incassare i soldi necessari per costruire le strutture e nel futuro pensare di riportare le manze nel centro aziendale mantenendo il nuovo livello produttivo. Il contratto di soccida diventa di notevole interesse per le aziende site nei comuni dove esistono delle difficoltà per la costruzione di nuove

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Questo tipo di contratto ha avuto grande diffusione nell’allevamento degli animali da carne, ma è sempre stato poco sfruttato nell’ambito delle vacche da latte Età Kg di Costo in mesi mangime mangime 6

2,4

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0,290 euro/kg 0,290 euro/kg 0,290 euro/kg

strutture. Spostando le manze all’esterno si liberano degli spazi nella stalla di proprietà questo rende possibile un ammodernamento della stessa finalizzato all’allevamento di un maggior numero di vacche in produzione.

Kg di fieno 3 5,5 8,5

Costo del fieno 0,13 euro/kg 0,13 euro/kg 0,13 euro/kg

Costo a capo per giorno 1,09 euro 1,40 euro 1,80 euro

COME ALIMENTARE LE MANZE Le strade da percorrere possono essere due: l’utilizzo del carro unifeed o l’alimentazione con fieno e mangime. La scelta della soluzione più opportuna dipende dalla dimensione della socci-

da e dal numero di capi che sono allevati. In strutture più grandi che normalmente dispongono di trincee è sensato pensare all’utilizzo degli insilati perché in queste situazioni si riesce a garantire un adeguato avanzamento del fronte di carico ed il foraggio stoccato non subisce alterazioni. Negli altri casi gli animali si possono tranquillamente alimentare con un quantitativo razionato di mangime e fieno a volontà. Nella tabella allegata sono riportati i quantitativi indicativi di fieno e mangime da somministrare agli animali in tre differenti età ed il costo alimentare che ne consegue; come si può notare anche con questa soluzione la spesa alimentare non è eccesiva considerando che si evita il costo legato al lavoro di un carro unifeed


Zootecnia e le problematiche relative alla cattiva conservazione degli insilati. Per permettere gli adeguati accrescimenti è indispensabile che la dieta giornaliera garantisca agli animali il corretto apporto di proteina, per questo è preferibile utilizzare un mangime che presenti un livello proteico almeno pari al 18%. Relativamente al fieno la metà della razione deve essere costituita da maggengo per l’altra metà si possono tranquillamente utilizzare fieni di terzo e quarto taglio anche se più fini questo permette di ridurre il costo di acquisto del foraggio e di apportare in razione un maggior quantitativo di proteina. GESTIONE DELLE FECONDAZIONI Questa è forse l’unica problematica che può

presentare il sistema soccida per le manze da rimonta. Infatti non sempre il soccidario ha l’esperienza per individuare gli animali in calore e la capacità di poter utilizzare la fecondazione artificiale. L’utilizzo della monta naturale sicuramente garantisce le gravidanze ma rallenta il miglioramento

genetico della mandria e questo è sicuramente un problema in un momento in cui le stalle per rimanere sul mercato devono avere sempre maggiore efficienza produttiva; per cui sarebbe meglio riservare questo sistema solo alle situazioni di emergenza. Nella normalità si può scegliere di effettuare

o delle fecondazioni programmate su calori indotti oppure dotare gli animali di attivometri per individuare i calori naturali. Gli attivometri sono dei collari contenenti un dispositivo elettronico capace di individuare gli animali in calore e segnalare all’allevatore il tempo utile per l’intervento fecondativo, questi dispositivi sono ormai molto affidabili e per di più disponibili a costi estremamente ragionevoli. Promuovere lo sfruttamento dei contratti di soccida negli allevamenti di bovini da latte non solo garantisce al soccidante notevoli vantaggi derivanti da una migliore gestione degli animali ma permette una nuova opportunità ai soccidari in un momento in cui il numero degli animali da carne si sta riducendo.

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Notizie dalle aziende

Da Levaldigi a Bologna, le novità della ditta Tomatis all’Eima 2014

In occasione della fiera EIMA di Bologna 2014 la ditta Tomatis snc di Tomatis Mario & C. di Levaldigi, ha presentato al grande pubblico le novità 2015. Tra di esse il nuovo gruppo di traino catena con stella a sei punte e i nuovi dispositivi di sicurezza per gli impianti asporta letame a catena. Il gruppo di traino con stella a sei punte nasce a seguito dell’evoluzione nella costruzione delle stalle. «Da alcuni anni le stalle vengono realizzate di dimensioni sempre maggiori e di conseguenza gli impianti di pulizia si devono adeguare», afferma il titolare Mario Tomatis. «Con questo nuovo apparato garantiamo al cliente la robustezza e la forza di traino necessarie per impianti con sviluppo della catena ben oltre i 200 metri». L’ingranaggio a 6 denti, a differenza di quello tradizionale a 3 denti, garantisce la presa sulla catena con quattro denti in contemporanea. Inoltre, il riduttore a monte dell’ingranaggio è del tipo a tre stadi di modo da garantire la giusta

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coppia di trazione al sistema che, così progettato, sopporta agevolmente anche grandi sforzi. Nel caso di montaggio del gruppo su elevatore, quest’ultimo è stato opportunamente dimensionato al fine di assicurare al sistema globale il giusto grado di rigidità. Nell’ottica di una maggiore durabilità dei propri sistemi, la ditta Tomatis ha sviluppato e messo a catalogo diversi sistemi di sicurezza dedicati agli impianti di pulizia stalle. Tra questi il kit sicurezza per catena e il tensionatore automatico. Il kit sicurezza, in caso di rottura o bloccaggio della catena, un dispositivo automatico provvederà a fermare l’impianto in modo che non ci siano danni al motore o che questa venga richiamata totalmente al fondo dell’impianto con conseguenti perdite di tempo per la successiva re installazione. Il tensionatore automatico solleva invece l’allevatore dal provvedere a tensionare la catena dell’impianto asporta letame. Raggiunto il limite della corsa del cilindro idraulico, avvertiti da un segnale luminoso, si interverrà ad accorciare la catena. Tutto ciò garantirà degli intervalli di tempo maggiori tra le operazioni di manutenzione. Anche in questa occasione, la ditta Tomatis ha voluto dare ascolto alle necessità degli allevatori ogni giorno più attenti all’efficienza delle proprie stalle ed ai costi di gestione. La ditta Tomatis, con la presentazione al pubblico di queste novità, conferma così il suo impegno e la sua volontà a rimanere ed affermarsi sempre più sul mercato degli allestimenti delle stalle, branchia storica e rilevante della propria produzione e vendita.


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Zootecnia di

Osvaldo Bellino

Latte, se anche i tedeschi producono in perdita… Sorpresa: che dire se anche in Germania gli allevatori stanno producendo latte in perdita? La notizia viene dal tradizionale convegno di fine anno organizzato da Boehringer Ingelheim Italia e Edf Italy, la sezione italiana dell’associazione allevatori europei, presieduta dalla caragliese Claudia Morisiasco.

Claudia Morisiasco e Eckhard Meiners

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TEDESCHI IN CATTEDRA Ospite internazionale dell’incontro al castello di Villanova Solaro, quest’anno è stato l’allevatore tedesco Eckhard Meiners, che, snocciolando i dati di produzione della sua azienda, ha concluso la sua relazione affermando di poter resistere alla crisi del prezzo del latte al massimo per altri sei mesi, dopo di che sarà costretto a

dismettere dei terreni per far fronte alle spese. Chi credeva che il prezzo del latte fosse un problema squisitamente italiano, potrà sentirsi, se non “sollevato”, almeno in buona compagnia, anche se la questione, purtroppo, resta drammaticamente aperta. PREZZI E COSTI A CONFRONTO L’allevatore tedesco ha spiegato che il suo costo di produzione è di circa 39 centesimi il litro. Da gennaio a settembre 2014, il latte gli è stato pagato 40,8 centesimi il litro, dopo di che il prezzo è precipitato intorno a 30 centesimi. Addirittura, nella vicina Lituania il latte viene pagato appena 22 centesimi. «In questa situazione – ha detto Mei-


Zootecnia ners – le piccole aziende rischiano di non avere alternative alla chiusura». Ma non sembrano animate da entusiastiche prospettive nemmeno le “grandi” aziende, come la sua: 620 vacche in lattazione, 530 manze, 150 ettari di mais per insilato, 120 ettari di erba per insilato, 150 ettari di foraggi per insilato da destinare a biogas, più 2500 quintali di insilato da acquistare all’esterno, sempre a destinazione biogas. In tutto, 22 dipendenti (costo lordo 14 euro all’ora), di cui due fissi soltanto per la manutenzione, con un parametro di produzione aziendale di 19 mila kg di latte per ettaro. La terra costa dai 20 ai 30 mila euro ad ettaro, l’affitto intorno a 500 euro ad ettaro. PROSPETTIVE IN GERMANIA L’azienda si trova a Nord, nel territorio dell’ex Germania Est, dove Meiners, originario di Brema, si trasferì nel 1991, due anni dopo la caduta del muro di Berlino: «Nella mia zona – ha osservato Meiners -, in vista dell’abolizione del regime delle quote latte (primavera 2015) quasi tutti gli allevatori si preparano a mungere di più, mentre in Baviera, dove le stalle sono generalmente di dimensioni più ridotte, le previsioni indicano che molti cesseranno di produrre». Nell’economia generale della sua azienda, al di là di biogas, carne e foraggi, la produzione di latte rimane centrale e non consente errori di programmazione: «C’è bisogno di un ente che raccolga i dati – ha osservato l’allevatore tedesco – e che sia in grado di stabilire un indice di mercato equilibrato, nell’interesse di produttori e industriali».Un organismo che in

Il tradizionale convegno degli allevatori di Edf Italy a Villanova Solaro alla vigilia dell’abolizione delle quote latte. Dalla Germania, l’inedita testimonianza di un grande produttore

Il convegno di Edf Italy a Villanova Solaro

Italia potrebbe essere un consorzio di allevatori, promosso dalla stessa Edf Italy, è stato ipotizzato al convegno. BOEHRINGER INGELHEIM ITALIA AWARD 2013 Per la parte tecnica, dopo l’intervento introduttivo di Christian Troetschel, head of animal health business unit Italy Boehringer Ingelheim Italia, hanno relazionato Giovanni Filippini dell’Istituto zooprofilattico Umbria e Marche su “La BVD: una patologia sottovalutata”, e Roberto Landriscina, medico veterinario libero professionista, su “La gestione riproduttiva della mandria”. Al termine, il pranzo con oltre trecento partecipanti e la consegna dei Boehringer Ingelheim Italia Award 2013 alle stalle con le migliori prestazioni produttive.

I PREMIATI Questo l’elenco dei premiati per conta cellule somatiche inferiore a 124000/ml dal 1 ottobre 2013 al 30 settembre 2014: Vaschetto Flli, Villafranca Pte (Fattorie Osella); Maero Flli, Saluzzo (Biraghi S.p.A); Scotta Pier Antonio, Saluzzo (Italatte Parmalat); Sona Flli, Carmagnola (Centrale Latte Torino); Destefanis Flli, Piossasco (Centrale Latte Torino); Bertinetto Aldo, Vigone (Abit); Gazzola Giovanni, Morozzo (Cam); Agri V.E.L., Carmagnola (Caseificio Pugliese); Angaramo Bartolo, Scarnafigi (Caseificio Valgrana); Testa Flli, Savigliano (Italatte Parmalat); Berardo Silvio, Cavallermaggiore (Italatte Parmalat); Busso Flli DaMa., Tarantasca (Caseificio Fiandino)

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Stalle, come far star bene gli animali e il portafoglio Al giorno d’oggi diventa sempre più importante per l’allevatore restare al passo con i tempi in termini di benessere, sia animale che economico. E’ infatti dimostrato che, mettendo a confronto due animali di specie bovina, ad esempio ad attitudine lattifera (con le stesse medie produttive, di eguale genealogia, ma in ambienti totalmente

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opposti dal punto di vista della salubrità) sarà netta la differenza tra le due produzioni di latte e ricavi economici. QUESTIONE BENESSERE Questo perché la bovina stabulata in un ambiente poco pulito risulta molto più stressata e meno propensa a dare latte e conseguentemente a produrre un

reddito per l’allevatore, in più vi è il rischio di contrarre malattie che potrebbero portare l’animale anche a riforma. Entra dunque in gioco il cosiddetto “Benessere animale”, un serio problema in molti allevamenti. Nell’ideale di molti imprenditori agricoli, mettersi in pari con le linee dettate dai regolamenti del Benessere

animale significa partire da zero, ossia costruire nuovi fabbricati da adibire al ricovero degli animali, arredare l’interno con le attrezzature corrette (autocatturanti, poste, box, abbeveratoi, ecc …), nel caso di allevamenti di vacche da latte, installare sale o robot di mungitura... insomma, si tratta di sostenere un investimento importante e molte vol-


Zootecnia te questi progetti vanno a morire. RISTRUTTURAZIONI Per queste ragioni oggi più che negli anni precedenti ha senso ristrutturare la vecchia stalla con lo scopo di ottenere il risultato voluto in termini di benessere, limitando in misura rilevante l’investimento economico. La ristrutturazione va presa in considerazione anche da tutti gli allevatori che, pur avendo la disponibilità economica per realizzare l’investimento, sono vincolati da un centro aziendale troppo ristretto da non permettere la costruzione di una nuova struttura. L’attenzione

principale ricade su tutti quei ricoveri in cui gli animali sono ancora allevati a posta fissa. In queste stalle oltre ad essere sfavoriti gli animali sono anche penalizzati gli allevatori che si trovano in una condizione di sofferenza sia a causa della fatica fisica, richiesta dai lavori di mungitura e di rimozione delle deiezioni, sia per l’elevato numero di ore di lavoro impiegate per quintale di latte prodotto. DA STABULAZIONE FISSA A LIBERA Quando si arriva a parlare di ristrutturazione il concetto fondamentale è mantenere la struttura esterna del fabbricato

Organizzazione aziendale al tempo della nuova pac Convegno a Oviglio il 6 febbraio, con il professor Frascarelli La nuova PAC si sta trasformando da teoria a realtà. Siamo infatti giunti alle fasi in cui ogni azienda deve prendere le ultime decisioni per sfruttare al meglio le opportunità in arrivo ed evitare gravi errori. Sulla scia del convegno tenutosi l’11 settembre a Marene, il professor Frascarelli aggiornerà tecnici ed imprenditori sulle ultime novità su PAC e PSR e toccherà anche i temi di orga-

nizzazione aziendale e mercato, quali vie strategiche per garantire il reddito aziendale. L’appuntamento è per il 6 febbraio dalle 14.30 presso il Castello di Oviglio (Al). L’incontro, dal titolo “PAC 2015-2020 Organizzazione aziendale e mercato”, è organizzato da OATA Liberi Professionisti, con partecipazione gratuita previa iscrizione alla segreteria (011-541338 info@oataitalia.it).

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Zootecnia ripensando totalmente gli spazi interni. Un animale allevato alla posta sicuramente è limitato nei movimenti, ma non deve subire la concorrenza degli altri animali avendo il suo posto per coricarsi, il suo abbeveratoio e la sua quota di cibo. Altresì nell’allevamento a stabulazione libera deve essere messa in condizione da non dover competere con le altre bovine e questo dipende principalmente dalla organizzazione degli spazi interni della stalla. La stalla classica per vacche legate presenta una larghezza variabile dai 14 ai 15 metri ed una lunghezza di circa 50 metri per cui già il recupero della copertura permette un

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La salubrità degli ambienti di ricovero degli animali, a parità di specie e genealogia, gioca un ruolo fondamentale nella produzione risparmio che può avvicinarsi ai 150.000,00 euro (comprese le fondazioni e il riporto di materiale ghiaioso). La disposizione classica in una stalla a stabulazione libera per vacche lattifere è quella composta da 3 file di cuccette e due corsie, una per l’alimentazione e l’altra come transito degli animali verso la sala di mungitura.

Questa disposizione è attuabile solamente nel caso in cui la larghezza della stalla superi i 20 m di larghezza, dunque l’ideale è affiancare al fabbricato esistente una copertura a monofalda, eliminando una parete del fabbricato, per poter creare la corsia di alimentazione. Questa copertura verrà installata con 100-150 cm di dislivello rispet-

to alla copertura della stalla sfruttando così la ventilazione naturale per avere un costante ricircolo dell’aria. Il numero di capi allevati verrà stabilito in base alla superficie disponibile poichè il regolamento del benessere animale impone che ogni capo debba avere 4 m2 di superficie calpestabile. ADEGUAMENTO DELLE STABULAZIONI LIBERE A partire dagli anni ’80 si è iniziato a costruire stalle a stabulazione libera dove però i criteri di progettazione utilizzati rispecchiavano ancora quelli della posta fissa. Questo è tutt’ora un problema, non tanto per le strutture, quanto


per l’organizzazione . Infatti, mantenendo gli animali liberi, le misure dei vari componenti sono totalmente diverse. Ad esempio nella stabulazione libera compaiono le cuccette che vengono installate nella zona adibita al riposo degli animali. Il mal dimensionamento di questi elementi ha indotto situazioni

di stress psico-fisico nella mandria portando dei decrementi alle produzioni di latte e al reddito dell’allevatore. L’animale deve avere piena la possibilità di muoversi agevolmente sia nella zona di riposo che in quelle di alimentazione e di semplice transito; dato ciò oltre alle cuccette vanno calibrate o ricalibrate le misure delle rastrelliere

ed anche dei passaggi, delle volte troppo stretti per il passaggio del bestiame. Le misure indicative oggi sono di 125-130 cm per le cuccette e 72 cm per le autocatture (60 – 65 cm per vitelle e manzette). ANALISI DELLA STALLA Normalmente all’inizio di ogni nuovo anno si

stabiliscono gli obiettivi da raggiungere entro il prossimo capodanno. Tra gli innumerevoli buoni propositi, che ognuno di voi si sarà già fissato, è sicuramente conveniente aggiungere una valutazione della propria stalla allo scopo di individuare gli elementi non in linea con il benessere degli animali e cercare di porvi rimedio.

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Le speculazioni sugli alpeggi, nei palazzi della politica La Risoluzione di Mino Taricco in Commissione agricoltura mette il dito nella piaga e smuove il Governo: cambierà davvero qualcosa? In un mio precedente articolo avevo espresso dei dubbi sulla Pac e su come saranno assegnati i nuovi titoli, in particolare per le aree a pascolo e pascolo magro delle nostre montagne e di come sarebbero aumentati i prezzi per l’affitto delle superfici e le conseguenze per gli allevatori (margari) indigeni. ACCAPARRAMENTO I dubbi nascono da una già consolidata pratica di accaparramento di aree montane per giustificare eccessivi carichi di nitrati aziendali, poter cioè caricare sul fascicolo aziendale le superfici

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a pascolo e ridurre il carico di azoto per ettaro, anche se poi gli animali o i liquami aziendali non hanno mai conosciuto detti pascoli, vuoi perché l’azienda era ad Alessandria o Tortona e i pascoli a Bardonecchia o Alagna Val Sesia e gli animali erano vitelli o pollame all’ingrasso mal adattabili all’alpeggio e transumanza. Con piacere ho visto che non ero il solo ad avere questi dubbi, se è vero che con la Risoluzione conclusiva 8-00056 presentato da Mino Taricco in Commissione XIII (Agricoltura) impegnava il governo a recepire questi dubbi e prendere adeguate contromisure.

tori; quindi, soprattutto nelle realtà di montagna, le proprietà di estese superfici a pascolo dei comuni – in molti casi si tratta di lotti di centinaia di ettari – sono diventate oggetto di attenzione da parte di imprese agricole con carico di bestiame per il quale non dispongono di una superficie sufficiente in conduzione, necessaria ad un corretto utilizzo agronomico di tali superfici; in seguito alla stipula del contratto con gli enti locali proprietari delle superfici a pascolo, si procede al subaffitto delle stesse anche se la disposizione di cui all’articolo 21 della legge n. 203 del 1982, sui contratti agrari, ne fa espresso divieto;

DUBBI CONDIVISI Evidenzio alcune parti delle premesse per far comprendere questa risoluzione: …il meccanismo del disaccoppiamento dei premi comunitari dalle produzioni effettivamente coltivate, e dei differenti valori dei titoli a fronte di analoghe produzioni, ha creato le condizioni per una frequente falsificazione del mercato degli affitti dei fondi agricoli mediante un procedimento di affitto e subaffitto in cui i terreni affittati sono dichiarati, ai fini dei premi o contributi europei, da soggetti diversi dagli effettivi utilizza-

ALTERAZIONI DEL MERCATO Il meccanismo diffusosi in questi anni del subaffitto delle superfici pubbliche a pascolo determina una totale alterazione del mercato degli affitti ed un vantaggio speculativo, ma anche un improprio utilizzo agronomico di tali superfici a detrimento dell’assetto del territorio e delle economie rurali locali; gli impegni relativi alla «condizionalità» che le imprese agricole devono rispettare per l’accesso agli aiuti comunitari diretti della Pac prevedono che le superfici a pascolo permanente debbano essere effettivamente


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pascolate; sulla vicenda sarebbero in corso indagini da parte della magistratura competente con il reale rischio di un interessamento da parte della Corte dei conti europea, che potrebbe contestare e richiedere a molte aziende italiane la restituzione di ingenti somme, indebitamente percepite; negli anni, anche numerose regioni hanno segnalato la questione al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, chiedendo soluzioni; PASTORE E AZIENDA Detta situazione rischia di ricondurre la gestione agronomica dei territori, l’equità del mercato degli affitti e la correttezza delle procedure di assegnazione dei contributi comunitari nella precaria situazione previgente; posto che sulle superfici a pascolo magro l’attività minima che può svolgersi è unicamente il pascolamento, il combinato disposto delle precedenti disposizioni esclude la possibilità di pascolamento da parte di terzi, anche in considerazione del fatto che, in tale

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caso, è il pastore, e non l’azienda, a mantenere il controllo in termini di gestione ed utili; sarebbe tuttavia opportuno valutare la possibilità di stabilire una distanza territoriale massima tra la sede aziendale ed eventuali terreni locati, anche per evitare che aziende spinte solamente a beneficiare del premio a prescindere da qualsiasi interesse reale al pascolamento, possano, contravvenendo alle più elementari regole di corretta gestione agronomica, utilizzare le superfici ammissibili a pascolamento di numeri inadeguati di capi, pregiudicando la conservazione stessa dei pascoli, impegna il Governo: - ad intervenire nella situazione esposta in premessa, per quanto di competenza, al fine di ripristinare regole certe che creino le condizioni per un pieno rispetto delle normative nazionali ed europee e delle regole della condizionalità che impongono l’utilizzo agronomico delle superfici dichiarate ai fini dei premi Pac, anche prevedendo iniziative legislative o

provvedimenti ministeriali; - ad assumere, compatibilmente con la normativa europea e d’intesa con le regioni, iniziative per prevedere che l’erogazione di contributi Pac in caso di locazione delle superfici da destinare a pascolo magro di proprietà dei comuni sia condizionata al rispetto di una distanza territoriale congrua tra la sede dell’azienda interessata all’affitto e il territorio di appartenenza dei suddetti comuni e a valutare la possibilità di prevedere norme tali che, per la domanda unica per la campagna 2015 e seguenti sulle superfici dichiarate a pascolo magro, il valore unitario dei titoli non possa in ogni caso superare il valore unitario medio dei contributi Pac ad ettaro a livello regionale o nazionale. LA RISPOSTA DEL GOVERNO Tutto questo succedeva il 15 maggio 2014 e il governo recepiva solo parte di questa risoluzione nel D.L. del 18 novembre 2014 e detta alcune regole per impedire questi fenomeni, vedia-


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mo quali sono: Titolo III, Articolo 7, comma 6 e 7 6. Ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 1307/2013, il coefficiente di riduzione è fissato all’ottanta per cento per i pascoli permanenti, situati ad altitudini superiori a seicento metri sul livello del mare, e per i pascoli magri, situati a qualsiasi altitudine. 7. La riduzione di cui al comma 6 non si applica: a) agli ettari di pascolo permanente e/o pascolo magro dichiarati da allevatori e pascolati con animali detenuti dal richiedente e appartenenti ad un codice allevamento intestato, da almeno otto mesi prima della

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presentazione della domanda Unica, al medesimo richiedente, al fine di garantire la conservazione dei pascoli in quota e i paesaggi tradizionali; b) agli ettari ammissibili all’aiuto di proprietà o a disposizione del richiedente non proprietario degli animali, nel caso in cui il richiedente sia in grado di dimostrare che la gestione del pascolo sulle medesime superfici tramite capi bovini, equini e/o ovicaprini di terzi costituisce una pratica tradizionale esercitata prima dell’anno 2005. Con successivo decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, su indicazione della Regione o Provincia autonoma competente, sono censite le pratiche

tradizionali e i soggetti abilitati ad esercitarle. BASTERà? Se tutto questo riuscirà a fermare il fenomeno delle mandrie fantasma sui pascoli alti questo non sono in grado di prevederlo, senza dubbio conoscendo la passione nazionale di creare leggi e regolamenti che è pari alla passione che hanno gli Italiani nel cercare di eluderle, non mi aspetto grandi soluzioni al problema, sicuramente aumenterà notevolmente la burocrazia, i controlli e i costi per gestire il carrozzone, ma ora è una nuova stagione della Politica Agricola Comune: accogliamola con fiducia.


Attualità

Ammodernamento aziende agricole. Il Piemonte mette in campo 5 milioni Varata al 30 giugno la proroga delle procedure per l’assegnazione dei finanziamenti delle domande già ammesse dal vecchio Psr. Abbassato al 50 per cento il livello di investimento necessario per aver diritto al contributo Lunedì 29 dicembre, su proposta dell’assessore all’agricoltura Giorgio Ferrero, la Giunta regionale del Piemonte ha varato la proroga al 30 giugno delle procedure per l’assegnazione di altri 5 milioni per la copertura di domande già ammesse per l’ammodernamento delle aziende agricole, previste da un bando del vecchio Psr. «La Giunta ha recuperato 5 milioni di euro da altre misure, in accordo con l’Unione europea - spiega Giorgio Ferrero - permetteranno di rispondere positivamente ad oltre 150 aziende piemontesi e di investirli nell’ammodernamento delle strutture e dei macchinari. Una scommessa sul futuro doppiamente importante per la difficile situazione economica in cui ci troviamo».

ACCESSO FACILITATO In considerazione della difficile congiuntura, aggravata anche da singoli fatti come l’embargo russo, la Giunta regionale ha abbassato al 50% il livello di investimento necessario per aver diritto al contributo. Altre risorse sono state recuperate per altre due misure: 2 milioni di euro per la Formazione-informazione, e 6,5 milioni di euro per l’agroambiente. «Sono risorse particolarmente gradite proprio per la grave situazione in cui vengono erogate. Abbiamo trovato la collaborazione dell’Unione europea, segno anche dell’attenzione di cui gode l’agricoltura piemontese», conclude Ferrero.

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Zootecnia

Mercato suini, crollano i prezzi Servono nuovi accordi di filiera Dopo un inizio anno in crescita, da settembre le quotazioni hanno iniziato a scendere bruscamente. Una crisi che può diventare lunga Fino a quando gli allevatori di suini della provincia di Cuneo dovranno fare i conti con la fase di grande difficoltà che li riguarda? Se lo domandano in molti nel comparto e, stando a quanto emerso alla Borsa merci di Modena nelle settimane scorse, per il 2015 si stima un aumento della produzione in numerosi mercati mondiali, al quale continuerà a non corrispondere certezza nel margine di guadagno per gli allevatori del nostro Paese. FASE CRITICA «Dopo un inizio anno che ha

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visto i suini, soprattutto quelli da allevamento, con quotazioni in progressiva crescita o perlomeno stabili, da settembre i prezzi hanno iniziato a scendere bruscamente, chiudendo l’anno con perdite anche superiori al 10% - spiega Roberto Barge, presidente della sezione Suinicola di Confagricoltura Cuneo –. Complice anche l’embargo russo, il prezzo è calato provocando non pochi danni alle aziende suinicole del territorio. La sensazione, inoltre, è che il problema persisterà ancora a lungo. A questo si aggiunge il costan-


Zootecnia te calo dei consumi di carne». PREZZI INACCETTABILI Non vanno dimenticate, poi, le trattative sul prezzo che stentano a trovare un punto di incontro soddisfacente. In Commissione Unica Nazionale dei suini da macello (CUN) è stato proposto un prezzo decisamente al di sotto dei costi di produzione e la Confa-

gricoltura per voce della sua presidente nazionale della Federazione suinicola Giovanna Parmigiani, ha espresso chiaramente la contrarietà degli allevatori. Secondo Confagricoltura è necessario intervenire con forza e nuovamente sul ministro delle Politiche agricole nel tentativo di mediare una situazione che si sta trascinando da troppo tempo.

SISTEMI ALTERNATIVI «Per superare questa grave impasse – ha sostenuto Giovanna Parmigiani - riteniamo indispensabile aprire la CUN alle altre realtà industriali e favorire una partecipazione più attiva e direttamente impegnata delle organizzazioni produttori (OP). Occorre trovare con urgenza un sistema alternativo alla contrattazione e

perseguire un riassetto di tutto l’impianto della filiera della nostra suinicoltura, che non penalizzi esclusivamente gli allevatori». In Italia, per il solo circuito Dop, sono allevati quasi 12.000.000 capi in circa 4.000 aziende, mentre in provincia di Cuneo vengono allevati in tutto oltre 830 mila suini.

ANDAMENTO DEI PREZZI DEI SUINI IN PROVINCIA DI CUNEO GENNAIO – DICEMBRE 2014 GEN

FEB

MAR

APR

MAG

GIU

LUG

AGO

SET

OTT

NOV

DIC

euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg euro/kg

Da allevamento 15 kg

4,16

4,4

4,54

4,54

4,46

4,25

4,2

4,2

4,1

3,89

3,74

3,74

50 kg

1,73

1,8

2,02

2,06

2,08

2,08

2,08

2,08

2

1,76

1,57

1,57

100 kg

1,5

1,5

1,5

1,51

1,55

1,63

1,63

1,63

1,61

1,46

1,4

1,37

115 kg

1,49

1,44

1,35

1,3555

1,36

1,45

1,48

1,55

1,395

1,295

1,355

1,29

156 kg

1,57

1,52

1,43

1,435

1,44

1,53

1,56

1,63

1,475

1,375

1,435

1,37

Da macello

Fonte: Ufficio prezzi Camera di Commercio di Cuneo

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Diritto agrario

di Davide Galfrè • geometra • galfre.davide@gmail.com

Terreni, qual è il “confine”? Istruzioni per l’uso della legge Facendo seguito all’articolo pubblicato nei numeri scorsi a proposito del “diritto di prelazione agraria” e ad alcune domande postemi dai più arguti lettori, propongo il seguente articolo su come vengono definiti i confini dalla legislatura italiana. Si rammenta che lo scopo della prelazione agraria è quello di migliorare la redditività dei terreni favorendo la formazione di aziende di più ampie dimensioni. DOMANDE RICORRENTI Molte posso essere, infatti, le domande da porsi: se due appezzamenti confinano solo in uno spigolo? Se lungo il confine è presente una strada privata? Se lungo il

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confine è presente un fosso? A queste domande ed in generale si cercherà, pertanto, di dare la miglior definizione della parole “confine” così

come viene indicato dalla legislatura italiana e dalle numerose sentenze. IL PRINCIPIO Il principio di massima

dal quale deriva la definizione, è nella contiguità fisica e materiale dei fondi lungo una comune linea di demarcazione ideale o materializzata (con muretti, siepi ecc…) che essa sia. Tale principio elimina totalmente la possibilità che si possano ritenere confinanti anche i fondi separati, ma idonei per essere accorpati i un’unica azienda agraria, la cosiddetta “contiguità funzionale”. Ne risulta dunque che non possono essere considerati confinanti due fondi separati da una strada di pubblica viabilità, quando i fondi sono divisi da una strada priva agraria (strada vicinale non aperta al pubblico transito), né tantomeno se sono separati da un


Diritto agrario corso d’acqua pubblico o demaniale ed in quest’ultimo caso non importa che il canale sia per alcuni periodi dell’anno in secca. Inoltre non è possibile considerare confinanti quei fondi i cui confini sono comuni in un unico punto, in uno spigolo; in comune ai fondi confinanti deve esserci una linea e non è dunque sufficiente un punto. PIU’ CONFINANTI Nel caso in cui esistano più fondi confinanti aventi i requisiti necessari per esercitare il diritto di prelazione questa spetta preferibilmente, nell’ordine, alla

Come comportarsi nel caso in cui sia presente una strada privata, un fosso, uno spigolo condiviso… presenza nelle rispettive aziende agrarie di coltivatori diretti o imprenditori agricoli a titolo principale di età compresa fra i 18 ed i 40 anni, nonché le competenze e capacità degli stessi adeguate al Regolamento CE n. 1257/99. Se con tale criterio non si riesca comunque a precisare a chi spetti la prelazione occorre procedere in via

giudiziaria che con tutta probabilità assegnerà il diritto di prelazione al confinante avente la miglior attitudine a costituire con il fondo oggetto di vendita un’unità produttiva più efficiente. DIRITTO DI PRELAZIONE Si precisa che il diritto di prelazione spetta al confinate qualora sul fondo oggetto

di vendita non sia insediato un affittuario coltivatore diretto, società agricole di persona o cooperative agricole, anche quando il conducente del fondo abbia rinunciato al proprio diritto, come stabilito dalla Cassazione n. 4944/1988 e Cassazione 12608/2001; questo perché il principio di conservazione dell’impresa agricola dell’affittuario è di maggiore importanza e dunque più tutelato dalla giurisprudenza, rispetto al conglobamento dei fondi limitrofi in un unico fondo più efficiente.

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Attualità

Sul mercato finanziario arrivano i mini bond Nuovi strumenti a sostegno del credito, resi più appetibili da semplificazioni normative e agevolazioni fiscali In Italia tutto sembra pronto per un decollo sostanziale del mercato dei minibond. Con il decreto “Destinazione Italia”, questi strumenti sono stati resi più appetibili, grazie all’introduzione di semplificazioni normative e agevolazioni fiscali che ne favoriscono l’adozione da parte delle imprese. Come funzionano i mini-bond? Di vantaggi e svantaggi, di quali siano il contesto normativo e la situazione reale, se n’è parlato martedì 25 novembre 2014 nel corso della conferenza stampa “I minibond come nuovo strumento di finanziamento alle imprese”, organizzata presso il salone d’Onore dell’ente camerale. NUOVI STRUMENTI «Sopperire alle esigenze di finanziamento delle imprese attraverso nuovi strumenti, alternativi al tradizionale credito bancario, può rappresentare un utile canale di sostegno al tessuto imprenditoriale locale evidenzia Ferruccio Dardanello, presidente della Camera di commercio di Cuneo -. Il nostro

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Ente, attraverso questo bando pilota, vuole rendere fruibile alle PMI un’ulteriore modalità, che si affianca ai consolidati bandi per crediti agevolati in collaborazione con i Confidi e alle misure di controgaranzia realizzate in collaborazione con la Fondazione CRC, per favorirne il potenziamento e la crescita». Con uno stanziamento di 200.000 euro, il bando prevede l’erogazione di contributi alle aziende del territorio per ridurre i costi di emissione dei mini-bond e incentivare questa forma di finanziamento. CASE HISTORY CUNEESE Al fine di allargare lo sguardo oltre gli aspetti strettamente legali e finanziari, dopo la presentazione del bando camerale, l’incontro ha consentito di approfondire il case history cuneese di Tesisquare, azienda di Bra protagonista da quasi vent’anni nel mondo dell’Information Technology, che lo scorso 29 settembre ha chiuso con successo l’emissione del primo mini-bond in provincia di Cuneo,

dal valore di 2 milioni di euro. «Nel 2013 abbiamo intrapreso una nuova avventura, con l’obiettivo di far crescere il nostro business anche sui mercati esteri - ha dichiarato Giuseppe Pacotto, CEO e chairman di Tesisquare -. L’emissione del minibond è strategica per finanziare questa internazionalizzazione, ma soprattutto per sostenere il nostro piano di sviluppo a medio termine, che prevede un ulteriore incremento del personale con circa venti nuovi dipendenti e investimenti continui in ricerca e sviluppo». POTENZIALITà All’evento hanno preso parte anche ADB - Analisi Dati Borsa SpA e Banca di Cherasco che hanno seguito l’emissione sul segmento ExtraMOT PRO di Borsa Italiana, rispettivamente in qualità di advisor e arranger. «Questo mercato - ha spiegato Gerardo Murano, head of financial analysis di ADB - sta dimostrando di avere enormi potenzialità e pensiamo che in futuro potrà rappresentare un volano per la crescita delle imprese locali».


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Il nuovo piano del ministero per l’agricoltura montana In occasione della Giornata internazionale della Montagna il ministro Maurizio Martina ha presentato il Piano per l’agricoltura di montagna del Ministero delle Politiche agricole. Due le direttrici principali: valorizzazione e sostegno delle attività agricole in zone montane anche attraverso l’uso ottimale dei fondi europei e un piano operativo con le Regioni per la gestione del patrimonio forestale, che si inserisce nel quadro delle azioni di contrasto al dissesto idrogeologico. UNA RISORSA IMPORTANTE «L’agricoltura di montagna

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è un presidio fondamentale per la vita di molti territori rurali – ha dichiarato Martina – ed è strategica per la lotta al dissesto idrogeologico. Parliamo di un settore che in Europa vale 30 miliardi di euro e che coinvolge più di 2,5 milioni di aziende agricole, di cui 280 mila sono italiane. Per questo abbiamo deciso di intervenire a favore delle aziende agricole di montagna, con scelte specifiche nell’ambito dell’applicazione della Politica agricola comune fino al 2020. Penso in particolare all’intervento che abbiamo deciso a favore della zootecnia di montagna, con oltre 50 milioni di euro all’anno per

dare futuro ad un’attività centrale per la vita di quei territori. Allo stesso tempo con le Regioni abbiamo approvato un piano operativo per la gestione dei nostri boschi. Investiremo 1,8 miliardi di euro per la tutela, la valorizzazione e la salvaguardia del nostro patrimonio forestale, che fino ad oggi non è stato adeguatamente curato. Parliamo di 11 milioni di ettari sui quali interveniamo per prevenire il dissesto idrogeologico, con l’obiettivo di far diminuire le frane, gli incendi e innescare un ciclo virtuoso dell’utilizzo degli “scarti” come biomasse. Non dimentichiamoci che la filiera del legno in

Italia dà lavoro a 700 mila persone». ECCO I PRINCIPALI INTERVENTI DEL PIANO 1. Agricoltore attivo Nell’ambito dei pagamenti diretti della Pac 2014-2020 la definizione di agricoltore in attività prevede che: − le persone fisiche o giuridiche che percepiscono aiuti diretti per un ammontare massimo di 5.000 euro nelle zone di montagna sono considerati agricoltori attivi (nelle altre zone il limite è di 1.250 euro). − per le aziende con superfici prevalentemente ubicate in zone montane e/o svantaggiate è sufficiente il possesso della partita IVA


Attualità attiva in campo agricolo. 2. Sostegno accoppiato e Convergenza - Relativamente al sostegno accoppiato (1° pilastro) è stato predisposto a livello nazionale un set di misure ad hoc per le zone montane. - Le zone di montagna così come le aree svantaggiate beneficeranno degli effetti della convergenza interna. La convergenza (processo di avvicinamento del valore dei diritti) comporterà una ridistribuzione dei pagamenti, da agricoltori con valore dei diritti superiore alla media nazionale (aree ad agricoltura intensiva) ad agricoltori con valore al di sotto del 90% della media nazionale (aree ad agricoltura estensiva). - E’ stabilito per la zootecnia anche un intervento differenziato in favore delle

Due direttive di intervento: valorizzazione delle attività agricole e gestione del patrimonio forestale vacche da latte nelle zone di montagna. In particolare, nel quadro del Piano zootecnico con un’assegnazione finanziaria complessiva di 210 milioni di euro sono previsti premi diversificati per il sostegno a produzioni di qualità, il miglioramento genetico e le zone di montagna. In tale ambito il plafond per i bovini da latte è di 74,6 milioni di euro, mentre per gli allevamenti di “bovini da latte in zone di montagna” è stabilito un premio aggiuntivo al premio unitario di base, per un importo

stimato in 40 euro/capo e un plafond di 10 milioni di euro. Rafforzato anche il sostegno per le vacche nutrici con un plafond di 40,5 milioni di euro, allevate in modo estensivo principalmente nelle zone montane, con un importo unitario stimato in 202 euro/capo. Per il sostegno dell’olivicoltura è stanziato un plafond di 70 milioni di euro. Nelle zone caratterizzate da pendenza media superiore al 7,5%, c’è un ulteriore aiuto stimato in 70 euro/ha, con un plafond di 13 milioni di

Euro. Questo vale solo per le Regioni Puglia e Calabria, la cui economia agricola è fortemente dipendente dall’olivo (Regioni caratterizzate da un rapporto tra superifice olivicola e superficie agricoila regionale maggiore al 25%). 3. Sviluppo rurale Il Mipaaf ha chiesto alle Regioni di utilizzare le singole misure dei programmi di sviluppo rurale, tenendo conto nei criteri di selezione delle aree rurali in maggiore difficoltà, come quelle montane. Il regolamento di riforma della Pac 2014-2020, infatti, prevede il sostegno alle zone di montagna: − Indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici − Interventi agroambientali e climatici

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Attualità − Cooperazione − Investimenti in immobilizzazioni materiali − Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese nelle zone rurali − Regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari − Allestimento di sistemi agroforestali − Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali − Trasferimento di conoscenze e azioni di informazione − Servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole − Costituzione di associazioni di produttori − LEADER (cioè la promozione di Gruppi di Azione Locale che vedano la preparazione di un piano di sviluppo da parte delle istituzioni locali e dei rappresentanti delle associazioni professionali a livello locale). 4. Accordo di partenariato Per lo sviluppo delle zone montane, ha grande rilievo anche l’Accordo di Partenariato che l’Italia ha presentato come strategia coordinata di tutti i Fondi Strutturali Comunitari. L’obiettivo è rallentare il fenomeno dello spopolamento delle Aree interne,

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attraverso un approccio di intervento integrato rivolto al recupero e valorizzazione delle potenzialità presenti anche nelle aree marginali, critiche per la tenuta complessiva del territorio nazionale e dei percorsi di sviluppo equilibrato, ma tendenzialmente sempre meno presidiate e curate da comunità locali attive. La strategia Aree Interne implica che i progetti di sviluppo locale si focalizzino su: − tutela del territorio e comunità locali; − valorizzazione delle risorse naturali, culturali e del turismo sostenibile; − sistemi agro-alimentari e sviluppo locale; − risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile; − saper fare e artigianato. I progetti di sviluppo locale, comunque, saranno integrati da un intervento nazionale per assicurare alle comunità coinvolte condizioni di fruizione di servizi essenziali adeguate (telecomunicazioni, trasporti, servizi sanitari e scolastici) all’obiettivo di mantenere, ovvero di attrarre in questi territori, una popolazione di dimensioni adeguate all’obiettivo di tenuta del presidio del territorio e con una struttura demografica equilibrata.


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Attualità

Coltivazioni per biocarburanti L’Europa aggiusta il tiro Due direttive di intervento: valorizzazione delle attività agricole e gestione del patrimonio forestale L’Ue prosegue il percorso di “ripensamento” sui biocarburanti, con particolare riferimento alla loro sostenibilità ambientale, definendo i criteri per evitare la coltivazione di materie prime, destinate, appunto, alla produzione di biocarburanti e bioliquidi, nei terreni erbosi ad alta biodiversità. NUOVI CRITERI. Il Regolamento n. 1307/2014 della Commissione, infatti, definisce i criteri e i limiti geografici per l’individuazione dei terreni erbosi ad elevata biodiversità, necessari ai fini dell’attuazione delle direttive 98/70/Ce e 2009/28/Ce che stabiliscono che biocarburanti e bioliquidi possono beneficiare di incentivi solo se non sono prodotti da materie prime ottenute su terreni che, a partire dal gennaio 2008, presentavano un elevato valore in termini di biodiversità. Il nuovo regolamento, dunque, stabilisce che per “terreni erbosi naturali ad elevata biodiversità”, si intendono i terreni erbosi dove l’uomo non è intervenuto e

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che mantengono la composizione naturale delle specie, le caratteristiche e i processi ecologici. Da questa definizione sono esclusi i terreni soggetti a intervento umano, i terreni degradati e i terreni che ospitano una grande varietà di specie a rischio estinzione, endemiche, migratrici o gregarie, o terreni che costituiscono un ecosistema gravemente minacciato, in quanto questi sono definiti come “terreni erbosi non naturali ad elevata biodiversità”. DAL 1 OTTOBRE 2015. L’art.3 dello stesso regolamento, invece, stabilisce che sono sempre considerati terreni erbosi ad elevata biodiversità gli habitat di cui all’allegato I della Direttiva 92/43/CEE; gli habitat che rivestono un’importanza significativa per le specie animali e vegetali d’interesse unionale, di cui agli allegati II e IV della Direttiva 92/43/CEE e gli habitat che rivestono un’importanza significativa per le specie di uccelli selvatici, di cui all’allegato I della Direttiva 2009/147/CE.


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Krone & Grella, lo storico tandem degli specialisti della fienagione La nuova gamma del settore in vetrina a Vigone Per massimizzare l’efficienza e sfruttare appieno le potenzialità delle macchine agricole, Krone da anni concentra i propri investimenti nelle innovazioni tecniche, studiando soluzioni qualitativamente elevate e all’avanguardia. Krone si è impegnata in particolare sulle nuove falciatrici, aggiungendo alla gamma EASY CUT nuove versioni di condizionatori a rulli CR e nuovi condizionatori a flagelli in acciaio CV. Le nuove barre seguono uno stile arrotondato e le linee morbide evitano l’accumulo di foraggio sulla macchina, utilizzando il sistema a dischi SMART CUT ad intervalli ottimizzati. La nuova generazione di ranghinatori SWADRO, progettata per le aziende professioniste, si presenta con i nuovi denti LIFT con estremità oblique che alzano effettivamente il foraggio dal terreno, e quindi minimizzano il rischio di contaminazione, migliorando significativamente la qualità del foraggio. Da un progetto innovativo che punta ad enfatizzare le prestazioni globali di ogni singola macchina mediante linee di lavoro diversificate in base alle prestazioni motoristiche, nascono inoltre le due nuove trince BIG X 480 e BIG X 580. Nuovi motori, nuove trasmissioni, nuovi sistemi di trasmissione, nuovi sistemi di trazione, nuove cabine, mantenendo però lo stesso schema di gruppo di raccolta e trinciatura delle BIG X precedenti con semplicemente una riduzione della larghezza dei rulli e tamburi che passano dagli 800 mm agli attuali 630 mm.

Questa larghezza ridotta del sistema assicura un maggior spessore del flusso di prodotto, che accede al rotore di taglio. A seguito di tale “downsizing” l’intero apparato risulta più allineato con l’erogazione dei motori, cosi che, a parità di prestazioni operative con i precedenti modelli, gli attuali consumano meno. I nuovi propulsori MTU con cilindrata da 12 litri e 800 centimetri cubi erogano 489 cv sulla BIG X 480, e 15 litri e 600 centimetri cubi da 585 cavalli sulla BIG X 580. Comuni alle due unità le istallazioni trasversali rispetto alla macchina per ottimizzare le linee di trasmissione eliminando qualsiasi gruppo intermedio. Sia i gruppi di lavoro, sia le trasmissioni, sono quindi mossi direttamente dal motore mediante cinghie indipendenti e pretensionate idraulicamente. Entrambe le macchine possono muoversi su strada a 40 km/h grazie alle trasmissioni

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Bosch-Rexroth agendo mediante motori idraulici installati nel mozzo ruota. In optional c’è la possibilità di disporre della trazione integrale, mentre è di serie il sistema traction control, che adegua il grip delle ruote al tipo di terreno su cui lavora. Da segnalare la presenza sul posteriore di sospensioni a bracci trasversali e a ruote indipendenti pilotate per via elettronica. Le barre di taglio EASY COLLECT derivano concettualmente dalle barre KRONE, ottimizzate negli attacchi, nei gruppi di taglio e nella sensoristica. Gli attacchi sono a pendolo per consentire alle barre di adattarsi alle variazioni del terreno, cosi come permettono di staffare la barra direttamente dalla cabina. Sei le larghezze disponibili, da 6 a 12 file. Con il lancio delle nuove BIG X 480 e 580, la gamma KRONE risulta costituita da 5 macchine divisa in due famiglie, a fianco delle nuove nate si collocano le macchine tradizionali siglate BIG X 700/850/1100. LA DITTA GRELLA KRONE da anni si avvale per la commercializzazione dei suoi prodotti della ditta GRELLA di Vigone. Essa garantisce ai propri clienti, oltre ai servizi commerciali, un pronto servizio post-vendita, grazie ad i suoi tecnici ed il suo fornito magazzino ricambi, e si avvale di moderne officine collaboratrici per fornire una assistenza capillare su tutto territorio piemontese. Tutto questo a prova dell’elevata attenzione dedicata ai clienti, acquisiti e potenziali.


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Ortofrutticoltura

Le ricerche del Creso in due libri della Regione Pubblicati i risultati dei progetti di ricerca e sperimentazione finanziati nel 2013 La Regione Piemonte ha pubblicato i risultati dei progetti di ricerca e sperimentazione finanziati nel 2013. Si tratta di due volumi, coordinati da Luisa Ricci dell’Assessorato Agricoltura – dedicati alla frutticoltura e all’orticoltura – in cui sono illustrati i risultati delle attività di sperimentazione condotte nel corso del 2013.

scientifiche e con il coinvolgimento diretto dei tecnici che operano sul territorio. Questi rappresentano quel robusto network di competenze, capacità specifiche e competenze che sono alla base di un efficace processo di trasferimento delle conoscenze, dai Centri di ricerca alle piccole imprese presenti sul territorio piemontese».

ORGOGLIO CRESO «Le pubblicazioni sono un esempio dell’attività di ricerca promossa e finanziata dalla Regione Piemonte per il settore agricolo. Siamo orgogliosi – afferma l’assessore Giorgio Ferrero – che l’attività sia stata realizzata e coordinata dal CReSO, la partecipata regionale che si occupa di ricerca, sperimentazione e divulgazione in campo ortofrutticolo, in collaborazione con numerose altre istituzioni

ORTICOLTURA I temi dell’orticoltura, della fragola e dei frutti di bosco sono illustrati nel volume in 130 pagine. Il programma di ricerca in orticoltura è finalizzato al miglioramento della qualità, con una particolare attenzione alla valorizzazione del germoplasma locale. Il paniere dei prodotti diffusi e coltivati sul territorio è l’oggetto della pubblicazione: peperone, fagiolo, patata, pomodoro, cipolla, etc. Le attività di ricerca condotte dal Creso forniscono a tecnici e

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Ortofrutticoltura agricoltori informazioni precise e puntuali circa le varietà di riferimento per le principali specie in coltivazione; punti forti e criticità vengono messi a confronto per fornire un quadro completo agli utenti finali della ricerca. Interessanti i focus sui frutti di bosco: mirtillo, lampone e fragole. FRUTTICOLTURA Le oltre 100 pagine dedicate alla frutticoltura si articolano in due capitoli: “Innovazione varietale” e “Tecnica colturale”, in cui vengono descritti obiettivi e risultati di ogni singolo filone di ricerca. I contenuti sono supportati e arricchiti da immagini, figure, grafici, fenogrammi di fioritura e maturazione delle specie frutticole coltivate sul territorio. Sono fornite informazioni dettagliate sulle nuove varietà testate sul territorio e raccomandate per la coltivazione. La sostenibilità delle colture è perseguita con la validazione di pratiche agronomiche innovative, quali

l’Alt’Carpo, il metodo di difesa contro gli insetti nocivi che si sostituisce agli insetticidi (che siano naturali o di sintesi) con una barriera di reti. Sono state affrontate le problematiche fitosanitarie emergenti, quali la Psa, la batteriosi dell’actinidia. I risultati ottenuti presso il sito sperimentale hanno consentito di mettere a punto il protocollo di difesa adottato con successo nel 2014. I volumi sono consultabili on line sul portale istituzionale della Regione Piemonte e sul sito del CReSO al link: www.cresoricerca.it Ricerca applicata in orticoltura. Sintesi dei risultati. Regione Piemonte, supplemento al n. 84 di “Quaderni della Regione Piemonte – Agricoltura”, pp. 132. Ricerca applicata in frutticoltura. Sintesi dei risultati. Regione Piemonte, supplemento al n. 84 di “Quaderni della Regione Piemonte – Agricoltura”, pp. 118.

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Ortofrutticoltura

Il ritiro della frutta in Europa a causa dell’embargo russo Per mele e pere è stato tolto dal mercato il 36,50 per cento del plafond assegnato all’Italia Il Ministero delle Politiche agricole ha comunicato la situazione dei ritiri di prodotti ortofrutticoli realizzati in Italia al 15 dicembre 2014 sulla base delle misure di emergenza per l’embargo russo previste dal Reg. Ue n°1031/2014. Per il gruppo mele e pere sono state ritirate 13.067,98 tonnellate, pari al 36,50% del

plafond assegnato all’Italia (35.805 tonnellate). Per il gruppo prugne, uva da tavola e kiwi, le tonnellate ritirate sono pari a 12.593,61, ovvero il 32,42% dell’assegnato (38.845 tonnellate). Infine per gli agrumi (arance, clementine e mandarini) è stato ritirato tutto il plafond disponibile (2.620 tonnellate + 3.000 tonnellate aggiuntive). A livello comunitario, alla data del 30 novembre 2014, risultavano ritirate: mele e pere per il 39,6 per cento del plafond totale Ue, prugne, uva da tavola e kiwi per il 27,4 per cento, agrumi per il 22,7 per cento, ortaggi per il 41,2 per cento. Le delegazioni ministeriali di Italia,

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Spagna, Grecia, Portogallo, Lituania, Belgio e Polonia hanno chiesto alla Commissione Europea di confermare anche per i primi mesi del 2015 le misure di sostegno per determinati prodotti. Il Commissario ha risposto annunciando che le misure saranno prorogate ai primi mesi del 2015.


Coltivare lo zafferano Storia e magia d’oriente Per produrne un grammo, occorrono più di cento fiori. In Italia conta tre Dop e costa dai 20 ai 40 euro al grammo

Sono gli stimmi del Crocus Sativus a diventare pregiato zafferano. Pregiato e storico, le leggende sul suo conto si sprecano e raggiungono la notte dei tempi. Dall’amore di Croco per la ninfa Smilace, passando per Mercurio e l’arrivo ai libri sacri come il Vecchio Testamento. RADICI D’ORIENTE Di certo è che la sua storia secolare stimola

le fantasie più fertili impreziosite da colori e profumi di segrete terre d’oriente, e consacra viaggiatori e avventurieri di mezzo mondo. Giunse nella vecchia e decadente Europa per mano dei conquistatori spagnoli e si diffuse rapidamente in quei lembi territoriale in cui le temperature ne favorirono l’insediamento: Grecia, Spagna e Italia. Il sud e il centro Italia ne furono

maggiormente convolti raggiungendo in alcune aree estensioni di oltre 500 ettari. Ma anche al nord, nel Monferrato, fino al 1400 se ne annoverano piantagioni e conseguenti raccolti. DOP ITALIANE Oggi se ne produce in Abruzzo, dove riscontriamo la Dop inerente allo Zafferano dell’Aquila con tanto di consorzio di tutela; in Toscana con l’altra

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Ortofrutticoltura Dop Zafferano di San Gimignano e una terza Dop con lo Zafferano di Sardegna. Altre ancora, ma senza riconoscimento europeo, se ne trovano in Umbria, Marche, Sicilia e in altre provincie delle già citate regioni. Sono in media realtà produttive a carattere famigliare, non bisogna dimenticare che è un lavoro totalmente manuale che richiede tempo, passione, pazienza e, oltre tutto, che ruota su quantitativi limitati a pochi etti. Basti pensare che per un grammo di Zafferano si devono raccogliere dai 100 ai 110 fiori. Ma qual è il suo processo produttivo? CICLO PRODUTTIVO Possiamo riassumere l’intero ciclo menzionando

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i passaggi più significativi che hanno inizio con la fine del mese di agosto quando il Crocus viene piantato. La pianta fiorisce in un tempo relativamente breve e già intorno alla fine di settembre i fiori possono essere raccolti. La raccolta dei fiori, come le altre operazioni del processo produttivo, deve effettuarsi rigorosamente a mano. Qualsiasi utilizzo di attrezzature meccaniche metterebbe seriamente a repentaglio i nostri fiori. Dopo la raccolta si passa all’estrapolazione degli stimmi, altra operazione che richiede molto tempo e precisione, e successivamente si provvede all’essicazione degli stessi. Diverse sono le modalità con cui questo processo può avere

luogo: dalla più classica e naturale esposizione solare al posizionamento in forno, passando per l’utilizzo di fiamme o bracieri. IL VALORE AGGIUNTO Per quanto riguarda i bracieri e l’utilizzo della


Ortofrutticoltura barattoli in attesa del confezionamento in contenitori più piccini. Lo si utilizza in cucina per svariate ricette, dal famoso risotto alla milanese alle per carni bianche come il coniglio, dai piatti a base di pesce fino ai dolci come la panna cotta. Lo troviamo anche come ingrediente di famosi liquori come il Fernet. Il prezzo al consumatore finale può variare dai 20 ai 40 euro al grammo in base alla qualità del prodotto.

legna annoveriamo la presenza di deleghe legislative per alcune zone d’Italia. I tempi di essicazione possono variare a seconda delle condizioni ambientali e possono richiedere poche ore o tempi più prolungati. Per questa fase entra in scena l’abilità del produttore. Terminata anche questa operazione lo Zafferano viene stivato in grandi

ARRIVANO I PIEMONTESI Abruzzo, Sardegna, Toscana, e in Piemonte? Da qualche anno a Villafranca d’Asti un giovane architetto, Paolo Corda, ha deciso di cambiare vita e dedicarsi alla produzione di Zafferano proprio come nel Medioevo. Dopo estenuanti ricerche storiche e le dovute prove scientifiche Paolo e sua moglie Micaela hanno dato vita ad una bella realtà produttiva che, con il raccolto di quest’anno, ha superato il Kg di prodotto. Un ritorno dopo secoli di assenza.

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Enologia

Preoccupano le limitazioni sui nuovi diritti dei vigneti Dal 1° gennaio 2016, i viticoltori che vorranno impiantare nuovi vigneti non dovranno più acquistare i “diritti” da un altro produttore che espianta, ma dovranno richiedere l’autorizzazione

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gratuita, sulla base della disponibilità dei singoli Stati. Le autorizzazione all’impianto non saranno trasferibili, quindi i viticoltori potranno solamente impiantare il vigneto nella

propria azienda, senza possibilità di venderla. Sempre dal 1° gennaio 2016, i viticoltori che decideranno di espiantare un proprio vigneto riceveranno un’autorizzazione all’impianto, che non

sarà trasferibile. DI CHI SONO Oggi, in Italia, sono in circolazione circa 50.000 ettari di diritti: di questi, il 90% sono detenuti dai produttori, il resto è nelle riserve


Enologia

Dal 2016 per impiantare vigneti si dovrà richiedere l’autorizzazione gratuita, sulla base delle disponibilità regionali. Con il divieto di cessione a partire dal 2016, i diritti non utilizzati nel 2015 saranno trasformati in autorizzazioni e non potranno essere più commercializzati (gli Stati membri potranno prorogare al 2020 la conversione dei diritti in autorizzazioni, ma non la cessione a titolo oneroso). COSA SI RISCHIA «Più del 60% dei diritti in circolazione – osserva Gabriele Carenini, vicepresidente della Cia Piemonte -

riguarda vigneti le cui uve sono destinate alla produzione di vini comuni (non Dop/Igp), situati in gran parte nelle zone “meno valorizzate” dal punto di vista del mercato. E’ quindi molto probabile che questi diritti non verranno utilizzati dai possessori, ma poiché le zone “meno valorizzate” si trovano in Regioni che spesso si tengono stretti i diritti e ne impediscono il trasferimento in altre Regioni, dove invece i produttori stanno piantando perché c’è

richiesta sul mercato, rischiamo di perdere 30-40.000 ettari a causa di un blocco tutto burocratico, sostenuto dagli interessi di qualche assessore regionale». LIMITAZIONI La perdita definitiva di tali diritti rischia di generare una limitazione anche sulle future autorizzazioni che ogni Stato membro potrà emanare annualmente (fino all’1% del potenziale produttivo dell’anno precedente), generando così un risultato

paradossalmente contrario a quegli obiettivi di maggior flessibilità e sviluppo del potenziale che la riforma dell’Ocm avrebbe dovuto portare alla vitivinicoltura europea. «Insomma – conclude Carenini -, una situazione complicata, che deve essere affrontata con urgenza. Il ministro ha promesso di intervenire in tal senso, ma il mondo del vino italiano non deve stare alla finestra e dire la sua in proposito».

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Notizie dalle aziende

Cassinelli Tractor 2000 Porte aperte a nocciole e Kubota Macchine efficienti, affidabilità e cortesia Lunedì 8 dicembre: non una data qualsiasi, ma un appuntamento che accoglie da molto tempo l’agricoltura cuneese presso la ditta Cassinelli Tractor 2000, specializzata nei macchinari da nocciole, ma ora, a grande richiesta, anche nelle trattrici del marchio Kubota, una nuova e interessante prospettiva nel mondo agricolo, accompagnata da motori innovativi e costi di gestione molto contenuti. Durante la festa dell’Immacolata Concezione sono state presentate al numeroso pubblico presente le nuove trattrici dello storico marchio giapponese, simboli nel mondo per innovazione, qualità e servizio all’agricoltore, un mix di qualità oggigiorno non più così diffuso. In sede erano infatti presenti numerosi trattori agricoli, con ampia gamma di potenza, dai 64 ai 136 cavalli, uniti eventualmente a caricatori frontali, per garantire un’utilizzazione e praticità da record.

“tuttofare”, capace di coniugare i vantaggi del cingolato e la manovrabilità e velocità di operazione di una trattrice gommata, ad un costo veramente contenuto. A contorno di tutto ciò, notevole interesse suscitavano anche numerose altre attrezzature, emblema dell’efficienza della ditta Cassinelli nel mondo agricolo, specializzata

principalmente nel settore “nocciole” e, con una fetta sempre maggiore di clienti, anche nel giardinaggio, il tutto corredato da una assistenza al consumatore a 360 gradi. Da tempo infatti risulta essere leader nelle costruzione di macchine per la raccolta e la pulizia della nocciola, con attrezzature studiate fin nel minimo particolare, in grado di soddisfare ogni qualsivoglia esigenza dell’utilizzatore finale. Durante tutta la manifestazione numeroso è stato l’afNotevole interesse ha suscitato il nuovo Kubota MX 128 cingolato, dotato di cingoli sull’assale posteriore, ideali per scaricare a terra il peso in modo uniforme (evitando quindi un compatimento eccessivo del terreno) e per garantire un’efficenza di trazione massima su tutti i terreni. Questa soluzione è di fatto innovativa, poiché non si tratta di una semplice applicazione come tanti altri, ma di un progetto esclusivo Kubota portato avanti da anni, che ora trova applicazione ideale nelle terre destinate a nocciole, vigneti e anche in altri usi: insomma, una vera trattrice flusso di persone, che hanno potuto allietare la visita con un bel sostanzioso buffet offerto dalla Cassinelli, in un ambiente “ di famiglia”, dato dalla simpatia e cortesia dei titolari, ma anche dall’ambiente e dai marchi storici che caratterizzano la vita agricola nel nostro ambiente. Macchine efficienti, affidabilità e cortesia sono la sintesi che caratterizza questa grande azienda, unica nel suo genere. Un grazie è rivolto anche a tutti quelli che si sono prodigati per la buona riuscita dell’opera, sempre in crescita.

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PSR - MISURA 111.1 Sottoazione B

NUOVE OPPORTUNITà PER I GIOVANI IN AGRICOLTURA CON I PROVVEDIMENTI UE SUL RICAMBIO GENERAZIONALE La proposta di un sostegno per il ricambio generazionale in agricoltura è stata avanzata dall’Italia nella veste di presidente semestrale della Ue ed il Consiglio europeo dei ministri dell’agricoltura l’ha recentemente approvata. “Si tratta di un provvedimento molto importante – dichiara Silvio Chionetti, responsabile Cipat/Cia di Cuneo - che, garantendo adeguati strumenti economici di ingresso e di competitività, a cominciare dagli indispensabili elementi della terra, del credito e della formazione, può consentire ai giovani che subentrano in agricoltura di colmare quel “gap” d’età che ci allontana dai nostri competitor in Europa. Il testo, che ha ricevuto il via libera dal Consiglio, si caratterizza per tre punti cardine: 1) Concessione di crediti dedicati da parte della Bei È previsto il coinvolgimento della Bei, la Banca europea per gli investimenti per fornire un sostegno economico ai giovani agricoltori che intendono accedere ai finanziamenti. La Bei può intervenire attraverso una Garanzia bancaria europea e con prestiti favorevoli agevolando i giovani agricoltori che intendano avviare un’attività nel settore agricolo. Il requisito richiesto ai giovani agricoltori è dimostrare di avere una qualifica o competenze di formazione professionale e presentare un business plan strutturato dell’investimento proposto. L’intervento della Bei potrà essere così complementare agli strumenti nazionali esistenti. Parallelamente bisogna facilitare

l’attuazione delle misure per gli under 40 contenute nella Pac 2014-2020. 2) Misure per l’accesso alla terra Il documento ritiene necessario prevedere strumenti che favoriscano l’acquisto di terreni agricoli da parte di giovani, anche in deroga alle attuali norme in materia di aiuti di Stato. 3) Istituzione di un “Erasmus” per i giovani agricoltori europei Su proposta della presidenza italiana si chiede l’istituzione di un “Erasmus” per i giovani agricoltori. L’obiettivo è quello di facilitare lo scambio di informazioni e di esperienze professionali tra le diverse realtà agricole europee. Il supporto sarebbe garantito dalle reti rurali nazionali e dalla rete rurale europea. “Ai giovani agricoltori italiani- conclude Silvio Chionetti - sono destinati 37 milioni, che possono diventare il doppio se si registra un forte aumento della domanda. I giovani che non hanno un’eredità, inoltre, potranno usufruire di un importante punto di partenza, la riserva nazionale pari a 180 euro per ettaro. Insomma, una buona “start up” per favorire l’insediamento dei giovani in agricoltura. A questo punto non resta che affidarsi ai Centri CIPAT della Cia”.

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Radici di

Aldo Ponso

Il peso della medaglia del babbo mutilato nella grande guerra Quando il babbo, che io chiamavo “parotu”, passava in bicicletta per le vie del paese di Piasco, sempre di fretta, con una gamba rigida su un pedale “in folle” e l’altra sempre in movimento obbligato, assomigliava ai “muleta” o arrotini, che un tempo girovagavano ad affilare forbici e coltelli. Tuttavia egli non mollava nella doppia fatica richiesta, né disdegnava aggiungere sovente, al peso non lieve del suo corpo, il dolce peso di noi ragazzini, seduti sul tubo della bicicletta. Aveva perso l’uso della gamba, per fortuna non persa del tutto, sui monti della Venezia Giulia, durante i primi mesi della Guerra. Ci parlava sovente di Gorizia, dell’Isonzo. Classe ’95, classe obbligata dei ventenni, già da alcuni mesi addestrato alle armi, era partito per il fronte, non appena scoppiate le ostilità.

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Non parlava sovente di quei momenti terribili. Ma un giorno, quand’io ero cresciuto e lui invecchiato, mi feci raccontare l’accaduto, causa della sua menomazione permanente.

Sui monti della Venezia Giulia nel cuore della battaglia, salvato da mani amiche quando tutto sembrava finito

NEL FINIMONDO Ed ecco quanto mi disse: «Eravamo in battaglia. Terribile... Un finimondo! Scoppiavano bombe, granate; sfrecciavano scoppiettando sulle rocce le pallottole delle mitragliatrici e dei fucili, in un baccano indiavolato. Mentre ovunque fuggivano i soldati, tra imprecazioni ed ordini perentori dei capi, cercando tutti un riparo, una difesa qualsiasi... Sul posto già erano presenti altri soldati, di altre compagnie, in un miscuglio indescrivibile di uomini e mezzi. Mentre anch’io stavo correndo all’impazzata cercando un rifugio, scorsi un anfratto, una piccola grotta, da cui usciva veloce un soldato,


Radici dietro l’ordine gridato del suo superiore: apparteneva ad un’ altra compagnia, diversa dalla mia. RIFUGIO A METà Non stetti a pensarci due volte, mi precipitai su quel buco, lasciato libero in quel momento. Ma, purtroppo quello non era che un ben piccolo riparo contro quel finimondo che mi imperversava attorno: vi potevo entrare solo a metà, lasciando fuori le gambe... Che vennero così straziate... Il dolore era grande, ma a sangue caldo, sentivo di potermi muovere. Che fare? Appena la tormenta furibonda ebbe respiro, anche per non finire del tutto inosservato, cercai di alzarmi, trascinando-

mi per alcuni metri, per poi cadere privo di sensi. Vi sarei potuto rimanere a lungo e finire lì i miei giorni, vicino ai molti altri, se alcune mani amiche non m’avessero soccorso, e come seppi poi, portato alla tenda dell’infermeria da campo per le prime medicazioni. A ROMA SENZA IL PAPA Qui trascorsi una notte orribile e solo grazie al buon Dio, al freddo e alla mia forte costituzione, non morii dissanguato. Più tardi, vista l’impossibilità di cure sul posto, mi trasferirono all’ospedale di Udine e più tardi ancora a Roma, dove mi estrassero le varie schegge disperse un po’ ovunque nelle gambe: una guarì perfettamente, l’altra colpita

nella rotola del ginocchio, rimase rigida. Ci vollero ben 4 mesi di degenza in ospedale. Rimasi a Roma per sì lungo tempo, senza vedere il Papa!» RITORNO AL FRONTE Così concludeva il babbo, con la sua solita verve. Ma la guerra era ancora lunga. Terminato il dolce soggiorno romano, il mio buon Giuseppe ebbe in premio 15 giorni di licenza, una medaglia di bronzo ed una pronta richiamata alle armi: quelle che avrebbero ancora continuato per anni a far stragi insensate. E quando esclamavo: «Caro “parotu”, ne hai viste davvero tante!» Rispondeva: «Non solo le ho viste, ma le ho anche sentite!»

MARIA CIRAVEGNA (MARIUCCIA) in ROCCA, di anni 80

Il sentiero della vita percorsa con grande fatica ha lasciato spazio al riposo e alla vita eterna … la nostra cara ci ha lasciati. A tutti coloro che hanno voluto bene a Mariuccia nel caro ricordo del suo cuore generoso onorandone la memoria e condividendo il dolore della sua perdita con la famiglia

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