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ANNO 3 NUMERO

28 APRILE 2014

d e l l a

P r o v i n c i a

G RAN D A

I colori della terra L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI 1


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Sommario 21

Terreni agricoli esclusi dal pagamento della Tasi

Seminativi L’editoriale

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Il Parlamento europeo dice no a regole uniche su sementi e vivai

Quando il lusso diventa necessità

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Canone di locazione in contanti ma solo se inferiore a mille euro

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Consiglio di Stato contro Agea. è di nuovo guerra sugli alpeggi

Enologia

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Testo unico sul vino Il ministro è d’accordo

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Fruitgas, energia e concime dai residui di potatura

Fotovoltaico, cosa cambia con il quinto conto energia

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Biostimolanti a base di alghe per la nutrizione delle piante

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Frutticoltura biologica, al Creso le nuove frontiere della difesa

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La ricerca frutticola rivoluziona l’architettura del meleto

Notizie dalle aziende

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Konicflam, la forma del fuoco nella caldaia a fiamma rovesciata

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Mais precocissimi per allungare il periodo di raccolta del trinciato

Zootecnia

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La carne piemontese dal bisogno al desiderio

è il contadino il baluardo del Paese

Fisco e tributi

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30

Ortofrutticoltura

L’aria che tira

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Aprile 2014

Il caldo nella stalla? Meglio prevenirlo che combatterlo


Seguici anche su: www.terraoggi.it Bandi e contributi

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Subentro e insediamento Le opportunità Ismea per i giovani in agricoltura

Fiere

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Fruttinfiore con De Castro e il direttore di Expo 2015

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Mondovì sorride alla rinascita con la grande Fiera di primavera

L’IMPRENDITORE AGRICOLO della provincia Granda

Attualità

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Tracciabilità dei rifiuti L’agricoltura non ne può più

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Pagamenti Arpea Coldiretti si affida agli avvocati

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Fauna selvatica in Piemonte il sistema di gestione ha fallito!

Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno

A.r.pro.m.a informa

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I magnifici sette della meccanizzazione

Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

Radici

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Ricetta: Coniglio alla vecchia moda

Pubblicità: Réclame

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Quando Berta filava... I racconti della stalla

e-mail: info@reclamesavigliano.it www.reclamesavigliano.it

Osservatori prezzi

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Prezzi e mercati all’ingrosso

Scadenze fiscali

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La crisi in Ucraina arriva nei campi e in tavola

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Dalla povertà di un tempo all’eccellenza di oggi

Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 redazione@imprenditoreagricolo.com www.imprenditoreagricolo.com

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Maggio: occhio alle scadenze

Mercatino

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Gli affari dell’imprenditore

Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279

Progetto grafico: Marco Grussu Stampa: G. Canale & C. S.p.A. Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro - Torino Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 3 del 09/01/2012 Abbonamento anno 2014 Euro 20,00 Conto corrente postale n° 1003849591 Intestato a Reclame srl Causale: Amico dell’Imprenditore Associato

Unione Stampa periodica Italiana Copia gratuita

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e d i t o r i a l e

Quando il lusso diventa necessità

O svaldo B ellino

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La “crisi” (o guerra civile?) in Ucraina è arrivata sulle nostre tavole: la Russia ha chiuso per ritorsione le frontiere all’export europeo di carni suine e salumi, e il prezzo del grano è schizzato al massimo dall’inizio dell’anno. Poi ci sono le questioni dei gasdotti e delle basi militari, oltre alle ragioni strategiche della politica internazionale. Insomma, il granaio d’Europa fa notizia, come al solito perché c’è di mezzo il portafoglio, altrimenti nessuno verserebbe una goccia d’inchiostro, si sa. Nel caso dell’Italia, l’attenzione verso l’estero sta diventando spasmodica, perché qui le uniche aziende che funzionano, a cominciare dalle imprese agroalimentari, sono quelle che esportano. Così si scruta l’orizzonte, al di là del confine, perché il fronte interno è rassegnato e devastato. Si guarda al mercato della qualità, come miraggio di salvezza. Al contrario di quanto avviene nelle economie di guerra, però, il “lusso” diventa paradossalmente necessario e non più superfluo. Per risollevare dalla miseria la pregiata carne di razza piemontese, ad esempio, si percorre la strada della narrazione, come fu fatto ben prima, e con successo, per il vino, diventato prodotto di sintesi di un territorio. Si punta sul desiderio, più che sul bisogno. Chi consuma quel vino, o quella carne, lo fa per il piacere e non più per la fame. Così diventa fondamentale comunicare l’emozione del prodotto, il suo ambiente, la sua storia leggendaria. Bisogna rendersi affascinanti, perché tutto questo ha un prezzo, un valore immateriale, che fa la differenza tra beni materiali, forse non solo apparentemente uguali. Ciò che non ha prezzo, è la vera poesia della bottiglia della cantina di casa, stappata dal pastore con l’odore delle pecore, come direbbe papa Francesco, al termine della giornata nei campi. Per tutto il resto, appunto, c’è la carta di credito. Ma non è, purtroppo, solo una questione di poesia. Il passaggio dal produttore al consumatore vive di regole e speculazioni che spezzerebbero il più poetico dei sogni. Come dimostra la vicenda degli alpeggi, che i margari, in virtù del loro lavoro, pensavano di aver definitivamente conquistato e che invece tornano improvvisamente d’attualità per un’ordinanza del Consiglio di Stato, che assegna parità di diritti anche a chi in montagna non metterà mai piede, pur diventandone padrone a suon di titoli Pac.


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a r i a

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t i r a

è il contadino il baluardo del Paese

M ichele A ntonio F ino

Nei giorni scorsi il Governo ha completato un intervento di verifica dei terreni avvelenati in Campania, tra le province di Napoli e Caserta, divenuti famosi come il triangolo della morte: posti dove l’immondizia si brucia in strada e non è nemmeno la cosa peggiore. Perché i veleni più pericolosi li hanno sotterrati sotto i campi e ci pensano le radici delle piante a riportali nei piatti. Rifiuti tossici di ogni sorta sono finiti sotto qualche metro di terra: una draga, una notte e il gioco è fatto. Così, 2100 ettari (ovvero oltre cinquemila giornate piemontesi) inquinati in modo irreparabile, sono stati dichiarati inidonei a produrre cibo. La stampa nazionale, dove ne capiscono di agricoltura più o meno come io di astrofisica, si è bevuta la storia che questi terreni sono solo il 2% dei territori dei 57 comuni che sono stati investigati. Ma per uno che fa andare 6 giornate di vigna, pensare a 5000 giornate di terra che bisogna rinunciare a coltivare, perché fanno ammalare chi ne mangia il prodotto, fa prendere la pelle d’oca. Certo, sono a Napoli e si sa come vanno le cose dove la criminalità organizzata domina e la gente tace. In provincia di Cuneo invece non sarebbe possibile. Sicuri? Nemmeno dieci anni fa, lo scandalo del “car fluff” interrato nella fertile pianura che i monaci cistercensi strapparono alla palude di Staffarda tenne banco, e dimostrò che per interesse e per ignoranza anche certi piemontesi incappano in errori e comportamenti criminali (non c’era nemmeno un cognome forestiero tra quelli coinvolti), capaci di dare del danno a generazioni intere. La verità è che Napoli, Acerra, Casal di Principe, sono una bella lezione per tutti noi. Perché la campagna si fa in fretta a sfregiarla con usi non agricoli e con destinazioni che la feriscono per sempre come le cave. Se manca la consapevolezza che la Terra Madre ci nutre se la trattiamo come un bene dei nostri figli che ci tocca di custodire e non come un capitale da sfruttare come se non ci fosse domani, allora sfregiamo, offendiamo la fertilità, mettiamo in pericolo la nostra sicurezza alimentare, con danni irreparabili o da cui si recupera solo con costi enormi, che nessun Pantalone in futuro sarà capace di pagare. I contadini sono il baluardo del Paese, contro la fame, la speculazione e anche le ecomafie. Siamone orgogliosi, perché l’agricoltura è l’anello forte che unisce le generazioni. Siamone consapevoli, perché fare il contadino con coscienza vuol dire essere un cittadino che difende tutta la società, ogni giorno.

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Fisco e Tributi di

Marianna Cugnasco,

commercialista,

mar.cugnasco@studiocugnasco.it

Canone di locazione in contanti ma solo se inferiore a mille euro Per evitare ambiguità sulla provenienza del denaro, è opportuno che il locatore rilasci una ricevuta

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Come già segnalato in precedenza la legge di stabilità n. 147/2013, in vigore dall’1.01.2014, ha introdotto l’obbligo di effettuare il pagamento dei canoni di locazione di unità abitative, qualunque sia l’importo, in forme e modalità che escludano l’uso del contante e assicurino pertanto la tracciabilità del pagamento (sono considerati mezzi tracciabili gli assegni, i bonifici, i bancomat e le carte di credito, anche prepagate), anche ai fini dell’asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e delle detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore. Tale obbligo si applica a tutte le locazioni residenziali comprese quelle turistiche, quelle transitorie e quelle stipulate a favore di studenti. L’unica eccezione stabilita dalla norma riguarda gli alloggi in edilizia residenziale pubblica, con riferimento ai quali non vige la disposizione in commento.


Fisco e tributi

MILLE EURO Tuttavia il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro Direzione V, con nota del 5 febbraio scorso, ha chiarito che per l’irrogazione delle sanzioni amministrative comminate in relazione ai limiti di utilizzo del denaro contante rileva unicamente la soglia di 1.000 euro. Pertanto nessuna sanzione può essere irrogata al conduttore che paghi – ed al locatore che riceva – un canone di locazione in contanti per una somma inferiore a detta soglia. Si ricorda che la norma sulla tracciabilità dei pagamenti ha vietato tutti i trasferimenti di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuati a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, per importi pari o superiori a 1.000 euro. Il trasferimento è vietato anche se effettuato con più pagamenti di minore importo che appaiono

artificiosamente frazionati. PROVA DOCUMENTALE Il Ministero, nella nota citata, ha peraltro sottolineato che tale norma è stata introdotta per arginare fenomeni di impiego, occultamento o immissione nel sistema economico di risorse di provenienza illecita. Di conseguenza, fermo restando l’anzidetto limite di 1.000 euro, la finalità di conservare traccia delle transazioni in contante eventualmente intercorse fra locatore e conduttore può ritenersi soddisfatta fornendo una prova documentale che attesti l’eventuale pagamento in contanti del canone di locazione in modo chiaro, quale ad esempio una ricevuta di pagamento sottoscritta dal locatore. Riassumendo, il conduttore può pagare in contanti il canone di locazione se l’importo è inferiore a 1.000 euro e se il locatore rilascia idonea ricevuta attestante con chiarezza l’avvenuto pagamento.

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Fisco e Tributi

di Alberto tealdi, commercialista, a.tealdi@studiocugnasco.it

Fotovoltaico, cosa cambia con il quinto conto energia Novità sul trattamento della concessione del diritto di superficie e sulla produzione energetica Proseguendo nell’analisi della Circolare n. 36/E/2013, già si è detto sul numero precedente delle questioni relative all’ammortamento degli impianti fotovoltaici, si vuole analizzare quanto sostenuto nel citato documento di prassi con riferimento alla tassazione del prezzo percepito per la concessione del diritto di superficie ed alla tassazione dei proventi derivanti dalla produzione di energia elettrica in regime di Quinto conto energia. DIRITTO DI SUPERFICIE La cessione del diritto di superficie è risultata essere piuttosto inflazionata negli ultimi anni proprio in relazione agli investimenti relativi alla produzione di energia elettrica mediante moduli fotovoltaici che spesso sono stati installati su terreni o lastrici solari in forza della concessione ventennale del diritto di superficie. L’Amministrazione Finanziaria è intervenuta in maniera decisa relativamente alla tassazione del corrispettivo pattuito per la concessione del citato diritto. Autorevole dottrina ha sempre so-

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stenuto che il prezzo incassato per la concessione di un diritto di superficie su un terreno agricolo acquistato da più di cinque anni non genera imponibile fiscale in quanto, assimilando tale concessione ad un trasferimento immobiliare, l’art. 67, co. 1, lett. b) del TUIR prevede la tassazione delle plusvalenze generate dai predetti trasferimenti solo se detenuti appunto da non più di cinque anni. DIRITTI DIVERSI Secondo l’Agenzia delle Entrate tale equiparazione regge solamente se vengono confrontati diritti omogenei; vale a dire che il confronto deve essere fatto con lo stesso tipo di diritto (in questo caso di superficie) e solamente dopo si può verificare se è trascorso o meno il quinquennio. Non è consentito invece confrontare diritti diversi, ad esempio diritto di piena proprietà e diritto di superficie, con la conseguenza che nel caso in cui si conceda un diritto di superficie, a tempo determinato, su di un immobile che è detenuto in proprietà si configura, a

detta dell’Agenzia, un reddito ex art. 67, co. 1, lettera l) del TUIR, redditi da assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere, con relativa tassazione ordinaria calcolata sul reddito determinato dalla differenza tra ammontare percepito nel periodo di imposta e spese specificatamente inerenti la sua produzione. REDDITO DI IMPRESA Lo stesso documento di prassi è poi intervenuto sulla tassazione dei proventi derivanti dal quinto conto energia, qualora questi siano percepiti in ambito di reddito di impresa e non ovviamente nell’ambito del reddito agrario poiché, in quest’ultimo caso, i proventi sono compresi nella tassazione catastale se rispettati i requisiti di cui alla circolare 32/E/2009. Rispetto ai precedenti quattro “conto energia”, che regolavano la corresponsione di incentivi alla produzione e pagamento dell’energia immessa in rete, sui quali l’Agenzia delle Entrate già si è espressa relativamente al loro trattamento fiscale, il Quinto conto


energia ha una regolamentazione sostanzialmente diversa sulla quale era necessario che l’Amministrazione Finanziaria si esprimesse. DUE TRATTAMENTI In particolare il quinto conto energia prevede due distinti trattamenti in funzione della potenza degli impianti: - fino a 1 MW di potenza viene corrisposta al produttore una tariffa premio (relativa all’energia auto consumata) ed una tariffa omnicomprensiva relativa all’energia immessa in rete; - oltre 1 MW viene riconosciuta al produttore un incentivo commisurato all’energia ceduta e pari alla differenza tra la tariffa omnicomprensiva e il prezzo zonale orario dell’energia oltre ad una tariffa “premio” per l’energia prodotta e consumata in sito.

sinallagmatico tra il soggetto erogante ed il ricevente. Dal punto di vista delle imposte dirette e dell’Irap è imponibile qualora percepita nell’ambito di attività commerciale. Tale tariffa sconta una ritenuta alla fonte a titolo di acconto del 4 %.

AUTOCONSUMO La tariffa “premio” per autoconsumo è assimilabile alla tariffa “incentivante” già prevista nei precedenti conto energia e pertanto ai fini Iva risulta esclusa dal campo di applicazione poiché non si configura un rapporto

TARIFFA OMNICOMPRENSIVA La tariffa omnicomprensiva, erogata dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), come detto in precedenza è legata all’energia prodotta ed immessa in rete, in questo caso è quindi erogata sulla base di una controprestazione

(cessione di energia elettrica) quindi è rilevante ai fini Iva e se percepita nell’ambito dell’attività commerciale, rileva anch’essa ai fini delle imposte sul reddito e dell’Irap. Con riferimento all’energia prodotta da impianti di potenza superiore ad 1MW, la tariffa calcolata sulla differenza tra tariffa omnicomprensiva e prezzo orario zonale, fiscalmente è considerata una integrazione di prezzo che assume quindi rilevanza ai fini Iva, ai fini delle imposte sul reddito e dell’Irap.

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Fruitgas, energia e concime dai residui di potatura “Fruitgas”, la prima filiera test per la produzione di energia rinnovabile da residui di potatura e materiale espiantato, è stata presentata mercoledì 12 marzo nel Salone convegni di Confcooperative Cuneo, alla presenza di numerosi giovani, studenti e imprenditori frutticoli. Un partenariato costituito dal capofila DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari), insieme a OP Ortofruit Italia (Saluzzo), Agrindustria (Cuneo), Azienda agricola Brunetti Paolo (Verzuolo) e Azienda agricola Olmo Michele (Costigliole Saluzzo), con il coordinamento scientifico di Paolo Balsari e Carlo Grignani e il cofinanziamento dell’Unione europea e della Regione Piemonte. ENERGIA E BIOCHAR Il progetto, avviato a ottobre 2012 e che si concluderà ad ottobre di quest’anno, riguarda principalmente le colture di pesco, melo e kiwi, sulle quali è stata condotta la prima tranche della sperimentazione. In parallelo, l’iniziativa intende stimolare un processo che sia in grado di

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semplificare la gestione del materiale vegetale per l’azienda frutticola, e di assicurare un mantenimento della fertilità del suolo attraverso il ritorno al terreno del biochar; il residuo del processo di gassificazione delle biomasse di scarto dei frutteti. IL POZZO DEGLI SCARTI Si parte dal presupposto che la quantità di scarti per le colture arboree, come stima l’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, sia compresa tra il 10 e il 40 per cento rispetto alla quantità di prodotto utile (la frutta raccolta). Quasi mai questa importante massa vegetale viene reimpiegata in agricoltura, o utilizzata a scopo energetico; generalmente viene smaltita attraverso la trinciatura in campo o, occasionalmente, con la bruciatura in grossi falò, che comportano problemi di sicurezza, nonché ricadute negative in termini ambientali e di fertilità dei suoli (sebbene questa pratica sia in contrasto con il Testo Unico Ambientale in materia di rifiuti agricoli ed emissioni in atmosfera, oltre che con

gli orientamenti della Politica Agricola Comune). PERCHè GASSIFICARE Il cuore del progetto è la gassificazione degli scarti di potatura, un metodo, come ha illustrato il responsabile di Agrindustria di Cuneo, Giuseppe Tecco, che consente la conversione delle biomasse in un gas di sintesi (syngas), che può essere a sua volta bruciato direttamente in motori a combustione interna, oppure utilizzato per produrre metanolo o idrogeno, o ancora convertito in combustibile sintetico. Trattandosi di un processo energetico con bilancio nullo del carbonio, la gassificazione delle biomasse agricole permette la produzione di un gas molto pulito, pertanto ecosostenibile. Anche altre tecnologie che producono biogas e biodiesel presentano un bilancio neutro del carbonio, ma la gassificazione può utilizzare una più ampia varietà di materie prime, pertanto è in grado di produrre una più ampia varietà di combustibili, risultando un metodo estremamente efficiente. Inoltre,


Ortofrutticoltura

Presentata a Cuneo la prima filiera test per la produzione di gas di sintesi dalle biomasse di scarto dei frutteti porta all’ottenimento di un sottoprodotto, la biocarbonella vegetale (biochar) che - una volta stoccata nel suolo - può produrre un aumento del carbonio del suolo. La gassificazione della biomassa appare dunque una delle tecnologie più versatili ed economiche, con notevoli potenzialità di espansione, soprattutto per l’idoneità a realizzarsi in impianti di piccolo taglio. INNOVAZIONE E OCCUPAZIONE I coordinatori del progetto, Balsari

e Grignani, hanno osservato come questa ricerca sperimentale possa rappresentare non solo una grande innovazione tecnologica ed ecosostenibile, ma anche un’interessante opportunità occupazionale, grazie all’esigenza di creare figure professionali qualificate per la gestione del cantiere di raccolta dei residui di potatura. POTENZIALITà DEL CONCIME Inoltre, se le attese sulle potenzialità fertilizzanti del biochar saranno confermate, si potrà aprire uno scenario molto promettente riguardo alla produzione di un concime, o ammendante organico, caratterizzato da una maggiore stabilità della frazione organica (rispetto ai tradizionali fertilizzanti come compost e letame), pertanto con margini di risparmio significativi per le aziende produttrici. D’altronde, proprio le potenzialità agronomiche e le performance ambientali del biochar (compresa l’origine esclusivamente vegetale), in Francia hanno reso possibile la sua registrazione nell’elenco dei concimi

ammessi in agricoltura biologica. Circoscritto alla batteriosi del kiwi, infine, questo test di filiera consentirà di attuare buone prassi previste in ambito fitosanitario in tutte le fasi di gestione degli scarti dell’actinidia. IL FRONTE DEL FRUTTETO Sul fronte dell’operatività nei frutteti, Marco Grella e Marco Manzone, hanno evidenziato le modalità (impiego di rotoimballatrici, stoccaggio all’aperto…) e le criticità legate alla meccanizzazione della raccolta dei residui di potatura. I risultati migliori sono stati ottenuti sul melo a potatura tradizionale e sui kiwi, mentre appare più problematica la produzione di biomassa da pesco e melo a potatura “taille longue”. Il convegno, moderato da Renata Cantamessa, era stato aperto dal presidente di Ortofruit Italia e Confcooperative Cuneo-Piemonte, Domenico Paschetta. In chiusura di giornata, le visite al gassificatore di Agrindustria Cuneo e alle aziende agricole Brunetti e Olmo.

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Zootecnia

Il caldo nella stalla? Meglio prevenirlo che combatterlo Il prolungato aumento delle temperature causa dannosi stress agli animali, soprattutto bovini all’ingrasso e vacche da latte. Bisogna intervenire per tempo Parlare ad aprile di stress da caldo sembra decisamente prematuro visto che stiamo appena iniziando a goderci i primi tepori primaverili e l’estate quella vera, fatta di giorni caldi ed afosi, sembra ancora decisamente lontana. Il caldo e l’umidità esercitano sugli animali effetti negativi che si concretizzano in una notevole perdita di profitto degli allevamenti. Sui bovini all’ingrasso questi fattori climatici determinano un calo degli incrementi ponderali ed un peggioramento della qualità delle carni, mentre sulle vacche da latte il caldo oltre a penalizzare notevolmente la resa produttiva interferisce con la salute degli animali fino al punto di provocare decessi. Per limitare questi danni sono necessari interventi strutturali volti ad aumentare la circolazione naturale

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dell’aria oltre all’installazione di impianti di ventilazione e rinfrescamento. Siccome l’esecuzione di questi interventi richiede tempi non brevissimi è meglio partire con un po’ di anticipo per non correre il rischio di farsi cogliere impreparati all’arrivo del caldo. TERMONEUTRALITà Possiamo definire la zona di termoneutralità come quel range di temperatura all’interno del quale per l’animale non si manifestano stress derivanti da temperature eccessivamente basse o eccessivamente alte. In questa condizione termica gli animali non necessitano di energia supplementare per raffreddare o riscaldare il loro corpo. Come si può vedere nella tabella di Figura 1, la zona di termo neutralità per le bovine in lattazione inizia a


Zootecnia temperature al di sotto dello zero e finisce, a seconda degli autori, a temperature tra i 23 ed i 25 gradi. Questi dati ci devono portare ad una prima riflessione: ossia che non sono solo i quindici giorni di caldo afoso a determinare effetti negativi sugli animali ma tutti quei giorni in cui la temperatura sale al di sopra dei 25 °C: parliamo quindi di un periodo che dura 4 - 5 mesi ogni anno. EFFETTI DEL CALDO Quando le condizioni ambientali superano i limiti critici e il calore prodotto e assorbito è maggiore di quello dissipato l’animale va in ipertermia. La prolungata esposizione a condizioni di caldo compromette la capacità di termoregolazione propri dell’organismo provocando un peggioramento dello stato di salute. Nella bovina da latte possiamo suddividere gli effetti negativi causati dal caldo in tre categorie: sanitari, produttivi e riproduttivi.

Zona di termo neutralità nei bovini CATEGORIA BOVINI RANGE DI TEMPERATURA (°C) Vitello neonato

tra 7 e 25

Vitello tra 15 e 90 giorni

tra 5 e 25

Vitello tra 3 e 6 mesi

tra 3 e 25

Manzetta tra 6 e 12 mesi

tra 0 e 25

Manza oltre i 12 mesi

tra -5 e 25

Bovina in produzione

tra -5 e 23 Figura 1

Le problematiche sanitarie hanno un peso economico rilevante anche se troppo spesso non vengono adeguatamente considerate. Lo stress da caldo determina un aumento di patologie quali: laminiti, mastiti e metriti; accresce le disfunzioni metaboliche come acidosi e dislocazione dell’abomaso; favorisce l’immunodepressione ed inoltre in situazioni di stress elevato e prolungato può determinare la morte dell’animale. La produzione di latte si può ridurre fino ad un 20% ed il calo

è in maggior parte dovuto al fatto che gli animali nelle condizioni di stress non riescono ad ingerire la quantità di cibo necessaria. Parallelamente al calo produttivo si regista anche una riduzione del livello di grasso e proteine contenute nel latte ed un aumento delle cellule somatiche. Anche la sfera riproduttiva viene pesantemente interessata in quanto aumentano i calori silenti e si riduce il tasso di concepimento ne consegue un allungamento del periodo parto concepimento

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Zootecnia e di conseguenza un aumento del l’interparto. E’ importante sottolineare come gli effetti negativi dello stress da caldo non si arrestano al ritorno delle temperature nella zona di termo neutralità, ma permangono per periodi più o meno lunghi e seconda di quanto lo stress termico ha pesato sugli animali. INDICE DI TEMPERATURA E UMIDITà Fino ad ora abbiamo parlato solo di temperatura dell’aria ma in realtà lo stress da caldo è legato agli effetti combinati di temperatura dell’aria e umidità relativa. Per poter valutare l’effetto combinato di questi due fattori sulla salute degli animali è stato calcolato l’indice di temperatura e umidità abbreviato con la sigla THI. L’animale si trova in una situazione di termo neutralità quando i valori di THI sono inferiori o uguali a 67. Dal grafico di Figura 2 si evidenzia chiaramente

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che l’umidità relativa ha un peso molto importante sullo stress termico infatti il valore di temperatura al quale inizia lo stress termico varia dai 22 ai 26 °C, a seconda dell’umidità relativa dell’aria. Quando i valori medi giornalieri sono superiori a 68 si entra nella zona di stress termico (fascia di colore giallo sul grafico) e si registrano le prime perdite di efficienza produttiva per cui è necessario iniziare a raffrescare. Le altre fasce colorate riportate sul grafico indicano i successivi livelli di stress termico: in arancione è evidenziata la zona di stress moderato che determina un aumento della temperatura corporea fino a 39 °C ed un aumento degli atti respiratori fino a superare i 75 al minuto (gli atti respiratori in condizioni normali sono 25-30 al minuto). Nella fascia rossa lo stress passa da moderato a severo con una temperatura corporea che arriva a 40°C e gli atti respiratori che

Figura 2

Zootecnia

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superano gli 85 al minuto. Teniamo presente che in condizione di umidità relativa molto alta possiamo trovarci in questa condizione di stress già a temperature di 28 °C. L’ORGANISMO SI DIFENDE L’organismo si difende dal caldo attraverso tre meccanismi: sudorazione, vasodilatazione e respirazione; però per mettere in atto questi sistemi difensivi la bovina cambia il suo comportamento e questo determina le perdite di performances prima descritte. La sudorazione porta umidità sulla superficie cutanea dove avviene l’evaporazione che assorbe il calore dal corpo e di conseguenza lo raffredda. L’animale per favorire l’evaporazione tende a sdraiarsi di meno e ad aumentare l’assunzione di acqua a scapito della quantità di cibo ingerita. La vasodilatazione consente un mag-

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gior flusso di sangue nelle zone periferiche, facilitando la perdita di calore e dunque il raffreddamento del corpo ne consegue una riduzione di flusso di sangue alla mammella con una conseguente minore produzione di latte ed una minore sintesi di proteina del latte da parte delle cellule epiteliali mammarie. Infine, l’aumento nella frequenza degli atti respiratori permette di raffreddare il cavo orale e dissipare l’eccesso di calore; ma così facendo l’animale disperde una quota di saliva e questo, assieme alla riduzione della ruminazione, porta all’insorgenza della acidosi sub-clinica. QUALI STRATEGIE ADOTTARE Gli effetti negativi dello stress da caldo sono evidenti e la raccomandazione di tutti i ricercatori è quella di prevenirlo anziché combatterlo quando ormai è in atto. La prima indicazione è sicura-

mente quella di favorire la ventilazione naturale in modo tale da permettere all’animale di dissipare il calore senza che l’allevatore debba sostenere dei costi. Per ottenere questo risultato bisogna sostituire le pareti di mattoni con tende frangivento da utilizzare solo nei periodi invernali. Bisogna inoltre sfruttare al massimo il cosiddetto “effetto camino” aprendo sul colmo del tetto un ampio cupolino. Qualora si stia pensando alla realizzazione di una nuova stalla si può aumentare la circolazione dell’aria realizzando la copertura con una pendenza almeno pari al 30%. Purtroppo nei mesi più caldi la ventilazione naturale non è sufficiente a mantenere le condizioni di benessere per cui è indispensabile rinfrescare direttamente le bovine con impianti di ventilazione adeguatamente calcolati in modo tale da creare un sufficiente


Zootecnia ricambio di aria in tutte le zone della stalla. In stalle ben aerate e con l’umidità relativa dell’aria non elevata si possono anche usare degli spruzzatori combinati ai ventilatori. Molto interessante è anche l’uso di doccette poste all’uscita della sala di mungitura o lungo le corsie di alimentazione. E comunque molto importante che l’impianto di rinfrescamento non venga attivato manualmente, ma sia comandato da una centralina elettronica che rilevi la temperatura dell’aria, o meglio ancora il THI, ed in funzione di questi valori gestisca movimento dell’aria e il funzionamento degli spruzzatori. Altra importante raccomandazione è quella di

lasciare sempre a disposizione degli animali acqua fresca in abbondanza considerando che nei mesi estivi il consumo può aumentare anche del 50%. E’ consigliabile disporre di abbeveratoi che permettano una facile e veloce pulizia e che siano collegati ad una tubatura che permetta il loro rapido riempimento. In ultimo ma non per importanza bisogna ricordare che la densità degli animali è un ottimo strumento per il controllo dello stress da caldo: infatti, quando il numero degli animali è superiore al numero corretto si riduce di molto l’effetto dei sistemi di rinfrescamento.

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Ortofrutticoltura

Biostimolanti a base di alghe per la nutrizione delle piante Immersi tra le vigne più rappresentative della Valle Belbo, martedì 25 febbraio presso l’agriturismo San Bovo a Cossano Belbo un nutrito gruppo di aziende ha partecipato all’incontro promosso da Confagricoltura Cuneo, in collaborazione con la società Timac Agro, dove sono stati affrontati i temi della nutrizione delle piante, in particolare nocciolo e vite. La particolarità delle nozioni diffuse agli imprenditori agricoli consiste nell’utilizzo di prodotti a base di derivati delle alghe che fungono da biostimolanti e aiutano a risolvere le principali carenze di micro e macro elementi. L’occasione

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Incontro tecnico di Confagricoltura Cuneo a Cossano Belbo sulle carenze di micro e macro elementi di nocciolo e vite

è altresì servita ai tecnici di Confagricoltura Cuneo per illustrare le novità che verranno introdotte dal nuovo Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile degli agrofarmaci e le nuove regole per le assicurazioni antigrandine. È stato infine presentato il nuovo servizio tecnico orticolo messo a disposizione delle aziende da Confagricoltura, oltre al potenziamento di quello corilicolo. «Si tratta di migliorie e sviluppi necessari per soddisfare sempre di più le esigenze che emergono dal territorio in cui operano le aziende», dichiarano da Confagricoltura.


Fisco e tributi

Terreni agricoli esclusi dal pagamento della Tasi Soddisfatto il neo ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina: «E’ il segno che il Governo crede alla strategicità del settore» «L’esenzione dei terreni agricoli dal pagamento della Tasi è una dimostrazione della consapevolezza da parte del Governo della strategicità del settore agroalimentare e del fatto che questo sia

il principale strumento di produzione per gli agricoltori. Per questo voglio esprimere soddisfazione per la conferma dell’esclusione dal pagamento della Tasi per i terreni agricoli e per il

fatto che la possibilità di aumentare l’aliquota Tasi all’8 per mille non riguarderà nemmeno i fabbricati rurali, per i quali continuerà ad applicarsi l’aliquota ridotta dell’1 per mille».

Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato le misure relative alla Tasi per i terreni e fabbricati rurali adottate in Consiglio dei ministri.

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Fiere

Fruttinfiore con De Castro e il direttore di 2015 porteranno i visitatori a conoscere ed apprezzare il mondo della frutta, nella splendida cornice di un territorio ricoperto di fiori e frutti.

Torna a Lagnasco dal 11 al 13 aprile Fruttinfiore, la manifestazione che festeggia la migliore produzione frutticola locale. Fruttinfiore accompagnerà i visitatori in una full immersion nel mondo della frutta, facendo scoprire e valorizzare il

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lavoro di un intero territorio, ricco di colture, ma anche di cultura, di gente con ambizione, volontà, caparbietà, che grazie alla continua innovazione ha saputo trasformare antiche tradizioni nella moderna frutticoltura. Tre intense giornate, che

SUPER OSPITI Inaugurazione venerdì 11 aprile alle 17 sul piazzale dell’Asprofrut, con apertura del Salone delle tecnologie applicate all’ortofrutticoltura (Stao); alle 18, nel castello, inaugurazione della Mostra pomologica e incontro su “La frutta del Piemonte all’EXPO 2015”, con l’assessore regionale al Turismo e il direttore generale di Expo 2015;

alle 18,30, sempre nel castello, convegno su “La nuova PAC e la frutticoltura”, con l’assessore regionale all’Agricoltura e il vice ministro all’Agricoltura; alle 19,15, l’assegnazione del “Premio Fruttinfiore” a Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo. MOSTRE E MERCATINI Sabato 12 aprile, durante tutto il giorno, mostra “L’avifauna del nostro territorio: il Po e il Varaita”, nel salone parrocchiale e Villaggio degli “antichi mestieri”, in piazza Umberto I;


Da venerdì 11 a domenica 13 aprile, la grande fiera della produzione frutticola apertura del “Mercatino Fruttinfiore” con prodotti dell’enogastronomia e dell’artigianato locale e di “Fruttintavola”, La Piazza dei Sapori, percorso gastronomico in collaborazione con le associazioni di categoria; alle 10, nel castello, convegno “Deliziati con la sostenibilità” a cura di Ortofruit Italia; alle 10,30, nella sala dell’Asprofrut, “Batteriosi del Kiwi: quali le strategie per la prevenzione?”, a cura di CReSO e Syngenta Crop Service; dalle 14,30

alle 18,30 visite guidate a pagamento ai castelli di Lagnasco; alle 15,30, nella sala convegni del castello, rappresentazione storica “Tra Tapparelli e Falletti: il Conte Verde a Lagnasco” presentata dai ragazzi della classe V della Scuola Primaria di Lagnasco; alle 17,30, nel castello, firma dell’accordo tra il Consorzio “IGP Mela Rossa Cuneo” ed il Consorzio “Crudo di Cuneo” per la posa di segnaletica stradale pubblicitaria e il convegno:

“La mediazione in agricoltura”; alle 21, “Fuochi di Frutta”, spettacolo piromusicale; dalle 21 alle 23,30, apertura dei giardini del castello. Dopo lo spettacolo piromusicale rimangono aperti gli stand di piazza Umberto I ed il padiglione di “Fruttintavola”, con musica Anni ’60 e ’70 e degustazione delle eccellenze del territorio. CAMMINATA TRA I FRUTTETI Domenica 13 aprile,

appuntamento alle 10 sul piazzale dell’Asprofrut per la sesta edizione della “Camminata tra i frutteti in fiore”, camminata non competitiva tra le campagne lagnaschesi: all’arrivo “pacco gara” a tutti i partecipanti; dalle 13, in piazza Umberto I, degustazioni guidate a cura del Gruppo Italiano Assaggiatori. Per tutta la giornata, fino alle 19, rimangono visitabili le mostre e i mercatini nel paese.

era in f i gnasco e t en La Pres iore di f n utti a Fr

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Ortofrutticoltura

Frutticoltura biologica, al Creso le nuove frontiere della difesa Il 27 febbraio, il Centro ricerca e sperimentazione ortofrutticola (Creso) di Manta ha fatto il punto su ticchiolatura e carpocapsa delle pomacee, coinvolgendo ricercatori del Trentino e del Sud Tirolo. VERTICE SCIENTIFICO Graziano Vittore del Creso ha presentato la situazione

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e le sfide della frutticoltura biologica in Piemonte, oltre agli indirizzi operativi per la stagione incipiente. Luisa Mattedi, della Fondazione Mach di San Michele all’Adige (Tn), ha illustrato le strategie di difesa adottate in Trentino per il contenimento dei principali patogeni e insetti del melo. Claudio Casera, del Centro


Ortofrutticoltura sperimentale di Laiburg (Bz), è intervenuto per presentare i risultati della ricera in corso in Sud Tirolo. Di particolare interesse l’utilizzo dell’impianto di irrigazione sovrachioma nella prevenzione della ticchiolatura. Ai risultati sperimentali sono seguite considerazioni più ampie sull’insieme degli interventi di tecnica colturale che contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio naturale della pianta e dell’ecosistema frutteto.

tore e all’opinione pubblica: sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale. Il biologico, supportato da una normativa chiara ed identificabile, gode di un consolidato appeal tra i consumatori. L’applicazione del metodo biologico in frutticoltura è più impegnativa rispetto ad altri settori. Nonostante questo, la superficie è in crescita anche in Piemonte, supportata dalla domanda dei consumatori. Un’opportunità per le aziende piemontesi già

Il punto su ticchiolatura e carpocapsa delle pomacee, con i ricercatori del Trentino e del Sud Tirolo LA FORZA DEL BIOLOGICO La frutticoltura biologica in Piemonte è diffusa su 650 ettari , il 4-5% della superficie a frutta fresca. Melo, pero, actinidia, ma anche pesco e frutti di bosco, ad esclusione della frutta secca; con il castagno e altre specie “in guscio” si raggiungono 1.300 ettari. Frutticoltura biologica e integrata condividono gran parte degli obiettivi che stanno a cuore al consumatore, ma anche all’agricol-

certificate e un invito per le nuove. L’actinidia, fino alla diffusione della Psa, era la specie più coltivata. Oggi sono il melo e il pero le specie più rappresentate nel biologico. Il Creso, attraverso il coordinamento dei tecnici frutticoli, trasmette ai frutticoltori una linea specifica di avvisi bio, che insieme a newsletter, comunicati e altre forme divulgative, fornisce le indicazioni pratiche per la difesa e la tecnica colturale.

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Ortofrutticoltura

La ricerca frutticola rivoluziona l’architettura del meleto Cinquanta ricercatori e tecnici delle quattro regioni melicole tra le più avanzate a livello europeo, al seminario del Creso di Manta Cinquanta ricercatori e tecnici delle quattro regioni melicole tra le più avanzate a livello europeo (Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino e Provenza/Savoia), si sono dati appuntamento al Centro sperimentale del Creso di Manta per il seminario di studio sulle nuove architetture del meleto.

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LA RIVOLUZIONE NEL MELETO Una decina di anni fa si era costituito il gruppo di lavoro “Mafcot” per la diffusione di un nuovo concetto di distribuzione/gestione della fruttificazione del melo (taille longue, extinction). Partito da Francia/ Val d’Aosta/Piemonte, questo movimento ha ri-

voluzionato il modello di meleto. Branche fruttifere gestite in “taille longue” (potatura lunga) e poi “extinction”, intorno ad un asso centrale, hanno alzato l’asticella della qualità dei frutti, ma anche migliorato le performance produttive. La riduzione degli interventi cesori – meno forbici in frutteto – andava

però compensata da un perfetto diradamento dei frutticini per regolare il carico produttivo. PARETI PIù SOTTILI Oggi che si tende a sostituire il diradamento “chimico”, con quello meccanico perché più eco-friendly, ma anche per la costanza dell’efficacia, il gruppo di tecnici


Ortofrutticoltura che lavora su fisiologia e architettura del meleto ha pronte idee nuove. Una parete fruttifera più sottile, che agevoli l’azione dei flagelli diradanti. La parete più sottile (si passa da 1,80 a 1,0 m) si ottiene con branchette fruttifere più corte, rinnovabili, che non si espandono perché inserite su assi ravvicinati. Da un asse centrale al bi-asse (noto con il marchio bibaum®). Ne vengono fuori diverse soluzioni, inimmaginabili fino a qualche anno fa. Si infittisce tra i filari, le pareti sottili consentono la meccanizzazione del diradamento, ma anche della potatura verde.

penetrazione della luce all’interno della chioma: + radiazione luminosa = frutti + colorati (interessante in particolare per i melicoltori piemontesi che stanno lanciando l’Igp Mela Rossa Cuneo); riduzione degli interventi “chimici” e manuali. Un melo più eco-sostenibile, intendendo per “eco” sia l’ambiente, sia l’economicità dei costi di gestione. Il nuovo gruppo europeo ha così avviato il suo percorso, con prospettive interessanti per i nostri meleti. I risultati di questi primi anni di ricerca sono entusiasmanti, tanto da trasferire la sperimentazione in pieno campo.

LUCE E COLORE I vantaggi? Maggior

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Enologia

Testo unico sul vino Il ministro è d’accordo Maurizio Martina accoglie con favore la proposta di Agrinsieme. Il documento che unifica le leggi sul comparto vitivinicolo approda alle Commissioni parlamentari «La necessità di semplificazione burocratica e amministrativa è uno dei motivi per cui è nato questo Governo e quindi tutte le iniziative legislative che

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vanno in questa direzione non possono che essere positive. La proposta di un testo unico delle norme sul vino è un’ottima base di


partenza, che può dare slancio ad un comparto che con i suoi numeri traina davvero il Made in Italy agroalimentare. Il fatto che sia la filiera a proporre questo intervento è un’ulteriore notizia positiva, perché è il segno di un dialogo tra Istituzioni e imprese che va reso concreto ed efficace. La politica deve essere in grado di fare proprie le richieste di chi fa impresa e crea posti di lavoro, oggi più che mai. Da parte mia assicuro che terremo conto del documento e solleciterò gli uffici del Ministero, che già si occupano di questo tema, a lavorare in tal senso». Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato la bozza di “Testo unico della vite e del vino”, documento che unifica tutte le disposizioni che disciplinano la materia del comparto vitivinicolo, presentato da Agrinsieme, Unione italiana vini, Federvini, Assoenologi e Federdoc e consegnato ai presidenti delle Commissioni agricoltura di Camera e Senato, Sani e Formigoni.

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Zootecnia

La carne piemontese dal bisogno al desiderio L’importanza del marketing dei prodotti agricoli legati al territorio. Nelle scelte del consumatore, si afferma il primato dell’emozione Le fresche cronache sul mercato della carne dall’Estremo Oriente, svelano una realtà di marketing molto interessante. Il consumatore sceglie il prodotto

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anche e soprattutto per la fascinazione del racconto che il medesimo si porta dietro. Così la carne piemontese che, grazie alla cooperativa Compral, sta entrando


Zootecnia nei migliori ristoranti di Hong Kong, ha la caratteristica vincente di provenire da un territorio in cui “tutto è buono”, dal vino ai tartufi. E’ altrettanto vero che poi il medesimo consumatore gusta il prodotto e sa giudicare in base al sapore e alla sua genuinità. LA SCOPERTA DEL BUONO Il dato è questo: il consumatore deve essere soddisfatto della scelta effettuata, che in un primo momento può essere una piacevole “scoperta”, ma poi deve essere confermata dal fattore “qualità” garantito dalla firma del produttore e naturalmente percepita al momento del consumo. Di questo e altro si sta parlando negli incontri che la cooperativa Compral tiene periodicamente con i vertici dell’Apa e gli esperti di mercato incaricati di seguire lo sviluppo sui mercati. Un aspetto importante, annota in merito il dottor Bartolomeo Bovetti, direttore di Apa e Compral, è che essendo arrivati alla saturazione, oggi i bisogni lasciano gradualmente il passo ai desideri. NON PER FAME «E’ un’osservazione – spiega Bovetti – che ho ripreso dalle analisi svolte negli ultimi anni da Giampaolo Fabris, sociologo di fama e grande esperto di consumi. Nella postmodernità la fame è

un concetto superato. A far premio sono di gran lunga il piacere di mangiare qualcosa di particolare, e lo stato d’animo del consumatore, che parlando di carne vuole qualcosa di assolutamente speciale». A questo riguardo uno dei riferimenti va ai grandi macellai e chef, che sanno offrire al cliente lo straordinario “pezzo” di carne, delizia unica da ricercare. «Dobbiamo lavorare molto su questi concetti di particolare, di speciale, di unico – dice Bovetti – legando il consumo della nostra eccellente carne alla voglia di provare un’emozione, che sia data dalla battuta al coltello o da un bollito fatto alla moda risorgimentale». CONSUMATORE COINVOLTO Tutti gli studi recenti attestano questa “verità”. Conclude Bovetti: «Gli economisti parlano di consumo in termini di razionalità, mentre si sta affermando il primato delle emozioni nelle scelte di consumo. Vale per il cibo in generale, e nello specifico per la carne Piemontese. Che sarà ogni volta di più una scelta di soddisfazione da parte del consumatore convinto di essere attore della filiera dal campo alla tavola, tutta compresa in un ambiente di fascino come il nostro Piemonte delle vigne e delle cascine».

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Zootecnia

Consiglio di Stato contro Agea è di nuovo guerra sugli alpeggi Sospesa la circolare che escludeva il pascolamento da parte di terzi dall’ammissibilità ai contributi. I margari di Adialpi gridano allo scandalo e danno appuntamento al convegno di Saluzzo, venerdì 11 aprile, su carichi di pascolo, “Operazione bonifica” della Finanza e Pac La circolare Agea dell’11 ottobre 2013 che stabiliva, a partire dalla Domanda Unica presentata per la campagna 2014, l’impossibilità del pascolamento da parte di terzi, ai fini dell’ammissibilità delle superfici dichiarate a pascolo magro, è stata sospesa lo scorso 6 marzo con

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un’ordinanza del Consiglio di Stato motivata dal fatto che, tale circolare, comportava una “significativa innovazione rispetto ai consolidati principi del disaccoppiamento e della condizionalità” e che “le imprese appellanti, le quali tutte ricorrono al pascolamento da parte di terzi”

subirebbero effetti negativi sulla loro attività economica, non solo per il 2014, ma anche per le annualità seguenti. ORDINANZA SCANDALOSA «Questa ordinanza è a dir poco “scandalosa” - spiega il presidente


Adialpi, Giovanni Dalmasso -, la circolare Agea era di estrema importanza per tutelare i veri margari dalle speculazioni di chi è possessore di titoli senza praticare l’alpeggio con i propri animali. Ora siamo tornati indietro, dando nuovamente la possibilità di investire i propri titoli Pac sui terreni di montagna senza portare in alpe un solo animale, ma subaffittando il pascolo ai margari che, con la loro attività, garantiranno il premio agli speculatori senza ricevere un solo euro. Ancora una volta siamo di fronte ad una decisione che, invece di tutelare chi veramente contribuisce al miglioramento della montagna, mira a premiare chi ha come unico obiettivo quello di trarne profitto senza curarsi dell’enorme potenziale economico, culturale ed ambientale che l’allevamento in montagna possiede». VENERDI 11 APRILE Per il 2014 quindi non ci sarà nulla di invariato dagli anni precedenti e,

in vista della Pac 2014-2020, è previsto un interesse sempre più grande per le superfici degli alpeggi. «L’Adialpi - continua Giovanni Dalmasso - continuerà a schierarsi contro queste decisioni e a far sentire la voce dei margari nei confronti delle istituzioni: venerdì 11 aprile alle 21,

presso il Cinema Teatro Politeama a Saluzzo, è stato organizzato un convegno per discutere delle problematiche degli alpeggi; temi centrali saranno: i carichi di pascolo, l’“Operazione bonifica” della Guardia di Finanza e soprattutto cosa cambia sugli alpeggi con la nuova PAC».

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Bandi e contributi

Subentro e insediamento Le opportunità Ismea per i giovani in agricoltura subentro e l’insediamento in agricoltura. Andiamo a vedere nel dettaglio i due bandi. In questo periodo di incertezza finanziaria e di inoperatività del Piano di Sviluppo Rurale il futuro delle aziende agricole è sempre più difficile. ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo e Alimentare), ormai da anni, sta mettendo a disposizione dei giovani agricoltori due forme di finanziamento per lo sviluppo, il

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Il SUBENTRO IN AGRICOLTURA La misura agevolativa è rivolta ai giovani imprenditori agricoli, anche organizzati in forma societaria, che intendono subentrare nella conduzione di un azienda agricola con l’obbiettivo di favorire la nuova imprenditorialità e il ricambio gene-

razionale in agricoltura. Il bando finanzia progetti di sviluppo o consolidamento di iniziative nei settori della produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli che si realizzino con un importo massimo di un milione e 32 mila euro iva esclusa. Il richiedente se persona fisica dovrà avere un’età compresa tra i 18 e i 39 anni al momento della presentazione della domanda, avere la qualifica di IAP o ottenerla entro la data di ammissione al finanziamen-


Bandi e contributi

to ed essere residente sul territorio nazionale alla data del subentro. Se invece il richiedente è una società, questa figura dovrà avere le seguenti caratteristiche: essere regolarmente costituita al momento della domanda; avere sede nel territorio nazionale; maggioranza sia numerica che di quote ai giovani con età inferiore ai quarant’anni; amministrazione in capo ad un giovane con qualifica di IAP; oggetto sociale attività agricola. I progetti di impresa devono per-

TASSO CALCOLATO SECONDO LE INDICAZIONI DEL BANDO

DURATA DEL PIANO DI AMMORTAMENTO (ANNI)

Chi e come può accedere ai bandi dell’Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare

IMPORTO DEL FINANZIAMENTO € 100.000,00 € 600.000,00 € 1.000.000,00 € 1.800.000,00

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1,08%

1,91%

2,24%

2,46%

20

1,48%

2,11%

2,36%

2,52%

25

1,73%

2,24%

2,43%

2,56%

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1,90%

2,32%

2,48%

2,59%

Figura 1. Tabella

seguire almeno uno dei seguenti obbiettivi: riduzione dei costi di produzione; miglioramento e riconversione della produzione; miglioramento della qualità; tutela e miglioramento dell’ambiente naturale e delle condizioni di igiene e benessere animale. Tutti i beni di investimento devono essere nuovi di fabbrica e acquistati successivamente alla data di delibera di ammissione alle agevolazioni da parte di ISMEA. Sono esclusi gli interventi di mera sostituzione.

Sono ammissibili alle agevolazioni le seguenti spese: studio di fattibilità comprensivo di analisi di mercato; opere agronomiche o di miglioramento fondiario; opere edilizie; oneri per il rilascio della concessione edilizia; allacciamenti, impianti, macchinari ed attrezzature; servizi di progettazione; beni pluriennali. Per gli investimenti nel settore della “produzione primaria” possono essere concessi aiuti per l’acquisto di terreni con un costo non superiore al 10% delle spese ammissibili

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dell’investimento. Il bando garantisce una copertura del 90% del progetto di cui il 40% a fondo perduto e il 50% con un mutuo agevolato. Inoltre viene riconosciuto un premio per l’insediamento di 25 mila euro a fondo perduto ed un contributo a fondo perduto (max 200 mila

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euro) per l’assistenza tecnica necessaria all’azienda per la realizzazione e lo sviluppo del progetto. Per ottenere le agevolazioni è necessario presentare domanda tramite raccomandata A.R. indirizzata a: ISMEA - Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, via Nomentana, 183 - 00161 – Roma.

La modulistica da presentare è disponibile sul sito www.ismea.it L’INSEDIAMENTO GIOVANI Questa misura è volta principalmente all’acquisto di aziende agricole per i giovani al primo insediamento. Possono presentare domanda le persone fisiche o le società agri-


Bandi e contributi cole di persone, capitali ovvero cooperative avanti i seguenti requisiti: età compresa tra i 18 anni compiuti e i 40 non ancora compiuti; cittadinanza di uno degli Stati membri dell’Unione Europea; residenza nel territorio della Repubblica Italiana; competenza e conoscenza professionale, secondo quanto stabilito dalla Misura 112 “Insediamento di giovani agricoltori” del PSR di localizzazione dell’iniziativa; qualifica professionale (IAP/coltivatore diretto) da non oltre sei mesi dalla data di presentazione della domanda; “business plan” che dimostri la sostenibilità economica e finanziaria dell’iniziativa. Inoltre il soggetto richiedente, al momento della presentazione della domanda, deve: insediarsi in agricoltura per la prima volta; rispettare i requisiti in termini di ULU, previsti dalla Misura 112 del PSR della Regionale; presentare il “business plan on-line ” , che dimostri la sostenibilità economica e finanziaria dell’operazione; insediarsi in un’impresa/società che garantisca il rispetto della normative in materia di ambiente e di ambiente, igiene e benessere degli animali e in materia di lavoro (sicurezza, immigrazione, ecc…); antimafia; impegnarsi a condurre l’impresa/società di insediamento per almeno cinque anni dalla data di ammissione. Il volume massimo per gli interventi è stabilito come riportato di seguito: ditta individuale/società agricola uni personale un milione di euro; società agricole 2,5 milioni di

euro; società agricole di capitali 4 milioni di euro. Saranno ammesse alle agevolazioni le operazioni che hanno per oggetto terreni la cui valutazione non sia inferiore a 180 mila euro. Il premio è erogato come abbuono di interessi il cui valore capitalizzato non può essere superiore a 40 mila euro, pertanto la modalità di intervento è un leasing finanziario di durata variabile dai 15 ai 30 anni, rimborsabile in rate costanti semestrali posticipate; il tasso di interesse calcolato con riferimento ai tassi fissati dalla CE sulla base del tasso vigente al momento della determinazione di ammissione alle agevolazioni. A titolo esemplificativo si riportano le simulazioni (vedasi Figura 1) elaborate considerando un tasso base pari al 0,53 % e la maggiorazione di 220 punti base che tengono conto del contributo previsto. Il tasso effettivo non può essere inferiore al tasso di base fissato dalla Commissione Europea e vigente al momento della determinazione di ammissione alle agevolazioni. Per ottenere le agevolazioni è necessario presentare la domanda online che comunque deve essere stampata, firmata e consegnata a Ismea con una delle seguenti modalità: raccomandata con ricevuta di ritorno; corrieri privati; consegna a mano presso la sede ISMEA. Indirizzo: ISMEA - Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare via Nomentana, 183 - 00161 Roma.

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Attualità

Tracciabilità dei rifiuti L’agricoltura non ne può più

«Ma se in tutti questi anni il Sistri non è riuscito a diventare pienamente operativo un motivo ci sarà, o no? Secondo me più di uno. Credo che bisognerebbe ammettere di aver costruito un sistema inapplicabile,

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quindi da abrogare o perlomeno migliorare l’attuale rendendo la tracciabilità dei rifiuti più efficiente, economica e semplice. È il simbolo di un’Italia burocratica e inefficiente. Per colpa di pochi che utilizzano i ri-

fiuti per farne un business dobbiamo continuamente cambiare tutto. Noi non ci stiamo». DIECI DIPENDENTI Il direttore di Confagricoltura Cuneo


Attualità Roberto Abellonio torna ad interrogarsi sull’opportunità di continuare a mantenere in piedi il Sistri, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, peraltro nel mirino anche della Confederazione italiana agricoltori del Piemonte, che in un comunicato rincara la dose di critiche: «Il sistema è nato per tutelare l’ambiente e combattere il traffico illegale delle ecomafie – osserva Cia Piemonte -, ma rischia di trasformarsi in un ulteriore sovraccarico burocratico per le aziende agricole. Per questo apprendiamo con favore che è in via di perfezionamento un decreto che assoggetta al Sistri solo imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti con più di dieci dipendenti. Attendiamo di conoscerne i dettagli».

Protestano Confagricoltura Cuneo e Cia Piemonte: «Il Sistri è un sistema inapplicabile, il simbolo di un’Italia burocratica e inefficiente. Noi non ci stiamo».

TRECENTO CHILOGRAMMI Su questo fronte, l’obiettivo di Confagricoltura Cuneo è di “ripristinare l’esonero dalla disciplina Sistri per le imprese agricole che producono in modo saltuario e occasionale rifiuti

pericolosi in una quantità fino a 300 kg l’anno, valorizzando l’attuale sistema di gestione della tracciabilità dei rifiuti per il settore agricolo svolta tramite gli Accordi di programma stipulati a livello locale e la gestio-

ne tramite i circuiti organizzati di raccolta”. GOVERNO AL LAVORO Il nuovo provvedimento legislativo è stato annunciato in una nota dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che ha aggiunto: «Il decreto inoltre contiene altre semplificazioni finalizzate a venire incontro alle esigenze dei produttori al fine di assicurare un ‘decollo’ della fase due sistema che sia meno problematico possibile».Un approfondimento sul Sistri, ha affermato Galletti, “è fra le priorità in agenda. Ritengo valide le due finalità del sistema: la tracciabilità dei rifiuti come contributo essenziale per la lotta alle ecomafie e la semplificazione amministrativa attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. L’obiettivo del Governo è quello di rendere questo strumento, dalla storia travagliata, una ulteriore opportunità per la competitività del paese ed un presidio per la tutela della legalità”.

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Seminativi

Il Parlamento europeo dice no a regole uniche su sementi e vivai Soddisfatto il ministro dell’Agricoltura italiano, Maurizio Martina: «Ora lavoreremo a una maggiore tutela delle sementi tradizionali» «La decisione del Parlamento europeo ci soddisfa perché respinge una proposta di

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regolamento che mirava ad unificare settori complessi e fortemente differenti tra loro come quelli delle


Seminativi sementi, del vivaismo frutticolo, del viticolo e del forestale. Ciò avrebbe determinato un sovraccarico amministrativo per gli agricoltori e avrebbe dato troppo potere alla stessa Commissione, privando gli Stati membri della possibilità di adattare le regole alle proprie esigenze». Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha commentato la decisione del Parlamento Europeo che, con votazione finale, ha rigettato la proposta di regolamento della Commissione sulle sementi che accorpava dodici direttive di settore. L’Europarlamento ha confermato la decisione espressa il mese scorso

dalla Commissione agricoltura. ESIGENZE DIVERSE «La decisione – ha aggiunto il Ministro Martina – soddisfa la richiesta di respingimento del progetto avanzata dal Parlamento italiano, elaborata per garantire i necessari controlli a tutela degli utilizzatori e una maggiore attenzione alle sementi tradizionali». «Ora – ha concluso Martina – sarà necessario lavorare ad un nuovo progetto legislativo che dovrà essere ridisegnato completamente per rispettare le diverse situazioni dei vari settori coinvolti e portare miglioramenti reali per tutti i produttori, i consumatori e l’ambiente».

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Zootecnia N otizie dalle aziende

Konicflam, la forma del fuoco nella caldaia a fiamma rovesciata Il prodotto di punta della Unireforn di Villafalletto: due o tre cariche di legno al giorno, per coprire parte o tutto l’arco temporale di riscaldamento, in abitazioni fino anche a 200 metri quadrati Al fuoco si può dare una forma e ottenere da esso il massimo rendimento, noi ci siamo riusciti. L’esperienza di ricerca nasce nel 2010 da un’idea di un idraulico, un ingegnere meccanicotermotecnico e un titolare di una piccola impresa del cuneese da decenni impegnata nella manutenzione e costruzione di forni industriali per la fusione di alluminio, per i trattamenti termici e la forgia a caldo degli acciai. È il risultato di 3 esperienze lavorative diverse, fusione di più saperi: la conoscenza del comportamento del calore, dei fluidi, dei solidi, della combustione del legno e la conoscenza dei materiali refrattari e dell’acciaio, soprattutto la loro durata nel tempo. Esperienza fatta e realizzata in Unireforn a Villafalletto, dove la lamiera si taglia, si salda, si modella fino alla realizzazione completa della caldaia a fiamma rovesciata “KONICFLAM”. Ed infine, non meno importante, la conoscenza della tecnica degli impianti di riscaldamento, delle esigenze degli utilizzatori. Per nulla semplice costruire e far funzionare bene una banale caldaia per scaldare acqua ... anzi ! Prima un prototipo e poi mille modifiche, sino ad ottenere il prodotto voluto, infine il suo nome: “KONICFLAM”. Esattamente, una fiamma che si sviluppa attraverso una griglia a cono rovesciato, costruita in acciaio refrattario, attraverso la quale transitano un migliaio di gradi centigradi che sviluppano un flusso di calore che si trasmette, grazie a passaggi interni opportunamente studiati, all’acqua da riscaldare. Parliamo un po’ di lei. Ampio vano per il carico della legna in ciocchi (50x36 cm), che avviene frontalmente e che permette una carica carica massima di circa 40-50 kg di pezzi lunghi fino a 50 cm, in un’altezza di 50 cm circa. Tipica caldaia a velo d’acqua (capacità in litri 115). Il cuore della caldaia è il suo bruciatore circolare, con pesante base in refrattario e

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con griglia a forma di cono rovesciato, capace, con l’ausilio di ingressi d’aria secondaria tangenziali di ardere la legna caricata nel vano fino all’ultimo, senza mai ostruirsi; caratteristica, quest’ultima, non minimale rispetto a caldaie che si possono trovare sul mercato. Alcuni dati tecnici reali, direttamente da clienti che utilizzano la “KONICFLAM” modello CF CLASSIC 34: due o tre cariche al giorno, per coprire parte o tutto l’arco temporale di riscaldamento, per abitazioni fino anche a 200m2 se con strutture mediamente isolate. La manutenzione è assolutamente ordinaria; piuttosto che un tradizionale scovolo vi consigliamo un buon aspiratore per ripulire periodicamente il cenerario in refrattario e i passaggi fumo dalla poca cenere residua. La “KONICFLAM” modello CF CLASSIC 34 ha superato egregiamente i test di certificazione secondo la norma Europea EN303-5. Il suo rendimento, le sue emissioni di ossidi di Azoto e di polveri totali sono sotto i limiti richiesti dalla legislazione regionale del Piemonte, caratteristiche che, oltre ad essere un bene per limitare l’inquinamento dell’aria, consentono di accedere alle detrazioni fiscali nazionali (ora del 65%) e alle altre agevolazioni (Conto Energia e bandi regionali). Per installarla, nessun problema... l’idraulico fa parte della squadra, con una visita a domicilio gratuita ti consiglierà nel migliore dei modi. La costruzione delle “KONICFLAM” è interamente eseguita a Villafalletto presso la UniReforn Srl si occupa della gestione della produzione con l’assistenza tecnica dell’ing. Paolo Peotta, che cura la Ricerca&Sviluppo. Stiamo lavorando ai prossimi modelli: quello a gestione elettronica della combustione e a quello per l’utilizzo di pellet e altri bio-combustibili di piccola pezzatura. Le idee vengono trasferite alla realtà con l’esperienza della coppia di idraulici de La Termoidaulica


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Attualità

Pagamenti Arpea, Coldiretti si affida agli avvocati Sono giorni di tensione e di contatti intensi con la dirigenza di Arpea, l’organismo pagatore della regione Piemonte e con la Regione per il tramite dell’assessorato all’Agricoltura. Riguardo alla Pac 2013, su 40 mila aziende circa, del Piemonte, 35 mila sono andate regolarmente in pagamento, mentre circa 5 mila sono state fermate da Arpea. VIZI FORMALI Il guaio è che di queste ultime 5 mila, la maggioranza delle

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aziende, secondo Coldiretti, presenterebbe solo qualche vizio formale dovuto a non coincidenza di piccole superfici o situazioni irrilevanti dal punto di vista sostanziale della domanda. Questi mancati pagamenti stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di imprese agricole che sono una risorsa per l’economia, bloccando anche l’indotto. LIQUIDITà VITALE Coldiretti ha sostenuto e chiesto con fermezza che non si blocchi il pagamento dell’intera


Attualità domanda in attesa di verifiche spesso solamente formali, che vanno a compromettere l’erogazione delle spettanze alle imprese agricole. Di questi tempi, poi, la liquidità che arriva alle imprese agricole con la Pac è determinante e molto importante per far fronte alle spese di gestione dell’azienda agricola. Coldiretti Piemonte, nel richiedere alla Regione di intervenire sull’organismo pagatore, ha dovuto prendere tristemente atto della insostenibile e complessa situazione politica regionale. L’approccio eccessivamente burocratico a tale

La delicata questione del blocco dei pagamenti Pac 2013 a cinquemila aziende sottoposte a controllo problematica da parte di Arpea allontana sempre di più gli uffici preposti dalla realtà esistente e dalle esigenze delle imprese, impedendone un percorso economico. LEGALI AL LAVORO Per tutti, vale la stessa considerazione: con

quale diritto ed in base a quale disposizione di legge si fermano questi pagamenti, mettendo in crisi le imprese agricole che sono finite nei controlli? La risposta di Coldiretti, dopo mesi di colloqui serrati, è quella di affidarsi ad un Corpo legale per chiarire

nell’interesse dei soci e del sistema agricolo piemontese nel suo complesso le problematiche esistenti. Giusto effettuare i controlli e le verifiche necessarie, meno accettabile che un accavallarsi di situazioni burocratiche generi ulteriori difficoltà alle imprese. Coldiretti si è dichiarata pronta a qualsiasi confronto nella massima trasparenza affinché le imprese che hanno diritto a ricevere i pagamenti possano sostenere le loro richieste legittime in tutte le sedi opportune.

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Notizie dalle aziende

Mais precocissimi per allungare il periodo di raccolta del trinciato Il capostipite “Ronaldinio” ha permesso di anticipare la raccolta alla prima metà di luglio, con produzioni di ottimo livello Una recente proposta di KWS per i produttori di biogas, consiste nella semina di alcune varietà di mais a ciclo molto breve (classe FAO 20085gg) appositamente selezionati per la produzione di insilato, ma in grado di fornire anche buone rese in granella. L’inserimento di queste tipologie di mais, il cui capostipite è rappresentato dalla varietà RONALDINIO, ha permesso di anticipare la raccolta del trinciato a maturazione cerosa alla prima metà di luglio, produzioni di ottimo livello, tra le 40 e le 60 t/ha. Altri importanti vantaggi nella coltivazione di queste varietà sono: • Risparmio nell’irrigazione, in quanto anticipano di circa 40-50 giorni la fioritura rispetto ai mais tardivi e medio-tardivi, evitando così i periodi di maggiore stress climatico. • Possibilità, in terreni idonei, di fare seguire una seconda coltura di mais o sorgo di secondo raccolto, portando la produzione di trinciato per biogas o per uso zootecnico a livelli produttivi ad ettaro molto elevati. • Il trattamento contro la piralide non è normalmente necessario, in quanto nel periodo di massima dannosità del fitofago le piante sono già in uno stadio vegetativo prossimo alla maturazione.

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• Anche gli attacchi delle larve di diabrotica sulle radici sembrano di minore dannosità in quanto si verificano su apparati radicali completamente sviluppati. Programmi per massimizzare la produzione di biomassa fino a 100 t/ha In terreni idonei, con tessitura leggera o medio-impasto, non troppo freddi e ben drenati, dove il mais normalmente cresce velocemente, proponiamo di seminare una varietà precocissima (RONALDINIO, RICCARDINIO, GROSSO, FABREGAS) nel periodo fine marzo-inizio aprile.

La trinciatura a maturazione cerosa (32-35% di sostanza secca) avverrà entro la metà di luglio, con produzioni di 40-65 t/ha. A questa prima coltura, seguirà la semina entro la seconda decade di luglio, di un secondo raccolto di mais medio-precoce (FAO 400-500), che se correttamente irrigato e concimato potrà produrre a ottobre tra le 40 e le 60 t/ha (30-32% di sostanza secca) oppure di sorgo a ciclo medio-breve con produzioni stimabili tra le 35 e le 45 t/ ha (al 28-30% di sostanza secca). Mais precocissimi, ottimi anche per la produzione di granella In Italia molte zone di coltivazione del mais sono caratterizzate da scarsa disponibilità idrica e da alte infestazioni di piralide. In queste condizioni l’impiego di ibridi precocissimi, permette di conseguire buoni livelli produttivi unitamente all’impiego di bassi input colturali, assicurando un reddito interessante ai maiscoltori che si trovano ad operare in ambienti difficili. Queste varietà precocissime hanno una crescita rapida che permette di utilizzare al meglio le risorse disponibili (acqua e fertilizzanti) e granella di tipo semi-vitreo con eccellente qualità.


Attualità

Fauna selvatica in Piemonte il sistema di gestione ha fallito! Il convegno di Confagricoltura a Cuneo ha rimarcato l’urgenza di mettere mano alla normativa: «La caccia non va aperta e chiusa, ma solamente accostata» «Se siamo qui a parlare di gestione della fauna selvatica è perché l’attuale sistema ha fallito. La nostra associazione sta lavorando da tempo sull’argomento incontrando tutte le parti interessate per

elaborare proposte che portino ad un miglioramento della situazione, come già fatto con il documento presentato lo scorso maggio all’assessore Claudio Sacchetto. Sta poi alla politica valutare quanto avanzato e

darci gli strumenti per metterlo in atto. A breve daremo il via ad alcune sperimentazioni nelle nostre aziende per testare sistemi alternativi di gestione della fauna». Così il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio, ha

dichiarato al convegno “Lupi, cinghiali, caprioli…e agricoltura. Una difficile convivenza” che si è svolto venerdì 28 febbraio, presso il Centro Incontri della Provincia di Cuneo, alla presenza di oltre 150 agricoltori, sindaci,

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Attualità rappresentanti della Guardia Forestale, delle istituzioni e delle associazioni venatorie e ambientaliste. NON SOLO RISARCIMENTI Il direttore ha

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sottolineato, inoltre, come per gli agricoltori i problemi siano sempre più seri: «Agli imprenditori non interessano tanto i risarcimenti quanto i danni subiti dalle colture, che non saranno mai compensati abbastanza dagli indennizzi, in quanto si ripercuotono sul prodotto finale. Oltre a parificare la presenza dei rappresentanti agricoli negli Atc e nei Ca e a semplificare l’impianto normativo che regola il sistema, occorre iniziare a valutare una gestione diversa del prelievo sul territorio; la caccia non va aperta e chiusa, ma solamente ‘accostata’, almeno per quelle specie che sono cresciute a

dismisura provocando danni e tensioni». L’incontro è stato aperto dal presidente di Confagricoltura Cuneo, Oreste Massimino, che nel salutare i benvenuti ha rimarcato lo spirito dell’incontro: «Abbiamo voluto allargare il confronto sul tema, da tempo già aperto all’interno della nostra associazione, invitando rappresentanti da altri territori per capire come problemi analoghi vengono gestiti altrove (Toscana, Svizzera e Francia)». L’ESPERIENZA DEI VICINI Al convegno, moderato da Pier Giuseppe Meneguz (Università degli Studi di Torino), sono intervenuti Vito


Attualità Mazzarone (Provincia di Pisa) e Francesco Sorbetti Guerri (Università degli Studi di Firenze) che hanno presentato un resoconto sulla gestione della fauna selvatica in Toscana e le esperienze con dissuasori ottico acustici, recinzioni elettrificate e repellenti chimici. A Marco Viglezio (Federazione Cacciatori Ticinesi) è toccato il compito di illustrare le caratteristiche faunistiche venatorie svizzere e l’entità dei danni provocati all’agricoltura nei cantoni Ticino, Vallese, Grigioni e Ginevra; mentre per avere un’idea di quanto avviene nella vicina Francia è stato passato in rassegna il

lavoro di Nicolas Jean (Federation des Chasseur des Hautes Alpes). LEGGI DA RIFARE L’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto ha sottolineato come “sovente l’argomento della convivenza tra fauna e agricoltura sia inflazionato negativamente tra l’opinione pubblica a causa della disinformazione. La verità è che la legge 157/92 che regola la gestione della fauna in Italia è ormai obsoleta e andrebbe rivista secondo le esigenze attuali sull’argomento”. Paolo Balocco, dirigente del settore Politiche agricole della Provincia di Cuneo, ha invece

dichiarato: «La fauna può essere una risorsa economica e ambientale, ma se sovradimensionata crea serie criticità, per cui occorre rientrare entro certi limiti. Tra i punti critici: l’assenza di una gestione organica e

unitaria di fauna e caccia per la presenza di molti soggetti competenti, la mancanza di un piano faunistico regionale e, allo stesso modo, di una legge regionale sulla caccia».

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A.r.pro.m.a informa

I magnifici sette della meccanizzazione Il Comitato tecnico della Fiera di Savigliano ha premiato i costruttori di macchine agricole più innovativi Anche quest’anno alla 33° Fiera della Meccanizzazione Agricola di Savigliano sono pervenute molteplici adesioni al concorso per le novità tecniche, concorso molto ambito per i costruttori di macchine agricole di tutta Italia che dà pregio e visibilità alle nuove proposte. Da tutte le proposte presentate, dopo accurate valutazioni del comitato composto da tecnici qualificati di cui fanno parte il Cnr – Imamoter, l’Arproma (Associazione Revisori Produttori Macchine ed Attrezzature Agricole), l’Unacma (Unione nazionale commercianti macchine agricole), l’Enama (Ente nazionale meccanizzazione agricola) e Unacoma (Unione nazionale costruttori macchine agricole), oltre ai rappresentanti delle associazioni di categoria, ne sono state identificate sette meritevoli di attenzione. Venerdi 14 marzo, durante l’inaugurazione della 33° Fiera, sono state premiate dalle varie autorità presenti, le seguenti aziende: Ditta Boffa Guido S.n.c. Wgreen Tecnology Menzione Tecnica: Idrokart Motivazione: Veicolo semovente a trazione elettrica per trattamenti spray in agricoltura o aree verdi. La macchina, grazie alle sue compatte dimensioni, permette una distribuzione mirata del prodotto e, per effetto della trazione elettrica produce emissioni zero in ambiente. Ditta F.lli Cressoni S.p.a Novità Tecnica: Testata per raccolta mais Motivazione: Testata ripiegabile per la raccolta del mais. La macchina, grazie all’innovativo sistema di ripiegamento risulta avere un ingombro stradale minimo e permette di conciliare la necessità di disporre di barre di taglio di grandi dimensioni con le regole del codice della strada. Ditta Frandent Group Menzione Tecnica : Erpice baulatore per semina mais Motivazione: Dispositivo baulatore per erpici rotativi. L’applicazione del dispositivo baulatore all’erpice rotativo permette una perfetta baulatura del suolo con un’unica passata e permette un’ottima preparazione del terreno per la semina del mais. La particolare posizione dei rotori con angolazioni

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Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole ed attrezzature agricole

diversificate consente un’entrata graduale nel terreno, riducendo la potenza assorbita, i consumi e le vibrazioni trasmesse alla trattrice. Ditta Piovano Zootecnica S.r.l. MenzioneTecnica : Robot di mungitura Lely Astronaut A4 Motivazione: Robot di mungitura. La macchina è in grado di effettuare le operazioni di mungitura senza l’ausilio di alcun operatore. I capi vengono identificati dal robot tramite trasponder, che fornisce le indicazioni sulle operazioni da compiere; inoltre, durante la mungitura, il latte viene analizzato e separato nel caso in cui il prodotto presenti anomalie. Ditta Ricca Andrea Novità Tecnica : Magika Universal Motivazione: Macchina combinata per la lavorazione della legna. La macchina può essere utilizzata con tre diverse modalità, come taglia tronchi, spaccalegna, e come macchinario combinato taglia spacca e carica. In questo caso le operazioni di lavoro sono separate e per sicurezza un’operazione esclude tutte le altre. Tutti i comandi sono del tipo “uomo presente” per rendere il macchinario sicuro e affidabile. Ditta Sfoggia Agriculture Division s.r.l. Novità Tecnica : Macchina seminatrice Elektra Motivazione: Seminatrice. Macchina seminatrice che utilizza un dispositivo elettronico con comando touch-screen che permette di gestire le funzioni della macchina dalla cabina di guida mantenendo una velocità di semina elevata e migliorando il comfort dell’operatore. Ditta Tecnofruit di Chiabrando Novità Tecnica : Herbivora Motivazione: Trinciatrice interfilare. Macchina a spostamento laterale portata dalla trattrice in posizione ventrale o anteriore, svolge la funzione di distruzione delle erbe infestanti, percorrendo il filare frutticolo senza attuare nessun spostamento meccanico. L’applicazione della metodologia di paralleli è ottimale anche l’ azione inclinata consente l’ottenimento di un risultato con velocità sostenute.


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Attualità

La crisi in Ucraina arriva nei campi e in tavola La Russia chiude per ritorsione le frontiere all’export europeo di carni suine e salumi. Il prezzo del grano schizza al valore massimo dall’inizio dell’anno Il sostegno dell’Unione Europea al nuovo corso dell’Ucraina ha pesanti effetti economici come dimostra il pretestuoso embargo posto dalla Russia all’importazione di maiali, carne di maiale, salumi e prosciutti proveniente da tutti i Paesi dell’Unione Europea.E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che non ci sono solo i problemi relativi al transito sul territorio ucraino del gas russo destinato all’Europa.

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FRONTIERA RUSSA La Russia ha infatti chiuso per ritorsione le frontiere a tutto l’export europeo di maiali, carni di maiale e trasformati in violazione delle regole sugli scambi alla Wto di cui e’ membro dal 2012 prendendo a pretesto, la scoperta a fine gennaio, di casi di peste suina africana su alcuni cinghiali in Lituania e Polonia, zone di frontiera con la Bielorussia. Gli scambi tra Unione Europea e Rus-

sia riguardano 3,11 milioni di tonnellate di prodotti. Per l’Italia oltre al danno diretto dovuto alle mancate esportazioni si sta verificando un danno indiretto, perché i maiali tedeschi che normalmente vengono spediti in Russia ora


Attualità arrivano in Italia con danni per gli allevatori, ma anche per i consumatori, in quanto carne e derivati del maiale vengono spesso spacciati come Made in Italy perché - conclude la Coldiretti - non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. IL GRANAIO D’EUROPA Altro fronte di preoccupazione indotta dalla crisi in Ucraina riguarda il prezzo mondiale del grano, che è schizzato al massimo da

inizio anno. Ma a salire sono anche le quotazioni di orzo e mais, in quanto l’Ucraina è considerata il granaio d’Europa e si classifica tra i paesi leader nelle esportazioni a livello internazionale. Gli effetti si sono fatti sentire, oltre che sulla borse e sul petrolio, anche sul mercato delle materie prime agricole per la produzione di pane, birra ed anche mangimi per l’allevamento, come dimostra l’andamento delle quotazioni al Chicago Board of trade di grano e mais. SPECULAZIONI INTERNAZIONALI Le fluttuazioni dei prezzi delle materie prime agricole sono sempre più condizionate dalle situazioni economiche e sociali internazionali sulle quali si innestano facilmente le speculazioni che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l’oro, fino alle materie prime come grano, mais e soia. Garantire la stabilità dei prezzi in un mercato a domanda rigida come quello alimentare è un obiettivo di

interesse pubblico che - continua la Coldiretti - va sostenuto con l’introduzione di interventi di mercato innovativi a livello comunitario, ma anche con investimenti a livello nazionale per sostenere le strutture impegnate a stabilizzare il mercato. LA PRODUZIONE DELL’UCRAINA In Ucraina nel 2013 sono stati raccolte 63 milioni di tonnellate di cereali, il 36,3% in più rispetto all’anno precedente. In particolare, la terra ucraina ha prodotto 22,27 milioni di tonnellate di grano (+41,3%), 7,56 di orzo (+9%) e 30,9 di granoturco (+47,4%). Sono invece scese le quantità raccolte di miglio (102.000 tonnellate, -35,2%), avena (467.200 tonnellate, -25,8%), grano saraceno (179.000 tonnellate, -25%), riso (145.100 tonnellate, -9,2%) e segale (637.700 tonnellate, -5,8%). Inoltre, sono diminuite le barbabietole da zucchero (10,75 milioni di tonnellate, -41,7%) e sono aumentati i semi di girasole (11,04 milioni di tonnellate).

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Fiere

Mondovì sorride alla rinascita con la grande Fiera di primavera Sabato 12 e domenica 13 aprile il tradizionale appuntamento commerciale che segna l’avvio della nuova stagione agricola La ridente Mondovì fornisce anche quest’anno lo scenario più appropriato per celebrare la stagione dei germogli, con la tradizionale Fiera di

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Primavera, di antiche origini agricole e commerciali e di crescente richiamo per il grande pubblico del Nordovest, giunta alla sua


Fiere cinquantacinquesima edizione, in calendario sabato 12 e domenica 13 aprile. Numerose e molto varie, le aree espositive, tra le quali il mercato contadino (filiera corta agroalimentare), le attività commerciali (materiali e tecnologia per l’edilizia e la casa, energia, allestimenti), i negozi aperti, il “Gran mercato di primavera”, le autovetture nuove e d’occasione; gli autocarri e i mezzi movimento terra, la meccanizzazione agricola, le moto e i motori, le vacanze e il tempo libero (camper, caravan, bici, campeggio, artigianato, associazionismo, areografie artistiche, turismo, sport), l’arte,

la cultura e l’artigianato artistico (ceramica, editoria, pittura, grafica, mostre). Saranno inoltre aperti tutti i monumenti del Sistema urbano integrato (museo della ceramica, torre civicaparco del tempo, chiesa della missione, museo della stampa,

sale del vescovado), con possibilità di cineparking per bambini (sabato 12 aprile dalle ore 16 alle 19). Per il parcheggio, sono consigliati il Rione altipiano e piazzale Giardini.

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Attualità

Dalla povertà di un tempo all’eccellenza di oggi L’emblematica storia del “grano arso” di Puglia, da prodotto di recupero a prelibata specialità di piatti unici C’è una componete del mio lavoro che amo intensamente: la scoperta di nuovi sapori. Sembra strano poterlo ancora dire dopo più vent’anni di programmi televisivi e di viaggi su e giù per l’Italia, con cadenza regolare, senza pause, tutte le settimane. Eppure il nostro paese è un caleidoscopio di prodotti così sorprendente, forse unico al mondo, che non finisce mai di offrirti buone occasioni per conoscere gusti e tradizioni. Magari antiche, ma ai più sconosciute. ORECCHIETTE SCURE Il “grano arso” della Puglia ebbi modo di incontrarlo, per la prima volta, partecipando ad un educational di giornalisti italiani e stranieri organizzato dal consorzio vitivinicolo Puglia Best Wine. Durante questi viaggi i rappresentanti della stampa vengono accompagnati nelle sedi delle attività produttive, nel caso in questione cantine, per prendere visione della realtà del comparto. Per i pranzi e le cene non è inusuale che vengano proposti piatti e ricette realizzate con i prodotti tipici del territorio raggiunto per il viaggio informativo. Fu durante uno di questi pranzi che mi vennero servite delle orecchiette di colore decisamente più scuro rispetto a quelle che già conoscevo e che normalmente mangiavo. Perché quella diversità? Erano state semplicemente preparate con la farina di grano arso. CHICCHI DI RECUPERO La farina di grano arso nasce dalla più povera tradizione contadina pugliese di raccogliere i chicchi di grano rimasti sul campo dopo la mietitura e la bruciatura delle stoppie (in particolare nella zona nord della regione). Un tempo

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infatti i preziosi chicchi di grano bruciati, venivano raccolti per essere macinati in mulini a pietra o direttamente nei mortai a mano. La farina ottenuta veniva poi miscelata con una percentuale di farina bianca: in questo modo i contadini riuscivano ad avere un discreto quantitativo di farina per la cucina, comprandone però solo una parte minore dell’allora costosissima farina bianca. Quando il sistema del latifondo andò a spegnersi, i costi della farina diventarono più ragionevoli ed abbordabili e il grano arso sparì dal consumo. ECCELLENTE RISCOPERTA Da qualche anno, grazie alla ricerca costante delle tradizioni, messa in scena da alcuni operatori della ristorazione, ne è stato piacevolmente riscoperto l’utilizzo. Oggi la farina di grano arso non si ottiene più come all’origine; il grano viene infatti tostato e non bruciato, ma il suo colore e il particolarissimo gusto, con sentori di affumicatura, ricordano appieno il prodotto di un tempo. Quella dei giorni nostri è però una farina carente di glutine, motivo per cui, come una volta, la si deve utilizzare miscelata alla farina bianca in bassa percentuale: il 30% può andare più che bene per preparare delle caratteristiche paste o focacce e degli ottimi pani fatti in casa. Può essere anche lavorata unendola alla farina di farro o di Kamut. Un tempo, risorsa di vita per la povera gente, oggi eccellente specialità per piatti unici. In commercio la si può trovare, anche se non facilmente, nella grande distribuzione; ma se vi capita di acquistare quella prodotta dai piccoli mulini artigianali… l’emozione per il palato sarà ancora più intensa.


R adici

Coniglio alla vecchia moda Ingredienti per 4 persone: • 1/2 coniglio nostrano • 2 cipolle • 1 spicchio d’aglio • 1 rametto di rosmarino • timo • 1 foglia di lauro • 2 cucchiai di conserva • 4 bicchieri di vino rosso • sale • pepe • olio d’oliva Preparazione: Tagliare il coniglio a pezzi, cercando di non spezzare le ossa. In un tegame scaldare bene l’olio con aglio, rosmarino, alloro, timo. Quando iniziano a soffriggere mettere i pezzi di carne e a fuoco alto rosolarli da tutti i lati. Mentre il coniglio rosola, sbucciare le cipolle e tagliarle a pezzetti, unire poi al coniglio e rosolare fino a quando la cipolla non è ben appassita. Salare e pepare, sfumare con il vino, unire la conserva o il concentrato di pomodoro e portare a cottura a fuoco moderato, aggiungendo se è il caso un pò di brodo.

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Radici di

Aldo Ponso

Quando Berta filava... I racconti della stalla Nelle lunghe veglie invernali, i ragazzi pendevano dalle labbra degli anziani, prima che “mamma tv� la facesse da padrona

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Radici

di

È inverno. Nelle stalle di un tempo, nelle veglie della sera, prima che “mamma tv” la facesse da padrona, dopo il rosario, l’anziano raccontava, raccontava, ai ragazzini che “pendevano dal suo labbro”. Come nel dipinto della pittrice contadina Elda Maero di Saluzzo. LA STORIA DI “PEROMIA” Me la raccontava sovente la mamma, per averla sentita anch’essa quando era bambina. Ricordiamo che “Peromia” è la storpiatura delle due parole latine “per omnia” a cui seguivano “...saecula saecolorum”. Questa leggenda sta a dimostrare come il popolo cristiano non digeriva affatto il “latinorum” della liturgia, ormai da secoli incomprensibile agli illetterati. E d’altro lato prova la fantasia sempre fervida di chi sapeva, come sempre, ricamarci su. Peromia era una ragazza molto bella e carina, ma anche molto superba ed ambiziosa. Ora avvenne che un giorno morì e precipitò nell’inferno. Il buon Dio tuttavia, il quale non ama veder soffrire i suoi figli, cercò di offrire un’ultima possibilità di salvezza a quella

sventurata. Comandò che venisse lanciata su quell’abisso infuocato una lunga corda, perchè Peromia, e forse qualcun altro, vi si potesse aggrappare e risalire al cielo. Quando Peromia vide la fune, vi si avvinghiò con tutte le forze, ed altrettanto fecero altre anime sventurate come lei. La ragazza però, nella sua inalterata alterigia, cercava di scacciarle, facendole staccare dalla fune e gridando loro che a lei sola era stata gettata quell’ancora di salvezza. Il Buon Dio allora, come ebbe constatato con rammarico la persistente ed indomabile superbia di Peromia, fece tagliare la fune: ed ella ripiombò nell’inferno. Non vi fu più remissione per lei. Solo venne concessa un’attenuante ai suoi dolori: ogni volta che il sacerdote, durante la messa, avesse proferito il nome di Peromia, “per omnia saecula saeculorum”, ella non avrebbe sofferto alcun male. Così avvenne allora ed avviene tuttora, quando si celebra la messa e fino alla fine del mondo.

morale raccontato dai predicatori popolari di un tempo, forse un po’ meno critici di quelli attuali, e ripetuto poi dalle mamme ai figlioletti. Un autunno, un contadino seminò il suo campo, ponendovi cura. Poi rivolgendosi a quanti gli erano vicini, esclamò con presunzione: “Mi i l’hai fait el pì, Nusgnur a l’ha mach pì da fè el mènu...” (io ho fatto il più; al Signore resta da fare il meno). E se ne andò a casa sua. Passò l’autunno, passò l’inverno, giunse la primavera... Ma mentre tutt’intorno rinverdiva, quel suo campo rimaneva com’era alla semina: non un filo d’erba, non una pianticella di grano, non una spiga... Tutti osservavano meravigliati quello strano fenomeno.

Aldo Ponso

Il contadino poi, oltre che meravigliato, era disperato. Ora, tra quanti erano accorsi, vi era pure qualcuno che era stato presente l’autunno scorso e che aveva sentito le parole presuntuose del contadino. Fattosi avanti, gli fece osservare come vi potesse essere un certo rapporto tra quella frase di allora e l’attuale strano fenomeno... Il contadino ricordò allora quelle parole dell’autunno, così altezzose e prive di fede nel Creatore. Ed in cuor suo se ne pentì sinceramente. Nei giorni successivi anche il suo campo era sgargiante e ricolmo di erbe e di spighe, come quelli vicini. La lezione era stata salutare.

LA STORIA DEL PI E DEL MENU Si tratta di un aneddoto

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CEREALI

Rilevazione del 17 marzo 2014 Prezzo MIN.

FRUMENTO

Prezzo MAX.

IVA

Osservazioni

BOVINI -

Rilev. dal 15 al 21 marzo 2014 - Prezzi all’ingrosso rilevati in sala contrattazioni da apposita commissione (Iva esclusa)

BOVINI DA MACELLO Razza Piemontese

Nazionale tenero panificabile peso sp. 76/78

213,00 218,00

4%

Rinfusa

Nazionale tenero biscottiero peso sp. 73/75

Vitello da latte o sanato (tendente alla coscia)

208,00 213,00

4%

Rinfusa

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

Maschi

al kg

3,75

4,31

Nazionale tenero buono merc. peso sp. 71/73

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Femmine

al kg

4,00

4,57

Nazionale altri usi peso sp. 65/70

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Vitello da latte o sanato (della coscia)

Estero francese 76/77 sano leale merc.

222,00 224,00

4%

Rinfusa reso

Maschi

al kg

5,04

5,61

Estero statunitense Northern Spring

321,00 325,00

4%

Rinfusa reso

Femmine

al kg

5,53

6,10

Western Red Spring n.2 c.e. 1% prot. 15% Utility c.e.2%

310,00 312,00

4%

Rinfusa reso

Vitello da latte o sanato (incrocio)

ORZO

Prezzo MIN.

Prezzo MAX.

IVA

Osservazioni

1^ qualità

al kg

3,52

3,97

Orzo nazionale pesante peso sp. 61/64

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

2^ qualità

al kg

2,65

2,80

Orzo nazionale leggero peso sp. 55/60

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Manza (da 4 a 6 denti)

al kg

2,30

2,75

4%

Rinfusa reso

IVA

Osservazioni

1^ qualità

al kg

2,05

2,60

4%

Rinfusa

2^ qualità

al kg

1,20

1,80

IVA

Osservazioni

Uso industriale

al kg

0,90

1,20

Orzo estero peso sp. 64/65

218,00 223,00 Prezzo MIN.

GRANOTURCO Nazionale, comune, ibrido

Prezzo MAX.

182,00 184,00 Prezzo MIN.

FORAGGI

Prezzo MAX.

Fieno maggengo

130,00 140,00

10%

Reso in balloni

Fieno agostano

115,00 125,00

10%

Reso in balloni

Fieno terzuolo

120,00 130,00

10%

Reso in balloni

10%

Reso in balloni

10%

Reso in balloni

Fieno francese

n.q.

Paglia di grano

n.q.

120,00 130,00

SUINI

Rilevazione dal 15 al 21 marzo 2014 - Prezzi all’ingrosso rilevati nella sala contrattazioni di Fossano da apposita commissione Da allevamento

Prezzo marchiato

Da macello

Prezzo marchiato

Vacca (grassa)

Toro (della coscia)

al kg

1,75

2,55

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

Maschi (leggeri fino a 650 kg.)

al kg

3,00

3,15

Maschi (pesanti fino a 750 kg.)

al kg

2,80

3,00

Femmine (da 420 a 520 kg.)

al kg

3,00

3,35

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

RAZZA BLONDE D’AQUITAINE (Garonnese) Bestiame da macello:

RAZZA FRISONA (Bestiame da macello)

kg. 8

n.q. (al kg)

kg. 115

1,390

Vitelloni (maschi)

al kg

1,57

1,75

kg.15

4,540 (al kg)

kg.130

1,390

Vacche 1^ qualità (oltre 300 kg. peso morto)

al kg

1,10

1,25

kg. 25

3,400 (al kg)

kg. 144

1,405

2^ qualità (da 250 a 300 kg. peso morto)

al kg

0,95

1,05

kg. 30

3,060 (al kg)

kg. 156

1,470

3^ qualità (inferiore a 250 kg. peso morto)

al kg

0,65

0,90

kg. 40

2,430 (al kg)

kg. 176

1,470

kg. 50

2,040 (al kg)

kg. 180

n.q.

GASOLIO (2) agricolo max 0,001% di zolfo

kg. 65

1,670 (al kg)

kg. 185

n.q.

kg. 80

1,550 (al kg)

Oltre kg. 185

n.q.

kg. 100

1,500 (al kg)

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ACCISA

IVA

Fino a litri 1000

0,91

0,136

10%

Da litri 1001 a litri 3000

0,89

0,136

10%

Oltre litri 3001

0,86

0,136

10%


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L'imprenditore Agricolo Aprile 2014  
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