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ANNO 3 NUMERO

27 marzo 2014

d e l l a

P r o v i n c i a

G RAN D A

Nel solco del futuro L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI 1


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Sommario

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Meccanizzazione di Savigliano, la fiera che guarda al futuro

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Immigrati della frutta, Coldiretti orgogliosa del modello saluzzese

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Fieragricola da record, la migliore degli ultimi dieci anni

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L’agricoltura può creare centomila posti di lavoro

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Il forum dei produttori di macchine agricole

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Attualità

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Banda larga via satellite Nuove opportunità in Granda

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Dalle strade togliamo lo smog, non la frutta!

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Food Valley e Silicon Valley, nasce l’agroalimentare 2.0

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A Cuneo, agricoltori e industriali uniti contro la burocrazia

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Crescono gli occupati anziani, calano quelli giovani

Psr Piemonte, è l’ora delle scelte. Al lavoro sulle priorità operative

L’editoriale Non è il porcellum il problema da porci

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Orizzonte terra “Hay Day” ovvero il giorno del fieno

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L’aria che tira L’Europa non sia la tana dei burocrati

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Fisco e tributi Impianti fotovoltaici Cosa cambia per il Fisco

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Imposta unica comunale ovvero Imu, Tari e Tasi

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Fiere

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Claudia “rottama” Antonino alla presidenza di Edf Italy

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Bruno Rivarossa promosso a Roma. Il Piemonte al vertice di Coldiretti

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Staffetta alla presidenza di Cia Piemonte. Actis Perinetto al posto di Ercole

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Quando la storia diventa associazione

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Nei campi un lavoratore su quattro è straniero

nel verde pubblico 102 Investire farebbe bene a tutti!


Marzo 2014 Nord verso il rilancio 104 Ildella filiera pioppicola

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A proposito di trattori che saltellano...

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a Roma, si parte! 106 Gita Ultimi posti disponibili

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Eurotunnel srl, risolve in fretta (e bene) le necessità di spazio degli allevatori

Latte, cresce l’interesse dei compratori, Coldiretti mette in guardia dalle avventure

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Colombardo, nuove tecnologie: spollonatrici idrauliche

Tutelare il latte di montagna dopo l’abolizione delle quote

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Accordo sulle filiere avicola e suinicola

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Zootecnia

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C’era una volta la montagna dei pascoli e dei pastori

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Suini da macello, approvato il regolamento della commissione

nero per il Fisco 108 Ilnontartufo è un prodotto agricolo

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Quando nella stalla arriva il robot di mungitura...

Notizie dalle aziende Il nuovo erpice di Meritano alla Meccanizzazione agricola

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Novità Thor 2014

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La garanzia dei telescopici di ultima generazione

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Latte italiano ce n’è sempre meno

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3 aNNo ro NUmE

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a l l d e

a c i i n o v P r

D a a n G r

marzo 2014

Seguici anche su: www.terraoggi.it suina, calano 100 Carne i consumi. Il comparto

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Enologia

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Flavescenza dorata Allarme nel Roero

invoca trasparenza

olco nel suturo del f L’ U n

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L’IMPRENDITORE AGRICOLO della provincia Granda Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 redazione@imprenditoreagricolo.com www.imprenditoreagricolo.com Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

Pubblicità: Réclame Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279

e-mail: info@reclamesavigliano.it www.reclamesavigliano.it

110 Radici

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Ortofrutticoltura Batterie di reti anti-insetto per combattere la carpocapsa

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La Mela Rossa Cuneo Igp a Berlino per liberarsi dalla burocrazia

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Ortofrutta, Berlino insegna che bisogna unire le forze

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Ottimismo sul mercato della patata, ma il consumo in Italia continua a calare

Progetto grafico: Marco Grussu Stampa: G. Canale & C. S.p.A. Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro - Torino Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 3 del 09/01/2012

Associato

Unione Stampa periodica Italiana Copia gratuita

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Riconoscere alberi e arbusti del territorio padano gelso, albero 111 Ildimenticato della campagna piemontese beata Paola di 112 La Bene Vagienna e il miracolo del vino in botte

115 Tajarin con noci ed aglio 114 A.r.pro.m.a informa La meccanizzazione agricola tra le due guerre mondiali

116 Osservatorio prezzi Prezzi e mercati all’ingrosso

Abbonamento premium anno 2014 Euro 20,00 Conto corrente postale n° 1003849591 Intestato a Reclame srl Causale: Amico dell’Imprenditore

Sbloccata la riserva del moscato d’Asti

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Kiwi, la batteriosi non si placa. Al vaglio la riconversione dei frutteti

117 Scadenze fiscali

Prevista una buona stagione per la nocciola Piemonte Igp

119 Mercatino

Aprile: occhio alle scadenze

Gli affari dell’imprenditore


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e d i t o r i a l e

Non è il porcellum il problema da porci

O svaldo B ellino

Certo che l’Italia è un Paese strano. Tra economia bloccata, recessione galoppante e forconi all’uscio, qual è la madre di tutte le battaglie, secondo i palazzi della politica? La legge elettorale! Dopo che hanno governato tutti, destra, sinistra, centro e larghe intese, c’è ancora qualcuno disposto a credere che il problema, anzi, la soluzione sia come scegliere chi governa? Peccato che non vada più di moda la prova del nove, altrimenti ci sarebbe da divertirsi (si fa per dire). Basterebbe fare un rapido giro d’Europa, tanto per rimanere nella casa comunitaria, e guardare a chi sta meglio: la Germania? Benissimo. Se la questione che da generazioni toglie il sonno ai politici italiani, è la legge elettorale, perché non si copia tale e quale quella tedesca? Che idea geniale, con una legge così, tutto andrebbe magicamente a posto e perfino la Fiat potrebbe tornare in Italia a produrre macchine e trattori. Ma è il conto che non torna. Davvero la bontà dell’economia di un Paese dipende dal sistema elettorale? Siamo seri! E allora perché continuare a perdere tempo dietro al “porcellum”, quando gli allevamenti di porci, quelli che fanno la vera economia di tante famiglie, sono lasciati in balìa degli eventi e della speculazione? Cosa c’entra il “porcellum” con l’aumento dei cereali per i porci e il crollo dei consumi di salami e prosciutti? Fuori dal confine nazionale, qualcosa si muove, tanto che chi può emigra o… delocalizza. Non certo le aziende agricole, legate necessariamente alla terra e al cappio burocratico e fiscale del sistema italico. Fortunatamente l’agroalimentare che esporta, tutto sommato, non si può lamentare. E dalla Fieragricola di Verona è venuta la conferma che anche l’agrimeccanica si sta rimettendo in moto. Sempre all’estero, s’intende, perché se è vero che l’esportazione delle macchine agricole italiane è cresciuta di almeno il 5 per cento, le immatricolazioni di trattrici nel nostro Paese ha toccato il livello più basso dal dopoguerra. Al di là delle esportazioni, resta il fatto che la differenza per l’economia di chi vive e lavora sul territorio, la fa comunque il mercato interno. Perché anche il Terzo Mondo è pieno di Paesi che primeggiano nelle esportazioni, dal petrolio ai diamanti. Ma si tratta di Terzo Mondo, appunto.

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o r i z z o n t e

t e r r a

“Hay day”, ovvero il giorno del fieno

F loriano L uciano

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Nel tempo in cui quasi nessuno fa più quello che dovrebbe, anche i cellulari hanno smarrito la loro funzione principale. E sui vari smartphone e tablet – telefonini di ultima generazione, evoluti ed intelligenti (!) – spopolano le applicazioni aggiuntive, le cosiddette APP, gratuite o a pagamento, che permettono all’apparecchio di fare molto di più che semplicemente telefonare. Ovviamente i giochini la fanno da padrone, e fra essi ce n’è uno di stampo “agricolo” che sta diffondendosi a macchia d’olio e ad oggi conta qualche milione di utenti in tutto il mondo: “Hay Day” è il nome inglese, che letteralmente significa “il giorno del fieno”. In pratica, consiste nel gestire un’azienda agricola, con tanto di vacche, maiali, seminativi, frutteti, uova da raccogliere, mangimificio, caseificio, laboratori vari di trasformazione, annessi e connessi. Peccato che tutto è virtuale, ma anche terribilmente irrealistico. Non c’è letame, non ci sono medicine, né antiparassitari, non grandina, non gela, non c’è un trattore e neppure un aratro e poi non ci sono i tempi e – in questo sembra quasi vero – le stagioni dell’agricoltura. Il grano si miete in due minuti, il mais in cinque e la soia in venti. Si piantano e si raccolgono con un semplice dito passato sul video … le vacche producono latte ogni ora ed ogni quattro ore puoi togliere al maiale, sempre lo stesso, un bel po’ di pancetta. Ci sono gatti, cani, cavalli, rane e pesci, ma non c’è l’ombra di un topo o di un insetto, in compenso il cortile è sempre pieno di gente che vuole comprare in cascina o al negozio sulla strada, rigorosamente a km zero, così come un bel barcone attende al molo di caricare quintalate di prodotti agricoli. Ma in questa specie di paradiso terrestre per braccia rubate all’agricoltura due elementi spiccano e fan pensare, più di tutto il resto. Il primo è per i frutticoltori: persino nel giochino più figo del mondo, dove tutto è facile ed immediato, solo gli alberi da frutta seccano, e dopo appena due volte che li hai raccolti; non c’è scampo per mele, lamponi e ciliegie: bisogna tagliare e sostituire le piante, mentre i seminativi li metti quante volte vuoi… Il secondo elemento vale un po’ per tutti, ed è il motivo per cui nel gioco del telefonino l’azienda agricola la espandi in fretta, mentre nella realtà se va bene non ci perdi: chi compra paga il prezzo proposto dall’azienda e paga subito, né a trenta, sessanta, novanta, centoventi o anche centottanta giorni dalla consegna della merce. Un tempo enorme, che purtroppo non ha nulla di divertente, ma che allena ogni giorno gli agricoltori italiani ad un altro giochino (che magari prima o poi diventerà una nuova APP da scaricare sul telefonino) in cui ogni imprenditore agricolo sta diventando – amara soddisfazione – campione: quello di far da banca all’intero sistema.


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a r i a

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t i r a

L’Europa non sia la tana dei burocrati

M ichele A ntonio F ino

In una bella intervista video alla giornalista italiana Monica Maggioni, il presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha spiegato quali sono, secondo lui, le cose che l’Europa deve fare se vuole evitare che dilaghino i partiti contro l’euro e contro l’unione dei ventotto paesi di cui facciamo parte. Tra le cose che suggerisce, oltre a obbligare le banche a fare credito, visto che hanno ricevuto miliardi dall’Europa, ma non prestano soldi se non a chi ne ha già a sufficienza e anche di più, c’è smettere che l’Europa si occupi di misure del cetriolo o della bottiglietta di olio ammessa nei ristoranti. Schulz ha intuito (o ha colto il suggerimento) che se l’Unione continua a volgarizzare il ruolo della legge, dedicandosi ad aspetti micragnosi, non potrà che dare sempre di più l’impressione di essere la superflua tana di mille e mille burocrati, che, siccome non hanno nulla di meglio da fare, si dedicano a stabilire quanto devono essere curve le banane perché le si possa vendere. Chiarisco subito che io sono per l’Europa, e l’ho già scritto in passato: la bella Italietta che svalutava la lira ogni quattro o cinque anni, favorendo sempre i soliti e penalizzando sempre chi aveva i mutui, è finita per sempre grazie all’euro. Ed è un bene che ammette chiunque abbia avuto mutui prima e li abbia ora. Ma certamente non accetto che la legge sia svilita per farne un esercizio di potere sull’economia, quasi che si volesse vedere se ce la fanno lo stesso a produrre gli europei, rispettando un nuovo adempimento, riempiendo un nuovo modulo, sottomettendosi all’ennesimo organismo di controllo (in cui lavorano più di quelli che devono essere controllati). E se aggiungiamo a questa insofferenza motivata per la burocrazia che non serve a lavorare meglio, la questione dello spreco alimentare, allora è davvero ora di finirla con tanti cavilli. Una risoluzione già votata dal Parlamento di Strasburgo nel 2012 impone alla Commissione Europea di intervenire contro lo spreco di alimenti. Ogni anno in Europa quasi cento milioni di tonnellate di cibo vengono sprecate e il 39% sono prodotti freschi che nemmeno vengono raccolti nei campi,perché non conviene o perché non rispettano degli standard commerciali o legali. Che sia la crisi o sia finalmente la coscienza a imporcelo, beh, davvero non possiamo più permetterci di avere istituzioni che agiscono in questo modo. Per questo, alle centinai di candidati che avremo di fronte dovremo chiedere un impegno preciso prima: riportiamo la politica ad essere uno strumento utile per la società che la esprime.

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Fisco e Tributi

di Alberto tealdi, commercialista, a.tealdi@studiocugnasco.it

Impianti fotovoltaici Cosa cambia per il Fisco Nuovo pronunciamento dell’Agenzia delle Entrate sulla classificazione e l’imposizione fiscale degli impianti La classificazione degli impianti fotovoltaici quali beni mobili o immobili ed il conseguente diverso trattamento ai fini fiscali è un argomento ormai dibattuto da tempo sul quale l’Agenzia delle Entrate aveva preso in passato posizioni ben precise (a volte anche contrastanti con quelle dell’allora Agenzia del Territorio). CLASSIFICAZIONE Con la recente circolare n. 36/E del 19 dicembre 2013 l’Amministrazione

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Finanziaria si è espressa su innumerevoli aspetti relativi a tali impianti che spaziano dalla loro classificazione (mobili od immobili), alla loro imposizione fiscale (sia dal punto di vista delle imposte dirette che da quello delle imposte indirette dovute in caso di loro cessione, locazione ecc.) al trattamento della cessione del diritto di superficie relativamente agli impianti a terra. Considerato che in questa sede non è possibile trattare tutti i punti ricompresi nella corposa

circolare la sua analisi sarà oggetto di ulteriori articoli nei numeri a venire. L’aspetto che maggiormente emerge ad una prima lettura è che con questo documento l’Agenzia disconosce alcuni principi ed alcune precise prese di posizione avvenute negli anni scorsi, soprattutto sulla natura di beni immobili dei citati impianti. IMPIANTI A TERRA Con il documento in commento la posizione dell’Agenzia è improvvi-


Fisco e tributi

samente cambiata assimilando nella maggioranza dei casi gli impianti fotovoltaici ai beni immobili. In particolare sono considerati immobili gli impianti che costituiscono una centrale di produzione di energia elettrica autonomamente censibili nelle categorie D/1 o D/10 poiché rappresentano degli opifici; in tale definizione dovrebbero rientrarvi gli impianti a terra. SUI TETTI Per quanto concerne invece quelli posizionati sui tetti dei fabbricati sono considerati immobili quelli che integrano il valore del fabbricato o la sua redditività ordinaria in misura superiore al 15%. Sono invece considerati in ogni caso beni mobili quelli che, di fatto, sono impianti di modeste dimensioni spesso installati per uso domestico o che comunque non sono diretti alla vendita dell’energia in quanto la potenza installata non eccede i limiti del consumo privato. DIFFERENZE FISCALI La differenza tra bene immobile o mobile, oltre all’aspetto dell’accatastamento, ha un’importante rilevanza dal punto di vista fiscale. A livello di aliquota di ammortamento nell’ambito del reddito di impresa, ad esempio, la stessa Agenzia sulla base delle precedente interpretazione aveva consentito l’utilizzo del 9% ora invece qualora considerato bene immobile l’impianto deve essere ammortizzato al 4% (ad esempio per gli impianti a terra) oppure con l’aliquota di ammortamento del fabbricato sul quale

insiste che solitamente è il 3%. Poco vale il fatto che viene precisato che per il passato non sarà necessario fare variazioni fiscali per chi ha ammortizzato al 9% e che i nuovi coefficienti dovranno essere utilizzati da ora in avanti. REQUISITO DI RURALITà Con riferimento al mondo agricolo, rientrando il reddito degli impianti fotovoltaici nel reddito agrario (se si rispetta una serie di requisiti) l’aspet-

ti su fabbricati agricoli deve essere accertato il requisito di ruralità di tali immobili poiché si possa godere del riconoscimento dell’attività connessa e quindi della tassazione su base catastale; in particolare per gli impianti installati sui fabbricati agricoli si presuppone, perché sia verificato il requisito di ruralità, la presenza di un fondo di 10.000 metri quadrati quando nelle precedenti circolare si faceva semplicemente riferimento, in via più generica, all’esercizio dell’attività

to dell’ammortamento può risultare secondario ma la classificazione dell’impianto in mobile od immobile comporta, sotto l’aspetto delle imposte indirette, le sue sostanziali differenze. Al paragrafo 2.2 della circolare in commento vi è poi una considerazione che per la prima volta pare emergere. Per gli impianti fotovoltaici realizza-

agricola senza nessun riferimento alla natura dei fabbricati e soprattutto alla estensione dei fondi sui quali questi insistono. Questo come altri temi della circolare, vedi ad esempio il trattamento fiscale della concessione del diritto di superficie, meritano ulteriori approfondimenti e considerazioni probabilmente anche a livello di giurisprudenza.

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Fisco e Tributi di

Marianna Cugnasco,

commercialista,

mar.cugnasco@studiocugnasco.it

Imposta unica comunale ovvero Imu, Tari e Tasi Dal 2014 è entrata in vigore la cosiddetta Iuc (Imposta Unica Comunale), che risulta composta dall’Imu, dalla Tari e dalla Tasi. IMU L’Imu è l’imposta dovuta dai possessori di immobili, già in vigore nel 2012 e nel 2013. Con decorrenza dal 2014 sono state introdotte quelle che dovrebbero essere le disposizioni “definitive”. A regime le abitazioni principali e le relative pertinenze non sono più assoggettate ad Imu. Ciò non vale per coloro che possiedono una casa accatastata nelle categorie “di lusso”; tali abitazioni saranno infatti gravate

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dall’imposta nella misura dello 0,4%, potendo comunque usufruire di una detrazione totale per la prima casa di euro 200,00. I Comuni potranno inoltre deliberare l’assimilazione all’abitazione principale per le unità immobiliari possedute da anziani o disabili residenti in istituti o ricoveri sanitari (a condizione che le stesse non risultino locate); per quelle possedute dagli italiani all’estero; nonché per quelle concesse in comodato gratuito a parenti entro il primo grado in linea retta, a condizione che questi la utilizzino come abitazione principale. A decorrere dal


Fisco e tributi

2014 l’Imu non è inoltre dovuta per gli immobili merce ed i fabbricati rurali ad uso strumentale. TARI E TASI La Tari è il nuovo tributo destinato a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, in sostituzione della Tares (tributo sui rifiuti in vigore per l’anno 2013) che sarà solamente a carico dell’utilizzatore dell’immobile. La Tasi è il nuovo tributo per i servizi indivisibili, precedentemente inglobato nella Tares. La sua base imponibile è la stessa determinata ai fini Imu ed i

Nel ginepraio delle imposizioni fiscali su immobili e servizi, cosa cambia per il mondo agricolo soggetti passivi sono sia il possessore che l’utilizzatore dell’immobile. A differenza dell’Imu oggetto del tributo è la generalità degli immobili, comprese l’abitazione principale, le aree scoperte e le aree edificabili. I Comuni potranno

comunque deliberare delle specifiche riduzioni od esclusioni per le abitazioni con unico occupante, per quelle tenute a disposizione per uso stagionale o limitato e discontinuo, per le abitazioni principali, per i locali diversi dalle abitazioni, per

i fabbricati rurali ad uso abitativo o per le superfici eccedenti il normale rapporto tra produzione di rifiuti e superficie stessa. PAGAMENTO Per il pagamento della Tari e della Tasi non sarà necessario nessun calcolo da parte del contribuente, in quanto sarà il Comune che provvederà a recapitare i bollettini di pagamento al domicilio dei cittadini; mentre per l’Imu, in linea con gli anni passati, il pagamento dovrà avvenire con autoliquidazione.

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Fiere

Meccanizzazione di Savigliano La fiera che guarda al futuro Dal 14 al 16 marzo, protagonisti macchinari e attrezzature per l’agricoltura, ma anche energie rinnovabili e innovazioni tecnologiche. Dibattito sull’ambiente con Ermete Realacci e Alessandro Cecchi Paone presenti alla rassegna sono: macchinari e attrezzature nuove ed usate per l’agricoltura in pianura, collina, montagna e per il giardinaggio.

Dal 14 al 16 marzo si svolge, presso il quartiere fieristico di Savigliano (Cn) , la

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33^ edizione della “Fiera nazionale della Meccanizzazione agricola”. Lo spazio

espositivo è da 46 mila mq e accoglie circa 350 espositori. I settori merceologici

ECO TECH Anche quest’anno è presente “EcoTech” alla sua 6° edizione, area dedicata alle opportunità offerte dalle energie rinnovabili e dall’efficienza energetica, alla bioedilizia e alle soluzioni ecologiche. Come sempre verrà dedicata grande attenzione ai temi di maggior rilievo per il settore attraverso


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Fiere trasmissione Rai “Ambiente Italia”.

una serie di incontri e convegni organizzati in collaborazione con le principali associazioni di categoria e attori del settore: Arproma, Datameteo, Confagricoltura, Camera di commercio di Cuneo, Symbola e

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Coldiretti Cuneo. GREEN ECONOMY La Fiera sarà inaugurata alla presenza delle autorità il 14 marzo alle 11 e sarà corredata da un evento speciale la sera quando alle 21,30, nella suggestiva

cornice della Crusà Neira, Ermete Realacci e Alessandro Cecchi Paone dialogheranno di rispetto dell’ambiente, della terra e della green economy. A moderare l’ incontro sarà Giuseppe Rovera, conduttore della

INNOVAZIONI TECNOLOGICHE Invece sabato 15 marzo alle 10, sempre presso la Crusà Neira, Symbola e l’ Ente Manifestazioni di Savigliano presenteranno la seconda edizione del “Rapporto sulle tecnologie agricole verdi – Agreenculture”, il rapporto espressamente dedicato alle innovazioni tecnologiche green nella meccanizzazione agricola, che istituisce anche una menzione per le aziende che si siano particolarmente distinte su questo fronte.


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Zootecnia

Quando nella stalla arriva il robot di mungitura… Migliora la qualità della vita dell’allevatore e il benessere dell’animale, ma la stalla va completamente riorganizzata Oggi la mungitura rappresenta il lavoro più oneroso, meno accettato, eppure più delicato ed importante per la produzione del latte e la sanità della mandria. Infatti nonostante le numerose innovazioni tecnologiche la mungitura assorbe circa il 50% della

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manodopera necessaria all’azienda da latte. Il lavoro del mungitore si presenta come uno dei più penalizzanti in ambito agricolo, per diverse ragioni: innanzitutto si è costretti a lavorare sempre nello stesso ambiente chiuso, sovente rumoroso e umido.


Zootecnia Inoltre questa mansione è sfavorita dal fatto che si opera con due turni giornalieri distanziati dodici ore, che ricadono quindi in fasce di lavoro definite asociali; senza dimenticare che porta ad uno scarso rispetto delle festività e dei turni di riposo. Da queste premesse appare chiaro come la robotizzazione degli impianti di mungitura susciti negli operatori agricoli interesse sempre maggiore. Si stima che dalla sua invenzione nel 1970 e dalla effettiva commercializzazione nel 1997 siano stati installati oltre 20.000 robot di mungitura nel mondo. La loro introduzione è stata diversa nei vari Paesi europei con un grande sviluppo nel nord Europa; basti pensare che l’Olanda già nel 2002 aveva attivi ben 520 robot. INNOVAZIONE RADICALE E’ opportuno sottolineare che, contrariamente a quanto avvenuto in altri settori, nei quali

le nuove tecnologie sono state inserite gradualmente, il robot di mungitura costituisce una innovazione radicale che stravolge l’attuale organizzazione aziendale. Infatti l’inserimento di un sistema di mungitura automatico ormai identificato con l’acronimo AMS (dall’inglese Automatic Milking

System) determina l’accantonamento sia della tradizionale sala di mungitura sia dell’operatività ad essa connessa. Per trattare l’argomento “robot di mungitura” sono necessari spazi ben più ampi di questo articolo; l’obiettivo di queste pagine è semplicemente quello di portare

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Zootecnia l’attenzione su una tecnologia che attualmente può essere inserita con tranquillità in quanto grazie all’evoluzione dei sistemi elettronici ed alle esperienze maturate nell’ultimo decennio ha raggiunto degli standard di sicurezza molto elevati. Tenendo però presente che per rendere proficuo questo

taggio che si mira ad ottenere è il miglioramento della vita lavorativa dell’allevatore che si ritrova con la possibilità di poter gestire il suo tempo ed organizzare il proprio lavoro, senza problemi di orario. Inoltre nelle aziende in cui è presente un mungitore, è possibile

ore è accompagnato da un incremento della produzione di latte. Un AMS che opera in buone condizioni di lavoro riesce ad eseguire mediamente 2,8/3 mungiture capo/giorno; con questi parametri è corretto attendersi un aumento produttivo che oscilla tra il 10% ed il 13%.

Un’innovazione radicale, che stravolge l’organizzazione aziendale. Con l’accantonamento della pratica manuale, l’allevatore deve mettere in conto di cambiare l’approccio al suo lavoro, senza perdere il contatto con la mandria cambiamento è importante che l’allevatore sia disposto a mettersi in gioco e lasciarsi alle spalle le logiche di lavoro che lo hanno accompagnato nella precedente gestione. VANTAGGI Viste le premesse, il primo van-

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rinunciare a questa figura con i relativi costi ed i problemi legati alla discontinuità del rapporto ed alla difficoltà di reperire manovalanza qualificata. Altro importante vantaggio è legato all’aumento produttivo: come è noto l’incremento della frequenza di mungitura nelle 24

L’aumento produttivo, nel calcolo dei costi e ricavi legati all’investimento robot, è il parametro che incide maggiormente superando per valore anche la voce risparmio di manodopera. Questo va tenuto ben presente nelle stalle che già attuano la terza mungitura, perché è logico


pensare che con la robotizzazione non andranno a registrare maggiori incrementi produttivi. Non bisogna poi dimenticare che dall’inserimento di un robot ci si aspetta anche un aumento di benessere e di salute degli animali: sia sugli zoccoli, in quanto la vacca non deve più sopportare grandi attese per l’ingresso in sala di mungitura, sia sulla mammella, per la costanza della routine di mungitura. RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI Affinché il robot lavori e possa mantenere le promesse, devono sussistere una serie di condizioni essenziali. La prima è che l’allevatore sia disposto a mettersi in discussione e mettere in discussione il suo modo di lavorare. Il passaggio alla mungitura robotizzata porta a non osservare più gli animali nei due momenti della giornata corrispondenti agli orari di mungitura, l’allevatore dovrà

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Zootecnia

quindi imparare a identificare calori e problemi sanitari con nuove modalità. Sicuramente a questo riguardo la macchina fornisce un elevato numero di dati e l’allevatore deve prendersi il tempo per poterli leggere e poterne verificare l’attendibilità direttamente sugli animali. Non essendo più legato alla mandria ad orari prestabiliti e ad una manualità obbligatoria l’allevatore corre il rischio di farsi coinvolgere troppo da altri lavori esterni alla stalla; proprio per poter garantire una buona gestione si devono

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programmare almeno quattro momenti nell’arco della giornata in cui girare per la stalla, senza l’impegno per altre manualità, semplicemente con l’obiettivo di analizzare gli animali. Altra condizione fondamentale è la struttura che deve garantire il “cow confort” necessario agli animali. Nella stalla deve essere presente una disponibilità di acqua, luce, aria, spazio ed alimento nella misura maggiore possibile. Infatti solo grazie a delle condizioni di benessere eccezionali pos-

siamo ottenere quell’aumento di ingestione in mancanza del quale non è possibile aspettarsi l’aumento produttivo preventivato. COW TRAFFIC Il “cow traffic” è l’altro elemento che è importante tenere sotto controllo cercando di garantire un agevole flusso dei soggetti all’interno della stalla tra le zone di riposo, di alimentazione e di mungitura. Un flusso ordinato degli animali è un elemento gestionale importante anche nelle stalle con mungitura tradizionale che


Zootecnia diventa però indispensabile per massimizzare il risultato al momento dell’introduzione del robot. Un flusso ottimale degli animali permette di aumentare il numero delle mungiture per capo, con una positiva ripercussione sulla produzione; consente di ridurre i tempi di attesa degli animali e quindi i fenomeni stressanti, permette inoltre di aumentare il numero di mungiture eseguite da ogni postazione. Le zone a fondo cieco che si trovano comunemente nelle stalle impediscono alle bovine non dominanti una adeguata libertà di movimento, siccome il robot è un sistema di mungitura volontario, è indispensabile escludere qualsiasi limitazione alla circolazione delle vacche. Agiscono anche negativamente sul movimento degli animali l’eccessiva densità dei capi ed il cattivo stato di salute degli vacche in particolare le condizioni degli arti. STRATEGIE ALIMENTARI L’AMS si basa, nella maggior parte degli impianti, sulla presentazione volontaria della vacca alla stazione di mungitura; per motivare l’animale si somministra del concentrato che viene dispensato dall’autoalimentatore annesso al robot. La somministrazione di mangime permette di stimolare l’animale a raggiungere la postazione di mungitura e contemporaneamente di differenziare la sommini-

strazione degli alimenti in funzione della produttività del singolo capo. Il mangime da somministrare deve essere caratterizzato da un elevato quantitativo di fibre digeribili in modo che un maggiore o minore consumo non possa incidere negativamente sulla salute metabolica della vacca. Nel concentrato bisogna prevedere l’introduzione di aromi specifici che siano da stimolo per l’animale ad una maggior assunzione e lo portino ad un maggior numero di munte giornaliere. Bisogna però ricordare che il mangime non deve essere in competizione con l’unifeed, che anche nelle stalle con robot di mungitura deve rappresentare l’alimento fondamentale per sostenere la produzione della bovina. CONCLUSIONE La possibilità di introdurre sistemi computerizzati di gestione della mandria e l’automatizzazione delle diverse operazioni di stalla, fra cui la mungitura, può costituire un importante evoluzione del progresso tecnologico di una stalla da latte. L’allevatore deve fare questa scelta con cautela dopo aver valutato la sua disponibilità nel cambiare completamente l’approccio al modo di operare, ricordando che il robot di mungitura amplifica i benefici di una corretta gestione della stalla, aumentando il profitto con la stessa forza con cui amplifica le perdite, là dove sono presenti lacune strutturali e di management.

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Notizie dalle aziende

Il nuovo erpice di Meritano alla Meccanizzazione agricola L’invito dell’azienda costruttrice di macchine agricole di Villanova d’Asti alla fiera di Savigliano per scoprire il suo ultimo prodotto E’ con piacere che comunichiamo a tutti i nostri clienti che in occasione della 33^ Fiera della Meccanizzazione Agricola a Savigliano sarà presentato un nuovo modello di erpice che va ad implementare la già vasta gamma di macchine da noi prodotte. In questo ultimo progetto abbiamo riversato tutto il nostro know-how nella costruzione di macchine per la lavorazione del terreno ponendoci come obiettivo la realizzazione di un erpice con struttura leggera, ma robusto e di facile adattabilità ai trattori delle serie frutteto e vigneto. Prodotto in diverse misure per poter soddisfare tutte le esigenze, è destinato alla lavorazione in noccioleti, frutteti, vigneti, ecc., per sminuzzare,

ossigenare e livellare il terreno, e particolarmente adatto ad aziende agricole di piccole e grandi dimensioni situate in zone collinari. Tutte le parti meccaniche dell’erpice sono costruite interamente nelle nostre officine, con professionalità, impiegando macchine utensili ad alta tecnologia e utilizzando materiali e componenti di alta qualità per garantire un prodotto duraturo, di minima manutenzione e con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Per ogni ulteriore informazione tecnica e commerciale siamo lieti di potervi incontrare presso il nostro stand in fiera, dove oltre al nuovo erpice saremo presenti con l’intera gamma di macchine da noi prodotte.

Presenti in fiera a Savigliano

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Psr Piemonte, è l’ora delle scelte. Al lavoro sulle priorità operative

Il dibattito su delimitazione di fabbisogni, situazioni, critiche, punti di forza, debolezze e opportunità della realtà agricola regionale

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Attualità Con la proposta di analisi del contesto, swot e individuazione dei fabbisogni da sottoporre alla discussione partnerariale, presentata al Centro incontri della Regione Piemonte, a febbraio la stesura del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 è entrata nel vivo dei criteri di scelta. IL TAVOLO D’ESAME In questa prima fase del percorso sono intervenuti per la Regione Piemonte l’assessore all’Agricoltura e Foreste, Caccia e Pesca Claudio Sacchetto, l’assessore ai Parchi, Aree protette, Economia montana Gianluca Vignale, i direttori Gaudenzio De Paoli per la Direzione Agricoltura e Vincenzo Coccolo per la Direzione Opere Pubbliche, difesa del suolo, economia montana e foreste. L’ANALISI Oggetto dell’incontro il documento tecnico a cura di Ires Piemonte e Ipla s.p.a. (supportati, tra gli altri, dalla Direzione Agricoltura e Csi Piemonte), un’analisi di contesto utile all’avvio del confronto con il partenariato finalizzata alla delimitazione di fabbisogni, situazioni critiche, punti di forza, debolezze e opportunità della realtà agricola regionale, parametri sulla base dei quali plasmare e

adattare, nei mesi a venire, la stesura del prossimo Programma di Sviluppo Rurale. L’approfondita indagine del contesto ha preso in esame elementi indicatori e ambiti del comparto rurale regionale quali, ad esempio, il grado di innovazione del settore, le dinamiche economiche e strutturali dell’agricoltura piemontese, la filiera agroalimentare, la sostenibilità, l’inclusione sociale e lo sviluppo economico delle zone rurali. L’analisi ha consentito di tracciare una panoramica completa della realtà agricola piemontese evidenziando, nello specifico, alcuni elementi essenziali: l’internazionalizzazione del mercato quale opportunità in termini di scambio e vendita, ma al contempo potenziale causa di effetti negativi (volatilità prezzi); l’aumento dei costi unito alla diminuzione del margine di guadagno per l’agricoltore all’origine della problematica della competitività aziendale; le aree marginali (montane o svantaggiate) esempio di una vitalità imprenditoriale di ritorno, incrementando potenziali prospettive di sviluppo; l’accentuarsi di problematiche legate al cambiamento climatico, la necessità di un’azione di

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coordinamento all’interno di un mercato sempre più settorializzato; infine, pur a fronte di un percorso che ha portato a notevoli risultati negli ultimi anni, l’esigenza di proseguire l’impegno nell’ambito della sostenibilità. LE PRIORITà STRATEGICHE La delimitazione di ambiti specifici, l’individuazione di priorità improcrastinabili e settori sensibili di intervento, uniti al delicato contesto economico, rappresenteranno la base di partenza

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per elaborare una pianificazione strategica ragionata che possa concludersi con la redazione di un Psr moderno e realmente efficace in termini di sostegno al comparto rurale. IN GIOCO IL FUTURO «A seguito dell’accordo sul riparto dei fondi europei inerenti il Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 osserva l’assessore regionale Claudio Sacchetto -, la Regione Piemonte si è attivata nel minor tempo possibile per passare alla fase operativa vera e propria. Oggi è partito il

confronto con la rappresentanza partenariale, e avere a disposizione uno studio di contesto completo sul comparto rurale ci consente di prendere decisioni basandoci su elementi oggettivi, avviando il ragionamento sulle strategie più efficaci da adottare e le modalità migliori da applicare. Il documento - passaggio intermedio necessario per giungere alla redazione del testo del Psr - rappresenta un testo di partenza, da discutere ed esaminare collegialmente di concerto con le parti coinvolte. L’obiettivo finale è

quello di arrivare alla stesura di un Psr che sia davvero a misura di agricoltore, superando i difetti della programmazione 2007/2013: sarà prioritario portare a termine un ottimo lavoro in fase di sintesi tra le priorità individuate e il perimetro normativo fissato dall’Ue. Si opera con la consapevolezza che dall’esito della partita legata al nuovo Psr dipende il rilancio dell’agricoltura piemontese, una responsabilità che ci trova determinati a raggiungere il risultato».


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Attualità

Claudia “rottama” Antonino alla presidenza di Edf Italy Claudia Morisiasco, 36 anni, allevatrice di Caraglio (Cuneo), brillante esponente di una storica famiglia di “frisonisti”, è la nuova presidente di Edf Italy, la sezione italiana dell’associazione internazionale degli allevatori europei. Succede a Antonino Bedino, veterinario saluzzese, per dieci anni alla guida dell’organizzazione che raggruppa i migliori professionisti del settore.

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Claudia Morisiasco

Al fianco della Morisiasco, in qualità di vicepresidente, Stefano Montersino, anch’egli giovane allevatore di frisone, di Castagnole Piemonte. Il primo impegno ufficiale della neo presidente è stata la partecipazione al Consiglio europeo dei responsabili dell’associazione, a Berlino: «Per me è un grande onore rappresentare Edf Italy in Europa – commenta Claudia Morisiasco


Attualità -, ma so bene cosa vuol dire, in termini di responsabilità e impegno. Farò del mio meglio, confidando nell’aiuto di tutti. Bedino ha

all’associazione. Claudia Morisiasco è la persona giusta, così come il suo vice Stefano Montersino, due allevatori che rappresentano le

Presenti in fiera a Savigliano

è di Caraglio, 36 anni, la nuova rappresentante italiana dell’associazione degli allevatori europei svolto un ottimo lavoro, grazie a lui siamo conosciuti e stimati in tutta Europa». LA PERSONA GIUSTA Dal canto suo, il presidente uscente garantisce il suo pieno appoggio al nuovo vertice associativo: «Sarò il primo a dare una mano – dice Bedino -, se sarà necessario. Ma era giusto, dopo dieci anni, passare il testimone a qualcuno che potesse apportare nuova energia

migliori risorse e il futuro della categoria. L’esperienza di Edf Italy allarga gli orizzonti, aiuta a guardare avanti, nell’interesse di tutti». Il principale evento pubblico dell’Edf Italy è l’annuale convegno degli allevatori al castello di Villanova Solaro, al quale partecipano mediamente circa trecento allevatori, principalmente piemontesi e lombardi. WINTERTHUR «Il prossimo appuntamento aperto a tutti gli allevatori – annuncia la presidente Morisiasco – è il convegno di Winterthur, in Svizzera, dal 25 al 27 giugno. Entro giugno ci confronteremo anche con i questionari per l’analisi dei costi di produzione, così come cercheremo di intensificare i rapporti con gli allevatori di Lombardia e Veneto».

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Attualità

Bruno Rivarossa promosso a Roma Il Piemonte al vertice di Coldiretti Dopo l’elezione del torinese Roberto Moncalvo alla presidenza nazionale, il direttore regionale del Piemonte diventa capo organizzativo del più grande sindacato agricolo d’Italia Un altro piemontese sale ai vertici nazionali di Coldiretti, il primo sindacato agricolo d’Italia. Dopo la recente elezione del torinese Roberto Moncalvo alla presidenza nazionale del sindacato, tocca a Bruno Rivarossa, direttore di Coldiretti Piemonte e della Federazione provinciale di Cuneo, nominato capo dell’Area organizzativa e servizi di Coldiretti nazionale in sostituzione di Enzo Gesmundo, nuovo segretario generale di Coldiretti. Rivarossa sarà anche amministratore del Consorzio servizi che raggruppa le Imprese Verdi (le società di Servizio di Coldiretti che operano a livello regionale) e farà parte del Consiglio di amministrazione del Cai (Consorzio Agrario d’Italia). Continuerà a fare parte del Consiglio del Caa (Centro Assistenza Agricola) e resterà alla presidenza di Bluarancio, la società informatica interamente partecipata da Coldiretti. In Piemonte ed a Cuneo manterrà l’incarico di delegato Confederale.

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UNA SFIDA IMPEGNATIVA Nel nuovo importante incarico Rivarossa si dovrà occupare del coordinamento delle direzioni provinciali e regionali individuando di concerto con il segretario generale e la dirigenza nazionale, le strategie per realizzare la complessa ed articolata progettualità di Coldiretti, la più grande organizzazione professionale agricola, ma anche forza sociale che agisce in un ottica non corporativistica per il rilancio dell’economia complessiva del Paese. PAGLIANO E DE CONCILIO Al posto di Rivarossa, alla direzione della Coldiretti provinciale di Cuneo è stato designato Enzo Pagliano, originario dell’Alta Langa, a lungo segretario di zona ad Alba, già direttore regionale di Coldiretti Veneto. Alla direzione regionale del Piemonte, Antonio De Concilio, già direttore di Coldiretti Puglia.


Attualità

Staffetta alla presidenza di Cia Piemonte Actis Perinetto al posto di Ercole Per la prima volta, in tutta la regione gli incarichi di presidenza sono affidati a imprenditori agricoli Lodovico Actis Perinetto, 58 anni, agricoltore con azienda in Rodallo, frazione di Caluso (To), ad indirizzo cerealicolo misto, legumi da granelli e semi oleosi, è stato eletto presidente regionale della Cia Piemonte. Subentra a Roberto Ercole, non più rieleggibile a norma di statuto. Gli ottantasei delegati espressi dalle assemblee provinciali ed interprovinciali della Cia del Piemonte hanno conferito a Lodovico Actis Perinetto l’importante incarico nel corso dell’Assemblea regionale che si è tenuta a Torino il 7 febbraio 2014. L’Assemblea ha anche eletto il nuovo vice presidente regionale, nella persona di Gabriele Carenini, i trentadue membri della direzione regionale ed i diciannove delegati all’Assemblea nazionale che si terrà i prossimi 25,26 e 27 febbraio a Roma.

IMPRENDITORI AGRICOLI PROTAGONISTI L’investitura di Lodovico Actis Perinetto e di Gabriele Carenini rappresenta l’approdo del percorso assembleare che ha portato, per la prima volta, gli imprenditori agricoli ad occupare gli incarichi di presidenza ad ogni livello organizzativo della Confederazione Italiana Agricoltori, in tutto il Piemonte. In precedenza Lodovico Actis Perinetto aveva guidato la Cia provinciale di Torino per ventiquattro anni, fino al dicembre scorso, e nell’ultimo quadriennio aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente regionale vicario. Gabriele Carenini, imprenditore agricolo in campo orticolo di Valmacca (Al), è attualmente il presidente regionale dell’Agia.

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Attualità

Quando la storia diventa associazione Con l’inizio dell’anno si è perfezionato il processo di regionalizzazione del mondo allevatoriale. In Piemonte, il vertice operativo fa capo ai cuneesi Con il 2014 è decollato il nuovo assetto su base regionale del mondo allevatoriale. Dopo un 2013 di transizione, il processo di regionalizzazione si è perfezionato. Come è noto, il ridisegno dell’organizzazione è avvenuto su impulso dell’Aia, l’associazione nazionale allevatori, che ha recepito le indicazioni in materia di spending review del ministero dell’Agricoltura. «Ora abbiamo un sistema più efficiente a livello amministrativo e gestionale – afferma Roberto Chialva, presidente dell’Arap, l’associazione degli allevatori piemontesi – con il vantaggio di assicurare tutti i servizi e i controlli con una riduzione dei costi». Rimane comunque centrale nel sistema il ruolo dell’Apa provinciale, l’associazione con il più alto numero di iscritti e il maggior peso zootecnico. Nel gioco di squadra regionale l’associazione cuneese continuerà ad essere il perno operativo per tutta una serie di attività. RADICI PROFONDE L’attuale ridisegno è soltanto l’ultimo atto di un lungo corso di eventi che affonda le sue radici a inizio Novecento. Spiega il dottor Bartolomeo Bovetti, direttore dell’Apa e appassionato studioso del settore: «Allora i Comizi Agrari, istituzioni create dopo l’Unità nazionale per dare sostegno all’agricoltura e diffondere l’innovazione tecnica nelle campagne, gestivano le stazioni di monta e diedero vita ai primi nuclei di selezione, puntando ovviamente sulla razza più diffusa, la Piemontese». GIOVANNI GIOLITTI In quel tempo furono organizzati i primi concorsi zootec-

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nici con lo scopo di individuare i migliori riproduttori da inserire nei piani di miglioramento, in questo contesto assume un significato particolare il concorso organizzato a Cuneo dal locale Comizio agrario nel 1909 alla presenza del primo ministro Giovanni Giolitti di cui esiste una rara documentazione fotografica. COME NASCE UN SISTEMA Il compito venne poi trasferito agli Ispettorati agrari fino al Dopoguerra, quando negli anni ‘50 nascono le Associazioni degli allevatori, con l’entrata in vigore della famosa legge 126 che affida al ministero dell’Agricoltura la delega per il miglioramento genetico. Grande passo avanti e grande potere al nuovo sistema, che assume il controllo diretto dei tori riproduttori. Ma in via burocratica il certificato di abilitazione è rilasciato dalla Camera di commercio. I nuclei di selezione sono troppo pochi, si ha l’impressione di una persistente vocazione elitaria del comparto. Così, dopo varie traversie politico-sindacali, il sistema allevatoriale si apre e si espande, con la fioritura dei nuclei di selezione da 50 a 100 a 150.«Abbiamo cambiato volto in sintonia con lo sviluppo del mondo agricolo – sottolinea il dottor Bovetti – rimanendo sempre fedeli alla nostra missione originale, legata alla purezza delle razze, alla loro tutela e valorizzazione, nonché al miglioramento della carne e del latte. Se rispetto a qualche decennio fa la produzione italiana è triplicata, possiamo dire che il sistema allevatoriale ha fatto la sua parte, al servizio dei produttori e anche dei consumatori».


Fiere

Fieragricola da record, la migliore degli ultimi dieci anni A Verona risultati oltre le aspettative, l’agricoltura ha le potenzialità per risollevare l’economia. Ma il mercato nazionale è in recessione E’ stata la migliore Fieragricola degli ultimi 10 anni, con oltre 140 mila visitatori e una presenza estera del 14 per cento, operatori provenienti da 103 Paesi e 900 incontri b2b con

buyer stranieri. Risultati che sono andati oltre ogni aspettativa confermando, come è emerso durante i quattro giorni di Fiera a Verona, che l’agricoltura ha le potenzialità per

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Fiere NUOVI ACCORDI Nel corso della rassegna sono stati siglati due importanti accordi per lo sviluppo ulteriore di Fieragricola. «Veronafiere ha infatti stretto una partnership con U.I.V. per portare Enovitis, evento dedicato al vigneto, all’interno di Fieragricola 2016. Allo stesso tempo, si è rafforzata la nostra presenza su mercati interessanti come il Nord Africa, grazie a Medinit Agro, salone del Made in Italy agricolo, in programma dal 5 al 7 giugno. Verona è stata davvero la capitale italiana e mondiale dell’agricoltura, per l’alta affluenza di pubblico, i tanti contatti presso gli stand espositivi ma anche per le tematiche trattate in oltre 90 convegni».

risollevare l’economia. A dirlo il presidente di Veronafiere, Ettore Riello, nella giornata conclusiva della 111ª edizione Fieragricola, rassegna internazionale dedicata al comparto primario, con una copertura trasversale, grazie a più di 1.000 espositori nei segmenti della meccanica agricola, zootecnia, energie rinnovabili, agroforniture, vigneto e frutteto.

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ARIA DI POSITIVITà Un evento che ha respirato aria di positività ma che non deve, per quanto riguarda la meccanizzazione agricola, fare perdere di vista l’attuale situazione produttiva delle nostre aziende. Il consuntivo 2013 indica incrementi di vendite in tutti i maggiori Paesi. Aumenta la produzione italiana spinta dall’export, mentre resta in fase recessiva il mercato nazionale. Si riduce la capacità d’investimento delle imprese agricole nel nostro Paese, e cresce il ruolo dei contoterzisti. Questi i dati diffusi a Verona dalla FederUnacoma, la Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura.


Fiere AGRIMECCANICA IN CRESCITA Dagli Stati Uniti al Sudamerica, dall’Europa fino all’Estremo Oriente la domanda di macchine agricole è in crescita. I dati di vendita diffusi da Agrievolution - l’associazione che riunisce i costruttori dei maggiori Paesi produttori di macchine agricole - indicano nel 2013 un incremento nelle vendite di trattrici del 9% negli Stati Uniti, del 17% in Brasile, del 2% nell’Europa comunitaria, del 2% in Turchia, del 15% in Giappone e del 16% in India, Paese che con 620 mila trattrici assorbite si conferma il primo mercato a livello mondiale. FRANCIA E GERMANIA AL TOP Francia e Germania si impongono sugli altri Paesi con percentuali di crescita superiori rispetto alla media continentale: in Francia le immatricolazioni di trattrici segnano a fine anno un attivo del 10% (42.600 macchine immatricolate) a conferma di un quinquennio formidabile (+46% dal 2009 al 2013); mentre in Germania il mercato chiude a 36.250 macchine, lo stesso quantitativo dello scorso anno, che aveva registrato una crescita del 27%, dopo l’altro vistoso incremento (+26%) avutosi nel 2011. NEGATIVO IL MERCATO ITALIANO In questo scenario internazionale crescono le esportazioni di macchine italiane, che secondo i dati Istat sul

commercio estero segnavano ad ottobre 2013 un incremento complessivo del 5%. Il mercato interno risulta ancora in fase negativa. Le immatricolazioni di trattrici sono scese nel 2013 a quota 19.017 (-1,7% sul 2012), toccando il livello più basso dal dopoguerra. Al calo delle trattrici si aggiunge quello delle trattrici con pianale di carico (motoagricole), che segnano un passivo del 16,7% in ragione di 946 unità immatricolate, e quello del 5,7% per i rimorchi, che si fermano a 9.704 unità immatricolate. La speranza per il comparto è quella che le giornate veronesi siano di buon auspicio per i mesi a venire.

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Notizie dalle aziende

Novità THOR 2014

Per segare, spaccare, oppure segare, spaccare e caricare. Una sola macchina per tanti diversi utilizzi, questa è la novità esclusiva più importante nel settore lavorazione legna da ardere. Una macchina alla portata di tutti perché è universale, costruita su un telaio molto robusto in lamiera stampata DOMEX ad alta resistenza. Tutte le versioni sono provviste di ruote e stabilizzatori più un timone sterzante con ruota frontale pivotante per una facile movimentazione e posizionamento. La capacità di taglio trasversale è notevole, fino 38 cm! Si ottiene con una barra da 16” e una catena 325 lubrificata in automatico ad ogni ciclo. Il taglio è regolabile da 20 a 50 cm, oppure fino a 1 mt in lunghezza; la stessa cosa vale per lo spaccalegna posizionato a fianco del taglio la cui potenza di 12 ton permette di spaccare tronchi in 2 pezzi, oppure 4 e 6 pezzi in un unico ciclo fino a 50 cm di lunghezza (oppure 1 mt. in due cicli). L’accesso alla zona di carico e scarico è libero con elevata visibilità e facilità di movimentazione sia dei tronchi da caricare sia dei tronchi da spaccare; tutto questo rende

facilissimo e sicuro il suo utilizzo anche in presenza di tronchi deformati e contorti (tipico legno del sud Europa), contrariamente a molti macchinari già esistenti ed autorizzati. I comandi e le operazioni di taglio, oppure spaccatura, oppure di spinta per carico, sono in posizione comoda ed accessibile per il singolo operatore. Tutti i comandi sono manuali e meccanici, e garantiscono all’operatore la massima sicurezza durante tutte le varie operazioni di lavoro. È possibile utilizzare la macchina solo per il taglio trasversale, oppure solo come spaccatronchi da 20 cm fino a 1 m, oppure come macchina combinata taglia, spacca e carica. Le versioni disponibili attualmente sono tre: - con motore elettrico 400 Volt per tutte le operazioni, - con motore a scoppio benzina o diesel per tutte le operazioni, - con attacco a 3 punti e presa di forza 540 giri per tutte le operazioni. Sono previste per il futuro versioni carrellate con assali stradali, sospensioni elastiche e ganci traino omologati.

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Notizie dalle aziende

La garanzia dei telescopici di ultima generazione Merlo presenta il nuovo TF42.7, che migliora ulteriormente le caratteristiche di uno dei suoi modelli più venduti Con il nuovo TF42.7, Merlo migliora ulteriormente le caratteristiche e le prestazioni di uno dei suoi modelli più venduti, creando al contempo una nuova famiglia di prodotti chiamata Medium-Duty. Il nuovo TF42.7 mette infatti in mostra il potenziale della nuova filosofia industriale introdotta da Merlo. Verrà offerto con due motorizzazioni (120 HP o 155 HP) e potrà essere equipaggiato con una PTO meccanica (si tratta di un contenuto aggiuntivo rispetto al modello precedente). Su tutti i contenuti trasversali alla gamma saranno disponibili alcune tecnologie brevettate Merlo che ne esaltano prestazioni, sicurezza, comfort, efficienza e versatilità: la cabina sospesa, la traslazione, il livellamento ed il CVTronic. La cabina sospesa è dotata di sistema di sospensioni idrauliche così precise e sensibili che la cabina sembra letteralmente levitare. Tutte le vibrazioni del telaio vengono assorbite dal sistema,

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e l’operatore può concentrarsi sul lavoro in un ambiente confortevole. La sospensione della cabina impatta anche sulla rumorosità riuscendo a ridurla di circa 2db. TRASLAZIONE LATERALE DEL BRACCIO (Brevetto Merlo). La necessità di ottenere la massima precisione in fase di presa/ deposizione di un carico ha spinto i progettisti Merlo a sviluppare sui sollevatori PANORAMIC un sistema integrato di traslazione del braccio telescopico che permette di recuperare un ampio grado di errore quando l’operatore, per i motivi più diversi, non riesce a collocare il carico nella posizione desiderata. Sui modelli che ne sono dotati di serie, la parte superiore del telaio e con essa il braccio telescopico, possono essere traslati lateralmente rispetto all’asse longitudinale della macchina per


Notizie dalle aziende raggiungere con precisione estrema la posizione voluta, tutto ciò senza bisogno di spostare la macchina. NUOVA TRASMISSIONE Un’altra tecnologia fondamentale che sarà disponibile per l’intera gamma è la nuova trasmissione MCVTronic. La nuova trasmissione CVT è costituita da due motori idrostatici: a velocità ridotte, lavorano insieme per consentire la coppia massima (superiore del 6% alle trasmissioni idrostatiche convenzionali); durante le operazioni di trasporto, un motore viene disattivato automaticamente dal sistema per garantire una maggiore efficienza. In questo modo tutta la potenza idrostatica viene trasmessa al motore rimanente, che genera una velocità massima di 50 km/h (limitati poi a seconda delle normative vigenti). Questa soluzione permette un’accelerazione fluida e costante senza interruzione di coppia, anche in condizioni di lavoro gravose, consentendo un risparmio di tempo e un aumento della produttività. COMFORT E ABILITà IN CABINA I nuovi modelli sono dotati di una cabina completamente nuova che vanta una larghezza record di 104 cm: la cabina più spaziosa nella sua categoria. ll cristallo del parabrezza è curvo e consente di vedere il carico movimentato anche quando si trova proprio sopra la testa dell’operatore, alla sua massima altezza. L’ergonomia è stata studiata attentamente, al fine di garantire che tutti i comandi principali siano concentrati all’interno della visuale del conducente in un’area

facilmente raggiungibile ed è previsto un doppio inversore di marcia presente sia sul joystick che sul piantone dello sterzo. Le generose dimensioni della portiera (870 mm) consentono un facile accesso alla cabina; può essere aperta di 180° (con la possibilità di separare l’apertura della parte superiore da quella inferiore) e sbloccata sia dall’esterno che dall’interno utilizzando un apposito pulsante. Il sistema di condizionamento è nuovo e sviluppato secondo gli standard nel settore automobilistico. Sul lato sinistro della cabina è presente una presa d’aria per l’aspirazione di aria pulita. Otto diffusori sono stati opportunamente collocati all’interno della cabina, al fine di garantire una distribuzione uniforme del flusso d’aria. RIDUZIONE DEI CONSUMI FINO AL 18 PER CENTO Il sistema EPD (Eco Power Drive) fornisce tre modi di funzionamento manuale: - Transport & Tow, per ottenere o mantenere un consumo di carburante minimo. - Heavy Load, per ottenere le prestazioni massime durante operazioni particolarmente gravose come lo scavo o la rimozione di neve. - Inching Mode, per manovre in spazi limitati e per un preciso posizionamento del carico. Test pratici hanno mostrato un risparmio di 3.650 litri di carburante su 1.000 ore annue di utilizzo della macchina; ciò rappresenta più di 4.000 euro risparmiati all’anno.

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Ortofrutticoltura

Batterie di reti anti-insetto per combattere la carpocapsa Sperimentato dal Creso un nuovo metodo di lotta contro il “verme delle mele”. è risultato più efficace e meno costoso, rispetto ai sistemi tradizionali. L’idea? Impacchettare i frutteti La carpocapsa (Cydia pomonella) è l’insetto più insidioso per le pomacee. Se non adeguatamente controllata, provoca ingenti danni qualitativi. E’ il cosiddetto verme delle mele, le cui gallerie all’interno della polpa rendono i frutti incommerciabili.

VICOLO CIECO Fino a pochi anni fa la lotta era effettuata con insetticidi, sia di sintesi che naturali, che però alterano l’equilibrio dell’ecosistema. Senza contare che stimolano la comparsa di popolazioni di insetti resistenti, che costringo-

no a rincorrere sempre nuovi agrofarmaci con meccanismi di azione diversi. Un vicolo cieco, che ha spinto i ricercatori a cercare tecniche innovative, efficaci contro la carpocapsa, ma allo stesso tempo sicure per consumatori e agricolto-

ri (spesso ce ne dimentichiamo, ma sono i primi che hanno bisogno di vivere in un ambiente sano). ALT CARPO La confusione sessuale è oggi il metodo biologico più efficace, diffuso sul 62% dei meleti

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Ortofrutticoltura nell’isolare i singoli filari (mono-filare) o interi appezzamenti (monoparcellare) con reti antiinsetto (la maglia è di 2,2 x 5,4 mm). In Piemonte, considerata la diffusione degli impianti coperti da reti antigrandine, di norma si opta per la chiusura dell’intero appezzamento. I vantaggi sono notevoli: compatibilità con l’ambiente, sicurezza alimen-

piemontesi. Il Creso sta però già lavorando su una nuova tecnica – denominata Alt’Carpo – che utilizza barriere di reti anti-insetto. E’ un metodo di lotta fisico/ meccanico, pienamente ecosostenibile e ammesso dai disciplinari di difesa integrata e biologica. INTUIZIONE L’idea è nata in Francia, da un frutticoltore disperato per gli insuccessi degli insetticidi. E’ stata poi sviluppata da una stazione sperimentale che fa parte della rete di ricerca europea cui partecipa anche il Creso.

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Il Creso a sua volta l’ha adattata alle condizioni colturali piemontesi, mettendo a punto una serie di accorgimenti applicativi che stanno rendendo questa tecnica pienamente affidabile. Anche altre regioni italiane stanno iniziando a studiare l’Alt-Carpo, ma i frutticoltori piemontesi hanno un vantaggio competitivo di 1-2 anni. La nuova tecnica si sta ampiamente diffondendo nei nostri frutteti, con notevoli vantaggi ecologici ed economici. FRUTTETI IMPACCHETTATI L’Alt’Carpo consiste


Ortofrutticoltura tare e degli operatori, sostenibilità economica. RESPINGERE I CORTEGGIATORI Come funziona? L’idea è basata su una considerazione empirica: sotto le reti antigrandine l’aggressività della carpocapsa è minore e, di conseguenza, viene adagiata una rete su ogni filare in modo che copra l’intera chioma. Le reti influiscono sul comportamento dei lepidotteri. Prima di tutto impediscono o minimizzano l’entrata degli insetti, provocando una progressiva diminuzione delle popolazioni nel frutteto. Inoltre gli accoppiamenti della carpocapsa sotto

rete sono fortemente ridotti o azzerati. Tra le cause, tuttora oggetto di studio, c’è l’effetto “disturbo” delle reti nella fase del corteggiamento, durante il quale l’insetto predilige la sommità della vegetazione. Questo comportamento è molto più evidente adottando la protezione sulle singole file (monofilare), mentre nel caso del mono-parcellare, più che un’azione di disturbo, si tratta di formare una vera e propria barriera fisica che sbarra l’accesso all’insetto. EFFETTI COLLATERALI POSITIVI Oltre all’efficacia nei confronti della carpocapsa, nell’ambito del

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Ortofrutticoltura riguarda maculatura bruna, ticchiolatura e cocciniglia. Mentre si segnalano gli effetti positivi sul contenimento dei danni da piralide, la riduzione di frutti deformi causati da miridi, sui danni da uccelli.

Progetto AGER finanziato da un consorzio di Fondazione bancarie tra cui la Cassa di Risparmio di Cuneo, il Creso ha esaminato nel dettaglio gli effetti su altre avversità. Non si sono evidenziate differenze sostanziali, rispetto al frutteto senza rete, per quanto

QUANTO COSTA DIFENDERSI DALLA CARPOCAPSA Comparazione uso di rete (Alt-Carpo) e metodo convenzionale (confusione sessuale + agrofarmaci) • SISTEMA ALT-CARPO (costo aggiuntivo alla copertura antigrandine già presente nell’appezzamento) Descrizione

Quantità

Costo unitario

Costo

Rete anti-insetto (2,2 x 5,4 mm) (150 m x 5 m) x2 = 1500 m² (rete laterale) (20 m x 5 m)= 200 m²

2.000 m²

0,35 €/m²

700 €

Manovelle

2

130 €

260 €

Ferramenta varia

/

/

100 €

Manodopera

20 ore

9,30 €/ora

186 €

Utilizzo carro semovente

20 ore

10 €/ora

200 €

COSTO TOTALE

1.446 €

COSTO TOTALE/ettaro stimato (per la durata dell’impianto)

2.300 €

Durata: 15 anni 2.300 Euro/ha:15 anni = 153,33 Euro/ettaro/anno A questo va aggiunta l’applicazione di un primo intervento abbattente (nel sistema mono parcellare). Il costo annuo complessivo ammonta quindi a 246,72 Euro/ettaro/anno • DIFESA TRADIZIONALE (Confusione sessuale, integrata con agrofarmaci) In caso di rischio elevato, oltre all’applicazione della confusione sessuale, si considerano necessari 2 interventi integrativi con agrofarmaci ad azione insetticida (naturali o di sintesi), per un importo complessivo di 452,30 Euro/ettaro/anno CONCLUSIONE Ne consegue la notevole convenienza economica dell’Alt-Carpo sotto il profilo economico, oltre ad efficacia/affidabilità, a minimizzazione dei residui di agrofarmaci e sostenibilità ambientale.

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Attualità

Nei campi, un lavoratore su quattro è straniero I prodotti dell’agricoltura italiana passano nelle mani dei lavoratori stranieri, che rappresentano circa il 25 per cento del numero complessivo di giornate di occupazione del settore. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della presentazione del XXIII Rapporto Immigrazione 2013 di Caritas Migrantes con il ministro Cecilie Kyenge. Sono 320 mila gli immigrati, provenienti da ben 168 diverse nazioni, impegnati regolarmente nelle campagne italiane per un numero complessivo annuale di giornate di occupazione di 25.598.449 nel 2012 (26.190.884 del 2011), pari al 25 (23% nel 2011). ETA’ E PROVENIENZA I lavoratori immigrati impegnati in agricoltura hanno una età media di 35 anni e mezzo e per ben il 72 per cento sono di sesso maschile. I primi 12 paesi di provenienza

rappresentano l’87,2 per cento del totale dei lavoratori stranieri (Romania 117.240, India 27.789, Marocco 26.220, Albania 24.624, Polonia 20.423, Bulgaria 15.100, Tunisia 12.445, Slovacchia 9.893, Macedonia 9.235, Senegal 5.738, Moldavia 5.478, Ucraina 4.722).

Rapporto Immigrazione 2013 di Caritas Migrantes. La Granda è tra le province con più immigrati

DOVE LAVORANO A livello provinciale le prime 15 provincie per numero di lavoratori stranieri assorbono il 50,6 per cento della totalità degli stranieri operanti in agricoltura (Foggia 6,4 per cento, Bolzano 5,7 per cento, Verona 5,3 per cento, Trento 4,2 per cento, Latina 4,0 per cento, Ragusa 4,0 per cento, Cuneo 3,3 per cento, Cosenza 2,8 per cento, Salerno 2,7 per cento, Ravenna 2,6 per cento, Reggio Calabria 2,2 per cento, Forlì-Cesena 2,0 per cento, Matera 1,9 per cento, Brescia 1,8 per cento, Ferrara 1,8 per cento.

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Attualità

Immigrati della frutta, Coldiretti orgogliosa del modello saluzzese I campus di accoglienza dei raccoglitori stranieri della frutta allestiti dalla Coldiretti a Saluzzo, Lagnasco e Verzuolo sono, ad oggi, l’unico esempio in Italia che ha visto la collaborazione attiva tra pubblico e privato per garantire l’ospitalità ai lavoratori, con l’allestimento di moduli abitativi forniti dei comfort di prima necessità, bagni, docce e locali idonei alla ristorazione. MODELLO SALUZZESE «Possiamo orgogliosamente parlare di “modello Saluzzese”», aveva commentato il sindaco di Saluzzo,

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Paolo Allemano, complimentandosi con i dirigenti del sindacato agricolo alla conferenza stampa di consuntivo, il giorno dopo lo smontaggio dei campus: «E’ stata costruita una soluzione applicabile alle esigenze specifiche della nostra realtà – aveva continuato il primo cittadino saluzzese -, d’ora in poi possiamo guardare agli altri modelli, come ad esempio quello del Veneto, senza alcuna soggezione, potendo vantare un successo evidente». SETTANTAMILA EURO L’iniziativa, realizzata con il

contributo della Coldiretti, delle amministrazioni cittadine interessate, della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, della Camera di Commercio di Cuneo e, per la fornitura di coperte, della Parrocchia dello Spirito Santo di Fossano, è costata complessivamente circa 70 mila euro. I tre campus, a partire da metà luglio fino ad inizio novembre, hanno ospitato 150 lavoratori, assunti dalle imprese agricole associate a Coldiretti per la campagna di raccolta della frutta, senza contare che il campus di Saluzzo ha anche fornito il supporto per i servizi di prima neces-


Attualità

I tre campus di accoglienza di Saluzzo, Lagnasco e Verzuolo sono costati 70 mila euro. Paghe sindacali a 5,50 euro all’ora: «Molte segretarie negli uffici guadagnano meno» sità a molti dei 400/600 immigrati accampati nelle capanne abusive vicino al Foro boario della città, in vana attesa di occupazione. RISORSA PREZIOSA «I lavoratori stranieri sono una risorsa preziosa – commentavano Michele Quaglia e Mario Dotto, presidente e segretario zonale della Coldiretti Saluzzo – hanno dimostrato grande serietà in questi mesi, nei campus non si è verificato il minimo disagio o problema. Quando si è proceduto alla verifica delle strutture, con la chiusura dei campi, tutti gli allestimenti erano in buono stato e dai cuscini, alle coperte, alle lenzuola non mancava nulla».

Il campus degli immigrati stagionali a Saluzzo

DUECENTO POSTI L’esperienza ha dimostrato che il bacino di necessità di manodopera straniera per la frutta nel Saluzzese è di circa 200 persone, tenendo conto che per il resto provvedono gli italiani, studenti e disoccupati in primo luogo, tornati a lavorare nei frutteti. «Per l’anno prossimo la strada è tracciata – osservavano Marcello Gatto e Bruno Rivarossa, presidente e direttore di Coldiretti Cuneo -, gran parte del materiale e delle strutture acquistate quest’anno potranno essere riutilizzate. Abbiamo dato una risposta occupazionale e sociale, in piena sintonia con i riferimenti etici del nostro sindacato».

LA POLEMICA SULLA PAGA C’è stato anche chi, tra le fila degli imprenditori agricoli datori di lavoro degli immigrati, non ha rinunciato a togliersi un sassolino dalla scarpa: «Quest’estate ci hanno accusati di sfruttare gli stranieri, di sottopagarli a 5,50 euro all’ora. Vogliamo dire che sono stati rispettati i parametri della paga sindacale e che comunque non si tratta di un compenso da fame, tenendo conto che in genere si lavorava 8/9 ore al giorno. Ci sono fior di segretarie, negli uffici, che guadagnano molto meno, bisogna scriverlo».

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Ortofrutticoltura

La Mela Rossa Cuneo Igp a Berlino per liberarsi dalla burocrazia

La Mela Rossa Cuneo Igp a Berlino

Piemonte ortofrutticolo di scena a Berlino in occasione della ventiduesima edizione di Fruit Logistica, con un open-space di grande effetto. Battezzate e aggregate nella brand-identity “Made in Piemonte”, circa 20 aziende tra le più rappresentative del

territorio regionale sono state protagoniste dell’area espositiva, realizzata grazie al sostegno dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, unitamente al Feasr-Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, con il coordinamento organizzativo di Assortofrutta

Siamo presenti alla FIERA di SAVIGLIANO 14-15-16 marzo

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(l’Associazione dei Consorzi per la valorizzazione e tutela delle produzioni ortofrutticole a marchio collettivo della provincia di Cuneo e del Piemonte), in collaborazione con Fedagri-Confcooperative Piemonte e Cuneo.


Ortofrutticoltura-

Venti aziende tra le più rappresentative del territorio protagoniste dell’area “Made in Piemonte” a Fruit Logistica LA SFIDA DOPO BERLINO Grande soddisfazione, ma anche molte aspettative e responsabilità, come commenta il presidente di Assortofrutta e del Consorzio di Tutela della Mela Rossa Cuneo IGP, Domenico Sacchetto: «Nel dopo-Berlino, l’Igp della Mela Rossa Cuneo punta a una sfida fondamentale per l’economia frutticola Cuneo-piemontese: liberarsi dai “dogmi” burocratici per incentivare l’aggregazione del mondo produttivo e rafforzare la competitività sul mercato nazionale ed estero. Su questo fronte, come sulla partita Expo 2015, il sostegno della Regione Piemonte sarà fondamentale, partendo dal coinvolgimento attivo del mondo ortofrutticolo nella condivisione delle nuove e imminenti politiche di settore».

CRUDO E MADERNASSA Con la “rossa” cuneese, altre due star dell’agroalimentare della provincia Granda hanno conquistato il folto pubblico di operatori in visita: la Pera Madernassa del Roero – promossa in loco dal Comune di Guarene, - e il Prosciutto Crudo Cuneo Dop, offerto dalla storica azienda Carni Dock di Lagnasco (produttore autorizzato dal Consorzio di tutela). Banqueting di alto livello, grazie al servizio dell’Istituto Alberghiero di Dronero – coordinato dal docente Mauro Prato - con una degustazione no-stop dell’agroalimentare cooperativo piemontese a base di salumi, formaggi, specialità sottovetro, dolci tradizionali, vini doc e docg offerti da Fedagri Piemonte.

LA CARICA DEI “NOSTRI” Ecco chi era presente nell’area “Made in Piemonte”, a Berlino: le 4 Organizzazioni di produttori associate Piemonte Asprofrut (Lagnasco), Lagnasco Group (Lagnasco), Ortofruit Italia (Saluzzo) e Albifrutta (Costigliole Saluzzo); Rivoira Spa (Verzuolo); Kiwi Uno (Verzuolo); RK Growers (Saluzzo); Sanifrutta (Costigliole Saluzzo); Aurum Fruit (Costigliole Saluzzo); AsProPat (Castelnuovo Scrivia); Sepo (Revello); Eden Fruit (Saluzzo); Cooperativa Jolly (Verzuolo); Cooperativa Ponso (Saluzzo); VM Marketing – Vanzetti Fruit (Savigliano); F.lli Castellino (Villanova Mondovì); Cascina Valledoglio – Centogum (Neive).

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Ortofrutticoltura

Ortofrutta, Berlino insegna che bisogna unire le forze Come fronteggiare aumento dei costi, concorrenza “sleale”, polverizzazione del mercato, calo dei consumi… Sulla partecipazione dell’ortofrutta piemontese alla fiera internazionale “Fruit logistica” di Berlino è intervenuto il presidente della Cia di Cuneo, Roberto Damonte: «Per crescere bisogna orientarsi sempre di più sui mercati esteri, considerato il calo costante dei consumi interni (-3% in valore nel 2013), e lavorare per una maggiore concentrazione nella filiera, rendendola più equa e trasparente. Il notevole incremento dei costi produttivi, la “concorrenza sleale” delle economie emergenti con bassi controlli fitosanitari, la forte polverizzazione dei soggetti, insieme al calo costante dei consumi interni, stanno incrinando la storica importanza del nostro comparto ortofrutticolo. Ecco perché, per torna-

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re a crescere e ottenere più competitività, occorrono prima di tutto politiche che valorizzino sempre di più l’aggregazione del prodotto perché, solo tramite una maggiore cooperazione e concentrazione nella filiera, ci saranno migliori condizioni e opportunità di affrontare con successo i mercati». FRUTTA PIEMONTESE In Piemonte si coltivano a oltre 50 mila ettari di superficie ad ortofrutta. A farlo sono 18 mila aziende agricole. Tra le eccellenze, troviamo i kiwi, con una media annua di 850 mila quintali (pari al 20% dell’intera produzione italiana), le pesche nettarine, con 1,5 milioni di quintali (pari al 9% dell’intera produzione italiana), le mele, con 1,45 milioni di quintali (il 7% produzione italiana). Tali prodotti vengono apprezzati in tutto il mondo, tanto è vero che il Piemonte esporta all’estero circa l’85% dei kiwi e circa il 65% di mele e pesche, per un valore stimato intorno ai 350 milioni di euro (circa l’8% dell’export agroalimentare piemontese).


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L’agricoltura può creare centomila posti di lavoro Documento di Agrinsieme al Governo per favorire l’incremento di un’occupazione stabile e di qualità nel settore primario Agrinsieme, il coordinamento tra Confagricoltura, Cia e Alleanza delle cooperative dell’agroalimentare, ha presentato al Governo e al mondo politico una piattaforma articolata di analisi e proposte per favorire l’incremento di un’occupazione stabile e di qualità. Nel documento si esprime un giudizio positivo sul decreto, firmato la scorsa settimana, sulle assunzioni congiunte che rappresenta un primo passo positivo, ma che deve far parte di un approccio strutturato ai temi del lavoro agricolo. INTERVENTI A LARGO RAGGIO Le misure individuate da Agrinsieme rappresentano

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una proposta complessiva e sistematica di revisione delle politiche sul lavoro mirate all’agricoltura, con interventi di largo raggio, che vanno dagli incentivi alla nuova occupazione, alle misure per la stabilizzazione dell’occupazione, ai miglioramenti da apportare agli ammortizzatori sociali, allo sviluppo della formazione, alla semplificazione degli oneri amministrativi, all’efficacia dell’azione ispettiva. Dall’attuazione degli interventi indicati, Agrinsieme stima la creazione di 100 mila posti di lavoro, che costituiscono un contributo significativo – si legge nel documento – che il settore agricolo vuole portare alla crescita e allo sviluppo dell’occupazione nel nostro Paese.


Notizie dalle aziende

A proposito di trattori che saltellano… Ressia & Compiani di Fossano risolve il problema dell’accoppiamento non idoneo dei pneumatici Oramai i trattori agricoli adempiono a piu’ compiti. Sempre piu’ le nostre strade sono percorse da motrici agricole che vengono impegnate, data la loro versatilità, da traino rimorchi o per spostamenti tra le varie aziende. Capita, osservando il comportamento di queste motrici agricole, di notare che l’avanzamento sull’asfalto sia caratterizzato da sobbalzi piu’ o meno evidenti che rendono la guida del mezzo estremamente scomoda e fastidiosa per l’operatore. Purtroppo le partenze sempre piu’ elevate e le lunghezze del passo sempre piu’ ridotte, contribuiscono in buona parte a queste vibrazioni. La causa principale di queste vibrazioni è però dovuta principalmente all’accoppiamento non idoneo, o fatto in modo superficiale dalla catena di montaggio in fase di allestimento del trattore, degli pneumatici con i canali dei cerchioni su cui sono montati.

Le piccole imperfezioni degli pneumatici e/o dei cerchioni, specie se concomitanti, provocano inesorabilmente all’aumentare della velocità un incremento delle frequenze, dei sobbalzi e quindi delle vibrazioni. Un programma distribuito da una software house olandese, accoppiato ad un misuratore/comparatore micrometrico permette di ovviare a questi inconvenienti, calcolando al decimo di millimetro, la migliore posizione degli pneumatici sui cerchi al fine di ridurre al minimo eventuali eccentricità. Un intervento simile si risolve nell’arco di una mezza giornata e garantisce nel tempo un corretto utilizzo delle ruote del trattore. Nel 2013 la ditta Ressia & Compiani di Fossano, unica in Piemonte e Nord Ovest Italia, ha effettuato oltre 150 operazioni di questo tipo ottenendo successi riconosciuti sulla totalità degli interventi.

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Fiere

Il forum dei produttori di macchine agricole

I costruttori di macchine agricole a Savigliano

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Fiere

Venerdì 7 marzo a Savigliano la tavola rotonda sul futuro della meccanizzazione. Piemonte leader dell’agrimeccanica nazionale Confartigianato Cuneo e Arproma (Associazione revisori e produttori macchine ed attrezzature agricole) organizzano, nell’ambito della Fiera della meccanizzazione agricola di Savigliano, una tavola rotonda dal titolo “Il futuro della meccanizzazione agricola”, che si svolgerà venerdì 7 marzo 2014, alle 20.30, presso la Crusà Neira. I PROTAGONISTI Ai lavori prenderanno parte: Domenico Massimino, presidente provinciale Confartigianato Imprese Cuneo; Luca Crosetto, presidente Arproma; Sandro Liberatori, direttore Enama (Ente nazionale per la meccanizzazione

agricola); Renato Delmastro, CNR – Imamoter (Consiglio nazionale di ricerca – Istituto per le macchine agricole e movimento terra); Mario Fargnoli, Ministero per le Politiche Agricole. AGRIMECCANICA LEADER Tema cardine dell’incontro, la meccanizzazione agricola, che a tutt’oggi rappresenta uno dei settori più importanti per la regione Piemonte e per la provincia di Cuneo, prime a livello nazionale per quantità prodotta e fatturato generato; si evidenzia peraltro che l’Italia si attesta come secondo produttore al mondo dopo gli Stati Uniti.

DI COSA SI PARLERà Si parlerà quindi di internazionalizzazione, normativa vigente, revisioni delle macchine agricole, nuove forme di sviluppo e sostegno dei mercati per questo importante comparto, da sempre collegato a quelle salde tradizioni che, partendo da un’importante sviluppo agricolo su tutto il territorio, attraverso la manualità e l’ingegno di tanti piccoli imprenditori, sono sfociate nella produzione di macchine ed attrezzature per l’agricoltura di altissima qualità e universalmente apprezzate.

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Ottimismo sul mercato della patata, ma il consumo in Italia continua a calare Decisamente sotto la media i risultati del 2013, annata anomala, mentre il trend per il futuro è positivo Il Servizio economico regionale di Coldiretti commenta l’andamento del mercato pataticolo del 2013, evidenziando che l’annata trascorsa non dovrebbe essere considerata come riferimento per la pataticoltura italiana, e di riflesso per quella europea ma, al contrario, un’eccezione a partire dalle caratteristiche produttive del prodotto, decisamente sotto la media. Nonostante le diminuzioni di produzione del Nord Europa, specialmente per quanto riguarda il bacino tedesco, insieme alle difficoltà di gestione colturale del prodotto per il bacino interno, per via delle avversità

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meteorologiche, il trend di mercato può comunque definirsi positivo. PIAZZA INTERNA Quello che preoccupa maggiormente è piuttosto il dato negativo che giunge dal costante calo dei consumi di patate sul mercato interno e che trova le sue concause sia nella rigida situazione congiunturale, sia nell’andamento climatico. Quotazioni di mercato: nella seduta della Borsa patate di Bologna del 30 gennaio, sono state illustrate le quantità in decumulo delle giacenze relative al contratto quadro regionale.

Le giacenze rilevate sono al minimo storico per il tavolo del tavolo e sono di circa il 20% inferiori rispetto alla media. Ciò per via principalmente della qualità eccellente che ancora si trova nel prodotto stoccato. Al termine della seduta di Borsa sono stati confermati i prezzi precedenti, quali riferimento per il prodotto confezionato, franco arrivo, sovra imballo incluso: Confezioni da 2 e da 2,5 Euro/kg 0,82; Confezioni da 1,5 Euro/ kg da 0,85; Confezioni da 5 kg Euro/ kg da 0,70.


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Attualità

Banda larga via satellite Nuove opportunità in Granda Eutelsat Italia ha incontrato le associazioni di categoria provinciali per abbattere le barriere di accesso alla rete sia “un canale ancora poco sfruttato dalle imprese italiane. Basti pensare che oggi, a livello nazionale, soltanto il 34% delle nostre aziende ha un proprio sito internet e appena il 13% lo utilizza per fare e-commerce”.

Con l’intento di favorire la diffusione della banda larga via satellite presso le piccole e medie imprese ancora non coperte da tale servizio (digital divide), nel salone d’onore dell’ente camerale si è tenuto un incontro tecnico di Eutelsat Italia con le associazioni di categoria provinciali. NUOVO SATELLITE Eutelsat - terzo operatore satellitare mondiale, primo in Europa e unico a livello nazionale in grado di garantire la copertura su tutte le aree geografiche della penisola - è dotato di un’infrastruttura tecnologica basata sul Ka-Sat, ovvero un satellite di ultima generazione specializzato per

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i servizi di banda larga che permette il superamento di quelle barriere che ancora oggi impediscono la connessione a Internet. DIGITAL DIVIDE Grazie al satellite, la banda larga diventa accessibile anche nelle zone non ancora raggiunte dalla fibra, permettendo alle PMI di superare il “digital divide” che ancora oggi ne limita fortemente la competitività, con una soluzione tecnologica di immediata e facile attivazione, senza bisogno di effettuare scavi per il passaggio di fili. Ad aprire l’incontro, il presidente camerale Ferruccio Dardanello che ha sottolineato come l’offerta satellitare

ENTRARE IN RETE Grazie ai nuovi sistemi di trasmissione dati, le nostre aziende potranno raccogliere la sfida digitale operando in rete con il mondo laddove sono localizzate, senza dover prendere in considerazione eventuali trasferimenti. Elia Mariani, responsabile formazione di Eurosatellite, distributore di Eutelsat, ha illustrato i dettagli relativi all’installazione e altri fondamentali aspetti come l’assistenza fornita agli utilizzatori, i costi del kit satellitare (costituito da antenna e modem) e del canone mensile di abbonamento, aspetti agevolati dalla convenzione Unioncamere/Eutelsat. Per l’attivazione del servizio, Eutelsat si rivolge a distributori autorizzati sul territorio che provvederanno al montaggio della strumentazione e alla consulenza per la scelta del profilo di abbonamento maggiormente adatto alle esigenze di ogni singola azienda.


Zootecnia

Latte italiano ce n’è sempre meno Ma la proposta dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari di ridurre del 10 per cento il prelievo supplementare confligge con la normativa europea I dati del Sian confermano che in Italia la produzione di latte è in continua flessione. Al 30 novembre 2013, la produzione nazionale, pari a 6.981.381 tonnellate, ha fatto

registrare una riduzione di circa 120.000 tonnellate rispetto alla campagna dello scorso anno, quando già non si era superata la quota assegnata al nostro Paese. Il settore è da

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Zootecnia

tempo in difficoltà. I margini di guadagno per gli allevamenti restano bassi. Il vice presidente regionale della Cia del Piemonte Lodovico Actis Perinetto, dopo aver sottolineato che il recente accordo sul prezzo del latte alla stalla raggiunto in Lombardia (44,5 cent/litro) è molto importante perché storicamente fa da traino a quelli nelle altre regioni, ha chiesto all’assessore Sacchetto la convocazione urgente di un tavolo regionale per sollecitare l’industria lattiero casearia piemontese ad

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applicare anche nella nostra Regione il prezzo stabilito in Lombardia. L’INDICE 2011/2012 «Prendo atto delle richieste di convocazione di un tavolo regionale – ha risposto l’assessore Sacchetto – utile a riflettere sinergicamente con le parti coinvolte sulle strategie da adottare in Piemonte. Credo non sia un caso che l’indice impiegato nella campagna 2011/2012, che ha rappresentato il prezzo ufficiale nella nostra Regione dal 1 aprile 2011 al 31 marzo 2012, nel mese di

dicembre 2013 abbia registrato un dato pari a 0,43851 euro al litro, confermando un trend in crescita nel corso degli ultimi mesi e mantenendo dunque tutta la sua attualità e correttezza rispetto a specifici momenti del mercato del latte. Le evoluzioni del mercato a livello mondiale e la fine del regime delle quote fra poco più di un anno, devono stimolare riflessioni approfondite finalizzate all’individuazione di prospettive operative». RIDURRE IL PRELIEVO L’Alleanza delle cooperative

agroalimentari, visto che la quota nazionale di produzione di latte non sarà superata nemmeno quest’anno, ha avanzato al Ministero delle Politiche agricole la proposta ridurre del 10% l’ammontare del prelievo supplementare per la campagna in corso. In questo modo gli allevatori potrebbero agevolmente aumentare la produzione al fine di contenere i costi. La proposta però confligge con la normativa Ue, in quanto l’entità del prelievo è fissato dalla Ue e non può essere modificata dagli Stati Membri.


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Zootecnia

Latte, cresce l’interesse dei compratori, Coldiretti mette in guardia dalle avventure Secondo il sindacato, la corsa all’accaparramento del prodotto esporrebbe gli allevatori a scelte rischiose per il futuro: «Adesso tutti vogliono comprare, ma da giugno in poi cosa succederà?» Gli allevatori piemontesi sono presi d’assalto da compratori di latte, alcuni storici, altri improvvisati, che cercano partite di prodotto particolarmente appetibili, sia in termini di quantità che in termini di qualità. Questo succede, perché in questi mesi, pare che la produzione di latte sia scarsa e leggermente inferiore alla richiesta. Di qui, anche, la richiesta all’assessore regionale all’Agricoltura di convocare il tavolo di

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trattativa. Questo improvviso interesse per il latte piemontese deve far riflettere gli imprenditori agricoli. INTERESSE SOSPETTO La sensazione, a detta di Coldiretti, è che si tenda da parte di questi compratori ad accaparrarsi delle partite di latte con un prezzo sicuramente interessante fino a giugno. E poi? Il rischio è di essere vincolati da un contratto che finisce


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Zootecnia tra un anno o forse anche più il cui prezzo da giugno in poi potrebbe essere ritoccato al ribasso, anche perché tanto il latte, il compratore ce l’ha in mano. Coldiretti ha quindi invitato i propri allevatori associati ad effettuare analisi economiche approfondite, prima di avventurarsi in situazioni che potrebbero rivelarsi antieconomiche. MONITORARE I PREZZI Nello stesso tempo, Coldiretti Piemonte ha chiesto alla Regione di effettuare un monitoraggio dei prezzi pagati agli allevatori dai caseifici del Piemonte, per conoscere le tipologie contrattuali che vengono adottate e avere un quadro esaustivo, che potrà essere utile in eventuali tavoli di trattativa regionale. «In particolare – evidenziano

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Bruno Rivarossa, direttore Coldiretti Piemonte, e Franco Ramello, responsabile Servizio Economico Coldiretti Piemonte - è importante capire quante e quali di queste imprese acquirenti applicano forme contrattuali legate alla indicizzazione del prezzo del latte». Un’analisi conoscitiva ed una conseguente fotografia della realtà possono essere estremamente utili e propedeutiche a qualsiasi tipologia di futuro confronto tra gli attori della filiera, per un comparto, che nella nostra Regione rappresenta il 10% della produzione nazionale. INDICIZZATO A 45 CENTESIMI «In Piemonte - osserva Coldiretti in un comunicato -, il prezzo indicizzato adottato dal contratto Compral Latte con Inalpi – Ferrero, si è rivelato

uno strumento che tiene conto dei costi di produzione degli allevatori, tanto che l’attuale indice ha portato ad una liquidazione media di 45 centesimi il litro al netto dei costi di trasporto, ben 0,5 centesimi in più del prezzo Lombardia. Inoltre, va rimarcato che il prezzo Lombardia pari a 44,05 centesimi scade a giugno 2014, mentre quello Compral Latte – Inalpi – Ferrero scadrà nel 2017, ovvero tra tre anni. La differenza sta nel fatto che mentre l’indice rende l’impresa agricola autonoma dall’acquirente ed il prezzo è frutto di regole certe, gli altri contratti sono il risultato del momento e non danno garanzie di continuità. Ogni socio imprenditore è ovviamente libero di fare tutte le valutazioni che ritiene».


Zootecnia

Tutelare il latte di montagna dopo l’abolizione delle quote

La Commissione Agricoltura del Parlamento europeo ha approvato una relazione sul mantenimento della produzione in quota La Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha approvato una relazione sul “Mantenimento della produzione del latte nelle zone di montagna e nelle zone svantaggiate dopo la scadenza del regime delle quote latte”. «E’ un intervento – commenta il direttore della Cia di Cuneo, Igor Varrone – che abbiamo sempre

caldeggiato, consci della ricaduta che avrà nel settore lattierocaseario di montagna, in vista dell’abolizione delle quote latte nel 2015, che causerà probabilmente distorsioni del mercato nel settore lattierocaseario, soprattutto nelle zone più svantaggiate. Per assicurare un futuro stabile al settore, evitare l’ulteriore spopolamento delle

aree rurali e la relativa riduzione del presidio territoriale con le note conseguenze negative dal punto di vista economico ed ambientale, occorre intraprendere misure a livello europeo. Servono misure separate, visto che la produzione di latte é di fondamentale importanza per quelle zone». «Il latte e la trasformazione del prodotto in montagna -

osserva il direttore della Cia cuneese - è spesso l’unica fonte di reddito, la comunità locale dipende fortemente dal settore lattiero-caseario e, di conseguenza, la normativa deve essere valutata in modo diverso rispetto a quella di pianura». L’auspicio è che le buone intenzioni si traducano in azioni legislative concrete, prima che sia troppo tardi.

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Zootecnia

Accordo sulle filiere avicola e suinicola È stato firmato a Roma, nella sede di Confagricoltura, un protocollo di collaborazione tra la Confederazione agricola ed Unaitalia, l’associazione che rappresenta le filiere zootecniche delle carni e delle uova. Il risultato è stato raggiunto grazie anche al contributo della Confagricoltura di Cuneo che, con Oreste Massimino, presidente nazionale della Sezione Avicola dell’associazione, è intervenuta in maniera decisiva al raggiungimento dell’intesa. UN ANNO DI LAVORO «Con Unaitalia c’è stato uno scambio molto fitto di colloqui in questi mesi, intavolato in maniera importante durante il convegno ‘I piaceri della carne’ che abbiamo organizzato a Savigliano il 14 marzo dello scorso anno – sottolinea

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Zootecnia

Siglata a Roma l’intesa tra Confagricoltura e Unaitalia sulle comuni strategie del settore. Una collaborazione nata un anno fa al convegno di Savigliano Massimino -; hanno fatto seguito, poi, numerosi incontri a Roma tra i massimi vertici della Confagricoltura e i rappresentanti di Unaitalia fino ad arrivare a questa intesa». OBIETTIVI COMUNI Grande e reciproca soddisfazione è stata espressa dal presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, e dal presidente di Unaitalia, Aldo Muraro, per un accordo che si ripromette di rafforzare e consolidare le relazioni già in corso da tempo tra le due realtà associative, con l’obiettivo di mettere insieme risorse ed iniziative di tutela e valorizzazione delle filiere zootecniche, in particolare di quella avicola e suinicola.

«È un importante risultato - ha dichiarato il presidente Muraro - che consentirà di focalizzare e mettere a punto strategie comuni tra rappresentanze che perseguono gli stessi interessi e che, facendo squadra, potranno ottenere più ambiziosi traguardi». Ugualmente positivo il giudizio del presidente Guidi: «Un nuovo importante accordo che rafforza i legami tra allevamento e trasformazione, che hanno caratterizzato i successi produttivi e commerciali della nostra filiera avicola e che offre importanti sviluppi strategici anche per il comparto suinicolo».

l’ambito sindacale sia quelli tributario, legale, previdenziale, tecnico, ambientale ed economico, consentirà di definire linee comuni d’azione su tutti i dossier di maggiore interesse, come ad esempio la messa a punto di strategie concordate per la previsione di misure di finanziamento degli allevamenti avicoli e suinicoli all’interno della programmazione della nuova Pac. Confagricoltura e Unaitalia daranno vita ad un coordinamento delle rispettive rappresentanze ai tavoli di lavoro regionali, nazionali e comunitari, allo scopo di collaborare univocamente per i comuni interessi.

I CAMPI DI AZIONE L’accordo, che interesserà sia

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Attualità

Dalle strade togliamo lo smog, non la frutta! La condanna di un venditore che esponeva le cassette sul marciapiede pone la questione della salute e non certo quello di ostacolare il consumo di cibi sani come l’ortofrutta che sono necessari per la salute dei cittadini. Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 sono crollati al minimo da inizio secolo, con le famiglie che hanno messo oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000. Le famiglie hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta, al di sotto dei 400 grammi al giorno che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia per mantenersi in forma.

Dalle strade delle città non vanno tolte le cassette di frutta ma lo smog, che non danneggia solo i prodotti alimentari, ma anche la salute degli italiani che in un caso su cinque dichiarano di avere problemi respiratori favoriti dal peggioramento della qualità dell’aria che si è verificato negli ultimi 10 anni, secondo il recente studio europeo pubblicato su Lancet Oncology e confermato anche da Legambiente. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la senten-

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za della terza sezione penale della Cassazione che ha confermato la condanna alla pena dell’ammenda inflitta dal tribunale di Nola a un uomo che, come fanno molti suoi “colleghi” in tutte le città e i paesi, esponeva tre cassette di frutta in bellavista sul marciapiede all’esterno del suo negozio. CONSUMI INSUFFICIENTI L’obiettivo - sottolinea la Coldiretti - deve essere quello di rimuovere le cause dell’inquinamento nelle città

CENTRI COMMERCIALI La sentenza della Cassazione rischia però anche di favore i grandi centri commerciali e accelerare nei centri urbani la chiusura dei piccoli negozi alimentari che hanno fatto segnare un calo record delle vendite del 3 per cento nel 2013. Un fenomeno che - sottolinea la Coldiretti - oltre ad effetti economici ed occupazionali determina un impatto negativo legato alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani.


Notizie dalle aziende

Eurotunnel srl risolve in fretta (e bene) le necessità di spazio degli allevatori

La testimonianza di un’azienda agricola toscana, che ha abbandonato il progetto della stalla in muratura Giancarlo è il titolare di un’azienda agricola in quel di Cinigiano (Gr). Una stalla con un centinaio di bovini di razza Chianina e la pressante necessità di nuovi spazi per gestire al meglio la mandria. Come molti allevatori nelle sue condizioni, dovendo edificare in casa propria, sui propri terreni, un nuovo ricovero per il bestiame, si è messo all’opera, ottenendo dal suo Comune, dopo varie vicissitudini, l’approvazione di un progetto per la costruzione di una nuova struttura in muratura. Ma i tempi per l’effettiva realizzazione del nuovo fabbricato si sono allungati e così Giancarlo ha preferito rivolgersi ad Eurotunnel Srl, l’azienda di Giavera del Montello (Tv) famosa per i suoi tunnel amovibili o fissi, dotati di intelaiatura in acciaio zincato e sistema di ancoraggio al suolo brevettato. Strutture decisamente più economiche di quelle in muratura, ma altrettanto resistenti, rapide da installare e che non necessitano

di fondamenta in cemento armato o di particolari concessioni edilizie. Nel caso di Giancarlo, il nuovo capannone è stato montato al di sopra di una preesistente platea, mentre per quanto riguarda gli adempimenti burocratici il suo Comune ha chiesto addirittura la relazione antisismica, peraltro già disponibile per il precedente progetto in muratura. Le maestranze di Eurotunnel sono entrate in azienda e il nuovo capannone è stato velocemente montato. Posizionato nelle immediate vicinanze della stalla, esso è adibito per un terzo a fienile e per i rimanenti due terzi ospita i box utilizzati come sala parto e come infermeria. A distanza di alcuni mesi dal “battesimo del fuoco” della nuova struttura, la soddisfazione in casa di Giancarlo è palpabile. I prodotti Eurotunnel stanno rispondendo perfettamente alle aspettative.

Presente in fiera a Savigliano

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Notizie dalle aziende

Colombardo, nuove tecnologie: spollonatrici idrauliche Gruppo Spollonante Idraulico R24 per vigneti con flagelli in gomma. Il Gruppo Spollonante Idraulico R24 più essere composto da un solo rullo per operare su allevamenti a spalliera con capo a frutto basso oppure a doppio rullo per l’impiego su allevamenti a Cordone Alto e GDC. E’ disponibile inoltre il kit spollonatore idraulico ribaltabile, ad un solo rullo, per la pulizia della curvatura alta idonea per allevamento a GDC (può anche essere utilizzato sulla parte bassa della pianta). Tutti i gruppi possono essere applicati sui telai delle nostre cimatrici o su porta attrezzi posteriori (vedi immagini a lato).

Gruppo Spollonante Idraulico R16 scavallante per vigneti Il gruppo spollonante idraulico è stato studiato per operare su allevamenti a Gujot e cordone speronato basso. Può essere applicato sui telai delle nostre cimatrici o su porta attrezzi retroportato. Il gruppo posizionato su telaio scavalcante a Tunnel (vedasi immagine), raggiunge una produttività di 7 km/h c.ca; l’altezza di lavoro è compresa tra i 300 mm e gli 800 mm c.ca (altezza di lavoro utile sul fusto 500 mm c.ca). La larghezza di lavoro è variabile idraulicamente come anche la struttura verticale del telaio scavallante. Adatto per operare su vigneti disposti a rittochino e a giropoggio regolari.

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Ortofrutticoltura

Kiwi, la batteriosi non si placa. Al vaglio la riconversione dei frutteti I tecnici ortofrutticoli della Confederazione italiana agricoltori valutano le possibili vie di fuga verso mele e pesche, tra costi di reimpianto e prospettive di mercato Produttori e tecnici della Cia hanno fatto il punto della situazione del comparto kiwi in provincia di Cuneo. Ne parlano il responsabile del Gruppo di Interesse Economico del settore ortofrutticolo, Livio Pautassi e il tecnico zonale Giovanni Cordero. «La situazione che stanno vivendo i frutticoltori di kiwi è, purtroppo, molto seria», confermano entrambi. CONTAMINAZIONE TOTALE? «La mancanza di una soluzione tecnica in grado di contrastare efficacemente la batteriosi – rileva Cordero - fa temere la contaminazione totale

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nei prossimi anni e la scomparsa della coltura nella nostra provincia. Sono, infatti, già più di mille gli ettari che sono stati estirpati, il 25 % dell’intera coltivazione (5.000 ettari) in Piemonte, di cui la maggior parte nel cuneese. Il batterio si sta dimostrando invincibile, capace di sviluppare continue mutazioni, un microrganismo incredibilmente dinamico, subdolo, in grado di vivere nel terreno, sulla pianta, sui rami di potatura ed anche di vivere latente sulla pianta per alcuni anni, senza che questa presenti sintomi della malattia e poi fare la sua ricomparsa distruggendo gli impianti».


Ortofrutticoltura LE ALTERNATIVE AL KIWI Aggiunge Pautassi: «Siamo interpellati sempre più sovente da produttori che ci chiedono valutazioni e consigli sulle possibili alternative colturali, fermo restando l’indispensabilità di non uscire dal comparto frutticolo». Con cosa sostituire il kiwi, con il pesco, con il melo? «La maggior parte dei pescheti piemontesi (circa 6 mila ettari) è in Provincia di Cuneo ed a favore di questa alternativa – rileva il responsabile Gie ortofrutta – non ci sono molti elementi, a cominciare dal prezzo realizzato negli ultimi anni che non sempre è riuscito a coprire i costi di produzione. Va meglio la situazione melicola che in Piemonte ha un’estensione di 5,4 mila ettari». I VANTAGGI DELLE MELE SULLE PESCHE «Ci sono almeno due punti di forza a vantaggio della mela – informa Cordero -. Il primo di natura squisitamente agro-

nomica, legato al fatto che il reimpianto del melo sul kiwi ha ottime prospettive grazie alla fertilità residua del terreno (pari anche al 90-95%). In più il kiwi non rilascia tossine che intaccano il melo, vi è una completa eliminazione delle radici durante l’estirpo e il terreno mantiene una fertilità ottimale. Il secondo di natura più commerciale, legato al fatto che in Piemonte, ed in particolare nel cuneese, vi è la più alta densità di ettari coltivati con varietà di mele rosse (a cominciare dall’Igp riconosciuta alla “mela rossa Cuneo”). IL MERCATO DELLA “ROSSA” Si tratta di un tipo di mela il cui successo è indiscutibile nei paesi esteri, i quali preferiscono un frutto colorato. Il 65% della produzione melicola piemontese, infatti, viene venduto in particolare nei paesi del Medio Oriente, Golfo Persico, dell’Estremo Oriente (Taiwan, Malesia, Indonesia), ma anche in Nord Africa (Libia, Egitto, Marocco, Tunisia) e più recentemente in Brasile.

Orientali e arabi apprezzano molto le mele rosse e dolci. L’80% della produzione di cultivar rosse (Gala, Fuji, Braeburn, Red Delicious) viene esportata». MA I COSTI SONO ALTI «Purtroppo – precisa Livio Pautassi – impiantare un meleto e gestirlo non ha costi da poco, ci vogliono quasi 50 mila euro ad ettaro per allestire un nuovo impianto per poi attendere 3 anni prima dell’entrata in produzione. Una valutazione economica effettuata dal CReSO ha calcolato in 120 milioni di euro il costo di sostituzione a meleto di 1.000 ettari di kiwi e di 600 milioni di euro la sostituzione dell’intera coltura piemontese. Una cifra che spaventa e che, dato per scontato che i produttori da soli non hanno la forza economica per sostenere la riconversione, nessun ente pubblico oggi è in grado di coprire, anche solo in parte».

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Zootecnia

C’era una volta la montagna dei pascoli e dei pastori Dal dopoguerra sino ad oggi sulla montagna si è assistito a un continuo decremento demografico, basta passeggiare per i sentieri alpini per vedere che ormai molte frazioni e borgate sono abbandonate e cadono in rovina, i pascoli e le malghe si vanno riducendo per fare spazio a vegetazione arborea, abeti, arbusti ecc. ALPEGGI INDIFESI Tutto questo è la conseguenza di una politica agricola e ambientale che non ha voluto difendere la permanenza e il reddito delle popolazioni rurali montane. Non si sono attivate

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misure e leggi virtuose che incentivassero l’accorpamento dei terreni e la loro coltivazione, non si sono, se non in modo marginale, incentivate azioni di miglioramento del territorio agricolo. Al contrario, si è tentato di rinaturalizzare le superfici, incentivando la loro trasformazione da coltivate in boschi, per aumentare le aree forestali. AGRICOLTURA INTENSIVA Erano gli anni in cui la politica a vari livelli, cominciando dall’Europa sino alla Regione Piemonte, perseguiva l’obbiettivo del reddito attraverso


l’agricoltura intensiva, aumentando le rese a ettaro e cercando di ridurre i costi attraverso l’aumento dei corpi aziendali, concedendo incentivi sulle quantità prodotte. Una logica che ha imposto la repentina scomparsa delle piccole aziende, con la destrutturalizzazione della civiltà rurale montana, che non reggeva il confronto competitivo. In pochi anni è venuta a mancare

un’ampia fetta di territorio coltivato e mantenuto efficiente con manutenzioni periodiche a muretti a secco, canali, scoli e che con la rinaturalizzazione ha dato il via a fenomeni franosi. NUOVA PAC Ora guardiamo alla Politica agricola comune europea del futuro, che nelle intenzioni dei legislatori sarà

improntata alla salvaguardia e tutela dell’ambiente e del territorio, con contributi che non premieranno più le produzioni, ma andranno agli agricoltori che hanno cura dell’ambiente. Ci sarà un premio base a superficie uguale per tutte le aziende, a cui si assommeranno incentivi per il verde ecologico (aree naturalizzate, lotta integrata e biologica ecc), più altre maggiorazioni per giovani, e

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Zootecnia alle aree svantaggiate. Si suppone che una superficie a pascolo percepirà, visto il sommarsi di più qualità (premio superficie + aree naturali + aree svantaggiate), un premio a ettaro uguale o maggiore di un ettaro di mais o riso di pianura. CRESCE L’INTERESSE Con questi presupposti, le grandi superfici montane a pascolo cominciano ad interessare le grandi imprese. Quelle che prima erano fonte di reddito per malgari locali, stanno diventando aree di predazione di imprese con sede legale anche in altre Regioni italiane, che da qualche campagna agricola hanno capito che devono diventare affittuari degli alpeggi con i pascoli annessi per ricevere nel 2014 i titoli della nuova PAC. Le conseguenze immediate sono state: affitti aumentati anche del 500%, incapacità di queste aziende di gestire gli animali sui pascoli per mancata esperienza delle maestranze poste a controllo degli animali,

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Gli effetti della politica agricola e ambientale sulla gestione degli alpeggi, sempre più minacciati dalle speculazioni con morie sopra la media delle greggi, deterioramento ed erosione del pascolo per la mancata turnazione degli animali sulle superfici. QUALI CONSEGUENZE Le conseguenze nel prossimo e lungo periodo: perdita delle popolazioni della tradizione legate alla monticazione per spodestamento da

parte di queste imprese, diminuzione delle aree pascolabili (chi percepisce il pascolo non come fonte di reddito, ma per il premio, non è incentivato a migliorarlo nelle produzioni e ad ampliare le aree pascolabili), erosione delle superfici con conseguente dissesto idrogeologico e ultima, ma non ultima, una perdita del pascolo come momento edonistico legato al turismo. Chi ci perde da questa politica? Senza dubbio i primi sono i pastori tradizionali, gli indigeni, quelli che hanno tutelato e salvaguardato il territorio sino ad oggi con pochi mezzi in riserve che non interessavano a nessuno per gli scarsi margini di redditività, ma poi a cascata tutti noi, come fruitori dell’ambiente. Chi ci guadagna? Le grandi imprese, che possono permettersi di pagare affitti ingenti; e, a prima vista, anche i proprietari dei pascoli, a iniziare dalle amministrazioni comunali.


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Sbloccata la riserva del moscato d’Asti

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Enologia La Regione Piemonte ha sbloccato i 5 q/ha di riserva della vendemmia 2013 proposta dal Consorzio per la Tutela dell’Asti.«Riteniamo che questa possa essere un’opportunità di crescita per le nostre aziende – commenta Roberto Cabiale, vicepresidente Coldiretti Piemonte e membro di Giunta regionale con delega al settore vitivinicolo - e di inserimento sul mercato di ulteriori quantitativi di una DOCG che tutto il mondo ci invidia». Coldiretti Piemonte aveva

Moscato -, portando la resa a 100 quintali per ettaro. Per i produttori di uva lo sblocco equivale ad un incasso in più di circa 500 euro/ettaro di vigneto». QUOTA CENTO MILIONI DI BOTTIGLIE Il blocage/deboclage è un meccanismo previsto dal Decreto Legislativo 61/2010. Il Decreto stabilisce che un prodotto può essere destinato a riserva vendemmiale e successivamente sbloccato con provvedimento regionale

Opportunità di crescita per le aziende. Si calcola un incasso in più di circa 500 euro per ettaro di vigneto avallato la richiesta avanzata dal Consorzio per la Tutela dell’Asti “in considerazione dell’andamento di mercato che ha visto un trend positivo utile a tutto il comparto e vista la considerevole riduzione delle giacenze”. Analogo parere favorevole è stato espresso da Agrinsieme Moscato: «L’uva potrà ora essere rivendicata a pieno titolo come produzione a docg – osserva Carlo Ricagni, rappresentante della Cia nella Commissione paritetica del

per soddisfare esigenze di mercato. Così è avvenuto, con soddisfazione di tutti. Secondo i dati del Consorzio di tutela dell’Asti Docg, nel 2013 l’imbottigliato è balzato del 10% a 74,2 milioni di bottiglie di Asti Docg e a 25,2 milioni per il Moscato d’Asti Docg con una crescita del 6%. In totale è stata sfiorata la soglia psicologica delle cento milioni di bottiglie: esattamente sono state 99,41 milioni con un incremento del 9%.

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Enologia

Flavescenza dorata Allarme nel Roero Nel 2013, maggiormente colpito il vitigno “Arneis” a Govone, San Damiano, Cisterna, Priocca, Magliano Alfieri e Castagnito La soddisfazione dei produttori vitivinicoli del Roero per il buon risultato dell’ultima vendemmia è temperata dalla preoccupazione per il futuro di tante vigne a causa del diffondersi della Flavescenza dorata, che anche nell’anno appena trascorso ha colorato di giallo le foglie e fatto appassire tralci e grappoli in tanti vigneti. I tecnici della Regione rilevano che la malattia é in progressione, che ogni anno aumenta il numero di viti malate e si allarga nelle zone dove è presente. Nel Roero, rileva la Confederazione italiana agricoltori di Cuneo, l’allarme è scattato più di un anno fa e l’Associazione sindaci del Roero ha fatto il punto della situazione presentando dati della lotta in corso ed i progetti per il 2014. PIANO D’AZIONE Il piano d’azione, nel corso del 2013, ha coinvolto 19 Comuni agricoli del Roero cuneese, più Cisterna e San Damiano d’Asti, e 65 sono state le aziende dove è stato

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effettuato il prelievo dei campioni. Le prime valutazioni hanno evidenziato che ad essere maggiormente colpito, nella zona, è il vitigno “arneis” e che l’insetto vettore della flavescenza, lo scafoides titanus, è stato particolarmente attivo nel mese di luglio. COMUNI DANNEGGIATI Ad essere principali vittime i vigneti nei comuni di Govone, San Damiano e Cisterna, poi Priocca, Magliano Alfieri e Castagnito. Il monitoraggio per capire l’evoluzione della malattia ed il programma di lotta proseguirà anche nel 2014 confermando i protocolli per i trattamenti, l’estirpo delle piante colpite e le azioni di sensibilizzazione tra i viticoltori. Il tutto con uno sforzo economico di 400 euro per Comune. Per i produttori che non seguiranno i protocolli sono previste anche sanzioni fino a 1500 euro per vigneto. Nel solo Roero, la Regione ha già inviato 150 lettere di ingiunzione.


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Attualità

Food Valley e Silicon Valley Nasce l’agroalimentare 2.0

Accordo del Ministero delle Politiche agricole con Google per il “made in Italy” in rete: «Il futuro è qui»

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Una scommessa tra Ministero, Google, il mondo dei consorzi e gli operatori del settore. Una scommessa ambiziosa: creare l’agroalimentare 2.0, perché è sempre più evidente che new-technology e agroalimentare sono i settori che daranno più occupazione nel futuro. Obbiettivo? Metterli insieme, fare un link tra la Silicon Valley e la nostra Food Valley. Ci voleva creatività, tanto lavoro e un po’ di coraggio, che non sono mancati. Inoltre, al Ministero, questo progetto non è costato un euro. In Italia esistono 261 prodotti a denominazione (Dop, Igp e Stg), attraverso la rete si darà visibilità a tutti. Prodotti straordinari, che costituiscono, insieme alla cultura, il sogno italiano. Il futuro, è stato ripetuto nella presentazione del progetto, è nella rete e nell’agroalimentare. Questi due sistemi, messi in connessione, potranno

dare accesso a informazioni e svilupperanno grandi opportunità di lavoro. ECCELLENZE IN DIGITALE L’iniziativa è stata illustrata al convegno “Made in Italy: eccellenze in digitale”, con il lancio del nuovo sito www.google.it/madeinitaly. «Stiamo lavorando per portare internet ad alta velocità nelle zone rurali – si legge in un comunicato del Ministero delle Politiche agricole - con un progetto dedicato alla banda larga. I produttori sono tanti, vogliono visibilità e quindi noi li mettiamo in rete, diamo visibilità ai loro prodotti e al loro lavoro. Aprendo queste pagine non si vede solo storia dell’agroalimentare, ma quella del nostro Paese, della nostra terra e della nostra cultura. Attraverso queste pagine possiamo stimolare l’attenzione di chi le consulta in giro per il mondo e ha la curiosità di venire a scoprire il nostro Paese».


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Attualità

A Cuneo, agricoltori e industriali uniti contro la burocrazia Il Consiglio di Confagricoltura Cuneo ha espresso all’unanimità la più totale e ferma condivisione della battaglia portata avanti in questi giorni da Confindustria di Cuneo nella lotta contro i meccanismi perversi della burocrazia che immobilizza e ingabbia le aziende della nostra provincia: «Ci sentiamo molto vicini a quanto espresso a più riprese dal presidente degli industriali cuneesi Franco Biraghi - dichiara Oreste Massimino, presidente di Confagricoltura di Cuneo -. È necessario, ora più che mai, fare fronte comune su

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una problematica che interessa tutti i settori produttivi, non ultima proprio l’agricoltura. Tutti i comparti agricoli, infatti, dalla zootecnia alla vitivinicoltura, dalla selvicoltura alla frutticoltura, sono gravati da un carico di adempimenti burocratici sempre più insopportabile». IL PESO DELLA BUROCRAZIA Ancora una volta, dunque, l’associazione si scaglia contro l’eccesso di normative e di regolamenti che non ha eguali in tutta Europa. «Voglio portare un esempio significativo – con-


Attualità

Confagricoltura scende in campo a fianco di Franco Biraghi: «Situazione senza eguali in Europa. In Italia, il documento che traduce il Psr arriva fino a 2 mila pagine, in Germania è di 260 pagine»

tinua Oreste Massimino –: in Italia lo scorso Piano di Sviluppo Rurale, il documento che Regione per Regione traduce le modalità con cui destinare alle aziende agricole parte importante delle risorse giunte dall’Europa, è oscillato tra le 800 e le 2000 pagine. Per un peso complessivo tra i 4 e i 10 kg di carta, senza contare tutti i documenti attuativi, i bandi per la presentazione delle domande e altri allegati. Rispetto alla media italiana il Psr nazionale della Polonia, ad esempio, è di 380 pagine, quello della Svezia 348 pagine e quello del Lander tedesco di Brandeburgo-Berlino si aggira intorno a 260 pagine». DUE GIORNI ALLA SETTIMANA In un recente convegno organizzato da Confagricoltura a Roma proprio per interrogarsi sul peso insostenibile della burocrazia, l’associazione agricola ha messo in luce come due giornate alla settimana,

ossia più di cento giornate all’anno, sono dedicate dagli imprenditori agricoli alla gigantesca macchina burocratica. «Con il nostro sistema di leggi e norme, in teoria, la nostra economia dovrebbe essere perfetta e inattaccabile – continua Massimino - e invece vediamo come la criminalità si insidia spesso e volentieri nel nostro sistema produttivo, anche in agricoltura. Al posto di continuare ad elaborare norme per vessare gli imprenditori onesti, dunque, sarebbe il caso di applicare pene più certe e severe per colpire i disonesti. La burocrazia non fa che alimentare altra burocrazia e aumentare il potere dei funzionari, d’altronde lo dice la parola stessa, derivata dal francese ‘bureau’ (ufficio) e dal greco ‘krátos’ (potere)». Il presidente di Confagricoltura Cuneo conclude: «Il grado di civiltà di una nazione è inversamente proporzionale al numero di leggi necessarie per governarla».

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Crescono gli occupati anziani Calano quelli giovani Un fenomeno italiano, in controtendenza rispetto agli altri Paesi industrializzati A differenza di quanto è avvenuto in tutti gli altri Paesi industrializzati, negli ultimi cinque anni in Italia aumentano percentualmente tra gli occupati gli over 55 mentre calano i lavoratori più giovani. E se la percentuale di disoccupati in Italia non diminuirà fino al 2016, a rendere il quadro ancora più preoccupante è anche - osserva Coldiretti - la mancanza di ricambio ge-

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nerazionale. Con l’invecchiamento del mondo del lavoro, si mette a rischio la ripresa dell’Italia. Un problema che riguarda anche la classe dirigente italiana che nella politica, nell’economia e nella pubblica amministrazione ha una età media di 58 anni, la più alta tra tutti i Paesi europei. Il rischio è che ad essere vecchie siano anche le idee con le quali si vuole affrontare la crisi.


Ortofrutticoltura

Prevista una buona stagione per la nocciola Piemonte Igp Condizioni migliori rispetto al 2013, produzione e prezzi in aumento Al momento ci sono tutte le condizioni affinché la produzione piemontese di nocciole sia migliore di quella del 2013. A confermarlo, con tutte le dovute cautele del caso, è Ferdinando Trisoglio, presidente del Consorzio per la Tutela della Nocciola Piemonte IGP. Interpellato durante il recente Sigep di Rimini (18-22 gennaio), fiera della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali, Trisoglio ha detto: «E’ il settimo anno che come Consorzio per la Tutela della

Nocciola Piemonte IGP siamo presenti al Sigep di Rimini. L’edizione 2014 di questa fiera è stata molto positiva, con la presenza di diversi operatori del settore, che si sono mostrati molto interessati alla nostra realtà. A livello di produzione, nel 2013 abbiamo risentito ancora in parte degli effetti del grande freddo degli inverni 2011 e 2012, tanto che la raccolta è stata del 20% in meno rispetto alle annate normali. Per come sta andando il clima in queste settimane,

anche se è ancora presto per fare previsioni, direi che i segnali per la prossima stagione sono più che incoraggianti. È positivo il fatto che i prezzi siano in aumento di un 15%: questa maggiore redditività in campagna serve ai produttori per effettuare investimenti in macchinari e attrezzature». Il Consorzio per la Tutela della Nocciola Piemonte IGP rappresenta attualmente oltre 900 produttori e 36 aziende di trasformazione, ovvero circa il 35% del prodotto regionale.

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Suini da macello, approvato il regolamento della commissione

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Zootecnia Al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, presenti i rappresentanti di Ministero, Borsa Merci Telematica Italiana, Assica, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, è stato approvato il nuovo regolamento della Commissione unica nazionale (CUN) suini da macello. Il risultato giunge dopo un lungo periodo di stallo, iniziato nello scorso mese di ottobre, in cui il prezzo formulato nell’ambito della CUN proveniva di fatto dalla sola parte allevatoriale, stante l’assenza nelle riunioni della parte dei macellatori. Uno stallo causato dall’impossibilità di trovare un accordo tra le parti. COSA CAMBIA L’accordo adesso è stato raggiunto grazie alla

Superato lo stallo sull’assenza dei macellatori Impegno delle parti a fissare il prezzo finale escludendo l’ipotesi di “non quotati”

mediazione del Ministero, ma anche al senso di responsabilità dimostrato dai soggetti interessati che hanno accettato e condiviso la sostanziale riforma del Regolamento. Tale riforma prevede, in particolare: l’impegno delle parti a fissare il prezzo finale del prodotto escludendo l’ipotesi di ‘non quotati’, con l’introduzione di alcuni elementi di flessibilità nella tempistica; la semplificazione di alcune procedure nella definizione della tendenza di mercato e nella formazione del prezzo; il rafforzamento della funzione di mediazione esercitata dalla figura del Segretario (designato dalla BMTI) nella fissazione del prezzo o del range dei prezzi.

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Carne suina, ca Il comparto invo

Brusca contrazione degli acqu Gli allevatori chiedono Nei primi dieci mesi del 2013, dati Ismea, si è registrato un calo dell’1,4% per i salumi a denominazione di origine, mentre i salumi non marchiati hanno segnato una contrazione degli acquisti dell’1%. Anche i prosciutti DOP hanno subito un calo nelle quantità acquistate del 2,1%, mentre i prosciutti crudi non marchiati sono scesi del 3,8%. PREZZI IN CALO La conferma di questo andamento viene dal presidente della sezione suinicola di Confagricoltura Cuneo, Roberto Barge, che sottolinea: «Il consumo, discreto durante le

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festività di fine anno, è bruscamente calato: i costi di produzione sono stabili, ma il prezzo di vendita, salvo rare eccezioni (è il caso dei suinetti), continua a non essere remunerativo». Nel frattempo, è entrato in vigore il nuovo regolamento della CUN, Commissione Unica Nazionale, per il settore suinicolo. «Una soluzione necessaria, di fronte alla difficile situazione del comparto, ma per gli allevatori è una medicina molto amara - commenta Giovanna Parmigiani, presidente della Federazione nazionale di prodotto suini di Confagricoltura -. Alcuni aspetti non


alano i consumi oca trasparenza

uisti e prezzi non remunerativi. quotazioni settimanali erano condivisi dagli allevatori e ci avevano portato, durante il tavolo di lavoro al Ministero con la componente industriale, al rigetto della proposta». VENDITE “AL BUIO” Confagricoltura sottolinea, ad esempio, l’inaccettabilità della possibilità di spostare al lunedì successivo la determinazione del prezzo in caso di mancato accordo il giovedì. Soluzione incomprensibile sul piano dei rapporti contrattuali, in quanto significherebbe determinare il prezzo quando quasi il 50% degli animali programmati è già nella disponibilità dei macelli. Praticamente una ven-

dita “al buio”. E poi dubbi sui criteri adottati per fissare il prezzo. «Il settore allevatoriale ha assolutamente bisogno di un percorso più preciso, chiaro e trasparente prosegue Parmigiani -, ma soprattutto deve riuscire a dare quella indispensabile certezza che la definizione del prezzo avvenga con frequenza settimanale, così come nella maggior parte dei sistemi europei, prima della vendita degli animali. Ha prevalso il forte senso di responsabilità degli allevatori, che, alla fine, hanno avvallato il nuovo regolamento».

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AttualitĂ

Investire nel verde pubblico farebbe bene a tutti! La proposta degli imprenditori vivaistici di Confagricoltura alla Fiera mondiale del comparto a Essen, in Germania

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Attualità Dalla Fiera mondiale del comparto florovivaistico di Essen, in Germania, gli imprenditori vivaistici di Confagricoltura hanno lanciato la proposta di una “public spending” sul fronte del verde pubblico, che rappresenta un investimento e non una spesa. Infatti, ogni 10 euro investiti, l’amministrazione pubblica ne guadagna circa 1,5 l’anno. LA RISORSA DEL VERDE URBANO Cifre supportate dai dati del Centro Studi di Confagricoltura: oggi il verde urbano in Italia conta per poco più di 106 metri quadrati pro-capite in media. Se solo si riuscisse ad

incrementare dell’1 per cento questa dotazione, si aggiungerebbero circa 64 milioni di metri quadri di verde gestito dagli enti pubblici a disposizione dei cittadini. Ipotizzando un costo di gestione medio pari a 1,5 euro per metro quadro, questo investimento aggiuntivo si tradurrebbe in 95 milioni di euro, che corrisponde a oltre il 2 per cento del valore della produzione florovivaistica nazionale. Praticamente, si potrebbe più che compensare il calo del valore della produzione registrato nel 2012. BENESSERE AGGIUNTO Senza considerare

che un investimento in verde pubblico comporta una serie di vantaggi non solo di tipo economico (aumento della manodopera del settore, oggi pari al 10 per cento del totale di quella agricola, aumento di quella dell’indotto, incremento del turismo), ma anche e soprattutto di tipo ambientale (tutela del territorio, salute pubblica, risparmio energetico, miglioramento del clima, del benessere e della qualità della vita dei cittadini). ALTRO CHE ASFALTO Se è vero che un chilometro di asfalto costa circa 1 milione di

euro, Confagricoltura osserva come sia altrettanto vero che con la stessa cifra si potrebbe riqualificare il verde pubblico di una piccola città o di diversi quartieri di una grande città o di una grande zona industriale. Su questi temi Confagricoltura intende realizzare nei prossimi mesi un “Vertice nazionale sul vivaismo italiano”, per mettere a sistema il patrimonio di conoscenze e gli strumenti di tutti i partecipanti, con l’obiettivo di trovare le migliori soluzioni per lo sviluppo economico e ambientale del comparto e quindi del Paese.

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Attualità

Il Nord verso il rilancio della filiera pioppicola A distanza di sei mesi dall’insediamento del tavolo interprofessionale per la pioppicoltura presso l’Assessorato regionale all’Agricoltura del Piemonte, un altro significativo passo è stato compiuto in direzione di un sostegno concreto a beneficio del comparto: mercoledì 29 gennaio a Venezia è stato siglato l’accordo interregionale per lo sviluppo della filiera del pioppo nelle Regioni del nord Italia. Il documento è stato sottoscritto da Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, organizzazioni di settore e Unità di ricerca per le produzioni legnose. UNA RISORSA DA RILANCIARE L’intesa stipulata giunge in un contesto in cui la pioppicoltura - pur rappresentando la più significativa fonte interna di legname per l’industria a livello nazionale e nonostante siano evidenti le potenzialità di sviluppo del settore nel medio periodo - soffre di una crisi strutturale unita ad un mancato coordinamento tra i soggetti della filiera, fattori aggravati dal delicato momento economico. AIUTI DALLA PAC L’accordo si propone di riconoscere la rilevanza della filiera pioppicola quale principale approvvigionamento indispensabile al fabbisogno dell’industria da legno, di promuovere in secondo luogo politiche premianti, di favorire il rilancio del comparto pianificando misure specifiche sia nell’ambito della nuova Pac sia all’interno degli indirizzi del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020; l’intesa interregionale si prefigge inoltre l’obiettivo di valorizzare

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Attualità

Siglato a Venezia l’accordo interregionale tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, organizzazioni di settore e Unità di ricerca per le produzioni legnose l’aspetto sostenibile-ambientale che accompagna le pratiche colturali del pioppo e, infine, una maggiore condivisione delle strategie da attuare per la ripresa e l’ammodernamento del settore. Obiettivi da perseguire mediante un coordinamento progettuale di valenza interregionale. CAMBIO DI TENDENZA «A seguito dell’avvio di una cabina di regia a livello piemontese - commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto -, il raggiungimento dell’accordo interregionale per lo sviluppo della filiera del pioppo non può che implementare obiettivi e prospettive a totale beneficio del settore. Il comparto pioppicoltura soffre da qualche decennio di mancato coordinamento tra i soggetti depauperando in questo modo le grandi potenzialità della filiera: adesso però vi è stato un vigoroso cambio di tendenza grazie al sinergico lavoro di Enti regionali, Organizzazioni agricole, Associazioni di categoria e Istituti di ricerca. Il fabbisogno di legname dell’industria è elevato e la produzione arboricola italiana insufficiente, è indispensabile riconoscere alla pioppicoltura la rilevanza che merita, adottando politiche e incentivi che evitino l’abbandono a favore di colture maggiormente redditizie. In questi sei mesi i risultati ottenuti in termini di confronto e pianificazione sono decisamente positivi, adesso è necessario passare rapidamente alla fase operativa».

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Attualità

Gita a Roma, si parte! Ultimi posti disponibili Dal 7 al 9 aprile il viaggio nella capitale organizzato dal giornale, con la partecipazione all’udienza papale del mercoledì. Prezzo speciale per gli abbonati. Affrettarsi per il terzo pullman! Ultimi preparativi per la gita a Roma organizzata da “L’Imprenditore agricolo”. Il secondo pullman è stato completato, in queste settimane saranno disponibili i posti del terzo pullman, fino ad esaurimento. Le agenzie convenzionate comunicheranno in tempo utile agli iscritti gli orari e i luoghi della partenza, che verranno stabiliti tenendo il più possibile conto dei paesi di provenienza dei partecipanti. In ogni caso, il sito del quotidiano agricolo www.terraoggi.it viene costantemente aggiornato con le informazioni di servizio del viaggio, in modo da avere il quadro della situazione sempre a portata di mano. All’udienza generale di papa Francesco in piazza San Pietro si accederà con appositi biglietti, che verranno distribuiti dagli accompagnatori direttamente a Roma. Di seguito, il riepilogo del programma, da lunedì 7 a mercoledì 9 aprile. Al viaggio parteciperà, tra gli altri, il direttore del giornale, Osvaldo Bellino. Ultima raccomandazione:

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ricordarsi di portare il buon umore! TRE GIORNI INDIMENTICABILI Si parte all’alba del lunedì, con punti di caricamento in tutta la provincia, da definire in base alla provenienza degli iscritti. Viaggio in pullman granturismo, pranzo libero in autogrill e arrivo a Roma nel primo pomeriggio, in tempo utile per concedersi la prima visita orientativa della città, in compagnia delle guide locali assegnate ai singoli gruppi. Cena e pernottamento in hotel tre stelle. Il martedì è interamente dedicato alla scoperta dei luoghi di maggiore suggestione e interesse della capitale, dal Colosseo a piazza di Spagna, dai Fori imperiali a piazza Navona, dal Gianicolo al Quirinale. Colazione in albergo, pranzo in ristorante alla scoperta delle specialità gastronomiche romane e cena in albergo. Il mercoledì, colazione in albergo e mattinata dedicata all’udienza papale, con visita delle tombe dei papi e possibilità di salire sulla cupola

di San Pietro. Pranzo libero e ritrovo nel pomeriggio per il rientro a casa, previsto in serata. I DONI AL PAPA Gli agricoltori che lo desiderano, potranno offrire al papa, tramite la Segreteria vaticana, un assaggio dei loro prodotti agricoli, purchè trasportabili nel bagagliaio del pullman. La tipologia e le modalità di consegna dell’omaggio andranno concordate con le rispettive agenzie di viaggio presso le quali è stata perfezionata l’iscrizione alla gita. QUANTO COSTA La quota di partecipazione individuale al viaggio è di 295 euro, prezzo speciale per gli “Amici dell’Imprenditore agricolo” (supplemento camera singola, 100 euro), in regola con il pagamento dell’abbonamento premium per il 2014 (esibire la ricevuta all’atto dell’iscrizione, oppure verificare con l’agenzia; lo sconto vale per una sola persona dello stesso nucleo famigliare); per i partecipanti “non


Attualità abbonati”, agricoltori e non, la quota di partecipazione è di 315 euro (supplemento camera singola, 100 euro). DOVE ISCRIVERSI Il giornale ha organizzato il viaggio in collaborazione con l’agenzia Godot Viaggi di Saluzzo, anche se sarà possibile iscriversi indifferentemente in sette agenzie convenzionate su tutto il territorio della provincia, in modo che ognuno possa scegliere il recapito più gradito o comodo alla propria residenza. Di seguito, ecco i recapiti per le iscrizioni: SALUZZO GODOT VIAGGI, via Silvio Pellico, 17 (0175.47258) SAVIGLIANO YESTERDAY VIAGGI,

piazza del Popolo, 22 (0172.711498) FOSSANO TORTUGA VIAGGI, via Roma, 19 (0172.636112) BRA SAC INTERNATIONAL, via Vittorio Emanuele II, 245 (0172.411931) ALBA ALBATUR, corso Italia 8/B (0173.440266) CUNEO WELCOME TRAVEL SHOP, corso Dante, 35 (0171.64627) MONDOVI ATMOSFERA VACANZE, via Beccaria, 31/c (0174.552031) COME TENERSI INFORMATI Il quotidiano agricolo on line terraoggi.it fornirà in tempo reale tutti gli aggiornamenti utili ai partecipanti, in vista della partenza.

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Attualità

Il tartufo nero per il Fisco non è un prodotto agricolo L’Associazione tartuficoltori della Valle Grana ha chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, la revisione della catalogazione che penalizza i produttori Il presidente dell’Associazione tartuficoltori della Valle Grana, Franco Viano, il segretario dell’associazione, Fabrizio Ellena, e il sindaco di Montemale, Oscar Virano, hanno incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, alla presenza del direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio. Durante la riunione è stato fatto il punto sulla coltivazione del tartufo nero pregiato in Valle Grana e, in particolare, si è discusso del regime fiscale a cui questo prodotto, considerato ‘non agricolo’, è sottoposto. UNA COLTIVAZIONE NORMALE «Siamo penalizzati, ad esempio, dall’Iva al 22%, invece del 4% - ha detto Franco Viano –, quindi

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occorre a nostro parere rivedere l’attuale catalogazione, in quanto è dimostrato che il tartufo nero, a differenza del bianco, è coltivabile al pari di altre colture e ortaggi». Dalla cura del terreno, alla scelta oculata delle piante micorizzate da mettere a dimora, alla

loro gestione agronomica attraverso sistemi di irrigazione a microaspersione e coperture di cippato e foglie per proteggere i tartufi dal gelo invernale, tutto infatti dev’essere seguito nel migliore dei modi se si vuole che la raccolta, nel periodo che va dal 15 dicembre al 15 marzo, sia buona.

INTERESSE CRESCENTE «Il tartufo nero sta suscitando un concreto e crescente interesse in tutta la Valla Grana e non solo – ha dichiarato Roberto Abellonio, direttore della Confagricoltura di Cuneo -, dimostrando da un lato di essere un prodotto in grado di produrre reddito per le aziende agricole che lo coltivano e, dall’altro, di rappresentare una fonte di sviluppo per il territorio montano». Di sicuro interesse, infine, è il progetto presentato dai rappresentanti della valle di un’associazione fondiaria, per una gestione unitaria dei terreni in zone marginali e montane. Sulla questione seguiranno presto nuovi incontri.


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Radici

Riconoscere alberi e arbusti del territorio padano L’ultimo libro di Maria Rosa Macchiella “Riconoscere Alberi e Arbusti tipici del territorio padano” è il titolo dell’ultima pubblicazione di Maria Rosa Macchiella, docente di materie scientifiche in istituti agricoli della provincia di Mantova e che si occupa da molti anni di ecologia ed educazione ambientale. La guida si prefigge di far conoscere gli alberi e gli arbusti del territorio padano per poterli apprezzare, distinguere le infiorescenze femminili da quelle maschili, riconoscere i tipi di foglie, conoscere il loro utilizzo e quindi i benefici che l’uomo ne ricava. Ogni albero ed arbusto viene descritto nella morfologia dei

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suoi particolari, negli usi e nelle sue peculiarità. Il lettore può semplicemente confrontare le foglie, i fiori o la corteccia e identificare, con un rapido sguardo visivo, la specie che osserva in natura. Possiamo citare le descrizioni di ciliegio selvatico, gelso bianco, olmo campestre, pioppo bianco, pioppo nero, platano, robinia, salice bianco, salice piangente, rosa canina, salice di vimini, sambuco ecc…

Una pubblicazione preziosa per il bagaglio di conoscenze di uno studente di agraria delle superiori o dell’Università, ma anche per tutti gli addetti ai lavori o semplicemente appassionati della natura. Per informazioni ci si puo’ rivolgere all’autrice: mariarosa. mac@hotmail.it


Radici

Il gelso, albero dimenticato della campagna piemontese Un libro della Regione Piemonte su un elemento dello sviluppo agrario del territorio, tra storia, economia e ricette di more Chi fosse alla ricerca di un’opera omnia su uno degli elementi che han contribuito alla sussistenza ed allo sviluppo del nostro paese, troverà ampia soddisfazione nella lettura del volume “Il Gelso: albero dimenticato nel paesaggio agrario piemontese… e il suo legame col baco da seta” edito dalla Regione Piemonte e dal Museo regionale di Scienze naturali in collaborazione

con L’Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Colture Arboree. In 70 pagine di testi accurati ed immagini accattivati, l’obiettivo di realizzare valida divulgazione scientifica è stato ampiamente raggiunto; il catalogo realizzato a cura di Giancarlo Bounous, Elena Giacobino, Maria Gabriella Mellano e Camillo Vellano – spazia dalle note botaniche alla tradizione, dalle malattie al baco da seta, dell’impatto sul paesaggio rurale piemontese alla gelsicoltura nell’estremo oriente. Non manca la sezione dedicata alle caratteristiche nutrizionali, né tantomeno una quindicina di ricette a base di more di gelso a cura di Carla Gillio Poli. Realizzato nel maggio 2011, al prezzo di 10 euro è in vendita presso la Sede di Cuneo della facoltà di agraria dell’Università di Torino.

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La beata Paola di Bene Vagienna e il miracolo del vino in botte A Bene Vagienna parlano volentieri della loro “beata”, la “signora del castello”: ma anche quelli di Carrù e di Trinità, di cui un tempo suo marito, Lodovico Antonio Costa, era “il signor conte”. Per intenderci, Paola è quella del “miracolo delle rose”, come si vede nell’illustrazione. MOGLIE TRADITA Ma è anche quella che si rifà attuale in questo periodo di dissoluzione matrimoniale… Lei che si vide introdurre in casa l’amante del marito; che venne da lui e da lei disprezzata, decaduta, tenuta prigioniera in casa propria. E che pur tuttavia, per amor di Dio e del conte, non si vendicò, fece buon viso

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a cattiva sorte, né tornò piangente dai genitori di Brescia. Ma anzi, perdonerà l’intrusa, la curerà nella sua malattia, preparandola ad una morte cristiana. E che infine riuscirà a cambiar la testa ed il cuore allo stesso marito infedele. STORIE DI VINO E ROSE Ma eccoci al fatto stupefacente, che difficilmente si può definire leggenda. Penso sia utile anche a noi che in questi giorni sentiamo “spandersi l’odor de’ tini” per le contrade. Ne parlano vari documenti storici, oltre a quello citato, dei pani diretti ai poveri, resi rose in grembo a Paola alla vista del marito infuriato. Del

miracolo del vino uno dei documenti del 1619 usa una espressione davvero forte: “creazione del vino in una botte”. Ecco, di seguito, come descrive il fatto lo storico Bollano. LA BOTTE VUOTA Un giorno del 1505, ritornò in famiglia, forse per un breve periodo, il figlio di Paola e di Antonio, Gian Francesco. Questi aveva allora 17-18 anni ed era probabilmente in collegio a Vercelli per apprendere retorica ed i primi rudimenti delle arti cavalleresche. In quella occasione giunsero al castello amici e parenti, a cui il conte volle offrire un lauto banchetto. Ad un tratto egli dà ordine ai servi


Radici

di

Aldo Ponso

Il marito la fece convivere con la sua amante, ma lei seppe trasformare il dolore in amore senza limite di portare in tavola “una certa quantità di vino, che egli teneva in serbo per le grandi occasioni”. MA IL VINO C’è I servi rispondono subito che quella botte è vuota, perché la signora aveva ordinato che fosse portato ai “poveri convalescenti e anziani”. E’ immaginabile la reazione infuocata del marito, a cui tuttavia Paola risponde con un bel sorriso dicendo ai servi: “Vedete meglio e troverete essere piene le botti e quella stessa che dite essere vuota”. I servi continuano ad insistere che è la pura verità… Così che sono gli stessi

commensali ad intervenire nella discussione dicendo loro che dovevano ubbidire alla signora e scendere in cantina. E questi scendono, e con loro anche la stessa Paola (e secondo certi storici, anche il marito, il figlio e l’allegra comitiva per constatare come stessero realmente le cose). Giunti in cantina, Paola, ”con viva speranza nel divino già tante volte sperimentato, premesso un segno di croce”, toccò la botte disputata. I servi increduli, spillano. Ed ecco che esce un vino “tanto squisito che mai prima s’era avuto in vigore e sapore” La beata Paola di Bene Vagienna

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A.r.pro.m.a informa

Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole ed attrezzature agricole

La povertà che, nonostante i generosi tentativi dei comizi agrari, continuava agli inizi del XX secolo a rendere precarie le condizioni dell’esistenza di molte famiglie rurali, faceva persistere il fenomeno dell’emigrazione soprattutto verso la vicina Francia, ma anche, in misura minore, verso le americhe. IL MASSACRO DELLA GUERRA La prima guerra mondiale non migliorò senz’altro la situazione. Nel solo decennio tra il 1910 ed il 1920 emigrarono dalla provincia di Cuneo verso altri paesi europei 69.595 persone e verso le Americhe 18.924. Molti paesi e borghi rurali videro decimata sul Carso la loro gioventù. Furono ben 12.250 i militari cuneesi deceduti sul fronte, un numero alto se si pensa che la popolazione della provincia al 1915 era di 650 mila abitanti. Inoltre sia durante che finita la guerra la penuria di generi

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La meccanizzazione agricola tra le due guerre mondiali alimentari e l’inflazione creavano ulteriore miseria e malcontento. La carenza del grano obbligava il nostro paese ad importare dall’estero per la cifra vertiginosa di quattro miliardi di lire, aggravando il debito pubblico e innescando una svalutazione della nostra moneta che contribuiva ad elevare il costo della vita. L’ALLARME DI LUIGI GULLINO Questa situazione veniva sottolineata in un’opuscolo dato alle stampe nel 1921, dal geometra Luigi Gullino, presidente della cooperativa agricola saluzzese. A questo si aggiunga poi, tra le altre fonti di crisi, che l’allevamento dei bachi incominciava un lento ma continuo declino, dovuto in parte alla concorrenza straniera ma sopratutto all’uso sempre più massiccio di fibre artificiali molto meno costose, che il patrimonio zootecnico si era ridotto notevolmente per garan-

tire l’approvvigionamento dell’esercito e che proprio durante il periodo bellico ci fu una recrudescenza della peronospera e della filossera nelle vigne. La crisi economica e sociale del primo dopoguerra con la deriva politica della democrazia liberale e l’avvento del fascismo limitarono molto la capacità organizzativa delle diverse associazioni, enti e comizi agrari. La successiva fascistizzazione dello stato fece scomparire le migliori esperienze associative e cooperativistiche; questo però non fermò la passione con cui molti agronomi continuarono ad operare per il miglioramento delle condizioni degli agricoltori cuneesi, tra questi il cattedratico ambulante Alessandro Gioda che sempre rifiutò di prendere la tessera del partito fascista. A partire dal 1923 la politica rurale del nuovo regime iniziava con la legislazione forestale e quella sulla bonifica.

LA BATTAGLIA DEL GRANO La sistemazione idrogeologica dei bacini montani, la riforestazione, l’appoggio alle attività agro-silvo pastorali e la bonifica integrale di interi territori, si affiancavano alla necessità di modernizzare e rendere più produttiva l’agricoltura per affrancarsi della dipendenza dei mercati esteri, sopratutto per quanto riguardava il frumento. Il giusto contesto iniziava nel luglio del 1925 quel progetto agrario chiamato con tipica retorica militare mussoliniana la “Battaglia del grano”. In provincia di Cuneo la “Battaglia del Grano” incominciò ufficialmente il 10 Settembre 1925 con un’appello della commissione provinciale per l’incremento della produzione frumentaria pubblicato su tutti i giornali e inviato a tutte le autorità, enti e scuole.


R adici

Tajarin con noci ed aglio Ingredienti per 4 persone: • 500 grammi di noci • 400 grammi di tajarin secchi • 80 grammi di mollica di pane • 50 grammi di burro fresco • 3 spicchi d’aglio • latte • sale Mettere la mollica di pane in una tazza con il latte. Sgusciate le noci, unite i gherigli all’aglio e pestate il tutto, considerando che poi si dovranno sentire i pezzetti di noce. Aggiungete la mollica di pane imbevuta di latte e un pizzico di sale, mescolate bene e lasciate riposare. Lessate e scolate i tajarin conditeli con il burro crudo e aggiungete tutta la salsa di noci, mescolate e servite subito.

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CEREALI

Rilevazione del 10 febbraio 2014 Prezzo MIN.

FRUMENTO

Prezzo MAX.

IVA

Osservazioni

BOVINI -

Rilev. dal 8 al 14 febbraio 2014 - Prezzi all’ingrosso rilevati in sala contrattazioni da apposita commissione (Iva esclusa)

BOVINI DA MACELLO Razza Piemontese

Nazionale tenero panificabile peso sp. 76/78

202,00 207,00

4%

Rinfusa

Nazionale tenero biscottiero peso sp. 73/75

Vitello da latte o sanato (tendente alla coscia)

197,00 202,00

4%

Rinfusa

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

Maschi

al kg

3,75

4,31

Nazionale tenero buono merc. peso sp. 71/73

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Femmine

al kg

4,00

4,57

Nazionale altri usi peso sp. 65/70

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Vitello da latte o sanato (della coscia)

Estero francese 76/77 sano leale merc.

210,00 212,00

4%

Rinfusa reso

Maschi

al kg

5,04

5,61

Estero statunitense Northern Spring

301,00 305,00

4%

Rinfusa reso

Femmine

al kg

5,53

6,10

Western Red Spring n.2 c.e. 1% prot. 15% Utility c.e.2%

301,00 303,00

4%

Rinfusa reso

Vitello da latte o sanato (incrocio)

ORZO

Prezzo MIN.

Prezzo MAX.

IVA

Osservazioni

1^ qualità

al kg

3,52

3,97

Orzo nazionale pesante peso sp. 61/64

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

2^ qualità

al kg

2,65

2,80

Orzo nazionale leggero peso sp. 55/60

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Manza (da 4 a 6 denti)

al kg

2,30

2,75

4%

Rinfusa reso

IVA

Osservazioni

1^ qualità

al kg

2,05

2,60

4%

Rinfusa

2^ qualità

al kg

1,20

1,80

IVA

Osservazioni

Uso industriale

al kg

0,90

1,20

Orzo estero peso sp. 64/65

212,00 217,00 Prezzo MIN.

GRANOTURCO Nazionale, comune, ibrido

Prezzo MAX.

176,00 178,00 Prezzo MIN.

FORAGGI

Prezzo MAX.

Fieno maggengo

130,00 140,00

10%

Reso in balloni

Fieno agostano

115,00 125,00

10%

Reso in balloni

Fieno terzuolo

120,00 130,00

10%

Reso in balloni

10%

Reso in balloni

10%

Reso in balloni

Fieno francese

n.q.

Paglia di grano

n.q.

120,00 130,00

SUINI

Rilevazione dal 8 al 14 febbraio 2014 - Prezzi all’ingrosso rilevati nella sala contrattazioni di Fossano da apposita commissione Da allevamento

Prezzo marchiato

Da macello

Prezzo marchiato

Vacca (grassa)

Toro (della coscia)

al kg

1,75

2,40

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

Maschi (leggeri fino a 650 kg.)

al kg

3,00

3,15

Maschi (pesanti fino a 750 kg.)

al kg

2,80

3,00

Femmine (da 420 a 520 kg.)

al kg

3,00

3,35

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

RAZZA BLONDE D’AQUITAINE (Garonnese) Bestiame da macello:

RAZZA FRISONA (Bestiame da macello)

kg. 8

n.q. (al kg)

kg. 115

1,370

Vitelloni (maschi)

al kg

1,57

1,80

kg.15

4,480 (al kg)

kg.130

1,370

Vacche 1^ qualità (oltre 300 kg. peso morto)

al kg

1,10

1,25

kg. 25

3,280 (al kg)

kg. 144

1,385

2^ qualità (da 250 a 300 kg. peso morto)

al kg

0,95

1,05

kg. 30

2,930 (al kg)

kg. 156

1,450

3^ qualità (inferiore a 250 kg. peso morto)

al kg

0,65

0,90

kg. 40

2,250 (al kg)

kg. 176

1,450

kg. 50

1,860 (al kg)

kg. 180

n.q.

GASOLIO (2) agricolo max 0,001% di zolfo

kg. 65

1,600 (al kg)

kg. 185

n.q.

kg. 80

1,550 (al kg)

Oltre kg. 185

n.q.

kg. 100

1,500 (al kg)

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ENERGETICI - Rilevazione dal 16 al 31 gennaio 2014 Prezzi medi SIVA

ACCISA

IVA

Fino a litri 1000

0,92

0,136

10%

Da litri 1001 a litri 3000

0,90

0,136

10%

Oltre litri 3001

0,87

0,136

10%


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L'imprenditore Agricolo Marzo 2014  
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